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PROVINCIA DI AREZZO 353

Nota rispetto alla pavimentazione e presenta un’estensione


La direzione scientifica è stata di Silvia Vilucchi; il controllo di circa 0,60×0,40 m (nord-sud/est-ovest).
dei lavori di Roberto Carnesciali; l’assistenza archeologica e re- A circa 4,30 m dall’inizio della trincea, in direzione
dazione della documentazione di Francesca Guidelli; il progetto sud-est, è stato identificato, a una quota di -0,65 m
e la direzione dei lavori degli architetti Serena Aversa e Laura rispetto al lastricato della piazza, uno strato (US 2) già
Riccarelli; la ditta esecutrice dei lavori è stata la Edile Lachi di
Monte S. Savino (AR). L’indagine di approfondimento archeo- manomesso per la messa in opera di sottoservizi, di
logico è stata svolta grazie alla disponibilità e al contributo del pietre miste a sabbia al cui interno sono stati recuperati
proprietario sig. Fabio Giusti. frammenti di laterizi, tegole e materiale ceramico di
varie epoche. Il proseguimento dello scavo ha permesso
Riferimenti bibliografici di interpretare questo strato come il riempimento di un
CUOMO DI CAPRIO N. 2007, Ceramica in archeologia 2, Roma.
avvallamento che misura in estensione circa 2,20 m,
VILUCCHI S. 2010, Arezzo. Via della Fioraia n. 2, in Notiziario tra due affioramenti di roccia visibili in sezione già a
Toscana 5, 2009 [2010], pp. 285-286. -0,47 m dal piano del lastricato della piazza e sicura-
VILUCCHI S. 2012, Forme decorate a matrice, in M. STERNINI (a mente già interessati da attività di parziale asportazione
cura di), Fortuna di un artigiano nell’Etruria romana, Arci- durante i lavori di età moderna e contemporanea.
dosso, pp. 38-49. L’analisi delle sezioni della trincea ci ha consentito di
documentare l’andamento del banco di arenaria che,
nella zona sud-est della piazza (nei pressi dell’edificio
d’angolo tra piazza del Murello e via Montetini), è
Arezzo. Piazza del Murello: controllo dei lavori visibile già a -0,42 m dal piano del lastricato: il banco
di ripavimentazione e saggi archeologici roccioso presenta un andamento degradante da sud-est
verso nord/nord-ovest. In particolare, lungo il perime-
trale nord della chiesa di San Sebastiano, l’affioramento
Nel periodo compreso tra il 9 e il 19 luglio 2012 nel- del banco di arenaria è visibile a -0,20 m dal piano del
l’ambito dei lavori di rifacimento della pavimentazione lastricato.
in pietra, della posa in opera dei tubi dell’acquedotto e Solo in prossimità dell’angolo con la seconda trin-
del posizionamento di caditoie e dei cavi utilizzati per cea, verso la parte interna della piazza è stato possibile
l’illuminazione pubblica, in piazza del Murello è stato identificare la presenza di uno strato piuttosto sottile
effettuato il dovuto controllo archeologico dei lavori, (US 6) con spessore variabile tra 5 e 20 cm, localizzato
data la particolare rilevanza archeologica del luoghi tra la ghiaia e il banco roccioso (o comunque il disfa-
(cfr. Gamurrini 1883, p. 265; Guidoni 1996), con cimento superficiale, sterile, del banco di arenaria): la
interventi di verifica e approfondimento e la redazione stratificazione è caratterizzata da sedimento a matrice
della relativa documentazione (fig. 24). argillosa di colore rossastro piuttosto compatto misto
La rimozione del vecchio selciato ha permesso di a numerosi frustuli di carbone e piccoli frammenti di
constatare che la sedimentazione archeologica nell’area laterizi e ceramica. Il materiale rinvenuto risulta piutto-
della piazza risultava già fortemente compromessa da sto eternogeneo e, soprattutto, descrive un ampio arco
asportazioni precedenti. Nella zona sud, soprattutto cronologico con frammenti di vernice nera, sigillata
nell’angolo sud-ovest, appare infatti subito evidente il tardo-italica, depurate tardoantiche, grezze e depurate
banco di roccia sterile affiorante sotto la preparazione medievali fino ai prodotti invetriati a slip ware di XVII
del lastricato (strato di ghiaia), mentre nella zona cen- secolo (fig. 25).
trale strati identificati sotto alla medesima preparazione La stessa tipologia di stratificazione, frequentemente
sono databili all’Età romana. Solo nella zona nord e utilizzata per riempire buche o fosse scavate nel banco
nord-est si è conservata una sedimentazione complessa, di arenaria, è stata identificata nella zona centrale della
che per esigenze di cantiere non è stata intaccata, dalla piazza: considerando le caratteristiche dei componenti,
quale sono stati recuperati materiali tardo medievali e argilla rossastra piuttosto compatta molto simile a se-
postmedievali (XIV-XVI secolo). dimento termotrasformato, potrebbe essere ricondotta
Una prima trincea lunga 13,50 m per circa 0,80 m di alla presenza di un’area di smaltimento dei residui di
larghezza con una profondità variabile tra 0,75 e 0,92 m lavorazione legati ad attività produttive presenti nelle
è stata realizzata lungo il lato ovest della piazza, dalla zone vicine (cfr in proposito Fabroni 1834 e, da ultimo,
porta del seminario vescovile all’angolo tra via Monteti- Vilucchi 2012, pp. 8-9, fig. 1, nn. 1-2; pp. 12-15).
ni e il civico n. 4 di piazza del Murello. Lo scavo ha per- La seconda trincea si sviluppa in direzione sud/nord-
messo di identificare, immediatamente al di sotto dello est, dall’edificio che fa angolo con via Montetini in
strato di ghiaia utilizzato come preparazione per la posa direzione della statua del granduca Ferdinando III di
in opera del lastricato, una chiazza di argilla (US 1) priva Lorena, e si estende per 27,70 m con una larghezza
di materiali che fornissero indicazioni utili a formulare media di circa 0,80 m e una profondità che varia tra
un’interpretazione (sono stati recuperati soltanto due 0,80 e 0,90 m. La sequenza stratigrafica visibile dalle
frammenti di parete di grezza, probabilmente un’olla pareti della trincea è documentabile soltanto per circa
medievale). Si tratta di uno strato di colore grigio, 18 m, dal momento che in quella zona, e fino al termine
spesso circa 0,10 m localizzato a una quota di -0,45 m della piazza, il percorso della trincea ha intercettato
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fig. 24 – Piazza del


