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maggio con: stefano benni, mihai mircea butcovan

Dal 1993, il giornale di strada di Bologna fondato dalle persone senza dimora
Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 ( conv. in L27/02/2004 N.46) ART. comma 2 DCB - Bo (Num. 2) per Poste Spa

alla
conquista
del
welfare
05/2011
PRODURRE QUESTO GIORNALE COSTA 0,75 EURO • QUELLO CHE DATE IN PIù è IL GUADAGNO DEL DIFFUSORE
QUALSIASI RICHIESTA AL DI Là DELL’OFFERTA LIBERA NON è AUTORIZZATA
I nostri strilloni 05 11

Guarda chi legge


RADU VERDISAN
Piazza Grande sfonda anche nel mondo dello spettacolo!
Sono arrivato in Italia 10 anni fa dal- Sono rumeno, ho 40 anni e vivo a
Nella foto qui sopra l’attore Raul Bova impegnato nella
la Romania. Grazie a mia cognata ho Bologna. Ho conosciuto Piazza Gran-
lettura del numero di marzo, accompagnato da Roberto
conosciuto Piazza Grande. Ho lavora- de sette anni fa e sono diventato un
Morgantini.
to per un anno in Spagna e sono sta- diffusore, prima ero disoccupato.
to anche in Argentina. Attualmente Attualmente vivo per strada, mia mo-
vivo a Bologna in una stanza in affit- glie e i miei 7 figli sono rimasti in Ro-
to, vendo il giornale da nove anni. Di mania. Vendo il giornale nella zona
solito mi trovate in via Altabella. di Piazza Maggiore.

Editoriale/
Il
23 aprile scorso Ranbir, 21 anni, è morto in mezzo alla strada stroncato dall’al-
col e dall’indifferenza. Questa volta è toccato a lui, indiano, povero, senza la-

Un fiore per Ranbir


voro, senza una casa. Trovato in piazza dei Martiri con due bottiglie di whisky
accanto alla panchina che gli ha fatto da ultimo giaciglio. Eppure ci aveva provato: un

ma non basta
impiego l’aveva, ma di questi tempi non è facile mantenerlo. E la legge italiana, una iniqua
legge italiana, parla chiaro: se non hai il lavoro, non hai diritto al permesso di soggior-
no. Da lì, da “clandestino” - sempre secondo una nostra legge ora bocciata dalla Corte di
p mauro sarti giustizia europea - è un attimo perdere la testa, sbagliare strada, inciampare al primo gra-
dino. In piazza Nettuno, a protestare contro la chiusura dei dormitori (di cui parliamo
approfonditamente su questo numero di Piazza Grande) c’era anche lui. Ora restano sol-
tanto i fiori che i suoi compagni hanno deposto su quella maledetta panchina in fondo a
via Marconi. Una storia di disperazione che non merita di essere liquidata troppo in fret-

In copertina
ta ma che al contrario può diventare – nel nome di Ranbir – un grimaldello per cercare
di aprire un varco in quel tunnel senza fine dove rischiano di finire tutti coloro, e sono
sempre di più, che non hanno da mostrare tutte le carte in regola. Secondo l’ultimo re-
Il volto in prima pagina è port del servizio mobile di sostegno di piazza grande, nell’arco di un anno i contano un
quello di Mihai, uno dei pro- migliaio di persone nelle strade di Bologna. da febbraio 2010 a gennaio 2011 il servizio ne
tagonisti del presidio dei sen- ha contattate 504, in stazione o nelle vie del centro. Cinquecento persone di cui gli ope-
za dimora in piazza Maggio- ratori conoscono nome, cognome e luogo di provenienza, a cui però bisogna aggiunger-
re. La sua storia è raccontata ne altrettante “invisibili”, dai rom che vivono nei campi abusivi agli stranieri irregolari.
nell’inchiesta di questo nu- Fra le persone entrate in contatto col servizio mobile la maggioranza è straniera (73%),
mero. L’autrice della foto è ma con regolare permesso di soggiorno. Il profilo corrisponde perfettamente a quello
Chiara Sibona del gruppo fo- di Ranbir. Persone che non amano la vita di strada, persone che cercano un lavoro, per-
tografico di Bandiera Gialla sone che cercano una casa. E non la trovano. Ecco, nel nome di Ranbir, non c’è più tempo
(www.bandieragialla.it). per aspettare grandi riforme. Serve soprattutto che le promesse vengano mantenute.

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Piazza Grande Redazione In redazione
Giornale di strada di Bologna fondato dalle persone senza dimora Via Corazza 7/8 40128 Bologna, tel. 051 4222046, fax 0514216961 Eva Brugnettini, Erika Casali, Ilaria Giupponi, Simone Jacca, Olga

gerenza “Tendere un giornale è meglio che tendere una mano”

COMITATO EDITORIALE Jacopo Fiorentino, Giorgio Mattarozzi,


www.piazzagrande.it | redazione@piazzagrande.it

CaporedattorE Pietro Scarnera


Massari, Giuseppe Mele, Salvatore Pio, Mauro Sarti, Donato Un-
garo.
Hanno collaborato a questo numero
Mauro Sarti Daniele Barbieri, Mauro Boarelli, Francesca Bono, Valentina Bonoli,
Direttore editoriale Leonardo Tancredi Consulenza editoriale Agenda (www.agendanet.it) Mihai Mircea Butcovan, Claudio Cannistrà, Marika Di Cristina, Fatma
Direttore responsabile Bruno Pizzica Progetto grafico Fabio Bolognini Elhabishi, Jonathan Ferramola, Gruppo fotografico Bandiera Gialla,
Distribuzione Luca Lambertini, Filippo Maltese, Ouissal Mjeri, Laura Pasotti, Mim-
stampa Industrie Grafiche Galeati Redazione Piazza Grande mo Perrotta, Luca Perticoni, Sofia Pizzo, Carmine Roccia, Paola Sapo-
Registrato presso il Tribunale di Bologna il 15/09/1995 n°6474 Abbonamenti & eventi: Eva Brugnettini, Erika Casali ri, Gabriele Sillari, Marco Trotta, Alain Verdial Rodriguez.
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giornalismo d’asfalto

Cerchiamo diffusori
r| Illustrazione
Per la prima volta
di
Pietro Scarnera

in 18 anni di
vita proviamo a
coinvolgere nella
diffusione del
giornale anche
studenti e lavoratori
precari. Ecco perché

P
iazza Grande cerca diffusori per
il proprio giornale. Per la prima
volta in quasi 18 anni di vita
abbiamo deciso di provare a coinvol-
gere non solo persone senza dimora
ma anche altri soggetti disoccupati o
in difficoltà economica. Ci rivolgeremo
infatti a studenti universitari e lavora-
tori precari alle prese con un mercato
del lavoro ancora colpito dalla crisi appoggiando allo stesso tempo una l’ultimo anno il giornale ha cambiato In questa occasione Piazza Grande
economica. buona causa. aspetto, si è rinnovato sia nella grafica rinnova l’invito, sempre aperto, rivolto
In occasione della Pasqua molti diffu- Diffondere Piazza Grande non significa che nei contenuti, abbracciando una agli ospiti dei dormitori e a tutti i sen-
sori di origine rumena tornano nel loro solo avere una piccola fonte di reddito sfera di interessi molto più ampia e za dimora, di diventare diffusori del
paese e spesso rientrano solo a fine ma anche impegnarsi in un’attività di diversificata che include in senso lato giornale e rinnovare l’immagine della
estate. In questi mesi, in via sperimen- valore sociale e interculturale. Il gior- diversi aspetti della marginalità. La distribuzione dello storico mensile di
tale, vogliamo provare ad allargare il nale, infatti, si propone come strumen- nuova versione a colori del mensile strada.
gruppo dei diffusori rivolgendoci a una to di conoscenza e di contatto con la dei senza tetto si avvale anche di firme Per proporsi come diffusori si può scri-
categoria di persone completamen- strada e con le sue problematiche oltre conosciute, sia bolognesi che naziona- vere a info@èpiazzagrande.it, telefo-
te nuove e probabilmente estranee al che come spazio per la voce dei senza li, che hanno abbracciato la causa di nare allo 051 342328 oppure recarsi
mondo dei senza dimora, ma che po- dimora che continuano a scrivere sul- Piazza Grande e la sostengono attra- personalmente in via Gandusio 11 il
trebbero trovare la possibilità di avere le pagine del giornale dando un’im- verso la propria partecipazione sulle lunedì, martedì e mercoledì dalle 10
una piccola fonte di sostentamento magine dal basso della città. Durante pagine del giornale. alle 13.

ffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff
Un tentativo di sondaggio sulle prossime elezioni, ma fra i senza dimora prevale la sfiducia

Per chi votano gli homeless?


p carmine roccia

Un mattino di fine aprile, passeggio


per le strade della città, assa-
porando il tepore del sole che finalmente
amministrative che fra alcuni giorni si ce-
lebreranno in città. Mi colpisce la risposta
che dà alla mia domanda: “Chi voterai e
nelle istituzioni, percepiscono la mancan-
za di sensibilità dei politici nei confron-
ti dei più deboli, intuiscono chiaramen-
za della solidarietà e dell’amore.
Il mio amico mi lascia, lo vedo allontanar-
si con passi incerti e pesanti, io rimango
sembra essersi svestito del manto di neb- cosa pensi dei candidati a sindaco?”. Mi te i loro giochi per conservare il potere, in compagnia dei miei pensieri, non sono
bia che lo ha accompagnato durante tutto risponde secco: “Non me ne frega un c...”. ormai sanno che le parole, le promesse rosei, comunque mi sento ancora vivo e
il lungo inverno. La mia attenzione viene È una frase che ho sentito molte volte dal- sono solo bugie. Tutto è come nebbia che la speranza in me non è ancora morta.
attirata da un mio amico che non vedevo le sue labbra e non solo dalle sue. Una il vento e il sole diradano. Sanno ormai Un soffio improvviso di vento solleva una
da un po’ di tempo, Franco. Ci salutiamo frase che mi raggela lo spirito e mi lascia che nulla cambierà nella loro esistenza foglia secca facendola mulinare nel sole.
calorosamente, scambiati i convenevoli l’amaro in bocca. Mi rendo conto che la e che speranza è solo una parola, ormai Sarà un presagio?
usuali e rievocato qualche episodio tra- sfiducia ormai si è appropriata del cuore priva di significato. Il suo fruscio sembra sussurrarmi:
scorso insieme, i nostri discorsi cadono dei più poveri ed emarginati, sento che In questi tempi si parla molto di “vento “Fa che il tempo scorra, ma non lasciar-
inevitabilmente sulle imminenti votazioni ora come mai hanno perso ogni speranza della libertà” ma noi aspettiamo la brez- telo sfuggire!”.
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alla inchiesta

conquista
del welfare
Cinque giornate in piazza Maggiore
per ottenere la riapertura dei dormi-
tori. La protesta dei senza dimora, an-
data in scena a inizio aprile, sembrava
essersi chiusa con un successo. Ma il
Comune ha mantenuto le promesse?

