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ETA’ DI PERICLE / IL PRIMATO DI ATENE

Per opporsi ai persiani di Serse, Atene allestisce una potente flotta navale che determina l’ascesa politico-militare
della polis attica che ha costituito un impero marittimo comprendente tutte le terre e le isole del Mar Egeo,
diventando la prima città greca.  
È il periodo in cui vivono ad Atene il grande poeta tragico Sofocle, l’oratore Lisia, Anassagora e Socrate.
Vera democrazia, tutti i cittadini potevano prendere parte attiva alla vita politica della polis partecipando
all’assemblea e sedendo nei tribunali popolari e costruzione di importanti complessi edilizi nella capitale dell’Attica.  
Pericle era amato dai cittadini perché sollevava il popolo dalle difficoltà e dalle angosce nei momenti di crisi.
LA STATUARIA PRIMA DEL DORIFORO
Tra la fine del VI secolo a.C. e la conclusione delle guerre persiane avviene un mutamento dello stile delle statue,
che propone pose rilassate raffigurazioni realistiche ed espressione calma.
Questo nuovo stile detto severo per indicare la scomparsa di quel sorriso, caratteristico di gran parte delle sculture
arcaiche. 
Le principali caratteristiche morfologiche sono:
 Testa: piccola, sferica; 
 Volto: tondeggiante con mento forte; 
 Bocca: piccola con labbra carnose; 
 Occhi: palpebre consistenti; 
 Acconciature: ciocche morbide, riccioli, treccia arrotolata attorno alla testa; 
 Massa muscolare: armoniosa, evidente, tridimensionale; 
 Spalle: espanse, arrotondate; 
 Busto: largo, esprime potenza; 
 L’arcata epigastrica è rilevata, ad arco di cerchio con il solco inguinale (secondo arco di circonferenza
pronunciato) che rappresenta il confine simbolico tra le parti molli del ventre e la gabbia toracica ed il
ribaltamento rispetto ad un asse orizzontale; 
 Gambe: lunghe, assottigliate verso i ginocchi e più slanciate.
 
Tali cambiamenti nello stile si accompagnano a una nuova concezione dell’impostazione da dare alla statua che infatti
è un organismo più complesso, con proporzioni slanciate che gli danno maggiore vitalità.

EFEBO DI KRITIOS
un'opera in marmo alta 86 cm, realizzata e dedicata sull'acropoli di Atene  creato intorno al 480 a.C poco prima
che Atene venisse saccheggiata dai Romani.
La scultura, mancante di alcune parti, ci è rinvenuta grazie agli ateniesi che hanno seppellito tutte le statue
abbattute/danneggiate dai persiani negli avvallamenti dell’acropoli (colmata persiana), su cui hanno fondato nuove
fortificazioni.
Caratteristiche: 
 Rotazione della testa a dx; 
 Peso spostato sulla gamba sinistra arretrata; 
 Fianco che sporge in fuori; 
 Bacino ruotato lievemente a sx; 
 Gamba dx piegata in avanti; 
 Spalla dx più avanzata della sx; 
 Braccio disteso lungo il fianco; 
 Gambe dei kouroi arcaici. 

È in questo periodo che nasce il problema più tipico della stataria greca: quello dell’equilibrio
e della  gravitazione, per capire se la statua è in posizione di riposo o in movimento e in che modo il suo peso viene
scaricato a terra. 

ZEUS DI CAPO ARTEMISIO


Nel 460 a.C. rinvenuto nei fondali marini di Capo Artemisio a nord dell’isola di Eubea, ma proveniente dall’Attica,
di Calamide (artista di Beozia o Attica) 
In bronzo perché un materiale che permette maggiore libertà compositiva, era resistente (evita l’uso di sostegni
interni), era duro (assorbi colpi urti senza rompersi), era colorato (assumi patine diverse in base alla quantità di
stagno o piombo contenuta nella lega), era versatile (può diventare policromo aggiungendo diversi materiali).  
Esso rappresenta: il dio (Zeus o Poseidone) nell’atto di lanciare una folgore/ tridente 
 Gambe: divaricate per bilanciare la posizione;  
 Piede: sx appoggiato a terra, dx poggia solo con la punta; 
 Braccia: sollevate quasi a croce
 Volto impassibile
 il corpo sembra immobile grazie all’effetto della frontalità del busto, ma anche con visione laterale  
 orbite ora vuote dovevano essere di altro materiale .