Murello: posiziona-
mento delle trincee di
approfondimento e
delle UUSS individua-
te e documentate.

fig. 25 – US 6 visibile in sezione.

una struttura di raccordo delle precedenti tubature (in


laterizi e cemento armato) per la cui realizzazione sono
stati asportati sia il deposito archeologico superstite che
un’ampia porzione di banco roccioso.
Non cambia, comunque, la tipologia del deposito
archeologico. Anche in questa zona la stratigrafia su-
perstite è limitata allo strato argilloso compatto (US 6)
già descritto e identificato nelle altre zone, conservato a
diretto contatto con la roccia e visibile immediatamente fig. 26 – Estensione di US 6.
sotto la preparazione per la posa in opera del lastricato.
Presenta ovunque uno spessore molto modesto, com- Sebbene si tratti di un’escavazione di modesta entità
preso tra 5 e 8 cm, ad eccezione dei casi in cui è stato è stato possibile documentare alcune evidenze archeo-
utilizzato come riempimento di buche o fosse scavate logiche: a circa 1,90 m dall’inizio, in direzione nord, il
nella roccia. banco di arenaria, su cui s’impostava il lastricato, inizia
É stata poi realizzata una traccia (lunga 14 m) in sensibilmente a cambiare di pendenza e compare lo
direzione del palazzo del Seminario Vescovile, per strato di ghiaia il quale a sua volta aumenta di spessore.
mettere in collegamento il tubo dell’acquedotto con un A una quota compresa tra -0,59 e -0,63 m dal piano del
pozzetto già esistente. lastricato è stato individuato uno strato (US 7) di colore
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marrone scuro a matrice sabbio-argillosa, compatto Arezzo. Fortezza medicea: intervento di scavo
e caratterizzato dalla presenza di numerosi frustuli di archeologico della chiesa di S. Donato in Cremona
carbone e frammenti di laterizi e alcuni frammenti di
ceramica (fig. 26). Nel periodo compreso tra il 18 ottobre e il 18 dicem-
Lo strato è stato documentato per un’estensione di bre 2012 si è svolta la prima fase di scavo archeologico
circa 7 m, distanza in cui è ben visibile un cambio di nell’area della chiesa di San Donato in Cremona (circa
quota di circa 0,20 m: le esigenze di cantiere e la pre- 460 m²), individuata a nord-est del bastione della
senza di altri tagli per l’alloggio di tubature che hanno Chiesa in occasione del saggio esplorativo eseguito nel
compromesso il deposito archeologico non hanno 2008 (Vilucchi 2010, pp. 284-285) con lo scopo di
consentito di approfondire ulteriormente. Tale evidenza
identificare l’esatta localizzazione della chiesa e valutare
però sembra riferibile ad un riporto e livellamento ar-
il potenziale del deposito stratigrafico di questa porzione
tificiale in corrispondenza ed in funzione del sensibile
dell’area sommitale interna della Fortezza (fig. 27).
cambio di pendenza del banco roccioso. I materiali
Durante le attività di controllo dei movimenti di terra
recuperati suggeriscono una datazione ai secoli centrali
in corso per la realizzazione del progetto di recupero del
del Medioevo (XI-XII secolo) sebbene siano presenti
monumento, alla fine di luglio 2012, erano state messe
anche materiali di età romana e tardoantica.
in luce le rasature dei muri perimetrali della chiesa per
Durante i lavori di realizzazione di tre collegamenti
cui era stato possibile determinarne sia l’orientamento
dei nuovi tubi dell’acqua all’acquedotto, gli scavi
che l’estensione: citata per la prima volta in un docu-
effettuati lungo via Montetini non hanno dato alcun
mento del 1098 (Pasqui 1937, p. 285), nelle forme
riscontro archeologico significativo.
rinvenute misura 24×10,40 m ed è suddivisa in tre
Tuttavia, nei pressi del civico n. 21 di via Montetini è
navate da tre coppie di pilastri. Come già verificato nel
stato recuperato un lacerto di cocciopesto (US 15) (circa
saggio del 2008, a conferma di quanto documentato in
0,50×0,10 m) in un lembo di stratigrafia conservata
una planimetria del 1801, all’interno della chiesa sono
tra il gradino di accesso del civico citato e il taglio per
