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Lezione 08/11/21

Il modo migliore per conservare la pergamena è arrotolarla, perché la stressa meno


rispetto al piegamento in linea retta. La pergamena è costosa, quindi si evitava di
sprecare ogni lembo, magari si tagliava e veniva usata per documenti più
piccoli/corti. Il sistema di conservazione era complesso: venivano conservate o in
armadi o ceste, lo sappiamo perché quelle che ci sono arrivate hanno annotazioni
degli archivisti che nel tempo le hanno curate. Metodo efficiente che ci ha
consentito di arrivare alla fase organizzativa del comune, che conserva soprattutto la
documentazione verso l’esterno, bolle imperiali ecc. nel corso del XII sec si creano
ruoli di questioni amministrative. Quando nella fase podestarile, si creano
trasformazioni. La documentazione cittadina italiana tende a diversificarsi dagli altri
archivi europei. Nella fase podestarile abbiamo un nuovo modello. I podestà sono
tutti giuristi, si ha una rinascita degli studi giuristici. La loro formazione tende a
creare una caratteristica comune tendente alla sistematizzazione. Lettura e
commento dei passi del corpus iuris. Quando i podestà entrano in quel ruolo, si
trovano a usare quel sistema nell’archivio. Dovendo utilizzare la documentazione i
podestà rispondono nello stesso modo, parallelo all’ambito ecclesiastico. Questi
ultimi creano dei cartulari che sono degli archivi compattati, per necessità. Podestà:
le pergamene vengono raccolte e trascritte in grandi registri secondo un sistema
preciso. I documenti sono raccolti per tema, in modo da trovare semplicemente
documenti utili in base alla necessità. Sono anche in ordine cronologico. Ciò
comporta continui aggiornamenti, vengono lasciati anche fogli bianchi per
accogliere nuovi documenti. A volte si deve ricorrere anche a una intera ricopiatura,
per cui ne abbiamo più copie, alcune più complete di altre, oppure abbiamo le copie
ma sono andate perse quelle originali. È stato utile trovare le differenze tra cartulari
monasteriali e corpus iurium per quanto concerne la copiatura dei documenti. La
documentazione comunale: la redazione continua su pergamena sciolta;
l’incremento dell’archivio diplomatico. Confrontandolo con i libri iurium possiamo
dire che non tutti i documenti in pergamena sciolta vengono ricopiati sui libri iurium.
Il liber iurium (trascrizione degli atti più importanti negli archivi comunali) è
considerato come qualcosa che deve reggere in tribunale. In altri casi alcuni
documenti vengono direttamente scritti su di esso. In entrambi i casi (diplomatici +
ecclesiastici) c’è l’intervento dei notai: autentica la copia, una copia che non ha
sottoscrizione notarile è detta copia semplice, non ha valore legale e non regge in
casi di controversie. Nei comuni si copiano i documenti e si seleziona una serie di
essi da tenere nel liber iurium. Nel monastero si copiano e non vengono mantenuti
gli originali.
La selezione dei documenti cambia in base alla città. La differenza però è sostanziale
tra città autonome del centro-settentrione e le città soggette (come Napoli e
Palermo che dipendono da un re), che hanno libri privilegiorum, che attestano i
privilegi che il sovrano ha fatto nei confronti della città. Il privilegio è qualcosa che è
stato concesso da un’autorità sovrana e che può essere tolto. Nella città autonoma il
privilegio è contrattato con il comune, quindi non può essere revocato dalla
sovranità. Il liber privilegiorum ha una dimensione più locale, si occupa del comune
e il suo distretto. Il liber iurium è la memoria giuridica compattata, emerge la politica
del comune, come crea la sua rete di conoscenze all’esterno. Al di fuori di questo
spazio troviamo i libri dei privilegi. Un altro documento tipico dell’esperienza
italiana, nella fase podestarile, sono gli statuti (meglio parlarne al plurale, latino
statuta) perché sono delle norme di legge definite formalmente. I podestà
intervengono su una situazione precedente più frammentata, l’organizzazione
giuridica del comune. I consoli sono chiamati a impegnarsi nel momento in cui
entrano in carica le norme che sono tenuti a giurare. I podestà devono mettere in
ordine l’archivio (politico) e devono amministrare la giustizia (giuridico). Devono
rispettare il codice (diritto civile) che però lascia fuori il diritto penale e dal tempo di
Giustiniano non ha avuto aggiornamenti. In Europa invece ha avuto seguito nel
tempo. C’è il diritto canonico, che il diritto romano non contempla. C’è uno ius
commune (diritto generale – romano) ma anche uno ius particolare (diritto locale).
Quando i podestà giudicano, il diritto di riferimento è quello particolare, solo nei casi
non coperti da quest’ultimo si ricorre a quello generale. Abbiamo quindi un diritto
locale gestito dagli statuti, vengono riunite le norme di vari temi in un unico corpo,
portato a termine in tempi relativamente brevi. Di solito uno statuto è diviso in 2
libri, diritto civile e penale.

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