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LE STRUTTURE IN ACCIAIO 2

L’acciaio è una lega ferro-carbonio. La quantità di carbonio condiziona la resistenza e la


duttilità (la prima cresce e la seconda diminuisce all’aumentare del contenuto in carbonio). I
più comuni acciai per carpenteria metallica hanno un contenuto in carbonio molto basso (da
0.17% a 0.22%) e sono quindi estremamente duttili. Una caratteristica importante è la
tenacità dell’acciaio, cioè la sua capacità di evitare rottura fragile alle basse temperature.
Le normative (NTC 2008 o Eurocodice 3) impongono limiti alle caratteristiche meccaniche
(tensione di rottura e di snervamento) ed all’allungamento a rottura dei diversi tipi di
acciaio, nonché limiti alla resilienza (legati alla temperatura ed al grado di saldabilità),
necessarii per garantire
i la
l tenacità
i à (si
( i veda
d ancheh il punto 2.3.2).
2 3 2)
Negli acciai sono contenute piccole quantità di manganese e silicio, che favoriscono la
saldabilità, e di altri elementi (fosforo, zolfo, ecc.) che sono da considerare impurità
i it bili Per
inevitabili. P lal saldabilità
ld bilità dell’acciaio
d ll’ i i è importante
i t t il grado d di disossidazione:
di id i l’ i
l’ossigeno
presente nell’acciaio fuso si combina col carbonio formando monossido di carbonio CO che
nel raffreddamento torna allo stato gassoso creando diffuse soffiature (l’acciaio viene detto
effervescente); ll’aggiunta
aggiunta di alluminio e silicio,
silicio che si combinano con ll’ossigeno
ossigeno formando
ossidi che vengono poi eliminati, riduce la formazione di monossido di carbonio (acciai
calmati o semicalmati). Precisi limiti alla composizione chimica dell’acciaio per strutture
saldate sono riportati nel punto 11.3.4
11 3 4 delle NTC.
NTC
Per la realizzazione di strutture metalliche e di strutture composte si dovranno utilizzare
acciai conformi alle norme armonizzate della serie UNI EN 10025 (per i laminati), UNI EN
10210 (per i tubi senza saldatura) e UNI EN 10219 10219-11 (per i tubi saldati).
La vecchia normativa italiana sulle costruzioni di acciaio, pur non precludendo la
possibilità di impiego di altri acciai, si riferisce a tre tipi di acciaio che definiscono
sostanzialmente tre classi di resistenza: l'acciaio Fe 360 con tensione di rottura a trazione
σt  360 MPa, l'acciaio Fe 430 con σt  430 MPa e l'acciaio Fe 510 con σt  510 MPa.

Simbolo Simbolo UNI Caratteristica o parametro Fe 360 Fe 430 Fe 510


adottato (1) (1) (1)

ft Rm Tensione (carico unitario) di rottura a (2) (3) (4)

trazione [N/mm2]  340  410  490


 470
70  560  630
Fy Re Tensione (carico unitario) di (5) (6) (7)

snervamento [N/mm2]  235  275  355


KV KV Resilienza KV [J] B +20°C  27  27  27
(8)

C 0°C  27  27  27

D -20°C  27  27  27

DD -20°C --- ---  40

t A Allungamento % a rottura  24  20  20
min
i (9) (9) (9)
L 0  (5,65  A 0 )  26  22  22
- per lamiere (10) (10) (10)

- per barre, laminati mercantili,


profilati, larghi piatti

(1)Rientrano in questi tipi di acciai, oltre agli acciai S235, S275 ed S355 nelle qualità JR, J0, J2 e K2 della UNI EN 10025
Eurocodice 3 e NTC del 2008: valori nominali della tensione di snervamento fy e tensione
di rottura fu per acciaio strutturale laminato a caldo.
Eurocodice 3 e NTC del 2008: valori nominali della tensione di snervamento fy e tensione
di rottura fu per acciaio strutturale laminato a caldo con sezione cava.
Norme tecniche DM 14/01/2008

11.3.4 ACCIAI PER STRUTTURE METALLICHE E PER STRUTTURE COMPOSTE


Metodo di verifica alle Tensioni Ammissibili
Azioni di calcolo
Le azioni agenti sulla costruzione sono raggruppate in due sole condizioni di carico.
La condizione di carico I cumula nel modo più sfavorevole le azioni permanenti e variabili
(compresi eventuali effetti dinamici) ad eccezione degli effetti del vento, del sisma e degli stati
coattivi sfavorevoli (temperatura, cedimenti dei vincoli ecc.).
Si devono includere nella condizione di carico I gli effetti statici e dinamici del vento (o del sisma)
qualora le tensioni da essi provocate siano maggiori di quelle generate dagli altri carichi permanenti
o variabili.
La condizione di carico II cumula nel modo più sfavorevole le azioni permanenti e variabili (vento
o sisma inclusi).
Resistenza di calcolo
Si fa riferimento ai valori ammissibili σadm e τadm della resistenza.
resistenza
Tali valori sono specificati nei punti successivi relativamente alla condizione di carico I.
Le tensioni ammissibili per la condizione di carico II sono da assumersi pari a:
1,125 σadm e 1,125 τadm .
Sono obbligatorie le verifiche per ambedue le condizioni di carico I e II.
Materiale adm [N/mm2] adm [N/mm2] adm [N/mm2]
t  40 40  t  100 100  t  250

Fe 360
F 160 140 115
Fe 430 190 170 135
Fe 510 240 210 180
t = spessore (mm)

Per gli stati piani, i soli per i quali si possono dare valide indicazioni, si deve verificare
che risulti
σid < σadm ,
essendo nel riferimento generico:

in particolare per y = 0 (per esempio nelle travi):

e nel caso di tensione tangenziale pura: .