stati individuati sette silos granari costruiti in mattoni;
l’alloggio di tubature.
Nella parte transitabile di piazza del Murello, invece, lungo il muro perimetrale sud è stata portata in luce
l’asportazione della preparazione ha permesso di do- l’esatta estensione dell’ossario già parzialmente visto nel
cumentare ancora in estensione lo strato US 6 (argilla 2008, che presenta forma rettangolare (2,70×2,15 m)
rossastra simile a sedimento termotrasformato presente ed è realizzato completamente in laterizi.
a chiazze in tutta la piazza): tra la seconda trincea e il Da segnalare che, nella zona a nord-est esterna alla
lato della piazza formato dal perimetrale della chiesa di chiesa sono stati identificati altri sei silos identici e
San Sebastiano e del civico n. 4 ne sono state identificate l’allineamenti di sei elementi strutturali di cui ancora
due chiazze che misurano rispettivamente 6,40×2,60 m non è stata riconosciuta la funzione.
e 6,80×3,05 m nella massima estensione. I primi interventi si sono concentrati nella zona est
dove durante le attività di movimento terra era stata no-
SILVIA VILUCCHI*, HERMANN SALVADORI** tata in sezione una struttura inglobata nel muro perime-
* Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana.
trale della Fortezza, conservata in elevato e riconosciuta
** Collaboratore esterno della Soprintendenza per i Beni come l’evidenza superstite dell’abside semicircolare della
Archeologici della Toscana. chiesa. Tra il muro perimetrale della Fortezza e il muro
Nota presbiteriale della chiesa, è apparso uno strato di grassello
Direzione scientifica di Silvia Vilucchi, controllo dei lavori
di calce e sabbia pura di forma pressoché quadrangolare
di Roberto Carnesciali; assistenza archeologica e redazione della (probabile area di cantiere di epoca moderna) e tre strati
documentazione di Hermann Salvadori. Direzione dei lavori maceriosi distinguibili tra loro per consistenza e matrice
architetto Alessandro Ferruzzi, esecuzione dei lavori ditta P.P.G. del sedimento, interpretati come livelli di riempimento
di Mengozzi S.r.l. di Santa Sofia (FC). Il controllo dei lavori e le di epoca recente, composti da frammenti di coppi,
indagini archeologiche sono state effettuate grazie alla disponi- laterizi, mezzane, pietre misti a sabbia e malta in disfa-
bilità e al contributo di A.T.A.M. S.p.a.
cimento, la cui asportazione ha permesso di identificare
l’esatta estensione del muro presbiteriale, un’ulteriore
Riferimenti bibliografici porzione del perimetrale sud della chiesa e la presenza
FABRONI A. 1834, Arezzo, in BullInst, pp. 102-104. di una struttura quadrangolare (0,80×0,80 m) realizzata
GAMURRINI G.F. 1883, Arezzo, in NS, pp. 262-269. in laterizi legati da malta localizzata a ridosso del muro
GUIDONI G. 1996, Arezzo. Seminario vescovile, in Un quinquennio presbiteriale stesso, con caratteristiche molto simili agli
di attività della Soprintendenza Archeologica per la Toscana areatori presenti sulla sommità dei camminamenti dei
nel territorio aretino (1990-1995). Supplemento agli Atti
dell’Accademia Petrarca di Lettere, Arti e Scienze di Arezzo,
bastioni e dei perimetrali della Fortezza.
Arezzo, pp. 29-30. Si è poi proceduto all’indagine archeologica all’inter-
VILUCCHI S. 2012, Arezzo e la produzione di terra sigillata italica: no dell’aula (fig. 28), nella zona compresa tra il muro
i protagonisti e le evidenze archeologiche, in M. STERNINI (a presbiteriale e il perimetrale est dell’ossario, in modo
cura di), La fortuna di un artigiano nell’Etruria romana, pp. da includere e ampliare, il saggio di scavo del 2008 ed é
7-21. stata circoscritta un’area di circa 45 m²: sotto uno strato
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fig. 27 – Veduta dell’area della chiesa di S. Donato con affio-


ramento dei muri perimetrali e saggio del 2008.

fig. 28 – Livelli di rialzamento e riempimento all’interno


della chiesa.

fig. 29 –Navata centrale: bocca circolare di un silos che insi-


ste sulla preesistente camera di combustione, con canale di
adduzione, di una fornace da campana.

