Sei sulla pagina 1di 40

Università degli studi di Trieste

Facoltà di Ingegneria
Corso di laurea triennale in Ingegneria civile

SISTEMI DI TRAZIONE MAGNETICA:


NUOVI MATERIALI

Relatore: Prof.ssa FLAVIA GENEL


Correlatore: ELISA MONTI DI SOPRA

Candidato: RICCARDO BUOSO

Anno Accademico 2008 - 2009


Indice

1 introduzione: treno a levitazione magnetica

2 sospensione magnetica

3 tipi di sospensione magnetica

4 superconduttività

5 materiali superconduttori

6 superconduttori a bassa temperatura critica

7 superconduttori ad alta temperatura critica

8 nuovi superconduttori

9 applicazioni superconduttori

10 conclusioni
1- Treno a levitazione magnetica

Il treno a levitazione magnetica rappresenta senza ombra di dubbio una delle

applicazioni più importanti e significative degli ultimi anni, in grado di

rivoluzionare con le sue innovazioni il sistema dei trasporti di massa, sia per

quanto riguarda le prestazioni che per la tecnologia impiegata. Il maglev è un

tipo di treno che viaggia sospeso in aria su una rotaia o guidovia grazie alla

repulsione e attrazione magnetica, che vengono utilizzate anche come mezzo di

locomozione. Essendo il treno sospeso in aria non ha un reale contatto con la

rotaia e quindi l'unica forza che si oppone al moto del treno è quella dovuta

all'attrito con l'aria. Si parla di sospensione a cinque assi, dato che il moto nella

direzione di avanzamento del veicolo deve essere lasciato libero. I vantaggi

della levitazione magnetica sono in questo caso notevoli. Per prima cosa non vi

è contatto tra le parti dotate di moto relativo e pertanto non vi è né attrito né

usura. Si possono quindi raggiungere velocità relative anche molto elevate e la

potenza richiesta per il moto è minore di quella che si ha nelle soluzioni

convenzionali. L'assenza di usura permette di aumentare la vita tecnica dei

veicoli, riducendo i costi di manutenzione; inoltre l'assenza di strisciamenti tra

le parti in moto rende superflua la presenza di lubrificanti. I treni a levitazione

magnetica permettono di eliminare anche gran parte dei costi dovuti al

deterioramento delle rotaie ed alle vibrazioni eccessive alle alte velocità in


quanto viaggiano sospesi sui binari. Il fatto che i maglev non siano a contatto

con la guidovia presenta ulteriori vantaggi, soprattutto rispetto ai treni

convenzionali: una capacità di accelerazione e frenatura superiori, la possibilità

di affrontare percorsi con pendenze più accentuate ed una migliore funzionalità

in caso di pioggia, neve e ghiaccio. Sono molto efficienti da un punto di vista

energetico su tratte lunghe diverse centinaia di chilometri: per ogni passeggero

richiedono circa metà dell'energia necessaria ad un tipico aereo commerciale.

Infine, come altri sistemi di trasporto elettrici, risultano meno inquinanti

rispetto ad aerei, locomotive diesel e automobili e presentano una rumorosità

ridotta. L'attività di ricerca sui veicoli a levitazione magnetica è in corso da più

di trent'anni e in questo periodo di tempo sono state testate diverse soluzioni

che hanno ottenuto un buon successo da un punto di vista tecnico. Ma forse è

proprio in questa affermazione della tecnologia dei maglev che si deve ricercare

una delle cause, assieme ai costi elevati che comporta in termini di

infrastrutture e di materiali, della mancata diffusione commerciale (fatte poche

eccezioni) dei veicoli a levitazione magnetica poiché il loro successo tecnico,

aprendo nuove frontiere, ha spinto a migliorare le prestazioni dei veicoli

tradizionali. Infatti la possibilità concreta di sviluppo di sistemi concorrenziali

ha di fatto stimolato la ricerca sui sistemi ferroviari a ruote, volta ad aumentarne

le prestazioni soprattutto in termini di velocità che ha portato alla realizzazione

delle linee ad alta velocità per il servizio commerciale.


2- Sospensione magnetica

La levitazione magnetica o sospensione magnetica è un metodo con il quale

un oggetto è sospeso su di un altro oggetto senza un supporto oltre ai campi

magnetici. La forza elettromagnetica viene usata per contrastare gli effetti della

forza gravitazionale. Per tutto l'Ottocento si è discusso sulla possibilità di far

volare macchine più pesanti dell'aria, ed all'inizio del nuovo secolo sono

comparse le prime macchine che, grazie alla sostentazione aerodinamica,

riuscivano a sollevarsi dal suolo. L'uso di ali, e poi di rotori, ha però poco a che

vedere con la vera e propria levitazione senza contatto e richiede macchine

grandi e ingombranti, spesso in moto a grande velocità, ed una notevole spesa

energetica. Più vicini al concetto di levitazione arrivano dispositivi quali i

veicoli a cuscino d'aria ed i supporti ad aria, in cui un sottile velo di aria

compressa mantiene un oggetto staccato dalla superficie di appoggio. La

scoperta dei fenomeni elettromagnetici ha aperto nuove strade, e molti inventori

e scienziati si sono cimentati con questa nuova sfida: la levitazione magnetica.

