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Importazioni e politica del grano nell’Atene classica

Sunto. - I cereali, e sopratutto l’orzo, coprivano circa i ¾ del fabbisogno alimentare dei greci. Le
condizioni ambientali e la scarsità di concime animale condannavano i loro terreni a una scarsa
quantità di cereali. Le poleis più numerose, come la città di Atene, dovendo sfamare una popolazione
sempre più numerosa, erano costrette a importare grandi quantità di grano. In due secoli, il bisogno
crescente di reperire grano si era concretizzato in un vero e proprio disegno politico, portando
maggiore attenzione all’economia interna della città. Gli aspetti principali di questa politica erano
stabilire buoni rapporti con il Regno di Bosforo (il suo principale fornitore di grano) e promuovere
una legislazione apposita sul commercio marittimo e al dettaglio. Per assicurarsi gli
approvvigionamenti, Atene non si risparmiava a usare la forza e proprio la vulnerabilità del grano
spingeva Atene a volte a scendere a compromessi o sul piede di guerra con altre potenze del
Mediterraneo. Per concludere, alcune considerazioni finali dello studente.

1. Dall’orzo al bisogno grano

Il ruolo nell’alimentazione dei Greci è stato sempre particolarmente importante. Il grano forniva
all’incirca il 70-75% delle calorie necessarie, in condizioni difficili, tutti potevano sopravvivere senza
qualche alimento, ma non senza in grano. Dei cereali che oggi comunemente consumiamo nelle nostre
tavole, i Greci conoscevano bene l’orzo, il grano e il miglio che usavano designare con il termine
sitos; altri cereali come il segale erano del tutti sconosciuti. Di questi tre cereali, il più ricercato e
pregiato era senza ombra di dubbio il grano, considerato il cereale aristocratico per eccellenza, seguito
dall’orzo (che era il cereale più largamente coltivato nella Grecia continentale, nelle isole e in una
parte dell’Asia minore fino all’età ellenistica), e dal miglio, che costituiva un supplemento al grano e
all’orzo in periodi difficili e il cui consumo era principalmente legato al mondo rurale. 1 La scelta di
coltivare questo o quel cereale dipendeva dalle condizioni climatiche: il grano in genere, richiedeva
terreni ricchi di azoto e di fosforo, mentre l’orzo e il miglio potevano essere coltivati su terreni più
poveri e non necessitavano di troppe precipitazioni2. L’orzo e il grano restavano sempre alla base
dell’alimentazione, ma per le condizioni del suolo attico e per la frequenza delle sue piogge, l’orzo
risultava essere più adatto alla coltivazione, sopratutto in un territorio come l’Attica. La farina
ricavata dai chicchi di grano abbrustoliti veniva consumata o come minestra o veniva utilizzata per

1
Fantasia 2016, p. 8
2
Bresson 2007-2008. Cfr. con il capitolo “le strutture della produzione”
realizzare un piatto tipico greco, noto come mazai, una sorta di focaccia, poco o niente lievitata, di
semplice preparazione e con il vantaggio di poter essere conservata a lungo. Non a caso le provviste
che i soldati portavano con sé durante le spedizioni militari erano composte da mazai o direttamente
da grani abbrustoliti. Per quanto riguarda il frumento, la qualità più largamente coltivata era quella
che oggi chiamiamo grano duro (Triticum durum), il cui prodotto derivato la semola, si prestava bene
per preparare farine o polente; di contro risultava più difficile coltivare il grano tenero (Triticum
aestivus o vulgaris), in quanto occorrevano precipitazioni più frequenti e terreni con più nutrienti3. Il
frumento era quotato a un prezzo più alto, ma nel complesso, era minoritario rispetto l’orzo che
vantava di una resa nettamente più alta. L’orzo poteva crescere su terreni difficili e bastavano 200-
300 mm di pioggia in un anno per la sua piena maturazione. L’orzo, insomma, aveva un primato
assoluto sul grano. Nella lunga durata, tuttavia, questo rapporto progressivamente si capovolse: in età
romana, sebbene l’orzo in alcune località continuò a mantenere il suo primato, il grano divenne il
principale cereale richiesto dalla popolazione. Le ragioni più plausibili di questo cambiamento
possono essere rintracciate in alcuni fattori: strategie migliori per la coltivazione del frumento, nuove
tecniche per la sua lavorazione, incremento demografico della popolazione, assuefazione dei cittadini
delle poleis, a nuovo prodotto, ovvero il pane bianco. Il pane bianco, realizzato con la farina di grano,
risultava più gradevole come gusto, più leggero e digeribile, di quello realizzato con la farina d’orzo;
ragion per cui i Greci col tempo, dovettero importare più grano per produrlo per sfamare gli appetiti
della popolazione. Trovare del buon grano per produrre pane bianco, tuttavia, non era un problema
che riguardava tutti i greci: coloro che risiedevano nella Beozia, come gli spartani, possedevano
terreni più fertili rispetto a quelli della Grecia continentale e dell’Attica, e riuscivano coltivarlo con
più facilità, non morendo mai di fame. Situazione diversa per gli ateniesi, che svilupparono una vera
e propria dipendenza per le importazioni di grano, infatti, circa 1/3 o 2/3 o anche i ¾ del grano
risultava essere tutto importato4. Non solo le condizioni erano poco favorevoli per coltivarlo, ma gli
ateniesi non riuscivano a sfruttare nemmeno tutto il territorio attico, soltanto il 35-40%.5 Gli inizi di
questa dipendenza dal grano importato, che diventeranno sempre più frequenti, sono rintracciabili tra
la fine del sesto secolo e l’inizio del quinto secolo, mentre non sappiamo direttamente se nel periodo
precedente (quello arcaico), si fosse verificata la richiesta di qualche importazione6. Dopo le guerre
persiane, ad Atene scoppiò un boom demografico e la sua politica estera diventò più aggressiva,
esercitando un controllo nei mari maggiore e aumentando i contatti con i suoi fornitori; questi erano
interessati a partecipare a un commercio di più grande proporzioni e desideravano ricevere pagamenti
comodi in argento. La posta in gioco era alta: nel caso in cui il grano non sarebbe arrivato in città, il

