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Regno di Napoli (in latino: Regnum Neapolitanum)[12] è il nome con cui è

conosciuto, nella storiografia moderna, l'antico Stato esistito dal XIV al XIX
secolo ed esteso a tutto il meridione continentale italiano.[13]

Il suo nome ufficiale era Regnum Siciliae citra Pharum,[14] il cui significato è
“Regno di Sicilia al di qua del Faro”, in riferimento al Faro di Messina, e si
contrapponeva al contemporaneo Regnum Siciliae ultra Pharum, cioè “Regno di Sicilia
al di là del Faro”, che si estendeva sull'intera isola di Sicilia. In epoca
normanna, l'intero Regno di Sicilia era organizzato in due macro-aree: la prima,
che includeva i territori siciliani e calabresi, costituiva il Regno di Sicilia
propriamente detto; la seconda, che includeva i restanti territori peninsulari,
costituiva il Ducato di Apulia e il Principato di Capua,[15] allorquando il
territorio era parte integrante del Regno normanno di Sicilia.

Quest'ultimo Stato fu istituito nel 1130, col conferimento a Ruggero II d'Altavilla


del titolo di Rex Siciliae dall'antipapa Anacleto II, titolo confermato nel 1139 da
papa Innocenzo II. Il nuovo Stato insisteva così su tutti i territori del
Mezzogiorno, attestandosi come il più ampio degli antichi Stati italiani;[16] il
suo assetto normativo fu definitivamente formalizzato fin dalle Assise di Ariano
del 1140-1142. In seguito, con la stipula della Pace di Caltabellotta del 1302,
seguì la formale divisione del regno in due: Regnum Siciliae citra Pharum (noto
nella storiografia come Regno di Napoli) e Regnum Siciliae ultra Pharum (anche
noto, per un breve periodo, come Regno di Trinacria e conosciuto nella storiografia
come Regno di Sicilia). Pertanto tale trattato può essere considerato l'atto di
fondazione convenzionale dell'entità politica oggi nota come Regno di Napoli.

Il regno, come Stato sovrano, vide una grande fioritura intellettuale, economica e
civile sia sotto le varie dinastie angioine (1282-1442), sia in seguito alla
conquista aragonese di Alfonso I (1442-1458), sia sotto il governo di un ramo
cadetto della casa d'Aragona (1458-1501); a quel tempo, la capitale, Napoli, era
celebre per lo splendore della sua corte e il mecenatismo dei suoi sovrani. Nel
1504 la Spagna unita sconfisse la Francia nel contesto delle guerre d'Italia, e il
regno di Napoli fu da allora legato dinasticamente alla monarchia ispanica, insieme
a quello di Sicilia, fino al 1707: entrambi furono governati come due vicereami
distinti ma con la dicitura ultra et citra Pharum e con la conseguente distinzione
storiografica e territoriale tra Regno di Napoli e Regno di Sicilia. In seguito
alla pace di Utrecht il reame napoletano passò ad essere amministrato, per un breve
periodo (1713-1734), dalla monarchia asburgica d'Austria. Benché i due regni,
nuovamente riuniti, ottennero l'indipendenza con Carlo di Borbone già nel 1735,
l'unificazione giuridica definitiva di entrambi i regni si ebbe solo nel dicembre
1816, con la fondazione dello Stato sovrano del Regno delle Due Sicilie.

Il territorio del Regno di Napoli, inizialmente, corrispondeva alla somma di quelli


delle attuali regioni italiane di Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata,
Calabria e comprendeva anche alcune aree dell'odierno Lazio meridionale ed
orientale appartenenti fino al 1927 alla Campania, ovvero all'antica provincia di
Terra di Lavoro (circondario di Gaeta e circondario di Sora), ed all'Abruzzo
(circondario di Cittaducale).

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