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MANUALE DI VITICOLTURA REGGIANA
CONSORZIO PER LA TUTELA DEI
VINI “REGGIANO” E “COLLI DI
SCANDIANO E DI CANOSSA” Rolando Valli Stefano Meglioraldi
Claudio Corradi Matteo Vingione

MANUALE
DI VITICOLTURA
REGGIANA
2007

Impianto Cure colturali Costi


Manuale
di Viticoltura reggiana

Presentazione Pag. 2 Vecchi vitigni Pag. 86


Introduzione Pag. 3 La gestione del suolo Pag. 90
Evoluzione della viticoltura provinciale Pag. 4 La fertilizzazione Pag. 94
Viticoltura in cifre Pag. 8 Irrigazione Pag. 98
Filiera vitivinicola e tracciabilità Pag. 12 La maturazione dell’uva Pag. 102
Vitigni coltivati Pag. 14 Le regole della qualità Pag. 106
Portinnesti Pag. 16 Vendemmia manuale e meccanica Pag. 108
Disciplinare dei DOC e dell’IGT Pag. 18 La meccanizzazione del vigneto Pag. 112
Suoli di pianura e collina Pag. 22 Viticoltura integrata e biologica Pag. 118
Clima Pag. 24 I Giallumi della vite:
flavescenza dorata e legno nero Pag. 120
Forme d’allevamento Pag, 26
Strutture di sostegno Pag. 32 Costi di impianto Pag. 126
Potatura e gestione della chioma Pag. 38 Costi di produzione Pag. 128
Qualità del materiale vivaistico viticolo Pag. 44 Attività di assistenza tecnica Pag. 130
Impianto del vigneto Pag. 46 Per saperne di più Pag. 132
Cure dei primi anni Pag. 50
Introduzione alla schede varietali Pag. 56 Appendici
Ancellotta Pag. 60 A La cultura della vite e del vino Pag. 134
Lambrusco salamino Pag. 62 B L’evoluzione dei terreni
Lambrusco Marani Pag. 64 della provincia Pag. 135

Lambrusco Maestri Pag. 66 C Distribuzione provinciale


Lambrusco grasparossa Pag. 68 dei principali vitigni reggiani Pag. 136

Lambrusco di Sorbara Pag. 70 D Recenti acquisizioni


Altri lambruschi Pag. 72 sui vitigni autoctoni Pag. 137
MANUALE DI VITICOLTURA REGGIANA
di Rolando Valli, Stefano Meglioraldi, Claudio Corradi, Matteo Vingione Malbo gentile Pag. 76 E Costi dettagliati di impianto Pag. 140
Altre uve nere Pag. 78
2ª Edizione - Stampato nel Aprile 2007 F Le cantine sociali ed i privati
Spergola e Sauvignon Pag. 80 iscritti al Consorzio Pag. 142
VIETATA LA RIPRODUZIONE PARZIALE O TOTALE DEI TESTI E DELLE ILLUSTRAZIONI A TERMINE DI LEGGE
Le malvasie Pag. 82
Grafica Cristiano Barsotti per - Foto di copertina Alberto Vezzani I trebbiani Pag. 84
L'addomesticamento della vite, l'affinamento delle tecniche colturali che la riguar-
dano e le declinazioni del suo prodotto possono giustamente considerarsi a fondamen-
to della civiltà nella quale ci riconosciamo, della sua infrastruttura agraria e del costu-
me urbano. Con il grano e l’olio, il vino ancora costituisce la base dei modi alimentari
dell'Europa mediterranea e la sua attualità merita attenzioni scientifiche, imprenditoria-
li e politiche.
I manuali si giustificano se vengono utilizzati, se si traducono in gesti consapevoli,
disciplinati e corretti. A suggerire l'opportunità della riedizione di questo volume è,
appunto, la sua meritevole finalità pratica. E, aggiungerei, la sua specificità. Perché trat-
ta di una viticoltura aggettivata, territorialmente definita.
La coltivazione della vite, infatti, nella scena dell'agricoltura reggiana, assume ruoli
inequivoci di protagonismo, anche se le sue potenzialità, impacciate da una sorta di
timidezza dovute ad ataviche soggezioni verso i vini cosiddetti blasonati (spesso acca-
sati sotto scudi di dubbio lignaggio), non appaiono ancora compiutamente espresse.
Nella prefazione alla prima edizione, si dava conto di un processo d’ammodernamento
della nostra viticoltura, che dal 2004 ad oggi è proseguito e si è approfondito, ed ha tro-
vato sbocco in una riconosciuta crescita qualitativa media dei vini reggiani, con punte
che si possono ormai considerare d’eccellenza. Se qualcosa ancora manca alla vitivini-
coltura reggiana è la convinzione diffusa fra gli operatori di poter competere ai più alti
livelli, e quindi la congruità dei comportamenti che ciò comporterebbe.
Nel tempo il vino si è trasformato da mero oggetto di consumo a piacevole comple-
mento della vita relazionale. La sua valenza edonistica non è più legata all'esito estre-
mo del suo consumo patologico, l'ebbrezza, ma al suo ruolo di contesto, nella comples-
sità della tavola, alla quale accede con garbo, con misura. Si è trattato di una sorta d'ac-
quisizione del diritto di cittadinanza e la sua piena legittimazione è testimoniata dal
fatto che i nutrizionisti gli riconoscono specifiche virtù salutistiche.
Come amministratore della Provincia di Reggio Emilia, non posso neppure dimenti-
care il contributo che la viticoltura dà alla caratterizzazione del paesaggio. La trama dei
vigneti, che dilaga nella pianura, comincia finalmente ad inerpicarsi nella media collina,
con esiti straordinari. Una Provincia che ha rivolto alla bellezza la barra della propria
politica territoriale considera l'attività agricola un fattore economico e, insieme, esteti-
co del paesaggio.
Per questo la riedizione del Manuale di viticoltura reggiana può apprezzarsi quale
iniziativa lodevole, per il contributo importante offerto all'impegno dei nostri coltivato-
ri, alla loro dotazione professionale e quindi al miglioramento del loro lavoro.

Roberta Rivi
Assessore all’Agricoltura
della Provincia di Reggio Emilia
1
Presentazione
La presente pubblicazione è una ristampa aggiornata della precedente versione,
andata esaurita in breve tempo per l’importanza e l’attualità dei temi trattati.
La sua realizzazione rientra nell’ambito dell’attività del Consorzio per la tutela dei
vini “Reggiano” e “Colli di Scandiano e di Canossa” per portare a conoscenza dei viti-
coltori, e degli operatori agricoli in generale, la situazione attuale e reale del vigneto reg-
giano con tutte le sue implicazioni, positive o negative.
Il Consorzio svolge infatti, fra le proprie attività istituzionali, un importante lavoro di
sperimentazione, ricerca e assistenza per rendere più moderna la nostra viticoltura,
anche attraverso il ripescaggio di vecchi vitigni autoctoni da inserire nei disciplinari di
produzione. La sperimentazione, che coinvolge tutti gli aspetti agronomici della viticol-
tura, si prefigge lo scopo di ottenere, nel breve tempo, il Lambrusco di eccellenza per
offrire ai consumatori il meglio in fatto di qualità e di specificità provinciale.
La viticoltura reggiana rappresenta infatti una componente importante dell’economia
provinciale ed interessa una superficie di circa 8.479 ettari. Di questi 555 Ha vengono uti-
lizzati per la produzione di vini DOC Colli di Scandiano e di Canossa e 3.633 Ha per la
produzione di vini DOC Reggiano.
Attualmente la produzione viticola è fondata su alcuni vitigni principali: l’Ancellotta,
che ricopre quasi il 50% della superficie viticola totale, pari a circa 4.026 Ha e il gruppo
dei Lambruschi con circa 3.573 Ha (pari al 42% della sup. vitata complessiva). Tra que-
sti spiccano il Lambrusco Salamino ed il Lambrusco Marani, rispettivamente con il 18%
e il 15% sul totale. Le varietà a bacca bianca occupano soltanto una piccola percentua-
le della superficie vitata provinciale, pari complessivamente a circa 433 ettari, costituita
principalmente dalle Malvasie, dalla Spergola, e dai Trebbiani.
I sistemi di impianto si basano essenzialmente su tre forme di allevamento: il Sylvoz
per il 36% il Bellussi o semi-bellussi per il 32% e il G.D.C. per il 20%. Nel restante 12%
vi si trovano forme di allevamento come la Pergola, il Guyot, il Cordone speronato, il
Casarsa, ecc.
I vigneti attualmente esistenti hanno un’età media così suddivisa: il 42% superano i
29 anni di vita, il 34% sono da considerarsi in piena produzione, compresi fra i 5 ed i 20
anni, mentre il rimanente 14% comprende vigneti che vanno da 0 a 4 anni.
Da qui se ne deduce che la nostra viticoltura presenta ancora impianti abbastanza
vecchi, ma che ha cominciato il necessario processo di riconversione, utilizzando impian-
ti e tecniche moderne, anche di meccanizzazione, per produrre qualità.

Consorzio per la tutela dei vini


“Reggiano” e “Colli di Scandiano e di Canossa”
Il Presidente
Gianotti Giorgio
2
Introduzione
A nove anni di distanza dalla pubblicazione di Nuova Viticoltura Reggiana, gli auto-
ri hanno inteso riproporre l’argomento con gli aggiornamenti del caso. In pochi anni
parte dei vigneti è stata rinnovata: dal 1997 ad oggi ben 2147 ha., pari al 25% della
superficie viticola provinciale, è stata impiantata a nuove vigne. Ciò ha significato un
cambio di sistema d’allevamento e un rinnovo nella tecnica colturale; infatti,
• il sistema d’allevamento, sia esso GDC che Sylvoz- Casarsa, è stato scelto in
funzione della meccanizzazione,
• le distanze d’impianto si sono ristrette, con conseguente maggior numero di
viti/ha.,
• la potatura verde sia manuale che meccanica, un tempo trascurata viene ora
eseguita con professionale puntualità,
• non si ricava più foraggio dal vigneto, in quanto le gestione del suolo è fatta
con inerbimento fra le file e diserbo sulla fila,
• la vendemmia meccanica, con oltre 40 macchine presenti, interessa ormai il
20% dell’uva prodotta.
Queste novità sono pienamente recepite ed illustrate nei capitoli che seguono.
Ai due autori originari Rolando Valli e Claudio Corradi si sono affiancati due valenti
tecnici viticoli, Stefano Meglioraldi e Matteo Vingione, che da alcuni anni forniscono una
efficace assistenza tecnica ai viticoltori della nostra provincia; essi hanno ampliato le loro
conoscenze con specializzazioni in viticoltura, il Meglioraldi corso post laurea di specia-
lizzazione in Scienze Viticole ed Enologiche presso l’Università di Torino e il Vingione lau-
rea in Viticoltura ed Enologia presso l’Università di Firenze; si è cosi formato un buon
gruppo di lavoro.
Significativi contributi su specifici argomenti sono pervenuti da Anselmo Montermini,
direttore del Consorzio Fitosanitario Provinciale, da Marisa Fontana, responsabile della
filiera vitivinicola CRPV, da Gian Luca Mordenti del CATEV , da Anna Rosa Babini del
CAV, da Giuseppe Benciolini dell’I.ter, da Aldo Rinaldi ed Ester Caffarri, docenti dell’ITAS
A. Zanelli, da Andrea Franchi, tecnico del Consorzio Fitosanitario Provinciale, da Luca
Tognoli enologo, da Matteo Storchi, tecnico del Consorzio tutela vini reggiani; a tutti loro
un sincero ringraziamento, come pure ringrazio il Consorzio della “Strada dei Vini e dei
Sapori colline di Scandiano e Canossa” per aver fornito la mappa della strada.
Mi è gradito inoltre evidenziare la sensibilità e la disponibilità degli Enti finanziatori:
la Provincia di Reggio Emilia, Assessorato Agricoltura per l’interessamento dell’Assessore
Marco Prandi e del dirigente Massimo Bonacini, il Consorzio per la Tutela dei vini
Reggiano e Colli di Scandiano e Canossa, nelle persone del presidente Franco Artoni e
del direttore e segretario Gian Matteo Pesenti e il Consorzio fitosanitario Provinciale nelle
persone del presidente Luigi Peri e del direttore Anselmo Montermini.
Infine mi rivolgo a te lettore viticoltore e tecnico vitivinicolo, con la speranza che le
notizie e le informazioni presenti nel libro ti possano aiutare a migliorate la qualità del-
l’uva prodotta, in modo da ricevere sicure soddisfazioni morali ed economiche

Rolando Valli
coordinatore del gruppo di lavoro
3
L’Evoluzione della
Viticoltura Reggiana
di Stefano Meglioraldi,
Nella provincia Reggiana la associato ad un gruppo d’omoni-
Matteo Vingione viticoltura è un’attività agricola mi vitigni, che si pensa abbiano
d’antica data diffusa in ogni trat- origini antichissime e derivino
to del territorio, salvo le zone dal termine Labrusca o Lambru-
d’alta montagna, rappresentan- sca, già noto ad Etruschi e
do così la più importante fra le Romani. Resti fossili di semi di
colture agrarie. vite silvestre sono stati ritrovati
La grande importanza che in zone del modenese e del reg-
tale attività riveste ed ha rivesti- giano, e numerose sono le testi-
to storicamente nell’economia monianze di personaggi illustri
provinciale, è data dall’elevato sulla presenza di tali viti: Catone
interesse commerciale dei pro- nel II°sec. a.c., ma anche Virgilio,
dotti tipici ottenuti dalla lavora- Plinio il Vecchio, ecc. che con il
zione delle uve: i rossissimi - termine “labrusca” indicano,
mosti e vini da correzione -, il infatti, un insieme di uve selvati-
“Lambrusco”, un vino frizzante che locali, nate spontaneamente
“la cui esuberanza conviviale da seme.
ancora tradisce i natali selvatici” Solo alla fine del 1500
, nonché alcune tipologie di vini Andrea Bacci di S.Elpidio, medico
d’alta qualità tipici della prima del papa Sisto VI e botanico, indi-
collina, ora inseriti nella D.O.C. ca con il termine “Lambrusca”
Vendemmia 1910.
(Foto Sevardi - Fototeca
“Colli di Scandiano e di non più una vite selvatica ma un
della Biblioteca Panizzi di Canossa”. gruppo di vitigni: “sui colli sot -
Reggio Emilia). Il prodotto “Lambrusco” è tostanti l’Appennino, di

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fronte a Reggio e Modena, la produzione di un particolare
si coltivano lambrusche, uve vino bianco proveniente dalle
rosse, che danno vini piccan - zone collinari di Scandiano, come
ti, o d o r o s i , s p u m e g g i a n t i afferma Bianca Cappello,
per auree bollicine, qualora Granduchessa di Toscana, nel XV
si versino nei bicchieri”. secolo d.c.
Il nome Lambrusco ora com- Da allora numerosi autori
prende un gruppo di 10 varietà riconoscono le importanti produ-
iscritte al Registro Nazionale zioni reggiane - Soderini e Tanara
delle varietà di vite, con differen- nel 1600, Caula nel 1700 -, ma è
ze anche importanti, da cui si soprattutto nell’ottocento, che
ottengono vini eterogenei dalle proliferano le descrizioni della
caratteristiche peculiari. viticoltura e dei vitigni reggiani
La viticoltura reggiana si svi- eseguite da Filippo Re ed altri
luppa fortemente nel medioevo, illustri personaggi quali Dalla
collegata al nome di Matilde di Fossa (1811), Bertozzi (1840),
Canossa (1.000 d.C.); successiva- Roncaglia (1849), Galloni (1847),
mente numerosi autori tra i quali Maini (1854), Agazzotti (1867),
Pier De Crescenzi nel 1300 “Liber Ramazzini (1887). Per dimostrare
ruralium commodorum” e il già l’importanza anche internaziona-
nominato Andrea Bacci, citano i le delle produzioni reggiane è
Interno della Cantina di
prodotti tipici della provincia, d’obbligo citare il riconoscimento San Martino in Rio,
soffermandosi sulle uve lambru- del lambrusco all’esposizione di Reggio Emilia, 1924
sche. Molto interessante è anche Parigi del 1900. (Foto Corghi).

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La migliore conferma dell’im- estende quindi ininterrotta dalla
L’Evoluzione
portanza di tale comparto produt- dolce collina alle rive del fiume
della
tivo nell’economia della provincia Po’, utilizzato come via di traspor-
Viticoltura
reggiana resta comunque l’enor- to per i barili di vino, come testi-
Reggiana
me diffusione della viticoltura sul moniano i giornali dell’epoca.
territorio, per cui nel 1846 si pro- Nello stesso periodo nascono
ducono in provincia di Reggio le prime strutture cooperative tra
Emilia 1.100.000 q.li di uva, per cui quella di Rio Saliceto (1901), e
poi salire, nonostante le varie fles- nel 1906 nasce la prima Cantina
sioni produttive causate principal- Sociale in località S. Martino in Rio.
mente da oidio e peronospora, ai 2 Il movimento cooperativistico si è
milioni di quintali di uva nel 1915, poi notevolmente diffuso tanto che
realizzati su una superficie in col- già nel 1968 il territorio provincia-
tura promiscua di 107.000 Ha e le viene denominato “provincia
specializzata di 740 Ha. cooperativa”. Nel quinquennio dal
Ai primi del 900’ due aree 1924 al 1928 la produzione media
tendano a differenziarsi: una di annua è di 2.425.000 Q.li, ed in
pianura, dove è concentrata la questi anni un terzo del fatturato
maggior parte della produzione, dell’azienda agricola proviene
caratterizzata da uve lambrusche dalla vite e dal vino. In seguito, fino
e da uve da colore, e una di colli- agli anni ’50, la superficie adibita
na dove la produzione si differen- alla viticoltura rimane pressoché
Irrorazione con soffietto,
zia notevolmente e spicca l’uva invariata (100.000-110.000 Ha),
1910 ca. (Foto Sevardi). bianca. La coltura della vite si mentre la produzione di uve regi-

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stra in quegli anni notevoli fluttua- Filippo Re ne aveva fornito una
zioni a causa di condizioni climati- descrizione sintetica: “terreno
che avverse quali il gelo e di danni coltivabile disposto in larghi
causati dalla guerra: infatti, nel campi, separati da filari d’olmi
1929 e nel 1945 la produzione posti tra mezzodì e settentrione,
d’uva cala fino a circa 600.000 Q.li. cui sono vantaggiosamente mari-
Agli inizi del secolo le varietà nate le viti”. L’alberata prevede
d’uva coltivate nella provincia di quindi una bassa densità ettaria-
Reggio Emilia superano il centi- le variabile dalle 350 alle 500
naio. Nel 1922 Franceschini e viti, disposte in filari solitamente
Premuda elencano le seguenti fra distanti tra loro 15 metri; sulla
le più coltivate. fila, distanti tra loro circa 7 metri,
• Uve r osse : Ancellotta, vi sono i tutori vivi, che sosten-
Fogarina, Lambrusco salamino, gono ognuno 4-6 viti.
Berzemino passo e capolico, L. di Agli inizi degli anni ’60, la
Rivalta, L. Mazzone, Lambrusca superficie viticola reggiana è
selvatica di Montericco, Fortana, quasi totalmente investita a col-
Scorzamara, Negrisella, Brunella, tura promiscua con 92.500 ha sui
Uva d’Oro, Albana nera, 94.000 ha totali; nei decenni suc-
Sangiovese, Pinot, Tintoria, cessivi questa subisce un forte
Dolcetto, Aleatico, Barbera, calo, fino a scomparire quasi
Bonarda, Rossara, Refosco, totalmente, sostituita da una viti-
Posticcia, Punteruolo, Paradisa, coltura di tipo specializzato,
Covra, Tondella, Tosca; ovvero utilizzata solo a vite. La
• Uve bianche: Malvasia, situazione all’anno 2000 vede la
Spergolina, Retica, Occhio di presenza sul territorio provinciale
gatto, Squarciafoglia, Moscato, di quasi 8.000 ha di viticoltura
Vernaccia, Dolciola, Trebbiano e specializzata. Questa modifica-
Durella. zione è accompagnata dal pas-
Questa ampia piattaforma saggio dall’alberata a forme
ampelografica rimane sostanzial- espanse quali il Bellussi ed il
mente immutata fino agli anni semi-Bellussi, che predominano
’60-’70, quando la scomparsa ancora oggi sulla viticoltura pro-
dell’alberata con conseguente vinciale. Dal 1970 iniziano poi a
sviluppo della coltura specifica e diffondersi impianti di vigneti
l’entrata in vigore dei disciplinari adatti alla meccanizzazione e le
D.O.C. riducono drasticamente le due tipologie che prendono mag-
varietà coltivate. giormente piede sono la contro-
La coltura della vite fino a spalliera potata a “Sylvoz” e la
quel momento è prevalentemen- doppia cortina denominata
te consociata a colture erbacee, e “G.D.C”, sebbene siano presenti
tale conduzione è denominata anche altre forme d’allevamento
“promiscua”. Già nel 1805 intermedie. 7
Viticoltura in cifre

di Matteo Storchi,
La provincia di Reggio Emilia, Q.li, con una produzione media
Stefano Meglioraldi, compresa tra i 44°13’ e i 45° 0’ ettariale di circa 175 Q.li: si
Matteo Vingione, di latitudine Nord, è posta nella riscontra un forte scarto tra la
Ferrari Cristina parte centro meridionale della produzione media realizzata in
pianura padana e presenta una collina e in pianura, a favore di
superficie complessiva di 2.291 questa ultima. L’uva prodotta è
Km2, con una superficie agricola stata lavorata, per il 93,5% dalle
utile di 107.429 Ha. Il territorio 16 Cantine Sociali presenti in
provinciale è costituito, proce- Provincia e per la restante parte
dendo da Nord verso Sud, per il dalle Cantine Private.
44,4% da pianura, per il 23,7% Il 42% della superficie vita-
da colline, e per il restante 31,9% ta in provincia di Reggio Emilia
da montagne. è ripartita in soli due comuni:
I dati, aggiornati al 2007, Reggio Emilia e Correggio, che
forniti dal servizio provinciale, presentano rispettivamente 1.821
indicano una superficie vitata e 1.739 Ha coltivati a vite. Altri
complessiva di 8.479 Ha, pari a comuni che hanno elevate esten-
circa il 7,9% della SAU provin- sioni viticole sono S. Martino in
ciale. Sul totale della superficie Rio con 477 Ha, Novellara con
a vite, circa 5,8 Ha hanno una 455 Ha, Rio Saliceto con 450 Ha
destinazione tecnologica diver- e Scandiano con 441 Ha. Solo 4
sa dalla vinificazione. comuni di alta montagna non
La produzione reggiana di sono vitati.
uva nel 2007 è stata di 1.484.367 Più in generale se suddividia-

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mo il territorio reggiano in sei na è un dato importante perché
zone come indica Greco nel indica lo stato della viticoltura e
1968: bassa pianur a, alta fornisce indicazioni utili sull’evo-
pianura, colle piano, alto
colle , m e d i a m o n t a g n a e
alta montagna, troviamo come
l’alta pianura, ovvero la “fascia”
che si estende dalla prima collina
fino a comprendere i comuni di
Correggio, Bagnolo, Reggio
Emilia, ecc., sia quella a maggior
superficie vitata rappresentando
al 2007 quasi il 59% dell’intera
superficie viticola provinciale.
Questa zona è anche la più vita-
ta, ovvero con la maggior con-
centrazione di vigneti, ottenuta
rapportando la superficie vitata
alla superficie agricola utile. Suddivisione in zone
Nella bassa pianura, che si esten- agrarie della superficie
provinciale vitata al 2000.
de fino al limitare del fiume Po’,
troviamo circa il 26% della
superficie vitata provinciale e
nella prima collina il 13%, con-
centrata soprattutto nei comuni
di Scandiano, Albinea, Quattro
Castella, Casalgrande e S.Polo
d’Enza.
I comuni a maggior concen-
trazione viticola sono: S.Martino
in Rio, dove la viticoltura occupa
il 31,1% della superficie agricola
utile, Rio Saliceto e Correggio.
La viticoltura reggiana è
quindi localizzata prevalente-
mente nella zona definita di pia -
Distribuzione comunale
nura 84%, delimitata a sud dai della superficie vitata
primi rilievi consistenti, e per il provinciale al 2000.
15% in zona collinare; solo
una piccolissima percentuale è
localizzata in montagna. luzione futura. Il 52% della
età dei vigne -
L’analisi dell’e superficie è costituita da vigneti
ti presenti nella provincia reggia- con un’età superiore ai 20 anni. I 9
Superfici vitate dei
singoli comuni reggiani e relativa per-
centuale sulla S.A.U.comunale
aggiornata al 2007.

vigneti giovani, ovvero fino ai 4


anni di vita, rappresentano invece
il 13,6% della viticoltura provin-
ciale. I vigneti considerati “matu-
ri”, ovvero in piena produzione,
con una età compresa tra i 5 ed i
20 anni, sono il 34,0%. La mag-
gior percentuale di vigneti giova-
ni si localizza nell’area di bassa
pianura ad indicare un maggior
rinnovamento della viticoltura
della zona.
Le forme d’allevamento per
la coltivazione della vite indivi-
duate in provincia di Reggio
Emilia sono 16, ma fondamen-
talmente prevalgono tre sole
forme d’allevamento: il Sylvoz ,
la forma più diffusa sul 36,1%
della superficie vitata, il Raggi
e la sua variante Semi-
Bellussi sul 32,5%, il G.D.C.
sul 20,4%. Tra le altre tipologie
d’impianto sono da segnalare il
Casarsa per l’3,0%, il Cordone
speronato per l’2,9%, la Pergola
per un 2,8% e l’Alberata, anco-
ra presente su 68 Ha di vigneto,
pari a circa un 0,8% dell’esten-
sione totale.
La maggior diffusione del
semi-Bellussi si ha nell’alta pia-
nura, mentre in bassa pianura e
collina prevalgono le forme
“Sylvoz” e “GDC”. Questa ultima
sistemazione si trova maggior-
mente concentrata, sempre
10 rispetto alla SAU, nel comune di
S. Martino i Rio e limitrofi, men- sente prevalentemente nel terri-
tre il Sylvoz, più diffuso sul terri- torio di pianura, con le massime
torio e soprattutto in zona colli- concentrazioni (o densità) ad
nare, raggiunge la più alta con- Ovest della Provincia.
centrazione nel comune di Rio
Saliceto. Il semi-Bellussi è pre- www.provincia.re.it

Ripartizione per forme di


allevamento della
superficie vitata
provinciale al 2007.

Rappresentazione grafica
della superficie vitata
provinciale divisa in classi
di età al 2007.

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Filiera vitivinicola
e tracciabilità
di Gianmatteo Pesenti
La filiera vitivinicola, che si della vite e su quali varietà ed
compone di coltivazione, trasfor- impianti indirizzare i produttori.
mazione e commercializzazione, Il Consorzio per la tutela dei
può essere ritenuta, come pro- vini “Reggiano” e “Colli di
cesso produttivo ed economico, Scandiano e di Canossa” ha ini-
abbastanza soddisfacente, ma, ziato da qualche anno sperimen-
ad un esame completo ed ocula- tazioni sul territorio reggiano per
to, si possono constatare alcune venire incontro alle richieste che
carenze che, se eliminate, posso- i produttori spesso avanzano.
no fare conseguire ottimi risulta- Le sperimentazioni, incentra-
ti sotto l’aspetto qualitativo e te su prove di gestione idrica,
reddituale. sulla gestione di campi varietali,
Per evidenziare le carenze sulla zonazione di pianura e di
testè denunciate, è necessario collina, sulla gestione di un
chiedersi se , nel comparto della campo di portinnesti, sulle stime
coltivazione, i vigneti reggiani di vendemmia e sulle prove di
siano strutturati per produrre meccanizzazione, nonché sul
uve di qualità o se sia neces- recupero e sulla valorizzazione
saria invece una opportuna di vitigni minori, sono volute ed
riflessione sulla coltivazione iniziate per impostare una politi-

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ca di maggiore qualità del vino gie di pr o m o z i o n e e d i v a l o -
reggiano, il quale comincia ad rizzazione del nostro prodotto,
essere percepito dal mercato che trova una scarsa comunica-
come prodotto di qualità. zione, sia in Italia che all’estero,
Il comparto della trasforma- comunicazione che sia integrata
zione non è privo anch’esso di però con il territorio reggiano.
carenze. È noto infatti che, a fronte di
Sul territorio esistono infatti ottime caratteristiche del nostro
strutture ed attrezzature di tra- prodotto, di una sua buona com-
sformazione vecchie ed obsolete mercializzazione e di un ottimo
che, come tali, non consentono gradimento del consumatore, i
la elaborazione di un buon pro- vini reggiani non trovano un
dotto e quindi non permettono buon riscontro di conoscenza. Se
una buona redditività. si aggiunge che, anche il territo-
È necessario pertanto uno rio con le proprie particolarità
sviluppo del processo logistico- storiche ed i molti prodotti tipici
produttivo che sia integrato con rientra in misura modesta nei
il tema delle certificazioni di flussi turistici nazionali, ne deri-
processo e di prodotto, nonché va una sorta di danneggiamento
con quelle ambientali. all’economia provinciale.
Inoltre, poiché le cantine
sociali della provincia sono La richiesta di questo compar-
estremamente e giustamente to tende pertanto a realizzare un
interessate alla vendita di vino forte e decisivo impulso ad una
sfuso all’ingrosso, spesso perdo- concreta ed organizzata comuni-
no di vista il mercato del vino cazione dei prodotti reggiani e del
in bottiglia molto importante, loro territorio di appartenenza.
perché solo attraverso di esso il Non è da dimenticare, infine,
vino viene diffuso e fatto cono- l’impegno che il Consorzio di
Tutela sta per assumere nei con-
scere.
fronti dei controlli sulla tracciabili-
È rilevante anche in questo
tà dei prodotti a denominazione
comparto non dimenticare la
di origine controllata.
possibilità e l’opportunità di Un decreto ministeriale affida
aggregazioni e di concentrazioni infatti ai consorzi il compito di
fra strutture produttive allo effettuare tali ispezioni che
scopo di ridurre il più possibile i dovranno certificare ai consuma-
costi di produzione, considerato tori la provenienza dei prodotti
che il mercato tende a richiede- doc imbottigliati.
re buone produzioni a costi limi- Nel corso del 2007, il Consor-
tati. zio svolgerà tale gravoso impegno
Nel comparto della commer- che riguarderà sia i controlli nei
cializzazione è fondamentale vigneti che nelle cantine, che pres-
reperire invece nuove strate - so gli imbottigliatori. 13
I Vitigni coltivati

di Matteo Storchi,
I dati rilevati all’anno 2007 misura diversa in base alla tipolo-
Stefano Meglioraldi, mostrano una viticoltura pro- gia, nelle tre principali aree di col-
Matteo Vingione vinciale basata quasi esclusiva- tivazione: il Salamino e il Sorbara
mente sulla produzione di uve sono coltivati prevalentemente
a bacca nera, che sono coltiva- nella zona di alta pianura; il
te su circa il 95% della superfi- Marani si trova invece quasi uni-
cie vitata. formemente diviso tra le zone di
Il vitigno principale è bassa e alta pianura; il grasparos-
l ’ A n c e l l o t t a con 4.027 Ha, sa con 238 Ha è presente in
pari a circa il 47,5% della maniera quasi uguale nel colle
superficie vitata provinciale. piano ed in alta pianura, mentre il
Questa varietà, seppur diffu- Maestri, presente in provincia su
sa su quasi tutto il territorio, 493 Ha, è al contrario diffuso per
è presente per il 70,6% nel- circa la metà in bassa pianura, e
l’alta pianura, per il 22,2% per la restante superficie nella
nella bassa pianura e per il zona collinare e di alta pianura.
6,7% nel colle piano. La maggiore concentrazione
Molto importante risulta di Ancellotta, Lambrusco Marani
anche il gruppo dei lambru- e Lambrusco salamino, ottenuta
schi, che complessivamente rico- rapportando la superficie occu-
pre il 42,2% della superficie inve- pata da ogni varietà alla SAU
stita a vite, all’interno del quale comunale, la troviamo nei comu-
predominano il Salamino con ni situati a nord-est della provin-
1.482 Ha ed il Marani con 1.245 cia, interessando principalmente
Ha. I lambruschi sono presenti, in Correggio, Rio Saliceto, S.Martino
Piattaforma
ampelografica della
provincia di
Reggio Emilia.
Suddivisione percentuale
della superficie
vitata di Reggio Emilia in
base alle principali varietà
coltivate al 2007.

14
in Rio, e in misura minore i comu- superiore ai 46 Ha del colle
ni limitrofi. Il L. Maestri è invece piano, il Sauvignon (Spergola) è
maggiormente concentrato nei presente quasi esclusivamente in
comuni di Boretto, Gualtieri e quest’ultima zona, con una
Montecchio (si veda, in appendi- superficie di 170 Ha, pari all’
ce “Distribuzione provinciale dei 83,8% della superficie totale
principali vitigni reggiani”). relativa a tale varietà. Spergola e
I vitigni a bacca bianca, Sauvignon hanno la massima
al contrario, occupano solo un concentrazione nei comuni di
5% circa della superficie provin- Albinea e Scandiano, mentre le
ciale investita a vite. malvasie raggiungono il proprio
Il Sauvignon è il vitigno a massimo nei comuni di
bacca bianca più coltivato con Sant’Ilario e Montecchio. I treb-
una superficie di circa 202 Ha, biani risultano maggiormente
seguono le malvasie (bianca, dispersi, avendo meno ettari ed
bianca di Candia e di Candia aro- interessando un’area più estesa
matica) con complessivi 129 Ha, rispetto alle altre uve bianche.
ed i trebbiani (modenese, roma- Il Malbo gentile è pre-
gnolo, toscano e giallo) con 47 sente su una superficie di 132
Ha in totale. I vitigni a bacca Ha, coltivato principalmente
bianca sono coltivati prevalente- nelle zone di alta pianura e col-
Elenco dei vitigni iscritti a
mente nelle zone di collina o nel- lina, con la concentrazione
Catalogo Nazionale e
l’alta pianura. Mentre le malvasie massima nei comuni di denunciati in provincia di
sono coltivate in alta pianura su Montecchio, Quattro Castella e Reggio Emilia, al 2007,
una superficie di circa 87 Ha, Scandiano. anno della rilevazione.

Abbuoto N., Albana B. (2 Ha), Aleatico N., Ancellotta N. (4.027 Ha), Barbera bianca B., Barbera N. (25
Ha), Biancame B., Bianchetta genovese B., Bonarda N. (13 Ha), Cabernet franc N., Cabernet sauvignon N.
(89 Ha), Chardonnay B. (14 Ha), Chasselas dorato B., Ciliegiolo N. (2 Ha), Cortese B., Croatina N. (17 Ha),
Dolcetto N., Fortana N. (18 Ha), Freisa N. (2 Ha), Garganega B., Greco B. (1 Ha), Greco bianco B., Groppello
gentile N., Italica B., Lacrima N., Lambrusca di Alessandria N. (2 Ha), Lambrusco a foglia frastagliata N. (18
Ha), Lambrusco di Sorbara N. (43 Ha), Lambrusco grasparossa N. (238 Ha), Lambrusco Maestri N. (493 Ha),
Lambrusco Marani N. (1.245 Ha), Lambrusco Montericco N. (32 Ha), Lambrusco oliva N. (16 Ha), Lambrusco
salamino N. (1.482 Ha), Lambrusco Viadanese N. (5 Ha), Malbo gentile N. (132 Ha), Malvasia bianca B. (19
Ha), Malvasia bianca di Candia B. (17 Ha), Malvasia bianca lunga B., Malvasia di Candia aromatica B. (94
Ha), Malvasia Istriana B. (1 Ha), Malvasia N., Marsigliana nera N., Marzemina bianca B., Marzemino N. (82
Ha), Merlot N. (17 Ha), Montepulciano N., Moscatello selvatico B., Moscato bianco B. (11 Ha), Moscato gial-
lo B. (2 Ha), Moscato nero di Acqui N. (1 Ha), Moscato rosa Rs., Mostola B., Negretto N., Olivella nera N.,
Ortrugo B. (1 Ha), Petit rouge N., Petite Arvine B., Pignola N., Pignoletto B., Pinot bianco B. (15 Ha), Pinot
grigio G. (1 Ha), Pinot nero N. (10 Ha), Priè blanc B., Prugnolo gentile N., Raboso Piave N., Raboso verone-
se N., Refosco nostrano N., San Michele N., Sangiovese N. (10 Ha), Sauvignon B. (201 Ha), Schiava gentile
N., Schiava grossa N., Schiava N., Sgavetta N. (9 Ha), Spergola B. (1 Ha), Tocai di Soave B., Tocai friulano B.
(2 Ha), Tocai rosso N., Trebbiano abruzzese B., Trebbiano giallo B. (3 Ha), Trebbiano modenese B. (20 Ha),
Trebbiano romagnolo B. (22 Ha), Trebbiano toscano B. (2 Ha), Uva di Troia N. (4 Ha), Uva rara N., Verdea B.
(1 Ha), Vernaccia di Oristano B.
Portinnesti

di Rolando Valli
I portinnesti iscritti in Italia disporre di materiale selezionato,
nel Registro Nazionale delle cartellinato in azzurro.
Varietà di Viti sono 33, di questi Ecco i requisiti principali
però i 5 riportati in tabella rap- dei portinnesti, oltre evidentemen-
presentano circa il 75% del tota- te alla resistenza alla fillossera:
le, riferito a superficie coltivata a • adattabilità al terreno,
vigneti di piante madri.In E milia- • quindi buona resistenza al
Romagna ne sono consigliati 6, calcare ed alla clorosi,
mentre in provincia di Reggio il • resistenza sia alla siccità
numero di portinnesti utilizzati che ai terreni umidi,
nei nuovi impianti si restringe a • induzione di buona produt-
3: Kober 5 BB, SO4 e 420 A, più tività,
un po’ di Golia e di 1103 Paulsen • efficienza nell’assorbimen-
per il Lambrusco Grasparossa. to degli elementi minerali.