3
Fantasia 2016, p. 9
4
Hunt 2010, p. 36
5
Garnsey 1988. Garnsey adotta questa stima a pagina 92. E una seconda volta a pagina 102
6
Garnsey 1988, p. 108
suo prezzo sarebbe potuto salire di sei volte in tempo di crisi rischiando di destabilizzare la città e
generare malcontento e tensioni sociali tra i cittadini.7

2. L’imperialismo ateniese del V secolo

Durante il V secolo Atene non incontrò troppe difficoltà a ottenere gli approvvigionamenti:
possedendo la più potente flotta al mondo, diventò un paese un paese importatore su vasta scala,
capace di intimorire qualunque altra potenza emergente nel Mediterraneo.
Si stima che in Attica la popolazione oscillasse tra le 120.000 alle 150.000 unità nel 480, fino ad
alzarsi sulle 250.000 prima della guerra del Peloponneso, per poi fluttuare tra le 120.000 e le 150.000
(nel 323/2) e le 200.000 unità nel quarto secolo.8 Un altra stima, indica che prima della guerra del
Peloponneso, il numero di abitanti con lo status di cittadino non fosse inferiore alle 180.000 unità 9;
comunque le si voglia intendere queste cifre, la somma comune sembra essere abbastanza chiara: nel
V secolo la popolazione cresce a dismisura rispetto i secoli precedenti. Lo sviluppo demografico che
la città conobbe a partire dalla fondazione della lega Delio-attica nel 478/7 fu il punto svolta per
l'approvvigionamento granario di Atene. In quell’arco di tempo, furono ammessi al corpus civico
molti stranieri, molti schiavi furono importati per servire i nuovi cittadini e per effettuare diversi
lavori pubblici, molti artigiani e mercanti intellettuali decisero di entrare in affari con Atene, visto il
suo ruolo egemonico e la sua centralità politica.10 In questo periodo:

Il ruolo di potenza navale, le ripercussioni nella sfera socioeconomica, le nuove dimensioni e l' inedita
complessità della vita comunitaria hanno un impatto sulla gestione degli affari collettivi e chiamano la
polis a estendere il raggio e la gamma delle sue attività e responsabilità. Si creano nuove esigenze di controllo
dell'ordine pubblico. L' amministrazione della giustizia diviene più complessa. I ceti abbienti e possidenti
vengono sempre più coinvolti nel finanziamento a loro spese di attività pubbliche cruciali nella sfera militare
e culturale, soprattutto la costruzione delle triremi ( trierarchia) e l'allestimento dei cori per gli spettacoli teatrali
(coregia). I politici e i titolari di cariche pubbliche importanti vengono sempre più spesso fatti oggetto di
formali procedure di rendiconto minuziose ed esigenti, e spesso anche di processi politici. Si diffonde la pratica
di pubblicare i decreti assunti dall'Assemblea cittadina e dalle assemblee dei demi. Ci sono altresì tracce di un
crescente intervento pubblico nell'organizzazione dei culti religiosi e delle associazioni che li gestiscono.11

