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sezione 4 It Novecento

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LA GUERRA
La guerra non è nata con I'uomo ma è stata da lui inventata,lo dimo-
stra il fatto che esistono alcuni popoli, come gli eschimesi, che non ne
conoscono neanche il concetto.
La storia ci insegna che la guerra è stata utilizzata per diversi motivi:
per acquisire prestigio, per procurarsi le materie prime necessarie,
per ottenere nuove terre fertili, per procurarsi schiavi e via dicendo.
Essa è legala, quindi, alla "ragion di stato", è voluta dai potenti. Il sol-
dato semplice, chi è in prima linea, molto spesso è costretto a com-
battere una guerra in cui non crede, contro uomini come lui che han-
no solo il colore della divisa differente. Per evitare che si ripetano
nuove tragedie come quelle delle due guerre mondiali, ma anche co-
me quelle che ancora oggi affliggono molte regioni del mondo, oc-
corre che ognuno di noi si impegni per far fiorire una cultura della
pace, cui si può giungere superando f intolleranza e il pregiudrzio e
praticando, invece, una cultura della non-violenza. Ma per poter otte-
nere tutto ciò è anche necessario rompere la catena del commercio
non equo e non solidale con i Paesi del sud del mondo; far sì che le
risorse mondiali vengano distribuite in modo eguale; ridurre la pro-
duzione e il commercio delle armi; bloccare o limitare lo sfruttamen-
H. Rousseau, Allegoria della guerra. to irrazionale dell'ambiente; promuovere il "villaggio globale" e il ri-
Così I'autore del quadro, all'inizio spetto dei diritti che tutti gli uomini hanno, "senza distinzione di raz-
del Novecento, awertendone i primi za, sesso, lingua e religione", come si legge in tutte le costituzioni dei
sentori, testimonia la sua idea sulla
guerra, la nuova catastrofe che si Paesi più avanzati.
profila all'orizzonte del panorama La canzone che vi proponiamo in apertura di questa unità è un canto
europeo e mondiale. storico della Prima Guerra Mondiale. Esprime le ul-
time volontà di un capitano che, pochi istanti pri-
ma di morire, chiama i suoi soldati per dettare loro
il suo testamento: lasciare simbolicamente il pro-
prio corpo alle persone e agli ambienti che più ha
amato. E una grande testimonianza d'amore, quel-
la di chi dà la vita per i propri amici e per iI pro-
prio Paese. Ascoltate e cantate voi sulla base.

Et capitan
de [a compagnia

60
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u.d.a.4 La guerra

Et caPitan de [a comPagnla

ElcaPitan de la comPagnia
el'è ferito e sta Per monr
a
el manda dire ai suoi alPini
perché lo vengano a ritrovar'

I suoi alPini ghe manda a dire


che non han scarPe Per camminar'
"0 con le scarPe o senza scarPe
i miei aiPini livoglio qua"'

"Cosa comanda sior caPitano


che noi adesso semo arrivà?"
"E io comando che il mio corPo
in cinque Pezzi sia taglià'

ll Primo Pezzo alla mia Patria'


sàcondo Pezzo al Battaglion'
e ilterzo Pezzo alla mia Mamma
che si ricordi del suo figliol'

ll quarto Pezzo alla mia bella


che si ricordi del suo Primo amor'
Uultimo Pezzo alle montagne
che lo fioriscano di rose e fior"' M. Chagall, ll soldato che beve'

Dopo la Prima Guerra Mondiale ebbe molto successo La leggenda


del Piaae, Ltfia cartzone diffusa nel791.9 a gtJerra ormai conclusa. Es-
sa non è stata scritta dal e per il popolo, ma da chi in quella guerra
aveva creduto, e venne utllizzata per entusiasmare gli italiani che an-
che da quella guerra vinta uscivano "battuti": era giunto il momento di
ricostruire ed era opportuno esaltare le gesta eroiche che i soldati ita-
liani avevano compiuto al fronte . La canzone vuole quindi celebrare la
vittoria, far dimenticare le atrocità, le sofferenze, i lutti, nascondere le
ragioni profonde che, dietro labandiera dell'ideale patriottico, avevano
fatto scoppiare 7a guerra.
La musica, molto "energica", è a tempo di marcia e, soprattutto una
cellula ritmica particolare, la cellula puntata, ve ne dà f idea:

Durante I'ascolto (che propone solo la prima e la quafta strofa) evi-


denziate sullo spartito tutte le cellule puntate.
Riascoltate poi il brano una seconda volta e battete le mani in corri-
spondenza delle cellule puntate. Potrete procedere dividendovi in
quattro gruppi e alternandovi (due pentagrammi per ogni gruppo).

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sezione 4 lI Novecento

r.i." ;,;;;
W-rm r, . o r,,,.. o

ll Piave mormorava calmo e placido al Profughi ovunque dai lontani monti Si vide il Piave rigonfiar le sponde
passaggio venivano a gremirtutti i suoi ponti, e come i fanti combattevan I'onde.
dei primi fanti ilventiquattro maggio. s'udiva allor dalle violate sponde Rosso del sangue del nemico altero
[esercito marciava per raggiunger sommesso e triste il mormorio de l'onde. il Piave comandò: "lndietro vai
la frontiera Come un singhiozo in quell'autunno stranierol"
per far contro rl nemico una barriera! ner0,
lndietreggiò il nemico fino a Trieste
il Piave mormorò:"Non passa lo
Muti passaron quella notte i fanti, fino a Trento
straniero!"
tacere bisognava e andare avanti. e la Vittoria sciolse l'ali alvento!
S'udiva intanto dalle amate sponde E ritornò il nemico, per I'orgoglio Fu sacro rl patto antico, tra le schiere

sommesso e lieve il tripudiar de l'onde. e per la fame furon visti


Era un presagio dolce e lusinghiero, volea sfogar tutte le sue brame. risorgere 0berdan, Sauro e Battisti!
il Piave mormorò: "Non passa lo Vedeva il piano aprico di lassù: voleva
lnfranse alfin l'italico valore
straniero!" anc0ra
le forche e l'armi dell'lmpiccatorel
sfamarsi e tnpudiar come allora!
Ma in una notte triste si parlava Sicure lAlpi, libere le sponde,
ditradimento "No'ldise il Piave. "No'i dissero ifanti, e tacque il Piave, si placaron l'onde.
e il Piave udiva l'ira e lo sgomento. "Mai piir il nemico faccia un passo Sul patrio suolo vinti itorvi lmperi,
Ah quanta gente ha visto venir giit, avanti!" la Pace non trovò né oppressi, né
lasciar il letto stranieri.
per I'onta consumata a Caporetto!

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sezione 4 l[ Novecento

La Prima Guerra Mondiale è stata definita "La Grande Guerra" proprio


perché è stata la prima a r.edere mobilitata una grande moltitudine di
persone. Si volle credere che con essa fossero finite le atrocità che una
guerra di queste dimensioni provocava non solo tra i militari al fronte,
ma anche fra i civili. Presto i contrasti, che non erano stati eliminati,
ma solo coperti da un lie'n,e velo, riesplosero e portarono, dopo non
molti anni, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, ancora più
atroce e più distrutti\.a della precedente.
Già tra il'36 e 1l'39.la Germania hitleriana sperimentò le sue nuove
3H armi durante la guerra civile spagnola. Le conseguenze furono di-
sastrose. Molti inteilettuali resero testimonianza delle carneficine che
la guerra a\reva poftato tra la popolazione iberica. Anche gli artisti ispi-
rarono molte loro opere a questo dramma: la più significativa è il di-
pinto Guerttica, realizzato da Pablo Picasso.
Questo quadro rievoca il bombardamento, a\.venuto nel 1937, della
cittadina di Guernica, un piccolo centro della Biscaglia,Ia regione spa-
gnola che si affaccia sul golfo omonimo. Fu un episodio molto brutale
e di inaudita violenza. Picasso volle, attraverso quest'opera, protestare
contro l'inutile massacro che è la guerra. Osservate bene i colori. Sono
impiegati solo il bianco, il grigio e il nero, tinte che rappresentano la
morte e la desolazione. Osservate le figure: esse appaiono deformate;
Carriarmati della Wermacht nel 1943. l'impressione che si ha è di disperazione e di morte.

