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Gli studi di genere fra storia, antropologia, scienze del documento

1.
“Il silenzio delle ragazze”: questioni di genere e metodo fra antropologia e storia

a cura di Zelda A. Franceschi, Tiziana Lazzari e Isabella Lazzarini

Nella storia dell’antropologia e in special modo europea e americana la presenza delle


donne appare a tutt’oggi sfumata e si dissolve in due figure – icone indiscusse della storia
della disciplina Ruth Benedict e Margaret Mead. Ma recenti studi mostrano come la storia
della disciplina sia costellata dalla presenza di donne, encomiabili ricercatrici di campo,
originali scrittrici e autrici di testi la cui modernità formale rimane sorprendente. Ma l’aspetto
sicuramente più singolare riguarda le metodologie di ricerca che queste donne riuscirono a
perseguire nelle loro ricerche di campo. In questi seminari si tratteggeranno le ragioni per cui
sono ricordate come “hidden scholars” e si prenderanno in considerazione il contesto
americano e anglosassone.
Gli studi di genere in Italia sono entrati nel campo della medievistica lentamente e per vie
che potremo definire traverse: grazie alla storia del diritto (e dunque dei sistemi dotali,
successori e familiari), la storia devozionale e assistenziale o la storia artistica e culturale. Il
loro ingresso nella storia politica e del potere è più tardo e variegato, meno consistente e più
episodico, concentrato soprattutto attorno a casi significativi e singoli personaggi, di cui si è
puntato a rovesciare, talora con impostazioni apologetiche, tradizioni storiografiche di origine
ottocentesca e di matrice decisamente pregiudiziale (fra i vari esempi che si potrebbero fare,
valgano le protagoniste della “pornocrazia romana” del secolo X e le regine angioine di
Napoli). Questi seminari si propongono di offrire un quadro d’insieme di casi e studi recenti,
indicando il sorgere di nuove tendenze e il sopravvivere di antichi problemi.

Agli interventi quadro, seguiranno quelli di giovani studiose (assegniste, dottorande e anche
studentesse di magistrale) che avranno 15 minuti disposizione per illustrare il rapporto della
giovane ricerca femminile con i metodi di genere.

1 febbraio 2021
ore 11.00

• Zelda A. Franceschi (Università di Bologna), Le allieve nascoste della famiglia allargata di


Franz Boas
• Vanessa Maher (Università di Torino), Il contributo di Audrey Richards nella storia
dell’antropologia anglosassone

Ore 15

•Caterina Francesca Fidanza (Università di Bologna)


•Elena Rebecca Cerri (Università di Bologna)
•Mariangela Cardone (Università di Bologna)
22 febbraio 2021
Ore 11

Tiziana Lazzari (Università di Bologna), “Women at work”: Janet Nelson, Régine Le Jan e la
nuova narrazione della storia politica dell’alto medioevo
Serena Ferente (King’s College, London): Le regine angioine e una nuova storia del regno di
Napoli

Ore 15
•Chiara Barbero (Università di Milano)
•Valentina Prisco (Università di Napoli Federico II)
•Roberta Cimino (University of St. Andrews)
•Michela Capris (Università di Torino)
2.

Gli oggetti delle donne. Catalogazione, metodo e questioni di genere

a cura di Zelda A. Franceschi, Maria Teresa Guerrini, Tiziana Lazzari

Nella storia dell’antropologia italiana sono molti i viaggiatori e proto-etnografi che hanno
contribuito alle attuali collezioni dei principali musei etnografici. Si prenderanno in
considerazioni le collezioni sudamericane che oggi caratterizzano due musei italiani, il Museo
Preistorico ed etnografico Luigi Pigorini di Roma e il Museo di Antropologia e Etnologia di
Firenze alle cui collezioni contribuirono i due viaggiatori e antropologi Paolo Mantegazza
(1831-1910) e Guido Boggiani (1861-1902). Molti degli oggetti che donarono o vendettero
sono di manifattura femminile. Il seminario, attraverso l’analisi di alcune opere dei due
antropologi, cercherà di riflettere sui processi di catalogazione e classificazione che hanno
portato alla cancellazione della presenza delle donne nella manifattura di questi oggetti.

Nelle sezioni dei musei dedicati, almeno in parte, alla storia dell’alto medioevo italiano, e
non solo, gli allestimenti e le vetrine propongono ancora letture sull’identità etnica e di genere
fortemente condizionate da paradigmi interpretativi oggi molto discussi. Il seminario è inteso
ad aprire un dialogo fra storici, antropologi, archeologhi ed esperti di antropologia museale
attorno a problemi di interpretazione connotati da una forte interdisciplinarietà .

12 aprile 2021
Ore 11

• Zelda A. Franceschi (Università di Bologna), I viaggi proto-etnografici e le collezioni


sudamericane in Italia. Paolo Mantegazza e Guido Boggiani
• Francesca Bigoni, (Museo etnografico di Firenze), "Sesso e genere femminile Ore 15
nell'antropologia dell'800 tra ricerca scientifica. e collezionismo museale" • P
• i
e
tro Clemente (Università di Firenze), Le collezioni e il collezionismo. L’antropologia
museale tra Ottocento e Novecento
• Irene Barbiera (Università di Padova), Titolo da definire
• Miriam Focaccia (Università di Bologna), La ceroplastica anatomica di Anna Morandi
Manzolini. Bologna, Musei di Palazzo Poggi
3.