L'uso di forze magnetiche di attrazione (sospensione magnetica) o di repulsione

(levitazione magnetica vera e propria) permette di realizzare un vero e proprio

supporto senza contatto, anche in assenza di aria. Alla fine del XIX secolo i

progressi nella comprensione dei fenomeni elettromagnetici permisero di

chiarire che era, in effetti, possibile usare forze magnetiche per ottenere la
levitazione senza contatto, ma che allo stesso tempo era molto difficile garantire

la stabilità dell'equilibrio. Nel 1842 S. Ernshaw aveva pubblicato un articolo

che, anche se direttamente non aveva niente a che fare con la levitazione

magnetica, dimostrò che una particella elettricamente carica posta in un campo

elettrico è in equilibrio instabile. Questo risultato, noto come teorema di

Ernshaw, è spesso considerato come la dimostrazione teorica dell'impossibilità

di ottenere la levitazione magnetica passiva. L'impossibilità di levitazione

stabile non riguarda né i materiali diamagnetici né i superconduttori, che quindi

possono levitare in modo stabile in un campo magnetostatico, né particolari

configurazioni in cui intervengano altri fenomeni dinamici non compresi nel

teorema di Ernshaw e nelle sue generalizzazioni. Verso la fine del XIX secolo

sono state realizzate alcune applicazioni della sospensione magnetica nel campo

delle macchine rotanti, in cui tuttavia la sospensione non era completamente

senza contatto. Infatti per stabilizzare il corpo in levitazione è possibile, senza

violare il teorema sopra citato, realizzare soluzioni in cui la sospensione

magnetica è stabile in alcune direzioni, mentre un supporto meccanico

convenzionale stabilizza l'oggetto nelle direzioni in cui si avrebbe instabilità.

Tali soluzioni, utili per ridurre il carico agente sui cuscinetti meccanici,

vengono oggi definite sospensioni ibride. Fu solamente con i progressi nel

campo della scienza dei controlli automatici e dell'elettronica che fu possibile

realizzare sospensioni magnetiche controllate, dotate cioè di un sistema di


sensori che rilevano la posizione dell'oggetto sospeso e di un sistema di

controllo in grado di pilotare gli amplificatori di potenza che alimentano gli

elettromagneti di sospensione in modo da stabilizzarlo nella posizione voluta.

Tali sistemi sono necessariamente attivi in quanto necessitano di una fornitura

di potenza dall'esterno. Nel 1930 J.W. Beams dell'Università della Virginia a

Charlottesville riuscì a realizzare una sospensione magnetica, che oggi verrebbe

definita ad un asse attivo, per una centrifuga ad alta velocità. Il primo sistema a

levitazione magnetica senza contatto era stato realizzato con successo e si era

dimostrato utile in un'applicazione pratica. Nel 1933 K.W. Meissner e R.

Ochsenfeld scoprirono che i superconduttori si comportavano come diamagneti

perfetti, respingendo i campi magnetici e generando in questo modo una forza

repulsiva (effetto Meissner). Pochi anni dopo fu chiaro che ciò permetteva di

realizzare un sistema di levitazione magnetica passiva in grado di generare

forze di repulsione ben superiori a quelle, debolissime, ottenibili mediante i

materiali diamagnetici convenzionali.


3- Tipi di sospensione magnetica

I maglev si basano su un effetto indesiderato dei motori lineari, ovvero la

presenza di forze normali alla direzione del moto che possono essere di origine

elettromagnetica oppure elettrodinamica. Tale effetto è stato sfruttato per

sviluppare due differenti modi per alimentare i sistemi ferroviari a levitazione

magnetica. Il primo, chiamato “sospensione elettromagnetica” (EMS, Electro-

Magnetic Suspension), utilizza la forza attrattiva tra elettromagneti

convenzionali montati alle estremità di una coppia di strutture site sotto il treno,

che avvolgono i fianchi e la parte inferiore della guidovia (induttore) e la

guidovia stessa (indotto). I magneti, attratti verso il binario laminato in ferro,

contrastano il peso del veicolo e permettono di mantenerlo sospeso sopra la

guidovia. Questo sistema, che viene mantenuto con il consumo di energia

elettrica, è intrinsecamente instabile: se il traferro, cioè lo spessore dell'aria tra

la parte mobile e quella fissa del sistema, varia, l'equilibrio viene perso. Per

questo motivo la distanza tra gli elettromagneti e la guidovia, che è di circa 10

mm, deve essere costantemente misurata e corretta da un computer per impedire

al treno di urtare la guidovia stessa. Si rende quindi necessaria una regolazione

continua dell'eccitazione degli elettromagneti. In altre parole si va a regolare la

corrente che va ad alimentare gli elettromagneti in modo da variare il flusso e di

conseguenza anche la forza che tiene in aria il veicolo. La forza di sospensione,


in questo caso, è indipendente dalla velocità per cui il veicolo rimane sempre

alzato da terra. E' il caso del Transrapid tedesco. Il secondo sistema, chiamato

“sospensione elettrodinamica” (EDS, Electro-Dynamic Suspension), per

ottenere la levitazione del treno sfrutta la forza che si genera dall'interazione tra

i magneti installati sul veicolo (induttore) e le strisce o gli avvolgimenti

elettricamente conduttivi in rame o alluminio siti sul binario (indotto). Queste

potenti elettrocalamite, muovendosi attraverso bobine non alimentate disposte

lungo le guide del sistema, inducono campi magnetici con polarità tali da

sollevare il veicolo. In questo caso la forza è di tipo repulsivo per la legge di

Lentz, la quale afferma che ogni variazione di flusso concatenato produce un

effetto che si oppone alla propria causa, ossia tale da ridurre la variazione di

flusso stesso. Tale sistema è intrinsecamente stabile e non richiede monitoraggi

e correzioni: infatti se le bobine subiscono uno spostamento, si sviluppa una

forza di reazione che tende a riportare nella posizione iniziale il tutto. Inoltre,

tra la guidovia ed il veicolo vi è un gioco relativamente ampio, in genere

compreso tra 100 e 150 mm. Tuttavia, in questo caso sono necessari degli

organi di sospensione ausiliari in quanto la levitazione dipende dalla velocità. E'

il caso del Linear Express giapponese. Sia il sistema EMS che l'EDS, per

consentire il movimento del treno mantenendolo sospeso sopra il binario,

utilizzano un'onda magnetica che si propaga lungo la guidovia. In entrambi i

casi si tratta di soluzioni eteropolari in quanto gli avvolgimenti in corrente


continua si trovano sia sulla parte mobile sia sulla parte fissa del maglev.

