Sei sulla pagina 1di 528

Biblioteca Scientifica 59

BIBLIOTECA SCIENTIFICA

59
DELLO STESSO AUTORE:

Alla ricerca di Spinoza

Emozione e coscienza

n sé viene alla mente

L'errare di Cartesio
ANTONIO DAMASIO

Lo strano ordine delle cose

La vita, i sentimenti e la creazione

della cultura

TRADUZIONE DI SILVIO FERRARESI

ADELPHI EDIZIONI
TITOLO ORIGINALE:

The Strange Order of Things

Life, Feeling, and the Making of Cultures

© 2018 ANTONIO DAMASIO

ALL RIGHTS RESERVED

© 2018 ADELPHI EDIZIONI S.P.A. MILANO

WWW.ADELPHI.IT

ISBN 978-88459-3262-5

Anno

Edizione

2021

2020

2019

2018

6
7

INDICE

Inizi

13

PARTE PRIMA

LA VITA E LE SUE REGOLAZIONI

(L'OMEOSTASI)

1. La condizione umana

21

2. In una« regione di dissomiglianza»

46

3. Varianti dell'omeostasi

58

4. Dalle singole cellule al sistema nervoso

e alla mente

68

PARTE SECONDA

LA COSTRUZIONE DELLA MENTE

CULTURALE

5. L'origine della mente


87

6. Menti in espansione

101

7. Gli affetti

117

8. Costruire sentimenti

137

9. La coscienza

166

PARTE TERZA

LA MENTE CULTURALE AL LAVORO

10. Le culture

191

11. Medicina, immortalità e algoritmi

223

12. La condizione umana attuale

242

13. Lo strano ordine delle cose

267

Ilingraziamenti
281

Note

285

Indice analitico

331

PerHanna

LO STRANO ORDINE DELLE COSE

Lo vedo a tentoni.

( Gloucester a Lear)

SHAKESPEARE, R.e Lear, V, 6

Il frutto è cieco. È l'albero che vede.

RENÉ CHAR

INIZI

Questo libro ruota intorno a un interesse e a un'idea

in particolare. Mi occupo da tempo degli affetti umani -

del mondo delle emozioni e dei sentimenti - e ho dedicato molti anni a


indagarli. Perché e come proviamo emozioni e sentimenti, e usianio
questi ultimi per costniire il nostro sé? In che modo i sentimenti
supportano, oppure compromettono, le nostre migliori intenzioni?

Perché e come i cervelli interagiscono con il corpo per


sostenere tali funzioni? Su tutti questi argomenti ho nuovi fatti e
nuove interpretazioni che vorrei condividere.

Il concetto di fondo è molto semplice: ai sentimenti

non viene attribuita l'importanza che effettivamente

hanno quali ispiratori, supervisori e mediatori dell'impresa culturale


umana. Gli esseri umani si sono distinti dal resto del mondo vivente
per aver creato un insieme

impressionante di oggetti, di pratiche e di idee, conosciuti


collettivaniente come culture. Un insieme che include le arti, la
filosofia, la morale e la religione, la giustizia, la gavemana, le
istituzioni economiche, la tecnologia e la scienza. Perché ha avuto
origine tale processo? E

quando? A queste domande si risponde spesso chiamando in causa


un'importante facoltà della mente umana, il

14 Inizi

linguaggio verbale, accanto ad alcuni tratti distintivi, come una


spiccata natura sociale e un intelletto superiore.

Per chi ha una forma rru!ntis biologica, la risposta include

anche la selezione naturale operante al livello dei geni.

Non ho dubbi che l'intelletto, la socialità e il linguaggio

abbiano svolto ruoli decisivi in questo processo, ed è superfluo dire


che gli organismi capaci d'invenzione culturale, insieme con le facoltà
specifiche usate nell'invenzione stessa, sono presenti negli esseri
umani grazie alla selezione naturale e alla trasmissione genetica. La
mia

idea è che sia stato necessario qualcos'altro affinché l' epopea delle
culture umane spiccasse il volo. Quel qualcos'altro era una
motivazione. Mi riferisco ai sentimenti, che includono il dolore e la
sofferenza come pure il benessere e il piacere.

Si consideri la medicina, una delle nostre imprese culturali più


ragguardevoli. In essa, la combinazione di tecnologia e scienza è
cominciata come risposta alla soff erenza e al dolore causati da ogni
genere di malattia - dal trauma fisico e le infezioni ai tumori -, cui si
sono opposti i perfetti contraltari del dolore e della sofferenza: il
benessere, la gioia, la prospettiva di una vita più florida.

La medicina non ebbe inizio come uno svago intellettuale per


esercitare il proprio ingegno su una diagnosi enigmatica o su un
mistero della fisiologia, ma nacque come conseguenza di sentimenti
ben precisi dei pazienti e dei

primi medici. Di essi fa parte, anche se non esclusivamente, la


compassione che può nascere dall'empatia.

Queste motivazioni permangono ancora oggi. A nessuno dei miei


lettori sarà sfuggito come le cure dentarie e le procedure chirurgiche
siano notevolmente migliorate

nell'arco degli anni, grazie un'anestesia più efficace e all'uso di


strumenti precisi. La motivazione principale dietro a questi progressi è
la gestione delle sensazioni di dolore. L'attività di ingegneri e scienziati
ha un ruolo encomiabile in questa impresa, ma è un ruolo motivato.
La motivazione del profitto delle industrie del farmaco e

della strumentazione vi ha ugualmente una parte signifi-

Inizi 15

cativa: noi abbiamo bisogno di diminuire la nostra sofferenza e le


industrie è a quel bisogno che rispondono. La ricerca del profitto è
alimentata dalle bramosie più diverse: il desiderio di carriera e di
prestigio e persino l'avidità, i quali altro non sono che sentimenti. Non
è possibile comprendere l'impegno profuso per sviluppare cure per i
tumori o per la malattia di Alzheimer senza considerare i sentimenti
come ispiratori, supervisori e mediatori del processo. Né è possibile
comprendere, per esempio,

l'impegno meno intenso profuso dalle culture occidentali nella ricerca


di cure per la malaria in Africa o per il controllo delle dipendenze dalla
droga, in quasi ogni angolo di mondo, senza considerare la trama
rispettiva di sentimenti capaci di motivare e di inibire. Linguaggio,

socialità, conoscenza e ragione sono i principali inventori ed esecutori


di questi complicati processi. Ma sono i sentimenti che li motivano e
che verificano i risultati.

In sostanza, la mia idea è che l'attività culturale abbia

avuto inizio dal sentimento e che rimanga profondamente immersa in


esso. È necessario riconoscere l'azione reciproca, favorevole e
sfavorevole, tra sentimento e ragione, se vogliamo comprendere i
conflitti e le contraddizioni della condizione umana.

In che modo gli esseri umani sono diventati, al contempo, vittime di


sofferenza, mendicanti, officianti di gioia, filantropi, artisti e scienziati,
santi e criminali, signori benevoli della Terra e mostri decisi a
distruggerla? La risposta alla domanda richiede, certamente, il
contributo di storici e di sociologi, ma anche degli artisti, la cui
sensibilità spesso intuisce i meccanismi nascosti delle passioni umane;
e richiede inoltre i contributi di differenti branche della biologia.

Avendo considerato come i sentimenti, non solo poterono ispirare i


primi barlumi delle culture, ma siano ri-

Noi esseri umani siano narratori nati, e raccontare storie sulle origini
delle cose ci procura una gran soddisfazione. Otteniamo un
ragionevole successo quando raccontiamo la storia di un congegno o
di una relazione: l'inizio di un amore o di un'amicizia è un tema
eccellente per le nostre storie. Non siamo altrettanto abili, e spesso
commettiamo degli errori, quando ci occupiamo del mondo naturale.

Com'è iniziata la vita? E come sono iniziati la mente,

i sentimenti o la coscienza? Quando sono comparsi i

comportamenti sociali e le culture? Rispondere a queste domande è


tutt'altro che facile! Quando l'eminente fisico Erwin Schrodinger volse
l'attenzione alla biologia

e scrisse il suo celebre Che cos'è la vita?, non lo intitolò

«Le "origini" della vita». Comprese che era un'impresa

destinata all'insuccesso.

Eppure è un'impresa a cui è difficile resistere. Questo

libro intende presentare alcuni fatti alla base della creazione di menti
che pensano, creano racconti e un senso, che ricordano il passato e
immaginano il futuro; e si propone di presentare alcuni fatti alla base
dei meccanismi del sentimento e della coscienza responsabili dei
legami

reciproci tra la mente, il mondo esterno e la sua vita relativa. Gli esseri
umani volevano trovare un rimedio ai tormenti del cuore; superare le
contraddizioni che nascono dalla sofferenza, dalla paura, dalla rabbia
e dalla ricerca di uno stato di benessere. Si sono quindi rivolti

alla meraviglia e allo stupore e hanno scoperto la musica, la danza, la


pittura e la letteratura. La loro tensione è proseguita nella creazione
dell'epopea, spesso bellissima e a volte logora, delle credenze
religiose, delle indagini filosofiche e della gavernance politica. Dalla
culla alla tomba, questi furono alcuni modi in cui la mente culturale
affrontò il dramma umano.

PARTE PRIMA

LA VITA E LE SUE REGOLAZIONI

(L'OMEOSTASI)

LA CONDIZIONE UMANA

UN'IDEA SEMPLICE

Quando siamo feriti e proviamo dolore, non importa

quale sia la causa della ferita o il profilo del dolore, possiamo fare
qualcosa a riguardo. La gamma di situazioni che possono causare la
sofferenza umana includono

non soltanto le ferite fisiche, ma anche quelle forme di

dolore che scaturiscono dalla perdita di una persona cara o da


un'umiliazione subita. Il richiamo copioso di ricordi correlati alimenta e
amplifica la sofferenza. La memoria aiuta a proiettare la situazione nel
futuro immagin,ato e ci permette di figurare le conseguenze.

E possibile che gli esseri umani siano riusciti ad affrontare la


sofferenza provando a capire il proprio dramma e inventando rimedi,
correzioni o soluzioni efficaci alla

radice. Insieme con la sofferenza del dolore, gli esseri

umani furono in grado di provare lesatto contrario, vale a dire il


piacere e lentusiasmo, in un ampio ventaglio di situazioni: da cose
semplici e banali a cose sublimi,
dai piaceri che rappresentano risposte a sapori e a odori, al cibo, al
vino, al sesso e ai sollievi fisici, alla meraviglia del gioco, allo stupore e
all'appagamento che scaturisce contemplando un paesaggio o
all'ammirazione e all'affetto profondo per un'altra persona. Gli esseri
u-

22

La vita e le sue regolazioni

mani hanno anche scoperto che esercitare il potere, sottomettere, e


persino distruggere, gli altri, e provocare caos e distruzioni poteva
procurare, oltre a risultati strategicamente preziosi, piacere. Anche in
questo caso gli esseri umani hanno usato tali sentimenti per uno
scopo

pratico: come spinta a domandarsi perché, per cominciare, esiste il


dolore, e forse per interrogarsi sul fatto bizzarro che, in particolari
circostanze, la sofferenza degli altri potrebbe essere gratificante. Forse
hanno usato i sentimenti correlati - tra cui paura, sorpresa, rabbia,

tristezza e compassione - come guida per immaginare

modi per contrastare la sofferenza e le sue fonti. E avranno compreso


che, tra la varietà di comportamenti sociali a loro disposizione, alcuni-
fratellanza, amicizia, benevolenza e amore - erano esattamente
opposti all'aggressività e alla violenza ed erano chiaramente associati
con il benessere, non solo quello degli altri, ma anche il

proprio.

Come mai i sentimenti sono stati così efficaci nell'indurre la mente ad


agire in maniera tanto vantaggiosa?

Una ragione è data da quello che i sentimenti realizzano

nella mente e da quello che fanno per la mente. In circostanze


normali i sentimenti le raccontano, senza che sia pronunciata una sola
parola, la direzione buona o cattiva del processo vitale in atto
all'interno del corpo. Così facendo, i sentimenti qualificano i processi
vitali come

favorevoli o meno al benessere e alla prosperità. 1

Un'altra ragione per cui i sentimenti avrebbero successo dove le pure


idee falliscono riguarda la loro natura peculiare. I sentimenti non sono
una produzione indipendente del cervello, ma il risultato di un'alleanza
cooperativa tra il corpo e il cervello, che interagiscono

mediante molecole libere di diffondersi e vie nervose.

Questa organizzazione particolare, e sottovalutata, fa

sì che i sentimenti perturbino quello che altrimenti sarebbe un flusso


mentale indifferente. La fonte del sen-

La condizione umana

23

timento è la vita in equilibrio tra il prosperare e il morire. Di


conseguenza, i sentimenti sono stimoli mentali, inquietanti o magnifici,
delicati o intensi. Possono stimolarci in modo sottile, per così dire
intellettualizzato, oppure con intensità ed evidenza, catturando
saldamente la nostra attenzione. Persino al culmine della loro
positività, essi tendono a turbare la serenità e a infrangere il silenzio.2

L'idea semplice è, allora, che sentimenti di dolore e

sentimenti di piacere, da gradi di benessere fino al malessere e alla


malattia, siano stati i catalizzatori dei processi che ci hanno spinto a
interrogarci, a comprendere e a risolvere problemi, e che distinguono
profondamente le menti umane da quelle di altre specie viventi.
Ponendosi domande, capendo e risolvendo problemi,

gli esseri umani avrebbero sviluppato soluzioni interessanti alle


difficoltà della vita e costruito i mezzi per favorire la loro prosperità.
Avrebbero perfezionato il modo per sfamarsi, vestirsi e ripararsi, e per
curare le ferite

fisiche, e dato inizio all'invenzione della futura medicina. Quando il


dolore e la sofferenza erano causati da altri- da cosa provavano per gli
altri, da come percepivano che cosa gli altri provavano per loro -, o
quando il dolore emergeva considerando le proprie condizioni -

come il confronto con l'ineluttabilità della morte-, gli

esseri umani avrebbero attinto alle loro crescenti risorse individuali e


collettive e inventato una gamma di risposte, che spaziavano da
prescrizioni morali e da princìpi di giustizia, a modi di organizzazione e
di governance sociale, a manifestazioni artistiche e credenze religiose.

Non è possibile dire con precisione quando questi sviluppi abbiano


avuto luogo. Il loro ritmo varia significativamente in relazione alle
singole popolazioni e alla loro sede geografica. Sappiamo con certezza
che cinquantamila anni fa tali processi erano ben avviati nell'area del
Mediterraneo, nell'Europa centrale e meridiana-

24

La vita e le sue regolazioni

le e in Asia, regioni dove era presente Homo sapiens, benché non


senza la compagnia dei neandertaliani. Tutto ciò accadde molto dopo
la comparsa di Homo sapiens, circa duecentomila anni fa, se non
prima. 3 Pertanto, gli inizi delle culture umane awennero tra i
cacciatori-raccoglitori, assai prima della transizione all'agricoltura, circa
dodicimila anni fa, e prima che fossero inventati il denaro e la
scrittura. Le date in cui sono comparsi i sistemi di scrittura nei luoghi
più diversi illustrano quanto furono multicentrici i processi di
evoluzione culturale. La scrittura si sviluppò dapprima nella civiltà
sumera (in Mesopotamia) e in Egitto, tra il 3500 e il 32oo a.C. Ma un
sistema di scrittura differente fu poi ideato nella Fenicia e usato in

seguito dagli antichi greci e dai romani. Intorno al 600

a.C. la scrittura fu inventata indipendentemente dalla civiltà maya in


Centroamerica, nell'attuale Messico.

Possiamo ringraziare Cicerone e l'antica Roma per la

parola « cultura» applicata al mondo delle idee. Cicerone usò il


termine per descrivere la coltivazione dell'anima - cultura animi- e
deve avere pensato alle tecniche di lavorazione della terra e al loro
esito: il perfezionamento e il miglioramento della crescita delle piante.
Ciò che valeva per la terra poteva certamente valere anche per la

mente.

Sussistono pochi dubbi sul significato principale della parola « cultura»


oggi. I dizionari ci dicono che « cultura» si riferisce a manifestazioni di
successo intellettuale considerato collettivamente e, se non è
specificato altrimenti, la parola è riferita alla cultura umana. Le arti, la
speculazione filosofica, le credenze religiose, le facoltà morali, la
giustizia, la govemance politica, le istituzioni economiche - mercati,
banche -, la tecnologia e la scienza sono le categorie principali di
sforzi e realizzazioni trasmessi dalla parola« cultura». Le idee, gli
atteggiamenti, le abitudini, i comportamenti, le pratiche e le istituzioni
che distinguono i gruppi sociali appartengono all'ambito complessivo
della cultura, come del resto l'idea che le culture sono trasmesse, tra
persone e

La condizione umana

25

tra generazioni, dal linguaggio e dagli stessi oggetti e rituali creati


dalle culture. Ogni volta che, nel libro, mi riferisco a culture o alla
mente culturale, è questo l'ambito dei fenomeni che sto considerando.

Esiste un altro uso comune della parola « cultura».

Curiosamente, si riferisce alla coltivazione in laboratorio di


microrganismi come i batteri: allude a questi organismi in coltura e
non ai loro comportamenti di tipo culturale, che affronteremo fra
breve. Per un verso o per

l'altro, i batteri erano destinati a far parte della grandiosa storia della
cultura.

I SENTIMENTI E LA CREAZIONE DELLE CULTURE

I sentimenti contribuiscono in tre modi al processo culturale:

i. come motivazioni della creazione intellettuale

a) in quanto provocano la rilevazione e la diagnosi

delle carenze omeostatiche,

b) in quanto identificano gli stati desiderabili meritevoli di sforzo


creativo;

2. come rilevatori del successo o del fallimento degli

strumenti e delle pratiche culturali;

3. come mediatori delle correzioni richieste dal processo culturale nel


corso del tempo.

SENTIMENTI O INTELLETTO?

L'impresa culturale umana è spiegata tradizionalmente nei termini di


un intelletto umano eccezionale, una geniale penna supplementare sul
cappello di organismi costruiti nel tempo evolutivo da programmi
genetici ciechi. È raro che i sentimenti si conquistino una citazione. Lo
sviluppo dell'intelligenza e del linguaggio

26

La vita e le sue regolazioni

umani, e il grado eccezionale della socialità umana, sono l'apice dello


sviluppo culturale. Sulle prime, ci sono buone ragioni per accettare
questa descrizione come

ragionevole. È impensabile spiegare le culture umane

senza considerare l'intelligenza che muove le pratiche

e gli strumenti innovativi che chiamiamo cultura. Ed è

superfluo dire che i contributi del linguaggio sono decisivi per lo


sviluppo e per la trasmissione delle culture. Quanto alla socialità - un
fattore che è stato spesso ignorato-, oggi è chiaro il suo ruolo
indispensabile. Le

pratiche culturali dipendono da fenomeni sociali in cui

gli esseri umani adulti eccellono - per esempio, come

due individui che immaginano insieme lo stesso oggetto condividono


una intenzione riguardante l'oggetto.4

Eppure, la descrizione intellettuale sembra per qualche verso carente.


È come se l'intelligenza creativa si fosse materializzata senza uno
sprone potente e avesse

proceduto in assenza di una motivazione di fondo, oltre alla ragione


pura. (Presentare la sopravvivenza come una motivazione non servirà,
perché rimuove le ragioni per c�i la sopravvivenza sarebbe fonte di
preoccupazione) . E come se la creatività non fosse inclusa nel
complesso edificio degli affetti. Ed è come se la perpetuazione e il
controllo del processo d'invenzione culturale fosse stato possibile
solamente con gli strumenti cognitivi, senza che il valore realmente
percepito degli esiti, buoni o cattivi, della vita avesse voce in capitolo
nel procedimento. Se il vostro dolore è curato con il trattamento A
oppure con il trattamento B, vi affidate ai sentimenti per esprimere
quale dei due rende meno intenso il dolore, o lo risolve
completamente, o ancora lo lascia immutato. I sentimenti operano
come motivazioni per affrontare un problema, e come rilevatori del
successo o dell'insuccesso della risposta.

I sentimenti, e più in generale gli affetti di ogni genere e forza, sono


le presenze misconosciute al tavolo degli incontri culturali. Ognuno
nella stanza ne percepì-

La condizione umana

27

sce la presenza, ma, tranne poche eccezioni, nessuno

parla a loro. Non sono chiamati per nome.

Nel ritratto complementare che sto disegnando qui,

un intelletto umano eccezionale, dal punto di vista individuale e


sociale, non sarebbe stato indotto a inventare pratiche e strumenti
culturali intelligenti senza potenti giustificazioni. Sentimenti di ogni
genere e sfumatura, causati da eventi reali o immaginati, avrebbero
fornito le motivazioni e reclutato l'intelletto. Risposte

culturali sarebbero state create da esseri umani intenzionati a


cambiare la loro situazione vitale per un futuro migliore, più
rassicurante, più piacevole, più propizio, un futuro di benessere, dove
i problemi e le perdite che inizialmente ispirarono le creazioni sono
ridotti. In

concreto, non solo per un futuro in cui è più facile sopravvivere, ma


per un futuro in cui la vita è migliore.

Gli esseri umani che per primi concepirono la regola

aurea secondo la quale dovremmo trattare gli altri come

vorremmo che gli altri trattassero noi formularono questo precetto


ispirandosi a ciò che provavano quando ve

I,?-ivano maltrattati o quando vedevano altri che lo erano.

E indubbio che la logica abbia svolto un ruolo lavorando sui fatti, ma


alcuni fatti critici erano sentimenti.

Soffrire o prosperare - ai due poli dello spettro - sarebbero stati i


principali fattori motivanti dell'intelligenza creativa che ha prodotto le
culture. Ma lo sarebbero state anche le esperienze di affetti correlati a
desideri fondamentali - fame, avidità, amicizia sociale -, o alla paura,
alla rabbia, al desiderio di potere e di prestigio, all'odio, alla pulsione a
distruggere i nemici e ogni cosa da loro posseduta o raccolta. A ben
vedere, ritroviamo gli affetti dietro molti aspetti della socialità: essi
guidano alla formazione di gruppi grandi e piccoli e si

manifestano nei legami che gli individui hanno creato

intorno ai loro desideri e alla meraviglia del gioco, ma li

ritroviamo anche dietro i conflitti per le risorse e per il

partner sessuale, conflitti che si sono espressi nell'aggressività e nella


violenza.

28

La vita e le sue regolazioni

Altri potenti fattori motivanti includevano le esperienze di elevazione,


di venerazione e di trascendenza che scaturiscono dalla
contemplazione della bellezza,

naturale o creata dall'uomo, dalla prospettiva di scoprire i mezzi per


far prosperare noi stessi e gli altri, dall'arrivo a una possibile soluzione
di misteri metafisici e scientifici o, a riguardo, dal puro confronto con
misteri irrisolti.

QUANTO È STATA ORIGINALE

LA MENTE CULTURALE UMANA?

A questo punto sorgono diverse questioni interessanti. In base a


quanto ho appena scritto, l'impresa culturale è nata come progetto
umano. Ma i problemi che le culture risolvono sono esclusivamente
umani o riguardano anche altri esseri viventi? E che dire delle
soluzioni proposte dalla mente culturale umana? Sono un'invenzione
umana originale o sono state usate, almeno in parte, da esseri che ci
hanno preceduto nell'evoluzione?

Doversi confrontare con il dolore, la sofferenza e la

certezza della morte, in contrasto con la possibilità irrealizzata di


benessere e di prosperità, potrebbe benissimo essere stato - e quasi
certamente lo fu- la causa di alcuni processi creativi umani da cui sono
emersi gli strumenti oggi straordinariamente complessi della cultura.

E se tali costruzioni umane fossero state agevolate da

strategie e da strumenti biologici più antichi che le hanno precedute?


Quando osserviamo le scimmie antropomorfe, percepiamo la
pr,esenza di precursori del nostro lato umano culturale. E risaputo che
Darwin rimase

sbalordito quando, nel 1838, osservò per la prima volta

i comportamenti di Jenny, un orango appena giunto allo


zoo di Londra. E sbalordita rimase la regina Vittoria, la

quale ebbe l'impressione che Jenny fosse « sgradevolmente umana».5


Gli scimpanzé possono creare utensi-

La condizione umana

29

li semplici, usarli in modo intelligente per cibarsi e addirittura


trasmettere visivamente l'invenzione ad altri membri. Alcuni aspetti dei
loro comportamenti sociali (e quelli dei bonobo in particolare) sono
verosimilmente culturali. Come culturali sono i comportamenti di
specie distanti come gli elefanti e i mammiferi marini. Grazie alla
trasmissione genetica, i mammiferi

non umani possiedono un elaborato apparato affettivo, che, nel suo


registro emotivo, ricorda per molti aspetti il nostro. Negare ad essi i
sentimenti collegati alla loro emozionalità è una tesi non più
sostenibile. I

sentimenti potrebbero avere svolto un ruolo motivante anche per


spiegare le manifestazioni «culturali» di specie non umane.
Significativamente, la ragione per

cui i loro traguardi culturali risultano così modesti sarebbe connessa a


uno sviluppo inferiore, o all'assenza, di tratti come un'intenzionalità
condivisa e un linguaggio verbale e, più in generale, alla pochezza del
loro intelletto.

Ma le cose non sono così semplici. Considerando la

complessità e le conseguenze di vasta portata, positive

e negative, delle pratiche e degli strumenti culturali,

sarebbe ragionevole attendersi che il loro concepimento sia stato


intenzionale e possibile soltanto in creature dotate di una mente,
come certamente sono i primati

non umani, forse dopo che una santa alleanza tra sentimento e
intelligenza creativa ha potuto dedicarsi ai problemi sollevati
dall'esistenza di un gruppo. Perché

le manifestazioni culturali potessero emergere nell'evoluzione, si è


dovuto attendere lo sviluppo evolutivo delle menti e del sentimento -
integrato con la coscienza perché fosse sperimentato soggettivamente
-, e poi aspettare ancora un po' affinché si sviluppasse una dose
salutare di creatività diretta dalla mente. Così recita l'idea comune,
ma, come vedremo tra poco, è un'idea

non vera.

UMILI ORIGINI

Il coordinamento sociale ha umili origini, e né la

mente di Homo sapiens né quella di altre specie di mammiferi erano


presenti alla sua nascita in natura. Organismi unicellulari molto
semplici si affidavano a molecole chimiche per percepire e per reagi-
re: per rilevare, in altre

parole, determinate condizioni nel loro ambiente, inclusa la presenza


di altri individui, e per guidare le azioni necessarie a organiz�are e a
preservare la loro vita in un ambiente sociale. E risaputo che i batteri,
quando

crescono in un terreno fertile, ricco dei nutrienti necessari, possono


permettersi di condurre una vita relativamente indipendente, e che
quelli che si trovano in un ambiente dove i nutrienti sono scarsi
restano uniti in

aggregati. I batteri percepiscono il numero di individui


nei gruppi di cui fanno parte, valutano in modo inconsapevole la forza
del gruppo e, basandosi sulla forza di quest'ultimo, possono
impegnarsi o meno in una battaglia in difesa del territorio. Possono
allinearsi fisicamente formando una barriera, e secernere molecole
che formano un velo sottile, un film che protegge il loro complesso e
che svolge probabilmente un ruolo nella resistenza dei batteri
all'azione di antibiotici. Per inciso, è quanto solitamente accade nella
nostra gola quando

buschiamo un raffreddore e sviluppiamo una faringite

o una laringite: quando i batteri conquistano un pezzo

di territorio della gola, diventiamo rauchi e perdiamo la

voce. Il «quorum sensing » è il processo che li supporta

in queste avventure. Il successo è così spettacolare che

fa pensare a capacità analoghe al sentimento, alla coscienza e alla


deliberazione ragionata, ma questi microrganismi non hanno simili
capacità; hanno invece gli antecedenti potenti di quelle capacità.
Sosterrò che sono senza l'espressione mentale di quegli antecedenti: i
batteri non si occupano di fenomenologia.6

I batteri sono le forme di vita più primitive, e risalgono perlomeno a


quattro miliardi di anni fa. Il loro cor-

La condizione umana

31

po consiste di una sola cellula, che non dispone nemmeno di un


nucleo. I batteri non hanno un cervello, né una mente, come
l'abbiamo voi e io. All'apparenza, essi

conducono una vita semplice, che funziona in accordo


alle regole dell'omeostasi, ma non vi è nulla di semplice

nelle chimiche flessibili che essi utilizzano e che permette loro di


respirare ciò che non è respirabile e di mangiare ciò che non è
mangiabile.

Nella dinamica sociale complessa, se pure priva di

mente, da essi creata i batteri possono cooperare con

altri batteri, imparentati o meno dal punto di vista genomico. E nella


loro esistenza priva di mente risulta che assumono addirittura quella
che si può soltanto

definire una sorta di« attitudine morale». I membri più

stretti di un gruppo sociale - una famiglia, per così

dire - si identificano reciprocamente grazie alle molecole di superficie


che producono o alle sostanze che secernono, le quali sono a loro
volta specificate dai loro

genomi individuali. Ma i gruppi di batteri devono fronteggiare


l'awersità dell'ambiente e devono spesso competere con altri gruppi
per conquistare territorio e risorse. Affinché un gruppo abbia
successo, i suoi membri devono cooperare. E ciò che può succedere
durante lo sforzo di gruppo è affascinante. Quando individuano

nel loro gruppo dei« disertori», vale a dire particolari

membri che si sottraggono al compito della difesa, i

batteri li emarginano, persino se sono imparentati dal

punto di vista genomico e fanno quindi parte della loro

famiglia. I batteri non coopereranno con batteri imparentati che non


svolgono la propria parte e che non contribuiscono agli sforzi del
gruppo; in parole povere,

ignorano i batteri voltagabbana non cooperativi. I traditori riescono


comunque ad accedere, almeno per un po', alle risorse energetiche e
alla difesa che il resto del

gruppo sta fornendo a un grande costo. La diversità dei

possibili «comportamenti» dei batteri è notevole.7 In

un esperimento eloquente concepito dal microbiologo

Steven Finkel, diverse popolazioni di batteri dovevano

32

La vita e le sue regolazioni

provvedere alle risorse dentro alcune fiasche provviste

di proporzioni diverse dei nutrienti necessari. In una

condizione particolare, e nell'arco di molteplici generazioni,


l'esperimento ha rivelato tre distinti gruppi di batteri vincenti: due di
essi si erano combattuti a morte

e avevano subìto gravi perdite; un gruppo si era invece

barcamenato con discrezione nel tempo, senza mai impegnarsi


frontalmente. I tre gruppi erano avanzati nel futuro, lungo addirittura
dodicimila generazioni. Non ci

vuole una grande immaginazione per individuare schemi analoghi


nelle società di creature di grossa taglia: vengono in mente società di
imbrogFoni oppure di pacifici cittadini rispettosi delle leggi. E facile
evocare un cast pittoresco di personaggi: aggressori, prepotenti, ladri
e malviventi, ma anche tranquilli simulatori che se la cavano molto
bene, non proprio in modo geniale, e
non ultimi gli splendidi altruisti.8

Sarebbe assai sciocco ridurre la raffinatezza delle regole morali


sviluppate dall'uomo e l'applicazione della giustizia al comportamento
spontaneo dei batteri. Non

dovremmo confondere la formulazione e l'applicazione meditata di una


norma giuridica con il piano strategico usato dai batteri quando si
ritrovano a unire le forze con individui non imparentati, i nemici soliti,
anziché con i parenti, i loro amici di sempre. Nel loro orientamento
privo di mente verso la sopravvivenza, si uniscono ad altri
adoperandosi per lo stesso obiettivo. Seguendo la stessa regola non
deliberata, la risposta del gruppo ad attacchi globali consiste nella
ricerca automatica della forza nei numeri, seguendo l'equivalente del
principio di minima azione.9 La loro obbedienza agli imperativi
dell'omeostasi è rigorosa. I princìpi morali e il diritto obbediscono allo
stesso nucleo di regole, ma non solo. I princìpi morali e le leggi sono il
risultato

di analisi intellettuali delle condizioni che gli esseri umani hanno


affrontato e della gestione del potere da parte del gruppo che
concepisce e promulga le leggi.

Sono radicate nel sentimento, nella conoscenza e nel

La condizione umana

33

ragionamento, elaborate in uno spazio mentale, con l'uso del


linguaggio.

Ma sarebbe altrettanto sciocco non riconoscere che

semplici batteri hanno regolato la propria vita per miliardi di anni


seguendo uno schema automatico che prefigura diversi
comportamenti e idee usati poi dagli
esseri umani nella costruzione delle culture. Nulla nelle menti umane
coscienti ci dice apertamente che queste strategie siano esistite per
tutto questo tempo nell'evoluzione, né quando sono comparse la
prima volta, benché, quando guardiamo dentro di noi e frughiamo

nella mente per sapere come agire, troviamo effettivamente«


presentimenti e propensioni» che sono ispirati dai sentimenti o sono
sentimenti. Essi guidano, delicatamente o con forza, i nostri pensieri e
le nostre azioni in una direzione, fornendo l'impalcatura per
elaborazioni intellettuali e suggerendo persino giustificazioni alle
nostre azioni: per esempio, accogliere cordialmente e abbracciare chi
ci aiuta nel bisogno; evitare chi è indifferente al nostro dramma;
punire chi ci abbandona o ci tradisce. Mai però avremmo saputo, se la
scienza attuale non lo avesse rivelato, che i batteri fanno cose

intelligenti che operano nella stessa direzione. Le tendenze del nostro


comportamento ci hanno guidato verso una elaborazione cosciente di
princìpi essenziali e non coscienti di cooperazione e di lotta già
presenti nel

comportamento di numerose forme di vita. Quegli stessi princìpi


hanno anche guidato, per lungo tempo e in numerose specie, la
formazione evolutiva dell'affetto e

delle sue componenti essenziali: tutte le risposte emotive

generate percependo diversi stimoli interni ed esterni

che coinvolgono impulsi appetitivi - sete, fame, passione,


attaccamento, cura, fratellanza - e riconoscendo situazioni che
richiedono risposte emotive, come gioia, paura, rabbia e compassione.
Questi princìpi che, come

abbiamo appena osservato, sono facilmente riconoscibili nei


_mammiferi, li ritroviamo ovunque nella storia della vita. E evidente
che la selezione naturale e la trasmissio-
34

La vita e /,e sue regolazioni

ne genetica hanno lavorato sodo per modellare e scolpire tali modi di


reagire in ambienti sociali, per costrnire l'impalcatura della mente
culturale umana. Insieme, sentimenti soggettivi e intelligenza creativa
hanno operato in quell'ambito e forgiato gli strnmenti culturali che
esaudiscono i bisogni della nostra vita. Se le cose stanno

così, l'inconscio umano risale, letteralmente, alle forme

di vita primitive, più in profondità e più lontano di quanto Freud o


Jung abbiano mai immaginato.

DALLA VITA DEGLI INSETTI SOCIALI

Considerate ora quanto segue. Un piccolo numero

di specie di invertebrati, un mero due per cento delle

specie d'insetti, è capace di comportamenti sociali che

rivaleggiano per complessità con molte imprese sociali

umane. Formiche, api, vespe e termiti sono gli esempi

eclatanti. 10 Il loro corredo genetico e rigide procedure

permettono la sopravvivenza del gruppo. Essi operano

un'intelligente divisione del lavoro all'interno del gruppo per trovare le


fonti di energia, trasformarle in prodotti utili per la loro vita e gestirne
il flusso. Lo fanno fino al punto di cambiare, secondo le fonti di
energia

disponibili, il numero di operaie assegnate a compiti


specifici. Agiscono in maniera apparentemente altrnistica ogni volta
che è necessario un sacrificio. Nelle colonie costrniscono nidi che
rappresentano ammirevoli esempi di progetti architettonici urbani e
offrono un

riparo, dei controlli del traffico e persino eccellenti sistemi di


ventilazione e di smaltimento dei rifiuti, per non parlare del corpo di
guardia della regina. A momenti domavano il fuoco e inventavano la
ruota! Il loro zelo e la loro disciplina fanno impallidire, ogni giorno, i
governi delle nostre principali democrazie. Queste creature hanno
acquisito i loro complessi comportamenti sociali dalla biologia, non
nelle scuole Montessori o nei college della Ivy League. Ma nonostante
ab-

La condizione umana

35

biano acquisito queste straordinarie capacità già cento

milioni di anni or sono, le formiche e le api, come individui o come


colonie, non piangono la perdita del partner quando questi scompare,
né si domandano quale sia il loro posto nell'universo; nemmeno
s'interrogano

sulla propria origine, e meno ancora sul proprio destino. Il loro


comportamento apparentemente responsabile, proficuo dal punto di
vista sociale, non è guidato da un senso di responsabilità, verso sé
stessi o verso altri, né da un corpo di rifles�ioni filosofiche sulla
condizione di essere un insetto. E guidato dalla spinta gravitazionale
dei bisogni di regolamentare la propria vita, una spinta che agisce sul
loro sistema nervoso e produce precisi repertori comportamentali
selezionati durante l'evoluzione di numerose generazioni, sotto il
controllo di genomi perfezionati. I membri di una colonia non pensano
tanto quanto agiscono. Intendo dire che, nel momento in cui
registrano un particolare bisogno - che sia il loro, del gruppo oppure
della regina -, essi non pensano ad alternative su come soddisfarlo in
modi comparabili al nostro. Lo soddisfano e basta. Il loro repertorio di
azioni è limitato, e in molti

casi a un'unica scelta. Lo schema generale della loro

complessa vita sociale assomiglia proprio a quello delle culture umane,


ma è uno schema rigido. Edward Osborne Wilson definisce «robotici»
gli insetti sociali, e per una buona ragione.

Ritorniamo ora all'uomo. Noi esseri umani pensiamo ad alternative al


nostro comportamento, piangiamo la perdita di altre persone,
vogliamo fare qualcosa per le nostre perdite e per rendere massimi i
guadagni,

ci poniamo domande sulla nostra origine e sul nostro

destino e offriamo delle risposte; siamo poi così caotici

nelle nostre creatività spumeggianti e conflittuali che la

nostra vita risulta spesso disastrosa. Non sappiamo esattamente


quando gli esseri umani hanno cominciato a piangere di dolore, a
reagire a perdite e guadagni, a pronunciarsi sulla loro condizione e a
porsi domande sco-

36

La vita e le sue regolazioni

mode sull'origine e sul destino della propria vita. Basandoci su artefatti


nei luoghi di sepoltura e nelle caverne esplorati finora, sappiamo per
certo che cinquantamila

anni fa alcuni di questi processi erano ormai consolidati.

Ma osservate come, cosa incredibile, questo sia un semplice istante


evolutivo quando confrontiamo, per esempio, i cinquantamila anni del
genere umano con i cento milioni di anni di vita degli insetti sociali;
per non parlare di alcuni miliardi di anni di storia nel caso dei batteri.

Benché non discendiamo direttamente dai batteri

né dagli insetti sociali, credo sia istruttivo riflettere su

tre serie di prove: batteri privi di cervello o di mente

che difendono il territorio, intraprendono guerre e agiscono secondo


un qualcosa che equivale a un codice di comportamento; insetti
intraprendenti che creano città, sistemi di amministrazione ed
economie efficienti; ed esseri umani che inventano flauti, scrivono
poesie,

credono in Dio, conquistano la Terra e lo spazio circostante,


combattono malattie per alleviare la sofferenza, ma al contempo
sterminano altri esseri umani per un

proprio tornaconto, inventano internet, trovano i modi

per renderlo uno strumento di progresso e di catastrofe e, come se


non bastasse, si interrogano sui batteri, sulle formiche e sulle api. E su
sé stessi.

L'OMEOSTASI

Come possiamo conciliare l'idea in apparenza ragionevole che i


sentimenti hanno stimolato soluzioni culturali intelligenti a problemi
posti dalla condizione umana con il fatto che batteri privi di mente
manifestano comportamenti socialmente efficaci i cui contorni
prefigurano alcune risposte culturali umane? Qual è il filo che lega
questi due insiemi di manifestazioni biologiche,

la cui origine è separata da miliardi di anni di evoluzione? Credo che il


terreno comune, e quel filo, siano rintracciabili nella dinamica
dell'omeostasi.
La condizione umana

37

L'omeostasi è l'insieme fondamentale di operazioni

al cuore della vita, dall'istante primordiale, e svanito da

tempo, della sua origine nella biochimica primitiva al

presente. L'omeostasi è il potente imperativo, inconsapevole e


inespresso, il cui assolvimento implica per ogni organismo vivente,
piccolo o grande che sia, il semplice

perdurare e prevalere. La parte dell'imperativo dell'omeostasi


riguardante il« perdurare» è chiara: genera sopravvivenza, e viene
data per scontata senza alcun riferimento o riverenza ogni qualvolta si
considera l'evoluzione di qualsiasi organismo o specie. La parte di
omeostasi riguardante «il prevalere» è più sottile, e raramente viene
riconosciuta. Garantisce che la vita sia regolata entro un intervaUo
che, oltre a essere compatibUe con la sopravvivenza, favorisca la
prosperità e renda possi/Jile una proiezione della vita nel futuro di un
organismo o di una specie.

I sentimenti sono informazioni: essi rivelano a ciascuna mente la


condizione di vita all'interno dell'organismo, una condizione espressa
lungo un intervallo che va da valori positivi a valori negativi.
Un'omeostasi

insufficiente è espressa da sentimenti ampiamente negativi; i


sentimenti positivi esprimono invece livelli appropriati di omeostasi, e
schiudono agli organismi opportunità vantaggiose. Sentimenti e
omeostasi sono legati in modo stretto e coerente. I sentimenti sono le
esperienze soggettive dello stato vitale - vale a dire del-1' omeostasi -
in ogni creatura in possesso di una mente

e di un punto di vista cosciente. Possiamo considerare i


sentimenti come i rappresentanti mentali dell'omeostasi.11

Ho deplorato il disinteresse verso i sentimenti nella

storia naturale delle culture, ma le cose sono messe persino peggio in


relazione all'omeostasi e alla vita stessa: omeostasi e vita sono
completamente emarginate. Talcott Parsons, uno dei sociologi più
illustri del Novecento, aveva attinto all'idea di omeostasi in relazione ai
sistemi sociali, ma nelle sue mani questo concetto era svincolato dalla
vita o dal sentimento. Parsons esemplifica

38

La vita e le sue regolazioni

alla perfezione il disinteresse verso il sentimento nel

concetto di cultura. Secondo lui, il cervello era il fondamento organico


della cultura essendo «l'organo primario per il controllo di operazioni
complesse, in particolare delle abilità manuali, e per la coordinazione
di informazioni visive e uditive », Soprattutto, era« la base organica
della capacità di apprendere e di manipolare

simboli».12

L'omeostasi ha guidato, in modo non cosciente né

deliberato, senza un disegno a priori, la selezione di

strutture e di meccanismi biologici capaci, oltre che di

preservare la vita, di far progredire levoluzione di specie che si


trovano in molteplici rami dell'albero evolutivo. Questa concezione di
omeostasi, che si conforma più fedelmente alle evidenze fisiche,
chimiche e biologiche, si scosta decisamente dal concetto tradizionale
e riduttivo di omeostasi, che si limita a considerarla la regolazione
«bilanciata» delle operazioni della vita.
Io credo che l'incrollabile imperativo dell'omeostasi

sia stato il regolatore onnipresente della vita, in ogni

sua espressione. L'omeostasi è il fondamento stesso del

valore della selezione naturale, che a sua volta favorisce

i geni - e di conseguenza i tipi di organismi - che manifestano


l'omeostasi più innovativa ed efficiente. Lo sviluppo dell'apparato
genetico, che contribuisce a regolare la vita in modo ottimale e la
trasmette ai discendenti, non sarebbe concepibile senza omeostasi.

Alla luce di quanto appena detto, possiamo avanzare

un'ipotesi di lavoro sulla relazione tra sentimenti e culture. I


sentimenti, come rappresentanti dell'omeostasi, sono i

�atalizzatori dette risposte che hanno avviato le culture umane.

E ragionevole? E concepibile che i sentimenti possano

avere motivato le invenzioni intellettuali che hanno dato al genere


umano I) le arti, 2) l'indagine filosofica, 3) le convinzioni religiose, 4)
le regole morali, 5) la giustizia, 6) i sistemi di governance politica e le
istituzioni e-

La condizione umana

39

conomiche, 7) la tecnologia e 8) la scienza? Risponderei


affermativamente, senza riserve. Posso dimostrare che le pratiche o
gli strumenti culturali, in ciascuno degli

otto campi citati, hanno richiesto la capacità di sentire

una situazione di diminuzione, effettiva o potenziale,


dell'omeostasi (costituita, per esempio, da dolore, sofferenza,
disperata necessità, minaccia, perdita) o di un potenziale vantaggio
omeostatico (per esempio, un esito gratificante). Il sentimento ha
agito da movente per esplorare, con gli strumenti della conoscenza e
della ragione, le possibilità di ridurre un bisogno o di trarre vantaggio
dall'abbondanza rappresentata da stati di appagamento.

Ma questo è solo l'inizio della storia. La conseguenza

di una risposta culturale efficace è la diminuzione, o

l'eliminazione, del sentimento motivante, un processo

che richiede di tenere d'occhio i cambiamenti nello stato

omeostatico. A sua volta, l'adozione nel tempo delle risposte


intellettuali concrete e la loro inclusione in un corpo culturale - oppure
il loro abbandono - sono un

processo complesso che deriva da interazioni nel tempo di gruppi


sociali eterogenei. Esso dipende da numerose caratteristiche dei
gruppi, dalla loro dimensione e storia alla posizione geografica e alle
relazioni di potere

interne ed esterne. Prevede passi intellettuali ed emotivi successivi:


per esempio, quando emergono conflitti culturali sono coinvolti
sentimenti negativi oppure positivi, che contribuiscono a risolvere o ad
aggravare i conflitti. Fa uso della selezione culturale.

PREFIGURARE MENTI E SENTIMENTI

NON EQUIVALE A GENERARE MENTI E SENTIMENTI

La vita non sarebbe possibile senza i tratti imposti

dall'omeostasi, e sappiamo che l'omeostasi esiste sin da

quando la vita ha avuto inizio. Ma i sentimenti - le esperienze


soggettive dello stato transitorio di omeostasi in

40

La vita e l,e sue regolazioni

un corpo vivente - non sono emersi con la vita. Suggerisco che siano
comparsi soltanto dopo che gli organismi ebbero un sistema nervoso,
uno sviluppo ben più recente, iniziato circa seicento milioni di anni fa.

I sistemi nervosi hanno a poco a poco attivato un processo di


mappatura multidimensionale del mondo circostante, un mondo che
comincia all'interno dell' organismo. Questo processo ha reso possibile
l'emergere della mente, e dei sentimenti all'interno di essa. La
mappatura si basava su capacità sensoriali di vario tipo, che
avrebbero incluso, nel tempo, l'olfatto, il gusto, il tatto,

l'udito e la vista. Come diventerà chiaro nei capitoli 4-9,

la costruzione di menti - e di sentimenti in particolare -

è fondata su interazioni tra il sistema nervoso e l'organismo. I sistemi


nervosi creano le menti non da soli, bensì cooperando con il resto dei
rispettivi organismi. Si tratta di una rottura rispetto alla visione
tradizionale del cervello come unica fonte della mente.

Benché sia ben più recente degli inizi dell'omeostasi, la comparsa dei
sentimenti è comunque awenuta molto prima che entrassero in scena
gli esseri umani.

Non tutte le creature hanno sentimenti, ma tutte le creature viventi


sono dotate dei dispositivi di regolazione che funsero da precursori dei
sentimenti (alcuni di essi

saranno discussi nei capitoli 7 e 8).

Quando consideriamo il comportamento dei batteri


e degli insetti sociali, la vita primitiva diventa d'improvviso modesta
solo di nome. I veri inizi di quelli che poi sarebbero diventati la vita
umana, i processi cognitivi

umani e il tipo di mente che mi piace definire culturale, risalgono a un


punto infinitamente lontano nella storia della Terra. Non basta
affermare che le nostre menti e i nostri successi culturali sono radicati
in cervelli che condividono numerose caratteristiche con i cervelli dei

nostri cugini mammiferi. Bisogna aggiungere che le nostre menti e le


nostre culture sono collegate ai modi e ai mezzi della vita unicellulare
primitiva e a molte forme

di vita intermedie. Detto in modo figurato, le nostre

La condizione umana

4I

menti e le nostre culture hanno attinto a piene mani

dal passato, senza fare troppi complimenti.

ORGANISMI PRIMITIVI E CULTURE UMANE

È importante ribadire che identificare legami tra processi biologici, da


un lato, e fenomeni mentali e socioculturali, dall'altro, non significa
che la forma delle società e la composizione delle culture siano
pienamente spiegabili con i meccanismi biologici che stiamo
delineando. Mi viene certamente da pensare che lo sviluppo di codici
di comportamento, non importa dove o quando sono comparsi, sia
stato ispirato dall' imperativo omeostatico. Tali codici erano mirati, in
genere, alla riduzione di rischi e di pericoli per gli individui e i gruppi
sociali, e sono sfociati in una riduzione di sofferenza e

nell'aumento della prosperità umana. Hanno rinforzato la coesione


sociale, che è, di per sé, favorevole all'omeostasi. Ma oltre al fatto di
essere stati concepiti da esseri umani, il codice di Hammurabi, i Dieci
Comandamenti, la Costituzione degli Stati Uniti e la Carta delle Nazioni
Unite sono stati formati da specificità delle circostanze del loro tempo
e luogo e da particolari esseri umani che hanno sviluppato tali codici.
Esistono diverse formule a monte di tali sviluppi, invece di una singola
formula generale, benché parti di qualsiasi delle formule possibili siano
universali.

I fenomeni biologici possono avviare e dare forma a

eventi che diventano fenomeni culturali, e devono averlo fatto all'alba


delle culture tramite l'interazione di affetto e ragione, in circostanze
specifiche definite dagli individui, dai gruppi, dalla loro posizione
geografica, dal loro passato, e così via. L'intervento degli affetti poi,

non era limitato alla motivazione iniziale. Essi si sono ripresentati nel
ruolo di sorveglianti del processo e hanno continuato a influire sul
futuro di numerose invenzioni

culturali, come prevedono le trattative perenni tra affet-

42

La vita e le sue regolazioni

to e ragione. Ma i fenomeni biologici critici - sentimenti

e intelletto all'interno di menti culturali - non sono che

una parte della storia. Va inclusa la selezione culturale,

e per farlo ci servono le conoscenze, tra molte altre discipline, di


storia, di geografia e di sociologia. Al contempo, dobbiamo riconoscere
che gli adattamenti e le facoltà usate dalle menti culturali furono
l'esito della selezione naturale e della trasmissione genetica.

I geni sono stati determinanti nel viaggio dalla vita primordiale alla
vita umana attuale. Tutto questo è scontato e vero, ma solleva una
domanda: come sono comparsi i

geni, e come sono riusciti nell'intento. Una risposta forse più completa
è che persino nel punto più lontano, svanito da tempo, le condizioni
fisiche e chimiche del

processo della vita furono responsabili della creazione

dell'omeostasi nel senso ampio del termine, e tutto il resto è scaturito


da quel fatto, inclusa la macchina dei geni.

Tutto questo è accaduto in cellule prive di nucleo (o procariote). Più


tardi, l'omeostasi determinò la selezione di cellule con nuclei (o
eucariote). Più tardi ancora, sono

comparsi organismi complessi in possesso di molte cellule. Poco alla


volta, tali organismi multicellulari hanno sviluppato« sistemi del corpo
intero», vale a dire i sistemi circolatorio, endocrino, immunitario e
nervoso. Essi hanno originato la mente, i sentimenti, la coscienza, la

macchina dell'affetto, e movimenti complessi. Senza tali

sistemi del corpo intero, gli organismi multicellulari non

avrebbero mai svolto la loro omeostasi «globale».

Il cervello, che ha permesso agli organismi umani di

inventare idee, pratiche e strumenti culturali, è stato

assemblato dall'eredità genetica, soggetta per miliardi

di anni alla selezione naturale. I prodotti della mente

culturale umana e la storia del genere umano sono stati, invece,


soggetti soprattutto a selezione culturale, e sono arrivati a noi
essenzialmente con mezzi culturali.
La condizione umana

11 '.\

Nel cammino verso la mente culturale umana, la presenza dei


sentimenti avrebbe permesso all'omeostasi di compiere un balzo
spettacolare, perché essi potevano

rappresentare mentalmente lo stato vitale all'interno

dell'organismo. Una volta che i sentimenti si aggiunsero al cocktail


mentale, il processo omeostatico si arricchì della conoscenza diretta
dello stato vitale e, gioco forza, si trattava di una conoscenza
cosciente. Poco alla

volta, ciascuna mente cosciente, guidata dai sentimenti, poté


rappresentare mentalmente, con un riferimento esplicito al soggetto
esperiente, due insiemi decisivi di fatti e di eventi: I) le condizioni del
mondo interno

del suo stesso organismo; 2) le condizioni dell'ambiente intorno


all'organismo. Queste ultime includevano soprattutto i comportamenti
di altri organismi nelle situazioni complesse più diverse generate da
interazioni sociali, ma anche da intenzioni condivise, molte delle quali
dipendevano dalle spinte, dalle motivazioni e dalle emozioni dei
partecipanti. Con il progredire dell'apprendimento e della memoria, gli
individui furono capaci di formare, di rievocare e di manipolare ricordi
di fatti e di eventi, aprendo la strada a un nuovo livello di

intelligenza basato sulla conoscenza e sul sentimento. In

questo processo di espansione intellettuale arrivò il linguaggio verbale,


che assicurò corrispondenze facilmente manipolabili e trasmissibili tra
idee, parole e frasi. Da quel momento, l'ondata creativa non poté più
essere

arginata. La selezione naturale aveva conquistato un ulteriore teatro


di operazioni, quello delle idee a monte di azioni, comportamenti e
artefatti. A quel punto, l' evoluzione culturale poté unirsi all'evoluzione
genetica.

La prodigiosa mente umana e il complicato cervello

che la rende possibile ci distolgono dalla lunga serie di

antenati biologici che giustificano la loro presenza. Lo

splendore delle conquiste della mente e del cervello permette di


immaginare che gli organismi umani e le menti

44

La vita e le sue regolazioni

umane siano scaturiti pienamente formati, come una fenice, da


antenati ignoti o molto recenti. Simili prodigi hanno invece alle spalle
lunghe catene di precedenti e

gradi stupefacenti di competizione e di cooperazione.

Considerando la storia della nostra mente, è facile dimenticare che la


vita di organismi complessi avrebbe potuto durare e prevalere soltanto
con la cura, e che i cervelli sono stati favoriti dall'evoluzione proprio
perché sono così efficienti nel prestare assistenza come curatori,
specie quando furono capaci di aiutare gli organismi a produrre menti
coscienti ricche di sentimento e di

pensiero. A conti fatti, la creatività umana affonda le radici nella vita e


nel fatto straordinario che essa è dotata di un preciso mandato:
resistere e proiettarsi nel futuro, non importa quale. Potrebbe essere
utile considerare queste umili, ma potenti origini mentre affrontiamo
le instabilità e le incertezze del presente.

Contenute nell'imperativo della vita e nella sua magia omeostatica


giacevano, attorcigliate per così dire, le istruzioni per la sopravvivenza
immediata: la regolazione del metabolismo e la riparazione di parti
cellulari, regole di comportamento in un gruppo, e criteri per la

misurazione di scostamenti positivi e negativi dall'equilibrio


omeostatico, in modo da poter avviare le risposte appropriate. Ma
l'imperativo comprendeva anche la tendenza a cercare la sicurezza
futura in strutture più complesse e affidabili, una inarrestabile
immersione nel futuro. La realizzazione di questa tendenza fu ottenuta
con miriadi di cooperazioni, insieme con le mutazioni,

e la feroce competizione che consentiva la selezione naturale. La vita


primordiale stava prefigurando molti futuri sviluppi che noi oggi
osserviamo nelle menti umane intrise di sentimento e di coscienza,
arricchite dalle culture da esse stesse create. Menti complesse,
coscienti,

dotate di sentimento hanno ispirato e guidato lo sviluppo


dell'intelligenza e del linguaggio e generato nuovi

La condizione umana

45

strumenti di regolazione omeostatica dinamica esterna

agli organismi viventi. Le intenzioni espresse da tali

nuovi strumenti rispecchiano ancora gli imperativi della vita


primordiale, sempre finalizzati a prevalere più che a perdurare.

Per quale ragione, allora, i risultati di questi sviluppi

straordinari sono così irregolari, per non dire bizzarri?

Come mai tanta omeostasi deragliata e tanta sofferenza

nella storia umana? Una risposta preliminare, che affronteremo più


avanti nel libro, è che gli strumenti culturali si sono sviluppati
inizialmente in relazione ai bisogni omeostatici di individui e di gruppi
non più grandi di famiglie nucleari e di tribù. Entro cerchie umane,
gruppi culturali, paesi, e persino blocchi geopolitici più

ampi operano come singoli organismi, non come parti

di un organismo più grande, soggetto a un unico controllo


omeostatico. Ciascuno usa i propri controlli omeostatici per difendere
gli interessi del suo organismo. L'omeostasi culturale è semplicemente
un cantiere aperto spesso vanificato da periodi di avversità. Potremmo
azzardare che il successo ultimo dell'omeostasi culturale dipende da
un esile sforzo della civiltà finalizzato a riconciliare differenti obiettivi
di regolazione. Per questa ragione, la calma disperazione di Francis
Scott Fitzgerald - «così continuiamo a remare, barche contro corrente,
risospinti senza posa nel passato» - resta una

descrizione premonitrice e appropriata della condizione umana.13

IN UNA« REGIONE DI DISSOMIGLIANZA»

LA VITA

La vita, perlomeno quella da cui discendiamo noi,

sembra abbia avuto inizio circa 3,8 miliardi di anni fa,

molto dopo il celebre bing bang: in silenzio, con discrezione, senza


fanfare che salutassero la sua comparsa, oggi sconcertante, sul
pianeta Terra, sotto la protezione del nostro Sole, nel dipartimento
generale della Via Lattea.

Esistevano la crosta della Terra, i suoi oceani e l'atmosfera, particolari


condizioni ambientali, come la temperatura, e certi elementi essenziali
- il carbonio, l'idrogeno, l'azoto, l'ossigeno, il fosforo e lo zolfo.
Avvolte da una membrana protettiva, numerose strutture si
aggregarono in una «regione di dissomiglianza», a sé stante,
conosciuta come cellula.1

La vita è cominciata dentro la prima delle cellule - era

quella cellula - come aggregazione straordinaria di molecole aventi


particolari affinità, cui seguirono reazioni chimiche capaci di
perpetuare sé stesse, in un ritmico e

martellante ripetersi di cicli. Da sola, e per libera scelta,

la cellula riparava il suo incessante logorio. Quando una sua parte si


danneggiava, la cellula la sostituiva, con

In una « regi,one di dissomiglianza »

47

maggiore o minore precisione: perciò le sue strutture

interne si conservarono e la vita continuò indefessa.

«Metabolismo » è il nome unico per le vie chimiche che

realizzarono questa impresa, un processo che richiese

alla cellula di estrarre, con la massima efficienza possibile, le energie


necessarie dal suo ambiente, e di usare, con la stessa efficienza,
l'energia per ricostruire il meccanismo guasto e per abbandonare i
prodotti di scarto.

«Metabolismo » è una parola coniata in tempi recenti

(alla fine del diciannovesimo secolo), derivata da un termine greco


che significa« cambiamento ». Il metabolismo include i processi del
catabolismo - una demolizione di molecole che sfocia nel rilascio di
energia - e dell'anabolismo, un processo di costruzione che l'energia
invece la consuma. Il termine «metabolismo », per come è usato nella
lingua inglese e nelle lingue romanze, è piuttosto oscuro, a differenza
del termine equivalente tedesco Stoffwechsel, ovvero «scambio di
materia o di materiale ». Come sottolinea con una punta d'ironia

Freeman Dyson, il tedesco suggerisce in che cosa consiste


effettivamente il metabolismo.2

Ma il processo della vita non si limitava a una conservazione


imparziale dell'equilibrio. Da numerosi «stati stazionari» possibili, la
cellula, al culmine della sua potenza, tendeva naturalmente allo stato
stazionario più propizio a equilibri di energia positivi; era un'eccedenza
con cui la vita poteva essere ottimizzata e proiettata nel futuro. La
cellula poté, di conseguenza, prosperare.

In questo contesto, prosperare significa sia un modo

più efficiente di vivere sia la possibilità di riprodursi.

L'insieme di processi coordinati necessari per eseguire il desiderio


inconsapevole e inatteso di persistere e di proseguire nel futuro, nella
buona e nella cattiva

sorte, è conosciuto come omeostasi. So bene che «inconsapevole »,


«inatteso » e «desiderio » sono termini in apparenza discordanti, ma
pur nel chiaro paradosso sono quelli più idonei per descrivere il
processo. Nessun processo esattamente comparabile sembra sia
esistito

48

La vita e le sue regolazioni

prima della comparsa della vita, benché si possano immaginare


alcun� antesignani nel comportamento di molecole e atomi. E
ragionevole dire che l'omeostasi ha origine al livello cellulare della vita,
il più semplice, di cui i batteri sono esempi ideali in ogni loro forma e
dimensione. L'omeostasi si riferisce al processo in virtù del quale la
tendenza della materia a una deriva verso il

disordine è contrastata per conservare l'ordine: a un

nuovo livello però, quello permesso dallo stato stazionario più


efficiente. Quest'azione di contrasto trae vantaggio dal principio di
minima azione enunciato dal matematico francese Pierre Maupertuis,
secondo il quale l'energia libera sarà consumata con la massima
efficienza e velocità possibili. Immaginate lo straordinario compito di
un giocoliere, cui non è permesso riposare

durante la sua impresa di mantenere tutte le palle in aria senza


lasciarne cadere alcuna, e avrete una rappresentazione teatrale della
vulnerabilità e dei rischi per la vita. E ora immaginate che il giocoliere
voglia anche far

colpo su di voi con la sua eleganza e rapidità, con la sua

bravura, e a quel punto realizzate che lui sta già considerando un


numero persino migliore.3

In breve, ogni cellula ha manifestato, come tutte le

cellule da sempre, una potente« intenzione », all'apparenza


indomabile, di conservare sé stessa viva e di prendere il largo. Quella
intenzione indomabile viene meno solo in circostanze di malattia o
d'invecchiamento, quando la cellula, letteralmente, implode in un
processo chiamato apoptosi. Vorrei ribadire che non penso che le
cellule abbiano intenzioni, desideri o volontà,

nello stesso modo in cui li hanno esseri dotati di una

mente e di una coscienza. Eppure possono comportarsi

come se le avessero e le avessero avute. Quando voi lettori, oppure il


sottoscritto, abbiamo un'intenzione, un desiderio o una volontà,
possiamo rappresentarci diversi

aspetti del processo esplicitamente in forma mentale; le

In una « rqçi,one di dissomiglianza »

49

singole cellule non possono farlo, o perlomeno non nella stessa


maniera. Eppure, in modo non cosciente, le loro azioni sono volte a
persistere nel futuro.

Questa intenzione indomabile corrisponde alla « forza» di cui il filosofo


Spinoza aveva così brillantemente intuito l'esistenza, e che aveva
chiamato conatus. Oggi

noi sappiamo che essa è presente a scala microscopica

in ogni cellula vivente, e possiamo rappresentare la sua

azione a scala macroscopica ovunque volgiamo lo sguardo in natura:


nel nostro organismo intero, formato da migliaia di miliardi di cellule,
nei miliardi di neuroni

del nostro cervello, nella mente che nasce in questo cervello e negli
innumerevoli fenomeni culturali che i gruppi di organismi umani hanno
concepito e perfezionato nei millenni.

Il tentativo continuo di raggiungere uno stato di vita

regolata positivamente è una componente fondamentale della nostra


esistenza - la sua realtà prima, come disse Spinoza quando descrisse
l'impegno incessante di

ciascun essere a preservare sé stesso. Una mescolanza di

lotta, d'impegno e d'inclinazione riesce quasi a rendere il latino


conatus, come lo usa Spinoza nelle Proposizioni 6, 7 e 8 nella terza
parte dell'Etica. Egli scriveva:

«Ogni cosa, per quanto è in essa, si sforza di perseverare

nel suo essere». «Lo sforzo, col quale ogni cosa si sforza

di perseverare nel suo essere, non è altro che l'essenza

attuale della cosa stessa». Se lo interpretiamo con il senno di adesso,


Spinoza dice che l'organismo vivente è creato in modo da conservare
la coerenza delle sue strutture e delle sue funzioni, il più a lungo
possibile, contro le awersità incombenti. E interessante notare che egli

trasse queste conclusioni prima che Maupertuis proponesse il principio


di minima azione (Spinoza morì quasi mezzo secolo prima) . Egli ne
avrebbe accolto con favore l'appoggio.4

Nonostante le trasformazioni cui va incontro mentre

si sviluppa, il corpo rinnova le parti che lo costituiscono

e invecchia, il conatus persiste nel conservare lo stesso

50

La vita e le sue regolazioni

individuo, nel rispetto del suo piano strutturale originario,


permettendo quindi quella sorta di vitalità associata a quel piano. La
vitalità può variare quanto a respiro,

corrispondendo a processi vitali appena sufficienti per

sopravvivere oppl}re per ottenere processi vitali ottimali.

Il poeta Paul Eluard aveva scritto del « dur désir de

durer », un altro modo per descrivere il conatus, ma con


la bellezza allitterativa di un insieme di suoni in francese. E William
Faulkner aveva scritto del desiderio umano di «resistere e prevalere».
Anch'egli si riferiva, con straordinaria intuizione, alla proiezione del
conatus nella mente umana.5

LA VITA IN MOVIMENTO

Esiste una montagna di batteri intorno, sopra e dentro di noi, oggi;


ma non sono rimasti esempi di quei batteri primordiali di 3,8 miliardi
di anni fa. Quale aspetto avessero, che cosa fosse esattamente la vita
primitiva, lo si deve ricostruire da elementi di prova differenti. Tra gli
inizi e adesso ci sono dei vuoti, documentati a sprazzi. Come la vita
scaturi di preciso è oggetto di congetture informate.

D'acchito, sulla scia della scoperta della struttura del

DNA, del chiarimento del ruolo dell'RNA e della decifrazione del codice
genetico, deve essere sembrato che la vita non potesse che derivare
dal materiale genetico.

Quella teoria però andava incontro a un grosso problema: le


probabilità che molecole così complesse si raggruppassero
spontaneamente insieme come primo passo nella costruzione della
vita erano quasi nulle.6

La perplessità e gli equivoci erano perfettamente comprensibili. La


scoperta nel i 953 (da parte di Francis Crick,James Watson e Rosalind
Frank.lin) della struttura a doppia elica del DNA fu, e resta, uno dei
momenti più alti nella storia della scienza e influenzò, a buon diritto, le
definizioni della vita successive. Il DNA era inevi-

In una « regfone di dissomiglianza

!> I

»
tabilmente considerato la molecola della vita e, per estensione, la
molecola del suo inizio. Ma come poté organizzarsi spontaneamente
nel brodo primordiale una molecola così complessa? Da quella
prospettiva, la probabilità che la vita emergesse spontaneamente era
talmente esigua da legittimare lo scetticismo di Francis Crick che
avesse avuto origine sulla Terra. Lui e il suo

collega Leslie Orgel del Salk Institute pensarono che la

vita poteva essere venuta dallo spazio, su astronavi senza

pilota.7 Era una versione della teoria di Enrico Fermi,

secondo la quale gli extraterrestri erano giunti sulla Terra portandovi


la vita. Per quanto interessante, quest'affermazione non faceva che
spostare il problema al di fuori, su un altro pianeta. Nel frattempo, gli
alieni sarebbero scomparsi o forse sono tra noi, ma in incognito. Il
fisico ungherese Le6 Szilard azzardò che essi erano certamente ancora
tra noi «ma si facevano chiamare ungheresi». La cosa fa
particolarmente sorridere perché un altro celebre ungherese, il biologo
e ingegnere chimico Tibor Ganti, era critico verso la teoria che la vita
fosse

stata spedita da un altro luogo, un'idea che Crick avrebbe poi


abbandonato.8 Eppure il disorientamento sulla nascita della vita
produsse idee molto divergenti tra alcuni dei biologi più illustri del
Novecento.Jacques Monod, per esempio, era« scettico sulla vita» e
riteneva che l'universo non fosse affatto «gravido di vita »; dal canto
suo, Christian de Duve la pensava esattamente al contrario.

Oggi si fronteggiano ancora due teorie rivali: la prima potremmo


chiamarla «prima il replicatore»; la seconda, «prima il metabolismo ».
La teoria « prima il replicato re» suscita interesse, perché la macchina
della genetica la conosciamo ragionevolmente bene, e poi è

così avvincente. Quando la gente si sofferma a considerare l'origine


della vita, qualcosa che, sorprendentemente, le capita di rado, «prima
il replicatore » è la spiegazione che viene spontanea. Considerando
che i geni

52

La vita e le sue regolazioni

contribuiscono a organizzare la vita e che possono trasmetterla,


perché non potrebbero aver dato loro il calcio d'inizio? Richard
Dawkins è tra i fautori di questa teoria.9 Il brodo primordiale
perpetuerebbe molecole

replicatrici, che farebbero altrettanto con i corpi viventi, i quali poi


lavorerebbero sodo per la vita che è stata loro assegnata, allo scopo
di proteggere l'integrità dei

geni e la loro marcia selettiva e trionfante nel corso del-

1' evoluzione. Stanley Miller e Harold Urey, ancora in

quel 1 953, avevano riferito che l'equivalente di una tempesta di


fulmini in una provetta poteva produrre aminoacidi, i mattoni delle
proteine, rendendo così plausibili inizi chimici semplici.10 Nel tempo,
corpi più complessi, come il nostro, dotati di cervelli e menti e di
un'intelligenza creativa, sarebbero venuti al mondo per eseguire, una
volta ancora, il volere del gene. Considerare o meno plausibile o
convincente questa descrizione è

questione di gusti. Il problema non è da prendere sotto

gamba, perché non vi è nulla di scontato nella questione delle origini


della vita. Questa teoria si basa su uno scenario ipotetico nel quale,
circa 3,8 miliardi di anni

fa, le condizioni geologiche sarebbero state compatibili

con la formazione spontanea di alcuni nucleotidi dell'RNA. Il mondo a


RNA avrebbe spiegato i cicli autocatalitici chimici che definiscono il
metabolismo e la trasmissione genetica. In una variazione su questo
tema, gli RNA catalitici adempirebbero un duplice compito: replicarsi e
svolgere le reazioni chimiche.

Ciò nondimeno, la versione degli eventi che giudico

più persuasiva chiama in causa per primo il metabolismo. In principio


era pura chimica, come propone Tibor Canti. Il brodo primordiale
conteneva ingredienti fondamentali e vi erano condizioni abbastanza
favorevoli, come i camini termici e le tempeste di fulmini - a voi la
scelta -, affinché determinate molecole e vie chimiche si formassero e
avviassero le loro incessanti attività proto-metaboliche. La materia
vivente avrebbe avuto inizio come un gioco di destrezza chimico, il
risultato

In una " regi,one di dissomiglianza »

!>'.\

della chimica cosmica e della sua inevitabilità, ma la

materia vivente sarebbe stata permeata dall'imperativo

omeostatico, che avrebbe stabilito il programma. Ad

aggiungersi alle forze che selezionavano conformazioni molecolari e


cellulari via via più stabili, che permisero la persistenza della vita ed
equilibri positivi di energia, vi fu un insieme di eventi fortuiti che
sfociarono nella generazione di molecole capaci di copiare sé stesse,
come gli acidi nucleici. Questo processo è riuscito in una duplice
impresa: una modalità, organizzata a livello centrale, di regolazione
interna della vita; e una modalità di trasmissione genetica che ha
rimpiazzato la semplice divisione cellulare. Da allora, il
perfezionamento della macchina genetica, nella sua doppia
specializzazione, non si sarebbe più fermato.
Questa versione del principio della vita l'ha esposto

in modo persuasivo Freeman Dyson, ed è quella preferita da diversi


chimici, fisici e biologi. Tra essi, John Burdon Sanderson Haldane,
Stuart Kauffman, Keith Baverstock, Christian de Duve e Pier Luigi
Luisi. L'autonomia del processo, il fatto che la vita è generata dall' «
interno», che ha preso da sé le mosse e si è conservata in ogni suo
aspetto, è stata anche ben colta dai biologi cileni

Humberto Maturana e Francisco Varela che per esso

usano il termine autopoiesi.11

Curiosamente, nella descrizione « prima il metabolismo» l'omeostasi «


dice», se mi passate il verbo, alla cellula di svolgere il suo compito con
la massima perfe�ione possibile, affinché la vita della cellula persista.
E la stessa esortazione che si presume i geni facciano alla

cellula vivente nella descrizione del replicatore; se non

fosse che l'obiettivo dei geni è la loro stessa persistenza,

e non la vita della cellula. Tirando le somme, a prescindere da come


tutto ha avuto esattamente inizio, l'imperativo omeostatico si è
manifestato, oltre che nella macchina metabolica delle cellule, anche
nel meccanismo di regolazione e di replicazione della vita. In un
mondo

a DNA, due generi distinti di vita - cellule isolate e orga-

54

La vita e le sue regolazioni

nismi multicellulari - sarebbero stati dotati nel tempo di

una macchina genetica capace di riprodurli e di generare una


discendenza. Ma l'apparato genetico che aiutò gli organismi con la
riproduzione risultò fare altrettanto

nella regolazione fondamentale del metabolismo.

In parole povere, la regione di dissomiglianza chiamata vita, al livello


di semplici cellule - con o senza un nucleo - o di grandi organismi
pluricellulari, come noi

esseri umani, può essere definita da questi due tratti: la

capacità di regolare la propria vita conservando strutture e operazioni


interne il più a lungo possibile, e la possibilità di ripr:_odurre sé stessa
e avere come obiettivo il perpetuarsi. E come se, in modo
straordinario, ciascuno di noi, ciascuna cellula in noi e ogni altra
cellula facessimo parte di un unico, gigantesco organismo dagli infiniti
tentacoli, l'unico e il solo organismo che ha avuto inizio 3,8 miliardi di
anni fa e che è ancora in marcia.

Col senno di poi, tutto ciò ben si accorda con la

definizione di vita proposta da Erwin Schrodinger, un

fisico avventuratosi nel mondo della biologia con risultati notevoli. Il


suo breve capolavoro Che cos 'è la vita ?

anticipa la probabile organizzazione della piccola molecola necessaria


per il codice genetico, e le sue teorie influenzarono profondamente
Francis Crick e James

Watson. Quanto alla sua risposta alla domanda, che è il

titolo del libro, ecco alcuni passaggi essenziali. 12

«La vita sembra dipendere da un comportamento

ordinato e retto da leggi rigorose, della materia, non

basato esclusivamente sulla tendenza di questa a passare dall'ordine


al disordine, ma basato in parte sulla conservazione dell'ordine
esistente». L'idea di« conservazione dell'ordine esistente» è puro
Spinoza, il filosofo che egli cita in esergo nel libro. Il conatus è la forza
che,

nelle parole di Schrodinger, contrasta« la naturale tendenza delle cose


a passare in uno stato di disordine completo», una resistenza che il
fisico tedesco vede espressa negli organismi viventi e nella molecola
dell'eredità che lui stava immaginando.

In una " regione di dissomiglianza »

55

«Qual è l'aspetto caratteristico della vita? Quando è

che noi diciamo che un pezzo di materia è vivente?» si

domanda Schrodinger. E la sua risposta:

Quando esso va « facendo qualcosa », si muove, scambia

materiali con l'ambiente e così via, e ciò per un periodo di

tempo molto più lungo di quanto ci aspetteremmo in circostanze


analoghe da un pezzo di materia inanimata. Quando un sistema che
non è vivente è isolato o posto in un ambiente

uniforme, tutti i movimenti generalmente si estinguono molto


rapidamente, in conseguenza delle varie specie di attrito; differenze di
potenziale elettrico o chimico si uguagliano,

sostanze che tendono a formare un composto chimico lo formano, la


temperatura si uguaglia ovunque per conduzione.

Con ciò, l'intero sistema si trasforma in un morto, inerte

blocco di materia. Si raggiunge uno stato permanente, in cui


non avviene più nessun fenomeno osservabile. Il fisico chiama questo
stato lo stato di equilibrio termodinamico o stato di « entropia
massima ».

Un metabolismo coi fiocchi - vale a dire guidato dal-

1' omeostasi - definirebbe gli inizi della vita e il suo movimento in


avanti e sarebbe la forza motrice dell'evoluzione. La selezione
naturale, che è guidata dall' estrazione più efficiente di sostanze
nutritive e di energia dall'ambiente, ha fatto il resto, e il resto
includeva la regolazione metabolica centralizzata e la replicazione.

Poiché nulla di simile alla vita e al suo imperativo

sembra essere esistito prima di circa quattro miliardi di

anni fa, quando la dissipazione del calore produsse acqua allo stato
liquido, significa che ci vollero quasi dieci miliardi di anni affinché
comparisse la chimica giusta,

nel posto giusto, non molto dopo che la Terra si formò

ed ebbe il tempo di raffreddarsi. Poi, la novità della vita

poté emergere e iniziare il suo corso inarrestabile verso

la complessità e verso specie diversificate. Se la vita esiste altrove


nello spazio resta una questione aperta che

56

La vita e le sue regolazioni

sarà decisa da un'esplorazione appropriata. Potrebbero persino


esistere altri tipi di vita basati su una chimica differente.
Semplicemente non lo sappiamo.

Non siamo ancora in grado di creare la vita dal nulla


in provetta. Conosciamo gli ingredienti della vita, sappiamo come i
geni trasmettono la vita a nuovi organismi e come organizzano la vita
nell'organismo, e sappiamo

creare sostanze organiche in laboratorio. È possibile impiantare con


successo un genoma in un batterio dal quale era stato rimosso il
genoma originario. Il genoma

appena inserito farà funzionare l'omeostasi del nuovo

ospite e gli permetterà di riprodursi più o meno perfettamente. Si


potrebbe dire che il nuovo genoma è posseduto dal suo stesso
conatus e può utilizzare le sue intenzioni. Ma creare la vita dal nulla,
una vita chimica completa, precedente ai geni, come deve essere
accaduto, un tempo, nella primissima regione di dissomiglianza, è

qualcosa che ancora esula dalla nostra portata.13

Organizzare la chimica in modo che da essa scaturisca la vita non è


impresa da poco.

Buona parte delle conversazioni sulla scienza della

vita si concentra, cosa comprensibile, sulla straordinaria macchina dei


geni, responsabile com'è, oggi, di trasmettere e, in parte, di
regolamentare la vita. Ma quando parliamo della vita in sé, il discorso
non si esaurisce con i geni. In effetti, è ragionevole ipotizzare che
l'imperativo omeostatico, come si riscontra nelle primissime forme di
vita, fu seguito dal materiale genetico, e non il contrario. Ciò si
sarebbe ottenuto come conseguenza del suo sforzo vitale, benché
inespresso, verso l'ottimizzazione della vita, che è essa stessa dietro la
selezione naturale. Il materiale genetico avrebbe fatto da assistente
all'imperativo omeostatico, per ricavare il

massimo profitto: essendo responsabile della generazione della


progenie, che è un tentativo per garantirsi
In una " regione di dissomiglianza »

57

la perpetuità, avrebbe messo in scena la conseguenza

estrema dell'omeostasi.

Le strutture e le operazioni biologiche responsabili

dell'omeostasi riflettono il valore biologico sulla base del

quale funziona la selezione naturale. Questa formulazione è di aiuto


nella questione delle origini e situa il processo fisiologico cruciale in
particolari condizioni del processo della vita e della chimica su cui essa
si fonda.

Dove i geni s'innestano nella storia della vita non è una questione di
poco conto. La vita, il suo imperativo omeostatico e la selezione
naturale puntano verso la comparsa di processi genetici, da cui
traggono vantaggio. La vita, il suo imperativo omeostatico e la
selezione naturale spiegano anche la comparsa evolutiva di
comportamenti intelligenti - inclusi i comportamenti sociali - in
organismi unicellulari, e anche la comparsa col tempo,

negli organismi pluricellulari, di sistemi nervosi e di

menti permeate dal sentimento, dalla coscienza e dalla

creatività. Questi ultimi sono i dispositivi basandosi sui

quali gli esseri umani finiscono, nel bene e nel male, per

interrogarsi sulla propria condizione, in ogni sua dimensione, e che


potenzialmente agevolano, oppure contrastano, il mandato
omeostatico che ha ci permesso, per cominciare, di porre a noi stessi
delle domande. Ancora
una volta, la rilevanza, l'efficienza e persi!lo la relativa

tirannia dei geni non sono in discussione. E la loro posizione


nell'ordine delle cose a esserlo.

LA VITA SULLA TERRA

Inizio della Terra

circa I o miliardi di anni fa

Chimica e protocellule

da 4 a 3,8 miliardi di anni fa

Prime cellule

da 3,8 a 3,7 miliardi di anni fa

Cellule eucariote

2 miliardi di anni fa

Organismi pluricellulari da 700 a 600 milioni di anni fa

Sistemi nervosi

circa 500 milioni di anni fa

VARIANTI DELL'OMEOSTASI

Una delle prime azioni del rituale altrimenti noto

come checkup medico annuale è la misurazione della

pressione arteriosa. I lettori avveduti se la faranno misurare


regolarmente e avranno familiarità con l' esistenza di intervalli nei
numeri che il dottore comunica per la pressione « diastolica » e la
pressione « sistolica ». Alcuni avranno perfino avuto episodi di
pressione alta o bassa, e si saranno visti suggerire un cambiamento di

dieta e l'assunzione di farmaci per riportare i valori pressori all'interno


dell'intervallo consigliato. Come mai tanta preoccupazione? Perché la
pressione è effettivamente soggetta a variazioni, ma deve rimanere
entro un certo range. In condizioni normali l'organismo regola il
processo automaticamente ed evita deviazioni eccessive verso i limiti
inferiore e superiore. Quando

però questo dispositivo di sicurezza naturale si guasta,

ne conseguono seri problemi, a volte anche immediati,

se il livello del danno è elevato. E se il deficit persiste, le

conseguenze per l'organismo sono gravi. Ciò di cui il

medico è alla ricerca è la prova che uno dei numerosi

sistemi del vostro organismo funziona, o non funziona,

come dovrebbe.

Varianti dell'omeostasi

59

Omeostasi e regolazione della vita sono in genere

considerati sinonimi. Questo è in linea con l'idea tradizionale di


omeostasi, che si riferisce alla capacità, propria di ogni organismo
vivente, di conservare in modo continuo e automatico le sue attività
funzionali, chimiche e di fisiologia generale entro un intervallo di valori
compatibile con la sopravvivenza. Questa idea ristretta di omeostasi
non rende tuttavia giustizia alla complessità e alla portata dei
fenomeni cui il termine si riferisce.
È certamente vero che - indipendentemente dal fatto che si
considerino forme di vita unicellulari o organismi complessi come noi -
pochissimi aspetti dell'attività di un organismo si sottraggono alla
necessità di mantenere sé stessi sotto controllo. Per questo motivo si
è pensato all'inizio che i meccanismi dell'omeostasi fossero puramente
automatici e riguardassero solo lo stato del

milieu interno di un organismo. In linea con questa definizione, il


concetto di omeostasi è stato spesso spiegato ricorrendo all'analogia
del termostato: raggiunta una temperatura prestabilita, il dispositivo
comanda automaticamente a sé stesso di sospendere l'attività in corso
- raffreddamento o riscaldamento - oppure di avviarla, secondo la
necessità. La definizione tradizionale, come le spiegazioni che ad essa
s'ispirano, non coglie tuttavia la varietà di circostanze in cui il concetto
è applicabile ai sistemi viventi. Tenterò di spiegare perché la
concezione classica dell'omeostasi è troppo limi tata.

Precisiamo innanzitutto, come abbiamo mostrato nel

capitolo precedente, che l'obiettivo del processo omeostatico non è


unicamente di raggiungere uno stato stabile. Guardando a posteriori,
si ha l'impressione che le singole cellule, come gli organismi
pluricellulari, si sforzino di raggiungere una forma particolare di
stabilità: una stabilità favorevole alla crescita. Una simile regolazione
naturale positiva si può definire come tesa al futuro dell'organismo;
essa esprime una tendenza a proiet-

60

La vita e le sue regolazioni

tare sé stessi nel tempo per mezzo di una regolazione ottimizzata


della vita e della potenziale progenie. Si può dire che gli organismi
vogliono essere sani, e si comportano di conseguenza.

Come seconda cosa, è raro che le attività fisiologiche mantengano


livelli stabiliti, come se fossero dei termostati. Esistono invece
sfumature e gradi di regolazione; ci sono livelli, disposti lungo
determinate scale, che corrispondono, in definitiva, a una maggiore o
minore perfezione del processo regolativo. Tale processo corrisponde
a ciò che comunemente sperimentiamo come sentimenti, e le due
questioni hanno una stretta relazione: la prima, ossia la qualità, buona
o cattiva, di uno stato vitale è la base della seconda, il sentire. A
proposito, è singolare considerare che, in genere, non dobbiamo
andare dal medico per scoprire se i parametri essenziali della nostra
salute sono a posto; né abbiamo bisogno, allo scopo, di un esame del
sangue:

i sentimenti ci offrono istante per istante una panoramica sul nostro


stato di salute; e i gradi di benessere, o di malessere, fanno da
sentinella. Certo, ai sentimenti

possono sfuggire gli esordi di molte malattie, e i sentimenti emozionali


possono mascherare sentimenti omeostatici e impedire loro di
trasmettere un messaggio chiaro. Ma il più delle volte essi ci dicono
quello che dobbiamo sapere. Non vi è ragione per cui dovremmo

basarci esclusivamente sui sentimenti per prenderci

cura di noi stessi; e tuttavia è importante mettere in luce

il loro ruolo fondamentale e il loro valore pratico, che è

indubbiamente la ragione per cui si sono preservati con

l'evoluzione.

Per terza cosa, una visione esaustiva dell'omeostasi

deve includere l'applicazione di questo concetto a sistemi in cui menti


coscienti con il potere di decidere, singolarmente oppure in gruppi
sociali, possono interferire con i meccanismi regolativi automatici e
creare nuove forme di regolazione vitale, con l'identico scopo del-1'
omeostasi automatica essenziale: realizzare stati vita-

Varianti dell'omeostasi

61

li più efficienti naturalmente inclini a generare prosperità. La


propensione a creare culture umane è, per come la intendo io, una
manifestazione di questa forma di omeostasi.

Come quarta cosa, l'essenza dell'omeostasi è, per gli

organismi unicellulari come per quelli pluricellulari, la

formidabile impresa di gestire l'energia, di procurarla

e di distribuirla per compiti vitali come la riparazione,

la difesa, la crescita e la partecipazione ne!la generazione e nel


mantenimento della progenie. E un'impresa monumentale per
qualsiasi organismo, e lo è ancora di

più per gli organismi umani, se consideriamo quanto

sono complessi per struttura, organizzazione e diversità

ambientale.

La portata dell'impresa è grande al punto che i suoi

effetti possono cominciare dal livello basso della fisiologia e


manifestarsi ai livelli superiori della funzione, vale a dire nei processi
cognitivi. Per esempio, sappiamo

che, quando la temperatura ambientale sale, non solo

dobbiamo regolare la nostra fisiologia interna sulla perdita di acqua e


di elettroliti, ma siamo anche meno efficienti con la mente. E che una
scarsa regolazione della fisiologia interna implichi malattia e morte
non sorprende: è risaputo che il numero di decessi aumenta durante
le ondate di calore prolungate; le quali inoltre comportano un
aumento di uccisioni e della violenza settaria.1

Gli studenti ottengono risultati decisamente meno buoni agli esami; e


pure il grado di civiltà ha un legame con il termometro.2 La relazione
tra omeostasi e fisiologia

vale per ogni livello dell'economia vivente, dal più basso al più elevato.
Le ingegnose risposte culturali alle ondate di calore, che molto
probabilmente sono state concepite in un posto ali' ombra, sono
cominciate con i ventilatori e sono sfociate nell'aria condizionata. Ecco
quindi un buon esempio di sviluppi tecnologici guidati dal-1'
omeostasi.