7
Hunt 2010, p. 36
8
Garnsey 1988. Le stime sono sempre di Garnsey a pagina 90
9
Fantasia 2016, p. 19. Queste stime sono ricavate da Fantasia dai testi di Tucidite
10
Fantasia 2016, p. 18
11
Giangiulio 2015, p. 39
L’aumento della popolazione influenzò anche la sua politica estera, che si rivelò essere una forma di
imperialismo, ma non in senso assoluto.12Non era dunque tanto necessario conquistare con la violenza
altri territori ma piuttosto intrattenere buone relazioni commerciali, aumentare le rotte e gli itinerari
disponibili nell’Egeo e nel Mediterraneo e garantire ai suoi cittadini importazioni di grano regolari.
Le prime attestazioni sulle regolari importazioni di grano risalgono alla guerra del Peloponneso. Nel
481 ci giunge notizia, che un carico di grano dall’Ellesponto arrivò in Grecia e che Gelone di Siracusa
si dimostrò disponibile a spedire del grano in Grecia, ma senza specificare l’Attica 13. Dal 478/7 fino
almeno all’inizio della guerra (431), Atene fu capace soddisfare la propria popolazione dalla domanda
di grano, contando sulle sue terre e dagli approvvigionamenti provenienti da tre isole: Lemno, Imbro
e Sciro14. Il resto del grano lo ricercò nelle tre grandi aree del Mediterraneo capaci di produrre
stabilmente un surplus di grano, ovvero la Sicilia, L’Egitto e la costa settentrionale del Ponte Eusino.
Dalla Sicilia, arrivava spesso del grano nella Grecia Balcanica, ma l’isola non forniva regolarmente
massicce quantità di cereali.15 Per ragioni che non sono del tutto chiare, Atene aveva mostrato un
interesse vagamente minaccioso nei confronti della Sicilia fin dagli anni cinquanta del secolo, nel
momento in cui aveva firmato una inverosimile alleanza con Segesta. Furono strette altre alleanze di
questo tipo, e quando Leontini, nel 427, chiese aiuto per respingere un attacco da parte di Siracusa,
gli ateniesi mandarono subito venti navi. Un intervento piuttosto generoso se consideriamo il fatto
che in quegli anni Atene stava combattendo per il quarto anno di fila contro Sparta. Tucidite lo spiega,
in modo non troppo convincente, con la necessità di impedire che i nemici ricevessero rifornimenti
di grano. Molto probabilmente gli ateniesi avevano avuto da sempre in mente di conquistare la Sicilia
e di colonizzarla per impadronirsi del grano della regione, puntando sulla città più importante
dell’isola, Siracusa. Ma questo non gli fu possibile perché dopo la spedizione del 415 in Sicilia
condotta da Alcibiade, i siracusani e i loro alleati sferrarono un attacco improvviso e la flotta ateniese
rimase bloccata all’interno del porto e annientata. Il fallimento di quella spedizione, dovuta non solo
per ragioni strategiche militari, ma anche all’esposizione della malaria, sconosciuta agli ateniesi e
dilagante in Sicilia, divenne anche uno dei motivi principali per cui Atene alla fine del secolo diminuì
i contatti con la Sicilia per i suoi rifornimenti di grano, giovando a tutto vantaggio di Sparta.16
L’Egitto invece, attraverso l’emporion di Naucrati nel Delta del Nilo (attivo già a partire dalla prima
metà del IV secolo) e dopo la spedizione ateniese degli anni 460-454 in aiuto al principe Inaro
ribellatosi al Grande re persiano, diventò uno di quei paesi che intrattenne buone relazioni
commerciali con Atene per il grano. Infine nel 438, Atene riuscì a stringere eccellenti rapporti con il