BRONZI DI RIACE
ritrovati nel 1972 nel Mar Ionio a Riace Marina, due sculture bronzee risalenti al 450 a.C., con occhi in pietra e
avorio, labbra e capezzoli in rame rosso.  
Sono stati realizzati per l’agorà di Argo per fare parte di un monumento in ricordo dei miti dei Sette contro Tebe e
degli Epìgoni.  
BRONZO A:  
Rappresenta: un giovane uomo dalla lunga capigliatura e dalla barba arricciata, ossia un guerriero privo di scudo e
armi.  
Caratteristiche: spalle larghe, busto eretto e tirato indietro, piedi poggiati a terra, gamba sx flessa di lato e avanti,
braccio dx disteso lungo il fianco, braccio sx piegato, testa rivolta a dx.  
Particolarità: denti in argento 
Attribuzione: Agelàda il giovane (bronzista di Argo) 
Per il bronzo A è stata proposta l’identificazione:  
1. Con Tideo (guerriero violento che nella battaglia a Tebe si è macchiato per cannibalismo) 
2. Erettèo di Mirone 
BRONZO B:  
Caratteristiche: stessa posizione ma la linea alba è flessuosa e arcuata, testa rivolta verso dx.  
Attribuzione: Alcamene il Vecchio (di Lèmno) 
Identificazione: Anfiarao (uomo rispettoso degli dèi e dotato del dono della profezia) 

MIRONE DI ELEUTERE
Mirone di Eleutère (Beozia), allievo di Agelada, emerge con prepotenza nel panorama della scultura ad Atene nel V
secolo.  
Lui era la perfetta imitazione della natura attraverso la ricerca del movimento per riprodurre la bellezza.
Mirone evita la composizione simmetrica e fa convergere la sua ricerca sul movimento anziché sulla stasi.

DISCOBOLO

Realizzato attorno al 460 450 a.c, rappresenta il momento della massima contrazione che precede il lancio, con una
posizione che suggerisce una sequenza dinamica dell'azione richiamando alla memoria i movimenti prima e dopo
quelli raffigurati.  
 Fra le copie romane marmoree tratte dall’originale andato perduto troviamo: 
-DISCOBOLO LANCELLOTTI  ritrovato nel 1781 sull’Esquilino  
-Busto: si mostra frontale 
-Arco: sottolinea l’effetto di tensione e viene formato da braccio dx, spalle, braccio sx e gamba sx arretrata 
-Effetto molla: prodotto da sporgenze e rientranze della parte sinistra della statua, dove la forza sembra partire dal
piede sx fino ad arrivare alla mano che stringe il disco  
-Bilanciamento delle forze: l'intero movimento compiuto dall’atleta sembra finalizzato esclusivamente al lancio del
disco  
-Due piccole protuberanze sulla testa: sono servite per il compasso nella presa dei punti e per il controllo delle
proporzioni dell’originale 
-Testa: ruotata in asse con il busto 
-Volto: calmo caratteristica dello stile severo
DISCOBOLO TOWNLEY Rinvenuta a Tivoli nella Villa Adriana
-Testa: orientata lungo la direttrice di lancio e ruotata rispetto al busto  
-Visione frontale: se la si osserva da qualunque altra posizione perde gran parte delle sue qualità  
L’EQUILIBRIO RAGGIUNTO POLICLETO DI ARGO
Policleto di Argo,(465 e 417) bronzista che trova la soluzione definitiva a tutti i problemi della statuaria greca,
riunendo in una sola statua sia il senso del movimento e della stasi. È con lui che possiamo iniziare l’esperienza
dell’arte cosiddetta classica

DISCOFORO portatore di disco, 460-450 a.C. 

Noto solo da copie marmoree tarde, totalità di bronzo


Rappresenta l’atleta che in posizione di riposo poggia sulla gamba dx, porta avanti la gamba sx, distende il braccio
dx, piega il braccio sx, volta la testa a dx, ha lo sguardo rivolto in basso 
La statua ha ancora alcune caratteristiche della scultura di tipo severo come la prominenza del sacco addominale, la
testa piccola, rigidezza del busto e la veduta frontale.

IL CANONE
trattato (opera scritta) che racchiude le idee sulle perfette proporzioni del corpo umano, oggi noi abbiamo solo tre
frammenti (armonia delle varie parti del corpo, rapporti modulari dell’insieme e simmetria fra le parti) 
Nasce dall’osservazione, dallo studio della natura e dalla misurazione un certo numero di uomini per arrivare alla
definizione di misure medie/ideali 
Uomo ideale: è possibile e le sue proporzioni si avvicinano molto a quelli trovabili in natura 
Dice che ogni elemento del corpo umano deve essere rappresentato proporzionalmente a tutti gli altri, in particolare la
testa è 1/8 del corpo, il busto è 3 teste e le gambe sono 4 teste, così che la loro somma sia otto.  

DORIFORO
portatore di lancia, creato attorno al 445 a.C. 
Rappresenta l’atleta durante il movimento che poggia sulla gamba portante dx, gamba sx flessa indietro, bacino
sollevato a dx, spalle con moto inverso (dx bassa, sx alta), busto leggermente inclinato di lato (compresso a dx,
allungato a sx), braccio dx lungo il fianco, braccio sx regge lancia  
Schema a chiasmo: le parti in tensione e a riposo hanno uno schema contrapposto tra gamba dx e braccio sx,
gamba sx e braccio dx 
Le dimensioni rispettano la regola e le parti sono proporzionate fra loro: è preferibile vedere il busto
frontalmente 
Tutte le statue di Policleto potevano riconoscersi tramite parti fortemente geometriche e quadrangolari su tutti i lati
dell’opera, per questo Plinio descrive le sue sculture come «quadrate». 