LE DIVERSE VARIETÀ DI OMEOSTASI

Il concetto tradizionale e ristretto di omeostasi stenta

di solito a evocare il fatto che la natura ha evoluto perlomeno due


distinte varietà di controllo del milieu interno, e che lo stesso termine
« omeostasi » può riferirsi all'una o all' altra varietà, oppure a
entrambe. Di conseguenza, il significato straordinario di questo
sviluppo evolutivo passa facilmente inosservato. L'uso comune

del termine « omeostasi » si riferisce a una forma non cosciente di


controllo fisiologico che opera automaticamente, senza soggettività né
deliberazione da parte del-1' organismo. Chiaramente, come abbiamo
visto per i

batteri, essa può addirittura funzionare bene in organismi privi di un


sistema nervoso.

In effetti, la ricerca di cibo o di liquidi quando le fonti

di energia sono esaurite può essere svolta da buona parte degli


organismi anche senza un loro intervento intenzionale, e nel caso in
cui il cibo o l'acqua non fossero disponibili nell'ambiente, buona parte
degli organismi

affronta, di nuovo, il problema automaticamente. Gli

ormoni demoliranno ipso facto gli zuccheri immagazzinati e li


invieranno nel sangue per compensare la carenza immediata di fonti
d'energia. Al contempo, l'organismo è naturalmente indotto a
intensificare la sua ricerca delle fonti. L'esito principale di tali misure è
la sopravvivenza, mentre la soluzione richiesta - l'ingestione di cibo -
non è disponibile. Analogamente, quando il bilancio idrico è negativo, i
reni interrompono o rallentano automaticamente l'attività. Ciò
previene o riduce la diuresi e ristabilisce il livello d'idratazione, mentre
l' organismo aspetta tempi migliori. L'ibernazione è una strategia
naturale di resistenza ogni qualvolta la temperatura e la disponibilità
di energia sono insufficienti.3

Tuttavia, per numerose creature viventi, e certamente per gli esseri


umani, questo impi,ego ristretto del termine « omeostasi » è
inadeguato. E vero che gli esseri umani fanno ancora buon uso, e
traggono grandi be-

Varianti dell'omeostasi

63

nefici, dai controlli automatici: il livello di glucosio nel

sangue può essere ricondotto automaticamente entro

un intervallo ottimale da un insieme di operazioni complesse che non


richiedono un'interferenza volontaria dell'individuo; per esempio, la
secrezione d'insulina

dalle cellule del pancreas ne regola il livello. Analogamente, come


osservato, la quantità di molecole d'acqua in circolazione può essere
regolata spontaneamente

dalla diuresi. Tuttavia, negli esseri umani e in numerose

altre specie dotate di un sistema nervoso complesso, esiste un


meccanismo supplementare, il quale prevede esperienze mentali che
esprimono un valore. E, come abbiamo visto, il segreto di questo
meccanismo sono i

sentimenti. Ma come suggeriscono i termini « mentale »

ed « esperienza », i sentimenti, nell'accezione piena qui

intesa, potrebbero realizzarsi solo se esistessero delle

menti, e i fenomeni che da esse derivano, e se le menti

divenissero coscienti e avessero esperienze.4

L'OMEOSTASI OGGI

Il genere di omeostasi automatica che riscontriamo

in batteri, animali semplici e piante precede lo sviluppo

di menti destinate, più tardi, a essere permeate dai sentimenti e dalla


coscienza. Tali sviluppi permisero alle menti di interferire
intenzionalmente con meccanismi

omeostatici prestabiliti e, più avanti, avrebbero perfino

consentito all'invenzione creativa e intelligente di estendere


l'omeostasi al mondo socioculturale. Curiosamente, però, l'omeostasi
automatica, che esordisce coi batteri, includeva, e in realtà richiedeva,
capacità di percezione e di risposta: gli umili precursori delle menti e
della coscienza. La percezione opera al livello di molecole

incluse nelle membrane dei batteri, e si riscontra anche


nelle piante, le quali possono percepire la presenza di

certe molecole nel terreno - le punte delle loro radici

sono, di fatto, organi di senso - e agire di conseguenza:

64

La vita e le sue regolazioni

crescere nella direzione del terreno dove è probabile

che siano presenti le molecole necessarie per l'omeostasi. 5

Il popolare concetto di omeostasi - se mi passate l 'incongruenza di


avere le parole « popolare » e « omeostasi» nella stessa frase -
rimanda alle idee di « equilibrio»

e di« bilanciamento » . Ma quando ci occupiamo della

vita, non vogliamo affatto l'equilibrio, giacché, per la

termodinamica, equilibrio significa differenza termica

zero e morte. (Nelle scienze sociali, il termine « equilibrio» è più


innocuo, perché si limita a indicare la stabilità che deriva da forze
comparabili e in opposizione) .

E nemmeno vogliamo usare« bilanciamento », giacché

evoca immobilità e monotonia! Per anni, ho definito

l'omeostasi dicendo che essa corrispondeva non già a

uno stato neutro, bensì a uno stato in cui le attività vitali

davano come l'impressione di essere regolate verso il


benessere. La proiezione, carica di forza, nel futuro era

rivelata dal sentimento sotteso di benessere.

Recentemente, ho scoperto una concezione affine

nelle formulazioni dijohn Torday: anche lui scarta l'idea quasi statica di
omeostasi, l'idea della conservazione dello status quo; sposa, invece,
un'idea di omeostasi come motore dell'evoluzione, come strada verso
la creazione di uno spazio cellulare protetto entro il quale cicli catalitici
possono svolgere il loro compito e prendere letteralmente vita. 6

LE ORIGINI DI UN'IDEA

Dobbiamo il concetto di omeostasi al fisiologo francese Claude


Bernard. Nell'ultimo quarto dell'Ottocento, egli fece un'osservazione
rivoluzionaria: i sistemi viventi dovevano mantenere numerose
variabili del loro milieu interno entro margini ristretti, perché la vita
potesse continuare.7 Senza questo controllo rigoroso, la magia della
vita svaniva, punto. Il milieu interno ( milieu

Varianti dell'omeostasi

65

intérieur, nell'originale di Bernard) è caratterizzato da

un gran numero di processi chimici interagenti. Ritroviamo questi


processi chimici caratteristici - e le loro molecole chiave - nella
circolazione sanguigna, nei visceri, dove contribuiscono a realizzare il
metabolismo, nelle ghiandole endocrine, come il pancreas o la tiroide,
e in alcune regioni e circuiti del sistema nervoso dove vengono
coordinati molteplici aspetti di regolazione della vita; un esempio
ideale di tali regioni è l'ipotalamo. Questi processi chimici assicurano
che l'acqua, le sostanze nutrienti e l'ossigeno siano presenti nei tessuti
viventi in quantità sufficiente, e in tal modo permettono la
trasformazione delle fonti di energia in energia vera e propria. Solo
così le singole cellule che compongono ogni tessuto e organo del
corpo possono

restare in vita. L'organismo, che forma un tutto integrato di tali


cellule, tessuti, organi e sistemi viventi, può sopravvivere solo se i
limiti omeostatici vengono rigorosamente rispettati. Deviazioni di
particolari variabili dal livello richiesto sfociano nella malattia; e se non
avviene, più o meno rapidamente, una correzione, l'esito drastico è la
morte. Ogni organismo vivente è dotato di meccanismi di regolazione
automatica. Essi sono rapidamente disponibili e comprendono una
garanzia firmata dai loro genomi.

Il termine vero e proprio « omeostasi » lo ha coniato,

diversi decenni dopo Claude Bernard, il fisiologo americano Walter


Cannon.8 Si riferiva anch'egli ai sistemi viventi, e nell'inventare il
nome « omeostasi » scelse la

radice greca homeo- (per « simile » ) e non homo- (per « identico »)


perché pensava a sistemi architettati dalla natura le cui variabili
funzionano spesso in un determinato intervallo - questo vale per
l'idratazione, la glicemia, la concentrazione di sodio nel sangue, la
temperatura,

e via dicendo. Chiaramente, egli non pensava a valori

prestabiliti, come quelli che troviamo sovente nei termostati e in altri


sistemi progettati dall'uomo. Sinonimi di « omeostasi » sono i termini
« allostasi » ed « eterosta-

66

La vita e le sue regolazioni

si », introdotti in seguito per richiamare l'attenzione sul-

1' ampiezza delle oscillazioni, ossia sul fatto che la regolazione della
vita non funziona con valori fissi, ma con intervalli in cui i valori
possono variare.9 L'idea che sta

dietro ai neologismi più recenti è però la stessa suggerita da Bernard


e alla quale Cannon diede il nome originario. I termini più recenti non
sono entrati nell'uso corrente.10

In ogni caso ho più simpatia per il termine « omeodinamica » coniato


da Miguel Aon e da David Lloyd.1 1 I sistemi omeodinamici, come
certamente sono i sistemi viventi, organizzano spontaneamente le loro
attività quando perdono stabilità. In quei punti di biforcazione, essi
manifestano comportamenti complessi dalle caratteristiche emergenti,
come commutatori bistabili,

soglie, onde, gradienti e riorganizzazioni molecolari dinamiche.

La proposta di Claude Bernard sulla regolazione

del milieu interno era molto in avanti sui tempi e riguardava non solo
gli animali, ma anche le piante. Il titolo stesso del suo libro del 1879,
Leçons sur les phénomènes de la vie communs aux animaux et aux
végétaux, lascia ancor oggi stupefatti.

Il regno vegetale e il regno animale sono stati tradizionalmente


considerati come nettamente distinti dai rispettivi studiosi. Ma Claude
Bernard comprese che

piante e animali hanno esigenze fondamentali simili: le

piante sono organismi pluricellulari che hanno bisogno di acqua e di


nutrienti, come gli animali; hanno un metabolismo complicato; non
hanno neuroni, né muscoli, e nemmeno un movimento evidente, pur
con alcune chiare eccezioni; hanno però ritmi circadiani, e la loro
regolazione omeostatica usa alcune molecole, come la serotonina, la
dopamina, la noradrenalina e altre ancora, che utilizza anche il nostro
sistema nervoso. Si
tende a pensare che le piante siano immobili, ma in lo-

Varianti dell'omeostasi

67

ro c'è più movimento di quanto appaia. Non mi riferisco solamente alla


venere acchiappamosche, che serra di scatto i suoi petali su insetti
improvvidi; né al fatto

che alcuni fiori si schiudono alla luce del sole e si richiudono


pudicamente al calar della sera. La crescita stessa delle radici o dei
tronchi delle piante costituisce

un movimento g�nerato dalla pura aggiunta di elementi fisici


concreti. E qualcosa che si può facilmente dimostrare accelerando i
fotogrammi di un documentario sulla crescita delle piante realizzato
pazientemente.

Claude Bernard aveva anche compreso che, nelle

piante come negli animali, l'omeostasi traeva vantaggio

da relazioni simbiotiche. Esemplari sono i fiori i cui profumi attraggono


le api, le cui visite sono richieste per la loro produzione di miele e per
l'impollinazione, che

offrirà al mondo i semi della pianta.

Oggi, stiamo scoprendo che la portata dei meccanismi simbiotici è ben


più grande di quanto lo stesso Claude Bernard avesse previsto.
Include, sia per gli animali che per le piante, organismi che
appartengono a un regno diverso, quello dei batteri: il vasto e
variegato mondo dei procarioti. Migliaia di miliardi di batteri vivono in
'casermoni' amministrati con efficienza dentro il nostro organismo,
rifornendo di beni le nostre vite e ricevendo in cambio vitto e alloggio.
4

DALLE SINGOLE CELLULE

AL SISTEMA NERVOSO E ALLA MENTE

DALLA VITA BATTERICA IN POI

Chiederò al lettore di mettere per un attimo da parte

la mente e il ceivello dell'uomo, e di considerare invece la vita


batterica. Lo scopo è capire dove, e come, la vita di singole cellule
s'innesta nella lunga storia che conduce al genere umano. Sulle prime,
l'esercizio può sembrare un po' astratto, perché di solito non vediamo
i batteri a occhio nudo. Eppure, non vi è nulla di astratto

nei microrganismi se li si guarda al microscopio e si studia,no le cose


straordinarie di cui sono capaci.

E fuor di dubbio che i batteri furono le prime forme

di vita e che essi sopravvivono ancora oggi. Ma sarebbe

esagerato affermare che sono ancora tra noi perché sono stati audaci
superstiti. Si dà il caso che siano gli abitanti più numerosi e
diversificati della Terra. Non solo: molti tipi di batteri sono parte
integrante di noi esseri

umani. In eoni di evoluzione, molte loro specie sono

state inglobate in cellule più grandi del corpo umano,

e molti batteri vivono dentro di noi oggi, in una simbiosi che può dirsi
armonica. In ogni organismo umano ci sono più batteri che cellule
vere e proprie. La differenza è sbalorditiva: un rapporto di uno a dieci.
E

nel solo intestino vivono, grosso modo, centomila miliar-


Dalle singole cellule al sistema nerooso e alla mente

69

di di batteri, mentre l'intero essere umano è formato solamente da


circa diecimila miliardi di cellule, contando ogni loro tipo. È dunque
pienamente giustificata l'affermazione della microbiologa Margaret
McFall-Ngai che « piante e animali non sono che una patina sul
mondo dei microbi ». 1

Questo enorme successo ha le sue ragioni. I batteri

sono creature molto intelligenti; non c'è altra espressione possibile,


benché non si tratti di un'intelligenza guidata da una mente con
sentimenti e intenzioni, né da un punto di vista cosciente.
Percepiscono le condizioni dell'ambiente e reagiscono in modi
favorevoli alla continuazione della propria vita. Queste reazioni
includono comportamenti sociali complessi. Possono comunicare tra
loro: è vero, senza parole; ma le molecole con cui inviano segnali
l'uno all'altro sono molto eloquenti. I

calcoli che eseguono permettono loro di valutare la

propria situazione e di vivere perciò in modo autonomo oppure di


associarsi, qualora la necessità lo richieda. Non vi è un sistema
nervoso dentro questi organismi unicellulari né una mente, nel senso
in cui l'abbiamo noi. Eppure, essi sono dotati di varie forme di
percezione, di memoria, di comunicazione e di coordinazione sociale.
Le elaborazioni che rendono possibile questa « intelligenza senza
cervello e senza mente » si

basano su reti chimiche ed elettriche dello stesso tipo

di quelle che i sistemi nervosi avrebbero posseduto, perfezionato e


sperimentato più avanti nell'evoluzione. In altre parole, molto, molto
più tardi i neuroni e i circuiti
neuronali avrebbero fatto buon uso di invenzioni più

antiche, basandosi su reazioni molecolari e su componenti del corpo


cellulare: il citoscheletro (letteralmente scheletro dentro la cellula) e la
membrana.

Storicamente, il mondo dei batteri - cellule senza nucleo, conosciuti


come procarioti - è stato seguito, circa due miliardi di anni dopo, dal
mondo assai più complicato delle cellule nucleate, o eucarioti. Gli
organismi pluricellulari, i metazoi, sarebbero arrivati in seguito, tra

70

La vita e le sue regolazioni

settecento e seicento milioni di anni fa. Questo lungo

processo di evoluzione e di crescita è ricco di esempi di

cooperazioni efficaci, benché i resoconti di questa storia assegnino il


posto d'onore alla competizione. Per esempio, le cellule batteriche
cooperano con altre cellule, creando in tal modo gli organuli di cellule
più complesse. Per inciso, i mitocondri sono un esempio di organuli,
organi in miniatura all'interno di un organismo cellulare.
Tecnicamente, alcune nostre cellule sono nate incorporando nella loro
struttura i batteri. Le cellule nucleate cooperano, a loro volta, per
formare i tessuti, i quali cooperano in seguito per formare organi e
sistemi. Il principio è immancabilmente lo stesso: gli organismi
rinunciano a qualcosa in cambio di qualcos'altro che altri organismi
possono offrire loro; nel lungo periodo, ciò renderà le loro vite più
efficienti e la sopravvivenza più probabile. La cosa a cui i batteri o le
cellule nucleate o i tessuti o gli organi in generale rinunciano è

l'indipendenza. In cambio, essi accedono ai « beni comuni », a quei


beni che derivano da una organizzazione cooperativa che riguarda
nutrienti indispensabili o condizioni generali favorevoli, come l'accesso
all'ossigeno o ai benefici dell'ambiente climatico. Meditateci su, la
prossima volta che sentirete qualcuno disprezzare

l'idea degli accordi internazionali sul commercio. L'illustre biologa Lynn


Margulis caldeggiò la teoria della simbiosi nella costruzione della vita
complessa in un' epoca in cui essa era pressoché ai margini. 2

L'imperativo omeostatico sta dietro i processi di cooperazione e si


profila anche dietro la comparsa di sistemi

« generali », presenti in tutti gli organismi pluricellulari.

Senza tali« sistemi del corpo intero », le complesse strutture e


funzioni degli organismi pluricellulari non sarebbero possibili. Gli
esempi principali di tali sviluppi sono i sistemi circolatori, i sistemi
endocrini (con il compito di

distribuire gli ormoni ai tessuti e agli organi) , i sistemi

immunitari e i sistemi nervosi.3 I sistemi circolatori consentono la


distribuzione di molecole nutritive e di ossige-

Dalle singole cellule al sistema nerooso e alla mente

71

no a ogni cellula del corpo; distribuiscono le molecole

prodotte dalla digestione nel sistema gastrointestinale,

che devono essere inviate in ogni parte dell'organismo.

Le cellule non possono sopravvivere senza queste ultime, e neppure


senza ossigeno. Per farvi un'idea, considerate i sistemi circolatori
come l'azienda Amazon ai suoi albori. I sistemi circolatori realizzano,
inoltre, qualcosa di notevole: raccolgono buona parte dei prodotti di
scarto derivanti dagli scambi metabolici, e se ne disfano. Creano poi le
condizioni per due assistenti essenziali dell'omeostasi: la regolazione
ormonale e l'immunità.
Ma il punto più alto dei sistemi ome9statici diffusi nel-

1' organismo sono i sistemi nervosi. E di essi che ora ci

occuperemo.

I SISTEMI NERVOSI

Quando i sistemi nervosi fanno il loro ingresso nel

cammino dell' evoluzione? Una stima attendibile è il

Precambriano, che terminò tra 540 a 600 milioni di anni fa: un pezzo
di antiquariato per alcuni, ma non poi così datato se lo compariamo
all'età della prima vita. La

vita, persino quella pluricellulare, se l'è cavata benissimo per quasi tre
miliardi di anni anche senza un sistema nervoso. Dovremmo riflettere
su questa linea temporale

prima di decidere quando la percezione, l'intelligenza,

la socialità e le emozioni sono comparse sul palcoscenico del mondo.

Visti dalla prospettiva odierna, i sistemi nervosi, quando sono entrati


in scena, hanno permesso agli organismi complessi, pluricellulari, di
affrontare meglio l'omeostasi per l'intero organismo, e hanno quindi
consentito loro ampliamenti del corpo e delle funzioni. I sistemi
nervosi sono comparsi al servizio degli organismi - più precisamente,
dei corpi - e non viceversa. Si può sostenere che siano in una qualche
misura al servizio ancora oggi.

72

La vita e le sue regolazioni

I sistemi nervosi hanno diversi tratti distintivi, il più


importante dei quali riguarda le cellule che meglio li

definiscono, vale a dire i neuroni. Sono cellule eccitabili.

Significa che un neurone, quando « si attiva», genera

una scarica elettrica che viaggia dal corpo cellulare al-

1' assone - 1' estensione fibrosa che nasce dal corpo cellulare -,
causando a sua volta il rilascio di molecole di una sostanza - il
neurotrasmettitore - nel punto in cui

esso è in contatto con un altro neurone o con una cellula muscolare.


In quel punto, conosciuto come sinapsi, il neurotrasmettitore liberato
attiva la cellula successiva,

che può essere un altro neurone o una cellula muscolare. Pochi altri
tipi cellulari del corpo riescono in un'impresa comparabile, ossia
integrare un processo elettrochimico che mette in azione un'altra
cellula; gli esempi classici sono i neuroni, le cellule muscolari e akune

cellule sensoriali.4 Possiamo considerare questa impresa l'apoteosi


della segnalazione bioelettrica, che si realizzò per la prima volta, con
discrezione, in organismi unicellulari come i batteri.5

Un altro aspetto dietro l'unicità dei sistemi nervosi

deriva dal fatto che le fibre nervose - gli assoni che nascono dal corpo
cellulare del neurone - terminano in quasi ogni recesso del corpo:
singoli organi interni, vasi

sanguigni, muscoli, pelle, a voi la scelta. Per farlo, le fibre

nervose percorrono spesso lunghe distanze dal corpo

cellulare di origine, situato centralmente. Tuttavia, la

presenza di quel distante emissario terminale è debitamente


ricambiata. Nei sistemi nervosi evoluti, un insieme reciproco di fibre
nervose viaggia in direzione opposta: da miriadi di parti del corpo alla
componente centrale del sistema nervoso: al cervello nel caso
dell'uomo.

Il compito delle fibre che decorrono dal sistema nervoso centrale alla
periferia è, in sostanza, stimolare azioni: la secrezione di una sostanza
o la contrazione di un muscolo, per esempio. Considerate la
straordinaria importanza di quelle azioni: trasportando alla periferia
una sostanza chimica secreta, il sistema nervoso modifica l' at-

Dalle singole cellule al sistema nervoso e alla mente

73

tività dei tessuti che la ricevono; contraendo un muscolo, il sistema


nervoso genera movimento.

Al contempo, le fibre che viaggiano nella direzione

opposta - dalle parti in terne dell'organismo al cervello

- svolgono un'attività conosciuta come enterocezione

(o viscerocezione, giacché hanno un compito affine a

quanto accade nei visceri) . Qual è lo scopo di tale attività? La


sorveglianza sullo stato della vita, ecco a cosa serve. In poche parole,
un compito immane di « spionaggio » e di comunicazione, il cui
obiettivo è aggiornare il cervello su cosa sta succedendo in altre parti
nel corpo, e

farlo intervenire dove è necessario e opportuno.6

A proposito, vanno osservati alcuni dettagli. Per cominciare, il compito


di sorveglianza neurale dell'enterocezione è l' erede di un sistema più
primitivo che lo precedette, e che permette alle sostanze chimiche in
circolo nel sangue di agire direttamente sia sulle strutture nervose
centrali sia su quelle periferiche. Quest'antica

strada di enterocezione chimica informa il sistema nervoso sugli eventi


nel corpo vero e proprio. Chiaramente, questa via non è a senso
unico, vale a dire le sostanze chimiche che hanno origine nel sistema
nervoso entrano nel flusso sanguigno e influenzano elementi del
metabolismo.

Come secondo dettaglio, in creature coscienti come

noi il primo livello dei segnali viscerocettivi è trasmesso

al di sotto del livello di coscienza, e anche le risposte correttive che il


cervello produce basandosi sulla sorveglianza non cosciente sono
decise, perlopiù, in assenza di coscienza. Come vedremo, il compito
della sorveglianza genera, nel tempo, sentimenti coscienti ed entra
nell'ambito della mente soggettiva. Solo dopo avere varcato quella
soglia di capacità funzionale, le risposte sono influenzabili da una
deliberazione cosciente, pur ricavando ancora i vantaggi dal processo
non cosciente.

Come terzo dettaglio, l'enorme sorveglianza sulle funzioni


dell'organismo - uno sviluppo vantaggioso per un' omeostasi adeguata
in organismi pluricellulari com-

74

La vita e le sue regolazioni

plessi - è il precursore biologico delle tecnologie di sorveglianza basate


sui« big data », che gli esseri umani sono così sfacciatamente fieri di
avere inventato. La sorveglianza è utile sotto due aspetti: per
l'informazione diretta sullo stato del corp9, e per l'anticipazione e la
previsione di stati futuri. 7 E un esempio ulteriore dello strano ordine
in cui i fenomeni biologici sono comparsi nella storia della vita.
In poche parole, il cervello agisce sul corpo trasmettendo specifiche
sostanze a una sua particolare regione oppure al sangue circolante,
che poi indirizzerà le molecole verso le più svariate regioni. Il cervello
può anche agfresul corpo ancora più letteralmente, attivando i suoi
muscoli: i muscoli che muoviamo quando vogliamo farlo - possiamo
decidere di camminare, di correre o di sollevare una tazzina di caffè -;
e i muscoli che il

cervello mette in azione quando è necessario, senza alcuna volontà da


parte nostra. Per esempio, se siete disidratati e la pressione del
sangue sta scendendo, il vostro cervello ordina ai muscoli lisci nelle
pareti dei vasi sanguigni di contrarsi, e ciò aumenta la pressione del
sangue. Analogamente, i muscoli lisci del vostro sistema
gastrointestinale marciano al proprio ritmo e producono la digestione
e l'assorbimento di sostanze nutritive, senza che voi quasi interferiate.
Il cervello esegue compensazioni omeostatiche, e noi ne ricaviamo i
vantaggi, con naturalezza. Un livello appena più complicato di

movimento involontario subentra quando sorridiamo

e ridiamo, quando sbadigliamo e respiriamo spontaneamente, o


quando abbiamo il singhiozzo: tutte azioni involontarie che richiedono
i muscoli striati. Come il cuore, che è un muscolo striato controllato in
modo ingegnoso e involontario.

L'inizio dei sistemi nervosi non fu poi così complicato; anzi fu piuttosto
sobrio. Consisteva letteralmente di reti nervose, di un reticolo, o rete,
di cavi. Le reti nervo-

Dalle singole cellule al sistema nervoso e alla mente

75

se di un tempo assomigliano alla struttura delle « formazioni reticolari


» che riscontriamo ancora oggi nel midollo spinale e nel tronco
cerebrale di moltissime
specie, inclusa quella umana. In questi sistemi nervosi

semplici non vi è una distinzione netta tra elementi

« centrali » e « periferici ». Consistono di circuiti di neuroni che


percorrono in lungo e in largo il corpo.8

Reti nervose comparvero per la prima volta nelle specie del phylum
Cnidaria, nel Precambriano. I loro « nervi » hanno origine dallo strato
esterno del corpo, l' ectoderma, e la loro distribuzione permette di
realizzare con semplicità alcune importanti funzioni che i sistemi

nervosi complessi avrebbero realizzato molto dopo nel-

1' evoluzione, e che realizzano ancora oggi. I nervi più

superficiali hanno delle finalità percettive semplici, essendo stimolati


dall'esterno dell'organismo. Percepiscono l'ambiente circostante. Altri
nervi possono essere usati per muovere l'organismo, per esempio
come risposta a uno stimolo esterno. Questa è locomozione in forma
semplice: il nuoto, nel caso delle idre. Un gruppo ulteriore di nervi può
occuparsi della regolazione dell'ambiente viscerale dell'organismo.
Nelle idre, che

sono controllate dai sistemi gastrointestinali, le reti nervose si


occupano dell'intera sequenza di attività gastrointestinali: l'ingestione
di acqua con sostanze nutritive, la funzione digerente e l'escrezione
delle sostanze di rifiuto. Il segreto di queste attività è la peristalsi. Le

reti nervose trasportano il materiale attivando contrazioni muscolari in


sequenza lungo il tubo digerente e generando onde peristaltiche che,
a ben pensarci, non

sono poi molto differenti dalle nostre. Curiosamente,

le spugne, che si pensava un tempo fossero prive di sistema nervoso,


fanno mostra di un tipo di fibre persino più semplice, che controlla il
calibro delle loro cavità tubulari e permette così, di nuovo, l'accesso di
acqua con le sostanze nutritive e l'espulsione di acqua con le

sostanze di scarto. In altre parole, le spugne si distendono e si


aprono, o si contraggono e si richiudono su sé

76

La vita e le sue regolazioni

stesse. Quando si contraggono è come se « tossissero »

o « eruttassero ».

In questo contesto, è dawero affascinante che il sistema nervoso


enterico - la complicata trama di nervi nel nostro tratto
gastrointestinale - �ssomigli così tanto ad

antiche strutture di reti nervose. E una delle ragioni che

m'inducono a pensare che il sistema nervoso enterico

sia effettivamente stato il « primo » cervello, e non il « secondo »,


come viene comunemente definito.

Probabilmente occorsero ancora milioni di anni -

fino alla fine del Cambriano e oltre - per sviluppare i

sistemi nervosi più complessi di innumerevoli specie,

culminanti nei sistemi nervosi enormemente complessi

dei primati, e degli esseri umani in particolare. Le reti

nervose dell'idra, che pure coordinano numerose operazioni e


armonizzano le necessità omeostatiche con le condizioni dell'ambiente
esterno, hanno capacità limitate. Possono percepire la presenza di
certi stimoli nell'ambiente, per poi innescare la risposta adeguata. Le
loro capacità percettive sono, a essere generosi, una copia mal
riuscita del tatto: nella descrizione più benevola che possiamo
proporre, le reti nervose effettuano una

percezione molto elementare. Le reti svolgono anche

una regolazione viscerale - un sistema nervoso autonomo


rudimentale, per così dire -, dirigono la locomozione e coordinano
tutte queste funzioni.

Non meno importante è capire che cosa le reti nervose non sanno
fare. La loro capacità percettiva permette risposte utili e quasi
istantanee. I neuroni coinvolti nella percezione e nell'azione sono
modificati dalla loro stessa attività e quindi imparano qualcosa sugli
eventi che li riguardano, ma sono poche le conoscenze ricavate
dall'esistenza quotidiana dei rispettivi organismi che vengono
conservate: come a dire che la loro memoria è limitata. Pure la loro
percezione è semplice. L'architettura delle reti nervose è elementare,
e in essa non vi è nulla che permetterebbe una mappatura sufficiente

degli aspetti specifici di uno stimolo - una forma o una

DaUe singole cellule al sistema nerooso e alla mente

77

trama - o delle sue conseguenze per lorganismo. La

struttura delle reti nervose non permetterebbe loro di

rappresentare la configurazione spaziale di un oggetto

sfiorato con il tatto. Esse non hanno la capacità di creare mappe, e


questo significa anche che sono incapaci di generare le immagini
destinate a formare le menti che i
sistemi nervosi complessi creano con tanta prolificità.

L'assenza delle capacità di mappatura e di formazione

d'immagini ha altre implicazioni fatali: la coscienza non

può scaturire senza una mente, e lo stesso vale, in modo

addirittura più fondamentale, per quella classe assai speciale di


processi che chiamiamo sentimenti, i quali sono costituiti da immagini
profondamente intrecciate con le attività del corpo. In altre parole, per
come la penso io e nel senso ampio e tecnico dei termini, coscienza e
sentimento dipendono dall'esistenza di menti. L'evoluzione dovette
aspettare dispositivi nervosi più perfezionati perché i cervelli fossero
capaci di raffinate percezioni multisensoriali basate sulla mappatura di
numerosi tratti. Solo allora, a mio avviso, si aprì la strada alla
creazione d'immagini e alla costruzione di menti.9

Per quale ragione era così importante avere delle immagini? Quali
vantaggi reali si ottennero grazie ad esse?

La loro presenza significò che ciascun organismo poteva creare


rappresentazioni interne basate su sue descrizioni sensoriali in corso di
eventi sia esterni sia interni.

Quelle rappresentazioni generate internamente al sistema nervoso


dell'organismo, ma con la cooperazione del corpo vero e proprio,
rappresentarono una differenza enorme per l'organismo nel quale
awenivano tali processi. Quelle rappresentazioni, che erano accessibili

soltanto al particolare organismo, erano capaci, per esempio, di


guidare con precisione il movimento di un arto o del corpo intero. I
movimenti guidati da immagini - visive, sonore o tattili - furono più
utili per l' organismo, e avrebbero generato con più probabilità esiti
vantaggiosi. L'omeostasi migliorò di conseguenza, e con essa la
sopravvivenza.
78

La vita e le sue regolazioni

In parole povere, le immagini furono vantaggiose

perfino se l'organismo non era cosciente delle immagini che si


formavano al suo interno. Non era ancora all'altezza di una
soggettività, ed era incapace di prendere visione delle immagini nella
propria mente. E tuttavia le immagini potevano guidare
automaticamente l'esecuzione di un movimento, che sarebbe stato più
preciso quanto al suo bersaglio: il successo sarebbe prevalso sul
fallimento.

Quando si evolvettero, i sistemi nervosi acquisirono

una raffinata rete di sensori periferici, vale a dire i nervi

periferici, distribuiti in ogni zona dell'interno del corpo e sulla sua


intera superficie, nonché i dispositivi sensoriali specializzati che
permettono di vedere, di udire, di percepire al tatto, di sentire gli
odori e di assaporare.

I sistemi nervosi acquisirono anche un insieme di elaboratori centrali


aggregati nel sistema nervoso centrale, un insieme che chiamiamo
cervello.10 Esso include: 1 ) il midollo spinale; 2) il tronco cerebrale e
l'ipotalamo, ad esso strettamente collegato; 3) il cervelletto; 4)
numerosi grandi nuclei situati in un livello superiore

al tronco cerebrale: nel talamo, nei gangli basali e nel

prosencefalo basale; e 5) la corteccia cerebrale, l'elemento più recente


e complesso del sistema. Questi elaboratori centrali presiedono
all'apprendimento e all'archiviazione in memoria di ogni genere di
segnali e alla loro integrazione; coordinano l'esecuzione di risposte
complesse agli stati interni e agli stimoli in ingresso, un'operazione
decisiva che include impulsi, motivazioni ed emozioni vere e proprie;
dirigono anche il processo di manipolazione delle immagini, che
conosciamo anche come pensiero, immaginazione, ragionamento,
presa di decisioni. E ultimo, dirigono la conversione delle immagini e
delle loro sequenze in simboli, e infine in linguaggi - suoni e gesti
codificati, le cui combinazioni possono denotare qualsiasi oggetto,
qualità o azione, e la cui connessione è disciplinata da un insieme di
regole che chiamiamo grammatica. Una volta in

Dalle singole cellule al sistema nervoso e alla mente

79

possesso del linguaggio, gli organismi possono generare traduzioni


continue di elementi non verbali in elementi verbali, e da questi
costruire narrazioni parallele.

Particolarmente interessanti sono alcune suddivisioni di funzioni


principali, organizzate e coordinate da parti differenti del cervello.
Diversi nuclei del tronco

cerebrale, dell'ipotalamo e del telencefalo, per esempio, hanno il


compito di generare i comportamenti cui mi riferivo poc'anzi,
conosciuti come impulsi, motivazioni ed emozioni, con i quali il cervello
risponde a una gamma di condizioni interne ed esterne con
programmi d'azione prestabiliti (come la secrezione di particolari
molecole, i movimenti effettivi e così via) .

Un'altra importante suddivisione riguarda l'esecuzione del movimento


e l'apprendimento di sequenze motorie. In questo caso, gli attori
principali sono il cervelletto, i gangli basali e le cortecce sensomotorie.
Esistono anche suddivisioni principali che si occupano del-1'
apprendimento e della rievocazione di fatti ed eventi

basati su immagini. I protagonisti assoluti sono l'ippocampo e la


corteccia cerebrale, i circuiti della quale alimentano l'ippocampo, da
cui è alimentata a sua volta.
Un'ulteriore suddivisione permette di tradurre nel linguaggio verbale le
immagini non verbali che il cervello ge�era e fa fluire in forma di
narrazione.

E a sistemi nervosi così attrezzati e abili che si dovrà

alla fine la capacità di provare sentimenti, l'ambìto premio della


capacità di creare mappe e immagini degli stati interni. Ed è a tali
organismi creatori di mappe e

d'immagini che sarà assegnato il dubbio premio della

coscienza.

I trionfi della mente umana, la capacità di memorizzare estesamente,


di provare sentimenti in risonanza, di tradure qualsiasi immagine e
relazione d'immagini in

codici verbali, e di generare qualsiasi tipo di risposta

intelligente, possono solo essere gli ultimi protagonisti

di questa storia, una storia di numerose evoluzioni in

parallelo nei sistemi nervosi.

80

La vita e le sue regolazioni

È corretto dire che sappiamo molte cose del sistema

nervoso nel suo complesso, e che la funzione principale di molte parti


appena elencate è stata sostanzialmente chiarita. Ma è altresì chiaro
che numerosi dettagli dell'attività di circuiti neurali, microscopici e
macroscopici, restano ignoti e che dell'integrazione funzionale delle
componenti anatomiche non si ha ancora un'idea
precisa. Per esempio, poiché i neuroni si possono descrivere come
attivi o inattivi, la loro attività si presta a essere d<Escritta in termini
di algebra booleana, di zeri e

di uno. E una convinzione fondamentale dietro la teoria dei cervelli


come computer.11 Ma le attività neurali a livello di microcircuiti
rivelano complessità inattese che

minano quell'idea semplicistica. Per esempio, in particolari circostanze


i neuroni possono comunicare con altri neuroni direttamente, senza
usare le sinapsi; inoltre, i neuroni e la glia - che ai neuroni fa da
sostegno -

interagiscono intensamente.12 L'esito di questi contatti

atipici è una modulazione dei circuiti di neuroni. Le

loro attività non si possono più conformare allo schema

semplicistico on/off, acceso/spento, né spiegare con

una semplice configurazione digitale. In più, la relazione tra il tessuto


cerebrale e il corpo, entro cui il cervello è inserito, non è stata
pienamente compresa. Eppure,

quella relazione è decisiva per spiegare in modo esaustivo come


proviamo sentimenti, come si crea la coscienza, e come le nostre
menti sono coinvolte in creazioni intelligenti, gli aspetti della funzione
cerebrale più significativi per spiegare la nostra natura umana.

Volendo affrontare tali questioni, io credo sia importante collocare il


sistema nervoso entro un'adeguata prospettiva storica.

La prospettiva richiede di riconoscere i seguenti fatti:

1 . L'evoluzione del sistema nervoso è stata un sostegno


indispensabile della vita in organismi pluricellulari complessi; il sistema
nervoso è stato al servizio dell'omeostasi dell'organismo intero,
benché, per sopravvi-

Dalle singole cellule al sistema nervoso e alla mente 81

vere, le cellule del sistema nervoso dipendano da quella

stessa omeostasi; questa reciprocità integrata è quasi

sempre trascurata quando si parla dei rapporti tra comportamento e


processi cognitivi.

2. Il sistema nervoso fa parte dell'organismo di cui è

al servizio, in particolare è una parte del suo corpo, con

il quale interagisce strettamente; queste interazioni sono di natura del


tutto diversa da quelle che il sistema nervoso stabilisce con l'ambiente
che circonda l'organismo (anche la peculiarità di questa relazione
speciale tende a essere trascurata. Sarò più esauriente su questo

tema decisivo nella seconda parte del libro) .

3. L'evoluzione straordinaria del sistema nervoso aprì la strada


all'omeostasi mediata dalla rete neurale, che andò a sommarsi alla
forma chimico/viscerale del-1' omeostasi. Più tardi, dopo lo sviluppo di
menti coscienti capaci di sentimento e d'intelligenza creativa, la strada
era aperta per la creazione, nello spazio sociale e culturale, di risposte
complesse. La loro esistenza ebbe

inizio ispirata dal!' omeostasi, ma si sarebbe poi emancipata dalle


necessità omeostatiche acquisendo notevole autonomia; è qui l'inizio,
ma non la metà e nemmeno

la fine, delle nostre vite culturali; perfino ai livelli più

elevati della creazione socioculturale, esistono vestigia


di processi correlati alla vita semplice negli esempi più

umili di organismi viventi, i batteri.

+Diverse funzioni complesse del sistema nervoso superiore affondano


le radici in operazioni più semplici dei dispositivi inferiori del sistema;
per questa ragione

non è stato proficuo, ad esempio, andare a ricercare

prima le radici del sentimento e della coscienza nelle

attività della corteccia cerebrale. Invece, come viene discusso nella


seconda parte, il funzionamento dei nuclei del tronco cerebrale e del
sistema nervoso periferico offre opportunità migliori per identificare i
precursori del sentimento e della coscienza.

IL CORPO VIVENTE E LA MENTE

Solitamente ci vengono offerte descrizioni della vita

mentale - percezioni, sentimenti, idee; ricordi con cui

le percezioni e le idee possono essere registrate; immagini e


riflessioni; le parole usate per tradurre le narrazioni interiori, e via
dicendo - come se fossero il prodotto esclusivo del cervello. Il sistema
nervoso è spesso il protagonista assoluto di queste descrizioni, ma si
tratta di una se,mplificazione eccessiva e di un errore di valutazione. E
come se il corpo fosse un semplice spettatore, un sostegno del
sistema nervoso, il vaso entro cui il cervello trova il suo giusto spazio.

Che il cervello sia il supporto della nostra vita mentale

nessuno lo mette in dubbio. Quello che manca nelle tradizionali


descrizioni che mettono al centro il sistema nervoso, il cervello e
persino la corteccia cerebrale è che

i sistemi nervosi iniziarono la loro esistenza come assistenti del corpo,


come coordinatori del processo vitale in corpi complessi e diversificati,
al punto che il collegamento funzionale tra tessuti, organi e sistemi,
come la loro relazione con l'ambiente, richiesero un sistema apposito
per realizzare la coordinazione. I sistemi nervosi erano i mezzi per
realizzarla, e diventarono quindi un

tratto indispensabile della vita pluricellulare complessa.

Un resoconto più ragionevole della nostra vita mentale è che i suoi


aspetti semplici, non meno dei suoi straordinari traguardi, sono effetti
collaterali parziali di un sistema nervoso che compie - a un livello
fisiologico

molto complesso - ciò che forme di vita più semplici

hanno compiuto a lungo, pur in assenza di un sistema

nervoso: la regolazione omeostatica. Sulla via per realizzare il compito


principale, vale a dire rendere possibile la vita in un corpo complesso,
i sistemi nervosi hanno

sviluppato strategie, meccanismi e capacità che, oltre a

farsi carico di necessità omeostatiche vitali, hanno prodotto molti altri


risultati. Questi ultimi o non erano immediatamente necessari per la
regolazione della vita

Dalle singole cellule al sistema nervoso e alla mente

83

oppure erano meno chiaramente ad essa correlati. Le

menti dipendono dalla presenza di sistemi nervosi che

hanno il compito di far funzionare con efficienza la vita, nei loro


rispettivi corpi, e da numerose interazioni tra i sistemi nervosi e i
corpi: « Senza il corpo, nessuna
mente ». Il nostro organismo contiene un corpo, un sistema nervoso e
una mente che deriva da entrambi.

Le menti possono emanciparsi dalla loro missione

fondamentale e generare prodotti che, a un primo sguardo, non sono


correlati all'omeostasi.

Il racconto delle relazioni tra i corpi e i sistemi nervosi è da rivedere. Il


corpo, verso cui siamo spesso indifferenti per non dire sprezzanti
quando ci riferiamo alla nobile mente, fa parte di un organismo
enormemente

complesso costituito da sistemi cooperativi, formati da

organi cooperativi, fatti di cellule cooperative, formate

da molecole cooperative, costituite da atomi cooperativi costruiti con


particelle cooperative.

Un tratto distintivo degli organismi è, in effetti, il grado straordinario


di cooperazione manifestato dai loro elementi costitutivi, insieme con
la straordinaria complessità che da essa scaturisce. Come la vita è
emersa da particolari relazioni tra elementi cellulari, così la crescente
complessità degli organismi genera nuove funzioni. Le funzioni e le
caratteristiche emergenti non sono spiegabili limitandoci a esaminare i
singoli elementi. In

breve, la complessità è contrassegnata dalla comparsa di

funzioni emergenti quando passiamo da frammenti più

piccoli a frammenti più grandi della struttura complessiva. Il caso


esemplare è la comparsa del tutto particolare della vita stessa, sotto
forma di elementi cellulari. Un altro caso esemplare di cooperazione,
che approfondiremo più avanti, è la comparsa di stati mentali
soggettivi.

La vita dell'organismo è più della somma totale delle

vite di ciascuna cellula coinvolta. C'è una vita complessiva


dell'organismo, una vita globale, per così dire, che scaturisce
dall'integrazione multidimensionale delle vite partecipanti al suo
interno. La vita dell'organismo

84

La vita e /,e sue regolazioni

trascende le vite delle sue cellule, vi attinge, e ricambia

il favore dando loro il sostentamento. Quella integrazione di « vite »


concrete è ciò che rende vivo un organismo intero, nello stesso
identico senso per cui un'attuale rete complessa di computer non è
viva. La vita dell' organismo significa che ciascuna cellula componente
continua ad avere bisogno di usare, e sa farlo, i suoi complicati
elementi microscopici per trasformare in energia i nutrienti prelevati
dal suo ambiente, e lo fa secondo

complicate regole di regolazione omeostatica e l'imperativo


omeostatico di preservare sé stessa contro ogni difficoltà e di
proseguire. Ma la straordinaria complessità di un organismo vivente,
di cui la varietà umana è l'esempio migliore, avrebbe potuto realizzarsi
solamente con l'aiuto dei dispositivi di sostegno, di coordinazione e di
controllo del sistema nervoso. Questi sistemi fanno interamente parte
del corpo di cui sono al servizio, e sono costituiti da cellule viventi,
come tutto il resto. Anche le loro cellule richiedono un nutrimento
regolare per conservare l'integrità, e sono anch'esse a rischio di
malattia e di morte, come qualsiasi altra cellula del corpo.

L'ordine in cui sono comparsi organi, sistemi e funzioni negli organismi


viventi è decisivo per capire come alcune di quelle funzioni sono
comparse e diventate operanti. La cosa è particolarmente evidente nel
bisogno di considerare le precedenze di parti e di funzioni nella storia
dei sistemi nervosi, in particolare del sistema nervoso umano e dei
suoi straordinari prodotti, vale a

dire la mente e la cultura. Esiste un ordine nella comparsa delle cose,


e la sua maggiore o minore stranezza dipende dal punto da cui lo si
guarda.

PARTE SECONDA

LA COSTRUZIONE

DELLA MENTE CULTURALE

L'ORIGINE DELLA MENTE

LA TRANSIZIONE EPOCALE

Come avviene il passaggio dalla vita ingannevolmente semplice di


quasi quattro miliardi di anni fa a quella degli ultimi cinquantamila
anni - anno più anno meno -, la vita in cui albergano le menti culturali
umane?

Che cosa possiamo dire della traiettoria e degli strumenti di cui si è


avvalsa? Dire che la selezione naturale e la genetica sono essenziali
pe,r la trasformazione è senz'altro vero. Ma non basta. E necessario
riconoscere la presenza dell'imperativo omeostatico - che sia messo o

meno a frutto - come un fattore delle pressioni selettive. Dobbiamo


riconoscere che non è esistita una singola linea evolutiva, né una
progressione semplice di complessità e di efficienza degli organismi;
che vi furono alti e bassi, e perfino estinzioni. Dobbiamo rilevare che

fu necessaria una collaborazione tra sistemi nervosi e

corpi per generare le menti umane, e che le menti si sono manifestate


in organismi non già isolati, ma che facevano parte di un contesto
sociale. Infine, dobbiamo rilevare che le menti sono state arricchite
dai sentimenti e dalla soggettività; dalla memoria basata su immagini;
e

dalla capacità di concatenare immagini in narrazioni

che nacquero probabilmente come sequenze non ver-

88

La costruzione della mente culturale

balì, filmiche; narrazioni che, tuttavia, nel tempo, dopo

la comparsa delle lingue verbali, hanno combinato elementi verbali e


non verbali. L'arricchimento avrebbe incluso la capacità di inventare e
di produrre creazioni

intelligenti, un processo che mi piace chiamare « intelligenza creativa


» , che è un gradino più su dell'abilità che permise a numerosi
organismi viventi, inclusi noi

esseri umani, di comportarsi in modo efficiente, rapido

ed efficace nella vita quotidiana. L'intelligenza creativa

fu il mezzo con il quale le immagini mentali e i comportamenti furono


combinati intenzionalmente per offrire nuove soluzioni ai problemi che
gli esseri umani avevano identificato, e per costruire nuovi mondi alle
opportunità immaginate dall'uomo.

Affronterò tali questioni in questo capitolo e nei quattro successivi,


iniziando dalle origini e dalla formazione delle menti, per terminare
con gli elementi mentali che

permisero, originariamente, l'intelligenza creativa, vale a dire il


sentimento e la soggettività. Mi propongo qui non tanto di trattare in
modo esauriente la psicologia e

la biologia di tali abilità, quanto di delinearne la natura

e di riconoscerne il ruolo di strumenti della mente culturale umana.

LA VITA SI FA MENTE

All'inizio vi erano soltanto la sensibilità e la risposta

in un organismo unicellulare capace di eseguire qualche movimento


del corpo intero. Per immaginare a cosa corrispondessero la sensibilità
e la risposta, dobbiamo figurarci delle specie di pori nell'involucro della
cellula - la membrana- e comprendere che certe molecole, quando
alloggiavano al loro interno, fungevano da segnali chimici per altre
cellule, e ricevevano segnali

da altre cellule e dall'ambiente. Immaginatelo come una sorta di


emissione e di percezione di un odore. In un primo tempo, la
sensibilità e la risposta consistevano nel

L 'origi,ne della mente 89

presentare un segnale che denotava una presenza vivente, e nel


ricevere in cambio segnali da creature in possesso di dispositivi
comparabili. I segnali avevano

qualcosa di simile a una sostanza irritante e producevano una


corrispondente irritabilità; non esistevano « occhi » né « orecchie » ,
anche se si può affermare che le molecole sensibili si comportavano
come se lo fossero.1

Odori e sapori sarebbero un'analogia più prossima, ma

non si trattava nemmeno di quelli. Era un processo che

non aveva nulla di « mentale »: nella cellula non vi erano


rappresentazioni che assomigliassero al mondo esterno o interno,
nulla che potremmo chiamare immagine, e ancora meno mente o
coscienza. Esisteva soltanto un inizio di quei processi percettivi che,
una volta entrati in scena i sistemi nervosi, avrebbero effettivamente
portato a rappresentazioni analogiche del mondo circostante e
sarebbero serviti come base per la mente, e alla fine per la
soggettività. Il cammino verso la mente

cominciò da una sensazione e da una risposta elementari, operanti


ancora oggi nel mondo dei batteri che risiedono nei nostri organismi e
in ogni animale e pianta, nell'acqua e nel terreno, e perfino nelle
viscere della Terra. Nei batteri, la sensazione e la risposta segnalano

la presenza di altri individui, e contribuiscono perfino a

stimare il loro numero nei paraggi. Ma il semplice sentire e rispondere


non richiedono le proprietà della mente, né le proprietà che da essa
fluiscono. I batteri e molti altri organismi unicellulari non sono
consapevoli né coscienti, se non metaforicamente. Eppure, sensazioni

e risposte contribuiscono a ciò che darà luogo a percezioni più


complesse e alla mente. Per spiegare quest'ultima, dobbiamo
riconoscere e comprendere le percezioni e scoprire la catena che le
collega. Storicamente, il livello percettivo di sensazione e risposta ha
preceduto la comparsa della mente ed è presente ancora oggi, negli
organismi dotati di una mente. In buona parte delle situazioni normali,
la nostra mente risponde alle sostanze percepite e genera ulteriori
risposte, sotto forma di

!IO

/,a costruzione della mente cultural,e

rappresentazioni mentali e di azioni dirette dalla mente.

Le sensazioni e le risposte elementari le interrompiamo

solamente quando siamo sotto anestesia e durante il sonno, e


nemmeno completamente.2

Infine fecero la loro comparsa organismi con molte

cellule. I loro movimenti erano più raffinati; cominciarono ad apparire


gli organi interni, che si differenziarono sempre più. Un evento
particolarmente importante fu la comparsa di sistemi generali,
distribuiti su tutto il

corpo. Diversamente da organi che avevano una sola

funzione - i visceri, il cuore, i polmoni -, i sistemi generali coprivano


tutto il territorio. A differenza delle cellule individuali, che badavano
essenzialmente a sé stesse, i sistemi generali erano costituiti da molte
cellule e badavano a tutte le altre cellule di un organismo
pluricellulare. Erano specializzati, ad esempio, nella circolazione di
liquidi come la linfa o il sangue; nella generazione di movimenti interni
e, da ultimo, esterni; e nella coordinazione globale dell'attività
dell'organismo. La coordinazione era fornita dal sistema endocrino,
tramite molecole conosciute come ormoni, e dal sistema immunitario,
che garantiva le risposte infiammatorie e immunitarie. I coordinatori
globali al vertice seguirono a ruota. Si trattava, naturalmente, dei
sistemi nervosi.

Un salto in avanti di qualche miliardo di anni, e gli

organismi sarebbero diventati ormai molto complicati,

come del resto i sistemi nervosi che permettevano loro di

cavarsela da soli e di sopravvivere. A quel punto, i sistemi

nervosi erano in grado di percepire parti differenti dell'ambiente -


oggetti fisici, altre creature viventi -, e rispondere con i movimenti
appropriati per mezzo di arti sofisticati e del corpo intero: afferrare e
scalciare, distruggere e fuggire, sfiorare e praticare il sesso. I sistemi
nervosi e gli organismi, dei quali i primi erano al servizio,
collaboravano pienamente.

A un certo punto, molto dopo che i sistemi nervosi

L 'origine della mente 91

furono in grado di rispondere a molte caratteristiche

degli oggetti e dei movimenti che percepivano sia all'esterno sia


all'interno del loro stesso organismo, ebbe inizio la capacità di creare
mappe degli oggetti e degli

eventi percepiti. Significò che, invece di contribuire

semplicemente a rilevare gli stimoli e a rispondere in

modo appropriato, i sistemi nervosi cominciarono, letteralmente, a


disegnare mappe delle configurazioni di oggetti e di eventi nello
spazio, usando l'attività delle

cellule nervose organizzate come circuiti neurali. Per

farvi un'idea di come tutto questo funzionava, immaginate i neuroni


cablati in circuiti e distesi su una tavola piatta, dove ogni punto della
superficie corrisponde a

un neurone. Immaginate, poi, che un neurone del circuito, quando


diventa attivo, s'illumini, come se segnassimo con un evidenziatore un
puntino su una tavola.

L'aggiunta ordinata e progressiva di molti puntini genera linee che


possono collegarsi o intersecarsi e creare una mappa. Facciamo
l'esempio più semplice. Quando

il cervello crea una mappa di un oggetto a forma di X,

attiva neuroni lungo due righe che s'intersecano nel


modo appropriato in un certo punto e con un certo

angolo. Il risultato è una mappa neurale di una X. Le linee nelle


mappe cerebrali rappresentano la configurazione di un oggetto, le sue
caratteristiche sensoriali o i movimenti o la posizione nello spazio. La
rappresentazione non è neces,sariamente « fotografica », anche se
potrebbe esserlo. E però essenziale che essa conservi le

relazioni interne tra le parti di un'entità, come gli angoli tra gli
elementi, le sovrapposizioni e via dicendo.3

Allargate ora la vostra immaginazione e pensate alle

mappe, oltre che di forme o di posizioni spaziali, di suoni emessi nello


spazio, suoni delicati o grezzi, rumorosi o flebili, vicini o lontani, e
pensate anche a mappe costruite dal tatto o dall' olfatto, o ancora dal
gusto.

Ampliate ancora un po' la fantasia e pensate a mappe

degli« oggetti » e degli« eventi » che accadono dentro

l'organismo, vale a dire nei visceri e nelle loro attività.

92

La costruzione della mente culturale

Alla fine, le raffigurazioni prodotte da questa trama di

attività nervose - le mappe - altro non sono che i contenuti essenziali


delle immagini nella vostra mente. Le mappe di ciascuna modalità
sensoriale sono la base dell'integrazione che rende possibili le
immagini, e quelle immagini, che fluiscono nel tempo, altro non sono
che i

costituenti della mente. Sono un passaggio di trasformazione


nell'esistenza di organismi viventi complessi, una raffinata
conseguenza della cooperazione corpo-sistema nervoso di cui mi sono
occupato fin qui. Senza questo passaggio, le culture umane non
sarebbero mai nate.

LA GRANDE CONQUISTA

La capacità di generare immagini consentì agli organismi di


rappresentare il mondo intorno a loro, un mondo che includeva ogni
possibile tipo di oggetto ealtri interi

organismi; e, cosa non meno importante, permise agli

organismi di rappresentare il mondo dentro di loro. Prima

che comparissero mappature, immagini e menti, gli organismi


potevano riconoscere la presenza di altri organismi e di oggetti
esterni, e rispondere di conseguenza.

Potevano rilevare la presenza di una molecola o uno

stimolo meccanico. Ma la rilevazione non includeva descrizioni della


configurazione dell'oggetto che aveva emesso la molecola o urtato
l'organismo. Gli organismi potevano percepire la presenza di un altro
organismo

perché erano venuti a contatto con una parte di quest'ultimo.


Potevano anche contraccambiare il favore, ed essere percepiti.
Tuttavia l'avvento della « cartografia » e della creazione di immagini
offrì una nuova possibilità:

gli organismi potevano ora generare una rappresentazione privata del


mondo intorno al proprio sistema nervoso. Questo è l'inizio formale,
nei tessuti viventi, di segni e di simboli che « raffigurano » e «
assomigliano » agli oggetti e agli eventi rilevati dai canali sensoriali
della visione e dell'udito, o del tatto.

L 'origine della mente 93


L' « ambiente circostante » di un sistema nervoso è

straordinariamente ricco. È ben più, in senso letterale,

di quanto cade sotto i nostri occhi. Include il mondo esterno


all'organismo: l'ambiente cui, di regola e purtroppo, pensano sia gli
scienziati che la gente comune in discussioni di questo tipo, vale a dire
gli oggetti e gli

eventi nell'ambiente circostante l'organismo intero. Ma

l' « ambiente circostante » del sistema nervoso include

anche il mondo interno all' organismo, e questa parte

viene in genere ignorata, col rischio di impedire concezioni realistiche


della fisiologia generale, e dei processi cognitivi in particolare.

Credo che la possibilità dei sistemi nervosi di rappresentare al loro


interno l'intero ambiente circostante, la disponibilità di queste
manifestazioni interiori, private, abbia avviato l'evoluzione lungo una
nuova strada. Sono gli spettri di cui gli organismi viventi erano privi,
molto probabilmente quelli immaginati da Nietzsche quando pensava
agli esseri umani come a « ibridi di pianta e spettro » . Poco alla volta,
i sistemi nervosi

avrebbero creato, collaborando con il resto del corpo,

immagini interne del mondo intorno all'organismo,

insieme a immagini dell'interno del corpo stesso. Stavamo finalmente


entrando, in silenzio e con discrezione, nell' èra della mente, quella
stessa mente che ancora ci portiamo dietro. A quel punto, potevamo
unire immagini tra loro, in modo che potessero raccontare,

all'organismo, eventi che erano al contempo interni ed

esterni ad esso.
A tale proposito, i passi che devono essere seguiti ncl-

1' evoluzione sono piuttosto chiari. Come prima cosa,

usando immagini ricavate dalle componenti più ant iche interne


all'organismo - i processi della chimica metabolica svolti perlopiù nei
visceri e nella circolazione sanguigna e nei movimenti da essi generati
-, la nat 1 1-ra ha dato gradualmente forma ai sentimenti . Com i '

seconda cosa, usando immagini provenienti da 1 1 1 1 a

componente meno antica dell'interno - la stn 1 t t 1 1 ra

!M

/,a rostruzione della mente culturale

scheletrica e i muscoli annessi -, la natura ha generato

una rappresentazione dettagliata della casa abitata da

ciascuna vita. La successiva combinazione di questi

due insiemi di rappresentazioni ha aperto la via alla

coscienza. Come terza cosa, usando gli stessi dispositivi per la


creazione di immagini e un potere intrinseco alle immagini - la
capacità di stare per qualcos'altro e di simbolizzare -, la natura ha
sviluppato i linguaggi

verbali.

LE IMMAGINI RICHIEDONO SISTEMI NERVOSI

I processi vitali complessi possono esistere benissimo

senza sistemi nervosi. Gli organismi pluricellulari evoluti hanno


bisogno invece di sistemi nervosi per dirigere la propria vita. I sistemi
nervosi svolgono ruoli importanti in ogni aspetto del controllo degli
organismi. Ecco alcuni esempi: coordinano il movimento -
internamente, nei visceri, ed esternamente con l'uso degli arti;
coordinano la produzione interna e la distribuzione di

molecole necessarie per conservare le condizioni vitali,

collaborando con il sistema endocrino; coordinano il

comportamento complessivo degli organismi quanto ai

cicli naturali di luce e buio, e dirigono le attività correlate del sonno e


della veglia, e i cambiamenti nel metabolismo che esse implicano;
coordinano il mantenimento della temperatura corporea idoneo alla
continuazione della vita; ultimo, ma certo non meno importante, i
sistemi nervosi creano mappe e immagini, i fattori principali delle
menti.

La creazione d'immagini non fu possibile prima che

i sistemi nervosi diventassero più complessi. Il mondo

delle spugne e dei cnidari, delle idre ad esempio, fu arricchito dal


dono di un sistema nervoso semplice, ma è improbabile che la
creazione di immagini facesse parte

delle sue capacità.4 Possiamo solo fare congetture, ma

menti che assomigliano per qualche aspetto elementare

L 'origi,ne della mente 95

alla nostra saranno appartenute a creature ben più evolute, i cui


sistemi nervosi e i cui comportamenti erano diventati molto complessi.
Con ogni probabilità, ad esempio, gli insetti e tutti o quasi i vertebrati.
Gli uccelli sono senz'altro dotati di una mente e, quanto ai mammiferi,
le loro menti devono assomigliare a tal punto alle nostre, che viene
naturale pensare che alcuni di essi capiscano non solo quello che
facciamo, ma in molti casi ciò che proviamo, e talvolta cosa pensiamo.
Considerate gli

scimpanzé, i cani e i gatti, gli elefanti e i delfini e i lupi. Il

fatto che siano privi di un linguaggio verbale, che la loro

capacità di memoria e il loro intelletto siano meno prodigiosi dei nostri


e che, di conseguenza, non abbiano generato artefatti culturali
comparabili con quelli umani è ovvio. Eppure, la parentela e le
somiglianze con la nostra specie sono di tale evidenza da non lasciare
spazio al dubbio, e possono aiutarci a capire noi stessi, come

siamo diventati ciò che siamo, e chi siamo.

I sistemi nervosi sono ricchi di dispositivi creatori di

mappe. L'occhio e l'orecchio traducono in forma di

mappa molteplici caratteristiche del mondo visibile e

dei suoni, rispettivamente nella retina e nell'orecchio

interno, e proseguono la mappatura in strutture del sistema nervoso


centrale, che vengono a ruota in una sequenza che va nel profondo
della corteccia cerebrale.

Quando sfioriamo un oggetto con le dita, le terminazioni nervose


distribuite nella pelle creano una mappa delle diverse caratteristiche
dell'oggetto: la sua geometria complessiva, la trama superficiale, la
temperatura, e così via. Gusto e olfatto sono due ulteriori canali per

creare mappe del mondo esterno. Sistemi nervosi evoluti come il


nostro costruiscono, in abbondanza, immagi,ni del mondo esterno e
del mondo interno ai rispettivi organismi. Le immagini del mondo
interno appartengono, a loro volta, a due generi molto diversi per
fonte e contenuti: i mondi interni antichi e quelli meno antichi.

IMMAGINI DEL MONDO

ESTERNO AL NOSTRO ORGANISMO

Le immagini del mondo esterno hanno origine in

sonde sensoriali situate sulla superficie dell'organismo,

che raccolgono informazioni su ogni dettaglio nella

struttura fisica del mondo intorno a noi. I tradizionali

cinque sensi - la vista, l'udito, il tatto, il gusto e l'olfatto

- hanno organi specializzati incaricati di raccogliere l'informazione.


Quattro dei cinque organi specializzati -

per la visione, l'udito, il gusto e l'olfatto - hanno sede

nella testa e sono relativamente vicini tra loro. Gli organi dell'olfatto e
del gusto sono distribuiti in piccole aree delle mucose, una
trasformazione della pelle mantenuta spontaneamente umida e
protetta dalla luce naturale diretta; essa delimita le cavità nasale e
orale. L' organo specializzato del tatto è distribuito sull'intera
superficie della pelle e delle mucose. Curiosamente, ci sono recettori
del gusto negli intestini, un chiaro retaggio dei giorni in cui i visceri e i
relativi sistemi nervosi erano

gli unici attori. 5

Ciascuna sonda sensoriale campiona e descrive aspetti specifici della


natura del mondo esterno in termini dei suoi innumerevoli tratti.
Nessuno dei cinque sensi genera, da solo, una descrizione completa
del mondo esterno, benché i nostri cervelli integrino, alla fine, i
contributi parziali di ciascun senso in una descrizione

onnicomprensiva di un oggetto o di un evento. L'esito

di questa integrazione si approssima a una descrizione

dell'oggetto « totale », e sulla sua base è possibile generare


un'immagine ragiç_mevolmente complessiva di un oggetto o di un
evento. E improbabile che la descrizione sia

« completa » ma è, per noi certamente, un campionamento ricco di


caratteristiche; ed è tutto ciò che abbiamo, data la realtà intorno a noi
e la struttura dei sensi.

Fortunatamente, ognuno di noi è immerso in questa

stessa « realtà » campionata in modo incompleto, e ognuno di noi è


soggetto a limitazioni comparabili nella

L 'origine della mente 97

« creazione d'immagini ». Questa condizione accomuna noi esseri


umani e la condividiamo, per buona parte, con altre specie. 6

La specializzazione delle terminazioni neivose di ciascun senso è


dawero sorprendente: ciascuno ha trovato la sua corrispondenza, nel
tempo evolutivo, in caratteristiche e tratti specifici del mondo
circostante. Segnali chimici ed elettrochimici sono i mezzi con cui le
terminazioni sensoriali trasmettono informazioni verso l'interno, lungo
vie neivose periferiche e strutture delle parti inferiori del sistema
neivoso centrale, come i gangli neivosi, i nuclei del midollo spinale e i
nuclei del tronco cerebrale inferiore. Ma la funzione cruciale da

cui dipende la creazione d'immagini è la mappatura, il

più delle volte una mappatura macroscopica, ossia la

capacità di riportare i differenti dati che scaturiscono


dal campionamento del mondo esterno in una sorta di

cartografia, uno spazio entro cui il ceivello può rappresentare


graficamente schemi di attività e l� relazione spaziale tra gli elementi
attivi nello schema. E così che il

ceivello crea la mappa del volto che sta davanti ai vostri

occhi, la cUIVa dell'intensità di un suono che state ascoltando, o


ancora la forma dell'oggetto che sfiorate con le dita.

IMMAGINI DEL MONDO

INTERNO DEL NOSTRO ORGANISMO

Esistono due generi di mondo dentro i nostri organismi. Li


chiameremo rispettivamente mondo interno antico e mondo interno
meno antico. Il mondo interno antico riguarda l'omeostasi
fondamentale. È in assoluto

il primo e più antico mondo interno. In un organismo

pluricellulare è il mondo del metabolismo con le sue

attività chimiche integrate, il mondo degli organi interni, viscerali -


come il cuore, i polmoni, gli intestini e la pelle -, e dei muscoli lisci,
diffusi ovunque nell'organi-

98

La costruzione della mente culturale

smo, dove contribuiscono a formare le pareti dei vasi

sanguigni e le capsule degli organi. Anche i muscoli lisci sono di per sé


elementi viscerali.
Le immagini del mondo interno antico sono quelle

che noi descriviamo con termini come « benessere », « affaticamento


» o « malessere »; con « dolore » e « piacere »; con « palpitazioni »,
« bruciore di stomaco » o « coliche ».

Appartengono a un genere speciale, perché noi non

« raffiguriamo » questo mondo nell'identico modo in

cui raffiguriamo gli oggetti del mondo. Non vi è dubbio

che il dettaglio sia minore, benché possiamo illustrare

nella mente le geometrie mutevoli dei visceri usando il

gergo delle sensazioni viscerali - il restringersi della faringe e della


laringe quando abbiamo paura, o il restringersi delle vie aeree e
l'ansimare per mancanza d'aria tipici di un attacco d'asma; e il
discorso vale per gli effetti di certe molecole su diversi elementi del
corpo, che spesso includono reazioni motorie, come tremori. Queste
immagini del mondo interno antico altro non sono che componenti
nucleari dei sentimenti.

Accanto al mondo interno antico c'è un mondo interno più recente,


dominato dal nostro scheletro osseo e dai muscoli annessi, i muscoli
scheletrici. I muscoli scheletrici vengono anche chiamati « striati » o «
volontari », per distinguerli dalla varietà « liscia» o « autonoma », che

è puramente viscerale e svincolata dal nostro controllo

cosciente. Usiamo i muscoli scheletrici per spostarci e

per manipolare oggetti, per parlare e per scrivere, per

ballare, per suonare la musica e per azionare macchinari.

La struttura complessiva del corpo, dentro il quale è


situata parte dell'antico mondo viscerale, è l'impalcatura sulla quale è
letteralmente adagiato l'antico mondo della pelle. Da notare che la
pelle è il più grande dei

nostri visceri; e inoltre che la struttura complessiva del

corpo è la cornice in cui sono collocati i nostri portali

sensoriali, incastonati come altrettante gemme in un gioiello


elaborato.

L 'origi,ne della mente 99

Con il termine « portali sensoriali » mi riferisco alle

regioni della struttura corporea dove sono impiantate

le sonde sensoriali, e alle sonde vere e proprie. Quattro

dei principali portali sono ben circoscritti: le cavità oculari, la


muscolatura che dirige gli occhi e i meccanismi interni agli occhi; le
orecchie, inclusi il cavo del timpano e la sua membrana; il naso con le
rispettive mucose olfattive; le papille gustative della lingua. Riguardo
al

quinto portale, la pelle, che ci permette di sfiorare ogni

oggetto e di coglierne la trama superficiale, esso è distribuito


sull'intero corpo, se pure irregolarmente, essendo concentrato in
prevalenza nelle mani, nella bocca e nelle regioni mammaria e
genitale.

La ragione per cui dedico così tanta attenzione al

concetto di portale sensoriale è il ruolo che esso svolge,

come sarà chiaro più avanti, nella generazione di una


prospettiva. La nostra visione, per fare un esempio, è

l'esito di un concatenamento di processi che inizia nella

retina e continua attraverso diverse stazioni del sistema

visivo - come i nervi ottici, i nuclei genicolati superiori e

i collicoli superiori, la corteccia visiva primaria e secondaria. Tuttavia,


per generare la visione, dobbiamo anche impegnarci negli atti del
guardare e del vedere, che sono compiuti da altre strutture del corpo
(vari gruppi muscolari) e del sistema nervoso (regioni di controllo

motorio) , distinte daUe stazioni del sistema visivo. Queste

altre strutture sono situate nel portale sensoriale visivo.

In che cosa consiste il portale sensoriale visivo? Consiste nella cavità


oculare, nella muscolatura nelle palpebre e intorno agli occhi che ci
permette di aggrottarli e di focalizzare lo sguardo; nella lente con la
quale regoliamo il fuoco visivo; nel diaframma con cui controlliamo la
quantità di luce; nei muscoli con i quali muoviamo gli occhi. Ognuna di
queste strutture, e le rispettive azioni, è ben coordinata con il
processo visivo primario,

pur non facendone parte. Svolgono un ruolo chiaramente pratico:


sono, se mi passate il termine, degli assistenti. Svolgono anche un
ruolo un po' più nobile e in-

I 00 La costruzione della mente culturale

volontario, che affronterò più avanti, quando ci occuperemo della


soggettività.

Il mondo interno antico è un mondo di regolazione

fluttuante della vita. Può funzionare più o meno bene,


ma la qualità del suo funzionamento è cruciale per la

nostra vita e la nostra mente. Pertanto, la rappresentazione del


mondo interno antico in azione - lo stato dei visceri, le conseguenze
delle proprietà chimiche - deve

riflettere lo stato, buono o cattivo che sia, di quel mondo

interno. L'organismo deve essere influenzato da tali immagini. Non


può permettersi di rimanere indifferente, perché la sopravvivenza
dipende dall'informazione sulla vita che tali immagini riflettono. In
questo antico mondo interno ogni cosa assume una qualità: buona,

cattiva, oppure una via di mezzo; è un mondo di valenza.

Il nuovo mondo interno è dominato dalla struttura

fisica, dalla sede e dallo stato dei varchi sensoriali dentro quella
struttura, e dalla muscolatura volontaria. I varchi sensoriali sono lì, in
attesa, nella struttura fisica, e

danno un contributo significativo all'informazione generata dalle


mappe del mondo esterno; indicano con chiarezza alla mente
dell'organismo le sedi, al suo interno, da cui scaturiscono le immagini
generate in quel momento. Tutto questo è necessario per costruire
un'immagine complessiva dell'organismo che, vedremo, è un passo
decisivo per generare la soggettività.

Il nuovo mondo interno genera anche la valenza, perché la sua carne


vivente non si sottrae ai capricci dell' omeostasi. Ma le vulnerabilità
del mondo interno nuovo sono inferiori a quelle del mondo antico. Lo
scheletro e

la muscolatura scheletrica formano un carapace protettivo, che


avvolge in modo robusto il tenero mondo della chimica interna e dei
visceri. Il mondo interno nuovo è
in relazione con il mondo interno antico come un esoscheletro
artificiale lo è con il nostro scheletro reale.

MENTI IN ESPANSIONE

L'ORCHESTRA NASCOSTA

Il poeta Fernando Pessoa concepiva la sua anima come un'orchestra


interiore: « Io non so quali strumenti, violini e arpe, timpani e
tamburi, suonino e risuonino

dentro di me. Io mi conosco solo come una sinfonia »

scriveva nel Libro dell'inquietudine.1

Poteva conoscere sé stesso soltanto come sinfonia.

Era un'intuizione particolarmente felice, perché le costruzioni che


abitano la nostra mente possiamo ben immaginarle come esecuzioni
musicali effimere, eseguite da diverse orchestre nascoste, all'interno
dell'organismo. Pessoa non esprimeva sconcerto su chi fossero gli
esecutori di quegli innumerevoli strumenti nascosti. Forse immaginò
sé stesso moltiplicato, l'esecutore di ogni parte, un po' come Oscar
Levan t in Un americano a Parigi: un atteggiamento che non
sorprende più di tanto in un uomo che aveva inventato numerosi alter
ego.� Ma

potremmo benissimo chiederci: chi sono gli esecutori

di quest'orchestra immaginaria? Ed ecco la risposta: sono gli oggetti e


gli eventi del mondo intorno al nostro organismo, realmente presenti
oppure rievocati dalla memoria, e gli oggetti e gli eventi del mondo
dentro di esso.

E gli strumenti, quali sono? Pessoa non poté i<lentil i-


102 La costruzione della mente culturale

carli, eppure li sentiva benissimo. Ma possiamo identificarli noi per lui.


Sono due i gruppi di strumenti nel-1' orchestra di Pessoa. Il primo
sono i dispositivi sensoriali

principali con i quali il mondo intorno e dentro un organismo


interagisce con il sistema nervoso; il secondo sono i dispositivi che
rispondono emotivamente senza sosta

alla presenza mentale di qualunque oggetto o evento. La

risposta emotiva consiste nel modificare il corso della vita

nella parte interna più antica dell'organismo. I dispositivi

sono conosciuti come impulsi, motivazioni ed emozioni.

I vari esecutori - oggetti ed eventi, presenti o rievocati

dalla memoria - non pizzicano le corde di alcun violino o

violoncello, né premono i tasti di innumerevoli pianoforti. E tuttavia la


metafora coglie la situazione. Gli oggetti e gli eventi « suonano »
davvero; nel senso che, quali entità

distinte nella mente dell'organismo, possono agire su

certe sue strutture neurali, « influenzare » il loro stato, e

modificarle per un fuggevole istante. Nel « tempo di esecuzione », le


loro azioni sfociano in un certo genere di musica, la musica dei nostri
pensieri e sentimenti, la musica dei significati che scaturiscono dalle
narrazioni interiori di cui esse sono in parte le artefici. Il risultato può
essere delicato, oppure non esserlo. Equivale talvolta a

un'esecuzione operistica: potete assistere passivamente,


oppure intervenire, modificare in misura maggiore o minore la
partitura, e produrre risultati imprevisti.

Per affrontare la natura e la composizione delle orchestre interne e i


generi di musica che da esse possono scaturire, mi richiamerò alla
organizzazione in tre parti

che ho delineato per la creazione delle immagini. I segnali con cui


sono costruite le immagini scaturiscono da tre fonti: il mondo intorno
all'organismo, dove vengono

raccolti i dati da organi specifici situati nella pelle e in

alcune mucose; e due componenti distinte del mondo

dentro l'organismo: l'antico compartimento chimico/viscerale e la


meno antica struttura muscoloscheletrica con i suoi portali sensoriali.
È comune nelle descrizioni degli eventi

mentali previlegiare il mondo intorno a noi, come se

Menti in espansione I 03

nient'altro facesse parte della mente o vi contribuisse

in modo significativo; ed è anche comune, per quelle

descrizioni che includono i fenomeni interni, l'incapacità di distinguere,


come sto facendo io adesso, il mondo evolutivamente antico della
chimica e dei visceri da quello evolutivamente più recente della
struttura muscoloscheletrica e dei portali sensoriali.

Si dice spesso che le « fonti » sono « cablate » nel sistema nervoso


centrale, il quale crea mappe e compone immagini a partire dal
materiale ricevuto. Sarebbe tuttavia una semplificazione fuorviante di
ciò che avviene: le relazioni tra il sistema nervoso e il corpo non sono
affatto semplici.
Primo, le tre fonti appena indicate forniscono materiali assai differenti
al sistema nervoso. Secondo, i « cablaggi » delle tre fon ti sono
considerati in genere paragonabili, ma le cose stanno in modo diverso.
Le tre fonti possono certamente generare segnali elettrochimici diretti
al sistema nervoso centrale, ma l'anatomia e il funzionamento dei «
cavi » sono piuttosto diversi, specie quando ci riferiamo all'antico
interno chimico/viscerale.

Terzo, l'antico mondo interno comunica con il sistema nervoso


centrale, oltre che con segnali elettrochimici, direttamente con segnali
puramente chimici, addirittura più antichi.

Quarto, il sistema nervoso centrale può rispondere direttamente a


segnali dall'interno, specialmente ai segnali riguardanti il mondo
interno antico, agendo così sulla

fonte dei segnali. In buona parte dei casi, il sistema nervoso centrale
non agisce direttamente sul mondo esterno.

n « mondo interno » e il sistema nerooso formano un compksso

interattivo; il « mondo esterno » e il sistema nerooso no.

Quinto, le fonti comunicano tutte con il sistema nervoso centrale a


vari livelli e in conseguenza di ciò i messaggi si trasformano mentre i
segnali vengono inviati dalle loro origini « periferiche » verso il
sistema nervoso centrale. La realtà è ben più complicata di quanto si
vorrebbe!3

La stupefacente ricchezza dei nostri processi mentali

104 La costruzione della mente culturale

dipende da immagini basate su contributi generati da

questi mondi ma assemblate da strutture e da processi


differenti. Il mondo esterno apporta immagini che descrivono la
struttura percepita dell'universo circostante entro i limiti dei nostri
dispositivi sensoriali. Il mondo

interno più antico è il principale fornitore delle immagini che


conosciamo anche come sentimenti. Il mondo interno recente
convoglia verso la mente immagini della struttura complessiva, più o
meno globale, dell'organismo e contribuisce con sentimenti aggiuntivi.
Le spiegazioni della vita mentale che trascurano questi fatti sono
probabilmente destinate a fallire.

Certo, le immagini possono essere modificate, integrate e


interconnesse, andando ad arricchire i processi della mente. Le
immagini che fungono da substrato per

le trasformazioni e le combinazioni hanno tuttavia origine in tre mondi


distinti, e i rispettivi e peculiari contributi vanno tenuti in debito conto.

LA CREAZIONE DI IMMAGINI

La creazione di qualunque genere d'immagini, semplici o complesse


che siano, scaturisce da meccanismi neurali che formano mappe e che
permettono in seguito

a queste ultime d'interagire; così, le immagini combinate generano


scenari persino più complessi e rappresentano, infine, gli universi
esterni al sistema nervoso, dentro e fuori l'organismo. La distribuzione
delle mappe e delle

immagini corrispondenti non è omogenea: le immagini

che si riferiscono al mondo interno sono integrate inizialmente nei


nuclei del tronco cerebrale, benché siano ri-rappresentate e ampliate
in alcune regioni cruciali della corteccia cerebrale, come la corteccia
insulare e del cingolo; le immagini relative al mondo esterno sono
integrate essenzialmente nella corteccia cerebrale, benché anche i
collicoli superiori svolgano un ruolo.
La nostra esperienza degli oggetti e degli eventi che

Menti in espansione 1 05

si trovano nel mondo esterno è naturalmente multisensoriale. Gli


organi della vista, dell'udito, del tatto, del gusto e dell'olfatto sono
coinvolti secondo l'esigenza dell'istante percettivo. Quando ascoltate
un'esecuzione musicale in una sala concerti al buio, il coinvolgimento
dei sensi non è lo stesso di quando state nuotando sott'acqua e
guardate una barriera corallina. Le fonti sensoriali dominanti
differiscono, ma sono invariabilmente molteplici e si collegano ad
altrettanto molteplici regioni sensoriali specifiche del sistema nervoso
centrale: alle cosiddette cortecce uditive, visive e tattili « di ordine
inferiore », per esempio. La cosa interessante è che un

altro insieme di regioni cerebrali, le cortecce « associative », esegue la


necessaria integrazione delle immagini composte nelle cortecce di
ordine inferiore.

L'interconnessione tra cortecce associative e cortecce di ordine


inferiore è responsabile dell'integrazione.

Di conseguenza, le componenti separate coinvolte nella percezione di


un particolare istante nel tempo potrebbero essere sperimentate,
infine, come una totalità. Una delle componenti della coscienza
corrisponde a queste

integrazioni su larga scala delle immagini. L'integrazione scaturisce


dall'attivazione s(multanea e in sequenza di molteplici regioni distinte.
E un po' come montare

un film selezionando immagini visive e frammenti di

colonna sonora, ordinandoli come necessario, ma senza stampare il


risultato finale. L'integrazione di queste fasi ha luogo nella mente e
per così dire al volo; svanisce
con lo scorrere del tempo, tranne per il residuo di memoria che
potrebbe attardarsi, in forma codificata. Tutte le immagini del mondo
esterno sono elaborate quasi in

parallelo con le risposte affettive che queste stesse immagini


producono agendo altrove nel cervello - in specifici nuclei del tronco
cerebrale e delle cortecce cerebrali,

correlati alla rappresentazione dello stato corporeo, come la regione


dell'insula. Significa che i nostri cervelli sono impegnati, oltre che a
mappare e a integrare differenti fonti sensoriali esterne, a mappare e
a integrare si-

106 La costruzione della mente culturale

multaneamente stati interni, un processo il cui esito

sono niente meno che i sentimenti.

E ora fermatevi anche solo un attimo a considerare

quali meraviglie realizza il nostro cervello quando manipola immagini


sensoriali di vario tipo, di origine esterna e interna, per trasformarle
nei nostri film-nel-cervello integrati. Il montaggio di un film è al
confronto una bazzecola.

DALLA SALA CONCERTI

ALLA STANZA DI CREAZIONE DELLE MAPPE

Dove sono create le immagini? È giusto dire che le strutture per la


formazione delle mappe sono situate nel sistema nervoso centrale,
una volta chiarito che molte strutture intermedie nel sistema nervoso
periferico stanno preparando e premontando il materiale per le mappe

neurali centrali. Nel nostro caso, le strutture cruciali per

la creazione delle mappe sono situate a tre livelli del cervello: una
serie di nuclei di neuroni nel tronco cerebrale e nel tetto (che include i
nuclei collicolari) ; i nuclei genicolati collocati più in alto, nel
telencefalo; e in modo abbondante e diffuso, in numerose regioni
della corteccia cerebrale. Queste regioni sono dedicate all'elaborazione
di canali specifici d'informazione sensoriale. È così che scaturiscono la
visione, l'udito e il tatto, in isole interconnesse del sistema nervoso
dedicate all'elaborazione di canali specifici d'informazione sensoriale.
Successivamente, i segnali, che inizialmente sono separati in base alla
loro modalità sensoriale, vengono integrati. Accade

al livello sottocorticale - negli strati profondi dei collicoli

superiori - e nella corteccia cerebrale, dove i segnali provenienti dalle


differenti regioni di mappatura, per ciascun organo sensoriale,
possono fondersi e interagire.

Lo fanno mediante una intricata rete di interconnessioni neuronali


gerarchiche. Quest'operazione integrativa ci permette, ad esempio, di
vedere le labbra di una persona muoversi, e di ascoltare
simultaneamente i suoni sincronizzati ai movimenti delle labbra.

SIGNIFICATI, TRADUZIONI VERBALI

E CREAZIONE DEI RICORDI

Le nostre percezioni e le idee che esse evocano continuamente


generano una descrizione parallela in termini di linguaggio. Questa
descrizione è costruita a sua volta con immagini. Ogni parola che
usiamo, in qualsiasi lingua - parlata, scritta o percepita col tatto come
nel Braille -, è fatta di immagini mentali. Il discorso vale per

le immagini acustiche dei suoni di lettere, parole e intonazioni e per i


codici visivi (simboli o lettere) che rappresentano quei suoni.

Ma la mente non si compone unicamente di immagini dirette di


oggetti o di eventi e delle loro traduzioni verbali. Nella mente sono
presenti innumerevoli altre
immagini di qualsiasi oggetto, o evento, che ha a che

fare con i precedenti e ne descrive le proprietà costitutive e le


relazioni. L'insieme di immagini tipicamente associate a un oggetto o a
un evento corrisponde ali' « idea » di quell'oggetto o evento, al suo «
concetto », al suo significato, alla sua semantica. Le idee - i concetti e
i

loro significati - possono essere resi nell'idioma di simboli e rendono


possibile il pensiero simbolico. Possono anche essere tradotte in una
speciale classe di simboli

complessi, l'idioma verbale. Parole e frasi - queste ultime governate


da regole grammaticali - eseguono la traduzione, ma anche le
traduzioni sono basate su immagini. L'intera mente è formata da
immagini: che vanno dalla rappresentazione di oggetti e di eventi ai
loro corrispondenti concetti e traduzioni verbali. Le immagini sono gli
aspetti universali della mente.4

Le integrazioni sensoriali svolte durante la percezione, le idee indotte


dalla loro elaborazione, e la traduzione verbale di molti aspetti di
questi processi possono essere delegate alla memoria. Nella nostra
mente, noi

costruiamo istanti percettivi multisensoriali e, se ogni

cosa va come da copione, possiamo memorizzare e in

108 La costruzione della mente culturale

seguito rievocare quegli istanti percettivi, per elaborarli

nella nostra immaginazione.

Più avanti, affronterò il problema di come le immagini

diventano coscienti e appaiono alla mente come appartenenti, in


modo molto chiaro e privato, a ciascuno di noi. Arriviamo a capire le
immagini grazie al processo

complicato della coscienza, non a qualche misterioso « omuncolo ».


Curiosamente, come vedremo nel capitolo g, anche il processo della
coscienza si basa su immagini. Ma

a prescindere dal loro contributo alla coscienza, risulta

evidente che le immagini, una volta create ed elaborate,

perfino a un livello elementare, possono guidare le azioni in modo


diretto e automatico. Lo fanno raffigurando obiettivi per le azioni e
permettendo così al sistema muscolare, guidato dalle immagini, di
raggiungere più accuratamente il bersaglio. Per cogliere il senso di
questo vantaggio, immaginate di dovervi difendere da un nemico la
cui presenza fosse segnalata esclusivamente dall' olfatto. Come
colpireste il bersaglio? E dove esattamente?

Vi mancherebbero le coordinate spaziali ben definite

che la visione ci offre direttamente, e a cui può contribuire anche il


suono, specialmente se siete un pipistrello!

