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Corso di Sociologia

dell’Ambiente
CdL Magistrale in Pianificazione e Politiche
per la Città, il Territorio e l’Ambiente
a.a. 2017 - 2018

Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli – Università


1 IUAV di Venezia
La production de
l’espace (1974)

Henri Lefebvre
(1901-1991)

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Di seguito sono riportati alcuni passi del
testo di Lefebvre. I numeri di pagina sono
riferiti all’edizione italiana (Moizzi, 1976).

Il docente li utilizzerà per illustrare e


commentare la teoria dello spazio di
Lefebvre.

Gli studenti integreranno con i loro


appunti i contenuti di queste slide.

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LA PRODUZIONE DELLO SPAZIO

Capitolo primo Capitolo quinto


Disegno dell’opera
Lo spazio contraddittorio
Capitolo secondo
Lo spazio sociale
Capitolo sesto
Capitolo terzo Dalle contraddizioni dello
Architettonico spaziale spazio allo spazio
differenziale
Capitolo quarto
Dallo spazio assoluto
allo spazio astratto Capitolo settimo
Proposte e conclusioni
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1. IL DISEGNO
DELL’OPERA
1. DISEGNO DELL’OPERA

«Lo spazio! Fino a pochi anni fa questo


termine non evocava niente altro che un
concetto geometrico, quello di una forma
vuota». (27)

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1. DISEGNO DELL’OPERA

Si sapeva che il concetto di spazio aveva


subito una lunga elaborazione filosofica;
ma la storia della filosofia riassumeva
anche l’emancipazione progressiva delle
scienze, specialmente della matematica,
dal loro vecchio tronco comune: la
metafisica. (27)

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1. DISEGNO DELL’OPERA

Una forte corrente ideologica (che tiene molto alla


propria scientificità), esprime in modo mirabilmente
incosciente le rappresentazioni dominanti, dunque
quelle della classe dominante, forse aggirandole e
dirottandole. Una certa «pratica teorica» genera uno
spazio mentale illusoriamente esterno all’ideologia.
Per un inevitabile circolo vizioso, questo spazio
mentale diventa a sua volta il luogo di una «pratica
teorica» distinta dalla pratica sociale, che si erige ad
essa, cardine o centro del Sapere. (31)

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1. DISEGNO DELL’OPERA

Molte ragioni inducono a pensare che descrizioni


e suddivisioni non forniscano che inventari di ciò
che è dentro lo spazio, al massimo un discorso
sullo spazio, ma mai una conoscenza dello
spazio. In mancanza di una conoscenza dello
spazio, si trasferisce al discorso, al linguaggio
come tale, e cioè allo spazio mentale, una buona
parte degli attributi e delle proprietà dello spazio
sociale. (32)

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1. DISEGNO DELL’OPERA

Gli scritti specializzati informano i loro lettori su ogni tipo di


spazio, appunto, specializzato: spazio del tempo libero, del
lavoro, del gioco, dei trasporti, delle infrastrutture, ecc.
Certi non esitano nemmeno a parlare di «spazio malato», o di
«malattia dello spazio», di spazio folle o di spazio della follia.
Ci sarebbe una molteplicità infinita di spazi, gli uni sugli
altri (o gli uni dentro gli altri): geografici, economici,
demografici, sociologici, sociologici, politici commerciali,
nazionali, continentali, mondiali. Senza dimenticare lo
spazio della natura (fisica), quello dei fussi (energie), ecc.
(33)
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1. DISEGNO DELL’OPERA

Prima di confutare dettagliatamente e precisamente questo o quel


procedimento accettato con un pretesto di «scientificità», ecco una
osservazione preliminare: la molteplice infinità delle descrizioni e
delle suddivisioni li rende sospetti . Non vanno nel senso di una
tendenza molto forte, forse dominante all’interno della società
esistente (del modo di produzione)? In questo modo di
produzione, il lavoro della conoscenza, come il lavoro materiale, si
suddivide infinitamente. Inoltre la pratica spaziale consiste nel
proiettare «sul campo» tutti gli aspetti, elementi e momenti della
pratica sociale, separandoli, senza tuttavia abbandonare per un
solo momento il controllo globale, cioè l’assoggettamento
dell’intera società alla pratica politica, al potere dello Stato. (33)

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1. DISEGNO DELL’OPERA

La scienza dello spazio:


a)equivale all’uso politico (…) del sapere,

di cui si sa che si integra in modo sempre


più «immediato» alle forze produttive, e in
modo «mediato» ai rapporti sociali di
produzione;

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1. DISEGNO DELL’OPERA

La scienza dello spazio:


b) implica una ideologia che maschera tale

uso, come pure i confitti inerenti


all’impiego interessato al massimo di un
sapere apparentemente disinteressato,
ideologia che non si chiama con il suo
nome , e si confonde con il suo sapere,
per coloro che accettano tale prassi;

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1. DISEGNO DELL’OPERA

La scienza dello spazio:


c)contiene, nel migliore di casi, una utopia

tecnologica, simulazione o programmazione del


futuro (del possibile) nel quadro del reale, cioè
del modo di produzione esistente. Operazione
che si compie a partire da un sapere integrato-
integrante al modo di produzione. Questa utopia
tecnologica, che riempie i romanzi di
fantascienza, si ritrova in tutti i progetti che
riguardano lo spazio: architettonici, urbanistici,
di pianificazione.

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1. DISEGNO DELL’OPERA

Il concetto di egemonia, introdotto da


Gramsci (…) permette anche di
analizzare l’azione della borghesia, in
particolare per quanto concerne lo
spazio (35)

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IL CONCETTO DI EGEMONIA

Secondo Gramsci il potere è basato sulla


presenza contemporanea di forza e
consenso: se prevale l’elemento della
forza si ha dominio; se prevale il
consenso si ha l’egemonia.

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IL CONCETTO DI EGEMONIA

Secondo Gramsci il potere è basato sulla


presenza contemporanea di forza e
consenso: se prevale l’elemento della
forza si ha dominio; se prevale il
consenso si ha l’egemonia.

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IL CONCETTO DI EGEMONIA

L’egemonia è un’espressione di potere


basata essenzialmente sul consenso,
ossia sulla capacità di guadagnare,
tramite la persuasione, l’adesione ad un
determinato progetto politico e culturale.

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IL CONCETTO DI EGEMONIA

Rispetto alla funzione, l’egemonia non


mira soltanto alla formazione di una
volontà collettiva, capace di creare un
nuovo apparato statale e di trasformare
la società, ma anche all’elaborazione, e
quindi alla diffusione ed attuazione di
una nuova concezione del mondo.

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1. DISEGNO DELL’OPERA

Dimostreremo che lo spazio serve, e che


l’egemonia si esercita per mezzo dello
spazio costituendo, con una logica
implicita e con l’uso del sapere e delle
tecniche, con un “sistema. (35)

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1. DISEGNO DELL’OPERA

Occorre scoprire o creare l’unità teorica


fra campi separati, allo stesso modo delle
forze molecolari, elettromagnetiche e
gravitazionali. Di quale campo si tratta?
(36)

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1. DISEGNO DELL’OPERA

a) dapprima di quello fisico, la natura, il


cosmo;
b) poi di quello mentale, compresa la
logica e l’astrazione;
c) e, infine, di quello sociale (36).

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1. DISEGNO DELL’OPERA

In altri termini, la ricerca concerne lo


spazio logico-epistemologico – lo spazio
della pratica sociale – quello che
occupano i fenomeni sensibili, senza
escludere il fantastico, i progetti e le
proiezioni, i simboli, le utopie (36).

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1. DISEGNO DELL’OPERA

Che lo spazio fisico non abbia alcuna


«realtà» senza l’energia che vi si sviluppa,
sembra oramai acquisito (37).