di livellamento a matrice sabbio-argillosa misto a pietri-


sco, frammenti di laterizi, coppi e tegole, uno strato a
matrice sabbiosa caratterizzato dalla presenza di grumi
di argilla pura e pietrisco da ricondurre probabilmente
alla presenza di un cantiere di ristrutturazione del muro
e alla sbozzatura delle pietre relative. Su questo è stato
identificato un taglio di forma regolare nell’angolo tra
la parete dell’ossario e il perimetrale sud della chiesa,
una sepoltura a fossa di inumato di cui rimangono solo fig. 30 – Veduta dall’alto della chiesa e dell’area della c.d.
gli arti inferiori, poiché la parte del bacino e del tronco cripta.
sono stati asportati al momento dell’edificazione dell’os-
sario, che risulta essere costruito contro terra. La sezione della sedimentazione scavata in corrispon-
L’asportazione di successivi livelli di rialzamento e denza dell’apertura, a una quota di circa 1 m dal piano
riempimento ha permesso di identificare un’apertura di calpestio attuale, ha permesso di documentare la
presente nel perimetrale sud della chiesa, una strut- presenza di uno scalino in pietra rivestito da mezzane
tura in pietra che costituisce una sorta di ‘corridoio’ e, ad una quota ancora inferiore (circa 0,20 m), uno
in corrispondenza dell’accesso laterale, un lacerto di strato di calce e pietre che costituisce la preparazione
pavimento in mezzane disposte a formare un disegno per l’alloggio di un altro scalino asportato.
(la fascia centrale disposta in orizzontale e quelle laterali In corrispondenza dell’accesso laterale, all’esterno
disposte verticalmente) e un’ulteriore struttura in pietra della chiesa, è stato realizzato un saggio (4×1 m) per
che costituisce l’altro lato del ‘corridoio’. verificare l’esistenza del piano di calpestio, che ha reso
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(messa in luce parzialmente) costituita da pareti di se-


