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A Vittoria

la mia dolce nipotina


F. Capasso

Farmacognosia
Botanica, chimica e farmacologia
delle piante medicinali
In collaborazione con
Rita De Pasquale e Giuliano Grandolini

Seconda edizione
IV Indice

a cura di
F. Capasso R. De Pasquale
Professore di Farmacognosia Professore di Farmacognosia
Università degli Studi “Federico II” Università degli Studi
Napoli Messina

G. Grandolini
Professore di Tecnologia
Socio-economia e Legislazione Farmaceutica
Università degli Studi
Perugia

Seconda edizione

ISBN 978-88-470-1651-4 e-ISBN 978-88-470-1652-1

DOI 10.1007/978-88-470-1652-1

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PRESENTAZIONE ALLA SECONDA EDIZIONE

È con estremo piacere che mi accingo a scrivere la presentazione di questa opera, frut-
to dell’intensa collaborazione di tre stimati colleghi, F. Capasso, R. De Pasquale e G.
Grandolini, noti nel mondo scientifico per la loro grande esperienza professionale e per
il rigore delle loro pubblicazioni scientifiche.
Il testo di Farmacognosia da loro redatto rappresenta uno strumento ricco di infor-
mazioni, sia scientifiche che pratiche, preziose per tutti coloro che operano nel settore
farmaceutico e salutistico.
Infatti la multidisciplinarità di questo trattato, che compendia conoscenze di varie di-
scipline quali la Farmacologia, la Botanica Farmaceutica, la Fitochimica e la Tecnolo-
gia e Legislazione farmaceutiche, rappresenta un sicuro riferimento, non solo per i pre-
paratori e prescrittori di medicinali a base di prodotti naturali, ma anche per coloro che,
per ragioni culturali, desiderano conoscere il mondo vegetale che li circonda per poter
trarne utili indicazioni e informazioni.
Del resto, il sempre crescente interesse da parte dell’opinione pubblica per questo set-
tore rende questa opera molto attuale ed interessante anche per il rigoroso taglio scien-
tifico che gli Autori le hanno impresso, prendendo in considerazione le piante e/o parti
di esse di sicura e riconosciuta validità terapeutica, frutto anche di un intenso ed ampio
lavoro di ricerca bibliografica.
Il libro è il risultato di studi, ricerche, esperienze di lettura e di contatti personali che
ne arricchiscono i contenuti e lo rendono anche di facile lettura.
La parte iconografica è ampia, chiara, ricca di immagini e di particolari che hanno il
pregio di porre a diretto contatto il lettore con la natura.
Infine il testo comprende anche un utilissimo formulario fitofarmaceutico che ne am-
plia i contenuti e lo caratterizza anche dal punto di vista pratico.
Questo libro di “Farmacognosia” è per me quindi un lavoro di sicuro interesse e
rappresenta un’indispensabile e quasi illimitata fonte di conoscenze per tutti gli ope-
ratori del settore sia dal punto di vista culturale che pratico. Sono convinto che le co-
noscenze farmacognostiche si arricchiscano oggi di un’opera di grande importanza
per le preziose e interessanti notizie che contiene sulle piante medicinali e sulle dro-
ghe vegetali, sulla loro storia e descrizione botanica, sulla loro composizione in prin-
cipi attivi e sul loro meccanismo d’azione ed infine sulle applicazioni terapeutiche e
sugli effetti indesiderati.
Pertanto sono molto grato e mi congratulo con i colleghi F. Capasso, R. De Pa-
squale e G. Grandolini per aver dedicato le loro esperienze, le loro conoscenze pro-
fessionali ed il loro tempo per compilare questa seconda edizione dell’opera “Far-
macognosia – Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali”, edita da
Springer, che costituisce un sicuro, essenziale approfondimento delle conoscenze per
VI Presentazione alla seconda edizione

coloro che operano nel campo dei prodotti naturali e per le possibili applicazioni nel-
la cura di patologie importanti ed anche per quelle minori, contribuendo così a mi-
gliorare il nostro benessere.

Perugia, gennaio 2011 Carlo Rossi


Preside Facoltà di Farmacia di Perugia
Vice-Presidente dell’European Association
of Faculty of Pharmacy
PRESENTAZIONE ALLA SECONDA EDIZIONE

La Farmacognosia rientra a pieno titolo tra le materie rese obbligatorie dalla Direttiva
85/432/CEE per le Lauree specialistiche delle Facoltà di Farmacia ai fini della libera cir-
colazione in Europa degli abilitati alla professione di Farmacista.
Nell’ordinamento degli Studi di questa Facoltà, la Farmacognosia tradizionalmente
ricopre il ruolo di primo esame che si affronta nell’ambito delle discipline Farmacolo-
giche. Sulla base delle conoscenze propedeuticamente acquisite, specie con la botanica
farmaceutica (oggi biologia vegetale) e le chimiche, essa svolge il delicato compito di
formare quella mentalità scientifica necessaria per conoscere e valutare i principi attivi
di origine naturale in grado di garantire attività di interesse terapeutico e sanitario. Ap-
pare quindi chiaro che la Farmacognosia è innanzitutto una disciplina importante per ge-
stire i farmaci che hanno tracciato la storia della terapia, così da essere uno strumento
professionale obbligatorio per il Farmacista, e la sua conoscenza è anche indispensabi-
le per altri operatori sanitari, specie se prescrittori e/o preparatori.
Storicamente i contenuti didattici della Farmacognosia riguardavano il riconoscimento
e la coltivazione delle piante officinali con riferimento alla Farmacopea in vigore al mo-
mento, nonché la preparazione, la conservazione, il controllo di qualità delle piante me-
dicinali con l’identificazione dei principi attivi ed infine le preparazioni con droghe ve-
getali. Completava il programma didattico la conoscenza di sostanze di origine animale
e di sostanze di origine minerale.
Più di recente, con l’era dei farmaci di sintesi, sembrava che il ruolo della Farmaco-
gnosia, come scienza delle sostanze naturali, fosse molto circoscritto ed una certa margi-
nalità negli studi è per alcuni decenni avvenuta. La crescente sfiducia degli ultimi anni
verso la medicina tradizionale, derivata da clamorosi insuccessi e da danni tossicologici
scaturiti dall’impiego di farmaci di sintesi (o etici), ha nuovamente risvegliato l’interes-
se del mondo farmaceutico e dei consumatori verso le sostanze di origine naturale.
L’impostazione che la moderna Farmacognosia, come scienza di primo livello della
Farmacologia e della Farmacoterapia, si deve oggi dare è molto più ampia rispetto allo
storico binomio con la Farmacopea.
Nuovi settori terapeutici sono oggi, nel bene e nel male, patrimonio del terapista ma,
con mia convinta preoccupazione, anche dei consumatori e di loro mode terapeutiche per
lo più enfatizzate dalla globalizzazione.
Se da una parte la ricerca scientifica ha arricchito le conoscenze sui fitocomplessi, ha
individuato nuovi importanti principi attivi presenti negli alimenti di origine vegetale che
si stanno dimostrando potenziali farmaci (ad es. ad azione chemiopreventiva, ad azione
immunomodulatoria e adattogena), ha ottenuto principi attivi vegetali utili nel controllo
di stili di vita anormali e di dipendenza ovvero ha proposto antiparassitari naturali, d’al-
tra parte è anche vero che oltre ai benefici sono immancabilmente emersi rischi tossico-
logici di varia gravità per la salute dell’uomo e dell’ambiente. L’uso e l’abuso di piante
o parti di piante hanno causato nell’uomo gravi avvelenamenti e portato a situazioni di
dipendenza. Non ultimo da evidenziare è l’ampia e variegata area di impiego di erbe e
di prodotti vegetali nell’ambito delle Medicine alternative che hanno imposto aspetti com-
VIII Presentazione alla seconda edizione

