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La Gestione Separata INPS

Analisi e proposte modificative

Roma, Aprile 2011


INDICE

1.Obiettivi del documento.......................................... 3


2. Il quadro normativo............................................... 3
3. Aspetti critici della Gestione separata .................... 5
3.1 Ricongiunzione, Totalizzazione e Finestra.................................................................................5
3.2 Prelievo previdenziale ............................................................................................................... 7
3.3I versamenti volontari..................................................................................................................8
3.4 Addebito ai committenti.............................................................................................................9

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1.Obiettivi del documento
Con il presente documento, ci proponiamo di sintetizzare
brevemente il quadro normativo e regolamentare su cui si fonda la
Gestione separata INPS dei lavoratori autonomi atipici, lavoratori a
progetto, collaboratori coordinati e figure similari, con l’obiettivo di
porne in luce i principali aspetti qualificanti e di suggerire ipotesi di
possibili modificazioni e miglioramenti normativi.

2. Il quadro normativo
La legge del 1995, all’art. 2, commi 26 e 27, ha introdotto la
Gestione separata che è istituita presso l’INPS. Il fine perseguito dal
legislatore è di estendere la tutela previdenziale per la vecchiaia e
l’invalidità ai soggetti che svolgono attività di lavoro parasubordinato.
I soggetti indicati dalla legge, a decorrere dal 1° gennaio 1996, sono
stati tenuti a iscriversi alla Gestione separata. Più in generale, le
disposizioni di cui trattasi sono destinate ai lavoratori che hanno
redditi derivanti da:
1. attività professionale;
2. lavoro autonomo ex art. 53 D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 e
lavoro autonomo occasionale di cui all’art. 44 Decreto Legge n.
269/2003, convertito con legge n. 326/2003, se il reddito annuo
è superiore a € 5.000,00;
3. vendita a domicilio, se il reddito annuo è superiore a € 5.000,00;
4. contratti di associazione in partecipazione;
5. borse di studio per il dottorato di ricerca;
6. assegni di ricerca;
7. formazione specialistica dei medici;
8. collaborazione coordinata e continuativa o a progetto.

L’entità del reddito di lavoro autonomo o parasubordinato,


determinato ai fini fiscali, deve essere superiore a € 5.000,00
nell’anno solare. Tuttavia, perché venga accreditato ai fini
pensionistici un intero anno contributivo, occorre versare un
contributo complessivo non inferiore a quello calcolato su un reddito
minimo, pari al minimale di reddito annualmente stabilito per la
gestione INPS dei commercianti (minimale contributivo su un
minimale di reddito che nel 2010 è pari a 14.334,00 euro).
La base imponibile è calcolata secondo il principio di cassa
allargato, e non quello di competenza: cioè, si considera il reddito del
periodo in cui i compensi sono stati effettivamente percepiti,
indipendentemente dal periodo in cui si è svolta l’attività; allargato
perché si considerano versati nell’anno di imposta precedente i
compensi corrisposti entro il 12 gennaio dell’anno successivo.
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I compensi sono assoggettati all’aliquota contributiva entro i limiti
di un massimale unico introdotto con il sistema di calcolo
contributivo e quindi valido anche per la Gestione Separata. Sul
reddito che eccede questo importo massimo non si applica l’aliquota
contributiva. Il massimale, rivalutato ogni anno in base alle variazioni
dei prezzi, entro cui il lavoratore è tenuto all’obbligo di contribuzione,
nel corso degli anni è stato soggetto a numerose variazioni. Infatti,
all’introduzione della Gestione separata, il massimale previsto era di
L. 125.237.000 (64.679,50 euro), mentre nel 2010 a 92.147,00 euro.
Il reddito è sottoposto ad un prelievo destinato alla cassa
previdenziale. Il meccanismo di prelievo, come ribadito dalla circolare
dell’INPS 10 febbraio 2004, n. 27, nelle ipotesi di collaborazione
continuata, prevede che “nel silenzio della norma, devono ritenersi
confermate le vigenti misure di 2/3 a carico del committente e di 1/3 a
carico del collaboratore”. L’aliquota, che si applica alle categorie
rientranti nel sistema della Gestione separata nel 2010 è pari 26,72%
e riguarda i soggetti che sono titolari di un contratto di lavoro a
progetto o di un’altra delle figure sopra elencate se non sono già
iscritti ad una gestione obbligatoria. Un’aliquota minore, pari al 17%
nell’anno 2009, è invece prevista per i lavoratori che sono già iscritti
ad una gestione, in quanto già titolari di una copertura previdenziale
obbligatoria o perché titolari di pensione o perché svolgono altra
attività lavorativa.
Le relazioni ufficiali dell’INPS riportano il numero esatto di soggetti
che risultano iscritti alla Gestione separata, pur non evidenziando in
dettaglio la loro composizione in termini di specifica tipologia
professionale o contrattuale. La conoscenza di tale disaggregazione
sarebbe però importante, tenuto conto delle diverse modalità
impositive e di accredito (per la parte impositiva, le aliquote a carico
dei lavoratori sono significativamente differenti tra lavoratori co.co.co.
e lavoratori con partita IVA non iscritti ad albi professionali, mentre
per quanto riguarda l’accredito i lavoratori co.co.co. possono subito
usufruire delle prestazioni in quanto generalmente i datori di lavoro
versano contributi INPS mensilmente, mentre per le partite IVA i
contributi INPS sono gestiti ”per cassa” e quindi versati anche dopo
tempi che l’attuale crisi economica sta ulteriormente dilatando).
Gli iscritti per l’anno 2009 risultano essere 1.673.000 (di cui si
stima 1.300.000 parasubordinati e 280.000 professionisti).

