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Letteratura italiana Geri 13/10/21

Digressione sul significato del canto I e II


Nel loro insieme canto I e II costituiscono il prologo a tutta la commedia, e all’inferno stesso e
vedremo come sarà complessa la modalità con la quale Dante interpreta la topica dell’esordio.

Datazione della commedia


Noi leggeremo la Commedia nell’edizione critica di Petrocchi, che è una ricostruzione molto valida
della Commedia. Si parla di ricostruzione perché noi sappiamo poco della Commedia, sappiamo
che fu completata entro il 1321, sapendo della morte di Dante. Possiamo trarre delle ipotesi sulla
datazione della Commedia tramite i riferimenti che vengono fatti all’interno dell’opera, e tramite
dei dati “esterni al testo” (quei casi in cui la primissima edizione della Commedia è databile tramite
le pagine biffate dei notai, pagine nelle quali i notai scrivevano liriche e poesie a loro care).

Partiamo dai dati interni


Nell’Inferno il riferimento cronologico più avanzato è quello legato alla morte di uno degli usurai
elencati in Inferno XVII, tale Gianni Buiamonti de Becchi che risale al 1310. È importante vedere la
dedizione con cui Dante ricerca le date di vita anche di persone minori rispetto ad altre di rilievo
storico-politico. Capiamo comunque che nel 1310 Dante stava ancora scrivendo l’Inferno o aveva
iniziato una revisione dell’Inferno. Abbiamo qualcosa però di più significativo più avanti nel canto
XIX con l’allusione della morte di Clemente V, il papa che stabilisce la sede papale ad Avignone. Nel
canto XIX dei simoniaci troviamo un papa morto tempo prima: Papa Niccolò III Orsini, un allusione
a Bonifacio VIII e fra la schiera dei simoniaci compare anche Clemente V. Dante avrebbe potuto
profetizzare la morte di Clemente V, il suo destino, senza dover attendere per forza alla morte,
però è probabile che il passo sia stato scritto dopo la morte del papa, nel 1814.

Nel Purgatorio abbiamo la morte di Corso Donati nel 1308 (canto XXIV), quindi un data “post
quem”, inteso nel senso che Dante lavorò al Purgatorio dopo il 1308, e una possibile allusione alla
sconfitta dei fiorentini a Montecaini nel 1315 (canto XXIII ). Dante nel 1315 Dante lavorava ancora
al Purgatorio.

Nel Paradiso con lo stretto legame che vi è tra Dante e la famiglia della Scala, con un elogio dei due
protettori di Dante: Cangrande della Scala e Bartolomeo della Scala (canto XVII). Vi è poi la
testimonianza di una lettera a Cangrande, nella quale Dante esplicita il suo intento di dedicare
almeno l’ultima cantica al suo protettore. Poi si ha una testimonianza poetica, una lettera
indirizzata a Dante, in versi, da Giovanni del Virgilio, un dotto bolognese che nell’estate del 1320
aveva letto le prime due cantiche, invitando Dante a non sprecare il suo ingegno con il volgare e di
puntare alla scrittura dell’opera in latino. Dante risponde a questa lettera con un ecloga con la
quale sembrerebbe inviare un dono al dotto bolognese, dieci vasetti di latte simbolici dei primi 10
canti del Paradiso. Dante quindi nell’estate del 1820 ha probabilmente terminato i primi dieci canti
del paradiso. Abbiamo poi la testimonianza di Boccaccio che testimonia che il paradiso venne
completato a Ravenna da Dante nell’ultimo anno della sua vita. Forse c’è stata un accelerazione
nella stesura nel soggiorno a Ravenna, per il fatto probabile che Dante forse avesse meni impegni
diplomatico-politici di quanti ne aveva a Verona. La notizia è probabilmente vera perché Boccaccio
che conobbe degli uomini anziani che avevano conosciuto Dante.

Ora, il problema del delineare la data di inizio di stesura della Commedia viene risolto con piccole
fonti e informazioni che lo fanno risalire al 1300 circa.
Vediamo ora il problema della diffusione della Commedia durante la vita di Dante
Una prima divulgazione dell’Inferno per canti o gruppi di canti attraverso quaderni o fascicoli, è
testimoniata da alcuni registri di notai bolognesi, con la data del 1317. Ma abbiamo una fonte
precedente che è Francesco da Barberino che cita l’inferno nella sua opera “Documenti d’amore”.
Questa opera venne scritta nel 1314/15 e sembra quasi che egli possegga una conoscenza quasi
della completa cantica

Altra divulgazione, con il purgatorio, con una citazione del canto II del Purgatorio, del
volgarizzamento delle Eneide, che è databile tra la primavera del 1317 e primavera del 1317.
Quindi intorno al 1316/17 si ha la diffusione di Inferno e Purgatorio. Per il primo canto del
Purgatorio per intero abbiamo la testimonianza di un registro notarile (pagine biffate) del 1319.