Esistono poi le sospensioni ibride sfruttano uno o più supporti meccanici per

stabilizzare le direzioni che sarebbero naturalmente instabili. Tali

configurazioni non sono quindi veramente senza contatto e pertanto, se il corpo

sospeso è in moto, si ha comunque usura ed attrito. E' tuttavia possibile sfruttare

le forze magnetiche per ridurre il carico sull'appoggio meccanico riducendo ad

esempio la resistenza al moto, oppure l'usura o ancora la necessità di usare

lubrificanti in alcune parti critiche della macchina. L'avvento della

superconduttività in questo ambito ha portato alla levitazione con

superconduttori passivi (HTS, High Temperature Superconductors), sistema di

sospensione passiva in cui il peso del veicolo è contrastato dalla repulsione

indotta da materiali superconduttori raffreddati a temperature criogeniche

esposti a campi magnetici (in genere dovuti a magneti permanenti). Questi

magneti superconduttori sono più costosi dei magneti convenzionali e

richiedono un sistema di refrigerazione installato sul treno che li mantenga a

bassa temperatura. Lo sviluppo di questo tipo di levitazione ha portato a quella

che di fatto è la definizione di un terzo sistema di alimentazione per i maglev:

l'inductrack. Inductrack è una tipologia di treno a levitazione magnetica

completamente passivo: il sistema si basa su anelli di fili non alimentati

innestati nel tracciato e su magneti permanenti, in configurazione array

Halbach, utilizzati per far levitare il treno. Sono utilizzati magneti permanenti al
neodimio ferro boro, che anche a basse velocità sono in grado di generare una

forza di levitazione sufficiente a sollevare 50 volte il peso dei magneti. Un array

Halbach è una particolare unione di magneti permanenti disposta in modo da

rafforzare il campo magnetico lungo una faccia dell'array e nel contempo

cancellare per interferenza il campo magnetico nella faccia opposta. Nel

disegno il campo magnetico è rafforzato nel lato inferiore e cancellato nel lato

superiore.

Figura 1: Configurazione tipo di un array Halback

L'effetto venne individuato da Mallison nel 1973 e descritto come curiosità

magnetica; oggi questi elementi sono componenti fondamentali della tecnologia

utilizzata per i maglev inductrack. Questi treni richiedono potenza elettrica solo

per il movimento del convoglio mentre gli array Halback respingono le linee di
forza generate dai fili sepolti nella tratta ferroviaria sollevando il convoglio; il

movimento del convoglio poi incrementa la forza levitante indotta nei fili. Una

variante utilizza due array Halbach per raddoppiare il campo magnetico senza

incrementare sostanzialmente il peso ed ottenendo una minor richiesta di

energia a velocità ridotte. L'inductrack rientra nelle soluzioni omopolari,

caratterizzate da avvolgimenti di eccitazione e di indotto collocati solo sulle

piste. In questo modo il veicolo richiede solo la potenza per i sistemi ausiliari

(come illuminazione e climatizzazione) e quindi risulta non alimentato. Si

adotta una rotaia con magneti permanenti non continui su tutto il percorso, ma

tali che il vagone di testa tocchi la tratta successiva alimentata prima che

l'ultimo vagone abbia abbandonato la sua. La funzione di propulsione, in questo

caso, è separata da quelle di levitazione e di guida. Questa soluzione doveva

essere adottata dallo Swissmetro, progetto svizzero che prevedeva la

costruzione di un maglev sotterraneo che avrebbe permesso di ovviare ai

problemi di spazio (per nuovi percorsi ferroviari in superficie), di impatto

ambientale e di attrito con l'aria (perchè viaggiando in gallerie sotterranee

“sottovuoto” sarebbero stati molto minori); purtroppo il progetto si è arenato,

anche a causa dei costi elevati.


4- Superconduttività

Una tra le scoperte più importanti ed eccitanti degli ultimi anni è stata quella

della superconduttività ad alta temperatura nel 1986, in materiali ceramici del

tipo La2-xBaxCuO4-x e YBa2Cu3O7. Prima di questa scoperta si riteneva che la

superconduttività fosse confinata a temperature molto basse, a pochi gradi dallo

zero assoluto. Ora, con il materiale YBa2Cu3O7 in particolare, sappiamo che la

superconduttività si manifesta in un intervallo che, dallo zero assoluto, arriva

fino al punto di ebollizione dell’azoto liquido, 77 K. Così, se in un primo tempo

la superconduttività veniva considerata dai più come una curiosità da basse

temperature, che non poteva essere studiata al di fuori delle normali condizioni

di laboratorio, nel giro di pochi mesi diventò un fenomeno facilmente

accessibile e che si prestava ad tantissime nuove ed eccitanti possibilità di

applicazione. Ma cominciamo dall'inizio. La strada verso la superconduttività

fu aperta dallo studio sulla refrigerazione a basse temperature. Nel 1908 gli

esperimenti sulla liquefazione dell’elio dell’olandese Heike Kammerlingh-

Onnes, che si era prefisso come obiettivo principale della sua lunga carriera

quello di esplorare le bassissime temperature, portarono ad indagare un gran

numero di fenomeni nell’intervallo di temperature da 1 K a 14 K. Uno dei primi

esperimenti che egli condusse fu la misura della resistività di numerosi

materiali in funzione della temperatura. A quel tempo vi erano due ipotesi al


riguardo: la prima voleva che gli elettroni fossero 'congelati' dall'abbassarsi

della temperatura, la seconda ipotesi suggeriva una diminuzione della resistenza

al diminuire della temperatura permettendo alla corrente un flusso imperturbato

o quasi. Onnes fece passare una corrente attraverso un filo di mercurio

purissimo misurando la resistenza all'abbassarsi della temperatura. Così egli

scopri nel 1911 che la resistenza elettrica di un campione di mercurio puro

precipitava drasticamente da 0.08 Ω un poco sopra i 4.2 K a meno di 3 x 10-6 Ω

a circa 4.2 K. Questo crollo avveniva in un intervallo di 0.01 K (Figura).