Metodo di verifica semiprobabilistico agli Stati Limite
In funzione della severità del danno che si manifesta,
manifesta gli stati limite sono divisi in:
-- stati limite ultimi (SLU) corrispondenti al raggiungimento della capacità portante o a
valori limite di spostamento e deformazione;
equilibrio al fine di controllare ll’equilibrio
• stato limite di equilibrio, equilibrio globale della struttura e
delle sue parti durante tutta la vita nominale comprese le fasi di costruzione e di
riparazione;
• stato limite di collasso, corrispondente al raggiungimento della tensione di
snervamento oppure delle deformazioni ultime del materiale e quindi della crisi o
eccessiva deformazione di una sezione, di una membratura o di un collegamento
((escludendo fenomeni di fatica), ), o alla formazione di un meccanismo di collasso,, o
all’instaurarsi di fenomeni di instabilità dell’equilibrio negli elementi componenti o
nella struttura nel suo insieme, considerando anche fenomeni locali d’instabilità dei
quali si possa tener conto eventualmente con riduzione delle aree delle sezioni
resistenti.
• stato limite di fatica, controllando le variazioni tensionali indotte dai carichi ripetuti
in relazione alle caratteristiche dei dettagli strutturali interessati.

Per strutture o situazioni particolari, può essere necessario considerare altri stati limite
ultimi.
Metodo di verifica semiprobabilistico agli Stati Limite
In funzione della severità del danno che si manifesta,
manifesta gli stati limite sono divisi in:
-- stati limite di servizio (o esercizio) (SLS) legati alle esigenze di funzionalità e di
durata.
spostamento al fine di evitare deformazioni e
• stati limite di deformazione e/o spostamento,
spostamenti che possano compromettere l’uso efficiente della costruzione e dei suoi
contenuti, nonché il suo aspetto estetico;
• stato limite di vibrazione, al fine di assicurare che le sensazioni percepite dagli
utenti garantiscano accettabili livelli di confort ed il cui superamento potrebbe essere
indice di scarsa robustezza e/o indicatore di possibili danni negli elementi secondari;
• stato limite di pplasticizzazioni locali,, al fine di scongiurare
g deformazioni plastiche
p
che generino deformazioni irreversibili ed inaccettabili;
• stato limite di scorrimento dei collegamenti ad attrito con bulloni ad alta
resistenza, nel caso che il collegamento sia stato dimensionato a collasso per taglio
dei bulloni.
Metodo di verifica semiprobabilistico agli Stati Limite
Il materiale
I valori della resistenza di calcolo in trazione o compressione fd sono calcolati come
fd = fyk /M

Per gli stati piani si deve verificare che risulti


σid < fd
essendo nel riferimento generico:

in particolare per y = 0 (per esempio nelle travi), e nel caso di tensione tangenziale pura:
Metodo di verifica semiprobabilistico agli Stati Limite
Il materiale
Metodo di verifica semiprobabilistico agli Stati Limite

Classificazione delle sezioni


Le sezioni trasversali degli elementi strutturali si classificano in funzione della loro capacità
rotazionale Cθ. Si distinguono le seguenti classi di sezioni:
• classe 1 quando la sezione è in grado di sviluppare una cerniera plastica avente la
capacità rotazionale richiesta per l’analisi strutturale condotta con il metodo plastico di cui
al § 4.2.3.2 senza subire riduzioni della resistenza. Possono generalmente classificarsi
come tali le sezioni con capacità rotazionale Cθ ≥ 3
• classe 2 quando la sezione è in grado di sviluppare il proprio momento resistente
pplastico,, ma con capacità
p rotazionale limitata. Possono generalmente
g classificarsi come tali
le sezioni con capacità rotazionale Cθ ≥ 1,5
• classe 3 quando nella sezione le tensioni calcolate nelle fibre estreme compresse possono
raggiungere la tensione di snervamento, ma l’instabilità locale impedisce lo sviluppo del
momento resistente plastico;
• classe 4 quando, per determinarne la resistenza flettente, tagliante o normale, è
necessario tener conto degli effetti dell’instabilità locale in fase elastica nelle parti
compresse che compongono la sezione. In tal caso nel calcolo della resistenza la sezione
geometrica effettiva può sostituirsi con una sezione efficace.
Le azioni
IIndipendentemente
di d t t dal
d l metodo
t d di verifica
ifi utilizzato
tili t lel azioni
i i devono
d essere cumulate
l t
secondo condizioni di carico tali da risultare più sfavorevoli ai fini delle singole
verifiche, tenendo conto della ridotta probabilità di intervento simultaneo di tutte le
azioni variabili.
variabili
Le combinazioni di carico vengono simbolicamente espresse

n
Fd   g1G1k   g 2G2 k   P Pk   q Q1k    qi ( 0i Qik )
i 2

Dove  sono coefficienti amplificativi, il pedice k indica il termine caratteristico, G


individua i carichi permanenti, Q i carichi variabili e P l’azione di pre-compressione. Il
termine oi rappresenta il coefficiente di combinazione allo stato limite ultimo.
Nella espressione di Fd ciascuna azione variabile Qik deve essere di volta in volta assunta
come azione base o dominante della combinazione (Q1k).
Per gli
P li stati
t ti limite
li it ultimi ffi i ti  assumo i seguenti
lti i i coefficienti ti valori:
l i
g1=1.3 (1 se a favore di sicurezza); g2=1.5 (0 se a favore di sicurezza); P=0.9 (1.2 se a
favore di sicurezza); q=1.5 (0 se a favore di sicurezza).
Le combinazioni di carico per gli stati limite di esercizio sono le seguenti
Combinazione rara n
Fd  Gk  Pk  Q1k   0i Qik
i2
Combinazione frequente n
Fd  Gk  Pk  1k Q1k   2i Qik
i 2
Combinazione quasi
quasi-permanente
permanente
n
Fd  Gk  Pk   2i Qik
i 1

