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dal cavallo

alle scuderie
Visioni iconografiche
e architettoniche

a cura di
Margherita Fratarcangeli

Campisano Editore
Quaderni delle
Scuderie Aldobrandini / 11

dal cavallo alle scuderie


visioni iconografiche
e architettoniche

a cura di
Margherita Fratarcangeli

Campisano Editore
Atti del convegno
internazionale di studi,
12 aprile 2013,
Frascati, Museo Tuscolano -
Scuderie Aldobrandini

In copertina
Hans Sebald Beham, Dises buchlein zeyget
an und lernet ein maß oder proporcion
der ross, Nurmberg, Peypus, 1528, f. 18r

Nessuna parte di questo libro


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ISBN 978-88-98229-27-7
Comune di Frascati
Assessorato alle
Politiche Culturali

Sindaco Quaderni
Stefano Di Tommaso delle Scuderie Aldobrandini per l’Arte
Assessore alle Politiche Culturali Dal cavallo alle scuderie.
Gianpaolo Senzacqua Visioni iconografiche e architettoniche
Dirigente Settore Cultura
Maria Grazia Toppi n. 11 - 2014
Direttore Scuderie Aldobrandini per l’Arte
Responsabile Ufficio Cultura Periodico del Comune di Frascati
Giovanna Cappelli Scuderie Aldobrandini per l’Arte
Museo Tuscolano di Frascati
Iniziativa promossa da
Comune di Frascati, Autorizzazione
Assessorato alle Politiche Culturali Tribunale di Roma

Il convegno Dal cavallo alle scuderie. Visioni n. 18/02 del 23.07.2002


iconografiche e rilevamenti architettonici Direttore responsabile
si è svolto con il Patrocinio di Giovanna Cappelli
Villa I Tatti – The Harvard University Center
for Italian Renaissance Studies Direzione scientifica
Fondazione Luigi Spezzaferro Onlus Coordinamento redazione
Scuola Equestre di Formazione (SEF-Italia) Giovanna Cappelli
Cura redazionale del Quaderno
con il patrocinio di delle Scuderie Aldobrandini / 11
Isabella Salvagni

e il sostegno di

Ringraziamenti
Accademia Nazionale di San Luca, Albertina Ottorino Palomba, Liana Pasquale, Elio
Bagaglia, Sofia Barchiesi, Susan Bates, Pautasso, Lino Pertile, Francesco Petrucci,
Alessandro Brodini, Andrea Capozzi, Giovanna Michela Pucci, Antonia Pugliese, Cristina
Cappelli, Michelangelo Carozza, Dora Catalano, Ruggero, Angela Scarselli, Mario Setter, Livia
Marianna Cicoira, Isabella Colucci, Vittorio e Spezzaferro, Giovanni Battista Tomassini,
Luciana dal Corso, Giovanna Curcio, Francesca Roberta Trombetta, Serena Veggetti, Manuela
da Thiene, Girolamo De Miranda, Giuseppe Vesci, Mirco Zamboni, Mario Ziccardi,
Di Pilla, Federica Fasano, Benedetto Giovinazzi, Benedetto Zullo, i Volontari dell’Associazione
Lello Golluccio, Julian Kliemann, Giovanni Nazionale Carabinieri di Venafro, il Personale
Iacovone, Lucia Iacovone, Fulvio Lenzo, della Soprintendenza BSAE del Molise e di
Tommaso Manfredi, Pasquale Marino, Castello Pandone in Venafro, il personale della
Carla Mastrantuono, Antonella Mugnaini, Biblioteca Nazionale Braidense di Milano.
Gli autori

Enzo Bentivoglio
Università degli Studi ‘Mediterranea’
di Reggio Calabria
Paola Caretta
Indipendent scholar, Torino
Marina Cogotti
Soprintendenza per i Beni Architettonici
e Paesaggistici per le province di Roma,
Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo
Enrico Da Gai
Indipendent scholar, Roma
Sabina De Cavi
Universidad de Córdoba
Francesca Della Ventura
Indipendent scholar, Campobasso-Colonia
Giovanni Maria Fara
Liceo Artistico di Porta Romana, Firenze
Daniele Ferrara
Soprintendenza per i Beni Storici Artistici
ed Etnoantropologici del Molise
Margherita Fratarcangeli
Indipendent scholar
Fondazione Luigi Spezzaferro Onlus, Roma
Giorgio Magistri
Architetto, specialista in restauro
dei monumenti, Ariccia (Roma)
Alessandra Marino
Soprintendenza per i Beni Architettonici,
Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici
per le province di Firenze, Pistoia e Prato
Isabella Salvagni
Università degli Studi di Camerino
Simonetta Valtieri
Università degli Studi ‘Mediterranea’
di Reggio Calabria
Indice

pag. 11 Presentazioni
Stefano Di Tommaso, Gianpaolo Senzacqua, Giovanna Cappelli
15 Introduzione
Margherita Fratarcangeli

DAL CAVALLO

21 «La perfettione del cavallo». Trattatistica e letteratura


ad uso e consumo di uno status symbol
Margherita Fratarcangeli
37 Leonardo e Dürer. Gli studi sulle proporzioni del cavallo
e alcune testimonianze letterarie fra XVI e XVII secolo
Giovanni Maria Fara
43 Emblematica cittadina: il cavallo e i Seggi di Napoli
in epoca spagnuola (XVI-XVIII sec.)
Sabina de Cavi
55 Scuderie dipinte. Dai Gonzaga ai Rospigliosi, ritratti di “equini illustri”
Paola Caretta
65 «Fè dipignere del vivo i più perfetti e più graditi cavalli»:
Enrico Pandone e il ciclo affrescato nel Castello di Venafro
Francesca Della Ventura, Daniele Ferrara
81 Ruolo e spazio del cavallo in alcune corti cardinalizie estensi
e le scuderie di Tivoli
Marina Cogotti

ALLE SCUDERIE, ROMA E LAZIO


99 Scuderie a Roma fra trattato, modello e realizzazione:
indizi per una ricognizione
Isabella Salvagni
113 Le scuderie del Quirinale. Storia di una fabbrica pontificia
Alessandra Marino
10 INDICE

121 Un granaio per Scuderia: Valadier nelle Terme di Diocleziano


Enrico Da Gai
133 Le scuderie del cardinale Raffaele Riario, di Giulio II a Viterbo,
di Agostino Chigi e dei Farnese a Caprarola: forma e funzionalità
Enzo Bentivoglio
143 Lo Stallone Chigi in Ariccia, la storia come fondamento
del restauro e del riuso
Giorgio Magistri
153 Il recupero delle scuderie bramantesche di Viterbo
Simonetta Valtieri

APPARATI

161 Indice dei nomi


171 Referenze fotografiche
Emblematica cittadina: il cavallo
e i Seggi di Napoli in epoca spagnuola (XVI-XVIII sec.)
Sabina de Cavi 1