S
p eva brugnettini essanta persone senza dimora che dormono in fila davanti a Palazzo D’Accursio, tra coperte, borse e sac-
fotografie di luca perticoni chetti, non si erano mai viste. Una scena poco edificante che deve aver turbato gli ultimi sonni da com-
missario prefettizio di Annamaria Cancellieri e dei suoi subcommissari, tanto da affrettarsi a soddisfare
alcune richieste dei dimostranti. Le cinque giornate di protesta, dall’1 al 5 aprile, sembravano aver raggiun-
to l’obiettivo: 60 posti in più e riapertura del dormitorio di via Lombardia. Ma secondo i dimostranti le risposte non
sono state sufficienti, la delusione serpeggia e qualcuno vorrebbe ritornare in piazza. Marouane, 30 anni marocchino,
ha dormito per la prima volta in strada durante le cinque notti di presidio. In Italia da 8 anni, è stato ricevuto dalla
Cancellieri insieme agli altri delegati: “Ci hanno detto che aprivano via Lombardia per tre mesi, invece puoi stare 7
giorni dentro e 3 settimane fuori. Hanno fatto come volevano loro”.
La delusione è tanto più cocente se si pensa a quanto è stato difficile organizzare la protesta. Un’iniziativa autonoma
e spontanea, a dir poco straordinaria per persone che abitano in strada. Mihai, ragazzo rumeno di 26 anni, dormiva
nella struttura per l’emergenza freddo di via Capo di Lucca da fine gennaio. Prima viveva a Roma, in un centro sociale
occupato dove aveva avuto esperienze con le prime dimostrazioni: “Organizzavamo manifestazioni per l’acqua pub-
blica, contro i Cie, ma anche festival di musica e mercatini di prodotti biologici”. Quando si è avvicinato il momento
di sloggiare da Capo di Lucca ha iniziato a parlare con gli altri 63 ospiti della struttura, che non erano pronti a dare
vita alla protesta. Contemporaneamente anche Djamel, algerino di quasi 40 anni, aveva iniziato a mobilitarsi. In Ita-
lia dall’età di 16 anni, ne ha trascorsi dieci a Bolzano con la compagna. Molti progetti in ballo, sfumati per problemi
familiari, Djamel è tornato a Bologna lo scorso giugno, ma non ha trovato lavoro. Dopo essere stato per mesi ospite
di un amico è finito in dormitorio “per la prima volta nella mia vita”. Anche lui ha innescato il passaparola che ha
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inchiesta
«Gli accordi non erano questi. previsto 1 o 2 mesi, per avere un primo colloquio che dopo altre settimane può portare,
In via Lombardia e al Sabatucci si forse, a una sistemazione per la notte. La soluzione provvisoria a questo labirinto buro-
può stare solo 7 giorni, e ora la cratico sono i dormitori allestiti per l’emergenza freddo, aperti da novembre a marzo e
gente si sente tradita. Un nostro accessibili a tutti, residenti o no. Quello di via Capo di Lucca quest’anno è stato gestito
compagno, Raffaele, ha pianto, lui da due associazioni, Piazza Grande e Antoniano, più a basso costo delle cooperative.
che per tutte le notti faceva la Manovra al risparmio che ha suscitato polemiche e che si unisce alla complessiva po-
guardia con me in piazza Maggiore. litica di tagli messa a punto dal Comune nel corso del lungo declino. L’elenco parzia-
Mi sono molto pentito di aver le include la chiusura del Drop-In, luogo di “decompressione” per tossicodipendenti,
lasciato il presidio» quella del laboratorio informatico e di costruzioni di maschere del Centro diurno di via
Del Porto, e del dormitorio di via Lombardia.
Dopo cinque notti in piazza e tre incontri con le istituzioni, i 60 homeless ne hanno
ottenuto la riapertura, insieme a Capo di Lucca e ai posti per l’emergenza nel dormito-
rio in via Sabatucci. Lasciata piazza Maggiore, i manifestanti si sono spostati nel Parco
della Montagnola, dove sono iniziati i problemi. Spiega Djamel: “In piazza avevo orga-
nizzato i turni per pulire, restavo in piedi tutta la notte per fare la guardia a borse e co-
perte, la mattina svegliavo presto gli altri per togliere cartacce e rifiuti. Avevo un posto

radunato in piazza Maggiore, lo scorso 1 aprile, una sessantina di senza dimora, usciti dove andare a dormire ma non potevo lasciarli. Ci sono stati dei litigi, ma è normale,
dai ripari chiusi dopo la fine dell’emergenza freddo. eravamo stressati, ma la mattina fratelli come prima”.
Da settimane il Comune aveva deciso la riapertura del dormitorio di via Capo di Lucca Dopo poco però i dimostranti si sono accorti che le promesse del Comune non erano
da venerdì 8 aprile fino al 30 giugno, in seguito alla protesta di una parte consistente esattamente come avevano creduto. In via Lombardia si può stare solo 7 giorni al mese,
della società civile bolognese. “Per una settimana avrebbero tutti dormito all’aperto mentre l’apertura del dormitorio di Capo di Lucca fino a giugno è prevista solo per una
comunque, - spiega Mihai - ma abbiamo deciso di andare in Comune per i nostri dirit- lista di 40 persone, residenti o con problemi di salute. Marouane soffre d’asma e ha
ti. Abbiamo chiesto non solo la riapertura dei dormitori ma una casa abbandonata da una mano ingessata, così si è assicurato il posto. Nessun problema sanitario per Da-
ristrutturare, tempi più brevi per un appuntamento con i servizi sociali e per ottenere miano, 38 anni, rumeno, che è riuscito a entrare in via Lombardia per i fatidici 7 giorni:
la residenza”. “Poi Sabatucci, due settimane alla capanna di Betlemme (un dormitorio privato, ndr),
Già, perché queste “cinque giornate di Bologna” sono il risultato di una lunga strada in e poi si ricomincia il giro”. Djamel racconta la delusione quando hanno scoperto come
discesa del welfare bolognese, iniziata nel 2008 con il famigerato decentramento dei stavano le cose: “Gli accordi non erano questi. In via Lombardia e al Sabatucci si può
servizi sociali. L’idea di avvicinarsi ai cittadini in difficoltà con un ufficio in ogni quar- stare solo 7 giorni, la gente che ha combattuto per i propri diritti ora ha un tetto per 15
tiere, di fatto si è trasformata per i senza dimora in una via crucis tra una sede e l’altra, giorni su 30, e si sente tradita. Un nostro compagno, Raffaele, ha pianto per la faccenda
con pratiche che passano da un capo all’altro della città, seguite a ruota dai diretti in- dei 7 giorni, lui che tutte le notti faceva la guardia con me in piazza Maggiore. Mi sono
teressati, in una partita che può andare avanti per mesi. Con il decentramento è arriva- molto pentito di aver lasciato il presidio”. Anche perché, dicono tutti, non si trattava
to il vincolo della residenza per l’accesso ai servizi, per tutti, compresi i senza dimora. solo di avere un tetto sulla testa, per quanto necessario, ma di ridiscutere i termini della
Ossimoro per tutti tranne che per le istituzioni. Il percorso di una persona senza tetto residenza, delle file infinite agli sportelli, insomma di rifare il punto sulla situazione del
passa quindi attraverso lo scoglio della domanda di residenza, che può richiedere dai welfare con i diretti interessati. Tutte questioni sospese in attesa del nuovo inquilino di
6 agli 8 mesi, dopodiché si prende un appuntamento con un assistente sociale, tempo Palazzo D’Accursio. (evabrugnettini@piazzagrande.it) f
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“La riduzione del danno era la punta di diamante inchiesta


dei servizi bolognesi, ma ora non c’è più”

C’era una volta


la bassa soglia
Scompaiono le strutture più vicine a
chi vive in strada. L’ultimo a chiudere
è il Drop in di via Paolo Fabbri, che
accoglieva soprattutto tossicodipendenti.
“La sua chiusura è una sconfitta”
p laura pasotti

