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"La nave dei Folli" nell'immaginario artistico di Bosch

Martedì 17 Febbraio 2009 21:20

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 Attualizzazione: lo specchio di un’eterna contemporaneità.

Rossana Scicchitano

Nel suo bisogno di ordine e razionalità la cultura Umanistica è costretta  a


confrontarsi con le forze oscure che sfuggono al controllo dell’uomo; riesce
 
a fare questo, in primo luogo, stigmatizzando la pazzia, quasi percepita
come colpa, la madre di tutti i vizi, oppure razionalizzandola, riconoscendovi
cioè una forma paradossale di saggezza in grado di svelare cecità ed
ipocrisia che restano occulte agli occhi dei “sani”.

Tra 400’ e 500’ “approda” nell’immaginario europeo un nuovo oggetto,


strano e sconvolgente, oltre che affascinante: è “la nave dei folli”, una nave
carica di pazzi, spinta alla deriva lungo i fiumi dell’Europa del Nord. Il tema
esplode contemporaneamente nella letteratura come nell’arte. Sebastian
Brant lo riprende nel suo “vascello dei matti” (testo e illustrazioni, 1494), un
poemetto che denuncia tutte le condizioni sociali; ogni vizio è impersonato
da un folle incurabile; nessuno manca a bordo della nave: sfilano così i
rappresentanti della cultura e del potere, della vita civile, politica, religiosa,
tutti rapiti ed invasati in questa vorticosa e convulsa navigazione verso
l’inferno.

Anche Hieronymus Bosch, negli stessi anni riprende il singolare motivo,


dipingendo, appunto, “La nave dei folli” (1490-1500). Inquadriamo questo
originale artista ponendo l’attenzione su alcuni tratti caratteristici della sua
produzione.  Ciò che bisogna studiare nell’opera di Bosch è il modo plastico
di espressione del pensiero .

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Gli elementi biografici sono scarsi : si perdono infatti le tracce di Bosch agli
inizi del XII secolo; non sappiamo  né quando sia nato, né chi fossero i suoi
maestri, ma soprattutto ignoriamo da chi abbia ripreso quegli strani soggetti,
protagonisti dei suoi quadri, che superano così singolarmente i quadri
dell’arte religiosa tradizionale. Probabilmente originario di Aquisgrana, visse
circa sessant’anni, morì nel 1516. Cio’ che maggiormente colpisce di questo
artista è il simbolismo, mediante il quale è possibile cogliere solo
parzialmente   l’universo interiore del
pittore. I simboli rappresentati da Bosch alludono a vere e proprie
 
“ confessioni” interiori.

 L’opera di Bosch è testimonianza di una dualità artistica, indice di un’epoca


di transizione, dove l’arma più tagliente è proprio la satira sociale.

Bosch è dunque l’artista della metafora, dei geroglifici, spesso


apparentemente incomprensibili, quasi irrazionali, sogni,
allucinazioni e chimere; delle ossessioni suscitate da un terrore
del mondo medievale e dell’Oscuro.

Come la nave di Brant anche quella di Bosch è carica di stolti,


ma la satira morale si ispira ad un linguaggio visionario ed
allucinato, materia di studio per surrealisti e psicoanalisti del
900’.

Osservando il quadro si nota la barca, traboccante di


personaggi che cercano di addentare il dolce che pende
dall’albero, simbolicamente, l’oggetto del loro desiderio. Al

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centro della scena una suora suona il mandolino davanti ad un


frate francescano; vicino a lei ci sono delle ciliegie, che ,
insieme al liuto, sono il simbolo del piacere carnale. Appollaiato
su un ramo, a destra, si osserva un buffo personaggio
dall’aspetto di giullare che beve isolato dagli altri passeggeri, in
un atteggiamento di “perversa meditazione”. Intanto a prua c’è
chi vomita e chi amoreggia (la brocca allude alla sessualità
femminile). Contemporaneamente un ladro sbucato da un
cespuglio cerca di rubare il pollo infilzato sull’albero. Quest
‘ultimo è una pianta fronzuta, storta e poco stabile, attaccato al
quale sventola una bandiera con sopra l’immagine della luna, in
questo caso, simbolo dei “lunatici”, soggetti a sbalzi inspiegati
di umore.

In questo tumulto di voci, canti, risate e pianti, nessuno fa caso


al minuscolo teschio che fa capolino tra i rami,  tetro presagio di
sventura. La barca, infatti, carica di delizie, in realtà fila verso la
morte, verso l’abisso più buio degli inferi.

In Bosch  “la nave dei folli” pullula di oggetti allegorici che


alludono ad un’umanità persa nel vizio, dimostrando come sia
cieco ed insensato chi cerca la felicità nella sregolatezza degli
istinti.

L’artista “scandaglia” la società in un modo tutto nuovo; penetra


nella sua e nella nostra realtà, osservando ogni cosa mediante

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"La nave dei Folli" nell'immaginario artistico di Bosch
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una lente infallibile; mette a nudo un intraducibile e squilibrato


mondo che sembra girare al contrario; privo di valori sensati sui
quali costruire solide certezze; un mondo vittima della sua
stessa alienazione, perduto in una pulsante confusione
introspettiva, inconsapevole vittima dell’esagerazione. Bosch
dipinge la società di ieri, non troppo diversa, in un certo senso,
da quella di oggi, un vascello alla deriva che cavalca onde di
parole vuote,  immagini irreali, urla, fumo, sangue e risate, uno
specchio, insomma, dell’eterna contemporaneità…
 
una “Nave di Folli”.

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