Sei sulla pagina 1di 96

CAP.

1 INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELLA PERSONALITA’

1.1. Che cos’è la personalità?

Gli studiosi della personalità utilizzano il termine “personalità” sottolineandone


differenti aspetti; ricorrono a tale termine per trasmettere l’idea di “coerenza” e
“continuità” che caratterizzano la persona. La coerenza può essere rilevata nel tempo
(Marta già alle elementari era una chiacchierona, l’ho incontrata poco fa e non ha
smesso di parlare nemmeno per un attimo, proprio come allora) o nelle diverse
situazioni (Alessandro è socievole ed estroverso sia nel contesto lavorativo sia nel suo
giro di amicizie).

Il termine “personalità” implica che la causa di qualsiasi comportamento messo in


atto da un individuo sia da ricercare internamente all persona.

In ogni individuo agisce una “forza causale” che chiarisce il modo in cui si comporta
e agisce nei contesti di vita; alcuni teorici sostengono che “la personalità ha delle
conseguenze comportamentali rilevanti”. Detto ciò si può affermare che la personalità
può essere utilizzata per fare delle previsioni circa il comportamento delle persone: se
è vero che le persone si comportano in modo coerente nel corso del tempo e nei
diversi contesti di vita e si pensi che le caratteristiche della personalità sono la causa
del comportamento stesso, allora è possibile prevedere e anticipare il comportamento
delle persone in un momento futuro e in determinate situazioni (esempio: dai un
appuntamento a un tuo amico ritardatario per le 20 all’ingresso del cinema,
nonostante il film inizi alle 20:30; prevedi che, solo così, si può vedere il film
dall’inizio). La personalità sintetizza le dimensioni fondamentali, l’essenza, di una
persona; coglie e definisce ciò che è rappresentativo e distintivo di essa (quando
descrivi la personalità di Claudio, lo definisci come estroverso; in tal modo si afferma
che l’estroversione è una sua caratteristica essenziale delle sue azioni e
comportamenti).

“La personalità è un’organizzazione dinamica, entro l’individuo, di sistemi psicofisici


che determinano i pattern di comportamento, di pensiero e di emozioni tipici di
ciascun individuo”: è un sistema complesso determinato da continue interazioni tra
elementi, i quali corrispondono a un insieme di sistemi psicofisici (componenti
biologiche e psicologiche allo sviluppo della personalità contribuisce sia l’eredità
genetica sia le esperienza individuali e le interazioni con l’ambiente); la personalità
determina il modo di ogni individuo di reagire e adattarsi all’ambiente, cioè l’insieme
dei Pattern di comportamento, di pensiero e di emozioni. L’individuo si relaziona con
l’ambiente attraverso pattern di comportamento, configurazioni che contribuiscono a
mantenere il senso di coerenza, continuità e identità di una persona (definizione di
Carver e Scheir).

1.2. Che cosa studia la psicologia della personalità?

Ogni uomo è per certi versi:

1. Simile a tutti gli altri esseri umani: questo primo livello riguarda gli universali
umani, cioè gli aspetti tipici dell’essere umano.
2. Simile a qualunque altro individuo e differente dagli altri; questo livello
riguarda le caratteristiche psicologiche che accomunano alcuni individui,
differenziandoli da altri (chi ama il rischio, chi preferisce restare in contesti
rassicuranti), ma fa riferimento anche alle differenze tra gruppi, oltre che alle
differenze individuali; cioè a quelle caratteristiche che rendono simili persone
di un determinato gruppo e alle differenze che queste hanno con persone
appartenenti ad altri gruppi. In merito a ciò alcuni psicologi della personalità
hanno studiato gruppi di culture diverse, di età diverse e soprattutto hanno
posto l’attenzione su gruppi di genere; hanno indagato sulle differenze
psicologiche tra i sessi: nonostante vi siano componenti psicologiche comuni,
in quanto esseri umani vi sono delle differenze tra i due. Da alcuni studi è
emerso che, a prescindere dalla cultura di appartenenza, gli uomini mostrano
livelli di aggressività superiori.
3.Differente a tutti gli altri individui: riguarda l’unicità di ogni individuo, cioè le
dimensioni e le caratteristiche psicologiche che identificano una
configurazione di personalità; ognuno possiede delle qualità personali, non
condivisibili, che rendono una persona unica e irripetibile.

Questi 3 livelli contribuiscono ad approfondire la comprensione della personalità; non


si possono indagare i singoli aspetti del funzionamento psichico in modo isolato
(cognizione, emozione, motivazione...), infatti, oggetto di studio della psicologia
della personalità è la totalità dell’individuo e per questo tale disciplina deve attingere
a saperi di altre aree psicologiche (psicologia dello sviluppo, cognitiva, cultura
neuropsicologia...)per poi integrarli in essa.

1.3. Dalle teorie ingenue alle teorie scientifiche della personalità

Teorie ingenue di personalità insieme di rappresentazioni e credenze sviluppate da


ogni individuo in relazione alla personalità. A chiunque capita di porsi domande sulla
personalità altrui e, cercando di trarne delle risposte, si formulano teorie sulle
motivazioni alla base di comportamenti e le si usano per prevedere comportamenti e
relazioni degli altri; in base a ciò si costruiscono opinioni sul funzionamento della
personalità, con ciò le persone potrebbero essere considerate “teoria della
personalità”, ma non è così che funziona. Come tutte le persone, anche gli studiosi si
interrogano su come una persona è. Perchè si comporta in quel modo, come si sono
sviluppate determinate caratteristiche, ma rispetto agli altri, si attuano modalità di
ricerca delle risposte attraverso procedure di verifica sperimentale delle proprie
teorie. L’uomo come afferma le proprie convinzioni senza “prove”, lo scienziato di
personalità ha bisogno di fornire la dimostrazione, un supporto empirico di quanto
sostiene. In ambito scientifico le ipotesi teoriche devono essere formulate per poter
essere verificate con ricerca scientifica. In entrambi i casi (teoria ingenua e
scientifica) le ipotesi fatte vengono costruite attraverso l’osservazione, ma nel prim
caso esse sono casuali, in ambito scientifico, invece, esse sono obiettive e
sistematiche, integrate poi con altri strumenti di misurazione (questionari self-report;
colloqui clinici;...).

L’uomo comune elabora teorie focalizzandosi su aspetti che più lo


interessano/incuriosiscono; lo scienziato prende in considerazione la totalità della
persona; perciò, la teoria scientifica è una “teoria comprensiva”, si focalizza su
differenti processi e meccanismi di funzionamento psicologico nella sua globalità.

La seconda traduce le teorie in applicazioni pratiche che comportano vantaggi e


benefici agli individui; lo scienziato nel formulare teorie verificabili
sperimentalmente si pone l’obiettivo di trarne indicazioni per sviluppare interventi
applicativi a beneficio del singolo e della società.

1.4 Quali fattori determinano la personalità?

-fattori genetici: è una prospettiva biologica. In genere le persone sono portate a


pensare che modi di essere “l’hanno nel sangue”, sono fatte così secondo una
predisposizione biologica, per eredità familiare; tali caratteristiche, quindi, sono
influenzate da fattori genetici. Studi dimostrano il ruolo dell’eredità nel determinare
le caratteristiche della personalità contro la controversia tra empiristi ed innatisti, tra
cultura e natura, si supera questa dicotomia a favore di un’impostazione in cui fattori
genetici e biologici concorrono insieme ai fattori culturali e ambientali a determinare
la personalità: il patrimonio genetico, in interazione con l’ambiente, determina lo
sviluppo della personalità.
-fattori disposizionali: le persone si differenziano tra loro in base a disposizioni
stabili, i tratti (elementi costitutivi della personalità stabili nel corso della vita,
assicurando coerenza e continutà della condotta dell’indivisuo: il comportamento
rimane stabile nella vita e coerente anche quando le situazioni cambiano). Molti
studiosi si sono interrogati sulla numerosità e tipologia dei tratti e tra di essi c’è chi
considera fattori disposizionali come tratti determinati geneticamente; altri, invece,
ritengono che i tratti sono etichette descrittive di caratteristiche di personalità
indipendenti dall’aspetto biologico. Di quì, si è creato un dibattito sull’influenza e il
ruolo delle situazioni (fattori esterni) a determinare le disposizioni individuali; il
risultato fu una posizione interazionista che contempla il rapporto reciproco tra
aspetti esteri e aspetti interni nel determinare le caratteristiche di personalità.

-fattori socioculturali: differenze individuali sono legate alla cultura e ai ruoli, che
una persona ricorre nella società in cui vive. Riferendosi ai ruoli, ogni società ha
proprie norme che regolano i comportamenti delle persone, ponendo divieti e
accessibilità. Vi sono altre considerazioni da fare come le determinanti socio-culturali
che caratterizzano il modo di essere di ognuno: una di queste è il livello
socio-economico familiare, il numero di componenti della famiglia, livello culturale
familiare, l’ordine di nascita. Variabili come l’ordine di nascita determinano le
“piccole fonti dell’io”, cioè ruoli minori che, insieme a “grandi”fattori determinanti
della personalità, arricchiscono le caratteristiche individuali.

-fattori legati all’apprendimento: teorici della personalità, soprattutto esponenti del


comportamentismo danno importanza all’apprendimento, ritenendo che le persone
sono il risultato di ricompense o di funzioni e differiscono le une dalle altre per la
loro storia che è diversa ed è legata a tali variabili.

-fattori esistenziali: gli interrogativi frequenti delle persone sono “qual’è il senso
della vita? Cosa significa essere consapevoli del fatto che la vita ha un fine? Quali
sono i valori su cui basare la propria vita? Quali sono i bisogni fondamentali
dell’uomo?”, rispondendo a ciò, le persone sviluppano una propria visione del
mondo. Teorie della personalità che enfatizzano questi fattori sono di stampo
umanistico esistenziale e adottano un approccio fenomenologico (studio dei fenomeni
e delle loro manifestazioni, al manifestarsi dell’esistenza-Husserl, Heidegger) allo
studio della personalità, esse si concentrano sul libero arbitrio e capacità di
auto-determinazione e mettono in evidenza che ciò che contraddistingue la
personalità è il modo in cui le persone valutano, interpretano e rispondono a
situazioni ed esperienze al di là del loro controllo. Ciò che delinea il modo di essere
di una risposta è il significato, il senso, l’interpretazione che essa attribuisce alle
condizioni che si trova a vivere: ognuno è responsabile della propria vita, “siamo ciò
che scegliamo, che vogliamo diventare”.

-meccanismi inconsci: spesso le persone non riescono a pensare perchè si comportano


in un determinato modo e perchè compiono certe azioni, dunque i teorici sottolineano
l’importanza della commissione dei meccanismi inconsci. Sono le modalità inconsce
con cui le persone si esprimono (i sogni, i lapsus, le associazioni libere ...) ad essere
strumenti che permettono di avere una visione più complessa della personalità.

-processi cognitivi: le persone si caratterizzano per il modo in cui percepiscono,


trasformano e traducono in azione le informazioni dell’ambiente. È proprio attraverso
le idee che si fanno sul mondo che le circonda che le persone si pongono obiettivi, si
autoregolano e fanno esperienza con altri teorici pongono l’attenzione sui processi
con cui la realtà viene categorizzata e ad essa vengono attribuiti dei significati.

1.5 Le questioni fondamentali nello studio della personalità

Oltre alla controversia natura-cultura (natura umana, differenze individuali), vi sono


altre problematiche affrontate nello studio della personalità:

-qual è l’importanza del passato, del presente e del futuro? Prendendo in riferimento
le esperienze infantili, ci si domanda “quanto il passato influenza il modo di essere
di una persona?”.

La psicoanalisi, specie le teorie freudiane, evidenziano l’influenza dei primi anni di


vita nell’esistenza di un individuo e come il carattere di una persona sia delineato già
intorno ai 5 anni. Altre teorie favoriscono l’importanza del futuro, nel determinare i
comportamenti umani: gli obiettivi che l’individuo si pone, le mete da raggiungere
fanno sì che le persone auto-regolino il proprio comportamento (non si considera che
l’individuo subisca passivamente i condizionamenti del passato). Kelly affermò che
“è il futuro che tormenta l’uomo, non il passato. L’uomo tende sempre al futuro
attraverso la finestra del passato”. Esponenti del comportamentismo, come Skinner,
pongono l’attenzione sul presente, il quale determina la personalità, sottolineando le
contingenze esterne che modellano il comportamento e creano abitudini di risposta
(stimolo-risposta-rinforzo).

-che cosa motiva il comportamento umano? “cosa spinge gli uomini a fare quello che
fanno”. Secondo teorici, tra cui Freud e Skinner, ciò che spinge gli uomini ad agire
sono motivazioni edonistiche, secondo cui le persone hanno la tendenza a ricercare il
piacere ed evitare il dolore. Altri autori, tra cui Rogers, Maslow e Yung, sostengono
che le motivazioni riguardano l’autorealizzazione, per cui gli uomini si comportano in
un determinato modo per esprimere appieno le proprie potenzialità. Nella prospettiva
cognitivo-sociale ciò che muove il comportamento umano è una motivazione
autodiretta, di autoregolazione, grazie alla quale le persone si prefiggono obiettivi,
individuano i percorsi per raggiungerli e valutano il loro comportamento per vedere
se è funzionale al loro raggiungimento.

-qual è il ruolo dei meccanismi inconsci? Viene messo in rilievo l’aspetto inconscio,
che riguarda le modalità di pensiero e azione che si attivano in automatico per
affrontare i problemi adattivi posti dall’ambiente. La prospettiva umanistica non nega
l’influenza dei meccanismi inconsci, ma afferma che il sè che struttura la personalità
è conscio. Altre prospettive come quella dei tratti e dell’apprendimento negano
l’influenza degli aspetti inconsci nel determinare la personalità.

-il comportamento umano è liberamente scelto o è determinato? A riguardo vi sono


due posizioni riduzionistiche che ritengono che il comportamento sia regolato da
forze estranee per cui la libertà dell’uomo è fittizia: 1)riduzionismo biologico: il
comportamento è governato da fattori genetici, istintuali relativi al sistema nervoso;
2)riduzionismo sociologico: il comportamento è il risultato dei condizionamenti
sociali, culturali e meccanismi legati ai rinforzi positivi, negativi o alle punizioni. La
visione di un uomo libero, capace di auto-determinazione è sostenuta dalle
prospettive cognitivo-sociali: l’uomo è soggetto attivo nell’interazione con
l’ambiente.

-unicità e comunanza tra gli individui? Ogni individuo è unico sia per il patrimonio
genitivo che per le esperienze ambientali; ma al col tempo hanno similitudine dal
punto di vista biologico e di relazione alla cultura di appartenenza: ciò li porta a
comportarsi in modo simile dinanzi a una molteplicità di azioni. Le teorie che
sottolineano l’unicità dell’individuo adottano un approccio di tipo ideografico; quelle
che si focalizzano sulla similiarità adottano un approccio nomotetico.
-il comportamento umano è sotto il controllo di variabili interne o esterne? Vi sono
teorie che puntano sulla “adattività” dell’individuo, il quale è mosso da forze interne;
altre sulla “reattività” dell’uomo, che agisce mosso da forze esterne, da stimoli
ambientali. Alla prima posizione troviamo le teorie dei tratti, la psicologia
fenomenologica e umanistica; alla seconda vi sono le teorie behavioriste. La teoria
che ingloba entrambe le posizioni è quella cognitivo-sociale.

-la natura umana è positiva o negativa? Nell?e teorie della personalità l’essere buono
costituisce il paradigma degli indirizzi umanistico-esistenziali; ma per la psicoanalisi
l’uomo è mosso da istinti e pulsioni aggressive.

-la natura umana è unitaria o conflittuale? Facendo riferimento alle funzioni


psichiche, la maggior parte delle teorie ritengono che il conflitto sia presente a pieno
titolo nella personalità. La psicologia post-moderna ritiene che non si può parlare di
un io unitario e coerente della personalità, ma esisterebbero molti stati dell’io che
darebbero vita al concetto di “io multiplo”.

-possiamo capire la personalità chiedendo alle persone di parlare di se stesse?


Facendo riferimento all’introspezione, secondo le teorie esistenzialiste, è lo strumento
più prezioso per lo studio della personalità. Ma le teorie dell’apprendimento
ritengono che non è una procedura valida. La psicoanalisi ritiene che l’introspezione
sia utile se analizzata da esperti e le teorie che si basano su ricerche sperimentali
preferiscono ricorrere ad esperimenti e osservazioni del comportamento per studiare
le caratteristiche della personalità.

1.6 Una mappa per orientarsi: i “quattro quadranti” della personalità

1. Il comportamento umano è sotto controllo della biologia oppure della cultura?

2. Il comportamento umano è totalmente e deterministicamente controllato da tali


gruppi o variabili o, accanto ad esse, esistono anche forze regolatrici nuove e
autonome. Qual è il ruolo dell’Io e della soggettività?
Da queste due domande si può costruire una “mappa” della personalità, con collegamento tra e varie
prospettive teoriche.
Nei quadranti 1 e 2 vi sono le teorie riduzionistiche della personalità: il primo
quadrante mette in rilievo i fattori biologici, il secondo si appella al determinismo
ambientale (attenzione su variabili geofisiche e socio-culturali). In un’area intermedia
ai due quadranti si colloca la prospettiva psicoanalitica, che da importanza a
determinanti interne della personalità come le pulsioni, i meccanismi di difesa,...

Nel 3 quadrante vi è un’area intermedia con il 4 quadrante in cui si colloca la


prospettiva dei tratti, secondo cui sono importanti le disposizioni (determinanti
interne).

Nel 4 quadrante vi sono teorie cognitive, cognitivo.sociali e umanistiche; tutte hanno


in comune l’esaltazione del ruolo delle strutture cognitive e sulle determinanti
emotivo-motivazionali che caratterizzano la personalità, l’area umanistica mette in
rilievo la soggettività, la tendenza all’auto-realizzazione.
CAP.2 METODI DI INDAGINE NELLO STUDIO DELLA PERSONALITA’

2.1Introduzione

Il processo di valutazione della personalità è chiamato “assessment”; in realtà questo


processo di valutazione è un’attività che tutti in modo informale facciamo per sapere
come sono le persone con cui interagiamo e cosa aspettarci da loro.

2.2 Fonti di informazioni nello studio della personalità: i dati LOTS

Lots è un acronimo per identificare le quattro differenti tipologie di dati impiegati


nell’indagine scientifica della personalità:

1.dati L: riferiti agli elementi della vita di ogni individuo, sono informazioni ricavare
direttamente dalla storia di vita di una persona. Questi dati possono essere definiti
“dati di fatto”, elementi oggettivi che non hanno bisogno di interpretazione (dati
L=Life record data).

È sposato? Ha una laurea? Sono tipi di domande a cui si può rispondere facendo
riferimento alla vita dell’altro; ma a volte tali dati oggettivi non sono disponibili per
cui bisogna attingere a tipologie di informazioni alternative.

2 dati O (observer data): sono dati ricavati dall’osservazione, informazioni fornite da


osservatori che entrano in contatto con la persona che è oggetto di interesse, secondo
specifiche modalità e obiettivi. Sono diversi i tipi di osservazione e si differenziano
tra loro in base alle caratteristiche dell’osservatore e del setting in cui avviene
l’osservazione. L’osservatore può essere un professionista (formato apposta per tale
scopo, non ha alcun legame precedente con la persona da osservare) o qualcuno con
cui la persona oggetto di osservazione ha una relazione già esistente (un amico, un
insegnante, genitori...figure che vengono istruite per osservare. Avere una relazione
esistente con la persona oggetto può fornire una ricchezza, può far sì che dati ricavati
siano più complessi, ma ciò potrebbe andare a discapito dell’obiettività
dell’osservazione. Riguardo alla scelta del setting si possono distinguere osservazioni
artificiali (in una struttura appositamente predisposta) e osservazioni naturalistiche (in
contesti di vita quotidiana della persona oggetto). L’osservazione può essere condotta
sulla stessa persona oggetto da più osservatori contemporaneamente e ciò consente di
stabilire un grado di coerenza tra le diverse osservazioni (accordo inter-giudici):
l’osservazione è valida e attendibile quando l’indice di accordo nel gruppo di
osservatori è elevato. C’è, inoltre, un’altra modalità di osservazione che è l’
“introspezione”, cioè l’osservazione della propria esperienza che può essere un inizio
per la comprensione della propria personalità; ma ha un limite: può capitare che si
può ricordare erroneamente qualche esperienza.

3 dati T (Test data): le informazioni sono ottenute attraverso procedure sperimentali;


la persona oggetto è osservata in setting controllati in cui vengono rilevate le diverse
reazioni dei partecipanti dinanzi alla medesima situazione: la stessa situazione fa
emergere reazioni differenti nelle persone a causa di specifici tratti di personalità che
gli individui possiedono

4 dati S (Self-report data): le informazioni vengono date dalla persona stessa


attraverso scale di autovalutazione. Nel processo di autovalutazione le persone si
pongono come osservatori e valutano loro stessi e indicano ciò che pensano di sè, di
come si sentono e agiscono. L’auto descrizione può essere effettuata attraverso
modalità non strutturata (raccontami di quella volta in cui ti sei sentito soddisfatto del
tuo comportamento) e/o strutturata. Quest’ultima modalit prevede diversi tipi di
risposta: vero-falso o scala Likert (formata da 5 o 7 punti che possono misurare il
grado di accordo e disaccordo da “fortemente d’accordo” a “fortemente in
disaccordo”. Uno strumento che valuta le differenti dimensioni della personalità è
chiamato “inventario”. Negli ultimi anni è aumentato l’interesse per tecniche di
valutazione implicite che cercano di scoprire come è una persona da essa stessa
(come gli strumenti di autovalutazione) senza chiederglielo, ma attraverso un
compito, un esempio è il (Iat). Test di Associazione Implicita che misura la forma dei
legami associativi tra concetti rappresentati in memoria: all’ esaminato si chiede di
categorizzare una serie di stimoli il più veloce possibile, alcuni degli item si
riferiscono a certi aspetti della personalità.

Non esiste una tipologia di dati informativa maggiormente da privilegiare; i


ricercatori per ottenere maggior affidabilità dei risultati attingono a diverse fonti di
dati.

2.3 I disegni di ricerca in psicologia della personalità

I disegni di ricerca a cui si fa riferimento sono: studio dei casi, ricerca correlazionale
e ricerca sperimentale. Un disegno di ricerca è supportato da un quadro teorico che
guida la ricerca in azioni e procedure in vista di precisi obiettivi. Nello studio della
personalità si muovono due orientamenti:

-approccio nomotetico: studio della personalità volta alla ricerca degli aspetti comuni
agli individui, così da ricavare regole generali valide per tutti.
-approccio idiografico: studio della personalità di tipo analitico, mira ad evidenziare
aspetti unici e personali nell’individuo.

1 studio dei casi: studio approfondito e intensivo di una singola persona; può avere
sia obiettivo di ricerca o obiettivo legato alla pratica clinica. L’importanza di studiare
l’uomo come entità singola emerse soprattutto con Murray, il quale coniò il termine
“personologia” per riferirsi a questo sforzo. Lo studio di casi prevede si
all’osservazione che le interviste non stratificate (per verificare le ipotesi iniziali è
necessario che le osservazioni durino più giorni). Le persone studiate agiscono in
ambiente naturalistico e quindi le informazioni che si traggono rispecchiano
maggiormente il contesto di vita reale. Questo studio permette di ottenere molteplici
informazioni sulla persona, interagisce per ottenere modelli di comportamento di essa
in diverse situazioni. Lo studio dei casi è nato e sviluppato in contesti terapeutici, in
un setting clinico, il terapeuta ha conoscenze precise e approfondite della persona che
ha un carico, solo così può deineare un percorso adeguato al paziente in questione.

2 ricerca correlazionale: quando si elaborano delle teorie, tratte da osservazioni,


queste dovrebbero poter essere applicate alla maggior parte delle persone o a tutt. La
generalizzazione indica il grado di applicabilità delle conclusioni di una ricerca su un
campione di persone all’intera popolazione da cui quel campione deriva. Per fare ciò
la ricerca deve includere un numero elevato di persone: più persone si osservano e più
si è sicuri che ciò che si è osservato sia vero per l’intera popolazione; il campione,
inoltre, deve essere stratificato in varie età, in contesti di vita differenti e nelle varie
culture. Ma questo approccio non è sempre possibile adottarlo. Raramente i
ricercatori riescono a costruire dei campioni di persone che possono garantire la
generalizzabilità; nella valutazione dei risultati di una ricerca è importante chiedersi
quanto questi possano essere ampiamente generalizzabili. La ricerca correlazionale è
un approccio di ricerca in cui si misurano e mettono in relazione differenze
individuali (variabili) senza effettuare alcuna manipolazione sperimentale; prevede
l’uso di questionari self-report. Quindi l’obiettivo di tale ricerca è rilevare l’esistenza
di una relazione tra due differenti caratteristiche di personalità, le modalità con cui
variano, cioè la correlazione tra queste variabili. Si afferma che due variabili sono
correlate fra loro quando i valori delle due variano insieme in modo sistematico. Tale
relazione si caratterizza per due aspetti:

-direzione di correlazione: se i valori alti tendono ad andare con i valori alti e i valori
bassi con quelli bassi, le variabili sono positivamente correlate (es: se una persona
con bassa autostima ha una media scolastica di voti bassi e le persone con alta
autostima hanno voti alti, significa che l’autostima correla positivamente la media
dei voti). Se, invece, i valori alti tendono as associarsi con quelli bassi e viceversa, la
correlazione prende il nome di inversa o negativa ù8nei grafici più è debole la
correlazione, più i punteggi saranno dispersi)

-forza della correlazione: espressa da un numero, il coefficiente di correlazione, un


indice statistico che indica la forza con cui due variabili sono connesse. La
correlazione positiva perfetta è espressa dal numero 1.0 (il numero più alto di
correlazione). Il numero 0.0 indica che le due variabili non sono affatto correlate; le
correlazioni inverse sono espresse i numeri con il segno “-“ davanti.

3 la ricerca sperimentale: le correlazioni dicono che due variabili, variano insieme ( in


quale direzione e con quanta forza), senza dare informazioni sul perchè variano
insieme. Se ci domandiamo il perchè emergerebbe la variabile della casualità, intesa
come relazione causa-effetto; ciò non può essere gestito dalla ricerca correlazionale e
perciò esiste la ricerca sperimentale, capace di individuare le cause e gli effetti. Nella
ricerca sperimentale il ricercatore manipola una variabile, indipendente, considerata
la causa di una relazione causa-effetto. Ogni partecipante è sottoposto alle stesse
condizioni tranne la variabile indipendente ù8ciò definisce il controllo sperimentale).
I soggetti sono portati in laboratorio e, per assegnazione casuale, alcuni faranno parte
del gruppo sperimentale, altri di quello di controllo. Poi si misura la variabile ritenuta
l’effetto nella relazione causa-effetto, la variabile dipendente, quella che si ritiene
possa cambiare al modificarsi della variabile indipendente; infine si pone un
confronto tra il gruppo sperimentale e di controllo.

Quale tipo di ricerca è migliore? Tutti e tre presentano vantaggi e svantaggi: lo studio
di casi consente di ottenere una profonda comprensione della persona, cosa che gli
altri metodi non permettono; ma d’altra parte non consente di generalizzare i risultati
ad altre persone. Il metodo sperimentale ha la capacità di mostrare la relazione
causa-effetto, però gli esperimenti presentano inconvenienti: a volte c’è l’incertezza
su quale aspetto della manipolazione sia importante, inoltre gli esperimenti si
svolgono in condizioni controllate e in tempi brevi. La strategia più proficua da
adottare in uno studio della personalità è quella di integrare diverse metodologie di
ricerca così da ottenere una conoscenza più precisa e completa della personalità
stessa.