Dove i valori dei termini  sono riporati in tabella


VERIFICA E PROGETTO DI SEZIONI IN ACCIAIO

Elementi tesi
VERIFICA E PROGETTO DI SEZIONI IN ACCIAIO
Aste tese
In presenza di una azione assiale di trazione N, cioè applicato al baricentro della
sezione, tutti i punti della sezione avranno la stessa deformazione e tensione σs. La
verifica consiste nel calcolare la tensione e confrontarla la resistenza del materiale fd.
Se un’asta tesa è collegata alle altre aste mediante bulloni, occorre tener conto del
fatto che i fori praticati per inserire i bulloni ne indeboliscono la sezione. L’area che
va considerata deve essere quindi quella della sezione netta. L L'area
area netta è quella
minima corrispondente o alla sezione retta o al profilo spezzato.

Nel caso dell’angolare


g singolo
g di figura,
g , l'area effettiva può
p essere assunta pari
p a:
Aeff = Asez - Aforo
Esempio
Esempio
ELEMENTI INFLESSI
Il dimensionamento degli elementi inflessi deve essere eseguito con riferimento sia alla
condizione di deformabilità sia a quella di resistenza, considerando anche l’effetto
dell’azione tagliante.
Gli elementi inflessi possono manifestare una particolare forma di instabilità denominata
instabilità laterale, detta anche instabilità flesso-torsionale o svergolamento. Essa è
dovuta all’azione di compressione che agisce su una parte del profilo che può provocare
uno sbandamento
b d l
laterale
l della
d ll sezione.
i
ELEMENTI INFLESSI: Verifica di deformabilità
Il massimo abbassamento v di un elemento inflesso può essere valutato come somma di due
contributi: quello dovuto alla deformabilità flessionale, vF, e quello dovuto alla deformabilità
a taglio, vT:
v = vF + vT
Il contributo della deformabilità a taglio può essere trascurato nel caso di elementi
sufficientemente snelli. Invece nel caso di travi tozze (con lunghezza inferiore a 10 volte
ll’altezza
altezza della trave) il termine vT è rilevante e deve essere considerato nelle verifiche di
deformabilità.
La verifica di deformabilità viene condotta calcolando il massimo abbassamento, v, e
confrontandolo
f t d l con i limiti
li iti ammessii dalla
d ll normativa
ti di riferimento
if i t vLim.
ELEMENTI INFLESSI: Verifica di deformabilità

Valori limite degli spostamenti per elementi orizzontali secondo DM 14/1/2008


ELEMENTI INFLESSI: Verifica di deformabilità

Valori limite degli spostamenti per elementi orizzontali secondo DM 14/1/2008


ELEMENTI INFLESSI: Verifica di resistenza
La flessione è generalmente associata al taglio e pertanto,
pertanto nella fase di progetto e verifica
risulta neccessario tenere conto delle rispettive componenti.
Resistenza a flessione
La resistenza a flessione risulta soddisfata se
max ≤ fd
Le tensioni normali hanno andamento lineare (a farfalla) lungo la sezione trasversale
dell’elemento. I valori estremi sono le tensioni significative da considerare nelle
verifiche:
M
 sup  ysup
I
M
 inf  yinf
I

dove M è il momento flettente sollecitante,


sollecitante I
è il momento d’inerzia della sezione rispetto
all’asse x e  è il coefficiente di adattamento
plastico (=11 è a favore della sicurezza).
sicurezza)
ELEMENTI INFLESSI: Verifica di resistenza
Resistenza a taglio
La resistenza a taglio risulta soddisfata se
max ≤ d = fd / 3
Nel caso in cui il baricentro coincida con il centro di taglio, la distribuzioni delle tensioni
tangenziali sono date dalla trattazione approssimata di Jourawski:
T Si ( y )
 ( y) 
It
ddove T è l’azione
l’ i di taglio
t li sollecitante,
ll it t Si(y)
( ) è il momento
t statico
t ti rispetto
i tt all’asse
ll’ neutro
t
dell’area della parte di sezione delimitata dalla corda distante y dal baricentro, I è il
momento d’inerzia della sezione rispetto all’asse neutro e t è lo spessore della sezione
nella corda considerata.
considerata
La massima tensione tangenziale si ha
nella fibra baricentrica (che coincide
con l’asse neutro della flessione).
ELEMENTI INFLESSI: Verifica di resistenza
Resistenza a flessione e a taglio
Nel caso di profili comuni a doppio T (IPE o HE) nella generica sezione si hanno tensioni
normali e tangenziali del tipo mostrato in figura.