Onnes affermò che “il mercurio era passato in un nuovo stato che in base alle

straordinarie proprietà elettriche può essere indicato come stato

superconduttivo”. L'esperimento non lasciava dubbi circa la scomparsa della


resistenza nel filo di mercurio. Il fenomeno fu chiamato superconduttività. Lo

scienziato intuì subito l'importanza della scoperta anche da un punto di vista

commerciale: un conduttore privo di resistenza può trasportare corrente a

qualsiasi distanza senza perdite. In uno dei dei suoi esperimenti Onnes fece

passare una corrente in un filo chiuso raffreddato a 4 K; un anno dopo la

corrente ancora fluiva nel filo senza perdite misurabili. Onnes trovò che i

superconduttori permettono l'esistenza di quelle che lui chiamò correnti

persistenti, cioè correnti elettriche che continuano a fluire senza una differenza

di potenziale che le sostenga. Il fisico olandese vinse il premio Nobel per la

Fisica nel 1913. L’aspetto più notevole di tutti i materiali superconduttori è che

al di sotto di una certa temperatura critica, Tc, la resistenza elettrica si riduce a

zero. Dal tempo della scoperta si è trovato che un gran numero di elementi

metallici e leghe, e perfino alcuni semiconduttori drogati, sono superconduttori.

Nei metalli e nelle leghe Tc è normalmente nell’intervallo 1 – 18 K. Prima del

1986 la scoperta del superconduttore Nb3Sn fece orientare gli sforzi

principalmente verso i composti intermetallici. Con una Tc di 23.3 K nella

specie Nb3Ge sembrò però di aver raggiunto un limite. Nonostante i molti sforzi

di far salire questo limite esso rimase tale fino al 1986. Un grande salto in

avanti fu la scoperta nel 1986 da parte di due ricercatori dell’IBM di Zurigo, J.

G. Bednorz e K. A. Müller, della superconduttività in una fase La-Sr-Cu-O con

Tc di circa 36 K. Per questo fu conferito loro il Nobel per la fisica nel 1987. A
questa scoperta fece seguito a breve la sintesi di YBa2Cu3O7 con Tc di 91 K e di

molti altri cuprati complessi di Bi, Tl e Hg con Tc maggiori, fino al record

attuale (a pressione ambiente) di 135 K. Inoltre, ci sono probabilmente delle

evidenze di Tc fino a 200 K in condizioni particolari. Nessuno ha però descritto

finora un superconduttore a temperatura ambiente. Ci occuperemo per prima

cosa delle proprietà fondamentali che distinguono un superconduttore da altri

solidi. Verranno poi brevemente presentate le linee fondamentali della teoria

microscopica della superconduttività, formulata da Bardeen, Cooper, e

Schrieffer (teoria BCS). Considereremo poi differenti classi di materiali

superconduttori. Infatti, dati i limiti della teoria BCS che, non solo non può

stimare i valori Tc in ogni sistema, ma non riesce a prevedere se un materiale è

superconduttore o meno, è necessario stabilire correlazioni empiriche tra Tc e la

composizione chimica, le proprietà atomiche, la struttura etc. Solo grazie a

queste analisi la ricerca sui superconduttori ad alte T ha potuto fare progressi. I

superconduttori hanno diverse caratteristiche, una delle quali è la resistenza

nulla al flusso di corrente elettrica, così che una ‘supercorrente’ potrebbe fluire

indefinitamente. Correnti introdotte in superconduttori, pur in assenza di

campo, non hanno mostrato alcun decadimento osservabile (il record di

osservazione su un campione sembra essere di due anni e mezzo). La resistenza

elettrica di una piccola pastiglia di YBa2Cu3O7 in funzione della temperatura è

mostrata in Figura. Sotto i 90 K, nello stato superconduttore, la resistenza è


nulla. Sopra ca. 92 K il materiale è metallico e la resistenza cresce

gradualmente col crescere della temperatura.

Va notato che mentre i buoni conduttori elettrici, come i metalli, sono anche

buoni conduttori di calore, i superconduttori sono in generale cattivi

conduttori termici. La temperatura critica, Tc, è quella alla quale avviene la

transizione metallo-superconduttore in assenza di campo magnetico applicato,

vedi Figura. La Tc diminuisce in presenza di un campo magnetico.


Per un metallo normale la resistività ha un andamento del tipo

ρ(T) = ρ0 + BT5

dove ρ0 deriva da interazioni con impurezze e difetti e il termine in T5 deriva

dalle interazioni (scattering) elettroni-fononi. Sotto la Tc tali interazioni

scompaiono e la resistività crolla a zero. Prima della scoperta dei

superconduttori ceramici ad alta temperatura (come YBa2Cu3O7),


l’interpretazione della superconduttività era basata sulla teoria BCS, che

implicava la debole associazione di elettroni a coppie, le ‘coppie di Cooper’.