merciali e speculativi non di facile definizione nel rapporto rischio-beneficio: non va di-
menticato che il rischio per un paziente non è solo dato dalla comparsa di risposte tos-
siche a seguito di una pratica o di una moda terapeutica, ma anche dal mancato o dal di-
verso effetto farmacologico rispetto a quello atteso.
Da tutte queste brevi riflessioni emerge la necessità di ridefinire, attualizzandolo, il
contenuto dell’insegnamento della Farmacognosia non solo per rispondere all’esigenza
formativa obbligatoria del Farmacista, ma anche per fornire quella cultura critica neces-
saria ad ogni prescrittore sia esso Medico Chirurgo o Medico Veterinario. Inoltre una mo-
derna didattica in Farmacognosia è professionalmente vincolante per i Laureati in Scien-
ze Erboristiche.
Quale moderna organizzazione dei contenuti bisogna dare a questa Disciplina e qua-
le testo può essere fondamentale strumento per formare gli Studenti ovvero per aggior-
narsi sentendone la necessità?
Con l’opera “Farmacognosia – Botanica, chimica e farmacologia delle piante medi-
cinali” i Colleghi Francesco Capasso, Rita De Pasquale e Giuliano Grandolini hanno sa-
puto sapientemente affrontare, trattare e dare risposta a tutte le problematiche sopra
espresse, in modo moderno e sopratutto didatticamente molto fruibile. Sono molto gra-
to a questi Colleghi per avermi offerto l’opportunità di conoscere in anteprima la loro
opera che ha stimolato la mia curiosità garantendomi un aggiornamento culturale e scien-
tifico della Farmacognosia.

Bologna, gennaio 2011 Giorgio Cantelli Forti


Professore Ordinario di Farmacologia e Farmacoterapia
Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
PRESENTAZIONE ALLA SECONDA EDIZIONE

Scrivere un libro moderno di Farmacognosia è una sfida molto complessa che, oltre ad
una grande cultura, richiede una certa dose di coraggio. Come tutte le discipline che coin-
volgono più soggetti, anche la collocazione della Farmacognosia è spesso controversa.
Si tratta infatti di una materia che investe gli aspetti botanici, chimici, biologici e far-
macologici connessi con una specie vegetale (pur includendo anche animali e minerali),
o meglio di una “droga” (dall’olandese ‘droog’: sostanza secca) intesa come: “… un pro-
dotto di origine vegetale contenente principi attivi utilizzabili per usi che coinvolgono
attività biologiche” o, ancora in termini più estesi ed attuali, di un “fitocomplesso” e cioè
“l’insieme dei componenti di una droga vegetale o di un prodotto da essa derivato che
si caratterizza per composizione chimica ed attività biologica”. D’altra parte, proprio per
la molteplicità di conoscenze che richiede, la Farmacognosia è oggi una disciplina au-
toconsistente che per principi e contenuti si discosta decisamente da quelle da cui ha ori-
gine. Si tratta di una scienza che ha le sue radici in una delle più antiche esigenze del-
l’uomo e cioè il mantenimento dello stato di ben-essere e/o il superamento dello stato di
mal-essere, come dimostra il grande sapere farmacognostico che racchiudono le medi-
cine tradizionali di un po’ tutti gli angoli della terra. Ormai da parecchi anni, noi assi-
stiamo ad un forte ritorno alla natura, in particolare per il mantenimento dello stato di
ben-essere: si tratta di un fatto assolutamente positivo, ma che si porta dietro anche tut-
ta una serie di distorsioni, dimostrando quanto sia indispensabile una corretta cultura far-
macognostica. Queste conoscenze sono fondamentali anche per limitare i danni che pos-
sono derivare da una commercializzazione indiscriminata e fuori controllo dei prodotti
soprattutto a base vegetale, che può avere conseguenze anche drammatiche quando ca-
de in mano a “mestatori e fattucchiere”. Questa premessa per ribadire come lo scrivere
un libro di Farmacognosia al passo con i tempi e scientificamente corretto richieda un
notevole bagaglio di conoscenze in parecchie discipline, che vanno dalla biologia vege-
tale alla farmacologia, dalle tecniche di coltivazione alla fitochimica, dalla botanica al-
l’analisi chimica ed alla chimica e tecnologia farmaceutiche per finire al costante ag-
giornamento degli aspetti legislativi. Questo libro ha il pregio di affrontare la Farmaco-
gnosia in chiave moderna e di soddisfare l’esigenza di multidisciplinarietà che questa
richiede. Esso si divide fondamentalmente in tre parti: una prima di introduzione alla ma-
teria e di descrizione degli aspetti generali, a cui segue una classificazione delle droghe
sulla base della struttura chimica dei costituenti principali in essa contenuti, cioè sulla
base dell’approccio che oggi va per la maggiore, per concludersi con una miscellanea in
cui vengono soprattutto presi in considerazione principi attivi di origine vegetale che pre-
sentano specifiche attività biologiche e farmacologiche.
La prima parte include tutte le informazioni fondamentali che sono necessarie ad af-
frontare correttamente lo studio della Farmacognosia, cominciando dalla sua evoluzio-
ne storica. I capitoli successivi riguardano i concetti di base (principi attivi e caratteri
delle droghe) e gli aspetti tecnici e pratici che stanno alla base di una preparazione ve-
getale (coltivazione delle piante, preparazione della droga e controllo, preparazioni ga-
leniche, aspetti industriali e legislazione).
X Presentazione alla seconda edizione

La seconda parte invece prende in considerazione quelle classi di metaboliti primari


