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CIRCUITI R,L,C IN CORRENTE ALTERNATA

(giugno 2016)
(integrazione del libro “L’evoluzione della fisica” di Parodi, Ostili, Mochi-Onori, vol. 3 pag. 270→274)
Circuiti in corrente alternata (alimentati da fem sinusoidale):
 circuito puramente resistivo R
 circuito puramente capacitivo C
 circuito puramente induttivo L
 circuito RL
 circuito RC
 circuito RLC

Obiettivi
Dato un circuito con uno o più elementi R, L, C, alimentato da una fem alternata f  f 0 sent  , calcolare l’andamento della:
 corrente I(t)
 ddp VR, VL, VC ai capi di tutti gli elementi
fL fC
Ea C
A R A dI/dt A
B B +Q –Q cir
I I cui
Ee Es Ee Es Ee
f f f Es
Es Es Es

I istantanea oraria I istantanea aumenta I istantanea oraria


D C D C D C
circuito puramente resistivo circuito puramente induttivo circuito puramente capacitivo
fig. 1 fig. 2 fig. 3

Risultati finali

Risulterà che la corrente I(t) è alternata e oscilla con la stessa frequenza (pulsazione ω) della fem del generatore.
Il modulo della corrente vale I0 = f0/z0 , essendo f0 il modulo della fem alternata e z0 il modulo dell'impedenza totale del circuito (v. poi).
Rispetto alla fem del generatore, la corrente
 oscilla in fase (φ = 0) nel circuito GR puramente resistivo
 è sfasata e in ritardo di 90° (φ = – π/2), cioè di 1/4 di periodo, nel circuito GL puramente induttivo
 è sfasata e in anticipo di 90° (φ = π/2), cioè di 1/4 di periodo, nel circuito GC puramente capacitivo
Circuito puramente RESISTIVO in c.a.

Il generatore produce una fem alternata di equazione f  f 0 sent  . f0 = V0R f = VR fig. 4


L’equazione del circuito (v. fig. 20 p. 270 libro) è la legge di Ohm f = RI
f I0 I
da cui si ricava subito la corrente I = f/R = 0 sent  .
R
Quindi anche la corrente è alternata del tipo I  I 0 sent  , con ampiezza I0 = f0/R. T/2 T t
T/4
La corrente I è in fase con la fem, vedi fig. 4 qui a fianco (vedi fig. 21 in cui fem = celeste e I = rosso).

Ora che abbiamo visto come ricavare la corrente I a partire dalla fem alternata,
vediamo come si ricava la tensione VR ai capi della resistenza a partire dalla corrente.
La ddp ai capi di R vale VR  VA  VB (e qui coincide con la fem, vedi fig. 1) ed è in fase rispetto alla corrente I.
f0
Infatti dalla legge di Ohm VR  RI  R  sent  e quindi VR  f 0 sent  , e si ritrova che VR coincide con la fem.
R
La VR ha ampiezza f0 e non ha nessuno sfasamento rispetto alla corrente I.

Dunque il procedimento si divide nelle seguenti fasi concettuali:


 si ipotizza una fem sinusoidale senza fase iniziale
 si imposta l'equazione differenziale del circuito
 si risolve l'equazione differenziale del circuito e si ricava la corrente I (ampiezza I0 e fase iniziale φ)
 si osserva lo sfasamento φ della corrente rispetto alla fem (nel circuito puramente resistivo non c'è sfasamento)
 dalla corrente I si ricava la ddp VR (qui attraverso la legge di Ohm)
 si osserva lo sfasamento di VR rispetto alla corrente I (qui non c'è sfasamento)

2
Circuito puramente INDUTTIVO in c.a.

L’equazione del circuito (v. fig. 26 p. 273 libro) è la legge di Ohm generalizzata f  f a  RI , dove f a   LI perché l’induttanza L si
comporta come un generatore aggiuntivo che si oppone alle variazioni di corrente (vedi fig. 2), e R è la resistenza totale del circuito
(compresa quella della bobina stessa, che di solito non è trascurabile).
Trascurando la resistenza totale R si ha il circuito puramente induttivo che è descritto dalla f  LI .
Risolvo questa equazione differenziale nell'incognita I(t) senza bisogno di ipotizzare già un andamento sinusoidale per la corrente.
dI f f f f f
f L → 0 sent dt  dI → I  0 sent dt  0 sent d t    0 d cost    0 cost   c
  
dt L L L L L
f
Si pone c = 0 (ma perché?? Così la corrente iniziale vale I(0) = –I0 e non si capisce per quale motivo) e dunque I   0 cost 
L
  f0  
Ma cost   sen t   (il coseno è un seno anticipato di T/4) e dunque I   sen t   cioè
 2 L  2
f0  
I sen t  
L  2
Un modo alternativo per ricavare la corrente I(t) era di supporre per lei l’espressione I  I 0 sent    .
Poi la si deriva e la si sostituisce nell’equazione del circuito per ricavare le espressioni di I0 e φ.
f
Si ottiene quindi f 0 sent   I 0L cost    , da cui risulta che I 0  0 e φ = –π/2. f0 = V0L f = VL fig. 5
L
I0 I
Risulta quindi che anche la corrente è alternata e oscilla con la stessa pulsazione ω del generatore.
f T/2 T
Ha l'espressione I  I 0 sent    con ampiezza (modulo) I 0  0 e fase iniziale φ = –π/2. t
L T/4
La corrente risulta quindi in ritardo di 90° (1/4 di periodo) rispetto alla fem del generatore,
come si vede nella fig. 5 a fianco e nella fig. 27 (in cui fem = celeste e I = rosso).

Analizziamo ora l'intensità (ampiezza) della corrente elettrica.


f
Dalla I 0  0 si vede che il modulo I0 della corrente si ricava dall'intensità (ampiezza) della fem f0 dividendola per ωL che è una specie
L
di resistenza. La quantità XL = ωL si chiama reattanza induttiva del circuito e si misura in Ω.
f f
Dunque la I 0  0  0 è una specie di legge di Ohm.
L X L
L’espressione XL = ωL è intuitiva: infatti XL è grande se è alta la frequenza della fem e se è grande il valore L dell’induttanza, e questo è
logico perché:
 con una fem rapidamente variabile (grande ω) l’induttanza reagisce violentemente, blocca la corrente e ne riduce l'intensità
 soprattutto se l’induttanza L ha una grande valore

Infine ricaviamo la tensione VL ai capi dell'induttanza, a partire dalla corrente.


La ddp ai capi di L vale VL  V A  VB (e qui coincide con la fem, vedi fig. 2) ed è opposta alla fem autoindotta fa (poiché VL è riferita al
campo elettrostatico nella bobina, che ha il verso opposto al campo elettrico autoindotto).
d  f  
Dunque VL   f a  LI e la calcolo derivando la corrente: VL  L    0  cost 
dt  L  
e si ottiene proprio VL  f 0 sent  , giustamente perché sapevamo che VL coincide con la fem.
Allora VL non è in fase con la corrente ma la anticipa di 90°, come si vede dalla fig. 5.
Questo è intuitivo: l’induttanza non reagisce alla corrente ma alla sua variazione, e per esempio nella fig. 5 si vede che all'istante T/4 è
massima la rapidità di aumento della corrente, e infatti per reazione lì è massima (e negativa) la fem autoindotta fa (che non è disegnata,
ma il suo grafico è l'opposto della fem f e della tensione VL).
Per questo motivo VL precede la corrente (di T/4), ed è più intuitivo capire che VL è in anticipo rispetto alla I, piuttosto che capire perchè I
è in ritardo rispetto alla fem f.

Tutte queste cose risulteranno molto più chiare grazie al metodo simbolico (vedi poi).

