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Orti Manara
< 36610564630010
A

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Bayer. Staatsbibliothek
LA

PENISOLA DI SIRMIONE

SUL LAGO DI GARDA

ILLUSTRATA

DAL NOBILE CONTE GIOVANNI GIROLAMO ORTI MANARA

CIAMBELLANO DI S. M. I. R. A., CAVALIERE DI SECONDA CLASSE


DELL ' 1. R. ORDINE DELLA CORONA DI FERRO , COMMENDATORE
DI ALTRI ORDINI , CAV . DEL R. ORDINE DELL'AQUILA ROSSA
DI PRUSSIA ECC. CONSIGLIERE DI S. M. IL RE DELLA GRECIA,
SOCIO CORRISPONDENTE DELLA R. ACCADEMIA DELLE SCIENZE
DI BERLINO ECC . ECC .

VERONA

Coi tipi di Giuseppe Antonelli


1836.
ALLA SACRA REALE MAESTA

DI

FEDERICO GIGLIELMO IT .

RE DI PRUSSIA Ecc . Ecc .


SIRE !

Al glorioso Mecenate de' miei poveri studj, a

quell Augusto Monarca , che si degnò in si svariate

guise dimostrarmi luminosissime prove di Sua

Sovrana Munificenza, io umilio l' Illustrazione del

l'antica e classica terra di SIRmione sul Lago di

Garda, di cui si compiacque con singolare bontà

accettare la dedicazione.

Quante volte, o Sire, mi si affaccia alla mente

la soavissima rimembranza di quegl istanti beati,

ne quali mi venne concessa la bella sorte di

prestarmi quì in Verona a servire l' Augusta


Vostra Persona ?
.

Quante volte visitando le amenissime sponde

del Benaco non mi ritornarono alla memoria i

tratti dell' esimia benignità dell' Augusta Maestà

Vostra , il sommo spirito, la rara cultura, e quella

singolare affabilità che attrae ed incatena tutti i

cuori per sempre ?

Sino dal giorno , in cui l' Augusta Vostra

Maestà visitava SIRMIONE, ravvolsi nel mio pensiero

il diviso d'illustrare le antiche memorie , che in

sè racchiude, e che furono in ogni tempo l'og

getto d'ammirazione per quelli che si recarono a


visitarle.
Praticai in quel luogo , pel volgere d ' alcuni

mesi, varie escavazioni, rilevai l' intera planimetria

dell' antica magione attribuita a Catullo, feci di

segnare ed intagliare in altrettante tavole i monu

menti di quella terra . Intrapresi la dichiarazione

eziandio delle memorie d'ogni età che risguardano

quell
' incantato soggiorno.

Depongo ora il risultato delle mie ricerche sotto

l' egida potentissima dell Augusto Nome Vostro.

Sarà per me di conforto il vedere accolto ,

con quella rara benevolenza, di cui mi onora ( Au

gusta Vostra Maestá, questa mia qualsiasi scrit


1

tura . Nel tesserla e pubblicarla altro fine non mi

proposi, che di far conoscere quanto sia in me


viva la ricordanza dei beneficj ricevuti, a grande

la venerazione per un Augusto Principe , ch'è

reputato , per universale consentimento, uno dei più

nobili ed invidiabili adornamenti, di cui s' onori

l'Europa.

Si umilia agli Augusti piedi di V. M.

Verona 20 Maggio 1856.

Lumile riverente servo

G. G. ORTI MANARA .
INTRODUZIONE

Non havvi terra d' Italia , per quantunque povera e

abbandonata , che qualche memoria in sè non racchiuda dei


tempi andati , e che non desti l'interessamento degl' inve

stigatori dell'antichità veneranda .

Verona , risguardandosi all ' importanza della sua topogra

fica situazione , memorie conserva , e per entro la cerchia

delle sue mura , e


e nell' esteso
nell'esteso agro
agro suo ,
suo, della maggiore

importanza .

Tra le più belle regioni di monti selvaggi , di ridenti

colli , di pingui culti, di amenissimi boschi , di ombrose selve ,

e di prati ridenti , che l'attenzione attirarono de ' romani

dominatori, principalissimo posto occupar doveano le incan

tatrici sponde del Benaco (1).

Popolosi paghi sursero su quelle rive , e cotanta si fu la

venerazione dei superstiziosi abitatori di esse, che si giunse

persino a divinizzare quel lago ( 2) . A tanta rinomanza poi


era salita la invidiata tranquillità di que ' luoghi , che non

dubitarono trasceglierli a pacifico loro asilo i discendenti

d ' un imperadore di Roma (3) .


1
2

Prima tra tutte le terre benacensi per amenità di sito,

e per antiche reliquie, che in sè racchiude , è Sirmione , resa

immortale dai carmi soavissimi di Catullo , che ne fu l' av.


venturoso possessore .

Peculiare subbietto delle mie investigazioni esser dovea

quella penisola , ch'è visitata ben di sovente , a cagione giu


stissima di ammirazione , da' nostri non meno , che dagli

stranieri. Più volte rivolsi il mio passo a quel beato sog

giorno, più volte salj la vetta di quel colle, ove sorgea il


tetto ospitale del cantore di Lesbia , più volte esaminai le

maestose rovine , che ancora si conservano dei romani edifizj,

non che le reliquie degli altri monumenti dell'età posteriori.

È cosa ben singolare, che assai pochi abbiano scritto

di quel luogo sì patrj, che stranieri scrittori. Primo un fran


cese , benchè imperfettamente , ebbe il merito di rilevare la

pianta di quell ' edificio , che per universale consentimento


reputavasi la villa di Catullo .

Volgeva il mese di settembre del 1847 , allorquando io

mi determinava di dettare una scrittura intorno alle antichità ,

ed alle memorie storiche di Sirmione .

M ' avvidi ben tosto che per rendere meno imperfetlo

quel lavoro rendevansi necessarie due cose . Primamente era


d'uopo praticare delle escavazioni, affine di rilevare colla

maggiore esattezza la planimetria del romano monumento ,

e ricercare nel tempo stesso se qualche memoria , uscita

all' aprico, offerisse un lume per discoprirne il fondatore .

Secondariamente conveniva investigare gli antichi documenti

atti a fornirci notizie de' tempi succeduti alla romana domi


nazione.

Se gli scavi praticati non mi concessero il rinvenimento


di lapidi scritte, mi recarono almeno il conforto di poter

determinare con tutta precisione la pianta della fabbrica ,

la forma, cui dovea essere destinata, e , dalla maniera della

costruzione, l ' epoca in cui venne edificata.

Feci impertanto delineare in altrettante tavole le romane

non meno , che le posteriori reliquie . Nel Marzo del 1848

toccarono il loro fine le mie ricerche sulla faccia del luogo .

Ebbi singolare fortuna di raccogliere documenti importan .

tissimi , ed in parte inediti, che a quell'interessante luogo

si riferiscono dopo la caduta dell'impero di Roma , docu

menti che maravigliosamente si prestano a chiarirne la storia .

Per sentimento di giustizia e di gratitudine debbo qui ricor

dare il distinto pittore mantovano Giuseppe Razzetti, il quale

con zelo indefesso si prestò a rilevare i disegni , e le misure ,

ed a sorvegliare gli scavi ; ed al chiar . Federico Odorici di

Brescia , per modestia , gentilezza , e profondità di dottrina a

tutti ben noto , il quale mi favorì parecchj documenti , tratti

dagli apografi, che religiosamente si custodiscono nell ' insigne

Biblioteca Quiriniana , che la terra di Sirmione risguardano .


Finalmente debbo attestare la mia riconoscenza alla be

nemerita Deputazione Comunale del luogo, che generosa mi


aprì il proprio archivio , e mi permise di rovistare le carte

che in esso si costudiscono .

Parlerò adunque della terra di Sirmione , delle memorie

di tutti i tempi che tuttavia si conservano in essa, e della


sua storia .
4

CAPO PRIMO .

ORIGINE , NOME , E DESCRIZIONE TOPOGRAFICA DELLA PENISOLA DI SIRMIONE .


SCRITTORI CHE PARLARONO DI ESSA .

Indagare quali siano stati i primi abitatori di quel

la terra , torna infruttuoso , dappoichè nel bujo de ' secoli

si perdano le memorie. Non mancarono però scrittori , che

si studiarono di esporre le loro opinioni . Tommaso Demp

stero attribuisce a Sirmione origine etrusca . Una tale opi

nione venne derisa dal Maffei (1).

Antonio Partenio Lazise esternò parere che abitatori

di Sirmione fossero alcuni Pannonj , od Ungheresi , notizia


che trasse da un antico grammatico (2) . Ciò affermasi

anche dal Saraina (3) , il quale erroneamente nomina Sir

mio , siccome castello della Dalmazia , e dal Dalla Corte (4 ) .

La medesima opinione viene espressa anche da Leandro


Alberti ( 5) .

Le conghietture però di tutti questi scrittori sono in

certissime, perchè non suffragate dall'autorità di antichi ri


putati scrittori ,

Malagevole riesce eziandio lo investigarne l ' etimologia .

Il Bardetti , amorosissimo dell'antica lingua dei Galli , volle

che quel nome significasse riparo acquatico, od acquatico

albergo ( 6) . In sul finire del passato secolo, e nel pre

1
sente , molti dotti si occuparono della suddetta antica lin
gua de ' Galli , e della etimologia di parecchj nomi derivati
da essa . Quanto felici tornar possano tali interpretazioni ,

io ne lascio il giudizio agli eruditi .

Certamente si conosce che quella terra nomossi Sirmio

sino da remoti tempi (7) . In un solo documento viene

denominata Sermio ( 8 ), Sarmione volle nominarla il Maf


fei senza addurne la ragione (9) .
Veniamo alla sua topografia.

11 di Sirmione venne denominato isola e penisola


paese

sino dai tempi di Catullo ( 10) . È confinato dalla Lugana ( 1 )

per un istmo della lunghezza d'un miglio e tre quarti

all'incirca. Rappresenta la forma di un triangolo a lati

disuguali. Il lato più esteso è rivolto al levante ( Tav, I. A. ) ,

gli altri due minori si congiungono perfettamente a sera

( Tav . I. B. ) . La penisola è costituita da uno scoglio , che

s' erge dalla superficie del lago a metri 34 , od in quel

torno, avendone di lunghezza dal nord al sud ben 1200 ,

e di larghezza da est ad ovest 60o . Vestite le sue vette

di sempre verdi ulivi annosissimi , e di pochi lauri , . destáno

un senso soavissimo di piacere , e fanno ricordare i bellis


Ksimi versi dell ' Arici ( 12 ) :

. Antica

Di domestici ulivi una gran selva

Quinci e quindi si spazia ; e i tronchi annosi ,

Cui nè ferro piagò , nè carie offese ,


Ne fan certi chc raro il ciel raduna

L'aspre grandini e il livido melume ,

E che il verno non gela in sulla migna


6

I tenerelli parti ; onde tra ' l vajo

E il verde ancor , si fonde entro le pingui


Olive il licor biondo .

« Di tre monti , che sorgon di mezzo alla penisola , sì


« che in picciolo quasi la Trinacria ne rappresenta » sicco

me osserva un gentile scrittore ( 13 ) , il più alto inver

l'estremità meridionale , separato dagli altri la mercè d'una

valle denominata le Bionde ( Tav. I. E. ) , è composto di un


masso di breccia compatta e durissima , e denominasi le .

Cortine. Sulla vetta di questo monte, che costituisce all'in

circa la ventesima parte dell'intera penisola, venne dai Romani


valendo a
edificata una rocca , siccome dirò in appresso ,

denotarlo evidentemente il nome e gli avanzi . Rendeasi ne

cessario un munimento in quel luogo esposto inver la parte

più importante, perchè isolato ed erto , ed accessibile soltanto

dalla banda di mezzodì, ove la penisola congiungesi all'istmo

( Tav. I. C. ) .
All'estremità settentrionale ( Tav. I. F. ) del lato sud

detto , l' altro monte s ' estolle ( Tav. I. Y. ) , alquanto più

depresso del primo a 29 metri dall'acqua . Da questa banda

la penisola forma l'angolo che più si spinge nel lago , ed

ove ricreasi ogni passaggiero che recasi a goder quella vista ,


vero jncanto , e ch'è descritta sì vivamente dal .
ch ' è un

bresciano poeta ( 14 ) :

L ' aprica terra d ' arbori scoverta

Che più nell' onde avanza , e si dispiega


Rimpetto a noi dal mezzodì, nel divo

Vigilio si rinoma : e cara un tempo


7

A Venere ridente , altari e culto

V' ebbe la Dea . Del tempio a lei dicato

Testimonianza ancor fanno gli spersi

Archi e gli infranti stipiti e i triglifi

Divelti e i fregi, che sotterra intoppo

Fanno spesso all'aratro ed alla marra .

Nell' ampio sen che si dilunga ed apre

A la diritta , ottien loco e domíno

Garda ventosa : che fra gli elci e i pini

Di fiero colle, le devote accolse,

Qual già in Tebe e al Carmelo , anime pie

Ai digiuni , al silenzio , ed alla prece .

E più in là di regal fasto si esalta

Lazize, e le raccolte acque sue tutte


Mena il Benaco al forte e bello arnese

Da fronteggiar bresciani e bergamaschi.

De' colli nereggianti, onde l ' occaso

Del Sol ne si contende, all' altre etadi

Sarà temuto e riverito il nome.

Perocchè dalle folgori e dal nemho

Dei tumulti precesso , e dal furore

Delle vinte battaglie, il Consol Franco


Di sua fortuna militar fea prova :

Che poi dovea fra i rischi e tanto sangue

Aprirgli infino al trono indi la via .

Delle grand' orme che quel forte impresse ,

Fian testimoni ai posteri que' colli

E que campi che vedi ; e il nome e il loco

Ne addilerà l' istoria . ... Or vedi gioco

Di fortuna ! Scaduto d'ogni gloria ,


8

E diviso da' suoi , stanza crudele

Gli diè inospite sasso ; e il navigante

Per lo Adlantico mar da la raminga

Poppa la tomba , ancor tremando , accenna.

Di molt' opera fervere e di moto

Incessante , dal curvo opposto seno

Scorgi Desenzio , che de' colli al piede


Si sparge al lago , e il ben conserto molo

Di chiavati macigni altcro ostenta ;

Contro cui la corrente onda si frange


E si riversa . Con alterne veci

lvi molte di Cerere conserve

S'adunano , chiamando da rimote

Parti i navigli , ove bisogno il voglia .

Odi il frastuono infin di qui : le voci

Odi de' remiganti ; osserva il porto

Tutto esultar di genti , e vele e remi


Apprestar, disïando aure seconde
Al lor cammino !

In questo punto medesimo sorgono le rovine di quel

romano edificio, comunemente appellato le Grotte di Catullo,

( Tav. I. Y. ) delle quali canta lo stesso Arici :

Del facil colle, a cui sem giunti , il sommo

Tenea l'alta magione , e digradando

Sovr'agli archi superbi , infino ad imo

Scendea dal lago che da Borea fiede.

Ogni contegno interior di larghi


Aditi e fori si pertugia e cava ,
o

Ed eretti quincentro archi e pilastri


Stanno interrati ; onde avean inolte e salde

Fondamenta le mura , e i peristilli

E le imposte colonne, e le pesanti

Marmoree sale del regal palagio .

Tutto quel che di terra alto surgea ,


Da due mill ' anni in qua ruppe e travolse

L'operoso del tempo volger lento ,

L'ira de le procelle , e ognor più spesso


Dell'uom la cieca irriverenza e stolta :

Che il romano edifizio a parte a parte

Scommettendo abbattea , perchè da quello

Alle scadenti etadi e a vulgar gente

Salisser poi casipole e tugurj

Di ruderi malconci e di frastagli.

Se quindi , esercitata alle ammirande

Opre e ai portenti della prisca etade ,

Non crea la mente ancor quel che degli anni

Fu preda e gioco, e della vista in parte

Non adempie il difetto , indarno cerca

Qui lo stranier di che s'appaghi, e tragga


Meraviglia del loco . Agli occhi tuoi

Dello splendor suo prisco , egregia Donna ,

Rendan fede i ridotti e le capaci

Vòlte , sostegno a sì gran mole . Aperta

Scende vèr quelle fra macerie e bronchi


Più d'una via , rimota a' rai del sole ;

E se brami d' alcuna aver contezza

E divisar suoi inolti avvolgimenti :


Nè ti arresta allo entrar la tenebria
0

E l' aura morta e il gelido parete :

All'un varco sottentra , e il cammin nostro

Scorga accesa facella e intorno lustri .

Benchè gli anni interrato abbian sul primo

Entrar la volta , osserva come dritta

Procede e come larga indi , più innanzi !

Mira dell ' arte magistero ! Intatto ,

( Così ben vidc chi adoprò , sì giusto

Librò le forze e la ragion del tutto )

Del solid ' arco è il sommo , nè cemento

Crollo , nè pietra ; e pur molta del colle

Con lungo gemitio rena si fonde

D'accolte pioggie, e molta di tremoti

Vicenda conquassò da' fondamenti

L'intima sede . Ma con altri ingegni,

Cui non sa forse de' moderni il senno ,

L'arte gigante allor seguia più arditi

Intendimenti ; e dove il roman ferro

Toccava , eterna vi restò l'impronta.


La sotterranea yòlta a dritto mena

Vèr la punta del colle, ed altra ancora

L ' attraversa. Dal ver lungi non mira


Chi l ' affermava del Lieo serbato

Eletta agli usi ; perocchè tra ' l fresco


Della terra , e sottesso a gran palagi ,

Soleano i prischi maturar le fervide


Vendemmie ; e pare ancor , rasente al muro ,

Fra lo smosso terreno in ordin lungo

Veder le suggellate anfore, inchine

L'una sull' altra , e sopravi la scritta 1


De' consoli. Qui tutti entro le chiuse

Celle premeansi i dolci vini ; e frutto

D'italo tralcio , ad invecchiar vi scese

E a por sua troppa austeritade, il chiaro

Sopr' agli altri e pregiato almo Falerno.

Onde bella al venir de' cari amici

Ridea la festa, e a splendidi conviti

S'aprìan le sale di Catullo ; e in atto

Di baccante, sua Làlage lasciva ,

Coronata di fior, l'etrusco nappo


Recava a le gran mense , e fra i raccolti

Bevitori sorgean gare e tumulto ,


E giochi e danze e dolci carmi insieme.

E chi pace pregava a la gran Roma

Dalle guerre civili , e chi gli amori

Giurava eterni e le amicizie ; o i duri

Accampamenti e i rischi e le battaglie

E i trionfi scrivea maravigliando :

E del Massico sparso c del Falerno

Si tingea d'ogni - ' ntorno il pavimento .


L' ardito architettor, che tanta mole

Immaginò da prima , infino al centro

Tentò il monte , e domò per tutto a cerchio

La natura del loco , e goverpolla

Come a lui parve . E dove erano frane

E cedevole suolo , erse dall'imo

Torri ed archi massicci ; e dove alpestro

Era il sito e di scogli orrido ed ermo ,

Rase il vivo macigno e agguagliò il colle .

Quadrilunga sagnò quindi al palagio


L'area capace , edificando ai lati

Porticali e calcidiche e segrele

Stanze : ai servigi umìli atte, e al ricetto

De ' servi e della rustica famiglia.

Quinci nel piano istesso apria diverse

D ' acqua conserve : e stufe al verno algente,

E bagni ; onde sotterra , ove rimovi

Le zolle sovrapposte, appajon molte

Del commesso a pietruzze ultimo spazzo

Le reliquie . Di bagno hanno sembianza

Qui celle assai , dove ponean le membra

A diletto gli antichi ; intorno ancora

A le pareti , osserva come forte


Aderisca l'intonaco e il cemento ,

In cui mal puote lo scalpello istesso !


Nè quassù la cura
poca esser dovea

E lo studio dell'acqua ; onde feltrando

Ne' serbatoj si risedesse , e tratta

Dai larghi pozzi , della vita agli usi

Indi poi fosse ; e in bei meandri e rivi

Ad avvivar le piante e la verzura

Del florido ricinto . A tutte l ' onde

Del lago, e dove appunto si scoscende

Trarupata la punta e ruinosa

Della collina , edificato in alto

Locossi e manifesto il gran palagio .

Tutto che resta , a denudato scheltro

Si assomiglia , di cui l'ossa rimase


Sole fan fede che gigante egli era .

Degli archi e delle mura il fulcro appena


13

Interiore appar, messo di quadre

Pietre e di creta alternamente ;‫ܪ‬ i marmi

Si rapîr d'ogni parte e i preziosi

Intonachi, onde tutto , archi e colonne

E mura e pavimento erano adorni .

Quale al Sunio si fea specchio del mare

Altero il tempio di Minerva , eccelso

Di sublimi colonne . un peristillo

Ponea qui fronte all' edifizio, e gli atrj

Superbi intorno mettean capo in mezzo

Al triclinio festevole, ed ai chiusi

Talami , e al custodito ginecèo .

Dal fastigio del colle indi con raghi

Scompartimenti digradando al lago

Scendean marmoree scale, e la gran piazza ,

Che di vivo macigno ancor biancheggia,

L'edifizio compia. Lung' opra e dura

Fu qui scemando il masso , e al circostante

Lago adeguar quasi lo scoglio ignudo ;

Se non che doppia utilità ne venne

Di cotanto travaglio . Intera e bella

E spaziosa ai limiti dell' onde

Uscì la piazza , ed ammannita e pronta

Apprestossi materia a tanta mole .

Dal culmine soprano all' ime parti

Ruinarono portici e scalee ;

Ròsa dagli anni a gran scheggie si sfascia

La piazza , sovr' a cui l'onda incessante

Corre a gran sprazzi ; solitario il vento

Vi mormora , e fra gli antri e le ruine


14

L'eco risponde al suon de le procelle .

D'onde avvien , che spirando aura leggiere

Dal merigge , un vapor lieve di zolfo,

Qual d'Alba ai laghi e ai rivoli aponensi ,

Si spande ? Oh , vedi, come ferve il lago

Ad or , ad or, siccome piova il coglia


i
Rara e pesante, e a fior d' acqua esultant

Rompan le bolle ! Di perenne incendio

La sotterranea volta arde qui certo

Del loco ; e forse a' secoli rimoti ,

Quale al Vesevo e all'Etna e a la fumosa

Inàrine, palese e lampeggiante


Uscia tonando la vulcania fiamma.

Ma per tremoto od impeto dell' acque

Crollò la terra , inabissando il sommo

Dell'aperto cratère, e sùvvi corse

Schiuso da' monti d'ogni parte il lago ;

E benchè a più riposte ime latèbre

Rinserrato e costretto , occulto ancora

Vive l'incendio accolto, e bolle e scalda

Gli umidi fondi di laggiuso, e l' onda


E l'aura odora di sulfurea vampa .

Fors' anco a piè del colle a le bollenti

Acque s' apriva uno spiraglio , e il chiuse

Poi la ruina ; .o in ferrei tubi accolte

Di mezzo al lago addotte erano a terra


Anticamente. E il giovine Poeta ,

Stanco d' estranio clima, e pellegrino

L' aure di questo cielo a ber tornando ,

Cercò ne le termali onde salute


15

Al debil corpo, che fea debil velo

A sì leggiadro spirito amoroso .

Ma nol vollero i fati. Indarno pianse

La sua Lesbia, lo piansero gli a mori

Indarno, nè gli valse incontro morte

Il favor delle Muse ; e in sull ' aurora

Di splendidi anni il morbo inesorato

Ruppe e disciolse i dilicati stami.

Di lui non resta altro che il nome, e questo

Che vedi , un tempo suo fiorito nido

Or falto ermo e deserto ; e dall'obblio

Tolio, il dotto rimase aureo volume

De' suoi carmi leggiadri , in ch ' egli ancora


Fra i nobili intelletti eterno vive.

Perchè dell ' uom gran parte, e lo migliore ,


Fura all'avare tenebre dell'Orco

Il favor delle Muse, e l'opre e il nome

E i cari affetti e le memorie insieme

D'una luce immortale orna ed abbella .

Nel mezzo poi della penisola elevasi la terza prominenza,

ch ' è meno alta delle altre due ( Tav. I. G. ) . Su quella

cima fa di sè bella mostra un delubro , in parte d' indubitata

costruzione romana , dedicato forse a qualche nume ne ' tempi

del paganesimo , sacro ora al Principe degli Apostoli, La

magica sua postura , e la tranquilla solitudine , ingenerano


nell'animo soavissima commozione :

Sorge del colle in veita e fra le verdi

Fronde de ' sparsi ulivi umile un tempio


16

A Pier di Galilea . Povero il tetto,

E povero l' altar , qui non si fregia

Che del gran nome di Colui , che primo

Inchinò a Cristo , e Dio vero e vivente


Confessollo fra i timidi conservi ( 15 ) .

L'angolo poi della penisola inverso mezzodì ( Tav . I. H.)

è internamente occupato dal paese . Ivi scorgonsi i porti per

le navi , ivi torreggia il vetusto castello .

Intorno a questo estremo punto , a mezzo d' uno stretto

canale, le acque hanno comunicazione tra loro , e la penisola

non congiungesi all'istmo che la mercè d'un ponte levatojo

( Tav. I. I. ).

Premesse queste nozioni topografiche, è pur giusto ch'io


offra un cenno degli scrittori che ricordarono Sirmione .
Primo tra tutti dettava intorno ad esso un mirabile

carme il dotto Catullo , che valse a renderne , nel lungo vol

gere di tanti secoli , il nome immortale ( 16) .

Sino all ' epoca avventurosa del risorgimento delle lettere

e delle scienze , assai povere sono le memorie che lo ricor

dino . Non lo trovo nominato che dall ' Itinerario d ' Anto

nino ( 17 ) , e dall'Anoniino Ravennate ( 18) .

Ma allorquando dalle tenebre del medio evo , e dalla

ferrea barbarie improntata all'Italia da tante invasioni , e da

tante sventure , sorgea generoso il di lei genio a ravvivare

la fiamma del sapere, ed a rinnovare i miracoli nella cultura

degli studj e dell'arti degli antichi dominatori del mondo ,

molti scrittori , molti poeti , e numerosi viaggiatori ricorda

rono il celebre luogo , ove un tempo soggiornava il Cantore

di Lesbia e d' Ipsitilla ( 19) .

!
17

Pria di por termine a questo capo è necessario , ch' io

accenni come poco lungi dalla penisola , inver il sito ove

esistea l'antico romano edificio, e dalla banda della veronese

provincia , sorga dal fondo del lago una bollizione d ' acqua

sulfurea , che tramanda in copia sino alla superficie le bol

le ( 20) , sollevandosi in cinque parti dal suddetto fondo del

lago un gas carbonico solforato, che per l'altezza di duecento

piedi attraversa il fluido acqueo , e tramanda alla sua superficie

nell ' atmosfera un sensibile nauseoso odore di zolfo ( Tav .

I. K. ) ( 21 ) .

La penisola di Sirmione è formata da uno scoglio di

schisto calcare del colore di carne , fra le laminette del quale

veggonsi impresse delle eleganti dendriti principalmente al

Nord - Est , ove lo scoglio presentasi ignudo , e va a mettere

piede nel lago a qualche distanza dalla penisola. Questa pie


tra fissile varia di tinta in diversi luoghi , ed è quasi da per

tutto coperta d'una terra fertile suscettibile di coltura , nella

quale vengono seminate diverse biade , e spontaneamente alli

gnano alcune piante alpine , e varie qualità di gramigne. Ivi

spessi s' incontrano dei ciottoli rotolati di ofite e di pietra

focaja , che non si saprebbe spiegare come vi esistano senza


supporre che questa penisola formasse anticamente un solo

continente colle montagne e colline dalle quali la divide il


Benaco ( 22 )

3
18

САРО ІІ .

SIRMIONE AI TEMPI ROMANI .

NOTIZIE DELLA GENTE VALERIA VERONESE . IL PADRE DI CATULLO .


NOTIZIE INTORNO AL POETA , DESCRIZIONE DI SIRMIONE FATIA DA ESSO .
VIAGGI FATTI DAL POETA COLLA PROPRIA NAVE .

La gente Valeria era molto numerosa tra noi valendo a

dimostrarlo i e che
superstiti monumenti che la ricordano ,

conservansi tuttavia ( 1). Fu eziandio molto illustre , sendo

saliti alcuni individui di essa alle primc dignità dell'impero

di Roma . In un insigne marmo acefalo, discoperto nella terra

di Colognola della veronese dizione nell' anno 1755 , è memo


ria di un Valerio Nasone , che fu Quadrumviro alla cura

delle strade , Flamine diº Augusto il primo creato in Verona ,

Pretore nel 776 di Roma , e probabilmente Console nel 788

o nel 799 ( 2) .

Publio Valerio Quatuorviro Juredicundo è ricordato in

una iscrizione sculta sopra la porta laterizia così della

dei Leoni (3) . In altra lapida veronese è memoria di

Marco Valerio Crispino Centurione della Legione VII Ge


mina ( 4 ).

A questa illustre e numerosa gente veronese apparteneva

il padre del poeta Catullo. Sembra certamente , che dovesse

essere uomo dovizioso, s'era solito d' ospitare nella propria


19

casa Giulio Cesare (5) . Della nobiltà di sua schiatta fa bella

fede un epigramma del poeta suo figlio laddove dice , che Le

sbia vorrebbe piuttosto aver a fare con un tale per esser bello ,

che con Catullo con tutta la sua gente, che è quanto dire,

siccome osserva rettamente il Maffei, con tutto l' esser nobile

della sua schiatia (6 ).

Maggiori notizie ci vennero conservate intorno al poeta .

Nacque Cajo Valerio Catullo nell ' anno di Roma 667

secondo l'autorilà di Eusebio (7), se scrisse giustamente

S. Girolamo , e se i numeri non sono errati in quella cro

naca . Inutile è la questione , se nascesse in Verona , od in

Sirmione , appartenendo quel luogo all'agro veronese (8) .

Sebbene il poeta scherzando volesse apparire povero (9 ) ,

nulladimeno dovea essere abbastanza lauto il suo patrimonio ,

e perchè visse a Roma dandosi al buon tempo con molti

nobili e ricchi ( 10) , e perchè aveva una possessione nel

l'agro tiburtino (u ), e perchè navigò nel Ponto con una

propria nave ( 12) , e perchè finalmente nomossi signore di


Sirmione ( 13 ) .

Accompagnò Memmio Prelore in Bitinia insieme con un

fratello, che gli morì nella Troade , del quale trasportò in Italia

le ceneri , e ne lagrimò la perdita sempre quando se ne offerì la

occasione ( 14 ). Principale subbietto de' suoi carmi si furono

gli amori a' quali era dedito . Rese immortali i nomi di

Lesbia ( 15) , d'Ipsitilla ( 16) , e della veronese Aufilena ( 17 ) .

Ebbe consuetudine con molti personaggi valorosissimi , e

nelle lettere illustri , siccome Cornelio Nipote, Licinio Calvo,

veemente oratore e felice poeta , Alfeno Varo , Cecilio , che

dettò un poema intorno alla madre degli Dei , Manlio Torqua

10 , di cui celebrò le nozze , Cinna , Cornificio, Ortalo poeta,


20

Catone , e Celio veronese ( 18) . Fu versato eziandio nelle

lettere greche ( 19) , e pel molto suo sapere meritò il nome

di dotlo ( 20) . I di lui carmi ottennero rinomanza per la

soavità del ritmo, pella semplicità, per l'eleganza e la leg

giadria dello stile ( 21 ) . Morì in sul quarantesimo anno


dell ' età sua ( 22 ) .

La mercè de' reputati sui versi conseguì celebrità non

peritura l'amenissima terra di Sirmione , siccome osservai di


sopra. Ecco il carme che la ricorda .

Paeninsularuin , Sirmio, insularunque

Ocelle , quascumque in liquentibus stagnis ,

Marique vasto fert uterque Neptunus,

Quam te libenter , quanique lactus inviso !


Vix mi ipse credens Thyniam , atque Bithynos

Liquisse campos , et videre te in tuto .

O quid solutis est beatius curis ?

Cum mens onus reponit , ac peregrino

Labore fessi venimus Larem ad nostrum ,

Desideratoque acquiescimus lecto .

Hoc est, quod unum est pro laboribus tantis .

Salve , o venusta Sirmio, atque hero gaude .

Gaudete vosque Lydiae lacus undae ,

Ridete quicquid est domi cachinnorum .

La versione di esso mi venne favorita dal chiarissimo

concittadino Conte Bennassù Montanari, per dottrina , per

gentilezza , e per letteraria valentía , ornamento nobilissimo


della patria .
21

Sermione, delle isole o tu vaga,

Vaga delle penisole pupilla,

Cingale di dolci onde, o d' onde amare,

O de ' laghi il Nettuno , o quel del mare ;


Come lieto e sereno

Riparo nel tuo seno !

Io quasi a me non credo


Che Tinia lasciai pure ,
,
E la Bebricia plaga ,

E che in pace tranquilla


Al fine io ti rivedo .

Qual cosa è più giocondo

Che le deposte cure ?

Allor che del suo pondo

La travagliata mente

Alleggerir si sente,

Allor che, stanco il piede

Degli error faticosi,


Tocchiam la natia sede,

E i bei primi riposi

A noi di trar vien dato

Nel leito desiato ,

Del lungo mio peregrinar molesto,

Questo, il sol premio è questo .

O Sermion leggiadra io ti saluto ;

Gioisci al tuo Signor ch' è rivenuto ;

Gioite parimenti

Voi Lidie del mio laco onde lucenti,

E ridete voi tutti

Della famiglia de' cresposi flutti.


22

Ad accrescere la celebrità di Sirmione giustamente si

presta l ' altro canto del poeta intitolato Phaselus, ossia il


Navicello , ch' è il seguente :

Phaselus ( 23 ) ille, qnem videtis, hospites,

Ait fuisse navium celerrimus,

Neque ullius natantis impetum trabis

Nequisse praeterire , sive palmulis

: Opus foret volare , sive linteo.

Et hoc negat minacis Adriatici

Negare litus, insulasve Cycladas,

Rhodumve nobilem, horridamve Thraciam ,

Propontida , trucemve Ponticum sinum ,

Ubi iste , post phaselus, antea fuit

Comata silva : nam Cytorio in jugo

Loquente saepe sibilum edidit coma .

Amastri Pontica , et Cytore buxifer,

Tibi haec fuisse, et esse cognitissima

Ait phaselus : ultima ex origine


Tuo stetisse dicit in cacumine :

Tuo imbuisse palmulas in aequore :

Et inde tot per impotentia freta

Herum tulisse : laeva , sive dextera

Vocaret aura , sive utrumque Juppiter

Simul secundus incidisset in pedem .

Neque ulla vota litoralibus diis

Sibi esse facta, quum veniret a mare

Novissimo hunc ad usquc limpidum lacum .

Sed haec prius fuere : nunc recondita

Senet quiete , seque dedicat tibi ,

Gemelle Castor , et gemelle Castoris ( 24 ) .


Eccone la versione fatta pure dal suddetto Conte
Bennassù Montanari:

Quel battelletto , che vedele , o ospiti ,

Dice che delle navi ei fu più celere,

E che mai tolto non gli venne l'impeto

Potere oltrepassar di trave ondivaga,


Remi o vele al suo volo ali prestassero .

E nega che ciò neghi o il minaccevole

Adria , o l'isole Cicladi , o la nobile

Rodi, o l'orrida Tracia o la Propontide,

O il truce Eusino , ov' ei fu chiomat' arbore

Nanzi che battelletto : poichè sibili

Diè il suo crin spessi sul Citorio vertice .

Che a te Famastro Eusin , che a te bossifero

Citoro queste son cose ben cognite,

Dice esso battelletto ; e che antichissima

É l'origine sua sovra il tuo culmine,

Che i remi ne' tuoi flutti pria s' intinsero,

E poi per tanti mari , a insorger rapidi ,

Signorso trasse, a destra o a manca gli Eoli

Spirassero , o da Giove favorevole

Poggia ed orza del par spinte venissero .


Che nessun voto ai litorali Numini

Egli rivolse , allor che a questo limpido

Lago venia dal più remoto pelago .

Ma fur tai cose un tempo ; oggi egli appartasi

Nella senil quiete , e a te si dedica

Càstor gemello e a te gemel di Castore .


24

« Era allora costumanza dei romani colti ( scrive un

« anonimo autore ) fare il viaggio della Grecia e dell' Asia


( le arti erano coltivatissime, come
minore , ove le lettere e

« vengono ora gli Oltramontani a visitare l' Italia . Anche

« Catullo fece quel viaggio onde aumentare alle fonti delle

arti e delle scienze il tesoro delle sue cognizioni . Merita

qualche riflesso il fatto ch 'egli col suo proprio naviglio

« fece il lungo tragitto dal paese natìo sul lago di Garda


pel mare Adriatico a traverso delle Cicladi e lungo le

« coste di Tracia , e di Paflagonia , e ritornò sullo stesso

naviglio presso i suoi Penati in Sermione , dopo aver vi

sitato le ruine di Troja, ed aver dimorato in Nicea ed in


(
Bitinia . Questo viaggio ci dimostra che in allora il Benaco

era unito all'Adige per mezzo di un canale , e che il fiume

ed il canale stesso erano navigabili per navigli di mediocre

grandezza ; ovvero che il Mincio poteva portare di simili

navigli , mentre per esso e pel Po Catullo poteva esser


( giunto nell'Adriatico . E pur possibile che l'Adige

fosse congiunto al Mincio per mezzo di un canale condotto

« da Verona fino a Valeggio , la quale opinione acquista

verosimiglianza dalle antiche tradizioni e dagli avanzi di


acquedotti presso Goito c Pozzolo . L'uno e l ' altro di

questi canali dovevano essere un di ragguardevoli , e recare

molto vantaggio al commercio di quei dintorni ; e d'al

« tronde gli avanzi di forti muri e di antiche cataratte

« comprovano la loro larghezza ed importanza. I navigli

provenienti dal lago di Garda o da Verona facevano na

« turale passaggio pel Mincio al Po e fino al mare. Adriatico.

Senza decidersi per una o per l'altra opinione , sarebbe

opera veramente patriotica l' investigare sui luoghi quel


25
1

l ' utile comunicazione che un di vi esisteva . Quanto sa

« rebbe piacevole vedere a' giorni nostri giugnere bastimenti

« mercantili da mari lontani e passare pei fiumi, pei canali


(C
e pei laghi fino nel cuore della Lombardia ed ai piedi

« delle Alpi Retiche , ove troverebbero ampia materia di


<< le merci condotte , come per le aspor
traffico , tanto per

« tazioni ! (25 ) .

Sarà forse soggetto di altro mio lavoro l'investigare la


comunicazione del lago di Garda colmare Adriatico , cioè

se per mezzo del Mincio, oppure dell'Adige .

L
26

CAPO III ..

DESCRIZIONE DEGLI AVANZI DI UN ANTICO EDIFIZIO ROMANO

IN SIRMIONE CREDUTO LA CASA DI CATULLO .

Brievemente e con molta confusione scrissero intorno alla

creduta casa di Catullo


di Catullo in
in Sirmione
Sirmione gli autori ,
gli esternando

ben anco capricciose opinioni ( 1 ) . Pochissimi si diedero la

cura di rilevare la planimetria di quella fabbrica, siccome

accennai di sopra , ed imperfettamente (2 ).

Silvan Cattaneo da Salò , che fioriva in sul cadere del


secolo XVI , asseriva dover esistere a Napoli un disegno di

quell' edificio rilevato dal Bramante ( 3 ) . Non saprei quanta

fede prestare si possa a quello scrittore, ma quand' anche il


Bramante stesso lo avesse fatto , non avrebbe potuto argo

mentarlo che dalle rovine , di certo non esattamente, e perchè la


!
fabbrica era distrutta , e perchè non sembra che siensi giam

inai praticate apposite escavazioni , onde raggiungere l'intento.

Nei primi anni del presente secolo , il Generale francese

La Combe S. Michel fece rilevarne la planimetria dal Capo di

Battaglione Melliny , che rese dappoi di pubblico diritto con

succinta descrizione ( 4) . Sendo stata però disegnata quella

pianta dietro le traccie drgli avanzi che esistevano sopra

terra, riuscì imperfetta, ed in qualche parte immaginaria .

Il Co. Giovanni Battista Da Persico pubblicò di nuovo

nel 1820 la planimetria della romana ſabbrica copiandola

1
da quella rilevata dal francese , e ripetendone la descri
zione (5) .

In una Strenna denominata Esperia si riprodusse la

pianta stessa nel 1837 colle dilucidazioni offerte dai prece

denti scrittori ( 6) .

Le parole stesse del Da Persico furono ripetute dall ' Er


coliani ( 7 ) .

Ecco il risultato delle mie osservazioni dopo aver fatta

delineare colla maggiore esattezza la planimetria dell'edificio

in seguito alle praticate escavazioni.

Quella parte di monte su cui venne eretto il monumento

non era in origine che una rupe , la quale mostrava dalla

banda di mattina il suo fianco a perpendicolo sino al lago ,


e dalle altre parti un declivo erto e scosceso . Volendo i

Romani ridurre quell' area a piano orizzontale, senza dimi

nuirne punto l' altezza dai lati della pendice, eressero gigan

tesche muraglie di sostruzione , che la mercè di salde arena

zioni, formassero un piano eguagliante l'altezza della rupe , e

ch ' estendendosi per certo spazio, costituisse quella superficie

artificiale su cui ergevasi il sontuoso edificio ch ' ora non è più .

L'antichissima distruzione di questa fabbrica , siccome

dirò in appresso , ingenerò in alcuni l'opinione che non fosse

stata giammai compiula.

Il suo impianto di figura oblunga ( Tav . II . ) ha sua

direzione da nord a sud . Agli estremi ( Tav. II . A. e B. ) ,

e sui lati minori del grande parallelogrammo , che forma

il corpo dell' edificazione ( Tav . II. C. ) , sporge un riparto

di forma quadrata , il quale occupa la terza parte della lar .

ghezza del lato ( Tav . II . O.) , che a mezzodi ( Tav. II . E. )

serve di vestibulo all'ingresso della casa . Ad esso si ascende


1

28

dall'interno della penisola , ed a settentrione rappresentando

non altrimenti che un belvedere, perchè collocato nella parte

estrema della penisola stessa , ed isolato dalle alte sostruzioni

che poggiano sulla falda della rupe quasi in riva al lago .

Dei due lati maggiori dell'edificio l' uno è rivolto al

l'oriente ( Tav . II. F. ) , e poggia interamente sul ciglio della

reccia che scende a perpendicolo ; e l'altro ( Tav . II . G. ) ,

ch'è rivolto ad occidente, viene limitato dalle sottomurazioni .

che formano il ripiano artificiale.

L'area di tutto l ' edificio è di 230 metri in lunghezza ,

e di 105 in larghezza . Non offre altro accesso che dalla

banda di mezzodi ( Tav. JI . B. ) , mentre tutto il recinto

era chiuso ed inaccessibile . È del tutto destituita d'appoggio

l'asserzione , che nel bel mezzo dell'estremità settentrionale

( Tav. II. A. ) esistesse una grande scalea ( Tav. II . n. 1 ),

che desse ingresso all'abitazione dalla banda del lago , dap

poichè mostrasi tutto chiuso da un muro, che forma il

basamento dei grandi nicchioni di sostruzione , ora ricoperto

dalle rovine della fabbrica stessa , e dal terreno ridotto a

coltivazione ( Tav . III. Fig. 6. ) . Io sono d'avviso che le so .

struzioni da questo lato servire potessero ad uso di loggie ,

onde vagheggiare l'incantevole vista del lago , ed il veloce

corso de' navigli che solcavano quell'onde. Infatti ove si

esamini il riparto ( Tav . II . B. ) posto a settentrione, si sco

prirà un prospetto di sette arcate l' una ampia nel mezzo, с

tre di minore dimensione per ogni lato , e di eguale gran

dezza ( Tav . II. n . 1. ) . Le medie delle tre arcate che esi

stono ai lati ( Tav . II. n . 3 e 6) formano un andito , che

dai sotterranei interni conduce al prospetto settentrionale

ed alla vista del lago . Lo spazio poi di mezzo ( Tav. II .


29

n . 1. ) , ove supponeasi l' esistenza della scala, sebbene della

larghezza di oltre 13 metri , era coperto di volte, siccome lo

dimostrano chiaramente le doppie e robuste sottomurazioni

che gli sono a lato ( ' Tav . II . n . 2 e 7 ) , ed i ruderi delle

volte stesse che in grandi massi si rinvennero nel terreno


ridotto a cultura .

Ritornando all ' impianto generale dell'edificio, sembra che

i due riquadri sporgenti sugli estremi ( Tav. II E. D. ) sieno

fabbricati per secondare in parte la struttura dello scoglio .

Questo ripiego venne però condotto con siffatta maestrìa da far


.
apparire , che la natura e l' arte a vicenda contribuissero a

rendere quell'opera più maestosa e variata . I due angoli poi

settentrionali ( Tav . II . n . 1. ) , che si veggono tagliati a picco

nel bel mezzo degli estremi del parallelogrammo ( Tav . II. C. )

inverso oriente ( Tav . II . F. ) , nell ' assegnare all ' impianto

della fabbrica una forma capricciosa , accordano eziandio alla

roccia un aspetto regolare e simmetrico .

Delle sostruzioni poi , reggenti il ripiano artificiale ,

quelle che ritrovansi nell' esterno e nell' interno , sono tut

te formate a grandi nicchioni a base quadrata ( Tav. II .

dal n . 8 al 47 ) della profondità di metri 5.50, della lar :

ghezza di metri 4 , e di metri 12 nella loro maggiore altezza

( Tav . III . Fig. I. ) . Laddove poi lo scoglio si abbassa mag

giormente continua un muro , che servendo di basamento ai

nicchioni ( Tav . III . A. B. ) , scorre all'intorno della parte

più depressa della fabbrica , ne impedisce l'accesso da ogni

banda , tranne l'ingresso principale, e serve siccome di podio

a vagheggiare , come accennai , la veduta dell ' ameno Be

naco . Sull'angolo nord -ovest ( Tav. II. K. ) trovasi il punto


più depresso delle sostruzioni . Il muro ha 8 metri di altezza
30

( Tav. III . Fig . I. B. ) . Nelle sostruzioni dell'interno edificio

esistono dei lunghi anditi , talvolta gli uni agli altri sovrap

posti , in parte praticabili, ed in parte chiusi da muri .

I nicchioni , che scorrono sulla periferia esterna del mo

numento, non occupano che l'estremità settentrionale " ( Tav .

II . A. ) , e per due terzi il lato occidentale ( Tav . II . G. ) .

Ove poi il monte si rialza , essi si accorciano , e vanno a

perdersi nel livello originale del ripiano ( Tav . II . n . 47 ) .

Se si volesse poi statuire una linea diagonale sul gran qua

drato di mezzo , che dall'angolo nord - est ( Tav. II . L. ) an

dasse all'angolo sud- ovest ( Tav . II . M. ) , agevolmente si

riscontrerebbe , che la parte del ripiano posta a sud -est

( Tav. II . F. ) poggia quasi tutta sul dorso della rupe , c

quella che rimane a pord -ovest per intero sulle sostruzioni

( Tav . II . G. ) .

Parlando del metodo della costruzione in genere , tutte le

muraglie sono di opera incerta , formate di scaglia di selce ,

silicibus ordinariis, raccolte sulla faccia del luogo , nell ' ester

no a cortina , ed internamente a sacco . Le teste delle mura

isolate , i pilastri , e le spalle degli archivolti sono tutte di

opera mista ( Tav. II . 1. 16 ) , cioè di un corso di tegoloni ,

e di un corso di scaglia di selce.. Tutti gli archivolti, si

degli anditi , che delle porte, sono di opera laterizia con te

goloni a conio cd a cortina , e nell'interno dell'arco riem

piuti a sacco (Tav . II . n . 17 ) . Le arcuazioni delle costruzioni,

che reggono il ripiano artifiziale della fabbrica , sono tutte

di tufa rinvenuta a Padenghe ( 8) . Tal sorle di materiale è

singolare per la sua leggerezza e porrosità. É per sè stes

so molto duro e resistente , ed attissimo alla formazione

delle volte. Ma se per avventura penetrasse in esso l' umidore


31

diverrebbe facile ad infrangersi. La grossezza de' massi im

piegati nelle costruzioni delle volte non ascende giammai i

50 centimetri cubici ( Tav . II . n. 18 ) . Sono dessi tagliati

a conio ove esiste il nerbo dell'arco, ma sul dorso di esso ,

ed infra i pennacchi , trovansi sempre irregolari , e disposti

con qualche negligenza . Il piano orizzontale , che apparisce

sopra le volte , è coperto da un duro calcistruzzo , il quale

serviva di pavimento , e garantiva le volte stesse dall'umidi

tà ( Tav . II . n. 19 ) . Esso era a tre strati , e dell'altezza

di 35 centimetri. Nel primo strato scorgonsi impiegati ciot

toli rotti , grossa ghiaja, e calce ; nel secondo minuta ghiaja,

coccio pesto , e calce ; nel terzo coccio pesto , e polvere di mar

mo appianata e levigata per essere ricoperta di mosaico,

Per la costruzione di certi pilastri , situati presso gl ' in

gressi interni, vennero impiegati talvolta alcuni dadi oblunghi

di tufa colla proporzione di 45 a 75 centimetri di larghezza .

Si rinvenne eziandio nel fondo delle sostruzioni ( Tav . II .

n. 49 ) una porta ad arco olturata , di tufa connessa a

sacco , della larghezza di metri 1.50, e dell'altezza di 3 metri .


Così
pure in altre parli si discopersero pezzi di marmo che
servivano alle soglie delle porte , ma a dir vero in assai

tenue quantità. Tutto il rimanente era sempre edificato colla

solita scaglia di selce ad opera incerta . Ove apparivano pi

lastri , o capi di muro isolati posti in luoghi praticabili , ve

deasi impiegata la scaglia alternala ai teguloni. Se poi nella

costruzione stessa s ' appalesava qualche negligenza , tutto ac

comodavasi coll ' efficacia della calce, che non soffrì danno al

cuno, sebbene la scaglia di selce Osservisi infracidita .

Il tempo edace , e la mano profana degli uomini , arre

carono un guasto grandissimo a questo edificio. Tutto ciò


32

che ora rimane , si riferisce a quella parte formante le

sostruzioni , che reggono il ripiano artificiale su cui sor

geva. Quant' ora s'innalza dal suolo non è che un recinto

di muro alto 3 metri ( Tav . II . n . 5o e Tav . III. Fig. JI n . 1 )

impropriamente chiamato il bagno , perciocchè non era che

una conserva d'acqua presso il vestibulo della fabbrica . Il

pilastro poi , ch' elevasi sull'estremità settentrionale ( Tav. III .

Fig , I. n . 9 e Fig . III . A.) al lato destro , non appartiene già

al monumento antico , ma bensì a costruzione posteriore ,

perchè è formato con materiali delle preesistenti edificazioni

ed impiantato sul falso. Forse una mano pietosa lo avrà

eretto qual faro a salvezza dei naviganti , perchè potessero

evitare gli scogli , che circondano quella parte della penisola ,

e che, a cagione della loro quantità e sporgenza nel lago ,

riescono perigliosi.

Esaminando vari punti di questo ripiano apparisce , che

ove le volte poterono resistere agli urti del tempo , lasciarono

il suolo nel giusto livello , ma non così ove cedettero , poichè

il piano è avvallato , e non rimangono che le mura di co


struzione isolata . Così dal lato occidentale per una quinta

parte della sua larghezza, il piano stesso è depresso alla pro

fondità di oltre due metri , ritrovandosi in assoluta rovina

eziandio l ' estremità seltentrionale ( Tav. II . D. ) , a riserva


! della destra parte che sussiste tuttavia.

Venendo a ragionare dei compartimenti interni della fab

brica , faccio osservare , ch ' è partita in due vasti appartamenti

( Tav. II . N. 0.), i quali occupavano le due estremità per un

terzo all'incirca di tutta la lunghezza , e separati nel mezzo

da un gran cortile ( Tav . II . C. ) lungo metri 78 , largo

48. Ai lati , per tutto lo spazio che vi rimane , eranvi degli

1
!
33

anditi di comunicazione ( Tas . II . n. 51. 52 ) con locali cke

servivano ad altri usi .

Le discoperte fatte in quelle escavazioni suggerirebbero

l'opinione, che quell ' edificio servito avesse piuttosto ad uso

di terme, che di privata abitazione.

Avea esso l'ingresso nell'estremità meridionale ( Tav . II .

B. ) . Prima di tutto si presentava il vestibulo , vestibulum ,

( Tav. II . E. ) di 34 metri in linea longitudinale , e di 33

in linea trasversale . Avea l ' adito ( Tav. II. n . 83 ) tra due

grandi piloni ( Tav. II . n. 54. 55 ) della larghezza di me

tri 7.50 , e della grossezza di 4.30 , ornati di due lesene al

di fuori della larghezza di metri 1.20 , e della sporgenza di

0.30 . Sul prospetto interno ogni pilone avea una nicchia della

larghezza di metri 4.10 , e della profondità di metri 3.10 .

Il vano della porta ( Tav . II . n . 53 ) era di m . 4.15 . Nel

l'interno del vestibulo esisteano due ale , alae ( Tav. II.


Esse si
n. 50. 56. 57. 58 ) , della larghezza di metri 7.

innoltravano per metri 21 , e, dopo essersi divise, lasciavano

sgombra per intero la fronte del palagio quanto era lungo

il vestibulo stesso . Entro l' ala destra , rinchiusa tra muri,

esistea una cisterna ( Tav . II. n. 50 ) , o serbatojo d ’ acqua,

costrutta di muro a cassa ( 9) , composto di ciottoli , di grossa

ghiaja , coccio pesto , e calce d'una durezza invincibile . Il

mezzo che formava l ' ambiente esiste tuttavia pella maggior

parte , ed è quel recinto quadrilungo che sorge dal suolo

( Tav. III. Fig. II. n. 1 ) a circa 3 metri, e che impropria

mente chiamasi il bagno . Esso ha di lunghezza metri 10 ,

e di larghezza m . 4.50 , compresa la grossezza de' muri , che

è di centimetri 70. Nel fondo di questo serbatojo, o piscina,

Tav . III . Fig . II . n . 2 e 3 ) si rinvenne il pavimento ancora


$
34

intatto e solido fatto di piccoli mattoni della lunghezza di

11 centimetri , della larghezza di 8 , e della grossezza di 4 ,

disposti a spina pesce, e distesi sopra uno strato di cemento

durissimo. Nella piscina erano praticati due fori , il primo

nella parete che corrisponde al muro esterno del vestibulo

( Tav . II . n . 44 ) , ed era situato nel mezzo della parete

medesima a contatto col muro avendo suo sfogo al di fuori


della fabbrica ; il secondo era situato nella parete opposta

corrispondente ai muri interni del vestibulo stesso , vicino

all'angolo che risguarda l'interno della casa a centimetri 71

al di sopra del pavimento . Il primo di questi emissarj potea

servire di scaricatojo per vuotare la piscina , e purgarla dalle

deposizioni dell'acqua introdottavi ; ed il secondo , sendo

locato più alto , ed al preciso livello del piano della fabbrica,

potea conduttare l'acqua , già deposta nell'interno dell ' abitato ,

scaricandola precisamente nella fonte che si rinvenne in un

cortile , siccome si narrerà .

Nel fondo del vestibulo era la porta ( Tav . II . n. 59 ) ,

siccome avvertii di sopra , della larghezza di m . 3.40 , che

dava accesso all'interno del palagio . Era essa fiancheggiata

da due pilastri ( Tav . II . n. 60. 61 ) della larghezza di

centimetri 75 , e collo sporto di 45. Questi pilastri faceano

testa ai muri laterali interni dell'atrio, ed erano formati di

dadi oblunghi di tufa .

Il muro della facciata avea la grossezza di 60 centimetri ,

ed i muri laterali , che costituivano le due ale , offrivano una

grossezza di m . 1,10 .

Dalla porta , or ora nominata, si entrava nell'atrio , atrium ,

( Tav. II. n . 62 ) , il quale avea la larghezza di m . 10,30 ,

e la lunghezza di m . 9,25 . Nel fondo formava una nicchia


35

semicircolare ( Tav . II. n . 63 ) , della profondità di 3 metri ,

e della larghezza di m . 5.70 , da cui si passava al tablino ,

tablinum ( Tav . II . n . 64 ) , e da esso nel cavedio , cavum

aedium (Tav . II. N ), che dava comunicazione a tutti gli altri

luoghi situati a mezzogiorno ( Tav . II . n . 75 ad 86 ) . Questo

cavedio era in linea trasversale di m . 26 , ed in linea lon

gitudinale di m . 17.70 . Nel fondo terminava con un muro

isolato ( Tav. II . 65 ) della grossezza di 75 centimetri , il

quale costituiva una linea di separazione tra lo stesso ca

vedio ed un gran cortile ( Tav . II . C. ) posto nel mezzo


delſ edificio .

A metri 4.50 da questo muro , e dietro il gran cortile

suddetto , trovasi sotto il piano un'ampia piscina ( Tav. II .

n. 66 ) occupante in lunghezza l'intera larghezza del cortile.

Essa ( Tav . III . Fig . IV , n . 1 ) ha m . 2.50 di larghezza , e 3,50


di altezza : è costrutta a volto e ben conservata . La maniera

di sua costruzione è identica a quella della cisterna che ri


trovasi alla sinistra del vestibulo , ed ha il pavimento fatto

a piccoli mattoni posti a spina pesce ( Tav . III . Fig . IV .

n. 2 ). Sendo poi meno danneggiata dell'altra , conserva


tuttavia l'intonaco a cemento liscio ed intatto. Sulla volta

di questa piscina ( Tav . III Fig . IV . n . 3. 4 ) , ed a livello

del piano del cortile, scorgesi un pavimento costrutto cogli

stessi mattoni co ' quali si eseguì l'interno , collocati a col

tello, od a spigna , per guarentire la sott oposta


sottoposta costruzione.

Ha la larghezza di m. 3,50 . I mattoni sono collegati in

sieme con cemento di polvere di marmo d ' una straordinaria


solidità .

Inver l'estremità di questo selciato ( Tav . II . n . 66. 67. 68 .

e Tav. III. Fig. IV . n. 5. 6 ) sono praticati due fori circo


36

lari , che costituivano senza dubbio l'impluvio , impluvium .

Poteano per avventura essere stati sovrapposti ad essi , che

hanno m . 1. 25 di diametro , de' puteali , uno de' quali po

trebb' essere benissimo quello che conservasi tuttavia nell' inter

no del paese, dell'altezza di 7,5 centimetri , e del diametro di go ,


lo spessore , il quale dimostra tutti i caratteri del
compreso
I ' epoca romana , ed è fatto a guisa di cilindro traforato

( Tav. III , n. 20 ) .

Ritornando ora ai compartimenti del quartiere a destra ed

a sinistra del tablino , esisleano due piccoli cortili ( Tav . II .

n. 69. 70 ) . In quello a destra , dalla banda del settentrione,

si rinvenne sul piano terreno una cavità ( Tav . II . n. 71 )

della proporzione di uno a due metri in quadro , formata di

lastre di marmo , nel mezzo delle quali eravi un piccolo anello ,

che elevavasi a 15 centimetri all'incirca dal suolo , e dovea

offrire un getto d'acqua formato da quella fonte, ch'era ali

mentata dalla piscina posta nel vestibulo, siccome osservai di

sopra . Ebbesi la certezza di ciò dalla discoperta di varj tubi

di piombo ( Tav . III . n . 21 ) del diametro di 5 centimetri ,

e della lunghezza di 20 , posti nella direzione della piscina


suddetta inver la fonte .

Nel cortile a sinistra del tablino ( Tav . II. n. 70. 72 )

non si ritrovò che una sola pietra nera fitta nel pavimento ,

della larghezza di 31 centimetro in quadro, con un foro della

larghezza pure di 6 , che dovea servire all ' impluvio .

Intorno a questi due cortili, aventi l'ampiezza di 8 metri

in quadro, ricorreano tutte le stanze e gli anditi di comuni

cazione , che costituivano gli appartamenti situati a mezzodì

( Tav . II. dal n . 73 all ' 86 ) .

La stanza esistente a destra dell'atrio ( Tav . II . n . 84 )


37

della lunghezza di m . 6.30, e della larghezza di m . 5.90,

con otto nicchie all'intorno della profondità di centimetri 75 ,

sembra che fosse destinata ad uso di Larario , Lararium .

Il pavimento tutto sì del cortile , che delle stanze era

ad un solo livello , ed a cemento nel modo surriferito ri

coperto di mosaici lavorati ( Tav . III . n. 22. 23. 24 ) ,

colla differenza che il mosaico del cortile era composto di

cubi più grossi della larghezza d'un centimetro per ogni

faccia, e quello delle stanze era monocromo, con cubi stessi

della larghezza di tre quarti di centimetro .

I muri che formano questi appartamenti aveano la gros

sezza di 65 centimetri , se maestri , e di 48, se intermedj. La

loro costruzione era per lo più di ciottoli e frammenti di

mattone e di pietra , per cui deesi argomentare che non fos

sero tanto alti . Le stanze erano per lo più anguste non

oltrepassando in ampiezza 6 metri in quadro. Quasi tutte

erano disimpegnate ritraendo i loro ingressi dal cortile degli

anditi : tutte apparivano dipinte all ' encausto a varj colori .

Un tratto di muro, ch ' elevasi a 30 centimetri , e che costi

tuiva le fondamenta di tutta la parte abitata della magione ,


sorregge con certezza il mio asserto . Sui lati infatti di esso

si discoperse l'intonaco a stucco bianco , ancora intatto , di


1
pinto con colori vivissimi, dissotterrato per la prima volta , e

quindi non inai tocco non essendo stato abbattuto che sino

a quel solo determinato livello, in cui arrecava impedimento

all ' aratro nella cultura dei terreni , Si ritrovò pure sul piano

il mosaico , che andava incontro alle stesse fondamenta , in

oltimo stato di conservazione.

La larghezza delle porte che guidavano alle stanze non

oltrepassava la misura di m . 1.50 . Pare che non fossero


38

chiuse che da soli antiporti a pernio, giacchè uscì fuori una

pietra infissa nel suolo da un lato dello stipite, che avea una

cavità contenente il dado di metallo inserviente all ' uopo. Le

porte situate presso un capo di muro erano abbracciate da

tre lati da una pietra per conseguire maggiore solidità .

Inver il lato orientale esisteva un altro cortile quadrato

della lunghezza di m . 12.25 sopra 8.70 di larghezza ( Tav. II .

n. 88 ) , che dovea disimpegnare i locali che si ritrovavano

da quella banda . Al di là di esso , ed in quel tratto ove

formasi l'angolo risguardante sud-est ( Tav . II. P. ) , non ri

scontrasi cosa degna di osservazione . Le fondamenta in quel

sito sono fradicie e consunte dalle acque pluviali , trattan

dosi d'una plaga ch'è maggiormente esposta all' infuriare

delle procelle .

Dalla metà dell'atrio recandosi sul lato occidentale ( Tav.

II . G. ) , a 19 metri di spazio , vedesi una cripta della lar

ghezza di m. 2.50 , dell'altezza di 3 metri sino alla metà , e

di 2.50 dalla metà al fondo ( Tav. II. n . 89 , e Tav . JII.


Fig . V. 1 ) , che ha l'accesso a mezzodì dall'esterno della

casa , e si estende per m . 31 verso settentrione . Al di là

della cripta , ed attiguo ad essa , si discoprì l' impianto di due

locali di forma quadrilunga l'uno grande c confinante col

lato di mezzodì, l' altro più piccolo verso settentrione , che do

veano servire ad uso di bagni ( Tav . II . n . go . 91 ) .

Il locale più grande ha 21 metro di lunghezza ed un

di altezza , si approfonda nel piano per m . 3.50 ( Tav . III .

Fig . VI . n . 1. 2 ) , e tra la cima ed il livello del piano ha

tre gradini che girano intorno, e che occupano in larghezza

m. 1.06 . Il muro della cella , che racchiude i gradini suddetti,

è della grossezza di centimetri 55. Il primo ed il secondo

!"
39

dei tre gradini hanno la larghezza di centimetri 38 , e l'al

tezza di 30 ; il terzo ha la larghezza di soli 30 centimetri.

Dall' ultimo gradino per m. 1.08 ( Tav . III . Fig . VI .

n. 3. 4 ) , scorgesi una piccola imposta della larghezza di


16 centimetri , che costituisce tutta la grossezza del muro so

stenente i gradi della parete e della cella in misura di

m. 1. 77. Al di sotto di tale imposta il muro è depresso

di bel nuovo per m . 1. 70 (Tav. III. Fig. VI , n . 5 ) . In questo

luogo veggonsi praticati nel muro medesimo dodici fornici all'in

torno , della lunghezza di 73 centimetri , e dell'altezza di

m . 1.70, distribuiti per modo , che quattro sono allogati in

ogni lato maggiore, e due per ogni lato minore . Questi for

nici passano internamente la grossezza del muro , e vanno a

por capo in una viuzza , od intercapedine , dietro la parete

della cella , che gira tutto all ' intorno di essa nella larghezza

di 40 centimetri , e perciò atta soltanto al passaggio d'un

uomo , ed avendo il suo ingresso dalla cripta vicina (Tav . III .


8
Fig . VI . n. 7 ),

Quest ' intercapedine, all'altezza di m. 2.38 , è attraver

sata in dodici parti da dodici muri ( Tav. III . Fig. VI . dal

n. 8 a 19 ) , i quali poggiando sopra piccoli archi (Tav. III.

Fig . VI . n. 20 ) , forse innalzavansi sino alla cima dell'in

tero telto dell'ambiente. Essi , della grossezza di 75 centi

inetri , servivano a tenere in sesto le due muraglie che

formavano l'intercapedine, ed erano distribuiti in modo , che

ne ' due lati maggiori combinavano precisamente in numero


di quattro sopra quattro fornici , e nei lati minori soltanto

sulla terza parte della larghezza .

L'opera di muratura di questo luogo appariva molto


esalta all ' esterno. È tutta in rustico , ed ammirasi la calce
40

conservata in modo , come se fosse appena uscita dalla mano

del costruttore . Tutti gli archi dei fornici sono formati a

tegoloni rastremali , e ben connessi , ed è degno d'osserva

zione , che nella fabbrica de' muri in luogo di tegoloni ri

quadrati , siccome apparisce nell'esterno , veggonsi adoperate

tegole ad uso de' tetti riempiute nell'interno di calce tanto

compatta , che s'assomiglia alla pietra . Ed è certamente

ad ascriversi a singolare ventura che una sì iinportante por

zione dell'edificio sia stata costrutta con materiali di simil

genere , perchè non avrebbe potuto altrimenti sfuggire ad

una totale ruina , a cagione singolarmente dell'umidità. La

maniera però di costruzione appalesa l'epoca della decadenza ,

Pare che questo luogo rappresenti l'ambiente d' un bagno

tepido , la mercè d'un alveo di rame di tutta l'ampiezza

della quadratura che ritrovasi al di sotto della precinzione

de ' gradi , e che poggiar dovea col fondo sopra l'imposta ,

della larghezza di 16 centimetri, posta al di sotto del terzo

gradino . I dodici fornici situati al di sotto dell' imposta , ed

il fondo dell'alveo, prestavansi ad emettere il calore che tra

mandavasi all'esterno in unione a quell' umidità che svilup

pavasi dalla parete pel calore della caldaja. Un tal calore

trasmesso nell'intercapedine diffondeasi nella parte posteriore

ed intorno alla parete stessa che chiudea la cella del bagno .

Cosi l'intercapedine medesima , oltre mantenere asciutta

la summentovata parete della cella , veniva eziandio a riscal

darla col mezzo del calore che diffondeasi, e formava l'am

biente il più perfetto. É assai probabile ch' essa si estendesse

anche sopra la soffitta nel bagno , dappoichè usavasi dagli

antichi a costruire la doppia volta .

Non si potè riconoscere negli scavi alcuna traccia del


modo usato nella costruzione delle volte, concamerationes .

Dalle macerie uscì fuori un tegolone soltanto tagliato a foggia

di mensola , e lavorato a stucco . Le pareti erano tutte di

pinte all'encausto ( Tav. III. Fig . VI . n. 13. 14 ) . I tre

gradini collocati all'intorno , servire doveano di sedili , ed anche

di ambulacri , per passare da un punto all'altro dell ' alveo.

Tengo opinione , che in questo bagno esistesse una vasca

della grandezza della cavità , perchè non mi venne dato sco

prire per entro a quel recinto traccia alcuna d'oggetti, che

valessero ad ingenerare altre conghietture. Ivi infatti non


ebbesi indizio che fosse stata praticata la sospensione , sospen

sura caldariorum , del pavimento , giacchè tutta l'intera co


struzione è nitida senz' alcuna orma d'altre opere di mu

ratura ; nè scorgesi alcun indizio di fuoco, o di fumo, nè

tampoco alcun foro che indicasse comunicazione con altri

locali . Que' due recessi sotterranei (Tav . III . Fig . VII. n . 1. 2) ,

a ' quali si giunge dall'intercapedine , e che sono locati in

capo alle fondamenta di questo recinto , non hanno comuni.

cazione con altre stanze , mentre al di là di essi esiste il

luogo che si è descritto ( Tav . III . Fig . VII . Lett . S. ) ;

e le due piccole stanze , che trovansi ai loro lati ( Tav.

III . Fig. VII . n . 3. 4 ) , mancano d'ingresso. Il piantato

del fornello grande , hypocaustum , ed il semplice fornel

lo , praefurnium , e tutti gli altri utensili necessarj ai ba

gni , probabilmente saranno stati collocati dal lato di po

nente ( Tav . II . Lett . Q. ) . La tradizione popolare di questo

grandioso bagno però conservossi anche per mezzo al bujo

de secoli , sendosi attribuito impropriamente un tal nome

alla piscina a destra del vestibulo , siccome accennai di

sopra .
6
42

Dalla banda di seltentrione del descritto bagno ritrovasi

un andito , di metri 2.50 per tutta la lunghezza del bagno

( Tav . II . n . 92 ) , situato precisamente sopra i due recessi

sotterranei già descritti . Esso è partito in due ambienti ,

l'uno ( Tav. II . n . 92. a . ) , lungo m . 4.30 , posto verso la

parle interiore della fabbrica , l ' altro , lungo m . 8, collocato

verso ponente ( Tav . II . n . 92. b . ) . Siffatti locali erano pa

vimentati a cemento , e forse anticamente a mosaico . Il luogo

più grande avea sul lato verso il bagno due lesene, della

larghezza di m. 1.05 , e della sporgenza di centimetri 30 .

Avrebbero potuto servire di spogliatorio , ossia per deporre le

vestimenta pria di bagnarsi , apodyterium , o spoliarium .

Al di là di questo andito sorgeva il secondo locale

( Tav. 11. n . 91 ) , che s'approfondava nel piano per m . 3.40

( Tav . III. Fig . VI . n . 21 ) , posto in linea trasversale e lungo

m. 10.21 , largo m . 3.90 . Era costrutto per intero di ruderi

sacco , e solidissimo , siccome il serbatojo d ' acque che

esiste nel vestibulo , e la cisterna che attraversa il maggiore

cortile . Internamente sì nelle pareti , che nel fondo , è di


opera signina , opus signinum , levigata a specchio , locchè

indicherebbe che avesse servito ad uso di piscina . Verso

l'interno della fabbrica v avea un piccolo recinto ( Tav. II .

1. 93 ) pavimentato a mosaico , forse il sito per ungersi , uncto

rium , posto a livello del piano terreno, della larghezza di go

centimetri , e della lunghezza di tutta la piscina . Quest'ultima


potea servire per avventura al nuoto nell'acqua fredda , si

termale, che naturale, baptisterium , a que ' tempi , ne' quali il

lago fosse agitato dal vento .

La costruzione di questo andito appalesa manifestamente

la valentia, e la diligenza dell ' architetto , conciossiachè , dalla


43

parte ove il monte discende, venisse costrutto il muro di go

centimetri, e dove ascende di soli 45 , per opporsi alla ten

denza che hanno gli oggetti sulla linea inclinata .

Il muro che forma il vaso della piscina circondavasi da

una cortina di scaglia di selce , onde assicurarsi che non


avesse a trapellare umido di sorte alcuna, nè venissero dan

neggiati i sottoposti locali , ch'aveano il loro ingresso parti


colare ( Tav. II . n . 90. 91 ) .

Al grande ambiente ( Tav. II . n . go ) , che serviva pel

bagno caldo, calida lavatio, entravasi per un andito lungo e

strello , collocato presso il bagno stesso verso la parte interiore

della fabbrica ( Tav . II . n . 94) , e precisamente sopra la volta

della cripta descritta ( Tav. II . n . 89 ) . Penetravasi dappoi nel

bagno freddo, frigida lavatio, detto dai Greci acut pcv, per le stanze

che circondavano la corte di mezzo di questo quartiere . Nella

stanza (Tav. 11, n. 95) , posta al di sotto di quella (Tav. II . n . 98)

corrispondente alla cella frigidaria ( Tav. II. n . 91 ) , si rin

vennero delle piccole tegole ( Tav. III . n. 25. 26 ) , della

larghezza di 14 centimetri , ed altre più piccole della lar

ghezza di 8. Aveano esse nelle sponde un intaglio di 3

centimetri , e nella parte posteriore delle linee oblique che


formavano altrettanti rombi incisi . Potrebbero esse aver ser

vito alle pareti al di sotto dell'intonaco , per far iscorrere il

vapore nelle stanze destinate al sudatojo, sudatio .

Scendendo alla descrizione del quartiere di settentrione

si passa dapprima il gran cortile di mezzo ( Tav . II . G. ) ,

che separa i due appartamenti principali della casa . Tra il

detto cortile e l'appartamento a mezzodì ritrovavasi il muro

di separazione, siccome osservai ( Tav . II . n . 65 ) , che oc

cupava tutto il lato della corle , ed i due anditi relativi


44

( Tav . II. n . 97 ) . La piscina , già descrilla , esiste alla di

stanza di metri 4.50 dal detto muro ( Tav. II . n . 66. 67. 68) .

Dall ' accurato esame delle parti costituenti le terme , si può

con certezza affermare, che il luogo destinato a bagnarsi fosse ri

parato dai venti settentrionali ,ed avesse sua esposizione a mezzo

dì con un serbatojo di acqua appresso , onde averne sempre la

necessaria copia , nel caso in cui , o per rottura dei condotti ,

o per qualsiasi impreveduto motivo , mancare dovesse l'acqua

di uso ordinario . Trovo ogni cosa a seconda dei bei pre

celli architettonici antichi, dappoichè il muro che separa il

quartiere meridionale del gran cortile di mezzo , sia il ri

paro necessario pei luoghi destinati ai bagni ogni qual volta

infuriassero i venti settentrionali. Le celle destinate pe ' bagni

veggonsi collocate a sud - ovest a norma dei vitruviani in

segnamenti.

L'ampia cisterna situata nel cortile maggiore è certa

mente la piscina , o serbatojo, propinqua al luogo de' bagni .

Dal sin qui detto adunque è d' uopo determinare , siccome

indicava dapprima , che questo vasto e


e sontuoso edificio

servir dovesse piuttosto ad uso di terme , che di privata


abitazione.

La totale distruzione , cui soggiacque un sì grandioso

e magnifico stabilimento , fa deplorare come traccie non si

rinvenissero, siccome usavasi negli edifizii termali , nè del baci

no vasto per più persone, labrum , nè di quello per una per

sona sola , solium , nè della parte che veniva destinata agli

esercizii , cioè la Palestra , Palestra , il Xisto , Xystus , e lo

Stadio, Stadium ( 10) .

A destra ed a sinistra del gran cortile eranvi degli anditi

(Tav . II . n . 51. 52) di comunicazione tra' due appartamenti .


43

Sul lato orientale del muro del cortile stesso , che confina

col ciglio del monte ( Tav . 11. F. ) , esistono quattro compar

timenti longitudinali. Il primo, attiguo al cortile che ha di

larghezza m. 3.90 ( Tav . II . n. 97 ) , serviva certamente


di comunicazione. Nel secondo , che ha m. 5.10 di lar

ghezza ( Tav. II . n . 99 ) , si ritrovano de' muri divisorj. A


dieciotto metri di distanza dall'appartamento settentrionale

scorgesi un'abside ( Tav . II . n. 100 ) , che ha di corda


metri 11.75 , e di profondità metri 2 , racchiusa per entro

a questo medesimo compartimento . Potrebbe aver servito ad

uso di bagno. Il terzo riparto ( Tav. II . n. 101 ) ha metri

9.20 di larghezza , ed il quarto ( Tav. II . n . 102 ) me


tri 7.10 .

Negli ultimi due compartimenti non si rinvennero nè mu

ro trasversale , nè altra cosa degna di rimarco , anzi i muri

stessi che li dividono , sono interamente consunti dall'umi


que che vi vengono in gran
dità a cagione dell' ac copia , e

con molta forza sospinte dall ' imperversare delle burrasche .

Nella parle opposta del cortile , cioè inver il lato occi

dentale ( Tav, II . G. ) , ove il ripiano viene sorretto dalle

sottomurazioni , apparisce un avvallamento , della profondità

di due metri , che comprende tutto a lungo questo lato del.


l' edificio per
la larghezza di 22 metri . Al lato però del

cortile maggiore rimane tuttavia parte del ripiano antico per

la larghezza di 7 metri . Questa stessa larghezza è divisa

in due compartimenti Jongitudinali ( Tav. II. n . 32. 103 )


l'uno di metri 3.40 , e l'altro di m. 1.61 , non comprese le

grossezze de ' muri . L'altro riparto ( Tav. II . n . 104 ) sul

piano avvallato è di metri 3.50 .


Dalle praticate indagini risulta , che un tale abbassa
1

46

mento di piano procede dal non essere stato sostenuto il ri

piano medesimo da volte, nè tampoco da impalcatùre . Che le

volte peraltro continuassero sopra i nicchioni , che cingono

all' esterno questo lato della fabbrica, sembrami confermarlo

i ruderi di quelle cadute entro i nicchioni stessi. Per

entro lo spazio avvallato gli escavi non offrirono traccie di

volte cadute , nè chiamate di volte preesistenti intorno ai


muri che conservansi ancora in tutta la loro altezza .

Rimanendo nel piano di questo spazio avvallato , e recan

dosi verso il nord in prossimità del quartiere a settentrione,

appariscono a livello del suolo dei dorsi di volte ( Tav. II .


11. 105. 106 ) , che coprono de' sotterranei più bassi . Tali

dorsi non sono circolari , ma ad angolo a guisa de' comignoli

de ' tetti , ricoperti di duro e levigato cemento , forse per pre

servare la costruzione dall ' umidità . Ciò fa supporre che tra

il dorso di queste volte ed il palco del ripiano non esistesse


spazio abitabile.

In questo stesso punto , e più verso l'angolo nord - ovest,

ove a cagione del pendio del monte le sostruzioni si appro

fondano viemaggiormente , determinasi quella parte dell'edificio

in cui esistono i principali e più distinti sotterranei. Quivi

sorgono le cripte più ampie , e gli anditi gli uni agli altri

sovrapposti , e tutti que' locali, che pella loro esposizione a

ponente, serbavansi ad uso della casa . Questi stessi locali si

rinvennero intonacati di stucco bianco , dipinti all' encausto >

siccome le stanze superiori , e pavimentati a cemento solidis


simo , e per avventura a mosaico . Nella costruzione di essi

apparisce l ' opera mista usata per lo più ne' luoghi frequentati.

Si disco persero in questo luogo alcuni dadi oblunghi di

bella forma, e dell'ampiezza di 45 a . 75 centimetri , nonchè


47

delle pietre di rimarcabile grandezza , e quella porta caduta

che si accennò di sopra ( Tav . II, n . 49 ) .

In questa stessa parte sopra il lato settentrionale del

cortile maggiore uscì alla luce una cavità quadrilatera, della

lunghezza di m . 21 , e della larghezza di m . 5.50 , che co

stituiva certamente lo spaccato longitudinale dell'estremità

verso settentrione ( Tav. II. 107. Tav. III . Fig. III . 1. 2 ).

Questo vano ha la profondità di 10 metri dal piano gene

rale dell'edificio , ed il suo fondo è orizzontale a tutti i

sotterranei che lo circondano . Una tale cavità era a cielo

scoperto , e serviva di lanterna per illuminare parte de' sot

terranei medesimi. A m . 1.25 sopra il livello del piano nel

fondo di essa, avea nelle pareti delle fenestre quadrate, del

l'altezza di m. 2 , e della larghezza di m . 0.go , che serviva


no a diffondere la luce a tutte le grotte. Ivi scorgeansi le

pareti intonacate per intero di stucco .

La parte dell'edificio dalla banda di settentrione , costrut

ta quasi per intero sulle mura di sostruzione , ed esposta


all ' infuriare de' venti nordici , ha molto sofferto , e quanto

occupa l'angolo nord - ovest del gran cortile quadrato di mez

zo, c del riparto sporgente , giace nella massima distruzione .

Le maestose mura però che stettero salde, le arcuazioni non

ancora distrutte dal tempo edace, ed i sotterranei intatti tut

tavia sotto quelle ruine, destano un verace senso di maraviglia.


Partendo dal
gran cortile C , e tenendo la linea di

mezzo, si accede al cortile 0 , medio dell'appartamento a set


tentrione. Esso da tre lati ( Tav . II . 108. rog . 110. 11

a 116 ) è circondato da sale , mentre da quello di setten

trione , sendo rovinato il piano , non veggonsi che mura di

sostruzione . Ha esso l'ampiezza di m . 17 in linea longitutu


48

dinale , e m . 14.60 in linea trasversale. A destra ed a sini

stra veggonsi le fondamenta di due delle sunnominate sale,

della larghezza di m . 3.60 , e della lunghezza pure di m . 3.60,

cioè quanto è lungo il lato del cortile stesso , e dell'altra

sala che gli sta al di sotto ( Tav . II . 109 ) . Queste due

esedre, exaedrae, laterali constano della lunghezza di m . 20.35 .

Fra tali locali ed il muro divisorio del gran cortile della

fabbrica , eravi altra sala della lunghezza in linea trasversale di

m . 27 , e della larghezza di m . 5.50 ( Tav. II . 117. 118 ) .

Alla sinistra di essa hayvi la cavità summenzionata , che ser

viva di lanterna per dar luce ai sotterranei ( Tav . II . 107 ) ,

ed alla destra un'altra sala della stessa larghezza , e lunga

m. 14.80 . Poteano queste per avventura aver servito per

trattenersi a conversare , scholae. Segue poi un cubiculo

( Tav . II . 120 ) della larghezza di m. 5.10 , corrispondente

al secondo comparto longitudinale al lato d'oriente del gran

cortile inverso l'abside ( Tav. II . 100 ) .

A destra del cortile medio esistea altra piccola corte di

forma irregolare , avente ai lati due ale di piccoli apparta

menti ( Tav . II . 121. 122. 125 ) . Alla destra di quest' ul

tima ritrovavasi altra sala quadrala , corrispondente al terzo

comparto longitudinale, posta ad oriente della casa ( Tav . II .

101 e 126 ) , di m . 17.60 in linea longitudinale, e di m . 9.30

in linea trasversale . Essa approfondavasi nel suolo per m . 2 ,

ed il suo piano , che corrispondeva al livello del pavimento

generale , era ad impalcatura . Intorno ai muri si discopersero

le incassature delle travature nella stanza tra l'una e l'altra di

m . 0.73 , e della larghezza di m . 0.27 . Le travi stesse non pog

giavano sopra la costruzione dei muri , ma bensì sopra tego

loni messi a piatto .