12
Hunt 2010, p. 38.
13
Garnsey 1988, p. 122
14
Garnsey 1988, È una tesi discussa da pagina 107 a 109
15
Fantasia 2016, p. 22
16
Nortwich 2018, pp. 28-30.
cosiddetto regno di Bosforo, che controllava le due penisole della Crimea e di Taman. I suoi rapporti
sarebbero migliorati ancora di più nel IV secolo.17 Per assicurarsi le sue forniture di grano, Atene
aveva imposto un controllo ferreo sull’Isola di Eubea (di fronte l’Attica), proprio perché il suo punto
strategico era utile come base per minacciare navi in partenza o in arrivo al Pireo; in secondo luogo
venivano valutate con cura rotte disponibili e sicure, dei passaggi o dei “colli di bottiglia” per
muoversi dal mar Nero all’Egeo in totale sicurezza. Diplomazia, incentivi, regolazione e forza;
riassunte in quattro parole, questa era la strategia politica ateniese nei confronti dei suoi paesi
fornitori.18 Tuttavia, il punto da tenere in considerazione, è che in questo secolo Atene non elaborò
mai una politica “razionale” e organica per quanto riguarda i suoi approvvigionamenti alimentari19.
Sembra più plausibile che reperisse grano all’occorrenza e negli anni delle carestie (se pur rare in
questo secolo) neanche avesse regolari importazioni di grano. Per arrivare ad elaborare una politica
più attenta alle sue importazioni di grano e alle sue ripercussioni economiche nel tessuto sociale
cittadino, Atene dovette passare attraverso periodi critici della sua storia. Uno di questi, furono i primi
anni della guerra del Peloponneso: la città si ritrovò a chiedere più grano e strinse i primi accordi con
il Regno di Bosforo. Un secondo avvenne nel 411, quando Pericle perse il controllo dell’isola di
Eubea a seguito di una rivolta, la sua principale fornitrice di derrate agricole. Gli ateniesi pensarono
che non si sarebbe dovuta più ripetersi una situazione simile, anche a costo di diventare più dipendenti
dai paesi esportatori. Per ultimo, alla fine della guerra ci fu un calo demografico che ridusse il
fabbisogno di grano a livelli più bassi rispetto a quelli del 431, la popolazione ridotta allo stremo volle
un restauro della democrazia accompagnata da un cambio di mentalità. Occorreva ricostruire e
ricrescere come numero, ma anche ripristinare livelli di qualità della vita accettabili, e dunque,
ritornando a mangiare pane bianco a buon prezzo. Così a partire dal 403/2, nacque un ceto politico
più interessato alle questioni economiche e finanziarie della città, nonché alla questione degli
approvvigionamenti di grano, il cui argomento diventò obbligatorio in una riunione di assemblea ogni
mese; almeno quarantacinque funzionari svolsero un ruolo di monitoraggio e di controllo dei mercati
ateniesi.20Così se il primo compito per un uomo politico diventò quello di difendere l’Attica, il
secondo ricadde nell’assicurare alla popolazione urbana costanti approvvigionamenti di grano.
Questo cambio di mentalità si può leggere anche in un passo dei Memorabili di Senofonte:

«Almeno questo – disse – so che non lo hai trascurato, ma hai considerato per quanto tempo il grano prodotto
nella regione è sufficiente a nutrire la Città, e di quanto ne ha bisogno ogni anno, in modo che la Città non ne
resti priva senza che tu lo sappia, ma, sapendolo, tu possa aiutare la Città e salvarla, dando consigli su quanto

17
Fantasia 2016, p. 22
18
Garnsey 1988, p.137
19
Fantasia 1993, p. 19
20
Fantasia 2016, pp. 20-22
è necessario». «Tu parli di una faccenda molto grande – osservò Glaucone –, se davvero anche di questo ci si
dovrà occupare». 21

3. La nuova politica del IV secolo

Nel V secolo Atene si ritrovò all’apice del suo splendore. Riuscì abilmente a proteggere le proprie
rotte di grano oltre ad assicurarsi dei partner commerciali capaci di fornirgli del grano. Nel IV secolo
la sua situazione cambiò, proprio perché dopo la guerra del Peloponneso diventò molto più debole
militarmente e la sua influenza nell’Egeo venne ridimensionata. Ciò che accadde durante questo
secolo è riassumile sotto tre aspetti.