I portinnesti impiegati sia Rimane il problema del vigo-


nella viticoltura italiana che in re che almeno per le zone di pia-
quella locale sono ancora quelli nura, la selezione clonale non ha
selezionati a fine 800 primi 900, per niente risolto. Cambiamo il
quando il problema della fillosse- sistema d’allevamento, riduciamo
ra decretò la fine delle viti fran- le distanze d’impianto ma la vigo-
che di piede. Negli ultimi anni, ria del portinnesto rimane la stes-
anche se la ricerca non ha messo sa, a differenza della frutticoltura
a disposizione nuovi portinnesti, dove negli ultimi anni si sono
si è proceduto alla selezione clo- abbandonati non solo i portinnesti
nale del materiale esistente, per vigorosi ma anche quelli di media
16 cui attualmente il viticoltore può vigoria, sostituiti dai deboli.
Infatti vitigni vigorosi come che anno per evitare fenomeni di
la maggior parte dei Lambruschi, stanchezza; se si vuole però pian-
il Marzemino, l’Amabile di tare subito, almeno un anno di
Genova andrebbero innestati su intervallo è d’obbligo, ricordando
portinnesti deboli. Questo rimane se possibile di cambiare portin-
un grosso limite che mal si conci- nesto, evitando il 420 A, sensibile
lia con l’aumento del numero al ristoppio.
delle viti/ha, per cui si rischia di
avere scarsa qualità a causa della
fittezza di vegetazione.
Per la resistenza al calca -
re dei portinnesti si deve cono-
scere oltre al calcare totale pre-
sente nel terreno anche il calcare
attivo, ossia la sua frazione solu-
bile. Siccome l’eccesso di calcare
unita alla carenza di ferro indu-
cono nella vite la clorosi si e stu-
diato l’indice di potere cloro-
sante del terreno o IPC: colle-
gando la quantità di calcare atti- Di seguito si riporta una
vo con la quantità di ferro pre- breve descrizione dei più comuni
senti nel terreno si può conosce- portinnesti tratta dal Disciplinare
re se quel terreno può causare di Produzione Integrata della
clorosi nella vite.Nei nostri terre- Regione E.R.:
ni però il calcare è ben tollerato • K5BB: vigoria elevata, per
dai portinnesti impiegati, per cui terreni tendenzialmente freschi e
i fenomeni di clorosi non sono mediamente fertili;
frequenti. • SO4: vigoria medio elevata,
Invece la presenza di discre- per terreni freschi e fertili, antici-
te quantità di potassio, come pa la maturazione;
nella maggior parte dei nostri • 420 A: vigoria media, per
vigneti, se unita a carenza di terreni mediamente siccitosi e
magnesio, può causare in certe mediamente fertili, inidoneo al
annate il disseccamento del ristoppio;
rachide in varietà sensibili, es. • 140 R: vigoria elevata per
Ancellotta. terreni poveri, calcarei, siccitosi,
Un problema che comincia a ritarda la maturazione
porsi con la specializzazione è il • 110R: vigoria media, per
ristoppio, ossia estirpare il vec- terreni tendenzialmente siccitosi
chio e piantare subito dopo il e mediamente calcarei.
nuovo vigneto. L’agronomia clas- • 1103P: vigoria elevata per
sica consiglia di aspettare qual- terreni compatti, siccitosi e salini. 17
DIisciplinari D.O.C. e I.G.T.

di Matteo Vingione
L’istituzione delle “Denomi- 1995 è riconosciuta l’Indi-
Stefano Meglioraldi nazioni di Origine Controllata” c a z i o n e G e o g r a f i c a Ti p i c a
avviene per l’esigenza di dare “Emilia” o “dell’Emilia”, che
una disciplina rigorosa che salva- comprende vini bianchi, rossi e
guardi la tipicità e l’unicità dei rosati (solo per i vini rossi anche
diversi vini secondo la loro com- nella tipologia frizzante e novel-
posizione e provenienza. lo), ottenuti da uve provenienti
Secondo le intenzioni dei da uno o più vitigni raccomanda-
disciplinari, queste certificazioni ti e/o autorizzati per le province
fanno chiarezza soprattutto nei di Bologna, Ferrara, Modena,
riguardi del consumatore, il quale Parma, Piacenza e Reggio Emilia.
può sapere dove, secondo il pro- Il 20 settembre 1996 è revo-
prio gusto, orientare la propria cata la denominazione “Bianco
ricerca: ogni denominazione non di Scandiano” e riconosciuta la
solo indica un determinato luogo nuova D.O.C. “Colli di Scan-
di provenienza con le insite diano e di Canossa”. Il 26
caratteristiche territoriali, ma novembre 1996, è revocata
traccia un profilo di quali vitigni e anche la denominazione “Lam-
in quali percentuali facciano brusco Reggiano”, e sostituita
parte delle diverse tipologie dalla D.O.C. “Reggiano”.
disciplinate. Nel 2000 le aziende iscritte
Il 22 luglio 1971 è riconosciu- alla D.O.C. “Reggiano” sono
ta, tramite un decreto del 1.928, per una superficie com-
Presidente della Repubblica, la plessiva di 3.074 Ha di coltura
Denominazione d’Origine Con- specializzata e 35 Ha di coltura
trollata “Lambrusco Reg- promiscua. La relativa produzio-
giano” e ne è approvato anche ne è di 287.096 Q.li. Le aziende
il relativo disciplinare. iscritte alla D.O.C. “Colli di
Nel 1976, è firmato il decreto Scandiano e di Canossa” invece
che riconosce la Denominazione sono 369, le quali coprono una
d’Origine Controllata “Bianco superficie complessiva di 335 Ha
di Scandiano” e ne è approva- di coltura specializzata e 7.305
to il relativo disciplinare di pro- m2 di coltura promiscua. La pro-
duzione. Contestualmente sono duzione relativa è di 34.418 Q.li.
creati due consorzi dei vini, i cui La produzione d’uve IGT
scopi principali sono quelli di far “Emilia” è, nello stesso anno, di
rispettare le normative e di pro- 657.693 Q.li.
muovere qualsiasi iniziativa inte- Il 19 marzo 2002 i due con-
sa a salvaguardare la tipicità e le sorzi storici si modificano, deter-
caratteristiche del vino D.O.C., minando la nascita del Consorzio
tutelandone anche la produzione per la tutela dei vini “Reggiano” e
ed il commercio. “Colli di Scandiano e di Canossa”,
18 Nel decreto del novembre e quello per la promozione dei
marchi storici dei vini reggiani. In vite autorizzate alla coltivazione
particolare, il primo consorzio ha in regione: decade quindi la pre-
lo scopo fondamentale di tutela- cedente classificazione provincia-
re, valorizzare, e curare gli le di viti autorizzate e raccoman-
interessi relativi alle DOC, men- date. In conformità a tale delibe-
tre il secondo ha come finalità lo ra sono ritenuti idonei alla colti-
svolgimento di attivà promozio- vazione in ambito regionale e
nali e pubblicitarie, anche all’este- provinciale ben 66 varietà.
ro, per la maggior conoscenza ed Di queste, in provincia di
il miglioramento dell’immagine Reggio Emilia, sono attualmen-
dei vini commercializzati con il te iscritte alle Denominazioni
marchio consortile. di Origine Controllata 26 varie-
Nel 2003, in attuazione della tà di cui 18 a bacca nera – tra
nuova OCM (REG. (CE) N. cui predominano i lambruschi -
1493/99), la Regione Emilia 7 a bacca bianca e 1 a bacca
Romagna emette la delibera di grigia.
Giunta N.ro 2003/1949 nella
quale sono elencate le varietà di www.vinireggiani.it

19
D.O.C. “Reggiano”
Il disciplinare di produzione presenta sei diverse specificazioni: Reggiano Lambrusco rosso o
rosato, Reggiano Lambrusco novello, Reggiano Lambrusco Salamino rosso o rosato, Reggiano Rosso,
Reggiano Rosso novello e Reggiano Bianco Spumante. Ad eccezione delle dichiarate tipologie novel-
lo e spumante, per le altre specificazioni è prevista la tipologia frizzante, tipica della zona.
I vitigni contemplati, che concorrono in misura diversa alla costituzione delle quattro tipologie di
vino sono: Ancellotta, Cabernet Sauvignon, Lambrusco a foglia frastagliata, Lambrusco di Sorbara,
Lambrusco grasparossa, Lambrusco Maestri, Lambrusco Marani, Lambrusco Montericco, Lambrusco
oliva, Lambrusco salamino, Lambrusco viadanese, Malbo gentile, Marzemino, Merlot, Sangiovese.
I vini che si fregiano della D.O.C. devono avere titoli alcolometrici volumici naturali minimi del
9,5%, un’acidità minima variabile tra il 5,5 e il 6 per mille secondo le tipologie, estratto secco netto
minimo da 16,0 a 20,0 g/l e una resa massima di trasformazione del 70%. La resa massima dei
vigneti deve essere di 180 Q.li/Ha.
La zona di produzione della tipologia Reggiano lambrusco si estende su 34 comuni, ossia su
quasi tutta la provincia, ad eccezione di comuni della media e alta montagna e di uno della bassa
pianura. Sono compresi l’intero territorio dei comuni di: Rolo, Fabbrico, Campagnola, Rio Saliceto,
Correggio, San Martino in Rio, Bagnolo in Piano, Novellara, Cadelbosco Sopra, Castelnovo Sotto,
Gualtieri, Reggiolo, Sant’Ilario d’Enza, Reggio Emilia, Cavriago, Bibbiano, Montecchio, San Polo
d’Enza, Canossa, Quattro Castella, Vezzano sul Crostolo, Albinea, Scandiano, Casalgrande, Rubiera,
Viano, Castellarano, Campegine, Poviglio, Boretto, Gattatico, Brescello, Carpineti e Baiso.
Le aree in cui si possono produrre uve destinate alle tipologie Reggiano Rosso, Reggiano
Lambrusco Salamino e Reggiano Bianco Spumante sono invece più ristrette comprendendo rispetti-
vamente 23, 11 e 15 comuni. Ultima modifica D.M. 13-06-2005

D.O.C. “Colli di Scandiano e di Canossa”


I vini soggetti a tale denominazione sono prodotti solo nelle terre comprese fra i fiumi Enza
e Secchia, e più precisamente i comuni interessati sono: Albinea, Quattro Castella, Bibbiano,
Montecchio, S. Polo d’Enza, Canossa, Vezzano sul Crostolo, Viano, Scandiano, Castellarano e
Casalgrande, ed in parte i comuni di Reggio Emilia, Casina, S. Ilario d’Enza e Cavriago.
Nella disciplina troviamo 11 diverse specificazioni: Colli di Scandiano e di Canossa Bianco
anche Classico (anche spumante), Colli di Scandiano e di Canossa Cabernet Sauvignon, Colli di
Scandiano e di Canossa Chardonnay (anche spumante), Colli di Scandiano e di Canossa L.
Grasparossa, Colli di Scandiano e di Canossa L. Montericco rosato e Colli di Scandiano e di
Canossa L. Montericco rosso, Colli di Scandiano e di Canossa Malbo Gentile (anche novello), Colli
di Scandiano e di Canossa Marzemino (anche novello), Colli di Scandiano e di Canossa Pinot
(anche spumante), Colli di Scandiano e di Canossa Sauvignon (anche passito), Colli di Scandiano
e di Canossa Malvasia (anche spumante). Ad eccezione delle dichiarate tipologie novello, spu-
mante e del Cabernet Sauvignon, per le altre specificazioni è prevista la tipologia frizzante , tipi-
ca della zona.
La denominazione Colli di Scandiano e di Canossa Bianco Classico ha un’area più ristretta di

20
produzione, limitata al comune di Albinea e in parte ai comuni di Viano, Scandiano, Casalgrande,
Castellarano e RE.
I vitigni che caratterizzano le tipologie sopra elencate sono: Ancellotta, Cabernet Sauvignon,
Chardonnay, Croatina, Lambrusco grasparossa, Lambrusco Marani, Lambrusco Montericco,
Lambrusco salamino, Malbo gentile, Malvasia bianca di Candia, Malvasia di Candia aromatica,
Marzemino, Merlot, Pinot bianco, Pinot grigio, Pinot nero, Sangiovese, Sauvignon, Sgavetta, Spergola
e Trebbiano romagnolo.
I principali limiti imposti dal disciplinare sono: resa massima di uva per ettaro variabile da 150
a 160 Q.li secondo le tipologie; il vino deve avere titoli alcolometrici minimi naturali variabili da 9,5
a 11% vol., acidità totale minima da 4,5 al 6 per mille, estratto secco netto minimo da 15, 0 a 21,0
g/l, e resa massima di uva in vino 70%. Ultima modifica D.M 26-07-2005

Indicazione Geografica Tipica (I.G.T.) “Emilia” o “dell’Emilia”


La zona di produzione delle uve comprende l’intero territorio amministrativo delle province di
Ferrara, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e parte del territorio di Bologna. Nella disciplina
troviamo 27 specificazioni: Bianco (anche frizzante), Rosso (anche frizzante), Rosato (anche frizzan-
te), Alionza (anche frizzante), Ancellotta (anche frizzante), Barbera (anche frizzante), Cabernet,
Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Chardonnay (anche frizzante), Fortana (anche frizzante),
Lambrusco (anche frizzante), Lambrusco Bianco (anche frizzante), Malbo Gentile (anche frizzante),
Malvasia di Candia Aromatica (anche frizzante), Malvasia Bianca (anche frizzante), Marzemino
(anche frizzante), Merlot, Montù (anche frizzante), Pignoletto (anche frizzante), Pinot Bianco (anche
frizzante), Pinot Grigio, Pinot Nero, Riesling Italico, Sangiovese, Sauvignon (anche frizzante),
Trebbiano (anche frizzante). I vini con specificazione di un vitigno a bacca nera possono essere pro-
dotti anche nella tipologia novello. I vitigni che caratterizzano le tipologie sopra elencate, sono:
Alionza, Ancellotta, Barbera, Cabernet franc, Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Fortana, Lambrusco
grasparossa, Lambrusco Marani, Lambrusco Maestri, Lambrusco di Sorbara, Lambrusco salamino,
Malbo gentile, Malvasia bianca, Malvasia di Candia aromatica, Marzemino, Merlot, Montù,
Pignoletto, Pinot bianco, Pinot grigio, Pinot nero, Riesling italico, Sangiovese, Sauvignon, Trebbiano
romagnolo, Trebbiano toscano, e altri vitigni ritenuti idonei alla coltivazione in Emilia Romagna.
I principali limiti imposti dal disciplinare sono: resa massima di uva per ettaro variabile da 200
a 290 Q.li secondo le tipologie; il vino deve avere titoli alcolometrici minimi naturali variabili da 10
a 11% vol., e resa massima di uva in vino dell’ 80%. Ultima modifica D.M. 04-08-2005

Riferimenti legislativi utilizzati


D.P.R. 12-7-1963 n. 930, D.P.R. 22-7-1971, D.P.R. 26-11-1976 , D.P.R. 22-7-91, D.D. 26-11-96 ,
D.D. 20-09-1996, D.D. 18-11-1995, D.D. 16-05-2002, REG. (CE) N. 1493/99, Del. Reg. ER
n. 2003/1949.

21
Suoli di pianura e collina

di Giuseppe Benciolini
L’estensione del territorio sono accomunati dalla tessitura
della provincia di Reggio Emilia fine e dai fenomeni più o meno
dal crinale appenninico al Po, accentuati di contrazione e
attraversa ambienti tra loro rigonfiamento delle argille (fes-
diversi per caratteristiche climati- surazioni); si differenziano tra
che, geologiche, morfologiche e loro principalmente per contenu-
pedologiche. to in carbonato di calcio, reazio-
L’area di interesse viticolo ne (pH), disponibilità di ossigeno.
comprende praticamente l’intero Aree morfologicamente
territorio di pianura e parte di rilevate nella pianura allu-
quello dei rilievi appenninici, fino vionale (colori gialli sulla
a quote di 350-400 m s.l.m circa. Carta dei Suoli)
Dalla lettura della Carta dei I suoli di queste unità carat-
Suoli della Regione Emilia- terizzano superfici di età diverse,
Romagna in scala 1.250.000 sono accomunati dalla tessitura
(1994) è possibile riconoscere media, dalla buona disponibilità
ambienti e suoli tra loro molto di ossigeno e dall’alterazione
diversi biochimica con riorganizzazione
interna dei carbonati; si differen-
SUOLI DI PIANURA ziano tra loro principalmente per
Nella pianura alluvionale si contenuto in carbonato di calcio
distinguono ambienti tra loro e reazione (pH).
diversi per caratteristiche morfo-
logiche e e per caratteri dei suoli. SUOLI DEL RILIEVO
Le quote sono tipicamente com- APPENNINICO
prese tra 2 e 70 m s.l.m.. I suoli del rilievo appenninico
I suoli di pianura si sono for- sono distribuiti per mosaici molto
mati in sedimenti minerali a tes- complessi, in conseguenza dell’e-
situra variabile, in prevalneza levata variabilità dei fattori oro-
media e fine, con elevate frazioni grafici locali, dei processi morfo-
di minerali alterabili e carbonati. genetici, della complessità del-
I sedimenti provengono pre- l’assetto geologico-strutturale,
valentemente dai fiumi e dai tor- della variabilità litologica.
renti appenninici, tranne quelli Le quote, limitatamente alla
riferibili all’ambiente della pianu- fascia di interesse viticolo, sono
ra a meandri del Po, limitati però comprese tra 70 e 400 m s.l.m.
in una ristretta fascia a nord. circa.
Aree morfologicamente Si possono distinguere due
depresse della pianura allu - raggruppamenti principali: suoli
vionale (colori viola sulla del margine appenninico, e suoli
Carta dei Suoli) del basso appennino.
I suoli di queste unità carat- Ar ee antiche del mar gi -
22 terizzano superfici di età diverse, n e a p p e n n i n i c o ( c o l o r i r os-
si sulla Carta dei Suoli) alterabili: peliti, marne, argilliti.
I suoli di queste unità si sono Questi suoli sono moderata-
formati in sedimenti alluvionali a mente ripidi, a buona disponibili-
varia tessitura la cui deposizione tà di ossigeno, calcarei, modera-
si ritiene risalga a decine o centi- tamente alcalini; si differenziano
naia di migliaia di anni; anche nel tra loro prevalentemente per la
corso di periodi caratterizzati da profondità e la tessitura.
eventi erosivi intensi questi suoli
non sono stati completamente
asportati né sepolti grazie alla
loro pozizione di ceniera tra la
montagna in sollevamento e la
pianura, alla conformazione sub-
pianeggiante ed alla copertura
forestale, predominante fino ad
un recente passato.
Questi suoli sono pianeg-
gianti od ondulati, molto profon-
di, a moderata disponibilità di
ossigeno, con tracce di alterazio-
ne geochimica e ricchi in ses-
quiossidi; si differenziano tra loro
per tessitura, contenuto in calca-
re, reazione (pH).
Aree nel basso appenni -
no (colori marr on sulla
Carta dei Suoli)
I suoli di queste unità si sono
formate in materiali derivati da
rocce a prevalente componente
carbonatica, tenere e facilmente

Maggiori dettagli sui suoli della provincia di Reggio Emilia possono Stalcio della Carta dei
suoli della Regione
essere reperiti in: Emilia-Romagna in scala
• I suoli dell’Emilia-Romagna, 1994, AA.VV., a cura di N.Filippe 1:250.000. In rosso i limiti
e Luisa Sarbati - RER provinciali e, tratteggiato,
• Catalogo dei Tipi di Suolo della Pianura Emiliano- il limite a monte delle
Romagnola, 2003, AA.VV, a cura di i.ter p.s.c.r.l., consultabile al sito aree di interesse viticolo.
Internet www.gias.net
• Catalogo regionale dei principali tipi di suolo agricoli di
collina e montagna, 2001, AA.VV, a cura del Servizio Sviluppo siste-
ma Agroalimentare e del Servizio Cartografico e Geologico della Regione
Emilia-Romagna. 23
Clima

di Stefano Meglioraldi
Il clima condiziona fortemen- to per il 44,4% da pianura e per
Matteo Vingione te la qualità del prodotto uva e di la restante percentuale da colline
conseguenza il vino che ne deri- e montagne, che raggiungono
va. In questo capitolo si vuole anche elevate altezze.
fornire un quadro delle condizio- In pianura, cessate le influen-
ni climatiche della provincia di ze esercitate dai rilievi sul clima, si
Reggio Emilia, non dimenticando delineano i caratteri del clima
che oltre agli aspetti generali del continentale o padano, come
territorio (visione macroclimati- indica Simonini nel 1994, caratte-
ca), sul risultato produttivo influi- rizzato da spiccate escursioni ter-
scono fattori più specifici, rileva- miche annuali, scarsi apporti plu-
bili solo con uno sguardo più viometrici, scarsa ventosità, eleva-
approfondito, orografico, delle ti valori d’umidità.
caratteristiche del vigneto ogget- Queste caratteristiche climati-
to d’indagine (visione mesocli- che si realizzano sempre più
matica) e uno ancora più detta- intensamente procedendo verso
gliato che riguarda il microclima Nord, fino a raggiungere il corso
che s’instaura attorno al grappo- del fiume Po.
lo, dovuto alle caratteristiche Le precipitazioni in que-
della chioma, e per questo moti- st’area hanno valori medi annui
vo che riguarda strettamente la compresi tra i 632 mm di Boretto
gestione antropica del vigneto. ed i 795 mm di Reggio E., posta
Da un punto di vista macro- ad una altezza di 51 m s.l.m.
climatico, la radiazione lumino- Procedendo verso Sud si eviden-
sa e la temperatura sono influen- zia infatti un rilevante incremento
zati dalla latitudine della provin- della piovosità per giungere, in
cia di Reggio Emilia che è com- zona collinare, a valori compresi
presa tra i 44°13’ e i 45° 0’ lati- tra 889 e 1019 mm, per poi salire
tudine Nord, e dal posizionamen- ulteriormente fino a circa 1700
to della stessa nella parte centro mm nella bassa montagna.
meridionale della pianura pada- Sebbene il numero di giorni
na. Occorre inoltre sottolineare all’anno interessati dalle precipi-
Definizione del clima:
in base ai principali
elementi (variabili
misurabili) che lo
caratterizzano e ai più
importanti fattori
determinanti per i diversi
livelli di riferimento
(Vercesi et al., 2003).
come il territorio disponga di tazioni abbia un andamento più
un’ampia gamma d’altimetrie irregolare rispetto alla piovosità
che influiscono sui diversi ele- annua - a RE vi sono in media 114
24 menti climatici, essendo costitui- giorni piovosi annui - la distribu-
zione delle piogge, che emerge rali come ad esempio: l’esposi-
dai primi due parametri conside- zione, tipica della viticoltura di
rati, evidenzia anch’essa un collina, che riveste grande
aumento precedendo verso sud. influenza sui risultati attendibili,
Nei rilievi vi è così una ridu-
zione dell’asprezza del clima di Aspetti tipici del clima della pianura:
pianura (maggiore ventilazione, • Inverni rigidi ed estati afose;
migliore distribuzione delle preci- • Scarsa ventilazione e frequenti manifestazioni tempora-
pitazioni, minore umidità ed lesche estive, con probabili eventi grandigeni;
escursione termica), per poi cam- • Precipitazioni localizzate soprattutto in primavera e
biare radicalmente nelle aree di autunno, con formazioni nebbiose invernali;
montagna, caratterizzate da • Entità delle precipitazioni estive circa pari a quelle invernali;
clima estivo mite e maggior rigo- • Frequenti ricorrenze di condizioni di gelo.
re invernale. Il clima di collina è
caratterizzato da un’elevata l’eventuale presenza di barriere www.arpa.emr.it
variabilità, essendo influenzato di dimensioni elevate che si pos- www.3bmeteo.com
dalla configurazione, conforma- sono trovare in vicinanza di www.ansa.it
zione e orientamento dei rilievi vigneti, quali filari di alberi, edifi- www.meteolive.it
collinari e sistemi vallivi, per cui ci, ecc. che possono deviare il www.emiliameteo.it
si possono creare climi miti e normale corso dei venti, la vici-
asciutti nelle valli ben esposte nanza di masse d’acqua che
all’insolazione e climi piovosi e influiscono soprattutto sull’umi-
ventilati sui declivi collinari e dità. Non è raro infatti, per le par-
nelle valli più esposte alle corren- ticolari correnti che si formano in
ti umide; la ventilazione frequen- certe zone, notare la presenza di
te ostacola l’accumulo d’umidità, eventi meteorologici localizzati,
limitando le gelate. quali correnti d’aria fredda, even-
Le migliori condizioni si ti grandigeni frequenti, ecc.
hanno in prossimità delle ultime A livello micr oclimatico
propaggini collinari, con valori infine entra preponderante in
termici simili a quelli di pianura gioco il fattore antropico: il viti-
ma maggiore ventilazione e coltore, col tipo di conduzione
migliore distribuzione delle preci- agronomica del vigneto e le
pitazioni, che risultano essere scelte d’impianto condiziona il
anche più abbondanti. microclima del grappolo e della
Per quanto riguarda la dire- foglia (umidità, temperatura, e
zione dei venti si nota una quantità di radiazione solare).
maggiore presenza di quelli pro- Come esempio citiamo l’effetto
venienti da Ovest e da Nord-Est. delle pratiche di “cimatura” o
A livello mesoclimatico “sfogliatura” che, scoprendo
sono molti i fattori che determi- maggiormente il grappolo alla
nano importanti modificazioni luce, influenzano i risultati pro-
climatiche rispetto ai dati gene- duttivi e qualitativi. 25
Forme d’allevamento

di Rolando Valli
Nella viticoltura tradizionale • qualità del prodotto, con
le forme d’allevamento della vite conseguente limitazione della
si differenziavano da zona a zona quantità,
in relazione al clima, al terreno, • intensificazione delle
alle varietà ed alle tradizioni distanze d’impianto, che passano
locali.Ultimamente le esigenze di dalle 1000 viti/ha del semi-
meccanizzazione le hanno ridotte Belassi alle 2000 viti e oltre degli
di numero e semplificate nella impianti attuali,
struttura. • scelta di un sistema d’alle-
La provincia di Reggio Emilia vamento idoneo alla meccanizza-
ha visto svolgersi tre fasi: zione integrale di tutte le opera-
• quella millenaria con la zione colturali.
vite maritata all’olmo o all’a- Di seguito si descrivono bre-
cero di origine etrusca e che ha vemente le forme maggiormente
resistito fino agli anni ’60; impiegate nei nuovi impianti, che
• il trentennio anni ’60- 80 sono soprattutto sylvoz e GDC, e
con la vite allevata a semi- in misura molto minore cordone
belussi (anche pergola nella speronato, cordone libero e
bassa pianura ); Guyot in collina.
• la fase attuale del GDC e
delle contro spalliere. IL GDC o DOPPIA CORTINA
Il GDC, o doppia cortina, è un
sistema d’allevamento che ha
cominciato a diffondersi nelle
zone viticole della Pianura
Padana negli anni ’70 del secolo
scorso, per merito del prof.
Cesare Intrieri dell’Università di
Bologna.
Esso è costituito da due cor-
doni permanenti paralleli con
vegetazione a ricadere.
Inizialmente non ha riscosso
un grosso successo nella nostra
viticoltura, poi però si è afferma-
to e attualmente compare in
Il GDC o Doppia Cortina Il forte rinnovamento della poco meno nella metà dei nuovi
viticoltura provinciale che dal impianti.
1990 in poi ha significato 3000 Complessivamente a Reggio
ha di nuovi impianti, di cui 343 si stimano al 2004 impiantati a
ha negli ultimi 3 anni e una GDC 1700-1800 ha di vigneto.
punta di 437 ha nel 1998 , si Il sistema si è evoluto con il
26 basa sui seguenti criteri: passare degli anni, per cui rispet-
to ai primi impianti, gli attuali Un altro problema da risolve-
presentano le seguenti caratteri- re è l’allungamento degli speroni
stiche: dopo alcuni anni: essi vanno eli-
• infittimento dei sesti da minati sostituendoli con germo-
1250 viti/ha (m 4x2), a altre 2000 gli sviluppatisi alla base sello
piante/ha, sperone o lungo il cordone.
• braccetti un tempo inclinati Nella potatura inoltre si deve
e ora orizzontali, evitare di lasciare speroni nella
• particolare attenzione alla parte interna del cordone.
potatura verde, un tempo trascu-
rata, I dati essenziali del GDC
• potatura secca più corta • distanze d’impianto m 3,8/4,2 X 0,75/1,50
con speroni a 1/2 gemme. • piante/ha 2000-3000
La potatura • gemme per metro di cordone 12-16, pari a 60/80.000/ha
La potatura invernale a • costo di realizzazione dell’impianto e 22-24.000
perone è molto pratica e rapida,
in quanto richiede, se manuale, La potatura ver de, pur-
35-50 ore/ha e se meccanica troppo inizialmente trascurata,
solo 3-5 ore/ha, o tempi inter- richiede la pettinatura a giugno
medi se meccanica con rifinitura per evitare che i due cordoni si
manuale. congiungano ed il GDC si trasfor-
Nella nostra zona però i viti- mi in tendone; tale operazione è
coltori abituati tradizionalmente facilitata con l’impiego di aprifilo
alla potatura lunga, prima con mobili. Altri interventi di spollo-
l’alberata e poi con il semi- natura, cimatura si richiedono
Belussi, all’inizio debbono adat- per tenere sotto controllo la
tarsi alla logica dello sperone. vegetazione, soprattutto nella
Infatti dopo qualche anno, se non parte interna e poi per preparare
si opera con attenzione, si rischia la pianta alla vendemmia.
di sguarnire il cordone perma- Giudizio
nente, soprattutto se lungo, nella Il GDC è una forma d’alleva-
parte basale o in tratti mediani. mento che consente di ottenere
Per evitare questo inconve- prodotti di qualità, senza penaliz-
niente e mantenere il cordone zare troppo le rese produttive. La
equilibrato è bene: meccanizzazione integrale di
• evitare i tagli rasi sul tutte le cure culturali, consente di
cordone contenere i costi di produzione e
• alternare agli speroni di mantenere competitiva la
lunghi 3-4 gemme, speroncini nostra viticoltura. Le diverse mac-
corti ad una sola gemma, chine però debbono essere impie-
• fare speroni corti a due gate con intelligenza, professio-
gemme (compresa quella nalità e rispettando i canoni della
basale). buona tecnica agronomica. 27
SYLVOZ e CASARSA valgono le seguenti considera-
Forme di
Il sylvoz, chiamato Casarsa zioni:
allevamento
quando i tralci si lasciano liberi,è • i tralci sono potati lunghi,
un sistema in uso nelle zone pia- con eventuali speroni per il rin-
neggianti del Veneto e del Friuli. In novo,
provincia si è diffuso da alcuni • si verifica un minor svilup-
anni, in quanto i viticoltori lo riten- po dei germogli posti in posizio-
gono più produttivo del GDC e più ne mediana sul tralcio,
simile al semi-belussi, come • per cui sia il germoglia-
gestione della chioma. I dati pro- mento che la maturazione sono
vinciali del censimento del 2000, disformi,
aggiornati a tutt’oggi, ne conside- • nel Casarsa con tralci più
rano coltivati ha 2800 e nei nuovi corti e liberi l’inconveniente è
impianti è la forma prevalente. minore.
I tralci, siano essi piegati e
I dati essenziali di Sylvoz e Casarsa legati al filo sottostante, siano
• distanze d’impianto m 2,75/3,2 x 1,5/2.0 liberi per cui si piegano con il
• piante/ha 1700-2300 peso della produzione, consento-
• gemme per pianta 40-50, gemme/ha 70-90.000 no una netta separazione fra
• costo di realizzazione dell’impianto e 18-20.000 fascia produttiva, indirizzata
verso il basso e fascia vegetativa
o di rinnovo, assurgente verso
l’alto. Per mantenere questa
separazione che evita affastella-
menti di vegetazione e consente
l’arieggiamento e la penetrazio-
ne dei prodotti antiparassitari,
sono necessari tempestivi inter-
venti di potatur a ver de ,
soprattutto spollonature, cima-
ture e legature. Le macchine che
eseguono questi interventi sono
numerose e, se usate bene, ese-
guono correttamente l’interven-
to richiesto. Mensole mobili
Il Sylvoz L a potatur a reggi rampicanti sono utili al
Nel sylvoz si adotta una riguardo.
potatura lunga con tralci a 8-10 Giudizio
gemme; tale potatura manuale, Il sylvoz e/o Casarsa è un
che può però avvalersi di una sistema d’allevamento consiglia-
prepotatura meccanica, richiede bile nei nuovi impianti in quanto
90-120 ore/ha di manodopera. consente buone mete produttive,
28 Per questo tipo di potatura non disgiunte da qualità del pro-
dotto. Buoni risultati si ottengo- descritta per il GDC, con corti
no con la vendemmia meccanica speroni di 2-3 gemme inseriti sul
e con la potatura verde mecca- cordone permanente. Questa
nizzata; la potatura invernale è operazione è meccanizzabile,
invece manuale e questo rappre- come la successiva potatura
senta un po’ il limite di questo verde. Sul verde, non essendo la
sistema. Altro inconveniente che vegetazione a ricadere, si deve
può verificarsi è l’inclinazione o intervenire ripetutamente o a
peggio la caduta in seguito ai mano o a macchina, come in
temporali estivi. tutte le contro spalliere, per evi-
tare fittezza di vegetazione con
CORDONE SPERONATO scadimento qualitativo dell’uva.
Il cordone speronato è da Infatti la produzione che si
sempre diffuso in tutte le zone colloca in prossimità del cordone
viticole collinari d’Italia, in quan-
to consente di ottenere prodotti I dati essenziali del Cordone Speronato
di qualità, con una gestione della • distanze d’impianto m 2,5 / 3,0 x 1,0 / 1,5
chioma piuttosto semplice. In • piante/ha 2400-4000
provincia il cordone è poco diffu- • gemme per metro di cordone 12/16, pari a 50-60.000/ha
so sia in pianura che in collina e • costo di realizzazione dell’impianto e 19-21.000
se ne stimano circa ha 200
impiantati.
A volte è il risultato della
trasformazione del Sylvoz: il
viticoltore cambia il sistema di
allevamento per ridurre l’impiego
di manodopera, soprattutto per
la potatura invernale, ma però
deve accontentarsi di produzioni
minori. In tal caso la preesistente
struttura del Sylvoz deve essere
modificata con abbassamento
dell’altezza da terra del cordone
permanente. Infatti per ottenere
uve di qualità è indispensabile
che al di sopra del cordone la permanente non deve essere Il Cordone Speronato
vegetazione possa espandersi coperta dai tralci di rinnovo; i
per circa 1 metro, per cui l’altez- grappoli così possono beneficiare
za del cordone da terra deve di un microclima ideale, ben
essere di m 1,00-1,20. arieggiato ed illuminato.
La potatura Giudizio
La potatura del cordone spe- Il sistema è interessante per le
ronato è quella precedentemente zone di pedecollina e collina, dove 29
la vite contiene naturalmente la pianura ed a quelle collinari.
Forme di
vigoria. Per raggiungere discrete Per ottenere successo si richie-
allevamento
rese produttive si debbono de che:
aumentare le piante/ha, accor- • i germogli siano tendenzial-
ciando la distanza sulla fila e fra le mente assurgenti,
file (anche minori di m.2,50); in tal • la chioma sia ben distribuita
caso si richiedono macchine, sia fra i due lati,
motrici che operatrici ad ingom- • il cordone con il peso della
bro ridotto o scavallanti. produzione non ruoti verso il
basso, per cui il filo di sostegno
CORDONE LIBERO deve essere spiralato.
Il cordone libero, o cordone Per evitare che la vegetazione
speronato alto o cortina semplice, ricada, si può ricorrere in prefiori-
sistema d’allevamento conosciuto tura ad un intervento di cimatura,
da alcuni decenni, si è diffuso in che però non sempre fornisce i
alcune zone della Romagna e del risultati sperati.
La potatura
I dati essenziali del Cordine Libero La potatura sia invernale o
• distanze d’impianto m 2,5/3 x 1,0/1,5 secca che estiva o verde è inte-
• piante/ha 2400-4000 gralmente meccanizzabile e que-
• gemme per metro di cordone 10-15, pari 50-60.000/ha sto è uno dei vantaggi del cordo-
• costo di realizzazione dell’impianto e 16-18.000 ne libero. La potatura meccanica,
che richiede poche ore/ha, nel
Il Cordone Libero primo intervento aumenta la
quantità di gemme presenti fino
all’80%, con conseguente aumen-
to di produzione ed in genere
scarsa qualità. Possono poi inne-
scarsi meccanismi di alternanza di
produzione, con annate di carica e
anni di scarica. Però dopo un paio
di anni di potatura interamente
meccanica la vite tende a riequili-
brarsi per:
• la minor fertilità delle
gemme,
• meno grappoli quindi per
Veneto, ma poco in provincia di 100 gemme,
Reggio Emilia. È una forma, costi- • grappoli più piccoli e di
tuita da un cordone permanente minor peso.
con vegetazione a ricadere, inte- Allo stato attuale della tecnica
gralmente meccanizzabile, che si si sconsiglia la potatura solo mec-
30 adatta alle terre meno fertili di canica, ma si ritiene indispensabi-
le un contemporaneo o successivo ro di ore pari a 80-100. Come
intervento di rifinitura manuale, nelle pergole, la potatura secca
che corregga l’opera non selettiva deve evitare di allungare il cordo-
della macchina potatrice. ne verticale operando una scelta
Giudizio oculata degli speroni, su cui si
Il cordone libero, per la sem- sviluppa il tralcio di rinnovo.
plicità della strutture con conse- Nella potatura verde si richiedo-
guente minor costo d’impianto e no diversi interventi per guidare
per la facilità di gestione e mecca- la vegetazione e mantenere
nizzazione delle cure colturali è sgombra la fascia produttiva.
consigliabile fra le forme d’alleva- Giudizio
mento da impiantarsi nei terreni Il Guyot è un sistema che con-
meno fertili di pianura e di collina, sente produzioni di qualità e se si
se meccanizzabili. Per ottenere impianta un elevato numero di
buone rese con un prodotto di viti/ha si possono ottenere anche
qualità, si richiede rispetto ad altri buone rese.Rimane il problema
sistemi un maggior numero di
viti/ha, con riduzione delle distan- I dati essenziali del Guyot
ze d’impianto ed una attenta • distanze d’impianto m 2,2/2,8 x 0,8/1,5
gestione della chioma. • piante/ha 3000-4500
• gemme per pianta 10-16, gemme/ha 40-60.000
GUYOT • costo di realizzazione dell’impianto e 21-23.000
Il Guyot è il sistema d’alleva-
mento più diffuso in Italia, anche
perché presenta diverse varianti:
semplice o doppio, capovolto,
cappuccina ecc.; tali varianti
hanno distanze d’impianto e cari-
che di gemme piuttosto diverse
.Infatti in caso di guyot doppio o
di doppio capovolto le distanze
sulla fila dimezzano. In provincia
di Reggio Emilia è poco presente e
solo nelle zone collinari.
La potatura
La potatura del Guyot è a
tralcio nuovo con 1 o2 tralci frut-
tiferi di 8-10 gemme inseriti dell’onerosità della potatura secca Il Guyot
direttamente sul fusto verticale in quanto a tralcio lungo e quindi
ed uno o due speroni per il rinno- non meccanizzabile. Pertanto nelle
vo. Questa potatura è tutta zone di collina può essere indicato
manuale con tralci lunghi legati preferirvi o il cordone speronato o
sul filo, per cui richiede un nume- il cordone libero. 31
Strutture di sostegno

di Claudio Corradi
La nostra viticoltura ha in demmia, non offre nessun tipo di
questi ultimi anni subito impor- inconveniente. Anche il fissaggio
tanti trasformazioni non solo nei dei braccetti e degli aprifili mobi-
sesti di impianto ma anche nelle li per la pettinatura agevolata sul
strutture. Sono ormai da diversi palo in cemento è molto più pra-
anni che vengono realizzate tica. Le incertezze che possono
esclusivamente forme d’alle - scaturire nella progettazione di
vamento meccanizzabili e le un GDC possono piuttosto
esperienze che le aziende vanno riguardare la scelta della colloca-
via via maturando stanno condu- zione delle barbatelle, singole od
cendo ad ulteriori evoluzioni in appaiate, che indirizza anche il
un ottica di ulteriore perfeziona- tipo di struttura. Viti singole, per
mento degli impianti a favore esempio, conducono a strutture
delle macchine. La scelta dei con un numero elevato di tutori
materiali, soprattutto i pali, sono che, per motivi di economicità,
ancora oggi l’aspetto più com- devono essere in tondino zincato
plesso della scelta che deve esse- e pertanto sostenuti da un filo
re mirato alla specifica forma di longitudinale. Questo, che si
allevamento. trova sulla linea di palificazione,
I PALI diventa un ingombrante appiglio
Nel GDC il problema della per la vegetazione e rende più
scelta del palo è praticamente difficoltosi gli interventi al verde
risolto risultando il palo in per il mantenimento delle due

