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DIRITTO DEL LAVORO 15/5/2020

Continuazione diritto sindacale, art39

Capitolo primo: Nozione ed origine del diritto sindacale.


1. La nozione di diritto sindacale - Il diritto sindacale è quella parte del diritto del
lavoro che regola l'attività e l'organizzazione dei sindacati e, cioè, delle tradizionali
associazioni volontarie dei lavoratori dei datori di lavoro che si caratterizzano, rispetto a
tutte le altre associazioni ancorché costituite dagli stessi soggetti, in quanto la loro
attività consiste nella stipulazione del contratto collettivo e, per il sindacato dei
lavoratori, anche nella proclamazione dello sciopero o di altre forme di lotta sindacale.
Oggi l'attività sindacale ha superato i tradizionali confini della gestione dei rapporti
individuali di lavoro.
La tradizionale nozione del diritto sindacale può essere mantenuta ferma essendo qui
sufficiente l'indicazione di alcuni aspetti di quei fenomeni e la presa d'atto di quella
tendenza e della conseguente possibilità di una diversa definizione. L'esposizione che
segue riguarderà la struttura e l'azione dei sindacati dei pubblici dipendenti posto che, a
seguito della c.d.
privatizzazione del pubblico impiego e della conseguente evoluzione della disciplina che
li riguarda, quei sindacati hanno assunto una posizione sono chiamati ad assolvere il
funzioni per molti aspetti identiche a quelle dei sindacati dei lavoratori dipendenti ai
privati.
 
Il diritto sindacale, anche se inteso nella sua più tradizionale accezione, si caratterizza
per essere il prodotto di un'interpretazione giurisprudenziale in funzione normativa e
dell'opera della dottrina.
Il diritto sindacale è stato definito da un autorevole insegnamento un " diritto senza
nome" in quanto manca una disciplina legislativa, non avendo il legislatore ordinario
data ancora attuazione ai principi espressi dagli artt. 39 e 40 cost.
Il fenomeno sindacale nacque e si sviluppò tra gli operai dell'industria e dell'agricoltura.
Più di recente è il sindacalismo degli impiegati. Ancor più recente è il sindacalismo dei
dipendenti dello stato delle pubbliche amministrazioni.
DIRITTO SINDACALE: SINTESI
 
