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Definire l'etnocentrismo nelle sue diverse forme.

L'etnocentrismo è, secondo W. Sumner, una concezione secondo il quale il proprio gruppo


viene considerato il centro di ogni cosa. Uno degli elementi fondamentali dell'etnocentrismo è
la centralità, ossia al centro c’è la cultura del gruppo e ai margini quelle delle altre società.
Può essere definito etnocentrismo ciò che avviene molto spesso nella nostra cultura, quando ci
ostiniamo a condannare i popoli islamici perché “le donne sono oppresse", ma nello stesso
tempo criticare i costumi svedesi e olandesi poiché “in quelle culture sono le donne a
comandare". Altro esempio emblematico per comprendere il concetto di etnocentrismo è
affermare che in una qualche cultura si “mangia male” solo perché non mangiano i nostri stessi
cibi. Diverse sono le forme di etnocentrismo: l'inculturazione, etnocentrismo attitudinale,
etnocentrismo ideologico, teorie razziste, fino ad arrivare al razzismo differenzialista e al
relativismo culturale. Quanto all'inculturazione, si fa riferimento a quel processo di
trasmissione culturale che avviene fra le diverse generazioni. Si parla dell'apprendimento della
lingua, di una sorta di educazione all'interno del nucleo familiare, regole comportamentali, di
educazione sessuale. Oltre a ciò, con il termine inculturazione, ci riferiamo anche a dei veri e
propri usi e costumi del gruppo in cui si è nati, andando ad assimilare in modo automatico leggi
e pratiche di vita. Questi elementi dell'ambiente che ci circonda vengono così interiorizzati
diventando parte integrante di ogni soggetto.
Con il termine etnocentrismo attitudinale, V. Lanterni fa riferimento ad etnocentrismi collegati
ai nostri sensi e alla dimensione spazio-tempo. Esempio lampante sono i profumi che ci
riportano all'infanzia, oppure i sapori a cui siamo abituati, ecc…. Quello che per tutti noi
sembra essere naturale, in realtà non lo è , ma è il frutto della nostra cultura.
L’etnocentrismo ideologico si è sviluppato in alcuni processi che hanno rafforzato
l'etnocentrismo su base etnica, facendo in modo che l'etnia possa diventare una base della
nazionalità. L'etnologia ideologica, a differenza di quella attitudinale, non è inconsapevole e
non ha nulla di irriflesso, ma al contrario va a sottolineare le differenze ideologiche di
superiorità del proprio gruppo “Stato" rispetto agli altri.
L'etnologia ideologica può sfociare in vere e proprie teorie razziste, alimentate, qualvolta, in
modo intenzionale da gruppi di potere.
Il relativismo culturale, invece, si appoggia ad una cultura tollerante che lascia spazio a usanze
diverse, facendo sì che le diverse culture possano convivere, ovvero multiculturalismo.
I sostenitori del razzismo differenzialista, invece, sostengono che le diverse culture sono
tollerate, a patto che restino circoscritte e non dilaghino.
Altre sono le forme di etnocentrismo, come quello religioso che pone la propria religione al di
sopra delle altre o quello linguistico, dove si arriva a pensare che la propria lingua sia la più
“corretta”.
L'etnocentrismo, se esasperato, corre il rischio di assumere connotazioni pericolose

