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Terminati gli studi all'Accademia Ligustica, nel 1859 si reca a Firenze per il perfezionamento, frequenta

lo studio Duprè e gli aderenti alla corrente fiorentina dei Macchiaioli. Pur stabilendosi a Firenze, Rivalta
mantiene robusti legami con Genova.

Statua equestre dedicata a Giuseppe Garibaldi a Genova

In questa città, al Cimitero di Staglieno, ci sono numerose sue opere e alcune di queste sono la Tomba
Carlo Raggio, del 1872, la Tomba Drago del 1884, (per Giulio Cesare Drago, il donatore della ringhiera
del ponte di Carignano), la Tomba Pallavicino del 1892, laTomba Ghigliani, ecc.
Dal 1874 è titolare della cattedra di Scultura all'Accademia di Firenze.
È evidente nel suo lavoro una forte tendenza all'impostazione di tipo realistico. Fra le molte opere di
Rivalta che arredano Genova non è da dimenticare la statua equestre di Giuseppe Garibaldi, in piazza
De Ferrari, davanti al teatro Carlo Felice e all'Accademia Ligustica.
Statua rappresentante il pittore e scenografo Nicolò Barabino

Specialmente nella plastica del cavallo di questa statua è da rimarcare la tendenza realistica e l'abilità
tecnica del modellato, caratteristica della scuola fiorentina, che ha dettami secondo i quali la scultura
passa ancora attraverso la laboriosa fase del disegno preparatorio.
Numerose le sue statue commemorative di eroi dell'unità nazionale.
Rivalta esegue, all'incirca nello stesso periodo, due statue bronzee per il Comune di Sampierdarena,
prossimo alla città di Genova. Di queste due statue una, in piazza Monastero, raffigura sempre Giuseppe
Garibaldi, questa volta in piedi. L'altra ritrae il pittore Nicolò Barabino, nato a Sampierdarena, nella piazza
omonima.
Nel centro di Genova, in piazza Caricamento, è sempre sua la statua di Raffaele Rubattino. Tra le sue
opere il busto di Cristoforo Colombo inviato a Detroit(Michigan), del 1910.
Il soggetto di Cristoforo Colombo è trattato anche da un suo allievo, Francesco Caroni, che
nel 1892 esegue la statua di Cristoforo Colombo seduto e meditabondo, attualmente nel cortile del
Liceo Colombo a Genova.
Sempre al 1892 risale la Statua equestre di Vittorio Emanuele II collocata originariamente nella Piazza
Grande di Livorno e successivamente spostata davanti al vicino Palazzo del Governo.
Altro lavoro molto conosciuto di Rivalta, opera compiuta al termine della sua carriera artistica, sono i
gruppi scultorei della Forza del Vittoriano di Roma: si tratta di uno dei quattro gruppi di statue in marmo
botticino sui pilastri della scalea, alti circa 6 metri.
Intorno al 1859 si arruola volontario nell'armata dei Carabinieri combattendo per la liberazione dell'Italia
e in seguito, tornato a Firenze, entra nello studio di Giovanni Duprè.
Intorno al 1861 vince il concorso per il monumento a Cavour in Torino che non viene realizzato perché
l'artista è considerato troppo giovane, affidando l'incarico così a Duprè.
Professore del Collegio Accademico delle Belle Arti di Firenze dal 1870, nel 1883 vince il concorso per
il monumento equestre a Vittorio Emanuele II a Livorno; per la stessa città realizza il monumento a
Garibaldi (1889).
Autore del monumento a Raffaele Rubattino (1889) e a Garibaldi (da un bozzetto del 1889 e inaugurato
il 15 ottobre 1893) a Genova, per la città di Chiavari realizza quelli a Mazzini, Garibaldi (1890) e Vittorio
Emanuele II, mentre nel 1897 esegue a Firenze quello a Bettino Ricasoli. Insieme ad Antonio
Garellanel 1901 realizza a Trieste il monumento a Rossetti.
Del 1905 è il Garibaldi di Sampierdarena e per il monumento a Vittorio Emanuele II a Roma esegue la
statua allegorica raffigurante La Forza (1910 circa).
Autore di monumenti funerari, ritratti e opere di genere, alla Mostra Italiana del 1861 espone Zuavo
ferito, partecipa alle rassegne della Promotrice di Belle Arti di Torino dal 1863 e alla Fiorentina
Primaverile del 1922 presenta i bronzi La prima morte, La sacra famiglia ed Ercole che abbatte il
centauro, quest'ultimo già proposto a Londra nel 1904.
Alla Quadriennale di Torino del 1902 propone San Giovannino e alla Biennale di Venezia del 1903
espone In Arcadia. Nel 1915 espone Satiro e Ninfaall'Internazionale di San Francisco. Nella Galleria
Nazionale d'Arte Moderna di Roma sono conservate le opere G. B. Niccolini, del 1864, orientata verso il
gusto realista di Adriano Cecioni, Giocatore di trottola, più volte riprodotto, Bimbo che scherza con la
capra, Ritorno dalla posta e Fauno danzante.
Nella Galleria d'Arte Moderna di Milano è conservato il bronzo Anteo, mentre nel museo di
Lima Baccanale (1904). Altre sue opere sono anche nella Galleria d'Arte Moderna di Firenze.
Suo figlio Carlo (1887–1941), scultore, è stato suo allievo.

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