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Corleo (30/11/2021)

Cominceremo a parlare di Simone Corleo. Ma prima ancora di


analizzare l'opera e il pensiero dell’autore dobbiamo considerare
le sue esperienze personali familiari e le sue esperienze storiche e
le esperienze sociali cioè tutte queste esperienze che sono state
vissute da Corleo nella prima parte della sua esistenza lo
collocano tra il 1823 e il 1891 ed è un maestro. Nacque a Salemi e
morì a Palermo.
Visse la prima parte della sua vita tra mille stenti e sacrifici per
avere perso il padre. All'età di soli dieci anni la madre, e come lui
stesso racconta, è stata costretta a sottoporsi ad enormi sacrifici
e lavori sovrumani per riuscire a garantire ai cinque figli una
formazione scolastica adeguata. E si muove con lei era appunto il
più grande dei cinque figli e quindi per garantire diciamo
l'istruzione ai figli. La madre di Corleo fu costretta a lavorare
moltissimo.
La situazione economica però era così precaria che all'età di 11
anni Simone Corleo per proseguire gli studi su come viene avviato
ha iniziato presso il Seminario Vescovile di Mazara del Vallo.
Perché questo era l'unico modo per poter garantire gli studi. Per
questo motivo come lui stesso racconta poi nella sua
autobiografia indossò l'abito talare per 15 anni cioè da 15 anni
non ancora compiuti a 26 anni appena compiuti e quindi fu
costretto a frequentare i seminari di Mazara del Vallo e Palermo
per garantirsi un'adeguata assistenza materiale e spirituale. Nel
mese di maggio del 1848 Corleo si laureò in Medicina a Palermo
sull'esempio del padre che aveva esercitato la professione di
medico a Salemi e in altri comuni vicini e nel frattempo continuò
a coltivare l'interesse per la filosofia prima come studente e poi
come precettore e docente privato. Il suo primo insegnamento
risale al 1846 cioè quando Corleo aveva 23 anni. Il suo primo
insegnamento fu presso il Seminario di Mazara del Vallo. In
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seguito insegnò anche a Palermo. Nella sua città natale, cioè
Salemi esercitò la professione di medico. Anche se si dedicò
prevalentemente all'insegnamento soprattutto quando si trasferì
definitivamente a Palermo nel 1860. Nel frattempo nel 1862 ha
cominciato ad insegnare nell'Università di Palermo. In quest'anno
si era anche sposato, comincia a insegnere a Palermo filosofia
teoretica da libero docente.
L'anno dopo nel 1863 vinse i concorsi cattedra di filosofia morale
e di storia della filosofia. Questi due insegnamenti li tenne
ininterrottamente presso l'Università di Palermo dal 1864 sino al
1891 cioè sino all'anno della morte.
Corleo non trascurò l'interesse per la psicologia sperimentale che
si andava affermando nei vari paesi europei. Infatti nel 1889 aprì
un laboratorio di Psicologia sperimentale presso l'Istituto di
fisiologia e la facoltà di Medicina dell'Università di Palermo.
Questo laboratorio aperto da Corleo almeno sul piano
istituzionale rappresentava il primo laboratorio aperto in Italia.
Qualche anno dopo sull'esempio di Corleo, Francesco De Sarlo
aprirà il suo laboratorio a Firenze ma siamo nel 1903. Lui invece
nel 1889 apre il primo laboratorio di psicologia sperimentale a
Palermo presso l'Istituto di fisiologia.