e secondari che, grazie alla loro attività biologica ed al largo uso, assumono grande im-
portanza in Farmacognosia sia a livello industriale che nella tradizione. Vengono così af-
frontati i carboidrati, i lipidi, gli aminoacidi, i peptidi e gli enzimi, i terpenoidi, i glico-
sidi, i fenil propanoidi e fluoroglucinoli e gli alcaloidi. Il criterio adottato è misto, e cioè
ad una prima parte del capitolo che descrive le strutture dei sottogruppi di composti at-
tivi più importanti, ne segue una seconda più monografica che illustra le specie più rap-
presentative contenenti le sostanze in oggetto e le loro attività.
L’ultima parte è una miscellanea che riguarda principalmente importanti attività bio-
logiche e farmacologiche, i principi attivi e le piante che li contengono, e prende in con-
siderazione una serie di soggetti in cui i composti di origine vegetale hanno un ruolo pre-
minente, in particolare antitumorali, allucinogeni, immunomodulatori, adattogeni, inset-
ticidi, piante nella terapia dell’alcolismo o che agiscono sui canali del calcio, e piante
tossiche. Gli ultimi capitoli riguardano le medicine tradizionali, le sostanze di origine ani-
male e minerale e gli integratori alimentari. Il testo si conclude con un formulario fito-
farmaceutico e la descrizione di una serie di droghe obsolete.
Il libro è congegnato in modo da poter essere utile sia a livello didattico, in partico-
lare per gli studenti della Facoltà di Farmacia, che professionale, ed io ritengo che, per
completezza, abbia le carte in regola per essere parte della collezione di testi di consul-
tazione di cui farmacisti ed erboristi dovrebbero disporre a supporto della loro attività
professionale. Credo che per modernità di impostazione e aggiornamento di contenuti
questo libro possa mantenersi a lungo attuale, sicuramente per il prossimo decennio.
Ho lasciato alla fine le considerazioni sugli autori. Come è ovvio, il testo è stato con-
cepito secondo il vedere e le conoscenze di chi l’ha scritto. In primo luogo, devo rende-
re atto agli Autori dell’impegno profuso per sviluppare il testo secondo i dettami ed i
concetti più recenti in questo settore, cambiandolo profondamente rispetto alla prima edi-
zione, dando così prova di grande serietà. I nomi degli autori sono una garanzia di qua-
lità dei contenuti del libro, sia come docenti della materia che come esperti del settore
delle piante medicinali; si tratta di ricercatori di fama che con i loro studi, i loro risulta-
ti e le loro iniziative hanno dato un importante contributo allo sviluppo ed alla divulga-
zione della Farmacognosia moderna, e non soltanto in Italia. Le scuole di Messina ini-
zialmente, e, in termini temporali, di Napoli subito dopo, a cui due degli autori appar-
tengono, sono state e sono tuttora un punto di riferimento per questa disciplina, ancora
una volta, non soltanto in Italia. La Farmacognosia è ancora oggi sottostimata, in parti-
colare nel nostro Paese, in quanto è molto difficile da una parte far comprendere quan-
to sia articolata e, soprattutto, quanto sia indispensabile una approfondita e specifica co-
noscenza per poter “maneggiare” correttamente e con cognizione di causa prodotti che
presentano attività biologica, e dall’altra sfatare la credenza errata, anche a livello acca-
demico, che possa essere assimilata ad una delle discipline da cui deriva. Conosco gli
Autori da anni, abbiamo combattuto molte battaglie insieme per l’affermazione della Far-
macognosia, qualche volta abbiamo vinto, molte volte abbiamo perso, conosco la loro
passione professionale e la loro preparazione scientifica: per queste ragioni, per l’impo-
stazione e per averlo letto non ho difficoltà a definire questo un “bel” libro di Farmaco-
gnosia nuovo, moderno e chiaro.

Torino, gennaio 2011 Carlo Bicchi


Ordinario di Biologia Farmaceutica
Università degli Studi di Torino
PREFAZIONE ALLA SECONDA EDIZIONE

La farmacognosia, etimologicamente parlando, è la conoscenza (da gnosis) dei veleni (da


pharmacon). Comunque pharmacon non significa soltanto veleno, ma anche farmaco: la
differenza sta nella dose. Questo potrebbe far pensare che la farmacognosia s’interessa dei
farmaci. Le cose in effetti stanno diversamente in quanto la farmacognosia si è sempre li-
mitata a trattare unicamente le sostanze naturali, indipendentemente dalla loro provenien-
za. La Materia Medica, progenitrice della Farmacognosia, dava giustamente eguale impor-
tanza ai prodotti provenienti dal regno minerale, animale e vegetale. Con il passare del tem-
po, però, le sostanze minerali ed animali hanno perso la loro importanza e quelle poche che
ancora si utilizzano sono prodotte per via sintetica. Pertanto sono estromesse da un testo di
farmacognosia o soltanto accennate, per un fatto più ancestrale che pratico. Con il trascor-
rere degli anni e nonostante la enorme diffusione dei farmaci di sintesi (etici), una profon-
da evoluzione si è invece avuta nell’ambito dei prodotti vegetali, grazie ad una vera e pro-
pria “esplosione” nella ricerca e nella offerta di sempre nuovi fitoterapici. Studi clinici ade-
guati hanno, in particolare, riportato all’attenzione del “mondo sanitario” il potenziale
terapeutico di diverse piante medicinali sia vecchie che nuove. Questa seconda edizione,
dopo quasi dieci anni dalla prima, si presenta aggiornata, rispetto ad un passato anche re-
cente, ed ampliata, pur mantenendo le caratteristiche strutturali di praticità della preceden-
te edizione. La parte generale è stata in alcune parti rimodulata, ma sostanzialmente non
presenta differenze significative rispetto alla prima edizione. Al contrario, la parte specia-
le è profondamente mutata. È stata aggiornata ed ampliata; inoltre particolare rilievo è sta-
to dato ad alcune droghe vegetali maggiormente studiate in campo sperimentale e clinico.
Inoltre, per far fronte a nuove acquisizioni interi paragrafi e/o capitoli sono stati riscritti.
Così pure gli aspetti più moderni della Fitoterapia quali le interazioni e le incompatibilità
con farmaci convenzionali, trovano nel testo una trattazione adeguata alla loro importanza
attuale. Infine, si è ritenuto opportuno accennare ad alcuni disturbi ed alcune patologie in
modo da rendere più semplice, ma anche più organica, la lettura dell’opera. Alcuni argo-
menti, molto diversi tra loro, ma attuali e di particolare interesse, sono stati infine trattati a
parte, in una sezione chiamata Miscellanea. Un formulario fitofarmaceutico ed un elenco
di droghe di uso popolare completano l’opera che, come sempre, è rivolta non solo agli stu-
denti dei corsi di laurea istituiti presso le Facoltà di Farmacia e di Medicina, ma anche a
tutti coloro che quotidianamente devono affrontare i complessi problemi di salute connes-
si con disturbi lievi e passeggeri, premonitori il più delle volte di malattie. La comprensio-
ne della Springer, una casa editrice a larga diffusione internazionale, e la disponibilità di
suoi validi collaboratori, in particolare l’eccellente collaborazione della dott.ssa Donatella
Rizza, ci è stata di conforto e di aiuto, per la realizzazione dell’opera. L’augurio è che que-
sto volume, realizzato per rendere più semplice, più razionale e più responsabile l’uso dei
prodotti naturali, incontri un consenso corrispondente all’impegno posto nel realizzarlo.