2. L'origine del sindacato - Nell'ultimo quarto dell'XIX secolo, le profonde
trasformazioni economiche e sociali determinate dalla rivoluzione industriale polvere in
primo piano l'esigenza di una disciplina specifica del contratto e del rapporto di lavoro,
per i quali fino ad allora si riteneva sufficiente il diritto comune dei contratti.
La legislazione ottocentesca nemmeno prevedeva una disciplina propria del contratto di
lavoro. Il codice civile di allora assiduità a vietare l'assunzione dell'obbligo di lavorare
senza termine.
Anche la prima legislazione speciale della materia tendeva più a realizzare l'interesse
pubblico che a tutelare l'interesse dei lavoratori, limitandosi a porre limiti in tema di
occupazione delle donne e fanciulli e di orario di lavoro.
DIRITTO SINDACALE CAPITOLO PRIMO NOZIONE ED ORIGINE DEL DIRITTO
SINDACALE 1.
La nozione di diritto sindacale Per diritto sindacale si intende il diritto che regola
l'attività e l'organizzazione dei sindacati e, cioè, delle tradizionali associazioni volontarie
dei lavoratori dei datori di lavoro che si caratterizzano, rispetto a tutte le altre
associazioni ancorché costituite dagli stessi soggetti, in quanto la loro attività consiste
nella stipulazione del contratto collettivo e, per il sindacato dei lavoratori, anche nella
proclamazione dello sciopero o di altre forme di lotta sindacale. Oggi l'attività sindacale
ha superato i tradizionali confini della gestione dei rapporti individuali di lavoro.
La tradizionale nozione del diritto sindacale può essere mantenuta ferma essendo qui
sufficiente l'indicazione di alcuni aspetti di quei fenomeni e la presa d'atto di quella
tendenza e della conseguente possibilità di una diversa definizione. L'esposizione che
segue riguarderà la struttura e l'azione dei sindacati dei pubblici dipendenti posto che, a
seguito della c.d. privatizzazione del pubblico impiego e della conseguente evoluzione
della disciplina che li riguarda, quei sindacati hanno assunto una posizione sono chiamati
ad assolvere il funzioni per molti aspetti identiche a quelle dei sindacati dei lavoratori
dipendenti ai privati. Il diritto sindacale, anche se inteso nella sua più tradizionale
accezione, si caratterizza per essere il prodotto di un'interpretazione giurisprudenziale in
funzione normativa e dell'opera della dottrina. Il diritto sindacale è stato definito da un
autorevole insegnamento un " diritto senza nome" in quanto manca una disciplina
legislativa, non avendo il legislatore ordinario data ancora attuazione ai principi espressi
dagli artt. 39 e 40 cost. Il fenomeno sindacale nacque e si sviluppò tra gli operai
dell'industria e dell'agricoltura. Più di recente è il sindacalismo degli impiegati. Ancor
più recente è il sindacalismo dei dipendenti dello stato delle pubbliche amministrazioni.
2. L'origine del sindacato Nell'ultimo quarto dell'XIX secolo, le profonde trasformazioni
economiche e sociali determinate dalla rivoluzione industriale polvere in primo piano
l'esigenza di una disciplina specifica del contratto e del rapporto di lavoro, per i quali
fino ad allora si riteneva sufficiente il diritto comune dei contratti. La legislazione
ottocentesca nemmeno prevedeva una disciplina propria del contratto di lavoro. Il codice
civile di allora assiduità a vietare l'assunzione dell'obbligo di lavorare senza termine.
Anche la prima legislazione speciale della materia tendeva più a realizzare l'interesse
pubblico che a tutelare l'interesse dei lavoratori, limitandosi a porre limiti in tema di
occupazione delle donne e fanciulli e di orario di lavoro. I lavoratori ben presto si resero
conto che la debolezza economica e sociale che caratterizzava la posizione di uno di loro
nei confronti del proprio datore di lavoro poteva essere superata esclusivamente con una
azione collettiva. Nacque così il sindacato che è la volontaria, e perciò libera,