N
ovembre 2006 - luglio 2010. Tre media 60 passaggi giornalieri. Colazione
anni e mezzo o poco più. Ecco con brioche, tè e caffè, doccia, tv. Una tre-
quanto è rimasto attivo il Drop gua dalla strada, insomma. Di quel servi-
in di via Paolo Fabbri, il servizio speri- zio oggi non rimane che l’unità di strada,
mentale istituito dal Comune per garan- quattro operatori che offrono agli ex uten-
tire un’accoglienza a bassa soglia di ac- ti una parte dei servizi che ricevevano in che Piazza Grande) – “aggancia” in media per l’esclusione sociale, Paolo Klun, sono
cesso alle persone che, principalmente via Paolo Fabbri. “Diamo siringhe sterili, 20/25 persone al giorno. “A volte ne in- spariti anche altri servizi di bassa soglia.
tossicodipendenti, affrontano il disagio facciamo profilassi, informiamo sui servi- contriamo anche 50 – dice Albano –. Ora “Penso ai laboratori del Centro diurno di
quotidiano di una vita in strada. “Era un zi e indirizziamo le persone al program- sono tutti in piazza Verdi o al massimo vi- via del Porto – spiega – veri e propri luo-
servizio importante – racconta Andrea Al- ma di bassa soglia del metadone di strada cino alle Coop di periferia, dove riescono ghi di socializzazione, frequentati da tos-
bano, operatore che dopo la chiusura del dell’Ospedale Maggiore – spiega Albano –. a fare un po’ di colletta”. Si tratta in gran sico e alcol-dipendenti: quei servizi, e il
Drop in continua a seguire i tossicodipen- Lavoriamo avendo in mente una rete che parte di immigrati non in regola, mentre Drop in, erano ciò che rimaneva di un si-
denti con l’unità di strada – perché era un in realtà non c’è più”. In media l’unità di gli italiani sono pochi, soprattutto non re- stema che si è frantumato”. Il vero proble-
luogo di presa in cura della persona: la strada – gestita dalle cooperative Nuova sidenti in città. “La riduzione del danno ma, conclude, “è che manca una cultura
sua chiusura è una sconfitta”. Aperto tutti Sanità e Carovana (ma dal primo mag- era la punta di diamante dei servizi bolo- della riduzione del danno”. Ora non resta
i giorni (tranne il giovedì e la domenica) gio, con l’accorpamento del servizio mo- gnesi e ora non c’è più”, dice Albano. Ma, che vedere che cosa accadrà con la nuova
dalle 10 alle 14, il Drop in ha registrato in bile previsto dal bando Asp, entrerà an- come ricorda il presidente della Consulta amministrazione.

I tagli al welfare colpiscono anche chi nel sociale ci lavora: la denuncia di Sold Out

Gli operatori? in cassa integrazione


p gabriele sillari

I
tagli al welfare colpiscono anche gli operatori so- inferiori rispetto a quelli dei dipendenti pubblici, figure dal Comune per i laboratori, non è stata rinnovata. La
ciali. A spiegarlo è Massimiliano Salvatori della ibride tra socio e lavoratore, senza contratto nazionale cooperativa La Strada, che gestiva il laboratorio infor-
rete Sold Out, che riunisce molti operatori bologne- in quasi tutte le regioni. In una parola: precari. matico, aveva messo in vendita il proprio blog su ebay:
si. “Molti di noi sono finiti in cassa integrazione – dice I tagli hanno colpito anche i progetti a cui lavorava lo con 15.000 euro si poteva acquistare “Asfalto” e tutta
Salvatori -. È una situazione vergognosa, hanno smesso stesso Salvatori. Nel 2010 infatti sono stati chiusi i labo- l’attrezzatura annessa, personale compreso. Una pro-
di occuparsi dei bisognosi e anche di chi si occupa di ratori del progetto “Prova e Riprova”, tra i quali quello vocazione, certo, ma anche un grido d’aiuto lanciato
loro. Stanno lasciando a casa un sacco di gente perché informatico che aveva dato vita al blog dei senza di- a tutta la cittadinanza. “Abbiamo un quinto del bilan-
non vogliono investire nel welfare. L’amministrazione mora “Asfalto”. “Con il laboratorio informatico – spiega cio di cui solitamente disponevamo – spiega Salvatori
non sta facendo niente per il sociale, se fa qualcosa è Salvatori - le persone che vi accedevano, apprendevano -. Ci sono state diverse gare d’appalto e adesso tutta le
per applicare dei tagli”. un mestiere. C’era la possibilità di ricevere borse lavo- gestione dei bisognosi, di qualsiasi sorta, è in mano
A farne le spese non sono solo i senzatetto o i tossico- ro, inoltre svolgevano un’attività che favoriva l’integra- alle Asp (associazioni servizi alla persona). Da giugno
dipendenti, ma anche chi per lavoro si occupa di loro. zione sociale. Al momento la situazione è ferma, non è dell’anno scorso il nostro centro ha chiuso i battenti, e
La situazione degli operatori sociali, sempre più spesso stato annunciato nessun cambiamento di programma”. sembra che resterà chiuso a lungo, almeno per il mo-
inseriti in cooperative, si fa complicata. Stipendi molto La convenzione di 80.000 euro, annualmente elargita mento”.
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Intervista ad Adriana Scaramuzzino
Inchiesta
“Ai servizi sociali
manca una guida”
Vicesindaco nella giunta
Cofferati, è l’autrice del
decentramento dei servizi.
Oggi difende la sua scelta e
spiega cosa non ha funzionato
p pietro scarnera

Si
dice favorevole alla creazione di un “pron-
to soccorso sociale” e all’accesso ai dormi-
tori anche per i non residenti, ma difende
la riforma dei servizi sociali e il loro decentramento.
Adriana Scaramuzzino, vicesindaco e assessore ai ser-
vizi sociali durante la giunta Cofferati, spiega che cosa
non ha funzionato a Bologna negli ultimi anni.
Dalla morte di Devid Berghi alla protesta contro Il decentramento in realtà avrebbe dovuto dare mag- non poteva prendersi carico di tutti: secondo lei
la chiusura di Capo di Lucca, nel 2011 i servizi giori risorse al sociale, snellendo la struttura dei servi- c’è stata davvero una scelta di questo tipo?
sociali bolognesi sono stati spesso sotto accusa. zi. Per farlo funzionare però serviva una direzione, un Mi sembra che in questi mesi siano stati fatti dei tagli
Lei che idea si è fatta della situazione? progetto, delle linee per gli operatori. Per esempio: si “in orizzontale”, un po’ come si è fatto a livello nazio-
Penso che la città soffra, come tutto il paese, per un può anche decidere di chiudere un dormitorio, a pat- nale. Però mi sembra chiaro che non può essere la re-
maggiore impoverimento, di cui fra l’altro c’erano già to di avviare dei percorsi con le persone che ci vivono. sidenza il discrimine: i minori stranieri per esempio la
state avvisaglie alla fine del mio mandato. Oggi vedo i Io ho chiuso Villa Salus, e sono convinta di aver fatto residenza non ce l’hanno, ma se non si interviene su
servizi sociali bolognesi altamente in difficoltà. bene. di loro il rischio è che siano “reclutati” dall’illegalità.
Quali sono le cause di questa difficoltà? A risentire di più dei tagli è stata di certo la bas- Che consigli darebbe al prossimo assessore ai
Il problema è che il decentramento dei servizi ha coin- sa soglia: a questo proposito si è parlato più vol- servizi sociali?
ciso con la mancanza di una regia forte. Con risorse te di un “pronto soccorso sociale”. Lei cosa ne Intanto penso che quando si fanno le nomine bisogna
finanziarie inferiori, è sempre più necessario un forte pensa? pensare a persone che abbiano le competenze per oc-
coordinamento, che invece evidentemente non c’è sta- Credo che sarebbe molto utile, perché darebbe acces- cuparsi di certi temi. Poi, chiunque sia il futuro asses-
to. Non parlo solo del commissariamento, bisognereb- so ai servizi quando gli sportelli non sono aperti. E sore, credo che dovrà affrontare un certo atteggiamen-
be anche andare a vedere che cosa si è fatto nell’anno per gestire l’accesso di certo gli operatori sociali sono to “conservatore” che è presente anche nel mondo del
della giunta Delbono. più indicati delle forze di polizia, per quanto efficienti. sociale. Bologna ha avuto una grande tradizione, però
Molti hanno criticato il decentramento dei ser- Vista dall’esterno, l’impressione è che con il di- le cose cambiano: bisogna comportarsi di conseguen-
vizi. Lei pensa ancora che andasse fatto? minuire delle risorse si sia deciso che Bologna za. (pietroscarnera@piazzagrande.it)

bologna e i nidi a rischio


p valentina bonoli
“Gli asili nido sono l’ennesima vittima dei tagli al welfare dell’amministrazione comunale”. La pensa così il coordinamento cittadino di donne “Salviamo
i nidi”, riunito in assemblea lo scorso 14 aprile. Dopo varie manifestazioni di mamme ed educatrici si vuole fare il punto su una situazione che rischia
di minare il sistema educativo infantile della fascia 0-3 anni. Con la ristrutturazione del commissario Cancellieri, approvata il primo aprile, si sono ap-
portati numerosi cambiamenti all’organizzazione interna di questa già fragile realtà. Il coordinamento (di cui fanno parte: Donne in Nero, Associazione
Orlando, Altra Città, Armonie, Mujeres Libres, Ida, Udi, Sos donne, Tavola delle donne, La Meta, e 450 donne prime firmatarie) vuole porre l’attenzione
sull’importanza che queste strutture hanno all’interno della società cittadina, non solo per i bambini ma anche per le donne. Circa il 60 % delle cittadi-
ne bolognesi ha un’occupazione e questo grazie anche alle strutture che si sono sempre occupate dei loro figli. Attualmente si corre il rischio che la
domanda negli asili non sia più proporzionale all’offerta. Infatti, l’amministrazione comunale ha deciso di chiudere alcune strutture, nell’immediato e a
settembre, e di avviare un nuovo sistema tariffario che prevede degli aumenti. “Una difficoltà finanziaria c’è - dice il coordinamento - ma ci sono delle
priorità a cui non dobbiamo rinunciare e che non possono essere cancellate da una politica che nell’ultimo decennio è tesa solo al risparmio”. Un’altra
conseguenza possibile è la precarizzazione dei lavoratori. Nonostante si tratti di educatori altamente specializzati, più di 100 lavoratori a tempo determi-
nato si troveranno senza un impiego. Il rischio viene anche dal passaggio di molte strutture dalla gestione pubblica a quella privata: in queste ultime si
registrano salari più bassi e ricorso al precariato. La ristrutturazione in atto prevede anche la chiusura anticipata alle 16.30, estendibile alle 18.30 su ri-
chiesta delle famiglie. A Bologna è nato il primo progetto di asili nido in Italia, era il 1969, e da allora i nidi si sono sempre distinti come un’eccellenza eu-
ropea anche grazie alla collaborazione con l’università. “Li ho visti crescere e non vorrei vederli morire”, dice un’educatrice. Il coordinamento si augu-
ra “una presa di posizione da parte dei cittadini che hanno il diritto di vedere realizzata una pedagogia a misura di bambino, non a misura di bilancio”.
(valentinabonoli@piazzagrande.it)
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L’intervento degli autori di “Bologna al bivio” q| La copertina di “Bologna al bivio”