Le coppie si muovono cooperativamente attraverso il reticolo in modo tale da

‘schivare’ le collisioni elettrone-fonone. Contrariamente a quello che potrebbe

essere intuitivo, un superconduttore ha una alta resistenza a temperatura

ambiente, perchè esso presenta forti interazioni elettrone-fonone. Sta di fatto

che i migliori conduttori a temperatura ambiente, argento e rame, non

manifestano alcuna proprietà di superconduzione. I superconduttori non

hanno bassa resistenza elettrica al di sopra della loro Tc. La resistenza nulla

al flusso di corrente elettrica non costituisce l'unico motivo di meraviglia; il

comportamento dei metalli superconduttori in un campo magnetico esterno è

altrettanto sbalorditivo. Nel 1933 due fisici tedeschi, Karl Walther Meissner e

Robert Ochsenfeld, scoprirono che i superconduttori, oltre ad essere perfetti

conduttori di elettricità, sono anche dei perfetti materiali diamagnetici, capaci

cioè di espellere il flusso magnetico che contengono quando vengono

raffreddati al di sotto della propria temperatura di transizione. Si formano delle

correnti elettriche superficiali che creano un campo magnetico addizionale che

cancella esattamente quello applicato. La completa espulsione del flusso

magnetico è nota oggi sotto il nome di effetto Meissner, (vedi Figura sotto). In

(a) si vede la repulsione di un superconduttore M da parte di un campo

magnetico, mentre in (b) si vede l’effetto della levitazione: la signora


giapponese è inginocchiata su un disco di materiale magnetico che sta

fluttuando su un letto di materiale superconduttore (Yba2Cu3O7).


L'effetto Meissner avviene solo se il campo magnetico è relativamente piccolo:

se questo è troppo grande penetra nel superconduttore e il metallo perde il suo

stato superconduttivo. Quando un campione nello stato superconduttore,

ottenuto per raffreddamento in N2 liquido, è sospeso tra i poli di un magnete

esso viene espulso. Man mano che il campione si riscalda perde la sua

superconduttività e torna all'interno del campo magnetico. Il diamagnetismo per

molti chimici rappresenta solo un debole effetto repulsivo abbastanza poco

interessante mostrato da tutti i materiali verso un campo magnetico, un fattore

correttivo necessario quando si fanno misure accurate di suscettività

paramagnetica. Il diamagnetismo perfetto dei superconduttori al contrario è un

effetto di enorme importanza che può avere applicazioni notevoli. Assieme

all'assenza di resistenza, è stata proprio questa capacità di espellere il flusso

magnetico a suscitare gli enormi interessi di ricerca nel campo della

superconduttività. Va anche notato che molti esperimenti hanno dimostrato

come la presenza di impurezze magnetiche in un materiale tende ad abbassare

Tc o addirittura a cancellare le sue proprietà di superconduttore (come l’effetto

di un campo

magnetico esterno).
La superconduttività in un certo materiale viene persa: (a) per riscaldamento

sopra una certa temperatura critica Tc, (b) aumentando la forza del campo

magnetico applicato oltre un valore critico del campo Hc o (c) aumentando la

corrente elettrica che lo attraversa oltre una corrente critica Jc (effetto Silsbee).

Questi parametri sono collegati: un diagramma schematico di fase H-T è

mostrato in Figura. Hc cresce gradualmente da 0 a Tc fino ad un massimo allo

zero assoluto. Il valore di Tc è ovvimente di fondamentale importanza per le

applicazioni che dipendono dalla resistenza nulla, mentre Hc controlla la

possibilità o meno che i superconduttori possano essere espulsi da campi

magnetici applicati. Jc è un parametro critico per applicazioni di potenza in cui

si desidera far passare alte correnti attraveso cavi o apparati superconduttori.

Poiché i superconduttori ad alta temperatura sono tutti materiali ceramici,

invece che metalli o leghe, una delle sfide maggiori per i ricercatori è di

produrli in forma di cavi o nastri in cui far fluire una corrente su lunghe

distanze con un valore grande di Jc; i valori di densità di corrente che si

vorrebbero raggiungere sono dell'ordine di 106 A cm-2.


5- Materiali superconduttori

Fino agli anni cinquanta le evidenze sperimentali sulla superconduttività

correvano più velocemente dei modelli teorici che potessero spiegare cosa

accadeva a livello microscopico. I modelli quantistici sviluppati negli anni

trenta potevano spiegare la conduttività nei metalli normali, ma non lo stato

superconduttivo. Fu allora che due studiosi russi, Vitalj L. Ginzburg e Ley D.

Landau, svilupparono una teoria fenomenologica della superconduttività.

Osservando ciò che avveniva durante la transizione dallo stato normale a quello

di superconduzione, i due scienziati riuscirono a formulare una serie di

equazioni che descrivevano il fenomeno: non si riusciva però a spiegare a

livello microscopico perchè questo si verificasse. Nel 1957 gli scienziati

cominciarono a scardinare il mistero che attanagliava il fenomeno

superconduttivo. Tre fisici americani dell'Università dell'Illinois, John Bardeen,

Leon Cooper e Robert Schrieffer svilupparono un modello per la comprensione

dei fenomeni fisici microscopici che accadono nello stato superconduttivo. Il

modello è basato su considerazioni di meccanica quantistica e l'idea di base

prevede che in superconduttore gli elettroni condensino in uno stato quantistico

di energia minima e viaggino collettivamente e coerentemente. Secondo questo

modello gli elettroni di conduzione si propagano senza incontrare resistenza

perchè si muovono in coppie, le cosiddette coppie di Cooper. Lo stato

superconduttivo è caratterizzato dalla temperatura critica (o temperatura di


transizione), insieme al campo magnetico critico e alla densità di corrente

critica. Per valori della temperatura o del campo magnetico al di sopra dei

valori critici, le fluttuazioni termiche o quantistiche distruggono le coppie di

Cooper e di conseguenza lo stato di superconduzione del metallo. Nel 1972 i tre

scienziati vinsero il premio Nobel per la Fisica e da allora la loro teoria

microscopica della superconduttività è indicata come teoria BCS. L'evoluzione

nel tempo delle conoscenze sulla superconduttività aveva portato ad una

classificazione dei materiali superconduttori in due tipi, indicati semplicemente

con I e II. I superconduttori di tipo I tendono ad essere superconduttori in

condizioni di bassa temperatura e debole campo magnetico; se il campo

raggiunge l'intensità critica, la quale dipende dal materiale, entra nel materiale

distruggendo lo stato di superconduzione. Si ha quindi un cambiamento brusco

ed improvviso tra lo stato di superconduttore e metallico (o stato normale).