Nel caso generale in cui la verifica deve essere effettuata tenendo conto della
contemporanea
p ppresenza di tensioni normali e tangenziali,
g , bisogna
g verificare in ogni
g fibra
della sezione che 2 2
     
 2  3 2  f d o       1
 fd    d 
Travi inflesse a parete piena
Stabilità laterale delle travi inflesse (sicurezza allo svergolamento).
svergolamento)
Per la verifica di una trave inflessa deve risultare secondo il metodo dell’ala isolata:
M eq
Sx
  I  fd
Af
essendo Meq /I Sx l’azione assiale nell’ala compressa ed Meq è il momento equivalente pari
a 1.3 il momento medio. Questa verifica è valida solo per profili a doppio T.
Travi inflesse a parete piena
Stabilità laterale delle travi inflesse (sicurezza allo svergolamento secondo DM 14/01/2008).
14/01/2008)
Travi inflesse a parete piena
Stabilità laterale delle travi inflesse (sicurezza allo svergolamento secondo DM 14/01/2008).
14/01/2008)
Elementi compressi: verifica di stabilità

Oltre alle verifiche di resistenza previste nei paragrafi precedenti, che in nessun caso
possono essere omesse, devono essere eseguite le verifiche necessarie ad accertare la
sicurezza della costruzione, o delle singole membrature, nei confronti di possibili
fenomeni di instabilità.
Le verifiche verranno condotte tenendo conto degli eventuali effetti dinamici, ma senza
considerare le riduzioni delle resistenze dovute ai fenomeni di fatica. La determinazione
d ll tensioni
delle i i in
i corrispondenza
i d d ll quali
delle li possono insorgere
i eventuali
li fenomeni
f i di
instabilità è condotta adottando i metodi di calcolo indicati dalle CNR 10011/97
“Costruzioni di acciaio. Istruzioni per il calcolo, l'esecuzione, il collaudo e la
manutenzione”.
t i ”
In presenza di una azione normale N di compressione, la resistenza di un’asta è
fortemente condizionata dal problema dell’instabilità. Come è noto, per un’asta rettilinea
compressa quando ll’azione
azione assiale N raggiunge un valore,
valore detto carico critico Euleriano,
Euleriano
Ncr, sono possibili anche configurazioni con deformazioni flessionali. Il valore del carico
critico risulta
Ncr = 
²(EI)/
(EI)/ 0² ,

dove I è il momento d’inerzia della sezione trasversale dell’asta, l0 la lunghezza libera


d inflessione.
d’inflessione.
Si definisce lunghezza d'inflessione la lunghezza lo=  • l da sostituire nel calcolo alla
lunghezza l dell'asta quale risulta nello schema strutturale. Il coefficiente  deve essere
valutato tenendo conto delle effettive condizioni di vincolo,
vincolo dell
dell'asta
asta nel piano di flessione
considerato.
Nelle condizioni di vincolo elementari, per la flessione nel piano considerato, si assumono i
valori seguenti:
 = 1,0 se i vincoli dell'asta possono assimilarsi a cerniere;
 = 0,5 se i vincoli possono assimilarsi ad incastri;
 = 0,7 se un vincolo è assimilabile all'incastro ed uno alla cerniera;
= 2,0 se l'asta è vincolata ad un solo estremo con incastro perfetto; in tal caso l è la
distanza tra la sezione incastrata e quella di applicazione del carico.
Dividendo per l’area della sezione trasversale il carico critico si ottiene la tensione critica:
c = Nc/A = 2E I/(lo2 A) = 2E/ 2.

Il rapporto λ = lo/i è la snellezza di un'asta prismatica in un suo piano principale di inerzia


con i = √ I/A raggio dd'inerzia
inerzia della sezione trasversale,
trasversale giacente nello stesso piano
principale in cui si valuta lo.

Tenendo conto di sezioni non simmetriche e lunghezze di libera inflessione diverse, la


tensione critica cr è
 2 E  2 E 
 cr  min  2 , 2 
 x  y 

in cui le snellezze sono calcolate come

l0 , x l0 , y
x  y 
ix iy
La snellezza non deve superare il valore 200 per le membrature principali e 250 per quelle
secondarie; in presenza di azioni dinamiche rilevanti i suddetti valori vengono limitati
rispettivamente a 150 e a 200.
In un grafico che abbia in ascisse la snellezza  e in ordinate la tensione critica cr, la
relazione sopra scritta è rappresentata da una iperbole (curva 1).
1)
L’asta reale

La curva di stabilità euleriana si riferisce ad un asta ideale con materiale elastico e priva di
imperfezioni. Nella realtà le imperfezioni influenzano la stabilità riducendo gli sforzi critici.
La normativa italiana prevede l’utilizzo di 4 curve di stabilità:

La curva a si riferisce ai tubi quadrati, rettangolari e tondi.

La curva b si riferisce alle aste semplici


p costituite da:
1) sezioni a doppio T laminate, in cui il rapporto fra l'altezza h del profilato e la larghezza b
delle ali sia tale che h/b > 1,2 (per esempio HE con h > 360 mm ed IPE),
2) sezioni a doppio T laminate in cui le ali siano rinforzate da piani ad esse saldati;
3) sezioni chiuse a cassone composte mediante saldatura.

La curva c si riferisce alle aste semplici costituite da tipi di laminati diversi da quelli
elencati di sopra o da sezioni aperte composte mediante saldatura e a tutte le aste composte
da più profilati.

La curva d si riferisce ad aste semplici


p o composte
p aventi spessore
p t > 40 mm.
Nel caso in cui vengano disposti dei piatti saldati a rinforzo delle ali di un profilato a doppio
T laminato, deve essere assunto come spessore t il maggiore fra i valori dello spessore
dell'ala e quello del piatto di rinforzo.
Verifica.
La verifica di sicurezza di un'asta si effettuerà nell'ipotesi che la sezione trasversale sia
uniformemente compressa. Deve essere:
  cr ,
dove:
cr = Ncr/A è la tensione critica corrispondente alla forza Ncr, che provoca il collasso
elastoplastico per inflessione dell'asta nel piano che si considera;
 = N/A è la tensione assiale di compressione nella sezione della membratura
corrispondente
i d all carico
i assiale
i l N di calcolo.
l l

Coefficiente di maggiorazione della forza assiale.