2.4 Criteri di valutazione delle misurazioni di personalità


Come ogni ricerca anche quella in psicologia della personalità deve far uso di
procedure e misurazioni che siano attendibili e valide:

Attendibilità delle misurazioni: un’osservazione è attendibile se ha un alto grado di


coerenza o ripetibilità (se questo grado è basso lo è anche l’attendibilità e, dunque, la
misurazione non riflette ciò che si voleva misurare; ciò include un’alta quota di
errore). Tutte le procedure di misurazione sono fonti di errori, che possono essere
ridotti, ma non annullati (es: quando si sceglie un osservatore per esaminare il
comportamento di una persona, questo può essere fonte di errore a causa delle
variazioni nel modo in cui presta attenzione a ciò che osserva, o la sua osservazione
può essere influenzata ma mille altri fattori). Bisogna misurare più volte per ridurre il
margine di errore e ciò richiede anche la misurazione a un punto d vista un pò diverso
o con una “tecnica di misurazione” lievemente differente.

Coerenza interna: “se si utilizza un questionario self-report per chiedere alle persone
quanto pensano di essere auto-efficaci, non bisogna chiederlo una sola volta ma più
volte, utilizzando diversi item che indaghino il concetto di autoefficacia, ma con
parole diverse”. Si parla di attendibilità o coerenza interna, in quanto precede di
osservare un singolo aspetto della personalità. Differenti item hanno diverse fonti di
errori, per cui se se ne usano molti l’errore si può pareggiare. Più item vi sono e più è
alto il grado di attendibilità; l’attendibilità si ha quando le risposte date sono
altamente correlate. Vi sono diversi modi per indagare la coerenza interna e ognuno
di essi esamina le correlazioni tra risposte tra i diversi item. Il miglior modo è
considerare la correlazione media tra ogni coppia di item presi separatamente; il
modo più semplice è separare gli item in due sottoinsiemi (item pari vs item dispari),
sommare i punteggi degli item pari e di quelli dispari e correlarli fra loro: se i due
sottoinsiemi misurano la stessa cosa, le persone che hanno punteggi alti negli item
pari li avranno anche in quelli dispari, idem per i punteggi bassi; questa correlazione
positiva tra due sottoinsiemi è indice di coerenza, affidabilità split-half.

Attendibilità tra valutatori o attendibilità inter-rater: quando due osservatori vedono la


stessa cosa nel momento dell’osservazione e allo stesso tempo, l’attendibilità è alta;
quando, invece, il giudizio di un osservatore è correlato con quello di un altro
valutatore dopo ripetute osservazioni si può affermare che esiste un’alta attendibilità
inter-rater (indica il grado di accordo tra le valutazioni di osservatori che osservano
uno stesso aspetto indipendentemente).
Stabilità nel tempo: si riferisce alla ripetibilità nel corso del tempo: la valutazione
fatta in un momento dovrebbero accordarsi con quelle fatte in momenti diversi. Se è
vero che la personalità sia stabile nel tempo, non subisce modificazioni, anche le
misure della personalità dovrebbero essere attendibili nel tempo (i punteggi delle
persone dovrebbero essere attendibili nel tempo, rimanere gli stessi se misurati un tot
di tempo dopo). Si parla di test-reset che indica il grado in cui i punteggi ottenuti
somministrando uno stesso test alla stessa persona in momenti diversi, sono simili.

Validità delle misurazioni: la validità misura effettivamente ciò che intendiamo


misurare (ciò che stiamo vedendo è davvero la luna o è un lampione?). come si
decide ciò? Attraverso il modo “in linea di principio” e attraverso un insieme di
tecniche: la risposta “in linea di principio” si ha quando le persone decidono
confrontando tra loro due tipi di “definizioni”, definizione non intesa come quella che
ci fornisce un significato di un termine, ma come quella che gli psicologi definiscono
“definizione operazionale”, intesa come descrizione di un elemento fisico (es: se
chiediamo a delle persone di segnare su una scala quanto ama qualcuno, di contare
quante volte guarda negli occhi questa persona quando interagisce con lei p si può
misurare quanto è disposta a rinunciare ai suoi interessi per stare con la persona
amata. Queste tre misure differiscono tra loro, ma ognuna di esse potrebbe essere
presa come definizione operazionale dell’amore). Ma quanto bene la definizione
operazionale (evento) rispecchia la definizione concettuale (caratteristica teoria che
hai in mente di misurare)? È ovvio che se le due combaciano la misurazione ha alto
grado di validità. Nella valutazione della personalità, per far sì che i test risultassero
validi, i ricercatori hanno distinto diversi aspetti di validità:

-validità di costrutto: si riferisce a quanto lo strumento di valutazione riflette la


qualità concettuale che lo psicologo ha in mente (costrutto), cioè al concetto oggetto
di studio; ogni tratto caratteriale è un costrutto. “quando il test è legato alla teoria cui
si basa”.

-validità predittiva/di criterio: la validità di criterio indica la possibilità di usare un


criterio esterno per supportare la validità del test rispetto ad esso, per vedere quanto
bene lo strumento di valutazione si correli con le informazioni ricavare
dall’osservatore si usa indicare la validità come validità di criterio o validità
predittiva (valuta quanto bene la misura precide qualcos’altro che dovrebbe
prevedere).
-validità convergente: altro supporto per la validità di costrutto di una misurazione, in
questo caso viene valutata attraverso la correlazione dei punteggi con altre misure
dello stesso costrutto .“Si riferisce a quanto la scala è correlata con altre misurazioni
alternative dello stesso aspetto”.

-validità discriminante: è importante dimostrare che uno strumento di valutazione


misura ciò che vuole misurare, ma è altresì importante dimostrare che non misura
qualità ciò che non intende misurare, soprattutto quelle che non corrispondono con la
definizione concettuale del costrutto. La validità discriminante mostra, appunto,
quando una scala non misura ciò che non vuole misurare. Due o più misure di
costrutti diversi dovrebbero avere una correlazione bassa così che i due costrutti siano
effettivamente diversi.
CAP.3 LA PROSPETTIVA PSICOANALITICA

3.1 Un pò di storia

La psicoanalisi (termine coniato da Freud) nel 1895) ha una lunga storia di precursori,
sono state molte le osservazioni, le teorie e i concetti rivolti allo studio. E al
trattamento dei disturbi psichici; alcuni filosofi si sono interessati all’auto-coscienza,
alla ragione e al loro rapporto con una dimensione psichica inaccessibile (nella
psicoanalisi, l’inconscio). Dall’800 le scienze naturali (specie fisica e biologia)
furono considerate discipline che incarnano l’ideale di scienza. Ma nella fine dello
stesso secolo non sembravano più essere in grado di dare una spiegazione a tutti i
fenomeni, specie alle manifestazioni della mente umana. In questo contesto operò
Freud, il quale al centro del suo interesse aveva due approcci: 1 pensiero
evoluzionistico di Darwin, 2 approccio di stampo razionalistico, meccanicistico e
naturalistico, che vede nella ricerca empirica e nell’osservazione strumenti correttivi
e impostazioni obsolete. Si pensava che Freud avrebbe intrapreso un percorso da
fisiologo e neurologo, ma egli stesso ritenne che la fisiologia non fosse in grado di
spiegare tutti i processi psicologici; a questa sua insoddisfazione contribuì
l’insegnamento dello psichiatra Meynert, il quale accolse la filosofia di Herbart
(“dava priorità alla psicologia sulla fisiologia, proponeva la nozione di “idee
inconsce”, che non giungono alla coscienza, è un approccio scientifico improntato
sulla misurazione e quantificazione dei fatti psichici). Anche il docente brentano
ribadì la centralità nella psicologia, dando importanza allo studio dei fenomeni
psichici cognitivi ed emotivi. Freud fu ispirato soprattutto dallo psichiatra Janet, uno
dei primi ad ipotizzare una relazione tra gli eventi passati e la rappresentazione del
trauma in un tempo futuro. Janet propose un modello di mente basato su livelli di
energia, efficienza e competenza sociale; elaborò osservazioni su pazienti studiando i
fenomeni di automatismo totale (sonnambulismo e catalessia (rigidità delle estremità
e ridotta sensibilità al dolore, fenomeno di automatismo psiconevrotico caratterizzato
dall’impossibilità di contrarre volontariamente i muscoli)) e di automatismo parziale
(distrazioni). Questi fenomeni sono attribuiti a Janet alla riattivazione inconsapevole
di esperienze archiviate in memoria e connesse a una parte della coscienza. Gli studi
di Janet vennero ripresi nello studio della patologia psichica legata a traumi: la
dissociazione (per Janet “automatismo”) è una difesa psichica messa in atto quando la
mente è sopraffatta da un trauma; questa difesa serve per allontanare dalla coscienza
gli affetti e i ricordi legati al trauma. Seppur apparentemente rimossi, questi traumi
risorgono alla coscienza sottoforma di flashback, incubi e sogni. Le dissociazioni
riguardano anche i disturbi della personalità in cui possono presentarsi stati
dissociativi (distacco da se stessi o dalla realtà).

3.2 La teoria psicoanalitica di Freud

Temi di base

Freud portò alla nascita della psicodinamica, ritenendo che la personalità sia un
insieme di processi sempre in movimento, alcuni dei quali lavorano contro, in
concorrenza o in lotta con gli altri per il controllo del comportamento della persona..

Le forze all’interno della personalità possono essere in conflitto tra loro, le esperienze
passate possono minacciare alcuni nostri aspetti e per evitare ciò la personalità
innesca i meccanismi di difesa; grazie ad essi la personalità affronta e gestisce i
conflitti che insorgono in essa e nel rapporto con la realtà. (Nel corso del tempo gli
studiosi oltre a sottolineare l’aspetto “protettivo” delle difese, hanno fatto emergere
l’aspetto “proattivo” cioè la dimensione difensiva con cui l’individuo entra
attivamente in relazione col mondo e con le sue sfide).

Secondo la teoria psicoanalitica la vita dell’uomo è caratterizzata da impulsi


aggressivi, o sesso o di morte: ciò rimanda al fatto che gli uomini sono in primis
animali con l’unico scopo della riproduzione.

Modello topografico della morte

Per Freud la mente si compone di tre regioni:

1 conscio: zona psichica che esplicita l’attività consapevole dell’individuo; è legato


alla consapevolezza della realtà e di se stessi

2 preconscio: rappresenta la memoria ordinaria, vi sono contenuti psichici non


consapevoli al momento, ma che possono diventarlo facilmente (es: numero di
telefono o un film visto, nel momento in cui ci pensi, porti queste informazioni dal
preconscio al conscio)

3 inconscio: parte della psiche non consapevole, deposito dei fenomeni psichici non
divenuti consci (tutti i fenomeni psichici sono inconsci, ma alcuni diventano consci)
o, al contrario, di quelli tornati inconsci a causa di rimozioni (esso è risalente per lo
più all’infanzia). I contenuti dall’inconscio hanno carattere pulsionale: le pulsioni non
vengono mai rimosse, ma lo sono le loro rappresentazioni ideative (immagini,
parole...) che sono legate all’ansia, al conflitto o al dolore. I contenuti inconsci non si
perdono, ma esercitano influenze continue sulle azioni consce.

la mente come un iceberg

Il funzionamento della personalità si basa sulle relazioni tra conscio-preconscio e


inconscio.

Aspetti della personalità: il modello strutturale: la personalità funziona grazie a tre


istanze: es, io e super-io.

-Es: presente sin dalla nascita, componente originaria della personalità; riguarda gli
aspetti ereditari, istitutivi e primitivi della personalità e le sue funzioni si situano
nell’inconscio. L’es segue il principio del piacere, la soddisfazione dei bisogni, teso
alla gratificazione immediata del desiderio (es: ogni aumento dell’appetito può
causare un tentativo di mangiare; ogni desiderio sessuale può determinare uno sforzo
per ottenere la gratificazione sessuale),l’es soddisfa i bisogni attraverso il processo
primario.

-Io: fa sì che le pulsioni dell’es vengano espresse, ma tenendo conto dell’ambiente


circostante; la maggior parte delle sue funzioni si ricollegano al conscio e al
preconscio. L’io segue il principio di lealtà (prende in considerazione la realtà
esterna con i bisogni e impulsi interni). L’io, per soddisfare i bisogni dell’es, si
relaziona alla realtà con sospetto, analizza ogni situazione e rischio prima di agire al
soddisfacimento. L’io usa il principio secondario, grazie al quale mantiene la tensione
degli impulsi sottocontrollo fino a quando non è sicuro che le circostanze ambientali
siano piacevoli; l’io, inoltre, è la fonte dei processi intellettivi e della soluzione dei
problemi. L’io però è completamente pragmatica, non ha senso morale.

-Super io: incarnazione dei valori e della morale genitoriali e sociali. Esso si divide in
“io ideale” (comprende le regole del buon comportamento, le norme di approvazione)
e in “coscienza” (riguarda le norme relative ai comportamenti che i genitori
disapprovano o puniscono; la coscienza “punisce” attraverso il senso di colpa”. L’io
ideale riflette le cose per cui la persona si adopera e la coscienza per e cose che si
evitano. Il super io ha tre scopi: 1 prevenire con impulso dell’es visto di cattivo
occhio; 2 forza l’io ad agire secondo morale, piuttosto che solo razionalmente; 3
cerca di guardare la persona verso la perfezione sia nel pensiero che nella parola e nei
gesti.

Però possono insorgere conflitti tra super io ed es, i quali vengono placati dalla forza
dell’io (capacità di gestire i conflitti tra le parti e in vincoli della realtà).

Un individuo sano è quello in cui tutte e tre le fasi sono integrate ed equilibrate; una
persona con super io troppo forte può sentirsi sempre in colpa o agire in modo
insopportabile in propensione alla “sanità”; se l’es è troppo forte la persona è volta
all’auto-gratificazione, disinteressandosi agli altri.

Motivazione: le spinte della personalità

Definizione di motivazione: è lo stimolo cosciente o inconscio all’azione verso un


obiettivo desiderato; è determinato da fattori biologici o sociali.

Freud vede le persone come sistemi complessi di energie, utilizzate nel lavoro
psicologico (pensare, ricordare, recepire, sognare) e generate attraverso pulsioni. Le
pulsioni hanno due elementi collegati: bisogno biologico e la sua rappresentazione
psicologica (e: la mancanza di sufficiente acqua nelle cellule del corpo innesca uno
stato psicologico di sete o di desiderio di acqua). Gli stati pulsionali permangono
fino a quando un’attività non consente lo scarico della tensione che ne è associata.

Due classi di pulsioni: di vita e di morte: la pulsione di vita o sessuale (eros) è


l’insieme di pulsioni volte alla sopravvivenza, alla riproduzione e al piacere; l’energia
degli istinti di vita è definita libido. La pulsione di morte (thanatos): è un’innata
aspirazione all’annullamento di sé; l’espressione dell’istinto alla morte è bloccato
dall’istinto di vita.

Catarsi: per Freud l’aggressività deriva dal conflitto contro la pulsione di morte; ma
se l’eros blocca tale pulsione, le tensioni rimangono e l’energia non viene scaricata.
Così, questa energia può trasformarsi in azioni aggressive contro gli altri. (se la
tensione di una pulsione non è scaricata, la pressione rimane e aumenta). Ma questo
accumulo di energia può non essere più trattenuto: si parla, quindi, di catarsi, cioè del
rilascio della tensione emotiva: la liberazione di tensioni sono alla base di ansie ed
emozioni negative.

Angoscia e meccanismi di difesa: Freud considera l’angoscia come un segnale di


allarme, una sorta di allerta inviata all’io per comunicargli che sta per succedere
qualcosa di negativo (per questo ha valore negativo). Freud distingue tre tipi di
angoscia relativi a eventi negativi:

1 angoscia reale: manifestata dinanzi un pericolo reale (es: quando ti stai rendendo
conto che stai per essere morso da un cane), è reazione a un pericolo/danno atteso
dall’esterno.

2 angoscia nevrotica: è una paura inconscia che deriva dal pensiero che gli impulsi
dell’es vadano fuori controllo e ti facciano compiere un’azione per cui potrai essere
punto. Non è paura relativa agli impulsi, ma alla punizione che ne potrebbe
conseguire. È più difficile da affrontare rispetto all’angoscia reale perché si può
fuggire da un cane o una situazione, ma non dal proprio es.

3 angoscia morale: paura che le persone provano quando violano, o stanno per
violare, il loro codice morale; questo senso di angoscia è espresso come senso di
colpa, vergogna (es: se il tuo senso morale ti vieta di fare sesso prima del matrimonio
e tu lo fai, proverai angoscia morale manifestata tramite vergogna o senso di colpa).
L’angoscia morale è, dunque, legata alla coscienza.

Se l’io svolge il suo lavoro, non si prova angoscia, i pericoli esterni possono essere
evitati, prevenendo l’angoscia reale; se gli impulsi vengono scaricati opportunamente
si previene l’angoscia nevrotica e non permettersi di infrangere il proprio codice
morale previene l’angoscia morale. Ma nessun Io lavora così bene, ognuno
sperimenta poca o tanta angoscia. Quando l’angoscia sale l’io può rispondere in due
modi: 1 aumenta gli sforzi di risoluzione del problema (funziona bene per l’angoscia
reale); 2 l’io innesca meccanismi di difesa, posti al confine tra mondo interno
pulsionale e mondo esterno pulsionale. “Sono meccanismi che mediante desideri,
bisogni, affetti e impulsi dell’individuo da un lato, e proibizioni interne e realtà
esterna dall’altro”. Le difese possono dar luogo a soluzioni creative a queste
esigenze o dar vita a rigide e sofferte carriere difensive. I meccanismi di difesa
possono agire inconsciamente e sono in azione in tutte le persone. Diverse sono le
proposte di sistematizzazioni dei meccanismi di difesa, la più completa è data da
Anna Freud.
Tipologie di meccanismi di difesa:

-repressione e rimozione: nella repressione parte dell’energia dell’io viene usata per
tener fuori dal modello conscio gli impulsi inaccettabili; essa può avvenire
consapevolmente (es: la persona allontana un contenuto che potrebbe essere
doloroso dalla coscienza) o può essere un processo inconscio: rimozione. La
repressione impedisce sia che diventino consapevoli gli impulsi dell’es, sia che
diventino consapevoli informazioni dolorose e sconvolgenti (es: ricordi di impulsi
già espressi). Ma i ricordi stressanti possono essere nascosti in parte: non ci si
penserà spesso, si evitano di recuperarli, ma non vuol dire che siano dimenticati: se si
riescono a ricordare vuol dire che se ne ha ancora una certa consapevolezza
(repressione parziale).

-negazione: rifiuto che un evento sia successo o che esista una certa situazione (es:
una madre che si rifiuta che il figlio sia morto). Repressione e negazione salvano
l’uomo dal dolore o dall’angoscia, ma queste difese richiedono energia che va
sottratta all’io. Se un’azione di repressione e di negazione continua per lungo termine
l’energia è costantemente spesa e, seppur a volte siano necessari, questi meccanismi
possono col tempo lavorare contro la persona.

-proiezione: un processo mediante il quale si proiettano tratti, impulsi, desideri su


un’altra persona (es: se ti senti ostile verso gli altri, reprimi questo sentimento. Nella
proiezione si sviluppa la convinzione che gli altri ti stiano odiando o che non sono
adatti a te). La proiezione è un modo di nascondere un aspetto spiacevole di sé, ma
esprimendolo in modo distorto su un altro. La proiezione serve a

1 aiuta a realizzare alcuni desideri

2 il desiderio emerge così che l’io e il super-io non lo riconoscano come il proprio.

Razionalizzazione e intellettualizzazione: nella razionalizzazione si riduce l’angoscia


attraverso una spiegazione razionale/giustificazione del comportamento attivato per
motivi considerati inaccettabili. La razionalizzazione protegge da altri tipi di
minacce: dopo un fallimento, ad esempio, contribuisce a mantenere alta l’autostima
(es: dopo un due di picche possono convincermi che in fondo l’altra persona non era
molto interessante). L’altra difesa è l’intellettualizzazione, cioè la tendenza a pensare
alle minacce in modo freddo, emotivamente distaccato (separa ed isola gli eventi
minacciosi dalle emozioni che di solito lo accompagnerebbero;es: una donna che
scopre che il marito ha il cancro può imparare molto sulle patologie oncologiche e
sui relativi trattamenti. Attraverso l’approfondimento intellettualizzato sulla malattia,
si protegge dall’angoscia.)

Spostamento e sublimazione: sono meccanismi di difesa più adattivi; lo spostamento


permette di trasferire un impulso da un “bersaglio” minaccioso a uno meno, così da
ridurre l’angoscia (es: i sentimenti provati verso una persona vengono re-indirizzati
su un’altra o un oggetto; l’ansia di un soggetto viene spostata da un oggetto a un
animale innocui; l’ansia sessuale è spostata su animali sporchi e legati
simbolicamente al sesso come topo, serpenti). La sublimazione è una difesa tipica di
uomini maturi, permette di prevenire i problemi prima che essi si verifichino, quindi
non si presentano dopo che l’angoscia si sia attivata, ma prima, si tratta di un
meccanismo che sposta una pulsione sessuale/aggressiva verso un qualcosa non
sessuale, non aggressivo: è la trasformazione di impulsi istintuali primitivi a livelli
superiori e socialmente accettabili (comunque di carattere non sessuale/aggressivo),
come processo prevalentemente inconscio operante ad esempio nella produzione
artistica e creativa”.

Superare l’inconscio: i processi inconsci sono importanti nella teoria psicoanalitica e


diventa fondamentale essere capaci ad accedere ai desideri, impulsi e sentimenti non
consapevoli. Non è sempre facile, ma comunque ci sono indizi di vita quotidiana che
rivelano qualcosa di inconscio.

Psicopatologia della vita quotidiana: Freud riteneva che eventi come gli errori che
commettiamo, le cose che sbagliamo o che dimentichiamo non hanno nulla a che fare
con la casualità, ma hanno origine dall’inconscio: impulsi inconsci emergono in una
forma distorta, come errori (vuoti di memoria, lapsus, incidenti); queste forme
distorte sono denominate “atti mancanti”; in riferimento, appunto, a “manifestazione
di desiderio inconscio, di cui costituiscono un indizio sono un compromesso tra il
desiderio cosciente dal sopporto e il rimosso, sono analizzabili e comprensibili.” (es:
uno studente dimentica di portare un libro importante a qualcuno che non gli è
simpatico). È difficile vedere le motivazioni alla base di un’azione, ma un motivo può
essere trovato se si conosce bene la situazione. Nonostante le persone cerchino di
nascondere parte o tutto dei loro desideri o dei loro pensieri, ciò viene espresso in
modo inconsapevole. Facendo riferimento alla psicoanalisi, il termine “lapsus
freudiano” si riferisce a un errore nel discorso che suggerisce un desiderio/pensiero
inconscio. Prove empiriche mostrano come questi lapsus siano collegati all’ansia (tali
prove non stabiliscono però se l’ansia sia inconscia).
(lapsus freudiani in laboratorio: ad alcuni uomini veniva indotta ansia relativa a
ricevere scosse elettriche; ad altri l’ansia era suscitata da una sperimentatrice
provocante. In entrambe le situazioni coppie di parole potevano essere mal
interpretate: gli uomini indotti all’ansia tramite scosse producevano lapsus relativi
alle scosse; gli altri uomini producevano lapsus relativi al sesso; i lapsus sessuali,
inoltre, erano più frequenti tra gli uomini con punteggi alti nel senso di colpa rispetto
alla sessualità.

Sogni: l’inconscio si rivela anche grazie ad essi; i sogni hanno due tipi di contenuti:

-contenuto manifesto (racconto del sogno così come ricordato dal soggetto, la storia
che l’inconscio ha creato con personaggi, ambientazioni, colori,…)

-contenuto latente (ciò che si cela dietro al manifesto, i pensieri, i sentimenti e i


desideri). Esso ha 3 fonti: 1 stimolazione sensoriale mentre dormiamo (es:
temporale); 2 pensieri, idee collegati alle ore diurne, quando si è svegli (es: persona
interessante appena incontrata); 3 impulsi inconsci, bloccati mentre si è svegli e
collegati ai contenuti di base. Questo aspetto del contenuto latente, per Freud, rivela
aspetti della personalità.

L’analisi di un sogno consiste nel ripercorrere, tramite associazioni, il processo dal


contenuto manifesto al contenuto latente.

Lo sviluppo psicosessuale: secondo Freud, lo sviluppo della personalità avviene


durante l’infanzia e le esperienze precoci sono cruciali nel determinare la personalità
adulta. Questo sviluppo avviene per stadi ognuno associato a una zona erogena (parte
del corpo che, in un determinato momento, è centro di energia sessuale (per questo gli
stati sono detti psicosessuali). Il bambino vive conflittualmente tali stadi che se non
superati adeguatamente, l’energia investita nella permanenza in uno stadio è tanta;
tale processo consiste nella fissazione. L’energia per il funzionamento della
personalità è limitata, ne è disponibile meno per gestire i conflitti negli stadi
successivi e, così, sarà più complicato affrontarli e risolverli. Per Freud la
personalità si sviluppa nel corso dell’infanzia a partire da 5 stadi psicosessuali,
ognuno dei quali rappresenta la fissazione della libido (pulsioni o istinti sessuali) in
una diversa area del corpo. I primi 5 anni di vita sono fondamentali per la
formazione della personalità adulta. Ogni stadio è associato a un conflitto che deve
essere risolto prima che l’individuo avanzi con lo stadio successivo. La risoluzione di
ciascun conflitto richiede energia sessuale e più ne viene spesa in una determinata
fase più le caratteristiche importanti di quel livello rimangono con l’individuo mentre
matura psicologicamente. La fissazione si riferisce al fatto che una parte della libido
è tutta investita permanentemente in una particolare fase dello sviluppo.

i 5 stadi individuati da Freud sono:

1 fase orale: dalla nascita di 18 mesi; la libido è concentrata nella bocca e labbra: la
bocca riduce le tensioni mangiando ed è fonte di piacere legata ad atti come leccare,
gustare, succhiare…è un periodo di dipendenza (es: dipendenti dalla madre per
mangiare) e il conflitto avviene nel momento dello svezzamento, verso situazioni
meno dipendenti dagli altri- Freud suddivide questa fase in: -fase orale incorporativa
(bambino dipendente, fase critica per lo sviluppo di aspetti psichici: se il bambino
sperimenta il mondo positivamente, emergono dimensioni come ottimismo e fiducia,
al contrario se sperimentato negativamente si possono sviluppare pessimismo e
sfiducia; se il mondo è troppo servizievole il bambino può sviluppare un’intensa
dipendenza degli altri) –fase orale sadica (inizia con la dentizione, la libido deriva al
mordere; è chiamata sadica perché impulsi possono causare dolore, l’esito di questa
fase determina la tendenza ad esse, più o meno, verbalmente aggressivi e sarcastici).

Alcuni individui possono relazionarsi mostrando caratteristiche tipiche della fase


orale: possono essere più preoccupati verso il cibo e le bevande; quando stressati
sono propensi a fumare, bere o mordersi le unghie; quando arrabbiati possono essere
verbalmente aggressivi. Le persone “orali” hanno continuo bisogno di sostegno.
Caratteri positivi della persona orale: abilità sociali, motivate al rapporto
interpersonale, più sensibili alle reazioni altrui, reagiscono fisiologicamente
all’isolamento sociale e al rifiuto.

2. Fase anale (dai 18 mesi ai 3 anni), la libido ha origine nella defecazione.


Importante è l’apprendimento del controllo degli sfinteri e le caratteristiche della
personalità, che emergono dalla fissazione a questa fase, dipenderanno da come i
genitori insegnano ad usare il vasino. Di qui vi sono due possibilità: sollecitare il
bambino a fare i suoi bisogni nel tempo desiderato e nello spazio che il bambino
vuole e lodarlo (fa capire al bambino il valore di produrre cose al tempo e spazio
giusto, ciò è alla base della creatività adulta); L’enfasi è posta sulla punizione,
derisione e vergogna per il fallimento (a seconda di come reagisce il bambino
possono verificarsi delle situazioni: il bambino potrà avere tendenze ad essere
disordinato, crudele, ostile (se defeca quando i genitori non vogliono) o sviluppare
una personalità anale ritenuta caratterizzata da rigidità e ostilità (se il bambino
trattiene feci e urine). Le caratteristiche di tale personalità formano la “Triade
anale”: tirchieria (desiderio di trattenere le feci), ostinazione (manifestazione della
lotta della volontà contro l’insegnamento all’uso del vasino), rigidità (reazione
contro il disordine della defecazione).