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1. DISEGNO DELL’OPERA

Quale base di partenza scegliere per una


ricerca teorica che chiarisca e superi (…)
la separazione che mantiene distanti gli
uni dagli altri i diversi spazi (…) lo spazio
ideale dipendente dalle categorie
mentali, dallo spazio reale della pratica
sociale? (38).
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1. DISEGNO DELL’OPERA

Per ora è possibile notare che i concetti di


produzione e di produrre presentano
l’universalità richiesta (…) «Produrre lo
spazio» sono parole che sorprendono: la
schematizzazione secondo la quale lo spazio
vuoto preesiste a ciò che lo occupa,
conserva ancora grande attrattività (39)

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1. DISEGNO DELL’OPERA

a) il particolare (gli spazi sociali descritti


o selezionati);
b) il generale (logico e matematico);
c) il singolare (i «luoghi» considerati
come naturali, dotati solamente di una
realtà fisica e sensibile)(39).

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1. DISEGNO DELL’OPERA

Ognuno sa di cosa tratta quando parla di


una «camera», di un appartamento, di un
«angolo» della strada, del «centro»
commerciale o culturale, di un «luogo
pubblico», ecc. Queste parole del linguaggio
quotidiano distinguono, senza isolarli, gli
spazi e descrivono uno spazio sociale (…)

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1. DISEGNO DELL’OPERA

(…) Esse corrispondono a un uso di tale


spazio, quindi a una pratica spaziale che
esse descrivono e compongono. Sono
termini che si susseguono secondo un
certo ordine. Non occorre forse prima
inventarli, poi cercare il paradigma che
dà loro un significato e che li organizza?
(40)
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1. DISEGNO DELL’OPERA

Quello che ci proponiamo non ha lo scopo


di produrre un (il) discorso sullo spazio,
ma di dimostrare la produzione dello
spazio stesso, riunendo i diversi spazi e
le modalità della loro genesi in una teoria
(40)

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1. DISEGNO DELL’OPERA

Se si sono stati dei codici dello spazio che


caratterizzavano ogni pratica spaziale
(sociale), se queste codificazioni sono
state prodotte contemporaneamente allo
spazio corrispondente, la teoria dovrà
spiegare la loro genesi, il loro intervento,
il loro esaurimento (41)
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1. DISEGNO DELL’OPERA

Si dialettizzerà il concetto, che si collocherà


in un rapporto pratico e nella interazione
dei «soggetti» con il loro spazio e i loro
dintorni. Si tenterà di mostrare la genesi e
la scomparsa delle codificazioni-
decodificazioni. Se ne metteranno in luce i
contenuti: le pratiche (spaziali) inerenti alle
forme (41)
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1. DISEGNO DELL’OPERA

Che lo spazio abbia assunto, nel modo di


produzione attuale e nella «società in
atto», una specie di realtà propria, allo
stesso titolo e con lo stesso processo
globale della merce, del denaro, del
capitale, anche se in modo diverso, è un
postulato che molti rifiutano. (49)
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1. DISEGNO DELL’OPERA

Quando lo spazio cessa di confondersi


con lo spazio mentale (definito dai filosofi
e dai matematici), con lo spazio fisico
(definito pratico-sensibile e dalla
percezione della «natura»), rivela la sua
specificità. (49)

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1. DISEGNO DELL’OPERA

Cos’è che dissimula questa verità dello


spazio (sociale), cioè essere il suo
prodotto (sociale)? Una doppia illusione
in cui ognuna delle due facce rimanda
all’altra, la rinforza: L’illusione della
trasparenza e e quella dell’opacità
(l’illusione «realistica»). (49)
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1. DISEGNO DELL’OPERA

a) l’illusione della trasparenza: si rivela


come un’illusione trascendentale (*):
come una sagoma che funzioni per un
proprio potere magico, ma che allo
stesso tempo rimandi ad altre sagome,
cioè ai suoi alibi e alle sue maschere
(51)
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36 di Venezia
IL CONCETTO DI TRASCENDENTALE

«Chiamo trascendentale ogni conoscenza


che non si occupa di oggetti, ma del
nostro modo di conoscenza degli oggetti,
in quanto questa deve essere possibile a
priori»
(I. Kant, Critica della ragione pura)

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1. DISEGNO DELL’OPERA

b) l’illusione realistica: (…) le «cose» hanno


maggiore consistenza del suo soggetto,
del suo pensiero, dei suoi desideri.
Respingere questa illusione significa (…)
rimandare alla trasparenza. (…) L’artista
dello spazio opera in una realtà dura e
massiccia, proveniente direttamente da
Madre-Natura(51)
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38 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Alcune implicazioni dell’enunciato


iniziale: lo spazio (sociale) è un prodotto
(sociale) (52).
lo spazio natura (fisico) si allontana;
a)

ogni società (quindi ogni modo di


b)

produzione con le sue specifiche


differenze) produce un proprio spazio.
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39 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Lo spazio sociale contiene, assegnando loro


dei luoghi più o meno appropriati, i rapporti
sociali di riproduzione, cioè bio-fisiologici
fra i sessi e le età, con l’organizzazione
specifica della famiglia, e i rapporti di
produzione, cioè la divisione e
l’organizzazione del lavoro, quindi le
funzioni sociali in ordine gerarchico (53).
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40 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Queste due concatenazioni, produzione e


riproduzione, non si possono separare: la
divisione del lavoro si ripercuote e si
perpetua nella famiglia; inversamente,
l’organizzazione familiare interferisce con
la divisione del lavoro; tuttavia, lo spazio
sociale distingue, per «localizzarle», queste
attività. E non sempre ci riesce! (53)
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41 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Sono tre i livelli che interagiscono:


a) riproduzione biologica (la famiglia);
riproduzione della forza-lavoro (la
b)

classe operaia in quanto tale);


riproduzione dei rapporti sociali di
c)

produzione (i rapporti costitutivi della


società capitalistica).
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42 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Le rappresentazioni dei rapporti di


riproduzione – a) e b) nella slide precedente
– consistono in simboli sessuali (…) si
dividono in relazioni frontali, pubbliche,
dichiarate e quindi codificate, e relazioni
nascoste, clandestine, represse, che
definiscono delle trasgressioni (54)

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43 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Le rappresentazioni dei rapporti di


produzione – c) nella slide 42 – che
implicano rapporti di potere, si
realizzano nello spazio, che le contiene
sotto forma di edifici, di monumenti,
opere d’arte. (54)

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44 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

a) la pratica spaziale: luoghi specifici e insiemi


spaziali propri ad ogni formazione sociale;
b) le rappresentazioni dello spazio: legate ai
rapporti di produzione, all’«ordine» che
impongono;
c) gli spazi di rappresentazione: presentano dei
simboli complessi, legati all’aspetto
clandestino e sotterraneo della vita sociale
(54-55).

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45 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Cos’è, nel neo-capitalismo, la pratica


spaziale? Essa associa strettamente
nella percezione dello spazio la realtà
quotidiana (l’uso del tempo) e la realtà
urbana (i percorsi e le reti che collegano i
luoghi di lavoro, della «vita privata», del
tempo libero)(59).
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46 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Le rappresentazioni dello spazio, cioè lo


spazio pensato, quello degli esperti, dei
pianificatori, degli urbanisti, dei
tecnocrati specializzati (…) È lo spazio
dominante in una società (un modo di
produzione) (59).

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47 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Gli spazi di rappresentazione, cioè lo spazio


vissuto attraverso le immagini e i simboli
che l’accompagnano, spazio degli «abitanti»
e degli «utenti», ma anche di certi artisti e
forse anche di coloro che descrivono e sono
convinti di descrivere soltanto: gli scrittori,
i filosofi. È lo spazio dominato, dunque
subito, che l’immaginazione tenta di
modificare e di occupare(59).
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48 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Il rapporto dialettico all’interno di questa


triplicità:
a) il percepito (base pratica della percezione
del mondo esterno);
b) il pensato (acquisizione scientifica di idee);
il vissuto (acquisizione culturale) (60).
c)

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49 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

a) pratica spaziale = il percepito;


b) rappresentazioni dello spazio = il pensato;
c) spazi di rappresentazione = il vissuto
(60).

