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La traviata, dal dramma alla

musica di Fabrizio Della Seta


Musica
Università degli Studi di Roma La Sapienza
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La traviata, dal dramma alla musica di Fabrizio Della Seta
Nel marzo del 1853 è stato scritto de "La traviata" da un critico dell' <<Italia musicale>> (il giornale
dell'editore Lucca) che "La traviata" è la migliore delle opere moderne, perché assistendo a questa
sembra di assistere al dramma "La Dame aux camélias" di Alexandre Dumas (opera teatrale su cui
si basa).
Inoltre il critico dice che Giuseppe Verdi è un inventore di un nuovo genere di musica, egli ha
moltiplicato i suoi mezzi in modo tale da esprimere non solo i pensieri e sentimenti, ma anche le
loro modificazioni.

Verdi effettua con "La traviata" un'integrazione tra opera e dramma parlato in modo da creare un
equivalente musicale del dramma di ambientazione moderna e di carattere realistico, senza
penalizzare nessuna delle caratteristiche musicali che formano l'opera, come ad esempio il canto.

Probabilmente la prima idea dell'opera nasce in Verdi quando assiste alle prime rappresentazioni
de "La Dame aux camélias" di Alexandre Dumas figlio, presentata nel febbraio 1852 al Théâtre du
Vaudeville in forma di comédie mêlée d'ariettes. Questo lo sappiamo grazie ad una testimonianza
dell'editore Léon Escudier.
Grazie a tale opera Verdi scrisse "La traviata".
Nell'estate del 1852, mentre stava per comporre "Il trovatore" con Francesco Maria Piave, cerca un
soggetto per una nuova opera, che doveva andare in scena al Teatro La Fenice (Venezia) durante
il carnevale del 1853.
A settembre Verdi scrisse ad Escudier affinché gli mandasse una copia del dramma.
La selva è il progetto drammatico, una sorta di sceneggiatura in prosa che precede la stesura del
libretto vero e proprio. In questa fase decisiva il compositore decide la struttura complessiva
dell'opera, selezionando il materiale offertogli dal modello letterario.
Un documento ci permette di osservare come Verdi vedesse nel dramma la traccia della futura
opera, si tratta di due pagine di schizzi nelle quali Verdi immette gli elementi basilari drammatici e
musicali del primo atto dell'opera.
Il primo atto si apre con la <<cena in casa di Margherita>> (viene ancora lasciato il nome originale)
in cui si svolgerà una conversazione, poi vi è il <<brindisi del tenore>> di cui vi è uno schizzo della
melodia. Vi è poi il riassunto del dialogo tra Violetta e Alfredo.
La selva scritta da Piave sembra perduta ma possiamo mettere a confronto la struttura del dramma
e del libretto.

"La Dame aux camélias" "La traviata"


ATTO I: Vi è il ricevimento di Marguerite e il ATTO I: Ricevimento in casa di Violetta. Primo
primo colloquio tra lei e Armand. colloquio tra lei e Alfredo.
ATTO II: Secondo incontro tra Marguerite e
Armand che vogliono vivere insieme.
ATTO III: In campagna vi è l'incontro tra ATTO II, quadro I: In campagna vi è l'incontro tra
Marguerite e Duval. Marguerite abbandona Violetta e Germont. Violetta abbandona Alfredo.
Armand.
ATTO IV: Vi è il ricevimento in casa di Olympe. ATTO II, quadro II: Ricevimento in casa di Flora.
Armand insulta Marguerite ed è sfidato a duello Alfredo insulta Violetta provocando l'orrore degli
da Varville amici e le rampogne del padre che è entrato in
quel momento.
ATTO V: Marguerite si ammala ed è assistita da ATTO III: Violetta è ammalata ed assistita solo
alcuni amici, ritorna Armand e muore Marguerite dalla cameriera Annina e il dottore. Ritorna
Alfredo, arriva Germont e muore Violetta.

Prima di tutto fu deciso di eliminare il secondo atto di Dumas, perché non fa altro che sviluppare
l'azione del primo atto, i fatti che contiene possono essere sottintesi nell'intervallo di tempo che vi
è tra il primo e il secondo atto dell'opera.

L'azione viene divisa in 4 parti, in cui la seconda e terza sezione formano insieme il secondo atto,
vi è uno schema classico così fatto:

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-nel primo atto vi è l'esposizione
-nel secondo atto primo la peripezia
-nel secondo atto secondo la catastrofe
-nel terzo atto l'epilogo.
Vi è così l'alternanza-contrapposizione tra i quadri dispari, che si svolgono in ambienti vasti e
luminosi con un gran numero di personaggi (e del coro) e i quadri pari che sono collegati ad
ambienti privati in cui dominano solo i tre personaggi principali.
Da ciò deriva la volontà di collocare al centro dell'opera un grande Finale, ossia una successione di
pezzi che culminano in un patetico concertato. Quindi il Finale coincide con l'atto secondo due ed
è realizzato partendo dal materiale di Dumas, ossia la scena del battibecco tra Violetta e Alfredo. Il
concertato conclusivo che inizia con l'entrata di Germont nasce prolungando il momento che segue
l'insulto di Alfredo.
Inoltre vi è la decisione di riunire tutta la materia del primo atto fino all'uscita dei convitati in un
unico brano di pari lunghezza che Verdi chiama introduzione.
Il brano contiene due momenti dell'azione fondamentali: il primo contatto tra Violetta e Alfredo e il
loro primo colloquio privato con la dichiarazione d'amore di Alfredo, mediante ciò Verdi costruisce
una cornice (la conversazione iniziale) e uno sfondo (il Valzer che accompagna il dialogo).
Il cuore del dramma ossia il colloquio tra Marguerite e Duval nel terzo atto di Dumas, si traduce nel
grande duetto tra Violetta e Germont nel secondo atto, che riprende le linee del testo di Dumas
quasi letteralmente.
Il librettista e il compositore dovevano trovare la posizione per assegnare almeno un'aria per
ognuno dei tre ruoli principali: soprano, tenore e baritono. Per la protagonista dovevano essere
preferibilmente due.
Verdi aveva deciso di collocare la prima aria di Violetta come conclusione del primo atto, ma per
costruire un'intera aria occorreva un buon numero di parole (infine saranno 48 versi) piuttosto che
inventarle Verdi e Piave ricorsero a due scene del soprano nel secondo atto del dramma: (scene 5
e 13) un monologo di Marguerite e il colloquio tra lei ed Armand.
Verdi diede alla sua eroina un altro momento memorabile nella scena che culmina con il suo
<<Amami, Alfredo>>. Non è un'aria o un duetto, si tratta di un recitativo che sfocia in una melodia
lasciata in sospeso, ma è il vertice emotivo della traviata.
In Dumas il padre di Armand, Duval compare solo al centro del terzo atto e poi brevemente alla
chiusura dello stesso atto senza parlare.
Sul grido di <<ah! padre mio! padre mio!>> Dumas fa calare il sipario mentre Verdi immette l'aria di
Germont. Questo è il passaggio de "La traviata" che ha fatto più discutere i critici per la successiva
cabaletta che si chiama <<No, non udrai rimproveri>> che è sempre apparsa come una
concessione alle esigenze dell'interprete Felice Varesi.
L'individuazione della posizione dell'aria comportò una serie di problemi posti da Germont - Varesi,
terza parte principale della compagnia, non poteva scomparire a metà dell'opera. Quindi Verdi
dovette modificare il modello di Dumas, facendo entrare Germont nel salone di Flora in tempo per
vedere il figlio insultare Violetta e per dare l'avvio al grande concertato, poi lo fece entrare anche
nella camera da letto di Violetta per assistere agli ultimi istanti dell'eroina.
Dumas, Verdi e Piave, presentano nelle opposizioni tra Margherita - Violetta e Duval - Germont, il
conflitto tra due mondi irriducibili quello del sentimento vissuto autenticamente e quello delle
convenzioni degli obblighi sociali; tra il regno della libertà e il regno della necessità.
Alfredo di Verdi viene concepito come l'espressione dell'indecisione, della difficoltà di scegliere tra
due mondi, a cui vorrebbe appartenere ma che si escludono a vicenda. Tale contesa viene messa
a punto soprattutto nel dialogo tra Marguerite e Duval che diviene ne "La traviata" il grande duetto
tra Violetta e Germont. Comprendiamo in esso il rapporto che lega Alfredo al padre, inoltre
acquista significato il fatto che precede l'addio di Violetta, il quale Alfredo dalle braccia dell'una per
cadere in quelle dell'altro.
Alla fine dell'atto li vediamo tutti e tre sulla scena: al centro Alfredo, da una parte Germont e
dall'altra Violetta.
Un'importante eliminazione da tutta l'opera è il personaggio di Nichette, una quasi traviata, che
evita la sorte di Marguerite sposando Gustave. A lei spetta l'ultima battuta del dramma: <<dormi in
pace Marguerite! Molto ti sarà perdonato, perché molto hai amato>>. In questa conclusione si ha il
vero senso del dramma di Dumas, ossia che Marguerite peccatrice anche se perdonata è sempre
una peccatrice.

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Alcune interpretazioni socio letterarie dicono che il messaggio dell'opera fosse una riaffermazione
dei valori morali della società e della famiglia borghese, dato che l'eroina trasgressiva anche se
perdonata viene comunque punita con la morte.
Il messaggio sarebbe quindi quelle che la morale borghese può essere infranta ma solo in cospetto
dell'altra vita.
Questa tipologia di lettura non tiene conto che in teatro il messaggio ideologico e morale non
coincide con quello che si dice e si pensa all'interno della finzione scenica, ma risulta dal giudizio
che lo spettatore effettua su quanto vede identificandosi con un personaggio e prendendo
posizione.
Il fatto che lo spettatore spesso si identifichi prendendo posizione nei confronti di Violetta è il frutto
di una strategia dell'autore, che porta per mano le spettatore senza che se ne accorga, mentre in
un dramma parlato lo fa mediante il dialogo, in un'opera in cui questo è meno ricco di sfumature lo
fa per mezzo dell'evidenza sceniche e soprattutto della musica.

Si dice che la musica della traviata sia venuta in mente a Verdi in poco più di un mese, tra gennaio
e febbraio del 1853. Questo è stato possibile perché preceduto da un intenso lavoro interiore
avvenuto prima e durante il confronto con Piave.
Verdi aveva detto ai tempi di "Rigoletto", che per lui comporre un'opera non significava tanto
trovare bei motivi, ma trovare la tinta, il colore espressivo caratteristico che la rende diversa dalle
altre. Trovata la tinta il resto viene da sé.
Ne "La traviata" le tinte suono due contrapposte, come le due sfere di valori che rappresentano.
La prima è quella mondana e sentimentale realizzata con l'uso insistente di un ritmo di valzer che
si presenta in molti pezzi, lo stesso ritmo può scolpire una tinta cupa e minacciosa, come il motivo
strumentale che accompagna la scena del gioco di carte, anche questo è un valzer.
La seconda tinta emerge a partire dalla metà dell'opera dal duetto tra Violetta e Germont, che
prevale man mano che ci avviciniamo alla fine.

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