3 Fase fallica: dai 3 ai 5 anni, la libido si concentra sui genitali: il bambino inizia ad
esplorare le proprie zone genitali, scoprendo il piacere cui ne deriva
(auto-stimolazione). Gradualmente la libido si sposta verso il genitore del sesso
opposto: i bambini sono interessati alla madre e le bambine al padre. Il desiderio di
possedere la madre, sostituendo il padre, costituisce il Complesso di Edipo (mito:
Edipo re sposa inconsapevolmente la madre dopo aver ucciso il padre); lo stesso
avviene per la bambina: vive un periodo in cui vuole possedere il padre, sostituendo
la madre; ciò costituisce il Complesso di Elettra (mito: Elettra convinse il fratello ad
uccidere la madre e il suo amante per vendicare la morte del padre). Seppur siamo
simili. I due complessi mostrano differenti manifestazioni:

-cosa succede nei maschi: l’amore per la madre si trasforma in possesso e prova
ostilità e odio verso il padre, ritenuto un rivale. Ciò che teme il bambino è
un’eventuale castrazione da parte del padre per eliminare il suo desiderio. Inoltre, il
bambino mette in atto un processo di identificazione nel padre, assume delle sue
caratteristiche; inoltre essendo come il padre non rischierebbe alcun danneggiamento
da parte sua (sorta di protezione) e ciò aiuta lo sviluppo del super-io introiettando i
valori del padre.

-cosa succede nelle femmine: colpevolizza la madre per averla castrata (si accorge
che le manca il pene) e desidera che il padre condivida il suo pene con lei attraverso il
sesso: Freud chiama ciò “Invidia del pene”. Le bambine risolvono tale conflitto con
l’identificazione con la madre; più sono simili alla madre più avranno l’approvazione
del padre.

Il modo in cui i bambini superano tali conflitti determina il loro atteggiamento verso
la sessualità, la competitività interpersonale e l’adeguatezza personale (Per
dimostrare di non essere castrati gli uomini ambiscono a “grandi numeri”,
seducendo molte donne; ma possono anche fallire sessualmente e professionalmente
a causa del senso di colpa dovuto alla competizione del padre. Tra le donne la
mancata risoluzione del complesso può manifestarsi come la tendenza ad instaurare
relazioni con uomini in modo provocante, evitando la sessualità, o con uomini già
impegnati.
4 latenza al termine della fase fallica, il bambino entra in un periodo di relativa
calma: dai 6 all’inizio dell’adolescenza; le pulsioni sessuali e aggressive sono poco
attive ed emergono io e super-io; l’attenzione è posta su attività intellettuali o sociali.

5 fase genitale: dalla tarda adolescenza all’età adulta. La libido è organizzata intorno
alla genitalità. Se negli altri stadi la libido era narcisista (imposta dal bambino per un
proprio bisogno/piacere) ora il desiderio vuole essere condivisione con un’altra
persona. La maggior parte delle persone ha meno controllo sui propri impulsi
rispetto a quanto darebbe; altri hanno difficoltà nel perseguire il desiderio sessuale
in modo soddisfacente e comprensivo del benessere altrui: dunque la personalità
genitale che ha capacità di condividere con l’altro in modo affettuoso, premuroso e di
essere preoccupati per il suo benessere, è un ideale a cui aspirare.

Il ruolo della terapia

Solo scavando nell’inconscio le difficoltà esistenziali partite dalle persone possono


essere identificate e risolte.

Origini del problema: i problemi possono avere varie origini, una potrebbe consistere
nelle esperienze infantili (la personalità adulta è determinata dallo sviluppo
psicosessuale dalle precoci fasi). Molte persone presentano delle fissazioni in alcuni
stadi e queste richiedono energia: in una fissazione forte, la preoccupazione lascia
poca energia ad ogni altra attività e ciò causa problemi, l’energia per le fissazioni
riduce quella per i bisogni dell’ego. Altra fonte di problemi è una forte repressione o
rimozione delle pulsioni basse: se un super-io molto punitivo o un ambiente troppo
rigido fanno sì che le pulsioni siano da reprimere, il risultato sarò una personalità
distorta e disfunzionale; ciò, inoltre, richiederebbe energia. Terza fonte sono i traumi
sepolti: i traumi possono verificarsi in ogni momento, ma molti studi si focalizzano
su quelli infantili. Tutte e tre le fonti condivido un meccanismo: la fissazione
originale in cui la pulsione o il trauma sono repressi o rimossi (ciò può proteggere la
persona, ma ha comunque un costo).

Modificazione del comportamento

Dopo i tentativi ipnotici, Freud operò attraverso la procedura delle associazioni


libere: alla persona viene chiesto di dire ciò che le viene in mente; ciò permette al
materiale inconscio di emergere in forma simbolica: due o più elementi psichici
inconsci vengono fatti emergere liberamente con il minimo controllo possibile. Lo
scopo della psicoterapia è scoprire i conflitti e far scaricare l’energia ad essi
associati; le associazioni libere permettono l’accesso simbolico ai problemi. Le
persone in terapia lottano contro la presa di coscienza dei conflitti e degli impulsi, ciò
consiste nella resistenza (conscia o inconscia) che mostra come una terapia possa
essere difficile; la persona cerca di scoprire verità sconvolgenti, sepolte
nell’inconscio perché troppo dolorose per essere ammesse.

Elemento importante nella terapia è il transfert, grazie al quale desideri e sentimenti


inconsci si attualizzano nella relazione con lo psicoanalista; cioè i sentimenti verso
persone significative del paziente vengono spostati/trasferiti verso l’analista. Il
transfert fugge anche da difesa, in quanto l’analista provoca meno ansia rispetto alla
persona origine dei sentimenti, e permette di identificare il significato dei sentimenti
che compaiono (l’interpretazione del transfert è molto importante). L’obiettivo della
terapia è l’insight cioè un processo di ri-esperienza dei conflitti repressi, delle
memorie o delle pulsioni che permette una rielaborazione cognitiva degli stessi che, a
sua volta, provoca la liberazione di energia repressa (con l’insight, l’individuo collega
gli elementi dando loro nuovi significati).

La terapia psicoanalitica funziona? Essa è lunga e faticosa; alcuni autori non la


reputano utile, altri ritengono che funzioni proprio come altre tecniche, anzi, a lungo
termine può ridurre l’uso di cure mediche.

Gli psicoanalisti definiscono il successo in basse all’insight raggiunto dai pazienti in


relazione ai loro conflitti; il percorso psicoanalitico è come un processo di
conoscenza (di sé, degli altri) e non solo come guarigione. Non sempre l’insight
allevia l’angoscia.

3.3 Applicazione e sviluppi del pensiero psicoanalitico

In seguito vengono riportate alcune elaborazioni del pensiero psicoanalitico


freudiano:

-Adler e Jung: ebbero momenti di vicinanza con Freud, ma poi vi si allontanarono;


per Freud l’uomo è dominato dalle pulsioni e costruisce la teoria sessuale basata sullo
schema edipico; per comprendere le manifestazioni delle malattie mentali ci si deve
riferire alla storia dell’individuo e ai processi di rimozione; le nevrosi non sono da
ricondurre alla prima infanzia, ma ad un conflitto presente e all’incapacità di adattarsi
alle richieste dell’ambiente (vita dell’uomo in funzione del passato). Adler considerò
la psicoanalisi sul piano sociale in cui erano determinanti la volontà di potenza e il
sentimento sociale: le azioni consentono di capire la personalità, ma lo stile di vita si
forma durante la prima infanzia e definisce il modo in cui la persona agisce nel
contesto sociale. La volontà di potenza è intesa come bisogno di affermarsi; il
sentimento sociale è il bisogno di cooperare con gli altri e il conflitto fra le due
istanze produce nevrosi. Per Jung l’uomo non è dominato solo da pulsioni, ma da
molti fattori interdipendenti posti nei diversi livelli di personalità; uno dei fattori è
l’archetipo, una rappresentazione delle esperienze compiute dall’umanità durante lo
sviluppo della coscienza. Queste esperienze ereditarie costituiscono l’inconscio
collettivo che può condizionare e dirigere i comportamenti umani nei rapporti col
mondo, inducendolo a ripetere le esperienze collettive che possono guidarlo nei suoi
progetti o ostacolarlo nel suo sviluppo. La nevrosi è protesta della persona per le
situazioni in contrasto con la sua esistenza. La terapia psicoanalitica ha effetto
liberatorio come una confessione.

-Horney e Sullivan: danno importanza ai fattori culturali (contrastanti ai fattori


biologici e fisiologici) nello sviluppo della personalità. Le relazioni con gli altri
significativi sono fondamentali nel costruire del benessere o della psicopatologia
dell’uomo.

-psicoanalisi dell’io (Anna Freud, Erikson): attribuisce autonomia all’Io e rivolge


l’interesse verso funzioni di adattamento all’ambiente non come difesa. Riprende la
proposta di Freud di un modello pulsionale basato su tensione-riduzione della
tensione e le problematiche che questa dinamica comporta per l’adattamento del
soggetto.

-psicoanalisi delle relazioni oggettuali (Klein, Bowlby, Winnicott): enfatizza il ruolo


che le rappresentazioni mentali delle relazioni interpersonali precoci, soprattutto del
periodo pre-edipico hanno nel determinare la costruzione delle relazioni con gli altri
durante tutta la vita (es: attaccamento madre-bambino; bambino partner)

-psicoanalisi del sé: sottolinea come le relazioni contribuiscono a creare il sé e


propongono modelli di trattamento per la personalità narcisistica (investe energia
psichica sul sé)

Ciò che accomuna tali prospettive è il riferimento agli aspetti dinamici e inconsci
della psiche e alla personalità come complesso mosso da forze come tensione e
negoziazione reciproca. La psicoanalisi come trattamento consiste nel ripercorrere
tali vicissitudini per comprendere gli ostacoli che hanno frenato l’evoluzione.
La svolta relazionale: la psiche non è concepita come campo di battaglie pulsionali,
ma come insieme di bisogni, di carattere relazionale, da soddisfare per condurre una
vita psichica positiva-si affermano concezioni relazionali che studiano l’impatto delle
esperienze infantili precoci (teoria dell’attaccamento di Bowlby).

L’inconscio è frutto di relazioni ed è influenzato e modificato dalle relazioni che la


persona vive, dunque è studiato in termini funzionali più che pulsionali

Il sapere dei sensi e dell’arte: una teoria freudiana psicoanalitica dei sensi risulta
alquanto affascinante. A partire da Freud, il discorso e la costruzione della
psicoanalisi poggiano su immagini (es: i sogni, sono immagini). Alcuni autori sono
immersi nello studio di arte e psicoanalisi: l’arte comincia con la fantasia,
l’immaginazione, l’intuito dei sensi, in essa per principio di piacere e quello di realtà
giungono a conciliazione. L’artista rappresenta i suoi desideri, i timori, le pulsioni,
non rinuncia al soddisfacimento pulsionale, ma la contempla nella via di fantasia
dell’arte. Le opere sono considerate espressione del mondo interiore dell’autore, sono
strumenti culturali di scambio tra autore e fruitore; grazie all’opera il fruitore entra in
risonanza empatica, al di là dello spazio e del tempo, con la responsabilità dell’autore.
L’opera permette, inoltre, di conoscere meglio se stessi.

Psicoanalisi e neuroscienze: lo sviluppo delle tecniche di neuro-imaging ha consentito


lo studio dell’autonomia funzionale del cervello, ma anche l’applicazione di metodi
sperimentali ai meccanismi base delle emozioni, dell’attenzione, dei processi
cognitivi…

Le neuroscienze hanno scoperto l’esistenza di due sistemi di memoria: memoria


esplicita, a lungo termine, autobiografica, relativa alla storia personale e sui cui si
basano i ricordi (nel lobo temporale mediale), e memoria implicita, relativa ed
esperienze infantili precoci entro 12 anni. La rimozione, che per attivarsi necessita di
strutture neurofisiologiche (ippocampo, corteccia frontale), riguarda la memoria
esplicita, ma dato che tale memoria è matura nel bambino, ciò avviene nell’implicita
e si deposita in un sistema inconscio che ha origine dalla rimozione (inconscio non
rimosso).
CAP.4 LA PROSPETTIVA DEI TRATTI

4.1 Un pò di storia

“I tratti sono le caratteristiche distintive della persona, le generiche disposizioni


interiori che si mantengono relativamente stabili nel corso nel tempo e nelle varie
situazioni”

I tentativi di studio della personalità risalgono alla seconda metà del 700, periodo in
cui si diffuse il paradigma scientifico che si avvaleva di procedure di indagine svolte
ad ottenere risultati oggettivi anche riguardo le differenze individuali.

1° fase: fine 700-seconda metà 800 si cercò di spiegare il rapporto fra caratteristiche
fisiche e psichiche con intuizioni e ricerche pseudoscientifiche;

2° fase: fine 800-primi anni 900; diverse furono le procedure nello studio delle
differenze individuali: test intellettivi, studi del carattere, osservazione e analisi della
storia del singolo invece di procedere con indagini sperimentali;

3° fase: anni ’20, sviluppo di procedure psicometriche; Allport inaugura la


“psicologia delle differenze individuali” volta ad individuare uno specifico numero di
tratti della personalità attraverso “l’analisi fattoriale” (con cui il termine
“personalità” sostituisce il termine “carattere”).

È Allport a definire il tratto e a considerare nello studio delle differenze individuali la


“personalità normale”, intesa come un sistema integrato di tratti e non la somma di
essi; i tratti sono elementi base della personalità e riguardano il sentire e il
comportarsi di una persona; essi vanno rilevati empiricamente e statisticamente.

Goldberg compì verso la fine del 1900 un lavoro di classificazione di aggettivi riferiti
alla personalità: si delinearono 5 grandi tratti originari, i “cinque grandi fattori” (Big
Five). Riguardo gli studi strutturali, è stata esaminata la struttura fattoriale di diversi
questionari di personalità (IGPF di Cattel, CPS, EPQ) e ne sono stati ricavati 5 fattori
assimilabili ai Big Five.

Costa e Mccrae esaminano le relazioni tra il NEO-PI (Neo-Personality Inventory) e


questionari di personalità tra cui il MMPI (Minnesota Multiphasic Personality
Inventory). I risultati furono a favore del modello dei Big Five.

4.2 Una prospettiva eterogenea


Esistono varie teorie dei tratti, differenti fra loro, ma che condividono elementi base
comuni:

-si possono ricavare pattern (disposizioni) delle modalità con cui le persone si
comportano, pensano e provano emozioni. Questi elementi regolatori di
comportamento vengono spiegati con i tratti (costrutti psicologici che identificano le
tendenze abituali delle persone a mostrare un certo tipo di condotta in varie
situazioni). I tratti sono caratterizzati dalla coerenza (regolarità di un comportamento)
e dalla peculiarità (ciò che è tipico di ogni individuo, caratteristiche psicologiche che
differenzia l’uno dall’altro)

-i tratti sono variabili decontestualizzate, riferito al fatto ch’essi rimangono invariati a


prescindere dalle diverse situazioni; non vuol dire, però, che le persone agiscono in
modo totalmente indifferente al contesto, ma esse utilizzano unità di misura valide in
diversi contesti.

-organizzazione gerarchica dei tratti: le disposizioni ad agire in un determinato modo


possono essere organizzate secondo un ordine.

Nonostante ciò le teorie dei tratti assumono posizioni differenti:

-approccio utilizzato: ideografico (studio approfondito della personalità


dell’individuo, partendo dal presupposto che ogni persona possiede un insieme unico
di tratti organizzati in modo differente) o nomotetico (identificazione di una
tassonomia-classificazione-dei tratti universali, da applicare a tutte le persone);
secondo l’approccio nomotetico ogni uomo possiede un certo numero di tratti
differenti; applicando la tassonomia dei tratti fondamentali della personalità, si
possono rintracciare tali tratti in ogni individuo e ciò che li differenzia è la misura in
cui le persone possiedono ciascun tratto.

-natura dei tratti: secondo alcune teorie i tratti hanno funzione descrittiva (etichette
descrittive relative a comportamenti abituali); secondo altre, essi hanno funzione
esplicativa, cioè sono sistemi psicologici fonte e causa del comportamento (valore
causale)

-metodologia di indagine per identificare i tratti: strategia lessicale, vede il linguaggio


come fonte di informazioni: i tratti fondamentali della personalità sono identificabili
a partire dall’analisi del linguaggio comune; è proprio grazie al linguaggio che è
possibile costruire una tassonomia di tratti della personalità; strategia di tipo statico,
in particolare l’analisi fattoriale, si riferisce alle modalità secondo cui si possono
individuare i tratti fondamentali della personalità attraverso tecniche di analisi
statistica (analisi fattoriale); l’idea base è che alcune qualità psicologiche sono
collegate fra loro, cioè tendono a presentarsi insieme (se una persona è generosa e
solare è probabile che sia anche amichevole). Il processo di analisi fattoriale inizia
con la raccolta di misurazione della variabili (scale self-report-osservazione) su molte
persone; poi vengono calcolate le correlazioni tra coppie di variabili, quindi le
correlazioni vengono sottoposte ad estrazione dei fattori, procedura che permette di
sintetizzare le variabili in un numero ristretto di fattori. Ciascun fattore rappresenta
caratteristiche comuni, condivise dalle variabili di partenza e, una volta identificato il
fattore, il ricercatore ne assegna una denominazione (denomina il tratto di
personalità); strategia teorica: approccio grazie al quale è possibile identificare i tratti
fondamentali, basandosi su teorie esistenti da cui ricavare informazioni relative alle
dimensioni base di personalità; se le prime due strategie sono di tipo “bottom-up”,
cioè risalgono ai tratti attraverso i dati (linguaggio naturale o coefficienti di
correlazione), quest’ultima strategia è di tipo “top-down”, perché parte di una teoria
che stabilisce le dimensioni psicologiche fondamentali e la tipologia dei dati che
devono essere raccolti per studiare tali dimensioni.

La maggior parte dei teorici di personalità utilizzano una combinazione delle tre
strategie (non escludenti fra loro) per identificare i tratti fondamentali di personalità.

La teoria dei tratti di Allport: adotta un approccio idiografico circa lo studio della
personalità, che definì come un’organizzazione dinamica, interna all’individuo, dei
sistemi psicofisici che determinano l’adattamento all’ambiente; è dinamica perché si
evolve, nonostante garantisca coerenza e continuità. Alla base di questa
organizzazione vi sono, secondo Allport, i “sistemi psicofisici” che fanno riferimento
ai tratti, definiti da lui come strutture neuropsichiche, generalizzate e personalizzate
che danno vita e guidano il comportamento in modo coerente e stabile nel processo di
adattamento all’ambiente e di espressione dello stesso (tratto=struttura basata sul
sistema nervoso; un ancoraggio neuropsichico e un substrato biologico). I tatti
permettono di capire il modo in cui una persona si comporta, pensa e prova emozioni.

Secondo la teoria di Allport, sono i tratti a determinare il comportamento e,


nonostante sono costante e stabili nel tempo, possono evolversi per permettere un
adattamento più funzionale della persona al proprio ambiente. Il tratto definisce i
confini comportamentali dell’individuo (stabilisce una tendenza comportamentale
coerente), ma è la situazione che determina tale comportamento entro i limiti posti dai
tratti (variabilità del comportamento) (es: se una persona timida può comportarsi con
più disinvoltura in contesti familiari o con persone con le quali ha un legame intimo).
Allport distingue differenti tipologie di tratto, suddividendole in: tratti comuni e tratti
individuali. Nonostante ogni individuo sia unico, vi sono somiglianza dovute alla
specie, alla cultura; i tratti comuni sono aspetti di personalità che permettono di
accomunare degli individui all’interno di una determinata cultura (approccio
nomotetico), ma non permettono di cogliere l’unicità della persona. La “vera
personalità è costituita dai tratti individuali, che permettono di determinare lo stile di
comportamento unico di ciascun individuo: le persone differiscono per il modo in cui
ogni tratto si manifesta all’interno della loro personalità (es: una persona può essere
molto aggressiva, poco socievole e moderatamente onesta: un’altra può essere molto
onesta, poco aggressiva e moderatamente socievole). Anche se due individui
possiedono i medesimi tratti si mostrerebbero uniche e irripetibili per il modo in cui
tali tratti si manifesteranno. Allport arrivò a definire i “tratti individuali” come
“disposizioni personali” per sottolineare meglio il carattere unico delle tendenze
disposizionali (tratti), alla base della personalità. Dato che non tutte le disposizioni
hanno la stessa influenza nel determinare la personalità, Allport pone un’ulteriore
differenza dei tratti a seconda della loro pervasività:

-tratti cardinali: influenzano ogni comportamento, grado di pervasività alto. Esempio


di tratto cardinale è la seduttività del Don Giovanni; ma ciò riguarda un piccolo
numero di persone.

-tratti centrali: secondo Allport gli uomini hanno un certo numero di tali tratti (tra 5 e
10) che sono disposizioni che permettono di comportarsi in una certa maniera in un
numero costituente di situazioni (es: puntualità, creatività, determinazione…)

-disposizioni secondarie: poco pervasive e generalizzate, simili alle abitudini, ma più


generali di queste (es: preferenze individuali per certi tipi di cibi)

Questi tratti non sono separati tra loro, ma sono collegati in continuum di pervasività
e generalizzabilità.

Polo superiore ( più pervasivo, meno generalizzabile)


tratti, sè, senso di identità…

Polo inferiore
abitudini
I tratti sono dimensioni che non possono essere direttamente osservate, ma secondo
Allport possono essere identificati attraverso uno studio approfondito del caso
singolo, attraverso l’osservazione del comportamento della persona o con l’analisi di
documenti o scritti prodotti dalla persona stessa (caso Jenny: 301 lettere scritte in 11
anni e analizzate da Allport, il quale ricavò un elenco di aggettivi che descrivono le
caratteristiche della personalità. Allport chiese a 36 suoi colleghi di esprimere un loro
parere: la conclusione fu che la personalità di Jenny poteva essere descritta e
sintetizzata ricorrendo a soli 8 aggettivi che corrispondono ai tratti fondamentali della
personalità).

Riguardo lo sviluppo della personalità, Allport critica le posizioni teoriche in


psicologia (importanza al passato e all’infanzia) e afferma che “le persone
conducono la loro esistenza in funzione del futuro, si preoccupano di ciò che
accadrà”. In relazione a ciò propone un costrutto teorico alternativo: l’autonomia
funzionale della motivazione umana”, secondo cui si devono considerare i tratti di
personalità di un adulto senza preoccuparsi delle origini del tratto stesso: in una
situazione iniziale, i tratti sono strategie adattive e funzionali al soddisfacimento dei
bisogni biologici o pulsionali; ma in piena maturità diventano indipendenti dalle
motivazioni infantili, diventano “funzionalmente indipendenti” dalle motivazioni
originarie. L’autonomia funzionale dei bisogni è collegata alla nozione del “proprio”,
che uccide tutti gli aspetti della personalità che contribuiscono alla sua unità”; il
proprio non è innato, ma si costruisce con la crescita e, una volta stabilito, è il punto
della massima coerenza della personalità. La formazione del proprio permette lo
sviluppo della capacità umana di distaccarsi dal passato, dai condizionamenti
biologici e infantili, per elaborare mete liberamente scelte.

I superfattori di Eysenck: Eysenck ritiene che per identificare i tratti di base della
personalità comuni a tutti gli individui sia necessario un approccio scientifico. Egli
utilizza i termini “personalità” e “temperamento” indifferentemente, considerandoli
costrutti equivalenti. Il temperamento è l’aspetto emotivo e motivazionale che
caratterizza il carattere di una persona; esso, cioè, la personalità, si differenzia
dall’intelligenza perché: “la personalità fa riferimento agli aspetti non cognitivi del
comportamento, mentre l’intelligenza alle abilità e agli aspetti cognitivi”. Nella
personalità i tratti base costituiscono schemi di comportamento o stili emotivi
coerenti che distinguono gli uomini fra loro.

Secondo Eysenck i superfattori (fattori base) sono determinati dall’ereditarietà in


quanto riconducibili a meccanismi e strutture biochimiche e fisiologiche.

Egli elabora la tassonomia ippocratica-galenica in relazione alle tipologie di


temperamento in cui vi sono due dimensioni fondamentali (emozionalità,
modificabilità) è una distinzione tra estroversione nevroticismo. Per analizzare la
grande quantità di risposte dei partecipanti ai suoi studi, utilizza l’analisi fattoriale, a
cui ne fa seguire un’ulteriore analisi fattoriale che si applica ai risultati della prima:
analisi fattoriale secondaria. Da un’analisi fattoriale si ottiene un numero elevato di
fattori (Cattel ne identifica 16), in cui diversi sono collegati fra loro; su tali risultati è
possibile applicare una seconda analisi per ottenere un numero più limitato di fattori
indipendenti fra loro. Utilizzando questa procedura, Eysenck identifica alcuni fattori
secondari, i superfattori, di livello superiore. Nella prima formulazione teorica
Eysenck identifica due superfattori: estroversione-introversione e
nevroticismo-stabilità emotiva). 1)l’estroversione è tipica dell’individuo socievole,
impulsivo, con molte relazioni sociali, che ama la compagnia e le attività di gruppo;
l’introversione è tipica della persona tranquilla, amante più dei libri che delle persone,
riservata e distante. 2)il nevroticismo corrisponde alla stabilità o instabilità emotiva,
alla facilità e frequenza con cui gli individui sperimentano irrequietezza e angoscia.
Le persone con alto livello di nevroticismo tendono ad essere insicure, nervose,
angosciate e cronicamente preoccupate per qualcosa; hanno scarsa opinione di sé e
frequenti sbalzi d’umore; le persone emotivamente stabili sono calme, equilibrate,
razionali e controllate. Facendo riferimento a Ippocrate e Galeno, Eysenck riconduce
il sistema dei due superfattori ai 4 tipi fondamentali di personalità:

basso nevroticismo alto nevroticismo

passivo quieto introverso


prudente pessimista
riflessivo asociale
placido flemmatico serio melanconico
controllato rigido
affidabile lunatico
flemmatico ansioso
calmo riservato

socievole attivo estroverso


estroverso ottimista
loquace impulsivo
sensibile sanguigno volubile collerico
accomodante eccitabile
vivace aggressivo
spensierato agitato
direttivo permaloso

Nel libro “Lo studio scientifico della personalità” Eysenck aggiunge un terzo
superfattore: lo psicoticismo, cioè la tendenza all’isolamento e all’insensibilità (alti
livelli: persona egocentrica, aggressiva, senza capacità empatica, comportamento
antisociale) o tendenza ad accettare norme sociali e a preoccuparsi degli altri. Così il
metodo della struttura della personalità è definito “pen”
(psicoticismo-estroversione-nevroticismo). Nello studio dei sistemi cerebrali
coinvolti nel funzionamento della personalità, Eysenck fa riferimento a Pavlov,
quindi riprende l’idea secondo cui gli uomini differiscono fra loro in base al livello di
eccitazione del proprio sistema nervoso: in alcuni l’attività cerebrale è dominata
dall’eccitazione, in altri dall’inibizione; ipotizza, quindi, un livello di attivazione
reticolare ascendente (ARAS) nel determinare un livello di
introversione-estroversione. L’ARAS invia segnali nervosi dall’ippotalamo alla
corteccia cerebrale e quindi è coinvolto nella regolazione dei livelli di eccitazione; ma
il livello ottimale dell’eccitazione non è uguale per tutte le persone così Eysenck
ipotizza che gli introversi hanno livelli elevati di eccitazione corticale, cioè sono più
eccitati a livello cortico-reticolare rispetto agli estroversi, e dunque hanno minor
bisogno di stimolazioni ambientali: alti livelli di stimolazione porterebbe a un’elevata
eccitazione cerebrale non ottimale-l’estroverso, invece, ha bisogno di più stimoli
ambientali per mantenere il livello ottimale di stimolazione. Introversi ed estroversi
differiscono tra loro nel livello di base di eccitazione; ricerche successive
evidenziano ch’essi non differiscono tanto nel livello di eccitazione, ma
nell’eccitabilità (variazione di eccitazione di fronte a uno stimolo esterno: gli
introversi sperimentano maggior AUROSAL corticale e mostrano cambiamenti nel
livello di eccitazione corticale in risposta agli eventi rispetto agli estroversi.