I superconduttori di tipo II sono molto più utili: essi rimangono nello stato di

superconduzione anche dopo la penetrazione del campo magnetico. I

superconduttori di tipo II possono sopportare campi molto forti (fino a quello

che è chiamato campo critico superiore) e quindi trasportare correnti più

intense. Negli anni cinquanta il fisico russo Aleksej A. Abrikosov pubblicò la

teoria di base sul comportamento di un superconduttore convenzionale di II tipo

in presenza di un campo magnetico.


Prendendo spunto dal lavoro di Ginzburg e Landau, Abrikosov riuscì a

dimostrare che il comportamento magnetico di un superconduttore di tipo II

sotto la temperatura critica dipende dall'intensità del campo applicato e dalla

temperatura. Tale relazione può essere rappresentata da un diagramma di fase

magnetico, il quale mostra che un superconduttore convenzionale ha tre stati

magnetici distinti. Vi è, infatti, uno stato di transizione, il cosiddetto stato

vorticoso (vortex state) o stato misto tra i regimi di superconduttore e metallico

in cui le linee magnetiche di forza riescono a passare nel materiale, ma solo in

regioni ristrette dette vortici. Abrikosov, attualmente presso gli Argonne

National Laboratories di Chicago e premiato assieme a Vitalj Ginzburg e

Anthony Leggett con il Nobel per la Fisica nel 2003, ha ottenuto un altro

importante risultato: ha previsto teoricamente l'ordinamento dei vortici di

supercorrenti (presenti nei superconduttori di tipo II) in un reticolo periodico.

Questi vortici racchiudono quantità discrete di campo magnetico che penetra

nel superconduttore. La configurazione di minima energia per una tale schiera

di linee di flusso (vista stando sopra la superficie) è quella di un reticolo

triangolare. Il reticolo di Abrikosov è stato osservato sperimentalmente con una

struttura a base triangolare e la sua esistenza e stabilità hanno importanti

conseguenze per le applicazioni tecnologiche. Nel 1962 Brian D. Josephson,

ricercatore all'Università di Cambridge, studiò due superconduttori separati da

uno strato di materiale isolante che agisce da barriera al flusso di corrente.


Ebbene, nel caso lo spessore della barriera non sia troppo grande le coppie di

Cooper possono passare per effetto tunnel attraverso la barriera senza dividersi,

e quindi la giunzione funziona come un debole superconduttore. La corrente

critica vale a dire la supercorrente massima che può attraversare la giunzione

dipende dalla dimensione della giunzione, dal tipo di materiale superconduttore

e dalla temperatura. Questo fenomeno, che prende il nome di effetto

Josephson, fu verificato alcuni mesi più tardi da Philip W. Anderson e John M.

Rowell dei Bell Telephone Laboratories. Nel 1973 Josephson ricevette il premio

Nobel per la Fisica in onore dell'effetto che era ormai universalmente

riconosciuto come effetto Josephson. Nel 1986 J. Georg Bednorz e K. Alex

Muller nei laboratori IBM di Zurigo conducevano esperimenti su una

particolare classe di ceramiche a base di ossido di rame, chiamate perovskiti. I

due avevano sperimentato centinaia di differenti composti ossidi. Lavorando

con ceramiche di lantanio, bario, rame e ossigeno (formula chimica La2-

x BaxCuO4) essi trovarono evidenze di superconduttività a 35 K. Subito la

comunità scientifica cominciò a lavorare con i nuovi materiali che si

candidavano ad essere una nuova classe di superconduttori di II tipo. Nel

febbraio del 1987 fu individuata una ceramica perovskite in grado di

supercondurre a 90 K (formula chimica Yba2Cu3O7). Questa scoperta fu molto

importante in quanto da quel momento divenne possibile usare come mezzo

refrigerante l'azoto liquido (punto di ebollizione a 77 K), sostanza comunissima


e facile da produrre. Viste le temperature in gioco si cominciò ad indicare questi

materiali come superconduttori ad alta temperatura critica (HTcS – High

Critical Temperature Superconductors). Al momento sono in corso numerosi

sforzi economici e scientifici nel campo degli HTcS. La facilità di raffreddare i

nuovi superconduttori ha notevolmente influenzato gli sforzi nello sviluppo di

nuovi materiali, nelle tecniche di fabbricazione e nelle ricerche teoriche per

tener conto delle molteplici proprietà dei nuovi superconduttori ceramici.

Inoltre le applicazioni elettriche e magnetiche di potenza come le applicazioni

elettroniche sono ora accessibili economicamente e in pratica.


6- Superconduttori a bassa temperatura critica

Le classi di superconduttori di tipo I e tipo II si possono distinguere facendo

riferimento a due importanti scale microscopiche di lunghezza: la lunghezza di

coerenza e la lunghezza di penetrazione. La lunghezza di coerenza è la

separazione spaziale degli elettroni all'interno di una coppia di Cooper, cioè le

dimensioni medie della coppia. Nei superconduttori convenzionali, la lunghezza

di coerenza può andare da alcune decine ad alcune centinaia di nanometri.