Napoli, gennaio 2011 F. Capasso


R. De Pasquale
G. Grandolini
PRESENTAZIONE ALLA PRIMA EDIZIONE

Ho accettato di presentare questo libro agli studenti ed ai cultori di Farmacognosia con la


consapevolezza di rendere merito all’impegno didattico e scientifico che da un ventennio
profondono in quest’area culturale i miei allievi Francesco Capasso e Nicola Mascolo.
Sapevo che Capasso e Mascolo erano impegnati, assieme ai colleghi Rita De Pa-
squale e Giuliano Grandolini, alla stesura di un testo di Farmacognosia, ma non imma-
ginavo di trovare un’opera di tale impegno e nel contempo chiara e semplice da consul-
tare. Ritengo che questo testo sarà una gradita sorpresa per tutti, perché affronta, con di-
verso grado di approfondimento, le conoscenze che si sono acquisite in questi ultimi an-
ni sui prodotti naturali, dando una visione moderna della Farmacognosia. Ne vengono
presi in esame gli aspetti generali ed introduttivi, dalle semplici definizioni, alle biotec-
nologie, alle forme farmaceutiche, alla legislazione sui prodotti fitofarmaceutici. Con
eguale accuratezza si esaminano poi le droghe vegetali secondo la classe chimica di ap-
partenenza dei componenti più attivi o più abbondanti, mettendo in risalto il ruolo che
questi farmaci naturali possono avere nella moderna medicina.
Gli Autori si soffermano sulle droghe più in uso e su quelle storiche, descrivendole da
un punto di vista botanico, chimico e farmacologico e segnalando eventuali effetti inde-
siderati ed interazioni con altri farmaci. Il libro comprende anche capitoli rivolti all’ap-
profondimento dell’uso di droghe e prodotti naturali in campo vegetale e veterinario e
per combattere l’alcolismo. Non vengono tralasciati, infine, argomenti che, come la me-
dicina alternativa e gli integratori alimentari, necessitano di una rigorosa puntualizzazio-
ne onde evitare il persistere di abitudini errate che spesso fanno della medicina non un
“arte del guarire”, ma un “arte del profitto”. Tabelle, schemi riassuntivi, disegni di pian-
te e di droghe ed una ricca iconografia impreziosiscono l’opera.
Gli Autori, piuttosto che alla luce delle convinzioni predominanti, giudicano le cono-
scenze farmacognostiche in base alla loro attendibilità, offrendo a chiunque la possibilità
di confrontarsi. Questo rigore scientifico, che assicura l’intento pedagogico, è una ga-
ranzia per tutti coloro che adotteranno questo testo.
Anche se questo libro è rivolto ai giovani studenti di Scienze Farmaceutiche, è assai
più vasto il pubblico che potrà essere interessato ad una riflessione equilibrata sui pro-
dotti naturali di uso terapeutico. Scorrendo altri testi di Farmacognosia, opere senz’altro
valide che arricchiscono il nostro patrimonio culturale, ci s’imbatte spesso in vaghi rife-
rimenti circa l’attività farmacologica, il meccanismo d’azione e la tossicità delle droghe
e dei loro principi attivi. Ben venga dunque un’opera che di questi aspetti ne fa uno sco-
po caratterizzante.
La nostra letteratura, dunque, si arricchisce di un’opera funzionale più che descritti-
va, senz’altro utile a chi ricorre, per mera conoscenza o per motivi professionali, ai pro-
dotti naturali. Per questo dobbiamo essere grati agli Autori di quest’opera e congratular-
ci con essi.

Napoli, novembre 2000 Prof. Ludovico Sorrentino


PREFAZIONE ALLA PRIMA EDIZIONE

I progressi raggiunti in questi ultimi anni in alcuni settori della chimica e della biologia
hanno consentito non solo un ampliamento delle conoscenze in campo farmacognosti-
co, ma anche un approfondimento in quel vasto ramo della farmacognosia che riguarda
le piante medicinali, per le quali oggi esiste un rinnovato interesse, soprattutto pratico-
applicativo.
La chimica estrattiva e la farmacologia sperimentale permettono oggi di raggiunge-
re livelli di conoscenze tali da consentire la preparazione di prodotti naturali stabili, co-
stanti nella composizione, efficaci ed anche sicuri o comunque privi di effetti collatera-
li di una certà gravità.
Quest’opera non è stata, comunque, concepita con l’intento di sostituire manuali di
fitoterapia, fitofarmacia o farmacologia, ma piuttosto di integrare questi con nozioni ag-
giornate di chimica, biologia e farmacoterapia.
Gli obiettivi che hanno guidato la stesura di questo libro sono stati: la correlazione
della farmacognosia con scienze ad essa affini, la revisione dei meccanismi che sono al-
la base dell’azione farmacologica dei farmaci naturali e l’esame critico dell’impiego te-
rapeutico di questi farmaci.
Nella bibliografia abbiamo preferito, essendo impensabile riportare tutti i fatti citati,
elencare le rassegne, i testi più recenti o più significativi ed i contributi più originali.
Ci auguriamo che il lavoro fatto, forse non del tutto omogeneo e con inevitabili man-
chevolezze, possa soddisfare non solo le esigenze degli studenti di Farmacia, di C.T.F.
e del D.U. in Tecniche Erboristiche, ma anche quelle dei farmacisti, dei medici e di co-
loro che svolgono attività di ricerca e di studio nell’area farmacognostica.
Ringraziamo quanti, colleghi ed amici, hanno incoraggiato e sostenuto questa inizia-
tiva, compresi i nostri familiari, che con pazienza ed amore si sono privati spesso della
nostra compagnia. A questi ultimi va anche la nostra gratitudine per la comprensione che
hanno sempre manifestato per il lavoro che da anni facciamo con passione, serietà e se-
renità d’animo.
Ringraziamo infine la Springer-Verlag Italia per la fiducia accordataci e per la con-
tinua assistenza.

Napoli, novembre 2000 F. Capasso


R. De Pasquale
G. Grandolini
N. Mascolo
INDICE

Parte generale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1

Capitolo 1 Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
Definizioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
Storia della farmacognosia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4
La farmacognosia oggi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
La ricerca farmacognostica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13
Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15

Capitolo 2 Principi attivi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17


Fattori che influenzano il contenuto e la qualità dei principi attivi 19
Colture cellulari e produzione di principi attivi . . . . . . . . . . . . 22
Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 24
Capitolo 3 I diversi caratteri delle droghe vegetali . . . . . . . . . . . . . . 27
Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31

Capitolo 4 Preparazione e conservazione delle droghe vegetali . . . . 33


Tempo di raccolta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 33
Mondatura ed essicamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 34
Stabilizzazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 35
Sterilizzazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 36
Conservazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 36
Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 37

Capitolo 5 Controllo di qualità delle droghe vegetali . . . . . . . . . . . . 39


Esame dei caratteri organolettici (odore, sapore) . . . . . . . . . . 39
Esame dei caratteri morfologici (aspetto, forma, colore) . . . . 41
Esame microscopico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 41
Analisi chimico-fisiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42
Saggi biologici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42
Analisi tossicologiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 44
Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 45

Capitolo 6 Coltivazione delle piante medicinali . . . . . . . . . . . . . . . . . 47


Aspetti agronomici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 48
Aspetti biotecnologici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 50
Aspetti economici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 51
Aspetti informatici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 52
Protezione delle piante medicinali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 52
Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 54
XVI Indice

Capitolo 7 Preparazioni con droghe vegetali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 55


Il laboratorio galenico e le Norme di Buona Preparazione
(NBP) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 56
Preparazione della droga . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 60
Forme farmaceutiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 61
Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 84

Capitolo 8 Aspetti industriali dei prodotti fitoterapici . . . . . . . . . . . 85


Le esigenze dell’Autorità sanitaria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 85
Le esigenze del produttore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 85
Processo di lavorazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 86
Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 89

Capitolo 9 Legislazione sulle piante medicinali e sull’uso


delle droghe vegetali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 91
Normativa sovranazionale - OMS . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 92
Normativa europea . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 93
Precedenti iniziative legislative in alcuni Paesi dell’Unione
Europea . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 98
Normative extraeuropee . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 101
Farmacopee e piante medicinali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 101
Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 102