Le immagini visive permettono agli organismi di agire

su un bersaglio con precisione; un'immagine uditiva permette a un


organismo di orientarsi nello spazio, persino al buio, la qual cosa a noi
riesce ragionevolmente bene e

ai pipistrelli a meraviglia. L'unica cosa che serve è che

lorganismo sia in uno stato di veglia e consapevole, e che

il contenuto delle immagini sia rilevante per la vita dell' organismo in


quel particolare istante. In altre parole, dal punto di vista evolutivo, le
immagini devono esser state
capaci di aiutare gli organismi a comportarsi con efficienza perfino
quando erano semplici ottimizzatori del controllo delle azioni, e in
assenza di una soggettività complessa, di un'analisi riflessiva e della
ponderazione. Una volta che la creazione d'immagini divenne
possibile, la

natura non avrebbe potuto sbagliare nel selezionarle.

ARRICCHIRE LA MENTE

Le nostre menti, complesse e di ricchezza infinita, sono, come molto


spesso accade nella lunga storia della vita, l'esito di combinazioni
cooperative di elementi semplici. In questo caso non si tratta di cellule
riunite per formare tessuti e organi, né di geni che istruiscono gli

aminoacidi a formare miriadi di proteine. L'unità di

base della mente è l'immagine, l'immagine di una cosa o di ciò che


essa fa, o di ciò che vi fa sentire; o l'immagine di ciò che voi pensate
della cosa; o le immagini delle parole che traducono tutto quanto
detto sopra.

Poco fa accennavo al fatto che flussi separati d'immagini possono


essere integrati per generare descrizioni più ricche della realtà esterna
e interna. L'integrazione

d'immagini associate alla vista, all'udito e al tatto è una

modalità dominante per arricchire la mente. L'integrazione, però,


assume molte forme: può rappresentare un oggetto da molteplici
prospettive sensoriali, e può anche legare insieme oggetti ed eventi
interconnessi e produrre quelle sequenze dotate di senso che
chiamiamo narrazioni. Conosciamo il mondo della narrazione anche
come mondo del racconto di storie, un mondo con personaggi e azioni
e scenografie, con i cattivi e gli eroi,

con sogni e ideali e desideri, un mondo dove il protagonista della


storia combatte i nemici e conquista il cuore della ragazza, testimone
degli eventi impaurita, ma sicura che il suo uomo avrà la meglio. La
vita è fatta di un'infinità di storie, semplici e complesse, banali ed
eccellenti, che descrivono tutto il suono e la furia e la quiete di
esistenze, e che significano moltissimo.5

Ho accennato al segreto della mente per la narrazione o racconto di


storie: agganciare elementi separati testa-a-coda in un treno in
movimento, il treno del pensiero, senza dubbio. Come il cervello
realizza tutto questo? Facendo in modo che differenti regioni sensoriali
forniscano la parte richiesta, al momento giusto, e si

possa così formare un treno temporale; avendo strutture

1 1 0 L a costruzione della mente cultural,e

associative che coordinano la tempistica degli elementi

e la composizione e il movimento del treno. Qualsiasi

regione sensoriale primaria può essere chiamata a partecipare,


secondo necessità; tutte le cortecce associative devono partecipare
alla tempistica ed espletare funzioni. E un particolare insieme di
cortecce associative, recentemente studiato in dettaglio, costituisce la
cosiddetta rete di default, che avrebbe un ruolo preponderante nella
costruzione di racconti. 6

L'elaborazione delle immagini permette inoltre al

cervello di astrarre immagini e di rivelare la struttura

schematica soggiacente a un'immagine visiva o sonora

o, a riguardo, le immagini integrate di movimenti che

descrivono uno stato del sentire. Nel corso di una narrazione, per
esempio, un'immagine visiva o uditiva correlata può essere sostituita a
quella più prevedibile, originando così una metafora visiva oppure
uditiva, un mezzo per simbolizzare oggetti o eventi, in termini visivi o
uditivi. In altre parole, per cominciare, le immagini originarie sono
importanti in sé stesse e come fondamento della nostra vita mentale.
E tuttavia la loro manipolazione può originare nuove derivazioni.

L'incessante traduzione in linguaggio di qualsiasi immagine che


transita nella nostra mente è forse la modalità più spettacolare di
arricchimento. Tecnicamente, le immagini che fungono da veicoli per i
binari del linguaggio viaggiano in parallelo alle immagini originali in
corso di traduzione. Sono immagini aggiunte, chiaramente, derivazioni
tradotte degli originali. Il processo è particolarmente piacevole - o
frustrante - per chi di noi

ha una storia multilingue: ci ritroviamo con molteplici

binari verbali in parallelo e l'assortimento creativo di

parole può essere uno spasso o esasperante.

Proprio come i codici di cellule che hanno generato

tessuti e organi, e i codici di nucleotidi che hanno generato proteine, i


suoni di un alfabeto, che può essere udito e rappresentato in modo
tattile oppure visivo, compongono le parole nella nostra mente, e le
parole espres-

Menti in espansione l l 1

se verbalmente e mediante segni. Dato un insieme di regole per la


combinazione di suoni in parole, e per la loro disposizione secondo
l'insieme specifico di regole grammaticali, si può descrivere l'intera
portata delle nostre menti. Senza fine.

UN' OS SERVAZIONE SULLA MEMORIA

Praticamente tutto ciò che è disponibile mediante le


nostre immagini mentali appena create può essere soggetto, che lo
vogliamo o meno, a una registrazione interna. La fedeltà della
registrazione dipende dal nostro grado di attenzione iniziale alle
immagini, che a sua volta dipende dall'intensità di emozioni e
sentimenti generati

durante il loro passaggio nel flusso della nostra mente.

Molte immagini vengono registrate, e non poche di queste


registrazioni possono essere riprodotte, ossia richiamate dagli archivi e
ricostruite più o meno accuratamente. Talvolta, i vecchi ricordi
rivaleggiano addirittura per chiarezza con le nuove immagini generate
sul momento.

La memoria è già presente negli organismi unicellulari, dove scaturisce


da modificazioni chimiche. In tali organismi ha fondamentalmente lo
stesso scopo che

negli organismi complessi: contribuisce a riconoscere

un altro organismo vivente o una situazione, così da stabilire se è


preferibile avvicinarsi o stare alla larga. Anche noi traiamo vantaggi
dalla memoria chimica delle singole cellule. Questo tipo di memoria si
trova, per esempio, nelle nostre cellule immunitarie. Ricaviamo un
beneficio dai vaccini, perché, una volta che sono state

esposte a un agente patogeno potenzialmente pericoloso ma


inattivato, le nostre cellule immunitarie quando lo incontreranno di
nuovo lo identificheranno e lo attaccheranno spietatamente se
cercherà di conquistare una postazione nel nostro organismo.

1 1 2 La costruzione della mente culturale

I ricordi che contraddistinguono la nostra mente seguono gli stessi


princìpi generali, se non fosse che memorizziamo non tanto
cambiamenti chimici al livello molecolare, quanto modificazioni
temporanee in catene di circuiti neurali. Le modificazioni sono
correlate a immagini complesse della natura sensoriale più varia,

sperimentate isolatamente o come parte di narrazioni

che fluiscono nella mente. I problemi che la natura ha

risolto sulla sua strada per rendere possibile l'apprendimento e la


rievocazione delle immagini sono immani; e mirabili sono le soluzioni
che essa ha scoperto, a livello

molecolare, cellulare e di sistema. Al livello dei sistemi,

la soluzione più direttamente rilevante per la nostra discussione - il


ricordo d'immagini, come il ricordo di una scena che percepiamo in
termini visivi e uditivi - è realizzata convertendo immagini esplicite in
un « codice neurale » che, funzionando al contrario, permetterà più
tardi di ricostruire, in modo più o meno completo, l'immagine nel
processo di rievocazione. I codici rappresentano, in forma non
esplicita, il contenuto reale di immagini e la loro sequenza, e sono
archiviati

in entrambi gli emisferi cerebrali, nelle cortecce associative delle


regioni occipitale, temporale, parietale e frontale. Queste regioni sono
interconnesse, attraverso

circuiti gerarchici bidirezionali di cavi neurali, con l'insieme di «


cortecce sensoriali di ordine inferiore », dove le immagini esplicite
subiscono il primo montaggio. Durante la rievocazione, ci ritroviamo a
ricostruire un'approssimazione, più o meno fedele, dell'immagine
originaria, usando vie neurali inverse, che operano a partire dalle
regioni depositarie dei codici e producono effetti

entro le regioni creatrici delle immagini esplicite, dove

le immagini erano state montate la prima volta. Abbiamo chiamato


questo processo retroattivazione. 7
Una struttura del cervello sulla cresta dell'onda, l'ippocampo, è un
collaboratore fondamentale della corteccia in questo processo.
L'ippocampo, che è duplice - negli emisferi sinistro e destro -, è
essenziale per produrre

Menti in espansione 1 13

il livello più elevato d'integrazione codificata delle immagini; converte,


inoltre, le codifiche temporanee in codifiche permanenti.

La perdita dell'ippocampo in entrambi gli emisferi

cerebrali compromette la formazione e l'accesso alla

memoria a lungo termine di scene integrate. Eventi unici non sono più
rievocati, perfino se gli oggetti e gli eventi possono ancora essere
riconosciuti al di fuori di

un contesto unico. Si riconosce una casa in quanto è una casa, ma


non la particolare casa dove siamo vissuti.

La conoscenza episodica acquisita per esperienza personale,


individuale, non è più accessibile; è ancora recuperabile la conoscenza
generale, semantica. L'encefalite da Herpes simplex era stata una
causa rilevante di una perdita invalidante di questo tipo, ma oggi è la
malattia di Alzheimer la causa più frequente. Nella malattia di
Alzheimer sono compromesse specifiche cellule nei circuiti
dell'ippocampo e nella sua porta di ingresso, la corteccia entorinale. La
progressiva distruzione non permette più l'apprendimento né il
richiamo efficace di eventi integrati; scaturisce così una perdita
progressiva della memoria: persone, eventi e oggetti unici non
possono più essere rievocati né riconosciuti, e nemme_no ne
impariamo di nuovi.

E ormai chiaro che l'ippocampo è una sede importante della


neurogenesi, vale a dire la generazione di nuovi neuroni che vengono
incorporati nei circuiti locali. La formazione di nuovi ricordi dipende in
parte dalla neurogenesi, e sappiamo bene che lo stress, che

deteriora la memoria, riduce la neurogenesi.

L'apprendimento e il richiamo richiesti per una esecuzione musicale o


nella pratica degli sport, dove hanno un ruolo cruciale, si basano su
tali strutture, strettamente associate con il sistema ippocampale.
L'elaborazione di immagini motorie e non motorie può essere
armonizzata con la loro caratteristica coordinazione

in attività quotidiane. Le immagini corrispondenti a

una narrazione verbale e quelle corrispondenti a un

1 14 La costruzione della mente culturale

complesso di movimenti correlati avvengono spesso insieme


nell'esperienza in tempo reale; e benché siano create e conservate in
sistemi differenti, le loro rispettive memorie possono essere richiamate
in modo integrato. Cantare una canzone con il testo richiede
l'integrazione, vincolata nel tempo, di frammenti eterogenei rievocati:
la melodia che accompagna il canto, la memoria delle parole, i ricordi
correlati all'esecuzione motoria.

La rievocazione di immagini ha aperto nuove possibilità per la mente e


per il comportamento. Una volta apprese e richiamate, esse permisero
agli organismi di

riconoscere incontri passati con oggetti e tipi di eventi

e, affiancando il ragionamento, permisero agli organismi di


comportarsi nel modo più preciso, utile ed efficace.

Buona parte della capacità di ragionare richiede un

influsso reciproco tra ciò che mostrano le immagini


correnti del presente e ciò che le immagini richiamate ci

dicono del passato. Il ragionamento efficace richiede

anche l'anticipazione di ciò che viene dopo, e il processo


d'immaginazione necessario ad anticipare le conseguenze dipende a
sua volta da una rievocazione precedente. La rievocazione agevola la
mente cosciente nel pensare, nel valutare e nel decidere; in breve, in
compiti che affrontiamo in qualsiasi giorno della vita e in ogni sua
situazione: dalla più banale alla più sublime.

La rievocazione di immagini passate è essenziale nel

processo di immaginazione, che è, a sua volta, il palcoscenico della


creatività. Le immagini richiamate sono anche essenziali per costruire
narrazioni, il racconto di

storie così peculiari della mente umana e che usa immagini correnti,
oltre che passate, insieme con traduzioni nel linguaggio di quasi ogni
cosa mentre viene narrata

nella produzione di film interiori. I significati derivati

dai fatti e dalle idee associate con i diversi oggetti ed eventi inclusi
nelle narrazioni sono ulteriormente illu-

Menti in espansione 1 15

minati dalla struttura e dallo svolgimento della narrazione in sé.

La stessa trama - stessi protagonisti, stesso luogo, stessi eventi,


stesso finale - può generare interpretazioni differenti e avere quindi
significati diversi: dipende da

come è raccontata. In termini mentali, l'ordine dell'introduzione di


oggetti ed eventi e la natura delle rispettive descrizioni in termini
d'importanza e di specificazione sono decisive per come noi
interpretiamo la narrazione,

per come sarà archiviata in memoria, e più tardi recuperata. Siamo


narratori instancabili di storie su quasi ogni aspetto della nostra vita,
specialmente di quelle importanti, ma non solo, e coloriamo con
piacere le narrazioni con tutte le deformazioni delle nostre esperienze
passate e delle cose che ci piacciono, o non ci piacciono.

Non vi è nulla di spassionato e di neutro nelle nostre narrazioni, a


meno che non ci sforziamo di ridurre le nostre preferenze e pregiudizi.
È qualcosa che dovremmo assolutamente fare sulle cose che contano
davvero per

la nostra vita e per le vite degli altri.

Una parte considerevole della materia grigia è stata

assegnata ai motori di ricerca che possono


richiamareautomaticamente o su richiesta - i ricordi di avventure
mentali trascorse. È un processo cruciale, perché buona parte delle
cose che affidiamo alla memoria riguarda, più del passato, il futuro
anticipato, il futuro che abbiamo soltanto immaginato per noi e per le
nostre idee.

Il processo immaginativo, che è di per sé un ribollio di

pensieri correnti e di vecchi pensieri, d'immagini nuove, e di vecchie


rievocate, è anche immancabilmente coinvolto nella memoria. Il
processo creativo è registrato per un uso futuro possibile e concreto.
Può ritornare come un vortice nel nostro presente, pronto a rendere

più ricco il nostro piacere con un istante supplementare di felicità,


oppure a rendere più profonda la nostra sofferenza dopo un lutto.
Questo semplice fatto giustifica, da solo, la condizione eccezionale
degli esseri umani fra i viventi.8

1 16 La costruzione della mente cultural,e


La ricerca costante e la portata dei nostri ricordi del

passato e del futuro ci permette, in effetti, di intuire

possibili significati di situazioni correnti e di predire il

possibile {uturo, più o meno immediato, mentre la vita

si svolge. E plausibile affermare che viviamo parte delle

i:ostre vite in un futuro anticipato, e non nel presente.

E probabilmente un'ulteriore conseguenza della natura dell'omeostasi,


con la sua proiezione costante oltre il presente, alla ricerca di ciò che
verrà.

ARRICCHIRE LA MENTE

Integrazione di immagini in molteplici siti corticali, inclusi la corteccia


entorinale e gli annessi circuiti ippocampali.

Astrazione di immagini e metafore.

Memoria: apprendimento e meccanismo di richiamo

basati su immagini; motori di ricerca e predizione

del futuro immediato basati su continue ricerche in

memoria.

Formazione di concetti a partire dalle immagini di oggetti ed eventi,


comprese le classi di eventi noti come sentimenti.

Traduzione verbale di oggetti ed eventi.

Generazione di continuità narrative.


Ragionamento e immaginazione.

Costruzione di narrazioni su grande scala che integrano elementi


immaginari e sentimenti.

Creatività.

GLI AFFETTI

L'aspetto della mente che domina la nostra esistenza, o che sembra


dominarla, riguarda il mondo intorno a noi, il mondo reale oppure
quello rievocato dalla memoria, con i suoi oggetti e i suoi eventi umani
e non, rappresentati da miriadi d'immagini di ogni tipo sensoriale, che
spesso traduciamo in linguaggi verbali e strutturiamo come narrazioni.
Eppure, la cosa notevole è che esiste un mondo ment<!Je parallelo
che tiene per mano

tutte queste immagini. E un mondo spesso talmente sottile da non


richiedere attenzioni per sé stesso, ma che è occasionalmente così
importante da modificare il corso della parte d9minante della mente.
In modo sorprendente, a volte. E il mondo parallelo degli affetti, un
mondo dove scopriamo sentimenti che accompagnano le immagini
che in genere prevalgono nella nostra mente.

Le cause immediate dei sentimenti includono: a) il flusso di sottofondo


dei processi vitali nel nostro organismo, che viviamo come sentimenti
spontanei oppure omeostatici; b ) le risposte emotive innescate
dall'elaborazione di miriadi di stimoli sensoriali - come i sapori, gli
odori,

gli stimoli tattili, uditivi e visivi -, la cui esperienza è una

fonte dei qualia; e e) le risposte emotive che vedono

1 18 La costruzione della mente culturale


coinvolti impulsi (come la fame o la sete), rrwtivazioni ( come il
desiderio sessuale e il gioco) o emozioni nel senso classico del
termine, vale a dire programmi d'azione attivati dopo il confronto con
numerose, e talvolta complesse, situazioni. Emozioni sono la gioia e la
tristezza, la paura, la rabbia, l'invidia e la gelosia, il disprezzo, la
compassione e l'ammirazione. Le risposte emotive descritte alle voci b
e e generano i sentimenti provocati e non i sen timenti spon�ei, che
scaturiscono dal flusso omeostatico primario. E bene notare che le
esperienze sentite delle emozioni le conosciamo, purtroppo, con lo
stesso identico nome che diamo alle emozioni. Ciò ha contribuito a
perpetuare la falsa idea che emozioni e sentimenti siano

lo stesso fenomeno. Invece sono ben distinti.

L'affetto è quindi un'ampia volta sotto la quale io colloco, oltre a ogni


possibile sentimento, le situazioni e i meccanismi responsabili della
loro produzione, ossia responsabili nel produrre le azioni, le cui
esperienze diventano sentimenti.

I sentimenti accompagnano il dispiegarsi della vita

nel nostro organismo; non importa che cosa percepiamo o impariamo,


che cosa ricordiamo e immaginiamo, che cosa è frutto di
ragionamento e di giudizio, o che

cosa decidiamo, progettiamo o creiamo con la mente.

Considerare i sentimenti come se fossero visitatori occasionali della


mente o il mero prodotto delle tipiche emozioni non rende giustizia
all'ubiquità e all'importanza funzionale di questo fenomeno.

Quasi ogni immagine di quel gran corteo cui diamo

il nome di mente, da quando l'elemento entra sotto il

riflettore mentale dell'attenzione fino a quando ne esce,


ha un sentimento accanto a sé. Le immagini hanno un

così disperato bisogno di una compagnia affettiva che

perfino quelle che costituiscono un chiaro sentimento

possono essere accompagnate da altri sentimenti ancora: come le


armoniche di un suono o come i cerchi che

Gli affetti 1 19

si formano sulla superficie dell'acqua colpita da un ciottolo. Non esiste


essere, nel senso proprio del termine, che non abbia un'esperienza
mentale spontanea della vita,

un sentimento di esistenza. Il punto d'inizio dell'essere corrisponde a


uno stato del sentimento ingannevolmente continuo e senza fine, un
coro mentale d'intensità variabile che sottolinea ogni altro aspetto
mentale.

« Ingannevolmente » dicevo, perché l'apparente continuità viene a


costruirsi pezzo su pezzo a partire da molteplici impulsi di sentimento
derivati dal flusso perdurante d'immagini.

L'assenza completa di sentimenti significherebbe

una sospensione dell'essere. Ma perfino un'eliminazione meno radicale


del sentimento comprometterebbe la natura umana. Per ipotesi, se
riduceste le « tracce » sentimentali della vostra mente, non vi
rimarrebbero altro che aride catene d'immagini sensoriali del mondo
esterno, nelle varietà a noi familiari, vale a dire le visioni, i suoni, i
contatti, gli odori, i sapori, più o meno concreti o astratti, tradotti o
meno in qualche

forma simbolica - ossia verbale - che scaturiscono dalla percezione


reale, o che sono richiamate dalla memoria. Ma c'è di più. Se foste
nati senza le tracce sentimentali, le immagini restanti avrebbero
percorso la vostra mente in-differenti e in-alterate. Una volta rimossi i
sentimenti, sareste incapaci di classificare le immagini come belle o
brutte, come gradevoli o dolorose, come raffinate o volgari, come
spirituali o mondane. Se non fosse disponibile alcun sentimento,
potreste pur

sempre imparare, benché con grande impegno, a fare

classificazioni estetiche o morali di oggetti o di eventi.

E potrebbe farlo anche un robot, chiaramente. In teoria, dovreste


affidarvi a un'analisi deliberata delle caratteristiche percettive e dei
contesti, e a uno sforzo di apprendimento meccanico, brutale. Il fatto
è che l'apprendimento naturale è difficile da immaginare senza le
proprietà della ricompensa e senza il suo assistente:

i sentimenti!

120 La costruzione della mente culturale

Ma per quale ragione il mondo degli affetti viene così spesso


trascurato, o dato per scontato, quando la vita normale è
inconcepibile senza di esso? Forse perché i

normali sentimenti sono ovunque, ma richiedono quasi sempre scarsa


attenzione; per fortuna, le circostanze in cui non si frappongono
interferenze rilevanti - positive o negative - sono di regola le più
numerose nella nostra vita. Il sentimento è trascurato anche per
un'altra ragione: gli affetti godono di cattiva reputazione a causa di
alcune emozioni negative i cui effetti sono realmente dannosi, o del
canto di sirene di alcune emozioni seduttive. Il contrasto tradizionale
tra affetto e ragione deriva da un'idea riduttiva delle emozioni e dei
sentimenti, che li intende sostanzialmente come negativi e capaci di
pregiudicare i fatti e il ragionamento. Ma le

emozioni e i sentimenti si colorano di tante sfumature,


e solo alcuni sono dannosi. Buona parte delle emozioni

e dei sentimenti è essenziale per alimentare il processo

intellettuale e creativo.

È facile considerare i sentimenti come fenomeni superllui, pericolosi


addirittura, più che come il sostegno indispensabile del processo
vitale. Qualunque sia la causa, l'esclusione degli affetti impoverisce la
descrizione della natura umana, e nessuna descrizione della mente

culturale umana è possibile se non ne teniamo conto.

CHE COSA SONO I SENTIMENTI

I sentimenti sono esperienze mentali, e per definizione sono coscienti:


non avremmo una loro conoscenza diretta, se non lo fossero. Ma i
sentimenti differiscono

da altre esperienze mentali per diversi aspetti. Come

prima cosa, il loro contenuto si riferisce sempre al corpo

dell' organismo in cui emergono. I sentimenti ritraggono il suo interno


- lo stato degli organi interni e delle operazioni interne - e, come
abbiamo affermato, le condizioni in cui le immagini dell'interno
vengono create

Gli affetti 121

ne fanno qualcosa di altro rispetto alle immagini che

ritraggono il mondo esterno. In secondo luogo, come

risultato di queste particolari condizioni, la raffigurazione dell'interno -


vale a dire l'esperienza del sentimento - è impregnata da un tratto
speciale, la cosiddetta valenza. Essa traduce la condizione della vita
direttamente in termini mentali, istante per istante. Rivela
inevitabilmente la condizione come buona, come cattiva, o come
qualcosa d'intermedio. Quando, per esempio,

sperimentiamo una condizione favorevole alla continuazione della vita,


la descriviamo in termini positivi e la definiamo piacevole; quando la
condizione non è favorevole, descriviamo l'esperienza in termini
negativi e parliamo di spiacevolezza. La valenza è l'elemento che

definisce il sentimento, e per estensione gli affetti.

Questo concetto di sentimento vale per la varietà essenziale del


processo, nonché per la varietà che scaturisce da molteplici
esperienze dello stesso sentimento. Incontri ripetuti con la stessa
classe di situazioni scatenanti, e i sentimenti conseguenti, ci
permettono di interiorizzare, in grado maggiore o minore, il processo
del sentimento e di renderlo meno risonante « corporalmente ».
Quando sperimentiamo ripetutamente particolari situazioni affettive, le
descriviamo nelle nostre narrazioni interiori, senza parole oppure «
verbosamente » , vi costruiamo concetti intorno, facciamo scendere le
passioni di una tacca o due e le rendiamo presentabili a noi stessi e
agli altri. Una conseguenza dell'intellettualizzazione dei sentimenti è
un'economia di tempo e di energia necessari per questo processo. Il
tutto ha la sua controparte fisiologica. Alcune strutture del corpo
vengono aggirate, e il mio concetto di « circuito corporeo del come-se
» è un modo per farlo.1

Le circostanze, reali o rievocate dalla memoria, che

possono causare i sentimenti sono infinite. Per contro,

la lista di contenuti elementari dei sentimenti è più ristretta, essendo


limitata a un unico oggetto: l organismo vivente del Imo proprietario,
intendendo le componenti del

122 La costruzione della mente culturale

corpo stesso e il loro stato in corso. Ma se scaviamo più


a fondo in questa teoria, osserviamo che il riferimento

all'organismo è dominato da un settore del corpo: l'antico mondo


interno dei visceri, che hanno sede nell'addome, nel torace e nello
spessore della pelle; insieme con i relativi processi chimici. I contenuti
dei sentimenti che dominano la nostra mente cosciente corrispondono
per buona parte alle azioni in corso nei visceri per esempio, al grado
di contrazione o di rilassamento dei

muscoli lisci che formano le pareti di organi tubulari

come la trachea, i bronchi e gli intestini, come pure gli

innumerevoli vasi sanguigni della pelle e delle cavità

viscerali. Un contenuto non meno rilevante è lo stato

delle mucose - pensate un po' alla vostra gola, secca,

umida o anche solo infiammata, o al vostro esofago o

allo stomaco quando avete mangiato troppo oppure

state morendo di fame. Il contenuto tipico dei nostri

sentimenti è governato dal grado in cui le attività dei

visceri appena elencate sono regolari e lineari, oppure

complicate e irregolari. A complicare le cose, questi stati diversificati


degli organi sono il risultato, ognuno, del-1' azione di molecole -
circolanti nel sangue oppure originate nelle terminazioni nervose
distribuite nei visceri - come il cortisolo, la serotonina, la dopamina, gli
oppioidi endogeni e l'ossitocina. Alcune di queste pozioni ed elisir sono
così potenti che i loro effetti sono istantanei. Infine, il grado di
tensione o di rilassamento dei muscoli volontari (che, se ricordate,
fanno parte
del più recente mondo interiore della struttura fisica)

contribuisce anch'esso al contenuto dei sentimenti. Esempi sono gli


schemi di attivazione muscolare del volto. Hanno un'associazione così
stretta con particolari stati emotivi che il loro dispiegamento sui nostri
volti

può far trasparire all'istante sentimenti come gioia e

sorpresa: non serve guardare allo specchio per sapere

che li stiamo provando.

I sentimenti sono, in buona sostanza, esperienze di

certi aspetti dello stato vitale all'interno di un organi-

Gli affetti 1 23

smo. Queste esperienze non sono un puro ornamento,

ma realizzano qualcosa di straordinario: una relazione,

istante per istante, dello stato vitale nell'interno dell' organismo.


Saremmo tentati di tradurre il concetto di relazione in pagine di un
documento on line, che si possono scorrere, una alla volta, e che ci
raccontano di una parte o di un'altra del corpo. Ma queste pagine
digitalizzate, ordinate, senza vita e indifferenti non sarebbero
metafore soddisfacenti dei sentimenti; e il motivo ha a

che fare con la componente che abbiamo appena citato, la valenza. I


sentimenti offrono informazioni importanti sullo stato vitale, ma non
sono mera « informazione » , nella rigida accezione computazionale. I
sentimenti di base non sono astrazioni, ma esperienze vitali basate su
rappresentazioni multidimensionali di configurazioni del processo
vitale. Come dicevamo, i sentimenti si possono intellettualizzare:
possiamo tradurli in
�dee e in parole che descrivono la fisiologia originaria.

E possibile, e cosa non infrequente, fare riferimento a un

particolare sentimento senza dover provare quel sentimento, o


semplicemente provando una versione più pallida dell'originale.2

Quando si spiega una cosa, è di aiuto chiarire che

cosa essa non è. Per chiarire cosa i sentimenti di base

non sono, posso dirvi che se io adesso decido di andare

in spiaggia - e ciò implica scendere un centinaio di gradini prima di


poggiare il piede sulla sabbia - i sentimenti non riguardano
principalmente la struttura dei movimenti che disegnerò con i miei
arti, o i movimenti dei miei occhi, della testa e del collo, ognuno
eseguito dal

mio corpo sotto il controllo del cervello, e delle cui operazioni esso
viene informato. Il concetto preciso di sentimento vale solo per certi
aspetti dell'evento, vale a dire il piglio o la disinvoltura con cui scendo
le scale, l' entusiasmo con cui potrei farlo, e il piacere di posare i piedi
sulla sabbia e di essere vicino all'oceano; o magari la

124 La costruzione della mente culturale

fatica che potrei provare ritornando su, poco dopo. I

sentimenti riguardano soprattutto la qualità dello stato

vitali! nell'antico mondo interno del corpo, in qualsiasi situazione:


durante il riposo, durante un'azione diretta a uno scopo o, cosa
importante, durante la risposta ai pensieri che stanno passando per la
mente, siano essi causati da una percezione del mondo esterno
oppure dalla rievocazione di un evento passato archiviato nella nostra
memoria.
LA VALENZA

La vaknza è la qualità intrinseca dell'esperienza, che

cogliamo come gradevole o sgradevole, o come qualcosa di


intermedio tra questi due estremi. Le rappresentazioni che non sono
sentimenti sono « awertite », o « percepite » . Ma le rappresentazioni
conosciut� come sentimenti sono sentite, e noi ne siamo colpiti. E
questo che rende questa categoria di esperienze - al di là della
peculiarità del loro contenuto, ossia del corpo a cui appartiene il
cervello - così singolare.

Le origini della valenza risalgono a forme di vita primitive, che


precedettero la comparsa dei sistemi nervosi e della mente. Ma gli
antecedenti immediati della valenza risiedono nello stato corrente
della vita dell' organismo. In linea di principio le denominazioni «
gradevole » e « sgradevole » dicono se lo stato « globale » del corpo
sottostante è favorevole o meno alla continuazione della vita e alla
sopravvivenza, e qual è il grado di forza o di debolezza di quella
tendenza vitale in quell'istante. Il malessere significa che qualcosa non
funziona nello stato della regolazione della vita; il benessere, che

l'omeostasi si trova nell'intervallo efficace. In quasi ogni circostanza,


nulla è arbitrario nella relazione tra la qualità dell'esperienza e lo stato
fisiologico del corpo.

Perfino la depressione e gli stati maniacali non sfuggono del tutto a


questa regola, perché l'omeostasi di base

Gli affetti 125

rimane, in una certa misura, allineata con l'affetto, negativo o positivo


che sia. Stati patologici come il masochismo sono un'eccezione. Le
situazioni con lesioni inflitte a sé stessi possono infatti essere vissute,
almeno in parte, come piacevoli.

L'esperienza del sentimento è un processo naturale di


valutazione della vita relativamente alle sue prospettive.

La valenza « gi,udica » l 'effidenza corrente degli stati corporei, e

il sentimento annuncia il gi,udizio al proprietario del corpo. I

sentimenti esprimono fluttuazioni nello stato vitale, entro l'intervallo


canonico e al di fuori di esso. Alcuni stati entro l'intervallo canonico
sono più efficienti di altri, e i

senti.menti. esprimono il grado di efficienza. La vita entro

l'intervallo omeostatico centrale è una necessità; la vita

che eleva i suoi livelli di regolazione verso una nuova prosperità è


qualcosa di desiderabile. Stati al di fuori dell'intervallo omeostatico
complessivo sono perniciosi, e alcuni lo sono al punto da provocare in
noi la morte. Un metabolismo rallentato durante un'infezione
generalizzata, o un metabolismo accelerato in uno stato iperattivo,
maniacale, sono tutti esempi in tal senso.
Se consideriamo che ognuno di noi prova di continuo sentimenti,
stupisce che sia, per buona parte, così difficile spiegarne in modo
soddisfacente la natura. La

questione dei contenuti è, si può dire, l'unico aspetto

abbastanza semplice e gestibile dell'enigma. Possiamo

concordare su alcuni eventi che costituiscono i sentimenti, sulla


sequenza in cui essi accadono, e perfino sul modo in cui essi sono
distribuiti, e in quale sequenza,

nel nostro corpo. Come reazione alla forte scossa di un

terremoto, per esempio, si può percepire il battito prematuro del


cuore che arriva più pieno e prima del normale e che richiama
l'attenzione su di sé, o la bocca che si secca in quello stesso istante, o
poco prima o dopo; o

un groppo alla gola magari. Uno studio semplice svolto

nel laboratorio di Riitta Hari, in Finlandia, conferma le

osservazioni che molti di noi hanno fatto da tempo ed è

in sintonia con le brillanti intuizioni di poeti. Mostra

126 La costruzione della mente culturale

che un ampio gruppo di esseri umani identificava in

modo costante certe regioni del corpo come coinvolte

nelle loro tipiche esperienze di sentimento, riguardo a

situazioni omeostatiche generali e a situazioni emozionali. 3 La testa, il


petto e l'addome erano i teatri del sentimento più coinvolti, i
palcoscenici sui quali in realtà si creano i sentimenti. Wordsworth ne
sarebbe stato felice. Fu lui a scrivere « dolci sensazioni, awertite nel
sangue, dentro al cuore » , sensazioni giunte « perfino nella parte più
pura della mente, e capace di infondervi un quieto ristoro ». 4

Curiosamente, i sentimenti precisi, evocati da situazioni comparabili,


potrebbero essere tranquillamente modulati dalle culture: pare che il
nervosismo prima di

un esame sia vissuto dagli studenti tedeschi come farfalle nello


stomaco, e da quelli cinesi come mal di testa.5

GENERI DI SENTIMENTI

All'inizio del capitolo, ho citato le principali condizioni fisiologiche che


sfociano nei sentimenti. La prima condizione genera sentimenti
spontanei; le altre due,

sentimenti provocati.

I sentimenti di tipo spontaneo, i sentimenti omeostatici, scaturiscono


dal flusso sotterraneo dei processi vitali nel nostro organismo, uno
stato fondamentale dinamico, e costituiscono lo scenario naturale
della nostra vita mentale. Hanno una varietà limitata perché sono
strettamente legati al mormorio dell'organismo vivente e alle
procedure gioco forza ripetitive della gestione della vita. Sentimenti
spontanei indicano lo stato complessivo della regolazione vitale di un
organismo come buono, come cattivo o come una via di mezzo. Tali

sentimenti aggiornano le rispettive menti dello stato in

divenire dell'omeostasi. Perciò li definisco omeostatici.

Il loro compito è « prestare attenzione » all'omeostasi,

alla lettera. Sentire i sentimenti omeostatici è come a-


Gli affetti 127

scoltare l'infinita musica di sottofondo della vita, l'esecuzione continua


della partitura della vita, con le sue variazioni di passo, di ritmo e di
tonalità, per non parlare di volume. Quando proviamo sentimenti
omeostatici siamo sintonizzati sui meccanismi del nostro interno.

Nulla potrebbe essere più semplice, né più naturale.

Tuttavia il cervello è un intermediario permeabile

tra il mondo esterno - reale o archiviato in memoria - e

il corpo. Quando risponde a messaggi cerebrali che gli

ordinano d'intraprendere una certa sequenza di azioni - accelera la


respirazione o il battito del cuore, contrai questo o quell'altro gruppo
di muscoli, secerni la molecola X -, il corpo modifica diversi aspetti
della sua

configurazionefisica. Successivamente, quando il cervello

costruisce rappresentazioni delle geometrie modificate

dell'organismo, possiamo percepire la modificazione

e da esse creare immagini. Questa è la fonte di sentimenti provocati, il


genere di sentimenti che, a differenza di quelli omeostatici, derivano
da un'ampia varietà di risposte « emotive » causate da stimoli
sensoriali o dal

coinvolgimento di impulsi, motivazioni ed emozioni in senso


tradizionale.

Le risposte emotive innescate dalle proprietà di stimoli sensoriali -


colori, trame di superficie, forme, proprietà acustiche - tendono a
produrre, il più delle volte, una quieta perturbazione dello stato del
corpo: sono i qualia di tradizione filosofica. Viceversa, le risposte
emotive innescate dal coinvolgimento di impulsi, motivazioni ed
emozioni costituiscono spesso perturbazioni rilevanti della funzione
dell'organismo e possono sfociare in grandi sconvolgimenti della
mente.

IL PROCESSO DELLA RISPOSTA EMOTIVA

Buona parte del processo emotivo è nascosto alla vista.

La conseguenza di questa componente nascosta è un

1 28 La costruzione della mente culturale

cambiamento nello stato omeostatico, e anche un eventuale


cambiamento nei sentimenti spontanei in corso.

Quando sentite un suono musicale che descrivete come incantevole, il


sentimento d'incanto è l'esito di una rapida trasformazione dello stato
del vostro organismo.

Questa trasformazione noi la chiamiamo emotiva, e consiste di un


complesso di azioni che modificano l'omeostasi di fondo. Le azioni
incluse nella risposta emotiva includono il rilascio di specifiche
molecole in certe zone

del sistema nervoso centrale oppure il loro trasporto, per

vie neurali, alle regioni più diverse del sistema nervoso e

del corpo. Alcune sue sedi - le ghiandole endocrine per

esempio - sono coinvolte e producono molecole capaci

di modificare loro stesse le funzioni corporee. L'esito

di questo affaccendarsi è un complesso di cambiamenti

nelle geometrie dei visceri - il calibro dei vasi sanguigni e


degli organi tubulari, oppure la distensione di muscoli,

la variazione del ritmo della respirazione e del cuore. Di

conseguenza, nella gioia, le attività viscerali sono armonizzate.


Intendo dire che i visceri agiscono senza impedimento e difficoltà, e
che lo stato in armonia del corpo vero e proprio è debitamente
segnalato alle parti del sistema nervoso incaricate di creare immagini
dell'antico interno; il metabolismo è modificato, per conciliare il

rapporto tra la richiesta e la produzione di energia; anche l'attività del


sistema nervoso è modificata, affinché la produzione d'immagini
diventi più semplice e abbondante, e la nostra immaginazione più
fluida; immagini positive sono preferite a immagini negative; il nostro
livello di guardia mentale si abbassa, perfino quando - cosa curiosa -
1� nostre risposte immunitarie sono forse rese più forti. E l'insieme di
queste azioni, quando viene rappresentato nella mente, che apre la
strada allo stato

di sentimento piacevole che descriviamo come gioia, e

che include una quantità minima di stress e un notevole

rilassamento.6 Le emozioni negative sono associate a stati

fisiologici distinti, ognuno dei quali è problematico dalla

prospettiva della salute e del futuro benessere. 7

Gli affetti 129

I sentimenti provocati di fresco dalle risposte emotive

cavalcano letteralmente l'onda - in senso fisiologico -

di risposte spontanee, omeostatiche, già in viaggio sulla

scia del loro flusso naturale. Il processo che sta dietro le


risposte emotive è ben lontano dall'immediatezza e dalla trasparenza
relative del processo che sta dietro ai sentimenti spontanei.

I sentimenti potrebbero essere più o meno percepibili nella nostra


mente. Menti coinvolte in una varietà di analisi, di fantasie, di
narrazioni e di decisioni prestano maggiore o minore attenzione a un
particolare oggetto: dipende dalla sua rilevanza in quel momento. Non
ogni elemento merita attenzione. E questo discorso vale anche per i
sentimenti.

DOVE HANNO ORIGINE LE RISPOSTE EMOTIVE?

La risposta alla domanda è chiara. Le risposte emotive hanno origine


in sistemi cerebrali specifici - a volte in una regione specifica -
responsabili del comando delle

diverse componenti della risposta: le molecole che devono essere


secrete, i cambiamenti viscerali che devono essere effettuati, i
movimenti della faccia, degli arti o del

corpo intero che fanno parte di una particolare emozione, sia essa di
paura, di gioia o di rabbia.

Noi sappiamo dove sono situate le regioni cerebrali

decisive. Consistono perlopiù di gruppi di neuroni (nuclei)


nell'ipotalamo, nel tronco cerebrale (dove assume particolare rilievo il
cosiddetto grigio periacqueduttale) , e nel prosencefalo basale (dove
le strutture principali sono i nuclei dell'amigdala e la regione del
nucleus accumbens) : tutte regioni attivabili da contenuti mentali
specifici. Possiamo immaginare l'attivazione di

una regione come l' « abbinamento » tra un certo contenuto e la


regione stessa. Quando l'abbinamento avviene, ossia la regione «
riconosce » una certa configurazione, l'emozione s'innesca.8

130 La costruzione della mente culturale


Alcune regioni svolgono il loro compito quasi in linea

diretta; altre agiscono tramite la corteccia cerebrale. Direttamente o


indirettamente, questi piccoli nuclei s'industriano per raggiungere
l'organismo intero, tramite la secrezione di molecole oppure l'azione di
vie nervose

che avviano movimenti specifici o rilasciano certi modulatori chimici in


una particolare regione cerebrale.

Questo insieme di regioni sottocorticali è presente

nei vertebrati e negli invertebrati, ma assume un rilievo

particolare nei mammiferi. Vi albergano i mezzi per rispondere a ogni


genere di sensazioni, di oggetti e di circostanze con impulsi,
motivazioni ed emozioni. In senso figurato, potete pensarlo come un «
pannello di controllo affettivo », a condizione di non immaginare le
emozioni come insiemi immutabili di azioni innescate da un pulsante. I
nuclei svolgono il loro compito aumentando la probabilità che certi
comportamenti accadano, e che tendano a raggrupparsi. Ma lesito
non è rigido: esistono sfumature e variazioni; soltanto I' essenza dello
schema regge. L'evoluzione ha costruito questo apparato per gradi.
Buona parte degli aspetti dell'omeostasi correlati al comportamento
sociale dipende da questo insieme di strutture sottocorticali.

L'innesco delle risposte emotive avviene automaticamente e in modo


non cosciente, senza che intervenga la nostra volontà. Spesso finiamo
per imparare che un'emozione sta accadendo non già mentre si
sviluppa la situazione innescante, ma perché l'elaborazione della
situazione causa sentimenti; causa cioè esperienze mentali coscienti
dell'evento emozionale. Dopo che il sentimento è iniziato, potremmo
capire (o meno) perché stiamo provando proprio quel sentimento.

Ben poco sfugge al vaglio di queste specifiche regioni cerebrali. Il


suono di un flauto, la tonalità arancione di un tramonto, la superficie
di una lana delicata ... generano tutti risposte emotive positive e i
corrispondenti sentimenti piacevoli. Il discorso vale anche per la
fotografia di una casa di campagna dell'infanzia o per la

Gli affetti 131

voce di un amico che vi manca. La vista o l'aroma di una

pietanza di cui siete ghiotti suscita il vostro appetito,

perfino se non avete fame; e una fotografia sensuale

accende il desidero. Se v'imbattete in un bambino che

piange, siete indotti ad abbracciarlo e a proteggerlo. Per

quanto possa sembrare primitivo, le stesse spinte radicate nel


profondo della biologia saranno innescate dal tenero cane dagli occhi
malinconici, interspaziati come

quelli di un bebè. Per dirla in breve, un numero infinito

di stimoli produrrà gioia o tristezza o apprensione, e

invece certe storie o scene evocheranno compassione

o meraviglia. Proviamo emozioni quando ascoltiamo il

suono caldo e corposo di un violoncello, qualunque melodia esso


suoni, oppure ascoltando un suono stridulo: l'esito sentito sarà
gradevole nel primo caso e sgradevole nel secondo.

Analogamente, siamo indotti a emozioni positive o

negative quando vediamo colori di una certa tonalità,

quando vediamo certe forme, volumi e superfici, e quando gustiamo


certe sostanze o percepiamo certi odori.
Alcune immagini sensoriali provocano reazioni deboli,

altre forti, in sintonia con lo stimolo specifico e con il

suo contributo alla storia dell'individuo. In situazioni

normali, numerosi contenuti mentali evocano alcune

risposte emotive, forti o deboli, e provocano quindi sentimenti forti o


deboli anch'essi. La « provocazione » di risposte emotive a
innumerevoli elementi di un'immagine o a intere narrazioni è fra gli
aspetti più centrali e inesorabili della nostra vita mentale.9

Lo stimolo emotivo, quando è richiamato dalla memoria e non è


presente nella percezione, produce ancora emozioni, e in abbondanza.
La presenza di un'immagine è la chiave, e il meccanismo è lo stesso. Il
materiale rievocato coinvolge programmi emotivi che generano
sentimenti corrispondenti riconoscibili. C'è uno stimolo suggeritore,
uno stimolo pur sempre costituito

132 La costruzione della mente culturale

da immagini. Se non fosse che, ora, le immagini sono

richiamate dalla memoria, e non costrnite nella percezione dal vivo.


Quale sia la fonte, le immagini sono impiegate per produrre una
risposta emotiva. La quale poi trasforma lo stato di fondo
dell'organismo, il suo stato

omeostatico corrente, e ha per esito un sentimento emozionale


provocato.

STEREOTIPI EMOZIONALI

Le risposte emotive si conformano, in genere, a particolari schemi


dominanti, ma non sono né rigide né stereotipate. I cambiamenti
viscerali primari, o le quantità esatte secrete di una molecola nel corso
di una risposta variano ogni volta. Lo schema complessivo è
riconoscibile nella sua organizzazione generale, ma non è una copia
esatta; né è detto che la risposta emotiva

scaturisca da una sola particolare regione del cervello,

pur avendo alcune regioni più probabilità di essere coinvolte. Significa


che la teoria di un « modulo cerebrale »

che causerebbe risposte emotive da cui scaturisce il sentimento di


piacere e di un altro che genererebbe disgusto non è più corretta della
teoria che esista un pannello di controllo emotivo con un pulsante per
ciascuna emozione. La teoria che il piacere, o il disgusto, siano

una replica ogni volta che si presentano è anch'essa errata. Del resto,
la natura del piacere e la macchina su cui si fonda la sua presenza
sono comparabili a sufficienza da caso a caso, di modo che i fenomeni
siano facilmente riconoscibili nell'esperienza quotidiana e riferibili, se
pure non rigidamente, a particolari sistemi cerebrali, messi lì dalla
selezione naturale, e coadiuvati dai nostri geni e da qualche
interferenza originata nel ventre materno e nell'infanzia. Ma affermare
che il mondo emotivo è fisso sarebbe un'esagerazione. Ogni fattore

ambientale può modificare la manifestazione emotiva

durante il nostro sviluppo. Risulta che la macchina del

Gli affetti 1 33

nostro affetto è educabile, e che buona parte di quella

che noi chiamiamo civiltà awiene tramite l'istruzione

di quella macchina, in un ambiente propizio: che sia la

casa, la scuola o la cultura. Stranamente, quello che

noi chiamiamo temperamento - il modo più o meno


armonico con cui reagiamo agli scossoni della vita, ogni giorno che
passa - è il frutto di quel lungo processo educativo e della sua
interazione con gli elementi fondamentali della reattività emotiva di cui
siamo dotati, e che scaturiscono da ogni fattore biologico operante

nel nostro sviluppo: la dotazione genetica, una serie di

fattori di sviluppo prenatali e postnatali, il destino. Tuttavia una cosa è


certa: è la macchina degli affetti che genera le risposte emotive e, di
conseguenza, influenza comportamenti che - si sarebbe potuto
ingenuamente pensare - sarebbero sotto l'esclusivo controllo delle
parti più consapevoli e sottili della nostra mente. Gli impulsi, le
motivazioni e le emozioni spesso aggiungono, o sottraggono, qualcosa
alle decisioni che avremmo immaginato puramente razionali.

LA SOCIALITÀ INTRINSECA DI IMPULSI,

MOTIVAZIONI ED EMOZIONI CLASSICHE

L'apparato di impulsi, motivazioni ed emozioni si occupa del benessere


del soggetto nel cui organismo hanno luogo le reazioni. Ma buona
parte degli impulsi, delle motivazioni e delle emozioni è per sua natura
anche sociale, su grande o piccola scala, poiché estende il suo

campo d'azione ben oltre l'individuo. Desiderio e lussuria, assistenza e


accudimento, attaccamento e amore operano in un contesto sociale; e
il discorso vale per

buona parte dei casi di gioia e di tristezza, di paura e di

panico, di rabbia; o ancora di compassione, di ammirazione e di


venerazione, di invidia e gelosia e di disprezzo. La potente socialità
che fu un puntello essenziale per l'intelletto di Homo sapiens, e così
decisiva nella com par-

134 La costruzione della mente culturale


sa delle culture, ha avuto probabilmente origine nella

macchina degli impulsi, delle motivazioni e delle emozioni, dove si è


sviluppata da processi neurali più semplici di creature primordiali.
Risalendo ancora più indietro nel tempo, si è evoluta da una
molteplicità di molecole, alcune già presenti negli organismi
unicellulari. Il punto da sottolineare è che la socialità, un insieme di

strategie comportamentali indispensabili per la creazione di risposte


culturali, fa parte dell'armamentario dell'omeostasi. La socialità entra
nell,a mente cultural,e umana per mano dell'affetto.10

Gli aspetti comportamentali e neurali degli impulsi e

delle motivazioni nei mammiferi sono stati studiati a

fondo dajaak Panksepp e da Kent Berridge. L'anticipazione e il


desiderio, che Panksepp include sotto l' etichetta « ricerca » mentre
Berridge ha scelto di chiamare

« volere », sono esempi di rilievo; come lo è la passione,

sia nella forma puramente sessuale sia nell'amore romantico. La cura


e l'accudimento della prole è un altro potente impulso, a cui si
accompagnano legami di attaccamento e di amore; quei legami che,
se interrotti, generano panico e dolore. Il gioco è prevalente nei

mammiferi e negli uccelli, ed è centrale nella vita umana; esso àncora


l'immaginazione creativa di bambini, adolescenti e adulti, ed è un
ingrediente essenziale delle invenzioni che caratterizzano le culture.
11

In conclusione, buona parte delle immagini che ci

passano per la mente suscitano una risposta emotiva,

debole o forte. Non importa quale origine abbia l'immagine. Qualsiasi


processo sensoriale può fare da innesco - dal gusto e dall'olfatto alla
visione -, e dawero non conta se l'immagine è fresca di percezione, o
se è invece stata evocata dagli archivi in memoria; non importa che
l'immagine appartenga a oggetti animati o inani-

Gli affetti 1 35

mati, a caratteristiche di oggetti - colori, forme, timbri

di suoni -, ad azioni, ad astrazioni o a giudizi su qualsiasi di questi


fattori. Una conseguenza prevedibile dell' elaborazione di molte
immagini che scorrono nella nostra mente è una risposta emotiva, cui
fa seguito il rispettivo sentimento. Così provocati, i sentimenti
emozionali non riguardano affatto l'ascolto della musica di sottofondo
della vita, ma quello di canzoni occasionali

e talvolta di magnifiche arie operistiche. I brani sono

eseguiti dagli stessi complessi, nella stessa sala - il corpo - e con lo


stesso sottofondo, la vita. Ma considerando gli inneschi, la mente ora
è ampiamente sintonizzata sul mondo dei nostri pensieri correnti - più
che sul mondo del corpo -, mentre reagiamo ad essi e sentiamo la
reazione. Di volta in volta, l'esecuzione musicale varia perché varia
l'esecuzione delle risposte emotive

e l'esperienza del rispettivo sentimento: perlomeno

come l'esecuzione di un celebre brano musicale nelle

mani di esecutori differenti. La partitura eseguita rimane, tuttavia,


inconfondibilmente la stessa: le emozioni umane sono brani
riconoscibili di un repertorio standard.

Una parte sostanziale dello splendore e della tragedia umana dipende


dagli affetti, nonostante la sua umile genealogia, una genealogia non
umana.
SENTIMENTI STRA TIFICA TI

Ogni immagine che entra nella mente può suscitare

una reazione emotiva. Questo vale anche per le immagini che


chiamiamo sentimenti. Lo stato doloroso, o la sensazione di dolore,
per esempio, possono essere arricchiti da un nuovo strato di
elaborazione - un sentimento secondario, per così dire - innescato dai
pensieri più vari con cui reagiamo alla situazione di base. La
profondità di questo sentimento stratificato � probabilmente una
peculiarità delle menti umane. E il tipo di

136 La costruzione della mente cultura/,e

processo che probabilmente sostiene quella che noi

chiamiamo sofferenza.

Animali con cervelli complessi simili ai nostri - ad

esempio mammiferi superiori - hanno probabilmente

stati stratificati dei sentimenti. Tradizionalmente, la concezione della


posizione eccezionale degli esseri umani ha negato i sentimenti agli
animali, ma l' etologia cognitiva ha dimostrato poco alla volta il
contrario. Con questo non voglio dire che i sentimenti umani non
siano più complessi, più stratificati ed elaborati di quelli animali. Come
potrebbero non esserlo? Ma, a mio modo di vedere, la peculiarità
umana riguarda la trama di associazioni che gli stati del sentire
stabiliscono con ogni genere di idea, e specialmente con le nostre
interpretazioni riguardanti il momento presente e le nostre
anticipazioni del futuro.

Curiosamente, i sentimenti stratificati ci permettono

di intellettualizzare i sentimenti cui mi riferivo in precedenza. La


ricchezza di oggetti, di eventi e di idee evocata dai sentimenti correnti
arricchisce il processo attraverso il quale si crea una descrizione
intellettuale della situazione innescante.

La grande poesia dipende da sentimenti stratificati.

L'esplorazione definitiva di questi sentimenti è stato il

lavoro di una vita di un romanziere e filosofo chiamato

Marcel Proust.

COSTRUIRE SENTIMENTI

Per comprendere dove originino e come si costruiscano i sentimenti, e


per cogliere il loro contributo alla mente umana, dobbiamo collocarli
entro la prospettiva

dell'omeostasi. L'allineamento di sentimenti piacevoli

e spiacevoli con intervalli di omeostasi rispettivamente

positivi e negativi è un fatto verificato. Per intervalli buoni o perfino


ottimali, l'omeostasi si esprime come benessere e addirittura come
gioia; e dal canto suo la felicità causata dall'amore e dall'amicizia
migliora l'efficienza

dell'omeostasi e favorisce la salute. Gli esempi negativi

sono altrettanto chiari: lo stress associato alla tristezza è

dovuto al coinvolgimento dell'ipotalamo e dell'ipofisi e

al rilascio di molecole che portano a una riduzione del-

1' omeostasi e di fatto danneggiano innumerevoli parti


del corpo, come i vasi sanguigni e le strutture muscolari.

In maniera interessante, il carico omeostatico della malattia fisica


attiva lo stesso asse ipotalamico-ipofisario e causa il rilascio di
dinorfina, una molecola che induce

disforia o alterazione dell'umore.

La circolarità di queste operazioni è degna di nota. A

un primo impatto, la mente e il cervello influenzano il

corpo vero e proprio, tanto quanto questo può influen-

138 La costruzione della mente culturale

zare il cervello e la mente. Semplicemente, sono due facce della


stessa medaglia.

Sia che i sentimenti corrispondano a intervalli positivi

di omeostasi sia che corrispondano a intervalli negativi, i

segnali chimici coinvolti nella loro elaborazione e gli stati viscerali


conseguenti hanno il potere, più o meno velato, di modificare il flusso
mentale regolare. L'attenzione, l'apprendimento, la rievocazione dei
ricordi e l'immaginazione possono essere compromessi; e il modo di
affrontare compiti e situazioni più o meno banali, alterato. Spesso è
difficile ignorare il turbamento mentale causato da sentimenti emotivi,
specie nella loro versione negativa; ma perfino i sentimenti positivi di
esistenza serena e armoniosa preferiscono non essere ignorati.

Le radici dell'allineamento tra processi vitali e natura del sentimento si


possono far risalire alle operazioni dell'omeostasi negli antenati
comuni del sistema endocrino, del sistema immunitario e del sistema
nervoso.

Risalgono alla notte della vita primordiale. La parte del


sistema nervoso responsabile della sorveglianza e della

risposta alle parti interne, a quelle antiche in particolare, ha sempre


cooperato con il sistema immunitario e con quello endocrino, entro
quelle stesse parti interne.

Consideriamo ora alcuni dettagli attuali di questo allineamento.

Quando si produce una ferita, causata per esempio

da un processo patologico di origine interna oppure da

un taglio esterno, l'esito è solitamente un'esperienza di

dolore. Nel primo caso, esso scaturisce da segnali trasmessi dalle


antiche fibre C non mieliniche, e la sua localizzazione può essere
vaga; nel secondo caso, usa fibre mieliniche, che sono evolutivamente
più recenti e contribuiscono a un dolore netto e ben localizzato.1
Tuttavia il sentimento di dolore, vago o netto che sia, è soltanto

una parte di quanto avviene nell'organismo, ed è evolutivamente la


sua parte più recente. Che cos'altro succede?

Qual è la parte nascosta del processo? La risposta è che la

ferita coinvolge reazioni immunitarie e neurali locali. Le

Costruire sentimenti 1 39

risposte includono variazioni infiammatorie, come una

vasodilatazione locale e un afflusso massiccio di leucociti

(le cellule bianche del sangue) verso l'area interessata. I

leucociti combattono o prevengono infezioni e rimuovono i detriti del


tessuto danneggiato; ed eseguono il compito contribuendo alla
fagocitosi, vale a dire circondando, incorporando e distruggendo gli
agenti patogeni. Il primo compito lo eseguono, invece, rilasciando
particolari molecole. Una molecola evolutivamente antica - la
proencefalina, una molecola ancestrale e prima nel suo

genere -viene scissa generando due com posti attivi, rilasciati


localmente. Un primo composto è un agente antibatterico; il secondo,
un oppioide analgesico che agirà su una speciale classe di recettori
degli oppioidi - la classe delta - localizzata nelle terminazioni nervose
periferiche in quella sede. I molti segni di perturbazione e di
riconfigurazione locale dello stato della carne sono resi

disponibili localmente al sistema nervoso, e di essi viene

gradualmente formata una mappa. Emerge così il substrato


pluristratificato del sentimento di dolore. Simultaneamente, però, il
rilascio e la captazione locale della molecola oppioide lenisce il dolore
e riduce l'infiammazione, una cooperazione neuro-immunitaria che fa
lavorare alacremente I' omeostasi, la quale cerca di proteggerci
dall'infezione e di ridurre il disagio al minimo.2

La storia però non finisce qui. La ferita provoca una

risposta emotiva che coinvolge una propria sequela di

azioni, per esempio una contrazione muscolare che potremmo definire


soprassalto. Queste risposte e la configurazione alterata
dell'organismo che ne consegue sono a loro volta mappate e quindi «
tradotte in immagini » dal sistema nervoso come parte dello stesso
evento.

Creare immagini della reazione motoria garantisce che

la situazione non passi inosservata. Curiosamente, tali risposte


motorie sono comparse evolutivamente ben prima che esistessero i
sistemi nervosi. Organismi semplici retrocedono, si acquattano e
combattono quando l'integrità del loro corpo è compromessa.3

140 La costruzione della mente culturale

Per dirla in breve, il bagaglio di reazioni a una ferita

che stavo descrivendo nel caso dell'uomo - sostanze antibatteriche e


analgesiche, azioni di sobbalzo e di evitamento è una risposta antica e
ben strutturata derivan

te da interazioni tra il corpo vero e proprio e il sistema

nervoso. Più tardi nell'evoluzione, dopo che organismi

con sistemi nervosi crearono mappe di eventi non-neurali, gli elementi


di questa risposta complessa furono tradotti in immagini. L'esperienza
mentale che noi chiamiamo « sentimento di dolore » è basata su
questa immagine multidimensionale.4

Il punto da evidenziare è che il sentire dolore è alimentato per intero


da un complesso di fenomeni biologici più antichi, i cui obiettivi sono
palesemente utili dal punto di vista dell'omeostasi. Sostenere che
forme

di vita semplici, senza un sistema nervoso, provano dolore è inutile e


probabilmente inesatto. Certo, esse hanno alcuni elementi necessari
per costruire sentimenti di dolore. Ma è ragionevole ipotizzare che,
affinché scaturisca il dolore in sé come esperienza mentale,
l'organismo debba avere una mente; e affinché ciò avvenga, che
l'organismo abbia bisogno di un sistema nervoso

capace di mappare strutture ed eventi. In altre parole,

credo che forme di vita senza un sistema nervoso né una

mente avessero, e abbiano ancora, processi emotivi complicati,


programmi di azione di difesa e di adattamento, ma non sentimenti.
Con l'avvento del sistema nervoso,

si aprì la strada per i sentimenti. Perciò è probabile che

sistemi nervosi, anche rudimentali, ammettano una dose di


sentimento.5

Spesso ci si domanda, a ragione, perché i sentimenti

dovrebbero dare proprio la sensazione di qualcosa, piacevole o


spiacevole che sia, tollerabilmente calmo o tempesta incontenibile. La
ragione dovrebbe ora essere chiara: quando la completa galassia di
eventi fisiologici

che costituisce i sentimenti comparve nell'evoluzione e

fornì esperienze mentali, avvenne il grande salto. I sentimenti hanno


reso la vita migliore; hanno prolungato

Costruire sentimenti 141

e salvato vite; si sono conformati agli obiettivi dell'imperativo


omeostatico e hanno contribuito ad attuarli rendendoli importanti
mentalmente per il loro possessore. Sembra dimostrarlo, per esempio,
il fenomeno dell'avversione condizionata per determinati luoghi.6 La
presenza dei sentimenti ha una stretta relazione con un

altro sviluppo: con la coscienza, e più precisamente con

la soggettività.

Il valore della conoscenza fornita dai sentimenti all'organismo in cui


essi avvengono è probabilmente la ragione per cui l'evoluzione ha
fatto in modo di conservarli. I sentimenti influenzano i processi
mentali dall'interno e sono coinvolgenti per via della loro positività o
negatività obbligate, della loro origine in azioni che
contribuiscono alla salute o alla morte, e della loro capacità di
afferrare e di scuotere il possessore del sentimento e di imporre
l'attenzione sulla situazione. A una descrizione neutra, lineare, dei
sentimenti come mappe/immagini percettive sfuggono gli elementi
cruciali: la loro valenza e il loro potere di catturare l'attenzione.

L'aspetto caratteristico di questa visione dei sentimenti è che le


esperienze mentali scaturiscono non già da una mappatura lineare di
un oggetto o di un evento nel

tessuto neurale, bensì da una mappatura multidimensionale di


fenomeni del corpo vero e proprio commisti ai fenomeni neurali e
interagenti con essi. Le esperienze mentali non sono «fotografie
istantanee » ma processi nel tempo, narrazioni di innumerevoli micro-
eventi nel

corpo vero e proprio e nel cervello.

Certo, è concepibile che la natura avrebbe potuto evolversi in un altro


modo, senza scoprire i sentimenti.

Ma non lo ha fatto. Gli elementi fondamentali che stanno dietro i


sentimenti sono una parte integrante della conservazione della vita,
tant'è che erano già disponibili. Ciò che mancava, in più, era la
presenza di sistemi nervosi creatori di menti.

QUAL È L'ORIGINE DEI SENTIMENTI?

Per immaginare in che modo i sentimenti sono comparsi


nell'evoluzione ci aiuterà considerare com'era verosimilmente la
regolazione della vita prima che essi entrassero in scena. Organismi
semplici, con una o con

molte cellule, possedevano già un complicato sistema

omeostatico, volto a procurare e a incorporare fonti di


energia, ad attuare trasformazioni chimiche, a eliminare le sostanze di
scarto, tossiche e di altra natura, a rimpiazzare elementi strutturali
non più funzionanti e a ricostruirne altri. Quando l'integrità
dell'organismo era compromessa da una lesione, gli organismi
potevano organizzare una difesa su più fronti, che includeva il rilascio
di molecole specifiche e movimenti di protezione. In breve, l'integrità
dell'organismo poteva essere conservata a dispetto delle avversità.

Negli organismi viventi più semplici non esisteva un

sistema nervoso né un nucleo come centralina di comando; esistevano


però i precursori degli organuli che interagiscono nel citoplasma, ed
esisteva una membrana cellulare. Come abbiamo osservato, circa
cinquecento milioni di anni fa, quando finalmente comparvero, i
sistemi nervosi erano « reti nervose », reti semplici di

neuroni assai simili, per struttura, alla formazione reticolare


dell'attuale tronco cerebrale dei vertebrati, incluso quello umano. Le
reti nervose avevano essenzialmente il compito di dirigere la funzione
regina dei rispettivi organismi, la digestione. In graziosi animaletti
come le idre, le reti nervose si occupavano della locomozione - del
movimento natatorio in particolare -, reagivano ad altri oggetti,
inviavano i comandi alla bocca affinché si aprisse, ed effettuavano la
peristalsi. Le idre erano, e sono ancora, sostanzialmente dei sistemi
gastroenterici galleggianti. Queste reti nervose erano

probabilmente incapaci di generare mappe o immagini

del mondo, interno o esterno, e difficilmente, quindi,

avrebbero potuto generare una mente. L'evoluzione

Costruire sentimenti 143

avrebbe impiegato milioni di anni per superare questa

limitazione.
Una marea di sviluppi favorevoli all'omeostasi era in

atto prima che comparissero i sistemi nervosi. Per prima cosa, certe
molecole già indicavano lo stato favorevole, oppure sfavorevole, della
vita nelle cellule, una capacità presente fino all'ultimo gradino della
scala della vita, le cellule batteriche. Come seconda cosa, quello

che oggi è conosciuto come sistema immunitario innato aveva fatto il


suo debutto negli eucarioti primitivi.

Tutti gli organismi con una cavità corporea, le amebe

per esempio, hanno sistemi immunitari innati, ma solo

i vertebrati hanno un sistema immunitario adattativo,

ovvero un sistema che può essere istfllito, allenato e potenziato, per


esempio dai vaccini.7 E bene considerare che i sistemi immunitari
appartengono a una classe

speciale di sistema globale dell'organismo, di cui fanno

parte il sistema circolatorio, il sistema endocrino e il sistema nervoso.


Il sistema immunitario ci difende dal pericolo di agenti patogeni e dal
danno conseguente; è

una delle prime sentinelle dell'integrità dell'organismo e un fattore


importante che contribuisce alla valenza. Il sistema circolatorio
esaudisce il compito di distribuire le fonti di energia e di eliminare i
prodotti di scarto. I sistemi endocrini regolano l'attività dei
sottosistemi in modo che sia appropriata per l'omeostasi
dell'organismo intero. Il sistema nervoso assume gradualmente il
ruolo di coordinatore centrale degli altri sistemi globali e gestisce, al
contempo, le relazioni tra l' organismo e l'ambiente circostante.
Quest'ultima funzione si fonda sul più importante sviluppo del sistema
nervoso: il mondo della mente, dove i sentimenti fanno la parte del
leone e diventano possibili l'immaginazione e
la creatività.

Nello scenario che oggi preferisco, la vita era inizialmente regolata


senza alcun sentimento: non esistevano né una mente né una
coscienza, ma soltanto un insieme omeostatico di meccanismi che
eseguivano alla cie-

144 La costruzione della mente culturale

ca le scelte che si sarebbero rivelate più favorevoli alla

sopravvivenza. La comparsa di sistemi nervosi, capaci di

creare mappe e immagini, aprì la via all'entrata in scena di menti


semplici. Durante lesplosione del Cambriano, e in seguito a numerose
mutazioni, creature dotate di un sistema nervoso generarono non
soltanto immagini del mondo circostante, ma anche una controparte
di immagini dell'intricato processo di regolazione della

vita già in atto sotterraneamente.

Questo sarebbe stato il terreno per il sorgere di uno

stato mentale corrispondente, il cui contenuto tematico avrebbe


acquisito una valenza in sintonia con la condizione della vita in
quell'istante e in quel corpo. La qualità dello stato vitale in corso
sarebbe diventata percepibile.

Per cominciare, perfino se il resto del sistema nervoso di tali creature


fosse molto semplice, capace appena di generare mappe semplici di
varie informazioni sensoriali, l'introduzione, in tale mescolanza, di
un'informazione obbligata sullo stato dell'organismo « favorevolealla-
vita o sfavorevole-alla-vita » genererebbe risposte comportamentali
più vantaggiose di quelle prima disponibili. Creature dotate di questo
nuovo elemento, un semplice qualificatore, giustapposto all'immagine
di
certi luoghi o oggetti o altre creature, acquisirebbero

una guida automatica per avvicinarsi, oppure per evitare, quei luoghi,
quelle cose o quelle creature. La vita sarebbe gestita meglio e
durerebbe verosimilmente più a lungo, aumentando la probabilità di
riprodursi. A quel

punto, gli organismi dotati delle formule geniche responsabili del


nuovo tratto vantaggioso uscirebbero certamente vittoriosi dalla
partita della selezione evolutiva, e inevitabilmente quel tratto si
diffonderebbe in natura.

Non abbiamo modo di sapere esattamente quando e

come sono comparsi evolutivamente i sentimenti. Tutti

i vertebrati hanno sentimenti; e più rifletto sugli insetti

sociali, più credo che il loro sistema nervoso generi menti semplici,
che hanno versioni primitive di sentimento

Costruire sentimenti 145

e di coscienza, una teoria favorita da uno studio recente. 8

Una cosa è certa: i processi che hanno sostenuto i sentimenti dopo la


comparsa delle menti esistevano da molto tempo e includevano i
meccanismi necessari per generare l'elemento che contrassegna i
sentimenti, la valenza.

A mio modo di vedere, quindi, le forme di vita primitive sentivano e


reagivano, e avevano una base per i sentimenti. Mancavano però i
sentimenti in quanto tali o le menti o la coscienza. Per arrivare alla
mente, ai sentimenti e alla coscienza - per come li abbiamo definiti -

l'evoluzione è andata incontro a numerosi incrementi

strutturali e funzionali, che avvennero essenzialmente


nel sistema nervoso.

Creature più semplici di noi, comprese le piante, hanno sensibilità e


reagiscono a stimoli del loro ambiente.9

Per di più, queste creature combattono anch'esse con

vigore per conservare l'integrità fisica - con leccezione

delle piante, quasi private di movimento dal loro involucro di cellulosa:


provate a restituire un pugno quando siete bloccati! Tuttavia la
sensibilità, la risposta e le difese vigorose contro ogni minaccia fisica,
parti indispensabili della grandiosa e variegata storia della vita, non
sono paragonabili a quei fenomeni del sistema nervoso che

chiamiamo mente, sentimenti e coscienza.

ASSEMBLARE SENTIMENTI

I fatti discussi fino a questo punto offrono un fondamento per i


sentimenti e descrivono alcuni processi essenziali che li sostengono,
vale a dire un'impalcatura per la valenza. Segnalo qui alcune
condizioni dal versante del sistema nervoso, che hanno probabilmente
un,ruolo complementare nella fisiologia della valenza.

E ormai chiaro che una quantità sostanziale dell'informazione che


concorre alla valenza emerge in un contesto insolito: una continuità
tra strutture corporee e strutture nervose. Ho usato altri termini per
spiegare

146 La costruzione della mente culturale

questa idea; ho parlato, per esempio, di « legame » tra

corpo e cervello, o di « patto » o « fusione » tra corpo e

cervello. Il termine « continuità » aggiunge una sfumatura ulteriore.10


Nell'esperienza del sentimento, è poca o nulla la distanza anatomica e
fisiologica tra l'oggetto

che genera i contenuti essenziali, il corpo, e il sistema

nervoso, inteso tradizionalmente come il destinatario e

l'elaboratore dell'informazione. Le due parti, oggettocorpo ed


elaboratore-cervello, sono certamente contigue e, sotto molti aspetti
inattesi, continue. Ciò consente loro di interagire in modo complesso,
e siamo sulla buona strada per capire come fanno. Di questa
interazione fanno parte operazioni molecolari e neurali su tessuti
specifici e le reazioni corrispondenti. ,

I sentimenti non sono eventi neurali isolati. E coinvolto in modo


cruciale il corpo vero e proprio, un coinvolgimento che vede
partecipare altri sistemi importanti e decisivi quanto all'omeostasi,
come i sistemi endocrino

e quello immunitario. I sentimenti sono, simultaneamente

e interattivamente, fenomeni interamente del corpo e del

sistema nervoso.

Fenomeni puramente neurali o puramente mentali

non saprebbero afferrare né catturare il soggetto in modo intenso e


incisivo, una peculiarità questa dei sentimenti forti, positivi o negativi
che siano. Fenomeni puramente mentali o puramente neurali non
farebbero al caso nostro, e in effetti non lo fanno perché non
forniscono ciò di cui creature complesse hanno bisogno per navigare
nel mondo.

LA CONTINUITÀ TRA CORPO E SISTEMA NERVOSO

Tradizionalmente, i segnali chimici e viscerali dal milieu interno usano


il sistema nervoso periferico per farsi strada dal corpo al cervello. E,
ancora secondo l'idea comune, i nuclei del sistema nervoso centrale e
le cortecce cerebrali sono poi responsabili di ciò che resta del

Costruire sentimenti 14 7

processo, vale a dire concepire sentimenti. Queste descrizioni hanno


fatto il loro tempo, prigioniere di una storia iniziale delle neuroscienze
rimasta immutata e

incompleta per decenni. Numerosi studi rivelano diverse


caratteristiche singolari che si riscontrano nella connessione corpo-
cervello e la cui rilevanza nella generazione dei sentimenti è
seducente. In poche parole, corpo e sistema nervoso « comunicano »
usando « fusioni » e « interazioni » di strutture, permesse dalla
continuità tra il corpo e il sistema nervoso. Non ho da obiettare
sull'uso del termine « trasmissione » per descrivere il cammino di
segnali entro vie neurali. Eppure, l'idea di

« trasmissione dal corpo al cervello » è problematica.

Se non vi è distanza tra il corpo e il cervello, se essi interagiscono e


formano una singola unità organismica, allora il sentimento non è una
percezione dello stato del

corpo nel senso comune del termine. Qui viene a cadere

la dualità soggetto-oggetto, percipiente-percepito. Per

quanto riguarda questa parte del processo, esiste invece

un'unità. Il sentimento è l'aspetto mental,e di quella unità.

La dualità ricompare però in un punto differente del

complesso processo d'interazione cervello-corpo. Quando si formano


le immagini della struttura corporea e dei suoi portali sensoriali, e
quando immagini delle posizioni spaziali occupate dai visceri sono
riferite a quella struttura complessiva e alla collocazione al suo
interno,

è possibile generare una prospettiva mentale dell' organismo, un


insieme di immagini separate distinto dalle immagini sensoriali
dell'esterno (visive, uditive, tattili)

e dalle emozioni e dai sentimenti che esse inducono. A

quel punto, subentra una dualità: le immagini dell' « attività della


struttura corporea e dei portali sensoriali »

da un lato, e le immagini residue, dall'altro, quelle dell' esterno e


quelle dell'interno. E la dualità relativa al processo della soggettività,
di cui mi occuperò nel capitolo dedicato alla coscienza. 11

148 La costruzione della mente culturale

Fino a oggi, alcune tra le migliori spiegazioni della

fisiologia dei sentimenti si sono basate su una relazione

esclusiva tra la fonte di ciò che è sentito - attività correlate alla vita
dentro l'organismo - e il sistema nervoso che, secondo l'idea comune,
produce sentimenti, così

come produce la visione o il pensiero. Queste spiegazioni colgono,


però, una parte soltanto della realtà e non includono un fatto
straordinario: la relazione tra organismo e sistema nervoso è
incestuosa. In fin dei conti, il sistema nervoso è dentro l'organismo,
ma non lo è nello stesso modo separato e netto in cui lo è il lettore
dentro una stanza o il mio portafogli nella mia tasca. Il sistema
nervoso interagisce con diverse parti del corpo tramite vie neurali,
distribuite in tutte le strutture corporee e, in direzione contraria,
tramite molecole che viaggiano nel sangue circolante e accedono
direttamente al sistema nervoso in alcuni posti di controllo dai nomi
astrusi, come « area postrema » e « organi circumventricolari ».
Potete figurarvi queste regioni come prive di confine, luoghi di libera
circolazione; in ogni altro luogo esiste invece una barriera - la barriera
ematoencefalica-, che impedisce il movimento di buona parte delle
molecole verso il cervello e al di fuori di esso.

Il corpo ha un accesso diretto, incondizionato, al sistema nervoso, ed


è vero che il corpo dà libero accesso al sistema nervoso, spesso in
quegli stessi punti che comunicano in direzione del cervello, come in
un « dare e avere » che chiude in modo saldo molteplici cicli di
segnali, dal corpo al cervello, di ritorno al corpo, e poi ancora al
cervello. In altre parole, come conseguenza

dell'informazione che il corpo offre al cervello sul proprio stato, il


corpo viene modificato a giro di posta. La gamma delle ultime risposte
è piuttosto ampia: include

la contrazione dei muscoli lisci in vari visceri e vasi sanguigni o il


rilascio di molecole che modificano le attività dei visceri e il
metabolismo. Talvolta la modificazione è una risposta diretta a ciò che
il corpo « ha detto » al

cervello; ma in altri casi è indipendente e spontanea.

Costruire sentimenti 149

Dovrebbe essere evidente che nulla di appena comparabil,e

avviene riguardo alla relazione, per esempio, tra il sistema nervoso e


un oggetto che noi vediamo o udiamo. Oggetti visti o uditi sono
lontani dall'apparato sensoriale, che mappa

i loro tratti e li percepisce, nel senso proprio del termine « percezione


». Non vi è alcuna interazione naturale, spontanea, tra le due partJ;
anzi, vi è una distanza, spesso una grande distanza. E necessaria una
volontà per interferire con un oggetto visto o udito, e l'interferenza
è eseguita al di fuori della coppia formata da oggetto e

organo percettivo. Purtroppo, nella scienza cognitiva e

nella filosofia della mente questa importante distinzione è stata


sistematicamente ignorata. La distinzione si applica meno bene al
tatto, e ancor meno al gusto e al-1' olfatto, i sensi di contatto.
L'evoluzione ha sviluppato

dei tilesensi, sensi a distanza, con cui gli oggetti esterni

si connettono a noi in un primo tempo neuralmente e

mentalmente, e raggiungono il nostro interno fisiologico solamente


con l'azione intermedia del filtro affettivo. I più antichi sensi di «
contatto » raggiungono l'interno fisiologico più direttamente. 12

Si sarebbe quantomeno negligenti a non evidenziare

il differente modo in cui il cervello si occupa degli eventi nell'interno


dell'organismo e degli eventi ad esso esterni; e si sarebbe altrettanto
negligenti a non ipotizzare che questa differenza partecipa alla
costruzione della valenza, come l'abbiamo trattata finora. Poiché la
valenza è, per cominciare, un riflesso dello stato di buono o di cattivo
funzionamento dell'omeostasi in un organismo, a rigor di logica
l'intimità con cui il corpo e il cervello gestiscono la loro relazione
potrebbe avere un ruolo nel tradurre aspetti di quello stato
omeostatico in aspetti della funzione cerebrale e dell'esperienza
mentale in corso, un'esperienza correlata. Sempre ammesso,
naturalmente, che i dispositivi necessari per la traduzione esistano; il
che è proprio vero, come vedremo tra breve.

L'intima alleanza corpo-cervello, e le peculiarità fisiologiche di questa


intimità, contribuiscono alla costruzio-

150 La costruzione della mente culturale


ne della valenza, l'elemento principale dell'aspetto affascinante dei
sentimenti.

IL RUOLO DEL SISTEMA NERVOSO PERIFERICO

Viene tuttavia da chiedersi: il corpo trasmette realmente informazione


sulla sua condizione al sistema nervoso, oppure si fonde con il sistema
nervoso, di modo che quest'ultimo sia continuamente informato sul
suo

stato? Da quanto abbiamo detto finora possiamo concludere che


ciascuna delle due spiegazioni corrisponde a un'èra differente
nell'evoluzione dei rapporti corpocervello e a livelli differenti di
elaborazione neurale. La spiegazione del mescolamento è l'unico
modo per descrivere come l'antico interno, usando antichi meccanismi
funzionali, intreccia corpo e cervello. La descrizione della trasmissione
si adatta bene agli aspetti più moderni dell'anatomia e della funzione
del cervello e

alla loro capacità di cogliere l'interno antico e quello

meno antico.

Tradizionalmente, quando si parla di omeostasi, si

dice che il corpo trasmette al sistema nervoso centrale

informazione relativa alle sue attività, usando varie strade che


consegnano l'informazione rilevante alle parti antiche, alle cosiddette
parti « emozionali » del cervello. La descrizione classica fa riferimento
a certi gruppi importanti di nuclei, come l'amigdala, e ad alcune
cortecce cerebrali nella regione dell'insula, la regione del cingolo
anteriore, e a parti del settore ventromediale

del lobo frontale.13 Altre denominazioni diffuse di questo insieme di


strutture includono il « cervello limbico »
e il « cervello rettiliano » . È facile capire perché queste

espressioni hanno preso piede in letteratura. Tuttavia

oggi il loro uso è di scarsa utilità. Negli esseri umani,

per esempio, queste strutture « più antiche » includono

settori « moderni », come se si trattasse di vecchie case

dotate di bagni e di cucine ristrutturate con maestria;

Costruire sentimenti 151

né l'attività di questi settori cerebrali è indipendente.

Piuttosto, è interattiva.

Un problema più grande nella descrizione tradizionale è che l'insieme


di strutture antiche delineate più sopra non esaurisce il racconto.
Mancano alcune parti;

in particolare, i nuclei del tronco cerebrale, che sono

elaboratori essenziali dell'informazione relativa al corpo, molto al di


sotto del livello della corteccia cerebrale.14 Un esempio importante è il
nucleo parabrachiale.15

Questi nuclei non solo ricevono informazione sullo stato


dell'organismo, ma sono anche l'origine delle risposte emotive
coinvolte negli impulsi, nelle motivazioni e nelle emozioni tradizionali;
un buon esempio sono i nuclei del grigio periacqueduttale.16
L'assenza forse più grave dalla descrizione tradizionale è una parte
primitiva e perfino più antica, che riguarda strutture neurali periferiche
in prossimità del corpo vero e proprio. Dobbiamo modificare il
resoconto.

Per prima cosa, è vero che strutture del sistema nervoso centrale
relative al sentimento sono evolutivamente più antiche di quelle
relative alle funzioni cognitive complesse. Ma è cosa altrettanto vera,
e spesso dimenticata, che i dispositivi nelle strutture « periferiche », le
strutture che si presume trasmettano informazioni dal

corpo al cervello, sono perlomeno altrettanto antiche,

e in qualche caso lo sono anche di più. Abbiamo omaggiato le prime e


trascurato le seconde.

In realtà, i mezzi di trasporto periferici collegati al

processo del sentimento non sono del tipo che riscontriamo nella
trasmissione dei segnali dalla retina al cervello nel nervo ottico, o che
trasportano segnali sul tocco leggero dalla pelle al cervello usando
fibre neurali moderne ed elaborate. Per un verso, parte del processo

non è nemmeno neurale, nel senso che non coinvolge

la tradizionale scarica nervosa lungo catene di neuroni.

Il processo è umorale: segnali chimici che viaggiano nei

152 La costruzione della mente culturale

capillari sanguigni inondano certe regioni del sistema

nervoso prive della barriera ematoencefalica e possono

così informare direttamente quelle regioni cerebrali su

aspetti dello stato omeostatico in corso.17

La barriera ematoencefalica, come suggerisce il nome, protegge il


cervello dall'influsso di molecole circolanti nel sangue. Ho già
menzionato due settori del sistema nervoso centrale in cui sappiamo
che una barriera ematoencefalica non c'è, e che possono ricevere
segnali chimici direttamente. Questi settori, che già conosciamo, sono
l'area postrema, situata sul pavimento del quarto ventricolo, a livello
del tronco cerebrale, e gli

organi circumventricolari, ai « piani alti » del telencefalo, situati nei


margini dei ventricoli laterali.18 Più recentemente si è scoperto che
anche i gangli delle radici dorsali non hanno una barriera
ematoencefalica.19 La cosa è particolarmente affascinante perché i
gangli delle radici dorsali raggruppano i corpi cellulari di neuroni i cui
assoni hanno un'ampia distribuzione nei visceri e trasmettono segnali
corporei al sistema nervoso centrale.

I gangli delle radici dorsali sono situati lungo tutta la

colonna spinale, al livello di ogni vertebra, un ganglio

per ciascun lato della spina, e collegano la periferia del

corpo con la colonna vertebrale, vale a dire collegano

le fibre nervose periferiche al sistema nervoso centrale. È

una delle strade per trasmettere segnali sensoriali, originati dagli arti e
dal tronco, al sistema nervoso centrale.

Anche l'informazione relativa alla faccia è trasmessa centralmente da


due gangli grandi ma solitari: i gangli trigeminali, uno per ciascun lato
del tronco cerebrale.

Questa scoperta significa che i neuroni stessi, pur

operando per trasmettere segnali periferici al sistema

nervoso centrale, non lo fanno da soli, ma al contrario

sono assistiti: sono modulati direttamente da molecole

circolanti nel sangue. I segnali che, per esempio, contribuiscono a


generare il dolore da una ferita sono trasmessi esattamente a quei
gangli della radice dorsale.20

Considerando l'organizzazione che ho appena descrit-

Costruire sentimenti 153

to, i segnali non sono quindi « puramente » neurali: il

corpo ha voce in capitolo direttamente nel processo,

tramite molecole influenti che circolano nel sangue.

Lo stesso influsso può essere esercitato più in alto nel

sistema, al livello del tronco cerebrale e delle cortecce

cerebrali. Togliere il velo della barriera ematoencefalica è uno dei


meccanismi per fondere corpo e cervello. In effetti, la permeabilità
potrebbe rivelarsi una caratteristica piuttosto generale dei gangli
periferici.21

Questi fatti vanno inclusi nelle nostre conoscenze dei

sentimenti.

AL TRE PECULIARITÀ

DELLA RELAZIONE CORPO-CERVELLO

Sappiamo da tempo che dei segnali enterocettivi sono trasmessi al


sistema nervoso centrale essenzialmente da neuroni i cui assoni sono
privi di mielina, le fibre C,

e da neuroni i cui assoni sono mielinizzati molto lievemente, le fibre A-


delta. 22 Anche questo è un fatto assodato, ma è stato interpretato
semplicemente come un'indicazione dell'età evolutivamente
rispettabile dei sistemi enterocettivi, senza che sia stato loro attribuito
un significato ulteriore. La mia interpretazione è differente.
Consideriamo i seguenti fatti.

La mielina è un'importante conquista dell'evoluzione: isola gli assoni e


permette loro di condurre i segnali ad alta velocità, perché non
avvengono dispersioni di

corrente elettrica lungo l'assone. La nostra percezione

del mondo esterno - quello che vediamo, udiamo e tocchiamo - è


adesso nelle mani ben isolate, veloci e sicure degli assoni mielinizzati.
Come lo sono, per inciso, i movimen ti abili e rapidi che compiamo nel
mondo; e come lo sono i voli alti del pensiero, del ragionamento e
della creatività. 23 Le scariche degli assoni dipendenti dalla mielina
sono moderne, veloci ed efficienti; una sorta di Silicon Valley.

154 La costruzione della mente cultura/,e

Com'è strano, allora, scoprire che l'omeostasi, l'indispensabile


apparato della nostra sopravvivenza, insieme con i sentimenti - la
preziosa interfaccia regolativa da cui dipende tanta parte
dell'omeostasi -, è nelle mani delle fibre non mieliniche, che sono
antiche, lente ed elettricamente dispersive. Come spiegare che la
selezione naturale, sempre all'erta, non abbia eliminato questi aerei a
elica lenti e inefficienti a favore di jet a

« turboelica » veloci?