E se il welfare
non fosse uno spreco?
Fra immigrazione e invecchiamento della popolazione
la domanda di servizi continua a crescere. Proviamo
per un attimo a uscire dalla “logica dei tagli”
p Mauro Boarelli, Luca Lambertini e Mimmo Perrotta*

Da
molti anni ormai ci vie- zioni aperte e spazi pubblici di socialità alla domanda di asili nido, alle esigen- Siamo convinti che “ci saranno sempre
ne detto e ripetuto che e dall’altro lato liberava risorse che dalla ze della popolazione immigrata (su cui meno soldi” e i tagli sono necessari. Ma
per tenere in ordine i famiglia potevano essere impiegate sul la sinistra non è mai riuscita a elaborare è proprio così semplice? A noi pare che
bilanci dello stato e degli enti locali è mercato del lavoro (non a caso l’Emilia una politica complessiva da contrappor- la logica dei tagli non sia una necessità
necessario tagliare. E tra le prime spe- Romagna ha i più alti tassi di occupa- re a quella securitaria delle destre). storica; essa si è imposta perché il ceto
se da tagliare ci sono la scuola, la sani- zione femminile); un sistema di welfa- In questa situazione, la principale rispo- politico di sinistra, a Bologna come al-
tà, il welfare. Da anni servizi importanti re costruito negli anni attraverso conflitti sta bolognese ed emiliana è stata il ri- trove, ha rinunciato alle proprie espe-
vengono cancellati, perché bisogna “eli- sociali, partecipazione ed elaborazione corso ai privati, attraverso il subappal- rienze e alla propria cultura e non è riu-
minare gli sprechi”, in un’ottica per cui “dal basso”, a cui la politica rispondeva to dei servizi a cooperative sociali e altri scito a (o non ha voluto) contrapporre a
il pubblico, più che come erogatore di intelligentemente, individuando e gene- soggetti: un lavoratore del privato socia- quella logica una politica diversa. È in-
welfare (cioè di benessere), è visto come ralizzando le esperienze più interessan- le costa il 30% in meno di un dipenden- vece necessario ricominciare a costruire
un baraccone disorganizzato di privilegi ti. A partire dagli anni novanta questa te pubblico. Tuttavia, accade spesso che, – a partire dalle amministrazioni locali –
e sperperi, a cui si contrappone il priva- situazione è cambiata e il sistema dei in un’ottica di concorrenza al ribasso, una politica differente, che veda i servizi
to, che sarebbe invece a priori efficiente servizi ha subito una progressiva erosio- per ottenere gli appalti i privati risparmi- sociali ed educativi non come un costo,
e funzionale. ne. Governi nazionali e amministratori no sul costo del lavoro: e servizi affidati ma come uno dei fondamenti di una so-
Questo discorso ha fatto presa anche a locali incontrano ostacoli crescenti nel a lavoratori precari sono spesso soggetti cietà più giusta e aperta.
Bologna, una città il cui tratto più carat- costruire politiche di spesa originali ed a turnover, discontinui e quindi poco ef- * Per approfondimenti si rimanda a
teristico e innovativo è stato proprio la efficienti, nel quadro di un’Europa atten- ficienti. E servizi inefficienti provocano “Bologna al bivio. Una città come le al-
ricchezza dei servizi sociali ed educativi. ta per lo più al vincolo dei bilanci. Ma le una disaffezione nei confronti del pub- tre?”, Edizioni dell’Asino, 2010, a cura
Un territorio in cui il sistema di welfare – domande di welfare non sono diminui- blico, la percezione che si tratti davve- di M. Boarelli, L. Lambertini e M. Per-
dagli asili nido al tempo pieno, dall’assi- te, anzi: basti pensare all’invecchiamen- ro solo di sprechi e una tendenza alla rotta, in particolare al saggio di F. Cos-
stenza domiciliare agli anziani ai servizi to della popolazione (a Bologna il 20% “guerra tra poveri”. sentino, “Il welfare e l’erosione del mo-
per i disabili – da un lato costruiva istitu- della popolazione ha più di 65 anni), Queste tendenze sembrano irreversibili. dello emiliano”.

“lavorare stanca”
rischia la chiusura
p filippo maltese

N el novembre 2007, dopo otto anni di chiusura forzata, riapriva “Lavorare stanca”, il negozio
dell’Istituto penale minorile di Bologna.
La collaborazione della direzione del carcere con le associazioni Terra Verde, che ha gestito i
laboratori creativi al “Pratello” (il carcere, ndr) sino al 2010, e U.v.a.P.ass.A., che presta servizio
di volontariato nello stesso istituto, aveva creato le condizioni per fare di “Lavorare Stanca” un
punto espositivo dove i prodotti artigianali realizzati dai ragazzi detenuti acquistassero visibilità
e creassero un osmosi tra chi è “fuori” e chi è” dentro”, oltre a farne un punto informativo sui
temi della giustizia minorile.
Il negozio di via del Pratello 32 è tuttora aperto un giorno alla settimana, il sabato pomeriggio,
da un volontario e un ragazzo “ristretto”. Insieme sensibilizzano chi entra in quelle mura alla
realtà dei ragazzi che vivono nell’istituto di pena, scambiando qualche parola e vendendo le
opere in esposizione.
In questo frangente di crisi economica e di politiche di welfare miopi però, “lavorare stanca”
rischia la chiusura.
Il Comune, o meglio, il commissario, ha ritenuto opportuno azzerare i fondi a Terra Verde. Senxza
il lavoro di questa associazione il progetto del negozio del “Pratello” non può sviluppare il suo
percorso teso ad abbattere le mura d’indifferenza tra il carcere minorile e la città, a responsabi-
lizzare chi gode della libertà e chi ne è suo malgrado privato.
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referendum/1 referendum/2
Tutto sul nucleare Acqua pubblica,
in attesa della Corte un bene comune
p ilaria giupponi p marco trotta

Il referendum sul nucleare c’è ancora. L’emendamento che rimanderebbe di un


anno la decisione sulla costruzioni di nuove centrali nucleari in Italia deve infatti
seguire l’iter costituzionale. Affinché un quesito venga tolto da un referendum, infatti,
P oco più di un anno fa, simbolicamente il 25 aprile, cominciava la raccolta di firme
per chiedere l’abolizione del decreto Ronchi, approvato nel novembre 2009 ,che
vuole definitivamente privatizzare un bene essenziale come l’acqua. Un milione e 400
devono essere venute meno le condizioni, cioè cancellare o modificare la legge. Ciò mila firme raccolte da una delle più composite e riuscite campagne che si siano mai
significa che fino al 30 maggio, data in cui la Corte di Cassazione si esprimerà sul dl viste in Italia. Dalle parrocchie ai centri sociali, dai sindacati alle associazioni hanno
modificato dalle Camere, il quesito non potrà essere tolto dal referendum. La morato- chiesto di poter far pronunciare il paese su due quesiti: l’affidamento della maggio-
ria proclamata dal governo è una superficialità pericolosa, perché rischia di far arrivare ranza delle quote delle società che si occupano di servizi idrici ai privati e l’abolizione
gli italiani impreparati a una presa di responsabilità enorme. Per quello che sappiamo della remunerazione del capitale, ovvero di quella quota aggiunta in bolletta per ga-
ora, il 12 e il 13 giugno saremo interpellati a dire la nostra sul ritorno alla già declinata rantire che queste società possano fare profitti sull’acqua. Se passasse il sì non solo si
energia nucleare. Ma per decidere, bisogna conoscere. Il nucleare è dal punto di vista abolirebbe il pilastro principale sul quale poggia il decreto Ronchi, ma anche quelle
economico, e ancor più da quello sanitario-ambientale, un abbaglio carico di nocività. norme che hanno permesso un paradosso che si sta già verificando sui nostri territori.
Prima di Fukushima, la questione della sicurezza delle nuove centrali tarpava le ali alla Grazie a un uso più oculato delle risorse nel biennio 2008-2010 i consumi sono calati
discussione, facendo sembrare le opposizioni di ambientalisti e ricercatori internazio- di circa 5 milioni di metri cubi all’anno. La società per azioni Hera, però, per mantenere
nali paure di esaltati allarmisti anti-innovatori. Ora purtroppo sappiamo che non è così. inalterati i suoi introiti (130 milioni di euro) ha chiesto un aumento delle tariffe del 10%
Il nucleare viene promosso come l’unica soluzione possibile per ridurre i consumi di all’ATO5, ovvero l’organismo presieduto dai sindaci della provincia che stabilisce le
CO2 e produrre energia pulita. “Pulita”, ma radioattiva. Una indagine epidemiologica politiche di gestione pubbliche sul territorio. Una decisione fino a ora rinviata a causa
del governo tedesco, che copre tutte e 17 le sue centrali in un periodo dal 1980 al 2003, delle polemiche e della pressione fatta anche dal comitato che ha denunciato pubbli-
ha dimostrato la dipendenza dell’insorgenza di patologie infantili (tumori embriogene- camente questa situazione. Solo una vittoria del referendum, però, potrebbe davvero
tici e leucemie infantili) in tutte le zone intorno alle centrali nucleari. Entro il 2021 la invertire questa tendenza. Il governo e le lobby economiche interessate ad un mercato
Germania avrà eseguito lo smantellamento del nucleare. Per mantenere la produzione che vale 6 miliardi di euro lo sanno. E per questo mirano al fallimento con il mancato
mondiale di energia al livello attuale bisognerebbe costruire un reattore ogni 40 gior- raggiungimento del quorum. Contro questa ipotesi il comitato ha chiesto ai candidati
ni fino al 2015. Dopo, quando inizierà a esaurirsi la vita dei reattori esistenti, uno ogni alle amministrative di sottoscrivere un appello per promuovere il sì ai referendum e
19 giorni fino al 2025. Ma per costruire una centrale nucleare ci vogliono dai 10 ai 20 l’acqua bene comune, ma soprattutto alla cittadinanza di sensibilizzarsi e sensibiliz-
anni, al costo di almeno 7 miliardi l’una. Il tutto per ridurre le emissioni di CO2 del 5%. zare con dibattiti, banchetti, volantinaggi, discussioni nelle scuole, nelle famiglie, nelle
In Italia, i nostri 4 reattori Epr produrrebbero solo il 10% dell’energia nazionale. Senza parocchie e nei luoghi di lavoro. A questo scopo è stato aperto anche un conto per le
contare i costi di stoccaggio, bonifica del terreno, manutenzione e decostruzione delle donazioni e, chi vuole, può comprare spille e bandiere della campagna da mettere ai
vecchie centrali a carbone che dovremmo sostenere. Stiamo ancora pagando, nelle no- balconi per testimoniare il proprio impegno a favore dell’acqua pubblica. Tutte le info
stre bollette, il primo tentativo in breve tempo abortito (col referendum del 1987) del su: http://acquabenecomunebologna.wordpress.com. Banca Popolare Etica Filiale di
primo nucleare in Italia. Il nucleare non è così rapido dunque, né economico come si Bologna. Intestazione: Carmela Grezzi per Comitato Referendario 2 Si per l’Acqua Bene
annuncia. Non è un caso se, nonostante gli incentivi di Bush, negli Usa non si costrui- Comune. IBAN: IT09E0501802400000000136069. Causale: “Finanziamento Campagna
sce una centrale nucleare dal 1974. Info su www.greenpeace.it/stopnucleare. Referendaria Acqua Bene Comune”.

