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PRONTI SEMPRE A RISPONDERE A CHIUNQUE VI DOMANDI RAGIONE DELLA SPERANZA CHE È IN VOI

TEMPO DATA VANGELO RIFERIMENTO OGGETTO

2^ DOMENICA DI PASQUA (A) 19/04/2020 GIOVANNI 20,29 L’incredulità

IMMAGINE

In questo brano colpisce la “seconda” entrata di Gesù, che, dopo aver salutato tutti,
senza lasciare tempo a Tommaso di parlare (oggi diremo di fiatare!), lo invita: “Metti
qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la mano e mettila nel mio fianco; e non
essere incredulo, ma credente!”. Tommaso era rimasto, in quanto assente al primo
incontro, ancora privo di Spirito Santo: e, probabilmente, la sua effusione avviene
proprio quando il Signore Gesù pronuncia il rimprovero! A seguito della risposta di
Tommaso c’è un’affermazioni che tocca tutti, indipendentemente dalla collocazione
spazio-temporale: “beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”, quindi, ad
esempio, noi, ma con alcune precisazioni!
Eccole:
1) alcune traduzioni riportano “beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”,
ma probabilmente quella che spiega maggiormente il senso è quella in
precedenza, anche perché sia in greco che in latino (lingua ecclesiae) viene
inserito il verbo al futuro!
2) l’accezione del verbo “credere” non deve fermarsi alla mera credenza, ossia credo
che il sole sia giallo, bene sono beato! Credere, sul piano pratico, equivale a
rispettare tutti e 10 i Comandamenti, la Tradizione della Chiesa Cattolica, con a
capo il Vicario di Cristo, ed il Magistero, vincolante, pena essere eretici o
addirittura scomunicati!
3) nelle parole di Gesù viene operata un’inversione di azioni: prima “metti” e poi
“guarda” (mentre poco prima Tommaso aveva detto “vedo” e poi “metto”). Ci si
può chiedere se sia casuale. In realtà, pare che, in tal modo, si voglia accentuare
che la vista è inferiore al tatto: una visione celeste non equivale minimamente al
nutrimento dell’Eucarestia!

Al termine, chiediamo per intercessione di Maria, Madre di Dio, e di San Giuseppe suo castissimo sposo,
al Signore Gesù di aumentare, di istante in istante, il bassissimo grado della nostra fede, affinché
SUPPLICA
possiamo essere tra quei “beati” che non hanno materialmente incontrato il Salvatore, ma tali perché
eredi della sua Parola.

Il nome “Didimo”, deriva dal greco, significa “gemello”, forse a significare che dopo l’incontro con il
CURIOSITÀ
Signore Gesù il “gemello buono”, santificato dalla Grazia, viene fuori!

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