Mi vengono in mente due ragioni. Vorrei presentare

per prima la ragione che va contro la mia linea di pensiero. La mielina


è creata, laboriosamente, avvolgendo intorno all'assone cellule non
neurali, cellule gliali conosciute anche come cellule di Schwann. In
breve, la glia (che significa « colla » ) , oltre a fornire l'impalcatura
delle reti neurali, isola alcuni neuroni. Ebbene, poiché la costruzione
della mielina è assai dispendiosa in termini di energia, i costi per
dotarne ogni assone potrebbero essere prevalsi sui vantaggi, se
consideriamo che le fibre antiche stavano comunque svolgendo un
lavoro egregio; l'evoluzione non avrebbe acquistato il prodotto, e
nessun altro significato sarebbe stato associato alla storia della
mancanza di mielina.

L'altra ragione per cui la natura avrebbe accettato lo

status quo è in linea con il mio pensiero. Le fibre non

mieliniche offrono, invero, opportunità così indispensabili alla


costruzione di sentimenti che l'evoluzione non avrebbe potuto
permettersi di isolare i preziosi cavi e di

buttare a mare quelle opportunità.

Quali opportunità creò l'assenza di mielina? La prima riguarda la


permeabilità delle fibre non mieliniche agli ambienti chimici circostanti.
Le moderne fibre mieliniche possono essere attivate da una molecola
in pochi punti soltanto lungo l'assone, nei cosiddetti nodi di Ranvier.
Qui sono presenti delle lacune nell'isolamento della mielina. Ma le fibre
non mieliniche sono un' altra faccenda: sono come corde che possono
essere toccate ovunque lungo la loro lunghezza. Ciò favorirebbe

Costruire sentimenti 155

certamente la fusione funzionale di corpo e di sistema

nervoso.

La seconda opportunità è più seducente. Poiché sono prive di


isolamento, le fibre non mieliniche, quando sono allineate tra loro -
come devono necessariamente

essere quando formano un nervo -, sono nelle condizioni per


trasmettere impulsi elettrici, un processo conosciuto come efapsi. Gli
impulsi sono condotti lateralmente in direzione ortogonale alla
lunghezza della fibra.
In genere, l'efapsi non viene considerata nell'attività

del sistema nervoso, specialmente di un sistema nervoso come il


nostro. L'attenzione si posa, a ragione aggiungerei, sulle sinapsi, i
dispositivi di segnalazione elettrochimica da neurone a neurone dai
quali dipende buona parte dei nostri processi cognitivi e della nostra

capacità locomotoria. L'efapsi è un meccanismo antico, un qualcosa


del passato. E i libri di testo spesso non la citano nemmeno più. Ma
anche i sentimenti sono un

qualcosa del passato, giunto sino a noi perché sono così

utili da essere indispensabili. L'efapsi potrebbe modificare il


reclutamento di assoni, per esempio amplificando le risposte
trasmesse lungo tronchi nervosi. E interessante considerare che le
fibre nel nervo vago, la principal,e via di conduzione dei segnali
neurali dal torace intero e dall'addome al cervello, sono quasi tutte
non

mieliniche. L'efapsi potrebbe svolgere un ruolo in queste attività di


grande rilevanza.

I meccanismi di trasmissione non sinaptica sono una

realtà. Possono operare non soltanto tra assoni, ma tra

corpi cellulari e perfino tra neuroni e cellule di sostegno come la glia.


24

IL RUOLO TRASCURATO DELL'INTESTINO

È dawero strano che tutte queste peculiarità nella relazione tra il


corpo e il cervello siano rimaste sconosciute, o che siano state
trascurate. Una delle cose più sor-

156 La costruzione della mente culturale


prendenti è il disinteresse verso il sistema nervoso enterico, quella
enorme componente del sistema nervoso che regola il tratto
gastrointestinale, a scendere dalla faringe

e dall'esofago. Esso viene raramente citato nei corsi di

medicina; e quando succede, è considerato in genere una


componente « periferica » del sistema nervoso. Solo in tempi recenti è
stato studiato in dettaglio; è pressoché

assente dalle trattazioni scientifiche dell'omeostasi, dei

sentimenti e delle emozioni, anche nelle incursioni che

ho fatto io stesso in quelle aree, dove i riferimenti al sistema nervoso


enterico sono stati a dir poco cauti.

In realtà, il sistema nervoso enterico è centrale, e non

periferico. Ha una struttura enorme, e la sua funzione è

indispensabile. Comprende, secondo le stime, da cento a seicento


milioni di neuroni, un numero comparabile, se non superiore, a quello
dell'intero midollo spinale.

La maggior parte di essi sono intrinseci, esattamente

come la maggior parte di quelli delle aree superiori del

cervello; significa che sono originari della struttura, anziché di qualche


altra parte dell'organismo, e che svolgono il loro compito all'interno
della struttura stessa, invece di inviare proiezioni altrove. Solo una
piccola frazione di neuroni è estrinseca, e invia proiezioni al sistema
nervoso centrale, principalmente attraverso il celebre nervo vago.
Esistono all'incirca duemila neuroni intrinseci per ciascun neurone
estrinseco, il tratto distintivo di una struttura neurale indipendente. Di
conseguenza, la funzione del sistema nervoso enterico è ampiamente
sotto il suo stesso controllo: il sistema nervoso centrale non dice al
sistema enterico che cosa deve fare né come farlo, ma può modulare
la sua attività. In

breve, c'è un dialogo serrato tra il sistema nervoso enterico e il


sistema nervoso centrale, benché il flusso della comunicazione sia in
prevalenza dall'intestino al cervello superiore.

Il sistema nervoso enterico è stato recentemente definito « il secondo


cervello » . Questa onorevole classificazione è dovuta alla sua grande
dimensione e autono-

Costruire sentimenti 157

mia. È indubbio che, a questo punto dell'evoluzione, il

sistema nervoso enterico sia secondo, in termini strutturali e


funzionali, soltanto al cervello superiore. Esistono, tuttavia, alcune
prove che indicano come, storicamente,

lo sviluppo dei sistemi nervosi enterici potrebbe aver preceduto lo


sviluppo dei sistemi nervosi centrali.25 Ci sono buone ragioni a
riguardo, ognuna delle quali è in relazione con l'omeostasi. Negli
organismi pluricellulari, la funzione digestiva è un fattore decisivo nella
lavorazione delle fonti di energia: mangiare, digerire, estrarre le
componenti necessarie e la secrezione sono operazioni

complesse e indispensabili nella vita di un organismo.

La sola funzione altrettanto indispensabile, ma assai

più semplice della digestione, è la respirazione. E tuttavia estrarre


ossigeno dalle vie respiratorie e restituire C02, anidride carbonica,
all'aria circostante è una bazzecola a fronte dei compiti in cui è
impegnato il tratto gastrointestinale.

Quando si va alla ricerca della comparsa di tratti gastrointestinali


nell'evoluzione, si scopre qualcosa di simile in creature primitive
appartenenti al phylum degli cnidari, di cui ho già parlato. Come
osservato, gli cnidari hanno l'aspetto di sacche, e per guadagnarsi da
vivere

stanno letteralmente a galla. I loro sistemi nervosi sono

reti nervose concepite per rappresentare la forma più

antica di un sistema nervoso. Le reti nervose assomigliano, per due


aspetti, al moderno sistema nervoso enterico.

Innanzitutto, generano movimenti peristaltici che favoriscono il flusso


d'acqua contenente cibo verso l'interno, verso l'esterno, e anche
intorno all'organismo. In secondo luogo, essi ricordano notevolmente,
per moifologia, una caratteristica anatomica importante del sistema
nervoso enterico dei mammiferi, il plesso mioenterico o plesso di
Auerbach. Mentre gli cnidari risalgono al Precambriano, strutture
somiglianti al futuro sistema nervoso c�ntrale compaiono solo nei
platelminti, nel Cambriano. E affascinante pensare che il sistema
nervoso enterico potrebbe essere stato il primo cervello in assoluto.

158 La costruzione della mente culturale

Alla luce dei miei commenti precedenti sulla mielina, non dovrebbe
sorprenderci scoprire che i neuroni del sistema nervoso enterico non
sono mielinizzati: gli

assoni formano dei fasci e sono avvolti in modo incompleto da un


isolamento massiccio di glia enterica. Questa struttura consentirebbe
la trasmissione efaptica, le interazioni ortogonali tra assoni di cui
abbiamo parlato

in relazione a neuroni non mielinizzati del sistema nervoso periferico.


L'attività in un piccolo numero di assoni recluterebbe fibre adiacenti
nello stesso fascio e amplificherebbe il segnale. Il reclutamento di
fibre adiacenti innervanti territori contigui produrrebbe i sentimenti
caratteristici, vagamente localizzati, che scaturiscono da attività
gastrointestinali.

Diversi riscontri suggeriscono che il tratto gastrointestinale e il sistema


nervoso enterico svolgono un ruolo importante nel sentimento e
nell'umore.26 Non mi sorprenderebbe se l'esperienza « globale » di
gradi di benessere, per esempio, fosse correlata significativamente
alla funzione del sistema nervoso enterico. La nausea è

un altro esempio. Il sistema nervoso enterico è un importante


affluente del nervo vago, la principale condotta di segnali dai visceri
addominali al cervello. Ma ci sono altri fatti interessanti a riguardo. I
disturbi digestivi tendono a correlarsi, per esempio, con patologie
dell'umore, e il sistema nervoso enterico produce, curiosamente, il 95
per cento di serotonina del corpo, un neurotrasmettitore che ha un
ruolo cruciale nei disturbi dell'affetto e nella loro correzione.27 Il
nuovo fatto, forse

più interessante, da riferire qui è la stretta relazione tra il

mondo dei batteri e l'intestino. Buona parte dei batteri

vive con noi in una felice simbiosi, occupando spazio ovunque sulla
nostra pelle e sulle nostre mucose, prevalendo nelle zone dove la pelle
e le mucose si ripiegano.

Ma da nessuna parte essi sono più numerosi che nell'intestino, dove


raggiungono I' ordine di grandezza dei miliardi, una cifra superiore al
numero di cellule di un organismo intero. Il modo in cui influenzano,
direttamen-

Costruire sentimenti 159

te o indirettamente, il mondo dei sentimenti è un tema

affascinante per la scienza del ventunesimo secolo. 28


DOVE SONO LOCALIZZATI I SENTIMENTI?

Quando esamino gli oggetti che costituiscono i miei

domini mentali, dove colloco i sentimenti? La risposta a

questa domanda è facile: colloco i miei sentimenti all'interno del


corpo, in quanto rappresentato nella mia mente, spesso con
coordinate abbastanza complete, degne di un sistema di
posizionamento globale, di un gps.

Se mi taglio un dito mentre pelo le patate, sento il taglio nel mio dito,
e i meccanismi fisiologici del dolore mi dicono dove è avvenuto
esattamente il taglio: nella

pelle e nella polpa del mio dito indice sinistro. Il complesso processo
responsabile del dolore - come l'abbiamo descritto in precedenza - è in
un primo tempo locale, ma continua quando i segnali neurali
raggiungono i gangli della radice dorsale assegnati agli arti superiori.

Anche in questo caso il processo non è esclusivamente

neurale, nel senso che molecole circolanti nel sangue

possono influenzare direttamente i neuroni. A loro volta, i cosiddetti


neuroni pseudounipolari, i cui corpi cellulari sono all'interno dei gangli
della radice dorsale, inviano segnali al midollo spinale, dove sono
mescolati

in modo complesso, ai rispettivi livelli, nei corni dorsale e ventrale del


midollo spinale. E solo a questo punto, forse, che avviene la
trasmissione convenzionale e i segnali viaggiano verso l'alto, verso i
nuclei del tronco cerebrale, il talamo e la corteccia cerebrale.

Una spiegazione tradizionale asserirebbe che il mio

cervello potrebbe semplicemente registrare la posizione gps-


equivalente del taglio in un grande pannello luminoso, come quelli
nelle stanze di comando e di controllo di una grande fabbrica o,
magari, nella cabina di pilotaggio di un moderno areoplano. Una luce
si attiva

nella posizione X del pannello Y. Significa che c'è un

160 La costruzione della mente culturale

problema nella posizione X, perché la persona nella

stanza di controllo ha una mente per dare al segnale un

significato. La persona incaricata di monitorare il pannello, o il pilota,


oppure il congegno robotico progettato per eseguire la funzione di
monitoraggio, fa suonare l'allarme necessario ed esegue l'azione
correttiva. Ma

non è probabilmente così che il patto corpo-cervello fa

le cose. Noi localizziamo il dolore, che chiaramente è

utile, ma non meno importante è che la risposta emotiva al dolore ci


blocca di colpo e viene sentita. Parte della nostra interpretazione e
buona parte della nostra reazione dipende dal sentire. Reagiamo di
conseguenza e perfino consapevolmente, se possiamo.

La cosa curiosa è che anche il nostro cervello ha dei

pannelli - come la fabbrica o l'aeroplano -, situati nelle

regioni somatosensoriali della corteccia cerebrale, che

ospitano mappe di vari aspetti della struttura del nostro

corpo: testa, tronco e arti, e la loro struttura muscoloscheletrica.


Eppure noi non sentiamo il dolore nel pannello del cervello più di
quanto il problema nella fabbrica sia situato nel pannello che lo
segnala. Noi sentiamo dolore alla fonte, alla periferia, ed è
precisamente qui che alcuni costruttori della valenza iniziano il loro
arduo lavoro. Questo riferimento vantaggioso richiede che l,e regfoni
cerebrali responsabili dell'esperienza del sentimento - alcuni nucl,ei del
tronco cerebral,e, l,e cortecce dell'insula e del cingolo - siano coattive
con l,e regfoni cerebrali responsabili della localizzazione dei processi
periferici entro la mappa neural,e global,e del corpo, per esempio, l,e
cortecce somatomotorie. Il processo mentale illumina i contenuti che
riguardano sia il sentimento sia il punto dove il processo ha avuto
origine. I due aspetti non devono essere nello stesso spazio neurale, e
chiaramente non lo sono. Sono riconducibili a parti separate del
sistema nervoso, attivi in rapida sequenza e tuttavia entro la stessa
unità temporale. Inoltre, le due parti separate possono essere
collegate dal punto di vista funzionale da connessioni neurali che
formano un sistema.

Costruire sentimenti 161

Ritornando alla mia awentura di pelapatate: i dettagli locali della


perdita d'integrità patita dal mio corpo sono responsabili di
un'awertibile perturbazione chimica, sensoriale e motoria che non mi
abbandonerà, a meno che io non affronti in qualche modo il
problema.

Non mi è permesso ignorare né dimenticare, perché la

valenza negativa del mio sentimento distrae a forza la

mia attenzione da altre faccende; garantisce, inoltre,

che imparerò i dettagli dell'evento con una buona efficienza. Non vi è


nulla di distante o di separato nei contenuti della mia esperienza
mentale. Non pelerò mai più patate.

ABBIAMO SPIEGATO I SENTIMENTI?

A questo punto, che cosa possiamo dire con sicurezza sui sentimenti?
Possiamo dire che l'unicità di questi fenomeni è strettamente legata al
ruolo omeostatico

crnciale che essi svolgono. Il contesto della generazione dei sentimenti


è radicalmente differente da quello di altri fenomeni sensoriali. Il
rapporto tra sistema nervoso e corpo è a dir poco insolito: il primo è
all'interno del secondo, e non meramente contiguo, ma per alcuni

versi è continuo e interattivo. Come abbiamo illustrato

nelle sezioni precedenti, corpo e attività neurali si fondono a molteplici


livelli, dalla periferia del sistema nervoso a salire alle cortecce cerebrali
e ai grandi nuclei sottostanti. Questo fatto, insieme a quello che il
corpo e

il sistema nervoso sono coinvolti in un dialogo incessante motivato da


necessità omeostatiche, suggerisce che i sentimenti sono basati,
fisiologicamente, su processi ibridi che non sono puramente neurali né
puramente corporei. Questi sono i fatti e le circostanze su entrambi

i lati dell'equazione: l'esperienza mentale che chiamiamo sentimento,


da un lato, e i processi corporei e neurali che sono ad essa collegati,
dall'altro. L'ulteriore esplorazione della fisiologia che sta dietro gli
aspetti neu-

1 62 La costruzione della mente culturale

rali e corporei promette di illuminare ancora di più il

lato mentale dell'equazione.

Abbiamo discusso i sentimenti come espressioni mentali dell'omeostasi


e come funzionali nella regolazione della vita. Abbiamo anche
osservato che, a causa della

macchina degli affetti che levoluzione ha costruito intorno ai


sentimenti, e del frequente coinvolgimento di quella macchina, non è
possibile parlare di pensiero, d'intelligenza e di creatività in modo
attendibile senza includere i sentimenti. Questi ultimi influenzano le
nostre decisioni e permeano ogni aspetto della nostra esistenza.

I sentimenti ci possono innervosire oppure deliziare, ma non è ciò a


cui essi servono, se ci è permesso per un attimo pensare in maniera
teleologica. I sentimenti

servono alla regolazione della vita, sono fornitori d'informazioni


riguardanti l'omeostasi di base o le condizioni sociali della nostra vita.
I sentimenti ci parlano dei rischi, dei pericoli e delle crisi in corso da
scongiurare. Quanto al lato piacevole della medaglia, essi ci possono
informare sulle opportunità; ci possono guidare verso comportamenti
che miglioreranno la nostra omeostasi complessiva e, in questo
processo, fare di noi

esseri umani migliori, più responsabili del futuro nostro e altrui.

Tutti eventi che ci procurano un sentimento di benessere e


favoriscono stati omeostatici benefici. Se amiamo e ci sentiamo amati,
se le cose che speravamo di raggiungere le abbiamo effettivamente
raggiunte, possiamo dirci felici e fortunati, o entrambe le cose, benché
nessuna azione specifica di diversi parametri della nostra fisiologia
generale si sposti nella direzione benefica. Le nostre risposte
immunitarie diventano più forti, per esempio. La relazione tra
sentimento e omeostasi è così stretta da essere un'arma a doppio
taglio: gli stati alterati della regolazione vitale che definiscono le
malattie sono sentiti come sgradevoli; i sentimenti che corrispondo-

Costruire sentimenti 163

no alla rappresentazione di un corpo vero e proprio alterato dalla


malattia sono spiacevoli.

È anche chiaro che sentimenti spiacevoli indotti da

eventi esterni, che non sono, cioè, causati da un' omeostasi alterata,
sfociano in stati di regolazione vitale alterata. Una tristezza persistente
motivata da un lutto personale, per esempio, può variamente alterare
la salute: abbassare le risposte immunitarie e diminuire lo stato

di allerta che ci protegge da pericoli quotidiani.29

Dal lato sia buono sia cattivo della medaglia dei sentimenti, questi ben
si adattano al ruolo di motivazioni che stanno dietro lo sviluppo degli
strumenti e delle

pratiche di culture.

UNA DIVAGAZIONE SU RIEVOCAZIONI

DI SENTIMENTI PASSATI

Una cosa che mi affascina particolarmente della memoria e del


sentimento è il modo in cui, perlomeno per qualcuno di noi, molti
momenti belli del passato possono diventare, rievocandoli, momenti
meravigliosi del passato, momenti straordinari del passato addirittura:
da belli a meravigliosi, da meravigliosi a straordinari, la trasformazione
può essere magica e piacevole. Il materiale è riclassificato. Avviene un
addolcimento delle cose rievocate, tale da rendere più vividi i dettagli.
Per esempio, le immagini visive e uditive diventano più intense e i
sentimenti associati più caldi, più ricchi nella tonalità, piacevoli al
punto da provare che anche il solo pensiero di interrompere la
rievocazione diventa doloroso, benché

l'esperienza ormai trascorsa fosse molto positiva.

Che cosa potrebbe spiegare questa trasformazione,

verrebbe da chiedersi? Dubito che la spieghi il passare

degli anni (personalmente, ho sempre vissuto la memoria in questo


modo) , benché l'età possa acuirla. Forse la frequenza reale delle
esperienze belle invecchiando aumenta e quindi un numero maggiore
di esse è rie-

164 La costruzione della mente culturale

vocato come fantastico? Difficile. Per inciso, il miglioramento dei


ricordi, ammesso si possa così chiamare il processo vero e proprio,
non deriva dal sorvolare sugli

eventi o dal saltare i dettagli. Al contrario, i dettagli degli eventi


rievocati possono perfino aumentare; molte immagini della
composizione possono indugiare assai

a lungo e possono generare una risposta emotiva più

intensa. Forse ciò spiega il miglioramento, dopo tutto:

una revisione scrupolosa del ricordo di modo che venga

dato a certe immagini decisive un tempo di schermata

più lungo. Esse sono quindi nelle condizioni di causare

emozioni meglio definite, che si traducono, a loro volta,

in sentimenti più profondi. Una cosa è certa: il sentimento oltremodo


positivo che accompagna la rievocazione non fa parte del materiale
rievocato. Il sentimento è coniato di fresco come esito delle intense
risposte emotive generate dalle rievocazioni. I sentimenti non sono
mai, in sé, memorizzati, e quindi non possono essere rievocati; se
mai, sono ricreati più o meno fedelmente,

al volo, per completare e accompagnare fatti rievocati.

Non che i ricordi dei momenti brutti non siano archiviati e disponibili.
La questione riguarda essenzialmente il ruolo che è loro concesso
svolgere nella mente attuale. Il dettaglio è presente, e da esso
possono scaturire sentimenti atrocemente dolorosi. Ma forse i ricordi
non altrettanto buoni non acquisiscono forza nel tempo, a differenza
dei ricordi belli che sono rivissuti meglio che nelle rievocazioni
passate. Si tratterebbe non già di eliminare i dettagli dei ricordi cattivi,
bensì di soffermarsi meno su di essi, diminuendo così la loro
negatività. L'esito è un aumento molto adattativo del benessere. 30
Una parte potrebbe svolgerla la regola del picco e della fine descritta
da Daniel Kahneman e Amos Tversky:

saremmo inclini a creare ricordi forti degli aspetti più

gratificanti di una scena passata e ad oscurare il resto.

La memoria è imperfetta.31

Non tutti riferiscono questa sorta di revisione affettivamente positiva


dei ricordi: alcune persone ritengono

Costruire sentimenti 165

che le loro rievocazioni siano precisamente come dowebbero essere,


né migliori né peggiori. Cosa prevedibile, chi è pessimista riferisce un
peggioramento. Ma si tratta di qualcosa di complicato da misurare e
da giudicare, perché il corso della nostra vita differisce in buona parte
per ragioni che riguardano i nostri stili affettivi.

Perché è importante considerare tali fenomeni? Una

delle ragioni riguarda l'anticipazione del futuro. Le cose che ci


auguriamo nel futuro e il modo in cui affrontiamo la vita che ci aspetta
dipendono da com'è stato vissuto il passato; e non solo in termini
oggettivi, verificabili nei fatti, ma anche nella esperienza o nella
ricostruzione dei dati oggettivi nei propri ricordi. La rievocazione è in
balìa di tutte le cose che fanno di noi individui unici. Gli stili delle
nostre personalità hanno a che fare, nei loro vari aspetti, con modi
cognitivi e affettivi tipici, con

il bilancio di esperienze individuali in termini affettivi,


con le identità culturali, con i successi, e con la fortuna.

Come e cosa creiamo culturalmente, e come reagiamo a fenomeni


culturali, dipende dai trucchi dei nostri ricordi imperfetti manipolati dai
sentimenti.

LA COSCIENZA

SULLA COSCIENZA

In circostanze normali, quando siamo svegli e vigili,

senza essere eccitati o concentrati nelle nostre riflessioni, le immagini


che scorrono nella mente hanno una prospettiva, la nostra.
Riconosciamo spontaneamente

noi stessi come soggetti delle nostre esperienze mentali. Il materiale


nella mia mente è mio, e io suppongo automaticamente che il
materiale nella vostra mente

sia vostro. Ognuno di noi riconosce i contenuti mentali

in una prospettiva distinta, la mia o la vostra. Se stiamo

guardando insieme la stessa scena, ci rendiamo conto

all'istante di avere prospettive differenti.

Il termine « coscienza » corrisponde allo stato mentale - del tutto


naturale, ma caratteristico - descritto dai tratti appena citati. Questo
stato mentale permette a

chi lo possiede di sperimentare il mondo circostante in

maniera del tutto privata e, cosa non meno importante,


di cogliere taluni aspetti del proprio essere. Per ragioni

pratiche, l'universo delle conoscenze, attuali e passate,

che può essere evocato in una mente individuale si materializza per il


suo proprietario solo quando la sua mente è cosciente - ed è capace
di passare in rassegna i contenuti dalla propria prospettiva soggettiva.
Questa pro-

La coscienza 167

spettiva è così importante per l'intero processo della coscienza che


saremmo tentati di parlare semplicemente di « soggettività » e di
abbandonare il termin� « coscienza » e le confusioni che ne possono
derivare. E una tentazione cui però dovremo resistere, perché il
termine « coscienza » comporta una dimensione supplementare:

!'« esperienza integrata », una componente importante

degli stati coscienti, che consiste nel collocare i contenuti mentali in


un panorama multidimensionale più o meno unitario. In conclusione,
soggettività ed esperienza integrata sono gli elementi costitutivi
centrali della coscienza.

In questo capitolo mi propongo un duplice obiettivo. Innanzitutto


vorrei chiarire perché la soggettività e lesperienza integrata sono i
pilastri della mente culturale. Senza la soggettività, non c'è nulla di
importante; senza un qualche grado di esperienza integrata, siamo

incapaci di riflessione e di discernimento - e quindi di

creatività.1

LA COSCIENZA VIENE OSSERVATA

Lo stato cosciente della mente ha diversi tratti importanti: è in stato di


veglia, e non addormentato; è vigile e focalizzato, e non intorpidito o
confuso o distratto; è orientato nel tempo e nello spazio. Le immagini
mentali

- suoni, immagini visive, sentimenti, a voi la scelta - sono formate in


modo appropriato, presentate con chiarezza e osservabili. Non
sarebbe così se fossimo sotto l'azione di molecole « psicoattive »,
come l'alcol o le sostanze psichedeliche. Nel teatro della vostra mente
- il vostro Teatro Cartesiano, perché no? - il sipario è sollevato, gli
attori sono in scena, recitano e si muovono, le luci sono accese; come
lo sono gli effetti sonori. E ora

viene la parte decisiva dell'ambientazione: c'è un pubblico, VOI! Voi


non vi vedete; potete semplicemente sentire o percepire la presenza
di una forma di voi stessi, il

168 La costruzione della mente culturale

soggetto e il pubblico della rappresentazione, seduta davanti alla


scena, rivolta verso l'impenetrabile quarta parete del palco. E temo
che vi attenda qualcosa di persino più bizzarro, perché a volte avrete
la sensazione che un'altra parte di voi stessi - proprio così - vi stia
guardando mentre guardate lo spettacolo.

A questo punto qualche lettore penserà, non senza

inquietudine, che io stia cadendo in una trappola micidiale: con questo


profluvio di metafore lascerei intendere che esiste una regione
cerebrale che potrebbe essere sia un teatro che il foro delle nostre
esperienze mentali.

Vorrei rassicurarvi: non penso niente del genere; e nemmeno penso


che nei nostri cervelli ci sia una versione in miniatura di noi stessi che
vive l'esperienza. Io non credo né agli omuncoli, né agli omuncoli
dentro altri omuncoli, né alla leggenda filosofica della regressione
all'infinito. Il fatto innegabile, però, è che tutto succede

come se ci fosse un teatro o un gigantesco schermo cinematogr�fico,


e come se tra il pubblico ci fossero un io o un voi. E assolutamente
lecito definirla illusione - a patto di riconoscere che questa illusione
proviene da processi biologici certi, e che mediante questi processi
possiamo tentare di dare una spiegazione del fenomeno.

Non possiamo semplicemente liquidare la cosa pretendendo che le


illusioni siano prive di interesse. Il nostro organismo, e più
precisamente il nostro sistema nervoso e il corpo con cui esso
interagisce, non ha bisogno di teatri o di spettatori. Come vedremo,
esso ha altri assi

nella manica (ereditati dall'alleanza corpo-cervello)

per ottenere gli stessi risultati.2

Che cos'altro potreste osservare in quanto soggetti

della vostra mente cosciente? Il fatto, per esempio, che

la mente cosciente non è un monolite; che è composta;

ha delle parti. Le quali sono ben integrate le une alle

altre, ma sono pur sempre distinte. E a seconda di come

facciamo losservazione alcune ci colpiscono più delle

altre. La parte della mente cosciente che risalta maggiormente, quella


che tende a dominare la successione di

La coscienza 169

eventi, consiste di immagjni di molti generi sensoriali:

visive, uditive, tattili, gustative e olfattive. Buona parte di

queste immagini corrispondono a oggetti ed eventi del


mondo intorno a noi. Esse sono più o meno strettamente legate in
gruppi e la loro abbondanza relativa è legata alla nostra attività del
momento: se ascoltiamo della musica, potrebbero essere dominanti le
immagini sonore; se stiamo pranzando, prevarranno le immagini
gustative e olfattive. Alcune immagini formano narrazioni, o parti di
esse. Le immagini relative alla percezione in corso potrebbero essere
inframmezzate da altre immagini, ricostruite a partire da un ricordo,
perché sono in rapporto con la situazione presente. Esse sono
frammenti di ricordi di oggetti, di azioni o di eventi, facenti parte di

vecchie narrazioni o archiviati come elementi isolati. La

vostra mente cosciente include anche schemi che collegano immagini


o astrazioni eseguite su quelle immagini. Ognuno con il proprio stile
mentale, gli schemi e le astrazioni si possono percepire con maggiore
o minore

chiarezza. Intendo dire che, per esempio, si potrebbero

costruire, « come in uno specchio, in maniera confusa »

( 1 Cor, 1 3, 1 2 ) immagini secondarie di movimenti di elementi nello


spazio, o relazioni spaziali tra oggetti.

Lo scorrimento di questo straordinario « film cerebrale » è


accompagnato da una successione di simboli, alcuni dei quali formano
una traccia verbale che traduce gli oggetti e le azioni in parole e frasi.
Per la maggior parte dei comuni mortali la traccia verbale è perlopiù

uditiva e non è necessariamente completa: non tutto

viene tradotto; la nostra mente non prepara sottotitoli

per ogni riga di dialogo, né descrizioni di ogni visione.

Come dicevamo, è una traccia verbale « su richiesta »,


che traduce immagini provenienti dal mondo esterno,

ma anche - necessariamente -immagini provenienti dal-

1 'interno.

La presenza di questa traccia verbale è una delle argomentazioni


residue e per ora incontestabili a favore di un minimo eccezionalismo
umano. Le creature non

170 La costruzione della mente culturale

umane, pur rispettabili, non traducono le loro immagini in parole,


perfino quando la loro mente trova un mucchio di soluzioni intelligenti,
cosa di cui non sempre la nostra è capace.

La traccia verbale è una delle fonti della componente narrativa della


mente umana, e nella maggior parte di noi potrebbe addirittura essere
l'elemento base della

sua organizzazione. In modi non verbali, quasi come in

un film - ma anche con le parole -, raccontiamo senza

posa delle storie a noi stessi, nel nostro foro interiore, e

agli altri. Grazie a questa imponente collezione di storie, cogliamo


persino nuovi significati, che trascendono quelli delle singole storie.

Che dire delle altre componenti della mente cosciente? In effetti, esse
non sono altro che le immagini del-1' organismo stesso. Si distinguono
due insiemi. Un insieme è formato da immagini dell'antico mondo
interno, il mondo della chimica e dei visceri, base dei sentimenti -
quelle immagini cariche di valenza così peculiari di ogni mente. I
sentimenti, che hanno origine nello stato omeostatico di sottofondo e
in tante risposte

emotive generate dalle immagini stesse del mondo esterno, danno un


contributo importante alla nostra mente cosciente. Sono all'origine dei
qualia, che entrano nelle discussioni tradizionali sul problema della
coscienza. Il secondo insieme è dato dalle immagini dal nuovo mondo
interno, il mondo della struttura muscoloscheletrica e dei suoi portali
sensoriali. Le immagini della struttura scheletrica formano un
fantasma corporeo sui cui può essere posizionata e ancorata ogni altra
immagine. L'esito di questi processi coordinati di rappresentazione di
immagini non è soltanto una grande commedia o una grande sinfonia
o un grande film: è

uno spettacolo epico multimediale.

Fino a che punto queste componenti della mente dominano la nostra


vita mentale? In altri termini, fino a che punto catturano la nostra
attenzione? Questo dipende da numerosi fattori: l'età, il
temperamento, la

La coscienza 171

cultura, le circostanze, lo stile mentale. Ciascuno di noi

tende, infatti, a dare più o meno spazio ad aspetti del

mondo esterno o al mondo dell'affetto.

In circostanze normali l'intensità della funzione di

soggettività varia, come varia il grado d'integrazione delle immagini.


Quando siamo immersi in un racconto che ci appassiona, o quando
creiamo una nuova storia, la

funzi.�me della soggettività può essere estremamente sottile. E


ancora lì, disponibile, e può assumere un ruolo centrale in un batter
d'occhio.

Quando, per esempio, siamo interamente assorbiti


da quanto sta accadendo ai personaggi di un film, non

stiamo necessariamente pensando a noi, né stiamo stabilendo un


legame tra il nostro divertimento e la presenza del soggetto. Per quale
ragione si dovrebbe destinare un ulteriore sforzo di elaborazione ali'«
Io »? La presenza stabile di un « Io » di riferimento è sufficiente.

Ma in certi momenti del film, una parola o un evento

possono stabilire un legame con uno dei nostri ricordi

e suscitare una reazione - un pen�iero, una risposta emotiva o un


sentimento specifico. E allora che la nostra presenza, come « soggetti
», sale in primo piano. Per un

istante noi pensiamo contemporaneamente al contenuto del film e alla


nostra stessa presenza, ora più in rilievo nella mente cosciente.
Questo fenomeno è ancora più frequente quando abbiamo il pieno
controllo del tempo necessario per assorbire il contenuto di un'opera.
Accade quando leggiamo un romanzo o semplicemente un saggio
particolarmente coinvolgente. L'acquisizione delle informazioni e la
traduzione mentale avviene al ritmo scelto da noi, e questo non
succede quando guardiamo un film a meno che non abbandoniamo la
posizione di spettatori e distogliamo lo sguardo dallo schermo. Il
cinema, la musica e la realtà impongono il loro ritmo. Leggete un
libro, se volete essere davvero

liberi.

Devo infine precisare che le immagini dell'interno

svolgono un duplice ruolo. Da un lato contribuiscono

172 La costruzione della mente culturale

allo spettacolo multimediale della coscienza: possono


essere osservate in quanto componenti di quest'ultima;

dall'altro contribuiscono alla costruzione dei sentimenti e, di


conseguenza, alla generazione della soggettività in sé, la proprietà
della coscienza che ci permette innanzitutto di essere spettatori.
Questo potrebbe sembrare disorientante, perfino paradossale sulle
prime, ma non è così. I processi sono annidati gli uni negli altri. I
sentimenti forniscono i qualia, che sono un elemento costitutivo della
soggettività. La soggettività permette, a sua volta, che i sentimenti
siano esaminati come oggetti specifici nell'esperienza cosciente.
Questo apparente paradosso mette in luce che è impossibile discutere
della fisiologia della coscienza senza riferirsi ai sentimenti; e viceversa.

LA SOGGETTIVITÀ: IL PRIMO E INDISPENSABILE

ELEMENTO DELLA COSCIENZA

Mettiamo allora da parte le immagini più salienti della mente


cosciente, quelle che formano essenzialmente i contenuti delle storie,
e concentriamoci sulle immagini che costruiscono la pietra angolare
della coscienza: la soggettività. Se sono in grado di descrivere
qualunque

cosa mi frulla in testa e di affermare (colloquialmente)

che si tratta della « mia coscienza » è perché le immagini

che popolano la mia mente diventano ipso facto immagini mie,


immagini su cui posso riflettere e che posso esaminare con maggiore
o minore sforzo o chiarezza. Senza muovere un dito, né chiedere
aiuto, io so che le immagini appartengono a me, in quanto
proprietario di questa mente e del corpo entro il quale essa viene
costruita mentre io, proprietario dell'organismo vivente in cui abito,
scrivo queste righe.

Quando la soggettività scompare - quando le immagini mentali non


sono più rivendicate automaticamente dal loro legittimo proprietario,
ossia dal soggetto -, la

La coscienza 173

coscienza smette di funzionare normalmente. Se a me,

o al lettore, fosse impedito di mantenere i contenuti manifesti della


mente in una prospettiva soggettiva, quei contenuti andrebbero alla
deriva e non apparterrebbero a nessuno in particolare. Chi saprebbe
che sono esistiti? La coscienza svanirebbe, come svanirebbe il
significato del momento presente. La sensazione di esistere sar�bbe
sospesa.

E affascinante che un semplice artificio - l'artificio

della soggettività, che potremmo anche chiamare l' artificio della


proprietà - possa trasformare il processo mentale della creazione
d'immagini in contenuti che ci

danno un significato e un orientamento; o rendere, con

la sua m�ra assenza, l'intera impresa della mente quasi

inutile. E chiaro che, se vogliamo capire l'origine della

coscienza, dobbiamo comprendere l'origine della soggettività.

La soggettività è un processo, certo, non una cosa, e

questo processo poggia su due componenti essenziali:

l'elaborazione di una prospettiva propria per le nostre

immagini mentali e l'accompagnamento di queste immagini da parte


dei sentimenti.

1 . Elaborazione di una prospettiva per le immagi,ni mentali


Quando noi « vediamo », i contenuti visivi manifesti

appaiono nella nostra mente dalla prospettiva del nostro punto di


osservazione, più o meno quella dei nostri occhi, della loro posizione
sulla nostra testa. Esattamente la stessa cosa accade nella nostra
mente per le immagini uditive. Esse si formano dalla prospettiva delle
nostre orecchie, e non delle orecchie di qualcun altro che si trovi su
una diagonale rispetto a noi, e in generale

non dalla prospettiva dei nostri occhi. Lo stesso vale per

le immagini tattili: esse hanno esattamente la prospettiva della nostra


mano, o della nostra faccia, o di qualunque altra parte del nostro
corpo venga in contatto diret-

174 La costruzione della mente culturale

to con le cose toccate. È chiaro, si percepiscono gli odori con il proprio


naso e i sapori con le proprie papille gustative. Questi fatti sono
decisivi per comprendere la

soggettività, come vedremo a breve.

Uno degli elementi principali della costruzione della

soggettività è il funzionamento dei portali sensoriali entro i quali sono


presenti gli organi responsabili della generazione d'immagini del
mondo esterno. I primi

stadi di qualsiasi percezione sensoriale dipendono da

un portale sensoriale. Gli occhi (e i meccanismi relativi)

ne sono un esempio perletto: le orbite oculari occupano una regione


specifica e delimitata dentro il corpo, dentro la testa, dentro la faccia
perfino. Hanno specifiche coordinate gps nelle mappe tridimensionali
del nostro corpo, il fantasma corporeo definito dalla nostra struttura
muscoloscheletrica. La vista è un processo

complesso: non si tratta semplicemente della proiezione di motivi


luminosi sulla retina. La visione « di alta gamma » inizia nella retina e
continua attraverso diversi

stadi di trasmissione e di elaborazione dei segnali: fino

alle cortecce cerebrali dedicate alla visione. Ma per vedere è


necessario prima guardare. Il guardare consiste di molti atti, e questi
sono effettuati da un complicato

insieme di dispositivi situati dentro e intorno all'occhio, non dalle


retine né dalle cortecce visive. Ciascun occhio ha un otturatore, un
diaframma, molto simili a

quelli di una macchina fotografica, che controllano la

quantità di luce che accede alla retina. C'è anche una

lente, simile anch'essa a quella di una macchina fotografica. Può


essere regolata automaticamente per mettere a fuoco gli oggetti, la
nostra originalissima funzione autofocus. Infine, i due occhi si
spostano in varie direzioni, in modo coniugato - in alto e in basso, a
sinistra e a destra -, permettendoci di sondare e di cogliere
visivamente l'universo da ogni punto di vista, non solo l'universo
davanti a noi, senza dover muovere la testa o il corpo. Tutti questi
dispositivi sono percepiti di continuo dal nostro sistema
somatosensoriale e producono le corri-

La coscienza 1 75

spondenti immagini somatosensoriali. Nel medesimo

istante in cui costruiamo un'immagine visiva, il nostro

cervello sta anche creando l'immagine della sequela di


movimenti eseguiti da questi marchingegni. Essi informano con
immagini (e nel modo più autoreferenziale che esista) la mente di ciò
che il cervello e il corpo stanno facendo, e « localizzano » queste
attività nel fantasma corporeo. Le immagini del fantasma corporeo
sono tenui, e pertanto molto meno evidenti delle altre; nella grande
sala dello spettacolo della coscienza stanno dalla

parte degli spettatori.

I sistemi cerebrali che ricevono informazione sui movimenti e le


correzioni necessarie per realizzare il processo del « guardare » sono
del tutto differenti da quelli che ricevono informazione sulle immagini
visive in sé,

la base del « vedere ». La macchina del « guardare » non

è localizzata nelle cortecce visive.

Considerate ora la situazione insolita che stiamo descrivendo: il


processo della soggettività viene in parte elaborato a partire dallo
stesso tipo di materiale utilizzato per costruire i contenuti manifesti
della stessa soggettività - sto parlando delle immagini. Ma se il tipo di
materiale è lo stesso, differente è la fonte. Queste immagini particolari
non corrispondono a oggetti, azioni o eventi (elementi che dominano
in genere la coscienza) , ma sono immagini d 'insieme del nostro
corpo, colto nel momento preciso in cui produce le immagini degli
elementi che

dominano in genere la coscienza.

Questo nuovo insieme di immagini, abilmente e discretamente


aggiunte alle altre immagini, leva in parte il velo sul processo di
costruzione dei contenuti manifesti della mente; quelli che ora
vengono mostrati nello schermo-palcoscenico in multiplex del nostro
cervello

e che la coscienza ci permetterà di fare nostri e di comprendere. Il


nuovo insieme d'immagini aiuta a descrivere niente meno che il corpo
del proprietario nel processo di acquisire l,e altre immagini. E tuttavia,
se non

176 La costruzione della mente culturale

prestate la giusta attenzione, quasi non vi accorgerete

di loro.

Questa strategia complessiva realizza un collage complesso a ) delle


immagini fondamentali che sperimentiamo e interpretiamo come
cruciali per l'istante che stiamo vivendo nella nostra mente e b) delle
immagini

del nostro stesso organismo mentre sta elaborando le

suddette immagini. Prestiamo poca attenzione alla seconda categoria,


benché sia essenziale per costruire il soggetto. Noi riserviamo la
nostra attenzione alle immagini nuove di zecca che descrivono i
contenuti fondamentali della mente,- e dobbiamo farlo se vogliamo
continuare a vivere. E una delle ragioni per cui la soggettività e, in
senso più ampio, il processo della coscienza sono ancora un mistero
così grande. I fili del burattinaio rimangono opportunamente nascosti
agli spettatori, come è giusto che sia. Nulla di tu�to ciò implica
omuncoli o qualche misteriosa magia. E così semplice e naturale che
non possiamo far altro che sorridere rispettosi e ammirare
l'ingegnosità del processo.

Che cosa succede quando le immagini che scorrono

nella nostra mente nascono dai ricordi, e non dalla percezione dal
vivo? Vale di nuovo la stessa spiegazione.

Quando materiali rievocati sono inseriti nei contenuti

della mente, si alternano ai percetti in corso in quel


momento, e questi, perfettamente inquadrati e personalizzati,
forniscono l' « àncora » necessaria alla prospettiva personale.

2. Il secondo ingrediente della soggettività: i sentimenti

La prospettiva generata dalla struttura muscoloscheletrica e dai suoi


portali sensoriali non è sufficiente per costruire la soggettività. Oltre
alla prospettiva sensoriale,

la disponibilità costante di sentimenti è decisiva per la

soggettività. Questa abbondanza di sentimenti genera

un ricco sottofondo che si potrebbe chiamare « sentire

generale » (feelingness) .

Nei capitoli precedenti abbiamo esaminato il proces-

La coscienza 1 77

so di elaborazione dei sentimenti. Ora dobbiamo considerare in che


modo i sentimenti si uniscono alla prospettiva sensoriale per produrre
la soggettività. I sentimenti sono un complemento naturale e
abbondante delle immagini trattenute nella componente manifesta

della coscienza. Questa abbondanza ha due origini. La

prima è lo stato vitale in corso, il cui livello omeostatico

dà luogo a un benessere o a un malessere più o meno

importante. Il flusso e il riflusso dei sentimenti omeostatici spontanei


forniscono uno sfondo permanente, una sensazione di esistere più o
meno pura - esperienza ricercata da coloro che praticano la
meditazione. La seconda origine di questa abbondanza è
l'elaborazione
di molteplici immagini che compongono i nostri contenuti mentali
successivi, in quanto queste immagini provocano risposte emotive e
gli stati legati ai sentimenti che sono loro associati. Come abbiamo
spiegato nel capitolo 7, quest'ultimo processo dipende dalla presenza
di certe caratteristiche nelle immagini di oggetti o azioni o idee nel
nostro flusso mentale; tali caratteristiche scatenano una risposta
emotiva e producono quindi un

sentimento. I numerosi sentimenti così prodotti si uniscono al flusso


dei sentimenti omeostatici e cavalcano la sua onda. Come risultato,
ogni insieme d'immagini è

accompagnato da una parte di sentimento.

Traiamo la conclusione che la soggettività è formata

dalla combinazione di due elementi: la « prospettiva

dell'organismo », che dipende dalla parte del corpo in

cui sono state generate le immagini destinate a diventare coscienti; e


la costruzione incessante di sentimenti spontanei e provocati che sono
innescati dalle immagini di base e che le accompagnano. Quando le
immagini coincidono con la prospettiva dell'organismo e sono

accompagnate adeguatamente da sentimenti, ne deriva una


esperienza mental,e. La coscienza, nel senso pieno della parola, si
forma, come vedremo più avanti, quando

1 78 La costruzione della mente culturale

tali esperienze mentali sono perfettamente integrate in

una trama più ampia.

Le esperienze mentali che costituiscono la coscienza

dipendono quindi dalla presenza d'immagini mentali e


dal processo della soggettività che ci porta a considerarle nostre.
Perché la soggettività possa esistere bisogna che la creazione di
immagini sia orientata secondo una

prospettiva - e bisogna che un nostro sentimento onnipervasivo


accompagni il trattamento delle immagini.

Questi due fenomeni provengono direttamente dal corpo vero e


proprio, e si originano dall'attività del nostro sistema nervoso, che non
cessa di percepire e di creare

mappe di oggetti e di eventi, non solo intorno all'organismo, ma anche


al suo interno.3

LA SECONDA COMPONENTE DELLA COSCIENZA:

L' INTEGRAZIONE DI ESPERIENZE

Il complicato processo della soggettività, con le sue

due componenti (la prospettiva e il sentimento) è sufficiente a


spiegare la coscienza per come l'abbiamo descritta nelle prime pagine
di questo capitolo? La risposta è negativa. Ho paragonato la coscienza
al fatto di assistere a uno spettacolo multimediale dove io o voi

eravamo spettatori, e dove talvolta potevamo perfino

assistere allo spettacolo di noi stessi che assistiamo allo

spettacolo. La soggettività, per quanto elaborata, non

basta a produrre da sola un tale fenomeno. Per questo,

serve un ulteriore processo, che consiste nell'integrare

le immagini e le rispettive soggettività in una tela più o


meno estesa.

La coscienza nel senso più pieno della parola è un

particolare stato della mente in cui le immagini mentali

sono intrise di soggettività e sperimentate su uno schermo integrato


più o meno esteso.4

La coscienza 179

Dove vengono prodotte la soggettività e l'integrazione delle immagini?


Esiste un singolo luogo nel cervello, una sola regione, o perfino un
solo sistema dove avviene

il relativo processo? La risposta, per quanto ne so, è no.

Come si diceva in capitoli precedenti, la mente scaturisce in tutta la


sua complessità dalle operazioni combinate del sistema nervoso e del
rispettivo corpo, operanti sotto la direzione dell'imperativo
omeostatico, evidente in ogni cellula, tessuto, organo e sistema, e
nella loro articolazione globale in ciascun individuo. La coscienza
emerge da concatenamenti interattivi collegati alla vita, ed è superfluo
dire che, essendo collegata alla

vita, essa lo è anche all'universo della chimica e della fisica che forma
il substrato di ogni organismo ed entro cui esiste anche il nostro.

Nessuna regione e nessun sistema specifico del cervello soddisfano i


prerequisiti della coscienza: le due componenti della soggettività (la
prospettiva e il sentimento) e l'integrazione di esperienze. Non
stupisce, dunque, che i tentativi di individuare un'u!1ica sede
cerebrale della coscienza siano naufragati.5 E per contro possibile,
come accennavamo, identificare diverse regioni e sistemi cerebrali
inequivocabilmente legati alla produzione degli ingredienti essenziali
del processo:
punto di vista prospettico, sentimenti e integrazione delle esperienze.
Queste regioni e sistemi partecipano al processo come un insieme,
entrando e uscendo ordinatamente dalla catena di montaggio. Di
nuovo, queste regioni cerebrali non agiscono da sole, ma cooperano

intensamente con il corpo vero e proprio.

La mia ipotesi è quindi che gli ingredienti coinvolti

siano prodotti a livello regionale e incorporati in successioni disposte


in sequenza, in parallelo, o addirittura sovrapposte. In un tipico
scenario, la soggettività in una

scena dominata da elementi visivi e uditivi richiederebbe un'attività in


molteplici zone del sistema visivo e uditivo, nelle strutture del tronco
cerebrale come nelle cortecce cerebrali.

180 La costruzione della mente culturale

L'evocazione di immagini collegate alla scena in atto

si alternerebbe alla schiera principale di immagini della scena.


L'attività relativa ai sentimenti causati dal flusso di immagini sarebbe
fornita da nuclei del tronco cerebrale superiore, dall'ipotalamo,
dall'amigdala, dal

prosencefalo basale e dalla corteccia dell'insula e del

cingolo, che interagiscono con varie parti del corpo vero e proprio.
Quanto all'attività relativa ai portali sensoriali e alla struttura
muscoloscheletrica, essa sarebbe prodotta nel tetto del tronco
cerebrale - i collicoli superiore e inferiore -, nelle cortecce
somatosensoriali e nei campi oculari frontali. Infine, parte della
coordinazione di queste attività avrebbe luogo in regioni corticali
mediali, in particolare nelle cortecce posteromediali, con l'assistenza
dei nuclei talamici.
Il processo relativo all'integrazione di esperienze richiede un
ordinamento di tipo narrativo delle immagini e la loro coordinazione
con il processo della soggettività. Tutto ciò è realizzato da cortecce di
associazione, in entrambi gli emisferi cerebrali, organizzate in reti su

grande scala, di cui la rete di default è l'esempio più

conosciuto. Le reti su grande scala interconnettono regioni cerebrali


non contigue tramite vie bidirezionali piuttosto lunghe.

In breve, diverse parti del cervello, strettamente interagenti con il


corpo vero e proprio, creano immagini, generano i sentimenti che le
accompagnano e insieme

li riferiscono alla mappa prospettica, e li esaminano secondo il nostro


punto di vista, realizzando così le due componenti della soggettività.
Altre parti del cervello

fanno in modo che le immagini vengano evidenziate in

sequenza. Ciascuna messa in evidenza avviene al livello

della sua fonte sensoriale, partecipando così a una rappresentazione


più ampia di immagini che procedono nel tempo, ma non nello spazio.
Le immagini non hanno bisogno di spostarsi nel cervello. Entrano nella
soggettività e nella integrazione in virtù di una messa in evidenza
sequenziale locale. Un numero maggiore o

La coscienza 181

minore d'immagini e di narrazioni può essere elaborato

per ciascuna unità di tempo, e ciò determina l'ampiezza

dell'integrazione in ciascun istante. Le differenti regioni cerebrali (e


molte delle regioni corporee che le assistono) sono interconnesse da
vere vie neurali e possono venire identificate/localizzate in strutture e
sistemi neuroanatomici. Eppure, l'esperienza panoramica integrata con
cui ho iniziato questo capitolo - l'esibizione teatrale o cinematografica
osservata da un soggetto (voi o io) - si riscontra non già in una
singola struttura cerebrale, bensì in una serie temporale più o meno
numerosa di istantanee che vengono attivate poco alla volta, in modo
non poi così diverso dai numerosi fotogrammi

che formano un film di celluloide. Si osservi però che,

in precedenza, quando ho usato la metafora del film nel

cervello, mi ero limitato a considerare la formazione e

l'ordinamento d'immagini statiche in una narrazione.

Non stavo considerando il processo, perfino più complesso, di


impregnarle di soggettività e di ampliare il raggio dell'integrazione a
un dipinto multidimensionale più vasto, dove lo spazio dipende dal
tempo.

In questa ipotesi scaturisce un ritratto in cui il livello

più elevato del processo dipende completamente da sistemi neurali


locali, da vie che li interconnettono, e da interazioni con il corpo. Il
processo complessivo si svolge nel tempo, ma deriva da contributi
raffinati che affondano le radici in operazioni specifiche, localizzabili
nell'organismo. Il processo è inconcepibile senza i contributi della
periferia dell'organismo mediati dall'azione chimica diretta sul sistema
nervoso periferico e su strutture neurali centrali. Richiede numerosi
nuclei del

tronco cerebrale e altri nuclei del telencefalo; e richiede cortecce


cerebrali di ogni èra evolutiva, antica e recente. Privilegiare uno dei
settori neurali sugli altri nella creazione della coscienza sarebbe follia;
e lo sarebbe ignorare la presenza del corpo vero e proprio, che il
sistema nervoso ha il compito di servire.6
DALLA PERCEZIONE ALLA COSCIENZA

Ha un senso l'idea che la coscienza, nel senso ampio

del termine, sia ampiamente presente in numerose

specie viventi. La questione, naturalmente, è il « tipo »

e il livello di queste coscienze. Vi sono pochi dubbi che

i batteri e i protozoi percepiscano e reagiscano alle

condizioni del loro ambiente; come i parameci del resto. Le piante


reagiscono alla temperatura, all'idratazione e alla quantità di luce
facendo crescere lentamente le radici o orientando le loro foglie o i
fiori. Tutte queste creature percepiscono continuamente la presenza di
altre creature viventi o dell'ambiente. Mi astengo però dal definirle
coscienti nel significato tradizionale

della parola, perché tale significato è legato ai concetti di mente e di


sentimento, e ho collegato a mia volta la mente e il sentimento alla
presenza di sistemi nervosi. 7 Le creature appena citate non hanno
sistemi nervosi, e nulla suggerisce che abbiano stati mentali. Per dirla
in breve, uno stato mentale, una mente, è una

condizione essenziale perché le esperienze coscienti

esistano nell'accezione tradizionale. Quando la mente acquisisce un


punto di vista - un punto di vista soggettivo, voglio dire - potrebbe
iniziare la coscienza vera e propria.

E questo è tutto per gli inizi. Come abbiamo visto, il


punto finale della coscienza è molto in alto, nella stratosfera di
esperienze complesse, integrate e multisensoriali cui si applica la
soggettività. Queste esperienze si riferiscono da una parte al mondo
esterno e dall'altra al mondo complesso di un tempo - quello delle
esperienze passate del soggetto, costruito in base ai ricordi evocati.
Esse si riferiscono anche allo stato corporeo presente del soggetto
che, come sottolineavo, è un punto di ancoraggio del processo della
soggettività, ed è quindi un elemento cruciale della coscienza in senso
lato.

Il fatto che esista una grande distanza fisiologica ed

evolutiva tra la capacità percettiva e l'irritabilità delle

La coscienza 183

piante e di singole cellule, da un lato, e gli stati mentali e la coscienza,


dall'altro, non significa che questi aspetti siano totalmente scollegati.
Al contrario: gli stati mentali e la coscienza dipendono, nelle creature
con un

sistema nervoso, dall'elaborazione di strategie e di meccanismi


presenti in esseri viventi più semplici, pre-neurali. In termini di
evoluzione, questo processo appare inizialmente nei fasci nervosi, nei
gangli e nei nuclei

del sistema nervoso centrale. Alla fine, nel cervello vero e proprio.

Tra i fenomeni di percezione cellulare - il livello minimo di questo


processo naturale - e gli stati mentali nel senso pieno della parola c'è
un livello intermedio

cruciale, formato dagli stati mentali più fondamentali:

i sentimenti. Questi ultimi sono stati mentali centrali,


forse i soli stati mentali centrali, quelli che corrispondono a un
contenuto specifico, fondamentale: lo stato interno del corpo nel
qual,e risiede la coscienza. E poiché riguardano la qualità variabile
dello stato vitale all'interno di un corpo, i sentimenti hanno
necessariamente una val,enza; significa che sono buoni o cattivi,
positivi

o negativi, appetitivi o repulsivi, piacevoli o dolorosi,

gradevoli o sgradevoli.

Quando i sentimenti che descrivono lo stato interno

della vita adesso sono « collocati » o perfino « situati » entro

la prospettiva attual,e dell'intero organismo, emerge la soggettività. E


a partire da questo momento agli eventi che ci circondano o ai quali
partecipiamo, e ai ricordi che rievochiamo, viene conferita una nuova
capacità: essi possono essere importanti per noi e influenzare il corso
della nostra vita. L'invenzione della cultura umana richiede questo
passaggio: che gli eventi siano importanti, che siano classificati
automaticamente come benefici o no.

I sentimenti coscienti, diventati nostri, permettono

di formulare una prima diagnosi della situazione e di

stabilire se sia problematica o meno. I sentimenti nutrono


l'immaginazione e stimolano il processo del ragionamento che
permette di stabilire se il pericolo è reale o se

184 La costruzione della mente culturale

si tratta di un falso allarme. La soggettività è necessaria

per guidare l'intelligenza creativa che costruisce espressioni culturali.

La soggettività ha dotato le immagini, la mente e i sentimenti di


proprietà di nuovo tipo: un senso di possesso nell'organismo in cui
questi fenomeni stavano succedendo; quel senso del mio che
permette di accedere all'universo dell'individualità. Le esperienze
mentali hanno dato alla mente un nuovo impulso, avvantaggiando
innumerevoli specie. E nell'uomo, le esperienze mentali hanno
direttamente influenzato la costruzione deliberata delle culture: le
esperienze mentali di dolore, di sofferenza e di piacere sono diventate
le fondamenta dei desideri umani, pietre miliari di invenzioni umane,
in

netto contrasto con l'insieme di comportamenti assemblati fino a quel


punto dalla selezione naturale e dalla trasmissione genetica. Il mare
che divide questi processi - l'evoluzione biologica e l'evoluzione
culturale - è così grande che ci fa dimenticare che essi sono guidati

dallo stesso fenomeno: l'omeostasi.

Le immagini non possono essere sperimentate direttamente senza


essere inserite in un contesto che includa insiemi specifici di immagini
relative all'organismo- insiemi

che raccontano il modo in cui un determinato oggetto

perturba un organismo stimolando i suoi dispositivi sensoriali. Non ha


importanza dove si trova l'oggetto: se nel mondo esterno, da qualche
altra parte nel corpo vero e

proprio, oppure se è rievocato da un ricordo legato a

una precedente creazione d'immagini di qualcosa di interno o di


esterno all'organismo. La soggettività è una narrazione che si
costruisce senza posa. La narrazione scaturisce dalle circostanze in cui
si trovano organismi dotati di particolari caratteristiche cerebrali
quando interagiscono con il mondo circostante, con il mondo dei loro
ric<_?rdi passati e con il mondo del loro interno.8

E questa l'essenza dei misteri della coscienza.


UNA DIGRESSIONE

SUL « PROBLEMA DIFFICILE » DELLA COSCIENZA

Il filosofo David Chalmers, mettendo a fuoco l'indagine della


coscienza, ha individuato due problemi negli studi sull'argomento.9 In
pratica, entrambi i problemi

riguardano la stessa questione: capire in che modo il materiale


organico del sistema nervoso genera la coscienza.

Il primo dei due, detto il « problema facile », riguarda i

meccanismi complessi ma intelligibili che permettono al

cervello di costruire immagini, nonché gli strumenti -

come la memoria, il linguaggio, il ragionamento e il processo


decisionale - con cui queste immagini possono essere manipolate.
Chalmers pensa che l'ingegno umano e il tempo verranno a capo di
tale problema. Penso che

abbia ragione. Saggiamente, egli non crede che la costruzione di


mappe o di immagini costituisca un problema.

Il « problema difficile » identificato dal filosofo è capire come e perché


le componenti « facili » della nostra attività mentale siano diventate
coscienti. Nelle sue parole:

« Per quale ragione l'esecuzione di queste funzioni mentali [le funzioni


descritte nell'enunciato del problema facile] è accompagnata da
esperienza? ». Il problema

difficile riguarda dunque la questione dell'esperienza

mentale e del modo in cui può essere costruita. Quando

sono cosciente di un particolare percetto - la presenza di


una persona (voi che leggete queste righe, per esempio)

o l'immagine di un dipinto con la sua forma, i suoi colori

e la profondità che fa venire in mente -, io so automaticamente che


queste immagini sono mie, che appartengono a me e a nessun altro.
Come dicevamo, questo aspetto dell'esperienza mentale è conosciuto
come soggettività. Ma il semplice parlare di soggettività non basta a
evocare gli ingredienti funzionali con i quali ho appena proposto di
costruirla. Mi riferisco alla qualità dell'esperienza mental,e - il sentire
generale - e alla collocazione del sentire general,e nella struttura
prospettica dell'organismo.

186 La costruzione della mente culturale

Chalmers vuole anche sapere perché l'esperienza è

« accompagnata » da sentimenti. Qual è la ragion d'essere dei


sentimenti che accompagnano la coscienza delle informazioni
sensoriali?

Nella spiegazione da me proposta, l'esperienza stessa è in parte


generata dai sentimenti, e quindi non è realmente una questione di «
accompagnamento ». In

organismi come i nostri, i sentimenti sono l'esito di operazioni


necessarie per l'omeostasi. Sono parte integrante del processo, fatti
della stessa stoffa di altri aspetti della mente. L'imperativo
omeostatico che pervase l'organizzazione degli organismi primitivi ha
prodotto

la selezione di programmi, di vie chimiche e di azioni

specifiche che hanno garantito la conservazione dell'integrità


dell'organismo. Quando comparvero organismi con un sistema
nervoso e con la capacità di creare immagini, il cervello e il corpo
cooperarono per creare immagini multidimensionali di questi
programmi complessi, composti da più tappe. E ciò diede origine ai
sentimenti. I sentimenti erano i traduttori mentali dei vantaggi
omeostatici dati dalla presenza di programmi chimici e programmi di
azione a fronte di oggetti (e loro componenti) e situazioni differenti.
Essi permisero alla

mente di conoscere lo stato dell'omeostasi, e aggiunsero quindi un


nuovo livello di preziose opzioni regolative. I sentimenti costituivano
un vantaggio decisivo che la natura non avrebbe mancato di
selezionare e di usare

come accompagnamento costante dei processi mentali. La risposta


alla domanda di Chalmers è che gli stati mentali danno naturalmente
la sensazione di qualcosa perché

è vantaggi-oso per gli organismi avere stati mentali caratterizzati dai


sentimenti. Solo allora gli stati mentali assistono l'organismo nel
produrre i comportamenti omeostaticamente più compatibili. In effetti,
organismi complessi come il nostro non sopravvivrebbero in assenza
di sentimenti. La selezione naturale ha fatto in modo che

essi diventassero un tratto permanente degli stati mentali. Per ulteriori


dettagli su come la vita e i sistemi ner-

La coscienza 187

vosi hanno prodotto gli stati del sentire il lettore può

fare riferimento ai capitoli precedenti, avendo ben presente che i


sentimenti sono scaturiti da una serie di processi graduali, relativi al
corpo, a partire dal basso: da semplici fenomeni chimici e di azione
che si sono accumulati e si sono conservati nell'evoluzione.

I sentimenti hanno cambiato l'evoluzione di creature basate sulla


chimica del carbonio, quali noi siamo.

Ma il pieno impatto del sentimento awenne a uno stadio successivo,


quando le esperienze dei sentimenti furono inserite e comprese nella
prospettiva più ampia del soggetto e divennero importanti per
l'individuo.

Solo a quel punto essi iniziarono a influenzare l'immaginazione, il


ragionamento e l'intelligenza creativa. Accadde soltanto quando
l'esperienza del sentimento, altrimenti isolata, fu collocata all'interno
di una mente costruita su immagini.

Il problema difficile parte da una constatazione: se la

mente nasce dal tessuto organico, potrebbe essere complicato, se non


impossibile, spiegare come sono generate le esperienze mentali - gli
stati mentali sentiti. Suggerisco qui che l'intreccio tra punto di vista
prospettico e sentimenti dia una spiegazione plausibile dell'origine

delle esperienze mentali.

PARTE TERZA

LA MENTE CULTURALE AL LAVORO

10

LE CULTURE

LA MENTE CULTURALE UMANA IN AZIONE

Tutte le facoltà mentali intervengono nel processo

della cultura umana. Negli ultimi cinque capitoli ho posto tuttavia


l'accento sulla capacità di creare immagini, affetti e coscienza, perché
la mente culturale è inconcepibile senza questi elementi. La memoria,
il linguaggio, l'immaginazione e il ragionamento sono le figure guida

dei processi culturali, e richiedono essi pure la creazione

d'immagini. Quanto all'intelligenza creativa, responsabile delle nostre


pratiche e delle nostre opere culturali, essa non può funzionare senza
gli affetti e la coscienza.

Paradossalmente affetti e coscienza sono anche le capacità più


trascurate, sopravvissute perché sono state dimenticate nelle
convulsioni delle rivoluzioni razionalista e cognitiva. Meritano dunque
una speciale attenzione.

Sul finire del diciannovesimo secolo, il ruolo della biologia nel dare
forma ai fenomeni culturali fu riconosciuto, fra gli altri, c!a Charles
Darwin, William James, Sigmund Freud ed Emile Durkheim.1 Più o
meno a quell' epoca, e nei primi decenni del ventesimo secolo, i fatti
biologici furono invocati da numerosi pensatori (tra i

quali si segnala Herbert Spencer) per sostenere l'applicazione del


pensiero darwiniano alla società. Queste i-

192 La mente culturale al lavoro

niziative, conosciute comunemente come « darwinismo

sociale », sfociarono in proposte eugenetiche in Europa e negli Stati


Uniti. Più tardi, durante il Terzo Reich, i fatti biologici furono mal
interpretati e applicati alle

società umane allo scopo di produrre una trasformazione


socioculturale radicale. L'esito fu lo sterminio terribile e massiccio di
specifici gruppi umani presi di mira dai nazionalsocialisti per la loro
origine etnica o per la

loro identità (politica, sociale o sessuale) . Questa perversione


mostruosa è stata imputata - a torto ma comprensibilmente - alla
biologia. Sarebbero trascorsi decenni prima che la relazione tra
biologia e cultura ridiventasse un tema di ricerca accettabile.2

Dall'ultimo quarto del ventesimo secolo, la sociobiologia e la disciplina


che ne è derivata, la psicologia evoluzionistica, non solo difendono un
punto di vista biologico sulla mente culturale, ma hanno anche
sostenuto la trasmissione biologica di tratti legati alla cultura.3

Quest'ultima iniziativa si è concentrata sulla relazione

tra le culture e il processo di replicazione genetica. Il fatto che i mondi


del sentimento e della ragione interagiscano incessantemente, e che i
loro adattamenti e contraddizioni influenzino inevitabilmente le idee,
gli oggetti e le pratiche culturali, era marginale in tali considerazioni
(benché gli psicologi evoluzionisti abbiano incluso nelle loro proposte
la componente d'azione del

mondo degli affetti, ad esempio le emozioni) . Lo stesso

vale per l'argomento che a me preme in questo libro: i

modi in cui la mente culturale fa fronte al dramma della condizione


umana e sfrutta le possibilità umane, e la maniera in cui la selezione
culturale completa il lavoro

della mente culturale e integra i successi della trasmissione genetica.


Non che io intenda privilegiare gli affetti e le passioni umane a scapito
di altre componenti del processo culturale. Semplicemente, sto
concentrando

l'attenzione sugli affetti - e sui sentimenti in particolare - nella


speranza che possano essere descritti in termini meno confusi e
trovare il loro posto nei lavori sui rap-

Le culture 193

porti tra la biologia e la cultura. A questo scopo devo

insistere sul ruolo dell'omeostasi e del sentimento - suo

rappresentante cosciente - nel processo culturale. Nonostante tutte le


incursioni storiche della biologia nel mondo della cultura, il concetto di
omeostasi - perfino

nel senso tradizionale e ristretto di regolazione della

vita è assente dalle analisi storiche classiche. Talcott

Parsons, certo, ne ha parlato quando ha considerato le

culture in una prospettiva sistemica, ma come ho sottolineato la sua


interpretazione dell'omeostasi non aveva alcun legame né con i
sentimenti né con gli individui.4

Come si collega lo stato dell'omeostasi alla creazione

di uno strumento culturale atto a correggere un deficit

omeostatico? Come suggerivo, il ponte è costituito dal

sentire, l'espressione mentale dello stato omeostatico. I

sentimenti rappresentano alla mente lo stato omeostatico prevalente


del momento e possono talvoJta provocare un cambiamento radicale
dell'equilibrio. E per questa ragione che stimolano l'intelligenza
creativa. Quest'ultima è un altro anello della catena e ha il compito
della costruzione effettiva delle pratiche e degli strumenti

culturali.

L'OMEOSTASI

E LE ORIGINI BIOLOGICHE DELLA CULTURA

Nei primi capitoli del libro ho scritto che diversi e importanti aspetti
delle risposte culturali umane furono prefigurati nel comportamento di
organismi viventi più
semplici di noi. Ma i comportamenti sociali, incredibilmente efficaci, di
quegli organismi non furono inventati da intelletti formidabili, né
motivati da sentimenti simili ai nostri. Scaturirono invece dal modo
straordinario e naturale in cui il processo vitale affronta l'imperativo
omeostatico, il campione cieco di comportamenti individuali e sociali
vantaggiosi. La mia interpretazione delle origini biologiche della mente
culturale urna-

194 La mente culturale al lavoro

na è che l'omeostasi sia la responsabile della comparsa

di strategie comportamentali e di dispositivi atti a garantire la


conservazione della vita e la sua fioritura sia negli organismi semplici
sia in quelli complessi, compresi gli esseri umani. Negli organismi
primitivi, l'omeostasi ha generato i precursori dei sentimenti e della
prospettiva soggettiva in assenza di processi mentali. Non c'erano né i
sentimenti né la soggettività; solo i meccanismi necessari e sufficienti
per regolare la vita prima che si sviluppassero un sistema nervoso e
una mente.

Tutti questi meccanismi si basavano - nei precursori

del sistema endocrino e di quello immunitario - su molecole chimiche


e su programmi di azione. La maggior parte di essi si sono ben
conservati fino a oggi, e li conosciamo come comportamenti emotivi.

Negli organismi successivi, la comparsa dei sistemi

nervosi rese possibile il sorgere della mente e, al suo

interno, dei sentimenti e delle immagini che rappresentavano il mondo


esterno e le sue relazioni con l'organismo. Queste immagini erano
sottese dalla soggettività, dalla memoria, dal ragionamento, e infine
dal linguaggio verbale e dall'intelligenza creativa. Gli strumenti e le
pratiche che costituiscono, nell'accezione tradizionale, le culture e le
civiltà sarebbero comparsi in seguito.
L'omeostasi ha consentito la sopravvivenza e la crescita degli individui
e ha contribuito a creare le condizioni propizie alla loro permanenza e
alla loro riproduzione. 5 Nel corso dell'evoluzione, la pletora di
strategie disponibili si è poco a poco ridotta: solo le più efficaci

sono state selezionate e sono state trasmesse geneticamente di


generazione in generazione. Negli organismi più semplici la selezione
è stata la conseguenza di scelte

generate naturalmente da processi di autorganizzazione autonoma.


Negli organismi complessi la selezione è diventata poco a poco
culturale: è stata la conseguenza

di scelte prodotte da invenzioni individuali. Il livello di

complessità era cambiato, ma gli obiettivi taciti dell'o-

Le culture 195

meostasi - la sopravvivenza, la crescita e la possibilità di

riprodursi - erano rimasti immutati. Questo spiega perché le pratiche e


gli strumenti che, per qualche verso, esprimono caratteristiche «
socioculturali » sono comparsi molto presto e più di una volta
nell'evoluzione.

Si può constatare che gli elaborati comportamenti sociali di batteri e


altri organismi unicellulari rispecchiano - senza alcuna riflessione da
parte dell'organismo un giudizio implicito sul fatto che il
comportamento di altri individui sia favorevole o meno alla
sopravvivenza

del gruppo o dei singoli membri. Gli organismi unicellulari si


comportano « come se » si formassero un'opinione in proposito.
Questo è un esempio di una forma primordiale di « cultura » ottenuta
senza una « mente culturale » . Si tratta di una manifestazione
precoce di quel genere di soluzioni schematiche che la saggezza e la
lucida ragione avrebbero usato e prescritto dopo che delle menti
pienamente formate poterono riflettere su un problema analogo.

Negli insetti sociali, creature pluricellulari con sistemi

nervosi elaborati, i comportamenti « culturali » sono più

complessi, e si osserva inoltre la costruzione di strumenti

tangibili: un esempio è l'architettura della colonia come

entità fisica. Numerose altre specie producono artefatti

di questo tipo: nidi elaborati, semplici utensili. C'è da

fare però un'importante distizione: le manifestazioni

culturali non umane sono spesso il prodotto di programmi prestabiliti,


messi in opera in circostanze appropriate e in modo essenzialmente
stereotipato. Questi programmi sono stati assemblati dalla selezione
naturale in milioni di anni sotto il controllo dell'omeostasi, e sono stati
trasmessi dai geni. Nei batteri, organismi privi di cervello

e di nucleo, i centri di comando per l'impiego dei programmi sono


situati nel citoplasma della cellula; negli insetti, e in altri metazoi
pluricellulari, si trovano nel sistema nervoso, dove sono stati plasmati
dal genoma.

Se si considerano l'evoluzione e le sue ramificazioni,

si riconoscono aree di transizione tra organismi pre-men-

196 La mente culturale al lavoro

tali e post-mentali. Esse conispondono, in qualche misura, alla


distinzione tra comportamenti « preculturali » e comportamenti (e
menti) « autenticamente culturali ».
Si osserva un affascinante parallelismo tra i primi comportamenti e
l'evoluzione puramente genetica da un lato, e i secondi
comportamenti e l'evoluzione mista (ma principalmente culturale)
dall'altro.

CULTURE PURAMENTE UMANE

Il quadro che possiamo disegnare per la mente culturale umana e le


relative culture differisce per vari punti da quello delineato sopra.
L'imperativo principale - 1' omeostasi - è sempre lo stesso, ma in
questo caso il processo comprende più tappe. In primo luogo, le
numerose specie che ci hanno preceduto hanno avuto a disposizione
un insieme di reazioni sociali elementari presenti sin dagli albori della
vita batterica: competizione, cooperazione, semplici reazioni emotive,
produzione collettiva di strumenti di difesa (come i biofilm) . Questo
repertorio comportamentale ha permesso loro di sviluppare, e di
trasmettere geneticamente, una categoria di meccanismi intermedi
capaci di produrre risposte emotive complesse, pro-omeostatiche, che
sono anche, nella maggior parte dei casi, risposte sociali. La
componente

essenziale di questi meccanismi risiede nella macchina

degli affetti descritta nel capitolo 7. Essa è responsabile

dell'entrata in scena di impulsi e motivazioni nonché

delle risposte emotive a stimoli e scenari di varia natura.

In secondo luogo l'omeostasi, sfruttando il fatto che

i meccanismi intermedi producono risposte emotive

complesse e il loro seguito di esperienze mentali - i sentimenti -,


poteva agire ora in maniera trasparente. I sentimenti divennero
motivazioni per nuove forme di risposta, generate dall'intelletto e
dall'abilità motoria degli esseri umani, due caratteristiche di una
ricchezza

unica. Queste nuove forme di risposta furono in grado

Le culture 197

di prendere il controllo dei nostri parametri fisiologici

e di realizzare quegli equilibri di energia positiva che

sono essenziali per l'omeostasi. Ma le nuove forme di

risposta furono innovative per un altro verso ancora: le

idee, le pratiche e gli strumenti delle culture umane potevano ormai


essere trasmesse culturalmente ed erano soggette alla selezione
culturale. Agli antecedenti genetici (che permisero agli organismi di
rispondere in un modo particolare in certe circostanze) si
aggiungevano

ora i prodotti culturali, i quali obbedivano alle proprie

regole, sopravvivendo o estinguendosi a seconda del

proprio valore, guidati dall'omeostasi e dai valori che

essa determinò. Questa innovazione ci conduce a una

terza, e non meno importante, caratteristica della relazione tra


sentimenti e cultura: i sentimenti poterono agire anche da arbitri del
processo.

I SENTIMENTI COME ARBITRI E NEGOZIATORI

Il processo naturale di regolazione della vita orienta gli organismi


viventi affinché operino entro l'intervallo di parametri compatibili con
la sopravvivenza e il benessere. L'impresa eroica di assicurare la
conservazione della vita richiede un processo, tanto preciso quanto
gravoso, di regolazione sia delle singole cellule che dell'intero
organismo. Negli organismi complessi, i sentimenti svolgono in questo
processo un ruolo decisivo, a due livelli. In primo luogo, come
abbiamo

visto, quando I' organismo è costretto a operare al di

fuori dell'intervallo del benessere, sprofonda nella

malattia e va verso la morte. In questi casi i sentimenti

iniettano nel processo mentale una tensione verso un

intervallo omeostatico vantaggioso. In secondo luogo,

oltre a generare inquietudine e a spingerci al pensiero

e all'azione, i sentimenti fungono da arbitri: essi valutano la qualità


della risposta. In definitiva, i sentimenti sono i giudici del processo
della creazione culturale.

198 La mente culturale al lavoro

Questo in gran parte perché i meriti delle invenzioni

culturali vengono alla fine classificati in funzione della loro efficacia da


un' interfaccia basata sui sentimenti. Quando una sensazione dolorosa
ci spinge a trovare una soluzione per eliminarla, il successo della
terapia è indicato da una sensazione: quella di un dolore che a poco a
poco svanisce. Questo segnale svolge un

ruolo decisivo per valutare l'efficacia dell'azione intrapresa.


Sentimento e ragione si intrecciano, si rispecchiano, e si alimentano a
vicenda; sono inseparabili. Questa unione può favorire l'uno o l'altro
dei partner, ma li riguarda entrambi.

Volendo riassumere, le reazioni culturali che fanno


parte del repertorio odierno devono aver avuto successo nel
correggere un' omeostasi sregolata e nel riportare gli o.rganismi entro
gli intervalli omeostatici precedenti. E ragionevole pensare che queste
categorie di risposte culturali siano sopravvissute perché hanno
realizzato un obiettivo funzionale utile, e sono state di conseguenza
selezionate dall'evoluzione culturale. Curiosamente, questi utili
obiettivi funzionali finirono per accrescere il potere di alcuni individui
(e, di riflesso, di

gruppi d'individui) rispetto ad altri. Le tecnologie sono

un buon esempio di questa possibilità: si pensi alle competenze nella


navigazione, alle abilità commerciali e contabili, alla stampa a caratteri
mobili e, oggi, ai media

digitali. In effetti, l'accrescimento del potere è un vantaggio per chi lo


controlla. Ma la conquista del potere è mossa da un'ambizione
realmente sentita ed è seguita

da una sensazione gratificante. L'idea che gli strumenti

e le pratiche culturali siano stati concepiti allo scopo di

gestire gli affetti - e, per estensione, di produrre correzioni


omeostatiche è del tutto plausibile. Ed è super

fluo dire che la selezione culturale di strumenti e di

pratiche efficaci può avere ripercussioni sulle frequenze dei geni.

VALUTARE I MERITI DI UN'IDEA

Come si adatta questa concezione del funzionamento della mente


culturale alle manifestazioni reali delle culture umane? Si può
sostenere, in relazione a questa
domanda, che tra le prime manifestazioni culturali vi

furono le tecnologie primitive: non è difficile trovare

argomenti a favore di questa tesi. La fabbricazione di

strumenti destinati alla caccia, alla difesa o all'attacco -

come anche la costruzione di ripari o la confezione di

vestiti - è un buon esempio di invenzioni intelligenti in

risposta a bisogni fondamentali. Di quei bisogni gli individui interessati


presero dapprima coscienza grazie a sentimenti omeostatici spontanei
- come la fame, la sete, la sensazione di freddo o di calore estremo, il
malessere e il dolore -, che riguardano la gestione degli stati vitali
individuali e segnalano una carenza di omeostasi.

Il bisogno di alimentarsi e la ricerca di fonti di cibo ( come la carne)


atte a fornire energia in modo sufficientemente rapido; il bisogno di
riparo come protezione dalle intemperie e per creare un rifugio a
neonati e

bambini; la necessità di difendere sé stessi e il proprio

gruppo da predatori e nemici: tutti questi bisogni venivano


efficacemente segnalati da sentimenti - in connessione per esempio
con il legame genitore-figlio o con la paura. Questi sentimenti furono
poi elaborati dalla conoscenza, dalla ragione e dall'immaginazione: in
breve, dall'intelligenza creativa. Allo stesso modo, gli stati patologici -
ferite, fratture, infezioni perfino - furono

rivelati essenzialmente da sentimenti omeostatici e affrontati da nuove


tecnologie che divennero a poco a poco più efficienti: una storia che
avremmo conosciuto

come « medicina ».
Buona parte dei sentimenti provocati deriva dal coinvolgimento di
emozioni legate non soltanto all'individuo isolato, ma all'individuo in
un contesto sociak. Le situazioni di perdita generano tristezza e
disperazione, che a loro volta muovono all'empatia e alla compassio-

200 La mente culturale al lavoro

ne, e queste ultime stimolano l'immaginazione creativa

a produrre antidoti alla tristezza e alla disperazione. Il

risultato può essere semplice - una serie di gesti amorevoli, la


protezione offerta dal contatto fisico - oppure complesso - un canto o
una poesia. Quando l'omeostasi

ritorna alla normalità, si apre la via al reclutamento di

stati del sentire più complessi, come la gratitudine o la

speranza, e a un'analisi ragionata di tali stati. Le forme

vantaggiose di socialità sono strettamente legate ad affetti positivi, e


questi due elementi sono legati altrettanto strettamente a una serie di
molecole - come gli oppiacei ,endogeni - che regolano lo stress e le
infiammazioni.

E impossibile immaginare al di fuori di un contesto

affettivo l'origine delle risposte che avrebbero generato la scienza


medica o una qualunque delle principali manifestazioni artistiche. Il
paziente malato, l'amante

abbandonato, il guerriero ferito e il trovatore innamorato erano capaci


di sentire. Le loro situazioni e i loro sentimenti diventarono il motivo di
risposte intelligenti, in loro stessi come in coloro che avevano vissuto
situazioni analoghe. Un socialità armoniosa basata sulla collaborazione
è gratificante e migliora lomeostasi,
mentre un comportamento sociale aggressivo provoca

l'effetto opposto. Beninteso, io non sto cercando qui di

relegare l'arte a una funzione esclusivamente terapeutica: il piacere


che procura un'opera d'arte, o l'esercizio di una attività artistica, è
ancora in relazione con l' origine dell'arte come terapia, ma può
ugualmente elevarsi verso nuove sfere intellettuali, dove si arricchisce
di idee e significati complessi. Né sto suggerendo che

tutte le risposte culturali siano capolavori di intelligenza e di


organizzazione che necessariamente daranno una risposta efficace al
dramma che le ha originate.

Altri esempi positivi di reazioni emotive e di risposte

culturali sono: cercare di alleviare la sofferenza altrui e

provare piacere nello scoprire i mezzi per farlo; gioire

all'idea di trovare modi per rendere più piacevole la vita di altre


persone, che vanno dai regali a trovate diver-

Le culture 201

tenti che suscitano buonumore; trarre diletto a esplorare il mondo


naturale e a cercare di risolvere i suoi misteri. È probabilmente così
che sono nate molte idee, strumenti, pratiche e istituzioni culturali:
modestamente, in piccole comunità. Nel tempo, si sono trasformati in

luoghi di culto, in libri sapienziali, in opere letterarie

esemplari, in istituzioni educative, in dichiarazioni di

principio e in costituzioni di nazioni.

Sul versante negativo, c'è il ruolo preponderante svolto dalle violenze


subite e inflitte ad altri esseri umani.
Esse erano principalmente dovute all'attivazione di un

apparato neurale di emozioni, il cui sviluppo raggiunse

probabilmente un picco nelle scimmie antropomorfe

e la cui ombra si proietta ancor oggi sulla condizione

umana. Tale violenza veniva esercitata quasi esclusivamente dai


maschi e non era necessariamente provocata dalla fame o dai conflitti
territoriali nel gruppo o tra i

gruppi. Essa poteva rivolgersi contro le femmine e i giovani, come


contro altri maschi adulti. Gli esseri umani hanno ereditato questi
modi comportamentali potenziali, che sono stati assai adattativi per
gran parte della storia umana, e che l'evoluzione biologica non è
riuscita a sradicare.6 La violenza fisica è ancora presente in alcuni
sport competitivi, eredità degli spettacoli con i

gladiatori dell'antica Roma, ed è sistematicamente messa in scena da


varie forme d'intrattenimento - nei film, in televisione, su internet. La
tradizione fiorentina del

calcio storico ne è un buon esempio, così come il rugby

e il football americano. La violenza fisica è abbondantemente presente


anche negli « attacchi chirurgici » della guerra moderna, terroristica o
di altra natura. Quanto

alla violenza non fisica, psicologica, la sperimentiamo

nella forma di abusi incontrollati di potere, ben esemplificata


dall'invasione della nostra privacy consentita dalle moderne
tecnologie.

Una delle funzioni della cultura è di ammansire la bestia che tanto


spesso si è manifestata in noi e che rimane viva, a ricordarci le nostre
origini. Samuel von Pufendorf

202 La mente culturale al lavoro

definisce la cultura: « Il mezzo con cui gli esseri umani

superano la loro barbarie originaria e, con artifici, diventano


pienamente umani ». 7 Pufendorf non parla di omeostasi. Ma la mia
interpretazione delle sue parole è che la barbarie generi sofferenza e
per ciò stesso alteri l' omeostasi, mentre la cultura e la civilizzazione
mirano a raggiungere l'effetto opposto resettando e modificando il
funzionamento degli organismi colpiti.

Constatiamo oggi che un gran numero di strumenti

e di pratiche culturali vengono creati in risposta a violazioni dei diritti


fondamentali e alle proteste causate da tali violazioni, proteste che si
manifestano non già come semplici descrizioni fattuali di situazioni
difficili, ma sovente prendono la forma di emozioni potenti e stimolanti
(come la rabbia e la ribellione) e dei sentimenti che ne conseguono.
L'affetto e la ragione sono dunque due componenti essenziali dei
movimenti sociali.

Una parte della storia che sta dietro questo processo

sono anche gli inni e i poemi che celebrano le vittorie

sanguinose riportate sui nemici.

