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DIVINA COMMEDIA

3 luoghi:

• Inferno

• Purgatorio

• Paradiso

È un viaggio storico—> reale; e Dante ha il compito di farlo conoscere a tutti.

Ci sono dei modelli che Dante segue:

1. “Le tre scritture” di Bonvesin de la Riva;

2. “Il libro della scala”, letteratura araba che Dante riesce a conoscere grazie a Brunetto Latini
che visse per molti anni in Spagna;

3. “Il Fiore”

4. “Il Tresor” e “il Tresoretto” di Brunetto Latini

5. “L’Eneide”

6. “La Bibbia”

7. “Il viaggio della mente no a Dio”

Il titolo originario è “Commedia”, ma Boccaccio aggiunge l'aggettivo divina. La commedia a un


lieto ne, e parte con un ostacolo che il protagonista riuscirà a superare. Nella 13ª lettera a Can
Grande Dante de nisce i quattro signi cati della commedia:

• Il signi cato letterale che insegna i fatti

• Il signi cato allegorico che insegna ciò a cui devi credere

• Il signi cato anagogico che insegna ciò a cui devi tendere

• Il signi cato morale che insegna ciò che devi fare

Con un esempio preso dalla Bibbia, riportando parte del salmo 113, spiega ognuno di questi
signi cati, attraverso la fuga degli ebrei dall’Egitto:

1. Letterale= gli ebrei escono sotto Mosé dall’Egitto

2. Allegorico= redenzione attuata da Cristo, gli ebrei escono dal peccato, Mosé è Cristo

3. Anagogico= la puri cazione dell’anima

4. Morale= come l'anima si libera dalla corruttibilità terrena e arriva alla gloria eterna

Dante precisa che il latino allegoria signi ca diverso, le allegorie possono essere ora di tipo
teologico, ora dei poeti.

Opera costruita sul numero 3:

• 3 cantiche

• 33 canti + proemio

• Terzine

• 100 canti-> 10 trino + trino + uno

Dove ?

Il paradiso e l'inferno vengono descritti nella Bibbia, il purgatorio viene sancito nel concilio di
Lione del 1274, ma l'idea esisteva già all'epoca di Sant’Agostino.

Dante si basa sulla concezione geocentrica dell'astronomo Tolomeo secondo il quale il mondo è
diviso in due emisferi e l'unico abitato dall'uomo e quello boreale. L'emisfero australe è infatti
ricoperto dalle acque. L’inferno presenta come una gigantesca voragine a forma conica che si
apre nell'emisfero boreale sotto Gerusalemme e al centro, nel girone più piccolo, è intrappolato
Lucifero, l'angelo più bello, che si oppone a Dio e ordisce un colpo di Stato. Dio lo punisce
gettandolo dal paradiso insieme agli angeli che lo avevano sostenuto, e, inorridite, le terre
dell'emisfero australe si spostano per non farsi toccare.Lucifero si trova nel punto più lontano da
Dio.

Inferno:

• Nove cerchi + zona antinferno= nella zona dell'antinferno sono intrappolati gli ignavi, che invita
non hanno scelto nel bene nel male e sono ri utati sia dal paradiso che dll’inferno; insieme a
loro sono puniti gli angeli che non hanno sostenuto né Dio né Lucifero

• Acheronte

• I cerchio-> LIMBO -> bambini morti senza battesimo + spiriti magni

• II- V cerchio-> peccati d’incontinenza

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• VI cerchio-> eresiaci

• VII cerchio -> violenza (3 gironi= contro se stessi, contro il prossimo, contro Dio)

• VIII-IX cerchio -> fraudolenza ( frode contro chi non si da, Caina, Antenora, Tolomea,
Giudecca)


La punizione data secondo la regola del contrappasso, cioè determinata dal peccato, e può
essere legata:

A. Per analogia

B. Per antitesi

I canto
Fa da Proemio a tutta l'opera. Dante parte dalla sua personale esperienza per poterla raccontare
a tutti dando un insegnamento-> “nostra”. Ha circa 35 anni, considerata l'età della prima parte
della vita di un uomo. “La selva oscura” è simbolo del peccato ed è buio perché abbiamo perso
Dio e la ragione. "La dritta via" sono gli insegnamenti evangelici. La selva e selvaggia, nel senso di
orrida, e aspra nel senso di di cile da penetrare. È una selva paurosa ma c'è anche del bene.
Dante non sa raccontare come è entrato perché era pieno di sonno in quel momento."il sonno" è
simbolo dello smarrimento della ragione e del fatto che Dante si era lasciato al peccato. Dante
vede un colle illuminato da raggi del sole, il pianeta che ci guida per ogni sentiero, ha passato
tutta la notte nella selva oscura ed è appena uscito. La paura vedendo il sole viene un po' meno.