Kilometri zero riflessioni a filiera corta fffffffffffffffffffff


p jonathan ferramola Sedici anni senza quorum
Gli eretici del vino p i.g.
Da alcuni anni, gli appassionati di vino e colture contadine posso-
no godere di diversi appuntamenti dedicati al mondo dell’enologia
indipendente e di qualità, saltando le patinate fiere del settore dove
spesso la vetrina luccica ma negli scaffali il prodotto è scarso o so-
In Italia, il referendum abrogativo è previsto dall’art. 75 della Costituzione, ed
è pensato per proteggere l’ordinamento dello stato. Non serve ricordare che
le maggiori conquiste civili avvennero passando da questo varco: istituzione della
pravvalutato. Uno di questi eventi off è nato nel cuore di Bologna,
Repubblica (2 giugno 1946, festeggiato ancora oggi), legge sul divorzio (12 maggio
sotto il quadriportico di vicolo Bolognetti, e si chiama Gusto Nudo,
1974), legge che impediva il finanziamento pubblico dei partiti (1978 e 1993), difesa
fiera dei vignaioli eretici. Il suo fondatore è Teo Gattoni, grande ap-
della legge 194 sull’interruzione di gravidanza (1981). È l’attuazione di quella so-
passionato di gusti, culture e colture in via d’estinzione. Gusto Nudo
vranità popolare ormai confusa e disattivata dal populismo. Sbagliando, si ritiene
e i suoi vignaioli eretici hanno deciso di diventare una manifestazio-
il referendum una forma di espressione secondaria. In realtà è l’unico che ci resta
ne diffusa e prolungata che sostituisce per quest’anno la tradiziona-
per esprimere la nostra opinione direttamente. Una forma di democrazia diretta.
le fiera cittadina: una risposta alla necessità di prendersi una pausa
È una forma di responsabilità. Da 16 anni in Italia non si raggiunge un quorum:
rif lessiva/educativa di fronte a un mondo del vino naturale in vorti-
facciamo la nostra parte.
cosa e un po’ confusa trasformazione. Sono 17 gli eventi tra la fine di
aprile e maggio, in diverse osterie ed enoteche della città, per risco-
prire il gusto primordiale del vino naturale e biologico o proveniente
da vigne autoctone e spesso molto antiche, salvate dall’oblio grazie
al coraggio e alla dedizione di vignaioli eretici appunto, che scelgo-
no di produrre poco ma buono, con metodi tradizionali, non invasivi
e rispettosi della biodiversità del territorio. Gusto Nudo non è però
solo degustazioni, ma anche presentazioni di libri, serate di assaggi
musicali con vignaioli che si trasformano in DJ, racconti e leggende
provenienti dalle tradizioni contadine del nostro piccolo mondo anti-
co. Info su www.gustonudo.net.
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il quinto alimento sempreverdi


Buone e giuste: Alla scoperta
ecco le birre artigianali degli ecovillaggi
p francesca bono e sofia pizzo p olga massari

D iversi sono i birrifici artigianali emi-


liani, dall’anima rivolta al sociale
o al territorio, nati dalla passione per
tare o seguire la produzione. Statalenove
di Crespellano ha una forte identità bo-
lognese, subito evidente dal logo e dal
Il ritorno alla natura è spesso ogget-
to di fraintendimenti. Ma badiamo
bene: tornare alla natura non significa
come un valore  il ritorno ad essa una
tendenza da sostenere nella funzione
dell’autosufficienza”.
la birra e dal desiderio di offrire un pro- nome di alcune delle sue birre: Kartola, ritornare alle caverne, ma ricominciare Il confine con altri tipi di vita in comune
dotto di alta qualità, fatto con ingredien- Alma Mater, Levante e Ponente, come le a basare la propria vita sull’etica della non è sempre chiaro e ben marcato e
ti naturali. Vecchia Orsa di Crevalcore è direzioni della via Emilia su cui ha sede. natura. Non è facile rinunciare ai “lussi” spesso la questione è solo linguistica. 
gestito dalla Cooperativa Sociale “Fatto- Non della zona ma dall’animo sensibi- a cui siamo abituati ed essere più “so- Un ecovillaggio molto vicino a noi, in
riabilità”, che coinvolge persone disabili le, il birrificio svizzero Bad Attitude sta bri”, ma a volte, tentar non nuoce. provincia di Parma, è Granara nel co-
con lo scopo di dargli un’opportunità di sostenendo l’Associazione Amici di Piaz- È quello che si prova a fare negli eco- mune di Valmozzola in Val di Taro. Era
lavoro. Beltaine, nato da un progetto di za Grande devolvendo gli utili della birra villaggi che stanno nascendo a macchia un villaggio abbandonato come se ne
valorizzazione del territorio montano tra Rudolph. Il nome di questa birra non è di leopardo in tutta Italia. Ma cosa sono vedono molti sparsi per il Bel Paese,
i comuni di Granaglione e Monghidoro, quello della famosa renna di Babbo Na- di preciso? In poche parole, si tratta di vuoi perché gli abitanti si sono trasfe-
utilizza per le sue birre la castagna, in tale, ma di un cane che si sente renna e comunità di persone che decidono di riti in città, vuoi perché in montagna è
quanto prodotto tipico. Dal 2007 il bir- come tale vuole vivere. Rudolph rivendi- vivere insieme, in un contesto condivi- difficile arrivare. Nel 1993 un gruppo di
rificio è gestito dalla Cooperativa Socia- ca il diritto di ogni cane ad essere renna, so, ispirandosi a criteri di sostenibilità ragazzi ha deciso di far rivivere le pietre
le Campeggio Monghidoro, impegnata in di ogni uomo ad essere se stesso senza ecologica, spirituale, socioculturale ed di questo villaggio e ci è riuscito anche
attività socio-educative e socio-assisten- dover subire il giudizio degli altri. economica. A volte si condividono i pa- grazie alle numerose iniziative come un
ziali. Queste birre a Bologna si possono gusta- sti e la vita quotidiana, in altri casi ogni festival teatrale a impatto zero, campeg-
Altri birrifici locali sono White Dog e re a La Tana del luppolo e a Lortica. famiglia abita in una casa da sola, ma gi estivi di educazione ambientale.
Statalenove. White Dog, di Steve e Kelly Per questo articolo ringraziamo uno dei partecipa attivamente alla vita della co- Ma la cosa più curiosa che si fa a Gra-
Dawson, è situato in un edificio di pietra fondatori e Presidente di Brewlab Bo- munità. nara per non sprecare proprio niente è
risalente al diciassettesimo secolo, im- logna, Gianfranco Sansolino, che ci ha Un luogo, spiega il manifesto della Rete il compostaggio a secco degli escremen-
merso nella cornice dell’Appenino mo- concesso un’intervista. (www.commune- Italiana Villaggi Ecologici, “che unisce ti umani: per la serie, tutto serve a qual-
denese, dove è possibile anche pernot- ating.com) l’uomo con la natura, considera la terra cosa. (www.sottobosco.it)
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Non parlate al conducente

