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Diego De Costanzo - Letizia Bergomi - Stefano Filippo Re

Il Caffè
Letterario
Racconto e Romanzo

• Sviluppo delle competenze


• Compiti di realtà
• Didattica inclusiva
• Alta accessibilità
• Audio di tutti i brani

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Edizioni
1    2    3    4    5    6    7    8    9    10
2017      2018      2019      2020      2021

Direzione editoriale: Progetti di Editoria s.r.l.; Incipit Studio Editoriale, Firenze


Redazione: Milena Fabbri, Sara Marchesino
Coordinamento edizione digitale: Roberto Rustico, Elena Falco, Silvia Giotti
Progetto grafico: Apotema+, Cologno Monzese (MI)
Videoimpaginazione: Apotema+, Cologno Monzese (MI)
Copertina: Progetto grafico di Marco Cattaneo; illustrazione di Ghidaq al-Nizar
Referenze fotografiche: Archivio Atlas
Stampa: L.E.G.O. S.p.A. Vicenza

Con la collaborazione della Redazione e dei Consulenti dell’I.I.E.A.

Il progetto didattico generale dell’opera è stato studiato ed elaborato da tutti gli Autori, con il coordinamento di Diego
De Costanzo.
In particolare, il volume Racconto e Romanzo è stato curato da Diego De Costanzo e Letizia Bergomi.

Si ringraziano Gianna Borghini per la realizzazione delle pagine “In English” e Valeria Milesi per le prove Invalsi.

Font ad Alta Leggibilità biancoenero® di biancoenero edizioni srl, disegnata da Riccardo Lorusso e Umberto Mischi.
Disponibile gratuitamente per chi ne fa un uso non commerciale.
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UNI EN ISO 9001:2008 certificato da CISQ CERTICARGRAF.

Il presente volume è conforme alle nuove Indicazioni Nazionali e alle nuove disposizioni
ministeriali in merito alle caratteristiche tecniche e tecnologiche dei libri di testo.

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PRESENTAZIONE

Introduzione
L’esperienza della lettura al centro del progetto
Il Caffè Letterario è un progetto didattico che mette al centro l’esperienza della lettura, intesa come
momento formativo della persona, come approdo felice e ricco di significati intrinseci; un progetto che
si fonda sul presupposto che il piacere di leggere è la prima condizione per acquisire le competenze di
lettore autentico.
Il progetto si compone di:
volume Racconto e Romanzo
volume Poesia e Teatro
volume Epica
Quaderno delle competenze

Il volume Racconto e Romanzo


Gli strumenti per analizzare il testo
La SEZIONE A – STRUMENTI PER L’ANALISI DEL TESTO è dedicata alla co-
struzione delle competenze di lettura. Il percorso è strutturato su un’in-
tegrazione costante tra esposizione teorica degli strumenti fondamen-
tali per l’analisi del testo narrativo e lettura attiva dei brani, selezionati
e analizzati secondo le specifiche categorie narratologiche.
Ogni argomento prevede un laboratorio conclusivo > VERSO LE COM-
PETENZE, preceduto da una mappa riassuntiva dell’argomento trattato,
per mettere alla prova le conoscenze e le abilità apprese.

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Presentazione

Le unità: Generi
L’antologia dei brani prevede due ampie sezioni dedicate ai generi della narrazione: B – LA NARRAZIO-
NE BREVE (Favola e Fiaba, Novella e Racconto) e C– LA NARRAZIONE LUNGA (Romanzo).
L’organizzazione interna delle unità si basa su una scelta antologica costruita attorno ai grandi autori
italiani e europei e su una precisa e ricorrente stratificazione del lavoro di analisi sui testi.

Le schede di genere sono ricche di visualizzazio-


ni, utili per focalizzare i concetti sia in fase di stu-
dio che di ripasso. Una mappa finale riassume
inoltre i punti essenziali del genere trattato.

La lettura “Iniziamo insieme”, propo-


sta in carattere ad alta leggibilità e
corredata di uno specifico lavoro sul
testo, ha la duplice funzione di intro-
duzione alle principali caratteristiche
del genere e di proposta di lettura in-
clusiva.
Tutti i brani sono anticipati da una pi-
sta di lettura che presenta i contenuti
e le categorie narratologiche che ca-
ratterizzano il brano.

La lettura guidata presenta un brano accompa-


gnato, nei colonnini laterali, da una guida alla
comprensione e da una guida all’analisi. Anche
l’analisi al brano, inserita nell’attività Verso le
competenze, è guidata con esercizi che ripercor-
rono passo passo i nuclei di comprensione e ana-
lisi presentati nel corso della lettura.

Il progetto si sviluppa poi con un repertorio di letture organizzato


secondo uno schema coerente e ricorrente lungo l’intera opera. Il
lavoro sui testi Verso le competenze valorizza gli aspetti tematici
(I temi), la dimensione linguistica e narratologica (Lo stile e il lin-
guaggio), i messaggi per attualizzare e fare proprio il brano letto
(Il valore del testo), ponendo l’accento sull’aspetto formativo della
lettura. Seguono poi attività lessicali e proposte per la costruzione
delle competenze di scrittura e produzione orale. Una scheda les-
sicale chiude il lavoro sul genere.

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Presentazione

Letteratura e...
Il percorso è arricchito, oltre che da schede sugli
autori e sulle opere, da percorsi interdisciplinari
che suggeriscono collegamenti tra la letteratura
e gli altri linguaggi (arte, cinema, fumetto).

Le unità: Temi
La quarta sezione D - TEMI DI CITTADINANZA è
invece dedicata all’approfondimento di impor-
tanti tematiche del mondo attuale (Diritti, Co-
municazione, Ambiente, Lavoro), attraverso la
proposta di letture di testi narrativi e non nar-
rativi.

Un sommario anticipa i temi delle letture e pro-


pone anche la visione di un film. La visione del
film può essere utilizzata sia come attività ini-
ziale, per suscitare motivazione e interesse negli
studenti, sia come pista di lavoro conclusiva, per
approfondire il tema trattato.

Ogni argomento presenta anche un testo in lin-


gua inglese corredato di attività di comprensio-
ne.

Due prove autentiche rivolte al gruppo clas-


se chiudono il percorso. Si tratta di prove in
situazione, compiti strutturati e complessi,
detti anche compiti di realtà: tali prove pro-
pongono di affrontare problemi propri del
mondo reale, attivando conoscenze e abilità
acquisite e dimostrando di aver maturato
competenze.

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Presentazione

Le sezioni speciali
A conclusione dei due repertori antologici (Narrazione breve e Narrazione lunga) sono previste due
sezioni speciali: FELICITÀ e GRANDI ROMANZI.

Felicità
Una proposta di brani di ambito letterario e non,
si va dalla poesia ai testi giuridici, getta un faro
su questo tema da sempre al centro del pensiero
umano e stimola a riflettere su vari aspetti di sé,
degli altri e del vivere insieme.
Conclude il percorso di lettura una prova auten-
tica che coinvolge l’intera classe.

Grandi Romanzi
Questa sezione è dedicata all’approfondimen-
to di tre grandi romanzi e dei relativi autori, in
una dimensione che valorizza la libera esperien-
za della lettura. Oltre che con la proposta di un
ampio repertorio di brani per ciascuna opera, il
percorso si struttura con la presentazione del ro-
manzo esposta con le parole dello stesso autore,
e con un corredo di testi di critica letteraria e di
recensioni di lettura, con cui confrontarsi e su cui
dibattere.

Preparazione all’INVALSI
In conclusione delle sezioni dedicate alla narra-
zione B – LA NARRAZIONE BREVE e alla sezione
D – TEMI DI CITTADINANZA, sono previste due
prove per la preparazione all’INVALSI, come ul-
teriore allenamento che integra quanto propo-
sto nel Quaderno delle competenze allegato al
corso.

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IL LIBRO DIGITALE
Il Caffè Letterario, in linea con le disposizioni ministeriali, offre un ampio corredo di materiali digitali
integrativi che favoriscono ulteriormente la didattica inclusiva multilivello e arricchiscono la proposta
editoriale.
è il libro di testo digitale e interattivo, per tablet, LIM e computer, che propone contenuti
digitali integrativi ed espansioni multimediali.

È anche in versione ad alta accessibilità: mette a disposizione degli utenti la versione liquida del volu-
me al fine di favorire la didattica inclusiva.
Tale versione consente infatti di modificare la dimensione e il carattere del testo a seconda delle esi-
genze personali e di ascoltare la sintesi vocale di tutti i brani.

Il libro digitale è:
multimediale, perché arricchito da audio, video, approfondimenti, gallerie di immagini e link;
interattivo, perché integra direttamente nel testo le verifiche;
coinvolgente, perché aiuta a comprendere e approfondire i contenuti, rendendo l’apprendimento
più attivo e divertente.

Per attivare la versione digitale del libro utilizza il Codice coupon riportato
sul frontespizio del volume nelle copie destinate alla vendita.
Potrai consultare l’ o direttamente online, tramite il webreader, oppure attraverso
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proprio lavoro per poterlo consultare e sincronizzare sui diversi dispositivi.

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LEGENDA DEI SIMBOLI PRESENTI NELL’INDICE
E ALL’INTERNO DEL VOLUME

GLI INDICATORI DI LETTURA E DELLE ATTIVITÀ DIDATTICHE

Facilitatori didattici e letture inclusive

LG Brani con guida alla comprensione e all’analisi

RL Racconti lunghi

LE RISORSE AGGIUNTIVE IN DIGITALE


L’antologia è arricchita con numerose risorse aggiuntive indicate sulle pagine con appositi
simboli, che diventano cliccabili nella versione digitale.

Lettura espressiva di tutti i testi proposti nei volumi Racconto e Romanzo, Poesia e Teatro
e Epica.

Concetti chiave relativi alle pagine di teoria, descritti con l’ausilio di sintesi
e schemi.

Verifiche delle unità.

Per leggere ancora, proposte di ulteriori testi legati a generi e temi presentati
nei volumi Narrativa, Poesia e Teatro e Epica.

Videobiografie di autori importanti della letteratura italiana e mondiale.

Video di presentazione di tre grandi romanzi (Il Signore degli Anelli, Il barone rampante,
Se questo è un uomo) e dei grandi poemi epici del mondo classico (Iliade, Odissea, Eneide).

Gallery, approfondimenti digitali e ulteriori materiali per ampliare il proprio bagaglio


di conoscenze e per aperture interdisciplinari.

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INDICE
UNA LETTURA E UN FILM PER COMINCIARE 16
Michael Morpurgo, Siamo quello che leggiamo 16
Un film • Scoprendo Forrester di Gus Van Sant 20 SCHEDA DI ANALISI
DEL FILM

A STRUMENTI PER L’ANALISI DEL TESTO 21

1. Le forme della narrazione 22


I testi narrativi 22
Le sequenze 24
Lo schema del racconto 27
Fabula e intreccio 28
> Laboratorio 1 Le sequenze • Mauro Corona, L’allocco 32 AUDIO DI TUTTI
I BRANI

> Laboratorio 2 Lo schema del racconto •


Karen Blixen, La storia di un capitano di lungo corso 33
> Laboratorio 3 Fabula e intreccio • Mario Rigoni Stern, Un Natale del 1945 34
> Laboratorio 4 Il ritmo • Enrico Brizzi, Bici e zanzare 38
> Laboratorio 5 La storia nella storia • Piero Chiara, Il miracolo 43
MAPPA • Testo narrativo 45 I CONCETTI
CHIAVE

VERSO LE COMPETENZE • Italo Calvino, Dov’è più azzurro il fiume 46

2. I personaggi 49
Un elemento imprescindibile della narrazione 49
Il ruolo dei personaggi 49
La tipologia dei personaggi 51
La presentazione dei personaggi 52
La caratterizzazione dei personaggi 54
> Laboratorio 1 Personaggi piatti e a tutto tondo • Vitaliano Brancati,
AUDIO DI TUTTI
Storia di Mila 56 I BRANI

> Laboratorio 2 La presentazione dei personaggi •


Jack London, Un vecchio pugile 61
> Laboratorio 3 La caratterizzazione dei personaggi •
Maria Messina, Mandorle 67
MAPPA • I personaggi 72 I CONCETTI
CHIAVE

VERSO LE COMPETENZE • Daniel Pennac, Il professor Bal 73

3. Il narratore e il punto di vista 76


Autore e narratore 78
Narratore interno e narratore esterno 78
Narratore e punto di vista 80
I tipi di discorso 82
> Laboratorio 1 Il narratore interno • Niccolò Ammaniti, Risveglio 85 AUDIO DI TUTTI
I BRANI

> Laboratorio 2 Il narratore esterno • Irene Némirowsky, Sta’ dritta 90

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Indice

> Laboratorio 3 Il narratore onnisciente • Alessandro Manzoni,


Gertrude, piccola monaca 94
> Laboratorio 4 I tipi di discorso • Katherine Mansfield, Il vento soffia 99
MAPPA • Il Narratore 102 I CONCETTI
CHIAVE

VERSO LE COMPETENZE • Goffredo Parise, Sentirsi diversa 103

4. Lo spazio e il tempo 108


Lo spazio: descrizione, significato, valore 108
Diverse tipologie di spazio 109
Modi di descrivere lo spazio 111
Tecniche per descrivere lo spazio 113
Il punto di vista della descrizione 115
Il tempo: significato e valori 116
> Laboratorio 1 Lo spazio • Banana Yoshimoto, Sono sola? 118 AUDIO DI TUTTI
I BRANI

> Laboratorio 2 Il tempo • Paolo Giordano, Il tatuaggio 121


MAPPA • Lo spazio e il tempo 123 I CONCETTI
CHIAVE

VERSO LE COMPETENZE • Giovanni Arpino, Il vaso 124

5. Lo stile 126
La sintassi: paratassi e ipotassi 126
Il lessico e la scelta degli aggettivi 128
Le figure retoriche 130
I registri 132
> Laboratorio 1 La sintassi • Il lessico e la scelta degli aggettivi •
AUDIO DI TUTTI
Francesco Piccolo, In Norvegia, una volta, ho noleggiato un’auto 133 I BRANI

> Laboratorio 2 Il lessico e la scelta degli aggettivi • Le figure retoriche •


Il registro • Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Viaggiare nel 1860 134
> Laboratorio 3 Le figure retoriche • Erri De Luca, A pesca 137
MAPPA • Lo stile 139 I CONCETTI
CHIAVE

VERSO LE COMPETENZE • Giuseppe Pontiggia, Mancino 140

B LA NARRAZIONE BREVE 143

LA FIABA E LA FAVOLA 145 PER LEGGERE


ANCORA

Conosciamo la fiaba 146


LINEA DEL TEMPO 148
I CONCETTI
MAPPA DEL GENERE 152 CHIAVE
AUDIO DI TUTTI
James Thurber, Cappuccetto Rosso – Ventesimo secolo 153 I BRANI
LG Jacob e Wilhelm Grimm, Le tre piume 156 VIDEOBIOGRAFIE

RL Aleksandr Nicolaevič Afanasjev, Vassilissa la bella 162 GALLERY

Conosciamo la favola 170


LINEA DEL TEMPO 171 I CONCETTI
CHIAVE
MAPPA DEL GENERE 173 AUDIO DI TUTTI
Fedro, La pecora, il cane e il lupo 174 I BRANI

VIDEOBIOGRAFIE
LG Esopo, La volpe e il caprone 176

10 © Istituto Italiano Edizioni Atlas


Indice

Jean De La Fontaine, L’uomo e la sua immagine 178

Letteratura e arte • La pittura incontra la fiaba 181 GALLERY

LESSICO DEI GENERI • La fiaba e la favola 182 VERIFICA

IL RACCONTO FANTASTICO 183 PER LEGGERE


ANCORA

Conosciamo il racconto fantastico 184


LINEA DEL TEMPO 186
I CONCETTI
MAPPA DEL GENERE 190 CHIAVE
AUDIO DI TUTTI
Dino Buzzati, Il mantello 191 I BRANI
LG Edgar Allan Poe, Il ritratto ovale 198 VIDEOBIOGRAFIE