dimento termotrasformato e fondo in pietre arrossate
da attività di cottura, che è risultata riempita da lenti
di carbone e di sabbia. Il confronto con strutture simili
(p. es. Badia a Soffena, De Marco, Vilucchi 1996), la
sua localizzazione e la presenza sul lato est di un canale
d’alimentazione, consentono di identificare il manufat-
to come fornace, probabilmente da campana, relativa
ad una delle fasi costruttive della chiesa. I rapporti
stratigrafici e i reperti rinvenuti sono riferibili ad un
orizzonte cronologico di metà XIV-XV secolo, ma una
maggior precisione sul periodo d’impianto della fornace
potrà essere determinato solo con la ripresa dei lavori e
il completamento dell’indagine.
fig. 31 – La c.d. cripta: le due colonne in situ e il muro È stato a questo punto ripreso lo scavo della zona
presbiteriale. presbiteriale, dove una serie di elementi e l’accumulo
di consistenti macerie edilizie, facevano supporre l’esi-
stenza di ambienti sottostanti: a una quota di circa 4 m
dalle rasature dei muri perimetrali è stato riportato alla
luce un ambiente ipogeo ampio circa 67 m², utilizzato,
almeno nella fase più recente, come cripta, con abside
di forma quadrangolare sul lato est (fig. 30).
Le volte a crociera, che costituiscono la copertura
dell’ambiente e di cui sono conservate otto delle dieci
mensole di appoggio, dovettero essere distrutte nel 1800
e forse negli anni successivi, e l’ambiente riempito di
macerie e obliterato.
Il fondo risulta essere pavimentato per la maggior
parte della superficie in opera incerta con lastre in pietra
e l’utilizzo di alcuni frammenti di laterizi; nell’angolo
nord est, sono stati identificati due lacerti di pavimen-
tazione in cocciopesto.
fig. 32 – La c.d. cripta, zona dell’abside quadrangolare: in
Nella zona centrale sono state messe in luce due
alto a sinistra, resti dell’abside semicircolare della chiesa colonne lisce ancora in situ chiaramente di recupero e
superiore. riutilizzo: la colonna di destra, di granito con base di
marmo, quella di sinistra, in pietra serena su una base
quadrangolare in pietra i cui angoli sono decorati con
visibile il paramento esterno della chiesa e la soglia su motivi vegetali stilizzati (fig. 31).
cui sono stati posti in opera alcuni laterizi, legati da Il paramento murario della cripta è realizzato con
malta e cemento, utilizzati per tamponare l’apertura bozze regolari di calcare alberese con rari elementi
stessa in epoca recente. architettonici di riutilizzo.
La regolarizzazione dei limiti dell’area in cui appro- Nel lato sud dell’ambiente sono visibili due aperture:
fondire lo scavo ha permesso di identificare inoltre uno la prima, a sud-est, per le caratteristiche costruttive e
scalino in pietra a ridosso del muro presbiteriale posto il materiale impiegato (finestra strombata realizzata
al centro della navata centrale della chiesa. in laterizi e poi intonacata) sembra essere contestuale
L’arco cronologico della stratigrafia fin qui documen- alla realizzazione della fortezza della seconda metà
tata all’interno della chiesa va dal tardo XVI alla metà del del XVI secolo; la seconda, nei pressi dell’angolo ovest
XVIII secolo. Tra i materiali recuperati assume particolare dell’ambiente, non è stata svuotata completamente
rilievo la presenza di una grande quantità di ossa umane per esigenze di cantiere: in sezione è visibile almeno
(dovuta certamente allo sconvolgimento di stratigrafie uno scalino in pietra per cui è possibile ricondurre la
interessate da sepolture) e l’alta percentuale di materiale presenza dell’apertura a un accesso esterno.
residuale proveniente da depositi stratigrafici di età anti- In corrispondenza dell’angolo nord del paramento
ca, prelevati non lontano, per livellare e innalzare le quote murario utilizzato anche come muro presbiteriale si è
interne della chiesa nelle varie fasi di ristrutturazione. potuto notare la presenza di un’altra apertura tampona-
Nella navata centrale, tra i primi due pilastri, al di ta, al di sotto della quale è visibile una fodera in laterizi
sotto di uno dei silos in laterizi citati (fig. 29), è stato e un elemento litico che sporge dal paramento nord.
identificato uno stato di pietrisco misto a sabbia di co- Tali evidenze potrebbero essere messe in relazione con
lore marrone-grigio con numerosi frustuli di carbone e la presenza di una scala, poi asportata, che consentiva
grumi di malta che copriva una struttura semicircolare l’accesso alla cripta dall’interno della chiesa.
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Dalla parte opposta del muro presbiteriale è stata di scarico della terra di risulta. La faccia occidentale della
messa in luce un’apertura non completamente tampo- struttura è apparsa rivestita da uno strato di cocciope-
nata al cui interno sono visibili tre scalini in pietra. sto, che in quella fase è stato ripulito solo in parte per
Il rapporto stratigrafico tra il muro ovest della cripta impedire che la repentina asciugatura della superficie ne
e i perimetrali della chiesa ci mostra che questo non provocasse il distacco, posticipando gli approfondimenti
è stato costruito in fase con essi, ma si appoggia a ad una fase successiva dell’intervento.
entrambi ed è pertanto relativo ad una fase costruttiva Dalla zona provengono alcuni blocchi in arenaria