Nel quadro di un generale recupero della storiografia locale negli studi sul-
l’identità culturale del lungo Rinascimento italiano, questo saggio sottolinea
l’importanza di Napoli analizzando l’impatto dell’araldica cittadina napoletana
nella trattatistica politica relativa al buongoverno.
La letteratura qui analizzata consente inoltre di spiegare il legame osmotico
che si stabilì nel corso del Cinquecento tra corte di Napoli e corte di Madrid
attraverso lo sviluppo e la promozione di quella che è stata recentemente defi-
nita dagli storici sociali, come una “cultura de la nobleza”: ossia una cultura
basata sull’immigrazione temporanea di ceti abbienti, la loro compenetrazione
con le élites locali, l’omaggio e lo scambio di beni di lusso (quali il cavallo) e la
comunione di attività ricreative (quali la monta, la doma e l’allevamento di
razze equine) 2.
In ultima analisi questo contributo intende dimostrare come il modello
comportamentale della nobiltà inurbata a corte (napoletana e spagnola) servis-
se agli Asburgo di Spagna, oltre alle vere e proprie forze di cavalleria impegna-
te sui campi di battaglia, come teorema di legittimazione politica in Europa.
Come nel campo del mecenatismo artistico dunque, anche in questo caso si
suggerisce che fosse la nobiltà a creare e mettere a punto modelli di riferimento
culturali atti per la creazione di consenso in favore della monarquía hispánica.
L’identificazione di Napoli con un cavallo (impennato o domato) ha origini
antichissime e gode di una complicata storiografia che ha molto a che vedere
con la sua storia politica.
Il principale catalizzatore delle tesi sulla libertà repubblicana di Napoli (os-
sia sull’indipendenza del regno da qualsiasi governo straniero), fu infatti il fa-
moso cavallo di Napoli (fig. 25): una statua equestre bronzea ispirata al Marco
Aurelio romano e ai cavalli costantinopolitani di Venezia, probabilmente com-
missionata dal re Alfonso V d’Aragona (1442-1458) a Donatello (ca. 1386-1466)
attraverso l’intermediazione del mercante Bartolomeo Serragli intorno al 1453-
1456 per coronare l’arco di Castel Nuovo a Napoli (realizzato a partire dal 1453
e ultimato nel 1465-1471) 3. Nonostante l’opera non venisse mai ultimata a causa
della sopravvenuta morte di committente e scultore, la testa equina viaggiò in-
vece da Firenze a Napoli come dono di Lorenzo de’ Medici (il Magnifico,
1449-1492) a Diomede Carafa, duca di Maddaloni (1406-1487) nel 1471, ossia
proprio quando si chiudeva il cantiere dell’Arco Aragonese a Castel Nuovo.
44 SABINA DE CAVI

Spedita dunque senza corpo e come dono diplomatico, la testa equina veni-
va in seguito esposta come un’antichità nel cortile di Palazzo Carafa (Santan-
gelo), perdendo la sua attribuzione a Donatello. Nonostante la corretta attri-
buzione del Vasari, fu a lungo considerata un pezzo antico, dando luogo ad in-
numerevoli leggende nella storiografia locale. Successivamente spostata dal
cortile, dotata di corpo e installata davanti alla cattedrale (ossia nel cuore del
seggio di Capuana), dove la vedeva nel 1566 il cavaliere Pasquale Caracciolo 4,
la testa del cavallo passava a identificarsi con la città, rimanendovi fino a quan-
do l’arcivescovo Mario Carafa (in carica tra il 1565 e il 1576) non ne faceva fon-
dere il corpo per realizzare delle campane 5.
Secondo la tradizione storica napoletana invece, il cavallo (forgiato dal poe-
ta romano Virgilio anziché dallo scultore fiorentino Donatello) 6, dotato di po-
teri magico/curativi 7, e pertanto sabotato dai gelosi maniscalchi del regno,
avrebbe simbolizzato per secoli l’impeto e la forza della nobiltà napoletana
(erede dell’antico Senato greco) e sarebbe stato frenato (con l’aggiunta delle
briglia) dal re Corradino di Svevia (1252-1268) all’entrare nella città conquistata
nel 1253. Sulle stesse briglia Corradino avrebbe inoltre fatto incidere la frase:
Hactenus effrenis, nunc freni portat habenas,/ Rex domat hunc Aequus, Parthe-
nopensi Equum (Il Cavallo già senza freno obedisce hora alle redine del suo
buon Re, che l’ha domo), celebrando in questo modo il suo fermo controllo
sulla città e sui napoletani 8.
Domato e/o impennato, il cavallo fu comunque inteso per tutta l’epoca mo-
derna, e in Europa, come la migliore visualizzazione del popolo napoletano e
della città di Napoli. È possibile che quest’antica vincolazione nell’ambito del-
l’araldica cittadina (comune anche ad altre città medioevali, come Arezzo e
Stoccarda) 9, si spieghi con l’iconografia dei versi delle antiche monete napole-
tane che – a detta del Parrino – raffiguravano o un toro con faccia umana (il
cosidetto ebone), o un cavallo impennato 10.
A questo iniziale collegamento tra cavallo e città di Napoli seguì, consoli-
dandosi nel tempo, una più specifica identificazione tra cavallo e nobiltà napo-
letana, che prese il sopravvento grazie all’elaborata forma di rappresentanza
politica delle parti sociali in città: ossia a causa della divisione della città in seg-
gi (detti anche portici, tocchi, vici – secondo Petrarca –, piazze, platee, e – a vol-
te – theatri, atrii ed emicicli) 11.
Diffusi nel Meridione italiano e principalmente nel Regno di Napoli, in
Campania e in Puglia, i seggi corrispondevano un tempo all’organizzazione so-
ciale della città. Funzionarono dalla loro fondazione angioina fino al 1799,
quando furono dismessi dall’amministrazione borbonica. In particolare, a Na-
poli i seggi erano collegi (o gruppi) di rappresentanti della nobiltà (divisa per
zone di influenza territoriale) e della borghesia (o Popolo, quest’ultimo soprat-
tutto localizzato nel rione della Sellaría, ossia nella zona mercantile, vicino al
porto antico). Tali gruppi si riunivano in uno spazio architettonico proprio,
con il quale spesso si identificavano: ossia un portico a pianta quadrata o qua-
drangolare, aperto su uno o due lati, voltato a botte o a crociera, come dimo-
stra il seggio di Dominova a Sorrento, ancora esistente (fig. 26). Inoltre, come
IL CAVALLO E I SEGGI DI NAPOLI IN EPOCA SPAGNUOLA 45

