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1 IMPRENDITORE

1 Imprenditore
1.1 Introduzione
Chi è l’imprenditore come soggetto del diritto commerciale? Quali regole si applicano a questo soggetto?
Le regole sono dettate per la tutela dell’imprenditore e dei soggetti che nel mercato hanno rapporti con lui e
possono essere vantaggiose o svantaggiose.

Chi è l’imprenditore? (art. 2082 CC) E’ imprenditore chi esercita professionalmente un’ attività economica
organizzata al fine della della produzione o dello scambio di beni o di servizi.
Il soggetto può essere persona fisica o soggetto giuridico che deve di fatto svolgere una determinata attività
economica.
• Attività: insieme coordinato, pianificato di vari atti per il raggiungimento di un fine;
• Economica: l’attività deve essere orientata a perseguire dei ricavi tali da pareggiare i costi; deve tendere
all’economicità;
• Organizzata professionalmente: con costanza, abitualità, anche se non necessariamente continua (es.
attività stagionali);
• Produzione o scambio di beni o servizi.
L’attività può essere lecità o illecita (questa ipotesi è prevista proprio a tutela del mercato), deve essere
eterorganizzata e non deve necessariamente avere sbocchi sul mercato.
Se l’attività è una professione prevalentemente intellettuale il soggetto non è imprenditore ma libero professio-
nista. Tuttavia se un’attività professionale viene inserita in un’organizzazione imprenditoriale (clinica, società
di engineering, scuola privata) si applicano le disposizioni relative alle imprese (art. 2238)

Piccoli imprenditori (art. 2083) Sono piccoli imprenditori i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i
piccoli commercianti e coloro che esercitano un’attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro
proprio e dei componenti della famiglia.
L’imprenditore può essere considerato piccolo imprenditore, se l’eterorganizzazione non è prevalente rispetto al
suo apporto e quindi a lui non si potranno applicare tutte le regole della disciplina commerciale:
• i piccoli imprenditori non possono essere dichiarati falliti
• non sono obbligati alla tenuta dei libri obbligatori e delle scritture contabili (art. 2214 comma 3)
• sono esonerati dall’iscrizione presso il registro delle imprese (art. 2202)

Imprenditore agricolo (art. 2135) E’ imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività:
coltivazione del fondo, sevicoltura, allevamento di animali e attività connesse.
Nel secondo comma è specificato che queste sono attività dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico
o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale.
L’imprenditore agricolo può commercializzare se l’attività prevalente è la coltivazione del fondo, sevicoltura o
allevamento di animali. E’ compreso in questa specie anche l’agriturismo.

Imprenditore vs impresa vs azienda


• Imprenditore: soggetto
• Impresa: attività
• Azienda: strumento
L’Impresa, dunque, è l’attività economica svolta dall’imprenditore; l’azienda è, invece, il complesso di beni di
cui l’imprenditore si avvale per svolgere l’attività stessa.
L’imprenditore è obbligato alla tenuta delle scritture contabili, con la redazione del bilancio e deve iscriversi
presso il registro delle imprese, con modalità anche telematiche, in modo tale che tutti possano accedere per
trarre informazioni sugli imprenditori. Pre le società il livello delle informazioni è più ricco, poichè si può
scaricare anche il bilancio e verificare le condizioni della società.
L’imprenditore, se commerciale, laddove insolvente, è soggetto a fallimento.

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1.2 L’Azienda (art. 2555) 1 IMPRENDITORE

1.2 L’Azienda (art. 2555)


L’azienda è il complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa. E’ uno strumento
fondamentale e qualificatore per l’imprenditore attraverso il quale si realizza l’attività d’impresa; è un complesso
di beni (macchinari, persone, ecc.) organizzati, ossia collegati tra loro da un nesso di dipendenza reciproca, in
guisa da servire al fine produttivo comune.
Il complresso di beni produttivo è inteso come sommatoria organizzata di beni che vale più della somma dei
singoli beni: i beni perdono individualità. Il valore diverso rispetto ai singoli beni si chiama avviamento.

Avviamento Il valore dell’azienda non è dato solo dal valore patrimoniale ma anche da quello reddituale, che
può essere positivo o nevativo (caso in cui il valore dell’azenda può essere inferiore a quello patrimoniale). Si
devono tenere in conto anche i valri intangibili, quali il marchio, le persone, il know-how. Di conseguenza si può
affermare che l’avviamento è una qualità dell’azienda, è capacità di profitto dell’azienda.

Circolazione dell’azienda E’ necessario stabilire, nell’ambito della circolazione dell’azienda, che sorte hanno
i contratti, i crediti e i debiti.
Il legislatore ammette (art. 2556) che l’imprenditore possa disporre dell’intera azienda unitariamente considera-
ta, senza neppure che sia necessario elencarne i singoli elementi costitutivi. Il contratto di cessione, o di affitto,
dell’azienda determina l’automatico trasferimento all’acquirente (o all’affitturatio) di tutti i rapporti compresi
nel complesso aziendale, sia attivi che passivi.
Se non è pattuito diversamente il contratto con cui si traferisce un’azienda comporta automaticamente:

Divieto di concorrenza (art. 2557) per evitare di vanificare l’avviamento che è stato pagato è necessario
che il cedente si astenga per 5 anni dallo svolgimento della stessa attività che possa sviare la clientela.
Il limite temporale non è derogabile dalle parti, però è possibile definire l’area geografica, che non deve
arrivare al punto da costrungere il venditore a non avviare altre attività.
Successione nei contratti (art. 2558) stipulati per l’esercizio dell’azienda, purchè non abbiamo carattere
personale. Tuttavia il terzo, la controparte del contratto in cui il cessionario dell’azienda subentra al
cedente (art. 1406), può recedere dal contratto, ma solo se sussiste una giusta causa (art. 2558 comma 2)
ed in quanto vi provveda entro tre mesi da quando ha notizia dell’intervenuto trasferimento dell’azienda
(registro delle imprese).
Successione nei crediti (art. 2559) anche in mancanza di notifica al debitore o di sua accettazione. L’iscri-
zione sul registro delle imprese vale come notifica. Tuttavia il debitore ceduto è liberato se paga in buona
fede all’alienante.
Accollo dei debiti (art. 2560) L’acquirente risponderà in solido con l’alienante (accollo cumulativo) dei de-
biti inerenti all’azienda ceduta anteriori al trasferimento e visibili nelle scritture contabili. Il legislatore
sposta il rischio su acquirente e venditore e non sul creditore. Quindi a prescindere dai patti interni tra
acquirente e venditore, il venditore non è libero ma anche l’acquirente può essere soggetto a pagamento.
Il venditore può essere liberato dal debito se il creditore abbia dichiarato di acconsentire al trasferimento.
Tutela dei lavoratori (art. 2112) Nel caso di trasferimento dell’azienda o di un ramo di essa il rapporto di
lavoro continua con il cessionario e il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano; il cedente e il
cessionario sono obblicati, in solido, per tutti i crediti che il lavoratore aveva al tempo del trasferimento.