Il sistema nervoso, specie quello libidico, rappresenta la sede del superfattore


nevroticismo: le persone con elevato livello di nevroticismo hanno un sistema libidico
sensibile allo stress e alle emozioni negative (ansia e paura). Il livello di attivazione
del sistema libidico che discrimina le persone con elevato livello di nervroticismo
dalle persone con basso livello di nevroticismo è denominato “attivazione
autonomica”.

Eysenck sottolinea l’origine genetica dei superfattori pen, ma sostiene che le


dimensioni dei tratti non sono pienamente sviluppate nel bambino; ma il tratto deve
essere concepito come una predisposizione a comportarsi in un determinato modo e
che tale comportamento si verifichi solo dopo una stimolazione ambientale. Lo
sviluppo della personalità è guidata da tratti ereditari geneticamente, ma è mediato
da fattori ambientali.

La differenza tra personalità “sana” e “patologica” è di tipo quantitativo; entrambe


possono essere descritte con i 3 superfattori. La personalità patologica implica livelli
eccessivamente elevati di uno o più superfattori, specie di psicoticismo/nevroticismo
non implicano la psicopatologia: “Ci sono molti individui i cui livelli di psicoticismo,
nevroticismo ed estroversione sono simili a quelli di individui maniaco-depressivi o
schizofrenici e nonostante ciò, vivono una vita completamente priva di alcun sintomo
patologico.

La psicopatologia ha origine dall’unione di elementi biologici e di esperienze


ambientali, e, in base a questa idea è possibile un percorso terapeutico in grado di
promuovere il cambiamento. Se si pensi alla genetica come unica causa della
psicopatologia ogni modificazione comportamentale sarebbe impossibile.

Eysenck è critico verso la terapia pscicoanalitica e tutte le altre psicoterapie prive di


supporto empirico; di qui egli è sostenitore della terapia comportamentale.

4.3 Il modello dei cinque fattori “Big Five”

Il modello “Big Five” si riferisce alla struttura della personalità costituita da cinque
fattori base (estroversione, nevroticismo, amicalità, coscienziosità e apertura
all’esperienza). Furono effettuate numerose ricerche sulla struttura delle differenti
scale utilizzate nella valutazione della personalità (tra cui il 16 personality factors di
Cattel e l’Eysenickk personality inventory) e risultò che in ognuna di esse erano
presenti 5 fattori di personalità. Di qui Costa e Mccrae costruirono il neo personality
index, un questionario tutt’ora utilizzato.

Esiste una certa differenza su quali siano esattamente questi 5 fattori:


1. La denominazione dei fattori è difficile: il ricercatore deve esaminare tutti gli
aggettivi e identificare il denominatore comune, cioè l’elemento che li
accomuna e fa sì ch’essi possano essere collegati fra loro, ma le parole hanno
diversi significati;
2. Il significato esatto di un fattore dipende da quali aggettivi sono stati scelti
nello studio; se una quantità viene tralasciata o non ben rappresentata ciò
presenterebbe un problema nel momento in cui l’essenza di un tratto viene
persa.

Studi che utilizzano misure anche poco diverse tra loro possono portare a differenti
conclusioni riguardo a ciò che definisce i tratti. Nonostante non vi sia pieno consenso
sulle denominazioni dei fattori, c’è un percorso sui contenuti.

I 5 fattori:

1. Estroversione definisce la quantità e l’intensità dell’interazione


interpersonale; può essere legata alla spontaneità, all’energia e a un alto senso
di socialità
2. Nevroticismo (instabilità emotiva) definisce l’adattamento rispetto
all’instabilità emotiva e allo stress (in accordo con Eysenck); al centro vi è
l’esperienza soggettiva di emozioni negative (ansia, preoccupazione,
insicurezza, vulnerabilità allo stress): una persona con alti livelli di
nevroticismo è colei che si preoccupa del giudizio altrui e non regge il peso di
una situazione stressante; la persona con bassi livelli di nevroticismo anche
sotto pressione mantiene una certa stabilità emotiva, controlla in modo
funzionale le proprie emozioni
3. Amicalità (o gradevolezza) definisce la qualità dell’orientamento
interpersonale, cioè la capacità di stabilire legami con altri, ad essere altruisti,
evitando conflitti
4. Coscienziosità (o volontà di relazione o scrupolosità) indica la
tendenza alla pianificazione, alla persistenza e allo sforzo per raggiungere degli
obiettivi; propensione ad essere ben organizzati, ambiziosi, conformi alla
regole, ligi e in grado di controllare i propri impulsi.
5. Apertura all’esperienza difficile da definire, molte sono state le
denominazioni date (intelligenza, immaginazione, cultura, apertura mentale),
identifica le persone dotate di creatività, immaginazione, curiosità. Alti livelli
di apertura fanno sì che la persona sia capace di tollerare situazioni ambigue e
incerte, e di vivere in modo non convenzionale; scarso livello di apertura
denota una persona con scarsa immaginazione, rigida e dogmatica.

Studi suggeriscono che l’amicalità e l’estroversione siano legate a situazioni sociali,


anche se in modo differente: l’amicalità è connessa al mantenere relazioni
positive con gli altri, mentre l’estroversione mira all’attenzione sociale
(estroversione connessa alla ricerca del successo; l’amicalità alla benevolenza.

Un alto livello di coscienziosità è associato a comportamenti sessuali meno rischiosi


(uso del preservativo; le persone coscienziose sono meno propense al tradimento;
la coscienziosità è connessa alla genitorialità più sensibile verso i bambini e
incline alla negoziazione come strategia di risoluzione dei problemi, come anche
al desiderio di fare carriera e al benessere fisico (le persone coscienziose si
prendono cura del loro corpo)

L’apertura all’esperienza è correlata al sociale; le persone aperte tendono a sognare di


più, vogliono intraprendere nuove attività.

Il nevroticismo è associato a molte emozioni negative in differenti ambiti; a livello


interpersonale può manifestarsi con elevati livelli di ansia riguardo la propria
sessualità. A seguito di aborti o lutti la persona nevrotica può sviluppare la
sindrome post-traumatica da stress in cui il trauma lascia solchi profondi nella
persona: i nevroticismo è associato a uno scarso successo professionale; in ambito
salutare il nevrotico ha una morte più precoce, tendono ad essere fumatori e
bevitori e pensano spesso al suicidio, risultano anche essere dipendenti dal proprio
cellulare di più rispetto alle persone con un livello basso di nevroticismo.

I più importanti sostenitori della teoria dei cinque fattori (Costa e Mccrae) ritengono
che ogni fattore rappresenti “la base causale sottostante a pattern coerenti di
pensieri e sentimenti”; le influenze esterne dell’ambiente non hanno impatto sui
tratti di personalità che sono biologicamente ed ereditariamente determinati
(contrariamente ad alcuni studi che dimostrano che i cambiamenti storici e
culturali modificano i tratti di personalità). Ma come avviene lo sviluppo dei tratti
in ciascun individuo? I tratti si mantengono stabili nel corso della vita di una
persona? Costa e Mccrae affermano che i tratti di personalità si consolidano
nell’età adulta; sottolineando che già verso i 3/5 anni questi fattori assumono
coerenza e stabilità, aumentate verso i 50 anni. Ma se i tratti rimangono stabili e
coerenti, non è lo stesso per la persona nel corso della vita per almeno due ragioni
che fanno riferimento a:

1.cambiamento individuale connesso allo sviluppo dei tratti in una persona nel
corso del tempo; si pone a confronto la personalità di un individuo in momenti
successivi. Seppur i tratti siano stabili e coerenti nel tempo, le modalità con cui
vengono espressi a livello comportamentale subiscono variazioni.

2.cambiamento normativo riferito alle modificazioni della personalità a livello


di popolazione. Recenti ricerche empiriche hanno rilevato cambiamenti significativi
riguardo i 5 fattori circa gli individui in una popolazione: la modificazione riguarda la
tendenza a diminuire i livelli di nevroticismo con l’avanzare dell’età (le persone
tendono ad essere non ansiose e più stabili dal punto di vista emotivo col passare
degli anni). Nel passare del tempo la persona diventa più competente dal punto di
vista sociale, ha più autocontrollo e risulta essere meno arrabbiata e alienata. Quando
si parla di cambiamento normativo si fa riferimento a ciò che avviene a livello di
popolazione e non nel singolo caso.

I 5 fattori, la psicopatologia e la terapia: malessere e disadattamento sono definiti da


un’estremizzazione dei singoli tratti, cioè a un eccesso del normale tratto di
personalità (es: troppa estroversione può portare a una ricerca esasperata di
sensazioni, impulsività…o livelli esagerati di coscienziosità possono sfociare in
comportamenti ossessivo-compulsivo). I teorici sostengono il modello dei big 5 non
solo come strumento diagnostico, ma anche come pianificazione di un percorso
terapeutico più funzionale per una particolare persona (es: una persona con un
elevato livello di apertura all’esperienza potrebbe trarre benefici da terapie che
favoriscono l’esplorazione e l’incoraggiamento alla persona ad avere un ruolo
proattivo nella terapia).

4.4 Le applicazioni della prospettiva dei tratti

Il modello dei Cinque Fattori viene utilizzato in contesti in cui è importante fare delle
previsioni di comportamento delle persone in alcuni ambiti di vita.

I 5 fattori e la vita lavorativa: il modello dei big 5 funge da strumento per predire il
livello di prestazione lavorativa degli individui; evidenzia come livelli di
coscienziosità e di nevroticismo siano connesse al modo in cui le persone affrontano
il lavoro. Alti livelli di coscienziosità e bassi di nevroticismo predicono prestazioni
lavorative positive. Alcuni studi, sebbene gli altri 3 fattori risultino non essere
collegati con la vita lavorativa, affermano che il livello di estroversione influisca
positivamente nei lavori in cui è richiesta interazione sociale volta al coinvolgimento
e alla partecipazione (es: posizioni commerciali). Le dimensioni del nevroticismo e di
estroversione sono collegate al burnout, condizione in cui la persona sperimenta una
condizione di esaurimento fisico e mentale. La tendenza di burnout è favorita al
sottostimare le proprie competenze, a fare continua autocritica e reagire con emozioni
forti in situazioni di stress; essere positivi, sicuri di sé fa sì che si crei una difesa
contro il burnout. Altri studi evidenziano che non solo dalla personalità si può predire
l’andamento lavorativo, ma le esperienze lavorative possono apportare delle
modifiche alla personalità stessa.(coloro che sono soddisfatti del loro lavoro saranno
meno vulnerabili allo stress e più stabili emotivamente; coloro che sono soddisfatti
economicamente sono più propensi ad aiutare gli altri e risulterebbero più coinvolti
nelle relazioni sociali).

I 5 fattori e la salute: come mai le persone più coscienziose vivono di più? Esse
mettono in atto comportamenti che salvaguardano la salute, evitando condotte ed
episodi nocivi alla vita (dieta sana, esercizio fisico…)

I 5 fattori e il marketing: utili per identificare la “personalità” del brand in base alle
caratteristiche di una marca o prodotto; si indaga sulle relazioni e legami nel rapporto
prodotto-consumatore. La percezione di simpatia e affidabilità che si ha circa una
marca influenza la propensione all’acquisto del consumatore. Uno studio ha messo in
relazione i profili di personalità con 8 marche note ed evidenziano come alcune di
queste (Ferro, Barilla) risultino alti livelli di stabilità emotiva.

Identificare la personalità in una marca è importante perché permette a chi si occupa


di pubblicità di avere indicazioni sulle caratteristiche utili per aumentare
l’appetibilità della marca stessa.

4.5 Gli sviluppi della prospettiva degli altri

Alcuni sostengono che il big 5 non sia in grado di rappresentare la personalità nella
sua totalità; sono insufficienti perché la personalità ha molte sfaccettature. Si pensa
che vi debba essere una “sesta dimensione”: “onestà-umiltà” che delinea la
propensione individuale ad essere onesti, sinceri e leali (che nel big 5 potrebbe essere
ricondotta all’amicalità ma comunque ne risulta indipendente). Ashton e Lee hanno
sviluppato il “modello hexaco”, contenente le sei dimensioni. Riguardo la sesta
dimensioni alcuni pensano che corrisponda alla “religiosità o trascendenza”, altri
all’attrattività o alla sessualità. Tellegen e Almagor suppongono che il big 5 manchi
delle dimensioni relative agli stati d’animo o d’umore transitori, per cui aggiungono a
tale modello due dimensioni: valenza positiva (denotata da aggettivi come “speciale”)
e valenza negativa (“falso”, “immorale”). Vi sono autori che intravedono la
possibilità di condensare i 5 fattori in sole 2 dimensioni: 1 α: nevroticismo, amicalità
e coscienziosità; 2 β: estroversione e apertura;

Alfa è la sintesi delle variabili di socializzazione (controllo degli impulsi, riduzione


ostilità…); beta riguarda la crescita personale e di apertura sia alla realtà che agli
altri. Per Deyoung i due fattori possono essere denominati “stabilità” e “plasticità”
perché la prima dimensione è volta alla stabilità psicologica e del funzionamento
psichico, l’altra riguarda il bisogno di esplorare.

Un’altra strategia vede nei big 5 diverse sfaccettature, cioè sottodimensioni delle
macro strutture; Costa e Mccrae identificano 6 sfaccettature per ogni superfattore: es
“estroversione”, è composta da “calore” (piacimento intimo con l’altro),
“gregarietà”(socievolezza), “assertività” (dominanza e leadership), “attività” (energia,
dinamismo); “ricerca di sensazioni” (di stimoli ed eccitazioni), “emozionalità
positiva” (gioia, ottimismo) (il loro strumento è il NEO-PI-RI). La previsione a
partire dalle sfaccettature è migliore, ma complessa in quanto per descrivere e
comprendere la personalità si devono considerare molte caratteristiche
contemporaneamente: usando i superfattori si crea un quadro più intuitivo e facile da
tenere a mente, come le dimensioni più specifiche si avrà un alto grado di precisione.

Altra strategia: dei “circomplessi”, si focalizza sulle dimensioni che si vanno a


costruire incrociando due fattori: es. otteniamo i livelli di amicalità e di estroversione
in 2 persone; la prima ha punteggio alto in entrambe le dimensioni e la seconda
presenta un punteggio basso nell’amicalità e alto nell’estroversione.

La dimensione estroversione assumerà un significato diverso nei due casi:


1)personalità caratterizzata da dominanza, ma sensibile ed empatica; 2)dominanza
unita a manipolazione e sfruttamento. Dalla combinazione dei fattori emergono modi
di essere individuali.

Le critiche non riguardano, però, solo e il numero e l’organizzazione dei tratti, ma


anche la loro natura: i tratti sono aspetti stabili della personalità che influenzano il
comportamento in una vasta serie di situazioni. Secondo l’approccio
dell’interazionismo i tratti e le situazioni interagiscono per determinare il
comportamento effettivo della persona; non sono le situazioni da sole o le persone da
sole a fornire una spiegazione completa del comportamento. Situazioni e tratti
possono interagire in modi diversi per determinare il comportamento
(tratti+situazione=comportamento). Può accadere che in una stessa situazione vi
siano risposte comportamentali e reazioni diverse in persone con caratteristiche
differenti (un livello elevato di stress può indurre una persona estroversa a cercare
supporto negli altri, ma può far sì che un introverso si chiuda maggiormente in sé).
Ma sono le persone ad influenzare i comportamenti in base alla scelta delle situazioni
in cui entrare (chi sceglie di andare in chiesa, chi no; chi sceglie di giocare a basket,
chi i concerti…). Inoltre, gli individui differiscono nei tipi di risposta che suscitano
degli altri (alcuni riescono a strappare sempre un sorriso, altri mettono di malumore,
le persone manipolano le altre col fascino o col silenzio…). Tutti questi effetti
modificano le situazioni, che sono diverse da persona in persona.

Mischel e Shoda hanno condotto un’analisi sulle modalità con cui i tratti influenzano
il comportamento. Data una situazione X è probabile che si verifichi un
comportamento Y, ma non ci si deve aspettare che l’azione si verifichi per tutto il
tempo perché la situazione non è sempre presente. Lo schema di collegamento fra
situazione-comportamento differisce da persona a persona ed è stabilito
dall’indiviDuo nel corso del tempo e dell’esperienza: è indicato, perciò, come Firma
comportamentale della persona. Fleeson riporta prove a favore del fatto che una
persona può mostrare qualità che si collocano all’estremo di un tratto in una
situazione e l’estremo opposto in un altro contesto: la maggior parte delle persone
mette in atto comportamenti che riflettono l’intera gamma di un tratto.

Allport, 1937: “I tratti sono spesso suscitati in una situazione e non in un’altra”.
CAPITOLO 5: LA PROSPETTIVA BIOLOGICA

5.1 Un po’ di storia

Già nel V secolo a.C., in Grecia, Ippocrate elaborò le prime classificazioni riguardo il
temperamento e la costituzione per definire le differenze individuali; egli si
discostò dalla visione del magico per condurre, invece, studi sui processi
fisiologici e patologici dell’uomo attraverso l’osservazione, partendo dalla
concezione secondo cui tutto in natura si spiega attraverso i 4 elementi
fondamentali (aria, terra, fuoco e acqua), Ippocrate ipotizzò che vi sia una
corrispondenza tra questi elementi e gli umori dell’organismo, cioè gli umori
risentono dell’influenza dell’ambiente e cambiano in base alle stagioni:

1 aria=sangue; caldo e umido, aumenta in primavera

2 terra=bile nera; fredda e secca, aumenta in autunno

3 fuoco=bile gialla; calda e secca, aumenta in estate

4 acqua=flegma; freddo e umido, aumenta in inverno

Gli umori si mescolano dando origine ai temperamenti


(temperamentum=moderazione, equilibrio); Ippocrate, in base agli umori, ne
individua 4 tipologie:

1 sanguigno=caratterizzato da energia, impulsività, ottimismo. A livello somatico


bassa statura, forme tondeggianti e buon tono muscolare;

2 flegmatico=apatia ed egoismo; a livello somatico scarso sviluppo muscolare e


flaccidità;

3 collerico=impetuosità, forte volontà fino alla violenza; a livello somatico alta


statura, magrezza;

4 melanconico=riflessività, sospettosità, pessimismo; a livello somatico alta statura,


glacilità e scarso tono muscolare.

Fu poi Kant a riprendere tale teoria, ponendo, però, le 4 tipologie lungo le dimensioni
del sentimento (sanguigno, melanconico) e dell’attività (collerico, flegmatico). Tra
la fine dell’800 e la prima metà del 900 si delinearono 3 filoni di ricerca che
indagarono sulle componenti biologiche della personalità:
1 teorie costituzionale: si focalizzano sulla morfologia costituzionale per verificare le
relazioni tra la statura corporea e temperamento. Maggiori esponenti furono
Kretschmer e Sheldon. Secondo lo psichiatra Kretschmer il temperamento è
“quella componente della psyche che, attraverso la mediazione del sistema
umorale, è correlata con la costituzione e l’apparenza fisica”; ponendo delle
misurazioni delle differenti parti del corpo, ritiene che vi sia una relazione tra
struttura somatica, personalità e predisposizione ai disturbi mentali. In base a ciò
identifica 3 tipi costituzionali:

1 lepstosomico: figura sottile, slanciata, muscoli poco sviluppati, torace sottile e


piatto, folti capelli, colorito giallastro e terreo. A questa costituzione associa il
temperamento schizotimico, dimensione della sensibilità che va dalla forte
sensibilità e socievolezza al polo opposto dell’asocialità e insensibilità. In essa
prevale la predisposizione alla schizofrenia.

2 atletico: forte sviluppo scheletrico e muscolare, spalle larghe e mandibola robusta.


Prevale il temperamento sintomico in cui prevale l’equilibrio tra euforia e
depressione, ma anche resistenza al cambiamento. Tale costituzione è predisposta
all’epilessia.

3 piemico: grande rilievo della testa, torace, addome, mani e piedi corti, poco
pelosità, temperamento ciclotimico in cui prevale emotività, eccitamento o
depressione.

Vi è poi un quarto tipo costituzionale, il displatico, che è una mescolanza dei 3 tipi
precedentemente descritti.

Sheldon propone un modello sul rapporto tra caratteristiche somatiche e


temperamento, individuando 3 componenti strutturali primarie:

1 endomorfia: prevalgono le caratteristiche delle visceri, dell’apparato digestivo,


strutture muscolare deboli, corpo molle, gambe e braccia esili.

2 mesomorfa: si evidenziano ossatura e muscolatura imponenti, corpo forte, robusto,


arti muscolosi, spalle e torace possenti.

3 ectomorfa: si caratterizza per le viscere e le strutture somatiche poco sviluppate,


estremità lunghe, magre, faccia sottile e angolosa, torace e addome stretti.
Sheldo verifica che tipo di associazione esista fra componenti strutturali e
temperamento e utilizza una “scala per il temperamento” che permette di misurare
60 tratti e individua 3 principali fattori temperamentali:

1 viscerotonia: rilassatezza, comodità, golosità, socievolezza; (disturbi dell’umore)

2 somatotonia: interesse per l’attività muscolare, vigore, energia, rischio, coraggio


fisico; (comportamenti aggressivi)

3 cerebrotonia: riservatezza, amore per la solitudine, autocontrollo, inibizione;


(schizofrenia).

2.ai secondi studi appartengono le ricerche riguardanti l’influsso degli ormoni nella
definizione delle differenze individuali; gli umori sono determinati dalle sostanze
secrete dal sistema endocrino. Uno dei massimi esponenti è Pende il quale traccia la
“piramide biotipologica” in cui delinea i parametri somatici e psichici utili a definire
una diagnosi globale della persona; ruolo importante è investito dal temperamento
umorale, determinato dall’attività ghiandolare. Elabora anche una “tavola dei
temperamenti endocrini fondamentali”, in cui delinea 10 categorie tipologiche tra cui
l’ipo e l’ipert-tipo tiroideo, l’ipo e l’iper-genitale.

Inoltre distingue 2 tipi primari: anabolico (predominio delle secrezioni sessuali e


surrenali; il metabolismo è ridotto, per cui ne deriva lentezza psichica, indole calma,
ottimismo e buone capacità logiche) e catabolismo (predominio dell’attività delle
ghiandole tiroidea, ipofisaria e paratiroidea; il metabolismo è molto attivo per cui i
soggetti presentano rapidità psichica, umore instabile, pessimismo, chiusura).

3.orientamento volto all’approfondimento delle basi biologiche delle differenze


temperamentali, facendo riferimento a ipotesi relative a proprietà e modi di
funzionamento del sistema nervoso. Precursore ne è Pavlov, il quale ritiene che le
differenze nelle prestazioni e nel temperamento dipendono da due processi nevrosi:
eccitazione (prontezza nel rispondere agli stimoli) e inibizione (capacità di resistere a
una stimolazione intensa): gli organismi differiscono in relazione a 3 motivazioni dei
processi: forza dei processi di eccitazione e inibizione; equilibrio cioè uguaglianza e
disuguaglianza della forza e mobilità, capacità di alternare eccitazione e inibizione in
funzione a quelle che sono le richieste ambientali. Combinando queste caratteristiche
si dà vita a una serie di tipologie di cui 4 sono le fondamentali:
1.Tipo I: forza dei processi di eccitazione e inibizone, pronta reattività agli stimoli e
tranquillità in assenza di stimoli (sanguigno di Ippocrate);

2.Tipo II: forza di equilibrio, ma difficoltà ad adattarsi al mantenimento della


condizione (flemmatico)

3.Tipo III: intensa eccitazione, ma debole inibizione, scarso controllo delle reazioni
emotive (collerico)

4.Tipo IV: debolezza per l’eccitazione e l’inibizione, problemi di adattamento e


vulnerabilità allo stress (melanconico).

Secondo Pavlov le osservazioni dei cani hanno individuato tipologie che possono
essere estere all’uomo. Queste ipotesi sono state riprese e arricchite con la coperta dei
neurotrasmettitori e neuro-regolatori nel determinare il livello di attivazione dei
neuroni. La ricerca in questo ambito fa riferimento a 2 principale concetti:

1.concetto di livello ottimale di attivazione: ogni organismo tende ad esporsi a una


quantità di stimolazione adatta alla propria specifica sensibilità

2.concetto di approccio/evitamento degli stimoli: strategie diverse di adattamento


all’ambiente.

5.2 Il rapporto tra mente e corpo e il temperamento

Sono tante le associazioni che l’uomo è portato a fare riguardo le specifiche


caratteristiche del corpo (ragazzo cicciottello) e alcuni aspetti della personalità
(simpatia, socievolezza); ciò a delineare che esiste un certo legame tra corpo,
personalità e il nostro modo di essere. Ovviamente il nostro corpo non è la nostra
personalità, ma non si può escludere che esso eserciti una certa influenza sulla
personalità.

Come è possibile definire il rapporto che intercorre tra corpo e mente?

Secondo il riduzionismo, è possibile comprendere la dimensione mentale e


psicologica indagando le strutture e i processi biologici che avvengono nel corpo.
Turkheimer definisce biologismo forte la posizione secondo cui è possibile spiegare i
fenomeni psichici attraverso la sola dimensione biologica; secondo tale prospettiva
esiste una connessione che lega l’attività mentale e il comportamento manifesto con
specifici sistemi biologici. Ma seppure mente e corpo siano interconnessi, queste
istanze differiscono l’una dall’altra; si parla di biologismo debole, posizione secondo
cui esiste un legame tra dimensione psicologica e quella biologica, ma la complessità
della prima non può essere spiegata completamente dalla seconda: molti fenomeni
psicologici complessi non possono essere compresi con spiegazioni biologiche “forti”
che demandano il fenomeno a uno specifico sistema biologico.

“L’uomo è un essere contrario che percepisce, pensa, agisce, prova emozioni con
tutto il corpo. Ciò che chiamiamo mente e corpo agiscono sinergicamente”

Al giorno d’oggi non si può tralasciare il fatto che la dimensione biologica in qualche
modo regoli aspetti del comportamento e soprattutto della componente della
personalità che è il temperamento. Riguardo al temperamento alcuni studiosi lo
identificano come la “natura emozionale” propria di ogni persona e lo concepiscono
come quel sistema di comportamento affettivo più o meno stabile e duraturo; il
temperamento riguarda gli aspetti formali del comportamento, il “come” del
comportamento stesso. Il temperamento che coinvolgono l’affetto, l’umore,
l’attenzione e la sensibilità dell’individuo alle stimolazioni ambientali. Le
caratteristiche del temperamento (qualità emotive del comportamento) compaiono già
in bambini in tenera età, precocemente e si può ipotizzare che abbiano base biologica;
si considerano caratteristiche geneticamente trasmissibili, ereditate.

Temperamento e personalità: il primo è determinato biologicamente, si manifesta sin


dalla prima infanzia; la seconda è il risultato dell’interazione fra più fattori
(apprendimento, socializzazione, esperienza). Se il temperamento riguarda gli aspetti
stilistici e formali del comportamento, la personalità ne comprende i “contenuti”
(quali sono le motivazioni alla base del comportamento? Quali i valori?). Il
temperamento è rigido, non modificabile, al contrario della personalità che è
leggermente più flessibile.

Quali strutture e processi biologici sono implicati nello sviluppo della personalità?
Alcuni studi suggeriscono che alcuni aspetti della personalità sono influenzati dai
geni; ma non solo, sono interessati anche i sistemi fisiologici quali il sistema nervoso
centrale e quello periferico. Secondo un approccio evoluzionistico, le differenze
individuali sono il risultato di diverse strategie di adattamento all’ambiente.