recentemente sostenuto da Fulvio Lenzo, per tutta l’epoca medioevale e mo-


derna i seggi funzionarono anche da antiquaria, ossia come musei all’aperto e
repositorii di memoria storica cittadina, o familiare 12. In gran parte distrutti o
profondamente rimodellati nel corso di posteriori ristrutturazioni, ingloba-
menti, e di demolizioni ottocentesche, i seggi quasi sempre inglobavano spolia,
trasformandosi a loro volta in simboli di antichità locale e catalizzatori di pre-
stigio per le generazioni successive 13.
Nel caso di Napoli, la città, divisa in ottine (o rioni/zone), faceva capo a un
dato numero di seggi, variabile nel tempo, saldamente impiantati sul territorio
grazie alla presenza di palazzi, chiese, cappelle nobiliari ed itinerari urbani, e
spesso in prossimità di porte civiche.
Secondo Domenico Antonio Parrino in epoca moderna gli originari venti-
nove seggi nobiliari si ridussero a soli cinque seggi nobili (Nido, Capuana,
Montagna, Porto e Portanova) e un seggio popolare (il seggio del Popolo).
I rappresentanti dei sei seggi (uno per seggio, tranne Montagna che aveva di-
ritto ad averne due per via della sua unione con il seggio di Forcella), compo-
nevano poi il Parlamento, ossia l’organo plenario di rappresentanza cittadina
di fronte al viceré, in territorio infeudato. Quest’ultimo si riuniva nel refettorio
del complesso monastico di San Lorenzo Maggiore, insistente sull’antico foro
romano – nel seggio di Montagna –, sulla cui torre campanaria si osservano
ancor oggi le insegne araldiche dei seggi (fig. 27) 14, un tempo anche apposte al-
l’esterno delle porte civiche 15.
Per tutta l’epoca moderna l’araldica dei seggi di Napoli, analoga e parallela
a quella nobiliare, presentò dunque il cavallo come simbolo e insegna dei due
principali seggi nobiliari napoletani: Capuana (un cavallo con la briglia d’oro
in campo rosso secondo il Mazzella, o un cavallo d’oro frenato in campo az-
zurro secondo il Parrino) 16, e Nido (un cavallo sfrenato nero in campo d’oro,
per entrambi Mazzella e Parrino) 17.
Nella storiografia locale il cavallo veniva dunque inteso come duplice sim-
bolo della nobiltà napoletana, e in particolare della sua forza ed impeto, o del-
la sua mansuetudine e destrezza all’essere ben cavalcata (ossia ben governata).
Lo stesso Boccaccio nel suo Decamerone aveva segnalato l’importanza dei due
seggi mettendoli in relazione con il cavallo e con il ruolo della cavalleria napo-
letana: «Niuna fatica non t’impedisca; che tu non veggia que’ duo vichi della
Città, Nido e Capuana, di edifici oltra privato modo (quasi appena credibile ad
alcuno) sì di numero et sì di splendore di Cavalleria memorabili, et illustri» 18.
Il legame strettissimo tra nobiltà di Nido e Napoli è manifesto ad esempio
nell’antiporta del Genio Bellicoso di Napoli di Raffaele Maria Filamondo (1694,
fig. 28), un’opera dedicata alla gagliarda nobiltà meridionale che aveva finan-
ziato e combattuto le guerre di Filippo IV e Carlo II d’Asburgo per mezza Eu-
ropa. L’incisione epitomizza, infatti, a fine Seicento, l’ormai completa identifi-
cazione tra Napoli (simbolizzata nella Sirena Partenope raffigurata in basso a
sinistra e nel porto di Napoli con la torre San Vincenzo sullo sfondo) il genio
bellicoso dei giovani napoletani (il giovane coronato), la foga del cavallo sfre-
nato del seggio di Nido, e la virtù militare di Atena che reca in volo le armi del
46 SABINA DE CAVI

futuro guerriero 19.


Come dimostra il gioco dello Splendore della Nobiltà Napoletana, di Carlo
Torelli (secolo XVII), una sorta di gioco dell’oca ante litteram stampato a Na-
poli nel 1678, l’intera nobiltà napoletana apparteneva e faceva capo ai cinque
sedili, in cui si specchiava e si autorappresentava (fig. 29) 20. I trattati di nobiltà
e gli studi genealogici riportavano le liste di affiliazione della nobiltà ai seggi,
chiarendo i raggruppamenti tra le famiglie e la distribuzione territoriale in
città 21. Pertanto, il dibattito su concetto, princìpi e valori della nobiltà napole-
tana, confluì e si risolse, in ultima battuta, proprio nella trattatistica sulla for-
mazione dei seggi, ben rappresentata dagli scritti di Marcantonio Terminio
(1525-1580) e di Camillo Tutini (1594-1670) (figg. 30-31) 22, raggiungendo una
massima formulazione teorica intorno all’epoca della Rivolta di Masaniello
(1642), fatto che dimostra il ruolo giocato dalla nobiltà nel mantenimento (o
nella perturbazione) dello status quo.
La rosa (e l’araldica) dei sei seggi di Napoli era dunque portatrice dei mo-
delli culturali e didattici della nobiltà inurbata (nobiltà di seggio), che aveva
pieno diritto di cittadinanza e maggiori privilegi rispetto alla nobiltà feudale
con proprietà in provincia (nobiltà fuori seggio), anche a scapito dell’antichità
di sangue o della portata e qualità del patrimonio.
Attraverso la serrata dei seggi ai nobili, l’Urbs aristocratica del primo Cin-
quecento stabiliva e diffondeva il proprio modello comportamentale. Tra le at-
tività favorite dei nobili di seggio, l’esercizio delle armi 23, la doma e la cavalle-
ria occupavano il primo posto, anche rispetto alla promozione artistica e al
collezionismo, come riconosceva con disappunto Giorgio Vasari nel 1568: «Av-
venne che stando egli [Polidoro da Caravaggio] in Napoli, e veggendo poca sti-
mata la sua virtù, deliberò partire da coloro che più conto tenevano d’un ca-
vallo che saltasse che di chi facesse con le mani le figure dipinte parer vive» 24.
Come osservava lo storiografo napoletano Francesco de Petri (1575-1645?),
nella prima metà del Cinquecento le élites sociali napoletane sposavano in
questo modo il modello imperiale; accoglievano Carlo V nei propri palazzi, of-
frendo all’imperatore la propria araldica (il cavallo impennato di Nido e il ca-
vallo frenato di Capuana), come metafore di raggiunto buongoverno e stru-
menti iconici di propaganda internazionale: «le antichissime insegne de’ Na-
poletani del Cavallo [...] insegne hoggi usate dalle Piazze di Capuana, e di Ni-
do: le quali par che dinotino particolarmente l’eccellenza della Cavalleria de’
Napoletani, i quali si hanno per proprio titolo usurpato il nome di Cavalieri
dal pregio del cavalcare, e dell’armeggiare a cavallo: onde veggiamo sin dalle
più remote parti Oltramontane venirne i nobili ad apparar quest’arte da’ Na-
poletani» 25.
Principale strumento di questa propaganda locale in favore del governo
spagnolo furono l’attività dei grandi maestri d’equitazione e i trattati di equita-
zione, doma, allevamento e maneggio dei cavalli, composti dalla nobiltà napo-
letana nel corso della prima metà del Cinquecento e molto presto tradotti in
spagnolo 26.
In questo campo si distingue la figura di Federico Grisone (fine XV-fine XVI
IL CAVALLO E I SEGGI DI NAPOLI IN EPOCA SPAGNUOLA 47

secolo) autore di un trattato di equitazione, intitolato Gli ordini del cavalcare