successiva. erratici, con evidenti segni di lavorazione, che sono
Al di sopra dell’abside della c.d. cripta (fig. 32), è stati accantonati, risultato della fase di spoliazione
stata messa in luce una porzione (lunghezza lineare di e distruzione degli edifici presenti all’interno della
1,65 m) dell’abside semicircolare della chiesa superiore struttura difensiva.
che presenta una muratura simile a quella identificata A circa 0,50 m dal limite meridionale dalla struttura
all’interno della cripta, con bozze di calcare, e s’imposta menzionata, leggermente spostato verso est rispetto
direttamente sulle volte a crociera, a una quota superiore al filo orientale del muro, si è individuato, ma non
di circa 0,80 m rispetto al gradino identificato al centro scavato, un elemento sub-circolare, di circa 0,50 m di
del muro presbiteriale, in asse con la navata centrale. diametro, realizzato in calce. Attorno al manufatto, in
SILVIA VILUCCHI*, HERMANN SALVADORI** direzione ovest, uno strato di materiali eterogeni, tra i
quali si distingueva chiaramente la presenza di laterizi
* Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana. e tegole frammentarie.
** Collaboratore esterno della Soprintendenza per i Beni Circa al centro della zona compresa tra i due bastioni,
Archeologici della Toscana. una seconda struttura muraria con andamento est-ovest,
dello spessore di circa 0,70 m, si conserva in elevato per
Bibliografia una lunghezza di circa 9 m e presenta due archi ampi
DE MARCO M., VILUCCHI S. 1996, Castelfranco di sopra. Badia circa 2,60 m realizzati in pietra e mattoni, che in epoca
a Soffena, in Un quinquennio di attività della Soprintendenza successiva sono stati tamponati con pietre legate a calce.
Archeologica per la Toscana nel territorio aretino (1990-1995), Il muro è stato poi sopraelevato in epoca moderna con
Supplemento agli Atti dell’Accademia Petrarca di Lettere, Arti muratura a cemento (fig. 33).
e Scienze di Arezzo, Arezzo, pp. 114-117.
PASQUI U. 1937, Documenti per la storia della città di Arezzo nel
Nella zona ovest del bastione del Soccorso, sono
Medio Evo, R. Deputazione di Storia Patria Firenze, vol. III. inoltre stati individuati due ambienti affiancati con sof-
VILUCCHI S. 2010, Arezzo. Saggio archeologico esplorativo presso fitto voltato interamente realizzati in mattoni: a sud un
il Bastione della Chiesa della Fortezza Medicea, in Notiziario muro, con direzione est-ovest, probabilmente in origine
Toscana 5, 2009 [2010], pp. 284-285. doveva chiudere i due ambienti, fungendo da sostegno
delle volte. Il muro e parte delle due volte risultavano
successivamente manomessi per la posa in opera di un
manufatto di forma quadrata costruita in mattoni, che
Arezzo. Fortezza medicea: controllo dei lavori si impostava direttamente sulle due strutture sopracitate
di restauro, recupero e riorganizzazione e che probabilmente aveva la funzione di raccogliere e
funzionale dell’area interna convogliare le acque piovane entro le due cavità ormai
cadute in disuso.
Nell’ambito dei lavori di restauro, recupero e rior- [F. G.]
ganizzazione della Fortezza medicea di Arezzo promossi
dall’Amministrazione comunale, a partire dal 18 giugno Dal 18 luglio sono iniziati i movimenti terra per
e fino al 18 ottobre 2012, nell’area interna al perimetro il raggiungimento delle quote previste dal progetto
difensivo, è stato effettuato un costante controllo di esecutivo nella porzione sud-ovest della Fortezza, nei
tutte le opere di movimento terra, svuotamento di am- pressi del bastione della Spina, a ridosso della principale
bienti e camminamenti, interventi di scavo di qualsiasi evidenza monumentale rinvenuta: i resti di un bastione
tipo, con esecuzione, ove ritenuto necessario, di saggi lobato parzialmente collassato, probabilmente da attri-
esplorativi e verifiche in profondità, e redazione della buire alla prima fase edilizia medicea degli inizi del XVI
necessaria documentazione con recupero dei reperti secolo, ovvero alla costruzione della Fortezza di Antonio
mobili. da Sangallo il Vecchio iniziata nel 1503 e danneggiata
La prima fase dei lavori ha interessato l’area compresa dalle rivolte degli aretini intorno al 1530 (Andanti
tra il bastione del Soccorso e l’area d’ingresso principale 1989; cfr. anche Guidoni 1996) (fig. 34).
della Fortezza. La prima struttura muraria individuata, Le attività di scavo hanno portato in vista una strut-
con andamento nord-est/sud-est parallelo agli ambienti tura in pietra e laterizi di circa 0,80 m di spessore con
posti tra il bastione del Soccorso e quello della Chiesa, andamento nord-sud, lunga circa 17 m, che s’interrom-
è visibile per una lunghezza di circa 4 m e continua in pe nei pressi del bastione del Belvedere, attribuibile alla
sezione all’estremità nord coperto attualmente dalla pista Fortezza dell’inizio del XVI secolo, sulla quale sembra
necessaria al movimento dei mezzi meccanici e dal punto siano impostati, esternamente, dei pilastri per arconi
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fig. 33 – Area tra bastione del Soccorso e bastione della Chiesa: fig. 34 – Area del bastione della Spina: resti del bastione lobato.
struttura con andamento est-ovest con arconi.