Al figlio Jacopo e anche gli altri va riconosciuta la testimonianza della diffusione dell’opera al
completo, postuma alla morte di Dante.

Il testo della Commedia


Ha subito grande fortuna, nonostante lo schifettoso giudizio di Giovanni del Virgilio, e arriviamo
alla grande questione filologica. Come accade spesso la grande fortuna di un testo, rende
difficoltoso il lavoro del filologo, perché è arduo tenere conto di tutte le singole copie, ma anche
perché la grande diffusione di un testo comporta un inquinamento della tradizione, perché il testo
è talmente famoso, talmente tante volte copiato da deteriorarsi con il tempo rispetto all’originale.
Abbiamo 800 testimoni manoscritti e una centinaia di frammenti di testimonianze, come le pagine
notarili. 600 manoscritti hanno almeno una cantica ed è per questo motivo che si ipotizza che la
diffusione fosse fatta per cantiche. Abbiamo circa 300 manoscritti databile intorno al XIV secolo
(vicini a Dante) e il più antico è del 1335 chiamato “Ash”.
Tornando sulla questione della larga riproduzione, si crea un grosso problema per i filologi, cioè
quello della contaminazione laterale dei testimoni, cioè i copisti, che nel copiare hanno
sott’occhio più di un testo. Il metodo di analisi presuppone che il copista, copi da un solo testo
ricopiando anche gli errori in modo da ricostruire l’albero genealogico dell’opera, ma questo
metodo viene seguito nel caso di autori pagani e classici, e non funziona con i medievali
soprattutto se l’opera è di successo. Il copista quindi quando si trovava a dover copiare delle
parole delle quali non sapeva il significato, andava a guardare su un'altra copia e “contaminava”
così l’opera. Altre volte si sono trattati di errori di memoria, dove il copista basandosi sulla
memoria commetteva errori.
Interessante è anche il problema della “produzione in serie”. Nelle botteghe vi erano delle vere e
proprie forme di catena di montaggio per realizzare nel modo più rapido la commedia, perché si
vendeva molto bene.

Un ruolo importante lo svolse Boccaccio, con la sua edizione della commedia, con la quale fece
scuola al punto che Petrocchi sceglie di fare un edizione critica secondo l’antica vulgata, cioè tutte
le copie della Commedia precedenti all’intervento di Boccaccio. Questo crea una nuova vulgata, un
testo talmente importante da diventare quello di riferimento dopo l’intervento di Boccaccio.

Digressione
La terzina incatenata (con le sue catene di rime) fa si che il testo tenga ed è raro che ci siano dei
salti, o lacune nella tradizione.
Vediamo anche il problema degli antichi commenti
Proprio perché la Commedia ha subito immediato successo, con lei cronologicamente nascono
commenti legati ad essa. Non è quasi mai capitato (il “quasi” è perché abbiamo un eccezione con
Petrarca volgare) nella nostra tradizione un opera da imporre una tradizione esegetica così. Questi
che chiamiamo “commenti storici” partono circa dalla seconda metà del trecento e arrivano fino
alla fine del cinquecento. La fortuna di Dante nel rinascimento pressappoco decade e si stampano
poche commedie nel 500/600oRA, IL commento che useremo noi per studiare Dante, cioè. quello
di Mercuri è molto di divulgazione e difatti non viene trattata la critica rivolta all’esegesi, e ai
diversi commenti, cosa che non troviamo ad esempio nell’opera di Bellomo. Per Geri il più grande
commentatore di Dante è Benvenuto da Imola, e il suo commento sulla Commedia si trova sul sito
“Dante lab reader”.

Piccola digressione
Quando vi capiterà di dover studiare una grande opera come ad esempio: “La gerusalemme
liberata” o “Il Canzoniere” di Petrarca vi sono delle edizioni monografiche per Einaudi