Nello schizzo sono


rappresentati, da sinistra
a destra, G.D.C. con: viti
singole sdoppiate, viti
doppie e sesto sulla fila
più ampio, viti doppie su
sesto fitto per il
raddoppio del
numero di ceppi per
ettaro e viti singole non
sdoppiate con
cordone della
lughezza pari a
quello che si ottiene
con viti doppie in un
sesto più ampio.

cemento precompresso il più cortine ben separate ed illumina-


sicuro ed affidabile, che non ori- te. Al contrario, la collocazione di
gina problemi di durata nel viti appaiate, permette di utiliz-
tempo e, non essendo coinvolto zare un minore numero di palet-
32 dalle macchine in fase di ven- ti, più costosi, ma in grado di reg-
gersi da soli grazie al solo inter- che deve essere realizzata a
ramento. In questo caso lo svan- caldo. Un’ulteriore aspetto molto
taggio risulta essere la creazione interessante è la presenza di
di tralci permanenti più lunghi. asole portafilo, realizzate in fase
Nelle Controspalliere, dove di produzione, che velocizza
la vendemmia meccanica è a notevolmente l’allestimento del-
scuotimento orizzontale, il palo è la struttura in campo. A livello di
un accessorio tanto fondamenta- resistenza, pur in presenza di
le quanto di difficile scelta, non
essendo ancora stata individuata Pali in Pino trattato
una soluzione ideale in grado di
essere al contempo robusta,
duratura, sufficientemente elasti-
ca e di costo adeguato.
Il Pino trattato è molto
robusto ed elastico ma ha l’inco-
gnita della durata nel tempo.
Il Cemento precompresso
è robusto, non marcisce, ma è
poco elastico, è più soggetto a
danneggiamenti meccanici a
seguito di urti accidentali ed
usura maggiormente i battitori
anche quando ha gli spigoli ston-
dati.
I pali in acciaio sono pro-
dotti più nuovi e fra questi vanno
distinti quelli profilati da quelli
tubolari così come quelli in
acciaio zincato da quelli inox.
Negli ultimi anni si sono partico-
larmente diffusi anche nella
nostra provincia pali in acciaio
profilato di diverse forme e
dimensioni. Le peculiarità di que-
sto nuovo tipo di palo vanno
innanzitutto ricercate nella loro
leggerezze e nella loro elasticità.
La resistenza è direttamente pro- robustezze estremamente varia- Pali in cemento
porzionale allo spessore in primo bili fra un tipo di palo ed un altro, precompresso
luogo, ma anche alla sagoma del questi pali sono nettamente infe-
profilo. La durata nel tempo è riori a quelli in cemento. Proprio
legata alla qualità della zincatura per questo nelle nostre zone è 33
bene utilizzare sesti di palifica- formazione della condensa all’in-
Strutture
zione sulla fila più ravvicinati terno del tubo. Per ovviare al pro-
di sostegno
rispetto a quanto si farebbe con blema della durata della zincatura,
pali in legno o precompressi. questi pali vengono prodotti
Ovviamente queste scelte si anche in acciaio inox.
rifletteranno anche sui costi di I Pali in plastica non sono
palificazione che tuttavia devono ancora particolarmente diffusi
tenere conto anche della mag- ma sono osservati con molta
giore praticità di posa ed allesti- attenzione per le caratteristiche
mento della struttura. A livello di di longevità ed elasticità che tut-
vendemmia l’elasticità e la sezio- tavia non possono prescindere
ne modesta permettono di ope- una certa robustezza. Ne esisto-
rare egregiamente su questo tipo no di svariate tipologie le princi-
di palo che pare essere anche pali delle quali possono essere
longevo. riassunte in quattro tipi di pro-
Caratteristiche dei princi- Nei Pali Tubolari la maggio- dotto : palo in PVC, palo in vetro-
pali tipi di palo attual-
re resistenza rispetto ad un palo resina, palo in plastica riciclata
mente impiegati nel reg-
giano. Il dato della resi- profilato è certamente legata alla con anima metallica e palo in
stenza risulta dalla misu- forma con la quale ci si confronta. polietilene stampato con anima
razione, con dinamometro In genere i pali tubolari utilizzati metallica. A livello di resistenza
elettronico, dello sforzo di
sono di diametro variabile fra i 50 quello più robusto ed elastico è
trazione in punta per pali
alti 300 cm. ed interrati ed i 70 mm. con spessori che quello in vetroresina, prodotto
per 80 cm. vanno da 1,2 a 2 mm. attualmente in tubolare di dia-
metro 60 mm. A livello di costo
sono più interessanti i pali in
PVC, di diverse sezioni e forme, o
quelli in plastica riciclata con
anima metallica. Interessanti,
soprattutto per la presenza di
piccoli ganci portafili, sembrano
essere i pali in polietilene stam-
pato all’interno dei quali viene
inserito un profilato metallico
Si tratta di pali meno flessibili grezzo.
e meno pratici nell’installazione
dei fili anche se su di essi vengono ELEMENTI COMUNI A TUTTE
realizzati appositi fori per il loro LE FORME DI ALLEVAMENTO
fissaggio a mezzo di una legatura. Ancoraggi: Sono una fon-
Sono comunque prodotti leggeri e damentale componente della
di pratica installazione in campo. struttura e sono costituiti da
Quelli zincati è bene abbiano un tiranti zincati, da interrare e che
foro a livello del terreno per creare costituiscono il punto di ancorag-
34 un camino in grado di evitare la gio, e da funi o fili che collegano
il tirante al palo da ancorare.
I tiranti, che vengono inter-
rati ad una profondità compresa
fra i 130 ed i 170 cm., possono
essere ad elica o con piastra in
calcestruzzo.
• Gli ancor a g g i a d e l i c a ,
detti anche a vite, sono di più
rapida installazione e permetto-
no l’immediato tensionamento
in quanto vengono avvitati nel
terreno senza smuoverlo e per
questo fanno tenuta da subito. Il
grande vantaggio delle ancore a
vite consiste nella semplicità di mette un rapido fissaggio dello Montaggio dei fili
posa e nel più facile posiziona- stesso. La fune può essere ten-
mento precisamente in asse con sionata o con appositi morsetti
il filare. rapidi, del tipo di quelli che si
• Gli ancoraggi con pia- usano per i fili, o con un classico
stra in cemento necessitano tirafilo ed un successivo fissag-
invece della formazione di un gio con morsetti bloccafune. Il
buco, da realizzare con una tri- tensionamento occasionale del
vella di diametro minimo di 40 cavo di ancoraggio, che permet-
centimetri, che non solo rende te, con una minima divaricazio-
più laboriosa la messa in opera ne verso l’esterno del palo di
ma soprattutto impone un tempo testa, il tensionamento dei fili di
di assestamento del terreno tutto il filare, risulta in questo
smosso. Questo tipo di ancorag- modo molto pratico e veloce. Gli
gio è indicato in genere per trat- ancoraggi realizzati con il filo
te di lunghezza superiore ai 150 zincato di tipo morbido e di
– 200 metri e nei GDC. grande diametro, che vengono
Le funi per ancoraggio bloccati con la classica torsione
sono una soluzione ormai col- del filo su se stesso, presentano
laudata ed entrata in uso comu- due grandi inconvenienti.
ne per la grande semplicità di Innanzi tutto questa torsione fra
installazione e la possibilità di i fili tende con il tempo a scorre-
realizzare pratici ed efficaci re su se stessa e quindi a provo-
ritensionamenti occasionali. Si care allentamenti. In secondo
tratta in genere di vere e proprie luogo riesce molto difficoltoso
funi in fili di acciaio zincato realizzare ritensionamenti occa-
appositamente preparate con sionali non solo per la laboriosi-
un’asola piombata da infilare tà ma soprattutto perché allen-
nel palo da ancorare e che per- tare un filo attorcigliato per poi 35
rifissarlo allo stesso modo risul- Mulinelli tendifilo: Sono
Strutture
ta spesso poco efficace e può accessori apparentemente funzio-
di sostegno
portare alla rottura del filo stesso. nali ma di praticità molto modesta.
Per la realizzazione di un In certi casi vengono installati sui
buon ancoraggio occorre tenere fili di ancoraggio e sui fili longitudi-
presente che: nali con lo scopo di poterli in segui-
• La corretta distanza del- to utilizzare per il ritensionamento
l’ancoraggio dalla base del palo dopo eventuali assestamenti del-
da ancorare è uguale alla misura l’impianto. Sui fili in acciaio inox
dalla base del palo al punto in cui possono avere una loro praticità
l’ancoraggio viene fissato al palo ma sui fili zinco alluminio, più utiliz-
stesso. zati nelle nostre zone, perdono di
• La resistenza della fune utilità essendo comunque accesso-
o del filo di ancoraggio deve ri che impongono al filo ad avvol-
essere per lo meno pari alla gersi su di un diametro del mulinel-
somma delle resistenze dei fili lo molto modesto e non adeguato.
installati sul palo da ancorare. Tutori: Da alcuni anni è
stato definitivamente abbando-
Resistenza media nato l’impiego di tutori in bam-
necessaria per fili ed
ancoraggi nel vigneto.
boo perché poco durevoli. Oltre
al fatto che la parte interrata
marcisce esiste anche il problema
della fragilità che porta a rotture
Staffe di Base Palo: Si in fase di vendemmia meccanica
tratta di un accessorio di introdu- a scuotimento orizzontale con
zione abbastanza recente ed è problemi sia alla pulizia del pro-
costituito da una piastra in dotto che al corretto funziona-
acciaio zincato da fissare al palo mento della macchina. Le solu-
di testatata. Si tratta di una sorta zioni adottabili sono quindi il
di collare che aumenta la superfi- ricorso a tutori in acciaio zincato,
cie di appoggio del palo in modo tondino o tubolare, che possono
che una volta interrato alla pro- essere tranquillamente posti a
fondità desiderata non sprofondi contatto con i fili zinco alluminio.
ulteriormente a seguito del ten- Dove si utilizzano fili in acciaio
sionamento dell’ancoraggio. Con inox possono essere utilizzati
questo accessorio, di più sempli- anche tutori in tondino grezzo.
ce installazione rispetto alla pia- Fili: I fili oggi utilizzati in viti-
stra in cemento sotto al palo di coltura possono avere caratteri-
testata che richiederebbe la for- stiche di resistenza non sempre
mazione di un buco, viene risolto facilmente paragonabili per il dif-
il problema della staticità del ferente tenore di carbonio che
palo di testa e con questo anche conferisce loro le caratteristiche
36 quello degli allentamenti dei fili di resistenza. In ogni caso i fili più
utilizzati sono ancora quelli a tri-
pla zincatura di tipo duro con
trattamento benzinal. In aumen-
to l’impiego di fili in acciaio inox.
Il tipo di filo ed il numero varia in
funzione del tipo di impianto e
della funzione del filo stesso. Si
sono particolarmente diffusi
negli ultimi anni anche i fili in
nylon come fili mobili sia per la
palizzatura manuale delle con-
trospalliere che per la pettinatura
agevolate nel GDC.
Altri accessori: Soprattutto
nelle controspalliere, dove si realizzazione, assicurarsi di sce- Interramento di
gliere prodotti che non rischino ancore a vite.
attua la vendemmia meccanica
per scuotimento orizzontale e di danneggiare le macchine
tutta la struttura è coinvolta dal enologiche od intralciare il cor-
passaggio della vendemmiatrice, retto svolgimento delle lavora-
è fondamentale che non esistano zioni in cantina. Nei GDC gli
accessori che possano distaccarsi accessori più importanti sono i
e finire nel prodotto conferito al braccetti autoportanti e gli apri-
centro di pigiatura. filo mobili per la pettinatura
È il caso di gancetti fermatu- semiatomatica. Questi devono
rori, staffette portafili etc. essere robusti e di semplice e
È importantissimo, in fase di rapida installazione.
CI - TRE CI - AL CI - AL SUPER INOX - CI Caratteristiche dei fili più
JDP diam/mm. 1 kg = m. Tripla zincatura Zn/Al Zn/Al Super Inox comunemente impiegati.
resistenza kg. resistenza kg. resistenza kg. resistenza kg.
5 1,00 162 110
7 1,20 113 160
9 1,40 83 220
10 1,50 72 250
11 1,60 63 95 240 300
12 1,80 50 120 185 300 380
13 2,00 41 150 220 380 450
14 2,20 34 185 275 450 550
15 2,40 28 220 340 590 650
16 2,70 22 275 440 740 850
17 3,00 18 340 580 850 1000
18 3,40 14 440 735 1010 1350
19 3,90 11 580 915 1250
20 4,40 8 735 1110 1510
21 4,90 7 915
22 5,40 6 1110
24 6,40 3,95 1530 37
Potatura e gestione
della chioma
di Claudio Corradi
La potatura delle vite è, dopo denza dei costi a spingere verso
la vendemmia, la più importante la ricerca di soluzioni di impianto
voce di costo nella gestione com- in grado di permettere di rispar-
plessiva del vigneto. Può essere miare sui tempi di esecuzione.
eseguita per un periodo di tempo I tipi di potatura realizzabili
che va da dicembre ad aprile e sul cordone permanente sono a
per questo permette una mag- Sylvoz od a Sperone.
giore elasticità nell’organizzazio- - La potatura a sperone è
ne aziendale anche se richiede adottata nel GDC, nel Cordone
una maggiore professionalità del speronato e nel Cordone libero.
personale. Al di la della disponi- - La potatura a Sylvoz
bilità di manodopera per l’esecu- viene adottata oltre che nei vec-
zione della potatura secca resta chi Bellussi, nei sistemi a Casarsa
tuttavia la ragguardevole inci- ed appunto a Sylvoz.

Prepotatrice con pettine POTATURA A SPERONE


stralciatore.
Le forme speronate sono
osservate con molta attenzione
perché già di per se permettono
una maggiore celerità nella pota-
tura ma soprattutto rendono pos-
sibile l’attuazione di prepotature
meccaniche in grado di contenere
i costi di esecuzione.
La potatura a sperone è una
potatura apparentemente più
semplice di altre perché più rapi-
da anche se di fatto richiede una
grande competenza. Per attuarla
Preparatrice meccanica
correttamente occorre conoscere,
per cordone libero per le differenti varietà, la carat-
o speronato. teristica fertilità delle gem-
me basali per poter disporre la
giusta carica di gemme produtti-
ve. Oltre a questo occorre tenere
presente che gli speroni non
devono mai essere troppo lunghi
e quelli da eliminare per il neces-
sario sfoltimento devono essere
asportati avendo cura di non eli-
minarli troppo a raso per permet-
tere un certo rinnovo e non
38 rischiare che il cordone in pochi
anni si svesta divenendo così una potatura completamente
scarsamente produttivo. Con l’au- manuale passano così a circa 30,
silio di prepotatrici meccani- anche se i costi, in considerazione
che è possibile realizzare un dell’incidenza della macchina, si
primo passaggio con il quale si riducono del solo 10-15%.
elimina il legno in eccesso
tagliando a misura la maggior POTATURA
parte degli speroni. Dopo il pas- AD ARCHETTO O SYLVOZ
saggio della macchina si potrà La potatura a Casarsa è più
procedere alla cosiddetta rifinitu- rapida di quella a Sylvoz Classico
ra manuale con lo scopo di sfolti- perché non prevede la legatura
re gli speroni eccedenti, in genere degli archetti. Nel reggiano tutta-
quelli peggio disposti ed in posi- via il Casarsa puro non è molto
zione ventrale. In questo modo i comune visto che qualche lega-
tempi di potatura, già di per se
più brevi rispetto ad altri sistemi,
si riducono di un 30 – 35% circa.
Le 50 ore/ettaro necessarie per

Tralcio rinnovato: I sistemi


di allevamento diffusi nella nostra
provincia sono praticamene tutti a
cordone permanente ad eccezio-
ne di una molto modesta percen-
tuale di Guyot o di vecchie pergo-
lette. Se le pergole sono destinate
nei prossimi anni ad un rapido
abbandono per i Guyot probabil-
mente potremo assistere ad un
certo incremento percentuale tura viene comunque realizzata Prepotatura meccanica
delle superfici per l’introduzione secondo la vecchia filosofia dei con rifinitura manuale
di questo sistema se non altro Bellussi. La distinzione va quindi al seguito.
nelle aree collinari. La potatura a fatta fra forme con legatura al
tralcio rinnovato tuttavia resta cordone e forme con legature
una soluzione che richiede inter- all’apposito filo sottostante. Per
venti di potatura esclusivamente quest’ultima si adottano già da
manuali, mentre per la legatura alcuni anni appositi gancetti
sono disponibili interessanti mac- legatralcio in acciaio inox, da
chinette legatrici a batteria in installare permanentemente al
grado di velocizzare notevolmen- filo di legatura, che velocizzano
te i tempi di esecuzione. La pota- notevolmente le operazioni. Nel
tura e la legatura in un Guyot Sylvoz la prepotatura meccanica
richiedono circa 70 - 100 ore Ha. non è molto diffusa ed eseguibile 39
con macchine a barre falcianti tura verde deve essere effettua-
Potatura
dotate di un “ pettine stralciato- ta molto pr ecocemente ,
e gestione
re” . Vengono in questo modo entro pochi giorni dalla fioritura,
della
ridotte le fatiche per il distacco ed essere poco incisiva. Le
chioma
dei tralci più che gli oneri di ese- foglie da asportare devono essere
cuzione, mentre il limite di queste le più giovani e fotosinteticamen-
soluzioni consiste nella lunghez- te ancora poco attive mentre pos-
za di taglio che rischia di portare sono essere asportate foglie più
ad archetti troppo corti. mature in perfetta fase di effi-
cienza. Le più recenti acquisizioni
indicano la prefioritura come
momento ideale per l’esecuzione
della cimatura da eseguire man-
tenendo come minimo 12 foglie
sul germoglio principale. In
questo modo le foglie asportate
saranno quelle non ancora foto-
sinteticamente attive e l’opera-
zione avrà un’influenza minima
sulla qualità della produzione. Gli
eventuali interventi che si rende-
ranno necessari successivamente
a-vranno effetti negativi sulla
Potatura manuale GESTIONE DELLA CHIOMA maturazione e sulla qualità del
del Sylvoz. “Gestione della chioma” è un prodotto in rapporto all’entità del
termine più appropriato di pota- taglio e per questo, se necessari,
tura verde, visto che le cimature devono sempre essere molto leg-
estive vengono realizzate in geri. In merito alla potatura di
primo luogo per permettere l’age- prevendemmia si raccolgono
vole transito delle macchine fra i spesso pareri contrastanti. Se da
filari. Con una corretta gestione un lato la cimatura di prevendem-
della chioma si possono eseguire mia scopre i grappoli e facilita la
con maggiore efficacia anche i pulizia del prodotto da parte delle
trattamenti fitosanitari, che pene- vendemmiatrici, è anche vero che
trano meglio, assieme ad aria e la presenza di un certo quantitati-
sole, all’interno della chioma stes- vo di foglie per le macchine a
sa. Ma a questo miglioramen- scuotimento orizzontale funge da
to del microclima non corri- ammortizzatore e porta ad un
sponde un vantaggio fisiologico minore maltrattamento del pro-
per la pianta tanto che, notoria- dotto. In genere la vigoria dei
mente, la tecnica della cimatura nostri vitigni si avvantaggia di
estiva è definita un “male neces- una cimatura di prevendemmia
40 sario“. Per questo motivo la pota- che non necessariamente deve
essere molto drastica per lasciare
appunto un minimo di protezione
al contatto diretto degli scuotitori
sui grappoli.
Anche la defogliazione
meccanica, già attuata in altre
importanti aree viticole, sulle
nostre uve è ancora tutta da
valutare. Lo scopo di questa ope-
razione, da eseguire solo in con-
dizioni di eccessiva copertura dei
grappoli da parte delle foglie,
dovrebbe portare i benefici di un Cimatrice doppia a barre.
migliore arieggiamento ed illumi-
nazione dei grappoli senza influi- mente manuale è poco diffusa
re sull’attività fotosintetica in mentre la soluzione dei fili mobili
quanto le foglie asportate sono non porta a grandi differenze di
quelle ormai vecchie e non più costo di esecuzione rispetto
efficienti. La migliore penetrazio- all’impiego di macchine legatrici
ne della luce a vantaggio delle che impongono i vincoli di dipen-
foglie efficienti pare essere uno denza dal terzista o dall’acquisto
dei principali benefici assieme a della macchina stessa oltre ai
quello dell’incremento degli costi di gestione annua legati al
antociani. consumo di ganci e fili di rafia.
Con il termine di Gestione
della chioma vengono intese Palizzatrice.
anche altre fondamentali opera-
zioni colturali quali :
Palizzatura: Viene realizzata
nelle controspaliere dotate di fili
rampicanti per agevolare l’appi-
glio della vegetazione dell’anno e
giungere al contenimento della
larghezza della parete. La palizza-
tura agevola quindi il transito
delle macchine fra le file predi-
sponendo una cimatura molto più
leggera. Può essere realizzata in
tre modi: completamente
manuale , ricorr e n d o a f i l i Pettinatura nel GDC: Nel
mobili da posizionar e GDC la più importante operazio-
manualmente o con macchi- ne al verde è quella della petti-
ne legatrici. La forma esclusiva- natura che deve essere necessa- 41
riamente eseguita per separa- ta molto interessante ricorrere
Potatura
re le due cortine e permette- all’impiego degli aprifilo mobi -
e gestione
re un buon arieggiamento ed li per la pettinatura semiau -
della
illuminazione della chioma tomatica che permettono di
chioma
anche dall’interno. ridurre i tempi di lavoro del 65%.

La Pettinatura del GDC


È un’operazione fondamenta-
le ed indispensabile che in tanti
casi, dove non attuata, si è rivela-
ta essere proprio la causa dell’in-
successo del GDC. Ha lo scopo di
tenere le due cortine vegetative
ben separate fra loro per permet-
tere la migliore illuminazione ed
aereazione possibile, ed indirizza-
re i tralci dell’anno, che saranno
speronati nell’inverno, verso l’in-
terfilare, ottimizzando la prepara-
zione del legno per l’annata futu-
ra. La pettinatura è la pratica
agronomica in grado di fare la
differenza nella gestione del GDC
sia per la tempestività e gli oneri
che richiede, quanto per la miglio-
re qualità del prodotto a cui
porta. Un GDC pettinato è più
illuminato, ha uve più sane, si
vendemmia meglio meccanica-
mente ed è ben impostato ad una
rapida e veloce potatura. Gli ele-
vati costi e la scomodità dell’ese-
cuzione della pettinatura manua-
Sopra: aprifili mobili per Deve essere eseguita tempe- le se da un lato hanno messo in
pettinatura. stivamente, prima che i nuovi evidenza gli aspetti negativi dei
germogli rendano difficoltoso il GDC non pettinati, dall’altro anno
Sotto: montaggio degli
aprifili per la pettinatura.
loro distacco, e può essere ese- portato alla ricerca di soluzioni
guita in modo manuale o con alternative in grado di velocizzare
l’ausilio di appositi braccetti apri- e rendere più gradevole l’esecu-
filo. In considerazione del perio- zione di una pratica indispensabi-
do di esecuzione, dei tempi di le. Allo scopo sono stati creati gli
lavoro necessari e della scomodi- aprifilo mobili per la pettinatura
42 tà dell’esecuzione manuale risul- semiatomatica.
Aprifilo per pettinatura: Si tratta di accessori mobili che portano
all’estremità due fili, generalmente in nylon, che hanno la funzione di
indirizzare la vegetazione nuova verso l’interfila.
• Un primo tipo di aprifilo mobile consiste in un distanziatore, della lar-
ghezza di poco superiore a quella della distanza fra i cordoni, posto alla
sommità del palo ed in grado di rutotare di 90° sullo stesso. In posizione
di “riposo“ i fili dovranno trovarsi ravvicinati sulla linea di palificazione. In
posizione di “lavoro“, la pettinatura si esegue generalmente in giugno,
ruotando manualmente gli aprifili, è un’operazione estremamente pratica
e veloce, si andranno a posizionare i fili verso l’esterno e questi, nel movi-
mento, accompagneranno i tralci nuovi verso l’esterno. L’operazione ovvia-
mente va effettuata al momento giusto quando cioè i tralci sono di lun-
ghezza sufficiente ad essere convogliati dai fili e non troppo tardi quando
potrebbero già essersi appigliati e difficilmente distaccabili.
• Un più recente tipo di aprifilo per pettinatura consiste in un acces-
sorio portafilo da applicare al braccetto e che, in posizione di “riposo”,
presenta il filo mobile a metà braccetto mentre per essere collocato in
posizione di “lavoro” viene spinto obliquamente verso l’alto.
In ogni caso la pettinatura eseguita con questi accessori ha portato
ad evidenziare notevoli benefici alla fisiologia della pianta che si trova in
questo modo ad avere una massa fogliare meglio esposta, più arieggia-
ta e meno castigata (la vegetazione è meno ricadente) anche nei con-
fronti della pettinatura manuale.

Sono evidenziati in rosso


la posizione di lavoro con
la quale le vegetazione
viene spinta verso l’ester-
no ed in verde la posizio-
ne di riposo per permette-
re vendemmia e prepota-
tura meccanica. Sono
indicati con le frecce i
movimenti da far fare
manualmente all’aprifilo.

Spollonatura: Il termine di spollonatura si riferisce all’asportazio-


ne dei germogli che si sviluppano nella porzione verticale del fusto e che
sono tipiche dei primi anni di vegetazione nei quali la pianta deve anco-
ra trovare un suo equilibrio. Già dal 3 anno l’emissione di questi polloni
dovrebbe ridursi considerevolmente. Se nella fase produttiva del vigne-
to l’emissione di polloni continua ad essere elevata ci si trova di fronte
ad una pianta poco equilibrata ed occorre, probabilmente, intervenire
sulle scelte di potatura secca. 43
La qualità del materiale
vivaistico viticolo
di Gian Luca Mordenti
Uno dei principali obiettivi del spensabile per ottenere uve di
Anna Rosa Babini, vivaismo viticolo è l’ottenimento qualità.
Marisa Fontana di materiali di propagazione con Vista l’importanza della qua -
elevate caratteristiche qualitative, lità delle barbatelle per la
visto il carattere strategico che futura vita produttiva di un
esso riveste nel rinnovamento dei vigneto, diviene fondamentale lo
vigneti del nostro paese. stato sanitario delle Piante Madri
Il percorso per raggiungere (PM) da cui i vivaisti prelevano i
tale traguardo passa attraverso materiali di moltiplicazione. Esse
l’evoluzione tecnica finalizzata al sono sottoposte ad una certifica-
miglioramento del processo pro- zione nazionale obbligatoria, in
duttivo e l’utilizzo di materiale di base al DPR 1164/69 e successive
propagazione sano. modifiche e integrazioni, che sta-
Per quanto concerne il pro- bilisce l’esistenza di tre categorie
cesso produttivo, la moderna viti- di materiali definiti “base”, “cer-
coltura deve confrontarsi ancora tificato” e “standard”, identifica-
con il problema Fillossera, anche ti da cartellini di colore diverso:
se il portinnesto, ora, viene consi- bianco, blu e giallo scuro, rispet-
derato più per le sue caratteristi- tivamente.
che agronomiche che come Le Piante Madri di cui pos-
mezzo di lotta a questo fitofago. sono disporre i vivaisti viticoli
L’innesto “a tavolino” ha derivano da un lungo processo di
ormai quasi completamente selezione condotto dal Costi-
sostituito l’innesto in campo, tutore che ha il compito di valu-
anche perché ricerche e speri- tare, nell’ambito di una popola-
mentazioni effettuate nelle diver- zione varietale, le caratteristiche
se fasi della filiera (innesto, for- genetiche, agronomiche e sanita-
zatura, paraffinatura, vivaio) rie (vigoria, portamento, compat-
hanno permesso di superare tezza del grappolo, tolleranze,
molte di quelle difficoltà tecniche attitudine enologica, ecc.) dei
che avevano promosso la diffu- vari soggetti, individuando quelli
sione di certi portinnesti, a scapi- migliori, che verranno collocati
to di altri, più per i loro meriti nei Nuclei di Premoltiplicazione
vivaistici (facilità di radicazione, per essere conservati.
elevata percentuale di attecchi- Talora, cloni interessanti dal
mento, affinità d’innesto) che punto di vista agronomico possono
non agronomici. risultare affetti da virosi (fatto piut-
Il portinnesto, infatti, rive- tosto frequente nella vite, in natu-
ste l’importante ruolo di elemen- ra), pertanto si dovrà procedere al
to di mediazione tra l’ambiente loro risanamento prima di passare
ed il vitigno ed è capace di impri- alla conservazione nel Nucleo.
mere quel corretto e ricercato I Nuclei si preoccupano, poi,
44 equilibrio vegeto-produttivo indi- della prima moltiplicazione di
questi materiali “di pregio” e for- avanti nella certificazione della
niscono ai vivaisti barbatelle vite: dato che, in base al DM
innestate di categoria base (car- 290/91, sono ammesse anche
tellino bianco) per impiantare i indicazioni supplementari in eti-
campi di Piante Madri per varietà chetta, sono nati dei marchi di
e portinnesti. Questi campi sono qualità in grado di certificare il
sottoposti al controllo di funzio- processo di produzione della bar-
nari ministeriali e forniscono i batella.
materiali di propagazione con cui Uno di questi è il marchio
verranno realizzate le barbatelle “ESAVE”, che fornisce ulteriori
che i viticoltori troveranno in garanzie sanitarie per i materiali
commercio con il cartellino blu su cui viene applicato, poiché i
(categoria certificato). vivaisti che li hanno prodotti sot-