fig. 35 – Area tra bastione del Soccorso e bastione della fig. 36 – Saggi nell’area dell’edificio dei camerini: sezione con
Diacciaia: struttura preesistente riutilizzata. UUSS 101 e 103 sul banco roccioso.

fig. 37 – Saggi nell’area dell’edificio dei camerini: UUSS 7 e 6 fig. 38 – Saggi nell’area dell’edificio dei camerini: US 205
impostate sul banco roccioso. coperta dai livelli di riporto UUSS 201 e 202.

di scarico assimilabili a quelli ancora oggi visibili nel lungo le mura, sono emersi due lati di una struttura,
tratto di muro che congiunge il bastione del Soccorso probabilmente quadrangolare, caratterizzati dalla pre-
con il bastione della Diacciaia. senza di due archi che ne occupano tutta la lunghezza:
In prossimità dello stesso bastione, a metà circa della un intervento di restauro in cemento in uno degli angoli
scarpata che separa l’ellisse centrale dal camminamento fa ritenere che la struttura fosse ancora visibile agli
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inizi del ’900. Va segnalato come la pianta di Odoardo stato messo in luce il perimetro di una struttura qua-
Warren del 1749 riporti in questa zona la presenza di drangolare (circa 5×5 m di lato con uno spessore di
una struttura quadrangolare definita “magazzino della circa 0,45 m) visibile in elevato per circa 0,70 m: sia
polvere”. nella la pianta Warren del 1749 che in quella realizzata
L’asportazione di circa 4 m di interro per raggiungere da Luigi Giachi alla fine del XVIII secolo, una struttura
la quota di progetto nel tratto compreso tra il bastione di forma quadrangolare presente in questa zona viene
Belvedere e il bastione della Chiesa, non ha portato in indicata come “magazzino delle polveri”.
luce nuove strutture, ma lungo il muro di raccordo tra Il materiale ceramico recuperato durante le attività
i due bastioni sono state messe in evidenza tre aperture: di assistenza al movimento terra conferma quanto già
due ingressi posti a circa 15 m di distanza tra loro danno noto riguardo all’arco cronologico di frequentazione di
accesso ad un camminamento interno alle mura che quest’area della città, con un abbondante quantitativo
prosegue verso il bastione del Belvedere e termina in di materiale che va, senza soluzione di continuità, dal
un ambiente quadrangolare su cui si apre una finestra V secolo a.C. fino agli inizi del XX secolo. Ai reperti
di forma rettangolare. ceramici rinvenuti si aggiungono frammenti di elementi
Lo sbancamento è proseguito nella zona prospiciente lapidei e architettonici di epoca medievale e postme-
il bastione della Chiesa; in questa zona, in cui sono stati dievale, recuperati in giacitura secondaria.
asportati circa 4,50 m di interro, sono state identificate Si sono poi effettuati saggi e trincee esplorative preli-
due strutture murarie che circoscrivono una sorta di minari ai lavori di realizzazione dell’edificio dei camerini
area chiusa antistante l’ingresso del bastione: la prima, in progetto che prevedeva lo sbancamento di un’ampia
con andamento est-ovest realizzata in tecnica mista con area di forma semicircolare (circa 350 m2 di estensione,
pietre (anche di riutilizzo) e laterizi legati da malta, il cui lato rettilineo coincide con un lato della cisterna
ha uno spessore di circa 0,70 m e si conserva per una realizzata nel 1968 misurante 40×40 m di lato e 8 m
lunghezza di 19,60 m; la seconda, perpendicolare alla di altezza), localizzata a sud dell’ellisse centrale della
prima, realizzata in pietra (con vari elementi di riutiliz- fortezza, unica zona che si riteneva non compromessa
zo), conserva soltanto il paramento interno, ed ha uno dalla realizzazione della cisterna stessa e perciò oggetto
spessore di circa 1 m e una lunghezza di 6,90 m. di verifica del potenziale stratigrafico.
Tra il bastione del Soccorso e il bastione della Diac- Lungo il lato ovest del semicerchio, a una distanza di
ciaia, immediatamente a nord del primo, era ben visibile circa 3 m dal lato della cisterna, un primo saggio (12×2
un tratto di muro probabilmente appartenente alla m) ha consentito di documentare come gli strati di ri-
fortificazione di inizio XVI secolo, realizzato in laterizi porto avessero uno spessore molto più ampio di quanto
e conservato per 13 m, che presenta un andamento ipotizzato, e come tutta la sedimentazione avesse subito
diverso rispetto all’attuale perimetrale della Fortezza, profonde asportazioni fino a quote comprese tra -2,22
convergendo verso il bastione del Soccorso: con l’ab- m a sud e -2,74 m a nord rispetto al piano di calpestio
bassamento della quota di oltre 2 m, è stato possibile attuale, probabilmente da riferire alle attività di costru-
verificare che il muro era già stato in parte demolito zione della cisterna, ma anche ad epoche precedenti.
probabilmente con la costruzione della Fortezza medi- Altri due saggi (4×2 m) con i lati lunghi orientati
cea e sfruttato per una funzione diversa rispetto a quella est-ovest, sono stati effettuati nella parte sud del semi-
originale (fig. 35). cerchio e al centro dell’area semicircolare, a circa 10 m
Le attività di scavo si sono quindi spostate nella zona dal perimetrale della cisterna.
nord, lungo il tratto di mura compreso tra il bastione Il primo ha documentato due strati di accumulo (US
della Spina e il bastione della Diacciaia, nell’area che 101 spesso circa 0,60-0,75 m e US 102, circa 0,45-0,50
all’incirca corrisponde con l’ingresso principale della m ) prima di intercettare uno strato argilloso-sabbioso
Fortezza; la rimozione di circa 1,50 m di interro ha piuttosto compatto spesso circa 0,15-0,20 m (US 103)
consentito di mettere in luce almeno tre diverse strut- databile al tardo Medioevo (fig. 36).
ture: alcuni interventi edilizi postmedievali, cui è da Si è verificato che tutti gli strati documentati pre-
riferire anche l’edificio abitativo ancora lì esistente, che sentano un andamento degradante da nord-ovest verso
la cartografia storica ci indica come riferibili al corpo est determinato dall’andamento del banco roccioso a
di guardia e degli alloggi per i soldati; due strutture contatto del quale sono conservate le uniche evidenze
in pietra, la prima con andamento nord-sud (la cui ancora in situ: una canalizzazione scavata nella roccia
funzione non è al momento comprensibile e non è (US 7) con spallette realizzate con pietre sbozzate (pro-
identificabile in nessuna delle cartografie disponibili), la babilmente una fogna con andamento est-ovest) nel
seconda invece formava un angolo che sembrava essere cui riempimento è stato recuperato materiale tardo
attribuibile alla punta di un bastione. Un ulteriore ap- medievale; un lacerto di pavimentazione in laterizi
profondimento (una trincea profonda circa 3 m lungo disposti a spina di pesce (US 6) che potrebbero essere
i perimetrali) ha rivelato l’andamento a scarpa della riferite a un orizzonte cronologico piuttosto ampio
muratura e il paramento realizzato con pietre squadrate compreso tra il XIV e il XVI secolo (fig. 37); un taglio
regolari, che prosegue ancora in profondità. di forma quadrangolare, probabilmente una buca per
In corrispondenza del bastione della Diacciaia, al palo, localizzato nell’angolo sud-ovest del saggio, ca-
limite della scarpata del camminamento inferiore, è ratterizzato da pareti convergenti verso il fondo piano,
PROVINCIA DI AREZZO 361

