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Alfonso M.

Di Nola eretico e corsaro


- Domenico Sabino, 05.08.2017

Antropologia. La religione intesa come oggetto culturale come la scrittura e le altre forme d'arte

Sono trascorsi vent’anni da quando La Nera Signora ha abbracciato Alfonso Maria


di Nola. Così definisce la Morte l’illustre antropologo e storico delle religioni,
ricollegandosi all’immaginario collettivo delle culture subalterne. Alfonso Maria di
Nola (Napoli 9 gennaio 1926/Roma 17 febbraio 1997) nasce in una famiglia dalle
lontane origini ebraiche iniziando da adolescente lo studio della lingua ebraica nella
sinagoga di Napoli. Sin da ragazzo si dedica allo studio della Storia delle Religioni e
di Antropologia culturale con un approccio laico derivante dalla formazione
gramsciana conseguita negli anni 40, periodo in cui aderisce al Partito Comunista
ancora clandestino, in cui lotta con gli operai dei pastifici di Gragnano (NA) per
denunciare le condizioni di sfruttamento. Esprit libre che ripudia la lezione crociana
e ricerca una metodologia, con un criterio storico religioso e antropologico sulla
scia di Raffaele Pettazzoni ed Ernesto de Martino che non separi il dato religioso
dalla trama dei fatti culturali all’interno dei quali quel dato si manifesta e che ha
come oggetto di analisi il fenomeno sociale studiato nelle varie epoche con le
implicazioni economiche, culturali e sociali. Alla fine degli anni 40 collabora con
l’editore Ugo Guanda, conduce un composito progetto di inquadramento storico
delle religioni del mondo e pubblica i suoi primi lavori tra cui: La visione magica del
mondo (’54); Cristo in tuta (’54) indagine sul campo svolta a Lione nei primi anni
50 tra i preti operai che causò una dura reazione del Vaticano ; Evangelo apocrifo
della natività (’63). Grazie a tali studi elabora un elevato livello di specializzazione
nella ricerca storico-religiosa, che culmina editando l’Enciclopedia delle religioni
pubblicata in sei volumi da Vallecchi dal 1970 al ’76. Il Nostro traccia un percorso
per quanti volessero interessarsi alle religioni acquisendo una concezione religiosa
totalmente laica. Adopera una metodica antropologica in cui la religione è intesa
come oggetto culturale alla medesima stregua della scrittura e di altre forme
artistiche. Nel ’74 sempre per Vallecchi pubblica Antropologia religiosa a cui Pier
Paolo Pasolini redige una critica straordinaria: “Egli disegna la «figura» del suo
lavoro senza alcun falso pudore: mentre, in realtà, si tratta di un vero e proprio
«Manifesto» che potrebbe addirittura aprire, nel nome, sia pur tutelare, di de
Martino e magari di Pettazzoni, la «via italiana» alla storia delle religioni”. Un
saggio col quale di Nola s’inserisce nell’ambito degli studi storico-religiosi con un
percorso originale interpretando i comportamenti socio-religiosi in una prospettiva
antropologica. La religione vista come una struttura, messa in atto da parte
dell’uomo, per dominare la sua angoscia esistenziale. Negli stessi anni, di Nola
approda all’insegnamento universitario; gli viene conferita la cattedra di Storia
delle Religioni ad Arezzo, dove intuisce l’esigenza di attuare un nuovo metodo di
istruzione: rompe gli schemi accademici e coinvolge gli studenti a scoprire le radici
delle loro tradizioni direttamente sul campo. Tale metodologia sarà un’indagine sul
campo condotta nel Casentino e nella Val di Chiana insieme ai suoi studenti
confluita nella pubblicazione Inchiesta sul Diavolo (Laterza, ’79). Dopo la cattedra
al Magistero di Arezzo insegna Storia del Folklore Europeo presso l’Università “La
Sapienza” di Roma. Dal 1977 al ’91 è docente di Storia delle Religioni all’Istituto
Universitario Orientale di Napoli. A Napoli di Nola è anche docente di Psichiatria
Transculturale alla Scuola di Specializzazione in Psichiatria presso il II Policlinico.
Nel ’91 ritorna a Roma all’Università “Roma Tre” in qualità di docente di Storia
delle Religioni e di Antropologia Culturale. In questi anni inizia un’intensa attività di