Il continuo diffondersi di topongono i loro campi di Piante


malattie virali (arricciamento Madri a controlli sanitari annuali
fogliare, legno riccio) e da fito- che ampliano ed integrano quelli
plasmi (legno nero, flavescenza previsti dalla normativa vigente
dorata) diffuse da insetti e nema- (sopralluoghi in campo e analisi
todi, sta mettendo in serio peri- di laboratorio “a campione”) ed
colo la sopravvivenza della viti- anche il barbatellaio viene verifi-
coltura in molte aree vocate e ha cato mediante visite ispettive di
stimolato un ulteriore passo in tecnici esperti. 45
L’impianto del vigneto

di Claudio Corradi
Un nuovo vigneto deve essere questa esigenza fondamentale è
progettato con ampio anticipo e talvolta consigliato rinunciare
per poterlo realizzare al meglio addirittura alla semina di orzo o
occorre dedicarsi per tempo sia grano come precessione col -
agli aspetti agronomici, legati alla turale proprio per poter disporre
preparazione del terreno ed alle di maggiore tempo a disposizio-
scelte di impianto, che a quella ne per individuare il momento
burocratica, relativa alla richiesta più adatto per le lavorazioni. Se
di autorizzazione all’impianto e si rendono necessari lavori di
pratiche a questo correlate. ruspatura occorre tenere presen-
Dal punto di vista agronomi- te che movimentazioni di grandi
co la sequenza delle operazioni masse possono portare a presen-
che il produttore deve svolgere za di terreno sterile in superficie
sono: e forti assestamenti. Nel primo
Prenotazione delle bar - caso è bene lavorare maggior-
batelle: Da tenere presente che mente di ruspa, un poco come si
la barbatella viene innestata un faceva prima dell’avvento delle
anno prima rispetto al momento livelle a raggio laser, asportando,
in cui viene consegnata al viticol- accantonandolo, lo strato di ter-
tore per cui sarebbe bene pre- reno fertile per poter gestire
notar e l e b a r b a t e l l a c o n separatamente quello più sterile
almeno un anno di anticipo e ripristinare una omogenea
per avere la certezza di poter dis- superficie di terreno buono. In
porre di portinnesto, varietà e ogni caso quando si realizzano
clone desiderato. Se poi le combi- importanti variazioni dei piani è
nazioni sono particolari e poco bene rimandare l’impianto all’an-
diffuse sarebbe addirittura no successivo per aver modo di
meglio anticipare il tutto di due osservare gli assestamenti ed
anni per dare al vivaista a cui ci eventualmente correggere i pic-
rivolgiamo il tempo di ricercare e coli difetti residui. Negli ultimi
sottoporre ai controllo di legge il anni si è particolarmente diffusa
materiale da innestare. la tecnica del drenaggio che
Preparazione del terre- grazie anche al costo molto
no : Le lavorazioni rivestono accessibile permette di assicurare
ancora una importanza fonda- a terreni particolarmente difficili
mentale e per questo vanno ese- un migliore sgrondo delle acque.
guite a regola d’arte. Queste Questa tecnica tuttavia non deve
devono essere realizzate nel essere intesa come sostitutiva
massimo rispetto del terreno che della normale assegnazione della
deve essere lavorato sempre solo pendenza al terreno ma sempli-
in condizioni di tempera anche a cemente aggiuntiva e comple-
costo di dover rimandare l’im- mentare, giusto per permettere
46 pianto di un anno. Proprio per l’eliminazione di ingombranti ed
impegnativi fossati di scolo che
comunque devono sempre resta-
re di entità adeguata. Le altre
lavorazioni da eseguire sono
quelle classiche a partire dallo
scasso, che resta fondamentale
per arieggiare il terreno e smuo-
verlo in profondità, fino ad arri-
vare alle ripuntature od arature
prima della erpicatura di affina-
mento. La sistemazione del terre-
no deve essere realizzata tenen-
do presente che per avere un Picchettamento.
ideale sgrondo delle acque la
pendenza deve essere nel senso ste nell’individuare, segnandoli
del filare e mai trasversale e che con appositi picchetti i filari e la
la lunghezza massima dei filari posizione delle barbatelle. In que-
sarebbe bene non superasse i sto modi ci si renderà conto del-
250 – 300 metri per esigenze di l’esatta superficie investita anche
meccanizzazione. in considerazione degli spazi di
Concimazione di fondo: manovra necessari. Ai fini della
L’apporto di 50/60 tonnellate di meccanizzazione è bene lasciare
letame maturo per ettaro da uno spazio utile nelle carraie di
interrare con l’aratura in fase di almeno 7-8 metri. Nei casi in cui
preparazione del terreno sono vengono realizzate carraie inter-
ancora il miglior punto di parten- medie di interruzione di un filare
za per la realizzazione di un lo spazio sufficiente allo scarico
nuovo vigneto, sia per la dotazio- dell’uva raccolta a macchina è di
ne in sostanza organica che per il 5 – 6 metri. Per facilitare il possi-
miglioramento della struttura. bile transito dei carri per i tra-
Oltre alla sostanza organica, in sporto dell’uva ed evitare com-
assenza della quale è possibile plesse manovre è sempre il caso
ricorrere a concimi organici pel- di assicurare il transito dei mezzi
lettati, è il caso di distribuire, in tutto intorno all’appezzamento.
relazione alle esigenze emerse In presenza di palificazioni pub-
dall’analisi del terreno, fosforo bliche, luce o telefono, nel GDC è
ed eventualmente potassio in bene che queste vengano a cade-
forma chimica. re sulla linea del filare od all’in-
S q u a d r atur a e P i c c h e t - terno delle due cortine. Nelle con-
tamento: Una volta completato trospalliere, per permettere la
l’affinamento del terreno è possi- vendemmia meccanica, il palo
bile procedere alla cosiddetta non deve trovarsi sulla linea di
tracciatura del vigneto che consi- palificazione ma sull’interfila ed 47
in questo caso si dovranno inter- sta capacità operativa rispetto
L’impianto
rompere due filari adiacenti posti agli escavatori classici.
del vigneto
a lato del filare più vicino al palo. L’interramento dei pali in pre-
In caso di messa a dimora mecca- senza di barbatelle già messe a
nica delle barbatelle non si rende dimora richiede maggiori attenzio-
necessario un picchettamento ni, per non danneggiare acciden-
totale ma la squadratura e l’indi- talmente le viti, sia in fase di ste-
viduazione dei filari resta comun- sura dei pali che di interramento
que indispensabile. vero e proprio. La distanza del palo
Interramento dei Pali: È dalla vite in questi casi è sicura-
ormai pratica diffusa quella di mente maggiore e più eterogenea.
procedere all’interramento dei M e s s a a d i m o r a delle
pali nel periodo estivo per potere barbatelle: La messa a dimora
operare su terreno asciutto e delle barbatelle può essere
poter mettere a dimora le barba- manuale o meccanica. I metodi
telle perfettamente vicino al palo manuali possono prevedere la
per favorire le lavorazioni mecca- formazione della buca, l’in-
niche. In genere si ricorre ad esca- terramento con forcella o
con getto d’acqua. La forma-
zione della buca è la tecnica più
laboriosa ma che permette di
lasciare le radici lunghe e di rico-
prile con terreno fine che senza
dubbio favorirà una ottima par-
tenza vegetativa. La forcella è il
metodo più economico e veloce e
può essere realizzato o con il
taglio raso delle radici o trasci-
nando nel terreno la barbatella
prendendola per le radici stesse
che in questo modo vengono
Interramento vatori dotati di apposite pinze lasciate più lunghe. Quest’ultima
pali profilati. prendipalo che , nel caso di pali in tecnica ha il vantaggio di lasciare
cemento, sono in grado di racco- più radice, e quindi più sostanza di
gliere il palo da terra riducendo la riserva, ma richiede tempi di ese-
fatica agli operatori. cuzione leggermente superiori. La
L’introduzione di pali in ferro, buona riuscita della messa a
che richiedono meno sforzo per dimora con forcella dipende dalle
l’interramento, permettere di condizioni del terreno al momen-
ricorrere ad escavatori più piccoli to dell’impianto che non deve
e leggeri od a piantapali installati essere eseguito in condizioni di
alle trattrici ma che in zona sono bagnato per non rischiare di crea-
48 scarsamente diffusi per la mode- re spazi d’aria attorno alla radice
a cui il terreno circostante deve renze significative di percentuale
potere aderire perfettamente. La di attecchimento o di risultati di
tecnica del getto d’acqua, da alcu- sviluppo. Nei nostri terreni è bene
ni anni comunemente utilizzata che le barbatelle non vengano
per la messa a dimora di barbatel- interrate a profondità eccessiva ed
le in vasetto, prevede la formazio- il punto di innesto resti fuori
ne del foro con un palo iniettore e terra almeno 15 cm. rispetto
l’inserimento manuale della bar- al livello del terreno. La scelta
batella con radici raccorciate a 2 o dell’epoca di impianto dipende in
3 cm. La messa a dimora meccani- genere dalla volontà o meno di
ca può essere fatta con due tipi di coprire le barbatelle. Sicuramente
macchine: quelle che formano un impianto precoce a fine
il solco permettono l’interramen- Novem-bre inizio di Dicembre per-
to di viti a radice lunga mentre le mette un migliore assestamento
trapiantatrici a coni sono in del terreno attorno alle radici ed in
grado di mettere a dimora sia bar- genere una partenza più pronta.
batelle a radice corta che vasetti. L’impianto primaverile talvolta
La scarsa diffusione della messa a diventa una necessità per l’impra-
dimora meccanica delle barbatelle ticabilità del terreno nei mesi pre-
nel reggiano è dovuta principal- cedenti, od una scelta per evitare
mente alla volontà di interrare la formazione dei cumuli di terra o Trapiantatrici meccaniche.
prima i pali anche in considerazio- poter eseguire un più tradivo di-
ne della minima differenza di serbo prima della messa a dimora.
costo dei vigneti di pianura. Con la frigoconservazione è oggi
Quando le tecniche citate sono possibile, in casi estremi, mettere a
applicate correttamente ed in con- dimora barbatelle a radice nuda Il ciclo dello sviluppo
dizioni ideali non esistono diffe- fino a giugno. radicale della vite.

Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre

Completamento della struttura: Il completamento della strut-


tura è l’operazione meno urgente da realizzare dopo la messa a dimo-
ra delle barbatelle anche se in genere si tende a realizzare l’immediata
stesura del filo portante per il cordone permanente. In questo modo è
possibile procedere alla posa dei tutori ed al loro fissaggio al filo per
potere operare la legatura dei germogli fin dalle prime fasi vegetative. 49
Cure dei primi anni

di Claudio Corradi
Nei primi anni, durante la fase autonoma e graduale fuoriuscita
di allevamento del vigneto, sono delle foglioline. Ovviamente tutto
fondamentali le cure alle giovani questo incide notevolmente sulle
piantine per il loro corretto ed omo- esigenze di manodopera ed è
geneo sviluppo. Queste vanno proprio per questo che si tende
distinte fra cure del primo anno e ad eseguire una scopertura anti-
cure del secondo e terzo anno. cipata ed in tanti casi a postici-
pare l’epoca di messa a dimora.
CURE DEL 1 ° ANNO Utilizzo dei tubi di prote -
Scopertura delle barba- zione: si tratta di una tecnica
telle: si rende necessaria solo abbastanza recente ma ormai in
nei casi in cui si sia eseguita la buona parte sperimentata ed
messa a dimora invernale con approfondita. Lo scopo dei tubi di
copertura delle barbatelle con protezione è molteplice: prote -
cumuli di terra. Terminato il zione dalla selvaggina, pos -
periodo dei freddi rigidi è bene sibilità dell’esecuzione del
procedere con una certa tempe- diserbo e della fertilizzazione
stività alla scopertura delle bar- chimica, primo tutoraggio fin
batelle prima che queste inizino dal germogliamento e leggera
a germogliare. Lo scopo di questo forzatura. Le caratteristiche del
anticipo nella scopertura, che tubo sono in tanti casi ininfluenti
tuttavia espone le piantine al per alcuni aspetti mentre assu-
rischio di brinate tardive, è mono fondamentale importanza
quello di evitare notevoli tempi per altri. Esistono per esempio
di esecuzione dovuti alle atten- differenti altezze delle protezioni
zioni che si dovrebbero prestare in plastica. La misura ideale
in caso di inizio germogliamento sembra essere quella intorno ai
proprio per non rischiare di dan- 35/40 cm. perché tubi più alti
neggiare i nuovi germogli. Oltre avrebbero il solo vantaggio di
al rischio di rottura del nuovo sostenere la vegetazione senza
germoglio esiste il problema del- necessità di interventi di legatura
l’esposizione alla luce di un per un periodo più lungo ma
germoglio bianco perché svi- avrebbero anche effetti negativi .
luppatosi al buio al pericolo della Tubi troppo alti rischiano di ritar-
scottatura da sole. In questa dare la fuoriuscita delle foglie
eventualità è fondamentale, dalla protezione e di sottoporle
dopo una prima scopertura del al rischio di scottature per causa
cumulo che nel frattempo si è in dell’innalzamento eccessivo delle
un certo modo compattato, ripri- temperature che si verifica con
stinare lo stesso con terreno fine l’avanzare della stagione. Questo
od in certi casi con erba o fieno in in particolar modo si verifica nei
modo da evitare la totale insola- tipi di protezione perfettamente
50 zione diretta e permetta una chiusi, in genere sono quelli
pronti e non da comporre, dove tubi sono in grado di offrire una
non esiste un minimo di ventila- protezione termica interessante,
zione e la temperatura può innal- occorre osservare che nel periodo
zarsi anche di 8/10 gradi. In invernale, dove i freddi sono
sostanza, soprattutto per i tubi molto prolungati, la temperatura
completamente chiusi, il germo- interna al tubo, pur impiegando
glio deve esser fuori dal tubo più tempo ad abbassarsi, diventa

prima dell’arrivo di alte tempera- del tutto simile a quella esterna. Fresatura interceppo.
tura. La ventilazione all’in - Proprio per questo motivo in
terno del tubo è fondamentale caso di impianto invernale il tubo
anche per creare un microclima non è in grado di sostituire i
meno umido, eliminare veloce- cumuli di terra. Per quanto rugia-
mente la condensa e favorire una da il diserbo è certamente vero
perfetta lignificazione della parte che un tubo alto permette di
protetta che la rende anche più tenere la barra più alta e lavora-
resistente ai freddi invernali. Ma re con infestanti più sviluppate
se nel periodo primaverile, quan- ma è altrettanto vero che la cor-
do le ore di freddo sono poche, i retta esecuzione del diserbo 51
Confronto fra le tempera-
ture rilevate nell’arco
della giornata all’interno
di due differenti tubi di
protezione e l’esterno.
Rilevo del 13 Gennaio
2003. Si evidenzia come
in inverno, quando le ore
di freddo durano più a
lungo, le temperature
minime all’interno della
protezione tendono ad
uniformarsi.

Temperature minime
all’interno di due differen-
ti tipi di tubi di protezione
e l’esterno rilevate il 29
Marzo 2002. Per brevi
periodi di freddo è
apprezzabile come il
tempo di abbassamento
della temperatura all’in-
terno dei tubi di protezio-
ne influisca sulla tempe-
ratura minima nella notte.

Confronto fra le tempera-


ture rilevate nell’arco
della giornata all’interno
di due differenti tubi di
protezione e l’esterno.
Rilevo del 27 Marzo
2002. Per un tipo di pro-
tezione la differenza di
temperatura, rispetto al
testimone senza protezio-
ne, verificata in certi
momenti della giornata,
è anche di 10 C°.

52
chimico è quella effettuata con tanto che anche in presenza di
infestanti poco sviluppate, per tubi molto bassi non si registrano
ottenere la migliore bagnatura danni alle piantine. Il tubo di pro-
delle erbe con il minimo impie- tezione permette anche una più
go di prodotto, e con organi di razionale e veloce esecuzione
distribuzione il più basso possibi- della concimazione chimica
le per contenere ogni fenomeno anche in presenza di foglie svi-
di deriva. Anche relativamente al luppate perché evita il contatto
problema delle lepri va conside- diretto del concime con la pianti-
rato che pur essendo i tubi in pla- na. Il limite dei tubi di protezione
stica una importante protezione resta quello del costo che rappre-
sono al tempo stesso dei dissua- senta mediamente un 25/30 %
Ottimo sviluppo di un
sori, per il colore e perché si muo- del costo della barbatella. La vigneto al primo anno
vono quando la lepre li tocca, valutazione dei benefici porta con tubi di protezione.

53
sicuramente a ritenere la soluzio- manuale. Ottime le soluzioni di
Cure dei
ne razionale e conveniente fertirrigazione con sistemi a goc-
primi anni
soprattutto nella grandi superfici cia mentre sono meno razionali,
dove non è possibile garantire la in questo primo periodo, le distri-
tempestività degli interventi buzioni con spandiconcime pur
alternativi. La protezione plastica se dotati di convogliatore.
diventa indispensabile nel caso Irrigazione: È una pratica
di sostituzione delle fallanze o fondamentale anche per una
dei rimpiazzi. pianta notoriamente non troppo
Fertilizzazione: La conci- esigente perché al primo anno
mazione per la ripresa vegetati- l’apparato radicale è ancora
va, che deve servire da starter per molto superficiale e poco espan-
una buona ed omogeneo svilup- so. La tecnica ideale è quella a
po della piantina, pone ancora il goccia.
dubbio sulla corretta tecnica. In Lavorazioni e controllo
piccoli appezzamenti la maggio- delle infestanti: Le lavorazioni
Lavorazione a dischi
re razionalità è quella che si al terreno nel primo anno sono
interfilare. ottiene con una localizzazione preziosissime e non solo per per-
mettere il controllo delle infe-
stanti od interrompere le perdite
idriche per risalita capillare, ma
anche per migliorare la struttura
del terreno vicino ad un apparato
radicale ancora superficiale.
Legature: I germogli che si
sviluppano nel corso della stagio-
ne vanno legati con una certa
frequenza affinché possano esse-
re sostenuti verticalmente. Il
fatto che la vegetazione non
venga lasciata strisciare sul terre-
no, non solo permette un agevo-
le transito dei mezzi meccanici
fra le file, ma sopratutto assicura
un migliore sviluppo dei germogli
ed una più razionale esecuzione
degli interventi fitosanitari. Le
legature ai tutori possono essere
realizzate molto velocemente
con apposite macchinette
legatrici con le quali si ottengo-
no notevoli risparmi sui costi di
manodopera. Le legature ai pali
si eseguono con la classica pla- gione. Il ritorno a due gemme è
stica per legature. sempre consigliato in presenza di
Cimature: In certe realtà ed terreni difficili o disomogeneità
in particolari condizioni vegetati- di sviluppo. In certi casi è possibi-
ve si può procedere alla cimatura le ricorrere ad un ritorno simile
dei germogli per indirizzare le ma a 4 o 5 gemme per permette-
energie della pianta verso un re di realizzare le prime legature
germoglio principale. Per ottene- sul legno di un anno. Solo in pre-
re questo non è necessario elimi- senza di vigneti di forte vigore e
nare completamente i germogli di omogeneo sviluppo vegetativo
non destinati a divenire cordone è possibile realizzare già al
permanente ma è sempre consi- secondo anno la curvatura del
gliabile cimarne leggermente tralcio avendo cura di non pro-
l’apice per creare una situazione lungarlo eccessivamente oltre la
di svantaggio nei confronti del curvatura stessa. Nel GDC con
germoglio dominante. In questo viti singole e sdoppiate il taglio
caso si ottiene il beneficio di per originare la sdoppiatura può
mantenere un buon apparato essere realizzato in questo
fogliare per una più intensa atti- momento. In questi due ultimi
vità fotosintetica. Nel GDC a viti casi è bene lasciare un certo
singole sdoppiate il taglio sul numero di gemme lungo l’asta
germoglio principale per deter- verticale per irrobustirla.
minare la sdoppiatura può essere Altre cure: Le altre cure col-
realizzato, in buone condizioni di turali del secondo anno sono del
sviluppo, fin dal primo anno. tutto simili a quelle già descritte
Difesa: Anche nel primo per il primo anno. In tanti casi al
anno è fondamentale eseguire secondo anno è bene proseguire
una corretta e razionale difesa anche le lavorazioni del ter -
fitosanitaria allo scopo di evitare reno.
l’insorgere di ogni malattia e
favorire una buona lignificazione. CURE DEL 3° ANNO
È per questo fondamentale dis- Potatura invernale: Al
porre fin dall’impianto di un’at- terzo anno generalmente si con-
trezzatura appropriata per garan- clude la creazione del cordone
tirsi comodità e tempestività permanente anche se occorre
negli interventi. avere l’avvertenza di non voler
sovraccaricare troppo in fretta la
CURE DEL 2° ANNO pianta che deve completarsi ed
Potatur a invernale: Le irrobustirsi.
scelte di potatura del secondo Altre cure: In tanti casi al
anno dipendono dal tipo di svi- terzo anno si abbandonano le
luppo che le piantine hanno lavorazioni al terreno e inizia l’ese-
avuto nel corso della prima sta- cuzione della pratica del diserbo. 55
Introduzione
alle schede varietali
di Matteo Vingione,
Nei capitoli seguenti sono conseguente distanza tra le file,
Stefano Meglioraldi riportate diverse informazioni indipendenti dalla varietà, sono
circa i principali vitigni coltivati in riportate in altri capitoli.
provincia di Reggio Emilia. Le fasi fenologiche sono state
Si forniscono, tra l’altro consi- per la maggior parte rilevate a
gli agronomici per la loro coltiva- Coviolo (Reggio Emilia) nel
zione, condensati in una tabella, vigneto dell’Università degli
ricavati dai dati raccolti in diversi studi di Bologna, secondo la
anni di lavoro nelle aziende viti- metodologia proposta dall’O.I.V.,
cole della provincia di Reggio mentre l’epoca di maturazione è
Emilia. quella considerata media per la
All’interno della tabella si provincia di Reggio Emilia.
trovano utili indicazioni circa la La presenza di un asterisco
scelta dell’impianto, la gestione dopo alcune date indica come
dello stesso e i risultati produttivi esse siano invece ricavate dal
ottenibili per ogni varietà tratta- libro: “I vitigni dell’Emilia Ro-
ta. Notizie generali circa i tipi di magna” a cura di Venturi e
suoli, forme di allevamento e Fontana.

Classi di merito per “Quantità” Classi di merito per “Giudizio


e “Qualità” del prodotto: Finale” della varietà su un tipo di
• Elevata, suolo:
• Buo.-Elev.,
• Buona, • Consigliato,
• Accettabile • Accettabile,
56 • Scarsa • Sconsigliato
ESEMPIO DI LETTURA DELLA TABELLA
SULLE INDICAZIONI AGRONOMICHE : Vitigno Ancellotta
Sono distinti tre tipi di suolo in base alla fertilità: alta, bassa e media.
Per ogni tipo di suolo vi sono delle indicazioni circa le forme di alle-
vamento più utilizzate. Su un suolo ad alta fertilità, chi volesse ed esem-
pio fare un GDC -per il vitigno Ancellotta- dovrebbe tenere una distanza
sulla fila, ovvero tra le piante, compresa tra 0,75 e 1 metro. Per chi abbia
già l’impianto, in potatura invernale, dovrebbe lasciare tra le 12 e le 16
gemme per metro di cordone. La colonna seguente indica quale forma è
la più consigliata per tale varietà, nei diversi tipi di suolo: il GDC è repu-
tata quindi la forma più idonea (++) per l’Ancellotta su suoli ad elevata
fertilità, mentre su suoli a bassa fertilità è considerato migliore il Sylvoz.
Nella seconda parte della tabella si danno dei giudizi circa i risultati
produttivi ottenibili sui diversi tipi di suoli, ovvero si valuta l‘adattabilità
di una varietà al tipo di suolo che abbiamo davanti: l’Ancellotta, per
esempio, su suoli fertili, produce una elevata quantità, e una qualità
accettabile. Il giudizio finale è accettabile. In sintesi, i suoli a media e
bassa fertilità risultano essere i migliori per l’Ancellotta.

Legenda: Abbreviazioni:
++ molto consigliata; Allevam. = Allevamento
+ consigliata; Consigl. = Consigliata
- sconsigliata Cord. Sper. = Cordone speronato
Cord. Libero. = Cordone Libero
Buo. =Buona
Elev. =Elevata 57
Cosa si indica con fertili- Suoli a tessitura fine, con alte
Introduzione
tà del suolo? dotazioni di argilla, maggiori del
alle schede
Occorre fornire una spiega- 35%, sia in superficie che in pro-
varietali
zione circa la distinzione princi- fondità, e con problemi di rista-
pale in diverse fertilità del suolo: gno idrico, sono normalmente da
alta, bassa e media. La fertilità considerare a bassa fertilità,
del suolo deriva in primo luogo come anche numerosi suoli della
dalle caratteristiche pedologiche collina. Al contrario suoli a medio
del terreno, ma è influenzata impasto, con argilla compresa tra
dalla disponibilità idrica per la il 22% ed il 28%, senza compo-
pianta e da interventi antropici nenti limitanti quali alti contenu-
che concorrono a modificarla: ad ti di calcare, e senza problemi di
esempio, concimazioni organiche ristagno idrico sono da conside-
elevate possono aumentare rare ad alta fertilità, in quanto
“temporaneamente” la fertilità normalmente provocano spinte
di un suolo. L’insieme dei fattori vegetative e produzioni elevate.
sopracitati determina infatti Naturalmente i suoli a
diverse risposte fisiologiche della “media fertilità” avranno tessitu-
pianta. ra intermedia tra quelle sopra
In termini pratici la prima e indicate e saranno esenti da pro-
più facile valutazione della blemi di ristagno idrico.
fertilità del terr eno può Il progetto “Valutazione sul-
esser e e s e g u i t a m e d i a n t e l’attitudine dei suoli agricoli alla
un’analisi visiva , rilevando coltivazione della vita” realizzato
l’entità della risposta vegetativa dal CRPV su incarico della
e produttiva della pianta, ovvero Provincia di Reggio Emilia, in col-
principalmente la quantità di laborazione con i.ter e Consorzio
legno e l’entità della produzione; Tutela Vini, ha portato, mediante
successivamente un’analisi chi- una prima sintesi, all’elaborazio-
mica del suolo aiuta a rilevare le ne di una cartina provinciale indi-
componenti principali che cativa, dove con colori diversi si
influenzano tale risposta. Se però distinguono principali aree a
un’azienda può avere caratteri- diversa fertilità che provocano
stiche peculiari, ad esempio conseguentemente differenti
gestionali, che modificano la risposte vegetative della pianta.
risposta produttiva della vite, la Questa carta, trasmessa nel 2002
media delle aziende su un deter- in un “Bollettino provinciale di
minato tipo di suolo dà una valu- lotta integrata” della Provincia di
tazione abbastanza attendibile RE, e sotto riportata, può essere
della fertilità di questo terreno. quindi di aiuto all’agricoltore.

58
Carta degli interventi di riequilibrio
della chioma della vite in relazione
alla fertilità del suolo nella Provincia
di Reggio Emilia

59
Ancellotta
(Bacca Nera)

di Stefano Meglioraldi, Sinonimi presunti e accertati:


Matteo Vingione Lancellotta, Lancelotta, Ancellotta di
Massenzatico.

Varietà adatta alla produzione di filtrati dolci caratterizzati da un


valore zuccherino mediamente elevato, dal colore intenso, dal profu-
mo caratteristico e fruttato.
Non ha acidità particolarmente elevata, pertanto conferisce rotondi-
tà ai vini che si ottengono. Se opportunamente lavorata, è unica per la
produzione di di mosti e di vini ad altissima concentrazione colorante.

È un vitigno probabilmente a circa il 70% della produzione


originario della provincia di totale di allora.
Reggio Emilia o della limitrofa Il grappolo è medio, piramida-
Modena. Citato già nel 1811 dal le, spargolo, con un’ala. L’acino è
Dalla Fossa tra le varietà da pre- piccolo, sferoide con una buccia
ferire nella coltivazione della vite blu-nera, pruinosa. La foglia è
in pianura, un documento del media, pentalobata, con seno
1891, a cura del Consorzio agri- peziolare ad U aperto, seni latera-
colo di RE, lo indica diffuso in li profondi, lobi marcati e lanceo-
tutti comuni della provincia, e in lato il mediano, denti acuti, irre-
particolare nelle zone di Sesso, golari, pagina inferiore pubescen-
Mancasale, Massenzatico, Ga- te. L’apice del germoglio alla fiori-
vassa, Pratofontana. Nel quin- tura è pubescente, con sfumature
quennio 1922-1926, come ripor- rosa, e foglioline apicali aracnoi-
ta Rota nella sua tesi di laurea, si dee, pentalobate; l’ asse del ger-
realizza una produzione annuale moglio è ricurvo e il tralcio è di
provinciale media di circa colore verde con sfumature mar-
1.750.000 q.li di Ancellotta, pari roni, circolare, un po’ costoluto.

L’Ancellotta è il primo vitigno provinciale per importanza essendo


coltivato sul 47,5% degli ettari investiti a vite (2007), per una superfi-
cie totale di 4.027 Ha, ed è presente in tutti i comuni vitati. Esso si con-
centra soprattutto nelle zone di pianura, nella parte orientale della
provincia, ad est del Torrente Crostolo. I comuni attualmente a mag-
giore concentrazione (o densità) di Ancellotta, ottenuta rapportando
gli ettari della varietà considerata alla SAU comunale, sono S. Martino
in Rio e Correggio.
La forma di allevamento principale di tale vitigno è ancora il Semi-
Bellussi che interessa il 40% della superficie coltivata, seguita da
Sylvoz con il 33% e da GDC con il 20%. L’impianto più vecchio denun-
60 ciato risale al 1884, situato nel comune di Cavriago.
Osservazioni Agronomiche

Cloni: Fedit 18 CSG, Rauscedo 2.


Portinnesti: Consigliati, a
seconda del suolo e del sesto
d’impianto voluto: K5BB, S04,
420A, 161/49, 41B.
Sensibilità alle fisiopatie:
L’Ancellotta risulta essere sensi-
bile all’oidio e al disseccamento
del rachide. In alcune annate
tende ad acinellare od avere
scarsa allegazione.
Fasi fenologiche: Carta provinciale delle
Germogliamento 25 marzo/5 zone più densamente
aprile; Fioritura 25 maggio/5 giu- vitate per il vitigno
gno; Invaiatura 20/30 luglio. Ancellotta (2000).
Maturazione: 5/20 settembre.
Vegetazione: Presenta vigoria
intermedia e portamento semi-
eretto sebbene la vegetazione
tenda a disporsi in maniera disor-
dinata.
Lambrusco salamino
(Bacca Nera)

di Matteo Vingione, Sinonimi presunti e accertati:


Stefano Meglioraldi Lambrusco di Santa Croce, Lambrusco
Galassi, S.Croce di Rio, Lambruschino.

Si ottiene un vino di colore rosso rubino piuttosto carico ma sem-


pre vivace. Il profumo è decisamente intenso, e spiccano sentori molto
fruttati con fragranti note floreali. In bocca il corpo è buono, e bene
armonizzano la freschezza e la sapidità.

Il nome “salamino” deriva indica la tipologia a foglia verde


probabilmente dalla forma del come la più rustica e resistente, e
grappolo che ricorda un piccolo la più produttiva. Il prodotto era
salame. Il vitigno sembra origina- principalmente utilizzato “da
rio della zona di S.Croce di Carpi, taglio”, e il taglio classico preve-
situata in provincia di Modena. deva la combinazione del Sala-
Citato da Bertozzi nel 1840 e suc- mino con uva colorata e Fortana
cessivamente da Galloni, Maini, (Uva d’oro).
ecc., tale lambrusco era soprat- Il grappolo è piccolo, cilindri-
tutto diffuso, nel 1891, nei comu- co, compatto, spesso con un’ala.
ni reggiani di Correggio, Fabbrico, L’acino è medio, sferoide con una
Campagnola, Rio Saliceto, Rolo buccia blu-nera, pruinosa. La
ed era il principale vitigno del foglia è media, pentagonale, tri-
comune di Rubiera. Diversi autori lobata, con seno peziolare a V-U
osservano una notevole eteroge- aperto, seni laterali medi-profon-
neità morfologica all’interno della di, lobi poco marcati, denti poco
varietà, che danno luogo alla pronunciati convessi da un lato, e
distinzione di cinque tipologie: a la pagina inferiore è aracnoidea.
foglia rossa, a foglia verde, a L’apice del germoglio alla fioritu-
raspo verde, a raspo rosso, tene- ra è cotonoso, verde-biancastro,
ro; Zannoni, ad esempio, nel 1905 a volte con sfumature rosa.

Tale lambrusco è estremamente diffuso a livello provinciale con


1.482 Ha, tale da costituire il secondo vitigno per importanza, essen-
do coltivato sul 17,5% degli ettari investiti a vite (2007). È diffuso
nella zona di pianura al confine con la provincia di Modena, e soprat-
tutto nei comuni di Correggio, San Martino in Rio e Rio Saliceto.
Questi possiedono infatti la maggiore superficie allevata a
Salamino rispetto alla propria SAU comunale. La forma di allevamen-
to principale di tale vitigno è il Sylvoz con il 35% della superficie,
seguita da Semi-Bellussi (29%) e da GDC (27%), quasi a pari merito.
Gli impianti più vecchi denunciati risalgono al 1900, situati soprattut-
62 to nel comune di S. Ilario d’Enza.
Osservazioni Agronomiche

Cloni: VCR 1, CAB 1, CAB 3,


Rauscedo 5.
Portinnesti: Consigliati i portin-
nesti tradizionali: K5BB, SO4.
Quest’ultimo non è consigliato su
suoli a bassa fertilità.
Fasi fenologiche:
Germogliamento 1/10 aprile,
Fioritura 30 maggio/10 giugno,
Invaiatura 1/10 agosto.
Maturazione:
20 settembre/5 ottobre. Carta provinciale delle
Sensibilità alle fisiopatie: Il zone più densamente
vitigno risulta molto sensibile vitate per il vitigno L.
alla malattia denominata “Mal salamino (2000).
dell’esca”. Inoltre è sensibile alla
botrite e alla spaccatura degli
acini (eccessi di acqua e azoto).
Alcune tipologie tendono all’aci-
nellatura verde.
Vegetazione: Presenta bassa
vigoria, portamento semi-eretto.
Lambrusco Marani
(Bacca Nera)

di Stefano Meglioraldi, Sinonimi presunti e accertati: nessuno.


Matteo Vingione
Particolarmente vocato per la produzione di vini rosati leggeri,
beverini, di poco corpo.
Gode mediamente di una elevata acidità che conferisce al vino
vivacità e sapidità.
Per tutte queste particolari caratteristiche si presta egregiamente
per la vinificazione in bianco, anche per l'ottenimento di basi spumante.

Non si hanno informazioni intorno al 12% della produzione


storiche certe sul vitigno fino alla totale dei lambruschi.
metà del 900’ e tanto meno sulla Il grappolo è medio-grande,
derivazione del nome “Marani” allungato, cilindrico, mediamen-
come indicano Cosmo e Polsinelli te compatto. L’acino è medio,
nel 1965, anche se presenta una sferoide con una buccia blu-
sostanziale uniformità per i carat- nera, pruinosa. La foglia è
teri ampelografici osservati. In medio-grande, rotondeggiante,
quanto appartenente al gruppo trilobata, con seno peziolare a V
dei lambruschi, si ritiene però sia molto aperto, seni laterali a V-U
storicamente citato da altri autori poco profondi, lobi poco marca-
sotto diverso nome: a tale propo- ti, superficie bollosa, denti poco
sito è da sottolineare la segnala- pronunciati, convessi a base
zione fatta nel 1891 dall’enologo larga e la pagina inferiore subla-
Pizzi di una varietà denominata nugginosa. L’apice del germo-
“Lambrusco Barani”. glio alla fioritura è cotonoso,
Nel 1968 l’indagine di Greco biancastro con bordo rosato-
rileva come il lambrusco Marani vinoso, con foglioline apicali
sia estremamente diffuso nei aracnoidee, glabre giallastre
comuni di Rolo, Fabbrico, sopra, cotonose sotto; l’asse è
Novellara e Campagnola, con curvo, e il tralcio circolare, un
una produzione che si aggira po’ costoluto.

Il L. Marani è il terzo vitigno provinciale per importanza, attualmen-


te diffuso su 1.245 Ha, pari al 14,7% degli ettari investiti a vite (2007).
L’area a maggiore concentrazione, valutata rispetto alla SAU comunale,
è situata a Nord-Est della provincia e interessa principalmente i comuni
di Rio Saliceto, Fabbrico e Campagnola (vedi cartina), ma il vitigno è
abbastanza diffuso anche in area pedecollinare e nella prima collina.
La forma di allevamento predominante per tale vitigno è il Semi-
Bellussi con il 43% della superficie, seguito a distanza da Sylvoz (29%)
e infine da GDC (19%). L’impianto più vecchio denunciato risale al 1925,
64 localizzato nel comune di Guastalla.
Osservazioni Agronomiche

Cloni: Rauscedo 2, CAB 8 A.


Portinnesti: Consigliati il K5BB,
l’SO4 ed il 420A.
Fasi fenologiche:
Germogliamento 1/10 aprile;
Fioritura 30 maggio/10 giugno;
Invaiatura 1/10 agosto.
Maturazione:
20 settembre/10 ottobre.
Sensibilità alle fisiopatie: Il
L.Marani risulta molto resistente
alle principali avversità. Carta provinciale delle
Vegetazione : Presenta alta zone più densamente
vigoria, portamento semi-eretto. vitate per il vitigno L.
Marani (2000).
Lambrusco Maestri
(Bacca Nera)

di Matteo Vingione, Sinonimi presunti e accertati: Groppello


Stefano Meglioraldi Maestri, Lambrusco di Spagna.

Produce un vino di colore rubino di buona intensità con riflessi vio-


lacei. Al naso si presenta decisamente vinoso ma con sentori piace-
volmente floreali. In bocca è deciso, tannico ma armonioso.

Vitigno tipico della nostra ala, piuttosto compatto. L’acino è


provincia, è estremamente diffu- medio-piccolo, ellittico, a buccia
so dalla pianura alla collina. Il spessa, pruinosa, blu-nera. La
nome sembra derivi da “Villa foglia è media, trilobata o intera,
Maestri”, frazione del comune di con seno peziolare a V-U aperto,
S.Pancrazio (PR), dove si pensa seni laterali superiori poco pro-
sia originario. Non si hanno noti- fondi, lembo spesso, pagina infe-
zie storiche dettagliate fino alla riore lanuginosa, nervature rosa-
metà del novecento, quando te alla base, e denti non molto
viene citato nel Bollettino pronunciati. L’apice del germo-
Agricolo, benché siano ancora glio alla fioritura è espanso,
esistenti diversi vigneti risalenti lanuginoso, verde-biancastro,
ai primi del secolo. In quanto leggermente rosato, con foglioli-
appartenente al gruppo dei lam- ne apicali aracnoidee sopra,
bruschi, si ritiene sia comunque lanuginose sotto, verde-bronzate
menzionato precedentemente chiare; il germoglio alla fioritura
sotto diverso nome. è curvo, con tralcio ellittico, gla-
Il grappolo è medio, allunga- bro, verde e da una parte rosso-
to, cilindrico-piramidale, con un violaceo.

È coltivato a livello provinciale su una superficie di circa 493 Ha,


pari a circa il 6,0% della superficie totale vitata, costituendo il quarto
vitigno reggiano per importanza (2007). Diffuso in numerosi comuni,
interessa un territorio molto eterogeneo che va dalla bassa pianura
all’alta collina: principalmente si colloca nella parte occidentale della
provincia, dove i comuni di Montecchio, Boretto e Gualtieri (vedi car-
tina) risultano avere maggiore densità del vitigno in oggetto. Per la
rilevante densità viticola emergono successivamente i comuni di
Bresciello, Poviglio, Albinea e Scandiano. La forma di allevamento pre-
dominante per tale vitigno è il Sylvoz (45%), seguita da Semi-Bellussi
(21%), Pergola (11%) e GDC (10%). L’impianto più vecchio denuncia-
66 to risale al 1884, situato nel comune di Cavriago.
Osservazioni Agronomiche

Cloni: VCR 1, CAB 6, CAB 16


Portinnesti: Consigliati tutti i
portinnesti, a seconda del tipo di
suolo e del sesto d’impianto
voluto, ed in particolare il K5BB.
Fasi fenologiche:
Germogliamento15/25 aprile*,
Fioritura 1/15 giugno* .
Maturazione:
20 settembre / 5 ottobre.
Sensibilità alle fisiopatie :
Vitigno molto resistente alle Carta provinciale delle
malattie. Sembra sensibile alla zone più densamente
vitate per il vitigno L.
carenza di magnesio.
Maestri (2000).
Vegetazione: Presenta media
vigoria, con portamento eretto.
Lambrusco grasparossa
(Bacca Nera)

di Stefano Meglioraldi, Sinonimi presunti e accertati:


Matteo Vingione Lambrusco di Castelvetro, Lambrusco di
Spezzano, Refosca, Lambrusco dai
graspi rossi, Lambrusca Aggazzotti,
Grasparossa, Graspa rossa.

