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 ATTUALITÀ

Coronavirus: FAQ sulla violazione delle restrizioni previste dal

decreto lockdown
Il decreto fa ordine sistematico nella decretazione d’urgenza di
questi giorni e rimarca la gerarchia tra fonti normative
riconoscendo al PdC la facoltà di emanare provvedimenti urgenti

Di Mauro Domenici

Pubblicato il 30/03/2020







Cosa prevede il nuovo


decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri in
data 24 Marzo 2020 (decreto Lockdown)?
Con questo nuovo decreto legge, il Consiglio dei Ministri, su
proposta del Presidente Giuseppe Conte e del Ministro della
salute Roberto Speranza, introduce misure urgenti per
fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Nello specifico, il decreto fa ordine


sistematico nella decretazione d’urgenza di questi giorni (che
incidendo su libertà fondamentali della persona aveva fatto
“storcere il naso” a diversi accademici e giuristi per come
gestita fino ad oggi) e rimarca la gerarchia tra le fonti
normative governative e regionali e riconosce la facoltà al
Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro
della salute, sentiti il Ministro dell’interno, il Ministro della
difesa, il Ministro dell’economia e delle finanze e gli altri ministri
competenti per materia, di emanare provvedimenti urgenti con
proprio decreto.

Il Presidente del Consiglio dei Ministri ha cura di sistematizzare


tutta questa delicata materia 

Pertanto, al fine di contenere e contrastare i rischi sanitari e il


diffondersi del contagio – si legge nel testo del decreto –
potranno essere adottate una o più tra le misure previste dal
decreto stesso su specifiche parti del territorio nazionale o sulla
totalità di esso, per periodi predeterminati, ciascuno di durata
non superiore a trenta giorni, reiterabili e modificabili anche più
volte fino al termine dello stato di emergenza, fissato al 31
luglio 2020, data in cui è stata indicata con il Dpcm del 31
gennaio scorso la fine dell'emergenza epidemiologica da
COVID-19.
I provvedimenti devono tenere conto del parere delle Regioni
interessate, nel caso in cui riguardino esclusivamente una
regione o alcune specifiche regioni, ovvero quello della
Conferenza delle regioni e delle province autonome, nel caso in
cui riguardino l’intero territorio nazionale.

Per i profili tecnico-scientifici e le valutazioni di adeguatezza e


proporzionalità i provvedimenti devono tenere conto del parere
del Comitato tecnico scientifico di cui all’ordinanza del Capo del
dipartimento della Protezione civile 3 febbraio 2020, n. 630.

Quali sono le nuove restrizioni introdotte con questo


decreto legge?

Il decreto elenca una serie di restrizioni e di regole, accorpando


quelle adottate con i diversi Dpcm: dallo stop agli spostamenti
alla possibile chiusura di strade e parchi.

Tra queste misure, se ne indicano alcune:

 la limitazione della circolazione delle persone, il divieto


assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione per i soggetti
in quarantena perché contagiati e la quarantena
precauzionale per le persone che hanno avuto contatti stretti
con soggetti contagiati.
 la limitazione, la sospensione o il divieto di svolgere attività
ludiche, ricreative, sportive e motorie all’aperto o in luoghi
aperti al pubblico.
Quali sono le nuove sanzioni previste in caso di
violazione delle misure previste dal decreto legge? Nel
decreto legge si prevede che il mancato rispetto delle misure di
contenimento COVID-19 sia punito con la sanzione
amministrativa del pagamento di una somma da 400 a
3.000 euro, salvo ovviamente che il fatto costituisca reato.
Sempre nel testo del decreto si precisa che, d’ora in avanti, non
si applicheranno più le sanzioni penali di natura
contravvenzionale previste dall’articolo 650 del codice penale o
da ogni altra disposizione di legge attributiva di poteri per
ragioni di sanità. Questo significa che, a partire da oggi 25
marzo 2020, chiunque venga fermato dalle Forze dell’Ordine
fuori della propria abitazione per futili motivi ovvero senza un
valido motivo che non sia quello dei comprovati motivi di
lavoro, di assoluta urgenza per trasferimento in Comune
diverso, situazioni di necessità o motivi di salute (come
previsti nell’ultimo modulo di autocertificazione  del 23 marzo
2020 scaricabile dal sito del Ministero dell’Interno), rischia non
più una denuncia penale per violazione dell’articolo 650 del
Codice penale “Inosservanza di provvedimento dell’Autorità” –
come previsto nel precedente DPCM del 22 marzo 2020 – che
prevede l’applicazione dell’ammenda di 206 euro o l’arresto fino
a tre mesi, bensì una sanzione amministrativa da 400
euro fino a 3000 euro, che potrà essere aumentata fino
ad un terzo (ovvero fino a 4000 euro) se il fatto è
commesso alla guida di un veicolo o in caso di recidiva.
Questo non significa misure meno severe, anzi, il Governo ha
ordinato che vengano incrementati i controlli da parte delle
Forze dell’Ordine, chiamando in campo anche l’Esercito,
soprattutto nelle stazioni ferroviarie, degli autobus e nei
principali snodi autostradali.

Si precisa che l'entità della sanzione amministrativa sarà


stabilita dal Prefetto e nel frattempo si avrà la possibilità di
presentare scritti difensivi entro 30 giorni dall'inizio del
procedimento.

Che cosa succede nel caso in cui venga elevata la


sanzione amministrativa per violazione delle norme anti
coronavirus previste nel nuovo decreto legge?

La competenza in materia spetta al Prefetto del luogo ove è


stata commessa la violazione; se questi ritiene che non vi siano
i presupposti per contestare la violazione, procederà ad
archiviare il procedimento; nel caso invece in cui il Prefetto
ritenga che sussistano i presupposti della contestazione,
provvederà ad emettere nei confronti del trasgressore
un’ordinanza ingiunzione che verrà notificata al destinatario
nella quale specificherà l'importo che andrà pagato nel termine
di 60 giorni.

Contro tale provvedimento è ammesso ricorso alternativamente


al Prefetto o al Giudice di Pace (alla pari di quanto avviene per
le normali contravvenzioni al codice della strada) entro 30
giorni dall'avvenuta notifica.

In caso di mancato pagamento della sanzione amministrativa


nei termini previsti e di mancata impugnazione del
provvedimento nei termini di legge, il Prefetto provvederà ad
iscrivere a ruolo per il recupero coattivo della somma
(maggiorata di interessi e spese di riscossione).

Si noti che se la violazione alle norme anti coronavirus è


compiuta con un veicolo, la sanzione amministrativa sarà
aumentata fino ad un terzo, ma in tal caso responsabile in
solido per il pagamento della sanzione sarà anche il proprietario
del veicolo se è persona diversa dal conducente, a meno che
non provi che la circolazione sia avvenuta contro la sua volontà
(ad esempio perché il veicolo gli è stato rubato).

Non sono stati invece introdotti come sanzioni accessorie,


anche se erano stati previsti inizialmente nell'originario testo di
legge, il sequestro e la confisca dei veicoli e dei motocicli per
mezzo dei quali erano state commesse le violazioni alle misure
restrittive introdotte dal nuovo decreto.

Nei casi di mancato rispetto delle misure previste per


pubblici esercizi o attività produttive o commerciali,
quali sono le sanzioni previste?

È prevista l’applicazione della sanzione amministrativa


accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30
giorni e in caso di reiterata violazione della medesima
disposizione la sanzione amministrativa è raddoppiata e quella
accessoria è applicata nella misura massima.
Che cosa succede per coloro che sono già stati
denunciati dalle Forze dell’Ordine per la violazione
dell’art. 650 del codice penale, in quanto colti “in
flagranza”a spostarsi senza alcun valido motivo?