5.3 I geni e la personalità 


Migliaia di geni (35.000/40.000) costituiscono il genota, il quale è formato da 23
coppie di cromosomi (23 ereditati dalla madre tramite la cellula uovo e 23 ereditati
dal padre attraverso lo spermatozoo. I geni contengono il dua, insieme di
informazioni utili allo sviluppo biologico dell'individuo. La maggior parte dei geni
sono identici per tutti, ma un numero limitato di cenni differisce (se è vero che tutti
hanno due occhi, alcuni li hanno verdi, altri castani e altri blu...); ma le
caratteristiche di personalità possono essere influenzate dai geni? 
La genetica comportamentale: è il settore di ricerca volto a verificare come i geni
determinino specifiche caratteristiche e anzi della personalità; per indagare ciò sono
stati condotti differenti metodi di ricerca come:
-studi sui gemelli: si basano su due "situazioni naturali", non ricreate in laboratorio; si
tratta di studi in cui viene confrontato il grado di somiglianza tra gemelli identici
(monozigoti) e gemelli non identici (dizigoti) per verificare l'impatto genetico nel
comportamento: se si ipotizza che caratteristica sia influenzata genericamente, allora
i gemelli monozigoti dovrebbero essere più simili rispetto a quelli zigoti; se ciò non è
elevato, si può supporre che tale caratteristica sia scarsamente influenzata dai geni. 
-studi sulle adozioni: si controlla il grado di somiglianza tra figli adottivi e
genitori/fratelli biologici/adottivi per stabilire il peso relativo di geni e ambientale
nello sviluppo delle caratteristiche comportamentali: il grado di somiglianza di un
bambino adottato con i propri genitori biologici è indicativo dei fattori genetici,
mentre il grado di somiglianza con i genitori adottivi evidenzia il ruolo dei fattori
ambientali. 
Importante per i genisti sono i gemelli monozigoti che sono stati separati alla nascita
e cresciuti in ambienti familiari diversi; questo caso permette di verificare meglio se
la biologia, o l'ambiente, determini la personalità dell'individuo. 
L'ereditabilità: la genetica comportamentale in che modo stabilisce in che misura le
differenze tra individui riguardo alcune caratteristiche di personalità siano influenzate
dai geni? Lo spiega attraverso il coefficiente di ereditabilità, cioè con una stima tra le
differenze fenotipiche (altezza, peso, o altre caratteristiche riguardanti la
personalità) di individui appartenenti a una data popolazione e che possono essere
attribuite a differenze genetiche. Ma le differenze riguardano la popolazione, non il
singolo individuo. La personalità è data dalla combinazione di influenze genetiche e
ambientali; a livello individuale non è possibile separare le due influenze, ma a
livello di popolazione si tenta di dare una distinzione tra le influenze genetiche e
quelle ambientali nel determinare le differenze individuali. 
Studi sul fattore ereditario sono stati su coppie di gemelli e fratelli adottivi e tali studi
concordano sul fatto che il coefficiente di eredità di estroversione e quello di
nevroticismo sia intorno ai 50. Dunque circa il 40/50% delle differenze dei tratti di
personalità (prendendo in riferimento i big 5) in un gruppo siano dovute a fattori
genetici.

Influenza genetica e temperamento: Buss e Plomin propongono la teoria Eas, in cui


identificano 3 dimensioni temperamentali influenzate da geni: emozionalità (tendenza
a una facile e intensa attivazione emozionale in condizioni di stress e stato di tensione
generalizzato); attività e socievolezza (tendenza a cercare la compagnia altrui); queste
3 dimensioni del temperamento sono più stabili e meno modificabili rispetto alle
altre. Plamin scoprì che l’influenza genetica e l’ereditabilità aumentino con l’età; i
geni sarebbero programmati per attivarsi anni dopo la nascita e gli affetti per
mostrarsi hanno bisogno di tempo e certe situazioni ambientali. Col tempo viene
rivelata la nostra predisposizione.

Thomas e Chess posero i loro studi su circa 100 soggetti, dalla nascita
all’adolescenza, per verificare il loro temperamento e in che misura le differenze di
temperamento possano predire caratteristiche di personalità; essi identificano 3
categorie temperamentali principali: 1) bambino “facile” di umore positivo,
adattabile, con risposte non intense; 2) bambino “difficile”: umore negativo, poco
adattabile, risposte emotive intense; 3) bambino “lento”: umore tendenzialmente
negativo, lento adattamento, risposte emotive moderatamente intense. Le qualità
temporali negative identificate nella prima infanzia hanno predetto difficoltà
relazionali con la madre e con l’ambiente;

Il ruolo dell’ambiente: la varianza delle caratteristiche di personalità è data per il


40/50% da fattori genetici e il restante da fattori ambientali; l’ambiente può essere
composto da due componenti: 1) ambiente condiviso: esperienze comuni fra fratelli
cresciuti nello stesso ambiente familiare; 2) ambiente non condiviso: esperienze non
condivise tra fratelli come la camera da letto, le attività sportive…studi affermano
che hanno più influenza i fattori ambientali non condivisi (40% fattori genetici; 35%
fattori ambientali non condivisi; 5% fattori ambientali condivisi); Nonostante ciò,
sono le caratteristiche peculiari di cura che i genitori riserva ai figli e il modo in cui
essi percepiscono e interpretano questa relazione ad avere influenze sullo sviluppo
della personalità.

Correlazione e interazione genotipo-ambiente: fenomeno attraverso cui le esperienze


individuali sono influenzate dalla genetica; vi sono 3 tipi di correlazione tra genotipo
e ambiente: 1 passivo: le componenti genetiche dei genitori agiscono sui figli per
trasmissione biologica, e per l’influenza ambientale in cui i figli crescono (es:
genitori hanno intelligenze e abilità musicali, il figlio eredita i geni e si trova in un
ambiente consono per le abilità musicali perché c’è almeno uno strumento in casa: le
caratteristiche ambientali sono in linea, correlate con le sue propensioni genetiche; il
bambino è passivo perché non fa nulla affinché in casa ci sia un pianoforte); 2
evocativo: per la sua propensione genetica può accadere che il bambino evochi una
reazione tale affinché venga indirizzato nell’ambiente adatto (es: l’insegnante nota
una propensione musicale e lo indirizza a un percorso di studi consono, a un
ambiente come quello del conservatorio); 3 attivo: l’individuo stesso seleziona e
costruisce esperienze correlate con le sue propensioni genetiche (il bambino dotato
musicalmente sceglie persone con i suoi interessi musicali).

Interazione genotipo-ambiente: coinvolge suscettibilità e sensibilità dell’individuo,


indica le diverse reazioni individuali con diverse propensioni genetiche (es:
l’introverso avrà migliori risultati in contesti silenziosi, l’estroverso in presenza di
“rumori”)

Genitori e figli: bambini maltrattati che hanno un genotipo che produce bassi livelli
del neurotrasmettitore maoa hanno probabilità di sviluppare disturbi di condotta e
personalità anti-sociale; se il genotipo ne produce elevati livelli, il bambino ha meno
probabilità di sviluppare personalità aggressive e violente.

La genetica molecolare: ha come obiettivo quello di individuare specifici geni


associati a tratti di personalità. Porre in relazione un tratto di personalità e uno
specifico gene ha portato ad identificare legami fra caratteristiche individuali e
specifici geni; si parla di “ricerca di sensazioni” in riferimento a quella dimensione
temperamentale che vede una corrispondenza tra caratteristica di personalità e un
gene specifico, il DRD4 (nel cromosoma 11) deputato alla produzione del
neurotrasmettitore dopamina: alleli DRD4 più lunghi sono associati alla tendenza di
sviluppare il disturbo da deficit di attenzione e iperattività. Ulteriore connessione è
data tra l’allele 5HTI-LPR, il trasportatore della serotonina, e un livello elevato di
nevroticismo e scarsa tendenza all’amicalità. Altri studi identificano un legame tra
tale gene e la tendenza all’impulsività e all’aggressività. Molteplici geni possono
contribuire a determinare una tendenza di tipo comportamentale, di qui i loci
quantitativi del tratto indica l’insieme delle regioni cromosomiche associati a effetti
visibili di dimensioni della personalità; tali laci non sono unicamente legati a uno
specifico tratto. Con lo sviluppo tecnologico si effettuano analisi più precise dei
legami tra geni e personalità, prendendo in considerazione, però. l’intero genoma
umano per identificare eventuali differenze di manifestazione del comportamento
interessato (non solo il singolo gene).

5.4 I processi biologici e la personalità

Una precisa caratteristica della personalità (es: timidezza), attivata in una condizione
specifica (es: parlare in pubblico), attiva uno specifico stato psicologico (ansia) che si
manifesta con uno specifico indicatore fisiologico (es: frequenza del battito cardiaco).
Dunque, come alcune caratteristiche di personalità e di temperamento possono
essere connesse a sistemi biologici che riflettono modalità di funzionamento del
sistema nervoso?

Differenze individuali nel livello di attivazione: affinché il cervello posso svolgere al


meglio le sue funzioni è indispensabile che la sua attività risponde a un giusto livello
di attivazione, cioè che sia regolata dall’ARAS (formazione reticolare ascendente).

Ad esempio: introversione ed estroversione sono funzioni dell’ARAS; l’introverso è


caratterizzata da una condizione basale di elevata attività del sistema reticolare,
l’estroversione da una bassa attività; si può affermare che “il livello ottimale di
stimolazione” è diverso per le due funzioni. La teoria regolativa del temperamento
sostiene che il temperamento, cioè l’insieme di caratteristiche stabili, sia determinato
da meccanismi del sistema nervoso ed è definito da 2 dimensioni:

-il tempo: riferito alla velocità di reazione alle stimolazioni e alla persistenza della
risposta;

-energia: riferito a livelli di reattività alle stimolazioni e alla quantità di azioni messe
in atto come risposta agli stimoli.

Vi sono due tipologie temperamentali, basate su diversi gradi di attivazione basale


ARAS:

-“alto-reattivi” individui con alta sensibilità e bassa resistenza, che “si scaldano
subito”; migliori prestazioni in situazione di scarsa stimolazione

-“basso reattivi” soglia sensoriale-emotiva elevata, alta resistenza; adatti a


situazioni di pressione o di competizione.

Le persone molto reattive evitano di sottoporsi a stimolazioni esterne intense poiché


aumenterebbero eccessivamente il loro livello di attivazione oltre il livello ottimale;
le persone poco reattive ricercano intense stimolazioni per incrementare tale livello e
raggiungere quasi la misura ottimale.

Differenze individuali nella sensibilità al rinforzo e alla punizione:

Alcune teorie ritengono che tipologie comportamentali siano basate su “sistemi


neurocomportamentali”, cioè disposizioni motivazionali ed emotive stabili che
determinano la reattività individuale a specifici stimoli, schemi comportamentali
come la tendenza all’approccio o all’evitamento degli stimoli stessi. Secondo la
teoria della sensibilità al rinforzo vi sono due sistemi cerebrali che ricoprono proprie
funzioni:

1.sistema di attivazione comportamentale (BAS): regolazione di comportamenti che


avvicinano l’individuo allo stimolo; è connesso a una certa sensibilità verso i segnali
di ricompensa presenti nell’ambiente e a un grado di attività che può produrre
impulsività e ricerca di sensazioni: es: il bambino ha imparato a riconoscere la
musica del camioncino dei gelati (segnale di ricompensa), il suo BAS lo farà correre
verso il camioncino per comprare il gelato (comportamento di attivazione e
avvicinamento allo stimolo)

2. sistema di inibizione comportamentale (BIS) trattiene la persona nel


rispondere alle sollecitazione agli stimoli; induce sensibilità alle punizione e paura
dei possibili danni che potrebbero derivare dalla propria attività. Trattiene il
comportamento. Es: un bambino viene punito per aver attraversato col rosso;
quest’ultimo diverrà segnale di punizione per il suo BIS.

BIS alto, basso BAS profilo impulsivo

BIS basso, alto BAS profilo ansioso

Eccessivo BIS fobia, attacchi d’ansia

Gray ritiene che le differenze tra persone in termini di sensibilità alla ricompensa o
alla punizione siano causa di comportamenti associati da impulsività e ansia.
Secondo lo stesso ansia (BIS) e impulsività (BAS) costituiscono le due dimensioni
fondamentali della personalità che danno origine agli altri tratti.

Secondo Gray estroversione e nevroticismo sono frutto della combinazione di


impulsività e ansia: l’estroversione emerge quando vi sono livelli bassi di ansia e
livelli alti di impulsività, il nevroticismo emerge da alti livelli di impulsività e di
ansia, l’introversione da alti livelli di ansia e bassi livelli di impulsività; la stabilità
emotiva è data da bassi livelli di ansia e di impulsività.

Cloinger propone un modello tridimensionale della personalità basato sul fatto che le
differenze del temperamento sono legate a differenze nel funzionamento biochimico
della persona, specie nel funzionamento dei neurotrasmettitori (sostanza chimiche che
trasmettono impulsi nervosi tra neuroni). I neurotrasmettitori studiati in relazione al
temperamento sono:
-dopamina associato al piacere e alla ricompensa; esso regola le funzioni dell’uomo
per il raggiungimento dei propri fini biologici

-serotonina regolatore dell’umore associato a disturbi dell’umore, di ansia e


depressione

-norepinefrina rilasciato in situazioni di stress e di panico; è coinvolto nella


mobilitazione dell’attenzione in condizioni di pericolo o insicurezza.

Il modello tridimensionale è costituito da 3 dimensioni temperamentali connesse al


funzionamento dei 3 neurotrasmettitori sopra citati.

1° dimensione ricerca di novità: messa in atto di comportamenti esplorativi e per


ricercare l’eccitazione. Descrive persone impulsive, eccitabili che conducono attività
nuove per provare emozioni estreme; non sono attenti ai dettagli, poco attenti e si
annoiano facilmente. Connessa alla dopamina: bassi livelli possono indurre la
persona a ricercare situazioni nuove che contribuiscono ad alzare il livello

2° dimensione evitamento del danno: associata alla tendenza di evitare le


situazioni potenzialmente causa di punizione, descrive persone attente, riflessive,
ordinate, calme che non intraprendono nuove attività; è connessa alla serotonina

3° dimensione dipendenza dalla ricompensa: messa in atto di comportamenti


volti all’approvazione sociale e alla ricompensa; costante impegno per un rinforzo
positivo. Descrive persone predisposte all’altruismo e sensibili alle pressioni sociali.
È collegata a bassi livelli di norepinefrina.

Rivisitazione del modello tridimensionale: basato sull’esistenza di quattro dimensioni


del temperamento e tre dimensioni del carattere, il primo di natura neuro-biologica
ereditaria e il secondo che risente dell’influenza ambientale.

Alle tre dimensioni temperamentali (ricerca di novità, evitamento del danno e


dipendenza dalla ricompensa) viene aggiunta la persistenza, la tendenza di essere
costanti e determinati a portare avanti delle attività e mantenere un comportamento
stabile nel tempo nonostante fatica e frustrazione.

Le dimensioni del carattere maturano progressivamente col tempo e sono :

-autodirezionalità: capacità di dirigere se stessi, senso di responsabilità e autostima

-cooperatività: capacità di collaborazione, empatia, lealtà, tolleranza


-autotrascendenza: creatività, spiritualità

Secondo tale modello si evince come la personalità sia intesa come un sistema
adattivo frutto dell’interazione di fattori innati e stabili nel tempo e fattori appresi e
modificabili attraverso l’esperienza.

Le differenze tra tipi diurni e tipi notturni sono connesse a differenze nei ritmi
biologici circadiani: molti processi seguono un ciclo di 24-25 ore (secrezione
ormonale, temperatura corporea); ma per alcuni può essere più lungo (26 ore) e per
altri più breve (22 ore). Una persona con un ritmo cardiaco di 26 ore farà fatica a
svegliarsi presto di mattina, ad esempio alle 6, perché ha davanti 2 ore di nonno,
nonostante la sveglia annunci l’inizio di un nuovo giorno; una persona con ritmo
cardiaco di 22 ore non avrà problemi a svegliarsi presto perché ha completato il suo
“giorno biologico” di 22 ore, anzi, può svegliarsi anche prima. I tipi notturni
ottengono punteggi superiori nei test di intelligenza, hanno più frequenti disturbi
psicologici, utilizzano maggiormente il pensiero creativo e hanno un modo di pensare
olistico e intuitivo. I tipi diurni sono più conformisti e si adattano difficilmente ai
cambiamenti.

5.5. L’approccio evoluzionistico allo studio della personalità

Le spiegazioni biologiche del comportamento possono essere distinte in:

-cause prossime: processi biologici attivi nel momento in cui il comportamento è


osservato;

-cause ultime: rendono ragione al comportamento messo in atto facendo riferimento


alla predisposizione dell’organismo a rispondere a un determinato stimolo (es: cause
prossime: guardando un film horror, aumenta il battito cardiaco; cause ultime: per
quale motivo vedendo un horror quel meccanismo biologico (battito cardiaco)
reagisce in quel modo alla specifica sollecitazione ambientale (film horror)?)

Spiegazioni dei comportamenti fanno riferimento alle teorie di Darwin e della


selezione naturale: “Le caratteristiche biologiche “vincenti” vengono trasmesse alle
generazioni successive in un processo di adattamento continuo che consente
l’evoluzione della specie; lo studio sulle cause ultime del funzionamento della
personalità prende il nome di personalità evoluzionistica: caratteristiche e
meccanismi di funzionamento psicologico sono quelli che nel tempo si sono rivelati
più funzionali, cioè hanno avuto un valore adattivo rispetto sopravvivenza e
riproduzione; le strategie e meccanismi rivelati funzionali esistono tuttora e queste
caratteristiche psicologiche evolute sono definite meccanismi psicologici evolutivi.
Alcuni studiosi sostengono che nel corso dell’evoluzione si sia evoluta l’ansia
sociale, un meccanismo psicologico volto a prevenire l’esclusione sociale in favore
del consolidamento di legami nel gruppo, della sopravvivenza e della riproduzione.

Un’altra nozione importante data dalla psicologia evoluzionistica è relativa al fatto


che i meccanismi psicologici evolutivi sono “contesto-specifici”, cioè sviluppati per
risolvere un problema adattivo particolare: l’uomo ha dovuto da sempre risolvere il
problema dell’alimentazione e quindi cercare e selezionare alimenti adattivi alla sua
sopravvivenza; se avesse seguito la regola “mangia ciò che vuoi/trovi in natura”
forse non esisterebbe neanche più la specie umana. In ogni caso, il meccanismo di
selezione del cibo si basa anche sul soddisfacimento del gusto; il meccanismo di
preferenza nei gusti alimentari non è applicato allo stesso modo al problema adattivo
della scelta del proprio partner.

L’evoluzione di meccanismi contesto-specifici ha delle influenze sulla struttura


generale della mente: gli psicologi evoluzionisti ritengono che la mente sia costruita
da organi mentali che si evolvono per risolvere un problema adattivo (es: per leggere
un manuale di istruzione o una lettera d’amore la mente non utilizza lo stesso
meccanismo: dato che il problema di attivare l’altro ha grande importanza in termini
evolutivi, nella mente umana si è sviluppato uno specifico sistema mentale dedito alla
risoluzione di tale problema).

La psicologia evoluzionistica e le differenze sessuali:

Dato che nel corso dell’evoluzione uomini e donne hanno dovuto affrontare problemi
diversi, essi hanno sviluppato differenti meccanismi biologici per affrontarli. La
concezione evoluzionistica delle differenze si basa su due assunti:

1.la “teoria dell’investimento genitoriale” sottolinea che uomini e donne facciano


“investimenti” diversi nella genitorialità: le donne investono di più in quanto il loro
costo riproduttivo è più elevato, il periodo di riproduzione è limitato e devono
sopportare il peso biologico della gravidanza, gli uomini non hanno grandi limitazioni
riguardo il loro periodo fertile e, al contrario delle donne, non sentono il peso della
gravidanza e possono essere impiegati in più gravidanze contemporaneamente
2.le madri hanno certezza assoluta di essere tali per i loro figli, gli uomini no hanno
questa sicurezza biologica.

Uomini e donne hanno diversi compiti e interessi e ciò ha portato a sviluppare


strategie per attirare i partner: le donne operano in modo più mirato (uomo che sia in
grado di fornire risorse economiche, sicurezze, aiuto per sé e per i propri figli), gli
uomini cercano di accoppiarsi con varie donne aventi caratteristiche di capacità e
successo riproduttivo. Anche riguardo la gelosia vengono attutati diversi approcci:
dato che l’uomo non ha certezze sulla propria genitorialità la gelosia è messa in atto
come precauzione e preoccupazione di eventuali rivali in ambito sessuale, mira alla
castità, la donna è preoccupata di preservare il legame col marito così che egli
continui a rappresentare fonte di risorse e protezione per i figli. Essendo preoccupato
che la propria partner si leghi sessualmente a un rivale, l’uomo percepisce dolore e
disagio; la donna percepisce elevati livelli di dolore e disagio che il marito abbia
coinvolgimenti sentimentali, più che sessuali, con un’altra.

La psicologia evoluzionistica e le differenze individuali:

Lo studio a riguardo rimane ancora teorico e speculativo. I meccanismi psicologici


evolutivi sono la base comune della natura umana, le differenze individuali
rappresentano strategie di adattamento. Il comportamento manifesto è il risultato
della combinazione tra meccanismi psicologici (evoluti nel corso della storia) e le
stimolazioni ambientali che agiscono su di esse. Le differenze individuali
rappresentano il risultato delle stimolazioni ambientali che attivano certi meccanismi
psicologici diversi per ciascun individuo. I big 5 sono considerati come modalità
adottate dalle persone per rilevare e discutere dei comportamenti fondamentali
dell’uomo; descrivono le 5 differenze individuali rilevate utili e funzionali per
l’adattamento.

CAPITOLO 6 LA PROSPETTIVA AMBIENTALE

La cultura si è rivelata importante nella comprensione della personalità; essa è il


sistema di credenza, modi di percepire e interpretare le cose, insieme di valori e va ad
influenzare le esperienze individuali: come percepire la realtà, come vestirsi, cosa
mangiare, cosa è giusto e cosa no…La personalità è costituita da tutte le tendenze
apprese dall’individuo nel corso delle esperienze di vita nel contesto sociale di
riferimento; Il suo comportamento può essere spiegato come la ripetizione di
abitudini acquisite per effetto di condizionamenti educativi (premi e punizioni).
L’ambiente è il processo mediante cui la società trasmette la sua cultura da
generazione in generazione. Studi hanno focalizzato l’attenzione sulle variabili
ambientali nello studio della personalità, come le variabili geofisiche, culturali e
processi di apprendimento.

6.2 Processi di apprendimento e personalità: le ricerche sul condizionamento

Alcuni studi hanno considerato la personalità e le differenze individuali come il


risultato di condizionamenti ambientali a cui l’uomo è esposto nel corso dei processi
di apprendimento; si fa riferimento al behaviorismo, movimento psicologico
orginatosi a inizio 900 a cui confluiscono diverse teorie che hanno in comune la
considerazione che l’oggetto di studio della psicologia è il comportamento, variabile
osservabile e controllabile in laboratorio; secondo tale movimento il comportamento
è visto come serie di stimoli e risposta all’ambiente e la personalità è l’insieme della
abitudini apprese nel corso dell’esperienza.

I primi studi sul condizionamento: i primi si basarono sull’osservazione di animali,


quelli sull’apprendimento ritengono che le risposte possono essere imparate
associando uno stimolo ad un altro; si tratta del condizionamento classico o
pavloviano, che richiede due informazioni: 1.l’organismo deve rispondere in modo
automatico ogni volta che si presenta uno stimolo; un riflesso è un’associazione tra
stimolo e risposta e il primo sia la causa del secondo; 2.lo stimolo deve diventare
associato nel tempo e nello spazio con un altro stimolo; questo secondo stimolo è
neutro, ma finisce per causare poi una risposta dopo che è stato abbinato a uno
stimolo che causa normalmente quella risposta. Fasi del condizionamento classico:

1.esiste solo il riflesso, uno stimolo che causa una risposta: stimolo incondizionato
(provoca naturalmente una particolare risposta, es: cibo) risposta incondizionata
(riflesso, risposta naturale a uno stimolo incondizionato, es: salivazione)

2.stimolo neutro presentato prima o con lo stimolo incondizionato (es: suono


campanella), chiamato ora stimolo condizionato. La risposta si presenta solo se c’è
una specifica condizione (stimolo incondizionato); quando lo stimolo condizionato e
quello incondizionato vengono associati frequentemente lo stimolo condizionato
comincia ad acquisire la capacità di produrre una risposta propria (risposta
condizionata). Secondo il condizionamento classico le risposte condizionate non
scompaiono del tutto, ma può avvenire un processo di ostinazione che si verifica
quando uno stimolo condizionato si presenta ripetitivamente senza lo stimolo
incondizionato.
Un’altra modalità di apprendimento è il condizionamento strumentale (Skinner); se
nel condizionamento classico il soggetto è passivo in quanto non gli si richiede nulla
da fare, quello strumentale prevede l’attività del soggetto: se un comportamento è
seguito da uno stato interno più soddisfacente è probabile che questo venga ripetuto
in situazioni simili. Nel condizionamento strumentale è importante il concetto di
rinforzo, in forma di ricompensa o di punizione, fa sì che il comportamento sia
ripetuto o evitato. Tipi di rinforzo:

-primario: diminuisce un bisogno biologico (mangiare, bere);

-secondario: ha proprietà rinforzante attraverso l’associazione con un rinforzo


primario, sono rinforzi che sono stati appresi (es: giochi, attività…), non sono legati
alla sopravvivenza, ma tendono a modificare il comportamento umano;

-punizioni primarie: riguarda eventi intrinsecamente spiacevoli (es: dolore);


-punizioni secondarie: riguarda eventi spiacevoli a causa della loro associazione con
le punizioni primarie;

-rinforzo positivo: ricevere qualcosa di buono e quando si verifica il comportamento


che lo ha preceduto diviene più probabile;

-rinforzo negativo: si verifica quando qualcosa di sgradevole e la situazione va dallo


sgradevole al neutrale.

-punizione aggiunta al dolore: stato delle cose da neutrale a negativo;

-punizione come rimozione di qualcosa di buono: cambiamento da stato positivo a


negativo.

Il principio di generalizzazione afferma che la persona si comporterà in modo


coerente nel tempo e nelle circostanze se lo stimolo discriminativo (stimolo che
accende o spegne un comportamento; favorisce l’emissione di una risposta) rimarrà
simile nel tempo e nelle circostanze: la coerenza comportamentale dipende dalla
somiglianza degli ambienti. L’estinzione di un comportamento strumentale si verifica
quando un comportamento che aveva portato a un rinforzo ora non fa più così, non
porta a nulla: nel rinforzo continuo il comportamento è seguito sempre dal rinforzo;
in quello parziale, il comportamento non è sempre seguito dal rinforzo, se si elimina
il rinforzo, un comportamento acquisito con rinforzo continuo scomparirà
velocemente mentre un comportamento costruito con rinforzo parziale rimane più a
lungo e più persistente all’estinzione. I principi base del condizionamento permettono
l’analisi del comportamento in quanto rappresentano gran parte dell’esperienza
umana, spiegano come gli atteggiamenti e le tendenze di comportamento tendono a
rafforzarsi o a svanire a seguito di risultati positivi o negativi.

Alcuni recenti sviluppi degli studi sul condizionamento: alcuni studi si sono
interessati al condizionamento emotivo, condizionamento classico in cui la risposta
condizionata è una risposta emotiva; un aspetto interessante di questo
condizionamento sono le risposte emotive associate ai colori (rosso=evocazioni di
emozioni negative in contesti scolastici, perché associato a voci bassi). Il
condizionamento delle risposte emotive è importante per la prospettiva
dell’apprendimento sulla personalità in quanto da esso si sviluppano preferenze e
antipatie delle persone; altri studi vedono il rinforzo come permette un’azione più
probabile in futuro, ma spesso ciò che diventa probabile non è l’evoluzione, ma
alcune sue qualità (rinforzare l’impegno in un contesto può aumentare l’impegno in
un altri contesti). Alcuni studi suppongono che le persone sono più colpite da rinforzi
sociali (accettazione, sorrisi, baci, abbracci, attenzione da parte degli altri…)e
questa idea è alla base delle teorie dell’apprendimento sociale. L’auto rinforzo è un
rinforzo sociale con 2 significati:

1. le persone possono dare a se stesse qualcosa dopo qualcosa che si erano


predisposto di fare;

2. reagiamo al nostro comportamento con approvazione o disapprovazione in base a


come gli altri reagiscono ad esso

6.3 Fonti culturali e personalità

La psicologia culturale studia i processi attraverso cui la cultura e la psiche si


integrano e completano reciprocamente: studia ciò che i soggetti in una data
comunità pensano e fanno in quanto membri che beneficiano e custodiscano in modo
attivo una particolare cultura. Il concetto chiave è l’unicità, carattere tipico di ogni
cultura che costituisce un mondo a sé stante, unitario e coerente.