associazione dei lavoratori alla quale è affidata alla tutela degli interessi collettivi di
questi. L'associazionismo operaio fu osteggiato a lungo dallo stato sia per la sua
connessione con movimenti politici ritenuti eversivi dell'ordine pubblico, sia per l'idea
che l'azione coalizzata dei lavoratori potesse impedire lo spontaneo equilibrio del
mercato. Il sindacato crebbe tanto che già aveva acquistato una notevole capacità di
pressione sul datore di lavoro ed avevo ottenuto riconoscimenti dell'ordinamento
giuridico. 3. L'azione sindacale nel periodo pre corporativo Anche il sindacato italiano
impose il suo riconoscimento alla controparte mediante lo sciopero che è il tipico mezzo
di lotta sindacale. Lo sciopero era considerato un delitto e lavoratori scioperanti
perseguiti penalmente. Sono secondo momento, quando il movimento sindacale si era
maggiormente diffuso, lo sciopero viene tollerato essendone esclusa la rilevanza penale.
Tuttavia, l' astensione dal lavoro continua ad essere considerata un inadempimento
dell'obbligazione di lavorare e repressa con vari forme di intimidazione e di rappresaglie.
L'azione sindacale,se pure realizzava momenti di lotta, tendeva alla stipulazione del
contratto collettivo con il quale venivano soltanto determinate le retribuzioni minime che
il lavoratore di lavoro si obbligava a derogare ai suoi dipendenti ( contratto di tariffa). Il
contratto collettivo non solo era uno strumento nuovo, ma soprattutto era uno strumento
forgiato dalla stessa realtà sociale, in quanto non era né previsto né regolato dalla legge.
I suoi effetti dovevano essere individuati avendo esclusivamente riguardo al diritto allora
vigente e al diritto comune dei contratti. Restò impossibile estendere l'efficacia del
contratto collettivo al di là dei singoli lavoratori iscritti al sindacato stipulante; rispetto ai
datore di lavoro non iscritti ai sindacati stipulanti, il contratto collettivo - come res inter
alios acta - non era idoneo a produrre effetti giuridici, secondo la regola generale per cui
il contratto ha effetto soltanto per i soggetti che ne sono parti. Al contratto collettivo, in
assenza di una legge che ne prevedesse effetti adeguati alla sua funzione, non poteva
essere attribuita che un'efficacia obbligatoria. La tutela realizzata con il contratto
collettivo non può essere considerata efficace se la disciplina del rapporto di lavoro con
esso dettata non si applica a tutti rapporti di lavoro e può essere derogata. Tanti problemi
trovarono soluzione nella giurisprudenza dei collegi probivirali che, nell'esercizio delle
loro funzioni di equità, e se però assegnare rilevanza alla contrattazione collettiva,
assumendola a punto di riferimento per la decisione dei singoli casi concreti. 4. Il
sindacato dell'ordinamento corporativo All'avvento del fascismo, il movimento sindacale
costituì un momento di resistenza al nuovo regime. Il fascismo utilizza il sindacato come
strumento per realizzare la sua politica di ordine pubblico e lo inserì nell'organizzazione
stessa dello stato. L'organizzazione sindacale corporativa aveva come presupposto il
concetto di categoria professionale; questa era configurata come l'insieme di tutti i
soggetti ( datori e prestatori di lavoro) che operano nello stesso settore della produzione.
Le categorie professionali erano individuate e definite per legge. Tutti soggetti che
appartenevano alla stessa categoria professionale erano considerati da leggi titolari dello
stesso interesse collettivo professionale. Per ogni categoria professionale era ammesso il
riconoscimento giuridico di una sola associazione sindacale, per i datori di lavoro, e di
una sola associazione sindacale, per i lavoratori. Il contratto collettivo stipulato dei
sindacati corporativi era efficace nei confronti di tutti gli appartenenti alla categoria
professionale, proprio perché sindacati agivano come rappresentanti legali di chiunque
facesse parte di quest'ultima.

