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Corso di City and Space

a.a. 2020-2021

Parte III
L’APPROCCIO
QUALITATIV0

Guido Borelli
PREMESSE
A.
L’immaginazione
sociologica

Lettura di riferimento: Mills, C.W. (1962), L’immaginazione sociologica, Il Saggiatore, Milano.


Charles Wright Mills, 1916-1962
L’immaginazione sociologica
è la capacità di
comprendere come è fatta la
società e come funziona.

È una particolare qualità


della mente: chi la possiede
è capace di:
fare ordine nell’ambiente sociale che lo
circonda;

riconoscere condizioni simili tra


categorie di persone;

distinguere questioni individuali,


circoscritte all’ambiente immediato, da
questioni pubblici che nascono nella più
grande organizzazione della società e nel
funzionamento delle sue istituzioni;

connettere questioni private a problemi


pubblici, comprendendone le ragioni.
Wright Mills parla dell’immaginazione
sociologica come della capacità di:

«riflettere su se stessi liberi dalle


abitudini familiari della vita
quotidiana, al fine di guardare la
realtà con occhi diversi».

Liberi dai cliché, dalle abitudini e da


comportamenti che col tempo hanno
assunto ai nostri occhi una
naturalezza scontata non solo in
relazione alla nostra esistenza, ma di
tutta la specie umana.
Lo sguardo sociologico è quel
particolare approccio che abbandona
il punto di vista naturalistico sulla
realtà umana, per adottare la
consapevolezza della natura storica,
costruita, e dunque mutevole, di tutti i
fatti umani.

P. es.: un gesto spontaneo come quello


di dare una pacca sulla spalla può
rivelare la presenza di profonde
influenze/conseguenze sociali.
B.
L’implicazione
del ricercatore

Lettura di riferimento: Lapassade G., Lourau, R. (1971), Clefs pour la Sociologie, Seghers, Paris.
René Lourau, 1933-2000
«L’implicazione nello
spettacolo consente la
spiegazione di questo
spettacolo».
(Henri Lefebvre, Élements de rythmanalyse, 1992)
L’analisi del coinvolgimento “spiega”
più o meno il nostro posto «all’interno
dello spettacolo» del mondo, e ciò
facendo fornisce qualche
illuminazione sul mondo – o sulla sua
rappresentazione.

Riconoscere queste implicazioni


significa svolgere la maggior parte
del lavoro sociale e analitico perché
gli ostacoli a tale riconoscimento
costituiscono la parte principale del
campo di analisi.
«definisco implicazioni tutte le relazioni
che il ricercatore/intellettuale rifiuta –
consapevolmente o inconsapevolmente – di
analizzare nella sua pratica, siano esse
relazioni con i suoi oggetti di studio, con
l'istituzione culturale, con la sua famiglia
o altro ambiente, con il denaro, con il
potere, con la libido e in generale con la
società di cui fa parte.

Il ricercatore/intellettuale si crede capace


di analizzare e oggettivare ciò che accade
agli altri, a volte si tratta anche di
categorie di intellettuali dalle quali egli,
però, si esclude automaticamente».
GLI APPROCCI
QUALITATIVI
Secondo questa corrente di ricerca, i
fenomeni sociali vanno studiati
dall’interno, dal punto di vista
soggettivo, cercando di comprendere
il senso che gli attori sociali danno
alle esperienze che vivono.

Più che studiare la società, il


ricercatore si interessa alla vita
sociale, alle vicende cui gli uomini
prendono parte e che fanno esistere
con le loro iniziative.
La metodologia adottata è l’analisi
microsociologica, ovvero l’attenzione
ai fenomeni di grandezza ridotta,
come le interazioni quotidiane
faccia a faccia.

Si parte dal presupposto che i fenomeni


di vasta portata vanno capiti dal
basso, dalle esperienze di vita
quotidiana. L’analisi macrosociologica
è possibile solo sulla base di quella
microsociologica.
I METODI
DI RIFERIMENTO
La fenomenologia (Schütz)
La fenomenologia (Schütz)
L’analisi sociale deve partire
dall'osservazione della esperienza
del mondo quotidiano (mondo della
vita), dell'atteggiamento naturale
degli individui così come esso si
manifesta nella comunicazione
(all'interno di segni e simboli) e
nelle istituzioni sociali.
L’etnometodologia (Garfinkel)
L’etnometodologia (Garfinkel)

Studia i fenomeni microsociali non


oggettivabili in sistemi di regole.