Pure i compositori espressero nei loro lavori i sentimenti e le emozio-


ni che la gterra suscitava in loro; il brano che vi proponiamo è un
esempio che ci fa capire come anche con la musica sia possibile de-
scrivere le sensazioni dell'animo umano.
Ascoltando la Sinfonia n. 7, composta da Dmitrij Schostakovic
(1906-1975) nel 1,941, (durante l'invasione della Russia da parte degli
P. Picasso, Guernica.
ll bombardamento di Guernica
eserciti tedeschi e italiani), noterete che il brano è caratterizzato da
sconvolse il mondo intero. un tema di marcia che assume caratteri sempre diversi a seconda del-
Pablo Picasso volle in questo dipinto la strumentazione, della dinamica e di alcune variazioni di cui viene
mettere in rilievo le distruzioni
causate dalla guerra.
fatto oggetto. La melodia è accompa gnata da un ostinato ritmico. La
parte centrale, quella in-
trodotta da un pianissi-
mo del solo tamburo. è
indicata dall'autore co-
me "la guerra che si av-
vicina". Il ritmo del tam-
buro accompagna in
modo ossessionante tut-
ta la parte. Su questo rit-
mo ostinato, violini e
viole annunciano un te-
ma militaresco, cono-
sciuto come "tema nazi-
sta", che vuole evocare
I' incalzante avanzata de-
gli invasori.

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sezione 4 lI Novecento

La guerra non è solo quella che si combatte fra etnie di-


verse. Molte sono le guerre fratricide e quella a noi più vi-
cina è statala guerra partigiana. Ebbe inizio subito dopo la
firma dell'armistizio chiesto dall'Italia e firmato in Sicilia l'8
settembre 1.943. L'Italia era divisa in due. Quella meridio-
nale, in cui le truppe alleate avanzavano, e quella setten-
trionale, sotto il piede dei nazifascisti. Molti furono i gio-
vani disertori ma anche i ragazzi che, non ancora quindi-
cenni, abbandonarono i loro cari per salire sulle montagne
e dare vita alla guerriglia parligiana per cacciare il nemico
dal territorio italiano e riportare la libertà. La mancanza di
me zzi, l' ine sperie nza, la cattiv a or ganizzazione cau s arono
molti morti, ma l'azione di questi combattenti, che andava
al di là del colore di una bandiera partitica, portò alla libe-
razione dell'intero territorio nazionale, che awenne il 25
aprile 7945.
R. Guttuso, disegnodella raccolta
A questo periodo storico si attribuiscono molti canti che al-
Gott mit uns @io con noi), lietavano i soldati malnutriti e male arm ti nei momenti di tregua. Altre
del 1945. canzoni sono un tributo alle loro azioni eroiche. Eroi senza nome, eroi
Un cumulo di corpi anonimi e
inermi affollano il dipinto,
di una storia con la "s" minuscola, ma non per questo meno importanti
un fiume scorre ai loro piedi: per la realizzazione di un'idea.
il sacrificio non vano del loro La prima caflzone che vi proponiamo ci riporta a quegli anni e a quel-
sangue giungerà al mare,
alla libertà.
la guerra: i partigiani che avevano organizzato la Resistenza sulle mon-
tagne trovavano, nelle parole di questa canzofle, una descrizione del-
la loro storia: la patria occupata dall'invasore, il desiderio di combatte-
re per liberarla anche a costo di perdere la vita.
Il canto sarà sicuramente a voi noto e si intitola: Belln ciao. Ascoltate
e poi cantate e suonate sulla base.

