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LA DEMOCRAZIA

Negli ultimi anni in diverse democrazie, tanto quelle di recente costituzione come
quelle più vecchie e stabilizzate, si sono moltiplicati i segnali di scontento e
insoddisfazione verso i leader, le istituzioni politiche e rappresentative. La
democrazia è ormai ritenuta dalle opinioni pubbliche il sistema politico più adatto per
le società, ma ciò non significa che non sperimenti crisi. I sintomi più significativi di
questa crisi sono: l’incremento dell’astensionismo elettorale, il venir meno della
militanza nei partiti e negli altri corpi intermedi, l’emergere di movimenti antipolitici,
anti-istituzionali e forme di protesta. Proprio a partire dall’emergere di questo tipo di
atteggiamenti e le implicazioni sul sistema politico il tema della valutazione della
democrazia è entrato nell’agenda di ricerca della scienza politica mostrando
l’importanza del dibattito attorno alla qualità della democrazia.
Innanzitutto, il termine “democrazia” ha origini greche (demos: popolo e kratos:
potere) e indica una forma di governo nella quale il potere appartiene al popolo,
sovranità popolare. La democrazia può essere diretta o rappresentativa. La
democrazia diretta è una forma di governo nella quale i cittadini amministrano
direttamente la comunità politica, riunendosi in assemblea e prendendo le decisioni
più importanti, come nell’Atene del V-IV secolo a.C. Nella democrazia
rappresentativa, come in tutte le democrazie contemporanee, i cittadini eleggono dei
rappresentanti che eserciteranno il potere di fare le leggi.
Coloro che sono attivi in democrazia sono i cittadini, vale a dire i soggetti detentori di
cittadinanza. Allo status di cittadini corrispondono determinate facoltà e incombenze,
determinati diritti e doveri nei confronti dello Stato stesso.
Storicamente il concetto di democrazia non si è cristallizzato in una sola univoca
versione, ma ha trovato espressione evolvendosi in diverse manifestazioni, tutte
comunque caratterizzate dalla ricerca di una modalità capace di dare al popolo il
potere effettivo di governare.
La prima forma di democrazia è riconducibile al 508 a.C. ad Atene con la forma di
Clistene ma la nascita della concezione moderna di democrazia, come la
conosciamo noi, viene influenzata dalle idee illuministe di Voltaire. A diffondere
queste concezioni furono i movimenti politici della borghesia contro i sovrani assoluti.
La prima fu la rivoluzione inglese chiamata “the Glorious Revolution” che porterà alla
nascita del Bill of Right nel quale per la prima volta nella storia si afferma il diritto non
divino dei regnanti e i diritti del popolo. Successivamente la Guerra di Indipendenza
Americana nel 1775-76 portò alla nascita della Costituzione fondata sul diritto alla
vita, alla libertà e alla ricerca della felicità. In seguito la Rivoluzione francese, con il
motto di libertè, egalitè e fraternitè; portò all’affermazione dei diritti di libertà politica,
religiosa, di pensiero e la parità per tutti i cittadini, abolendo così la monarchia
assoluta.
Queste rivoluzioni porteranno allo sviluppo dello Stato liberale ovvero dello Stato di
diritto caratterizzato dalla supremazia della legge e dalla sottomissione al diritto di
tutti gli organi dello Stato. Lo Stato liberale è caratterizzato dalla separazione dei
poteri. La famosa teoria elaborata dal filosofo e giurista Montesquieu afferma che i
poteri dello Stato devono essere distribuiti a diversi organi autonomi e indipendenti
secondo un sistema di pesi e contrappesi in modo che ciascun potere possa
arrestare l’altro in caso di degenerazione in atteggiamento tirannico. I poteri dello
Stato si suddividono tra i vari organi: il potere legislativo che appartiene al
Parlamento, il potere esecutivo che spetta al Governo e il potere giudiziario che
spetta ai Giudici. I diritti dei cittadini sono disciplinati in una Costituzione scritta la
quale però è flessibile in quanto è modificabile attraverso semplici leggi ordinarie. Si
riconosce, inoltre, il principio di uguaglianza formale, di fatto però i cittadini non sono
tutti uguali e si parlerà di uguaglianza sostanziale solo nello Stato democratico.