3.1 Legislazione e autoregolamentazione.


Un primo tratto caratteristico della politica ateniese del IV secolo, fu l’intervento di Atene con una
serie di disposizioni legislative sull'autoregolamentazione del grano in città. Prima però, occorre
spiegare come funzionava il circuito commerciale del grano. I responsabili del trasporto del grano
erano i commercianti marittimi (emporoi), i quali una volta arrivati al Pireo, erano costretti a
immettere nel mercato della città almeno 2/3 del carico trasportato per garantire una quantità
sufficiente del prodotto. Gli emporoi successivamente, dividevano le loro quantità in parti più piccole
ai commercianti locali (sitopolai) tramite i quali raggiungeva i consumatori. Il rapporto tra emporoi
e sitopolai era molto delicato: i primi erano i padroni del mercato per quanto riguardava gli
approvvigionamenti destinati alla città, i secondi potevano pesantemente influire sul prezzo del grano
al consumatore. Per assicurarsi che tutto fosse in regola, lo Stato ateniese incaricava in primo luogo
agli ispettori del mercato (agoranomoi) di verificare giuste contrattazioni e scambio di buone merci
tra emporoi e sitopolai; in secondo luogo incaricava agli ispettori delle misure (metronomoi) di
controllare pesi e misure; e infine specifici commissari (sitophylakes) sorvegliavano il prezzo di
vendita del grano sul mercato. In più una disposizione di legge vietava ai sitopolai di acquistare grano
per una misura superiore a 50 phormoi per volta. Ma nonostante queste precauzioni, quando si temeva
una crisi per una sua mancanza, il prezzo del grano saliva le stelle e non tutti potevano acquistarlo.22
Per evitare questo problema, era necessario che nel circuito commerciale ci fosse sempre abbastanza
grano e lo Stato interveniva con misure di protezionismo, evitava cioè, che fuoriuscisse dalla regione.
Atene così durante periodi di crisi vietava a cittadini e residenti di trasportare grano in posti diversi

21
De Martinis & Reale, pp. 475- 477
22
Medda 1995, pp. 211-215
dal Pireo, pena la morte.23 Richiamo l’attenzione sul fatto che questa norma doveva essere rispettata
obbligatoriamente solo da cittadini e meteci. Questi non erano gli unici ad avere accesso all’emporion,
il porto commerciale del Pireo, ma era frequentato anche da stranieri che non avevano alcun legame
con la città ragion per cui non erano tenuti a rispettare alcuna norma. I mercanti che giungevano ad
Atene erano esenti dal pagare dazi doganali, questo per agevolarli nel scegliere come prima meta il
Pireo rispetto ad altri porti.24 Nessuno li obbligava a restare o a scaricare; i commercianti stranieri
potevano fermarsi al porto dei “ladri” per indagare le condizioni del mercato e potevano anche a loro
volta riesportare il grano da altre parti, le leggi ateniesi servivano unicamente a regolare il commercio
interno.25
Prendersela con gli stranieri e limitare la loro libertà di movimento, per Atene, non era una strategia
utile per agevolare il traffico commerciale in città. Questa ultima considerazione ci permette di capire
il perché una delle orazioni di Lisia, Contro i mercanti di grano del 386, avesse di mira non tanto i
commercianti marittimi (emporoi), quanto i commercianti locali (sitopolai), ovvero coloro destinati
a vendere il grano nell’agorà di Atene o nel Pireo. L’orazione descrive una illegalità nel circuito
commerciale, un accaparramento di grano oltre la misura di legge (50 phormoi) da parte dei sitopolai.
Questi venivano accusati di aver costituito illegalmente un cartello, cosa che danneggiava gli
importatori, che non potevano sperare di ottenere guadagni importando grano ad Atene se il grano
era già stato rivenduto alla popolazione dai commercianti locali. Ciò che conta, era che comunque lo
Stato provasse, attraverso la legislazione, a mantenere i giusti costi e i giusti prezzi di vendita,
evitando speculazioni di rialzo.26 Quando lo Stato non riusciva nei suoi interventi, o per fattori naturali
il grano diventava meno disponibile anche per i commercianti marittimi, la crisi era dietro l’angolo.
Queste crisi, non furono nemmeno rare in questo secolo se contiamo che alcune di queste si
verificarono nel 386, 357, 335 e nella decade compresa tra il 330 e il 32027. Un altro intervento
legislativo degno di nota, avvenne nel 374/3, quando imposero una tassa (una dodicesima) sul grano
a Lemno, Scyros e Imbro per assicurarsi che il prezzo fosse venduto al prezzo deciso dall'Assemblea.
In sostanza, fu creata una riserva di grano pubblico a costo zero, il cui contributo sarebbe stato utile
ad aiutare le fasce della popolazione cittadina più disagiate.28