Cultura, mente e azione si compenetrano e il risultato è che ogni comportamento è


inevitabile culturalmente. La psicologia transculturale studia una cultura dall’esterno,
cioè, si occupa dello studio delle somiglianze e della diversità nel funzionamento
individuale fra diversi gruppi culturali ed etnici, tra differenze fra variabili
psicologiche e socio-culturale e cambiamenti che riguardano tali variabili. Concetto
chiave è dato dalle differenze: non esiste un’altra cultura, o culture uguali fra loro;
l’obiettivo è ricercare gli aspetti condivisi fra persone appartenenti a diverse culture.
Anocci opta per la psicologia della cultura, un superamento delle due visioni
precedenti (culturale e transessuale), con l’obiettivo di considerare ciò che può
offrire la psicologia per comprendere le espressioni culturali. La cultura avrebbe due
nature: interna ed esterna; essa è dentro e fuori le menti contemporaneamente. Anocci
parla di culture, non di cultura, in quanto ognuna esprime un proprio punto di vista.

Stili educativi parentali: tra i primi studi si distinsero gli stili educativi in funzione
delle finalità che si propongono di ottenere obbedienza, responsabilità, assistenza,
successo, indipendenza…Studi più recenti, invece, evidenziano due componenti dello
stile educativo: calore (grado di incoraggiamento), e controllo (grado di rigidità);
dalle combinazioni di tali componenti s’identificano 4 tipi di stili: 1.Autorevolezza
(calore-controllo); 2.Autoritarismo (basso calore-autocontrollo); 3.Permissività (alto
calore-basso controllo); 4.Distacco (basso calore-basso controllo). Sono stati messi a
punto strumenti di valutazione degli studi educativi parentali rispetto agli ambiti
sociale, didattico e disciplinare.

Tali studi sono comportamenti per comprendere lo sviluppo del bambino e delle sue
personalità, specie in casi in cui si presentano disturbi e problemi di comportamento.

Le strutture sociali e politiche: possono influenzare la personalità degli individui che


ne fanno parte. La società viene distinta in:

-tipo agoncio: basata sulla cultura del potere, della norma, dei ruoli; penalizzano
l’iniziativa personale

-tipo edonico: maggiore attenzione alle competenze, iniziative personali,


realizzazione dei singoli.

In base al clima ideologico-politico sulla personalità si distinguono 2 tipi di cultura:

-culture individualiste: incoraggiati gli obiettivi personali, si promuovono personalità


basate su tratti come autonomia, libertà, competizione, orientamento “idiocentrico”.

Culture collettiviste: i fine personali sono subordinati a quelli del gruppo; c’era
attaccamento emotivo al gruppo, si favoriscono personalità caratterizzate da valori
come partecipazione, cooperazione, responsabilità e la valorizzazione degli obiettivi
comuni, orientamento allocentrico.

L’universo dei valori: essi influenzano scelte e stili di vita degli individui, essi
costituiscono la tendenza e preferire certe situazioni/comportamenti rispetto ad altri.
Secondo Rokeach i valori sono funzionali, cioè guidano la condotta umana,
indirizzano le scelte da effettuare tra le varie alternative e motivano le persone verso
scopi più desiderati. Egli distingue i valori strumentali(ambizione, creatività e
coraggio) e i valori terminali (saggezza, sicurezza del sé) e ritiene che si dispongono
per ordine di importanza; mise a punto uno strumento per misurare i valori: due liste
corrispondenti ai valori terminali e strumentali, che il soggetto deve classificare in
ordine di importanza, come principi guida della sua vita.

Schwarts ritiene che i valori siano credenze che definiscono mete o comportamenti
desiderabili e ne individua 10: potere, successo, edonismo, stimolazione,
autodirezione, universalismo, benevolenza, tradizione, conformismo, sicurezza. Il suo
strumento consta di 2 liste, la prima composta da item che descrivono i valori
potenzialmente desiderabili nella forma di sostantivi; la seconda è composta da 30
item nella forma di aggettivi. Quando il soggetto compila il test deve indicare su una
scala da -1 a 7 il grado di importanza che attribuisce ad ogni item. Di recente
Schwarts ha proposto il portait vailes questionnaire, un test che consta di 40
affermazioni che descrivono le aspirazioni, gli obiettivi e le speranze di ipotetiche
persone e di qui il soggetto deve esprimere il grado di somiglianza tra ogni persona e
se stesso.

Hofstede analizzò i gruppi culturali e nazionali che influenzano il comportamento


della società e delle organizzazioni, identificò 5 dimensioni valoriali:

1.poca o grande distanza dal potere: misura con cui i membri meno potenti di una
cultura accettano e si aspettano che il potere sia distribuito in modo uniforme nella
stessa cultura; poca distanza: gli individui contribuiscono ai processi decisionali;
grande distanza: individui meno potenti accettano che gli elementi di questa cultura
sono più autocritici;

2.individualismo Vs collettivismo: l’individualismo enfatizza l’indipendenza e la


fiducia di sé. La promozione dei desideri e obiettivi dei singoli; il collettivismo
enfatizza gli aspetti condivisi della cultura, gli obiettivi comunitari e di gruppo.

3.mascolinità o femminilità: misura con la quale ogni cultura è intesa in termini di


mascolinità e femminilità; le prime enfatizzano la competitività, l’ambizione e il
materialismo; le seconde sono le relazioni o la qualità di vita.
4. rifiuto dell’incertezza: misura con cui i membri di una cultura sviluppano
meccanismi o regole sociali per gestire l’ansia che pervade le loro vite, minimizzando
l’incertezza; tali meccanismi possono essere la tradizione e la religione.

5. orientamento a lungo termine Vs orientamento a breve termine: a lungo termine è


riferito all’importanza attribuita al futuro, rispetto a passato e presente; si fa
riferimento alla distinzione tra la misura con cui i membri di una cultura si aspettano
gratificazione e raggiungimento di obiettivi immediati rispetto a quelli a lunga
scadenza. I valori nelle culture con orientamento a lungo termine comprendono
persistenza e perseveranza nel raggiungimento di obiettivi e risultati; in quelle a
breve termine vi è un’enfasi e una valorizzazione ai consumi.

Ruoli sociali e compiti di vita: è importante il ruolo che l’individuo riveste nella
società: l’esplicazione di un ruolo sociale è la condizione positiva attraverso cui
l’individuo possa sviluppare la propria personalità. Studi recenti ritengono che il
ruolo sociale e lavorativo ricoperto da una persona imprime in essa tratti o abitudini;
sono importanti le competenze di ruolo, cioè la capacità di padroneggiare le norme
che guidano l’agire comunicativo, importanti per costruire l’identità personale. Steve
propone delle teorie marxiste secondo cui la posizione sociale in cui l’individuo si
trova influenzi le caratteristiche della sua personalità; egli considera l’uomo
determinato nei rapporti sociali di produzione e la psicologia non può studiare l’uomo
al di fuori del contesto lavorativo. Anche i compiti di vita hanno potere sul
comportamento: essi definiscono gli obiettivi che ogni cultura associa per fasce di
età. Professioni, tracciando delle agende che ogni individuo è tenuto a seguire nelle
varie fasi di vita: quando uscire dalla famiglia, quando diventare indipendenti,
quando sposarsi…

6.4 Variabili geofisiche e personalità

Dogana identifica come “piccole fonti dell’io” quelle variabili esplorate dalla ricerca
scientifica, non sempre in ambito psicologico, che aiutano a comprendere e arricchire
gli aspetti della personalità. In queste “piccole fonti” rientrano le variabili ambientali
di tipo geofisico; la psicologia ambientale si propone di studiare l’interpretazione tra
comportamento e ambiente, quest’ultimo visto come influenza del nostro
comportamento che modifica l’ambiente (ottica interazionista: nella formazione
dell’Io vi è un processo continuo di scambio fra fattori cognitivi, disposizionali, e
comportamentali e variabili ambientali e situazionali con l’interpretazione posta
dall’individuo).
Lewin inaugura la psicologia ecologica che vede la valutazione cognitiva e affettiva
dell’ambiente, la formazione di mappe cognitive, lo stress ambientale e il
comportamento spaziale. Lewin fu il primo a mettere in evidenza l’importanza
dell’ambiente, in relazione al comportamento umano sottolineando, come lo spazio
sia determinato da situazioni di vita è decisivo all’azione e alle decisioni individuali.
La psicologia architettonica considera, invece, l’ambiente costruito: l’uomo ha
possibilità di creare contesti ambientali più adeguati al suo benessere psicofisico.

Eventi atmosferici, clima e personalità: già nel pensiero greco vi sono riferimenti
sull’influenza del clima sul temperamento. Marlieu afferma che vi sono diversità fra
persone che vivono in paesi freddi e caldi: a causa della siccità i nervi sarebbero più
suscettibili e così l’individuo tende verso l’impulsività; lo stress del calore ha una
ricaduta sulle interazioni sociali, tanto da favorire l’aggressività. Si parla di
meteoropatie, cioè quel fenomeno in cui alterazioni meteorologiche genererebbero
irritabilità, nervosismo, insonnia, debolezza, apatia…Ricerche hanno rivelato una
corrispondenza tra schizofrenia e i nascituri nei mesi freddi invernali, rimanda al fatto
che le condizioni neonatali sono più sfavorevoli per il freddo, carenze nutrizionali,
agenti infettivi. Con l’arrivo delle stagioni fredde si parla di disturbo affettivo
stagionale i cui sintomi sono: tristezza, depressione, letargia, ipersonnia, stanchezza
diurna, isolamento sociale.

Ambiente fisico e personalità: valenze psicofisiche della casa:Winnicott afferma che è


importante creare, nel primo periodo di vita del bambino, un ambiente favorevole per
la sua salute mentale e per il suo sviluppo affettivo; tale ambiente è dato dalla madre,
fonte di cura e accudimento. La psicologia ambientale propone “l’attaccamento ai
luoghi” ad indicare il legame affettivo che si stabilisce tra l’individuo e gli spazio in
cui si sperimentano vari significati nel corso della vita. Le forme di attaccamento ai
luoghi riprendono gli stili di attaccamento alle persone e queste modalità si
caratterizzano a seconda dello stile prevalente di adattamento sperimentato durante
l’infanzia con la persona che si prende cura del soggetto; un esempio è il legame con
la propria abitazione, fonte di protezione, sicurezza, sede di affettività, luogo in cui il
soggetto costruisce il proprio sé. Il rapporto persona-abitazione avviene in 2 vie:
1.l’individuo proietta nella casa i suoi bisogni psicologici, l’immagine di sé e il suo
stile di vita; 2.le caratteristiche fisiche dell’ambiente modellano i comportamenti e gli
atteggiamenti di coloro che vi abitano.

La casa parla di noi per il modo con cui la personalizziamo a seconda dei nostri gusti,
dell’ordine e del disordine. Si possono distinguere 3 categorie individuali:
1.egocentrici: casa comune luogo di cura dei propri interessi, articolata in più
suddivisioni che permettono l’isolamento dei singoli membri;

2.familiocentiche: casa comune luogo di protezione e sicurezza; struttura unitaria


che consente l’incontro e lo scambio reciproco fra i membri della famiglia;

3.sociocentriche: casa non vista come difesa anzi è priva di barriere protettive così
da favorire il contatto col mondo esterno. Baldini evidenzia che gli stati d’animo , gli
interessi e le attività svolte in uno spazio conferiscono ad esso valenze e significati
psicologici (l’ingresso è il tramite tra lo spazio interno e quello esterno; la cucina
simbolo dell’unità familiare; il soggiorno è utile per i rapporti interfamiliari, la
camera da letto è il centro della vita coniugale, in passato adibita a più funzioni
come lo studio, la nascita, la morte…). Pignatelli fa una distinzione fra:

-abitazioni introverse: hanno il compito di distinguere la vita in comparti separati: il


pubblico dal privato, donne e uomini, una famiglia dall’altra (Es: domus
greco-romana)

-abitazioni estroverse: in esse pubblico o privato sono più a contatto (es: abitazioni in
meridione). Una variabile affettiva che merita uno studio psicologico riguardo
l’attaccamento ai ruoli e la nostalgia: sentimento di separazione e lontananza che ha
origine in una situazione di perdita dei legami fisici con un luogo verso cui si è
sviluppato un affetto fortemente positivo. La nostalgia può essere accompagnata da
depressione, ansia, insicurezza.
CAPITOLO 7: LA PROSPETTIVA COGNITIVO-SOCIALE

7.1 Un po’ di storia

La prospettiva cognitivo-sociale deriva dal movimento delle teorie psicologiche del


comportamentismo, il quale può essere suddiviso in due fasi:

1)Anni 1920-1950: comportamentismo radicale (Watson, Skinner, Pavlov): l’uomo è


come una macchina reattiva agli stimoli, per cu il comportamento altro non è che una
sequenza stimolo-risposta e la personalità è l’insieme di abitudini apprese dall’uomo
grazie ai rinforzi dell’ambiente. La soggettività viene messa in secondo piano
(soggettività intesa come i processi cognitivi, emotivi…) a vantaggio delle variabili
esterne (rinforzi, punizioni, esperienze), che influenzano la persona e ne determina il
modo di esprimersi. All’uomo non è riconosciuta la capacità di autodeterminazione,
infatti, Skinner affermò che: “una persona non agisce sul mondo, è il mondo che
agisce su di essa”.

2)Anni 1950-1970: fase delle teorie dell’apprendimento sociale, il cui interesse è


volto al ruolo dei fattori sociali nella costruzione della personalità, tali teorie
emergono nel contesto della psicologia comportamentista. Le teorie
dell’apprendimento sociale mirano a recuperare la soggettività nei processi di
reazione alle stimolazioni dell’ambiente e indagano sulle forme di apprendimento
utili per lo sviluppo della personalità. Tra i maggiori esponenti troviamo:

-Dollard e Miller studiarono i processi di apprendimento, interessandosi al legame


tra personalità e ambiente sociale; essi considerano la personalità come un insieme di
abitudini, che si caratterizzano in base al tipo di situazione che l’individuo si trova
ad affrontare.

Nei processi di apprendimento rientrano 4 variabili:

1) La pulsione: si tratta di un insieme di stimoli interni di diversa intensità,


possono essere primarie, presenti fin dalla nascita, e secondarie (elaborazione
delle pulsioni primarie hanno lo scopo di dirigere la maggior parte delle azion
individuali);
2) Lo spunto: stimolo che guida la risposta dell’organismo;
3) La risposta: possono essere innate alla nascita, si tratta di riflessi specifici, ma
con lo sviluppo si apprendono serie di risposte, in modo gerarchico, in base alle
diverse situazioni;
4) Il rinforzo: si riferisce a ogni elemento successivo a una reazione, che fa sì che
tale reazione abbia più probabilità di ripresentarsi;

Ciò che viene introdotto nei processi di apprendimento è il meccanismo di


imitazione: l’individuo struttura aspetti della personalità osservando e imitando i
modelli sociali; i rinforzi, che hanno carattere imitativo fanno sì che il bambino
acquisisca questa tendenza a modellare il suo comportamento in base ai modelli
osservati.

-Rotter: pone attenzione al ruolo delle variabili soggettive che nella regolazione del
comportamento individuale; nei processi di apprendimento non sono solo
importanti lo stimolo e la situazione in sé, ma soprattutto il significato che il
soggetto vi attribuisce. La probabilità che un comportamento sia messo in atto
(Potenziale di comportamento) dipende da due variabili soggettive:

1)Le aspettative: riguardo i risultati del comportamento; esse dipendono


dall’esperienza, quanto più un comportamento ha prodotto risultati positivi, più
saranno elevate le aspettative di ottenere lo stesso risultato in una situazione simile,
riferendosi al sistema di aspettative che guidano le azioni agli individui, Rotter si
focalizzò sul “luogo di controllo” in base a cui distinse le persone orientate
“internamente” (attribuiscono gli eventi a causa degli eventi) rispetto a quelle
orientate “esternamente” (attribuiscono gli eventi a fattori esterni come il caso, il
destino, la sfortuna…)

2)Il valore di rinforzo: attribuito alle aspettative, ai risultati ottenuti

Badura: le sue teorie dell’apprendimento sociale si direzionano verso la promozione


dell’ambito cognitivo-sociale: la parte sociale riconosce le origini sociali del
pensiero e dell’azione umana; quella cognitiva riconosce il contributo causale dei
processi di pensiero e degli aspetti emotivo-motivazionali. Badura approfondì il ruolo
dei meccanismi di imitazione dei modelli sociali nei processi di apprendimento: si
parla di modellamento sociale per indicare la forma di apprendimento che si attiva
quando un individuo adotta un comportamento che ha osservato in un altro individuo
che funge da modello. Ponendo l’attenzione sulla condotta aggressiva dei bambini,
Badura arrivò alla conclusione che non sono le esperienze di rinforzo e punizione ad
essere necessarie affinché si manifesti un determinato comportamento, ma il
comportamento aggressivo è appreso grazie all’osservazione di modelli di vita
familiare, nel gruppo di pari o nei mass-media. La prospettiva di Badura prese le
distanze dal comportamentismo, prendendo il nome di prospettiva cognitivo-sociale;
il costrutto di auto-efficacia percepita, cioè la percezione che un individuo possiede
delle sue capacità, vede l’uomo non più semplicemente come organismo relativo alle
sollecitazioni dell’ambiente, ma come individuo con un ruolo attivo, capace di
esercitare una “Personal agency”; cioè in grado di autoregolare il proprio
comportamento in funzione di obiettivi personali. Badura presentò il “Modello del
determinismo triadico reciproco”, in cui la persona (P), attraverso le proprie strutture
e processi mentali, il comportamento (C) e l’ambiente (A) operano in interazione
reciproca, influenzandosi a vicenda: ora l’individuo può creare il suo ambiente ed
esercitare un’influenza attiva sugli eventi (ribalta la posizione di Skinner: individuo
plasmato). Nonostante le persone possono incidere sul proprio ambiente e sul proprio
comportamento, Badura non riteneva ch’esse fossero completamente autonome; ciò
portò a considerare la sua prospettiva come determinismo non radicale (soft
determinism), una sorta di compromesso tra determinismo e libero arbitrio che tiene
conto della responsabilità umana.

7.2 La teoria cognitivo-sociale di Bandura

Il determinismo triadico reciproco (principio secondo cui la persona, il


comportamento e l’ambiente operano in interazione reciproca): Bandura non solo
considera l’influenza dei 3 fattori, ma stabilisce tra loro un legame bidirezionale,
secondo cui questi si determinano reciprocamente, sono causa l’uno dell’altro

Ciò non implica, però, una simmetria di forza delle influenze, non hanno
necessariamente la stessa forza. Gli influssi reciproci non hanno origine nello stesso
istante, non operano contemporaneamente. Il segmento persona-comportamento
identifica l’interazione tra variabili interne (aspettative, credenze, obiettivi) e il
comportamento messo in atto; da un lato vi è la persona che pensa su come
comportarsi, dall’altro le conseguenze e i risultati del comportamento che modificano
le modalità di pensiero. La reciproca interazione tra fattore ambientale e variabili
interne (segmento P. e A.) implica che le aspettative, le credenze e le autopercezioni
si sviluppino e si modifichino in relazione all’ambiente fisico e sociale, che propone
modelli sociali e culturali. Le persone evocano reazioni differenti in base alle proprie
caratteristiche fisiche (età, razza, genere, …). Il segmento comportamento-ambiente
rappresenta l’influenza reciproca tra gli elementi ambientali e la condotta della
persona; l’ambiente pone “confini” entro cui può aver luogo un determinato
comportamento. Tale teoria si basa su concatenazione di causa ed effetti, ma questi
non sono del tutto prevedibili, anzi, eventi fortuiti influenzano la vita delle persone. Il
caso favorisce le persone intraprendenti, proattive, curiose, persone che, secondo
Badura sono pronte a cogliere le potenzialità del caso. Nella teoria cognitivo-sociale
emerge il concetto di agentività umana: le persone non sono solo guidate da
disposizioni interne o da variabili ambientali, ma esse stesse, attraverso le capacità
di pensiero, contribuiscono a guidare il proprio comportamento. Le persone hanno
ruolo attivo nel proprio sviluppo e contribuiscono allo sviluppo delle proprie
capacità in quanto agenti causali (hanno capacità di autodeterminazione).

Il nucleo fondante della personalità: i meccanismi cognitivi di base: nella teoria di


Bandura la persona e le sue qualità psicologiche hanno ruoli fondamentali, ma quali
sono le variabili interne che caratterizzano l’individuo? Bandura identifica 5
meccanismi cognitivi di base:

1)capacità di simbolizzazione: capacità di utilizzare simboli, specie il linguaggio, per


comprendere e gestire il proprio ambiente e attribuire un significato alle proprie
esperienze. L’uomo elabora le informazioni pervenute dall’ambiente con l’uso dei
simboli e poi le organizza in strutture di conoscenza (modelli interni), cioè modelli
cognitivi dell’esperienza stessa. Grazie a tale capacità si risolvono problemi provando
mentalmente soluzioni possibili (non sono necessarie le azioni)

2)capacità vicaria: permette alla persona di acquisire conoscenze e capacità


attraverso l’osservazione di modelli (apprendimento osservativo o modellamento)

3)capacità di previsione: permette di anticipare eventi futuri; nel momento in cui gli
eventi futuri vengono rappresentati cognitivamente, questi diventano fonte di
autoregolazione e di motivazione (es: rappresentarsi un esame orale spinge a
studiare). Tale capacità si sviluppa grazie all’esperienza diretta delle conseguenze del
proprio comportamento e grazie alle esperienze vicarie (osservazione di determinati
modelli); si traduce in azione grazie al meccanismo di autoregolazione

4)capacità di autoregolazione: permette al soggetto di porsi obiettivi e controllare il


proprio comportamento in vista dell’obiettivo da raggiungere. Tale processo di
definizione degli obiettivi è influenzato dalla propria convinzione di possedere abilità
necessarie al suo raggiungimento. Per giudicare le proprie azioni la persona fa ricorso
a rappresentazioni mentali di criteri di valore (standard di valutazione): se la persona
valuta la propria prestazione in accorso con l’obiettivo, allora continuerà ad agire
allo stesso modo; al contrario, se c’è discrepanza tra propria prestazione e obiettivo
il comportamento verrà modificato; tale modificazione del comportamento non
comporta la modifica dello standard (es: all’esame ho ottenuto un voto piuttosto
basso, accetto il voto pur sapendo che sto abbandonando il mio obiettivo originario di
prendere tutti 30. Nonostante ciò, posso continuare a considerare anche il massimo
dei voti rappresenti l’unico livello personalmente accettabile e ciò comporterà
un’auto-valutazione negativa perché la prestazione non è stata all’altezza del mio
standard).

Al contrario, se il proprio comportamento è stato giudicato in accordo con i propri


standard si proverà una sensazione di soddisfazione verso sé.

5)capacità di autoriflessione: è propria dell’uomo e consente di pensare e analizzare i


propri processi di pensiero, sviluppando così autoconsapevolezza: l’uomo agisce in
base ai suoi pensieri e poi valuta quanto siano efficaci e funzionali allo scopo; riflette
in modo cosciente su di sé. La combinazione tra capacità di autoriflessione, di
previsione e di autoregolazione forma il “sistema del sé”, nucleo della personalità,
che permette alle persone d ragionare su se stesse, sul passato e sul futuro, regolando
le proprie azioni.

L’autoefficacia percepita: svolge un ruolo importante nel sistema del sé; dato che le
persone possiedono la capacità di previsione, sviluppano delle aspettative circa le
conseguenze di eventi futuri. Le aspettative più importanti per il funzionamento della
personalità riguardano se stessi, le convinzioni sulle proprie abilità di organizzare e
portare al termine con successo un’azione. Ciò che gli uomini ritengono di essere
capaci di fare regola il loro fare e le modalità con cui portano a termine l’attività
intrapresa. L’autoefficacia percepita è, quindi, una valutazione cognitiva che regola il
funzionamento del sé e influisce sull’azione attraverso quattro processi fondamentali:

1,2 cognitivi e decisionali: le persone con alta autoefficacia s’impegnano per


perseguire i loro obiettivi e intensificano lo sforzo in caso di difficoltà.

3,4 sfera emotiva: le persone con alta autoefficacia riescono a tenere sotto controllo
l’ansia e lo stress; quelle con basso livello di autoefficacia, invece, fanno l’opposto.
Vi sono, inoltre, 4 fonti di autoefficacia:

1.esperienza personale di un successo in passato: un successo passato costituisce una


fonte di autoefficacia influente, contribuisce a rinforzare la fiducia nelle proprie
capacità.

2.esperienze vicarie: il fatto che le persone che percepiamo come simili a noi siano
state capaci di portare a termine in modo positivo un compito motivo noi stessi.

3.pervasione verbale: il fatto di venire incoraggiati aumenta la fiducia nelle proprie


capacità

4.gli stati fisiologici e affettivi: in base al livello di stress e dell’umore le persone


traggono risultati sulla probabilità di successo.

L’autoefficacia non va confusa con l’autostima (ha senso globale che ogni individuo
attribuisce al proprio valore; caratteristica generale a tutti i settori), in quanto è
circoscritta a determinati compiti e obiettivi, è un giudizio riguardo ciò che si sa fare.

L’apprendimento per osservazione: il modellamento: per la prospettiva


cognitivo-sociale lo sviluppo delle personalità riguarda tutto l’arco di vita. Secondo
Badura le conoscenze e le abilità non vengono acquisite solo con l’esperienza diretta,
ma importante è nell’apprendimento il ruolo dell’osservatore (o modellamento) che
permette di apprendere attraverso l’osservazione di modelli sociali e culturali: una
persona compie un’azione, l’altra che la osserva acquisisce la capacità di ripeterla.
Non bisogna confondere il modellamento con l’imitazione:

-l’imitazione è azione passiva di riproduzione di un comportamento;

-il modellamento è processo attivo in cui la persona costruisce una rappresentazione


mentale del comportamento osservato a cui si fa riferimento anche in seguito.
L’apprendimento per osservazione è regolato da 4 funzioni:

1.processi attentivi: l’apprendimento osservativo richiede che l’osservatore presti


attenzione al modello (persona osservata); il modellamento è più efficace con modelli
che catturano maggiormente l’attenzione (es: potere e fascino). Influiscono su tali
processi anche la capacità di attenzione e concentrazione dell’osservatore.

2. processi di ritenzione: ciò che è stato osservato deve essere rappresentato in


memoria attraverso la codifica visiva (creazioni di immagini mentali)o codifica
verbale (creazione di una descrizione)
3. processi di produzione: ciò che è stato osservato e memorizzato deve essere
tradotto in azione; se vi sono mancanze in questo campo si crea un divario tra ciò che
si conosce e ciò che si sa fare;

4 processi motivazionali: influiscono sull’uso che si fa della conoscenza e delle


capacità apprese dai modelli.