Alla fine della prima guerra mondiale lo Stato liberale entra in crisi soprattutto a
seguito alle rivendicazioni della classe operaia che si era formata con la rivoluzione
industriale. All’inizio del novecento, inoltre, iniziano ad affermarsi i partiti di massa e
le organizzazioni sindacali degli operai e dei contadini che rivendicano maggiore
libertà e democrazia. Per questo motivo in alcuni Stati vi fu l’affermazione dello Stato
totalitario caratterizzato dalla presenza di un regime politico autoritario che
controllava ogni potere statale e tutti gli aspetti della società. Esso era basato sulla
soggezione delle masse ad un Capo, un uomo forte che accentrava su di sé i poteri:
aveva la carica di capo di governo e di capo di partito unico ed assumeva il titolo di
guida suprema non solo politica ma anche etica e morale della nazione. Gli
strumenti utilizzati da tali regimi anti-democratici sono il “terrore” poliziesco nei
confronti di oppositori e dissidenti: il monopolio dei mezzi di comunicazioni di massa
per propagandare la propria ideologia; la proibizione e la repressione della libertà di
stampa, di pensiero e d’opinione; razzismo, xenofobia, aggressività, coercizione ed
arroganza, sia all'interno dei propri confini sia nei confronti degli Stati esteri e dei
popoli stranieri. Gli Stati totalitari furono il fascismo in Italia, il nazismo in Germania, il
franchismo in Spagna e lo stalinismo nell’Unione sovietica.
In Italia nel 1919 Mussolini fondò il partito nazionale fascista. A seguito della marcia
su Roma del 1922 il re Vittorio Emanuele affidò l’incarico a Mussolini di formare un
nuovo Governo. Tra il 1925- 26 si ha l’emanazione delle leggi fascistissime che
modificano tacitamente la forma di governo prevista dallo Statuto Albertino dando
pieni poteri al Governo e sopprimendo di fatto le libertà dei cittadini. Si instaura così
lo stato totalitario. Le leggi fascistissime stabilivano che Mussolini era a capo del
Governo e capo dell’unico partito nazionale fascista, mentre tutti gli altri partiti
vennero sciolti. Con il partito fascista il Parlamento fu privato di fatto dal potere
legislativo: è il Governo dei decreti legge, che non sono più strumenti eccezionali
emanati in caso di necessità e urgenza ma di fatto sostituiscono le leggi. Fu
soppresso, inoltre, il rapporto di fiducia tra parlamento e Governo in maniera che
quest’ultimo era privo di qualunque controllo. Il partito nazionale fascista si trasforma
in unico partito con iscrizione obbligatoria per gli impiegati pubblici e per esercitare la
libera professione; inoltre vi fu l’abolizione delle libere elezioni, si votò infatti per
l’ultima volta il 25 marzo 1929 in un clima di intimidazione e violenza. Mussolini istituì
un tribunale speciale per la difesa dello Stato, che giudicava i reati politici e i
dissidenti venivano puniti con la pena di morte. Cresce il potere della polizia
dipendente da Mussolini a cui si affianca un nucleo di polizia segreta con stretta
repressione su stampa e mezzi di informazione. Anche se formalmente era ancora in
vigore lo Statuto Albertino, di fatto Mussolini aveva un potere illimitato. Il regime
fascista cade il 25 luglio 1943 quando re Vittorio Emanuele III attraverso i poteri che
lo Statuto Albertino gli conferiva, revocò a Mussolini l’incarico di capo del Governo.
La tragedia della seconda guerra mondiale produsse l’effetto di indurre una grande
trasformazione negli assetti politici allo scopo di impedire l’insorgenza di nuove
forme di totalitarismo e di assicurare un futuro di pace. La novità più rilevante è data
dalla nascita dello Stato Costituzionale. Di costituzione nel senso di legge
fondamentale, che fissa le regole più importanti dello Stato ed enuncia i diritti degli
individui, si inizia a parlare dalla seconda metà del Settecento. Tuttavia, le
costituzioni rivoluzionarie e poi quelle ottocentesche possedevano un ruolo più
politico che giuridico, avevano la funzione di marcare un importante snodo storico
ma non vincolato dal potere legislativo. Per questo è abituale affermare che le
costituzioni ottocentesche erano flessibili. Al contrario, le costituzioni del secondo
dopoguerra nascono come costituzioni rigide, che possono essere modificate solo
attraverso procedure aggravate e tali da prevalere su leggi ordinarie. Per quanto
riguarda il contenuto, le costituzioni del dopoguerra si presentano come costituzioni
lunghe, che abbinano dettagliate regole organizzative a un catalogo di diritti, civili,
politici e sociali.