VV. 22-> Dante usa una similitudine, dice che come un naufrago che con respiro a annato è
appena uscito dal mare e sulla riva si volge a guardare l'acqua per guardare il pericolo appena
scampato; così Dante uscito dalla foresta si volge a guardarla per osservare il pericolo appena
scampato "che non lasciò giammai persona viva”. Nessun uomo infatti è mai uscito vivo, per
scontare i peccati dobbiamo arrivare a dopo la morte.

Dante, dopo aver riposato il corpo, si appresta a continuare il viaggio lungo la “Piaggia”, ossia il
pendio che separa la selva dal colle illuminato, e lo sale cautamente. All'improvviso tre ere
ostacolano la salita:

1. Una lonza-> agile (leggera), molto veloce (presta), coperta di pelo maculato—> È una lince
probabilmente. La lonza È un'allegoria che esiste secondo il medioevo. Abbiamo delle fonti, e
la prima di queste è la realtà; anche la Bibbia ce ne parla: innanzitutto Geremia in cui si parla
di un leopardo, la visione di Daniele ci parla di un leopardo che minaccia all'uomo; in ne il
poeta francescano Gioacchino da ore elenca gli animali che attaccano l'uomo, le linci i leoni
e i serpenti. E quindi un'allegoria dei teologi.

2. Un leone-> nella Bibbia. Con il suo atteggiamento di superbia (testa alta + fame rabbiosa)
mette paura. È un'allegoria dei teologi.

3. Una lupa-> sembra magra tanto che sembra essere avida di qualsiasi cosa. La lupa è
presente nei testi religiosi, e quindi un’allegoria dei teologi. Ma nel verso 51 la lupa fa vivere
male molti popoli, e questo verso si capisce solo se la lupa rappresenta la cupidigia e l'avidità,
e quindi un'allegoria dei poeti. Questa terza era spaventa così tanto Dante che vuole tornare
indietro.Dante utilizza la similitudine per cui un uomo che è felice di arricchirsi, ma arriva il
tempo e l'uomo perde i suoi beni si rattrista così la peste fece a Dante. Dante aveva infatti
accumulato la speranza di attraversare il colle ma arriva la lupa e Dante si rattrista.

Arriva Virgilio che dice a Dante di essere stato un uomo mantovano che visse sotto il regno di
Augusto, e canto del glio di Anchise, Enea.Dante, per procurarsi un aiuto deve accattivarsi
Virgilio e quindi usa la captatio benevolentiae. Nel medioevo di Virgilio si conoscevano solamente
"l'Eneide" e "Le Bucoliche", "le Giorgiche" vennero ritrovate in seguito.

Nel verso 100 ritroviamo il fatto che la lupa si accoppi a molti animali, e questo verso si può capire
solo se la lupa rappresenta la cupidigia ossia che la cupidigia si lega molti uomini, in quanto è
molto di usa. Virgilio dice anche che arriverà un veltro (uomo cane) che ucciderà la lupa; il veltro
non si ciba di beni materiali bensì di sapienza virtù e amore. Il veltro, che viene da feltro a feltro
può rappresentare un uomo che viene da Feltre o da Montefeltro, ossia a Can Grande della scala
che ospita Dante durante il suo esilio. Il veltro può essere anche un magistrato, in quanto il feltro
era il materiale usato per il rivestimento delle urne per le schede elettorali. L'ultima teoria è dovuta
al cappellino portato da Castore e Polluce fatto feltro. Il vetro è uno che è nato sotto la
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costellazione dei gemelli ossia lo stesso Dante. Virgilio dice anche che il veltro sarà la salvezza di
quell'Italia umile per la quale morirono la vergine Camilla, glia del re dei Volsci, che combatte
contro Enea, e Eurialo e Niso, che essendo molto amici a causa di un ingrato destino li porterà
insieme anche alla morte. Virgilio quindi guiderà Dante per il suo bene e lo porterà verso il
paradiso dove però lo guiderà un'altra anima, in quanto Dio non vuole che Virgilio salga perché è
un pagano. Dante accetta la proposta di Virgilio.