DALLE CREDENZE RELIGIOSE E DALLA MORALITÀ

ALLA « GOVERNANCE » POLITICA

La medicina delle origini non era pronta ad affrontare i traumi


dell'animo umano. Ma si può ragionevolmente sostenere che le
credenze religiose, i sistemi morali, la giustizia e la gestione politica
mirassero principalmente a evitare quei traumi e a guarire le loro
conseguenze. Considero lo sviluppo delle credenze religiose quello più
strettamente legato al dolore dei lutti, che

costrinse l'uomo a confrontarsi con l'inevitabilità della

morte e con gli innumerevoli modi in cui essa potrebbe

accadere: per incidente, malattia, violenza perpetrata

da altri, e per catastrofi naturali - non la vecchiaia, che

era una condizione rara in epoche preistoriche. Tuttavia numerosi


traumi dell'animo umano si verificavano

Le culture 203

durante eventi pubblici, in un contesto sociale; e le credenze religiose


costituivano allora, sotto vari aspetti, risposte appropriate.8

Le risposte al dolore e ai traumi causati dalla violenza

erano di vario tipo; a seconda dei casi comprendevano

empatia e compassione, ma anche rabbia e nuova violenza. Possiamo


comprendere che al dolore si sia cercato di opporre una concezione
adattativa di forze soprannaturali, sotto forma di dèi capaci di risolvere
conflitti su vasta scala e di porre fine agli eccessi di violenza. Nelle
culture animistiche, le richieste rivolte a queste divinità non
riguardavano unicamente la sofferenza personale, ma miravano anche
alla protezione della proprietà individuale e collettiva- i raccolti, il
bestiame, lo spazio vitale. Più tardi, con le culture monoteiste, queste
molteplici entità presero la forma di un unico Dio capace - in
particolare - di presentare il dolore in termini comprensibili, accettabili
perfino. In definitiva, la promessa di una vita dopo la morte poteva
annullare gli effetti negativi di qualsiasi perdita e dare loro un nuovo
significato.
Di tutte le credenze religiose, il buddhismo è indubbiamente quella
che manifesta più chiaramente le sue origini emotive e omeostatiche.
Il principe Gautama,

fondatore del buddhismo, era perspicace, chiaroveggente e portatore


di una filosofia positiva. Egli vedeva nella sofferenza un aspetto
distruttivo della natura umana e intendeva eliminarla riducendo la sua
causa più frequente: la volontà di soddisfare con ogni mezzo i propri
desideri e l'incapacità di realizzarli sistematicamente.

Per Gautama la salvezza passava per l'affrancamento

dall'ansia omeostatica, da questa perenne ricerca di un

maggior benessere, e per raggiungere questo obiettivo

egli propose di mettere interamente da parte l' « io » per

concentrarsi sull' « essere ».

La fredda ragione si servì anch'essa dei sentimenti per

204 La mente culturale al lavoro

motivare la propria azione. Ruberie, menzogne, tradimenti, mancanza


di disciplina furono potenti incentivi per l'invenzione di codici di
comportamento, le cui raccomandazioni e la cui pratica avrebbero
diminuito la sofferenza.

Dalle organizzazioni egualitarie delle società primitive, alle


amministrazioni complesse dei regni dell'Età del Bronzo, della società
greca o dell'Impero romano,

lo sviluppo dei codici morali, della giustizia e della governance politica


è sempre stato strettamente legato, a mio parere, allo sviluppo delle
credenze religiose e ai sentimenti che sono ad esse associati, e
tramite i sentimenti all'omeostasi. Gli dèi, e alla fine un unico Dio,
permettevano di superare i conflitti che potevano nascere tra i
differenti interessi degli esseri umani, e di rimettersi a

un'autorità disinteressata, imparziale, meritevole di fiducia e di


rispetto. La cosa degna di nota è che negli ultimi vent'anni l'indagine
dei fenomeni neurali e cognitivi relativi alla moralità e alla religione ha
messo in luce nuovi punti di contatto con i sentimenti e con le
emozioni - come mostrano i lavori del nostro gruppo di ricerca e gli
studi dijonathan Haidt,Joshua Greene e Lianne Young.

Questi risultati sono stati acutamente analizzati dal punto di vista della
filosofia morale da Markjohnson e Martha Nussbaum.9

Un altro importante percorso omeostatico per lo sviluppo di pratiche


religiose è costituito da situazioni di pericolo e da eventi catastrofici su
grande scala. Ne sono esempi le calamità naturali legate al clima
(inondazioni, siccità) , i terremoti, le epidemie e i conflitti armati.10
Questi eventi sono fonte di motivazioni sociali che danno luogo a
possenti manifestazioni di collaborazione collettiva. Le reazioni iniziali
sono indubbiamente dominate da paura, terrore e collera, ma sono
seguite

da iniziative collettive, di aiuto reciproco, e dal desiderio di


comprendere la situazione e di agire in maniera

Le culture 205

costruttiva. Alcuni di questi comportamenti sono successivamente


incorporati nelle pratiche religiose, artistiche e di governance. Le
guerre sono un caso a parte, perché

possono sia diventare l'occasione per rimedi costruttivi

sia provocare nuovi conflitti e dar luogo a un eterno circolo vizioso


fatto di violenze e di ritorsioni. Non vi è nulla da aggiungere a ciò che
Omero, il Mahahhiirata, e i drammi storici di Shakespeare illustrano in
materia.
Che si consideri l'omeostasi dal punto di vista del

conforto e della consolazione o dei vantaggi che comportano


l'organizzazione collettiva e la socievolezza, è ugualmente possibile
stabilire un legame convincente

tra la religione e l'omeostasi, in termini di origini e di

durata storica - quest'ultima indica�iva di una robusta

selezione culturale. Suppongo che Emile Durkheim -

il quale faceva risalire le origini della religione ai rituali collettivi delle


popolazioni tribali piuttosto che al desiderio di mitigare le sofferenze
dell'individuo o del

gruppo - sottoscriverebbe la mia analisi. Comportamenti collettivi di


questo tipo, ha sottolineato Durkheim, ltberavano intense emozioni e
sentimenti gratificanti. E

tuttavia probabile che, inizialmente, quelli delle popolazioni da lui


studiate siano stati motivati da instabilità omeostatiche. Il risultato
finale, la stabilizzazione omeostatica dei membri del gruppo, sarebbe
stato in ogni caso raggiunto.

Si sente dire talvolta che Karl Marx definì la religione

« oppio dei popoli » . Difficile immaginare una cosa più

direttamente ispirata dall'omeostasi dell'idea di usare

gli oppiacei per trattare il dolore e la sofferenza umani!

Marx aveva però scritto, nel passo che precede quella

storica frase: « La religione è il sospiro della creatura oppressa, il


cuore di un mondo senz� cuore, e lo spirito di una condizione senza
spirito ».11 E un'interessante mescolanza di analisi sociale e
d'indagine profonda della mente culturale. Marx rifiuta la religione, ma
riconosce

non senza pragmatismo che la religione può esse�e un

rifugio in un mondo disumanizzato, senz'anima. E una

206 La mente culturale al lavoro

cosa notevole, tanto più che egli non poteva immaginare fino a che
punto il mondo si sarebbe disumanizzato e svuotato d'anima,
soprattutto quella parte di mondo

che si era ispirata ai suoi scritti. Ma la cosa più notevole

è il collegamento, facilmente riconoscibile, tra stato vitale, sentimenti


e risposte culturali.

La storia delle religioni è piena di episodi in cui le

credenze religiose hanno generato, e ancora generano,

sofferenza, violenza e guerre - un risultato certo indesiderabile, che


però non toglie nulla al valore omeostatico che tali credenze hanno
avuto e ancora hanno per buona parte dell'umanità.

Infine, come per le realizzazioni artistiche, tengo a

sottolineare che io non considero le religioni delle semplici risposte


terapeutiche. Che la motivazione iniziale delle credenze e delle
pratiche religiose avesse a che

fare con un compenso omeostatico è a un tempo plausibile e


verosimile. Ma levoluzione di quei primi sforzi è tutt'altra questione. Le
costruzioni intellettuali successive, infatti, sono andate ben oltre
l'obiettivo della consolazione e sono servite da strumenti d'indagine e
di elaborazione di significati, dove lelemento di compensazione è solo
un ricordo: agli obiettivi pratici è seguita l'esplorazione filosofica del
significato degli esseri umani e dell'universo.

ARTE, FILOSOFIA E SCIENZE

Le arti, l'indagine filosofica e le scienze fanno uso di

una gamma particolarmente ampia di sentimenti e di

stati omeostatici. Come immaginare la nascita delle arti

senza rifarci ai pensieri di un individuo alle prese con la

soluzione di un problema posto da un s�ntimento -

dell'artista medesimo o di qualcun altro? E così che io

concepisco lo sviluppo della musica e della danza, della

pittura, e più avanti della poesia, del teatro e del cinema. Tutte queste
forme d'arte erano legate anche a

Le culture 207

un'intensa socialità. Infatti, sentimenti motivanti provenivano spesso


dal grnppo, e l'effetto delle arti trascendeva l'individuo. Oltra ad
appagare bisogni affettivi individuali nei partecipanti originari, le arti
svolsero un ruolo importante nella struttura e nella coesione di grnppi
in

molteplici contesti: dalle cerimonie religiose ai preparativi di guerra.

La musica può essere molto efficace nello scatenare

sentimenti e gli esseri umani sono naturalmente attratti

da certi suoni, toni e composizioni che generano stati

affettivi gratificanti.12 La creazione musicale ha prodotto sentimenti


adatti a tutte le circostanze e realmente capaci di mitigare la
sofferenza e offrire conforto individuale o collettivo. I sentimenti
generati dalla musica furono verosimilmente usati anche nel gioco
della seduzione o anche per pura soddisfazione personale. Sai:r piamo
che gli esseri umani fabbricavano flauti, con non

meno di cinque fori, circa cinquantamila anni fa. Perché si sarebbero


dati tanta pena se questo sforzo non li avesse ricompensati? Perché
avrebbero speso tanto tempo a perfezionare i nuovi strumenti e
successivamente a effettuare un minuzioso controllo di qualità
verificando

le prestazioni di ciascuno? In quei primi tentativi di fare

della musica essi avevano scoperto che alcuni suoni - di

strumenti o di voci - producevano effetti prevedibili,

gradevoli o sgradevoli. In altre parole, la risposta emotiva al suono di


uno strumento a fiato - la voce o il flauto

- e il sentimento conseguente furono senz'altro una

scoperta gradita: certi suoni avevano la capacità di rasserenare o di


sedurre, e questo non aveva niente in comune con il suono duro e
stridulo di bastoncini e sassi sfregati l'un contro l'altro. In più, allorché
i suoni venivano sommati insieme, potevano prolungare l'effetto
piacevole e raggiungere altri livelli di efficacia: per esempio con
l'imitazione di oggetti ed eventi in una sequenza appropriata, per
mezzo della quale diventava possibile raccontare una storia.

La risposta emotiva specificamente legata ai suoni è

208 La mente culturale al lavoro

paragonabile a quella riscontrata per i colori, le forme


o la trama delle superfici. La natura fisica di tali stimoli

costituisce un segnale emblematico della buona o cattiva qualità degli


oggetti interi che di solito possiedono quelle caratteristiche. Nel corso
dell'evoluzione, questi

oggetti sono stati sistematicamente associati a stati vitali

positivi o negativi: a pericoli e minacce, o viceversa a

benessere e occasioni favorevoli; in breve, agli stati sottesi al piacere


o al dolore. Noi esseri umani, insieme con le creature da cui
discendiamo biologicamente, abitiamo un mondo in cui gli oggetti e gli
eventi, animati ma anche inanimati, non sono neutri dal punto di vista

affettivo. Al contrario, ogni oggetto o evento è necessariamente


giudicato favorevok o sfavorevok alla vita del soggetto in questione.
Oggetti ed eventi influenzano

l'omeostasi in maniera positiva o negativa, e generano

quindi sentimenti positivi o negativi. Altrettanto naturalmente, le


singole caratteristiche di un oggetto o evento - suoni, forme, colori,
trame, movimenti, struttura temporale e così via - vengono associate,
mediante l'apprendimento, a emozioni/sentimenti positivi o negativi
collegati a quell'oggetto o evento. Questo spiega come

mai le caratteristiche acustiche di certi suoni vengano

percepite come « gradevoli » o « sgradevoli » . Le caratteristiche di


un suono, che sono una parte di un oggetto/

evento, acquisiscono il significato affettivo che l'intero

evento aveva avuto per l'individuo. Quel legame sistematico tra la


caratteristica isolata e la valenza affettiva continua a vivere
indipendentemente dall'associazione
originaria che lo aveva generato. Per questo motivo spesso si dice che
il suono di un violoncello è bello e caldo: le caratteristiche acustiche di
quel particolare suono furono parte un tempo dell'esperienza
piacevole causata da un oggetto completamente diverso. Il suono
acuto di una tromba o di un violino potrebbe venir giudicato
sgradevole o terrificante per lo stesso motivo. Per classificare i suoni
musicali in termini affettivi ci basiamo su associazioni molto antiche -
molte di esse precedettero la

Le culture 209

comparsa degli esseri umani e oggi fanno parte del nostro bagaglio
neurale standard. Gli esseri umani seppero esplorare tali associazioni
quando costruirono narrazioni sonore e stabilirono regole per la
combinazione dei suoni. 13

Quando ancora non aveva costruito i primi flauti, l 'uomo faceva


indubbiamente buon uso del primo strumento musicale in assoluto - la
propria voce - e forse del secondo strumento di sempre: il torace
umano, una cavità naturale idonea come percussione. Quanto al terzo
strumento, si trattò probabilmente di un tamburo cavo, fatto a mano.

Che si trattasse di conforto o di seduzione, di un'attività suscettibile di


impiegare due individui oppure un gruppo che si radunava per un
evento comune - una

nascita, una morte, l'arrivo del cibo, la celebrazione di

un'idea, religiosa o di altra natura, un'esibizione giocosa

o una cerimonia tribale di preparazione alla guerra -, la

musica fu portatrice di effetti omeostatici a più livelli già

in epoca remota e probabilmente con notevole frequenza: dapprima


suscitando sentimenti e infine facendo nascere idee.14 L'universalità
della musica e la sua notevole persistenza sembrano derivare da
questa misteriosa capacità di mescolarsi con ogni umore e circostanza,
ovunque nel mondo, in amore e in guerra, coinvolgendo singoli
individui, gruppi piccoli o grandi, coesi per incanto dal potere della
musica. La quale serve ogni padrone,

sommessamente come i maggiordomi di un tempo, o

fragorosamente come una band di hard rock.

La danza era intimamente legata alla musica, e i suoi

movimenti esprimevano sentimenti analoghi: compassione, desiderio,


esultanza per l'avvenuta conquista, amore, aggressività, bellicosità.

Non è difficile dimostrare la funzione omeostatica

delle arti figurative - che esordiscono con le pitture rupestri - e della


tradizione del racconto orale in poesia, nel teatro e nell'esortazione
politica. Queste manifestazioni si riferivano sovente alla gestione della
vita quoti-

21 O La mente culturale al lavoro

diana: alle fonti di cibo e alla caccia, per esempio, all' organizzazione
del gruppo, alla guerra, alle alleanze, ali' amore, ai tradimenti e alla
gelosia - e non di rado alla risoluzione violenta dei problemi incontrati
dai partecipanti. Le pitture, e molto più tardi i testi scritti, servivano da
segnavia e invitavano a una pausa per la riflessione, l'ammonimento, il
gioco e il divertimento; furono tentativi di chiarimento nel confronto
problematico

con la realtà, e contribuirono all'ordinamento e alla organizzazione del


sapere. Furono fonte di significato.

La filosofia e la scienza sono sorte dallo stesso humus

omeostatico. Le domande cui la filosofia e la scienza intendevano


rispondere erano dettate da un'ampia gamma di sentimenti. La
sofferenza fu indubbiamente importante, ma lo furono anche
l'inquietudine e la preoccupazione causate dagli enigmi della realtà - di
nuovo, l'imponderabilità e le irregolarità del clima, le inondazioni e i
terremoti, i movimenti delle stelle, i cicli vitali che potevano essere
osservati in piante e animali e altri

esseri umani, e la bizzarra combinazione di comportamenti benevoli e


distruttivi che caratterizza tanti esseri umani. I sentimenti distruttivi,
sfociati così spesso nella

guerra, hanno avuto indirettamente un ruolo importante nella scienza


e nella tecnologia. Più volte nella storia l' esito dei conflitti è dipeso
infatti dalle armi realizzate grazie al progresso scientifico e
tecnologico.

C'erano però anche altri sentimenti, non ultimo le

sensazioni piacevoli che derivavano dal fatto stesso di

provare a risolvere gli enigmi dell'universo e dall'attesa

della ricompensa che avrebbe seguito la loro soluzione.

Secondo me, è lo stesso tipo di problemi e lo stesso tipo

di bisogno omeostatico che ha portato esseri umani che

vivevano in periodi e in luoghi differenti a elaborare

teorie religiose o scientifiche che avrebbero dato un senso ai loro


tormenti. L'obiettivo ultimo era di mitigare il dolore, riducendo il
bisogno omeostatico. Le forme che

Le culture 2 1 1

prende la risposta - e la sua efficacia - sono un'altra


questione.

I vantaggi omeostatici delle indagini filosofiche e delle osservazioni


scientifiche sono innumerevoli: nel campo della medicina, certo, ma
anche in quello della fisica e della chimica, dalle quali sono nate le
tecnologie da

cui dipendiamo da tanto tempo. Tra queste, l'addomesticamento del


fuoco, l'invenzione della ruota e quella della scrittura, e
successivamente l'avvento di rendiconti manoscritti - i primi racconti
materialmente presenti al di fuori del cervello. Lo stesso vale per le
innovazioni

che sono alla base della modernità (dal Rinascimento in

poi) e per le idee che hanno dato forma, nel bene e nel

male, ai sistemi di governo di imperi e nazioni (si pensi,

per esempio alla Riforma, alla Controriforma, all'Illuminismo, e più in


generale alla modernità) .

Benché la parte del leone del successo culturale vada

all'invenzione intelligente di soluzioni specifiche a varie

situazioni difficili, è bene sottolineare che gli stessi dispositivi


automatici di correzione dell'omeostasi, vincolati dagli affetti e dai loro
meccanismi, possono avere conseguenze fisiologiche benefiche.
Mettendo fine all'isolamento e avvicinando gli individui, la semplice
spinta a socializzare genera opportunità per migliorare, o stabilizzare,
l'omeostasi individuale. I meccanismi della toelettatura reciproca (o
grooming) nei mammiferi sono un esempio di pratiche preculturali
guidate dall'istinto

che hanno effetti omeostatici significativi. In termini


puramente affettivi, il grooming trasmette sensazioni di

piacere; e quanto alla salute, riduce lo stress e previene

le infestazioni di zecche (e le malattie conseguenti) .

Esattamente in base agli stessi princìpi e con gli stessi

meccanismi neurali e chimici evolutivamente stabili, il

senso di cameratismo che nasce da manifestazioni culturali collettive


induce risposte che riducono lo stress, generano piacere, stimolano la
fluidità cognitiva e hanno, più in generale, effetti benefici sulla
salute.15

OBIEZIONI

Possiamo tentare di confutare la mia ipotesi generale

passando in rassegna le situazioni che la contraddicono, e decidere se


le contraddizioni sono reali o invece apparenti. Come possiamo, per
esempio, definire omeostatiche le credenze religiose quando la
religione stessa può causare tanta sofferenza? E che dire delle
pratiche culturali che danno luogo all'automutilazione o a un aumento
di peso esorbitante?16

Merita soffermarsi sulla questione religiosa. L'effetto

omeostatico positivo della fede può essere accertato individualmente;


la fede può ridurre o eliminare la sofferenza e la disperazione, per fare
spazio a benessere e a speranza in vario grado. Si tratta di un fatto
verificabile

fisiologicamente.17 Si può ugualmente constatare alla

scala delle popolazioni, perché i credenti (di varie confessioni)


occupano gran parte del pianeta e il loro numero è stabile, o
addirittura in crescita - segno di una forte selezione culturale. Questa
ipotesi non tiene conto delle caratteristiche, della struttura interna o
delle conseguenze esterne delle varie credenze, ma si accontenta di
sottolineare che le disgrazie individuali o collettive e la perturbazione
omeostatica causata dalle sofferenze possono essere mitigate da
talune risposte culturali legate alle credenze religiose. Il fatto che le
religioni possano anch'esse provocare sofferenze non contraddice
questa ipotesi. Le credenze religiose, inoltre, generano altri notevoli
vantaggi, come l'appartenenza

a un gruppo, una cosa di cui sono evidenti le conseguenze


omeostatiche positive. Lo stesso vale per la musica, l'architettura e
l'arte direttamente collegate alle credenze religiose e alle relative
organizzazioni. La mia

tesi è che i sentimenti abbiano avuto un ruolo di arbitri,

e contribuito alla persistenza di queste idee perché esse

racchiudevano innumerevoli vantaggi omeostatici. La

selezione culturale ha assicurato l'adozione delle relative idee e


istituzioni.

Le culture 213

Certi strumenti culturali possono, in realtà, peggiorare la regolazione


omeostatica o essere addirittura la causa primaria della mancata
regolazione. Un esempio evidente deriva dall'adozione di sistemi di
gestione politica ed economica concepiti in origine per rispondere
costruttivamente a una diffusa sofferenza sociale, ma che hanno poi
generato catastrofi umane. È proprio quanto

ha fatto il comunismo. L'obiettivo omeostatico di questa ideologia è


innegabile ed è conforme all'ipotesi da me proposta. Le conseguenze
a breve e a lungo termine

dei sistemi comunisti sono state ben diverse, e talvolta


hanno prodotto più miseria e morti violente delle guerre mondiali che,
fiancheggiarono la disseminazione di questi sistemi. E un caso
paradossale in cui il rifiuto

dell'ingiustizia - un processo in teoria favorevole all'omeostasi - genera


involontariamente più ingiustizia e riduce l'omeostasi. Ma la mia
ipotesi generale non implica affatto il successo dell'ispirazione
omeostatica. Il successo dipende, innanzitutto, dalla qualità della
risposta omeostatica concepita, dalle circostanze cui è applicata e
dalle caratteristiche della sua applicazione concreta. La mia ipotesi
dice solo che il successo della risposta è sotto il controllo dello stesso
sistema che è responsabile della sua motivazione, ovvero il
sentimento.

Si può sostenere che l'infelicità e la sofferenza prodotte da tali sistemi


sociali ne causarono la rovina. Come mai, allora, sono durati così a
lungo prima di eclissarsi? A prima vista, l'adozione o il rifiuto di
risposte culturali dipende dalla selezione culturale. Idealmente, le
conseguenze delle risposte culturali sono controllate dai sentimenti,
soppesate dalla collettività e giudicate utili

o dannose da una trattativa tra ragione e sentimento.

Ma una selezione culturale effettivamente benefica prevede condizioni


che in pratica non sempre sono disponibili. Per esempio, nel rapporto
tra sistemi di governo e sistemi morali, essa prevede libertà
democratiche,

affinché l'adozione o il rifiuto di una risposta non siano

imposti con la forza. Prevede anche una sorta di parità

2 14 La mente culturale al lavoro

di condizioni in termini di conoscenza, di ragionamento e di


discernimento. In diversi regimi comunisti e fascisti, la selezione
culturale ha dovuto attendere il suo momento. E ancora lo attende.
IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

Possiamo azzardare che le vere culture, per come le

consideriamo noi oggi, ebbero discretamente inizio nella vita semplice,


unicellulare, sotto forma di un comportamento sociale efficiente
guidato dall'imperativo del-1' omeostasi. Le culture degne di questo
nome non emersero che miliardi di anni dopo in organismi umani
complessi animati da menti culturali, ossia da menti curiose e creative,
che operano ancora alla luce dello stesso potente imperativo
omeostatico. Nel tempo intercorso tra le precoci prefigurazioni degli
organismi unicellulari e

il tardo fiorire delle menti culturali, è sopraggiunta una

serie di sviluppi che possono essere retrospettivamente

considerati compatibili con i criteri dell'omeostasi.

Per prima cosa, la mente doveva essere in grado di

rappresentare sotto forma di immagini due insiemi distinti di dati: il


mondo esterno al singolo organismo, dove gli altri membri del tessuto
sociale spiccano e interagiscono, e lo stato interno dell'organismo, che
viene percepito tramite i sentimenti. Questa capacità attinge a

un'innovazione dei sistemi nervosi centrali: la possibilità di creare, nei


circuiti neurali, mappe di oggetti e di eventi situati al di fuori dei
circuiti stessi. Tali mappe riproducono le « somiglianze » di quegli
oggetti ed eventi.

Come seconda cosa, la singola mente dovette creare

un punto di vista mentale per l'intero organismo relativamente a quei


due insiemi di rappresentazioni: le rappresentazioni interne
dell'organismo e quelle del mondo intorno ad esso. Questa prospettiva
è formata da immagini dell'organismo in atto di percepire sé stesso e
l'ambiente circostante, e riguarda la struttura comples-

Le culture 215

siva dell'organismo. Si tratta di un ingrediente cruciale

della soggettività che è, a mio avviso, la componente

decisiva della coscienza. La creazione delle culture, che

richiede intenzioni sociali e collettive, sarebbe inconcepibile senza la


presenza di molteplici soggettività individuali che operano innanzitutto
per il proprio interesse; e che alla fine, quando la cerchia d'interessi si
allarga,

promuovono il bene della collettività.

Come terza cosa, quando la mente ebbe inizio, ma prima che


diventasse la mente culturale che conosciamo oggi, fu necessario
arricchirla aggiungendo nuove potenti caratteristiche. Tra esse, una
funzione di memoria, basata su immagini, capace di apprendere, di
rievocare e di mettere in relazione tra loro singoli fatti ed episodi; una
seconda era l'espansione dell'immaginazione, del ragionamento e del
pensiero simbolico, che rendeva possibile creare anche narrazioni non
verbali; e una terza era la capacità di tradurre immagini e simboli

non verbali in linguaggi codificati. Quest'ultima capacità spianò la


strada a uno strumento decisivo nella costruzione delle culture: una
linea parallela di narrazioni verbali. Alfabeti e grammatiche furono gli
strumenti

« genetici » di quest'ultima evoluzione, portatrice di

nuove possibilità. L'invenzione della scrittura fu il coronamento


dell'intelligenza creativa, che ora poteva venire spinta dal sentimento
a rispondere alle sfide e a cogliere le possibilità dell'omeostasi.
Come quarta cosa c'è da sottolineare il carattere cruciale di uno
strumento meno conosciuto della mente culturale: il gi,oco, vale a dire
il desiderio di dedicarsi ad

attività apparentemente inutili, come muovere qua e là

oggetti del mondo circostante (veri o sostituiti da giocattoli); muovere


fisicamente noi stessi in quel mondo, come nella danza o nel suonare
uno strumento; o muovere immagini mentali, reali o inventate.
L'immaginazione svolge qui un ruolo centrale, certo, ma questo
termine non coglie pienamente la spontaneità, la ricchezza e la
portata del GIOCO, per usare il maiuscolo

216 La mente culturale al lavoro

preferito da Jaak Panksepp quando parla di questa

funzione. Pensate al gioco quando riflettete su che cosa

è possibile realizzare con l'infinità di suoni, colori, forme, pezzi di


Meccano o di Lego, o con i videogiochi; o sugli innumerevoli modi in
cui si possono combinare

insieme i suoni o i significati delle parole; o quando vi

preparate a vivere una nuova esperienza o siete in bilico

tra varie opzioni, in relazione a un vostro progetto.

Come quinta cosa, va messa in conto la capacità

(particolarmente sviluppata nell'uomo) di lavorare in

modo cooperativo con i suoi simili per raggiungere un

obiettivo palese e condiviso. La cooperatività si fonda

su un'altra capacità umana molto sviluppata: l'attenzione condivisa, un


fenomeno cui Michael Tomasello ha dedicato studi pionieristici. 18 Il
gioco e la cooperazione sono attività che, indipendentemente dai
rispettivi risultati, favoriscono in sé l'omeostasi. Ricompensano i «
giocatori/ cooperatori » con una marea di sentimenti gradevoli.

Come sesta cosa, le risposte culturali iniziano nelle

rappresentazioni mentali, ma si manifestano attraverso i movimenti.


Questi ultimi !!.ono profondamente immersi nel processo culturale. E a
partire da movimenti interni al nostro organismo, e dalle emozioni che
sono loro legate, che noi costruiamo i sentimenti che motivano le
azioni culturali. Queste nascono spesso da movimenti legati alle
emozioni: delle mani, assai evidenti; dell'apparato vocale, della musco
la tura facciale (cruciale nel favorire la comunicazione) o dell'intero

corpo.

Come ultima cosa, il cammino che dagli inizi della vita ha portato alle
soglie dello sviluppo e della trasmissione culturale fu possibile solo
grazie a un'altra evoluzione trainata dall'omeostasi: la macchina
genetica, che ha uniformato la regolazione della vita dentro le cellule
e

ne ha permesso la trasmissione a nuove generazioni.

Le culture 217

La nascita delle culture umane va attribuita sia al sentimento


cosciente che all'intelligenza creativa. Senza i sentimenti, positivi come
negativi, nulla avrebbe potuto

motivare le imprese culturali superiori (le arti, la religione, la filosofia)


negli esseri umani delle epoche primitive. Se il processo che soggiace
a ciò che chiamiamo dolore non fosse stato sperimentato, sarebbe
rimasto un mero stato corporeo, uno schema di attività
nell'ingranaggio dei nostri organismi. E lo stesso vale per il benessere,
la gioia, la paura o la tristezza. Per essere realmente vissuti, questi
schemi di attività dovevano trasformarsi in sentimenti; in altre parole,
dovevano acquistare una forma mentale; e questa forma mentale
doveva essere di proprietà dell'organismo in cui si manifestava -, ossia

doveva diventare soggettiva; in breve, cosciente.

I meccanismi di dolore e di piacere che non possono

essere sperimentati - con questo intendo i meccanismi

che non sono né coscienti né soggettivi - contribuirono certamente


alla regolazione della vita primitiva in modo automatico e non
calcolato. Ma senza la soggettività

l'organismo interessato da questi fenomeni non sarebbe stato in


condizione di esaminare né i meccanismi né le loro conseguenze. I
relativi stati corporei non avrebbero potuto essere studiati.

L'insieme di domande, spiegazioni, consolazioni, adattamenti, scoperte


e invenzioni che costituiscono la parte più nobile della storia umana
richiede una motivazione. Il dolore e la sofferenza provati - in maniera
indipendente, ma specialmente se vengono confrontati con sensazioni
di piacere e di vigore - stimolano la mente e invitano all'azione.
Sempre che, naturalmente, nella mente vi sia qualcosa da stimolare; e
nella mente umana questo qualcosa c'era sicuramente, in particolare
con l'evoluzione di Homo sapiens, ed erano le abilità cognitive e
linguistiche, particolarmente sviluppate, ricordate in precedenza. In
pratica, la capacità di guardare al di là di ciò che può essere
immediatamente

percepito e la capacità di interpretare e analizzare una da-

218 La mente culturale al lavoro

ta situazione, di capire cause ed effetti. La questione

non è fino a che punto, nei secoli, le interpretazioni e le


analisi fossero corrette. Certo, spesso erano errate. La

cosa importante era avere un'interpretazione (corretta

o meno) fermamente motivata da un sentimento forte,

positivo o negativo. Grazie a queste caratteristiche, degli esseri umani


molto sociali hanno potuto inventare, individualmente e nello spazio
collettivo, risposte che

prima non esistevano. Questa dimensione mentale riguarda non solo


ciò che percepiamo come realtà qui e ora, ma anche la realtà come
potrebbe essere stata o

come potrebbe essere stata anticipata in passato. Mi riferisco alla


realtà rievocata, una realtà che può essere modificata dalla nostra
immaginazione, elaborata in

forma di catene di immagini ricordate di ogni genere

sensoriale -vista, udito, tatto, olfatto, gusto. Queste immagini possono


essere spezzettate e spostate, ricombinate giocosamente per formare
nuove combinazioni e affrontare obiettivi specifici: la costruzione di un
utensile, l'elaborazione di una pratica, la ricerca di una spiegazione.
Tutto questo è senz'altro compatibile con il fatto che alcune limitate
manifestazioni culturali, come

gli utensili in pietra, sono più antiche di Homo sapiens.19

Questo stimolo mentale portò a identificare le relazioni tra certi


oggetti, persone, eventi e idee, così come la comparsa della
sofferenza e della gioia; fece emergere la coscienza degli antecedenti
più o meno immediati del dolore e del piacere, e ne individuò le cause
possibili, o persino probabili. Certi eventi potevano avere notevole
ampiezza e avere conseguenze altrettanto importanti. La storia è ricca
di esempi del genere: si pensi ai rivolgimenti sociali che precedettero
lo sviluppo d'importanti religioni come l'ebraismo, il buddhismo e il
confucianesimo. O alle scorrerie e al terrorismo dei « Popoli del mare
», che distrussero le civiltà affacciate sul Mediterraneo nel dodicesimo
secolo a.C., sullo sfondo

di terremoti devastanti, di periodi di siccità e di crisi economiche e


politiche. Ma migliaia di anni prima dello

Le culture 219

sviluppo delle culture del Periodo assiale (il periodo

che copre i sei secoli che precedettero l' èra cristiana e

che include l'esplosione della filosofia e del teatro in

Atene) gli uomini avevano inventato ogni sorta di creazioni sociali in


risposta ai loro sentimenti. Sentimenti che non erano limitati alla
perdita, al dolore, alla sofferenza o a un piacere anticipato, ma
comprendevano anche il desiderio di appartenere a una comunità
sociale (estensione a un gruppo più ampio di un sentimento che trae
le sue origini dalla cura della prole, dall'attaccamento dei membri della
famiglia nucleare), come pure il sentirsi attratti da oggetti, persone e
situazioni

capaci di suscitare ammirazione, venerazione e un senso del sublime.

Tra le invenzioni ispirate dai sentimenti troviamo la

musica, la danza e le arti visive, ma anche i rituali, le pratiche magiche


e divinità tuttofare, che avevano il compito di spiegare e risolvere gli
enigmi della vita quotidiana. Gli esseri umani foggiarono anche schemi
di organizzazione sociale di crescente complessità, dalle semplici
aggregazioni delle popolazioni tribali alla elaborata struttura sociale
dei regni leggendari dell'Età del Bronzo in Egitto, in Mesopotamia e in
Cina.

La dimensione mentale che generò questi complessi sviluppi culturali


comprendeva anche la presa di coscienza di un fatto inquietante: a
volte era impossibile individuare antecedenti del dolore o del piacere;
semplicemente esistevano senza che vi fosse apparentemente alcuna
ragione perché l'uno o l'altro si palesassero.

Era un mistero. Ne risultò un sentimento di impotenza, di disperazione


perfino - che probabilmente ha motivato per lungo tempo più di una
realizzazione umana e che certamente ha contribuito a far emergere e
a sviluppare nozioni come quella di trascendenza. Nonostante gli
straordinari progressi della scienza, i misteri sono ancora tanti che
queste forze mantengono una persistente influenza nella maggior
parte delle culture umane.

220 La mente culturale al lavoro

I sentimenti hanno concentrato la nostra intelligenza

su certi obiettivi, ne hanno aumentato la portata e l'hanno affinata al


punto che si è trasformata in una mente creatrice di cultura. In una
certa misura, nel bene e nel

male, i sentimenti (e l'intelletto che essi hanno stimolato) hanno


liberato gli esseri umani dalla tirannia assoluta dei geni. Ma solamente
per tenerci soggiogati alla legge dispotica dell'omeostasi.

LA SERA DI UNA GIORNATA FATICOSA

Ognuno di noi ha familiarità con la magia della sera:

del tramonto che volge in crepuscolo, che lascia infine il

posto alla volta stellata e al chiaro di luna. Noi esseri

umani ci riuniamo in queste ore d'incanto, parliamo e

beviamo, giochiamo con i bambini e con i cani, discutiamo degli eventi


buoni e cattivi della giornata ormai conclusa, discutiamo di problemi di
famiglia, di amici o di politica, pianifichiamo l'indomani. Continuiamo a
farlo

in ogni stagione - anche d'inverno, accanto a un caminetto, vero�


alimentato a gas, vestigio forse di un passato lontano. E così che
potrebbero essere nate le attività culturali complesse: al crepuscolo,
intorno a un semplice fuoco da campo, sotto un cielo stellato.

Lo sfruttamento del fuoco risale a circa un milione di

anni fa, probabilmente meno; secondo Robin Dunbar

e John Gowlett la pratica dei fuochi da campo potrebbe

essere iniziata varie centinaia di migliaia di anni prima

della comparsa di Homo sapiens.20 L'importanza


dell'addomesticamento del fuoco è data da una incredibile serie di
scoperte, di cui la cottura degli alimenti è come

la ciliegina sulla torta. Il fuoco ha aperto la via alla possibilità di


mangiare carni digeribili e altamente nutrienti a tempo record, in
un'epoca in cui ci si contentava di masticare vegetali crudi ogni volta
per ore, senza ricavarne molta energia. I corpi e i cervelli potevano
ora crescere rapidamente, e l'abbondanza di proteine essen-

Le culture 221

ziali e di grassi animali contribuì ad aguzzare la mente

rendendola capace di affrontare la miriade di compiti

necessari per consentire tutto questo consumo da buongustai.

Il cibo cotto si consumava in luoghi appositi e riduceva lo sforzo della


masticazione: gli esseri umani disponevano quindi di più tempo per
dedicarsi ad altre attività. E qui scopriamo uno dei vantaggi nascosti
del controllo del fuoco: la creazione di un ambiente propizio per nuove
attività. Un'intera tribù poteva raccogliersi

intorno a un falò, non solo per cucinare e mangiare, ma

per socializzare. Fino ad allora il calare delle tenebre stimolava la


secrezione cerebrale di un ormone, la melatonina, che induce l'arrivo
del sonno. Ma la luce delle fiamme ritardò la secrezione di melatonina
e aumentò

il numero di ore di luce utilizzabili. Precedentemente,

l'inizio della sera era sinonimo di completa cessazione

di ogni attività: nessuno cacciava o raccoglieva; e quando l'uomo


cominciò a praticare l'agricoltura, nessuno zappava la terra. Il giorno
ora era più lungo. La giornata di lavoro era finita, ma la comunità era
ancora in piedi e sveglia, per rilassarsi e ricuperare le forze. Non è
difficile immaginare la natura di quelle conversazioni:

si parlava di difficoltà e successi, di amicizie e inimicizie, di relazioni di


lavoro o amorose. Cose molto semplici, ma che non tardarono a
diventare più complesse quando entrò in scena Homo sapiens. Quale
momento

migliore per ricucire legami sociali incrinati durante il

giorno o consolidare un nuovo rapporto? O per mettere in riga


bambini turbolenti e insegnare loro a comportarsi meglio? E pensate
alla volta celeste e a tutte le questioni senza risposta da essa sollevate
che attendevano impazienti una spiegazione su che cosa significasse
tutto questo - crepuscoli, luci tremolanti, la Via Lattea, una Luna che
attraversava il cielo e cambiava forma in modo capriccioso ma
prevedibile, e infine l'alba. Ma

nemmeno è difficile immaginare cantilene e danze, o

la magia.
222 La mente culturale al lavoro

Polly Wiessner, basandosi sulle osservazioni da lei

compiute sui BoscimaniJul'hoansi nell'Africa meridionale, ha fornito


una descrizione convincente delle riunioni intorno ai falò.21 Dopo che
gli obblighi della ricerca del cibo erano stati sbrigati, il fuoco
consentiva ai membri del gruppo un uso produttivo delle prime ore

della sera: conversazioni, lunghi racconti, pettegolezzi

certo, la ricucitura di ciò che umanamente si era rotto

durante una dura giornata di lavoro, il consolidamento

dei ruoli sociali in seno alla piccola comunità.

La prossima volta che sarete seduti accanto a un fuoco, provate a


chiedervi: perché ancora oggi gli esseri umani avvertono il desiderio di
costruire nelle loro case moderne una cosa così fuori moda e spesso
inutile come un caminetto? La risposta potrebbe essere questa: forse
il focolare può ancora avere la ricca funzione culturale di un tempo; e
forse l'idea di un ambiente potenzialmente vantaggioso di questo tipo
produce ancora un sentimento incoraggiante di attesa gioiosa.
Chiamatela semplicemente magia.

11

MEDICINA, IMMORTALITÀ E ALGORITMI

LA MEDICINA MODERNA

I vantaggi omeostatici delle pratiche culturali umane

non sono difficili da scovare, ma è nel campo della medicina che


appaiono nella maniera più chiara.

Dal suo inizio come disciplina specialistica, migliaia di


anni fa, la pratica medica è stata volta a riparare processi,

organi e sistemi malati, restando in qualche caso legata

alla magia e alla religione, prima di venire pienamente

associata alla scienza e alla tecnologia.

Il panorama attuale delle scienze e tecnologie mediche è vasto, e i


loro obiettivi sono diversi, dai più tradizionali ai più deliranti. Nella
medicina convenzionale troviamo i trattamenti terapeutici per malattie
relativamente ben conosciute, i quali si servono di strumenti
farmacologici o chirurgici resi possibili dal progresso

tecnico e scientifico recente. Esemplare è la storia delle malattie


infettive. Infezioni che un tempo avevano effetti devastanti vengono
tenute sotto controllo grazie

allo sviluppo di �ntibiotici e di vaccini (e alla loro azione congiunta) .


E una lotta senza fine: continuamente entrano in scena nuovi agenti
infettivi o alcuni vecchi si

modificano a tal punto - spesso come conseguenza della terapia


antibiotica - da comportarsi con la virulenza

224 La mente culturale al lavoro

di un agente nuovo. E tuttavia la saga dei nuovi correttivi non ha mai


fine. La natura è per sé stessa difensiva ed elusiva, ma la scienza
medica è ingegnosa e tenace. Per

esempio, quando la causa di una malattia è un virus pericoloso


normalmente veicolato da una certa specie d'insetti, è possibile
modificare il genoma dell'insetto e

neutralizzarlo come portatore. Questo approccio audace, innovativo, è


stato reso possibile dalla scoperta della tecnica CRISPR-Casg, che
permette di modificare con

successo il genoma.1 Certo, nulla garantisce che i virus

così attaccati non muteranno per adattarsi alla nuova

barriera genetica e non la abbatteranno aumentando

la propria virulenza. Così vanno le cose. L'omeostasi sa

come giocare al gatto col topo, e qualche volta sappiamo

farlo anche noi.

Queste nuove tecniche ci permetteranno un giorno

di modificare il gen9ma umano e di eliminare talune

malattie ereditarie. E un'altra impresa lodevole e potenzialmente


preziosa. Ma la cosa non è semplice. Le malattie ereditarie che
affliggono l'umanità in genere

non sono causate da un unico gene difettoso, ma da più

geni, e talvolta da molti. E questi agiscono spesso in

gruppi, un po' come i titoli tossici. Garantire che l'esito

di un intervento non produca effetti pericolosi o indesiderati è più


facile a dirsi che a farsi.

Ben più problematici sono alcuni sviluppi medici

non tradizionali, come le modificazioni genetiche volte

a garantire caratteristiche intellettuali e fisiche più vantaggiose, o a


ritardare o addirittura eliminare la morte.
Anche questi interventi hanno per obiettivo la linea

germinale umana, e sono possibili grazie alla nuova tecnica ardita cui
accennavamo.

La realizzazione di questi progetti pone seri problemi, sui quali è bene


riflettere. Da un punto di vista pratico la manipolazione del materiale
genetico comporta rischi importanti, che non sembra siano stati tenuti
nel

debito conto. Più fondamentalmente, il fatto stesso di

interferire con il processo naturale dell'evoluzione può

Medicina, immortalità e algoritmi 225

avere conseguenze imprevedibili per il futuro dell'umanità: da un


punto di vista biologico, ma anche da quello socioculturale, politico ed
economico. Se lo scopo è eliminare una malattia che genera
sofferenza (e non è associata ad alcun vantaggio) allora ben venga.

Una classica regola della medicina suona: Primum non

nocere. Finché viene rigorosamente rispettata, queste

iniziative meritano il nostro plauso. Ma se non si tratta

di malattia? Come si giustifica il tentativo di migliorare

le capacità di memoria o il livello intellettivo per via genetica, quando


è possibile realizzare esercizi mentali per arrivare al medesimo
risultato? O di scegliere a piacere i tratti fisici, come il colore degli
occhi o della pelle, i lineamenti del viso, o la statura? E che dire degli
interventi che mirano a modificare il rapporto tra uomo e donna?

Si potrebbe sempre sostenere che si tratta di modificazioni «


estetiche»; che la chirurgia plastica si pratica ormai da decenni, senza
conseguenze particolarmente
negative, e che numerosi clienti sono soddisfatti - anzi

che si tratta di una pratica millenaria, se consideriamo i

tatuaggi, il piercing, la circoncisione, e così via. Ma possiamo


paragonare un lifting facciale o una liposuzione a un intervento sul
genoma, che potrebbe addirittura

non limitarsi alla persona per cui è stato pensato? A

proposito, i genitori avranno un domani il diritto di decidere le


caratteristiche fisiche e intellettuali dei figli?

Che cosa mai stanno cercando di garantire o di evitare,

i genitori? Perché tanta paura di rimettersi al caso e di

lasciare che l'essere umano che si sta sviluppando decida del proprio
destino combinando la forza di volontà con i suoi pregi e difetti innati?
Che cosa c'è in fondo di

tanto terribile nel rafforzare il carattere tentando di superare le nostre


deficienze alla nascita o nel fare esercizio di modestia quando le
nostre doti ci favoriscono?

Assolutamente nulla, a mio parere, anche se un collega

che ha letto queste righe mi accusava di eccessiva indulgenza verso i


miei difetti - lo so, avrei dovuto essere più

226 La mente culturale al lavoro

alto -, e mi ha spiegato che il mio atteggiamento mi ha

reso vittima della sindrome di Stoccolma (la condizione

in cui gli ostaggi diventano amici dei carcerieri) . Resto


aperto alle obiezioni e sono disposto a cambiare idea.

Anche alcuni importanti sviluppi nel campo dell'intelligenza artificiale e


della robotica sono direttamente collegati all'imperativo omeostatico
che regola l'evoluzione culturale. Le pratiche miranti a superare i
nostri limiti nel campo cognitivo - nei domini della percezione,
dell'intelligenza o delle prestazioni motorie - sono chiaramente guidate
dall'omeostasi. Alcune sono molto antiche: si pensi agli occhiali, ai
binocoli e ai microscopi, alle protesi acustiche, ai bastoni da passeggio
e alle sedie a rotelle; o alle calcolatrici e ai dizionari. Anche organi
artificiali e protesi di arti non sono una novità, non più di alcune
tecniche alquanto losche, come le sostanze dopanti che tanti guai
creano agli atleti olimpici e ai campioni del Tour de France. Il ricorso a
strategie e a strumenti che permettono di muoversi più rapidamente o
di migliorare le prestazioni intellettive non costituisce un problema, se
non nelle competizioni.

L'applicazione dell'intelligenza artificiale alla diagnostica medica è


particolarmente promettente. La diagnosi di malattie e
l'interpretazione di procedure

diagnostiche sono il pane quotidiano della medicina e

dipendono dal pattern recognition, il riconoscimento di

forme. I programmi di apprendimento delle macchine

sono uno strumento naturale in questo campo e hanno

ottenuto risultati attendibili. 2

Rispetto a certi progetti di manipolazione genetica,

la maggior parte delle iniziative in questo settore più

generale sono, si può dire, innocue - e piene di promesse. Lo scenario


più probabile nell'immediato futuro comprende la realizzazione di
dispositivi protesici che non soltanto sostituiranno le nostre funzioni
mancanti, ma potranno anche migliorare e aumentare le nostre
capacità percettive. Penso in particolare a protesi retiniche per i non
vedenti e ad arti protesici guidati

Medicina, immortalità e algoritmi 227

da processi mentali (l'intenzione di muovere le estremità) . Entrambi i


dispositivi esistono realmente e saranno perfezionati nei prossimi anni:
essi costituiscono un significativo avanzamento nell'universo
dell'ibridazione uomo-macchina. Altre utili applicazioni sono gli
esoscheletri destinati alle vittime di incidenti diventate

paraplegiche o tetraplegiche; un esoscheletro è - letteralmente - un


secondo scheletro, costituito da una protesi applicata agli arti
paralizzati e ancorata alla colonna vertebrale. Queste protesi sono
azionate da computer, a loro volta controllati da un operatore esterno
o dal paziente stesso. Nel secondo caso l'intenzione stessa

del paziente di muoversi può guidare il dispositivo; a

questo scopo vengono utilizzati i segnali elettrici cerebrali associati alla


volontà di muoversi.3 Siamo sulla buona strada verso la creazione di
ibridi formati da organismi viventi e dispositivi ad alta tecnologia,
paragonabili ai cyborg tanto amati dalla fantascienza.

IMMORTALITÀ

Una volta Woody Allen fece questa battuta: « Ma io

non voglio ottenere l'immortalità con le mie opere;

voglio ottenerla non morendo! ». Mentre pronunciava

queste parole non immaginava che un giorno l'idea di

sconfiggere la morte sarebbe stata presa sul serio. Oggi


l'umanità concepisce questa possibilità come reale, e si

è messa silenziosamente al lavoro verso quell'obiettivo.

In fondo, perché non farlo? Se fosse davvero possibile

prolungare sine die la vita, dovremmo forse rinunciare

a questa scelta?

Da un punto di vista pratico la risposta è chiara. Potrebbe valere la


pena tentare, a condizione di non doversi confrontare con un creatore
supremo, il quale magari non ci sente da questo orecchio; e a
condizione

che la qualità di questa vita eterna sia buona, senza le

malattie - perlopiù tumori e demenze - che accampa-

228 La mente culturale al lavoro

gnano sovente il prolungarsi della vita. L'audacia del

progetto lascia senza fiato, come la superbia che implica. Ma ripresa la


padronanza di noi stessi, e facendo attenzione a non ricadere nella
sindrome di Stoccolma, è bene domandarsi: quali sarebbero le
conseguenze di

un tale progetto, nell'immediato e a lungo termine, per

gli individui in questione e per la società? Quale idea di

umanità ha ispirato il progetto di rendere eterne le creature umane?

In termini di omeostasi di base, l'immortalità è sinonimo di perfezione,


è la realizzazione del sogno, inimmaginabile in natura, di una vita
perpetua. Le condizioni primordiali dell'omeostasi erano tali da favorire
la vita in corso e da favorire quindi - senza saperlo - la vita
futura. Tra i dispositivi non previsti che avrebbero garantito la vita
futura vi fu la comparsa dei meccanismi genetici. Nel nostro scenario
futuristico, l'immortalità

sarebbe lo stadio ultimo nell'impresa della vita, un traguardo tanto più


affascinante e pregevole perché sarebbe frutto della nostra creatività.
La cosa sembra in sé naturale, se consideriamo che la creatività è una
conseguenza dell'omeostasi. Ma che dire degli aspetti negativi? I
processi naturali non sono necessariamente positivi, e non è prudente
lasciarli procedere a briglia sciolta.

L'immortalità eliminerebbe il motore più potente

dell'omeostasi guidata dai sentimenti: la scoperta dell'inevitabilità della


morte e l'angoscia che tale scoperta genera. Dovremmo preoccuparci
per la perdita di un

tale motore? Evidentemente sì. Alcuni diranno che il

dolore, la sofferenza (per cause diverse dall'ineluttabilità della morte)


e il piacere potrebbero servire da motori di riserva per lomeostasi. Ma
sarebbe dawero così?

Possiamo immaginare che la liberazione dall'angoscia

della morte sarebbe il preludio all'eliminazione di ogni

forma di dolore e di sofferenza. E che ne sarebbe del

piacere? Lo conserveremo e trasformeremo la Terra

nel giardino dell'Eden? O faremo a meno anche del piacere per


entrare in un mondo di zombi dove - mi viene

Medicina, immortalità e algoritmi 229

il dubbio - ad alcuni paladini dell'immortalità non dispi�cerebbe


vivere?
E poco probabile che tutto questo avvererà in tempi

brevi, e non perché rinomati futurologi e visionari non

ci abbiano provato. Per esempio, l'idea portante del

transumanesimo è che la mente umana si possa « scatjcare » in un


computer, garantendo la sua vita eterna.4 E

uno scenario per ora poco verosimile. Rivela una visione limitata di
cosa è davvero la vita e fa trapelare una mancanza di comprensione
delle condizioni in cui le

persone reali costruiscono esperienze mentali. Che cosa


scaricherebbero i transumanisti resta un mistero: certamente non le
loro esperienze mentali; perlomeno non quelle che la maggior parte di
noi fa per mezzo della

propria mente cosciente, e che richiedono i dispositivi

e i meccanismi che ho appena descritto. Una delle idee

chiave di questo libro è che la mente non è un fenomeno puramente


cerebrale, e scaturisce da interazioni tra il corpo e il cervello. I
transumanisti pensano forse di

« scaricare » anche il corpo?

Sono aperto alle idee audaci del futuro, e rimprovero spesso alla
scienza la mancanza di fantasia, ma davvero non riesco a immaginare
le conseguenze di una simile idea. Il modo migliore per chiarire il
problema è spiegare perché i concetti di codice e di algoritmo -
fondamentali nell'informatica e nell'intelligenza artifìciale non si
possono applicare ai sistemi viventi se non con precise limitazioni. E la
questione che mi accingo ad

affrontare ora.
LA DESCRIZIONE ALGORITMICA

DELLA NATURA UMANA

Uno dei maggiori sviluppi nella scienza del ventesimo secolo è la


scoperta che la formazione delle strutture fisiche, come la
comunicazione delle informazioni, dipende da algoritmi che fanno uso
di codici. Mediante

230 La mente culturale al lavoro

un alfabeto di acidi nucleici, il codice genetico permette agli organismi


viventi di fissare a grandi linee le caratteristiche fondamentali di altri
organismi e di guidarne lo sviluppo. Allo stesso modo, i linguaggi
verbali forniscono un alfabeto (col quale possiamo comporre
innumerevoli parole che identificano innumerevoli oggetti, azioni,
relazioni ed eventi) e regole grammaticali che

ordinano la sequenza delle parole. E così costruiamo

frasi e storie che narrano il corso degli eventi o possono chiarire i


concetti. A questo stadio dell'evoluzione, molti aspetti della formazione
di organismi naturali e

della comunicazione dipendono da algoritmi e da codici, come del


resto molti aspetti della computazione, dell'intelligenza artificiale e
della robotica nel loro complesso. Questo fatto, però, ha originato
l'idea radicale che gli organismi naturali non siano nient'altro che
algoritmi.

I ricercatori che lavorano nel campo dell'intelligenza artificiale, della


biologia e perfino qelle neuroscienze sono come inebriati da questa
idea. E ormai possibile affermare, senza darne alcuna giustificazione,
che i nostri organismi - i corpi come i cervelli - sono algoritmi.

Tutto questo farebbe parte di una pretesa « singolarità », resa


possibile dal fatto che noi possiamo comporre algoritmi in maniera
artificiale, collegarli ai loro equivalenti naturali e creare, per così dire,
delle mescolanze. Secondo questa concezione, la singolarità non è
soltanto vicina: è già tra noi.

Questa terminologia e queste teorie fanno parte di

una tendenza culturale che ha guadagnato terreno nei

circoli scientifici e tecnologici, ma non sono scientificamente fondate.


E quanto all'uomo, non colgono nel segno.

Sostenere che gli organismi viventi sono algoritmi è a

dir poco fuorviante, e a rigor di termini falso. Gli algoritmi sono


formule, ricette, enumerazioni di passi nella costruzione di un
particolare risultato. Gli organismi

viventi, inclusi gli esseri umani, sono costruiti secondo

Medicina, immortalità e algoritmi 231

algoritmi e li usano per far funzionare le loro macchine

genetiche, ma non sono essi stessi algoritmi. Gli organismi viventi


sono conseguenze dell'impiego di algoritmi e presentano proprietà che
potrebbero, o meno, essere

state specificate negli algoritmi che hanno presieduto

alla loro costruzione. Ma più importante ancora è che

gli organismi viventi sono insiemi di tessuti, organi e sistemi entro cui
ogni cellula componente è un'entità vivente vulnerabile, fatta di
proteine, lipidi e zuccheri.

Non sono linee di codice di un linguaggio di programmazione ma


materia palpabile.
L'idea che gli organismi viventi siano algoritmi contribuisce a
perpetuare la falsa idea che il substrato utilizzato nella costruzione di
un organismo, sia esso vivente o artificiale, abbia scarsa importanza.
Implicitamente si dice che ha scarsa importanza su quale substrato
opera l'algoritmo, o in quali circostanze si svolge questa attività.
Dietro l'uso corrente del termine « algoritmo » sembra in agguato
l'idea di una indipendenza dal contesto e dal substrato - anche se il
termine in sé

non ha (né dovrebbe avere) tali implicazioni.

Secondo l'uso attuale, applicare lo stesso algoritmo a

substrati differenti e in nuovi contesti produrrebbe presumibilmente


risultati simili. Eppure non vi è ragione per cui dovrebbe essere così. Il
substrato conta, eccome. Quello della nostra vita è una organizzazione
chimica unica nel suo genere, soggetta alla termodinamica e
all'imperativo omeostatico. Per quanto ne sappiamo, questo substrato
è essenziale per spiegare chi siamo. Perché? Proverò a delineare tre
ragioni.

In primo luogo, la fenomenologia del sentimento rivela che i


sentimenti umani derivano da una creazione d'immagini,
multidimensionale e interattiva, dei nostri

processi vitali e delle loro componenti chimiche e viscerali. I


sentimenti riflet!ono la qualità di questi processi e la loro futura
vitalità. E possibile immaginare sentimenti che scaturiscono da un
substrato differente? Forse, ma non c'è ragione perché tali ipotetici
sentimenti

232 La mente culturale al lavoro

debbano assomigliare a quelli umani. Qualcosa di « simile» ai


sentimenti potrebbe effettivamente emergere da un substrato
artificiale, a patto che esista una forma
di « omeostasi» nel dispositivo così generato, e questi

sentimenti potrebbero segnalare la qualità e la vitalità

dei processi inerenti a questo dispositivo. Ma nulla fa

pensare che essi sarebbero paragonabili ai nostri (o a

quelli di altre specie) in assenza del substrato su cui si

basano i sentimenti per rappresentare lo stato vitale degli esseri


viventi sul pianeta Terra.

Riesco anche a immaginare sentimenti in una specie

differente, da qualche parte nella nostra galassia, dove

la vita è germogliata e dove gli organismi hanno seguìto

un imperativo omeostatico simile al nostro e hanno generato - su un


substrato con una fisiologia diversa ma vivente - una variante dei
nostri sentimenti. L' esperienza che la specie misteriosa avrebbe dei
propri sentimenti sarebbe formalmente affine alla nostra, ma non
identica, perché il substrato non sarebbe identico. Se cambiate il
substrato dei sentimenti, cambiate ciò che viene rappresentato per
immagini, e quindi anche i sentimenti.

Riassumendo, il substrato è importante perché il processo mentale cui


ci riferiamo ne costituisce una interpretazione mentale. La
fenomenologia conta.

Oggi è sicuramente possibile progettare organismi

artificiali che funzionino in maniera intelligente; alcuni di essi sono


addirittura superiori, per intelligenza, agli esseri umani. Le prove in tal
senso sono innumerevoli. Ma non c'è alcuna prova che tali organismi
artificiali, progettati al solo scopo di essere intelligenti, generino
sentimenti per il semplice fatto che stanno comportandosi in modo
intelligente. I sentimenti naturali sono comparsi nel corso
dell'evoluzione, e si sono conservati perché i loro contributi si sono
rivelati di vitale importanza per la sopravvivenza degli organismi
abbastanza fortunati da possederli.

Un aspetto curioso è che i processi puramente intel-

Medicina, immortalità e algoritmi 233

lettuali si prestano bene a una descrizione algoritmica e

non sembrano dipendere dal substrato. Per questa ragione i


programmi d'intelligenza artificiale ben congegnati possono battere
campioni di scacchi, eccellono nel gioco del go e guidano senza
problemi automobili.

Tuttavia nulla indica che i soli processi intellettuali costituiscano la


base di ciò che ci distingue in quanto esseri umani. Al contrario, i
processi intellettuali e quelli dei sentimenti devono essere
interconnessi nella loro

funzione per generare qualcosa che assomigli al funzionamento degl!


organismi viventi, e in particolare degli esseri umani. E essenziale qui
rievocare la fondamentale distinzione - discussa nella seconda parte -
tra processi emotivi, ovvero programmi d'azione relativi agli affetti, e
sentimenti, ovvero le esperienze mentali degli

stati dell'organismo (compresi quelli generati dalle emozioni) .

Perché questa distinzione è così importante? Perché

i valori morali scaturiscono da processi di ricompensa e

punizione attuati da processi chimici, viscerali e neurali

in creature che hanno una mente. I processi di ricompensa e


punizione generano nient'altro che sentimenti di piacere e di dolore. I
valori che le nostre culture celebrano sotto forma di opere d'arte,
credenze religiose, sistemi di giustizia e buon governo sono stati
plasmati

sulla base dei sentimenti. Se eliminassimo l'attuale substrato chimico


della sofferenza e del suo contrario, il piacere e il benessere,
elimineremmo il fondamento

naturale dei nostri sistemi morali.

Certo, si potrebbero costruire sistemi artificiali che operano nel


rispetto di «valori morali ». Ma ciò non significherebbe che tali
dispositivi contengano il fondamento di quei valori e che sarebbero
capaci di costruirli autonomamente. La presenza di « azioni» non
garantisce che l'organismo o il dispositivo ne abbia una « percezione

mentale ».

Nulla di quanto abbiamo appena detto implica che

le funzioni più elevate - basate sui sentimenti - degli

234 La mente culturale al lavoro

organismi viventi siano immateriali o non suscettibili di

indagine scientifica: esse lo sono state certamente in

passato e lo sono tuttora. Il mio obiettivo non è contestare l'uso del


concetto di algoritmo per introdurre l'elemento misterico nella
discussione. Ma finché non si sia dimostrato il contrario, le scienze
degli organismi

viventi devono tener conto del substrato vivente e della

complessità dei processi che ne risultano. Queste distinzioni sono


tutt'altro che banali, ora che si profila una nuova èra della medicina,
evocata poc'anzi, durante la quale il prolungamento della vita umana
sarà possibile grazie all'ingegneria genetica e all'ibridazione di esseri
umani e dispositivi artificiali.

La seconda ragione è che la predicibilità e l'inflessibilità evocate dal


termine « algoritmo » non sono compatibili con le sfere più elevate del
comportamento e della mente umana. Negli esseri umani, la presenza
copiosa di sentimenti coscienti garantisce che l'esecuzione degli
algoritmi naturali possa essere contrastata dall'intelligenza creativa.
Noi non siamo interamente liberi di opporci agli impulsi che i nostri
geni buoni o malvagi cercano d'imporci, ma resta il fatto che spesso
possiamo agire per contrastare la loro influenza. La storia delle culture
umane è, in buona parte, la storia della nostra resistenza agli algoritmi
naturali grazie a invenzioni che questi algoritmi non avevano previsto.
In altre parole, perfino se dovessimo abbandonare la nostra prudenza
e definire apertamente « algoritmi » i cervelli umani, non possiamo
negare che le opere degli esseri umani non sono algoritmi, e noi non
siamo necessariamente

esseri prevedibili.

Si potrebbe certo obiettare che questi scostamenti

dagli algoritmi naturali sono a loro volta suscettibili di

una descrizione algoritmica. Ed è esatto. Resta tuttavia

il fatto che gli algoritmi « iniziatori » non generano tutti

i nostri comportamenti. Il sentimento e il pensiero apportano il loro


contributo, usando i loro notevoli gradi

Medicina, immortalità e algoritmi 235

di libertà. Se è così, qual è il vantaggio di usare questo

termine?
Come terza ragione, accettare una descrizione algoritmica della natura
umana, con tutti i problemi appena evidenziati - indipendenza dal
substrato e dal contesto, inflessibilità e predicibilità -, è il genere di
posizione riduzionista che induce spesso le anime belle a screditare la
scienza e la tecnologia come degradanti, e a rimpiangere un'epoca in
cui la filosofia, accompagnata

da una sensibilità estetica e da una risposta umana alla

sofferenza e alla morte, ci aveva elevato al di sopra delle

specie che ci avevano preceduto nell'evoluzione. Credo che non


dovremmo negare il merito di un progetto scientifico, o cercare di
impedirlo solo perché contiene una descrizione problematica del
genere umano. Il mio messaggio è però più semplice. Propagandare
visioni dell'umanità che sembrano sminuire la sua dignità -
intenzionalmente o meno - non fa avanzare la causa dell'uomo.

Farla progredire non è certo nell'agenda di chi crede che siamo in


procinto di entrare in una fase « postumanista » della nostra storia,
nella quale buona parte degli esseri umani saranno inutili per la
società. Nel futuro immaginato da Yuval Harari, gli esseri umani non
saranno più necessari per combattere guerre - la guerra cibernetica
può farlo per loro - e molti resteranno senza lavoro a causa
dell'automazione; dopodiché semplicemente spariranno. La storia
apparterrà a quanti rimarranno in vita perché si sono procurati
l'immortalità - o perlomeno una vita molto lunga - e potranno
beneficiare ulteriormente di questo stato di cose.

Ho detto « beneficiare », e non « godere », perché immagino che lo


stato dei loro sentimenti sarà nebuloso.5

Il filosofo Nick Bostrom offre una visione alternativa; in

essa robot molto intelligenti e distruttivi prenderanno

possesso del mondo e porranno fine all'infelicità umana. 6 In entrambi


i casi, la vita e la mente dipenderanno in futuro almeno in parte da «
algoritmi elettronici»

236 La mente culturale al lavoro

che simulano artificialmente quello che « algoritmi biochimici» già


fanno. Inoltre, nella prospettiva di questi autori, la scoperta che la vita
umana è essenzialmente

paragonabile a quella di ogni altra specie vivente indebolisce il


programma tradizionale dell'umanismo: l'idea che gli esseri umani
siano eccezionali e si distinguano dalle altre specie. Questa sembra la
conclusione di Harari, e se le cose stanno così è certamente sbagliata.

Gli esseri umani condividono numerosi aspetti del processo vitale con
le altre specie; ma per molti versi sono effettivamente diversi. Le
nostre sofferenze e le nostre

gioie sono più complesse di quelle delle altre specie,

perché i sentimenti finiscono per colorare i nostri ricordi e la nostra


rievocazione di anticipazioni del futuro. 7 Ma forse Harari vuole
semplicemente terrorizzarci con la sua favola dell'Homo Deus e si
augura che facciamo qualcosa prima che sia troppo tardi. In quel
caso, siamo d'accordo, e la sua speranza è anche la mia.

Disapprovo queste visioni distopiche per un altro aspetto: sono


infinitamente sbiadite e noiose. Quale regresso rispetto alla distopia
del Mondo nuovo di Aldous Huxley, 8 con la sua accettazione della vita
piacevole. Le

nuove visioni ricordano piuttosto l'esistenza ripetitiva e

tediosa dei personaggi dell'Angelo sterminatore di Luis

Bufiuel. Prediligo ben più i pericoli e le astuzie di Intrigo internazionale


di Alfred Hitchcock: Cary Grant se la cava sempre, mette nel sacco il
malvagio James Mason e

conquista Eva Marie Saint.

ROBOT AL SERVIZIO DELL'UOMO

Per fortuna, buona parte degli sforzi attuali nel campo in costante
espansione dell'intelligenza artificiale e della robotica non mirano alla
costruzione di robot antropomorfi, ma di dispositivi che possono
svolgere attività normalmente svolte dagli esseri umani con la
massima competenza, economia e rapidità. L'accento è su

Medicina, immortalità e algoritmi 237

programmi di azioni intelligenti. Poco importa che i programmi non


producano sentimenti, e meno ancora esperienze coscienti. 9 Sono
interessato alla « capacità sensoriale » del mio robot, non alla sua «
sensibilità ».

L'idea di costruire robot dotati di comportamenti umani, che


potrebbero diventare nostri utili assistenti o compagni è perfettamente
ragionevole. Se l'intelligenza artificiale e l'ingegneria possono riuscirci,
perché non farlo? Ammettendo che le creature progettate siano sotto
la supervisione umana, che non possano diventare autonome e
rivoltarsi contro di noi, e che sarà impossibile programmare dei robot
affinché distruggano il mondo, perché no? Va aggiunto che esistono
diversi

scenari cupi, che riguardano non tanto i futuri robot

ma i futuri programmi dell'intelligenza artificiale, i

quali avranno un potenziale di distruzione apocalittico,

e dai quali dovremo guardarci. Nel complesso, il rischio

che i robot progettati attualmente da noi ci si rivoltino


contro è alquanto modesto, se paragonato ai rischi reali di una guerra
cibernetica. Non dovremmo temere che un bel giorno salti fuori il
nipotino di HAL (il robot

di 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick) e prenda il controllo


del Pentagono. Prepariamoci invece a vedere ai posti di comando
esseri umani molto malvagi.

Il fatto che oggi tali scenari da fantascienza sono riproposti con tanta
insistenza dipende dai notevoli successi ottenuti dai programmi per i
giochi intelligenti, in grado di battere persino grandi campioni di
scacchi.

Tuttavia è assai improbabile che quegli scenari si realizzino:


l'intelligenza di cui danno prova quei programmi è spettacolare, ma
non ha molto in comune con i processi mentali umani. Essi sono
puramente cognitivi e del tutto privi di affetti; questo significa che le
loro menti

« intelligenti » non passano attraverso le tappe intellettuali che


caratterizzano la mente umana, non conoscono l'interazione con i
sentimenti rievocati, con i sentimenti che accompagnano il nostro
presente e con i sentimenti legati alla nostra visione del futuro.
Questa as-

238 La mente cultural,e al lavoro

senza di sentimenti non lascia pressoché alcuna speranza in un


processo di umanizzazione dei robot: perché è proprio la componente
affettiva a renderci vulnerabili,

ma anche capaci di sperimentare in prima persona la

sofferenza e la gioia, e di provare empatia per la sofferenza e la gioia


altrui; in una parola, è sui sentimenti che poggia la maggior parte di
ciò che costituisce la moralità e la giustizia, che è il fondamento stesso
della dignità umana.
Quando parliamo di robot simili a noi, e scopriamo

che non hanno sentimenti, stiamo parlando di un mito

assurdo, inesistente. L'uomo ha vita e ha sentimenti, e a

tali robot mancano sia l'una che gli altri. È possibile

d'altra parte considerare la situazione in modo più sfumato. Per


cominciare, possiamo avvicinarci al processo della vita in un robot
costruendo dentro di esso le condizioni di omeostasi che definiscono la
vita. I costi in termini di efficienza del robot sarebbero elevati, ma

non vi è ragione per cui ciò non sia realizzabile. Si tratterebbe


semplicemente di costruire un « corpo » che abbia in sé la tendenza a
soddisfare alcuni parametri

regolativi innati, favorevoli all'omeostasi. Gli inizi di

questa idea risalgono a Grey Walter, un pioniere della

robotica e della cibernetica.10

La questione dei sentimenti è più complicata. Di solito, in luogo delle


emozioni gli esperti di robotica innestano nei loro robot
comportamenti da bambola, con sorrisi, lamenti e bronci fittizi, a
comando. Il risultato è

qualcosa di simile a emoticon animati. Stiamo, in effetti, parlando di


arte delle marionette: le azioni non sono motivate dallo stato interno
di un robot, ma semplicemente programmate secondo i desideri del
progettista.

Potrebbero assomigliare a emozioni, nel senso che queste sono


programmi d'azione, ma non sono emozioni motivate. Possiamo
facilmente provare simpatia per tali

robot, e comportarci con loro come se fossero creature


in carne e ossa. Nella immaginazione infantile, i pupazzi

e le bambole hanno una vita propria, e le tracce di quel-

Medicina, immortalità e algoritmi 239

le identificazioni ce le portiamo dietro anche da adulti.

Se il contesto è adatto, possiamo facilmente entrare nel

mondo delle marionette. In effetti, non ho mai incontrato un robot


che non mi piacesse, e ognuno di loro

« dava l'impressione» di avermi in simpatia.

Se le animazioni dei robot non sono emozioni, certamente non sono


sentimenti. Perché i sentimenti, per come li conosciamo, sono
lesperienza mentale di uno

stato corporeo, che significa realmente esperienze mentali soggettive.


Ora il problema si complica. Per avere esperienze mentali, abbiamo
bisogno di menti, ma non

basta: devono essere menti coscienti. Per essere coscienti, per avere
esperienze soggettive, sono indispensabili due ingredienti descritti nel
capitolo g: una prospettiva

individuale del nostro proprio organismo e il sentimento individuale.


Possiamo farlo nei robot? Sì, in parte. Secondo me, potremmo
costruire facilmente una tale prospettiva in un robot, se affrontiamo il
problema seriamente.

Ma la costruzione di un sentimento è un altro paio di

maniche: per questo abbiamo bisogno di un corpo vivente. La


realizzazione di un robot con caratteristiche omeostatiche sarebbe un
passo nella giusta direzione.
Resta da vedere però se una parvenza di corpo e una simulazione
parziale della fisiologia corporea sarebbero sufficienti a fungere da
substrato per dei sentimenti degni di questo nome - per non parlare
dei sentimenti umani. È un tema di ricerca aperto e importante, e
dobbiamo indagarlo.

Se questa esplorazione portasse dei frutti, l'elaborazione di sentimenti


artificiali potrebbe entrare nel campo del possibile; e una volta
raggiunta questa tappa, potremmo intravedere un barlume
d'intelligenza « umana » (in tale contesto, immagino che una forma di
intuizione potrebbe emergere dal trattamento di grandi insiemi di dati)
. Allo stesso modo potremmo intravedere la possibilità di
comportamenti di tipo umano, come la previsione dei rischi, la
sensazione di vulnera-

240 La mente culturale al lavoro

bilità, l'attaccamento, la gioia, la tristezza, la saggezza,

come pure i fallimenti e le glorie del giudizio umano.

Che provino o no emozioni, gli umanoidi potrebbero giocare (e


vincere) in molti tipi di giochi, parlare con l'apparente disinvoltura di
HAL in 2001: Odissea

nello spazio, o rendersi utili come compagni e aiutanti.

Ma viene un po' da tremare al pensiero di una società

che ha bisogno di robot da compagnia. Non ci sono già

abbastanza disoccupati destinati a riempire quei posti,

dopo che auto e camion a guida automatica li avranno

privati dei mezzi di sostentamento? Immagino robot umanoidi che


fanno previsioni del tempo, che azionano macchine pesanti, e che
forse si ribelleranno a noi. Ma

ne passerà di tempo prima che provino veri sentimenti. E

fino ad allora la simulazione della natura umana non

sarà altro che questo: una simulazione.

RITORNO ALLA MORTALITÀ

Mentre restiamo in attesa di questi nuovi straordinari sviluppi, più


volte annunciati ed esaltati, suggerirei di esaminare due dei maggiori
problemi sanitari del pianeta: la tossicodipendenza e il trattamento
farmacologico del dolore. Il fatto che questi problemi siano stati
oggetto di innumerevoli studi, e che resistano a tutti i
tentativi di trovare una soluzione soddisfacente, è una

chiara dimostrazione del ruolo centrale dei sentimenti

e dell'omeostasi nelle culture umane. Possiamo incolpare del


persistere della tossicodipendenza le grandi organizzazioni criminali e
le industrie farmaceutiche, o

medici irresponsabili. Certamente sono colpevoli. Possiamo incolpare


internet, dove chiunque abbia intelligenza e conoscenze tecniche può
imparare a produrre droghe che danno dipendenza mischiando
sostanze innocue, ottenute con ricette legali. Ma queste accuse non
colgono il punto essenziale. Le dipendenze sono legate

a molecole che hanno regolato processi fondamentali

Medicina, immortalità e algoritmi 241

di omeostasi dalla notte dei tempi, come pure a un'intera serie di


recettori oppioidi. I sentimenti positivi, negativi e intermedi sono legati
all'attività di questi recettori; essi ci informano sulla nostra qualità di
vita presente, prima e dopo il consumo di droga. Le molecole e i
recettori da cui dipendono i nostri sentimenti sono antichi e
sperimentati: sono sopravvissuti centinaia di milioni di anni, sono
diabolici, e i loro effetti potenti. I sentimenti da essi prodotti sono a
loro immagine: stupefacenti e tirannici. Gli effetti delle droghe sono
distruttivi per la salute mentale e fisica dei consumatori, e realizzano
obiettivi che sono l'esatto contrario dell'omeostasi. E mentre alcuni
cercano di trasferire la loro mente nel computer, queste molecole e
questi recettori continuano a seminare il caos nel cervello e nel corpo
delle persone che hanno la sfortuna di soffrire di dolore cronico o di
tossicodipendenza - spesso delle due cose insieme.

12

L A CONDIZIONE UMANA ATTUALE


UNA SITUAZIONE AMBIGUA

Mentre me ne sto sulla riva del lago di Tiberiade, in una soleggiata


mattina d'inverno, qualche gradino più in basso della sinagoga di
Cafarnao dove Gesù di Nazareth

parlò ai seguaci, i miei pensieri vagano dagli sconvolgimenti che


portarono alla caduta dell'Impero romano alla crisi attuale della
condizione umana. Questa crisi ha un aspetto affascinante: pur
essendo molto diversi, i problemi delle varie regioni suscitano risposte
simili, caratterizzate da rabbia e da conflitti, da appelli all'isolazionismo
da tendenze verso l'autocrazia. Allo stesso tempo è scoraggiante,
perché non dovrebbe proprio accadere.

Si sperava che perlomeno le società più avanzate fossero state


immunizzate dagli orrori della seconda guerra mondiale e dalle
minacce della guerra fredda e che avrebbero trovato il modo per
superare - gradualmente e pacificamente - tutti i problemi che stanno
dinnanzi alle culture complesse. Guardando retrospettivamente,
avremmo dovuto essere meno contenti di noi stessi.

Il nostro tempo potrebbe essere il migliore nella storia

dell'umanità. Siamo inondati da scoperte scientifiche

spettacolari e da geniali tecnologie che ci semplificano

la vita e la rendono sempre più confortevole. La quanti-

La condizione umana attuale 243

tà di conoscenze disponibili e la facilità di accedervi non

sono mai state così grandi; e lo stesso vale per la rete di

collegamenti tra gli esseri umani dell'intero pianeta: basta guardare


agli spostamenti reali, alla comunicazione elettronica e agli accordi
internazionali su ogni forma di

cooperazione (nella scienza, nelle arti e nel commercio) . La capacità


di diagnosticare le malattie, di tenerle sotto controllo e perfino di
guarirle non cessa di progredire, e la speranza di vita continua ad
aumentare, al punto che i nati dopo l'anno duemila probabilmente
vivranno in media almeno cent'anni, e - si spera - con una buona
qualità della vita. Presto saremo scarrozzati da

automobili a guida automatica che risparmieranno fatiche e vite


umane (perché arriverà il momento in cui diminuiranno gli incidenti
mortali) .

Ma per giudicare la nostra come la più perletta delle

epoche bisognerebbe essere disattenti, per non dire indifferenti,


dinnanzi al dramma delle persone rimaste ai margini. L'istruzione
scientifica e tecnica non è mai stata così vasta, ma la gente dedica
poco tempo alla lettura di romanzi o poesie, che pure sarebbero i
mezzi più sicuri e gratificanti per comprendere la tragicommedia del-1'
esistenza e per avere l'opportunità di riflettere su chi

siamo o su chi potremmo essere. A quanto pare, non c'è

tempo da dedicare a una questione così poco pratica

come la nostra semplice esistenza. Una parte delle società che


glorificano la scienza e la tecnologia moderne e che traggono i
maggiori vantaggi dai loro benefici sembra spiritualmente in
bancarotta, nel senso laico e religioso di « spirituale ». A giudicare
dall'indifferenza con cui hanno accolto una serie di difficili crisi
finanziarie -

la bolla di internet del 2000, la crisi dei subprimes del

2007 e il crollo delle banche del 2008 -, sembrano anche in bancarotta


morale. È sorprendente (ma forse non così tanto) che il livello di
felicità nelle società che più

hanno beneficiato dei notevoli progressi della nostra

epoca sia stabile o in diminuzione (ammesso che le statistiche siano


attendibili) . 1

244 La mente culturale al lavoro

Negli ultimi quaranta o cinquant'anni, le popolazioni delle società più


sviluppate hanno lasciato, senza opporre la minima resistenza, che nei
media il trattamento dell'informazione e delle questioni pubbliche si
degradasse progressivamente per adattarsi al modello di
intrattenimento della radio e della televisione; e le società meno
sviluppate hanno seguito a ruota, senza problemi.

La privatizzazione della quasi totalità dei media di interesse pubblico


ha ulteriormente abbassato la qualità dell'informazione. Per una
società efficiente niente può

essere più interessante del modo in cui il governo cerca

di promuovere il benessere della popolazione; eppure

l'idea di fare una pausa quotidiana da dedicare alla lettura dei giornali
per informarsi sulle difficoltà o i progressi registrati in questo settore
(a livello di governo come dei semplici cittadini) appare ormai
superata; anzi è pressoché scomparsa. Quanto al fatto che sarebbe
importante informarsi su questi argomenti in modo serio e rispettoso,
l'idea ci è del tutto estranea.

La radio e la televisione trasformano ogni questione

politica in « una storia », nella quale la « forma » e il valore


d'intrattenimento contano più dei contenuti e dei fatti. Quando, nel 1
985, Neil Postman scrisse il libro Divertirsi da morire, fece una
diagnosi accurata della situazione, ma su un punto si era sbagliato:
lungi dall'essere divertente, l'agonia si è rivelata particolarmente
dolorosa.2 Il problema è stato accentuato dal taglio di fondi
all'istruzione pubblica e, negli Stati Uniti, dall'abrogazione, nel 1 987,
della Fairness Doctrine (il principio di par condicio ) del 1 949 che
richiedeva ai titolari di licenze radiotelevisive di presentare le questioni
di pubblico interesse in modo onesto e obiettivo. La situazione è
peggiorata col declino dell'informazione a mezzo stampa e con
l'ascesa e il predominio pressoché assoluto della comunicazione
digitale e televisiva; il risultato è una mancanza profonda di
conoscenza dettagliata e imparziale dell'attualità, che si accompagna
al graduale abbandono della pacata riflessione e della valutazione
oggettiva

La condizione umana attuai.e 245

dei fatti. Naturalmente si dovrebbe prestare attenzione

a non ingigantire la nostalgia per un passato che in realtà

non è mai esistito: anche un tempo non tutti erano seriamente


informati; non tutti davano prova di riflessione e discernimento; non
tutti avevano rispetto della verità e della nobiltà d'animo, per non
parlare del rispetto per la vita. Ma l'attuale tracollo di una seria
sensibilità pubblica è problematico. Le società umane, come
prevedibile, diventano sempre più frammentate, da vari punti di vista:
l'alfabetismo, il livello d'istruzione, il senso civico, le aspirazioni
spirituali, la libertà di espressione, l'accesso alla giustizia, la condizione
economica, la salute e la sicurezza ambientale. In tali circostanze, è
sempre

più difficile incoraggiare la gente a promuovere e a sostenere un


programma condiviso di valori, diritti e obblighi non negoziabili per i
suoi cittadini.

Grazie all'incredibile progresso dei nuovi mezzi d'informazione, il


pubblico ha accesso a notizie dettagliate come mai in passato sullo
stato reale dell'economia, dei
governi locali e internazionali e della società in cui vive,

e questo sicuramente contribuisce a una maggior consapevolezza.


Inoltre internet offre la possibilità di farsi un'opinione al di fuori dei
tradizionali canali commerciali o statali - e anche questo è un
potenziale vantaggio.

D'altra parte, il pubblico generalmente non dispone dei

metodi e del tempo per tradurre quantità enormi d'informazioni in


conclusioni ragionevoli e utilizzabili in pratica. Inoltre, le imprese che
gestiscono la distribuzione e la raccolta delle notizie danno
un'assistenza quanto mai discutibile. Il flusso delle informazioni è
guidato da algoritmi concepiti da queste imprese per difendere

interessi finanziari, politici e sociali, come pure per influenzare i gusti


degli utenti, e assicurarsi che rimangano dentro la loro bolla ricreativa.

Si dovrebbe onestamente riconoscere che i saggi d'antan - redattori


esperti e attenti di giornali e di programmi radio e televisivi - non
erano imparziali e avevano anch'essi la loro particolare visione sul
buon funziona-

246 La mente culturale al lavoro

mento della società. Tuttavia, in diversi casi, le loro opinioni erano


legate a punti di vita filosofici o sociopolitici chiaramente identificabili,
e le loro conclusioni si potevano accettare o meno. Oggi la gente non
ha più questa opportunità. Ognuno di noi infatti dispone di un accesso
diretto al mondo attraverso il proprio cellulare,

dotato di applicazioni di ogni genere; ognuno è incentivato a diventare


il più autonomo possibile. Molto minore è l'incentivo a consultare (e
tanto meno ad accogliere) le opinioni divergenti altrui.

Questo nuovo mondo della comunicazione è una benedizione per i


cittadini abituati a pensare in modo critico e consapevole sulla storia.
Ma che dire di quanti si lasciano sedurre da un mondo fatto di
intrattenimenti

e di consumi? Costoro sono stati in certa misura « educati » in un


mondo in cui gli stimoli emotivi negativi sono la regola, non
l'eccezione; e in cui le migliori soluzioni sono quelle che mirano
all'interesse personale a breve termine.

Le informazioni pubbliche e personali sono diventate largamente


accessibili e possono essere comunicate in gran numero in maniera
quasi istantanea, il che è

senz'altro un vantaggio, ma in tal modo viene paradossalmente ridotto


il tempo necessario per riflettere su queste informazioni. Per gestire il
flusso di conoscenze

disponibili spesso si devono classificare rapidamente i

fatti in due categorie: buoni o cattivi, piacevoli o spiacevoli. Tutto ciò


contribuisce a polarizzare sempre più le opinioni riguardanti eventi
sociali e politici. Lo sfinimento causato da tale profluvio di fatti induce
a rifugiarsi in convinzioni e in opinioni precostituite, spesso del gruppo
di appartenenza. La cosa è aggravata dal fatto

che, per quanto intelligenti e bene informati possiamo

essere, abbiamo una resistenza naturale a cambiare le

nostre convinzioni, nonostante le prove contrarie. Uno

studio del nostro istituto lo dimostra nel caso delle convinzioni


politiche, ma sospetto che ciò valga per un'ampia gamma di
convinzioni: religiose, di giustizia, esteti-

La condizione umana attuale 247


che. Lo studio dimostra che la resistenza al cambiamento è associata
a una relazione conflittuale tra sistemi cere brali legati all'emotività e
alla ragione. La resistenza al cambiamento è associata, per esempio,
all'attivazione di

sistemi responsabili della produzione di rabbia. 3 Costruiamo una sorta


di rifugio naturale per difendere noi stessi da informazioni
contraddittorie. Elettori delusi, un po' ovunque nel mondo, disertano i
seggi. In tale clima,

è più facile che si diffondano notizie false e pseudo-verità non basate


sui fatti. Il mondo distopico che George Orwell ha descritto pensando
all'Unione Sovietica è di

nuovo tra noi, per adattarsi a una situazione sociopolitica differente.


La velocità della comunicazione e la conseguente accelerazione del
ritmo della vita sono, a loro volta, possibili fattori del degrado della
convivenza civile, come testimoniano la crescente insofferenza
dell'opinione pubblica e il crescente imbarbarimento della vita
urbana.4

Un'altra questione importante, ma che continua a essere


sottovalutata, è la dipendenza che possono creare i media elettronici,
che si tratti della semplice comunicazione via mail o dei social
network. Questa dipendenza sottrae tempo e attenzione all'esperienza
immediata delle cose intorno a noi, e li dirige verso un'esperienza
mediata da congegni elettronici di ogni tipo. Essa aumenta la
discrepanza tra il volume di informazioni e il tempo

richiesto per elaborarle.