Si ottiene un vino dal colore rosso rubino carico con caratteri-


stici riflessi violacei. I Profumi sono intensi e spaziano dai caratteri-
stici sentori di sottobosco alla viola mammola. Il palato è sempre
ricco, prevale la componente tannica che ben si bilancia però con la
moderata acidità.

È un vitigno tipico della limi- diverse tipologie: a grappolo


trofa provincia di MO, zona di rado, a grappolo serrato, a gra-
Castelvetro, storicamente diffuso spo rosso, a graspo verde.
anche nel reggiano ed è attual- Il grappolo è medio, allunga-
mente ritenuto, per le proprie to, piramidale, con ala, spargolo.
caratteristiche enologiche, un L’acino è medio, subovale, con
vitigno molto promettente. Viene buccia pruinosa blu-nera. La
citato fin dal 1867 da Agazzotti foglia è media, rotondeggiante
di cui apprezza i “sentori di man- pentagonale, trilobata o intera,
dorla di persico”, e successiva- con seno peziolare a V stretto,
mente, ai primi del ‘900 da seni laterali superiori stretti,
Molon: “Uva di merito speciale, denti poco pronunciati, a base
tipo dei Lambruschi di colle. Sola, molto larga, arrotondati e pagina
da un vino molto sapido e di inferiore aracnoidea. L’apice del
colore fosco-carico, ben provvisto germoglio alla fioritura è espan-
di alcool.”. È possibile osservare so, sublanugginoso, verde (bron-
una notevole eterogeneità all’in- zato), con foglioline apicali lanu-
terno della varietà, che presenta ginose; asse del germoglio ricur-
caratteri morfologici diversi: nel vo e tralcio a sezione ellittica.
1965 Cosmo distingueva quattro

È coltivato a livello provinciale su una superficie di 238 Ha, pari a


circa il 2,8% della superficie totale vitata (2007). Principalmente è col-
tivato nella zona collinare e pedecollinare. Si trova maggiormente con-
centrato nei comuni di Quattro Castella, Scandiano e Casalgrande.
La forma di allevamento predominante per tale vitigno è il Sylvoz
con il 60% della superficie, seguita a grande distanza da GDC (16%).
L’impianto più vecchio denunciato risale al 1920, situato nel comu-
68 ne di Toano.
Osservazioni Agronomiche

Cloni:
Rauscedo 1, CAB 7, CAB 14.
Portinnesti: Consigliati per pro-
blemi di virosi congenite della
cultivar: 1103P o Golia, anche se
non si esclude l’utilizzo dei por-
tinnesti tradizionali, soprattutto
SO4, su materiale sano.
Fasi fenologiche:
Germogliamento 20/30 marzo,
Fioritura 25 maggio/5 giugno,
Invaiatura 5/15 agosto. Carta provinciale delle
Maturazione: 1/15 ottobre. zone più densamente
Sensibilità alle fisiopatie : vitate per il vitigno L.
Vitigno con rischi elevati di virosi grasparossa (2000).
che si evidenziano con problemi
di affinità di innesto. Sensibilità
alla carenza di magnesio. Buona
resistenza alla botrite e alle altre
fitopatie.
Vegetazione: Presenta media
vigoria, portamento della vegeta-
zione assurgente.
Lambrusco di Sorbara
(Bacca Nera)

di Matteo Vingione, Sinonimi presunti e accertati:


Stefano Meglioraldi Lambrusco sorbarese.

Si ottiene un vino dal colore generalmente non molto intenso ten-


dente al cerasuolo. Il profumo è sempre molto intenso, fresco, fra-
grante, in particolare di viola e di frutta rossa. Al palato si presenta
secco di buona struttura con una buona acidità che lo caratterizza.

Varietà tipica della limitrofa pro- to quanto bene si fosse mantenuto


vincia di Modena, nella omonima nella traversata di mare e dopo di
località da cui prende il nome, è col- essa.” Storicamente il Ramazzini
tivata soprattutto nell’area di pianu- distingue quattro tipi diversi di
ra. Presente a Reggio Emilia dal Lambrusco di Sorbara di cui l’ultima
1840, come testimonia Bertozzi, l’in- tipologia è ora denominata
dagine di Rota notifica, alla fine dell’ Lambrusco oliva: sferico a foglia
‘800, la diffusione del vitigno da rossa, subsferico a foglia rossa, sferi-
ovest ad est della provincia reggia- co a foglia verde, oliva a foglia
na, nelle zone in prossimità della Via verde. Il grappolo è medio, spargolo
Emilia, e soprattutto nel comune di per acinellatura, allungato, pirami-
Rubiera. L’utilizzo principale era in dale, con un ala. L’acino è medio,
qualità di vino da pasto e l’impor- subrotondo, a buccia spessa pruino-
tanza di questo vitigno è ben spie- sa blu-nera. La foglia è media o
gata fin dal 1870 da Giusto Giusti: media-piccola, pentagonale, intera o
“Di ogni altra vite nostra la preferi- a tre lobi con seni poco profondi e
bile per me è quella che da quel vino margine seghettato (denti piccoli a
tanto ricercato, il quale va con il base larga), e la pagina inferiore è
nome di L. di Sorbara: esso ha un lanuginosa. L’ apice del germoglio
aroma di mammole speciale e regge alla fioritura è espanso cotonoso,
(fatto come io soglio) a viaggi lun- biancastro, con foglioline apicali
ghissimi. Di esso feci una spedizione cotonose; il tralcio del germoglio alla
nel 1860 in Australia a Melbourn al fioritura è circolare, e l’asse dello
signor Italo Raguzzi, oriundo bolo- stesso è curvo. Va incontro ad aci-
gnese e da una sua lettera ho rileva- nellatura dovuta a maschiosterilità

È coltivato a livello provinciale su una superficie di circa 43 Ha, pari


a circa lo 0,5% della superficie totale vitata (2007). Principalmente è
coltivato nell’area di pianura a contatto con la provincia di Modena: i
comuni a maggiore densità viticola per tale varietà risultano proprio S.
Martino in Rio, Fabbrico, Rio Saliceto e Rubiera. La forma di alleva-
mento predominante per tale vitigno è ancora il Semi-Bellussi, che inte-
ressa il 35% della superficie coltivata di questo vitigno, seguita da
Sylvoz con il 27% e da GDC con il 21%. L’impianto più vecchio denun-
70 ciato risale al 1945, situato nel comune di Bibbiano.
Osservazioni Agronomiche

Cloni:
Rauscedo 4, CAB 2 V, CAB 21G
Portinnesti: Consigliati i portin-
nesti tradizionali: K5BB, SO4
Fa s i f e n o l o g i c h e :
Germogliamento 10/20 aprile*;
Fioritura 1/10 giugno*.
Maturazione:
28 settembre/10 ottobre*.
Sensibilità alle fisiopatie :
Vitigno particolarmente soggetto
ad acinellatura e colatura, per la
Carta provinciale delle
caratteristica sterilità maschile zone più densamente
del fiore. Non viene facilmente vitate per il vitigno L.di
attaccato dalle tignole. Sorbara (2000).
Vegetazione: Presenta vigoria
elevata, portamento espanso.
Altri
Lambrusco Montericco
Lambruschi (Bacca Nera)

di Stefano Meglioraldi, Sinonimi presunti e accertati: Lambrusco


Matteo Vingione selvatico, Selvatica, Selvatico di
Montericco, Lambruscone di Montericco.
Produce un vino dal colore generalmente non molto intenso ten-
dente al cerasuolo. Il profumo è abbastanza intenso, fresco, fragrante
con un accenno di richiamo in particolare alla viola e alla frutta rossa.
Al palato si presenta secco, di media struttura, con una buona acidità
che lo caratterizza.

Osservazioni Agronomiche
Cloni: Nessuno.
Portinnesti:
Consigliati i portinnesti tradizio-
nali: K5BB, SO4 ed il 420 A.
Fasi fenologiche:
Germogliamento 10/20 aprile*;
Fioritura 1/12 giugno*
Maturazione: 25 settembre/10
ottobre.
Sensibilità alle fisiopatie:
Non presenta sensibilità partico-
lari, a volte va soggetto ad aci-
nellatura.
Vegetazione:
Presenta media vigoria, porta-
72 mento semi-eretto o eretto.
Lambrusco a foglia
Altri
frastagliata (Bacca Nera) Lambruschi
Sinonimi presunti e accertati: Enantio
Fornisce un vino dal colore rosso violetto con riflessi violacei, dalla
spuma vivace, con profumo gradevole in cui il sentore di viola si
accompagna anche ai delicati speziati e ad un fruttato di ciliegia e
mora prevalenti. Si possono avvertire anche leggeri sentori di frutta
essiccata (prugna), di caramellizzato ed erbaceo fresco.
Al gusto si presenta fresco, sapido, di buona struttura, poco astrin-
gente e con una buona persistenza gusto-olfattiva.

Osservazioni Agronomiche
Cloni: SMA-ISV 317
Portinnesti:
Consigliato il K5BB.
Fasi fenologiche:
Germogliamento 1/10 aprile;
Fioritura 30 maggio/10 giugno;
Invaiatura 5/10 agosto.
Maturazione:
25 settembre/10 ottobre.
Sensibilità alle fisiopatie:
Vitigno rustico, resistente alla
botrite e al freddo invernale.
Vegetazione:
Presenta bassa vigoria, porta-
mento semi-eretto.
73
Altri Lambrusco oliva
Lambruschi (Bacca Nera)

Sinonimi presunti e accertati: Lambrusco


Mazzone, Lambrusco olivina, Olivina,
Olivello, Lambrusco di Sorbara oliva.

Vino di colore rubino di buona intensità. Il profumo è vinoso con


lievi sentori piacevolmente floreali. In bocca è deciso, gradevolmente
tannico, armonioso e persistente.

Osservazioni Agronomiche
Cloni: Nessuno
Portinnesti: Consigliati i portin-
nesti tradizionali: K5BB, SO4 e
quelli a bassa vigoria.
Fasi fenologiche:
Germogliamento 30 marzo/10
aprile; Fioritura 30 maggio/5 giu-
gno; Invaiatura 25 luglio/5 agosto.
Maturazione: 15/30 settembre.
Sensibilità alle fisiopatie:
Vitigno resistente alla botrite, e
sensibile all’oidio; a maturità gli
acini tendono a sgranare. Tralci fra-
gili, sensibili all’azione del vento,
che porta a frequenti rotture.
Vegetazione: Presenta vigoria
74 elevata, portamento semi-eretto.
Lambrusco viadanese Altri
(Bacca Nera) Lambruschi

Sinonimi presunti e accertati: Lambrusco


di Viadana, Grappello Ruberti, Montecchio,
Lambrusco salamino mantovano.
Di colore rosso rubino carico. Il profumo è intenso e spiccano sen-
tori fruttati e con note floreali di viola e amarena. Di corpo buono,
bene armonizzano la freschezza e la sapidità.

Osservazioni Agronomiche
Cloni: Nessuno
Portinnesti:
Consigliato il K5BB ed i portinne-
sti a bassa vigoria.
Fasi fenologiche:
Germogliamento 30 marzo/10
aprile; Fioritura 30 maggio/10
giugno; Invaiatura 30 luglio/10
agosto.
Maturazione:
20 settembre/ 10 ottobre.
Sensibilità alle fisiopatie:
Vitigno rustico, resistente alle
principali crittogame.
Vegetazione:
Presenta vigoria elevata, porta-
mento della vegetazione eretto. 75
Malbo gentile
(Bacca Nera)

di Matteo Vingione, Sinonimi presunti e accertati:


Stefano Meglioraldi Amabile di Genova, Malbo, Tubino.

Adatto alla produzione di vini dolci caratterizzati da un alto valo-


re zuccherino, fornisce un bel colore rubino intenso ma ben vivace; dà
inoltre un intenso e fragrante profumo floreale che ben armonizza con
la piacevole sensazione di pienezza e fragranza che offre al palato.

Questo vitigno può essere Le caratteristiche ampelogra-


definito tipico della provincia di fiche del Malbo gentile sono
Reggio Emilia per la presenza molto peculiari.
storica sul territorio rilevata già Il Grappolo è grosso, allunga-
nel 1800 da Bertozzi. Sebbene il to, piramidale, alato, spargolo.
sinonimo Amabile di Genova L’acino è medio, sferoide, con
suggerisca una provenienza buccia pruinosa di medio spesso-
diversa, nel genovese questa re, blu-nera.
varietà non è mai stata eviden- La foglia è media, pentago-
ziata, come ci confermano nale, trilobata o intera, con
Silvestroni e collaboratori in una lembo liscio, piano, seno peziola-
loro ricerca; l’ipotesi più probabi- re a V aperto e bordi paralleli,
le circa l’origine del vitigno è seni laterali superiori a V aperto o
l’importazione dello stesso dalla stretto, pagina inferiore lanugi-
California U.S.A. nel diciannove- nosa molto più chiara della supe-
simo secolo, avvenuta da parte di riore, e denti a base larga. L’apice
un genovese. La presenza storica del germoglio alla fioritura è
sul territorio reggiano è confer- espanso, a ventaglio, lanuginoso,
mata dall’individuazione nella verde-biancastro, con foglioline
zona collinare di ceppi ultracen- apicali aracnoidee sopra, lanugi-
tenari. nose sotto.

È coltivato a livello provinciale su una superficie di circa 132 Ha,


pari a circa l’1,6% della superficie totale vitata (2007). Principalmente
è coltivato nella zona collinare e pedecollinare: i comuni a maggiore
densità per tale vitigno sono Quattro Castella, Scandiano e
Montecchio.
La forma di allevamento predominante per tale vitigno è il Sylvoz
con il 61% della superficie. L’impianto più vecchio denunciato risale al
76 1920, situato nel comune di Castellarano.
Osservazioni Agronomiche

Cloni: Nessuno.
Portinnesti: Consigliati i portin-
nesti tradizionali: K5BB, SO4; in
terreni collinari si consiglia il
420A per ridurre la vigoria.
Fasi fenologiche:
Germogliamento 20/30 marzo;
Fioritura 25 maggio/5 giugno;
Invaiatura 25 luglio/5 agosto.
Maturazione: 10/25 settembre.
Sensibilità alle fisiopatie :
Vitigno molto sensibile alla pero- Carta provinciale delle
nospora, meno all’oidio. Buona zone più densamente
vitate per il vitigno
resistenza alla botrite. Sensibile Malbo Gentile (2000).
alle brinate primaverili. Sembra
presenti difficoltà di allegazione.
Vegetazione: Presenta vigoria
elevata; sebbene abbia porta-
mento semi-eretto la vegetazio-
ne tende a disporsi in maniera
molto disordinata e si attacca
con difficoltà ai fili rampicanti.
Marzemino
Altre
(Bacca Nera)
uve nere

di Stefano Meglioraldi, Sinonimi presunti e accertati:


Matteo Vingione Marzemina, Marzemino d’Isera,
Marzemino gentile, Berzemino,
Berzemino Capolico, Marzemino d’Istra,
Bassamino, Barzemin.

Si ottiene un vino di colore rosso rubino con riflessi purpurei.


Il profumo è intenso, caratteristico che spazia ampiamente nei sen-
tori di frutti rossi del sottobosco. In bocca è di buon corpo ma quello
che più colpisce è la morbidezza che avvolge i tannini, mai spigolosi,
che danno lunghezza al palato.

Osservazioni Agronomiche
Cloni: SMA 9, SMA 18, MIDA-95-132, MIDA-95-172, ISV-V 1, ISV-V
13, ISV-V 14, VCR 3, CVP-01-114.
Portinnesti: Consigliati il 420A (anche nei suoli ad elevata fertilità)
ed i portinnesti tradizionali: K5BB, SO4.
Fasi fenologiche:
Germogliamento 20/30 marzo; Fioritura 25 maggio/5 giugno;
Invaiatura 30 luglio/10 agosto.
Maturazione: 15/25 settembre.
Sensibilità alle fisiopatie: Molto sensibile all’oidio e un po’ ai mar-
ciumi, più tollerante nei confronti della peronospora. I tralci fragili sono
molto sensibili all’azione del vento che tende a rompere la vegetazione.
Vegetazione: Presenta elevata vigoria, portamento eretto della
vegetazione.
Cabernet Sauvignon
Altre
(Bacca Nera)
uve nere
Sinonimi presunti e accertati: Cabernè,
Cabernet piccolo.

Dopo la pigiatura, le bucce sono sottoposte ad una lunga macerazione al fine di cedere
al vino tutte le caratteristiche varietali che la caratterizzano. Il colore risulterà di un bel rosso
rubino molto carico con riflessi violacei. Al naso prevale il caratteristico sentore erbaceo di
peperone, al palato spicca l'aggressività dei tannini che lasciano intravedere una importante
struttura. Per tutte queste componenti il Cabernet Sauvignon necessita e merita un periodo
di affinamento, più o meno lungo, in piccoli fusti di rovere. Ne risulterà un prodotto comple-
tamente diverso da quello descritto inizialmente. Il colore vira al granato, al naso si evidenzia
una notevole complessità che integra il piacevole ma non invadente sentore del buon legno
ad intense note fruttate in bocca; colpiscono l'eleganza, dovuta ai tannini ora morbidi, la
struttura importante e la dolcezza dovuta ai sentori di frutta rossa matura.

Osservazioni Agronomiche
Cloni italiani: ISV-F-V5, ISV-F-V6, Rauscedo 5 sel. Ferrari; Cloni stra-
nieri: ENTAV 169, ENTAV 337, ecc.
Portinnesti: Consigliati tutti i portinnesti, a seconda del suolo e del
sesto d’impianto voluto.
Fasi fenologiche: Germogliamento 5/15 aprile; Fioritura 1/10 giu-
gno; Invaiatura 1/10 agosto.
Maturazione: 25 settembre/10 ottobre.
S e n s i b i l i t à a l l e f i s i o p a t i e : Molto sensibile a marciume
acido e mal dell’esca.
Ve g e t a z i o n e : Presenta discreta vigoria, portamento eretto
della vegetazione
Spergola e
Spergola
Sauvignon (Bacca Bianca)

di Stefano Meglioraldi, Sinonimi presunti e accertati: Spargolina,


Matteo Vingione Spergolina, Pellegrina, Pomoria.

La varietà produce un vino bianco dal colore giallo paglierino scarico


con tenui riflessi verdolini. Il profumo lieve ma persistente e caratterizza-
to da delicati profumi floreali che introducono a un netto sentore di mela
verde. In bocca mantiene delicatezza e fragranza e una vena acidula che
lo accompagna nel finale. Lo si propone nelle versioni Secco, Semisecco
e Dolce. E', per vocazione, anche una eccellente base spumante.

Il vino bianco di cui la drico o piramidale, alato (2 ali),


Spergola è la componente princi- compatto o mediamento compat-
pale è nominato già nel XV secolo to. L’acino è medio-piccolo, sferoi-
da Bianca Cappello, Granduches- de, a volte leggermente schiaccia-
sa di Toscana, ma la prima infor- to, con buccia verde-giallastra,
mazione relativa al vitigno ci viene pruinosa. La foglia è media, cunei-
fornita da Tanara, nel 1644, che lo forme (o pentagonale), trilobata
denomina Pomoria o Pellegrina, (o intera), con lembo piano, seno
come sottolineato successivamen- peziolare aperto ad U a volte con
te da Marescalchi e Dalmasso. Nel dente, seni laterali superiori ad U
1811 Dalla Fossa la indica, col poco profondi, denti a base larga,
nome Spergolina, tra le varietà da irregolari e la pagina inferiore è
preferire nella coltivazione della lanuginosa con nervature setolo-
vite in collina, e nel 1839 è citata se. L’apice del germoglio alla fiori-
da Gallesio in qualità di uva rino- tura è aperto, verde-giallognolo,
mata tra quelle scandianesi, e col- da aracnoideo al centro a lanugi-
tivata anche a Sassuolo e noso ai lati, con foglioline apicali a
Casalgande dove sono presenti gronda, biancastre per i peli e
due tipologie: Spargolina molle, a margini verdi-giallognoli a volte
grappoli piccolissimi e Spargolina carminati; l’asse è ricurvo, e il tral-
normale, con grappoli e acini più cio semieretto, verde con striature
grossi. Il grappolo è medio, cilin- rosse.

Sebbene vi sia solo da pochi anni la possibilità di distinguere gli


ettari di vigneto coltivati a Spergola da quelli coltivati a Sauvignon si
ritiene che la maggior parte dei 202 Ha presenti a Reggio Emilia siano
costituiti appunto dalla varietà Spergola (2007). La zona di coltivazio-
ne è essenzialmente pedecollinare e collinare, nella parte centro orien-
tale, dove si trovano i comuni di Scandiano e Albinea, che risultano a
maggiore concentrazione per il vitigno considerato. La forma di alle-
vamento predominante per tale vitigno è il Sylvoz con il 52% della
superficie, seguita da GDC (32%). L’impianto più vecchio denunciato
80 risale al 1920, situato nel comune di Scandiano.
Osservazioni Agronomiche
Il vitigno mostra una produzione elevata. I migliori risultati si otten-
gono su terreni bianchi di collina, non umidi, magri, ben esposti: il viti-
gno non è quindi da considerare ubiquitario come il Sauvignon B. Si
consiglia la potatura a Guyot o altre potatura lunghe.
Carta provinciale delle
zone più densamente
vitate per i vitigni
Spergola e Sauvignon
(2000).

Cloni: Sauvignon Rauscedo1 (Spergola)


Portinnesti: Consigliati tutti i portinnesti a bassa vigoria ed in parti-
colare il 420A.
Fasi fenologiche: Germorgliamento 3/10 aprile*; Fioritura 4/12 giu-
gno*; Invaiatura 6/15 agosto*.
Maturazione: 15/25 settembre*
Sensibilità alle fisiopatie: Mediamente sensibile a oidio e perono-
spora, meno sensibile del Sauvignon alla botrite.
Vegetazione: Vigoria elevata, con portamento della vegetazione
assurgente.
S a u v i g n o n (Bacca Bianca)
Vitigno internazionale, più precoce, meno produttivo e con acidità totale inferiore rispetto
alla Spergola. I terreni più idonei sono quelli collinari, asciutti e ricchi di scheletro. Buona ferti-
lità delle gemme basali. Consigliata la potatura a Guyot.
Le fasi fenologiche di germogliamento e fioritura sono sostanzialmente contemporanee tra
le due varietà ma l’invaiatura del Sauvignon è molto precoce essendo indicata tra il 15 e il 25
luglio, e anche la maturazione e quindi la raccolta dell’uva avviene prima della Spergola, collo-
candosi in media intorno al 5/15 settembre. Il Sauvignon è sensibile a oidio, peronospora, mal
dell’esca, e molto sensibile a botrite e marciume acido.
È meno vigoroso della Spergola, con portamento della vegetazione assurgente.
Malvasia di Candia
Le malvasie aromatica (Bacca Bianca)
di Matteo Vingione, Sinonimi presunti e accertati: Malvasia
Stefano Meglioraldi di Candida, Malvasia di Candia a sapore
moscato, Malvagia, Malvasia bianca aro-
matica, Malvasia, Malvasia d’Alessandra.

Produce un vino prettamente aromatico, pertanto riproduce piena-


mente le inconfondibili caratteristiche varietali del vitigno. Lo si produ-
ce sia dolce che secco; il colore varia dal paglierino al paglierino carico
e il profumo è intenso e caratteristico. Al palato risulta pieno, armoni-
co, persistente.

Le malvasie sono citate dal Dalla


Fossa fin dal 1811 tra le uve
migliori da impiantare in pianura
e in collina. Il grappolo è più che
medio, piramidale, allungato, con
ala molto sviluppata, da compat-
to a spargolo. L’acino è medio
sferoidale, con buccia spessa,
pruinosa, di colore giallo dorato,
opalescente, con sapore gradevo-
le di moscato. La foglia è media,
pentagonale, quinquelobata, con
seno peziolare ad U o a lira, seni
laterali superiori a lira molto pro-
fondi, poco marcati ma sempre a
lira gli inferiori, denti irregolari, colore verde-biancastro con sfu-
acuti, e pagina inferiore vellutata mature bronzate; le foglioline
con nervature glabre. L’ apice del apicali sono spiegate, quasi gla-
germoglio alla fioritura è media- bri, molto lucide e l’asse del ger-
mente espanso, aracnoideo, di moglio è curvo.

A livello provinciale la Malvasia di Candia aromatica è coltivata su


una superficie di circa 94 Ha, pari all’1,1% della superficie vitata tota-
le, costituendo il secondo vitigno bianco reggiano per importanza
(2007). Diffusa soprattutto nella parte occidentale della provincia, i
comuni di S. Ilario, Montecchio e Bibbiano, risultano essere quelli a
maggiore densità per tale vitigno, seguiti dai comuni di Quattro
Castella, Albinea, Scandiano e Cavriago. La forma d’allevamento pre-
dominante per tale vitigno è il Sylvoz con il 54% della superficie vita-
ta, seguito da G.D.C. (16%) e da Cordone speronato (14%).
Gli impianti più vecchi denunciati risalgono al 1940 e sono situati
82 nei comuni di Montecchio e San Polo d’Enza.
Osservazioni Agronomiche
La produzione di tale vitigno è elevata e costante. Ai fini qualitativi
sono da preferire i terreni poco fertili e con buona esposizione.
Buona la fertilità delle gemme basali, sono quindi consigliate anche
le potature corte. Al fine di contenere le produzioni è importante man-
tenere una ridotta carica di gemme per ceppo.

Cloni: PC MACA 62, PC MACA Carta provinciale delle


zone più densamente
66, PC MACA 68
vitate per i vitigni
Portinnesti: Consigliati tutti i malvasie (2000).
portinnesti, a seconda del suolo e
del sesto d’impianto voluto: da
preferire quelli a bassa vigoria
nei terreni più fertili.
Fasi fenologiche: Germoglia-
mento 14/24 aprile*, Fioritura
10/20 giugno*.
Maturazione: 10/20 settembre.
Sensibilità alle fisiopatie :
sensibile a peronospora,
mediamente sensibile a oidio e
botrite, buona resistenza al vegetazione eretto, tendente al
vento. cespuglioso per la produzione
Vegetazione: Presenta media di più germogli da una stessa
vigoria, con portamento della gemma.

Altre malvasie
In provincia di Reggio Emilia sono altresì coltivate la Malvasia
bianca (Bacca Bianca) e la Malvasia bianca di Candia (Bacca Bianca),
che insieme insistono su una superficie pari a 36 Ha.
La loro diffusione territoriale comprende sia i comuni citati per la
Malvasia aromatica, con un calo di superficie del comune di S. Ilario,
che quelli di Reggio Emilia e Casalgrande.
Le due malvasie sopracitate e soprattutto la bianca di Candia si
distinguono dall’aromatica per la maggior produzione, l’elevato peso
medio del grappolo e l’assenza di aromaticità della bacca.
Molto simili risultano le fasi fenologiche, mentre per quanto
riguarda l’epoca di maturazione l’aromatica è più precoce delle altre
due. Le due malvasie non aromatiche risultano meno sensibili alle
fisiopatie rispetto all’aromatica, in particolare per le malattie crittoga-
me. Inoltre la bianca di Candia risulta essere notevolmente più vigo-
rosa rispetto all’aromatica. 83
I trebbiani

di Matteo Vingione, Particolarmente vocati per la produzione di vini bianchi leggeri e


Stefano Meglioraldi beverini. Di colore giallo scarico, dal profumo gradevolmente fragran-
te, al palato spicca la piacevole salinità che chiude con un retrogusto
lievemente amarognolo.

I trebbiani sono citati dal


Dalla Fossa nel 1811 tra le uve
bianche consigliate da coltivare
sia in pianura, che in collina: “Ad
oggetto di migliorare i nostri vini,
io sarei di sentimento che invece
di coltivare tante varietà di viti-
gni ci limitassimo soltanto alle
migliori. Per esempio nella pianu-
ra si potrebbero soltanto preferi-
re, riguardo alle uve bianche per i
vini liquori, le malvasie ed il treb-
biano, …”, e nella consapevolez-
za che essi “…daranno migliori
vini dei vitigni stranieri…”. I
trebbiani sono successivamente
citati anche dal Bertozzi tra le di diversi tipologie. “Terbiàn”,
centodieci varietà coltivate a “Terbiàn Moscatlè”, Terbiàn ed
Reggio Emilia nel 1840, che parla Mòdna”, “Terbianella”.

I trebbiani coltivati in provincia di Reggio Emilia sono principal-


mente quattro: il modenese, il romagnolo, il giallo e il toscano, per un
totale di circa 46 Ha; di questi i primi due sono i più diffusi e sono trat-
tati in dettaglio (2007).
Il Trebbiano modenese è presente in provincia su una superficie di
circa 20 Ha, e lo troviamo maggiormente coltivato, con circa 3,5 Ha, nel
comune di Reggio Emilia.
La forma di allevamento principale per tale vitigno è il Sylvoz, che
interessa il 45% della propria superficie vitata. L’impianto più vecchio
denunciato risale al 1900 e si trova nel comune di Brescello.
Il Trebbiano romagnolo si estende in provincia su una superficie di
circa 22 Ha, ed è localizzato principalmente nel comune di Albinea con
il 16% della superficie provinciale; tale comune è anche quello a mag-
giore densità per tale varietà, ottenuta valutando gli ettari di vigneto
rispetto alla superficie agricola utile.
Il trebbiano romagnolo è coltivato prevalentemente a Sylvoz sul
52% della propria superficie vitata. Gli impianti più vecchi denunciati
84 risalgono al 1900 e si trova nel comune di Guastalla.
Trebbiano modenese
(Bacca Bianca)
Sinonimi presunti e accertati: Trebbiano
comune, Trebbiano di Modena, Trebbiano
montanaro, Trebbianino di collina.
Osservazioni Agronomiche
Mostra un buona adattabilità sia su terreni freschi e fertili che più
pesanti. La produzione è elevata e costante. Non è adatto ad esposizioni
sfavorevoli (Nord) ed ad altitudini troppo elevate. Predilige potature
medio-lunghe e i sistemi di allevamento consigliati sono Sylvoz e Casarsa.
Cloni: Nessuno
Portinnesti: Consigliato il Kober 5BB.
Fasi fenologiche: Germogliamento 8/16 Aprile*, Fioritura 1/10
Giugno*
Maturazione: 28 settembre/8 ottobre*
Sensibilità alle fisiopatie: vitigno poco sensibile alle principali
avversità.
Vegetazione: presenta vigoria elevata, con portamento semi-eretto
della vegetazione.

Trebbiano romagnolo
(Bacca Bianca)
Sinonimi presunti e accertati: Trebbiano
della fiamma, Trebbiano di Romagna.
Osservazioni Agronomiche
Pur mostrando un buona adattabilità, predilige terreni freschi, fer-
tili e di limitata siccità estiva; la produzione è elevata e costante.
Predilige potature medio-corte e i sistemi di allevamento consiglia-
ti sono il G.D.C. e il Casarsa.
Cloni: Rauscedo 5, TR 3 T, TR 8 T, TR 12 T
Portinnesti: Consigliati i portinnesti tradizionali e quelli a bassa vigoria.
Fasi fenologiche: Germogliamento 10/20 Aprile*, Fioritura 1/10
Giugno*
Maturazione: 25 settembre/10 ottobre*
Sensibilità alle fisiopatie: sensibile a peronospora, botrite, marciume
acido e mal dell’esca, mentre è meno sensibile agli attacchi di oidio.
Abbastanza sensibile alla carenza di potassio
Vegetazione: presenta vigoria medio-elevata, con portamento semi-
procombente della vegetazione. 85
Vecchi Vitigni

di Aldo Rinaldi,
Alcuni mosaici risalenti ad operanti nella nostra provincia.
Ester Caffarri oltre 2000 anni fa raffiguranti Significative sono le opere dell’a-
tralci e grappoli d’uva, rinvenuti gronomo reggiano Filippo Re che
in antichi fabbricati del centro di alla fine del ‘700 elenca numero-
Reggio Emilia, testimoniano che se varietà di cui trascriviamo solo
l’importanza della vite é antichis- la parte relativa alla montagna.
sima ed è simbolo di benessere a Uve nere: Tosca, Manciana,
Reggio Emilia e nella vicina Nigrella, Covra, Montepalina,
Mantova come dimostrato da Cotogna, Squarciafoglia, Scorza
Virgilio che nelle Georgiche si sof- Amara, Cavazzina, Ovara, Daoro,
ferma su raccomandazioni tecni- Orsolina, Moscatella, Vernaccia,
che per la coltivazione della vite. Scaiabruna.
Il bolognese De Crescenzi nel Uve bianche: Pergolazza,
1300 ricorda che le viti lambru- Biancolina, Bisetta, Lugliatica,
sche sono già citate dalla Bibbia Moscatella, Schiavona.
(cfr.Isaia; 5,1-2) e si presentano Dice che “ve si ha poi molte
in numerose varietà che produco- altre di diverse qualità ed anche
no grappoli bianchi e rossi con ottime”.
diverse caratteristiche. Nel 1811 il Dalla Fossa diret-
Il numero dei vitigni coltivati tore dell’orto botanico di Reggio
a Reggio tra la metà del ‘700 e Emilia ricorda che fra le uve più
fino alla metà del ‘ 900 era di consigliabili sono da ricordare le
circa un centinaio, come testimo- varietà Lambruscone, Olivina,
niato dagli scritti di diversi stu- Balsamina passa, Balsamina sel-
diosi del settore agronomico vatica, Scorza amara, Postizza,

A sinistra:
Morettina o Filippina.
A destra:
Lambrusco Barghi
(Foto Bandinelli R. -
UNIFI).

86
Covra gentile, Sangiovese, Nel 1899, secondo la Carta
Ambrosino, Lancellotta, e le sel- Agronomica della provincia di
vatiche cioè le uve ordinariamen- RE, compilata dalla Regia Scuola
te venute da seme. “Zanelli”, ogni podere reggiano
Nel 1840 il dr. Bertozzi di era quasi una collezione ampelo-
Rivalta compila un elenco di viti grafica e fra i vitigni più rappre-
che si coltivano nella nostra pro- sentativi, venivano menzionati
vincia, registrando ben 110 per gruppi le Lambrusche, le
denominazioni, tutte presenti Lanzellotte, le Berzemine, i
nella sua collezione, di cui 47 Sangiovesi, le Selvatiche e nella
nere e 63 a bacca bianca. bassa pianura, il Lambrusco
Il medico Antonio Galloni detto Mazzone (Oliva).
della società di agricoltura di Nel 1913 il Fascetti docente
Reggio Emilia, nel 1847 confer- alla regia Scuola “Zanelli” nella
ma il grande numero di varietà pubblicazione: ”Le uve e i vini
affermando che i soli vitigni più della provincia di Reggio Emilia”
coltivati superano il numero di segnala i seguenti principali viti-
ottanta fra rossi e bianchi. gni rossi: Lancellotte, Berzemini,
Nel 1891 l’enologo augusto Salamino, Barbera, Pustizza,
Pizzi della Regia Scuola “Zanelli” Lambruschi e Fogarine.
di RE analizza 113 campioni di Mentre a frutto bianco indi-
uva provenienti dalle diverse cava: Retiche o grassane,
zone della provincia e raccolti in Trebbiani, Spergolina, Occhio di
una mostra organizzata dal gatto.
Comizio Agrario. Nel 1922 il prof. Franceschini

Occhio di Gatto
(Foto Bandinelli R. -
UNIFI).