(Napoli, Giovan Paolo Suganappo, 1550), che ricevette – tra il 1550 e il 1623 –
una serie ristampe e traduzioni, tra cui tre traduzioni in spagnolo manoscritte
(ora alla Biblioteca National de España di Madrid, ms 1059, ms 9999 e ms
9164) 27, e una a stampa di Antonio Flórez Benavides (Reglas de la cavalleria de
la Brida, y para conoscer la complession y naturaleza de los Cavallos), pubblicata
nel 1568, e dedicata a Don Juan de Austria, figlio di Carlo V e fratellastro di Fi-
lippo II 28 (fig. 32). Tutti questi volumi presentano in chiusura un ricco corredo
di tavole (xilografiche o disegnate a penna e inchiostro marrone su tracce di
matita nera), rappresentanti dodici morsi 29.
Nella stessa biblioteca si conserva un’altra opera del Grisone, le Razze del
Regno (ms 9246) consistente in un manoscritto a penna e inchiostro bruno su
tracce di matita nera raffigurante tutti i marchi delle razze equine allevate nelle
dodici Province del Regno (figg. 33) 30. Nel manoscritto le tavole si susseguono
per ordine di importanza e di categoria sociale: dai cavalli del re a quelli delle
massime cariche di governo, dei nobili, degli allevatori borghesi, che utilizza-
vano le proprie iniziali per formare il disegno del marchio. Le illustrazioni as-
sociano marchio e nome dell’allevatore, complementando talvolta una breve
descrizione delle caratteristiche del cavallo, offrendo in questo modo molte
informazioni tanto sulla professione, quanto sulla distribuzione territoriale
della nobiltà infeudata e sulla sociabilità collegata al collezionismo dei cavalli.
Tra gli allevatori emergono anche alcune donne come la «Reina di Apolonia in
Terra di Bari» (f. 5v), la principessa di Stigliano (f. 9r) e Aurelia Sanseverino in
Basilicata (f. 33r), probabili cavallerizze provette e collezioniste. Si osserva
inoltre la presenza di una razza cresciuta in Basilicata, appartenuta al Gran Te-
soriere del Regno Alonso Sánchez (fine XVI-XVII secolo) (f. 42r) ed una allevata
in Abruzzo Citra da Giorgio de Lannoy, figlio del viceré di Napoli (f. 27v).
Supponendo che queste razze venissero allevate in ampi stabili, è dunque
possibile avviare una prima mappatura delle scuderie permanenti che doveva-
no un tempo esistere nei feudi delle campagne meridionali: ossia in quella che
fu la culla della selezione equina delle cavallerizze asburgiche. Il tema è impor-
tante in quanto relativo all’edilizia pubblica e privata (regia e nobiliare) colle-
gata all’allevamento del cavallo, tema di ricerca di questo volume. È nota, in-
fatti, l’importanza che l’amministrazione di corte spagnola (ma, a detta del
Grisone, anche della corte Aragonese) 31, dava alle cavallerizze, sia a Madrid
che nelle altre capitali del regno. La città di Napoli fu dotata in epoca spa-
gnuola di una cavallerizza importante e famosa, e oggi documentata in un raro
disegno, fondata negli anni settanta del Cinquecento e diretta dall’ingegne-
re/architetto Giovanni Vincenzo Casale (1539-1593) nel 1585 circa (fig. 34), a cui
lavorarono progressivamente tutti gli ingegneri regi e che solo nel 1616 fu
smantellata e inglobata nel nuovo Palazzo dei Regi Studi secondo un progetto
di Giulio Cesare Fontana 32. Molto poco si sa, invece, delle scuderie nobili si-
tuate dentro la città, che pur dovevano esistere dal momento che, secondo il
Contarini ed altri cronisti dell’epoca, la città era nota per la varietà delle razze
ippiche e per la quantità e splendore delle carrozze che vi si potevano ammira-
48 SABINA DE CAVI

re 33. Ciononostante, riflettendo sulla densa urbanistica del centro storico e sul-
le planimetrie dei palazzi nobiliari al tempo degli interventi del viceré Pedro
de Toledo (Don Pedro Álvarez de Toledo y Zúñiga, 1532-1553), risulta logico
pensare che i cavalli venissero portati in città da scuderie dislocate fuori dal
centro, probabilmente a Posillipo o sulle colline circostanti.
Il secondo autore significativo è Pasquale Caracciolo (secolo XVI), anch’egli
redattore di un testo sul cavallo diviso in dieci libri, intitolato La Gloria del Ca-
vallo, stampato a Venezia nel 1566 e dedicato ai figli Giovanbattista e France-
sco (fig. 35) 34. Nobile del seggio di Nido, e di ramo lucano, Pasquale Caraccio-
lo indica l’equitazione e l’esercizio delle armi a cavallo come epitome di no-
biltà, interpretando il suo status sociale come una concessione regia 35. Segnala
come sua principale fonte il medico Decio Bello Buono di Campagna e spiega
di aver dovuto pubblicare il volume in fretta e senza illustrazioni a causa del-
l’ampia circolazione di copie manoscritte del suo trattato.
Tuttavia, il libro usciva con un omaggio di dodici componimenti poetici, tra
cui un sonetto del poeta petrarchesco Luigi Tansillo (1510-1568), indice della
temperie accademico/erudita del suo circolo di lettori. Tra costoro, è impor-
tante distaccare il “cavallerizzo español”, ossia Juan Arias Davila Puertocarre-
ro, II conte di Puñorostro (secoli XVI-XVII), residente a Roma, con il quale il
napoletano intrattenne un rapporto epistolare nel 1567-1568, che poi inserì co-
me premessa al suo manoscritto Discorso de’ freni, et de’ maneggi (BNEMa, ms
7802). Preparato in bella copia e probabilmente in risposta all’amico spagnolo,
questo piccolo trattato (quinto libro o appendice alla Gloria del Cavallo), pre-
senta un totale di quattordici illustrazioni di coreografie equestri, disegnate a
penna e inchiostro bruno su tracce di matita nera con acquarellature gialle
(fig. 36) 36.
Il carteggio consiste invece in una lettera (datata Roma, 4 settembre 1567) in
cui l’Arias suggeriva al Caracciolo di ristampare la Gloria del Cavallo con un
corredo illustrativo e di pubblicare l’opera inedita di Pedro Crescentino (di
cui Caracciolo doveva avere una copia manoscritta) in formato grande per
consentirne l’annotazione a margine. Con un’altra missiva da Roma il 7 feb-
braio 1568 lo spagnolo applaudiva la pubblicazione della Gloria del Cavallo,
mentre Caracciolo gli rispondeva da Napoli il 17 luglio 1568 presentandogli il
manoscritto Discorso de freni, ispirato a Euclide, Higino e Raimondo Lully e
provvisto di illustrazioni.
Il rapporto tra il napoletano e lo spagnolo residente a Roma risulta impor-
tante, specialmente in vista delle conclusioni che proporremo nell’ultima par-
te di questo saggio, in quanto documenta il passaggio di questa cultura ippica
e nobiliare napoletana in Spagna nel Rinascimento grazie ai contatti diretti di
maestri di equitazione di fama internazionale. L’Arias fu infatti a sua volta
l’autore di un famoso Discurso ... para estar a la gineta con gracia y hermosura,
stampato a Madrid nel 1590 (fig. 37), che dedicò al principe Filippo d’Asburgo
(futuro Filippo III) omaggiandone il nome e facendo una chiarissima allusione
all’arte equestre come arte del ben governare, citando la decima legge della
seconda partida delle Siete Partidas del re Alfonso X (El Sabio, 1221-1284) 37.
IL CAVALLO E I SEGGI DI NAPOLI IN EPOCA SPAGNUOLA 49