Apprendimento ed esecuzione: il ruolo del rinforzo vicario e delle aspettative:


riferendosi ai processi motivazionali dell’apprendimento osservativo, Bandura
sottolinea la distinzione fra l’acquisizione di un comportamento e la sua esecuzione;
un modello di comportamento può essere acquisito indipendentemente dai rinforzi,
ma l’attivazione di esso dipende dalle ricompense o punizioni che la persona si
aspetta dall’azione. Studio di Badura: ad alcuni bambini veniva proposto un filmato
di 5 minuti in cui un adulto eseguiva atti aggressivi verso una bambola gonfiata;
questo modello eseguiva tali atti con una verbalizzazione (batteva la testa della
bambola con un martello e diceva “Stai giù”); sono state create 3 condizioni
sperimentali usando 3 versioni del film:

1.un altro adulto elogiava il modello e gli dava delle caramelle

2.la scena finale del filmino dei rinforzi positivi è stata omessa

3.un adulto puniva il modello verbalmente e con una sculacciata

Dopo la visione dei 3 filmati il bambino veniva portato in una stanza di osservazione
con dei giochi, tra cui una bambola gonfiata. Il numero di azioni fatte dal bambino è
stato considerato come indice di misura dell’osservazione spontanea. In seguito al
bambino veniva dato un incentivo. I risultati: alcuni bambini hanno riprodotto
correttamente atti delle 3 condizioni quando hanno ricevuto l’incentivo per farlo
(misura di acquisizione); in questo caso il rinforzo e la punizione per il modello non
hanno impatto. Nell’esecuzione spontanea, la conseguenza per il modello ha
influenzato ciò che gli osservatori hanno fatto spontaneamente: l’effetto della
punizione era più grande rispetto al premio. Il rinforzo che la persona ha acquisito
con l’osservazione, ma non sull’acquisizione del comportamento. L’effetto del
rinforzo vicario coinvolge lo sviluppo delle aspettative di risultato (modello mentale
contenente comunicazioni relative alle associazioni tra azioni-rinforzi, alle
conseguenze del comportamento). Per Bandura sono molto importanti tali aspettative
perché influiscono sulle azioni messe in atto dalle persone; i rinforzi danno
informazioni sui risultati, portano alla formulazione di aspettative e forniscono il
potenziale per futuri stati motivazionali attraverso l’anticipazione di aspettative e
forniscono il potenziale per futuri stati motivazionali attraverso l’anticipazione della
loro ricorrenza nel futuro. I rinforzi ci aiutano a formulare aspettative su quali azioni
siano efficaci in quali contesti.

L’apprendimento vicario emotivo: i processi vicari fanno sì che le persone


sperimentino gli eventi indirettamente attraverso qualcun altro; un tipo di esperienza
vicaria è l’attivazione emotiva vicaria o empatica, che si verifica quando osserviamo
qualcuno che prova emozioni intense e sperimentiamo lo stesso. Ciò non implica un
apprendimento, ma crea un’opportunità per l’apprendimento in quanto fa capire cosa
è piacevole o no, senza doverlo provare sulla propria pelle; attraverso
l’apprendimento vicario affettivo si apprende una reazione emotiva osservando la
reazione emotiva altrui.

Bandura ritiene che il processo di modellamento sia alla base del processo di
acquisizione e sviluppo delle qualità psicologiche. Nell’apprendimento per
osservazione è importante la sfera “sociale”: il bambino acquisisce e sviluppa abilità
e aspettative sulle proprie capacità con l’osservazione di altre persone (es: genitori);
ma non si deve pensare al modellamento come mobilità di apprendimento automatica
in cui il bambino sia obbligato a seguire l’esempio altrui; le persone sono esposte a
modelli comportamentali (nonni, zii, insegnanti, amici…) e nel tempo sviluppano la
capacità di scegliere i propri modelli.

Il ruolo della terapia, le origini della patologia: secondo la prospettiva


cognitivo-sociale, il comportamento disadattivo è frutto di un apprendimento, di
un’esposizione a modelli inadeguati; quando un comportamento disfunzionale è
appreso, intervengono rinforzi (diretti e vicari) che contribuiscono a mantenerlo. Per
Bandura la causa del disagio psicologico sta nelle aspettative e valutazioni relative a
se stessi. La psicopatologia è considerata la conseguenza di cognizioni disfunzionali
che portano a comportamenti ed emozioni disadattivi che, a loro volta, danno origine
a ulteriori cognizioni problematiche (es: se una persona aspetta di essere rifiutata,
eviterà relazioni interpersonali, portando anche gli altri a prendere distanze da essi;
ciò produrrà una conferma delle aspettative iniziali)

Secondo Bandura, aspettative e autovalutazioni disfunzionali comportano bassa


percezione di autoefficacia che svolgono ruolo importante nell’ansia e nella
depressione: l’ansia è la risposta alla percezione della propria inefficacia di fronte
un evento minaccioso; la depressione è conseguenze di un basso livello di
autoefficacia nel caso in cui l’evento sia desiderabile (discrepanza tra propri standard
e propria prestazione).

La terapia e il cambiamento: una terapia basata solo sul verbale non è sufficiente per
il cambiamento; è necessario che la persona sperimenti situazioni di apprendimento
in cui è coinvolta, secondo modalità diverse. La terapia si avvale del modellamento
partecipante, tecnica attraverso cui la persona è supportata e aiutata a mettere in
pratica i comportamenti modellati. La persona può produrre il comportamento in
maniera manifesta (azione) o coperta (mentalmente). Tale tecnica si è rivelata utile in
quanto l’esperienza diretta di comportamenti con esito positivo produce
miglioramento della prestazione e un incremento del livello di autoefficacia. Il
modellamento può essere utilizzato per fornire competenze e abilità mancanti o
carenti. Molti studi concordano che tale tecnica è un mezzo per modificare il
comportamento e tale cambiamento perdura nel tempo e si generalizza in altre
situazioni. Bandura sostiene che alla base del cambiamento nel comportamento c’è
sempre un aumento del senso di efficacia.

7.3 Le applicazioni della prospettiva cognitivo-sociale

-autoefficacia e salute le persone con positive convinzioni di autoefficacia mettono


in atto comportamenti volti alla promozione della salute. È stata trovata una
correlazione fra alti livelli di autoefficacia e buon livello di funzionamento del
sistema immunitario; ciò è dovuto al fatto che le persone con alta autoefficacia
riescono meglio a manipolare gli agenti stressati

-autoefficacia e sport le prestazioni dell’atleta non dipendono solo da abilità


fisiche, ma anche dall’autoefficacia percepita e la motivazione personale; atleti con
alto livello di autoefficacia stabiliscono obiettivi ambiziosi, ma realistici, gestiscono
bene lo stress, l’ansia e la frustrazione e hanno tempi e modalità di ripresa, dopo un
infortunio, più positivi e brevi. L’allenatore influenza le capacità dei giocatori di
auto-regolare la propria motivazione e le loro aspettative emotive.

-autoefficacia collettiva nel contesto di lavoro; essa è la convinzione condivisa dal


gruppo di avere insieme delle capacità per raggiungere l’obiettivo stabilito. In ambito
lavorativo, persona con bassa autoefficacia collettiva sono apatiche nei confronti del
gruppo, in quanto non lo ritengono capace di promuovere i cambiamenti desiderati;
quelle con alti livelli di autoefficacia mostrano un comportamento scrupoloso e
risolutivo nel perseguire gli scopi del gruppo. Essa è anche un fattore di protezione
per il burnout in quanto contribuisce al benessere del gruppo.

7.4 Gli sviluppi della prospettiva cognitivo-sociale

La teoria cognitivo-sociale si è evoluta, e ha incluso in essa, i progressi della


comunità scientifica. Riguardo la ricerca contemporanea, sono importanti le
convinzioni delle persone riguardo loro stesse; gli studi di Markus si focalizzano sugli
schemi di sé, generalizzazioni cognitive su di sé, derivanti dall’esperienza passata,
che organizzazione e guidano l’elaborazione dell’informazione relativa a se stessi).
Le persone hanno diversi schemi del sé, ciò permette di differenziare le persone. Le
persone possono valutare se stesse rispetto a un numero elevato di attributi di
personalità, che se non richiesti non verrebbero loro in mente. Gli individui prestano
attenzione e ricordano informazioni che sono coerenti con gli schemi che hanno di sé
e che ne rappresentano una conferma. Una variante degli schemi del sé è quanto
stabilmente le persone li utilizzano, ad esempio, il modo in cui le persone pensano
alle loro abilità.
CAPITOLO 8. LA PROSPETTIVA COGNITIVA

8.1 Un po’ di storia

La prospettiva cognitiva pone l’attenzione sui processi, per lo più consapevoli, con
cui la mente analizza gli stimoli e attribuisce loro un significato; con cui la mente
rappresenta il mondo che la circonda; con cui elabora scopi, aspettative e con cui
prende decisioni. Kelly fu uno dei primi a delineare una teoria focalizzata sulla
totalità dell’individuo in ambito di uno studio cognitivo sulla personalità,
focalizzando l’attenzione sui processi di interpretazione della realtà. Kelly con la sua
psicologia dei costrutti personali si discosta dalla dicotomia mente-corpo e da quella
aspetti consapevoli-modalità profonde di personalità; pone le basi di un approccio
focalizzato sulle dimensioni mentali e rappresentazioni che mediano il rapporto
individuo-ambiente. Secondo Kelly il modo migliore per capire la personalità è
considerare le persone come degli scienziati, che sviluppano teoria sulla realtà per
prevedere e capire gli eventi. Le persone generano una serie di rappresentazioni
mentali, utilizzate poi per dar senso alla realtà; conoscono il mondo indirettamente
attraverso gli schemi cognitivi. Anche altri autori si sono interessati al rapporto tra
processi cognitivi e personalità, indagando soprattutto la percezione. Tra la fine della
2° guerra mondiale e gli inizi degli anni 50’ si sviluppò il movimento del “New look
on perception”, il quale indagava sulla percezione come processo legato ai bisogni,
motivazioni e aspettative del soggetto che percepisce; si tratta di un nuovo modo di
studiare la personalità in riferimento alle differenze individuali nell’organizzazione
percettiva degli stimoli ambientali, utilizzando il costrutto cognitivista. Esponenti più
importanti del movimento sono:

-Witkin: pone una distruzione tra personalità “campo-dipendente” e personalità


“campo-indipendente”. La campo-dipendenza-indipendenza si riferisce alla misura
con cui l’uomo si lascia influenzare dal contesto; La dipendenza-indipendenza del
campo è una qualità percettiva utile ad esaminare i dati in entrata e si collega a una
serie di altre caratteristiche cognitivo-affettive, sociali e a un tipo di personalità; i
“campo-indipendenti” si caratterizzano per un funzionamento cognitivo analitico,
un’autonomia di giudizio, distacco emotivo ed introversione, luogo di controllo
interno ed elevata autostima (immagine corporea differenziata). Essi hanno, inoltre,
più flessibilità nel pensiero e nella risoluzione dei problemi, migliore memoria a
lungo termine (in quanto hanno più capacità di imporre un’organizzazione soggettiva
agli input); il sé è articolato e solido e l’emotività viene regolata ragionando (non col
rifiuto o la repressione). Essere indipendenti dal campo, seppur sembri un vantaggio
non lo è: l’indipendenza può portare all’isolamento.

Gli individui “campo-dipendenti” hanno un’immagine corporea indifferenziata, alti


livelli di estroversione, un luogo di controllo esterno e bassa autostima; tendono a
conformarsi passivamente all’influenza del campo, sono più socievoli e avvantaggiati
nella sfera sociale.

-Klew studia le differenze individuali in base alle modalità di funzionamento


percettivo. Distingue 2 strategie cognitive: 1. “soggetti livellatori”: con modalità
percettiva indifferenziata e globalistica; si notano meno le differenze e gli interventi.
2. “soggetti accentuatori”: con maggior attenzione a cogliere le piccole differenze o
incongruenze.

Inoltre, un’altra tipologia di stile cognitivo individuata è quella della


“tolleranza-intolleranza dell’ambiguità”, riguardante la maggiore o minore
disponibilità ed accettare esperienze cognitive vaghe, imprecise, non coerenti a ciò
che si conosce: gli intolleranti dell’ambiguità ignorano i fatti incoerenti e ripetono la
storia secondo modalità coerenti con le proprie conoscenze e convinzioni; i tolleranti
riproducono storia così come è stata loro raccontata, con le sue incongruenze.

Lo studio fra personalità e percezione è stato portato avanti in Italia da Padre


Agostino Gemelli, fondatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che
ha sottolineato l’importanza di studiare l’uomo nella sua unità e totalità; è
importante studiare la percezione dell’uomo non solo in laboratorio ma anche nella
realtà della vita. Tra il 1970 e il 1980 la psicologia cognitivista diventa parte
importante della psicologia della personalità, con le sue ricerche sugli schemi
mentali, improntate sul ruolo della personalità, con le sue ricerche sugli schemi
mentali, importante sul ruolo della soggettività. In questo filone si considerano il
modo con cui le persone rappresentano mentalmente le esperienze e con cui prendono
decisioni; di fondamentale importanza è il concetto di

Schema: struttura mentale in cui vengono organizzati i dati dell’ambiente che hanno
qualità simili, guida l’uomo nel dare senso alle esperienze (i dati sono categorizzati).
Una volta che gli schemi sono stati sviluppati, vengono usati per riconoscere nuove
esperienze. Un altro costrutto importante per processi cognitivi in relazione alla
personalità è quello dell’
attribuzione: ciò che gli individui fanno spontaneamente quando danno un giudizio
rispetto alla causa di un evento; riguarda lo stabilire se l’evento sia stato
intenzionale o accidentale. Aspetto importante di questo costrutto è l’interpretazione
che le persone danno ai propri risultati positivi e negativi. I successi e i fallimenti
possono avere diverse cause, ma la ricerca è concentrata su: abilità, sforzo, difficoltà
del compito e i fattori sono legati alla fortuna/al caso. Weiner ha chiarito che queste
cause possono essere poste in un “locus di casualità”: -causa interna, parte di te
(abilità e sforzo) o-causa esterna, fuori di te (cambiamento, difficoltà del compito,
potere degli altri). Le cause variano in base alla stabilità: alcune sono abbastanza
stabili (abilità), altre variano (sforzo). Generalmente le persone tendono a valutare i
propri successi come se avessero cause interne stabili; i fallimento sono visti come
causati da fattori instabili.

8.2 La teoria dei costrutti personali di Kelly

Una teoria dalle molteplici sfaccettature.

Kelly non accetta un’unica definizione della sua teoria, ma la definisce:

-cognitivista: analisi della personalità attraverso i processi di pensiero

-fenomenologica: considera l’uomo come costruttore del mondo

-esistenzialistica: uomo agente attivo, molta importanza alle sue esperienze

-umanistica: uomo agente libero, responsabile delle sue scelte.

Alla base della teoria: la metafora dell’uomo come scienziato e il principio


dell’alternativismo costruttivo.

Per Kelly ogni uomo ha un punto di vista diverso riguardo al mondo che lo circonda
perché lo costruisce attraverso le sue rappresentazioni degli eventi (costrutti mentali:
schemi che l’individuo crea per conoscere o dare significato agli eventi della realtà);
infatti, dinanzi ad una situazione gli individui reagiscono e rispondono in modo
differente a causa dei propri costrutti mentali. I costrutti aiutano a prevedere
l’andamento delle situazioni in cui l’individuo è coinvolto (Supererò l’esame?
Riuscirò ad arrivare a fine mese?). La personalità è il frutto del sistema di costrutti
che caratterizza l’individuo nel corso della vita; cioè il modo in cui la persona
percepisce e attribuisce significato alla realtà.
Kelly paragona l’uomo ad uno scienziato: elabora ipotesi su cui fondare una propria
condotta e la sottopone a verifica. I costrutti dell’uomo sono modificabili nel
momento in cui ci si rende conto ch’essi non sono adattivi per le situazioni in cui ci si
trova (processi di ipotesi e confutazione). È importante avere un atteggiamento di
apertura affinché si possano rimpiazzare meglio i costrutti: si parla di alternativismo
costruttivo (principio secondo cui l’uomo, portato a interpretare la realtà, facendo
ipotesi che sottopone a verifica per accertarne l’efficacia, può re-interpretare gli
eventi utilizzando alternative maggiormente in grado di spiegarli e anticiparli).

Comunque, vi sono uomini che rimangono fissi sulle loro convinzioni, ne diventano
schiavi; la loro vita è dominata da norme e regolamenti.

Nello studio della personalità acquistano importanza il futuro, il cambiamento e la


creatività, variabili che danno la possibilità di non subire gli eventi o viverli in modo
non passivo; “è il futuro che tormenta l’uomo…egli tende al futuro attraverso la
finestra del presente”.

Il postulato fondamentale: è un assunto su cui si basa la teoria dei costrutti personali;


“I processi di una persona sono psicologicamente canalizzati in funzione dei modi
attraverso i quali essa anticipa gli eventi”: nella sua teoria Kelly si riferisce alla
persona nella sua totalità; l’interesse è rivolto ai processi, in quanto Kelly pensa che
l’uomo sia agente, in movimento (non solo reattivo agli stimoli ambientali); il
termine “psicologicamente” si riferisce allo scopo di concettualizzare i processi della
persona in modo psicologico, cioè dare una spiegazione ai suoi comportamenti; tali
processi sono canalizzati, si muovono in una sorta di rete flessibile che può essere
modificata; Kelly parla di modi perché i processi sono canalizzati verso obiettivi e
l’uomo mette in atto modalità specifiche per raggiungerli (Kelly vuole sottolineare
l’interesse verso l’individuo che sceglie modi di agire, piuttosto che interessarsi ai
modi con cui idealmente potrebbe agire); questi processi canalizzati servono ad
anticipare il futuro in vista degli obiettivi.

Gli aspetti importanti che emergono sono:

1.concezione attiva dell’uomo;

2.visione prospettiva dell’esperienza con visione sul futuro;

3.individuo come formulatore di ipotesi.

Corollari della teoria di Kelly


(Principi su cui, partendo dal postulato fondamentale, si articola la Teoria dei
costrutti personali).

1.corollario della costruzione “Una persona anticipa gli eventi costruendo le


repliche”; ogni uomo costruisce la realtà che lo circonda in base alle interpretazioni
che dà alle sue esperienze. La realtà costruita ha natura astratta e si basa su elementi
di contrasto e di somiglianza; così l’individuo individua temi ricorrenti per prevedere
ciò che potrà, verosimilmente, accadere (es: ogni giorno è diverso, ma vi sono
elementi ricorrenti come il sorgere e il tramontare del sole: vi sono elementi che si
possono prevedere con grande certezza).

2.corollario dell’individualità “Le persone differiscono tra loro nel modo in cui si
costruiscono gli eventi”; le persone hanno modi diversi di rappresentare la realtà e
uno stesso evento.

3.corollario dell’organizzazione “Ogni individuo elabora un suo sistema


gerarchico di relazioni tra i diversi costrutti”; tali costrutti possono non essere
compatibili tra di loro e ciò porta il soggetto a sperimentare dei conflitti. Ognuno
elabora una diversa strategia per risolverli (in modo etico, secondo il principio di
autoconversazione…). All’interno di un sistema costruttivo possono esserci livelli
diversi di relazioni ordinali tra costrutti e, talvolta, un costrutto può assumere un altro
costrutto come suo elemento (es: il costrutto buono-cattivo ingloba il costrutto
intelligente-stupido; ciò che è intelligente è buono, ciò che è stupido è cattivo).

4,corollario della dicotomia: “I costrutti sono in numero finito e hanno struttura


dicotomica”; ogni persona ha un numero definito di costrutti che si manifestano
secondo poli opposti; l’individuo può tener conto solo di un polo e quello on
considerato è definito “sommerso” (es: una persona dice: tutte le persone sono buone,
non c’è nulla di cattivo). La scelta dell’individuo circa un aspetto determina ciò che è
da considerarsi simile e ciò che è da considerarsi in contrasto.

5.corollario della scelta: “In un costrutto dicotomico la persona sceglie per sé e


l’alternativa per mezzo della quale riesce a prevedere maggiori opportunità per
l’estensione e la definizione del suo sistema”; la persona sceglie per sé l’alternativa
più significativa e coerente col proprio sistema di costrutti. Ciò che muove
l’individuo alla scelta del costrutto è la riduzione dell’incertezza; ogni decisione è
frutto di un’elaborazione. Quando il soggetto deve scegliere ristringe il campo di
scelta, invece di ampliarlo (punto massimo di restringimento è il suicidio)

6.corollario del campo: “Un costrutto è utilizzabile per prevedere soltanto un numero
finito di eventi”; un costrutto non può essere applicato a tutti gli ambiti, ma ognuno di
essi ha un proprio campo di pertinenza.

7.corollario dell’esperienza: “Il sistema costruttivo di una persona varia a seconda di


come, di volta in volta, costruisce la replica degli eventi”; l’esperienza è data da
successive costruzioni di eventi; quando l’individuo intravede regolarità di una
sequenza di eventi comincia ad avere esperienza. Dato che gli eventi si rivelano
continuamente, gli individui sono portati sempre a nuove costruzioni su di essi; tale
corollario specifica lo sviluppo continuo della personalità nel corso di tutta la vita.

8.corollario della modulazione: “Le varicazioni nel sistema costruttivo di una


persona sono limitate dalla permeabilità dei costrutti nel cui ambito di pertinenza si
situano le varianti”; le variazioni che una persona fa sui suoi costrutti (e personalità)
si basano su:-permeabilità (i costrutti permeabili ammettono nel loro ambito di
pertinenza elementi nuovi; sono indice di una maggiore apertura al cambiamento);
-impermeabilità (i costrutti impermeabili non ammettono nuovi elementi; sono indice
di minor apertura al cambiamento e di minor accettazione di varianti che permettono
di leggere gli eventi in modo efficace)

9.corollario della frammentazione; “Una persona può, in tempi successivi, impiegare


diversi sottoinsiemi fra loro incompatibili sul punto inferenziale”; il cambiamento di
una persona e dei suoi costrutti non segue un percorso logico ma psicologico e
possono manifestarsi costrutti incompatibili fra loro nel corso del tempo: spesso i
comportamenti dei soggetti sembrano a primo avviso incoerenti con quelli precedenti.
Kelly precisa che bisogna considerare il sistema di costrutti dominante, il modo in cui
tali costrutti si sono definiti e il tentativo della persona di cercare di dare un senso alla
sua vita.

10.corollario della comunicalità: “I processi psicologici di una persona sono simili a


quelli di un’altra nella misura in cui la prima costruisce l’esperienza in modo simile
alla seconda”; in caso di comportamenti o interpretazioni simili significa che c’è lo
stesso modo di interpretare gli eventi.

11.corollario della socialità: “Una persona può avere un ruolo in un processo sociale
che coinvolge un’altra persona nella misura in cui costruisce i processi di
costruzione di un’altra”: l’interazione è possibile se vi è una comprensione reciproca,
una condivisione dei costrutti (comprendere i costrutti dell’altro). L’intervento
terapeutico si fonda su questo corollario: esso è valido se il terapeuta è in grado di
mettersi nei panni del paziente e dei suoi costrutti e di accettare il modo di vedere le
cose.

La natura dei costrutti personali

Per formare un costrutto sono necessari almeno 3 elementi: es: mamma è gentile; per
affermare ciò è necessario che:

-un’altra persona sia gentile o due persone non gentili (due percepiti simili)

-un’altra persona non è gentile (uno percepito come diverso).

I due elementi simili sono: polo di somiglianza (modo in cui due elementi che
contribuiranno a formare un costrutto sono simili);

L’elemento diverso è che il polo di contrasto (modo in cui i due elementi simili si
contrappongono a un terzo diverso).

È possibile che uno dei due poli non venga considerato e ciò viene definito polo
sommerso. I costrutti sono personali, non è sempre facile comprenderli in toto in
quanto ciò che per uno è buono/gentile per l’altro può non esserlo; Kelly specifica
alcuni aspetti formali dei costrutti:

-costrutti verbali (espressi a parole); costrutti preverbali (esibiti senza


verbalizzazione; possono essere elaborati prima che la persona abbia la capacità di
parlare);

-ogni costrutto ha un ambito di pertinenza (confini entro il quale può essere


applicato); e fuoco di pertinenza (ambito in cui il costrutto funziona meglio);

-nel sistema dei costrutti troviamo un costrutto nucleare (fonda l’identità individuale)
e un costrutto periferico (più marginali nella struttura della personalità, possono
essere alterati senza gravi conseguenze per la struttura nucleare)

-i costrutti sono ordinati gerarchicamente e costituiscono categorie sovraordinate


(categorie di costrutti più ampie e comprensive, sono in cima alla gerarchia e
includono altri costrutti subordinati); categorie subordinate (costrutti circoscritti che
includono rappresentazioni specifiche di eventi);
-i costrutti possono essere permeabili (aperti a molteplicità di eventi) o impermeabili
(non ammettono elementi in aggiunta, si basano su un contesto definito)

-nel corso dell’organizzazione dei costrutti, la costruzione può andare in 2 direzioni:


1.direzione della dilatazione (costrutto basso, modo di costruire flessibile, aperto che
conduce a previsioni variabili); 2.direzione della dilatazione (costrutto stretto, modo
di costruire definito e determinato che porta a un forte controllo sugli eventi).

Costrutti personali e cambiamento

Secondo Kelly gli individui elaborano le rappresentazioni del mondo mentre gli
eventi sono in continua trasformazione (alcune risposte adeguate in un certo
momento della vita possono non esserlo in un altro). la possibilità che vi siano
cambiamenti nel sistema dei propri schemi può comportare difficoltà per l’individuo;
4 importanti sono:

1.minaccia: implica la consapevolezza di un cambiamento imminente nelle strutture


nucleari del sistema di costrutti dell’individuo; il cambiamento è minaccia in quanto
la persona si sente minacciata se sente che sta accadendo qualcosa che scuote il suo
sistema di costrutti (es: una persona dopo esser stata tanto tempo in prigione può
sentirsi minacciata dal suo rilascio). La minaccia che scuote la vita dei soggetti è la
percezione di imminente morte.

2.paura: si ha quando sopravvive un cambiamento incidentale che mette in


discussione la struttura del nucleo di sistema di costrutti di un individuo. Essa, a
contrario della minaccia, si riferisce a un piccolo numero di eventi; ma si accomuna
ad essa per la probabilità di un’improvvisa ricostruzione del nucleo di personalità (es:
di paura: se una persona è portata a dare libero sfogo alla sua aggressività, quando
guida può essere spaventato perché i suoi impulsi potrebbero portarlo a investire
qualcuno o a cadere in un fossato con una eventuale disabilità o morte. I fattori
incidentali sarebbero la macchina, il fossato, l’incidente):

3.ansia: è il riconoscimento che gli eventi con i quali l’individuo si confronta si


trovano fuori dal campo di pertinenza del proprio sistema di costrutti o perché si ha
consapevolezza che i propri costrutti non sono adeguati per tali eventi. L’ansia è
l’indebolimento dei processi psicologici del postulato fondamentale.

4.colpa: è quell’esperienza in cui si ha la perdita della struttura nucleare di ruolo, con


cui ci identifichiamo come un certo tipo di persona.
Lo sviluppo della personalità

Kelly afferma che tra bambini e adulti non vi sia grande differenza in termini di
dipendenza: entrambi dipendono da una complessa struttura sociale per il cibo,
sicurezza, salute. I bambini per il loro sostentamento dipendono da certe persone. Per
Kelly lo sviluppo è un processo cognitivo complesso tra individuo e ambiente: tale
sviluppo è sano se ciò che emerge è un sistema di costrutti flessibile con cui
l’individuo si apre a nuove esperienze. Lo sviluppo riguarda l’intero arco di vita.