II canto
È di nuovo notte e mentre tutti gli esseri viventi vanno a dormire Dante si trova a dover sostenere
una guerra, un di cile cammino. Usa una tecnica della tradizione classica la proposito e
l’invocatio:

• propositio—> Dante si trova a dover intraprendere un di cile cammino

• invocatio—> Dante per raccontare cosa ha vissuto si a da alla memoria all'alto intelletto e alle
muse.uno in the a the sono due concetti che dovrebbero essere subordinati ma vengono
espressi con una coordinata perciò non si capisce se Dante dice "o Muse dell'alto ingegno"
oppure "o alto ingegno delle Muse”. Un cristiano in bocca delle divinità pagane per:

1. La tradizione classica

2. Le Muse ispirano i poeti, sono di fatto come Dio che ispira i poeti. Il cristiano legge il mondo
pagano come se fosse un'anticipazione del mondo cristiano.

Dante insiste anche su come quello che va a raccontare è veramente è stato compiuto, un viaggio
mistico, Dante però ci dice di averlo compiuto sicamente.

Dante è titubante e ri ette sui due uomini che hanno fatto i viaggi nell'inferno prima di lui:

1. Il padre di Silvio, è Enea che è scesa gli inferi con anima e corpo. Dante dice che tutti gli
intelligenti sanno perché Dio ha scelto Enea per scendere agli inferi, dove Enea conoscerà le
anime di quelli che avrebbero fatto grande la storia di Roma e riuscirà così a sua volta a fare
grande Roma.

2. Il vaso di elezione ossia San Paolo; il vaso è infatti un vaso in cui Dio ripone la propria ducia,
lo hai letto per essere su un predicatore. Nella seconda lettera dei Corinzi San Paolo racconta
di essere arrivato in paradiso no al terzo cielo. I Corinzi sono una comunità che causò molte
di coltà San Paolo perché torna culti pagani. Nella seconda lettera dice di essere salito no al
terzo cielo per far capire che Dio va rispettato, a uno scopo quindi religioso.

Dante considera Enea una nzione e San Paolo una verità.

Se non si ritiene degno di compiere il viaggio, per questo Virgilio spiega a Dante e cerca di
convincerlo a fare questo viaggio. Virgilio infatti appare una donna che de nisce beata è bella , è
Beatrice che si reca nel limbo a parlare con Virgilio, a della luce negli occhi, è la descrizione di una
tipica donna stilnovista. Beatrice attraverso la captatio benevolentiae convince Virgilio a guidare
Dante nel suo viaggio. Beatrice chiama Dante amico nel vero termine latino della parola ossia
amante, e dice che è ostacolato nel cammino e stacco tornando indietro.teme che non riuscirà
apuri carsi. Beatrice è scesa dal cielo nel limbo dall'amore perché ama Dante e preoccupata per
lui.Virgilio si dice a sua disposizione ma vuole sapere una cosa il motivo per cui Beatrice non è
preoccupata di scendere dal cielo nell'inferno: Beatrice dice che bisogna tenere solo le cose che
possono fare male ed essendo una creatura resa da Dio immune alla so erenza dell'inferno non lo
deve temere.Dante è destinato all’inferno E Beatrice interviene ad aiutarlo sotto comando
dell'unica donna che può infrangere le leggi divine, la madonna.questa chiama Santa Lucia,
protettrice degli occhi, e lei dice che il suo fedele ha bisogno di lui e glielo raccomanda. Lucia
allora incontra Beatrice che è con Rachele moglie di Giacobbe. Beatrice dopo aver ottenuto
l’aiuto di Virgilio inizia a piangere, possiamo infatti cogliere la sua umanità.

III canto
Inizia il viaggio. Dante trova un'iscrizione sulla porta dell'inferno che dice: "attraverso di me si
entra nella città del dolore, attraverso di me si entra nel dolore eterno senza ne, attraverso di me
si entra tra la gente dannata”. È la porta stessa a parlare.l'inferno è un luogo di dolore eterno dove
la gente è perduta perché ha perso l'intelletto, ossia Dio, e la sua possibilità di salvarsi. È la
giustizia ad aver creato lo stesso inferno, per punire Lucifero. I creatori dell'inferno sono "la divina
podestate" ossia Dio che costringe i dannati alla pena, "la somma sapienza” ossia il glio che
de nisce la punizione per ogni colpa, e “il primo amore" lo spirito Santo che ponendo il male fa sì
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che sulla terra si dispone del bene. L'inferno viene creato da Dio prima della nascita dell'uomo e
ogni anima che entra all'inferno sa già di non poter uscire mai più perché ha perso de nitivamente
Dio. Dante a questo punto dice a Virgilio di non avere inteso il signi cato di queste parole, e
Virgilio risponde che conviene lasciare ogni paura e ogni sospetto. A questo punto Virgilio dà la
de nizione di dannati: persone so erenti che hanno perso l'intelletto, la ragione, ossia Dio.