Il legislatore si rende conto che l’azienda è un valore da salvaguardare. In caso di procedure concorsuali si cambia
l’imprenditore e si mantiene l’azienda, specialmente nel caso in cui l acrisi è dovuta alla gestione finanziaria o
straordinaria e non alla gestione caratteristica. Le regole dalla circolarione dell’azienda sono quindi importanti
per cambiare l’imprenditore.

Inizio e termine dell’attività economica Bisogna verificare nel caso concreto quando un soggetto inizia
un’attività economica; stabilire il momento in cui inizia l’attività e lo status d’imprenditore e quando termina
l’attività. In caso di cessazione è rilevante il registro delle imprese e quindi la cancellazione dal registro (art.
2495), che tuttavia rappresenta la condizione minima (necessaria ma non sufficiente) per terminare l’attività,
poichè l’imprenditore può essere dichiarato fallito entro un anno dalla sua cancellazione dal registro (art. 10
legge fallimentare). Per l’avvio non è fondamentale, quale elemento comprovante l’inizio, l’iscrizione al registro.
L’esercizio dell’attività d’impresa è qeustione di fatto: per l’avvio conta lo svolgimento di fatto dell’attività che
è sussumibile.

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2 SOCIETÀ

2 Società
Due o più persone possono associarsi per svolgere l’attività d’impresa, creando una formazione sociale, secondo
dei modelli di associazione creati dal legislatore e disciplinati dagli artt. 2247 e ss.. Con le società si viene a
creare un nuovo soggetto nell’ordinamento che ha una sua soggettività giuridica e che diventa l’imprenditore.
Nel I libro del Codice Civile il legislatore crea la figura degli Enti Giuridici che sono un qualcosa che nella realtà
materiale non è visibile.
Quindi dall’associazione si forma un nuovo soggetto giuridico che si crea con un atto di destinazione; si mette
il patrimonio per fini sociali.
Le forme associative indicate nel I libro hanno degli scopi ideali, senza scopo di lucro che però possono essere
sempre considerati imprenditori se esercitano un’attività economica (ex art. 2082).
Nel V libro sono definite le i modelli di società, che sono forme associative per svolgere l’attività d’impresa a
scopo di lucro.

2.1 Disposizioni generali


Contratto di società (art. 2247) Con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi
per l’esercizio in comune di un’attività economica allo scopo di dividerne gli utili.
La società nasce da un atto di autonomia negoziale con il quale due o più persone si associano.
Il 2247 costituisce una definizione parziale di società poichè essa può essere formata da un solo individuo
che voglia separare il patrimonio personale per limitare i rischi. In questo caso la società viene considerata
unipersonale così come descritto nell’art 2328 secondo cui la società può essere costituita per contratto o per
atto unilaterale.
Quindi la società giuridica è un ente di diritto diverso dal socio o dai soci che l’hanno generato e che nasce
da un atto di autonomia negoziale (atto di volontà) con il quale si conferisce (destina) un patrimonio che sarà
trasformato in eterorganizzazione volta alla produzione di risultati economici nell’ambito dei quali i ricavi sono
maggiori dei costi.
La società è un nuovo soggetto ed è imprenditore; il socio, la persona fisica, è solo titolare del patrimonio.

Conferimenti Il conferimento è l’apporto che il singolo socio dedica alla società; è l’attribuzione di valore
patrimoniale che il socio pone in essere nei confronti della società. La società diventa proprietaria dei beni e
il socio avrà in cambio le quote di partecipazione. Nel caso in cui la socità avrà un futuro negativo il socio
perde il conferimento ma non il patrimonio personale. Quali conferimenti si possono attribuire beni o servizi di
qualsiasi tipo di valore.
E’ necessario che la società abbia un’attribuzione patrimoniale di beni o servizi per l’avviamento, per realizzare
la fase embrionale, per svolgere un’attività economica, attività d’impresa che produca utili che poi saranno
destinati ai soci. Nel caso in cui ci siano delle perdite la società determinerà la disgregazione del proprio
patrimonio, e di conseguenza i soci perdono il capitare investito (rischio)

Modelli di società I modelli messi a disposizione dal legislatore sono tipici, non si possono crearne nuovi
poichè la società interagisce con il mercato che deve essere tutelato e che conosce la disciplina in merito alle
società.
Le società possono essere:

• di persone:

– società semplice
– società in nome collettivo
– società in accomandita semplice

• di capitali:

– società per azioni


– società a responsabilità limitata

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2.2 Società semplice (artt. 2251 ss.) 2 SOCIETÀ

2.2 Società semplice (artt. 2251 ss.)


La società semplice non può avere per oggetto le attività economiche che l’art. 2195 qualifica come commerciali
(per il cui svolgimento è ammissibile solo la costituzione di società commerciale). In pratica, perciò, una
società semplice si costituisce principalmente nell’ipotesi di esercizio in comune di un’impresa agricola o di
un’attività professionale.
Tuttavia, la disciplina formulata per la società semplice è assai importante poichè le norme sono applicabili, in
virtù di esplici richiami, anche alla società in nome collettivo, alla società in accomantica semplice, così come
alla società irregolare ed alla società di fatto. La disciplina della società semplice rappresenta, pertanto, lo
schema tipico dell’intera categoria delle società personali, che viene poi di volta in volta derogato o integrato
dalle disposizioni specificamente dedicate alla società in nome collettivo ed alla società in accomandita.