DIADUMENO
Il diadumeno è una scultura realizzata da Policleto intorno al 420 a.C. Tramite una ricostruzione possiamo
osservare un giovane colto nel momento di cingere i capelli con la benda della vittoria, ecco perché le sue
braccia sono alzate. La posa è la stessa del Doriforo ma il corpo è più rilassato, rendendo la figura nel complesso
morbida e aggraziata. La conseguenza della posizione della gamba destra è la postura del bacino destro verso
l’esterno. Infine, l’opera è caratterizzata da cadenze dolci e rilassate, rendendo l’ immagine serena e calma.    

FIDIA FU IL MAGGIOR RAPPRESENTANTE DELL'ARTE CLASSICA. 


Fidia di Atene costruisce e decora il Partenone, con una scultura con grande libertà espressiva e svincolata dalla
tradizione. La sua immagine è legata soprattutto alla costruzione e decorazione del Partenone; per quanto riguarda le
diverse sculture che lo rese famoso purtroppo non ci sono pervenute.  
Nei suoi ultimi anni viene ingiustamente accusato di aver sottratto parte dell’oro destinato alla statua di Atena e
di empietà (ha raffigurato sè stesso e il suo protettore sullo scudo del Parthenos).  
Va in carcere dove muore per malattia, veleno o, secondo la tradizione, riesce a fuggire in Èlide, dove costruisce la
statua dello Zeus di Olimpia (regolatore dell’ordine del mondo che infonde pace interiore al visitatore e arricchisce il
concetto di divinità con la sua maestosità) 

OPERA SCULTOREA
Policleto portava a compimento , risolvendoli, i problemi posti dalla statuaria del periodo severo e preclassico.
Fidia creava una forma scultorea dotata di grande libertà espressiva e svincolata dai binari entro i quali la tradizione
avrebbe potuto orientarla. Fidia prende le mosse dai risultati più moderni della scultura di stile severo,
liberandosene e superandoli quasi immediatamente per percorrere la strada aperta dalle novità che egli stesso
introduce nella scultura severa.  
APOLLO PARNOPIO
creato attorno alla metà del V secolo a.C. 
È una statua di bronzo dorato creato da Fidia. 
Rappresenta il dio, in totale nudità, che regge con la mano dx un ramoscello dall’alloro o una cavalletta e con la
mano sx un arco.  
Posizione stante: busto ampio, spalle larghe, muscoli decisi, gamba sx appoggiata, arcate sopraccigliari
orizzontali, occhi fissi, bocca con margini netti, mento squadrato  
Impronta arcaica: piedi vicini e poggiati a terra 
Carattere divino: lunghi capelli mossi, neri e dai riflessi bluastri che attirano ninfe e fanciulle mortali  

PARTENONE
scoperto tra il  447-432 a.C. dagli architetti Ictino e Callicrate, con la supervisione di Fidia. 
Il più importante e imponente tempio di Atene, dedicato ad Atena Vergine. 
Caratteristiche: di ordine dorico, periptero, octastilo  
 Cella: divisa in tre navate da due file di colonne doriche, ognuna formata dalla sovrapposizione di
colonne di due dimensioni (alte quelli inferiori, basse quelle superiori) 
- Lato ovest: doppio ordine di colonne che lega la fila di destra con quella di sinistra  
- All’esterno: fregio ionico continuo dorizzato da regulae 
- Lato posteriore: parthenon (stanza delle vergini), luogo dove le vergini ateniesi tessano e ricamano
a turno il peplo da offrire alla dea Atena nel corso delle feste Panatenèe.  
 Naos: accoglie la statua  
 
È stato edificato ampliando e modificando un precedente tempio già in costruzione, che presentava già il parthenon e
il naos a due file parallele di colonne.  
Nel tempo le correzioni ottiche sono numerose ad esempio: 
 Stilobate incurvo: con una convessità/curva, altrimenti in lontananza avrebbe fatto sembrare concave
tutte le linee orizzontali; 
 Colonne inclinate verso l’interno: secondo piani ortogonali ai lati del tempio, a eccezione delle
quattro angolari di diametro maggiore lungo piani sulle diagonali del rettangolo di base, altrimenti
sarebbero apparse come inclinate verso l’osservatore.  