Nella sua vita pubblica bisogna ricordare che fu preside della
facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo; fu direttore della scuola
di magistero che allora era annessa alla Facoltà di Lettere e
Filosofia e dal 1887 al 1889 fu anche rettore dell'Ateneo di
Palermo. E sempre in quel periodo fece parte del Parlamento
italiano. Era stato eletto infatti alla Camera dei Deputati nel 1861
proprio alla prima legislatura del nuovo Stato unitario cioè non
appena si realizza l'unità d'Italia il Corleo è stato eletto alla
camera dei deputati. Questa esperienza la ripeterà con una
legislatura successiva dal 1882 al 1886. Tra le opere giovanili di
Corleo non vanno trascurate le pubblicazioni della psicologia
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sperimentale. A questa disciplina Corleo si è dedicato con molta
passione e competenza forte anche dei suoi studi di medicina e
fisiologia di quando era giovane. A questo proposito dobbiamo
ricordare due opere giovanili importanti: “Le ricerche sulla vera
natura dei creduti fluidi imponderabili” del 1852 e “Le ricerche
sulla vera natura dell’innervazione con applicazioni patologiche e
terapeutiche” pubblicate nel 1857. Tra le sue opere filosofiche
più significative vanno ricordate “la filosofia universale”
pubblicata a Palermo in due comuni “Il sistema della filosofia
universale” e “Le lezioni di filosofia morale”. Solitamente agli
scritti di natura medico-scientifica si presta poca attenzione per
cui si potrebbe dire che Corleo nell’ambito della storia della
scienza in genere e della psicologia in particolare rappresenta un
personaggio poco conosciuto. Sono notevoli i risultati da lui
conseguiti sulla base del metodo sperimentale a proposito dei
concetti di stimolo e innervazione. In ogni caso rimane centrale il
ruolo svolto nell’ambito della filosofia italiana nella mettà del
secolo 19esimo. Sebbene la sua produzione non si colloca in un
ambito specifico delle correnti di pensiero tradizionale, Corleo
avendo prestato molta attenzione al positivismo non si riconobbe
in pieno nella corrente di pensiero che era stata avviata da
Ardigò. In lui si intravedono delle sfumature positiviste infatti è
considerato un positivista sui generis. Si deve alla sensibilità di
alcuni studiosi di filosofia italiana contemporanea l’attenzione
prestata all’opera di Corleo. Va ricordato il contributo dato da
Eugenio Garin. Di tanto in tanto Corleo compare in alcune
ricerche dove si sottolinea il rapporto che Corleo pose tra filosofia
teoretica e psicofisica. Nel corso del suo 64esimo anno di eta
intorno al 1887 quindi si trova nella maturità personale e
professionale e così scrive la sua autobiografia per sottolineare
alcuni dettagli che riguardano la sua esistenza che riguardano fasi
della sua vita. Gli anni presi in esame vanno dalla fanciullezza
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all’adolescenza e dalla giovinezza alla maturità. Il motivo per cui
fu spinto a scrivere una biografia dipese dal fatto che lui
proveniva da una famiglia modesta e pur potendo vantare nobili
origini dalla parte del padre e della madre, Corleo fu costretto a
vivere in miseria. Questo significa che nelle intenzioni Di Corleo le
condizioni economiche non ottimali della famiglia a volte hanno
una funzione importante per chi desidera affermarsi. Corleo
inoltre sostiene che c’è un’altra ragione speciale per la quale
vuole scrivere l’autobiografia che era il fatto che sperava che
queste notizie delle sua vita potessero essere utili a qualcuno
come esempio per dimostrare che da condizioni precarie con
buona volontà e buon lavoro si può uscire. Dell’esistenza
dell’autobiografia per la prima volta da notizia nella sua
Prolusione al corso di psicologia sperimentale Umberto Saffiotti.
Questa prolusione è stata letta nel febbraio 1920 nella facoltà di
lettere e filosofia all’università di Palermo. Saffiotti aveva assunto
la titolarità della cattedra di psicologia sperimentale presso la
facoltà di lettere e nella Prolusione ricordava che la tradizione
della disciplina nel contesto della cultura italiana era legata a tre
siciliani Giuseppe Sergi, Muccola e Corleo e nel tratteggiare la
figura di corleo Saffiotti dice che Corleo iniziò alcune ricerche
all’Università di Palermo di Psicofisiologia e psichiometria e in
sempre nella sessa università ha avviato un piccolo laboratorio di
Psicologia Sperimentale. Un altro autore che parla di Corleo è
Eugenio Di Carlo che in una sua opera del 1924 diceva che Corleo
aveva onorato la vita accademica e politica del nostro paese e
dichiarava che aveva avuto l’opportunità di consultare
l’autobiografia scritta di proprio pugno da Corleo grazie alla
disponibilità di Antonina Corleo cioè la figlia. Quindi Di Carlo
avendo letto l’autobiografia di Corleo dalla figlia aveva avuto moo
di approfondire certi aspetti della vita e delle opere di Corleo. Di
Carlo sottolinea che l’autobiografia Di Corleo che si trovava
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conservata presso l’abitazione della figlia Antonina che aveva
sposato Santi Sirena, un professore di anatomia patologica
all’università di Palermo, e risiedeva Palermo. Secondo Di Carlo,
la pubblicazione dell’autobiografia di Corleo avrebbe gettato una
nuova luce sulla sua figura anche perché Corleo fino a quel
momento non era stato adeguatamente studiato.