19

Negli scavi eseguiti in quel luogo si discopersero le

traccie d'un grande incendio , e gl'indizj lagrimevoli d ' una

vandalica distruzione. Tra le rovine annerite ed arse , usci

rono all' aprico varj pezzi di metallo rotto , o squagliato ,

infiniti frammenti d'intonaco dipinto all' encausto ( Tav. III .


da n .
5 a 12 ) , di trabeazione , di basi di colonne , e vo

lute di capitelli ( Tav . III . 1. A. 11. B. ) . Seinbra che

questa sala fosse d' ordine jonico e molto adorna . Gli or


nati e le modanature poi erano di tufa lavorate assai roz

zamente , ed a solo fine di decorazione . Al di dietro del

grosso intonaco dipinto correano delle scanalature ( Tav . III.

n. 27 ) con entrovi inseriti de' piccoli tubi di piombo, del

l'approssimativo diametro d'un centimetro . Tali indizj sug.

gerirebbero l'idea , che la sala servisse ad vso di sudatojo ,

perchè dal sottoposto piano uscendo il vapore dell' acqua

riscaldata , la mercè di que' tubi , diffondeasi nell'ambiente ,

che formava una di quelle camere sudationes dagli antichi

denominate . Questo locale cra certamente situato in una delle

più belle esposizioni del palagio , giacchè da questo punto in

qualsiasi ora del giorno, e particolarmente in sull'albeggiare ,

godeasi una vista delle più incantatrici .


A destra della sunnominata sala ergevasi il quarto ed

ultimo compartimento longitudinale ( Tav . II . 102 ) , ch' era

sul lato orientale dell'edificio già descritto . Pare ch'esso do

vesse essere a loggia, o terrazzo scoperto, affinchè non venisse

impedita, tolta , la luce alle stanze vicine.

Rilevasi che il quartiere respiciente l' estremità setten

trionale fosse compartito in tre cortili, l' uno alquanto ampio

posto nel mezzo ( Tav . JI . 0. ) , e due minori posti ai lati .

Dei due minori non esiste che quello dal lato destro ,
7
50

dappoichè quello alla banda sinistra sia scomparso a cagione

dell'avvallamento del suolo . Una tale rovina ( Tav. II . n . 127 ,

e 136. 137. 138 ) giunse fino alle fondamenta, che cingono

la sala collocata al lato sinistro del cortile di mezzo (Tav . JI .

n. 110 ) . Al di là dei locali verso il nord sino ai nicchioni ,

ch ' esistono al confine del paralellogrammo , scorgonsi tutti i

ruderi, e l' abbassamento di suolo .

É rimarchevole però che le fondamenta inver il cortile

di mezzo ( Tav. II . 0. ) , unito alle due sale che trovansi

ai lati ( Tav. II . n . 108. 110 ) , sporgono a settentrione

della linea degli appartamenti di già descritti, per m. 2.20 .

Tra la piccola corte, ancora esistente , ed i nicchioni al

nord , veggonsi gli avanzi delle volte ( Tav. II . n . 128 ) che

sorreggevano l'antico piano, le quali servono come di ponte

per passare sulle rovine , e menano al riquadro sporgente sopra

il lato settentrionale dell ' edificio .


Le fondazioni delle mura di questo quartiere sono tutte
della
grossezza di m , 0.90 , a riserva di quelle che formavano

le due ale esistenti a lato della piccola corte ( Tav. II .

n . 121 ) , le quali sono di 65 centimetri , e di 45 .

Tali robuste fondazioni c’inducono a credere , che su

questa estremità l'edifizio avesse gli appartamenti assai alti ,

forse per renderlo più maestoso e più saldo all' impetuoso

urto de venti settentrionali .

Il piano di questi locali era tutto ad un livello fatto di


cemento ed a mosaico .

Nel cortile di mezzo ( Tav. II . O. ) , verso il lato setten

trionale , si discopersero le pietre che formavano il canale

( Tav. II . n. 129 ) , raccogliente le acque pluviali , che

veniano trasmesse dappoi in un acquedotto , il quale avea


51

passaggio nel muro fiancheggiante il mezzo del vano del

riparto già descritto sporgente a settentrione , e sboccava al

nord del medesimo . Le pietre costituenti il detto canale


( Tav . Ill . n . 28 ) offrivano la lunghezza di m. 1.20 , la

larghezza di m . 0.60 , e la grossezza di m . 0.22 . Il canale

era incavato nella stessa pietra nella profondità di m . 0.10 ,

e nella grossezza di m . 0.28 . Di queste pietre non n ' esistono

più sulla faccia del luogo ; le ultime furono raccolte dal

gentile sig. Gaetano Polidoro di Desenzano .

Inoltrandosi verso il confine del paralellogrammo ritrovasi ,

tra la linea settentrionale delle corti , ed il muro posteriore

abbassamento di suolo , ove non esistono


de' nicchioni , un

che i soli muri di sostruzione reggenti le volte del ripiano

generale della fabbrica . I muri sono tutti quelli che in senso

longitudinale sorgono subito dopo le dette corti , e limitati

da altro muro , che attraversa quasi per intero l'edificio

( Tav . II . da n. 130 a 138 ) . Tra questo muro , ed il po

steriore ai nicchioni, havvi un andito ( Tav. II. n. 139 ) ,

della larghezza di m. 4.50 , che attraversando tutta la fab

brica nella sua larghezza, terminava ai due angoli del para

lellogrammo nelle due loggie ( Tav . II. n . 140 , 141 ) , della

larghezza di m. 5.30 , e della lunghezza in linea longitudi

nale di m . 12. Ivi sì dall’una che dall'altra banda , scorgeasi

la maggiore estensione del lago .

Pel suddetto andito metteasi alla loggia situata a nord

est ( Tav . II . n. 140 ) : quella situata all' angolo opposto

( Tav . II . n. 141 ) era inaccessibile perchè chiusa da muri.

L'andito stesso era illuminato da finestre paste nel fondo

de nicchioni . Una di esse esiste tuttavia in buono stato ,

della larghezza d'un metro, e dell'altezza di due ( Tav . II .


52

n. 8 ) . Dello stesso andito , alto metri 7 ( Tav . III . Fig III .

3 e Fig. VIII . 1 ), non rimane che il tratto di tre metri

all' incirca , ed è quell' arco che serve di ponte ( Tav . II .

n. 128 ) per transitare sopra la profondità che mette al

l'estremità settentrionale . Sebbene un tale avanzo ritrovisi

in uno stalo rovinoso , rilevasi però da quanto rimane, che

era tutto intonacato a stucco bianco al di dentro , e dipinto

all' encausto . Al piede delle volte scorgonsi le pietre spor

genti , che servivano all ' imposta dell'arco . Dal sunnominato

andito si passava agli altri due ( Tav . II . n. 3. 6) sui lati

del riparlo sporgente , accennato di sopra , e che mettevano


sulla fronte del medesimo a seltentrione. Sotlo l ' andito tra

sversale, incominciando a due terzi all'incirca deila larghezza

della fabbrica inver ponente , ve n'avea un altro di egual

larghezza , e dell ' altezza di m . 3.50 ( Tav . III . Fig . VIII . 2),

di cui scorgeasi il piano al livello de' sotterranei . La ragione

per cui quest' andito non incominciava che a due terzi della

larghezza della fabbrica , si era pel clivo del monte , che in

nalzandosi verso oriente , impediva il prolungamento del sot

terraneo da questo lato . Si estende verso ponente per 18

metri all'incirca , e ritrovasi in istato di rovina . Ha esso la

denominazione di grotta del cavallo , perchè gli animali di

simil genere che si pascono nel monte, trovano in esso ricetto

ne' momenti di pioggia . Penetrando in quella grotta dal lato

destro s'affacciano due fori ( Tav. III . Fig . VIII . n. 4. 5 ),

ch ' indicavano due ingressi , della larghezza di m. 1.20, e

dell' altezza di 2 , e guidanti a due stanze pure solterra

( Tav . III . Fig . VIII . n. 6. 7 ), della lunghezza di m . 5.50 ,

e della larghezza di m. 3.25 . Per entro la stanza seconda ,


ch' è situata a m. dal fondo della
7 cripta , veggonsi due
53

fornici ( Tav. III. Fig. VIII . 1. 8. 9 ), che guidano a due

altri recessi , esistenti anch'essi al fondo della grotta ( Tav.

III . Fig . VIII . n. 10. 11 ) . Tali recessi , presi insieme col

muro che li divide , rappresentano la lunghezza della stanza

attigua ; ed i fornici pe' quali si entra ( Tav . III. Fig . VIII .

12. 13 ) hanno la larghezza di m . 0.88 , e l'altezza di m . 1.60 .

La costruzione di questi sotterranei era tutta di scaglia ,

siccome quella dell'intero edificio ; e quella de' due fornici di

mattoni a cono della lunghezza di centimetri 3o , della larghez


za di 22 , e della grossezza di 8 in sulla cima , e di 4

nel fondo. Il pavimento era cementato a polvere di marmo ,

coccio , c calce ( u ).

Sulla linea settentrionale ( Tav. II . 4. Q. ) del paralello

grammo, ne ' due tratti a destra ed a sinistra non occupati

dal corpo di fabbrica sporgente sur essa , esistono otto nic

chioni , le loggie angolari già descritte , e due celle chiuse ,

nascoste ( Tav. II . n . 141. 142 ) , e situate nell'angolo rien

trante formato dallo stesso corpo avanzato . Tutti i nicchioni

hanno la larghezza di m. 4.10 , e la profondità di m . 6.40 ;

quelli che scorgonsi sulla linea settentrionale dalla parte de

stra ( Tav . II , n . 8. 9. 10. 11 ) offrono l'altezza di m . o.8 ,

perchè allogati nella parte più alta del monte, e vanno au

mentandosi in lunghezza fino a m . 12 di mano in mano che

il monte stesso s'abbassa . Ove poi le fondazioni poggiano

in luogo di maggiore depressione, sotto i picchioni , è costrutto


il gran muro che serve ad essi di basamento . I nicchioni

stessi esistenti alla parte destra conservano in parte tuttavia

le loro volte, ed il piano antico ( Tav. III . Fig. I. 1. 1. 2. 3 ) ,

ma non così quelli alla sinistra , che ritrovansi in completo

stato di distruzione ( Tav . III . Fig . I. 4 ) .


54

II
corpo di fabbrica, che si avanza sulla linea verso set

tentrione ( Tav. II . D. ) , ha la projezione di metri 30.50, e

la larghezza di metri 47.30 . A ' suoi lati poi verso est cd

ovest ha sei nicchioni, e sette di fronte.

Sulla parte destra il corpo avanzato conserva tuttavia

molta parte del suo ripiano, su cui puossi agiatamente pas

seggiare ( Tav. III . Fig. I. 5. 6 ) ; la sinistra in minor parte

è impraticabile ( Tav . JII. Fig. I. 7. 8 ) . Tutto il rimanente

è distrutto, e non esistono che le mura in rovina ed isolate .

Su questo avanzo di piano antico traccie non discopronsi ,

le quali indicare possano che altri muri al di sopra innalzati vi

fossero ; il pilastro ( Tav . III . Fig . I. 9 ) , alto metri 2.50 ,

e della grossezza di 0.75 , che sorge sur esso , è opera di

età posteriore, siccome indicai di sopra ( 12 ) . Soltanto ri


scontrasi su questo resto di piano antico , che una varietà

di livello occupa tutto lo spazio , che scorre sul dorso delle

arcuazioni de ' nicchioni , spazio più basso del piano inter

no m . 0.75 .

La devastazione straordinaria , cui soggiacque un sì gran

dioso edifizio, non lascia luogo per formarsi un ' adequata


idea sulla forma e carattere dell'alzato .

Varj pezzi di colonne , e qualche capitello di ordine

composito , sparsi pel paese , e che poteano per avventura ap

partenere a quella fabbrica , m’indurrebbero a ritenere , che

in qualche parte andasse adorna di logge a colonne .

Ponendo poi è
ad accurata disanima i superstiti avanzi ,

d'uopo confessare, che sono essi una maraviglia dell'arte


tanto nel rapporto della sicurezza , che della maestà. Sono

dessi di un tipo uniforme ed originale , nè subirono giammai


alcuna riforma, o ristauro .
55

I ruderi di questo sontuoso palagio giustamente ci di

mostrano, che i Romani fecero veramente grandi cose nelle

arti , e massime nelle architettoniche la loro grandezza ma

nifestarono. Imitatori de' Greci , osserva assai rettamente il

Ch . Avv. Gaetano De Minicis , impressero nelle opere pub

bliche quella magnificenza , che meritamente otlenne l' am


mirazione delle genti ( 13 ) .

Se si volesse argomentare dal modo di costruzione, po

trebbesi credere, che il lavoro fosse stato condotto a ter

mine colla massima sollecitudine, e per commissione piuttosto

pubblica , che di qualche privata famiglia.


È rimarcarsi però , che nell'edificazione rinvengonsi ben
a

di sovente impiegati materiali di un'età più remota , delle

regole spezzate , e de' pezzi di maltone , di forma diversa di


-

quelli usati nella fabbrica , perchè più grossi . Forse questi

materiali avrebbero potuto appartenere ad un preesistente edi


fizio : ad una casa di Catullo ?

Recandosi poi all'esterno della fabbrica ( Tav. II. B. )

al lato sinistro del vestibulo, scendesi ad un piano posto dieci

metri al di sotto di quello del palagio , che chiamasi per


antica tradizione il Giardino, nelle coste del monte . A questo

luogo basso si riesce la mercè d ' una discesa , ch'è allogata

intorno al pilone sinistro dell'ingresso (Tav . II. A. B. C.)


del vestibulo , e sbocca nel detto giardino per una porta

arcuata della larghezza di metri 1.50 ( Tav. III . Fig. IX .

n. 1 ). La costruzione del muro ( Tav. II . D. ) , che rac

chiude questa discesa , sembra formata appositamente pe

intercludere il precipizio della roccia , che in quel punto

scende perpendicolarmente sino al lago , e pare altresì che

quest' angolo non dovesse innalzarsi al di sopra del livello


del piano della fabbrica, onde non impedire la veduta ma

gnifica del lago stesso . Al di fuori della porta del suddetto

giardino si rinvennero tre gradini dell'altezza di m. 0.30

( Tav. III. F. IX. 2 ). Dalla banda dell'angolo del muro

( Tav. NI. F. IX. 3 ) , che investe la discesa , havvi la larghezza


di metri 4. 21 .

Molte si furono le indagini da me praticate , e colla più

scrupolosa attenzione, onde determinare la posizione precisa ,

ove per mezzo di condotti , o di macchine, venissero elevate

le acque , che servissero agli usi dell' edifizio . Non vennemi

dato di poterlo stabilire in modo chiaro e positivo . Os

servai però, che alla distanza di metri 20 all'incirca dall'in

gresso della casa sulla riva del lago sotto la rupe ad oriente ,

uscirono alla luce le fondamenta di un muro antico , della

lunghczza di m. 0.36 , e di forma alquanto arcuata ( Tav .

I. L ). Al di sopra di questo muro , entro la rupe stessa,,

scorgesi traccia d'una cavità , che dalla cima scende a per

pendicolo sino al fondo ( Tav . I. M. ) .

Se si volesse supporre che questo fosse il luogo ricerca

to, varie circostanze si presterebbero a confermarlo .

In priino luogo esso è sul lato d'oriente , ove la rupe

scende perpendicolare del tutto -sul lago profondo ed alto ,

l'acqua pura e limpi


:

e quindi acconcio per somministrare


dissima .

In secondo luogo ritrovasi nella vicinanza della casa , e

da quel lato , ove esistevano gli ambienti principali de ' bagni ,

e le piscine per la conserva dell' acqua .

In terzo luogo , perchè è rimpetto alla sorgente dell'ac

qua termale ( T. I. K. ) , e nel punto più vicino per essere


estratta . Le macchine , alle all'uopo , poteano poggiare sul muro
57

sotto la rupe, e segnatamente entro i locali che sorgevano


ai lati del vestibulo . I condotti dell'acqua poteano pure ve

sino
nire dal fondo del lago aderente al fianco della rupe,
alla cima del monte , indi passare sotto il terreno, e pos

tarsi alle piscine ed ai bagni.


L'
acqua termale è a metri 30,12 di distanza dalla riva ,

e la sua sorgente ( Tav. I. K. ) è sotto la superficie del

lago a 15 metri, od in quel torno .

Compiuta la descrizione architettonica del monumento ,

parmi necessario dire qualche cosa intorno all' epoca della sua

distruzione, ed a quella della sua fondazione.

Riflettendo agli scavi praticati è mestieri convincersi, es

sere antica d'assai la distruzione dell'edificio, e quasi oserei

affermare , di pochi anni dopo la sua edificazione. Sul piano ,

che occupa la parte meridionale compreso il vestibulo , e più


miton
oltre inver il clivo del monte , si rinvenne un sepolcreto .

Dei tumuli discoperti molti erano formati di tegole da fab

brica , della lunghezza di metri 0.60 , e della larghezza di

0.45 ( Tav . III . n. 31 ) , coperti nelle commessure da embrici

antichi. Uno tra essi era formato da quella specie di tegole


dette da Vitruvio bipedales ( Tar. III . 32. 33 ) ( 14 ). hi

Negli stessi tumuli si discopersero dei vasi di terra cotta

assai rozzi , e de' lacrimatoj. In parecchj ritrovavansi delle

armille , o braccialetti, di lamina di metallo , della larghezza di

quasi un centimetro, e del diametro di sei , di figura ora

ovale, ora rotonda , ed aventi ai punti di riunione due teste

di serpe incise , e sagomate rozzamente nella lamina stessa .

Tali armille mi sembrano di quelle che teneansi presso il

polso denominate dai Greci ( T fixa Tic ) pericarpiu ( 15) .

Nelle tombe , che racchiudeano cadaveri di fanciulli, si


8
58

rinvennero perfino quattro di queste armille, in altri una

soltanto . Tutte appariscono della medesima epoca e dello stesso

gusto di lavoro , e tali , da sembrare fatte dalla inedesima mano ,

e nel medesimo tempo . Dimostrano tutte uno stile basso e

scadente ( Tav . III . 11. 34 ) ( 16) .

Il rinveniinento di quelle tombe chiaramente diinostra ,

che le rovine furono ora per la prima volta esplorate, che

questa è la prima volta ch ' ebbe a rilevarsi la planimetria

dell'intero edificio, e che la demolizione di esso è antichis

sima , dappoichè diversi avelli si discopersero escavati entro

le fondamenta degli stessi muri abbattuti .

Scendendo a ragionare da ultimo intorno all' epoca della

costruzione, io l'assegnerei all' era costantiniana .

Valgono a sorreggere una tale opinione lo stile di alcuni

capitelli di ordine jonico , e corinzio , che si conservano nel

paese tuttavia , ed i molti frammenti d'intonaco dipinti al

l'encausto ed ornati a stucco , ritrovati negli scavi ( Tav. III .

da n. 1 a 12 ) . È noto , che nel tempo di cui si parla , se

nei precetti dell'arte le opere sono commendevoli, nella parte

decorativa e ne ' dettagli resta molto a desiderarsi. Riscon

trasi jufatti tale bassezza di stile da rendere incredibile , come

gli ottimi insegnamenti potessero andare di pari passo coll' im

1 perfezione dell ' eseguimento .

Costantino molto fece per migliorare le arti , ma ben poco

ottenne, « Sebbene tante cure, osserva rettamente all ' uopo il


(( D ' Agincourt , per tutto ciò che poteva tornar utile alle

Arti siano di lode meritevoli , dobbiamo ad ogni modo

confessare che pochi frutti produssero . Tanti provvedimenti ,

« tanto dispendio, il marmo, il bronzo , l'oro sparso a larga

mano nella costruzione e nell'ornamento di tanti edifizj,


59

non ricondussero l'Arte a ' suoi veri principj. Tulto era


ricco , nulla veramente bello , come abbiamo pur troppo
1
fondamento di accertarlo , malgrado le sterminate lodi , da
U
pia adulazione o da ignoranza estorte agli scrittori di que'

tempi .
« L'arco di trionfo eretto alla gloria di Costantino , le

v basiliche ordinate dalla sua pietà, tutti i conosciuti monu .


« menti innalzati in Roma durante il regno di questo prin
( cipe, provano il notabile decadimento dell'Architettura . Lo

stesso dicasi rispetto alla Grecia ed alle vicine contrade ;

« onde tutto ci muove a credere che non fosse più fiorente

« a Costantinopoli ( 17 ) .

Ed a proposito delle fabbriche da quell' Augusto erette

in Costantinopoli , sappiamo , che furono finite con una tale

precipitazione, e con siffatte mancanze , che al tempo del di

lui successore si dovettero con difficoltà preservare dall' im


minente ruina ( 18) .

1
1
60

CAPO IV .

ROCCA DI CORTINE, MURA E TORRI DI COSTRUZIONE ROMANA .

A dimostrare l'importanza della terra di Sirmione ai

tempi romani , oltre il descritto sontuoso edificio delle terme ,

valgono gli altri ruderi che si conservano tuttavia .

L'intera penisola era cinta da mura , e sulla vetta di

Cortine esisteva una rocca , che quasi un'altra Acropoli ser

vire potea di difesa, e di adornamento.

Il monte, che conserva un tal nome, rappresenta sulla sua

cima un piano orizzontale di figura a piramide , della lun

ghezza di m . 1.90 , e della larghezza alla base di m . 0.80 . È

rivolto a settentrione , e cinto all'intorno da grosse mura

costrutte a scaglia di selce , ed a corsi di grandi ciottoli. I

materiali necessarj ad una tale costruzione vennero escavati


nel vicino monte , ch' è formato di breccia durissima . Le

mura stesse sono troncate sino al livello del piano orizzon .

tale, ma essendo impiantate sulla costa , si veggono dall'ester

no addossate alla rupe per l'altezza di oltre 5 metri .

Alla distanza di 76 metri dal vertice , sul lato rivolto ad

oriente, sorge uno sporto quadrilatero della lunghezza di

33 metri , e di aggetto 2 , ai lati del quale pella distanza di


6 esistono due muri di contrafforte della grossezza di 2. Dalla
!

61

parte di ponente , a 18 metri dal vertice , il lato si spinge

all' infuori ad angolo per m. 6 all'incirca , e continuando 1


successivamente per altri m. 18 , ritorna pure a formare

angolo ripartendosi all'esterno per 2 metri. Dopo la lun

ghezza di oltre m . 22 discopresi la base d' una torre semi

circolare ( Tav. III. Fig. IX . 1 ) , della lunghezza di m . 6 ,

e di 3 all'incirca di aggetlo . Da questa torre al confine si

ritrovarono due muri di contraſforte ( Tav . III . Fig. IX . )

della grossezza di m. i e mezzo . L'ingresso alla rocca era

sulla linea del muro , che formava la base della piramide a

mezzodi ( Tav. I. 8 ) , ove il clivo del monte scende facile

sino al paese. Sul piano di questo monte , entro la cerchia

delle mura , uscirono alla luce molte fondamenta d' abitazioni

con pavimenti, a mosaico . Alla distanza di m . 23 dal vertice

si ritrovò una piscina scavata nel duro masso ( Tav. I. 9 ),

della lunghezza di m . 8 , e della larghezza di 4. Ivi uscirono

all ' aprico monete dai tempi di Costantino sino alla Repub

blica Veneta . Si asserì, che fra i nummi ve n'avea uno di

greci ; io però non lo vidi . Non potei eseguire escavazioni

in quel luogo , perchè ridotto a coltivazione in quel tempo

dal Parroco , che ne faceva la sua delizia .


Le mura ,
che scorrono lateralmente alla rocca , continua

no pel clivo del monte , e dilatandosi , formano sull'angolo


meridionale il recinto dell ' Acropoli surriferita. Il muro , che

parte dall'angolo sud - est della stessa rocca , scorre sulla co

sta orientale della penisola , passa dietro la chiesa di S. Sal


yatore , e va a terminare in una torre quadrata , le cui

fondamenta conservansi tuttavia nella casa di certo Prosperi.

Da questa parte, dirigendosi ad occidente, descrive un secon

do arco che risguarda il mezzodi , e termina in un'altra


62

torre di forma rotonda situata nella bottega d ' un barbiere.


Partendo da tal torre il muro rivolge il suo corso inver

la rocca , e si congiunge all'angolo sud - ovest della medesi

ma , descrivendo in tal modo il terzo lato che mira all'oc

cidente , e compie un giro di ben 700 metri non compresa

la periferia delle mura della rocca surriferita .

Il lato rivolto a mattina ( Tav . I. N. ) scorre irrego

larmente a seconda dell ' ineguaglianza del monte, ed a poca

distanza dalla rocca rappresenta uno sporto quadrato a for

ma di torre della larghezza di m. 6. Passa esso dappoi

ineguale dalla parte posteriore della Chiesa di S. Salvatore

sino al confine d'un campo , di proprietà di certo Pietro

Meneghelli, ove è intercettato da una via denominata Fovea

Magna ( 1) ( Tav. I. 38 ) , che a ' tempi degli Scaligeri ta

gliava a traverso la penisola al di fuori delle mura da essi

edificate. Altre traccie di muro antico romano non si veg .

gono dappoi , perchè coperte dalla Chiesa Parrocchiale e da

altri edifizj.

Il lato meridionale , ch'è il più breve , si estende in


linea retta sino alla torre situata nella casa del barbiere

( Tav. I. 0. 13 ) . Da questa torre ripiega , siccome accen


nai di sopra , inver la rocca , scorre sulla riva occidentale

della penisola ( Tav. I. P. ) , e ad una terza parte della


sua lunghezza , giunge ad altra torre rotonda del diametro

di m. 6.70 ( Tav . I. 14 ) , posta nella casa della famiglia

Salvelli. I muri di questa torre hanno la grossezza di

m. 2 ( Tav. III . Fig . X. 1 ). Da questo punto il muro

stesso , rientrando pel tratto di m. 40 , va a riferire ad una

casa denominata della Comare ( Tav . I. 0. 15 ) . Rivolgesi

2 dappoi di bel nuovo nella prima direzione , e salendo in


65

linea retta lungo il ciglio della rupe sino alla rocca ( Tav . I.

n. 16 ) , forma un solo recinto . Presso la torre angolare dei

Salvelli metle capo altro muro ( Tav, I. 17 ) , che cingea

tutta all ' intorno la penisola da quella banda , che non è oc

cupata dall'Acropoli , cosicchè tra la torre suddetta , ed il

confine del muro descritto , esisteva l'ingresso che menava

all'interno della penisola, e quindi al sontuoso palagio ed al

tempio , di cui parlerò in appresso . La piccola calle , ch' ora

guida a que' luoghi ( Tav . I. 18 ) , venne introdotta ne' tempi

posteriori, dappoichè attraversa al di sotto le fondamenta delle

inura di cinta, siccom ' ebbe a verificarsi cogli scavi .

Il muro della cerchia poi , che circonda tutta all'intorno


1
la penisola , sebbene maestoso e robusto, perchè della grossezza

in qualche parte di m . 2 , è quasi tutto d ' un tipo diverso

da quello dell' Acropoli . La costruzione di esso è ora a

strati alternati da tegoloni e ciottoli grossissimi ( Tav. III .

Fig. X. n . 2 ) , e talvolta a strati di scaglia di monte e di

ciottoli ( Tav . III . Fig . IX. 3 ). Sembra che fosse destinato

a rendere inaccessibile la suddetta “ penisola da ogni banda,

garantendola da qualsiasi esterno assalto .

Questo muro ha suo incominciamento dal vertice di Cor

tine, attraversa la valle delle Bionde ( Tav. I. E. ) , e ri

piegando sulla costa orientale ( Tav. I. Q. ) , univasi all' an

golo sinistro del vestibulo del palazzo, che servir dovea ad


uso di bagni , già superiormente descritto , valendo a dimo

strarlo le vestigia ancora superstiti di esso . A cagione dello

sfaldamento sensibile della rupe percossa dall' infuriare delle

procelle, sono smarrite le traccie del muro sulla costa orien

tale . Non può dirsi così di quello all'angolo settentrionale

( Tav . I. F. ) , ch'era riparalo dalla casa . A ponente della


S

1
64

casa stessa contro il basamento del primo nicchione presso

la loggia angolare di sud- ovest , apparisce il muro stesso , che

scorrendo il lato nord -ovest della penisola ( Tav. I. R.) per

tutto quel tratto che scorgesi alto e dirupato a metri 1.50

all'incirca ( Tav. I. n . 21 ) , prima dell'angolo occidentale

( Tav. I. B. ) , perdesi ove la rupe scende declive sino al lago .

Altre vestigia di esso appariscono di nuovo ( Tav. I. 22 ) ,

rinchiudendo il terzo lato della penisola ( Tav . I. S. ) , e

fermandosi rimpetto alla torre Salvelli.

Le torri rotonde ricordano i vitruviani precetti onde riu

scissero di maggiore fortezza . Gli esempj però che abbiamo


di vedere costrutte le torri nella cerchia delle antiche mura

romane in varie forme, cioè quadrate , rotonde , poligone , ed

ora inferiormente quadrate, e superiormente rotonde, ci fanno

conoscere , essere
siccome osserva il chiariss. Canina , non

stato dagli antichi praticato alcun determinalo metodo nel


costruire opere di simil genere ( 2) .

1
65

CAPO V.

DEI PORTI IN SIRMIONE A ' TEMPI ROMANI.

Era ben naturale che in un luogo di tanta importanza,

che dovea essere frequentato e per terra e per acqua ,

esistere dovessero de' porti , e perchè potessero approdar

vi i navigli , e perchè trovassero essi un sicuro asilo nel

l ' infuriare delle tempeste del procelloso Benaco . A dimo


strare l'esistenza de' porti nella penisola maravigliosamente

si presta il soave Catullo nell ' aureo carme , che ricordai


di sopra , intorno al navicello , il quale ritornava in patria

dopo lunghe peregrinazioni.

Due porti infatti conservansi tuttavia nella penisola , l'uno

rivolto all ' oriente ( Tav. I. 1 ) , che risguarda la riviera Ve


ronese ; l' altro a ponente dalla banda della riviera Bresciana .

Quello che risguardava Verona era il più vasto e tutto


chiuso di mura , onde garantirvi le navi dai venti e dalle

burrasche . Aveva forma triangolare , il lato maggiore volgeasi

a' flutti , il vertice verso terra . Il muro interno , od aggere,

serviva allo sbarco ; l ' esterno a riparo de' venti . Le due

braccia , brachia , laterali erano a doppie mura ( Tav . I.

24. 25. ) , e correva tra esse un piano della larghezza di

m . 6 , pavimentato a cemento ; ed il lungo muro ( Tav. I. 26 ) ,


9
66

che movendo dall' angolo nord - ovest si congiunge alla rupe ,

chiudeva e difendeva la penisola dall'ira de' flutti. Il muro

di fronte ( Tav . I. 27 ) , ove esisteva la bocca , os, del porto


era semplice , e della latiludine di m. 180 all'incirca. Il

porto stesso , considerandolo dal muro al vertice , avea la

profondità di m . 100 , od in quel torno . La sua area poi

non terminava ad angolo acuto alla base , ma l'angolo stesso

troncavasi sotto il vertice in modo , da formare una linea

parallela col muro della fronte della latitudine di m. 40 ,

e coi doppj muri corrispondenti alle doppie mura delle

braccia laterali. Per quanto mi venne dato scoprire sembra,

che la riva interna del porto nel sito della base fosse più
alta di qualche metro di ciò che riferivasi alle braccia . Parmi

eziandio che all'esterno il porto non fosse del tutto cinto


da terra , ma che dalla parte che corrisponde all'istmo , vi

girasse l ' acqua del lago in modo , che da una penisola si


formasse un'isola, siccome scorgesi al presente . Il terrapieno

attuale , che forma la piazza del paese ( Tav . I. H. ) fron

teggiata da molte case verso l'istmo stesso , non può alterare


tale supposizione , giacchè l ' abbondanza di terra che vi si

vede coacervata, deriva certamente dalle rovine delle preesi


stenti fabbriche romane collocate ne ' siti superiori , tra le qua

li gli emporj , emporia , e da quelle dell'altro porto sulle


di cui fondamenta è stabilita tutta la parte meridionale

( Tav. I. 28 ) .

Sui ruderi del porto antico , d'indubbia costruzione ro

mana , sorge moderno molto


il più angusto , e di forma
I
quadrata ( Tav. I. 10 ) , edificato dagli Scaligeri . La corro

sione fatta dalle onde frementi, ingenera la supposizione , che

il porto antico fosse molto avanzato nell'interno del lago .


67

Lo dimostrano le palafilte che ancora esistono , le quali sorreg

geano la mura di fronte (Tav . I. 27 ) , distanti ben m . 25 dal

porto presente. Volendo dire qualche cosa intorno alla forma

ed ubicazione del porto romano , mi permetto di osservare ,

che nel castello Scaligero sotto il mastio scorre in linea

trasversale il muraglione esterno ( Tav , I. 29 ) , che formava

la base del porto della grossezza di m . 3 ; e che al di là del

mastio , tra il primo recinto del castello , e la mura del porto

moderno , ritrovasi il secondo muro della grossezza di m . 1.20

( Tav. I. 30 ) , il quale appartiene alla stessa base cogli

angoli ottusi agli estremi , riferibili alle due braccia , le quali

in senso divergente costituivano l'area del porto stesso . Su

parte del braccio sinistro è fondato il destro del nuovo

porto ( Tav . I. 31 ) , e scorgesi l'andamento del braccio

sinistro, ove sorgono i due tronchi di grosse mura in riva

al lago in prossimità della torre angolare quadrata , ricor

data di sopra , che trovasi in casa Prosperi ( Tav . I. 32 ) .

Al di sotto di questi due tronchi vedesi il muro , che

serviva di riva per lo sbarco , col pavimento che copre l'in

tervallo tra questo muro e l' esterno .

· Scendendo alla descrizione dell ' altro porto , ch' è quello


dalla banda della riviera Bresciana , agevolmente si conosce non

essere stato chiuso da mura , non abbisognando di riparo

dai venti e dalle burrasche, perchè il lato di sud -ovest lo na

sconde entro un seno securo e tranquillo. Anche presentemente

un tal porto serve di costante rifuggio agli smarriti nocchieri,


allorquando il lago minaccia col fremito delle sue onde marine

i tranquilli navigli che osano di solcarle . Un tal porto ,

denominato Gazzara (1) , era formato da due moli che si


attaccavano alla cerchia delle mura della cittadella. Il braccio
03

destro univasi al lato occidentale in prossimità della Torre

angolare rotonda , che ritrovasi nella bottega del barbiere

( Tav. I. 13 ) , e ad angolo retto s'innoltra sino al confine

della spiaggia ( Tav . I. 33 ) , percorrendo un tratto di metri 80

all' incirca. Il braccio sinistro poi s'appiccava alla metà del

lato meridionale delle mura della cittadella stessa ( Tav . I.

n. 34 ) , ripiegava inver ponente ( Tav. I. 35 } quasi in

linea parallela all'altro , formando un seno che dilatavasi əl

quanto verso l'ingresso, os . Le due braccia , che costituivano

questo porto , erano a doppie mura . Se ne ha la certezza

dalle vestigia che ritrovansi in tutte quelle case , che al pre

sente le fiancheggiano, e che formano tanto dall'una banda ,

che dall'altra come due isole . In questa situazione si rin

vennero le fondamenta non solo de' muri , ma benanco il

pavimento cementato , che formava il piano della riva presso

lo scaricatojo ( Tav . I. H. 28 ) . Si esperimento che le fon

damenta del muro romano , trascorrente sotto le case , scende

al basso al di sotto del livello della superficie del lago , per

cui vorrei credere , come già dissi di sopra , che l'intero

spazio costituente la piazza del paese con buona parte del

castello Scaligero fosse vuoto , e che non vi avesse che una


i
fossa per circondare la cittadella.
69

CAPO VI.

ANTICHE LAPIDI DE' TEMPI ROMANI ESISTENTI IN SIRMIONE.

Delle iscrizioni antiche de ' tempi romani , io non ricordo

che quelle esistenti tuttavia ( 1 ) .

I.

( Tav . IV . n. 1 ).

ARA VOTIVA .

Alta nella totalità Metri 1.25

Larga 0,25

Larga nella base 0.63

IOVI

C. AESIV ...

VRBAN .

V. S. L. M.

Cioè : IOVI . Cajus . AESIVs . VRBANus . Votum . Solvit .


Libens . Merito .

Questa lapida , ch' esisteva ne' tempi andati presso la

Chiesa di S. Salvatore , ritrovasi ora sotto il portico della


70

casa Comunale. Ricordasi da molti scrittori (2) , e venne

pubblicata da ultimo dal Cav . Labus (3) .

II .

( Tav. IV . n . 2 ). 1

ARA VOTIVA .

Alia nella totalità . Metri 0.64


I
Larga 0.28

Larga nella base 0,34

IOVI

O . M

EPINIA . TREBIS

V ....L.M

Cioè : IOVI Optimo . Maximo EPINIA . TREBIS Votum . 1

solvit Libens . Merito .

Questa lapida, già esistente nella facciata della distrutta

Chiesa di S. Salvatore , è inedita tuttavia , e ritrovasi in De

senzano presso il gentile sig . Pietro Ricieri Calcinardi pittore.

Ill .

( Tav . IV . n . 3 ).

DONARIO SACRO.

Metri 0.27
Alio

Largo . 0.49 . 5
C BETVTIVS

ENCOLPIS

MERCVR RED

Cioè : Cajus BETVTIVS ENCOLPVS MERCVRio


REDici.

Questa lapida , ch ' esiste tuttavia in Sirmione ed è ri

cordata da molti scrittori ( 4) , venne da ultimo resa di

pubblico diritto dal Labus (5) , il quale scrive : « Notabile

« è l'ultima linca , dove il Pighio ( 6) e l’Orelli ( 7) les .


< sero
scro MERCVRIO REDuci , ma legger anche poteano MER

« cyrio volum reddidit , chè sacro e solenne dei sacrifici

e dei voti è il verbo reddere. Abbiamo in Virgilio : ad

aras fumantia reddimus exta ( 8 ) ; in Tibullo : contigit mihi

reddere lura Lari ( 9 ) ; in Ovidio : redduntur merito debila

« vota Jovi ( 10 ) ; in Cicerone : caute vota reddunto ( 01 ) ;

« in Giustino : Herculi vota reddenda ( 12 ) ; e nei marmi

veggasi il Grutero ( 13 ) , lo Sponio ( 14) , il Maffei ( 15 ) ,

« il Zaccaria ( 16) , il Morcelli ( 17 ) , e questo frammento


scoperto fra le memorie che

coprivano un antico mosaico . TVSCVMSV

a Trieste dove io leggeva EDDIDID

« nel 1825 .... TVS . CVM .

svis votum REDDIDID , niuna difficoltà facendo la mu

tazione del 1 in D d'uso promiscuo si nei codici, che nei


« marmi ( 18) . La sillaba tvs è l'ultima del cognome di

« chi sciolse il voto, e che ci è d' uopo ignorare »,

L'opinione emessa dal Labus in questo luogo è in ma

vifesta contraddizione con quanto egli scrivea illustrando


72 1

un'epigrafe del Museo di Mantova , spettante ad un Lucio

Belutio figlio di Cajo ( 19) . Ecco le di lui parole :

L. BETVTIO . C.F

SEXTIAE . T . F . PRIMAE

BETVTIA . L.F. TERTULLA

« Alla Chiesa di san Salvadore in Sirmione vi ha

« tuttora un donario offerto a Mercurio Reduce , da Cajo

Betutio Encolpo ( 20) , che può essere il padre del nostro

Lucio figlio di Cajo ») .

Per quanto ingegnosa sembri l'interpretazione ultima

mente offerta con tanto apparato di dottrina dal Labus , io

mi attengo all'altra , in cui parla del marmo mantovano ,

perchè più seinplice .

IV .

( Tav . IV . n . 4 ) .

CIPPO .

Alto Metri 0.53

Largo . 0.70

D.N. IMP . CAES

FL CONSTANTINO

MAXIMO

Cioè : Domino . Nostro , IMPeratori . CAESari Flavio .

CONSTANTINO MAXIMO
73

Questo avanzo di cippo milliare , che trovasi tultavia

in Sirmione , infitto in un angolo del portico sottoposto alla

Casa Comunale , fu ricordato da parecchi scrittori ( 21 ) .


È in esso memoria di Costantino . Tornanmi sempre alla

mente i celebri fatti guerrieri avvenuti sotto Verona , ove ri.


cordinsi i giorni di quell' Augusto.

Scendendo Costantino nel 312 dell ' E. V. dalle Gallie

per abbattere Massenzio che tiranneggiava l'Italia , entrò in

Susa colla forza dell ' armi , ruppe presso Torino un corpo ter

ribile di cavalleria denominata , secondo il panegirista Nazario ,

dei Clibanari ( 22 ) . Era essa catafratta , cioè coperta di ferro

non solamente gli uomini, come scrive il Maffei ( 23 ) , ma anco


ra i cavalli. Venne con festa ricevuto a Milano , ove quasi

tutte le città d'Italia , fra le Alpi ed il Po , lo riconobbero

per Signore (24).

Poteva Costantino recarsi a Roma per le vie Flaminia,

od Emilia , ma sapendo che un forte corpo di troppe ritrova

vasi presso Verona , istimò saggio consiglio di prender le mosse

inver quella città , dappoichè l'osle nemica, mercè la forza e


situazione in cui ritrovavasi , o non potesse opporsi ai progressi

di lui, o nel caso d ' una disfatta non tentasse impedirgli la riti

rata . Ruricio Pompejano, chiamato dallo stesso Nazario erpe

rientissimus belli, et tyrannicorum ducum columen ( 25 ) , che

avea il comando di quelle truppe , informato che l'Augusto


avanzavasi inverso lui, distaccò un grosso corpo di cavalleria ,

che fu disfatto in uno scontro vicino a Brescia, ed inseguito

sino alle porte di Verona . Si affacciarono ben tosto alla

sagace mente di Costantino la necessità , l'importanza , e le

difficoltà dell'assedio di questa piazza . IỊ Maffei , appoggiandosi

all'autorità dei panegiristi , che ampollosamente descrissero un


10
74

tale avvenimento , 'così ricorda la storia di quella guerra :

molto premeagli di non poterla ( cioè la città ) senza pas

« sare il fiume , circonvallar d'intorno , e levarle il com


« merzio col paese di là , donde restava libero l'adito a ricever

« continuamente viveri , e soccorsi : nè piccola impresa era


« il passar l'Adige in vista de ' nemici , impetuoso , e pericoloso

« allora per sassi e gorghi ( 26) . Mandò però Costantino

« una parte dell'esercito più sopra , e lontano dalla città ,

« facendolo passare
passare , dove il fiume era men rapido , e men

difficile, e dove non c'era contrasto ; con che ristrinse poi

« Verona anche dall'altra parte . Fece Ruricio esperimento

« della sua gente con valida sortita ; ma respinto con molta

perdita uscì nascosamente della città , e se n'andò per

porre insieme maggior numero di soldati ; co' quali ritor

nando , Costantino senza intermetter l'assedio l' andò a

incontrare , e giunti a vista nel cader del giorno , non ri

« cusando Ruricio di combatter subito , seguì battaglia di

« notte . Avea Costantino disposta l' armata in due grosse

« linee ; ma veduto il numero de' nemici , rinforzò la prima ,


e spiegò più largamente la fronte. Nel combattimento ac

. « corse personalmente in ogni parte più pericolosa , come


(
ogni privato Duce avrebbe potuto fare , e riportò final

« mente piena vittoria , morto combattendo Ruricio stesso .

Soprastettero dopo questo alcun tempo gli assediati , e ſi

« nalmente a discrezione si resero ; il che si raccoglie ,


perchè non vi segui uccisione alcuna , ma ordinò Costantino

« fossero i soldati ristrelli in vincoli ; e perchè per sì gran

quantità di gente non si trovavano , ordinò, che delle loro


« stesse spade manelte si facessero , e ceppi ( 27 ) » . Non so

intendere poi come il Tillemont ( 28) , seguitato da altro


75

scrittore veronese de' nostri tempi ( 29) , abbia potuto asserire ,

che la città sia stata presa d'assalto , e rovinata , o posla a sacco .

L' anonimo panegirista esalta anzi la generosità dell' Impera

tore, che volle salva la vita fino a ' soldati nemici. Compiange

l'assedio di Verona , laddove scrive : 0 miserabilem Veronen

sium calamitatem , quos non tam tua , quam intestina satel.

litum pressit obsidio ! ed aggiunge : Cum enim dato obsessis


.
tempore poenitendi .

ignovisti omnibus, et vita quam desperaverant reddidisti ( 30 ).


Tanto celebre si fu questo avvenimento , che ne nacque

il nome di un ' epoca , che dura negli atti pubblici tuttavia ,


cioè il segnar l'Indizione , che è un giro di quindici anni ,

siccome osserva il Maffei ( 31 ) , e forma una delle principali

note cronologiche , dalla quale lanto sussidio si ritrae per

giudicare de documenti , e per fissare il preciso tempo dei


fatti storici ( 32 ) . Fuvvi chi pretese essere stato rappresen

tato nell'arco di trionfo eretto in Roma ad onore di quel

l ' Augusto il fatto accaduto presso Verona , siccome uno dei

più gloriosi suoi fasti ( 33 ) . Il chiarissimo Odorici , parlan


do di questo cippo, osserva essere stato messo sulla stra

da o per decretati ristauri alla via Emilia quivi disfatta


per la battaglia veronese che diede vinta a Costantino la

lite , o in plauso del vincitore. Ne fisserebbe inoltre l ' epoca

all ' anno 323 , allorquando battuto in guerra Licinio da Co

stantino, più non ebbe quell' Imperadore compagni a reggere

l'impero ( 34) . lo di buon grado mi associerei all opinione

di quel valoroso scrittore.


76

V.

( Tav . IV . n. 5 ).

Cippo.

Colonna alta . Metri 1.40

Diametro . (
0.45
1
Diametro della base 0.70
1

IūP . CAES . S

DN . FL . CL . IVLIANO

P.F. VICTORI . AC TRIVMF

SEMP . AVG . PM IMP

VII CONSS MĪT BONO.R.P.

NATO PATRI PATRI . . E

PROCONSS

sic

Cioè : JM Peralori.CAESSari.Domino Nostro FLavio.CLaudio .


sic
IVLIANO Pio.Felici . VICTORI. AC TRIVMFatori SEMPer .
sic
AVGusto Pontifici Maximo INĪPeratori VII CONSSuli II

( tertio ) BONO . Rei . Publicae . NATO PATRI . PATRIE


sic
PROCONSSuli.

Questa iscrizione , ricordata da molti ( 35 ) , ritrovasi in

Sirmione sculta sur una colonna , che serve di vestibulo alla

Chiesa Parrocchiale dalla parte della Canonica . Essa , tra

sportata certamente dall'antica strada romana ove esislea

ricorda l' imperatore Giuliano l' Apostata . È menzione nel

marmo del terzo Consolato di quell' Augusto , che cade ap

punto nel 360 anno dell' E. V. ( 36 ) .


77

VI .

MARMO SEPOLCRALE .

Alto Metri 0.85

C
Largo ogo

P. CLODIO , PL .

Cioè : Publio . CLODIO . Publü . Liberto.

Vedesi infitto nel muro del Cimitero presso la Chiesa

Parrocchiale. Fu pubblicato da molti ( 37 ) .

Al di in uno degli acroterj , è sculto un uccello , e


sopra ,

nel mezzo del fregio scorgonsi due conigli , o due lepri .

Le foglie d'edera , la lepre , o coniglio, e l'uccello sono

oggetti comuni , che ritrovansi rappresentati ne' monumenti

sepolcrali ( 38) .
78

CAPO VII.

MANSIONE ROMANA IN SIRMIONE , ANTICA VIA ROMANA, LUGANA .

L'importanza dell'antica terra di Sirmione è attestata


dalla Mansione, che a' tempi Romani vi esistea . Così

chiamavansi , scrive il Maffei ( 1 ) , alcuni casamenti pub


( Presidi , e gl' Im
blici , ne' quali prendevano alloggio i

peradori stessi , e quelli che viaggiavano con diploma .


« D' ogni mansione avea cura un Decurione con nome di

<<
Preposito ».

In alcune di esse, e tra queste registrerei Sirmione per

l'importante sua posizione , doveano certamente riscontrarsi

edificj grandiosi e centri di numerosa popolazione. Olire i

cavalli , i carri , e tutto ciò , che rimaner dovea nelle Man

sioni pel servigio delle Poste , meritavano peculiare conside

razione i provvedimenti necessari per gli alloggiamenti , e la

nutrizione de' soldati . In esse infatti ritrovavansi i pubblici

magazzini , Horrea , ne' quali erano i depositi delle biade ,

e delle carni salate pei soldati , a' quali distribuivansi ogni


mese sotto il nome comune di Annona militaris.

Grand' importanza accrebbe a siffatti stabilimenti l' Impe

radore Alessandro Severo, allorquando prescriveva , che nelle

terre dell' impero i soldati destinati a muovere per qualche


79

guerra , in luogo di recar seco le vettovaglie per diciassette ,


giorni , le ricevessero nelle Mansioni ( 2 ) .

Sappiamo che l' Imperadore Valente ordinava ad uno dei


suoi Governatori di Provincia , di visitare in tutte le Man

sioni i grani , e le altre cose in esse conservate, affinchè ve

nissero distribuite sane e scelte a' soldati (3) .

L' Imperadore Valentiniano ordinava . , che in ogni cit

tà , e Mansione, v’avessero misure di bronzo , e di pietra ,

per misurare , o pesare , quanto dovevasi distribuire a ' sol


dati ( 4 ).

Che nelle Mansioni s'intrattenessero , ed alloggiassero an

che gl' Imperatori , ce ne tramandarono le storie due bellissimi

esempj. Tito , ritrovandosi nella prima Mansione fuori di Roma ,

colto da febbre morì (5 ) , ed Aureliano venne ucciso da ' soldati

in una Mansione, denominata Caenophrurion, tra Eraclea e

Costantinopoli ( 6) .

Certamente al di fuori dell'istmo esistea la Mansione, ove

doveva pur sorgere l ' abitato per ogni rispeito ragguardevo.

lissimo . È noto infatti , siccome scrivea il Da Persico , che: A

capo dell'istmo donde si esce in sulla via di Brescia , non è

molto che scavatosi, quasi rincontro alle BETTOLE, trovaronsi

non poche arche di cotto co ' loro lambelli, entrovi medaglie


d ' oro , ď argento e di rame, ed altre funerarie suppellettili,

come pure bassi rilievi, e qualche statuetla di bronzo ; nuove

spoglie passate ad ornare la cenomana Brescia. Qui forse


doveva esservi il cimitero de' Romani Sirmiesi, e poco lun

ge anche parte dell'antica Sirmione, donde sulla via tra

Brescia e Verona le romane coorti, come dicemmo, vi aves

sero la stazione già ricordata nell' Itinerario di Antoni

no (7 )
89

Una bella lapida , dedicata ai Lari della Casa Imperiale,


ritrovavasi in Sirmione . Ora vedesi allogata nel nostro Museo.

Eccola :

LARIBVS

AVGVSTO

RVM DO

MINORV

M NOSTRO

RVM ET CAE

SARVM

Questo marmo si riferisce , secondo il Labus ( 8) , ai

due Augusti Diocleziano , e Massimiano , ed ai due Cesari Co

stanzo e Galerio . « Piuttosto , osserva quel dotto scrittore ,

( direi che quei primi Augusti e Cesari ( non gli Augusti

Costanzo e Galerio , ed i Cesari Severo e Massimino , sic .

come sembra dubitasse il Maffei ( 9) ) preferire si devono

« ai lor successori , perchè nel verno del 290 Diocleziano e

Massimiano s'avvennero in Milano , dove aveano un palaz

(( ZO ed è fuor di dubbio il loro passaggio per la nostra

U città ( cioè Brescia e quindi indubbiamente Sirmione ) lor

« dovendosi ancora la ricostruzione delle pubbliche nostre

« vie ( 10) ; e poichè nel 292 crearon Cesari Costanzo Cloro

« e Galerio Massimiano , parmi assai verisimile che a que

« st' occasione e a quest'anno cotesto marmo debbasi ri

« ferire ( 11 ) ».
L'antica via romana , che passava presso Sirmione, da

taluni fu denominata Emilia ( 12 ) , e da altri Gallica .

Il Filiasi sostenne , a mio avviso con molto senno , che


81

questa strada avesse una tale denominazione . « Passava per

Verona, egli scrive , quella , che io diceva via Gallica che

« fu ed è ancora una delle principali strade dell' Italia Set


( tentrionale , attraversandola in tutta la sua lunghezza di

quà dal Pò , come l’Emilia attraversavala al di là , onde

riusciva sommamente frequentata , e di grande importanza.

Venendo dalle Gallie per Torino, Milano, Bergamo, Bre


((
scia, Vicenza ecc . può dirsi che proseguiva fino allo stretto

a di Costantinopoli » ( 13 ) . All ' opinione del Filiasi accedo

no anche il sommo Borghesi ( 14) , ed il Labus ( 15 ) .

Recentemente l'Ab . Luigi Biraghi, con bella ed erudita

memoria , parlò di questa strada , che facendola partire dalla -

Porta Argentea di Milano, la condusse sino a Ponte Aureolo

non lungi da Bergamo . Seguì molto giudiziosamente i luoghi

pe ' quali passava , ricordandone i nomi antichi, e le antichi

tà in essi esistenti , e pubblicando, a maggiore illustrazione

del proprio assunto , una diligente carta topografica descri

vente l'andamento , e le tracce della medesima ( 16 ) . Sa

rebbe stato desiderabile , che quell'erudito scrittore avesse

fatto ricerche , se lungo il tratto di via da esso descrilla ,

esistessero per avventura cippi milliarj, e gli avesse in tale

circostanza resi di pubblico diritto, od almeno accennati.

Al Biraghi tenne dietro, nel tracciare quella strada, il di

ligente Odorici . Egli ci offre parecchi cippi , che trovo oppor

tuno di qui registrare . Tredici miglia romane correvano

« da Ponte Aureolo a Bergamo , così l'erudito scrittore ,

12 da Bergamo a Tellegate , 12 da Tellegate a Tetello ,

« altre dieci da Tetello a Brescia ( 17 ) .


(c
Che Palazzolo fosse un pago romano attraversato da

quella via parrebbe dall'antico nome ( Palatiolum ) .

1
1

1
92

e più dalle colonnette militari che a Palazzolo si disco

C persero ».

Ecco i cippi di Palazzolo :

1.

DD . NN . FL . CLAVDIO

CONSTANTINO . ET

FL JVLIO . CONSTANTIO

NOBB . CAESS . FILIS

D.N. CONSTANTINI

MAXIMI , VICTORIS

AVGVSTI

NEPOTIBvs . DIVI

CONSTANT, PRINCIPIBVS

IVVENTUTIS

2.

IMP . CAESARI D.N. FL

CLAVDIO . IVLIANO
VICTORI . AC . TRIVMPHATORI
SEMPER . AVG . PONT . MAXIMO

IMP . SEPTIES . CONSULI


III , BONO . REIPVBLICAE . NATO

PATRI . PATRIAE . PROCOS

((
Di quivi la strada passava per lo Zocco di Erbusco ;

e lo insegna il cippo militare di colà , dove i MP . XVII


(
risponderebbero mirabilmente colle distanze attuali ».
83

Ecco il cippo opistografo :

IMpp . CAESS .C . AVR

VALERIO . DIOCLE

TIANO . ET.M , AVR

VALERIO . MAXI

MIANO . ET . FLAVIO

VALERIO . CONSTAN

TIO . ET , GALERIO

VAL . MAXIMIANO

NOBILISSIM . CAESS

XVII .

A tergo.

DN . FL

JOVIANO . TRI

VMFATORI . SEM

PER . AVG

XVII ( 18)

Epperò non a sud -ovest di Monte Orfano , si bene a

« nord-est correva l'antica strada ; nè precisamente a Rovalo ,

ma forse un miglio più verso Brescia e qualche cosa più


su verso Bornato collocherei la Mutatio Tetellus : solo

« mezzo a conciliare i X mila passi dell'antico itinerario ,

segnati così da Tellegste à Tetello come da Tetello a


0
Brescia coi cippi militari che ancor ci restano ; perocchè
1

1
1

1
!

84

( ritenendo l'attuale Rovato risulterebbero nove miglia di

quivi à Tellegate , undici da Tetello a Brescia ( 19) ....

« Attraversata la città nostra , passata la porta che poi

« dicemmo di S. Andrea , svolgevasi la via Emilia lungo le

« radici dei nostri colli , e ripiegando a mezzodì verso il

borgo attuale di S. Eufemia dirizzavasi a' campi di Bediz

« zole : testimonianza le lapidi milliarie colà scoperte , ma più


« la Mansio ad Flexum dell' Itinerario Gerosolimitano di

« M. P. XI dalla città ».

Ecco i cippi . Il primo è pure opistografo:

1.

DDDD NNNN

FL CONSTANTINO MAXIMO

VICTORI . SEMPER . AVGVSTO . ET . FL

CLAVD . CONSTANT . ET . FL . IVL . CONSTANTI 1

ET . FL IVL CONSTANTIO NOBB CAESS

A tergo.

DD NN

MAGNO MA

XIMO ET FL VIC

TORI INVIC

TIS ET PERPETVIS

AVGVS

TIS BR P >

IIIIII ( 20)
85
2.

D.D.NN. FL . VALENTINIA

NO . ET . FL . VALENTI . DIVINIS

FRATRIBVS . ET . SEMPER

AVGVSTIS , DEVOTA VE

NETIA CONLOCAVIT

DDD NNN VALENTINIANO

VALENTI ET GRATIANO PERPE

TVIS PIIS FELICIBVS SEMPER

AVGVSTIS .

Nè crederei che questa posata fosse a Ponte S. Marco ;

ma più su verso Ponte di Nove , appo cui le colonne si

rinvenivano , e tenendo press’a poco la direzione di Ma

» guzzano, come pare dal cippo M.P. XXVI colà rinvenuto

a 26 miglia romane precisamente distante da Verona » .

A Maguzzano si discoperse il cippo seguente , dollamente


illustrato dal Labus ( 21 ) :

.. IM ... C ...
MI ...
.C.MI

► TRAIA . . DECCIV ..

. F. AVG.P.M. ОТ

II . COS.II.1..1 .

XXIII

Ch ' egli supplisce così: IMperator . Caesar . Cajus . MEssius .

quintus . TRATAnus . DECCIVs . pius : Felix . AVGustus .

Pontifex . Maximus . tribunitia : po Testate . II . COnSul .

II . Pater . Patriae . millia passuum XXIII.


86

A Rivoltella si rinvenne l ' aliro cippo , ch' ora è allogato

nel nostro Museo ( 22 ) .

IMP . CAES

G.MESSIVS . Q

TRAIAN . DECCIVS

P. F. AVG . P . M . TRIB . POT

II . COS . II . PP I

XVIIII

3 Portò opinione il Labus, seguitato dall ' Odorici , che l'Im

peratore Decio avesse fatta restaurare questa strada scrivendo :

Si sa pure .... che la mischia crudele per cui rassecurossi la

porpora (cioè l'Imperator Decio contro Filippo) , ebbe luogo

presso Verona . Sarò dunque lungi dal segno , se dirò , che


1
« avendo i Veronesi e i Bresciani dovuto sofferire moltissimo

« per questa guerra ; che guaste essendosi le loro strade dai

gravissimi stromenti bellici, volle l’Augusto guiderdonarli col

fargliele risarcire ? E se le tracce incontrastabili di tal ristau

ro sono al di quà di Verona, e sin del Benaco, sarà strano il

supporre, che quivi il fallo d'armi seguisse ? Molti esempi re

« centi e antichi potria soggiugnere per mostrare che la linea

naturale più forte contro chi tien già Verona , fu e sarà sem

pre quella del Mincio . Ma che Decio fosse di quella padro

De par evidente dal sapersi che venia dalla Mesia e dalla

Pannonia, e che in Verona si soffermò. Filippo all'incon

« tro procedente da Roma mosse gli eserciti assai più nu

merosi sulla Gallica come or la chiamano, e sulla Po

stumia ; e ad Arilica dovelte far capo , voleva dire a

Peschiera ( 23 ) .
87

Due ' altri cippi spettanti : quella via , ed indubbiamente


collocati dopo quello di Rivoltella inverso Peschiera , sono

quelli ch'io ricordai tra le lapidi Sirmionesi, e che appartengo

110 agli imperadori Costantino Magno, e Giuliano l'Apostata.

Se il Maffei, allorquando fondò , con tanto pubblico ap

plauso il patrio Museo, facendovi trasportare tanti marmi


,
specialınente tolti da vari paesi dell'agro nostro , avesse di

mostrata la cura d'indicarne la provenienza , ci sarebbe ora

dato conoscere molti altri cippi milliarj esistenti lungo la


Gallica strada, che da Sirmione menava a Verona .

Pur troppo di monumenti di simil genere non conservia

mo particolare memoria.

In prossimità di Sirmione ritrovavasi la famosa selva

detta Litana, o Lucana, di cui a lungo parla il Dionisi ( 24) .

Secondo il Filiasi , essa estendevasi verso il Mantovano , cd

occupava gran parte delle colline che sorgono al sud di Pe

schiera inver la Volta, Cavriana, Valeggio , Pozzolengo ( 25 ) .

Osservava il Maffei che il nome di Selva attribuivasi a quel

luogo ancora ai tempi del Petrarca ( 26) , ed opinava che

la celebre sconfitta data dall'imperatore Claudio ] I , detto il

Gotico agli Alemanni, accadesse in quel luogo ( 27 ) .


1
Conserva tuttavia un tal nome un tratto di terreno che

si estende da Sirmione sin presso Peschiera.


88
CAPO VIII .

SIRMIONE A' TEMPI DE' LONGOBARDI. CUNIMONDO DA SIRMIONE .

TEMPIO DI S. SALVATORE . SUA DESCRIZIONE .

Le vincitrici Aquile Romane , ch'aveano teso l' ardito e

fortunato loro volo dalle sponde del Tebro sino ai più re

moti confini del mondo allor conosciuto , vinte e dome dal

furore di tante barbare genti , che dannate vennero per lungo

volger di secoli ad un abborrito servaggio , dispariano dalla

dominazione del mondo , conservandoscne nelle storie soltanto

registrata la memoria non peritura.

Inferociti popoli conquistatori irruppero sulle belle terre

d ' Italia . Ovunque stragi , devastazioni , e ruine.

Primo tra tutti Odoacre ardì indossare le imperiali insegne,

e fissare nelle terre italiane la stabile sua dimora . Più ambi

zioso e più valente scendea in Italia a contendergli la signoria

Teodorico degli Amali re degli Ostrogoti. Costui assediò il

compettitore in Ravenna, e lo costrinse ad arrendersi, ponen

dolo a morte. Teodorico però, lungi dall'essere distruggitore

delle regioni conquistate , richiamò le tradizioni , gli uffici,

le arti , le leggi , i costumi , e l'esercito ; dilatò col senno e

colla mano il reame d'Italia , restituendo ad essa uno splen


dore che da ben quattro secoli perduto avea .
89

Verona , città prediletta da quel regnante (1) , che decorò

di sontuosi edifizj ( 2 ) , ed in cui tenne frequente soggiorno

per modo da essere denominato da' suoi Teodorico da Verona

( Dietrichs Bern ) (3) , dee certamente essere stata ragguar


devole per prosperità ed opulenza. E fiorente essere dovea

naturalmente il suo territorio , e quindi l ' importante terra


di Sirmione.

Alla morte di Teodorico nuove sventure oppressarono la

nostra Ausonia . I Greci , capitanali da Belisario, e da Narsete ,

che pretendeano discacciare i barbari ritornando la penisola

all'impero d'Oriente , lagrimevoli orme impressero della loro

cupidigia e della loro ferocia nelle terre latine .

Quanto abbia sofferto la patria nostra in quc' tristissimi

giorni, è ben facile argomentarlo dal sapersi, ch ' era riputala


la più forte delle città longobarde (4) , e che sorpresa dal

l ' armeno Artabaso , uno de' capitani imperiali , si fu contro

i Goti teatro funesto di guerresche fazioni (5 ) . E dee aver

assai sofferto l' agro suo devastato al certo dai Greci e dai
Goti. La deplorabile vendetta del greco capitano Narscte,

sopra ricordato , attirava al vagheggiato conquisto d'Italia il

longobardo Alboino , il quale scendea a fondarvi un regno


che ottenere doveva lunga durata .

Dell'importanza di Sirmione a que' tempi bella testimo

nianza ci offre l ’ anoninio ravennate, che fa menzione di quella

terra col nome di città ( civitas ) ( 6) .

Un insigne documento bresciano ricorda un avvenimen

to iinportante accaduto a Sirmione a' giorni di Desiderio


re longobardo , ingegnosamente dimostrato dall ' Odorici sicco

me originario di Brescia, cioè il fatto di Cunimondo nell'anno


765. Ecco le parole di quel valente scrittore : Cunimondo
12
1

90

figliuolo di Cunimondo dell'isola di Sirmione sul lago di

Garda , uomo di splendidi natali e di più splendide fortune, a


« cui lo stesso re Desiderio aveva donate alcune terre, come

« che avvenisse il fiero caso , uccideva Maniperto Gasindo (cor

tigiano ) di Ansa ( 7 ) . Secondo la legge trentesiinasesta di

« Rotari doveva essere dannato a morte ; e benchè pare si fosse

« da Cunimondo redenta , dirò alla longobarda, l'anima sua ,

v Desiderio confiscava secondo l'editto i beni dell'omicida ,

« facendone dono al reale monastero di S. Salvatore in

1 Brescia , cui già dal 560 avea ricevuto sotto la immediata

real protezione . Ma poi rattemprata per le supplicazioni

« della pia regina l ' aspra sentenza , non ne faceva erede il

« claustro verginale che dopo la morte di Cunimondo cui

« furono i suoi beni ad usofrutto restituiti. Nè la indulgente

regina fu paga di quel perdono , e tanto s'adoperò da ot !


1
« tenere a Cunimondo che donar potesse a qualche basilica
1
Sermionense a redenzione dell'anima sua parecchie terre

« delle già confiscate ( 8) .

Altro avvenimento importante per Sirmione nell' epoca

longobarda si fu la fondazione fattavi da Ansa , consorte di


Desiderio, di un piccolo monastero intitolato a S. Salvatore,

e certamente soggetto al bresciano che l' eguagliava di titolo


i
(
e di origine (9) . I pochi resti della basilica , osserva lo

« stesso Odorici, di quel nome sussistono ancora , od esiste


( quand' io venivami disegnan
vano almeno pochi anni sono

do i monumenti di quell'isola col pensiero di porli in

luce ( 10) . Nulla di più probabile che quel monastero si


<<
aprisse dopo la morte di Cunimondo, per la quale tanta

« parte dell'isola di Sermione passava in proprietà del Giu

« liano cenobio , e che Ansilperga ( figlia di Desiderio ) vi


91

((
mandasse alcuna delle nostre vergini per l'istituzione del
* monastico asilo ».

Ell ' è cosa invero lagrimevole , che sia stato dannato a

devastazione e ruina quel piccolo tempio , che ci avrebbe con

servata memoria de monumenti di un ' età , che destò , in que

sti ultimi tempi singolarmente, l'interessamento il più vivo tra

gli eruditi , che vollero a gara formarne il subietto delle loro

dotte investigazioni , lo ne feci disegnare i superstiti avanzi ,


onde conservarne almeno nelle carte la rimembranza .

La Chiesa adunque rappresenta nella sua pianta (Tav. VII.

Fig . I. A. ) un parallelogrammo della lunghezza di m . 24,15 ,

e della larghezza di metri 7.15 . Ha tre pilastri per banda

( Tav . VII . Fig . I. 1. 2. 3. 4. 5. 6 ) . Il tratto più ristretto,


che s'avanza inver la fronte ad un terzo della sua intera

lunghezza ( Tav. VII . Fig . I. ) , è un'aggiunta praticatavi ben

qualche secolo dopo la primiera fondazione.

La parte più vetusta ha di lunghezza metri 15.90 . I

muri della prima offrono la grossezza di metri 0.70, e quelli

della moderna metri 0.60.

Nell ' appendice , fatta posteriormente, sembra non aversi

secondata la linea delle preesistenti pareti , e con avveduto

consiglio a mio avviso , affinchè non perdessero le buone

proporzioni antiche. Così nel collocare i muri moderni a qua


ranta centimetri più all'indietro degli antichi , senza molto di

scapitare nell' area , davasi all' appendice stessa una forma non
altrimenti che d'un antitempio .

I due piloni che ritrovansi alla fine delle aggiunte ( T. VII .

Fig. I. 5. 6 ) , sono formati dallo stesso muro che costituiva

la fronte della cella antica. Eravi un solo altare ( Tav . VII .

Fig . I. 7 ) e si saliva al presbiterio , che si avanzava dal


92

fondo del tempio per metri 4.25 , la mercè di tre gradini

( Tav . VII . Fig . 1. n. 8 ). Esso scompartivasi ad angoli

circolari ( Tav . VII . Fig . I. n. 9. 9 ) , ed alla destra ed

a sinistra dell' altare sorgeano due tribune (Tav . VII . Fig . I.

10, 11 ) . Il presbiterio era coperto da solida volia ( T. VII .

Fig . II . ) , il rimanente , per quanto credo , mediante con

tignazioni a cavalloni. Sopra i pilastri, sorgenti ai lati ,

erano allogati capitelli di varie forine , a seconda dell'uso

praticato in edifizj di simil epoca ( 11 ) , senza ordine di

sorta . Uno tra essi rappresenta una parte di ara romana

di marmo rosso veronese con entrovi sculte rozzamenle alcune

foglie di acanto ( Tav . VII . Fig . III . IV . ) . I piloni crano

quadrati della dimensione di metri 0.61 per ogni lato.

Sotto il presbiterio , alla profondità di tre metri od in

quel torno, esisteva una cripta ( Tav. VII . Fig . V. ) formata

di tre ambienti, il primo alquanto grande nel mezzo ( T. VII .

Fig . V. 1 ), e due più piccoli nei lati ( T. VII . Fig. V. 2. 3) .

Scendeasi in questo solterraneo da due scale collocate fuori

del presbiterio stesso ( T. VII . Fig . V. 4. 5 ) , e contigue alle

: due pareti laterali del tempio. I due piccoli recessi laterali

( Tav. VII. Fig. V. 2. 3 ) teneano comunicazione colle duc

scale , quello di mezzo servisa per uso di sagrestia . Eravi

anche un altare dedicato all ' Angelo Custode ( Tav. VII . i

Fig. V. 6 ) . Da tre fenestre penetrava la luce ne ' luoghi posti

solterra , collocate pella parete del lato posteriore del tempio

( Tav. VII. Fig . V. 7. 8. 9 ).

Dopo la cripta , recandosi verso l'interno del tempio ,

esisteano de' sepolcri , che non potei far discoprire , perchè


interamente manomessi .

In quanto poi spettar possa alla restaurazione, o riduzione


93

del delubro, parmi doversene rinvenir traccia , osservando il

restauro praticato nell' altra chiesa di S. Pietro , di cui par

lerò a suo luogo, accaduto nel 1320 , e che è perfettamente


eguale a quello , che riscontrasi nel nostro tempio del Sal

vatore ( Tav . VII . Fig . 1. n. 12. 13 ) .

Le poche dipinture a fresco , che ancora conservansi ,

sembrano faite dalla stessa mano che pinse quelle del sum

mentovato tempio di S. Pietro , constando dal loro raffronto

essere pressochè eguali nello stile e nel carattere. Rappre

sentano esse al di sopra la Crocifissione ( Tav . VII . Fig. VI . )

con una donna genuflessa senza nimbo , e due angeli pure

genuflessi stringenti nelle mani i consueti drappi ( 12 ) .

Al di sotto scorgonsi due vescovi , indossanti i pontificali

indumenti , col capo cinto del nimbo , e dipinti nella tri

buna posta a destra dell' altare ( Tav. VII . Fig . I. n. 10 ) .

Nella tribuna a sinistra scorgonsi un S. Antonio Abate , e

l'immagine di un santo martire stringente nella destra la

palma , e cinto il capo del nimbo ( Tav . VII . Fig . I. n . 11

e Fig. VII . ) .

Molte altre dipinture adornavano questo tempio , che

ora sono miseramente perite , siccome lo dimostrano le trac

ce esistenti .

Questa chiesa ebbe altro ristauro nel 1686 , siccome consta

dalla seguente memoria in pietra, che conservasi tultavia :

D.S , N

COMMUN . SIRMIONIS . DIC

A.D. CIJ DC LXXXVI

AERE . D. FRANC . Q . JAC . BETTINI


ET . SVO
94

Ch' io leggo così : Deo . Servatori . Nostro COMMUNitas .

SIRMIONIS . Dicavit Anno Domini . CII DC LXXXVI

ARE . Domini . FRANCisci . Quondam . JACobi . BETTINI

ET . SVO ( Tav . VII . Fig . VIII . ) .

I documenti di quest' epoca ricordanti Sirmione sono

collocati in fine dell'opera nel Codicetto Diplomatico Sir


mionese .

1
1

1
93

CAPO IX .

NOTIZIE DI SIRMIONE DAI TEMPI DEI CAROLINGI SINO ALLA

SCALIGERA DOMINAZIONE . DESCRIZIONE DELL'ANTICA


CHIESA DI S. PIETRO IN MALINO .

La dominazione longobarda dovea cedere alla fortuna di

Carlo Magno . Questo invitto , ed avveduto guerriero , segui


tando le orme paterne , e costituendosi difensore de romani

Pontefici, ingiustamente oppressati dai re longobardi , valicate

le Alpi , indonnavasi d'una grande e doviziosa parte d'Italia .

Povere sono le memorie che di que' giorni riferire si

possano alla penisola di Sirmione , che dee aver conservata


tuttavia una certa importanza.

Sappiamo, che l' imperadore de' Francesi donava al Con

vento di S. Gregorio di Tours gran parte della Sirmionese

regione , acciocchè le rendite servir dovessero alla vestizione

de' Monaci di quell'insigne abbazia ( 1 ).

Per quanto tempo i monaci di Tours conservassero il

possesso di que' beni è ignoto ( 2) . Sembra però che non

fosse di lunga durata , dappoichè in un diploma , 8 settem

bre 851 , degli imperatori Lotario e Lodovico II si apprende ,

come confirmassero all' imperatrice Imingarda ed a Gisla i

beni del monastero di S. Salvatore in Brescia , fra' quali il

monastero situato in Sirmione. E così pure in altro diploma

Lodovico II , 13 gennajo 861 , concede alla figlia Gisla ,


96

monaca del suddetto monastero , il godimento dei predetti

beni vita sua naturale durante, fra quali il monastero di Sir

mione. A ciò allude pure altro diploma dello stesso Augusto

in data 28 aprile 868 .

Con altro diploma , 8 luglio 879 , Carlo Manno donava ad

Ermengarda abbadessa dello stesso monastero del Salvadore


di
una peschiera in Sirmione ; donazione confirmata, nel 29
cembre 880 , dall'imperatore Carlo Crasso .

L'imperatore Ollone III confermando, 19 gennajo 997 , al


monastero di S. Salvatore e S. Giulia in Brescia i beni do

nati dagli altri Augusti ricorda il monastero di Sirmione .

L'imperatore Enrico III , nei diplomi 2 maggio 1048 e

9 novembre 1085 , confermando i beni al convento di S. Sal

vatore e di S. Giulia , nomina pure il monastero di Sirmione.

Ritrovo nominati altresì i beni esistenti in Sirmione e confir

mati al monastero di S. Salvatore e di S. Giulia in Brescia

dall'imperatore Lottario III nel 1136, e dall'imperatore Fe

derico I nel 2 gennajo 1185 (3) .

Preziosissime riescono eziandio le bolle de' sommi pon

tefici Pasquale II del 1107 , Callisto II del 1123 , Innocenzo

II del 1133 , di Eugenio III del 1148 , di Lucio III del 184, 1

e d'Innocenzo IV del 1251 , che confermano i beni a quel


l'insigne abbazia .

Dell'importanza della terra di Sirmione a que' giorni ,

bellissima memoria abbiamo , da cui apprendesi come fosse

relta nel 197 da un Podestà , soggetto a quello di Verona,

che denominavasi Guizolo figlio del Conte Gerardo di S. Mar


tino (4 )

Nell'archivio pure di Sirmione rinvenni un volume in

pergamena , che contiene parecchi diplomi indicanli privilegj


97

conceduti da Imperatori e Principi a quella terra , tuttora

inediti , che formeranno parte del Codicetlo Diplomatico da

me superiormente accennato .

Il più antico documento ricordato in quel libro si è un

diploma dell'imperatore Federico II del 1220 , con cui tra

gli altri favori, accorda a ' Sirinionesi la libera pescagione per

tutto il lago .

L' altro diploma del 1267 , che conferma i privilegi con

tenuti nel primo , appartiene all ' imperadore Corrado II .

Altro monumento importante nella penisola di Sirmione

si è l ' antichissimo tempio di S. Pietro in Mavino , già ri

cordato nelle memorie del longobardo Cunimondo.

Questo delubro rappresenta nella sua pianta un paralle

logrammo ( Tav. V. Fig . I. ) della lunghezza di m. 21.30,

e della larghezza di metri 8.33 . La sua porta d'ingresso

( Tav. V. Fig . I. n . 1 ) , della larghezza di 2 metri , è rivolta

a ponente. Nel fondo , ove ritrovasi il presbiterio , scorgonsi

tre absidi ( T. V. Fig . I. 2. 3. 4 , e Fig . VII . ) , delle quali la

più grande è quella ove scorgesi locato l'altar maggiore della

larghezza di m . 3.70, e dell'altezza di m . 5.20 , con un mezzo


diametro di profondità. Le due laterali sono più piccole, ce

hanno la larghezza di m. 1.41 , l'altezza di m . 4.10 , e la

profondità di mezzo diametro . In luogo di altare havvi un

piedestallo di forma alquanto rastremata , dell'altezza di me

tri 1.25 , e della larghezza al piede di m . 0.60 ( Tav . V.

Fig . 1. 5. 6 , e Fig. VII .). Di queste due nicchie, quella situata

alla destra del maggior altare è dedicata alla B. Vergine ,

l' altra posta alla sinistra, all' Arcangelo S. Michele ( 5 ) .

La soffitta del tempio è fatta con contignazioni a caval


98

loni. La sua altezza sino all'intravatura è di m. 7 , e sino


al culmine di m . 8.10.

La parete destra , incominciando dal lato delle absidi ,

per m . 4.50 progredisce in senso divergente in fuori


e sporge

per centimetri 50 ( Tav. V. Fig . I. n . 7 ). In questo punto

forma un angolo ottuso, e scorre dappoi para ela alla parete


sinistra sino alla facciata . A cagione di tale convergenza la

pianta diminuisce in larghezza, e non ha che metri 7.95 .

A metri 10 dall'ingresso alla destra dell' altar maggiore

rinviensi una cappella dedicata a S. Nicola ( Tav. V. B. ) ,

della larghezza di m. 2.73 , e della profondità di m . 4.25 .


Si passa in appresso alla sagrestia , ed all'abitazione del

cappellano ( Tav. V. Fig . I. C. D. ). A cagione della loro

profonda solitudine quelle abilazioni portano il nome di ere

milaggio , e sono del tutto abbandonate e neglette ( 6) .

Al lato sinistro dell'altar maggiore , a metri tre all' in

circa verso l'ingresso , ritrovasi altra porta che dà accesso

alla chiesa da quella banda. Su questo stesso lato dalla

parte esterna elevasi il campanile ( Tav . V. Fig. I. E. ) ,

ch ' è situato a m. 5.90 dall'angolo del lato posteriore. Esso

è di base quadrata , ed ha per ogni latom. 3.10 di lar

ghezza. La grossezza del suo muro è di m . 0.90 , e la sua

altezza è di m. 17 , od in quel torno ( Tav . V. Fig . 1 ) . 2, e

Fig . VII . ) . Aveva il suo ingresso dalla parte esterna del tempio
( Tav. V. Fig. II . 1 ) , e dalla parte rivolta al lato posteriore

( Tav. V. Fig . I. 9 ) , che ora è olturalo . L'attuale suo accesso

è dall'interno della chiesa ( Tav. V. Fig. I. Jo ) .

La costruzione è tutta ad opera incerta ( Tav . V. Fig . II .

1) . 9 ) , cioè negli angoli a massi quadrati di pietra , ed in

ternamente quasi per intero a gran ciolloli legati ora con

1
1

99

corsi di mattoni , ed ora mercè scaglia di selce oltre parec

chi materiali , che servirono certamente, a fabbriche preesistenti

cioè rocchi di colonne , pezzi di pietra sagomata , ed anche


$, un pezzo di marmo traforato di forma rotonda , e del dia

metro di centimetri 25. Il lavoro venne eseguito con negli


genza siffatta, da minacciare continuamente rovina .

Alla cima ebbe un risarcimento ( Tav . V. Fig . II. 3 ) ,

ed un rialzo per in . 3 all'incirca. Tale ristauro è tutto ad

opera laterizia , e potrebbe aver avuto luogo nella restaura

zione generale della chiesa avvenuta nel 1320 .

Un'accurata disamina da me portata all' edifizio mi fa

rebbe supporre, che avesse servito almeno in parte a qualche


altro uso, e forse ad un tempio pagano .

Le di muratura ( Tav . V. Fig . II . ) grandiosa ,


opere

esalla ed identica a quella delle Grotte , l ' elegante propor

zione de ' tre emicicli , che non si riconosceva sino alla riedi

ficazione del 1320 , sorreggono la mia opinione.

Le fenestre praticate nelle absidi , che furono otturate

nella suddetla epoca , sebbene ad uso antico , e de ' primi

tempi del cristianesimo , e l'opera di muratura rozza e mal

eseguita , e più di tutto le fenditure cagionate da esse , di

mostrano evidentemente un lavoro che non esisteva da pria .


D'antico vi è tutto il tratto di muro che diverge , posto

alla parte destra del tempio sino all'angolo otłuso ( Tav. V.

Fig . II . n . 10 ) , e così pure tutte le fondamenta della parte

sinistra per l'altezza d'oltre un metro sopra terra ( Tav. V.

Fig . I. 10 ) tracciato nella pianta in nuovo , il quale avea la

grossezza di 75 centimelri , mentre i muri moderni l'hanno

di centimetri 65. Tulto il resto è opera posteriore , e d'at

tribuirsi quasi per intero al 1320 (7 ) .


100

I muri del ristauro sono pure in istato di deperimento ,

e dal lato destro inver la facciata pendono all ' infuori per
ben 40 centimetri.

Questa medesima chiesa subì pure un altro ristauro nel

1827 , ma di poco momento .

Dipinture esistere doveano nella facciata, ma ora sono del

tutto smarrite . Vennero incastrati ne' muri diversi pezzi di

marmo lavorato somiglianti a quelli , che si disco persero tra

le macerie dell'antico palagio ( Tav. V. Fig . III . e IV . ) .

Scorgesi altresì infitto nel muro un pezzo di mattone, in cui

è scolpito con caratteri del tempo l'anno 1320 epoca della

riedificazione ( Tav. V. Fig . V. ) . Serve a questo stesso tem

pio ad uso di avello l' acqua benedetta un pezzo inca


per
vato di marmo greco di epoca romana , e di buono stile

( Tav . V. Fig . VI . ) .

Questo stesso delubro era nell'interno tutto dipinto a


1
buon fresco, siccome era costumanza a que' tempi , e verano

rappresentati molti santi de ' più celebri presso la cristianità.