GALLERY
Letteratura e arte • Visioni perturbanti nell’arte: dalle atmosfere gotiche
al Surrealismo 204
Guy De Maupassant, Sul fiume 206
RL Silvina Ocampo, La casa di zucchero 213
Neil Gaiman, Soli si resta facendo i lazzaroni 222

LESSICO DEI GENERI • Il fantastico 228 VERIFICA

IL RACCONTO HORROR 229


PER LEGGERE
Conosciamo il racconto horror 230 ANCORA

LINEA DEL TEMPO 232


I CONCETTI
MAPPA DEL GENERE 235 CHIAVE
AUDIO DI TUTTI
Joseph Sheridan Le Fanu, Il bullo del villaggio 236 I BRANI
LG Charles Dickens, L’avvocato e lo spettro 243 VIDEOBIOGRAFIE

Edgar Allan Poe, Il cuore rivelatore 249 GALLERY


RL Bram Stoker, L’ospite di Dracula 255
Richard Matheson, Nato d’uomo e di donna 265

Letteratura e cinema • Mostri al cinema 270 SCHEDA DI ANALISI


DEL FILM

LESSICO DEI GENERI • Horror 272 VERIFICA

IL RACCONTO DI FANTASCIENZA 273


PER LEGGERE
Conosciamo il racconto di fantascienza 274 ANCORA

LINEA DEL TEMPO 276


MAPPA DEL GENERE 278 I CONCETTI
CHIAVE
Michael Niemi, Turno di notte 279 AUDIO DI TUTTI
I BRANI
LG Fredric Brown, Per questa volta no 286
VIDEOBIOGRAFIE
Isaac Asimov, Cuore di mamma 292
RL Arthur Clarke, Il fantasma nella tuta 298

Letteratura e cinema • Dopo la catastrofe ... al cinema 304 SCHEDA DI ANALISI


DEL FILM

Ray Bradbury, Il pedone 306

LESSICO DEI GENERI • Fantascienza 312 VERIFICA

LA NOVELLA 313 PER LEGGERE


ANCORA

Conosciamo la novella 314

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Indice

LINEA DEL TEMPO 317


I CONCETTI
MAPPA DEL GENERE 319 CHIAVE
AUDIO DI TUTTI
Giovanni Boccaccio – Aldo Busi, La racchia impenitente 320 I BRANI
LG Giovanni Boccaccio – Piero Chiara, Federigo e il suo falcone 323 APPROFONDIMENTO

RL Giovanni Boccaccio, Frate Cipolla 331 VIDEOBIOGRAFIE

Letteratura e arte • La pittura incontra la novella di Boccaccio 338 GALLERY

Dalla novella al racconto moderno 340


Giovanni Verga, La roba 342
Luigi Pirandello, Il treno ha fischiato 350

LESSICO DEI GENERI • La novella 358 VERIFICA

RACCONTI DI FELICITÀ 359 AUDIO DI TUTTI


I BRANI

La voce dei filosofi


Epicuro, Una lettera sulla felicità 360
La voce dei poeti
Pablo Neruda, Ode al giorno felice 362
Giacomo Leopardi, Più felice sarei 362
Eugenio Montale, Felicità raggiunta, si cammina 363
La voce del diritto
La Dichiarazione d’indipendenza americana 364
La Costituzione italiana 364
La voce dell’economia
Stefano Zamagni, Felici da soli o con gli altri? 365
La voce dei narratori
Goffredo Parise, Felicità 366
Luis Sepúlveda, I salmoni dell’isola felice 370
Francesco Piccolo, Momenti di trascurabile felicità 374
Guy De Maupassant, Un amore felice 376

PROVA AUTENTICA • Una mostra-evento sulla felicità 380

PREPARARSI ALLA PROVA INVALSI 381


Italo Calvino, La mano che ti segue 381
Cesare Pavese, Volevo girare tutto il mondo 383

C LA NARRAZIONE LUNGA 387

IL ROMANZO FANTASY 389 PER LEGGERE


ANCORA

Conosciamo il romanzo fantasy 390


LINEA DEL TEMPO 392
I CONCETTI
MAPPA DEL GENERE 396 CHIAVE
AUDIO DI TUTTI
Clive Staples Lewis, Vengo dall’armadio 397 I BRANI
LG Michael Ende, Il Nulla che avanza 404 VIDEOBIOGRAFIE

John Ronald Reuel Tolkien, Missione compiuta! 413 GALLERY

Letteratura e cinema: Draghi: dalla parola all’immagine 420


George Raymond Richard Martin, Tutti servono a qualcosa 422

LESSICO DEI GENERI • Fantasy 432 VERIFICA

12 © Istituto Italiano Edizioni Atlas


Indice

IL ROMANZO GIALLO 433


PER LEGGERE
Conosciamo il romanzo giallo 434 ANCORA

LINEA DEL TEMPO 438


MAPPA DEL GENERE 441 I CONCETTI
CHIAVE
Shane Peacock, La scelta di Holmes 442 AUDIO DI TUTTI
I BRANI
LG Arthur Conan Doyle, Saggio di scienza deduttiva 448 VIDEOBIOGRAFIE

SCHEDA DI ANALISI
Letteratura e cinema • Il mito di Sherlock Holmes sul grande DEL FILM
e piccolo schermo 455
Agatha Christie, Entra in scena Miss Marple 456
Georges Simenon, Il capitano senza ricordi 463
Andrea Camilleri, Montalbano in azione 472

LESSICO DEI GENERI • Il latino nel genere poliziesco 478 VERIFICA

IL ROMANZO STORICO 479


PER LEGGERE
Conosciamo il romanzo storico 480 ANCORA

LINEA DEL TEMPO 483


I CONCETTI
MAPPA DEL GENERE 485 CHIAVE
AUDIO DI TUTTI
Sebastiano Vassalli, L’incontro 486 I BRANI
LG Stendhal, Fabrizio alla battaglia di Waterloo 494 VIDEOBIOGRAFIE

Alessandro Manzoni, Renzo e i tumulti di San Martino 502 GALLERY


Ken Follett, Terra di nessuno 512

Letteratura e fumetto: La graphic novel incontra la storia 520 GALLERY

LESSICO DEI GENERI • Romanzo storico 522 VERIFICA

IL ROMANZO REALISTICO-SOCIALE 523 PER LEGGERE


ANCORA

Definiamo il genere 524


LINEA DEL TEMPO 527
MAPPA DEL GENERE 529 I CONCETTI
CHIAVE
Marco Balzano, Emigrato 530 AUDIO DI TUTTI
I BRANI
LG Charles Dickens, La nascita di Oliver Twist 536
VIDEOBIOGRAFIE
Giovanni Verga, Il naufragio della Provvidenza 543

Letteratura e arte: La pittura incontra il mondo reale 552 GALLERY

Leonardo Sciascia, Uomini, mezz’uomini, ominicchi… 553


Don Delillo, Un certo Bill Lawton 562

LESSICO DEI GENERI • Realistico-sociale 568 VERIFICA

IL ROMANZO DI FORMAZIONE 569 PER LEGGERE


ANCORA

Definiamo il romanzo di formazione 570


LINEA DEL TEMPO 573
MAPPA DEL GENERE 576 I CONCETTI
CHIAVE
Harper Lee, Battersi per una giusta causa 577 AUDIO DI TUTTI
I BRANI
LG Jerome David Salinger, “Ci trovavamo ai due poli opposti” 582
VIDEOBIOGRAFIE
Chaim Potok, Padri e figli 594
Silvia Avallone, Non siamo più bambine 602

© Istituto Italiano Edizioni Atlas 13


Indice

SCHEDA DI ANALISI
Letteratura e cinema: Dire addio all’infanzia 607 DEL FILM

Giuseppe Catozzella, Se cerchi la felicità, lei si farà trovare 608

LESSICO DEI GENERI • Romanzo di formazione 614 VERIFICA

IL ROMANZO PSICOLOGICO 615


PER LEGGERE
Conosciamo il romanzo psicologico 616 ANCORA
Personaggi a confronto tra fine Ottocento e inizio Novecento 619
LINEA DEL TEMPO 620
I CONCETTI
MAPPA DEL GENERE 622 CHIAVE
AUDIO DI TUTTI
Stefàn Zweig, Risveglio dall’incubo 623 I BRANI
LG Fëdor Dostoevskij, Senza via di scampo 627 VIDEOBIOGRAFIE

SCHEDA DI ANALISI
Letteratura e cinema: Il delitto e la colpa 634 DEL FILM

Luigi Pirandello, Cambio treno 635

Letteratura e arte: L’arte dell’inconscio 642 GALLERY

Italo Svevo, Il l funerale di Guido 643


Dacia Maraini, La bambina dal cappotto rosso 651

LESSICO DEI GENERI • Romanzo psicologico 656 VERIFICA

GRANDI ROMANZI 657 AUDIO DI TUTTI


I BRANI

Il Signore degli Anelli di John Ronald Reuel Tolkien 658 DENTRO


IL ROMANZO
La voce dell’autore 658
Il romanzo 658
La voce del testo 660
Brano 1, Bisogna distruggere l’Anello! 660
Brano 2, In cammino verso l’avventura 663
Brano 3, Insieme si può compiere la missione! 665
I nuclei tematici del romanzo 671
La voce della critica 672
La voce del lettore 673

Il barone rampante di Italo Calvino 674 DENTRO


IL ROMANZO
La voce dell’autore 674
Il romanzo 675
La voce del testo 675
Brano 1, Mai si era vista disubbidienza più grave 676
Brano 2, “E io non scenderò più!” 678
Brano 3, “Un gentiluomo è tale stando in terra come stando in cima agli alberi” 681
Brano 4, “Se alzi un muro, pensa a ciò che resta fuori!” 683
Brano 5, Così scomparve Cosimo 685
I nuclei tematici del romanzo 688
La voce della critica 689
La voce del lettore 690

Se questo è un uomo di Primo Levi 692 DENTRO


IL ROMANZO
La voce dell’autore 692

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Indice

Il romanzo 694
La voce del testo 695
Brano 1, L’arrivo nel lager 695
Brano 2, Tale sarà la nostra vita 698
Brano 3, Nel laboratorio di chimica 699
Brano 4, L’ultimo 702
Brano 5, I giorni prima della liberazione 704
I nuclei tematici del romanzo 707
La voce della critica 709
La voce dei lettori 709

D TEMI DI CITTADINANZA 711

IL TESTO ESPOSITIVO 712


I CONCETTI
MAPPA 713 CHIAVE

IL TESTO ARGOMENTATIVO 714


I CONCETTI
MAPPA 715 CHIAVE

1. I binari della comunicazione 716 PER LEGGERE


ANCORA

Walter Savelli, Storia di un pioniere con il senso di colpa 716 SCHEDA DI ANALISI
DEL FILM
Beppe Severgnini, L’educazione digitale che manca ai ragazzi per non ferire gli altri 724 AUDIO DI TUTTI
I BRANI
IN ENGLISH The Police, Message in a bottle 728

2. Diritto chiama…dovere risponde 732 PER LEGGERE


ANCORA

Erri De Luca, Il pannello 733 SCHEDA DI ANALISI


DEL FILM
Gherardo Colombo, Un paese immaginario 739 AUDIO DI TUTTI
I BRANI
IN ENGLISH Martin Luther King, I have a dream 744
Nelson Mandela, A democratic and free society 744
Barack Obama, Keepers of this legacy 745
3. Emergenza ambiente 746 PER LEGGERE
ANCORA

Mauro Corona, Brutto risveglio 747 SCHEDA DI ANALISI


DEL FILM
Mario Tozzi, Frane, alluvioni e colate di fango 752 AUDIO DI TUTTI
I BRANI
IN ENGLISH National Geographic, Modern-Day Plague 756

4. Pianeta lavoro 758 PER LEGGERE


ANCORA

Primo Levi, Tre mestieri a confronto: l’operaio, il chimico e lo scrittore 759 SCHEDA DI ANALISI
DEL FILM
Ilvo Damanti, Il futuro è un rebus 765 AUDIO DI TUTTI
I BRANI
IN ENGLISH Charles Dickens, Coketown 770

PROVA AUTENTICA 772


• Campagna pubblicitaria per la legalità 772
• Un pannello informativo sulla “lunga vita” dei rifiuti 773

PREPARARSI ALLA PROVA INVALSI 774


Il manager: “Le lingue antiche sono utili negli affari” 774
Il Welfare Fai-da-te e i nonni 776

Indice degli autori 778

© Istituto Italiano Edizioni Atlas 15


> UNA LETTURA E UN FILM
PER COMINCIARE

MICHAEL MORPURGO

Siamo quello che leggiamo


Lo scrittore americano Michael Morpurgo (1943) racconta, in questo breve e
intenso racconto autobiografico, il proprio faticoso approdo alla lettura come
esperienza felice, piena e densa di emozione e significato.

Edward Thomas1 ha scritto che da ragazzo preferiva gli uccelli ai libri. Io pure,
anche se, essendo un po’ selvaggio, preferivo depredare i nidi invece che osservare
gli uccelli. Collezionavo uova e farfalle e figurine dei calciatori. Giocavo a rugby,
a cricket, a castagne, ad aliossi2 e a biglie. Leggevo, sì, ma solo quando dovevo, e
in quel caso erano soprattutto Eagle3 ed Enid Blyton4, probabilmente perché en-
trambi erano banditi5 da casa mia. A senso e a ragione, sarei dovuto diventare un
lettore avido. La nostra casa scricchiolava sotto il peso dei libri. Tappezzavano le
pareti di ogni stanza, anche del bagno. Avevo un nonno, Emile Cammaerts, un
famoso poeta bilingue, e un patrigno, Jack Morpurgo, che era editore e scrittore.
Erano tutti e due intellettuali e uomini di libri nell’intimo.
Questo pedigree avrebbe dovuto aiutarmi, ma non lo fece. Probabilmente mi
bloccò, ma non fu colpa loro.
Forse non mi piacevano i libri, ma le storie sì. Adoravo le storie. E ora, tanti
anni dopo, so perché. Credo di sapere anche come mai più tardi il mio amore per
le storie divenne disamore per i libri, perfino paura di loro. Mia madre era un’at-
trice, e brava, anche: diplomata alla Royal Academy of Dramatic Art, Stratford-
Upon-Avon6 e tutto il resto. Quando ero molto piccolo veniva a sedersi sul mio
letto e mi leggeva una storia, o una o due poesie. Non ricordo illustrazioni in quei
libri. Le immagini nascevano nella mia mente dalle parole che lei pronunciava,
parole che mi suonavano come musica familiare. Avevo e ho cari quei preziosi
momenti trascorsi da solo con mia madre, l’unica occasione di restare veramente
soli in una casa indaffarata. E furono le storie a legarci, le storie e la musicalità
delle parole. Il libro era il legame vivo tra noi. Ogni sera all’ora di dormire temevo
l’arrivo della fine, la definitività dell’ultimo verso della poesia o dell’ultima frase
della storia.

1. Edward Thomas: scrittore e poeta inglese del XIX secolo.


2. aliossi: gioco della tradizione popolare. Si lanciano per aria cinque sassolini o monetine cercando poi
di farli ricadere sul dorso della mano.
3. Eagle: un settimanale di fumetti.
4. Enid Blyton: popolare scrittrice inglese (1897-1968), celebre per le serie Secret Seven (Club dei Sette) e
Famous Five (La Banda dei Cinque).
5. banditi: allontanati, vietati.
6. Stratford-Upon-Avon: città natale di William Shakespeare, sul fiume Avon, sulle cui rive è situato il
Royal Shakespeare Theatre.