Nell’autobiografia di Corleo dopo le notizie dateci da Di Carlo non
si sa più nulla. La si ritrova anni dopo conservata nell’archivio di
stato di palermo ma non si sa come ed è stata conservata con
altri documenti per almeno mezzo secolo. Il catagolo per i
manoscritti di quell’archivio non risulta datato né risulta annotato
l’anno di donazione e chi l’ha donato. Trattandosi di un catalogo
costituito dopo la fine del secondo conflitto mondiale si può
desumere che l’autobiografia sia stata donata all’archivio di stato
di Palermo dagli eredi di Corleo probabilmente intorno al 1950 e
per 50 anni è rimasta lì sepolta tra le carte. L’autobiografia è
composta da 380 pagine manoscritte ed è divisa in 8 capitoli e
ciascun capitolo è riferito ad una parte importante della vita
dell’autore. Infatti ogni capitolo è articolato in paragrafi e
ciascuno di essi a sua volta si riferisce a segmenti cronologici ben
precisi o momenti particolarmente significativi della sua
esistenza. Il manoscritto risulta distribuito in quattro parti. La
prima parte comprende il capitolo primo e il secondo sino alla
pagina 90; la seconda parte comprende il capitolo secondo dalla
pagina 91 in poi e il capitolo terzo e quarto fino alla pagina fino a
pg 186; la terza parte comprende il capitolo quarto, quinto e il
sesto; a quarta comprende il capitolo sesto settimo ed ottavo. In
questo modo si può dire che il manoscritto risulta ordinato in
quattro fascicoli e ognuno di questi fascicoli è composto da 90
pagine circa tranne l’ultimo che è composto da 100 pagine. Ma
vediamo di analizzare questi otto capitoli. Il primo capitolo è
articolato in tre paragrafi e Corleo comincia a raccontarsi dalla
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nascita fino alla fanciullezza e alla prima adolescenza facendo dei
riferimenti ai suoi parenti. Quindi il periodo preso in esame va
dalla nascita ai primi anni di vita e poi alla fanciullezza
all’adolescenza e intercalando questo racconto con i ricordi che
lui ha. I ricordi che lui mette in evidenza sono quelli che risalgono
ai suoi primi 2 anni e mezzo di età fino all’eta di 19 anni e
comincia con il descrivere lo stato di povertà che ha
caratterizzato i suoi primi anni di vita a causa delle disgrazie che
colpirono la famiglia. Figlio del medico Gaetano Corleo e di
Antonina Oliveri nacque a Salemi il 2 settembre del 1823. Primo
di 5 figli ebbe la sventura di perdere il padre all’età di appena 10
anni per cui la madre rimasta vedova con 5 figli piccoli da portare
avanti fu costretta a lavorare intensamente per farli crescere,
studiare e garantire loro una posizione sociale degna della loro
discendenza. Dopo i primi studi compiuti nel colleggio gesuitico di
Salemi a meno di 11 anni Corleo ottenne un posto gratuito nel
Seminario vescovile di Mazzara del Vallo dove iniziò lo studio
delle lettere e dove cominciò a manifestare uno spiccato
interesse per la filosofia. Non a caso Corleo ricorda di essersi
scoperto filosofo all’età di 12 anni affrontando un problema di
logica legato ad un aspetto filologico della lingua latina. Posto a
confronto con un superiore Corleo ebbe l’occasione di correggere
l’interpretazione che venne data di un testo adottato nel
seminario per le esercitazioni di logica. Secondo Corleo, il
precettore cadeva in errore perché dava senso negativo ad una
parola che per avere senso secondo lui doveva un significato
affermativo e il suo precettore secondo Corleo sbagliava. Il
secondo capitolo dell’autobiografia è articolato pure in tre
paragrafi in cui Corleo parla della sua gioventù, dei suoi studi
superiori, di una tragedia che riguarda la sua vita e dei suoi primi
lavori filosofici. In questo periodo prende in esame anche il primo
trasferimento a Palermo dove per intercessione del vescovo di
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Mazzara era riuscito a trovare un posto di precettore in un
convitto. Corleo aveva appena compiuto 18 anni e su
sollecitazione di uno zio paterno un certo Gaetano Corleo riuscì
con l’aiuto della chiesa a lasciare il paese natio per trasferirsi nel
capoluogo dell’isola. Allo scopo di iscriversi alla facoltà di
medicina dove nel corso del secondo anno sarebbe stato
