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Ovidio

- nasce a Sulmona nel 43 a.C. da famiglia di rango equestre


- inviato a Roma > per studiare retorica eloquenza e avviarsi a vita politica
- va in Grecia a perfezionare i suoi studi
> usanza che completasse gli studi in Grecia dove c’era la miglior scuola di retorica
- fa parte del circolo poetico di Augusto
> corte imperiale era piena di cultura

8 d.C cade in disgrazia


- perde stima dell’imperatore
- condannato > esiliato per 10 anni sul Mar Nero a Tomi
- relegatio > non vengono confiscati i beni
- lascia tutto e si trova in una località desolata
- terra inospitale, no cultura, no leggi
- non fu revocata o concesso il perdono
- non rivide più Roma
- Continua a scrivere (Tristia, Epistulae ex Ponto)
- muore dopo 9 anni di esilio, nel 17 d.C.

Condanna
1) Poeta Immorale
- scrive Ars Amatoria
> poema erotico che insegna ad amare nel modo più sensuale
- amore no al servizio della donna o dedizione
- donna vanno amate perche sono belle
- nomina corinna
- non si accontenta solo di una donna, ma anche di più donne
> Augusto voleva restaurare i costumi e le tradizioni, era moralista e non approvava l’adulterio
- amore visto come un lusus, un gioco, visto con disincanto
- no lasciarsi travolgere, quando diventa ossessione bisogna prendere distanze
* pretesto perche l’Ars amatoria era già pubblicata da dieci anni *

2) Testimone Adulterio
- a conoscenza di un atto di adulterio da parte della nipote di Augusto, Giulia
- non aveva denunciato l’atto all’imperatore

Opere

Si possono distinguere in tre gruppi: erotiche, epiche e dell’esilio, ma nel complesso affronta molti temi e
molti generi. Non intende educare, vuole affascinare e stupire il pubblico, allontanandosi così dai poeti
arcaici, riuscendo ad interpretare i gusti del pubblico.

Amores:
- composti tra il 23 a.C. al 14 a.c.
- prima opera
- composta da tre libri (5 in precedenza)
- 49 elegie in distici elegiaci
- comprendono in tutto 50 carmi > narrano storia d’amore per Corinna
- temi occasionali, tradizionali
- innamoramento, tradimento, donna che rifiuta l’amore > tema amore
- no servitium amoris nei confronti della donna
- amore è più passionale, no profondità morale
- soffre per infedeltà della donna, geloso e contrappone vita militare a vita amorosa
- non soffre come Catullo > mantiene distacco intellettuale
- amore visto come un gioco di astuzia> ribaltamento dei temi tradizionali
- arriva ad amare due donne > chiede all’amata di nascondergli i tradimenti affinché lui possa fingere
di non sapere
- amore è avvenuta che comporta corteggiamento, attese, etc..

Ars amatoria:
- poemetto didascalico
- precetti sono spegiudicati e scandalosi
- 3 libri in distici elegiaci
- pubblicata tra l’1 e il 2 d.C.
- insegna l’arte di amore
- Ovidio diventa praeceptor amoris
- primi due libri indirizzati agli uomini > insegna come incontrare, conquistare, conservare l’amore di
una donna
- nel terzo libro, il poeta rivolge gli stessi consigli alle donne
- usa un tono ironico e scherzoso
- amore visto come un sentimento senza passione, gelosia e angoscia
- è un gioco disimpegnato di corteggiamento
> molto scandalo
> l’opera si poneva al di fuori del clima di restaurazione morale voluta da Augusto
- ribaltamento letterario
- capovolge la serietà dell’amore > Catullo e Properzio
- insegnava la strategia e le tattiche del gioco d’amore
- seduttore deve fingersi amante appassionato e fedele, non lasciarsi coinvolgere
- amore diviene l’arte di piacere e di farsi desiderare
- mezzo per vincere noia, un gioco

Metamorfosi
- raccolta di 15 libri > scritti in esametri
- poema epico > protagonisti sono gli dei, eroi e semidei
- rinnova la poesia epica
- mito non ha valenza religiosa perché dei sono simili agli esseri umani
- sono dotati di sentimenti e agiscono in base a questi > gelosia, odio, invidia
- no trama specifica
- sono 250 storie totalmente indipendenti
- opera inizia con il racconto sull’origine del mondo e del caos
- segue poi la creazione dell’uomo fino alla celebrazione delle imprese di Augusto
- colloca in successione i miti della stessa area geografica, con stesse trasformazioni, con stessa
analogia tematica
> conferisce coesione all’opera
> tono tragico, elegante, semplice e poetico

Versi:

Milizia d’amore (1-32)


Ogni amante è un soldato, Amore ha i suoi accampamenti,
credimi, Attico, ogni amante è un soldato.
L’età adatta alla guerra è la stessa all’amore:
è indecoroso un vecchio soldato come un amore senile.
5 Gli anni che i comandanti chiedono a un forte soldato,
li richiede al suo uomo una bella ragazza.
Ambedue vegliano e ambedue riposano sulla terra,
l’uno sorveglia la porta dell’amata, l’altro del capo;
al soldato toccano i lunghi viaggi, ma se parte l’amata
10 l’amante la seguirà con coraggio e senza limiti;
attraverserà i monti e i fiumi ingrossati dalla
tempesta, calpesterà mucchi di neve.
Prendendo il mare, non prenderà a pretesto i venti torbidi,
non richiederà stelle favorevoli a solcare le acque.
15 Chi, tranne un soldato o un amante, sopporterà il freddo della notte,
e la neve mista alla fitta pioggia?
Se l’uno è mandato a spiare il nemico,
l’altro tiene gli occhi sul rivale come un nemico.
Uno assedia le grandi città, l’altro la soglia
20 dell’amante inflessibile, l’uno spezza le torri, l’altro i battenti.
Spesso è servito assalire i nemici nel sonno,
e uccidere masse inermi a mano armata.
Così caddero le feroci schiere del tracio Reso,
e voi, cavalli, catturati, lasciaste il vostro padrone,
25 così spesso gli amanti approfittano del sonno dei mariti e,
mentre il nemico dorme, usano le loro armi.
Superare le sentinelle e le pattuglie di guardia è compito perpetuo
del soldato e del povero amante.
È dubbio Marte e incerta Venere, i vinti risorgono
30 e quelli che penseresti non possono cadere, cadono.
Smetta dunque chi mette l’amore tra gli ozi;
l’amore è proprio di un ingegno intraprendente