Ma la mia Tunisia Un antidoto


accoglie i rifugiati al razzismo
p ouissal mejri p Donato Ungaro

S ono in attesa del mio autobus in via Rizzoli; alla fermata

Da
tunisina immigrata a guerra in corso. tanta gente. Focalizzo la mia attenzione su una donna di
Bologna da undici anni, Tutti rifugiati che chiedono asilo politi- una certa età e fantastico sul suo passato. Un’ottantina di anni,
tutti mi chiedono ul- co per ragioni umanitarie secondo gli ac- sicuramente bolognese, sguardo sveglio: una staffetta partigia-
timamente della situazione in Tunisia cordi di Ginevra. na, mi immagino, una donna che ha fatto l’Italia. L’abbraccerei,
dopo la rivoluzione di gennaio. La liber- Nonostante la precarietà del governo tu- ma si avvicina un uomo, capelli corti e baffetti neri; fisionomia
tà acquisita dopo la caduta di Ben Ali sta nisino, in questo momento, i tunisini a meridionale, un po’ alla Giancarlo Giannini di “Pasqualino Set-
dando uno slancio allo stesso momento loro volta stanno accogliendo i rifugiati tebellezze”: mi ricorda il mio papà, pugliese di Cerignola, e mi
distruttivo e costruttivo. Sono cresciuta libici che sono molti di più di tutti quelli vien voglia di abbracciare anche lui. “Ha visto, signora? In mi-
con il regime corrotto di Ben Ali accom- che stanno varcando le acque di Lam- gliaia sono su quell’isola; e vogliono venire tutti qua”. I due si
pagnato dalla censura dei media e di in- pedusa. Quasi 200 mila migranti hanno conoscono, parlano senza freni. “Non c’è lavoro per i nostri e
ternet. Uno Stato di Polizia, nel quale la scelto di passare la frontiera tunisina e ora bisognerà darlo a questi mao-mao”.
libertà significava divieto della parola e sono accolti con una solidarietà straor- Cerco il profilo delle Due Torri, per ave-
del pensiero personale. Oggi, nonostante dinaria in un paese in fase di ricostru- re la certezza di essere a Bologna. “I no-
tutte le difficoltà, per la ricostruzione del zione. Non è la prima volta che la Tuni- stri padri hanno conquistato i diritti: al
paese e la riscrittura di una nuova Costi- sia accoglie i rifugiati. Quando si parla lavoro, alla casa, alla scuola per i figli. E
tuzione, per quanto mi riguarda non può di immigrazione degli italiani si pensa adesso bisogna garantire tutto questo a
che essere un momento positivo. soltanto al Belgio, alla Germania, alla loro”. La donna annuisce. “No, sono loro
La rivoluzione nei paesi arabi, come tut- Svizzera o all’America e nessuno ricorda che hanno diritti; mica noi. Io devo paga-
te le rivoluzioni, porta a una fase di caos, quella nei paesi del nord Africa. All’ini- re tutto; ma a loro, ai negri, spetta tutto
di lotta e di instabilità che piano piano zio del ‘900 si contavano più di centomi- di diritto”. Manca Bossi e il fora di ball.
lascerà spazio a nuove forme di confi- la italiani sbarcati su quelle coste clan- “Io non sono razzista, ma davanti a certi
gurazioni politiche, sociali e soprattutto destinamente. Purtroppo di questa bella fatti...” e l’uomo non specifica i fatti. “E
culturali. Attualmente, si parla molto de- convivenza etnica, culturale e religiosa si ha sentito, l’altra notte? In duecento sono morti annegati, con i
gli sbarchi degli immigrati “clandestini” parla poco e si sono perse le tracce. bambini. Ma come si fa a portare i bambini su quelle barche?”.
tunisini a Lampedusa. Quello che accade oggi in Europa è sol- Arriva il mio autobus, lascio la fermata e i due, con i loro discor-
Delle partenze prevedibili di persone di- tanto il risultato dell’appoggio dell’Occi- si; ma continuo a ripensare a quelle parole. Voglio trovare un
sagiate che sognano l’Italia come il pae- dente per anni ai vari regimi dittatoriali antidoto a quel veleno, a quella delusione che è prima mia che
se-mito dipinto nelle menti con una se- nei paesi arabi. Francia e Italia si trova- loro; e ci penso per tutto il turno di guida. A sera esco dal depo-
rie di cliché. L’impossibilità da anni di no in disaccordo totale sulle procedure sito Battindarno felice: ho trovato il mio antidoto. Ma bisogna
ottenere un visto per l’Europa, sia di stu- per affrontare il flusso di immigrati ar- pazientare una trentina d’anni, quando magari su un giornale
dio o di lavoro sia per turismo, accom- rivati dalla Libia e dalla Tunisia. Da un si potrà leggere: “Il cancro non fa più paura. Un giovane ricerca-
pagnata dall’assenza dei controlli delle lato l’Italia accorda un visto provvisorio tore scopre il vaccino per ogni tipo di tumore: pensare che nel
coste, ha portato a numerose partenze ai “clandestini” e dall’altro Parigi vuole marzo del 2011 era un clandestino sbarcato a Lampedusa”. Alla
clandestine attraverso il mare. Nei bar- sospendere provvisoriamente gli accordi fine di marzo una donna eritrea ha dato alla luce un bambino,
coni non ci sono soltanto tunisini ma an- europei di libera circolazione. Anche qui, su una di quelle barche: e l’ha chiamato Yeab Saba, “Donato da
che somali, eritrei e libici scappati dalla l’equilibrio finirà per essere raggiunto. Dio”. Auguri a te, piccolo Yeab; ma auguri anche a tutti noi.

la posta degli altri


La redazione di Piazza Grande risponde alle lettere pubblicate sui quotidiani bolognesi

Se anche le cornacchie
sono clandestine
Lettera pubblicata su Il Resto del Carlino del 13 aprile 2011

Abito in via Monterumici e, con orrore, ho notato da tempo quattro grandi Caro lettore,
uccelli simili a cornacchie, di colore grigio e nero, addentrarsi dentro le è molto interessante questa sua idea delle cornacchie immigrate: è chia-
chiome degli alberi e cibarsi di passeri e merli, le cui specie sono calate ro che gli uccelli “cattivi” (e per giunta neri) non possono appartenere
notevolmente. Chi sono quelle “brave persone” e in base a quale legge al nostro habitat, perché i volatili “incivili” non vivono certo qui “da noi”,
hanno avuto l’incivile idea di inserire animali di un altro habitat qui da noi, come dice lei. Ci dispiace deluderla, ma abbiamo verificato e pare pro-
obbligando ad assistere a scene di film horror quando straziano i corpici- prio che le cornacchie in Italia siano molto comuni... che dire? È la natura,
ni degli uccelletti e poi li ingoiano davanti a noi condomini che guardiamo bellezza!
allibiti?
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La vita l’osservatore romeno

al tempo q| Illustrazione di Paola Sapori

dei tagli
p Mihai Mircea Butcovan

L
ui proprio non riesce a capire. Lui tamente riesce a pagarsi, con la propria
è un immigrato. Negli ultimi anni pensione, un’assistente familiare, comu-
le ha sentite tutte: gli immigrati ru- nemente chiamata badante.
bano il lavoro, fanno lavori che altri non Sua figlia lavora ed è destinata a prende-
vogliono fare, i trentenni italiani sono re, per pensione, un terzo di quello che
bamboccioni, non hanno case popolari guadagna oggi. Il giorno in cui non sarà
per colpa degli immigrati, non possono più autosufficiente non potrà pagarsi una
badare ai genitori perché lo Stato aiuta “badante”. E suo figlio, decretato dagli
troppo gli immigrati, non hanno posti ne- analisti come “bamboccione” trentenne
gli asili nido per i loro figli perché le liste non potrà sostenere, per la mamma, le
sono intasate dagli immigrati che fanno spese di un’eventuale residenza per an-
troppi figli… ziani. Lui non ha ancora iniziato il conto sempre più precari. Gli stessi che sono gliono una fetta sempre più grande… e
Lei è una mamma italiana. Deve porta- alla rovescia dell’età contributiva. destinatari degli appelli alla serenità e fi- vede altri che sognano di sostituire i pri-
re il sapone liquido, la carta igienica e i Lei fa l’educatrice per una cooperativa ducia e quindi alla prosecuzione di com- mi in questo privilegio che toglie ad alcu-
rotoli di carta assorbente alla scuola ma- sociale. Ha un contratto a tempo deter- portamenti consumistici per sostenere ni il necessario e l’indispensabile per as-
terna. Poi corre a comprare una risma di minato, non può ammalarsi, prende uno l’ottimismo che risolverebbe qualsivoglia sicurare ad altri il superfluo. Va da sé che
fogli per la segreteria della scuola media stipendio da fame, le colleghe ausiliarie crisi. Mentre scompaiono gli ammortiz- l’accesso alle risorse culturali o la difesa
frequentata dal figlio adolescente. Una ancor meno. I carichi di lavoro sono allu- zatori sociali ci si affida agli ammortizza- dell’ambiente naturale sarebbero virtuo-
sua amica invece la sottrae, quella pila di cinanti e deve occuparsi di persone con tori famigliari. Quanto dureranno questi sismi in tempi in cui si taglia il resto.
fogli A4, all’ufficio in cui lavora, azienda disagio e sofferenza oppure di bambini ultimi? Lei è una donna lavoratrice, madre e fi-
privata o pubblica amministrazione che negli asili nido. Lei non riesce a capire. La pubblica istruzione e l’assistenza sa- glia. Ha bisogno di accertamenti sanita-
sia. Intanto aumenta ogni anno la retta Nemmeno le mamme dei bambini. nitaria hanno preso la strada della priva- ri piuttosto urgenti. Le liste d’attesa ne-
della mensa scolastica. Lei non riesce a Lui arriva da lontano. È figlio di contadi- tizzazione che avrebbe l’obiettivo di otti- gli ospedali per una visita medica, anche
capire. ni. Guarda questa stagione della potatu- mizzare i costi e migliorarne l’efficienza. se inserita in programmi di prevenzione,
Lui è sindaco in un Comune con poche ra dei servizi sociali che è iniziata mol- L’assistenza, la previdenza e la sicurezza sono lunghissime. Dovrà rivolgersi ad
migliaia di abitanti. Ultimamente è as- to tempo fa. Oggi si taglia con più foga, sociale, pur previste dalla Costituzione, una clinica privata. Con ammortizzato-
sillato dalle domande dei cittadini italo- complice anche un’ottima scusa: crisi sono state trascurate negli ultimi anni ri famigliari. Lui, suo marito, non riesce
italiani: “Ma perché aiutate gli extraco- mondiale, globale, locale e via dicendo. sullo sfondo di allarmi sicurezza gestiti proprio a capire.
munitari mentre noi non abbiamo più Si taglia con l’accetta e si accetta con ras- con decreti aventi come bersaglio gli im- Io sono un osservatore romeno e pure
fondi?”. Lui non sa cosa rispondere. Dal- segnazione il concetto per cui “se man- migrati. italiano. Vivo da vent’anni nel Belpaese.
la Provincia e dalla Regione, ma anche cano i soldi per curare perché sprecarli Lui è figlio di una massaia e guarda quel- E come loro, continuo a non capire. So-
dalla Capitale, gli dicono che non ci sono nella prevenzione?” la torta destinata a sostenere uno “stato prattutto la rassegnazione e l’accettazio-
più fondi. Lui non riesce a capire. E ci sono gli appelli alla sobrietà a cui di benessere” farsi sempre più piccola. ne degli assiomi che legittimano questa
Lei è una signora pensionata. Da alcuni sono chiamati soltanto alcuni dei cittadi- E vede intorno a questa torta quelli che continua potatura della spesa sociale con
mesi non è più autosufficiente. Fortuna- ni, quelli con meno privilegi o con diritti l’amministrano, ne dispongono e che vo- l’inarrestabile innesto degli immigrati.

ffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff
In lista per il consiglio comunale anche quattro disabili. Che chiedono meno barriere e più servizi

Le proposte dei candidati con disabilità


p fatma elhabishi, gabriele sillari

L otta alle barriere architettoniche e più


servizi per i disabili. Sono quattro le
persone con disabilità in lista a Bologna
Virginio Merola – ha tolto ai disabili i buo-
ni taxi, la Regione ha dimezzato l’importo
per gli assegni di cura”. Attrice, cantante
disabili come un peso per la società”.
Punta sulle barriere architettoniche anche
Massimiliano Piombo, non vedente e vin-
vedenti. Piero Lanzoni, in sedia a ruote
dal 1989 a causa della sclerosi multipla,
si presenta nella lista di Stefano Aldro-
per le prossime elezioni comunali: quat- e chitarrista con quattro album alle spal- citore, nel 2009, dei mondiali paralimpici vandi. Presidente del Comitato pazienti
tro candidati con storie e disabilità diver- le, Laterza organizza anche corsi culturali di tiro con l’arco. Piombo è candidato nel- del Bellaria, vuole “potenziare i servizi co-
se, schierate su differenti versanti politici nel centro di Sirena Project. Punti di forza la lista di Daniele Corticelli. “Molta gente munali, con un occhio di riguardo a quelli
ma con programmi che si assomigliano della sua campagna sono l’abbattimento non capisce che l’abbattimento delle bar- di Iperbole”. Il lavoro per i disabili è un
molto, segno che la disabilità rimane un delle barriere architettoniche e “invisibi- riere architettoniche non è un aiuto solo altro punto focale del suo programma,
tema trasversale. Si parte da una situazio- li”. “Oltre all’assenza di agevolazioni per per chi ha dei problemi, ma serve a tutti”. “ma dovrebbe essere un lavoro dinami-
ne in cui i disabili vedono ridursi diritti e chi, come me, è costretto all’utilizzo della In particolare Piombo propone di realiz- co e tecnico, contro il luogo comune che
servizi. “Il Comune – spiega Antonietta La- sedia a ruote, denuncio la mentalità chiu- zare un “discorso acustico cittadino”, ba- vede i disabili inadatti a lavori specializ-
terza, nella lista di Amelia Frascaroli per sa di molte persone, che vedono ancora i sato sulle segnaletiche per i pedoni non zati”. (Fonte: Redattore Sociale)
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Da 25 anni è il “bar sport” per eccellenza, ma ora spalle alla porta
Roberto Cevenini annuncia la pensione: “Non ho mai
chiesto una lira a nessuno, chiedo solo l’educazione”

Fine stagione al Bar Ciccio


p leonardo tancredi

S
alendo verso i colli, su per via mento alla tv a pagamento e non ho mai modo tale che non ci sia mai possibilità mai stato un casino.
San Mamolo, si incontrano molti chiesto una lira a nessuno, chiedo solo di litigare. Al Bar Ciccio calcio e politica si
bei posti per vedere Bologna, ma l’educazione. Prima regola brisa straz- Chi viene qui a vedere le partite? mescolano nei discorsi?
solo in un uno si vede benissimo il Bolo- zer i maròn (non rompere le palle, per i Gente di tutti i tipi. Guidolin veniva sem- Ah, io ne parlo spesso… io sono sempre
gna. È il Bar Ciccio, da 25 anni una delle non nativi, ndr). Nel giardinetto là fuori ci pre qui. Francesco, se sua moglie non era stato di idee comuniste, comunista de-
culle del tifo bolognese. Il suo proprieta- stanno 60-70 persone, altrettante dentro. via, veniva qui a vedere la partita. Arri- mocratico, e vado avanti con quello, mi
rio Roberto Cevenini, ma non osate non Ci sono state delle partite, ai Mondiali vano da tutto il mondo, tutto il mondo iscrivo, nel caso critico la mia sezione,
chiamarlo Ciccio, ha annunciato il suo ri- credo, che era così pieno che c’era gente di Bologna ovviamente, c’è un branco ma seguo quello che fa il partito. Sul cal-
tiro dalle scene a fine stagione, come una anche in strada che non riusciva a vedere di gente che non so neanche chi sono. cio forse l’unica che il partito può fare è
gloria del calcio locale. Ci ha raccontato le immagini ma restava lì ad ascoltare. I vecchietti arrivano qua un’ora prima e educare i giovani, ma in tutto, dallo sport
come trasmettere il calcio in tv sia diven- Con le tv a pagamento si è tornati stanno dentro, in giardino son tutti cin- all’educazione stradale.
tato per lui una sorta di attività sociale. agli anni ’50, quando la gente si ni, di là c’è un altro televisore e sono un Che ne pensi di un corso di ag-
Com’è iniziata? portava la sedia da casa per anda- po’ misti. Non solo tifosi del Bologna, si giornamento sul calcio per Virgi-
Questo terreno era di mio padre che lo re a vedere la tv al bar? guarda tutto, quello che c’è da vedere si nio Merola?
regalò al Partito Comunista per farci la Sì, è vero. Stare insieme è la cosa più bel- vede, chiaro se c’è il Bologna si vede il Non voglio dire niente, ma io credo che
Casa del popolo. Ci hanno fatto il Cral e la. Al mondo la gente deve fare delle cose Bologna. se il sindaco di Bologna non va allo sta-
la sezione e al piano di sopra abitavano insieme. Non ti piace? Vai via, non stare Secondo te perché il tuo bar è un dio, non è il sindaco di Bologna, non dico
il sindaco Dozza e Ciro Soglia, direttore a fare dei casini. posto speciale? a tutte le partite ma a molte. È importan-
dell’Unità. Erano stati venduti due appar- Una parte di tifosi contesta la dif- La cosa bella è che non ci sono i soldi di te, poi magari allo stadio c’è il sindaco di
tamenti per fare un po’ di soldi, così mio fusione del calcio in tv, dice che mezzo, se vuoi prendere un caffè lo pren- un’altra città e si trovano là per parlare. È
padre ci ha messo la terra, qualcun altro svuota gli stadi e impone regole di, se no sei libero di entrare lo stesso, io anche meglio così, no?
ha messo questi soldi e hanno costruito restrittive di accesso, che ne pen- non chiedo niente a nessuno. Se ci sono Che progetti hai per i prossimi
tutto. Io l’ho preso come Cral, ma non si si? i soldi si crea confusione, stesso discorso anni?
riusciva a lavorare bene, anche per que- Affari loro. La gente, per me, se paga per per lo stadio, bisognerebbe andare alla Vediamo quando smettiamo, poi, da lì,
stioni legali. E allora l’abbiamo fatto di- andare allo stadio, deve trovare sicurez- partita per stare insieme e basta, se uno una cosa che sicuramente voglio fare è
ventare un bar normale, con licenza e tut- za, sicurezza dalla pioggia, coperti tutti. deve pagare poi ha delle pretese. Invece partire con una roulotte e girare l’Italia,
to. Era il primo aprile del 1986. Per ora le società hanno solo dei diritti, stadio gratis e poi ogni società può crea- soprattutto le coste, sempre se la salute
Com’è diventato il Bar Ciccio? devono avere anche dei doveri verso i ti- re un’attività commerciale là intorno per mi assiste. L’erede prenderà il mio posto.
Col calcio. Chi è che ti faceva vedere le fosi. Devono aiutare i cittadini ad andare avere il suo guadagno. Io sono la prova, Per me obbiettivo cento. (leonardotancre-
partite gratis? Io ho fatto subito l’abbona- allo stadio, cose fatte bene, tranquille, in qua dentro si fa calcio dall’86 e non c’è di@piazzagrande.it)
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Liz Murray Cultura


l’intervista
Dal Bronx ad Harvard
Da senza dimora a psicologa di successo:
dagli Usa arriva una storia a lieto fine
che è diventata anche un libro Le donne
p ALAIN VERDIAL RODRIGUEZ
di benni
p marika di cristina

