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La rivolta dei Vespri siciliani (1282)

Come scoppia la rivolta


30 marzo 1282, lunedì di Pasqua: in serata i Palermitani si apprestano a celebrare i Vespri, mentre
si stanno riunendo nella chiesa di Spirito Santo, l’aria di festa non riesce a nascondere la tensione
verso i francesi che circolano ostili per la città.
Un gruppo di soldati angioini ubriachi giunge sul sagrato della chiesa e uno di loro con la scusa di
controllare che non sia armata, allunga le mani sotto le vesti di una donna: è la provocazione
attesa dai Siciliani per far scoppiare la rivolta. Uno degli uomini che accompagnano la donna si
scaglia contro il soldato autore del gesto villano, gli sottrae la spada e con la stessa lo infilza a
morte. La ribellione si diffonde per tutta Palermo al grido di “Morte ai Francesi!”. Il mattino
seguente giacciono sulle strade i cadaveri di circa duemila francesi. Pochi giorni dopo anche altre
città siciliane aderirono alla rivolta.
Il re francese, riconobbe gli eccessi e proibì ai suoi funzionari di compiere ingiustizie. Tuttavia i
rivoltosi non si fidarono dell’iniziativa angioina e proseguirono nella loro lotta.
Pietro III d'Aragona sbarca in Sicilia
Dapprima i siciliani cercarono aiuto nel papato, ma il Papa francese Martino IV parteggiava per gli
angioini e si rifiutò. Allora si volsero verso la Spagna e invocarono l’aiuto di Pietro III D`Aragona,
sposato con Costanza di Svevia, unica erede legittima della dinastia degli Sveva che aveva regnato
sull’isola dal 1194 fino all’avvento degli angioini e che i siciliani rimpiangevano.
Il sovrano aragonese accettò di appoggiare gli insorti anche perché la Sicilia in virtù della sua
posizione strategica era l’ideale punto di partenza per la conquista della Tunisia.
Si dice che la rivolta dei Vespri non sia stata spontanea, ma parte di una vasta cospirazione
antifrancese di cui proprio Pietro III era tra i principali ideatori.
Quando con il suo esercito sbarcò in Sicilia a sostegno degli insorti la Comune di Palermo corse a
offrirgli la corona: venne proclamato re di Sicilia il 4 settembre mentre Carlo I d’Angiò si ritirava
precipitosamente verso Napoli.
L’accordo di Caltabellotta
Il primo accordo che definì la questione tra Aragonesi e Angioini fu siglato il 31 agosto del 1302 a
Caltabellotta, con la Sicilia che passava sotto controllo aragonese acquisendo la denominazione di
regno di Trinacria mentre la parte continentale dell’Italia meridionale rimaneva agli angioini sotto
il nome di Regno di Sicilia.
Secondo il trattato la Sicilia doveva tornare in mano francese alla morte di Federico III d’Aragona,
figlio di Pietro e Costanza, ma l’impegno non fu rispettato e la Sicilia rimarrà in mano spagnola fino
agli inizi del XVIII secolo.

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