Il contratto collettivo corporativo, in quanto destinato a perseguire interessi pubblici, e


era annoverato tra le fonti di diritto e e era inderogabile se non a favore dei lavoratori
(art.2077 cc). Peraltro, lo stato, onde garantire il perseguimento dei fini pubblici affidato
a sindacati corporativi, si riservava il potere di revocare i dirigenti sindacali e esercita
poteri di vigilanza di tutela sull'attività delle associazioni sindacali corporative. Il
sindacato dei datori di lavoro e quello contrapposto dei prestatori di lavoro costituivano
la "corporazione", organo chiamato a realizzare l'organizzazione unitaria delle forze di
produzione e a designare, insieme con il consiglio nazionale del partito fascista, i
membri della camera dei fasci e delle corporazioni, che costituì la camera dei deputati. Il
sistema corporativo prevedeva una magistratura e del lavoro in sede collettiva; alla
magistratura decideva le controversie giuridiche e cioè, le controversie in materia di
interpretazione e di applicazione della legge e dei contratti collettivi corporativi; poteva
essere chiamata anche decidere le controversie collettive economiche che concernevano
le richieste di nuovo condizione di lavoro.
Previsione di tale competenza giurisdizionale consentì di sanzionare penalmente sia lo
sciopero dei lavoratori che la serrata dei datori di lavoro. 5. Il sindacato nella
costituzione repubblicana Caduto il regime fascista vennero soppresse le corporazioni e
seguirono la stessa sorte sindacati corporativi. Vennero costituiti i nuovi sindacati, libera
espressione degli interessi dei lavoratori. Si tornò anche ad esercitare lo sciopero; i
sindacati si trovarono ad operare in una situazione analoga a quella che aveva
caratterizzato il periodo precorporativo. La costituzione repubblicana, entrata in vigore il
1 ° gennaio 1948, contiene due disposizioni specificatamente relative alla materia
sindacale: a) l'art. 39 cost : stabilisce il principio fondamentale per cui l'organizzazione
sindacale è libera. Tale principio segna il ripudio della concezione corporativa e della
concezione secondo la quale il sindacato appartiene a all'organizzazione pubblica ed è
destinato a perseguire interessi pubblici. Libera può essere soltanto una organizzazione
privata e libero passo soltanto il perseguimento di interessi privati. Tale articolo traccia
le linee di un nuovo sistema che avrebbe dovuto prevedere la registrazione di una
pluralità di sindacati per ogni categoria professionale e la possibilità, per essi, di
stipulare contratti collettivi efficaci per tutti gli appartenenti alla categoria. b) art. 40 cost
: stabilisce l'un altro regime fondamentale del diritto sindacale repubblicano per cui il
diritto di sciopero si esercita nell'ambito delle leggi che lo regolano. Principio anche
questo che segna il ripudio della concezione corporativa. Solo la seconda delle due
disposizioni di cui ora si è fatto cenno ha trovato attuazione ad opera del legislatore
ordinario. 6. Il sindacalismo dei dipendenti pubblici I sindacalismo dei dipendenti da enti
pubblici economici, prove perché questi erano già stati considerati come espressione
dall'ordinamento corporativo e da queste inquadrati allo stesso modo o delle imprese
private, non si differenzia da quello dei dipendenti da privati. Nell'immediato dopoguerra
i dipendenti degli altri enti pubblici cominciarono ad organizzarsi sindacalmente. Titolo
sindacati rimasero a lungo estranei all'organizzazione sindacale dei lavoratori privati e
non furono in grado di esercitare le tipiche attività sindacali. L'attività sindacale a favore
dei pubblici dipendenti venne a lungo realizzata soltanto attraverso l'esercizio di forma
di pressione destinate ad influire sul potere politico al quale esclusivamente competeva
di dettare la disciplina di quei rapporti. I limiti di cui era sedette avendo ben presto
superati per l'azione sindacale dei dipendenti degli enti pubblici non economici. A questa
sono state estese le stesse garanzie e prerogative previste per l'azione sindacale dei
lavoratori dipendenti da privati datori di lavoro. Per i dipendenti dello stato, la legge n.
93 del 1983 introdusse la c.d. contrattazione del lavoro pubblico, individuando materie
che continuavano ad essere riservate alla legge materie affidate al confronto sindacale e
regolate da una speciale contrattazione collettiva. I sindacati furono abilitati a stipulare
contratti collettivi. Il 1 pubblico è ormai regolato dallo stesso diritto del lavoro che
regola i rapporti di lavoratori dipendenti da un datore di lavoro privato. Il contratto
collettivo che regola il rapporto di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni
alla stessa natura della stessa funzione del contratto collettivo stipulato per i lavoratori
privati. S realizza un assetto di opposti interessi determinato anche dal gioco delle forze
e dalla capacità di lotta delle organizzazioni sindacali. CAPITOLO SECONDO
L'ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO PRIVATO 7. La libertà sindacale Il principio
che costituisce la struttura portante dell'intero diritto sindacale italiano è quello della
libertà dell'organizzazione sindacale; principio consacrato dalla costituzione ( art. 39 ). È
espresso nel primo comma dell'art. 39 cost che l'organizzazione sindacale è portatrice
esclusivamente di interessi privati, sia pure collettivi, e non già di interessi pubblici.
Nella concezione pluralistica accolta la nostra costituzione riconosciuta libertà di
iniziativa privata economica ( art.41 cost ) e la libertà di organizzazione sindacale ( art.
39 cost), considerata come un contropotere rispetto al potere economico. Il
riconoscimento della libertà dell'organizzazione sindacale postula anche il
riconoscimento della legittimità dei fini perseguiti da quell'organizzazione e la
valutazione a priori della idoneità di quest'ultima al loro perseguimento. La libertà
dell'organizzazione sindacale significa la libertà dei singoli lavoratori e datori di lavoro
di costituire organizzazioni sindacali all'interno di una medesima categoria
professionale, o meglio di uno stesso settore della produzione. Libertà di definire, e di
modificare, l'ambito di applicazione del contratto collettivo. La libertà di organizzazione
sindacale dei essere intesa anche come libertà dei singoli di scegliere la organizzazione
sindacale alla quale aderire perfino come libertà di non aderire ad alcuna associazione.
Dal nostro ordinamento, non sarebbero valide quelle clausole, diffuse nella
contrattazione collettiva dei paesi anglosassoni, che subordinano la costituzione (closed
shop) o la risoluzione ( union shop) del rapporto di lavoro all'iscrizione al sindacato
presente in azienda. I militari " non possono esercitare il diritto di sciopero, costituita
associazioni professionali a carattere sindacale, aderire ad altre associazioni sindacali".
La legge tutela la libertà sindacale sono gli di lavoro: garantendo a tutti lavoratori, il "
diritto di costituire associazioni sindacali, di aderirvi e di svolgere attività sindacale";
riconoscendo il diritto lavoratori di costituire rappresentanze sindacali aziendali in ogni
attività produttiva; vietando gli atti discriminatori per ragioni sindacali.