È necessario premettere che secondo gli ultimi dati relativi al


monitoraggio di controllo diffusi dal Viminale (25 marzo 2020),
le persone denunciate per essere uscite di casa nonostante i
divieti per violazione dell’articolo 650 del codice penale
"Inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità" sono per
l’esattezza 109.964. 

Ciò premesso, si precisa nel decreto che le disposizioni ivi


contenute sostituiscono le sanzioni penali con sanzioni
amministrative, le quali si applicano anche alle violazioni
commesse anteriormente alla data di entrata in vigore del
presente decreto.

In sostanza, questo nuovo decreto ha “depenalizzato di fatto”


tutte le violazioni commesse ai sensi dell’art. 650 del codice
penale che fino a ieri costituivano reato, essendo stato previsto
che le sanzioni amministrative introdotte vanno a sostituire
quelle contravvenzionali previste dall’art. 650 del codice penale
che prevede – si ricorda – l’applicazione dell’ammenda di 206
euro o l’arresto fino a tre mesi.
Dette sanzioni amministrative, pertanto, opereranno
retroattivamente, facendo venire meno gli effetti delle denunce
e le conseguenze penali (ovvero l’annotazione nel casellario
giudiziale in caso di condanna) per coloro che siano già stati
fermati dalle Forze dell’Ordine, ma resteranno esclusivamente
le sanzioni amministrative. Questo, sempre che il procedimento
penale scaturito a seguito della denuncia per il reato di cui al
650 del codice penale non sia stato definito con sentenza o con
decreto penale divenuti irrevocabili, ma in tali casi le sanzioni
sono applicate nella misura minima.

Situazione ben diversa, invece, per i positivi al coronavirus che


violando la quarantena sono stati fermati dalle Forze dell’Ordine
fuori dell’abitazione: in tal caso, restano gli effetti e le
conseguenze penali della relativa denuncia per violazione
dell’articolo 452, comma 1 e 2 del Codice penale punito con la
pena della reclusione da 1 a 5 anni.

Così come resteranno gli effetti delle denunce e le conseguenze


penali per gli altri comportamenti costituenti reato, come ad
esempio per chi, consapevole di essere affetto da COVID-19,
contagia volontariamente altre persone, risponderà di lesioni
personali o anche di omicidio volontario a seconda delle
conseguenze provocate; chi, invece, viola le regole di prudenza
raccomandate, senza avere l’intenzione di diffondere il
contagio, potrebbe rispondere di lesioni o di omicidio colposi.
Quale altra fattispecie di reato potrebbe essere
contestata al soggetto in caso di violazione delle norme
anti coronavirus?

L’articolo 260 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie – Regio


Decreto numero 1265 del 27 luglio del 1934 – recita
testualmente:“Chiunque non osserva un ordine legalmente dato
per impedire l’invasione o la diffusione di una malattia infettiva
dell’uomo è punito con l’arresto fino a sei mesi e con
l’ammenda da lire 40.000 a lire 800.000. Se il fatto è
commesso da persona che esercita una professione o un’arte
sanitaria la pena è aumentata.” In questo contesto, appare
rivestire carattere di specialità la norma di cui all’articolo 260
del Testo Unico delle Leggi Sanitarie che prevede un’ulteriore
fattispecie contravvenzionale: “Inosservanza dell’ordine
legalmente dato per impedire l’invasione o la diffusione di una
malattia infettiva dell’uomo”.Tuttora in vigore, questa
disposizione sanziona la condotta in modo più rigoroso rispetto
all’articolo 650 del codice penale; la sanzione penale infatti non
è alternativamente quella dell’arresto o dell’ammenda, ma
cumulativamente di entrambi.Per questo motivo all’indagato –
imputato per questo tipo di reato contravvenzionale, non sarà
possibile chiedere ed ottenere l’oblazione, come viceversa
ammesso nel caso in cui il reato contestato sia quello di cui
all’articolo 650 del codice penale. La contestazione di questo
reato appare ad oggi l’orientamento più seguito da diverse
Procure della Repubblica nel caso di inottemperanza alle misure
restrittive anticontagio.

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