particolarmente colpito dalle lezioni di fisiologia tenute dal
professore Foderà. Corleo ricorda che a maggio partì verso
PALERMO dove arrivò l’indomani e per la raccomandazione che
aveva avuto fu alloggiato in un convitto di nome Tulliano. In
attesa di iscriversi al primo anno del corso di laure in Medicina
proseguì i suoi studi di filosofia leggendo Cartesio Locke Kant ma
soprattutto Kant lo entusiasmò parecchio. A questo periodo risale
la stesura delle sue Meditazioni filosofiche. In questa fase non
mancarono altri interessi culturali come per esempio quello per il
teatro che è testimoniato dalla composizione di alcune tragedie
come per esempio Il Socrate e il Silano. Quello per il teatro non fu
l’unico interesse manifestato da Corleo e in lui emerge anche
l’interesse per la letteratura. Infatti si occupa di Macchiavelli,
Alfieri Foscolo Monti e altri letterati. Qualche anno dopo (intorno
alla metà degli anni ’40 dell’800, 1846-47) decise di andare in
provincia di Trapani e accetta l’incarico di filosofia e di diritto
naturale presso il Seminario di Mazzara del Vallo. Quindi ritorna a
Mazzara. Corleo aveva appena compiuto 23 anni non aveva preso
i voti, ma non ancora abbandonato l’abito talare che la chiesa
continua ad offrirgli come mezzo di sostentamento e occasione
per proseguire i suoi studi. Che si vanno allargando e
approfondendo sempre più. Il terzo capitolo è composto di
quattro paragrafi e parla del suo primo insegnamento pubblico
nel Seminario di Mazzara di alcune avventure che a Mazzara. Si
parla del passaggio a Palermo e della causa di rivendita dei beni
ereditari. Il periodo preso in esame è il periodo tra il 1846 e il
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1856 è il decennio che va dai 23 anni e i 31-32 anni. Si tratta di
una fase alquanto intensa in cui Corleo è impegnato nelle scelte
decisive della sua esistenza. Abbiamo visto che da Palermo
rientra a Mazzara del Vallo per assumere l’insegnamento di
filosofia nel Seminario di Mazzara e questo gli era stato offerto
dal nuovo vescovo il monsignor Antonio Salamone che in seguito
gli fa una proposta che Corleo non può accettare cioè quella di
lasciare l’Università di Palermo. Intanto però Corleo è ancora
incerto se prendere i voti o meno perché se li prende risolve tutti
i suoi problemi di sostentamento materiale. Messi
temporaneamente da parte gli studi di Medicina iniziati
nell’ateneo a Mazzara del vallo comincia la sua attività di docente
pubblico potendo essere più vicino alla sua famiglia. Ma a
Palermo tornerà in occasione della rivoluzione scoppiata nel
gennaio del 1848 contro i Borboni. Il 1848 doveva essere l’anno
della sua prima candidatura politica, ma doveva essere pure
l’anno in cui Corleo doveva conseguire la laurea in medicina che
di fatto conseguì ancora in ambito talare. Conseguendo la laurea
prestò giuramento al rettore e così che l’ano dopo lascia l’abito
ecclesiastico ed aveva già 26 anni i fratelli erano cresciuti e il
fratello Francesco aveva deciso di rendere i voti. A quel punto
Corleo pensa che co il lavoro di medico può risolvere i suoi
problemi di sostentamento e quindi con una laurea in medicina
poteva esercitare la professione che era stata quella del padre
presso i suoi luoghi natii. Lui era orgoglioso di esercitare quella
professione perché riteneva che avesse ereditato dal padre
l’occhio clinico che era necessario e utile in questo lavoro.
Cominciava così ad uscire da uno stato di povertà in cui si era
venuto a trovare sin dall’anno della morte del padre. Alla
professione di medico aggiungeva anche l’attività didattica come
docente di filosofia. Infine Corleo si dedicava al recupero di una
proprietà “il fondo torello” a Salemi di cui alcuni parenti si erano
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indebitamente impossessati. Nel 1852 torna a Palermo
tralasciando la professione di medico. A Palermo ha l’occasione di
insegnare filosofia nel convitto Stesicoro dei gesuiti e ha anche
l’occasione di pubblicare il suo primo lavoro scientifico dedicato
alle ricerche sulla vera natura dei creduti fluidi imponderabili. Il
capitolo quarto dell’autobiografia si compone di sei paragrafi.