8. La mancata attuazione dell'art. 39 della costituzione La mancata attuazione del


sistema previsto dal secondo, terzo e quarto comma dell'art. 39 cost è dipesa da ragioni
politiche e dal fatto che quel sistema riproponeva modelli e concezioni che avevano
caratterizzato l'ordinamento corporativo. Un delicato problema costituite da ciò che
sistema prefigurato dall'art.39 cost, a seconda di come fosse stato attuato, avrebbe potuto
costituire un attentato alla libertà dell'organizzazione sindacale. Il sistema delineato
dall'art.
39 cost prevedeva che i sindacati registrati, rappresentati unitariamente in proporzione ai
loro iscritti, avrebbero potuto stipulare contratti collettivi con efficacia erga omnes. Ove
si fosse verificato un dissenso tre sindacati registrati con riguardo alla congruità 1 del
contratto collettivo da stipulare, due erano le possibili soluzioni: a) o si adottava il
metodo della maggioranza--> in questo caso si ritenne che sarebbe stata attentati alla
libertà del sindacato registrato dissenziente, ancorché minoritario; b) o si adottava il
metodo dell'unanimità--> in questo caso si sarebbe reso impossibile la stipulazione del
contratto collettivo. La mancata attuazione dell'art. 39 cost ha consentito, all'azione e
l'organizzazione sindacali, di esplicarsi secondo modelli via via diversi. 9. La teoria
dell'interesse collettivo L'azione e l'organizzazione sindacale si sono sviluppate intorno
ad una costante culturale. Trattasi della nozione di interesse collettivo, la tutela del quale
è dalla legge affidata al sindacato e che trova soddisfazione soprattutto nella stipulazione
del contratto collettivo, ma anche nella proclamazione del diritto di sciopero. Travolto
l'ordinamento corporativo e venuta meno la funzione pubblicista ( art. 39 cost), il
contratto collettivo viene ricondotto al diritto privato al quale deve essere ricondotto
anche fenomeno sindacale. La rilevanza dell'interesse collettivo e la sua preminenza
sugli interessi individuali, nell'ambito del diritto privato, trovano riconoscimento in tutti
gli istituti e le norme che suppongono collettività organizzata. Organizzazione specifica
disciplina e subordinazione degli interessi degli organizzati a quelli dell'organizzazione
(Santoro Passarelli). Le società commerciali esprimono l'attribuzione della personalità
giuridica, una connessione tra gli interessi individuali dei soci. Vi sono dei casi in cui la
connessione degli interessi individuali determina una sintesi di interessi fiscali, e non
soltanto di interessi strumentali, onde si parla di interesse collettivo e non più di interesse
comune. Riguardo al fenomeno sindacale, si deve osservare il che di interesse collettivo
si può parlare soltanto in quanto l'ordinamento giuridico dispone che il contratto
collettivo sia inderogabile da parte dei singoli. Si deve osservare che la soddisfazione
dell'interesse collettivo coincide con la migliore soddisfazione degli interessi individuali
dei singoli lavoratori, iscritti o non iscritti al sindacato, onde l'interesse che assuma
rilevanza e che è destinata ad essere realizzato con la contrattazione collettiva e con ogni
altra forma sindacale è un interesse individuale finale. L'interesse collettivo indivisibili,
dato che il suo soddisfacimento è condizionato dal soddisfacimento dello stesso interesse
di tutti gli altri componenti del gruppo. L'interesse collettivo indivisibile perché non può
essere soddisfatto soltanto per alcuni e non per tutti i componenti del gruppo. 10.
Interesse collettivo dei lavoratori e interesse del datore di lavoro L'interesse collettivo
che assuma rilevanza nell'azione nell'organizzazione sindacale è l'interesse riferibile a al
gruppo di lavoratori e non anche quello riferibile al gruppo dei datori di lavoro.
L'ordinamento corporativo, il sindacato dei prestatori di lavoro e quello dei datori di
lavoro erano stati collocati sullo stesso piano a perché entrambi è affidato il monopolio
del potere contrattuale collettivo e perché i sindacati corporativi erano portatori più
