Sei sulla pagina 1di 4

Lo sport Unisce

In un articolo tratto dal giornale Il Punto Quotidiano e scritto dalla


giornalista Asia esposito il 19-02-2020 si sostiene che lo sport è in
grado di combattere il razzismo.

Sin dall'inizio lo sport ha rappresentato sia un'occasione per riunire,


indipendentemente dalla loro razza, lingua o ideali, molti individui
sotto un'unica passione che un momento per ritrovarsi pacificamente nel
linguaggio sportivo.

PERCHÉ È IMPORTANTE LO SPORT?


Lo sport è importante per una serie di motivi: Influenza nella nostra
formazione fisica e mentale, è allo stesso tempo un'opportunità per
creare un'unione fra le persone -proprio come sono uniti i cerchi
olimpici- e genera uno spirito di fratellanza.
 
LO SPORT E IL RAZZISMO
Alcune volte si presentano episodi di discriminazione nello sport,
violando i valori primari dello sport.

Nelson Mandela, premio nobel per la pace (1993) ed ex presidente del


Sudafrica dopo 27 anni di prigionia, considerava lo sport uno strumento
per unire la popolazione. Egli, come prigioniero, capi, osservando il
rugby (all'epoca gioco preferito della minoranza bianca), che questo
sport (all'epoca odiato dai neri) aveva un suo proprio linguaggio e una
serie di valori. Così, una volta diventato presidente, decise di proporre
il rugby come sport di tutto il paese e, poco tempo dopo, la squadra
sudafricana vinse i mondiali celebrati in Sudafrica nel 1995. Fu un
evento storico, ma anche politico: giacché le persone che seguivano
Mandela (più di un miliardo) lasciarono da parte le differenze tra
bianchi e neri.

Esposito Conclude con una frase di Mandela e sostiene vivacemente che i


legami fra lo sport e il razzismo devono cessare. 

“Lo sport ha il potere di cambiare il mondo, di suscitare emozioni, di unire le persone come
poche altre cose al mondo. Parla ai giovani in un linguaggio che capiscono. Lo sport può creare
speranza, dove prima c’era solo disperazione. È più potente di qualunque governo nel rompere
le barriere razziali. Lo sport ride in faccia ad ogni tipo di discriminazione”.  

Risposte alle domande:


1.Per linguaggio sportivo s’intende il rispettare le regole di un
determinato gioco e, se possibile, dimostrare rispetto verso gli
avversari attraverso delle azioni che variano a seconda dello sport
scelto; ad esempio, in una partita di calcio se un giocatore della
squadra A fa un fallo ad un giocatore della squadra B e quest’ultimo non
è più in grado di giocare per un breve periodo (qualche secondo) e se
l’arbitro non se n’è accorto e quindi non segna nessuna penalizzazione,
un atto rispettoso e concedere la palla alla squadra B.
2.Nessuna prova, l’autrice del testo non fornisce delle prove né
fondamenta ordinatamente la sua tesi. è come se desse per scontato
l’origine di tutte le informazioni che presenta
3.Si sostiene che lo sport può essere utilizzato come un mezzo per
rompere le barriere del razzismo, proprio come fece Mandela
4.Assolutamente no - mi permetto di utilizzare la parola “assolutamente”
-, perché è mancato di topic sentences: è proprio per questo che uno non
riesce a capire, e, insisto, facendo un po’ di fatica, quale sia
l'opinione della giornalista. Non sono presenti delle prove, se non
logiche che -a mio parere- non sono molto convincenti. Sembra più
un'opinione che uno può sentire chiacchierando al bar...    

LO SPORT UNISCE, MA CREA DEI GRUPPI


Lo sport unisce le persone con una passione comune, ad esempio i paesi e
le proprie squadre nazionale, ma genera una rivalità -a dire la verità
molte volte eccessiva- fra gruppi di persone.

Cosa intendo per "gruppo"?

Divido la mia tesi in due parti, con due rispettivi significati per
ognuna di esse. La prima comprende il gruppo formato da individui che
giocano per una stessa squadra e la seconda il gruppo di persone che
tifano una determinata squadra.