3.2 Rapporti con il regno di Bosforo

23
Fantasia 2016 p. 28
24
Fantasia 2016, p. 27
25
Bissa 2010, p. 183
26
Fantasia 2016, p. 32
27
Hunt 2010, p. 37
28
Fantasia 2016, pp.33-34
Atene durante il IV secolo rafforzò i suoi rapporti con il Regno di Bosforo, che divenne il suo
principale partner commerciale per la forniture di grano. I suoi rappresentati conservarono una
relazione privilegiata con Atene, sopratutto grazie a Leucone, che durante gli anni del suo regno, dal
389/8 al 349/8 compì uno sforzo significativo per organizzare su vasta scala immense quantità di
grano da esportare. Pare che Leucone spedì ad Atene circa 2.100.000 medimni di frumento nel totale
delle sue esportazioni. Inoltre Demostene nel 355 affermò esplicitamente, in un passo delle orazione
Contro Leptine, che annualmente il Regno di Bosforo forniva ad Atene 400.000 medimni di grano
(circa 160.000 quintali), e che quel grano è all'incirca pari a quello che proviene dagli altri luoghi di
esportazione. Non sappiamo se l'oratore abbia detto il vero, perché può darsi che abbia sopravvalutato
il grano di questa regione o sottovalutato quello delle altre regioni minori.29 Sicuramente il grano
importato dal regno di Bosforo risultò essere migliore per la produzione di pane bianco di alta qualità,
noto come Triticum compactum, si trattava di un frumento simile al quello vulgaris (grano tenero),
usato anche nel mondo moderno come grano di base nei processi di panificazione.30La desiderabilità
di questo grano fu uno dei motivi per cui Atene preferì di gran lunga importarlo da questa zona e
meno da altre regioni come la Sicilia e l'Egitto. Tre fattori incisero sulla sua scelta: 1) il clima
settentrionale di questa regione era più favorevole di quello del Mediterraneo e della Mezzaluna
fertile; 2) quelle terre erano molto ampie e avevano alte rese in relazioni agli uomini che risiedevano
in quei territori, ragion per cui le quantità di grano risultavano essere smodate e molto abbondanti; 3)
pare che proprio in quella regione abbia avuto luogo l'evoluzione biologica (senza dubbio di semi) e
la naturale diversificazione delle diverse varietà di pane.31I rapporti tra il Regno di Bosforo e Atene
furono molti buoni e garantiti dal fatto che Atene avrebbe garantito al suo partner commerciale onori,
privilegi, immunità fiscale e persino esenzione agli obblighi liturgici.32Il quadro descritto fino adesso
descritto ha valore fino al periodo che precede la battaglia di Cheronea del 338; dopo questa data
l’influenza macedone diventò sempre più presente sul territorio destabilizzando i rapporti tra Atene e
il Regno di Bosforo e riportando in gioco la Sicilia come paese esportatore. Fra il 335 e il 320, a causa
di una serie di carestie che colpirono un area molto vasta della Grecia (probabilmente per fattori
naturali), il rapporto tra magistrati da una parte e commercianti marittimi dall’altra parte mutò in
maniera non indifferente.33
È proprio grazie alle orazioni di Demostene, che ricoprì la carica di acquirente di grano per conto
della città nel 338, che sappiamo di più in merito questo periodo. Dal 328 vennero inviati in Grecia
cospicui quantitativi di grano in più di quaranta stati greci. La colpa sarebbe stata di un greco (secondo

29
Fantasia 2016, pp. 25-26
30
Sallares 1991, pp. 323-324; 331-332
31
Sallares, p. 332
32
Fantasia 2016, p. 27
33
Fantasia 1993, p. 28
l’orazione Contro Dionisoro) di un certo Cleomene di Neucrati, che Alessandro avrebbe collocato
come capo delle finanze della satrapia di Egitto dopo il 331. In una circostanza dove il grano
dell'Egitto avrebbe dovuto compensare le entrate del Regno di Bosforo (il cui controllo venne meno
negli anni Trenta a causa dell'affermazione dei macedoni), Cleomene con l'aiuto di una serie di agenti
dislocati nei diversi porti principali della Grecia e in combutta con gli emporoi avrebbe dirottato i
carichi di grano lì dove la gente li avrebbe pagati a un costo più alto.34Sempre in questi anni di
carestie, stando a quanto ci perviene dall'orazione Contro Zenotemi del 334, anche la Sicilia, dopo
molto tempo, ritornò ad essere una riserva di grano per aumentare le entrate. Il grano fu regolarmente
preso da questa area tra il 330 e il 320, per il fatto che, una decade di anni prima, Timoleonte operò
una sostanziale opera di colonizzazione in Sicilia. Il suo intervento in Sicilia, introdusse una serie di
riforme radicali, tra cui l’arrivo di un gran numero (60.000, secondo Plutarco) di immigrati da tutto
il mono greco, con la promessa di terre, accrescendo notevolmente le aree coltivate. Fu grazie a
Timoleonte, in ultima analisi, che la Sicilia cominciò a produrre tanto da grano da essere considerata,
più tardi, il più importante granario di Roma.35Per quello che ci importa, gli ateniesi poterono stabilire
più tranquillamente dei contatti con i siciliani. Nel 334 venne fondata una colonia nell'Adriatico per
rinsaldare il controllo in Occidente, rendendo maggiormente libere e sicure le rotte per il commercio
del grano.36

