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L’accento circonflesso

L’accento circonflesso è un segno diacritico utilizzato in varie lingue. In itlaiano è usato sempre più
raramente, al contrario della lingua francese che ne fa uso intensivo e appare solamente in ambiti
letterari o specialistici (es. quello del diritto), caratterizzati da un linguaggio più “conservatore”. In
ambiti redazionali è addirittura sconsigliato; al contrario, se utilizzato con moderazione e secondo
le regole ad esso proprie, può essere indice di maggiore raffinatezza espressiva e padronanza della
lingua italiana. Anticamente l’accento circonflesso oteva essere posto su qualsiasi vocale (ȃ, ȇ, ȋ, ȏ,
ȗ) e contrassegnava le forme contratte, tipiche del linguaggio poetico, dovute all’elisione una sillaba
per ragioni di metrica: fȗro (furono), fȇro (fecero), amȃro (amarono) tȏrre (togliere), cȏrre
(cogliere), finȋro (finirono). Oggigiorno l’accento circonflesso (che non è mai obbligatorio) può
indicare la contrazione di due vocali uguali (purché non toniche) che si seguono e può essere
applicato solamente al caso della terminazione – ii, che contraddistingue il plurale delle parole
terminanti nella forma atona – io (es. serio – seri o serȋ); in questo caso viene adoperato il grafema
ȋ. Non è viceversa consentito applicare l’accento circonflesso ai plurali atoni in -ee (es. fulminea –
fulminee e non fulminê), ne tanto meno ai plurali tonici di qualunque genere (es. calpestio –
calpestii e non calpestî; ecc.)
Ci sono alcune regole teoriche di uso dell’accento circonflesso ma oggi nella pratica non si usa, ci
sono però dei casi particolari di sostantivi divenuti, per uso comune, omografi al plurale: àrbitro –
arbìtrio, assassìno, assassinìo, ad esempio. In questi casi, questo tipo di accento può aiutare ad una
corretta pronuncia.
Se “principi” crea dubbi in ordine alla pronuncia, scrivendo “principî” risulta assolutamente chiaro
che la parola è piana (princìpi) in quanto plurale di “principio”; del pari, lo stesso accento può
suggerire la corretta pronuncia del titolo del romanzo di Dostoyevski “I demonî”, che si pronuncia
demòni e non dèmoni. Ma neppure in questi casi di aperta ambiguità l’accento circonflessoè
insostituibile, in quanto si può benissimo ricorrere al digramma ii (presidii, principii), oppure
segnare semplicemente l’accento tonico (presìdi, princìpi). Completamente estinta è invece la forma
in “ j ” (presidj, principj).