Napoli fu dunque il primo crogiuolo di quella cultura cavalleresca basata


sull’esercizio delle armi e sull’equitazione tanto caratteristica della corte asbur-
gica in Spagna. Sorta all’epoca di Carlo V e giunta a maturità negli anni sessan-
ta del Cinquecento, questa cultura equestre napoletana si sviluppò attraverso
altri personaggi importanti quali Archileo Gambacorta (esperto di razze equi-
ne, grande cavaliere e allievo del Grisone), un tal Pagano (cavallerizzo interna-
zionale sempre in viaggio tra Francia, Inghilterra, Italia e Spagna, forse da
identificarsi con Marc’Antonio) 38 ed uno stuolo di nobili cavalieri napoletani
del Cinquecento 39.
Tra questi, occorre segnalare l’attività centennale della nobile famiglia (fuori
seggio) dei Ferraro (fig. 38) 40, un tempo proprietaria di seggio proprio (il seggio
Galieu) nel seggio di Montagna (e poi di Capuana), vicino alla cappella di San
Pietro, la cui produzione teorica e pratica di tre generazioni trasformò la prati-
ca e trattatistica ippica in un vero e proprio business familiare. Attraverso l’at-
tività ininterrotta di tre generazioni di cavallerizzi, i Ferraro furono infatti, tra
Cinque e Seicento, esponenti ed eponimi della tradizione ippica napoletana,
avviandone la diretta esportazione a Madrid grazie alla pubblicazione di un
voluminoso tomo in due volumi (ciascuno diviso in quattro libri) intitolato Ca-
vallo frenato, dedicato a Filippo III (fig. 39) 41.
L’opera, stampata nel 1602, fu ideata e pubblicata da Giovan Battista e Ber-
nardino Ferraro, figli e nipoti degli autori pubblicati. Contiene un primo trat-
tato diviso in quattro libri scritto dal nonno Giovan Battista Ferraro – coeta-
neo del Grisone – privo di illustrazioni e dotato di indice. A questo segue un
trattato sulle briglie antiche e moderne di Pietro (o Pirro) Antonio Ferraro, fi-
glio di Giovan Battista e caballeriço mayor di Filippo II (1556-1598), che aveva
ampiamente circolato in forma manoscritta in Spagna nella seconda metà del
Cinquecento, in quanto l’autore ne aveva prodotto più copie spedendole in
omaggio a vari regnanti d’Italia e d’Europa.
Tra tali manoscritti inediti e miniati, la cui sopravvivenza e sequenza è anco-
ra tutta da studiare, distacca un pregevole esemplare miniato del suo Libro di
Mascalcia (figg. 40-41), conservato nella Biblioteca Nacional de España (ms Ri-
servato 10116) 42, a causa di una interessante provenienza dal fondo Osuna che
rende ipotizzabile l’esportazione diretta di letteratura ippica a Madrid con il
rientro del viceré Osuna da Napoli nel 1620 43. Il magnifico frontespizio allego-
rico a penna e inchiostro bruno, con acquarellature su tracce di matita nera,
raffigura Marte ed Atena in una portada architettonica, con al centro uno scu-
do araldico non identificato. Il manoscritto si compone di 66 tavole, un indice
(ff. 1r-3r) e due trattati manoscritti 44. I fogli delle tavole presentano sul verso
delle cornici colorate e sul recto le briglia e i morsi elaborati dal Ferraro, fine-
mente acquerellate e talvolta argentate (f. LIr). In un caso appare anche un di-
segno a matita nera raffigurante un cavallo al passo (f. XXv).
Il volume è importante in quanto – come abbiamo detto – corrisponde a
una di quelle famose copie inviate dal Ferraro a vari principi e case regnanti
d’Europa mentre viveva a Madrid come caballeriço mayor di Filippo II. La sua
traiettoria professionale e i suoi ripetuti viaggi alla corte asburgica tra il 1577 e
50 SABINA DE CAVI

il 1586, costituiscono un’altra prova diretta del trapianto della cultura ippica
napoletana a Madrid.
Il suo trattato sulle briglie antiche e moderne, ampliamente illustrato con
incisioni xilografiche e finalmente stampato nel 1602 (figg. 42) 45, allude – nel
soggetto e nelle illustrazioni – alla pratica del buongoverno di Filippo II (1556-
1598), mentre la dedicatoria a Filippo III (1598-1621), la presenza dello scudo
reale dopo il frontespizio e il resto delle illustrazioni rimandano piuttosto
esplicitamente alla PAIDEIA equestre come allegoria politica del buongoverno
degli Asburgo. Alla tavola 41 del secondo libro, infatti, si rappresenta lo stesso
Giovan Battista Ferraro nelle sue funzioni di caballeriço mayor, mentre istrui-
sce uno dei figli di Filippo II (possibilmente lo stesso Filippo III) nella corretta
postura a cavallo (fig. 43) 46.
In questo senso la xilografia del Cavallo frenato dei Ferraro anticipa e chia-
risce il significato della famosa Lezione di equitazione di Baltasar Carlos, realiz-
zata da Velázquez dopo il 1636, famoso dipinto in cui il giovane erede viene
raffigurato mentre apprende i primi rudimenti d’equitazione (allegoria del go-
verno politico) dal primo ministro (e valido) il conte duca di Olivares, rappre-
sentato come caballeriço e mayordomo mayor, nel cortile del Buen Retiro a Ma-
drid, di fronte alla famiglia reale (fig. 44) 47.
La presenza di Olivares con la canna, un simbolo caratteristico di altri ri-
tratti del politico, allude al maneggio politico, come dimostra la presenza del
frustino nella ritrattistica popolare di Maria d’Ungheria e Carlo V in Fiandra,
sempre raffigurati su un cavallo al passo (ossia domato) e con la stecca, fino al-
la rivoluzionaria lettura di Tiziano 48.
Seguendo gli insegnamenti dei Ferraro, nel regno di Filippo III il motivo del
cavaliere in controllo del cavallo e al passo venne dunque adottato nella ritrat-
tistica ufficiale, sia del valido (si pensi al ritratto di Lerma del Rubens, del
1603) sia del regnante, come simbolo di raggiunto buongoverno. Attraverso
l’allegoria del cavallo domato e al passo, la trattatistica equestre, uno dei mi-
gliori prodotti letterari della nobiltà napoletana in epoca rinascimentale, recu-
perava dunque le antiche massime di Plutarco (De institutione liberali), Ari-
stippo, Stobeo (Epicteto serm, 44), Carneade (APOPHTHEGMAE) ed altri autori
antichi sull’ars governandi, antichi autori che avevano sempre consigliato al
principe l’arte dell’equitazione come esercizio e pratica di controllo politico.
Ben note attraverso i trattati di emblematica (e citate ad esempio nell’em-
blema 35 dell’Alciati, fig. 45) 49, questi concetti politici fornivano ora le basi sto-
riche e le giustificazioni teoriche per il ritratto morale di una nuova e lunga di-
nastia di re chiamati FILIPPO (ossia per l’appunto PHILOS HIPPOS – φ́ιλοσ
ίππος – amico del cavallo): Filippo II, Filippo III e Filippo IV, principi illumina-
ti e non tiranni, in quanto esperti e attenti cavalieri di un popolo e di una no-
biltà da sempre indomita, libera e ingovernabile.
IL CAVALLO E I SEGGI DI NAPOLI IN EPOCA SPAGNUOLA 51