La prima descrizione del luogo ci è data da Dante attraverso i due principali sensi utilizzati nel
medioevo, la vista e l'udito.Dante sente sospiri pianti e altri guai (Climax ascendente), Poi vede il
cielo senza stelle e inizia piangere. A questo punto sente diverse lingue dove sono contenute delle
favelle dove sono contenute delle parole di dolore, degli accenti, delle voci e dei battiti di mani.
"Aurea senza tempo tinta" ci fa capire che non c'è né notte nel giorno, come quando ci sono le
tempeste di sabbia.

Dante, dubbioso, chiede a Virgilio chi sono le persone che ode; Virgilio dice che sono quelle
anime che nella loro vita non seguirono ne il bene né il male. Sono gli ignavi che vengono puniti
nell'antinferno in quanto nel paradiso nell'inferno li accetta. Dante disprezza gli ignavi, pensa
infatti che per essere uomini bisogna esercitare il libero arbitrio, dato dalla ragione per dire ciò che
è bene ciò che è male e dalla volontà perseguire il bene o il male, e paragona gli ignavi a delle
bestie; Dio ci ha creato per fare una scelta.le anime degli ignavi sono punite insieme agli angeli
che nel colpo di Stato di Lucifero non si schierano né dalla sua parte, né da quella di Dio.Virgilio
spiega Dante che il cielo non vuole gli ignavi per non o uscare la propria bellezza, l'inferno non li
vuole in quanto le altre anime potrebbero vantarsi di avere la stessa pena di chi non ha compiuto
il male. Dante chiede ancora a Virgilio che cos'è che mi fa so rire così tanto?

1. Non hanno la speranza di morire, so riranno per tutta l’eternità

2. La loro vita è così misera che sono invidiosi di tutti gli altri dannati

3. Vengono dimenticati dal mondo: i dannati ci tengono infatti ad essere ricordati ma non
vengono ricordati

4. La misericordia e la giustizia disdegnano

Punizione—> essendo che invita non hanno seguito ne le insegne del bene né quelle del male,
adesso sono costretti a seguire un'insegna che non smette di girare e non porta né al bene né al
male (PENA PSCICOLOGICA). Nella vita non si sono mai lasciati stimolare né dal bene ne dal
male, ora sono stimolati da punti di vespe e mosconi. In vita non hanno mai versato il sangue né
per il bene né per il male, ora versano sangue per dei vermi orridi (PENA MORALE). Punizione per
antitesi.

Dante riconosce l'ombra "di colui che fece per viltade il gran ri uto” ossia Celestino V che, ha
fatto sì che al trono salisse Papa Bonifacio VIII.

Dante e Virgilio arrivano ad un grande ume, l'Acheronte.questo ume è ripreso dal VI canto
dell'Eneide. Dante vuole sapere da Virgilio chi sono queste anime e Virgilio risponde che lo capirà
solo quando saranno arrivati. Dante, così, si zittisce. Guida una barca un uomo anziano con la
barba e i capelli bianchi, e Caronte che grida alle anime maledette. Nel verso 298 dell'Eneide la
descrizione di Caronte è più dettagliata ma sostanzialmente identica. Quindi Dante prende
dall'inferno pagano Caronte e lo pone nell'inferno cristiano, è un demone al servizio di Dio.
Caronte grida Dante di separarsi dalle anime morte e prendere un'altra strada che lo porti su una
spiaggia, quella del Purgatorio, Dante quindi si ritiene un'anima del Purgatorio. Virgilio dice a
Caronte che è un viaggio voluto da Dio, allora Caronte li lascia passare.