DIVISIONI NELLE SQUADRE 


Lo sport unisce sempre e quando ci sia un obiettivo comune a tutti: Ci
sono quelli che giocano per divertirsi, quelli che lo fanno per vincere e
dentro quest'ultima categoria, quelli che vogliono diventare i migliori.
Fra quelli che vogliono diventare i migliori c’era Kobe Bryant, giocatore
di pallacanestro, il quale ebbe diversi aneddoti che rispecchiano molto
la sua mentalità, di cui ve ne racconto una:

È noto che Bryant fu sempre una persona di "hard work", sin da piccolo si
sforzò sempre per diventare il migliore, si svegliava prima delle cinque
e all’High School si allenava prima da solo e dopo con i suoi compagni
(come lui disse in un’intervista 5-7 10-12 3-5 8-10). I suoi allenatori
si resero conto che lui non usciva la sera con gli amici (proprio perché
si concentrava su migliorare), per questo motivo gli dissero che era
meglio se lo faceva, così si sarebbe evitato eventuali problemi fra
compagni e si sarebbe relazionato con loro. Kobe, molto arrabbiato,
accettò di uscire con uno dei suoi amici, ma la condizione era che il
giorno dopo il suo amico si sarebbe allenato con lui, l'amico accettò e
loro uscirono la sera e tornarono tardi a casa, ma il giorno dopo
(tecnicamente qualche ora dopo) alle 5 del mattino, Kobe Bryant era alla
porta a suonare -mi permetto di inventare quello che probabilmente disse
all’amico- “ehi, andiamo, c’è tanto da fare”.
Kobe Bryant è diventato famoso per la sua disciplina e le sue capacità,
ma non aveva molti veri amici. Lui voleva essere il migliore, non come
tanti altri.

Persone come lui hanno pochi amici e generano divisioni dentro la


squadra: ci saranno quelli che vogliono migliorare sempre e quindi fanno
gli allenamenti per bene e quelli che solo cercano di divertirsi e non si
preoccupano di fare le cose correttamente. 
Un altro aneddoto e quello di Jimmy Butler, un altro giocatore di
pallacanestro, chi si prendeva sul serio gli allenamenti. Egli si
arrabbiò con i suoi compagni di squadra perché loro non facevano
correttamente né totalmente gli esercizi. Quindi un giorno, stanco di
questo atteggiamento, sfido ai titolari: lui disse di scegliere 5
supplenti e con loro avrebbe formato una squadra e giocato una partita
contro i titolari… vinse Jimmy. dimostrando che è più importante
l'atteggiamento del "talento" e che lui voleva essere uno dei migliori.
La stagione dopo lui cambiò squadra perché non è riuscito a relazionarsi
con gli altri giocatori. 

I TIFOSI DIFENDONO LE BARRIERE


Nel caso in cui una squadra sia "uniforme", cioè che non ci siano
problemi tra compagni, si crea un ulteriore motivo per discriminare:
"tifare una squadra".

lo sono peruviano e la nostra squadra nazionale di calcio ha una rivalità


tossica con quella del Cile, fra di noi chiamiamo "Classico del Pacifico"
(viene dalla guerra del 1879-1884) quando le due selezioni si battono.
Per spiegare quanto sia esagerata questa rivalità do un paio di esempi:
ci sono delle canzoni volgari che si cantano allo stadio, una generica e
"poropopò… poropopò… (onomatopea) chi non salta è un cileno ****** (si
aggiunge un aggettivo dispregiativo qualunque)". Questo problema si vede
anche fra tifosi italiani con le frasi del tipo "Juve *****”
Lo sport unisce, sì, è un modo di divertirsi che raggruppa della gente
con una passione comune e si può fare amicizia con estranei,
indipendentemente dalla provenienza di queste persone. Lo sport unisce in
questo senso, ma, paradossalmente genera un motivo per discriminare.

Lo sport genera rivalità e disaccordi

Dev’esserci un obiettivo comune affinché ci sia armonia all’interno di -Aneddoti di Kobe


una squadra Bryant

La fraternità dentro la squadra è importantissima per il suo corretto -Storia di Jimmy


funzionamento Butler

I tifosi formano parte di gruppi che in molti casi si odiano a vicenda e -Canzoni volgari e
questo genera comportamenti antisportivi offensive
-insulti

Potrebbero piacerti anche