16 © Istituto Italiano Edizioni Atlas


Una lettura e un film per cominciare

Mi leggeva le favole di Esopo, Masefield7 e de la Mare8 e Belloc9 e Longfellow10


e Kipling11 e i Jumblies di Edward Lear12, uno dei nostri preferiti.
Finito il momento delle storie, mi lasciava al buio, solo con il profumo della sua
cipria. La porta restava appena socchiusa, perché lei sapeva che mi piaceva così.
Ben presto, tuttavia, si chiuse del tutto, perché “alla tua età i bambini non devono
avere paura del buio”. Nella terrificante, impenetrabile oscurità, che credevo l’o-
scurità della morte, cercavo per quanto possibile di rivivere la storia, di ricordare
la poesia. Storie e poesie, e le parole musicali che le componevano, illuminavano
la mia oscurità e furono una gioia e un conforto per tutta la mia prima infanzia.
Poi, a cinque o sei anni, andai recalcitrante a scuola, trascinando i piedi sul
marciapiede coperto di foglie attraverso il denso smog fino alla St Matthias Pri-
mary School in Warwick Road, e più tardi, ancora più riottoso13, in collegio nel
Sussex. In entrambi i luoghi parole e libri divennero una minaccia. Non erano più
magici, e certo non erano musicali. Le parole dovevano essere sillabate, formando
frasi e periodi, con la punteggiatura, in una grafia ordinata e senza macchie. Alcu-
ne parole si chiamavano nomi o pronomi o verbi. Alcune parole si dovevano reci-
tare in piedi; la mia memoria veniva soffocata e stordita dal terrore, lingua e gola
erano impedite da un balbettio. C’erano i dettati, le pagine da copiare, i riassunti
e le domande sul testo, e tutto questo era oggetto di prove e di voti. I visti in rosso
posti alla fine dei compiti per indicarne la correttezza erano pochi, pochissimi.
Molto più spesso una folla di croci e segnacci rossi copriva i miei quaderni come
tagli sanguinanti. Poi c’erano le punizioni. Le parole sbagliate dovevano essere
riscritte cinquanta, cento volte. Per ogni forma di sciatteria bisognava restare in
classe dopo l’orario e scrivere altre frasi. E spesso, quando i risultati continuavano
a essere scarsi, per incoraggiarci a migliorare c’era la temuta visita allo studio del
direttore per l’incontro con la bacchetta. Ma la cosa peggiore era il disappunto a
casa per una brutta pagella, la conferma ufficiale dei miei fallimenti e delle mie
lacune. “Se vuoi passare gli esami dovrai leggere di più” mi dissero. E mi diedero
da leggere Oliver Twist: avevo otto anni, credo.
Storie e poesie avevano assunto una tonalità tutta diversa. La musica era sva-
nita; la magia, la gioia e la consolazione si erano dissolte. Nessuno leggeva più per
me quando andavo a letto perché non restavo a casa a lungo, e anche quando c’ero
ormai mi ritenevano troppo grande per questo. I libri divennero per me una fonte
di terrore, un continuo richiamo alla mia incapacità di far bene. Così invece di
leggere andavo a caccia di nidi. Potete tranquillamente imputare a Oliver Twist la
scarsità di tordi nell’odierno Sussex. Come tutti i bambini, volevo assolutamente
essere bravo in qualcosa.
Giocavo benissimo a cricket, mi veniva naturale; divenni bravissimo a rugby,
straordinario a biglie, un vero genio ad aliossi.
Eppure in qualche modo, in tutto questo, devo aver letto abbastanza da mante-
nere in vita il ricordo della musica: storie di scuola, imprese audaci, avventure in
forma di fumetto o di parola.
Mi appassionai profondamente a un libro in particolare, che lessi e rilessi, tan-

7. Masefleld: John Edward Masefleld (1878-1967), scrittore e poeta britannico.


8. de la Mare: Walter John de la Mare (1873-1956), poeta e romanziere britannico.
9. Belloc: Joseph Hilaire Pierre Rene Belloc (1870-1953), scrittore britannico.
10. Longfellow: Henry Wadsworth Longfellow (1807-1882), scrittore e poeta americano.
11. Kipling: Joseph Rudyard Kipling (1865-1936), scrittore e poeta britannico.
12. Edward Lear: scrittore e illustratore inglese (1812-1888).
13. riottoso: ribelle.

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Una lettura e un film per cominciare

→ Illustrazione
ottocentesca del
testo di Charles
Dickens, Storia
di due città.

to m’identificavo nel suo eroe. Ero Jim Hawkins nell’Isola del Tesoro. Lì vissi con
lui, mi nascosi nel barile di mele a bordo dell’Hispaniola, origliai la terribile cospi-
razione, assistetti a omicidi e malefatte, combattei contro i cattivi al fianco dei
buoni, feci salpare una nave da solo. Stevenson aveva modellato Jim Hawkins su
di me, non c’era alcun dubbio. Dopo tutti questi anni, è ancora lo scrittore che più
ammiro e desidero essere. Ma allora, in classe, e anche a casa, i libri mi faceva-
no soltanto sentire spaventato e inadeguato. Per trarmi fuori dai guai mentii in
entrambi i luoghi, lessi i Classics Illustrated (versioni a fumetti degli originali),
e giurai di aver letto Racconto di due città14, Guerra e Pace15 e Jane Eyre16. Avevano le
figure e contenevano storie straordinarie. I libri veri per me rimasero ancora a
lungo chiusi.
Dopo un breve periodo nell’esercito andai all’università e studiai inglese, fran-
cese e filosofia. Me la cavai, ancora oppresso da quel medesimo senso profondo di
inadeguatezza tutte le volte che aprivo un libro o cercavo di scrivere un saggio.
Ma poi, al terzo anno al King’s College di Londra mi capitò di leggere Sir Gawain e
il Cavaliere verde17 e lo AMAI. Fui conquistato dal ritmo della storia, dalla ricchezza
del linguaggio, e per la prima volta dopo moltissimo tempo mi sentii coinvolto
in un’opera di poesia o di finzione. All’improvviso non ero più un estraneo. Ero
Gawain, proprio come ero stato Jim Hawkins. Risentii la musica nelle parole, fui
di nuovo un bambino, fui di nuovo un lettore.
Anni dopo scrissi una storia su quel bambino, che potremmo definire un let-
tore riluttante: un giorno, l’incontro con una persona che ama profondamente le
storie, che crede nel potere della narrazione e nutre una grande passione per i li-
bri, gli cambia profondamente la vita. La intitolai Io credo agli unicorni. Come molte
delle mie storie, è comparsa in varie forme. Mi piace la trasformazione in un film,
in un’opera, in uno spettacolo teatrale: ciascuna forma soffia una nuova vita, una
vita diversa, nella storia. In questa caso, il racconto fu sviluppato in un romanzo
breve, gli furono offerti uno spazio e una profondità più vasti in cui vivere. Ma
quello che avete appena letto è l’originale, l’essenza della storia, se volete.

14. Racconto di due città: romanzo storico di Charles Dickens, ambientato nel periodo della Rivoluzione
francese.
15. Guerra e pace: romanzo storico di Lev Tolstoj, ambientato in Russia nel periodo napoleonico.
16. Jane Eyre: capolavoro della scrittrice inglese Charlotte Brontë.
17. Sir Gawain e il Cavaliere verde: poema anonimo del XIV secolo, nel quale Sir Gawain, cavaliere della
Tavola Rotonda, accetta la sfida lanciata da un misterioso cavaliere completamente verde, nei capel-
li, nella pelle, negli abiti.

18 © Istituto Italiano Edizioni Atlas


Una lettura e un film per cominciare

A PARTIRE DAL TESTO

> La lettura per l’autore


1. Quale ricordo dell’infanzia dell’autore riporta l’esperienza felice della lettura?
2. Che cosa determina invece la perdita del piacere di leggere libri?
3. Quali sono le letture preferite dall’autore, non apprezzate dalla sua famiglia?
4. Quale romanzo, seppure in modo non definitivo, riconcilia l’autore con la lettura? Per quale motivo?
5. Che cosa accade, di piacevole e inaspettato, durante la lettura di Sir Gawain e il Cavaliere verde?

> La lettura per me


6. Quali sono le letture che preferisci?
7. Ci sono personaggi di racconti, romanzi o fumetti in cui ti sei immedesimato come accade al
protagonista del brano? Quali?
8. In quale luogo o situazione ti piace leggere?
9. Parli di libri con i tuoi amici?
10. Leggere storie ti ha mai fatto pensare di scriverne di tue?

OLTRE IL TESTO

> Leggere e raccontare per “creare e ricreare” noi stessi


11. Nel brano letto, è presente anche un riferimento alla lettura come esperienza esistenziale, dove
situazioni, azioni e personaggi diventano uno specchio in cui guardare e riguardare per capire chi siamo.
Riferendosi al poema Sir Gawin e il cavaliere verde, attraverso il quale rinasce il piacere della lettura,
l’autore infatti afferma:
“All’improvviso non ero più un estraneo. Ero Gawain, proprio come ero stato Jim Hawkins. Risentii la
musica nelle parole, fui di nuovo un bambino, fui di nuovo un lettore.”
L’esperienza esistenziale della narrazione è sottolineata anche dallo scrittore Adain Chambers che scrive:
“Le storie sono la forma attraverso la quale usiamo la lingua per creare e ricreare noi stessi - le nostre
idee su chi siamo, da dove veniamo, che cosa possiamo diventare. La lingua è il dio che ci crea. Non
sono le esperienze che viviamo a cambiarci e a formarci, come comunemente si crede, ma le storie che
noi raccontiamo di quelle esperienze. Finché non abbiamo ridato forma alle nostre vite in un racconto
strutturato in narrazione, non possiamo trovare e contemplare il significato delle esperienze che abbiamo
vissuto. Sono le storie a cambiarci, non gli eventi che viviamo.”
Dividetevi in gruppi e riflettete insieme sul significato
di queste due affermazioni, anche alla luce delle vostre
esperienze di lettura o narrazione.
Se lo ritenente, potete seguire i seguenti suggerimenti.
• Condividete quanto affermano Michael Morpurgo e Adain
Chambers? Motivate la risposta.
• Sottolineate la frase che nelle due citazioni vi ha colpito
di più e spiegatene la ragione.
• Nella vostra esperienza di lettori, c’è un libro che vi ha
fatto riflettere su un aspetto importante della vostra
vita (ad esempio sulla relazione con i vostri amici, sul
rapporto con i vostri familiari, sul modo di rapportarsi
agli insegnanti e alla scuola in genere…)?
• Scrivete una breve frase nella quale esprimete che cosa
rappresenta per voi la lettura.

→ Una pagina del manoscritto originale del poema Sir Gawin


e il cavaliere verde del XIV secolo.

© Istituto Italiano Edizioni Atlas 19


Una lettura e un film per cominciare

Un film • Scoprendo Forrester di Gus Van Sant

A partire dalla riflessione finale del brano di Michael Morpurgo che avete appena letto, secondo cui i lin-
guaggi e le forme della narrazione sono diverse e tutte “soffiano una nuova vita” nelle storie, vi proponia-
mo la visione del film Scoprendo Forrester diretto nel 2000 dal regista Gus Van Sant.
Prima di vedere il film
Protagonisti:
Jamal Wallace, un sedicenne di colore che colti-
va in segreto passione e talento per la scrittura
(intepretato da Robert Brown).
William Forrester, indimenticato autore di un
unico grande romanzo di successo ritiratosi dal-
la vita pubblica (intepretato da Sean Connery).

Ambientazione:
South Bronx e Manhattan.

Dopo la visione del film


Punti di vista
1. Ciascuno di voi compili una propria scheda sul film da condividere poi con la classe.
• Quale personaggio ti piacerebbe interpretare nel film? Perché?
• Quale momento del film ti ha maggiormente emozionato in senso positivo? Quale in senso negativo?
• C’è una frase che ricordi e che ti ha colpito durante la visione del film?
• Consiglieresti la visione del film a un amico? Motiva la tua risposta.

Temi
2. Tra William e Jamal si stabilisce un rapporto “maestro - allievo”, basato sulla scrittura:
• Qual è il valore che la scrittura assume per Jamal nella storia?
• Quale il valore per William?
• In che modo la relazione tra i due cambia le loro vite?
3. Alla luce delle considerazioni emerse vi sembra che il messaggio del film sia attinente alle citazioni di
Morpurgo e Chambers, precedentemente riportate, sul fatto che leggere e narrare sono un’esperienza
esistenziale? Discutetene insieme.

↑ Un’immagine del quartiere di Manhattan.

20 © Istituto Italiano Edizioni Atlas


A
STRUMENTI
PER L’ANALISI
DEL TESTO

1. LE FORME DELLA NARRAZIONE 22

2. I PERSONAGGI 49

3. IL NARRATORE E IL PUNTO DI VISTA 76

4. LO SPAZIO E IL TEMPO 108

5. LO STILE 126

© Istituto Italiano Edizioni Atlas


1. LE FORME DELLA
NARRAZIONE

I testi narrativi
L’esigenza umana di raccontare L’esigenza di raccontare e raccontarsi è dif-
fusa in ogni epoca e in ogni comunità sociale, al punto che alcuni studiosi la consi-
derano alla base della nostra natura di esseri umani. Diceva Jay Gould (1941-2002),
biologo ed esperto dell’evoluzione:
“Siamo creature che raccontano storie; la nostra specie avrebbero dovuto chiamar-
la Homo narrator […] anziché con il termine spesso inappropriato di Homo sapiens. La
modalità narrativa ci riesce naturale, come uno stile per organizzare pensieri e idee”.
Anche il pedagogista Jerome Bruner (1915-2016) sosteneva che raccontare storie
su di noi, sul nostro vissuto, o storie su fatti capitati ad altri è un modo a cui spon-
taneamente ricorriamo per dare un ordine alla nostra vita e conoscere, narrandolo,
il mondo:
“È consuetudine della maggior parte delle scuole trattare le arti narrative […] come
qualcosa più decorativo che necessario, qualcosa con cui ingentilire le ore di svago, a
volte come qualcosa di moralmente esemplare. Ciò non toglie che noi costruiamo in
forma narrativa l’analisi delle nostre origini culturali e delle credenze che ci sono più
care, e non è solo il contenuto di quei racconti ad affascinarci, ma anche l’abilità con
cui vengono narrati. Anche la nostra esperienza immediata, quello che ci è successo
ieri o l’altro ieri, la esprimiamo sotto forma di racconto. Cosa ancora più significativa,
rappresentiamo la nostra vita (a noi stessi e agli altri) in forma di narrazione. […] For-
se ricordate che quando Peter Pan chiede a Wendy di ritornare con lui nell’Isola che
non c’è, per convincerla le spiega che potrebbe insegnare come si raccontano storie ai
Ragazzi perduti che vi si trovano. Se essi imparassero come si organizza un racconto,
i Ragazzi perduti sarebbero forse in grado di crescere”.

Testi narrativi letterari I testi narrativi possono essere definiti letterari, quan-
do la comunità dei lettori riconosce loro un certo valore che li porta ad essere letti
e riletti e apprezzati, non solo per la storia che raccontano, ma anche per come la
raccontano. Ci sono molti modi di classificare i testi letterari (il genere, l’epoca, il con-
tenuto ecc.) ma l’importate è che essi producano questo incontro magico con i lettori.

PER FARE IL PUNTO

TESTI sono letterari se hanno


NARRATIVI

• un valore che dura nel • dei lettori che li apprezzano


tempo per la storia e per gli aspetti
↑ In alto: Piet
formali della narrazione
Mondrian, Melo
in fiore, 1917.

22 © Istituto Italiano Edizioni Atlas


1 Le forme della narrazione

L’importanza del lettore L’azione del lettore che dà vita, leggendoli, ai testi
letterari è fondamentale. Come dice il filosofo Jean Paul Sartre (1905-1980):
“L’oggetto letterario è una strana trottola che non esiste se non in movimento. Per farla
nascere occorre un atto concreto che si chiama let-
tura, ed essa dura quanto può durare questa lettura. Quando leggiamo un romanzo,
Fuori di lì non ci sono che dei segni neri sulla carta”. diventiamo mentalmente folli.
Il lettore di un racconto, di un romanzo si affida Crediamo nell’esistenza di persone
completamente alla storia raccontata. Anche che non ci sono, sentiamo le loro
quando si tratta di una storia inventata, leggendo- voci. La salute mentale torna (nella
la si comporta come se fosse vera, decide di consi- maggior parte dei casi) solo quando
derarla tale per tutta la durata della lettura. Mette il libro è chiuso.
in atto quella che la critica letteraria ha definito la
(URSULA K. LE GUIN)
sospensione dell’incredulità.