La loro distribuzione era alla foggia di quanto pratica

vasi ne' primi tempi cristiani , cioè col pingere nel Catino

dell'abside maggiore il Redentore a figura colossale , cinto

dell' arco baleno, e tra due arbusti , che s'assomiglierebbero

a sicomori ( Tav . VI . Fig . I. n . 1. 6. 7 ). Al lato destro

scorgevasi la Vergine genollessa , cinta del nimbo , e colla

palla ( 8) , ed un angelo alato , pure col nimbo , che stringe

nelle mani una tromba ( Tav . VI . Fig. I. 2 ) . Alla sinistra

è genuflesso s . Giovanni Battista, e presso ad esso ritrovasi

un angelo in piedi pur colla tromba ( Tav. VI . Fig . I. 3 ).

Ai piedi dalla banda destra vedesi un piccolo recinto ove

allogale ritrovansi figure rappresentanti le anime de' giusti, e


101

dalla banda sinistra in altro recinto quelle de reprobi , cir

condate da serpi che le dilaniano ( Tav . V. Fig . I. 4. 5 ).

Nelle due absidi laterali con figure del medesimo stile e

della stessa epoca sono dipinte in quella a destra la Vergi

ne colla corona radiata seduta sul trono , e co' piedi pog.

gianti sull' ipopodio , stringendo nelle braccia il bambino . Al


di sopra scorgonsi due angeli alati, e lateralmente al suddello

trono due santi con nimbo, uno de' quali tiene in una mano

un libro , e l'altro una fascia. In quella a sinistra poi è

rappresentata la Crocifissione colla Vergine svenuta in braccio

alle tre donne da una parte , e l' evangelista s . Giovanni

dall ' altra. Al di sopra della croce veggonsi due angeli alati .

Tutte queste figure hanno il capo cinto del nimbo .

Al di sotto di questa rappresentazione sulla linea per

pendicolare della curva dell'abside scorgonsi schierati gli


Apostoli ( Tav . VI . Fig . I. n . 8 ) in lunga fila, ed in diffe

renti atteggiamenti a somiglianza di quelli , che ne' prischi


tempi rappresentavansi ne' mosaici .

Nelle mani di s . Simone è la leggenda , indicante l' epo


ca del ristauro della Chiesa :

ANNO DNI M

ĈĊĊ XX

INDIC .. E

QUARTA

Soltanto sul capo di sette Apostoli sta scritto il nome ,


cioè a destra s . MATTEVS . S . IACOB . S . PHILIP , ed a si

nistra s . SIMO . S . TAD . S . mvs (Marcus) s . PAVLV .


102

Le dipintore vennero eseguite in quattro epoche , ed esi

stono quindi quattro strati di calce visibili sui quali appunto

si pinse .

Due epoche sono anteriori al 1321 , la terza si riferisce

al ristauro generale della chiesa , la quarta ha la data del 1525 .

Le prime riscontransi in quel dipinto , che ritrovasi a

mano destra entrando dalla porta laterale, e che rappresenta

la Beata Vergine col capo cinto da corona radiata ( 9) , c

s . Giuseppe a tutta figura con appiedi un obblatore genuflesso

( Tav. VI . Fig . II . n . 1. 2 ). Al di sopra scorgesi altro strato

su cui erano figurate le stesse cose ( Tav. V. Fig . II . 3 . 4 ) .

La terza , cioè del 1321 , in cui , siccome osservai di so


pra , fu dipinta l'intera chiesa , è indicata dai santi Antonio

abate e Pietro , disposti alla sinistra delle succitate figure

( Tav . V. Fig . II . n. 5. 6 ) , ove la calce va precisamente a

distendersi sopra gli altri due strati . Questi due ultimi Santi

sono pinti dallo stesso pennello , che dipinse l'intero tempio .

Conservansi ancora nella parte destra per entro l'abside

maggiore tre altre figure di Santi (T. V. Fig . I. 10. U. 12 )

di una dimensione minore delle altre , ch' erano al di sotto

dei dipinti della terza epoca , e che a cagione della loro roz

zezza di stile , sono d'ascriversi a tempi ben più remoti .

La quarta epoca poi viene segnata nella piccola abside ,

in cui è dipinto l'Arcangelo S. Michele ( 10) , a destra del

l'altar maggiore ( Tav. V. Fig . JII . n. 1 ). Dall'una banda ,

e dall'altra dell'Arcangelo sono dipinti i due santi Giuseppe

© Rocco ( Tav . V , Fig . III . n. 2. 3 ) di maniera posteriore

di molto ai primi , ov'è marcato l'anno 1525 in cui ven

nero dipinti.
Della terza epoca sono eziandio la s . Maria Maddalena
105

tra dne angeli colle due Sante ai lati ( Tav. V. Fig . IV. ) ,

s. Anna colla Vergine in grembo stringente il bambino

( Tav . V. Fig . V. ) , ed il s . Ģiovanni coi due obblatori

genuflessi da un lato ( Tav. V. Fig. VI . ) , che si ritrovano

sulla parete nel fondo della chiesa inver la porta d'ingresso .

Alla medesima epoca appartengono le cinque figure di

Santi, appiedi d ' uno de' quali , che rappresenta s. Antonio

abate , veggonsi genuflessi tre obblatori , che vennero discoper

ti allorquando io faceva rilevare il disegno di quelle di


pinture , e ch ' erano barbaramente coperti da un intonaco

sovrapposto ( Tav. VI. Fig . VII. ).

Spettava alla chiesa di S. Pietro una piccola campana

dell'altezza di metri 0.63 , e della larghezza alla bocca di

metri 0.40 , che ricorda l ' epoca del 1366 , e che ora ri

trovasi collocata sul campanile dell ' oratorio della Disciplina

colla seguente iscrizione in carattere del tempo ( Tav . V.


Fig . VIII . )

MAGISTER . JACOBT : MC ...

AVE : MARIA : GRATIA :

PLENA : DOMINVS : TECVM

+ M CCC LX VI +

Sarebbe assolutamente impossibile determinare il motivo ,

per cui venne denominato quel tempio , nel documento di Cu


nimondo, in Marino . Lascio agli etimologisti il deciferarne il

significato .
104

САРО Х.

SIRMIONE A' TEMPI DELLA DOMINAZIONE SCALIGERA . DESCRIZIONE


DI SIRMIONE A QUE' GIORNI , E DEL CASTELLO . I PATARINI A
SIRMIONE . PRIVILEGI CONCESSI A QUELLA TERRA DAI SIGNORI
DELLA SO A , DAI VISCONTI, E DAI CARRARESI .

È incerto in qual ' epoca la famiglia della Scala siasi resa

padrona di Sirmione . Secondo alcuni scrittori , nè so con qual

fondamento , si volle , che ne fosse investita sino dai tempi

di Carlo Magno ( 1 ).
Formidabile arnese di guerra sorge il castello erettovi

dagli Scaligeri . Scorgonsi ancora le sculte scale sulla porta


di esso senza portare però il santo augello.
Le opere in quella terra di epoca scaligera sono a dir

vero importanti .

La prima parte di esse è rappresentata dalla cerchia di

di mura , con cui venne cinto il paese .

In luogo di usare della rocca da ' romani costrutta , siccome

dimostrai , occuparono que' Signori la parte piana soltanto del


paese attaccandosi alle bastite del castello . Così si ebbe l'in

tendimento di riunire tutte le forze di terra e di acqua .

La suddetta cerchia scaligera ha suo principio dal ca

stello inverso il lago , ed all'estremità della fossa che lo cir


conda ( Tav. I. n . 36 ) sino alla Torre angolare quadrata

che sorge sulla sponda del lago posteriormente alla chiesa


105

parrocchiale, segnando in questo tratto il lato orientale non

in linea retta , ma a risalti grandissimi ( T. I. 37. T. VII . 1 ) .


Da quesla torre muove tutta la lunghezza della via detta

di Fovea Magna, che accennai di sopra ( Tav. I. 38 ) , cioè


l'antica fossa che all'esterno difendeva la cittadella , e fa

cendo parte longitudinale della chiesa parrocchiale, si ferma ad

una gran torre che costituisce la porta d'ingresso ( T. I. 39) .

Questa porta ha due aditi , l ' uno grande pel transito dei
! piccolo alla destra per quelli che passano
ruolabili , e l ' altro

! a piedi . Dagl' indizj superstiti chiaramente apparisce , che ivi

esistea un ponte levatojo all'uso saracinesco , mentre la porta


è pur fatt nella foggia medesima con bella connessione di
a

piccoli massi di pietra gli uni agli altri sovrapposti.

Sopra la porta ritrovansi due stanze , che ora servono

di residenza comunale , aventi una fenestra di sincrona co

struzione respiciente la parte esterna quasi al di sotto delle

merlature , e nella cui pietra inferiore vedesi sculto in uno

scudo un grifone alato, stemma gentilizio del comune .

Questa torre d'ingresso avanzavasi dalla linea della mura

per 15 metri , od in quel torno . Alla sinistra di essa conti

nua la cerchia in retla linea sino al lago , ove termina in

altra torre quadrata , ora vicina a totale distruzione ( Tav . I.

n. 40 ) . Così era segnato il secondo lato delle mura rivolto


a settentrione.

Da questa cerchia la torre volgeva di bel nuovo ad an

golo , e terminava contro il braccio destro del porto Gazzara

( Tav . I. 41 ) . Prendea poi il suo corso al di là del braccio

sinistro del porto stesso ( Tav , I. 42 ) , scorrca attraversando

la piazza attuale del paese ( Tav. I. H. ) , e compieva il

proprio lato occidentale ad altra torre quadrata , che vedesi


14
106

nelle case del signor Sebastiano Marchi ( Tav. I. 43 ) . Da

questa torre poi le mura , descrivendo il quarto lato rivolto

a mezzodì, univansi ad altra torre ove ritrovasi l'ingresso at

tuale del paese dalla banda dell ' islmo , contiguo a quelle che

cingono le fosse del castello (( Tav. I. i e Tav. VII . .2 ) .

Il castello avea tre ingressi , due dalla parte di terra, ed

uno da quella del lago ( Tav . I. 44. 45. 46 ) . Di quelli

dalla banda di terra , uno era situato nell'interno del pac

se ( Tav . I. n. 44 ) , e precisamente di fronte alla piazza

( Tav. I. H. ) , pel quale si entrava a mezzo d'un ponte

levatojo a duplice ingresso l' uno piccolo e l'altro più grande .

L'altro ( Tav. I. 45 ) avea l'accesso la mercè d'un ponte


paes e alla sinistra del
levatojo dalla parte esterna del paese ,, ed

primo .

L'interno del castello è formato da due recinti. Nel primo,

che racchiude il mastio postovi nel fondo ( Tav . I. Z. ) ,

esistono il quartiere pel presidio , e gli altri edifizj pegli usi


di secondo ove si ha accesso a tutti i
guerra . Il è quello

rivellini, e gallerie , che girano all' intorno delle mura ed alle

ferritoje.

Dal primo recinto si passa al secondo a mezzo d'un

ponte levatojo ( Tav. I. 44 ) , collocato sulla linea medesima

dell' altro, per cui si passa alla parte esterna dell' istmo

( Tav. I. 45 ) . Nella seconda cerchia è compreso il porto

( Tav. I. X. ) , il quale per essere esposto , siccome avvertii ,

alla continua violenza dei venti settentrionali , ha sofferto di

inolto, ed è reso quasi inservibile, perchè ostrutto da ghiaja

omerata dall ' imperversare de' marosi .

La bocca del porto è rivolta ad est ( Tav. I. 46 ) verso

l ' angolo sud - est , perchè meno esposta all' infuriare de ' fluiti.

1
107

L' opera di muratura è grandiosa ed esatla , e può ben

dirsi del più bel genere saracinesco, e nella solidità non in

feriore alle opere di costruzionc romana .

Del castello , che rende tanto pittoresca la veduta di Sir

mione dalla banda del lago , così scriveva l’Arici :

Fiero arnese di guerra, alta una Rocca

Quinci sovrasta agli umili abituri,

Cui forse ampio palagio iva congiunto :

Seggio un tempo e securo ozio ai possenti

Scaligeri. Dal culmine dirotto

In fino ai piè la torre si pertugia

Di vedette ; e fra i merli,, aspri d' agute


Punte e di ferrei dicchi, ancor s' impronta

L'avita Scala, e suvvi il Santo Augello.

Le solitarie e grigie torri di quella bastita manifestamente

dimostrano le tracce dell'abbandono , e le offese del tempo

distruggitore, per cui giustamente cantava lo stesso poeta :

Silenzio e solitudine possiede

1 Ora quel loco , che si sfascia e crolla

Per lunga elade ; c a chi il risguarda un senso

Melte ancor di paura , un brividio,

Una mestizia : ricordando i feri

Tempi del sangue , e il ruggine e i furori

Dell ' ignoranza, onde l'Italia afflitta

Per temute discordie andò divisa .

Sibila al vento in su gli aplustri, e dentro

L'ampic sale la falce e il cardo irsulo ;


108

Dai guardati spiragli a suo grand' agio

Lascia Aracne cader le polverose

Sue tele , e mille augelli e mille mostri


Avversi al di la sotterranea chiostra

Tengon del loco ; e del cadente sole

Odi importuno e querulo dall'alto

Della rocca accusar l ' ultimo raggio

Il feral gufo , ed invocar la notte .

E già , caduta ogn ' aura , intorno il lago

Chelo posa ; sommesso ognor più intendi

Degli augelli il sussurro , e vie più l'ombra

S'addensa , e della florida collina

Le verdi cime di salir ne toglie .

Gli avanzi d'altri edifizj sparsi per la terra , nel ricor


1

dare la maniera di edificare di que' tempi , ci ammaestrano ,

che Sirmione dovea essere fiorente nell'epoca della signoria

scaligera .

L'avvenimento più grande, che sia stato registrato nelle

cronache relativo a Sirmione a' giorni scaligeri , si fu l' ar

resto ed il castigo inflitto agli eretici Patarini , che vi si


erano annidati .

È d' istruisca i miei leggitori intorno a questa


uopo ch' io

eresia , che infestò per lungo volger di tempo singolarmente

le nostre contrade. Non potrei farlo meglio , che riportando

quanto intorno a questo argomento, dettava testè, il chiaris


simo Cesare Cantù ( 2) , il quale raccolse in proposito quanto

se ne poteva sapere .

Catari, Patarini, son i nomi ripetuti , ma nessuno ce

ne lasciò un ragguaglio , un simbolo ; sicchè noi , pur


109

« volendo soddisfare alla meglio una giusta curiosità , raci

« moleremo il poco che si possa , non foss' altro per dire ,


Non ne sappiamo altro .

I varj modi di spiegar l'esistenza del male, e il come

« lo spirito cadesse nella materia , fin dai tempi cattolici die


« dero origine alle eresie di Simon Mago , di Basilide , di

Marcione , di Valentino , di Bardesane . Maggior nome ot

« tenne Manete , da cui i Manichei, che ricorsero all'esistenza

« di due principj , uno autor del bene , l' altro del male ,

« dalla cui opposizione o dal cui concorso derivassero il

« mondo e quanto in esso accade. Come avviene di tutte le


spiegazioni volgari , questa fu adottata volentieri , sebbene

assurda , giacchè pone il male in Dio , la cui essenza è la

« bontà senza misura , comunque sia soltanto un ' irragionevole


<<
argomentazione dell'umana superbia , che il bene e il male,

il perfetto e l'imperfetto giudica dal proprio individuale


« interesse .

Quest' opinione penetrò anche in Italia , e mai non

perdette voce , sicchè ancora nel 496 , Gelasio papa la


<<
condannava : ma meglio si diffuse in Oriente , vi prospera
<
va nel settimo secolo , ed ebbe gran dottori , e persecuzioni

e guerre . Scadendo il secolo IX l'imperatore Basilio Ma


« cedone a Tibrica , fortezza de' Manichei nell ' Armenia , inviò

Pietro di Sicilia per trattare il cambio de prigionieri .

« Pietro avendo scoperto che essi s'accingevano ad aposto

« lare la Bulgaria , compose un libro a confutarli e lo inviò

« per antidoto colà . Ma poco profiliò : eiManichei vi si

estesero tanto , che ne trassero il nome di Bulgari. Nel

1153 se li raccolse intorno un Paolo da Samosata , dal

quale furono cognominati Pauliciani , e cercarono quiete fra


110

i monti ; ma ivi pure vennero molestati prima da Leone


(
Isaurico nel 1222 , poi dai successori suoi .

Leggo in un antico che quella credenza passò dalla

Bulgaria in Lombardia , e un Marco , ordinato colà , qui

facea da vescovo sulla Lombardia , la Marca , la Toscana .


( Essendo poi sopraggiunto un altro nominato papa Niceta di

Costantinopoli, nel 1167 , riprovò l'ordine della Bulgaria ,

« e Marco ricevette l'ordine della Drungaria ( 3 ) . Ove giaccia


« la Drungaria , mel chiedereste invano (4) ; ma anche frà

Rainero , di cui or ora parleremo , dice che le chiese ma

« nichee di Drungaria e di Bulgaria diedero origine alle

altre d'Italia e di Francia . In Francia vogliono quest ' ere


4C
sia portata da una Italiana ; e fu scoperta primamente in
Orleans nel 1017 , regnando Roberto ( 5 ).

« Giesler di Gottinga , uno degli ultimi e meglio solidi

« storici della Chiesa , sostiene che il manicheismo non pe

risse mai in Italia fin all'XI secolo , quando i nostri nelle

« crociate conobbero i manichei d'Oriente , e credettero ab

« bellirsi coll ' attribuirsi origine orientale . Fatto è che qui

erano conosciuti col nome di Catarini e Patarini. Catari

« in greco significa puri ( 6) ; ed è comune a tutte le selle


U
il pretendersi riformalori , e perciò più mondi : e oggi stes

so la crema ( spesso non altro che crema battuta ) di


qualche partito si arroga il titolo di Puritani . Gli elimo

« logisti ( genia inestinguibilmente ridicola ) vollero trar quel


(C
nome da Katz che in tedesco suona gatlo : o da Kanzer

« o Kezzer, parole di scherno , o da quatten garrire. Pata

rino, se non è corrotto da Catarino , verrebbe da pati ,

« per esprimere gente , data od esposta alle penitenze: onde


(
in una costituzione di Federico Il si legge : in exemplum

!
1

martyrum , qui pro fide catholica martyria subierunt, Pa

« tarenos se nominant, veluti expositos passioni ( 7 ) ; ed

anche le assise siciliane di Carlo d'Anjou portano nel


« francese d'allora : Li vice de ceaus sont coneu par leur

« anciens nons , et ne vueulent mie qu' il soient apelé par

« leur propres nons , mais s'appellent Patarins par aucune

excellence , et entendent que Patarins vaut autant come

« chose abandonnée à souffrir passion en lessemble des

Martyrs, qui soufrirent torment pour la saint foy ( 8) .

« Altri stillarono diversa origine ; e chi dal Pater noster

ch'essi recitavano sovente , come via alla salute ; chi lo fa

« nato in Milano nel secolo XI , quando una parte del clero

« che pretendeva serbar il diritto d'ammogliarsi , ai seguaci

della disciplina di Roma dava il soprannome di Patarini,


applicato colla prodigalità e coll' indeterminatezza che si

sogliono i nomi di partiti ; e per poco che uno sappia


delle rivoluzioni che possono subire le parole , non si me

raviglierà che , prevalendo la parte romana , quel nome di

« scherno sia caduto a designare i preti concubinarj. Costoro


a Milano soleano ridursi a celebrare la messa in una via

( che da ciò ebbe il nome di contrada de' Patari ; e perchè

« in quella via teneano bottega i rigattieri , come in altre gli

armoraj, i borsinari , i mercanti d'oro , gli orefici, paltàro

« nel dialetto milanese indicò il rigattiere ; altra vicenda delle


K
parole . In fine quel nome venne ad indicare un eretico qua

lunque ( 9 ) , per una di quelle confusioni , tanto comode

ai sofisti, per cui , al modo delle epidemie , si suol a certi

tempi infliggere certe colpe a tutti quei che si vogliono

calunniare ; come da principio dicevasi cristiani , poi gno

stici , poi nel medio evo ebrei , poi tempo fa giacobini , e


112

jeri liberali, e oggi ..... Se fra Cataro e Patarino cor

« resse divario non sappiamo , e noi gli adopreremo come


( sinonimi.

« In Milano , centro di questa eresia , distinguevansi i

« Catari in nuovi e vecchi . I recchi dalla Dalmazia , dalla

Croazia , dalla Bulgaria , erano venuti a Milano prima che

altrove , e cresciutivi singolarmente allorchè Federigo Bar

« barossa li favoriva per far dispetto ad Alessandro papa ..

I nuovi erano capitati circa il 1176 dalla Francia , ove ,

principalmente sotto la protezione di Raimondo conte di

Tolosa , erano fioriti in Alby nell' alta Linguadocca , donde

il nome di Albigesi .

Anche Valdesi furono detti , alcun pretende da Pietro

Waldo , ricco borghese di Lione. Stava egli con varj amici

discorrendo avanti alla sua casa , quando un d' essi cadde

« morto stecchito . Rimasero gli astanti al caso ; e Waldo

cominciò predicar loro il nulla della vita umana , la ne


« cessità di emendar la vita e il cuore ; largheggiò in limo

« sine , fece volgarizzare il vangelo da un povero scolaro ,

« e tolse ad interpretarlo a modo suo , e cresciuto di par

tigiani e d' ardimento, si estese fin a Roma . Qual è quel


« rivoluzionario che non cominci dal domandar riforme ?

« Anche Waldo , circa il 1180 , cominciò a criticare la

chiesa visibile ( 10) : gli antichi decreti di essa , e la sen

« tenza dei Padri non aver valore nulla più che le sco

« muniche e l'assoluzione e le indulgenze e l'acqua benedetta

e i pellegrinaggi ; nessun santo eccetto gli apostoli; pre

stigi i miracoli ; inutilità le feste e l'invocazione dei santi,

« essendo Cristo unico mediatore fra Dio e gli uomini :

quanlunque riprovasse le immagini , pure conservava il


113

Crocifisso , ma su croce mozza in forma di Tall'antica

« e coi piedi confitti un sopra l'altro , lo che parea scandalo

quando faceasi sempre con quattro chiodi. I Valdesi pre

« tendono però a più antichi natali , esser contemporanei

« delle apostoliche chiese , e separati al tempo che Silvestro

« papa corruppe ( dicono ) la chiesa ; o almeno fin a Clau

« dio vescovo di Torino, il quale, verso l ' 830 , impugnò il

culto delle immagini, i pelegrinaggi, e citato a un concilio

non volle andarvi dicendolo congregationem asinorum . Del

« resto la chiesa de ' Valdesi , della quale tanto si scrisse ai

« . nostri giorni , va distinta dai Catari come più Cristiana e


« aliena dalla dualità : mentre i dualisti non sono punto cri

stiani , non variando in alcun punto ma nell'essenza , e

repudiando la trinità e l'incarnazione.

« Dal nome poi d'un capo , o dal luogo , o da alcun

accidente , derivarono pure le denominazioni di Poveri di

Lione, Gazari , Arnaldisti, Giuseppini, Leonisti , Bulgari

( 11 ) , Circoncisi , Pubblicani, Inzabbalati , Comisti ( che

« alcuno volle chiamati così da Como ) Credenti di Milano ,

« Credenti di Bagnolo, di Concorezzo, Vanni, Fursci, Ro


mulari, Carantari.

« In peggior pecoreccio entrerebbe chi volesse divisare

« le loro credenze . Un capo proprio non ebbero che pre

« dicasse dottrine fisse : non ebbero , o almeno non arrivò

a noi un libro simbolico di loro credenza ( 12 ) ; e san

« Bernardo dice che , mentre gli altri eretici si palesano e

predicano, questi non cercano che rimpiattarsi .

È dunque forza attenerci al poco che , per incidenza ,

ne dissero i cronisti , avversi a loro ; a qualche brano di


( processo, e ai libri di coloro che li confutarono,


114

Fra i quali , al caso nostro fa il ricordare prima di

« tutti il venerabile padre Moneta cremonese ; uom dissolu

10 , che sentendo predicar a Bologna Reginaldo d ' Orleans ,

« si convertà, e fatto censore della fede in Milano, tamquam

« leo rugiens , si scagliò contro gli eretici , e scrisse una

« Summa theologica a confutarli ( 13 ) , nel mentre accendeva

« i roghi per arderli.

Anche frà Rainero Saccone piacentino , dopo essere

« vissuto diciassette anni cataro, si convertì, li perseguitò col

fuoco , colla spada , coi libri. Buonaccorso , che era stato

vescovo de' Catari in Milano, li confutò nella Manifestatio

« haereseos Catharorum Bonaccursi quondam magistri illo

« rum Mediolani ( 14) , opera che ai Milanesi egli indirizza .

« Da questi , da altri moderni, da varie cose manoscritte che

« ho potuto consultare , si raccoglie quanto basti per potere

( noi che nè siamo teologi , nè veniamo a sviscerare il

« tema filosofico ) adombrarne e il fondo metafisico e l ' ap

plicazione .

« Del dogma era base la dualità , cioè essere il mondo

« opera di due principj , uno malvagio , uno buono ; e il

primo avere fatto tutto ciò ch ' è visibile , e dettato l' anti

co Testamento ;‫ܪ‬ principio di menzogna, giacchè avea detto

« ad Adamo , Se mangerai il pomo morrai , e Adamo non

« morì ; principio di sterininio , perchè uccise tanti nel dilu

vio , bruciò tanti a Sodoma e Gomorra , tanti affogò nel

mar Rosso , comandò tanti assassinj a Mosè e Davidde .

« Del nuovo Testamento ammettevano soltanto i quattro


« Evangeli , le epistole di San Paolo colle sette canoniche ,
k
e l ' Apocalisse .
Ne seguiva come applicazione l'abolir la religione
115

positiva , e la famiglia e la proprietà ; quella chiamando

„ una servitù contro natura , questa un furto contro la na

turale eguaglianza .

> Voi vedete che trattasi di quistioni affatto affatto odierno ;

e la storia in fatto trae la principal sua utilità dal ripro

durvisi sempre i medesimi problemi, con dati che differi


scono secondo le età e le nazioni . Ma come oggi le questioni

> sociali noi attacchiamo alla politica , così allora alla reli

gione , unica regola delle azioni , unico scopo del pensiero ;


alla fede si ricorreva, pur combattendola ; citavasi il Van

gelo anche a sostegno degli errori ; i quali perciò si


chiamavano eresie .

E poichè ogni secolo vuol riconoscer se stesso nei

12 precedenti , ed amici e nemici trovarono nei Catari del

XIII secolo gli errori o le verità de' presenti socialisti e

comunisti. Che però l' accomunamento dei beni e delle

> donne non ne fosse dogma universale n'è prova il silenzio

> de' libri loro conservati dai Valdesi subalpini e di quelli

dei loro avversarj ( 15 ) , nè il Vaissette ( 16) gli adduce

>> negli errori che enumera degli Albigesi . Come poi sareb

bero stati favoriti dai più grandi signori della Francia

,, meridionale , qualora avessero impugnata la proprietà in


dividuale ?

Anzi questo favore dato loro dai signori ci ricorda come,

anche nel secolo ora passato , quando i filosofisti bandirono

» guerra all ' infame, cioè alla religione della virtù , del sagri

92 fizio, della carità , ebbero aderenti i felici del mondo , i lettera

ti , i principi . Laonde anche quella de' Catari noi la vediamo

,, piuttosto come una rivolta de ' laici contro il clero , spinta

a negare non solo i possessi , ma anche l'autorità della


116

99 Chiesa . Come dunque tutti quelli che vollero abbatter il

,, dogma , essi cominciarono dall ' attaccar le forme ; ed ap

poggiati all ' apostolico Obedire oportet magis Deo quam

hominibus, impugnavano ogni autorità , il papa , i vescovi ,


„ i riti della Chiesa, i canoni , le decretali , escludevano ogni

dominio temporale dei preti . A udirli, la Chiesa è la Ba

bilonia , che fornica sul fiume nell ' Apocalisse ; il culto dee

ricondursi alla semplicità primitiva ; nessun divario spiri

2 tuale fra il laico e il sacerdote , e ciascun fedele può eser

citare il sacro ministero , purchè nel faccia degno la pietà ;

„ non è indelebile il carattere sacerdotale, nè vagliono i sa

cramenti , amministrati da mani impure . Cotesti prelati

doviziosi , cotesti pingui abati , cotesti monaci ozianti cedano

il luogo a ministri poveri , viventi delle proprie mani , come

> gli apostoli . Furono essi che , per tirar danaro dai creduli,

inventarono il culto della Vergine , dei Santi , delle reliquie,

tanti falsi miracoli , le indulgenze, la confessione auricolare,

97 l ' assoluzione de' peccati . Da loro viene il dogma della tran

„ sustanziazione ; mentre la messa non è che un trovato del

demonio . Silvestro papa nè Lorenzo asserivano non essere

,, santi ; rifiutavano l ' estrema unzione , il purgatorio e di


,, conseguenza i suffragi pei morti , l'intercessione dei santi ,

92 e l'Ave Maria . Per contrarre il matrimonio basta il con

„ senso delle parti , senz'uopo di benedizione. Non discende

Iddio nell ' ostia consacrata da un indegno : non si dà ri

>> surrezione della carne : ridevole la distinzione de ' peccati

in veniali e mortali : prestigi del diavolo i miracoli ; non

doversi adorare la croce perchè simbolo d' obbrobrio ; non


doversi per niuna cosa giurare, nè esser diritto che i ma

72 gistrati ammazzino od infliggano pena alcuna corporale ( 17 ) .


117

« Però il seguire le mille varietà d ' opinioni , e quanto

in ciascun paese la libera interpretazione credette aggiun

gervi o toglierne, riesce difficile anzi impossibile , attesochè

« non formavano , come i filosofi antichi, altrettante scuole


(
opposle ne' principj supremi e quindi nelle conseguenze ;

« nè stabilivano un corpo di dottrine, come più tardi i set

tarj che si svelsero dalla chiesa cattolica : e un convertito


v disse all' arcivescovo Arnolfo di Colonia : .. Essi riguar

« dano come falso tutto ciò che la Chiesa crede o fa ». Di

« chiarazione precisa , che potrebbero fare tutti i partiti , se

« i partiti fossero sinceri .

« Abbiamo da frà Stefano di Bellavilla inquisitore ( 18)


« che sette vescovi di credenza diversa si affiatarono nella

« cattedrale di non dice quale città di Lombardia ; ma non

« che accordarsi sui punti di loro fede , si separarono sco

« municandosi reciprocamente . In Lombardia primeggiavano

« i Catari , i Concorezj, i Bolognesi . I Catari , che si dice

vano anche Albanesi ( forse corrotto da Albigesi ) , veni

vano suddivisi in due frazioni : alla prima era vescovo

<< Balasinanza veronese : all'altra Giovanni di Lugio berga

masco . Oltre le credenze comuni , i primi dicevano che un

angelo avesse portato il corpo di Gesù Cristo nel seno di

Maria , senza ch'ella v'avesse parie : solo in apparenza


<<
essere il Messia nalo , vissulo, morio , risorto ; i patriarchi

essere stati ministri del demonio : il mondo eterno . Gli


<<
aliri tenevano che le creature fossero state formate quali

« dal buono , quali dal maligno principio , ma ab eterno : la

creazione , la redenzione , i miracoli erano accaduti in un

« altro mondo , mondo affallo diverso dal nostro : Dio non

« essere onnipotente , perchè nelle opere sue può venir con


118

traristo dal principio a sè opposto ; non avere potuto Cristo

peccare .

« I Concorezj ( forse chiamati da Concorezzo , borgata del

Milanese vicino a Monza ) ammettevano un principio uni

co , ma deliravano poi sull'unità e la trinità : che Dio

« creò gli angeli e gli elementi: ma l'angelo ribellato e di


« venuto demonio formò l'uomo e quest' universo visibile :

Cristo fu di natura angelica .

« I Bagnolesi ( denominati dal castello di Bagnolo ) pro

« fessavano un dualismo modificato, volendo le anime fossero

« state create da Dio prima del mondo , e allora avessero

peccato ; la beata Vergine fosse un angelo , e Cristo avesse

« bensì assunto un corpo umano per patire , ma non l'avesse

già glorificato, sibbene deposto all' ascensione .

Concorezj e Bagnolesi aveano dunque eguaglianza di

sacerdozio e di liturgia , ma diversa cosmogonia e psicolo

gia : al Dio unico si ribello Lucifero , che sedusse gli an


1
geli , e formò la terra , ma non gli elementi di essa ; nè

potea creare anime ; ma avendo sorpreso Adamo ed Eva

angeli, li racchiuse in corpi mortali , ne suscitò la concu

piscenza col pomo , ed ebbe una progenie a sè devota .

« Il Ranerio distingue sedici chiese di Catari nelle nostre

parti ; degli Albanesi che stanno principalmente a Verona ,

e sono cinquecento : de' Concorezj che , fra tulta Lombardia,

« sommeranno a un migliajo e mezzo : de' Bajolesi, non più

« che dugento sparsi a Mantova, Brescia , Bergamo , Milano, 1

« nella Romagnola ; la chiesa della Marca saranno cento :

« altrettanti in quelle di Toscana e Spoleto : un cencinquanta

« della chiesa di Francia , dimoranti a Verona e per Lom

bardia : duecento delle chiese di Tolosa , di Alby, di Car


119

cassona : cinquanta di quello de ' latini e greci di Costanti.

nopoli, e cinquecento delle altre di Schiavonia, Romania ,

Filadelfia , Bulgaria . Ma questi ( avverte l' autore ) che

« appena ascenderebbero a quattromila , bisogna intenderli

« per uomini perfetti, giacchè i credenti sono senza numero .


lo che ne vivessero in tutte le città , Ivone di
prova
« Narbona scriveva a Girardo arcivescovo di Bordeaux, come

(
esso , venendo in Italia , per godervi maggiori agi si finse

cataro : lo perchè fu in tutte le ciltà raccolto con ogni


miglior cortesia : « a Cremona , cillà celebratissima nel

Friuli , dic ' egli , bevvi squisiti vini de' Patareni , robiole
<
ceratia , ed altre dilicature ». Quivi sedeva vescovo un tal

Pietro Gallo , che essendo stato scoperto di fornicazione ,

« fu cacciato di seggio e dalla società ( 19 ) .

• Quanto sia ai rili , quattro sacramenti tenevano ; non

« istiluiti da Cristo , ma dall'uomo introdotti . L'eucarestia


(
era quotidiana, poichè quando s'assidevano a mangiare di

brigata , il maggiore fra i commensali sorgeva , e recatosi


in mano il
pane ed il vino esclamava : Gratia domini nostri

* J. C. sit semper cuin omnibus vobis, frangeva quel pane ,

lo distribuiva , credendosi adempiere al precello del Van

gelo , Ciò farete in mia commemorazione. Il giorno poi

« della cena del Signore imbandivano più solemnemente, e il

« ministro postosi ad un tavoliere , su cui era una coppa


di vino ed una focaccia di azimu , diceva : Preghiamo

Dio ci perdoni i peccati per sua misericordia , ed esau

disca alle nostre supplicazioni : e recitiamno selle volte il


« Paler noster ad onor di Dio e della Ss . Trinità » . Tutti

* si inginocchiano : oralo , risorgono : esso benedice il pane


120

« e il vino , frange quello , dà mangiare e bere , e così è

compiuto il sacrifizio ( 20) .

« La confessione de' peccati veniali ( i Catari lombardi

« ritenevano tal distinzione ) si faceva da tutti insieme, reci


tando uno a nome di tutti questa formola : Noi confes

« siamo innanzi a Dio ed a voi , che molto peccammo in

parole , colla vista , col pensiero, eccetera » . La solenne si

« faceva presentandosi, al cospetto di molti , il peccatore col

« libro de' vangeli sul petto , e dicendo : Io sono qui avanti

a Dio ed a voi per confessarmi, e chiamarmi in colpa di

tutti i peccati miei , che ho sin qui commessi , e riceverne

« da voi la perdonanza » . Era assolto col posargli que' van


geli sopra il capo . Se un credente ricadesse , doveva con

« fessarsene e ricevere di nuovo la imposizione delle inani

« in privato .

« Del sacramento dell'ordine teneva luogo l'elezione dei

« loro gerarchi . Quattro gradi v’aveano ; il vescovo, il figliuolo

inaggiore , il figliuolo minore ed il diacono , Al vescovo


« spettava di preferenza l'imporre le mani, spezzare il pane ,

« dir l'orazione : mancando lui , suppliva il figliuol maggiore,

se no il minore o il diacono , e in difetto , un semplice

« credente e fin , anche una catara . I due figliuoli dunque


« e visitavano i Catari : v’avea poi
coadjuvavano al vescovo

« in ogni città un diacono per ascoltare i peccati leggieri

una volta al mese, il che dai nostri dicevasi caregare ser

« vitium . Il vescovo , avanti morire , inaugurava a succedergli

« il figliuol maggiore imponendogli le mani.

Non battesimo ; e deridevano il conferirlo agli infanti;

« in sua vece l'imposizione delle mani, detla consolamento, o

« battesimo di Spirito Santo , funzione di capitale importanza,


121

« non potendo 'senz' esso venire rimesso il peccato mortale ,

« o comunicato lo spirito consolatore . Se uno de' perfetti im

ponga le mani ad un moribondo , e ripeta l'orazione do

minicale , quegli va a certa salvazione . Gli Albigesi con


tendevano che tal effetto nascesse non dalla materiale

imposizione delle mani , le quali essendo opera del diavolo ,

non valgono ad alcun bene, ma dalla preghiera ; accorda

vansi però in dire che la consolazione non cancellava le


colpe se fosse fatta da uomo in peccato mortale , secondo

la dottrina già professata dagli antichi Donatisti , che non

può conferire lo Spirito Santo chi lo abbia perduto. Per


ciò veniva falla da almeno due miniştri , nè però restava

tolto il timore, che il ministro fosse indegno ( 21 ) .

Il Rainero aggiunge che , data la consolazione al mo .

ribondo, gli chiedevano se in cielo volesse trovar posto

fra' martiri o fra ' confessori: se eleggeva i primi , lo facea

no strangolare da un sicario a ciò stipendiato : se gli altri ,

più non gli davano a bere , nè a mangiare. Atrocità gra

tuite, inventate dal volgo o da chi aveva interesse di mo

* strare scellerati coloro che perseguitava .

E non v'è nefandità di che non abbiano voluto ritro

varli rei : essi ladri , essi usurieri , essi soprattutto carnali ;

« adulterio e incesto in qualunque grado , connubj promiscui

e fin contro natura ; professando non poter l'uomo peccare

dall ' umbilico in giù , perchè il peccato viene dal cuore .


« Che questa bacchica santificazione del libertinaggio ,

questo gentilesco culto della generazione e della morte ab

bian nulla del vero.ce ne convince il veder i Catari , nei

libri de ' loro stessi nemici , giudicare peccalo fino il con


$
gresso maritale : imporsi una quantità di penose privazioni
16
122

« onde reprimere la carne , ribellante alla volontà e derivata

« dal principio maligno ; tre quaresime l'anno , perpetua

« astinenza dalle carni e dai laticinj , replicati digiuni , iterate

preghiere. Fu dalla loro congrega respinto' uno perchè


scoperto di fornicazione; e s. Bernardo, fierissimo nell'enu

« merarne le colpe , dice : « non v'era cosa in apparenza

più cristiana dei loro discorsi , nè più lontana d'ogni taccia

« che i loro costumi ». Lasciamla pure da Bossuet ( 22 )

« chiamare ipocrisia profonda ; l'uomo può egli giudicare il

suo simile da altro che dagli atti ? Resta a Dio lo scrutar


« le reni e i cuori : e Bossuet stesso non seppe incolparli

con fondamento se non dell'eccesso , com'era il condannare

il matrimonio , il moltiplicare astinenze : eccesso che pure

aveano comune con tanti anacoreti . Il domenicano Sandrini,

« che potè a sua posta consultare gli archivj del Sant'Uff


(G zio in Toscana , scrive : Per cercare ch'io facessi nelle

« processure dei nostri frati , non ho trovato appuntati d' enor

« mità i Consolati in Toscana , nè che commettessero eccessi

di senso : e il tacer per modestia parendo poco credibile in


uomini che di ogni erba faceano fascio per aggravar gli av

versarj, bisogna credere, più che di sensualità , errassero


d'intelletto » ( 23).

Quindi non dubitiamo rifiutare per ispurie alcune pro

fessioni di fede esibiteci dai loro antagonisti , secondo le

quali gli iniziati rinunziavano non solo a tutte le sane

credenze della religione, ma ad ogni costume , ogni pudore,


<
ogni virtù . Il Martene ne riferisce una formola , che può

« tenersi verace perchè data dal Saccone , uno de' Consolati

« da prima , indi persecutore di essi acerrimo , quali sogliono

« sempre essere i rinnegati. Or questa com'è ?


123

Raccolta l'adunanza dei credenti, il vescovo, ochi per

lui , interroga il neofito : Vuoi tu renderti alla fede

« nostra ? » Come questi afferma, s' inginocchia e pronunzia

« il benedicite. Allora il ministro : – Dio ti benedica » е

ripete questa formola per tre volte, sempre più discostan


dosi dall ' iniziato. Il quale soggiunge : Pregate Iddio

« che mi faccia buon cristiano » : e il ministro replica :

Siane pregato Iddio a farti buon cristiano » .

« L'interroga poi: - Ti rendi a Dio ed al vangelo ?


K - Sì » .

Prometti non mangiar carne, ova , formaggio , nè altra

« cosa se non d'acqua e di legno ? » ( cioè frutta e pesci )


Si » .

- Non mentirai ? Non giurerai ? — Non ammazzerai

« nè tampoco i reutili ? Non farai libidini nel tuo corpo ?


<< quando puoi avere compagni ?
Non andrai scompagnato

Non mangerai da solo potendo avere commensali ?


( Non ti coricherai senza le brache e la camicia ? – Non

lascerai la fede per timore di fuoco, d'acqua o d'altro

supplizio ? ».

Affermato che il neofito avesse a ciascuna domanda ,

« l'universa assemblea mettevasi ginocchione : il sacerdote im

« poneva al novizio il libro de ' vangeli ; e leggeva il princi

pio di quel di san Giovanni : poi lo baciava tre volte .

« Così facevano tutti gli altri , dandosi l'uno all'altro la


« pace : indi veniva messo in collo all'iniziato un fil di lana

« o di lino , che dovesse portare continuamente .

« Nella loro credenza , come in tutte avevano un arcano ,


U perfetti. – Seppi ( dice
che non si comunicava se non ai

Stefano di Bellavilla ) , da un prete il quale l'aveva udito


124

« in confessione , che , per conoscersi fra loro , questi eretici

« incontrandosi l' uno dice Prendilo per le orecchie ; l'altro

risponde Sii ben venuto , e gli recita i principali lor co


mandamenti ( 24) .

Questa eresia , sebbene perseguitata dall ' inquisizione acre

mente , sebbene sino dal 1196 Enrico VI avesse pubblicalo

una legge , che i beni de' Patarini cadessero al fisco, e che

niuno si dovesse opporre al loro arresto, che Ottone IV nel


1210 li ponesse al bando dell'impero , che Federigo II or

dinasse, tra l'altre cose , che fossero presi dai vescovi e dan .

nati alle fiamme ultrici, ed , ove meglio il credessero , al taglio

della lingua; che il pontefice Gregorio IX li dannasse al

fuoco, od al carcere perpetuo, che Innocenzo III nel 1253

facesse distruggere il castello del conte Egidio di Cortenova

nel Bergamasco col divieto di non poterlo più riedificare,

perchè fautore di simili eretici; continuò ad allignare nella

Lombardia , e singolarmente in Verona .

Frate Giovanni da Schio ne fece abbruciare nel 1230

in tre giorni da ben 60 in Verona .

Erano questi eretici così audaci , certamente per le qualità

ed il numero , che a Brescia dall'alto delle loro torri sca

gliando fiaccole ardenti, ebbero l'ardire di scomunicare la


chiesa romana, per cui il pontefice Onorio III nel 1225

in viò il vescovo di Rimini con ordine di eslerminarli ( 25 ) ;

ed a Firenze nel 1245 osarono combattere coll ' armi alla

mano contro i cattolici ; nella Lombardia poi furono sì feroci

da porre a morte Pietro Rosini da Verona inquisitore, che

sali poi all'onore degli altari sotto il nome di san Pietro


Martire ( 26 ).

Innocenzo IV, intimando a Lione il XIII Concilio Ecu


125

menico nel 1245 , seriamente pensò a prendere delle misure


contro i Catari.

Ell ' è cosa ben naturale che dopo tante persecuzioni do

vessero i pervicaci nascondersi , e non lo poteano far meglio


che ritirandosi nelle campagne .

Pervenuta a cognizione di Mastino I della Scala , come

quell ' eresia serpeggiasse in alcune terre del veronese conta

do , fece deliberare dal Consiglio Maggiore della città di do

verla estirpare del tutto .

Temidio vescovo di Verona ( 27 ) , Filippo de' Bonacolsi

inquisitore, Pinamonte Bonacolsi podestà , secondo il Sarai

na ( 28) , Alberto fratello del suddetto Mastino , ed Alberto

detto anche Piccardo figliuolo di Bocca della Scala , accom

pagnati da due compagnie di fanti, sen ' andarono nel 1276

a Sirmione , ove specialmente quegli eretici aveano fissato il

loro nido . Quivi incominciarono a fare rigorosissime inchieste ,

ed un numero grande tra gli abitatori di quella terra , non

meno che delle circostanti castella , si rinveone infetto. Si

perdonò a quelli che dimostrarono pentimento del loro er


rore , dopo paterne ed amorevoli ammonizioni, si davnarono

alle fiamme gli altri , che pervicacemente non vollero ritrattarsi .

Intorno al numero de ' dannati sono discordi gli storici.

Alcuni lasciarono scritto che il loro numero fu di cento fra

maschi e femmine, altri cento cinquanta , e taluni settanta

sette soltanto ( 29) .

Per questo bel tralto il pontefice Nicolò IlI donò agli

Scaligeri il castello d ' Illasi colle sue giurisdizioni e perti

nenze ( 30) .

Contemplando io di nolle al debole raggio della luna le

griggie torri di quella rocca , e la placida quiete dell ' onde


126

del Benaco , più volte il mio pensiero rivolsi a que' giorni ,

ne' quali gli splendidi ed ospitali Signori della Scala aveano

visitato il loro avito soggiorno .

Più volte pensai , come l'indomito Ghibellino poeta , an

nojato dell ' incostante favore della Corte ( 31 ) , per cui cantò

que' magnifici versi :

Tu proverai siccome sa di sale


Lo pane altrui , e come è duro calle

Lo scendere e 'l salir per l'altrui scale ( 32 ) ,

si sarà ricoverato in quelli ameni recessi a ricreare lo spi

rito , ed a ricercare tra le solinghe pendici un lenimento ai

dolori , che fieramente lo agitavano pei continui colpi di


sorte nemica ,

La storia della vita di quel grande italiano non ci tra

mandò la positiva notizia che soggiornasse in que'ļuoghi;

ma che visitati li avesse manifestamente lo indica la cogni

zione ch'egli dimostra nel suo divino poema del Benaco e di

alcuni luoghi di esso .

Non isfuggi al leggiadro vale, che seppe descrivere così


soavemente Sirmione, il pensiero ch'ora esternai . Eccone i

versi :

E qui certo, fuggendo il crudo editto

Che il perseguia , ramingo e doloroso

Ricovrò Dante ; a cui l'ira di parte ,

Tranne la menle e il cor , tutlo avea tolto .

Qui stanza ebbe , e dell'ospite divino

Commiserando a la sciagura e ai casi ,


127

Lo vi accolse cortese e lo protesse

Contro la ria Firenze il fortunato

Principe. Ma ben presto all'indomata


Anima increbbe il beneficio, e il fasto,

E più la falsa compagnia de ' vili

Assentatori, cui nodrian le mense

Della splendida corte. Onde l ' acerbo

Sprezzò l ' avara cortesia del magno


Ricettator di schiavi e di giullàri ;

E sostenne piuttosto andar mendico

A nuovi esilj, che tra il fango impuro

Umiliarsi al par degli altri tutti. ( 33)

I Signori della Scala, che dimostrarono sempre molta

affezione a quella terra , furono larghi nel confermarle i pri

vilegj ottenuti dagli altri Principi , continuandovi i proprj.

Cangrande I. nel 1324, confirmando i privilegj concessi

a Sirmione dagli altri regnanti , ricorda quelli largiti da' suoi

precessori .

Così fecero eziandio Mastino II , ed Alberto II . Di An

tonio conservasi un giudicato del 1382 , intorno ad una

questione di pesca tra Peschiera e Sirmione, in cui si

conferma il possesso a quest'ultima terra d'una peschiera


esistente tra il così detto Ponte del Bisso , ed il fondo de

nominato Rielo .

La vanità e la superbia della celebre Samaritana da Po

lenta, e le iniquità del fratricida Antonio della Scala accagiona

rono la caduta di quella famiglia dalla Signoria di Verona ( 34 ) .

Bramoso d'ingrandimento, e vagheggiando il possesso degli

stati scaligeri , Gian Galeazzo Maria Visconti signor di Mi


128

lano , secondato dagli usciti di Verona ricovralisi nella di lui

Corte, nel 1387 s'impadronì di Verona ( 35 ) .

Seguitò la sorte della città anche l'agro veronese , e la


terra di Sirmione divenne viscontea .

Il Signore di Milano confermò i privilegj di essa nel

1397 , tenendo immuni gli abitatori da nuovi aggravj.


Anche la viscontea dominazione, poco gradita a ' Veronesi ,

fu di brieve durata ( 36) . Francesco da Carrara colla forza

dell'armi ottenne di collocare sul soglio avito Guglielmo

Scaligero , che dopo pochi giorni di Signoria , con inaudita

perfidia pose a morte , onde indonnarsi del supremo potere in


Verona .

Il Carraresc eziandio concesse ai Sirinionesi la confirma

de’ loro privilegj.


129

CAPO XI.

NOTIZIE DI SIRMIONE DAI TEMPI DELLA VENETA DOMINAZIONE


SINO AL PRESENTE .

Stanchi i Veronesi dell'avvicendamento continuo di tanti

mulamenti di signoria , che la mercè della soverchia loro fre

quenza accagionarono danni e molestie , istimarono saggio

consiglio di dedicarsi alla Repubblica di Venezia , la saggezza

e rettitudine del cui governo correa a que' giorni celebra


tissima .

Nel 1404 accadde appunto la spontanea dedizione , e la

veneta dominazione accordava a Verona tutti que' privilegj, che

religiosamente furono rispettati sino al 1797 , epoca della di


lei caduta .

In tale circostanza anche gli abitatori di Sirmione otten


nero la conferma delle loro immunità . Lo dimostra la ducale

del doge Michele Steno 14 dicembre 1405 .

L'archivio Sirmionese offre avventurosamente tal copia

di documenti per poter offrire molle nozioni intorno al reggi

mento di quella terra durante il suddetto veneto dominio .


Una ducale dello stesso doge Michele Sieno , 26 luglio

1406 , ordina ai Rettori di Verona l'osservanza esatta dei

confirmati privilegj ; ed un ' altra ducale, 18 marzo 1407 , di

nuovo inculca le stesse ingiunzioni , non essendo stale abba

stanza osservate le prime.


17
130

In una ducale, 13 febbrajo 1409 , del doge Michele Steno

dichiaravasi agli uomini di Sirmione, o che si assoggettassero

a concorrere indistintainente alla riparazione di tutte le for

tezze del territorio pro quoto , oppure che si obbligassero a

ristaurare, ove occorresse , a tutte loro spese la rocca esistente


nella loro terra .

Nel 1412 , 8 dicembre, altra ducale esonera i terrazzani

di Sirinione dal sobbarcarsi al peso de carri , de' guastatori ,

e d ' altri militari lavori, a' quoli- soygiacere doveano gli altri

paesi del veronese contado.

Una bella prova dell'interessamento del venelo dominio

per quell'antichissima terra , ci viene offerta dalla ducale di

Tommaso Mocenigo, 18 marzo 1417 , con cui si concedeva il

diritto , nell'elezione annuale del Vicario , di presentare i nomi

di sei od otto cittadini veronesi, atti a sostenerne l'incarico ,

al podestà di Verona , obbligandolo a far cadere la nomina

sopra uno dei proposti .

Faceva parte Sirmione del corpo amministrativo deno

minato Gardesana dall' Acqua , ch' esisteva già sino dal tempo

degli Scaligeri ( 1 ) , ed era presieduto da un magistrato ,

tratto da famiglie che appartenevano al consiglio nobile di

Verona , denominato Capitano del Lago, che tenea residenza


durante il suo reggimento nella terra di Malcesine, e da un
consiglio generale che come centro risiedeva in Torri.

Il doge Tommaso Mocenigo, 28 dicembre 1421 , assolveva

i comuni della Gardesana dall' Acqua ( a' quali apparteneva

Sirmione come dissi di sopra ) dal concorrere all ' equipaggia

mento di duecento fanti spediti a Roveredo a carico del ler


ritorio veronese .

Tanla poi si era la fede del venelo governo nel mante


131

nere le promesse , tanta la cura degli abitanti di Sirmione

nel gelosamente conservare i propri privilegj e diritti , che il

doge Francesco Foscari , 17 gennajo 1428 , derogava d ' alcune

nuove prescrizioni impartite intorno al Vicariato di Sirmione,

per rispettare quelle concedute nel 1417 .

Volgeva l ' anno 1438 , in cui i popoli abitatori delle

tranquille sponde del Benaco videro fervere cruda guerra tra

i possenti signori dell'Adriaca laguna , e Filippo Maria Vi

sconti duca di Milano . Quegli osteggiamenti durarono per

oltre due anni , ne' quali Sirmione si arrese ai Viscontei , ri

tornando sotto il veneto dominio nel 1440 , in cui conveniva

la resa con Stefano Contarini generale dell'armata vencta sul

lago di Garda con alcune condizioni ( 2) .

Memoranda si fu quella guerra per le brillanti battaglie

navali accadute sul lago, ed in cui lo Scorbolo Candioto diede

saggi d'un intraprendimento, che sarebbe a riputarsi per favo

loso, se la concorde asserzione degli storici non ne attestasse

infallibilmente la verità (3) .

Il doge Francesco Foscari , con ducale ji gennajo 1444 ,

ordinava che il Comune di Sirmione non venisse inolestato

per cagione di dazio od altro .

Ritrovo negli atti una sentenza del 1457 30 luglio , dei


Procuratori del comune di Verona , con cui assolvevasi la terra

di Sirmione , in considerazione degli antichi suoi privilegj , dal

doversi assoggettare ad alcune leggi annonarie.

Bella prova dell ' amore nutrito sempre dai Sirmionesi pel

nalio loco riscontrasi nella concessione , 9 seltembre 1458 , del

podestà di Verona Carlo Marini di poter riunire in un libro,


ch'è quello ch ' io ricordai di sopra , tutti i documenti che si

riferivano a' loro privilegj.


132

Nel 1487 , 24 febbrajo , i rettori di Verona Jacopo Miani

e Cristoforo Duodo , tennero assolti , ponendo inente alla du

cale 14 dicembre 1445 , e sollevati que' di Sirmione dalle

angherie sì reali che personali , coll' obbligo espresso nella


ducale suddetta di dover armare a loro spese una nave ,

barca ( navigium vel fustum ) in sul lago di Garda ed in

tempo di pace , se il veneto governo avesse voluto usarne pei


propri affari.

Un documento, 4 dicembre 1488 , dimostra che il comune

di Sirmione, a cagione de' suoi privilegj , non era soggetto

all'ufficio del giudice de ' Dugali .

Girolamo Giorgio cavaliere Avogador di comune in Ve

nezia scriveva a Marino Garzoni podestà , e Giovanni Gabriele

capitano di Verona, 25 luglio 1489 , ordinando che venissero

esaminati i privilegj degli abitatori di Sirmione per essere

esonerati dal peso dei carri e de' guastatori, non però dallo

scavo della fossa del Brenta ad quod omnes indiferenter con


tribuere debent.

Leggesi una dichiarazione, 21 settembre 1493 , degli uo

mini di Sirmione, alla presenza de ' Rettori di Verona , con cui

protestano, in causa de' loro privilegj, di concorrere all ' esca


vazione della fossa intorno alla rocca di Legnago.

Nel 1499 , 10 settembre, i Sirmionesi rappresentarono al

podestà di Verona Girolamo Pesaro non essere tenuti , a ca

gione delle loro immunità , a mantenere i provigionanti , ma

che volonterosi vi si prestavano per l'amore e la reverenza


al dominio venelo.

Dagli atti del consiglio comunale di Verona , 9 agosto


1506 , apprendiaino coine il Vicario abilasse nel castello , o

come scndo trapassato in quell ' anno il castellano che lo cu


133

stodiva a vita , il Consiglio inviasse ambasciadori a Venezia

Dionigio Cipolla , e Rufino Campagna , onde chiedere al Se

nato che il suddetto castello venisse concesso ad abitazione

continua del Vicario , coll' obbligo di tenere due famigli

alla custodia di esso . Il Senato non credette di aderire all ' in

chiesta .

La soverchia potenza della veneta Repubblica , avendo de

stata la gelosia tra ' potentati d'Europa , promosse in Cambrai

quella famosa lega, che minacciò la rovina del proprio stato ,

e che contribuì certamente a farlo divenire una potenza di

second ' ordine , che non ebbe più parte diretta nei destini

generali de' popoli siccome l'aveva da pria .

A que ' tempi , cioè nel 1515 e 1516 , si ha memoria come

il provveditor Emo prendesse Peschiera , e ricevesse dai ca

pitani del re di Francia , Asola , Lonato, e Sirmione, e dappoi

la Gardesana ( 4) .

Negli atti del consiglio nostro è memoria di molti Vicari

spediti a Sirmione ch' appartenevano alle primarie famiglie della

città (5 ) , come pure de' varj sindacatori dei Vicarj stessi (6) .

Non m'attentai di tesserne la serie , conciossiachè riscontrassi

che per parecchj anni rimanesse quel luogo ad intervalli


senza un tal maestrato .

Dagli atti del Consiglio stesso emerge, che nel 1519 venne

aumentato lo stipendio al Vicario di Sirmione, perchè quella

carica era vacante da oltre cinque anni .

Nel 1548 i Provveditori e Sindaci generali di Terraferma,

riconoscendo i privilegj de Sirmionesi, ordinarono ai Rettori

di Verona di farli riconoscere e rispettare , colla minaccia

d'una multa di duecento ducati ai trasgressori .

Del 1593 , 20 gennajo, esiste una transazione tra lo spet


134

tabile tarritorio veronese, ed il comune di Sirmione, in cui

oltre gli altri patti viene stabilito , che le spese dei restauri

occorrenti pel castello esistente in quella terra , fossero soste

nute dal primo , non dovendosi aggravare il secondo che della

sola parte che gli potesse spettare .

Havvi notizia che Andrea Morosini e Benedetto Zorzi pa

trizj veneti nel 1598 visitarono Sirmione , e lasciarono scritto

che il castello era guardato da un capitano con venti soldati ,

e che custodivansi in esso , oltre buon numero di fucili , o

schioppi, venti moschettoni ed una colubrina (7 ) .

Finalmente ricordar debbo un'importantissima ducale del

l'anno 1727 , 29 marzo , del doge Luigi Mocenigo , in cui

vengono pienamente confermati tutti i privilegj concessi dagli

imperatori , dagli altri principi , e dal serenissimo dominio

veneto alla terra di Sirmione .

Era destinato che la gloriosa repubblica di Venezia ca

desse nel 1797. Teatro di nuove guerre divenne il territorio

nostro .

Nel 1800 la terra di Sirmione assediavasi dalle truppe

francesi , e veniva ad esse ceduta dalle armi austriache.

Si fu a que' tempi che il generale Lacombe S. Michel

fece rilevare la planimetria , come ricordai di sopra , della sup

posta casa di Catullo , e volle celebrare con musica e poesia ,

invitando tutti i generali ed officiali dell'assedio , nonchè pa

recchj signori ed alcune signore de' luoghi vicini , la memo

ria immortale del gran poeta abitatore un tempo di quella

plaga felice (8) .

Ora la penisola di Sirmione , abitata da circa settecento

abitanti , li più pescatori , appartiene alla provincia di Brescia

ed è comune che fa parte del distretto di Lonato .


135

CAPO XII.

MEMORIE DI ALTRI OGGETTI ESISTENTI IN SIRMIONE .

Onde offerire una completa descrizione , per quanto da

me si potea , della classica terra Sirmionese , parmi dover

ricordare alcune cose che in essa conservansi , e prima di

tutto della chiesa parrocchiale . Essa è in gran parte di co

struzione moderna in confronto dell'antichità del paese , cioè

del secolo XV come si ricava dal testamento del parroco

Giovanni De Bissi del 1450 ( 1). « Di bei marmi e variati

nella chiesa parrocchiale , intitolata a s. Maria Maggiore ,

• così il Da Persico , è il suo altare ; dei due laterali sono

« del Voltolini de' ss . Andrea , Girolamo ec , e della Cena ;

« d ' ignoto sono quelle degli altri due. Bella è poi quella

« de' ss. Francesco , Lucia e Carlo sopra la porta . Il Crocifis.

« so tra ss . Domenico e Francesco dicesi di Felice Brusasor

zi ; ma lo smentisce la leggenda : Anno Domini MDCXVIII,

« morto Felice nel 1605 , come segna il Dal Pozzo . Nell'atrio

a della chiesa, tra le cinque colonne, che sostentan la volta ,

a due sono di bell'affricano, due del rosso di Malsesine , ed


(
una di bianco marmo coll' epigrafe dell'imperador Giulia

no. Sulle esterne pareti della casa parrocchiale e in altri


luoghi di ua e di sopra veggonsi incastonate alcune lapi

« de a basso rilievo , a sarcofaghi cristiani o ad altre cristiane

« antichità appartenenti (2 ) .
136

Fra questi avanzi, indicati dallo scrittor veronese, ricorderò

una base di marmo sottoposta alla suddetta iscrizione dell ' im

peratore Giuliano ( Tav. IV. n . 7 ) , ed una bella croce


gemmata ( Tav . IV . n . 8 ) (3) .

Meritano particolare menzione eziandio due dipinti fatti

da mano assai valente . Il primo ( Tav. VII . Fig . IX ) nel

l'atrio della chiesa rappresenta a fresco la Madonna col bam


bino laltante . Il secondo ( Tav. VII. Fig. X. ) , posto sopra

la porta laterale d'ingresso della stessa chiesa , eseguito pure

a buon fresco, ricorda la Natività del Signore. In un pilastro

che trovasi nello stesso dipinto leggesi l ' epoca del 1514 .

In vicinanza della chiesa , e precisamente nel luogo ove

spremesi l'olio di proprietà del parroco , si rinvenne una

lapida sepolcrale figurata con due protomi sculte in una nic

chia con capitelli al di sopra , ed altri ornamenti de' tempi


romani ( Tav . VII . Fig. XI ) .

Sulla porta d'una casa di certo Benedetto venditore di

vino si ritrovò un pezzo di mattone, della forma e caratteri

identici a quello incastrato nella facciata di s . Pietro in Mavi

no, portante la stessa epoca del 1321. Dovea esistere in altro

luogo, dappoichè, per quanto mi venne asserito , veniva collo

cato nell'attuale da poco tempo.

Ho voluto far delineare in una tavola anche il prospetto

esterno del castello scaligero dalla banda dell ' istmo , ove si

può vederlo in tulla la sua estensione ed integrità. Dalla

banda destra ( Tav . VII . Fig. XIII . 1. ) vedesi la porta d'in

gresso al dalla sinistra ( Tav . VII . Fig . XIII. 2. )


paese ;

scorgesi una delle torri, che fiancheggiano la bocca del porto


chiuso entro il recinto del raslello stesso .

Ad un miglio circa dall ' istmo esisteva l'antico Oratorio


137

dedicato a S. Vito , uno de' patroni' di Sirmione . Forse per

chè minacciasse rovina venne demolito dalla famiglia Gamba ,

che in poca distanza fabbricò un novello Oratorio sul quale

riservossi il comune molti diritti (4) .


Nel sito ove ritrovasi il distrutto tempietto sorge ora un

piedestallo con sovrappostavi croce di ferro, da una parte della

quale leggesi scritto in caratteri majuscoli, ed in caratteri


corsivi :

.
FVGITE PARTES ADVERSAE

e dall' altra

IN

RI

ECCE CRVCEM DOMINI

hic

olim

sacel

lum

S
3
Viti

hinc

trans

latu
sic
ANO

1746

Fuori dell'istmo stesso in un campo sulle sponde del lago ,

lungi un miglio e tre quarti all'incirca da Sirmione, veggon

si ancora avanzi di mura romane , e fra esse un pezzo che

sembrar potrebbe una reliquia di opera fortificatoria . Il ce


18
138

mento è solidissimo , e le mura stesse sono d'una grossezza

considerevole. Chi praticasse degli scavi in quel luogo po

trebbe discoprire certamente qualche cosa d'interessante, sic


come si fece in addietro , e come accennai ,

Ecco condotto a termine il mio lavoro . Spero di aver

raccolto quanto mi venne dato conoscere intorno a quella 1

penisola. Mi lusingo , che la patria sarà contenta di veder

illustrata una terra , che le accrebbe celebrità per le memo

rie insigni che in sè racchiude.

8-03 - : --
159

NOTE ALL'INTRODUZIONE

(1 ) Virgilio ( Georg. L. II . v. 160 ) ricorda con si pratica verità il nostro


lago laddove scrive : Fluctibus et fremilu adsurgens Benace , marino.
( 2) Nel Museo pubblico di Verona ritrovasi questa lapida , in cui viene ri
cordato il Benaco divinizzato e ritenuto certamente siccome nume epicorio .

L LOLILA
BENACO
SVCCESSVS ...
SAMICI , MIRINI
VS. L.M
SAMICIVS .
SVC CISSITER

L'Ab. Stoffella Dalla Croce nomina un Successus l . Samici . Mirini , ed


aggiunge a in una lupide del Museo Veronese singolarissima perchè ci ricorda un
volo replicato dalla slessa persona ( Saggio sopra i confini del territorio vero
nese e trentino a' tempi romani pag. 40. Milano 1826 ). E nella Giunta ( p. 76.
n. 2 ) scrive : « Il Maffei pubblicò questa iscrizione mancante alla fine , benchè

potesse facilmente renderla perfetta

CLO ... A
BENACO
SVCCESSIS .
SAMICI . MIRINI
V.S L.M
Q. SAMICIVS
SVCcessus įTER

« Sembra da questa lapida che Successo abbia il primo voto eseguito vi.
» vente il padre , e quindi siasi appellato Successo di Quinto Samicio Mirino

?
140

( figliuolo ) ; il secondo poi dopo la morte del padre, onde a dirittura 0. Sa


» micio Successo egli si dice » .
Nel secolo decimosesto sappiamo che questa lapida esisteva a S. Vigilio ame
nissima villa della nobile famiglia Brenzoni sul lago . ( Viaggio fullo du Andrea
Morosini e da Benedello Zorzi Patrizj Veneti del secolo decimoseslo in alcuni
luoghi dello Stato Veneto, tlel Parmigiano, Nautovano, Modenese ecc . pubblicato
per cura di Emanuele Cicogna in Venezia per la prima volta nel MDCCCXLIII
pag . 50 e pag. 72 ).
Questa stessa lapida , che ritrovasi nelle colletanee epigrafiche del Grutero
( pag. 131. 1. ) , del Muratori ( Num . 88. 4. ), e dell' Orelli ( Num . 1652 ), e che
fu edita dal Da Persico ( Descrizione di Verona e della sua Provincia P. II.
pag. 208 ) , venne pubblicata da ultimo eziandio dal cav. Labus ( Marmi antichi
Bresciani raccolti nel patrio Museo classificati e illustrati ( N. 130. pag. 89. 90 ).
Ecco ciò che detta quell' illustre scrittore in proposito : ( Troppe ingiu
» rie del tempo ha sufferto per tentarne plausibile reintegrazione : la prima
» linea è inesplicabile : le susseguenti sembra che dicano .....BENACO . SVC
» CESSIS . Quinti . SAMICI . MIRINI . Servus . Votum . Solvil . Libens . Me
» rito . Quintus . SAMICIVS . SVccessus . ITERum e sembra sia questo un voto
» del servo Successo al Nume topico , per esser uscito sano e salvo da furiosa
» procella nell' ampio lago che cogli alti flutli e col fremer sonoro il mar
r pareggia ( Virg. Georg. I. II. v. 160 ) , il voto ſu da lui ripetuto , ITERII

» quando ottenne dal patrono Quinto Samicio il nome suo gentilizio e la liber
>> tà . Per dir il vero addur non dovrebbesi quest'epigrafe tra' monumenti
» bresciani, dipoichè il Maffei ( Mus. Ver. p. 89 ) ci ricorda il detto di Plinio :
» lucus est liulize , Benacus in Veronensi agro ( Hist. Nat. 1. IX. c. 22 ) ;
» ma se il latino enciclopedista potè statuire nell'agro veronese
il Benaco ,
» perché in fatti ne lambe ma ripa, le molte lapidi nella ripa opposta ne chia
• riscono l' appartenenza bresciana ; ed avendosene parecchie di sacre, onorarie ,
» funebri a Salo , Maderno, Toscolano , Moniga, conciossiache segnatamente a
:
» Toscolano presso al lago vi abbia l'antico Oratorio B. V. Mariae de Benaco
» quod est in maxima veneratione in quo disciplini sua habent pietatis exer
» cilia ( FAINI, Coelum . Brix . Eccl. p. 23i ) , son d'avviso che tal soprano
» me siagli venuto da un antico sacello dedicato al patrio Nume nell' età gen
» tilesca ; probabilissima cosa parendomi che il lago fosse adorato da questa
» parte come lo era dall'altra. Il ch. Federico Odorici, che va pescando con
» solerte studio ed impegno nell' intatto tesoro de ' monumenti del medio
» evo , potrà scoprire la vera origine di quell' appellativo e confermare o di
» sdire la congettura , che abbandono al di lui giudizio » . Al voto espresso
nell'argomento dell'illustre archeologo bresciano defunto unisco anche il mio .
?
141

Riuscirebbe assai interessante lo schiarimento di questo punto per la topografia


di que' luoghi.
( 3) Narra Vopisco, scrittore della vita di Probo, che i posteri di quell' Au
gusto per isfuggire l' invidia , od a cagione di timore, abbandonata Roma, ven
nero a fissare loro dimora presso Verona , ed intorno al Benaco ed al Lario :
Posteri Probi vel odio invidiue vel timore Romanam rem fugieruni : et in
Italia circa Veronam ac BENACVM et Larium , atque in his regionibus lu
rem locaverunt. ( Hist. Aug. Scriptor. Vol. II . pag. 688-89. Lugd. Batav . 1671 .
Cf. Maffei Ver . Illustr. Lib . VIII pag. 171 ).

NOTE AL CAPO I.
#

( 1 ) Ver. Illustr. L. IV. pag. 82. Lib . VI . pag. 129. Lib . VIII. pag. 203. 204 .
Degli Scrittori Veronesi Part . II . pag. 1. Cose Notabili del Territ. Veron .
Cap. VIII . p. 284.
( 2) Al principio del carme XXXI di Catullo scrive così : Syrmio est penin
mula benaci . quem nunc gardae lacum vocamus in agro veronensi pulalur
Carulli nostri palria : quum lum eum non Syrmione sed Veronue natum esse

scribat Eusebius : nunc quidem esl augustum cum


sic theatri latericii reliquiis

oppidum olim autem urbs neque exigua neque obscurem a pannonicis sive un .
garis aliquando inslaurutu
sic : ut ego in quodam eleganti aique antiquo gram
matici cujusdam epigrammata comperi ( Antonii Parthenii Lacisii Veronensis
commentationes ecc. Brixiae impressum per Doninum de Doninis de Ragusia
MCCCCLXXXVI , XI . Kal. Maias ) .
(3) E benchè Sirinio sia ancora castello della Dalmazia , Eusebio non di
meno afferma che Catullo nacque in Verona ( De gli huomini antichi illustri
veronesi Lib . III . pag. 18. A ).
( 4 ) Ora ritornando a Peschiera , qualtro miglia sopra quella dalla parte
avversa Bresciame è nel lago la Penisola dove è Sermione castello assai ben
popolato , nominalo cosi da alcuni cilladini di Sirmione, di Dalmazia , i quali
cacciati dalla Patria, e capilari là , essendo per la sua amenilà loro piaciuto
il luogo, vi edificarono questo Castello, e dal nome della loro patria Sirmione
il nominarono ( Dell' Istoria di Verona Vol. III . L. XIV . pag . 32 ) .
( 5 ) Salendo alla sinistra del lago , discosto da Peschiera 8 miglia vedesi
intrare la riva nel lago talmente che pare che avea una Penisola , ove vi è
Sermione , da Antonino dello Sirmio nobile castello . Narrano alcuni che tal
mente fosse nominalo da alquunii cilludini scacciali du Sermione di Dalmuzia,
142

i quali quivi passarono , et edificarono questo luogo ( Historia d'Italia con la


Descrittione dell' Isole appartenenti a quella p. 389. Vinegia MDLXXXVIII ) .
( 6) » Dalla sponda australe sporge sul lago la penisola di Sermione, la
quale probabilmente fu cosi detta da ' paesani , o per averne essi fatto un
» luogo di difesa contro le celebri incursioni e ruberie dei sovrastanti Euganei
>> e Reti ( Strab . Lib . IV . pag. 204 e 206. Dion . Cass. Lib . 54 ), o per esservi
» stata qualche maniera di ospizio o albergo per riposo de' viaggiatori , in
» grazia della quale essendosi poi introdutto il corso pubblico , fosse il luogo
» dichiarato mansione, come lo chiama Antonino nell' Itinerario. In antico Gal
» lico on, ona , one era uno dei molti nomi con cui chiamavasi l'acqua, di che
» si veggano M. Bimard, e M. Bochat , presso cui di cento luoghi dell'antica
» Gallia aventi nomi terminati in on , novantanove almeno hanno relazione a
» qualche acqua ( Bim . Diatrib. De Diis quibusq. ignotis a. b . apud N. I. ret.
» Inscr. T. I. Bochat . Crib . T. I. e T. 3 ) : scirm poi che dal popolo facilmente
» si pronuncia sirm in antico Germanico era talvolta lello , ospizio , albergo ,
► tal altra difesa , sleccuto , o simili come si puô vedere in Osfrido , in Notkero,
» in Villeramo nelle glosse di Kerone ( Wacht . V. Schiron ) : debbe dunque Sir .
» mione essere lo stesso che riparo acquatico , ovvero acquatico albergo. Io
» voleva pur far onore alla sontuosa villa di Catullo , che la dice essere stata
> nella penisola ; ma credo Sirmione più antico di quante ville magnifiche abbia
» avuto il paese circompadano. Un albergo pubblico mi è paruto da preferirsi
» ad un privato , e la sontuosilà che avrebbe potuto vincere , non so quanto
» convenga ad un poeta , il quale invitando a cenar seco per alcuni giorni certo
» Fabulo , vi pone la condizione che seco porti vino e sale ; nè di ciò pago ,
» confessa onoratamente di non avere un soldo , con che provvederne , o come
» egli si esprime nel carme : 13 plenus succulus esl aranearum . ( Della lingua
» dei primi abitatori d'Italia Cap. V. art. 5. pag. 193 ) .
(7 ) II più antico esempio riscontrasi nell' inarrivabile carme di Catullo ,
laddove dice :
Paeninsularum Sirmio insularumque
Ocelle : ( Carm. XXXI. p. 105. )

e nell' Itinerario d' Antonino ( Edit. del Wesseling. pag. 127-28. ).


(8) In una carta di Carlo Magno. ( Magini Tav. XX . ap. Mur. R. I. S. De
Tabula chorographica medii aevi. Vol. X. p. CXLVII. ) . Scrissi nel testo aver
rinvenuto una volta soltanto denominata quella penisola in carte antiche col nome
di SERMIO , ma debbo osservare però di aver rinvenuto nominato quel luogo
in carte sino dall'ottavo secolo Sermione, finis Sermionsi, Tudicaria Sermio
nense (Odorici Codice Diplomatico Bresciano P. I Brescia 1854. p. 41. N. XXIV .
p . 43. XXV. p . 66 e 57. N. XXXV. p. 69. N. XLI. ).
7 143

( 9) Ver . Ill. I, s. c. e Da Persico Descrizione di Verona e della sua Provin


cia P. II. pag. 217.
(10) L. s . c . Così la qualifica il Poeta Paeninsularum , Sirmio insularumque.
(11 ) La denominazione di questo luogo , che gli scrittori nostri fanno deri
vare da lucus , indica che vi dovesse esistere un gran bosco. Avrò motivo di
parlarne più abbasso .
( 12 ) Alcune poesie di Cesare Arici di Brescia ( Milano MDCCCXXVII p . 41 )
Il canto intitolato Sirmione, cui appartengono questi bei versi, è intitolato alla
nobile e culta donna la Contessa Clarina Mosconi di Verona.
(13) Da Persico I. s. c. p. 219.
( 14 ) L. s. c. pag. 44,
(15) L. s. c. pag. 42. 43.
(16) Carm. XXXI . p . 105 a 108.
( 17) Ivi è scritto SIRMIONE MANSIO . Scrive il Wesselingo ( p. 128 ) SIR
MIONE Mansio omnes libri , quorum nobis usura fuit : senior aetas Sermio

nem , unde Sermione nunc superat , appellavit.


( 18 ) Dessuper non longe ab Alpibus sunt Civitates, idest SIRMIO , Garda,
Ligeris, Brintinia, Tridentum . ( V. Tartarotti Mem . Aut. di Rovered ove parla
della Valle Lagarina Cf. il Mss. Capitolare intitolato Index Auctorum Eccl.
Veronen . alla voce Vullis Lagarina. Lo credo lavoro del Canonico Marchese

Giuseppe Muselli ) .
( 19 ) Catullo Carme II. pag. 10. V. pag. 23. VII. pag. 29. XXXII. pag.
108. XLIII. pag. 143. LVIII. pag. 185. LXXI pag. 431. LXXIV . pag. 436. LXXV.
pag . 436. LXXVI. pag. 442. LXXVIII, pag. 445, LXXXII. rag. 450. LXXXV.
pag. 456. LXXXIX . pag. 464. XC . pag. 466. CV. pag. 487. CVII. pag. 490 .
Io non pretendo di oſſerire la compiuta nota di tutti gli scrittori , che dal
risorgimento delle lettere e delle scienze sino a' giorni nostri, parlarono di Sir
mione, perciocchè la sarebbe cosa malagevole , singolarmente trattandosi d ' In
glesi, di Francesi, e di Alemanni che per avventura potevano aver ricordato
quel luogo abbenchè per incidenza . Ricorderò quelli soltanto le opere de quali

perveniero a mia cognizione.

Degli scriitori Storici, Geografici, e Diplomatici.

Saraina ( Breve Descrittione come si ritrova il paese di Verona lib. III . p .


58 B e 59 , A , e De gli Huomini antichi illustri veronesi lib . III . p. 18. A. ) .
Panvinio ( A. A. Veron. Lib . I. Cap. XV. p. 21. 22, e Lib . VI. p. 144. ) .
Moscardo ( Histor , di ler . Lib . I. pag . 13. 14. Lib . X. p. 321 ).
Dalla Corte ( Dell' Istoria di Verona Yol. III. Lib . XIV . p . 32 ) .
144

Tinto ( La Nobiltà di Verona Lib . I. Cap. XXIII. pag. 81. 82. 83. Verona
MDXCII . ).
Dal Pozzo ( Lago, Fortezza , Rocca di Garda ).
Evangelisti Manelmi ( Commentariolum de quibusdam gestis in bello gallico
seu de obsidione Brixiae an . M CCCC XXX VIII nunc primuin D. Io. Andreas
Astesatus Brixianus edidit et illustravit. Brix . 1728 in 4. ° p. 8. )
Maffei ( 1. s. c. ) .
Biancolini ( Supplemento alle Cronache del Zagata Vol. II . p . 141. ) .
Cellario ( Notitia Orbis Antiqui Lib. II . Cap. IX , Sect . I. Italia CXIV ).
Martiniere ( Le grande Dictionnaire Geographique et critique p. 531. Venise
1737. ).

Tamburini ( Nelle scritture Diplomatiche intitolate Benacus pag. 6. ).


Miniscalchi ( Osservazioni sopra la scrittura austriaca ch'è intitolata Be
nacus p . 4. ) .
Filiasi (Memorie storiche dei Veneti primi e secondi Tom. I. p. 249. 50. 51.
Venezia 1796. ).
1
Carli ( Istoria della Città di Verona Vol. I. Ep. II. p. 134 e 138. ) .
Da Persico ( Descrizione di Verona e della sua Provincia. La Provincia
Veronese pag. 217 e seg. ) .
!
Venturi ( Compendio della Storia Sacra e Profana di Verona Vol. I. P. I.
|
Sezione II pag. 13 Verona MDCCCXXV. ).
Benvenuto da Imola ( Presso il Muratori Antiq. Ital. Med . Aev. T. I. Col.
1027 , e 1081. ) .
Bongianni Grattarolo ( Historia della Riviera di Sald Brescia per Vincenzo
Sabbio 1599. in 8. ).
Padre Giammaria Biemmi ( Istoria di Brescia T. I. pag. 40. in 8.° Bre
scia 1748. ) .
Angelica Baitelli ( Annali Storici del Monastero di S. Salvatore e di S. Giu
lia di Brescia in 4.° Brescia 1794. ).

Degli Scrillori di vario argomento .