Nel veder Caronte, con gli occhi in ammati (tipica caratteristica dei demoni), le anime dannate si
mettono a piangere ai bordi della riva che aspetta le anime che non temono Dio. Caronte con gli
occhi rossi come il fuoco, picchia con il remo qualunque anima indugia a salire. Dante ci descrive
come le anime salgono sulla barca attraverso una similitudine: come le foglie di autunno si
staccano una dopo l'altra dei rami nché non rimangono spogli similmente le anime si buttano
sulla barca con i cenni di Caronte come un uccello al suo richiamo.continuamente le anime
vengono portate al di là del ume in quanto prima che il ume arrivi sull'altra sponda si sono già
ammassate anime sulla riva. Virgilio poi spiega Dante che le anime sono desiderose di passare
l'Acheronte in quanto li sprona la giustizia divina, sono anche desiderosi di ricevere la propria
punizione cosìcche la paura si trasforma in desiderio. A questo punto c'è un terremoto, e dalla
Bibbia sappiamo che quando è buio e la terra trema avviene la morte di Cristo. Inoltre insieme al
vento c'è una luce rossa, un fulmine che ci fa capire che Dio è presente.

Dante sviene.

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IV canto
Siamo nel primo cerchio, il limbo che ospita le anime dei bambini morti prima di ricevere il
battesimo e i pagani che non hanno mai commesso peccati ma non sono battezzati, gli spiriti
Magni, che vivono in un castello luminoso.questo cerchio diviso in due zone:

1. Regna l'oscurità e sodo non soltanto i sospiri dolorosi delle anime;

2. È uno spazio illuminato da un fuoco dove si erge un castello, nel cui interno si aggirano gli
spiriti Magni.

Sono gli unici dannati a subire una pena solo spirituale: per contrappasso, loro che non hanno
conosciuto Cristo, ora desiderano contemplare Dio ma non possono.

Tra gli spiriti Magni incontriamo personaggi della Bibbia, Omero e i personaggi dell'Eneide,
loso , poeti.

V canto
Dante scende nel secondo cerchio e dice che più la lunghezza della circonferenza si restringe, più
dolore si prova.quindi, lunghezza della circonferenza e dolore sono inversamente proporzionali.
Alla entrata del secondo cerchio c'è Minosse che esamina le colpe, le giudica e girando la coda
dice quanti cerchi l'anima deve scendere.le anime confessano tutti i loro peccati davanti a
Minosse, re di Creta, che, come nell'Eneide, è il giudice infernale. Come Caronte, anche Minosse
attacca Virgilio e Dante, Virgilio così calma Minosse dicendogli che è un viaggio voluto da Dio
stesso. La descrizione del luogo è data da Dante usando l'udito e la vista. Qui inizia anche il
dolore sico delle anime ed è un luogo di luce muto, c'è una tempesta, E non si ferma mai e porta
gli spiriti rivoltandoli.quando le anime arrivano al precipizio ci sono urla strazianti, con pianti,
lamenti, e bestemmiano Dio (Climax discendente).

Dante allora capisce che sono i lussuriosi. Punizione, contrappasso= essendo che in vita si sono
lasciati trasportare dal vento dell'amore, ora sono rivoltati da una bufera. Se guardiamo alla natura
del vento allora è una punizione per antitesi, se invece guardiamo al vento allora è una punizione
per analogia. Questa bufera non si ferma mai.

I lussuriosi hanno fatto prevalere la passione alla ragione, chi è diverso dalla vita Nova; Dante però
inizia a preoccuparsi dell'amore per Beatrice.

Dante utilizza una similitudine, paragonando gli stornelli che lasciano portare le proprie ali dal
vento nella stagione invernale agli spiriti dannati che si lasciano trasportare dalla bufera ovunque.
Utilizza un'altra similitudine, paragonando le gru che cantano i loro lamenti stando in la indiana
alle anime dannate che si dispongono in la indiana.

Dante chiede chi ci fosse tra quelle anime e Virgilio fa degli esempi:

A. Semiramide "fu imperatrice di molte favelle E a vizio di lussuria fu sì rotta, che libito fe licito in
sua legge”, chi è la regina degli assiri. Gli scrittori medievali la presentano come lussuria per
antonomasia. Dante dice che governò sulla terra del sultano, confondendo le due città di
Babilonia.

B. Didone promise sulla tomba del marito Sicheo che non si sarebbe innamorata di nessun altro
uomo, però si innamora di Enea

C. Cleopatra che è presentata dai romani come una donna lussuriosa

D. Elena

E. Achille che si lamenta con Agamennone, il quale gli sottrae la schiava Briseide. Il lo troiano lo
presenta come amante

F. Tristano, chi pratica il no amore, che lo manda all’inferno. L'amore cortese non eleva al
paradiso. Dante vengono dubbi nel vedere Tristano.