Contratto sociale (art. 2251) Nella società semplice il contratto non è soggetto a forme speciali, salve
quelle richieste dalla natura dei beni conferiti.
Quindi la società semplice nasce da un atto di autonomia negoziale che è un contratto tra due o più parti (non
sono ammessi atti unilaterali) senza necessità di forma, può essere anche verbale o con comportamenti di fatto
oppure scritta nel caso ci sia un trasferimento di bene immobile. Il comportamento concludente sarà rilevante
nel caso di forma non scritta.
Poichè la società è un imprenditore, ad essa si applica la disciplina sugli imprenditori, la quale richiede l’iscrizione
presso il registro delle imprese, per cui è richiesta la forma scritta.

Modificazioni del contratto (art. 2252) Il contratto sociale può essere modificato soltanto con il consenso
di tutti i soci, se non è convenuto diversamente.

2.2.1 Dei rapporti tra soci

Conferimenti (art. 2253) Il socio è obbligato a eseguire i conferimenti determinati nel contratto sociale.
Se i conferimenti non sono determinati, si presume che i soci siano obbligati a conferire, in parti eguali tra loro,
quanto è necessario per il conseguimento dell’oggetto sociale.
La dotazione iniziale patrimoniale nasce dai conferimenti e deve essere sufficiente per svolgere l’attività econo-
mica. Si può conferire qualsiasi entità che sia utile alla società e che non inerisce la qualità di socio.
Nel caso di conferimento d’opera o servizio il rischio grava a carico del socio. Se il socio non può più prestare
il servizio gli altri soci potranno escluderlo (art. 2286, comma 2). Il calcolo del servizio nella misura della
percentuale di possesso si esegue attualizzando il costo dei servizi.

Garanzia e rischi dei conferimenti (art. 2254) Per le cose conferite in proprietà la garanzia dovuta dal
socio e il passaggio dei rischi sono regolati dalle norme sulla vendita.
Il richio delle cose conferite in godimento resta a carico del socio che le ha conferite. La garanzia per il godimento
è regolata dalle norme sulla locazione.
Nel caso in cui le cause sono riconducibili agli amministratori il rischio è della società e il socio non può essere
escluso dalla società per il perimento della cosa (art. 2286, comma 2)

Conferimento di crediti (art. 2255) Il socio che ha conferito un credito risponde della insolvenza del
debitore, nei limiti indicati dall’articolo 1267 per il caso di assunzione convenzionale di garanzia.

Uso illegittimo dell cose sociali (art. 2256) Il socio non può servirsi, senza il consenso degli altri soci,
delle cose appartenenti al patrimonio sociale per fini estranei a quelli della società.

Ripartizione dei guadagni e delle perdite (art. 2263) Le parti spettanti ai soci nei guadagni e nelle
perdite si presumono proporzionali ai conferimenti. Se il valore dei conferimenti non è determinato dal contratto,
esse si presumono eguali.
La parte spettante al socio che ha conferito la propria opera, se non è determinata dal contratto, è fissata dal
giudice scondo equità.
Se il contratto determina soltanto la parte di ciascun socio nei guadagni, nella stessa misura si presume che
debba determinarsi la partecipazione alle perdite.

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2.2 Società semplice (artt. 2251 ss.) 2 SOCIETÀ

A fronte del conferimento il socio riceve la partecipazione, il diritto di partecipare alle scelte gestionali e, a
seguito dell’attività d’impresa, agli utili prodotti dalla società. La misura dei conferimenti si può stabilire nel
contratto così come la quota di partecipazione. A questa autonomia di contratto esiste però un limite: non
si può agire sulla proporzionalità fino ad arrivare ad escludere un socio dalla partecipazione agli utili e quindi
eseiste un esplicito divieto del Patto Leonino (art. 2265).
Si può rimettere ad un terzo soggetto la decisione della percentuale delle quote (art. 2264).

Amministrazione della società Chi gestisce la società?


Si stabiliscono i rapporti tra i soci e si sceglie il modello di governance e di controllo dell’attività. Se non si
prevede nulla, ogni socio potrà amministrare la società in maniera disgiunta dagli altri: tutti sono amministratori
e rappresentanti (sistema democratico, ognuno ha capacità di scelta, autonomia delle decisioni) (art. 2257).
Il legislatore prevede però un correttivo: il diritto di opposizione. Un socio può opporsi prima che l’operazione
si realizzi, in modo tale da congelarla e rimessa alla decisione dei soci in base alla partecipazione degli utili a
maggioranza (art. 2257 comma 2 e 3)
Altro modello di gestione è l’amministrazione congiuntiva (art. 2258). E’ un modello opposto, dove tutti i soci
devono essere d’accordo. In questo caso l’elemento distorsivo è che si immobilizza la società nell’attesa delle
decisioni. Però si può derogare in caso d’urgenza per evitare un danno alla società (art. 2258 comma 3).
Infine l’autonomia negoziale permette di creare dei modelli di gestione mista, congiuntiva per alcuni atti e
disgiuntiva per altri.

Rappresentanza (art. 2266) E’ l’azione di portare l’immagie all’esterno e impegnare la società. Di solito
il potere di amminstrazione e di rappresentanza camminano insieme, ma si può prevedere di assegnare la
rappresentanza ad un solo socio.

Controllo (art. 2261) La governance si compone di gestione e controllo. Per quanto riguarda il controllo,
in caso di amministrazione di tutti i soci, il controllo è implicito, ma se l’amministrazione spetta solo a parte
dei soci allora gli altri hanno il diritto ad essere informati.
L’informazione avviene anche tramite il bilancio annuale.

Responsabilità nell’amministrazione (art. 2260) Chi amministra è responsabile degli atti che compie
tranne nel caso in cui dimostri di essere esente da colpa.

Quindi esistono due sistemi di controllo:

1. a potere corrisponde responsabilità: revoca della facoltà di amministrare (art. 2259)


2. analsi riservata ai soci; rendicontazione, poteredi verificare da parte dei soci non amministratori (art.
2261)

Utili (art. 2262) Ogni socio ha diritto di percepire la parte di utili dopo l’approvazione del rendiconto, se
non stabilito diversamente.

2.2.2 Rapporti tra società e terzi

Responsabilità per le obbligazioni sociali (art. 2267) Il modello naturale prevede responsabilità
illimitata di tutti i soci. I debiti sono della società ma i soci ne sono responsabili illimitatamente.
Il creditore può far valere i suoi dirittti alla società o ai singoli soci.
Si possono però prevedere delle deroghe. Nell’atto costitutivo è possibile prevedere che i soci che non hanno
rappresentanza possono essere esclusi dalla responsabilità illimitata delle oblligazioni sociali. Però è importante
che questo patto sia portato a conoscenza di terzi con mezzi idonei (tramite iscrizione presso registro delle
imprese).