L verifica
La ifi di sicurezza
i di un'asta
' t compressa puòò effettuarsi
ff tt i nella
ll ipotesi
i t i che h la
l sezione
i
trasversale sia compressa da una forza N maggiorata del coefficiente ω= fd /cr.
Deve cioè essere:
 N / A  fd .

I coefficienti ω, dipendenti dal tipo di sezione oltreché dal tipo di acciaio dell'asta, si
desumono da appositi diagrammi o tabellazioni; si possono adottare a tale riguardo le
indicazioni della CNR 10011/97 "Costruzioni di acciaio. Istruzioni per il calcolo,
l'esecuzione, il collaudo e la manutenzione", che fornisce i valori di  in tabelle in
funzione della snellezza, del tipo di acciaio e della curva di stabilità (a, b, c, d).
Coefficienti ω – Fe 360
Curva a. Curva b.
Coefficienti ω – Fe 360
Curva c. Curva d.
Curve di stabilità adimensionalizzate

E
p  
fd
Verifica di stabilità per NTC
Verifica di stabilità per NTC
UNIONI

L'assemblaggio di elementi metallici viene usualmente effettuato


mediante unioni chiodate, unioni con bulloni normali o ad alta
resistenza, unioni saldate. Con queste tecniche si realizzano sia
le membrature strutturali vere e proprie (per es. le travi e le
colonne composte), sia i collegamenti fra la membrature stesse.

Il collegamento è definitivo se eseguito mediante chiodatura o


saldatura, rimovibile se utilizza bulloni normali o ad attrito. Le
unioni possono effettuarsi in officina (preferibilmente se
chiodate
hi d o saldate)
ld ) o in i opera (preferibilmente
( f ibil se bullonate).
b ll )
Le unioni chiodate sono state ormai quasi del tutto
abbandonate per essere sostituite dalle unioni saldate. I bulloni,
usati
ti in
i origine
i i nelle
ll strutture
t tt smontabili
t bili o come collegamento
ll t
provvisorio, si stanno affermando sempre più anche in
costruzioni stabili. La recente introduzione in Europa delle
unioni ad attrito con bulloni ad alta resistenza fa preferire
questo tipo di collegamento a quello con bulloni normali,
soprattutto per giunti particolarmente sollecitati.
Un collegamento può essere classificato:

Collegamento cerniera;
- in base alla rigidezza: Collegamento rigido;
Collegamento semirigido.

Collegamento di ripristino parziale;


- in base alla resistenza: Collegamento
Co ega e to di
d ripristino
p st o completo;
co p eto;
Collegamento a cerniera.

In base alla rigidezza:


g
- È considerato collegamento a cerniera quello che trasmette le forze di progetto permettendo la
rotazione relativa delle parti unite senza far insorgere momenti secondari.
- È considerato
id t collegamento
ll t rigido
i id quello
ll che
h trasmette
t tt le
l sollecitazioni
ll it i i di progetto tt senza che
h la
l
sua deformazione faccia insorgere effetti secondari che possano ridurre la resistenza
dell’unione più del 5%.
- È considerato
id collegamento
ll semii rigido
i id quello
ll che
h non soddisfa
ddi f i requisiti
i i i delle
d ll categorie
i
precedenti. È in grado di trasmettere le caratteristiche di sollecitazione di progetto ed assicurare
contemporaneamente un grado di interazione fra le parti collegate, che può essere previsto sulla
base della relazione momento
momento-curvatura.
curvatura.
In base alla resistenza:

- È considerato collegamento a cerniera quello che è in grado di trasmettere le forze di


progetto senza far insorgere momenti secondari; la capacità di rotazione deve essere
sufficiente da permettere lo sviluppo delle cerniere plastiche necessarie.

- È considerato collegamento a completo ripristino di resistenza quello che è in grado di


trasmettere le
l caratteristiche
i i h di sollecitazione
ll i i ultime
li d l meno resistente
del i tra gli
li elementi
l i
collegati. Non è necessario verificare la capacità di rotazione dell’unione se la resistenza
di progetto è 1.2 volte quella plastica dell’elemento meno resistente.

- È considerato collegamento a parziale ripristino di resistenza quello che è in grado di


trasmettere le caratteristiche di sollecitazione di progetto ma non quelle ultime
dell’elemento
dell elemento meno resistente.
resistente La capacità di rotazione del collegamento deve essere
dimostrata sperimentalmente e se sede di cerniera plastica deve essere tale da permettere
lo sviluppo di tutte le cerniere plastiche necessarie.
NODI TRAVE-TRAVE
NODI TRAVE-PILASTRO
NODI DI ELEMENTI DI CONTROVENTO
NODI TRAVE-PILASTRO