Tra le anime in la indiana sono due procedono insieme, sono Paolo e Francesca. Dante chiede a
Virgilio di poterci parlare il quale gli risponde di aspettare che il vento li porti da loro. Dante così
quando Paolo e Francesca si avvicinano li prega di fermarsi a parlare. Con una similitudine
descrive l'avvenimento: paragona Paolo e Francesca alle colombe che desiderano istintivamente
tornare al nido, allo stesso modo Paolo e Francesca escono dalla bufera e vanno verso Dante dal
grido che egli pronunciò in modo a ettuoso.

A parlare però è solo una delle due anime che parla con la prima persona plurale come se in
realtà fossero entrambe le anime a parlare. La bufera ora si ferma ed è una contraddizione in
quanto all'inizio del canto Dante dice che il vento è in continuo movimento. Dante capisce che si
tratta di Francesca da Rimini e Paolo, fratello del marito di Francesca Giaciotto Malatesta.
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Francesca nasce a Ravenna ed è glia dei dei polenta e sposa il primogenito signore di Rimini e
Gradara. Paolo si innamora della bellezza della donna; l'intensità dell'amore che l'uomo prova per
lei ancora adesso la sconvolge. Francesca pronuncia queste parole “ch’a nullo amato amar
perdona” infatti chiamato in modo talmente intenso che non puoi ricambiare ama lui stesso, è una
frase tratta dal “De amore” di Andrea Cappellano. Paolo e Francesca si innamorano e verranno
uccisi da un uomo che nirà nel girone dei Caina, traditori dei parenti. Francesco dice che i due si
innamorano leggendo i cavalieri della tavola rotonda, e nel momento in cui leggono del bacio tra
Lancillotto e Ginevra Paolo bacia Francesca, da quel giorno non continuarono più a leggere, o
perché passano alla passione, o perché vengono scoperti dal fratello e uccisi. Mentre Francesca
parla Paolo piange.

Dante sviene.

VI canto
Dante si risveglia ed è già nel terzo cerchio, dove vengono puniti i golosi. La punizione dei golosi
va a colpire tutti e cinque i sensi; Dante la ritiene una delle peggiori.

Punizione: innanzitutto viene punito il tatto, infatti i golosi sono colpiti da una pioggia pesante e
eterna; viene punito anche il gusto, in quanto in vita a loro piaceva cambiare, ora sono invece
costretti alla monotonia. Viene punito un'altra volta il senso del tatto in quanto la grandine e
grossa, viene punito però anche l’olfatto perché la terra che riceve la grandine puzza. Il cerbero,
che l'altro con le sue tre teste, punisce l'udito, i golosi partecipavano infatti a banchetti che erano
accompagnati dalla musica. Viene punita anche la vista in quanto le anime sono sommerse dalla
terra e dal fango. In ne lo stesso cerbero punisce il tatto perché è gra ato scuoia e squarta gli
spiriti.

Il cerbero, viene preso dal sesto canto dell'Eneide ed è un cane a tre teste che fa da guardiano.
Dante lo descrive con gli occhi vermigli (è infatti un demone), con la barba unta e con la pancia
larga, è quindi lui stesso un goloso che viene punito. Il cerbero ha tre teste, ed essendo sempre
a amato, queste litigano tra di loro per accaparrarsi il cibo. Le anime cercano di proteggere una
parte del corpo voltandosi solo sull’altra. Cerbero viene chiamato da Dante nel 13 verso era,
termine ripreso dall'Eneide, e nel 22 verso vermo che riprende dalla Bibbia. Il cerbero si
tranquillizza perché Virgilio gli dà da mangiare la terra puzzolente; Enea similmente arriva
nell'inferno davanti a cerbero con la Sibilla che per calmarlo gli o re delle focacce soporifere.
Questi versi sono scritti in stile espressionistico, Dante vuole infatti presentarci una situazione
disgustoso e orribile. Presenta una realtà cruda.

