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TECNICHE DI MUSCOLO ENERGIA

Docente Recco Iolanda Simona


Fisioterapista Posturologa
Specializzata in Terapia Manuale
PRINCIPI DELLA TECNICA
• La MET è una forma di trattamento
manipolativo osteopatico sviluppata da Fred
Mitchell (1909-1974) definita dall’Educational
Council on Osteopathic Principles (ECOP) come
«un tipo di diagnosi e trattamento osteopatico
per cui la muscolatura del pz.viene attivata su
richiesta, a partire da una determinata
posizione di partenza, in una specifica
direzione e contro una chiara controforza
attuata dall’operatore»
• Per mezzo di complessi meccanismi neurologici,
tra cui fusi neuromuscolari e organi tendinei del
Golgi e in seguito a contrazioni muscolari guidate,
un muscolo accorciato può essere allungato fino a
raggiungere una nuova lunghezza a riposo.
• Nelle MET vi è la contrazione volontaria di alcuni
muscoli del pz. In una direzione ben precisa
(vettori di applicazione), con diversi livelli di
intensità, effettuata verso una controforza
esercitata appositamente dall’operatore.
• Vengono classificate come tecniche attive, in cui il
pz. Introduce la forza di correzione e il terapista
controlla il giusto procedimento.
AZIONI FISIOLOGICHE
• Riduzione dell’ipertono muscolare;
• Elasticizzazione di muscoli e fasce;
• Recupero del range articolare;
• Miglioramento della circolazione sanguigna e
linfatica per effetti fisici in loco e per via
neuroriflessa;
• Riequilibrio vegetativo generale
• Rilassamento del pz.
CONTROINDICAZIONI
• Fratture;
• Distorsioni e lussazioni;
• Lesioni muscolari acute;
• Compromissioni vascolari e neurologiche;
• Osteoporosi grave;
• Infezioni (p.e. osteomielite).
INDICAZIONI
• Come trattamento osteopatico primario;
• Come trattamento preparatorio ad altre
tecniche, come per esempio HVLA;
• Nei pz. Anziani, data la delicatezza con cui è
possibile eseguirle;
• In pz. Apprensivi;
• In caso di congestione circolatoria e linfatica:
Le MET si usano per
• Allungare un muscolo accorciato, contratto o
in spasmo;
• Diminuire un edema localizzato e ridurre una
congestione (pompaggio dei sistemi venoso e
linfatico);
• Mobilizzare e riposizionare un’articolazione
che presenti una restrizione di mobilità.
Qualunque articolazione dell’organismo, che
possa essere mobilizzata da un’azione muscolare
volontaria,sia questa diretta o indiretta, può
essere influenzata dalle MET

La quantità si sforzo che il pz. Deve compiere


può essere minima o massima, mentre la durata
dello sforzo può variare da una frazione di
secondo ad un periodo prolungato che dura
diversi secondi.
FISIOLOGIA MUSCOLARE DELLE MET

MET COMPLESSO NEURO-MUSCOLO-FASCIALE

I riflessi spinali che ci interessano sono quelli di


stiramento, inibizione reciproca e il tendineo del golgi
RIFLESSO DA STIRAMENTO O
MIOTATTICO

• E’ un riflesso monosinaptico che coinvolge


solo due neuroni: il neurone sensoriale
proveniente dal fusoneuromuscolare e il
neurone motorio somatico che va al muscolo.
• In questo riflesso, l’allungamento del muscolo
innesca una risposta contrattile che ne
mantiene costante la lunghezza.
ESEMPIO: RIFLESSO PATELLARE
Affinchè si verifichi l’estensione di gamba, oltre
alla contrazione dei muscoli estensori, si deve
anche verificare il rilasciamento dei muscoli
flessori antagonisti (inibizione reciproca).

Il singolo stimolo dato dal colpo sul tendine


provoca sia la contrazione del muscolo
quadricipite che l’inibizione reciproca dei
muscoli flessori.
RIFLESSO MIOTATTICO INVERSO
• L’organo tendineo del Golgi sono dei
propriocettori muscolari localizzati a livello della
giunzione tra tendini e le fibre muscolari