Gaetano Garniani ( Colpo d'occhio fisico istorico e civile della riviera be


nacense p. 18. Brescia 1804 in 8.° ) . Quest' opuscolo diede origine ai seguenti
libelli : Cutullo a Sirmio , Epistola senza indicazione di luogo , tranne quella in
fine dell' Eliso ai primi Novembre 1804 in 8.° Lettere di Calullo scrille dagli
Elisi a Sirmione sua patria. Brescia senza data in 8.º dalla stamperia Spinelli
e Valotti . Il colpo d'occhio della riviera benucense vendicato dalla censura Ca.
tulliana. Lettera di Sirmione a Catullo , e dell' autore del Colpo d'occhio a
Sirmione . Salò 1804 in 8.º dalla stamperia Righetti
149

Andrea Morosini e Benedetto Zorzi ( Viaggio fatto da Andrea Morosini e


da Benedetto Zorzi patrizj veneti del secolo XVI ecc . pubblicato da Emmanuele
Cicogna p. 38. 39. Venezia MDCCCXLII. ).
Henin ( Journal historique des opérations militaires du Siége de Peschiera
ecc. ecc. Accompagné de Cartes et de Plans, et suivi d'une note sur la maison
de campagne de Catulle p. 89., e seg. Torino 1801 ) .
Valery ( Voyages historiques Litteraires et Artistiques en Italie Vol . I. Chap .
VIII. p. 209-210-211 e 212 Paris 1838. ) .
Volta ( Descrizione del lago di Garda e de' suoi contorni pag. 29 e seg.
Mantova MDCCCXXVIII . ).
Mattia Cantoni ( Osservazioni intorno ad un opuscolo di Monsignor Gio .
Serafino Volta , intitolato Descrizione del Lago di Garda, Milano 1830 in 8.°
per Nicolò Bettoni ) .
Girolamo Bagatta ( Opere Tom . I. in 8. pag. 121. Brescia per Nicolò Bet
toni 1832 ).
Giovanni Bonfanti ( Dei pregi di Verona , Orazione. Verona 1841. ) .
Ciro Pollini ( Viaggio al Lago di Garda e al Montebaldo p. 5. 10. 12. 13 .
14. Verona 1816. ) .
Ercoliani ( Guida al Lago di Garda esposta in una passeggiata p. 100. e
seg. Milano presso la ditta Angelo Bonfanti 1846. ). Questo stesso chiariss. scrit
tore parlò di Sirmione in due suoi romanzi , l' uno intitolato i Vulvassori di
Brescia ( Vol. II. Capit . XXII. pag. 60. 61. Brescia MDCCCXLVI ), e l'altro
Leutelmonte ( Capit . XXVIII. p. 223. e seg . ).
Ignazio Puecher - Passarelli ( Viaggio da Desenzano a Trento per Andrea
Ubicini 1844 in 8. ° con vedute litografiche del Lago, fra le quali Sirmione ).
Giacomo Mosconi (Viaggio romantico ai laghi di Garda, di Ledro, e dell ' Oppio ).
Carlo Troya ( Della Condizione dei Romani vinti dai Longobardi pag . 199.
Milano 1844. in 8.° ).
Ab . Giuseppe Brunati ( Dizionarietto degli uomini illustri della riviera di
Saló p. 165. Milano 1837. in 8. ° ) .
Alessandro Sala ( Pitture ed altri oggetti di belle arti di Brescia 1834 ). In
sulla fine della Parte Terza havvi una Scorsa in Val Trompia, ed ai Laghi di
Garda , e d'Iseo, ove parlasi di Sirmione p. 163.
Francesco Gambara ( Ragionamenti di cose patrie ad uso della gioventù in
sei Volumi. Brescia 1840 ). Parla di Sirmione nel Tom . V. Ragionamento XXI.
Cesare Rovida ( Strenna Italiana per l'anno 1843. p. 164. e 165. ) .
Stefano Dolfino Secondo milanese Sirmio poemetto . Milano 1502.
Guarino padre ( Proseuche ad Benacum . ).
Mario Filelfo ( De laudibus Veronae et lacus Benaci , MSS . ), ed altri molti ri
cordati dal Chiariss. Brunati ).
19
146

Lodovico Marchenti Benacus poemetto in versi esametri della vittoria dei


Veneziani contro Filippo Visconti nel 1438 sopra il lago di Garda ( vedi Maffei
Ver . III . P. III . Scritt . pag. 104 ) .
Giorgio Iodoco Monaco di S. Zeno poemetto intitolato Benacus pubblicato
in Verona nel 1546.
Giulio Becelli ( De Laudibus Castri Romani et Benaci fol. 6. Veronae
MDLXXIX ) .
Girolamo Fracastoro . In un' epistola al Cardinale Farnese ( Carm . X. pag. 136
vers. 65 e seg , Oper. Vol. I ) .
Giandomenico Marai ( Lettere famigliari. Venezia 1783, e S. Vigilio sopra il
lago di Garda , poemetto in lerze rime a Lucrezia di Brenzone , e Laura e
Lodovico suoi figli. Veron. 1808 in 8.° ) .
Marco Rizzardi veronese ( Un viaggio sul Benaco , Poema in terza rima.
Verona 1824 ) .

Cesare Betteloni ( Il Lago di Garda . Milano 1834 ) .


Piacemi di qui ricordare per ultimo un assai gentile Sonetto dettato intorno
a Sirmione dal dilicatissimo Vittorelli ( Rime di Jacopo Vittorelli P. I. pag . 14 .
Bassano 1815. ).

Salve, Penisoletta avventurosa ,


Che signoreggi il limpido Benaco :
Salve, o terra, di cui men dilettosa
Fu quella un tempo dell' Esperio draco.

Spesso del tuo Cantor l'ombra famosa


Esce ver sera da un boschetto opaco ,
E su la verde riva il fianco posa 1
Per vagheggiar tranquillamente il laco .

Salve , o beata falda, e piena ognora


Di quante frutta e quanti fior diversi
Suscita il nuovo April, Maggio colora .

Salve, o purissim'aere e dolce a bersi,


Nel cui liquido seno un resto ancora
Sento ondeggiar de i Catulliani versi ,

(20) Maffei Ver. Ilustr. Cose Notabili del territorio veronese Cap . VIII.
pag . 284 .
( 21 ) Volta I. s. c. pag. 7. Anche il Filiasi ( 1. s. C. pag. 240-50-51 ) cosi
147
scrive intorno a questa sorgente : « Oltreciò all'Est della Penisola e poco
» discosto da essa sorge una polla d'acqua sulfurea e minerale dal fondo dal
lago . Nell'epoca Romana potea giungere alla Penisola ed aversene servito i
» Veneti in quelle Terme. »
(22) Volta I. c. pag. 29-30 .

NOTE AL CAPO II .

( 1 ) Lungo di troppo riuscirebbe, se qui ricordar volessi tutti i marmi ve


ronesi spettanti alla Gente Valeria . Mi basterà l' osservare , che memoria di essa
è registrata nel latercolo militare in cui è menzione di Cajo Valerio Secondo
Veronese ( Gori Inscript. Elrur. P. I. pag. 31 Grut, 301 Montfaucon Diar. Ital.
p. 389. Kellermann Vigil Romanor. p . 47. N. 101. ) , e nelle lapidi che ostenta -
no la tribù, cui era ascritta Verona. Eccone due.

I.
C · VALERIVS · C · F · POB
.
PLANTA SIBI · ET
C · VALERIO . С L AMPHIONI · ET
AE C · L · CLARAE
. TO FIERI · IVSSIT

Lapis e ruderibus ad portam Bursaream XX. Octobris anni 1646 erutus


Lisca et Cozza in Auctar. Panv. p. 240. Maffei M. V. CLXII. 4. Mus. Lapid.
N. 382

II .
P · VALERIVS · M · F
РОВ • CAPITO
SIBI ET · L · VALERIO · P · F
VALERIAE P · F · SECIND .
VXORI
T.F.I.

Questa lapida ſu da me discoperta sul monte di Lavagno in un portichelto


presso la chiesa parrocchiale , e la pubblicai in una lettera diretta all'abate
1

148

Furlanetto. In appresso venne resa di pubblico diritto dal Co. Girolamo Asquini,
( Lellera sopra un vecchio sigillo e sugli untichi confini del territorio della
provinciu veronese col trentino p . 14. Verona 1826 ) .
( 2) Cornelio Tacito, narrando come gli abitatori di Smirne volessero innal
zare un Tempio all' Imperarlore Tiberio , scrive : Censuilque Vibius Marsus ,
ut M. Lepido , cui ea provincia obvenerat, super numerum legaretur, qui templi
curam susciperet. Et quia Lepidus ipse deligere , per modestiani, abnuebut,
VALERIVS NASO, e Pretoriis, sorte missus est . ( Annal. L. IV . Cap. LVI. p.
315. Vol. I. Trajecti Batav. 1721. curante Gronovio ). Il Valerio Masone ricor
dato dal latino Scritture mi sembrerebbe questo combinando perfettamente le
epoche. Imperciocchè l' anno in cui accadde il fatto descritto da Tacito è ap
punto il 776 di Roma ( Cuspinian. Comment, in Annal. Cassiod. Fast . pag. 301 .
edit. Francfurt 1601. Tillemont Histoire des Empereurs. Venise 1731 Vol. I p.
80 ad 83. Eckhel D. N. V. Vol IV . pag . 192-194 ) dieci anni dopo essere stato
Quatuorviro alla cura delle Strade, tempo necessario per giungere di grado in
grado, siccome accostumavasi allora , ad una delle maestrature più cospicue di
Roma. Anche il Valerio Nasone, ricordato in questo marmo, ostenta l' ascrizione
alla Publilia tribù . ( L'antico marmo di Valerio Nasone illustrato, Verona 1836) .
( 3) Ne parlai nella mia memoria : Delle antiche mura che cingeano la Cillà
di Verona a ' tempi Romani ( Annali dell'Istituto di Corrispondenza Archeologi
ca Vol. VIII. pag. 62 della serie nuova Roma MDCCCLI) ; e nell'altra : Di alcune
antichità di Garda e di Bardolino p . 21. Verona 1838.
( 4) In pago portus dicto ( cioè a Legnago ) MSS . Gabriele Saraina p. 71 .
B. Torello Saraina p . 51. B. Panvinio p. 229. Grut. 564 9 ; Policarpo Palermo
De vera C. Plinii patria ; Nola ovvero memoria del Museo del Co. Lodovico
Moscardo Part. II . p . 393. Verona 1672 ) .
( 6) Valerium Catullum , a ' quo sibi versiculis de Mamurru perpetua stigmola
imposita non dissimulaveral, satisfacientem , éadem die adhibuit coenue : HOSPI
TIOQUE PATRIS EIVS, sicut consueverat, uli perseveravil. Sveton. Tran
quill. Jul. Caes. Cap. 73. p . 47. Basileae MDCLXXV, e pag. 86. edit . Traject .
ad Rhen 1672 , ed ivi il Casaubono.
Facolloso e di molto onesta condizione , scrive il Maffei , convien dir fusse
il padre suo, poichè tra esso e Cesare consuetudine correu d'ospitalilà ( Ver.
Illustr. L. IV . pag . 81. Filiasi Memorie Storiche de ' Veneti primi e secondi T.
I. pag. 249 e seg. Venezia 1796. Carli Istoria della Città di Verona Vol. I. Ep.
II. p. 134-138 . Venturi Comp. Stor. Ver . P. I. pag. 13. Verona M DCCC XXV ).
(6) L. s . c . Part. II . p. 1. Ecco le parole del Poeta :
Lesbius est pulcher : Quidni ? quem Lesbia malit,
Quam le cum lola gente Catulle tua ?
( Carme LXVIIL p . 445. ) .
149

(7 ) Cosi il Volpi nella Vita di Catullo premessa alle sue opere ( pag. XXIII. )
Veggasi la Cronaca d' Eusebio pubblicata dai dotti e celebri PP . Arineni Me
chitaristi di Venezia, ne' quali è assai malagevole il determinare, se sia più grande
la scienza, o la cortesia , e quella pubblicata dal Mai.
(8) Maffei I. s. c. Lib . IV . p. 81. Venturi I. s . c. pag . 13.
( 9) Scrisse infatti in un suo carme, che avea sacculum suum Illne
( (11'UM
plenum ( Carm . XIII. p. 50 ) , ed aveva tra suoi principali amici Furio ed Au
relio al primo de' quali nec servus , nec arca , nec cimex erat ( Carm . XXIII .
p. 80 ); e nomò lepidamente il secondo pater esuritionum ( Carm . XXI. p . 72 ) .
( 10) Volpi I. c. p. XXIV.
( 11 ) Secondo gli scrittori tiburtini Catullo possedeva una villa, da esso de

scritta, nel terriiorio di Tivoli, che il P. Rocco Volpi ( Vetus Latium Prof. L. IX
p . 333-34 ) volle collocare nel luogo detto Sant' Angelo in Piavola. Cosi opina
rono Cabral e Del Re ( Delle ville e de' più notabili monumenti antichi della
ciltà e del territorio di Tivoli. Part . I. Cap. VI. p . 89 ). 11 Nibby scriveva
intorno a questo proposito : « Continuando il camino si trova una strada a destra
che conduce al Monastero , ed alla Chiesa di S. Angelo in Piavola . Ivi gli
antiquarj tiburtini pongono la Villa del Poeta Catullo, della quale altri avanzi
» non restano , che i bei versi dello stesso poeta , che la descrivono » ( Viaggio
Antiquario nei contorni di Roma Vol. I. p . 166. Roma 1819 ) : Della Villa di
Catullo presso Tivoli parlò pure il Viola in una sua dotta memoria ( Giornal.
Arcad. Vol. XIX . 1823. pag. 364 e seg . ) .
( 12) Per navigare con una propria nave in un viaggio sì lungo, dovea senza
dubbiu il Poeta avere una certa agiatezza .
( 13) Non si può conoscere quanta estensione di terreno avesse Catullo in
quel luogo. Ponendo mente però che suo padre ospitava uno tra più grandi per
sonaggi di Roma, che sali poi all ' impero, convien affermare che una ben vasta
magione possedesse ,' e quindi una corrispondente estensione di predii,
( 14 ) Merita di esser letto un Carme diretto ad Ortalo ( LXIV . pag. 337 e
seg . ) ; in cui deplora la morte del fratello con elegantissimi versi. Parla altresi
della morte di lui in quella bellissima elegia , ritenuta dal Mureto siccome la
migliore di questo genere nella lingua latina ( Carm . LXVII. p. 380, e seg . ) ,
ed in altro Carme ( XCIX . p . 482 ) .
( 15) Il Volpi ( De vita Catulli p. XXIV ) dice : in primis autem Clodiam
praestanti mulierem forma, quum mutato nomine LESBIAM vocare consuevit.
Nella nota (19) del Capo I. accennai tutti i Carmine' quali Catullo parlò della
sua Lesbia .

(16 ) Tanta , e ben giusta era la venerazione de' padri nostri per questo loro
immortale concittadino, che vollero in una lapida ricordare i nomi del poeta
e d ' Ipsitilla , fingendo i tempi romani : Stylobates ad priscorum lapidum nor
150

mam pulchre constructus , elegantibusque omnino literis exaratus. Exhibeo


quamvis prodierit in Auctario Antiquitatum Veronensium , ut eruditos moneam ,
falsiparentis Calulli nomini ne fidem habeant. Conficta est ex iis,

Amabo mea dulcis Hypsithilla ,


Meae deliciae, mei Lepores

Il cippo , che ritrovasi nel Giardino de' Conti Giusti, è il seguente :

D . M.
IPSITHILLAE
DVLCISSIMAE
C. VALERIVS CATVLLVS
LEPORIBVS SVIS
MOERENS P

Zaccaria ( Istit . Antiquar. lapid. L. III . Cap. VII . p. 521 ). La pubblicai in


altro mio lavoro ( Gli antichi Monumenti Greci e Romani che si conservano nel
Giardino dei Conti Giusti in Verona N. 18 p . 53. Verona 1835 ).
(17) Diretti ad Aufilena sono i due Carmi CVIII ( p . 491 ) , e CIX (p. 493).
La gente Aufilena era veronese . Apparteneva ad essa quel personaggio che Ca
tullo chiamava ( Epigramm . CI . ) Flos Veronensium juvenum . A quella stessa
gente si riferisce eziandio la seguente iscrizione :
1
L · AVFILLENVS
ASCANIVS
V · VIR · Ī
CLA . ET · AVG
SIBI ET
i
CATIAE T F.
RHODAE !
VXORI

( Muratori p. 192. 3. e 2049. 5. Maffei M. V. 114. 3. Tartarotti Memorie


antiche di Rovereto , e de' luoghi circonvicini pag. 65. Venezia 1754. Stoffela
della Croce 1. s . c .
(18) Volpi I. s. c. pag. XXIV .
( 19) Volpi 1. s. c. pag. XXV .
( 20 ) Horat . Satir . 10. lib . 1. Tibull. L. III . Elez. VI . Ovid . lib . 3. Amor .
Eleg . 9. Martial. L. I. Epigramm . 62 e Lib . VIII . Epigramın . 73, e Lib. XIV .
Epigramm . 100. Terentian. Maur. in Tractatu de Litteris syllabis ecc. v. 838 .
151

(21 ) Ercoliani Guida al Lago di Garda p. 109.


( 22 ) Volpi l. s. c. p . XXVI .
(23 ) Con questo nome chiamavasi una nave molto spedita che teneva il mezzo
tra la nave di trasporto , e le lunghe Triremi. I Phaselus era molto adatto
ai lunghi viaggi, e poteva guidarsi a remi ed a vele , siccome accenna elegan
temente il Poeta ( v . la Strenna intitolata Esperia p. 24 ).
( 24 ) Carm . IV . p . 17 a 22. L'altro Carme , in cui parla di Sirmione è il
XXXI. pag . 108 e seg. ) In esso il Poeta dà il nome di Lidie all' acque del
Lago. Lacus Benaci, scrive il dottissimo Volpi, undas, Lydias Catullus appel
lat , quoniam is in Veronensi agro silus est . Verona pertinet ad Rhaelos ,
Rhaeti a Tuscis oriundi , Tusci a Lydis ex Maeonia . Il Maffei vorrebbe far
credere, lenulo da quella prima gente ( cioè gli Etruschi ) questo tratlo ( cioè il
Veronese ) l' essersi dissollerralo anche nel paese nostro qualche monumento
Etrusco , e di quell' antichissime e ignole lellere inciso : parimente l'antica e co
mune opinione la qual ben traspira in Catullo, ove per la fama in que' tempi,
che di Lidia venuli fossero i Toschi, chiama Lidio il nostro lago, come per la
stessa ragione Lidio da Virgilio, e da Slazio si chiamò il Tevere e Lidia da
Rutilio Numaziano si chiamò la Toscana ( Ver . Ilustr . Part . I. pag. 4 ). Vedi
anche il Doering C. Valerii Catulli carmina varietate lactionis et perpetua ad
nolatione illustrata . Lipsiae apud Christ -Goth . Hilscher 1788-92 T. I. pag. 98 ;
e l'altra edizione : C. Valerii Calulli Veronensis Carmina annotatione per
petua illustravil Frid, Guil. Doering Allonae Sumptibus I. F. Hammerichii.
MDCCCXXXIV .
(25) Esperia pag. 22. 23.

NOTE AL CAPO III .

( 1) Pressochè tutti gli scrittori che parlarono di Sirmione attribuirono


quelle maestose rovine alla casa di Catullo. Fuvvi chi tratto dall'imponenza di
esse volle positivamente ritenere che spettassero ad una casa del lussurioso
Lucullo ( Becelli 1. s . c. ) . Questa opinione la trovo registrata tra primi Scrit
tori nostri nel Saraina : a Dianzi parlamo del lago di Garda , e del Castello
» di Sirmione, ma noi lasciamo addietro una cosa, che non si deve per alcun
► modo tacere , et è che in Sirmione è una grandissima et antichissima fabrica,
» la quale si dice, che da Lucullo cittadino Romano, fu facta benchè ivi non si
>> veggia cosa alcuna ne scritta , ne intagliata , che faccia mentione di lui :
152

« sonvi ancora molte volte dinotanti , e chiaramente a chiunqne le vede dimo


» stranti magnificenza , e regale ( per dir cosi ) majestà » ( 1. s. c. pag 19. A ) .
( 2) Soltanto sul principio di questo secolo , per quanto è noto , comparve
alla luce una planimetria di Sirmione tratta dai superstiti avanzi, siccome dissi
di sopra . Imperfette però riescirono tutte , perchè desunte dai soli ruderi che
esistono sopra terra .
( 3) Salò e sua Riviera da Silvan Cattaneo e da Bongianni Gratterolo , di
stinto in più tomi . Tomo I, in cui si contengono le 12 Giornate di Silvan Cat
taneo . Venezia 1745.

Questo scrittore scrive in tale proposito : ... , « Disse il Signor Capoano


» io sendo in Napoli, e ragionando tra alcuni gentil' uomini di questo lago , e
» particolarmente di questa penisola, e fabbrica di Sirmione, un d' essi ci rac
» contò aver veduto un disegno in carta fatto già per man di Bramante a
» quei tempi il primo architetto del mondo , nel quale scorgevasi tutta quella
» fabbrica perfettamente intiera , che non ci ammancava una sol fenestrella ,
» soggiungendovi non aver mai sentito nè veduto la più superba macchina di
» questa » .
( 4 ) Journal Historique des opérations militaires du siége de Peschiera et
de l'attaque des retranchemens de Sermione Comandès par le Général de Di- ,
vision Chasseloup Laubat Inspecteur Général Comandant en Chef du Génie à
l'armée d'Italie accompagné de Cartes et de Plans , et suivi d'une note sur
la maison de campagne de Catulle située a l'extrémité de le presqu' ile de Ser
mione. Par le Chef d ' Escadron F. HENIN , Adjoint. Chef de l'etat major des
Troupes du Siège de Peschiera. An . IX . pag . 89 e seg.
( 6) L. s. c. pag. 215 .
( 6 ) ESPERIA . 1837. Anno Primo Verona pag. 3 seg.
( 7) Guida al Lago di Garda esposta in una passeggiata. Milano 1846 VI .
pag 100 e seg.
(8) » Di tufo , la cui cava è nel tener di Moniga, scrive il Da Persico , sono
» tutte le volte , ancora beu conservate ( P. II. La Prov. Veronese pag. 221 ) ».
Cadde certamente in errore quello scrittore asserendo che la tufa è di Moni.
ga , mentre , io , dopo le più accurate ricerche , mi assicurai che si rinvenne
quella pietra a Padenghe , ove mi recai espressamente , ed ove la ritrovai in
grande abbondanza.
( 9 ) « Nella penisola di Sirmione , osserva il Maffei , avanzi rimangono di
» fabrica Romana , detti comunemente casa di Calullo : volte sotterranee vi si
veggono molto ben lavorate : i muri sopra terra ( ed il veronese scrittore pro .
>> priamente s'intende parlare di quelli della nostra piscina ) son mentovati dal
» Palladiu per esempio del furgli a cassa ( Ver. Ill. Cose notabili del territ .
veron . Cap . Ottavo . pag . 284 ) .
153

( 10) Nibby, Roma nell' anno MDCCCXXXVIII. Part. II , Antica pag. 752 e 53.
Roma 1839.

( 11) Nella tavola III. si offre il dettaglio di questo stesso sotterraneo colla
forma de' tegoloni rastremati N. 17. 29. 36 .
( 12 ) Della Tavola III. la Figura 1. rappresenta lo stato attuale delle costru
zioni vedute da Settentrione .
( 13) Intorno alla piscina epuralorin di Fermo. Annali dell'Istituto di Cor
rispondenza Archeologica Vol. XVIII. pag. 46. Roma MDCCCXLVI.
(14) Queste tegole erano alte metri 0.60 , larghe 0.48 , grosse 0.3 , e nel
rialzo sugli angoli metri 0.7. 5. Gli embrici che le chiudeano erano lunghi
metri 0.60, larghi alla base 0.20, ed all' apice 0.17, e nella grossezza 0.2 . 5.
(16) Polluc. Onom . Lib. V. Cap. 16. Merita di essere letta intorno a que
st'argomento la bella e dotta memoria del chiarissimo Conte Giovanni Gozzadini ,
onore e decoro della bolognese nobiltà , del titolo : Di un sepolcreto Etrusco
scoperto presso Bologna . Bologna 1856. pag . 26.
( 16 ) In uno di que' tumuli si rinvennero due pendenti a goccia di metallo
riposti in un vaso. In alcuni altri eranvi due chiodi di forma bizzarra ( T. III.
N. 35 ) . Anche nelle tombe di Eboli si ritrovarono de ' chiodi ( Ann. Istit. Cor
risp . Archeol. Vol. IV. pag. 302. 303 ), e così pure in quelle di Bologna (Goz
zadini I. s. c. pag. 23 ). Quel ch. illustratore crede, che servissero que' chiovi a
venir infissi nel feretro che si poneva sul rogo . Questa conghiettura è ben più
naturale di quella emessa dal Mazois ( Palazzo di Scauro ecc. ) , e seguitata
dal Giovio ( Metodo ecc . pag. 128 ), il quale pretenderebbe che tali chiodi spesso
rinvenuti ne' sepolcri greci e romani vi fossero seppelliti dai parenti del de
funto , acciò li avesse pronti ad offrirli nel caso che Caronte ne fosse bisogne
vole per rattoppare la sua barca, se dicesse di essere sdruscita .
( 17 ) Storia dell'Arte dimostrata coi monumenti ( Vol. I. pag. 87-88. Prato
MDCCCXXVI.) Veggasi anche il Ch . Commend. Canina . ( 1. s. c. Vol . VII . pag.
463-64, e Vol. IX . pag. 484-85 ) .
( 18 ) Temist. Orat. pag. 47. Zozimo l. II. pag. 108. Gibbon. Storia della
decadenza e rovina dell'impero Romano Vol. III. Cap. XVII. pag. 261. Milano
MDCCCXX . ) Canina ( 1. s. c . Vol . VII. pag . 462 ) .

20
1

154

1 NOTE AL CAPO IV.

( 1 ) In un documento dell'Archivio Comunale di Sirmione del 28 Maggio 1445


trovo ricordata questa Fovea Magna . Ecco le parole : In Christi nomine amen
anno nativitalis ejusdem 1445 indictione 8.a die Veneris 28 mensis maij Ser
mioni Gardesanae in domo Communis , et hominum dictae terrae sila juxta
portum Ganzariae

Omissis

Unam peliam
terrae cum muragiis discupertis a tribus parlibus, et a quarta
sic
parte Murus forticij dictae terrae cum juribus in eo spectantibus eisdem Ven
ditoribus super ipso muro aedificandi, ut ibidem asseruerunt , cum arboribus
fructifferis in ea existentibus jacentis in dicta terru Sermioni in Contrata
Borzacagni de una parte FOVEA MAGNA Lacus majoris , mediante dicto
muro fortilicij, de alia via vicinalis , de alia ingressus vicinalis , et de alia
iura Ecclesiae S.cle Mariae de dicta terra, et si qui alij.
Atti di Iacopo di Ser Francesco de Redoni notajo di Sirmione.
(2) L'Architettura Romana Parte II , Cap . I. pag. 34 e 54-58. Roma 1840.

NOTE AL CAPO V.

( 1 ) Quel Porto era detto anche Gonzaro e Ganzara . È memoria di esso in


un documento esistente nell'archivio di Sirmione del 1444 : in Chrisli nomine
amen Anno nativitatis ejusdem 1444 indic. 7 die jovis 30 mensis Ianuarj Ser
mioni Gardesanae Veronensis districlus in domo Comunis dictae terrae sito
super portum GANZARIAE ecc. Atti di Jacopo di Francesco de' Redoni
notajo.
Memoria eziandio del Porto di questo nome ritrovasi nella Nota (1 ) del Ca
po IV .

1
155

NOTE AL CAPO VI .

(1 ) Nelle colletanee epigrafiche, e presso gli scrittori veronesi ritrovansi regi


strate parecchie iscrizioni romane, ch'esisteano in Sirmione, e che ora o sono
smarrite, o furono trasportate altrove.
( 2 ) Felice Feliciano la ricorda sino dal secolo XV ( MSS. Cap. II. p. 21 , A ) .
Fu pubblicata dall' Appiano ( Inscript. pag. 163 ) , ch ' erronamente scrive C. AE
STIVS , dal Panvinio ( A. A. Ver. Lib . VIII. pag . 222 ), dal Grut. ( 13. 2 ), dal
Morosini e dal Zorzi ( 1. s. c. pag. 59 ) . Si nel Grutero, che nel Morosini leg
gesi con errore pur manifesto L. AESTIVS.
(3) Marmi antichi Bresciani raccolli nel Museo Patrio classificati ed illu
struli N. 10. pag. 12. Lo scrittore dice : « L'apografo delineato da Girolamo
Joli, che sta nel Museo ha CAESIVS . Avvertito da me , che leggesi chiara
mente e manifestamente C. AESIVS nel marmo , aggiunge ( pag. 137 ) : « C.
» AESIVS . così mi avvisò non ha guari il conte Orti aver letto chiaramente
» e senza dubbio , sul marmo a Sermione , e il prof . Cavedoni m' avverti , che

> esso è dato anche dal Marcanova nel bel Codice in pergamena già Obizziano ,
» ora Estense ( fol. 137 ) , ma legge L · AESIVS · L F ».
( 4) MSS. di Gabriele Saraina ( pag. 69. B ) , Panvinio ( A. A. Ver. pag. 224 ) ,
Donati ( Vol. I. pag. 29. N. 3 ), Dal Pozzo Lago, Fortezza e Rocca di Garda ecc .
( 5) L. s. c . pag. 66. 68. N. 93.
( 6 ) Ap. Grut. pag. 55. 1 .
( 7) Inscr. Lat . ampliss. Collect. n . 1414.
( 8) Georg. II. v. 194. dove il Servio ; Sacerdotum usus verbo.
( 9) Lib . I. el. 3. 34.
( 10) Fast . Lib . IV . v. 897. Il Cripping, ed il GIERIG. leggon vina.
( 11) De legib. I. II. 9.
(12) Histor. lib. X. pag 10 .
(13) 1045. pag. 5.
( 14) Misc. Erud. Ant. pag. 820, POLEN .
( 15 ) M. V. pag. 287. 11 .
( 16 ) Iter per Ital . pag. 80 .
( 17; Opp. Epp. T. I. pag. 59.
, 18 ) Vedi ROSSETTI, Musaico Ant. pag. 17 e la nota 5.
(19) Museo della R. Accademia di Mantova Vol. III. pag. 346.47 . Mantova
MDCCCXXXIX .
159

(20 ) Panvin . ( AA . Ver ., Lib . VIII. pag. 234 ) , Grut. ( pag. 55. 2 ), il Donati
legge BETVLIVS con errore, pag. 29. 3.
.
(21) Odorici 1. s . c. Vol. I. pag. 303 .
( 22 ) Nazarii Panegyricus Constantino Augusto ( Panegyrici Veteres p. 265 66 .
Venetiis MDCCXXVIII ) .
( 23 ) Ver . III. Lib . VII. pag. 150 .
(24) Gibbon Storia della decadenza e rovina dell' Impero Romano Vol. II,
Cap. XIV . pag. 208-209.
(20) Nazar. Panegyr. I. s. c. pag. 267 .
1 ( 26 ) L' anonimo panegerista di Costantino cosi descrive il fiume nostro in

i modo assai veritiero : Athesis ille suxis asper , et gurgitibus vorticosus, et im


pelu ferox. I s. c. pag. 237.
(27 ) Il Gibbon scrive : « Il Marchese Maffei ha esaminato l' assedio e la
» battaglia di Verona con quella dose di attenzione e di accuratezza, che me
» ritava un' azione memorabile successa nel di lui paese nativo . Le fortifica
» zioni di quella città , costruite da Gallieno, erano meno estese delle moderne
» mura, nè l'Anfiteatro situava dentro il recinto di quelle ( 1. c. pag. 709 ) » .
Se l'inglese scrittore avesse seguitato il Maffei nella descrizione di quell' ayve
nimento , sarebbe stato più esatto nell'esposizione dei fatti , singolarmente in
quanto si riferisce alla topografia . Le antiche mura Gallieniane giungevano a
destr' Adige in prossimità dell'anfiteatro. Ne parlai a lungo, e dettagliatamente
in una memoria inserita negli Annali dell' Istituto di Corrispondenza Ancheolo
gica del titolo : Delle antiche muru che cingeano la cillà di Verona a' tempi
romani ( Vol. VIII , della nuova serie. Roma MDCCCLI pag. 50 e seg . ).
( 28 ) Histoire des Empereurs Tom . IV . pag . 133. Venise MDCCXXII.
(29 ) Venturi Comp. della Storia Sacra e Profana di Verona Vol. I. p. 79.
Verona 1825.

( 30 ) Incerti Panegyricus Constantino Augusto I. s . c. pag. 237, e 239.


(31 ) L. s . c . pag. 151 .
( 32) Ai cultori degli studj archeologici tornerà gradito l'udire ciò, che il
sommo Card. Noris scrivea intorno a questo subbietto nella sua seconda Epi
stola Consolare inedita : « Ceterum longe graviorem litem Annales Panvinio
» intentant de origine INDICTIONVM . Nam Panvinius ad hunc annum lib . 2 .
» Fastorum prolixe disputat de prima institutione Indictionum , ac in eam sen
» tentiam descendit , ut putet easdem decretas in memoriam victi VIII. Kal.
» Octobris Maxentii ; cum nulla alia ratio suppetat , cur a die 24. Septembris
p initium sumpserint. Beda lib . de ratione temporum cap. 46. ait : Incipiunt
» Indictiones ab, VM . Kal. Octobris, ibidemq. terminantur. Et S. Ambrosius
» in epistola Paschali ad Episcopos per Aemiliam scribit : Indictio enim Scp
» lembri mense incipit. Est autem Indictio Cyclus quindecim annorum , qui a
157

in prima usq . ad decimam quintam Indictionem numerantur , qua exacta , aliae


► rursus quidecennales Indictiones digeruntur. Etymologiam Indictionuin ita
» explicat idem Panvinius ; Indictionem autem quasi indicationem ciclam esse
» mihi persuasi ab indicta, vel indicata victoria de Tyranno per signum Crucis
» a Costantino visum . Porro advertit Indictiones neutiquam institutas fuisse hoc
» anno Christi 312. quo victoria Constantini contigit, sed cum idem Imperator
» ludos Olympicos, qui numquam sine Idolatrarum sacrificiis peragebantur, in
» hibuit. Etenim ne sublatis Olympiadibus , quibus ordo ac series annorum
→ indicabatur, eorondem confusio deinceps oriretur, Indictiones substituit Syno
» dus Nicaena , quarum caput locavit ad diem VIII. Kal. Octobris anni Christi
» 312. qua die pax Ecclesiis extincto tyranno Maxentio , a victore Constantino
» Augusto data fuit . Addit Indictionum mentionem fieri in canone Nicaeno in
» quo , inquit, praecipitur, ut singulis Episcoporum diplomatibus anni , menses,
» dies , el quoli sil indictio addulur. Hujus de origine Indictionum sententiae
► non se primum jactat Auctorem , sed Octavium Pantagathum Ordinis Servo
» rum B. Virginis, virum ea tempestate doctissimum , cui ibidem panegyrim re.
citat. Cum vero in Fastis postea Siculis, seu Chronico Alexandrino, ad Con
» sulatum Constantini II. et Licinii II . legisset : Idictionuin Constantiniarum
» hinc sumitur exordium , in hoc testimonio pene dixerim triumphavit : Quo
► animadverso , inquit , incredibile dictu est quunto gaudio affectus fuerim .
» Omnis igitur, si qua remanserat, huesitatio penitus sublata : omnia quae de
» Indictione dixi firma cerlaque habendu sunt. Hanc Panvinii sententiam eru
» diti Scriptores secuti sunt, Holtomanus, Ilubbo Emmius, Langius , ac nuper
» Ricciolius par. 1. Chronol. lib . 4. cap. 16. At Annales eundem reiiciunt, quod
» victoria contra Maxentium non contigit die 24 Septembris, sed ex veteri pa
>> negyrico post dimidium mensis Novembris. Quamobrem , inquiunt , tota illa
» tractatio de Indictionum inventione nullo verilalis fundamento subnixa ,
* corruat necesse est. Sed quamvis Maxentii interitus perperam etiam in Anna
» libus mense Novembri recitetur , cum tamen constet die 28. Octobris conti
» gisse, praecipuum Panvinii fundamentum diruit , de initio Indictionum die 24
» Septembris ob debellatun eadem die Maxentium . Sed falso quoq . dicuntur
» Indictiones in canone Nicaeno nominari, cum in ejus Concilii decretis ne semel
» quidem Indictionum nomen occurrat. Prima illarum mentio extat apud S.
» Athanasium in lib. de Synodis ubi ait : Consulibus Marcellino et Probino ,
>> Indictione IV . Synodum apud Antiochiam coactam in encenniis Templi Au
» rei praesente Imperatore Constantio . Haec est omnium prima apud Scriptores
Epochae Indictionum usurpatio, qua signatar annus Christi 341. quo a die 24
► Septembris Indictio XV, numerabatur. Gratianus quidem distinct. 73 cap. 1 .
» et 2. recitat epistolam Attici Episcopi Constantinopolitani de Formatis a Ni
» caena Synodo statutis , in quibus praeter alius numerales notas, Indictionis
158

v guaecumq, est id lemporis, idem qui fuerit, numerus assumatur. Et hoc plane
» Annales ad A. 325. produnt in Nicaena Synodo statutum . Sed recte Christianus
» Lupus in notis ad eum Synodum cap. 8 , monet Gratianum facilem in Apocry
» pha. Ille enim mos describendarum epistolarum , quae Formatae dicebantur >
» diu post Nicaenam Synodum inductum eruditiores observarunt. Earum formu
» las produnt nuperi Conciliorum edit ores Tom . VIII . a pag. 1894. Annales
» aliunde Indictionum originem arcescunt, nempe easdem inventas quod quinde
» nis stipendiis emeritus miles honesta missione concessa, capitationis imunitate ,
» solutus militia , si vellet , libere abire posset , si nollet majoribus stipendiis
► augeretur. Cum enim miles jam inde ab Augusto sexdecim stipendia facere
» deberet, priusquam honesta missione dimitteretur, Constantinus unius anni suis
» veteranis gratiam fecit , ut quindecim tantum annis militarent Quod vero
» milites annuas a provincialibus annonas susciperent, quae indictionibus impe
» rabantur , easq. collectis initio Octobris frugibus, porciperent ; hinc et nomen
» Indictionis illi Epochae tributum , ejusque initium a 24 Septembris ductum
» tradunt. Sed haec opinio quae Calvisio in Chronico etiam placuit, non lubrico
► sed plane nulli fundamento innititur. Nam imperante Constantino , miles non
► tantun quindecim , sed quator ac viginti stipendia faciebat , antequam vetera
» nus honesta missione mitteretur. Extat lib . 7. Cod. Theod . L. 4. de Veleranis

v a Costantino emissa anno Christi 325.ubi ait : Ripensis autem veleranus qui
» ex priore lege post viginti quatuor stipendia honesta missione impetrata ,
» unius excusatione crpitis friebatur elc. Et postea : El Ripensibus indiscrele
» idem privilegium habiluris, si se ob velli vulnera dimissos probaverint, ilu
» ut si quis eorum post quindecim stipendia intra viginti et quatuor annos
► ex mililia decesserit , sui tuntum capitis excusatione fruatur uxorem enim
P
Ripensis , qui mililia decesserit , sui tantum capitis excusatione post viginti
» et qualuor annos excusari oportet. Habemus hic non quindecim , sed viginti
» quatuor facta stipendia , priusquam veteranus capitis excusatione frueretur ;
» et ob vulnera quosdam post quindecim stipendia militia solutos , idem pri
» vilegium obtinuisse. Missio ob vulnera vel debilitatem morbo contractam , di
cebatur causaria ; illa vero honesta , quae dabatur justo stipendiorum numero
expleto ex L. 9. Honorii de Deserloribus Cod. eodem . Idem Constantinus
v lib . 12. Cod. Laudati L. 13. de Decurionibus eos qui obnoxii Curiis, militiae
» nomen dedissent , intra viginti stipendia deprehensos , ad Curias retraendos
> jubet . Veterani autem immunes erant ab oneribus Curiae ; unde sub Constuna

» tino , qui nonduin viginti stipendia ſecerat , veteranorum privilegio neutiquam


fruebatur. Hinc falso adscribitur eidem Imp« ratori missio honesta veterano
» rum post quindecim tantum stipendia ; simulque reiicitur quae inde deduce
» batur , origo indictionum . Non est animus aliorum sententias discutere , cum
» hoc in opere Annalium tuntum ac Panvinii de Consulatibus , ac chronologia
159

» imperii Caesarum controversias examinandas proposuerim , cui et haec de In


» dictionibus addenda fuit , quod posteriora saecula ejusdem potius quam Con
» sulum subsignatione , tempora indicare consueverunt ; imo Consulibus annuis
w sexto saeculu deficientibus, Indictionum usus tum maxime invaluit . Hic tamen
» meam sententiam , quae Veronensibus nostris acceptior sit, producam . In pri
» mis censeo propriam Indictionis significationem retinendam esse , qua tributum
>> seu oblationem provincialibus indictam veteres intellexerunt . Asconius in Ver
» rinam IV . ait : Omne genus pensilutionis in hoc capile positum est, canonis,
» oblationis, indictionis. Et Plinius in panegyri scribit : Quippe non ut ex ho
» stico raptae perituraeque in horreis messes nequicquam queritantibus sociis ,
» anferuntur elc, nec novis Indictionibus pressi ad vetera tributa deficiunt. Haec
aliter ab Imperatoribus in emissis legibus accipiuntur. Constantinus Magnus
» L. 3. de Annona et tributis ait : Annonarias species, I cociera quae Indictione
> penduntur. Valentinia ni ac Talentis L. 41. de Extraordinariis incipit : Nihil
» a provincialibus extraordinaria patimur Indictione deposci. Et in eodem Cod.
* Theod. lib . 11. extat specialis titulus V. de Indictionibus, et tit . VI , de stipe
» rindicto . Praeterea L. 14 de Proximis, Comilibus etc. dicitur : solung. Cuno .
» uicue Indictionis praestent tribulum . Hinc annua tributorum solutio non a Ka
» lendis Januariis ad pridie Kalendas Januarias extendebatur, sed a mense Se
» ptembri ad Septembrem , quo spatio integra Indictio decurrebat. Gratianus
» , Augustus L. 18. de Annona el trib . Cod. Theod. ait : si quis annonae Urbis
atlernae annuan pensilationem solvendo morum dilationis adtulerit, ejus
anni atq. Indictionis exordio, quue novum denuo annonae commeatibus possil
obsequium , duplum prolinus etiam gravi coactus incommodo , restituere' co
„ galur. Valentinianus III . L. 35 , eod. tit . jubet, ul omni modo antequam ela .
batur Indictio , annua tribula gratus, beneficiis nostris possessor exolval.
Quae quidem intelligenda sunt de pensitatione frumentaria, non autem aura
ria, haec enim ex L. 3. Valentiniani senioris fiebat ex die X, Kal. Decembris
in pridie Kal Junuariarum , quam tamen per annum solidum permittit infer
ri . Quia , uti recte notat Gothofredus, annonam possessor in parato semper
habebat ; aurum autem colligendum erat ex frumenti, vini, aliorumq. frugum
venditione, quae nisi extrema anni Juliani parte commode fieri poterat. Prae
,, terea quoties Augusti indulgentiam debitorum fisco relaxabant , Indictiones
intra quas illa remissio arctabitur , designabant , ex L. 3. 7. 8. 9. elc de
» Indulgentiis debilor. Cod . eod. Marcianus Novella II . ait : Cessel igitur pro
„ securilate provincialium exatio reliquorum , el sextae Indictionis initio usque
ad finem quintae decimae nuper elapsae , debila deleantur . His praemissis ,
,, ad Indictiones Constantinianas anno Christi 312. die 24 Septembris institutas ,
„ facilius ac probabilius , ni mea me fallit opinio , explicandas regredior. Cum
Diocletianus Maximianum Herculium in consortiun imperii adscivisset, ac dein
160

Constantium ac Galerium Maximianum Caesares creasset , in quatuor partes


Romano Orbe diviso, uti tradit Lactantius cap. 7. de mortibus persecutorum ,

„ suos quique Principes exercitus multiplicarunt, ut illata circumquaque a bar


baris bella profligarent. Ita etiam Praefecti Praetorio, Comites Largitionum ,
„ ceteraq. aulae officia ac scholae excreverunt. Hinc, inquit Lactantius , adeo
„ major esse coeperat numerus accipientium quam dantium , ut enormitate
Indictionum consumptis viribus colonorum , decrescerentur agri, et culturup
„ verlerentur in Sylvam . Et ut omnia lerrore complerentur, provinciae quoque
in frusta concisae , mulli Praesides, et plura officia singulis regionibus, ac
„ pene jam civitatibus incubare ; item Rationales mulli, et magistri et vicarii
Praefectorum , quibus omnibus civiles aclus admodum rari, sed condemnatio
» nes tantum el proscriptiones frequentes exactiones rerum innumerabilium
non dicam crebrae , scd perpeluae, et in exationibus injuriae non ferendae.
Hinc tot principum Quinquennalibus , ac Decenna libus subinde celebrandis ,
novae iterum ac iterum Indictiones publicabantur, ut eadem solemnia ingenti
» ponipa peragerentur , ac copiosa militibus per eadem festa donativa distri

buerentur. Haec de Galerio cap. 31. scribit Lactantius : Jam de agendis et


se ipse Vicennalibus cogitabat ... qui jampridem provincias aflixerat auri ar
gentiq . Indictionibus factis, quae promiserat, redderet, elium in nomi": e Vi
» Cennalium securem ulteram aflixit. Qua vexatione generis humani exatio
„ celebrata sit, maxime rei annonariae quis enarrare digne potest ? Et statim :
nulla area sine exurlore, nulla vindemia sine cuslode, nihil ad victum labo
runtibus relictum . Maximianus Herculius una cum Constantio Caesare impe
rium Occidentis regebat, nempe Italiam , Africam , Galtias , Hispaniam ; Dio
cletianus vero Illyricum cum Thracia , Asia , ac Orientalibus provinciis sibi, ac
Galerio Caesari reservaverat . Maximianus Herculius, inquit Lactantius cap. 8.
cum ipsam imperii sedem teneret Italiam , subiacerentq . opulentissimae pro
vinciae vel Africa vel Hispania , non erat in custodiendis opibus lam dili
„ gens, quarum illi copia suppelebat. Hinc raptae ditissimis Senatoribus sub
stantiae , ac novis Indictionibus emunctae a provincialibus annonae insanain
Maximiani profusionem resarciebant. Cruentissimis , inquit Lactantius , fiscus
male partis opibus afluebat. Bella quoq . quae Maximianus contra Carausium ,
„ ac postea Allectum pro Britannia recuperanda gessit , aliaque pene perpetua
32 contra Francos ferocissimos Germaniae populos , ac Mauros in Africa susce
2. pta , tributorum Indictiones multiplicarunt. Aurelius Victor in libro de Cae
,, saribus, cum dixisset Italiam atq . Africain a Maximiano Hereulio administra
„ tas , ait : Hinc denique parti Italiae inveclum tributorum ingens malum.
>> Nam . cum omnis eadem functione , moderataq. ageret , quo exercitus atque
Imperator, qui semper ant maxima parte aderant, ali possent : pensionibus
inducla lex nova . Etenim superior pars Italiae neutiquam tot tributorum
161

» Indictionibus gravata fuit, quod ex illius provincijs ut pote Romae proximio


„ ribus, annona plebi Urbanae alendae ministrabatur. Hinc ea pars Italiae novis
„ pensionibus onerata dicitur quae Vicario Italiae in Notitia Imperij Occiden
„ talis subiecta describitur , unde absolute postea Italia nuncupata fuit, ut du
dum eruditi in controversia de regionibus suburbicarijs demonstrarunt. Legatur
Gothofredus lib. 11. Cod. Theod. in notis ad L. 6. de Annona ubi verba

Victoris erudite explicat. Maximianus Mediolani ut plurimum degebat , unde


eamdem urbem eximijs aedificijs exornavit, uti Diocletianus imperij sui sedem
>> Nicomediam, teste eodem Victore ac Lactantio cap. 7. ac Severum Caesarem
„ apud Mediolanuin creavit, ubi etiam purpuram deposuit. Quare proximas Me
diolano provincias novis Indictionibus gravavit, ut palatinam aulam ac partem
„ exercitus , quem secum habebat , annonarijs collationibus aleret . Cum vero
anno Christi 307. Maxentius novus Imperator, Severo Augusto occiso, univer
sam Italiam occupasset , ab ijs rursus Indictionibus eamdem afflixit, ut nume
rosissimas copias aleret , quibus quatuor aliorum Augustorum potentiam non
tantum aequare , sed plane superare videretur. Orator in panegyri ad Con
stantinum de Maxentio ait : Totam Ilaliam conductis ad omne fucinus sulele
lilibus oppleverat. Cum vero major exercitus Maxentiani pars castra haberet
in Italia Traspadana , quod Licinium in Rhaetia ac Norico , Constantinum
„ vero in Gallia imperantes suspectos habebat , eidem parti Italiae acerbiora
annonae tributa incumbebant . Imperante Diocletiano , quamvis alter Angustus,
» ac duo Caesares in diversis Romani Orbis provincijs imperium exercerent ,
„ legiones tamen saepe jungebant, mutuoq. sibi invicem praesentes auxlio erant ;
„ Galerius Diocletiani exercitum contra Persas duxit , et uterq. junctis copijs
„ bellum in Aegypto contra Achilleun profligarunt. Cum Constantius Britanni
» cam expeditionem suscepisset, ne nudatum militari praesidio Galliarum limi
tem Barbari irrumperent , Maximianus Herculius cum suo exercitu Rheno
„ institit, ac limitem praesentiae suae terrore tutatus est , uti tradit Orator in
» panegyri ad Constantium , At post abdicationem Diocletiani et Maximiani ,
„ imperium , classes, legiones ita inter Constantium ac Galerium divisae fuerunt,
„ ut neutiquam easdem secum communicaverint , quod numquam Romano imperio
„ accidisse , notat Eusebius cap. 13. de Martyribus Palaestinis edit . Valesij.
Hinc Orator initio fere panegyris de victoria Constantini contra Maxentium
ait bellum ab illo susceptum , quiescentibus cunctantibusq. Iunc imperii lui
socijs. Licinius etiam suo tantum milite armatus, Maximinum profligavit ; nec
», secus externa bella gesserunt . Hinc recte colligimus longe graviora tributa
indicta cum quatuor illi Augusti imperarent , quad singuli suis tantum red
ditibus exercitus alebant, ac bella ingruentia administrabant. Maxentius Ga.
„ lerij morte intellecta, bellum contra Constantinum quasi. necem patris vindia
caturus , ut ait Lactantius, adornare coepit , dejectisq. Constantini statuis
21
162

» bellum eidem indixit , exeunte anno 311. Constantinus parte exercitus limiti
» tutando ad Rhenum relicta , cum reliquis copijs anno insequenti 312. in Ita
» liam movit. Segusium munitam sub Alpium jugis urbem obstinate resistentem ,
» expugnavit. Inde apud Augustam Taurinorum cum Maxentij exercitu inita
» pugna , hostes lata strage caecidit ; altero postea Equestri praelio in agro
» Brixiano pari fortuna superior , victrices copias Veronam admovit. Ruricius
» Pompejanus experientissimus belli , et tyrannicorum ducum columen , ut ait
» Nazarius in panegyrico, urbem ingenti praesidio tenebat. Constantinus eam
» dem obsidio cinxit , quod diutius trahebatur , quippe Athesis , qui Veronam
» alluit, ille saxis asper, el gurgitibus verlicosus el impelul ferox oppngualio
>> nem prohibebat, omnemq. relro regionem evehendis copijs lulam defensamque
praestabat. Haec Anonymus in panegyrico. At Constantinus in superioribus
»
locis, non qua Athesis levior, uti scribit panegyristes , quia ibidem longe est
» rapidissimus , sed qua inter montium angustias breviori alveo decurrit , co
» piarum parte locata , obsessis commeatus interclusit . Hinc urgente jam rerum
» inopia, obsessi armorum fortunam experturi, facta eruptione, Constantini mi
» lites invadunt , a quibus victi, intra moenia se receperunt. Ruricius pollicitus
» brevi se cum novo exercitu ad futurum , modo constanter aliquantisper obsi
» dium toleraret, urbe se proripuit, ac novo exercitu paucos intr a dies collecto ,
» recta Veronam contendens, die jam cadente, pugnam cum hostibus inijt . Eam
v dem in noctem protractam fusius duo laudati Oratores describunt . Caesi sunt
» Maxentiani cum ipso duce Ruricio. Anonymus in panegyri: Quum enim ,
inquit, dato obsessis tempore poenitendi, Aquilejum quoque de legalis eorum
» ac supplicibus recepisses , cunctiq. se libi dedidissent , quos obsidendo serva 3
» veras ; ignovisti omnibus etc. Ut tamen perlinaciae suae poenas sentirent,
» corripi eos , vinciriq. jussisli. Ex his colligo tot praelia ac diuturnius Veronae
» obsidium illam expeditionem in exitum fere aestatis protraxisse. Neque enim
» Ruricius obsessa urbe erumpens , tam cito tantas copias colligere potuisset ,
» quibus collatis iterum cum victore exercitu signis , victoriam speraret . Addit
» idem Orator narrata statim Veronensium deditione : Recuperalu omni cis
» Pacum Italia, ipsa jam ad te supplices manus Roma lendebat . Et Nazarius :

Recuperata igitur lalia , hic primus fuit liberandue Urbis gradus , el vd


» victoriam facilis accessus. Ita Nazarius Italiam specialiter vocat eam regio
» nem quae ab Alpibus ad Apenninum Tusciae ac Picenum Suburbicarium exten
» ditur , quae Vicario Italiae parebat . Extat Constantij lex. 9. dle Extraordi
narijs tomo IV , Cod. Theod. in qua ait : Non enim per Italiam tantum , seil
eliam per Urbicarias regiones, et Siciliam , Patrimonialium et Emphyteuli
>> corum fundorum vires servundas esse perspeximus. Urbicariae regiones erant
» Tuscia , Picenum Suburbicarium , aliaeque provinciae quae in Notitia imperij
» Vicarij Urbis juri subiectae describuntur. Hinc notant S. Athanasium initio
163

Ápologiae secundae scribere probatam fuisse suam ipsius innocentiam plusquam


» trecentis Episcopis qui ex multis provincijs , Aegypti , Libyae etc. Italiae
» Piceni, Tusciae, Campaniae , Calabriae , Brulliorum , Siciliue elc. eo se ad
» Concilium contulerant . Idem scribit in Epistola ad Solitarios tom . 1. pag. 640.
» Antiquitus Italia quae erat citra Rubiconem dicebatur, ultra Rubiconem Gal
» liae citerioris, seu Gisalpinae nomen ferebat. Plutarchus in Caesare ait : In
Circumpadanam descendil Galliam , quae commissae illi provinciae pars eral;
Nuvius enim Rubicon Galliam cileriorem a reliqua dislerminut Italia. At
>> posteriori Caesarum aetate , nomen Italiae specialiter Galliae Gisalpinae da
» tum est , quae tamen Apenninum non excederet. Nam Gallia Cisalpina Lucam
» usq. extendebatur , scribente Svetonio cap. 22. de Julio Caesare : El initio
» quidem Galliam Cisalpinam Illyrico adiecio , lege Valinia accepit. Et dein
» cap. 24. Crassum Pompejumy. in Urbem provinciae suae Lucam extractos,
compulit, ul delrudendi Domilij causa , Consulatum pelerent. At Luca impe
• rante Constantino , ac filijs , erat intra Tusciam Annonariam , nec in Italiae
» urbibus numerabatur . In vetustis enim Synodi Sardicensis subscriptionibus
» nominatur Maximus a Tuscia de Luca , ac dein Lucius ab Italia de Veronu ,
· Fortunatianus ab Italia de Aquileja, Severus ab Italia de Ravenna , Ursu
» cius ab Italia de Brixia , Protasius ab Italia de Mediolano . Itaque Constan
tinus Aquilejensium ac minorum urbium legatis benigne exceptis , Italiam ob
» victoriam ad Veronam reportatam , obtinuit, Cum vero universi de graviori
• bus sibi jam inde a Maximiani Herculij imperio Indictionibus impositis que
►rerentur, quas etiam Maxentij rapacitas auxerat, Constantinus prius quam ex
» Italia Romam versus discederet, quo provincialium fidem sibi arctius obstrin
» geret , abolita veterum Indictionum immanitate , mitiores eisdem Indictiones
quindecennales, vulgato edicto, imposuit. Hinc in Chronico Alexandrino ad hunc
» annum legitur : Indictionum Conslanliniarrean hinc exordium summitur. Nazarius
cum narrasset Italiam post Veronae deditionem , Constantini potestati sese tra
» didisse ait : Senserunt enim translatis ad fortissimum Principem fortunarum
>> suarum gubernaculis, quum fucile omnia ad salubrem cursum redirent, quae
» ita deferebantur , ut mox anl maloruin scopulis illiderentur, aut miseriarum
» vadis adhaerescerent. Et statim ait : Recuperala igitur Italia, hic primus
» fuit liberandue Urbis gradus. Quis enim negare possit prudentissimum Im
» peratorem dubio adhuc belli exitu , non eam sibi primum curam posuisse, ut
» urbes civium frequentia, agrorum fertilitate, ac divitiarum copia celeberrimas,
recens imperio suo additas prius componeret, quam contra Mirxentium victrices
> aquilas ad Urbem raperet ? At mitior in primis Indictionum taxatio necessaria
» erat, ut novum imperium gratius provincialibus redderetur. Ita Maximinus
» anno superiori Galerij morte intellecta, ejusdem ditiones occupaturus, inquit
» Lactantius cap. 36. Bithyniam ingressus quo sibi ad praesens favorem conci
104

liaret, cum magna omnium laelilia sustollil censum . Constantinianas autem


Indictiones Italiae impositas exeunte Septemhri patet tum ex narratione anni
» hujus expeditionis usque ad Veronae deditionem , tum quod die 28. Octobris
» prope Urbem Costantinus Maxentij exercitum profligavit. Anonymus in fine
» panegyris ait : Merilo igirur sibi, Constantine Imperalor, el Senatus signum
» Dei, el paulo ante Iulia scutum el coronam cuncta aurea dedicarunt. Ita
no que Italia antequam Romam moveret, ea dona victori obtulerat. Idem Orator

» de Maxentio inquit : Al ile luon quidem , quum tot adversu suorum praeliu
» comperisset, obviam ire conatus est ad resistendum , quum Padi limile , aut
» Apennini jugis uteretur . Sed literus calamitalum suarum indices supprime
» bat : interdum etiam palum , ul usq . ad portas Urbis veniretur, oplavat. Ita .
» que Maxentius nec ripas Padi , nec angustias Apennini militum praesidijs mu
nisit, ut Constantini ad Urbem accessum inhiberet. Tum Orator Constantinum
» alloquens, addit : At enim tu id ipsum de ardore totius exercitus sentiens ,
» non sine ulla huesitandi mora qua brevissimum per eos iter est , raplo
w agmine advolasti, celerilalem illum in redeundo Scipionis el Cuesaris , lunc
v moxiine cupienti Romue repraesentans. Quamvis autem breviori itinere usus
» fuerit Constantinus , quod tamen ultra Padum Mutina expugnanda ſuit , teste
» Nazario, ac Apennini juga pedestribus copijs, superanda commeatu ac sarci
nis, reliquisq. impedimentis muram aliquam inijcentibus, exeunte fere Octobri
» in agrum Romanum descendens , ad saxa Rubra castra posuit , ac die 28
» ejusdem mensis collatis signis, Maxentium devicit . Ex hoc autem die postremae
» prope pontem Milvium pugnue recte mihi videor inferre Constantinum circa
» exitum Septembris apud Veronam Italiae componendae intentum substitissimae,
» ac Indictiones Constantinianas die 24 Septembris Veronae pariter evulgato edi
> cto , Italiae impositas fuisse, quas postea Roma recepta, per Urbicarias etiam
> regiones publicandas jussit. Quemadmodum vero Aera , celebris apud Hispanos
» annorum Epocha , et nomen et initium habuit ab aere quod in tributum ab
» Augusto dari jussum est A. V. 715. cun anno superiori, uti tradit Dio lib. 48.
► M. Antonius Hispaniam collegae Triumviro Augusto cessisset ; ita ab Italiae
» provincialibus Indictionum Epocha originem ac nomen sortita est a novis
» tributorum Indictionibus anno Christi 312. die 24. Septembris Italiae, nuper a
► Constantino acquisitae impositis. Jacobus Gothofredus qui amplissimis aeque
» ac eruditissimis commentarijs Theodosianum Codicem illustravit , tomo priori
» initio Chronologiae ejusdem Codicis scribit Constantinun expeditionem contra
» Maxentium in Italia suscepisse : quo , inquit , el pervenil mense Seplembri
» extremo: pula XXIV . Septembris. Ergo Iudictionum initium inde a Con
» stantini in Italium appulsu el indicto ei bello. At cum recte ibidem
notet
» Maxentium postremo praelio die 28. Octobris a Constantino superatum , per
» peram hujus in Italiam appulsus die 24 , Septembris adstruitur. Etenim ut
165

» omittam pugnas puguatas apud Taurinum et Brixiani , obsidium sane Veronae


» diutius protractum fuisse ex duobus panegyricis ostendi ; cum praesertim Ru
> ricius ducum Maxentij praecipuus , post aliquot dierum obsidionem urbe ad
» arcessenda auxilia se proripuerit, majorem , inquit Orator, adducturus exer
« cilum , ait majore comitatu cladis occideret. Et quidem Ruricius tantas copias
» collegit, ut idem Panegyristes Constantinum alloquens , dixerit: Quo quidem
» tempore praecipua apparuil ina, Imperalor, cura simul et animi magnitudo,
qui redeunti illi minore exercilu congredi, quam obsidionem intermillere
w maluisti etc. Enim vero novus exercitus et quidem tanto militum numero neu
» tiquain intra paucos dies colligi potuit. Praeterea non ab indicto bello , sed a
» tributis indictis Indictiones proprie appellantur, ut locupletissimis testimonijs
» probatum est . Calvisius in Chronico ad hunc annuin Christi 312. negat Indi
, ctiones a tributis indictis nomen sumpsisse, cum , inquit, Constantinus eo lem
» pore omnibus gentibus tribula remisissel ; in veteri enim Inscriptione Emeri
» tensi in Hispania laudatur idem Imperator : REMISSO VBIQVE TRIBVTO .
» At ille non omnia tributa sustulit ; unde enim aulam Palatinam , publicos Ma
gistratus eorumg, ministros, ac tot legiones ac cohortes datis stipendijs uluisset ?
» Extant ejusdem Constantini leges de tributis solvendis L. 2. de susceptoribus :

» L. 2. de extraordinarijs : L. 1. de exactionibus; et aliae plurimae praesertim


► til . de Annona el tribulis, in quarum tertia emissa anno ultimo imperij ait :
» Manu propria Judices universi , periculo suo , annonarias species el celera
» quae indictione penduntur,, definitis quunlilalibus , el comprehensis modis,
facla adscriptione , designent . Habemus hic et tributa annonaria , et eadem
Indictione jussa deferri. Itaque optimus Principum remisit ubique gentiun
„ tributum , id est , imminuit, non vero penitus sustulit . Ceterum idem Gotho

fredus in notis ad tit. de Indulgentia debit. lib . 11. Cod . Theod . observat
Indictiones in Gallia numerari coeptas ab anno Christi 311. Italicas vero
„ anno 312. et Chartaginenses anno 313. Cum enim bellum Italicum instaret ,
ne per sui absentiam ob censuales exationes ac tributa tumultus in Gallijs
,, orirentur , mitiorum Indictionum edicta per Galliam , ubi imperij sedem te
nebat, publicavit. Et sane debitorum indulgentia Heduos donatos, eisq . partem
census remissam testatur Orator in panegyrico ad Constantinum , cujus initium
est : Si Flavia Heduorum ele. Ibi enim ait : Quinque annorum nobis debila
„ remisisti : o lustrum omnibus lustris felicius ! o hustrum quod merito hunc
imperij lui aequavit aetatem ! Nobis erga praecipue le Principem Dij crea
„ verunt, quibus singulis haec est nata felicilas, ex quo ir imperare coepisti:
Quinquennalia lua nobis elium perfecla celebranda sunt, Anno 311. Constan
tinus quintum imperij annum agebat, cujus die VIII . Kal. Augusti Quinquen
nalia agenda erant. Producit Gothofredus L. 3. de Indulgent, debit, Honorij
07

Imperatoris ad Andromachum , quem putut fuisse Praefectum Praetorio Galo


166

liarum ; ibi enim Indictio XV. componitur cum primo Hono'ij Angusti Con
sulatu Anno Christi 386. annum post eum Consulatum confert cum Indictione
,, prima, qui fuit Christi 387. ac denique Consulatum Olybrij et Probini com
ponit cum Indictiones IX . ita ut ubique indictiones uno anno Italicas ante
vertant. Haec tamen lubrica argumentatio est . Nain anno Christi 386. mense
Septembri Indictio XV . inchoabatur quo anno Honorius Augustus primum
» Consulatum puer gessit cum Fl. Evodio . Anno 387. eodem Septembri Indictio
p ima initium sumpsit ; ac denique anno 395. Olybrio et Probino Coss. In
dictio IX Septembri pariter auspicat est . Rectius autem de Indictionibus
» Carthagine usurpatis discurrit. Nam idem Imperator Honorius hanc legem 8 .
de Indulg . debil, emisit : Navicularijs intra Africam ex quartadecima Indiclio
ne Consulalus Valentiniani Aug. III . et Eutropi V. C. usque ad Indictio
nem quarlar Consululus nostri seplies el Theodosij iterum omnia reliquo
„ indulgemus. Dai. III . Non . April. Ravennae Constante el Constante Coss. In
Italia anno 387. Valentiniano III, et Eutropio Consulibus Kal . Januarijs ha
hebatur Indictio XV. et eadem die anno 407. Impp. Honorio VII. et Theo
dosio II . Coss . decurrebat Indictio quinta. Ita Indictiones Charthagine uno
anno posteriores Italicis apparent. Nam occiso Maxentio , inquit Nazarius ,
, missum ejusdem lyranni ad permulcendum Africam capul, ut quam maxime
vivus affixeral, laceratus expleret. Etenim Maxentius Africanos quod Alexan
dri apud ipsos creati Imperatoris, partibus favissent, rapacissimis Indictionibus
afflixerat. Hinc Constantinus anno 313. misso in Africam Anullino Proconsnle ,
„ , mitiores ut anno superiori in Italia apud Veronam fecerat , Indictiones impo
suit, quae proinde uno anno Italicis posterius nunerari coeptae sunt. Quod
„ vero Scaliger ac Petavius putant mendum irrepsisse in numeros Indictionum
in ea lege 8. laudata , rem hanc in medio relinquo. Cyclus autem quindecen
nalium Indictionum ideo primum institutus videtur , quod Constantinus quin
decim annorum tributa Italis praefixit , ut provinciales trium lustrorum spacio
novi Imperatoris beneficentia , suasmet fortunas in meliori statu positas intel
, ligentes , idem erga Principem obsequium continuarent. Hinc Constantinus
L. 2. de extraordinariis ad Ulpium Flavianum Consularem Aemiliae et Li
„ guriae, ait : Ab extraordinarijs omnibus fundi Putrimoniales et Emphyten
„ , ticarij per Italiam nostram habeantur immunes, ut canonica tantum et con
suela dependant, ad similitudinem per Africam possessorum . Ita sanxit anno
Christi 323. Cum enim Italis certas in quindennium collactiones decrevisset ,
vetuit eosdem extraordinarijs pensitationibus gravari Ibi vero Ilaline nomine
„ eam specialiter Italiae partem vocat , quae victis Maxentij ducibus in circum
padana regione , sese lubenter Constantino tradiderat , unde et gratioso no
strae titulo eamdem honorat. Equidem extat L. 4. ejusdem tit. de E xstraor

„ dinarijs ad Aemilianum Praefectum Praetorio Italiae rescriptum ejusdem


167

Constantini lectum Romae die 9. Maij anno 328. in quo extraordinariorum


munerum distributio Rectorum provinciarum manu praescribenda indicitur ,
„ quod a Vicarijs Praefecti Praetorio neglectum arguit , taxata ditioribus, me
diocribus, atq . infimis collationum quantitate ; ex hac, inquam , lege non in
fertur ordinaria tributa non fuisse ad quindennium decreta ; nain praeter
consuetas singulorum annorun collationes ad tertij usq. lustri exitum facien
„ das, extraordinariae quandoque etiam ob ingruentium bellorum necessitates
„ imperabantur . Nolo tamen de origine Cycli Indictionum quindecennalium
>> quidpiam certi statuere, cum Constantinus annuas Indictiones promulgans ju
„ , bere potuerit, ut eadem faciliori conferentium et accipientium calculo , quin
decennali numero terminatae, nova rursus computatione inchoarentur . Et sane
„ sub ejusdem successoribus singulis quibusq. annis quantitas collationum lata
„ lege promulgabatur, uti patet ex L. 3 de Indict. L. 8. de Extraordinarijs
» L. 34. de annona et tribulis , alijsq passim Principum rescriptis . Justinianus
Novella 128. jubet per Julium ac Augustum mensem numerum seu quantita
tem annuae futurae collationis componi, factasque dispositiones provinciarum
„ Iudicibus mox destinari in principijs uniuscujusque Iudictionis , et per eos
» proponi in civilalibus sub eis constitutis per Septembrem el Oclobrem
>> menses » .
( 33) Venturi I. s. c. pag . 79. Il Nibby descrivendo l'arco di Costantino
( Roma nell'anno MDCCCXXXVIII Part. I. pag. 454 ) scrive : « Notai che
» sopra gli archi minori , e ne ' fianchi ricorre una zona di bassorilievi allusivi
» alle gesta di Costantino . La prima parte di questa è quella sulla fuccia del
>> l'arco rivolta a mezzodì, a sinistra di chi guarda, che rappresenta l ' assalto
» dato ad una città difesa da mura e da torri quadrate : l'esito di quell'assalto
» vien dimostrato dalla Vittoria, che pesantemente vola sopra gli assalitori : a
» me pare che in quella città debbasi ravvisare Susa, che fu la prima ad esscre
» investita e presa da Costantino nella guerra contro Massenzio, simboleggiando
» così il principio di quella guerra che aprì a Costantino le porte della Italian
È vero che i panegiristi parlano della presa di Susa fatta per assalto da Co
statino, ma è ben vero altresì che l'assedio di Verona, colla pugna accaduta al ili
fuori delle sue mura , si fu l ' avvenimento più celebre di quella guerra combat
tuta nell ' Italia settentrionale. Io sarei quindi d' avviso che in luogo di quel di
Susa s' abbia voluto rappresentare nell'arco il fatto di Verona .
(34) L. s . c. T. I. pag. 303. Brescia 1853.
( 35) Odorici I, s . c. Vol. I. pag. 303. Il Grutero ( 285. 2 ) , tratto in ingan
no dal Panvinio ( A. A. V. pag. 126 ) , colloca in Sirmione la lapida di Valerio
Palladio Consolare della Venezia e dell'Istria formando di due iscrizioni una
sola . Sono esse manifestamente due , delle quali quella dedicata all ' Imperadore
Giuliano trorasi tuttavia nel sottoportico della casa parrocchiale nello stesso
168

luogo di Sirmione , l' altra esistette sempre in Verona come lo dimostra l' au
torità di Policarpo Parlermo ( 1. s. c . L. 6. I. pag. 52-53 ) . Felice Feliciano
ricorda siccome esistente in Sirmione la lapida dell' Imperatore Giuliano ( pag.
21. A ) : e così pure parla un altro antico manoscritto , che trovasi presso di
me (pag . 72 B ). Questa stessa lapida , è ricordata dal Maſei nel ( M. V. CV )
con queste parole : Haec columna a Sirmione peninsularum ocelle, ubi antiqua
fuit iler facientibus mansio , Museum propediem accedet : e nella Verona Illu
strata ( Parte I. pag. 204 e pag. 364 N. LVI . ). Fu edita dallo Smezio ( Fol. CLVI .
B. n . 16 ) , dal Buganza ( L'epigrafia o sia l'arte di comporre le iscrizioni la
tine pag . 29. Mantova MDCCCIII ) , dall' Orelli ( T. I. pag . 244. N. 1111 ) , e da
me altrove ( Di due antichissimi tempj cristinni Veronesi pag. LVIII. Verona
MDCCCXL ).

(36) Eckhel D. N. V. Vol. VIII. pag. 129. Odorici I. s. c. Vol. I. pag . 314.
(37) MSS. di Gabriele Saraina pag. 69. B. Panvinio l. s. c. pag. 234. Dal
Pozzo Rocca Fortezza ecc di Garda pag. 14 .
( 38) Intorno ai monumenti scolpiti sulle tombe è a vedersi Vermiglioli
( Iscriz . Perug. Vol. II . pag. 553 ) , Welcher ( Annali dell ' Ist. di Corrisp . Ar
cheolog . 1832. pag. 381 , ) , Furlanetto ( Antico monumento sepolcrale da pochi
anni scoperto a Padova pag. 22. e seg, Padova MDCCCXXXVIII. ) , e molti
altri,

NOTE AL CAPO VII .

(1 ) Ver. III. Lib . VIII. pag . 203. 204. Il Nibhy definisce così la Mansione :
Mansio dicevano una stazione che non essendo nè città nè villaggio contene
va uno o più alberghi in servigio de ' forestieri ne' quali potevasi pernottare ,,
( Analisi topografica ecc . Vol. III pay. 520 ). Credo però che a seconda delle
vie più o meno frequentate, o della distanza di un luogo da un altro, una tale
indicazione non si possa sempre ritenere per generica ed assoluta,
( 2 ) Così scrive Lampridio : Milites expeditionis tempore sic disposuit, ut in
MANSIONIBVS annonas acciperent, nec portarent cibaria decem et seplen ,
ut solent dierum nisi in Barburico. Itinerum autem dies publici propor
bantur : Ita ut edictum perderet aut menses duos , in quo scriptum esset. Illa
die, illa hora ab Urbe sum exilurus : el si Dii voluerint, in prima MANSIO
NE mansurus deinde per ordinem MANSIONES , deinde statim , deinde ubi
169

annona essel accipienda. El id quidem eo usque, quamdiu ad fines Barbaricos


veniretur.
( 3) Cum ad quamlibet Urbem MANSIONEMQVE accesseris , protinus Hor
rea inspicere le volumus : ut devotissimis militibus depuratae et incorruptae
species praebeantur. Presso Bergier. Histoire des Grands Chemins de l'Em
pire Rom. Vol . II. liv. IV. pag. 681-82-83-84-85.
( 4 ) Bergier. I. s. c .
( 5 ) Sveton in Tito Cap. 10 .
(6 ) Bergier. I. s. c.
( 7 ) L. s. c. pag. 224 .
( 8 ) Marmi antichi Bresciani pag. 94. n. 195 .
( 9) M. V. pag. CIV. 3.
( 10) Labus (Epigrafe nuovamente scoperta in Padova . Milano 1819) . Quest'è
la lapida d' Istejo Tertullo Curatore della Venezia e dell' Istria del 287. Fur
lanetto ( Le antiche lapidi Patavine. N. LXVIII. pag. 59-60. Padova 1847 ).
(11) Marmi antichi Bresciani I. s . e.
( 12) Cosi nomossi dal Millin ( Voyage dans le Milanais a Plaisence , Parme,
Nodéne ecc. Tom . II . Chap. XVII. pag. 82. Paris. 1817 ), dall'Odorici ( 1. s. C. ) ,
e da molti altri.

( 13) Memorie Storiche de' Veneti Primi e Secondi Tom . I. Cap. VII. p 207 .
Venezia 1796 .
( 14 ) Giornal . Arcad . Aprile, Maggio, Giugno 1824. Vol. X. pag. 211 e seg.
( 15 ) Sopra una colonna letterata di Maguzzano . Brescia 1812.
(46 ) Epitafio Romano su di un'olla cineraria scoperta a Cernusco Asinario .
Monza 1849 Cap. Ill . « Che Cernusco esistesse già a' tempi Romani dimostrasi
» ' dalle monete romane qui trovate e dal passare per di qua la Strada Militare
» Romana che da Milano conduceva a Bergamo, Verona ed Aquilea » ( da pag. 8
a pag. 17 ) .
( 17) L. s. c . Vol. II . pag. 81.
(18 ) « Il Cimitero comune ( di Bornato ) , scrive il Labus ( Tribù e Decu
» rioni di Brescia pag. 33 ) era lungo la via consolare, e si estendeva IN .
» FRunte . Pedes , XL , A , VIA , IN . AGRO . Pedes . C
( 19 ) 11 Walckenaer , opportunamente ricordato dall' Odorici , esternò l'opi
nione , che una strada esistesse , la quale staccandosi dalla Consolare , alle Porte
di Bergamo, e passando l'Oglio più basso qualche miglio, risalisse a congiungersi
presso Brescia ( Géog. ancien. hist . et comparée des Gaules. Atlas Carte des
Itinér. anciennes dans les Gaules Cisalp . et Transalp. ) . Bisognerebbe conoscere
all' appoggio di quali documenti abbia emessa tal conghiettura . Ricorda lo stesso
scrittore, che nella Tavola del Dufour una parte della via terminerebbe con un
Porto sul Benaco nel seno di Padenghe in relazione coi Porti Sirmionense ed
22
170

Arilicense . Ciò forse avrebbe potuto essere . Ma dove ritrovansi le prove ? Nello
studio dell' archeologia a' giorni nostri ogni induzione è fondata sull'autorità
degli autori antichi , se ne esistono, sui monumenti , e sugli avanzi . Senza tali
elementi si parteciperebbe colla divinazione .
(20 ) Il Ch. Odorici assegna ai cippi di Bedizzole anche il seguente :

DD · NN
MAGNO MAXIMO
ET · FL · VICTORI · INVI
CTIS · PERPETVIS
AVGVSTIS
B · R · P.N.

ed aggiunge ora nel veronese museo , citando il Maffei ( M. V. pag CV. n. 6 ) .


Non ritrovo nel Maffei ricordato il N. 6. e tallapida non la si rinviene
nel museo stesso . Vi hanno bensi due cippi ne' quali è memoria degli Augusti
Magno Massimo, e Flavio Vittore, ma nel primo accennasi la sigla M. P. V. che
non combinerebbe colle miglia da segnarsi ne' cippi di Bedizzole ; nel secondo,
alquanto corroso , scorgesi in fine la traccia di un M., e non s'accomoda punto
con quello pubblicato dal bresciano scrittore nė nella distribuzione delle linee,
nė vella somiglianza della dizione.
( 21) L. s . c. di pag. 15 .
( 22) Maffei ( M. V. pag. CII, 3 ) ove scrive : Milliaria columna haud longe
a Decentiano reperta decimum nonum a Verona milliarium indical ( Ver .
Illustr. Lib . VIII, pag. 204, e pag. 363. 0 ° L. ), Muratori ( 460. 4. ) , Zaccaria
( Istit. Antiq. lapid. Lib. II. Cap. III. pag. 210 ), Orelli ( T. I. pag. 224. N. 991 ) .
A Rivoltella stessa si rinvenne il seguente cippo , che ora è allogato nel
nostro museo :

D · N · FLAVIO . CONSTANTINO
MAXIMO · PIO · FELICI
INVIC · AVGVSTO
M · P XXIII

Questa lapida è registrata nel Gnocchi ( Inscr. pag. 46 ) , nel Muratori


( 463. 5 ), nel Seb . Arag ( n. 121 ), nel Rossi ( Mem. Bresc. pag. 274 ), nel Maffei
( Ver. Illustr. Lib . VIII. pag. 204, e pag. 364. n. LIV. e M. V. pag. CV . 1. ), e
nel ch . Odorici ( 1. s . c . I. pag. 303 ) .
(23) Intorno ad Arilica , ove sorge ora Peschiera , ed al Collegio de ' Noc
chieri che in essa esistea, scrissi a lungo in altra Memoria .
171

( 24 ) De Aldone et Notingo pag. 24 e 58. Veronae MDCCLVIII.


( 25) L. s. c . Tom . I. Cap. VII , pag. 252-53.
( 26) Ep. Ver. Lib. I.
( 27 ) Ver. Illustr. Lib. VII. pag. 145.

NOTE AL CAPO VIII .

( 1) Dum apud Veronum tuam . Così nel Panegirico di quell' Augusto.


(2) Maffei Ver . Illustr. P. I. Lib. IX . Venturi Comp. Stor. Ver. L. I. pag. 107.
(3) Odorici I. s. c . Vol. II. pag. 145.
(4 ) Della fortezza di Verona ci offre bella testimonianza a que' giorni Ana
stasio Bibliotecario laddove dice , che Adelchi figliuolo di Desiderio ultimo re
de' Longobardi, si ritirò a Verona città fortissima sopra tutte le altre di quella
regione : In civitale, quae VERONA nuncupatur, pro eo quod fortissima prae
omnibus civitatibus Longobardorum esse videretur, ingressus est ( De vitis ro
manorum Pontificum Tom. I. pag. 246. Roma MDCCXVIII ) .
( 5) Procopio (De Bello Gotth. L. III . Cap. III. p. 115. Venet. MDCCXXIX ).
Parlai anch'io a lungo di quest' avvenimento in altro lavoro ( Di due antichis.
simi tempj cristiani Veronesi pag . LXVII . Verona MDCCCXL ).
(6) Vedi Nota (18) del Capo I.
(7 ) Il Lupi scrive parlando del testamento di Tuidone gasindo regio : Te
slator autem fuit Tuido GASINDIVS Longobardorum regis ; quo nomine des
signabantur nobiles regum aulici, quos modo dicimus cortigiani, isque, il ex
hoe leslumento constat, dilissimus erat. Patet propterea quantum a vero aber
raverit Bignonius in nolis ud Murculfum , et eum secutus Vossius, qui GA.
SINDIOS servilis conditionis homines fuisse censuerunt. ( Codex Diplomaticus
Civitatis et Ecclesiae Bergomatis. Vol. I. pag. 534 ). Vedi anche Muratori ( A.
M. Æ. Vol. I diss. 4. Col 134 ).
(8) L. 3. c. Vol. II. pag. 297-98 .
(9) Ciò evincesi da un Diploma di Carlo Magno del 774 in cui dicesi : Mo
nasteriolo illo intra ipso Castro ( Sermionense ), quem Ansa novo opere con

struxit , quod est in honore s. Salvatoris. ( BOUQUET. Rer. Gall. et Francicar .


Script. t . V. p. 724. – MARTENE, Ampl. Coll. t . I. col. 37. ecc. Odorici I. s. la
pag. 299 ).
(10) Così scrivea gentilmente l'amabile e sapiente Odorici : « Io sono
172

v lieto che il conte Orti in ' abbia preceduto : da lui più che da me doveva
» attendersi un lavoro sull' isoletta del veronese Catullo » ( 1. s. c . pag 299.
Nota 2 ).
( 11 ) Intorno a questo proposito è a consultarsi il dotto e diligente Odorici
( Antichità
Cristiane di Brescia in appendice al Museo Bresciano. Brescia
MDCCCXLV . pag. 28 e 29 ).
(12) Bottari T. I. Tav . XLIV. p . 200. Veggasi anche il mio lavoro intitolato :
L'antica Cappella incavala a scalpello nel monte dello di Scaglione o Costi.
glione presso la Chiesa de' ss . Nazaro e Celso in Verona MDCCCXLI p. 5 .

NOTE AL CAPO IX .