Il ruolo della terapia: per Kelly la teoria psicologica deve essere utile ad aiutare le
persone a migliorare se stesse; la persona vivrebbe un senso di disadattamento
quando non funziona bene il sistema dei costrutti. La teoria dei costrutti personali
nasce per a terapia clinica, ma poi viene applicata anche allo studio della personalità.
La psicopatologia riguarderebbe i tentativi falliti nel padroneggiare la paura, la
minaccia, la colpa e l’ansia. Kelly non ritiene opportuno utilizzare termini psicologici
per descrivere le patologie, ma si serve di termini psicoanalitici che prendono spunto
dalla medicina e dalla psichiatria, seppur ritenendo che un termine non può
racchiudere tutta la patologia dell’individuo. Secondo Kelly le problematiche si
muovono lungo 3 dimensioni, riguardanti gli aspetti strutturali del sistema dei
costrutti (non del loro contenuto):

1.Disadattamento che si crea in base alle modalità di applicazione dei costrutti a


nuovi elementi. In questo caso o si utilizzano costrutti troppo permeabili (gli individui
lasciano entrare in modo esagerato contenuti nuovi che si ammassano in categorie
ampie in cui non si notano le differenze) o troppo impermeabili (non inglobano
elementi nuovi, anzi, gli individui sono portati a mettere in atto gli stessi
comportamenti, quasi in modo compulsivo)

2.Disadattamento che riguarda la modalità di utilizzo dei costrutti nel fare previsioni.
Riguarda il restringimento (una costruzione troppo stretta implica rigidità, poche
alternative, schemi ripetitivi per leggere la realtà…è legato a personalità compulsive),
o l’allentamento (costruzioni troppo lasse implicano modalità generiche, alternative,
poco comprensibili per la lettura della realtà…caratterizza personalità caotiche, poco
comprensibili per la lettura della realtà…caratterizza personalità psicotiche e
schizofreniche). Una buona situazione di adattamento altera dinamicamente
costruzioni lasse e strette.

3.Disadattamento che riguarda la modalità di organizzazione complessiva del


sistema che va verso la contrazione (restringimento del sistema; ci si concentra su
poche azioni o interessi come avviene in caso di depressione) o la dilatazione (si
comprendono ampie generalizzazioni, ma poche idee; si passa da un argomento
all’altro come nella personalità maniacale.

L’intervento clinico è utile al paziente per vedere la realtà in una prospettiva diversa,
per aprire nuove porte da esplorare così da ricostruire la realtà in una prospettiva
diversa, per aprire nuove porte da esplorare così da ricostruire la realtà. La terapia
mira al cambiamento e una strategia adottata per tale obiettivo è il ciclo della
creatività (modalità di costruzione degli eventi in cui si alterano cicli di costrutti
allentati con costrutti stretti; il fine è quello di migliorare la comprensione degli
eventi). Il ciclo comprende delle fasi: 1)Dilatazione del sistema di costrutti: si
considerano più eventi, si producono nuove idee, si fanno più associazioni, c’è
flessibilità nell’organizzazione degli stimoli ambientali in terapia (far rilassare il
paziente, farlo parlare di sé anche con i sogni, dar libero spazio alle associazioni).
2)Fase del restringimento: riporta il paziente entro i confini, farlo focalizzare sui
dettagli, riportarlo a situazioni più definite.

Kelly utilizza diverse strategie terapeutiche:

-il “Role playing”, la terapia del ruolo stabilito: il paziente è invitato ad assumere
un’identità diversa, immedesimandosi in uno specifico personaggio, provando ad
abbandonare i vecchi costrutti e assumendo quelli del nuovo modello. Questa
strategia comprende diversi momenti: si conosce il paziente, si raccoglie una sua
autocaratterizzazione (bozzetto del carattere della persona che questa realizza
parlando di sé in 3° persona); successivamente il terapeuta formula un profilo di
personalità che il paziente deve interpretare, recitare per un paio di settimane; lo
scopo è quello di permettere al paziente di mettersi nei panni di un’altra persona,
“prescrivendo” modalità comportamentali che non corrispondono col suo modo
abituale di percepirsi”. La finzione permette al paziente l’avvicinamento a qualcosa
di nuovo; nell’ultima seduta il terapeuta lo ascolta, dando al paziente la possibilità di
discutere su come proseguire: l’obiettivo è quello di far prospettare al paziente nuove
modalità di affrontare gli eventi che portino a una migliore ristrutturazione della
realtà. È certo che il terapeuta non fornisce risposte certe e assolute, ma aiuta a
formulare nuove domande, funge da supervisore in un progetto proprio del paziente.
Il terapeuta segue e comprende il paziente aiutando “l’approccio credulo” (implica,
specie in fase iniziale, l’accettazione; ciò non significa essere d’accordo con lui, ma
mettersi dalla sua parte per capire la sua visione del mondo. Un’altra qualità che il
terapeuta deve avere è la creatività fornendo al paziente strumenti per elaborare nuovi
costrutti, restando aperto a molte possibilità che si possono prospettare per lui; deve
mostrare audacia in quanto nel progetto può imbattersi in aspetti di cui non ha buona
padronanza. Aspetto fondamentale nella relazione terapeutica è che il terapeuta è da
considerarsi una persona (non un superuomo) che si imbatte nella stessa esperienza
del paziente, con cui condivide cambiamento, errori, scoperta e miglioramento.

8.3 Le applicazioni della prospettiva cognitiva

Nonostante nella terapia dei costrutti personali l’attenzione è focalizzata sul singolo
individuo, essa può riguardare anche il gruppo: una tecnica terapeutica di gruppo si
basa sulla transizione interpersonale (esperienza di gruppo in cui si condivide la
costruzione dei costrutti di altri); tale tecnica è utilizzata per diversi tipi di soggetti,
specie per gruppi di acquisti o di preparazione alla morte. Interessanti sono le ricerche
di Fransella con soggetti balbuzienti: secondo il ricercatore il balbuziente ha
sviluppato un sottoinsieme di costrutti relativo al sé balbuziente nelle interazioni con
gli altri che permette di prevedere come tale interazione procederà (non sarà
sgridato, non sarà interrotto…);ma non ha un sottoinsieme abbastanza funzionale
relativo al sé come persona che parla con facilità e di persona in cui gli altri pongono
attenzione a ciò che dice, piuttosto a come lo dice. Scopo per diminuire le balbuzie è
utilizzare strategie che portino il soggetto a costruire se stesso come uno che parla
con facilità.

Epting e Amerijaner hanno stabilito la terapia del ruolo variabile (modifica della
terapia del ruolo stabilito) in cui il cliente deve costruire un ruolo in base alle
difficoltà che vive; si prevedono 4/5 ruoli e il soggetto deve impiegare uno di questi
in base al problema che deve affrontare. La prospettiva dei costrutti si applica anche
nella terapia familiare: si assiste a un’interazione di sollecitazioni sociali con
l’approccio sistemico-relazionale, che considera i processi mentali individuali; il
risultato è il Family Construct Approach in cui si considera l’interdipendenza che il
sistema costruttivo di un individuo mantiene con gli altri membri del sistema
familiare. Si parla di Costrutti familiari, l’insieme di significati condivisi dai
componenti della famiglia in base ai quali si struttura il modello di interazione
familiare. Per intervenire efficacemente su una famiglia con problemi è necessario
cambiare il modo in cui interagiscono. Un’altra tecnica utilizzata in ambito familiare
è l’autocaratterizzazione, specie nell’intervento con genitori di bambini con disturbi
di attenzione e iperattività, in un progetto parent training: uno degli obiettivi è
analizzare quali sono i temi ricorrenti da parte di questi genitori che partecipano a un
gruppo di parent training, quindi accedere alla loro visione del mondo e valutare se e
come le loro idee si modifichino durante il percorso. In ambito della prospettiva
cognitiva si ricordano la terapia razionale emotiva comportamentale di Ellis e la
terapia cognitiva di Beck: tali approcci sottolineano il ruolo di pensieri nelle forme di
disadattamento; la sofferenza psichica si lega a errate convinzioni su sé e sulla realtà.

Beck parla di distorsioni cognitive, mentre Ellis individua la patologia nelle idee
irrazionali; il soggetto che esprime valori disfunzionali trasforma i desideri in bisogni
assoluti; l’obiettivo terapeutico è di aiutare il paziente a pensare in modo più
realistico. Negli ultimi ani si è sviluppata una nuova teoria, la Mind fulness, che serve
ad allenare la mente a stare concentrata su ciò che avviene nel presente; ha lo scopo
di insegnare alle persone a lavorare sui pensieri fonte di disagio e sofferenze, spesso
attinenti al passato o al futuro, riconoscendoli come tali e abbandonarli. La teoria di
Kelly ha trovato applicazione anche in ambito educativo ed evolutivo. Alcuni
ricercatori indagano l’evoluzione della complessità nel sistema di costrutti in
relazione all’età; studiano la tendenza del bambino ad ampliare il numero di costrutti
e a costruire un sistema in cui tali costrutti vengono organizzati gerarchicamente. Con
lo sviluppo si passa da costrutti concreti a costrutti sempre più astratti. Bieri teorizzò
il concetto di complessità cognitiva, che indica le caratteristiche di un sistema
cognitivo con un ampio numero di costrutti non sovrapponibili, che ha maggiore
capacità di cogliere differenze e sfumature riguardo cose e persone; nel contesto
parentale si evince che i bambini con elevata complessità cognitiva hanno genitori
che garantiscono autonomia e sono meno autoritari.

8.4 Gli aspetti della prospettiva cognitiva

Nella metà degli anni 80’ è emerso un nuovo punto di vista che influenza il modo con
cui pensiamo alla personalità; tale punto di vista è chiarito in diversi modi:

processamento parallelo distribuito, reti neurali e connessionismo; tale prospettiva


utilizza i processi neurali come metafora per i processi cognitivi.

Poiché il sistema nervoso processa le informazioni simultaneamente lungo molti


percorsi, il processamento parallelo è una delle sue caratteristiche chiave. Inoltre le
rappresentazioni esistono all’interno delle reti di neuroni. I teorici del connessinismo
hanno lottato molto per differenziarlo dall’approccio del processamento simbolico.
Molti di loro per fare questo, hanno proposto l’idea che la cognizione coinvolga due
tipi di pensiero. Smolensky ha distinto:

● Un processore conscio viene utilizzato per un ragionamento impegnativo che


segue dei programmi di istruzione;
● Un processo intuitivo gestisce il problem solving intuitivo, le strategie
euristiche e le attività automatiche.

L’idea che le persone sperimentino il mondo attraverso due modalità divide di


processamento è stato anche mostrato in molti altri modelli dei doppi processi nella
psicologia cognitiva. Ad esempio, Seymour Epstein ha proposto la teoria del Sé
cognitivo-esperenziale dove afferma che noi sperimentiamo la realtà attraverso due
sistemi:

● Sistema razionale opera consapevolmente, usa regole logiche ed è


abbastanza lento;
● Sistema esperenziale funziona automaticamente, al di fuori della
consapevolezza, è veloce, ma poco preciso.

Entrambi questi sistemi sono sempre al lavoro e insieme determinano il


comportamento. A seconda delle circostanza, poi, può essere che uno dei due sia
maggiormente impiegato rispetto all’altro. Ad esempio, più una situazione è
emozionalmente ricca, più il pensiero è dominato dal sistema esperenziale.

Un altro corpo di ricerche sulle rappresentazioni mentali sembra avvicinarsi alla


prospettiva del doppio processo della cognizione. Esso esamina l’idea che le persone
abbiano sia una conoscenza esplicita (=accessibile su richiesta) che implicita (non
accessibile). Quest’ultima, praticamente, consisterebbe nelle associazioni mentali di
cui non siamo realmente consapevoli. Un tema che ha portato allo studio della
conoscenza implicita è quello dei pregiudizi: molte persone sostengono di non averne
nei confronti delle minoranze, tuttavia si scopre che hanno collegamenti mentali più
forti su di esse alla qualità semantica “cattivo” piuttosto che “buono”. Questi
collegamenti sono chiamati associazioni implicite, perché sono misurate
indirettamente e le persone non sono consapevoli di esse. La scoperta delle attitudini
implicite ha portato a un’esplorazione più ampia della conoscenza implicita di diversi
tipi, fra cui l’autostima implicita: interessante notare che l’autostima implicita non è
in realtà altamente correlata con quella esplicita (misurata tramite scale self-report).
Viene spontaneo dunque domandarsi perché conoscenza esplicita e implicita spesso
non correlano? Ciò può essere spiegato col fatto che la conoscenza implicita deriva
dall’apprendimento di semplici associazioni, mentre quella esplicita
dall’apprendimento verbale e concettuale.

Vi sono stati, infine, degli sviluppi della prospettiva riguardo la tematica degli stili
cognitivi. Lo stile cognitivo è la modalità tipica che un individuo ha di elaborare le
informazioni dell’ambiente, ossia la modalità preferita di pensare di una persona.
Rimanda alle differenze individuali sia nel funzionamento cognitivo, ma anche negli
atteggiamenti, nei modi di rapportarsi agli altri e di reagire a situazioni inconsuete.
Vari studi si sono concentrati sulla differenza tra:

● Stile dimensione trasversale che caratterizza il funzionamento cognitivo in


maniera costante, è bipolare o multipolare e più qualitativa;
● Abilità si riferisce a uno specifico dominio e si lega al contenuto, è una
dimensione unipolare e quantitativa.

Alcuni autori hanno approfondito gli stili centrati sull’attività cognitiva (ad es.
analitico-globale, livellatore-accentuatore, verbale-visivo). Altre ricerche si sono
concentrate, invece, sugli stili centrati sulla personalità. A tal proposito ricordiamo
due studi:

1)Riding e Cheema hanno trovato una relazione significativamente positiva fra


l’estroversione e lo stile verbalizzatore, e tra introversione e stile visivo;

2)Myers e Myers hanno definito vari tipi di personalità basandosi sull’incrocio di


quattro caratteristiche: estroversione-introversione, sensitività-intuizione,
ragionamento-sentimento e giudizio-percezione.
CAPITOLO 9. LA PROSPETTIVA UMANISTICA

9.1 Un po’ di storia

La prospettiva umanistica è definita “terza forza della psicologia” (Maslow) in quanto


è alternativa rispetto alla psicoanalisi e al comportamentismo; essa nasce dalla
confluenza di prospettive psicologiche e fisiologiche maturate in America e in Europa
tra gli anni 30 e 60. Prende spunto da principali correnti:

-Fenomenologia è approccio fisiologico che assegna importanza alla soggettività


nel processo conoscitivo, cioè al modo con cui l’individuo percepisce la realtà,
ritenendo che i fatti psichici non possono essere studiati con i metodi sperimentali
delle scienze naturali.

-Esistenzialismo pone attenzione all’esistenza umana individuale, alla natura


dell’esperienza focalizzandosi come libertà, alienazione, scelta, responsabilità,
angoscia…partendo da tali principi si diffonde in America la psicologia esistenziale
in cui massimo esponente è Hay.

-Teorie di tipo olistico approccio metodologico basato sul principio che ogni
organismo vivente non può essere spiegato attraverso la somma della parti che lo
compongono, ma va considerato come totalità. Condivide con la psicologia
umanistica la visione dell’uomo come sistema, come unione di corpo e mente.

In sintesi: si può affermare che le correnti che hanno influenzato la psicologia


umanistica propongono una visione dell’agire umano ottimista (non deterministica),
un’idea dell’uomo come essere capace di costruirsi il proprio destino, di non essere
passivo di fronte alla forza dell’ambiente. Vengono sottolineate le potenzialità
dell’uomo e il fatto che la personalità sia caratterizzata da una forte spinta
motivazionale che è l’autorealizzazione. Le convinzioni ambientali propongono molte
opportunità e ogni persona può svilupparsi come desidera. Principali esponenti sono
Rogers (autorealizzazione del sé), Maslow (teoria delle motivazioni), May (analisi
dell’angoscia) e Victor Frankl (logoterapia-dottrina del senso).

9.2 La Teoria umanistica di Rogers

Rogers creò un approccio centrato sulla persona; egli ritiene che la natura umana sia
benevola, che abbia una forza innata positiva che assicura la crescita, lo sviluppo, la
vita (l’autore la chiama tendenza attualizzante). Tale tendenza dirige l’uomo nella
libertà di sviluppare le proprie possibilità, assicurando condizioni che permettono il
suo sviluppo anche in vista di un percorso diretto all’autogoverno e
all’autoregolazione- Visione ottimistica della natura umana-.La tendenza attualizzante
permette che le persone vivano il processo organismico di valutazione, un'esperienza
interiore che le guida nella direzione della crescita e della salute, una guida interna
non consapevole che richiama le persone verso le esperienze che producono la
crescita e le allontana da quelle che invece la inibiscono. I soggetti che seguono il
processo organismico di valutazione vengono definiti pienamente funzionanti.
Tramite questo processo la persona sceglie quelle esperienze che salvaguardano,
migliorano e contribuiscono allo sviluppo dell'organismo e rifiuta quelle che non
servono a tale scopo. Le persone pienamente funzionanti risultano avere le seguenti
caratteristiche:

- orientamento costante alla crescita e all’evoluzione;


- apertura all’esperienza, tolleranza alle ambiguità;
- propensione a vivere appieno la vita;
- distinzione fra il giusto e lo sbagliato senza dipendere da autorità esterne;
- senso di libertà e voglia di sperimentarla anche in condizioni che non la
permettono;
- creatività, adattamento alle nuove situazioni senza l’ancoraggio al passato.

In questo modello la personalità è vista come un sistema organizzato, in grado di


autoregolarsi, non controllato da forze esterne, ma guidato proprio
dall’autorealizzazione. Una legge fondamentale per mettere in atto l’attualizzazione è
quella della congruenza, ossia l’Io tende normalmente alla coerenza tra le proprie
auto-percezioni e tra queste e la realtà esterna. Quando le esperienze accedono alla
consapevolezza, esse vengono rappresentate ( con il linguaggio ad esempio) e
diventano parte del campo fenomenico(insieme di percezioni che vanno a costituire
l’esperienza individuale, corrisponde alla costruzione soggettiva). Di qui si va a
costituire il Sè, struttura fondamentale della personalità che consiste nella
rappresentazione che ognuno ha di se stesso. ma il Sé ha una struttura complessa, un
sé sano non è quello costruito dal successo e dall’approvazione; di qui la distinzione
tra:

- Sé ideale: costruito in base alle caratteristiche a cui la persona aspira ( ciò che
vorrebbe essere);
- Sé reale: comprende la tendenza attualizzante.
questi possono entrare in conflitto e in quel momento la persona vive l’esperienza
dell’incongruenza. Il sé nella sua formazione ed evoluzione segue la legge della
congruenza, ossia mira costantemente a ricercare la coerenza tra le proprie
autopercezioni e fra queste e la realtà esterna. Quando il sé è congruente con
l'esperienza l'individuo è pienamente funzionante, in sintonia con se stesso. Quando,
invece, le persone non utilizzano il processo organismico di valutazione, esse
sperimentano l'incongruenza, sentimenti come ansia e disadattamento.

Lo sviluppo del sé: Partendo dal presupposto che per Rogers è la percezione
dell'ambiente che costituisce l'ambiente, egli delinea le fasi di sviluppo del sé. Il
bambino comincia ad avere coscienza del sé quando per la prima volta vive
consapevolmente la sensazione di avere il controllo di qualche aspetto del proprio
mondo esperienziale. Si costituiscono le percezioni relative a se stessi. Al processo di
sviluppo del sé concorrono sia elementi interni (es. il bambino valuta le esperienze)
che esterni al bambino (es. la mamma valuta i comportamenti del bambino). Via via
che si va formandosi la consapevolezza di sé, il bambino sente sempre più il bisogno
di una considerazione positiva, cioè il desiderio di essere accettato e amato dalle
persone per lui significative nel suo ambiente di vita. Una delle prime esperienze che
il bambino fa riguardo al sé è l'esperienza di essere amato dai suoi genitori. Questo
bisogno caratterizza tutti gli esseri umani, ma nel bambino viene vissuto in maniera
fondamentale. Se il bambino, osservando i comportamenti delle sue figure di
riferimento, si sente amato e apprezzato, vede che l'accettazione e l'amore da parte
loro è totale, a prescindere da come lui si comporta, allora, la considerazione positiva
sarà incondizionata. Un bambino che fa esperienza unicamente di considerazioni
positive incondizionate, avrà una considerazione di sé incondizionata Succede
spesso, però, che la considerazione positiva degli adulti significativi per il bambino
sia limitata a determinate condizioni. Quando il bambino sente di essere amato e
accettato solo se si adegua a determinate richieste o esigenze, allora la sua
considerazione positiva sarà condizionata. I requisiti stabiliti dalle figure di
riferimento per ottenere la considerazione positiva vengono definiti condizioni di
valore, termini entro i quali il bambino viene ritenuto degno di considerazione
positiva. Le relazioni improntate sulle condizioni di valore possono minacciare il sé
che si sta formando. Nel caso in cui il bambino sperimenti coi genitori una
condizione positiva condizionata, egli tenderà a comportarsi trascurando la sua vera
natura per non perdere il rispetto e l'amore da parte dei genitori. Nel momento in cui
le sue esperienze sono in contrasto con le condizioni di valore, il bambino percepirà
un'incongruenza tra il sé e l'esperienza. Utilizzerà allora meccanismi di difesa, ma
non si sentirà più se stesso, farà fatica a riconoscersi, vivrà uno stato di non
autenticità. Per Rogers questa è l'alienazione principale per l’uomo.
Quando l'incongruenza fra sé e esperienza è talmente forte da non far riuscire i
meccanismi di difesa nel loro intento, la persona va incontro a uno stato psicologico
di disorganizzazione. È qui che serve la relazione terapeutica, per attivare un processo
di riappropriazione da parte del soggetto della sua direzione organismica, che viene
definito come processo di reintegrazione della personalità.
Il ruolo della terapia: L'individuo che si accinge ad iniziare un percorso terapeutico
sta vivendo un'incongruenza molto forte tra sé e esperienza e si sente disorganizzato.
L'esperienza terapeutica serve per far vivere all'individuo una relazione in cui il sé
riprenda autenticità e si riappropri della direzione organismica. Nel corso delle varie
opere, Rogers presenta lo sviluppo delle riflessioni sulla terapia, che si articolano
in questo modo:
Terapia non direttiva: il paziente ha un ruolo attivo nella soluzione dei suoi problemi,
mentre il terapeuta non indirizza verso un percorso definito dalla sua teoria di
riferimento e non dirige il paziente intervenendo col suo punto di vista. Nel paziente,
in quanto persona, va rispettata la spinta all'autonomia e all'indipendenza e il
terapeuta deve tenere conto di questo e vivere la relazione con lui come un'esperienza
fra due persone in fase di crescita e cambiamento. Ogni individuo è unico, perciò il
terapeuta si trova ogni volta ad affrontare un problema nuovo. La non direttività è un
elemento importante per garantire un setting nel quale il terapeuta accetta il vissuto
del paziente senza interferire, interpretare o giudicare; atteggiamento distaccato. Il
terapeuta deve inizialmente usare una modalità di ascolto passivo, con modalità
comunicative di accoglimento e attenzione, che indichino interesse, per incoraggiare
l'emergere dei vissuti del paziente; in un momento successivo il terapeuta deve
utilizzare la tecnica dello specchio, riflettendogli e rimandandogli il suo messaggio
senza emettere giudizi personali. Con questa modalità il paziente si sentirà accolto e
accettato;
Terapia centrata sul cliente: viene abbandonato il termine paziente, sostituito da
quello di cliente. Acquistano importanza le disposizioni del terapeuta nel
determinare un clima favorevole nel quale il paziente possa attuare un processo di
modificazione costruttiva della personalità. Il terapeuta ha un ruolo attivo nel
comprendere il Sé del suo cliente, il suo campo fenomenologico. Rogers sottolinea
che la modificazione psicoterapeutica può essere prodotta più dalle caratteristiche
disposizionali del terapeuta, piuttosto che dalle tecniche che egli utilizza. Fra queste,
l'atteggiamento empatico è l'aspetto più importante per creare un clima terapeutico
funzionale a un rapporto in cui il cliente si senta accettato nei suoi vissuti in maniera
incondizionata. Il cliente intraprende un percorso evolutivo graduale, passando da
una struttura rigida del Sé a uno stato di flessibilità;

Approccio centrato sulla persona: si basa sull'idea che le persone abbiano in se stesse
le risorse per autocomprendersi e per modificare il loro modo d’essere. Queste risorse
possono emergere in un clima definito da atteggiamenti psicologici facilitanti.
Perché ci sia un clima che favorisca la crescita, devono esserci tre condizioni:

a. la trasparenza e la genuinità di chi si prende cura dell'altro in una


relazione di aiuto;
b. l'accettazione dell'altro in una considerazione positiva incondizionata;
c. la comprensione empatica legata a un ascolto attivo e a una reale
comprensione dell’altro.

9.3 LE APPLICAZIONI DELLA PROSPETTIVA UMANISTICA

L'approccio umanistico ha proposto un nuovo punto di vista e un nuovo modello di


intervento sulla persona e sulle relazioni interpersonali. I principi dell'approccio
centrato sulla persona vengono sperimentati nei seguenti ambiti:

- Contesti familiari e di coppia: focalizzarsi sugli aspetti che garantiscono


l'efficacia di una relazione, quali ad esempio la fiducia reciproca e la tolleranza
ad interessi diversi;
- Rapporto genitori-figli: favorire una modalità comunicativa basata
sull'accettazione incondizionata, sull'ascolto empatico, su uno stile democratico
e non direttivo per prevenire il disagio;
- Gruppi d'incontro (tecnica utilizzata con i gruppi, che mira a favorire la
crescita degli individui che lo compongono con l'aiuto di un facilitatore che
guida i partecipanti a vivere un'esperienza in cui ognuno si sente accolto e
accettato);
- Educazione, con particolare riferimento ai processi di insegnamento e
apprendimento. Rogers ritiene che l'insegnante debba porsi come un
facilitatore dell'apprendimento, e non come elargitore di contenuti, e debba
creare un clima di accettazione all'interno della classe. La classe deve essere
centrata sullo studente, nel quale si cerca di agevolare l'autonomia e la libertà;
- Contesti organizzativi e aziendali, in particolare per quanto riguarda gli stili
di leadership. Rogers confronta due poli di un continuum che vanno da una
modalità di leadership centrata su influenza e impatto a una centrata su potere e
controllo e a(erma che secondo lui la modalità privilegiata è la prima perché dà
autonomia alle persone e permette di far esprimere la creatività;
- Politica internazionale: l'approccio centrato sulla persona dovrebbe essere
esteso per risolvere le tensioni tra le culture. Utilizzare i gruppi di incontro per
facilitare la discussione fra le parti.

9.4 GLI SVILUPPI DELLA PROSPETTIVA UMANISTICA

Fu proprio Maslow, uno dei maggiori sostenitori dell'approccio umanistico, a dare il


via poi alla psicologia transpersonale o “quarta forza” della psicologia. Interesse
riguardo a ciò che c’è di più elevato nella condizione umana, a quelle esperienze
interiori trascendenti, esperienze spirituali. Essa adotta un approccio olistico allo
studio dell'uomo e ritiene che è dall'incontro fra mente e spiritualità, tra stati di
coscienza ordinari e non che si possono scoprire e valorizzare modalità di essere nel
mondo caratteristiche tipiche dell'essere umano. Un altro movimento che prende
spunto dalla prospettiva umanistica è quello della “movimento della psicologia
positiva”, il quale tende a valorizzare i punti di forza, gli aspetti positivi e le risorse
delle persone. Tra le ricerche collocate in questo movimento, vale la pena ricordare:

- Emozioni positive e loro influenza sul pensiero e sull'azione, soprattutto nelle


condizioni di stress;
- Concetto del Eow, o esperienza ottimale (= stato psicologico positivo in cui
l'energia psichica fluisce senza ostacoli). Si prova quando si agisce con un
coinvolgimento totale, quando le persone sono così coinvolte in un’attività che
null’altro sembra avere importanza. Fornisce indicazioni importanti per quanto
riguarda il benessere.

Un altro contributo partito dalla psicologia umanistica è stata svolta da Frankl e


prende spunto dall’esperienza nei campi di concentramento nazisti. Ad avere le
maggiori probabilità di superare prove difficili sono coloro che hanno uno scopo, un
progetto di vita. Uno dei maggiori problemi della nostra epoca è proprio la mancanza
di scopi e significato nella vita (vacuum esistenziale). La motivazione fondamentale
dell’uomo è dunque la ricerca di significato. Una terapia che parte proprio da queste
idee è la logoterapia, che si basa sull'idea che l'aiuto psicologico attraverso il lavoro
terapeutico debba far sì che l'uomo possa riappropriarsi della sua motivazione di base
e recuperare i valori della responsabilità e della libertà.

Potrebbero piacerti anche