Uno strumento per leggere: la narratologia Ci sono diversi metodi per sco-
prire i “segreti” dei testi narrativi: uno dei più promettenti è la narratologia.
La narratologia è una disciplina teorica che spiega le tecniche con cui si scrivono ro-
manzi e racconti e fornisce una serie di strumenti che aiutano a smontare un te-
sto, mettendo in evidenza i suoi meccanismi di funzionamento: il concatenarsi degli
eventi, i ruoli dei personaggi, il punto di vista di chi racconta ecc.
Comprendere a fondo come è “costruito” un testo narrativo non significa perdere il
gusto di leggerlo: anzi, quando si comprende la forma di un testo, si apprezza ancora
di più la sapienza con cui è stato scritto, e si interpretano in profondità il suo signifi-
cato e il suo valore. Nelle prossime pagine impareremo a conoscere gli elementi che
compongono i testi narrativi letterari e, grazie alla narratologia, impareremo anche
ad analizzarli e interpretarli.

La “poltrona arancione” di uno scrittore-lettore


L o scrittore turco Orhan Pamuk
(premio Nobel per la lettera-
tura nel 2006) ci racconta come
cione in cui ero seduto, la stanza
piena di tappeti, le grida dei ra-
gazzini che giocavano a pallone
dezza. Scrutavo con avidità le pa-
role, augurandomi, con un misto
di impazienza e piacere, che ogni
prende forma quella “sospensio- in strada retrocedevano dalla mia cosa andasse rapidamente al suo
ne dell’incredulità” che permette mente; e un mondo nuovo pren- posto. In quei momenti, tutte le
ai lettori di vivere come presenti deva forma davanti a me, parola porte della mia percezione erano
e reali i mondi evocati in racconti per parola, frase per frase. Pagina spalancate, come i sensi di un ani-
e romanzi. “Quando leggevo un dopo pagina, quel mondo nuovo male domestico lasciato libero in
romanzo, nella mia giovinezza, si cristallizzava e acquistava niti- un ambiente del tutto alieno, e la
accadeva talora che prendesse mia mente cominciava a funzio-
forma dentro di me un paesaggio nare assai più svelta, quasi in pre-
ampio, profondo, quieto. E qual- da al panico. Dopo un po’, l’ampio
che volta le luci si spegnevano, il paesaggio che desideravo vedere
bianco e il nero si accentuavano e si apriva davanti a me come un
poi si scindevano, e spuntavano immenso continente che appare
le ombre. Mentre venivo lenta- in tutta la sua nitidezza quando
mente sommerso dal mondo del la nebbia si solleva. Vedevo allo-
romanzo, mi rendevo conto che ra le cose raccontate nel romanzo
le tracce delle azioni che avevo come una persona che guarda co-
compiuto prima di aprire le pagi- modamente il panorama da una
ne del libro svanivano piano pia- finestra.”
no. Sentivo che la poltrona aran- (da “La Stampa”, 05/02/2012)

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A Strumenti per l’analisi del testo

Le sequenze > LAB 1

Che cos’è una sequenza È sempre possibile scomporre un testo narrativo in


piccole parti che, per quanto brevi, abbiano un contenuto riconoscibile, un inizio e
una fine individuabili. Queste unità minime di narrazione, strettamente collegate tra
loro, si chiamano sequenze e si distinguono l’una dall’altra secondo precisi cambia-
menti che accompagnano lo sviluppo della storia.

Come riconoscere una sequenza Il passaggio da una sequenza all’altra avvie-


ne ogni volta che in un testo narrativo:
• entra o esce di scena un personaggio (Si aprì la porta ed entrò il marchese infuriato…);
• cambia il luogo dell’azione o cambia il tempo (All’improvviso si trovarono nel bo-
sco…, Sette anni dopo…);
• si verifica un nuovo evento che imprime una svolta alla storia (Quel giorno arriva-
rono gli inquilini nell’appartamento di fronte…).

Tipi di sequenze Le sequenze possono essere di cinque tipi: narrative, descritti-


ve, dialogiche, riflessive e anche miste.
Inoltre, relativamente alla funzione che rivestono nella storia, le sequenze possono
essere:
↓ Molto spesso • dinamiche quando contengono le azioni e gli eventi che fanno procedere la storia;
la striscia
di un fumetto • statiche quando non contribuiscono al procedere della storia e la narrazione si sof-
corrisponde a una ferma sulla descrizione di luoghi e situazioni che fanno da sfondo agli eventi, sulla
sequenza. descrizione di personaggi o sulle loro riflessioni.

24 © Istituto Italiano Edizioni Atlas


1 Le forme della narrazione

• Leggi gli esempi, tutti tratti dal romanzo La casa in collina di Cesare Pavese, per
comprendere le caratteristiche delle differenti tipologie di sequenza.

Sequenza narrativa
Di nuovo stasera salivo la collina… Belbo, accucciato sul sentiero,
Consiste nel racconto delle azioni
mi aspettava al posto solito e nel buio lo sentivo uggiolare. Tremava
compiute dai personaggi. Spesso è
e raspava. Poi mi corse addosso, saltando per toccarmi la faccia, e
introdotta da connettivi temporali
lo calmai, gli dissi parole, fin che ricadde e corse avanti, si fermò a
(un giorno, quella volta…). La se-
fiutare un tronco, felice. Quando si accorse che invece di entrare sul
quenza narrativa ricorre al passato
sentiero proseguivo verso il bosco, fece un salto di gioia e si cacciò remoto e al passato prossimo per le
fra le piante. azioni puntuali, all’imperfetto per le
azioni abituali, introdotte da di so-
lito, abitualmente ecc. La sequenza
narrativa può ricorrere anche al pre-
sente. È una sequenza dinamica.

Sequenza descrittiva
Così mi piaceva la grossa collina, serpeggiante di schiene e di co-
Consiste nella descrizione di luo-
ste, nel buio. In passato era uguale, ma tanti lumi la punteggiava-
ghi, persone, cose. Spesso il verbo
no, una vita tranquilla, uomini nelle case, riposo e allegria. Anche
è usato all’imperfetto; è al presen-
adesso qualche volta si sentivano voci scoppiare, ridere in lonta-
te se il racconto in cui si inserisce è
nanza, ma il gran buio pesava, copriva ogni cosa, e la terra era tor-
anch’esso al presente. La sequenza
nata selvatica, sola, come l’avevo conosciuta da ragazzo. descrittiva è di solito una sequenza
statica, ma può essere dinamica se
contribuisce a modificare gli eventi.

Sequenza dialogica
Discorrevamo a bassa voce, perché Dino non potesse sentirci. Ince-
Consiste in uno scambio di battute
spicava e già dormiva. Sbuffò come stesse sognando.
fra i personaggi e spesso è segnalata
“Chissà se Dino somiglia a suo padre” le dissi. “Gli piace girare nei
dal verbo dire, dai suoi sinonimi e dai
boschi, stare solo. Scommetto che quando lo baci si pulisce la faccia. nomi dei personaggi che parlano.
Qualche volta lo baci?” Si considerano statiche le sequen-
“È un muletto, una bestia testarda,” disse Cate. “Strappa tutto. A ze dialogiche che creano una pausa
scuola fa sempre la lotta con tutti. Non è mica cattivo.” nella narrazione e dinamiche quel-
“A scuola studia volentieri?” le che contengono notizie e dati
“Fin che posso l’aiuto,” disse Cate. “Son così contenta che un al- utili per il procedere della storia.
tr’anno cambieranno i programmi.”
“E finito un altr’anno, che scuola farà?”
“Voglio che studi fin che posso,” disse Cate “che diventi qualcuno.”

© Istituto Italiano Edizioni Atlas 25


A Strumenti per l’analisi del testo

Sequenza riflessiva
Oggi ancora mi chiedo perché quei tedeschi non mi aspettarono
Dà spazio alle riflessioni del nar-
alla villa mandando qualcuno a cercarmi a Torino. Devo a questo
ratore, di un personaggio (cioè del
se sono ancora libero, se sono quassù. Perché la salvezza sia toc-
personaggio che racconta, come in
cata a me e non a Gallo, a Tonio, non a Cate, non so. Forse perché
questo caso), dell’autore.
devo soffrire dell’altro? Perché sono il più inutile e non merito nul-
Normalmente è una sequenza sta-
la, nemmeno un castigo? L’esperienza del pericolo rende vigliacchi tica perché le riflessioni interrom-
ogni giorno di più. Rende sciocchi, e sono al punto che esser vivo pono la narrazione; non mancano
per caso, quando tanti migliori di me sono morti, non mi soddisfa e però casi di riflessioni intrecciate
non mi basta. A volte dopo aver ascoltato l’inutile radio, guardando con la narrazione, con il dialogo, con
dal vetro le vigne deserte penso che vivere per caso non è vivere. E la descrizione che hanno un caratte-
mi chiedo se sono davvero scampato. re poco statico.

Sequenza mista
Notti dopo, Torino andò in fiamme. Durò più di un’ora. Ci pareva di
Spesso le sequenze alternano nar-
avere sul capo i motori e gli scoppi. Caddero bombe anche in collina
razione, dialogo, descrizione, ri-
e nel Po. Un apparecchio mitragliò inferocito una batteria antiaerea
flessione: in questo caso si parla di
– si seppe l’indomani che diversi tedeschi erano morti. – Siamo in
sequenze miste.
mano ai tedeschi, – dicevano tutti, – ci difendono loro.
Accade soprattutto nella narrativa
La sera dopo, altra incursione, più tremenda. Si sentivano le case contemporanea, che è meno pro-
crollare, tremare la terra. La gente scappava, tornarono a dormire pensa di quella più tradizionale a
nei boschi. Le mie donne pregarono fino all’alba, inginocchiate su un separare i diversi “ingredienti” del
tappeto. testo narrativo.
(da C. Pavese, La casa in collina, Einaudi, Torino, 2008)

Macrosequenze e blocchi narrativi Più sequenze


unite fra loro da rapporti logici e temporali possono costi-
tuire delle macrosequenze, dette anche blocchi narrativi,
cioè delle parti di testo complete e autonome, che rivela-
no l’ossatura narrativa del testo. Individuare le macrose-
quenze e dare ad esse un titolo sono le prime fasi della
tecnica del riassunto (→ Quaderno delle competenze).

← Felice Casorati, La preghiera, 1914.

PER FARE IL PUNTO


SEQUENZE

Narrative Descrittive Dialogiche Riflessive Miste


• Raccontano • Descrivono, • Riportano • Riportano i • Alternano
le azioni dei luoghi, discorsi diretti, pensieri, le narrazione,
personaggi e ambienti, scambi di riflessioni dei descrizione,
gli eventi della personaggi battute tra personaggi o dialogo,
vicenda personaggi del narratore riflessione

26 © Istituto Italiano Edizioni Atlas


1 Le forme della narrazione

Lo schema del racconto > LAB 2

Una struttura ricorrente A partire dai racconti di tipo


tradizionale (le storie con la morale come le favole, le fiabe
e le leggende, ecc.) la narratologia ha elaborato uno schema
formale fisso indipendente dai contenuti delle singole sto-
rie. Tale schema è presente, seppure in modo meno eviden-
te, anche nella narrativa moderna e addirittura nel roman-
zo. Leggi gli esempi nello schema.

PER FARE IL PUNTO


Biancaneve
SCHEMA NARRATIVO
Antefatto: non è sempre presente, spesso Un re ha perso la moglie e
è implicito, ed è costituto dai fatti che vive con la figlia a palazzo.
hanno reso possibili, magari molto tempo La figlia è chiamata da tutti Antefatto
prima, gli avvenimenti. Biancaneve.

Situazione iniziale: consiste in una Il re sposa una donna molto


situazione di partenza destinata ad essere bella, ossessionata dalla
superata. Spesso è una situazione statica che bellezza. Situazione iniziale
però contiene in sé un elemento di instabilità
che porterà gli eventi a precipitare.

Esordio: è l’inizio dei fatti vero e proprio La regina viene a sapere da


che si verifica quando l’equilibrio si rompe uno specchio magico che
e la situazione iniziale precipita. Può Biancaneve è più bella di lei Esordio
essere un avvenimento di poco conto o e ordina di ucciderla.
una crisi traumatica.

Peripezie: i personaggi, ormai entrati Biancaneve si salva e trova


in una fase dinamica di cambiamento, ospitalità presso i nani
agiscono, si muovono, si trasformano. della foresta.
Le peripezie sono appunto le avventure Peripezie
dei personaggi e le prove che devono
superare.

Spannung: è il momento culminante del Biancaneve viene


racconto in cui la vicenda arriva a un punto avvelenata dalla regina
di non ritorno. Si tratta di un momento con una mela. Spannung
carico di tensione in cui il lettore sta con il
fiato sospeso in attesa dei nuovi sviluppi.

Scioglimento: è il momento finale in Il principe salva dalla


cui all’equilibrio iniziale si sostituisce morte Biancaneve
un nuovo equilibrio dal momento che i baciandola e la sposa. Scioglimento
protagonisti hanno superato le prove.

Finale: è la conclusione in cui può essere Biancaneve e il principe


presente anche una morale tratta dalla vivono felici e contenti.
vicenda, soprattutto in alcuni generi.
Finale
Il finale può essere lieto, tragico, oppure
un finale aperto a nuovi sviluppi.

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A Strumenti per l’analisi del testo

Fabula e intreccio > LAB 3, LAB 4, LAB 5

Ordine dei fatti e ordine della narrazione I fatti narrati da un testo narrati-
vo, disposti in ordine logico-cronologico, costituiscono la fabula o ordine dei fatti. Il
testo, però, non racconta sempre i fatti nell’ordine in cui si svolgono; al suo interno,
anzi, si crea spesso un ordine diverso, un ordine della narrazione, che possiamo chia-
mare intreccio. L’intreccio è creato appositamente dall’autore allo scopo di rendere
più dinamica e più interessante la narrazione. Un intreccio ben costruito, infatti, tie-
ne desta l’attenzione del lettore e crea una certa aspettativa, addirittura una certa
suspense, cioè un’attesa piacevolmente ansiosa di ciò che accadrà.
Nei generi letterari più semplici, più brevi, normalmente l’intreccio non cambi la fa-
bula: è questo il caso, per esempio, di molte fiabe e favole. Nei generi più complessi
è invece più frequente che l’intreccio movimenti la fabula, crei anticipazioni o ritardi
negli eventi che rendono la storia meno lineare e più avvincente.
Esistono molti modi per creare degli intrecci avvincenti. Vediamo i principali.

A B C D E
fabula

intreccio
D E B C A

L’intreccio crea un ordine diverso dalla fabula Si tratta del caso più tipico.
Leggendo ci accorgiamo che i fatti descritti si sono svolti in un ordine diverso da quel-
lo in cui sono narrati.
A volte troviamo un ordine a ritroso, cioè “all’indietro”: il narratore inizia a raccontare
della fase avanzata dalla storia, e poi torna indietro a raccontare i fatti che, dall’inizio,
hanno determinato quella situazione.
Altre volte gli espedienti dell’intreccio sono circoscritti a singoli momenti della nar-
razione in cui il racconto si spinge in avanti per poi tornare indietro a recuperare fatti
tralasciati; oppure il racconto si spinge in avanti a narrare ciò che accadrà nella storia
solo di lì a un po’di tempo. Osserva l’esempio.