Rivediamo le varie fasi concettuali del procedimento:


 si ipotizza una fem sinusoidale senza fase iniziale
 si imposta l'equazione differenziale del circuito

3
 si risolve l'equazione differenziale del circuito e si ricava la corrente I (ampiezza I0 e fase iniziale φ)
 si osserva lo sfasamento φ della corrente rispetto alla fem (nel circuito puramente induttivo la corrente è in ritardo di T/4 rispetto
alla fem)
 dalla corrente I si ricava la ddp VR (qui attraverso la fem autoindotta che in pratica è la derivata della corrente I)
 si osserva lo sfasamento di VR rispetto alla corrente I (qui VR è in anticipo di T/4 rispetto alla corrente I)

4
Circuito puramente CAPACITIVO in c.a.

L’equazione del circuito (v. fig. 24 p. 271 libro) è sempre la legge di Ohm generalizzata f  f C  RI , dove f C  VC è l'opposto della
ddp VC ai capi del condensatore, poiché il condensatore si comporta come un generatore aggiuntivo che si oppone al caricamento (vedi fig.
Q
3). Dunque f  VC  RI e quindi f   RI .
C
Q
Trascurando la resistenza R del circuito (puramente capacitivo) risulta f  .
C
Per risolvere questa equazione differenziale nell'incognita I(t), la derivo rispetto al tempo. Così al posto della è la carica (variabile) Q sulla
prima armatura (A) del condensatore comparirà la corrente elettrica (istantanea) che e la sua derivata: I  Q .
I
Perciò f  da cui ricavo la corrente I per semplice derivazione della fem alternata: I  Cf  Cf 0 cost  .
C
 
Ma cost   sen t   (il coseno è un seno anticipato di T/4) e quindi
 2
  f0 = V0C fig. 6
I  Cf 0  sen t   . f = VC
 2
I0 I
come si vede nella fig. 5 a fianco La corrente è dunque alternata anche lei
e oscilla con la stessa pulsazione ω del generatore. T/2 T t
f0 T/4
Ha l'espressione I  I 0 sent    con ampiezza (modulo) I 0  e fase iniziale φ = π/2.
1 C
La corrente risulta quindi in anticipo di 90° (1/4 di periodo) rispetto alla fem del generatore,
come si vede nella fig. 6 a fianco e nella fig. 25 (in cui fem = celeste e I = rosso).

Analizziamo ora l'intensità (ampiezza) della corrente elettrica.


f f
Come prima nel circuito puramente induttivo, la I 0  0  0 è una specie di legge di Ohm che ci fa ricavare il modulo I0 della
1 C X C
corrente dall'intensità (ampiezza) della fem f0 dividendola per 1/ωC che è una specie di resistenza.
La quantità XC = 1/ωC è la reattanza capacitiva del circuito e si misura in Ω.
L’espressione XC = 1/ωC è intuitiva: infatti XC è grande se è bassa la frequenza della fem e se è piccola la capacità del condensatore, e
questo è logico perché:
 con una fem lentamente variabile (piccola ω) il condensatore va in saturazione e blocca la corrente
 soprattutto se il condensatore ha una bassa capacità C

Infine ricaviamo la tensione VC ai capi del condensatore, a partire dalla corrente.


Q t
La ddp ai capi di C vale VC  V A  VB (e qui coincide con la fem, vedi fig. 3) e vale VC 
C
, essendo Q   I (t ' )dt ' la carica accumulata
0

1 t 1 t t
sull'armatura A. Perciò VC   
I (t ' )dt '  Cf 0 cost 'dt '  f 0 dsent '  f 0 sent 

C 0 C 0 0
e abbiamo ottenuto proprio VC  f 0 sent  , giustamente perché sapevamo che VC coincide con la fem.
Allora VC non è in fase con la corrente ma è in ritardo di 90°, come si vede dalla fig. 6.
Questo è intuitivo: il condensatore si carica in ritardo rispetto alla corrente che riceve, quindi sia la quantità di carica Q(t) sulle armature
(su A) che la ddp VC = Q/C hanno un andamento posticipato (di T/4) rispetto alla corrente.

Rivediamo le varie fasi concettuali del procedimento:


 si ipotizza una fem sinusoidale senza fase iniziale
 si imposta l'equazione differenziale del circuito
 si risolve l'equazione differenziale del circuito e si ricava la corrente I (ampiezza I0 e fase iniziale φ)
 si osserva lo sfasamento φ della corrente rispetto alla fem (nel circuito puramente capacitivo la corrente è in anticipo di T/4
rispetto alla fem)
 dalla corrente I si ricava la ddp VR (qui attraverso la carica Q accumulata dal condensatore, che è l'intergrale della corrente I)
 si osserva lo sfasamento di VR rispetto alla corrente I (qui VR è in ritardo di T/4 rispetto alla corrente I)

5
Metodo simbolico

Il metodo simbolico utilizza i fasori complessi per esprimere le grandezze sinusoidali.


Questo metodo semplifica i calcoli e rende più intuitivi i concetti fisici.
La fem alternata f  f 0 sent  (al solito priva di fase iniziale) si scrive f  f 0e jt , dove
j = unità immaginaria, tale che j 2  1 (non si utilizza la lettera i che si potrebbe confondere con la corrente)
e jt  cost   jsent  è la definizione del fasore (di modulo 1) che ruota in senso antiorario con velocità angolare ω
La fem "vera" è la sola parte immaginaria (oppure si poteva prendere quella reale) del vettore complesso: f vera  Im( f )  f 0 sent  .
Perciò al t = 0 il vettore complesso f punta verso destra (argomento, cioè angolo, nullo).
Utilizzerò sempre la stessa lettera, senza distinzione, sia per il vettore complesso che per la grandezza fisica vera (che è solo la sua parte
immaginaria), come ho già fatto prima per la fem alternata f.
Stessa cosa per la corrente elettrica, che pure sarà un vettore complesso rotante: I  I 0e j t   ma con una fase iniziale φ (da calcolare).
Per mettere in maggiore evidenza la fase iniziale della corrente, si può anche scrivere I  I 0e jt e j .
La corrente "vera" è solo la parte immaginaria: I vera  Im(I )  I 0 sent    .
I0 è il modulo del vettore complesso, da non confondere con la corrente all'istante zero.
Infatti al t = 0 la corrente (complessa) vale I (0)  I 0e j e in generale è un vettore non allineato con la fem iniziale f(0) (cioè il vettore I(0)
non è rivolto verso destra).

Im Im
t generico
t=0

fvera f

Re Re
f0

fig. 7
fig. 8

6
Circuito puramente INDUTTIVO in c.a.

Dimostriamo che il metodo simbolico con i vettori complessi rotanti fa giungere agli stessi risultati del metodo classico delle sinusoidi.
Seguiamo un procedimento molto simile a quello di prima:
 trascuriamo la resistenza totale R del circuito (e dell'induttanza in particolare)
 scriviamo l'equazione differenziale del circuito f  LI
 utilizziamo il metodo simbolico ponendo f  f 0e jt
 cerchiamo la corrente elettrica (soluzione) del tipo I  I 0e j t   , con I0 e φ da determinare
  
la sostituiamo nell'equazione differenziale, e in particolare la sua derivata I  j  I 0e jt e j , cioè I  jI
f0
 troviamo f 0  jL  I (0) da cui ricaviamo il vettore corrente elettrica al t = 0 iniziale: I (0) 
jL
Questo vettore I(0) è rivolto verso il basso. Infatti nel campo complesso quando si divide un numero (complesso) per j, il vettore ruota in
senso orario di 90°. Qui si divide per j il numero reale positivo f0 (che è orientato verso destra) e quindi il risultato sarà orientato verso il
basso. Si poteva capire anche dal fatto che nella divisione tra numeri complessi gli argomenti si sottraggono: φ = 0 – π/2.
f j f
Un altro modo per capire come è orientato il vettore I(0) è moltiplicarlo e dividerlo per j: I (0)  0    j 0 . Ora si vede
jL j L
esplicitamente che I(0) è rivolto come –j e quindi verso il basso.
f
Si vede anche che la "lunghezza" (il modulo) di questo vettore, cioè l'ampiezza del (vettore rotante) corrente, vale 0 , cioè
L
f0 f0
I0   come già trovato prima con il metodo classico delle sinusoidi.
L X L
Come detto prima, l'induttanza smorza la corrente alle alte frequenze perché reagisce fortemente alle rapide variazioni di corrente.
L'ampiezza della corrente è il numero reale positivo I0 che compare in I (0)  I 0e j .