Lo stato democratico presenta, a differenza dello stato totalitario, il pluralismo
politico, ovvero la presenza di vari partiti politici spesso contrapposti gli uni agli altri
che possono concorrere liberamente per il governo dello Stato. Le idee, i programmi
e gli interessi delle diverse forze sociali trovano sbocco in parlamento (l’assemblea
delle persone liberamente elette), dove le decisioni sono prese a maggioranza. La
minoranza (detta anche opposizione) ha diritto di manifestare le sue opinioni, di
agire per diventare la maggioranza e, se questo avviene, di assumere la guida del
governo (alternanza al potere).
Inoltre, lo Stato democratico è caratterizzato dalla presenza di un suffragio
universale: tutti i cittadini maggiorenni, uomini e donne, hanno il diritto di voto per
scegliere i propri rappresentanti. Il voto viene espresso in elezioni periodiche libere e
corrette. Un’altra caratteristica è la presenza di uno Stato di diritto che garantisce le
libertà civili (libertà di religione, espressione, riunione, protesta…).
L’Italia è una repubblica democratica dal 2 giugno 1946, quando la monarchia fu
abolita attraverso referendum e l’Assemblea costituente venne eletta per redigere la
Costituzione, promulgata il 27 dicembre 1947 e in vigore dal primo gennaio 1948.
La “crisi della democrazia” è un tema che negli ultimi tempi è da sempre più
frequente nelle discussioni sullo stato del mondo e dei suoi paesi. La pandemia ha
avuto un impatto negativo sulla democrazia e sulla libertà di informazione in ogni
Paese. Secondo il “Democracy Index 2020” dell’Economist Intelligence Unit che è
stato pubblicato a inizio febbraio, quasi il 70% dei paesi analizzati ha accusato un
calo del punteggio complessivo. Ventitré paesi nel mondo sono stati classificati come
“democrazie complete”, tra cui tutti i Paesi scandinavi e diverse nazioni dell’Europa.
L’Italia, 29esima, appartiene alla categoria immediatamente inferiore: “flawed
democracy” ovvero “democrazie imperfette”.
Nell’Europa che sta modificando gli equilibri politici si assiste alla difficoltà di
qualificare in modo preciso le nuove forme di espressione politica, che sono apparse
in particolare nel corso dell’ultimo decennio. Talvolta viene usato il termine
“populismo” considerato come una malattia e una degenerazione della politica,
senza riflettere che esso può essere compreso soltanto con riferimento alla
democrazia e ai miti che l’accompagnano. Il populismo attuale mira a creare un
legame diretto tra governo e popolo, trascurando non solo la rilevanza del quadro
costituzionale, ma anche la centralità della dialettica parlamentare. I movimenti
populisti si propongono di riportare il popolo al centro della decisione politica,
sottraendola alle élites giudicate incompetenti, corrotte e indifferenti alle vere ragioni
e ai bisogni della nazione.
Apparentemente democrazie e populismo potrebbero sembrare sinonimi, soprattutto
in questo fluido XXI secolo. Apparentemente, perché la sovranità esercitata dal
popolo in un sistema democratico e quella pratica dai partiti populisti, c’è una belle
differenza. La democrazia, infatti, è un sistema di funzionamento della
rappresentanza; mentre il populismo è un’ideologia, che qualche tempo fa era
basata su slogan, oggi, invece, sempre di più sul potere pervasivo del Web.
L’opinione pubblica, infatti, viene plasmata sfruttando contraddizioni e disagi per
renderla in sintonia con il leader carismatico di turno.

Uno degli aspetti essenziali del populismo è l’attaccamento alle strutture e ai legami
locali, contro ogni forma di globalizzazione che distrugge le forme tradizionali.