Intreccio Maltempo Fabula


Oggi è stata una giornata triste, piovosa,
3 oggi c’è brutto tempo e il 1 ieri il personaggio ha in-
senza luce,
personaggio riflette → 1 ieri contrato una donna e le ha
proprio come la mia vecchiaia futura.
il personaggio ha parlato parlato → 2 il personaggio si
Mi frullano per la testa pensieri strani,
con una donna → 2 si è con- è congedato da lei quando
sensazioni oscure…
gedato da lei quando è ini- cominciava il brutto tempo
ziato il brutto tempo Oggi non ci vedremo. Ieri, quando ci → 3 oggi c’è brutto tempo e
congedammo, il cielo cominciava a rico- il personaggio riflette
prirsi di nuvole e si innalzava la nebbia.
Le dissi che domani sarebbe stato un
brutto giorno: lei non rispose, non vole-
va contraddirsi.
(da F. Dostoevskij, Le notti bianche,
Mondadori, Milano, 1993)

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1 Le forme della narrazione

L’intreccio crea salti temporali: il flashback e il flashforward A volte si


inserisce nel racconto un fatto che è accaduto molto tempo prima, può accadere ad
esempio sotto forma di ricordo oppure sotto forma di una parentesi narrativa che
riporta un episodio remoto, un antefatto delle vicende narrate.
Il termine con cui si definisce questa tecnica deriva dal linguaggio cinematografico
ed è flashback, “lampo all’indietro”. Un espediente classico, nel cinema, è quello di
presentare l’episodio del passato (flashback) in bianco e nero, in contrapposizione al
presente che è a colori: allo stesso modo, leggendo, è possibile immaginare in bianco e
nero l’episodio lontano, il precedente narrativo che si inserisce nella narrazione all’im-
provviso, per rivelare qualcosa di prezioso per capire i fatti.
In modo analogo, il testo può ospitare un flashforward o un lampo in avanti: la li-
nea temporale dei fatti narrati è interrotta dalla narrazione di un episodio che avverrà
molto tempo dopo, per esempio nelle vite future di un personaggio.
Tanto il flashback quanto il flashforward sono anacronie, cioè salti temporali: il
flashback, detto anche analessi, un salto temporale verso il passato, mentre il fla-
shforward detto anche prolessi, è un salto temporale verso il futuro.
Osserva l’esempio.

Il viandante
È una giornata che per camminare non potrebbe essere più bella, una giornata azzurra
e non tanto calda.
Come batuffoli bianchi le nuvole pendono sulla valle, immobili, e sui prati friniscono i
grilli. È ancora estate: ma la luce che vibra sui campi ha già una dorata dolcezza…
Già da ore il viandante si concede a malapena una sosta: si è tolto la camicia e porta lo
zaino sulle spalle nude, abbronzate e lucide. Flashback
È tutto sempre come allora, come tredici anni prima: allora camminava con suo fratello
maggiore che a volte gli indicava e gli spiegava, per esempio, come si era formata una il viandante
si ricorda di
valle così, come gli antichi ghiacciai, lentamente, avessero limato un’ampia conca, pro-
un episodio
prio come una pialla, e come sulle pareti di roccia si potessero riconoscere le striature
di tredici anni
che lo testimoniavano. E solo poi, diceva suo fratello adulto, era arrivato il torrente che
prima.
si era scanalato le strette gole.
Il viandante solitario ricorda tutte queste cose solo quando rivede le pareti di roccia.
Al tempo era ancora un ragazzino, e aveva ancora la sensazione di possedere una vita
immensa, quasi infinita, e forse qui, per la prima volta si era sentito un effimero mo-
scerino.
Allora, tredici anni fa.
Anche della minuta fonte che trova un po’ più avanti, sul ciglio della strada, si ricorda
il viandante; il fiero gorgoglio non è invecchiato negli anni, e anche questa volta beve
Flashforward
l’acqua gelata… Rinfresca magnificamente la fronte che lui tiene sotto il tubo: anche le
braccia abbronzate le immerge nel trogolo di legno foderato dal muschio, e in breve le piccolo balzo
macchie scure sulle sue scarpe saranno di nuovo secche e scompariranno. in avanti che
spiega quanto
(da M. Frisch, Il silenzio. Un racconto dalla montagna,
accadrà fra
Del Vecchio Editore, Roma, 2013)
poco.

PER FARE IL PUNTO


segue lo sviluppo cronologico
FABULA lineare
degli eventi
ORDINE
DEL RACCONTO si inserisce nella storia la
con flashback
narrazione di eventi del passato
INTRECCIO
con flashforward la narrazione fa un balzo in avanti
per raccontare eventi futuri

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A Strumenti per l’analisi del testo

L’intreccio accelera o rallenta il ritmo della narrazione La narrazione è co-


stituita da una successione di eventi che si svolgono lungo uno o più assi temporali:
ogni evento presuppone sempre un “prima” e un “dopo”. Ma per capire meglio la
funzione del tempo nella narrativa è opportuno distinguere fra il tempo della sto-
ria, costituito dalla durata degli eventi in termini storico-cronologici, e il tempo del
racconto (o del discorso), che consiste nella durata della narrazione dei medesimi
eventi. Per semplificare possiamo dire che il primo si calcola in ore, giorni, mesi, anni,
persino secoli, il secondo in parole, paragrafi, pagine e capitoli. Qualsiasi narrazione,
infatti, contiene informazioni sul tempo della storia, ad esempio che un viaggio è
durato quattro giorni, un matrimonio vent’anni, un duello un’ora, una guerra dieci
anni, un’esplosione pochi secondi; il tempo della storia corrisponde dunque a quello
calcolabile con un orologio o un calendario.
Ma, come detto, una narrazione è fatta di parole e frasi, e quindi ha anche un altro
tipo di “durata”, quello appunto relativo al tempo del racconto (o del discorso). Il rap-
porto fra questo “tempo” e quello della storia costituisce la velocità della narrazione.
Vediamo due esempi. La frase “Maria e Giovanni si sposarono, ebbero tre figli e dopo
vent’anni di matrimonio si separarono” è una narrazione ad altissima velocità, per-
ché riassume alcuni decenni in poche parole. Al contrario, se la festa di matrimonio
fra Maria e Giovanni è raccontata in tre capitoli, ci troviamo di fronte a una narrazio-
ne a bassa velocità, perché un evento di poche ore è sviluppato lungo molte pagine.
• Se chiamiamo appunto tempo della storia la durata dei fatti narrati in un racconto
e tempo del racconto il tempo che il racconto impiega a raccontare i fatti, avremo
le seguenti combinazioni.

Scena: il tempo Si tratta tipicamente dei dialoghi fra i Le si avvicinò.


della storia e personaggi o dei monologhi, cioè di quei “Buongiorno, Jeanne”.
il tempo del punti del testo in cui l’autore impiega a L’altra non la riconosceva…
racconto sono raccontare i fatti (il dialogo, il monologo) “Ma, signora…” balbettò; “non… Credo
uguali. lo stesso tempo che i fatti impiegano ad che vi siate sbagliata…”
accadere.
“No. Sono Mathilde Loisel”.
(G. de Maupassant)

Sommario: Si ha un sommario quando dei fatti La signora Loisel conobbe l’orribile vita
il tempo del lunghi e articolati vengono riassunti dei bisognosi. Vi si adattò eroicamente.
racconto è in poche righe: il tempo impiegato nel Era necessario pagare quel tremendo
più breve del racconto è inferiore al tempo che i fatti debito. Lo avrebbero pagato.
tempo della impiegano ad accadere. Tutti i mesi dovevano pagare cambiali,
storia.
rinnovarne altre, guadagnare tempo.
La narrazione
è ad alta Questa vita durò dieci anni.
velocità. (G. de Maupassant)

Ellissi: il tempo Si ha un’ellissi quando il racconto non Maria si sposò. Tre anni dopo diede alla
del racconto è riferisce dei fatti che però, come il lettore luce un figlio.
nullo perché il intuisce, sono accaduti nella storia. E vissero felici e contenti.
racconto non Anche alcuni finali di racconto o di
procede. romanzo sono delle ellissi perché
consistono in frasi cariche di promesse,
che lasciano capire che accadrà qualcosa
che non viene raccontato.

30 © Istituto Italiano Edizioni Atlas


1 Le forme della narrazione

Analisi: il Si ha un’analisi tutte le volte in cui il Il mattino dopo Marcovaldo


tempo del racconto rallenta e la durata dei fatti avvicinandosi alla fermata del tram era
racconto è narrati è inferiore a quella del tempo pieno d’apprensione. Si chinò sull’aiuola
più lungo del impiegato per narrarli. Accade tutte e con sollievo vide i funghi… Era
tempo della le volte in cui il testo narrativo ospita così chinato quando si accorse d’aver
storia. riflessioni, pensieri, emozioni del
qualcuno alle spalle. C’era uno spazzino
narratore o dei personaggi e il tempo
impiegato per narrare si allunga. che lo stava guardando appoggiato alla
sua scopa.
Questo spazzino, nella cui giurisdizione
si trovavano i funghi, era un giovane
occhialuto e spilungone. Si chiamava
Amadigi e a Marcovaldo era antipatico da
sempre…
(I. Calvino)
Pausa: il tempo Si tratta di un caso estremo di analisi. Ma il mattino del 21 si seppe che
della storia La storia si interrompe del tutto perché il l’indomani gli ebrei sarebbero partiti.
è nullo, ma racconto dà spazio a descrizioni o ospita Tutti: nessuna eccezione.
il racconto brani di riflessione. Soltanto una minoranza di ingenui e
procede. Può anche accadere che nella storia di illusi si ostinò nella speranza: noi
principale subentri a un certo punto
avevamo parlato a lungo coi profughi
un’altra storia, raccontata da un
personaggio (vedi il paragrafo seguente). polacchi e croati e sapevamo che cosa
Anche una interruzione di questo tipo voleva dire partire.
può essere considera una pausa. Nei riguardi dei condannati a morte,
la tradizione prescrive un austero
cerimoniale atto a mettere in evidenza
come ogni passione e ogni collera siano
ormai spente e come l’atto di giustizia
non rappresenti che un triste dovere
verso la società…
(P. Levi)

L’intreccio complica la storia: storie di primo e secondo livello Nei rac-


conti accade, a volte, che uno dei personaggi della storia prenda la parola e si metta
a narrare una storia a sua volta, la quale viene riportata per intero. In tal caso chia-
miamo storia di primo livello la storia base, quella a cui appartiene il personaggio;
chiamiamo invece storia di secondo livello la seconda storia, quella che subentra a
un certo punto perché è appunto raccontata dal personaggio stesso. La tecnica di in-
serimento di una storia nella storia è un espediente classico per complicare l’intreccio
e per creare effetti di rallentamento.

In Corsica storia di primo livello


Un signore anziano che fino a quel momento non aveva
aperto bocca, disse: “In quell’isola che sta davanti a noi,
come per rispondere ai nostri discorsi e riportandomi alla
mente un curioso ricordo, ho conosciuto un meraviglioso
esempio di amore costante, un amore incredibilmente fe-
lice. State a sentire”.
storia di secondo livello
“Viaggiavo già da mesi per quell’isola magnifica e avevo la
sensazione di essere in capo al mondo. Una sera, dopo aver
camminato dieci ore, arrivai a una casetta solitaria...”
(da G. de Maupassant, La felicità, in Racconti,
Principato, Milano, 2003)

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A Strumenti per l’analisi del testo

> LABORATORIO 1
Le sequenze (→ pagg. 24-26)
1. Leggi il brano e continua tu a definire la tipologia e il contenuto delle sequenze.

MAURO CORONA
AUDIO Mauro Corona
L’allocco (1950), v. pag. 745

L’autore inventa una gustosa spiegazione delle caratteristiche dell’allocco,


uccello notturno dagli occhi sgranati e della nomea di animale stupido che
gli è stata ingiustamente affibbiata.

L’allocco1 era ed è l’intellettuale del bosco. Studente modello fin Sequenza descrittiva:
da piccolo, aveva accumulato nel tempo una cultura vastissima. Sa- sono descritte le
peva di economia, legge, letteratura, chimica, scienze naturali, bio- caratteristiche
logia, medicina, astrologia. Insomma era ferrato in tutto e, non da dell’allocco.
ultimo, se ne intendeva di lavori manuali, agricoltura e artigianato.

Va da sé che a uno così tutti rompessero le scatole. Chi gli chiede- Sequenza narrativa:
va consigli, chi una consulenza, chi dei favori, chi un intervento per si raccontano,
raccomandare il figlio o se stesso. Siccome non stava male nemmeno all’imperfetto, le
nel portafoglio, alcuni giungevano persino a domandargli soldi. Ave- abitudini .............................................
va uno sguardo talmente bello, intelligente, profondo e misterioso ............................................................................

che gli animali pensarono potesse anche fare miracoli.

Un asino arrivò a chiedergli se poteva trasformarlo in un uomo. Sequenza mista: si


“Questo non mi è possibile” rispose l’allocco “eri già uomo, devi racconta, al passato
remoto, .................................................
chiedere più in alto come mai sei diventato asino”.
Sequenza ........................................ :
Tutte le notti lo tartassavano di richieste. Si giunse persino a di-
............................................................................
sturbarlo di giorno, trascinandolo alla luce del sole, quando se ne sta-
va beatamente a leggere nel buio di un albero cavo. ............................................................................

Sequenza riflessiva:
Occorre sapere che i rapaci notturni leggono al buio. si esprime una
considerazione
generale sulla vita
dell’allocco.

Alla fine si stancò e chiese un rimedio al Signore. “Ti prego, Signore, Sequenza dialogica:
fammi diventare rimbambito”.
............................................................................
“Guarda la tivù e lo diventerai” rispose il Creatore.
“No, con la tivù ci vuole un po’ di tempo, io voglio diventarlo subito”.
Allora il Signore gli regalò la faccia più ottusa e rimbambita che esi- Sequenza ........................................ :
sta sulla Terra. Da quel giorno, nessuno disturbò più l’allocco perché ............................................................................
lo pensarono rimbecillito di colpo.
Ai giorni nostri, uno tonto o sempliciotto si usa chiamarlo allocco Sequenza ........................................ :
ma è sbagliato. Nonostante l’aspetto, l’allocco conserva intatto tutto ............................................................................
il suo sapere. ............................................................................
(da M. Corona, Storie del bosco antico, Mondadori, Milano, 2007)

1. allocco: rapace notturno dagli occhi grandi e dallo sguardo fisso.

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1 Le forme della narrazione

> LABORATORIO 2
Lo schema del racconto (→ pag. 27)
1. Leggi il brano e individua ed evidenzia nel testo le parti che corrispondono allo
schema narrativo. Segui l’esempio.

KAREN BLIXEN Karen


AUDIO
Blixen
La storia di un capitano di lungo corso (1885-1962),
scrittice danese
La mancanza di fiducia e la gelosia di una donna nei confronti del marito che per lunghi anni
provocano una tragedia inspiegabile. La donna avrebbe dovuto essere meno visse in Kenya.
diffidente, meno avida e consapevole del fatto che l’amore ha in sé una forza
magica.
Antefatto
Ho sentito raccontare una storia, la storia di un capitano di lungo corso1
che aveva messo alla sua nave il nome della moglie. Aveva fatto scolpire la
polena2 con grande arte, proprio tale e quale a lei, e le aveva fatto dorare i
Situazione
capelli. Ma la moglie era gelosa della nave. “Tu pensi più alla polena che a iniziale
me” continuava a ripetere. “Ma no” rispondeva lui “se ne ho tanta conside-
razione è perché somiglia a te, anzi perché è te. Non è forse bella, non danza Esordio
nelle onde, come te quando ci siamo sposati?”
Una volta il capitano stava trattando un carico a Trankebar3, quando gli
accadde di aiutare un re di quel paese a sfuggire a certi suoi sudditi traditori. Peripezie
Al momento di separarsi il re gli diede due grosse gemme azzurre, e lui le
incastonò nel viso della polena, al posto degli occhi. Quando tornò a casa,
raccontò alla moglie la sua avventura, e le disse: “Ora lei ha anche i tuoi oc- Spannung
chi azzurri”. “Se quelle pietre tu le dessi a me, ne farei un paio di orecchini”
disse la moglie. “Oh no,” disse il marito “questo non posso proprio farlo, e se
tu capissi non me lo chiederesti nemmeno”. Scioglimento /
Finale
La moglie però non si dava pace per quelle pietre azzurre, e un bel giorno,
mentre il marito partecipava a un’assemblea della corporazione4 dei capi-
tani di lungo corso, incaricò un vetraio della città di togliere le pietre dalle
orbite della polena e di sostituirle con due pezzetti di vetro azzurro; il capi-
tano, senza accorgersi di nulla, partì per il Portogallo.
Ma dopo qualche tempo la moglie del capitano si accorse che la sua vista
era diminuita al punto che non riusciva più a infilare l’ago. Andò da un’in-
dovina, che le disse che la sua era una malattia rara e incurabile, e che sareb-
be diventata cieca. “Oh mio Dio” pregò allora la moglie “fa’ che la nave ritor-
ni nel porto di Elsinore! Così potrò far togliere i pezzetti di vetro e rimettere
al loro posto le pietre preziose. Perché aveva ragione lui, quando mi ha detto
che quelli erano i miei occhi!”
Ma la nave non tornò. La moglie del capitano ricevette una lettera dal
Console portoghese, in cui la si informava che la nave era naufragata ed era
colata a picco con tutto l’equipaggio. E la cosa più strana, le scrisse il Conso-
le, era che la nave fosse andata a fracassarsi in pieno giorno contro una rupe
che si ergeva nel mare.
(da K. Blixen, Racconti d’inverno, Bompiani, Milano, 1987)

1. capitano di lungo corso: capitano di nave mercantile.