Parte Speciale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 105

Capitolo 10 Classificazione delle droghe vegetali . . . . . . . . . . . . . . . . . 107


Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 108

Capitolo 11 Droghe contenenti carboidrati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 109


Monosaccaridi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 109
Droghe contenenti monosaccaridi e loro derivati . . . . . . . . . . 110
Oligosaccaridi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 113
Polisaccaridi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 113
Gomme e mucillagini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 115
Polisaccaridi delle alghe . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 123
Pectine . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 124
Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 125

Capitolo 12 Droghe contenenti lipidi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 127


Oli e grassi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 127
Cere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 132
Prostaglandine, eicosanoidi e sostanze affini . . . . . . . . . . . . . . 133
Aspetti nutrizionali e farmacologici dei lipidi . . . . . . . . . . . . . 137
Droghe di interesse farmaceutico per il loro contenuto
lipidico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 141
Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 143

Capitolo 13 Aminoacidi, peptidi ed enzimi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 145


Aminoacidi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 145
Enzimi di origine vegetale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 147
Enzimi proteolitici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 148
Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 149
Indice XVII

Capitolo 14 Terpeni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 151


Essenze o oli essenziali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 152
Droghe che contengono prevalentemente oli essenziali . . . . . 155
Resine e derivati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 166
Balsami . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 167
Iridoidi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 168
Carotenoidi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 173
Curcuminoidi e gingeroli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 176
Droghe che contengono terpenoidi ed altri componenti attivi 178
Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 188

Capitolo 15 Glicosidi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 193


Antrachinonici e diantronici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 194
Cianogenici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 205
Solforati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 207
Saponinici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 211
Aldeidici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 224
Fenolici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 225
Alcolici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 226
Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 229

Capitolo 16 Glicosidi cardiaci . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 233


Droghe digitaliche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 236
Altre droghe cardioattive . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 239
Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 241

Capitolo 17 Fenilpropanoidi e fluoroglucinoli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 243


Cumarine . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 243
Lignani . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 245
Flavonoidi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 246
Antocianine . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 254
Tannini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 257
Fluoroglucinoli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 259
Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 260

Capitolo 18 Alcaloidi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 263


Alcaloidi fenilalchilaminici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 265
Alcaloidi isochinolinici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 268
Alcaloidi indolici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 279
Alcaloidi chinolinici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 286
Alcaloidi imidazolici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 289
Alcaloidi piridinici e piperidinici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 290
Alcaloidi tropanici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 293
Alcaloidi purinici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 299
Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 305

Miscellanea ................................................. 307

Capitolo M1 Antitumorali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 309


Principi attivi di origine vegetale utilizzati in terapia
antitumorale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 309
XVIII Indice

Altre sostanze di origine vegetale ad attività citotossica


di potenziale interesse antitumorale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 313
Chemioprevenzione dei tumori da parte di fitocomplessi
e altri componenti attivi di origine vegetale . . . . . . . . . . . . . . 313
Uno sguardo al regolatorio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 315
Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 315

Capitolo M2 Allucinogeni, cannabis sativa, salvia divinorum . . . . . . . . 317


Sostanze psichedeliche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 320
Anestetici psichedelici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 331
Cannabis sativa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 332
Salvia divinorum . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 338
Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 339

Capitolo M3 Immunomodulatori e adattogeni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 341


Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 351

Capitolo M4 Piante che curano altre piante . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 353


Il mercato degli insetticidi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 353
L’interazione insetti-piante . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 354
Fonti di sostanze con attività antifeedant . . . . . . . . . . . . . . . . 355
Considerazioni conclusive . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 359
Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 360

Capitolo M5 Piante e alcolismo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 363


Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 363
Iperico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 363
Pueraria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 364
Salvia Cinese . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 365
Tabernanthe . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 366
Ginseng . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 367
Considerazioni conclusive . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 367
Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 367

Capitolo M6 Piante e canali del calcio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 369


Canali del calcio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 369
Antagonisti dei canali del calcio di origine vegetale . . . . . . . . 370
Antagonisti dei canali del calcio di origine animale . . . . . . . . 373
Considerazioni conclusive . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 373
Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 373

Capitolo M7 Piante tossiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 375


Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 375
Avvelenamento da prodotti naturali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 375
Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 384

Capitolo M8 Medicine alternative . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 385


Medicina Tradizionale Cinese (MTC) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 386
Medicina Tradizionale Indiana (ayurveda) . . . . . . . . . . . . . . . 388
Agopuntura . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 389
Omeopatia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 390
Fiori di Bach . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 391
Indice XIX

Biofeedback . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 392
Chelazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 393
Chiroterapia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 393
Termalismo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 394
Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 395

Capitolo M9 Sostanze di origine animale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 397


Impieghi farmacologici dei prodotti di origine animale . . . . . 398
La titolazione biologica dei medicamenti . . . . . . . . . . . . . . . . 398
Prodotti attivi sull’emostasi e sulla fibrinolisi . . . . . . . . . . . . . 399
Preparati di origine animale impiegati nei difetti della
coagulazione e della fibrinolisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 401
Fattori di crescita . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 403
Interferone . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 403
Eritropoietina . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 404
Interleuchine . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 405
Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 405

Capitolo M10 Sostanze di origine minerale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 407


Allume . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 407
Altri sali di alluminio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 408
Sali di bismuto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 408
Acido borico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 409
Sali di calcio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 409
Sali di magnesio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 410
Silicati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 411
Sali di zinco . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 412
Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 412

Capitolo M11 Integratori alimentari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 410


Allegato I . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 419
Allegato II . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 420
Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 424

Capitolo M12 Droghe obsolete e/o poco studiate . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 425


Bibliografia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 436

Attrezzature presenti in una farmacia all’inizio del XX secolo


(iconografia) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 437

Formulario fitofarmaceutico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 445

Glossario e acronimi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 459

Indice terapeutico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 471

Indice analitico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 473


COLLABORATORI

Ludovico Abenavoli (seconda edizione) Mauro A.M. Carai


Ricercatore, Dipartimento di Medicina Ricercatore, Cagliari Pharmacological
Sperimentale e Clinica “G. Salvatore”, Research S.r.l., Cagliari
Catanzaro
Stefano Castaldo
Roberta Agabio Cardiologo
Ricercatore, Dipartimento di Neuroscienze Responsabile Centro Medico
“Bernard B. Brodie”, Legale INPS - Napoli 1
Università degli Studi di Cagliari
Giancarlo Colombo
Ezio Bombardelli Dirigente di ricerca
Presidente Comitato Scientifico, Indena S.p.A., Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR)
Milano Istituto di Neuroscienze, Cagliari

Francesca Borrelli (seconda edizione) Diana Conte Camerino


Ricercatrice, Dipartimento Professore ordinario di Farmacologia,
di Farmacologia Sperimentale, Dipartimento Farmaco-biologico,
Università degli Studi di Napoli “Federico II” Facoltà di Farmacia
Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
Enrica Bosisio
Professore associato di Farmacologia, Aldo Cristoni
Dipartimento di Scienze Farmacologiche, Consulente in Fitoterapia
Università degli Studi di Milano Milano