NOTE
1
Sabina de Cavi è ricercatore del Ministerio de Economía y Competitividad de España in carico
presso l’Universidad de Córdoba, Departamento de Historia del Arte, Arqueología y Música (Sub-
programa Ramón y Cajal, proyecto RYC-2011-09058).
2
Per una recente valutazione dell’osmosi culturale tra le corti di Napoli e di Madrid: Fiesta y cere-
monia en la corte virreinal de Nápoles (siglos XVI y XVII), a cura di G. Galasso, J.V. Quirante, J.L.
Colomer, Madrid 2013.
3
Vedasi G.L. HERSEY, The Aragonese Arch at Naples 1543-1475, New Haven-London 1973, pp. 53-
55; L. VLAD BORRELLI, Considerazioni su tre problematiche teste di cavallo, in «Bollettino d’Arte»,
LXXVII, 71 (1992), pp. 67-82; IDEM, Un dono di Lorenzo de’ Medici a Diomede Carafa, in La Toscana
al tempo di Lorenzo il Magnifico: politica, economia, cultura, arte, I, Pisa 1996, pp. 235-252; F. CAGLIOTI,
Horse’s head, in In the Light of Apollo. Italian Renaissance and Greece, a cura di M. Gregori, I, Atene
2003, pp. 198-200; A. NAGEL, C. WOOD, Anachronic Renaissance, New York 2010, p 291, nota 6.
4
P. CARACCIOLO, La Gloria del cavallo. Opera ... divisa in dieci libri: ne’ quali oltra gli ordini perti-
nenti alla Cavalleria, si descrivono tutti i particolari, che son necessari nell’allevare, custodire, maneggia-
re, & curar cavalli; accommodandovi essempi tratti da tutte l’historie antiche & moderne, con industria
& giudicio dignissimo d’essere avertito da ogni Cavalliero. Con due tavole copiosissime, l’una delle cose
notabili, l’altra delle cose medicinali, Venezia, Gabriel Giolito de’ Ferrari, 1566, p. 69.
5
Per la posizione di fronte all’antica facciata e piazza del Duomo vedasi una stampa in B. SERSALE,
Discorso istorico intorno alla cappella de’ Signori Minutoli sotto il titolo di S. Pietro Apostolo e di
S. Anastasia Martire ..., In Napoli, Stamperia Raimondiana, 1778, fig. a p. 2. Ringrazio Fulvio Lenzo
per la segnalazione.
6
http://www.raiscuola.rai.it/articoli-programma/laltra-lingua-degli-italiani-%E2%80%9Cla-testa-
carafa%E2%80%9D-e-il-mito-del-poeta-virgilio-mago-e-protettore-di-napoli/19917/default.aspx).
7
Secondo Giovanni Villani, ne Le Croniche dell’Inclita Cità de Napoli, la scultura aveva il potere di
curare le malattie dei cavalli: Raccolta di varii libri overo opuscoli d’historie del regno di Napoli di varii,
et approbati autori, Napoli, Castaldo, appresso Carlo Porsile, 1680, pp. 4-6 e 15.
8
S. MAZZELLA, Descrittione del Regno di Napoli, Napoli, ad istanza di Gio. Battista Cappello, 1601,
volume dedicato a Filippo III, p. 408 («Hebbe origine quest’arme nel 1253, nel tempo che Corrado
Imperadore, e Re, fece rovinar le mura, e le fortezze di Napoli [...]»); Raccolta di varii libri, cit., p. 15
(Giovanni Villani, Le Croniche dell’Inclita Cità de Napole).
9
Per il cavallo sfrenato, nero, come emblema civico delle due città: G. SANTI MAZZINI, Araldica,
Storia, linguaggio, simboli e significati dei blasoni e delle armi, Milano 2003, p. 71.
10
D.A. PARRINO, Nuova Guida de’ Forastieri Per osservare, e godere la curiosità pù vaghe, e più rare
della Fedelissima Gran Napoli ..., Napoli, Parrino, a spese di Giuseppe Buono, 1751, p. 49.
11
F. DE PIETRI, Dell’Historia napoletana, Napoli, Gio. Domenico Montanaro, 1634, pp. 75-78: 76.
12
F. LENZO, Public Display of Antiquity and Civic Identity in the Seggi of Southern Italy, in «Journal
of History of Collections», in corso di stampa (conferenza, Londra, The Warburg Institute, 16 novem-
bre 2012). Vedasi anche G. MUTO, Letteratura, immagini e pratica dell’arte equestre a Napoli nel Cin-
quecento, in Studi storici dedicati a Orazio Cancila, Palermo 2011, pp. 215-235.
13
A Napoli si conservano – sebbene molto rimaneggiate – le strutture del seggio di Nido e di Ca-
puano nelle omonime piazze in centro storico.
14
Sul complesso monastico: Le chiese di San Lorenzo e San Domenico: gli ordini mendicanti a Napo-
li, a cura di S. Romano, atti della II Giornata di Studi su Napoli (Losanna, 13 dicembre 2001), Napoli
2005. Vedasi anche PARRINO, Nuova guida cit., antiporta e pp. 35-38.
15
Vedasi F. CAMPANILE, Dell’armi overo insegne dei nobili ... ove sono i discorsi d’alcune famiglie co-
sì spente come vive del Regno di Napoli. Terza et ultima impressione..., Napoli, Antonio Gramignani, a
spese di Francesco Massari, Domenico Antonio Parrino, 1680, antiporta. L’archivio municipale andò
perso nella seconda guerra mondiale, insieme agli archivi dei seggi, ivi preservati.
16
MAZZELLA, Descrittione del Regno, cit., p. 408 e D.A. PARRINO, Teatro eroico e politico de’ governi
de vicere del Regno di Napoli Dal tempo del Re Ferdinando il Cattolico Fino al presente ..., I, Napoli
1692-1694, p. nn. (Relazione della città di Napoli).
17
Ibidem (anche per i simboli degli altri seggi).
18
G. BOCCACCIO, Decamerone ... nuovamente corretto et con diligentia stampato, Firenze, heredi di
Philippo di Giunta, 1527, pp. 37v-42r (novella V, giornata II: Andreuccio da Perugia venuto a Napoli a
comperar cavalli, in una notte da tre gravi accidenti soprapreso, da tutti scampato con un rubbino si tor-
na a casa sua).
19
R.M. FILAMONDO, Il Genio Bellicoso di Napoli: memorie istoriche D’alcuni Capitani Celebri Na-
52 SABINA DE CAVI

politani c’han militato per la fede ..., Napoli, Dom. Ant. Parrino e Michele Luigi Mutii, 1694, antipor-
ta, cm 32,8 x 22.
20
C. TORELLI, Lo Splendore della Nobiltà Napoletana ascritta nè cinque Seggi Giuoco d’Arme exposi-
to à somiglianza di quello, intitolato Le Chemin del’Honnevr, Napoli, Antonio Bulifon, 1678, tav. a
p. nn.
21
Vedasi i principali trattati sulla nobiltà: L. CONTARINI, L’Antiquita, Sito, Chiese, Corpi Santi, Reli-
quie et Statue di Roma; con L’Origine e nobiltà di Napoli, composta per il Reverendo padre F. Luigi
Contarino dell’ordine delli Crociferi in Dialogo, Napoli, Gioseppe Cacchij, 1569; S. AMMIRATO, Delle
famiglie nobili napoletane ... parte I, Firenze, Giorgio Marescotti, 1580 (e Idem, parte II, Firenze, Ama-
dore Massi da Furli, 1651); F. SANSOVINO, Della origine et de’ fatti delle famiglie illustri d’Italia ...., Ve-
nezia, Altobello Salicato, 1609; F. CAMPANILE, L’armi, overo insegne de’ Nobili ..., Napoli, Tarquinio
Longo, 1610; F. DELLA MARRA, Discorsi delle famiglie estinte, forastiere, ò non comprese ne Seggi di Na-
poli, imparentate colla casa della Marra, Napoli, Ottavio Beltrano, 1641; F. CAMPANILE, L’armi overo in-
segne de Nobili, Napoli, T. Longo, 1610; B. ADIMARI, Memorie historiche di diverse famiglie Nobili, così
napoletane, come forastiere, così vive, como spente, con le loro arme, Napoli, Giacomo Raillard, 1691;
M.A. TERMINIO, Apologia di Tre seggi illustri di Napoli Venezia, Domenico Farri, 1581. Sulla “cultura
della nobleza” del Rinascimento napoletano si vedano i numerosi contributi di Carlos Hernando Sán-
chez e i suoi studi di contesto su Don Pedro de Toledo.
22
M. TERMINIO, Apologia dei Tre seggi illustri di Napoli [prima edizione Venezia, Domenico Fari,
1581], Napoli, Lazaro Scoriggio, 1633, frontespizio, cm 15,6 x 9,5 ca. e C. TUTINI, Dell’origine e funda-
tion de seggi di Napoli ..., Napoli, Beltrano, 1644, cm 20,2 x 14,5.
23
Cfr. G. DE MIRANDA, Prima della battaglia. Eroismo e natura nel manifesto di un guerriero del Ri-
nascimento Meridionale, in «Rinascimento Meridionale. Rivista annuale dell’Istituto Nazionale di Stu-
di sul Rinascimento Meridionale», III, (2012), pp. 105-114.
24
Vedasi T. WILLETTE, Giotto’s allegorical painting of the Kingdom of Naples, in Gifts in Return:
Essays in Honour of Charles Dempsey, a cura di M. Schlitt, Toronto 2012, pp. 69-92; in part. pp. 77-79,
e A. LOCONTE, The North Looks Soutle: Giorio Vasari and Early Modern visual culture in the kindom
of Naples, in «Art History», XXXI, 4 (2008), pp. 438-459.
DE PIETRI, Dell’Historia napoletana, cit., p. 54.
25