ascotto bs§
Betla ciao det brano

o
:
SePPellire lassu in montagna'
Una mattina mi son alzato' ciao ciao'
ciao ciao' o bella ciao, belia ciao, bella ciao
-
o bella ciao, bella ciao, bella ciao SePPellire lassu in montagna
Una mattina mi son svegliato
sotto I'ombra di un belfior'
e ho trovato I'invasor'
E le genti che Passeranno'
O Partigiano Portami via' ciao ciao ciao'
clao clao' o bella ciao, bella ciao, bella
o bella ciao, bella ciao, bella ciao E le genti che Passeranno
: 0 Partigiano Portaml vla mì diranno che belfior'
: che mi sento dl morlr'

t E se io muoio da Partigiano'
E questo è il fiore del Partigiano'
ciao ciao ciao-
! o bella ciao, bella ciao, bella ciao
ciao ciao' -
o bella ciao, betla ciao, bella
E questo è il fiore del Partigiano
L E se muoio da Partigiano morto Per la libertà.
tu mi devi sePPellir'
I
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u.d.a. 4 La guerra
--
Il secondo canto è intitorato Fiscbia
il uento.I vorontari che combat_
tevano per la libertà sognavano un
futuro di giustizia, ,., io.rt.. que_
sto, che è rimasto solo ùn sogno.

l'"T;':",,," Fischia it vento

Fischia il vento urla la bufera


scarpe rotte eppur bisogna andar
a conquistare la rossa primavera
2 volte
dove sorge il sol dell'awenir.

0gni contrada è patria del ribelle,


ogni donna a lui dona un sospir;
nella notte lo guidano le stelle
2 volte
forte il cuor e il braccio nel colpir.
Se ci coglie la crudele morte
dura vendetta verrà dal partigian;

neffi
ormaisicura è già la dura sorte
2 volte
del fascista vile e traditor.

Cessa ilvento, calma è la bufera


torna a casa ilfiero partigian
sventolando la rossa sua bandiera;
2 volte
vittoriosi alfin liberi siam.

proposte operative

&
u.a.a. [+

Dopo aver letto attentamente itesti


d-elle due canzoni, provate a
esprimere' facendo riferimento alle proposte evidenziare che cosa esse vogriono
ra Mondia]e. operative di pagina os rijuìioànti i canti dera prima
Guer- lt
.u

o
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sezione 4 lI Novecento

Tra gli intellettuali che non vollero chiudere gli occhi davanti alla real-
tà della guerra troviamo, come già detto, Dmitrij Schostakovic, l'autore
della Sinfonia n. 7, che vi abbiamo presentato a pagina 64.
Il musicista, la cui richiesta di essere arruolato come volontario per an-
dare a combattere era stata respinta, volle fare ugualmente qualcosa
per la caLlsa nazionale e pensò di comporre una musica che doveva in-
citare gli animi alla lotta e alla resistenza. il primo movimento della
sinfonia venne composto a Leningrado (attuale San Pietroburgo) men-
tre sulla città assediata infuriava un terribile bombardamento. La sinfo-
nia, che venne poi dedicata all'eroica resistenza di quella città, è di-
ventata per il mondo intero il simbolo della resistenza sovietica all'oc-
cupazione dei nazisti. Presentata a Leningrado, quando ancora la città
I
era assediata, riscosse un immediato successo di cui si parlò fin sull'al-
I tra sponda dell'Oceano Atlantico; la partitura venne microfilmata e
giunse negli Stati Uniti dove il grande direttore d'orchestra Arturo To-
scanini ebbe l'onore di dirigerne la pri-
ma esecuzione americana.
In un'intervista radiofonica, tealizzata
: poco dopo la conclusione di questo Ia-
voro, il musicista così parlava di quella
I sinfonia e raccontava quali erano il suo
spirito e Io spirito degli abitanti di Le-
ningrado durante l'assedio delle truppe
naziste.