L'uso universale di internet e dei social media mette

a rischio la nostra sfera privata, la libertà agire o di esprimere la


nostra opinione senza essere costantemente controllati. Questa
sorveglianza si manifesta in più forme: alcune sono necessarie per
ragioni di sicurezza
pubblica, altre sono intrusive e del tutto illegali. Esse

sono praticate dai governi, come dalle imprese del settore privato, in
totale impunità. In un simile contesto, la pratica millenaria e ben
consolidata dello spionaggio di stato (persino delle superpotenze) può
sembrare del tutto rispettabile, quasi un gioco da ragazzi. Varie

248 La mente culturale al lavoro

aziende specializzate dotate di moderne tecnologie

fanno addirittura dello spionaggio a pagamento, e ne

traggono grandi profitti. L'accesso illimitato a informazioni riguardanti


la vita privata è usato per provocare scandali imbarazzanti, persino se
l'argomento non ha

nulla di penalmente rilevante. In effetti, numerosi candidati a elezioni


politiche sono ridotti al silenzio dal timore che la rivelazione di dati
personali possa distruggere la loro carriera politica (e la loro vita
privata) . Anche questo è diventato un fattore importante nella pratica
di governo. In vasti settori delle regioni tecnologicamente più
sviluppate del mondo, gli scandali (piccoli e grandi) hanno influenzato
i risultati elettorali e accresciuto la sfiducia della gente verso la classe
politica e le élite professionali. Le società, già alle prese con gravi

problemi (disuguaglianze economiche, spostamenti di

popolazioni per mancanza di lavoro e a causa di guerre) ,

sono oramai ingovernabili. Disorientati, gli elettori si

rivolgono con nostalgia o con rabbia a un mitico passato

ormai remoto, che ai loro occhi appare migliore. Ma è

una nostalgia mal riposta e una rabbia spesso rivolta a


obiettivi sbagliati. Esse riflettono una comprensione limitata della
valanga di fatti riferiti dai media, che hanno innanzitutto lo scopo di
intrattenere, di promuovere determinati interessi (sociali, politici e
commerciali) e di generare enormi profitti finanziari.

Cresce la tensione tra buona parte dell'opinione pubblica, che sembra


informata come mai in passato, ma che non ha il tempo né gli
strumenti per giudicare e per

interpretare l'informazione, e il potere di aziende e governi che


controllano tale informazione e quindi sanno tutto ciò che c'è da
sapere sui gusti del pubblico. Come

risolvere il conflitto non è chiaro.

Esistono altri rischi. L'esplosione di scontri che implicano l'impiego di


armi nucleari e batteriologiche costituisce un rischio reale, forse ancor
più che all'epoca della guerra fredda in cui queste armi erano
controllate

dalle superpotenze. Lo stesso vale per i pericoli del ter-

La condizione umana attuale 249

rorismo, per i nuovi rischi di una guerra cibernetica, e

per il rischio di infezioni resistenti agli antibiotici. Possiamo incolpare la


modernità, la globalizzazione, la distribuzione diseguale della
ricchezza, la disoccupazione, le carenze del sistema educativo,
l'industria dello spettacolo, la diversità culturale, la velocità e
l'onnipresenza paralizzante della comunicazione digitale. Ma
indipendentemente dalle cause, resta il fatto che le nostre società
possono diventare ben presto ingovernabili.

Questa tetra prospettiva è temperata dall'analisi di

Manuel Castells, tra i principali studiosi di tecnologia


delle comunicazioni e sociologo di punta, il cui lavoro è

essenziale per capire le lotte di potere nelle culture del

ventunesimo secolo. Egli crede per esempio che, rivelando


l'inadeguatezza e la corruzione dei governi delle principali democrazie,
i media digitali abbiano spianato la strada a un rimodellamento
profondo, e si spera salutare, dei sistemi di governo. Secondo lui, ciò
porterà i suoi frutti a lungo termine. Castells ritiene ancora possibile
una redistribuzione dei poteri compatibile con

la democrazia. Per contro, egli dubita che sia realmente esistita una
mitica età dell'oro in cui i media, l'istruzione, il comportamento civico e
il potere erano meno problematici di oggi. Le democrazie liberali
attraversano oggi una crisi di legittimazione, che prima o poi andrà
affrontata. In questo senso, internet - e in generale il mondo della
comunicazione digitale - potrebbe avere un ruolo positivo e rivelarsi
una benedizione, più che causa di problemi. 5

È importante celebrare i progressi compiuti nel campo dei diritti umani


e l'attenzione crescente verso la violazione di quei diritti. I semi della
difesa di questi ideali - 1 'idea che gli esseri umani in ogni parte del
mondo posseggono le stesse caratteristiche di fondo e di-

250 La mente culturale al lavoro

scendono da un antenato comune - sono stati coltivati

con successo. E il principio che tutti gli esseri umani

hanno diritto a ricercare la felicità e a vedere rispettata

la propria dignità non è mai stato così largamente accettato.


All'indomani della seconda guerra mondiale, le Nazioni Unite hanno
adottato la Dichiarazione universale dei Diritti umani, che attribuisce
gli stessi diritti a ogni essere umano; non è ancora una legge
internazionale (più volte auspicata, ma mai scritta) , ma costituisce
una tappa nuova e importante. In certe parti del mondo le violazioni
di quei diritti possono essere portate dinanzi a tribunali internazionali
come crimini contro l'umanità. Gli esseri umani hanno obblighi verso
altri

esseri umani, e forse un giorno li avranno anche verso

altre specie viventi e verso il pianeta su cui sono nati. Si

tratta di un vero progresso. La gamma degli interessi

umani, come hanno osservato Peter Singer, Amartya

Sen, Martha Nussbaum e Steve Pinker, si è decisamente

allargata.6 Ma perché assistiamo all'indebolimento o al

crollo delle istituzioni stesse che hanno permesso questi

progressi? Perché il progresso dell'umanità incontra

nuovamente ostacoli sul suo cammino, che ricordano -

e questo è ancora più inquietante - gli errori del passato? La biologia


può aiutarci a chiarire questi misteri?

LA CRISI CULTURALE HA UNA CAUSA BIOLOGICA?

Come analizzare questa situazione in termini biologici? Perché gli


esseri umani finiscono ogni volta per vanificare (almeno in parte) le
conquiste culturali fatte?

L'esplorazione dei meccanismi biologici che soggiacciono alla mente


culturale umana non ci permette di rispondere interamente a tali
questioni, ma potrebbe aiutarci a capire meglio problema.

In realtà, dalla prospettiva biologica che ho delineato, i ripetuti


fallimenti delle iniziative culturali non dovrebbero stupirci. Ecco la
ragione. La ragion d'essere

La condizione umana attuale 251

fisiologica e l'obiettivo principale dell'omeostasi di base è la vita di un


singolo organismo all'interno dei suoi confini. In tali circostanze,
l'omeostasi di base rimane

una faccenda alquanto ristretta, essendo focalizzata sul

tempio progettato ed eretto dalla soggettività umana:

il sé. Essa può essere estesa pi� o meno facilmente alla

famiglia e al piccolo gruppo. E ugualmente possibile estenderla a


gruppi più grandi, sulla base di circostanze e di trattative dove ben si
bilanciano le prospettive di

vantaggi generali e del potere dei singoli individui. Ma

l'omeostasi, come la riscontriamo in ciascuno dei nostri

singoli organismi, non è spontaneamente interessata a

gruppi molto grandi, specie se sono gruppi eterogenei,

e meno ancora a culture o civiltà nel loro insieme. Sarebbe illusorio


attendersi che un'armonia omeostatica possa emergere
spontaneamente da collettività umane così vaste e disomogenee.

Purtroppo, « società », « culture » e « civiltà » tendono

a essere considerate come singoli organismi viventi. Sono concepite,


per molti aspetti, come organismi umani individuali animati dal
medesimo obiettivo (persistere

e prosperare come entità singole) . Certo, metaforicamente esse lo


sono, ma la realtà è spesso ben diversa. Società, culture e civiltà sono
in genere frammentate, costituite da « organismi » giustapposti e
separabili, ciascuno dai confini più o meno frastagliati. In condizioni
normali, l'omeostasi di regola si accontenta di agire per ciascun
organismo culturale individuale. Lasciati ai propri dispositivi, senza
l'effetto compensante di sforzi di civilizzazione miranti a un qualche
grado di integrazione, e senza circostanze favorevoli, gli organismi
culturali non

sembrano fondersi.

La distinzione si fa più chiara con un esempio tratto

dalla biologia. In circostanze normali, il nostro sistema

cardiovascolare non lotta contro il nostro sistema nervoso per avere il


controllo del nostro organismo né il cuore sfida a duello i polmoni per
decidere chi è più importante. Ma questa soluzione pacifica non vale
per i gruppi

252 La mente culturale al lavoro

sociali interni a un paese, o per i paesi entro un'unione geopolitica; al


contrario essi sono spesso in lotta.

Conflitti e lotte di potere tra gruppi sociali fanno parte integrante delle
culture. Il conflitto può addirittura nascere dalla messa in atto di un
provvedimento (motivato dall'affetto) per la soluzione di un problema
precedente.

Le regole che governano l'omeostasi di un singolo organismo naturale


conoscono gravi eccezioni, come nel caso di tumori maligni e malattie
autoimmuni. Se non

vengono diagnosticate tempestivamente, queste patologie non solo


attaccano altre parti dell'organismo cui appartengono, ma possono
distruggerlo.
I gruppi umani hanno fatto le scoperte più sofisticate

in termini di regolazione della vita culturale in ambienti geografici


differenti e in momenti differenti delle rispettive storie. Le diversità
etniche e culturali, una componente fondamentale dell'umanità, sono
l'esito naturale di tale varietà. Esse sono fonte di arricchimento per
tutti noi. La diversità contiene, tuttavia, i germi del conflitto: essa
approfondisce le fratture all'interno come al-1' esterno dei gruppi,
alimenta l'ostilità e rende difficile

raggiungere e applicare soluzioni di politica generale,

ancor più in un'epoca di globalizzazione e di mescolanza tra culture.

È improbabile che la soluzione del problema sia un' omogeneizzazione


forzata delle culture, che in pratica non è realizzabile e d'altra parte
non è neppure auspicabile. L'idea che l'omogeneità, da sola, renda più
governabili le società ignora un fatto biologico: nello stesso gruppo
etnico, gli individui sarapno diversi in termini di affetto e di
temperamento. E probabile in parte che tali differenze rispecchino
certe preferenze politiche e diversi sistemi di valori morali, come credo
implichi il lavoro di jonathan Haidt.7 L'unica soluzione ragionevole (e,
si spera, percorribile) sarebbe di compiere importanti sforzi di
civilizzazione con i quali, tramite l'istruzione, i gruppi sociali possano
cooperare per sta-

La condizione umana attuale 253

bilire le regole fondamentali della governance, nonostante le


differenze, piccole o grandi.

Solo una mediazione particolarmente ambiziosa e

illuminata tra affetto e ragione potrebbe avere successo. Ma il


successo sarà garantito se mai sarà intrapreso uno sforzo così
straordinario? Non credo. Esistono altre fonti di disarmonia, oltre al
problema di conciliare gli interessi individuali e quelli di gruppi piccoli e
grandi. Mi riferisco ai conflitti che nascono all'interno di ciascuno di
noi, allo scontro tra impulsi positivi e amorevoli e impulsi negativi e
distruttivi (o autodistruttivi) . Negli

ultimi anni di vita, Sigmund Freud fu testimone della

barbarie nazista, a conferma dei suoi dubbi che la cultura mai avrebbe
domato la nefasta pulsione di morte che, lui credeva, alligna in
ciascuno di noi. Già in precedenza, Freud aveva esposto le sue teorie
nella raccolta di saggi Il disagi,o della civiltà (pubblicata nel 1 g30 e
riveduta nel i g3 1 ) , 8 ma è nella corrispondenza con Albert Einstein
che il suo pensiero è espresso nella maniera

più chiara. Einstein scrisse a Freud nel 1 93 2 per chiedergli un parere


su come prevenire la conflagrazione mortale che lui vedeva alle porte,
sulla scia della prima

guerra mondiale. Nella sua risposta Freud descrisse la

condizione umana con impietosa chiarezza e si rammaricò con l'illustre


fisico di non essere in grado, data la natura delle forze in campo, di
dare buoni consigli, e

nemmeno aiuti o soluzioni.9 La ragione del suo pessimismo, va


osservato, erano difetti intrinseci alla natura umana. Freud non dava
la colpa alle culture né a gruppi specifici, bensì all'essere umano.

Oggi, come allora, ciò che egli chiamò « pulsione di

morte » rimane un fattore importante dietro ai fallimenti sociali


dell'uomo (anche se io lo descriverei con parole meno misteriose e
poetiche) . Quel fattore è, a mio modo di vedere, un elemento
strutturale della mente

culturale umana. In termini neurobiologici di adesso, la

254 La mente culturale al lavoro


« pulsione di morte » freudiana corrisponde allo scatenamento
incontrollato di un insieme di emozioni negative, alla conseguente
alterazione dell'omeostasi, e agli effetti distruttivi di quest'ultima sui
comportamenti umani individuali e collettivi. Queste emozioni fanno
parte della macchina degli affetti che abbiamo descritto nei capitoli 7 e
8. Sappiamo che diverse emozioni

« negative » hanno in realtà una importante funzione

protettiva nei confronti dell'omeostasi; ne fanno parte

la tristezza e il dolore, il paniço e la paura, e il disgusto.

La rabbia è un caso speciale. E rimasta nel bagaglio delle emozioni


umane perché, in particolari circostanze, può avvantaggiare il
soggetto che la prova, facendo retrocedere l'avversario. Ma perfino
quando è vantaggiosa, la rabbia tende ad avere costi elevati,
specialmente quando degenera in ira e in furia violenta. Questo
sentimento è un valido esempio di emozione negativa i cui vantaggi
sono scemati con l'evoluzione; come del resto

l'invidia, la gelosia e il disprezzo indotti da quasi ogni

sorta di umiliazione e di risentimento. Si dice comunemente che il


lasciarsi andare a tali emozioni negative sia un ritorno alla nostra
emozionalità animale. Ma è un

insulto gratuito a un gran numero di animali. La valutazione è in parte


corretta, ma non sfiora nemmeno l'aspetto più sconfortante del
problema. Per esempio, negli esseri umani la distruttività da bramosia,
rabbia e disprezzo è stata responsabile di crudeltà inimmaginabili
perpetrate da uomini su uomini, sin dalla preistoria. Ricorda, per molti
aspetti, la crudeltà delle scimmie, i nostri cugini, che fanno a pezzi il
corpo dei rivali, reali o presunti - ma che i perfezionamenti operati
dall'uomo hanno aggravato. Gli scimpanzé non hanno mai crocifisso
altri scimpanzé; gli antichi romani, invece,
hanno inventato la crocifissione e crocifisso esseri umani. Ci vuole
l'inventività e la creatività umana per concepire nuovi metodi di
tortura e di uccisione. La rabbia e la malvagità umana si nutrono di
abbondanti conoscenze, di ragionamenti tortuosi e della potenza illimi-

La condizione umana attuale 255

tata della scienza e della tecnologia oggi disponibile. In

effetti, sono sempre meno gli uomini che oggi attentano alla vita altrui
per pura malvagità, segno che qualche progresso è stato fatto. Ma il
potenziale di distruzione

di massa che è nelle nostre mani non è mai stato così

grande. Freud alludeva probabilmente a questo fatto

quando, all'inizio del capitolo 7 del Disagfo della civiltà,

si è chiesto perché non esistono lotte culturali tra gli animali. Non
rispose alla domanda, ma la ragione è evidente: gli animali,
contrariamente a noi, sono privi dei meccanismi intellettuali necessari.

Gli impulsi negativi e la loro influenza sul comportamento delle


persone non sono distribuiti in maniera uniforme nelle società umane.
Essi dipendono da vari

fattori, a cominciare dal sesso.10 In linea di massima i

maschi hanno una maggiore facilità a compiere atti violenti, e questo


corrisponde ai loro ruoli sociali ancestrali - la caccia e la lotta per il
territorio. Ma anche le donne possono essere violente. Sembra chiaro
che la maggior parte degli uomini sono individui benevoli, e che non
tutte le femmine lo sono. I sentimenti positivi abbondano da entrambe
le parti.

Le azioni che ubbidiscono a impulsi, buoni o cattivi,


sono soggette ad altre limitazioni. Dipendono per esempio dal
temperamento individuale, che a sua volta dipende da quali
sentimenti ed emozioni sono presenti

in un individuo, e questo è conseguenza di numerosi

fattori: la genetica, lo sviluppo e le esperienze della prima infanzia, le


condizioni storiche e l'ambiente sociale, in cui la struttura famigliare e
l'istruzione hanno un

ruolo di primo piano. L'espressione del temperamento

è influenzata perfino dall'ambiente sociale del momento e dal clima.11


Le strategie cooperative hanno sempre fatto parte della costituzione
biologica degli esseri umani guidata dall'omeostasi; il che significa che
il germe della risoluzione dei conflitti è presente nei gruppi umani,
esattamente come la propensione ai conflitti. Si potrebbe tuttavia
ragionevolmente sostenere che l' equi-

256 La mente culturale al lavoro

li brio tra una cooperazione benefica e una competizione


potenzialmente distruttiva dipenda in buona parte da uno sforzo di
civilizzazione, come pure da un governo equo e democratico che sia
realmente rappresentativo di coloro che vengono governati. Un tale
sforzo richiede a

sua volta conoscenza, discernimento e perlomeno un

minimo di saggezza - quest'ultima derivante dall'istruzione, dal


progresso scientifico e tecnologico e dall'evoluzione delle tradizioni
umanistiche (religiose o laiche) .

Finché l'opera di civilizzazione non farà un deciso

passo in avanti, gruppi di individui con identità culturali differenti (e


differenti caratteristiche psicologiche, fisiche e sociopolitiche)
lotteranno per ottenere ciò di cui hanno bisogno (� che desiderano)
con tutti i mezzi

a loro disposizione. E precisamente a questo che tende

per natura la costituzione biologica dei gruppi guidata

dall'omeostasi una volta che i gruppi si aggregano per

formare entità dai confini mal definiti.

Oltre alla dominazione dispotica di uno o più gruppi

da parte di un altro gruppo, c'è un solo modo per prevenire o per


mettere fine alle lotte distruttive: mostrarsi cooperativi e risolvere i
conflitti con un compromesso

intelligente - che è un tratto caratteristico e uno dei migliori aspetti di


una società umana realmente civile.

La messa in opera di tali iniziative richiede la presenza di leader politici


responsabili verso coloro che dovrebbero esserne i beneficiari, ma
anche di cittadini in grado di tradurre queste iniziative in pratica e di
controllare i risultati. A prima vista, potrebbe sembrare che un simile
argomento non abbia nulla a che fare con la biologia. Ma non è così.
La pratica di governo richiede infatti lunghi processi di negoziazione
che sono direttamente legati

alla biologia degli affetti, delle conoscenze, del ragionamento

e della presa di decisioni. Noi siamo irrimediabilmente intrappolati nei


meccariismi degli affetti e della loro compatibilità con la ragione. E una
situazione senza via di uscita.

La condizione umana attua/,e 257

Lasciando da parte i successi del passato, quanto è


probabile che uno sforzo di civilizzazione abbia successo oggi?

Secondi alcuni le probabilità sarebbero pari a zero,

perché gli strumenti stessi con i quali elaboriamo soluzioni culturali -


un 'interazione complicata di sentimenti e ragione - sono minati alla
base dalle contraddizioni inerenti agli obiettivi omeostatici: quelli
dell'individuo,

della famiglia, del gruppo culturale e di organismi sociali più vasti.


Secondo questa ipotesi, la tendenza al fallimento delle culture sarebbe
dovuta alle origini biologiche (arcaiche e preumane) di alcune nostre
peculiari caratteristiche comportamentali e mentali - una sorta

di indelebile peccato originale, che impregnerebbe e

corromperebbe tutti i tentativi di soluzione dei conflitti

umani, dalla loro elaborazione alla loro messa in opera.

Poiché le soluzioni culturali attuali e la loro applicazione non si sono


finora emancipate dalle loro origini biologiche, alcune delle nostre
intenzioni migliori e più

nobili verrebbero inevitabilmente vanificate. E nessuno sforzo


educativo tra generazioni, per quanto grande, sarebbe in grado di
eliminare questa lacuna. Saremmo

continuamente riportati al punto di partenza, al pari di

Sisifo che, come punizione per la sua arroganza, fu condannato a


spingere un masso su per un monte, per vederlo rotolare giù e
ricominciare all'infinito.

Alcuni storici e filosofi esperti nel campo dell'intelligenza artificiale e


della robotica hanno immaginato uno scenario alternativo a quello qui
delineato.12 Essi prevedono la comparsa di superorganismi, e
ritengono

che né i sentimenti né la coscienza avranno posto in

organismi futuri. Il rigore scientifico di queste visioni

distopiche è stato contestato, e tali previsioni potrebbero essere


sbagliate. Ma perfino nel caso in cui si rivelassero esatte, sarebbe
impensabile accettare questa versione del futuro senza opporre la
minima resistenza.

258 La mente culturale al lavoro

In un terzo scenario, la cooperazione finirà per prevalere, grazie a


progetti di civilizzazione portati avanti per più generazioni. A ben
vedere, nonostante le devastazioni e le catastrofi umane del
ventesimo secolo, vi sono stati numerosi sviluppi positivi nella storia
dell'umanità. Ad esempio, l'abolizione della schiavitù, una pra

�ca culturale ampiamente diffusa per migliaia di anni.

E difficile immaginare che una persona sana di mente

oggi la possa difendere, ma nell'Atene culturalmente

tanto progredita di Platone, di Aristotele e di Epicuro,

che noi giustamente ammiriamo, su centocinquantamila abitanti solo


trentamila erano liberi cittadini; gli altri erano schiavi.13 Nonostante le
incertezze e i momenti di

crisi, è aumentata l'attenzione per questi problemi e si

sono fatti dei progressi.

Una considerazione si impone: l'educazione - nel

senso più ampio del termine - è la chiave del progresso.


Un progetto educativo a lungo termine, che miri a creare un ambiente
sano e socialmente produttivo deve mettere l'accento su
comportamenti etici e sul senso civico, e incoraggiare i valori morali
tradizionali: onestà, gentilezza, empatia e compassione, gratitudine e
modestia.

Sarebbe ugualmente importante insegnare valori umani che vadano


oltre i bisogni vitali immediati.

Ci preoccupiamo sempre di più per il benessere degli altri esseri


umani, e negli ultimi tempi si osserva una preoccupazione crescente
per le specie non umane e

per il nostro pianeta, così come un'accresciuta sensibilità per la qualità


della vita e per l'ambiente. Alcune statistiche indicano, inoltre, una
diminuzione di alcune forme di violenza - che tuttavia potrebbe essere
non

duratura. Secondo questo scenario, gli esseri umani sarebbero già


riusciti a domare il lato più primitivo della loro natura, e le culture, se
lasceremo loro del tempo,

finiranno per sconfiggere la barbarie e i conflitti: una

prospettiva incoraggiante. Culturalmente parlando, saremmo ancora


troppo imperfetti: i nostri modelli socioculturali sarebbero ancora
lontani dal corrisponde-

La condizione umana attuale 259

re alla quasi-perfezione omeostatica che si osserva al livello biologico


fondamentale, affinata da miliardi di anni di evoluzione. Dato che
l'ottimizzazione dei meccanismi omeostatici ha richiesto tanto tempo,
come possiamo lontanamente pensare che nelle poche decine di
migliaia di anni della nostra storia in comune l'armonizzazione dei
bisogni omeostatici di gruppi culturali così numerosi e diversi sia già
stata compiuta? Questo scenario prevede intoppi temporanei, ma
lascia sperare in un progresso, nonostante la crisi attuale delle
democrazie liberali.

Non sarebbe la prima volta che si alternano al nostro

sguardo scenari oscuri e luminosi a proposito della natura umana. A


metà del diciassettesimo secolo, la visione tradizionalmente associata
a Thomas Hobbes rappresentava gli esseri umani come individui
solitari, cattivi e rozzi. Un secolo dopo, la visione dell'umanità che
comunemente attribuiamo a Jean:Jacques Rousseau

considerava, al contrario, gli esseri umani come gentili,

nobili e - inizialmente - incorrotti. Anche se Rousseau

finì per riconoscere che la società aveva guastato la purezza angelica


dell'uomo, nessuna delle due visioni aveva colto l'intero quadro.14
Buona parte degli esseri umani può essere in realtà brutale, selvaggia,
scaltra, egoista, nobile, stupida, innocente e amabile. Nessuno è tutte
queste cose insieme, benché qualcuno ci provi. Le

visioni ottimistiche e pessimistiche della natura umana

sono ancora presenti negli studi contemporanei. All'argomento


secondo cui la nostra consapevolezza della dignità della vita umana è
aumentata e il progresso è

po�sibile si contrappone la realtà di ripetuti fallimenti. E la posizione


del filosofo John Gray, pessimista irriducibile, il quale crede che il
progresso sia un'illusione, un canto di sirene inventato da chi si è
convertito ai

miti dell'Illuminismo.15 In effetti, anche gli illuminismi

hanno le loro zone d'ombra, come hanno riconosciuto

Max Horkheimer e Theodor Adorno a metà del ventesimo secolo.16


260 La mente culturale al lavoro

Tuttavia, una ragione di speranza nel mezzo della crisi attuale è il


fatto che nessun progetto educativo è stato finora perseguito con
sufficiente continuità, durata e ampiezza da dimostrare, senza ombra
di dubbio, che

non condurrà alla migliore condizione umana cui aneliamo.

UN CONFLITTO IRRISOLTO

Il nostro futuro sarò diffi!=ile ma pieno di speranza, o

difficile e senza speranza? E impossibile stabilire quale

dei due scenari ha maggiore probabilità di realizzarsi.

Semplicemente vi sono troppe incognite, e le conseguenze estreme


della comunicazione digitale, dell'intelligenza artificiale, della robotica
e della guerra cibernetica sono del tutto imprevedibili. La scienza e la
tecnologia possono portare vantaggi considerevoli - il loro potenziale
rimane straordinario -, oppure possono segnare la nostra condanna.
Per il momento la preferenza individuale per il primo o per il secondo
scenario ha molto a che fare con la nostra indole e dipende dalla
nostra personale tendenza all'ottimismo o al pessimismo. Il

problema è che noi stessi oscilliamo spesso tra questi due

atteggiamenti, quando sono in gioco così tanti pericoli

e incertezze. Possiamo però affrontare il problema in

modo imparziale e trarre le seguenti conclusioni.

La condizione umana include due mondi. Il primo è

fatto di leggi di regolazione della vita stabilite dalla natura e


controllate dalle mani invisibili del dolore e del piacere. Non siamo
coscienti dell'esistenza di queste leggi né dei loro fondamenti;
abbiamo unicamente coscienza delle loro conseguenze che chiamiamo
dolore o piacere. Non abbiamo voce in capitolo nella creazione delle
regole - né, del resto, nell'esistenza delle potenti forze

del dolore e del piacere - e nemmeno possiamo modificarle, non più di


quanto possiamo cambiare i movimenti delle stelle o impedire i
terremoti. Né abbiamo potere

La condizione umana attua/,e 261

sul modo in cui la selezione naturale ha operato in miliardi di anni per


costruire l'apparato degli affetti che governa una così gran parte della
nostra vita sociale e

individuale, avendo come obiettivo la riduzione del dolore e la ricerca


del piacere (essenzialmente a livello individuale) senza preoccuparsi
veramente degli altri individui, perfino di quelli del medesimo gruppo.

Ma esiste un secondo mondo. Abbiamo potuto aggirare le condizioni


che ci erano state imposte, inventando forme culturali di gestione
della vita capaci d'integrare i

meccanismi elementari esistenti. Il risultato sono le scoperte che


abbiamo fatto e che continuiamo a fare sugli universi dentro e intorno
a noi, e la straordinaria capacità che abbiamo di accumulare
conoscenze, sia nella nostra memoria interna sia tramite registrazioni
scritte.

In questo caso la situazione è diversa. Possiamo riflettere

su queste conoscenze, analizzarle approfonditamente,

manipolarle con intelligenza, e inventare ogni genere

di risposta alle regole della natura. La nostra conoscenza - che


include, per ironia, la scoperta delle leggi di regolazione della vita che
non possiamo modificare - ci

permette di controllare in parte i nostri meccanismi innati. « Cultura »


e « civiltà » sono i nomi che diamo ai risultati cumulativi di questi
sforzi.

Colmare il divario tra la regolazione della vita imposta dalla natura e le


risposte che abbiamo inventato era difficile, al punto che la condizione
umana è sembrata

spesso una tragedia e talvolta (raramente) una commedia. La capacità


d'inventare soluzioni è un privilegio immenso, ma è incline al
fallimento e ha un costo elevato Lo chiamiamo fardello della libertà o,
più precisamente, fardello della coscienza.17 Se non avessimo
conosciuto questa condizione - se non l'avessimo sperimentata
personalmente - non ce ne saremmo curati, ma quando essa è
diventata soggettivamente importante per noi e questa
preoccupazione ha guidato le nostre reazioni,

abbiamo modificato unilateralmente il processo perché servisse ai


nostri interessi personali, che includono

262 La mente cultural,e al lavoro

la cerchia delle persone a noi più vicine e che si estendono a mala


pena al nostro gruppo culturale. Questa modifica ha minato i nostri
sforzi, almeno in parte, e ha

perturbato l'omeostasi a differenti livelli del sistema

culturale globale. Esiste però una possibile soluzione:

potremmo perseguire i nostri interessi con minore arroganza, per


consentire iniziative omeostatiche più ampie. Le filosofie orientali da
molto tempo hanno inglobato questo obiettivo, e le religioni
abramitiche hanno puntato a porre dei freni agli interessi egoistici. La
religione cristiana ha perfino introdotto il perdono e la redenzione e,
così facendo, ha messo in luce la compassione e la gratitudine.
Riusciranno le nostre società a introdurre - con strumenti secolari o
religiosi - una

forma di altruismo intelligente, adeguatamente ricompensato, che


prenda il posto dell'egocentrismo oggi imperante? Quali condizioni
dovremo soddisfare perché i nostri sforzi abbiano successo?18

La particolarità della condizione umana è data da

questa strana combinazione. Da un lato si trovano le

necessità vitali, domìni in cui non abbiamo mai avuto

voce in capitolo - i bisogni, i rischi, e le straordinarie forze trainanti del


dolore, del piacere, del desiderio e della spinta a riprodursi. Questi
antichi bisogni provengono da antenati non umani, privi o quasi di
intelletto, incapaci di comprendere la situazione in cui si trovavano. Il
loro destino, e quello della loro specie, era lasciato alla fortuna o
meno della loro dotazione biologica, owero dei geni che li avevano
costruiti e che determinavano in buona parte il loro comportamento.
Essi trasmettevano queste caratteristiche innate ai loro discendenti di
generazione in generazione; in caso contrario, la specie spariva.
Dall'altro lato si trovano gli esseri umani che, grazie a facoltà cognitive
in continua espansione, si sono dimostrati sempre più capaci di
riconoscere le situazioni che potrebbero suscitare sentimenti positivi o
negativi e di rispondere ad esse in maniera differenziata e creativa,
indipendentemente dai geni. Queste ri-

La condizione umana attuale 263

sposte possono venire immediatamente trasmesse non

per via genetica, ma con strumenti culturali, e sono a

loro volta soggette a una selezione non meno attiva di


quella che agisce sui geni. Qui risiede la novità rivoluzionaria della
cultura: la possibilità di volgere le spalle alla nostra eredità genetica e
di fissare, almeno temporaneamente, il corso del nostro destino.
Possiamo opporci direttamente e deliberatamente al potere della
genetica

quando, per esempio, rinunciamo a soddisfare i nostri

appetiti alimentari o sessuali; quando resistiamo alla

tentazione di punire un'altra persona, o ancora quando

aderiamo a un'idea che va contro una tendenza naturale - come la


procreazione o lo sfruttamento illimitato delle risorse. Una novità è
anche la possibilità di trasmettere gli sviluppi culturali mediante le
tradizioni orali e scritte, che a loro volta hanno portato alla creazione
di

racconti storici e aperto la strada alla riflessione e alla

creazione di teorie. Le conseguenze sono stupefacenti.

Oggi le interazioni tra le forze fisiche e chimiche che

reggono la vita, i geni e la cultura (due elementi soggetti

a propri processi selettivi) sono innumerevoli.

Nonostante queste spettacolari novità e nonostante i

progressi della scienza e della tecnologia e l'aumento

di consapevolezza, la nostra capacità di comprendere il

posto che occupiamo nell'universo rimane non solo incompleta ma


inadeguata, come quella di controllare la natura. Quanto alla capacità
di lenire la sofferenza e di
aumentare la prosperità, il nostro potere è limitato e

incostante. I dispositivi che gli esseri umani hanno elaborato spin ti


dal desiderio di una vita migliore - precetti morali, religioni, forme di
governo, economia, scienza e tecnologia, sistemi filosofici, arti - hanno
senza dubbio aumentato il nostro benessere. Ma alcuni di questi stessi
dispositivi hanno anche generato livelli incalcolabili di sofferenza,
distruzione e morte, perché entrano in conflitto con i meccanismi,
semplici o complessi, di

una regolazione omeostatica non deliberata. Più e più

volte l'uomo ha incautamente pensato di avere raggiun-

264 La mente culturale al lavoro

to un' èra di stabilità e di ragione, dalla quale ingiustizia e

violenza erano state bandite per sempre; per poi scoprire che gli orrori
della guerra o dell'iniquità erano ritornati, addirittura più forti di prima.

Qui risiede lessenza della tragedia, còlta così bene

dal teatro ateniese venticinque secoli fa: le tribolazioni

alle quali erano soggetti i personaggi di un'opera erano

causate non tanto dalle loro decisioni quanto dai capricci del destino -
forze divine, incontrollabili e inevitabili. Edipo uccide il padre senza
saperlo e uccide Giocasta, sua novella sposa, ignorando che in realtà è
sua madre. Nel compiere queste diverse azioni si comporta

ciecamente, come il cieco che lui stesso diventerà.

La situazione non era molto diversa nel sedicesimo

secolo, quando Shakespeare riprese quello stesso tono


tragico, con grande profondità, descrivendo l'emergere di emozioni
malvage e inaspettate in Macbeth, Otello, Coriolano, Aml,eto e Lear.
Quelle tragedie erano compensate solo leggermente dalla elegiaca
dolcezza e dalla malinconia della figura di Falstaff nell'Enrico IV e nelle
All,egre comari di Windsor. Con rimpianto e nostalgiaJohn Falstaff
rievoca le tribolazioni e le gioie che ha incontrato nel suo cammino; in
toni ora tragici ora comici, i suoi ricordi illustrano perfettamente la sua
condizione - ma

anche la nostra.

È affascinante il fatto che nel diciannovesimo secolo

lopera lirica abbia ripreso la struttura della tragedia

greca combinando il dramma e la musica e sia tornata

agli stessi tragici argomenti e alla commedia che faceva

loro da contrappunto. Giuseppe Verdi compose versioni straordinarie


del Macbeth e di Otello prima di chiudere la carriera con una nota
luminosa e positiva: un' opera intera dedicata a Falstaff che si
conclude - dettaglio rivelatore - con una coda gioiosa, e non con la
triste fine

che Shakespeare aveva immaginato per il suo personaggio. Allora,


come oggi, non c'era una sola visione e un

La condizione umana attuale 265

solo modo di affrontare la condizione umana, neppure

quando gli esseri umani in questione vivevano nella

stessa parte del mondo e conducevano esistenze più o

meno simili. Tra gli esseri umani regna la differenza. 19


Per restare nel campo teatrale, si può dire che la nostra situazione
generale si è un po' modificata: la tragedia è diventata un semplice
dramma - con qualche intermezzo comico. L'equilibrio tra le nostre
decisioni e le forze con cui si confrontano si è chiaramente spostato -
a nostro favore. Eppure, paghiamo continuamente per colpe di cui
non siamo responsabili o per azioni che

mai avremmo voluto compiere.

Un barlume di speranza - una grande differenza tra

le iniziative passate e i tentativi che verranno fatti in futuro - è dato


dal fatto che oggi disponiamo di una conoscenza approfondita della
natura umana e possiamo elaborare una strategia umanamente più
intelligente che in passato. L'idea stessa di innalzare la sola ragione a

principio ispiratore della nostra esistenza sarebbe considerata una


follia pura, un residuo dei peggiori eccessi del razionalismo. Ma la
nuova strategia respingerebbe

anche l'idea di assecondare semplicemente le nostre emozioni - si


tratti di gentilezza, compassione, ira o disgusto - senza il filtro della
conoscenza e della ragione. 20

Essa incoraggerebbe un'alleanzafeconda tra i sentimenti e la ragione,


mettendo l'accento sulle emozioni positive e limitando il potere di
quelle negative. E rifiuterebbe risolutamente l'idea che la mente
umana sia equivalente ai programmi dell'intelligenza artificiale.

Se è vero che non esiste una cura miracolosa per la

vita umana e che gli sforzi di civilizzazione potrebbero

dare risultati solo nel lungo periodo, alcuni interventi

potrebbero essere di aiuto in tempi più ravvicinati. Potremmo ad


esempio inventare nuove strategie per consentire, ragionevolmente,
alla maggior parte dell'umanità di aspirare alla felicità e di evitare il
dolore. Una simile iniziativa richiederebbe innanzitutto che la dignità
della persona e il rispetto della vita umana venissero

266 La mente culturale al lavoro

considerati valori sacri e inviolabili; richiederebbe inoltre un insieme di


obiettivi capaci di trascendere i bisogni omeostatici immediati, di
ispirare e di elevare la mente in modo conforme alla nostra visione del
futuro.

Realizzare l'architettura sociale che permetterebbe tali

soluzioni è tutt'altro che facile, data la rapidità con cui

si evolve l'umanità e la sua marcata diversità.

La ricerca strategica della felicità si basa sui sentimenti, proprio come


una ricerca spontanea. Sono i mali della vita (e i loro piacevoli
contrappesi) a spingerci verso di essa; senza i sentimenti non vi
sarebbero motivazioni. L'esperienza del dolore e la chiara coscienza
dei nostri desideri hanno portato i sentimenti, buoni o

cattivi, a convergere sull'intelletto, gli hanno dato uno

scopo, e l'hanno aiutato a creare nuove modalità di regolazione della


vita. L'alleanza dei sentimenti e dell'intelletto ha formato una potente
alchimia, che ha permesso agli esseri umani di tentare di raggiungere
l 'omeostasi con mezzi culturali, invece di rimanere prigionieri dei
dispositivi biologici fondamentali. Questo tentativo era in pieno
svolgimento quando, in oscure caverne, i nostri progenitori cantavano
e costruivano i flauti e -

immagino - si servivano della musica per ammaliare o

per confortare; quando Mosè ricevette le tavole della


legge su una montagna o quando Buddha concepì il

Nirvana; quando Confucio enunciò i suoi precetti etici

o quando Platone, Aristotele ed Epicuro, nell'agorà, cominciarono a


spiegare ai concittadini ateniesi come vivere una vita degna di essere
vissuta. Il loro compito non si è mai concluso.

Una vita priva di sentimenti non avrebbe avuto bisogno di cure. Una
vita piena di sentimenti ma priva di un'analisi attenta delle proprie
emozioni sarebbe incurabile. I sentimenti hanno liberato dai loro
ormeggi migliaia di navi intellettuali e hanno aiutato a pilotarle nel
mare della vita.

13

LO STRANO ORDINE DELLE COSE

Il titolo di questo libro è stato suggerito da due constatazioni. La


prima è che già cento milioni di anni fa alcune specie d'insetti
svilupparono un complesso di

comportamenti, di pratiche e di strumenti sociali che si

possono correttamente chiamare culturali, quando li

confrontiamo con gli equivalenti umani. La seconda è

che, ancora più indietro nel tempo, diversi miliardi di

anni fa verosimilmente, alcuni organismi unicellulari

esibivano comportamenti sociali i cui schemi si conformano ad aspetti


dei comportamenti socioculturali umani. Queste costatazioni
contraddicono certamente un'idea diffusa: che una cosa così
complessa come un

comportamento sociale che consente di migliorare la


gestione della vita sarebbe potuta scaturire solo dalla

mente di organismi evoluti: non necessariamente umani, ma


sufficientemente complessi e abbastanza prossimi agli esseri umani
per generare la giusta complessità.

I tratti sociali cui mi riferisco comparvero però molto

presto nella storia della vita, abbondano nella biosfera,

e non dovettero aspettare nulla di umano per comparire sulla Terra.


Quest'ordine è davvero strano, inatteso perlomeno.

268 La mente culturale al lavoro

Uno sguardo più attento rivela dettagli sorprendenti dietro questi fatti
curiosi, come ad esempio i comportamenti cooperativi coronati da
successo, che di solito associamo, a ragion veduta, alla saggezza e
alla maturità umana. Per comparire, tuttavia, le strategie cooperative
non dovettero attendere menti sagge e mature. Esse sono
probabilmente antiche quanto la vita, e mai furono esibite più
magnificamente che nel patto

di convenienza celebrato tra due batteri: un batterio

invadente, arrivista, che voleva prendere il posto di un

batterio più grande e affermato. La battaglia finì in pareggio, e il


batterio invadente divenne un satellite cooperativo di quello
affermato. Gli eucarioti, cellule con un nucleo e organuli complicati,
come i mitocondri, sono nati probabilmente così: al tavolo delle
trattative della vita.

I batteri di questa storia non hanno una mente, e ancor meno una
mente saggia. Il batterio invasore agisce come se concludesse: « Se
non posso batterlo, tanto vale
allearsi ». Dal canto suo, il batterio affermato agisce come se
pensasse: « Posso anche accettare questo invasore, a patto che mi
dia qualcosa in cambio ». Ma è chiaro che nessuno dei due batteri ha
pensato nulla: non era

implicata nessuna riflessione mentale, nessuna palese

valutazione di conoscenze precedenti, né alcuna scaltrezza, inganno,


gentilezza, Jair play, o mediazione diplomatica. L'equazione del
problema è stata risolta alla cieca e internamente al processo, dal
basso, come una

scelta che, col senno di poi, ha funzionato per ambo le

parti. La scelta efficace è stata plasmata dagli imperativi

dell'omeostasi; e non fu magica, se non in senso poetico. Consisteva


di vincoli fisici e chimici concreti applicati al processo della vita, dentro
le cellule, e nelle loro relazioni fisico-chimiche con l'ambiente. Degno
di nota è che a questa situazione è applicabile l'idea di algoritmo. La
macchina genetica di organismi vincenti ha garantito che la strategia
si conservasse nel repertorio

di generazioni future. Se la scelta non avesse funziona-

Lo strano ordine delle cose 269

to, sarebbe finita nel grande cimitero dell'evoluzione, e

quel fatto non lo avremmo mai conosciuto.

Il processo affascinante della cooperazione non si regge da solo,


senza una stampella. I batteri percepiscono la presenza di altri batteri
mediante sonde chimiche inserite nelle loro membrane, sonde la cui
struttura molecolare permette loro addirittura di distinguere i parenti
dagli estranei. Si tratta di un umile precursore delle nostre
percezioni sensoriali, più affine al gusto e all'olfatto che

non alla vista o all'udito, i quali si basano su immagini.

Questi sviluppi stranamente ordinati rivelano il potere profondo


dell'omeostasi. Il suo imperativo ha operato per tentativi ed errori e
ha selezionato soluzioni comportamentali disponibili in natura a
problemi di gestione della vita. Gli organismi hanno perlustrato e
selezionato, inconsapevolmente, la fisica del loro ambiente e la loro
chimica interna, delimitata da pareti cellulari, ed

escogitato, altrettanto inconsapevolmente, soluzioni

appropriate ma spesso buone, per conservare e far fiorire la vita.


L'aspetto straordinario è che, quando, in altre occasioni, ci s'imbatté in
problemi di natura simile, e in altri punti della caotica evoluzione delle
forme di vita, furono scoperte le stesse soluzioni. La tendenza

a particolari soluzioni, a schemi simili, a un qualche

grado d'inevitabilità, deriva dalla struttura e dalle circostanze degli


organismi viventi e dalla loro relazione con l'ambiente, e dipende
chiaramente dall'omeostasi. Viene da pensare agli scritti di D'Arcy
Wentworth Thompson su crescita e forma: le forme e le strutture di
cellule, tessuti, uova, gusci e quant'altro.1

La cooperazione si è evoluta come controparte della

competizione, e ciò ha favorito la selezione di organismi che


mostravano le strategie più produttive. Di conseguenza, quando ci
comportiamo in modo cooperativo adesso, a costo di qualche sacrificio
personale, e quando definiamo altruistico quel comportamento, la
strategia cooperativa non l'abbiamo inventata noi esseri umani per
bontà d'animo: è scaturita stranamente pre-

270 La mente culturale al lavoro


sto, ed è oramai qualcosa di trito. La cosa certamente

differente e « moderna » è che oggi, quando ci imbattiamo in un


problema risolvibile con, o senza, una risposta altruistica, possiamo
pensare e sentire il processo nella

nostra mente e, almeno in parte, scegliere deliberatamente la


strategia da impiegare. Abbiamo delle opzioni. Possiamo scegliere
l'altruismo e accettare i costi che esso comporta, oppure respingerlo e
non perdere nulla, o perfino guadagnare; per un po' almeno.

L'altruismo è un esempio perfetto della distinzione

tra le prime forme di cultura e la cultura nel senso pieno

della parola. Le sue origini risalgono alla cooperazione

cieca tra organismi poco complessi, ma esso può essere

analizzato e insegnato nelle famiglie e nelle scuole come un strategia


umana consapevole. L'altruismo, al pari di varie emozioni prosociali -
come la compassione,

l'ammirazione, il rispetto, la gratitudine -, può essere

incoraggiato, esercitato, insegnato e praticato nella società. O può


anche non esserlo. Nulla garantisce che funzionerà in ogni occasione,
ma esso costituisce una

risorsa umana cosciente, alla quale si può accedere con

leducazione.

La nozione di « profitto » offre un altro esempio della differenza tra


una cultura pienamente sviluppata e una che è appena agli inizi. Da
tempo immemorabile le

cellule cercano di realizzare profitti, nel senso letterale


dalla parola; ossia regolano il proprio metabolismo in

maniera che conduca a stati di energia positivi. Le cellule che hanno


avuto successo nella vita avevano bilanci di energia positivi, cioè dei «
profitti » [il termine comunemente usato in biologia è « benefici »] .
Ma il fatto che il profitto sia qualcosa di naturale e in genere
vantaggioso per l'individuo non significa che sia necessariamente una
cosa buona dal punto di vita culturale. Le culture possono stabilire
quali aspetti naturali sono buoni - e

in che misura lo sono - e quali no. L'avidità fa parte

della natura umana. « L'avidità è buona » afferma Gordon Gekko, il


protagonista di Wall Street. Sicuramente

Lo strano ordine delle cose 271

può portare un beneficio, ma dal punto di vista culturale non è una


cosa positiva. 2

Di tutte le facoltà superiori, i sentimenti e la coscienza sono senza


dubbio quelle che sono apparse nell' ordine più improbabile sulla
faccia della Terra. Si potrebbe ragionevolmente pensare che il
raffinamento mentale

che va sotto il nome di « sentimenti » sia una prerogativa

di organismi molto complessi, o addirittura solo degli

esseri umani; ma è una idea sbagliata. Lo stesso vale per

la coscienza e per il suo tratto distintivo, la soggettività,

questa capacità di « possedere » proprie esperienze mentali e di


assegnare ad esse una prospettiva individuale.

Secondo l'idea che ancora è predominante, difficilmente la soggettività


potrebbe essersi evoluta in specie non umane. Ancor più inesatta è la
diffusa convinzione che

processi come il sentimento e la coscienza siano talmente sofisticati


che non potrebbero aver luogo se non nelle strutture più moderne e
più evolute del nostro sistema nervoso centrale, quelle della decantata
corteccia cerebrale. Chi si occupa di questi temi predilige la corteccia,
e lì si ferma; e così fanno insigni neuroscienziati e filosofi della mente.
La ricerca dei « correlati neurali

della coscienza», cui gli scienziati contemporanei si dedicano


attivamente, si è concentrata esclusivamente sulla corteccia cerebrale;
e si è focalizzata in particolare sulla visione, il processo d'elezione dei
filosofi della mente per dare un fondamento alle discussioni
sull'esperienza

mentale, la soggettività e i qualia.

Ma l'idea prevalente è sbagliata da tutti i punti di vista. Per quanto ne


sappiamo, l'emergere dei sentimenti e della soggettività è dipeso dal
fatto che prima fossero

presenti sistemi nervosi dotati di elementi centrali, ma

non c'è alcuna ragione di considerare la corteccia cerebral,e l'unica


parte del cervello responsabile del processo. E esattamente il
contrario. Le strutture decisive nel sostenere i sentimenti - e in
generale i qualia, che fan-

272 La mente culturale al lavoro

no parte delle caratteristiche che noi associamo alla coscienza- sono i


nuclei del tronco cerebrale e del telencefalo, che sono tutti localizzati
al di sotto della corteccia.

Per quanto riguarda la coscienza, solo due dei processi essenziali da


me ricordati nei precedenti capitoli - la costruzione della prospettiva
nel fantasma corporeo e
l'integrazione delle esperienze - probabilmente dipendono in primo
luogo dalla corteccia cerebrale. Per di più, la comparsa dei sentimenti
e della soggettività non

è un fenomeno recente - e ancor meno esclusivamente umano. Essa è


avvenuta certamente molto tempo fa, all'epoca del Cambriano.
Probabilmente tutti i vertebrati hanno esperienze coscienti di
sentimenti di vario tipo, e lo stesso vale per una serie di invertebrati
dotati

di un sistema nervoso centrale con una struttura che ricorda in


qualche modo il nostro midollo spinale e il nostro tronco cerebrale. Gli
insetti sociali posseggono certamente questi requisiti, come pure gli
amabili polpi -

con una struttura cerebrale molto diversa.

L'inevitabile conclusione è che il sentimento e la soggettività sono


capacità antiche e che, ai loro esordi, non dipesero dalla raffinata
corteccia cerebrale dei vertebrati superiori, e ancor meno di quella
umana. Tutto questo può considerarsi strano ma, di nuovo, le cose si

fanno addirittura più strane. Molto tempo prima del

Cambriano, gli organismi unicellulari rispondevano a

danni alla loro integrità con reazioni chimiche e fisiche

difensive e stabilizzanti, come sobbalzi e sussulti. Queste reazioni


sono, all'atto pratico, delle risposte emotive, il genere di programmi
d'azione che, più tardi nell'evoluzione, fu rappresentato mentalmente
come sentimento. Curiosamente, la prospettiva individuale ha
probabilmente origini molto antiche. La sensibilità e la

risposta di una singola cellula hanno una « prospettiva »

implicita, la prospettiva di quel particolare organismo e


di quello soltanto; se non che la prospettiva implicita

non è rappresentata secondariamente in una mappa

separata. Potrebbe trattarsi benissimo di un antenato

Lo strano ordine delle cose 273

della soggettività, che un bel giorno è diventato esplicito in organismi


dotati di mente. Ribadisco che questi processi primitivi, pur brillanti,
riguardano esclusivamente comportamenti, azioni intelligenti, utili. Per
quanto riesco a immaginare, in essi non vi è nulla di mentale o di
legato all'esperienza: non una mente, non un sentimento, non una
coscienza. Sono aperto a nuove rivelazioni dal mondo di organismi
molto piccoli, ma non mi aspetto di leggere a breve, e forse mai
leggerò, qualcosa sulla fenomenologia dei microrganismi.3

In breve, la costruzione di quelli che sarebbero diventati per noi i


sentimenti e la coscienza è avvenuta in modo graduale, progressivo,
ma irregolare, lungo linee

separate della storia evolutiva. Il fatto che si trovino tanti elementi in


comune nei comportamenti sociali e affettivi di organismi unicellulari,
di spugne e idre, di cefalopodi e di mammiferi suggerisce che i
problemi di regolazione della vita in creature così diverse abbiano una
origine comune e la stessa soluzione: obbedire all'imperativo
omeostatico.

All'orizzonte si profilavano sviluppi che avrebbero

svolto un ruolo importante ai fini dell'omeostasi: i sistemi nervosi.


Questi hanno aperto la via alle mappe e alle immagini; a
rappresentazioni « rassomiglianti » e a configurazioni precise - e
questo fu una rivoluzione, nel senso più profondo della parola. I
sistemi nervosi furono rivoluzionari perfino se non svolgevano, e non
svolgono, tutto il lavoro da soli; perfino se sono principalmente al
servizio di una vocazione superiore: conservare vite produttive, fedeli
all'omeostasi in organismi complicati.

Queste riflessioni ci conducono a considerare un altro aspetto


impo[tante della mente, del sentimento e della coscienza. E Rerò un
aspetto sottile e passa facilmente inosservato. E legato all'idea che né
/,e singok parti del sistema nervoso né il ceroeUo nel suo insieTnfJ
siano gli unici

produttori e fornitori dei fenomeni mentali. E improbabile

27 4 La mente culturale al lavoro

che i fenomeni neurali possano, da soli, fornire il retroterra funzionale


per le innumerevoli attività della mente, e sicuramente ne sareb�ero
incapaci per tutto

ciò che riguarda i sentimenti. E assolutamente indispensabile che i


sistemi nervosi e le altre strutture di un organismo interagiscano in
maniera stretta e reciproca. Strutture e processi neurali e non neurali
non si accontentano di essere contigui, ma formano una partnership
continua e interattiva. Essi non sono entità a sé stanti che si inviano
segnali, come i microchip dei telefoni cellulari. Per dirla
semplicemente, cervello e corpo sono nella stessa barca e insieme
rendono possibile la mente.

Se vediamo la relazione tra « corpo e cervello » sotto

questa nuova luce, è possibile affrontare innumerevoli

problemi di filosofia e di psicologia in maniera più costruttiva. Il


dualismo consolidato, che è nato ad Atene, è stato ereditato da
Cartesio, ha resistito alle bordate di

Spinoza, e a cui ha attinto a piene mani l'informatica, è

una concezione che ha fatto il suo tempo. E necessaria


una visione nuova, che sia integrata con la biologia.

Nulla potrebbe essere più differente dall'idea del

rapporto tra mente e cervello con cui ho iniziato la carriera. Cominciai


a leggere Warren McCulloch, N orbert Wiener e Claude Shannon
quando avevo vent'anni; e

per le bizzarrie del destino McCulloch sarebbe diventato il mio primo


mentore in America, assieme a Norman Geschwind. Per la scienza era
un periodo innovativo, esaltante, che aprì la strada agli straordinari
successi della neurobiologia, dell'informatica e dell'intelligenza
artificiale. Ma, con il senno di poi, aveva poco da offrire per una
rappresentazione realistica della mente umana. E non avrebbe potuto
essere altrimenti, dato che la teoria di McCulloch, per esempio, era
una astratta descrizione matematica dell'attività dei neuroni sganciata
dalla termodinamica del processo vitale.

Lo strano ordine delle cose 275

L'algebra booleana ha i suoi limiti, quando si tratta della mente.4

Certi elementi hanno fatto buon uso delle cortecce

cerebrali (senza peraltro attendere che comparissero

delle cortecce, umane o di altre specie) . Uno è la capacità di


esaminare il funzionamento di numerosi sistemi all'interno di un
organismo vivente e di cercare di prevedere il loro funzionamento
futuro, basandosi sulla storia dell'organismo e sul suo comportamento
corrente. Sto parlando della capacità di esercitare una sorveglianza, e
uso il termine a ragion veduta.

Descrivendo la struttura e la funzione del nostro sistema nervoso


periferico, ho sottolineato quale straordinaria continuità e interattività
esista tra sistema nervoso e organismo: le fibre nervose « visitano »
ogni parte del
nostro corpo e riferiscono lo stato locale delle operazioni in quelle sedi
ai gangli spinali, ai gangli del trigemino e ai nuclei del sistema nervoso
centrale. In breve, le fibre nervose sono « ispettori » delle vaste
proprietà del-1' organismo; come lo sono i linfociti del sistema
immunitario che pattugliano l'intero territorio del nostro corpo alla
ricerca di intrusi batterici e virali da tenere a bada. Diversi nuclei nel
midollo spinale, nel tronco cerebrale e nell'ipotalamo contengono le «
competenze »

neurali per rispondere all'informazione così raccolta e

per agire in base ad essa, in modo difensivo, secondo

necessità. Inoltre, la corteccia cerebrale può vagliare miriadi di dati


precedenti e correlati, e predire cosa potrebbe accadere dopo. Può
persino prevedere le derive inopportune delle funzioni interne, il che è
particolarmente utile. Queste preziose previsioni sono apparse sotto
forma di sentimenti che, come abbiamo visto, sono esperienze mentali
che risultano dalla mescolanza di

insiemi di dati dal vivo, provenienti da regioni particolari (o perfino


dall'attività globale) del cervello, e riguarda�ti il corpo intero.5

E di moda nel campo dell'informatica e dell'intelligenza artificiale


parlare di « big data » e dei loro poteri

276 La mente culturale al lavoro

predittivi come di invenzioni della moderna tecnologia.

Ma, come abbiamo visto, i cervelli, e non soltanto quelli

umani, sono da tempo supervisori dei « big data» quando eseguono


l'omeostasi a livelli neurali elevati. Quando, per esempio, noi esseri
umani intuiamo l'esito di un conflitto, facciamo ampio ricorso a
meccanismi basati
sui « big data »; attingiamo ai dati della sorveglianza passa�,
registrati in memoria, e ad algoritmi di previsione.

E opportuno precisare che i governi attuali, i giganti

dei social media e gli enti investigativi, con la loro straordinaria


capacità di esercitare il controllo e lo spionaggio, non sono che gli
ultimi utilizzatori del marchio originale della natura, un marchio
gratuito. Non possiamo incolpare la natura per avere sviluppato
sistemi di sorveglianza utili per l'omeostasi, ma possiamo mettere in
discussione e giudicare i governi e le aziende che hanno reinventato
questi stessi metodi per rafforzare il loro potere e aumentare i loro
profitti. Porsi delle domande e farsi un'opinione sono legittime attività
culturali.

L'ordine in cui sono apparsi questi nuovi sviluppi legati alla cultura era
ben diverso da quello che a prima vista si poteva immaginare. Ci sono
però delle eccezioni, ed è consolante. Ci si aspetterebbe che l'indagine
filosofica, le credenze religiose, i veri sistemi morali e le

arti siano emersi tardi nell'evoluzione e siano prevalentemente umani.


Ed è proprio quello che è avvenuto.

Una volta che si considerino tutti questi sviluppi, si

ottiene un visione di insieme più chiara. Per buona parte della storia
della vita, più precisamente per circa tre miliardi e mezzo di anni, se
non per un tempo più lungo, numerose specie di animali e di piante
sono state in grado di percepire e di rispondere agli stimoli ambientali;
hanno mostrato comportamenti sociali intelligenti; hanno accumulato
dispositivi biologici che hanno loro permesso di vivere con più
efficienza o più a lungo,

o le due cose insieme, e di trasmettere alla progenie il

Lo strano ordine delle cose 277


segreto del loro successo. Esse disponevano solo dei precursori della
mente, del sentimento, del pensiero e della coscienza - non di queste
facoltà vere e proprie.

Mancava in queste specie la capacità di elaborare immagini degli


oggetti e degli eventi reali, esterni e anche interni all'organismo. Le
condizioni perché prendesse

forma il mondo delle immagini e della mente si sono

create circa mezzo miliardo di anni fa, e la mente umana è apparsa


molto tempo dopo sulla faccia della Terra, probabilmente non prima di
alcune centinaia di migliaia di anni fa.

La comparsa delle prime rappresentazioni in forma

analogica ha permesso lo sviluppo d'immagini basate

su diverse modalità sensoriali e aperto la strada ai sentimenti e alla


coscienza. Più tardi, le rappresentazioni simboliche avrebbero incluso i
codici, lasciando campo

libero ai linguaggi verbali e alla matematica. Sarebbe

stata poi la volta della memoria basata su immagini,


dell'immaginazione, della riflessione, dell'indagine, del discernimento,
e della creatività. Le culture ne furono le manifestazioni più
importanti.

La nostra vita attuale e i suoi oggetti e pratiche culturali si possono


collegare (benché non sia un compito facile) a forme di vita
primordiale che precedettero la

comparsa dei sentimenti e della soggettività, delle parole e delle


decisioni. La connessione tra i due insiemi di fenomeni passa per un
labirinto complicato, dove è facile prendere la direzione sbagliata, e
perdersi. Qua e là, si può trovare un filo di Arianna; e il compito della
biologia, della psicologia e della filosofia è dare continuità a questo
filo.

Spesso vi è il timore che i progressi della biologia potre b bero


impoverire la nostra vita culturale (complessa, dotata di una mente e
di volontà) portandola al livello della vita pre-mentale, a una vita da
automa. Credo che siano timori infondati. Innanzitutto, lo studio
approfondito della biologia potrebbe produrre, in modo spettacolare,
un risultato completamente diverso: un

278 La mente culturale al lavoro

rafforzamento del legame tra le culture e i processi della vita. In


secondo luogo, la ricchezza e l'originalità delle innumerevoli
sfaccettature della cultura non vengono sminuite. In terzo luogo, una
miglior conoscenza della vita e dei substrati e dei processi che
condividiamo

con altri esseri viventi non riduce la peculiarità biologica degli esseri
umani. Va ribadito che lo stato eccezionale degli esseri umani - al di là
di ciò che condividono con altre creature - non è in discussione, e
deriva dal

modo esclusivo in cui le loro gioie e sofferenze sono

amplificate da ricordi individuali e collettivi del passato

e dall'immaginazione di un futuro possibile. Accrescere la conoscenza


della biologia - dalle molecole ai sistemi - rende più forte il progetto
umanista.

Merita poi sottolineare che non esiste alcuna contraddizione tra le


differenti interpretazioni del comportamento umano: quelle che lo
considerano innanzitutto come il prodotto della cultura e quelle che
invece danno maggiore importanza alla selezione naturale operata dai
geni. Entrambi gli influssi svolgono la loro parte, in proporzioni e con
un ordine differenti.
Lo scopo del presente capitolo è di riordinare la comparsa di capacità
e di facoltà che ci aiutano a comprendere meglio la natura umana, ma
io mi sono avvalso della biologia e del pensiero evoluzionistico
tradizionali per spiegare l'inattesa stranezza di questa concezione
riveduta del corso degli eventi, e per chiarire fenomeni

come la mente, il sentimento e la coscienza che io affronto in modo


meno convenzionale. A questo proposito vorrei aggiungere due
ulteriori commenti.

In primo luogo è del tutto naturale, in presenza di

nuove e spettacolari scoperte scientifiche, innamorarsi

di presunte certezze e di ipotesi che il tempo scarterà

impietoso. Sono pronto a difendere le mie concezioni

attuali sulla biologia dei sentimenti e della coscienza e

sull'origine biologica della mente culturale, ma so be-

Lo strano ordine delle cose 279

ne che, tra non molto, queste concezioni dovranno essere riviste. In


secondo luogo, se da un lato possiamo parlare con una certa sicurezza
delle caratteristiche e

del funzionamento degli organismi viventi e della loro

evoluzione, e siamo in grado di localizzare nel tempo la

nascita dell'universo (awenuta circa tredici miliardi di

anni fa) , dall'altro non abbiamo una spiegazione scientifica


soddisfacente sulle origini e il significato del medesimo universo; non
abbiamo, in breve, una teoria del tutto che riguardi noi. È un monito
rivelatore di quanto
modesti e provvisori siano i nostri sforzi e quanto dobbiamo essere
aperti quando ci troviamo al cospetto di cose a noi ignote.

RINGRAZIAMENTI

L'elaborazione di un libro richiede una lunga fase di

progettazione e di riflessione, ma un bel giorno bisogna mettersi a


tavolino e scrivere. Ricordo distintamente questo momento per
ciascuno dei miei libri - il momento in cui butto giù le prime parole su
una pagina bianca. Ritorno spesso su tali ricordi, mentre scrivo: sono
una specie di diapason - mi danno il « la » a cui accordare il resto
dell'opera. Ho iniziato questo libro in Provenza, a casa dei nostri amici
Laura ed Emanuel Ungaro. Emanuel e io parlavamo del fatto che
spesso la creatività si nutre di un sentimento di dolore. Lo spunto era
offerto da un libro sorprendente diJean Genet, L 'Atelier di Alberto
Giacometti (che Picasso definì il miglior saggio sull'arte che avesse mai
letto) . Una frase di Genet - « Non v'è per la bellezza altra origine che
la ferita, singolare, in ciascuno diversa, nascosta o visibile, che ogni
uomo porta con sé » - calzava a pennello con

la mia idea su! ruolo decisivo dei sentimenti nel processo culturale. E
allora che mi sono lanciato seriamente nella scrittura. Un anno dopo
potevo mostrare le prime

bozze �Jean-Baptiste Huynh, un altro amico di quelle

parti. E ancora in Francia che ho scritto le prime parti

282 Ringraziamenti

del libro: a casa di Barbara Guggenheim e di Bert Fields.

Desidero ringraziare tutti questi amici: la loro compagnia e l'atmosfera


di quei luoghi sono state una inesauribile fonte di ispirazione.

Diversi colleghi del mio istituto, il Brain and Creativity Institute (presso
la University of Southern California) , hanno avuto la gentilezza di
leggere l'intero manoscritto. Le loro osservazioni mi sono state di
grande aiuto. Un ringraziamento caloroso a tutti loro, in particolare a
Kingson Man, Max Henning, Gil Carvalho e Jonas Kaplan. Grazie anche
a Morteza Dehghani, Assai Habini, Mary Helen Immordino-Yang, John
Monterosso, Rael Cahn, Helder Araujo e Matthew Sachs per i loro

commenti e il loro sostegno.

Alcuni colleghi di altre discipline mi hanno dato

spunti preziosi. Tra loro Manuel Castells, studioso eccezionale che ha


seguito per anni l'evoluzione di queste idee, Steve Finkle, Mare
Verweij, Markjohnson, Ralph

Adolphs, Camelo Castillo,Jacob Soll e Charles McKenna. Li ringrazio


per i consigli intelligenti e per la loro competenza.

Altri ancora, Keith Baverstock, Freeman Dyson, Margaret Levi, Rose


McDermott, Howard Gardner, Jane Isay e Maria de Sousa, hanno
gentilmente letto parti del

manoscritto o mi hanno aiutato a rispondere a domande specifiche.

Infine, alcuni cari amici, tra i qualijorie Graham, Peter Sacks, Peter
Brook, Yo-Yo Ma e Bennett Miller, hanno letto e commentato le
differenti versioni del manoscritto e ascoltato le mie elucubrazioni sulla
questione, sempre esasperante, di scegliere le epigrafi.

Molti lavori di ricerca su cui si basa questo libro non

avrebbero mai visto la luce senza l'aiuto di due fondazioni: la Mathers


Foundation, che da decenni sostiene la ricerca biologica in modo
esemplare, e la Berggruen

Foundation, il cui presidente Nicolas Berggruen ha una


Ringraziamenti 283

curiosità inesauribile per le vicende umane. Ringrazio

le due fondazioni per la fiducia accordatami.

Dan Frank, il direttore editoriale della Pantheon, è la

voce colta, saggia e rassicurante di cui hai bisogno quando ti trovi


davanti a un bivio e non sai che strada prendere. Lo ringrazio di
cuore; e ringrazio la sua assistente Betsy Sallee per le premure
riservatemi.

Michael Carlisle è un caro amico da più di trent'anni, e il mio agente


da quasi venticinque, un professionista esperto e una persona
generosa. Ringrazio lui e il suo team della Inkwell, in particolare Alexis
Hurley.

Il mio debito di gratitudine va a Denise Nakamura,

un modello di attenzione per i dettagli, di affidabilità e

di pazienza, e a Cinthya Nunez, che dirige con grande

abilità l'amministrazione del Brain and Creativity Institute. Grazie


anche a Ryan Veiga, che mi ha aiutato nella ricerca bibliografica.

Inf!ne vorrei ricordare che Hanna ha letto ogni mia

riga. E la mia critica migliore - e con ciò intendo la più

impietosa. Partecipa a ogni fase della lavorazione, in tutte le maniere


immaginabili. Cerco ogni volta di convincerla a essere coautrice di un
mio libro, ma non c'è verso. È a lei naturalmente che va il mio
ringraziamento più grande.

NOTE
1 . LA CONDIZIONE UMANA

l . Quest'affermazione non vale nelle situazioni atipiche, come gli stati


maniacali o depressivi, in cui i sentimenti potrebbero non essere più
indicatori accurati dello stato omeostatico.

2 . Come approfondimento sugli affetti - impulsi, motivazioni,


emozioni e sentimenti - si vedano i capitoli 7 e 8. Per altri studi
rilevanti, si vedano Antonio Damasio, Descartes ' Errar,

Penguin Books, New York, 1 994 [L 'errare di Cartesio, trad. it.

di Filippo Macaluso, Adelphi, Milano, 1 995 ] ; The Feeling of

What Happens: Body andEmotion in the Making of Consciousness,

Harcourt Brace, New York, 1 999 [Emozione e coscienza, trad.

it. di Simonetta Frediani, Adelphi, Milano, 2000] ; Antonio

Damasio e Gil B. Carvalho, The Nature oJFeelings: Evolutionary

and Neurobiological Origins, in « Nature Reviews Neuroscience », 14,


2, 2013, pp. 143-52;Jaak Panksepp e Lucy Biven, TheArcheology
ofMind, W.W. Norton, New York, 201 2 [Archeologia della mente.
Origini neuroevolutive delle emozioni umane, ediz. it. a cura di Andrea
Clarici e Antonio Alcaro, trad. it. di Corrado Sinigaglia, Cortina, Milano,
2 0 1 4] ; Joseph Le

Doux, The Emotional Brain, Simon & Schuster, New York,

1 996 [fl cervello emotivo, trad. it. di Sylvie Coyaud, Baldini &

Castoldi, Milano, 1 998] ; Arthur D. Craig, How Do You Feel?

Interoception: The Sense of the Physiological Condition of the Body,

in « Nature Reviews Neuroscience », 3, 8, 2002, pp. 655-66;


Ralph Adolphs, Daniel Tranel, Hanna Damasio e Antonio

288 Note

Damasio, Impaired R.ecognition of Emotion in Facial Expressions

Following Bilatera[ Damage to the Human Amygdala, in « Nature »,


372, 6507, 1 994, pp. 669-72; Ralph Adolphs, Daniel Tranel, Hanna
Damasio e Antonio Damasio, Fear and the Human Amygdala, in
«Journal of Neuroscience », 1 5, 9, 1 995, pp. 5879-g I ; Ralph
Adolphs, Daniel Tranel e Antonio Damasio, The Human Amygdala in
Socialjudgement, in « Nature », 393, 6684, 1 998, pp. 470-74; Ralph
Adolphs, F. Gosselin, T.

Buchanan, Daniel Traner, P. Schyns e Antonio Damasio, A

Mechanism for lmpairedFear R.ecognition After AmygdalaDamage,

in « Nature », 433, 702 1 , 2005, pp. 68-72; Stephen W. Porges, The


Polyvagal Theory, Norton & Company, London-New York, 201 1 ; Kent
Berridge & Morten Kringelbach, Pleasures

of the Brain, Oxford University Press, Oxford, 2009; Mark

Solms, The Feeling Brain: Selected Papers on Neuropsychoanalysis,

Karnac Books, London, 201 5; Lisa Feldman Barrett, Emotions

areR.eal, in « Emotion », 1 2, 3, 20 1 2, p. 4 1 3.

3. Questa data continua a essere spostata a ritroso, almeno a

quattrocentomila anni fa nel caso della penisola iberica. Si

veda: Richard Leakey, The Origin of Humankind, Basic Books,

New York, 1 994 [Le origini dell'umanità, trad. it. di Iole Comoglio,
Sansoni, Firenze, 1 995; poi Rizzo li, Milano, 200 i ] ; Merlin Donald,
Origins of the Modem Mind: Three Stages in the Evolution of Culture
and Cognition, Harvard University Press, Cambridge (Mass.) , 1 99 1
[L'evoluzione della mente, trad. it. di Laura Montixi Comoglio,
Garzanti, Milano, 1 996; ora Bollati Boringhieri, Torino, 201 1 ] ;
Steven Mithen, The Singing Neanderthals: The Origins of Music,
Language, Mind, and Body, Harvard U niversity Press, Cambridge
(Mass.) , 2006 [Il canto degli antenati. Le origini della musica, del
linguaggio, della mente e del corpo, trad. it. di Elisa Faravelli e Cristina
Minozzi, Codice, Torino,

2007] ; Ian Tattersall, The Monkey in the Mirror: Essays on the

Science of What Makes Us Human, Harcourt, New York, 2002

[La scimmia allo specchio, trad. it. di Silvio Ferraresi, Meltemi,

Roma, 2003] ; John Allen, Home: How Habitat Made Us Human, Basic
Books, New York, 201 5; Craig Stanford, John S.

Allen e Susan C. Anton, Exploring Biologica[ Anthropology: The

Essentials, Pearson, Up per Saddle River (NJ) , 20 1 2 . CARTA,

il Center for Academic Research and Training in Anthropogeny,


fornisce informazioni scientifiche di prim'ordine circa le indagini sulle
origini dell'uomo, un campo conosciuto co-

Note 289

me antropogenesi. Si veda on line carta.anthropogeny.org/

about/ carta.

4. Michael Tomasello: The Cultura[ Origins of Human Cog;nition,

Harvard University Press, Cambridge (Mass.) , 1999 [Le origini

culturali della cognizione umana, ediz. it. a cura di Luigi Anolli,


trad. it. di Maurizio Riccucci, il Mulino, Bologna, 2005]; A Natural
History of Human Thinking, Harvard University Press, Cambridge
(Mass.) , 2014 [ Unicamente umano. Storia naturak

del pensiero, trad. it. di Maurizio Riccucci, il Mulino, Bologna,

2014] ; A NaturalHistory oJHumanMorality, Harvard University

Press, Cambridge (Mass.) , 2016 [Storia naturak della moral.e umana,


trad. it. di S. Parmigiani, il Mulino, Bologna, 20 16] .

5. Resoconto dello zoo di Londra sulle visite della regina Vittoria nel 1
842;Jonathan Weiner, Darwin at the 'Zoo, in « Scientific American »,
295, 6, 2006, pp. 1 14-1 9.

6. La letteratura consultata per questa sezione include Paul

B. Rainey e Katrina Rainey, Evolution of Cooperation and Confiict in


Experimental Bacterial Populations, in « Nature », 425, 6953, 2003,
pp. 72-74; Kenneth H. Nealson eJ. Woodland

Hastings, Qy,orum Sensing on a Global Scak: Massive Numbers of

Bioluminiscent Bacteria Make Milky Seas, in « Applied and Environmen


tal Microbiology», 72, 4, 2006, pp. 2295-97; Stephen P. Diggle,
Ashleigh S. Griffin, Genevieve S. Campbell e Stuart

A. West, Cooperation and Conflict in Quorum-Sensing Bacterial

Populations, in « Nature », 450, 7 1 68, 2007, pp. 41 1-14; Lucas

R. Hoffman, David A. D'Argenio, MichaelJ. MacCoss, Zhaoying Zhang,


Roger A.Jones e Samuel I. Miller, Aminoglycoside Antibiotics Induce
Bacterial BiofilmFormation, in « Nature », 436,

7054, pp. 1 1 7 1-75; Ivan Erill, Susana Campoy eJordi Barbé,

Aeons ofDistress: An Evolutionary Perspecive on the Bacterial SOS


Response, in « FEMS Microbiology Reviews », 3 1 , 6, 2007, pp.

637-56; Delphine Icard-Arcizet, Olivier Cardoso, Alain Richert e Sylvie


Hénon, Cell Stiffening in Response to Extemal Stress Is Correlated to
Actin Recruitment, in « Biophysical Joumal », 94,

7, 2008, pp. 2906-13; Vanessa Sperandio, Alfredo G. Torres,

BruceJarvis, James P. Nataro eJames B. Kaper, Bacteria-Host

Communication: The Language of Hormones, in « Proceedings of

the National Academy ofSciences », 1 00, 15, 2003, pp. 895 1-

56; Robert K Naviaux, MetabolicFeatures of the CellDanger Response,


in « Mitochondrion », 1 6, 2 0 1 4, pp. 7-1 7; Daniel B.

290 Note

Kearns, AFiel,d Guide to Bacterial Swarming Motility, in « Nature

Reviews Microbiology », 8, g, 2010, pp. 634-44; Alexandre

Persat, Carey D. Nadell, Minyoung Kevin Kim, Francois Ingremeau,


Albert Siryaporn, Knut Drescher, Ned S. Wingreen, Bonnie L. Bassler,
Zemer Gitai e HowardA. Stone, TheMechanical W<Ydd ofBacteria, in «
Celi », 1 6 1 , 5, 2015, pp. 988-g7; David T. Hughes e Vanessa
Sperandio, lnter-kingdom Si[51'taling: Communication Between
Bacteria and Their Hosts, in « Nature Reviews Microbiology», 6, 2,
2008, pp. 1 1 1-20; Thibau Brunet e Detlev Arendt, From Damage
Response to Action Potentials: Early Evolution of Neural and
Contractile Modules in Stem Eukaryotes, in

« Philosophical Transactions of the Royal Society B », 3 7 i ,

1685, 2016, 201 50043; Laurent Keller e Michael G. Surette,

Communication in Bacteria: AnEcowgfral andEvolutionary Perspective,


in « Nature Reviews », 4, 2006, pp. 24g-58.

7. Alexandre Jousset, Nico Eisenhauer, Eva Materne e Stefan

Sche, Evolutionary History Predicts the Stability of CoojJeration in

Micromal Communities, in « Nature Communications >>, 4, 2013,

articolo 25273,

8. Karin E. Kram e Steven E. Finkel, Culture Volume and Vessel

Affect Long-Term Suroival, Mutation Frequency, and Oxidative

Stress of «Escherichia coli », in «Applied and Environmental


Microbiology », 80, 5, 2014, pp. 1 732-38; Karin E. Kram e Steven E.
Finkel, Rich Medium Composition Affects Escherichia coli Suroival,
Glycation, and Mutation Frequency During Long-Term

Batch Culture, in « Applied and Environmental Microbiology », 8 1 , 1


3, 2015, pp. 4442-50.

g. Pierre Louis Moreau de Maupertuis, Accord des différentes Wis

de l,a nature qui avaient jusqu 'ici paru incompatibles, in « Mémories


de l'Académie des Sciences », 1 744, pp. 4 1 7-26; Richard Feynman,
The Principle of Least Action, in TheFeynman Lectures

on Physics, val. II, cap. i g, www.feynmanlectures.caltech.edu/

II_toc.html, consultato il 20 gennaio 2 0 1 7 [cfr. fl principio

dell,a minima azione, in La fisica di Feynman, trad. it. di Simone

Franchetti, 3 voll., Zanichelli, Bologna, 200 1 , val. II.

1 0. Edward O. Wilson ha scritto ampiamente sulla complessa


vita sociale degli insetti. Il suo libro The Social Conquest of the

Earth (Liveright, New York, 20 1 2 [La conquista sociale dell,a

Terra, trad. it. di Telmo Pievani, Cortina, Milano, 20 1 3 ] ) offre una


panoramica su questo spettacolare campo di ricerca.

Note 291

I I . Come osservato in precedenza, la relazione sistematica

tra sentimenti e omeostasi s'interrompe durante intensi sentimenti


negativi. Una tristezza estrema non necessariamente esprime una
carenza estrema di omeostasi di base, benché

possa sfociare in essa ed essere addirittura responsabile di

suicidio. La tristezza legata alle situazioni e la depressione esprimono


certamente situazioni sociali sfavorevoli, e in tali circostanze operano
proprio da indicatori di pericolo alla

ricerca della regolazione omeostatica.

1 2. Talcott Parsons, Evolutionary Universals in Soci,ety, in «American


Sociological Review», 29, 3, 1964, pp. 33g-57; Talcott Parsons, Sodal
Systems and theEvolution of Action Theory, in « Ethics », go, 4, 1980,
pp. 608-1 1 . Le teorie di altri pensatori nelle scienze sociali - come
Pierre Bourdieu, Michel Foucault aAlain Touraine - sono più facili da
tradurre nella mia visione biologica.

1 3. F. Scott Fitzgerald, The Great Gatsby, Scribner's, New York,

1 92 5 [Il grande Gatsby, trad. it. a cura di Franca Cavagnoli,

Feltrinelli, Milano, 201 1 ] .

2 . IN UNA « REGIONE DI DISSOMIGLIANZA »


I . L'espressione « regione di dissomiglianza » compare in

sant' Agostino, e la poetessa Jorie Graham ne ha fatto il titolo

di una delle sue opere. Secondo me rende perfettamente

l'idea che la vita accade entro un perimetro cellulare a sé

stante e che tale processo è distinto da qualsiasi altro.

2 . Freeman Dyson, Origi,ns of Life, Cambridge University Press,

New York, 1 999 [ediz. orig. 1 984; Origi,ni della vita, trad. it. di

L. Maldacea, Bollati Boringhieri, Torino, 1 987] .

3. Maupertuis, Accard des différentes lois de la nature qui avaient

jusqu 'ici paru incompatibles, cit.; R. Feynman, The Principle of

LeastAction, cit.

4. Si veda Antonio Damasio, Lookingfar Spinoza:]oy, Sorrow,

and theFeeling Brain, Harcourt, New York, 2003 [Alla ricerca di

Spinoza, trad. it. di Isabella Blum, Adelphi, Milano, 2003) .

5. La frase è il titolo di un libro di Paul Éluard illustrato da

Mare Chagall. William Faulkner, discorso di accettazione del

premio Nobel 1 949, tenuto nel 1 950.

292 Note

6. Christian de Duve: Vital Dust: The Origin and Evolution of

Life on Earth, Basic Books, New York, 1 995 [Polvere vitak. fl


lungo cammino dalla polvere cosmica alla vita, trad. it. di Libero

Sosia, Longanesi, Milano, 1 998] ; Singularities: Landmarks in

the Pathways of Life, Cambridge University Press, Cambridge

(UK) , 2005 [All,e origini della vita, trad. it. di Libero Sosia, Longanesi,
Milano, 2006] .

7. Francis Crick, Life ltself: lts Origins and Nature, Simon &

Schuster, New York, 1 98 1 [L 'origine della vita, trad. it. di Bruno


Vitale, Garzanti, Milano, 1 983] .

8. Tibor Ganti, The Principks of Life, Oxford U niversity Press,

New York, 2003.

9. Richard Dawkins, The Selfish Gene, Oxford U niversity Press,

New York, 2006 [ediz. orig. 1976; flgeneegoista, trad. it. di Libero
Sosia, Mondadori, Milano, 1 976] .

I o. Stanley L. Miller, A Production of Amino Acids Under Possibl,e

PrimitiveEarth Conditions, in « Science », 1 1 7, 3046, 1 953, pp.

528-29.

1 1 . In aggiunta a quanto citato prima, la letteratura consultata

nella preparazione di questo testo include Eors Szathmary e

John Maynard Smith, The Major Evolutionary Transitions, in

« Nature », 374, 65 1 9, 1 995, pp. 227-32; Arto Annila e Erkki

Annila, Why Did Life Emerge?, in « International Journal of


Astrobiology», 7, 3-4, 2008, pp. 293-300; Thomas R. Cech, The

RNA Worlds in Context, in « Cold Spring Harbor Perspectives

in Biology », 4, 7, 201 2 , aoo6742; Gerald F. Joyce, Bit lJy Bit:

The Darwinian Basis of Life, in « PLoS Biology, 1 o, 5, 20 I 2 ,

e100 1 32$ Michael P. Robertson e Gerald F . Joyce, The Origins

of the RNA World, in « Cold Spring Harbor Perspectives in Biology »,


4, 5, 201 2, aoo3608; Liudmila S. Yafremava, Monica Wielgos, Suravi
Thoma, Arshan Nasir, Minglei Wang, Yay E.

Mittentthal e Gustavo Caetano-Anollés, A GeneralFramework of

Persistence Strategies for Biowgical Systems Helps ExplainDomains of

Life, in « Frontiers in Genetics », 4, 2013, p. i 6; Robert Pascal,

Addy Pross eJohn D. Sutherland, Towards anEvolutionary Theory of


the Origin of Life Based on Ki,netics and Thermodynamics, in

« Open Biology », 3, 1 1 , 2013, 1 30 1 56; Arto Annila e Keith

Baverstock, Genes Without Prominence: A Reappraisal of the

Foundations of Biowgy, in «] ournal of the Royal Society Inter-

Note 293

face », 1 1 , 94, 20 14, 20 1 3 10 1 7; Keith Baverstock e Mauno

Ronkko, The Evolutionary Orig;i,n of Form and Function, in

«journal ofPhysiology», 592, 1 1 , pp. 2261-65; Kepa Ruiz-Mirazo,


Carlos Briones e Andrés de la Escosura, Premotic Systems Chemistry:
New Perspectives far the Orig;i,ns of Life, in « Chemical
Reviews », 1 1 4, 1 , 2 0 1 4, pp. 285-366; Paul G. Higgs e Niles

Lehman, The RNA World: Molecular Cooperation at the Orig;i,ns of

Life, in « Nature Reviews Genetics », 1 6, 1 , 2015, pp. 7-1 7;

Stuart Kauffman, What ls Lift?, in « lsraeljournal of Chemistry », 55, n.


8, 2015, pp. 875-79; Abe Pressman, Celia Bianco e Irene A. Chen, The
RNA World as a Model System to Study the Orig;i,n oJLift, in «
Current Biology », 25, 1 9, 2015, R953-R963;Jan Spitzer, Gary J.
Pielak e Bert Poolman, Emergence of Lift: Physical

Chemistry Changes the Paradigm, in « Biology Direct », 10, 33,

2015; Arto Annila e Keith Baverstock, Discourse of Order vsDisorder,


in « Communicative and Integrative Biology», 9, 4, 2016, e1 1 87348;
LucasJohn Mix, DefendingDefinitions oJLift, in «&trobiology», 15, 1 ,
2015, pp. 1 5-19; RobertA. Foley, Lawrence Martin, Marta Miraz6n
Lahr e Chris Stringer, Majar Transitions

in Human Evolution, in « Philosophical Transactions of the

Royal Society B » , 37 1 , 1698, 20150229; Humberto R. Maturana e


Francisco J. Varela, Autopoiesis: The Organization of Living, in
Autopoiesis and Cognition, a cura di Humberto R. Maturana e

Francisco]. Varela, Reidel, Dordrecht, 1 980, pp. 73-1 55.

1 2 . Erwin Schrodinger, What is Life?, Macmillan, New York,

1 994 [ediz. orig. Cambridge University Press, London, 1 945;

Che cos 'è la vita ?, trad. it. di Mario Ageno, Sansoni, Firenze,

1 947; nuova ediz. accresciutaAdelphi, Milano, 1 995] .

1 3. Daniel G. Gibson,John I. Glass, Carole Lartigue, Vladimir


N. Noskov, Ray-Yuan Chuang, Mikkel A. Algire e Gwynedd A.

Benders, Creation of a Bacterial Cell Controlled l7y a Chemically


Synthesized Genome, in « Science », 329, 5987, 2010, pp. 52-56.

3· VARIANTI DELL'OMEOSTASI

1 . Paul Butke e Scott C. Sheridan, An Analysis of the R.elationship


Between Weather and Aggressive Crime in Cleveland, Ohio, in

« Weather, Climate, and Society », 2 , 2, 2010, pp. 1 2 7-39.

2. Joshua S. Graff Zivin, Solomon M. Hsiang e Matthew J. Nei-

294 Note

dell, Temperature and Human Capitai in the Short- and Long-Run,

in « National Bureau ofEconomic Research », 2015, w2 1 1 57.

3. Maya E. Kotas e Ruslan Medzhitov, Hameostasis, Inflammation,

andDisease Susceptibility, in « Cell », 160, 5, 201 5, pp. 816-27.