METOPE
i due frontoni sono ornati da raffigurazioni mitologiche e 92 metope intercalate dai triglifi e con bassorilievi.  
I temi di cui parlano sono: 
 Lato est: gigantomachia  
 Lato sud: centauromachia 
 Lato ovest: amazzonomachia 
 Lato nord: ilioupèrsis/ilio 
 
Anfora del Pittore di Suèssula: assalto dei giganti all’Olimpo e combattimento furioso con gli dei aiutati a loro volta
da Eracle 
Il programma iconografico del tempio, dell’architettura e della statua prevede la lotta mitica fra civiltà e barbarie,
pietà ed empietà, ordine e disordine, ragione e istinto, in base alle caratteristiche della divinità a cui è dedicato il
tempio di Atena, dea della sapienza  

Vittoria del Lapita sul centauro: è una delle metope più importanti, schema triangolare di cui due lati sono suggeriti
dal corpo dell’uomo e dal busto del centauro 
Essa rappresenta un lapida nudo e in posizione obliqua; punta a terra una gamba, l’altra la preme contro il centauro,
pieghe del mantello sul braccio con effetto di chiaroscuro, testa barbuta con capelli  scomposti,  ha busto compresso tra
il corpo equino e la presa dell’avversario. Infine, le pieghe del mantello che avvolgono il braccio sinistro del lapida e i
capelli dell’essere semiumano fanno ottenere un forte contrasto con il chiaroscuro 
FREGIO IONICO DELLA CELLA lungo 160 metri e alto 1 metro 
rappresenta la processione delle Panatenee e le gare con i cavalli nei giorni successivi  
 
FRONTONE OCCIDENTALE
rappresenta la mitica gara fra Athena e Poseidon per il possesso dell’Attica.  
Statue frontali: Poseidone ha regalato agli uomini un cavallo è una sorgente d’acqua salmastra, nata da una
roccia, mentre Atena ha scosso il suolo e fatto nascere una nuova pianta, l’ulivo. Gli  dei giudicano come dio che ha
dato il miglior dono agli uomini Atena, giudicando il cavallo un emblema di guerra, e l’ulivo di pace.  
Spazio centrale del timpano: vuoto  
Le due grandi figure incrociate di Atena e Poseidone divergono verso gli angoli opposti. 
I cavalli di Athena, tenuti a freno da Hermès, si impennano con furia mentre una folla di eroe dell’Attica e altre
divinità assistono all'evento  
Angoli di base: divinità fluviali Cefiso e Ilisso 
Tecnica: raffinata delle statue a tutto tondo che assumo pose sempre diverse dalle altre  
Forma triangolare del frontone: irrilevante che dà l'impressione di una riduzione della prospettiva dell'altezza delle
figure  
 
FRONTONE ORIENTALE
Il frontone orientale raffigurava la nascita di Atena, già armata, dalla testa di Zeus.
Da quel momento la sapienza e la saggezza avrebbero fatto la loro prima comparsa nel mondo.
Le Panatenee sono al centro della storia, poiché l’evento raffigurato giustifica la processione il giorno del genetliaco di
Athena, i giochi in onore della dea e l'offerta del peplo da parte di tutti i cittadini della polis.
Fidia raffigura l’alba di una nuova era che viene salutata dal sorgere del carro del Sole, guidato da Helios, che subito
illumina il giovane corpo nudo di Dioniso; mentre Demetra e Kore accolgono l’annuncio dell’evento prodigioso da
Artemide.
Dal lato opposto, tre figure femminili stanno semisdraiate: si tratta forse di:
 Hestia, dea del focolare domestico, orientata verso destra, si sta alzando facendo leva sul piede destro
 Dione, posizione raccolta, sostiene Afrodite, inclinando un po' il busto e indirizzando le ginocchia verso di lei
 Afrodite, distesa e si poggia a Dione
La tensione psicologica attraversa le statue, anche se spesso acefale, a giudicare dai ritmi armoniosi e controllati nei
movimenti. Le figure femminili sono vestite dal tipico  panneggio fidiaco a effetto bagnato, con un tessuto
delicatissimo animato da pieghette minute, che aderiscono al corpo rivelandone l'anatomia. Su tale effetto gioca la
luce creando magistrali effetti chiaroscurali.
I nudi appaiono possenti e atteggiati in maniera estremamente naturale.
GLI ULTIMI ANNI
Lo storico Plutarco narra che Fidia, amico di Pericle, fu oggetto di invidia. 
Egli venne ingiustamente accusato di aver sottratto parte dell’oro destinato alla statua di Athena e di empietà
per aver raffigurato sè stesso e il suo protettore sullo scudo del Parthenos. 
Gettato in carcere, finì i suoi giorni per malattia o veleno, o probabilmente, come dice la tradizione riuscì a scappare
in Èlide, dove prosegui la sua attività dando vita alla statua dello Zeus di Olimpia che circondata da simboli che
alludevano a Zeus come regolatore dell’ordine del mondo che infondeva pace interiore e che  con la sua maestosità
avesse arricchito il concetto di divinità. 