Il vettore unitario e j , che dà la direzione a I(0), è rivolto verso il basso, e quindi il suo argomento vale   
, come già trovato prima
2
con il metodo classico delle sinusoidi. Dunque la corrente (complessa) ruota in ritardo di 90° (cioè T/4) rispetto alla fem (complessa).
f 
Così abbiamo ritrovato tutti i risultati trovati prima con il metodo classico delle sinusoidi: I 0  0 e    .
L 2

Il procedimento appena visto è servito a dimostrare che il metodo simbolico porta agli stessi risultati di quello classico.
Tuttavia però in pratica nel metodo simbolico si segue un altro procedimento, che dà maggiori vantaggi e immediatezza.
Sostituendo la fem (complessa) f  f 0e jt e la corrente (complessa) I  I 0e j t   nell'equazione differenziale del circuito f  LI
avevamo trovato la relazione (tra vettori complessi) f  jL  I valida a qualsiasi istante t, che diventa f 0  jL  I (0) all'istante t = 0.
Ma ora, invece di ricavare la corrente iniziale I(0), interpretiamo questa formula come una legge di Ohm "simbolica": f  z L  I , dove
z L  jL è l'impedenza (complessa) dell'induttanza. In particolare al t = 0 abbiamo f 0  z L  I (0) .
Qui f0 , zL e I(0) sono tutti vettori complessi:
 f0 = fem (vettore) all'istante iniziale t = 0 (orientato verso destra)
 z L  jL = impedenza induttiva = vettore (fisso, non rotante) orientato verso l'alto (lungo j), e di modulo ωL (reattanza
induttiva XL)
 I(0) = corrente (vettore) all'istante iniziale t = 0
Il vettore I(0) è orientato verso il basso (così che, moltiplicandolo per jωL, ruota in senso antiorario e diventa il vettore f0).
Direzione e verso di I(0) si potevano ricavare anche con gli stessi ragionamenti di prima (moltiplicazione per j) .

Un altro modo ancora, più generale, per determinare direzione e verso di I(0) è il seguente.
Chiamiamo θ l'argomento (angolo) dell'impedenza complessa z (qui è solo zL) e ricaviamo il vettore I(0) dalla legge di Ohm simbolica
f
f 0  z  I (0) : otteniamo I (0)  0 . Nella divisione tra numeri complessi gli argomenti si sottraggono e quindi φ = 0 – θ. Dunque la
z
corrente iniziale I(0) ha la stessa direzione e verso del vettore z coniugato di z.
f f z f
Questo si può dimostrare anche rigorosamente: I (0)  0  0   02 z e quindi I(0) ha stessa direzione e verso di z
z z z z
(nel nostro caso di circuito puramente induttivo z è orientata in alto, quindi z in basso e perciò anche I(0)).
f0
Inoltre, poiché nella divisione tra numeri complessi i moduli dei due vettori si dividono, la corrente I ha modulo I 0  .
z

7
f0 f
Nel nostro caso di circuito puramente induttivo risulta dunque I 0   0 .
z L L

Im Im
t generico
t=0
zL
f = VL
zL = jωL

Re Re
f0 = V0L

I(0)
Ivera
I (in ritardo)
fig. 9 fig. 10

Infine, sempre utilizzando la legge di Ohm simbolica, si ricava anche il vettore complesso (rotante) VL che rappresenta la tensione ai capi
dell'induttanza:
VL  z L  I
che al t = 0 diventa V0 L  z L  I (0) . Moltiplicando I(0) (che è verso il basso) per zL (rivolto in alto) gli argomenti si sommano e si
annullano, mentre i moduli si moltiplicano. Si ottiene così come risultato proprio la fem iniziale f0.
Questo vale in generale a tutti gli istanti, intanto che i vettori ruotano nel piano complesso (vedi figura).

In conclusione il metodo simbolico si utilizza così:


 si scrive la legge di Ohm simbolica f  z  I , dove
f  f 0 e jt
I  I 0e j t  
z = impedenza totale del circuito
 si calcola l'impedenza z:
modulo = |z|
arg(z) = θ
si disegna l'impedenza z (vettore complesso non rotante)
f
 si ricava la corrente I  , che
z
f0
ha modulo I 0  (nella divisione i moduli si dividono)
z
la sua fase iniziale (al t = 0) vale φ = – θ al t = 0, essendo θ = arg(z) (nella divisione gli argomenti si sottraggono)
si disegna la corrente I(0) all'istante iniziale t = 0
 si ricava la ddp V ai capi di ciascun componente (qui solo la bobina) attraverso la legge di Ohm simbolica:
V  z  I , che ha
modulo V0  z  I 0 (nella moltiplicazione i moduli si moltiplicano)
fase = θ + φ (nella moltiplicazione gli argomenti si sommano)

8
Circuito puramente CAPACITIVO in c.a.

Dimostriamo che il metodo simbolico con i vettori complessi rotanti fa giungere agli stessi risultati del metodo classico delle sinusoidi.
Seguiamo un procedimento molto simile a quello di prima:
 trascuriamo la resistenza totale R del circuito
Q I
 scriviamo l'equazione differenziale del circuito f  e la deriviamo: f 
C C
 utilizziamo il metodo simbolico ponendo f  f 0e jt
 cerchiamo la corrente elettrica (soluzione) del tipo I  I 0e j t   , con I0 e φ da determinare
 la sostituiamo nell'equazione differenziale, insieme alla derivata della fem: f  jf
 troviamo I (0)  jC  f 0 che è il vettore corrente elettrica al t = 0 iniziale
Questo vettore I(0) è rivolto verso l'alto. Infatti nel campo complesso quando si moltiplica un numero (complesso) per j, il vettore ruota in
senso antiorario di 90°. Qui si moltiplica per j il numero reale positivo f0 (che è orientato verso destra) e quindi il risultato sarà orientato
verso l'alto. Si poteva capire anche dal fatto che nella moltiplicazione tra numeri complessi gli argomenti si sommano: φ = 0 + π/2.
Era comunque immediato capire come è disposto I (0)  jCf 0 : è un vettore orientato come j.
Si vede anche che la "lunghezza" (il modulo) di questo vettore, cioè l'ampiezza del (vettore rotante) corrente, vale Cf 0 , cioè
f0 f
I0   0 come già trovato prima con il metodo classico delle sinusoidi.
1 C X C
Come detto prima, il condensatore smorza la corrente alla basse frequenze, quando accumula una carica importante sulle sue armature.
L'ampiezza della corrente è il numero reale positivo I0 che compare in I (0)  I 0e j .