«La vita pratica quotidiana è ingenua,


perché consiste nell'avere esperienze, nel
pensare, nel valutare e nell'agire al di
dentro del mondo come già dato. Qui si
compiono in maniera anonima tutti gli
atti intenzionali dell'esperienza per i
quali le cose vengono a esserci; colui che
fa l'esperienza non sa nulla di questi,
come niente sa dell'attività del pensiero»
(Husserl).
L'interazionismo simbolico (Blumer)
L'interazionismo simbolico (Blumer)

Consiste nel porre al centro


dell'analisi l'interazione sociale e
l'interpretazione che di questa danno
quanti vi partecipano. Acquistano
centralità i processi interpersonali
tramite i quali gli individui si
rapportano al proprio modo di pensare e
a quello che presumono essere
dell'altro, per scegliere le linee di
condotta da seguire.
L'interazionismo simbolico (Blumer)

I concetti:
1. i soggetti si comportano in base
ai significati che le cose e gli
eventi hanno per loro;
2. i significati vengono
interpretati dalle persone;
3. i significati sono prodotti nel
corso dell’interazione sociale.
L’approccio drammaturgico (Goffman)
L’approccio drammaturgico (Goffman)

I rapporti faccia a faccia somigliano


a rappresentazioni teatrali.
Le persone, quando si incontrano, si
preoccupano di controllare le
impressioni che fanno sugli altri,
proprio come fanno gli attori nei
riguardi della platea.
Il luogo dove si svolge questa
attività è la scena, la ribalta delle
interazioni quotidiane.
L’approccio drammaturgico (Goffman)

Dietro però c’è il retroscena, dove


ciascuno si organizza e può
rilassarsi, può abbandonare la sua
maschera, le sue battute e uscire dal
personaggio.
La gestione di sé in pubblico
avviene automaticamente e quasi
inconsapevolmente seguendo copioni
preordinati.
L’approccio drammaturgico (Goffman)

Anche se l’atteggiamento di gestire in


pubblico la propria immagine è
particolarmente evidente soprattutto
nella società di massa, dove apparire
è fondamentale, la teatralità è
qualcosa che fa parte della natura
stessa dell’uomo e dei rapporti
sociali, a prescindere dal tipo di
società.
La grounded theory (Glaser)
La grounded theory (Glaser)

È un metodo di indagine che si


prefigge di studiare un fenomeno
dal basso, cioè di costruire delle
teorie a partire dall'osservazione.

La sua specificità è quella di non


essere fortemente strutturata, ma
di adattarsi alla realtà.
La grounded theory (Glaser)

I pasasaggi della G.T.:

1. non necessariamente occorre avere


in mente una vera e propria
domanda di ricerca, ma piuttosto
un’idea di esplorazione;
2. definizione dell'area di
indagine;
3. individuazione dei metodi e degli
strumenti;
La grounded theory (Glaser)
4. analisi del contenuto della ricerca
e codificazione (più ampia possibile);
5. interpretazione dei dati e formulazione
di ipotesi che guidano verso nuova fase
di raccolta dei dati;
6. Il processo termina quando la
ipotesi/teoria è formata, cioè qundo si
raggiunge la saturazione teorica.

http://www.groundedtheoryonline.com/
L’approccio biografico (Thomas e Znaniecki)
L’approccio biografico (Thomas e Znaniecki)

Consiste in una serie di tecniche


alquanto diversificate volte alla
raccolta ed all’analisi di racconti
di vita, scritti o orali, sollecitati
o autoprodotti, di soggetti indicati
come rappresentativi di una certa
realtà o significativi proprio per
la particolarità del loro percorso
esistenziale.
L’approccio biografico (Thomas e Znaniecki)
L’approccio biografico può essere
utilizzato per valorizzare gli aspetti
soggettivi di una narrazione
(avvicinandosi cosi alla psicologia),
oppure quelli oggettivi relativi
all’analisi del contesto.

È possibile evidenziare la tendenza di


alcuni autori a privilegiare
un’interpretazione secondo la quale
l’unica realtà sociale conoscibile è il
prodotto della narrazione dell’individuo.
L’approccio biografico (Thomas e Znaniecki)
La biografia diventa ricerca della
realtà e allo stesso momento
dell'attività pratico-critica tendente
alla sua trasformazione.

L'esigenza è qui quella di conoscere


dal basso, di entrare nel cuore
stesso dell'oggetto di studio, di
condividerlo durante la pratica di
ricerca diventando, al limite,
conricerca.
La conricerca (Alquati)
La conricerca (Alquati)
Le pratiche di conricerca iniziano a
essere utilizzate all’interno delle
fabbriche della torinesi della Fiat.

La conricerca è contemporaneamente
attività di ricerca e di produzione di
conoscenza immediatamente utilizzabile
sia da parte del ricercatore, sia del
soggetto ricerca (quello che, ai tempi
degli esperimenti torinesi iniziava a
chiamarsi “soggettività operaia”).
La conricerca (Alquati)
La conricerca considera il ricercatore
come un militante e lo pone sul
medesimo piano del soggetto indagato.

In questo modo la conricerca consente


di riformulare orizzontalmente e
circolarmente il rapporto teoria-
prassi-organizzazione.
La conricerca (Alquati)
La conricerca crea nuovi rapporti «tra
determinazione di un oggetto
scientifico e modo di esposizione dei
risultati della ricerca e della
relativa scienza».

La conricerca produce quindi effetti


nello stesso momento viene costruita
collettivamente, poiché è uno spazio in
cui la soggettività dei con-ricercatori
e dei ricercati si può esprimere.

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