Perla del suo matrimonio della nascita della figlia dell’eredità
della moglie della fine della causa di rivendicazione dei beni
ereditieri per tornare in possesso del fondo torello e parla anche
di una sua grave malattia. Il quinto capitolo riguarda il perio che
va dall’anno 1855 (anno del matrimonio) al 1860 cioè all’anno
che lo ha visto coinvolto a Salemi all’arrivo di Garibaldi e dei
politici che hanno condotto il paese al conseguimento dell’unità
nazionale e la città di Salemi ebbe una grande partecipazione in
questo contesto. Corleo ricorda che nel 1854 si trovava ancora a
Palermo dove insegnava nel convitto Vittorino quando per
intercessione di un amico di Mazzara del Vallo sposa Antonia
Hobbes che era figlia di Giacomo Hobbes di origini inglese.
Giacomo Hobbes si era trasferito in Sicilia per impiantare a
Mazzara del Vallo una fabbrica di vino marsala. Il matrimonio tra
Corleo e la Hobbes fu celebrato nel 1855 e da questo matrimonio
una sola figlia Antonina Corleo. Sono gli anni in cui Corleo svolge
la professione di medico, di docente e di agricoltore come
ironicamente ricorda lui stesso perché doveva curare i beni della
famiglia e quelli che la moglie aveva ricevuto in dote. Però non
trascura gli studi di fisiologia e di fisica tant’è vero che nel 1857
pubblica le ricerche sulla vera natura dell’innervazione con
applicazioni fisiologiche patologiche e terapeutiche. Il 1858 è
l’anno dell’incontro con padre D’Acquisto che in quell’anno viene
nominato arcivescovo di Monreale. Si tratta di un incontro con
una persona con la quale esisteva un rapporto essendo stato
docente di filosofia che il padre di Corleo aveva avuto a Salemi.
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D’Acquisto era un docente di filosofia morale nella facoltà di
lettere e filosofia dell’ateneo di Palermo e in quel periodo Corleo
è preso anche dalla causa che aveva intentato nei confronti di
alcuni suoi parenti per recuperare Fondo Torello e una volta
rientratone in possesso gli avrebbe consentito una definitiva
tranquillità economica ecco perché si tratta di una fase decisiva
della sua vita.
Il quinto capitolo dell’autobiografia è diviso in sette paragrafi.
Parla degli inizi della sua vita politica, delle sue pubblicazioni
filosofiche, della sua cattedra ottenuta presso l’università di
Palermo e dei suoi insegnamenti e parla inoltre della sua
esperienza si deputato. Quindi si riferisce ad un periodo molto
intenso e significativo della sua vita ma anche della storia del
paese perché siamo nel periodo in cui Garibaldi arriva in Sicilia e
si arriverà poi alla costituzione dello stato italiano e quindi alla
sua elezione alla Camera dei deputati fino al concorso a cattedra
di filosofia morale e storia della filosofia pressa l’ateneo di
Palermo. Lo sbarco di Garibaldi in Sicilia e il passaggio da Salemi
era ampiamente ricordato da Corleo nella sua biografia e proprio
in quell’anno (1860) Corleo sarebbe tornato a Palermo con la sua
famiglia per cominciare a pensare alla carriera universitaria e
infatti presenta domanda per i concorsi a cattedra di filosofia
morale e storia della filosofia. L’anno dopo la costituzione dello
stato italiano sono state indette le elezioni politiche. Corleo si
candida nel collegio di Calatafimi e fu eletto alla Camera dei
Deputati ed entra così a far parte del parlamento italiano. A
questo proposito ci racconta il viaggio compiuto per recarsi da
Palermo a Torino. Parte con la nave per Genova, fa la nave una
sosta a cagliari per imbarcare i parlamentari sardi. Arrivato a
Genova va in treno a Torino dove è arrivato in tarda sera e non
trova nessuno ad accoglierlo o assisterlo. Corleo non rimase
passivo dinanzi alla lentezza dell’attività parlamentare. Si
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impegnò molto nel presentare il disegno di legge sulla enfiteosi
dei terreni ecclesiastici di Sicilia e infetti la legge fu approvata nel
1862 e di questo dobbiamo dare merito a Corleo. Quello stesso
anno (1862) il ministro della pubblica istruzione era Francesco De
Santis nell’anno in cui gli viene conferita a Corleo la libera
docenza in Filosofia e storia della Filosofia. Nel 1863 può
finalmente sostenere i concorsi già banditi tre anni prima e vinti
entrambi da Corleo. Tiene entrambe le cattedre di Filosofia
morale (da titolare) e storia della Filosofia (da professore
incaricato) però dovette lasciare la Camera dei Deputati perché
l’attività di parlamentare non era compatibile con l’attività di
docente universitario. L’impegno a tempo pieno nell’università di
Palermo e la perdita del seggio alla camera dei deputati non gli
preclusero di occuparsi del problema dell’enfiteosi dei terreni
ecclesiastici in Sicilia. Però come sempre accade nella sua attività
non mancarono le delusioni accademiche in particolare quando
chiese di essere trasferito nell’ateneo di Roma che nel frattempo
era diventata capitale d’Italia e nonostante le promesse di
Quitino Sella il nuovo ministro della pubblica istruzione Antonio
Scialoia preferì nominare professore Antonio Labriola quindi
Corleo fu costretto a rimanere a Palermo e da qui comincia a
dedicarsi alla sua seconda opera filosofica. Operò al sistema della
filosofia universale.