ricerca sul campo che porterà alla pubblicazione di saggi che diventano veri classici
dell’antropologia italiana, come per esempio Gli aspetti magico-religiosi di una
cultura subalterna italiana (Boringhieri, ’76) suddiviso in tre parti: il culto di San
Domenico di Cocullo, la festa di Sant’Antonio nella Marsica, il rituale subalterno
della genuflessione del bue ricerche effettuate tutte nella provincia dell’Aquila. In
particolare, di Nola è colpito dal culto di San Domenico di Cocullo o dei serpari, nel
quale riconosce substrati arcaici e compositi sincretismi. La festa dei serpenti è
vista come una sopravvivenza della religione marsa di Angizia: “Nel rito di San
Domenico, gli universi dispersi del mondo tardo-antico, con le taumaturgie dei
serpenti, si fondono con una certa rinnovata tradizione cristiana, e il santo di
Cocullo diviene una sorta di eroe mitico che, per il potere carismatico, domina una
salvazione non solo contro i serpenti, i morsi di animali velenosi o rabbiosi, ma che
determina una salvazione di carattere universale contro i mali del mondo”. Sullo
stesso piano si muove il saggio L’arco di rovo. Impotenza e aggressività in due
rituali del Sud (Boringhieri, ’83) che ha come aree di ricerca la Puglia, la Lucania,
l’Abruzzo e il Molise. Il saggio si compone di due parti che riflettono due momenti
dimenticati delle culture che appartengono all’universo arcaico dei contadini del
nostro Paese e che residuano, in esempi più o meno vitali, anche nell’attuale fase di
declino e di transizione verso nuove strutture. Le tematiche affrontate nelle sue
opere – in cui traspare la poliedricità di interessi – sono: la denuncia
dell’antisemitismo, del razzismo, del pregiudizio, dell’etnocentrismo, con la
conseguente affermazione della necessità di conoscere meglio, da parte del mondo
occidentale, altre importanti religioni monoteiste come l’Islam e l’Ebraismo. Egli è
un diligente osservatore della società nel suo mutarsi e omologarsi. Pertanto, con
razionalità illuminista, dalla seconda metà degli anni 80 pubblica tra gli altri: Il
diavolo (Newton Compton, ’87); L’Islam (Newton Compton, ’89); Lo specchio e l’olio.
Le superstizioni degli italiani (Laterza, ’93); La morte trionfata. Antropologia del
lutto e La nera signora. Antropologia della morte (Newton Compton, ’95); Ebraismo
e giudaismo (Editori Riuniti, ’96). Evidenzia con sguardo lungimirante i motivi della
crisi dell’uomo occidentale e analizza in che modo la memoria arcaica è significante
nell’epoca contemporanea una civiltà urbana e televisiva razionale e tecnicista. In
primis analizza il tabù della Morte ne La morte trionfata e ne La nera signora;
esamina le pratiche del cordoglio e rileva l’accezione reale e necessaria del lutto
come struttura rituale e tradizionale, comune a tutte le culture, attraverso cui
l’uomo scorge una risposta allo smarrimento derivante dalla perdita,
consentendogli di superare il trauma della morte. Il lutto come struttura,
antropologicamente positiva, che si oppone al morire e riconduce alla fruizione del
vivere, attraverso i simboli del pane, del sesso e del gioco, forme mediante le quali,
per risolvere la tragicità del momento, si riaffermano i valori della vita garantendo
la continuità della storia anche nella società contemporanea. Alfonso M. di Nola
sempre avulso dalle beghe accademiche è un intellettuale carismatico che ha
plasmato generazioni di studenti, con lezioni in aule sempre gremite, con una rara
capacità di relazionarsi e creare immediatamente un’empatia. Lavora sino alla fine
benché prostrato dalla malattia. Uno studioso laico in un Paese come l’Italia dove
l’egemonia cattolica più radicale è unica interprete dei problemi religiosi.
Bisognerebbe, dunque, rivisitare le sue opere per procedere a una loro adeguata
collocazione critica in una prospettiva gramsciana. La storia delle religioni, com’egli
afferma, suscita sempre interesse “quando è insegnata in modo laico”. È
un’esortazione, un lascito da cogliere affinché i suoi studi non cadano nell’oblio.

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