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The World of Elephants - International Congress, Rome 2001

Gli elefanti si radunano presso il fiume Amilo

M.A. Ferrante
mm.dimonte@tin.it

SUMMARY: In 79 BC Pompeus Magnus triumphed on a car drawn by four elephants. This choreography
inspired a Pompeian fresco in wich the triumpher was Venus Victrix, a goddes worshipped by Silla and
Pompeus. The reason that prompted, against tradition, to use elephants drawing the image of the god – or the
deified triumpher – is to be found in the context of the new popularity gained by these animals in I century
Rome. Elephants employed in arena shows aroused astonishing emotions of admiration and pity that gave ori-
gin to legends about the supposed moral sense of the beast. Among the others, a legend originated in Africa
is specially interesting, because it reveals the religious behavior of elephants. The story tells that in the new
moon nights pachyderms get togheter to worship the moon, purifying themself with ritual ablutions in the
water of rivers.

1. L’ELEFANTE E L’IMMAGINARIO sibili tracce, come la “fortuna” dell’immagine


dell’elefante nella cultura occidentale trovi una
Fra tutte le immagini, quelle degli animali tappa fondamentale nelle particolari condizioni
sembrano essere le più comuni nel repertorio politiche, sociali e culturali della Roma del III-
del fantastico. L’orientamento teriomorfo del- I secolo a.C.
l’immaginazione è saldamente depositato negli
strati profondi dell’esperienza, laddove un 2. L’INGRESSO DEGLI ELEFANTI A ROMA
duplice livello connota il rapporto dell’uomo
con l’animale: uno del tutto obbiettivo, per cui I Romani, secondo quanto riferisce Marziale
l’oggetto è visto e valutato nella sua realtà, ed (Epigram. I, 17), videro gli elefanti per la prima
un altro simbolico che lo pone su un piano, più volta nel 282-273 a.C. durante la guerra contro
o meno condiviso, di connotazione archetipica Pirro. Nel 246 a.C., all’inizio della Prima
e plurima che investe l’animale di caratteri Guerra Punica furono catturati presso
spesso molto distanti dalla sua vera natura, Agrigento cinquanta elefanti, inviati a Roma
come se l’interesse per quest’ultima seguisse per incrementare il numero delle bestie che
addirittura in secondo ordine la polivalenza di venivano sacrificate negli spettacoli circensi.
significati allegorici, simbolici e metaforici Centoquarantadue elefanti furono prelevati dal
(Durand 1984). console Lucio Metello nel 241 a.C., alla fine
Lungo un itinerario antropologico-culturale del primo conflitto contro i Cartaginesi, per
le immagini collettive si fissano nella memoria inviarli a Roma su zattere costruite con file di
di un popolo o di una comunità per trasmigrare, botti unite fra loro (Livio, Periocae, XIX;
poi, verso altri gruppi umani. Anche le immag- Seneca, De brevitate vitae, XIII, 8). Tali arrivi
ini, spostandosi in questo processo di incrementarono la passione dei Romani per i
migrazione, subiscono inevitabili modifiche, pachidermi, allevati ed addestrati per allietare
adattandosi alla nuova cultura, senza perdere la folla nelle arene con danze e pantomime
tuttavia l’universalità dei messaggi che grottesche o per stupirla in parate militari e
veicolano. cortei trionfali. La propensione dei consoli e
Partendo da questo assunto, si cercherà qui di degli imperatori verso gli elefanti si rileva dai
tratteggiare sinteticamente, attraverso due pos- tanti aneddoti e dai resoconti degli storici del-
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l’epoca repubblicana e di quella imperiale, dai per cui è verosimile pensare che “i coloni della
quali si evidenzia però un atteggiamento Numidia abbiano inviato nell’antica metropoli
ambivalente nei confronti delle maestose (Pompeii) i segni della loro devozione” (Pais
bestie, privilegiate, addirittura adorate ma al 1918: 231).