Il vettore unitario e j , che dà la direzione a I(0), è rivolto verso l'alto, e quindi il suo argomento vale  
, come già trovato prima con
2
il metodo classico delle sinusoidi. Dunque la corrente (complessa) ruota in anticipo di 90° (cioè T/4) rispetto alla fem (complessa).
f 
Così abbiamo ritrovato tutti i risultati trovati prima con il metodo classico delle sinusoidi: I 0  0 e   .
1 C 2

Il procedimento appena visto è servito a dimostrare che il metodo simbolico porta agli stessi risultati di quello classico.
Tuttavia però in pratica nel metodo simbolico si segue un procedimento più diretto.
I
Sostituendo la fem (complessa) f  f 0e jt e la corrente (complessa) I  I 0e j t   nell'equazione differenziale del circuito f 
C
1
avevamo trovato la relazione vettoriale (vettori complessi) f   I valida a qualsiasi istante t, che diventa f 0  jL  I (0) all'istante
jC
t = 0.
1
Interpretiamo questa formula come una legge di Ohm "simbolica": f  zC  I , dove zC  è l'impedenza (complessa) della capacità.
jC
In particolare al t = 0 abbiamo f 0  zC  I (0) .
Qui f0 , zC e I(0) sono tutti vettori complessi:
 f0 = fem (vettore) all'istante iniziale t = 0 (orientato verso destra)
1 j
 zC   = impedenza capacitiva = vettore (fisso, non rotante) orientato verso il basso (lungo –j), e di modulo 1/ωC
j C C
(reattanza capacitiva XC)
 I(0) = corrente (vettore) all'istante iniziale t = 0
Il vettore I(0) è orientato verso l'alto (così che, dividendolo per jωC, ruota in senso orario e diventa il vettore f0).
Direzione e verso di I(0) si potevano ricavare anche con gli stessi ragionamenti di prima (divisione per j o moltiplicazione per –j) .

Più in generale ricordiamo il modo spiegato prima, per determinare direzione e verso di I(0):
f
dalla legge di Ohm simbolica f 0  z  I (0) ricaviamo la corrente iniziale I (0)  0 , che ha
z
f0
modulo I 0 
z
fase φ = – θ, essendo θ = arg(z)
f0 f
Nel nostro caso di circuito puramente capacitivo risulta dunque I 0   0 .
zC 1 C

9
Im Im
t generico
t=0 I (in anticipo)
Ivera
I(0) f = VC

Re Re
f0 = V0C

zC = – j/ωC zC

fig. 11 fig. 12

Infine, sempre utilizzando la legge di Ohm simbolica, si ricava anche il vettore complesso (rotante) VC che rappresenta la tensione ai capi
del condensatore:
VC  zC  I
che al t = 0 diventa V0C  zC  I (0) . Moltiplicando I(0) (che è verso l'alto) per zL (rivolto in basso) gli argomenti si sommano e si
annullano, mentre i moduli si moltiplicano. Si ottiene così come risultato proprio la fem iniziale f0.
Questo vale in generale a tutti gli istanti, intanto che i vettori ruotano nel piano complesso (vedi figura).

In conclusione il metodo simbolico si utilizza così:


 si scrive la legge di Ohm simbolica f  z  I , dove
f  f 0 e jt
I  I 0e j t  
z = impedenza totale del circuito
 si calcola l'impedenza z:
modulo = |z|
arg(z) = θ
si disegna l'impedenza z (vettore complesso non rotante)
f
 si ricava la corrente I  , che
z
f0
ha modulo I 0  (nella divisione i moduli si dividono)
z
la sua fase iniziale (al t = 0) vale φ = – θ al t = 0, essendo θ = arg(z) (nella divisione gli argomenti si sottraggono)
si disegna la corrente I(0) all'istante iniziale t = 0
 si ricava la ddp V ai capi di ciascun componente (qui solo il condensatore) attraverso la legge di Ohm simbolica:
V  z  I , che ha
modulo V0  z  I 0 (nella moltiplicazione i moduli si moltiplicano)
fase = θ + φ (nella moltiplicazione gli argomenti si sommano)

10
Circuito RL in c.a.

Procediamo come prima col metodo simbolico:


 equazione differenziale del circuito f  f a  RI , dove f a   LI , quindi f  LI  RI
 vi sostituiamo la fem f  f 0e jt e la corrente incognita I  I 0e j t   (con la sua derivata I  jI ), con I0 e φ da determinare
 otteniamo f  R  jL   I valida a qualsiasi istante t, che interpretiamo la legge di Ohm simbolica attraverso
 l'impedenza totale z  R  jL  z R  z L , che ha una parte reale (quella resistiva) e una immaginaria pura (quella induttiva)
 disegniamo l'impedenza totale z nel piano complesso (vedi fig. 13). Per farlo ricaviamo
 L 
il suo argomento   arg( z )  arctg  
 R 
il suo modulo dalla norma z  z  z  R  jL   R  jL   R 2  L 2 e quindi il modulo vale z  R 2  L 2
2

f R
 ricaviamo la corrente I 
z
f0
 rappresentiamo graficamente la corrente I (0)  al t = 0 (vedi fig. 14), sapendo già che:
z f L
la sua fase iniziale è opposta a quella dell'impedenza: φ = – θ circuito RL
f f0
il suo modulo è il rapporto dei moduli: I 0  0 e quindi I 0 
z R 2  L 2
 ricaviamo la ddp V ai capi di ciascun componente (qui il resistore e la bobina) attraverso la legge di Ohm simbolica V  z  I :
resistore: VR  R  I , che ha modulo V0 R  RI 0 e fase = 0 + φ (la ddp VR ai capi del resistore è in fase con la corrente, v. fig. 16)
bobina: VL  jL  I , che ha modulo V0 L  LI 0 e fase = π/2 + φ (la ddp VC ai capi del condensatore è in anticipo di T/4 rispetto
alla corrente, vedi fig. 16)
 nel tempo tutti i vettori ruotano in senso antiorario, tranne l'impedenza z (vedi fig. 15, 16, 17)

Im Im Im
t generico
t=0 z resta fisso
z (non ruota)
zL = jωL z
f
z
θ θ
Re Re Re
zR = R φ=–θ f0

fig. 13 fig. 14 I(0)


fig. 15

Im Im Im
t generico f dopo T/4 f dopo T/4

I I
f
VL VL
VL
VR VR
Re Re Re
VR
I

fig. 16 fig. 17 fig. 18

Disegno corretto: la legge di Ohm simbolica f   z R  z L   I vuol dire f  VR  VL e questo significa che il vettore complesso f è la
somma vettoriale dei due vettori (complessi) VR e VL. Perciò il disegno corretto è quello della fig. 18.

11
Circuito RC in c.a.

Procediamo come prima col metodo simbolico:


Q Q I
 equazione differenziale del circuito f  f C  RI , dove f C  VC   , quindi f   RI . Poi la deriviamo: f   RI
C C C
 vi sostituiamo la fem f  f 0e jt e la corrente incognita I  I 0e j t   (con la loro derivate f  jf e I  jI ), con I0 e φ da
determinare
 1 
 otteniamo f   R    I valida a qualsiasi istante t, che interpretiamo la legge di Ohm simbolica attraverso
 jC 
1
 l'impedenza totale z  R   z R  zC , che ha una parte reale (quella resistiva) e una immaginaria pura (quella capacitiva)
jC
1 j
 disegniamo l'impedenza totale z nel piano complesso (vedi fig. 18). Ricordando che zC   , ricaviamo
jC C
  1 C   1 
il suo argomento   arg( z )  arctg     arctg  
 R   RC 
2  j   j  1 1
il suo modulo dalla norma z  z  z   R   R 
2
R  e quindi il modulo vale z  R 2 
 C   C  C 2
C 2
f
 ricaviamo la corrente I  R
z
f0
 rappresentiamo graficamente la corrente I (0)  al t = 0 (vedi fig. 19), sapendo già che:
z
la sua fase iniziale è opposta a quella dell'impedenza: φ = – θ f C
f f0 circuito RC
il suo modulo è il rapporto dei moduli: I 0  0 e quindi I 0 
z 1
R2 
C 2
 ricaviamo la ddp V ai capi di ciascun elemento (qui il resistore e il condensatore) attraverso la legge di Ohm simbolica V  z  I :
resistore: VR  R  I , che ha modulo V0 R  RI 0 e fase = 0 + φ (la ddp VR ai capi del resistore è in fase con la corrente, v. fig. 21)
1 I
condensatore: VC   I , che ha modulo V0C  0 e fase = –π/2 + φ (la ddp VC ai capi del condensatore è in ritardo di T/4
jC C
rispetto alla corrente, vedi fig. 21)
 nel tempo tutti i vettori ruotano in senso antiorario, tranne l'impedenza z (vedi fig. 20, 21, 22)
Im Im Im
t=0 t generico