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50 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Il vissuto, il pensato e il percepito devono


ricongiungersi in modo che il «soggetto», il
membro di un determinato gruppo
sociale, possa passare dall’uno all’altro
senza perdervisi è indispensabile (61).
Certamente deve esistere un linguaggio
comune, un codice.
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51 di Venezia
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52 di Venezia
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53 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Se generalizziamo la distinzione,
dovremmo riconsiderare tutta la storia.
Dovremmo studiare non soltanto la storia
dello spazio, ma quella delle
rappresentazioni, così come quella dei
nessi che esistono tra loro, con la pratica,
con l’ideologia (62).
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54 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Quindi, fare la storia della genesi di questi


spazi, e soprattutto fare la storia delle
loro connessioni, distorsioni,
spostamenti, interferenze e dei loro
legami con la pratica spaziale delle
società (modi di produzione) (62).

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55 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Le rappresentazioni dello spazio hanno


una portata pratica, che si intrinseca in
trame spaziali.
Le rappresentazioni dello spazio
assumono un’importanza considerevole e
un’infuenza specifica nella produzione
dello spazio (62).
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56 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Come?
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57 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Attraverso la costruzione, cioè attraverso


l’architettura, concepita non come
edificazione di quell’immobile, palazzo,
monumento, ma come un progetto che si
inserisce in un contesto spaziale e in una
trama , il che richiede rappresentazioni che
non si perdano nel simbolico o
nell’immaginario (62).
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58 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Gli spazi di rappresentazione non sono


produttivi se non di opere simboliche,
spesso uniche, a volte determinanti un
indirizzo «estetico», che si esauriscono
entro un certo limite di tempo, dopo aver
suscitato una serie di espressioni e di
incursioni nell’immaginario (63).
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59 di Venezia
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di Venezia
«Ho fatto questi progetti come se fossero stati proposti a
me da qualcun altro, voglio dire da qualcuno che si sia
spostato dalla traiettoria permanente dei pensieri involuti
sulle città, avendo pensato che i pensieri involuti sulle città
in fondo non hanno fatto che tramandare finora, da
qualunque parte si siano cominciati o si si siano condotti,
l’idea folle e pericolosa, l’idea malata e aggressiva che gli
uomini ‘devono’ vivere soltanto per lavorare per ‘produrre’
e poi consumare.
Ho progettato immaginando che qualcuno si sia spostato
con il pensiero e con le azioni dalla morale dell’uomo
‘lavoratore produttivo’ e si sia avviato a pensare che gli
uomini possono vivere (se vogliono) per vivere e possono
lavorare, se vogliono – casomai – per sapere con il corpo,
con la psiche e con il sesso, che stanno vivendo».

61 Ettore Sottsass,
Il pianeta come festival, 1973
1. DISEGNO DELL’OPERA

Se c’è una produzione e un processo


produttivo di spazio, c’è storia (…) La storia
dello spazio , della sua produzione non si
confonde né con la concatenazione causale
dei fatti cosiddetti «storici» (datati), né con
la successione dei costumi delle leggi, delle
idee o delle ideologie, delle strutture socio-
economiche o delle istituzioni
(sovrastrutture) (66).
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62 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Le forze produttive (natura, lavoro e


organizzazione del lavoro, tecniche e
conoscenze) e, naturalmente, i rapporti
di produzione, hanno un ruolo – da
determinarsi – nella produzione dello
spazio (66).

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63 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

È evidente che la transizione da un modo


di produzione ad un altro presenta il più
grande interesse teorico. In quanto essa è
effetto di contraddizioni nei rapporti
sociali di produzione, che non possono
non inscriversi nello spazio,
sconvolgendolo. (66).
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64 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

La storia dello spazio


periodizzerà il processo
produttivo. (68).

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65 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Lo spazio assoluto: consiste in frammenti


della natura, in luoghi scelti per le loro
qualità intrinseche (caverne o sommità,
sorgenti o corsi d’acqua) la cui
consacrazione finisce per svuotarli di tali
caratteristiche e particolarità naturali
(68).
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66 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Lo spazio astratto: funziona


«oggettualmente» come insieme di cose-
segni con i loro rapporti formali. Questo
spazio formale e quantificato nega le
differenze, quelle derivanti dalla natura
del tempo, come quelle dei corpi ,delle
età, dei sessi, dei gruppi etnici (69).
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67 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Nello spazio astratto la rappresentazione


dello spazio, legata al sapere come potere,
non lascia che un posto minimo agli spazi di
rappresentazione, ridotti a opere, immagini,
ricordi il cui contenuto ripudiato
(sensoriale, sensuale, sessuale), sfiora
appena il simbolismo (69-70).

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68 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Lo spazio astratto contiene delle


contraddizioni specifiche; queste
contraddizioni dello spazio, sono in parte
derivate dal tempo storico e poi
modificate: a volte aggravate, a volte
smussate. In mezzo a queste vecchie
contraddizioni ne nascono di nuove (71-
72).
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69 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

La riproduzione dei rapporti sociali


di produzione all’interno di questo
spazio non può avvenire che
attraverso un doppio movimento:
dissoluzione dei rapporti esistenti e
nascita di nuovi rapporti. (72).
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70 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Lo spazio astratto genera un nuovo


spazio, che chiameremo spazio
differenziale. (72).

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71 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Lo spazio astratto tende verso


l’omogeneità, riduce le differenze
esistenti: il nuovo spazio
differenziale non può nascere che
dalla loro accentuazione. (72).

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72 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Lo spazio astratto tende verso


l’omogeneità, riduce le differenze
esistenti: il nuovo spazio
differenziale non può nascere che
dalla loro accentuazione. (72).

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73 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Lo spazio differenziale porrà fine alle


localizzazioni che spezzano l’unità del
corpo. Al contrario, distinguerà quello
che lo spazio astratto tendeva a
confondere, ad esempio la riproduzione
sociale e la genitalità, il piacere e le
fecondità biologica . (72).
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74 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Lo spazio del piacere, se riuscirà a


prodursi, non avrà niente in comune
con gli spazi funzionali, e soprattutto
con quello della genitalità: cioè con le
cellule familiari e la loro distribuzione i
scatole sovrapposte, gli edifici
«moderni», le torri, i complessi urbani,
ecc. (72).
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75 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

«Cambiare la vita», «cambiare la


società» non significa niente se non
c’è la produzione di uno spazio
appropriato. (77).

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76 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

«Cambiare la vita»: questa idea è


diventata di interesse pubblico, cioè
politico e si diffonde degradandosi in
parole d’ordine politiche: «vivere
meglio», «vivere diversamente», «la
qualità della vita», ecc. (78).
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77 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Di qui si passa naturalmente all’inquinamento,


al rispetto della natura, all’«ambiente». E il
gioco è fatto: eluse la pressione del mercato
mondiale, la trasformazione del mondo, la
produzione di un nuovo spazio, l’idea ricade
nell’idealità, mentre invece si dovrebbe
gradualmente portare alla luce una pratica
spaziale diversa. (78).
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78 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Fin che la quotidianità rimarrà nello


spazio astratto, costretta entro limiti
molto concreti, fin che non ci saranno
che miglioramenti tecnici di dettaglio
(orario dei traporti, velocità, comfort),
fin che gli spazi del lavoro (del tempo
libero, dell’abitazione) resteranno
separati o saranno ricongiunti (…).
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79 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

(…) soltanto dall’istanza politica e


sotto il suo controllo, il progetto di
«cambiare la vita» resterà uno slogan
politico, ora abbandonato, ora
ripreso (78).