IL RIPIEGAMENTO INTIMISTA IN PRASSITELE E SKOPAS (tarda età classica)


Clima di grande instabilità e incertezza, a causa della guerra del Peloponneso, rivalità tra Sparta e Atene, guerra tra
Sparta e Tebe, indipendenza delle polis, peste di Atene 
Prima: gli uomini si rivolgono alle divinità e  affollano i luoghi sacri per avere conforto  
Dopo: senso di sfiducia e abbandono a causa della malattia che porta gli uomini ad assistere alla morte dei loro cari,
ritenendo che gli dèi fossero insensibili al loro dolore e non trovano in essi consolazione. 
Così muoiono gli antichi ideali ellenistici e si diffonde la sfiducia nelle leggi divine e umane.  
Soluzione: sacerdoti, filosofi e artisti 
Dovevano quindi contemplare malinconicamente la propria vita rivolgendo i pensieri alle piccole cose quotidiane e
rivolgersi verso la propria interiorità, alla ricerca della felicità personale  
Dei: quelli che interpretano i sentimenti più intimi e nascosti, dando importanza alla sfera individuale e familiare  

PRASSITELE ATENIESE
Prassitele di Atene è uno scultore del marmo, attraverso il quale esprime dei sentimenti. Come materiale preferiva il
marmo che alla fine il pittore Nicia trattava per lui con cere colorate. Prassìtele è colui che più di ogni altro artista
incarna i modi di sentire del tempo.  
HERMES CON DIONISO BAMBINO 340-330 a.c
rappresenta il momento del mito della nascita di Dioniso, con Hermes che si riposa e fa giocare il bimbo, forse con un
grappolo d’uva mancante 
Storia: per vendicarsi del tradimento a Dioniso di Zeus con Semele, Hera fa morire la madre del bambino e perseguita
tutti coloro che proteggono Dioniso. Allora Zeus chiede a Hermes di condurre Dioniso nella valle di Nisa per farlo
allevare dalle ninfe.  
Scelta dei personaggi: Hermes (Dio della giovinezza, protettori di mercanti e ispiratore di sogni) e Dioniso (dio
dell’ebrezza e dell’estasi) per avvicinargli dei alla realtà e alle passioni più comuni 
Atteggiamento dolce: Hermes guarda sorridente il fratellino che inclina la testa tendendo per mano sx verso l’uva  
L’ accurata levigatezza del marmo e la trattazione dei particolari anatomici consentono di parlare di «effetto pittorico»
e di « sfumato» perché essa prende vita dai passaggi dal chiaro allo scuro delicati e dagli addensamenti d’ ombra e di
luce . 
Linea curva: il corpo sinuoso a S impone la presenza di un appoggio per la staticità, così si crea un’anfora con sopra
un panno drappeggiato  

LISIPPO
Lisippo del Peloponneso dice che non bisogna imitare un artista, ma la natura (modello ideale dove l’oggetto della
rappresentazione deve essere ciò come appare, non come è)  
Così per Lisippo chiunque può costituire un modello degno da rappresentare, anche se gli uomini non sono tutti
uguali  
Lisippo contribuì al progredire della statuaria ovvero l’arte di scolpire statue a tutto tondo. Fu il creatore di nuovo stile
compositivo che si sostituiva a quello di Policleto. Egli, infatti, rappresentava la maggior parte delle statue con: gambe
lunghe e sottili, fianchi stretti, busto allungato, testa piccola, capelli mossi, occhi piccoli, naso sottile dalle narici
strette, bocca piccola dalle labbra lievemente dischiuse  

APOXYOMENOS colui che si deterge, 320 a.C. 


Il giovane non sta effettuando nessuna gara e non è neppure un vincitore.
Rappresenta un atteggiamento originale di un atleta che, dopo la fatica dell’azione, si toglie di dosso l’olio e il sudore
con lo strigile 
Posizione: gamba destra non è più stesa ma flessa con scarto laterale, bacino ruotato, fianchi stretti, torace allungato e
sinuoso, spalle su una linea orizzontale, braccia sollevate, testa ruotata verso dx, rialzata, piccola e con capelli mossi  e
corposi.
La scultura si arricchisce di valori di dinamicità grazie alle numerose pose e movimenti.  
La scultura di Lisippo introduce un nuovo tipo di connessioni fra le parti che si qualifica come ANTITECO dove
assegna l’azione ad una metà del corpo (destra o sinistra) e il riposo all’altra 
Visione integrale: dà senso compiuto da qualsiasi punto la si osservi, con una nuova relazione con lo spazio 
 La statua, conquistata dai Romani, era stata collocata presso le terme di Agrippa.
Plinio ricorda come l’imperatore Tiberio la facesse trasportare nel suo palazzo.
Il popolo romano ne richiamò la restituzione, il che testimonia sia l’ammirazione per lisippo sia la grande
considerazione in cui erano tenute le opere d’arte di proprietà pubblica.