contempo vessate e fatte oggetto di ludibrio. Sembrerebbe, dunque, che la nuova coreo-
Ritenute intelligenti e sensibili, furiose nelle grafia del trionfo romano fosse di origine
battaglie, possenti nelle arene, su di esse si africana, sebbene, stando a Plinio, fu il dio
scaricarono le valenze aggressive e sanguinarie Libero, o Bacco, il primo a trionfare su di un
dei loro padroni. Possedere animali feroci fu di carro tirato da quattro elefanti dopo aver doma-
moda a Roma: serpenti, tigri e pantere to l’India. L’ipotesi dell’origine asiatica di
dimorarono presso alcuni imperatori; Augusto questa coreografia potrebbe per altro esser con-
e Tiberio furono collezionisti di ossa di pachi- fortata, ad esempio, dalle antiche raffigurazioni
dermi, conservate presso le loro ville (Svetonio del pantheon birmano dei Nat, dove le divinità
1974). appaiono sostenute da elefanti. Una di queste
Nell’80 a.C. il dittatore Silla fondò una colo- raffigurazioni, quella in cui il dio cosmico
nia di veterani romani a Pompei, la chiamò Thagya-Nat è rappresentato in piedi su di un
Cornelia Veneria Pompeii, dedicandola a carro sostenuto da quattro elefanti, richiama da
Venere, ed altre ne fondò in Africa dopo le vit- vicino l’iconografia della “Venere Pompeiana”
torie lì conseguite. Veneria Rusicade fu una di e la coreografia del nuovo trionfo romano.
queste e, come la prima votata a Venere, venne Alcuni eventi della storia romana, sul finire
modellata sulle città campane con le quali del I sec. a.C., sono collegati con l’arrivo a
intrattenne rapporti commerciali e affettivi. Un Roma di molti pachidermi. Il 12 agosto del 55,
anno dopo la fondazione di Cornelia Veneria per festeggiare il suo secondo consolato,
Pompeii, il 12 marzo del 79, Pompeo, amico di Pompeo dedicò un tempio a Venus Victrix e per
Silla, trionfò su di un carro tirato da quattro ele- l’occasione fece combattere venti elefanti con-
fanti, la cui coreografia ispirò probabilmente tro un gruppo di Getuli della Mauritania (Plinio
l’iconografia di un dipinto rinvenuto a Pompei, 1982: 155). Lo spettacolo fu tanto doloroso da
nel quale “la dea [Venere] sta su un cocchio sollevare lo sdegno della folla contro il console.
tirato da quattro elefanti: a destra l’accompagna Insieme agli elefanti africani giunsero a Roma
la Fortuna, con i piedi poggianti sul globo; a anche le leggende che gli accompagnatori (i
sinistra, una divinità reggente la patera e la cor- mahut) raccontavano su questi animali. Tali
nucopia, che nell’illustrazione ufficiale è iden- leggende passarono dapprima “nelle lettere di
tificata con l’Abundantia. In quest’ultima è Cicerone, nelle memorie del tempo, per poi
invece ovvio […] riconoscere la Felicitas, la finire nelle storie e negli annali, perpetuate
dea collegata con Silla e, nell’età di Silla e di insieme al ricordo dei giochi di Pompeo”
Pompeo, onorata accanto a Venere Victrix […]. (Passerini 1933: 4).