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80 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

È necessario dimostrare dettagliatamente che


il «diritto alla differenza» ha un senso solo a
partire dalle lotte reali combattute per
differenziarsi, e che le differenze prodotte nel
corso di queste lotte e pratiche differiscono a
loro volta dalle caratteristiche naturali e dalle
distinzioni indotte all’interno dello spazio
astratto esistente? (82).
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81 di Venezia
1. DISEGNO DELL’OPERA

Ricomporre un «codice» dello spazio ,


cioè un linguaggio comune per la
pratica e la teoria, per gli abitanti, gli
architetti , gli scienziati può essere
considerato tatticamente uno dei
compiti più immediati (82).
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82 di Venezia
2. LO SPAZIO SOCIALE
2. LO SPAZIO SOCIALE

Occorre determinare con un certo rigore


sia il rapporto «produzione-prodotto», sia
le relazioni «opera-prodotto» e «natura-
produzione».
(…) L’opera ha qualcosa di insostituibile e
unico, mentre il prodotto si può ripetere,
in quanto risultato di atti e gesti
ripetitivi. (88)
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2. LO SPAZIO SOCIALE

L’ «uomo», cioè la pratica sociale, crea


delle opere e produce delle cose, In
entrambi i casi occorre del lavoro, ma per
quanto riguarda l’opera il ruolo del lavoro
(e del creatore in quanto lavoratore)
sembra secondario, mentre esso domina
nella fabbricazione dei prodotti. (89)

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2. LO SPAZIO SOCIALE

Consideriamo una città, spazio forgiato,


modellato e occupato da attività sociali, nel
corso del tempo storico. Opera o prodotto?
Pensiamo a Venezia. Se l’opera è unica,
originaria e originale – se occupa uno spazio
ma si riallaccia a un tempo, a una
maturazione fra una nascita e un declino –
Venezia non può dirsi un’opera. (92)

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2. LO SPAZIO SOCIALE

Chi ha voluto l’unità architettonica e


monumentale, che va da ogni singolo
palazzo fino a tutta la città?
Nessuno, eppure Venezia, più di ogni altra
città, testimonia l’esistenza, a partire dal
secolo XVI, di un codice unitario, di un
linguaggio comune in rapporto alla città.
(92)
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2. LO SPAZIO SOCIALE

La rappresentazione dello spazio (insieme


dominato ed evocato), e lo spazio di
rappresentazione (le curve squisite, il piacere
raffinato, il dispendio sontuoso e crudele della
ricchezza accumulata con tutti i mezzi) si
rinforzano vicendevolmente; così come lo
spazio dei canali e quello delle strade, l’acqua e
la pietra, in un doppio intreccio, in un rifesso
reciproco.(92)
Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 88
2. LO SPAZIO SOCIALE

Venezia nacque dal mare, ma lentamente, non,


come Afrodite, in un istante. All’origine ci furono
una sfida (alla natura, ai nemici), e uno scopo (il
commercio).
Lo spazio occupato sulla laguna, utilizzando paludi
e bassifondi, con sbocchi verso il largo, non è
scindibile da uno spazio più vasto, lo spazio degli
scambi commerciali, che a quel tempo non erano
ancora mondiali, ma diretti soprattutto al
Mediterraneo e all’Oriente. (94)
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2. LO SPAZIO SOCIALE

Occorreva la continuità di un grande


disegno, di un progetto pratico, di una casta
politica: la talassocrazia, l’oligarchia
mercantile.
Dalle prime palafitte piantate sulla laguna,
ogni piazza è stata progettata e poi
realizzata da certe persone: «capi» politici, il
gruppo che li sosteneva, coloro che
lavoravano per realizzarla. (94)
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2. LO SPAZIO SOCIALE

Una volta assolte le esigenze pratiche della


sfida al mare – il porto, le strade marittime –
ci furono le riunioni, le feste, i riti grandiosi
(il matrimonio dei dogi con il mare) e
insieme l’invenzione architettonica. Qui si
coglie il legame fra un luogo elaborato da
una volontà e da un pensiero collettivo, e le
forze produttive dell’epoca. (94)
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2. LO SPAZIO SOCIALE

Questo luogo è stato lavorato: piantare le


palafitte, costruire i moli e le installazioni
portuali, edificare i palazzi, tutto questo fu
anche un lavoro sociale, compiuto in
condizioni difficili, e subendo le decisioni
costrittive di una casta che profittava
largamente del suo potere. Non c’è dunque
produzione attraverso l’opera? (94)
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2. LO SPAZIO SOCIALE

Il plusprodotto sociale, anteriore al


plusvalore capitalistico, non ne era forse
anche l’annuncio?
Con questa differenza: a Venezia, il
pluslavoro e il plusprodotto sociale si
realizzavano e si spendevano
principalmente sul posto: nella città. (94)
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2. LO SPAZIO SOCIALE

L’uso estetico di questo plusprodotto, secondo i


gusti di gente prodigiosamente dotata, e per di
più altamente civilizzata nonostante la sua
durezza, non può tuttavia occultare la sua
origine: questo splendore oggi in declino riposa
a suo modo sui gesti ripetitivi di muratori e
carpentieri, di marinai e scaricatori, di nobili
che si occupavano quotidianamente dei loro
affari. (94)
Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 94
2. LO SPAZIO SOCIALE

Nonostante questo, tutto, a Venezia,


racconta e canta la fantasia nel
godere, l’invenzione delle feste, nei
piaceri, nei riti sontuosi. (94)

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2. LO SPAZIO SOCIALE

Se vogliamo mantenere la distinzione fra


opera e prodotto, questa distinzione non ha
che una portata relativa. Può darsi che si
possa scoprire fra questi due termini una
relazione più sottile, che non sia né
un’identità né un’opposizione: ogni opera
occupa uno spazio, lo genera, lo modella;
ogni prodotto, occupando uno spazio, vi
circola. (94)
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2. LO SPAZIO SOCIALE

Anche a Venezia, lo spazio sociale si produce


e si riproduce in connessione con le forze
produttive (e i rapporti di produzione). Le
forze produttive, nel corso della loro
crescita, non si dispiegano in uno spazio
preesistente, vuoto e neutro, oppure
determinato soltanto dal punto di vista
geografico, climatico, antropologico, ecc.
(94)
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2. LO SPAZIO SOCIALE

Non c’è alcuna ragione che imponga di


separare l’opera d’arte dal prodotto, fino a
porre la trascendenza dell’opera.
E se questo è vero, la speranza di trovare un
movimento dialettico per cui l’opera
attraversi il prodotto, e il prodotto non
inghiotta la creazione nel ripetitivo, non è
perduta. (95)
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3. ARCHITETTONICO
SPAZIALE
3. ARCHITETTONICO SPAZIALE

Inserire testo da pag 175 a 180

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3. ARCHITETTONICO SPAZIALE

L'organismo vivente, considerato dinamica-


mente, può essere definito come un
dispositivo che capta (con vari mezzi) fussi
energetici intorno a sé. Esso assorbe calore,
respira, si nutre. Detiene e trattiene un
eccesso di energia disponibile (…) questa
eccedenza, questo superfuo, distingue la
vita dalla sopravvivenza (minimo vitale)
(181).
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3. ARCHITETTONICO SPAZIALE

Per sua essenza, l'energia deve essere spesa


produttivamente, anche se si tratta della
«produzione» di un gioco, di una violenza
gratuita. Essa produce sempre un effetto
distruttivo o positivo, e modifica o genera
uno spazio. L'energia vivente (vitale)
sembra agire solo se vi è eccedenza,
superfuo, dispendio (182).

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3. ARCHITETTONICO SPAZIALE

Allora l'energia si spreca, e questo spreco


non si distingue dall'uso produttivo: il gioco,
la lotta, la guerra e il sesso, nella vita
animale, vanno di pari passo; produzione,
distruzione, riproduzione si sovrappongono
(182).

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3. ARCHITETTONICO SPAZIALE

Lo spazio: il mio spazio non è il contesto di


cui io sarei il riferimento testuale, ma è
prima di tutto il mio corpo (187).

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3. ARCHITETTONICO SPAZIALE

Se i gesti dello scambio «spirituale», lo


scambio dei simboli e dei segni, con la loro
gioia, hanno prodotto degli spazi, non meno
produttivi sono stati i gesti dello scambio
materiale. Trattative, negoziati, commerci,
ebbero bisogno di spazi appropriati. I
mercanti hanno costruito nel corso del
tempo dei gruppi attivi, originali, a loro
modo produttivi. (216).
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3. ARCHITETTONICO SPAZIALE

Oggi il mondo della merce, esteso con il suo


capitale a livello mondiale, funziona in modo
oppressivo; è sotto processo, gli si imputano
a volte tutti i mali. Ma non bisogna
dimenticare che la merce e i mercanti per
interi secoli, rispetto ai vincoli delle
comunità antiche, delle società agricole, dei
centri di potere, hanno rappresentato la
libertà e la speranza, l'orizzonte (216).
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3. ARCHITETTONICO SPAZIALE

Essi portavano la ricchezza e i rifornimenti


indispensabili: cereali, spezie, tessuti. Allora
«commercio» significava comunicazione; lo
scambio dei beni andava di pari passo con lo
scambio delle idee e dei piaceri (…) Gli spazi
originali del mondo della merce, quando i
mercanti e i loro gesti generavano i loro
gesti non mancavano di bellezza (… 216).