ALESSANDRO MAGNO E L’ELLENISMO


Dopo la scomparsa di Alessandro Magno l’impero si divide in numerosi regni ellenistici, retti da diadochi che hanno
dato vita a nuove dinastie  
Per ellenismo s’intende l’ellenizzazione dei territori conquistati  
Koinè: integrazione di diverse culture che dà vita a un nuovo gusto e linguaggio artistico, dove i committenti delle
opere sono regnanti, potenti o ricchi per celebrare il singolo 
Con l’ampliamento dei confini del mondo ellenico gli artisti viaggiano sempre più: il cosmopolitismo: cioè la
formazione culturale dell’individuo che è un cittadino del mondo 
 
La scultura ellenica si presenta con la caratterizzazione fisionomica: relativo all’aspetto di una persona  
Dopo le aperture di Lisippo, l’uomo viene considerato come un individuo con una propria fisionomia 
Il nuovo canone,  proprio degli artisti del V secolo, rispetta le attitudini proprie di ciascuno nel modellato e nelle
dimensioni della verità. Il nuovo canone è quello della verità: l’artista non cerca più di rappresentare solo l’ethos (la
nobiltà d’animo) attraverso gli schemata (l’espressione del viso e l’attitudine dei corpi), ma vuole raffigurare anche
il pathos (l’anima e i sentimenti). 
Si diffondono numerose botteghe specializzate nelle riproduzioni di opere dei grandi maestri, al fine di accontentare
una maggiore clientela.   È grazie a questa attività di copia che si ha, oggi, la possibilità di conoscere  alcuni dei grandi
capolavori dell’antichità.

VENERE DI MILO
statua che si colloca entro una lunga serie di Veneri nude inaugurata da Prassitele con l’Afrodite Cnidia 
Rappresenta la dea nuda dalle anche in su, sottocoperta dalla veste drappeggiata con la gamba sx sollevata e piegata, il
piede poggia su un rialzamento, il busto piegato a dx, gamba sx nel senso inverso   
Realizzata in due blocchi distinti: che si collegano all’altezza delle anche, con la giunzione nascosta dal panneggio  
Statua incompleta dato che è priva del braccio sx (sollevato) e in parte di quello dx (attraversa il busto con la mano
che sfiora il fianco sx) 
La dea la cui postura segue la sinuosità della curva a S prassitelica: è sottoposto quindi a un movimento di
torsione che genera il ritmico contrapposto  

NIKE DI SAMOTRACIA scoperta nel 1863 sull’isola di Rodi  


Rappresenta la Nike protesa verso il cielo mentre atterra sulla prua di una nave con le ali spiegate al vento, che
incolla la veste, che quasi si dissolve, al corpo evidenziandone le forme  
La tensione spaziale procura un contrasto chiaroscurale tra le parti del corpo velate e quelle in piena luce 
Fu restaurata più volte soprattutto le ali spiegate

LAOCOONTE
proviene dall’isola di Rodi ma è stata rinvenuta a Roma nel 1506. 
Rappresenta la guerra di Troia: Laocoonte (sacerdote di Apollo) cerca di impedire che il cavallo di legno degli achei
e abbandonato di fronte alle mura della città venisse introdotto a Troia. Atena, desiderosa di distruggere Troia, per
punire Laocoonte fa uscire dal mare due serpenti che stringono lui e i suoi due figli  
L’opera è una testimonianza del clima cosmopolita ovvero troviamo collegamenti di natura compositiva e stilistica
tra la scultura di Rodi e quella degli Attalidi 
L’espressione usata da Plinio individua con chiarezza negli avvolgimenti delle spire dei rettili che allacciano i 3 corpi
in una stessa, tragica morte, l’elemento che lega il gruppo delle 3 statue. Tale funzione è significativa poichè ciascuno
dei personaggi è dovuto ad artisti differenti.  

ETRUSCHI
Gli etruschi costituiscono una civiltà URBANA, divisa in città stato indipendenti quindi ognuna decide per sé ma
spesso si ritrovano in lotta tra loro e sono per questo svantaggiati per eventuali attacchi esterni. Presso gli Etruschi
ogni espressione artistica è sempre connessa con qualche esigenza di carattere religioso. In questo senso anche la loro
lingua è indirizzata a scopi funzionali, quali le dediche funerarie, le preghiere rituali o le attestazioni di proprietà. 
Uomo: subisce un destino oscuro e si sente costretto a impiegare ogni sua energia intellettuale per assecondare il
volere degli dèi, interpretarne i segni e assicurarne la benevolenza  

LE CITTA’/ I VILLAGGI
I villaggi sono costituiti da capanne a pianta circolare, ovale o rettangolare con una struttura formata da robusti pali
di legno verticali intrecciati orizzontalmente con canne e pali sottili, in modo da formare un graticcio rivestito di
paglia e argilla per renderlo impermeabile.  
Il tetto ha struttura in legno ed è ricoperto di paglia e argilla, con sopra grossi rami sbozzati terminanti con
il colmo(quota più alta raggiunta dagli spioventi o dalle falde inclinate di un tetto) 
Questi semplici forme ci sono note attraverso le urne cinerarie dette a capanna (piccoli contenitori in terracotta o
bronzo, che raccolgono le ceneri dei defunti e imitano la forma delle abitazioni, per far sentire il morto
simbolicamente a casa)