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3. Aspetti critici della Gestione separata
3.1 Ricongiunzione, Totalizzazione e Finestra

Per adeguare il sistema pensionistico alla dinamica del mercato del


lavoro, che sempre di più vede il lavoratore costretto a intercalare
diverse modalità lavorative, sono state introdotte specifiche
disposizioni di salvaguardia dei contributi versati, anche se in gestioni
diverse (ricongiunzione e totalizzazione).

Ai fini del calcolo dell’anzianità per i lavoratori parasubordinati il


D.Lgs. n. 184/971 disciplina l’istituto del cumulo di periodi
assicurativi (ricongiunzione). La ricongiunzione è sempre onerosa e
rappresenta l'unificazione dei periodi di assicurazione maturati dal
lavoratore in diversi settori di attività. Lo scopo della ricongiunzione è
quello di ottenere un'unica pensione calcolata su tutti i contributi
versati. I contributi ricongiunti sono equiparati a tutti gli effetti a
quelli obbligatori versati durante il rapporto di lavoro. La
ricongiunzione può essere chiesta dai lavoratori dipendenti pubblici e
privati e dai lavoratori autonomi che hanno versato contributi in
diversi settori di attività, o dai loro superstiti. Per i lavoratori iscritti a
due o più forme di assicurazione obbligatoria per l'invalidità, la
vecchiaia e i superstiti, che non abbiano maturato in alcuna delle
predette forme il diritto al trattamento previdenziale, è data facoltà di
utilizzare, cumulandoli, i periodi assicurativi non coincidenti
posseduti presso le predette forme, ai fini del conseguimento della
pensione di vecchiaia e dei trattamenti pensionistici per inabilità.

Con il D.M. n. 282/96 2 è stato invece disciplinato l’istituto della


totalizzazione. La totalizzazione prevede che determinate categorie di
lavoratori (tenuto conto anche della disciplina della ricongiunzione) 3
abbiano la possibilità di cumulare periodi assicurativi non

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"Attuazione della delega conferita dall'articolo 1, comma 39, della legge 8 agosto 1995, n. 335, in
materia di ricongiunzione, di riscatto e di prosecuzione volontaria ai fini pensionistici".
2
Regolamento recante la disciplina dell’assetto organizzativo e funzionale della gestione e del
rapporto assicurativo di cui all’art. 2, comma 32, della legge 8 agosto 1995, n. 335.