(1 ) Ciò è manifesto da un diploma di Carlomagno del 774 ricordato e pub


blicato dal Biancolini ( Chiese Vol . IV . pag. 499 e 501 e Lib. V. pag . 161 ) .
Quello scrittore dice : « Di questa donazione essendoci venuto veduto un anti
» chissimo esemplar membranaceo appo i RR . Monaci di s. Zen Maggiore nel
punto che li seguenti Supplementi stampar si doveano , costretti siam a questa
» e ad altre cose recentemente ritrovate dare, in vece del primo, l'ultimo luogo
» tra le Notizie di nostre Chiese » . Il documento stesso verrà da me pulibli
cato nel Codicelto diplomatico Sirmionese sopra ricordato.
( 2 ) Il Biancolini stesso rettamente osserva . « Ma quando sia stato abbando
» nato da' Monaci, e sottratto dalla giurisdizione del Monistero di Tours non si
» sa » ( Chiese Vol. IV . pag . 501 ) , e lo stesso ripete nel Lib . V. p . I. p . 161.
(3 ) Tutti i citati documenti si leggono per intero pubblicati nel più volte
summenzionato Codicello diplomatico Sirmionese.
( 4 ) In un documento ricordato nella memoria intitolata : Risposta alla de
duzione austriaca sopra i confini del lago di Garda pag. 81 , è detto che
a Guizzolo figlio del conte Gerardo di s. Martino eletto Podestà dagli uomini
► di quella terra ( cioè Sirmione ) li 28 Settembre 1197 giurò in mano del
» Podestà di Verona se esse , et habere potestariam SERMIONIS pro Com
>> muni Veronae et ad volunlulem Communis Veronae : et de illa Poleslaria
>> recepit investituram a supradicio Domino Guelfo Poteslale Veronae vice, et
» nomine Communis Veronae ..
( 5) Grande si fu il culto prestato all' arcangelo s. Michele si nell' oriente che
nell' occidente sin dall' età più remote ( Pasti della Chiesa . Settembre p. 240 ).
173

Sontuosi templi ovunque si eressero ad onore di lui ( Pasti della Chiesa I. s. C.


pag . 626 ), e l' ebbero in particolare venerazione i longobardi che lo invocavano
non altrimenti che il loro principale patrono ( Paul Diac. De Gest. Longobard.
Lib. V. Cap. XLI . pag. 489, ed ivi il Muratori R. I. S. Tom . I. p. 489 nota ( 184 ).
(6 ) Così non erano certamente a' tempi di Silvano Cattaneo, avvegnacche
scriva nell'opera suaccennata : « ci dirizzammo verso l'ultima parte della Peni
» sola posta a levante qual' é un Colle tutto pieno ed adorno di bellissimi oli
» vi , in mezzo de ' quali nel più eminente evvi una Chiesa assai onorevole e
• » grande dicata al Principe degli Apostoli , con una casa e giardini accanto ,
» dove dimora un povero Romito, dal quale fummo onorevolmente accolti » .
( 7) La vicinanza di quel tempio all'antico palagio che sorgea sull' altra vetta
del monte, meraviglia da un lato , ed oggetto di delizia per tutti quelli che
recavansi a vagheggiarlo , mi rafferma nell ' opinione che un delubro pagano vi
esistesse, il quale non potea ingenerare che profonda venerazione in mezzo ai fron
zuti e verdi olivi, ed in una postura attissima a mirare la maestà del lago, ed
a lasciarsi imporre da' suoi futti frementi. Nell'epoca scaligera Sirmione esser
dovea fiorente , argomentandolo dall'edificazioni che lo adornano di quell'età ;
ed in quell'epoca appunto si ampliò il tempio di s. Pietro , e si volle decorarlo
di dipinture che a que ' giorni costituivano uno de' più nobili abbellimenti dei
sacri edificj.
( 8) Così rappresentavasi quasi sempre la Vergine ne ' monumenti di quell'età
( V. la suddetta mia memoria L'antica Cuppella incavata a scalpello nel monte
dello di Scaglione o Costiglione ecc . pag. 10 ) .
(9) Vedi a questo proposito la mia Illustrazione dell'antico Battistero Ve
ronese pag. 9. Verona 1843.
(10 ) È assai singolare , che s'abbia ripetuto nelle dipinture della chiesa fatte
nell' epoca più moderna l'immagine dell' arcangelo s. Michele. Ciò prova la di
vozione che inverso ad esso nutrivasi dai Sirmionesi.

NOTE AL CAPO X.

(1 ) » Secondo G. C. Scaligero , se può meritar fede, sino al tempo di Car


» lomagno dal quale , dice che per meriti militari furono della Signoria del
» Castello di Sirmione situato so pra il Lago di Garda , e della Contea della
de Valpolicella investiti ( cioè i Signori della Scala ) ( Biancolini Cronica del
174

Zagata Parl. I. pag. 145 ) ; ed in altro luogo : « dicemmo dunque col testimonio
» di Giulio Cesare Scaligero , che la Famiglia Scaligera erasi fino a tempi di

» Carlo Magno in questi paesi annidata , e come da quel Monarca per meriti mi.
litari l'investitura ottenne della Signoria di Sirmione Castello situato alle spon
» de del Lago di Garda . Quest' assertiva dello Scaligero viene comprovata anche
> dal Co. Moscardo, il quale afferma aver letto , che Sermione fino del 1276 era
► Jus Patronato di quella famiglia » ( 1 s. c. Vol. I. P. II. pag. 7 ) . Il Saraina ,
narrando il fatto de' Patarini , afferma che Sirmione era luogo yià moli ' anni
solloposla alla casata dellu Scala ( Le historie et facti de' Veronesi ne i tempi
del Popolo e Signori Scaligeri Lib . I. pag. 24 B. Verona MDCXLIX ).
( 2) Ezelino da Romano Cap. VIII. pag 148 e seg. Torino 1852..
( 3) VIGNERIQ , Bibl. hist. addiz, alla P. II . pag. 313.
(4) Certo però intende Trau di Croazia, poichè al concilio tenutosi a s. Fe.
lice di Caraman , Niceta fece adottare il dualismo puro della Chiesa di Trau.
( 5 ) Act. Concil. Aurelianensis Spicil. T. II . LABBE, Concil. T. IX .
(6) Sant'Agostino già chiamava i Manichei Catarisli, De haer. In haer.
Manich .
( 7 ) Costit. contro gli eretici del 1254.
(8 ) Assise Mss. c. I. de Patarenis.
( 9) Nelle assise di Gerusalemme c. 266, leggiamo : Se il avient par aucune
malaventure , ou par aucun mal enseignement que un chevalier soit palalin
etc. etc. E nell' ep. 2, L. I. Pier dalle Vigne scrive contro i preti : Apud vos
Christiani mendicant, ut apud eos Patareni manducent,
(10 ) STEPHANUS DE BELLAVILLA , lib . De septem donis Spiritus Sancti , IV.
pars, c. 30 apud ECHARD, T. I. pag. 184.
(11 ) Da cui il Bougre de' Francesi e il bulgiron dei Lombardi e de' Pie .
montesi ,

(12) Però nella Summa de' Catharis el Leonistis del Rainero, stampata nel
Thesaurus noviss. anecdoct. T. V. pag. 1769 , vedo menzionato un volume di
dieci quaderni , ove Giò di Lugio depose i suoi errori . Le storie de ' Valdesi
danno un simbolo pubblicato il 1120. Non ho potuto storicamente accertare
questa data .
(13 ) Fu edita a Roma il 1743 dal P. Tommaso Agostino Ricchino , col
titolo Ven . PATRIS MONETAE cremonensis, ordinis Praedic. S. Patri Domi
uico aequalis adversus Catharos et Valdenses lib. V. Grosso volume in foglio
di cui molto mi sono servito,
(14) È nello Spicilegio del P. & Archery, T. I. pag. 208. ediz , del 1723.
( 15) Voglia farsi mente a questo passo del Rainero a . MARTENE , Thes.
anecd . T. V. pag. 1766. Cathari eleemosynas paucas aut nullas fuciunt, nullus
extraneis , nisi forte propler scuudalum viciuorum suorum vitandum , et ul
1

175

honorificentur ab eis ; paucos piis pauperibus... Et est causa quia pauperes


eorum , qui, tempore persecutionis, non habent vicini necessaria , vel ea quibus
possint restaurare suis receptoribus res et domos qnae pro eis destruuntur , vix
possunt invenire aliquem qui velit eos tunc recipere, Sed divites cathari nullos
inveniunt; quare quilibet eorum , si potest, divilias sibi congregat et conservat.
(16) Hist. du Lauguedoc T. III. pa. 371 .
(17) Dissertatio inter Catholicum et Pulurinum , ex Mss. Nel Thesaurus
novus Anecdoloruir slndio EDMUND . MARTENE U DYRAND : Purisiis 1717 , T. V.
pag . 1703.
(48) Apud MARTENE Th. noons, ecc. T. V.
(19) Ap. MATTIA Paris a ll' anno 1243.
(20) PRANERIS de Catharis el Leonistis etc. etc.
(21 ) Fu per opporsi alla Consolazione degli Albigesi , che nel concilio Lae
teranense si ordinò di confessarsi almeno una volta l' anno e comunicarsi alla
Pasqua.
(22) Storia delle variazioni, ecc
(23) Linzi, Les. d'Antich . Toscane XVII,
( 24) Pren le par l'oreille - Bien venant soyez vous. AP. MARTENE N.
Thes. T. V. pag. 1794. « Stando io in paese ( così il ch . Cantù ), dove è scarsis.
» simo sussidio di libri, e nessuno di benevola cooperazione , non potei conoscere
• che nel corregger le bozze di questo lavoro l'opera Histoire et doctrine de
la secte des Cathares ou Albigeois di Schmidt, professore del seminario pro
• testante di Strasburgo , stampata nel 1849. Nel I. volume espone la storia
► loro, nel secondo le dottrine : si vale dei libri stessi cui noi ci appoggiamo,
aggiungendovi i francesi. Separa i Catari dai Manichei antichi e dai Pauli
» ciani , perchè questi faceano risultar la Creazione dall ' union dell'anima del
mondo colla materia , e misto di bene e di male ; i Catari invece lo credeano
tutto opera del genio del male, e non si appoggiavano su astronomia o altre
idee persiane, ma su testi della Bibbia. A ' Manichei poi era ignoto il conso .
>> lamento. Inoltre i Pauliciani stessi maledicevano la memoria di Manete , e
» non aveano comune con esso fuorchè il dualismo. A differenza poi dei Catari,
>> non condannavano il matrimonio nè l'uso delle carni .
» Suppone egli nascessero i Catari in qualche convento greco, Slavo

» della Bulgaria, paese medio fra i Greci e i Latini, i cui frati ignoravano la
- lingua liturgica , imposta ad essi per decreto , e volentieri accoglievano una
» dottrina predicata nella lingua nazionale , e avversa a un culto comandato .
» Il principale stabilimento loro fu a Trau ( Truguriun ) sulle coste dell'Adria
» tico , donde si diffusero in Italia. Il dualismo pure si alterò nella setta dei
» Concorezj ( città dalmata , dic' egli ; ma della quale nessun seppe darci con
tezza ) ch'era simile ai Bogumili di Bulgaria.
176

> Chi ha esaminato a fondo le dottrine de' Catari potrà vedere che vi ab
» bondano gli elementi gnostici e manichei ; ne la distinzione da questi ultimi
>> a noi parve si pronunciata » .
( 25) RAYNALD . n . 47. Cantù I. s . c. pag . 169.
( 26 ) Cantù 1 s. c . pag . 171 .
(27 ) Frate Timidio vescovo di Verona ſu , narra il Moscardo ( Histor . di
Ver . Lib. IX . pag . 200 ) huomo santo el in quei tempi Predicalor principale.
Di questo vescovo non havyi che un solo documento , che lo ricordi , cioè che
Manio Arciprete di s. Giovanni in Valle avvisa questo Prelato, che la chiesa di
s. Agostino presso la porta del Vescovo extra appartiene a quella sede ecc.
( Biancolini Chiese Lib. II. pag. 501. Vedi anche Carli Istr. di Ver. Vol. IV.
Pg. 113 ).

(28) Le historie e facti de' Veronesi ne i tempi del Popolo , e Signori Scaligeri.
Lib . I. pag . 24 B , In Verona M DC · XLIX. Questo avveniinento è ricordato
da' nostri storici e cronisti. Nella cronaca inedita di Gio . Batta. dalle Vacche ,
ch' appartiene al chiar. march . Commend. Gio. Capponi di Firenze, è descritto
quell' avvenimento : Anno 1270 die Jovis 12 novembris episcopus Veronae cum
dominis Pinamonte de Bonaconsis, et Alberlo de la Scala fratre domini Masti
ni : el fratre Philippo religioso eseculore , el Inquisitore hereticae pravitatis
iverunt Sirmiuin sive Scrmionim quod fuerat longissimo tempore illorum de
domo sua , el est silum in lacu Gardensi, et ibi cacperunt 166 homines inter
hereticos el herelicus , et ducti fuerunt Veronam de voluntate domini Muslini
qui lunc erat dominus.

1278. Die dominico 13 February in arena Veronae sive amphileatro con


busti fuerunt circa centuin Pateranos de suprascriplis, qui capti sunt in Sirmio
sive Sermiono, el dictus frater Philippus erot executor .
In altra cronaca inedita , che pubblicai, è memoria di questo medesimo avve
nimento narrandosi la circostanza che gli eretici presi in Sirmione vennero ab -
bruciati nell' Anfiteatro ( Cronaca inedita dei tempi degli Scaligeri corredata
da monumenti pag. 10 e 25. Verona MDCCCXLII ).
Di questo stesso ſutto scrissero anche Panvinio ( L. VII. pag. 202 : > Moscar
do ( l. s . c . L. IX. pag. 200 ) , Verci (L II. pag . 10 e Vol. VIII, pag. 7. 8. ) ,
Litta ( T. I. ) . In nessun degli scrittori pubblicati, che registrarono questo avve
nimento è memoria che i suddetti eretici siano stati abbruciati nell'Anfiteatro.
( 29) l'aria è la sentenza degli storici sul vero numero degli eretici dannati
a morte. Il Cronista dalle l'acche , ed un altro tuttavia inedito presso di me ,
ne anoverano 166. l'ariamente sono ricordati dagli altri scrittori.
(30 ) La bolla con cui Papa Nicolò Ill , ricordata anche dal Verci , donava
agli Scaligeri il palazzo edificato da Ecelino nel ca - tello di Illasi è da me rife
rita nel Codicello Diplomatico Sirmionese.
177

( 31 ) Sebbene il Fiorentino poeta si dimostrasse riconoscente a Cangrande


pei ricevuti beneficj, dicendogli: a Vidi le vostre magnificenze udite per ogni luogo .
► Vidi insieme e provai li vostri beneficj ... Quindi avvenne, che dal solo udito
» essendo già stato fatto benevolo con cerla soggezione d'animo, alla prima veduta
» poi io vi divenni devotissim o ed amico ( Balbo. Vita di Dante Vol. II . Cap . XIII.
pag . 262 ) , pure non molto contento della corte, benchè magnifica dello Scaligero,
sen vivea . Ed infatti ciò dovea ben accadere agevolmente, ove pongasi mente &
quanto lasciò scritto intorno a quel sommo Poeta l'altro grande suo concit
tadino il Petrarca : « Dante Alighieri, mio concittadino, fu uomo chiarissimo nel
« sermone volgare ; ma nel costume e nel parlare , alquanto per la sua contu
► macia più libero , che non piacesse alle delicate e studiose orecchie ed agli
» occhi dei principi dell ' età nostra. Il quale dunque, esule dalla patria , dimo
» rando appresso a Can Grande universal consolatore e riſugio allora degli af
» flitti, fu prima veramente da lui tenuto in onore, ma poscia a poco a poco
» incominciò a retrocedere ed a piacere di di in di meno al signore. E ano nel
v medesimo convitto istrioni e parasiti di ogni genere , come s'usa ; uno dei
quali procacissimo per le sue parole e li suoi gesti osceni , molta importanza
e grazia otteneva appresso a tutti. E venendo Cane in sospetto , essere ciò
» di mal animo sopportato da Dante , fatto colui farsi innanzi , e grandemente
» lodatolo a Dante : io mi muraviglio , disse , come si faccia che costui cosi
» scemo abbia pur sapulo piacere a noi tutti e sia da ( ulli amato , che nol
» puoi tu il quale sei dello sapiente ! E Dante, non te ne meraviglieresti, ri
» spose , se sapessi che la causa dell ' amicizia sta nella parità de ' costumi e
» nella somiglianza deyli animi » ( Rer . Memorab . Lib . II . Cap. IV. pag. 427
dell'ediz. di Basilea. Ballo I. c. pag . 271-72 ).
Narrasi poi , che a quella mensa troppo largamente ospitale ( continua il Bal
» bo) dove con un Dante sedevano giullari e facevansi tali celie , scortesi in ogni
» gentile persona, ma vili da superiore a inferiore, fu una volta nascosto sotto al
» desco un ragazzo che raccogliendo le ossa là gettate, secondo l'uso di que' tempi
» da ' convitati, le ammucchiasse a' piedi di Dante. E levate le tavole ed apparendo
»» quel mucchio , il signore facendo vista di maravigliarsene : cerlo , disse, che
» Dunte è gran divoratore di carni. A cui Dante prontamente : l'essere , disse,
» voi non vedreste tant’ossa se cane io fossi ( Curzio Giraldi llecatomiti Deca
» VII. Nov. 6. Balbo I. s. c. pag. 272 ) .
( 32) Paradis. C. XVII, 58 .
(33 ) L. s . c .
(34) Samaritana figliuola di Guido da Polenta Signor di Ravenna principessa
quanto avvenente, altrettanto superba, si fu la sposa di Antonio Scaligero , ed
una delle cagioni principali della sua caduta . Straordinario riusci l'ingressu di
essa in Verona, ricchi i presenti, lunghe le feste, avendosi per venticinque giorni
23
178

continui celebrate giostre, tornei , e corse . Tanto si esaltò il lusso sfoggiato in


tale occasione , che si valutò che la sposa avesse addosso il corredo di 50,000
ducati ( Conf. Pulic. Ann. Vicent. pag. 1257. Verci L. XIX . pag. 19. Carli l. s. C.
p. 364-65 ). Veggendosi Antonio abbandonato da tutti , caricate le sue suppel
lettili , colla moglie ed i figliuoli di notte uscì del Castello Vecchio, e giù per
l'Adige se ne fuggi. Il Frizzi ed il Biancolini asseriscono che la moglie colla
famiglia , e col fardello delle cose più preziose , era stata inviata dallo stesso
Antonio giù per l'Adige a Ravenna ( Biancolini I. c. pag. 120. Frizzi Storia di
Ferrara I. c. pag. 34 ).
( 35 ) Il Conte Giovanni d' Azzo degli Ubaldini, era capitano generale delle
armi viscontee . Guglielmo Bevilacqua, disgustato dello Scaligero, allontanandosi
da Verona erasi ricoverato nella corte di Giangaleazzo Visconti Conte di Virtù .
Costui era stato nominato da Cansignorio nel suo testamento uno de ' Consiglieri
dei figli, ed avea rimproverato ad Antonio il commesso fratricidio . I di lui beni ,
allorquando fuggi minacciato dallo Scaligero , vennero confiscati. Anche il Ma
laspina, falsamente accusato d' essere stato partecipe della morte di Bartolomeo ,
e cosi pure Antonio Nogarola , ottennero riceito presso il Signor di Milano.
Nell' impresa di Verona si furono questi i Commissarj dell'esercito dei Visconti.
( Biancolini Supplem. al Zagata pag . 120. Moscardo !. s . c. Lib. IX . pag. 347 .
Carli I. c. pag. 429 e seg. ).
( 36) La dominazione del Visconti in Verona incominciò ai 18 Ottobre del 1387
e terminò nel 7 Aprile 1404. Durante una tale dominazione ebbe lungo una
forte popolare sommossa in Verona nel 1390 , che fu domata dai capitani du
cali. In tale incontro i cittadini dovettero soffrire quanto una sfrenata soldate
sca è capace di commettere in si luttuose circostanze ( Gatar. pag. 795. Veg.
gansi i documenti stampati nel Vol. XVI. delle Deliz. Eruditor . del Lami p. 99.
Biancolini Chiese L. V. P. II. pag. 126. Verci L. XX . pag . 122-23. Cittadella
Storia de' Genovesi Vol II. pag. 215 e seg. ).

NOTE AL CAPO XI .

(1 ) a Della Gardesana , osserva il Da Persico , è da notare , che nel libro


Leggi e Capitoli per il buon governo de' dieci Comuni della Gardesana
>> dall'Acqua ecc . 1737 in 8.° , in luogo di Malsesine tra i dieci, comuni vi si
registra Peschiera , giusta il privilegio del 1341 conforme a quello del 1340
179

» di Mastino II, e cosi vi sono denominati : Communia seu villae Riperiae Gar
desanae, C. Pescheriae. C. Lasisii. C. Cisani. c . Bardolini. C. Gardae . C.
Turris. C. Albisani. C. Palj. C. Brensonis . Non trovandovisi C. Costermuni,
· resterebbono soli nove comuni. Vegga altri, a cui di ciò caglia, bastando a me
• l' aver proposto sì fatta materia, qual ella sia » ( l. s. c . P. II. p. 284. Nota ( 20) .
Onde chiarire quanto espone il Da Persico renderebbesi necessario rovistare
le carte di quell' estinta istituzione , e procurare di tesserne la storia , e nar
rarne quindi le varie vicende.
È di fatto però che nel documento di Mastino II del 1342 ( non del 1341 )
tra' Comuni nominati non ritrovasi quello di Sirmione , ma è di fatto altresì
che quel Comune formava parte di quella congregazione , siccome risulta dai
docuinenti che inserirò nel Codicello Diplomalico.
(2 ) Il documento che si riferisce a Stefano Contarini , che si denominava foe
licis armalae lucus Capitaneus generalis è riportato per intero nel Codicello
Diplomatico Sirmionese.
Ad postremum omnia oppida : omnes arces : quibus benacus tamquam po
renli corona vestitur , Imperio venelorum Slefunus vendicavit; horum parlem

accepit voluntaria dedicione : et qui se sponte oblulerunt : liberos eos : et eo


rum bona incolumia promisit . Nonnulla audacius obstare voluerunt: lamquam
plus fidei hostibus quam veris dominis exhibitura : haec praedae militibus suis
exposuit fortunae illorum direptae omnes. Mares captivi in triremes adducuntur :
mulieres in slupra distraclae.
Cosi il Lazise nella storia Mss. esistente nel Codice Capitolare N. CCLXXXVI
del titolo Georgii Bibilaquae de Lazisio ad virum Putritium Marcum Dona
tum J. C. Hisloria de bello gallico.
( 3) ► Se non per singolarità di confitto , scrive il Da Persico , certo per
» argomento d ' industria, fu qui pur considerevole l'altro fatto dell'anno 1439,
o in quel torno, nella guerra contro Filippo Visconte duca di Milano , poichè
» comparve in sul lago una flottiglia Veneta di due galeoni, di tre galere, e di
» venticinque minori legni, oltre un grosso naviglio, fabbricatosi in Verona sul
» l'isolo per la guerra , che fu poco avanti sotto Legnago contro il Gonzaga.
Mirabile si tenne il inodo di far rimurchiar que ' legni dalla foce dell' Adige
» fino a Ponton , indi a Mori . Con grossi cilindri , ed allungati carri fu più mi
» rabile il trargli su fino al laghetto di s. Andrea , ora detto dell' Opio ; quindi
per iscoscesa e dirupata via d'un botro, o sia vajo, fin su alla vetta di Mon
tebaldo fargli salire , poi giù calare nel lago : impresa assai malagevole , e
» tanto fuori dell' uso, che vi fu chi la paragonó al primo passaggio dell' Alpi.
• Giorgio Bevilacqua Lazise , prestantissimo giureconsulto , nella sua storia ma
noscritta di quella guerra ci ricorda un certo Sorbolo di Candia come autore
della ineccanica invenzione , ch ' ebbe proposta ed eseguita felicemente contra

A
180

>> l'espettazione di quanti gliene furono ostinati oppositori » ( 1. s. c . P. II .


p. 208-9. È a vedersi anche Lodovico Cavitelli Cremonenses Annales p. 1438
apud Graev. Antig. Ital. T. III. P. II . ) .
( 4) Zagatta ( 1. s . c . Vol. I. P. II . pag. 180 ). Moscardo ( 1. s . c. Lib . X.
pag. 368 ). Dalla Corte ( 1. s. e. Lib . XVIII . Vol . III. pag . 224 ) .
(5 ) Sino dall' anno 1272, secondo il Moscardo , d' ordine pubblico fue deter
minato , che fossero eletti diversi cilladini per il governo de ' castelli, e delle
ville, come hoggidi s'usu nell'elettione de Vicariati ( 1. s . c. Lib . IX . p. 199 )
Esaminando gli atti del nostro Consiglio si riconosce, che molti tra i Vicarj spe
diti a Sirmione appartenevano alle più distinte famiglie della città . Lungo sa
rebbe l'annoverarli. Mi basti nominare : Zenone Draperio del 1456 , Giovanni
Battista Cavechi del 1458 , Luigi del fu Leonardo Campagna nel 1459 , Ovio
Morando di Marco del 1460 , Bartolomeo Dionisi del fu Paolo Andrea del 1463,
Antonio delle Passioni del 1464, Occhiodicane de' Pitati del 1466, Cristoforo Banda
del 1468 .
È bella la seguente parte presa dal Consiglio pel Vicario di Sirmione nel
1470.

» Vitalis Landus Doctor et Miles Veronae potestas pro illustrissimo D. Do.


>> Venet , Cum Consilio XII ad utilia Comunis Veronae Deputatorum quae de
► novo emergunt novo indigent Auxilio pro meliori igitur executione Littera
» rum Ducalium partis captae de duobus tertijs officiorum conferendis etc.
» Vacante Vicariatu SERJIONI propter Angariam dictae partis. Mittimus te
» nore praesentium prudentem virum Bonomum A burghelo Vicarium dicti loci
» Sermioni et pertinentiarum cum Auctoritate Salario et utilitatibus consuetis
» conferendis in totum in causam dicte partis, et hoc usque per totum mensem
» Decembri proximi. Mandantes idcirco massario comuni et hominibus dicti
» Loci quatenus dicto Bonomo Vicario nostro debeant in cunctis suo officio

» pertinentibus, et statum nostri dominij concurrentibus obedire tamquam nobis


> sibique de dicto salario et utilitatibus ... Tu vero Bonome hunc Vicariatum

» exercebis servando Statuta Civitatis et commissionem Vicariorum sicut


» Jurasti.
» In quorum testimonium praesentes fieri jussimus et Sigilli S. Marci im
» pressione muniri, Datuin Veronae XVII. Octobris 1470. »
Lapidonato Sagramoso del 1472, Daniele Nichesola del 1473, Pietro da Sac
co del 1583, Alessandro Marogna del 1585 e molti altri.
Il Podestà mandava ordini ai Vicarj in questo modo :
» Committimus autem et injungimus tibi Vicario quod ibi personaliter de
» beas residere et ufficium per te et non per substitutum facere : et ab illo
» nunquam sine nostra licentia absentare sub poena Statuti . Item quod te
» gerere debeas observando et observari faciendo Statuta et Ordines Civitatis
181

»» non obstantibus aliquibus pretensis consuetudinibus illorum locorun litteris


» sententiis privilegijs ; exemptionibus : aut aliis in contrarium : et hoc secun
„ dum ducale privilegium nom datum III.mo Septembr. MCCCCXXXVIIII. Item
» specialiter observare debeas et facias Statuta de pecudibus : lanis : bladis et
> piscibus lacus non extrahendis : de fructarijs plantandis : de herbis non por
» tandis : de ossibus olivarum non intorculandis : et aliis tibi pertinentibus : et
» omnia alia facere et exequi ad tuum officium pertinentia diligenter et fide
► liter ut jurasti.

Tractando tamen humaniter omnes in exationibus tuis : et similiter per


> tuum notarium ac famulum : fieri faciendo. In quorum testimonium presentes
fieri jussimus et sigilli S. Marci impressione muniri. Data Veronae Sexto
Junii MCCCCLVIII.

Piacemi di qui registrare, dacchè trattasi de ' Vicarj , la parte del Veronese
Consiglio 9 Agosto 1506, con cui chiedevasi di alloggiare il Vicario di Sir
mione nel castello.

DIE DNĪCO viul · AVGVSTI · Mpył

> Pro Castro Syrmionis. Locutum fuit de eo recuperando prout alias sup
„ plicatum fuit et deliberatum convocare Consilium XII et L. pro die Martis
» proximo.
Pro Castro Syrmionis recuperando. Cum nuper deſunctus fuerit ejus Ca
stellanus . Cui ut assirtum fuit commissa fuerat ipsius Custri custodia in vita .
Et cum alias dictum Castrum esset deputatum residentiae Vicariorum quod
» ad ipsum locum pro civitate mittebantur.
Posita fuit Pars per Sp. DD . Bernardinum de Veritate et Benonum del
» Bene Provisores Comunis et Capita XII . deputatorum quod in hoc consilio
,, eligantur duo Oratores ad Illustrissimum Dominium nostrum pro expensis vi
ctus tantum , Supplicaturi Sublimitati Suae Dignetur concedere seu restituere
,, dictum Castrum ad residentiam praedictam . Cum commissione alias data Spec
tabili Domino Joanni Faellae ibidem lecta.
» Et capta de ballotis trigintatribus pro. tresdecim contra. Oratores duo in
executione suprascriptae partis. Factis scrutinio et Ballotatione remanserunt.
D. Lodovicus de la Turre. R et ejus loco D. Dionysius Cepolla.
,, Rufinus a Campanea .
Et die Dominico de mane xv1 Augusti suprascripti super Sala consilij .
In consilio duedecim deputatorum . In quo interfuerunt voces povem . Prae
,, sentibus magnificis Dominis Rectoribus et Camerarijs .
Commissio data suprascriptis oratoribus fuit , omnium consensu , Tenoris
ut infra,
182

DVODECIM . ET . QVINQVAGINTA ad utilia rei publicae Veronensis


» , deputati. Syrmio Benaci insula , Catulli çivis nostri poetae cognomine docti, na
► tale solum : Castrum habet in quo Vicarij nostri residere, et ejus custodiam
habere solebant. In eo Illustriss. Dominium nostrum Castellanum proprium
„ constituerat , multo majus stipendium quam antea Vicarij percipientem . Et
» nunc Vicariatum dicti loci a multis refiutetur propter habitationis incomodi
tatem : et castrum ipsum non sit magnae importantiae : Et pro eo Praeliba
tum III. dominium nostrum de sincerissima, vicariorum nostrorum fide, con
fidere possit , et propter mort em castellani , qui ut dicebatur ... erat in vita ,
„ ejus custodia vacet nulli demandata. Ideo nam praesentia et auctoritate Ma
„ gnificorum dominorum Rectorum Dionysium de Cepolis doctorem , et Rufinum
» à Campanea , cives dilectissimos, Oratores nostros ad praelibatum Illustrissi

mum Dominium Comunittentes vobis ut quam celerrime ad pedes Sublimitatis


Suae vos conferatis. Et propter humilem Dominorum Rectorum nostrique
„, commendationem Celsitudini Suae pro prudentia vestra reverenter supplicetis.
Quod dignetur ex solita libera'itate et munificentia in fidelissimos Subditos ,
Concedere et deputare dictum castrum ad resideatiam Vicariorum qui per
hanc suam fidelissimam communitatem de tempore in tempus Syrmionem mit
tentur : cum illo stipendio quod Celsitudini Suae conveniens videbitur pro
„ duobus famulis ad castri custodiam tenendis quod juxta solitum per homines
loci reperetur et manuteneatur ».
Sotto il giorno 31 Agosto dell'anno stesso è notato :
Circa Castrum Syrmionis : Lectae fuerunt literae Dominorum Oratorum
Instantis scribentium inter caetera Se non fuisse exauditos pro dicto Castro.
Stantibus legibus Excellentissimi Consilij X et Consilii Rogatorum disponen
tibus hujusmodi castra debere concordi Provisionatis et Stipendiariis cassis
» propter finium ecc .
(6) Sotto la veneta dominazione accostumavasi di spedire di tempo in tempo
alcuni individui a visitare i Vicariati per rilevare se vi fossero disordini , e si
chiamavano Sindacatori / Synduenlorcs ) . Ecco la formula usata nel comunicare
ad essi la nomina che veniva fatta dal Consigli... Ne ricordo una di Sebastiano
Badoer 23 Gennajo 1485.
Ad corrigendos errores : compescendasque hominum cnpiditates : Utq. vir
tus elucescat et vitium detegatur : Subditorum nostrorum gratia : quos semper
a nostris omnibus juste et humaniter tractari cupimus : Committimus et Man
„ damus vobis : quatinus exire debealis SYNDACATORES omnium et singulo
rum Vicariorum et Judicum dugalium et officialium suorum citra Athesim : An
„ norum ab antecedente Syndacatu proxime lapsorum : exceptis Lepiaco , Carpi,
et Villabartholomaea : quae tria loca Syndacatoribus ultra Athesim deputata
sunt : Salvo Syndacatu praecessorum vestrorum : usque in diem accessus eorum
183

► ad Vicarios : qui tunc intraverunt : Sequendo reliqua tempora : et eos etiam


» qui nunc in officio sunt. Syndacando usque in diem vestri accessus ad eos.
Com potestate arbitrio Salario et emolumentis: quae per statuta et ordines
declarantur et limitantur. Et sub observatione ipsorum ordinum et statutorum
Sicuti jurastis Mandantes tenore praesentium auctoritate etiam literarum duo
» calium cum ILL.mo,Consilio rogatorum datarum XVIII Augusti 1472. Omni
bus et singulis Vicarijs : Massarijs : Comunibus : et hominibus : ad quos spe
ctat : quatinus dictis Syndacatoribus nostris in omnibus suo officio pertinentibus
obediant tamquam nobis : Sibique auxilium et Vires ad suum officium exer
c endum praestare debeant. Sub poena librarum L.ta denariorum : pro quoque
inobediente et plus et minus arbitrio nostro . Finito vero Syndacatu vestro
» , referre nobis debeatis bona et mala portamenta singulorum : et eorum etiam
» qui vos non recepissent : Et omnium nomina inscriptis praesentare et relin
» quere penes cancellarium n .
( 7 ) Ecco le parole de' due viaggiatori : « Quivi è un porto e un piccolo ca
stello o rocca , che la custodisce ( cioè la terra di Sirmione ) e fa scoperta
a tutto il lago , con tre ponti levatori ; per l' intervallo tra il castello e la
linguetta si passa dall'altro lato, e si scopre Rivoltella e Desenzano. Per cu
stodia della rocca di Sermione è destinato un capitano con venti soldati che
» continuamente giorno e notte a vicenda fanno le sentinelle. Oltre certo nu
„ mero di archibugi , vi sono venti moschettoni e una colubrina, acciò in ogni
evento possa nettar la strada, che per la linguetta conduce ad esso castello ,
„ , fabbricato già dalli Duchi di Milano . ( Qui havvi errore perciocchè fu edifi
cato dagli Scaligeri siccome dissi di sopra ). L. s. c . pag . 38-39.
( 8 ) Piacemi di riportare quanto intorno a questo subbietto è scritto nella
Gazzetta Provinciale di Brescia del giorno > Marzo 1847 N. 9.
» Nessuno , a cui batta il cuore dinanzi alle più belle scene della natura ,
29 sarà stato una volta a Sirmione, si sarà aggirato per quei boschi d' ulivi, avrà
dalla collina di S. Pietro volto lo sguardo intorno alle rive del Benaco, senza
che di frequente poi torni col pensiero a que ' luoghi diletti , e alla mente si
rinnovi l' imagine di quell' acque e di quel cielo , e sogni mille volte i vaghi
sorrisi di quella terra d' incanti . Io ricordo il verde delle piante, i lauri fram
misti ai pallidi ulivi, i vigneti che incoronano le pendici circostanti al lago , i
„ giardini dei cedri e degli arancì che da lontano biancheggiano ; ricordo il fre
„ mere dell' onde lucenti, i sospiri di quell' aura balsamica e vivace, il lieto aspetto
„ delle ville che si specchiano entro gli argenti purissimi delle acque ; desidero
spesso rivedere quelle cime de' monti che si spiccano e disegnano negli sgombri
azzurri dei cieli, e la sterilità delle nude rocce succeder repente a più ameni
colti cui rida il sole, riveder le vele delle navi che solcano il flutto , e le bar
chette de' pescatori , e quelle notti limpidissime a cui s'addoppia nel cristallo

1
184

► del lago il sorriso delle innumerevoli stelle , e il raggio della luna piovere da
> una vetta del Baldo un fiume di luce che corre via via strisciando sulla mobile
» superficie. I poeti hanno descritto co' loro versi il più bello forse de' laghi ; i
» pittori hanno fatto prova di stampar sulla tela quel prestigio che si sente nel
» l' animo e cui non giungono le parole nè l'armonia : ma chi sa leggere nel gran
>> libro della natura e cogliere ne' gran quadri di lei le imagini solenni della bel
» lezza , non andrà mai interamente soddisfatto da queste prove dell'arte . Pittori
» e poeti hanno un campo e un regno dove emulare felicemente la natura , il re
» gno degli affetti e del sentimento : ma in questo della materiale bellezza entrano
v sempre con loro danno . Mentre l' uno è costretto a rannicchiare entro angu
v stissimi confini e a strozzare fra piccioli ed impotenti simulacri quanto v'ha
» di più grande e libero , e tormenta di catene lo spirito cui non basta l'ampia
» volta del cielo ; ecco l'altro sminuzzare e tagliuzzare quello di che la natura
» ha fatto un tutto , rompere ogni prestigio della proporzione delle forme, e dis
sipare pei campi della memoria quello che non si deve ricordare 'ma sentire. E
» tuttavia di lunga mano l'arte vien qui manco più al poeta che al pittore. Il
grande artista non si sgomenta dinanzi alle difficoltà ; obbedendo a quella fiam
» ma divina che lo accende di un alto amore , egli accarezza e vagheggia gli
» idoli che dentro la mente gli si succedono , e sa trovare quello che men restio
» s'arrende alle sue imitazioni, e riesce alline, con pochi tratti di pennello , con
» alcuni giochi d'ombre e di luce , con alcune misure di prospettiva , a crearti
» dei miracoli, che tu appena sai credere, mentre pure a loro innanzi palpiti fra
» grandissimo diletto e stupore. Un quadro di Giuseppe Canella, o d'altro valente
» che gli venga vicino, certo vale a risuscitarti nell' animo le deliziose commo
» zioni che hai gustato all'aspetto del Benaco e di quella penisoletta famosa, as
>> sai più che qualunque magnifica descrizione , e sia pure della magica musa del
» nostro Arici, che si dolcemente cantò già

» Le meraviglie che il Benaco aduna .

» Se non che la poesia , che move timida tanto a gareggiare col bello che la
» natura seminò nello spazio, e in questa prova resta contenta dei secondi onori ,
lasciando i primi alle arti del disegno , sovrasta poi a tutte in guisa da non
» concedere neppur luogo a paragone, ove si tratti di dominare il tempo . E in
» vero là su quelle sponde fiorite, fra i balsami di quei zefiri che sospirano lam
» bendo i lucidi flutti e baciando i cedri e gli aranci, chi non sente addoppiarsi
» il diletto , e farsi insieme più nobile e gentile , al presentarsi di quelle ruine
» che seggono tuttavia all' estremo capo di Sirmione, a tramontana, e fanno al
» l' assorto animo , in fra la voluttà di tante cose gioconde, splendere improvvisa
na la memoria del lontano passato ? Il solo poeta vince quella distanza , sveglia da
185

>> quei ruderi i secoli che vi dormono , li interroga, e ti inebbria dopo tanta età
» della dolcezza che informa i canti immortali di Catullo ,
» Il pensiero di Catullo rende più belli e cari quei bellissimi e carissimi siti ,
» e fu la musa che guidò il cantore bresciano a descriverli con tanta soavità e a
» celebrarli. Al suolo è sparso il gran palagio del ricco romano ; l' edera e il museo
» ricoprono i pochi avanzi della splendida casa ; ogni età che volse rubò alcune
» delle pietre dell'edifizio , sì che appena dalle scarse reliquie ormai può la mente
» imaginare l'antica mole. L'opera dell'uomo è scomparsa, e dura solo l'opera
» della natura, il riso di quell' acque e di quella terra : dura l'incanto cui mesce
» a quel riso la memoria del gran poeta. E non ti par forse di cercare ivi in
► torno il picciol battello, che dalla remota Rodi e dal procelloso Eussino salvo
» addusse a così florido nido il giovin vate , per essere in mercè consacrato ai
gemelli di Leda ? All'ombra di quale ulivo, o su che sasso fra quest' ombre se
► deva il cantore , allorchè si dolcemente salutò quest'occhio delle penisole tutte
» e dell'isole, quante lavano i piedi in dolce o amaro flutto ? Da quale di quelle
» arcate, di che pur taluna resse contro alla forza struggitrice di venti secoli ,
» volarono i liberi motti a pungere il gran dittatore ? in quale di quelle sale, di
» che appena or vedi le fondamenta, si assise a mensa il vincitor delle Gallie, il
► felice emulo di Pompeo ?

» Cento e dieci tese s'allungava il fabbricato romano , con larghezza di cin


» quanta, e la facciata di venticinque , verso a settentrione. Grosse e sode mu
>> raglie fanno tuttor fede che pari all' ampiezza era la solidità : e grandi archi

» e pilastri si veggono , spogliati intorno di tutta la pietra lavorata che li vestiva,


» la quale fu certamente adoperata a murare od adornare le case nei tempi suc
>> cessivi edificate si nella penisola che lungo le vicine coste . Parecchie volte sot
» terranee, assai bene conservate dopo tanti secoli, di cui una attraversa a forma
» di croce il lungo e il largo delle ruine, danno ancora imagine di celle vinarie
» e di bagni ; e ti pare, penetrando quegli aditi , sentir tuttora la fragranza del
» massico e del falerno , anima dei romani conviti ,
E mentre l'anima tua s' avvolge fra quelle memorie dei dì lontani , il poeta
» ti addita a occaso le combattute colline di Castiglione e di Lonato, e al nome
>> di Cesare viene ad unirsi un altro nome non meno famoso.

» Delle grand' orme che quel forte impresse


» Fian testimoni ai posteri que ' colli
» E que' campi che vedi; e il nome e il loco
» Ne additerà l'isloria .

» Generale in capo a ventisette anni , là Bonaparte conquistava la quinta delle


>> vittorie, che il faceano padrone d'Italia e liberatore di Francia, aprendogli la
24
186

» via sua maravigliosa : e dopo un anno ancora di pugne e di sangue indi a


» quattordici o quindici mesi , per quei luoghi stessi passava recandosi a Passe
» riano per condurvi la pace di Campoformio. Vincitore di tanti eserciti, arbitro
» delle sorti d' Italia, circondato di una gloria unica , il felicissimo guerriero , de
» viando un istante dal suo cammino , venne a visitare Sirmione, venne ad onorare
• l'antica casa del più soave tra i romani cantori, però che il gentile amor delle
» muse non tacea tra quei fortissimi fatti..
Tre anni dipoi la fortuna del gran capitano , dalle rive del Nilo comparsa
w improvviso a risalvar Francia, rivarcava le Alpi a riprendere i suoi lauri in
questi campi di nuovo insanguinati. Era il 21 o 22 di gennaio dell' anno 1801,
» e posavan l' armi per l'armistizio di Treviso, cinque o sei giorni prima con
chiuso fra Brune e Bellegarde , a cui subito seguitò la pace di Luneville : il
» mattino all'alba le milizie d'Austria uscivano di Peschiera, il mattino innanzi
sgombrato aveano dalla terra di Sirmione. Freddo era il giorno, ma bello e
► sereno, tra i più lucenti che sogliano splendere agli abitanti del lieto Benaco,
e far sognare mille volte al viaggiatore tornato oltre Alpi il cielo d' Italia .
» Un lieto romore , una festa , suono di musici concenti e di canti , e lieti
» viva agitavansi tra quei resti dello scrollato albergo di Catullo, e il nome di
» lui ripetevasi insieme con quello di Lesbia, insieme con altri nomi, e canta
» vansi versi improvvisi, e nella fama e nel nome di Catullo si adornava e ono
rava quell' antico suo nido gentile. Forzata la linea del Mincio , il vincitore
» esercitu lasciata avea dietro sè la fortezza di Peschiera , occupata da 2500
» nemici, con altri 500 munitisi nella terra di Sirmione, fra loro comunicanti
pel lago dominato da un' austriaca fluttiglia di 15 navi armata di 32 cannoni
► e 650 uomini : per questo fu uopo porre giusto assedio alla piazza. E l' im
» presa vi avea già chiamato il generale Dabrowsky , il generale di divisione
Chasseloup comandante in capo del genio nell'esercito d'Italia , il generale
» La-Combe s. Michel comandante l' artiglieria d'assedio dell'esercito stesso, e
>> parecchi altri di chiaro nome in quelle guerre : e le fazioni cominciato avea
y no , quando sorvenne la nuova dell' armistizio a troncarle e a dare ai più felici
v senza altro sangue il prezzo della vittoria. Il giorno stesso che i tedeschi ab
• bandonarono Sirmione, il generale La -Combe s . Michel volle con grande amore
1) salutare e studiare quelle ruine, e dal capo di battaglione Melliny ne fece le
>> vare il disegno : e il di appresso con un buon pranzo , con musica e poesia
» invitandovi tutti i generali e ufficiali dell'assedio , francesi e polacchi , e pa
» recchi signori e alcune signore de' luoghi vicini , festeggiò la memoria del
» gran poeta. La-Combe s. Michel sapeva far versi , e con molta facilità im .
► provvisaya ; e tra i convitati era il nostro Anelli , che merita forse maggior
» memoria di quanta sembra che ne serbino i suoi concittadini, Fra una bot
187

tiglia e un'altra uscirono alcuni brindisi , che qualcheduno ricorderà ancora


» volentieri . seguenti sono del generale francese :

► Aux mililaires.

» L'olivier qu'on renouvelle ,


» Vient arréter votre zèle.
> Plus de sanglante querelle.
» Soyez grands, heureux guerriers,
» Et sous le mirthe fidelles
» Déposez tous vos lauriers .

» A Lesbie.

A Lesbie en ce rivage
Catulle offrit pour hommage
» Le moineau franc et volage ,
» Qu'elle scut rendre constant.
» La beauté modeste et sage
Scut toujours en faire autant.

» Aux soeurs du poele Anelli.

» Sur cette rive cherie


» Je vois plus d'une Lesbie.
» Vous nommer la plus jolie
. » Quel seroit mon embarras !
» Admirons toute la vie ,
» Mais ne nous decidons pas.

» Au poete Anelli.

» Ce climat pur et fertile


» Fut habité par Virgile .
» Son vers brillant et facile
» Fut cité dans tous les temps.
» De son successeur habile
» Ecoutons les accents .
SS

» E Anelli rispondeva a quest'invito gentile, cantando in compagnia di una


» sua sorella alquante strofette, delle quali vo' pure alcune qui riferire :

» Lontan da noi gli affetti


» Che son del cor tiranni ;
» Guerra, perigli, affanni
Qui rammentar non vo'.
» L'alma del buon Catullo

» Qui d'ogni affanno sgombra,


» Di questi ulivi all'ombra,
» Lesbia , di te cantò.
Ogni guerriero audace,
» Or che speriam la pace ,
» Sospenda a questi ulivi
» L'alloro militar.
» Pace bramata , ah vieni
» Co ' raggi tuoi sereni
La terra a consolar.
» Là dove sorge adesso
» Silvestre e steril erba ,
» Una magion superba
» Vide l'antica età.
» Ora il romano orgoglio
» Copre l' incolta arena ,
» E le ruine appena
» Serba di sua beltà .
» Voi ch' emulate i yanti
» Della romana età ,
» Ecco l'umana gloria
» Come a finir sen va,
» Sol dell'età non teme,
» Sol vive oltre la vita
» Chi generoso aita
» L ' oppressa umanità .

Quest' ultima stanza era ispirata al nostro Anelli da uno spettacolo nuovo
e commovente ; nè la memoria merita di perirne. Alcuni abitanti del villag
gio di Sirmione vennero nel bel mezzo della festa a rappresentare in nome
del loro comune a que' generali, quanto lor fosse grave il mantenere il nuovo
distaccamento di truppe venuto in luogo degli austriaci partitisi , e insieme
189

a far lamento di alcuni guasti recati dalle soldatesche : e il generale Chasse


„ loup non volle che nulla turbasse quell' allegrezza. Pertanto , in onore di Ca
tullo e a piena letizia di quel giorno a lui consacrato, accolse colla maggiore
2 cordialità quei deputati ; alla stessa presenza loro comando l'immediato par
tire delle milizie per altra stazione ; e, fatti stimare i danni dei guasti, quelli
fece anche subito risarcire. Meravigliarono que' buoni paesani a tanta gen
„ tilezza ; dopo duemila anni quando l'abitazione di Catullo era sparsa a terra ,
la lingua di lui non più parlata né intesa nel suo prediletto soggiorno , mutati
i costumi , le generazioni , i nomi degli uomini e delle cose, ecco il nome di
lui e la sua memoria farsi loro un benefizio e una guarentigia contro le tem
„ peste dei tempi : benedicevano a quel nome e a quella memoria, benedicevano
all' alta cortesia di chi quella memoria e quel nome onorava con si nobile e
» generoso culto.
Nè tralascierò i viva e i brindisi fatti in comune dalla lieta comitiva pro
pinando le tazze :
A Catullo, abitator di Sirmione, il più elegante di tutti i poeti latini .
Alla conservazione di tutti i monumenti d'arti e scienze, antichi e moderni.
Alla pace che fa fiorire le scienze, le arti , il commercio .
A Bonaparte, che fra il tumulto delle arini insegnò a onorare i grandi
, uomini e i sapienti : che da Milano andando a Passeriano , per trattarvi la
,, pace di Campoformio, visitò Sirmione : che, impadronitosi di Mantova, ordinò
che si innalzasse un monumento in onore di Virgilio , ed esonerò delle con
tribuzioni di guerra e compensò i danni sofferti agli abitanti del villaggio
di Pietola , la culla del gran poeta romano .
- Al generale in capo Brune .
,, - Al generale Miollis , che diede effetto agli ordini di Bonaparte in onor
di Virgilio .
,, - Al generale La - Combe s . Michel, protettore delle arti e delle scienze ,
cultore felice esso medesimo delle belle lettere.
Al poeta Anelli , che , come Catullo , abita ed onora le rive del bel
,, lago di Garda .

Alla penna d ' altro scrittore offriranno questi fatti uno de' più graziosi e
„, begli episodii nella magnifica epopea di quelle guerre.
I versi qui riportati sì nell' idioma francese , che nell'italiano furono pub
blicati nel succitato libro dell' HENIN pag. 101-102-103-104-105 .
190

NOTE AL CAPO XII .

( 1 ) In quel testamento è scritto : Item reliquit et legavit dicins testator


Ecclesiae predictae decem libras, et deccm soldos denariorum Veronensium par
vorum sibi dandus, et tradendas per infrascriptos heredes suos, et dispensandas
in FABBRICATIONE IPSIVS ECCLESIAE amore dei , et in remissione
suorum peccatorum , et suorum deffunctorum . Questo testamento fu rogato dal
Notajo Jacopo da Ponte del fu Costanzo della Contrada di s. Stefano di Verona.
(2) L. 8. c. pag. 224.
( 3 ) Sulle croci gemmate è a vedersi quanto dottamente scrissero gli eruditi,
ed ultimamente il Ch. Odorici — Antichilà Cristiane di Brescia in appendice
al museo bresciano. Brescia MDCCCXLV.
(4) In un Documento del 1744 , 6 Ottobre , tra la Comunità di Sirmione
e la famiglia Gamba , ch ' io riporto nel Codicello Diplomatico , sono statuiti i
patti co' quali venne conceduto alla detta famiglia il permesso di edificare un
nuovo oratorio dedicato a' ss. Vito e Modesto patroni di quella terra . La di
vozione de' Sirmionesi a s. Vito era sì grande , che il giorno dedicato a quel
Santo ritenevasi per festivo .
Ecco all'uopo una parte stabilita da quella Comunità nel 1688 , 3 Giugno :
» Fu posta parte, che il giorno di s. Vito 'niuno ardisehi lavorar, nè far lavo
» rar, altrimente ogn'uno caderà in pena di T. 5 per testa da esser applicata
» alla Chiesa di s. Vito medesimo restando incaricati li suddetti Cavaleri di
• Comun inquirir tutti quelli , che ardirano lavorar, et darli tutti in nota, quali
v s.di Cavaleri doverano conseguire il 4.10 di data Pena essendo mente risoluta di
» q.ts Cuità di santificar la med.ma Festa » .
» Fu posta a Bale con P. 21. C. 1.

A compimento di questo lavoro istimo opportuno ricordare un frammento


d' iscrizione esistente in Sirmione speditomi dall' Odorici, che è il seguente :

15 ...... EMO OVI


AN
.. DREA PORCELAGA

Era questa famiglia antichissima e nobile di Brescia.


191

Sulle muraglie interne della chiesa di s. Pietro in Mavino esistono graffite


alcune iscrizioni dei secoli XIV . XV . XVI e XVII.

L' Odorici copiò la seguente :

1501 die d . Luyo fil qua m. Lodovigo Averoldo


Nota che el re de Franza fi in Italia de l' anno 1494
et del 1495 sele el fato de armi , .

Tra le altre molte ricorderò le seguenti, che trascrissi siccome più importanti :

1533 la biara valeva Lire 22 a 20 Agosto.


1542 ai dì 28 Agosto fu grande quantità de cavalete oscurava lo aere
in modo de nebbia .
1560 la biava valeva al mozo libre 39 bresciane.
A di 14 di agosto 1587 morse il duca di Mantova.
Adi 26 luglio 1655 fu restaurata la cupola del campanile di Sermione.
CODICETTO DIPLOMATICO

SIRMIONESE
1

|
195

AVVERTIMENTO

Onde rendere possibilmente compiuto , per quanto da ne si potea ,

ciò che si riferisce alla penisola di Sirmione , istimai saggio consiglio di

raccogliere i varj documenti diplomatici che la risguardano .

È mio divisamento di pubblicarli a seconda cui appar


dell' epoca

tengono .

Per sentimento di gratitudine debbo dichiarare , che l'infaticabile e

gentile Odorici , oltre il comunicarmi alcun inedito documento che a

quella terra si riferisce, volle correggere sugli apografi quiriniani tutti

quelli che furono editi dal Margarini .


Dall'archivio comunale di Sirmioue , siccome accennai di sopra , e

dagli autori trassi tutti gli altri che sono contenuti nello stesso Codicello

Diplomatico.
197

DOCUMENTI DEL SECOLO VIII.

1.

( An. 36o. 4 ottobre )

Desiderio , Adelchi e la regina Ansa confermano ed ampliano i


beni ed i privilegj largiti al Cenobio de' SS. Salvatore e Giulia
di Brescia .

Margarini Bullar. Cassin . T. II . Odorici


Cod. Diplom . Bresciano Parte I. p. 34 ,
Brescia 1854 , Troya. Codice Diploniatico
Longobardo Parle V. 1855 Documento
M DCCXLVII .

Flavivs DESIDERIVS atque adelchis viri excellentissimi reges , atque precel

lentissima ansa regina monastero dni salvatoris quod nos deo auxiliante intra
civitatem nostram brixianam fundavimus et ereximus et superna subvenient e
misericordia hedificavimus, et sacrate dco Anselperge abbalisse dilecte filiae et
germane nostrae seu cuncte congregationi monacha rum ibidem permanenti di
vina , nos vocis praeconium incessanter amonet Cotidie ut scculi relinquamus
contagia et ad illam ſelicem patriam bona operantes apertos semper oculos ha
beamus ut cum nostrae carnis habitaculo iubente creatore fuerimus egressi
portum quietis invenire valeamus. Clamat etenim scriptura dicens , quodcumque
potest manus tua facere instanter operare. Oportet ergo ut manus nostrae in
malis operibus sint ociose et que dco sint placita cunctis viribus operentur ut
pocius cum ovibus ad dexteram recipi mereamur quam cum bechis videamur
expelli certe si in quantum virtus sustinet tamen mente limpida superni iudicis
fecerimus mandata in illo terribili judicio audiemus clementem pastorem dicen
tem venite benedicti patris mei possidete regnun dei quod vobis preparatum
est ab origine mundi huius beneficii et promissionis summa succensi cedimus et
firmamus in ipso sanclo cenobio in quo pro animarum nostrarum rimedio die
noctuque preces funduntur adno ( sic ). Primum omnia edificia cuncta que nobis
jubentibus ibi fundata sunt seu et sacra vasa et pallia et ea omnia que ad al
taris monisteriun pertinent adferimus nec non aurum argentuin eramenta fer
198

ramenta lignea et fictilia omnia et in omnibus mobilibus et immobilibus rebus


simul cum animalibus bovibus bobulcis fainiliis utriusque sexus ibidem pertinen
tibus eidem sanclo cenobi » adferim us possidendum . Verum eciam et conferimus
in ipso sancto loco casas massericias numero decem positas super fluvio OLLIO
loco qui PISSERISSE nuncupatur que reguntur per victorem juvenculus deusdedit
ursulum dominicum stephanum oriseolum maurus venerandolum et alii vel con
sortibus eorum tam casas terras vineas pratas , pascuas cum uxoribus familiis
sei vos proservis liberos proliberis utriusque sexus et etatis omnia et in omnibus
cum animalibus quidquid a suas manus habere comprobantur habuere ( sic )
massarii terra juges Numero quadringentes. Nec non et cedimus ibi RECONA
quantum ad curtem nostram pertinet suplus ipso Pisserisso usque in ollio in
integrum similiter et cedimus in ipso monasterium CASALE SECINIOLUM quod
positum est secus POLLICINUM DE Pado habens iuies trecentes in quo resedent
massarii quatuor idest laurentinus petronacis dominicus erachilino atque in in
sula que CicoMARIA dicitur pertinens ad curtem nostram et ad curtem ducalem
in ipso venerabili loco concedimus possedendum et cedimus in suprascripto mo
nasterium terra iuies quinquaginta de brada curte ducales que est prope fluvio
MELLA loco qui Runca quod est Runco Novo et de silva que secum ipsa terra
insimul tenet cedimus ibi iuies alias quinquaginta ac damus ibi gisulum et ra
dolum de CuntinGLACA qui porcos ipsius monasterii pascere debeant cum rebus
et familiis suis et cedimus ibi deosdedulum de Letrino qui sit pecorarius et
donamus in ibi ansteum de QUINTIANO qui vaccas ipsius monasterii pascat cum
casa et familia sua. Adferimus etenim in prefato dei templo casas octo positas
in ipso brixiano territorio casale quod dicitur EXMENFRIT regentes ipsa casas
proliberis hominibus cum familiis servis proservis liberos proliberis cum omnia
et in omnibus sicut ad curtem nostram fuissent possesse in integrum atque
eciam et terra sine massarios cum silva in finibus SERMIONENS loco qui dicitur
GUSSUNAgus iuies numero centum quinquaginta. Hec omnia superius compre
bensa mobilia et immobilia sese que moventia omnia et in omnibus tam quod
per precepta ibi contulimus seu et undecumque ibi aut per comparacionem do
nationem aut commutationein vel per collibet ingenium ibi adquirere potuimus
aut in antea deo propicio legibus adquirere aut agregare potuerinnus per hoe
nostrum roboratissimum preceptum in iam fato sanclo monasterio omni in tem
pore inconcusse possedendum firmamus. Ea videlicet racione ut tam ipse mo
nasterius vel eius congregatio ad nostrum sacratissimum defensionc
habrat
palacium . Et hoc statuimus ut quando necessitas fuerit abhat issa ibi ordinandum
ut de intra ipsa congregationc deo digna persona eligatur quod opus ipsum
peragere possit et de exteras non ibi ordinetur nec violentias a quempiam pa -
tiantiantur ( sic ). Et hoc statuimus ut amplius quadriginta monachas non ibi
recipiatur, nisi tantummodo per hoc numerum ipso ( sic ) dei officio impleantur .
199

Et senodochium quidem nostrum quod intra civitatem nostram TICINENSEM deo


octore hedificavimus ubi et basilicam in onorem dei genitricis mariae et san
ctorum apostolorum petri et pauli construximus volumus ut et ipse habeat de
fensionem et ordinationem ad iam fatuin monasterium nostrum . Ita ut cum ipso
in defensione nostra vel sucessorum nostrorum aut ad sacrum nostrum ut dis
simus palacium debeat habere. Et qualiter nos per nostrum ordinationis pre
ceptum ordinaverimus de rebus quas ibi contulerimus et inctituerimus qualiter
pauperis ibi pascere debeat aut quomodo ibi disposuerimas in omnibus sic fieri
debeat sicut per ipsum nostrum preceptum fieri ordinaverimus. Et damus in
mandatis omnibus ducibus comitibus gastaldiis nostrisque agentibus ut nullus
eorum contra ea que nostra largitas statuit et confirmavit potestas ire quando
que presuntat sed omni in tempore in sepius dicto sancto loco seu tibi et tue
successoribus stabilis permaneat et persistat perennis et futuris temporibus.
Ex dicto suprascriptorum dominorum nostrorum regum persisigno illis re
ferentibus scripsi ego rodoald notarius dato Ticino in palacio quarto die mensis
hoctobri anno felicissimi regni nostri in dei nomine quarto et secundo Indictione
quintadecima feliciter.

ll.

( An . 765 ..... )

Cunimondo da Sermione .

Desiderio ed Adelchi regi concedono al monastero bresciano di


8. Salvatore le proprielà di Cunimondo a Ini confiscale per
avere ucciso nella corte regale Muniperlo Gusindo di Ansa .
Margarini I. $. c. Odorici I. s. C.

Flavius desiderius et Alehis viri excellentissimi reges monasterio domini et


redentoris ac Salvatoris sito in brixia quod nos deo juvante una cum coniuge
et genetrice nostra et ( sic ) ansa regina a fundamentis edificavimus et dicatae
deo Anselpergae abbatissae dilectae filiae et germanae nostrae. Manifesta causa
est et certa clarescit veritas eo quod diabolo suadente oltavo et sexto anno
regni nostri CONIMUNDI filii quundam CUNIMUNDI DE SERMIONE , comisit scanda
lum intra sacrum palacium nostrum et occisit in ibidem MANIPERT gasindun
gloriosae ansae excellentissimae reginae coniugis et genetricis nostrae. Et dun
ad aures excellentiae nostre pervenisset. fecimus eum comprehendere et in vin
culis mittere et umnes res eius secundum ut edictum continet pagina in publicare.
200

Nos itaque considerantes omnipotentis dei misericordiam et mercedem ani


mae nostrae providimus omnein eiusdem Cunimundi substantiam in pracdicto
cenobio concedere et per presentem nostrum donationis praeceptum in ibi con .
firmare ut diximus rebus ejus ubi ubi per singula loca ipse Cunimund habuit et
possidit. Quando ipsum homicidium perpetravit tam mobilibus vel immubilibus
rebus in integrum . Sed miscricordia mota ipsa gloriosa coniux et genitrix no
sira obsecravit. Nos ut cum ipso Cuninrund aliquam miscricordiam faceremus
de prefatis rebus ejus ut usufructuario nomine eas habuerit dum vixerit ne cum
necessitate vitam suam finiret et post dicessum sccundum quod superius legitur
omnibus rebus ejus in ipso sco devenir ent monasterium nostra quidem gloriosa
a deo servata potestas considerans redemptoris nostri promissa ubi dicitur di
mittite et dimittetur vobis et animae nostrae mercedis atque iam nominatae
coniugis et genetricis nostrae congruain obaudientes petionem . Cedimus in sepe
dicto sco venerando loco omnibus rebus ejusdem cunimudi quicquid habere
visum fuit per singula loca familias edificia diversisquc territoriis cum massa
riciis et aldiariciis casas omnia et in omnibus ut diximus quicquid illa die quando
malum ipsum perpetravit per quod levi ingenio possedit eo videlicet ordine ut
dum ipse Cunimund advixerit usufructuario nomine ipsas res possidit nec alie
nandi aut in qualicumque loco vel ecclesia per quo quovis ingenium dandum
post ejusdem Cunimundi decessum omnibus rebus ejus deveniant ad jura supra
scripti monasteri qualiter inibidern per donationis nostrae praeceptum datae
atque firmatae sunt sicut ibidem omnia manibus nostris propriis tradidimus
ipsum scm monasterium illibata possideat quatenus ab heredibus habens hoc
nostrum donationis securitatis prcceptum securo nomine ipsas res sunclus locus
possideat nec nullus dux gastaldio comes accionarii nostri contra hoc nostrum
donationis ac securitatis praeceptum audeat ire quandoque sed nostra firmitas
in ipso venerando loco vel tuae religioni vel successarum tuarum stabilis per
inaneat . #

III.

( An. 765. 13 Giugno )

Cunimondo da Sermione, cui per intromessa di Ansa fut mitigata


la condanna, lascia diversi beni ad alcune basiliche sermionesi.

Margarini I. s. c. Odorici p . 42. 43.

# In nomine domini regnantibus dominis nostris desiderio et adelchis viris


excellentissimis regibus anno pietatis regni eorum in dci nomine pono et sexto
201

die tertiodecimo de mense iunio Indicione tercia. Ego in dei nomine Cunimund
filius quondam bonae memoriae Cunimundi propter salutem dixi . Quanta dixi
desideria animae et expedit voluntatem . Oportet enim mihi Cunimundo, dum in
hoc saeculo sum semper illas res ut quando venerit ante tribunal Xpi ut se
curus possim ante eius majestatem adsistere in hoc saeculo . et in futuro mihi
pertineant ad salutem . Dono atque cedo ego Cunimund in ecclesia sci MARTINI
IN CASTRO SERMIONENSE et in ecclesia sci Viti similiter in castro Sermione et
in ECCLESIA SCI PETRU IN MAVINAS et in ecclesia Sci MARTINI IN CUSenago in
istas supradictas ecclesias dono pro animae meae rimedio, vel pro luminaribus
meis curte mea domo cultile quam habere visus sum in GOSENAGIO PROPE FLU
VIUM ALISIONEM cum omni pertinentias suas in primis casam ipsam domo culti
lem meam et oinnes tectoras infra ipsam terminacionem meam scandolicius vel
pallioricias cum stabulo meo seu molino ad ipsain curtem pertinentem . similiter
omnes breidas meas ad ipsam curtem pertinentes terras arvas cum pratis silvis
vineis salectis et omnes colonos ad ipsam curtem pertinentes volo ut hubeant
ipsas ecclesias casale meo in loco ubi dicitur STULENGARIUS cum omnibus co
lonis qui ipsam terram per carta ilam percolere videmini cum casas et omnes
tectoras ut ipsi Caliter persolvant in ipsis sunclis locis qualiter in meus dies
mihi cunimondo persolvere visi fuerint, et habeant casale meum in MARMOLEN
DOLO cum omni pertinentia sua vel colonis qui ipsam terram a tributario no
mine ad laborandum habere visi sunt in ipsis sanctis titulis persolvant qualiter
ante hos dies mihi persolvere visi fuerunt , et volo ut habeant ipsae ecclesiae
pratum meum quod mihi dono domini regis advenit prato cum silva insimul
tenente. Et volo ego Cunimund, ut ipsas res supra et totum qualiter supra le
guntur habeat ecclesia sci martini in castro Sermione omniain tertiam porcionem
reliquas duas porciones habeat ecclesia sci viti ut ipsas res deveniant ad jure
monasterii domini salvatoris cui pertinent praedicte Ecclesiae quae mihi Cuni
mundo in hoc seculo pertinent ad salutem et manifesta est mihi Cunimondo quia
onines servos vel ancillas liberos dimisi pro animae meae remedio in eodem vero
ordine dum ego Cunimund vel conjux mea CONTRUDA advixerimus in nobis ser
vicium servavimus ipsorum et post nostrum amborun dise -suin sint liberi et
absoluti permaneant ,

26
202

IV .

( An . 771. 25 Settembre )

Andrea di Sirmione.

Permuta con Anselperga budessa del monastero di s. Salvatore


alcuni beni di Sermione, altri avendone in concambio nel Vi
centino.

Odorici P. 55. 56. 57. 58. 59 .

Regnantes domnos nostros desiderio et Adhelchis filius ejus veris excellen


tissimis reges anno pietatis regni eorum septimodecimo et terciodecimo sub die
septima calendarum octubris iditione decima. Comutatio bone fidei noscitur esse
contractum vecim emcionis opteneat firmitatem eodemque nexo obligant con
traentes. Placuit itaque et integram voluntatem convenit inter Anselperga sa

crata deo abbatissa monasterii domini salvatoris quod est constitutum intra
muri civitatis brixiana , nec non et Andreas clericus filius condam Atgemundi
abitator in locum que nomenatur Gosenago FINIS SERmionsi ut in dei nomine dare
debeat sicut ante hos dies calendarum septembris q. preteriti et dedit his ipsa
Anselperga sacrata deo abatissa iam nominato Andrea clericus in causa comu
tationis curte iuris monasterii ipsius domini Salvatoris quam habere videtur in
locum quem nomenatur AxegiATULA TERITORIO VICENTINO que fuit quondam ildeperti
idest casis vel omnes edificiis seu curte orto aria campis pratis pascuis vineis
selvis astalariis ripis ingressus accessionibus usibusque aquarum cultum et in
cultum quod est de portionem ipsius quondam idelperti , et avit in se mensura
singula teritoria ioges nuvero cento sexaginta et nove ad mensura legitima de
duodecimus pedis et quod amplus fuerit de ipsas centosexaginta et nove ioges
suprascripta Anselperga abatissa de selva quem in ibi est in sua vel monasterii
sui reservavit potestatem et ad vicini recepit his ipsa Anselperga ibatissa ad
suprascriptos Andreas clericus in causa comutationis idest curtis ipsius juris
cum omnem ad se pertinentem quam avere videtur in ipso locou Gosenago ubi
habitare visus est unde manifestacausa est qua ipse Andreas ul superius dixi
mus calendas septembris quoque preteriti et ipsa curte vel omnibus rebus suis
dedit atque tradidit in potestatem Alselperga abatissa vel monasterii eius et
Wadia dedit cartola faciendum comutationis fide iosore posuit biffone et ab illo
usque nunc parte suprascripte Anselperge abatisse vel monasterii eius omnes
res ipsius Andree habuit et posedit et est ex ipsas res casas duas masaricias
de ipsa curte pertenente una de his casis in vico que nominatur Bononio que
203

escolere visus fuit quondam Audolo alia casa in vico FEBRESA quod laborare
videtur Rodoaldo homo livero seu et terra de domo cultile in locum quod no
minatur REGULA una cum mulino et omnia edifitia sua in FLUVIO Mentio simul
et terra in Mavino vel selva et pratos in GABO nec non et casa cum terris vel
olivetas in Caonno atque casa una masaritia in MAGRINAS que laborare videtur
Theodoro bomo soprascripte Anselperge abatisse et terra in locum qui nomi
natur MonteCELLO ex ipsa casa pertenente et terra intra CURTE SERMIONENSI
una cum porcione sua de casa que in ibi est seu olivetas simul et portione sua
de selva in LiGANA in simul et portione sua ex omnibus quod habere videtur
a SUMMO LAGO idest terra de domo cultile in vico que nominatur ARONO ( sic )
et portione de casa una masaricia in vico PRANTIO que recta fuit per quondam
valterio et modo reguntur per iohanes quas ... rebus superius nominatis in
pre nominatas locas territorio Sermionensi una cum casis vel omnia edifitiis seu
curtis ortis ariis campis. pratis. pascuis. vineis. selvis. astalariis . ripis . ingressus
accessionibus. usibusque aquarum rupinis cultum aut incultum de super omnia
et in omnibus quidquid in supruscriptas et prenominatas locas habere videtur
in integrum et avit in se mensura singula territoria in primis in gosenago
ioges numero quinquaginta in bononio et febresa de ipsas duo masarias ioges
quinquaginta septem in regiolas ioges quinquaginta mavino et gabo sexagenta
in caonno ioges decim et arboris olivarum sexagiuttatres in magrinas ioies
vigintis, ad montecello ioges quindecim et terrota illa intra CASTRO SERMO
NENSI tabulas quadragenta octo arboris olive numero sex , et porcione illa de
silva in ligana ioges octo a sumo laco ioges quinque et media porcione de
terra prata in monte que est insimul omnes suprascriptas territoria ioges nu
mero ducentos octuaginta quinque et perticas iogiales numero octo ad mensu
ram legiptimam de duodecimus pedes vel si amplius invenitur ad ubi dedit su
prascriptus andreas clericus res illas quod altrude genitrice ejus avere visa est
usufructuario nomine diebus vite sue , ut post eidem autrude decesso deveniant
in potestate suprascripte Anselperge abatisse vel in suprascripto monasterio idest
in primis in mayino casa cum curte ubi ipsa autruda coinorare videtur et
singula territoria ibidem pertinentem in uno ioges numero vigintiquinque in
caonno ioges tres terra et arboris olivarum numero sexaginta in golegiano
terra inges sex arboris olive tregenta in cuniculo casa masaricia una que re
gitur per pitone homine libero et avit terra ioges duodecim in gossenago terra
ioge una quas autem terra in prenominatas locas una cum casis vel omnia edi.
ficiis seu curte orto. ariis . campis. pratis pascuis vineis selvis astalariis ripis
ingressus accessionibus usibusque aquarum cultum aut incultum desuper omnia
et in omnibus quidquid ipsa altruda de genitore meo quondam agemundi re -
bus avere videtur quod mihi de vestra presenti die obitis ejus in lua cura
anselperge abatisse vel monasterii vestri deveniat potestate nostra dum ipsa

1
204

autruda advixerit in eius sit potestate suprascriptas res usufructuario nomine


nec alienandi licentia avitura nisi fructuare uso familiis illis quos ipsa altruda
avere videtur vel rebus movilibus suprascriptus andreas in sua vel eredum
suorum reservavit potestate et est in simul in predictas locas ipsa terra quod
suprascripta altruda avit ioges numero quadraginta septe ad mensura legitima
de duodecimus pedis et arboris olivarum numero nonaginta ea viro ratione ut
post decesso suprascripte autrude dare debeat suprascripta anselperga abatissa
vel pars monasterii eius suprascripti Andreæ aut heredis eius de selva illia quod
sibi reservavit in suprascriptos locus axegiatula ioges nomero vegenti nove et
perticas iogiale una tabulas vigenta pro illa terra ioges quadraginta septem
quas ipsa autruda usufructuare visa esl et de illos arbores olivarum numero
nonaginta accepere debeat suprascriptus andreas aut eius heredis precium ab
ipsa anselperga vel pars monasterii ejus sicut extimatas aut adpreciatas fuerit
ita accipiat et si nuluerit ei dare precium avere et fructuare debeat suprascri
ptos andreas ipsas olivas siculi propria sua et insuper dedit suprascripta an
selperga abatissa predicto andrea clerico pro hac commutatione solidos in fauro
nomero octuagenta quibus denique rebus superius comprehensis ex omnibus et
in integro iu predictas locus vel quod amplius abuerit in finibus Sermionensi
tam ipse andreas vel genitrice eius permaneat in iura vel potestate supra scrie
pte anselperge abatisse vel monasterii eius et nihil sibi ibidem aliquid reservavit
nisi ut supradictus est usufructuario de illas res quod avit ipsa autruda diebus
vite sue vel faniliis et rebus movilibus et quidquid pars parti ex rebus supe
rius nominatis et comutatis facerc aut judicare voluerint licentiam habeant in
omnibus potestatem sicut superius legilur pena vero inter se posuerant ut si
qua pars parti ipsis aut successoris vel heredibusque eorum quoque tempore una

alterius se de ipsa comutatione removere voluerint et noluerint permanere in


eo quod superius legitur aut ab omni homine menime defensare potuerit tunc
componat pars parti fedem reservanti ipsis aut successoribus heredibusque eo
rum ipsa res imremovitas fuerit aut quos non defensaverit infra ipso locum vel
iuditiaria ubi ipsas res fuerit que perdederit aut non defensaverit ex omnibus
in dublo sicut in tempore fuerint meliorate ipsas res et presens cartula sua
maneat firmitatem unde duas cartulas comutationis pari tinore conscriptas sunt .
Actus BREXIA sub die regni et indietione suprascripta decima feliciter .
# Andreas clericus huic cartula commudationis ad me facta relegi subscripsi
et testibus obtoli roboranda suprascriptos solidus in presenti accepi. # manus
bertoni SCAFARDO domne regine testis . # manus astulfi de COFELETES finis bre
xiana testis. Liutfret VESTERARIUS huic cartula coniutationis rogatus ab andreate
clericus testis subscripsi qui me presente subscripsit. Ado DARSCALE huic comu
dationis cartula rogatus ad andrea de clericus testes subscripsi qui me presen •
te .. . te relegi et subscripsi . #belleri FONSUAN temporo domne
205

regine huic cartula comutationis rogatus ad andreas clericus testis subscripsi.


# Ego apsoald notarius scripsit huius cartula commutationis rogatus ad supra
scriptus andreas clericus quam post traditam compleyi et dedi.

( An . 273. 11 novembre )

Adelchi rinova i privilegi del bresciano monastero di s. Salva


tore . Rinova le antecedenti sue proprietà : molte altre ne
aggiugne, tra le quali assai beni confiscali ad alcuni ribelli
longobardi.
Margarini l. c. Odorici pag . 64 e seg.

Flavius adelchis vir excellentissimus rex. Monasterio Domini Salvatoris sito


intra civitatem brexianam quod domina et precellentissima ansa regina gene
trix nostra et dicate deo Anselperge abbatisse dilecte germane nostrae. Domi
nus dominantium ipse nos in hujus regali solio conlocare dignatus est et cuncta
que possedemus eius prestante divina elementia ideo quod iustum est nostram
deveniat ( sic ) potestatem ut ex datibus regimine nostri quibus ipse nobis lar
gitur semper ei munera offeramus ut ipse redemptor noster quo munera justi
pueri sui abel suscepit respectu pietatis sue pro terrena et aeterna gaudia
elargire dignatus est. Quadere justum est quam ipsa precellentissima domna
Ansa regina suavissima genetrix nostra in amorem domini nostri Jhesu Xpi ipso
monasterio ad fundamentis construxit et singulas res moviles atque curtes et
possessiones imominatas et locas infra brexiana civitate regie proprietatis sue
seu et gastaldias suas inibi per suum confirmavit preceptum , et de singulis li
beris hominibus et pertinentibus nostris auctores ipsius monasterii singulas
conquisierunt tam pro comparatione donatione commutatione , et pro quolibet
genio potuerit. et manifestum esl quod precellentissimus desiderius rex seu et
nos singulas res vel familias ibidem per nostrum contulimus preceptum per sin
gulas civitates et locas in finibus SPOLETANIS TUSSIE IMMILIE NEUSTRIE que ex
parte subter nominativa loca designamus eritas declaratur quia ipsa
domina ansa regina suavissima genetrix nostra , dei inspiratione compulsa sin
gulas monasterias ecclesias atque cellas ( quas ) edificavit per singulas civita
tes ... . nostri ditione sub potestate ipsius monasterii domini salvatoris tam
curtes et possessiones, atque adiacentias pertinentias suas per singulas civitates
et loca reseryans omnia in poteslate ndi ordinandi disponendi co
mandandi servos et ancillas liberos dimittendi qualiter illi placuerit et alias
206

monasterias et ecclesias quod ab ipso monasterio per donationem et co ....


quod monasteria supradicta constituta intra regiam nostram ticinensem civita
tem , et intra CASTRO SERMIONENSE atque in finibus SOBIANENSE in loco qui di
citur monte te BONONIENSE MONASTERIO sci Cassiani quod ad monasterium
supradictum domini Salvatoris, vel tibi suprascripte anselperge abbatisse advenit
de Sindullo presbitero , seu et in finibus PestoRIENSI monasterium quod vobis
advenit ex comutatione de ERMEBERTE ABBATE Itemque monasterio a fondamen
tis constructum in SEXTUNO PINIBUS REATINE CUM Missa et curte in ARNATE AD
scTo Rustico. Item et in fine REATINA MONASTERIO ALIO AD Scto Vito et ÎN FINIBUS BA
BENSE MONASTERIO INTkide quidem etiam et monasterium constructum ad scto LIVERA
TORE FINIBUS BENEVENTANIS concessumque in jura monasterium vel vobis ab ARECHISO
GLORIOSO DUCE NOSTRO per preceptum ejus. Nunc itaque deo nobis spirante cuncta
suscipimus et ob amore sanctorum dei ad quorum vocabula ipsa venerabilia loca
construta sunt et anime nostrae considerantes mercedem per hoc potestatis
nostrae omnia dono nostro in ipsa monasteria concedimus possidendum de quan
tum nunc presenti tempore habere et possidere videatur tam in partibus ausTRIE
NEUSTRIE et SPOLETANIS FIRMANIS AUSEMANIS et BENEVENTAnis finibus cum singulas posses
siones et curtes ibidem concessas atque largitas , que pertinuerant ex jura curtis
nostre regie que et ex jura curtis docalis et alias res que nunc modo de per
tinentibus nostris ipsa venerabilia loca habere et possidere videntur vel de dato
judicum nastrorum idest edificiis et omnibus familiis atque intrinsecus et omni
bus movilibus et immovilibus se se que moventibus rebus, cum curtibus et pos
sessionibus per singulas civitates et loca cum casas massaricias et aldiaritias
atque diales et pinsionales cum cuncta territoria per singula loca , idest campis
vineis pratis pascuis silvis astalariis rivis ac paludibus ropinis montibus olivetis
ac alpibus molinis locora portora et piscationes per singulas aquas lacoras et
Aluminas vel usus aquarum et fluminibus cum ea que ad domno precellentissimo
desiderio rege genitore nostro et domna precellentissima ansa regina suavissima
genitrice nostra vel nobis in ibi per precepta largita atque concessa sunt de
quantum nunc ipsa venerabilia loca ut supra scriptum est habere et possidere
videntur cum omni jure et pertinentia vel adiacentia sua ad ipsas curtes et
casas massaricias et aldiaritias et aldiales et pinsionaribus cum movilibus et
iminovilibus atque familiis in integrum pertinentem simulque cum rebus superius
dictis atque sitis de pertinentiis nostris in omnia et ex omnibus superius com
prehensa in ipsa sancta loca pro nostra mercede dono noslro ut diximus con
cedimus possedendum . quam et etiain concedimus in ipsa venerabilia loca omnes
res illas quas ad pul cte pro singulis hominibus JUDICARIA Rectina vel.