4. Antonio Damasio e Hanna Damasio, Exploring the Concept

of Homeostasis and Considering Its Implications for Economics, in

«Journal ofEconomic Behavior & Organization », 1 25, 2016,

pp. 1 26-29, su cui è basato in parte questo capitolo; Antonio

Damasio, Self Comes to Mind: Constrncting the Conscious Brain,

Pantheon, New York, 2010 [Il sé viene alla mente, trad. it. di Isabella
C. Blum, Adelphi, Milano, 20 I 2 ] ; Damasio e Carvalho, Nature of
Feeling, cit.; Kent C. Berridge e Morten L. Kringelbach, Pkasure
Systems in the Brain, in « Neuron », 86, 3, 2 0 1 5, pp. 646-64.
5. Per una breve e intelligente sintesi di questa ricerca, si veda
Michael Pollan, The Intelligent Plant, in « New Yorker », 2 3

e 30 dicembre 2013; Anthony J. Trewavas: Aspects of Plant


Intelligence, in « Annals of Botany », 92, I , 2003, pp. 1-20; tt'hat is
Plant Behaviour?, in « Plant, Cell, and Environment », 32, 6,

2009, pp. 606-16.

6.John S. Torday, A Centrai Theory of Biology, in « Medical


Hypotheses », 85, I , 2015, pp. 49-57.

7. Claude Bemard, Leçons sur les phénomenès de la vie communs

aux animaux et aux végétaux, Librarie J. B. Baillière et Fils, Paris, 1


879.

8. Walter B. Cannon: Organization for Physiological Homeostasis, in «


Physiological Reviews », 9, 3, 1 929, pp. 399-43 1 ; The Wisdom ofthe
Body, Norton, New York, 1 93 2 [La saggezza del

corpo, trad. it. di Lionello Torossi, Bompiani, Milano, 1 956] ;

Curt P. Richter, Total Self-RegulatoryFunctions in Animals and

Human Beings, in « Harvey Lecture Series », 38, 63, 1943, pp.

1942-43.

9. Bruce S. McEwen, Stress, Adaptation, and Disease: Allostasis

and Allostatic Load, in « Annals of the New York Academy of

Sciences », 840, 1 , 1 998, pp. 33-44.

i o. Trevor A. Day, Defining Stress as a Prelude to Mapping Its

Neurocircuitry: No Help from Allostasis, in « Progress in Neuropsycho-


pharmacology and Biologi.cal Psychiatry», 29, 8, 2005, pp. 1 1 95-1
200.

Note 295

1 1 . David Lloyd, Miguel A. Aon e Sonia Cortassa, Why


Homeodynamics, Not Homeostasis ?, in « Scientific WorldJournal », I ,
200 1 , pp. 1 33-45.

4· DALLE SINGOLE CELLULE

AL SISTEMA NERVOSO E ALLA MENTE

I . Margaret McFall-Ngai, The Importance of Microbes in Animal

DevelCYfJment: Lessons from the Squid-Vibrio Symbiosis, in « Ann ual

Review of Microbiology », 68, 2 0 1 4, pp. 1 77-94; Margaret

McFall-Ngai, Michael G. Hadfield, Thomas C.G. Bosch, Hannah V.


Carey, Tomislav Domazet-Lofo, Angela E. Douglas, Nico le Dubilier et
al., Animals in a Bacterial World, a New Imperative for the Life
Sciences, in « Proceedings of the National Academy of Sciences », 1 1
0, 9, 2013, pp. 322g-36.

2. Lynn Margulis, Symbiotic Planet: A New View of Evolution, Basic


Books, New York, 1 998.

3. L'arco temporale della verosimile comparsa dei sistemi circolatori,


immunitari e ormonali varia notevolmente. I primi esordiscono già
settecento milioni di anni fa. La cavità gastrovascolare degli cnidari
(circa 740 milioni di anni fa) è un sistema proto-circolatorio, come
osservato in Eunji Park, Dae

Sik Hwang,Jae-Seong Lee,Jun-Im Song, Tae-Kun Seo e Yong

Jin Won, Estimation of Divergence Times in Cnidarian Evolution


Based on Mitochondrial Protein-Coding Genes and theFossil &card,

in « Molecular Phylogenetics and Evolution », 62, i , 20 1 2 , pp.

329-45. I sistemi circolatori aperti consentono al sangue e

alla linfa di mescolarsi liberamente, ed erano presenti negli

artropodi circa seicento milioni di anni fa (Gregory D. Edgecombe e


David A. Legg, Origi,ns and Early Evolution of Arthr�

pods, in « Palaeontology », 57, 3, 2014, pp. 457-68) .

Il sistema circolatorio chiuso dei vertebrati è caratterizzato

dalla presenza di una barriera cellulare - l'endotelio -, che

separa i tessuti dal sangue circolante. L'endotelio si è evoluto

nei vertebrati ancestrali circa 5 1 0-540 milioni di anni fa e ha

ottimizzato la dinamica dei fluidi, la funzione di barriera,

l'immunità locale e la coagulazione (R. Monahan-Earley, A.

M. Dvorak e W.C. Aird, Evolutionary Origi,ns of the Blood Vascular


System and Endothelium, in «Journal of Thrombosis and Haemostasis
», 1 1 , S 1 , pp. 46-66) . Il sistema immunitario in-

296 Note

nato sembra avere avuto origine negli cnidari, durante il Precambriano


(Thomas C.G. Bosch, René Augustin, Friederick Anton-Erxleben,
Sebastian Fraune, Georg Hemmrich, Holger Zill, Philip Rosenstiel et
al., Uncovering the Evolutionary History of Innate Immunity: The
Simpk Metazoan Hydra Uses Epithelial Cells for HostDejence, in «
Developmental and Comparative Immunology », 33, 4, 2009, pp. 559-
69) ·
Il sistema immunitario adattativo si è evoluto intorno ai 450

milioni di anni fa nei vertebrati mandibolari (gnatostomi)

(Martin F. Flajnik e Masanori Kasahara, Origi,n and Evolution

of the Adaptive Immune System: Genetic Events and Sekctive


Pressures, in « Nature Reviews Genetics », 1 1 , 1 , 2010, pp. 47-59.

La regolazione ormonale ha origini ben più lontane, come

prevedibile, e si può far risalire a organismi unicellulari. Le

cellule batteriche « comunicano » con molecole di tipo ormonale, i


cosiddetti autoinduttori, che coordinano l'espressione genica (Vanessa
Sperandio, Alfredo G. Torres, Bruce Jarvis,

J ames P. N ataro e James B. Kaper, Bacteria-Host Communication,

cit.) . In aggiunta, sono state riscontrate molecole analoghe

all'insulina in organismi unicellulari (Derek Le Roith,Joseph

Shiloach,Jesse Roth e Maxine A. Lesniak, Evolutionary Origi,ns

ofVertelTrate Hormones: Substances Similar to Mammalian Insulins

are Native to Unicellular Eukaryotes, in « Proceedings of the N ational


Academy of Sciences », 77, 10, 1 980, pp. 61 84-88.

4. Per un'ulteriore lettura sull'attività dei neuroni, si veda

Eric Kandel,James H. Schwartz, Thomas M.Jessell, Steven A.

Siegelbaum e AJ. Hudspeth, a cura di, Principks of Neural

Science, quinta ediz., McGraw-Hill, New York, 20 1 3 [Principi


di neuroscienze, trad. it. a cura di V. Perri e G. Spidalieri, CEA,

Milano, 2014] .

5. Frantisek Baluska e Stefano Mancuso, DeepEvolutionary Origi,ns of


Neurobiowgy: Turning theEssence of 'Neural' Upside-Doum, in «
Communicative and Integrative Biology », 2, 1 , 2009, pp.

60-65.

6. Damasio e Carvalho, Nature of Feelings, cit.

7 . Anil K Seth, Interoceptive Inference, Emotion, and the Embodied


Self, in « Trends in Cognitive Sciences », 1 7, 1 1 , 2 0 1 3, pp.

565-73.

8. Andreas Hejnol e Fabian Rentzsch, Neural Nets, in « Current


Biology », 25, 1 8, 201 5, R782-R786.

Note 297

g. Detlev Arendt, Maria Antonietta Tosches e Heather Marlow,


FromNerveNet toNerveRi,ng, Nerve Cord, and Brain -Evolution of the
Nervous System, in « Nature Reviews N euroscience », 1 7, 1, 2016,
pp. 6 1 -72. Come sarà chiaro più avanti, sto mettendo a confronto «
l'intelligenza », di cui gli organismi unicellulari hanno abbondanti
capacità, con « la mente, la coscienza e il sentimento », che
richiedono a mio giudizio un sistema nervoso.

1 o. Per dettagli della neuroanatomia, si veda: Larry W. Swanson,


Brain Architecture: Understanding the Basic Plan, Oxford University
Press, 20 1 2; Hanna Damasio, Human Brain Anatomy in
Computerized Images, Oxford University Press, New York, seconda
ediz., 2005; Kandel et al., Principks ofNeural Science, cit.

1 1 . Dobbiamo questa convinzione profonda a Warren Mc


Culloch, uno dei pionieri delle neuroscienze moderne e tra

i fondatori della neuroscienza computazionale. Se fosse tra

noi oggi, sarebbe lui stesso un aspro critico delle sue prime

teorie. Warren S. McCulloch e Walter Pitts, A Logical Calculus of the


Ideas Immanent in Nervous Activity, in « Bulletin of Mathematical
Biophysics » , 5, 4, 1 943, pp. 1 1 5-33; Warren

McCulloch, Embodiments of Mind, MIT Press, Cambridge

(Mass.) , 1 965.

1 2 . I neuroni comunicano con altri neuroni, oltre che con le

sinapsi, anche con « una comunicazione laterale mediata dal

flusso di corrente extracellulare ». Il fenomeno è conosciuto

con il nome di efapsi (si veda Damasio e Carvalho, Nature of

Feelings, cit., per un'ipotesi legata a questa caratteristica) .

5· L'ORIGINE DELLA MENTE

1 . Esistono abbondanti prove a sostegno di questa teoria. Per

una rassegna esaustiva, si veda Frantisek Baluska e Michael

Levin, On Having No Head: Cognition Throughout Biological Systems,


in « Frontiers in Psychology >>, 7, 2 0 1 6, p. 902.

2 . Le percezioni e la risposta relativa al mondo esterno sono

notevolmente ridotte e quasi eliminate durante il sonno profondo e


l'anestesia profonda. La parte interna del corpo continua a essere
percepita e a ricevere risposte in vario grado in modo da conservare
l'omeostasi. Per inciso, l'anestesia è so-

298 Note

litamente concepita come la negazione della coscienza, ma

non è sostanzialmente vero. Frantisek Baluska et al., Understanding of


Anesthesia - Why Consciousness Is Essential for Life and Not Based
on Genes, in « Communicative and Integrative

Biology », 9, 6, 2016, e 1 2 38 1 1 8.

A quanto pare, tutte le creature viventi si possono anestetizzare,


anche le piante. L'anestesia sospende i processi della percezione e
della risposta. Credo che nelle creature complesse, come gli esseri
umani, l'anestesia sospenda i sentimenti e la

coscienza perché i sentimenti e la coscienza dipendono dalla

macchina generale della percezione e della risposta. Ma i sentimenti e


la coscienza dipendono anche da altri processi: non si limitano alla
sensazione e alla risposta. Così non è possibile

concludere che i batteri hanno sentimenti sulla base delle

loro risposta agli anestetici. I normali comportamenti complessi dei


batteri non richiedono il sentimento o la coscienza nel modo in cui tali
fenomeni sono tradizionalmente definiti,

come discuterò nei prossimi capitoli.

3. Le scoperte di Tootell e colleghi sono state illuminanti in

proposito. Roger B.H. Tootell, Eugene Switks, Martin S. Silverman e


Susan L. Hamilton, Functional Anatomy of Macaque Striate Cortex. Il
Retinotopic Organization, in «Journal of Neuroscience », 8, 1 983, pp.
1 53 1-68. Si veda anche David Hubel e Torsten Wiesel, Brain and
VisualPerception, Oxford University Press, New York, 2004; Stephen
M. Kosslyn, Image and Mind, Harvard University Press, Cambridge, 1
980; Stephen

M. Kosslyn, William L. Thompson, Irene J. Kim e Nathanil

M. Alpert, Topographical Representations of Menta[ Images in Primary


Visual Cortex, in « Nature », 378, 1 995, pp. 496-98; Scott D. Slotnick,
Willam L. Thompson e Stephen M. Kosslyn, Visual Menta[ Imagery
Induces Retinotopically Organized Activation of Early Visual Areas, in «
Cerebral Cortex », 15, 2005, pp.

1 570-83; Stephen M. Kosslyn, Alvaro Pascual-Leone, Olivier

Felician, Susana Camposano et al., The Rnle of Area 1 7 in Visual

Imagery: Convergent Evidence from PET and rTMS, in « Science »,

284, 1 999, pp. 167-70; Lawrence W. Barsalou, Grounded Cognition,


in « Annual Review of Psychology », 59, 2008, pp. 6 1 7-45; W. Kyle
Simmons e Lawrence W. Barsalou, The Similarityin-Topography
Principle: ReconcUing Theories of ConceptualDeficits, in « Cognitive
Neuropsychology », 20, 2003, pp. 45 1-86; Martin Lotze e Ulrike
Halsband, Motor Imagery, in «Journal of

Note 299

Physiology », Paris, 99, 2006, pp. 386-95; Gerald Edelman,

Neural Danvinism, Basic Books, New York, 1 987 [Danvinismo

neurale, trad. it. di Silvio Ferraresi, Einaudi, Torino, 1 995;

poi Cortina, Milano, 2018] propone una utile riflessione sulle mappe
neurali e pone l'accento sul concetto di valore applicato alla selezione
di mappe; Kathleen M. O'Craven e Nancy Kanwisher, Menta[ Imagery
ofFaces and Places Activates

Corresponding Stimulus-Specific Brain Regfons, in «Journal of


Cognitive Neuroscience », 1 2, 2000, pp. 1 0 1 3-23; MarthaJ.

Farah, Is Visual Imagery Really Visual? Overlooked Evidence from

Neurpsychology, in « Psychological Review », 95, 1 988, pp. 307-

1 7; Kandel et al., Principles ofNeural Science, cit.

4. Hejnol e Rentzsch, NeuralNets, cit.

5. Inge Depoortere, Taste Receptors of the Gut: Emergi,ng Rnles in

Health and Disease, in « Gut », 63, 1 , 2014, pp. 1 79-90. Per

semplificare le cose, non ho considerato il senso vestibolare,

che informa sulla posizione del corpo nello spazio tridimensionale. Il


senso vestibolare è strettamente correlato, dal punto di vista
anatomico e funzionale, all'udito. I sensori sono situati nell'orecchio
interno e quindi nella testa. Dal sistema vestibolare dipende il nostro
senso dell'equilibrio.

6. I segnali da ciascuno dei sensi sono elaborati in un primo

tempo all'interno di regioni corticali « precoci » - per esempio visive,


uditive, somatosensoriali -, ma questi segnali o segnali affini sono
successivamente integrati, secondo le necessità, in cortecce
associative delle regioni temporale, parietale e perfino frontale.
Ciascuna di queste regioni è interconnessa da vie bidirezionali.
L'elaborazione è ulteriormente assistita da reti di sostegno, come la
rete di default, e da normali segnali di modulazione generati dai nuclei
del tronco cerebrale e del prosencefalo basale. Kingson Man, Antonio
Damasio, Kaspar Meyer e Jonas T. Kaplan, Convergent and Invariant
Object Representations for Sight, Sound, and Touch, in « Human
Brain Mapping », 36, 9, 2015, pp. 362g-40, doi: 1 0. 1 002/

hbm.2 2687; Kingson Man,Jonas T. Kaplan, Hanna Damasio


e Antonio Damasio, Neural Convergence and Divergence in the

Mammalian Cerebral Cortex: From Experimental Neuroanatomy to

FunctionalNeuroimagi,ng, in «Joumal ofComparative Neurology >>,


52 1 , 1 8, 2013, pp. 4097-1 1 1 , doi: 10.1002/cne.23408; Kingson
Man, Jonas T. Kaplan, Antonio Damasio e Kaspar

300 Note

Meyer, Sight and Sound Convergence to Form Modality-Invariant

R.epresentations in Temporo-parietal Cmtex, in «journal of


Neuroscience >>, 32, 47, 20 1 2, pp. 16629-36, doi: 1 0 . 1 523/JNEU

ROSCI. 2342-1 2. 2 0 1 2 . Per un contesto sull'architettura capace di


sostenere tali processi, si veda Antonio Damasio, Hanna Damasio,
Daniel Tranel e J .P. Brandt, Neural Regionalization of Knowl.edge
Access: Preliminary Evidence, in « Symposia on Quantitative Biolology
», 55, 1 990, pp. 1 039-47; Antonio

Damasio, Time-Locked Multiregional Retroactivation: A Systems

Level Proposal for the Neural Substrates of Recall and Recognition,

in « Cognition », 33, 1 989, pp. 25-62; Antonio Damasio, Daniel


Tranel e Hanna Damasio, FaceAgnosia and the Neural Substrates of
Memory, in « Annua! Review of Neuroscience », 1 3, 1 990, pp. 89-
109; si veda anche Kaspar Meyer e Antonio Damasio, Convergence
and Divergence in a Neural Architecture for Recognition and Memory,
in « Trends in N eurosciences », 3 2, 7,

2009, pp. 376-82. Le scoperte delle piace cells nell'ippocampo (da


parte di J. O 'Keefe) e delle grid cells nella corteccia entorinale (da
parte di M.H. e E. Moser) hanno ampliato la

nostra comprensione di questi sistemi.


6. MENTI IN ESPANSIONE

i . « Minha alma é una orquestra acuita �, in Fernando Pessoa,

Livro do desassosego por Bernardo Soares, Atica, Lisboa, 1 982 [Il

libro dell'inquietudine, a cura di Mariajosé de Lancastre, Feltrinelli,


Milano, 1 992, p. 32 (leggermente modificata) ] .

2 . Fantasticando sul proprio fuggevole successo, il personaggio di


Oscar Levant, un compositore, immagina se stesso in una sala
concerti mentre suona il pianoforte per _un pubblico formato da tanti
Oscar Levant, che naturalmente

applaudono con entusiasmo. Poi, egli suona altri strumenti,

e dirige perfino.

3. La semplificazione della descrizione delle relazioni periferia-cervello


è uno dei problemi principali che incontra qualsiasi tentativo di
comprendere i processi mentali in termini biologici. Il processo
concreto vìola la concezione tradizionale del cervello come organo
separato che riceve segnali come nei computer e risponde secondo le
necessità. La real-

Note 301

tà è che, per cominciare, i segnali non sono mai puramente

neurali, e variano gradualmente lungo la via verso il sistema

nervoso centrale. Inoltre, il sistema nervoso può rispondere

ai segnali entranti a vari livelli e modificare così le condizioni

originarie che hanno dato vita ai segnali.


4. L'indagine della base neurale della elaborazione dei concetti e del
linguaggio è stata uno dei campi di ricerca più importanti nella
neuroscienza cognitiva. Il nostro gruppo di ricerca ha contribuito a
questo campo, e le voci bibliografiche che seguono segnalano alcuni
nostri contributi negli anni:

Antonio Damasio e Patricia Kuhl, Language, in Kandel et al.,

Principl,es of Neural Science, cit.; Hanna Damasio, Daniel Tranel,


ThomasJ. Grabowski, Ralph Adolphs e Antonio Damasio, Neural
Systems Behind Word and Concept Retrieval, in « Cogni tion », 92, i ,
2004, pp. i 79-2 29; Antonio Damasio e Daniel Tranel, Nouns and
Verbs Are Retrieved withDifferently Distributed

Neural Systems, in « Proceedings of the National Academy of

Sciences », go, 1 1 , 1 993, pp. 4957-60; Antonio Damasio, Concepts


in the Brain, in « Mind and Language », 4, 1-2 , 1989, pp.

24-28, doi: 1 0. 1 1 1 1/j.1468-00 1 7.tboo236.x; Antonio Damasio e


Hanna Damasio, Brain and Language, in « Scientific American », 267,
1 992, pp. 8g-95.

5. I correlati neurali del processo di costruzione delle narrazioni oggi si


può indagare in laboratorio. Si veda come esempio Jonas Kaplan,
Sarah]. Gimbel, Morteza Dehghani, Mary Helen Immordino-Yang,
Kenji Sagae, Jennifer D. Wong,

Christine Tipper, Hanna Damasio, Andrew S. Gordon e Antonio


Damasio, Processing Narratives Conceming Protected Values: A Cross-
Cultura[ Investigation of Neural Correlates, in « Cerebral Cortex »,
2016, pp. 1-1 1 , doi: 1 0. 1 093/cercor/bhv3 25.

6. L'espressione « rete di default » si riferisce a un insieme di

regioni bilaterali della corteccia che si attivano soprattutto in


certe condizioni mentali e comportamentali, come il riposo

e il vagabondaggio della mente, e diventa meno attiva quando la


mente si concentra su un particolare contenuto; o forse no, perché in
alcune condizioni di elaborazione attentiva la

rete diventa in realtà più attiva. I nodi nella rete corrispondono a


regioni di elevata convergenza e divergenza di connessioni corticali
all'interno delle cortecce associative, come sono tradizionalmente
conosciute. Larete svolge probabilmen-

302 Note

te un ruolo nell'organizzazione di contenuti mentali nel processo di


ricerca in memoria e nelle composizioni narrative.

Molte caratteristiche di questa rete (e di altre reti affini) sono

un enigma. Le attente osservazioni di Marcus Raichle hanno

portato a questa scoperta. Marcus E. Raichle, The Brain's Default


Network, in «Annual Review ofNeuroscience », 38, 2015, pp. 433-47.

7. Meyer e Damasio, Convergence andDivergence, cit., e articoli

correlati relativi allo schema convergenza-divergenza.

8. Il filosofo Avishai Margalit ha dato un importante contributo allo


studio di tali questioni. Si veda The Ethics of Memary, Harvard
University Press, Cambridge, 2002 [L'etica della memaria, trad. it. di
Valeria Ottonelli, il Mulino, Bologna, 2007] .

7. GLI AFFETTI

1 . Si veda L 'errore di Cartesio per una prima descrizione del

« circuito corporeo del come-se ». La descrizione di Lisa


Feldman Barrett dei sentimenti riflette la mia teoria dei sentimenti
intellettualizzati. Richiama l'attenzione su un'elaborazione del processo
elementare dei sentimenti che dipende dalla memoria e dal
ragionamento. Lisa Feldman Barrett,

Batja Mesquita, Kevin N. Ochsner eJamesJ. Gross, TheExperience of


Emotion, in « Annual Review of Psychology » , 58, 2007, p. 373.

2 . Sto facendo qui una distinzione di principio tra i contenuti mentali


che appartengono al processo di base dei sentimenti - la valenza, per
esempio - e i contenuti mentali che appartengono alla
intellettualizzazione del processo: ricordi, ragionamenti, descrizioni. Mi
sto limitando a dare a Cesare quel che è di Cesare.

3. Lauri Nummenmaa, Enrico Glerean, Riita Hari e Jari K

Hietanen, Bodily Maps ofEmotions, in « Proceedings of the National


Academy of Sciences », u 1, 2, 2014, pp. 646-5 1 .

4. William Wordsworth, Lines Written aFew Miks Above Tintem

Abbey, on Revisiting the Banks of the Wye During a Tour, July 13,

1 798, in LyricalBallads, Old Style Press, Monmouthshire (UK) ,

pp. 1 1 1-1 7 [cfr. William Wordsworth e Samuel Coleridge,

Note 303

Ballate liriche, a cura di A. Brilli, Mondadori, Milano, 2003,

pp. 255-63] .

5. Comunicazione personale di Mary Helen Immordino-Yang.

6. Condizioni fisiologiche gratificanti sono associate con il

rilascio di endorfine, molecole endogene agoniste del recettore mu


degli oppioidi (MOR) . I MOR sono conosciuti soprattutto nell'ambito
dell'analgesia e della dipendenza da sostanze, ma più recentemente è
stata loro attribuita la mediazione della qualità gradevole delle
esperienze di gratificazione.

Morten L. Kringelbach e Kent C. Berridge, Motivation and

Pleasure in the Brain, in The Psychology of Desire, a cura di Wilhelm

Hofmann e Loran F. Nordgrene, Guilford Press, New York,

201 5, pp. 1 29-45.

7. Per definizione, lo stress è costoso dal punto di vista metabolico, e


studi recenti hanno dimostrato che, se lo stress acuto può aumentare
la forza del sistema immunitario, lo stress cronico ha l'effetto opposto,
poiché inibisce la capacità di un

organismo di combattere le sfide immunitarie. Coinvolgere

le risposte immunitarie attiva le fabbriche cellulari che producono


cellule predisposte allo scopo. Il processo è costoso dal punto di vista
metabolico, e attivare una risposta immunitaria efficace richiede
talvolta più risorse di quante un organismo riesca ad accumulare,
specialmente se è già in uno stato di stress. Quando ciò avviene, il
suo benessere si deteriora e, poiché altre riserve si depauperano per
contribuire alla difesa, insorgono esaurimento e letargia, e ciò riduce

ulteriormente le possibilità di un completo recupero. In

questo contesto è evidente che un organismo non stressato

avrà le possibilità migliori di predisporre una risposta immunitaria


efficace, e quindi le possibilità migliori di alimentare uno stato di
prosperità. Si veda Terry L. Derting e Stephen

Compton, Immune Response, Not Immune Maintenance, Is


Energetically Costly in Wild White-Footed Mice (Peromyscus leucopus),
in « Physiological and Biochemical Zoology », 76, 5, 2003,

pp. 744-52 . Firdaus S. Dhabhar e Bruce S. McEwen, Acute

Stress Enhances While Chronic Stress Suppresses Cell-Mediated


Immunity in Vivo: A Potential Rote Jor Leukocyte Trafficking, in

« Brain, Behavior, and immunity », 1 1 , 4, 1 997, pp. 286-306;

Suzanne C. Segerstrom e Gregory E. Miller, Psychologi,cal Stress

304 Note

and the Human Immune System: A Meta-analytic Study of 30 Years

of Inquiry, in « Psychological Bulletin », 1 30, 4, 2004, p. 601 .

Lo stress attiva l'asse ipotalamico-ipofisario e induce il rilascio


dell'ormone della corticotropina (CRI-I) , che si lega al recettore CRI-I
i e innesca il rilascio della dinorfina, una classe differente di peptide
oppioide endogeno. La dinorfina è un agonista del recettore kappa
degli oppioidi (KOR) : se, da

un lato, i MOR sono stati associati con la qualità piacevole delle


esperienze di gratificazione, dall'altro l'attività dei MOR

nell'amigdala basolaterale fa da mediatrice della qualità avversiva


dell'esperienza spiacevole. Si veda Benjamin B. Land, Michael R.
Bruchas,Julia C. Lemos, Mei Xu, Erica J. Melief e

Charles Chavkin, The Dysphoric Component of Stress Is Encoded

lJy Activation of the Dynorphin K-Dpioid System, in «Joumal of

Neuroscience », 28, 2, 2008, pp. 407-14; Michael R. Bruchas,

Benjamin B. Land,Julia C. Lemons e Charles Chavkin, CRF-


1 -R Activation of the Dynorphin/Kappa opioid System in the Mouse

Basolateral Amygdala Mediates Anxiety-Like Behavior, in « PLoS

One », 4, 1 2, 2009, e8528.

8.Jaak Panksepp è stato un pioniere nella comprensione del

ruolo del tronco cerebrale e della struttura del prosencefalo

basale nell'affetto. Si veda Panksepp, Affective Neuroscience,

cit.; altri lavori relativi includono Antonio Damasio, Thomas

J. Grabowski, Antoine Bechara, Hanna Damasio, Laura L.B.

Ponto,Josef Parvizi e Richard Hichwa, Subcortical and Cortical

Brain ActivityDuring theFeeling of Seif-GeneratedEmotions, in «


Nature Neuroscience » , 3, i o, 2000, pp. 149-56, doi: 1 0. 1 38/

7987 1 ; Antonio Damasio e Joseph Le Doux, Emotion, in Kandel et


al., Principles of Neural Science, cit. Si veda Berridge e Kringelbach,
Pleasures of the Brain, Oxford University Press,

cit.; Damasio e Carvalho, Nature ofFeelings, cit.;Josef Parvizi

e Antonio Damasio, Consciuosness and the Brainstem, in « Cognition


», 79, 1 , 2001, pp. 135-60, doi: 10. 101 6/Soo1 0-0277 (00) 00 1 2
7-X. Per una rassegna recente, si veda Anand Venkatraman, Brian L.
Edlow e Mary Helen Immordino-Yang, The Brainstem in Emotion: A
Review, in « Frontiers in Neuroanatomy», 1 1 , 1 5, 2017, pp. 1-1
2;Jaak Panksepp, The Basic Emotional Circuits of Mammalian Brains:
Do Animals Have Affective Lives ?, in « Neuroscience and
Biobehavioral Reviews », 35, 9, 201 1 , pp. 1 79 1-804; Antoni0 Alcaro
eJaak Panksepp, The

SEEKING Mind: Primary Neuro-ajfective Substrates for Appetitive


Note 305

Incentive States and Their Pathologfral Dynamics in Addictions

andDepression, in « Neuroscience and Biobehavioral Reviews »,

35, g, 201 1 , pp. 1 805-20; Stephen M. Siviy ejaak Panksepp,

In Search of the Neurobiologi,cal Substrates for Social Pwyfulness in

Mammalian Brains, in « Neuroscience and Biobehavioral Reviews » ,


35, g, 201 1 , pp. 1 82 1-3o;Jaak Panksepp, Cross-Species Ajfective
Neuroscience Decoding of the Prima[ Ajfective Experiences

of Humans and Related Animals, in « PLoS One », 6, g, 20 1 1 ,

e2 1 236.

g. Quando udite un grido e reagite sentendo una variazione

di paura, il meccanismo che sta dietro il sentimento emozionale si


basa su una risposta emotiva scatenata dalle caratteristiche acustiche
del grido; il tono elevato del suono potrebbe contribuire alla risposta,
ma in realtà sembra che l'elemento

critico sia la ruvidezza del suono. Rilevanti sono anche le circostanze


in cui si ode il grido. Se odo Janet Leigh che grida nell Inf

'

ernale Quinl,an di Orson Welles (o in Psycho di Hitchcock) , che ho


visto e rivisto, si tratta di un grido che mi aspetto assolutamente; la
risposta emotiva negativa si presenta ancora, ma è cambiata; potrei
perfino annullare il sentimento negativo con uno positivo mentre
osservo come Welles ha montato la scena. Ma se sento un grido del
genere quando sono solo, di notte, in un vicolo dove ho dovuto
parcheggiare l'auto, sarà tutt'altra storia. Sarò terrorizzato. Proverò
una variazione della paura emotiva « classica » e della sensazione di
paura ad essa collegata. La conseguenza inevitabile di schierare un
programma emotivo è una modificazione di

alcuni aspetti dello stato omeostatico in corso. La rappresentazione


mentale - la formazione d'immagini - di questo processo di
modificazione del suo apice, durevole o fugace

che sia, sono sentimenti emotivi, la varietà classica del sentimento


provocato. Si veda Luc H. Arnal, Adeen Flinker, Andreas Kleinschmidt,
Anne-Lise Giraud e David Poeppel, Human

Screams Occupy a Privileged Niche in the Communication


Soundscape, in « Current Biology », 25, 1 5, 2 0 1 5, pp. 205 1-56;
Ralph Adolphs, Hanna Damasio, Daniel Tranel, Greg Cooper e Antonio
Damasio, A Role for Somatosensory Cortices in the Visual Recognition
of Emotion as Revealed lry Three-Dimensional

Lesion Mapping, in «journal of Neuroscience », 20, 7, 2000,

pp. 2683-90.

306 Note

1 0. Il « desiderio » di relazioni sociali è, cosa non sorprendente, sia


antico sia indotto omeostaticamente. Gli organismi unicellulari
manifestano le forme primordiali di questi fenomeni, e altri esempi
possiamo riscontrarli negli uccelli e

nei mammiferi.

In natura, una trasmissione più diffusa di parassiti e la competizione


per le risorse tra animali sociali può ridurre il successo riproduttivo e la
longevità. Tutto questo può essere ovviato

dalla toelettatura (grooming) sociale, un comportamento adattativo


che, oltre a ridurre al minimo il carico parassitario, plasma i legami
sociali e le alleanze tra i partner coinvolti nell'operazione. In alcune
specie di primati, il grooming sociale è il pezzo forte di sistemi
complessi della gerarchia sociale, della

reciprocità e degli scambi risorsa/ servizio. Le relazioni sociali

che si formano intorno al comportamento cooperativo del

grooming sono vitali per la salute e il benessere individuale e

sostengono la coesione del gruppo. Si veda Cyril C. Greuter,

Aimie Bissonnette, Karin Isler e Carel P. van Schaik, Grooming

and Group Cohesion in Primates: Implications fcrr the Evolution of

Language, in « Evolution and Human Behavior », 34, 1 , 2013,

pp. 61-69; Karen McComb e Stuart Semple, Coevolution of

Vocal Communication and Sociality in Primates, in « Biology Letters »,


1 , 4, 2005, pp. 38 1-85; Max Henning, Glenn R. Fox,Jonas Kaplan,
Hanna Damasio e Antonio Damasio, A Role fcrr mu-opioids in
Mediating the Positive Effects of Gratitude, in « Focused Review:
Frontiers in Psychology», 2 1 giugno 20 1 7, doi.

org/ 1 0.3389/fpsyg.2017.00868.

1 1 . Il comportamento sociale del gioco è mediato da circuiti

cerebrali sottocorticali. La ricerca ha dimostrato che le zuffe

tra animali in giovane età sono decisive per l'apprendimento

di un comportamento sociale adeguato. I gattini domestici

deprivati del gioco sociale diventano gatti adulti aggressivi.

In più, il comportamento del gioco sociale sembra essere


modulato da meccanismi oppioidergici, e l'attivazione dei

recettori oppioidi mu e kappa produce effetti facilitativi oppure


inibitori. Questi meccanismi oppioidi sono associati più in generale a
spinte omeostatiche e alla valenza affettiva;

il loro coinvolgimento negli aspetti sociali suggerisce che il

comportamento pro-sociale sia indotto dall'omeostasi. Si veda: Siviy e


Panksepp, In Search of the Neurobiologi,cal Substrates, cit.;
Panksepp, Cross-Species AJfectiveNeuroscience, cit.; Gary W.

Note 307

Guyot, Thomas L. Bennett e Henry A. Cross, The Effects of s�

cial Isolation on the Behavior of Juvenile Domestic Cats, in «


Developmental Psychobiology >>, 1 3, 3, 1 980, pp. 3 1 7-29; Louk
J.MJ. Vanderschuren, RaymondJ.M. Niesink, Berry M. Spruijt

e Jan M. Van Ree, µ- e IC-Opioid Receptor-Mediated Effects on

Social Play in juvenik Rats, in « European J oumal of Pharmacology »,


276, 3, 1 995, pp. 257-66; Hugo A. Tejeda, Danielle S. Counotte, Eric
Oh, Samanda Ramamoorthy, Kristin N.

Schultz-Kuszak, Cristina M. Backman, Vladmir Chefer, Patricio


O'Donnell e Toni Shippenberg, Prefrontal Cortical Kappa

Dpioid Receptor Modulation of Local Neurotransmission and


Conditioned Place Aversion, in « Neuropsychopharmacology », 38, 9,
201 3, pp. 1 770-79; Stephen W. Porges, ThePolyvagal Theory,

W.W. Norton, New York-London, 201 1 .

In studi recenti su specie dotate di sistemi neurali necessari

nella formazione d'immagini, la valenza positiva e negativa è


stata correlata in modo sistematico con i recettori mu e kappa degli
oppioidi, rispettivamente. Il quartetto di recettori degli oppioidi - delta,
mu, kappa e NOP - nel corpo umano

è stato conservato evolutivamente da quando i vertebrati mandibolati


sono comparsi dopo l'esplosione del Cambriano, circa 450 milioni di
anni fa, ed è curioso considerare la possibilità che la valenza, e perfino
il sentimento, potrebbero essere diffusi nel regno animale assai più di
quanto si è sempre creduto. Susanne Dreborg, Gorel Sundstrom,
Tomas A.

Larsson e Dan Larhammar, Evolution o/Vertebrate opioid Recefr

tors, in « Proceedings of the National Academy of Sciences »,

1 05, 40, 2008, pp. 1 5487-92.

8. COSTRUIRE SENTIMENTI

1 . Pierre Beaulieu, David Lussier, Frank Porreca e Anthony

Dickenson, Pharmacology of Pain, Lippincott Williams &

Wilkins, Philadelphia, 201 5.

2 . George B. Stefano, Beatrice Salzet, e Gregory L. Fricchione,


Enkelytin and opioid Peptdide Association in Invertebrates and
Vertebrates: Immune Activation and Pain, in « Immunology Today »,
1 9, 6, 1 998, pp. 265-68; Michel Salzet e Aurélie Tasiemski,
Involvement of Pr�kephalin-derived Peptides in Immunity, in «
Developmental and Comparative Immunology »,

308 Note

25, 3, 200 1 , pp. 1 77-85; Halina Machelska e Christoph Stein,

Leukocyte-Derived Opioid Peptides and Inhibition of Pain, in


«Journal ofNeuroimmune Pharmacolog-y >>, i , i , 2006, pp.

go-g7; Simona Farina, Michele Tinazzi, Domenica Le Pera e

Massimiliano Valeriani, Pain-Related Modulation of the Human

Motor Cortex, in « Neurologica} Research », 25, 2 , 2003, pp.

1 30-42; Stephen B. McMahon, Federica La Russa e David L.

H. Bennett, Crosstalk Between the Noci<:eptive and Immune Systems

in HostDefense andDisease, in « Nature Reviews Neuroscience »,

1 6, 7, 201 5, pp. 389-402 .

3. Bnmet e Arendt, From Damage Response to Aètion Potentials,

cit.; Hoffman et al., Aminoglycoside Antibiotics Induce Bacterial

Biofilm Formation, cit.; Naviaux, Metabolic Features of the Cell

Danger Response, cit.; Icard-Arcizet et al., Cell Stiffening in Response


to Extemal Stress Is Correlated to Actin Recruitment, cit.; Kearns,
Field Guide to Bacterial Swarming Motility, cit.; Erill,

Campoy e Barbé, Aeons of Distress, cit.

I canali ionici che determinano variazioni transitorie di potenziale


(TRP) fungono da sensori in organismi unicellulari e si sono conservati
nella filogenesi. Negli invertebrati, per

esempio, questi sensori rilevano condizioni ambientali nocive, come un


calore intenso, e sono quindi decisivi per muoversi in modo sicuro. La
combinazione di dispositivi di rivelazione di elementi nocivi con un
sistema nervoso ha originato un'intera classe di neuroni sensoriali, i
nocicettori.
I nocicettori sono distribuiti nell'intera struttura corporea e

rispondono a intensità nocive di sensazioni altrimenti innocue. I


nocicettori sono, inoltre, dotati di recettori della famiglia toll-like (TLR)
, le sentinelle del sistema immunitario, le quali sono distribuite in tutto
il corpo. L'attivazione dei TLR

induce una risposta immunitaria e, una volta attivati, i nocicettori TLR


inducono una risposta infiammatoria potente e localizzata, e
aumentano la sensibilità dei canali TRP nocicettivi locali, contribuendo
ad aumentare la sensibilità al dolore associata con una lesione o
un'infezione. Il dolore inibisce, a sua volta, la corteccia motoria e,
come si è dimostrato, inibisce l'avvio del movimento stesso attivando
gruppi muscolari antagonisti. Nel caso di una lesione, questo
meccanismo potrebbe evitare ulteriori danni.

Le afferenze sensoriali nocicettive rispondono al dolore e

alle lesioni; le afferenze sensoriali non-nocicettive raccolgo-

Note 309

no invece altra informazione rilevante sulle condizioni dentro e fuori


l'organismo, e ne scaturiscono immagini elaborate simultaneamente. Il
sistema nervoso permette la localizzazione precisa della stimolazione
sensoriale e della coordinazione di processi fisiologici complessi e
diversi che integrano i principali sistemi di regolazione vitale al fine
dell'omeostasi. Si veda: Giorgio Santoni, Claudio Cardinali, Maria
Beatrice Morelle, Matteo Santoni, Massimo Nabissi e Consuelo
Amantini, Danger- and Pathogen-Associated Mokcular Pattems
Recog;nition ùy Pattem-Recog;nition Receptors and !on Channels of
the Transient Receptor Potential Family Triggers the Inflammasome

Activation in Immune Cells and Sensory Neurons, in «journal of

Neuroinflammation », 1 2, i , 201 5, p. 2 1 ; McMahon, La Russa e


Bennett, Crosstalk Between the Nociceptive and Immune Systems in
HostDefense andDisease, cit.; Ardem Patapoutian, Simon Tate e
Clifford ]. Woolf, Transient Receptor Potential Channels:

Targetting Pain at the Source, in « Nature Reviews Drug Discovery »,


8, I , 2009, pp. 55-68; Takaaki Sokabe e Makoto Tominaga, A
Temperature-Sensitive TRP !on Channel, Painkss, Functions as
aNoxious Heat SensorinFruitFlies, in « Communicative and Integrative
Biology >>, 2, 2, 2009, pp. 1 70-73; Farina et al.,

Pain-Related Modulation of the Human Motor Cortex, cit.

4. Santoni et al., Danger- andPathogen-Associated, cit.; Sokabe e

Tominaga, Temperature-Sensitive TRP fon Channel, Painkss,

Functions as aNoxious Heat Sensor inFruitFlies, cit.

5. Colin Klein e Andrew B. Barron, Insects Have the Capacity Jor

SubjectiveExperience, in «Animai Sentience », I , 9, 20 1 6, p. 1 .

Benché probabilmente le reti nervose dell'idra non fossero

capaci di produrre immagini, e addirittura neanche rappresentazioni,


uno stadio intermedio stava emergendo. I recettori toll-like (TLR) , i
recettori interni la cui attivazione segnala la presenza di patogeni
invasori o un danno ai tessuti causato da shock termico o da altre
condizioni nocive, erano

presenti nelle idre e precorrono pertanto la mappatura dipendente dal


sistema nervoso. La sensibilità specifica dei TLR ai pattern molecolari
associati al danno oppure all'agente patogeno permette che
l'attivazione dei TLR provochi specifiche risposte immunitarie emotive
e innate. Questa specificità nella rilevazione/risposta è un passaggio di
livello superiore rispetto alle sensazioni generalizzate facilitate dai

310 Note
canali ionici a potenziale di recettore transitorio presenti negli
organismi unicellulari. Soren Franzenburg, Sebastian Fraune, Sven
Kiinzel, John F. Baines, Tomislav Domazet

Lofo e Thomas C.G. Bosch, MyDBB-Deficient Hydra Reveal an

AncientFunction ofTLR Signaling in Sensing Bacterial Colonizers,

in « Procedings of the N ational Academy of Sciences », 109,

47, 20 1 2, 1 9374-79; Bosch et al., Uncovering the Evolutionary

History oflnnatelmmunity, cit.

6. I sentimenti possono fare la differenza tra la vita e la morte. Ogni


organismo vivente deve rispondere a condizioni ambientali mentre
vengono percepite. Esistono però molti casi in cui il tempo necessario
per identificare la qualità di un

ambiente, in modo che sia rilevante dal punto di vista omeostatico, è


una questione di sopravvivenza. Un animale che riesce a prevedere la
presenza di predatori da segnali ambientali familiari ha più probabilità
di sopravvivere, e i sentimenti permettono proprio questo.

Alcuni studi sul fenomeno della avversione/preferenza condizionata


del luogo hanno affrontato questo problema. Un animale sperimentale
è addestrato ad associare segnali ambientali neutri a uno stimolo
pertinente dal punto di vista omeostatico, in modo che i segnali
ambientali stessi comincino a indurre la risposta perfino in assenza
dello stimolo in questione. È improbabile che questo genere di
apprendimento flessibile accada in organismi che non provano
sentimenti. Affinché ciò accada, deve esserci in primo luogo una
rappresentazione interna dei segnali ambientali specifici, e

una rappresentazione dello stress fisiologico, affinché i due

modelli si possano unire. La volta successiva che saranno rivelati, i


segnali ambientali provocheranno lo stato fisiologico associato.

Le capacità di provare sentimenti permettono a un animale

di reagire prevedibilmente alle condizioni percepite dell'ambiente


esterno in un modo che riflette le sue esperienze passate. Questa
proiezione della rilevanza omeostatica soggettiva su stimoli ambientali
altrimenti neutri permette un aumento significativo della capacità di
sopravvivere e della produttività dell'organismo. Si veda: Cindee F.
Robles, Marissa Z. McMackin, Katharine L. Campi, Ian E. Doig,
Elizabeth Y. Takahashi, Michael C. Pride e Brian C. Trainor, Ef

Note 3 1 1

fects of Kappa Dpioid R.eceptors on Conditioned Place Aversion and

Socia[ Interaction in Mal.es and Femal.es, in « Behavioral Brain

Research », 262, 2014, pp. 84-g3. M.T. Bardo,J.K. Rowlett e

MJ. Harris, Conditioned Place Preference Using opiate and Stimulant


Drugs: A Meta-analysis, in « Neuroscience and Biobehavioral Reviews
», 1 9, I , 1 995, pp. 39-5 1 .

7. Se, da un lato, l'attivazione del sistema immunitario innato

induce una risposta protettiva generalizzata a qualsiasi forma

di danno ai tessuti o di infezione, dall'altro il sistema immunitario


adattativo- che si è evoluto più tardi, nei vertebrati mandibolati
(gnatostomi) circa 450 milioni di anni fa - organizza un attacco diretto
che ha per obiettivo un agente patogeno

specifico. Quando l'agente patogeno viene in seguito rivelato

da queste molecole, si genera rapidamente un esercito di cellule


immunitarie che spazia in tutto il corpo alla ricerca di qualsiasi cellula
che rechi l'impronta molecolare dell'invasore. Queste impronte
saranno ricordate per la vita intera dell'organismo, e l'esposizione
ripetuta agli agenti patogeni

rinforzerà nel tempo le risposte immunitarie adattative. Si veda Martin


F. Flajnik e Masanori Kasahara, Origin andEvolution of the Adaptive
Immune System: Genetic Events and Selective Pressures, cit.

8. Klein e Barron, Insects Rave the Capacity for Subjective Experience,


ci t.

9. Yasuko Hashiguchi, Masao Tasaka e Miyo T. Morita, Mechanism of


Higher Plant Gravity Sensing, in « American J ournal of Botany », 1
00, 1 , 2013, pp. 9 1-100; Alberto P. Macho e Cyril

Zipfel, Plant PRRs and the Activation of Innate Immune Sig;naling, in


« Molecular Celi », 54, 2, 2014, pp. 263-72.

1 o. Il mio collega Kingson Man ha suggerito il termine « continuità »


per denotare le condizioni in cui hanno luogo le interazioni tra corpo e
sistema nervoso.

1 1 . I sistemi di pensiero metafisici orientali tradizionali asseriscono


che, se da un lato la dualità è intrinseca alla modalità normale della
percezione umana, dall'altro il mondo che noi percepiamo - pieno di
oggetti o di fenomeni discreti e

indipendenti è uno schermo percettivo che maschera un

substrato di realtà più fondamentale, non-duale. La « nondualità »


descrive un mondo di assoluta interdipendenza, in

312 Note

cui mente, corpo e tutti i fenomeni sono inestricabili. Benché questa


concezione sia incompatibile con i paradigmi culturali dominanti in
Occidente, alcuni filosofi occidentali - in particolare Spinoza - sono
pervenuti a conclusioni simili.

Continuano a essere scoperti dei parallelismi tra questi capisaldi del


pensiero orientale tradizionale e le scienze naturali attuali. Si
considerino, per esempio, le scoperte straordinarie in fisica quantistica
le quali suggeriscono che, al di sotto della realtà discretizzata e
oggettificata che percepiamo coi

nostri sensi, è presente una interazione di forze più dinamica e


relazionale che sfida la concezione dominante. David Loy, Nonduality:
A Study in Comparative Philosophy, Humanity

Books, Amherst (NY) , 1 997; Vlatko Vedral, Decoding R.eality:

The Universe as Qy,antum Information, Oxford U niversity Press,

New York-Oxford, 20 1 2 .

1 2. Craig, HowDo YouFeel?, cit.; Arthur D. Craig, Interoception:

The Sense of the Physiologi,cal Condition of the Body, in « Current

Opinion in Neurobiology» , 1 3, 4, 2003, pp. 500-505; Arthur

D. Craig, How Do You Feel-Now? The Anterior Insula and Human


Awareness, in « Nature Reviews Neuroscience », 1 0, I , 2009, pp. 59-
7<?; Hugo D . Critchley, Stefan Wiens, Pia

Rotshein, Arne Ohman e Raymond ]. Dolan, Neural Systems

Supporting Interoceptive Awareness, in « Nature N euroscience »,

7, 2, 2004, pp. 1 89-g5.

13. Alexander ]. Shackman, Tim V. Salomons, Hellen A.

Slagter, Andrew S. Fox,Jameel]. Wmter e Richard]. Davidson,


The Integration ofNegativeAJJect, Pain, and Cognitive Contro[ in the

Cing;ulate Cortex, in « Nature Reviews N euroscience », I 2, 3,

201 1 , pp. 1 54-67.

14. Jaak Panksepp era un fautore dei nuclei sottocorticali in

un'epoca in cui nessuno prestava loro attenzione. La teoria ha

ricevuto ampio sostegno, anche da nostre ricerche: Damasio et

al., Subcortical and Cortical Brain Activity, cit. L'anatomia del

tronco cerebrale nei primati è stata ampiamente spiegata in

Parvizi e Damasio, Consciousness and the Brainstem, cit.

15. Esther-Marije Klop, Leonora]. Mouton, Rogier Hulsebosch,José


Boers e Gert Holstege, In CatFour Times as Many Lamina I Neurons
Project to the Parabrachial Nudei and Twice as

Many to the Periaqueductal Gray as to the Thalamus, in «


Neuroscience », 1 34, I , 2005, pp. 189-g7.

Note 31 3

i 6. Michael M. Behbehani, Functional Characteristics of the

MidbrainPeriaqueductal Gray, in « Progress in Neurobiology »,

46, 6, 1 995, pp. 575-605.

1 7. Craig, How Do You Feel?, cit.; Craig, Interoception, cit.;

Craig, How Do You Fell-Now ?, cit.; Critchley et al., Neural Systems


Supporting Interoceptive Awareness, cit.; Richard P. Dum, David J.
Levinthal e Peter L. Strick, The Spinothalamic System
Targets Motor and Sensory Areas in the Cerebral Cortex of Monkeys,

in «journal of Neuroscience », 29, 45, 2009, pp. 142 23-35;

Antoine Louveau, Igor Smirnov, Timothy J. Keyes,Jacob D.

Eccles, Sherin J. Rouhani, J. David Peske, Noel C. Derecki,

Structural andFunctionalFeatures of CentralNeroous SystemLymphatic


Vessels, in « Nature », 523, 7560, 2015, pp. 337-4 1 .

1 8. MichaelJ. McKinley, The Sensory Circumventricular Organs

of the Mammalian Brain: Subfornical Organ, OVLT, and Area

Postrema, Springer, New York, 2003; Robert E. Shapiro e Richard R.


Miselis, The Centrai Neural Connections of the Area Postrema of the
Rat, in «j ournal of Comparative Neurology », 2 34, 3, 1 985, pp. 344-
64.

1 9. Marshall Devor, Unexplained Peculiarities of the Dorsal Root

Ganglion, in « Pain », 82, 1 999, s27-s35.

20. He-Bin Tang, Yu-Sang Li, Koji Arihiro e Yoshihiro Nakata,


Activation of the Neurokinin-1 Receptor by Substance P Triggers the
Rekase of Substance P from Cultured Adult Rat Dorsal Root

Ganglion Neurons, in « Molecular Pain », 3, I , 2007, p. 42.

2 1 .J.A. Kiernan, Vascular Permeability in thePeripheralAutonomic and


Somatic Neroous Systems: Controversia[ Aspects and Comparisons
with the Blood-Brain Barrier, in « Microscopy Research and Tecnique
», 35, 2, 1 996, pp. 1 2 2-36.

2 2 . Malin Bjornsdotter, India Morrison e Hakan Olausson,

Feeling Good: On the Rok of C Fiber Mediated Touch in Interoception,


in « Experimental Brain Research », 207, 3-4, 2010, pp.

1 49-55; A. Harper e S. N. Lawson, Conduction Velocity Is Related to


Morphologi,cal Cell Type in Rat Dorsal Root Ganglion Neurones, in
«journal ofPhysiology », 359, 1 985, p. 3 1 .

2 3 . Damasio e Carvalho, Nature ofFeelings, cit.; Ian A. McKenzie,


David Ohayon, Huiliang Li, Joana Paes De Faria, Ben Emery, Koujiro
Tohyama e William D. Richardson, Motor Skill

314 Note

Learning R.equires Active Central Myelination, in « Science », 346,

6207, 2014, pp. 3 1 8-2 2 .

24. Ricerche in corso nel nostro gruppo indicano che la trasmissione


non-sinaptica nei gangli del sistema nervoso periferico è controllata da
un neurotrasmettitore ubiquitario che svolge un ruolo decisivo anche
nella trasmissione sinaptica, come pure nel dolore, nella percezione
sensoriale, nella contrazione della muscolatura liscia e in una serie di
altre

funzioni corporee. Curiosamente, questa molecola eclettica

non influenza i neuroni in modo indiscriminato. Sembra riservare il suo


impatto più notevole agli antichi neuroni di tipo e, non mielinizzati,
che formano buona parte delle nostre vie enterocettive e svolgono
verosimilmente un ruolo nella generazione dei sentimenti. Si veda
Damasio e Carvalho, Nature ofFeelings, cit.; Bjornsdotter, Morrison e
Olausson, Feeling Good, cit.; Gang Wu, Matthias Ringkamp, Timothy

V. Hartke, Beth B. Murinson, James N. Campbell, John W.

Griffin e Richard A. Meyer, Early Onset of Spontaneous Activity


in Unijured GFiber Nociceptors After Injury to Neighboring Nerve

Fibers, in «joumal ofNeuroscience », 2 1 , 8, 200 1 , Rc 1 40; R.

Douglas Fields, White Matter in Learning, Cognition, and Psychiatric


Disorders, in « Trends in Neurosciences », 3 1 , 7, 2008, pp. 361-70;
McKenzie et al., Motor Skill Learning R.equires Active
CentralMyelination, cit.;JuliaJ. Harris e David Attwell, The Energetics
oJCNS White Matter, in «journal ofNeuroscience »,

32, I, 2012, pp. 356-7 1 ; Richard A. Meyer, Srinivasa N. Raja

e James N. Campbell, Coupling of Action Potential Activity

Between UnmyelinatedFibers in the Peripheral Nerve of Monkey, in

« Science », 2 27, 1 985, pp. 1 84-88; Hemant Bokil, Nora Laaris,


Karen Blinder, Mathew Ennis e AsafKeller, Ephaptic Interactions in the
Mammalian Oljactory System, in «journal ofNeuroscience », 2 1 , 200
1 , pp. 1-5; Henry Harland Hoffman e Harold Nonnan Schnitzlein, The
Numbers oJNerveFibers in the

Vagus Nerve oJMan, in « Anatomical Record », 1 39, 3, 1 96 1 ,

pp. 429-35; Marshall Devor e Patrick D . Wall, Cross-Excitation

in Dorsal Root Ganglia of Nerve-Injured and Intact Rats, in

«joumal ofNeurophysiology », 64, 6, 1 990, pp. 1 733-46; Eva

Sykova, Glia and Volume Transmission During Physiologj,al and

Pathologj,cal States, in «] ournal ofN eural Transmission », 1 1 2,

I , 2005, pp. 1 37-47.

Note 31 5
25. Emeran Mayer, The Mind-Gut Connection: How the Hidden

Conversation Within Our Bodies Impacts Our Mood, Our Choices,

and Our Overall Health, HarperCollins, New York, 2016.

26. Jane A. Foster e Karen-Anne McVey Neufeld, Gut-Brain

Axis: How the Microbiome lnfluences Anxiety and Depression, in

« Trends in Neurosciences », 36, 5, 20 1 3, pp. 305-1 2; Mark

Lyte e John F. Cryan, a cura di, Microbial Endocrinology: The

Microbiota-Gut-Brain Axis in Health andDisease, Springer, New

York, 20 14; Mayer, Mind-Gut Connection, cit.

27. Doe-Young Kim e Michael Camilleri, Serotonin: A Mediator

of the Brain-Gut Connection, in «American journal of Gastroenterology


•>, 95, 10, 2000, p. 2698.

28. Timothy R. Sampson,Justine W. Debelius, Taren Thron,

Stefan Janssen, Gauri G. Shastri, Zehra Esra Ilhan, Collin

Challis et al., Gut Microbiota Regulate Motor Deficits and


Neuroinjlammation in a Model of Parkinson 's Disease, in « Celi », 1
67, 6, 2016, pp. 1469-80.

29. La tristezza disturba certamente la salute, ma gli stati positivi,


come la gratitudine, sembrano avere l'effetto opposto.

La gratitudine è indotta quando riceviamo un aiuto o un sostegno


profondi che sono motivati da compassione ed è associata con
significativi effetti positivi sulla salute e sulla qualità della vita.
Recentemente, uno studio svolto con la risonanza
magnetica funzionale (fMRI) dal mio collega Glenn Fox ha

definito i correlati neurali della gratitudine, e ha rivelato che

l'esperienza riferita di gratitudine profonda è correlata con

l'attività cerebrale in regioni riconosciute tradizionalmente

come centrali nella regolazione dello stress, nella cognizione sociale e


nel ragionamento morale. Questo risultato conferma ricerche
precedenti, le quali mostrano che sviluppare la gratitudine come abito
mentale può migliorare la salute, e

ciò evidenzia la teoria di una continuità tra la mente e il corpo. Si


veda: Glenn R. Fox, Jonas Kaplan, Hanna Damasio e Antonio
Damasio, Neural Correlates of Gratitude, in « Frontiers

in Psychology », 6, 201 5; Alex M. Wood, Stephen joseph e

John Maltby, Gratitude Uniquely Predicts Satisfaction with Life:

Incrementa[ Validity Above the Domains and Facets of the Five Factor
Model, in « Personality and Individuai Differences '" 45, 1 , 2008, pp.
4g-54; Max Henning, Glenn R. Fox,Jonas Kaplan,

Hanna Damasio e Antonio Damasio, The PositiveE!fects ofGrat-

316 Note

itude Are Mediated l7y Physiologi.cal Mechanisms, in « Frontiers in

Psychology », 2017.

30. SarahJ. Barber, Philipp C. Opitz, Bruna Martins, Michiko Sakaki e


Mara Mather, Thinking About a Limited Future Enhances the Positivity
of Y ounger and Older Adults' R.ecall: Support for Socioemotional
Sekctivity Theory, in « Memory and Cognition >>, 44, 6, 2016, pp.
86g-82 ; Mara Mather, TheA!fectiveNeuroscience of Agi.ng, in «
Annual Review of Psychology », 67, 2 0 1 6, pp. 2 1 3-38.

3 1 . Daniel Kahneman, Experienced Utility and Objective Happiness:


A Moment-BasedApproach, in Choices, Values, andFrames, a cura di
D. Kahneman e A. Tversky, Russel Sage Foundation,

New York, 2000, pp 673-692; Evalutation l7y Moments: Past and

Future, in Choices, Values andFrames, cit., pp. 693-708. Si veda

inoltre Bruna Martins, Gal Sheppes, James J. Gross e Mara

Mather, Age Differences in Emotion R.eg;ulation Choice: Older Adults


Use Distraction Less Than Y ounger Adults in High-Intensity Positive
Contexts, in «journals of Gerontology Series B: Psychological Sciences
and Social Sciences », 2016, gbwo28.

9· LA COSCIENZA

1 . Due brevi osservazioni. La prima: sto usando il termine

« soggettività » nella sua accezione cognitiva e filosofica e

non in quella comune, dove « soggettivo » si riferisce alla « opinione


personale »; la seconda: lavoro sui problemi della coscienza da molti
anni e ho presentato alcune mie idee in

due libri, Emozione e coscienza e Il sé viene alla mente, e poi ampliato


queste teorie in pubblicazioni successive. Si veda: Antonio Damasio,
Hanna Damasio e Daniel Tranel, Persistence of Feelings and Sentience
After Bilatera[ Damage of the Insula, in

« Cerebral Cortex », 23, 201 2 , pp. 833-46; Damasio e Carvalho,


Nature oJFeelings, cit.; Antonio Damasio e Hanna Damasio, Pain and
OtherFeelings in Humans andAnimals, in « Animal Sentience », 1 , 3,
2016, p. 33. Le mie idee continuano a evolversi, influenzate da lavori
teorici e sperimentali in parallelo sui disturbi del sentimento e della
coscienza, ma non è questa

la sede per presentare gli sviluppi più recenti, che saranno

oggetto di un volume a parte.

Note 317

2 . La definizione « teatro cartesiano » deriva dalle animate

discussioni di Daniel Dennett sulla coscienza. Esse includono un


esplicito (e quanto mai opportuno) rifiuto del mito dell' « omuncolo »
e un monito sui pericoli di un regresso

all'infinito - l'idea che nel cervello risieda una persona in

miniatura e osservi la mente, persona che a sua volta verrebbe


osservata da un altro lillipuziano, e così via all'infinito.

3. In genere ho affrontato il tema della soggettività ricorrendo al


termine « sé ». Ora però evito di usare questo termine per evitare
l'eventuale impressione, del tutto ingiustificata,

che il sé, dai livelli semplici a quelli complessi, sia una sorta

di oggetto, un centro di controllo, fisso, dai confini netti.

Non si dovrebbe mai sottovalutare il rischio d'interpretazioni


sfavorevoli del concetto del sé come omuncolo. La confusione
conseguente, perfino quando non si pronuncia una sola parola sui
correlati neuroanatomici dei fenomeni legati

al sé, evoca lo spettro della frenologia.

4. Diversi colleghi hanno proposto spiegazioni dell'integrazione


mentale compatibili in genere con la mia. Mi preme citare Bernard
Baars, Stanislas Dehaene eJean-Pierre Changeux. Le loro teorie sono
esposte in modo chiaro in Stanislas Dehaene, Consciousness and the
Brain: Deciphering How the

Brain Codes Our Thoughts, Viking, New York, 2014 [ Coscienza e

ceroello. Come i neuroni codificano il pensiero, trad. it. di Pier Luigi

Gaspa, Cortina, Milano, 2 0 1 4] .

5. Ciò vale per un'area cerebrale elusiva, conosciuta come

claustro, promossa da Francis Crick e Christof Koch, A Frarnework for


Consciousness, in « Nature Neuroscience », 6, 2, 2003, pp. 1 1 9-26;
e per la corteccia dell'insula, la regione scelta da

A.D. Craig, HowDo YouFeel? An lnteroceptiveMoment with Your

Neuromologi,cal Self, Prince ton U niversity Press, Princeton (NJ) ,

2 0 1 5.

6. Benché l'essenza della coscienza sia mentale e quindi disponibile


soltanto al soggetto che è cosciente, esiste una lunga tradizione che
affronta la coscienza dalla prospettiva del comportamento, dall'esterno
per così dire. I medici che lavorano al pronto soccorso, in camera
operatoria o nelle unità di terapia intensiva sono addestrati a questa
prospettiva esterna e sono predisposti a supporre la presenza o
l'assenza di coscienza basandosi su una osservazione silenziosa o su
u-

318 Note

na conversazione con il paziente, ammesso che tale conversazione sia


possibile. E io, come neurologo, sono stato addestrato ad agire così.

Ma di che cosa va alla ricerca il medico? Lo stato di veglia, il

livello di attenzione, l'animazione emotiva e i gesti intenzionali sono


utili segni eloquenti di coscienza. I pazienti in stato d'incoscienza,
come nel caso del coma, non sono svegli, non

hanno livello di attenzione, non esprimono emozioni, e i gesti che


compiono, ammesso che lo facciano, non sono pertinenti rispetto
all'ambiente. Ma le conclusioni che si possono trarre da questo
scenario sono complicate da condizioni in

cui la coscienza è verosimilmente compromessa, come lo stato


vegetativo persistente, ma la persona alterna periodi di sonno con
periodi di veglia. Il problema di presumere la presenza, o l'assenza, di
coscienza da manifestazioni esterne può diventare particolarmente
complicata in un disturbo conosciuto come sindrome locked-in. In
questo caso la coscienza permane, ma i pazienti sono quasi del tutto
immobili, ed è

facile che sfuggano i flebili movimenti da essi eseguiti, che

consistono essenzialmente di ammiccamenti e di movimenti

limitati degli occhi. L'arte della medicina è stata perfezionata

a un punto di sicurezza ragionevole, e tuttavia l'unico modo

sicuro di stabilire se una persona è cosciente è che manifesti

direttamente uno stato mentale nella norma. I medici tengono ad


affermare che una persona è o non è cosciente dopo tre domande:
riguardano a) l'identità della persona, b) il luogo

in cui la persona si trova, e e) la data approssimativa. Ciò non

è comparabile con il sapere, in modo diretto e inequivocabile,

�e la persona ha una mente attiva e cosciente.

E ampia la letteratura sui disturbi neurologici che causano

deterioramenti della coscienza o che danno l'impressione di


causare tali deterioramenti, ma che in realtà non li causano,

come la sindrome locked-in. È altresì ricca la letteratura

sull'anestesia e su come la somministrazione di varie sostanze


chimiche perturba reversibilmente l'esperienza mentale.

Entrambe le letterature offrono jndizi importanti sui fondamenti


neurali della coscienza. E tuttavia giusto dire che il danno cerebrale
specifico che causa il coma o le sostanze responsabili dell'anestesia
sono strumenti grossolani che c'impediscono di intuire i processi
neurobiologici responsabili dell'esperienza mentale. Diversi anestetici
hanno il potere di

Note 319

sospendere il processo di sensazione e di risposta che riscontriamo nei


batteri, o anche nelle piante. Gli anestetici bloccano la sensibilità e la
capacità di risposta lungo le diverse ramificazioni della vita. Non
sospendono la coscienza direttamente, ma bloccano i processi da cui
dipendono gli stati mentali, i sentimenti e la visione prospettica. Si
veda Parvizi e

Damasio, Consciousness and the Brainstem, cit.; Josef Parvizi e

Antonio Damasio, Neuroanatomical Correlates of Brainstem Coma,

in « Brain », 1 26, 7, 2003, pp. 1 524-36; Antonio Damasio e

Kaspar Meyer, Consciousness: An Overoiew of thePhenomenon and

of lts Possible Neural Basis, in The Neurology of Consciuosness, a

cura di Steven Laureys e Giulio Tononi, Elsevier, Burlington

(Mass.), 2009, pp. 3-14.

7. Eric. D. Brenner, Rainer Stahlberg, Stefano Mancuso,Jorge Vivanco,


Frantisek Baluska e Elizabeth Van Volkenburgh, Plant Neurobiology:
An lnteg;rated View of Plant Signaling, in

« Trends in Plant Science », 1 1 , 8, 2006, pp. 4 1 3-19; Lauren

A. Erland, Christina E. Turi e Praveen K Saxena, Serotonin:

An Ancient Molecule and an lmpartant R.eg;ulator of Plant Processes,


in « Biotechnology Advances », 201 6;Jin Cao, Ian B. Cole e SusanJ.
Murch, Neurotransmitters, Neuroreg;ulators, and Neurotoxins in the
Life of Plants, in « Canadian Journal of Plant Science », 86, 4, 2006,
pp. 1 1 83-88; Nicolas Bouché e Hillel

Fromm, GABA in Plants:just a Metabolite ?, in « Trends in Plant

Science », 9, 3, 2004, pp. 1 1 0-15.

Questa è una delle ragioni per cui discordo in parte dalle

conclusioni di Arthur S. Reber in Caterpillars, Consciousness,

and the Origi,ns oj Mind, in « Animal Sentience », g, 3, 2004,

pp. 1 10-15.

Gli organismi unicellulari hanno capacità di sentire e di rispondere che


sono fondamentali per lo sviluppo successivo della mente, dei
sentimenti e della soggettività. Ma tali organismi non dovrebbero
essere considerati dotati di mente, di sentimenti e di coscienza.

8. Pochi autori hanno incluso il sentimento in una concezione della


coscienza, e ancor meno hanno concepito la coscienza dal punto di
vista dell'affetto. Oltre aJaak Panksepp e a A.

Craig, ho scoperto un'altra eccezione nel lavoro di Michel

Cabanac; si veda Michel Cabanac, On the Origi,n of Conscious-


320 Note

ness, a Postulate and its Corollary, in « Neuroscience and


Biobehavioral Reviews », 20, I , 1 996, pp. 33-40.

9. David]. Chalmers, How Can We Construct a Science of


Consciousness ?, in The Cognitive Neuroscience III, a cura di Michael
S. Gazzaniga, MIT Press, Cambridge (Mass.), 2004, pp. I I I 1-1 9;
David]. Chalmers, The Conscious Mind: In Search of a Fundamental
Theory, Oxford University Press, Oxford, 1 996 [La mente cosciente,
trad. it. di Alfredo Patemoster e Cristina Meini, McGraw-Hill, Milano, 1
999] ; David]. Chalmers, Facing Up to the Prob/,em of Consciousness,
in «joumal of Consciousness

Studies », 2, 3, 1 995, pp. 200-2 1 9.

1 0. LE CULTURE

1 . Charles Darwin, On the Origi,n of Species fJy means o/Natural

Sekction, 1 859 [L 'origi,ne dell,e specie, trad. it. di Luciana Fratini,

Bo ringhi eri, Torino, i 967] ; William J ames, Principles of Psychology,


1 890 [Principi di psicologi-a, trad. it. di G. Preti, Principato, Milano, 1
950] ; Sigmund Freud, Gesammelte Werke, Nachtragsband, a cura di
Anna Freud et. al., 1 8 voll., Fischer

Verlag, Frankfurt am Main, 1 940- 1 987 [cfr. Opere, ediz. diretta da


Cesare Musatti, 1 2 voll., Boringhieri, Torino, 1 97 1-1 988] ; Émile
Durkheim, Les formes éwmentaires de la vie religi,euse, PUF, Paris, 1
9 1 o [Le forme ekmentari della vita religi,osa.

Il sistema totemico in Australia, a cura di M. Rosati, Meltemi,

Roma, 2005; ora Mimesis, Milano-Udine, 201 3] .

2 . La teoria che alcuni aspetti delle culture abbiano origini


biologiche resta controversa. Un'eredità d'incursioni mal

accorte della biologia nelle questioni sociali e politiche è la

riluttanza nelle discipline umanistiche e sociali a fare spazio

alle scoperte della biologia. Esiste, inoltre, una giustificata

avversione per le spiegazioni dei fenomeni mentali e sociali

che li riducano per intero alla biologia, e patiscono per giunta il


trionfalismo scientifico. Tutto questo fa parte della divisione delle due
culture resa celebre da C.P. Snow. Era un problema mezzo secolo fa,
e resta purtroppo un problema

ancora oggi.

3. Edward O. Wilson, Sociobiology, Harvard University Press,

Cambridge (Mass.) , 1 97 5 [Sociobiologi-a. La nuova sintesi, trad.

Note 321

it. di A. Suvero, Zanichelli, Bologna, 1 979] . La sociobiologia

e il suo esponente, E.O. Wilson, non ebbero una buona accoglienza.


Per uno sguardo critico sulla sociobiologia si veda Richard C.
Lewontin, Biowgy as Ideology: The Doctrine o/DNA,

HarperPerennial, New York, 199 1 [Biowgia come ideowgia. La

dottrina del DNA, trad. it. di Barbara Continenza, Bollati Boringhieri,


Torino, 1993] . Curiosamente, la posizione di Wilson sugli affetti era
compatibile con la mia, come i suoi lavori successivi hanno continuato
a dimostrare. Si veda E.O. Wilson, Consilience, Knopf, New York, 1998
[L 'armonia meravigliosa, trad. it. di Roberto Caliero, Mondadori,
Milano, 1999] .
Si veda anche William H. Durham, Coevolution: Genes, Culture

and Human Diversity, Stanford University Press, Palo Alto

(CA) , 1 99 1 , come esempio della compatibilità tra biologia e

processi culturali.

4. Parsons, Social Systems and theEvolution of Action Theory, cit.;

Parsons, Evolutionary Universals in Society, cit.

5. È ragionevole pensare che, oltre ai processi che conservano la


stabilità chimica - la tendenza naturale della materia a rimanere nelle
conformazioni più stabili, mentre quelle meno stabili svaniscono -,
esista un ulteriore processo che permette a una molecola di crearne
un'altra uguale a sé stessa.

6. Il grado di violenza maschile è correlato con certe caratteristiche


fisiche, che si possono includere nel termine « formidabilità ». Si veda
Aaron Sell,John Tooby e Leda Cosmides, Formidaltility and the Logie
of Human Anger, in « Proceedings of the National Academy
ofSciences », 106, 35, 2009, pp. 1 5073-78.

7. Richard L. Velkley, Being After Rousseau: Phiwsophy and Culture in


Question, University of Chicago Press, Chicago, 2002.

Originariamente in Samuel Pufendorf e Friedrich Knoch,

Samuelis Pufendorfii Eris Scandica: Qua adversus libros De jure

naturali et gentium objecta diluuntur, sumptibus Friderici Knochii,


Francofurti ad Moenum, i 686.

8. La letteratura consultata per questa sezione include William James,


The Varieties of Religious Experience, Penguin Classics, New York, 1
983 [Le varieforme dell'esperienza religiosa. Uno studio sulla natura
umana, a cura di Giovanni Filoramo, Morcelliana, Brescia, 1 998] ;
Charles Taylor, Varieties of Religion Today: William James Revisited,
Harvard U niversity Press, Cambridge (Mass. ) , 2002 [La modernità
della religione, a cura di

322 Note

Paolo Costa, Meltemi, Roma, 2004] . David Hume, Dialogues

Concerning Natural R.eligi,on and the Natural History of R.eligfon,

1 779 [Dialoghi sulla religi,one natura/,e, a cura di Mario Dal Pra,

Laterza, Bari, 1 963] ;John R. Bowen, R.eligfons in Practice: An

Approach to theAnthropology ofR.eligfon, Pearson, Boston, 2014;

Walter Burkert, Creation of the Sacred: Tracks of Biology in Early

R.eligfons, Harvard U niversity Press, Cambridge (Mass.) , i 996

[La creazione del sacro. Orme mologi,che nell'esperienza religfosa,

trad. it. di Franco Salvatorelli, Adelphi, Milano, 2003] ; Durkheim, Les


formes élémentaires de la vie religieuse, cit.;John R. Hinnells, a cura
di, The Penguin Handbook of the World 's Living R.eligions, Penguin
Books, London, 2010; Claude Lévi-Strauss,

L 'anthropologie /ace aux problèmes du monde moderne, Seuil, Paris,


201 1 [L'antropologia di fronte ai prob/,emi del mondo moderno, trad.
it. di Silvano Facioni, Bompiani, Milano, 20 I 7] ; Scott

Atran, In Gods We Trust: TheEvolutionary Landscape ofR.eligion,

Oxford University Press, New York, 2002.

9. Martha C. Nussbaum, Politica[ Emotions: Why Love Matters for

justice, Belknap Press of Harvard U niversity Press, Cambridge


(Mass.) , 20 1 3 [Emozioni politiche. Perché i 'amore conta per la
giustizia, trad. it. di Rinaldo Falcioni, il Mulino, Bologna, 2 0 1 3] ;
Jonathan Haidt, The !Ughteous Mind: Why Good Peop!,e Are Divided
ùy Politics and Religion, Pantheon Books, New York, 201 2

[Menti tribali. Perché /,e brave persone si dividono su politica e


religi<>ne, trad. it. di Ciro Castiello, Codice, Torino, 20 1 3 ] . Steven
W.

Anderson, Antoine Bechara, Hanna Damasio, Daniel Tranel

e Antonio Damasio, Impairment of Socia[ and Moral Behavior

Related to Early Damage in Human Prefrontal Cortex, in « Nature

Neuroscience », 2 , 1 999, pp. 1 032-37; Joshua D. Greene, R.

Brian Sommerville, Leigh E. Nystrom,John M. Darley ejonathan D.


Cohen, AnfMRI Investigation ofEmotionalEngagement in
Moraljudgment, in « Science », 293, 5537, 200 1 , pp. 2 1 05-8;

Markjohnson, Moralityfor Humans: Ethical Understandingfrom

the Perspective of Cognitive Science, U niversity of Chicago Press,

Chicago, 2014; L. Young, Antoine Bechara, Daniel Tranel,

Hanna Damasio, M. Hauser e Antonio Damasio, Damage to

Ventromedial Prefrontal Cortex Impairs judgment of Harmful Intent,

in « Neuron », 65, 6, 2010, pp. 845-5 1 .

I o. Cyprian Broodbank, The Making of the Midd/,e Sea: A Histe>ry of


the Mediterranean from the Beginning to the Emergence of the

Note 323
Gassical World, Thames & Hudson, London, 2 0 1 5 [Il Mediterraneo
dalla preistoria alla nascita del mondo classico, trad. it. di Daniele
Cianfriglia e Chiara Veltri, Einaudi, Torino, 2 0 1 5 ] ;

Malcom Wiener, The Interaction of Climate Change and Agency

in the Collapse of Civilization ca. 2300-2000 BC, in « Radiocarbon »,


56, 4, 2014, S1-S 1 6; Malcom Wiener, Causes o/Complex Systems
Collapse at the End of the Bronze Age, in « Sea Peoples »

Up-to-Date: New R.esearch on the Transformations in the Eastern

Mediterraean in the 13 th-1 1 th Centuries BCE, Austrian Academy

ofSciences, Wien, 201 7, pp. 43-74.

I 1 . Karl Marx, Zur Kritik der Hegelschen Rechts-Philosophie, 1 843

[ cfr. Karl Marx, Opere filosofiche gi,ovanili, vol. I: Critica della

filosofia hegeliana del diritto pubblico, trad. it. di Galvano della

Volpe, Editori Riuniti, Roma, 1 966] . Come osservato in precedenza,


le teorie di scienziati sociali come Bourdieu, Touraine, Foucault si
prestano anch'esse a una trasposizione in termini biologici.

1 2 . Assal Habibi e Antonio Damasio, Music, Feelings, and the

Human Brain, in « Psychomusicology: Music, Mind, and

Brain », 24, 1 , 2 0 1 4, p. 92; Matthew Sachs, Antonio Damasio

e Assal Habibi, The Pleasures of Sad Music: A Systematic R.eview,

in « Frontiers in Human Neuroscience », 9, 404, 2 0 1 5 , pp.

1-1 2, doi: 1 0.3389/fnhum2 0 1 5.00404.


1 3. Antonio Damasio, Suoni, significati affettivi e esperienze musicali,
in « Musica Domani », XLVII, 1 76, 2 0 1 7, pp. 5-8.

1 4. Se bastian Kirschner e Michael Tomasello,]oint Music Making


Promotes Prosocial Behavior in 4-Year-Old Children, in « Evolution and
Human Behavior », 3 1 , 5, 2010, pp. 354-64.

1 5. Panksepp, Cross-SpeciesAffectiveNeuroscience, cit.; Henning

et al., A Role /or mu-opioids, cit.

1 6. Le contraddizioni sollevate dalla pratica di procurarsi tagli,


dall'anoressia e dall'obesità patologica sono semplici da affrontare. E
un dato di fatto l'esistenza di persone che provano piacere nel
procurarsi tagli sulla pelle, una pratica che può considerarsi culturale
perché può diffonders�per imitazione e sembra avere una
distribuzione casuale. E possibile che la spiegazione migliore di questi
fenomeni stia nelle circostanze patologiche delle persone che ne
soffrono, aggravate da un contesto culturale non meno patologico. Lo
stes-

324 Note

so discorso vale per le comunità on line dei cosiddetti gainers

(chi prova piacere ad aumentare volontariamente di peso),

individui che si riuniscono e s'incoraggiano l'un l'altro a

consumare grandi quantità di cibo con lo scopo di ingrassare, di


guardare vicendevolmente gli effetti che la cosa produce e di praticare
sesso. Questi due esempi rientrano, in una certa misura, nei criteri di
una diagnosi antica: il masochismo. La sua pratica produce in effetti
piacere, una situazione che corrisponde a una regolazione positiva
dell'omeostasi.

Succede così che i costi futuri e definitivi di tale aumento di


livello prevalgano sui guadagni, uno scenario fisiologico non

poi così remoto dalla dipendenza da sostanze. I piaceri lasciano spazio


alle dipendenze e a sofferenza. È improbabile che pratiche così
bizzarre siano incorporate nell'evoluzione biologica o che vengano
selezionate culturalmente, se non in piccoli gruppi. Che le pratiche e i
gruppi esistano perfino oggi testimonia dei rischi delle comunità
marginali in internet.

1 7 . Talita Prado Simao, Silvia Caldeira e Emilia Campos de

Carvalho, The Effect of Prayer on Patients 'Health: Systematic


Literature Review, in « Religions » , 7, I , 2 0 1 6, p. 1 1 ; Samuel R.

Weber e Kenneth I. Pargament, The Role of R.eligi,on and Spirituality


in Menta[ Health, in « Current Opinion in Psychiatry », 2 7, 5, 2014,
pp. 358-63; Neal Krause, Gratitude Toward God,

Stress, and Health in Late Life, in « Research on Aging », 2 8, 2,

2006, pp. 1 63-83.

18. Kirschner e Tomasello,Joint Music Making Promotes, cit.

1 9. Jason E. Lewis e Sonia Harmand, An Earlier Origi,n far

Stone Tool Making: lmplications far Cognitive Evolution and the

Transition to «Homo >>, in « Philosophical Transactions of the

Royal Society B », 37 1 , 1 698, 2016, 2 0 1 50233.

20. Robin I.M. Dunbar e John AJ. Gowlett, Fireside Chat: The

Impact of Fire on Hominin Socioecology, in Lucy to Language: The

BenchmarkPapers, a cura di Robin I.M. Dunbar, Clive Gamble


e John AJ. Gowlett, Oxford University Press, New York,

2 0 1 4, pp. 277-g6.

2 1. Polly W. Wiessner, Embers of Society: Firelight Talk Among the

fui 'hoansi Bushmen, in « Proceedings of the N ational Academy

of Sciences », 1 1 1 , 39, 20 1 4, pp. 14027-35.

1 1 . MEDICINA, IMMORTALITÀ E ALGORITMI

I . Jennifer A. Doudna e Emmanuelle Charpentier, The New

Frontier of Cenarne Engi,neering wi,th CRJSPR-Casg, in « Science »,

346, 62 1 3, 2014, 1 258096.

2. Pedro Domingos, The Master Algorithm: How the Qy,est Jor the

Ultimate Leaming Machine Will Remake Our World, Basic Books,

New York, 2 0 1 5 [L 'algoritmo definitivo. La macchina che impara

da sof,a e il futuro nel nostro mondo, trad. it. di Andrea Migliori,

Bollati Boringhieri, Torino, 2016] .

3. Krishna V. Shenoy e Jose M. Carmena, Combining Decader

Design and Neural Adaptation in Brain-Machine lntef aces, in

« Neuron », 84, 2014, pp. 665-80, doi 1 0. 101 67j.neuron.2014.

08.038;Johan Wessberg, Christopher R. Stambaugh, Jerald

D. Kralik, Pamela D. Beck, Mark Laubach, John K Chapin,

Jung Kim, S.James Biggs, Mandayam A. Srinivasan e Miguel


A. Nicolelis, Real-TimePrediction oJHand Trajectory llyEnsembles

of Cortical Neurons in Primates, in « Nature », 408, 68 1 0, 2000,

pp. 361-65; Ujwal Chaudhary et al., Brain-Computer Inteiface

Based Communication in the Completely Locked-In State, in « PLoS

Biology >> , 1 5, 1 , 2 0 1 7, e 1 002593, doi: 1 0. 1 37 1 /journal.

pbio. 1002593; Jennifer Collinger, Brian Wodlinger, John E.

Downey, Wei Wang, Elizabeth C. Tyler-Kabara, Douglas J.

Weber, AngusJ. McMorland, Meel Velliste, Michael L. Boninger e


Andrew B. Schwartz, High Performance Neuroprosthetic Control lly an
lndividual wi,th Tetraplegi,a, in « Lancet », 38 1 , 9866, 2013, pp.
557-64, doi: 10.101 6/So14o-6736 ( 1 2) 6 1 8 1 6-g.

4. Ray Kurzweil, The SinguT,arity Is Near: When Humans Transcend


Biology, Penguin, New York, 2005 [La singolarità è vicina, trad. it. di
V.B. Sala, Apogeo, Milano, 2008] ; Luc Ferry, La révolution
transhumaniste: Comment f,a technomédecine et l'uberisation du
mond vont bouleverser nos vies, Plon, Paris, 2016.

5. Yuval Noah Harari, Homo Deus: A Brief History ofTomorrow,

Signa! Books, Oxford, 20 i 6 [Homo Deus. Breve storia del futuro,


trad. it. di M. Piani, Bompiani, Milano, 2 0 1 7] .

6. Nick Bostrom, Superintelligence: Paths, Dangers, Strategi,es,

Oxford U niversity Press, Oxford, 2014 [ Superintelligenza, trad.

it. di Simonetta Frediani, Bollati Boringhieri, Torino, 20 i 8] .

326 Note
7. Avishai Margalit, The Ethics of Memory, cit.

8. Aldous Huxley, Brave New World, Chatto and Windus, London, 1


932 [Il mondo nuovo, trad. it. di Lorenzo Gigli, Mondadori, Milano, 1
966] .

9. George Zarkadakis, In Our Own Image: Savior or Destr<Yyer?

The History and Future of Artificial Intelligence, Pegasus Books,

New York, 2 0 1 5 .

i o. W. Grey Walter, A n Imitation of Life, in « Scientific Arnerican », 1


82, 5, 1 950, pp. 42-45.

1 2 . LA CONDIZIONE UMANA ATTUALE

i . Epicuro e Bertrand Russell avrebbero appreso con piacere

che i loro interessi filosofici per la felicità umana non erano

caduti nell'oblio. The Epicurus R.eader, a cura di B. Inwood e

L.P. Gerson, Hackett, Indianapolis, 1 994; Bertrand Russell,

The Conquest ofHappiness, Liveright, New York, 1 930 [La conquista


della felicità, trad. it. di Giuliana Pozzo Galeazzi, Longanesi, Milano, 1
947; poi TEA, Milano, 1 99 1 ] ; Daniel Kahneman, Objective
Happiness, in Well-Being: Foundations of Hedonic Psychology, a cura
di Daniel Kahneman, Edward Diener e

Norber Schwartz, Russell Sage Foundation, New York, 1 999;

Arnartya Sen, The Economics of Happiness and Capability, in

Capabilities and Happiness, a cura di Luigino Bruni, Flavio

Comim e Maurizio Pugno, Oxford University Press, New York,


2008; Richard Davidson e Brianna S. Shuyler, Neuroscience of

Happiness, in World Happiness Report 2 0 1 5, a cura di J ohn F.

Helliwell, Richard Layard e Jeffrey Sachs, Sustainable Development


Solutions, New York, 2015.

2 . Neil Postman, Amusing Ourselves toDeath: PublicDiscoursein

the Age of Show Business, Penguin, New York, 2006 [ ediz. orig.

1 986; Divertirsi da morire. Il discorso pubblico nell'era dello


spettacolo, trad. it. di Leone Diena, Longanesi, Milano, 1 986; poi
Marsilio, Venezia, 2002] . Si veda anche Robert D. Putnam,

Our Ki,ds, Simon & Schuster, New York, 2015.

3.Jonas T. Kaplan, Sarah I. Gimbel e Sam Harris, Neural Correlates of


Maintaining One's Politica[ Beliefs in theFace of Counterevidence, in «
Nature Scientific Reports », 6, 2 0 1 6.

