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Lezione 16/11/21

Seconda metà XI sec anche le istituzioni religiose conoscono modifiche sulla qualità
e quantità dei documenti, e anche i modi di conservazione. C’è un fenomeno di
cambiamenti delle istituzioni religiose (episcopali, canonicali, monasteriali). Ora c’è
una trasformazione nel tessuto delle sedi. Mentre nel sistema delle pievi c’è un
sistema limitato delle chiese, con l’affermarsi del sistema delle parrocchie le sedi
con i diritti di battesimo/sepolture si moltiplica. C’è una organizzazione parrocchiale
che copre la burocrazia, vengono incorporate le pievi nelle nuove parrocchie. Ciò si
manifesta nella documentazione, che comincia a premere affinché si tengano
registrazioni di nascite e morti, successivamente anche matrimoni. Questa
trasformazione è accompagnata da altre trasformazioni, anche da parte dei
monasteri: sono tutti benedettini. Una prima riforma nell’ambito benedettino è
quella dei censi, poi nei sec successivi è quella di sitaux, da cui prende il nome il
cerchio dei cistercensi. Mentre i cluniacensi premevano sull’ora et labora (preghiera
+studio), i cistercensi centrano la spiritualità sul lavoro manuale, si dedicano ad
attività di messa cultura dei terreni. Le chiese cistercensi hanno una mancanza di
elementi decorativi nei testi sacri. Questo tipo di trasformazioni è l’inizio di un
ramificarsi della spiritualità benedettina nell’adattarsi al cambiamento di una
società, cambia anche la misurazione del tempo, viene introdotta l’ora di 60 minuti,
quindi non viene più seguito l’orario agricolo e i mercanti seguono nuovi orari e
tutta la concezione di tempo cambia. Si susseguono in tuta Europa movimenti che
contestano le posizioni della chiesa ufficiale riallacciandosi alle origini della chiesa:
una critica è quella di essersi mondanizzata, i vescovi sono diventati potenti e gli
ecclesiastici sono coinvolti nelle questioni politiche/laiche + critica che trova
espressioni in movimenti come quella della fine XI sec con la pataria, con oggetto gli
ecclesiastici protagonisti di compravendita delle loro cariche. In precedenza ciò non
ha mai suscitato scandalo, in questo quadro di nuova spiritualità c’è una nuova
sensibilità che condanna queste azioni. XII-XIII movimenti considerati eretici, perché
un predicatore come Arnaldo da Brescia finisce di essere condannato quando la sua
critica non è più sui singoli ma sulla chiesa in generale, il suo rapporto con le
questioni laiche. Se Arnaldo è un caso isolato ci sono movimenti posteriori di massa,
caso estremo dei tatari i quali rappresentano la manifestazione più strutturata di un
movimento presente già dalle origini: interpretazione religiosa che tende a fornire
risposte semplici e razionali ad altri problemi di interpretazione teologica: dio così
misericordioso permette l’esistenza del male. I manichei rispondono che dio è
onnisciente e misericordioso ma deve contrastarsi con il diavolo, il compito del
fedele è fare il possibile perché il bene trionfi. Si crea un quadro teologico compiuto.
I figli di dio sono 2, uno buono Gesù e uno cattivo satana. Il male viene identificato
dai tatari con il mondo materiale, riprendono la teoria platoniana. I sacerdoti
cattolici si scontrano con i tatari, e mostrano una maggiore conoscenza dei testi
sacri. Secondo i tatari non ci sono differenze tra uomini e donne, anche le donne
possono entrare a far parte della diocesi. Ciò spiega il motivo per cui la chiesa
romana ritira la crociata, i fedeli devono combattere con nemici interni, falsi
cristiani. Crociata che conoscerà vertici di crudeltà superiori a quelle crociate contro
gli infedeli. Nella crociata di albigese si combatte con traditori della cristianità. Per i
catari si pone la questione per la riconoscenza degli eretici, il papa risponde di
uccidere tutti e dio riconoscerà i suoi. L’autorità pontificia si pone come un’autorità
sovrana e incontrastata, ciò matura intorno alla metà dell’XI sec, quando iene posta
la superiorità del papa con la questione delle chiese orientali: rimaste fedeli all’idea
legata alla struttura originaria della chiesa. La struttura orizzontale collegata dalle
diocesi, in cui queste rimangono autonome, con vescovi eletti dal popolo e dalla
diocesi. Ci sono 5 sedi apostoliche per la chiesa orientale, che avevano un ruolo
preminente, non perché potessero comandare la chiesa ma perché avevano una
funzione di indirizzo morale, e in questa amministrazione un ruolo particolare era
riconosciuto a tutti al vescovo di Roma, successore di san Pietro, ma come guida
morale con qualcuno che da ordini o distribuisce cariche alla chiesa. A partire dal X-
XI sec i papi iniziano a rivendicare un certo potere prima verso i vescovi poi tutte le
cariche della chiesa. Si arriva a un contrasto che porta allo scisma del 1054. Anche
questo scisma viene vissuto come un incidente di percorso che non è un fatto
irrimediabile, perché erano avvenuti altri scismi ma revocati poco dopo. Noi
sappiamo che poi diventeranno chiese nemiche. Con papa paolo VI e patriarca
Atenagora I (1964) i rapporti migliorano ma le chiese non sono in comunione,
perché gli orientali si rifiutano di vedere il papa come sicario di cristo. Iene redatto il