I(0) I
f

zR = R φ=–θ
Re Re Re
θ θ f0
z
zC = –j/ωC z z z resta fisso
fig. 19
fig. 18 (non ruota)
fig. 20
Im Im Im
t generico f dopo T/4 f dopo T/4
I VC

f
VC
VR
VC Re Re Re
I VR I VR

fig. 21 fig. 22 fig. 23


12
Disegno corretto: la legge di Ohm simbolica f   z R  z C   I vuol dire f  VR  VC e questo significa che il vettore complesso f è la
somma vettoriale dei due vettori (complessi) VR e VC. Perciò il disegno corretto è quello della fig. 23.

13
Circuito RLC in c.a.
R
Procediamo come prima col metodo simbolico:
Q
 equazione differenziale del circuito f  f a  f C  RI , dove f a   LI , f C  VC  
C f L
circuito RLC
Q I
quindi f  LI   RI . Poi la deriviamo: f  LI   RI
C C
 vi sostituiamo la fem f  f 0e jt e la corrente incognita I  I 0e j t  
C
(con la loro derivate f  jf e I  jI ), con I0 e φ da determinare
 1 
 otteniamo f   R  jL    I valida a qualsiasi istante t, che interpretiamo la legge di Ohm simbolica riconoscendo
 j  C 
1
 l'impedenza totale z  R  jL   z R  z L  zC
jC
 1 
che ha una parte reale R (quella resistiva) e una immaginaria pura j  L   (quella induttiva e capacitiva)
 C 
 disegniamo l'impedenza totale z nel piano complesso (vedi fig. 23). Ricaviamo
 L  1 C 
il suo argomento   arg( z )  arctg  
 R 
2 2
2  2 1  2  1 
il suo modulo dalla norma z  z  z  R   L   e quindi il modulo vale z  R   L  
 C   C 
f
 ricaviamo la corrente I 
z
f0
 rappresentiamo graficamente la corrente I (0)  al t = 0 (vedi fig. 24), sapendo già che:
z
la sua fase iniziale è opposta a quella dell'impedenza: φ = – θ
f f0
il suo modulo è il rapporto dei moduli: I 0  0 e quindi I 0 
z 1 
2

R 2   L  
 C 
 ricaviamo la ddp V ai capi di ciascun elemento (qui il resistore, la bobina e il condensatore) attraverso la legge di Ohm simbolica
V  zI :
resistore: VR  R  I , che ha modulo V0 R  RI 0 e fase = 0 + φ (la ddp VR ai capi del resistore è in fase con la corrente)
bobina: VL  jL  I , che ha modulo V0 L  LI 0 e fase = π/2 + φ (la ddp VC ai capi del condensatore è in anticipo di T/4 rispetto
alla corrente, vedi fig. 26)
1 I
condensatore: VC   I , che ha modulo V0C  0 e fase = –π/2 + φ (la ddp VC ai capi del condensatore è in ritardo di T/4
jC C
rispetto alla corrente, vedi fig. 26)
 nel tempo tutti i vettori ruotano in senso antiorario, tranne l'impedenza z (vedi fig. 25, 26, 27)

Im Im Im
t generico
zL = jωL
t=0
z resta fisso
(non ruota) f
z z
z
θ Re θ Re Re
zR = R φ=–θ f0
I
zC = –j/ωC
fig. 24 I(0)
fig. 23 fig. 25

14
Im Im Im

f t generico dopo T/4 dopo T/4


I
I VC I VC
VR VR VR
VL
Re Re Re
VC
VL VL
f f

fig. 26 fig. 27 fig. 28

Disegno corretto: la legge di Ohm simbolica f   z R  z L  z C   I vuol dire f  VR  VL  VC e questo significa che il vettore complesso
f è la somma vettoriale dei tre vettori (complessi) VR , VL e VC. Perciò il disegno corretto è quello della fig. 28.

Confrontiamo i ruoli diversi e complementari del condensatore e della bobina.

La bobina reagisce alle alte frequenze (soprattutto se ha un grande coefficiente di autoinduzione L), perciò XL si chiama reattanza
(induttiva) e vale ωL.
Invece alle frequenze molto basse è come se non ci fosse (fem lentamente variabili fanno variare lentamente la corrente e quindi
l'induttanza non reagisce quasi per niente). Dunque la bobina fa da filtro passa-basso.

Al contrario il condensatore reagisce alle basse frequenze, quando ha abbastanza tempo per caricarsi (soprattutto se la sua capacità C è
piccola), perciò XC si chiama reattanza (capacitiva) e vale 1/ωC.
Invece alle frequenze molto alte è come se non ci fosse (fem lentamente variabili non lasciano praticamente caricare il condensatore, che
non reagisce quasi per niente). Dunque il condensatore fa da filtro passa-alto.

 1 
L'impedenza z  R  j  L    R  j  X L  X C  del circuito RLC varia al variare della frequenza. Vediamo come.
 C 
Cominciamo dalle basse frequenze: l'induttanza non reagisce (XL è piccola) mentre il condensatore sì, parecchio (XC è grande).
Il vettore zL (rivolto sempre in alto) è cortissimo e trascurabile rispetto a zC (rivolto sempre in basso) che è lunghissimo, e l'impedenza
0 
totale è un vettore inclinato quasi a –90° (al limite     ). Vedi fig. 28.
2
Viceversa alle alte frequenze è il condensatore a non reagire più (XC è piccola), mentre l'induttanza si oppone parecchio (XL è grande).
Il vettore zL è lunghissimo mentre zC è cortissimo e trascurabile. L'impedenza totale diventa un vettore inclinato quasi a +90° (al limite

  
  ). Vedi fig. 29.
2
Al crescere della frequenza il vettore (complesso) impedenza ruota come indicato nella fig. 30.
Quando le impedenze zL e zC diventano uguali e opposte, l'impedenza totale del circuito RLC diventa soltanto R (vedi fig. 31). In questa
condizione si verifica il fenomeno della risonanza (vedi poi).
Im Im Im Im
zL = jωL z
alta risonanza
alta frequenza bassa frequenza frequenza zL = jωL
z

θ zL = jωL z=R
Re R Re Re Re
R
R θ θ=0
zC = –j/ωC

bassa zC = –j/ωC
z frequenza
fig. 28 zC = –j/ωC fig. 29 fig. 30 fig. 31

15
I circuiti RC e RL visti prima si possono ottenere come caso particolare del circuito RLC.
Negli esperimenti rispettivamente vengono rimossi L e C o cortocircuitati, mentre da un punto di vista matematico-formale si operano i
passaggi al limite: L → 0 (la bobina non reagisce) e C → +∞ (così il condensatore non si carica mai e si comporta come un cortocircuito).