Escussione preventiva del patrimonio sociale (art. 2268) Il socio può chiedere al creditore che sia
escusso prima il patrimonio sociale, indicando i beni facilmente aggredibili.

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2.3 Società in nome collettivo (artt. 2291 ss.) 2 SOCIETÀ

Responsabilità del nuovo socio (art. 2269) Chi entra a far parte di una società già costituita risponde
con gli altri soci per le obbligazioni sociali anteriori all’acquisto della qualità di socio

2.2.3 Scioglimento del rapporto sociale limitatamente a un socio

Si hanno 3 momenti:

Morte (art. 2284) In caso di morte la società può liquidare la quota agli eredi, salvo che si voglia sciogliere
la società o far subentrare gli eredi. Nell’atto costitutivo si possono prevedere diverse forme.

Recesso (art. 2285) Un socio può recedere per due motivi:

• se la società è a tempo indeterminato, deve avvisare entro tre mesi anche senza giusta causa
• per frattura del rapporto di fiducia con gli altri soci, in caso di violazione degli obblighi sociali (recesso
per giusta causa)

Esclusione da parte di altri soci. E’ necessario che ci sia una giusta causa obiettiva e non basta la maggioranza
dei soci. L’esclusione può essere:

• Automatica (art. 2288): se il liquidatore chiede la quota del socio, se il socio fallisce in altre società, se la
sua partecipazione è incompatibile (esclusione di diritto).

• Facoltativa (art. 2286): ipotesi che attengono alla frattura del rapporto di fiducia, o ai conferimenti o per
interdizione o inabilitazione.

La volontà degli altri soci è fondamentale per l’esclusione che si ottiene a maggioranza per teste (art. 2287). Il
socio escluso può far opposizione entro 30 giorni davanti al tribunale.
In tutte le ipotesi c’è la necessità di liquidare la quota, attraverso una somma di denaro, che va calcolata tenendo
conto non solo del patrimonio ma ache della redditività di esso e della quota di avviamento (art. 2289).

2.2.4 Scioglimento della società

Cause (art. 2272)

1. decorso del termine, se previsto nel contratto sociale. Se i soci continuano a compiere le operazioni sociali
si ha la proroga tacita, per il principio di conservazione (art. 2273).
2. conseguimento dell’oggetto sociale, ove definito e non generico, o impossibilità di conseguirlo.

3. volontà di tutti i soci (unanimità).

4. mancanza di pluralità dei soci se entro sei mesi non è ricostituita (se rimane un solo socio).
5. altre cause previste dal contratto sociale.

Realizzato lo scoglimento, l’obiettivo degli amministratori cambia, non si può più fare operazioni d’impresa. Si
entra in liquidazione. Si realizza solo l’attività funzionale alla liquidazione.
Entrano in gioco i liquidatori che devono liquidare i debiti e poi i soci (art. 2280).

2.3 Società in nome collettivo (artt. 2291 ss.)


Con questo tipo di società si può svolgere anche attività commerciale. Si ha sempre un’autonomia patrimoniale
imperfetta, però questo sistema è più sofisticato di quesllo della società semplice. Esiste una responsabilità
illimitata ma il creditore non può rivolgersi direttamente al socio, deve andare direttamente dalla società.
Considerata l’autonomia patrimoniale più sofisticata, il legislatore da maggiore attenzione ai capitali, alla
formazione del patrimonio.

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2.4 Società di fatto, società apparente, società occulta 2 SOCIETÀ

Nozione (art. 2291) Nella società in nome collettivo tutti i soci rispondono solidalmente e illimitatamente
per le obbligazioni sociali.
Il patto contrario non ha effetto nei confronti di terzi.
La società nasce da un atto di autonomia negoziale a forma libera, ma deve iscriversi presso il registro delle
imprese, altrimenti verrà dichiarata irregolare e il sistema di autonomia patrimoniale degenera a quello della
società semplice. Anche in questo caso la società può nascere da comportamenti concludenti.
Non è possibile stabilire un patto che limiti la responsabilità di alcuni soci.

Norme applicabili (art. 2293) la società in nome collettivo è regolata dalle norme di questo capo e, in
quanto queste non dispongano, dalle norme del capo precedente.
Si rimanda alle norme della società semplice.
La disciplina dei conferimenti, il sistema di amministrazione, la partecipazione agli utili e le cause di esclusione
sono uguali alla società semplice.

2.3.1 Rapporti con i terzi

Nei rapporti con i terzi le cose cambiano, in quanto la società può fallire poichè esercita attività commerciale e
le conseguenze si estendono ai soci per responsabilità illimitata.

Responsabilità dei soci (art. 2304) I creditori sociali, anche se la socità è in liqudazione, non possono
pretendere il pagamento dai singoli soci, se non dopo l’escussione del patrimonio sociale.

Creditore particolare del socio (art. 2305) Il creditore particolare del socio, finché dura la società, non
può chiedere la liquidazione della quota del socio debitore.
Con l’eccezione in cui la società è a tempo determinato e si voglia prorogarla. In questo caso il creditore può
fare opposizone alla proroga e chiedere la liquidazione del socio debitore (art. 2307).

Limiti della distribuzione degli utili (art. 2303) Non si possono ripartire utili fino a che il capitale non
sia reintegrato o ridotto in misura corrispondente. Si preserva il capitale per dare modo ai creditore di poterlo
aggredire

Riduzione del capitale (Art. 2306) Non si può effettuare prima dei tre mesi dal giorno dell’iscrizione nel
registro delle imprese e se un creditore ha fatto opposizione.

2.4 Società di fatto, società apparente, società occulta


Società di fatto Nasce da comportamenti concludenti ed è molto importante per un creditore che voglia
aggredire il patrimonio di più persone. Possono essere società di fatto solo la società semplice e la società in
nome collettivo poichè non richiedpno la forma scritta.

Società apparente a prescindere dalla volontà dei soci, i comportamenti che i soci hanno ingenerano verso
i terzi l’idea che siano in società (fatti che appaiono). E’ il modo di manifestarsi della società di fatto.

Socio di fatto colui che non interviene nel contratto sociale ma ha comportamenti di fatto

Società occulta non si porta a conoscenza dei terzi; si chiede ad un terzo di esprimere l’attività economica
all’esterno. In caso di fallimento del terzo soggetto, se si dimostra, fallità anche la società occulta e con essa
tutti i soci.