3
Art. 3. DM 282/96 1. Gli iscritti alla gestione separata che possono far valere periodi
contributivi presso l’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti
dei lavoratori dipendenti, le forme esclusive e sostitutive della medesima, le gestioni
pensionistiche dei lavoratori autonomi di cui alla legge n. 233 del 1990 hanno facoltà di chiedere
nell’ambito della gestione separata il computo dei predetti contributi, ai fini del diritto e della
misura della pensione a carico della gestione stessa, alle condizioni previste per la facoltà di
opzione di cui all’art. 1, comma 23, della legge n. 335 del 1995.

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coincidenti, di durata non inferiore a tre anni 4 (il termine iniziale era
di sei anni) o con almeno 20 anni di contribuzione complessiva e 65
anni di età, oppure 40 anni di contribuzione complessiva a
prescindere dall’età, al fine del conseguimento di un’unica pensione.
L’operazione descritta, a differenza della ricongiunzione, è a
titolo gratuito e completamente a carico dell’ente previdenziale a
cui era iscritto il lavoratore. Le finalità della norma sono di
permettere a soggetti che sono stati iscritti alla Gestione separata il
cumulo ai fini pensionistici degli anni di attività di lavoro
parasubordinato svolta con gli anni di un’altra attività lavorativa che
prevede contributi in altra cassa, giacché prima di tale intervento
normativo non era possibile questo procedimento, vista
l’inapplicabilità dell’istituto della ricongiunzione.
La totalizzazione svolge, dunque, una duplice funzione. La prima
riguarda il computo degli anni del lavoro svolto in regime di Gestione
separata ai fini previdenziali. La seconda, invece, favorisce il cumulo
dei contributi previdenziali, versati nella Gestione separata, con i
versamenti effettuati successivamente in altra cassa, determinando la
formazione di un’unica pensione. Il lavoratore, dunque, conserva gli
anni di versamenti per il calcolo dell’anzianità ai fini del
pensionamento.
Entrambi la ricongiunzione e la totalizzazione, permettendo di
sommare periodi di contribuzione effettuati presso enti previdenziali
diversi, sembrerebbero favorire i lavoratori, in realtà, poichè esse sono
spesso utilizzate da lavoratori che non per propria scelta hanno perso
il lavoro o sono passati dallo status lavoratori dipendenti a quello di
lavoratori parasubordinati:
• la ricongiunzione è diventata eccessivamente onerosa,
spesso nell’ordine di centinaia di migliaia di euro, e quindi
inaccessibile a molti lavoratori, compresi i giovani che, con
l’attuale dinamica del mondo del lavoro, cambieranno più
volte attività professionale
• La totalizzazione, ancora per molti anni, fino a quando
l’intero sistema non passerà al sistema contributivo,
penalizza fortemente i lavoratori più anziani che pur
avendo versato per decenni contributi nel sistema retributivo
come lavoratori dipendenti, vengono poi riportati totalmente
nel sistema contributivo aggiungendo solo pochi anni di
4
Il sistema del cumulo è stato introdotto all’art. 1 della legge sulla totalizzazione, il quale indica
anche i limiti temporali. Con tale sistema sono esclusi ai fini dell’anzianità per il pensionamento i
soggetti che hanno svolto un’attività per un periodo inferiore a tre anni. Ciò crea un problema
che, in base a statistiche recenti, riguarda un elevato numero di giovani introdotti nel mondo del
lavoro. I soggetti che svolgono una attività con iscrizione alla gestione separata per un periodo
inferiore a tre anni, transitando poi nel lavoro dipendente, non vedranno mai il cumulo di tali anni
per il calcolo di anzianità ai fini del pensionamento.

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contribuzione nella Gestione separata per poter raggiungere i
40 anni di contribuzione. E spesso il lavoratore si vede
decurtata la sua pensione in modo significativo, anche del 30-
40%.
• E quando si siano raggiunti i 40 anni di contribuzione,
l’attesa della “finestra” di 12 o 18 mesi per poter
effettivamente percepire la pensione diventa poi un
ulteriore grave onere per il lavoratore che, come sopra
evidenziato, si trova spesso nello stato di inoccupazione senza
nessuna copertura di un sistema di ammortizzatori sociali e
incentivi alla occupazione.