87
e l’enologo Premuda in un con- L. Graspo Rosso, Uva d’oro,
Vecchi
vegno tenuto a R.E. indicano in Merlot.
Vitigni
maniera più specifica ulteriori Bianchi: Spergolina, Treb-
varietà non ricordate dagli autori biano di Romagna, Malvasia,
precedenti come: Moscato d’Asti.
A bacca rossa: il Lambru- Nel 1963 secondo una rela-
sco di Rivalta o di Firenze o di zione presentata da A. Bevilac-
Corbelli, la Nigrisella, la Brunella, qua all’accademia di Agricoltura i
l’Uva d’oro, l’Albana nera, il vitigni più rappresentativi a R.E.
Pinot, la Tintoria, il Dolcetto, erano:
l’Aleatico, la Bonarda, la Rossara, Rossi: L. Salamino, L. Maestri,
il Refosco, il Punteruolo, la L. Marani, L. Oliva, L. Montericco,
Paradisa, la Tondella, la Tosca. L. Sorbara, Amabile di Genova,
A bacca bianca: la Squar- Berzemino e Scorza Amara.
ciafoglia, il Moscato, la Vernac- Bianchi: Spergola, Scarsa
cia, la Dolciola, la Durella. foglia e Malvasia.
Cinque anni dopo il prof. Nel 1965 secondo A. Greco la
Bertolini dell’Ispettorato Agrario piattaforma ampelografica pro-
di R.E cita anche i seguenti viti- vinciale era così formata:
gni a bacca rossa: L. Sorbara, Uve rosse: l’Ancellotta pre-
Sgavetta, Olivina. dominante con il 40% della pro-
Nel 1951 l’Ispettorato Pro- duzione, i lambruschi Salamino,
vinciale dell’agricoltura consi- Maestri, Marani, Foglia frasta-
gliava agli agricoltori i seguenti gliata, Montericco, seguiti da
vitigni. Marzemino, Fogarina, Scorza
Neri: Lancellotta, Barbera, Amara, Sgavetta, Uva d’oro,
Sgavetta, L. Maestri, L. Salamino, Fontanelli, Raboso, Sgarpaione, L.
Oliva. Uva Tosca prevalente in
Lambrusco
dal Picoll Ross.
collina.
Uve bianche: la Spergola è
prevalente su tutte le altre.
Nel 1971 e 1976 i primi disci-
plinari “DOC reggiano e Bianco
di Scandiano” determinano
infaustamente una eccessiva
riduzione del panorama varietale
a soli cinque vitigni rossi
(Ancellotta, L. Salamino. L.
Marani, L. Maestri, L. Montericco)
e a tre bianchi (Spergola,
Malvasia di Candia e Trebbiano
Romagnolo).
88 Nel 1996 e nel 2000 sotto la
spinta delle nuove esigenze di Gli studi agronomici permet-
qualità da parte dei consumatori i tono di evidenziare se i motivi
disciplinari subiscono un’ evolu- che hanno determinato l’abban-
zione raggiungendo i 35 vitigni fra dono di certi vitigni sono anche
raccomandati e autorizzati. oggi validi alla luce dei mutati
Si va diffondendo sempre più parametri di riferimento.
la consapevolezza dell’importanza Le prove di vinificazione
di ricercare sul territorio quel che su uve tradizionali dismesse per
resta dei vitigni tradizionali per vari motivi, consentono di valu-
studiarli sotto l’aspetto genetico, tarne le caratteristiche organo-
agronomico ed enologico. lettiche degne di apprezzamento.
L’Istituto Tecnico Agrario “A. Questo patrimonio vegetale
Zanelli” ha manifestato fin dagli che per secoli ha caratterizzato il
anni ’70 sensibilità verso il recupe- paesaggio agrario reggiano e la
ro dei vecchi vitigni iniziata dal cui origine risale all’epoca degli
prof. Egidio Baldacci quindi conti- Etruschi, evidenzia un grande
nuato a partire dal 1982 dal presi- valore storico e un profondo
de Rolando Valli con la nostra col- legame con la vita degli uomini
laborazione. che hanno abitato questo territo-
Attraverso studi genetici si rio fornendo nei secoli non sol-
possono individuare i cloni delle tanto calorie per compensare la
varietà e raggrupparli secondo le scarsità degli alimenti, ma
relative parentele al fine di utiliz- accompagnando i momenti so-
zarli in piani di selezione e di cialmente più importanti come le
miglioramento genetico. feste e le cerimonie.

A sinistra: Fogarina.
A destra: Termarina.

89
La Gestione del Suolo

di Rolando Valli
Il suolo del vigneto può avere con la diffusione delle macchine
diverse gestioni, che vanno dalla trinciatrici. I vantaggi principali di
lavorazione, all’inerbimento, al tale tecnica sono la facilità di
diserbo e alla pacciamatura. transito delle macchine nei perio-
Queste tecniche in genere non si di piovosi e l’aumento della
applicano singolarmente ma si sostanza organica nei primi stra-
uniscono per fruire dei vantaggi ti di terreno, favorita dall’erba
dell’una e dell’altra. Infatti la trinciata e decomposta in loco.
lavorazione totale del terreno è Altri vantaggi sono:
ormai limitata agli ambienti colli- • si ostacola l’erosione nei
nari siccitosi, dove non sia possi- vigneti collinari,
bile l’irrigazione di soccorso. • si favorisce l’eliminazione
Il diserbo totale, a diffe- delle acque in eccesso,
renza della vicina Francia dove • si migliora l’assorbimento
ancor oggi è applicato in diverse degli elementi minerali,
contrade viticole, non si è di fatto • si riducono le manifestazio-
diffuso da noi. Invece negli ultimi ni di clorosi e di boro-carenza.
anni, prendendo esempio dalla Inoltre, molto importante, il
frutticoltura, ha preso piede l’i- cotico erboso esercita una discre-
nerbimento o totale o sull’interfi- ta competizione con la pianta di
la o anche a file alterne. Nella vite per cui ne limita la vigoria e
nostra provincia prevale la anche la produzione; la pianta
gestione mista del suolo con l’i- nei terreni fertili è più equilibra-
nerbimento fra le file e il diserbo ta. Infatti il cotico erboso sottrae
o la lavorazione sulla fila, in alla vite acqua ed elementi nutri-
genere limitata ai primi anni. tivi, ecco perché nel primo e a
volte nel secondo anno d’impian-
Inerbimento - Effetti sul mosto: to si preferiscono la lavorazione
o l’inerbimento a file alterne.
aumentano
Il cotico erboso può for-
• gli zuccheri
marsi in modo spontaneo con
• il rapporto acido tartarico/malico
l’appratimento naturale o meglio
• i polifenoli totali
artificialmente con la semina di
e gli antociani
un apposito miscuglio, composto
diminuiscono prevalentemente da graminacee
• l’acidità totale alla dose di 40-50 kg/ha.Le
• i composti azotati essenze sono scelte in modo da
rispondere ai seguenti requisiti:
INERBIMENTO • poco competitive per l’ac-
L’inerbimento, già presente qua e gli elementi minerali,
nei frutteti irrigui, cominciò ad • resistenti al calpestamento
essere impiegato in viticoltura a • a sviluppo contenuto.
90 metà anni ’70, in concomitanza Un miscuglio indicato nei
nostri terreni è il seguente: loiet- zione sono i seguenti:
to perenne 25%, festuca rossa • conoscenza delle infestanti,
35%, festuca ovina 35%, erba • interventi ripetuti a basse
fienarola 5% ; in piccole quantità dosi,
possono essere presenti le legu- • alternare i prodotti, per evi-
minose trifoglio bianco e gine- tare fenomeni di resistenza,
strino. • miscela di diversi principi
DISERBO attivi, per aumentarne l’efficacia
Il diserbo totale del vigneto è Delle piante infestanti è
molto diffuso in Francia e in paesi bene conoscere la durata

viticoli minori quali Germania e (annuali, biennali o perenni),


Svizzera, in ragione della limitata l’epoca di nascita e di sviluppo
distanza fra le file. Da alcuni anni e la loro resistenza ai diversi
in provincia il diserbo si pratica principi erbicidi.
sulla fila, tramite 2/3 interventi I principali gruppi di erbicidi
annuali. I criteri principali che usati appartengano al gruppo di
debbono guidare il viticoltore quelli assorbiti per via fogliare o i
nella scelta del prodotto e nella prodotti residuali, assorbiti per
modalità e nei tempi di distribu- via radicale, impiegati però in 91
unione con i primi per rafforzarne erbo di colture diverse dalla vite,
La Gestione
l’efficacia. es grano, per il loro basso costo.
del Suolo
Prodotti residuali Attualmente sono poco impiega-
Questi prodotti sono usati nel ti sulla vite nel periodo primave-
periodo invernale prevalente- rile estivo in quanto ne possono
mente per potenziare l’azione del danneggiare le parti verdi. I prin-
Glifosate. Sulla vite si impiegano cipi attivi più impiegati sono il
i seguenti principi attivi: oxadia- dicamba e l’MCPA, che dimostra
zon, flazasulfuron (di nuova una buona efficacia contro l’e-
introduzione), oxifluorfen, propi- quiseto.
zamide, diuron e isoxaben. Le epoche d’intervento
Essi manifestano azione anti- sono diverse, praticamente si può
germinello e sulle piante già intervenire durante tutto l’anno,
nate. Sono piuttosto persistenti anche se i tempi classici sono:
ma poco mobili, per cui non ven- • trattamenti autunno inver-
gono a contatto con le radici nali con glifosate solo o unito a
della vite. prodotti residuali, con questo
Prodotti sistemici fogliari intervento si arriva alla ripresa
Il glifosate e il glifosate tri- vegetativa con il terreno sgom-
mesio sono assorbiti dalle bro da infestanti;
parte verdi e traslocati nei • trattamenti di fine inverno
diversi organi, radice compre- con i principi attivi precedenti,
sa; la loro efficacia migliora quando le infestanti sono ancora
con l’aggiunta del 2% di solfa- poco sviluppate;
to ammonico. Essi possono • trattamenti dopo la ripresa
essere assorbiti anche dalle vegetativa fatti prevalentemente
foglie della vite, per questo con prodotti fogliari di contatto:
motivo si debbono distribuire glufosinate ammonio e dipiridilici;
durante il riposo vegetativo o si debbono controllare le infestan-
con attrezzature schermate. ti di fine primavera inizio estate
Prodotti fogliari di contatto con particolare attenzione al con-
Il glufosinate ammonio o i volvolo, di rapido sviluppo e che
tradizionali disseccanti dipiridilici fa presto ad arrivare all’altezza
diquat e paraquat disseccano le dell’impalcatura nei vigneti bassi.
parti verdi con cui vengono a Una buona regola che deve
contatto, per cui la loro efficacia guidare il viticoltore nel controllo
è piuttosto ridotta nel tempo; delle infestanti è quello sì di
essi sono anche efficaci contro i impedire lo sviluppo incontrolla-
giovani polloni che si sviluppano to delle stesse con danni per il
al piede della vite. vigneto, ma anche di consentire
Prodotti ormonici un moderato sviluppo di alcune
I prodotti ormonici sono stati infestanti soprattutto nel periodo
92 molto usati in passato per il dis- autunno-invernale; questo può
contribuire a mantenere il giusto ri, e tra i residuali il solo oxy-
equilibrio del sistema vigneto. fluorfen miscelato ai precedenti e
È opportuno ricordare che chi a dosi ridotte; tutti i diserbanti
adotta la viticoltura integrata sono invece vietati nel vigneto
può impiegare i diserbanti foglia- biologico.

Pacciamatura con plastica o tessuto non tessuto


• si impiega sulla fila nei primi anni d’impianto,
• ottimo controllo delle infestanti
• costo, plastica e 0,30 per metro lineare, tessuto non tessuto e 0,70
• la plastica può peggiorare fenomeni di asfissia o di scottatura da sole

93
La Fertilizzazione

di Rolando Valli
La fertilizzazione è la pratica DINAMICA DEGLI ELEMENTI
colturale, che maggiormente Azoto: dilavato nelle acque
influisce sulla quantità e sulla profonde o superficiali e volatiliz-
qualità delle uve. Non più attuali zato ( denitrificazione) soprattut-
i traguardi produttivi dei passati to se in eccesso
decenni, ora si punta decisamen- Fosforo: parzialmente im-
te alla qualità. Non solo, ma l’e- mobilizzato, in particolare nei
voluzione della viticoltura ha terreni argillosi e calcarei
indicato nuovi sistemi d’alleva- Potassio: più disponibile dei
mento, quali GDC e controspal- precedenti, però può presentare
liere, che sono meno espansi del fenomeni di immobilizzazione
semi-Belussi, per cui è opportuno nelle argille o di dilavamento in
contenere la vegetazione. Vista terre sciolte.
però la naturale fertilità dei terre-
ni, in relazione al vigore dei por- Le brevi note che seguono
tinnesti e delle varietà di uve, non fanno riferimento al Discipli-
si può che agire sulla tecnica col- nare regionale di produzio -
turale ed in primis sulla concima- ne integrata.
zione, che deve essere fatta in Analisi del terreno
modo ragionato e con quantità di All’inizio delle operazioni di
concime senz’altro minori rispet- impianto del vigneto è necessa-
to al passato. rio conoscerne la fertilità fisico -
Spesso però si ritiene che i chimica tramite l’analisi del ter-
concimi una volta distribuiti reno, che è bene ripetere ogni
siano in breve tempo assorbiti 5anni, anche se l’ITV francese la
dalle radici della vite, quasi che il consiglia ogni 8 anni, con però
terreno sia un substrato inerte. Si ogni 4 anni l’analisi delle foglie o
debbono invece considerare dei peduncoli di vite. Al viticolto-
diversi aspetti: re spetta prima un corretto
• il terreno è dotato di note - campionamento e poi una
voli quantità di elementi intelligente interpretazione dei
nutritivi, molti dei quali pronta- risultati, con l’impiego della
mente assimilabili, tabella di seguito riportata.
• la vite sviluppa un appa- Le indicazioni per prelevare il
rato radicale potente ed este- campione di terreno o con appo-
so, soprattutto lateralmente, per sita sonda o più semplicemente
cui esplora grandi quantità di ter- con vanga e badile sono le
reno alla ricerca di acqua e di seguenti:
nutrienti, • il terreno non deve esse-
• i concimi distribuiti presen- re stato concimato di recen-
tano una loro dinamica e solu - te o almeno da più di 2-3 mesi,
bilità, per cui l’assorbimento è • si richiede un campione per
94 parziale e diluito nel tempo. area omogenea, in genere di
qualche ettaro che però può arri- no. Si tratta in genere di cospar-
vare fino a ha 30; per area omo- gere qualche centinaio di quinta-
genea di gestione si intende un li di letame ad ettaro o di altri
suolo uniforme, che ha ospitato concimi organici, di 5-10 q./ha di
le stesse colture per cui ha avuto perfosfato minerale e di 3-5 q./ha
le stesse cure colturali, di solfato di potassio. Secondo il
• profondità di prelievo da disciplinare di produzione inte-
0 a cm 50, grata non si debbono superare le
• n. 6-7 prelievi minimo, in 250 unità fertilizzanti di fosforo e
diversi punti dell’appezzamento, le 300 unità/ha di potassio.
sono mescolati fra loro in modo Concimazione
da ricavarne un campione di circa d’allevamento
kg 1 da inviare al Laboratorio di Nei primi 2-3 anni dopo l’im-
analisi. pianto si pratica la concimazione
I livelli medi di sostanza d’allevamento, per aiutare le gio-
organica sono compresi fra 1,8- vani piante a raggiungere rapida-
2,0 % e quelli di azoto fra 1,0- mente la maturità produttiva. È il
1,6 ‰. momento in cui si instaura anche
In generale dalle numerose l’inerbimento o spontaneo o tra-
analisi fatte ai terreni della pro- mite semina di apposito miscu-
vincia negli ultimi ann, si eviden- glio, per cui si deve sopperire
zia che gli stessi sono calcarei anche alle esigenze del prato. Per
(calcare attivo presente anche in evitare quindi che le giovani viti
dosi elevate, ma tali da non crea- si trovino in carenza di elementi,
re problemi alla vite), ricchi in azoto in particolare, è necessario
sostanza organica ed in potassio somministrare alcune decine di
assimilabile e sufficientemente kg di unità fertilizzanti di azoto,
dotati di fosforo assimilabile fosforo e potassio, pari a 3-5 q/ha
(vedi appendice). di un concime complesso bilan-
Concimazione d’impianto ciato.
La concimazione d’impianto Concimazione
serve a migliorare la struttura del di produzione
terreno con l’apporto di concimi La concimazione di produzio-
organici e ad elevarne il tenore in ne segue anno per anno tutta la
fosforo e potassio, tramite i con- maturità del vigneto e, se oppor-
cimi chimici. I quantitativi da tunamente curata, deve concor-
somministrare sono in funzione rere a mantenere un giusto equi-
dei risultati dell’analisi del terre- librio fra vegetazione e produzio-

Nella tabella sono


riportati i valori normali
di fosforo e potassio.
La
Fertilizzazione

ne. Ricordo solo rapidamente le blemi produttivi, per cui si


influenze dei tre principali ele- sospetta uno squilibrio nutritivo.
menti nutritivi: In tabella è riportato l’intervallo
• azoto, influisce sul vigore, di normalità degli elementi mine-
sull’equilibrio vegetazione - pro- rali principali presenti nelle foglie
duzione e sulla qualità delle uve, all’allegagione e all’invaiatura e
• fosforo, non manifesta nei piccioli all’allegagione.
evidenze influenze, Alla fine però è il bilancio
• potassio, agisce sul grado nutritivo del vigneto che deve
zuccherino, migliora la resistenza guidarci : da una parte le perdi-
alle malattie, il profumo e la ser- te di elementi e dall’altra gli
bevolezza dei vini. apporti.
L’analisi delle foglie detta Per praticità esamineremo di
diagnostica fogliare o dei pic- seguito soltanto le perdite di
elementi o consumi o asporta-
Perdite di elementi causati da: zioni causati dall’uva prodotta +
• uva vendemmiata, residui di potatura + riserve, che
• legno di potatura, se asportato, per una produzione media di uva
• accrescimento del fusto e delle radici (riserve), di 150- 200 q/ha si stimano pari
• perdite di elementi per volatilizzazione, dilavamento a:
e insolubilizzazione; • azoto 60-80 kg/ha,
• fosforo 12-20 kg/ha
Apporti di elementi con:
• potassio 80-105 kg/ha
• concimi minerali e organici,
• magnesio 15-22 kg/ha.
• mineralizzazione della sostanza organica,
• residui del cotico erboso trinciato,
In relazione alle considera-
• azoto dalle piogge e zolfo dagli antiparassitari.
zioni precedentemente svolte,
tenendo inoltre conto della quan-
cioli chiamata diagnostica tità e qualità dell’uva prodotta,
peziolare possono aiutare il dello stato vegetativo del vigne-
viticoltore nella concimazione. to, del rapporto tra vegetazione e
Infatti il livello degli elementi produzione, si possono fornire in
presenti nelle foglie o nei piccioli linea di massima le seguenti
è indicativo dello stato nutrizio- indicazioni di somministra-
nale dell’intera pianta. Il ricorso a zione dei principali elementi
queste tecniche è senz’altro utile minerali:
96 quando il vigneto presenta pro- • azoto 50-80 kg/ha, pari a 2-
4 q di un concime azotato o la to in carenza di microelementi:
metà di urea, Non se ne ravvisa pertanto la
• fosforo 30-40 kg/ha, pari 2 necessità nei vigneti equilibrati
q di perfosfato o la metà di triplo, e produttivi.
• potassio 80-120 kg/ha pari La fertirrigazione inizia a
a 2 q di concime potassico. diffondersi in viticoltura in
Oltre ai concimi semplici, si parallelo con l’irrigazione a
possono impiegare concimi com- goccia: essa rappresenta un
plessi, più pratici se si fa un’uni- modo per razionalizzare ulte-
ca distribuzione a fine inverno riormente la concimazione,
La concime organica in risparmiando in unità fertiliz-
genere a base di letame è utile zanti.
ogni 3-4 anni, però dove si prati- In conclusione si può ragio-
ca l’inerbimento non è sempre nevolmente ritenere che lo
necessaria, in quanto la trinciatu- strumento della concimazione
ra del prato arricchisce il terreno sia fondamentale per una viti-
in sostanza organica. coltura di qualità, per cui i con-
Rare sono nei nostri terreni le cimi debbono essere sommini-
carenze in magnesio e microele- strati in modo oculato e in
menti, per cui si ricorre a queste alcuni casi ridotti rispetto alla
concimazioni solo quando si attuali quantità.
richiede.
Per quanto riguarda la con - Suoli e concimi in internet
cimazione fogliar e, non si www.gias.net - con accesso al Catalogo dei tipi di
sono verificate negli ultimi anni suolo della Pianura Emiliano-romagnola
novità di rilievo; essa rimane www.regione.emilia-romagna.it/cartpedo - carta
una concimazione integrativa a dei suoli con diversi livelli di dettaglio
quella radicale, utile soprattut- www.fertilgest.com - banca dati dei fertilizzanti
Irrigazione

di Claudio Corradi
La vite è notoriamente una emerso che l’irrigazione regolare,
pianta resistente alla siccità localizzata, costante, con apporti
tanto che nella maggioranza dei modesti ma frequenti e minime
disciplinari di produzione la pra- perdite per evaporazione, ha por-
tica irrigua è ammessa solo come tato, rispetto ad altre soluzioni,
pratica di soccorso. ad una maggiore produzione, alla
Effettivamente l’acqua non produzione di maggior colore e
deve essere utilizzata come stru- migliori acidità. La produzione è
mento per incrementare la pro- stata circa del 25% superiore ai
duzione ma come fattore fonda- vigneti di confronto irrigati per
mentale al mantenimento di un aspersione con gli stessi volumi
corretto equilibrio vegetati - di acqua ma concentrati in un
vo della pianta al fine di otte- solo intervento rispetto a 60 gior-
nere produzioni di qualità. ni di irrigazione a goccia.
Nella nostra provincia per esem- Nei nuovi impianti l’irrigazio-
pio non è difficile ricordare come ne a goccia è praticamente indi-
l’anomalia stagionale del 2003, spensabile se si mettono a dimo-
sia per quanto riguarda il caldo ra viti in vasetto, ma risulta molto
che la scarsità di precipitazioni, interessante anche per comuni
ha permesso di apprezzare la barbatelle a radice nuda.
qualità del risultato irriguo ese- L’apparato radicale, poco
guito con tecniche razionali. Ne espanso e superficiale, si avvan-

98
L’IRRIGAZIONE A GOCCIA
Vantaggi
• Massima razionalizzazione degli apporti idrici per la possibilità di irrigare poco e spesso e
quindi di non irrigare mai troppo e di sospendere l’irrigazione in caso di pioggia
• Possibilità di realizzare l’irrigazione differenziata per varietà in modo semplice ed economico
• Possibilità di effettuare la fertirrigazione
• Costante transitabilità del terreno
• Non bagna la vegetazione
• Ininfluenza del vento
• Adatto anche a terreni in pendenza
• Risparmio di acqua
• Risparmio di energia
• Costo contenuto
• Maggiore superficie servita nell’unità di tempo rispetto ad altri sistemi. A parità di portata si
irrigano contemporaneamente, ovviamente con portate inferiori, dalle 6 alle 13 volte di super-
ficie in più con notevoli vantaggi riguardanti la tempestività dell’irrigazione di soccorso.
• Semplicità di impianto
• Possibilità di automazione semplice ed economica
• Semplicità di manutenzione
• Possibile anche in presenza di portate molto modeste
Svantaggi
• La necessità del filtraggio delle acqua che nel caso di prelievo da canale di bonifica risulta onerosa
• Necessaria manutenzione di inizio e fine stagione
• Necessità di turni molto frequenti non sempre agevoli nel caso di prelievo da bonifica.

taggia notevolmente della loca- lizzando ali gocciolanti premonta-


lizzazione degli apporti irrigui te, autocompensanti od a portata
che possono anche essere molto variabile a seconda delle lunghez-
modesti ma fondamentali soprat- ze delle tratte o delle pendenze,
tutto in caso di andamenti sta- con spaziature di circa 50 – 60 cm.
gionali difficili e siccitosi. In con- fra un gocciolatore e l’altro. In
siderazione del costo di un siste- questo modo si riesce a creare una
ma irriguo a goccia indicativa- bagnatura continua grazie alla
mente 2.850,00 euro/ettaro, fil- contiguità delle superfici servite
tro escluso, è possibile sostenere dalle singole gocce. A questo pro-
che dotare il vigneto di un posito è bene tenere presente che
impianto a goccia fin dall’im- la diffusione dell’acqua nel terre-
pianto costa circa 90 centesimi al no, pur variando in funzione della
metro di filare o l’80% del costo tessitura, porta alla costituzione di
di una barbatella. zone umide di diametro anche di 1
In linea generale un impianto – 1,5 metri dal punto di caduta
a goccia oggi viene realizzato uti- della goccia stessa. 99
Interramento di ala
gocciolante per impianto
di subirrigazione.
Una tecnica recente,
interessante per la
maggiore area di bagna-
tura ma con svantaggi
legati alle scelte tecniche
ed alla manutenzione.

Costo di realizzazione
di un impianto a goccia.

100
IRRIGAZIONE A GOCCIA: CONSIDERAZIONI PRATICHE
• Filtraggio delle acque: nei sistemi di irrigazione a goccia il filtraggio delle acque è fon-
damentale. L’acqua di pozzo in genere non necessita di costosi filtri mentre, nel caso di prelie-
vo di acqua da canale irriguo, occorre ricorrere a filtri specifici a sabbia, con controlavaggio
manuale od automatico, od orizzontali automatici. Il loro costo ovviamente va valutato anche
in considerazione del fatto che uno stesso filtro può servire più settori irrigui.
• Lunghezza delle linee gocciolanti: in fase di progettazione di un impianto irriguo a
goccia occorre tenere presente che la lunghezza massima delle tratte di ala gocciolante dipen-
dono dalla portata dei gocciolatori, dalla distanza fra un gocciolatore e l’altro e dal diametro del
tubo. Per le ali gocciolanti autocompensanti influisce anche la pressione di esercizio.Le ali gioc-
ciolanti normali, dette anche a portata variabile, sono quelle che permettono lunghezze delle
linee dal punto di alimentazione mai superiori ai 150 metri ma solo se di diametro 20, con spa-
ziatura fra i gocciolatori di 50 cm. e portata degli stessi di 1,8 litri l’ora. Ali gocciolanti di diame-
tro 16 con la stessa spaziatura e lo stesso tipo di gocciolatore permettono tratte della lunghezza
massima di 100 metri. Ali autocompensanti di diametro 20 con gocciolatori ogni 50 cm. a 4 bar
di pressione possono arrivare a lunghezze di 300 metri mentre, se il diametro del tubo fosse di
16, la lunghezza massima realizzabile sarebbe di 175. Da sottolineare infine che la differenza di
costo fra ali di 16 ed ali di 20, per spaziature intorno ai 50 cm. , è al massimo di soli 4 centesimi
al metro per cui non sempre sono giustificabili speculazioni al limite dell’efficienza teorica.

www.consorziocer.it
www.bpms.re.it
www.bentivoglioenza.re.it
www.subirrigazione.it
La maturazione dell’uva

di Matteo Vingione,
L’uva è soggetta a continui e ta notevolmente di peso e volu-
Stefano Meglioraldi rapidi mutamenti nel corso della me, raggiungendo buona parte
maturazione e perciò l’epoca di dello sviluppo definitivo. Nella
vendemmia rappresenta uno dei seconda fase si assiste ad una
fattori fondamentali ai fini della stasi dell’accrescimento e la
qualità del prodotto vino risul- bacca inizia ad assumere la
tante. Una raccolta tr oppo colorazione tipica della varietà,
precoce può infatti determinare per poi concludersi con la
una carenza strutturale del pro- piena invaiatura che segna già
dotto, come una vendemmia l’inizio della vera e propria fase
eccessivamente tardiva può di maturazione.
causare problemi di conservabili- Molte sono le modificazioni
tà del prodotto, o comunque la che avvengono nell’acino
necessità di maggiori interventi durante la maturazione, come
tecnologici sul vino a discapito indicato in tabella.
della tipicità. Occorre quindi L’ a c c u m u l o d e g l i z u c -
conoscere perfettamente come, cheri è uno dei fenomeni più
durante la maturazione, si evol- importanti che avvengono nel-
vono le sostanze contenute nel- la bacca durante la maturazio-
l’acino. ne, non solo perché da essi
Una volta avvenuta l’alle- deriva l’alcool del futuro vino,
gagione, la bacca inizia ad ma anche perché costituiscono

accrescersi con un andamento il mattone di partenza per la


che può essere rappresentato sintesi di altri composti - anto-
da una curva a doppia sigmoi- ciani ed aromi - importanti per
de, nella quale sono distingui- la qualità finale del prodotto.
bili tre diverse fasi: erbacea , Da quanto appena detto, si
della invaiatur a e quella di comprende come la gradazione
matur azione vera e propria. zuccherina sia un aspetto
102 Nella prima l’acino aumen- importante ma non unico per
definire la qualità dell’uva. tribuiscono al 90% dell’acidità
All’inizio della fase di totale. L’acido malico è meno
invaiatura la maggior parte stabile rispetto al tartarico e
degli zuccheri accumulati nella quindi più soggetto al variare
bacca derivano dagli organi di delle condizioni ambientali.
riserva della pianta, mentre in Un’eccessiva quantità di detto
seguito la fonte principale acido è indice di scarsa matura-
degli zuccheri è rappresentata zione dell’uva e possibile
dalle foglie. asprezza del vino.
La quantità finale di zuc- Il clima condiziona molto
cheri presenti nella bacca è l’acidità della bacca e, in
influenzata dall’annata, dal particolare, temperatura eleva-
vitigno, dall’ambiente di colti- ta e siccità provocano un
vazione, dalla forma d’alleva- decremento molto rapido e
mento e dalla gestione agrono- consistente dell’acidità totale.
mica dell’impianto: condizioni L’acidità è in parte correlata
rilevate in particolare dai para- al pH, altro parametro impor-
metri di vigoria e produzione tante da considerare durante la
per ceppo. maturazione dell’uva: esso,
Al contrario degli zuccheri infatti, influenza alcuni aspetti
l’acidità della bacca tende a del futuro vino, come il colore,
calare durante la fase di matu- la stabilità biologica e il gusto.
razione. Tale acidità è prevalen- Seguire l’andamento della
temente dovuta ad acido tarta- maturazione attraverso succes-
rico e malico, che da soli con- sivi prelievi di acini e il relativo

Fasi di accrescimento del-


l’acino dall’allegagione
alla maturazione.
Si evidenzia l’andamento
a doppia sigmoide
(Fregoni, 1998).
Peso o volume delle bacche

Fase della maturazione

Fase
Fase translucida
dell’accre- e della
scimento invariatura
od erbacea

(24 - 42 giorni) (4 - 30 gg) (20 - 50 giorni)

A I V

Curva di accrescimento della bacca (50-120 gg)


103
controllo di zuccheri, acidità e tannini, importanti per la strut-
La
pH, ovvero mediante la realiz- tura e il gusto del vino. A tale
maturazione
zazione di “ccurve di matur a- proposito Glories nota come il
dell’uva
zione ”, rappresenta il primo contenuto d’antociani della
passo per determinare l’epoca bacca cresce dall’invaiatura alla
più idonea di vendemmia. In maturazione, dove raggiunge il
base alla tipologia di vino che massimo, per poi decrescere nel
si vuole realizzare, si definisce corso della sovramaturazione.
infatti il giusto rapporto fra La concentrazione dei tannini
zuccheri ed acidità che si vuole nelle bucce tende anch’essa ad
raggiungere su quel vitigno, aumentare durante la matura-
denominato: “ii n d i c e di zione, mentre, al contrario, quel-
maturità tecnologica ”, e di la dei tannini contenuti nei
conseguenza si sceglierà la vinaccioli, più astringenti e in
data di vendemmia. quantità maggiore rispetto ai
Tale indice, preso da solo, precedenti, diminuisce costan-
non è però sufficiente a deter- temente.
minare la qualità del futuro Il picco massimo del
vino, specie per uve rosse per le colore può coincidere o meno
quali risulta altresì fondamen- con il miglior rapporto zucche-
tale la presenza nella bacca di ri/acidità, ma questo sembra
una giusta quantità di antocia- dipendere, oltre che dall’annata,
ni, responsabili del colore e di dall’equilibrio vegeto-produttivo

Evoluzione dei parametri


qualitativi durante la
maturazione della bacca Colore
75
(Borgogno et al., 1984). Zuccheri g/l
30 ri
he
200

cc
Zu
Co
lor
e
150

50
20
100

25
10 Acidità
50

Invecchiati
Bianchi

Passiti
Rosati

Rossi

Rossi

Agosto Settembre Ottobre


104
della pianta; in altre parole, l’uva retto, a seconda del prodotto
può aver già raggiunto un buon enologico che si vuole ottenere.
equilibrio zuccheri/acidità ma Oltre alle già citate curve di
non avere ancora espresso tutto maturazione, al fine di determi-
il potenziale di colore. nare la corretta epoca di ven-
In definitiva quindi, un acino demmia, sta diffondendosi sem-
al giusto grado di maturazione pre più la tecnica dell’analisi
dovrebbe racchiudere in sé i sensoriale dell’uva, basata su
diversi costituenti sopra citati un esame visivo-tattile e gusta-
nel rapporto reciproco più cor- tivo.

105
Le regole della Qualità

di Matteo Vingione,
La qualità finale del prodotto di coltivazione della vite.
Stefano Meglioraldi uva dipende da molteplici fattori I fattori su cui il viticoltore
che interagendo tra loro esaltano può agire per modificare il risul-
o deprimono le caratteristiche tato qualitativo del prodotto uva
peculiari del vitigno. sono quelli variabili, essendo i
Un’uva ottimale è il presuppo- fissi immutabili in un determina-
sto fondamentale per l’ottenimen- to ambiente viticolo.
to di un vino di pregio, sempre più Il viticoltore può intervenire
apprezzato dal consumatore, che su di essi sia mediante le scelte
tende a bere quantitativamente d’impianto (forma d’allevamento,
meno, ma pretende un prodotto orientamento dei filari, sesto,
qualitativamente migliore. ecc.), sia attraverso la gestione
A questi nuovi scenari di mer- agronomica del vigneto.
cato si stanno adattando anche le Il primo fattore su cui agire è
cantine della nostra provincia, cer- sicuramente il quantitativo
cando di trovare metodi di paga- d’uva prodotta, che se elevato,
mento delle uve che vadano ad compromette irreparabilmente la
qualità della stessa.
FATTORI FISSI Il contenimento della produ-
Clima (temperatura, piovosità, escursioni termiche) zione può essere ottenuto sia
Tipo di terreno attraverso l’adozione di tecniche
Vitigno di potatura invernale corrette
FATTORI VARIABILI (carica di gemme, lunghezza dei
Entità della produzione capi a frutto ecc.), che mediante
Equilibrio vegeto-produttivo pratiche agronomiche volte al
Illuminazione dei grappoli contenimento del vigore genera-
Illuminazione delle foglie le della pianta.
Arieggiamento dei grappoli Tra queste ultime si possono
Grado di maturazione dell’uva annoverare: elevata densità
d’impianto, inerbimento totale
integrare il cosiddetto “montegra- del vigneto, ridotte concimazioni
di”, criterio, quest’ultimo, sicura- organiche ed azotate, uso razio-
mente penalizzante la qualità. nale dell’irrigazione.
Pur non esistendo ricette Contenendo le produzioni e
assolute per produrre qualità, contemporaneamente il vigore
essendo tale concetto estrema- della pianta si raggiunge un
mente legato al prodotto enolo- equilibrio tra queste due compo-
gico che si vuole ottenere da un nenti, fondamentale per ottene-
determinato vitigno in una speci- re un prodotto di qualità.
fica zona, di seguito si riportano i Spesso invece, nei vigneti
fattori fondamentali che influen- della nostra provincia si nota
zano le componenti caratteristi- uno squilibrio della componente
106 che dell’uva, in tutti gli ambienti produttiva rispetto a quella
Relazione tra Produzione
di uva (per metro) e
Antociani Totali
su Ancellotta in un
vigneto allevato a
SemiBellussi negli anni
dal 1998 al 2000.

vegetativa, con ripercussioni il vigore della pianta.


negative sui costituenti quali- La chioma di un vigneto in
tativi dell’uva, fra i quali zuc- equilibrio dovrebbe avere
cheri e polifenoli. un’ampia superficie esposta alla
La qualità dell’uva si ottimiz- luce e al contempo un basso
za anche attraverso una corret - numero di foglie in ombra, evi-
t a g e s t i o n e i n v e r de della tando un eccessivo spessore
chioma, volta ad avere grappo- della parete: le foglie in ombra,
li ben esposti al sole e all’aria, infatti, possiedono una bassa
favorendo in questo modo sia attività fotosintetica risultando
l’aumento del colore dell’acino, più dannose che utili.
che la sanità dello stesso. Infine, il grado di maturità
Tali scopi si raggiungono dell’uva incide sulla qualità della
adottando buoni sistemi di stessa influenzando il contenuto
palizzatura o pettinatura della d’antociani e polifenoli in essa
vegetazione, e tempestive prati- presenti, vedi capitolo specifico, e
che di cimatura verde che con- soprattutto la loro estraibilità in
sentono al contempo di limitare fase di lavorazione.

Variazione dei prezzi di


riparto delle uve
a seconda delle tipologie
dal 1999 al 2002 in una
cantina rappresentativa.
Si noti l’allargamento pro-
gressivo della forbice di
prezzo tra uva da tavola e
DOC (C.C.).

