Sei sulla pagina 1di 2

FIAMMETTA

Boccaccio nella sua vita corteggiò e conobbe moltissime donne, ma solo di una si innamorò
pazzamente, la donna si chiamava Maria e faceva parte della famiglia d'Aquino: era la figlia
naturale del re ed era sposata con un gentiluomo di corte. Boccaccio la incontrò il Sabato Santo
del 1336 e subito ne rimase affascinato. Boccaccio la ricordò sempre con il nome di Fiammetta e
anche nei suoi poemi la cita con questo nome.
L'Elegia di Madonna Fiammetta è un'opera di Giovanni Boccaccio. La sua datazione risale al
1343-1344. Si tratta di un romanzo psicologico, scritto in prosa e strutturato come un lungo
monologo-confessione: assume infatti la forma di una lunga lettera di una fanciulla napoletana
"alle innamorate donne mandata" (incipit). È composta da un prologo e nove capitoli, l'ultimo dei
quali funge da congedo.

Trama
La protagonista, che è anche voce narrante, racconta la sua vicenda sentimentale: innamoratasi al
primo sguardo di Panfilo, mercante fiorentino, vive una stagione di felicità interrotta però dalla
partenza dell'amante per Firenze.
La promessa infranta di Panfilo di un successivo ritorno a Napoli è il primo evento di una serie di
peripezie: la donna apprende prima che Panfilo si è sposato, ma quando è in procinto di
riconquistare una rassegnata serenità, viene a sapere che quella notizia era falsa e che l'amato ha
invece una relazione con una donna fiorentina. Folle di gelosia, Fiammetta vuol darsi la morte
ma ciò le viene impedito dalla vecchia nutrice.
Arriva infine la notizia di un prossimo ritorno a Napoli dell'amato e Fiammetta torna
nuovamente a sperare.
Non si tratta di uno sfogo sincero e appassionato, di una trascrizione spontanea e immediata dei
sentimenti: siamo invece di fronte ad un'opera tutta letteraria, interamente strutturata secondo i
dettami e i procedimenti della retorica. Non stupisce quindi la complessa e costante trama di
riferimenti a fonti svariate, classiche e medievali. Interessante è notare che il Boccaccio, a molti
secoli di distanza dalle Heroides ovidiane, pone una donna come narratrice in prima persona.
Fiammetta infatti non è rappresentata come oggetto d'amore, cosa che accadeva di norma nella
lirica stilnovistica e trecentesca, ma come persona dotata di volontà ed emotività proprie,
attraverso le quali parla alle altre donne per suscitarne la compassione e consolarsi così della
propria sofferenza.

Riferimenti
Tra queste ultime spicca la Vita Nuova, modello sia per la trama generale (storia di un amore),
sia per la scelta e la descrizione delle situazioni (innamoramento in chiesa, succedersi di sogni e
apparizioni inframmezzate ai monologhi ecc.), sia soprattutto per la preferenza esclusiva
accordata ad un pubblico tutto femminile e di "nobili donne". Ugualmente appare evidente la
presenza dei classici: Seneca e soprattutto Ovidio, fonte primaria per le sue Heroides, la famosa
raccolta di lettere in distici elegiaci, per la maggior parte scritte da donne al marito o all'amante
lontano. Infatti in ogni passo dell'opera emergono "exempla" amorosi, mescolati in un gioco
intelligente di opposizioni, simmetrie e traslocazioni.
--
Il poeta, a causa di dissesti finanziari da parte del padre, fu costretto a tornare a Firenze, dove
condusse una vita poco allegra e piena di solitudine.
Si trovava a Firenze nel 1345, quando gli fu annunciate la morte di Fiammetta. Nel 1346 si
trasferisce a Ravenna come ospite di Ostasio da Polenta e l' anno dopo a Forlì, alla corte di
Francesco degli Ordelaffi che presumibilmente nel 1348 lo accompagnò a Napoli.
Per lei scrisse un particolare poema intitolato: " Amorosa Visione "