Dante e Virgilio proseguono lungo un pavimento fatto di anime.tutte giacevano per terra tranne
una che si mette a sedere e chiede a Dante di riconoscerlo in modo aspro. Dante non si ricorda di
lui perché l'inferno lo ha trasformato. L'uomo è un suo concittadino, Ciacco che in dialetto
orentino signi ca Porcu e lo ritroviamo nel "Decameron" di Boccaccio. È un uomo ra nato ma
poco da spendere, così, per vivere la vita che sogna, si imbuca nei banchetti dei grandi signori
orentini. Dante così viene preso dal grande amore che prova per la sua città, e chiede a Ciacco
notizie. Gli chiede tre cose:

1. A che punto arriveranno i cittadini di Firenze nelle lotte politiche

2. Se tra i orentini c'è qualche cittadino giusto

3. Perché Firenze è assalita da tanta disgrazia

Che personaggi che incontriamo sono gure che continuano a pensare ciò che pensavano nella
vita terrena. Ciacco conosce bene la situazione Fiorentina perché ha partecipato ai diversi
banchetti con gure politiche importanti. Ciacco risponde alle domande di Dante:

1. Dopo un lungo contrasto i guel bianchi capeggiati dalla famiglia dei cerchi, la parte selvaggia
e i guel neri capeggiati dalla famiglia dei Donati, arriveranno allo scontro. Infatti durante le
calende di marzo del 1300 un guelfo nero taglierà il naso ad un guelfo bianco, quindi i bianchi
cacceranno in esilio i neri. Riusciranno però a tenere il potere solo per tre anni, perché nel
1301 i neri prenderanno il potere, con l'aiuto di Bonifacio VIII che invierò Carlo di Valois come
paciere che però avrebbe dovuto sostenere i neri che riusciranno a riconquistare la città.

2. Ci sono pochissimi giusti orentini che non vengono ascoltati.

3. La superbia, l'invidia e l’avidità. Chi è superbo e desideroso di essere superiore, ed è quindi


invidioso di chi è superiore a lui, e chi vuole essere superiore, vorrebbe anche avere la
ricchezza degli altri.

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Dante chiede notizie di alcuni personaggi orentini che secondo lui avevano fatto grande Firenze
ma Ciacco risponde che sono tutti quanti nell'inferno più basso. Dante è impaurito in quanto né
Beatrice né la sua più grande passione, ossia la politica, salvano dall’inferno. A questo punto
Ciacco cade sotto il fango e Virgilio spiega Dante che rimarrà lì no al giudizio universale, durante
il cuore l'anima si rivestirà del corpo e ascolterà il giudizio universale. Dante allora chiede se le
pene saranno minori maggiori o rimarranno uguali. Virgilio spiega che acquisendo il corpo si
acquisisce anche un minimo di perfezione e secondo la teoria di Aristotele, più si ci accosta alla
perfezione, più si è sensibili al bene ma anche al male, più si è in grado di godere la gioia ma
anche di provare il dolore. Quindi i beati saranno ancora più felici mentre i dannati accresceranno
il loro tormento.

Dante e Virgilio girano il cerchio e scendono in quello successivo.

VII canto
Virgilio e Dante scendono nel IV cerchio, ove ci sta Plutone, Dio degli inferi, chi è rappresentato
come una bestia, e il suo linguaggio è incomprensibile agli uomini.anche esso cerca di non far
passare Dante e Virgilio, ma, paragonandolo ad una lupa ossia alla cupidigia, Virgilio gli fa capire
che è un viaggio voluto da Dio e Plutone si calma, come quando le vele gon ate dal vento cadono
perché l'albero si spezza. Vengono puniti la prodigalità (spendere troppo) e l'avarizia (non vuole
spendere).

Punizione= I peccatori sono divisi in due schiere che camminano l'una contro l'altra facendo
rotolare dei massi con il petto e quando sono una vicino all'altra si insultano, per poi ritornare
indietro.

Il cerchio successivo si trova sempre in questo canto e sono puniti gli iracondi (troppa ira) e gli
accidiosi (non provano giusta ira). Dante e Virgilio trovano un ruscello, il ume Stige, con acqua
scura e onde scure che nisce in una palude circondata da rocce scure.

Punizioni= gli racconti sono descritti come gente fangose, nude con un aspetto o eso e
abbruttito che si picchiano con le mani, testa, petto, e piedi e si morsicano. Siccome chi è preso
dall'ira diventa violento contro gli altri, ora lo diventa contro se stesso e quindi è una punizione per
analogia. Sono in super cie.

Gli accidiosi sono sott'acqua e sospirano e fanno pullulare delle bolle e recitano “fummo tristi
nell’aria dolce rallegrata dal sole (in vita), portando dentro il fumo dell’ira”. Siccome invita si sono
tenuti dentro tutta l’ira ora vengono tenuti dal fango nero dentro il ume, è quindi una punizione
per analogia. Inoltre essendo sott'acqua le anime non riescono a pronunciare bene le parole.