BALBENSE atque concedimus et concedimus ( sic ) in jura monasterii dni salvatoris


maurentia ancilla nostra cum filia ejus que pertinuit de curte nostra Pesto
RIEASE quam in presente bajoarius sibi in conjugio habuit sociatam nec non et
207

concedimus ad ipso sco monasterio res illas quas in ibi VorraNDOALDUS GASTALDIUS
civitatis nostre REGJENSE venundavit seu et concedimus in ibi silva cum roncoras
in salecta tenente uno capite in curte ipsius monasterii in loro dicitur MILIA
TINO et alio capite tenente similiter in curte ipsius monasterii qui fuit condam
CUIMUNDI uno vero latere tenente et alio latere tenente. Concedimus etenijn in
ipso domini salvatoris monasterio omnes res vel familias AvgiNO QUI IN Francia FUGA
LAPSUS Est et omnes curtes vel singula territoria atque familia que fuerunt Sesks .
no Radouri RadoalDI STABILI COARDI ( forsilan Eoardi ) ANSAHELI GOTEFRID, ET TEODOSI VEL
de alii consentienTES EORUM QUAM IPSI PRO SUA FERDIDERUNT INFEDELITATE et potestate pala
ti nostri devenierunt , de quantum nunc ex eorum substantia vel familia ipse
monasterius vel per singula loca ad eum pertinentibus habere et possidere vi
dentur et tribuimus licentiam ut ipsa monasteria supradicta in cujus civitatis
territorio singulatim constituta sunt ut liceat homines ex ipsa monasteria in
ipsa iudicaria omne in tempore pristatione habendum et faciendum per omnes
Jacoras et fluminas in finibus predictis civitatis quomodo aut qualiter voluerint
absque qualibet contradictione de auctoribus nostris vel aliqua datione . Statui
mus etenim ut animalia et peculia ex ipsa monasteria omni in tempore pabu
lum et esca habere debeant per silvas vualdoras et per singulas civitates nostre
in qua ipsa monasteria sunt constituta absque ESCADICO vel aliqua datione seu
contradictione judicum nostrorum vel de auctoribus nostris qui per tempora
fuerint. Veruntamen et concedimus per ipsa monasteria omnes scufias publicas
et angarias atque operas et dationes vel collectas seo toleneo et seliquatico de
singolas mercatoras et portoras ut homines de suprascripta monasteria tam
servi quamque aldiones vel liveri homines qui in terra de ipsa venerabilia loca
resedent, ut ab omnibus suprascriptis scuſis publicis et angariis atque operibus
et dationibus vel collectas seu toleneo et siliquatico , securo nomine pro nostra
mercede liceat deservire , omnibus vero superius rebus familiis adnotatis de
quanto nunc ipsa monasteria habere et possidere videntur sive unde loca nume
native dicte sunt vel unde adscripta minime tenentur et modo ipsa venerabilia
loca ad eas pertinentes omnia habere et possidere dimisitur . Tam unde ( sic )
precepta aut munimina habere probantur ut quod sine precepta et munimina
habere videntur cum Massa et curte in finibus reatinis in loco qui dicitur Aml
TERNO atque curtes in finibus PENNENSI , cui vocabulum est Vico NUOVO , que
vero rebus et venerabilia loca qualiter ad supradicto Arichis duce nostro per
praeceptum ejus in iure ipsius monasterii vel vobis concessa sunt. Similiter in
finibus SPOLETANIS omnia quecunque vobis ad TeodosIO GLORIOSO DUCE nostro
per ejus preceptum concessa sunt cun finibus et terminibus et pertinentiis suis
cum omnibus rebus et familiis unde ab ipsa venerabilia loca advenerunt tam
de liveris hominibus quainque et de pertinentibus nostris de quantum nunc pre
senti tempore habere et possidere videntur, omnia et in omnibus ad ipsa mo
208

nasteria et venerabilia loca dono nostro cedimus possidendum Veruntamen ct


concedimus ad ipsa venerabilia loca omnes servi de suprascripta monasteria vel
curtes ad eas pertinentes QUI ARIMANNAS MULIERES sibi in conjugio sociaverunt vel
in antea sociaverint qualiter ad potestate palatium debuerant pertinere secundUM
EDICTI TINORE cum conjuges suas in ipsa monasteria et venerabilia loca concedi
mus possidendum . filiis autem et filias eorum que ex eis nati sunt aut fuerint
cedimus eos in ibi miserationis causa pro aldionibus habentes mundio per caput
solidos senos hec omnia suprascripta monasteria et loca venerabilia, vel omnia
qualiter superius tenentur adscripta statuimus ut maneant omnia in potestate et
ordinatione domne et precellentissime anse regine suavissime genitrici nostrae ,
iudicandi ordinandi disponendi donandi servos et ancillas liberos dimittendo
quomodo aut qualiter voluerit in illi maneat licentia qualiter voluerit
facere aut ordinare ex nostra regali auctoritate . Quatenus ab hac die habens
hoc nostrum donationis et firmationis preceptum securo nomine ipsa venerabilia
loca valeant possidere. Et nullus dux comes gastaldius actionarius noster dona
tionis et confirmationis precepto audeat ire quandoque sed omni in tempore
ipsa sca monasteria et venerabilia loca nostra donatio atque confirmatio sta
biles debeat permanere atque persistere semper. Ex dicto domini regis per
audualdo notarium , ex ipsius dictato scripsi ego Ermoalde notaro feliciter.
Acto civitate in BREXIA undecima die mensis novembris Anno felicissimi re
gni nostri in dei nomine quartodecimo per indictione Xma.

VI .

(An . 774 , ... maggio )

Il Testamento di Tuidone.

Lupi - Cod . Diplom . p . 527 e seg. Odorici p. 69.

Regnante domni nostri Desiderio et Adalchis viris excell. reges anno regni
corum octabo de . o et quintodecimo mense Madio Indictione duodecima .

Basilice beatissimi Christi martyris sancti Alexandri intra hae civitatc Bergo
mate ubi ejus sanctum corpus requiescit sed et beatissimi martyris et apostoli san
cti Petri ipfra curte sancti Alexandri adque ecclesia beatissime semper Virginis
et Dei Genetrice Marie et sancti Vincentii ecclesie Bergomensis. Tuido gasindio
domni regis blius bone memorie Teoderolfi civis Bergome dixi : cum in statum
sanitatis cursus humane vite peragitur et integritatis mentis plena rationi seu
cogitatur sic debit homo per previdentia studium presentis vite considerare
209

laventia et semper manentia cogitare atque disponere que futura sunt et semper
mausura. Ideoque ego qui supra. Tuido qui pensans varietatem insurgentium
calamitatum et vite humane defluentes casus obtimo ... ordin ex fa

cultatem meam facere unde in futuro seculo aliqua possim remedia inveniri. Ob
hae per presente paginam ordinationis mee previdi distribuere rebus meis per
loca sanctorum et venerabilia seo et sacerdotibus atque Christi pauperibus qua
tinus terrena bene distribuens ut leticiam semper mansura consequi valeam. Pri
mis omnium volo atque instituo habere suprascriptas sanctas basilices sanctorum
Alexandri et beatissi .. ecclesia sancte Marie et sancti Vincentii curte
domoculta juris mei quam habere videor in fundo Bonnat O . cum casas mas
saricias et aldionalis ad ipsa curte pertinente in integrum suprascripta curte
eum domibus et singulas edificias simul et cases abitationis de suprascriptis
massariis et aldionibus et omnem eorum edificia cum curtis ortis areis clausuris
campis pratis vineis silvis castanetis cerretis roboretis amenecolariis pascuis usu
aque scandiciis salectis ripas et accessionibus mobilia et immobilia seseque mo
ventia peculis omnia et in omnibus ut dixi in integrum ad suprascripta curte
et massariis et aldionibus pertinentibus tam mea portione quamque et Teodoaldi
germano meo. Unde et pro omnia suprascripta volo ut Teodoald germanus meus
habeat in sua divisione duas curtes de mea portione atque sua in fundo . .
et cociolina et baccaria judiciaria SERMONENSE una cum massariis et aldionibus
et omni suo terretoria ad ipsas curtes pertinentes in integrum et si Teudald
germanus meus vel ejus heredes se in aliquo ...... de suprascripta divisione
volo atque instituo ut de istas suprascriptas curtis et de omnia ad eas perti
nentes habeant mea portione in integrum basilicas suprascriptas inter se equa
liter dividentes custodibus earum per medietatem ut exinde de mea portio
ne . accipiat basilica S. Alexandri et S. Petri et reliqua medietatem ac
cipiat ecclesia S. Marie et S. Vincentii pro missa et luminaria mea et anime
mee remedium. Quidem vero de massariis de nostra curte in Bonate pertinente
statuo exinde habere era una massaricia in Raudus exercente per Gundepert
massario et alia exercente per Vitale massario una cum omne terretoria ad su
prascriptas eras pertinente tum de massaricio quamque et quod inibi de domo
eultile habere videor in integrum omnia quidquid meo juri et germani meo in
fundo Raudus pertinere videtur. Volo hec omnia habere basilica beatissimi Christi
martyris sancti Juliani sita Bonnate et ejus custodibus pro missa et luminaria
mea . Insuper et volo ea habere orto meo in Bonnate prope era suprascripte
basilice in integrum . Ita vero ut hec omnia superius comprehensa qualiter textus
pagine superius leguntur suprascriptas sanctas basilices et ejus custodibus ad
presenti die obiti mei suo iuri vindicet atque defendat et quidquid exinde facere
vel judicare voluerit sicut alias res basilice qualiter inter eas superius deter
minavi liberam habeatis in omnibus potestatem ex nostra integra et plenissima
27
210

largetatem . Basilice beatissime sancte Grate prope civitate Bergomate ubi corpus
ejusdem requiescit volo ea habere pro missa et luminaria mea a presenti die
obitus mei portione mea de casas massaricias ; prima in Cascassaglia in Aldeto
silva Brexiana locus ubi dicitur ( deest in membrana ) regente per Orsone et
Sabatino massarii in Cascas et altera regente per Faroald massario una cum omni
terretoria et adjacentia ad ipsas duas casas pertinentes in integrum mea portione.
Basilice beatissimi sacerdotis et Christi confessoris S. Ambrosii sito Vetianica volo
ea habere ad presenti die obiti mei casa massaricia juris mei mea portione in
fundo Curnascus regente per Viatore massario una cum omni terretoria et ad
jacentia ad suprascripta casa pertinente in integrum qualiter meo juri pertinere
videtur pro missa et luminaria mea. Basilice sancte semper Virginis et Dei
Genetricis Marie sito Caseriate volo ea habere ad presenti die obiti mei pro
missa et luminaria mea de casa massaricia juris mei quam habere videor in
fundo villa prope Urciacus qui recta fuit per quondam Fusculo massario una
cum omni terretoria ad ipsa casa pertinente. Ecclesia beatissimi Christi mar
tiris et levite S. Laurentii sito Urciacus volo ea habere casa una massaricias
regente per Lupigis et Gvidold massariis una cum omnia ad ipsa casa perti
nente . Basilice beatissimi Christi martiris et apostoli S. Petri sito Bergius volo
ut habeat portionem meam de casa domoculta quam habere videor in Bergius
et Bluncanuco inter silva Vergaria et fluvio Terriola tam de pratas cum portas
et selvas in integrum mea portione a presenti die obiti mei pro missa et lumi
naria mea . Basilice beatissimi et confessoris et sacerdotis sancti ( deest in mem
bruna ) prope civitate Veronensium ubi ejus requiescit sanctum corpus volo
habere portionem mea de domoculta in finibus Veronense locus ubi dicitur Ro
boreta in integrum exinde mea portione pro missa et luminaria mea et anime
mee remedium . Basilice beatissimi S. Archangeli Michaeli sito Altedo volo ea
habere ad presenti die obiti mei pro missa et luminaria mea quinque jugis de
terra mediocre de curte domoculta mea in fundo Alteto ad justa mensurat a.
Ecclesia beatissimi Christi martiris S. Victori in Teranis volo ea habere casa
massaricia juris mei in fundo Mapello mea portione in integrum que casa -rege
re videtur Lupoald massario una cum omni terretoria et adjacentia ad ipsa casa
pertinente pro missa et luminaria mea. Te vero Lamperga dilecta conjuge mea
si Dei ordinante judicio super me advixeris et lectum meum custodieris volo
ut domina permaneas in omni substantia mea in integrum ubi ubi post meum
relinquero obitum per singulas locas et civitatibus usufructuario nomine diebus
vile tue et de ipso usufructuario habeas potestatem judicandi et dandi pro ani
me mee et tue remedium et exinde reficiendi dum advixeris decemnovem Christi
pauperibus pro omni ebdomata dies Veneris sufficienter pane vino et compana
tico. Anteposito de illis rebus quod per locas sanctorum superius nominate ad
presenti die obiti mei concessi. Servi vero mei et ancillas aldionis et aldianes
211

per singula loca constituti de universa mea substantia quamque de intra domo
nostra quamque et de massariis atque aldionalibus quanticunque post meum
reliquero obitum seo et post obitum Lamperge conjuge mee si ipsa post meum
decessum remanserit et lectum meum custodierit volo atque instituo ut omnis
fiant deducti erga altario beatissimi Christi martiris S. Alexandri sito Bergomate
ubi .ejus sanctum corpus requiescit per manus pontifici S. ecclesie Bergomensis
qui est aut pro tempore fuerit et ab illo die omnis permaneant liberi et absoluti
sicut a principibus hujus gentis catholice Langubardorum in edicti pagina est
institutum . Te vero Teudoald dilecto germano meo volo ut habeas portionem
meam de domoculta juris nostri quam habere videmur in fundo Pontienengus
judiciaria Veronense in integrum exinde mea portione habeas tu et filii tui si
post meum obitum remanseritis seo et post decessum conjugi mee Lamperge si
ipsa super me advixerit et lectum meum custodierit anteposita causa de familias
ut omnis absoluti fieri debent sicnt supra institui, Reliqua vero universa mea
substantia per singula loca et civitatibus tam domocultas quam et massaricias
et aldionaricias ubi ubi post meum decessum reliquero seo et conjungi mee
Lamperge si ipsa super me advixerit et lectum meum custodierit quantascumque
injudicatas reliquero volo ut omnia in integrum sint venundate per pontifice
sancte Bergomensis ecclesie qui nunc est vel pro tempore fuerit et pretium quod
exinde acceptum fuerit per ipso pontifice distributum et erogatum fieri debeat
pro sacerdotibus et pro pauperibus qualiter ipse secundum Deum melius previ
derit. Basilice beatissimi S. Archangeli Michaelis intra civitate Ticinensium volo
ut habeat pro anima et luminaria mea ad presenti die obiti mei possessionem
mea de terra massaricia super fluvio Pado locus ubi dicitur Gravanate omnia
exinde mea portione in integrum . Basilice beatissimi S. Arcangeli Michaelis foris
muro civitate Bergomate volo eam habere ad presenti die obiti mei pro missa
et luminaria mea portione mea in integrum de terra quam habere videor in
fundus Vabris campis pratis et silvis et omnia exinde ad manibus meis perti
nentis . Que denique omnia et in omnibus in integrum universa mea substantia
mea reservo potestati ego qui supra Tuido dum advixero usufructuario nomine
vendendi donandi commutandi ordinandi et judicandi quia aut qualiter voluero
aut mihi mens mea sugesserit. Nam quod exinde aliter non fecero aut dedero
vel judicavero omnia sic debeat permanere sicut superius est scriptum de rebus
illis superius comprehensis qui injudicate reliquero et venundate per pontifice
sancte Bergomensis ecclesie fieri debit. Volo ut exinde accipiat de ipso precio
pontifice ipse pro fatigio suo auri solidos numero quinquaginta reliquo vero pre
tio distribuas qualiter secundum Deum melius previderit. Mobilibus vero rebus
meis hoc est scherpha mea aurum et argentum simul et vestes et cavalli quan
tumcumque post meum reliquero obitum volo ut omnia distributum et erogatum
fieri debeat per suprascripto pontifice pro sacerdotibus et Christi pauperibus pro
212

anime mee remedium. Insuper et curte domoculta juris mei quam habere videor
in Bergis seo et massaricios et aldionalis fine Cavelles in suso per valle Camo
nense in integrum mea portione ubi ubi inventa fuerit post meum decessum
infra suprascripta valle fine Cavellas in suso volo ut omnia a presenti die obiti
mei venundatum fieri debeat per pontifice ecclesie Bergomensis et precio ipso
distributum et erogatum per sacerdotibus et Christi pauperibus. Quam igitur
ordinationis et dispositionis pagine Petrone notario scribere rogavi. Acto Berga
mo. Ego Tuido gasindius domno regi in hac ordinationis et dispositionis pagine
ad me ipso facta vel dictata manu mea propria subscripsi. Signum manus Indo
ni filio bene memorie Radoaldi de Curte testis. Signum manus Potoni filio quon
dam Luponi Ortiolo testis. Andreas in Dei nomine subdiaconus sancte Ticinensis
ecclesie in hanc ordinationem et dispositionem rogatus ad Tuidone testis sub
scripsi. Alpertus in hanc ordinationis et dispositionis pagine rogatus a Tuidone
me teste subscripsi. Ego Guido in hanc ordinationis et dispositionis pagine ro
gatus a Tuidone me teste subscripsi. Ego Tuido in hanc ordinationis et dispo
sitionis pagine rogatus a Tuidone me teste subscripsi . Ego Rapertus in hanc
ordinationis et dispositionis pagine rogatus a Tuidone me teste subscripsi. Ego
qui . supra Petrus notarius scriptor hujus pagine ordinationis et dispositionis
complevi et dedi .

VII .

( An. 274. 16 Luglio )

L'imperator Carlo Magno dona l'isola col castello di Sirmione


all abbazia di s. Martino di Tours.

Biancolini. Chiese di Verona T. IV. p. 499 e seg .

Carolus gratia dei rex francorum et langobardorum atque patricius roma


norum. Si enim ex his quae divina pietas nobis afluente tribuat pro oportuni
tate servorum dei locis venerabilibus concedimus hoc nobis ad mercedis augu
mentum vel stabilitatem regni nostri pertinere confidimus. Quapropter notum
sit omnium fidelium nostrorum magnitudini qualiter nos et conjux nostra hilde
gardis regina ob amorem dei et nostrae comune mercedis augumentum donamus
ad sacrosanctam ecclesiam beatissimi confessoris Saneti martini et patroni nostri
turonicae civitatis constructam ubi ipse preciosus domnus corpore requiescit et
vir venerabilis gualfardus abba pre esse videtur. Donatumque in perpetuum
ad eundem sacrum locum vel ejusdem congregationi causa vestimentorum esse
volumus. Hoc est insula cum castello SERMIONENSE quae est sita in lacu mincia
213

dae cum omnibus finibus et ejus terminis sicut in publico et ad palatium


visum est pertinuisse, et in antea intrafisco nostro caeciderit tam infra ipso
termino quam et aforis ibidem in integrum pertinentia. Id est curtis ecclesiis
vilis mansis mancipiis massariis aedificiis vineis olivetis silvis pratis pascui
aquis acquarum ve decursibus mobilibus et immobilibus omnia et ex omnibus
etiam et monasteriolo illo infra ipso castro quem ansa novo opere construxit
quod est in honore sancti salvatoris cum omni ejus soliditate. Donamus etiam
ad prefatum sacrum locum vallem illam quae vocatur camonia cum salto et cau
dino vel usque indalamias cum montibus et alpibus a fine treentina qui vocatur
thonale usque in finem brixianciense seu in giro bergomasci quicquid infra
ipsos fines vel ab ipsa valde a longo tempore et modo aspicere vel pertinere
videtur sicut in publico et ad palatium visus est redidisse aut in antea infra
fisco nostro caeciderit simili modo cum integritate sicut de termino SERMIONENSE
conscripsimus ita et ista omnia tradidimus. Insuper ad augumentum ad praefa
tum sacrum locum sineidochium illum inter padum et ticinum quod est in ho
nore sanctae Mariae constructum prope papiam civitatem in locum waham cum
villa solario vel omnibus apenditiis eorum et casella una infra papia idem
una cum terris domibus ecclesiis aedificiis accolab. mancipiis massariis vineis
silvis campis pratis pascui aquis aquarum ve decursibus mobilibus et immobi
libus omnia et ex omnibus. Haee vero omnia superius denominata cum terminis
et finibus cum apenditiis suis a die presente in perpetuum ad praefatam basili
cam sancti Martini vel ejus rectores concessimus atque plenissima voluntate in
dulsimus. Propterea hane preceptionem auctoritatis nostrae conscribere jussi
mus ut ea quae supradicta sunt pars memoratae basilicae sancti Martini ejusque
rectoris ab hac die habeant teneant atque possideant et ad ipsam casam di pro
mercedis nostrae haelemosina in augumentis proficiat ut nullus ex judiciaria
potestate aut qualibet persona memorato gualfardo abbati suisque successoribus
aut agentes de se predietis rebus inquietare aut contra rationis ordinem vel
calumniam generare quoque tempore presumat. Sed hoc nostrae auctoritatis
donum jure ibi permaneat firmissimo. Et ut haec auctoritas firmior habeatur
vel nostris et futuris temporibus melius conservetur manu propria subter eam
decrevimus roborare. Signum Karoli

R
S

K
gloriosissimi regis

Hiterius recognovit. Data XVII. Kal. Augusti. Anno VI. et primo Regni

nostri. Actum papia civitate in dei nomine feliciter amen .

1
214

DOCUMENTI DEL SECOLO


SEC OLO IX.
IX.

VIII .

1
( Anno 841 !! 8 Settembre )

Lotario I. e Lodovico II. Imperatori.

Lottario l. e Lodovico II. confermano a Gisla l'amministrazione


del Monastero de' SS. Salvatore Giulia di Brescia .

Margarini Tom . II . pag . 28 .

In Nomine Domini nostri Jesu Christi Dei aeterni. Hlotharius , et Hludovi

cus, divina ordinante providentia, imperatores augusti. Dignum est, ut imperialis


celsitudo ,, cum omnium fidelium suorum utilitatibus consulit , maxime eorum
convenienter, et studiose praevideat, et curam gerat honoribus, qui sibi vincolo
consanguinitatis adstricti arctius fore cernuntur. Igitur omnium fidelium sanctae
Dei ecclesiae , ac nostrorum praesentium , futurorumque noverit solertia , quia
quondam amantissima coniux nostra , praedicti Hludovicij augusti genitrix Her
mingardis , dum adviveret , nostram petijt celsitudinem , ut ei, et filiae nostrae
gislae in vita earum confirmaremus monasterium , quod est constructum in ho
norem Dei, et Salvatoris nostri Jesu Christi infra muros Brixiae, sicuti, et fe
cisse noscimur ; sed ea de hac luce recedente, placuit nobis denuo auctoritatis
nostrae litteris idem praeceptum renovare , atque confirmare in nomine memo
ratae filiae nostrae Gislae sororis scilicet memorati Hludovici augusti taliter ,
ut cum omnibus cellis , et senodochis , seu Curtibus ad iam dictum monaste
rium aspicientibus, Alina scilicet Capora, Sextuno, monasterium in Luca quod
Allo Dux aedificavit , et monasterium in Papia qui vocatur Regine, et Portum
Placentinum , cum hospitale S. Benedicti in Monte longo ; necnon et monaste
rium situm in SERMIONE, vel caetera quaeq : ad praedictum monasterium perti
nentia, taliter , ut saepe dicta carissima filia nostra, sororque saepedicti augusti,
dun advixerit cuncta , quae sunt firmiter obtinere , usuque fructuario doninari
213

possit. Unde et hos apices pari consensu fieri censuimus, per quos firmiter
sancimus, et statuentes decernimus, ut quemadmodum praedictum est, universa,
quae praescripta sunt ad praefatum monasterium pertinentia, Gisla filia nostra,
quamdiu in hac aerumnali luce maserit teneat , habeat , atq : possideat , et or
dine fructuario, gubernet, atque disponat, vel secundum regularem institutionem
sancti Benedicti, prout melius valuerit, iuxta Dei voluntatem regat , postposita
longe cuiuslibet controversia , vel inquietudine. Eo dumtaxat tenore , ut si nos
saepaedictae filiae nostrae superstites fuerimus , nostrae dominationi iamfatum
monasterium , cum omnibus ad se pertinentibus reservetur. Unicuique vero suc
cessorum nostrorum interdicimus , et sub divina invocatione contestamur , qua
tenus si ipsa nobis supervixerit, nihil ex hijs, quae in hoc scripto continentur,
illi minuere, vel auferre praesumat ; quod si fecerit optamus, atquae omnimodis
imprecamur, ut huius rei rationem Deo universorum iudici, rectorumque rectori,
et Domino Dominorum plenissime reddat. Praecepta interea quae nostra sunt
auctoritate firmata de stipendijs sororum inibi Deo militantium , volumus , ut
fixa, et stabilia permaneant per tempora succedentia, sine ulla immutatione. Et ,
ut haec nostrae confirmationis auctoritas pleniorem , in Dei nomine, obtineat vi
gorem, manibus proprijs subter eam firmavimus , et anuli nostri impressione
muniri iussimus.
Signum . . Hlotarii Serenissimi Augusti .
Signum . . . . Hludovici gloriosissimi Imperatoris.
Hrodmundus Notarius ad vicem Hilduini recognovi.
Data VI idus septembris anno , Christo propitio , Imperij domini Hlotharij
pij imperatoris in Italia XXXII. et in Fracia XII. Indictione XV. Actum Gan
dulfi villa palatio regio in Dei Nomine feliciter Amen .
216

IX .

( An . 861. 13 Gennajo )

Lodovico II , Imperator ,

Lodovico 11. dona a Gislu l'amministrazione a vita del Mona


stero de' SS. Salvutore e Giulia di Brescia , e dopo la di lei
morte commelle l' amministrazione medesima ad Anselperga ma
dre della stessa Gisla , riservandosi dopo la morle di quest'ul
tima le cure di quel monastero.

Margarini Tom. II . pag . 3o .

In Nomine Domini Nostri Jesu Christi Dei aeterni. Hludovicus gratia Dei ,
imperator augustus. Dignum est , ut imperialis celsitudo , cum omnium fidelium
suorum utilitatibus consulit , maxime eorum convenienter , et studiose praevi
deat, et curam gerat honoribus, qui sibi vinculo consanguinitatis adstricti ar
ctius fore cernuntur. Igitur omnium fidelium sanctae Dei ecclesiae , ae nostro
rum , praesentium , futurorumque noverit solercia , quia nos , Dei miseratione
tacti , dilectam filiam nostram Gislam , Domino famulaturam devovimus , adque
in coenobio Domini Salvatoris intra moenia civitatis Brixiae urbis constructum
quod dicitur Novum , sub monastico hahitu militandam obtulimus ; sed ut omni
in tempore ibidem ad quietudinem , et utilitatem reliquarum ancillarum Dei
esse, et prodesse praevaleat, hoc nostrum praeceptum praedictae filiae nostrae
fieri jussimus ; Constituentes, ut cum omnibus cellis, et Senodochiis, seu curti
bus ad iamdictum monasterium aspicientibus, Alina scilicet, Campora, Sextuno
Monasterium in Luca , quod Allo Dux aedificavit , et Monasterium in Papia ,
quod vocatur Reginae, Senodochium Sanctae Mariae, cum hospitale sancti Be
nedicti in Monte Longo ; necnon et monasterium situm in SIRMIONE , vel caetera
quaeque ad praedictum Monasterium pertinentia, taliter, ut saepedicta filia no
stra Gisla diebus vitae suae sub integritate teneat et si ipsa decesserit, Mater
eius Engilberga nobis dilecta, cuncta, quae supra dicta sunt firmiter obtinere
usuque fructuario dominare possit. Unde et hos apices pari consensu fieri cen
suimus, per quos firmiter saneimus, et statuentes decernimus, ut quemadmodum
praedictum est , universa , quae praescripta sunt , ad praefatum monasterium
pertinentia, Gisla filia nostra , quamdiu in hae aerumnali luce manserit , teneat ,
habeat , atque possideat , et ordine fructuario gubernet , adque disponat , vel
secundum regularem institutionem sancti benedicti, prout melius voluerit, iuxta
217

Dei voluntatem regat, postposita longe cuiuslibet controversia, vel inquietudine,


eo videlicet tenore, ut si praedicta filia nostra decesserit, mater eius sub omni
integritate succedat , diebusque vitae suae possideat ; quod si et ipsa , divina
vocatione, decesserit , cum omni integritate , nostrae maneat potestati dominan
dus alque possidendus ( sic ) . Unicuique vero successorum nostrorum interdici
mus, et sub divina vocatione contestamur , quatenus si ipsa , vel iam dicta mater
eius supervixerit, nihil ex his, quae in hoc scripto continentur illi minuere, vel
auferre moliatur. Quod si fecerit, optamus, atquae omnimodis impraecamur, ut
huius rei rationem Deo universorum iudici , rectorumque rectori , et domino
dominorum plenissime reddat. Praecepta interea , quae nostra sunt auctoritate
firmata de stipendijs sororum inibi Deo militantium , volumus ut fixa, et stabilia
permaneant per tempora succedentia, sine ulla immutatione. Et ut haec nostrae
confirmationis, auctoritatis pleniorem in Dei nomine, obtineat vigorem, manibus
proprijs subter eam firmavimus, et anuli nostri impressione assignari iussimus.
Signum .. .. domini Hludovici serenissimi augusti.
Dructemirus Arcbinotarius. Data idibus ianuarij anno, Christo propitio, im
perij domini Hludovici pijssimi augusti XI. Indictione IX . Actum Brixia civitate,
Monasterio novo in Dei Nomine feliciter amen .

X.

( An. 861. 26 Maggio )

Giudicato di Lingrimaldo da Erbè.

Dionisi de duobus Episcopis. Aldone et Notingo ecc.


Veronae MDCCLVII . pag. 83 e seg.

In Nomine Domini nostri Jesu Christi Imperante Domno nostro Klothario


Magno Imperatore anno vicesimo primo : et Domno Holdovico filio ejus Rege
anno septimo, quinto Kal. Jun. Indictione nona feliciter.
Meminere debet unusquisque , quod et Angelica vox . dicens. Dies
Domini sicut fur ita veniet, et vos estote cum venerit Domi
nus, invenerit vigilantem quam admonitionem ; vel exortationem commotus sum
ego in Dei nomine Engelbertus filius b . m. Grimuald de Erbeto , quamquam in
lectulo recunbens infirmitate detentus , licet sanus decrevit voluntas ,
ut res meas mihi legibus pertinentibus ordinare studeam pro animola mea , qua
liter subter designavero juvante Domino volo ut firmum permaneat. Primum
28
218

omnium statuo, ut omnes res meas quaecumque bus deveniat in Grimaldo


filio meo, et in ejus sit potestatem ; Et si Dei judicius supervenientem quod ipse
Grimuuld filius meus infra aetatem mortuus fuerit, et si filius, vel blium de le
gitimo matrimonio non relinquerit : tunc volo, ut post ejus dicessum Curte mea,
quam habere visus sum in Territorio Mantuano , ubi vocabulum est Cerelo et
curte mea in Pretoriano finibus SERMONENSE , et curte mea in fabrus Territu
rio Veronense, et in Colalu , et in Possigiroco deveniat in potestate Ingelbergi
filiae meae, vel de filiis aut filias ejus , quae de ea procreati sunt, aut fuerint,
Ipsas autem Curtes domui coltiles , cum casis , massariciis , superius nominatas
cum omnem edificiis earum ; cum curtis, ortis, areis , terris, vineis, pratis , pa
scuis, silvis, salectis, sationibus, montibus, vel planiciis, cum omnia sicut ad ipsas
curtes, vel massaricias pertinet, et me legibus competit judicandi in suprascri
pta Ingelberga filia mea , vel filiis , aut filias ejus , quae de ea nati sunt , aut
fuerint deveniant potestatem ante ... ... servos , vel ancillas in tali tinore, ut
ipsa filia mea, aut filii, aut filiae ejus dare debeat per ipsis rebus pro animabus
nostris post decessum Grimaldo filio meo solidos duocenti infra anno spacium
in rogatore meos, quarum nomina subter leguntur et si dare neglexerint ; ipsas

curtes , et casis massaritiis cum pertinenciis suis in rogatores meos deveniat po


testatem vendendi, et pretium tollendi et dandi pro animas nostras. Curte mea
quae habere visus sum in Villa picta finibus Veronensis deveniat in potestatem
Dominatori filio b . m . Petro de Brexia , et in Grimperga .......
.. coniuge ejus
cum casis, et omnem edificiis earum , cum Casis massariciis, et Curtis, Ortis,
Areis, et Terris, vineis, Prata, Pascuis, sylvis, salectis, sagionibus, hanc Palu
dibus cum omnia ad ipsa Curte manibus meis pertinet, et legibus judicare pos
sum in ipso Dominatore, et Grimperga, coniuge ejus vel eorum haeredibus de
veniat potestatem in tale tinore, ut ipse Dominator vel Grimperga, aut eorum
haeredes dare debeant pro anima mea, vel filio meo Grimaldo argentum solidos
quadringentos infra anni spacium post Grimaldo decessu , centum de ipsis soli
dos dare debeant in Monasterio Sancti Benedicti in Leones finibus Brexione ,
et centum solidos in Monasterio Sancti Zenonis finibus Veronensis et centum
solidos in Monasterio Sanctae Mariae ubi dicitur Porta Organi, et centum so
lidos in Scola sacerdotum Sanctae Veronensis Ecclesiae ad Archipresbyterum ,
vel Archidiaconum , et ipsi dispendant inter ipsis Presbyteris ipsius Scholae et
si noluerit ipse Dominator, et Grimperga , aut eorum haeredes intra anni spa
tium post Grimaldi decessum ipsos solidos in suprascripta Monasteria et schola
dare sicut supra legitur ; tunc ipsa Curtis cum pertinentiis suis ad suprascripta
Monasteria vel schola deveniat potestate , et dividant sicut ipsos solidos habere
ordinavi. Curte mea domui cultile , ubi comanere videor in Vico Erbeto deve
niat in potestate Grimaldo, et Walcario, et Isoni germani filiis b. m. Grimani
germanae meae cum casis, et edificiis earum cum curtes, ortos, areas et terris,
219

vineis, prata , pascuis, sylvis, salectis, sagionibus, cum Casas massaricias in Cam
po longo anteposito colonicas illas in Aspus vel Palude mala , quae est subtus
Roboscello, et quae ad Vassalli mei ... aut hic subter designavero , et me

compedet legibus judicandum , in suprascriptos nepotes meos deveniat potestatem .


Similiter , et Curte mea de Puviliano, locus ubi dicitur Quadrubio tam Domus
cultiles , et casas massaricias cum terris vineis, prata, silvis, sicut in ipso loco
Pupiliano, vel ad ipsa curte Pupiliano, ubi dicitur Turminas, et legibus exinde
judicare possum in vos suprascripti Nepotibus meis deveniat potestatem, ea vero
tinore ut ipse Grimald. et Walcari et Iso dare debeant pro animabus nostris
infra anni spacium post filio meo Grimaldo decessum in argento solidos qua
dringentos ad rogatores meos eorum .. ipsi suprascriptis Nepotes mei ,
vel eorum haeredes ipsos quatuor centi solidos ad rogatores meos dare sicut
supra legitur ; tunc, ipsa curtis in pertinentiis suis, sicut eorum habere dixi ad
ipsos rogatores meos deveniat potestatem ad vendendum , et pretium tollendum,
et dandum pro anima mea . Curticella mea in Valle Prunianense ubi dicitur
Puliano deveniat in Monasterio Sanctae Mariae semperque Virginis, ubi dicitur
ad Porta Organi cum Casis, et edificiis earum , et Casis Massariciis in ipso lo
cum ad ipsa Curticella pertinente et Casa una massaritia in Cantiliagus , et
alia casa massaricia in Varanum ; et Casas massaricias duas in Gebitus in In
sula Levanense cum curtis, hortis, areis, et terris, vineis, pratis, vel pascuis,
montibus, vel planiciis, sicut ad ipsa curticella , vel massaricias pertinet, et le
gibus judicare possunt in suprascriptio Monasterio deveniat potestatem Abbati,
qui est, aut pro temporibus fuerit , ordinandi qualiter juxta Deo melius praevi
derit, ut nobis peccatoris proficere salute . Colonicella mea in Valle Pruvinianense,
locus ubi dicitur Arcelae qui regitur per Gundiberto libero hominem deveniat
in Gotescalco Presbytero filio quondam Gudalibo ; cum casa , curte, horto Area ,
Terris , Vineis, pratis, pascuis, Monte , plano sicut ad ipsa collonica manibus
meis pertinet, et legibus me competit judicandi in suprascrito Godescalco Prae
sbytero deveniat potestatem, et pro nobis oratione facere studeat, si filius mens
infra aetate mortuus fuerit. Colonicas meas in Aspus , vel Padule mala , quae
regitur per libellarios liberis hominibus deveniat in potestatem Grausoni Notari
parente meo una cum casas, Curtes, hortos, Areas, et terris, vineis, pratis, pa
scuis, sylvis, salectis, sagionibus, hanc Paludibus cum omnia sicut ad ipsas co
lonieas in Aspus, vel Palude mala pertinet , vel per ipsis massariis recte sunt,
et ego legibus judicare possum in suprascripto Grausone Notario parente meo ,
vel ejus heredes sicut mihi debetur, et pertinet legibus judicandi deveniat pute
statem in tali tinore, ut ipse Grausus, vel ejus haeredes dare debeant pro ipsis
rebus pro Animas nostras solidos ducenti infra anni spatium post Grimaldo de
cessu , et si noluerit ipsos ducentos solidos in rogatores meos dare , quorum
nomina subter leguntur , tunc ipsas colonicas sicut illius Grausoni habere dixi
220

in ipsos rogatores meos deveniat potestatem distribuendi pro animas nostras .


Adulfus Vassallus meus volo ut habeat collonica illa , quae ipse in beneficium

habet, quae posita est in vico Erbeto, et Martoraga, quem ipse Adulſus labo
rat , cum Casa , curte , horto , Area, terris, pratis, pascuis, sicut ad ipsa collo
nica pertinet, et antea per Armando recta fuit, et vinea illa in Valle Praelo
riense trans anclus locus ubi dicitur campanola , quem ipse in beneficium habet,
cum omnia ad ipsa collonica manibus meis pertinet , et me legibus compedit
judicandum , vel de ipsa vinea , ut supra legitur habeat ipse Adelfe , vel suis
heredibus, et dare debeant ipse Adelfo, vel sui heredes solidos treginta tre pro
animas nostras infra anni spatium post nostrorum amborum decessum , ad ro
gatores meos, quorum nomina subter leguntur. Et si neglexerint dare infra anni
spatium post filio meo decessum ipsa Collonica , vel ipsa vinea sicut illi habere
dixi in rogatores meos deveniat potestatem . Waltegrimus habeat collonica illa ,
quem ipse habet in beneficium , quae est posita in Campo mediano, quae antea
recta fuit per Barolo , cum casa, et Casale, et terris vineis, prata pascuis, sicut
ad ipsa Colunica pertinet , et exinde legibus compedit judicandum , et det ipse
Waltegrimus pro animas nostras solidos viginti ad rogatores meos , eo tinore ,
sicut Adulfo dixi ; et si noluerit ad rogatores meos deveniat potestatem . Casa
mea infra Civitate Verona cum curte , horto et broilo , quae mihi pertinet de
bonae memoriae conjuge mea , et Casas meas infra ipsa Civitatem, quem habeo
de genitore meo cum hortos, sicut mihi pertinet judicandum deveniat potestate ·
Dominatori, et Grauso Notario, et Godescalco Praesbytero, scu Adulſu Vassallo
meo rogatores mei, ut ipsis rogatores mei, ut ipsi rogatores vendant ipsas Ca
sellas vel ipsos hortos, et pretium tollant et cartolas securitatis emitant, et cui
que dederint firmare permaneant, et ipsum praetium distribuant in Sacerdotes,
vel pauperes Christi qualiter melius praeviderint.
De ceteris vero, et Ancillas meas, seo Aldii Aldiones manibus meis mihi le
gibus pertinentes , et me lex mea tribuerit , ut judicare possem post meo , et
Grimaldo filio meo decessum , volo ut omnes sint liberi, et liberas ab omni condi
tione servili tamquam si per manus Sacerdoti circa Sacrum Sanctum Altarium
in Ecclesia deducti fuissent , et recolo me ego Engelbertus cujuscumque curtes
meas cwn Territoriis , et pertinentiis suis habere dixi sicut supra legitur servos
meos, et ancillas Aldii , Aldiones illorum , non dedi, nec non est mea voluntas ut
ipsi pertinentes meos habeant, set vadant ubi voluerint liberi, et absoluti, ut ad
heredibus, posterisque nostris nullam habeant reprensionem . Audiberto, qui Beto
vocatur , et Lupane, et Lupara, et Boniverga, sicut eorum cartola libertatis feci,
volo ut liberi permaneant post meum decessum et a filio , et heredibus, post e
risque nostris nullam habeant reprehensionem . Nam si Domino auxiliante Gri
mualdus filius meus ad legitimam pervenerit etatem , aut filios, aut filias de le
gitimo reliquerit ; tunc omnia , et ex omnibus rebus meis , vel mea substantia ,
221

sive servis, vel ancillis Aldii, Aldiones mobile, vel immobile in ejus sit potestate
faciendi, quod illius placuerit : anteposito de ipsis quatuor personis hominum , ut
supra legitur ; idest Audiberto, et Lupana , et Lupanae, et Lupara, et Boniver
ga , quae praesenti die obiti mei liberos dixi permanere, et tertia parte de mea
mobilia , idest , vacas , porcis , pecoras, capras, vascua , lignea majores, minores,
grano, vino, lardo, quod a die transitu mei inventum fuerit, aut de grano, vel
vendemia , quae Dominus in ipso anno dederit , quae tunc tempus fuerit racoli
gendum , volo ut praesenti die obiti mei deveniat in rogatores meos , idest Au
diberto Abbati de Monasterio Sanctae Mariae de Organo , et in Ebone Abbati
parente meo , et in Gotescalco Praesbyterum , et in Grausone Notario parente
meo, et in Adulfo Vasallo meo. Similiter volo ut deveniant in ipsos rogatores
meos Augos duos , Balcio uno , Farfele argenteo uno , Sperones argenteos duos,
Beramo auro uno, Curtina una , Spata una, Codare argentea una , Busele argentea
una, Faticergio uno, Blaiones duos, Mapa una, Orecio uno, Camiso uno cum Win
tingas, Vestido caburno uno, Weta una , Camisile uno, Mudandos duas, Culcedra
una , Plumacio uno, Caballos duos, Pavio aereo uno, Ursiolo ereo uno , Cordeveses
duos, corios de Cervos duos : ut ipsi suprascripti rogatores mei ipsa mobilia sicut
supra legitur praesenti die obiti mei, seu ipsum aurum , vel argentum distribuat
in Sacerdotes , vel pauperes Christi qualiter melius praeviderint , ut illis recte
disponentes mihi proficiat ad salutem , et gaudium sempiternum . Haec autem
omnia superius comprehensa , qualiter superius ordivavi , quod mihi legibus ad
judicandum pertinet in suprascriptis personis, vel ad eorum heredibus deveniat
potestatem sicut supra statui post meo , et Grimaldo filio meo decesso , si ipse
infra aetate mortuus fuerit , aut filius , vel filias de legitimo matrimonio non
reliquerit , et sicut lege possum , aut lex mea Langobardorum mihi tribuat , ut
omnes res meas ordinare posse, si ipse filius meus infra aetate mortuus ſuerit ;
tunc volo , ut omnes res meas per singula loca , sicut superius dixi in supra
scriptis personis , vel eorum heredibus deveniat potestate, ut supra legitur. Etsi
lex mea non est ut omnes res meas judicare posse eo quia Domino praestante
filio esse invenior, nolo contra lege ordinare ; ut mea ordinatio inanis sit, sed
tantum habeat suprascriptas personas, vel earum heredes, vel suprascripta Mo
nasteria insuprascriptis locis, sicut eorum dixi habere quantum mea est portio
post meum , et Grimaldo decessum , si ipse infra aetate mortuus fuerit, aut filios,
vel filias de legitimo non reliquerit ; et servis, vel ancillas meas Aldii , Aldiones
tantum sint liberi, quantum mea est portio ; et omnia qualiter supra dixi quod
pro ipsis rebus dare deberent cujus res meas ordinavi habere similiter donec
de ipso praetio sicut supra legitur, quod pro ipsis rebus dare deberent medie
tatem in tantum , quantum de ipsas res habuerint in rogatores meos , idest
Audiberto, et Ebone Abbates, et in Dominatore, et in Grausone Notario, et in
Gotescalcum Praesbyterum, et in Adulfum , ut ipsi rogatores mei ipsum pretium
infra anni spatium pro Animas nostras spendant sicut supra legitur qualiter
juxta Deo melius previderint ; et qui neglegentes fuerint ipsum pretium infra
anni spatium dare sicut supra dixi ipsas res, quae illi dixi habere adipsos roga
tores meos deveniat potestatem distribuendi pro animas nostras. Hac tamen
dum in hoc saeculo Deo juvante vivere meruero omnibus rebus meis, vel mea
substantia in mea reservo potestate ordinandi , et disponendi qualiter mihicum
que opus, aut voluntas fuerit, atque per alia ordinationc non dedero, aut non
emisero ; tunc omnia, qualiter superius ordinari secundum legem , ea firmum , et
stabile debeat permanere . Exempla de autentico revelata.
Quam enim paginam ordinationis Gariberto Notario scribendum rogavi te
stes similiter.
Hacto in Curte mea in Erbeto feliciter.
#Ego Engelbertus in hac ordinatione a me facta MM. SS .
Signum # manibus Petroni sio filio nae memoriae Peredeo de
Gallo testi.
Signum # manus Eriprando filio Petroni testi,
Signum # manus Leoni filio quondam Fernimo de Vico Erbeto testi.
Signum # manus Teudelabo filio Teuderammo de ipso Vico testi.
Signum # manus Austraberto filio quondam Auxiberto testi.
Signum #manus Gauseverto filio quondam Ursoni de Modio testi.
Signum # manus Draculfo Ferrario filio quondam Gunteramo de Vico Er
beto testi.
Signum # manus Odelberto filio Trasoni Selvano testi.
# Ego Bonipertus Notarius rogatus ad Ingelberto MM , SS.
# Ego Firminus Presbyter rogatus ad Ingelberto MM . SS.
Signum # manus Luponi filio quondam Auderaldo de Septimo testi .
# Ego Garibertus Notarius rogatus ad Angelberto , qui hac pagina ordina
tionis scripsi, et post tradita complevi.
#Ego Stadibertus Scavinus ipsum eutenticum legi , et legentem audivi, et
omnia si continebatur sicut in ista exempla continet, et MM . SS.
# Ego Garibertus Diaconus ipsum eutenticum legi , et legentem audivi , et
omnia si continebatur sicut in ista exempla continet, et MM. SS.
* Ego Valpertus Subdiaconus, atque Cancellarius ipsum eutenticum legi, et
legentem audivi , et omnia si continebatur sicut in ista exempla continet , et
MM . SS.

# Ego Lampertus Subdiaconus ipsum autenticum legi , et legentem audivi ,


et omnia si continebatur sicut in ista exempla continet, et MM. SS .
# Ego Ragibertus Subdiaconus atque Cancellarius ipsum eutenticum legi ,
et legentem audivi, et omnia sic continebatur sicut in ista exempla continet
MM . SS .
223

# Ego Garibertus Notarius ipsum eutenticum scripsi , et omnia si contine


batur sicut in ista exempla continet MM . SS .
# Ego Bonipertus Notarius, qui ipsum autenticum legi, et legentem audi
vi ; et omnia si continebatur sicut in ista exempla continet, et in ipsum auten
ticum rogatus ad Ingelberto MM . SS .
# Ego Anselmus ipsum Autenticum legi , et legentem audivi , et omnia si
continebatur sicut in ista exempla continet MM . SS .
Signum # manus Sigulfo de Fontes, qui ipsum eutenticuin legentem audivi,
et omnia sic continebatut sicut in ista exempla , et in hac exempla manum
suam posuit.
# Ego Teudemarius Subdiaconus atque Cancellarius qui ipsum eutenticum
legi, et legentem audivi, et sic omnia continebatur sicut in ista exempla conti
net, et bunc exempla scripsi.

XI .

( Anno 868. 28 Aprile )

Lodovico II. concede l'amministruzione del Monastero di S. Sal


vatore di Brescia alla Moglie Angilberga , e dopo lu di lei
morte , alla figlia Ermengarda.

Murat. Antiq. Med. Ev . Vol. VI. p . 343-44 e seg .

In nomine Domini nostri Jesu Christi Dei aeterni Hludowicus divina or

dinante providentia Imperator Augustus. Si aliorum nostrorum fidelium utili


lalibus pio consulimus affectu , eorumque profecius aequo stabilimus libramine,
decentissimum ante omnia et super omnia est ipsius specialiter pre ceteris
omnibus onorem et utilitatem futuris manentem temporibus pro ejus incompa
rabili amore premeditando atque previdendo stabilire quae consors et udjutrix
Regni pariler a Deo nobis commissi exlal ; qualinus cujus providentia nobis
juncla est, ejus et gubernatione onorifice degere queat ; unde illum , quicumque
fueril, nostrum Successorem per ineffabilem Sancle et individue Trinitatis ma
jestalem adjurumus el obteslamur, ut sicut sua voluerit stabilia permanere, ita
nostra irrefragabiliter sinat secundum nostram distributionem perdurare. Qua
de re comperiat universorum sancte Dei Ecclesie fidelium tam presentium vi
delicet quam futurorum solertiu , nos una cum fidelium nostrorum consullu

concessisse dilectissimae Conjugi nostrae, clarissimae scilicet Augustue Angilber


224

gae cunctis diebus vitae suae, Monasterium Domini Salvatoris intra menia Civi
talis Brixiae constructum , quod dicitur Novum , cum omnibus suis appendiciis
tam mobilibus quamque et immobilibus , cum omnibus videlicet Monasteriis et
Xenodochiis , seu Cortibus ad ipsum aspicientibus : hoc est , Alinam , Campora,
Sexlano ; Monasterium in Luca , quod Aldo Dux edificavit , et Monasterium in
Papia , quod vocatur Regine , et Xenodochium Sanctae Mariae , cum Hospitali
Suncti Benedicti in Montelongo : nec non et Monasterium situm in SIRMIONE ,
seu Xenodochium Sanctae Mariae in Papia situm , quod dicilur Sancta Maria
Brilonum , cum omnibus eorum appendiciis intus et foris , seu familia ulriu
sque sexus , ubilibet commanentibus. Ad possidendum , regendum , gubernandum
disponendum , ordinandum , fruendum , et quicquid elegerit intus et foris, pro ut
sibi visum fuerit , faciendum . Si vero nostra dilectissima Conjux clarissima Au
gusta Angilberga ante Filiam carissimam nostram Hermengardam divina obierit
vocatione, tunc volumus, ut ei succedat ipsa Filia nostra in eandem potestatem
cunctis diebus vitae suae, ad possidendum, sicut luxuvimus, praefatum Monaste
rium integriter , regendum , gubernandum , disponendum , ordinandum , atque
fruendum , et quicquid ei libuerit , faciendum . Iterum unicuique nostrorum in
terdicentes Successorum , et sub divina invocatione contestantes, ut nihil ex his,
quae hoc continenlur scriplo , minuere vel auferre moliatur. Quod si fecerit,
optamus, atque omnimodis imprecamur , ut hujus rei rationem Deo universo
rum Judici, rectorumque rettori el Domino Dominorum plenissime reddat, et
insuper componat , cui injuriam intulit , centum Libras auri probatissimi : et
presens noslra institutio , sicul prefiximus , immutabiliter permaneat. Et ut
pleniorem in Dei nomine oblineal vigorem , manibus proprii subler ean firma
vimus, et bullis nostris insigniri drecepimus .
Signum .. .. Domni Hludowici serenissimi Augusti.
Ego Gauginus Sacerdos jussa serenissimi Augusti Domini Hludowici scripsi
et subscripsi.
Acta Venusii.

Data II / I. Halendas Maji, Anno Christo propitio Domni Hludowici piis


simi Augusti XVIII, Indictione l. in Dei nomine feliciter. Amen.
225

( An . 879. 8 Luglio )

Carlomano conferma le immunilà ed i privilegi conceduti al No


nastero de' SS . Salvatore e Giulia di Brescia dall' Imperalore
Carlo Magno e suoi successori.

Margarini Tom . II . pag . 34. e 35 .

In Nomine Sanctae , et Individuae Trinitatis. Karlomannus , Divina favente


gratia , Rex. Si petitionibus Sacerdotum , seu Ancillarum Dei aures praebemus
placabiles, non solum id nobis profuturum ad stabilitatem praesentis Regni cre
dimus ; verum etiam aeterna praemia nobis inde provenire liquido confidimus .
Quapropter noverit Industria omnium fidelium Sanctae Dei Ecclesiae , nostro
rumque praesentium , et futurorum, qualiter Ermengarda Abbatissa ex Monasterio
Domini Salvatoris in Urbe Brixia, quod dicitur novum , per manus Venerabilis
Episcopi Antonii eiusdem Civitatis detulit obtutibus nostris praecepta emunikutis
eiusdem praefati Monasterij, non solum Caroli Bisavi nostri, Magniquae Augusti, +
sed et omnium antecessorum nostrorum Venerabilium Imperatorem , usque ad
nos ; postulans, ut ipsa praecepta pijssimorum Augustorum per nostram Rega
lem confirmaremus auctoritatem . Nos vero ob amorem Domini , et Salvatoris
nostri iussimus hoc praeceptum nostrae immunitatis fieri, per quod decernimus,
adque omnino iubemus, ut nullus Iudex publicus, vel quislibet de Iudiciaria po
testate , tam Curtes , quam res supradicti Monasterij, quae nunc tempore, legi
timo ordine possidere videtur , vel ea , quae Divina pietas adhuc ibi augeri
voluerit , ad Causas audiendas vel freda exigen la , seu mansiones , aut paratas
faciendas, vel fideiussores tollendos, neque ullas redibitiones publicas requirendas,
nullo umquam tempore ingredere requirendas, nullo unquam tempore vel exigere
ullatenus presumat ; sed sub emunitatis nomen , cum omnibus fredis concessis ,
liceat Rectricibus ipsius Monasterij quiete vivere , et sedere , et pro remedio
animarum nostrorum Parentum, ac pro nobis, Coniuge, et Prole misericordiam
Dei iugiter exorare . Insuper concessimus ad id Monasterium per hoc nostrum
praeceptum , pro nostra aeterna mercede, Curticellas, quas ipsa petijt praedicta
Abbatissa , idest Canellas Bogonago , Trepontio , et Piscaria de SERMIONE , et
Curticellas, quas Advocatus debet habere , Idest Campum Gumulfi, Perrego ,
Prato Caprioli. Haec enim omnia, cum omnibus integritatibus earundem rerum ,
et cum omnibus pertinentijs, et adiacentijs suis mobilibus, et immobilibus , quae
sitis, et inquisitis ad id Monasterium tradimus, atque transfundimus, quatenus
29
226

sine ulla molestatione, vel ininoratione alicuius, sub nostrae emunitatis nomen ,
illuc perpetualiter ad sustentationem Ancillarum ibidem Deo militantium perti
neant , et in aucmentum proficiant. Et , ut haec auctoritas nostrae emunitatis,
confirmationis, largitionis per futura tempora firmior habeatur, manus ( sic ) pro
pria subtus eam firmavimus, et Anulo nostro sigillari iussimus.
Signum .... Karolomanni Invictissimi Regis .
Madulvinus Notarius ad vicem Theotmari recognovi. Dat. VIII. Idus Iulias,
Anno, Christo propitio tertio regni Domini Karolomanni Serenissimi Regis in
Bavaria, in Italia II. Indictione XII. Actum Adotinga Curte Regia, in Dei no
mine, feliciter Amen .

DOCUMENTI DEL SECOLO X.

XIII.

( An. 997. 19 Gennajo )

Ollone III. conferma i privilegi ed i beni al Monastero dei SS . Sul


valore e Giulia di Brescia , fra' quali quelli esistenti in Sir.
mione.

Margarini Tom . II . pag . 68 .

In nomine Domini Dei aeterni . Tercius Otto, divino respectu, Romanorum

imperator augustus. Si Dei ecclesias sublimare studuerimus , divinam gratiam


adpisci minime ambigimus. Proinde omnium sanctae Dei ecclesiae fidelium ,
nostrorumque praesentium , ac futurorum comperiat solertia , qualiter Berchta
religiosa abbatissa monasterij constructi, vel positi in honore domini Salvatoris,
et sanctae Juliae , quod dicitur Novum in urbe Brixia nostram adijt celsitudi
nem , quatenus ob nostrae animae remedium praecepta ipsius coenobii nostro
rum praecessorum imperatorum , vel regum , nostra auctoritate , et confirmatione
corroboraremus, et confirmaremus. Cuius dignis petitionibus inclinati, et spe, ut
oportuit, ad superna erecti, scripta, vel praecepta eiusdem sancti, et venerabi
lis loci a nostris antecessoribus facta , et concessa , hac nostrae auctoritatis, et
corroborationis pagina, cum servis, et ancillis, castris, capellis, aldionibus, et
227

aldiabus, curtibus, silvis, pratis, pascuis, aquis, aquarumque decursibus, pisca


tionibus , molendinis , stalareis , cum cellis , et senodochiis , et monasterio , quod
dicitur Alina, et Campora, Sexluno, et monasterio in Luca quod edificavit Allo
Dux et portu Placentino, et hospitali sancti Benedicti in Monte Longo et mo
nasterio sito in SERMIONE, et cum omnibus ad idem monasterium pertinentibus,
prout iuste , et legaliter possumus , corroboramus , et confirmamus. Concedimus
etiam eidem sanctae Dei ecclesiae , seu abbatissis inibi in tempore manentibus,
ut nullus homo magnus, aut parvus, terram ipsius colentes, aut habitantes, aut
fatitios inquietare distringere, aut eorum possessiunculas tollere, aliqua occasio
ne, praesumat , nisi cum praesentia ipsius monasteri Abbatissae, aut sui certi ,
et fidelis Missi . Praecipientes denique iubemus, et hac nostra auctoritate robo
ramus, ut nullus dux, archiepiscopus, episcopus, marchio, comes, sculdascius,
gastaldio , nullaque nostri regni magna, parvaque persona , praenominatum Mo
nasterium , de predictis rebus mobilibus, et immobilibus sibi iuste pertinentibus,
aut abbatissas inibi in tempore ordinatas disvestire, inquietare, molestare sine
legali praesumat iudicio. Si quis igitur temerario ausu, quod minime credimus,
huius nostrae emunitatis firmamentum irrumpere temptaverit, sciat se composi
turum auri purissimi libras mille ; medietatem Kamerae nostrae , et medietatem
sanctae Dei ecclesiae iam dictae, seu abbatissae ibidem ordinatae. Quod, ut ve
rius credatur, diligentiusque ab omnibus observetur, manu propria roborantes,
sigilli nostri impressione inferius iussimus insigniri.
Signum domini Ottonis invictissimi imperatoris augusti.
Heribertus Cancellarius , vice Petri Cumani episcopi , et archicancellarij rc
cognovi. Data XIV . Kal. Februarij Anno Dominicae Incarnationis DCCCCXCVII.
Indictione XI. Ando vero domni Ottonis regnantis XV . Imperij II. Actu Cre

monae feliciter Amen ,

.
228

DOCUMENTI DEL SECOLO XI .

XIV .

| An. 1018. 2 Maggio )

L'imperatore Enrico III. conferma i privilegj ed i beni, e tra


questi quelli di Sirmione , al Monastero de' SS. Salvatore e
Giulia di Brescia .

Margarini Tom . II . p. 82. 83.

In nomine sanctae, et individuae Trinitatis. Heinricus, divina favente clemen


tia , Romanorum Imperator Augustus. Si ecclesias Dei sublimare studuerimus ,
divinam gratiam adipisci minime ambigimus. Proinde omnium sanctae Dei ec
clesiae, nostrorumque praesentium, ac futurorum comperiat solertia qualiter OTTA
religiosa abbatissa monasterij constructi, vel positi in honore Domini Salvatoris ,
et sanctae Juliae, quod dicitur novum , in Urbe Brixia, nostram adijt celsitudi
nem , quatinus ob nostrae animae remedium privilegia ipsius coenobij, et prae
cepta eiusdem , nostrorum praecessorum imperatorum ; vel regum , nostra
ctoritate , et confirmatione corroboraremus , et confirmaremus. Cuius dignis

petitionibus inclinati, et spe, ut oportuit, ad superna erecti, scripta et praecepta


eisdem sancti, et venerabilis loci a nostris antecessoribus facta, et concessa, hac
nostrae auctoritatis, et corroborationis pagina, cum servis, et ancillis , castris,
cappellis, aldionibus, et aldiabus, curtibus, silvis, pratis , pascuis, aquis, earumque
decursibus, piscationibus, molendinis, stalareis, cum cellis, et senodochijs, et mo
nasterio quod dicitur Alina, et Campora, Sextuno, et monasterio in Luca, quod
aedificavit Allo Dux, et Portu Placentino, et hospitali sancti Benedicti in Monte
Longo , et monasterio sito in SERMIONE , et cum omnibus ad idem monasterium
pertinentibus, prout iuste , et legaliter possumus , roboramus, et confirmamus.
His igitur precibus moti nos , largiendo sancimus, ut nullius alterius ecclesiae
ditioni praefatum monasterium ullo modo submittatur ; sed taliter eius statum

inconcussum persistere iubemus , qualiter in prioribus privilegijs statutum fore


decernitur. Concedimus etiam eidem ecclesiae sanctae Dei , seu abbatissis inibi
in tempore manentibus , ut nullus homo magnus , aut parvus terram ipsius co
lentes, aut habitantes, aut factitios inquietare, distringere, vel fodrà exigere ,
229

aut eius possessiunculas tollere, aliqua occasione praesumat, nisi iussione ipsius
1
monasterij abbatissae , aut sui certi , et fidelis missi. Praecipientes denique iu
bemus , et hac nostra auctoritate roboramus , ut nullus dux , archiepiscopus,
ephscopus, marchio , comes, vicecomes, sculdasius, gastaldio , nullaque nostri regni
magna , parvaque persona , istius ecclesiae praefatum statum movere audeat ,
neque de praedictis rebus mobilibus, et immobilibus sibi iuste pertinentibus, aut
abbattissas ibi in tempore ordinatas , disvestire , inquietare , molestare ullatenus
praesumat. Si quis igitur temerario ausu, quod minime credimus, huius nostrae
inmunitatis firmamentum irrumpere temptaverit , sciat se compositurum auri
optimi libras centum , medietatem camerae nostrae , et medietatem sanctae Dei
ecclesiae iamdictae, seu abbatissae ibidem ordinatae. Quod, ut verius credatur,
diligentiusque ab omnibus observetur , manu propria roborantes, Sigilli nostri
impressione inferius jussimus insigniri.
Signum domini Heinrici regis tertii invictissimi . . . . secundi Romanorum
Imperatoris Augusti.
sic
Goteboldus cancellarius, vice Herimanni archiepiscopi, et archicancellarij re
cognovit. Data VI. Nonas Maij, Anno vero Dominicae Incarnationis M. XLVIII .
Indictione I. Anno autem domini Heinrici regis tercii, imperatoris secundi, or
dinationis eius XX. regnantis quidem IX, imperantis vero Il . Actum Turegum
feliciter .
230

XV .

( An . 106o. 5 Maggio )

Il sommo pontefice Nicolò III. esenta il monastero de' SS. Salvatore


e Giulia di Brescia dalla giurisdizione temporale e spirituale dei

vescovi e degli altri principi tranne i re d' Italia . Concede all Abba
dessa la facoltà di edificare castelli e chiese sui beni del monastero.
Permelte che possa ricevere la consacrazione sua e le ordinazioni
de ' cherici da qualsiusi vescovo , e cosi pure il crisma l'olio santo
e la consacrazione di basiliche e di altari. Proibisce la facoltà di
giudicare nei beni e nelle giurisdizioni del monastero senza il per
messo dell' abbadessa , nè tampoco di esigere qualsiasi contributo .
Concede all' abbadessa la facoltà di istiluire mercali ed altro . Sco
munica i perturbatori dei beni e diritti del monastero , e concede
la benedizione ai benefaltori,

Margarini T. II . p. 94. 95. 96.

Nicholaus Episcopus Servus Servorum Dei, karissimae in Domino filiae Ottae


abbatissae monasterij Domini Salvatoris, et sanctae Iuliae, virginis, et martyris,

quod novum dicitur , et in civitate Briscia situm est , tuisque sororibus, tam
praesentibus , quam futuris. Quoniam semper sunt concedenda , quae rationabili
ter, atque congrue a fidelibus petuntur , ob devotionem pij Conditoris nostri ,
oportet nos in privilegijs praestandis nostram nullo modo denegare munificen
tiam. 1. Igitur, quia vestra dilectio a Nostrae sublimitatis apostolatum humiliter
rogavit, quatenus praedictum monasterium Domini Salvatoris, necnon , et sanctae
Juliae virginis , et martyris a Pijssima Ansa regina infra civitatem Brisciam
constructum, privilegijs A postolicae Sedis decoraretur, ut iamdictum monasterium
a praedicta Ansa pijssima regina, sub regali semper cure, et ditione submissum
nullius umquam alterius ditionis , vel potestatis , vel ordinationis submitteretur
dominio. Vestris pijs desiderijs , per hanc nostram privilegij auctoritatem , vel
quod postulastis libenter concedimus. Et ideo quorumlibet sacerdotum , et omnium
hominum in praefato monasterio , vel in illius pertinentijs habitantium quamlibet
Jurisdictionem , vel potestatem , sive aliquam auctoritatem , aut ordinationem ,
praeter regiae potestatis , et dispositionis culmen habere prohibemus. Itaut, nisi
ab abbatissa ipsius monasterij fuerit invitatus, sacerdotum quisquam, nee etiam
missarum solemnia ibidem omnimodo celebrare praesumat. Hoc denique , hac
231

nostra apostolica auctoritate constituimus , ut nulla magna parvaque persona ,


eidem venerabili monasterio , sive in ancillis Dei , vel in familijs utriusque sexus,
aut etiain in Liberis, super terram eiusdem monasterij residentibus, vel in cun
ctis rebus, et possessionibus ad id pertinentibus, videlicet in casis, omnibusque
rebus mobilibus, et immobilibus quoquomodo aliquam molestiam inferre praesu
mat. 2. Pariterque concedimus, et confirmamus eidem venerabili monasterio di
strictum servorum , et liberorum , et decimas , et primatias omnium laborum
vestrorum , seu ad basilicas , et cellas in terris eiusdem monasterij constructas
pertinentia, sicut per praedictam Ansam reginam a pijssimo Desiderio rege , et
suis successoribus regibus, et imperatoribus ibidem concessum , et corroboratum
habetur , et a nostris praedecessoribus sanctae romanae ecclesiae pontificibus.
Confirmamus insuper quasdam cortes eidem venerabili loco, videlicet SERMIONEM ,
Cervanigam , Nuvelariam , Berciacum , Machonem vicum , Gosenagum , Barbadam ,
Alfianum , Monticellum , voum , Calatonem , Ciconariam , Miliarinam , Sermidam ,
cum omnibus earum pertinentijs ; seu etiam omnes alias cortes, villas, castella ,
cellas , seu Ecclesias in terris eiusdem monasterij constitutis , et omnia eidem
monasterio pertinentia . Quaecumque praeterea in futuruin , largiente Deo , iuri
dice, atque canonice poteritis adipisci , firma tibi , tuisque Successatricibus, et
eidem monasterio illibataque permaneant. 3. Seu concedimus, ut abbatissa, quae
pro tempore in ipso Monasterio ordinata fuerit, habeat potestatem faciendi ca
stella, et ecclesias ubicumque voluerit in terris ad praefat um monasterium per
tinentibus. 4. Chrisma, oleum Sanctum , consecrationes Altarium , sive basilicarum,
ordinationes abbatissae, vel monacharum , sive clericorum , qui ad sacros fuerint
ordines promovendi, seu quidquid ad sacrum mysterium pertinet, a quibuscum
que catholicis praesulibus fuerint postulata , gratis concedantur , et absque ulla
reprehensione tribuenda , sicut Anselperga prima abbatissa eiusdem monastcrij
a Paulo beatae memoriae apostolicae sedis pontifice, pro fragilitate feminei se
xus obtinuit . 5. Statuentes denique , Apostolica censura praecipimus , ut nullus
episcopus, dux , marchio , comes , vicecomes, gastaldio, aut aliqua magna, parva
que persona , ullum districtum in aliquibus locis ipsius monasterij habere , vel
iudicare, seu aliquod placitum , absque licentia abbatissae tenere praesum at, vel
res monasterij ecclesiasticas, vel seculares quovis modo alienare , aut invadere,
vel ibi molestias inferre , aut fodrum , vel mansionaticum , seu ripaticum , aut
paratas , seu aliquas publicas functiones exigere audeat. 6. Et ubicumque abba
tissa voluerit mercatum constituere , vel aedificare in locis ipsius monasterij ,
nullus ei contradicere praesumat. Piscarias quoque quae ad praedictum mona
sterium pertinent eidem monasterio concedimus , atque apostolica auctoritate
praecipiinus , ut nullus eas invadere , aut se intromittere audeat. Haec autem
omnia , quae superius memorata sunt tibi Ottae abbatissae in Domino filiae ,
cuisque Successoribus , a praesenti tertiadecima indictione , per hanc nostri
232

privilegij paginam , apostolica auctoritate confirmamus, concedimus, et corrobo


ramus , secundum praedictum modum . 7. Si quis autem temerarie quod non
obtamus, contra hoc nostrum privilegium venire temptaverit, et sicuti a nostra
apostolica auctoritate concessum , et corroboratum est, permanere non dimiserit ;
sciat se anathematis vinculo innodatum , a Patre, Filio , et Spiritu
Sancto, et
ab auctoritate beati Petri principis Apostolorum , necnon , et cum diabolo , et
Juda traditore Domini nostri Jesu Christi aeteroi incendij supplicio concreman
dum ; et insuper sciat se daturum triginta auri libras, medietatem nostro sacro
palatio, et medietatem , praefato Monasterio. 8. Qui vero suo intuitu observator
in omnibus extiterit, custodiens huius nostri privilegj constituta ad cultum Dei
respicentia , benedictionis gratiam a misericordissimo Domino Deo habeat , et
vitae aeternae particeps esse mereatur in secula seculorum Amen.
Scriptum per manus Octaviani scriniarij , et notarij Sanctae Romanae Ec
clesiae , sexto die Mensis Maij, Indictione XIII. Datum Romae III . Nonas maij.
Anno Domini nostri Iesu Christi M. LX . per manus Humberti Sanctae Ecclesiae
Silvae Candidae Episcopi, et apostolicae sedis bibliothecarij, Anno secundo Pon
tificatus Domini Papae Nicolai secundi, Indictione XIII.

XVI .

( An. 1060. 16 Maggio )

Nicolò II. papa conferma al convento suddetto i sunnominati privilegj,


e di più la facoltà di decidere le cause de' soggelli , e di eleggere

l' abbadessa, tratta dal grembo del monastero secondo la regola di


S. Benedetto ,

Margarini T. II . p. 96. 97.

Nicolaus Episcopus Servus Servorum Dei karissimae in Domino filiae Er


mengardae abbatissae monasterj Domini Salvatoris nostri , et sanctae Iuliae
virginis, et martyris, quod novum dicitur, fundatum a pijssima Ansa regina in
fra civitatem Brixiam , tibi videlicet, tuisque successatricibus in perpetuum .
Quoniam semper sunt concedenda quae rationabiliter, atque congrue a fidelibus
petuntur ; ob devotionem pij Conditoris nostri oportet nos in privilegijs prae
standis, nostram nullomodo denegare munificentiam. 1. Igitur quia vestra dite
etio , nostrae sublimitatis apostolatum humiliter rogavit quatinus praedictum
monasterium Domini et Salvatoris nostri Jesu Christi , necnon et beatissimae
233

virgiris , et martyris Juline a praenominata Ansa regina intra civitatem Biri

xianam constructum privilegijs apostolicae sedis decoraretur, quatenus iamdictum


monasterium ab edificatrice sua, sub regali semper iure, et dicione submissum ,
nullius umquam alterius dictionis, vel potestatis, atque ordinationis submitteretur
dominio ; vestris pijs desiderijs, per hanc nostri priviligii auctoritatem , vel quod
postulatis libenter concedimus. Et ideo quorumlibet sacerdotum , et omnium ho
minum in praefato monasterio quamlibet iuris dilionem , vel potestatem sive
aliquam auctoritatem , aut ordinationem , praeter regiae potestatis, et dispositio
nis culmen , habere prohibemus ila ut, nisi ab abbatissa , saepe nominati moni
sterij fuerit invitatus, sacerdotum quisquam , nec etiam missurum solenınia ibi
dem oinnimodo celebrare praesumat. Hoc denique bac nostra apostolica auctoritate
constituimus , ut nulla magna , vel parva persona eidem venerabili monasterio
sive in ancillis Dei , vel in famulis utriusque sexus , aut etiam in liberis super
terras eiusdem monasterij residentibus, vel in cunctis rebus ad id pertinentibus;
videlicet in casibus ( sic ) omnibusque rebus mobilus , et immobilibus , quoquo
modo aliquam molestiam inferre praesumat. 2. Pariterque concedimus , et con
firmamus eidem venerabili monasterio districtum servorum, et liberorum, et de
cimas , et primicias quorumqunque laborantium , ad basilicas , vel cellas eidem
monasterio iuste, et legaliter pertinentia , sicut per praeceptum iamdictae Ansae
reginae, et suorum successorum regum , et imperatorum , ibidem concessum, et
corroboratum habetur, et a nostris praedecessoribus sanctae romanae ecclesiae
pontificibus. Confirmamus insuper quasdam curtes eidem venerabili monasterio
longo tempore a saepe iamdicto monasterio possessas, atque detentas . Videlicet
SERMIONEM, Cervanicum , Nuvelurium , Berciagum , Barbadam, Alfianum , Calva
tonem , Ciconiariam , Miliarinam , Sermidam , necnon, Gosenagum , Voum , Mon
ticellum , cum omnibus basilicis eidem monasterio pertinentibus ; scilicet in SER
MIONE una , in Nuvelaria una , in Berciago due ( sic ) in Barbada una , in Alfiu
num una , in Calvatonem due, in Ciconariam una, in Miliarinam una, seu etiam
alias curtes , villas, castella , basilicas, et omnia eidem monasterio perinentia ,
quae dici, vel nominari possunt. 3. Chrisma, oleum sanctum, consecrationes al
tarium , sive basilicarum , ordinationes abbatissae, vel monacharum sive caete

rorum clericorum , qui ad sacros fuerint ordines promovendi , seu quicquid ad


sacrum misterium pertinet, a quibuscumque catholicis praesulibus fuerint postu
lata , gratis concedimus , et absque reprehensione tribuenda , sicut Anselperga
prima abbatissa eiusdem monasterij , a Paulo beatae memoriae, apostolicae sedis
pontifice , pro feminei sexus fragilitate , oplinuil. 4. Obeunte quoque praedicti
loci abbatissa , nulla ibi qualibet surreptionis astutia , seu violentia praeponatur,
nisi quam surores communi consensu , vel pars cupsilij sanioris, secundum Dei
timorem , et beati benedicti regulam elegerint . 5. Seu concedimusi ut abbatissa,
quae pro tempore in ipso monasterio ordinata fuerit, hubeat potestatem faciendi
30
234

ecclesias, mercatum, et castella ubicumque voluerit in terris ad praefatum mo


nasterium pertinentibus. 6. Statuentes denique Apostolica censura praecipimus ,
ut nullus episcopus , dux , marchio , comes , vicecomes , gastaldius , aut aliqua
magna, vel parva persona ullum districtum in aliquibus locis ipsius monasterij
habere , vel iudicare , seu aliquod placitum , absque licentia abbatissae habere
praesumat, allt res monasterij ecclesiasticas, secularesve , quovis modo, alienare
vel ibi molestiam inferre , aut fodrum , vel mansionaticum, seu ripaticum , aut
paratas, sive aliquas functiones exigere , vel requirere audeat. Haec autem omnia ,
quae superius memorata sunt, tibi Ermengardae in Domino filiae, tuisque, suc
cessatricibus a praesenti tertiadecima Indictione, per hanc nostri privilegij pa
ginam, apostolica auctoritate confirmamus, concedimus, et roboramus , secundum
praedictum inodum ; quatenus, ut hac semper gratia digni res censeamini , Dei
semper timorem , et amorem in vestris cordibus habere satagite , ut quanto a
secularibus tumultibus liberiores sitis, tanto amplius placere Deo totius mentis,
et animae virtutibus anheletis. 7. Si quis autem archiepiscopus, aut episcopus, im
perator, aut rex, princeps, aut Dux, comes, vicecomes, iudex, aut ecclesiastica
quaelibet , secalarisve persona , temerario ausu , quod non optamus contra hoc
nostrum privilegium temere venire temptaverit , et sicuti a nostra apostolica
auctoritate concessum , et corroboratum , permanere non dimiserit, sciat se ana
thematis vinculo innodatum a Patre, Filio, et Spiritu Sancto, et ab auctoritate
beati Petri principis Apostolorum , cuius nos immeriti vices fungimur ; necnon ,
et cum diabolo, et Iuda traditore Domini nostri Jesu Christi , aeterno incendio
concremandum . 8. At vero, qui suo intuitu observator in omnibus extiterit, cu
stodiens huius nostri privilegij constituta ad cultum Dei respicientia, benedictionis
gratiam a misericordissimo Domino Deo consequatur , et vitae aeternae parti
ceps esse mereatur in secula seculorum Amen .

Scriptum per manus Octaviani scriniarij et notarij sanctae romane eccle


siae II. Idus Maij indictione supradicta terciadecima.
Datum Romae XVII, kal. Junij , Anno Domini nostri Jesu Christi mil. LX .
per manus Umberti sanctae ecclesiae Silvae Candidae episcopi , et apostolicae
sedis bibliothecarij , Anno secundo pontificatus domini papae Nicolai secundi ,
indictione suprascripta .
XVII .

( An . 1085. 9 Novenibre )

Enrico III. imperatore conferma i privilegj e beni , tra quali quelli di


Sirmione , del monastero de' SS. Salvatore e Giulia di Brescia , inflia
yendo pene ai moleslalori.

Viargarini T. II . p . 113 .

In nomine sanctae , et individuae Trinitatis . Heinricus , Divina favente cle


mentia, romanorum imperator augustus. Si ecclesias Dei sublimare studuerimus,
divinam gratiam adipisci minime ambigimus. Proinde omnium sanctae Dei ec
clesiae fidelium, nostrorumque praesentium , ac futurorum comperiat sollerlia (sic )
qualiter IRMINGART religiosa abbatissa monasterij constructi vel positi in honore
Domini Salvatoris, et sanctae Juliae, quod dicitur novum, in urbe Brixia, no
stram adijt celsitudinem , quatenus ob nostrae animae remedium privilegia ipsius
coenobi, et praecepta eiusdem, nostrorum praecessorum imperatorum , vel regum
nostra auctoritate , et confirmatione corroboraremus , et confirmaremus. Cuius
dignis petitionibus inclinati, et spe, ut oportuit, ad superna erecti , scripta, et prae
cepta eiusdem sancti, et venerabilis loci, a nostris antecessoribus facta, et con
eessa , hac nostrae auctoritatis, et corroborationis pagina, cum servis, et ancillis,
castris, capellis, aldionibus, et aldiabus, cortibus, silvis , pratis, pascuis, aquis , ea
rumque decursibus, piscationibus, molendinis, stalareis, cuin cellis, el senodochijs
et monasterio quod dicilur Alina , el Campora , et monasterio in Luca quod edi
ficavit Allo dux , et Portu Placentino , et hospitali Sancti Benedicti in Monte
Longo , et monasterio sito in SERMIONE, et cum omnibus ad idem monasterium
pertinentibus, prout iuste, et legaliter possumus, corroboramus, et confirmamus.
His igitur precibus moti , nus largiendo sancimus , ut nullius alterius ecclesiae
ditioni , praefatum monasterium ullo modo submittatur . Sed taliter eius statum
inconcussum persistere iubemus , qualiter in prioribus privilegijs statutum fore
decernitur . Concedimus etiam eidem ecclesiae sanctae Dei, seu abbatissis in ibi

in tempore manentibus, ut nullus homo magnus, aut parvus, terram ipsius co


lentes , aut habitantes, aut faticios inquietare distringere, aut eorum possessiun
culas tollere aliqua occasione, praesumat, nisi iussione ipsius monasterij abba
tissae , aut sui certi, et fidelis missi. Praecipientes denique iubemus , et hac
nostra auctoritate roboramus, ut nullus dux , archiepiscopus, marchio, comes,
236

vicecomes, sculdasius, castaldio, nullaque nostri regni magna parvaque persona


istius ecclesiae , praefatum statum movere audeat , neque de praedictis rebus
mobilibus, et immobilibus sibi iuste pertinentibus, aut abbatissas ibi in tempore
ordinatas disvestire , inquietare , molestare ullatenus praesumat. Siquis igitur
temerario ausu, quod minime credimus, huius nostrae immunitatis firmamentum
irrumpere temptaverit sciat se compositurum auri optimi libras centum, medie
tatem camerae nostrae, et medietatem sanctae Dei ecclesiae iam dictae, seu ab
batissae ibidem ordinatae . Quod, ut verius credatur, diligentiusque ab omnibus
observetur , manu propria roborantes , sigilli nostri impressione inferius iussi
mus insigniri .
Signum domni Heinrici Regis quarli invictissimi ..... tertij romanorum
imperatoris augusti.
Burchardus cancellarius , vice Siguinini archiepiscopi et archicancellari
recognovit.
Data V. Idus Novembris , anno Dominicae Incarnationis M. LXXXV . Indi
ctione VIII. Anno autem domni Heinrici regis quarti imperatoris tercii , ordi
nationis eius XXXI . regnantis quidem XXIX . imperatoris vero III. Actu Rati
sponae feliciter.

DOCUMENTI DEL SECOLO XII .

XVIII .

( An . 1133. 30 Agosto )

Il pontefice Innocenzo II. conferma i privilegj, le immunità, ed i beni del


monastero de' SS . Salvatore e Giulia di Brescia.

Margarini T. II . p. 146. 147 .