Alessandro Bratti Michela De Bellis (seconda edizione)


Ricercatore, Dipartimento di Biologia Ricercatore, Dipartimento Farmaco-biologico
ed Evoluzione, Sezione di Biologia Botanica, Facoltà di Farmacia, Università degli Studi
Università degli Studi di Ferrara di Bari “Aldo Moro“

Jasna M. Canadnovic-Brunet Marco De Liguoro


Professore associato di Chimica Organica, Professore associato di Tossicologia
Dipartimento di Chimica Organica, degli animali in produzione zootecnica,
Università degli Studi di Novi Sad, Serbia Facoltà di Medicina Veterinaria,
Università degli Studi di Padova
Alessandro Bruni
Direttore Centro di Ateneo AGRI-UNIFE Annamaria De Luca
Università di Ferrara Professore Ordinario di Farmacologia
Dipartimento Farmaco-biologico,
Raffaele Capasso (seconda edizione) Facoltà di Farmacia
Ricercatore, Dipartimento Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
di Farmacologia Sperimentale,
Università degli Studi di Napoli “Federico II”
XXII Collaboratori

Anna De Pasquale Nicola Mascolo


Professore ordinario di Farmacologia, Professore Ordinario di Farmacognosia
Dipartimento Farmaco-Biologico, Dipartimento di Farmacologia Sperimentale
Università degli Studi di Messina Università degli Studi di Napoli “Federico II”

Peter de Witte Gabriela Mazzanti


Professore associato, Dipartimento di Biologia Professore ordinario di Farmacognosia
Farmaceutica e Fitofarmacologia, Dipartimento di Fisiologia e Farmacologia
Università Cattolica di Leuven, Belgio “Vittorio Erspamer”
Università di Roma “La Sapienza”
Giulia Di Carlo †
Ricercatore, Dipartimento Luigi Menghini
di Farmacologia Sperimentale, Professore associato,
Università degli Studi di Napoli “Federico II” Dipartimento di Scienze del Farmaco
Facoltà di Farmacia
Gianfranco di Renzo
Università “G. d’Annunzio”di Chieti
Professore ordinario di Farmacologia,
Dipartimento di Neuroscienze,
Bozidar Lj. Milic
Facoltà di Medicina e Chirurgia,
Professore ordinario di Chimica Organica,
Università degli Studi di Napoli “Federico II”
Dipartimento di Chimica Organica,
Sonja M. Djilas Università degli Studi di Novi Sad, Serbia
Professore associato di Chimica Organica,
Dipartimento di Chimica Organica, Natasa B. Milic
Università degli Studi di Novi Sad, Serbia Dottore in Chimica, Dipartimento
di Farmacologia Sperimentale,
Timothy S. Gaginella Università degli Studi di Napoli “Federico II”
Professore aggiunto, Facoltà di Farmacia,
Università del Wisconsin, Madison, USA Dario Novellino
Ricercatore, Istituto di Culture Filippine,
Enza Maria Galati Manila,Università delle Filippine
Professore associato di Farmacognosia,
Dipartimento Farmaco-Biologico, Ferruccio Poli
Università degli Studi di Messina Professore ordinario di Botanica Farmaceutica,
Dipartimento di Biologia
Claudio Galli Evoluzionistica Sperimentale,
Docente di Farmacologia, Facoltà di Farmacia, Università degli Studi di Bologna
Presidente del Corso di Laurea in Scienze
e Tecnologie Erboristiche Ester Speroni
Università degli Studi di Milano Ricercatore, Dipartimento di Farmacologia,
Università degli Studi di Bologna
Gian Luigi Gessa
Professore emerito, Maria Cristina Tiralti
Università degli Studi di Cagliari Ricercatore, Dipartimento di Chimica
e Tecnologia del Farmaco,
Angelo A. Izzo Università degli Studi di Perugia
Professore associato, Dipartimento
di Farmacologia Sperimentale, Paola Zanoli
Facoltà di Farmacia Professore associato di Farmacognosia
Università degli Studi di Napoli “Federico II” e di Fitoterapia
Dipartimento di Scienze Biomediche,
Giuseppe Lima (seconda edizione) Sezione di Farmacologia
Professore ordinario, Dipartimento di Scienze Università di Modena e Reggio Emilia
Animali, Vegetali e dell’Ambiente,
Università degli Studi del Molise

Antonia Lucisano
Professore ordinario di Tossicologia Veterinaria,
Dipartimento di Patologia e Sanità Animale,
Università degli Studi di Napoli “Federico II”
PARTE GENERALE
Capitolo INTRODUZIONE
1

La farmacognosia ha il compito di descrivere sotto chimica, preparazione farmaceutica e usi. Nel XX


tutti i punti di vista le droghe vegetali (animali e mi- secolo diversi Autori, nel trattare argomenti di far-
nerali) dotate di proprietà farmacologiche. Le droghe macognosia, hanno preso in considerazione preva-
vegetali sono parti di piante che ci vengono fornite lentemente alcuni aspetti quali (i) l’identificazione
tal quali dal regno vegetale e che opportunamente della fonte del materiale che costituisce la droga, (ii)
preparate e conservate vengono utilizzate in terapia. la sua natura morfologica, (iii) la sua purezza ed ef-
Se la droga vegetale non ha proprietà farmacologi- ficacia e (iv) il suo uso in terapia.
che non viene presa in considerazione dalla farma-
cognosia. Tuttavia, alcune droghe, anche se prive di
attività farmacologica, vengono trattate in alcuni te- Definizioni
sti di farmacognosia perché impiegate come ecci-
pienti (ad es. l’amido) nelle officine farmaceutiche, Nel linguaggio comune si definisce droga «una so-
o usate nella pratica medica (cotone) o ancora per- stanza naturale o di sintesi capace di modificare
ché possono causare reazioni allergiche (pollini). temporaneamente lo stato psichico dell’individuo
Il termine farmacognosia, dal greco Æ¿rmakon che è alla ricerca di una condizione patologica del
= veleno/farmaco e gnási© = conoscenza, compare piacere». Pertanto con il termine droga s’identifi-
per la prima volta in un testo di Johann Adam Sch- cano quelle sostanze capaci di provocare un effetto
midt nel 1811, Lehrbuch der Materia Medica. Il ter- stupefacente o allucinogeno (oppio, hashish, ma-
mine venne successivamente adottato da Seydler rihuana, peyote, morfina, cocaina, eroina, mescali-
nel 1815 in Analecta pharmakognostica e da Mar- na, LSD, amfetamina, barbiturico ecc.) e drogato è
tius nel 1832 in Grundriss der Pharmakognosie des colui che usa o è sotto l’effetto di sostanze volut-
Pflanzenreiches. In seguito diverrà di uso comune. tuarie. Droghe sono considerate anche alcuni ali-
Comunque la farmacognosia come scienza ha menti (aglio ecc.) e spezie (noce moscata, chiodi di
origini remote. Farmacognosti erano i rizotomi garofano, zafferano, cannella ecc.) utilizzate in cu-
presso gli antichi greci e Dioscoride è considerato cina per rendere più appetibili e digeribili i cibi.
uno dei primi maestri di farmacognosia del mondo In farmacognosia invece con il termine droga
greco-romano. s’intende un corpo vegetale (animale o minerale)
Va tuttavia precisato che la farmacognosia non o una parte di questo che contiene, assieme ad
era considerata una disciplina a sè, bensì come par- altri componenti inattivi o di scarso interesse far-
te della materia medica e tossicologica. Solo più tar- macologico, una o più sostanze farmacologi-
di ha acquisito l’indipendenza e la dignità di scien- camente attive dette principi attivi della droga.
za, anche se le nozioni farmacognostiche rimasero Droga è quindi sinonimo di medicamento sempli-
delimitate e anche piuttosto vaghe per la progres- ce, tanto è che nel Medio Evo le droghe si chiama-
siva espansione culturale di botanica, chimica vano semplici e semplicista era colui che prepa-
estrattiva e farmacologia. Quando, verso la metà del rava, conservava e vendeva droghe vegetali per
XIX secolo, fece la sua comparsa il ternine farma- scopi medicinali.
cognosia, si volle con questo indicare quella disci- Diverso è invece il significato di farmaco, ter-
plina che, con finalità scientifiche, studiava le dro- mine comunemente adoperato per indicare prodot-
ghe medicinali dal punto di vista della storia, eti- ti chimici puri dotati di proprietà farmacologiche,
mologia, provenienza, classificazione, raccolta e capaci cioè di provocare una variazione funzionale.
confezionamento, riconoscimento, composizione Pertanto, mentre la foglia di Digitalis purpurea è