Ricordiamo che un nanometro (nm) equivale a 10-9 m e gli atomi della maggior

parte dei materiali distano fra loro 0.1 – 0.3 nanometri. La lunghezza di

penetrazione è relativa all'effetto Meissner, cioè alla capacità del

superconduttore di espellere il flusso di un campo magnetico applicato. Le

correnti indotte, che creano il campo magnetico che si oppone a quello esterno

applicato cancellandolo dall'intero materiale, decadono esponenzialmente in

intensità all'aumentare della distanza dalla superficie del superconduttore. La

distanza lungo la quale avviene questo decadimento è proprio la lunghezza di

penetrazione: questa è la distanza più breve lungo la quale un campo magnetico

può variare in un superconduttore. Nei superconduttori convenzionali essa può

andare da qualche decina fino a qualche migliaio di nanometri. Queste

lunghezze microscopiche definiscono due classi molto diverse di

superconduttori. Nei superconduttori di I tipo la lunghezza di coerenza è

maggiore della lunghezza di penetrazione. Questi materiali tendono ad essere


superconduttori in condizioni di bassa temperatura e debole campo magnetico;

se il campo raggiunge l'intensità critica (la quale varia da materiale a materiale),

il campo stesso entra nel volume del materiale distruggendo lo stato

superconduttivo. Poiché nei superconduttori di tipo I la superconduzione

scompare in presenza di campi magnetici di intensità relativamente bassa,

questi materiali presentano uno scarso interesse dal punto di vista tecnologico.

Questa classe di superconduttori è ben descritta dalla teoria BCS. Ci sono 30

metalli puri che appartengono a questa classe: ne sono un esempio il piombo, il

mercurio, lo stagno. Il superconduttore più 'forte' del I tipo ha un campo critico

di 800 G (gauss). Ricordiamo che il campo magnetico terrestre è di 0.5 G.

Il mercurio è stato il primo metallo a 'mostrarsi' superconduttore. E' un esempio

di superconduttore del I tipo, il valore del suo campo critico è pari a 190 G così

che la quantità di corrente elettrica trasportabile risulta limitata. La sua


temperatura critica ha lo storico valore di 4.2 K. Molti elementi hanno poi

mostrato la stessa proprietà.

In realtà alcuni di quelli indicati presentano solo una transizione

superconduttiva sotto particolari condizioni. La maggior parte degli elementi

non transizionali (Si, P, Ge, As, Se, Sb, Te, Bi) diventano superconduttori solo

sotto pressione. Molti elementi sono superconduttori quando vengono preparati

in forma di film sottili (Li, Cr, Si, Eu) oppure quando sono irradiati da particelle

α (Pd). La maggior parte dei metalli diventa superconduttiva ad una temperatura

sufficientemente bassa; risulta anche chiaro però che i metalli che si ordinano

ferromagneticamente, come i metalli di transizione con gusci d o f incompleti

(Co, Fe, Ni, Gd, etc.), non mostrano alcuna transizione alla superconduzione.
Ciò indica che la superconduttività e il ferromagnetismo sono due fenomeni

mutualmente esclusivi. Negli elementi puri la temperatura critica non supera

mai i 10 K in condizioni normali, con i valori più alti nel Pb (Tc = 7.19 K) e nel

Nb (Tc = 9.25 K). L'applicazione dell'alta pressione agli elementi puri può in

alcuni casi produrre un aumento della temperatura critica (per esempio per il

lantanio Tc passa da 5.5 K, a 1 bar, fino a 12.9 K, a 200 bar). Vi sono poi i

composti binari, che derivano dalla combinazione di due elementi in una

struttura cristallina. Se due metalli sono in grado di formare composti binari

esistono due possibilità: la prima prevede che i due metalli formino una

soluzione solida (lega) in un certo intervallo di composizione, la seconda che si

uniscano in un composto intermetallico di ben definita stechiometria. E' una

regola che soluzioni solide disordinate si formino tra metalli adiacenti nella

tavola periodica. Questi materiali sono tra i più importanti tecnologicamente per

la loro duttilità che consente di produrre fili metallici per avvolgimenti

superconduttori. Così le soluzioni solide Nb0.75Zr0.25 (Tc = 11 K) e Nb0.75Ti0.25 (Tc

= 10 K) sono divenute le più importanti specie per applicazioni di

superconduttività tra i materiali duttili, molto meglio da questo punto di vista

dei composti intermetallici. Le leghe Mo-Re (Tc > 11 K) sono tra i più duttili

materiali superconduttori noti. Anche i composti intermetallici, che possono

essere sia combinazioni metallo-metallo che metallo-non metallo, sono una

classe importante di materiali superconduttori (alcuni esempi sono riportati in


tabella).

Simmetria Composto Tc (K)

cubico Nb3Ge 23.2

esagonale NbGe2 16

cubico NbRu3 15-16

tetragonale Mo0.38Re0.62 14.6

tetragonale RhZr2 11.1

cubico RhZr3 11

cubico NbTc3 10.5

cubico (Hf0.5Zr0.5)V2 10.1

esagonale ZrRe2 6.4

cubico VRu 5

ortorombico GeIr 4.70

esagonale Pb3Zr5 4.60

esagonale BiNi 4.24


I più interessanti composti intermetallici

superconduttori sono quelli con formula

generale A3B. Questi particolari materiali a

struttura cubica vengono generalmente indicati

con la sigla A-15. In questi materiali l'atomo A è

sempre un elemento di transizione (Ti, V, Cr, Zr,

Nb, Mo, Ta, W) con il livello d non completo, mentre l'atomo B può essere o un

elemento non transizionale (Al, Si, P, Ga, Ge, As, In, Sn, Sb, Pb, Hi) o un

metallo di transizione (Co, Ni, Ru, Rh, Pd, Re, Os, Ir, Pt, Au). Gli atomi B

formano un reticolo cubico a corpo centrato, mentre gli atomi A formano catene

regolari disposte su ogni faccia del cubo. Le tre catene non si intersecano. Si

possono avere deviazioni dalla stechiometria sia per gli atomi A che per gli

atomi B. Dalla scoperta della superconduttività di V3Si (Tc = 17 K) ad opera di

Hardy e Hulm nel 1953, una grande quantità di composti con questa stessa

struttura sono stati preparati, tutti con Tc > 14 K. Nb 3Ge è stato il materiale

superconduttore con la più alta temperatura critica se escludiamo i moderni

cuprati, tanto che fino al 1986 la sua Tc fu considerata una sorta di limite

teorico invalicabile. Materiali come Nb3Ge e Nb3Sn fanno parte della tecnologia

corrente e sono alla base dei magneti superconduttori utilizzati nelle

apparecchiature per la risonanza magnetica negli ospedali (body scanners).


