Sei sulla pagina 1di 2

BENEDETTA TENTAZIONE!

di P. Carlo Serri
pubblicato in: La Squilla dei fratini di S.Antonio, LXXXI, marzo/aprile 2011,3-4.

Ogni anno la liturgia della Chiesa ci offre il tempo di Quaresima, un


periodo di quaranta giorni, che ci prepara alla celebrazione della Pasqua. È un
cammino spirituale di conversione che ci dispone a rinnovare la nostra scelta di
fede, durante la grande veglia della notte pasquale
Nella Chiesa antica la Quaresima preparava da vicino il battesimo dei
nuovi credenti, che proprio durante la veglia della Risurrezione ricevevano il
battesimo. Anche noi, come loro, quella notte faremo il rinnovo delle promesse
battesimali. In quaresima siamo chiamati a vivere la penitenza, ossia la
conversione totale, come è intesa nella tradizione della Chiesa: conversione
della mente, conversione del cuore e conversione della vita. La meta della
conversione non è dunque la mortificazione, ma la pienezza della vita, per
mezzo dell’adesione sincera a Dio e alla sua volontà.
La conversione a Dio non è il gesto di un momento, ma è un itinerario che
dura tutta la vita. È una difficile impresa, perché sulla via dell’adesione a Dio
incontriamo la tentazione, ossia il desiderio e la spinta a non fare quello che Dio
vuole e che sappiamo essere il vero bene. La tentazione è una sfida alla nostra
libertà, perché ci fa sentire che siamo capaci di operare il male. C’è la tentazione
perché noi siamo liberi. Se non fossimo liberi non ci sarebbe tentazione, perché
saremmo costretti a seguire un istinto al quale non potremmo ribellarci. La
tentazione costituisce il banco di prova della nostra libertà. Infatti quando siamo
tentati ci è data la possibilità di rinnegare o confermare il nostro patto di alleanza
con Dio.
La tentazione può essere tanto forte da scuotere profondamente il nostro
spirito e farci dubitare della nostra solidità morale. Per resistere abbiamo
l’esempio che ci viene da Gesù, che è entrato nella battaglia della tentazione, e
ne è uscito vincitore. Il vangelo ci racconta che lo Spirito lo condusse nel
deserto, dove per quaranta giorni egli rivisse l’esperienza dell’Esodo, del
cammino di quarant’anni anni fatto dal popolo di Dio. Prima di proclamare il
vangelo del Regno di Dio, Gesù visse questa esperienza di tentazione. Il diavolo
lo mise alla prova istigandolo all’appropriazione, spingendolo ad impadronirsi
della sua vita e della sua missione, invece di vivere in obbedienza la missione
ricevuta dal Padre.
Spingendolo a cercare il pane o il potere o il successo, il diavolo in realtà
gli suggeriva di usare il suo potere per ottenere un vantaggio personale, invece
di ricevere tutto da Dio, come un dono. Le tentazioni di Gesù toccano l’umanità
in alcune strutture di base, che sono l’avere, il potere e il godere. “Se sei Figlio
di Dio, dì che queste pietre diventino pane!”. Ossia: se puoi avere qualcosa,
prendila come un tuo diritto, e non come qualcosa che ricevi da Dio! Se puoi
avere il potere sul mondo, prendilo a qualsiasi prezzo, anche adorando il
demonio, ossia facendo il male! E infine la terza tentazione: se puoi diventare
famoso, godere la gloria e l’ammirazione della gente, approfittane, anche a costo
di sfruttare il potere che ti è stato dato per servire, e non per essere servito!
Gesù avrebbe potuto usare la sua libertà a proprio vantaggio, ma scelse
invece la fedeltà a Dio. Scacciò il demonio ripetendogli la parola di Dio
contenuta nelle Scritture: “Non di solo pane vive l’uomo! Non metterai alla
prova il Signore tuo Dio! Adorerai il Signore tuo: a Lui solo renderai culto!”.
Gesù vinse la tentazione diabolica semplicemente vivendo la sua alleanza
d’amore e d’ubbidienza con Dio. Fin dall’inizio del suo ministero assunse un
atteggiamento che conserverà poi costantemente per tutta la vita. San Paolo
scriverà: “Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un
privilegio l’essere come Dio, ma… umiliò se stesso facendosi obbediente fino
alla morte e a una morte di croce” (Fil 2,5-8).
Gesù scelse liberamente di fidarsi di Dio, e di accettare dalla sua volontà
la missione di redentore. Non era venuto nel mondo per essere servito o godere
l’ammirazione degli uomini, ma per servire e dare la sua vita per la nostra
salvezza. Egli visse la sua vita terrena come un dono di Dio suo Padre, da
mettere a beneficio di tutti. Anche per noi cristiani la tentazione, cruciale prova
della libertà, è l’occasione di confermare le nostre scelte di fede. Benedetta
tentazione, se serve a rafforzare la nostra fedeltà!