La globalizzazione è un termine adoperato, a partire dagli anni 1990, per indicare un
insieme assai ampio di fenomeni, connessi con la crescita dell’integrazione
economica, sociale e culturale tra le diverse aree del mondo. Il Novecento ha portato
la nascita di organizzazioni e società a stampo politico-economico di respiro
internazionale: come l’ONU e il Fondo Monetario Internazionale.
L’Organizzazione delle Nazioni Unite nasce nel 1945 a San Francisco. La
costituzione dell'ONU segna il momento iniziale di una fase ancora in corso marcata
dal tentativo di creare documenti e istituzioni internazionali capaci di garantire la
pace, la sicurezza e la cooperazione fra nazioni. Questi documenti e queste
istituzioni presuppongono, inoltre, la limitazione della sovranità degli Stati aderenti,
come è esplicitato dall’articolo 11 della Costituzione italiana, nel senso che gli
organismo sovranazionali possono svolgere la funzione che è loro affidata solo in
quanto gli Stati riconoscono la loro autorità e accettino di limitare di conseguenza il
proprio potere. Tuttavia queste organizzazioni sembrano aver spodestato lo Stato
nazionale dal ruolo di attore decisivo e sostituito da enti sovranazionali.

La gerarchia delle posizioni nelle organizzazioni non è basata sul valore o sul prestigio,
bensì sul potere.
Il potere non è affatto limitato alla sfera della politica e dello Stato, ma si tratta di una
semplificazione di un fenomeno molto complesso. Il potere può essere concepito come una
capacità trasformativa, ovvero la capacità di produrre dei cambiamenti e di modificare il
comportamento di determinati individui o di interi gruppi. Il potere presenta una duplice
natura:
- comando, forma di controllo
- poter fare, potenza di fare qualcosa → il potere diventa uno strumento per mobilitare
delle risorse in vista di un obiettivo.
Max Weber, sociologo tedesco, ha dedicato particolare attenzione allo studio del potere; egli
definisce il potere di un certo soggetto nella società come la possibilità che i suoi comandi
trovino obbedienza da parte di altre persone. Più uno è certo che i suoi comandi verranno
eseguiti più si dice che egli ha potere. Marx Weber, inoltre, individua un'altra forma di potere,
più indefinita, che consiste nella capacità di ottenere qualcosa contro la volontà degli altri,
senza necessariamente ricorrere a dei comandi espliciti.
si possono distinguere due fenomeni che presentano differenze significative, almeno in
apparenza:
- relazioni di potere informali, che pervadono tutte le interazioni sociali
- relazioni di potere istituzionalizzate, cioè rese formali ed ufficiali da un sistema di
posizioni e di ruoli accettato più o meno da tutti; in questo caso si può parlare di
AUTORITA’.
L’autorità è sempre inerente a una certa posizione sociale e dipende dal ruolo che la
persona è chiamata a svolgere. L’autorità è dunque un potere legittimo, cioè una forma di
potere che viene riconosciuta come valida e accettata da tutti, indipendentemente dal timore
delle ritorsioni che il potente potrebbe mettere in atto.
Il potere può essere esercitato:
- legittimo, quando la collettività riconosce a quella persona l’esercizio del potere, e
dunque l’autorità;
- illegittimo, quando la collettività non riconosce il potere a quella persona, in questo
caso si parla di atto di forza.
Lo Stato sopravvive quando il potere è legittimo, esso può dipendere da molti fattori ma
consiste sempre nel consenso che esso riesce ad ottenere dai cittadini anche senza
esercitare la sua forza. Lo Stato legittimo è quindi quel soggetto sociale a cui vengono
riconosciuti il diritto e il potere di governare la collettività. Quando si parla di potere legittimo
si fa riferimento a 3 poteri essenziali:
- tradizionale → nel caso di sovrani che passano il potere di generazione in
generazione;
- legale - tradizionale → quando vi è obbedienza perché è stato riconosciuto dalla
legge;
- carismatico → quando l’obbedienza è motivata dal credere che chi detiene il potere
abbia delle doti carismatiche.
Nella nostra società il livello più alto di potere è detenuto dallo Stato, il quale è riconosciuto
dal popolo.

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