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appunti Rodolfo il glabro :

Quasi tutto ciò che conosciamo del basso medioevo è filtrato dallo sguardo del
monachesimo: perché?
Tra la fine dell’X e l’inizio del XII secolo l’Europa è lontana dalla convergenza
tra poteri spirituale e laico che si era realizzata in seno alla corte di Aquisgrana,
dove accanto a Carlo magno operava un clero che si avviava ad essere sempre più
secolarizzato.
Il disgregarsi dell’impero aveva portato anche ad una scissione tra il clero
cattedrale e quello monastico, travolto da un periodo si stringente rigorismo prima
con la regola bendettina, poi nel X secolo con quella cluniacense.
La storiografia sembrerebbe rispondere a necessità tutte localistiche, per due
regioni:
- Missioni evangeliche verso zone periferiche dell’impero (Sassonia, Neustria, Gallia) con
annessa fondazione di monasteri
- Disgregazione dell’unità imperiale e di un sistema centralistico,
contemporanea affermazione del sistema feudale, porterà gli storiografi a
concentrarsi sui principi dei vari sottoregni.

( RODOLFO è UN UOMO RICCO DI CONTRADDIZIONI rifiuta le costrizioni


del sistema monastico ma non il rigore e i precetti dottrinari di cui è un assiduo
osservante. Vuole scrivere una storia universalistica ma esce a malapena dalla
Borgogna nella narrazione e per di più si basa quasi esclusivamente su fonti
orali).
A differenza dei suoi modelli storiografic, incentrati sulla narrazione della storia
del proprio popolo, etnica:
Beda ( autore nel VIII sec dell’ Historia ecclesiastica gentis Anglorum) Paolo
Diacono (autore nel VIII Historia Langobardorum)
Rodolfo si propose – almeno in linea teorica- di scrivere una storia universale
non solo quella della propria gente avente per centro gli eventi della Chiesa e
dello Stato nel popolo franco (tra il 900 e il 1044).
In realtà egli non ebbe un vero piano nella sua storia: pura cronaca dominata da
quello stato d'animo esaltato che caratterizza l'età dell'anno Mille, ma
sommamente viva e sincera.
La storia in questo periodo non ha nulla a che vedere con l’aspetto più
pragmatico dell’esistenza umana, la quotidianità. Si tratta di una narrazione
storica tutta rivolta al bizzarro, al memorabile che interessava solo certi eventi,
punti nodali nella Storia che erano degni di essere tramandati.
Tali eventi vengono enumerati senza un vero progetto di analisi critica che veda
passato e presente come protagonisti di un’organica interazione.
Rodolfo non è in grado di inserire gli avvenimenti che racconta nel complesso
quadro politico del torno di tempo di cui si occupa, semmai gli legge
esclusivamente come manifestazioni del divino, simboliche, e dunque bisognose
di essere spiegate da un uomo di fede come lui.
- > concezione ESCATOLOGICA della storia: rivelandosi attraverso eventi
prodigiosi, la storia può essere compresa solo da chi possiede gli strumenti per
leggerne il profondo significato.
Soltanto di rado oggetti estranei, « altri », costringono il testimone medievale ad
abbandonarsi alla pura visione, dimentico delle tentazioni agiografiche, pronto al
puro sbalordimento emotivo. Là dove il mostrum non riesce a diventare
miraculum, là dove il portentum non perde le proprie epifanie per essere un
prodigium.

Rodolfo non nasconde i propri difetti, secondo lo studioso bautier fu: “curioso ma
credulo, instabile, girovago, psicopatico (…) il cui spirito è sempre portato a
spiegazioni meravigliose e ad elucubrazioni fumose”.
Si spostò tra diversi monasteri nel corso della sua vita (prese i voti preso il
monastero di Saint Germain d’Auxerre, poi si sposta presso S. Benigno di
Digione il cui abate fu Guglielmo da Volpiano, poi Cluny dove l’abate Odilone lo
sprona a riprendere la composizione delle storie infine di nuovo Auxerre)
Rappresentante tipico del monachismo, condanna le lettere profane di tradizione
classica ritenendole potenzialmente dannose per l’integrità della morale cristiana,
e vedendo dovunque il demonio in agguato.
All’azione censoria del monachesimo riescono a sottrarsi solo i testi storiografici
soprattutto di Livio e Plinio.
La chiesa matura in questo periodo la necessità di dare impulso ad una produzione
storiografica che contempli anche gli accadimenti del mondo secolare.
Scrivere la storia e salvaguardare la memoria degli accadimenti era “opera
necessaria” secondo Pietro il Venerabile alla metà del XII, come del resto credeva
Rodolfo secondo cui la conoscenza degli accadimenti poteva indurre gli uomini
alla prudenza, secondo un progetto di edificazione morale di cui la cristianità si
faceva ambasciatrice.
Più aumenta la tensione spirituale dell’uomo verso la grazia e la bontà divina, più
secondo Rodolfo si avvicinava alla natura degli spiriti celesti.
Di conseguenza manca di ogni senso costruttivo e realistico della storia, sempre
attento piuttosto ai segni dell'intervento di fattori soprannaturali. 
Da un lato è simbolista, e nel ricorrere a immagini prodigiose in quanto gesta dei,
all’uso di magiche cifre come la divina quaternità, vede una legge storica;
dall'altro, con profondo pessimismo teologico, considera la storia come
sanguinosa conseguenza del peccato d'Adamo, a cui per altro si lega anche il suo
“peccato originale”, la nascita fuori del matrimonio che non gli impedirà di
riscattare comunque la propria redenzione operando nel segno del cristianesimo.
Il suo spirito è travagliato dall'orrore per le eresie che accendevano i roghi
d'Orléans, ma anche la corruzione serpeggiante fra i pontefici lo scoraggia, e la
sua storia s'interrompe nel terrore del misterioso destino infernale che pare si sia
abbattuto sulla cattedra apostolica. Il suo latino è rozzo, ma non manca di forza
e d'immaginosità.
Per quanto la sua visione si inserisca nel solco di una concezione storiografica
universalistica di stampo tipicamente medievale, finisce di fatto per discostarsi di
poco dal racconto localistico sconfinando nella narrazione, a mala pena fino
all’Italia (eresia di Vilgardo).
L’opera di Rodolfo non è sicuramente affidabile sul piano storiografico: è ricca di
inesattezze e manca di un apparato documentario di riferimento. Ciononostante
offre un ricchissimo repertorio di informazioni utili per comprendere i
comportamenti i malesseri le speranze della gente intorno all’anno 1000, e per
ricostruirne così una storia della mentalità.
IL tempo per Rodolfo non è inteso come un divenire di eventi ma come una serie
di parti funzionali alla creazione di un unico grande quadro il cui epicentro è la
venuta di Cristo e la sua passio. Il suo interesse storiografico non risiede tanto
negli accadimenti, quanto nel significato che questi elementi assumono nel
disegno di Dio, in quanto espressioni della sua volontà provvidenziale capace di
redimere gli uomini.
Questa stretta connessione tra elemento spirituale e sensibile che si cela
all’interno dell’opera di Rodolfo rivela un’interessante speculazione filosofico-
dottrinale che vedrebbe l’ordine cosmico reggersi su serie quaternarie.
- 4 vangeli
- 4 elementi naturali
- 4 virtù cardinali
- 4 sensi
Tali serie secondo Rodolfo legano il microcosmo umano al macrocosmo
divino. Non vi è un confine netto tra mondo visibile e intangibile.

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