2. polena: scultura a forma di donna posta sulla prua di una nave.
3. Trankebar: città indiana.
4. corporazione: gruppo che riunisce quanti praticano la stessa professione.

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A Strumenti per l’analisi del testo

> LABORATORIO 3
Fabula e intreccio (→ pagg. 28-31)
1. Leggi il brano, in cui l’intreccio non corrisponde alla fabula, e rispondi
alle domande.

MARIO RIGONI STERN


AUDIO Mario Rigoni
Un Natale del 1945 Stern
(1921-2008), Scrittore
Un uomo è stato internato nei campi di prigionia tedeschi nel 1944 ed è italiano, ha combattuto
tornato poi al paese e a una vita difficile da ricominciare. Il Natale del 1945 gli nella Seconda guerra
mondiale.
offre l’occasione di perdonare chi lo ha tradito e lo ha fatto internare, ma lui
non è pronto. Potrebbe forse perdonare per sé, ma non per gli altri che ha visto
soffrire e morire.

Più che la neve che doveva calpestare durante il giorno, era il


freddo della notte che gli rendeva duro quel tempo. Partiva quando All’inizio del racconto
vediamo il protagonista
il chiarore dell’alba compariva sulle rocce dell’alta montagna dal
già in azione. Si sveglia
bel nome che gli stava di fronte1: l’ondata del sole toccava poi via all’alba, cammina su per
5 via tutte le montagne intorno. Restavano però sempre in ombra la montagna...
alcuni versanti, il fondovalle, e i boschi in basso dove il sole sareb- • In che mese si
be arrivato solo a marzo. Lì la neve rimaneva sempre appesa alle svolgono questi fatti?
rocce e agli alberi dando una sensazione di freddo fossile2. Cammi- (leggi anche
nava su per l’erta3 fin dove il grande bosco confinava con i pascoli l’introduzione
10 delle malghe4 più alte, dove il debole sole di dicembre dolcemente al brano)
lo riscaldava. Era questo il posto dove l’anno prima i tedeschi della
“Todt5” avevano fatto tagliare gli alberi più alti e più belli per rifa-
re i ponti sul Po, che ogni volta venivano distrutti dai bombarda-
menti degli Alleati o dai partigiani. Ora erano rimasti i grossi ceppi
15 ultracentenari, pesanti e compatti, abbarbicati6 alla montagna e
cementati dal gelo.
Vi saliva portando sulle spalle la slitta leggera e solida, il cibo per
un pasto, una borraccia d’acqua. Il badile, il piccone, le scuri e gli al- Nei boschi del pendio
tri attrezzi li lasciava lassù ai piedi di un abete che aveva rami tanto egli trascorre le sue
giornate.
20 fitti e larghi da formare una capanna sotto il livello della neve.
• Che lavoro svolge il
Un’ora e mezza di salita al mattino, mezz’ora di discesa nel po- protagonista?
meriggio con tre quintali di ceppi sulla slitta. Quando arrivava in • Con quale prospettiva
quell’ultimo bosco, con un ramo di citiso7 lungo e appuntito forava futura, per realizzare
lo strato di neve per saggiare se sotto il rialzo c’era un ceppo oppure quale sogno?
25 un sasso; con il badile spalava la neve per denudare il terreno e con
il piccone scavava per liberare le radici; con le scuri le tagliava e,
infine, con la leva di ferro rovesciava il ceppo. I ceppi troppo gran-
di, prima di sradicarli, li spaccava in quarti o in ottavi con i cunei8
e la mazza. A volte faticava molto con poco risultato, altre volte con
30 poca fatica riusciva anche a fare due carichi con la slitta sino in fon-
1. montagna...di fronte: il racconto è ambientato sull’altopiano di Asiago.
2. freddo fossile: freddo che non passa mai, che rimane intatto nel tempo come un fossile.
3. erta: salita.
4. malghe: ricoveri di montagna delle Alpi venete e friulane.
5. Todt: impresa di costruzioni tedesca che operò nella Germania nazista e nei territori sotto l’occu-
pazione tedesca.
6. abbarbicati: saldamente radicati nel suolo.
7. citiso: arbusto con foglie a trifoglio frequente nei pascoli alpini.
8. cunei: arnesi a forma di prisma con un angolo molto acuto usati per spaccare la legna.

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1 Le forme della narrazione

do alla valle, dove in primavera avrebbe potuto vendere mille quin-


tali di legna, o forse più, per le fornaci e le vetrerie. E con il ricavo
pagare il debito e il viaggio per l’Australia.

Era ritornato in ottobre dopo aver fatto un lungo giro per l’Euro-
35 pa orientale. L’avevano preso i fascisti durante un rastrellamento Un flashback ci porta
nel settembre del ‘44. Processato, l’avevano condannato a morte per indietro, al mese di
ottobre, quando il
“banditismo”, e la condanna era poi stata commutata nella depor-
protagonista fa ritorno
tazione a vita in Germania. a casa dopo la lunga
In qualche modo se l’era cavata, ma ritornato al suo paese troppe prigionia.
40 cose trovò cambiate nel giro di un anno; sua madre non c’era più, e • Che cosa fa una
non se la sentiva di vivere in quella casa. Ma intanto vivere doveva. volta tornato a casa
Decise allora di andare dal santolo9 Toni, che aveva bottega di ali- il protagonista?
mentari. Sottolinea e numera
“Santolo”, disse, “voi sapete come mi è andata; non ho che poche nel testo le azioni
che compie.
45 lire che mi hanno dato al distretto militare, ma ho tanta voglia di
lavorare. Se mi fate credito in primavera pagherò tutto.”
Ebbe lardo, farina da polenta, fagioli, formaggio tarato, orzo, pa-
sta e conserva di pomodoro. Un po’ di patate le ottenne in carità da
una famiglia della contrada; barattando due lepri prese con i lacci
50 riuscì ad avere tre chili di sale.
Prima delle nevicate caricò tutto il suo avere sul carro di un ami-
co che andava a sboscare10, per conto del Comune, l’ultimo legname
abbandonato dai tedeschi.
Nella vecchia osteria semidistrutta, sotto un tetto riparato alla
55 meno peggio con delle travi bruciacchiate, in quell’autunno del 1945
trovavano ricovero boscaioli, bracconieri, cavallari11, reduci allo
sbando. Ma dopo le prime nevicate se ne andarono tutti per non re-
stare bloccati un lungo inverno. Lui si ritrovò solo. Non gli dispia-
ceva: poteva parlare con le cose che gli stavano intorno, e lavorare
60 come gli pareva, e pensare e meditare su quanto gli era capitato in
quegli anni, da soldato in Albania, da partigiano sulle montagne, da
condannato a morte, da deportato, da vagabondo quando il Lager era
stato liberato dai soldati russi.
9. santolo: termine dall’italiano regionale per padrino di battesimo.
10. sboscare: diboscare la montagna.
11. cavallari: italiano regionale per custodi e mercanti di cavalli.

← Giovanni Segantini,
Trittico della Natura,
1898.

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A Strumenti per l’analisi del testo

I giorni di sole con il freddo intenso, i giorni di neve uniformi


65 e come sommersi fuori dal tempo, il suo fuoco, il silenzio. E la sua Ritorniamo al dicembre
fatica e il sonno profondo sullo strame12 di paglia accanto al fuoco del 1945.
• Che cosa fa
che si spegneva sulle pietre del focolare, dove, per secoli, aveva-
abitualmente il
no trovato compagnia i viandanti e i contrabbandieri. Non sapeva protagonista?
il trascorrere dei giorni; aveva sì, con il coltello, inciso una tacca • Quale sistema adotta
70 sul ramo di un abete ogni mattina che risaliva il sentiero pestato per misurare il tempo?
nella neve come una trincea, ma non ricordava più il giorno che
era rimasto solo, e forse non sempre aveva inciso la tacca. Avreb-
be potuto essere la fine di dicembre, o anche il principio dell’anno
nuovo. Ma che importanza aveva? I viveri, a dosarli bene, sarebbero
75 bastati ancora un paio di mesi; se poi riusciva a prendere con i lacci
qualche lepre o un capriolo poteva arricchire la razione. “Magari un
giorno,” disse al fuoco, “dopo una nevicata, invece di cavar ceppi
vado a seguire le tracce.”
Anche quella sera aveva ravvivato il fuoco scoprendo dalla cenere
80 la bracia del mattino. E ora, dopo aver appeso alla catena il paiolo con • Che cosa accede una
sera come tante che,
l’acqua per fare la polenta, si era arrotolato la sigaretta di trinciato13,
come scopriremo più
l’unica che poteva permettersi e sempre in quel momento della gior- avanti, è però la sera di
nata. Guardava le fiamme salire sul fondo nero della fuliggine deposi- Natale?
tata sulle pareti del camino, le faville che si rincorrevano, e si senti- • Chi arriva? Vai avanti
85 va appagato dalla giornata trascorsa. Fuori il cielo si era abbassato, e nel testo e sottolinea
lentamente aveva ricominciato a nevicare. Unico rumore, quello del le frasi da cui si capisce
fuoco e del suo respiro. chi è l’uomo che arriva
Sentì avvicinarsi un frusciare di sci, un respiro affaticato, poi lo e perché è lì.
sbattere dei legni per staccare la neve, chiamare il suo nome.
90 Riconobbe subito la voce ma, non si scostò dal fuoco. Sentì bat-
tere con forza sulla porta e ancora ripetere il suo nome. Si alzò dalla
panca, levò il paletto che teneva chiusa la porta, l’aperse e chiese:
“Cosa vuoi?”
“Oggi è Natale,” gli rispose l’uomo. “Ho saputo che sei qui. Posso
95 entrare?”
“Meglio di no.”
“Ascoltami, almeno.”
“Vieni avanti.”
L’uomo si pulì dalla neve, si avvicinò al fuoco e disse:
100 “Quando ti abbiamo preso e condannato non ho fatto che ese-
guire gli ordini. Era quello il mio dovere verso la patria. Non è stata
colpa mia.”
Non rispose, non fece nessun gesto. Guardava il fuoco ed era
come rivivere tutto. Le donne e i ragazzi uccisi dai soldati tede-
105 schi, i compagni morti di freddo sulle montagne dell’Albania, gli
ebrei di Leopoli. Il Lager. Il Lager dov’era morto quel ragazzo di
città che era stato preso e condannato assieme a lui: lo avevano
spogliato e buttato nudo nella grande fossa oltre i reticolati, dove

12. strame: fieno di scarsa qualità su cui si coricano le bestie.


13. trinciato: tabacco semilavorato, in striscioline, di basso prezzo, usato per confezionarsi da soli
le sigarette.

36
1 Le forme della narrazione

c’erano jugoslavi, greci, polacchi, russi, italiani. Era stato proprio


110 l’anno prima, di questo tempo, perché assieme alla fame c’era an-
che tanto freddo. Forse era Natale, quel giorno di dicembre in cui
morì il ragazzo.
Non ascoltava quello che gli diceva il suo maestro della scuola ele-
mentare, che aveva poi ritrovato in divisa della Brigata Nera. L’acqua
115 nel paiolo stava per alzare il bollore; andò a prendere il sale e la farina.
“Oggi è la Natività del Signore,” riprese il maestro, “ho saputo che
eri qui da solo e sono venuto a trovarti. Ti chiedo scusa per quello
che ti ho fatto. Ho qui nello zaino un panettone e una bottiglia di
spumante.”
120 Non poteva perdonarlo, no. Non per quanto lo riguardava diret-
tamente, ma per gli altri che non avevano nemmeno più un fuoco • Qual è il significato
da guardare. Si avvicinò alla porta e la spalancò. Là fuori era buio di questa conclusione?
e la neve che mulinava dal cielo veniva a posarsi fin sulla soglia di
pietra della vecchia osteria di confine
125 “Va’ via,” gli disse sottovoce.
(da M. Rigoni Stern, Aspettando l’alba, Il melangolo, Genova, 2007)

2. Nel brano che hai letto, l’ordine cronologico degli eventi è alterato dal racconto di un episodio più
remoto; non vi è quindi corrispondenza tra fabula e intreccio.
a. Ripercorri il brano e assegna un titolo a ciascuna delle macrosequenze individuate nella lettura guidata.
Macrosequenze Titoli

Righe 1-33
......................................................................................................................................................................................................................................................................................

Righe 34-64
......................................................................................................................................................................................................................................................................................

Righe 65-102
......................................................................................................................................................................................................................................................................................

Righe 103-112
......................................................................................................................................................................................................................................................................................

Righe 113-125 ......................................................................................................................................................................................................................................................................................

b. Adesso riordina le macrosequenze individuate secondo l’ordine cronologico degli eventi e utilizza lo
schema per raccontare a voce la trama del racconto secondo la fabula.
Macrosequenze Titoli

Righe -
.............. .............. ......................................................................................................................................................................................................................................................................................

Righe -
.............. .............. ......................................................................................................................................................................................................................................................................................

Righe -
.............. .............. ......................................................................................................................................................................................................................................................................................

Righe -
.............. .............. ......................................................................................................................................................................................................................................................................................

Righe - ......................................................................................................................................................................................................................................................................................
.............. ..............

37
A Strumenti per l’analisi del testo

> LABORATORIO 4
Il ritmo (→ pagg. 30-31)
1. Leggi il brano e analizza la velocità seguendo i suggerimenti a margine del testo.
Poi svolgi l’attività.

ENRICO BRIZZI
AUDIO Enrico Brizzi
Bici e zanzare (1974), scrittore
italiano. Il suo
Un viaggio in bicicletta sul Delta del Po, un gran divertimento, qualche primo romanzo è Jack
imprevisto e tutta la spensieratezza di due fratelli di quindici e diciannove Frusciante è uscito dal
gruppo (1984).
anni: questi gli ingredienti del brano, tratto da un’opera autobiografica
dedicata dall’autore alla passione per la bicicletta.