cerniere
i

incastri

incastri
Unioni saldate

La possibilità di unire lamiere mediante saldatura è strettamente connessa alla


capacità di produrre alta temperatura in modo localizzato.
Le lamiere da saldare vengono di norma tagliate con il cannello a fiamma
ossiacetilenica (reazione esotermica a 3100 °C di acetilene C2H2 e ossigeno O2) che
fondendo il metallo produce un taglio abbastanza netto e tale da non richiedere
ulteriori lavorazioni prima della saldatura.
I procedimenti
di i di saldatura
ld sii differenziano
diff i i funzione
in f i d ll sorgente termica
della i
utilizzata e delle modalità di protezione del bagno fuso contro l’azione dell’aria. I
procedimenti di saldatura possono essere raggruppati in tre classi:
- manuali:li saldatura
ld t ossiacetilenica
i til i o saldatura
ld t add arco con elettrodi
l tt di rivestiti;
i titi
- semiautomatici: saldatura a filo continuo sotto protezione di gas;
- automatici: saldatura ad arco sommerso.
Procedimenti manuali
Saldatura ossiacetilenica: la sorgente termica viene fornita da una reazione
fortemente esotermica tra acetilene ed ossigeno C2H2+O2=2CO+H2 con
produzione di gas riducenti e calore. Il materiale di apporto viene fornito
dall’operatore
p sotto forma di bacchetta metallica. Q
Questo pprocedimento è ora
molto meno utilizzato che in passato.
Saldatura ad arco con elettrodi rivestiti: la sorgente termica viene fornita dall’arco
elettrico fatto scoccare tra materiale base ed elettrodo. L’elettrodo ha anche
funzione di materiale di apporto ed è costituito da una bacchetta cilindrica con
rivestimento la cui fusione genera gas per la protezione della zona fusa. Gli
elettrodi, in funzione del rivestimento, sono classificati in basici, acidi e
cellulosici. Il materiale di apporto, di qualità controllata e migliore del materiale
base, si mescola nella zona fusa secondo
un rapporto di diluizione (area del cordone
f
fuso ddell materiale
i l base/area
b / totale
l della
d ll
zona fusa). All’aumentare del rapporto
di diluizione aumenta la profondità fusa
d l materiale
del t i l base
b e quindi
i di il rischio
i hi di
scorie (principalmente zolfo e fosforo).
DIFETTI DI SALDATURA
Nella zona di materiale base attorno alla saldatura di possono avere:
- cricche a freddo: si generano ai bordi della saldatura per effetto dei cicli termici ad
elevata velocità di raffreddamento che danno luogo a fenomeni simili a quella della
tempera. La prevenzione da questo fenomeno può ottenersi con un preriscaldamento del
pezzo facendo più passate di saldatura ed utilizzando elettrodi con rivestimento basico.
pezzo, basico

- cricche a caldo: si generano durante la solidificazione della zona fusa e a seguito di


scorie provenienti dal materiale base; queste ultime tendono a segregare in zone
preferenziali e a temperature più basse del materiale circostante dando luogo a tensioni da
ritiro e a non coesione del materiale.

- tensioni residue: quando i pezzi da saldare sono impediti di deformarsi nascono tensioni
residue di entità rilevanti.

- deformazioni
d f i i permanenti: i quando
d i pezzii dad saldare
ld non sono vincolati
i l i sii hanno
h
spostamenti relativi importanti che possono essere corretti con frecce iniziali di segno
opposto, con bloccaggio dei pezzi da saldare o con studio delle sequenze di saldatura.

- difetti da esecuzione: sono dovuti a cavità contenenti scoria per sequenze improprie
delle passate di saldatura, a mancata penetrazione dei pezzi da saldare o ad incollatura tra
materiale di apporto
pp fuso e materiale base non ancora fuso.
CONTROLLI DELLE SALDATURE
Il metodo più usato per eseguire controlli sull sull’idoneità
idoneità della saldatura è ll’esame
esame
radiografico; i difetti interni appaiono come macchie più scure nella pellicola che
vengono confrontate con quelle corrispondenti a difetti campione.
Altri procedimenti sono ll’esame
esame ad ultrasuoni e ll’esame
esame con liquidi penetranti.

Le saldature si suddividono in due tipologie, nettamente differenti per comportamento e


verifiche da effettuare: saldature a completa
p ppenetrazione e saldature a cordoni
d’angolo.

saldature a completa penetrazione saldature a cordoni dd’angolo


angolo
Per i giunti a completa penetrazione è indispensabile la preparazione dei lembi dei
pezzi da saldare.
Il giunto a completa penetrazione ripristina la continuità tra i pezzi. Lo stato tensionale
è quindi quasi uguale a quello del pezzo continuo. Poiché il materiale di apporto ha una
resistenza pari o superiore a quella del materiale base, la rottura teoricamente dovrebbe
avvenire fuori dal giunto. Solo la presenza di imperfezioni può portare alla rottura nella
sezione saldata. La verifica di una saldatura a completa
p ppenetrazione viene effettuata
con lo stesso criterio utilizzato per la verifica delle sezioni, cioè determinando la
tensione massima oppure, in presenza di sollecitazioni composte, la tensione ideale in
base al criterio di resistenza di Hencky-Von Mises
____________________
id  √   //  -  //  3  

avendo indicato con:


 la tensione di trazione o compressione normale alla sezione longitudinale della
saldatura;
// la
l tensione
i di trazione
i o compressione
i parallela
ll l all’asse
ll d ll saldatura;
della ld
 la tensione tangenziale nella sezione longitudinale della saldatura.
Ai fini delle verifiche di collegamenti saldati a completa penetrazione, la normativa
italiana fa riferimento a due classi di qualità della saldatura: I classe e II classe:
- I classe: la saldatura è eseguita con elettrodi di qualità 3 o 4 secondo la norma UNI
2132 e soddisfa i controlli radiografici previsti dal raggruppamento B della UNI 7278;
- II classe: la saldatura è eseguita con elettrodi di qualità 2, 3 o 4 secondo la norma UNI
2132 e soddisfa i controlli radiografici
g pprevisti dal raggruppamento
gg pp F della UNI 7278.
Il valore limite imposto dalla norma italiana per la tensione è fd (o σadm) se la saldatura è
di prima classe, 0.85 fd se la saldatura è di seconda classe (per tenere conto del minor
p
controllo delle imperfezioni che si ha in qquesto caso).
)
Giunti con cordoni d’angolo