16
Risonanza circuito RLC

Di tutti i circuiti che abbiamo visto finora in c.a. soltanto quello RLC serie presenta il fenomeno della risonanza.
Per risonanza si intende che la corrente elettrica (il suo modulo) I0 raggiunge la massima intensità in corrispondenza di una opportuna
frequenza della fem sinusoidale applicata.
f f0
Nel circuito RLC serie l'intensità della corrente vale I 0  0 
z 1 
2 I0
 I0 max
R 2   L  
 C 
raggiunge il massimo valore (v. fig. 32) in corrispondenza della pulsazione di risonanza ω0 fig. 32
che rende minima l'impedenza totale |z|
(infatti dalla fig. 31 si vede che il vettore z è il più corto possibile quando zL e zC sono uguali e
opposte e in tal caso si riduce al solo vettore orizzontale R).
ω
1 1 ω0
Questa frequenza di risonanza si ricava dalla condizione L  e vale 0 
C LC
Inoltre questa risonanza è tanto più "piccata" quanto minore è la resistenza R del circuito (logico: passa più corrente).
1
Al limite R → 0 il circuito si riduce a un LC che presenta virtualmente una corrente d'intensità infinita quando 0  .
LC

Nessuno degli altri circuiti visti finora presenta il fenomeno della risonanza perché (vedi figg. 33 e 34) I0 fig. 33
f f0 f0
circuito RL: I 0  0  → non esiste una frequenza particolare che rende minima l'impedenza |z|
z R  L 2
2

f0 f0 ω
circuito RC: I 0   → non esiste una frequenza particolare che rende minima l'impedenza |z|
z 1 I0
R2  fig. 34
C 2 circuito RC

1/ω

17
Ricerca della risonanza del circuito RLC

In teoria la risonanza, soprattutto se è "piccata", si dovrebbe riconoscere dal picco di intensità di corrente I0 max (vedi fig. 32).
In realtà invece negli esperimenti con l'oscilloscopio questo picco è estremamente smussato e non rende visibile la risonanza.
Tuttavia abbiamo visto prima che alla frequenza di risonanza zL e zC si annullano tra loro perché sono uguali e opposte e l'impedenza
diventa semplicemente R, perciò il circuito diventa esclusivamente resistivo. Questo comporta che alla risonanza la corrente non è più
sfasata rispetto alla fem, cioè φ = 0.
Allora la risonanza si può facilmente visualizzare con le figure di Lissajous, confrontando la ddp VR (che è sempre in fase con la corrente
secondo la VR = RI) con la fem f: quando l'ellisse si riduce a un segmento (di inclinazione positiva) allora la frequenza è quella di
risonanza.

Inoltre alla risonanza VR diventa coincidente con f poiché, riducendosi z a R, anche la legge di Ohm simbolica f = z·I si riduce a quella di
Ohm ordinaria f = RI, perciò VR = f = RI.
Al contrario, lontano dalla risonanza VR è sfasata di φ (come la corrente) rispetto a f.
f f
Ed ha anche meno ampiezza, cioè V0 R  f 0 : infatti dalla VR  RI  R  ricaviamo il modulo V0 R  R  0 che è minore di f0 (perché R
z z
< |z|).
1
Infine poi la frequenza di risonanza 0  non dipende dalla resistenza R del circuito. Infatti gli esperimenti lo confermano.
LC
In teoria neanche l'ampiezza V0 R  f 0 dovrebbe dipendere dalla resistenza R del circuito. Tuttavia negli esperimenti non è così (effetti
forse da imputare a un funzionamento non ideale del generatore di fem alternata, ma più probabilmente il motivo è che il riferimento di
terra dell'oscilloscopio deve sempre coincidere con quello dell'alimentatore, e questo pregiudica la possibilità di misurare
contemporaneamente due tensioni diverse dalla fem).

Figure di Lissajous e Risonanza

Andiamo a cercare la risonanza variando la frequenza del generatore di funzioni, per far degenerare l'ellisse di Lissajous sull'oscilloscopio
in un segmento obliquo orientato in senso positivo (1° e 3° quadrante).
Partiamo dalle basse frequenze: l'impedenza z è quasi tutta capacitiva ed è un vettore (complesso) simile a quello nella fig. 29. Di
conseguenza il vettore corrente ruota in grande anticipo (quasi 90°) sulla fem come indicato nelle figg. 19 – 22. L'oscilloscopio non è un
amperometro (ma un voltmetro), perciò per monitorare la corrente dobbiamo fargli tracciare la ddp VR , che è sempre in fase con la
corrente (poiché VR = RI, vedi figg. 26 – 27). Vediamo sull'oscilloscopio che la sinusoide della corrente è in largo anticipo e molto
affievolita d'intensità (motivo spiegato prima) rispetto alla fem. Vediamo anche l'ellisse di Lissajous (VR vs f) molto rotonda e quasi
orizzontale (sfasamento φ quasi di –90°). È descritta in senso orario (perché VR è in anticipo su f). Vedi più avanti.
Aumentiamo progressivamente la frequenza. La bobina comincia a reagire (e il condensatore un po' meno) e la sua impedenza zL cresce
(mentre quella zC del condensatore diminuisce). L'impedenza totale z (vettore complesso) si riduce di lunghezza e il suo angolo θ (pur
ancora negativo) diminuisce, come nella fig. 30. La corrente è ancora in anticipo sulla fem ma sempre meno. Sull'oscilloscopio la ddp
sinusoidale VR aumenta di intensità e riduce il suo sfasamento con la fem. L'ellisse di Lissajous si stringe e ruota in diagonale (vedi figure
più avanti).
Raggiungiamo la frequenza di risonanza: z diventa R ed ha la minima lunghezza possibile. La corrente (e la ddp VR) ruotano in fase con la
fem, e V0 R  f 0 . Leggiamo la frequenza di risonanza sul frequenzimetro del generatore di funzioni e vediamo che più o meno coincide
con il valore teorico atteso.
Superiamo la frequenza di risonanza: accade tutto al contrario di prima. L'impedenza zL della bobina supera quella zC del condensatore e
si porta verso l'alto (figg. 30 e 28) a valori θ positivi e in aumento. Di conseguenza la corrente iniziale I(0) è rivolta in basso (fig. 24) e
dunque la corrente I ora è in ritardo rispetto alla fem (figg. 24 – 27). Perciò anche VR è in ritardo, l'ellisse di Lissajous è percorsa in senso
antiorario e la sinusoide VR cala di ampiezza. Fino ad accumulare uno sfasamento φ vicino ai 90°).

18
Figure di Lissajous

frequenze molto basse: ω << ω0 VR


f frequenza molto bassa
 corrente I0 molto debole (perché I 0  0 con |z grande|)
z ω << ω0 lontano da
risonanza
 ddp V0R di ampiezza molto bassa (perchè V0 R  RI 0 con I0 debole) V0R << f0
(rettangolo molto schiacciato in altezza)
 VR in grande anticipo rispetto f f
f0
(perché VR  RI con I in grande anticipo su f)
 ellisse VR descritta in senso orario VR molto in anticipo rispetto f
(perché VR in grande anticipo rispetto f) ellisse descritta in senso orario fig. 35

frequenze basse: ω < ω0 VR


 corrente I0 debole
 ddp V0R di bassa ampiezza
(rettangolo schiacciato in altezza) V0R < f0
frequenza bassa
 VR in anticipo rispetto f
ω < ω0
 ellisse VR descritta in senso orario
f
VR in anticipo rispetto f
ellisse descritta in senso orario vicino
risonanza
fig. 36
frequenza di risonanza: ω = ω0
 corrente I0 intensa (intensità massima I0max) VR
 ddp V0R di massima ampiezza (V0R = f0) V0R = f0
(rettangolo di massima altezza) frequenza di risonanza
 VR in fase rispetto f ω = ω0