107
Vendemmia
manuale e meccanica
di Claudio Corradi
Negli ultimi anni la sempre essere in grado di ricevere impor-
più difficoltosa reperibilità del tanti quantitativi di prodotto rac-
personale ha portato una certa colto a macchina. Le grandi e
frenesia nella scelta della data di medie aziende si stanno dotando
avvio della vendemmia che è di macchine proprie e si sono dif-
sempre stata tendenzialmente fuse forme di contoterzismo in
Vendemmiatrice flangiata anticipata. L’organizzazione del grado di rispondere alle esigenze
per G.D.C.
personale per la raccolta manua- anche dei piccoli produttori.
Attualmente (2007) circa il
55% della superficie viticola pro-
vinciale è predisposta alla ven-
demmia meccanica e la percen-
tuale di prodotto raccolto mecca-
nicamente è oggi del 30-35% circa
su tutta la provincia con punte del
50% nelle aree a viticoltura più
intensiva.
Anche la diffusione di
macchine vendemmiatrici è
decisamente in espansione tanto
che se nel 1997 si contavano in
le è, ancor prima del suo costo, provincia 13 vendemmiatrici, per
l’aspetto che più convince il viti- lo più destinate al contoterzismo,
Prodotto raccolto coltore ad indirizzarsi verso la mentre oggi le macchine, anche
a macchina. meccanizzazione della raccolta. aziendali, sono 61. Più nel detta-
glio 25 sono a scuotimento verti-
cale e 36 a scuotimento orizzon-
tale e di queste 20 sono dedicate
ad attività di conto terzi.
Per quanto riguarda le situa-
zioni di campo, in diversi anni di
meccanizzazione della vendem-
mia, a Reggio Emilia sono ormai
superati tutti i confronti fra costo
di vendemmia, rese oraria di rac-
colta e perdite di prodotto che
suscitavano qualche dubbio una
decina di anni fa. Oggi si è più
consapevoli del fatto che la qua-
Anche le cantine sociali, talvolta lità del prodotto e la percentuale
non ancora perfettamente ade- di perdita sono direttamente
guate a questa nuova esigenza, dipendenti sia dalla predisposi-
108 dovranno nel giro di pochi anni zione del vigneto che dalla capa-
cità dell’operatore di regolare la per trasformare completamente i
vendemmiatrice e di utilizzarla al mezzi di trasporto dell’uva azien-
meglio. Per quanto riguarda le dali imponendo però anche ade-
perdite di prodotto non va guamenti nelle cantine.
dimenticato che anche la ven- In linea di massima è certa-
demmia manuale produce delle mente prevedibile che la percen-
perdite, talvolta importanti visto tuale di prodotto conferito mec-
che cadono a terra o restano canicamente incrementerà ulte-
sulla pianta grappoli interi, riormente in tempi tutto somma-
dipendenti non solo dalle condi- to brevi ed i tempi di conferimen-
zioni di maturazione dell’uva ma to si accorceranno. Ci si troverà
soprattutto dalla diligenza e dalle quindi di fronte ad un prodotto
attenzioni del personale. In questi differente perché con meno
ultimi anni si iniziano meglio ad presenza di raspi e dove la
apprezzare, da parte dei produt- qualità del lavoro delle macchine
tori, le potenzialità delle macchi- lo renderà fisicamente più etero-
ne che permettono di portare geneo. Non secondario l’aspetto
l’uva ad un migliore punto di dei conferimenti alle cantine. Se
maturazione tale da permettere per la vendemmia manuale i
una migliore remunerazione del quantitativi di prodotto conferito
prodotto. Un ultimo aspetto giornalmente sono perfettamen-
ancora da risolvere ma che te prevedibili, trattandosi pratica-
riguarda anche direttamente le mente di una costante, in ven-
Vendemmiatrice a
cantine è quello relativo al tra- demmia meccanica le scelte scuotimento orizzontale
sporto del prodotto che finirà aziendali potranno facilmente trainata.

109
I COSTI DI UNA
Vendemmia
VENDEMMIATRICE
manuale e
Volendo proporre alcuni sug-
meccanica
gerimenti per la valutazione della
convenienza economica all’ac-
quisto di una vendemmiatrice
aziendale, tenuta presente la
necessità di manodopera specia-
lizzata in grado di regolare, gui-
dare e fare ordinaria manuten-
zione alla macchina, proponiamo
di seguito alcune tabelle redatte
sulle seguenti basi.
Il costo di ammortamento
Vendemmiatrice annuo è stato calcolato sulla
semovente a squotimento
verticale.
base di un ammortamento di 5
anni, ed è comprensivo degli inte-
portare a sbilanciare i quantitati- ressi per il capitale anticipato e
vi giornalieri conferiti anche in dei costi fissi di manutenzione
modo molto rilevante. È per que- annua non dipendenti dalla quan-
sto necessario una immediata tità di lavoro della macchina.
collaborazione fra cantine e pro- Il costo di esercizio della
duttori volta non semplicemente macchina è invece proporzionale
a risolvere un problema oggi al quantitativo di uva raccolta in
troppo spesso considerato anco- quanto comprende i costi di
ra marginale ma per il quale manodopera, carburante e lubri-
occorrerà impostare ogni scelta ficante ed organi di consumo
futura per essere pronti in tempi come battitori, cuscinetti etc…
molto brevi. Il costo di ammortamento di
una vendemmiatrice trainata, per
Vendemmiatrice la quale è stato ipotizzato un
semovente a squotimento
orizzontale.
costo della metà rispetto a quel-
lo di macchina semovente, non è
della metà per l’incidenza dei
costi fissi di manutenzione pur un
poco inferiori. Anche i costi di
esercizio di una trainata sono
leggermente inferiori rispetto ad
una semovente ma non in modo
incisivo.
Nelle tabelle vengono
descritti i costi relativi a 4 fasce
110 di produzione annua:
Costo di raccolta di una
vendemmiatrice semoven-
te da 150.000 euro.

Costo di raccolta di una


vendemmiatrice trainata
da 75.000 euro.

111
La meccanizzazione
del vigneto
di Claudio Corradi,
In un moderno vigneto quasi Le principali operazioni coltu-
Andrea Franchi tutte le operazioni colturali, sia rali sono:
nella fase di allevamento che di Lavor a z i o n i i n t e r ceppo :
produzione, sono oggi meccaniz- Sono da tempo diffuse macchine
zati. L’azienda viticola in fase di per la lavorazione interceppo che
modernizzazione si trova quindi possono essere frese classiche,
nella necessità di rinnovare il dischi od erpici. Più recenti sono
parco macchine ed attrezzature le fresatrici orizzontali che rendo-
proprio per adeguarsi alle nuove no più veloce la lavorazione ridu-
soluzioni di gestione e contenere cendo il rischio di danni alle pian-
i costi di produzione. In conside- tine anche se non risolvono il
razione dei nuovi sesti di impian- problema della suola di lavora-
to ed in relazione alle dimensioni zione. Oggi le macchine intercep-
po possono essere semplici o
doppi ed anche ad installazione
frontale. Oggi è possibile dispor-
re di ottimi e precisi tastatori per
il rientro automatico.
Diserbo: La pratica del dis-
erbo chimico richiede attrezzatu-
re molto semplici, costituite da
barre schermate, alimentate
da una botticella specifica per il
diserbo, equipaggiata di una
pompa in grado di erogare bassi
volumi e bassa pressione. Le
barre possono essere semplici o
doppie e sono più pratiche se
installate in posizione ventrale
alla trattrice piuttosto che fron-
Lavorazione interceppo aziendali stanno sempre più dif- talmente per un più agevole
doppia. fusamente maturando scelte tec- ingresso nel filare. È evidente che
niche volte all’esecuzione delle le barre doppie riducono sensibil-
operazioni con il minor numero mente i tempi di lavoro. Poco dif-
di passaggi ricorrendo a macchi- fuso nel reggiano è il controllo
ne sempre più specifiche. Non va delle infestante con macchine a
dimenticato però che meccaniz- filo o coltelli scalzanti.
zazione sempre più spinta esige Fertilizzazione: La fertiliz-
personale sempre più qualificato zazione è una pratica che non
ed il rischio diventa quello di una incide in modo sensibile sui costi
minore intercambiabilità dei ruoli di produzione ma utilizzare
nell’esecuzione delle operazioni attrezzature o tecniche inade-
112 colturali. guate può condurre ad apporti
poco precisi e non razionali. In ma è legato alla larghezza dei
netta fase di espansione è la tec- filari ma in genere tende ad indi-
nica della fertirrigazione per le rizzare verso potature troppo
aziende dotate di irrigazione a corte e non razionali. Le cimatrici
goccia. Nella maggioranza dei che completano in un solo pas-
casi però si ricorre ancora alla saggio tutta la parete, quelle sca-
concimazione con spandiconci- vallanti, peraltro poco diffuse,
mi, magari dotati di convogliato- permettono di risolvere il proble-
re. Se per la concimazione orga- ma dello spazio per il transito
nica si stanno diffondendo picco- delle trattrice solo se utilizzate
li spandiletame sono ancora irri- partendo dall’esterno del vigneto
levanti le presenza di spandicon- girandoci attorno come si fa per
cime attrezzati per l’interramento un’aratura a scolmare.
del fertilizzante.
Cimatura estiva: Le cima-
trici sono senza dubbio le mac-
chine più innovative introdotte
nelle aziende viticole in questi
ultimi anni. Questo è dovuto in
primo luogo all’importanza della
pratica, che necessita di essere
eseguita nei tempi e nei modi
dovuti, ma anche al tutto som-
mato modesto costo di questo
tipo di macchine. Ne esistono di
differenti tipi. Semplici o doppie,
a barre falcianti od a coltelli.
L’accessorio indispensabile per
questo tipo di macchine è il
mulinello convogliatore per
i tralci bassi o mal orientati. Il Impongono però di lavorare Trinciatrice
tipo di cimatrice ideale è quella alla ceca su di una parete e trop- frontale.
doppia installata frontalmente in po sovente, nei nostri vigenti, ori-
grado di tagliare a desta ed a ginano riduzioni eccessivi della
sinistra in un unico passaggio. chioma. Le cimatrici a barre effet-
Questo metodo operativo per- tuano un taglio più netto ma esi-
mette di sagomare la vegetazio- gono una velocità di avanzamen-
ne prima del passaggio della to molto inferiore, Quelle a col-
trattrice che solo così non andrà telli sono velocissime ma non
a stappare con le ruote i tralci possono essere utilizzate al
come accade con le cimatrici che secco. Con cimatrici a coltelli è
lavorano su di un solo lato del necessaria la cabina sulla trattri-
filare. Ovviamente questo proble- ce per proteggere l’operatore 113
dalla vegetazione che viene smi- da tempo in uso nelle aziende
La
nuzzata e scagliata in direzione viticole reggiane. Le uniche novi-
meccaniz-
opposta alla velocità di avanza- tà di questi ultimi anni è l’impie-
zazione
mento. In queste circostanza sono go di macchine di larghezza suf-
del vigneto
indispensabili frequenti pulizie ficiente a completare la pulizia
dei radiatori delle macchine. del filare in un unico passaggio.
Palizzatura: Consiste nel- L’installazione frontale delle trin-
l’indirizzare i tralci verso i fili ciatrici è poco diffusa visto che
rampicanti con mobili fili di con- crea problemi di polvere all’ope-
tenimento. Questi possono esse- ratore ed ai radiatori e perché le
re posizionati manualmente o lavorazioni combinate possibili
meccanicamente e possono esse- sono veramente poche.
re fili permanenti o fili annuali da Gestione del legno di
sostituire tutti gli anni. Le mac- potatura: Il legno di potatura
chine per l’esecuzione di questa può essere trinciato sul posto o
spinto fuori dal filare e bruciato.
La tecnica più diffusa è quella
della trinciatura perché più rapi-
da, semplice e veloce anche se
negli ultimi tempi le diffuse
malattie del legno stanno rivalu-
tando la tecnica dell’asportazio-
ne delle potature facilitata dalla
possibilità di installare i forconi
in posizione frontale.
Difesa fitosanitaria: Quel-
lo della difesa è da sempre un
aspetto fondamentale della
gestione del vigneto soprattutto
Trattamento a file operazione hanno un costo ele- perché impegna il viticoltore per
multiple con irroratrice vato ed in pianura i costi com- un periodo lungo ed a cadenza
pneumatica.
plessivi di esecuzione non si dis- quasi settimanale. Grande evolu-
costano di tanto da quelli a cui si zioni sono state fatte in questo
giunge con l’esecuzione manua- settore grazie alla forte ricerca ed
le. Per l’intervento manuale i fili all’introduzione dell’elettronica.
più adatti solo quelli in nylon ai Oltre agli aspetti tecnici operativi
quali la vegetazione si attacca di regolazione delle macchine va
più difficilmente, soprattutto per- anche considerato il fatto che
ché leggeri e di grande diametro, negli ultimi anni si sono diffuse in
facilitando il riposizionamento provincia molte macchine per
invernale. trattamenti a file multiple.
Trinciatura del tappeto Queste, che possono essere a tor-
114 erboso: Si tratta di macchine già retta o scavallanti, ed a 2 o 3 file,
devono essere individuate con zione che i nostri vigneti in gene-
cognizione di causa e richiedono re presentano una vegetazione
una grande professionalità nella abbondante e non sempre facil-
regolazione anche in considera- mente penetrabile.

IRRORATRICI AD AEROCONVEZIONE
Da sempre identificate con l’improprio termine di “atomizzatori”, rappresentano la soluzio-
ne costruttiva ancor oggi più diffusa per i interventi fitosanitari alla vite.
Sono attrezzature di relativa semplicità costruttiva in cui la frantumazione della vena liquida
avviene per polverizzazione meccanica (passaggio ad alta velocità della miscela irrorante attra-
verso gli ugelli idraulici), ed il trasporto delle gocce sulla vegetazione viene facilitato dalla cor-
rente d’aria generata dal ventilatore (getto portato). Si contraddistinguono per:
• pompa alternativa di tipo a pistoni-membrana, generalmente impiegata, a seconda
delle punte di spruzzo selezionate, con valori di 10-30 bar, può tuttavia raggiungere pressioni
dell’ordine di 40-50 bar;
• ventilatore di tipo assiale (con portata di 10.000-50.000 m3/h e più, velocità del
getto relativamente bassa compresa tra 20-50 m/s) che, nell’assetto classico, presenta aspira-
zione posteriore e flusso radiale in uscita.
• disposizione degli ugelli, nella concezione più tradizionale, a semiraggiera in prossi-
mità dell’uscita dell’aria prodotta dalla ventola, con punte di spruzzo a cono, in ragione di 8-
16 (con diametro dei fori compreso tra 0,8-1,8 mm) capaci di produrre gocce con diametro
medio variabile tra 60-300 mm.
Da sempre identificati come mezzi eroganti volumetrie medie ma soprattutto alte, oggi il
mercato, grazie a strutture costruttive dotate di pompe con portate massime più ridotte, ven-
tole più piccole e ugelli tecnologicamente più avanzati (es. TeeJet., Albuz ecc.), mette a dispo-
sizione dei viticoltori irroratrici in grado di produrre un range di volumi ampio (200-1600 l/ha
ed oltre). Al fine di porre rimedio ad alcune deficienze legate all’assimetria distributiva, le
irroratrici ad aeroconvezione tradizionali sono state equipaggiate di elementi correttori. Fra le
principali soluzioni individuate si ricordano: contro-ventilatori fissi montati a valle del flusso,
convogliatori dell’aria, deflettori orientabili, raddrizzatori del flusso (a contropale fisse o orien-
tabili), doppia ventola, e la disposizione anteriore del ventilatore.

IRRORATRICI PNEUMATICHE
Questi mezzi, oltre ad essere meno diffusi dei precedenti, sono concepiti per i trattamenti
a basso volume (100-300 l/ha). La frammentazione ed il trasporto delle gocce avviene grazie
alla corrente d’aria che, ad alta velocità, investe nel diffusore (tubo di Venturi) il liquido da pol-
verizzare dotato di bassa pressione. Le irroratrici pneumatiche si contraddistinguono per esse-
re provviste di:
• pompa centrifuga con pressioni di esercizio di 0,5-2 bar;
• ventilatore radiale in cui l’aria, aspirata assialmente ed emessa radialmente, produ-
ce una corrente d’aria ad alta velocità (80-150 m/s) con portata relativamente bassa (tra
1.000-20.000 m3/ha);
• la polverizzazione della soluzione, garantita da appositi dispositivi d’erogazione, è
fine e piuttosto omogenea con diametri delle gocce compresi tra 100-150 mm.
Macroscopiche differenze rispetto alle macchine ad aeroconvezione si traducono, pertanto,
nella maggiore velocità dell’aria che consente generalmente una migliore penetrazione della
miscela, anche se in presenza di chiome rigogliose, si possono registrare danni alla vegetazio-
ne prossima ai diffusori, nonché nella minore massa prodotta, la quale può limitare il traspor-
to delle gocce in vigneti con elevato sviluppo vegetativo. Inoltre, l’estrema finezza delle gocce
prodotte può costituire un altro fattore limitante per effetto dei maggiori effetti di evaporazio-
ne e deriva a cui sono soggette le nubi di spray, operando in condizioni termiche elevate.
Infine è doveroso accennare alle irroratrici operanti su più filari contemporaneamen-
te, diffuse in entrambi gli schemi costruttivi prima descritti.
Queste attrezzature, pur capaci di incrementare le capacità di lavoro e di conseguenza la
tempestività degli interventi, hanno finora trovato limitata diffusione a seguito della notevole
frammentazione delle forme d’allevamento, della non sempre agevole manovrabilità e, non da
ultimo, del costo. (A.F.)

Vendemmia: In questi ultimi guata regolazione delle ventole.


anni le conoscenze e le compe- Le vendemmiatici a scuotimen-
tenze tecniche dei nostri viticol- to orizzontale offrono una più
tori in materia di macchine ven- ampia serie di parametri sui quali
demmiatrici sono notevolmente intervenire per regolare al meglio
maturate. Nel GDC sono diffuse la qualità del lavoro. Oltre alla
macchine vendemmiatrici sia velocità di avanzamento ed al
semoventi che portate lateral- numero dei battiti è possibile
mente da una comune trattrice. I intervenire sul numero dei batti-
parametri su cui intervenire per tori, sulla loro distanza sia in
realizzare una buona vendemmia senso verticale che orizzontale,
del G.D.C. sono: la velocità di sulla loro inclinazione e sull’am-
avanzamento, il numero di battiti piezza dei battiti. La pulizia del
e la posizione del battitore a stel- prodotti dipende oltre che dalla
la rispetto al filo da scuotere. Per sofficità della raccolta anche
la pulizia del prodotto ovviamen- dalla regolazione delle ventole.
te il punto di partenza deve esse- Anche in questo caso esistono
re una raccolta ben eseguita che macchine semoventi o trainate:
non può prescindere da una ade- le prime, essendo esclusivamente
Tempi indicativi di
potatura, espressi in ore
complessive per ettaro,
riferite a differenti
Tecniche di potatura in
diversi sistemi di
allevamento.
scavallatrici hanno il vantaggio
calpestare meno e solo a centro www.provincia.re.it
fila. Per quanto riguarda la velo- www.fitosanitario.re.it
cità di lavoro non sempre nei
nostri vigneti le macchine semo- di un ettaro di GDC con l’ausilio
venti hanno una resa di lavoro di una potatrice, in 25 ore piutto-
molto superiore alle trainate. Per sto che 50 come accade per una
quanto riguarda il tipo di scuoti- potatura solo manuale, non
tori va detto che esistono mac- significa risparmiare il 50%, visto
chine in grado di raccogliere per- che l’incidenza del costo della
fettamente anche vicino al palo macchina porta questo risparmio
pur imprimendo una vibrazione al solo 20 – 25%.
più energica ma non per questo In tutte le altre forme, nel
dannosa mentre altri tipi di mac- Casarsa per esempio si sta pro-
chine hanno un passaggio molto vando a tagliare appena sotto
più leggero ma risentono note- l’ultimo filo ed a “stralciare” (dis-
volmente dell’effetto “riduzione taccare a mezzo di appositi petti-
dei battiti“ che il palo è in grado ni) per rendere più veloce e meno
di imprimere. A questo proposito faticosa la potatura, questo
è bene tenere presente che anche risparmio è ancora più modesto.
il tipo di palo ha la sua incidenza Le macchine prepotatrici più dif-
visto che per esempio un palo di fuse sono a barre mentre quelle a
cemento è in grado di far perde- dischi rotativi sono adatte solo al
re alla vendemmiatrice 10 battiti cordone speronato. Anche l’im-
al minuto ed uno di legno soli 3 piego di forbici ad aria o forbici
(corrispondenti ad una riduzione elettriche non è agevole in tutte
del numero dei battiti di circa il le forme ed il loro impiego varia
2,2% sul cemento e dello 0,6% in funzione dell’organizzazione Trattamento a file
sul legno). aziendale. multiple.
Potatur a: La potatura è
dopo la vendemmia l’operazione
che, se eseguita totalmente a
mano, richiede il maggior nume-
ro di ore. È per questo motivo che
sono state sperimentale negli
ultimi anni soluzioni di meccaniz-
zazione in grado di permettere
un certo contenimento dei tempi
di lavoro. Una prepotatura mec-
canica porta a risultati interes-
santi solo sulle forme speronate
che nel reggiano è praticamente
solo i GDC. Eseguire la potatura 117
Viticoltura
integrata e biologica
di Rolando Valli
La viticoltura integrata e dei prodotti chimici:
quella biologica si avvalgono di • concimi, soprattutto quelli
una tecnica colturale ragionata azotati, con indicazioni nelle
che riduce o annulla ( la biologi- diverse situazioni di dosi medie e
ca) l’immissione di prodotti chi- soprattutto massime, onde evita-
mici nelle cure al vigneto. Queste re inquinamenti;
tecniche a seguito dei regola- • diserbanti, con il divieto del
menti CEE dei primi anni ’90 del diserbo fra le file e dell’impiego
secolo scorso si sono diffuse in dei prodotti residuali, ad eccezio-
viticoltura sia per la sensibilità ne del oxifluorfen a dosi ridotte;
degli agricoltori, che per il rispar- • antiparassitari, con l’auspi-
mio di prodotti e per contributo cato ricorso al basso volume e
erogato dall’Ente pubblico. con particolare attenzione nella
scelta degli insetticidi , perché
VITICOLTURA INTEGRATA siano rispettati i parassiti ed i
La viticoltura integrata (reg. predatori.
CEE 2078/92 e successiva legisla- L’insieme di queste norme
zione regionale) discretamente piuttosto dettagliate nel discipli-
diffusasi nella nostra provincia, si nare, guidano in pratica il viticol-
deve attenere al Disciplinare di tore passo per passo nelle diver-
produzione integrata, che la se fasi del ciclo della vite; soprat-
Regione Emilia-Romagna an-nual- tutto la riduzione delle quantità e
mente emana dai primi anni ’90 del numero di principi attivi
www.crpv.it/vitivinicoltura).
(w impiegati risponde alla doppia
Il disciplinare contiene due logica di risparmiare denaro e di
gruppi di norme: gestire il vigneto nel modo più
• norme generali con indica- naturale possibile.
zioni (vincoli e consigli) riguar-
danti tutte le colture, VITICOLTURA BIOLOGICA
• norme tecniche relative a La viticoltura biologica in
ciascuna coltura e riguardanti: Italia si estende su circa ha
• la tecnica agronomica 40.000, di cui metà in conver-
• la difesa fitosanitaria sione; in provincia se ne coltiva-
• il controllo delle infestanti. no poco più di ha 100;non tutta
Le indicazioni sull’impianto l’uva biologica viene pero tra-
del vigneto riguardano le varietà sformata in vino biologico. La
(suddivise per provincia), i portin- vite è una coltura che, a diffe-
nesti, i sistemi d’allevamento con renza ad esempio del melo e del
relative densità d’impianto. pero, risulta piuttosto semplice
Seguono consigli e prescrizioni da gestire col metodo biologico,
per la fase d’allevamento e per la anche se recentemente la
piena produzione. Particolare Flavescenza dorata ha compli-
118 attenzione è riservata all’impiego cato un po’ le cose. Le regole
principali da seguire nel biologi- vini; non esistono però norme
co riguardano i seguenti punti. biologiche di vinificazione, in
1) Divieto di impiegare con- quanto il vino è escluso dal Reg.
cimi chimici: l’inerbimento , il CE 2092/91, per cui sulla botti-
sovescio ed i concimi or ga - glia non si può scrivere vino bio-
nici riescono a mantenere la logico ma ”v vino ottenuto da
vite in un corretto equilibrio uve biologiche ” Alcuni Enti
nutritivo. Presso l’Istituto certificatori, ad esempio AIAB
Sperimentale per la Nutrizione www.aiab.it), hanno redatto
(w
delle Piante di Roma dei disciplinari di vinificazione
www.isnp.it ) è istituito il
(w estesi e dettagliati.
“Registro dei fertilizzanti per Nel comparto del biologico
l’agricoltura biologica”, dove la biodinamica si colloca a sé
sono iscritti i fertilizzanti impie- stante, in quanto vera e propria
gati nel biologico e che quindi filosofia di vita (antroposofia).
possono inserire in etichetta la Dal punto di vista della coltiva-
dicitura “consentito in agricol- zione della vite la biodinamica
tura biologica”. si avvale delle stesse regole
2) Divieto di impiegare dis- edegli stessi prodotti del biolo-
erbanti chimici, per cui la lotta gico, integrati però da preparati
alle piante infestanti avviene biodinamici utili a rafforzare e
solo tramite mezzi meccanici ; difendere le piante
al giorno d’oggi sono però mol- www.agricolturabiodina -
(w
teplici le macchine che riescono mica.it ).
a controllare o eliminare le infe-
stanti.
Gli Enti certificatori del bio-
3) Più complessa è la difesa
logico sono 15, di cui 11 operan-
contro le malattie. Per il control-
ti in regione Emilia - Romagna.
lo della peronospora i quanti-
Di seguito si segnala l’utilità
tativi di rame debbono essere
della consultazione dei seguenti
limitati a 8 kg/ha fino al 2005 e
portali:
poi solo a 6 kg/ha, ponendo
serie difficoltà nelle annate pio- www.prober.it
vose. Come alternativa al rame associazione produttori biologici
si sta sperimentando il fosfito di e biodinamici dell’Emilia -
potassio. La lotta contro la fla- Romagna
vescenza dorata, o meglio con- www.fiao.it
tro l’insetto vettore, è fatta con
federazione italiana agricoltura
il piretro, che ha poca persisten-
organica
za.
4) In cantina le uve biolo- www.biobank.it
giche si vinificano con ottimi informazioni sul biologico.
risultati, ottenendo dei buoni 119
I giallumi della vite
(Flavescenza dorata e Legno nero)
Riconoscimento, Lotta e Prevenzione

di Anselmo Montermini
I giallumi della vite (GY) negli è invece trasmissione mediante
ultimi anni hanno caratterizzato contatto e/o attrezzi, né tramite
la difesa fitosanitaria dei nostri le radici. Non è possibile alcuna
vigneti e non solo. lotta diretta contro i fitoplasmi,
La flavescenza dorata (FD) ma soltanto l’eliminazione delle
prima e il legno nero (BN) poi, piante ammalate e la lotta di
hanno interessato tutti i vigneti contenimento, diretta o indiretta,
della provincia, con un’incidenza dei vettori.
media di piante sintomatiche SINTOMATOLOGIA
negli ultimi anni di circa il 7% I sintomi di FD e BN si mani-
(vedi istogramma). festano generalmente dopo alcu-
FD e BN sono ampelopatie ni mesi dall’atto infettivo e sono
dovute a fitoplasmi, ascritte al più visibili l’anno seguente l’infe-
gruppo dei Giallumi che, almeno zione, dalla fase fenologica del-
sulla vite, presentano le stesse l’allegagione (nell’Ancellotta già
sintomatologie, rendendo im- dalla fioritura), aggravandosi con
possibile visivamente una distin- l’avanzare della stagione e giun-
zione tra le due (almeno al gendo al culmine con la matura-
momento attuale). zione dell’uva.
I fitoplasmi sono organismi- Per tutta l’estate e sino alla
Incidenza di piante
procarioti, simili a batteri, tipica- fine della stagione vegetativa
sintomatiche di FD e BN mente floematici, incapaci di nuove piante possono manifesta-
nei vigneti della provincia condurre vita autonoma. La tra- re i sintomi, che possono interes-
negli ultimi anni. smissione dell’infezione avviene sare anche solo settori della
pianta (un tralcio o un "archet-
to" piuttosto che tutta la vite),
così come un settore della foglia
o una parte del grappolo.
In sintesi, si osservano i
seguenti esiti:
Sulle foglie
• Ingiallimenti nelle varietà a
bacca bianca o arrossamenti in
quelle a bacca nera, settoriali o
estesi a tutta la lamina, interes-
sando anche le nervature;
tramite il materiale di propaga- • Arrotolamento verso il
zione infetto e dei vettori, lo sca- basso dei bordi fogliari, che porta
foideo per la FD, Scaphoideus la lamina ad assumere una forma
titanus Ball (Rhynchota, triangolare;
Cicadellidae), e lo ialeste, • Ispessimenti della lamina,
Hyalesthes obsoletus, (Rhyn- bollosità, consistenza papiracea;
120 chota, Cixiidae) per il BN; non vi • Filloptosi anticipata.
Sui grappoli caratteristica che facilita molto la
• Aborti fiorali; diagnosi. Successivamente, la
• Disseccamento del rachide; mancata lignificazione del tral-
• Appassimenti ed avvizzi-
menti degli acini dall’allegagione
alla maturazione;
• Mancata invaiatura e/o
maturazione, anche solo di una
porzione del grappolo.
Sui tralci
• Mancato o ritardato ger-
mogliamento;
• Aspetto colonnare, dovuto
agli internodi raccorciati e ad un
ridotto angolo d’inserzione del
picciolo sulla foglia;
• Pustole nerastre, dall’aspet-
to oleoso, alla base; cio, con la relativa gommosità, si Presenza diffusa di
• Portamento prostrato, fles- affianca come terzo sintomo di sintomi di giallumi in un
vigneto di collina.
suoso e ricadente; facile individuazione.
• Consistenza gommosa o L’accartocciamento delle
addirittura spugnosa; foglie è uno di quei sintomi che si
• Lignificazione assente o evidenzia con l’avanzare della
irregolare. stagione, così come la friabilità
L’aspetto generale delle pian- delle stesse (dovuto all’accumulo
te può presentarsi cespuglioso e d’amido al loro interno) e non
cadente, di generale sofferenza. sempre evidente.
L’espressione sintomatologica è I VETTORI
fortemente influenzata dal tipo Il vettore della FD è lo scafoi-
di vitigno, dalle condizioni agro- deo, S. titanus. La cicalina della
nomiche e dall’andamento sta- flavescenza compie un’unica
gionale, ma l’arrossamento o generazione l’anno (monovolti-
ingiallimento delle foglie e il na) e vive esclusivamente sulla
grappolo disseccato rappresenta- vite (monofaga, ampelofaga),
no i due sintomi indispensabili e succhiando la linfa dalle nervatu-
necessari per la diagnosi e devo- re fogliari (floemomiza); sverna
no essere sempre presenti. allo stadio di uovo.
Le alterazioni cromatiche si Gli stadi giovanili (pre-imma-
hanno ad iniziare dalle nervature, ginali) sono rappresentati da due
coinvolgendo successivamente la età neanidali e tre ninfali (provvi-
lamina. La settorialità di tali alte- ste, queste ultime, di abbozzi
razioni, nettamente delimitate alari), tutte con due macchie nere
dalle nervature stesse, è una contrapposte sulla parte dorso- 121
laterale dell’ultimo urite bazione, perché lo scafoideo,
I giallumi
(“coda”). Vivono prevalentemen- assorbito il fitoplasma da una
della vite
te sulle pagine inferiori delle pianta ammalata, possa trasmet-
foglie dei polloni, dove è molto tere l’infezione, è di 30-35 giorni.
facile osservarli tra le metà di Non vi è trasmissione trans-ova-
maggio e giugno. La schiusa rica, cioè da madre a progenie,
delle uova è molto scalare ed perciò alla nascita i giovani non
avviene nella pianura reggiana sono infetti.
dalla prima decade di maggio Il vettore al momento accer-
fino ad inizio luglio. I primi adulti tato di BN è lo ialeste, H. obsole-
compaiono a partire dalla terza tus. Fu segnalato per la prima
decade di giugno. volta in Italia nel 1885 (Ferrari). È
Essi vivono circa un mese. Il specie monovoltina, polifaga,
volo si protrae fino a tutto set- vettrice del fitoplasma dello
tembre, talvolta ad inizio ottobre. “Stolbur” sulle Solanacee, ha dis-
Le femmine, generalmente, ovi- tribuzione circum- mediterranea.
depongono nelle screpolature dei adulto ha ali trasparenti,
L’a
tralci di due anni. Il monitoraggio corpo in parte nero lucente e in
degli adulti si può eseguire con parte bianco-avorio, protorace
delle trappole cromotropiche ridotto e giallo, occhi composti
gialle (non particolarmente effi- grandi e rossi, lungo 4-5,5 mm.
caci se la popolazione è bassa). Gli adulti compaiono da metà
Adulti di S.titanus
(a sinistra) e H. obsoletus Il danno diretto, derivato giugno ad agosto e visitano la
(a destra). dalle punture di suzione, è irrile- vite saltuariamente. Le forme
giovanili, fulgoromorfe, sono
ricoperte di secrezioni cerose di
colore bianchiccio e presentano
uno o due ciuffi di sottili raggi
cerosi rigidi all’estremità dell’ad-
dome. Esse vivono sulle radici di
molte specie erbacee (ad es.
lavanda, pervinca, pomodoro,
patata, melanzana, peperone,
Solanum nigrum, Datura stramo-
nium L., tabacco e con una predi-
lezione quasi esclusiva, per gli
AA. Italiani, per convolvolo ed
ortica. Non disdegna il tarassaco
e la setaria), così rendendo i trat-
vante. La trasmissione del fito- tamenti insetticidi inefficaci. Gli
plasma della FD è di tipo persi- individui in via di sviluppo (gene-
stente (l’insetto resta infettivo ralmente ninfe di III età) sverna-
per tutta la vita). Il tempo d’incu- no sulle radici delle piante ospiti
(come sopra accennato, ortica e
convolvolo), ad una profondità di
ca. 100-200 mm
Caratteristiche dell’insetto e
presenza diffusa di BN fanno rite-
nere che vi siano altri vettori
ancora da individuare.
Recenti studi nei vigneti reg-
giani hanno individuato la pre-
senza di altri potenziali vettori,
quali ad es.: Reptalus spp., Cixius
spp. e Hyalesthes luteipes.
LA DIFESA
Attualmente per le fitopla-
smosi non vi sono cure. La difesa
va quindi basata sulla prevenzio- l’introduzione di FD e scafoideo Sintomi gravi di giallumi.
ne, sull’eliminazione delle piante in una nuova area, mediante bar-
ammalate e sul contenimento batelle infette e uova svernanti
delle popolazioni dei vettori. Alla sulle stesse. Da tener presente
prima comparsa dei sintomi anche che le specie americane di
ascrivibili ai giallumi, la lotta Vitis e i loro ibridi, utilizzati come
deve essere di tipo comprenso- portainnesti, solitamente, seppu-
riale, attuata sull’intera superficie re infetti, non manifestano sinto-
vitata di un territorio ed applica- mi (asintomatici), comportandosi
ta da tutti, anche da chi possiede come portatori sani della malat-
una sola vite in giardino. È fon- tia. I vigneti o i filari di vite
damentale eliminare alla prima abbandonati potrebbero rappre-
comparsa dei sintomi le viti sentare sacche d’infezione e zone
infette, che rappresentano un di rifugio per lo scafoideo e
focolaio d’infezione Intervenire dovrebbero perciò essere elimi-
tempestivamente sulle viti sinto- nati, così anche le viti spontanee
matiche è il modo più semplice, lungo le strade, i canali, ecc. La
sicuro ed efficace per tentare di FD, per l’andamento epidemico e
eradicare l’epidemia. Ciò è fon- i danni che può causare, è sog-
damentale quando siamo in pre- getta a lotta obbligatoria (D.M.
senza di FD, però è altresì vero 31/05/2000, G. U. 10/07/2000).
che visivamente non sono distin- Nei confronti del BN non c’è
guibili i due fitoplasmi e ad inizio lotta obbligatoria, ma per l’evo-
sintomatologie l’eradicazione è luzione epidemica che anch’essa
utile anche nei confronti del BN. ha avuto negli ultimi anni nei
Bisogna prestare attenzione al nostri vigneti, il contenimento
materiale di propagazione della sua diffusione sta rivesten-
che può essere responsabile del- do un’importanza fondamentale. 123
La lotta contro lo Scafo- d’agosto, può essere utile in con-
I giallumi
ideo è di tipo chimico e serve a dizioni di elevate popolazioni ini-
della vite
contenerne la popolazione. ziali di scafoideo, in presenza di
Compiendo un’unica generazio- molte piante ammalate (che
ne l’anno ed essendo strettamen- comunque vanno estirpate tem-
te ampelofago, risulta facilmente pestivamente) e per le possibili
“controllabile”. La lotta deve reinfestazioni della cicalina pro-
tener conto della schiusa piutto- veniente da vigneti non trattati.
sto scalare delle uova, del perio- Quest’ultimo trattamento è
do d’incubazione del fitoplasma importante nei giovani impianti
nella cicalina, affinché diventi in zone a rischio (in questo caso
infettante, e delle caratteristiche potrebbe essere eseguito anche a
dei prodotti insetticidi utilizzati. fine agosto).
In condizioni di popolazioni con Sarebbe buona norma ese -
densità molto basse (come in guire la spollonatura solo
tante zone dove diversi anni di dopo il primo trattamento
lotta hanno ridotto fortemente la insetticida . Questo perché,
presenza dello scafoideo) e in vista la predilezione delle forme
assenza o con uno scarso nume- giovanili a vivere sulle parti
ro di piante infette, è possibile basse della vegetazione, si
controllare il vettore della FD con potrebbe meglio colpir la cicalina
un unico trattamento (posiziona- dirigendo i getti dell’atomizzato-
to indicativamente nell’ultima re anche sui polloni ai piedi delle
decade di giugno), utilizzando viti. In merito al controllo o lotta
esclusivamente prodotti ad azio- al vettore del BN, lo ialeste, dopo
ne abbattente. diversi anni la ricerca e la speri-
In presenza di popolazioni mentazione (ancora in atto), con-
significative del vettore e con dotta anche nella nostra provin-
epidemie in atto, e in vigneti di cia, hanno messo in evidenza
piante madri nonché in vivaio, come sia fondamentale la gestio-
sono necessari, almeno due trat- ne agronomica della flora spon-
tamenti insetticidi se non tre: tanea all’interno del vigneto. Non
a) 1° trattamento contro le tanto la gestione dell’ortica (pre-
forme giovanili a ca. 30 gg. dall’i- senza rara negli impianti a con-
nizio della schiusa delle uova trospalliera) ma soprattutto quel-
(indicativamente prima metà di la del convolvolo (presenza diffu-
giugno) sa su fila ed interfila). Non meno
b) 2° trattamento contro le importante è, altresì, la gestione
forme giovanili e gli adulti, da della vegetazione all’esterno dei
effettuare ca. 30 gg. dopo il 1° vigneti.
intervento. Infatti, non bisogna dimenti-
Un ulteriore trattamento, care che lo ialeste va sulla vite
124 posizionato nella prima metà “saltuariamente”, quindi non
dobbiamo “spingerlo” nel vigne-
to con pratiche scorrette di Presenza di FD e BN
gestione delle piante ospiti Solo FD
(soprattutto ortica ai bordi del
vigneto e lungo le scoline). Da Solo BN
alcuni anni sconsigliamo di sfal- Non rilevata
ciare all’esterno del vigneto nel presenza di
periodo di fine maggio–primi di giallumi
settembre, in modo da “tenere
fuori dal vigneto” il vettore.
Per la gestione del convolvo-
lo sembrano dare buoni risultati
alcune pratiche agronomiche di
gestione della flora (semine di
graminacee) o pratiche di diserbo
mirato, meglio se eseguite a fine
estate-autunno.
Infine, sembrano positive le
pratiche di capitozzatura di pian-
te sintomatiche con tagli di diver-
sa importanza, al fine di riportare
la pianta ad uno stato asintoma-
tico (studi in corso). Si ricordi che
dette piante saranno sempre e
comunque meno produttive
(circa il 30% in meno).