Alla scena principale sottostà, in una stretta fas-
cia, un minore dipinto, in cui persone e scritture 3. L’ADORAZIONE DEGLI ELEFANTI PER LA LUNA
accennano alla tintura e al commercio di panni”
(Pais 1918: 227-8). Si tratta del negozio di un La leggenda della adorazione degli elefanti
vestiarius, in quanto, come riferiscono Plutarco per la luna è giunta a noi attraverso diverse
(Pseud., 145) e Plinio (1982), “sul finire della fonti (Plinio, Nat. Hist. VIII, 1-13; Eliano, de
Repubblica e al principio dell’Impero, i mol- nat. anim. IV, 10; Dione, XXXIX, 38 5), poiché
luschi e le tintorie delle coste africane, partico- molti furono gli storici che ad essa si interes-
larmente nella Mauritania (le cosiddette coste sarono. Racconta Plinio che “sui monti selvosi
Getuliche) goderono di una reputazione del della Mauritania, quando comincia a brillare la
tutto speciale” (Pais 1918: 231). I rapporti fra le luna nuova, branchi di questi animali [gli ele-
colonie numidiche e quelle campane furono fanti] scendono ad un fiume chiamato Amilo; lì
caratterizzati da scambi materiali e culturali, si purificano solennemente, si spruzzano d’ac-
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qua e, dopo avere in questo modo reso onore soluzione più semplice del problema. A suo
all’astro, tornano nei boschi, spingendosi avviso la “cerimonia” descritta da Dione è
davanti i loro piccoli stanchi” (Plinio 1982: identica a quella descritta da Plinio, in quanto
143). Secondo il Passerini (1933) la versione anch’egli fa esplicito riferimento ad una
originale di questa leggenda è da ricercare, “purificazione” (καθαρµο′ς). Il resoconto di
piuttosto che in Plinio, in Cassio Dione (2000). Dione non si distinguerebbe dunque da quelli
Questi avrebbe utilizzato come propria fonte di Plinio ed Eliano per il fatto che egli fa
non solo Plinio (1982) ed Eliano (1998), ma risalire la leggenda ad una tradizione più anti-
anche i racconti africani da cui questi autori ca; al contrario, attinge come quelli a fonti che
attinsero la leggenda. Ora, ad avviso del intendono caratterizzare l’elefante per le sue
Passerini, questi racconti non contenevano virtù quasi umane (non solo la mansuetudine, il
originariamente l’elemento che costituisce, coraggio, la temperanza e la saggezza, ma
invece, l’interesse principale di Plinio, il fatto anche il senso di giustizia e di pietà).
che gli elefanti possiedano uno spiccato senso Ma forse è possibile dire qualcosa di più in
della religiosità, ma solo che essi mostrano di proposito. Eliano non può non dare per sconta-
sapere con esattezza quando si verificherà il ta la religiosità di animali che, come gli elefan-
novilunio. Ed è proprio il fatto che essi ti, “mossi da un impulso naturale, misterioso e
abbiano anche una conoscenza del calendario intelligente, colgono dei rami freschi nella
astrale, che desta la meraviglia di Dione: “[gli foresta dove vivono e poi, tenendoli sollevati e
elefanti] comprendono anche i fenomeni volgendo lo sguardo verso la dea [la luna,
celesti, tanto che al novilunio, prima che la ovvero Selene], li agitano dolcemente e glieli
luce della luna si mostri agli uomini, si recano offrono con gesto supplichevole, come per
presso fonti di acqua corrente e lì si purifi- invocare sopra di sé il favore e la benevolenza”
cano” (Dione 2000: 53). (1998: 223). È ovvio che se l’oggetto di tante
L’elemento della venerazione per la luna, che attenzioni è proprio la luna, passa in secondo
occorre nella versione pliniana, sarebbe perciò piano l’aspetto sorprendente di una conoscenza
mutuato dai resoconti del re di Mauritania dettagliata dei fenomeni celesti. Tutta l’“intelli-
Giuba, forse interessato a creare un parallelo genza” del misterioso impulso viene così a con-
della leggenda — che anche Eliano riporta centrarsi sulla capacità di riconoscere alla luna
(1998: 473) — secondo cui i pachidermi attributi divini, e non sulla previsione della sua
mostrano di adorare il sole (Giuba, FgrHist 275 imminente apparizione. Pur volendo eviden-
F 53). Sempre secondo il Passerini, la svista di ziare l’eccezionalità di questo impulso natu-
Giuba potrebbe essere stata facilitata dal rale, Eliano non ha però motivo di specificare il