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2.5 Società in accomandita semplice (Artt. 2313 ss.) 2 SOCIETÀ

2.5 Società in accomandita semplice (Artt. 2313 ss.)


In questa società esiste un binomio responsabilità-potere.
Ci sono due categorie di soci:

• Accomandatari, soci che amministrano


• Accomandanti, soci che non amministrano, che pongono in essere un investimento e a fronte di assenza di
poter, hanno una responsabilità limitata ai conferimenti.

E’ strutturata sul sistema della società in nome collettivo ma ha delle norme specifiche per distinguere le due
categorie di soci.
La forma dell’atto di autonomia negoziale è necessaria per specificare la differenza tra soci, non per la validità
del contratto e di conseguenza non può esserci società di fatto. La forma scritta è elemento di qualificazione e
strumentale ai fini dell’iscrizione presso il registro delle imprese.
La natura dei conferimenti non cambia per le due tipologie di soci. Ciò che cambia è la responsabilità che hanno
i diversi soci.

Amministrazione (art. 2319) Possono amministrare solo gli accomandatari. Se gli accomandanti ammini-
strano compiono un atto di ingerenza e quindi si assumono una responsabilità illimitata (art. 2320) e possono
essere esclusi a noram del 2286. Gli accomandanti possono però avere una procura speciale per un singolo affa-
re, per atti di amministrazione esterna e possono prestare la loro opera o essere dipendenti ma senza prendere
decisioni.

Controllo I soci accomandanti hanno il diritto di verificare che la gestione sia oculata e quindi hanno il potere
di controllo e ispezione.

Trasferimento della quota (Art. 2323) In caso di morte del socio accomandante non si scioglie il vincolo
sociale e subentrano gli eredi. La quota può essere ceduta senza unanimità, basta la maggioranza dei capitale
sociale.

Società irregolare (art. 2317) In caso di mancata iscrizione la società è definita irregolare e si applicano
le regole della società in nome collettivo irregolare. Gli accomandanti rispondono della loro quota salvo che
abbiano partecipato alle attività sociali.

2.6 Società per azioni (artt. 2325 ss.)


La società per azioni è una società di capitali con autonomia patrimoniale perfetta e massima insensibilità del
patrimonio del socio risetto alle obbligazioni sociali. Le vicende del socio non influiscono sulla società (es. il
debito del socio).
Il modello di governance è dalla progettualità più evoluta e sofisticata ed è struttura in appositi organi:

• consiglio di amministrazione (gestione)

• assemblea dei soci (comando)


• collegio sindacale (controllo)

Maggiore autonomia patrimoniale significa anche maggiore attenzione del legislatore dalla formazione del dapi-
tale e dei conferimenti.

2.6.1 Disposizioni generali

La società nasce da un atto di autonomia negoziale (art. 2328) che può essere un contratto o un atto unilaterale
in forma scritta, sotto pena di validità, per atto pubblico, redatto da notaio che deve anche verificare la corretteza
dell’atto.
La società deve essere iscritta presso il registro delle imprese per la sua validità.

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2.6 Società per azioni (artt. 2325 ss.) 2 SOCIETÀ

La sottoscrizione del capitale può essere contestuale all’atto costitutivo, quindi atto e conferimenti da parte dei
soci promotori e fondatori, o può essere fatta con ricorso al mercato di rischio e quindi per pubblica sottoscrizione,
in cui i soci promotori raccolgono i risparmi da terzi e redigono l’atto costitutivo.
L’ammontare del capitale non può essere inferiore a 120.000 euro.
Le società per azioni possono essere:

• società a diffusa partecipazione, quotate o non quotate.

• società a bassa base azionaria, non quotate, in genere a carattere familiare, con pochi soggetti che hanno
il controllo totale.

Condizioni per la costituzione (Art. 2329) Il capitale deve essere sottoscritto per intero, cioè non deve
essere versato per intero subito ma i soci si obbligano al versamento.
In sede di costituzione si può versare esclusivamente il 25% del valore del conferimento, se in denaro, e
successivamente si effettuano il conferimento restante.
Si devono rispettare gli art. 2343 e 2343 sui conferimenti.
Devono essere tutte le autorizzazioni necessarie previste dalla tipologia di attività.

Nullità della società (art. 2332) La nullità non pregiudica gli atti posti in essere da essa e ne determina
lo scioglimento e quindi la società va in liquidazione.
L’atto costitutivo non si annulla per il principio di conservazione, poichè la società ha già operato nel mercato
e non si possono creare degli squilibri.
I casi di nullità sono:

1. mancanza della forma di atto pubblico

2. illiceità dell’oggetto sociale


3. mancanza nell’atto di alcune parti fondamentali quali denominazione, conferimenti, ammontare del capi-
tale e oggetto.

La nullità può essere sanata se la causa che la scaturisce è stata eliminata.

2.6.2 Società unipersonale

La società unipersonale si ha per atto unilaterale. Non essendoci dialettica per la pluralità mancata il socio unico
deve versare tutti i conferimenti immediatamenten entro 90 giorni (art. 2343 comma 4) a pena di responsabilità
illimitata (art. 2325).
E’ inoltre necessario dichiarare la unipersonalità anche nel registro delle imprese (art. 2362) a pena di respon-
sabilità ilimitata (art. 2325).

2.6.3 Conferimenti

In generale i conferimenti si devono fare in denaro, salvo diversamente stabilito nell’atto costitutivo. Si possono
conferire beni in natura o crediti se accompagnati da una relazione di stima secondo l’art. 2343. Non si possono
conferire prestazioni d’opera o servizi poichè non aggredibili da parte di terzi. (art. 2342)
La relazione di stima deve essere redatta da un esperto designato dal tribunale. L’esperto risponde dei danni
causati alla società, ai soci e ai terzi.
Non è richiesta la perizia nel caso di versamento di valori mobiliari ovvero di strumenti del mercato monetario
se il valore ad essi attribuito è pari o minore al prezzio medio ponderato al quale sono stati negoziati (art. 2343
ter)

Prestazioni accessorie (art. 2345) Possono essere previsti dallo statuto dei servizi e prestazioni d’opera
accessoria che vanno accompagnate ai conferimenti.