f0
f
frequenze alte: ω > ω0 risonanza
f0 VR in fase rispetto f
 corrente I0 debole (perché I 0  con |z grande|)
z
 ddp V0R di bassa ampiezza
(rettangolo schiacciato in altezza) fig. 37
 VR in ritardo rispetto f
VR
(perché VR  RI con I in ritardo su f)
 ellisse VR descritta in senso antiorario
(perché VR in ritardo rispetto f) V0R < f0
frequenza alta
ω > ω0
f0
frequenze molto alte: ω > ω0 f
VR in ritardo rispetto f
 corrente I0 molto debole ellisse descritta in senso antiorario VR vicino
 ddp V0R di ampiezza molto bassa risonanza
 VR in grande ritardo rispetto f
fig. 38
 ellisse VR descritta in senso antiorario
VR

lontano da
frequenza molto alta risonanza
ω >> ω0 V0R << f0
f
VR molto in ritardo rispetto f f0
ellisse descritta in senso antiorario

fig. 39

19
Inserimento del nucleo di acciaio

Torniamo alla frequenza di risonanza e, senza modificarla, inseriamo lentamente il nucleo di acciaio nella bobina sempre più in profondità
fino a riempirla tutta. Progressivamente si perde la risonanza. Compare uno sfasamento sempre più grande (visibile sull'oscilloscopio sia
con le sinuisoidi che con le figure di Lissajous). Il nucleo d'acciaio ha fatto aumentare parecchio l'induttanza della bobina e quindi la sua
impedenza zL.
A questo punto modifichiamo la frequenza per cercare la nuova risonanza. Dobbiamo andare in soccorso del condensatore facendo
aumentare la sua impedenza zC e portarla allo stesso valore di zL (con il nucleo d'acciaio inserito). Perciò dobbiamo diminuire la frequenza,
così da facilitare la carica del condensatore e accentuare la sua reazione (reattanza XC).
La nuova frequenza di risonanza 0 ci dà anche la possibilità di misurare la nuova induttanza L della bobina con il nucleo d'acciaio
1 1
inserito. Infatti dall'uguaglianza z L  zC cioè X L  X C → 0 L  troviamo L 
0C 0 2 C
Infine, sapendo che l'induttanza della bobina con il nucleo d'acciaio è proporzionale alla permeabilità magnetica relativa dell'acciaio
N 2S
secondo la formula L   0  r (dove l = lunghezza della bobina, N = numero di spire e S = sezione delle spire), e sapendo di quanto
l
è aumentata l'induttanza grazie all'inserimento del nucleo d'acciaio, possiamo ricavare  r (acciaio) .

1
Risonanza iniziale:  0 
LC
1
Nuova risonanza:  0 ' 
L' C
2
0 L' r  
  →  r   0 
0 ' L 1  0 ' 

20
Esperimenti circuito RLC in c.a.

Abbiamo a disposizione molti resistori e diverse bobine e condensatori:


R = 2, 5, 10, 20, 50, 100, 200, 500 Ω più il reostato da 0 – 330 Ω
L = 2, 3, 9, 35, 50 mH (da poter eventualmente aumentare inserendo un nucleo d'acciaio all'interno delle bobine)
C = 0,5; 2, 4, 10, 100, 220, 470, 1000 μF
Nel file Excel Circuiti R,L,C in corrente alternata sono riportate moltissime combinazioni possibili.

Esperimento n. 1

Per esempio prendiamo R = 10 Ω, L = 2 mH e C = 4 μF e cerchiamo sperimentalmente la risonanza facendo degenerare l'ellisse di


Lissajous in un segmento obliquo di inclinazione positiva.
Non dimentichiamo che la bobina ha una sua resistenza da 0,8 Ω e quindi la resistenza totale del circuito è di 10,8 Ω.
2
Comunque il valore della resistenza non influisce sulla frequenza di risonanza, il cui valore teorico atteso è f 0  20  = 1779 Hz.
LC
Però la frequenza sperimentale di risonanza risulta essere un po' diversa: 1580 Hz.

Ora scegliamo un'altra frequenza, per esempio minore di quella di risonanza: 1000 Hz.
Siccome abbiamo scelto ω < ω0 e quindi siano in bassa frequenza (rispetto alla risonanza), ci aspettiamo che il condensatore reagisca di
più della bobina e il circuito si comporti in modo essenzialmente capacitivo.
Calcoliamo il modulo |z| e l'argomento θ dell'impedenza:
Re(z) = R = 10,8 Ω
Im(z) = XL – XC = ωL – 1/ωC = (12,6 – 39,8) Ω = – 27,2 Ω.
Siccome Im(z) < 0 significa giustamente che il condensatore ha più reattanza della bobina, come atteso.
z  Re( z ) 2  Im( z ) 2 = 29,3 Ω
 Re( z )   12,5 
  arctg    arctg   = –1,19 rad = – 68,4° (come nella fig. 29)
 Im( z )    27,2 
Calcoliamo la fase iniziale φ della corrente:
φ = – θ = +1,19 rad = +68,4° (come nella fig. 19).
Calcoliamo ora gli sfasamenti (rispetto alla corrente) e le fasi iniziali (sfasamenti rispetto alla fem) delle ddp ai capi di ciascun
componente.
La ddp VR ai capi del resistore è sempre in fase con la corrente e perciò sfasata di φ rispetto alla fem
VR = R·I →φL = φ = 1,19 rad = + 68,4°
Calcoliamo lo sfasamento della ddp VL rispetto alla fem, sapendo che rispetto alla corrente è sempre in anticipo di 90° (non sarà vero…):
VL = jωL·I →φL = φ + π/2 = 2,76 rad = 158°
Calcoliamo lo sfasamento della ddp VC rispetto alla fem, sapendo che rispetto alla corrente è sempre in ritardo di 90°:
VC = – (j/ωC)·I →φC = φ – π/2 = – 0,378 rad = – 21,6°

Misura dello sfasamento φ (fase iniziale della corrente)

Consideriamo sempre il circuito con R = 10 Ω, L = 2 mH (con resistenza interna da 0,8 Ω) e C = 4 μF, con il circuito forzato a lavorare
fuori risonanza, per esempio a 1000 Hz. La risonanza teorica era a circa 1780 Hz (quella sperimentale a circa 1580 Hz).
Siccome la frequenza imposta ω è minore di quella di risonanza ω0, il condensatore reagisce di più dell'induttanza e determina un angolo θ
negativo dell'impedenza. Di conseguenza la corrente ha una fase iniziale φ > 0 e si trova in anticipo rispetto alla fem.
 Re( z )   L  1 C 
Il calcolo teorico   arctg    arctg   porta a –1,2 rad (vedi file Excel Circuiti R,L,C in corrente alternata) e quindi φ
 Im( z )   R 
= 1,2 = 68°.
Per eseguire la misura sperimentale di φ, confrontiamo le due sinuisoidi VR e f sull'oscilloscopio, e vediamo che infatti VR è in anticipo
rispetto a f, di una quantità pari alla frazione 0,18 di un periodo. Per ottenere questo valore bisogna contare i quadretti di un periodo (T =
5,0 quadretti) e i quadretti d'anticipo (ΔT = 0,9 quadretti). Il rapporto ΔT/T fa 0,18. Ma questo rapporto è uguale al quello tra l'angolo φ e
l'angolo giro 2π radianti: ΔT/T = φ/2π. Così misuriamo la fase φ = 1,1 rad = 65°, in buon accordo con il valore teorico atteso.