7- Superconduttori ad alta temperatura critica

I superconduttori di II tipo sono molto più utili per le applicazioni. La

profondità di penetrazione in questi materiali è maggiore della lunghezza di

coerenza e rimangono nello stato di superconduzione anche dopo la

penetrazione del campo magnetico. I superconduttori di II tipo possono

sopportare campi molto forti – fino a quello che è chiamato campo critico

superiore – e quindi trasportare correnti più intense. Questa classe di

superconduttori è stata identificata a partire dal 1930 con i composti di piombo-

bismuto. Tutti i superconduttori di interesse tecnologico, inclusi quelli ad alta

temperatura critica finora noti, sono di questo tipo. L'YBaCuO e lo BiSrCaCuO

sono esempi di superconduttori del II tipo. Un valore indicativo del campo

magnetico alla superficie di questi superconduttori è approssimativamente di

16000 G (corrisponde a quello del neodimio-ferro-boro). Molte famiglie di

composti, (tra le quali idruri, boruri, carburi, nitruri, fosfuri) mostrano proprietà

di superconduzione; la rivoluzione del 1986 ha focalizzato però l'interesse sugli

ossidi. Generalmente gli ossidi dei metalli di transizione non sono

superconduttori; tuttavia alcuni ossidi ternari si erano già mostrati

superconduttori prima della scoperta dei superconduttori ceramici 'caldi':

1) i bronzi di tungsteno esagonali RbxWO3 (massima Tc = 7 K per x = 0.25)


2) i composti LixTi3-xO4 (massima Tc = 13.7 K per x = 1)

3) la perovskite Ba(PbBi)O3 ( Tc = 13 K)

Il comportamento superconduttore ad alte temperature critiche è stato

riscontrato in circa 15 composti, qui tabellati in ordine di complessità strutturale

crescente. Fatta eccezione per l'ossido di bismuto Ba1-xKxBiO3 (con Tc di circa

30 K per x = 0.4), tutti gli altri composti sotto citati sono cuprati (ossidi di

rame), superconduttori di II tipo molto interessanti poiché diventano

superconduttori ad alta temperatura (tra 25 e 135 K). Nonostante si tratti di

temperature di oltre 100 gradi sotto la temperatura ambiente, essi vengono

definiti “ad alta temperatura di transizione” in paragone ai superconduttori di I

tipo. Ciò che importa è che molti di essi sono superconduttori a T = 77 K,

ovvero alla temperatura di ebollizione dell'azoto liquido. Pertanto essi possono

essere refrigerati con azoto liquido, tecnologia molto meno complessa e costosa

rispetto a quella dell'elio liquido. Una ulteriore caratteristica dei materiali

superconduttori ad alta temperatura critica è la loro anisotropia, il fatto cioè che

le loro proprietà fisiche varino profondamente a seconda della direzione di

misura.
Composti Tc(K)

(Ba1-xKx)BiO3 30

(La2~xSrx)CuO4 40

(Nd2-xCex)CuO4 24

YBa2Cu3O7 92

YBa2Cu4O8 80

Y2Ba4Cu7O14 40

Pb2Sr2NdCu3O8 70

TlBa2CaCu2O7 103

TlBa2Ca2Cu3O9 120

Tl2Ba2CuO6 90

Tl2Ba2CaCu2O8 112

Tl2Ba2Ca2Cu3O10 125

Pb2Sr2Ca1~xYxCu3O8 46

Pb0.5Sr2.5Y0.5Ca0.5Cu2O7-d 100
Questo materiale ceramico è stato il primo

dei superconduttori ad alta temperatura ad

essere stato studiato. La sua temperatura

critica è pari al valore (anch'esso storico) di

35 K. E' costituito da un reticolo di ossido

di rame-lantanio in cui sono presenti alcuni

atomi di bario.

Questo materiale ceramico è

stato il primo ad essere

sintetizzato con una temperatura

critica superiore a quella di

liquefazione dell'azoto (77 K).


8- Nuovi superconduttori

La ricerca nel campo della superconduzione oggi, in Italia e nel mondo, non

punta soltanto alla ricerca di primati nelle temperature critiche. La rincorsa,

piuttosto empirica, al superconduttore 'più caldo' soffre infatti della carenza di

una teoria in grado di interpretare i meccanismi fisici che sono alla base della

superconduzione negli ossidi. Le teorie che infatti ben interpretavano il

fenomeno della 'vecchia' superconduzione non spiegano in alcun modo la

superconduzione negli ossidi, e questa carenza di modelli lascia la ricerca

sperimentale priva di schemi concettuali in grado di indirizzare gli sforzi di

preparazione di nuovi materiali superconduttori. Se la ricerca sugli ossidi resta

molto viva, gli scienziati non trascurano tuttavia altre possibilità. Forte resta ad

esempio l'interesse nel settore dei superconduttori organici, cioè verso materiali

polimerici (plastiche) speciali in grado di esibire superconduzione se

opportunamente raffreddati. Che un materiale organico potesse comportarsi da

superconduttore è un idea che risale agli anni Sessanta, ma è solo del marzo

2001 l'annuncio relativo alla preparazione del primo materiale plastico

superconduttore. Anche se caratterizzato da una temperatura critica

estremamente bassa (circa 3 K), la scoperta riveste un enorme rilievo teorico

(anche se è di minimo impatto pratico), dato che potrebbe aprire un nuovo

capitolo nella storia della superconduzione. !!!DA VERIFICARE!!!


FULLERENI (caratteristiche superconduttori)

DIBORURO DI MAGNESIO

(ultime novità superconduttori, articoli sulla chiavetta, ruvidità, etc.)

APPLICAZIONI SUPERCONDUTTORI E CONCLUSIONI