3.3 Compromesso o guerra


L’ultimo punto su cui vorrei soffermarmi, è che la vulnerabilità del grano (sopratutto quello che
arrivava al Pireo attraverso Bosforo e l’Ellesponto) spingeva Atene a volte a scendere a compromessi
o sul piede di guerra. Ad esempio, il terreno dello scontro decisivo della Guerra del Peloponneso, la
battaglia di Egospotami del 405, non fu scelto da Atene ma fu a lei imposto dal generale spartano
Lisandro che si era spostato con l’intera flotta nei Dardanelli. Il generale spartano con la sua flotta si
spostò dalla Ionia all’Ellesponto, proprio per bloccare i rifornimenti di grano provenienti da quella
regione. Un altro episodio accadde nel 386: Atene fu costretta a firmare un accordo di pace noto come
“la pace del Re” che ribadiva la subalternità di fronte al Re di Persia e a Sparta proprio perché
l’ammiraglio spartano Antalcida riuscì con la sua flotta a impedire alle navi del Mar Nero di
raggiungere Atene. Infine un ultimo episodio, lo si può ritrovare nella rivalità tra Filippo II di
Macedonia e l’Atene di Demostene che sfociò in una guerra aperta a Hieron nel 340, sulla costa
asiatica nei pressi dell’imboccatura settentrionale del Bosforo. Filippo II in questa guerra con una
azione piratesca catturò 230 navi che si apprestavano ad entrare negli Stretti, molto probabilmente

34
Fantasia 2016, p. 33
35
Nortwich 2018, 40.
36
Garnsey 1988, pp. 151-154
non solo cariche di merci, ma anche di quel carico di grano dal peso di 400.000 medimni di cui
Demostene parlava nel 355 come media annuale. Per Atene non si trattò solo di un affronto ma di un
atto che metteva a dura prova la sua sopravvivenza. 37

4. Conclusione

Il grano era una delle materie prime più importanti dei Greci, nello specifico per gli ateniesi, in quanto
costituiva l’alimento base per la maggioranza della popolazione. La necessità di reperire grano
divenne un fattore decisivo per il ceto politico per volgere l’attenzione ai processi economici della
città. Lo stato a partire da quel momento riuscì a strutturarsi e ad organizzarsi meglio per la gestione
dei conflitti da individui con le proprie ambizioni e la propria logica di profitto, assicurò decisioni più
e veloci incaricando funzionari di controllare il commercio, diventò più efficiente nella risoluzione
dei problemi legati alla sovra-popolazione e assicurò una più equa redistribuzione delle risorse, primo
tra tutti il grano, che occorreva per realizzare il pane bianco. La necessità di reperire prodotti agricoli
per la propria sussistenza, primo tra tutti il grano, innesca una serie di processi che vale la pena
considerare: a) un aumento della popolazione e una società più densamente popolata, volta a vivere
in città, ma anche con una stratificazione sociale sempre più marcata. b) Un attenzione crescente della
politica nei confronti dei processi economici, la consapevolezza che tra loro i cittadini sono dipendenti
gli con gli altri all’interno della città. La politica introduceva leggi e forme di autoregolamentazione,
e alcune, come la legge Agirio 374/3 ricordano una politica assistenziale tipica dello stato moderno,
rivolta ad aiutare le fasce del corpus cittadino più debole. Favorire un fondo di grano pubblico a costo
zero si rivelava essere un modo per aiutare i cittadini più disagiati, ma nel complesso, anche per
incrementare il benessere complessivo della città. Infatti, i cittadini più ricchi potevano godere dei
benefici di questi interventi, in quanto conducevano in tranquillità i loro affari, non dovendo temere
nessun conflitto sociale o guerra civile all’interno della città.38 In questo senso, il confine tra economia
e politica nell’Atene classica, risultava essere più sottile e meno definito, un rapporto sicuramente più
intricato. In momenti in cui Atene perdeva il potere di governare la propria economia, alla fine del V
secolo con il ridimensionamento del proprio imperialismo e nel IV secolo con il conflitto con la
Macedonia di Filippo II, perdeva contemporaneamente parte della propria sovranità politica. c) Passi
avanti sul versante scientifico. La richiesta di quantità di grano sempre più ingenti per la città portò