Ingannate quelli che vi ingannano (611-636)


Devi fare l’innamorato e con le parole imitare le ferite,
a qualunque costo devi cercare di essere attendibile in questo.
Non è difficile essere creduto, perché ogni donna si crede degna d’amore e,
anche bruttissima, ama il proprio aspetto.
Spesso però il simulatore comincia ad amare sinceramente,
e spesso quello che era finto divenne vero.
Per questo, ragazze, siate indulgenti verso chi recita:
l’amore che era falso, diventerà vero.
Questo è il momento di conquistare furtivamente l’anima con le lusinghe,
come la riva in pendio è rosa dall’acqua limpida.
Non aver scrupolo a lodare il volto, i capelli,
le dita affusolate, il bel piedino:
la lode della bellezza fa piacere anche alle donne caste
Non esitare a promettere: le promesse attirano le ragazze,
e invoca a testimoni gli dei che ti pare.
Dall’alto, Giove ride degli spergiuri degli amanti
e ordina ai venti di Eolo di portarseli via senza effetto.
Giove usava spergiurare a Giunone sullo Stige,
e protegge chi segue il suo esempio.

Apollo e Dafne (548-567)


Ancora prega, che un torpore profondo pervade le sue membra,
il petto morbido si fascia di fibre sottili,
50 capelli si allungano in fronde, le braccia in rami;
i piedi, così veloci un tempo, s'inchiodano in pigre radici,
il volto svanisce in una chioma: solo il suo splendore conserva.
Anche così Febo l'ama e, poggiata la mano sul tronco,
sente ancora trepidare il petto sotto quella nuova corteccia e,
55 stringendo fra le braccia i suoi rami come un corpo,
ne bacia il legno, ma quello ai suoi baci ancora si sottrae.
E allora il dio: «Se non puoi essere la sposa mia,
sarai almeno la mia pianta. E di te sempre
si orneranno, o alloro, i miei capelli, la mia cetra, la faretra;
60 e il capo dei condottieri latini, quando una voce esultante
intonerà il trionfo e il Campidoglio vedrà fluire i cortei.
Fedelissimo custode della porta d'Augusto,
starai appeso ai suoi battenti per difendere la quercia in mezzo.
E come il mio capo si mantiene giovane con la chioma intonsa,
65 anche tu porterai il vanto perpetuo delle fronde!».
Qui Febo tacque; e l'alloro annuì con i suoi rami
appena spuntati e agitò la cima, quasi assentisse col capo.

Eco e Narciso (356-368)


Mentre spaventava i cervi per spingerli dentro le reti,
lo vide quella ninfa canora, che non sa tacere se parli,
ma nemmeno sa parlare per prima: Eco che ripete i suoni.
Allora aveva un corpo, non era voce soltanto;
60 ma come ora, benché loquace, non diversamente usava la sua bocca,
riuscendo a rimandare di molte parole soltanto le ultime.
Questo si doveva a Giunone, perché ogni volta che le capitava l’occasione di
prendere una ninfa distesa sotto il suo Giove su qualche montagna,
quella astutamente la tratteneva con lunghi discorsi
65 per dar modo alle ninfe di fuggire. Quando la figlia di Saturno se ne accorse:
«Di questa lingua che mi ha ingannato», disse, «potrai
disporre solo in parte: ridottissimo sarà l'uso che tu potrai farne»
e conferma le minacce coi fatti.

Eco e Narciso (375-384)


Oh quante volte avrebbe voluto affrontarlo con dolci parole
e rivolgergli tenere preghiere! La sua natura glielo impedisce,
non le permette di tentare; ma, e questo le è permesso,
sta pronta ad afferrare i suoni, per rimandargli le sue stesse parole.
Per caso il fanciullo, separatosi dai suoi fedeli compagni,
80 aveva urlato: «C'è qualcuno?» ed Eco: «Qualcuno» risponde.
Stupito, lui cerca con gli occhi in tutti i luoghi,
grida a gran voce: «Vieni!»; e lei chiama chi l'ha chiamata.
Lui intorno si guarda, ma non si mostra nessuno. «Perché»,
chiede, «mi sfuggi?», e quante parole dice altrettante ne ottiene in risposta.

Eco e Narciso (393-401)


Respinta, si nasconde Eco nei boschi, coprendosi di foglie per la vergogna il volto,
e da allora vive in antri sperduti.
95 Ma l'amore è confitto in lei e cresce col dolore del rifiuto:
un tormento incessante la fa deperire in modo pietoso,
la magrezza le raggrinza la pelle e tutti gli umori del corpo
si dissolvono nell'aria. Non restano che voce e ossa:
la voce esiste ancora; le ossa, dicono, si mutarono in pietre.
00 E da allora sta celata nei boschi, mai più è apparsa sui monti;
ma dovunque puoi sentirla: è il suono, che vive in lei.

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