Per mettere alla prova la nuova bicicletta mi spinsi attraverso


il tavolato della Bassa1 sino alle mura di Ferrara, imparando a co- In poche righe l’autore
noscere uno per uno Paesi che, sin lì, erano stati solo nomi sulla racconta il progetto di
mappa. una gita in bicicletta
da Bologna (città da cui
5 Avessi avuto in tasca trentamila lire2, mi sarei fermato nella parte) a Ferrara.
pensione più economica della città per proseguire l’indomani lun- • Il ritmo è sostenuto e il
go l’argine di Po: mi era presa l’idea di traversare il Delta sino al Faro testo è:
del Bacucco, dove la terra finiva e l’acqua del fiume si mescolava a [ un sommario
quella del mare. Peccato che in tasca mi ballassero sì e no diecimila [ un’ellissi
10 lire, così toccò battere in ritirata verso sud3. [ una pausa
[ una scena
La spedizione andava organizzata meglio, e decisi di coinvolge-
re mio fratello: ormai aveva quindici anni, cavalcava la sua prima La gita con il fratello
bici da adulto ed era abbastanza atletico e orgoglioso da gettarsi nel sul Delta del Po è
raccontata sin dalla
cimento4.
partenza e dalle prime
15 Sfruttammo il ponte del 1° maggio, l’ultima pausa della quale azioni compiute.
avrei goduto prima dell’esame di maturità: partimmo all’alba, pa- • Il ritmo è più veloce o
nini e frutta negli zainetti, per salire con la Zaira5 e la sua Bianchi più lento di quello con
da passeggio sul regionale che andava nel capoluogo estense6, e da cui è stata raccontata
lì, dopo la giusta colazione, cominciammo a pedalare. la gita precedente?
20 Le studentesse in bicicletta che solcavano i selciati rischiarono
di distrarci, eppure trovammo la giusta determinazione per abban-
donare le lusinghe della città.
Giunti al cospetto del ponte che porta verso le terre magre del
Polesine, lasciammo la strada e imboccammo di slancio la pista che
25 correva sull’argine emiliano, nello stesso verso dell’acqua che flui-
va verso la ragnatela di isolotti e specchi salmastri del Delta.

“Caldo, eh?” considerò mio fratello mentre filavamo affiancati.


“Sono appena le dieci di mattina. Però, se hai caldo, faresti me- I due fratelli cominciano
glio a mettere il cappello.” a chiacchierare: il tempo
del racconto diventa
30 “E chi ce l’ha?”
uguale a quello della
1. attraverso il tavolato della Bassa: attaverso la pianura (Padana). storia.
2. trentamila lire: circa quindici euro. • Che ore del mattino si
3. verso sud: Bologna, dove vive il protagonista del racconto, è a sud rispetto a Ferrara e al delta del sono fatte, intanto?
Po.
4. cimento: impresa in cui si mette alla prova. • Qual è la forma di
5. Zaira: è il nome della bicicletta del protagonista. durata del testo?
6. capoluogo estense: all’epoca delle Signorie, Ferrara era governata dagli Este.

38 © Istituto Italiano Edizioni Atlas


1 Le forme della narrazione

“Non l’hai portato?” domandai, senza nascondere la preoccupa-


zione. “Guarda che ti cuoci la testa.”
Scrollò le spalle. “Vuoi sempre saperla più lunga degli altri” pro-
testò.
35 “Non sei mica la mamma.”
“Infatti.” Mi aggiustai in testa il berretto azzurro con la zeta sul-
la visiera, e aggiunsi: “Sono molto più veloce, io”, poi cominciai ad
aumentare il ritmo.
“Vuoi la gara?” gridò mentre lo staccavo. “È la gara che vuoi?”
40 Invece di rispondere, lo salutai con la mano; ormai prendevo il
largo spingendo sul rapporto più lungo. xxxxxxx
“Fermati!” strillava Richi da dietro. “Da solo non so dove anda- • xxx
re!”
Rallentai per farmi raggiungere, ma quando riapparve al mio
45 fianco mi guardò con sdegno. “Sei sempre il solito!” mi accusò e,
per un paio di chilometri, ostentò una gelida indifferenza.
Si era offeso e all’offerta del mio berretto in segno di pace, reagì
rifiutando. “Fa puzza” disse.

Pedalammo ingrugnati fino al paese di Ro7, col suo municipio


50 littorio8 a guardia dell’ultimo ponte stradale prima che le acque del • Che cosa accade
fiume si separassero in rami diversi; lì ci fermammo per uno spun- dopo il litigio dei
due fratelli?
tino e, prima di ripartire, si fabbricò un copricapo di fortuna con la
• Il testo è:
maglietta di riserva. [ un sommario
Per un tratto che mi sembrò infinito, seguimmo il volo a inter- [ un’ellissi
55 mittenza di un airone alla volta di Serravalle9. La cupola del cielo [ una pausa
appariva completa sopra un mondo liquido e rarefatto, e la curvatu- [ una scena
ra dell’orizzonte era già disponibile all’occhio come in mare aperto:
più che serrarsi una valle, sembrava annunciarsi un oceano.
Procedemmo lungo l’argine del ramo meridionale, il Po di Goro10,
60 assecondando le sue anse e cercando d’indovinare che vita poteva-
no condurre i pionieri, gli scavatori di ghiaia e i pescatori che vive-
vano nella Mesopotamia d’Italia. A giudicare dai loro sguardi, non
sembravano intenzionati in alcun modo a incentivare11 il turismo
nel Delta. Nemmeno i rari ciclisti che incontravamo si perdevano
65 in cordialità, come se da quelle parti ognuno fosse abituato a badare
a sé e fare poche domande.
Nel primo pomeriggio riparammo nell’abitato di Mesola in cer-
ca di acqua, e provammo l’ulteriore sollievo di vedere esseri umani
ancora capaci di rivolgersi la parola e condurre vite, all’apparenza,
70 normali. Sulla minuscola piazza del paese facemmo la conoscenza
di un anziano dalla pelle cotta dal sole. Era giunto sin lì a bordo del
suo trattore, un mezzo che sembrava risalire all’epoca del piano
Marshall, e domandò in tono perentorio dove fossimo diretti.

7. Ro: comune sul Delta del Po, in provincia di Ferrara.


8. littorio: dello stile di epoca fascista.
9. Serravalle: Serravalle a Po, paese che sorge sul Po, ma in Lombardia.
10. Goro: come più avanti Mesola, comune sul Delta.
11. incentivare: far crescere, aumentare il numero di turisti. >

© Istituto Italiano Edizioni Atlas 39


A Strumenti per l’analisi del testo

“Andiamo a vedere il Delta” lo informai.


75 “Maiàl!” Esclamò. “Avete fatto un voto12?” Nuovo dialogo tra
“Lo facciamo per sport” spiegò Richi. i fratelli.
• Che rapporto c’è tra
L’uomo annuì con aria grave. “Dovete dormire a Goro. Dopo non
tempo del racconto e
c’è più niente”. tempo della storia?
“Dovrebbe esserci Gorino13, qualche chilometro più in là” feci
80 presente.
“Gorino!” ripeté quello, in tono canzonatorio. “Se non hanno ne-
anche gli occhi per piangere, quei vongolari14!”
“Perché dice così?” domandò mio fratello. “Secondo le mappe, è
l’ultimo paese prima del fiume...”
85 “Non è posto da andare” lo interruppe il vecchio, definitivo, e
rimontò in trattore. Prima di riavviarlo, ci considerò con un attimo
di pena, controllò il disco del sole che cominciava a scendere sui
campi, e intimò: “Fermatevi a Goro, se non volete guai!”.
A quell’età, suonò come una sfida irrinunciabile: come si per-
90 metteva quel tizio di darci consigli? Ci aveva forse presi per due ca-
casotto? Avanti tutta, verso il finis terrae15!

A Gorino, l’asfalto smorì in una strada bianca che s’inoltrava


nella vegetazione dell’ultima lingua di terra; in breve raggiungem- • Il racconto non ci
mo il Faro di Bacucco, dove la pianura lasciava posto al mare. riferisce che cosa è
successo fra il dialogo
95 “Che razza di posto!” approvò mio fratello.
con il vecchio e l’arrivo
Doveva essere il suo modo di ringraziarmi, e io replicai con una a Gorino.
frase che avevo orecchiato in sala prove da Erbas16. • Come si chiama la
“Fra amici, né ‘scusa’ né ‘grazie’.” strategia narrativa
per cui il racconto
Il cielo sembrava un teatro pensato per lo spettacolo delle nuvo- salta dei fatti avvenuti
100 le, e ormai la luce arancione del tardo pomeriggio lasciava spazio nella storia?
alle infinite gradazioni di rosa, bruno e viola che annunciavano il
crepuscolo. • Quanto durano i fatti
Richi sfilò la maglietta che aveva usato a mo’ di copricapo, e la narrati dalla partenza
per la gita in bicicletta
sua fronte era di due colori diversi. “Mi sto addormentando” biasci-
fino a questo punto?
105 cò. “Giura che non mi lasci qui da solo. Li conosco, i tuoi scherzi”.
Promisi che, nel giro di dieci minuti, l’avrei svegliato.

In cielo apparve Venere17 e, come a un segnale convenuto, le pre-


senze uscirono a migliaia dai minuscoli, luridi nidi nascosti fra i • A che punto della
canneti e il marciume della riva. Due mammiferi si erano offerti giornata siamo arrivati?
110 spontaneamente in sacrificio, e a loro non sembrava vero. • Da quanto tempo sono
in giro i protagonisti?
“Mi ha punto un insetto” annunciò mio fratello, ridestandosi da
solo. “Forse due” aggiunse, schiaffeggiandosi una coscia e, in quella
anch’io avvertii un prurito sospetto alla caviglia destra.
12. voto: un voto alla Madonna, cioè un impegno assunto in cambio di una grazia.
13. Gorino: frazione di Goro.
14. vongolari: pescatori di vongole; qui è spregiativo.
15. finis terrae: l’ultimo tratto, (il confine), della terra emersa, in latino.
16. Erbas: un amico musicista del protagonista.
17. Venere: il pianeta Venere annuncia il sopraggiungere della sera perché, dopo la Luna, è il secon-
do astro celeste più luminoso.

40 © Istituto Italiano Edizioni Atlas


1 Le forme della narrazione

Eravamo gli unici esseri umani nel raggio di parecchi chilometri


115 e, in un attimo, le maledette zanzare ci assalirono a nugoli.
“Aiuto!” gemette. “Ne ho anche nelle orecchie!”
“Via di qui!” Balzai in piedi, “Subito! Filiamo al coperto!”
Recuperammo le bici, e m’illusi che, una volta presa velocità,
il tormento avrebbe avuto fine. Invece, anche se pedalavamo alla
120 disperata, le zanzare non ci mollavano.
“Ma porca miseria!” imprecò mio fratello. “Quante sono?”
Non c’era più verso di capire se riuscissero a raggiungerci in volo
o se ormai ci si erano installate addosso a colonie. L’unica cosa di cui
potevo andare sicuro era che, appena riuscivo a schiacciarne una, la
125 mano si tingeva di sangue. Il mio, e quello di chissà chi altro.
Pedalavamo come forsennati lungo il primo asfalto mentre il
mondo si faceva buio; il richiamo di un uccello notturno ci insegui-
va, simile a un grido di scherno.
Come previsto dal vecchio sul trattore, per trovare riparo non
130 bastò risalire fino a Gorino. I pochi abitanti erano già al sicuro nelle
loro casette a un solo piano, difese da robusti serramenti d’allumi-
nio e impeccabili zanzariere: non c’era in giro proprio nessuno al
quale chiedere aiuto, per pietà, ché le maledette ci stavano man-
giando vivi.

© Istituto Italiano Edizioni Atlas 41


A Strumenti per l’analisi del testo

135 “Suoniamo a tutte le porte!” suggerì Richi con la forza della di-
sperazione.
“Tanto non ci aprono” spiegai senza rallentare. “Ci ridono in fac-
cia, e ci lasciano qui a morire.”

Non appena scese l’oscurità dovemmo accendere le dinamo, e


140 fu la fine.
“È un film dell’orrore!” articolò mio fratello con voce impastata
“Le ho persino in bocca, ‘ste stronze!”

Ci arrestammo solo quando apparve l’insegna al neon del bar af-


facciato sul porto di Goro, al che ci buttammo dentro, sconvolti e Un’ellissi finale.
145 tumefatti, senza nemmeno legare le bici. • Il racconto si conclude
così, prima che la
Il locale era stipato di pescatori, vongolari e contrabbandieri del-
giornata abbia avuto
le due sponde adriatiche; nonostante l’aspetto patibolare dei clien- davvero fine.
ti, era indicibile la gioia di ritrovarsi fra esseri umani. Perché si tratta di
“Che giornata, gente!” esclamai per rompere il ghiaccio. “Non è un’ellissi?
150 che conoscete una pensioncina da poco, qui in zona?”
(da E. Brizzi, In piedi sui pedali, Mondadori, Milano, 2014)

2. Completa la tabella inserendo un titolo per ogni macrosequenza individuata e la relativa forma di durata
(scena, sommario, ellissi, analisi, pausa). Motiva infine le tue scelte.

Macrosequenze Titoli Forme di durata


È una: Perché:

Righe 1-10 ........................................................................................ ........................................................................................ ........................................................................................

Righe 11-26 ........................................................................................ ........................................................................................ ........................................................................................

Righe 27-91 ........................................................................................ ........................................................................................ ........................................................................................

Righe 92-98 ........................................................................................ ........................................................................................ ........................................................................................

Righe 99-106 ........................................................................................ ........................................................................................ ........................................................................................

Righe 107-142 ........................................................................................ ........................................................................................ ........................................................................................

Righe 143-150 ........................................................................................ ........................................................................................ ........................................................................................

42 © Istituto Italiano Edizioni Atlas


1 Le forme della narrazione

> LABORATORIO 5
La storia nella storia (→ pag. 31)
1. Leggi il brano e svolgi le attività proposte.

PIERO CHIARA Piero Chiara


AUDIO
(1913-1983),
Il miracolo scrittore italiano
tra i più noti della
Una gustosa storia di paese mostra che gli imbroglioni possono essere seconda metà del XX secolo.
smascherati e puniti. Basta avere un’idea “miracolosa”.

Nei paesi le storie nascono come funghi. Un amico che mi aveva


invitato in una trattoria dalle sue parti, sul lago di Como, mostran- La storia di primo livello
domi un uomo sulla sessantina che si stava mettendo a tavola poco inizia qui.
• Dove si svolge? Chi
discosto1 da noi con tutta la famiglia, mi disse:
sono i personaggi che
5 “Lo vedi quel tipo vestito della festa2? È un panettiere, che vende compaiono in essa?
anche pasta e generi affini3. Da un po’ di tempo, tutte le domeniche
porta la moglie e i suoi quattro figli in trattoria. Di colpo si è deciso
a spendere, come se avesse vinto la lotteria di Merano. In verità si Ci viene presentato
può dire che l’ha vinta una lotteria, perché si è liberato di un onere4 un personaggio
non da poco”. che compare nella storia
10
di primo livello e che
L’amico aveva voglia di raccontare, e lo lasciai dire. sarà protagonista della
“Si chiama” continuò guardando il panettiere “Carletto: il signor storia di secondo livello.
Carletto. Tre anni or sono, facendo marcia indietro col suo furgo- • Di chi si tratta?
ne, schiacciò contro un muro un geometra disoccupato, e più che
15 disoccupato, fannullone. Un tal Bollati, che viveva al caffè, sem-
pre con le carte in mano. Il Bollati restò tre mesi in ospedale con le Ha inizio la storia di
gambe fratturate, poi si mise a letto in casa sua. Dopo un anno non secondo livello.
• Quando cominciano i
camminava ancora. Benché ritenuto guarito dai medici e liquida-
fatti?
to dall’assicurazione, non camminava. Il signor Carletto allora gli • Qual è il fatto iniziale,
20 comperò una carrozzina speciale per consentirgli di andare alme- l’incidente che
no al caffè. Ma il Bollati cominciò ad avere delle pretese. Volle un mette in moto gli
addetto fisso alla sua carrozzella, perché non gli bastava il freno a avvenimenti?
mano. Le strade erano tutte in discesa verso il lago e lui stava nella • Che cosa succede un
parte alta del paese. Doveva essere tenuto saldamente quando scen- anno dopo?
25 deva e spinto con forza quando ritornava a casa. Finì col pretendere
dal signor Carletto un tanto al giorno di indennità5, minacciandolo
di mandargli a fuoco la casa e la panetteria.
Il povero signor Carletto pagava e taceva. Ma un giorno, forse
per il consiglio di qualcuno, parlò riservatamente con lo Zamora, il • Quale idea ha un
30 facchino dell’imbarcadero6 che spingeva la carrozzella del Bollati. giorno il signor
Carletto?
Gli promise una grossa somma, se scendendo per la via Roma col
Bollati, lo avesse improvvisamente mollato. La via Roma scende in
forte pendenza sulla piazzetta dell’imbarcadero, proprio in linea col
pontile.