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3. ARCHITETTONICO SPAZIALE

Essi portavano la ricchezza e i rifornimenti


indispensabili: cereali, spezie, tessuti. Allora
«commercio» significava comunicazione; lo
scambio dei beni andava di pari passo con lo
scambio delle idee e dei piaceri (…) Gli spazi
originali del mondo della merce, quando i
mercanti e i loro gesti generavano i propri
luoghi, non mancano dunque di bellezza: il
portico, la basilica, il mercato(216).
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3. ARCHITETTONICO SPAZIALE

Gli spazi della voluttà non sono più rari di


quelli della potenza e del sapere, o di quelli
della saggezza e dello scambio? (216).

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3. ARCHITETTONICO SPAZIALE

Nella monumentalità si riunirono per


millenni tutti i momenti distinti della
spazialità: il percepito, il pensato, il vissuto
(…) Di questo spazio sociale che riunisce
tutti i momenti pur dando a ciascuno il
proprio posto, ognuno aveva la sua parte e
tutti lo possedevano per intero, ovviamente
all'interno di una Potenza e di una Saggezza
accettate (218).
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3. ARCHITETTONICO SPAZIALE

Il monumento realizzava un «consenso»


effettivo, e lo rendeva pratico e concreto. La
repressione e l'esaltazione non vi si
potevano assolutamente distinguere; più
esattamente la repressione si mutava in
esaltazione (218-219).

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3. ARCHITETTONICO SPAZIALE
Se si analizza una cattedrale, vediamo che le
codificazioni operate dalla semiologia, che
cerca di classificare le rappresentazioni, le
impressioni, le evocazioni (…) non
esauriscono la dimensione monumentale.
Anzi: il residuo, ciò che non si riduce, che
non entra nelle classificazioni e codificazioni
posteriori alla produzione; è qui come
sempre, l'elemento più prezioso: il diamante
nel fondo del crogiolo (219).
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3. ARCHITETTONICO SPAZIALE
L'uso di uno spazio monumentale come
quello della cattedrale implica una risposta
a tutte le domande che assalgono chi ne
oltrepassa la soglia. Egli sente i propri passi,
ascolta i rumori e i canti; respira l'odore
dell'incenso; conosce il mondo della colpa e
della redenzione; riceve una ideologia;
contempla i simboli e li decifra; sperimenta,
un essere totale in uno spazio totale, a
partire dal proprio corpo (218).
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3. ARCHITETTONICO SPAZIALE

In che modo i conquistatori e i rivoluzionari


di tutti i tempi hanno affrontato il problema
della distruzione di una società?
Distruggendone i monumenti, incendiandoli
o demolendoli. Qualche volta arrivando a
riutilizzarli diversamente. Qui, come altro-
ve, l'uso va più lontano e più in profondità
dei codici dello scambio (219).

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3. ARCHITETTONICO SPAZIALE
L'ingresso di un monumento, o di un
edificio, o di una semplice capanna è una
concatenazione di atti la cui percezione è
complessa quanto quella di un fatto
linguistico, enunciato, proposizione o
insieme di frasi che sia. Ma queste
complessità non si definiscono l'una
attraverso l'altra, in maniera isomorfa,
malgrado le analogie e le correlazioni tra
percorso e discorso. Sono diverse (224).
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3. ARCHITETTONICO SPAZIALE
Spiegazione isomorfo

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3. ARCHITETTONICO SPAZIALE

1. Il livello della singolarità:


Si dispone attorno ai corpi (e) li estende in
luoghi investiti (affettivamente) di qualità
opposte: propizio e sfavorevole; femminile e
maschile (…) I luoghi sono uniti tra loro da
ritmi (224)

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3. ARCHITETTONICO SPAZIALE

2. Il livello della generalità:


È il livello della pratica sociale: lo spazio
della parola politica, dell'ordine e degli
ordini, con i suoi attributi simbolici, spesso
religiosi, a volte semplici simboli della
potenza e della violenza e lo spazio delle
attività (…) Ritmi, corpi, parole si
subordinano qui ai principi di coesistenza,
prescritti e spesso scritti (224).
Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 118
3. ARCHITETTONICO SPAZIALE

3. Il livello delle singolarità (differenziale):


Riappare, modificato, nelle caratteristiche
attribuite ai gruppi, alle famiglie, in
particolare entro spazi ben definiti, leciti o
proibiti (224).

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3. ARCHITETTONICO SPAZIALE

Questa analisi ci riporta all'edificio, prosa


del mondo, opposto o sovrapposto al
monumento-poesia. Matrice omogenea dello
spazio capitalistico, l'edificio con il suo
predominio, unifica l'oggetto del controllo da
parte del potere e l'oggetto dello scambio
commerciale. Esso procede (in termini
economico-politici)a una brutale
condensazione dei rapporti sociali (225).
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3. ARCHITETTONICO SPAZIALE

Copre, per ridurlo, il paradigma dello spazio:


dominazione-appropriazione (privilegiando
il dominio tecnologico); opera e prodotto
(privilegiando il prodotto), immediato e
mediato (privilegiando le mediazioni e i
mediatori) (…) Esso riduce le opposizioni e i
valori significativi, ad esempio quelli della
gioia e del dolore, dell'uso e del lavoro (225).

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3. ARCHITETTONICO SPAZIALE

Copre, per ridurlo, il paradigma dello spazio:


dominazione-appropriazione (privilegiando
il dominio tecnologico); opera e prodotto
(privilegiando il prodotto), immediato e
mediato (privilegiando le mediazioni e i
mediatori) (…) Esso riduce le opposizioni e i
valori significativi, ad esempio quelli della
gioia e del dolore, dell'uso e del lavoro (225).

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3. ARCHITETTONICO SPAZIALE

La brutale condensazione degli attributi


della società si può facilmente scorgere nello
stile degli edifici amministrativi, nelle
scuole, nelle stazioni, nei municipi, nelle
prefetture, nei ministeri, a partire dal XIX
secolo (225).

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3. ARCHITETTONICO SPAZIALE
Lo spostamento delle attività è importante
quanto le condensazioni; le «attrezzature» sono
molto efficaci, in quanto localizzano e «puntua-
lizzano» le attività, comprese quelle del tempo
libero, dello sport, del gioco in «luoghi» specifici,
altrettanto ben definiti dei luoghi di lavoro, ed
effettuano «sintagmaticamente» il collegamento
delle attività diverse nello spazio sociale in
quanto tale, cioè nello spazio economicamente
gestito dal capitale, socialmente dominato dalla
borghesia, politicamente retto dallo Stato (225).
Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 124
3. ARCHITETTONICO SPAZIALE

«sintagmaticamente» significato

Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 125
4. DALLO SPAZIO
ASSOLUTO ALLO SPAZIO
ASTRATTO
4. DALLO SPAZIO ASSOLUTO
ALLO SPAZIO ASTRATTO
Lo spazio sociale, inizialmente biomorfo e antro-
pomorfo tende ad andare oltre questi dati imme-
diati. Tuttavia, nulla sparisce completa-mente;
ciò che rimane non potrebbe essere definito
unicamente come traccia, ricordo,sopravvivenza.
Nello spazio il preesistente resta e fa da supporto
a ciò che viene dopo. Le condizioni proprie di un
certo spazio sociale mantengono all'interno dello
spazio stesso una durata e un'attualità specifica
(…) L'architettonico descrive, analizza, espone
questa persistenza, che si trova sintetizzata in
alcune metafore, come «strati», regni, sedimenti,
ecc. (229)
Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 127
4. DALLO SPAZIO ASSOLUTO
ALLO SPAZIO ASTRATTO
L'antropologia ha mostrato come lo spazio occu-
pato da questo o quel gruppo di «primitivi»
corrisponda alla classificazione gerarchizzata dei
membri della società, rendendola continuamente
attuale e presente (…) Anche oggi lo spazio
urbano assume una doppia sembianza: pieno di
luoghi sacri e demoniaci, consacrati alla virilità o
alla femminilità, ricchi di fantasticherie e di
fantasmagorie, ma nello stesso tempo razionale,
statale, burocratico (…) Si impone quindi una
doppia lettura: l'assoluto (apparente) nel relativo
(reale) (229-231).
Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 128
4. DALLO SPAZIO ASSOLUTO
ALLO SPAZIO ASTRATTO
Lo spazio assoluto si carica di sensi che non si
indirizzano all'intelletto, ma al corpo, mediante
minacce, sanzioni, emozioni. È uno spazio vissuto
ma non pensato (…) Questo spazio possiede delle
dimensioni (…) Le direzioni assumono valori
simbolici: la sinistra e la destra, ma soprattutto
l'alto e il basso (…) Sappiamo già che lo spazio
assoluto ha tre livelli: la superficie, l'altezza. La
profondità (…) questi livelli si collegano allo
spazio assoluto in vari modi (233).

Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 129
4. DALLO SPAZIO ASSOLUTO
ALLO SPAZIO ASTRATTO
L'altezza e la verticalità ricevono un senso privi-
legiato, a volte totale (sapere, potere, dovere),
anche se questo senso cambia secondo la società
e le «culture». Tuttavia, in generale, lo spazio
orizzontale simbolizza la sottomissione, lo spazio
verticale la potenza e lo spazio sotterraneo la
morte [… lo spazio assoluto] è lo spazio vero, lo
spazio della verità, delle sue improvvise appari-
zioni (…) Vuoto o pieno è uno spazio iperattivato,
ricettacolo e stimolo di energie sociali e di forze
naturali. Mitico e immediato, esso genera i tempi
e i cicli. (235).
Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 130
4. DALLO SPAZIO ASSOLUTO
ALLO SPAZIO ASTRATTO
Il carattere «assoluto», che può ritualmente
essere conferito (e, quindi, anche sottratto) a
qualsiasi luogo, ha bisogno di un'impronta. Esso
genera delle forme e può essere contenuto da
altre. È un riassunto dell'universo, che si tratta
di un quadrato (Màndala), del cerchio, della
sfera, del triangolo, di un volume razionale
occupato dal principio divino, della croce. (236).

Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 131
Il Màndala è una rappresentazione essenziale,
geometrica del mondo e del cosmo: è un
«cosmogramma».

Il Mùndala è un simbolo spirituale e rituale che


rappresenta l’universo. Non è solo una forma
d’arte: i màndala sono usati in numerose
tradizioni spirituali, ma soprattutto
nell’Induismo e nel Buddismo, per focalizzare
l’attenzione, per definire uno spazio sacro.

Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 132
133
4. DALLO SPAZIO ASSOLUTO
ALLO SPAZIO ASTRATTO
Ricapitoliamo:
Per Lefebvre, alle origini vi è uno ‘spazio
naturale’ in cui prevale il dato fisico-materiale e
gli elementi simbolici sono rari e primitivi.
Con lo sviluppo della religione e della politica e
con il formarsi delle città lo spazio naturale si
allontana inesorabilmente:
Si afferma uno ‘spazio assoluto’ perché la
simbologia sociale rinvia a dimensioni religiose
universali.

Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 134
4. DALLO SPAZIO ASSOLUTO
ALLO SPAZIO ASTRATTO
La città tende a coincidere con l'imago mundi e
sembra capace di rappresentare l’intera realtà
del cosmo.
Con il Rinascimento le simbologie della trascen-
denza cedono il posto alla visualizzazione, alla
prospettiva, alle attività umane.
La città è il luogo della produzione, degli scambi,
della ricchezza e diventa la protagonista del
periodo; non è più il risultato di una narrazione
immaginosa.

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4. DALLO SPAZIO ASSOLUTO
ALLO SPAZIO ASTRATTO
La città diventa un artefatto pensato dal punto di
vista politico. Le strade diventano diritte, gli
edifici sono allineati. Nei palazzi assumono
rilievo le facciate; tetti e balconi sottolineano la
fuga della prospettiva.

Nel Rinascimento, le attività tipicamente urbane


della produzione artigiana e del commercio
preparano l’accumulazione e pongono le basi per
lo sviluppo del capitalismo; di qui gli elementi
che, più tardi, giungeranno a caratterizzare lo
‘spazio astratto’.
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4. DALLO SPAZIO ASSOLUTO
ALLO SPAZIO ASTRATTO
Si tratta dell’affermarsi del valore di scambio, del
riferimento preponderante al lavoro astratto
nella nuova scala della produzione industriale,
dell’annunciarsi di un processo di mondializza-
zione che astrae dalle condizioni locali.
Agli inizi del Novecento irrompe l’età dominata
dall’astrazione dello spazio globale: si produce
produce la frammentazione della città e del
vissuto.
Lefebvre legge questa condizione nel tramonto
della prospettiva e della visualizzazione.
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5. LO SPAZIO
CONTRADDITTORIO
5. LO SPAZIO CONTRADDITTORIO

Per riunire il mentale e il sociale conviene


distinguerli, e ricostruire le mediazioni. Il
concetto di spazio non è nello spazio. Come il
concetto di tempo non è un tempo nel tempo. (…)
Il concetto di spazio non ha per contenuto lo
spazio assoluto (in sé); e non contiene nemmeno
uno spazio. Il concetto di cane non abbaia! Il
concetto di spazio denota e connota tutti gli spazi
possibili, astratti o reali, mentali e sociali. E
contiene, fra l’altro, questi due aspetti: lo spazio
di rappresentazione e la rappresentazione dello
spazio. (291)
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5. LO SPAZIO CONTRADDITTORIO

Da quanto si è detto emerge il contrario


dell’evidenza cartesiana: lo spazio astratto non
può essere concepito astrattamente. Esso ha un
«contenuto», ma questo contenuto è tale che
l’astrazione lo «coglie» solo in una pratica che lo
agisca. Il contenuto dello spazio astratto consiste
in contraddizioni che la forma astratta
apparentemente riduce, ma che invece l’analisi
rende manifeste. Come è possibile? Come si può
dire di uno spazio che esso è insieme omogeneo e
diviso, unificato e frammentato? (296)

Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 140
5. LO SPAZIO CONTRADDITTORIO

Lo spazio astratto contiene dunque nello stesso


tempo l’intelletto analitico ipertrofizzato, lo Stato
e la ragion di Stato burocratica, il sapere «puro»,
il discorso del potere; e poiché implica una
«logica» che lo dissimula, mascherando le sue
contraddizioni, esso in quanto spazio della
burocrazia, riunisce in sé lo spettacolo e la
violenza (…). Dobbiamo infine rilevare che questo
spazio è difficilmente distinguibile da quello che i
filosofi, da Cartesio a Hegel, hanno elaborato,
fondendo l’intelliggibile (la «rex estensa») con la
politica, il sapere con il potere . (298)
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5. LO SPAZIO CONTRADDITTORIO

La riduzione aggredisce le dimensioni, già


ridotte, dello spazio euclideo; lo appiattisce,
letteralmente, fino a farlo divenire una
superficie, un piano con procedimenti congiunti
e disgiunti che meritano qualche cenno: chi
vede e non sa che vedere, chi disegna e non sa
che tracciare delle linee su un foglio bianco, chi
va in macchina e non può che andare in
machina, contribuisce alla mutilazione di uno
spazio già esasperatamente suddiviso (302)

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5. LO SPAZIO CONTRADDITTORIO

(…) chi guida deve guardare e mantenere


la sua giusta direzione, e non vede altro
che ciò che gli serve; non percepisce più
che il suo percorso (materializzato,
automatizzato, tecnicizzato) e dal solo
punto di vista della funzionalità: rapidità,
leggibilità, facilità. Del resto chi non sa
che vedere finisce anche per vedere male.
(303)

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5. LO SPAZIO CONTRADDITTORIO

(…) La lettura di uno spazio fatto per


essere leggibile è qualcosa di molto simile
d un pleonasmo: come la trasparenza
«pura» e illusoria; non deve quindi
meravigliare il fatto che in seguito vi si
scopra il prodotto di una attività
coerente, o ancora di più l’occasione di un
discorso, persuasivo perché coerente.
(303)