il cui riempimento ha restituito materiale databile al dei lavori ditta M.B.F. Edilizia S.p.a. di Arezzo. Il controllo dei
XII-XIII secolo; nella porzione nord-est del saggio, un lavori e le indagini archeologiche sono state effettuate grazie alla
taglio di forma regolare a ‘L’ con pareti perpendicolari e disponibilità e al contributo dell’Amministrazione comunale.
profondità variabile tra 0,14 e 0,20 m, con riempimento
costituito da sedimento a matrice argilloso-sabbiosa
frammisto a pietre di piccole dimensioni e pietrisco,
caratterizzato dalla presenza di numerosi frustuli di Sestino (AR). Viale dei Tigli: asilo nido
carbone, frammenti di laterizi e coppi databile alla fine
del XV inizi XVI secolo; nella zona sud-est, in prossimità Nei mesi di luglio e agosto 2012 è stata effettuata
dell’angolo del saggio, un taglio di forma irregolare con un’indagine archeologica preventiva per la realizzazione
pareti convergenti verso il fondo che presenta una pro- del nuovo asilo nido adiacente al plesso scolastico di
fondità variabile tra 0,11 e 0,20 m, contenente reperti viale dei Tigli a Sestino. L’indagine, finanziata dal Co-
ceramici che rimandano a un ampio arco cronologico mune di Sestino, eseguita da Cooperativa Archeologia
che va dal XIV al XVIII secolo; una buca di forma sub- con la direzione scientifica della Soprintendenza per i
circolare che misura circa 0,50×0,45 m ed è profonda Beni Archeologici della Toscana, ha interessato l’area a
circa 0,12-0,14 m, che conservava un riempimento con valle del plesso, posta tra i resti di un impianto termale
materiali non datanti. romano, portato in luce nel 1984 e in parte scavato negli
Il secondo saggio conferma la presenza dei due grandi anni successivi, e un gruppo di case che delimitano la
strati di riempimento (US 201 e US 202 = a US 101 e vicina piazza Sant’Agostino: nella prima metà del XX
US 102) che interessano la stratigrafia per circa 1,20 secolo vennero effettuati rinvenimenti di strutture e
m, la cui asportazione ha consentito di identificare materiali romani in questa area (Minto 1940, p. 39;
a una quota di -2,75 m dal piano di calpestio attuale Maetzke 1955).
dell’ellisse una canaletta per il deflusso delle acque in Lo scavo presso l’asilo è stato preceduto, fra il 2010 e
pietra coperta da lastre di pietra serena (US 205) con il 2011, da alcuni saggi preliminari di limitata estensio-
andamento est-ovest, che s’imposta su un taglio realiz- ne che avevano messo in evidenza stratigrafie e strutture
zato sul banco roccioso a una quota di -3,01 m, e che riferibili ad un arco cronologico compreso tra l’epoca
sfrutta per il deflusso delle acque il naturale andamento romana e il Medioevo/Rinascimento. Il primo saggio,
della roccia che degrada verso est, contenente materiali svolto nel 2010 e situato immediatamente a meridione
tardo medievali (XV secolo) (fig. 38). dello spigolo sud-occidentale dell’edificio scolastico
A diretto contatto con la roccia è stato identificato esistente, restituì, ad una profondità di circa 3 m dall’at-
uno strato a matrice argilloso-sabbiosa (US 203) piut- tuale piano di campagna, un fosso di drenaggio riferibile
tosto omogeneo che potrebbe rappresentare la traccia al XVI-XVII secolo e, a circa 4 m, una struttura muraria
dell’ultima frequentazione inalterata dalle asportazioni di epoca romana avente orientamento nord-sud. In
che hanno caratterizzato l’intera zona. Il materiale prossimità di questa struttura emerse un basamento di
ceramico rinvenuto rimanda a un orizzonte cronolo- colonna, probabilmente in giacitura secondaria.
gico basso medievale con una discreta percentuale di L’altro sondaggio, posto nell’area più a valle e più
materiale residuale di epoche precedenti. a sud dell’area di indagine, fu sospeso all’affiorare di
[H. S.] stratigrafie con materiali riferibili all’epoca romana. Nei
primi anni del 1980, durante la realizzazione dell’attuale
SILVIA VILUCCHI*, FRANCESCA GUIDELLI**, edificio scolastico, era stato rinvenuto un pavimento
HERMANN SALVADORI** musivo in situ, anche se pubblicazioni recenti riportano
* Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana.
la testimonianza di «blocchi di mosaico in tessere bianche
** Collaboratore esterno della Soprintendenza per i Beni e nere, spesso rovesciati» (Renzi 2012, p. 77) quindi in
Archeologici della Toscana. giacitura secondaria.
In base ad un’analisi preliminare della conformazione
Bibliografia morfologica dell’area si osserva che la zona è situata
lungo la linea di convergenza di due pendii: uno discen-
ANDANTI A. 1989, Approfondimento sulle mura e sulla Fortezza
di Arezzo, in AMAP XLIX, 1987 [1989], pp. 43-86.
dente verso sud-est al cui centro si trova l’area con le
GUIDONI G. 1996, Arezzo. La Fortezza, in Un quinquennio terme romane, l’altro con pendenza sud-ovest sovrastato
di attività della Soprintendenza Archeologica per la Toscana dal complesso di piazza Sant’Agostino.
nel territorio aretino (1990-1995), Supplemento agli Atti
dell’Accademia Petrarca di Lettere, Arti e Scienze di Arezzo, Le emergenze archeologiche
Arezzo, pp. 15-17.
Al di sopra dello strato sterile (terreno giallo molto
Nota compatto) è stato individuato un livello di antropizza-
Direzione scientifica di Silvia Vilucchi, controllo dei lavori
di Roberto Carnesciali; assistenza archeologica e redazione della zione costituito prevalentemente da terra grigio scura
documentazione di Francesca Guidelli (18 giugno-17 luglio con residui carboniosi e con materiale ceramico (vernice
2013) ed Hermann Salvadori (dal 18 luglio 2012). Direzione nera, sigillata aretina, sigillata italica) databile tra il I
dei lavori e progettista architetto Maurizio De Vita; esecuzione sec. a.C. e il I sec. d.C.

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