37
Fantasia 2016, p. 35
38
Per quanto riguarda coloro che non erano cittadini lo Stato non si preoccupava di loro. La loro idea di politica
“democratica” e di benefici “per tutti” va sempre contestualizzata all’interno della società del tempo. Per Finlay “ i
molto poveri nel mondo antico, destavano poca simpatia e nessuna pietà” Finley 2008, p.41
delle innovazioni anche nel settore della tecnologia marittima: investire più soldi in navi capaci di
trasportare più carico, esplorazioni di nuove rotte o “colli di bottiglia” strategici, nuove conoscenze
marittime, costruzioni di porti via via più grandi e maggiormente controllati. Questo a ben riflettere,
non può non avere avuto ripercussioni sulla politica, sulla filosofia, sul linguaggio, sullo stesso modo
di pensarsi greco in rapporto ad “altri”. Molti concetti greci sono pensati in questo contesto culturale,
un popolo che sicuramente viaggiando per mare faceva delle comparazioni con altri popoli
considerandoli dei “barbari”. A sua volta il miglioramento nel settore tecnologico, ha portato a guerre
più cruenti per mare e al temutissimo fenomeno della pirateria del mondo antico. Ancora una volta
economia e politica in questo caso sembrano confondersi, in quanto il fenomeno della pirateria poteva
nascere sia per ragioni economiche (alcuni pirati erano interessati ad accaparrarsi il bottino della
nave) sia per ragioni politiche (il caso di Filippo II che bloccò delle navi cariche di grano per
indebolire e destabilizzare Atene). Una carenza di grano, inoltre poteva portare a guerre o accordi di
pace, modificando gli assetti esistenti e le decisioni politiche prese.
d) Un ultimo aspetto da considerare sono le ripercussioni economiche del commercio grano nel
Mediterraneo. Il commercio del grano nel periodo arcaico si fondava su un modello regionale, dove
il grano proveniente da una città greca veniva acquistato da un altra città greca. Questo aveva avuto
un effetto benefico sulle poleis del mondo greco agevolandone l’espansione. Nel caso di Atene, il
commercio del grano su vasta scala, non solo incrementò la sua economia ma anche quella dei paesi
esportatori da cui diventò dipendente. Il Regno di Bosforo ricevette innumerevoli benefici da Atene
tra agevolazioni fiscali e onori. L’Egitto e la Sicilia, giovarono anche degli scambi di grano, a tal
punto da far mutare il loro contesto politico-sociale per adeguarsi a questo tipo di benefici economici
(in Sicilia vennero redistribuite le terre dopo la caduta dei tiranni affinché venisse prodotto più grano
mentre in Egitto i commercianti si organizzarono per dotare il proprio paese dell’apparato di
esportazione del grano più semplice ed efficiente del Mediterraneo). Si verificò al contempo la nascita
di mercato del grano e un processo di “globalizzazione su scala Mediterranea” perché i diversi paesi
si accordarono su quali pratiche e regole doveva reggersi questo tipo di scambi, andando oltre le
differenze culturali e rendendo le loro economie sempre più interdipendenti (un po' come quello che
accade ai nostri giorni). Non a caso, una crisi in Sicilia poteva avere una ripercussione sull’economia
degli altri paesi, o la conquista dell’Egeo da parte di Filippo II di Macedonia poteva influire su un
territorio lontano migliaia di chilometri, sul delicato equilibro economico delle città greche in età
ellenistica. In chiave moderna, gli antichi sono stati capace di realizzare tutte le condizioni necessarie
per la nascita di un vero proprio mercato: i) accordarsi per uno scambio di qualunque genere (in
questo caso il grano); ii) interesse nel rinnovare nel tempo lo scambio con i paesi esportatori; iii)
stabilire un criterio di razionalità (agire razionale rispetto allo scopo); iv) consentire la libera
circolazioni di merci (massima libertà concessa ai mercanti stranieri di attraccare oppure di valutare
le condizioni del mercato). Allo stesso tempo lo Stato ateniese consapevole di questo mercato ha
tentato di regolarlo riducendo oppure elevando in modo selettivo le tariffe doganali di differenti merci
o promuovere o ostacolare determinate importazioni ed esportazioni con forme di protezionismo e
liberalismo oppure stipulando appositi trattati con altri paesi e partecipando a un commercio di più
grandi proporzioni. Alla luce di queste considerazioni, è plausibile come sostiene Karl Polanyi e
Finley che l’economia greca può essere studiata solo nel quadro delle istituzioni che le erano proprie?
Oppure ci sono alcuni aspetti che possono essere ripresi e spiegati utilizzando i nostri concetti
moderni di economia?

Riferimenti bibliografici

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