dell'interesse pubblico alla produzione nazionale che di quello proprio delle rispettive
categorie rappresentate. Attualmente, l'organizzazione sindacale dei datori di lavoro e
quella dei lavoratori sono poste sullo stesso piano soltanto a determinati e limitati effetti.
Un'equivalenza esiste per quanto concerne la garanzia di libertà libertà che la
costituzione riconosce per tutti sindacati, senza alcuna distinzione. Se si ha riguardo
all'interesse del quale con l'organizzazione sono portatrice d'espressione, ma non titolari,
ogni possibilità di completa equiparazione viene meno. Per i datori di lavoro assume
rilievo determinante e costante interesse può essere che sinteticamente descritto come
interesse al profitto e che corrisponde all'esercizio di quella libertà di sedile economica
privata riconosciuta dall'art. 41 cost. Questo interesse può essere qualificato come
interesse di gruppo solo soltanto sul piano sociologico e in quanto comune a tutti gli
appartenenti al gruppo. Per i lavoratori, invece, l'interesse che assume rilevanza sul piano
giuridico e la cui tutela affidata all'organizzazione sindacale, riguarda sia le condizioni
stesse in cui la persona umana chiamata a svolgere attività di lavoro subordinato, sia il
trattamento economico idoneo a realizzare quelle esigenze di libertà di dignità umana,
garantite, con un significato sicuramente più ampio di quello letterale, dall'art. 36 cost e
dall'art. 3, 2 comma, cost. 11. L'organizzazione sindacale L'organizzazione sindacale
tradizionale è di tipo associativo. Il sindacato nasce come associazione volontaria di
lavoratori o di datori di lavoro che ad essa aderiscono per ottenere la migliore
realizzazione possibile dei rispettivi interessi collettivi e professionali. In mancanza in
legge sindacale che lo definisca e lo regoli, il sindacato di tipo associativo è considerato
una associazione non riconosciuta dotato di soggettività giuridica e di autonomia
patrimoniale ma non già di personalità giuridica. Il sindacato, nel porre in essere la sua
azione, esercita poteri che gli sono stati conferiti dai singoli iscritti all'atto stesso di
divenirne soci. L'iscrizione dei singoli al sindacato comporterebbe il conferimento del
c.d. mandato sindacale, nell'esercizio del quale il sindacato si porterebbe anche il
contratto collettivo in nome e per conto dei suoi associati. Questa concezione non è
idonea a spiegare la possibile estensione dell'efficacia e del contratto collettivo ai
lavoratori e ai datori di lavoro non iscritti al sindacato stipulante. Non tiene conto del
fatto che la struttura associativa e è rimasta tipica soltanto per l'organizzazione sindacale
dei datori di lavoro. Strutture sindacali di tipo istituzionale : sono strutture costituite
destinate ad operare non già su base associativa, ma o perché liberamente elette dai
lavoratori interessati o perché ritenute dallo stesso legislatore idonee a svolgere una
efficace azione sindacale dell'interesse collettivo di un gruppo di lavoratori.

l'esistenza di strutture sindacali dei lavoratori di tipo istituzionale conferma conforta alla
nozione di interesse collettivo dinanzi accennata; prove perché sintesi e non somma di
interessi individuali ( e proprio perche interesse comune finale e non soltanto
strumentale), l'interesse collettivo può essere realizzato anche con attuazione poste in
essere da un'organizzazione sindacali tipo istituzionale e a prescindere da un mandato
sindacale. 12. La funzione tipica dell'organizzazione sindacale L'organizzazione
sindacale presenta la caratteristica di essere finalizzata alla tutela di interessi
professionali e cioè di interessi connessi alla costituzione, allo svolgimento e
all'estinzione del rapporto di lavoro. L'organizzazione sindacale invece si caratterizza
rispetto a qualsiasi altra struttura associativa per gli strumenti che utilizza e per il tipo di
attività giuridica svolta e per il fine che persegue.
Lo strumento comune sindacato dei prestatori dei datori di lavoro è il contratto
collettivo.

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