da un'intervista radiofonica
Un soldato russo appostato tra le
I rovine di una casa di Leningrado
a Dmitrij Schostakovic
durante l'assedio della città.
l.l-i
come ra personificazione musicale
il ra mia «settima Sinfonia», concepita
Nei primi giorni cardi di rugrio, incominciai Né re servagge incursioni aeree'
ideare dera guerra per.ra patria..il ravoro mi assorbì compretamente.
der supremo delle idee musicali'
assediata fo*'uno frenare ilflusso
né la dolorosa atmort.*ii una città aila guerra. cercai di esprimere
«sinfonia»'riaffermano ra vita in opposizione
il secondo e irterzo *orr.n,o deila deila guerra' È una polemica' se
che [arte, ra retteratura e ra scienza devono avanzare a dispetto
ra convinzione ,,quando cannoni tuonano la Musa tace'i
i
:\ volete, contro t,attermaiioÀe che dei precedenti' E la
o.oi.uto ara nostra';ìii.;. È r.'immediata à rogica continuazìone
, quarto movimento, poi, c
sopra la tirannide mostruosa'
saggerru ,uii, foilia, der nobire umanesimo
a

vittoria deila ruce suile tenebre, deila fortezza imprendibire, Iintera


popolazione
,! u qu.riu ,usica, t_eninEado era trasformata in una
Mentre ravoravo gri aitri interessi' Eppure' trovai che
der .ornàii.r., sembrò cnà ta guerra avesse soppiantato tutti
;! imparò r,arte che la
Capii' com-e non mai prima d'allora'
l+
It non era così, la rur, o*ì'àon.*itititrr*oni.iil;;;;;stracoima'
una genuina necessità'
il musica, come ogni arte, è per l'uomo

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r.o.a.4 La guerra

La poesia che segue, di Salvatore Quasimodo, testimonia f impegno ci-


vile del poeta e ben si riallaccia a quanto sostene\.a Schostakovic nel-
la sua dichiarazione radiofonica. cioè che non è r-ero che "quando i
cannoni tuonano, la Musa tace''. La \'lusa è I'arte. e l'arte der-e farsi
portavoce degli eventi storici.

di SaLvatore 0uasimodo

lnvano cerchi tra la Polvere,


Dovera mano, la città è morta'
E morta:s'è udito I'ultimo rombo
sutcuore del Naviglio' E l'usignolo
è caduto dall'antenna, alta sul
convento,
dove cantava Prima del tramonto'
Non scavate Pozzi nei cortili:
i vivi non hanno Più sete'
così
Nòn toccate i morti, così rossi'
gonfi:
iasciateli nella terra delle loro case:
la città è morta, è morta'

La guerra è distruzione e morte. Milano, Caen, Hiroshima: luoghi diversi,


realtà uguali. Nella foto la citta di Caen (Francia) dopo i combattimenti del
'44 che portarono alla sua liberazione e alla speranza fl'abbraccio dei
bambini) in un futuro migliore.

Dopo aver letto il brano di Schostakovic e la poesia di Quasimodo, provate a chiedervi:

che cosa pensava la popolazione di Leningrado quando affluiva alla Sala dei Concerti, nelle pause
della difesa della sua città;
che cosa suggeriva lo strazio portato dalla guerra ai milanesi dopo il bombardamento dell'agosto
1 943.

È giusto, secondo voi, che I'arte continui anche quando il nemico occupa la terra dove viviamo?

A vostro parere, a che cosa serve I'arte? Avrebbe senso la vita dell'uomo se gli fosse tolta la possibilità
di usare e di esprimere [anche attraverso l'arte) il proprio pensiero? Discutetene con i compagni.

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