26
Per una valutazione complessiva dei trattati napoletani nell’ambito della letteratura specialistica
sul cavallo in Italia: G.B. TOMASSINI, Le opere della cavalleria. La tradizione italiana dell’arte equestre
nel Rinascimento e nei secoli successivi, Frascati 2013, che ringrazio per i suggerimenti e le ammende al
mio testo in corso di stampa.
27
Il primo (BNEMa, ms 1059), dedicato a Don Antonio de Luna ha un repertorio finale di dodici
morsi disegnati a penna e inchiostro marrone. Si può consultare sul link della Biblioteca Digital Hi-
spanica: http://bibliotecadigitalhispanica.bne.es:80/webclient/DeliveryManager?pid=3212530&cu-
stom_att_2=simple_viewer. Il secondo (BNEMa, ms 9999), non è dedicato, ma è postillato nei margi-
ni e reca in chiusura un repertorio di dodici morsi disegnati a penna e inchiostro marrone. Il terzo
(BNEMa, ms 9164) reca in controfacciata una iscrizione «Del Ex.mo S.or Conde de Miranda»; pre-
senta diverse mani e al f. 61v una serie di prove di firme e di penna. È parzialmente postillato, ma pri-
vo del corredo illustrativo.
28
F. GRISONE, Reglas de la cavalleria de la Brida para conocer la complession y naturaleza de los Ca-
vallos, y doctrinarlos para la Guerra, y servicio de los Hombres: Con diversas suertes de Frenos.
Co[m]puestas por el S. Federico Grison Gentilhombre Napolitano. Y ahora traduzidas por el S. Antonio
Florez de Benavides, Regidor de la Ciudad de Baeça, Baeça, Iuan Baptista de Montoya, 1568, frontespi-
zio, cm 21 x 15 ca.
29
Ibidem, ff. 121v-122r (xilografia; ciascun folio misura cm 21 x 15 ca.) e BNEMa, ms 9999, ff. 196v-
197r (penna e inchiostro bruno, su tracce di matita nera; ciascun folio misura cm 29 x 21 ca.). Si veda
anche un manoscritto di lusso del pittore e incisore portoghese Félix da Costa nell’archivio privato
dei duchi di Cadaval a Muge (cfr. R. MOREIRA, Dibujo oculto detrás de al superficie: geometría y orna-
mento arquitectónico en Portugal, in Dibujo y Ornamento: trazas dibujos de artes decotarivas entre Por-
tugal, España e Italia (siglos XVI-XVIII). Estudios en honor de Doña Fuesanta Garzía de la Torre, a cu-
ra di S. de Cavi, atti del convegno internazionale [Cordòba, 5-8 giugno 2013], Cordoba, in corso di
stampa).
30
BNEMa, ms 9246, F. GRISONE, Razze del Regno, raccolte in questo volume brevemente da federigo
grisone gentilhuomo napoletano/ Dove appresso dona molti belli avisi convenienti alla cognitione de i
polletri et al governo et reggere di ogni cavallo, ff. 4r, 6v, 7r. Le tavole occupano i ff. 4r-70v.
31
GRISONE, Razze del Regno, cit., ff. 1v-2r e 73v.
32
Vedasi la scheda di A. Bustamante e F. Marías in Dibujos de arquitectura y ornamentación de la
IL CAVALLO E I SEGGI DI NAPOLI IN EPOCA SPAGNUOLA 53