3.2 Prelievo previdenziale

Una questione assai rilevante riguarda il prelievo previdenziale


disposto dalla legge n. 335 e successive modificazione in merito alla
categoria di lavoratori parasubordinati che non sono già iscritti ad
altra cassa previdenziale che, come indicato precedentemente, è per il
2010 pari al 26,72%.
Il prelievo in questione risulta il più elevato per quanto
riguarda le categorie di lavoratori diverse dai lavoratori
dipendenti. Infatti, data la natura del tipo di rapporti esaminati,
ossia a tempo determinato e quindi caratterizzati dall’incertezza sul
piano della stabilità lavorativa, il prelievo appare eccessivo sia rispetto
all’ammontare del reddito percepito, sia rispetto alla tipologia
dell’attività lavorativa, per definizione precaria.
Per rimuovere le sostanziali situazioni di disparità di trattamento in
materia previdenziale, vengono di seguito suggerite alcune proposte di
intervento. Infatti, appare opportuno distinguere le caratteristiche del
rapporto di lavoro a progetto e delle collaborazioni coordinate e
continuative da quelle delle altre tipologie di attività lavorativa
assoggettate alla Gestione separata.
Queste ultime, per la loro natura, per l’aleatorietà e la precarietà
dell’attività, per la più forte sensibilità alle oscillazioni del mercato (sia
sotto il profilo della sua crisi che della sua stessa fisiologica
variabilità) appaiono contigue, se non esattamente coincidenti, con
quelle degli altri lavoratori autonomi. Non appare quindi né razionale
né equo equipararne il trattamento previdenziale a quello dei
lavoratori dipendenti.
Negli anni trascorsi dall’istituzione della Gestione separata come
contenitore unico e indifferenziato, le dinamiche del mercato del
lavoro e i conseguenti interventi normativi di regolazione, hanno reso

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sempre più netta la distinzione – all’interno della categoria dei
‘parasubordinati’ – tra lavoratori ‘paradipendenti’ e autonomi veri e
propri.
Prendendone atto, si propone in prima ipotesi che alla Gestione
separata possano iscriversi solo i liberi professionisti senza cassa
e le categorie assimilabili, mentre la gestione dei lavoratori
“paradipendenti” potrebbe confluire nel Fondo Pensione
Lavoratori Dipendenti.
Di conseguenza, potrebbe essere differenziata l’aliquota
contributiva prevista per le figure più assimilabili al lavoro dipendente
come i collaboratori a progetto (cui si dovrebbe applicare
gradualmente una aliquota del 33% come per i dipendenti 5, con 2/3 a
carico del datore di lavoro e 1/3 a carico del lavoratore) da quella
prevista per le figure di tipo professionale (gli autonomi), mantenendo
quest’ultima, nel suo complesso, nella misura attuale del 26,72% solo
qualora e fintantoché non sussistano le condizioni per un loro
adeguamento alla misura mediamente praticata dalle altre casse
libero professionali. Naturale completamento di tale riforma
-anch’esso in omogeneità qualitativa con la gestione dei lavoratori
dipendenti – consisterebbe nel definitivo riconoscimento per via
normativa del principio di ripartizione dell’obbligo contributivo per
2/3 a carico del committente e per 1/3 a carico del lavoratore libero
professionista.

3.3 I versamenti volontari

Il problema dei versamenti volontari è diventato di una


criticità significativa in quanto sono sempre di più i lavoratori
che, per crisi economica o per ristrutturazioni aziendali, perdono
il posto di lavoro dipendente prima di aver raggiunto i minimi
pensionistici e non possono avvalersi della prosecuzione
volontaria nel momento in cui diventano lavoratori autonomi e si
iscrivono alla gestione separata. Il problema assume aspetti di
particolare criticità per quella fascia di lavoratori che si trovano
prossimi al raggiungimento dei requisiti di pensionabilità che - per il
decorso del tempo e del meccanismo degli ‘scalini’ – nel frattempo si
allontanano. Appare estremamente ingiusto che a chi mancano solo
pochi anni per poter raggiungere il diritto alla pensione con il calcolo
retributivo venga negata la possibilità di raggiungere tale obiettivo. E’
da rilevare che questi stessi soggetti, se avessero maturato ed

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Cosi raggiungendo l’obiettivo di demotivare l’uso improprio di contratti co.co.pro. da parte dei
datori di lavoro.