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5. LO SPAZIO CONTRADDITTORIO

(…) Ma questo effetto di


trasparenza, così piacevole per
gli appassionati di buona logica,
non è forse l’arma a doppio taglio
per eccellenza? (303)

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5. LO SPAZIO CONTRADDITTORIO

prossima esercitazione:
scadenza 6 maggio 2019

Paragrafo 13 pp. 303-307


Leggere e commentare

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5. LO SPAZIO CONTRADDITTORIO

Il settore immobiliare ha avuto nel


capitalismo, per molto tempo,
un’importanza secondaria. Non solo
perché la terra e il suolo edificabile
appartenevano ai resti di una classe
storica, ma perché lo stesso ramo della
produzione era in mano a imprese
artigianali. (322)

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5. LO SPAZIO CONTRADDITTORIO

La penuria di spazio ha, in rapporto


ad altre penurie passate o recenti,
tratti del tutto nuovi e originali. Essa
è spontanea in quanto risultato di un
processo storico, ma è anche
mantenuta, spesso incentivata e
organizzata dalle decisioni centrali.
(321)
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5. LO SPAZIO CONTRADDITTORIO

(…) Essa introduce una contraddizione fra


l’abbondanza, passata o possibile, e la rarità
effettiva; contraddizione che non è esterna ai
rapporti di produzione incorporati nello spazio
intero, e ancora meno alla loro riproduzione,
dal momento che i centri decisionali hanno lo
scopo specifico di mantenerli; e che anche nello
stesso tempo una contraddizione dello spazio(e
non soltanto nello spazio, come le
contraddizioni classiche generate dalla storia e
dal tempo storico). (321)
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5. LO SPAZIO CONTRADDITTORIO

Le contraddizioni e i confitti nello spazio


(che derivano dal tempo) sarebbero
dunque scomparsi? Certamente no; sono
sempre presenti con le loro implicazioni,
le loro tattiche e strategie, soprattutto i
confitti di classe. Esse sono implicate,
sovrapposte, supposte, elevate a un
grado superiore, riprodotte e amplificate
dalle contraddizioni dello spazio. (321)

Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 150
5. LO SPAZIO CONTRADDITTORIO

(…) In seguito a questo spostamento, può


succedere che le nuove contraddizioni
attirino l’attenzione, sviino l’interesse, e
schiaccino le vecchie contraddizioni, cioè le
riassorbano. Non è che un’apparenza.
Soltanto un’analisi dialettica permette di
scoprire i rapporti precisi tra le
contraddizioni nello spazio e le
contraddizioni dello spazio: quali di esse, si
attenuano, e quali si accentuano. (321)
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5. LO SPAZIO CONTRADDITTORIO

Ora, è esattamente a questo punto che lo


spazio si frammenta: viene
artificialmente rarefatto attorno ai
centri, letteralmente polverizzato, perché
«valga» di più, perché lo si possa vendere
all’ingrosso e al dettaglio, in «lotti» e in
«parcelle». In questo modo esso diventa in
pratica il luogo delle segregazioni, della
dispersione degli elementi della società
respinti verso le periferie. (321)
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5. LO SPAZIO CONTRADDITTORIO

(…) Infine, esso viene sottoposto alle


suddivisioni elle scienze specialistiche,
prima fra tutte l’economia politica
corrente, dal momento che ognuna di
esse si costituisce un suo proprio
spazio: mentale e astratto,
faticosamente confrontato con la
pratica sociale. (321)

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5. LO SPAZIO CONTRADDITTORIO

A questo punto si sviluppa un processo


«economico» che non rientra più
nell’economia politica classica e che
sconvolge i calcoli degli economisti. Il
settore «immobiliare» (insieme all’«edilizia»)
cessa di essere un circuito secondario, un
ramo aggiunto e per molto tempo arretrato
del capitalismo industriale, e passa in primo
piano. (322)

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5. LO SPAZIO CONTRADDITTORIO

(…) In modo disuguale, secondo i paesi, i


momenti e la congiuntura, perché la legge
della disuguaglianza (nella crescita e
nello sviluppo) si estende su scala
mondiale, o meglio, presiede alla
formazione del mercato mondiale, ed è
ben lontana dallo scomparire. (322)

Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 155
5. LO SPAZIO CONTRADDITTORIO

(…) Ora la situazione di questo ramo e di


questo settore è cambiata un po’ ovunque,
ma soprattutto nei grandi paesi
industrializzati: il capitalismo ha preso
possesso del suolo, lo ha mobilitato, e il
settore tende a diventare centrale.
Perché? Perché in quanto settore nuovo, è
meno sottoposto agli intralci, alle
saturazioni e alle difficoltà che frenano le
vecchie industrie. (322)
Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 156
6. DALLE
CONTRADDIZIONI DELLO
SPAZIO ALLO SPAZIO
DIFFERENZIALE
6. DALLE CONTRADDIZIONI DELLO
SPAZIO ALLO SPAZIO DIFFERENZIALE
L’uso ricompare nello spazio in un confitto acuto
con lo scambio, poiché esso implica
«appropriazione», e non «proprietà». Ora, anche
l’appropriazione implica un tempo e dei tempi, un
ritmo o dei ritmi, dei simboli e una pratica, ma più
uno spazio è funzionalizzato, più è dominato dagli
«agenti» che lo hanno manipolato per renderlo
unifunzionale, meno si presta all’appropriazione.
Perché? Perché si pone fuori dal tempo vissuto
degli «utenti», che è un tempo molto vario e
complesso. (342)
Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 158
6. DALLE CONTRADDIZIONI DELLO
SPAZIO ALLO SPAZIO DIFFERENZIALE

Cos’è che si compra


quando si compra
uno spazio?
Del tempo. (342)
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6. DALLE CONTRADDIZIONI DELLO
SPAZIO ALLO SPAZIO DIFFERENZIALE
Con l’avvento delle nuove possibilità tecniche e
scientifiche, una «società» diversa dalla nostra
potrebbe creare, inventare, «produrre» nuove forme
spaziali. Invece i rapporti di proprietà e di produzione
eliminano queste possibilità, distruggendo gli spazi
che il sogno, l’immaginario, l’utopia, la fantascienza
tenderebbero a concepire. Con il procedimento
riduttivo si riportano le possibilità pratiche alle solite
banalità: case unifamiliari e edifici di grandi
dimensioni (una scatola per abitare con un pizzico di
illusioni – o mille scatole per abitare, appoggiate l’una
sull’altra. (343)
Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 160
6. DALLE CONTRADDIZIONI DELLO
SPAZIO ALLO SPAZIO DIFFERENZIALE
Ora le forze produttive, passando dalla
produzione delle cose nello spazio alla
produzione dello spazio, hanno fatto un salto
in avanti: l’attività rivoluzionaria deve, fra le
altre cose, portare alle estreme conseguenze
questo salto qualitativo, che è anche un salto
nella qualità, e rimettere così in questione il
processo stesso dello sviluppo produttivo, non
per romperlo, ma per svilupparne le
potenzialità. (343)
Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 161
6. DALLE CONTRADDIZIONI DELLO
SPAZIO ALLO SPAZIO DIFFERENZIALE
Si può quindi dire che il discorso architettonico
troppo spesso imita, mettendolo in caricatura, il
discorso del potere, mentre crede di cogliere
«oggettivamente», attraverso il disegno, il «reale».
(…)

La sua origine remota è la prospettiva lineare


elaborata nel Rinascimento: un osservatore fisso,
un campo percettivo immobile, un modo
apparentemente stabile. (346-347)
Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 162
6. DALLE CONTRADDIZIONI DELLO
SPAZIO ALLO SPAZIO DIFFERENZIALE
Lo spazio dell’utente è vissuto, non
rappresentato (concepito). Rispetto allo spazio
astratto degli esperti (architetti, urbanisti,
pianificatori), lo spazio degli atti quotidiani
degli utenti è uno spazio concreto. Cioè
soggettivo. è uno spazio di «soggetti» e non di
calcoli, uno spazio di rappresentazione, che ha
una sua origine nelle esperienze, nelle
conquiste e nelle carenze dell’infanzia. (347)