INNOCENTIUS Episcopus servus servorum Dei. Dilectae in Christo filiae Con


stantinae abbatissae monasterij Domini Salvatoris Nostri , et sanctae Juliae
virginis, et martyris, quod Novum dicitur, et in civitate Brixiae fundatum est ,
eiusque sororibus tam praesentibus, quam futuris in perpetuum . Ex apostolicae
sedis auctoritate, in qua, disponente Domino constituti sumus, omnibus ecclesijs ,
237

et praecipue illis , quae ad ius , et dominium beati Petri pertinere noscuntur ,


debitores existimus ; ut eas, et a pravorum hominum incursibus defensemus ; et
sub pio sanctae Romanae ecclesiae gremio confovere curemus. 1. Ideoque ka
rissima in Christo filia Constantina abbatissa , tuis rationabilibus postulationibus
benignitate debita , praebentes assensum , beatae Juliae virginis , ac martyris
monasterium , cuius utique cura tibi, largiente Domino, commissa est , quod vi
delicet infra civitatem Brixianam a nobilis memorie , Ansa regina , costat esse
constructum , apostolicae sedis privilegio communimus. Statuimus enim, ut quae
cumque praedia , quascumque possessiones, quaecumque bona ex munificentia prae
fatae reginae , seu etiam ex largitione illustris memoriae imperatorum , qui post
eam regni gubernacula susceperunt , vel ab alijs fidelibus collata , idem mona
sterium in praesentiarum iuste, et legitime possidet, aut in futurum concessione
pontificum , liberalitate regum , vel principum , oblatione fidelium , seu alijs iustis
modis, praestante Domino, poterit adipisci, firma tibi , tuisque sororibus, et his,
quae vobis in eadem religione successerint , et illibata permaneant. In quibus
haec proprijs nominibus annotanda subiunximus. SERMONEM scilicet, cum duabus
ecclesijs, Domini videlicet nostri Salvatoris, et sancti Viti martyris. Cervanicam
cum ecclesia sanctae Juliae martyris . Nubelariam , cum Ecclesia sancti Laurentij .
Berciagum , cum duobus ecclesijs, sancti Zenonis, et sancti Stephani . Maghonem
Vicum , cum ecclesia sancti Alexandri. Timolinam , cum Ecclesia sanctae Iuliae.
Barbadam, cum ecclesia sanctae Mariae. Alfianum, cum ecclesia sanstae Juliae
Montecellum , cum ecclesia sanctae Mariae. Voum , cum ecclesijs sancti Petri , et
sancti Laurentij. Calvatonem , cum ecclesijs sanctae Mariae, et sanctae Juliae .
Scandolariam , cum ecclesia sancti Michaelis. Cyconiariam , cum ecclesia sanctae
Mariae. Gosenagum , cum ecclesia saneti Martini confessoris. Miliarinam , cum
ecclesia sanctae Juliae, Sermidam . Praeterea quascumque alias curtes, villas,
castella, ecclesias, et omnia ad idem monasterium pertinentia vobis nihilominus
confirmamus. 2. Praesenti, quoque decreto sancimus, ut praedictum monasterium
apostolicae sedis protectione, et regia defensione munitum, sub nullius umquam
alterius potestate, vel iurisdictionibus redigatur. Adeout quisquam sacerdotum,
nisi, ab ipsius loci abbatissa fuerit invitatus, nec missarum solennia ibi celebrare
praesumat. Nulli ergo omnino hominum fas sit praenominatum coenobiu temere
perturbare , aut eius possessiones auferre , vel ablatas retinere , minuere , aut
aliquibus vexationibus fatigare, sed omnia integra conserventur earum , pro qua
rum gubernatione , et sustentatione concessa sunt , usibus omnimodis profutur a.
3. Obeunte vero te ipsius loci abbatissa, vel aliqua illarum , quae tibi in eodem
regimine successerint, nulla ibi qualibet surreptionis astutia , seu violentia prae
ponatur, nisi quam sorores communi consensu, vel sororum pars consilij sanio
ris, secundum Dei timorem, et beati Benedicti regulam praeviderint eligendam .
4. Sane ipsius loci abbatissae licentiam indulgemus , ecclesias ad honorem Dei
258

eonstruere, mercatum , et castella in terris praefati morasterij, ubicumque vo


luerint, pro utilitate eiusdem monasterij construere. Ď. Nullus etiam episcopus,
dux , marchio , comes , vieecomes , seu aliqua magna , parvaque persona , ullum
1
districtum , in aliquibus locis ipsius monasterij tenere, vel iudicare, aut aliquod
placitum , absque licentia abbatissae habere praesumat ; aut res ipsius spiritua
les , secularesve , quovis modo alienare , vel molestiam ei inferre ; aut fodrum ,
vel mansionaticum, seu ripaticum , aut paratas , sive aliquas audeant functiones
exigere. Decimas praeterea fructuum laborum vestrorum , quos proprijs excoli
tis sumptibus, et districtum servorum, et liberorum ad vestrum coenobium per
tinentium , vobis babenda firmamus. 6. Chrisma, oleum sanctum, consecrationes
altarium , sive basilicarum , ordinationes abbatissae , vel monacarum , seu cleri
eorum vestrorum , qui ad sacros fuerint ordines promovendi ; seu quicquid ad
sacrum mysterium pertinet , a quibuscumque malueritis catholicis suscipiatis
episcopi ; qui nimirum , absque pravitate, et reprehensione aliqua, ea vobis con
cedant. Quemadmodum a praedecessoribus nostris , felicis memoriae , Paulo , et
Calixto romanis pontificibus vestro monasterio , pro fragilitate foeminei sexus ,
constat esse concessum. 7. Si qua igitur in posterù ecclesiastica , secularisve
persona hanc nostrae constitutionis paginam , sciens contra eam temere venire
temptaverit , secundo , tertiove commonita ; si non satisfactione eongrua emen
daverit , potestatis , honorisque sui dignitate careat , reamque se divino iudicio
existere de perpetrata iniquitate cognoscat ; et a sacratissimo Corpore, ac San
guine Dei , et Domini Redemptoris nostri Jesu Christi aliena fiat ; atque in
extremo examine districtae ultioni subiaceat. 8. Cunctis autem eidem loco sua
iura servantibus, sit pax Domini Nostri Jesu Christi, quatenus, et hic fructum
bonae actionis percipiant , et apud districtum iudicem praemia aeternae Pacis
inveniant. Amen. Amen. Amen.
Ego Innocentius catholicae ecclesiae episcopus SS .
Ego Wilielmus praenestinum episcopus SS.
Ego Ubertus presb. Card. tit. S. Clementis SS .
Ego Lucas presb. Card. tit. sanctorum Iohannis, et Pauli ss.
Ego Romanus Diaconus Card. sanctae Mariae in Porticu SS.
Ego Gregorius Diaconus Card. sanctorum Sergij, et Bachi SS .
Ego Guide Diaconus Card. Sanctae Mariae in Via lata Ss .
Ego Guido Diaconus Card. Sanctorum Cosmae, et Damiani SS .
Ego Oddo Diaconus Card. Sancti Georgij ad Velum Aureum SS .
Datum Brixiae per manum Alimerici sanctae Romanae ecclesiae diaconi
Card. et Caneeltarij III. Kalendas Septembris , Indictione X. Incarnationis Do
minicae Anno M. CXXXIII. Pontificatus vero Domini Innocentij Papac II .
Anno II.
239

XIX,

( An . 1136. 9 Ollobre )

Loltario III. conferma i diritti le immunità ed i beni, fra quali


quelli di Sirmione , del monastero de ' SS. Salvatore e Giulia di
Brescia.

Margarini Tom . II . pag. 150.

In nomine sanctae , et individuae Trinitatis. Lotharius , divina favente cle


mentia, Tertius Romanorum Imperator Augustus. Iustum est, et omnino impe
rialem decet magnificentiam , defendendis ecclesiarum bonis diligentius intendere,
et Deo servientes omni devotione amplecti , et manutenere. 1. Proinde omnium
fidelium nostrorum , tam futurorum , quam praesentium , noverit industria , qua
liter Constantina religiosa abbitissa monasterij sanctae Juliae in Brixia , nos
udiit nostram interpellans celsitudinem , quatenus ob remedium animae nostrae
privilegia ipsius coenobij , ad imitationem praedecessorum nostrorum confirma
remus, et coroboraremus. Cuius dignis petitionibus inclinati , ipsam ecclesiam ,
cum omnibus pertinentijs suis sub nostrae auctoritatis, et confirmationis senten
tia compraehendimus, cum servis videlicet , et ancillis, castris , capellis, aldioni
bus, et aldiabus, curtibus, silvis, pratis, pascuis, aquis, aquarumque decursibus,
piscationibus, molendinis, stalareis, cum cellis, scenodochiis, et monasterio quod
dicitur Alina , et Campora, et Sexlino, et monasterio in Lucca, quod aedifica
vit Allo Dux ,> et Portu Placentino quem aequivocus , et praedecessor noster
Lotharius imperator
eiusdem Ecclesiae obtulit, et dedit. Hunc quidem Portum ,
palatinus comes Willihelmus ad tempus sibi violenter usurpavit ; Sed iudicante
ita Curia nostra , ex integro eum restituimus , cogentes eundem comitem pala
tinuin, ut pro iniusta, et violentia usurpatione, ipsi abbitissae centum quinqua
ginta libras coponeret, pro redditibus eiusdem Portus , quod ipse diu detinendo ,
mala fide perceperat. Praeterea hospitale sancti Benedicti in Monte longo , et
monasterium situm in SERMIONE , cum omnibus ad idem monasterium pertinen
tibus, et cum Castro novo , situm in Monte Rezino , in vicinia Gardae , cum
Nuvelaria , Barbata, et Calvatone, et Alfiano, et Ciconiaria , et Miliarina, et Ser
mida ; comprehendentes ea, cum omnibus pertinentijs ipsorum . 2. Praecipiendo
itaque iubemus, et sancimus, ut nullus comes, aut iudex, vel quilibet de iudi
eiaria potestate, tam curtes, quam res supradicti monasterij mobiles, et immo
1

1
240

biles, quas nunc temporis legitime possidere videtur, vel ea, quae Dei amatores
ipsi de caetero contulerint, ad causas audiendas, vel freda exigenda, seu man
siones, aut paratas faciendas, vel fideiussores tollendos, vel fodrum , aut distri
ctum , neque ullas redibitiones publicas requiredas , nullo unquam tempore
ingredere , vel exigere ullatenus praesumat ; haec omnia penes abbitissam sint ,
et pro arbitrio ipsius libere res ecclesiae disponantur. 3. Haec igitur imperiali
auctoritate nostra confirmantes, sub comminatione divinae, et nostra sententiae
interdicimus, ne quis temerario ausu haec infringere audeat . Si quis vero contra
hoc , quod non credimus ire praesumpserit , centum libras auri , medietatem
camerae nostrae, et medietatem praedictae componat ecclesiae. Quod, ut verius
credatur , et ab omnibus diligentius custodiatur , praesentis decreti paginam ,
Sigilli nostri impressione insigniri iussimus.
Signum Domini Lotharij III. Romanorum Imperatoris invictissimi.
Ego Errehardus vice Brunonis Archicancellarij , et Coloniensis Archiepisco
pi recognovi.
Data anno Incarnationis Dominicae M. CXXXVI. septimo Idus Octobris ,
Indictione XIII. anno vero Regni Regis Lotharij XI. Imperij quarto. Actum in
Campo Casalis Maioris, in Christi nomine feliciter , Amen .

XX .

( An . 1148. 8 Settembre )

Eugenio III. papa conferma al convenio de' ss. Sulvatore e Giulia di


Brescia i privilegj ed i beni luryiti dai suoi predecessori.

Margarini Tom . I. p . 166-67-68.

EUGENIUS Episcopus Servus Servorum Dei dilectae in Christo filiae Richeldue


abbatissae monasterij Salvatoris nostri, et sanctae Juliae virginis, et martyris,
quod Novun dicitur, in Civitate Brixia situm , eiusque sororibus, tam praesen
tibus, quam futuris, in perpetuum . Cum omnibus ecclesiasticis personis debitores,
ex iniucto nobis a Deo apostolatus officio , existamus ; illu tamen nos convenit
propensioris charitatis studio imminere, quas in verae religionis cuku, omnipo
tenti Domino militare cognoscimus , et in ecclesijs , quae beati Petri iuris sunt
assidue commorantur. 1. Ideoque dilecta in Domino filia Richeldis abbatissa ,
tuis rationabilibus postulationibus, benignitate debita, praebentes assensum , beatae

Juliae virginis , ac martyris Monasterium , cuius utique cura tibi , kargiente

1
1
241

Domino, com missa est ; quod videlicet infra civitatem Brixiensem a nobilis me
moriae Ansa regina constat esse constructum , apostolicae sedis privilegio com
munimus , et sub beati Petri , et nostra protectione suscipimus. Statuentes , ut
quaecumque praedia, quascumque , possessiones, quaecunque bona, ex munificentia
praefatae reginae, seu etiam ex largitione illustris memoriae imperatorum , qui
post eam regni gubernacula susceperunt , vel ab alijs fidelibus collata , idem

monasterium in praesentiarum iuste, et legitime possidet, aut in futurum con


cessione pontificum , liberalitate regum , vel principum, oblatione fidelium, seu
alijs iustis modis, praestante Domino, poterit adipisci , firma tibi , tuisque soro
ribus, et his, quae vobis in eadem Religione successerint, et illibata permaneant.
In quibus haec proprijs duximus exprimenda vocabulis. SERMIONEM scilicet cum
duabus ecclesijs , Domini videlicet nostri Salvatoris , et sancti Viti martyris.
Cervanicam , cum ecelesia sanctae Juliae martyris. Nubelariam , cum ecclesia
sancti Laurentij. Bertiagum , cum duabus ecclesijs , sancti Zenonis , et sancti
Stephani. Magonem Vicum , cum ecclesia sancti Alexandri. Timolinam , cum
ecclesia sanctae Juliae . Barbadam , eum ecclesia sanctae Mariae. Allianum, cun
Ecclesia s. Juliae. Montecelłum cum ecclesia sanctae Mariae. Voum , cum ecclesiis
s . Petri , et s . Laurentij . Calvatonem , cum ecclesjs sanetae Mariae, et sanctae
Juliae. Scandolariu , cum ecclesia sancti Michaelis. Ciconariam , cum ecclesia
s. Mariae. Gosenagum , cum ecclesia s. Martini confessoris. Miliarinam , cum
ecclesia sanctae Juliae , Sermidam . Praeterea quascumque alias curtes , villas ,
castella , ecelesias, et omnia ad idem monasterium pertinentia , vobis nihilominus
confirmamus. Praesenti quoque decreto sarcimus , ut praedictum monasterium
apostolicae sedis protectione , et regia defensione muneratum , sub nullius un
quam alterius potestate , vel iurisdictionibus redigatur ; 2. A deo ut quisquam
sacerdotum , nisi ab ipsius loci abbatissa fuerit invitatus, nec missarum solemnia

ibi celebrare praesumat. Nulli ergo omnino hominum fas sit , praenominatum
Coenobium temere, perturbare, aut eius possessiones auferre, vel ablatas reti
nere , minuere, aut aliquibus vexationibus fatigare. Sed omnia integra conser
ventur ancillarum Christi , pro quarum gubernatione, et sustentatione concessa
sunt , usibus omnimodis profutura. 3. Obeunte vero te , nunc eiusdem loci ab
batissa, vel aliqua illarum , quae tibi in eodem regimine suecesserint, nulla ibi
qualibet surreptionis astutia, seu violentia praeponatur, nisi quam sorores, con
muni consensu, vel sororum pars consilij sanioris, secundum Dei dimorem , et
beati Benedicti regulam providerint eligendam. Ecclesiam porro sancti Petri in
Sulato vobis similiter confirmamus , et cappellam sanctae Juliae de Pradellis.
4. Sane ipsius loei abbatissae licentiam indulgemus , Ecclesias ad honorem Dei
construere , et libertatem ab imperatoribus , et regibus monasterio praefato
concessam , tam in mercatis constituendis , quam in castellis in terris ipsius
monasterij , ubicumque voluerit , pro utilitate eiusdem monasterij aedificandis ,
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212

pariter roboramus. 5. Nullus etiam episcopus, dux , marchio, comes, vicecomes,


seu aliqua magna , parvaque persona ullum districtum in aliquibus locis ipsius
monasterij tenere, vel iudicare, aut aliquod placitum, absque licentia abbatissae
habere praesumat, aut res ipsius spirituales , seculares, aut quovis modo alie
nare, vel molestiam eis inferre, aut fodrum, vel mansionaticum , seu ripaticum ,
aut paratas, sive aliquas audeant functiones exigere. 6. Decimas novalium prae
terea , et fructuum laborum vestrorum , quos proprijs excolitis sumptibus , et
districtum servorum , et liberorum , ad vestrum coenobium pertinentium Vobis
habenda firmamus. 7. Chrisına vero , oleum sanctum , consecrationes altarium ,
sive basilicarum , ordinationes abbatissae , vel monacarum , seu clericorum ve
strorum , qui ad sacros fuerint ordines promovendi , seu quicquid ad sacrum
ministerium pertinet , a quibuscumque malueritis catholicis suscipietis episcopis ;
Qui nimirum absque pravitate , et repraehensione aliqua ea vobis concedant ,
quemadmodum a praedecessoribus nostris felicis memoriae Paulo , CALIXTO, IN
NOCENTIO romanis pontificibus, vestro monasterio pro fragilitate fueminei sexus ,
constat esse concessum . Confirmamus etiam vobis Portum Placentinum , et ri
paticum eius. 8. Siqua igitur in futurum ecclesiastica, secularisve persona hanc
nostrae constitutionis paginam , sciens contra eam temere venire temptaverit,
secundo, tertiove commonita, si non satisfactione congrua emendaverit, potesta
tis, honorisque sui dignitate careat , reamque se divino iudicio existere de per
petrata iniquitate cognoscat, et a Sacratissimo Corpore, ac Sanguine Dei , et
Domini Nostri Jesu Christi aliena fiat , atque in extremo examine districtae
ultioni ( sic ) subiaceat. 9. Cunctis autem eidem loco sua iura servantibus, sit
pax Domini Nostri Jesu Christi ; quatenus, et hic fructum bonae actionis per
cipiant , et apud districtum iudicem praemia aeternae pacis inveniant. Amen.
Amen . Amen .
EGO EUGENIUS CATHOLICAE ECCLESIAE EPISCOPUS SS.
# Ego Hubaldus pbr. Card. Tit . s . Praxedis ss.
# Ego Hubaldus pbr. Card. Tit . ss. Johannis, et Paulis ss.
# Ego Aribertus pbr. Cardin . Tit. s . Anastasiae ss.
# Ego Julius pbr. Card. Tit. s. Marcelli ss.
# Ego Bernardus pbr. Card. Tit . s. Clementis ss.
ss.
# Ego Oddo Diac. Card . Tit . s . Georgij ad Velum aureum
# Ego Octavianus Diac. Card. Tit. s . Nicolai in Carcere Tulliano ss.
# Ego Johannes Paparo Diac . Card. Tit. s. Adriani ss .
Ego Gregorius Diac. Cardin . Tituli s . Angeli ss.
#Ego Guido Diaconus Card. Tit . s . Mariae in Porticu ss.
# Ego Hiacyntus Diaconus Card. Tit . s. Mariae in Cosmydyn ss .
Datum Brixiae per manum Tuidonis Sanctae Romanae Ecclesiae Diaconi
Cardin . et Cancellarij VI. Idus Septembris, Indictione XI. Incarnationis Domini
cae Anno M. CXLVIII. Pontificatus vero domini Eugenij PP . III. Anno quarto.
2013

XXI.

( An . u8o . 9 Marzo )

Istromento di assoluzione fallo dal Comune di Brescia


al conte Rufino da Lomello .

Inedito tratto dal Liber Poteris Brix . cod . perg. del Dlunicipio
Bresc . fol. 5. comunicatomi dal diligentissimo Odorici .

Anno a nativitate domini nostri Jesu Christi millesimo centesimo octuagesimo.


die dominico nono exeunte marcii. Indictione terciadecima. Constat nos Rufinun

Comitem de Lomello et filium q. Ottonis comitis de Lomello et Beatricem iu


gales qui professi sumus nos lege vivere longobarda. Ego que supra Beatrix iuri
meo renuntiante ipsoque viro et mundoaldo meo mihi consentiente , et subtus
confirmante iuxta legem meam una cum noticia et interogatione propinquorum
meorum parentuum hii sunt Ubertus vercellensis advocatus patruus meus , et
Henricus, et Maifredus fratres Vercellenses advocati mei consanguinei germani
in quorum presentia et testium . . . . . . facio profesionem ac manifestationem
me nullam pati violentiam aquopiam hominem nec ab ipso jugali et mundo aldo
meo silicet (? ) mea bona et spontanea voluntate accepimus nos sicut in presentia
testium manifesti sumus quod comuniter accepimus ate Martino Petenalupi con .
sule civit Brixiae vice et nomine comunis ipsius civitatis argenti denarios bo
norum mediolanensium veteris monete libris septingentas et quinquaginta finito
precio sicuti inter nos convenimus nominative pro duabus partibus castri et
burgi et curtis Mariane, et pro duabus partibus none partis castri et burgi et
curtis Asule, et pro duabus partibus none partis castri et burgi et curtis Mosi
tam citra quam ultra Alleam ad ripam curtem Mosi pertinentibus , et pro
duabus partibus none partis castri et Burgi et Curtis Retholdeschi et pro toto
eo quod habemus vela nobis tenetur in loco Ramathelli in quo sumus caput
eurtis et pro toto eo quod habemus vel a nobis tenetur in loco Casali manii
et de toto eo quod habemus vel a nobis tenetur in loco Casali ranjani et de
toto eo quod a nobis tenetur in loco Pusolani , et de toto eo quod habemus
vel a nobis tenetur in Marcaria et pro toto eo quod habemus vel a nobis te
netur in loco Revoltelle , et nominatim pro omni iure et actionibus que nobis
pertinent in loco SIRMIONES quas suprascripto comuni per te suprascriptum
Martinum missum ipsius Comunis cedimus ac mandamus et nominatim pro toto
eo quod vassalli de Mantua vel alii tenentur à nobis inter Alleam et Mincium ,
214

et universaliter pro toto eo quod habemus vel a nobis tenetur in Episcopatu


vel virtute Brixie in quocumque loco cum omni honore vel districto nobis per
tinente in castris et extra castra in burgis et extra burgos in villis et extra
villas in spaldis et in Capellis seu in basilicis et in campis pratis vineis silvis
pascuis aquis aqueductibus etc. etc ( clausula solita omissa ).
Quam autem suprascriptam renditionem juris nostri superius nominatam una
cum accessionibus et ingressionibus seu cum superioribus et inferioribus suis
et cum omni honore et districto et cum omni jure etc. etc. suprascripto Co
muni Brixie pro suprascritto precio per te iamdictum Martinum consulem et
missum ipsius comunis rendimus tradimus' cedimus ac mandamus et emancipa
mus nulli alii renditam donatam alienatam obnoxiatam vel traditam in prefato
Comuni , et faciat ex inde a presenti die Comunis Brixie aut cui dederit iure
proprietario nomine quidquid voluerit sine omni nostrae heredunque nostrorum
contradictione. Et quidem spondimus atque promittimus stipulatione inserta nos
qui supra jugales tibi cui supra Martino nomine jam dicti comunis per nos et
nostros heredes aut cui dederit suprascriptam vendictionem qualiter super legi
tur im . im . ab omni homine defendere et varentare. Quod si defendere non
potuerimus aut si vobis aliquid per quavis ingenium subtraere quesiverimus, vel
si apparuerit aliquid datum vel scriptum alicui inde a nobis factum vel aliquan
dum fuerit te in duplum suprascriptum pretium prefato comuni restituemus
propterea prenominati jugales satis cederunt in manu suprascripti Martini no
mine et vice comunis quod defendent et varentabunt Comuni suprascriptam
renditionem nominatim a Comite Muffo et Comite Goifredo de Lomello et ab
omnibus Comitibus qui nuncupantur de Sancto Martino. scilicet Gerardo. Guelfo .
Conrado. et Azone blethono rationabiliter. quod si hoc non attenderent promi
serunt pro stipulacione resarcire Comuni Brixie totum dampnum quod illud
Comune inde passum fuerit. Cuius satisdatus prefatus Ubertus advocatus et Otto
presbiter. et Guido Contano nerius de Papia constituerunt se inde debitores, et
prefatus Henricus constituit se inde tantum fidejussorem . promittentibus se it a
attendere si prefati jugales non attenderint cum stipulacione subnixa.
Postremo predicti jugales nominatim cesserunt et mandaverunt suprascripto
Comuni per suprascriptum Martinum omnes actiones et rationes quas habente
vel habere possint contra aliquam personam vel comune aliquid pro suprascri
ptis rebus vel ad eas res pertinentes. Et nominatim dederunt et mandaverunt
atque cesserunt petitionem siquidem habebant contra aliquam personam specia
liter per instrumentis et cartulis vel pro alia quacumque re sive jure successionis
sive quocumque alio quod dici vel excocitari possit in aliquo exceptis personis
macinatarum et rebus mobilibus earum .
Actum est in curte sancti Johannis q. est in territorio confentie in Episco
patu Tercellensis iuxta ecclesiam s. Ambrosii feliciter.
245

# Signa manuum suprascriptorum jugalium qui hanc cartam ut supra


legitur fieri rogaverunt.
# # # Signa manuum suprascriptorum propinquarum qui eam interro
gaverunt.
# # # Signa manuum Guidoni de Armenulfis et Amezonis de Moza tunc
Consulum Mediolani et Calisti Cavalcani consulis Novarie et brixiani vergelli et
Manfredus de Sperarii advocatus et Ricardi ac Ludrini ... Rothobio et Maffei
Capelle de Vercelli, et Maifredi de speroara et Petri de Monticellus de Novaria
et Amizonis avexane de Vercelli et Bonapacis Fabe de Brixia et Buicci judicis
de . Monteclaro, et Petri de Cunchis et Vizole de Azula et Mazaperlini
brixie et Azolini de Parza testium rogatorum .
Ego Joannes sacri pallatii Not : interfui et rogatus hanc renditionis car
tulam scripsi .

XXII.

( An . 1184 , 17 Agosto )

Lucio III. papa conferma le giurisdizioni, immunità , ed i beni , tra'


quali quelli di Sirmione, del monastero de' SS. Salvatore e Giulia
di Brescia , concessi da ' suoi predecessori.

Margarino T. II . p. 205. 206 .

Lvcivs Episcopus Servus Servorum Dei. Dilectis in Christo filiabus Gratiae


abbatissae monasterij sanctae Juliae Brixiensis, eiusq. sororibus, tam praesen
tibus, quam futuris regularem vitam professis, in perpetuum. Prudentibus vir
ginibus, quae sub habitu religionis, accensis lampadibus, per opera sanctitatis
iugiter se praeparant ire obviam Sponso, sedes apostolica debet praesidium im
partiri ne forte cuiuslibet temeritatis incursus, aut eas a proposito revocet, aut
robur , quod absit sacrae religionis infringat . 1. Eapropter dilectae in Christo
filiae , vestris iustis postulationibus clementer annuimus , et praefatum monaste
rium sanctae Juliae Brixiensis , in quo divino estis obsequio mancipatae , quod
ad ius , et proprietatem beati Petri , nullo mediante pertinere dinoscitur , ad
exemplar praedecessorum nostrorum , felicis recordationis Calixti , Innocentij et
Eugenij romanarum pontificum , sub beati Petri tutela , et nostra protectione
suscipimus, et praesentis scripti privilegio communimus. Statuentes, ut quaecumq.
praedia , quaecumque possessiones , quaecumque bona , ex munificentia bonae
246

memoriae Ansae reginae , a qua idem monasterium constat esse constructum ,


seu ex largitione illustris memoriae imperatorum , qui post eam regni guberna
cula susceperunt, vel ab alijs fidelibus collata , idem monasterium in praesentiarum
juste , et canonice possidet , aut in futurum concessione pontificum , largitione
regum , vel principum , oblatione fidelium , seu alijs iustis modis, praestante Do
mino, poterit adipisci , firma robis , et his, quae vobis successerint, et illiba
ta permaneant ; In quibus haec proprijs duximus exprimenda vocabulis. SER
MIONEM cum duabus ecclesijs , Domini videlicet Nostri Salvatoris, et sancti
Viti martyris. Cervanica, cum ecclesia sanctae Juliue martyris. Paitun ( prob.
Pailunum nunc Paitone ) cum ecclesia sanclae Juliae. Nubolaria , cum ec
clesia sancti Laurentij. Bertiagum , cum duabus ecclesijs , sancti Zenonis ,
et sancti Stephani. Nagonem Vicum , cum ecclesia sancti Alexandri. Timu
linam , cum ecclesia sanctae Juliae . Barbadam , cum duabus ecclesijs, sanctae
Mariae , et sanctae Juliae . Alfanum , cum duabus ecclesijs, sanctae Juliae , et
sancti Petri . Monticellum , cum ecclesia sanctae Mariae . Voum , cum ecclesijs
sancti Petri , et sancti Laurentij . Calvatonem , cum ecclesijs sanctae Mariae ,
sanctae Iuliae, et sancti Blasij. Scandolariam , cum ecclesia sancti Michaelis. Ci
coniariam, cum Ecclesia sanctae Mariae. Gosenagum , cum ecclesia sancti Mar
tini. Miliarinam , cum ecclesia sanctae Iuliae. Sermidam . Ecclesia Sancti Petri
in Solado, et Cappellam sanctae Iuliae de Pradellis. Praeterea quascumque alias
eurtes, villas, castelka , ecclesias, Portumn Placentinum , et Ripaticum eius ; Di
strictum , servorum , et liberorum ad vestrum coenobium pertinentium , et omnia
ad idem monasterium pertinentia, vobis nihilominus confirmamus. 2. Sane no
valium vestrorum , quae proprijs manibus, aut sumptibus colitis, sive de nutri
mentis animalium vestrorum , nullus a vobis decimas exigere , aut extorquere
praesumat. Decimas etiam, quas idem monasterium a quadraginta annis incon
cusse possedit, et in praesentiarum sine controversia possidet ; vobis, et per vos
eidem monasterio , auctoritate apostolica, confirmamus . 3. Praesenti quoq ; de
ereto saneimus , ut praedietum monasterium apostolicae sedis tutela , et regia
defensione munitum , sub nullius unquam alterius petestate, vel iurisdictionibus
redigatur. Adeout quisquam sacerdotum , nisi ab ipsius loci abbatissa fuerit in 1
vitatus, missarum ibi solennia minime celebrare praesumat. 4. Praeterea ipsius
loci abbatissae licentiam indulgemus , ecclesias ad honorem Dei construere , et
libertatem ab imperatoribus, et regibus, monasterio praefato concessam , tam
in mereatis constituendis, quam in Castellis in terris ipsius monasterij ubicun
que voluerit , pro utilitate eiusdem monasterij aedificandis , pariter roboramus.
7. Nullus etiam Episcopus, dux , marchio, comes, vicecomes, seu aliqua magna,
parvaque persona, ullum districtum, in aliquibus locis ipsius monasterij tenere,
vel iudicare, aut aliquod placitum, absque licentia abbatissae habere praesumat,
aut res ipsius spirituales, secularesve, quovis modo alienare, vel molestiam ei
2'17

inferre ; aut fodrum , vel mansionaticum, seu ripaticum , ant paratas , sive fun
ctiones aliquas exigere audeant . 6. Chrisma vero , oleum sanctum , consecrationes
altarium, seu basilicarum , ordinationes abbatissae, vel monacharum , seu cleri
corum vestrorum , qui ad sacros ordines fuerint promovendi , seu quicquid ad
sacrum ministerium pertinet , a quibuscumque malueritis Catholicis , suscipiatis
Episcopis, qui nimirum absque pravitate, et reprehensione aliqua , ea vobis con
cedant, quemadmodum a supradictis praedecessoribus nostris Calixto, Innocentio,
et Eugenio romanis pontificibus, vestro Monasterio pro fragilitate foeminei sexus
constat esse concessum . 7. Obeunie vero te , nunc eiusdem loci abbatissa , vel

earum qualibet quae tibi successerint, nulla ibi qualibet surreptionis astutia, seu
violentia praeponatur, nisi quam sorores, communi consensu, vel sororum pars con
silij, sanioris, secundum Dei timorem , et beati Benedicti regulam providerint eli
gendam . 8. Decernimus ergo , ut nulli omnino hominum fas sit , praefatum mona
sterium temere, perturbare, aut eius possessiones auferre, vel ablatas retinere,
minuere, seu quibuslibet vexationibus fatigare ; sed omnia integra conserventur
earum , pro quarum gubernatione aut sustentatione concessa sunt, usibus omni
modis profutura. Omnia suprascripta statuimus, et confirmamus cum auctoritate
romanae ecclesiae. Si qua igitur in futurum ecclesiastica , secularisve persona ,
hanc nostrae constitutionis paginam sciens , contra eam temere venire tempta
verit, secundo, tertiove commonita, nisi reatum suum , digna satisfactione, cor
rexerit , potestatis , honorisque sui dignitate careat, reamque se Divino iudicio
existere de perpetrata iniquitate cognoscat, et a Sacratissimo Corpore, ac San
guine Dei, et Domini Redemptoris Nostri Jesu Christi aliena fiat, atque in ex
tremo examine, Divinae ultioni subiaceat . 9. Cunctis antem eidem loco sua iura
servantibus, sit pax Domini Nostri Jesu Christi, quatenus, et hic fructum bonae
actionis percipiant, et apud districtum Iudicem praemia aeternae pacis inveniant.
Amen Amen . Amen .
Ego LUCIUS CATHOLICAE ECCLESIAE EPISCOPUS ss .
# Ego Johannes pbr. Card. Tit . Eccles. Sancti Marci ss.
# Ego Laborans pbr. Card . Sanctae Mariae Transtyberium Tit . Calixti s.
# Ego Theodominus Portuensis et ste Rufin . sedis eps. ss .
# Ego Henricus Albanen eps . ss.
#Ego Theobaldus Hostiens, et Vercellens eps. ss.
Ego Pandulfus pbr. Card. Tit . Basilicae XII. A postolorum ss.
#Ego Arditio Diacon. Cardinais s. Theodori ss .
# Ego Gratianus sactorum Cosmae, et Damiani Diac. Card. ss .
#Ego Gofredus Sanctae Mariae in Vialata Diac. Card. ss.
Ego Albinus Sanctae Mariae Novae Diac. Card. ss.
Dat . Veronae per manum. Hugonis Sanctae Romanae Ecclesiae Notarij XVI.
248

Kal. Septembris. Indictione III. Incarnationis Dominicae Anno M. CLXXXIV .


Pontificatus vero Domini Lucij PP . III. Anno IV.
Signum Lucij PP . III, Adivya Nos Ders SALYTARIS NOSTER .

XXIII ,

( An . 1185. 2 Gennajo )

Federico I. imperatore conferma i diritti, le immunità, ed i beni, tra '


quali quelli di Sirmione, del monastero de' SS . Salvatore e Giulia
di Brescia,

Margarino T. II . p . 906. 207

In Nomine Sanctae, et Individuae Trinitatis. Fridericus, divina favente cle


mentia Romanorum Imperator Augustus. Officium imperatoriae maiestatis, a Deo
nobis creditum , a discretione nostra postulat, et requirit ut ecclesias et eccle
siasticas personas, et ipsarum bona, in omni iure suo conservemus, et defensioni
eorum diligenti cura satagamus intendere. Quatenus, si dignitatem imperatoriae
maiestatis nostrae , iuste fuerimus prosecutis in aeterna beatitudine , aequitatis
meritum valeamus obtinere . Eapropter cognoscat , tam praesens aetas fidelium
imperij, quam successura posteritas, quod nos, pia deliberatione, sequentes dia
praedecessorum nostrorum divorum regum , atque imperatorun vestigia , abba
tissam monasterij S. Juliae in Brixia, mulierem religiosain , gratiam nomine, et
ipsum monasterium , ac personas inibi Deo militantes praesentes , et futuras ,
cum omnibus pertinentijs suis, servis videlicet, et ancillis, castris, eapelis, al
dionibus, et aldiabus, curtibus, silvis, pratis, pascuis, aquis, aquarumque decur
sibus piscationibus, molendinis, stalareis, cellis, Senodochijs, et monasterio , quod
dicitur Alina, et Campora , et Sextuno ; et monasterio in Luca , quod aedificavit
Allo Dux ; et Portu Placentino , quem piae recordationis Imperator Lotharius
secundus hoc nomine, praedecessor noster pro vestimetis sanctimonialium ibidem
Deo militantium , eidem ecclesiae contulit, et dedit, sub protectione maiestatis
$ nostrae suseipimus , et eis Imperiali auctoritate confirmamus. Ad retinendura
quoque ipsum Portum , et in perpetuun prefatae ecclesiae conservandum , impe
riali auctoritate , sub obtentu bonae voluntatis nostrae mandando praecipimus,
quatenus episcopus placentinus , qui pro tempore inibi praeerit , et universi ci
ves , siquis eum subtrahere, vel inquietare praesumpserit, fideliter elaboret ad

ejus defensionem ; assertione felicis memoriae imperatoris Lotharij sapienter


249

instructi , quod quondam palatinus comes Willehelmus , eundem Portum sibi


violenter usurpaverat. Sed postmodum iudiciali sententia imperialis curiae coa
etus est in integrum restituere ; et ipsi abbatissae, ac ecclesiae centum quinqua
ginta libras pro fructibus inde perceptis componere. Ad haec , sub ipsa prote
ctione nostra suscipimus, et eidem ecelesiae, imperiali auctoritate , confirmamus
hospitale sancti Benedicti in Monte Longo ; et totum quod in SERMIONE habet,
et piscariam in Fluvio Mincio, et Castrum Novum, situm in Monte Rizino, in
vicinia Gardae , sub debito fidelitatis nostrae, praecipientes, ut nullus comes, qui
Gardae pro tempore dominetur, nec eius quilibet missus placitare, nec distrin
gere in eis, nec paratas, nec mansionaticum , nec fodrum exigere , nec aliquo
modo molestare audeat. Ibidem quoque Nubolariam , Barbadam , Alfianum , Cal
vatonem , Ciconariam , et hoc quod in Sermida possidet, sub eadem protectione
Nostra comprehendimus, cum omnibus pertinentijs ipsorum . De qua curte , Mi
liarina videlicet praecipimus, ut nec Massarius noster in partibus illis pro tem
pore nobis serviens, nec aliquis alius sua fortitudine confisus, placitare, nec di
stringere , nec fodrum , nec paratas inde assumere , neque postulare aliqua
occasione contendant. Statuimus itaque , et imperiali auctoritate sancimus , ut
praedictum monasterium , et personas divino cultu in eo dicatas, et omnia bona
ipsius monasterij , sicut suprascripta sunt , quae nunc legitime possidet , et in
posterum praestante Domino, poterit adipisci, nullus archiepiscopus, nec episco
pus, nullus dux, nec marchio , nullus comes, neque iudex, nulla denique persona
humilis, vel alta , secularis, vel ecclesiastica ad causas audiendas, vel freda exi
genda , seu mansiones , aut paratas , vel fideiussores tollendos , aut districtum ,
sive ullas Redhibitiones, vel aliquod bonus cuiuslibet publicae functionis trahere,
vel ab eis aliquatenus exigere praesumat. Sed haec omnia penes abbatissam , et
ecclesiam salva habeantur , et pro arbitrio libere disponantur cum omni iure ,
et honeres, quae in ipsis bonis ipsa ecclesia dinoscitur habere. Quicumque igi
tur huius nostrae decretatis paginae edictum violare vel aliquibus iniuriarum
calumnijs , seu rapinis altemptare praesumpserit , in ultionem temeritatis suae ,
centum libras auri puri componat , dimidium imperiali cimerae , et reliquain
passae iniuriam ecclesiae. Huius rei testes sunt Conradus Maguntinus Archiepi
scopus, Johannes episcopus Brixiensis, Willhelmus Episcopus Astensis , Cunradus
Lubicensis electus, Gunterius abbas Leonensis, Albertus electus Bobiensis, Ro
dulphus Protlionotarius , Conradus Dux Spoletanus , Gerhardus Comes Delon .
Simon Comes de Spanheim , Comes Dipoldus de Lechesgemunde , Conradus Bur
gravius de Nuremberc. Syrus Papiensis Sacri Palatij iudex. Martinus de Ca
stello, Rodulphus Camerarius, et alii quamplures.
Signum Domni Fridrici Romanorum Imperatoris invictissimi,
Ego Gotefredus Imperialis Aulae Cancellarius , vice Phylippi Coloniensis Ar
chiepiscopi, et Italiae Archicancellarij, recognovi.
250

Acta sunt haec Anno Dominicae Incarnationis Millesimo centesimo, et LXXXV .


Indictione tertia, Regnante Domno Friderico Romanorum Imperatore gloriosis
simo , anno Regni eius XXXIII. Imperij vero Trigesimo primo. Data apud Ve
ronam IV . Nonas Ianuarij feliciter . Amen.
Ego Robertus Notarius qui dicor de Canonica Autenticum huius Exempli ,
Sigillo Domni Friderici Invictissimi Imperatoris insignitum vidi , legique nec
plus minusve isto continens, quod sensum mutet.
Ego Benevegnatus quondam Iohannis Oxellae , Sacri Palatij Notarius , All
tentică exempli huius , Domni Friderici Imperatoris Invictissimi sigillo corobo
ratum vidi, et legi , nihil plus minusve isto continens, quod sensum mutet, me
vero subscripsi.
Ego Ioannes Rubeus: Sacri Palatij Notarius , huius exempli Auctenticum
ridi, et legi , Sigillo Domini Friderici Imperatoris communitum nibil plus minu
sve isto continens, quod mutet sensum , et me subscripsi.
Ego Ventura, qui dicor de S. Julia, Domini Ottonis Romanoru Imperatoris
Not. huius exempli Auctenticum, Sigillo Invictiss. Dom . Friderici Romanor. Im
perat. communitum vidi, et legi, et sicut in illo continebatur, ita, et illud scri
psi , nihil addens, vel minuens, quod sensum , vel sententiam mutet etiamque me
in isty Exemplo subscripsi etc.
251

DOCUMENTI DEL SECOLO XIII.

XXIV .

( An . 1920. 8 Luglio )

Federico II . imperatore concede privilegj e immunità a Sirmione ( * )

In nomine sancte et individue trinitatis. Fredericus secundus divina favente


clemencia romanorum rex, et rex Sicilie semper augustus. Ad imperialem spectat
dignitatem non solum predecessorum nostrorum catholicorum Imperatorum pia
statuta inviolabiliter conservare, verum etiam nostre quoque potestatis auctori
tate irrefragabiliter ea munire. Inde est , quod omnibus Christi et imperii fide
libus tam futuris quam presentibus , notum esse volumus , qualiter nobis conse
dentibus super lacum juxta Veronam , homines liberos habitantes in insula SIRMIE
laci Benaci , Joannem consulem SIRMIE, Zanettinum Gosolengum filium quondan
Brasilij , Sucinum notarium , Ottolinum filium Boxadei, Bonaventuram de Calcidano,
Bonaventuram quondam Flatidicie, pro se, et omnibus habitantibus, et habitaturis
in prefato loco SIRMIE cum uxoribus et filiis, ac filiabus eorum , servis et ancillis,
omnibus proprietatibus , substantijs illorum mobilibus et immobilibus pro majori
securitate sub nostre imperialis potestatis mundiburdium ex integro in perpetuum
recipimus , et pro salutari remedio antecessorum nostrorum Regum et Impera
torum omnem gratiam in privilegiis eorum , que pro manibus habebant sibi
concessam , auctoritatis nostre privilegio et sigillo imperiali confirmamus. Salva
per omnia imperiali justicia Precipimus ita ut nullus Episcopus, Dux, Marchio,
Comes, Vicedominus, Sculda sius, Gastaldius, Decanus , seu aliqua magna, parva

que persona eosdem homines in prenominato loco habitantes distringere, pigno


rare, vel calumpniari presumat injuste. Et nullus potestative in eorum mansiones
· ingredi temptet , nec fiet eis contradictio piscandi per totum Benaci lacum .

( *) Questo : molti altri documenti sono tralli da un Codie pergamenaceo, da me ricordato


di supra , Jeli ' rchivio Comale di sirmione. Il suo principio è cosi : Esemciorum et line
bunicatum privilegia et antiqua Jura communitatis Sirmie que poste Sirmio a preclaro
et antiquissimo Catullo poeta l'eronensi vocata fuis, ila sequitur.
252

Nemoque illos de eorum proprietatibus absque regali judicio audeat divestire :


ripaticum , theloneum , hostaticum , aut aliquam publicain functionem per totum
italicuin regnum ab eis aliquando exigat. Ipsique et eorum posteri per aliqua
placita ab hodierna die in antea non fatigentur , sed solum semel in anno per
tres dies continuos infra octavam sancti Michaelis placitum generale sub Impe
rato e, vel ejus misso faciant, et per unamquamque illarum trium dierum duo
decim hominibus comestionem semel in die tribuant Quilibet preterea focus
SIRMIE , excepta domo tantummodo de ecclesia debet dare Imperatori in pisci
bus unum denarium mediolanensem in natale domini , alterum in pasca resure
ctionis, tertium in pentecostes : et sic liceat eis cum eorum substantia mobili et
imobili, acquisita et acquirenda, sub nostre defensionis mundiburdio quiete vivere.
Si quis igitur hoc nostre auctoritatis mundiburdiumi infringere presumpserit ,
sciat se compositurum auri optimi libras centum medietatem nostre Camere, et
medietatem predictis hominibus eorumque heredibus. Quod ut verius credatur,
et creditwm observetur signo et sigillo nostro presente cartula conscribi et mu
niri jussimus. Hujus rei testes interfuerunt presentes Bartholdus patriarcha
aquilejensis, Oricus patavensis episcopus, Jacobus taurinensis episcopus , Ludo
vicus dux bavarie , Diapoldus marchio de hohenbergen , Guarnerius Dapiſer de
berlenda , Anselmus de justina regalis aule marescalcus, et alij quamplures. Da
tum super lacu octavo Idus Iulij 1220. Archicancelarius regnorum .
In Christi nomine. Ego Guilielmus q . Joannis de Bonosijs civis Verone con
trate sancti Vitalis publicus imperiali auctoritate notarius, suprascriptum privi
legium imperiale munitum sigillo prefati Serenissimi principis et dni dni Fridrici
secundi imperatoris cum imagine ipsius in sua magestate sedentis cera rubea
impresso , a suo vero et publice auctentico et originali non abolito non cance
lato , neque in aliqua sua parte viciato , bene et fideliter de verbo ad verbum ,
nil per me addito vel diminuto quod sensum vel sentenciam mutet in aliquo
et pro ut continebatur in dicto privilegio , ita in hoc transumpto inseritur et
'continetur , ne dicte Comunitatis et hominum SIRMIE et nunc SIRMIONI vocate
iurisditiones et Jura- antiqua pereant, tramsumpsi et auctenticavi, de commis
sione imposicionis spectabilis et sapientis Jurisconsulti domni Joannisnicole de
faelis de clavica Verone Judicis consulis comunis Verone ad locum . Leopardi
palacij Juris comuni Verone deputati , tempore regiminis potestarie magnifici
ei generosi viri domini Charuli marino de Venecijs honorabilis potestatis civi
tatis et districtus Verone pro nostro Serenissimo ducali dominio Veneciarum etc.
Proindeque transumptum ipsum cum suo auctentico et originali privilegio in
contravi et auscultavi cum prudente viro Dominico notario de rainaldis de sancto
Ioannen in Valle qui se subscrivere debet , et utrumque concordatur , ideo me
subscripsi. Signo meo tabelionatus apposito consueto in principio hujus mee sub
scriptionis in fidem robur et memoriam perpetuam omnium et singulorum
253

premissorum . Proquorum coroboracione et firmitate majori prefatus dominus


judex consul sedens pro tribunali ad dictum ejus Juris locum eis omnibus et
singulis suam et officij sui , ac comunis et pru comuni Verone auctoritatem in
terposuit, pariterque judiciale decretum .
Ego Dominicus filius Bartholomei de raynaldis de sancto Joanne in valle Ve
rone publicus imperiali auctoritate notarius et Iudex ordinarius : exemplum
predictum prefati privilegij una cum egregio viro Guilielmo notario de bonosijs
prefato : per ipsum sumptum , et transcriptum a suo originali autentico coram
prefato domino judice Consule diligenter auscultavi et incontravi cum dicto suo
originali et quia utrumque concordare inveni de mandato prefati domini judicis
consulis me subscripsi , et ad majoris roboris firmitatem in principio hujus mee
subscriptionis mei tabellionitus signum apposui consuetum .

XXV.

( An . 1251 , 20 Seltenibre

innocenso IV . papa conferma al monastero de ' ss. Salvatore e Giulia


di Brescia i privilegj conceluli dui suoi predecessori.

Margarini T. II . p . 270-71-72 .

INNOCENTIVS Episcopus Servus Servorum Dei . Dilectis in Christo filiabus


Tutbenae abbatissae monasterij sanctae Iuliae Brixien . eiusque sororibus tam
praesentibus, quam futuris regularem vitam professis, in perpetuum . Prudentibus
Virginibus, quae sub habitu religionis, accensis lampadibus, per opera sanctita
tis iugiter se praeparant obviam sponso ire , sedes apostolica debet praesidium
impartiri ; ne forte cuiuslibet temeritatis incursus, aut eas a proposito revocet,
aut robor, quod absit, sacrae religionis infringat . 1. Eapropter dilectae in Christo
filiae, vestris postulationibus clementer annuimus, et monasterium sanctae Iuliae
Brixien , ordinis sancti Benedicti, in quo divino estis obsequio mancipatae, quod
ad jus , et proprietatem beati Petri , nullo mediante pertinere dinoscitur , ad
exemplar praedecessorum nostrorum felicis recordationis Calixti , INNOCENTIS ,
EUGENIJ , et Lucis Romanorum Pontificum , sub beati Petri tutela , et nostra
protectione suscipus ; et praesentis scripti privilegio communimus. Statuentes, ut
quaecumque praedia , quascumque possessiones, quaecumque bona ex muniſicen
tia bonae memoriae Ansae reginae, a qua idem monasterium constat esse con
structum , seu ex largitione illustris memoriae imperatorum , qui post eam regni
254

gubernacula susceperunt , vel ab alijs fidelibus collata , idem monasterium im


praesentiarum iuste, et canonice possidet, aut in futurum concessione pontificum ,
largitione regum, vel principum , oblatione fidelium , seu alij iustis modis, prae
stante Domino, poterit adipisci , firma vobis, et his, quae vobis successerint, et
illibata permaneant. In quibus haec proprijs duximus exprimenda yocabulis.
SEPMIONEM, cum duabus ecclesijs , Domini videlicet nostri Salvatoris, et sancti
Viti Martyris. Cervanicam , cum Ecclesia sanctae Iuliae martyris. Paitunum cum
ecclesia sanctae Juliae. Nibolarian , cum ecclesia sancti Laurentij . Berciagum ,
cum duabus ecclesijs s. Zenonis , et sancti Stephani . Magonem Vicum , cum ec
clesia sancti Alexandri. Timulinam , cum ecclesia s. Tuliae, Barbadam cum duabus
ecclesijs, sanctae Mariae, et sanctae Iuliae . Altianum cum duabus ecclesijs san
ctae Iuliae , et sancti Petri. Monticellum , cum ecclesia sanctae Mariae. Voum ,
eum ecclesijs sancti Petri, et sancti Laurentij. Calvatonem , cum ecclesijs sanctae
Mariae, sanctae Iuliae , et sancti Blasij. Scandolariam , cum ecclesia sancti Mi
chaelis. Ciconariam , cum ecclesia sanctae Mariae. Gosenagum , cum Ecclesia
sancti Martini. Miliarinam , cum ecclesia sanctae Iuliae, Sermidam , ecclesiam
sancti Petri in Solado, et Capellam sanctae Iuliae de Pradellis. Praeterea qua
scumque alias curtes, villas, castella , ecclesias . Portum Placentinum , et Ripati
cum eius. Districtu servorum , et liberorum ad vestrum coenobium pertinentium,
et omnia ad idem monasterium pertinentia vobis nihilominus confirmamus. 2. Sane
Novalium vestrorum , quae proprijs manibus, aut sumptibus colitis, sive de nu
trimentis animalium vestrorum , nullus a vobis decimas exigere, aut extorquere
praesumat. Decimas etiam , quas idem monasterium a quadraginta annis incon
cusse possedit , et in praesentiarum sine controversia possidetis , vobis , et per
vos eidem monasterio , auctoritate apostolica, confirmamus. 3. Praesenti quoque
decreto sancimus, ut praedictum monasterium apostolicae sedis tutela , et regia
defensione munitum , sub nullius umquam alterius potestate, vel iurisdictione re
digatur ; adeout quisquam sacerdotum nisi ab ipsius loci abbatissa fuerit invi
tatus, missarum solemnia minime celebrare praesumat. 4. Praeterea ipsius loci
abbatissae licentiam indulgemus , ecclesias ad honorem Dei construere , et liber
tatein ab imperatoribus, et regibus monasterio praefato concessam , tam in mer
calis constituendis , quam in castellis in terris ipsius monasterij ubicumque
voluerit, pro utilitate eiusdem monasterij aedificandis, pariter roboramus. 5. Nul

lus etiain Episcopus , Dux , Marchio , Comes , Vicecomes , seu aliqua magna ,
parvaque persona ullum districtum in aliquibus locis ipsius monasterij tenere ,
vel iudicare, aut aliquod placitum , absque licentia abbatissae habere praesumat ;
aut res ipsius spirituales , secularesve , quovis modo alienare , vel molestiam ei
inferre, aut fodrum , vel mansionatieum , seu ripaticum , aut paratas, sive fan
etiones aliquas exigere audeat. 6. Chrisma vero oleum sanctum , consecrationes
altarium , seu Basilicarum , ordinationes abbatissae, vel monacurum, seu clerico
255

rum vestrorum , qui ad sacros ordines fuerint promovendi , seu quicquid ad


sacrum mysterium pertinet, a quibuscumque malueris catholicis suscipietis epi
scopis, qui nimirum absque pravitate, et repraehensione aliqua, ea vobis con
cedant, quemadmodum a supradictis praedecessoribus nostris Calixto, Innocentio ,
Eugenio, et Lucio Romanis Pontificibus, vestro monasterio , pro fragilitate foe
minei sexus , constat esse concessum. 7. Obeunte vero , te nune eisdem loci

abbatissa , vel earum qualibet , quae tibi successerint , nulla ibi qualibet surre
ptionis astutia , seu violentia praeponatur, nisi quam sorores communi consensu ,
vel sororum pars consilij sanioris , secundum Dei timorem , et beati Benedicti
regulam providerint eligendam. 8. Decernimus ergo, ut nulli omnino hominum
fas sit praefatum monasterium temere perturbare, aut eius possessiones auferre,
vel ablatas retinere , minuere , seu quibuslibet vexationibus fatigare ; sed omnia
integra conserventur earum pro quarum gubernatione, ac sustentatione concessa
sunt , usibus omnimodis profutura ; Omnia suprascripta statuimus , et confirma
mus auctoritate Romanae Ecclesiae. Si qua igitur in futurum ecclesiastica, se
cularisve persona, hanc nostrae constitutionis paginam sciens contra cam temere
venire temptaverit, secundo , tertiove commonita, nisi reatum suum , digna sati .
sfactione , correxerit , potestatis , honorisque sui dignitate careat ; reamque se
divino inditio existere de perpetrata iniquitate cognoscat , et a sacratissimo
Corpore , ac Sanguine Dei , et Domini Redemptoris nostri Iesu Christi aliena
fiat atque in extremo examine , districtae ultioni subiaceat. 9. Cunctis autem
eidem loco sua iura servantibus, sit pax Domini nostri Iesu Christi, quatenus ,
et hic fructum, bonae actionis percipiant, et apud districtum Indicem , praemia
aeternae pacis inveniant. Amen . Amen . Amen .
EGO INNOCENTIUS CATOLICAE ECCLESIAE EPISCOPUS ss .
# Ego Petrus .. eps. ss.
# Ego frater Iohannes tit. s. Laurentij in Lucina Presb . Card. ss.
#Ego Iohannes Sci Nicolai in Carcere Tulliano Diac. Card . ss.
#Ego Wills sci Eustachij Diaconus Card . ss.
Datum Brixiae, per manum Magistri Marini Sanctae Romanae Ecclesiae Vi
cecancellarij XII Kalen : Octobris, Indictione IX . Incarnationis Dominicae Anno
MCCLI. Pontificalus vero Domini Innocentij Papae IV . Anno Nono.
256

XXVI.

( An . 1267. 1 Novembre )

L'imperatore Corrado II. concede alla terra di Sirmione


i privilegj largiti dai suoi predecessori.

Inedito nell'archivio di quel Comune.

Conradus secundus Dei gracia Ierusalem et Sicilie rex , dux Suuevie. Per
presens privilegium notum facimus universis tam presentibus quam futuris quod
nos attendentes privilegium avi nostri divi augusti domini Fridrici secundi tunc
Romanorum et Sicilie regis , quod Plazadeus de SIRMIE et Bonadomanus pro
curatores ipsius universitatis terre SIRMIE non abvlitum non cancellatum , nec
in aliqua sui parte viciatum in nostra presentia obtulerunt, Iussimus in forinam
redigi et exemplum , cujus forma talis est . In nomine sancte et individue trini
tatis. Fridricus secundus divina favente clementia Romanorum rex et rex Sicilie
semper augustus. Ad imperialem spectat dignitatem non solum predecessorum
nostrorum catholicorum Imperatorum pia statuta inviolabiliter conservare, verum
eciam nostre quoque potestatis auctoritate irrefragabiliter ea munire. Inde est
quod omnibus Christi et Imperij fidelibus tam futuris, quam presentibus notun
esse volumus , qualiter nobis consedentibus super lacu juxta Veronam , homines
liberos habitantes in insula SIRMIE laci benaei , loannem consulem SIAME , Za
nettinum , guxolengum filium quondam brasilij , Suciouin notarium , Ottolinum
filium boxadei, Bonaventuram de calcidano , Bonaventuram quondam flatidicie ,
pro se et omnibus habitantibus et habitaturis in prefato loco SIRMIE cum uxo
ribus et filijs ac filiabus eorum , servis et ancillis, omnibus proprietatibus sub
stancijs illorum , mobilibus et immobilibus, pro majori securitate sub nostre im
perjalis potestatis , mundiburdium ex integro in perpetuum recipimus , et pro
salutari remedio antecessorum nostrorum regun et imperatorum omnem graciam
in privilegijs eorum , que pro manibus habe bant , sibi concessam , auctoritatis
nostre privilegio et sigillo imperiali confirmamus, salva per omnia imperiali ju
sticia . Precipimus ita ut nullus Episcopus, dux , marchio, comes , vicedeminus,
sculdasius , gastaldius , decanus , seu aliqua magna , parvaque persona eosdem
homines in prenominato loco habitantes distringere, pignorare vel calumnpniari
presumat iniuste. Et nullus potestative in eorum mansiones ingredi temptet, nec
het eis contradictio piscandi per totum benaci lacum . Nemoque illos de eorum
proprietatibus absque regali judicio audeat divestire ripaticum theloneum hosta

1
257

ticum , aut aliquam publicam functionem per totum italicum regnum ab eis ali
quando exigat. Ipsique et eorum posteri per aliqua placita ab hodierna die in
antea non fatigentur , sed solum semel in anno per tres dies continuos infra
octavam sancti Michaelis placitum generale sub Imperatore vel ejus misso fa
ciant, et per unamquamque illorum trium dierum duodecim hominibus come
stionem semel in die tribuant. Quilibet preterea focus SIRMIE , excepta domo
tantummodo de ecclesia debet dare Imperatori in piscibus unum denarium me
diolanensem in natale domini , alterum in pasca resurectionis , tertium in pen .
tecostes , et sic liceat eis cum eorum substancia mobili et immobili acquisita
et acquirenda sub nostre defensionis mundiburdio quiete vivere. Siquis igitur
hoc nostre auctoritatis mundiburdium infringere presumpserit, sciat se compo
siturum auri optimi libras centum , medietatem nostre camere, et medietatem
predictis hominibus eoruinque heredibus. Quod ut verius credatur et creditum
observetur signo et sigillo nostro presente cartula conscribi et muniri jussimus .
Hujus rei testes interfuerunt presentes Bertholdus patriarcha aquilejensis, Oricus
patavensis episcopus, Jacobus taurinensis episcopus, Lodovicus dux bavarie, Dia
poldus marchio dehohenbergen , Guarnerius dapifer de berlenda , Anselmus de
justina regalis aule marscalcus et alii quam plures. Actum Fridrici secundi
Romanorum regis et regis Sicilie invictissimi. Hijs itaque inspectis et diligenter
omnibus immo diligencius consideratis et intellectis, juxta penam ipsorum taxa
tam et impositum ab avo nostro carissimo predicto , duximus de gratia confir
manda, Mandantes universis hominibus de alegisio districte ne contra formam
mandati bujusmodi nostri audeat aliquatenus attemptare. Hujus autem regalis
confirmationis nostre testes sunt. Lodovicus comes palatinus Reni, dux bavarie,
Fridricus dux austrie , avunculi nostri carissimi , Meinardus comes goricie et
tiroli , et alij comites, magnates, baranes curie quamplures. Unde eciam ad fu
turam et ipsorum hominum eternam memoriam et cautelam , presens scriptum
ipsis duri jussimus majestatis nostre sigillo munitum . Actum et datum in Verona
per manus magistri Fridrici curie nostre notarij dilecti Anno dominice incar
nacionis Millesimo ducentesimo sexagesimo septimo , primo intrante novembri ,
undecime Indictionis.

In Christi nomine. Ego Guilielmus q. Joannis de bonosijs cujus Verone con


trate sancti Vitalis publicus imperiali auctoritate notarius, suprascriptum privi
legium imperiale munitum sigillo prefati Serenissimi principis et dni dni Conradi
secundi imperatoris , cum imagine ipsius in sua magestate sedentis cera rubea
impresso , et cum cordulis siricis pendenti , a suo vero et publico auctentico et
originali , non abolito non cancelato , neque in aliqua sui parte viciato , bene et
fideliter de verbo ad verbum nil per me addito vel diminuto quo sensum vel
sentenciam mutet in aliquo, et prout continebatur in dicto privilegio, ita in hoc
transumpto inseritur et continetur, ne dicte Comunitatis et hominum SIRMIE et
33
258

nunc Sirmioni vocate jurisdictiones et jura antiqua pereat , transumpsi et au


ctenticavi, de commissione imposicionis spectabilis et sapientis jurisconsulti dni
Joannis Nicole de faelis de clavica Verone judicis consulis comunis \ erone ad
locum sive banchum Leopardi palacij juris ejusdem comunis Verone deputati tem
pore regiminis potestarie magnifici et generosi viri dni Charuli marino de pe
necijs honorabilis potestatis civitatis et districtus Verone pro nostro Serenissimo
ducali dominio Veneciarum etc. Proindeque transumptum ipsum cum suo aucten
tico et originali privilegio incontravi et auscultavi cum prudente viro Dominico
nutario de rainaldis de sancto Joanne in Valle qui se subscribere debet, et quia
utrumque concordare inveni ideo me subscripsi. Signo meo tabelionatus apposito
consueto in principio hujus mee subscripcionis in fidem robur et memoriam
perpetuam omnium in singulorum premissorum . Pro quorum coroboracione et
firmitate majori prefatus dns judex consul sedens pro tribunali ad dictum ejus
Juris banchum eis omnibus et singulis suam et officij sui ac comunis et pro
comuni Verone auctoritatem interposuit pariterque judiciale decretum .
Ego Dominicus filius Bartholomei de Raynaldis de sancto Joanne in Valle
Verone publicus imperiali auctoritate notarius et Judex ordinarius exemplum
privilegij suprascripti : una cum egregio viro Guilielmo notario suprascripto :
per ipsum sumptum et transcriptum a suo originali auctentico coram prefato
dno judice consule diligenter auscultavi et incontravi, cum dicto suo originali:
Et quia utrumque concordare inveni : Ideo de mandato prefati domini judicis
consulis me subscripsi, et ad majoris roboris firmitatem in principio hujus mee
subscriptionis mei tabellionatus signum apposui consuetum .

XXVII .

( An . 1277 . Luglio )

Nicolò III, dona ad Alberto e Nicolò della Scala , del fi Mastino, ed


a Federico ed Alberto pure della Scula del fu Alberto dello Pic
cardo , il castello di Nasi per la persecuzione , e la punizione da
essi inflitta agli eretici Patarini.

Verci Storia della Marca Trivigiana e Veronese .


Venezia MDCCLXXXVII . T. VII. p. 8 . 9.

Nicolaus Episcopus servus servorum dei dilecto filio fratri Philippo de Man
tna ordinis fratrum minorum salutem et apostolicam benedictionem. Considerantes
sincere dilectionis affectum , quem dilectissimi filii, et nobiles Albertus de Scala ,
et Nicolaus qu. Mastini militis , et Federicus ac Albertus frater ejus filii et
259

heredes qu. Alberti dicti Piccardi nepotes ejus cives Veronenses erga Romanam
gerunt Ecclesiam , et gerent ut speratur, et creditur in futurum , quodque circa
promovendum negotium fidei se promptos exhibent , et ferventes Inquisitoribus
pravitatis heretice in illis partibus per sedem apostolicam deputatis , assistendo
favoribus et consiliis et auxiliis oportunis ; pensantes etiam , quod prefati Al
bertus de Scala , et Mastinus et Albertus dictus Piccardus , dum viverent , in
facto captionis Patarenorum , qui dudum in Castro SERMIONIS ejusdem diecesis
morabantur se viriliter , et laudabiliter habuerunt , prout ipsa faeti evidentia
patefecit , dignum fore cognovimus et conveniens rationi , ut eosdem Albertum
de Scala, et Nicolaum , Federicum et Albertum fratrem ejus propter hujusmodi
sua , et eorumdem patrum suorum merita specialibus gratiis , et favoribus pro
sequamur , ut ipsi ex hoc se gaudeant Ecelesie fuisse devotos , et alii eorum
exemplo ad devotionem ipsius Ecclesie, ac etiam ad promotionem negotii supra
dicti reddantur non immerito promotionem negotii supradicti reddantur non im
merito promptiores. Cum itaque sicut ad nostrum pervenit auditum , quod Exe
linus de Romano manifestus ipsius Ecclesie inimicus , ac de crimine pravitatis
ejusdem dum viveret publice fuerit diffamatus, seu etiam condemnatus, quoddam
in alieno solo , seu loco predicte diecesis Castrum , quod vulgariter Castrum
Ila sii nuncupatur, edificari, seu construi fecerit adhuc vivens, et predictus locus
justo ut dicitur titulo ad nobiles pervenerit supradictos. Nos volentes eis obse
quiorum , et meritorum obtentu gratiam facere specialem tibi concedendi , do
nandi , et tradendi eisdem nobilibus turrim cum palatio , et macerie , que de
dicto Castro superesse dicuntur cum omnibus juribus, et pertinentiis suis , qua
tenus hac ad Romanam Ecclesiam spectare noscuntur, ab eis et eorum heredi
bus in perpetuum possidenda , si expedire putaveris vice ac nomine Romane
Ecclesie plenam et liberam presentium auctoritate concedimus facultatem . Dat .
Rome . Kal. Julii Pontificulus nostri anno secundo.
260

DOCUMENTI DEL SECOLO XIV .

XXVIII .

( An . 1324. 20 Agosto )

Cangrande 1, della Scala conferma i privilegj e le immunità


del Comune di Sirmione.

laedito nell'Archivio di quel Comune.

Nos Canisgrandus De la Scala Imperiali auctoritate Vicarius Verone et Vin


centie etc. Cupientes semper ut concessiones , et privilegia Romanorum principum
penes nos et nostros subditos jugiter serventur illesa et maxime Comuni et ho
minibus SERMIONI bene meritis et dilectis nostris, qui ut eorum privilegia immu
nitates sententias et jura conservari facere dignaremur nos, humiliter suplicarunt,
ex certa scientia ex vigore nostri Vicariatus, ac de nostre plenitudine potestatis
de gracia speciali Volumus et mandamus ut eorum privilegia et immunitates
concessa per Romanorum reges Comuni et hominibus dicte terre SERMIONI , ac
sententie late et precepta facta per quondam recolande memorie Dnum Alber
tum de la Scala genitorem nostrum , ac fratrum nostrorum, et potestates Verone
super tali immunitate debeant prefato Comuni , et hominibus inviolabiliter ob
servari. Tenore presentium imponentes potestati nostro Verone et successoribus
suis, nec non ceteris Judicibus et officialibus nostris et Comunis Verone , qui
nunc sunt, seu qui pro tempore fuerint, quatenus predictum Comune , et homines
ultra illud quod in eorum privilegiis , preceptis seu sentenciis et juribus conti
netur, de cetero nullatenus debeant molestare, vel permittere molestari, sed ipsis
hominibus et Comuni de Sermiono predicta privilegia, sentencias, atque Jura di
ctorum Comunis et hominum SERMIONI debeant inviolabiliter observare et facere
observari. Non obstantibus aliquibus statutis seu reformationibus Comuis Verone
factis etiam et fiendis , que predictis in aliquo obviarent. In cujus rei evidens
testimonium et noticiam clariorem presentes scribi jussimus per Albertum de
la colcerella notarium nostrum, et nostri sigilli appensione muniri. Datum Verone
die duodecimo mensis Augusti . Millesimo trecentesimo vigesimo quarto septime
Inditionis.
261

In Christi nomine. Ego Guilielmus qu. Joannis de bonosiis Civis Verone


contrate Sci Vitalis publicus Imperiali auctoritate notarius, suprascriptum pri
vilegium munitum sigillo prefati illustris Domini Canisgrandi imperialis Vicarii,
cera rubea impresso , et cum cordulis siricis appenso a suo vero et publico
auctentico et originali non abolito non cancellato , neque in aliqua sui parte
viciato , bene et fideliter de verbo ad verbum nil per me addito vel diminuto ,
quod sensum vel sententiam mutet in aliquo et prout continebatur in dic.o
privilegio ita in hoc tramsumpto inseritur et continetur , ne dicte Communitatis
et hominum SIRMIORI Jurisditiones, et Jura antiqua pereant, tramsumpsi et au

ctenticavi de commissione imposicionis spectabilis et sapientis legum doctoris


dni Joannis nicole de faelis de clavica Verone Judicis consulis communis Verone
ad locum sive banchum Leopardi palatij juris ejusdem communis Verone depu
tati, tempore l'egiminis et potestarie magnifici et generosi viri dni Charuli ma
rino de Venetijs honorabilis Potestatis civitatis et districtus Verone pro nro
Serenissimo ducali dominio Venenarum etc. Proinde quod tramsumptum ipsum
cum suo auctentico et originali privilegio incontravi et auscultavi, cum prudente
viru Dominico notario de Rainaldis de Sto Juanne in Valle qui se subscribere
debet , et quia utrumque concordare inveni ideo me subscripsi. Signo meo ta
belionatus apposito consueto in principio hujus mee subscripcionis in fidem robur
et perpetuam memoriam omnium et singulorum premissorum . Pro quorum co
roboracione et majori firmitate prefatus dūs. Judex consul sedens pro tribunali
ad dictum ejus juris locum sive banchun eis omnibus et singulis , suam et of
ficij sui ac Commumis , et pro Communi Verone auctoritatem interposuit pari
terque Judiciale decretum .
Ego Dominicus filius Bartholamei de Raynaldis de Sto Joanne in Valle Ve
rone publicus imperiali auctoritate notarius , et judex ordinarius predictum
exemplum suprascripti privilegij una cum egregio viro Guillielmo de bonosiis
notario suprascripto per cum ut supra tramsumptum et transcriptum a sio
originali autentico : coram prefato dno Judice Consule diligenter auscultavi et
incontravi cum dicto Originali : Et quia utrumque concordare inveni de mandato
prefati Uni Judicis Consulis me subscripsi et ad majoris roboris firmitatem si
gnun mei tabellionatus in principio hujus mee subscripcionis consuetum apposui.
262

XXIX .

( An . 1330. 2a Febbrajo )

Mastino II. della Scala conferma al Comune di Sirmione i privilegj


concessi da' suoi predecessori, tra' quali la licenza di pescare libe
ramente in tulto il Benaco.

Inedito nell'archivio di quel Comune.

Nos Mastinus De la Scala una cum magnifico Dno Alberto De la Scala


carissimo fratre nostro civitatum Verone, Padue, Vincencie, Tarvisij, Feltri, et
Belluni Capitaneus, et Dns Generalis, Predecessorum nostrorum vestigia immitari
volentes , ac condigna remuneratione benemeritis providere , auctoritate qua
fungimur. Comune et homines terre SERMONT ab omnibus oneribus , realibus ,
personalibus atque mixtis, et cujuscumque alterius condictionis existant, impositis
et imponendis per Comune Verone , ad nostre beneplacitum voluntatis immunes
esse volumus et mandamus , nec non concedentes eisdem licentiam piscandi in
lacu benaci libere sine cujuscumque impedimento. Non minus etiam confirmantes
eisdem concessiones omnes super immunitatibus dictis Comuni et hominibus per
nostros antecessores hactenus prestitas et concessas . Mandantes insuper ...
Potestati et ceteris nostris et Comunis Verone officialibus presentibus et futuris,
quatenus non obstantibus aliquibus statutis, Juribus et reformationibus Comunis
Verone predictis in aliquo obviantibus, seu que predictis aliquatenus derogarent,
quibus omnibus quantum est in hac parte ex certasciencia derogamus , dictam
concessionem et gratiam debeant inviolabiliter observare et observari facere , et
pullatenus contrafacere, vel venire sub pena nostro arbitrio aufferenda. Ad cujus
nostre gratie robur et evidenciam cerciorem has jussimus nostri sigilli a pen
sione muniri. Aetuin et datum Verone. Anno Dni nostri Dni Jesu Christi curent e
Millesimo trecentesimo trigesimo. Indicione tercia decima , Die Jovis vigesimo
secundo Mensis Februarij . Ego Bartholomeus filius Dni Jacobi de ferabobus Civis
Verone Notarius et scriba prefati Dni Mastini scripsi.
In Christi Nomine. Ego Guilielmus quonda Joannis de bonosiis Civis Verone
Contrate Sti Vitalis publicus imperiali auctoritate notarius, antedictum privile
gium munitum sigillo prefati Illustris Dni Mastini De la Scala Capitanei cera
rubea impresso et cum cordulis viridis appenso , et pendenti , a suo vero et
publico auctentico et originali non abolito non cancelato , neque in aliqua sua
parte viciato, bene fideliter et acurate de verbo ad verbum , nil per me addito
2 63

vel diminuto quod sensum vel sententiam mutet in aliquo, et pro ut continebalur
in dicto privilegio ita in hoc tramsumpto inseritur et continetur, ne dicte Com
munitatis et hominum SIRMIUNI Jurisdictiones et jura antiqua suarum immunita
tum pereant tramsumpsi, tranıscripsi et auctenticavi, de commissione imposicionis
spectabilis et sapientis legum doctoris Doni Joannis Nicole de faelis de clavica
Verone judicis consulis communis Verone ad locum sive banchum Leopardi pa
lucij juris ejusdem communis Verone deputati , tempore regiminis et potestarie
magnifici et generosi viri dni Charuli marino de Venecijs honorabilis potestatis
Civitatis et districtus \ erone pro nostro Serenissimo ducali dominio Veneciarum
etc. proindeque tramsumptum ipsum cum suo auctentico et originali privilegio
incontravi et auscultavi cum prudente viro Dominico notario de Rainuldis de
Sto Ioanne in Valle qui subscribere debet, et quia utrumque concordare inveni,
ideo me subscripsi, Signo meo tabelionatus apposito consueto in principio hujus
mee subscriptionis in fidem robur et memoriam perpetuam omnium et singulo
rum premissorum . Proquorum coroboracione et firmitate majori prefatus dnus
Judex consul sedens pro tribunali ad dictum ejus Juris locumsive banchum eis
omnibus et singulis suam et officii sui ac communis et pro comuni Verone au
ctoritatem interposuit pariterque judiciale decretum .
Ego Dominicus filius Bartholomei de raynaldis de Sto Joanne in Valle Vo
rone publicus Imperiali auctoritate notarius et judex ordinarius exemplum pre
dictum privilegii prefati una cum egregio viro Guillielmo notario de bonosiis
notario prefato per euin ut supra transumptum et transcriptum a suo originali
auctentico coram prefalo Dno judice consule diligenter auscultavi, et incontravi
cum dicto originali. Et quia utrumque concordare inveni de mandato prefati
Dni judicis consulis me subscripsi, et ad majoris roboris firmitatem signum mei
tabellionatus in principio hujus mee subscriptionis apposui consuetum .
264

XXX .

( An . 1351. 14 Laglio )

Luca Leoni di Venezia podestà di Verona ordina a tutti i Copitani


Vicari, Massari , e Comuni di rispettare i privilegj confirmuli e
concessi da Cangrande II, Canfrancesco , e Paolo Alboino, Signori
della Scalır, alla terra di Sirmione sollo la cominatoria di alcune
auimende pecuniarie ,

Inedito nell'archivio di quel Comune.

Volentes exequi adimplere et integre ad effectum deducere et ab alijs duci


facere exequi et adimpleri Mandatum confirmationis, concessionis et gratia per
Magnificos dominos nostros duninos Canemgrandum , Canemfranciscum , et Pullo
lumalbuinum fratres de la Scala civitatum Veronae Vincentiae et Dominos gene
rales vigore sui arbitrij et de eorum plenitudine potestatis limitatum et confir
matum comuni et hominibus terrae SERMIONI de gardesana veronensis districtus.
Necnon etiam exequi volentes juridice omnia alia et singula sua jura, tam im
perialia quam alia quecunque eisdem comuni et hominibus concessa et indulta
tenore presentium districtius inbibentes tradimus in mandatis Universis et sin
gulis, Capitaneis, Vicarijs, massarijs, Comununibus, hominibus et officialibus totius
Gardesanae , necnon et nostris et comunis veronae presentibus et futuris et
quibusvis alijs , ad quos presentes pervenerint seu presentatae fuerint, manda
mus quatenus de cetero aliqualiter non debeant, audeant, nec prosumant inquie
tare, impedire, nec molestare , nec impediri 'inquietari nec molestari permittere
predictos commune , et homines , nec eorum aliquem dicte terrae SERMIUNI de
aliquibus oneribus, et factionibus realibus et personalibus, sive mixtis, per que
jura praedicti de SERMONO et quilibet eorumdem esse videntur exempti de pre
dietis liberi et immunes , sed predicta jura inviotabiliter volumus observare et
attendere , et observari et attendi debere per quoslibet officiales de Gardesana
vecnon , et nostros et Comunis Verone , presentes futuros banno tamen cc Ibr
de bonis proprijs cuiuslibet Capitanei, Vicarij , et massarij, banno. c. Ibr de bonis
proprijs cujuslibet comunis. et banno. L Ibre de bonis proprijs quorumcumque
aliorum predicta ducentium in contemptum . In cujus rei testimonium nostras
patentes litteras mandavimus nostri Sigilli impressionis munimine roborari . Da
tum et actum in palacio Communis Veronae Die Jovis XIIIJ . Julij Millesimo
CCCLI indictione quarta.
269

XXXI .

( An . 1382. 28 Ollobre )

Giudicato di Antonio della Scala intorno ad una questione di pesca


tra Peschiera e la Comunità di Sirmione , con cui si conferma il

possesso a quest'ultima d'una peschiera esistente tra il cosi dello


Ponle del Bisso ed il fondo denominalo Rielo.

Inedito nell'archivio di quel Comune.

Nos Antonius de la Scala Veronae ecc . Imperialis Vicarius generalis. Cum hoc
sit , vel esset quod lis , et questio , seu controversia fovet inter Commune , et
homines de Pischeria districtus Veronae, ex una parte, et Coinmune , et homines
terrae SERMIONI ex altera parte , sive inter agentes, et facientes pro dictis Com
munibus in eo , et de eo , et super eo quod dicti Commune et homines terrae
Pischeriae, sive agentes, et facientes pro eis dicebant, et asserebant totam in
frascriptam Pischeriam tam inter Canellas quam extra Canellas de jure specta
re , et pertinere dictis Communi, et hominibus dictae terrae Pischeriae, et dictum
Commune et homines dictae Pischeriae sollummodo habere jus piscandi in tota
dicta Piseheria tam inter Canellas quam extra Canellas , et non dictum Coin
mune SERMIONI .
Et ex diverso dictum Commune , et homines terrae SERMIONI, sive Agentes,
et facientes pro eis dicebant , et asserebant totam dictam Pischeriam tam inter
Canellas, quam extra Canellas spectare, et pertinere dictis Communi, et hominibus
dictae terrae SERMIONI et dictum Commune, et homines dictae terrae SERMONI
solun :modo habere jus piscandi in tota dicta pischeria tam intra Canellas ,
quam extra , et non dictum Commune Pischeriae. Et cum super predictis quo
tidie major lis et controversia augeretur , et augeri dubitaretur inter partes
predictas.
Cumy. Nos praefactus Antonius de la Schala etc. per quamplures personas quas
ad hoc duximus elligendas audivi videri , et examinari jura partium praedicta
rum fecerimus nec non ipsa partium predictarum jura , et rationes voluerimus
personaliter intelligere et audire siqua jura dictae partes vel earum aliqua ob
tineret . Cum etiam omnibus utriq. diligenter libratis , et justa , et ratinabiliter
deliberatis pateat nobis ipsam pischeriam totam tam intra Canellas, quam extra,
et jus in ipsa piscandi nobis solis spectare , et pertinere justis rationibus , et
causis , et maxime ex munificentia Romani Principis nobis , et predecessoribus
34
266

nostris indulta . Ideo Nos Antonius de la Scala pro Sacro Sancto Romano Imperio
Veronae Vicarius Capitaneus et Dominus Generalis, volentes predictorum Commu
nium petitionibus , et hominum dilectorum nostrorum utilitatibus , et comodis
providere, quam rei nostrae privatae de nostra plenitudine potestatis, humani
tatis, largitatis, et benevolentiae, volumus, premitimus, decernimus, et mandamus,
ut infra 03.

Quod dicta pischeria quantum est pro tota ea parte, quae est intra Canellas
incipiendo directo ex opposito Rivi , sive acquae Serianae , et eundo versus
pischeriam usque ad locum , qui est ' ex opposito acquae Pieli in dicta pertinen
tia Pischeriae sit, et esse debeat dicti Communis, et hominum dictae terre Pi
scheriae dantes, et transferentes dictam pischeriam , et jus piscandi in ea, quan
tum , et pro dicta parte solummodo dictis Communi , et hominibus dictae terre
Pischeriae pleno jure.
Item quod dicta pischeria quantum est pro tota ea parte , quae est inter
Canellas ex opposito illius loci, qui appellatur Portus de Bissis usque ad locum ,
qui est ex opposito dicti Rivi , sive acquae Sermanae sit , et esse debeat dicti
Communis, et hominum terrae SERMIONI.

Item q. dicta pischeria quantum est pro tota ea parte , que est extra Ca
nellas ex opposito illius loci predicti, qui appellatur portus de Bissis usque ad
locum , qui est ex opposito praedicti loci qui appellatur Rielus sit , et esse de
beat dicti Communis , et hominum terrae SERMIONL Dantes , et transferentes
dictam pischeriam quantum est pro dictis partibus solummodo , et jus piscandi
in eis dictis Communi, et hominibus terrae SERMIONI pleno jure. Quae omnia ,
et singula valere volumus , tenere , et obtinere jure statuti praecisi , ac robur
perpetuae firmitatis non obstantibus aliquibus legibus , vel costitutionibus tam
Civilibus , quam Canonicis statutis , et provisionibus , et reformationibus amba
sciatis , privilegiis, et rescriptis tam impetractis, quam impetrandis, caeterisque
ordinamentis tam nostris quam nostri Communis Veronae , quibus omnibus , et
singulis vigore arbitrij, et potestatis nostrae, et ex certa scientia , et nullo er
rore juris, vel facti ducti. Tenore praesentis Decreti, sive Rescripti sive Man
dati derogamus , et derogatum esse volumus , et mandamus in hac parte , in

quantum predictis, vel aliqui praedictorum aliqualiter obviarent in omnibus, et


per omnia , et perinde ac si de praedictis , et qualibet praedictorum facta foret
mentio spetialis ita tamen q. per presens mandatum, Decretum , sive Rescriptum,
aut per aliqua verba in ipso contenta non fiat, nec fieri intelligatur dictis par
tibus, nec alicui earum aliquod praejudicium vel inditium in jure alicujus alte
rius loci , de quo non fuerit facta mentio in presenti Decreto , Mandato , sive
Rescripto. In quorum omnium evidens et fidem presens fieri mandamus, per
Thomaeum de Montagna Cancellarium nostrum , et Sigilli nostri Majoris im
pressione muniri.
267

Pischeria vero totalitis de supra in principio praesentis Decreti , Mandati ,


sive Rescripti facta est mentio, est ista.
Una pischeria posita in lacu Benaco , qui appellatur lacus Gardae inter Pi.
scheriam , et SERMIONEM, quae pischeria incipit a Portu de Bissis versus SER
MIO. EM , et durat usq . Rielum versus Pischeriam , quae pischeria per homines
terrae Pischeriae appellatur pischeria Sermane, et per homines terrae SERMONI
appellatur et Vixinao.
Data Veronae in Cancellaria nostrae Aulae. Die martis vigesimoctavo Octo
bris millesimo trigentesimo, octuagesimo secundo. Indictione quinta .

XXXII .

( An. 1395. 17 Agosto )

Sentenza a fuvore degli uomiui di Sirmioue per l'uso


e l'acquisto del sale .

Inedito nell'archivio del Compune.