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2.6 Società per azioni (artt. 2325 ss.) 2 SOCIETÀ

2.6.4 Azioni

La distribuzione della partecipazioni, nei limi del patto leonino, può non essere proporzionale al conferimento
(ciò per sopperire al divieto di conferire servizi)
Art. 2346 commi 4 e 5
A ciascun socio è assegnato un numero di azioni proporzionale alla parte del capitale sociale sottoscritta e per
un valore non superiore a quello del suo conferimento. Lo statuto può prevedere una diversa assegnazione delle
azioni.
In nessun caso il valore dei conferimenti può essere complessivamente inferiore all’ammontare globale del capitale
sociale.
Quindi la sommatoria dei conferimenti deve essere uguale al capitale sociale.
La partecipazione agli utili è un’entità ideale, un contenitore di diritti.

Categorie di azioni (art. 2348) E’ possibile creare diverse categorie di azioni con distribuzione dei diritti
patrimoniali differenti dal sistema standard, sempre nei limi del patto leonino.

Diritto agli utili e alla quota di liquidazione (art. 2350) Il diritto agli utili è proporzionale ma può
essere diverso a seconda delle categorie di azioni.
Si possono creare delle azioni correlate a un determinato affare nel caso di puù oggeti sociali o diversi settori di
attività in cui si ha diritto solo agli utili di quel determinato affare.

Diritto di voto (art. 2351) Ogni azione attribuisce il diritto di voto.


Si possono creare azioni senza diritto di voto o limitate. Per il principio di responsabilizzazione il valore di tali
azioni non può essere complessivamente superiore alla metà del capitale sociale

Prestatori di lavoro (art. 2349 ultimo comma) Si possono attribuire dei titoli partecipativi o strumenti
partecipativi, diversi dalle azioni, ai prestatori d’opera della società che non rendono soci ma danno diritto agli
utili e danno anche dei diritti amministrativi.

Circolazione delle azioni (art. 2355) Il disinvestimento è libero ed è indifferente avere un socio o un altro,
quindi non si deve dar conto agli altri soci del trasferimento delle proprie azioni.

Limiti alla circolazione (art. 2355 bis) Si possono creare dei limiti, dei sistemi che frenano la libera
circolazione con clausole nell’atto costitutivo. Per esempio è possibile prevedere che le azioni siano inalienabili
per un periodo non superiore a 5 anni (per non contravvenire al principio della libera circolazione).
Clausole di limitazione:

• Clausola di prelazione: azioni liberamente trasferibili ma bisogna tener conto prima dei soci. La prelazione
può essere propria o improria, quando il valore delle azioni è determinato da un terzo.

• Clausola di gradimento: il terzo, per diventare socio, deve superare l’esame dell’assemblea o dei vari organi
sulla base di una valutazione obiettiva. Il mero gradimento, o motivazione soggettiva, è efficace solo se si
prevede un obbligo di acqusito a carico della società o dei soci.

• Azioni riscattabili: quando i soci si conservano il diritto di riscattare le azioni.

Oltre alle azioni è possibile effettuare apporti, ossia elementi che vanno a patrimonio e che in cambio danno
utili, oppure sottoscrivere delle obbligazioni, dei prestiti veri e propri, dei finanziamenti, che vengono utilizzati
come strumenti di attrazione dei capitali.

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2.6 Società per azioni (artt. 2325 ss.) 2 SOCIETÀ

2.6.5 Organizzazione della società

La società si può organizzare in tre modi:

Sistema Comando Gestione Controllo

Tradizionale Asemblea Consiglio di amministrazione Collegio sindacale


Dualistico Asemblea (comando limitato) Consiglio di gestione Consiglio di sorveglianza (con funzioni di assemblea)
Monistico Asemblea Consiglio di amministrazione Comitato (interno all’amministrazione)

Tabella 1: Organizzazione della società

Nel sistema dualistico il consiglio di sorveglianza approva il bilancio, controlla con massima autonomia e assume
parte dei poteri dell’assemblea, quali la nomina e la revoca degli amminsitratori, i quali andranno a formare il
consiglio di gestione. I soci sono distanti dalla gestione.
Nel sistema monistico si possono attribuire le funzioni del collegio sindacale a parte degli amministratori i quali
svolgeranno il controllo all’interno formando un comitato.

2.6.6 L’assemblea (artt. 2363 ss.)

E’ l’organo sovrano, la riunione in cui i soci decidono su argomenti posti alla loro attenzione. Le decisioni si
prendono enlla riunione dove ognuno pesa in base alle proprie azioni a maggioranza. L’assemblea nomina gli
amministratori e il collegio sindacale, approva il bilancio (art. 2364). Può modificare l’atto costitutivo se in
forma straordinaria e con maggioranze più elevate e con forma notarile.
Nel caso di decisione particolarmente incisiva il socio dissenziente può recedere dalla società (Art. 2437)
L’assemblea viene convocata dagli amministratori ogni anno per l’approvazione del bilancio. La forma della
convocazione deve essere ufficiale, con raccomandata con ricevuta di ritorno almeno otto giorni prima dell’as-
semblea. Deve essere precisato il luogo della riunione, l’ora e il giorno e l’argomento posto all’ordine del giorno
(art. 2366).

Assemblea Totalitaria E’ possibile che l’assemblea non sia convocata ma valida quando tutti i soci sono
presenti e vi parteciano tutti gli organi.

Maggioranze (artt. 2368 e 2369) In generale si decide in relazione all’investimento a maggioranza assoluta
di almeno la metà del capitale sociale. Nell’atto costitutivo si possono però prevedere delle maggioranze diverse.
Le decisioni della maggioranza vincolano tutti.

Annullabilità delle deliberazioni (art. 2377) Se la decisione non è conforme alla legge o contrasta con
l’atto costitutivo i soci assenti, dissenzienti o astenuti, che hanno almeno il 5% del capitale, possono impugnare
la decisione entro 90 giorni e quindi far annullare l’assemblea. L’annullamento non ha luogo se la società sana
la delibera (per il principio di conservazione). Nel caso in cui i soci non possano impugnare la delibera hanno
diritto al risarcimento del danno.

Nullità delle deliberazioni (art. 2379) Se l’illecito è eccessivo la delibera può essere impugnata da
chiunque vi abbia interesse entre tre anni dalla sua iscrizione e quindi dichiarata nulla.

2.6.7 L’amministrazione (artt 2380 ss.)

L’assemblea, organo sovrano, sceglie i managers, i quali gestiscono la società e devono soggiacere ad un sistema
di controllo, attraversto le decisioni dell’assemblea o con un ulteriore organo che è il collegio sindacale.