La sezione resistente di una saldatura a cordoni d’angolo è la sua sezione di gola. Essa è
definita come l’area di lunghezza L pari a quella del cordone ed altezza a quella minore
del triangolo inscritto nella sezione trasversale della saldatura.

a: altezza di gola
Giunti con cordoni d’angolo
Giunti con cordoni d’angolo
Giunti con cordoni d’angolo
UNIONI BULLONATE
UNIONI BULLONATE

I bulloni sono costituiti da:


a) vite con testa esagonale e gambo filettato in tutta
o in parte della sua lunghezza;
b) dado di forma esagonale;
c) rondella (o rosetta) sia del tipo elastico che rigido.
Può essere presente anche:
d) controdado
d d per garantirei che
h il dado
d d non sii sviti
ii
neanche in presenza di vibrazioni.

Classe vite ft fy fk,N b,adm b,adm


2 2 2
[N/mm ] [N/mm ] [N/mm ] [N/mm ] 2 [N/mm2]
4,6 400 240 240 160 113
5,6 500 300 300 200 141
6,8 600 480 360 240 170
8,8 800 640 560 373 264
10,9 1000 900 700 467 330
fk,N = è assunto parii all minore
i dei
d i due
d valori
l i fk,N = 0,7
0 7 ft (fk,N = 0,6
0 6 ft per viti
i i di classe
l 6,8)
6 8) fk,N = fy
essendo ft ed fy le tensioni di rottura e di snervamento secondo UNI EN 20898
b,adm = fk,N / = tensione ammissibile a trazione
b,adm = fk,N/1,5 2 = tensione ammissibile a taglio
UNIONI BULLONATE

Un collegamento bullonato può giungere al collasso per:


• Rottura del gambo del bullone per taglio;
• Rifollamento della lamiera;
• Strappo della lamiera verso il bordo;
• Rottura per trazione della lamiera lungo la sezione indebolita dal foro.
Verifica a taglio sui bulloni
Per la verifica dei bulloni soggetti ad una azione di taglio V deve essere verificato che
sulla
ll sezione
i resistente,
i quella
ll della
d ll vite
i o quellall totalel del
d l gambo,
b a secondad cheh il
piano di taglio interessi o non interessi la parte filettata, lo sforzo tangenziale risulti:
V f b ,d
b    b ,d 
nf A 3
in cui nf indica il numero dei piani di contatto delle lamiere.
Verifica a trazione sui bulloni
Per la verifica dei bulloni soggetti ad una azione di trazione N deve essere verificato
che sulla sezione resistente, quella della vite, lo sforzo normale risulti:
N N
b   f b,d
A
Dove N è un coefficiente ppari a 1.25 pper tenere in conto eventuali affetti di leva e di e
eventuali flessioni parassite.

Verifica a trazione della lamiera


Si deve verificare che la trazione media sulla sezione più debole risulti
T
  fd
Anetta
Ai fini del calcolo della b la sezione resistente è quella della vite; ai fini del calcolo
della b la sezione resistente è quella della vite o quella totale del gambo a seconda che
il piano di taglio interessi o non interessi la parte filettata.
Nel caso di presenza contemporanea di sforzi normali e di taglio deve risultare:

2 2
 b   
  +  b  1.
f   
 b,d    b ,d 

Verifica al rifollamento della lamiera


La pressione convenzionale sul contorno del foro rif, riferita alla proiezione diametrale
della superficie cilindrica del bullone, deve risultare:
V
 riff    fd
smin d
essendo  = a/d e comunque da assumersi non superiore a 2.5, fd la resistenza del
materiale costituente gli elementi del giunto, a è la distanza dal centro di un chiodo al
margine
i degli
d li elementi
l i da
d collegare
ll add esso più
iù vicino
i i nellall direzione
di i d ll sforzo,
dello f smin
è lo spessore minimo degli elementi collegati, e d è il diametro del bullone.
I bulloni di ogni
g classe devono essere convenientemente serrati.
Le caratteristiche geometriche che individuano il bullone sono lunghezza e diametro
(nominale). La lunghezza deve essere tale da assicurare l’attraversamento degli elementi
da collegare, ma non deve essere eccessiva per evitare sprechi e necessità di tagliare i
pezzi in eccesso.
Molto importante è anche la lunghezza della parte filettata. Nel caso, molto frequente, di
bulloni sollecitati a taglio è preferibile che la parte del gambo interna al collegamento non
sia filettata per offrire una maggiore area resistente al taglio; se si verifica tale condizione
è possibile considerare nei calcoli l’area nominale del gambo, altrimenti bisogna
considerare
id un’area
’ ridotta,
id d
detta area resistente (Ares
(A = 0.750.82
0 75 0 82 Area
A nominale).
l )
Ciò non vale per i bulloni sottoposti a trazione perché in ogni caso la rottura avviene nella
sezione più debole e quindi bisogna fare riferimento sempre all’area resistente.
I diametri
di t i accettati
tt ti dalle
d ll normative
ti italiana
it li edd europea sono gli
li stessi.
t i
Forze nelle bullonature

Azione di taglio

Azione normale
Azione mista
Serraggio
Quando si avvita il dado del bullone, una volta avvenuto il contatto tra
le piastre un ulteriore avvitamento (effettuato applicando una coppia
detta coppia di serraggio) comporta l’allungamento del gambo con
conseguente trazione nel bullone e compressione nelle lamiere
collegate. Questo stato tensionale è benefico per l’unione in quanto evita
scorrimenti relativi e ne aumenta le prestazioni in esercizio. Tuttavia il
serraggio non deve essere spinto oltre un certo limite per non
compromettere lal resistenza
i ultima
l i della
d ll unione.
i
Indicazioni precise sui valori ottimali per le coppie di serraggio dei
bulloni sono riportate nelle norme. Esse impongono che la forza di
t i
trazione N che
h nasce nell bullone
b ll per effetto
ff tt del
d l serraggio
i non superii il
valore Nb  0.80 Ares f kN e la coppia di serraggio Ts non superi il valore
Ts   d Nb, con =0.20. In definitiva il valore massimo della coppia di
serraggio è pari a Ts  0.
0 16 d Ares fk,N (dove fk,N é il minimo tra fy e 0.7f
0 7fu
secondo UNI 3740).