La struttura della Commedia


Nella “forma mentis” medievale (usi e modi del medioevo), i grandi testi andavano letti a partire
dagli “accessus ad autorem” cioè dalle sintesi esplicative dei grandi commentatori, “auctores
regulati”, quelli che Dante incontrerà nel IV canto dell’Inferno. “Accessus ad autorem” è
traducibile in accesso, che introduce all’opera tramite i commentatori. Inoltre, va detto che era
usanza nel Medioevo ricondurre le opere a un genere di riferimento e qui arriviamo alla natura
mista, doppia della Commedia, del genere della “visio” (cristiano medievale) e dell’ ”epos”
(classico). Le visiones erano testi, spesso brevi che riportavano esperienze mistiche relative
all’aldilà, e spesso erano o autonome o attribuite a personaggi che non sono gli autori stessi. Sono
in un qualche modo un prosieguo del genere profetico dell’antico testamento e anche l’esito di
una tensione tipica del cristianesimo primitivo del medioevo. La descrizione di esperienze
dell’aldilà è un genere tipico del medioevo, ma queste visiones sono brevi e non hanno la struttura
del viaggio e questa è una grande differenza con la Commedia. Difatti l’autore è invitato a creare
un idea spaziale di quello che Dante vede ed è qualcosa di cui non si è abituati, neanche con i
grandi poemi classici : Iliade, Odissea, Eneide etc… Tornando sul genere della “visio”, ha come
fondatore San Paolo che nella lettera ai Corinzi, egli ha una visione mistica del terzo cielo, una
visione momentanea che porta Paolo vicino a dio e conferisce a Paolo lo statuto di “apostolo”
(perché Paolo non era veramente apostolo inteso come colui che conobbe Gesù e lo seguì). San
Paolo ha minore peso rispetto a Pietro, apparentemente e sarà importante nella rifondazione di
un nuovo cristianesimo, e ciò che gli darà autorevolezza come figura sarà questa visiones
momentanea del terzo cielo. L’altro genere della Commedia è l’”epos” classico di cui grande
rappresentante è Virgilio e che ha due grandi elementi: la guerra e il viaggio. Non vediamo nella
commedia tanto l’aspetto bellico quanto il viaggio. Proprio all’inizio della Commedia, nel II canto,
Dante allude a questa tradizione in modo abbastanza indiretto, e dopo essersi potuto fermare un
secondo con Virgilio, gli pone dei dubbi, relativi al motivo per cui fosse stato lui a dover compiere il
viaggio e il motivo che vi fosse dietro parlando intanto del motivo legato alle Eneide (la fondazione
di Roma) e San Paolo (con la visione mistica e la riformazione cristiana). È un trucco per dire a quali
generi si ricollega l’opera. Dante crea un opera che è classica e cristiana allo stesso tempo, ma non
in modo “meccanico” come una superficiale denatura di stile classico, alcuni poemi tardo-antichi,
per adattare lo stile virgiliano a qualcosa di cristiano, bensì qualcosa di più profondo, un opera, un
poema sacro in cui la tradizione sacra si unisce con il terreno. Dante inoltre, legge le Eneide come
un opera sacra perché Dante crede grosso modo alla storia di Enea, e al suo muoversi per via di
una forza che è quella della provvidenza, e che lo esplicita nel IV libro del Convivio. La fondazione
di Roma è parallela alla genealogia di Cristo, ed è infatti sacra, un impero che si diffonde sulla
Terra, e che deve espandersi per poi portare al sacrificio di Cristo. Vedremo nel personaggio di
Stazio, che compare nel purgatorio abbastanza all’improvviso, che non si trova in Inferno IV, egli
rivela come la lettura di Virgilio, l’allusione al puer nelle ecloghe lo abbia portato sulla via della
cristianizzazione. Stazio riconsce la magnificenza nello scritto di Virgilio e il grande tono cristiano
contenuto nell’opera, ammettendo di non poter quasi replicare a una tale opera.

Ha una struttura narrativa molto raffinata ed è ricca di episodi, di descrizioni, si svolge in uno
spazio realistico anche se è oltremondano e ha delle parentele con il genere del romanzo nella
misura in cui la Commedia ha una grande storia e una carrellata di personaggi. L’invenzione
dantesca è di dare spessore alle anime incontrate dal Dante agens. Una grande dote di Dante,
come scrittore è quella di raccogliere il destino di un personaggio in pochi versi, di cui discuterà
Auerbach con il suo libro. Dal punto di vista della narrazione, di come il racconto viene strutturato
nella commedia Dante ha tre grandi modelli:
1. Le “visiones”, i testi apocrifi relativi a San Paolo, quei testi latini che raccontavano quello
che Paolo menziona nella seconda lettera ai Corinzi;
2. Una vasta tradizione di poemetti sull’aldilà, come quelli di Giacomino da Verona e Bonvesin
da la Riva. Sono forme molto elementari e infatti il paradiso e l’inferno di questi testi sono
sfilacciati, con immagini disordinate; Dante recupera solo l’iconografia ma l’adatta a una
struttura spaziale complessa che si ispira all’epos dei romanzi cavallereschi (l’immagine del
cavaliere solitario, che Dante riprende)
3. Prediche, perché i predicatori medievali per spingere i fedeli a comportamenti cristiani
descrivevano l’inferno e il paradiso, anche poi il purgatorio, che come vedremo è un
invenzione più recente;