Amministrazione della società (art. 2380 bis) Gli amministratori possono essere soci o non soci, se si
individua una professionalità esterna..
L’amministrazione può essere affidata a un socio, creando così un monopolo della gestione, oppure a più soci,
costituendo un consiglio di amministrazione, in cui si decide a maggioranza per teste (non esiste l’amministra-
zione disgiuntiva). Esiste la possibilità di delegare determinate questioni ad un amministratore delegato, per
evitare lentezza nelle questioni decisionali, però non possono essere delegate tutte le attività.

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2.6 Società per azioni (artt. 2325 ss.) 2 SOCIETÀ

Per la separazione dei poteri gli amministratori non sono tenuti a fare quello che dice l’assemblea, hanno
autonomia decisionale, e devono gestire secondo la professionalità richiesta dalla natura dell’incarico, con elevata
diligenza (criterio di professionalità) (art. 2392).
Se l’amministratore viola la legge o l’atto costitutivo, ha un contegno antigiuridico che causa un danno, si viene
a creare un rapporto patologico tra i soci e gli amministratori, che diventano responsabili, e pertanto la società
o gli eventuali creditori possono chiedere il risarcimento del danno in giudizio. In definitiva gli amministratori
sono responsabili nei confronti della società, dei soci e dei terzi per i danni collegati al loro inadempimento.

2.6.8 Il controllo

Il collegio sindacale è nominato dall’assemblea, è composta da 3 o 5 membri e ha funzioni di verifica di bilancio,


di risultao e di responsabilità su quello ceh fanno gli amministratori e riporta all’assemblea per poter decidere.
Il collegio sindacale deve periodicamente rapportare ai soci, come spia, vigila sul corretto adempimento della
legge e dell’atto costitutivo da parte degli amministratori (art. 2403).
Ha quindi dei poteri ispettivi sulla gestione per poter esercitare il controllo; I sindaci possono porcedere con atti
di ispezione e controllo in qualsiasi momento (art. 2403 bis).
L’attività dei sindaci deve essere effettuata almeno ogni 90 giorni (art. 2404) e può promuovere l’azione di
responsabilità verso gli amministratori. Se il collegio non rispetta i suoi poteri di controllo è responsabile
insieme agli amministratori (art. 2407).
I sindaci possono chiedere l’intervento del tribunale per nominare un amministratore giudiziario per tutelare la
minoranza (art. 2409).

2.6.9 Modifiche dell’atto costitutivo

Non costituisce modifica dell’atto costitutivo il cambio dei soci, per il principio della libera circolazione delle
azioni. Sono invece rilevanti tutte le modifiche che riguardano l’assetto iniziale.
Le modifiche sono assunte a maggioranza dall’assemblea straordinaria e a redigere il verbale deve essere presente
un notaio che deve controllare la conformità alla legge (verbalizzazione notarile) e, inoltre, la modifica deve essere
trascritta nel registro delle imprese, momento in cui la delibera diventa effettiva (art. 2436).
E’ data possibilità ai soci di minoranza di recedere nel caso le delibere siano particolarmente incisive (art. 2437).
Il legislatore disciplina le modifiche:

• Cambio dell’oggetto sociale


• Aumento di capitale sociale

– gratuito (accantonamento degli utili a riserva)


– a pagamento (nuovi conferimenti, con diritto di opzione da parte dei soci)

• Diminuzione di capitale sociale

Aumento di capitale (artt. 2438 ss.) Nel caso di aumento di capitale gratuito si utilizzano gli utili
accantonati a riserva e ciò non comporta alcuna modifica sulle percentuali di partecipazione.
Nell’aumento di capitale a pagamento si effettuano nuovi conferimenti. La società si proietta all’esterno, al
mercato, offrendo partecipazioni in cambio di denaro. In questo caso i soci hanno un diritto di opzione (art.
2441), entro 30 giorni dalla delibera, sui nuovi conferimenti; la società dever rivolgersi prima ai soci. Esercitando
il diritto di opzione si ha anche la prelazione su ciò che non è optato, nel caso in cui gli altri soci non vogliono
effettuare nuovi conferimenti.
Se i soci non esercitano il diritto di opzione o dall’esterno nessuno partecipa, l’aumento di capitale anche parziale
non vale a meno che non sia stato deliberato nell’assemblea.
Si ha un’eccezione al diritto di opzione se un terzo entra in società conferendo un bene in natura che è necessario
alla società, e di conseguenza non si può applicare il diritto di opzione.
Il diritto di opzione non è valido nel caso in cui vi sia interesse da parte della società a fare entrare un nuovo
socio per qualità personali.
Entrambe le eccezioni devono comunque essere spiegate con un’apposita relazione.

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2.7 Società a responsabilità limitata (artt. 2462 ss.) 2 SOCIETÀ

Riduzione di capitale (art. 2445) La riduzione può essere:

1. Volontaria con restituzione ai soci.


in questo caso i creditori possono opporsi laddove questa riduzione li possa pregiudicare. E’ necessario
inoltre indicare le ragioni e le modalità della riduzione. La riduzione è possibile solo dopo 90 giorni
dall’iscrizione al registro delle imprese della modifica dell’atto costitutivo.
2. Riduzione per perdite (art 2446).
Se i risultati di esercizio hanno corroso le attività e ci sono statae perdite si deve dire che il capitale è
diminuito in conseguenza delle perdite e non si possono distribuire utili. Se la perdita supera un terzo
del capitale sociale, l’amministratore deve convocare l’assemblea che può deliberare una diminuzione del
capitale sociale oppure attendere un anno per reintegrare il capitale, nel caso di perdita temporanea. Se
nell’esercizio successivo non si reintegrano le perdite l’assemblea ordinaria deve obbligatoriamente ridurre
il capitale. Se l’assemblea non interviene, può farlo il collegio sindacale.
Se per perdita di oltre un terzo del capitale questo si riduce al di sotto del valore minimo legale (art.
2447) si deve deliberare la riduzione e contestualmente l’aumento di capitale. Oppure si deve trasformare
la società in Società a responsabilità limitata, altrimenti la società entra in liquidazione e si scioglie (art.
2484)