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esercitato il diritto alla pensione sia di anzianità che di vecchiaia,
potrebbero tranquillamente cumulare i redditi da lavoro autonomo
con la pensione.
Appare necessario che siano abolite, per chi si iscrive alla Gestione
separata, le attuali limitazioni all’autorizzazione da parte dell’INPS
alla prosecuzione volontaria della contribuzione per raggiungere il
diritto alla pensione o per aumentarne l'importo, modificando quindi
radicalmente l’art. 6, comma 2, del D.Lgs. n. 184/1997 secondo cui la
contribuzione volontaria non e' ammessa per contestuali periodi di
assicurazione ad una delle forme di previdenza obbligatoria per
lavoratori dipendenti, pubblici e privati, per lavoratori autonomi e per
liberi professionisti, nonché per periodi successivi alla data di
decorrenza della pensione diretta liquidata a carico delle predette
forme di previdenza.
Ciò, oltre a rispondere ad ovvie finalità equitative e costituzionali e
a rappresentare una tutela nei confronti di chi viene precocemente
espulso dal mercato del lavoro e “costretto” ad un’attività di tipo
professionale autonoma, non comporterebbe alcun problema
finanziario per l’Istituto ma, anzi, costituirebbe presupposto per un
incremento di gettito che, negli anni a venire e perdurando la
precarietà e la frammentarietà dell’attività lavorativa, potrebbe essere
anche consistente.

3.4 Addebito ai committenti

La legge 8 agosto 1995, n. 335 aveva a suo tempo stabilito che il


contributo alla Gestione separata è dovuto nella misura percentuale
(originaria) del 10% ed è applicato sul reddito delle attività
determinato con gli stessi criteri stabiliti ai fini dell'imposta sul
reddito delle persone fisiche, quale risulta dalla relativa dichiarazione
annuale dei redditi e dagli accertamenti definitivi.
L'obbligo del versamento del contributo sul reddito professionale
prodotto riguarda tutti i percettori di redditi derivanti dall'esercizio di
arti e professioni, non obbligati all'iscrizione a Casse o Enti
previdenziali di categoria (c.d. "professionisti senza cassa").
Ai fini dell'obbligo6 i soggetti titolari di redditi di lavoro autonomo
hanno titolo ad addebitare ai committenti, con effetto dal 26
settembre 1996, una percentuale nella misura del 4% dei compensi
lordi. La rivalsa può essere (non è obbligatoria) addebitata in fattura e
costituisce inoltre parte integrante del compenso ai fini IVA. A tale
proposito, si segnala un ulteriore problema, forse quantitativamente
meno rilevante rispetto ai precedenti, ma non certo immateriale,
6
Comma 212 dell'art. 1 della legge n. 662/96.

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consistente nella scelta legislativa di pretendere l’applicazione dell’IVA
anche sul contributo addebitato al committente.
In pratica, per i lavoratori autonomi con partita IVA non è prevista
la ripartizione dei contributi di cui alla gestione separata
(rispettivamente 2/3 a carico del datore di lavoro e 1/3 a carico del
lavoratore), ma solo la facoltà della rivalsa di cui alla legge n. 662/96,
art. 1, comma 212, che prevede l’addebito al committente del solo 4%
dell’intera quota vigente. Tale comma non è mai stato modificato.
Tenendo conto che, mentre il 4% di rivalsa al datore di lavoro
era congruo al tempo di promulgazione della legge n. 662/96 in
quanto il contributo INPS totale era del 10%, oggi che tale
contributo è già al 26.72% andrebbe aggiornato il comma 212,
art. 1 della legge n. 662/96, prevedendo a regime anche per tale
categoria di lavoratori iscritti alla gestione separata una
percentuale di addebito ai clienti pari a 2/3 del contributo.

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