doppio significato del termine greco νουµηνι′α senso preciso del temine “novilunio”, e parla
(novilunio), riferibile sia al giorno in cui la luna genericamente di un apparire della luna nuova:
non è effettivamente visibile, sia al giorno suc- Πυνθα′νοµαι σελη′νης υ’ποϕαινοµε′νης
cessivo, in cui appare una prima porzione del- νε′ας, “So che all’apparire della luna nuova …”
l’astro. (l’edizione citata traduce erroneamente “luna
In polemica con Passerini, Momigliano piena” anziché “luna nuova”). Ora, non solo
(1933) afferma che la salutatio sideris di cui Dione non ha nulla da obbiettare alla credenza
parla Plinio individua il motivo essenziale e che gli elefanti partecipino di un certo senso
imprescindibile della leggenda, dal momento religioso - come dimostra il fatto che egli parla
che non sarebbe plausibile parlare di una ceri- della loro purificazione nello stesso senso di
monia nel novilunio, sia pure astrologico, che Plinio - ma sembra tradire un interesse positivo
non si riferisca alla luna e alle sue forze. per questo aspetto. Forse la sua precisazione sul
L’omissione di Dione si spiegherebbe dunque termine “novilunio” intende suggerire che il
semplicemente col fatto che le sue fonti davano comportamento degli elefanti non solo non è
evidentemente per implicito il particolare del determinato da un caso, ma nemmeno da una
saluto alla luna. Momigliano cerca una connessione tra la presenza visibile dell’astro e
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la loro abluzione. Secondo tale ipotesi, la reli- attraverso le vie del commercio, le migrazioni,
giosità dell’elefante non sarebbe più un ele- l’opera di poeti e scrittori, e persino i contatti
mento sottinteso del racconto; al contrario, la militari che i Romani ebbero con popoli limi-
salutatio sideris sarebbe avvalorata dal fatto trofi. La ricerca di una esasperata magnilo-
che la cerimonia di purificazione avviene in un quenza nella proiezione dell’immagine del
giorno in cui la luna non è ancora visibile. potere, l’attrazione per miti e culti esotici,
Tuttavia, non in un giorno qualsiasi, bensì nel nonché un’eclettica curiosità scientifica furono
giorno esatto di novilunio, ovvero — come le condizioni che facilitarono la ricezione e l’e-
Dione ha cura di precisare — “prima che la laborazione di un’immagine dell’elefante che,
luce della luna si mostri agli uomini” (πρὶν ε’ς per il tramite della cultura latina medievale e
ο’′ψιν τοι̃ς α’νθρω′ποις τὴν σηλη′νην ε’λθει̃ν) rinascimentale, giunge fino a noi.
(2000: 53). L’atto di adorazione sarebbe
dunque intenzionale, nel senso di supporre, nel- 5. BIBLIOGRAFIA
l’elefante, anche la facoltà di prevedere che la
luna si renderà di lì a poco visibile. Dione Cassio 2000. Storia romana, vol. II.
Milano: Rizzoli.
4. CONCLUSIONE Durand, G. 1972. Le strutture antropologiche
dell’Immaginario. Bari: Dedalo.
Le due immagini di cui abbiamo parlato, Eliano 1998. La natura degli animali, vol. I.
quella del carro trionfale trainato dagli elefanti Milano: Rizzoli.
e quella della leggenda della venerazione della Momigliano, A. 1933. Ancora sul culto degli
luna, sono indici minimi ma significativi del elefanti per la luna. In Atheneum. Studi
mutamento di certi costumi e di certe credenze periodici di Letteratura e Storia del-
verificatosi a Roma sul finire della Repubblica, l’Antichità XI: 267-268.
in particolare durante il periodo di Silla e Pais, E. 1918. Dalle guerre puniche a Cesare
Pompeo Magno. Dall’Asia Minore, dalla Siria Augusto. Roma: Nardecchia.
e dall’Egitto giunsero a Roma ambasciatori di Passerini, A. 1933. L’origine del tradizionale
un sapere nuovo di origine orientale integratosi culto degli elefanti per la luna. In
facilmente nel tessuto della civiltà romana. In Atheneum. Studi periodici di Letteratura e
virtù di tale sincretismo religioso entrarono a Storia dell’Antichità XI: 142-149.
far parte del pantheon nuovi dei, ma anche un Plinio 1982. Storia naturale. Torino: Einaudi.
particolare interesse per l’astrologia, l’astrono- Svetonio 1974. Le vite dei dodici Cesari.
mia e la magia; un ricco patrimonio acquisito Milano: Rusconi.

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