In Christi Nomine Amen Anno nativitatis ejusdem domini Millesimo trecen


tesimo nonagesimo quinto Indictione tertia Die martis decimoseptimo mensis
Augusti ante tercias ad officium sive locum domini magistri intratarum positum
subtus palatium comunis l'erone versus plateain domini Presentibus Andrea
quondam domini Thomasij de pelegrinis de S. Cecilia Veronae, Nicolao quondam
Joannis de duceno de s, Cecilia Verone Joanne not .° quondam Gratiani campso
ris de sancto Quirico Verono atque Melchiorio a banchis quondam magistri
Gambarini de sancto Quirico Verone omnibus rogatis ad hec et specialiter con
vocatis . Ego Bartholomeus de Cavajono notarius infrascriptus Stans coram spe
etabilibus et sapientibus viris dominis Perino de Michaelibus magistro intratarum
Veronae , Gullielmo de Ingignerijs de papia legum doctori vicario et in hae
parte delegato. Spectabilis militis domini Francisci de Scotis de Placentia ho
norabilis potestatis civitatis et districtus Veronae, et Thomasio de Collis de Ve
glevano Judice daciorum Communis Veronae infrascriptis de ipsorum dominorum
licentia et mandato alta viva et intelligibili voci legi et pubblicavi infrascriptam
Sententiam et declarationem infrascriptis tenoris. Nos Perinus de Michaelibus
magister intratarum in civitate Veronae pro Illustre principe et excelso domino
domino comite Virtutum Mediolani Veronae etc. Imperiali vicario et domino
268

generali Guillielmus d'ingignerijs de papia generalis vicarius et in hac parte


specialiter delegatus. Spectabilis et egregij militis domini Francisci de Scotis
de Placentia , honorabilis potestatis in dicta civitate Verone et ejus districtu pro
domino prelibato, et Thomasius de Collis de Veglevano judex datiorum commu
nis Verone pro prelibato domino specialiter constitutus. Visis quadain scriptura
porrecta seu producta per Jacobum notarium de elavica habitatorem contrate
pignae Veronae sindicario nomine communis hominum et personarum terre SER
Veronensis districtus coram egregijs et Sapientibus viris dominis Lanza
roto Reghna olim potestate Veronae Georgio de guadagnabenis olim referendario
in Verona et Gerardo de bobio olim judice daciorum comunis Veronae seu
coram eorum altero tamquam delegato alterius seu aliorum. In contradictorio
judicio cum Benvenuto de landulfis de papia olin conductore datij seu gabellae
salis Veronae. Cujus quidem Scripture tenor talis . In Christi nomine coram
vobis egregio Viro domino Lanzaroto Reghne potestati Verone ac egregio et
sapientibus Viris dominis Georgio de guadagnabenis referendario domini nostri
in Verona , et Gerardo de bobio judice daciorum communis Verone. Comparet
Jacobus notarius de clavica habitatore guaita pigne sindicus et sindicario no
mine communis et hominum terre SERMIONI dicens et exponens quod a quibu
sdam diebus elapsis retro citra quidam assertis officialis illius vel illorum qui
incantavit vel incantaverunt datium salis communis Veronae fuit ad dictam ter
ram SERNIONI causa faciendi descriptionem buccarum animalium , et porcorum
hominum et personarum dicti communis occasione officij dicti datij salis ad hoc
quod ipsi homines de SERMONO teneantur et debeant accipere salem secundum
formam seu dati dicti datij. Quamquidem descriptionem dicti homines de SER
miono seu illi qui erant deputati ad recipiendum similes litteras ad faciendum
utilia dicti communis non permiserunt fieri dictam descriptionem tamquam ho

mines et persone que de jure non tenentur secundum eorum jura privilegia et
consuetudines ad praedictam descriptionem suscipiendam nec ad alia similia
maxime virtute privilegiorum que habent dicti homines et persone de SERMIONO
tam ab imperatoribus quam ab illustri domino nostro, et virtute etiam consue
tudinis observare temporibus retroactis per tantum tempus cujus contrarium in
memoria hominum non extitit . Quare petit et requirit dictus Jacobus sindicario
nomine predicto per vos dominos potestatem Georgium et Gerardum praedictos
declarari debere pro predictis nullam novitatem fieri potuisse , nec in futurum
fieri posse contra dictum commune et homines et personas dicti Communis oc
casionibus predictis, et omnem molestiam sibi factam et fiendam de cetero revo
cari debere et revocandam esse dictumque commune et homines non teneri nec
obligatos esse ad predictam descriptionem buccarum animalium et porcorum
fieri faciendam seu fieri facere permittendam occasionibus predictis. Cum de jure
non teneantur nec obligati sint ad aliquam quantitatem salis juxta numerum
269

eorum buccarum animalium et porcorum accipiendum cum salina communis Ve


rone nisi a canipa propter eorum necessitatem secundum eorum jura privilegia
et consuetudines . Et ad faciendum vobis et officio vestro fidem de praedictis.
Idem Jacobus dictis nominibus producit infrascripta capitula quae probare vult,
et intendit per suos testes rationes et jura et omni modo jure forma et causa
quibus melius fieri potest astringens se ipsum solummodo ad ea predictis pro
banda et ea solummodo proponens et pro potestatis habere volens et intendens
quae sibi dictis nominibus sufficiant salvis tamen protestatis ac sibi dictis no
minibus reservatis omnibus alijs suis juribus, et exceptionibus generis cujuscum
que sibi competentibus et competituris. Primo quod est absque eo quod in dicta
terra SERMIONI a tanto tempore retro citra cujus contrarium in memoria ho
minum non existit , et precipue per tempus d . Antonij dela scala fieret aliqua
descriptio buccarum animalium seu porcorum causa accipiendi salem occasione
alicujus descriptionis buccarum sive prout et secundum quod liquidabitur. Item
quod ſuit, et est absque eo quod tempore domini Antonij dela scala ipsi homi
nes et persone de SERMONO levarent salem per modum alicujus descriptionis
buccarum praeterquam salem qui levabatur per massarium seu nuncios dictae
terrae de tempore in tempus secundum quod erat eis necessarium , qui sal le
vabatur a canipa praedicti domini Antonij et aliorum predecessorum suorum
secundum necessitatem praedictorum hominum et aliter non , nec potuisset aliter
fieri non observari quin testes producendi illud scirent sive prout et secundum
quod liquidabitur. Item quod dicti homines et persone semper fuerunt exempti
et immunes ab omnibus et singulis factionibus accipiendi dictum salem per mo
dum descriptionis buccarum et animalium seu porcorum praeterquam accipiendi
salem de canipat secundum eorum necessitatem ut supra , nec potuisset esse
observatum contrarium quin testes producendi illud scivissent sive prout et se
cundum quod liquidabitur. Item quod de praedictis omnibus et singulis est pu
blica vox et fama. Lecta fuit dicta Scriptura per me Bartholomeum notarium
de Cavajono coram sapiente viro domino Gerardo de bobio judice daciorum
communis Veronae pro se et tamquam delegato suprascriptorum dominorum po
testatis et referendarij ad instantiam Jacobi notarij de clavica 'suprascripti Sin
dicario nomine communis et hominum dicte terre SERMIONI , et hoc presente
dominico notario de sarafinis procuratore dicti Benvenuti de landluli condu
ctoris dicti datij salis quamquidem scripturam dictus d . Gerardus judex pro se
et tamquam delegatus praedietorum dominorum potestatis et referendarij Verone
dixit quod admittebat, et eam admisit in quantum de jure tenebatur, et aliter
non . Item dietus dominicus dicto nomine dixit quod volebat et contenta batur
ipsam scripturam habere pro lecta , coram predictis dominis potestate et refe
rendario Verone de quibus ipsa scriptura facit mentionem die Lune vigesimo
septimo mensis decembris de millesimo trecentesimo nonagesimo tertio indictione
27 0

prima ante tercias qua scriptura lecta d. judex pro se et delegatus


praedictorum dominorum statuit et locavit terminum praedicto dominico notario
de sarafinis procuratorio nomine praedicti benvenuti de landulfis conductoris
datij salis ad habendum copiam dicte scripture et habita copia ad respondendum
die sequenti. In christi nomine Die Mercurij Xvin mensis novembris MCCCLXXXXIII
Indictione prima . Exibitio copie dietorum capitulorum . Ego Bartholomeus de
Cavajono notarius infrascriptus de mandato praedicti domini Gerardi judicis dedi
et exhibui copiam predictorum capitulorum et scripture suprascripte suprascri
pto dominico notario di sarafinis procuratorio nomine praedicti Benvenuti de
Lapdullis conductoris dicti datij salis probe octo dierum locatus per
dictum dominum Gerardum judicem pro se et tamquam delegatus suprascri
ptorum dominorum potestatis et referendarij dieto Jacobo sindicario nomine
praedicto ad probandum de intentione super ipsis capitulis et hoc absente
dicto dominico notario procuratorio nomine praedicto tamen citato . Visisque per
nos et diligenter examinatis omnibus actis et actitatis in dicta causa inter dictas
partes et omnibus attestationibus et privilegijs , et juribus productis in dicta
causa ac omnibus et singulis quae dictae partes coram nobis dicere producere
ostendere , et allegare voluerint , habita super praedictis matura et diligenti
deliberatione , christi ejusque matris gloriosae nominibus invocatis. Sedentes
pro tribunali ad hunc locum quem pro nostro juridico loco ad hanc no
stram Sententiam et deliberationem proferendam elegimus et eligimus de pre
senti eitatisque partibus antedictis ad hanc nostram sententiam , et declarationem
audiendam . Dicimus, Sententiamus et declaramus nullam novitatem fieri potuisse
nec fieri posse in futurum contradictum commune et contra dictos bomines de
SEN ono occasionibus de quibus in suprascripta scriptura producta per dictum
Jacobum dietis nominibus fit mentio. Et omnem molestiam sibi factam ad in
stantiam dicti conductoris fuisse et esse revocandam , et revocari debere ipsam
que per hane nostram sententiam revocamus , et ipsum Commune , et homines
de SER ) IONO non teneri nec obligatos esse ad predictam descriptionem bucca
rum animalium et porcorum fieri faciendam seu fieri facere permittendam oc
easionibus predictis, eum ad predicta ex predictis juribus coram nobis productis
evidenter appiiret non teneant , nisi ad accipiendum a canipa salis communis
Veronae illum salem solummodo quod sibi fit necessarius pro usu hominum et
personarum dictae terrie. Verum quia in futurum posset dubium oriri an ipsi
homines et personae de SERMIONO teneantur accipere salem , et uti de sale ca
nipa communis Veronae et non de alio sale , et quantam quantitatem salis te
neantur aoeipere pro usu suo. Volentes hujusmodi dubia revocare facta prius
diligenti investigatione de quantitate salis quam verisimiliter et communiter con

sumere possunt dicti homines de SERMONO , computato uno tempore cum alio
dicimus et declaramus ipsos commune et homines teneri ad accipiendum salem
necessarium pro usu hominım et personarum dictae terrae usque ad summam

viginti unius miaalis solis singulis tribus mensibus ad minus ac compulum de


octaginta quatuor minalium salis in anno ad minus, et non de alio sale alieujus
foci . Et ultra hoc si contingat ipsos plus salis consumere , teneri , et obligatos
esse ad occipiendum de dicta canipa lotum illum salem qui erit eis necessariuin
ultra dictam summam octuaginta quatuor minalium salis in anno ut supra di
ctum est. Pronunciatio. Qua Sententia et declaratione lecta et publicata per me
Bartholomeum notarium infrascriptum de mandato suprascriptorum dominorum
ut supra. Predicti domini Perinus magister intratarum Guillielmus de inzigne
rijs vicarius et delegatus suprascripti domini potestatis Veronae. Et Thomasius
de veglevano judex daciorum communis Veronae. Sedentes pro tribunali ad di
ctum banchum sive locum predictum in his scriptis dixerunt Sententiaverunt,
Declaraverunt, et pronunciaverunt in omnibus et per omnia pro ut infrascripta
Sententia continetur. Mandantes dictam Sententiam et declarationem a quibuie
scumque inviolabiliter observari debere, et hoc presentibus Dominico notario de
sarafinis procuratorio nomine suprascripti Benvenuti de Landullis et Jacomino
pagani massario dictae terrae SERMONI.

Ego Bartholomeus de Cavajono q. dni. Bonaventurae de squarcetis de s. Fir


mo cum Sancto Andrea Veronae publicus Imperiali auctoritate notarius, et scriba
ad dictum officium daciorum praedictis omnibus praesens fui et rogatus ea pu
blice scripsi et in publicam et autenticam formam redegi .

XXXIII .

( An . 1397. 9 Marzo )

Guleasso Maria Visconti Conle di Virli e Signore di Verona con


ferma i privilegj concessi dui precedenti dominatori alla terra di
Sirmione,

luelito nell'archivio del Comune.

Dux Mediolani et ec. Papie ac virtutum Comes. Supplicationem recepimus


pro parte Comunis et hominun terre nostre SERMONI districtus nostri Vero
nensis in forma proxime subsequenti videlicet. Illustri et excelentissime dom i
nationi vestre, humiliter et cum omni reverentia suplicatur pro parte vestrorum
fidelium servitorum Comunis et hominum terre vestre SERMIONI lacus garde Ve
ronensis, quod cum dicta terra semper a tanto tempore citra cujus inicii me
272

moriam hominum non existit in contrarium per privilegia Imperialia fuerit

exempta ab omnibus daciis pedagiis et gabellis et a quibuscumque aliis oneribus


realibus et personalibus atque mixtis, que privilegia et exemptiones semper per
omnes dominos de la Scala successive unum post alterum observate fuerunt per
eorum litteras patentes, posteaque dominio Civitatis Verone per vestram domi
pationem adepto, prefata dominatio, habita prius diligenti informacione de pre
dictis dignata fuerit etiam per suas patentes litteras mandare , quod predicta
privilegia et immunitates observarentur inviolabiliter dictis supplicantibus, et sic
eisdem usque in hodiernum diem, inviolabiliter observate fuerunt. Cumque modo
dicti supplicantes per Comune Civitatis Verone , seu Officiales vestros molesten
tur , volentes ipsos cogere ad contribuendum solutioni dacie seu talee per Ve
stram dominationem nuper imposite. Comuni predicto - Verone, contra solitum , et
contra tenorem dictorum privilegiorum , et contra confirmationes factas per
predictos quondam dominos de la Scala, et ultimate per Vestram dominationem
habito dicto dominio Verone , quod nullatenus creditur esse vestre bone inten .
tionis, dignetur vestra dominatio his attentis de speciali , et condigna gracia
mandare. Factori vestro Verone et aliis oflicialibus vestris ad quos spectat seu
spectare possit , quatenus dictos supplicantes occasione dicte talee nec aliqua
alia de causa , non molestent , nec permittant contra solitum et contra formam
dictorum privilegiorum , neque contra tenorem dictarum vestrarum litterarum ,
proinde eisdem supplicantibus concessarum ad observationem dictorum privile
giorum molestari prout creditur esse Vestre bone intencionis, ne inania sibi red
dentur. Cujus quidem supplicacionis attenta continencia volentes dictis supplican
tibus de requisitis de gracia specialiter complacere. Et intendentes proinde
Imperialia privilegia , et litteras nostras de quibus in dicta supplicacione fit
mencio debere effectualiter observari. Mandamus harum tenore omnibus officiali
bus nostris ad quos spectat seu spectabit presentibus et futuris, quatenus predicta
privilegia et litteras nostras firmiter observantes , et observari inviolabiliter
facientes, non permittant dictos Comune et homines terre nostre SERMIONI con
tra tenorem dictorum privilegiorum imperialium , et litterarum nostrarum pre
dictarum , et etiam contra solitun gravari, seu aliqualiter molestari. In quorum
testimonium presentes fieri jussimus et registrari , nostrique sigilli appensione
muniri. Datum Mediolani die nono Marcii Millesimo trecentesimo ponagesimo
septimo, quinta Inditione .
Milanus.
In Christi nomine. Ego Guillielmus Joannis de bonosiis civis Verone con
trate sancti Vitalis publicus imperiali auctoritate notarius suprascriptum privi
legium illustris dni: Ducis Mediolani munitun sigillo suo cera alba impresso ,
et cum cordulis siricis rubei appenso , a suo vero et publico auctentico et ori
ginali non abolito non cancellato , neque in aliqua sui parte viciato , bene et
273

mit
fideliter de verbo ad verbum nil per me addito vel diminuto quod sensum vel
sententiam mutet in aliquo , et pro ut continebatur in dicto privilegio , ita in
hoc tramsumpto inseritur et continebatur >, ne diete Comunitatis et hominum
SIRMIONI antiqua jura et jurisdictiones pereant , tramsumpsi et auctenticavi , de
commissione imposicionis spectabilis et sapientis legum doctoris dni Joannis ni
cole de faelis de clavica Verone Judicis consulis Comunis Verone ad locum sive
banchum Leopardi Juris ejusdem comunis Verone deputati , tempore regiminis
et potestarie magnifici et generosi viri domini Charuli marino de Venecijs ho
norabilis potestatis civitatis et districtus Verone pro nostro Serenissimo ducali
dominio Veneciarum etc. Proindeque tramsumptum ipsum cum suo auctentico
et originali privilegio incontravi et auscultavi cum prudente viro Dominico no
tario de rainaldis de Sto Joanne in Valle qui se subscribere debet , el quia
utrumque concordare inveni ideo me subscripsi. Signo meo tabelionatus apposito
consueto in principio hujus mee subscriptionis in fidem robur et memoriam per
petuam omnium et singulorum premissorum . Pro quorum coroboracione et fir
mitate majori, prefatus dnus Judex consul sedens pro tribunali ad dictum ejus
Juris locum sive banchum eis omnibus et singulis , suam et officij sui , ac Co
munis et pro comuni Verone auctoritatem interposuit pariterque iudiciale de
cretum .
Ego Dominicus filius Bartholomei de Raynaldis de Sto Joanne in Valle Ve
rone publicus imperiali auctoritate notarius et Judex ordinarius praedictum
exemplum privilegij praedicti una cum egregio viro Guillielmo notario supra
scripto per eum ut supra transcriptum et tramsumptum a suo originali aucten
tico coram prefato dno. Judice Consule fideliter auscultavi et incontravi cum
dicto originali. Et quia utrumque concordare inveni. Ideo de mandato prefati
dni Judicisconsulis me subscripsi , et in principio hujus mee inscriptionis signum
mei tabellionatus apposui consuetum ad fidem et robur premissorum .

36
274

XXXIV .

( An . 1398. 31 Marzo )

Galeazzo Maria Visconti Conte di Virtù Signore di Verona ordina


ai Reitori di quella città , che rispellino e fucciano rispellure i
privilegj degli uomini di Sirmione.

Inedito trallo da una pergamena originale


favorilami dal Sig . Pietro Sacchella Agente
Comuale di quel luogo.

DVX mediolani etc. papie ac Virtutum Comes. Accepta supplicatione nobis


exhibita pro parte Comunis et hominum terre mee SERMIONI in infrascripto te
nore . Videlicet Illustri et excelse dominationi Vestre Ducali humiliter exponitur
pro parte fidelissimorum servitorum vestrorum Comunis, et hominum terre Vestre
SERMIONI gardexane veronensis, et cum dicta comunitas ab imperiali celsitudine
per publica privilegia semper et continue inviolabiliter observata , et per Ducalem
excelentiam Vestram approbata liberam Immunitatem et exemptionem a quibuscun

que oneribus realibus, personalibus, atque mixtis, ordinarijs, et extraordinariis, ge


neris cujuscumque obtinuerit. cumque pretextu, et occaxione certarum litterarum
Dominationis prefate , ut dicitur nuper concessarum civibus, et comunitati Vestre
civitatis veronensis, comunitas ipsa seu ... Offitiales Vestri nituntur et volunt quod
dicti supplicantes contribuant oneribus tallearum , inconbentibus dicte comunitati
Veronensi prout et cetera ... Subditi hujusmodi Immunitate et exemptione nequa
quam obstantes quod non creditur fore de mente , nec de intentione Vestre
benignissime dominationis, eo quia Immunitas sua ab imperiali elargitione ema
navit , et jam tanto tempore , quod initij non extat memoria. Fuitque eisdem
temporibus retroactis , et dominij illorum de la schala qualitercumque accidente
conditione pacis, seu guerre observata , cum nec aliter fieri potuisset propter
situm loci , quem inhabitant , ad instar equidem unius scopoli, in medio lacus
reposti, et taliter omnium victualium copia exinaniti, quod incole, et habitantes
canali pischatione , vitam suam majori ex parte deducere coguntur. Eo quia
maxime presentialiter ultra posse, et solitum agravati sunt propter convicinum
guerram mantue, nec .... gravissima et intolerabili expensa in presenti guerra
Vestra , tam per terram , quam per aquam , personas suas fideliter , et devote
semper exposuerunt. hinc est humiliter supplicant quatenus premissis attentis
mandare dignemini : offitialibus Vestris Veronensibus ad quos spectat, quatenus
275

ab omni Innovatione et molestia premissorum oecaxione contra ipsos illata , vel


in posterum inferenda penitus abstineant, et privilegia suprascripta , tam impe
rialia , quam Vestra Inviolabiliter observent , et observare ſatiant in futurum .
Volentes dictis comuni et hominibus meis SERMIONI , eorum fidelitate pensata ,

de spetiali gratia complacere, presentium tenore mandamus : potestati , et Refe


rendario nostris Verone presentibus , et futuris ceterisque alijs : Oflitialibus ad
quos hujus nostri mandati executio spectat , vel spectare poterit quomodolibet
in futurum quatenus privilegia imperialia Immunitatis, et exemptionis que habent
supplicantes predicti , per nos aliax confirmata , firmiter observentur et faciant
Inviolabiliter observari, aliquibus litteris nostris, ad preces Comunis, et homi
num civitatis nostre Verone , in contrarium emanatis , nequaquam obstantibus,
In quoruin testimonium presentes fieri jussimus , et registrari , nostrique sigilli
munimine roborari . Datum papie die ultimo martij milleximo trecentesimo no
nagesiino octavo sexta Indictione.
Cavallinus.

DOCUMENTI DEL SECOLO XV.

XXXV .

| All . 1404. 20 Giugno )

Francesco da Carrara Signore di Padova e di Verona conferma


i privilegj della terra di Sirmione.

Inedito nell'archivio del Comune.

Franciscus de Cararia Paduae ac Veronae etc. Volens Comuni et hominibus


meis de SERMIONO eorum pensata fidelitate quam habuerunt erga statum meum ,
utque ferventius in futurum causam habeant perseverandi de speciali gracia com
placere , praesentium tenore confirmationes privilegiorum suorum et ipsa Privi
legia quibus exempti extiterunt, et liberi ab omnibus oneribus realibus et per
sonalibus atque mixtis, aprobo atque confirmo. Ita et taliter quod ipsis privilegiis
et exemptionibus a modo uti valeant, ac per ipsa liberi sint, et exempti, quemad
modum per tempora retroacta hucusque fuerunt , aliquo in contrarium non
276

obstante. Concedo etiam ipsi Comuni , et hominibus de SERMIONO , quod emere,


et percipere valeant undecumque voluerint. Salem grossum , et illum tenere et
vendere omnibus volentibus in terra SERmioni libere et impune, dummodo ven
dant illis tantum qui conducant , vel conduci faciant extra districtum Verone ,
et nog aliter, nec alio modo , dummodo accipiant de mea canipa salis in Verona
septem minalia salis non grossi quolibet mense. Confirmo insuper omnes ven.
diciones factas Comuni praedicto SERMIONI per Dnum . Comitem Virtutum , seu
Ducem Mediolani , de quibus appareant publica et legittima Instrumenta , de
quacumque re tam in monte , quam in plano et Lugana. Contentor ulterius ,
quod ipsi homines , et Comune de SERMIONO valeant impetrare a Serenissimo
Domino Rege Romanorum quando erit in partibus Lombardiae confirmacionem
suorum privilegiorum et immunitatum , dummodo prius de tali impetratione
fienda noticiam mihi faciant. Mandans ; Potestati, Capitaneis, Factoribus, Recto
ribus , et Superstitibus , ceterisque offitialibus, praesentibus, et futuris, ad quos
spectat et spectabit quatenus hanc meam confirmationis graciam observent, et
faciant inviolabiliter observari. In quorum testimonium jussi praesentes fieri et
registrari, meique. Sigilli appensione muniri. Datum Veronae die vigesimo Junii
Millesimo quadringentesimo quarto .
Jacobus .

In Christi Nomine. Ego Guilielmus qm. Joannis de Bonosiis Civis Veronae


Contratae Sancti Vitalis publicus Imperiali auctoritate notarius suprascriptum
privilegium suprascripti Dni . Francisci a suo vero auctentico non abolito non
cancellato , neque in aliqua sui parte viciato bene et fideliter de verbo ad ver
bum nil per me addito vel diminuto quod sensum vel sentenciam mutet in aliquo,
et prout continebatur in dieto privilegio , ita in hoc tramsumpto inseritur et
continetur, ne dicte Comunitatis et hominum SIRMIONI Iurisdictiones et Iura
antiqua suarum immunitatum pereant , transcripsi et auctenticavi de commis
sione imposicionis spectabilis et sapientis legum doctoris Dni . Ioannis Nicole de
faelis de Clavica Verone Iudicis Consulis Comunis Verone deputati ad locum
sive banchum Leopardi, in Palatio Iuris ejusdem Comunis, tempore regiminis
potestarie magnifici et generosi viri Dni . Charuli Marino honorabilis potestatis
civitatis et districtus Verone pro nostro serenissimo Ducali Dominio Venetiarum
etc. Proindeque tramsumptum ipsum cum suo auctentico privilegio incontravi et
auscultavi, cum prudente viro Dominico Notario de Rainaldis de Sancto Ioanne
in Valle qui se subscribere debet, et quia utrumque concordare inveni ide o me
subscripsi. Signo meo Tabelionatus apposito consueto in principio hujus mee
subscriptionis in fidem robur et memoriam perpetuam omnium et singulorum
premissorum , pro quorum coroboratione , et firmitate majori prefactus dnus .
Iudex consul sedens pro tribunali ad dictum ejus Iuris locum sive banchum eis
277

omnibus et singulis suam , et officii sui ac comunis, et pro comuni Verona


auctoritatem interposuit, pariterque I udiciale Decretum.
Ego Dominicus filius Bartholomei de Raynaldis de Scto. Ioanne in Valle
Verone publicus imperiali auctoritate notarius et Iudex ordinarius : predictum
exemplum prefati privilegij una cum egregio viro Guillielmo notario de bonosiis
prefato per eum exemplatum et transumptum a suo auctentico originali coram
prefato dno . Iudice Consule fideliter et diligenter auscultavi et incontravi cun
dicto suo originali . Et quia utrumque concordare inveni : me de mandato prefati
dni. Iudicis Consulis subscripsi et in principio hujus mee subscripcionis signum
mei tabellionatus ad fidem et robur premissorum apposui consuetum .

XXXVI.

( An . 1405. 14 Dicembre )

Il doge Michele Sleno conferma i privilegj della lerra di Sirmione.

lucdito nell'archivio del Comune .

Michael Steno dei gracia Dux Veneciarum ete . Universis , et Singulis pre
sentes litteras imspecturis pateat evidenter quod ad huinilem et devotam supa
plicationem nobis factam per : Oratores et sindicos Comunitatis terre nostre
SERMONI nostri Veronensis districtus , supplicantes quod dignaremur dicte Co
munitati confirmare queque privilegia imunitates et gracias hinc retro eis
concessas tam per quondam Serenissimos Romanorum Imperatores quam ecia per
quopdam Dominos de la scala , et postea per qudam Dnum Ducem Mediolani ut
ipsi nostri fideles tam attenta observancia circa dicta privilegia imunitates, et
gracias , quam eciam promissione facta per prudentes viros Mentum de Tascha
riis et Franciscum de boscho in illa parte comissarios, quando tenutam et pos
sessionem dicte terre SERMIONI nomine nostre dominationis acceperunt , valeat
debitum consequi per respectum ad ipsa privilegia imunitates, et gracias, eisdem
ex nostre benignitatis et speciali gracia concessimus et concedimus per tenorem
presentium , quod dicta sua privilegia ac littere confirmentur et confirmate esse
intelligantur, ex nunc ita quod amodo in antea ipsi , et Comunitas prefata sint
exempti ab omni angaria , et actione reali , et personali Comunis Verone cum
hac tamen expressa condictione , quod si unquam nostrum Dominium tempore
pacis dumtaxat velet eos operari pro negociis suis , teneantur venire secundiun
278

nostrum mandatum , habendo tamen in dicto casu pro solucione, et mercede id


quod sit justum et rationabile . Sed tempore guere possint angazerari et operari
sine aliquo premio, sicut fieret de aliis nostris subditis nostri Veronensis distri
ctus , aliquo ordine seu privilegio in contrarium non obstante ; et hoc omni
tempore quando necesse fuerit armare aliquod navigium vel aliud fustum in lacu
garde teneantur interesse et facere uti boni et fideles zelatores nostri Dominii,
quemadmodum de eorum fidelitate plene confidimus et late speramus. Quare Vobis
universis et singulis nobilibus et sapientibus viris. Potestatibus Capitaneis , Re
ctoribus, et Officialibus nostris veronensis districtus, presentibus et futuris pre
cipiendo inandamus quatenus has nostras litteras , et contenta in eis observare
in quantum ad Vos et vestrum quemlibet spectat et observari facere inviolabi
liter debeatis. In cujus rei fidem et evidenciam pleniorem has nostras patentes
litteras fieri jussimus et bulla nostra plumbea pendente muniri, Dat. in nostro
ducali palacio die quarto decimo mensis Decembris Inditione quartadecima Mil
lesimo quadringentesimo quinto.
In Christi nomine. Ego Guilielmus qm . Joannis de bonosijs civis Verone
contrate sti Vitalis publicus imperiali auctoritate notarius suprascriptum privi
legium ducale munitum bulla plumbea appensa cum cordulis siricis more aule
ducali Serenissimi principis et dni Michaelis Stenu incliti Ducis Veneciarum , a
suo vero auctentico et originali non abolito non cancelato , neque in aliqua sui
parte viciato , bene et fideliter de verbo ad verbum nil per me addito vel di
minuto quod sensum vel sentenciam mutet in aliquo, et pro ut continebatur in
dicto privilegio, ita in hoc tramsumpto inseritur, et continetur, ne diete Comu
nitatis et hominum Sirmioni Jurisdiciones et jura antiqua pereant , trasumpsi
et auctenticavi de commissione impositionis spectabilis et sapientis legum doctoris
dni Joannis nicole de faelis de clavica Verone Judicis consulis comunis Verone
ad locum sive banchum Leopardi palacij Juris ejusdem comunis Verone deputati
tempore regiminis potestarie magnifici et generosi viri domini Charuli marino
de Venecijs honorabilis Potestatis Civitatis et districtus Verone, pro nostro Se
renissimo ducali dominio Veneciarum etc. Proindeque tramsumptum ipsum cum
suo auctentico et originali privilegio incontravi et auscultari cum prudente viro
Dominico notario de Rainaldis de scto Joanne in Valle, qui se subscribere de
bet, et quia utrumque concordare inveni ideo me subscripsi. Signo meo tabel
fionatus apposito consueto in principio hujus mee subscripcionis infidem robur
ct memoriam perpetuam omnium et singulorum premissorum . Pro quorum co
roboracione et firmitate majori prefatus dominus Judex consul sedens pro tri
bunali ad dictum ejus Juris Locum sive banchum eis omnibus et singulis suam
et officij sui ac comunis , et pro comuni Verone auctoritatem interposuit pari
terque judiciale decretum.
Ego Dominicus filius Bartholomei de Raynaldis de S. Joanne in alle Verone
279

publicus imperiali auctoritate notarius et Judex ordinarius exemplum predictum


privilegij prefati: una cum egregio viro Guillielmo notario de bonosiis predicto :
per ipsum exemplarium et transumptum a suo autentico originali coram prefato
Dno. Judice consule auscultayi et fideliter incontravi cum originali suo, et quia

utrumque concordare inveni de mandato prefati dni. Judicis : Consulis me sub


scripsi et ad robur premissorum signum mei tabellionatus apposui consuetum

XSXVII.

( A. ) . 14001, 26 Luglio )

Ducale dello stesso doge Michele Sleno con cui ordina ai Rellori
di Verona l'osservanza esulla dei confirmati privilegj.

Inedito nell'archivio del Comune.

Michael Steno dei gracia Dux Veneciarum etc. Nobilibus et sapientibus viris
Rosso Marino de suo mandato potestati Verone. Petro arimondo ejusdem loci
capitaneo, et Ludovico Mauroceno , et sociis suis ibidem provisoribus , ac suc
cessoribus suis , fidelibus dilectis salutem et dilectionis affectum . Ex parte no
strorum fidelium subditorum Comunis et hominum terre nostre SERMIUNI nostri

Veronensis districtus, Instantibus fuimus supplicationibus requisiti, quod cum per


comunitatem nostrani Verone ad certas angarias, et onera sustinenda cum ipsa
Comunitate, contra privilegia et concessiones antiquissimas, et novas per nostrum
dominium confirmitas , indebite molestentur , dignaremur circa hoc opportunis
mandatis et remediis providere , taliter quod in suis jurisdictionibus concessio
nibus et immunitatibus conserventur . Unde visis privilegiis et juribus suis ac
concessionibus nostris sibi factis diligenter examinatis avidi quod promissiones
nostre quantum sit possibile integraliter attendantur. Vobis scribimus et man
dumus, quatenus inspecto tenore privilegii, et promissionum nostrarum ac con
firmationum ipsis nostris fidelibus concessarum debeatis taliter providere quod
contradictas concessiones et confirmationes nostras contra eos nihil aliqualiter

attentetur, nec quod eis per quempiam infringantur. Imo illas ut jacent obser
vetis , et faciatis per omnes ad quos pertinet integre, et inviolabiliter observari .
Itaque contra id quod per nostrum doininium est eis indultum . nullatenus mo
lestentur. Data in nostro Ducali Palacio die XXVI. Julii Indictione XIV.
280

XXXVIII .

( An. 1407. 18 Marzo )

Ducale dello stesso Doge con cui s'inculcano le stesse ingiunsioni


non essendo stale bene osservale le prime.

Inedito nell'archivio del Comune.

Michael Steno Dei gracia Dux Veneciarum etc. Nobilibus et sapientibus viris
Egidio Mauroceno de suo mandato Potestati, Jacobo Suriano Militi Capitaneo,
ac Lodovico Mauroceno et Sociis provisoribus Verone et Successoribus suis ,
fidelibus dilectis, salutem et dilectionis affectum . Alias scripsimus precessoribus
vestris Potestatis et Capitanei, ac Vobis provisoribus litteras nostras tenoris in
frascripti. Sed quia informati sumus pro parte fidelium nostrorum SERMIONI ,
quod ille secundum continenciam earum , et verum effectum minime observantur,
de quo si sic est gravamur vehementer , illas. mandavimus replicari fidelitati
vestre, mandantes efficaciter, quatenus illas pro ut continent observare, et obser
vari facere debeatis. Ferentes vos taliter in hujus nostri mandati executione ,
sicut speramus, quod possitis apud nos merito commendari. Et predicti nostri
fideles non habeant causam nostram audienciam ulterius molestari. Tenor no
strarum litterarum talis est . Michael steno Dei gracia Dux Veneciarum etc.
Nobilibus et sapientibus viris Rosso Marino de suo mandato potestati Verone ,
Petro Arimondo ejusdem loci Capitaneo, et Ludovico Mauroceno, et sociis suis
ibidem provisoribus, et successoribus suis fidelibus dilectis salutem et dilectionis
affectum . Ex parte nostrorum fidelium subditorum comunis et hominum terre
nostre SERMIONI nostri Veronensis districtus, instantibus supplicationibus fuimus
requisiti. Quod cun per Comunitatem nostram Verone ad certas angarias et
onera sustinenda cum ipsa Comunitate, contra privilegia et concessiones antiquis
simas et novas per nostrum dominium confirmatas molestantur, dignaremur circa
hoc opportunis remediis et mandatis providere, taliter quod in suis jurisdictio
nibus concessionibus et imunitatibus conserventur . Unde visis privilegiis et Ju
ribus suis ac concessionibus nostris sibi factis diligenter examinatis avidi quod
promissiones nostre quantum sit possibile integraliter attendantur. Vobis scri
bimus et mandamus , quatenus inspecto tenore privilegii , et promissionum no
strarum , ac confirmationum ipsis nostris fidelibus concessarum , debeatis taliter
providere , quod contra dictas concessiones, et confirmationes nostras, contra eos
nihil aliqualiter attentetur. Nec quod eis per quempiam infringantur. Imo illas
281

ut jacent observetis , et faciatis per omnes ad quos pertinet integre , et invio


labiliter observari. Itaque contra id quod per nostrum Dominium est eis indul
tum nullatenus molestentur . Data in nostro Ducali Palacio die decimo octa yo
mensis Marcij Indicione xv. M CCCC . VII.

XXXIX .

( An . 1409. 13 Febbrajo )

Ducale del Doge Michele Sleno con cui dichiarasi agli uomini di Sir
mione o di assoggellarsi a concorrere indistintamente alla ripara
sione di tulle le fortezze del territorio veronese pro quoto, oppure
che si obblighino a resluurare , ove occorra , a lulle loro spese la
l'occa del luogo.

Inedito nell'archivio del Comune.

Michael steno dei gratia dux veneciarum etc. Nobilibus et sapientibus viris
Albano baduario potestati de suo mandato, et francisco bembo militi capitaneo
Veronae et successoribus suis fidelibus salutem, et dilectionis affectum . Inter alia
nobis petita pro parte nostrorum fidelium communis et hominum terre SERMIONI
districtus Veronensis fuit expositum unum , capitulum per quod petunt non an
garizari ad expensam Roche SERMONI allegando gravamen quod habent de re
parativne terrae dicti loci. Respondimus quod sicut alias alijs oratoribus SER
nioni respondimus. Similiter replicamus ad praesens , quod nostrae intentionis
est quod omnia fortilitia veronensis reparentur et reaptentur. Quam expensam
solvant et contribuant indifferenter tam clerici quam laici et tam exempti, quam
non exempti . Sed tamen dedimus et sic damus ad praesens dictis fidelibus no
stris de SERMONo arbitrium eligendi unum de duobus partitis videlicet aut con
curere et contribuere ad ratam et portionem que eis tangeret simul cum alijs
pro omnibus alijs reparationibus aliorum fortilitiorum veronensium et alij omnes
secum pro reparatione dictae Rochae, aut soli faciant expensas et reparationem
dicte roche SERMIONI, et non teneantur ad alias reparationes nec alij ad ipsam
rocham . Et quod quem dictorum duorum partitorum sive modorum elegerint
Rectores nostri verone faciant illum exequi et mitti executioni. Cum hac de
claratione quod si eligent de stando et concurrendo cum alijs ad omnes repa
rationes et alij secum pro dicta Rocha expensas, quam dicti de SERMIONO jam
fecissent in reparatione alicujus partis dicte rochae debeat computari in rata
36
282

et portione, quam contribuere tenerentur pro generali contributione expensis


reparationum omnium fortilitiorum ; de reparatione et expensis reparationis terre
SERMIONI non oportet aliquid declarare , quia tenentur ad reparationes terrae
predictae. Verum tamen declaramus quod in futurum propter supradicta non
derogetur exemptionibus et immunitatibus ad quas se extendit privilegium eis
concessum . Et propterea vobis scribimus et mandamus quatenus dictum capitu
lum , et contenta in eo omniaque predicta observare debeatis ac facere inviola
biliter observari. Data in nostro ducali palatio die terciodecimo mensis februarij
Indictione tercia Mccccvii.'
Ego Baptista bonhomi cancellarius communis Veronae de mandato magnifici
dni Albani Baduario potestatis Veronae suprascripti scripsi et copiam praesentem
communi et hominibus de SERMIONO dedi.

IL ,

( An . 1409. 19 Ollobre )

Pubblicazione falla dai Rettori di Verona della suddetta ducale


17 Febbrojo 1409 .

Inedito nell'archivio del Comune.

In christi nomine Amen . Anno nativitatis ejusdem , millesimo quadringentesimo


nono, secunda indictione die sabati decimonono octobris in cancellaria domini
potestatis veronae penes lodiam . Presentibus Adoardus notarius de rugerijs de
sancto Andrea, et sancto Joanne dela rocha cancellario de sancto Stefano po
testatibus. Reperi ego Baptista notarius infrascriptus super registro cancellariae
communis Verone litteras ducales tenoris videlicet. Michael Steno dei gratia dux
venetiarum etc. Nobilibus et Sapientibus viris Jacobo de ripa militi de suo
mandato vice potestati. Jacobo suriano militi capitaneo. Lodovico mauroceno. et
hjeronimo contareno, provisoribus Veronae. Ac successoribus suis fidelibus dile

ctis salutem , et dilectionis affectum . Notificamus Vobis quod in nostris consilijs


rogatorum et additionis in millesimo quadringentesimo sexto indictione XV. Die
XVII mensis februarij capta fuit pars tenoris infrascripti. Quia et communita 1
tibus , et hominibus terrarum et locorum acquisitorum sunt facte multe provi
siones et concessiones , et pacta et alia similia , et omni die compareant cum
petitionibus persone et alie informationes dantur, aut provisiones fiant per quas
interdum pro non habendo menti ea quam promissa vel concessa sunt scribuntur

1
283

littere et fiunt precepta. Rectoribus in forma , quae est forte contra dictas
promissiones pacta vel concessiones , et hoc modo multe inconvenientiae secutae
sunt et seqni possent, in diminutionem fidelitatis dictorum nostrorum subditorum ,
et bonum sit providetur. Vadit pars quod scribatur et percipiatur omnibus
nostris rectoribus dictorum locorum et . . . acquisitorum de novo , et addatur

in eorum commissionibus quod debeant dictas promissiones concessiones et pacta


observare ad litteram prout tacent, et omni vice qua sibi scriberetur vel man
daretur aliquid per nostrum dominium quod sit contra pacta promissiones , et
concessiones nostras debeant dicti nostri rectores rescribere et informare nos
in quo et qualiter dictum tale mandatum sit contra dicta pacta concessiones et
promissiones per nos factas ut nostrum dominium possit ' providere aut per
dominium aut per collegium , aut cum consilio rogatorum prout melius videbi
tur . Quare Mandamus vobis quatenus presentem suprascriptam inquantum ad
vos spectat observare et observari facere debeatis faciendo has nostras litteras
in cancellaria vestri regiminis ad futurorum memoriam registrari. Data in no
stro ducali palatio die ultimo mensis februarij xv Indictiones .
Ego Baptista natus bonhomi de sancto Mattheo concurtinis publicus impe
riali auctoritate notarius veronensis, et cancellarius communis veronae praedictas
litteras vivas repertas et non cancellatas , neque viciatas legaliter transcripsi
signumque meum tabellionatus in principio hujus mee subscriptionis consuetum,
in premissorum rubur apposui.

XLI .

( An. 1412. 27 Ottobre )

Nicolò Venier podestà di Verona solleva quelli di Sirmione dal peso


dei guastatori, e dalla somministrazione de' carri per le fazioni di
guerra .

Inedito nell'archivio del Comune.

Nos Nicolaus venerio g. recolendue memoriae. Principis dni A. venerio ducis


venetiarum veronae potestas pro S. D. D. Venetiarum, cum pro parte Communis
et hominum SERMIONI veronensis districtus nobis sit expositum quod emergen
tibus et incumbentibus oneribus districtualibus veronae tam videlicet pro plau
stris quam pro guastatoribus , dictum commune contra juris debitum sua sole
mnia privilegia ac veteres observantias astringitur et arctatur per officiales
284

veronae ad guerram deputatos . Cum dictum commune SERMIONI semper atten


derit et de presenti attendat pro incumbentibus oneribus et expensis navigij
lacus gardae veronae ad quas expensas , et onera cetera omnia communia ve
ronensis districtus extra riperiam non contribuunt petente et requirente dieto
communi SERMIONI quod pro dictis expensis et oneribus navigij quibus non
modicum gravatur, aut cetera communia veronae districtus unam secum et in
simul contribuant et dictum commune SERMIONI cum ipsis communibus ad omnes
factiones et onera terrestres . pariter contribuet. Aut utraque pars ad onera
sibi spectantia videlicet dictum commune SERMIONI ad onera navigij , et data
cetera communia ad factiones, et onera terrae subeant et attendant. Curavimus
de narratis parte dicti communis SERMIONI veraciter informari, habitaque bona
et matura informatione super his. Reperimus dictum commune SERMIONI semper
attendisse, et subiisse ad factiones et onera ganzerarium et navigij lacus Gardae
veronae et non ad cetera onera incumbentia secundum casuum exigentias ce
teris communibus districtus veronae ut puta guastatorum et plaustrorum . At
tendentes igitur inconveniens et inconveniens esse dictum commune SERMIONI ad
hujusmodi onera guastatorum et plaustrorum ad quae non tenentur et aptitudi
nem non habent, aliqualiter molestari iniquumque et inconveniens nobis videatur
dictum commune SERMIONT duplici angaria et onere vexari. Inspectis etiam so
lemnibus privilegijs et gratiosis litteris dicti communis SERMIONI . Per has nostras
mandamus universis et singulis officialibus communis Veronae, et oeteris quibu

scumque tam ad guerram quam alia deputatis quatenus dictum commune Ser
MIONI pro dictis oneribus guastatorum et plaustrorum nullatenus molestent neque
molestari permittant in futurum sub pena ad arbitrium nostrum . Ipsumque
commune SERMioni in sui sola solita contributione ad factiones et onera navigij
lacus Gardae verone permanere et perseverare pacifice admittant in quorum
testimonium his scribi et registrari mandavimus. Sigillive nostri Regiminis
impressione muniri. Data veronae die vigesimo septimo octobris Millesimo qua
dringentesimo duodecimo Indictione quinta.

Adoardus .
283

XLII .

( An . 1412, 8 Dicembre )

Dueule del Doge Michele Steno con cui vengono assolti gli abitanti di
Sirmione dal peso de' guastatori e de' carri per le fazioni di guerra ,

Inedito nell'archivio del Comune.

Michael Steno Dei gracia Dux Veneciarum etc. Nobilibus et sapientibus viris
Jacobo Gussoni de suo mandato potestati , et Francisco de Molino Capitaneo
Verone fidelibus dilectis salutem et dilectionis affectum . Visa supplicatione fide
lium nostrorum comunis et hominum terre nostre SERMIONI gardesane Veronen
sis. Visa quoque continencia privilegii , concessionum, et imunitatum , quas habent
a nostro Dominio ; Visa insuper quadam terminatione facta per nobilem virum
ser Nicolaum Venerio precessorem vestri potestatis in forma publicam edita, et
suo sigillo munita, habentes quod dicti Comune et homines SERMONI ad infra
scriptas angarias, expensas et onera minime teneantur, cum non sit conveniens
neque justum , quod et ad factiones , et onera lacus garde , ad que cetere Co
munitates Veronensis districtus non contribuunt, et ad alias angarias ceterorum
Comunium Veronensium compellantur. Vobis scribimus ed mandamus quatenus
ipsum comune et homines SERMIONI ad soluciones et onera plaustroruin et gua
statorum pro tempore preterito missorum ad nostrum exercitur , vel eciam im
posterum mittendorum , nullatenus astringatis aut compellatis , nec astringi aut
compelli per quempiam permittatis , facientes eos in suis privilegiis et imunita
tibus conservari . Taliter Vos gerentes, quod de cetero super hujusmodi materia ,
pro qua pridem eciain Vobis scripsimus , audiencia nostra non fatigetur. Data
in nostro Ducali palacio die octavo Decembris Indicione VI. M.cccc . XII.
XLII.

( An . 1414. 9 Giugno )

Il Doge Tommaso Mocenigo concede agli abitatori di Sirmione


la conferma dei privilegj sulla distribuzione del sale.

Inedito nell'archivio del Comune.

Thomas Mocenigo dei gratia dux veneciarum , Nobilibus et sapientibus viris


Fantino dandulo de suo mandato potestati . Jacobo suriano militi capitaneo Ve
ronae et successoribus suis fidelibus dilectis salutem et dilectionis affectum . In
tellecta supplicatione hominum et communis Sermoni veronensis districtus fide
lium subditorum nostrorum conquerentium de descriptione noviter facta pro
dando Salem per descriptionem buccarum et animalium , ac yisis privilegijs, et
immunitatibus suis , ac consuetudinibus hactenus observatis etiam tempore nostri
dominij ex quibus constat ipsos fideles nostros solitos esse levare datam quan
titatem Salis specificatam a canipa nostra Veronae . et non per descriptionem
buccarum et si ultra quantitatem limitatam alias sal fuerit eis necessarius eum
accipere teneatur, a canipa nostra Veronae eo precio quo venditur alijs subditis
nostris. Volentes eorum Jura et privilegia et consuetudines observare , delibe
ravimus cum nostris consilijs Rogatorum et additionis , et sic yobis cum dictis

consilijs Scribimus et mandamus quatenus, descriptionem faetam in loco predicto


SERMIONI revocari debeatis. Et in facto salis dandi prefatis subditis nostris de
SERMIONO observare debeatis illum modum et formam , qui observabatur ante
partem captam de mense Jannuarij de Mccccxu .° per quam ordinavimus. Quod
Sal non daretur ulterius per descriptionem per totum territorium veronense et
per alia loca nostra. Itaque dicti subditi nostri de SERMIONO non cogantur le
vare nisi quantitatem salis eis limitatam , et si plus salis eis necesse fuerit, non
possint de illo aliunde accipere quam a canipa nostra veronae. Sub penis sta
tutis contra illos qui committunt contrabanna salis, et ultra hoc ipso facto sint
privati juribus et privilegijs suis in facto salis .
Data in nostro ducali palatio. die nono Junij Indictione vi . Mccccxiij.
287

XLIV .

( An . 1417. 18 Marzo )

Il Doge Tommaso Mocenigo concede agli abitatori di Sirmione il di


rillo di presenture al Podestà di Verona , all' epoca delle elezione
del Vicario di quella terra, i nomi di sei od ollo cilludini l'eronesi ,
onde uno tru essi venisse trascello a coprire quella Curica.

Inedito nell'archivio del Comune.

Thomas Mocenico Dei gratia Dux venetiarum etc. Nobilibus et sapientibus

viris Francisco Bembo Militi de suo mandato Potestati Veronae, et successori


hus suis fidelibus dilectis salutem et dilectionis affectum : Ad devotas et humiles
supplicationes fidelium subditorum nostrorum Communis et hominum de SER
MIONO nostri Veronensis Districtus concessimus eis cum deliberatione nostri
Consilij Rogatorum , et Additionis, quod singulo Anno debito tempore electionis
vicarij SERMionis eligere possint sex ; vel octo Cives Veronenses sufficientes, et
aptos ad vicariatum SERMION , qui placeant hominibus antedictis , et eos sive
eorum nomina praesentare Potestati nostro Veronae, Qui per tempora erit, et
idem Potestas unum ex dictis electis, seu nominatis ad vicariatum SERMONI in
stituere, et confirmare teneatur per unum Annum, cum salario et condictionibus
consuetis , ut jam dicti nostri fideles semper habeant vicarium eis gratum , et
sic de tempore in tempus futuris temporibus observetur , quo circa mandamus
vobis, cum dicto nostro Consilio rogatorum , et Additionis, quatenus supraseri
ptam nostram Concessionem , et gratiam observare, et adimplere, ac observari,
et adimpleri facere per continua tempora inviolabiliter debeatis.
Data in Nostro Ducali Palacio Die xviu Mensis Martij Indictione X. 1417 .
288

XLV .

( An . 1421. 28 Settembre )

Determinazione del Doge Tommaso Mocenigo, con cui si ordina la re


stilusione delle spese sostenule dai Comuni della Gardesana , tra
quelli era compreso Sirmione, per inviare soldati a Roveredo.

Inedito nell'arcliivio del Comune .

Thomas Mocenigo Dei gracia Dux Veneciarum etc. Nobilibus et sapientibus


viris Nicolao Lauredano de suo mandato potestati, et Francisco Foscari Capita
peo Verone et successoribus suis fidelibus dilectis salutem et dilectionis affectum .
Precessoribus vestris nobilibus viris ser Jacobo Trivisano potestati et ser Vitali
Miani Capitaneo Verone existentibus . Litteras nostras Ducales alias scripsimus
tenoris, et continencie inferius de verbo ad verbum annotate , quas eciam suc:
cessive aliis Rectoribus sequentibus replicavimus. Et quoniam Comunitates Gar
desane de quibus in litteris predictis meneio facta est , debitum suum minime
habuerunt , nam pro ut nobis fecerunt exponi , eadem littere execucioni non
fuerunt misse , ipsas eciam vobis mandavimus replicari volentes et fidelitati vestre
scribentes, atque mandantes quatenus primam daciam seu imposicionem laneea
rum vel aliam que primo fieri occuret, debeatis ita pinguem facere, quod Co
munitates Gardesane prelibate , omne id quod habere , et percipere debent ra
tionibus et causis in litteris nostris predictis contentis integraliter admittant ;
taliter in hoc vos gerendo, quod a Comunitatibus predictis hac de causa dein
ceps non molestemur , facientes has nostras litteras in actis vestri regiminis ad
futurorum memoriain registrari . Tenor autem suprascriptarum nostrarum litte
rarum talis est. Videlicet Thomas Mocenigo Dei gracia Dux Veneciarum etc.
Nobilibus et sapientibus viris Jacobo Trivisano de suo mandato potestati , et
Vitali Miani capitaneo Verone , et Successoribus suis fidelibus dilectis salutem
et dilectionis affectum . Fuerunt ad presentiam nostram providi viri Bonvesinus
de Bazolorijs de Usulengo , et Andreas ser gerardi de Castronovo abbatis no
mine et pro parte Comunitatum gardesane a terra exponentes et conquerentes
quod per nobiles viros ser Nicolaum Georgio tunc Potestatem , et ser Bartho
lomeum Mauroceno tunc Capitaneum Verone contra dictas Comunitates a parte
terre gardesane lata fuit quedam Sentencia in favore Comunitatum gardesane
ab aqua , per quam sentenciaverunt dictas Comunitates gardesane a parte terre
dare et solvere debere Comunitatibus Gardesane ab aqua libras mille octingen
289

tas vigintinovem soldos undecim denariorun parvorum Veronensium occasione


expensarum per dictas Comunitates gardesane ab aqua factarum in peditibus
ducentis armatis missis de mandato nostro ad Roveredum et conclusive suppli
cantes , quod cum non teneantur ad dictum expensam , dignaremur circa hoc
remedium apponere , ne indebite graventur , cum bene fecerint angarias suas
plaustrorum et aliorum ad que tenentur. Comparverunt similiter egregius vir
dnus Aleardus de Gafforinis , et Ursius Joannis de Lagisio pro parte Comuni.
tatum gardesane ab aqua, exponentes, et dicentes dictas Comunitates gardesane
a terra ad contribucionem expensarum dictorum ducentorum peditum missorum
per dictas Comunitates gardesane ab aqua teneri et obligatas esse , et suppli
caverunt ut dignemur mandare , quod dicta Sentencia mittatur execucioni . Et
auditis ambabus partibus voluimus audire dictum ser Nicolaum olim potestatem ,
et ser Bartholomeum olim Capitaneum , qui protulerunt sentenciam predictam ,
et omnibus discussis et examinatis de Voluntate dictorum ser Nicolai et ser
Bartholomei , et partium suprascriptarum , dictam sentenciam annulavimus et
cassavimus, et pro nulla terminavimus haberi, cancellari, et incidi . Et delibe
ravimus quod Comunitates gardesane a parte terre occasione expensarum du
centorum peditum predictorum dare , et solvere debeant dictis Comunitatibus
gardesane ab aqua libras noningentas, et quindecim parvorum monete Veronen
sis usque ad nativitatem domini proximam ; et quod aliqua partium predictarum
aliquas alias expensas factas occasione dictorum ducentorum peditum , et occa
sione presentis litis videlicet sentencie suprascripte non possit partibus superfa
ete dictarum expensarum scilencium imposuimus , et alteri parti modo aliquo
petere, sed ambabus et imponimus. Verum quia onus expensarum dictorum du
eentorum peditum missorum ut supra non spectabat dictis Comunitatibus , tam
a parte terre quam a parte aque , sed spectat et pertinet Comunitati Verone ,
et toti territorio Veronensi. Volumus et fidelitati vestre mandamus quatenus si
in futurum occureret aliqua imposicio sive dacia fienda per Civitatcm nostram
Verone, et territorium Veronense, debeatis cum effectu providere, et provideri
facere quod dieta imposicio sive dacia fiat ita pinguis inter districtuales secun
dum consuetudinem , quod suprascripte libre 915. solute per dictas comunitates
gardesane a parte terre dictis Comunitatibus ab aqua cum integritate resti
tuantur dictis Comunitatibus a parte terre . Et similiter volumus quod libre
IX7XVI, quas Comunitates gardesane ab aqua expendiderunt ultra suprascriptas
libras 916 occasione peditum predietorum ex dicta impositione et dacia fienda
dictis Comunitatibus ab aqua integraliter restituantur. Item quod in totum dictis
Comunitatibus gardesane tam a parte terre , quam a parte aque restituantur
libre tres mille quadringente et triginta ut superius est expressum . Et quia
intentionis nostre est quod dicte Comunitates gardesane tam a parte terre ,
quam a parte aque de cetero indebiti , et contra eorum solitas consuetudines
37
290

non graventur , fidelitatibus vestris stricte scribimus , et mandamus quatenus


dictas Comunitates in his que occurent fienda , non debeatis modo aliquo co
gere, nec cogifacere ad aliquas angarias faciendas, nisi et pro ut consuete sunt
facere temporibus elapsis, et secundum eorum antiquas et solitas consuetudines.
Presentes autem litteras nostras debeatis in cancellaria vestri regiminis regi
strari facere ad memoriam futurorum , et ipsas registratas dictis Comunitatibus
restituere. Data in nostro Ducali Palacio die decimo Octobris. Indicione ter.
ciadeciina MCCCCXVIIII. Data in nostro Ducali Palacio die vigesimo octavo
Mensis Septembris . Indicione quintadecima Millesimo quadringentesimo vigesimo
primo.

XLVI .

( An . 1428. 17

Ducale di Francesco Foscari con cui si conferma agli abilalori di


Sirmione il diritto di presentare i pomi di sei od olto cilladini
veronesi al Podestà di Verona , onde cader possa intorno ad uno
di essi l'elezione al Vicariato di quella terra,

In dito nell'archivio del Comunc.

Franciscus Foscari Dei gracia Dux Veneciarum etc. Nobilibus et Sapienti


bus viris Paulo Truno de suo mandato Potestati , et Vito de Canali Capitaneo
Verone , et successoribus suis fidelibus dilectis salutem et dilectionis affectum .
Quemadmodum scire debetis Vos , nostrum dominium nuper de Vicariatu SER
MIONI aliquam provisionem fecit, quam minime fecissemus, si fuissemus memores
et conscii litterarum concessionis alias facte , ipsis fidelibus nostris de dicto
Vicariatu SERMIONI. Nunc autem pro parte ipsorum fidelium et subditorum no
strorum nobis presentate fuerunt littere patentes date in nostro Ducali Palacio
die decimo octavo mensis Martii de Millesimo quadringentesimo decimo septimo,
ac scripte nobili viro Francisco Bembo militi , tunc Potestati Verone , ac suc
cessoribus suis , continentes concessionem factam cum consilii nostris rogatorum
et addicionis ipsis fidelibus nostris de dicto Vicariatu , ut per ipsas litteras ,
quas una cum presentibus Vobis transmittimus, videbitis contineri. Et quia dicti
nostri fideles humiliter supplicaverunt dictam concessionem sibi debere effectua
liter observari facere , Nos volentes ita facere , fidelitati vestre scribimus et
mandamus, quatenus non obstante provisione per nos facta in contrarium dicte
291

coneessioni ipsas litteras et . in eis contenta , prout jacent exequi et observare


ac observari facere debeatis. Data in nostro ducali palacio die decimo septimo.
Inditione septima. Millesimo quadringentesimo vigesimo octavo .

XLVII .

( An . 1440. 4 Agosto )

Stefano Conlarini Capitano Generale dell' armata navale de' Vene


ziani sul lago di Garda riceve la dedizione de' Sirmionesi accor
dando alcuni capitoli.

Inedito nell'archivio del Comune.

Stephanus contarenus pro Ill.mo et amplissimo ducali dominio nostro vene


tiarum etc. foelicis armatae lacus capitaneus generalis. Cum essemus cum
presenti classe in portu Lazisij jam devicta per vim et obtenta Rocha ipsa
Lazisij fugatisque hostibus qui ad succurrendum venerant, cum primum homines
duo de SERMIONO nominati . ... ad nos venerunt pro parte totius commu
nis SERMIONI , et singularium personarum tamquam homines electi per dictum
suum commune et speciales nuncij ad hoe potissimum transmissi nobis reci
pientibus nomine et vice nostri Illu. D. D. v. Asserentes et requirentes de gratia
speciali velle redire ad pristinam obedientiam et devotionem antiquam nostrae
dominationis offerentes se se, totamque illam communitatem pronam promptam
et paratam esse reverti ad umbram excel. D. d. eidemque velle in omnibus pa
rere , et obedire. Produxeruntque inſrascripta sua capitula cum instantia nos
rogantes ut illa acceptare, et nomine nostri dominij confirmare vollemus. Unde
audita sua honesta requisitione revertendi ad pristinam devotionein nostri do
minij considerantes justum et sanctissimum esse praecibus honesta requirentium
annuere et condescendere, sibique complacere, precibus et instantia nonullorun
inclinati ipsos homines totuinque commune SERMONI ad pristinam devotionem ,
et obedientiam nostrae dominationis revertentes , ex nunc acceptamus modis et
condictionibus antiquis. Infrascripta que eorum capitula prout jacent in eis de
verbo ad verbum cum responsionibus, et correctionibus nostris in fine cujusque
capituli sibi tenore presentium confirmamus et corroboramus. Instabimusque si
opus fuerit venetijs pro ipsa Communitate apud nostrum dominium . Ut illa sua
eelsitudo dicto communi etiam confirmare dignetur hostantes , et rogantes quo

scumque dominos rectores Veronae et alibi ad quos spectat alijsque oficialibus


292

nostri dominij et communitatis Veronae quibus possumus mandalos quatenus


velint et debeant infrascripta eorum capitula prout jacent ad litteram sibi invio
labiliter observare , et facere observarj. In quorum fidem et testimonium etc.
ex armata Lazisij die iiij Augusti 1440 .

Capitula sunt hec cum responsionibus et correctionibus nostris

Primo quod quelibet persona cujusvis conditionis existat habitans in dicta


lerra SERMIONI et cujus opes sint salve atque secure. Respondetur quod fiat
prout petunt reservata tamen semper bona rebellium nostri dominij, que appli
centur camere venetiarum .
Item quod per praefatam serenissimam ducalem dominationem venetorum etc.
observentur et observari debeant quaecumque privilegia Imperialia existentia
penes dictum .commune SERMIONI et loquentia in favorem dictorum communis et
hominum terrae SERMONI . Respondetur quod sibi fiat sicuti petunt , nam sic
justum fore censemus dummodo ipsa privilegia in parte aliqua non sint contra
nostrum ducalem dominium venetiarum Rempublicam veronensem .
Item quod observentur quaecumque privilegia, et litterae prefactae serenis
sime Ducalis Dominationis loquentia in favorem suprascripti communis. Fiat sibi
sicuti ante presentem guerrain illa observabantur.
Item quod observentur quecumque privilegia et litterae nobis communi et
hominibus facta per dominos praeteritos. Respondetur fiat sibi in specie et in
genere de litteris et privilegijs Solum concessis per magnificum dominum do
minium venetum presentem guerram,
Item quod quicumque vicarius qui venerint de anno in annum in officium
dictae terrae SERMIONI possit jus reddere usque ad omnem summam qua partes
insimul agere habebunt . Ad hoc respondemus quod sibi fiat , et concedatur ut
jus reddere possit usque ad summam librarum vigintiquinque parvorum . Ab
inde super semper cum licentia domini potestatis Veronae prout ante praesen
tem guerram semper est observatum .
Item quod dictum eommune et homines SERMIONI ad omnem eorum volun
tatem possit facere unum salarium salis secundum consuetudinem riperiae Salodij
brixiensis, et illud vendere praecio novem denariorum veronensium . . qui
buscunque emere volentibus . Respondetur quod in hoc fiat sibi prout ante pre
sentem guerram eis concessum erat per nostrum ducalem dominium venetum .
Item quod Andriolus filius caprae habitator SERMIONI captivus super una
gallea armatae jam pluribus mensibus considerata ipsius paupertate detur et
assignetur nobis absque aliqua talea vel solutione. Respondetur nihil fieri potest
attento quod est in potestate illius qui dictum Andriolum cepit . Sed bene da
bitur dabitur opera ut benignius tractetur in solutione taleae.

11
293

Item quod quicunque olim habitantes in dicta terra SERMIONI de hominibus


forensibus usque nunc possint redire ad eorum domum cum eorum familijs li
bere et expedite , et absque ullo impedimento . Respondetur quod sibi fiat inte
graliter dummodo non sint rebelles nostri dominij , qui si forent remaneant
exemplum pro factis suis.
Item quod dominus Joannes de Sucijs de Salodio oliin habitator SERMIONE
libere et expedite redire possit Salodium ad domum suam absque aliquo damno.
Respondetur quod nihil sibi fiat, etc ,
Joannes meliorantius
Vicentinus cancellarius.

XLVII.

fin . iiii . 11 Genoajo

Il Doge Francesco Foscari ordina che non siano moleslali que ' di Sirmione
du ' riscuolilori dei dusj dell'olio ed altro.

lucdilo nell'archivio da Comnne.

Franciscus Foscari dei gratia dux Venetiarum etc. Nobilibus et sapientibus


viris Jacobo Lauredano de suo mandato potestati , et Cristoforo Donato capi
taneo Verone fidelibus dilectissalutem et dilectionis affectum . Expositum fuit
nobis pro parte fidelium nostrorum de SERMIONOS, quod ab antiquo tempore
citra semper extitit observatum , quod nunquam coacti fuerunt adselvendum
aliquod dacium , quoniam illa Insula SERMONI pauperima est , et ob hoc domi
nacio nostra alias ei concessit privilegia opportuna super inde , quibus non
obstantibus videtur quod plerumque. Immo sepissime per daciarios nostros Ve
rone molestantur pro daciis olei et statere , quod redundat in ipsorum expo
Nencium maximum prejudicium atque damnum. Quamobrem petitum fuit a nobis,
eorum parte , ut de opportuno remedio eis providere dignaremur. Nos autem
his intellectis mandamus Vobis, ut privilegia ipsis fidelibus nostris per nos con
cessa observare et observari facere debeatis, et non permittere quod contra ea ,
et contra antiquas consuetudines in facto dictorum daciorum molestentur, neque
ducantur per litigia et strages ob eam causam sicut justum est , et honestum .
Data in nostro ducali Palacio die undecimo Januarij. Indicione octava. Mille
simo quadringentesimo quadragesimo quarto.
In Christi nomine. Ego Guilielmus q. Joannis de Bonosiis civis Verone
294

contrate sancti Vitalis publicus Inperiali auctoritate notarius antedictas sex


litteras ducales Serenissimorum Ducalium Principum et dominorum dni Michaelis
Steno et dni Thome Mocenigo ac dni Francisci Foscari , munitas suis sigillis
plombeis cum cordulis canapis appensis, more aule ducalis Veneciarum, a suis
veris auctenticis et originalibus non abolitis non cancellatis neque in aliquibus
suis partibus viciatis bene et fideliter de verbo ad verbum nil per me addito,
vel diminuto quod sensum vel sentenciam variet in aliquo , et pro ut contine
batur in dictis litteris ita in antedictis tramsumptis inseritur et continetur, ne
dicte Comunitatis et hominum SIRMIONT Jurisdictiones et antiqua Jura pereant ,
tramsumpsi et auctenticavi , de commissione imposicionis spectabilis et sapientis
legum doctoris āni Joannis nicole de faelis de clavica Verone Judicis consulis
comunis Verone ad locum sive banchum Leopardi palacij Juris ejusdem comunis
Verone deputati , tempore regiminis et potestarie magnifici et generosi viri do
mini Charuli marino de Venecij honorabilis potestatis civitatis et districtus Ve
rone, pro nostro Serenissimo ducali dominio Veneciarum etc. Proindeque dicta
tramsumpta cum suis auctenticis et originalibus incontravi et auscultari , cum
prudente viro Dominico notario de rainaldis de sancto Joanne in valle , qui se
subscribere debet et quia utraque concordare inveni , ideo me subseripsi , Signo
meo tabellionatus apposito consueto in principio hujus mee subscripcionis infi
dem robur et perpetuam memoriam omnium et singulorum premissorum . Pro
quorum coroboracione et majori firmitate , preſatus dnus Judex consul sedens
pro tribunali ad dictum ejus Juris locum sive banchum eis omnibus et singulis
suam et officij sui ac Comunis et pro comuni Verone auctoritatem interposuit
pariterque judiciale decretum .

Ego Dominicus filius Bartholomei de Raynaldis de Sto Joanne in Valle Ve


rone publicus imperiali auctoritate notarius et Judex ordinarius exemplum
predictum litterarum sex suprascriptarum transumptum et transcriptum per 1
egregium virum Guillielmum notarium de bonosiis suprascriptum : a suo aucten
tico originali, Coram prefato dno Judice consule una cum prefato guillo notr :
auscultavi et incontravi cum originali suo . Et quia Utrumque concordare inveni
de mandato prefati dni Judicis eonsulis me subscripsi, et in principio hujus mee
subscriptionis ad fidem et premissorum robur signuin mei tabellionatus apposui
consuetum ,
295

XLIX .

( An . 1445. 30 Ollobre )

Eugenio IV . concede all' Abbadessa del Convento di S. Giulia di Bre


scia il permesso di poter vendere alcuni beni di ragione di quel
Cenobio esistenti nelle lerre di Garda , Costermano, Burdolino, e
Sirmione.

Inedito comunicatomi dal ch . Ojurici.

Eugenius Epus Servum Servorum Dei Dilecto filio Luce Rectore Ecclesie
S. Petri in Oliveto Brixiensis. Salutem et Apostolicam benedictionem. Ex iniun .
cto nobis desuper apostolice servitutis officio libenter intendimus per que Ec
clesiarum et Monasteriorum omnium utilitas procuratur , et ut illa optatum
sorciantur effectum cum a nobis petitur partes nostre solicitudinis impartimur,
Sane pro parte dilectarum in Christo filiarum Abbatisse et Conventus Mona
sterii S. Juliae Brixiensis ordinis -sancti Benedicti ad Romanam ecclesiam nulle
medio pertinentis nobis nuper exibita peticio continebat quod licet ipse tam ex
quibusdam in de Gurda ac de Costarmatas ac de Burdulino nec non de SER
MIONO possessionibus a prefato Monasterio per vigintiquinque miliaria distantibus
propter longitudinem ac ex quibusdam petiis terrarum trigintaseptem plodiorum
in de Contignaga locis in Veronensis et Brixiensis diocesis consistentibus in
Enphiteosim seu ad fictum concedi solitis propter discrimina viarum racione
illarum census canones seu fictus qui fere in olei , et frumenti quantitate con

sistunt valorem Trigintaquinque florenorum aurei de Camera ascendentes, per


cipiant annuatim , tamen propter distancia et discrimina hujusmodi deductis ve
cturis ac aliis expensis quas ad conducendum frumentum et oleum proveniente
alie possessiones et terre prope terram de Flero dicte Brixiensis diocesis con
sistentes ipsi Monasterio magis vicine et accomode emerentur condicio ipsius
Monasterii procul dubio melior efficeretur et in utilitatem ipsarum cederet evi
dentem. Quare pro parte dictarum Abbatisse et conventus nobis fuit humiliter
supplicatum ut eis possessiones et petias terrarum huiusmodi libere vendendi
aliaque possessiones et bona ut preferetur magis vicina eidem Monasterio emendi
seu cum utilioribus possessionibus libere permutandi licentiam concedere ac
alias eis in premissis oportune providere de benignitate apostolica dignaremur,
Nos igitur possessionum et terrarum huius modi qualitates quantitates confines
et valores pro suficienter expressis haberi volentes , ac de expositis prenissis
296

certam noticiam non habentes huiusmodi supplicationibus inclinati discretioni


tue per apostolica scripta committimus et mandamus quatinus de premissis omni
bus et singulis ac eorum circumstantiis universis auctoritate nostra te diligenter
informes , et si per informationem huiusmodi ita esse , ac venditionem et em
ptionem nec non permutationem huiusmodi si fiant evidentem ipsius monasterii
utilitatem cedere reppereris superquo tuam conscientiam oneramus prefatis Ab
batisse et Conventus possessiones et petias terrarum huiusmodi quibusius per
sonis ydoneis eum quibus Abbatisse et Conventus ac Monasterii predictorum
condictionem poterunt effici meliorem libere vendendi tradendi et assignandi
vel illas ut premittitur permutandi omniaque alia et singula in premissis ne
cessaria et oportuna faciendi disponendi et exequendi plenam et liberam licentiam
auctoritate nostra concedas . Nos enim si venditionem huiusmodi ut premittitur
fieri contingat , volumus quod ipse Abbatissa et Conventus ex illaruin habendo
precio alias possessiones et terras ipsi Monasterio vicinas et magis accomodas
ante quam inter ipsas et ementes contractus vendictionis huiusmodi concludatur
emere teneantur Alio quia concessio nostra huiusmodi nullius existat robori res
momenti. Non obstantibus constitutionibus apostolieis nec non Monasterii et
ordinis predictorum iuramento confirmatione apostolica vel quamvis alia firmi
tate roboratis statutis et consuetudinibus ceterisque ceterisque contrariis qui
buscumque
Dat : Rome apud sanctum Petrum Anno Incarnationis Dominice Millesimo
quadringentesimo quadragesimo quinto Tercio Kal. Novembris Pontific : nostri
anno quintodecimo.

fAn. 1457. 3o Luglio );

Sentenza emessu dai Procuratori del Comune di Verona a favore del


Comune ed uomini di Sirmione in conferma delle loro esenzioni ed
immunità .

Inedito nell'archivio del Comune.

In Christi nomine amen . Anno nativitatis ejusdem Millesimo quadringentesimo


quinquagesimo septimo. Indicione quinta , die Jovis trigesimo Mensis Julij. Super
Palacio Juris Comunis Verone posito in contrata scte Marie antique , ad offi
ciuin procuratorum ejusdem palacii. Presentibus sapiente et egregio legum
297

doctore domino Joanne nicola de fuelis qm Domini Vitaliani de Clavica Verone ,


Manfredo notario de Justis filio petri de ferraria de scto petro in carnaio Ve
rone Bartholomeo notario filio magistri Joannis bancharii de Insulo infra Ve
rone , et Jacobo de burgeto qm Magistri Antonii de scto Matteo cum cortinis
Verone, omnibus idoneis rogatis ad hoc, et specialiter convocatis. Super causa
et questione versa et vertente inter egregium virum dūm Donatum de Lafran
chinis militem procuratorem Comunis Verone infrascriptum ex una parte , et
Joanne porcelli sive Comune, et homines de SERMIONO ex altera parte . Coram
spectabile legum doctore Dno Gasparo de Malsesine de scta Eufemia Verone
Judice ad officium procuratorum Comunis Verone pro Jure redendo deputato ,
et super infrascriptis scripturis quarum tenor formaliter ita sequitur, INVENCIO .
Quoniam die mercurii quintodecimo mensis Septembris de Millesimo quadrin
gentesimo quinquagesimo sexto . Repertus fuit Joannes porcelli de SERMIONO
tabernarius et beccarus in fornacibus SIRMIONI et ejus pertinencie , per circum
spectum virum Dnum . Donatum de Lafranchinis militem procuratorem Comunis
Verone ad officium procuratorum deputatum , presente ejus notario deputato ,
suprascriptum tabernarium et beccarium exercere artes taberne, et becarie non
datis per eum securitatibus ad dictum officium procuratorum , quas ibi dare
tenetur. Item suprascriptum tabernarium habere, el tenere in dicta sua taberna
panem venalem minus pensa decem onciis pro quaque bina, Et cciain habere et
tenere ibidem duas fianas tenentes minus debita mensura . Item massarium co
mune et homines dicte terre SIRMIONI non fecisse suas defensiones ad dictum
officium procuratorum , que fiunt in principio anni de mense Januarij , pro ut
faciunt alii massarij , et Comunia territorij Veronensis de et pro quibus licet
notarijs ad ipsum officium deputatis accipere quinque soldos denariorum parvo
rum pro quaque , que omnia sunt contra formam Juris, et statutorum Comunis
Verone. DEFENSIO . Coram spectabile et sapiente Juris consulto Dno Gaspare de
malsesine de scta Eufemia Verone honorabili Judice ad officium procuratorum
comunis Verone pro Jure reddendo deputato , comparuit Philippinus q. Antonii
Sindicus et Sindicario nomine comunis, et hominum Sirmioni, ut dixit constare
de sindicatu Instrumentum scriptum per Petrum marci de SIRMIONO notarium
dicti comunis SIRMIONI , et defensionem supraseripti Joannis porcelli tabernarij,
et becarij in dicto loco SIRMIONI cujus est dietun dacium et racione eciam in
teresse dicti comunis et hominum , ac Universitatis SIRMIONt, a dictis invencionibus
factis contra dictum tabernarium et becarium ac eciam contra massarium , et co
mune dicte terre proponens defendendo dixit, quod negat narrata pro ut narrantur
in dictis assertis invencionibus, vera esse , et fuisse, et illas per dictum . militem
procuratorem dixit non potuisse, nec posse facere, et ipsas assertas invenciones
Aon valuisse, et non tenuisse, et non valere, et non tenere de jure, et super
eis procedendum non esse , nec procedi. debere nec posse, cum non sint admit
38
298

tenda. Quinimo dicit dictus Philippinus dictis nominibus, quod dacium , et taberna
dicti loci de fornacibus sunt Comunis, et hominum SIRMIONI , et in eorum.per
tinencia , et quod dictus daciarius sive tabernarius non tenetur dare securitatem
ad dictum officium procuratorum , neque tenere panem ad pondus Veronense,
neque mensuras alias , seu filias pro mensurando Vinum , ad mensuram Vero
nensem , neque eciam alias mensuras cujuscumque generis. Cum dicti homines

in SIRMIONO et ejus pertinencia , non utantur stateris seu plombinis , balanciis


seu aliis ponderibus, seu mensuris Veronensibus, sed Tridentinis, et Brixiensibus.
Et quod plus est si dictas suas mensuras, et pondera quibus ntuntur, portarent
ad bullatores comunis Verone pro bullando illas, et illa non bullarent , eo quia
non sunt ad pondus neque, mensuram Veronensem . Et quod eciam massarius
dicte terre SIRMIONI non tenetur facere , seu dare dictas defensiones ad dictum
officium procuratorum , prout faciunt alii massarij territorij Veronensis, cum sint
onerose , et a tali onere , et ab omnibus aliis dicti homines de SERMIONO exempti
sint et effecti immunes. Et ita tenuerunt et possiderunt dicti homines dietum
eorum dacium , et tabernam dicti loci, et dictas exemptiones et immunitates, et
ipsi gavisi sint absque aliqua contradictione quiete , et pacifice, jam longo et
longissimo tempore, continuata possessione sua , cum possessione suorum aucto
rum et majorum , et per tantum tempus quod memoria hominum non est in
contrarium , et sic ipsi homines, et Universitas de SERMIONO legitimi possessores
de presenti tenent et possident, suis justis titulis racionibus et causis, et maxime
per evidenciam privilegiorum Imperialium suorum productorum , et ostensorum
coram prefato dno Judice et per ipsum lectorum clarissime constat suprascri
ptum Joannem tabernarium et becarium , ac dictos missarium Comune et ho
mines SIRMIONI absolvendos esse , et absolvi debere a dictis invencionibus et
earum oneribus. Et ita dictus Philippinus dictis nominibus, omnibus melioribus
modo via jure forma et causa , quibus melius fieri et esse potest , pelit absolvi
debere. Et pro verificacione dicte site dictis nominibus defencionis produxit idem
Sindicus infrascripta privilegia pro juribus suis quibus uti vult et intendit. Et
primo unum privilegium Serenissimi principis et dni dni Fridrici Secundi, quod
sub isto compendio verborum effectualiter formatum erat. Fridericus Secundus
divina favente clementia Romanorum rex et rex Sicilie semper Augustus. Ad
imperialem spectat dignitatem non solum predecessorum nostrorum catholicorum
Imperatorum pia statuta inviolabiliter conservare. Verum eciam nostre quoque
potestatis auctoritate irrefragabiliter ea munire. Inde est quod omnibus Christi,
et Imperii fidelibus tam futuris quam presentibus notum esse volumus, qualiter
nobis consedentibus super lacum juxta Veronam homines liberos habitantes in
Insula Sirme laci benaci omnibus habitantibus , et babitaturis in prefato loco
SIRME, cum uxoribus et filiis ac filiabus eorum servis et ancillis, omnibus pro
prietatibus substanciis illorum mobilibus et immobilibus pro majori securitate,
299

sub nostre Imperialis potestatis ex integro mundiburdium in perpetuum recipi


mus, et pro salutari remedio antecessorum nostrorum Regum et Imperatorum
omnem graciam in privilegiis eorum que pro manibus habebant sibi concessam
auctoritatis nostre privilegio et sigillo Imperiali confirmamus. Precipimus ita ut
aliqua magna parvaque persona eosdem homines in prenominato loco habitantes
distringere pignorare, vel calumpniari presumat, quod quidem privilegium scri
ptum erat per Archicancellarium regnorum , et munitum sigillo ipsius Dni Im
peratoris. Item unum privilegium Illustrissimi principis et dni Domini Conradi
Secundi, quod distinguitur in effectu sub istis verbis. Conradus Secundus Dei
gracia Jerusalem et Sicilie Rex et Romanorum , per presens privilegium notum
facimus universis tam presentibus quam futuris, quod nos attendentes privilegium
avi nostri divi Augusti Dni Fridrici tunc Romanorum et Sicilie regis , quod
Pla zadeus de SIRMIA et Bonadomanus procuratores ipsius Universitatis terre
SIRME, non abolitum , non cancellatum , nec in aliqua sui parte viciatum in no
stra presentia obtulerunt. His itaque inspectis et dilligenter omnibus immo dil
ligencius consideratis et intelectis que in dicto privilegio continebantur duximus
de gracia confirmanda. Mandantes universis hominibus districte ne contra for
mam mandati hujusmodi nostri audeat aliquatenus atemptare quod quidem pri
vilegium scriptum erat per manus magistri Fridrici curie imperialis notarii ,
anno dominice incarnacionis muillesimo ducentesimo sexagesimo septimo , primo
intrante Novembris undecime indicionis, et munitum erat sigillo ipsius Impera
toris cera rubea impresso , cum imagine ipsius ūni Conradi in sua magestate
imperiali sedentis, cum cordulis siricis rubei, viridis et zali coloris appenso. Item
unum privilegium illustris dni Canisgrandi de la Scala hujus effectus. Nos Ca
nisgrandus de la Scala imperiali auctoritate Vicarius Verone et Vincentie etc.

Cupientes semper ut concessiones et privilegia romanorum principum penes nos


et nostros subditos jugiter serventur illesa et maxime comuni et hominibus
SERMIONI, ex sui certa sciencia, ex vigore nostri Vicariatus , et de nostre ple
nitudine potestatis, de gracia speciali Volumus et mandamus ut eorum privilegia
et immunitates concessa per romanorum reges comuni et hominibus dicte terre
SERMIONI ac sententie late et precepta facta per quondam recolende memorie
Dnum Albertum de la Scala genitorem nostrum ac fratres nostros, et polesta
tes Verone super immunitates ipsas prefato comuni et hominibus inviolabiliter
observari . Non obstantibus aliquibus statutis seu reformacionibus comunis Verone
factis eciam et fendis, que predictis in aliquo obviarent, ut patet per publicum
privilegium scriptum per Albertum de la colcerella notarium suum die xii Au
gusti MIIIxxiiij. septima Indicione. et munitum sigillo ipsius dni Vicarij impe
rialis cum cordulis siricis cera rubea impresso. Item unum privilegium magnifici
Dni Mastini de la Scala una cum magnifico Dño Alberto carissimo fratre suo
Verone et ceterarum Civitatum Capitanei et Dni Generalis, qui predecessorunu
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suorum vestigia imitari volentes , ac condigna remuneracione benemeritis pro


videre. Comune e