Nei primi dieci canti dell’Inferno si noterà come Dante è molto vicino al IV libro dell’Eneide.
Danti si basa su molti punti di riferimento per la narrazione di questo viaggio che è stretta. Tra
questi, di grande spessore vi è la parte della bibbia di carattere profetico. L’apocalisse è per lui,
testo fondamentale per gli ultimi canti del purgatorio, in cui cita l’apocalisse come suo modello.
Inoltre vi è in lui un influenza della tradizione apocalittica medioevale, del pensiero teologico
medievale che riflette sulla fine del mondo e sui segni della crisi che segnano l’inizio della venuta di
un anticristo ( che verrà sconfitto e da lì si avrà un età dell’oro). Esiste un passaggio dei vangeli
sinottici in cui si tratta di questa apocalisse, e questo pensiero è molto influente nel cristianesimo
medievale.

Le innovazioni dantesche
 L’introduzione della prima persona: Lo scrittore è anche il protagonista della storia, quindi
il racconto va inteso come una testimonianza del fatto. Il modello è Pan Paolo con le lettere
ai Corinzi e nelle visiones (dove vediamo spesso la storia di un personaggio ipotetico che
viene guidato nell’aldilà da delle guide, quasi sempre di immaginario cristiano). Nella
Commedia ci sono diverse guide con un grado differente fra loro di intensità che li
distingue. Virgilio guida Dante nell’Inferno, poi la triade: Virgilio, Stazio e Beatrice che lo
guidano nel Purgatorio, e infine nel Paradiso con Beatrice e San Bernardo, ma sulle guide di
Dante, parleremo soprattutto vedendo il secondo canto.
 Descrivere le singole anime in modo realistico: Una descrizione talmente minuziosa da
essere paragonabile a quella della tragedia greca. Dante non conosceva la tragedia greca.
 L’immaginario dantesco geografico: la geografia dettagliata dell’inferno che è agli antipodi
del monte del purgatorio. Nel caso del Paradiso Dante si rifà alla scienza, la descrizione dei
cieli è molto scientifica e c’è poco dell’invenzione.

I percorsi della Commedia (Mercuri usa questo termine, per dire i diversi filoni che sono messi in
atto da Dante come personaggio)

Percorso filosofico
 Un viaggio della conoscenza, alla ricpoerca dell’ordine cosmico.Dante si perde nella selva
(peccato) allegoria del secolo e giungere in Paradiso si può apprezzare lo studio a cui
ambisce ogni uomo. “Andare verso Dio è il vero viaggio di ogni anima” questo lo dirà Stazio
ma è molto pertinente nella visione di Dante. L’anima appena nata punta verso il bene ma
viene distratta dal bene, e il viaggio di Dante è per reimmettersi nella strada del bene, che
per Dante coincide con la razionalità. Ma per potere compiere questo viaggio bisogna
riconoscere…
 I limiti della ragione: e questo è dimostrato con l’allegoria del motivo per cui Virgilio non
può accompagnare Dante fino alla fine del purgatorio perché la ragione senza la fede è
monca. La fede è per Dante qualcosa che completa la ragione.
 Esaltazione del libero arbitrio: L’inferno per essere corretto, per dover avere un senso,
vuol dire che i dannati, prima di esserlo, hanno volontariamente commesso peccato,
altrimenti le loro pene sarebbero ingiuste. Non è un caso che la prima categoria di
peccatori che Dante incontra sono pusillanimi, che non scelsero né il male né il bene, non
hanno scelto, non hanno usato il loro libero arbitrio. Nemmeno l’Inferno li vuole e stanno
infatti nell’anti-Inferno.

Percorso politico
 Polemica nei confronti di Firenze contemporanea, vagheggiamento della Firenze antica:
Nella commedia ci sono diverse posizioni politiche, ma non c’è un dibattito perché Dante è
profeta, lui parla del vero, anticipando la punizione oltremondana. Tutto ruota attorno alla
Firenze a lui contemporanea, vile, sporca, rozza, di uomini corrotti in confronto alla Firenze
antica (l’aggettivo antico per Dante è di livello massimo, più vicina alla razionalità rispetto
all’impurità del presente).
 Polemica nei confronti della chiesa simoniaca: Dante ha una visione secondo cui il potere
temporale si basa

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