Dante e Virgilio arrivano ad una torre.

VIII canto
È un ashback che crea tensione alla storia. Prima di arrivare ai piedi della torre Dante e Virgilio
vedono due accole accese a cui risponde una terza, quindi qualcuno si è accorto del loro arrivo.

La torre ci fa capire che è una città e i segnali luminosi ci fanno capire che è una città forti cata.
Dante quindi chiede a Virgilio informazioni il quale non risponde pur essendo il mare di tutto il
senno (sapere).anzi gli dà una risposta che crea tensione dice infatti che Dante può vedere da
solo che cosa c'è se solo non ci fosse il fumo a impedirlo. Improvvisamente però arriva una
barchettina guidata da un’anima che grida "Or se giunta, anima fella!”. Il nocchiero è Flegias, una
gura mitologica che Virgilio presenta come colui che ha bruciato il tempio di Apollo per
vendicarsi dell'o esa che il Dio arrecato a sua glia. É quindi un iracondo, con un atteggiamento
tipico di un iracondo.Virgilio lo calma e gli dice che deve trasportarli al di là della palude perché è
un viaggio voluto da Dio e il nocchiero ascolta raccogliendo la sua ira come colui che ascolta un
grande inganno perpetrato ai suoi danni e poi se ne rammarica. Solo quando Dante sale sulla
barca sembra davvero carica, in quanto Virgilio non è dotato di un corpo. Inoltre dal verso 30 non
si capisce se Flegias trasporti le anime aldilà della palude.

Stanno attraversando la palude spunta un'anima, è quella di Filippo Argenti, grande rivale di
Dante in quanto i due arrivino anche a picchiarsi. Argenti è un soprannome perché aveva ferrato il
suo cavallo con ferri in argento. Appartiene ai guel neri ed è quindi un rivale politico di Dante.

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Filippo chiede a Dante chi fosse e Dante per rispondere usa la tecnica della ritorsione: riprende lo
stesso verbo e risponde in modo aspro dicendo che lui viene e non rimane, come Filippo che
rimarrà in eterno. Quando Dante dice che ha riconosciuto l'anima Filippo cerca di ribaltare la
barchetta ma interviene Virgilio che gli dice "vattene via con gli altri cani!” Virgilio è gioioso di aver
salvato Dante, il quale dice che in tutte le azioni che Filippo Argenti ha compiuto non ce ne stata
una buona, inoltre tra le rovine di Firenze che Ciacco elenca c'è anche la superbia, che incarna la
persona di Filippo. Dante vuole vendicarsi e vorrebbe che Filippo fosse cacciato sotto, la vendetta
però non è ammessa nel mondo cristiano, qui sarà messa perché è una giusta vendetta. Dante
così vede che le altre genti fangose straziano l'anima di Filippo Argenti il quale si morsica con i
denti.

Dante e Virgilio arrivano in prossimità della città di Dite che è abitata da gravi cittadini, che sono i
peccatori più gravi dal sesto cerchio in giù. Dite è uno dei nomi che la mitologia classica
attribuisce al Dio degli inferi. Il “Grande stuolo" e la congiura di diavoli che si ribella Dio. Dante
vede le torri di questa città che sono simili alle cupole delle moschee e sono rosse, Virgilio spiega
che sono infatti illuminate dal fuoco che è presente in tutto l'inferno dal VI cerchio. Attorno alla
città ci sono dei fossati e una volta che arrivano dentro le mura sembrano tante fatte di ferro.
Siamo arrivati al punto del VII canto. Non appena Dante Virgilio si avvicinano alle mura arrivano i
diavoli con un atteggiamento stizzoso (caratteristica del diavolo) che se la prendono con Dante. I
diavoli vogliono che passi da solo e s dano Dante a tornare indietro da solo. Dante crede di non
poter più tornare indietro.Dante chiede anche a Virgilio di non abbandonarlo e Virgilio risponde di
essere sicuro di riuscire a continuare solo se Dante lo aspetta. Dante non ebbe modo di sentire
quello che Virgilio dice i diavoli ma rimane poco tempo, i diavoli poi chiudono la porta in faccia
Virgilio che torna con passi lenti. I diavoli sono anche tracotanti. Virgilio dice a Dante che sta già
arrivando qualcuno ad aiutarli, e il messo celeste che Dio ha mandato in aiuto.
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