Allo stesso modo possiamo verificare con l'oscilloscopio che lo sfasamento delle ddp VL e VC rispetto alla (corrente e quindi alla) VR è
sempre di +π/2 e –π/2 rispettivamente (in realtà l'oscilloscopio non lavora bene, anche se i due cavetti di terra sono messi in comune).
E poi possiamo misurare lo sfasamento delle ddp VL e VC rispetto alla fem, per verificare che è sempre (φ + π/2) e (φ – π/2)
rispettivamente.

21
Bobina reale e tensione VL vera

In realtà, come accennato prima, mentre resta vero che VC è sempre in ritardo di T/4 rispetto alla VR (perché arg(zC) = –π/2), invece in
pratica non è vero che VL è in anticipo esattamente di T/4. Infatti lo sarebbe se la bobina fosse ideale, cioè senza resistenza.
Invece presenta una resistenza RL e questo la pone in anticipo sulla corrente di un angolo minore di T/4.
Infatti disegniamo l'impedenza vera zL' della bobina: z L '  RL  jL (fig. 40) e calcoliamo il suo

modulo z L '  RL 2  L 2


 L  
argomento arg z L '  arctg   
 RL  2
L'argomento è sempre minore di 90° (fig. 40). Tanto minore di 90° quanto più si sceglie una frequenza bassa (figg. 41 e 42).
Im Im arg(zL')
jωL zL' π/2
bassa
frequenza

jωL zL'
arg(zL') arg(zL')
Re Re ω
fig. 40 RL fig. 41 RL fig. 42

Dunque la fase iniziale della tensione sulla bobina (cioè lo sfasamento della vera VL' rispetto alla fem) vale  L '    arg z L '

Nell'esperimento vero di prima, risulta arg  z L '  86,4° e quindi la vera fase iniziale della bobina è φL = φ + 86,4°= 2,70 rad = 155°

Moduli delle tensioni

Finora abbiamo calcolato gli sfasamenti (che corrispondono ai loro argomenti) delle tre tensioni VR , VL' (vera) e VC rispetto alla corrente,
e le loro fasi iniziali (sfasamenti rispetto alla fem) φR , φL' (vera) e φC .
Ora calcoliamo i moduli V0R , V0L' (vera) e V0C .
Li otteniamo dalle solite leggi di Ohm simboliche: VR  z R  I VL '  z L 'I VC  zC  I
considerando solo i moduli (che si moltiplicano tra loro): V0 R  z R I 0 V0 L '  z L ' I 0 V0C  zC I 0
1
in cui già conosciamo i moduli delle loro impedenze: z R  R z L '  RL 2  L 2 zC 
C
f0
e il modulo della corrente elettrica I 0 
z

Confronto teoria – esperimento

Nel file Excel Circuiti R,L,C in corrente alternata sono calcolati tutti i valori: moduli e fasi dei vettori complessi (fem f, corrente I,
impedenza totale z e impedenze singole zR , zL' vera, zC ).
Inoltre sono mostrati i grafici attesi (teorici), sia le funzioni sinuisoidali e che le figure di Lissajous. Tutte si mostrano in ottimo accordo
con le sinusoidi e le figure di Lissajous sperimentali che si vedono sullo schermo dell'oscilloscopio.
Presentiamo quest'altro esperimento in cui il circuito RLC, a differenza del precedente, si comporta in modo induttivo (perché forzato da
una fem di frequenza maggiore di quella di risonanza):
R = 100 Ω, L = 35 mH (con resistenza interna da 12 Ω) e C = 2 μF, con frequenza 1000 Hz.
Risonanza teorica: 602 Hz. Risonanza sperimentale 537 Hz (ricavata facendo degenerare l'ellisse di Lissajous in un segmento obliquo).
Siccome la frequenza imposta ω è maggiore di quella di risonanza ω0, la bobina reagisce di più del condensatore, infatti la reattanza
induttiva è XL ≈ 220 Ω mentre quella capacitiva è XC ≈ 80 Ω. Ciò determina un angolo positivo dell'impedenza (θ ≈ 51°). Di conseguenza
la corrente ha una fase iniziale φ ≈ –51° negativa, e si trova in ritardo rispetto alla fem.
Il modulo dell'impedenza del circuito vale |z| ≈ 180 Ω e, immaginando una fem di modulo f0 = 10 V, la corrente ha ampiezza I0 ≈ 56 mA.
Calcoliamo le singole impedenze di ciascun componente.
Impedenza zR della resistenza:
modulo |zR| = 10 Ω
arg(zR) = 0, come sempre
Impedenza zL' della bobina vera (non ideale):
modulo |zL'| = 220 Ω (quasi uguale al valore ideale)
arg(zL') = 87° (leggermente meno dei 90° ideali)
22
Impedenza zC del condensatore:
modulo |zC| ≈ 80 Ω
arg(zC) = –90°, come sempre
Ora che abbiamo tutti i moduli possiamo calcolare la ddp VR ai capi del resistore:
modulo V0R ≈ 5,6 V
fase iniziale φR ≈ –51° (VR in fase con la corrente I, come sempre)
la ddp vera VL' ai capi della bobina:
modulo V0L' ≈ 12,3 V
fase iniziale φL' ≈ 35° (con VL' in anticipo sulla corrente I di circa 87°)
la ddp VC ai capi del condensatore:
modulo V0C ≈ 4,4 V
fase iniziale φC ≈ – 141° (VC in ritardo di T/4 rispetto alla corrente I, come sempre)
Vediamo anche che c'è splendido accordo tra i grafici teorici attesi del file Excel e quelli sperimentali visibili sull'oscilloscopio (sia le
sinusoidi che le figure di Lissajous).

23
Esperimento n. 2

24
1. frequenza risonanza sperimentale (senza nucleo acciaio)
2. frequenza risonanza sperimentale con nucleo acciaio e misura μr acciaio
3. confronto VR, VL' e VC con fem (sinusoidi e ellissi Lissajous)

f0 f f0 f
V0L VL
I0 I I0 I

T/2 T t T/2 T t
T/4 T/4

fL fC
Ea C
A R A dI/dt A
B B +Q –Q B

Ee I Ee Ee I
Es Es
f f f Es
Es Es Es

I istantanea oraria I istantanea aumenta I istantanea oraria


D C D C D C
circuito puramente resistivo circuito puramente induttivo circuito puramente capacitivo

–Q
armatura B positiva armatura B negativa
Im
C I R A I R
B B

Ee Es Ee Es
–Q
f Es f Es C
Es Es
+Q
Re
D C D C
fig. 1 fig. 2

Im Im Im
t generico
t=0 z resta fisso
z (non ruota)
zL = jωL z
f
z
25
θ
Re Re
φ=–θ f0
θ
Re
zR = R

fig. 35
fig. 36
fig. 37
fig. 38
fig. 39
fig. 40

Im Im
t generico f dopo T/4

I
f
VL
VL
VR
Re Re
VR
I

Im Im
t generico f dopo T/4

I
f
VL VL
VR
Re Re
VR
I

fL fC
Ea C
R A dI/dt B A +Q –Q B

Ee Ee I +Q –Q
Es
f f f Es
L Es Es
circuito RL
I istantanea aumenta I istantanea oraria
D C D C
circuito puramente induttivo circuito puramente capacitivo
R

fL fC
f C Ea C
circuito RC A dI/dt B A +Q –Q B

Ee Ee I
Es
f f Es
R Es Es

I istantanea aumenta I istantanea oraria


D C D C
f circuito RLC L circuito puramente induttivo
26 circuito puramente capacitivo
Im Im Im
VL

VL
z
z z
VC
Re Re Re
VR VC
VC VR VL VR
I

I
I

fig. fig. fig.

dopo T/4
I VC
VR

f VL

Im 27

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