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Giacomo Leopardi ieri ed oggi

La concezione leopardiana del vero è una concezione molto travagliata.


Partendo da un testo come “A Silvia”, possiamo iniziare a delineare la funzione che Leopardi attribuisce al
vero: nel testo uno dei temi principali è quello del tempo, che va in stretta relazione con quello delle
illusioni.
Egli fa una contrapposizione tra un passato illusorio, che condivide con Silvia nei tempi giovanili, e un
presente privo di ogni illusione, che arriva adesso, dopo la morte di Silvia, a causa soprattutto del vero.
Non è una verità che scioglie i conflitti esistenziali, ma anzi li accresce, in quanto essa è messa in relazione
alla disillusione umana, alla consapevolezza dei propri limiti, e quindi alla ragione. Per esempio, nel “Canto
notturno di un pastore errante dell’Asia”, Leopardi fa una differenza sostanziale tra gli uomini che
possiedono la ragione e quindi la consapevolezza dell’infelicità della vita, e quindi conoscenti della verità, e
gli animali, le bestie, che non possiedono la ragione e non sono consapevoli di questa verità.
La funzione del vero qui è quindi distruttrice, elimina tutte le illusioni che il giovane poeta riserva per il
futuro. Allo stesso tempo, il vero ha anche una funzione di consapevolezza dei limiti dell’uomo, i quali
Leopardi identifica soprattutto con la morte.
Quando anche il desiderio, che per Leopardi è infinito, si spegne, la verità assume la sua più cruda funzione:
nel testo “A se stesso” assistiamo ad un profondo pessimismo leopardiano, tipico del ciclo di Aspasia, di cui
il componimento fa parte.
Dopo l’ennesima delusione amorosa, l’amore per Leopardi, che è una delle più grandi illusioni, è come se
perisse. Il cuore, che tanto palpitò, adesso è fermo, riposa per sempre, è un inganno.
La vita, infatti, esclusa anche questa illusione, è un ripercorrersi di amaro e noia. Vi è quindi un rifiuto
totale: il fato donò solo il morire agli uomini.
Importante per la sua produzione letteraria è la sua ‘Teoria del Piacere’.
Nella realtà l’uomo non ha possibilità di raggiungere il piacere infinito, egli può figurarsi piaceri infiniti
mediante l’immaginazione.
Ciò che stimola l’immaginazione dell’uomo è tutto ciò che è vago ed indefinito, lontano o ignoto.
Allora, con la teoria della visione, deduce che è piacevole per l’uomo, secondo le idee di vago ed indefinito,
la limitazione dei sensi per via di un ostacolo poiché qui l’uomo può sfruttare l’immaginazione per capire
cosa c’è al di là.
L’Immaginazione non interviene solo nel campo della natura, ma anche nelle opere umane, come la pittura
o la musica.
La cosiddetta rimembranza è un concetto chiave del pensiero di Leopardi. Secondo l’autore la memoria,
attraverso il ricordo, non ripresenta all’uomo ciò che ha vissuto così come lo ha vissuto, ma opera dei
cambiamenti, secondo una prospettiva deformata dalla distanza nel tempo. Tale tema è molto importante,
poiché è un tema che attraverserà il secolo del Novecento. La memoria deforma gli accadimenti ed ogni
persona ricorda un qualcosa attraverso la propria percezione, filtrando gli avvenimenti. Questo è il motivo
per cui, secondo l’autore, raccontare un fatto attraverso il filtro della rimembranza assume un fascino
particolare, potenziandosi narrativamente.
Al di sotto della società costituita, che certamente aggrava le delusioni, le sofferenze e gli egoismi
individuali, esiste un livello primario, cioè la natura, che determina l’asocialità della stessa società. Il
Leopardi quindi sviluppa la sua requisitoria non solo contro quel tipo di società definita borghese, ma
contro la società tout court, passata e futura, perché la società non è altro che una faccia della natura. La
violenza e l’ingiustizia sono eterne nella società. Ma la Ginestra pone la premessa per un’apertura politica
del pensiero leopardiano, perché l’appello ad una solidarietà universale, che l’autore ritiene necessaria,
rinnega le dure conclusioni della Palinodia e l’inno Ad Arimane.
Le ingiustizie provocate dall’uomo nella società devono essere eliminate, e per questo si rende necessaria
anzitutto l’azione per diffondere le verità che convincano gli uomini a considerarsi realmente fratelli. Il
problema che la Ginestra pone all’individuo è di trovare rapporti armonici con gli altri uomini, nonostante
l’ostilità della natura che non favorisce la virtù. Se è doveroso realizzare il progetto di fratellanza, questo
comporta la necessità di una fede per un’idea capace di radicarsi resistendo alle pressioni di un mondo
negativo. La profonda moralità del Leopardi, riaffermata per tutta la vita e in nome della quale egli rifiutò di
accettare il male del mondo, doveva concludersi con un implicito invito a tutti gli uomini coscienti perché
agissero in nome della verità.