Il capitolo sesto dell’auto biografia era articolato in otto paragrafi.
In questo capitolo Corleo parla dell’ingrandimento della sua
proprietà, della morte di sua madre, del matrimonio della figlia
delle prime conferenze pubbliche, del ritorno alla camera perché
poi è ritornato lì e della sua attività di rettore nell’università di
Palermo. È questo il periodo della sua piena maturità nel corso
della quale si dedica alla sistemazione dei beni personali della
moglie. Qui si deduce il carattere di questo personaggio che si
divide tra l’attività astratta dello studio e quella pratica del lavoro.
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Accanto ad una posizione sociale e professionale seguì il successo
che poteva riscuotere un personaggio come Corleo nei vari campi
dello scibile umano. Tra gli argomenti tratta ti da Corleo nelle
conferenze pubbliche bisogna ricordare quelli dedicati alla
psicologia sperimentale, all’economia, al diritto, alla medicina,
alla famiglia, all’igiene e all’istruzione tutti argomenti che stavano
a cuore a Corleo. Ci troviamo di fronte a un personaggio che per
quanto ricco e poliedrico appartiene al suo tempo e a volte
sembra che abbia espresso dei punti di vista che oggi possono
apparire superati. Però ciò che conta è mettere in evidenza i suoi
molteplici interessi in vari ambiti del sapere. Tornò a far parte
della camera dei deputati nel 1880-1882 e questa volta la sede
del parlamento non era più Torino ma Roma. Infatti si traferisce a
Roma con la moglie e prende in affitto una abitazione a Piazza di
Spagna. Ricorda quel periodo di Parlamentare con molto
entusiasmo e nel corso di questa seconda legislatura non
abbandonò l’insegnamento universitario anzi fu pure impegnato
nella carica di rettore quindi non c’era più incompatibilità.
Il capitolo settimo è composto da sei paragrafi e in essi lui parla
delle sue idee politiche, delle sue idee sulla famiglia, delle sue
idee sulla religione e vengono delineate anche le sue idee
scientifiche. Esponendo le sue opinioni sulla politica ricorda il
ritorno alla camera e l’incontro con Quintino Sella. Sul piano
economico le idee di Corleo possono risultate antiquate o
superate perché si rifanno a una concezione dell’economia che
chiaramente era l’economia del suo tempo. Anche la sua
concezione conservatrice in politica oggi sembra superata.
L’esaltazione della funzione sociale della famiglia e della religione
anche qui erano le idee di un tempo. Per ciò che riguarda la
cultura umanistica Corleo ha elaborato delle idee originali che
trasferisce poi agli amici e agli allievi soprattutto. Concepisce
l’idea di bandire un premio di filosofia a cura degli eredi a partire
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dal 1904. Di fatto non se ne fece nulla però e non ci fu mai un
premio di filosofia a lui intitolato.
L’ultimo capitolo che è il capitolo ottavo è composto da 10
paragrafi e qui Corleo parla della sua vecchiaia, della sua malattia,
della sua famiglia, di filosofia morale delle sue proprietà e degli
ultimi incidenti che riguardano lui e la sua famiglia. Si riferisce agli
ultimi anni della sua vita. Questa parte, l’ottavo capitolo, è la
parte più triste perché tratta di una fase della vecchiezza e
dell’amarezza dinanzi dell’approssimarsi della morta che nel 1887
sente molto vicina a causa delle sue precarie condizioni di salute.