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6. DALLE CONTRADDIZIONI DELLO
SPAZIO ALLO SPAZIO DIFFERENZIALE
La complessità e l’opacità (poco importa qui se
apparente o reale) delle situazioni urbane ispirò
negli Stati Uniti l’iniziativa pratica e teorica di
affidare a un esperto il compito di sbrogliare la
matassa dei problemi, di esprimerli, prima di
adottare un’eventuale soluzione. Fu l’ipotesi
iniziale dell’«advocacy planning», opposto al «city
planning» delle autorità. Gli utenti o abitanti
formano un gruppo assistiti da un esperto in grado
di esprimere e comunicare i problemi, per
negoziare con le forze politiche e finanziarie.(349)
Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 164
6. DALLE CONTRADDIZIONI DELLO
SPAZIO ALLO SPAZIO DIFFERENZIALE
Questo tentativo, analizzato da R. Goodmann,
fallì per varie ragioni. Se non sono interessati,
le parti in causa, gli utenti a parlare, chi può
farlo in vece loro? Nessun esperto, nessuno
specialista, nessuna competenza può o ha il
diritto di farlo. in quale veste? Con quali
concetti? Con quale linguaggio? In che modo il
suo intervento può differenziarsi da quello
degli architetti, dei «promotori» o dei politici?
(349)
Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 165
6. DALLE CONTRADDIZIONI DELLO
SPAZIO ALLO SPAZIO DIFFERENZIALE
Ammettere un simile ruolo, una tale funzione,
significherebbe accettare il feticismo della
comunicazione, dello scambio sostituito
all’uso!
O l’esperto lavora per proprio conto, o si
sottomette alle esigenze dei poteri burocratici,
finanziari e politici. Se si scontra con questi
poteri in nome degli interessati, si rovina con
le proprie mani. (349)

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6. DALLE CONTRADDIZIONI DELLO
SPAZIO ALLO SPAZIO DIFFERENZIALE
Può darsi che l’invenzione di uno spazio della
gioia debba passare, momentaneamente,
attraverso un’élite che sia capace di rifiutare e
respingere i modelli quantitativi di consumo, i
procedimenti omogeneizzanti. Tuttavia, pur
simulando certe differenze, tutte le élite si
assomigliano; mentre le «masse», che
effettivamente sono diverse e cercano le
differenze solo inconsciamente, accettano i
modelli quantitativi e l’omogeneità. (362)
Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 167
6. DALLE CONTRADDIZIONI DELLO
SPAZIO ALLO SPAZIO DIFFERENZIALE

Perché?
Certamente perché
prima di vivere, hanno
bisogno di sopravvivere.
(362)

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6. DALLE CONTRADDIZIONI DELLO
SPAZIO ALLO SPAZIO DIFFERENZIALE
Per questo la pressione della base deve affrontare
lo Stato proprio in quanto organizzazione dello
spazio, controllo dell’urbanizzazione, dell’edilizia,
della pianificazione spaziale. Essa dunque può e
deve rivolgere contro lo Stato, che gestisce gli
interessi di classe e nello stesso tempo si erge al di
sopra dell’intera società, la sua capacità di
intervenire nello spazio opponendo un contro-
spazio, dei contro-piani e dei contro-progetti, alle
strategie, ai piani e ai programmi imposti dall’alto.
(365)
Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 169
6. DALLE CONTRADDIZIONI DELLO
SPAZIO ALLO SPAZIO DIFFERENZIALE
Come conseguenza a prima vista
paradossale, osserviamo che in certi spazi
deviati o derivati, inizialmente subordinati,
esiste la presenza di una capacità
produttiva: negli spazi del tempo libero, per
esempio, che sembrerebbero sfuggire ai
controlli dell’ordine stabilito, e costruire di
conseguenza, in quanto spazi ludici, un
vasto «contro-spazio». Illusione! (365)
Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 170
6. DALLE CONTRADDIZIONI DELLO
SPAZIO ALLO SPAZIO DIFFERENZIALE
L’indagine sul tempo libero non ha bisogno di
inchieste supplementari: alienante-alienato
come il lavoro, e al tempo stesso recuperante-
recuperato, il tempo libero è parte integrante-
integrata del «sistema» (del modo di
produzione). Se fu inizialmente una conquista
della classe operaia (ferie pagate, week-end,
ecc.), esso è poi diventato un’industria, una
conquista del neo-capitalismo, estensione dello
spazio intero dell’egemonia borghese. (365)
Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 171
6. DALLE CONTRADDIZIONI DELLO
SPAZIO ALLO SPAZIO DIFFERENZIALE
La spiaggia è l’unico luogo di piacere scoperto
dalla specie umana nella natura. Il corpo tende
a comportarsi come campo differenziale, con i
suoi organi dei sensi, dell’odorato e dal sesso
fino alla vista, senza che l’occhio sia per questo
privilegiato; dunque come corpo totale,
spazzando la corazza temporale e spaziale
prodotta dal lavoro, dalla divisione del lavoro,
dalla localizzazione del lavoro e dalla
specializzazione dei luoghi. (366)
Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 172
6. DALLE CONTRADDIZIONI DELLO
SPAZIO ALLO SPAZIO DIFFERENZIALE

Ancora di più che come «soggettività» (in


senso classico e filosofico) o come
«oggettività» (frammentata in ogni parte,
trasposta dalle immagini, ecc.), il corpo
tende ad affermarsi come «soggetto» e come
«oggetto». (366)

Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 173
6. DALLE CONTRADDIZIONI DELLO
SPAZIO ALLO SPAZIO DIFFERENZIALE

La Città e l’Urbano sono contemporanea-


mente la posta in gioco della lotta e il luogo
in cui la lotta avviene. Come mirare al
potere senza raggiungere i luoghi del potere,
senza occuparli, senza costruire una
morfologia nuova che implichi la critica
della vecchia morfologia e di conseguenza
dello stesso statuto della Politica. (368)

Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 174
6. DALLE CONTRADDIZIONI DELLO
SPAZIO ALLO SPAZIO DIFFERENZIALE

è un mondo pieno di trappole, il mondo-


trappola per eccellenza, il cui contenuto si
nasconde negli angoli e nei bordi: si parla
d’arte e di cultura e si tratta di denaro, di
mercato, di scambi e di potere; si parla di
comunicazione e non si tratta che di
solitudine; si parla di bellezza, e si tratta
solo di un marchio di qualità. Si parla di
urbanistica ed è il nulla. (370)
Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 175
6. DALLE CONTRADDIZIONI DELLO
SPAZIO ALLO SPAZIO DIFFERENZIALE
La pratica spaziale non può essere definita da un
sistema esistente (urbano o ecologico) né dall’adegua-
mento di un sistema (economico o politico). Al contra-
rio: grazie alle energie potenziali dei vari gruppi che
sottraggono lo spazio omogeneo e lo riutilizzano
secondo i propri fini, lo spazio si drammatizza e si
erotizza, restituito all’ambiguità, alla nascita simul-
tanea di bisogni e di desideri, grazie alla musica, ai
simboli e alle valorizzazioni differenziali, che vanno
oltre le localizzazioni dei bisogni e dei desideri negli
spazi specializzati, fisiologici (il sesso) o sociali (i luo-
ghi cosiddetti del piacere) . (372)
Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 176
6. DALLE CONTRADDIZIONI DELLO
SPAZIO ALLO SPAZIO DIFFERENZIALE
Il diritto alla differenza designa formalmente
quello che può emergere dalle azioni pratiche e
dalle lotte effettive: le differenze concrete. Il
diritto alla differenza non dà alcun diritto, se
non quelli già conquistati con una dura lotta.
tale «diritto» ha valore solo per il suo
contenuto, al contrario del diritto di proprietà,
che ha valore per la sua forma logica e
giuridica, principio del codice dei rapporti
normali nel modo di produzione capitalistico.
(372)
Lezioni di Sociologia dell'ambiente - CdL Magistrale - Prof. Guido Borelli - Università IUAV di Venezia 177
Corso di Sociologia dell’Ambiente
a.a. 2018 - 2019

FINE
Prof. Guido Borelli
guido.borelli@iuav.it 178

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