F. Capasso et al. (eds.), Farmacognosia


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4 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

una droga (o un semplice), il suo componente più lari. Pertanto le droghe vegetali risultano organiz-
importante, la digitalina, isolato allo stato puro è un zate quando sono costituite da tutto il corpo del ve-
farmaco. Così pure l’oppio è una droga mentre la getale o da una parte di questo (foglia, seme, radice
morfina, il suo principale componente, è un farma- ecc.), mentre non sono più organizzate quando so-
co se isolata ed utilizzata allo stato puro. Questo la- no costituite da un prodotto secreto o comunque
scia intendere che la droga può essere una parte fuoriuscito dalle cellule o dai vasi o estratto dai tes-
della pianta, la pianta intera oppure un succo, un suti vegetali (latice, succo, essudato, balsamo, olio
latice o un essudato, che agisce su un organismo essenziale ecc.).
vivente per i principi attivi che contiene. I principi attivi, cioè i componenti farmacologi-
A seconda della loro origine, le droghe e i far- camente attivi, possono essere estratti direttamente
maci possono quindi dividersi in naturali (se si ot- dalle droghe o dai calli (colture di cellule), oppure
tengono dal regno vegetale, animale o minerale) e sintetizzati in laboratorio; contrariamente a quanto
artificiali o sintetici (se si ottengono per sintesi nei si afferma non c’è alcuna differenza tra il principio
laboratori chimici). attivo estratto dal vegetale e quello ottenuto per
Il termine droga compare per la prima volta in sintesi. Entrambi sono chimicamente identici ed
Inghilterra nel XIV secolo ed in Italia nel XV seco- entrambi provocano la stessa risposta biologica
lo e viene per la prima volta riportato nel Dispen- sull’organismo vivente e causano gli stessi effetti
satorium et aromatariorum di Pseudo-Nicolaus, indesiderati o tossici.
nel 1536, che definisce le droghe medicine di gran
pregio provenienti da lontani Paesi. Ciò nonostante
resta ancora da chiarire l’etimologia del termine Storia della farmacognosia
“droga”. Secondo alcuni deriverebbe dal tedesco
troken, che significa secco, asciutto, e sarebbe sta- L’uomo primitivo, all’alba della sua vita cosciente,
to usato perché le droghe vengono appunto seccate sentì subito il bisogno di alleviare in qualche mo-
e conservate. Altri vorrebbero invece far derivare do le sofferenze causate dalle malattie e dalle insi-
questa parola dall’olandese droog che significa die dell’ambiente circostante (belve, insetti, in-
corpo, arido, asciutto, dall’illirico drug che vuol di- temperie delle stagioni ecc.). Così, per istinto, la-
re pregiato, dal persiano drogue che significa ba- sciò riposare il corpo stanco o sofferente, bevve
ratto o inganno, dall’irlandese droch, dal brettone acqua fredda nell’arsura della febbre, lavò con ac-
droug o drouk oppure dal celtico droch, tutti termi- qua le ferite e guarì le stesse coprendole con una
ni dalla pronuncia alquanto simile, impiegati per foglia. Con l’aiuto dell’istinto e del caso venne
indicare sostanze di sapore particolare. quindi a conoscenza delle capacità salutari di alcu-
Le droghe vegetali che oggi si trovano in com- ne sostanze vegetali. Il prato ed il bosco furono le
mercio possono essere fornite sia da piante sponta- prime farmacie dell’ominide che ben presto im-
nee che coltivate. Le piante che forniscono le dro- parò a riconoscere tali sostanze da quelle innocue
ghe sono considerate medicinali. Per l’OMS (Or- o alimentari, come pure a distinguere tra le prime
ganizzazione Mondiale della Sanità) la pianta me- quelle velenose da quelle utili in caso di malattia
dicinale è quella che contiene, in uno o più organi, (medicina istintiva).
sostanze che possono essere utilizzate a fini tera- D’altronde, molti animali, grazie al loro intuito,
peutici o che sono i precursori di emisintesi che- avvertono la pericolosità ed evitano durante il pa-
miofarmaceutiche. Più generico è invece il termine scolo vegetali velenosi, mentre in caso di malattia
pianta officinale con il quale s’intende una pianta vanno alla ricerca e mangiano altri vegetali che in
utile in campo farmaceutico, cosmetico, liquoristi- molti casi sono sfruttati dall’uomo per le loro pro-
co, industriale ecc. prietà terapeutiche.
Le droghe possono trovarsi in commercio come Comunque l’uomo, a differenza degli animali,
tali, cioè come sono fornite dalla natura, dopo imparò a riconoscere l’azione tossica e velenosa di
mondatura ed appropriato essiccamento, oppure alcune sostanze vegetali (curaro, veratro, belladon-
snaturate, cioè decorticate, raschiate, sbucciate, na ecc.) e l’azione benefica di altre (oppio, coca,
spezzettate, polverizzate o addirittura sotto forma china, guaiaco, giusquiamo ecc.) e soprattutto ad
di estratti grezzi, purificati e/o concentrati. A se- usare le une e le altre per sua utilità (con le prime
conda poi della loro morfologia possono distin- avvelenava le frecce usate per la caccia e la pesca,
guersi in organizzate e non organizzate: le prime con le seconde si curava), come documentano al-
sono quelle che presentano una struttura cellulare, cuni reperti antichi provenienti da caverne e da pa-
le seconde risultano invece prive di elementi cellu- lafitte (fossili, manufatti di pietra, figurazioni).
Capitolo 1 • Introduzione 5

