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Sotto le macerie del muro

prof. Alessandro Ceci

Direttore Scientifico del “Campus degli Studi e delle Universit à di Pomezia” Docente di Filosofia Politica della “Libera Universit à del Mediterraneo – Jean Monnet”

Accade, nei paesi arabi, come accadde nel 1918, che “i troni d'Europa cadevano l'uno sull'altro con spaventoso clamore”. Come nell'Europa del 1918 prima e poi nell'Europa del 1989, ci ò che determina la catena rotolante dei troni arabi è la mutazione del principio di legittimit à nel sistema delle relazioni internazionali.

I principi di legittimit à del potere si sono rincorsi e sostituiti, nel mondo, uno dopo l'altro. La Società delle Nazioni assicurava il principio della Sicurezza di popoli e Stati. Hitler ha bruciato quel principio e tutta la sua legittimit à sul corridoio di Danzica, mostrando al mondo come quella presunzione di sicurezza fosse una scusa banale per la propria violenta supremazia; come fosse in realtà il presupposto della insicurezza altrui. L'ONU rappresentava emblematicamente l'avvento del principio di legittimazione dell'equilibrio (balance of power) che, dopo Yalta, ha governato il mondo nell'epoca dei blocchi contrapposti e della pi ù veloce accelerazione. Paradossalmente, sempre in Germania, con la caduta del Muro di Berlino è caduto il principio di legittimit à dell'equilibrio internazionale. Da allora, nel mondo si è aperto un vuoto, uno squarcio che ha innalzato violentemente i conflitti intra ed interstatali, ha frammentato e disgregato Stato e Territorio, ha invertito il cleavage di separazione del mediterraneo: dalla verticale anticomunista alla orizzontale antislamica. Sono state assorbite dal buco nero della delegittimazione tutte le energie di regolamentazione delle politiche internazionali: e per tutte due, la polizia internazionale di Clinton e l'esportazione della democrazia di Bush.

In realt à siamo ancora sotto le macerie del muro. Quelle macerie si chiamano vuoto di legittimit à. A partire dal crollo del muro di Berlino siamo entrati tutti in quello stato di liminalit à politica, fatto di terrore e solitudine, la dimensione della assenza di legittimità di ogni potere e finora non sapevamo come sarebbe andata a finire. Il vuoto di legittimit à è una condizione politica paurosa. Come scrisse Guglielmo Ferrero: “Quando l'ornamento è brillante e l'essenza si riduce a un principio convenzionale arido e discutibile, vi è sempre pericolo che un popolo o un'epoca finiscano per confondere l'ornamento e la sostanza, e ne derivino gravi disordini”. Il vuoto di

legittimit à lascia il mondo in confusione. Ciascuno cerca qualche certezza talvolta nefasta. Sia la polizia internazionale, sia la democrazia da esportazione sono state due espressioni dell'ignoranza:

nessuno è riuscito a capire il vuoto di potere dopo il crollo del principio di legittimit à dell'equilibrio sotto le macerie del muro. Qualcuno in preda a categorie interpretative arrugginite estende questa confusione ai rivoltosi arabi e ai comici gesti dei tiranni in crisi. Si sentono spericolate, se non addirittura inutili disquisizioni sulla natura laica o fondamentalista dei movimenti in subbuglio. Io credo, invece, che l'effetto domino degli Stati arabi sia una occasione per scoprire una tendenza molto precisa del destino del sistema delle relazioni internazionali. Finalmente una logica, sebbene non lineare, almeno coerente contro l'insignificanza di interpretazioni teologiche anche occidentali.

Ciò che sta avvenendo nel sud del mediterraneo disegna una forma, una morfologia politica del mondo futuro. Sotto le macerie del muro sono finite tutte le sovranit à. Gli stati sono diventati tecnostrutture di potere nelle mani di lobbies aggressive, pi ù o meno sofisticate. Tutti i fenomeni a cui abbiamo assistito, dalla distruzione delle Twin Towers a Beslan, dalla frantumazione dei sistemi integrati di alleanze al dominio videopolitico delle relazioni sociali, hanno seppellito la sovranit à degli Stati sotto una miriade di macerie e sprofondato il principio di legittimit à del potere dentro il vuoto polveroso di micro violenza nelle relazioni globali. L'espressione pi ù emblematica della caduta del principio di legittimit à è la morte indifferente e ostentata diffusa dagli uomini bomba.

La previsione di Ferrero avviene nell'area araba: “tutte le sovranit à sono belve pericolose,

pronte a sbranare quando si sanno o si credono minacciate”. Ma dietro la famelica voracit à di vite

delle sovranit à contese e contestate si vede la nuova morfologia politica del mondo, la sostituzione del principio di legittimit à nelle relazioni internazionali: non pi ù la sicurezza, non pi ù l'equilibrio, ma l'egemonia, forse la stessa di gramsciana memoria.

Di fronte alla egemonia culturale della nazionalit à, gli Stati sono diventati totalmente

obsoleti, organizzazioni insignificanti, funzionali ai gruppi di potere emergenti e/o conservatori totalmente sconnessi dal network sociale dei popoli. Gli Stati sono: o strumenti tecnocratici per l'affermazione di alcune supremazie senza sovranit à delle lobbies finanziarie; o strumenti di repressione teocratica di aristocrazie fondamentaliste. Ci ò che sta avvenendo nella geopolitica del mondo è l'esordio del principio di legittimazione della egemonia che troppo spesso scade in supremazia. La morfologia è quella di nazionalit à distese su piattaforme continentali, indipendentemente dalle organizzazioni statali in cui sono suddivise per il potere e l'amministrazione. Grandi

piattaforme territoriali di nazionalit à che assorbono gli Stati e i loro insignificanti e incontinenti confini; piattaforme di nazionalit à egemoniche in grado di autogestire la propria propensione al consumo, il presupposto moderno di ogni ricchezza e di ogni democrazia. Alcune sono gi à visibili, come quella Nord Atlantica che va dagli USA alla Russia o quella Cinese che domina una parte fondamentale del Sud Est Asiatico tra l'oceano Pacifico e quello Indiano. Altre sono in formazione, come appunto quella araba, quella sudamericana e quella indiana. Altre si formeranno, come quella sudafricana e quella australiana. Insomma, un certo numero di nazionalit à egemoniche e spesso sovrapponenti, essenzialmente distese su piattaforme continentali trasversali e integrate da sistemi di comunicazione multimediale. Cibernetica e territorio. Cibernetica sul territorio. Cibernetica del territorio. E tutte queste spinte virulente che tentano di uscire dalle macerie del muro, sostituiranno le strutture organizzative dei governi del mondo con politiche di governance. Gli unici troni che resistono sono proprio quelli che si piegano alla governarce e abbandonano la rigidit à formale dei governi. Si affermer à la egemonia nazionale cognitiva e culturale come nuovo principio di legittimit à come “giustificazioni del potere, cio è diritto di comandare; perch è fra tutte le ineguaglianze umane nessuna ha conseguenze tanto importanti e perci ò tanto bisogno di giustificarsi, come l'ineguaglianza derivante dal potere”.