INSEDIAMENTI

hanno collocazione geografica derivante da precise scelte di carattere economico o strategico (corsi d’acqua, incrocio
di grandi vie di comunicazione, in cima ad alture) 
Già partire dalla seconda metà del sesto secolo a.C. i nuovi insediamenti sorgono solo dopo che i sacerdoti ne
abbiano ricevuto il preventivo assenso divino.
Con un aratro, viene allora tracciato il perimetro esterno all'interno di tale perimetro sono poi tracciate tre o quattro
strade principali (plateiai) e una serie di assi viari secondari (stenopoi) perpendicolari alle prime nell'area così
delineate viene dunque a crearsi una serie ordinata di lunghi isolati detti strigae.
Ciascuno di questi lotti che i romani chiameranno poi insulae viene infine edificato con grandi case e realizzate in
mattoni crudi e non solo più il legno paglia e argilla
gli etruschi hanno a loro volta ripreso l’elaborazione dei greci sostituendo le motivazioni geometriche e proporzionali
di questi quelle magico e religiose caratteristiche della propria cultura

MURA E PORTE
 le città sono circondate da possenti mura realizzate a secco (senza l’impiego di leganti) con la sovrapposizione di
elementi monolitici in pietra calcarea (tufo), sagomati a parallelepipedo e disposti in modo che la giuntura tra due
elementi corrisponda al centro del blocco sottostante e soprastante. Tale tecnica costruttiva, già nota agli Egizi e ai
Greci, verrà ripresa e ulteriormente perfezionata anche dai romani. 
L’ingresso alla città avviene per mezzo di porte aperte nelle mura e architravati con strutture ad arco semicircolare (a
tutto sesto). 

PORTA ALL’ARCO DI VOLTERRA


costituisce il principale monumento architettonico della Volterra etrusca. Questa porta, che si apriva nel lato Sud
delle mura, è caratterizzata da una copertura formata da un arco in conci di pietra decorato da tre teste inserite nella
sua struttura.
realizzata con blocchi di tufo sovrapposti a secco inseriti nella preesistente cinta muraria in panchina (pietra calcarea
del luogo).  
La chiave di volta e le imposte dell’arco rappresentano la triade divina (Tinia, Uni e Menerva) o all’usanza orientale di
esporre le teste mozzate dei comandanti nemici

TEMPIO luogo consacrato a un dio, dove recarsi per pregarlo e onorarlo 


I templi etruschi non si sono conservati perché son stati costruiti con materiali deperibili (colonne e tetto in legno,
pareti in mattoni, decorazioni in terracotta)
Dobbiamo quindi accontentarci dei modellini votivi e di semplici resti di basamenti.
Con il progredire della civiltà e della cultura ellenica, il tempio rimane sempre uguale a se stesso  
Esso ha pianta rettangolare ma è spesso collocato su un alto basamento in muratura, accessibile non più tramite un
crepidoma, ma attraverso un'unica scalinata ripida frontale, che ne individua l’entrata rivolta a oriente.
L’area del tempio è divisa in 2 zone:
-una posteriore, coperta, composta da 3 celle uguali
-una anteriore, porticata, avente una funzione di pronao
Ogni cella era dedicata a una divinità diversa, accessibili dal pronao mediante un unico ingresso ciascuna e al loro
interno vengono poste le statue degli dei. 
Il capitello  è meno massiccio di quello dorico. L’abaco, che non sporge dal sottostante echino ed è largo quanto il
diametro della colonna alla base, è a sua volta sormontato dalle travi lignee che costituiscono la trabeazione. Il tetto,
molto spiovente, è del tipo a due falde e ricalca, nella forma come nei materiali, quelli delle abitazioni etrusche .  
COLONNA ETRUSCA
le colonne del pronao sono sempre 8 disposte in due file parallele di quattro ciascuna, di ordine tuscanico, di legno,
prive di scanalature e, spesso, anche vivacemente colorate, esse non poggiano sullo stilobate ma su una base a pianta
circolare sormontato da un toro: della medesima altezza del plinto.
Fusto: rastremato verso l’alto e privo di entasi ( rigonfiamento) e scalanature 
Capitello: meno massiccio di quello dorico 
Abaco: largo quanto il diametro della colonna della base e non sporge dall’echino sottostante 
Trabeazione: insieme delle travi lignee  
Tetto: è molto spiovente a due falde  

ARCHITETTURA FUNERARIA
nel mistero della morte gli dei manifestano maggiormente la loro supremazia 
Tombe: luogo dove anche dopo la morte l’anima possa continuare a sentirsi in un ambiente intimo e familiare, per
questo assume le caratteristiche della casa, costruite in pietra e per questo conservate fino ad oggi. 
Essendo priva di finestre, le pareti sono vivacemente colorate e spesso imitano il cielo aperto affinché le
rappresentazioni e le pitture aiutino a contrastare il buio eterno della morte. 
La mancanza di precise regole proporzionali e stilistiche è un vantaggio che permette di ampliare le tombe
preesistenti con corridoi, camere o tumuli esterni senza violare alcuna regola costruttiva  
Riunite in necropoli, città dei morti poste fuori dalle mura della città dei vivi. 
Le tipologie, variano in rapporto a periodo, natura del terreno e classe sociale: 
1. tombe ipogee; 
2. tombe a tumulo; 
3. tombe a edicola. 