• Rispondono alla tensione sviluppata dal muscolo


durante la contrazione isometrica e causano un
riflesso di rilassamento (questo è l’opposto di
quanto succede per i fusineuromuscolari che
provocano una contrazione fissa)
Organo tendineo del Golgi
Sono costituiti da terminazioni nervose libere intrecciate
tra fibre di collagene all’interno di una capsula di tessuto
connettivo.
Quando il muscolo si contrae, i tendini si stirano e questa
contrazione sottopone a una trazione le fibre collagene
dell’apparato del golgi, determinando una pressione sulle
terminazioni sensoriali dei neuroni afferenti causando la
loro attivazione.
L’attivazione dell’organo tendineo del golgi eccita degli
interneuroni inibitori del midollo spinale, che a loro volta
inibiscono i motoneuroni alfa che innervano il muscolo,
quindi la contrazione muscolare diminuisce o cessa.
CONCETTO DI BARRIERA
Correlato al concetto di restrizione di mobilità
(disfunzione), vi è quello di barriera. Abbiamo:

• Barriera fisiologica ossia la barriera di movimento che


raggiunge attivamente il soggetto;

• Barriera elastica ossia quella che l’operatore può fare


raggiungere al pz. sfruttando la componente elastica
capsulo-legamentosa (è una barriera passiva);

• Barriera anatomica, ossia il limite articolare oltre il


quale si provocherebbe la lussazione dell’articolazione .
PUNTO NEUTRO
Mobilizzando passivamente un’articolazione, la
resistenza al movimento aumenta mano a mano
che ci si avvicina ai gradi estremi.
Vi è un punto tra i due estremi del ROM in cui si
incontra la minima resistenza al movimento
passivo: il punto neutro.
Proprio dal punto neutro si inizia il trattamento
osteopatico della disfunzione.
Le MET permettono di lavorare sulla barriera
elastica e sulla barriera fisiologica.

Se l’intenzione è quella di lavorare sul muscolo,


si dovrà ricercare la barriera fisiologica.

Se si utilizzano i muscoli per lavorare


sull’articolazione si dovrà ricercare la barriera
elastica.
TIPOLOGIA PRINCIPALI TECNICHE
• TECNICA ISOMETRICA
• METODO ISOTONICO (usato principalmente
sugl’arti)
• METODO ISOLITICO
• RESPIRAZIONE GUIDATA
• RIFLESSO OCULOCERVICALE
TECNICA ISOMETRICA
• Lavoro in contro-resistenza tra l’energia muscolare del
paziente e quella dell’operatore
• Le due forze devono essere di uguale entità quindi non
c’è movimento a livello del punto di applicazione della
forza
• Sfrutta il riflesso miotattico inverso: ad una contrazione
che determina uno stiramento di una certa entità,
corrisponde un rilasciamento dell’agonista; la
contrazione dell’agonista oltre un certo grado di
stiramento provoca un riflesso inibitore, quindi l’agonista
si rilascia e si può raggiungere un’altra barriera di
movimento
• La contrazione ha durata di 7/8 secondi
• È usata principalmente sul rachide e sul bacino
METODO ISOTONICO
• Concentrico: la forza dell’operatore è minore
di quella del paziente
• La tensione muscolare provoca un
avvicinamento muscolare (inibisce i muscoli
antagonisti, tonifica e accorcia quelli agonisti)
• Si usa per aumentare tono e forza muscolare,
per mobilizzare un’articolazione, per lavorare
un edema
• Utilizzato principalmente per gli arti
METODO ISOLITICO
• La resistenza deve essere superiore alla forza
esercitata dal paziente
• Si applica quando c’è tendenza a fibrosi del
tessuto connettivo
• Si può considerare una modalità eccentrica
APPLICAZIONE DELLA TECNICA
La contrazione isometrica e quella isotonica
concentrica possono essere utilizzate in tre
diversi modi sulla disfunzione:
1. contrazione isometrica opposta alla
restrizione
2. Contrazione isometrica verso la restrizione
3. Contrazione isotonica concentrica verso la
restrizione
RESPIRAZIONE GUIDATA
L’operatore posiziona il paziente così da
direzionare nel migliore dei modi le forze della
respirazione verso l’area in disfunzione e
simultaneamente utilizzare un fulcro (p.e. la
mano dell’operatore) come una forza opposta
per aiutare a portare il segmento disfunzionale
verso la barriera restrittiva.
L’escursione diaframmatica durante
l’inspirazione può coinvolgere muscoli molto
lontani grazie alla continuità della fascia, quindi
il movimento e le modifiche ai tessuti possono
essere apprezzate localmente o a distanza.
RIFLESSO OCULOCERVICALE
• Quando si chiede ad un pz. di realizzare specifici
movimenti oculari, si contraggono alcuni muscoli
cervicali e del tronco che, in maniera riflessa,
rilassano i muscoli antagonisti.
• Si può chiedere al pz. di guardare sia verso la
restrizione che verso il lato libero.
• E’ possibile ottenere anche i risultati di un
rilassamento post isometrico o gli effetti di un
inibizione reciproca (p.e. regione cervicale e alto
toracica in disfunzione acuta)

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