2.7 Società a responsabilità limitata (artt. 2462 ss.)


Con la società a responsabilità limitata il legislatore cerca di affidare ai singoli un modello duttile, con struttura
organizzativa vicina al modello delle società di persone e responsabilità delle società per azioni.
In questa società la figura del socio è centrale. E’ un modello polimorfo a geometria variavile. Con l’autonomia
si può modellare la società avvicinandola alla società di persone, con specifiche nell’atto costitutivo. In definitiva
non esiste un’unica società a responsabilià limitata, ma varie e diverse a seconda della modellazione.
Il controllo è in capo al socio mentre il collegio sindacale si inserisce solo quando il capitale sociale è alto.
I criteri di formazione del capitale sociale però sono quelli delle società per azioni.
Quindi le caratteristiche sono:

• Autonomia
• Valenza centrale del socio

• Conferimento secondo disciplina delle società per azioni

L’atto costitutivo deve essere pubblico e la società nasce dopo l’iscrizione presso il registro delle imprese.
I conferimenti possono essere (art. 2464):

1. denaro

2. beni in natura, per i quali è necessaria una relazione di un esperto per la determinazione dei valori.
L’esperto può essere scelto dai soci a differenza delle spa.

3. servizi, in questo caso il valore delle prestazioni deve essere garantito da fideiussione o pollizza assicurativa.

Dai conferimenti si ottiene la partecipazione sociale che può essere non proporzionale al conferimento. Si
possono attribuire al singolo socio particolari diritti (amministrazione, diritto di veto su alcune operazioni,
diritto particolare di vendita di immobili, diritti particolari relativi agli utili, ecc) (art. 2468). La partecipazione
non è un azione ma una quota. E’ inoltre necessario rispettare il patto leonino.
La responsabilità degli amministratori è identica a quella delle società per azioni, però insieme agli ammini-
stratori rispondono anche i soci che hanno sottoscritto gli atti (a potere corrisponde responsabilità)

L’amministrazione (art. 2475) In caso di più amministratori, salvo alcuni atti, si può scegliere il consiglio
di amministrazione o l’amministrazione disgiuntiva dei soci, congiuntiva o mista.

Il controllo (art. 2476) Il collegio sindacale non è necessario e il controllo è in capo ai soci.

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3 LE PROCEDURE CONCORSUALI

Il comando Si decide a maggioranza con peso in funzione alla partecipazione, salvo eccesioni, in assemblea
o, entro determinati limiti, attraverso una manifestazione di volontà con consenso espresso per iscritto.

Finanziamenti dei soci (art. 2467) Nel caso in cui i soci finanziano la società in un momento in cui la
società ha un deficit patrimoniale o c’è una ragionevole ipotersi di conferimento, il socio non è un creditore
qualunque, ma diventa creditore postergato, riceve i soldi succesivamente agli altri creditori. Questa regola è
applicabile anche alle società per azioni.

3 Le procedure concorsuali
Nel caso in cui l’azienda fronteggi un periodo di crisi, le soluzioni concordatarie tendono a evitare il fallimento
sì da consentire, all’imprenditore, di prospettare ai creditori soluzioni ceh consentano il superamento della crisi
d’impresa, senza che questo comporti, a suo carico, la perdita della disponibilità del patrimonio.
Il fallimento, invece, attua in intervento incisivo sul patrimonio del debitore il quale ne perde la disponibilità afin-
ché lo stesso sia gestito da appositi organi a cui demandare l’obiettivo, in conreto, di realizzare la soddisfazione
dei creditori.

3.1 I presupposti della gestione normativa della crisi d’impresa


Dall’art. 1 della Legge fallimentare si evince che essa disciplina solo gli imprenditori commerciali di determinate
dimensioni, che abbiano determinati requisiti di ordine economico patrimoniale e che si trovino in uno stato di
crisi o di insolvenza.

3.1.1 Presupposti soggettivi

Il fallimento e le soluzioni concordatarie si applicano solo all’imprenditore commerciale che non sia ente pubblico
che abbia superato almeno uno dei seguenti limiti:

1. avere avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento o dall’inizio del-
l’attività se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore a
300.000 euro
2. avere realizzato, in qualunque modo risulti, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di
fallimento o dall’inizio dell’atività se di durata inferiore, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo
non superiore a euro 200.000

3. avere un ammontare di deviti ache non scaduti non superiore a euro 500.000.

Inoltre, i debiti scaduti e non pagati non devono essere inferiori a 30.000 euro.
Infine l’imprenditore commerciale non deve aver cessato la propria attività da più di un anno (fa fede la data
di cancellazione dal registro delle imprese).
E’ imprenditore commerciale un qualsiasi imprenditore che non sia imprenditore agricolo ossia che non rientri
nella definizione di cui all’art. 2135 c.c..
Gli imprenditori e le società irregolare possono sempre essere dichiarati falliti.

3.1.2 Presupposti oggettivi

L’impresa deve essere in situazione di crisi o di insolvenza.


Nel caso di crisi si può dare corso al concordato preventivo, agli accordi di ristrutturazione e ai piani di
risanamento e l’imprenditore non può essere dichiarato fallito.
Nel caso di insolvenza l’imprenditore può essere dichiarato fallito ma ha anche accesso alle ipotesi concordatarie
con finalità di superamento dell’insolvenza.

Insolvenza (art. 5 l.fall.) E’ una situazione dell’imprenditore commerciale il quale non è più in grado di
soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni. Si manifesta con inadempimenti o altri fatti esteriori.

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3.2 Il concordato preventivo (artt. 160 ss. l. fall.) 3 LE PROCEDURE CONCORSUALI

Crisi Non viene fornita una precisa definizione di crisi e il concetto deve essere ricostruito tramite i principi
dell’economia aziendale.
L’imprenditore è in grado di soddisfare regolarmente le obbligazioni, ma vive una condizione di difficoltà
economico-finanziaria.
Stadi della crisi:

• fase di incubazione

• fase di preallarme, crisi latente


• crisi diffusa, squilibri settoriali, controllabile e sanabile

• crisi acuta, patologica, disfunzioni generalizzate, squilibrio globale, incontrollabile e ineliminabile.

3.2 Il concordato preventivo (artt. 160 ss. l. fall.)


Il concordato preventivo è un accordo, dal contenuto atipico, la cui causa è l’eliminazione della crisi o dell’in-
solvenza sulla socrta di un piano elaborato dal debitore su cui ha avuto modo di esprimersi, sotto il controllo
del tribunale, la maggioranza dei creditori.

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