L Eurocodice 3 rinvia ad altre norme più specifiche; nelle indicazioni


L’Eurocodice
relative a giunti ad attrito indica però come valore della forza di
precarico Nb  0.70 Ares f ub .
Serraggio: area resistente, coppia di serraggio e forza di trazione nel gambo
secondo DM 9/1/96
Interasse dei bulloni e distanza dai margini.
In rapporto al diametro d dei
bulloni, ovvero al più piccolo
t1 tra gli spessori collegati dai
chiodi devono essere
chiodi,
soddisfatte le limitazioni
seguenti:
- per le file prossime ai bordi:
a = e1
a1= e2
Unioni ad attrito con bulloni.
La forza Ff trasmissibile per attrito da ciascun bullone per ogni piano di contatto tra
elementi da collegare, è espressa dalla relazione:

in cui è da porre:
Vf coefficiente di sicurezza contro lo slittamento, da assumersi usualmente pari a 1,25
 coefficiente
ffi i di attrito
i da d assumersii parii a:
- 0,45 per superfici sabbiate al metallo bianco e collegate in officina;
- 0,30 per superfici non particolarmente trattate, e comunque nelle giunzioni in opera;
Nb forza
f di trazione
t i nell gambo
b della
d ll vite.
it
La pressione convenzionale sulle pareti dei fori non deve superare il valore di 2,5 fd.
In un giunto per attrito i bulloni ad alta resistenza possono trasmettere anche una forza
assiale di trazione N.N In questo caso,
caso in assenza di flessioni parassite apprezzabili nel
bullone, il valore della forza trasmissibile dal bullone per attrito si riduce a:
Verifica di giunzione con bulloni non preserrati

tmin = 10mm
db = 16mm
df=17mm
Classe bulloni 6.6
140kN
140kN
Verifica di giunzione con bulloni non preserrati

Verifiche geometriche dimensionali


Verifica di giunzione con bulloni non preserrati

Verifica taglio del bullone

Verifica rifollamento
Verifica di giunzione con bulloni non preserrati

Verifica lamiera
Caratteristiche geometriche dei profilati IPE
Caratteristiche geometriche dei profilati HEA
Caratteristiche geometriche dei profilati HEB
Caratteristiche geometriche dei profilati HEM
Caratteristiche geometriche dei profilati a C
Aste composte
Si dicono "aste composte" le sezioni ottenute dall'accoppiamento,
dall'accoppiamento in genere simmetrico
di due o più profilati fra loro. Si applica il metodo  come descritto al punto precedente,
anche alla verifica d'instabilità di tali aste composte. Il comportamento instabile dell'asta
è influenzato dal piano in cui avviene ll'inflessione
inflessione laterale.
laterale Si distinguono due
comportamenti diversi in relazione all'inflessione nei due piani principali: il piano x-x
che taglia i profilati dell'asta composta ed il piano y-y. che non li taglia. Se l'inflessione
avviene nel piano yy-yy ll'asta
asta composta si comporta come costituita da un un'unico
unico profilato
con area A e momento di inerzia I pari alla somma di quelli dei profilati componenti;
quindi la verifica d'instabilità dell'asta composta si effettua in maniera identica a quella
delle aste a sezione compatta
p con il metodo ω. QQuando l'inflessione laterale avviene nel
piano x-x, entra in gioco il collegamento di parete fra i profili componenti la sezione; in
tal caso il fenomeno risulta ovviamente influenzato dalla natura del collegamento e di
ciò si tiene conto introducendo pper l'asta compostap una snellezza equivalente.
q Per un
collegamento a calastrelli distanziati fra loro di L0 lungo l'asse del pilastro, se la
deformabilità di questi è trascurabile rispetto a quella dei correnti, si assume la snellezza
equivalente:
_________
λeq = √ λy2 + λ12 ,
y è la snellezza dell'intera asta composta immaginata a sezione
compatta: 1 è la snellezza del singolo profilato sulla luce pari
all'interasse fra i calastrelli:
l Iy
y  , con  y  ;
y A
La snellezza ideale eq, così valutata è maggiore di quella di
un'equivalente aste a sezione compatta e ciò per tener conto della
discontinuità del collegamento di parete, espressa da 1.
La verifica dei collegamenti trasversali dei profilati (calastrelli) si
effettua ipotizzando la presenza di una forza orizzontale fittizia,
ppari a:
V = ω N/100 .
Tale forza ha lo scopo di saggiare la rigidezza trasversale dell'asta
composta e di tener conto implicitamente di azioni orizzontali
indotte da eventuali difetti geometrici di costruzione che creano
eccentricità del carico verticale ed impegnano così la resistenza
dei calastrelli. Il collegamento fra calastrello e montante si
effettua di norma con almeno due bulloni oppure mediante
saldatura.
Per aste tralicciate, si definisce una snellezza
equivalente in base alle relazioni:

Per lo schema a),


), mentre:

per lo schema b).