N
ascere nel Bronx, a New York na, però, non tutte queste storie hanno - l’hanno portata a conoscere personag- Il suo ultimo libro si chiama
non è mai stato facile. E se i una brutta fine. La principessa conosce gi importanti come Bill Clinton o come il “Le Beatrici”. Una raccolta
tuoi sono due hippie tossico- il suo “principe azzurro”, un insegnan- Dalai Lama, e finalmente, dopo anni di di monologhi in cui Stefano
dipendenti, allora diventa ancora più te che cerca di salvarle la vita e che la preparazione (e dopo l’uscita nel 2003 Benni sceglie come prota-
difficile. Questa è stata l’infanzia di Liz aiuta ad entrare in un liceo adatto agli di un film per la tv chiamato “Homeless goniste otto donne. Una Be-
Murray. Un padre e una madre che ru- adolescenti in condizioni di disagio. In to Harvard: The Liz Murray Story”, ovve- atrice dantesca dei nostri
bavano per poter comprare eroina men- due anni Liz riesce a recuperare il tem- ro “Da senza dimora a Harvard: la storia tempi, una suora assatanata,
tre Liz cercava di sopravvivere assieme po ingiustamente perso ottenendo i voti di Liz Murray”) Liz raggiunge il suo sogno una donna ansiosa e una in
alla sua sorella più piccola trascorrendo più alti e soprattutto vincendo un’impor- pubblicando a gennaio di quest’anno la carriera, una vecchia bisbe-
intere nottate sveglie, chiedendosi il mo- tante borsa di studio concessa dal New sua autobiografia “Breaking Night” (fa- tica e una vecchia sognan-
tivo per il quale dovevano vivere proprio York Times e che permette alla ragazza cendo riferimento a quelle notti in bian- te, un’adolescente crudele e
così, ed aspettando quei ‘’tempi miglio- di iscriversi a una delle più prestigiose co che Elizabeth passava quando era una donna-lupo. Tra un mo-
ri’’ che sua mamma le prometteva. università del mondo: Harvard. una bimba). Il libro - che si può com- nologo e l’altro sei poesie e
Quando Liz compie 15 anni le cose peg- Oggi Liz è una brillante laureata in psi- prare sul sito www.manifestliving.com - due canzoni. Benni racconta
giorano con la morte della madre di cologia che gira il mondo raccontando non è stato ancora tradotto in italiano. i vizi e le virtù delle donne
Aids, il trasferimento del padre in una la sua storia di realizzazione persona- È una favola hollywoodiana da un pae- con ironia. Il libro denuncia
comunità per tossicodipendenti e l’ado- le, cercando di dare consigli e di evita- se con una grande disparità nella distri- gli stereotipi nati intorno alla
zione della sorella in un centro di ac- re che altri possano arrivare a patire le buzione della ricchezza, e preferiremmo figura delle donne nel nostro
coglienza. La ragazzina diventa una dei situazioni che lei è stata costretta a vi- fare a meno dei principi azzurri, ma pro- paese e sottolinea quanto sia
tanti senza dimora che dormono fra car- vere. Le conferenze - organizzate dalla prio per questo la storia di Liz merita di importante che esse riacqui-
toni nelle strade di New York. Per fortu- sua compagnia privata “Manifest Living” essere conosciuta. stino autonomia e potere.
Come mai il titolo “Le Be-
atrici”?  E dove nasce
Sullo scaffale l’ispirazione per questo

Le storie dei centri sociali libro?


Dal talento di cinque giovani

fra sgomberi e occupazioni attrici.


Secondo  lei gli scritto-
ri contribuiscono ad ali-
p daniele barbieri mentare gli stereotipi sul-

S erafino D’Onofrio e Valerio Monte- tellanti (in testa il “Carlino”) con scarsità le donne?
venti fanno centro con “Berretta ros- di argomenti ma larghezza di calunnie. La Ovviamente si. Creano fate
sa” ovvero “Storie di Bologna attraverso i menzogna più grande (“gli estremisti ru- e streghe.
centri sociali” (Pendragon, 16 €, 230 pagi- bano alla città uno spazio”) si accompa- Il  libro può essere uno
ne). Utile ma anche scritto bene. Attenzio- gna all’omissione sfacciata: perchè quei Q| L’illustrazione di copertina spunto per le donne per
di “Berretta Rossa”
ne a quel plurale, “storie”, del sottotitolo. luoghi erano 99 volte su 100 abbandona- diventare migliori?
Non è la “storia” (singolare) di Bologna ti, a volte da decenni; e 95 volte su 100 ma in altro luogo. Consiglio chi è appas- Per diventar migliori non lo
attraverso i centri sociali, che pure sareb- dopo gli sgomberi nessuno li ha utilizza- sionato di demenza amministrativa di so, per rif lettere sì, come
be stato interessante. Per questo quasi ti. Succede così fuori Bologna? Sì, quasi leggersi bene questa storia che, guarda le ogni libro.
mai ci sono i nomi veri di protagoniste/i ovunque: da Forlì a Milano, dal Veneto a coincidenze, si snoda da pagina 90 (“la Ha partecipato a “Se non
e mancano spiegazioni o cronologie. Nel Firenze. Fuori d’Italia non sempre va così. paura”) a pagina 113 (il pronto intervento). ora quando”?
recensire “Berretta rossa” un cronista de Ci sono città (in Germania e in Olanda Le altre vicende - Berretta Rossa, Isola nel Sono andato, sì. Mi sembra-
“L’unità” ha esordito: “libro controindica- ma anche altrove) dove se chi occupa un Kantiere, Livello 57, Crash, Vag-61, Xm24 va una manifestazione senti-
to per i politici dei palazzi che non hanno luogo abbandonato va in Comune a rac- eccetera – hanno in comune la chiusura ta, non rituale o solo politica.
capito niente dei centri sociali”. Vero... a contare i suoi progetti, trova amministra- delle istituzioni e la voglia indomabile di Bologna va verso le ele-
metà. Da tutto il libro emerge che a non tori che ascoltano, e magari stabiliscono cercare spazi “non omologati”; per il re- zioni.  Le piacerebbe un
comprendere nulla dei centri sociali è la convenzioni e/o finanziamenti. A volte sto sono storie molto diverse. Nella pre- sindaco donna sotto le
cultura produttivista e perbenista del “pi- l’amministrazione ringrazia gli occupanti. fazione Valerio Evagelisti spiega che dalle due torri?
cista” (ora “pidduino”) medio. È una storia Come avrebbe dovuto fare nel ‘95 l’allora parti dei centri sociali girano fraternità e Bologna non eleggerà mai
di occupazioni, sgomberi (specialmente sindaco di Bologna quando venne “resu- solidarietà difficili da trovare altrove ma, un sindaco donna, è una
ad agosto) e ri-occupazioni, accordi traditi scitato” in via Irnerio il Tpo, teatro po- conclude, “andatelo a spiegare a un pid- città che ha terrore di ogni
(dalle amministrazioni), campagne mar- livalente occupato che tuttora r-esiste... duino, non capirà una parola”. cosa nuova.
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La città nel segno di Scorpione e Sagittario Dalle stalle alle stelle

L’ascendente
di Bologna Ariete
sempre
alla grande
Bilancia
le tensioni
si vanno
p claudio cannistrà stemperando
illustrazioni di paola sapori

C Toro Scorpione
osì come accade per ogni perso- prestigiosa università, che è la più anti-
na, anche le città oltre a un se- ca d’Europa, essendo stata fondata nel in ripresa alti e bassi
gno solare possiedono un ascen- 1088; questo è uno dei simboli per cui affettiva sentimentali
dente. Questo termine tecnico indica, Bologna risultava conosciuta nel mon-
in una carta natale, la costellazione che do. Qui per molti secoli esisteva anche
sorgeva all’orizzonte al momento della una cattedra di Astrologia, dove hanno
nascita, le cui caratteristiche completa- insegnato personaggi illustri, bolognesi Gemelli Sagittario
no l’individuo. Nell’oroscopo di una cit- e non, come Cecco d’Ascoli, Domenico al centro di ottime pro-
tà, l’ascendente indica in particolare la Maria Novara, Girolamo Manfredi, Luca positivi incroci spettive per la
sua struttura urbana e la sua vocazio- Gaurico, Giacomo Pietramellara, Giovan- planetari terza decade
ne. A riguardo, Bologna non fa eccezio- ni Antonio Magini. Il segno di Fuoco del
ne; anzi le si attribuiscono due tipolo- Sagittario è, infatti, collegato al deside-
gie di ascendenti: quello scorpionico e rio di apprendere, all’insegnamento con Cancro Capricorno
quello sagittariano. Queste valenze zo- particolare riguardo agli studi superiori, aumenta sfruttate la
diacali completano le caratteristiche alla disponibilità verso la conoscenza, ai l’energia seconda parte
taurine della città, che abbiamo visto il rapporti con l’estero. Si tratta di simbo- del mese
mese passato. L’ascendente Scorpione è logie proprio in relazione con l’ambien-
in relazione al fatto che Bologna è attra- te universitario e che dimostrano ancora
versata da una rete di acque sotterranee una volta l’apertura verso l’esterno del- Leone Acquario
e di canali, che in gran parte sono sta- la nostra città. Utilizzando un linguaggio dissapori qualche
ti coperti, ma che sono comunque pre- tecnico, possiamo dire che Bologna è e disaccordi malumore
senti nel sottosuolo. Infatti lo Scorpione, Toro con ascendente Scorpione/Sagitta- di troppo
in quanto governato da Plutone ovvero rio. In sintesi, la nostra città lega le ca-
Ade, dio degli Inferi, è in relazione con ratteristiche di concretezza, laboriosità e
le simbologie della palude, delle acque praticità taurina alle doti culturali sagit- Vergine Pesci
oscure e del mondo sotterraneo in gene- tariane, unite a un pizzico del misterioso in forte sempre col
rale. L’ascendente nel segno del Sagitta- fascino scorpionico! (canniclau@libero. recupero vento in poppa
rio è collegato alla presenza della nostra it)