La scrittura delle donne: casi e questioni di metodo fra storia, antropologia e scienze
del documento
a cura di Zelda A. Franceschi, Tiziana Lazzari, Isabella Lazzarini, Maria Teresa Guerrini

Alcune importanti ricerche uscite negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso (Goody,
Cardona, Ong, Assmann) hanno attratto l’attenzione degli storici sulla scrittura come
fenomeno antropologico e sul suo rapporto con i sistemi complessi e non sempre verbali della
memoria individuale e soprattutto sociale. Questo fecondo incrocio ha portato a una
riformulazione dell’attenzione che gli studiosi delle discipline del testo e del documento
hanno riservato alla scrittura medievale: Petrucci, Bartoli Langeli, ma anche Nelson,
McKitterick, Clanchy, o Keller hanno in parte rivoluzionato l’approccio all’analisi della cultura
scritta in un contesto storico determinato. Tale attenzione ha riguardato in gran parte la
scrittura conservata, che si è sempre ritenuta – e a buon titolo dal punto di vista quantitativo –
prettamente maschile.
Sia per l’alto, sia per il tardo medioevo così pure per l’epoca moderna però , una serie di studi
importanti, analizzando con maggiore finezza le forme della comunicazione scritta e dei suoi
rapporti con il potere e la vita associata, hanno aperto la strada a una riconsiderazione del
ruolo delle donne in questi fenomeni cruciali tra scrittura, oralità e memoria.

14 maggio 2021
Ore 11

•Tiziana Lazzari (Università di Bologna), La scrittura delle donne fra storia e antropologia: alto
medioevo

Leggere e scrivere nell’alto Medioevo erano attività che non costituivano una riserva maschile
ma che erano praticate dalle donne in maniera sorprendente rispetto alla loro esclusione
dall’esercizio, almeno formale, dell’autorità politica e religiosa con il quale l’alfabetizzazione è
spesso, e strettamente, associata (Nelson 1991). A partire dagli studi degli anni Novanta di R.
McKitterick e di Janet Nelson gli esempi di scrittura femminile sono stati per prima cosa
riconosciuti e poi analizzati rispetto alla loro cifra stilistica, sempre vivace e fuori dagli schemi
retorici convenzionali. L’attenzione al gioco delle relazioni interpersonali e l’apertura alle
suggestioni delle narrazioni orali e folkloriche rende la scrittura femminile una testimonianza
preziosa anche da una prospettiva antropologica che non è mai stata indagata a fondo.

•Isabella Lazzarini (Università del Molise), La scrittura delle donne fra storia e antropologia:
basso medioevo

Con un saggio dedicato al libretto di conti di Maddalena pizzicarola in Trastevere, Petrucci nel
1978 apriva la porta alla riconsiderazione simultanea della scrittura come strumento della
concreta materialità dell’esistenza e della scrittura femminile. Gli studi sulla scrittura delle
donne nel tardo medioevo si sono da allora moltiplicati – principesse, dame, poetesse,
monache, massare, artigiane, mercantesse – anche se una considerazione sistematica sul
significato dell’autografia e/o del ricorso alla scrittura individuale femminile non è stata
davvero fatta, se non per casi di studio, per tranches cronologiche o identità sociali. Il
seminario si propone di tracciare il quadro metodologico degli studi e di proporre qualche
ricerca recente che intersechi questioni importanti come lo sviluppo di una agency personale
e di gruppo e il rapporto con la costruzione della memoria individuale e sociale.

Ore 15

•Zelda A. Franceschi (Università di Bologna), Il contributo di Luisa Passerini e Alessandro


Portelli fra antropologia e storia: autobiografia e ricerca del soggetto nell’etnografia
contemporanea

Luisa Passerini e Alessandro Portelli sono intellettuali che hanno incoraggiato una buona
parte di antropologi e antropologhe a cercare risposte non convenzionali e trans-disciplinari
in anni non sospetti. In particolare se Luisa Passerini a più riprese ha tentato di mettere al
centro la questione del soggetto da una prospettiva storica, la questione della soggettività e
dell’intersoggettività , Portelli ha permesso agli antropologi di lavorare sull’oralità in rapporto
alle scritture ma anche alle tecniche dell’intervista e al genere autobiografico. Il seminario si
propone una riflessione sui principali temi portati avanti da questi intellettuali e soprattutto
di fare il punto su come oggi l’antropologia delle donne lavori con il metodo biografico e
autobiografico in contesti dove oralità e scritture restano ambiti e terreni fecondi di ricerca
etnografica.

•Tiziana Plebani (Università Ca’ Foscari di Venezia – Biblioteca Nazionale Marciana), La


scrittura delle donne in Europa. Pratiche quotidiane e ambizioni letterarie (secoli XIII-XX)

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