Inoltre vive un grande dispiacere la perdita della nipotina che
aveva allora appena tre anni. In questo capitolo inserisce pure il
testamento datato 2 novembre 1886 e in questo testamento è
inserito il regolamento del premio di filosofia che si sarebbe
potuto istituire per un arco di 120 anni partendo dal 1904 sino al
2023, ma non se ne fece nulla. Il 1886 è l’anno definitivo
dell’abbandono della vita politica e quando si dedica alla stesura
dell’ottavo capitolo della sua autobiografia senza dubbio si trova
a scrivere sul finire del 1887. Con molta probabilità le ultime
pagine si riferiscono agli anni che vanno tra il 1888 e il 1890
perché poi nel 1891 Corleo morì. La prova che le ultime pagine si
riferiscono agli anni che vanno tra il 1888 e il 1890 è dimostrata
da alcuni riferimenti come per esempio l’arrivo di Roberto
Benzoni ad assumere l’insegnamento di filosofia teoretica nella
facoltà di lettere e filosofia dell’ateneo di Palermo nel 1889.
Quindi dobbiamo dire che l’8 capitolo è il più interessante perché
riferisce dei suoi ultimi studi e soprattutto riferisce del’apertura
del laboratorio di psicologia sperimentale presso l’istituto di
fisiologia della facoltà di Medicina. Si tratta di un’esperienza che
riprende i suoi interessi maturati alcuni anni prima. L’interesse
per la fisiologia e la psicologia sperimentale è in interesse che
Corleo coltiva da giovane senza tralasciare la filosofia teorica
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perché Corleo è profondamente convinto dell’opportunità di un
dialogo tra filosofia e psicologia. Infatti lui dice che avviata una
sperimentazione di psicologia prenderà la cattedra di filosofia
teoretica di cui la psicologia fa parte non potrà separare
dall’esperimento le lezioni e lui otterrà questo effetto per far
indirizzare le filosofie ad alcuni esperimenti. Corleo si rifà al
filosofo-psicologo tedesco Wundt che già da alcuni anni aveva
aperto il famoso laboratorio di psicologia sperimentale in
Germania nella sede dell’università di Lipsia. Quindi Corleo
sostiene che nella filosofia teoretica che ora insegna da incaricato
ufficiale crede opportuno introdurre la sperimentazione per
accertare ed analizzare alcuni elementi come wundt aveva fatto
nel seminario di Lipsia. Questa è la posizione di un accademico
maturo che ormai giunto in tarda età con quasi 30 anni di
insegnamento vuole elaborare un progetto che consolido un
certo tipo di sapere e vuole per questo attrezzare un laboratorio
di psicologia sperimentale presso l’istituto di fisiologia per il quale
ha bisogno di fondi necessari ad offrire un contributo al consorzio
universitario per l’acquisto delle prime macchine necessarie.
Ottiene 1.500 lire sperando di poter comprare il più possibile per
cominciare la sperimentazione. Con questo denaro ha potuto
comprare le prime attrezzature necessarie per attrezzare il
laboratorio. Si tratta di attrezzature utilizzate anche da Wundt in
Germania che servivano per gli esperimenti. Corleo Con questo
laboratorio manifesta le sue idee di psicologia sperimentale che
pur proveniente dalla filosofia deve portare un metodo positivo
proprio delle scienze naturali. Corleo sperava di avere altri fondi
per dotare il laboratorio di altre attrezzature ma il suo stato di
salute e la sua scomparsa da lì a poco tempo non gli consentirono
di sviluppare il suo progetto originario. Nell’ateneo di Palermo la
Psicologia sperimentale non venne meno con la morte di Corleo.
Abbiamo già parlato della chiamata di Benzoni per coprire
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l’insegnamento di filosofia teoretica. Roberto Benzoni garantiva
una certa continuità con la tradizione di Corleo che considerava
che deve sussistere una relazione stretta fra filosofia teorica e la
psicologia sperimentale. La linea tracciata da Corleo non si
disperderà anzi sarà forzata con l’insegnamento di psicologia
tenuto da Giuseppe Pitrè dal 1910 al 1916. Questa linea sarà
seguita da Umberto Saffiotti per continuare sulla scia di questo
interesse e relazione tra filosofia e psicologia sperimentale.

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