Biblioteca Nacional (I). Siglos XVI y XVII, a cura di E. M. Santiago Páez, Madrid 1991, cat. 137, p. 300.
Il disegno raffigura facciata esterna e sezione ed è datato al 1585 circa.
33
CONTARINI, L’Antiquita, cit., p. 34. Vedasi la descrizione dei dieci palazzi rinascimentali descritti
da G.B. DEL TUFO nel suo Ritratto o modello delle grandezze, delizie o meraviglie della Nobilissima
Citta’ di Napoli (BNN, XIII.C.96), cit. in O. MORISANI, Letteratura artistica a Napoli tra il ’400 ed il
‘600, Napoli 1958, pp. 68-72, dove non si citano scuderie nonostante si parli spesso dei proprietari co-
me «cavalieri».
34
CARACCIOLO, La Gloria del cavallo cit., n. 1, frontespizio, cm 21 x 15 ca.
35
Ibidem, pp. 68-69.
36
BNEMa ms 7802: P. CARACCIOLO, Discorso de’ freni, et de’ maneggi, ff. 21v-22r
37
J. ARIAS DAVILA PUERTOCARRERO, Discurso de Don Ivan Arias Davila Puertocarrero, segundo Con-
de de Puñonrostro. Para estar a la Gineta con gracia y hermosura. Dirigido al Principe don Felipe nue-
stro señor, Madrid, Pedro Madrigal, 1590, frontespizio, ff. 2r, 6v. L’opera è stata ristampata insieme al
Modo de pelear a la gineta di Simon de Villalobos e alla Teórica y exercicios de la gineta del governato-
re don Bernardo de Vargas Machuca in Tres libros de jineta de los siglos XVI y XVII, Madrid 1951.
38
G.B. FERRARO, Razze, disciplina del cavalcare ed altre cose pertinenti ad esercitio così fatto ....
Napoli, Mattio Cancer, 1560, p. 51v (ringrazio Giovan Battista Tomassini per il riferimento bibliogra-
fico).
39
CONTARINI, L’Antiquita, cit., pp. 28-34: cita espressamente il duca di Montalto; Antonio Carafa
duca di Mondragone; Ferrante di Capua duca di Termoli; Girolamo d’Acquaviva d’Aragona duca
d’Atri; il vecchio Pasquale Caracciolo, fratello di Petricone, duca di Martina (che termina anziano af-
flitto da gotta) con l’altro fratello Giulio Caracciolo; Giovan Francesco di Sangro marchese di Tor-
maggiore, con suo fratello Carlo di Sangro; Don Luigi Carafa, principe di Stigliano; Luigi Gesualdo
principe di Venosa; il giovane Don Carlo della Noia (Carlo de Lannoy) principe di Sulmona (morto
nel 1568) emulo del nonno Carlo («il qual fu gran cavallerizo di Carlo V Imp. General degli eserciti
[...]»); Domitio e Ascanio Caracciolo («Questo poi per il buono suo giuditio tiene il loco del Cavalle-
riccio maggiore del Regno»). Sarebbe utile compilare una lista dei cavallerizzi del Regno di Napoli a
partire dalle etichette di palazzo; in corso di studio e di pubblicazione: Cerimoniale del Viceregno spa-
gnolo e austriaco di Napoli, 1650-1717, a cura di A. Antonelli, Napoli [2013], e S. DE CAVI, Architectu-
res and Royal presence: Domenico and Giulio Cesare Fontana in Spanish Naples. 1592-1627, Newcaste-
upon-tyne 2009, cap. V (Building a Spanish court in Southern Italy), pp. 213-236.
40
TUTINI, Dell’origine cit., pp. 46-47.
41
P.A. FERRARO, Cavallo frenato di Pirro Antonio Feraro Napolitano cavallerizzo della maestà catto-
lica di Filippo II. Re di Spagna N. S. Nella Real Cavallerizza di Napoli. Diviso in quattro Libri. Con di-
scorsi notabili, sopra briglie, antiche, & Moderne ... et a questi quattro libri suoi, precede l’opera di Gio.
Battista Ferraro suo padre, Divisa in altri Quattro Libri, ridotta dall’Autore in quella forma, & intelli-
genza ..., Napoli, Antonio Pace, 1602, frontespizio, cm 35 x 25 ca.
42
P.A. FERRARO, Libro di Mascalcia: BNEMa, ms Riservato 10116, frontespizio e tavv. XXv-XXIr, i
fogli misurano mm 350 x 255 ca. ciascuno.
43
Per la provenienza Osuna: J. M. ROCAMORA, Catálogo abreviado de los manuscritos de la biblioteca
del Exc.mo Señor Duque de Osuna [Mariano Téllez-Girón y Beaufort, Duque de (1814-1882)] e Infanta-
do hecho por el conservador de ella don José María Rocamora, [Madrid] 1882, n. 143. Sul III duca di
Osuna, Pedro Téllez-Girón y Velasco Guzmán y Tovar (1574-1624), viceré di Sicilia dal 1610 al 1616 e di
Napoli dal 1616 al 1620, cfr: A. SOTELO ALVAREZ, “Diarios” de Francesco Zazzera (1616-1620) sobre el
megalómano, arbitrario, populista y voyeur virrey de Nápoles, duque de Osuna, Alicante 2003.
44
Libro di Mascalcia che mostra sanare molte Infirmita che viengono ay Cavalli y conoscere le com-
plessioni loro secondo la varieta Et differentia dei peli (Ibidem, ff. 4r-47r) e un Extratto Da un libro de
Razza de cavalli del Re Ferrante Vecchio de Aragonia et prima si tratera d’alchune infirmità che vengono
ai cavalli, e suoi Remedii (Ibidem, ff. 52r-81v).
45
FERRARO, Cavallo frenato cit., II, libro III, p. 286; libro IV, p. 318.
46
Ibidem, I, libro II, p. 41.
47
Paintings for the Planet King Philip IV and the Buen Retiro Palace, a cura di A. Ubeda de los Co-
bos, catalogo della mostra (Madrid, 2005), London 2005, cat. 2, pp. 75-76, fig. a p. 77 e copertina, cm
144,8 x 96,5.
48
S. DE CAVI, Nuove fonti per l’iconografia equestre del Salón de los Reinos di Velázquez al Buen Re-
tiro (1628-1634/35), in «Locus Amoenus», 11 (2001-2012), pp. 129-149.
49
A. ALCIATI, Emblemata cum Commentarijs amplissimis, Pavia, Laurentij Pasquati, 1621, embl.
XXXV.
25 26

27

25. Donatello, Cavallo di Napoli, 1453-1456 ca. Napoli, Metropolitana Centrale


26. Sorrento, Seggio di Dominova, stato attuale
27. Napoli, Scudi dei seggi affissi sul campanile di San Lorenzo Maggiore, stato attuale
28. Raffaele Maria Filamondo, Il Genio Bellicoso di Napoli ..., Napoli, Parrino e Mutti, 1694, antiporta
con raffigurazione allegorica
28
29

30 31
32

33a 33b 33c

29. Carlo Torelli, Lo Splendore della Nobiltà Napoletana ..., Napoli, Antonio Bulifon, 1678, tav. nn.
30. Marco Antonio Terminio, Apologia dei Tre seggi illustri di Napoli, Venezia, Domenico Fari, 1581 /
Napoli, Lazaro Scoriggio, 1633 (frontespizio)
31. Camillo Tutini, Dell’origine e fundation de seggi di Napoli ..., Napoli, Beltrano, 1644, frontespizio
32. Federico Grisone, Reglas de la cavalleria de la Brida... traduzidas por el S. Antonio Florez de
Benavides ..., Baeza, Iuan Baptista de Montoya, 1568, frontespizio
33a-b-c. F. Grisone, Razze del Regno, raccolte in questo volume brevemente ... BNEMa, ms 9246, ff. 4r, 6v, 7r
34

34. Giovanni Vincenzo Casale,


Alzato e sezione delle reali
cavallerizze di Napoli, matita nera,
inchiostro e acquarelli azzurri, 1585
circa. BNEMa, Sala Goya,
(OCoLC) 74035037611
35. Pasquale Caracciolo, La Gloria del
cavallo ..., Venezia, Gabriel Giolito
de’ Ferrari, 1567, frontespizio
35
36

36. Pasquale Caracciolo, Discorso de’ freni,


et de’ maneggi. BNEMa, ms 7802, ff. 21v-22r
37. Juan Arias Davila Puertocarrero,
Discurso ... Para estar a la Gineta con
gracia y hermosura, Madrid, Pedro
Madrigal, 1590, frontespizio
37
38

39 41

38. Scudo della famiglia Ferraro. Camillo Tutini, Dell’origine e fundation de seggi di Napoli ..., Napoli,
Beltrano, 1644, p. 46
39. Pietro Antonio Ferraro, Cavallo frenato ..., Napoli, Antonio Pace, 1602, frontespizio
41. Pietro Antonio Ferraro, Libro di Mariscalcheria. BNEMa, ms Riservato 10116, tav. XXIr
40

40. Pietro Antonio Ferraro, Libro di Mariscalcheria. BNEMa, ms Riservato 10116, frontespizio
42a

42b 42c

42a-b-c. Pietro Antonio Ferraro, Cavallo frenato ..., Napoli, Antonio Pace, 1602, tomo II, libro III,
p. 286; tomo II, libro IV, p. 318
43

43. Pietro Antonio Ferraro, Cavallo frenato ..., Napoli, Antonio Pace, 1602, tomo I, libro II, p. 41
44

44. Diego Velázquez, Lezione di equitazione di Baltasar Carlos, post 1636. Madrid, Museo del Prado
45

45. Andrea Alciati, Emblemata cum Commentarijs amplissimis, Patauij, Petrum Paulum
Tozzium, 1621, emblemata XXXV

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