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La repubblica dominatrice

I romani dovevano capire come organizzare il


loro dominio in un’area più vasta di quello della
penisola italiana, alla fine del II secolo
adottarono un governo delle province (Spagna,
Africa, area greca, Sicilia e Sardegna e Gallia) e
ad ogni provincia veniva assegnato un
governante romano che doveva gestire il
comando delle truppe, giustizia, costruzione di
roba e poteva mandare degli editti; I
governatori erano ex consoli e pretori inoltre
dava molto guadagno come carica
I governanti erano molto dispotici e sfruttavano
le terre per arricchirsi imponendo sempre più
tasse a tal punto che nel 149 AC venne creato
un tribunale delle malversazioni per punire le
malefatte dei governatori, poi c’erano i
pubblicani che erano degli esattori di tasse, si
riunivano in società e facevano uso della
violenza; più spremevano dalle provincie più
guadagnavano e ciò era disastroso per le
popolazioni e città provinciali

Fatto sta che Roma si elevò in tutto il


Mediterraneo nel giro di 3 secoli grazie
all’ottimizzazione militare e politica dello stato.
Ci furono conflitti sociali tra patrizi e plebei
attraverso concezioni politiche perché entrambi
volevano l’acquisizione di territori e ricchezze
Alla metà del II secolo AC Roma stava
manifestando il massimo della sua ricchezza ma
incominciarono a manifestarsi sintomi della
crisi della repubblica sino a provocarne la fine.
Le ragioni di questa crisi nascevano dalle
conseguenze sociali delle conquiste dopo le
guerre puniche, prima l’economia romana era
semplice (c’erano piccoli proprietari e pastori)
perché era solo agricola e si usavano mezzi di
scambio arcaici come il bestiame o rame, gli
schiavi erano pochi e la nobiltà faceva la stessa
vita dei normali cittadini
100 anni dopo Roma aveva un territorio molto
esteso e aveva aree molto sviluppate come la
Sicilia in cui poteva ricavare buoni materiali e
materie prime, aveva anche una forza lavoro
illimitata costituita da schiavi (prigionieri di
guerra o persone comprate al mercato) inoltre
era possibile investire per fare affari per
costruire strade, ponti e acquedotti o finanziare
l’esercito, l’economia si basava soprattutto
sulle tasse
Disuguaglianze sociali, povertà
ed emarginazione
La ricchezza non veniva distribuita in modo
paritario perché se ne avvantaggiavano le classi
più ricche come i senatori (aristocratici) ed i
cavalieri ( classe nobiliare composta da cittadini
che si potevano permettere un cavallo)
I contadini italici invece uscirono impoveriti da
questa espansione perché dovettero lasciare le
proprie terre per andare in queste guerre
interminabili, ciò portò alla loro rovina. Si
aggiunse anche il fatto che i prodotti
provenienti dalla Sicilia costavano di meno e
avevano più domanda dei prodotti agricoli dei
contadini italici. Quindi analizzando la
situazione i contadini erano non competitivi,
impoveriti e tassati e ciò li costringeva a dare i
propri terreni ai proprietari e a divenire
lavoratori salariati o emigravano in altre città
per condizioni migliori
Le aziende agricole diminuirono e si espansero i
latifondi ovvero grandi terreni coltivati da
schiavi. Gli schiavi prima erano trattati
umanamente mentre dopo l’espansione
vennero trattati come puri strumenti di
produzione (sottoalimentati, sfruttati e
sottoposti a continue fatiche fisiche) gli schiavi
liberi erano considerati liberti
Intorno al 130 AC la popolazione romana si
espanse e divenne molto popolosa e vivace ma
ricca di problemi sociali, i disoccupati e poveri
emigravano a flotte e vennero detti proletari
(perché erano nullatenenti) e costoro si
ammassavano in appartamenti bui e sporchi
chiamati insulae, caseggiati spesso soggetti a
crolli e incendi, vivevano di espedienti come il
grano fornito dallo stato per farli stare buoni, i
proletari venivano usati come espediente
politico dai capi per una base di consenso

Un altro gruppo sociale in difficoltà era quello


degli italici che dovevano avere la cittadinanza
romana, successivamente ebbero la
cittadinanza ma non potevano accedere alle
cariche e non potevano disporre delle terre
conquistate ma dovevano combattere per
Roma e versare soldi per essa

Politica e cultura
Nell’era della tarda repubblica il sistema non
riuscì a tenere unito lo stato, il vero centro del
potere era il senato che teneva i rapporti
diplomatici con l’estero e nominava i
governanti provinciali ma le delibere dovevano
essere approvate dai comizi, nel corso del
tempo però i comizi divennero sempre meno
rappresentativi perché i contadini costretti
dalle guerre e lontani dalle città non potevano
parteciparvi e nel secondo luogo perché le
assemblee erano manovrate dai ricchi
(cavalieri, aristocratici)

Fine del mos maiorum


Anche il cambio culturale cambiò dalle
conquiste, prima la cultura era molto rurale e
tradizionalista (difesa della patria, devozione
agli dei e alla famiglia) e tali valori erano definiti
mos maiorum (costume degli antenati), tutto
questo crollò per dare spazio ad una nuova
cultura raffinata, nella visione tradizionale
l’istruzione era data dal paterfamilias ma a
partire dal II secolo AC incominciarono a
diffondersi le scuole gestite da insegnanti greci
che insegnavano l’educazione della cultura
ellenistica (grammatica, matematica, filosofia,
musica e retorica ovvero l’arte del parlar bene
tipica dei politici)

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