dictatus papae, emanata da Gregorio VII nel 1075, documento che contiene
affermazioni da un lato consolidanti scontro con orientali perché la chiesa cattolica
non sbaglia mai. La lotta delle investiture si incentra su una prerogativa conferita agli
imperatori da documenti papali, il privilegio di ottone. È un dritto di poter
intervenire in occasione delle elezioni episcopali con un diritto di veto, il candidato
scelto non è gradito, l’imperatore può porre il veto. A ottone e successori serve
perché durante la fase fra tracollo delle strutture impero carolingio e strutture
ottoniane i vescovi avevano iniziato a gestire poteri pubblici, i rappresentanti
dell’imperatore non erano presenti e nelle sedi urbane l’unico punto di riferimento
erano i vescovi. l’imperatore può controllare sedi con ruoli importanti nella corte
imperiale. Questo genera una contestazione e rafforza le posizioni dei riformatori,
che vogliono affermare l’autorità del potere ecclesiastico (da Gregorio VII in poi),
viene definita la teoria del potere divino dei papi. La conclusione con il trattato di
Forbes, segna un punto importante perché per la 1 volta si riconosce un diritto del
papa a intervenire con lo stesso diritto di veto per l’elezione dei vescovi italiani e
successivamente (1secolo) in altre diocesi. Diritto esclusivo del papa di decidere le
nomine dei vescovi, il popolo è escluso da tempo. i cardinali formano un collegio e
diventano i principi ereditari. Nel corso di questi secoli trattati, c’è una
trasformazione a forma di piramide con a capo il pontefice. Molte volte arriva un
legato pontificio, un delegato. Il processo arriva a compimento all’inizio del XIII sec
con Innocenzo III, che sistematizza a teoria teocratica. Gregorio IX fa una
documentazione sul diritto ecclesiastico. Innocenzo e Gregorio sono quelli ce danno
una veste giuridica compiuta, completata da Bonifacio VIII, altro papa giurista.
Pontefice che da la definitiva forma alla dottrina ecclesiastica da quel periodo in poi:
il papa sovrano di tutte le strutture. È il primo papa che si fa fare una statua,
esplicita l’idea che Bonifacio ha del suo ruolo. L’affermazione di questa autorità è
un’autorità con potere su tutte le diocesi del mondo, e incontra resistenze, da chiese
locali e non. Tra Bonifacio VIII e filippo il bello scoppia uno scontro: il primo valuta in
un modo il pontefice, dando di conseguenza un ruolo ai re laici – il secondo replica
che il re di Francia è un imperatore e non riconosce nessuno al di sopra di sé. Filippo
riafferma una posizione tradizionale, i vescovi sono funzionari pubblici e come prima
cosa devono essere fedeli al re e poi all’autorità spirituale: ci sarà un crescendo negli
scontri tra papa e re, con risvolti economici. I soldi accumulati dai vescovi nelle tasse
devono rimanere in Francia, non devono arrivare a Roma. Non è un caso che questa
controversia sia documentata da entrambi i lati. Il tutto trova un punto di esplosione
nella vicenda di una sede episcopale secondaria a pamies, in cui il vescovo si appella
al giudizio del papa. Filippo lo fa arrestare perché ha compiuto un delitto di lesa
maestà. Il papa replica con toni minacciosi e culmina con una bolla che lascia
intendere che la scomunica del re è alle porte. Dopo la morte di Bonifacio VIII ciò
porterà nel 1307 di un papa francese, clemente V il quale è la creatura di filippo IV e
trasferisce la sede papale in Francia. Per 70 anni segue un periodo chiamato la
cattività lionese (da cattività babilonese della bibbia). Poco dopo l’elezione del papa
nel 1314 filippo il belo muore, e nei successori si allontana la volontà di contenere il
potere papale sotto la corona francese. El periodo avignonese i pontefici affermano
il loro ruolo di sovrani. Privi di un contrasto laico (guerra 100 anni Gran Bretagna e
Francia, l’impero è un fantasma dalla morte di Corrado IV, gli altri sovrani europei
sono secondari), quindi i papi possono operare in modo incisivo sulla struttura della
chiesa, dandole un aspetto internazionale. Il personale burocratico della curia vede
persone di ogni angolo d’Europa, con almeno 2 lingue comuni (latino e francese). I
papi della prima metà del 300 riservano a sé anche incarichi minori, incarichi
parrocchiali e tutte le nomine degli uffici burocratici. È la provvista dei benefici che
diventa strumento del potere papale e delle finanze papali: Avignone diventa un
luogo di passaggio obbligato per tuti coloro che aspirano a una carica ecclesiastica.
Il ritorno da Avignone susciterà altri scismi, con doppio papa, ma ciò che rimane è la
definitiva affermazione che il papa è padrone della chiesa. C’è anche una
riaffermazione del vescovo sulla sua diocesi, schema a cui siamo abituati oggi. È un
modello al quale si conformeranno sia le vecchie spiritualità di matrice benedettina
ma soprattutto e nuove spiritualità, classificati come ordini mendicanti (francescani,
agostiniani, ecc.). non conoscono latino e chiedono traduzione. Elimina la possibilità
di intermediazione della chiesa, quindi vengono condannati dalla chiesa. Il fedele
non deve leggere da solo i testi sacri, può cadere in interpretazioni sbagliate e
pericolose.

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