Definire la religione, le sue forme principali e le funzioni cui essa può assolvere.
La religione può essere definita come un insieme di riti e credenze a cui un essere umano o
un’intera comunità possono essere legati. La religione si manifesta attraverso pratiche rituali e
viene organizzata in forme sociali come la Chiesa, la Moschea o altri movimenti. La maggior parte
della popolazione mondiale fa riferimento a qualche religione, mentre possono essere definiti non
religiosi una platea esigua di persone. L’essere umano ha bisogno di andare oltre a quelle che sono
le cose direttamente sperimentabili, legate a interrogativi e misteri ai quali non sa dare spiegazioni.
La religione ha una funzione sociale in quanto può essere definita come un vero e proprio
strumento di integrazione tra persone. La maggior parte delle religioni è caratterizzata da credenze
di entità soprannaturali in cui troviamo sia esseri soprannaturali e sia la credenza della vita dopo la
morte che è diffusa quasi in tutte le religioni, secondo cui il corpo muore ma l’anima sopravvive.
Le sue forme principali si distinguono in monoteiste (fede in una sola divinità identificata col
termine Dio; le grandi religioni monoteiste sono essenzialmente tre, ovvero, Ebraismo,
Cristianesimo, Islam) e politeiste (fede in più divinità); le religioni dei popoli antichi erano
politeiste, basti pensare agli antichi egizi, agli antichi greci e antichi romani i quali veneravano
molti dei e molte dee. La più importante tra le religioni politeiste, oggi, è l’induismo.
La religione svolge la funzione fondamentale di integrazione sociale, in cui essa viene pensata
come un’unità, dove le parti sono tenute insieme da una credenza comune, diventando così
l’occasione per ribadire, ma soprattutto rafforzare, il sentimento di appartenenza e di identità
collettiva. Non bisogna trascurare il fatto che nelle società moderne la “religione” sembra essere in
declino; questo avviene semplicemente perché altre forme hanno preso il suo posto svolgendo
però la stessa funzione.
E’ innegabile che la religione è regolatrice dei comportamenti dell’uomo riuscendo, quindi, a
influenzare anche le scelte della vita quotidiana; influenza notevole la religione la svolge anche da
un punto di vista politico, andando a legittimare la posizione di potere. Volendo citare il nostro
paese, ciò avvenne con la Democrazia Cristiana che è riuscita ad influenzare, e continua a farlo,
interi decenni della nostra politica.
La Rete G2 dei giovani migranti di Seconda Generazione: attività, obiettivi e strategie
attuate

La Rete G2 è un’organizzazione nazionale apartitica fondata dai “figli di immigrati”, nati o


arrivati in Italia da piccoli. I membri di tali organizzazioni sono originari di Africa, Asia, America
Latina ed Europa. Nata con l’obiettivo principale di combattere le ingiustizie che le seconde
generazioni sono costrette a subire tutt’oggi; stiamo parlando di diritti negati, ai quali non viene
nemmeno concessa la cittadinanza italiana, se non dopo un processo lungo e complesso.
L’obiettivo della Rete G2 è quello di riformare la legge, in modo che essa possa essere più aperta
nei confronti delle seconde generazioni così da poter garantir loro la concessione della
cittadinanza per avere stessi diritti e pari opportunità, così come avviene per i cittadini di origine
italiana. Essa nasce nel 2005, a Roma, grazie ad un gruppo di giovani intellettuali, nati e cresciuti
in Italia da genitori immigrati. Molte sono le attività svolte da “la Rete G2” sin dalla nascita, basti
pensare al Progetto R.E.T.E., il quale prevede la possibilità di ricevere assistenza legale in caso di
discriminazione nei confronti delle seconde generazioni. Il punto focale della loro attività è quello
di rimarcare il diritto di sentirsi cittadini dello Stato italiano, mettendo fine alle discriminazioni e
alle disparità di trattamento rispetto ai propri coetanei, riuscendo così a “competere” ad armi pari.
I migranti di seconda generazione non possono non essere considerati italiani a tutti gli effetti,
dato che la stragrande maggioranza di essi parla come prima lingua l’italiano, frequenta le scuole
italiane, le Università italiane e pratica sport in Italia; attraverso il lavoro anche di G2 c’è bisogno
che ad essi sia data la possibilità, tra le altre cose, di poter concorrere anche a livello sportivo
professionistico sotto la bandiera tricolore.

Diverse sono le strategie messe in atto dai componenti della Rete, attraverso, per esempio,
l’attivismo civico, andando a promuovere iniziative culturali, politiche e sociali per rivendicare la
cittadinanza. La Rete G2 invita tutti coloro che ne entrano a fare parte a sentirsi italiani,
indipendentemente dalla discendenza familiare o di origine. Non può non essere presa in
considerazione il monitoraggio che il gruppo attua; monitoraggio svolto rigorosamente per tutelare
i membri, per evitare che le varie istituzioni ed enti possano mettere in atto “manovre” a discapito
dei migranti di seconda generazione.

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