Note 327

4. Sherry Turkle, Alone Together: Why We Expect More from

Technology and Less from Each Other, Basic Books, New York,

201 1 [Insieme ma soli. Perché ci aspettiamo sempre più dalla


tecnologi,a e sempre meno dagli altri, trad. it. di Susanna Bourlot e
Lorenzo Lilli, Codice, Torino, 201 2 ] ; Alain Touraine, Pourronsnous
vivre ensembk?, Fayard, Paris, 1 997 [Libertà, uguaglianza, diversità.
Si può vivere insieme ?, trad. it. di Roberto Salvadori, Il

saggiatore, Milano, 1 998] .

5. Manuel Castells, Communication Power, Cambridge University


Press, New York, 2009 [ Comunicazione e potere, trad. it. di Bruno
Amato e Paola Conversano, Università Bocconi, Milano, 2009; poi
Egea, Milano, 2014] ; Manuel Castells, Networks of Outrage and
Hope, Socia[ Movements in the Internet Age, J ohn

Wiley & Sons, New York, 201 5 [Reti di indignazione e speranza.

Movimenti sociali nell'era di internet, Università Bocconi, Milano, 201


2] .

6. Sen, The Economics of Happiness and Capability, cit.; Onora

O'Neill, justice Across Boundaries: Whose Obligations ?, Cambridge


University Press, Cambridge, 20 i 6; Nussbaum, PoliticalEmotions, cit.;
Peter Singer, TheExpanding Circk: Ethics, Evolution,
andMoralProgress, Princeton University Press, Princeton, 201 1 ;
Steven Pinker, The Better Angels ofOur Nature: Why Vioknce Has
Declined, Penguin Books, New York, 201 1 [.ll declino della vioknza.
Perché quella che stiamo vivendo è probabilmente l'epoca più pacifica
della storia, trad. it. di Massimo Parizzi, Mondadori, Milano, 201 3] .

7. Si veda Haidt, The llighteous Mind, cit.

8. Sigmund Freud, Das Unbehagen der Kultur, Internationaler

Psychoanalytischer Verlag, Wien, 1 9 3 o [ ll disagi,o della civiltà,

in ll disagi,o della civiltà e altri scritti, trad. it. di Ermanno Sagittario,


Boringhieri, Torino, 1 97 1 ] .

9. Albert Einstein e Sigmund Freud, Warum Krieg? Ein Brief

wechseln, Diogenes, Ziirich, 1 996 [Perché la guerra ?, trad. it. di

Sandro Candreva e Ermanno Sagittaro, in Sigmund Freud,

opere, vol. XI, Boringhieri, Torino, 1 979, pp. 2 89-g2] .

1 0.Janet L. Lauritsen, Karen Heirner eJames P. Lynch, Trends


in the Gender Gap in Vtoknt Offending: New Evidena from the
National Crime Vtctimization Survey, in « Criminology », 4 7, 2, 2009,
pp. 36 1-99; Richard Wrangham e Dale Peterson, Demonic

Maks: Apes and the Origi,ns of Human Vtokna, Houghton Mifflin

328 Note

Company, Boston-New York, 1996 [Maschi bestiali. Basi mowgi,che


del'la violenza umana, trad. it. di E. Luisari, Muzzio, Roma, 2005 ) ;
Aaron Sell,John Tooby e Leda Cosmides, Formidamlity

and theLogj,c ofHuman Anger, cit.

1 1 .Joshua S. Gra:ff Zivin, Solomon M. Hsiang e Matthew Neidell,


Temperature and Human Capita[ in the Shart- and Long-Run, cit.;
Paul Butke e Scott S. Sheridan, Analysis of the R.elationship

Between Weather and Aggressive Crime in Cleveland, Ohio, cit.

1 2 . Harari, HomoDeus, cit.; Bostrom, Superintelligence, cit.

1 3 . Parsons, Evolutionary Universals in Society, cit.

14. Thomas Hobbes, Leviathan, 1 65 1 [Leviatano, trad. it. a

cura di R. Santi, Bompiani, Milano, 200 1 ) ; Jean:Jacques

Rousseau, Discours sur l 'origi,ne et ks fondements de l 'inegalité


parmi ks hommes, i 7 55 [ Origi,ne della disug;uaglianza, trad. it. di G.

Preti, Feltrinelli, Milano, 2006) .

1 5.John Gray, StrawDogs: Thoughts on Humans and OtherAnimals,


Farrar, Straus e Giroux, New York, 2002 [ Cani di paglia.

Pensieri sull'uomo e altri animali, trad. it. di Stefania Coluccia e


Marcello Monaldi, Ponte alle Grazie, Milano, 2003 ] ; John

Gray, False Dawn: The Delusions of Global Capitalism, Granta,

London, 2009 [ ediz. orig. 1998; Alba bugi,arda. Il mito del


capitalismo globak e il suo fallimento, trad. it. di Caterina Ranchetti,
Ponte alle Grazie, Milano, i 998) ; John Gray, The Siknce of

Animals: On Prog;ress and Other Modem Myths, Farrar, Straus e

Giroux, New York, 2013.

i 6. Max Horkheimer e Theodor W. Adorno, Diakktic der

Aufklii,rung, Querido, Amsterdam, 1 947 [Diakttica dell'illuminismo,


trad. it. di Renato Solmi, Einaudi, Torino, 1 966) .

i 7. « Fardello » è un termine particolarmente appropriato per

buona parte degli effetti della coscienza. Il suo uso lo dobbiamo a


George Soros, The Age oJFallibility: Consequences of the War on
Terror, Public Affairs, New York, 2006.

i 8. Su tale questione si legga la preziosa monografia di David

Sloan Wilson, Does Altruism Exist? Culture, Genes, and the Welfare of
Others, Yale University Press, New Haven (Conn.) , 2 0 1 5

[L'altruismo. La cultura, la genetica e il benessere degli altri, trad.

it. di Andrea Migliori, Bollati Boringhieri, Torino, 20 1 5 ) .

1 9. Verdi compose Falstaff nel 1 893. Un decennio prima e in

un luogo nemmeno poi così lontano Richard Wagner, che

Note 329
mai riuscì a separare amore e morte, era ancora divorato da

un caos pagano. Il suo passo più vicino a una versione ridente della
condizione umana è stato il salvifico Parsifal.

20. La definizione di empatia secondo Paul Bloom è rilevante a


riguardo. Si veda Paul Bloom, Against Empathy: The Case for Rational
Compassion, Harper Collins, New York, 2016.

1 3. LO STRANO ORDINE DELLE COSE

I . D'ArcyThompson, On Growth andForm ( 1 9 1 7) , Cambridge

University Press, Cambridge, 1942 [cfr. Cresdta e forma, ediz.

ridotta a cura di J.T. Bonner, Bollati Boringhieri, Torino,

1 992] .

2 . Howard Gardner, Truth, Beauty, and Goodness R.eframed:


Educatingfor the Virtues in the Twenty-First Century, Basic Books,
New York, 201 1 [ Verità, belkz.za, bontà. Educare alle virtù nel

ventunesimo secow, trad. it. di Virginio B. Sala, Feltrinelli, Milano, 201


1 ] ; Mary Helen Immordino-Yang, Emotions, Learning, and the Brain:
Exploring the Educational Implications of Affective

Neurosdence, W.W. Norton, New York, 201 5; Wilson, Does


AltruismExist?, cit.

3. Colin Klein e Andrew B. Barron, Inseds Rave the Capadtyfor

Subjective Experience, in « Animal Sentience », 2 0 1 6, p. 1 00;

Peter Godfrey-Smith, Other Minds: The Octopus, the Sea, and the

Deep Origi,ns ofConsdousness, Farrar, Straus e Giroux, New York,


20 1 6 [di prossima pubblicazione presso Adelphi] . Sulla questione
delle capacità cognitive e comportamentali non umane, mi trovo in
perfetto accordo con la posizione di Frans De Waal, dijaak Panksepp e
di un numero crescente di biologi

e di scienziati cognitivi. Come osservato altrove, riconoscere

la posizione eccezionale degli esseri umani non implica sminuire le


capacità di altri animali. D'altro canto, pur ammettendo che nelle
specie viventi più primitive abbondi il comportamento intelligente,
ipotizzo che l'intelligenza ben adattata non implica coscienza, e su
questo punto la penso diversamente da Arthur Re ber. La rivista «
Animal Sentience », diretta da Steven Harnad, è un nuovo ed
eccellente spazio di discussione accademico su questi temi.

4. In un recente saggio sulla mente e il problema del corpo,

330 Note

Siri Hustvedt esprime la stessa concezione. Siri Husvedt, A

Woman Looking at Men Looking at Women: Essays on Art, Sex,

and the Mind, Simon & Schuster, New York, 2 0 1 6.

5. A. Seth, Interoceptive Inference, Emotion, and theEmbodied Self,

cit.

INDICE ANALITICO
A-delta, fibre, 1 53

- si veda anche sentimenti e e

Adolphs, Ralph, 282, 287-88 n.

mozioni

2, 301 n. 4, 305 n. g

aggressività, si vedano rabbia; vio-

Adorno, Theodor W., 259

lenza

affetti, 13, 1 17-36, 1 9 1 , 196, 254-


Agostino, sant', 2 9 1 n. i

56, 261

Aird, W.C., 295-96 n. 3

- apparato di controllo sottoalfabeti, 2 1 5, 230

corticale degli, 1 30-33

algoritmica, descrizione, 233-

coscienza e, 1 84, 1 9 1 , 261-62,

36, 268

3 1 9-2o n. 8

Allegre comari di Windsor, Le

dei mammiferi, 29

(Shakespeare} , 264

informazione sensoriale e,

Allen,John, 288-89 n. 3

1 05-1 06

allostasi, 65

nella robotica, 235-40

origine delle risposte culturaaltruismo, 32, 34, 262, 26g-70

li e, 1 99-202

Alzheimer, malattia di, l 1 3


posizione di Wilson sugli, 320-

amigdala, 1 29, 1 50, 1 80, 303-

2 1 n. 3

304 n. 7

produzione di sentimenti e,

Amleto (Shakespeare) , 264

1 1 7-24, 192, 302 n. 2

amore, 1 6 2

- ragione vs., 1 20

anabolismo, 4 7

- serotonina, 1 58

Anderson, Steven W., 3 2 2 n. g

- socialità degli, 1 33-35, 306-

anestesia, go, 297-98 n. 2, 3 1 8

307 nn. 1 0-1 1

n. 3

- valenza e, 1 2 1 , 1 23-26, 208,

Angelo sterminatore, L' (Buiiuel) ,

306-307 n. i i

236
334 Indice analitico

« Animai Sentience », 309 n. 5,

- intelligenza di, 69

316 n. 1, 319 n. 7, 329-30 n. 3

- omeostasi in, 30-34, 37, 48,

Annila, Arto, 292-93 n. 1 1

8 1 , 1 93-96

antico mondo interno, si veda

- socialità di, 69, 193-96, 267-

interno antico, mondo

70, 306 n. 1 0

Aon, Miche!, 66, 295 n. 1 1

- si veda anche cellulare, vita

apoptosi, 48

Baverstock, Keith, 53, 282, 292-

apprendimento, 78-79, 1 6 1 , 2 1 5

93 n. 1 1

Araujo, Helder, 282

Beaulieu, Pierre, 307 n. 1

area postrema, 1 48, 1 5 2


Bechara, Antoine, 304 n. 8, 322

Arendt, Detlev, 289-go n . 6 , 297

n. 9

n. 9

Behbehani, Michael M., 313 n. 16

Aristotele, 258, 266

Bennett, David L.H., 307-308 n. 2

Arnal, Luc H., 305 n. 9

Bennett, Thomas L., 306-307 n. 11

arte, 206-1 1 , 2 1 2

Berggruen, Nicolas, 282

arti visive, 2 1 9

Bemard, Claude, 64-67, 294 n. 7

asse ipotalamico-ipofisario, 1 37,

Berridge, Kent, 1 34, 287-88 n. 2,

303-304 n. 7

294 n. 4, 303 n. 5

astrazione, 1 1 0

big data, 74, 275-76

Attwell, David, 3 1 4 n. 24
Bjomsdotter, Malin, 3 1 3 n. 22

automutilazione, 2 1 2, 3 2 3-24

bonobo, si veda scimmie antro-

n. 1 6

pomorfe

autopoiesi, 53

Bosch, Thomas C.G., 295 n. I ,

avidità, 270

295-96 n. 3 , 309- 1 0 n . 5
avversione condizionata per i

Bostrom, Nick, 235, 325 n. 6

luoghi, 1 41 , 3 1 o n. 6

Bourdieu, Pierre, 291 n. 1 2 , 323

n. 1 1

Baars, Bernard, 3 1 7 n. 4

Brenner, Eric D., 3 1 9 n. 7

Balu8ka, Frantisek, 296 n. 5, 297

Broodbank, Cyprian, 322 n. 1 0

n. 1, 297-g8 n. 2, 3 1 9 n. 7

Brook, Peter, 2 8 2

Barbé,Jordi, 289 n. 6

Brunet, Thibaut, 289-go n . 6

Barber, SarahJ., 3 1 6 n. 30

buddhismo, 203, 2 1 8, 266

Barrett, Lisa Feldman, 287-88

Buiiuel, Luis, 236

n. 2, 302 n. 1

Burkert, Walter, 32 1-22 n. 8


barriera ematoencefalica, 1 48,

Butke, Paul, 293 n. 1

1 52-53

Barsalou, Lawrence, 298 n. 3

Cabanac, Miche!, 3 19 n. 8

batteri e organismi semplici, 50,

Caetano-Anollés, Gustavo, 292

68-7 1 , 1 58

n. I l

- capacità di sentire e di rispo

Cahn, Rael, 282

sta di, 88-g 1 , 93, 1 39, 142-45,

Camilleri, Michael, 3 1 5 n. 27

268-70, 272-73, 297-98 Il. 2 ,

Campoy, Susana, 289 n. 6

308-309 n . 3, 309-1 1 nn. 5 e

canali ionici a potenziale di recet-

6, 3 1 7-19 Il. 3, 3 1 9 Il. 7

tore transitorio (TRP) , 308-

- coscienza e, 1 82
309 n., 309- 1 0 n. 5

Indice analitico 335

Cannon, Walter B., 65-66, 294

- rettiliano, 1 50

n. 8

- si vedano anche corpo-cervello,

Cardinali, Claudio, 308-309 n. 3

alleanza; mente; sistemi ner

Cardoso, Oliver, 289 n. 6

vosi

Carlisle, Michael, 283

Chalmers, DavidJ., 185-86, 320

Carmena,Jose M., 325 n. 3


n. g

CARTA (Center for Academic

Changeux,Jean-Pierre, 3 1 7 n. 4

Research and Training in An

Charpentier, Emmanuelle, 325

thropogeny) , 288 n. 3

n. i

Cartesio, Renato, 274

Chaudhary, Ujwal, 325 n. 3

Carvalho, Gil B., 282, 287 n. 2

Che cos 'è la vita? ( Schrodinger) ,

Castells, Manuel, 249, 282, 327

1 8, 54, 293 Il. 1 2

n. 5

cibernetica, guerra, 235, 237,

catabolismo, 4 7

249, 260

Cech, Thomas R., 292 n. 1 1

cingolo, cortecce del, i 04, 1 50,

cellulare, vita, 46-57


160, 1 80

- apoptosi nella, 48

cingolo anteriore, regione del,

- capacità di sentire e di rispo-

150

sta nella, 88-go, 92, 1 38-39,

circolatorio, sistema, 70-7 1 , go,

142-45, 269, 272-73, 297-98

1 43,295 n. 3

n. 2, 308-309 n. 3, 309-1 1 nn.

circumventricolari, organi, 148,

5 e 6, 3 1 9 n. 7

152

- coscienza e, 1 8 2-83, 3 1 9 n. 7

claustro, 3 1 7 n . 5

- memoria nella, l l l - 1 2

cnidari, 75, 94, 1 57, 295-96 n. 3

- metabolismo nella, 4 7

codici di comportamento, 41

- omeostasi nella, 30-34, 4 7-48,


Cohen,Jonathan D., 3 2 2 n. g

1 42, 1 93-96

collicoli inferiori e superiori, 99,

origini della, 50-57

1 04, 1 06, 1 80

reti nervose e, 74-77, 1 42-43,

Collinger,Jennifer, 325 n. 3

1 5 7-58,

competizione, 3 1 , 33, 44, 1 96,

- sistemi digestivi nella, 1 57

256, 269; si veda anchecoope-

sistemi immunitari innati nelrazione

la, 1 43, 295-96 n. 3

comportamentali, osservazioni,

- si vedano anche batteri e orga3 1 7-19 Il. 6

nismi semplici; pluricellulari,

Compton, Stephen, 303 n. 7

organismi

comunismo, 2 1 3-14

cerchie umane, 45
conatus, 49-50, 54, 56

cervelletto, 78-79

Confucio, 266

cervello, 78-80

continuità tra corpo e strutture

- barriera ematoencefalica, 148,

nervose, 1 45-50, 3 1 1 n. i o

1 5 2-53

cooperatività, 2 1 6

- coscienza e, 1 79-8 1 , 3 1 7 n. 5

cooperazione, 3 1 , 33, 44, 70, 83,

limbico, l 50

1 96, 255-58, 268-70

parti « emozionali » classiche

Coriolano (Shakespeare) , 2 64

del, 1 50

corpo-cervello, alleanza, 2 2 , 80-


336 Indice analitico

84, 147, 149, 1 53-55, 160, 229,

- si vedano anche mente; senti274-76

menti e emozioni; soggettività

cortecce associative, 1 05, 1 1 0,

Cosmides, Leda, 3 2 1 n. 6

1 1 2, 299 Il. 6, 301 Il. 6

Craig, Arthur D., 287 n. 2, 3 1 2

cortecce cerebrali, 78, 8 1

n. 1 2, 3 1 7 n. 5, 3 1 9 n. 8
- costruzione di sentimenti e,

creatività, si veda intelligenza

1 50, 1 59-6 1

creativa

- integrazione sensoriale e, 104-

creazione di immagini, si veda

1 0, 1 79-8 1 , 27 1-72, 299 Il. 6

mappatura e creazione di imrisposte emotive e, 1 30

magini

- si vedano anche insula, cortec

Crick, Francis, 50-5 1 , 54, 292 n.

ce dell'; sorveglianza

7, 3 1 7 Il. 5

cortecce posteromediali, 1 80

crisi della condizione umana,

corticotropina, ormone di rila242-66

scio della ( CRH) , 304

- bancarotta spirituale, 243

cortisolo, I 2 2

- base omeostatica della, 2 5o-60


coscienza, 107-108, 141, 144-45,

- conflitti e terrorismo e, 248-

1 66-87, 1 9 1 , 2 1 5

49, 252

affetto e , 1 84, 1 9 1 , 261-62,

descrizione da parte dei nuo3 1 g-2o n. 8

vi media della, 244-49

esperienza integrata nella,

resistenza a cambiamenti di

1 67, 1 78-8 1 , 272

convinzioni e, 246-47

esperienza mentale e, 239

riconoscimento dei diritti uevoluzione della, 18 2-87,

272-73, 3 1 9 Il. 7, 329 Il. 3

mani e, 249-50

- fantasma corporeo e, 1 70,

- risposta culturale alla, 260-66

1 74-75, 272

- sentimenti negativi e, 253-56

- invenzione culturale e, 1 83-


CRISPR-Cas9, 224

87

Critchley, Hugo D., 3 1 2 n. 1 2

- mente culturale e, 2 1 7-20

cultura, definizioni di, 24

- osservazione soggettiva della,

culturale, invenzione, 1 3-18, 87-

1 67-72, 3 1 7 Il. 2

88, 195-96, 277-78

- osservazioni comportamenta

- altruismo e, 32, 34, 262, 269-

li della, 3 1 7-19 n. 6

70

regioni cerebrali associate albasi biologiche della, 1 5- 1 8,

la, 179-8 1 , 3 1 7 n. 5

1 91-96, 250-60, 277-79, 320

- sentimenti e, 1 7 2 , 1 76-78,

Il. 2

1 83-87

- codici di comportamento e, 41
soggettività della, 166-67, 1 7 1-

- comparsa del sistema nervoso

78, 1 82-84, 26 1-66, 27 1-73,

e, 82-84

3 1 6 Il. I, 3 1 7 Il. 3

- contesto organismo-specifico

- tenere a freno l'egoismo e,

della, 1 84

261-66

- coscienza e soggettività nella,

tratti verbali e narrazione,

1 83-87, 2 1 4-15, 26 1-66, 2 7 1-

1 69-7 1 , 1 84

73, 3 1 6 Il. I , 3 1 7 Il. 3

Indice analitico 337

evoluzione del sentimento

Dichiarazione universale dei Di-

nella, 2 1-45

ritti umani, 250


- motivazione della, 25-28

Diener, Edward, 326 n. 1

- obiettivi omeostatici della, 36-

Diggle, Stephen P., 289 n. 6

39, 43-45, 6o-6 1 , 82-84, 1 85-

dinorfina, 1 37, 303-304 n. 7

87, 192-202, 25o-60, 291 Il. 1 1

dipendenza da sostanze, 240-4 1 ,

- omeostasi cosciente e , 63-64,

303 n . 6 , 323-24 n. 1 6

81

dipendenze, 240-4 1

- socialità e, 1 33-35, 1 93-96, diritti umani, 249-50

2 1 8-19, 306-307 nn. 10 e 1 1

Disagio della civiltà, Il (Freud) ,

culture, origini biologiche delle,

253, 255

1 9 1-96, 250-60, 277-78, 320

disturbi digestivi, 1 58

Il. 2
diversità etnica e culturale, 2 52

Divertirsi da morire (Postman) ,

Damasio, Antonio, 287-88 n. 2,

244

291 Il. 4, 294 Il. 4, 299-300 Il.

DNA, 50, 53; si veda anchegeni/

6, 301 nn. 4 e 5, 304 n. 8, 305

genetica

n. 9, 306 n. 1 0, 3 1 5 n. 29, 3 1 6

Dolan, Raymond J., 3 1 2 n. 1 2

n. 1, 3 1 8-1 9 n. 6, 322 n. 9, 323

dolore, 14, 2 1-23, 1 38-40, 1 59-

nn. 1 2 e 1 3

6 1 , 2 1 0, 308-309 Il. 3, 309-10

Damasio, Hanna, 283, 287-88 n.

n. 5

2, 294 n. 4, 297 n. 1 o, 29g-300

- codici morali e, 233

n. 6, 301 nn. 4 e 5, 304 n. 8,

- eliminazione del, 227-29


305 n. 9, 306 n. 10, 3 1 5 n. 29,

- gestione clinica del, 240-41

3 1 6 n. 1, 322 n. 9

- spiegazioni del, 2 1 7-19, 2 35-

danza, 18, 206, 209, 2 1 5, 2 1 9,

36, 26o-6 1 , 308-309 n. 3, 309-

221

10 n. 5

Darwin, Charles, 28, 191, 320 n. 1

Domingos, Pedro, 3 2 5 n. 2

darwinismo sociale, 1 92

Donald, Merlin, 298 n. 3

Davidson, RichardJ., 3 1 2 n. 13,

dopamina, 66, 1 22

326 n. I

Doudna,Jennifer A., 325 n. 1

Dawkins, Richard, 52, 292 n. 9

Dreborg, Susanne, 306-307, n. 1 1

Day, Trevor A., 294 n. 1 0

dualismo corpo-mente, 274


de Sousa, Maria, 282

dualità soggetto-oggetto, 1 4 7,

De Waal, Frans, 329 n. 3

3 1 1 Il. 1 1

Dehaene, Stanislas, 3 1 7 n. 4

:wo1: Odissea nello spazio (Ku

Dehghani, Morteza, 282, 301 n. 5

brick) , 237, 240

Dennett, Daniel, 3 1 7 n. 2

Dum, Richard, 3 1 3 n. 1 7

Depoortere, Inge, 299 n. 5

Dunbar, Robin l.M., 2 20, 324

depressione, si veda tristezza e

n. 20

depressione

Durkheim, Émile, 1 9 1 , 205, 320

Derting, Teil)' L., 303 N. 7

n. 1, 32 1-2 2 n. 8

Devor, Marshall, 3 1 3 n. 1 9, 3 1 4

Duve, Christian de, 5 1 , 53, 292


n. 24

n. 6

Dhabhar, Firdaus, 303 n. 7

Dvorak, A.M., 295 n. 3


338 Indice analitico

Dyson, Freeman, 47, 53, 282, 2 9 1

evoluzione umana, 1 3-15, 2 1-45,

n. 2

276-79, 288-89 n. 3

- cooperazione e altruismo nel

Edelman, Gerald, 298-g9 n. 3

la, 258-60, 268-70

Edgecombe, Gregory D., 295 n. 3

della coscienza, 1 82-87

Edipo, 264
geni e, 42, 56-57

educazione, 1 33, 244-49, 258,

manipolazione genetica e,

260

224-25

efapsi, 1 55, 297 n. 1 2

mente culturale nella, i 93-g7,

Einstein, Albert, 253, 327 n . 9

250-60

Eisenhauer, Nico, 290 n. 7

omeostasi nella, 38-39, 43-45,

Éluard, Paul, 50, 291 n. 5

47-50

emotive, risposte, 1 02-1 04, 1 1 7-

origine della vita e, 46-57

1 8, 1 2 7-35, 233

origine delle menti e, 87-100,

- apparato di controllo sotto1 94-gS

corticale delle,

sistemi nervosi e, 39-41


l 2g-33, 272-']3,

3°5 n. 9

si vedano anche sentimenti, e

- memoria e, 1 3 1

voluzione dei; vita, evoluzioomeostasi e, 1 27, 303-304 nn.

ne della

6e7

- socialità intrinseca delle,

fagocitosi, 139

l 33-

35

Faimess Doctrine, abolizione del-

la, 244

- temperamento e, 1 33

Falstaff, 264

si veda anche sentimenti e emo

Fal,staff (Verdi) , 328-29 n. 1 9

zioni

fantascienza, 2 2 7

endocrini, sistemi, 42, 65, 70,


fantasma corporeo, prospettiva

90, 94, 1 38, 1 43, 146, 1 94

del, 1 70, 1 74-75, 272

Enrico IV (Shakespeare) , 264

- comparsa di menti e, 87-100

enterocettivi, segnali, 1 53-55,

- continuità nella, 1 45-50, 3 1 1

3 1 4 n. 24

n. i o

enterocezione, 73

costruzione dei sentimenti e,

Epicuro, 258, 266, 326 n. 1

137-65, 27 1-73

equilibrio, concetto di, 64

descrizioni di trasmissione delequilibrio, senso dell', 299 n. 5;

la, 1 47, 1 50

si veda anche vestibolare, si

- espansione di menti e, l 02-

stema

1 1 6, 1 94
Erill, Ivan, 289 n. 6

- segnalazione enterocettiva

Erland, Lauren A.E., 3 19 n. 7

(non sinaptica) nella, 1 53-55,

Errore di Cartesio, L' (A Damasio) ,

3 14 n. 24

287 n. 2, 302 n. i

- segnali viscerali e, 156-58

eterostasi, 65-66

- sistema nervoso periferico e,

Etica (Spinoza) , 49

1 50-53, 1 58-62, 274-76

eucarioti, 42, 57, 69, 143, 268

- si vedano anche omeostasi; vaeugenetica, 192

lenza

Indice analitico 339

Farah, Martha, 298-99 n. 3

- nervo vago e, 1 55, 1 56, 1 58

Farina, Simona, 307-308 n. 2

- sistema nervoso enterico del,


fascismo, 2 14

75, 1 55-59

Faulkner, William, 50, 2 9 1 n. 5

- si veda anche viscerali, segnali

felicità, 243, 250, 326 n. 1

Gautama, 203

- ricerca della, 265-66

Gazzaniga, Michael S., 320 n. 9

Fermi, Enrico, 5 I

Genet,Jean, 2 8 1

Ferry, Luc, 325 n. 4

geni/ genetica

Feynman, Richard, 2 90 n. 9

- manipolazioni a uso clinico

fibre e, 1 38, 153

dei, 224-25

fibre nervose non mielinizzate,

- metabolismo e, 52-56

1 53-55, 1 58, 3 1 4 Il. 24

- omeostasi e, 1 7 , 38, 56-57,


Fields, Bert, 282

268-69

Fields, R. Douglas, 314 n. 24

- origini dei, 50-52

filosofia, 206, 2 1 0-1 1

- selezione naturale dei, 1 4, 17,

Finkel, Steven E., 3 1 , 290 n. 8

38, 42-43, 56-57

Fitzgerald, F. Scott, 45, 291 n. 1 3

- trasmissione della cultura e,

Flajinik, Martin F . , 295-g6 n . 3

192, 2 1 6

Flinker, Adeen, 305 n. 9

Geschwin, Norman, 274

Foley, Robert A., 292-g3 n. 1 1

Gibson, Daniel G., 293 n. 1 3

Foster,Jane A., 3 1 5 n. 26

Gimbel, Sarah I., 3 0 1 n . 5 , 326

Foucault, Michel, 291 n. 1 2, 323

n. 3
n. 1 1

gioco, 1 34, 209- 1 0, 2 1 5-16, 306

Fox, Andrew S., 3 1 2 n. 1 3

n. 1 1

Fox, Glenn R , 305-306 n . 10, 3 1 5

Godfrey-Smith, Peter, 329 n. 3

Il . 29

Frank, Dan, 283

Gordon, Andrew S., 301 n. 5

Franklin, Rosalind, 50

governance, 1 3, 18, 23, 24, 38, 24$

Freud,Sigmund, 34, 191, 253-55,

si veda anche governi

32o n. 1 , 327 nn. 8 e 9

governi, 202-205, 2 1 2-14, 257

Fricchione, Gregory L., 307 n. 2

- attività di controllo dei, 24 7,

Fromm, Hillel, 3 1 9 n. 7

276

fuoco, 2 1 1 , 2 20-2 2
- educazione civica dei cittadifuturo, anticipazioni del, 1 1 5-16,

ni, 244-47, 257-58, 260

1 36, 165, 236, 278, 310

Gowlett,JohnAJ., 220, 324 n. 20

Il. 6

Grabowski, ThomasJ., 301 n. 4,

gainers, 323-24 n. 1 6

304 n. 8

gangli

Gra.ff Zivin,Joshua S., 293 n. 2

- basali, 78-79

Graham,Jorie, 282, 291 n. 1

- delle radici dorsali, 1 5 2 , 1 59

grammatiche, 2 1 5

- enterici, 1 57-58

gratitudine, 3 1 5 n . 2 9

Canti, Tibor, 5 1-52, 292 n. 8

Gray,John, 259, 328 n . 1 5

Gardner, Howard, 282, 329 n. 2

Greene,JoshuaD., 204, 322 n . 9


gastrointestinale, tratto

Greuter, Cyril, 305-306 n. i o

- batteri nel, 1 58-59

grigioperiacqueduttale, 1 29, 1 5 1

340 Indice analitico

guerra, 20 I , 204

Immordino-Yang, Mary Helen,

Guggenheim, Barbara, 282

282, 301 Il. 5, 303 Il. 5, 304

gusto, g5-g7, 1 05-106, 14g, 1 73-

n. 8, 32g n. 2

76, 2gg-300 Il. 6

immortalità, 227-2g, 235, 240-41

Guyot, GaryW., 306-307 n. 1 1

immunitari, sistemi, 70-71 , go,

275, 2g5-g6 n. 3, 303 n. 7, 308

Habibi, Assai, 3 2 3 n. l 2

n. 3

Haidt,Jonathan, 204, 252, 3 2 2

- forme innate e adattative dei,


n. g

1 43· 2g5-g6 n. 3, 3 1 1 n. 7

HAL, 237, 240

- precursori biologi dei, i g4

Haldane,J.B.S., 53

- risposta al dolore e, i 38-3g,

Harari, Yuval Noah, 235-36, 325

3og-10 n. 5

Il . 5

- sentimenti positivi e, 162-63

Hari, Riitta, 1 25, 302 n. 3

impulsi, 78-7g, 1 1 8, 1 27, 1 30,

Harmand, Sonia, 324 n. i g

1 33-35, 1 5 1 , i g6, 253, 255,

Harnad, Steven, 32g n . 3

287 n. 2

Harris,JuliaJ., 3 1 4 n. 24

infiammatoria, risposta, go, i 3g,

Harris, MJ., 3 1 0-1 1 n. 6

308 Il. 3
Harris, Sam, 326 n. 3

informatica, 22g, 274-75; si veda

Hashiguchi, Yasuko, 3 1 l n. g

ancheintelligenza artificiale

Hauser, M., 3 2 2 n. g

insetti

Heimer, Karen, 327 n. i o

- capacità di mappatura degli,

Hejnol, Andreas, 2g6 n. 8

g5

Henning, Max, 282, 305-306 n.

- comportamenti culturali com10, 3 1 5 Il. 2g

plessi degli, ig5

Hénon, Sylvie, 28g n. 6

- sentimenti e coscienza degli,

Higgs, Paul G., 2g2-g3 n. 1 1

1 44-45, 272

Hitchcock, Alfred, 236, 305 n. g

- socialità tra, 34-36, 267

Hobbes, Thomas, 25g, 328 n. 14


insula, cortecce dell', 1 04, 1 05,

Horkheimer, Max, 25g, 328 n. i 6

1 50, 160, 1 80, 3 1 7 Il. 5

Hubel, David, 2g8 n. 3

intelletto/intelligenza, 1 3- 1 5,

Hudspeth, AJ., 2g6 n. 4

25-28, 233, 2g7 n. g

Hughes, David T., 28g-go n. 6

- evoluzione di, 43-45

Hume, David, 32 1-2 2 n. 8

- invenzione culturale e, 266

Hurley, Alexis, 283

- si veda anche mente

Hustvedt, Siri, 32g-30 n. 4

intelligenza artificiale (IA) , 2 26,

Huxley, Aldous, 236, 326 n. 8

22g-30, 233, 23&-37, 257, 260,

Huynh,Jean-Baptiste, 281

265, 274-75

intelligenza creativa, 1 6, 26-27,


ibridazione uomo-macchina, 227

2g, 44, 57, 88, 1 1 4-16, i g 1 ,

Icard-Arcizet, Delphine, 28g n. 6

i g4, 2 1 7-20, 277

idre, 75-7g, g4, 1 42, 273, 3og

- conseguenza dell'omeostasi,

Il . 5

228

immaginazione, 1 14-16, ig1 , 21 5,

- cultura e , 2 1 7

2 1 8, 277

- immortalità e, 228

Indice analitico 341

- sentimenti e, 29, 34, 8 1 , 143,

Klein, Colin, 309 n. 5, 329 n. 3

1 62, 1 87, 1 93-94, 199, 2 1 5,

Klop, Esther-Marije, 3 1 2 n. 1 5

2 1 7, 234

Koch, Christof, 3 1 7 n . 5

- soggettività e, 1 67, 1 84
Kosslyn, Stephen M., 298 n. 3

interno antico, mondo, 97-1 04,

Kotas, May E., 294 n. 3

1 22-24, 1 28, 1 50, 1 70; si veda

Kram, Karin E., 290 n. 8

no anche nuovo mondo inter

Kringelbach, Morten, 287-88

no; viscerali, segnali

n. 2, 294 n. 4, 303 n. 6

intestino, si veda gastrointestina

Kubrick, Stanley, 237

le, tratto

Kuhl, Patricia, 301

Intrigo internazional.e (Hitchcock) ,

Kurzweil, Ray, 325 n. 4

236

intuizione, 239

La Russa, Federica, 307-308 n. 2

ipotalamo, 65, 78-79, 1 29, 1 37,

Land, Benjamin B., 303-304 n. 7


1 80, 275

Lauritsen,Janet L., 327 n. i o

ippocampo, 79, 1 1 2-13, 29g-300

Le Doux,Joseph, 287 n. 2

n. 6

Le Pera, Domenica, 307-308 n. 2

Isay,Jane, 282

Le Roith, Derek, 295-96 n. 3

istruzione, si veda educazione

Leakey, Richard, 288 n. 3

Leçons sur l.es phénomènes de la vie

James, William, 1 9 1 , 320 n. i ,

communs aux animaux et aux

3 2 1 n. 8

végétaux (Bemard) , 66

Jessell, Thomas M., 296 n. 4

Legg, David A., 295 n. 3

Johnson, Mark, 204, 282, 322

Lehman, Niles, 292-93 n. 1 1

n. 9
Leigh,Janet, 305 n. 9

Jousset, Alexandre, 290 n. 7

leucociti, 1 39

Joyce, Gerald F., 292 n. 1 1

Levant, Oscar, 1 0 1 , 300 n. 2

Jung, Cari, 34

Levi, Margaret, 282

Levin, Michael, 297 n. i

Kahneman, Daniel, 1 64, 3 i 6 n.

Levinthal, DavidJ., 3 1 3 n. 1 7

3 1 , 326 n. 1

Lévi-Strauss, Claude, 32 1-22 n. 8

Kandel, Eric, 296 n. 4

Lewis,Jason E., 324

Kanwisher, Nancy, 298-g9 n. 3

Lewontin, Richard C., 320-2 1 n. 3

Kaplan,Jonas T., 282, 299 n. 6,

Libro dell'inquietudine, fl (Pessoa) ,

301 n. 5, 305-306 n. i o, 3 1 5

1 0 1 , 300 Il. 1
Il . 29, 326 Il . 3

linguaggio, 1 4- 1 6, 2 5-26, 1 9 1 ,

Kasahara, Masanori, 295-96 n.

1 94, 2 1 5

3, 3 1 1 n. 7

- creazione cli significato e, 107,

Kauffman, Stuart, 53, 292-93 n.

1 1 0, 277, 301 Il. 4

11

- evoluzione del, 43-44, 78-79,

Kearns, Daniel B., 289-90 n. 6

88, 94

Keller, Laurent, 289-90 n. 6

Lloyd, David, 66, 295 n. 1 1

Kieman,J.A., 3 1 3 n. 2 1

Louveau, Antoine, 3 1 3 n. 1 7

Kim, Doe-Young, 3 1 5 n. 2 7

Loy, David, 3 1 1-1 2 n . 1 1

Kirschner, Sebastian, 323 n. 14

Luisi, P.L., 53
342 Indice analitico

lussuria, 1 33

- soggettività e , 173-78, 3 1 6 n .

Lynch,James P., 327 n. 1 0

1,317n.3

Margalit, Avishai, 302 n. 8

Ma, Yo-Yo, 282

Margulis, Lynn, 70, 295 n. 9

Macbeth (Shakespeare) , 264

Marx, Karl, 205, 323 n. 1 1

Machelska, Halina, 307-308 n. 2

masochismo, 1 25, 323-24 n. 1 6

Macho, Alberto P., 3 1 1 n. 9

Materne, Eva, 290 n. 7

Mahabharata, 205

Mather, Mara, 3 1 6 nn. 30 e 3 1

malattie ereditarie, 224


Maturana, Humberto R, 53, 292-

mammiferi

93 n. 1 1

- apparato affettivo dei, 29

Maupertuis, Pierre Louis Moreau

- impulsi e motivazioni dei, 1 34,

de, 48-49, 290 n. 9, 291 n. 3

306-307 n. l l

Mayer, Emeran, 3 1 5 n. 25

- risposte emotive dei, 1 30

McComb, Karen, 305-306 n. 1 0

- sistema nervoso enterico dei,

McCulloch, Warren S., 274, 297

157

n. 1 1

- stati di sentimento stratificati

McDermott, Rose, 282

dei, 136

McEwen, Bruce S., 294 n. 9, 303

- menti creatrici di mappe nei,


n. 7

95

McFall-Ngai, Margaret, 69, 295

- grooming reciproco nei, 2 1 1

n. l

- socialità dei, 305-306 n. l o

McKenna, Charles, 282

Man, Kingson, 282, 299 n . 6 , 3 1 1

McKenzie, Ian A., 313 n. 23

n. 1 0

McKinley, MichaelJ., 3 1 3 n. 1 8

Mancuso, Stefano, 296 n . 5, 3 1 9

McMahon, Stephen B., 307-308

n. 7

n. 2

mappatura e creazione di immamedia, si veda mezzi d'informagini, 76-


77, 90-100, 1 1 7, 142, zione

144· 1 9 1 , 276-79

media digitali, 1 98, 244-49

- memoria e, 87, 1 05, 1 1 1 - 1 6,


medicina, 14, 199, 202, 223, 234,

215

3 1 7-19 n. 6

- menti e , 144

meditazione, 1 77

- segnali viscerali e, 9 1-92, 97-

Medzhitov, Ruslan, 294 n. 3

1 00, 1 02-104

memoria, 1 6, 43, 79, 1 07, 1 1 6,

- di mondi esterni, 40, 92-97,

1 9 1 , 1 94· 277, 302 n. 2

1 00, 1 02-1 06, 1 47, 149· 1 7 1 ,

- a lungo termine, 1 1 3

1 82, 2 1 4

- creazione di immagini e, 87,

di stati interni, 79, 13g-40, 1 6o,

1 05, 1 1 1-16, 2 1 5

1 74, 1 78

- di attività correlate al movinarrazione di storie nella, l og-

mento, 1 1 3-14
1 0, 1 14-16, 1 70, 301-302 Il. 6

- immaginazione e, 1 14-15, 2 1 5,

- produzione di sentimenti e,

277

141

- ippocampo e, 94

- integrazione sensoriale nella,

- previsione del futuro e, 2 1 ,

1 04- 1 0

1 1 5, 1 65
Indice analitico 343

- ragionamento e, 1 14, 2 1 5
sensibilità e risposta e, 88-9 1 ,

- risposte emotive e, 1 3 1

93, 142-45, 297-g8 n. 2 , 3 1 0-1 1

- trasformazione di sentimenti

n. 6

rievocati nella, lo 1 , 1 24, 1 3 1-

si vedano anche culturale, inven32, 1 63-65

zione; mente culturale; sentimente, 39-41

menti e emozioni; sistemi neraffetto e, 1 17-36, 1 9 1

vosi

- atteggiamento prospettico

mente culturale, 191-222, 25o-60

della, 1 86-87

- arti, scienze e filosofia della,

comparsa della, 87-100, 1 43-

206-1 1

44

con troll o del fuoco e, 2 2 0-2 2

coscienza e soggettività della,

cooperatività e, 2 i 6
1 66-87, 1 9 1 , 261-66, 27 1-73

effetti omeostatici negativi

espansione e arricchimento

della, 205-206, 2 1 2-14, 2 1 7,

della, 1 01-16, 1 94""95

323-24 n. 1 6

esperienza del dolore e, 1 38-

effetti omeostatici positivi del40, 1 59-6 1 , 2 1 0, 308-309 n. 3

la, 202-1 1 , 2 1 7

evoluzione di sentimenti nelevoluzione della, 1 93-97

la, 1 3 8-50, 1 6 1 -63, 1 86-87

- gioco e, 209- 1 0

immaginazione e, 1 14-16, 1 9 1 ,

- intelligenza creativa della, 1 6,

2 1 5, 277

26-27, 29, 44, 57, 88, 1 14-16,

intelletto e, 13-15, 25-28,43-45,

1 9 1 , 194, 2 1 7-20, 277

233, 297 n. 9

- interfaccia sentimento-ragiointelligenza creativa della, 88,


ne della, 1 99-202

1 14-16, 1 9 1 , 1 94, 2 1 7-20, 227-

- invenzioni e sviluppi della,

29

2 1 7-20

linguaggio e pensiero simbo

- mediazione e regolazione

lico della, 88, 94, 1 1 0, 1 9 1 ,

nella, 1 97-98, 2 1 4-20

1 94, 2 1 5, 277, 301 n . 4

- movimento e, 2 1 6

mappatura e creazione di im

- obiezioni alla, 2 1 2-14

magini della, 76-77, 90-100,

religione, codici morali e gover1 1 7, 1 42, 1 44, 1 9 1 , 2 1 4-15,

nance, 204-206, 2 1 2-13, 233

276-79

- rilevamento e valutazione nelmemoria della, 87, 1 05, l l l-

la, 25, 26, 3g-45

1 6, 1 63-65, 1 9 1 , 1 94, 302 n. 2


metabolismo, 47, 65, 93, 97-98

omeostasi cosciente e, 63-64,

enterocezione chimica, 73

81

- ruolo dei geni nel, 5 1-55

- portali sensoriali e dispositivi

teoria delle origini « prima il

di, 98-99, 1 02-104

metabolismo », 52-53

previsione del futuro della,

si veda anche omeostasi

1 1 5-16, 1 65, 3 1 o n. 6

metazoi, 69, 1 95

ragionamento della, 1 14, 1 20,

Meyer, Kaspar, 2 99-300 n. 6,

1 83, 1 85, 2 1 5

3 1 8- 1 9 n. 6

risposte emotive della, i 02-

Meyer, Richard A., 3 14 n. 24

1 04, 1 1 7-18, 1 2 7-35


mezzi d'informazione, 243-49

344 Indice analitico

midollo spinale, 78

1 0, 1 14-16, 1 70, 1 80-8 1 , 1 84,

mielina, 1 53-54, 1 58, 3 1 4 n. 24;

2 1 5, 230, 301 Il. 5, 301-302

si veda anche fibre nervose

n. 6

non mielinizzate

nausea, 1 58

Miller, Bennett, 282

Naviaux, Robert K, 289 n. 6

Miller, Gregory E., 303-304 n. 7

nazismo, 253

Miller, Stanley, L., 52, 292 n. 1 0

Nealson, Kenneth H., 289 n. 6


minima azione, principio di , 48-

nervo vago, 155-56, 1 58

49

neurogenesi, 1 1 3

Miselis, Richard R., 3 1 3 n. 1 7

neuroni

Mithen, Steven, 288 n . 3

- di tipo e, 3 1 4 Il. 24

Mix, LucasJohn, 292-93 n. 1 1

estrinseci, 1 5 6

molecole endorfiniche, 303 n. 6

intrinseci, 1 5 6

Monahan-Earley, R., 295 n. 3

- pseudounipolari, 1 59

mondi esterni, 92-g3, 96-g7, i 02-

neuroscienze, 230

1 06, 1 82

neurotrasmettitori, 72, 158

- interazione deliberata con i,

Nicolelis, Miguel A., 325 n. 3


1 49

Nietzsche, Friedrich, 93

percezione dei, 149, 2 1 4-15

nocicettori, 308-309 n. 3

mondi interni, 97-104, 1 46-4 7,

nodi di Ranvier, 1 54

1 6g-'72, 2 14; si vedano ancheinnon-dualità, 3 1 1 n. 1 1

terno antico, mondo; nuovo

noradrenalina, 66

mondo interno

nucleo/i

Mondo nuovo, Il (Huxley) , 236,

- collicolari, i 06

326 Il. 8

- genicolati, 99, 1 06

Monod,Jacques, 5 1

Monterosso,John, 282

sottocorticali, 1 30, 3 1 2 n. 1 4

Morrison, India, 3 1 3 n. 2 2

- telencefalici, 79, 1 06, 1 5 2 ,


181,272

mortalità, 2 2 7-29, 235, 240-4 1

morte, 2 2 7-29

- parabrachiale, 1 5 1

- pulsione di, 253-54

nucleus accumbens, 1 29

Mosè, 266

Nummenmaa, Lauri, 302 n. 3

Moser, E., 299-300 n. 6

Nunez, Cynthia, 283

Moser, M.H., 299-300 n. 6

nuovo mondo interno, 97-1 04,

motivazione, 1 02, 1 1 8, 1 27, 1 33-

1 38, 147, 1 70; si veda anche

35, 306-307 nn. io e 1 1

interno antico, mondo

- della invenzione culturale, 25-

Nussbaurn, Martha C., 204, 250,

28

3 2 2 Il. 9
- nei robot, 238-39

movimento, 2 1 6

O'Keefe,J., 299-300 n. 6

mucose, 96, 1 22, 1 58

O'Neill, Onora, 327 n. 6

musica, 206-209, 2 1 2, 2 1 5, 2 1 9

obesità patologica, 2 12, 3 2 3 n. i 6

odore, si veda olfatto

Nakamura, Denise, 283

Òhman, Arne, 3 1 2 n. 1 2

narrazione, i 8, 79, 87-88, 1 09-

Olausson, Hcikan, 3 1 3 n. 22

Indice analitico 345

olfatto, 40, 9 1 , 95-g6, 1 05, 1 49,

omeostatico, equilibrio, 23, 44,

2 1 8, 269
47, 64, 1 93

omeodinamica, 66

omeostatico, imperativo, 269-']3

omeostasi, 16-18, 36-39, 43-45,

- cooperazione e altruismo e,

58-67, 97-98

70-7 1 , 84, 255-60, 267-70

automatica, 60, 62-64

- evoluzione di sentimenti e,

- codici di comportamento e, 41

1 86-87

cosciente, 63-64, 81

- nel monitoraggio, nella me

- definizioni di, 36-37, 48, 58-59

diazione e nella regolazione

- evoluzione di specie e, 38, 42,

della cultura, 1 97-g8, 2 14-2 1

64-67

- origine della mente e, 87, 193-

- fibre non mielinizzate nella,


98

1 53-55, 1 58, 3 1 4 n. 24

- origini della vita e, 53-57

- gruppi umani e, 44-45

Omero, 205

- il secondo cervello e, 1 56-57

oppioidi

immortalità e, 2 2 7-29

- analgesici, 1 39

- in batteri e organismi sempli

- endogeni, 1 22, 303-304 n. 7,

ci, 30-34, 37, 48, 8 1 , 193-96

306-307 n. 1 1

- in piante e animali, 64-67

organismi semplici, si vedano bat

- invenzione della cultura e, 36-

teri e organismi semplici; cellulare, vita

39, 43-45, 60-6 1 , 82-84, 1 85-

organuli, 70

87, 192-202, 25o-60, 291 n. 1 1


Orgel, Leslie, 5 1

- mediazione del sistema ner

Onvell, George, 24 7

voso e, 7 1-84, 1 43-44

ossitocina, 1 2 2

- medicina e, 2 2 3

Otello (Shakespeare) , 264

- nella costruzione di sentimen-

ti, 138-41 , 1 61-63, 308-309 n.

Panksepp, Jaak, 1 34, 2 1 6, 287

3, 309-1 1 nn. 5 e 6

n. 2 , 304-305 n. 8, 3 1 2 n. 14,

- nelle cellule, 30-34, 4 7-48,

3 29 n. 3

142, 1 93-96

Park, Eunji, 295 n. 3

- processi regolativi complessi

Parsons, Talcott, 37, 1 93, 2 9 1

della, 42-43, 59-6 1 , 70-7 1 , 82-

n.12
84, 1 97-g8

Parvizi, Josef, 304 n. 3, 3 1 8- 1 9

- riproduzione e, 1 94, 3 2 l n. 5

n. 6

- risposte emotive e, 1 27-35,

Pascal, Robert, 292 n. 1 1

303-304 nn. 6 e 7

Patapoutian, Ardem, 308-309

- supporto genetico della, 56-

n. 3

57, 268-69

percezione, 1 49; si veda anche

- sviluppo tecnologico e, 6 1

sensoriale, informazione

- varietà di, 62-64

peristalsi, 75, 142

- si veda anche sentimenti e e-

Persat, Alexandre, 289-go n. 6

mozioni

Pessoa, Fernando, 1 0 1-102, 300


omeostatica, correzione, 2 1 1

n. I

omeostatici, sentimenti, 1 1 7

Peterson, Dale, 327 n. i o

346 Indice analitico

piacere, 14, 2 1-22, 2 2 8, 233,

primati, si veda scimmie antro-

260-62

pomorfe

piante, 1 45, 1 8 2

procarioti, 42, 67, 69

Picasso, Pablo, 2 8 1

proencefalina, 1 39

picco e della fine, regola del,

profitto, 270

1 64

prosencefalo basale, 78, 1 29,

Pinker, Steven, 250, 327 n. 6

299 n. 6, 304 n. 8

Pitts, Walter, 297 n. 1 1


prospettico, punto di vista, 1 79,

pittura, 206

187

Platone, 258, 266

protesi

plesso mienterico o diAuerbach,

- degli arti, 2 26-27

1 57

- retiniche, 226

pluricellulari, organismi, 69-84

Proust, Marce!, 1 36

- comparsa di sistemi nervosi

psicologia evoluzionistica, 192

negli, 7 1 -8 1 , 94-95

Pufendorf, Samuel, 201-202

- comportamenti culturali e sociali complessi negli, 1 95-g6

qualia, 1 1 7, 1 27, 1 70, 1 72, 2 7 1

- coscienza e, 182-83, 273, 329

quorum sensing, 30

n. 3
- funzione digestiva negli, 1 5 6-

rabbia, 247, 254; si veda anche

59

violenza

- origini di menti negli, 90-92,

ragionamento, 1 14, 1 20, 1 83,

144, 1 95-g8

- profitto e, 270

1 85, 2 1 5, 302 n. 2

- regolazione omeostatica glo-

Raichle, Marcus, 30 1-302 n. 6

bale negli,

Rainey, Katrina, 289 n. 6

42-43, 59-6 1 , 70-

7 1 , 80-84, 97-g8, 142, 295-g6

Rainey, Paul B., 289 n. 6

n. 3

Re Lear (Shakespeare) , 2 64

- sistemi generali degli, 70-7 1 ,

realtà rievocata, 2 i 8
go

Reber, Arthur S., 3 1 9 n. 7, 329

Poeppel, David, 305 n. g

n. 3

Pollan, Michael, 294 n. 5

recettori

polpi, 272

- della nocicettina (NOP) , 306-

Porges, Stephen W., 306-307

307 n. 1 1

- toll-like (TLR) , 308-309 n. 3,

Il. 1 1

portali sensoriali, 98-99, 1 02-

309-10 Il. 5

1 03, 1 47, 1 74, 1 80; si vedano

recettori degli oppioidi, 241

anche i singoli sensi

- delta, 1 39, 306-307 n. i i

Postrnan, Neil, 244, 326 n. 2

- kappa, 303-304 n. 7, 306-307


post-umanismo, 235

n. 1 1

Prado Simao, Talita, 3 24 n. 1 7

- mu (MOR) , 303-304 nn. 6 e 7,

pressione sanguigna, 58, 74

306-307 n. 1 1

Pressman, Abe, 292-g3 n. 1 1

regioni corticali mediali, I 80

prima il replicatore, teoria del-

religione, 202-206, 2 1 2, 2 1 8

le origini, 5 i

Rentzsch, Fabian, 296 n. 8


Indice analitico 34 7

resistenza al cambiamento, 24 7

Sen, Amartya, 250, 326 n. 1

rete di default, 1 1 o, 1 80, 301 n. 6

sensi

retroattivazione, 1 1 2

- a distanza, si veda telesensi

Richert, Alain, 289 n. 6

- di contatto, 1 49

riproduzione, 1 94, 3 2 1 n. 5

sensoriale, informazione

RNA, 50, 52

- apparato di controllo sottocorrobotica, 226-27, 235-40

ticale della, 1 29-33, 2 7 2-73,

Rousseau,Jean:Jacques, 259, 328


305 n. 9

n. 14

- creazione di immagini e, 1 73-

Ruiz-Mirazo, Kepa, 292-93 n. 1 1

78, 1 82

Russell, Bertrand, 326 n. 1

dipendenza da droghe e, 2 40-

41

Sachs, Matthew, 282, 323 n. 1 2

dolore e, 1 38-40, 1 5g-6 1 , 308-

Sacks, Peter, 282

309 n. 3, 3og-10 n. 5

Sallee, Betsy, 283

in batteri e organismi semplici,

Salzet, Beatrice, 307 n. 2

88-g 1 , 93, 1 39, 1 42-45, 268-

Sampson, Timothy, 3 1 5 n. 28

70, 272-73, 297-g8 n. 2, 308-

Santoni, Giorgio, 308-309 n. 3

309 n. 3, 309- 1 1 nn. 5 e 6,


Santoni, Matteo, 308-309 n. 3

3 1 7-19 n. 3, 3 1 9 n. 7

Sche, Stefan, 290 n. 7

integrazione, 1 04-1 0, 179-82

schiavitù, 258

memoria e, 1 1 1- 1 6

Schròdinger, Erwin, 1 8, 54-55,

percezione della, 149

293 n. 1 2

potenziamento tecnologico

Schwann, cellule di, 1 54

della, 226

Schwartz, Andrew B., 3 2 5 n. 3

risposte emotive e, 1 02-104,

Schwartz,James H., 296 n. 4

1 1 7-1 8, 1 2 7-35

Schwartz, Norbert, 326 n. 1

sensi a distanza, 1 49

scienze, 206, 2 1 0-1 1

sistema nervoso periferico e,


scimmie antropomorfe, 28-29,

150-53, 158-62, 274-76

76, 95, 201, 2 54, 305-306 Il. 1 o

- sistema somatosensoriale e,

scimpanzé, si veda scimmie an-

1 74-75

tropomorfe

sentimenti, biologia dei

scrittura, sistemi di, 24, 2 1 1 , 2 1 5

- evoluzione e, 30-36, 4 1 -45,

secondo cervello, 1 56-57

1 38-45, 308-309 Il. 3

Segerstrom, Suzanne C., 303 n. 7

omeostasi e, 1 6- 1 7, 36-39,

segnali

43-45, 291 n. 1 1

- non sinaptici, 153-55, 314 n. 24

si veda anche sentimenti e eumorali, 1 5 1-5 2

mozioni

viscerali, si veda viscerali, sesentimenti, costruzione dei, 1 3 7-


gnali

65, 27 1-73

selezione naturale, si veda vita, e

- continuità di corpo e sistema

voluzione della

nervoso nella, 1 45-50, 1 6 1 ,

Sell, Aaron, 3 2 1 n. 6

275-76, 3 1 1 Il. 1 0

Semple, Stuart, 305-306 n. 1 0

- coscienza e , 1 72, 1 86-87


348 Indice analitico

evoluzione delle menti e, 1 42-

- descrizioni algoritmiche del45

l'uomo e, 233-36, 268

- fibre nervose non mielinizza-

di altruismo, 32, 34, 262, 269-

te nella, 153-55, 158, 3 1 4 0. 24

70

localizzazione e, 159-6 1
evoluzione di, 1 5- 1 8, 2 1-45,

- omeostasi e, 1 38-4 1 , 1 6 1-63,

1 38-46, 1 93-96

308-309 n. 3, 3og-1 1 nn. 5 e 6

fisiologia di, 145-50, 1 6 1

- sistema nervoso enterico e,

- intelletto e , 25-28

1 56-58

- sistema nervoso periferico e,

- intellettualizzazione di, 1 2 0-

i 5o-53

2 1 , 1 23, 1 36, 302 nn. 1 e 2

trasformazione di sentimenti

intelligenza creativa e, 88

trascorsi e, 1 63-65

- nei robot, 235-40

sentimenti, evoluzione dei, 1 5-

precursori di, 8 1

1 8, 2 1-45, 1 38-46, 1 93-96

realizzazioni di, 2 1-2 2


alleanza corpo-cervello nelrievocazione del passato e,

la, 2 2 , 80-84, 1 45-50, 1 6 1 -63,

1 63-65

274-76

rilevamento e regolazione di,

- batteri e, 30-34, 37

25, 39-45, 1 97-98, 2 14-20

- geni e, 42

- risposte emotive e, 1 02-1 04,

- imperativo omeostatico nel-

1 1 7-1 8, 1 2 7-35

la, 1 86-87, 269-73

- sede di, 1 59-6 1

insetti e, 34-36

organismi primitivi e, 43-45,

- « sentire generale » (feeling-

1 39-40, 1 42-45, 193-96, 308-

ness ) e, 1 76-78

309

- sistema nervoso enterico e,


Il. 3

sistemi nervosi nella, 39-4 1 ,

1 56-58

273-74

- sistemi nervosi e, 39-4 1 , 57,

si vedano anche culturale, inven7 1-8 1 , 1 55-59

zione; omeostasi; sentimenti,

soè:ialità dei, 1 33-35, i 93-g6,

costruzione dei

2 19, 306-307 nn. 10 e 1 1

sentimenti e emozioni, 1 3-18,

- stratificati, 1 35-36

140-41

tipi indotti di, 1 26-29

affetto e, 1 1 7-24, 1 92, 302

tipi spontanei di, 1 17- 1 8, 126,

Il. 2

1 2 8- 29

alleanza corpo-cervello nei,

valenza e, 1 2 1 , 1 23-26, 1 4 1 ,
22, 80-84, 146-50, 161-63, 274-

143-45, 14g-50, 1 70, 1 83, 302

76

- assenza di,

Il. 2, 306-307 Il. 1 1

i19

come fenomeni distinti, 1 20

si vedano anche culturale, in

- contenuti di, 1 2 1-22

venzione; omeostasi

- coscienza e, 1 76-78, 1 83-87

sentimenti negativi, 37, 253-56,

- costruzione di, 1 37-62

2 9 1 n. 1 1

- definizione di, 1 20-2 1 , 123-24,

- pulsione di morte in Freud e,

1 83, 302 Il. 2

253
Indice analitico 349

rabbia e, 254

- comunicazione atipica nei,

sentimenti positivi vs., 37, 39,

80, 1 03, 1 52-53, 1 55, 297 n.

1 37-38, 1 64, 1 83, 208, 2 1 7-


1 2, 3 1 4 n. 24

18, 241, 255, 262, 305 n. 9,

- dolore e, 1 38-40, 1 5g-6 1 , 308-

3 1 5 n. 29

3o9 n. 3,

stress cronico e, 13 7, 303-304

elaboratori centrali aggregan. 7

ti dei, 78-80

tristezza e depressione e, 1 24-

- evoluzione dei, 7o-81 , 87, 142-

25, 162-63, 240, 2 9 1 n. 1 1 ,

45, 273-74

3 1 5 n. 29

- fonti di segnali nei, 92-1 oo,

serotonina, 66,

1 02-104, 300-30 1 n. 3

i 2 2, i 5 8

Seth, Anil K., 296 n. 7

- integrazione di immagini nei,

settore ventromediale del lobo


1 04-10, 1 79-8 1

frontale, 1 50

- mediazione dell'omeostasi da

Shackman, Alexander ]., 3 1 2

parte dei, 7 1-84, 143-44

n. 1 3

- origine di menti e, 87-1 oo,

Shakespeare, William, 205, 264

1 44, 1 94-98

Shannon, Claude, 274

- portali sensoriali e dispositivi

Shapiro, Robert E., 3 1 3 n. 1 8

dei, 98-99, 1 02-1 06, 299-300

nn. 5 e 6

Shenoy, Krishna V., 325 n. 3

- reti nervose dei, 74-77, 142-43,

Sheridan, Scott C., 293 n. i

1 57-58, 309-10 n. 5

Shuyler, Brianna S., 326 n. 1

- ruolo di sorveglianza dei, 73-


Simmons, W. Kyle, 298 n. 3

74, 275-76

sinapsi, 72, 80, 1 55, 3 1 4 n. 24

- sede dei sentimenti nei, i 5g-61

Singer, Peter, 250, 327 n. 6

- segnalazione bioelettrica nei,

Sisifo, 257

7 1-72

sistema nervoso centrale (SNC),

- segnalazione umorale nei, 152

78-80; si vedano anche cervel

- sistemi enterocettivi (non si-

lo; mente; sistemi nervosi

naptici) , 1 53-55, 3 1 4 n. 24

sistema nervoso enterico, 76,

- strutture periferiche dei, 8 1 ,

1 56-58; si veda ancheviscerali,

1 06, 146, 1 50-53, 1 58, 275

segnali

- si vedano anche cervello; cor-


sistema nervoso periferico, 8 1 ,

tecce cerebrali; mente

1 06, 1 46, 1 50-53, 1 58, 1 8 1 ,

Smirnov, Igor, 3 1 3 n. 1 7

275, 3 1 4 n. 24

Smith,John Maynard, 292 n . 1 1

sistemi nervosi, 3g-4 1 , 57, 7 1-8 1

Snow, C.P., 320

alleanza corpo-cervello e, 2 2,

socia! media, 247, 276

80-84, 1 45-50, 1 6 1-63, 274-

socialità, 1 4- 1 6, 26-2 7, 200,

76, 3 1 1 n. io

207, 267-68

capacità di mappatura e di

- di impulsi, motivazioni e emocreazione di immagini dei, 90-

zioni, 133-35, 306-307 nn. i o

100, 102-104, 1 1 7, 142, 144,

e11

276-79
in batteri e organismi unicel-

350 Indice analitico

lulari, 69, 193-g6, 267-68, 306

Szathmary, Eòrs, 292 n. 1 1

n. 1 0

Szilard, Le6, 5 1

- negli insetti, 34-36, 267


sociobiologia, 192, 320-2 1 n. 3

talamici, nuclei, 1 80

soggettività, 78, 88-89, 1 00, 1 08,

talamo, 78, 159

1 4 1 , 2 1 5, 3 1 6 n. 1, 3 1 7 n. 3

Tang, He-Bin, 313 n. 20

come condizione naturale

Tattersall, Ian, 288 n. 3

dell'omeostasi, 251

tattili, immagini, 1 73-76; si veda

coscienza e, 1 66-67, 1 7 1-78,

anche tatto

1 84, 261-66, 27 1-73

tatto, 96-97, 1 04-106, 147, 1 49,

creazione di immagini e, 1 73-

1 69, 1 73-76

78, 3 1 6 n. 1 , 3 1 7 n. 3

Taylor, Charles, 3 2 1 n. 8

dualità della, 147, 3 1 1-1 2 n. 1 1

Teatro Cartesiano, 167, 3 1 7 n. 2


invenzione culturale e, 1 82-84

telesensi, 1 49

precursori evolutivi della, 1 29-

temperamento, 1 33, 1 70, 255

33, 272-73

tetto, 1 06, 1 80

« sentire generale » (feeling

Thompson, D'Arcy Wentworth,

ness) e, 176-78

269, 329 n. 1

si vedano anche mente; senti

Tinazzi, Michele, 307-308 n. 2

menti e emozioni

Tomasello, Michael, 2 1 6, 289

Sokabe, Takaaki, 309 n. 3

Il. 4, 323 Il. 14

Soll,Jacob, 282

Tominaga, Makoto, 308-309 n. 3

Solms, Mark, 287-88 n. 2

Tooby,John, 3 2 1 n. 6
somatosensoriale, sistema, 1 74-

Tootell, Roger B.H., 298 n. 3

75, 1 80

Torday,John S., 64, 294 n. 6

Soros, George, 328 n. 1 7

tossicodipendenza, si veda di-

sorveglianza, 73-74, 275-76

pendenza da sostanze

Spencer, Herbert, 1 9 1

Tourain, Alain, 2 9 1 n. 1 2 , 323

Sperandio, Vanessa, 28g-90 n . 6

Il . 1 1 , 327 Il. 4

Spinoza, Baruch, 49, 54, 274,

Tranel, Daniel, 287-88 n. 2, 299-

3 1 1-1 2 n. 1 1

300 n. 6, 301 n. 4, 305 n. 9,

Spitzer,Jan, 292-93 n. 1 1

3 1 6 n. 1, 3 2 2 n. 9

sport, 1 1 3, 201

transumanesimo, 229
stati maniacali, 1 24-25, 287 n. 1

trasmissione, considerazioni

Stefano, George B., 307 n. 2

sulla, 147

Stein, Christoph, 307-308 n. 2

Trewavas, Anthony, 294 n. 5

stress, 1 37, 2 1 1 , 303-304 n. 7

tristezza e depressione, 1 24-25,

Strick, Peter L., 3 1 3 n. 1 7

1 37, 1 62-63, 1 99-200, 240,

struttura muscoloscheletrica,

253-54, 2 9 1 n. 1 1 , 303-304

1 02-103, 1 60, 1 70, 1 74, 1 76,

Il. 7, 3 1 5 Il. 29

1 80; si veda anche nuovo montronco cerebrale, 78, 1 5 2-53,

do interno

1 79, 272, 304 n. 8

Surette, Michael G., 289-90 n. 6

- dolore e, 159-60,

sviluppo tecnologico, 61
- formazione reticolare del, 142

Swanson, LarryW., 297 n. 10

- nuclei del, 78-79, 8 1 , 97, 1 04-


Indice analitico 351
1 06, 1 5 1 , 1 80-8 1 , 272, 275,

- immagini coscienti dei, 1 70

299 n. 6

- mappatura e creazione di im-

risposte emotive e, 1 29

magini e, 91-92, 97-100, 1 02-

tetto del, 1 06, 1 80

1 04

TRP, si veda canali ionici a poten

- metodi di segnalazione dei,

ziale di recettore transitorio

1 03-104

Turkle, Sherry, 327 n. 4

- risposte emotive e, 1 28

Tversky, Amos, 164, 3 1 6 n. 3 1

- sistema nervoso enterico e,

75-76, 155-59

uditive, immagini, 1 08, 1 10, 147,

viscerocezione, 73

1 63, 1 69, 1 73; si veda anche


visione, si veda vista

udito

vista, 92, 96, 99, 1 05-1 06, 1 08,

udito, 92, 96, 1 05-1 06, 1 08-1 1 0,

1 34, 1 74, 2 1 8, 269, 2 7 1

1 1 7, 1 47, 1 63, 1 69, 1 73, 1 79,

vita, evoluzione della, 68-84,

2 1 8, 269, 299-300 nn. 5 e 6

276-79, 295-96 Il. 3

umanismo, 236

- batteri nella, 68-7 1 , 8 1

Ungaro, Emanuel, 2 8 1

coscienza nella, 1 82-87, 272-

Ungaro, Laura, 2 8 1

73, 329 Il. 3

unicellulari, organismi, si veda

imperativo omeostatico della,

batteri e organismi semplici

56-57, 64-67, 70-7 1 , 87, 1 86-

Urey, Harold, 52
87, 267-73

materiale genetico nella, 1 4,

valenza, 1 oo, 1 70

1 7' 38, 42-43,

affetti e, 1 2 1 , 1 2 3-26, 208, 306-

origine di menti nella, 87-1 oo,

307 n. 1 1

1 94-98

- sentimenti e, 141, 143-45, 14g-

origini della vita e, 46-57

50, 1 83, 302 Il. 2

regolazione metabolica e re

Valeriani, Massimiliano, 307-

plicazione nella, 55-56

308 Il. 2

sistemi digestivi nella, 1 56-59

valori morali, 202-206, 2 14-20,

- sistemi immunitari nella, 1 43

233

sistemi nervosi nella, 70-8 1 ,


Varela, Francisco]., 53, 292-93

87, 142-45, 273-74

Il. 1 1

socialità e cooperazione nel

Veiga, Ryan, 283

la, 268-70

Velkley, Richard L., 3 2 1 n. 7

si veda anche evoluzione umana

Verdi, Giuseppe, 264, 328-29 n.

vita, origini della, 46-57; si veda

19

anchevita, evoluzione della

Verweij, Marco, 282

Vittoria, regina d'Inghilterra, 2 8,

vestibolare, sistema, 299 n. 5

289 n. 5

violenza, 200-206, 209, 253-55,

258, 3 2 1 n. 6; si veda anche rab

Wagner, Richard, 328-29 n. 1 9

bia
Wall, Patrick D., 346 n . 24

viscerali, segnali, 65, 73, 1 22, 138,

Walter, W. Grey, 238, 326 n. io

l 46-47

Watson,James, 50, 54

- di dolore, 138

Welles, Orson, 305 n. 9

352 Indice analitico

Wessberg,Johan, 325 n. 3

Wood, Alex M., 3 1 5 n. 29

Wiener, Malcolm, 3 2 2-23 n. 1 0

Wordsworth, William, 1 26, 302

Wiener, Norbert, 274

n. 4

Wiesel, Torsten, 298 n. 3

Wu, Gang, 3 1 4 n. 24

Wiessner, Polly W., 2 2 2 , 324

Il . 2 1

Young, Lianne, 204, 322 n. 9

Wilson, David Sloan, 328 n . 1 8


Wilson, Edward O., 35, 290 n.

Zarkadakis, George, 326 n. 9

1 0, 320-2 1 Il. 3

Zipfel, Cyril, 3 1 1 n. 9

BIBLIOTECA SCIENTIFICA

VOLUMI PUBBLICATI:

1. Gregory Bateson, Verso un'ecologia della mente

2. Pierre-P. Grassé, L'evoluzione del vivente

3. J.M. Jauch, Sulla realtà dei quanti

4. Fritjof Capra, Il Tao della fisica

5. Gregory Bateson, Mente e natura

6. Douglas R. Hofstadter, GOdel, Escher, Bach

7. Douglas R. Hofstadter - Daniel C. Dennett, L 'io della mente

8. Manfred Eigen-Ruthild Winkler, Il gioco

9. Hilary Putnam, Mente, lin?;Uagg;io e realtà

10. Marvin Minsky, La società della mente

1 1 . Adolf Portmann, Le forme viventi

12. Richard P. Feynman, QED

13. Daniel C. Dennett, Brainstorms

14. John D. Barrow, Il mondo dentro il mondo


15. Manfred Eigen, Gradini verso la vita

16. John D. Barrow, Teorie del tutto

17. Gerald M. Edelman, Sulla materia della mente

18. Hilary Putnam, Matematica, materia e metodo

19. Rudy Rucker, La quarta dimensione

20. John D. Barrow, La luna nel poz.zo cosmico

21. Zellig Harris, Linf;Uagg;io e informazione

22. Antonio R. Damasio, L 'errore di Cartesio

23. Douglas R. Hofstadter, Concetti fluidi e analogie creative

24. Gregory Bateson, Una sacra unità

25. Luigi Luca Cavalli-Sforza - Paolo Menozzi - Alberto Piazza,

Storia e geografia dei geni umani

26. John Horgan, La fine della scienza

27. Richard P. Feynman, Il senso delle cose

28. Paolo Zellini, Gnomon

29. David Z. Albert, Meccanica quantistica e senso comune

30. Antonio R. Damasio, Emozione e coscienza

31 . Merritt Ruhlen, L'origine delle lin?;Ue

32. John D. Barrow - FrankJ. Tipler, Il principio antropico

33. Richard P. Feynman, Il piacere di scofrrire


34. J. William Schopf, La culla della vita

35. Martin Davis, Il calcolatore universale

36. Antonio R. Damasio, Alla ricerca di Spinoza

37. Martin Rees, Il nostro ambiente cosmico

38. James D. Watson, DNA

39. Matt Ridley, Il gene agi,/,e

40. Wolfgang Pauli, Psiche e natura

41 . Leonard Susskind, IlPaesaggi,o cosmico

42. Gregory Chaitin, Alla ricerca di Omega

43. Valentino Braitenberg, L 'immagi,ne del mondo nella testa

44. Leonard Susskind, La guerra dei, buchi neri

45. John S. Beli, Dicibi/,e e indicibi/,e in meccanica quantistica

46. Andrea Moro, Breve storia del verbo essere

47. Paolo Zellini, Numero e wgos

48. Bert Holldobler - Edward O. Wilson, Il superorganismo

49. Sean Carroll, Dall'eternità a qui

50. Antonio Damasio, Il sé viene alla mente

51 . Sam Kean, Il cucchiaino scomparso

52. Jeremy Bernstein, Salti quantici

53. Jim Baggott, Il bosone di Higgs


54. Giorgio Vallortigara - Nicla Panciera, Cervelli che contano

55. Mark Denny - Alan McFadzean, L 'ingegneria degli animali

56. Sam Kean, Il pollice del violinista

57. Jim Baggott, Origi,ni

58. Sam Kean, Il duell,o dei neurochirurghi

STAMPATO DAL CONSORZIO ARTIGIANO « L.V.G. » - AZZATE

NELL'APRILE 2018
Document Outline
Damasio 0-19
2018-7-21_91320-73
2018-7-21_91320-74_1L
2018-7-21_91320-74_2R
2018-7-21_91320-75_1L
2018-7-21_91320-75_2R
2018-7-21_91320-76_1L
2018-7-21_91320-76_2R
2018-7-21_91320-77_1L
2018-7-21_91320-77_2R
20191_1L
20191_2R
20192_1L
20192_2R
20193_1L
20193_2R
Pagina vuota
Damasio 20-57
2018-7-20_5332-1_1L
2018-7-20_5332-1_2R
2018-7-20_5332-2_1L
2018-7-20_5332-2_2R
2018-7-20_5332-3_1L
2018-7-20_5332-3_2R
2018-7-20_5332-4_1L
2018-7-20_5332-4_2R
2018-7-20_5332-5_1L
2018-7-20_5332-5_2R
2018-7-20_5332-6_1L
2018-7-20_5332-6_2R
2018-7-20_5332-7_1L
2018-7-20_5332-7_2R
2018-7-20_5332-8_1L
2018-7-20_5332-8_2R
2018-7-20_5332-9_1L
2018-7-20_5332-9_2R
2018-7-20_5332-10_1L
2018-7-20_5332-10_2R
2018-7-20_5332-11_1L
2018-7-20_5332-11_2R
2018-7-20_5332-12_1L
2018-7-20_5332-12_2R
2018-7-20_5332-13_1L
2018-7-20_5332-13_2R
2018-7-20_5332-14_1L
2018-7-20_5332-14_2R
2018-7-20_5332-15_1L
2018-7-20_5332-15_2R
2018-7-20_5332-16_1L
2018-7-20_5332-16_2R
2018-7-20_5332-17_1L
2018-7-20_5332-17_2R
2018-7-20_5332-18_1L
2018-7-20_5332-18_2R
2018-7-20_5332-19_1L
2018-7-20_5332-19_2R
58-201
2018-7-21_91320-1_1L
2018-7-21_91320-1_2R
2018-7-21_91320-2_1L
2018-7-21_91320-2_2R
2018-7-21_91320-3_1L
2018-7-21_91320-3_2R
2018-7-21_91320-4_1L
2018-7-21_91320-4_2R
2018-7-21_91320-5_1L
2018-7-21_91320-5_2R
2018-7-21_91320-6_1L
2018-7-21_91320-6_2R
2018-7-21_91320-7_1L
2018-7-21_91320-7_2R
2018-7-21_91320-8_1L
2018-7-21_91320-8_2R
2018-7-21_91320-9_1L
2018-7-21_91320-9_2R
2018-7-21_91320-10_1L
2018-7-21_91320-10_2R
2018-7-21_91320-11_1L
2018-7-21_91320-11_2R
2018-7-21_91320-12_1L
2018-7-21_91320-12_2R
2018-7-21_91320-13_1L
2018-7-21_91320-13_2R
2018-7-21_91320-14_1L
2018-7-21_91320-14_2R
2018-7-21_91320-15_1L
2018-7-21_91320-15_2R
2018-7-21_91320-16_1L
2018-7-21_91320-16_2R
2018-7-21_91320-17_1L
2018-7-21_91320-17_2R
2018-7-21_91320-18_1L
2018-7-21_91320-18_2R
2018-7-21_91320-19_1L
2018-7-21_91320-19_2R
2018-7-21_91320-20_1L
2018-7-21_91320-20_2R
2018-7-21_91320-21_1L
2018-7-21_91320-21_2R
2018-7-21_91320-22_1L
2018-7-21_91320-22_2R
2018-7-21_91320-23_1L
2018-7-21_91320-23_2R
2018-7-21_91320-24_1L
2018-7-21_91320-24_2R
2018-7-21_91320-25_1L
2018-7-21_91320-25_2R
2018-7-21_91320-26_1L
2018-7-21_91320-26_2R
2018-7-21_91320-27_1L
2018-7-21_91320-27_2R
2018-7-21_91320-28_1L
2018-7-21_91320-28_2R
2018-7-21_91320-29_1L
2018-7-21_91320-29_2R
2018-7-21_91320-30_1L
2018-7-21_91320-30_2R
2018-7-21_91320-31_1L
2018-7-21_91320-31_2R
2018-7-21_91320-32_1L
2018-7-21_91320-32_2R
2018-7-21_91320-33_1L
2018-7-21_91320-33_2R
2018-7-21_91320-34_1L
2018-7-21_91320-34_2R
2018-7-21_91320-35_1L
2018-7-21_91320-35_2R
2018-7-21_91320-36_1L
2018-7-21_91320-36_2R
2018-7-21_91320-37_1L
2018-7-21_91320-37_2R
2018-7-21_91320-38_1L
2018-7-21_91320-38_2R
2018-7-21_91320-39_1L
2018-7-21_91320-39_2R
2018-7-21_91320-40_1L
2018-7-21_91320-40_2R
2018-7-21_91320-41_1L
2018-7-21_91320-41_2R
2018-7-21_91320-42_1L
2018-7-21_91320-42_2R
2018-7-21_91320-43_1L
2018-7-21_91320-43_2R
2018-7-21_91320-44_1L
2018-7-21_91320-44_2R
2018-7-21_91320-45_1L
2018-7-21_91320-45_2R
2018-7-21_91320-46_1L
2018-7-21_91320-46_2R
2018-7-21_91320-47_1L
2018-7-21_91320-47_2R
2018-7-21_91320-48_1L
2018-7-21_91320-48_2R
2018-7-21_91320-49_1L
2018-7-21_91320-49_2R
2018-7-21_91320-50_1L
2018-7-21_91320-50_2R
2018-7-21_91320-51_1L
2018-7-21_91320-51_2R
2018-7-21_91320-52_1L
2018-7-21_91320-52_2R
2018-7-21_91320-53_1L
2018-7-21_91320-53_2R
2018-7-21_91320-54_1L
2018-7-21_91320-54_2R
2018-7-21_91320-55_1L
2018-7-21_91320-55_2R
2018-7-21_91320-56_1L
2018-7-21_91320-56_2R
2018-7-21_91320-57_1L
2018-7-21_91320-57_2R
2018-7-21_91320-58_1L
2018-7-21_91320-58_2R
2018-7-21_91320-59_1L
2018-7-21_91320-59_2R
2018-7-21_91320-60_1L
2018-7-21_91320-60_2R
2018-7-21_91320-61_1L
2018-7-21_91320-61_2R
2018-7-21_91320-62_1L
2018-7-21_91320-62_2R
2018-7-21_91320-63_1L
2018-7-21_91320-63_2R
2018-7-21_91320-64_1L
2018-7-21_91320-64_2R
2018-7-21_91320-65_1L
2018-7-21_91320-65_2R
2018-7-21_91320-66_1L
2018-7-21_91320-66_2R
2018-7-21_91320-67_1L
2018-7-21_91320-67_2R
2018-7-21_91320-68_1L
2018-7-21_91320-68_2R
2018-7-21_91320-69_1L
2018-7-21_91320-69_2R
2018-7-21_91320-70_1L
2018-7-21_91320-70_2R
2018-7-21_91320-71_1L
2018-7-21_91320-71_2R
2018-7-21_91320-72_1L
2018-7-21_91320-72_2R
202-
2018-7-21_10228-1_1L
2018-7-21_10228-1_2R
2018-7-21_10228-2_1L
2018-7-21_10228-2_2R
2018-7-21_10228-3_1L
2018-7-21_10228-3_2R
2018-7-21_10228-4_1L
2018-7-21_10228-4_2R
2018-7-21_10228-5_1L
2018-7-21_10228-5_2R
2018-7-21_10228-6_1L
2018-7-21_10228-6_2R
2018-7-21_10228-7_1L
2018-7-21_10228-7_2R
2018-7-21_10228-8_1L
2018-7-21_10228-8_2R
2018-7-21_10228-9_1L
2018-7-21_10228-9_2R
2018-7-21_10228-10_1L
2018-7-21_10228-10_2R
2018-7-21_10228-11_1L
2018-7-21_10228-11_2R
2018-7-21_10228-12_1L
2018-7-21_10228-12_2R
2018-7-21_10228-13_1L
2018-7-21_10228-13_2R
2018-7-21_10228-14_1L
2018-7-21_10228-14_2R
2018-7-21_10228-15_1L
2018-7-21_10228-15_2R
2018-7-21_10228-16_1L
2018-7-21_10228-16_2R
2018-7-21_10228-17_1L
2018-7-21_10228-17_2R
2018-7-21_10228-18_1L
2018-7-21_10228-18_2R
2018-7-21_10228-19_1L
2018-7-21_10228-19_2R
2018-7-21_10228-20_1L
2018-7-21_10228-20_2R
2018-7-21_10228-21_1L
2018-7-21_10228-21_2R
2018-7-21_10228-22_1L
2018-7-21_10228-22_2R
2018-7-21_10228-23_1L
2018-7-21_10228-23_2R
2018-7-21_10228-24_1L
2018-7-21_10228-24_2R
2018-7-21_10228-25_1L
2018-7-21_10228-25_2R
2018-7-21_10228-26_1L
2018-7-21_10228-26_2R
2018-7-21_10228-27_1L
2018-7-21_10228-27_2R
2018-7-21_10228-28_1L
2018-7-21_10228-28_2R
2018-7-21_10228-29_1L
2018-7-21_10228-29_2R
2018-7-21_10228-30_1L
2018-7-21_10228-30_2R
2018-7-21_10228-31_1L
2018-7-21_10228-31_2R
2018-7-21_10228-32_1L
2018-7-21_10228-32_2R
2018-7-21_10228-33_1L
2018-7-21_10228-33_2R
2018-7-21_10228-34_1L
2018-7-21_10228-34_2R
2018-7-21_10228-35_1L
2018-7-21_10228-35_2R
2018-7-21_10228-36_1L
2018-7-21_10228-36_2R
2018-7-21_10228-37_1L
2018-7-21_10228-37_2R
2018-7-21_10228-38_1L
2018-7-21_10228-38_2R
2018-7-21_10228-39_1L
2018-7-21_10228-39_2R
2018-7-21_10228-40_1L
2018-7-21_10228-40_2R
2018-7-21_10228-41_1L
2018-7-21_10228-41_2R
2018-7-21_10228-42_1L
2018-7-21_10228-42_2R
2018-7-21_10228-43_1L
2018-7-21_10228-43_2R
2018-7-21_10228-44_1L
2018-7-21_10228-44_2R
2018-7-21_10228-45_1L
2018-7-21_10228-45_2R
2018-7-21_10228-46_1L
2018-7-21_10228-46_2R
2018-7-21_10228-47_1L
2018-7-21_10228-47_2R
2018-7-21_10228-48_1L
2018-7-21_10228-48_2R
2018-7-21_10228-49_1L
2018-7-21_10228-49_2R
2018-7-21_10228-50_1L
2018-7-21_10228-50_2R
2018-7-21_10228-51_1L
2018-7-21_10228-51_2R
2018-7-21_10228-52_1L
2018-7-21_10228-52_2R
2018-7-21_10228-53_1L
2018-7-21_10228-53_2R
2018-7-21_10228-54_1L
2018-7-21_10228-54_2R
2018-7-21_10228-55_1L
2018-7-21_10228-55_2R
2018-7-21_10228-56_1L
2018-7-21_10228-56_2R
2018-7-21_10228-57_1L
2018-7-21_10228-57_2R
2018-7-21_10228-58_1L
2018-7-21_10228-58_2R
2018-7-21_10228-59_1L
2018-7-21_10228-59_2R
2018-7-21_10228-60_1L
2018-7-21_10228-60_2R
2018-7-21_10228-61_1L
2018-7-21_10228-61_2R
2018-7-21_10228-62_1L
2018-7-21_10228-62_2R
2018-7-21_10228-63_1L
2018-7-21_10228-63_2R
2018-7-21_10228-64_1L
2018-7-21_10228-64_2R
2018-7-21_10228-65_1L
2018-7-21_10228-65_2R
2018-7-21_10228-66_1L
2018-7-21_10228-66_2R
2018-7-21_10228-67_1L
2018-7-21_10228-67_2R
2018-7-21_10228-68_1L
2018-7-21_10228-68_2R
2018-7-21_10228-69_1L
2018-7-21_10228-69_2R
2018-7-21_10228-70_1L
2018-7-21_10228-70_2R
2018-7-21_10228-71_1L
2018-7-21_10228-71_2R
2018-7-21_10228-72_1L
2018-7-21_10228-72_2R
2018-7-21_10228-73_1L
2018-7-21_10228-73_2R
2018-7-21_10228-74_1L
2018-7-21_10228-74_2R
2018-7-21_10228-75_1L
2018-7-21_10228-75_2R
2018-7-21_10228-76_1L
2018-7-21_10228-76_2R
2018-7-21_10228-77_1L
2018-7-21_10228-77_2R
2018-7-21_10228-78_1L
2018-7-21_10228-78_2R
2018-7-21_10228-79_1L
2018-7-21_10228-79_2R
Pagina vuota
Pagina vuota