1. discosto: distante.
2. vestito della festa: vestito bene, con gli abiti della domenica.
3. affini: simili.
4. onere: peso, responsabilità.
5. un tanto… indennità: una somma giornaliera come compenso per l’invalidità.
6. imbarcadero: pontile da cui partono le barche.

© Istituto Italiano Edizioni Atlas 43


A Strumenti per l’analisi del testo

35 ‘Finirà nel lago” diceva lo Zamora.


‘Vedrai che quando è in piazza si getterà dalla carrozzella’ lo ras-
sicurava il signor Carletto.
Invogliato dal compenso che gli era stato assicurato, un po-
meriggio stabilito, lo Zamora, appena iniziata la discesa della via Inizia l’episodio cruciale
40 Roma, fingendo d’inciampare, abbandonò la sbarra posteriore del- del racconto.
• A quale fase dello
la carrozzella alla quale appoggiava le mani. Il Bollati, vedendosi
schema narrativo
lanciato verso la piazza, diede un urlo che fece accorrere due o tre corrisponde?
bottegai sulla soglia dei negozi. Ma nessuno poteva ormai ferma-
re la carrozzella, che con le ruote sui due marciapiedi centrali del-
45 la via, volava come su un binario. Erano le tre del pomeriggio e la
contrada7era deserta, libera come una pista di lancio che avrebbe
proiettato il Bollati attraverso la piazzetta facendogli imboccare il
pontile e infilandolo nel lago.
Il poveretto si era afferrato al freno, ma con tanta forza che la
50 leva, staccandosi dal cavo, gli era rimasta in mano.
La carrozzella, giunta al fondo della via, proruppe8 nella piazzet-
ta che essendo piana la rallentò un poco. Fu in quel momento, a
tre passi dal pontile, che il Bollati si gettò dalla carrozzella. Rotolò
due volte per terra, si rialzò, e come preso da un vortice, si mise a
55 correre a zigzag verso il caffè. Giunto alla porta si fermò. I due o tre
che stavano sulla soglia e avevano visto tutto, erano senza parole.
La carrozzella intanto aveva infilato il pontile e dopo un salto di
quattro o cinque metri si era inabissata nel lago. Passato un minuto
di silenzio, il Bollati, ripreso fiato, cominciò a gridare:
60 ‘Miracolo! Miracolo!’. E ancora stordito, prese a camminare
avanti e indietro per la piazza.
Dal caffè uscirono altri e per ultimo il signor Carletto. Era arri-
vato anche lo Zamora, che alzando le braccia gridava anche lui al
miracolo.
65 Il signor Carletto non aprì bocca. Traversò la piazza e andò verso
il suo negozio, in fondo alla via Roma. Alla moglie che lo aspettava Finisce il racconto
sulla soglia disse, entrando, solo tre parole sottovoce: • Dalla storia di secondo
‘Ho fatto il miracolo’. livello si torna alla
(da P. Chiara, Il verde della tua veste e altri racconti, Edizioni del Sole 24 ore, Milano, 2016)
prima storia o no?

7. contrada: quartiere di paese.


8. proruppe: arrivò in fretta, impetuosamente.

2. Completa la tabella con le informazioni che puoi trarre dal testo.

Personaggi Tempo Luogo

Storia di ........................................................................................ ........................................................................................ ........................................................................................


primo livello ........................................................................................ ........................................................................................ ........................................................................................

Storia di ........................................................................................ ........................................................................................ ........................................................................................


secondo livello ........................................................................................ ........................................................................................ ........................................................................................

44 © Istituto Italiano Edizioni Atlas


1 Le forme della narrazione

TESTO NARRATIVO I CONCETTI


CHIAVE

MAPPA racconta una

organizzata in costruita su uno


STORIA

sequenze schema narrativo

narrative ed è studiato dalla antefatto


descrittive situazione iniziale
dialogiche esordio
riflessive peripezie
miste spannung
scioglimento
finale

NARRATOLOGIA

che analizza

che cosa racconta come è raccontata


la storia la storia

vicenda lingua
personaggi stile
tempo narratore
spazio punto di vista

© Istituto Italiano Edizioni Atlas 45


A Strumenti per l’analisi del testo

VERSO LE COMPETENZE
1. Leggi attentamente il brano; poi svolgi gli esercizi.

ITALO CALVINO
AUDIO Italo
Dov’è più azzurro il fiume Calvino
(1923-1985),
Marcovaldo è una persona semplice, che vive in una grande città e lavora come v. pag. 678
manovale in una ditta. Ha una famiglia numerosa e sente il dovere di procurarsi
del cibo semplice e sano per i suoi figli.

Era un tempo in cui i più semplici cibi racchiudevano minacce in- ....................................................................
sidie e frodi1. Non c’era giorno in cui qualche giornale non parlasse ....................................................................
di scoperte spaventose nella spesa del mercato: il formaggio era fatto ....................................................................
di materia plastica, il burro con le candele steariche2, nella frutta e ....................................................................
5 verdura l’arsenico3 degli insetticidi era concentrato in percentuali più ....................................................................
forti che non le vitamine, i polli per ingrassarli li imbottivano di certe ....................................................................
pillole sintetiche che potevano trasformare in pollo chi ne mangiava ....................................................................
un cosciotto. Il pesce fresco era stato pescato l’anno scorso in Islanda ....................................................................
e gli truccavano gli occhi perché sembrasse di ieri. Da certe bottiglie ....................................................................
10 di latte era saltato fuori un sorcio, non si sa se vivo o morto. Da quelle ....................................................................
d’olio non colava il dorato succo dell’oliva, ma grasso di vecchi muli, ....................................................................
opportunamente distillato4. ....................................................................
Marcovaldo al lavoro o al caffè ascoltava raccontare queste cose e ....................................................................
ogni volta sentiva come il calcio d’un mulo nello stomaco, o il correre ....................................................................
15 d’un topo per l’esofago5. A casa, quando sua moglie Domitilla tornava ....................................................................
dalla spesa, la vista della sporta6 che una volta gli dava tanta gioia, con ....................................................................
i sedani, le melanzane, la carta ruvida e porosa dei pacchetti del dro- ....................................................................
ghiere e del salumaio, ora gli ispirava timore come per l’infiltrarsi di ....................................................................
presenze nemiche tra le mura di casa. ....................................................................
20 “Tutti i miei sforzi devono essere diretti” si ripromise7, “a provvede- ....................................................................
re la famiglia di cibi che non siano passati per le mani infide di specula- ....................................................................
tori8”. Al mattino andando al lavoro, incontrava alle volte uomini con ....................................................................
la lenza e gli stivali di gomma, diretti al lungofiume. “È quella la via”, ....................................................................
si disse Marcovaldo. Ma il fiume lì in città, che raccoglieva spazzature ....................................................................
25 scoli e fogne, gli ispirava una profonda ripugnanza9. “Devo cercare un ....................................................................
posto,” si disse, “dove l’acqua sia davvero acqua, i pesci davvero pesci. ....................................................................
Lì getterò la mia lenza”. ....................................................................
Le giornate cominciavano ad allungarsi: col suo ciclomotore, dopo il ....................................................................
lavoro Marcovaldo si spingeva a esplorare il fiume nel suo corso a mon- ....................................................................
30 te della città, e i fiumicelli suoi affluenti. ....................................................................
Lo interessavano soprattutto i tratti in cui l’acqua scorreva più di- ....................................................................
scosta10 dalla strada asfaltata. Prendeva per i sentieri, tra le macchie di
salici, sul suo motociclo finché poteva, poi – lasciatolo in un cespuglio
1. insidie e frodi: pericoli e truffe.
2. candele steariche: candele a base di stearina, una sostanza prodotta dalla lavorazione di acidi grassi.
3. arsenico: qui indica genericamente il veleno.
4. distillato: reso liquido e fluido mediante la lavorazione.
5. esofago: tubo digerente.
6. sporta: borsa della spesa.
7. si ripromise: prese l’impegno con se stesso.
8. mani infide di speculatori: mani non degne di fiducia di persone che si arricchiscono alle spalle altrui.
9. ripugnanza: schifo, ribrezzo.
10. discosta: lontana.

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1 Le forme della narrazione

– a piedi, finché arrivava al corso d’acqua. Una volta si smarrì: girava ....................................................................

35 per ripe cespugliose e scoscese11, e non trovava più alcun sentiero, né ....................................................................

sapeva più da che parte fosse il fiume: a un tratto, spostando certi rami, ....................................................................

vide, a poche braccia sotto di sé, l’acqua silenziosa – era uno slargo del ....................................................................

fiume, quasi un piccolo calmo bacino –, d’un colore azzurro che pareva ....................................................................

un laghetto di montagna. ....................................................................

40 L’emozione non gli impedì di scrutare giù tra le sottili increspature ....................................................................

della corrente. Ed ecco, la sua ostinazione era premiata! Un battito, il ....................................................................

guizzo inconfondibile d’una pinna a filo della superficie, e poi un altro, ....................................................................

un altro ancora, una felicità da non credere ai suoi occhi: quello era il ....................................................................

luogo di raccolta dei pesci di tutto il fiume, il paradiso del pescatore, ....................................................................

45 forse ancora sconosciuto a tutti tranne a lui. Tornando (già imbruniva) ....................................................................

si fermò a incidere segni sulla corteccia degli olmi, e ad ammucchiare ....................................................................

pietre in certi punti, per poter ritrovare il cammino. ....................................................................

Ora non gli restava che farsi l’equipaggiamento. ....................................................................

Veramente, già ci aveva pensato: tra i vicini di casa e il personale ....................................................................

50 della ditta aveva già individuato una decina d’appassionati della pesca. ....................................................................

Con mezze parole e allusioni, promettendo a ciascuno d’informarlo, ap- ....................................................................

pena ne fosse stato ben sicuro, d’un posto pieno di tinche12 conosciuto ....................................................................

da lui solo, riuscì a farsi prestare un po’ dall’uno un po’ dall’altro un ....................................................................

arsenale13 da pescatore il più completo che si fosse mai visto. ....................................................................

55 A questo punto non gli mancava nulla: canna lenza ami esca retino ....................................................................

stivaloni sporta, una bella mattina, due ore di tempo – dalle sei alle otto ....................................................................

– prima d’andare a lavorare, il fiume con le tinche... Poteva non prender- ....................................................................

ne? Difatti: bastava buttare la lenza e ne prendeva; le tinche abboccava- ....................................................................

no prive di sospetto. Visto che con la lenza era così facile, provò con la ....................................................................

60 rete: erano tinche così ben disposte che correvano nella rete a capofitto. ....................................................................

Quando fu l’ora d’andarsene, la sua sporta era già piena. Cercò un ....................................................................

cammino, risalendo il fiume. ....................................................................

“Ehi, lei!” a un gomito dalla riva, tra i pioppi, c’era ritto14 un tipo col ....................................................................

berretto da guardia, che lo fissava brutto. ....................................................................

65 “Me? Che c’è?” fece Marcovaldo avvertendo un’ignota minaccia con- ....................................................................

tro le sue tinche. ....................................................................

“Dove li ha presi, quei pesci lì?” disse la guardia. ....................................................................

“Eh? Perché?” e Marcovaldo aveva già il cuore in gola. ....................................................................

“Se li ha pescati là sotto, li butti via subito: non ha visto la fabbrica ....................................................................

70 qui a monte15?” e indicava difatti un edificio lungo e basso che ora, gira- ....................................................................

ta l’ansa16 del fiume, si scorgeva, di là dei salici, e che buttava nell’aria ....................................................................

fumo e nell’acqua una nube densa d’un incredibile colore tra turchese ....................................................................

e violetto. “Almeno l’acqua, di che colore è, l’avrà vista! Fabbrica di ver- ....................................................................

nici: il fiume è avvelenato per via di quel blu, e i pesci anche. Li butti ....................................................................

75 subito, se no glieli sequestro!” ....................................................................

Marcovaldo ora avrebbe voluto buttarli lontano al più presto, toglier- ....................................................................

seli di dosso, come se solo l’odore bastasse ad avvelenarlo. Ma davanti alla


11. ripe cespugliose e scoscese: rive ripide e coperti di cespugli.
12. tinche: pesci di fiume molto apprezzati in cucina.
13. arsenale: qui equipaggiamento; il termine deriva dal linguaggio militare e indica, più propriamente,
il luogo in cui si costruiscono le navi da guerra e quindi un deposito di armi.
14. ritto: diritto e minaccioso.
15. a monte: in alto.
16. ansa: curva.

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A Strumenti per l’analisi del testo

guardia, non voleva fare quella brutta figura. “E se li avessi pescati più su?” ....................................................................

“Allora è un altro paio di maniche. Glieli sequestro e le faccio la multa. ....................................................................

80 A monte della fabbrica c’è una riserva di pesca. Lo vede il cartello?” ....................................................................

“Io, veramente,” s’affrettò a dire Marcovaldo, “porto la lenza così, ....................................................................

per darla da intendere agli amici, ma i pesci li ho comperati dal pesci- ....................................................................

vendolo del paese qui vicino.” ....................................................................

“Niente da dire, allora. Resta solo il dazio17 da pagare, per portarli in ....................................................................

85 città: qui siamo fuori della cinta18.” ....................................................................

Marcovaldo aveva già aperto la sporta e la rovesciava nel fiume. ....................................................................

Qualcuna delle tinche doveva essere ancora viva, perché guizzò via tut- ....................................................................

ta contenta. ....................................................................

(da I. Calvino, Marcovaldo ovvero le stagioni in città, Einaudi, Torino, 1972)

17. dazio: tassa che si pagava un tempo per far entrare o uscire le merci dalla città.
18. cinta: confine del territorio della città, entrando nel quale bisogna pagare il dazio.

> Macrosequenze
1. Trova e segnala a lato del racconto le seguenti macrosequenze:
• riflessioni sul fatto che i cibi sono avvelenati (righe .............-.............)
• decisione di Marcovaldo su come provvedere al sostentamento della famiglia (righe .............-.............)
• esplorazioni e scoperta di Marcovaldo (righe .............-.............)
• l’equipaggiamento (righe .............-.............)
• una pesca fortunata (righe .............-.............)
• la guardia rivela che il fiume è inquinato (righe .............-.............)
• la rinuncia finale (righe .............-.............)
2. Usa i nuclei narrativi individuati nell’esercizio precedente come partenza per stendere un riassunto di
dieci righe al massimo.

> Schema narrativo


3. Individua e sottolinea la spannung del racconto, cioè il momento di massima tensione che cambia lo
sviluppo dei fatti.

> Fabula e intreccio


4. Il racconto dei fatti rispetta 5. Indica la parola iniziale e quella finale:
l’ordine in cui essi sono accaduti? SI NO • della pausa riflessiva che ferma il racconto
Quindi, l’intreccio segue .........................................................................................................................................................
la fabula o la stravolge? ............................................................................ • della scena
............................................................................................................................................................. .........................................................................................................................................................

> Il significato del racconto


6. Indica l’ affermazione con cui sei d’accordo ] Il racconto ha una morale negativa perché
e giustifica oralmente la tua scelta. Marcovaldo e i suoi figli non mangeranno
] Il racconto ha una morale positiva perché a pesce ma solo carne.
Marcovaldo non viene fatta la contravvenzione. ] Il racconto ha una morale negativa
] Il racconto ha una morale positiva perché perché ci si rende conto che
Marcovaldo conosce meglio, in seguito l’inquinamento è ovunque e assume
all’esperienza, la città e i suoi segreti. forme non prevedibili.

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