Distribuzione territoriale
dei giallumi
della vite al 2007

Sintomo estivo di
giallume su Ancellotta.

125
Costi di impianto

di Claudio Corradi
Il costo della realizzazione di piego del personale in periodi
un nuovo vigneto varia in funzio- morti della stagione. Da non
ne del sistema di allevamento, dimenticare infine che nei casi in
del numero di viti per ettaro e del cui per la realizzazione di un
tipo di struttura. Per una stessa vigneto si debba ricorrere all’ac-
forma di allevamento ed il mede- quisto di diritti di reimpianto
simo tipo di materiali è evidente anche questo valore, che oggi può
che sesti di palificazione differen- addirittura rappresentare un 70-
ti possono avere una notevole 80% rispetto al costo dell’impian-
incidenza sui quantitativi dei to, deve essere messo in conto.
In tabella sono riassunte
materiali così come, al variare del In tabella sono evidenziati i
le principali caratteristi-
che tecniche degli impian- numero dei ceppi per ettaro, costi complessivi di realizza-
ti considerati per la reda- varia considerevolmente il costo zione di un vigneto in differen-
zione sia dei preventivi complessivo dell’impianto. ti soluzioni di impianto con evi-
riportati integralmente in
Ovviamente anche l’incidenza denziata l’incidenza, anche per-
appendice sia di quelli
riassunti nella tabella dei della manodopera ha una sua centuale, delle principali voci di
costi di impianto. importanza e deve essere co- costo. I prezzi sono riferiti ad etta-

munque conteggiata sia che si ro e calcolati sulla base di un ipo-


tratti di manodopera aziendale tetico appezzamento di 50 x 200
che specializzata. Il ricorso a metri. I costi d'impianto conside-
manodopera aziendale può tal- rati sono comprensivi delle spese
I prezzi sono da volta permettere un certo rispar- di preparazione del terreno che
addizionare di IVA. mio sui costi o se non altro l’im- sono comuni a tutti i sistemi di
allevamento e sono comprensivi minerali, aratura superficiale e
di aratura profonda, ruspatura, lavori di finitura. Tutti i costi sono
concimazione di fondo con redatti sulla base di un costo della
sostanza organica e concimi manodopera di 20,00 euro l'ora.

Andamento dei prezzi,


espressi in euro, delle
principali voci di costo di
impianto nel 1996, 2004
e 2006.

Impianto del vigneto:


interramento pali.
Costi di produzione

di Claudio Corradi
I costi di produzione di un SPESE COLTURALI
vigneto dipendono non solo Potatura: comprensiva del-
dalla tipologia di impianto ma la potatura secca e delle potatu-
anche dal fatto che in questo re verdi. Da sottolineare che nelle
venga attuata la meccanizza- potature a Sylvoz gli oneri di
zione integrale o meno. Anche potatura secca sono maggiori
l'organizzazione aziendale e le rispetto al GDC che per contro ha
scelte tecniche del viticoltore un suo costo nella manualità
incidono sensibilmente sui costi della pettinatura.
di produzione. L'esame analiti- Gestione del suolo: rag-
co dei costi di produzione risul- gruppa tutte le operazioni di
ta complesso, anche perché lavorazione al terreno, diserbi,
oltre ai comuni costi di gestio- trinciatura dei sarmenti e trincia-
ne, devono essere considerate ture al tappeto erboso nonché di
tutte le spese di ammortamento eventuali concimazioni.
dell’impianto. Difesa: comprende il costo
Per semplificare il più possi- dei fitofarmaci per la difesa anti-
bile l'analisi dei costi di gestio- parassitaria ed il loro onere di
ne del vigneto è stata conside- distribuzione.
rata una forma di allevamento Raccolta: la raccolta Ma-
meccanizzabile media senza nuale è riferita ad una resa oraria
distinguere alcuni particolari di almeno 80 kg/persona/ora ad
come per esempio che il costo un costo di 8,88 euro l'ora, men-
di potatura nel GDC può essere tre nella raccolta meccanica è
inferiore ad altri sistemi o che considerata la tariffa dei conto-
la quota di reintegrazione del- terzisti di 4,44 euro il quintale o
l’impianto è minore nel Ca- di 750,00 euro ettaro.
sarsa. SPESE GENERALI
Si sono confrontati due tipi Quota di reintegrazione
di gestione: una completamen- impianto: calcolata sulla base
te manuale, l'altra integralmen- di un costo di impianto fino al 3°
te meccanizzata. anno (comprensivo quindi degli
È evidente quindi che non si oneri per tutte le cure colturali,
è voluto in questa sede con- potature di allevamento etc..
frontare i costi di produzione necessari a portare il vigneto in
dei diversi sistemi di allevamen- piena produzione) di euro
to, ma evidenziare l'incidenza 25.000, per un periodo di piena
della meccanizzazione nella produzione di 20 anni.
gestione del vigneto e valutare Altre: Comprende le voci di
i costi di produzione dell'uva. costo relative ad assicurazioni,
Le voci di costo considerate beneficio fondiario, imposte, con-
sono distinguibili in spese col - tributi, interessi, direzione ed
128 tur ali e s p e s e g e n e r ali . amministrazione e spese diverse.
Vendemmia meccanica.

In tabella vengono
evidenziati i costi di
produzione di un quintale
di uva in rapporto alla
produzione di uva per
ettaro.

Costo di gestione annua


di un vigneto con
vendemmia manuale.

Costo di gestione annua


di un vigneto con
vendemmia meccanica.

129
Attività
di assistenza tecnica
di Stefano Meglioraldi,
Il Consorzio per la tutela dei ta in azienda, naturalmente gra-
Matteo Storchi, vini “Reggiano” e “Colli di tuita.
Ferrari Cristina Scandiano e di Canossa” offre, L’attività di ricerca e speri-
da diversi anni, ai propri soci affi- mentazione ha assunto notevole
liati, un importante servizio d’as- importanza fra le attività del con-
sistenza tecnica svolto da due sorzio, che ha concentrato i pro-
agronomi, finanziati in parte pri sforzi in particolare sui lavori
dalle Cantine associate e in parte di zonazione del territorio sia di
dalla Provincia di Reggio Emilia, pianura che di collina, mirati ad
nell’ambito dei Servizi di evidenziare la vocazionalità dei
Sviluppo al Sistema Agro- suoli provinciali in rapporto alla
Alimentare. coltivazione della vite.
L’assistenza mira ad aiutare il Altre attività di sperimenta-
viticoltore nelle scelte da compie- zione riguardano il recupero e
re nella gestione del vigneto, valorizzazione di vitigni autocto-
informandolo delle innovazioni ni, la tutela di vitigni e produzio-
disponibili e della situazione ni locali, le prove di potatura
attuale, nell’ottica di realizzare un meccanica, diradamento, gestio-
prodotto idoneo alle richieste ne idrica, la valutazione dei siste-
delle cantine, che sia al contempo mi di pagamento delle uve, l’ana-
espressione efficace dell’ambien- lisi degli impianti, l’organizzazio-
te e della varietà, al fine di otte- ne della vendemmia meccanica,
nere un vino tipico e di qualità. il controllo e gestione dei campi
Tale attività si estrinseca in di piante madri, e le stime e pre-
diversi punti, così sintetizzati: visioni vendemmiali.
• Assistenza Agronomica L’attività di divulgazione, si
• Ricerca e Sperimentazione prefigge lo scopo di portare a
• Divulgazione conoscenza di tutti i viticoltori i
L’assistenza agronomica vie- risultati dell’attività del consor-
ne effettuata mediante visite a zio, tramite riunioni, conferenze,
Campo di piante madri di
Luzzara (RE), gestito dal richiesta in azienda per i soci giornate di meccanizzazione e
Consorzio per la tutela delle cantine consorziate, incontri pubblicazioni. Per migliorare la
dei vini, per la costituzio- in aziende pilota e assistenza alle comunicazione si sono appronta-
ne di materiale di base e
aziende aderenti ai “Progetti ti un servizio di SMS in collabo-
certificato: Ancellotta
FEDIT 18 CSG, Lambrusco Qualità” promossi da diverse razione con il Consorzio Fitosani-
salamino CAB1 e cantine. tario Provinciale e un sito inter-
Lambrusco grasparossa Le informazioni su date e luo- net dove è possibile scaricare
CAB7.
ghi di incontri nelle aziende pilo- tutti i risultati delle attività:
ta e di altre iniziative, vengono www.vinireggiani.it
comunicate via SMS e sito inter- Dal 2007 il Consorzio di
net, come anche i numeri di tele- Tutela è incaricato dal Ministero
fono dei due agronomi, a disposi- delle Politiche Agricole, Alimen-
130 zione dei soci per qualunque visi- tari e Forestali all’attuazione del
La Zonazione Piano dei Controlli per le denomi-
Il concetto di “zonazione” è nazioni “Reggiano” e “Colli di
un fondamento delle denomina- Scandiano e di Canossa”, che
zioni di origine, in quanto presup- sarà svolto da tecnici incaricati.
pone un legame stretto tra un
determinato territorio ed il pro-
dotto uva-vino che ne deriva. In
effetti l’uva è la risultante dell’ite-
razione tra tre componenti princi-
pali: l’ambiente circostante (suolo
e clima), il vitigno (e relativo por-
tinnesto), e l’azione dell’uomo che
coltiva la vite. Sebbene quindi i
lavori di zonazione si siano molti-
plicati solo in questi ultimi anni, lo
scopo rimane sempre quello di
valutare come il territorio influen-
zi il prodotto che ne derivi e quin-
di, da un altro punto di vista, sta-
bilire quali sono le aree vocate per
la produzione di un determinato
vino. In termini pratici la zonazio-
ne si traduce in una delineazione,
ovvero nella costituzione di una
cartina, che individua territori
omogenei che possono fornire un
prodotto omogeneo corrispon-
dente. Essa dà inoltre visibilità e
rilevanza al territorio, fornendo PIANO DEI CONTROLLI
anche uno strumento di commer- Il Piano dei Controlli, attuato
cializzazione. In questi anni, la dal Consorzio di Tutela rappre-
Provincia ed il Consorzio di tutela, senta una grande opportunità
hanno impiegato risorse per rea- per la nostra D.O.C., poiché ha la
lizzare una prima zonazione di funzione di tutelare la Denomi-
pianura per i vitigni Ancellotta e nazione dai gravi comportamenti
Lambrusco salamino, al fine che la possono danneggiare e nel
appunto di individuare se vi siano contempo è uno strumento per
aree che diano produzioni diffe- aumentare la coesione tra i pro-
renti tra loro in termini quantitati- duttori, valorizzare le D.O.C., gra-
vi e qualitativi. Nel 2007 termina zie alla conoscenza approfondita
anche la zonazione di collina per e reale della filiera produttiva e
le varietà L. Grasparossa e fornire maggiore chiarezza al
Malvasia di Candia aromatica. consumatore. 131
Per saperne di più…
• Balsari P., Scienza A., 2003. Forme di allevamento della vite e
modalità di distribuzione dei fitofarmaci. Stampamatic. Settimo
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• Vercesi A. et. al., 2003. Metodologie di caratterizzazione agro-


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• Vingione M. et. al. 2003. Indagine sulla diffusione dei virus nei
vigneti della provincia di Reggio Emilia. Vignevini 9 133
La cultura
Appendice A della vite e del vino
di Rolando Valli
Portatori di una antica tradizione vitivinicola, che discendendo dai
Greci, dagli Etruschi e dai Romani via via si snoda nei secoli fino ai
giorni nostri , abbiamo sviluppato negli ultimi tempi una serie di isti-
tuzioni, enti, consorzi che hanno come scopo la diffusione della cultu-
ra del vino; però non solo vino ma anche gastronomia, arte, storia e
tradizione. Di seguito ne descrivo brevemente i più importanti.

Associazione Nazionale Città del vino - www.cittadelvino.it


L’Associazione nazionale città del vino è nata nel 1987 e com-
prende oltre 500 comuni, che producono nel proprio territorio vini a
denominazione di origine e “ che sono legate al vino per storia ,tradi-
zione e cultura”. I compiti dell’associazione sono di tutelare e pro-
muovere la qualità del vino e delle risorse ambientali, artistiche e sto-
riche delle diverse città.

Movimento Turismo del vino - www.movimentoturismovino.it


Nato nel 1993 il movimento conta oggi circa 700 soci soprattutto
produttori; esso interessa 3,5 milioni di visitatori con un giro di affari di
2,5 miliardi di e. Organizza con grande successo nell’ultima domenica
di maggio la manifestazione Cantine aperte, che nel 2003 ha coinvolto
1 milione di enoturisti, e il 10 agosto di ogni anno Calici di stelle. In col-
laborazione con le Città del vino promuove le strade del vino.

STRADE DEL VINO


Le strade del vino circa 80, di cui 12 nella nostra regione, sono regolate dalla legge 268/99, che
le definisce “percorsi segnalati e pubblicizzati con appositi cartelli, lungo i quali insistono valori
naturali, culturali e ambientali, vigneti e cantine di aziende agricole o associate aperte al pubbli-
co”. Le strade del vino sono di antica memoria e tradizione, solo però negli ultimi decenni del seco-
lo scorso, sia in Italia che all’estero, si sono diffuse nelle più importanti zone vitivinicole. Da questa
classi che strade si è passati alle attuali strade dei vini e dei sapori, che coinvolgono tutto il poten-
ziale enogastronomico di un territorio.
In provincia l’iniziative è stata presa dell’Istituto Zanelli che tramite un progetto didattico ha
studiato un percorso nella nostra pedocollina, realizzando la pubblicazione “Strada del vino delle
colline reggiane“, un plastico in scala del percorso e presentando lo studio ed i materiali in un con-
vegno nel marzo del 1998. Da qui è nata la fase operativa con la realizzazione della “Strada dei
vini e dei sapori Colline di Scandiano e Canossa“, www.stradaviniesapori.re.it ,di cui si alle-
ga la cartina. È stata pure costituita la “ Strada dei vini e dei sapori delle Corti reggiane”.

Enoteca Italiana di Siena - www.enoteca-italiana.it


Enoteca Regionale dell’Emilia-Romagna di Dozza
www.enotecaemiliaromagna.it
134
Evoluzione
dei terreni della provincia Appendice B
I terreni agricoli della provin- presentano per la maggior parte di Rolando Valli
cia di Reggio Emilia sono stati reazione neutra o lievemente
analizzati in diverse epoche, per alcalina, sono sufficientemente
cui attualmente si dispone di una dotati in calcare attivo, ad ecce-
notevole mole di dati: di seguito zione dell’alta pianura dove sono
se ne riportano i più significativi. presenti terreni decalcificati. Si
1) Ai primi del ‘900 nei rilevano inoltre discrete disponi-
“Primi rilievi per la carta bilità azotate (78% dei campio-
agronomica della provincia ni), buone disponibilità di fosforo
di Reggio Emilia”, Compiuti (81% dei campioni) e di potassio,
dall’Istituto Agrario nelle zone di modeste quantità di magnesio.
pianura e di prima collina, si evi- 3) Il sottoscritto rielaborava
denziava povertà di fosforo nella le analisi di n. 590 campioni
media pianura e nel “piano di terreno esaminati nei labora-
colle”, una discreta dotazione tori della Montedison dal 1960 al
potassica in generale, ottima 1970. I terreni mostravano una
nella bassa e media pianura e reazione prevalentemente sub
una buona dotazione di ossido di alcalina, una sufficiente dotazio-
calcio, fatta eccezione per alcune ne in calcare, normale in azoto,
località del piano colle che erano buona di potassio, ma scarsa di
carenti. fosforo.
2) Il Draghetti nel 1938 pub- 4) Negli anni ’90 le analisi di
blica uno studio sistematico dei 2601 campioni di terreno sono
terreni della provincia “LLa carta riportati in tabella, da cui si rica-
geo - agronomica della pia - va che i terreni reggiani di pianu-
nur a r eggiana ”, dove sono ra hanno reazione (Ph) sub-alca-
analizzati ben 896 campioni di lino, sono dotati di calcare e ric-
terreno nelle componenti fisico – chi dei principali elementi nutriti-
meccaniche e chimiche. I terreni vi: azoto, fosforo e potassio.
Zona pH Calcare Sostanza Azoto Fosforo ass. Potassio ass.
agraria attivo % organica % % ppm ppm
Bassa pianura 7,90 5,00 2,40 1,70 43 352
Pianura di R.E. 7,80 3,80 2,60 1,60 48 297
Collina 7,60 5,70 2,40 1,60 43 315
Montagna 7,60 4,20 2,50 1,60 32 239

Da quanto sopra esposto si possono trarre le seguenti indicazioni. Innanzitutto l’evolversi del
terreno non è facile da seguire e da interpretare, in quanto cambiano sia i metodi di analisi che
le tecniche colturali. Senz’altro l’approfondimento delle lavorazioni e le notevoli somministra-
zioni di concimi chimici, a cominciare dagli anni ’60, hanno aumentato il tenore in calcio del ter-
reno, che di conseguenza ha accentuato l’alcalinità, e lo hanno arricchito di elementi nutritivi.
Pertanto in diversi casi una corretta interpretazione delle analisi del terreno consiglierebbe di
non fare la concimazione chimica d’impianto.
Distribuzione provinciale dei
Appendice C principali vitigni reggiani

La cartina, realizzata dal Consorzio di tutela dei vini reggiani, mostra i territori comunali a maggiore concen-
trazione per le principali varietà di vite presenti a Reggio Emilia. Per ogni varietà o gruppo di vitigni è eviden-
ziata una linea che delimita tali comuni a maggiore densità, con la presenza aggiuntiva di almeno un grappolo
colorato. Per l’Ancellotta si osservino i grappoli e la linea rossa, che mostra l’elevata diffusione del vitigno su
gran parte della provincia. Per i lambruschi Marani e Salamino si notino la prevalente diffusione - linee verdi e
blu - nella parte Nord-Orientale, e in un gruppo di comuni situati invece ad Ovest, posti in prossimità o a Sud
della Via Emilia. Il L.Maestri e le altre uve nere, evidenziate dal colore marrone, hanno invece una tipica dislo-
cazione nei primi rilievi collinari che sconfina nella pianura occidentale, sebbene vi siano anche due comuni,
Boretto e Gualtieri, dove queste sono particolarmente concentrate. Le uve bianche, con areali differenti, si pon-
gono tutte nella zona collinare: la Malvasia ha una maggiore concentrazione nei comuni ad Ovest della provin-
cia, mentre la Spergola (e Sauvignon) si colloca principalmente nella fascia centro orientale dei rilievi.
Recenti acquisizioni
sui vitigni autoctoni Appendice D
Il tentativo di recupero e Mor e t t i n a o F i l i p p i n a N . , di Matteo Vingione,
valorizzazione di alcuni vitigni Occhio di gatto B. Stefano Meglioraldi
autoctoni del reggiano, quasi In particolare, il consorzio ha
scomparsi dall’attuale coltivazio- incaricato il prof. Boselli M., ordi-
ne, è voluto e finanziato dal nario di Viticoltura e i suoi colla-
Consorzio per la tutela dei vini boratori Bandinelli R., Crovetti A.,
“Reggiano e Colli di Scandiano e Di Vecchi M., Mancuso S., Masi
di Canossa”, allo scopo di riam- E., del dipartimento di ortofloro-
mettere alla coltivazione vitigni frutticoltura dell’Università degli
storicamente presenti nel territo- studi di Firenze, di effettuare la
rio che dimostrino dal punto di d e s c r i z i o n e a m p e l o g r afica
vista fitopatologico, agronomico delle varietà sopraindicate, ese-
e soprattutto enologico caratteri- guita secondo i criteri e le moda-
stiche interessanti. L’effetto fina- lità indicate dal codice interna-
le consisterebbe quindi in un zionale OIV-IPGRI-UPOV.
ampliamento della piattaforma Oltre alla descrizione ampe-
ampelografica della provincia di lografica su detti vitigni sono
Reggio Emilia e al contempo stati eseguiti numerosi rilievi
nella salvaguardia del patrimonio ampelometrici; il metodo adotta-
genetico locale. Questo progetto to per misurare il grado di dissi-
si inserisce in un discorso più milarità fra i genotipi è stato
ampio che mira a legare il pro- quello delle reti neurali artificiali.
dotto vino al territorio e di con- Questo metodo all’avanguar-
seguenza alla tradizione locale, dia permette, in base alle nume-
cercando di esaltare i nostri vini rose misurazioni delle foglie, di
in qualità di prodotti tipici, unici realizzare una vera e propria
e quindi non riproducibili al di impronta digitale del vitigno che
fuori del territorio reggiano. permette quindi di riconoscerlo e
Le fasi per la rivalutazione dei di distinguerlo da altri.
vitigni autoctoni sono riassunte Per approfondire la cono-
in tabella. Per tre varietà (eviden- scenza dei vitigni selezionati si è
ziate) si è giunti all’iscrizione a inoltre realizzata una analisi
catalogo nel 2007. genomica (DNA), al fine di sma-
I vitigni oggetto d’indagine, scherare eventuali sinonimie o
selezionati in base ad una prima omonimie, e valutare eventuali
ricerca, sono i seguenti: parentele e affinità con altre cul-
Lambrusco Benetti N., tivar di vite. A tal fine, sono state
L a m b r u s c o d e i Vi v i N . , sottoposte alla stessa analisi
Lambrusco Bar ghi N., molecolare, come confronto,
Lambrusco dal Picoll Ross N., numerose altri vitigni diffusi sul
Lambrusco di Fior ano N., territorio. Questo ha al contempo
Fogarina N. , Scorzamara N., permesso di raggiungere un altro
Termarina N. , Bor dò N., scopo importante: caratterizzare 137
Appendice D
da un punto di vista genetico le basate sui rilievi quanti-qualitati-
Recenti
nostre varietà provinciali, fonda- vi delle piante individuate ese-
acquisizioni
mentale per un loro riconosci- guiti in collaborazione con M.
sui vitigni
mento internazionale e per la Melotti dell’Istituto sperimentale
autoctoni
tutela delle stesse. Per la prima CISA “Mario Neri”; le indagini
volta, quindi, si applica l’analisi enologiche sono state attuate
del DNA con marcatori microsa- mediante micr ovinificazioni
telliti ai molteplici vitigni reggiani. del CATEV di Faenza. A tali vinifi-
In tale studio si sono analizzati 9 cazioni, di cui è responsabile M.
loci microsatelliti, di cui 6 impie- Simoni, seguiranno degustazioni
gati a livello internazionale nel- ad opera di “panel” composti da
l’ambito del progetto europeo enologi esperti. Le valutazioni di
GENRES 081; il lavoro è stato rea- cui sopra necessitano ancora di
lizzato da un gruppo di ricercatori alcuni anni per fornire risultati
composto da A. Schneider, D. attendibili. Con i vitigni autoctoni
Torello Marinoni, P. Boccacci, G. in studio si sono realizzate bar-
Gambino, R. Botta, dell’Istituto di batelle, al fine di costituire un
Virologia Vegetale del CNR, Unità campo di piante madri. Da
di Viticoltura di Grugliasco - TO - esso, una volta a maturità, si
di cui è a seguito riportata la sin- potrà ricavare il legno per diffon-
tesi dei risultati ottenuti. dere le varietà più interessanti ai
Le valutazioni agronomi - viticoltori che le volessero
che dei vitigni indagati si sono impiantare.

Nella pagina seguente: FASI PER LA RIVALUTAZIONE DI VITIGNI AUTOCTONI REGGIANI


dendogramma ottenuto
dall’analisi cluster dei • Ricerca di vitigni autoctoni. • Creazione campi di piante
profili di 9 loci microsatel-
• Caratterizzazione ampelo- madri (saggi virologici ed
liti di vitigni del germo-
plasma reggiano in base grafica: eventuale risanamenti).
alla proporzione di alleli - descrittiva, • Iscrizione al catalogo
condivisi (Metodo - analisi con marcatori mole- nazionale dei vitigni che
UPGMA: Unweighted
colari. presentano caratteristiche
pair-group average), rea-
lizzato dal gruppo di • Valutazione degli aspetti interessanti.
ricerca del CNR-TO. agronomici. • Inserimento dei vitigni
• Valutazione degli aspetti idonei nelle liste IGT e DOC
enologici.

ANALISI CON MARCATORI MICROSATELLITI


Sinonimie riscontrate
Bianca di Poviglio = Trebbiano toscano
Bordo’ = Carmenere
Balsamina = Marzemino
138 Scorzamara Coviolo = L. grasparossa
0,8
1
0,7
2 3 4 5
0,6

0,5

0,4

0,3
Distanza

0,2

0,1

0,0
Scorzamara Reggiani
Lambrusco Vivi

Lambrusco Fiorano
Occhio di gatto
Lambrusco salamino
Lambrusco Barghi
Lambrusco oliva

Lambrusco Marani
Lambrusco viadanese
Lambrusco di Sorbara
Lambrusco Benetti
Lambrusco Picoll Ross
Lambrusco f. frastagliata

Donata Montericco
Bianca di Poviglio

Lambrusco grasparossa
Scorzamara Coviolo

Lambrusco Maestri
Lambrusco Montericco
Scorzamara Neviani
Bordò
Morettina

Sgavetta
Rossara

Fogarina

Termarina

Ancellotta

Marzemino
Balsamina
Malbo gentile

Uva Tosca
Fortana
I risultati ottenuti hanno messo in evidenza un’elevata variabilità genetica, consentendo di
discriminare ben 30 genotipi diversi. In base alla proporzione di alleli condivisi, che è un para-
metro utile per valutare la matrice genetica comune, l’analisi “cluster” ha consentito di suddi-
videre i 30 genotipi individuati in 5 gruppi, indicati con i numeri da 1 a 5 e mostrati in figura.
Il gruppo 1 è costituito dal solo vitigno Bordò, che è risultato nettamente dissimile da un
punto di vista genetico dalle restanti cultivar analizzate: si conferma pertanto l’estraneità di
tale vitigno, identificato come il Carmenère di origine bordolese, al germoplasma di vite tipico
del territorio Reggiano.
Nel gruppo 3 è compresa la maggior parte dei Lambruschi che presentano dunque
elevata similarità genetica; anche la cultivar Fogarina si presenta geneticamente assai prossi-
ma a questo gruppo di lambruschi, e in particolare al Marani, mentre l’Occhio di gatto, se pure
non così simile, confluisce nello stesso insieme.
Alcuni lambruschi sono invece risultati geneticamente più distanti: il Lambrusco grasparossa (o
Scorzamara campo Coviolo) è stato infatti posizionato nel gruppo 4, insieme a Termarina, Dorata
di Montericco, Bianca di Poviglio (Trebbiano toscano), Ancellotta, e Marzemino (o Balsamina).
Il Lambrusco Maestri ed il Lambrusco Montericco formano, con Malbo gentile, Scorzamara
Neviani, Uva Tosca e Fortana, il gruppo 5.
Diversi vitigni autoctoni oggetto di rivalutazione sono confluiti nel gruppo 2, composto dal
Lambrusco di Fiorano, Lambrusco dei Vivi, Morettina, Scorzamara Reggiani, Sgavetta, e Rossara. 139
Costi dettagliati di
Appendice E Impianto
di Claudio Corradi
Sulla base delle considerazioni sui costi di impianto illustrati a pagina
126 vengono di seguito riportati i costi dettagliati di allestimento della
struttura e messa a dimora delle barbatelle.

140
Le cantine sociali ed i privati
Appendice F iscritti al Consorzio
CANTINA DI ALBINEA E CANALI
VIA TASSONI, 213 CANALI - 42100 REGGIO EMILIA
Tel. 0522 569505 • www.albineacanali.it

AZIENDA AGRICOLA LA PROVVIDENZA


di Meglioraldi Stefano
BRAGLIE DI ROSSENA - 42026 CANOSSA (RE)
Sede: VIA GAMBUZZI, 127 RIVALTA - 42100 REGGIO EMILIA
Tel. 328 7692201 • www.laprovvidenzavini.it

AZIENDA AGRICOLA MAZZI E TASSELLI


VIA MARTIRI, 30 - 42010 RIO SALICETO (RE)
Tel. 0522 699219 - allmec@allmec.191.it

AZIENDA AGRICOLA MORO


di Rinaldini Paola
VIA A. RIVASI, 27 - 42049 CALERNO DI S. ILARIO D'ENZA (RE)
Tel. 0522 679190 • www.rinaldinivini.it

AZIENDA AGRICOLA REGGIANA


di Ferrari e Coloretti
VIA E. ZACCONI 22/A BORZANO - 42020 ALBINEA (RE)
Tel. 0522 591121 • www.aziendagricolareggiana.com

AZIENDA AGRICOLA VENTURINI BALDINI


VIA F. TURATI, 42 RONCOLO - 42020 QUATTRO CASTELLA (RE)
Tel. 0522 887080 • www.venturinibaldini.it

AZIENDA PRATI VINI s.r.l.


VIA N. CAMPANINI, 2/3 BORZANO - 42020 ALBINEA (RE)
Tel. 0522 591123 • www.prativini.it

CA' DE MEDICI s.r.l.


VIA DELLA STAZIONE, 34 CADE' - 42100 REGGIO EMILIA
Tel. 0522 942141 • www.cademedici.it

CANTINA COOPERATIVA COLLI DI SCANDIANO s.c.a.


VIA MUNARI, 2/1 PRATISSOLO - 42019 SCANDIANO (RE)
Tel. 0522 857639 • www.viniscandiano.it

CANTINA SOCIALE ARCETO s.c.a.


VIA 11 SETTEMBRE 2001, 3 ARCETO - 42019 SCANDIANO (RE)
142 Tel. 0522 989107 • www.cantinadiarceto.it
CANTINA SOCIALE CENTRO DI MASSENZATICO s.c.a.
VIA BEETHOVEN , 109/A MASSENZATICO - 42100 REGGIO EMILIA
Tel. 0522 950500 • www.cantinamassenzatico.it

CANTINA SOCIALE DI CARPI s.c.a.


Sede: VIA CAVATA, 14 - 41012 CARPI (MO)
Cantina di Rio Saliceto: VIA XX SETTEMBRE, 11/13
42010 RIO SALICETO (RE)
Tel. 0522 699110 • www.cantinasocialecarpi.it

CANTINA SOCIALE DI GUALTIERI s.c.a.


VIA SAN GIOVANNI, 25 - 42044 GUALTIERI (RE)
Tel. 0522 828579 • www.cantinasocialegualtieri.it

CANTINA SOCIALE PUIANELLO E COVIOLO s.c.a.


Sede: VIA C. MARX, 19/A PUIANELLO - 42020 QUATTRO CASTELLA (RE)
Cantina di Coviolo: VIA A. VOLTA, 12 COVIOLO - 42100 REGGIO EMILIA
Tel. 0522 889120 • www.cantinapuianello.it

CANTINA SOCIALE DI ROLO s.c.a.


VIA ROMA, 118 - 42047 ROLO (RE)
Tel. 0522 666139 • www.cantinarolo.it

CANTINA SOCIALE DI VEZZOLA s.c.a.


VIA PROVINCIALE SUD, 153 S. MARIA DELLA FOSSA
42017 NOVELLARA (RE)
Tel. 0522 657120 • www.cantinavezzola.it

CANTINA SOCIALE MASONE - CAMPOGALLIANO s.c.a.


Sede: VIA BACONE, 20 MASONE - 42100 REGGIO EMILIA
Cantina di Gavassa: VIA FLEMING, 6 GAVASSA - 42100 REGGIO EMILIA
Tel. 0522 340113 • www.cantinamasonecampogalliano.com

CANTINA SOCIALE PRATO DI CORREGGIO s.c.a.


VIA CONTRADA, 9 PRATO - 42015 CORREGGIO (RE)
Tel. 0522 696134 • www.cantinaprato.it

CANTINA SOCIALE DI S. MARTINO IN RIO s.c.a.


VIA ROMA, 123 - 42018 S. MARTINO IN RIO (RE)
Tel. 0522 698117 • cantinasocialedis.martinoinrio@tin.it

CANTINE LOMBARDINI s.r.l.


VIA CAVOUR, 15 - 42017 NOVELLARA (RE)
Tel. 0522 654224 • www.lombardinivini.it 143
Appendice F
CANTINE COOPERATIVE RIUNITE s.c.a.
Le cantine
Sede: VIA BRODOLINI, 24 - 42040 CAMPEGINE (RE)
sociali ed i
Cantina di Argine: VIA GRAMSCI, 13
privati
VILLA ARGINE - 42023 CADELBOSCO SOPRA (RE)
iscritti al
Cantina di Campagnola: VIA GRANDE, 13/1 - 42012 CAMPAGNOLA (RE)
Consorzio
Cantina di Correggio: VIA FOSDONDO - 42015 CORREGGIO (RE)
Cantina di Luzzara: VIA XXV APRILE, 27 - 42045 LUZZARA (RE)
Tel. 0522 905711 • www.riunite.it

CANTINE SOCIALI DUE TORRI NELLA VAL D’ENZA s.c.a.


Sede: STRADA PER BARCO, 2/4 - 42027 MONTECCHIO EMILIA (RE)
Punto vendita: VIA XXV APRILE OVEST, 23
42049 SANT’ ILARIO D’ENZA (RE)
Tel. 0522 864105 • www.cantinaduetorri.it

CASALI VITICULTORI s.r.l.


VIA DELLE SCUOLE, 7 PRATISSOLO - 42019 SCANDIANO (RE)
Tel. 0522 855441 • www.casalivini.it

DONELLI VINI s.p.a.


VIA DON MINZONI, 1 - 42043 GATTATICO (RE)
Tel. 0522 908715 • www.donellivini.it

FATTORIE FERRARINI s.p.a.


Cantina: VIA LUPO FARNETO, 1 CASOLA DI QUERCIOLA - VIANO (RE)
Punto vendita: “LE CORTI DI FILIPPO RE” VIA MENOZZI, 29/A
PUIANELLO - 42020 QUATTRO CASTELLA (RE)
Tel. 0522 9321 • www.ferrarini.it

LINI ORESTE & FIGLI s.p.a.


VIA VECCHIA CANOLO, 7 - 42015 CORREGGIO (RE)
Tel. 0522 690162 • www.vinilini.it

MEDICI ERMETE & FIGLI s.r.l.


VIA NEWTON, 13/A GAIDA - 42100 REGGIO EMILIA
Tel. 0522 942135 • www.medici.it

NUOVA CANTINA SOCIALE DI CORREGGIO s.c.a.


VIALE REPUBBLICA, 21 - 42015 CORREGGIO (RE)
Tel. 0522 692330 • www.cantinadicorreggio.it

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