IPOGEI
camera interrata scavata sottoterra o nel fianco di una montagna, di due tipi: 
 Trombe rupestri: riadattando grotte naturali esistenti; 
 Tombe a dado: realizzando ingressi monumentali di forma cubica con blocchi di tufo  

IPOGEO DEI VOLUMNI


Rinvenuta nel 1840 a Ponte San Giovanni, presso Perugia e rientra nella necropoli del Palazzone (Perugia) e risale II-
III secolo a.C.,
Vi si scende lungo una scala ripida intagliata nella roccia tufacea; da accesso a un atrio rettangolare con copertura
a capanna; 
In fondo a tale si accede attraverso un portale sormontato da un timpano decorato a rilievo con uno scudo con testa di
Gorgone e altri simboli dell’oltretomba, alla camera sepolcrale principale con statue votive e le urne cinerarie della
famiglia etrusca dei Velimna, posta in corrispondenza del locale dove nelle abitazioni il padrone di casa riceve gli
ospiti, allestisce banchetti e onora gli dei protettori della famiglia;
Invece le camere secondarie di forma cubica per riti funerari o depositi di doni/offerte. 

TUMULI
ricoperte da un tumulo di terra, in modo da formare una sorta di collinetta artificiale ricoperta di vegetazione, con
la funzione di identificare il luogo della sepoltura e proteggere l’edificio sottostante 
I tumuli a pianta circolare sono sostenuti da coperture di vario tipo appoggiate a una struttura detta TAMBURO. 
Tamburo: struttura cilindrica parzialmente fuori terra e realizzato con blocchi squadrati di tufo o ricavato scavando il
terreno roccioso  
I tumuli più grossi possono contenere fino a tre o quattro tombe, dove ogni tomba si articola in una o più camere
sepolcrali.

TOMBA DELLA MONTAGNOLA


esempio più noto di tomba a tholos, VII-VI secolo a.C. a Firenze, nel territorio di Quinto Fiorentino
L’accesso alla tomba avviene attraverso un’interruzione orientata verso est del tamburo esterno di contenimento.
Da qui si scendono alcuni gradini e si imbocca un dromos: corridoio scoperto;  questo immette in un atrio con pareti
in blocchi di tufo; 
A metà delle pareti si accede attraverso due portali alle camere laterali per il deposito delle offerte 
Dal lato occidentale si accede attraverso un basso portale nella camera sepolcrale a tholos (pseudocupola formata da
una serie di lastroni non sagomati internamente sovrapposti in filari concentrici via via sempre più stretti fino a
chiudere la struttura in corrispondenza di un massiccio pilastro centrale di sostegno in tufo) 

TOMBA DEI RILIEVI IV-III sec nella necropoli della Banditaccia (Roma) 


In essa la copertura dell’unica Camera sepolcrale: coperta da lastre in tufo inclinate; 
Pareti e pilastri del tetto: coperti da rilievi realistici eseguiti in stucco dipinto, che rappresentano in grandezza
naturale diversi utensili casalinghi per ricostruire intorno al defunto l’ambiente domestico; 
Lungo il perimetro troviamo loculi rettangolari che fingono dei triclini con cuscini per i recumbenti. 
 
EDICOLE
costruite esclusivamente fuori terra, realizzate in pietra, di piccole dimensioni e composte da un’unica camera. In
esse si concentra senso della vita (casa), della religiosità (tempio) e della morte (tomba).
Dette così perché hanno la forma di un tempio in miniatura.
Edificio a pianta rettangolare coperto con un tetto a due spioventi, esse assomigliano anche alle abitazioni etrusche
AFFRESCO
consiste nel dipingere su una parete quando l'intonaco non è ancora del tutto seccato, così i
colori, amalgamandosi con l’intonaco stesso, ne diventano parti integrante ed entrano stabilmente a far parte del muro
una volta asciutto  
Per realizzare un affresco gli Etruschi svolgevano 5 passi:  
 Rinzaffo: intonacare le pareti tufacee uniformemente con un sottile strato di argilla misto a torba o
frammenti di paglia 
 Arriccio: strato più sottile di stucco a base di calce 
 Incidere con una punta metallica il disegno di ciò che si vuole rappresentare 
 Dipingere il disegno prima che il sottofondo si asciughi completamente  
 Giornata: porzione che si presume di poter affrescare quel giorno, così lo strato di stucco di calce non
è mai steso su tutta la parete  
Una volta asciutto, l'affresco non può essere cancellato o corretto, a meno di non usare colori a tempera sovrapposti a
secco.  
I pigmenti dei colori usati dagli Etruschi erano di origine minerale (terre, rocce polverizzate), impiegati sia puri sia
miscelati tra loro e stesi con pennelli di pelo animale  
La campitura è  piatta e uniforme. 
Figura umana: rappresentata in modo simbolico, sia per i colori della carnagione che per la posizione rigida dei vari
personaggi (volto, braccia, gambe di profilo e occhio frontale) 
 
 
 

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