Questa rudimentale arte medica, fatta di uno stra- i papiri egiziani(4) di Smith, Ebers, ecc; il Codice
no miscuglio di scongiuri, incantesimi e di anti- di Hammurabi (200 a.C.) (grande stele di pietra
che ricette, veniva inizialmente trasmessa da pa- trovata nel 1902 tra le rovine dell’antica Susa) che
dre in figlio. In seguito, però, l’uomo cominciò a contiene tra l’altro prescrizioni mediche ed indica-
riflettere sui fenomeni piacevoli e spiacevoli del- zioni sulle pene inflitte al medico in caso d’impe-
la natura ed interpretò questi come segni di un rizia; numerose tavolette di argilla (circa 2000
essere soprannaturale (divino). Le malattie (tra a.C.) a scrittura cuneiforme delle civiltà mesopota-
cui le intossicazioni) e le proprietà terapeutiche miche, tra cui quella di Ashurbanipal (669-629
apparvero come espressioni di divinità malefiche a.C.) che descrive 250 droghe vegetali tra cui l’a-
(avverse all’uomo) nel primo caso, e benefiche loe, l’assa fetida, la belladonna, la canape indiana,
(buone, amiche) nel secondo. Nacque così nel- il cardamomo, la cassia, l’olio di ricino, la colo-
l’ingenua fantasia dell’uomo antico l’idea degli quintide, il ginepro, la liquirizia, la mandragora, la
dei(1) e dei demoni. Questo fece sì che quelle pri- mirra, il melograno, l’oppio ecc. e 120 droghe mi-
mitive conoscenze mediche e terapeutiche pas- nerali; i libri indiani Aiurveda [Ayurveda o saper
sassero nelle mani dei maghi-stregoni e dei sa- (veda) vivere in sanità a lungo (ayus)] e Atharva-
cerdoti che, sotto la spinta dell’amore verso il veda (100-800 a.C.), come pure i testi medici attri-
prossimo ed il desiderio di recare sollievo ai sof- buiti ai tre sapienti Charaka (600 a.C.), Vagbhata
ferenti o per mantenere il potere delle Caste, ne (700 a.C.) e Sushruta (100 a.C.): quest’ultimo
trasmisero il segreto (medicina sacerdotale, ma- elenca ben 798 droghe medicinali tra le quali l’op-
gica, demoniaca). In questo lungo periodo della pio, l’olio di ricino, l’olio di croton, la cassia, l’a-
preistoria che va dal 4000 a.C., data d’inizio del- conito, la canape indiana, il chenopodio, l’acacia,
la vita civile dei popoli oltre la quale una spessa il melograno ed inoltre il mercurio, il solfato di ra-
ombra ostacola le ricerche degli storici, al perio- me, l’antimonio ecc.
do postomerico (500 a.C.), l’uomo, guidato da un Non è facile precisare quando l’arte del guari-
inconsapevole empirismo, e con l’osservazione re, uscendo dai templi, cominciò a svilupparsi ed
ripetuta di effetti ottenuti in certe malattie, svi- a progredire liberamente e quando in tale evolu-
luppa le conoscenze e le virtù salutari di alcune zione l’uomo abbia realizzato che una stessa dro-
sostanze vegetali, animali e minerali (medicina ga poteva riuscire ora dannosa, ora utile in senso
empirica). L’introspezione, lo strumento certa- terapeutico, a seconda della dose o delle condi-
mente più importante che l’uomo ha a disposi- zioni individuali ed ambientali. Sta di fatto però
zione, ha sicuramente avuto un ruolo nella sco- che già i greci del periodo omerico (1000-500 a.C.)
perta dei medicamenti. con il nome di Æ¿rmakon indicavano sia un ve-
Di questo periodo sono i primi documenti scrit- leno che un medicamento. Anche Ovidio, a di-
ti (erbari, papiri, iscrizioni geroglifiche ecc.) che stanza di tempo, ripeteva ai suoi allievi: nulla è
trattano sia delle malattie che dei medicamenti il- così buono che in eccesso non possa nuocere.
lustrandone gli usi e le nozioni generali che se ne Nelle opere di Omero troviamo, anche se di rado,
possedevano. Importanti per la storia della farma- notizie di piante medicinali, filtri inebrianti ed in-
cognosia sono: il trattato di Imotep(2) (4000 a.C.); fusi con erbe. Malgrado ciò non esistono opere di
gli erbari cinesi di Pen ts’ao(3) dell’imperatore interesse farmacognostico da Omero ad Ippocrate.
Shen Nung (vissuto nel 2800 a.C.), detto “padre
della medicina cinese”, Nei-ching di Huang Ti
(2698 a.C.) e Nang-ching di Pian Ch’iao (651 a.C.);
(4)
I papiri che trattano di medicina (papiri medici) sono
poco più di mezza dozzina e sono stati scoperti e tradotti
negli ultimi 170 anni. I più importanti sono noti coi nomi
(1)
La massima divinus opus sedare dolorem (è opera divi- di Smith, Ebers, Brugsch, Gardiner, Westcar. Il più antico
na sedare il dolore) è entrata nella storia dell’uomo. è il papiro di Smith, redatto nell’anno 3000 a.C. Il papiro
(2)
È un trattato sui medicamenti, considerato da alcuni la di Ebers (1550 a.C.) contiene ricette per numerose malat-
prima Farmacopea del mondo; Imotep era architetto e me- tie, medicamenti di origine minerale e vegetale e sostanze
dico presso l’imperatore Zoser. utilizzate per mummificare i cadaveri (mirra, storace, co-
(3)
Il Pen ts’ao (materia medica) descrive circa 360 droghe lofonia, incenso ecc.). Delle 160 droghe medicinali iden-
ed è composto di 3 parti: la prima elenca le droghe inno- tificate ricordiamo: il papavero, la senape, il ricino, l’aloe,
cue che conservano la salute, la seconda studia le droghe la menta, il ginepro, la mandragora, il rabarbaro, la senna,
innocue e velenose che aiutano la natura mentre la terza il melograno, il tannino ecc. Il papiro di Brugsch (1300
comprende le droghe che curano le malattie e che sono a.C.) riporta 1700 ricette. I papiri di Gardiner e di Westcar
tutte velenose. trattano argomenti di ginecologia.
6 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

Ciò nonostante è in questo periodo che si stabili- namento sistematico delle sostanze tossiche e di
sce la classe dei rixotomoi (tagliatori di radici), quelle medicamentose.
esperti nel raccogliere e preparare radici di piante Teofrasto di Efeso (371-286 a.C.) nella sua
medicamentose, contrapposta a quella dei Æar- opera De historia plantarum divisa in 15 volumi,
macpulai, girovaghi che nelle piazze vendevano descrive centinaia di piante e di droghe (oppio, bel-
le loro medicine. ladonna, aloe, scilla, felce maschio ecc.), molte
Le prime notizie organiche sulle piante medi- delle quali ignote ad altri Autori del tempo. La sua
cinali le troviamo in Erodoto (V sec. a.C.), il descrizione è però incompleta, tale da rendere dif-
quale nelle sue Storie illustra le colture di ricino ficile l’identificazione di molte piante medicinali.
e come estrarre l’olio, in Ippocrate ed in Teofra- Pur tuttavia, Teofrasto è considerato il primo mae-
sto. Nell’opera di Ippocrate (460-370 a.C.), uni- stro della botanica descrittiva.
versalmente riconosciuto come il “padre della Diversi medici greci non si limitarono all’im-
medicina” (Fig. 1.1a) i medicamenti, in numero piego di sostanze semplici (simplicia), ma utiliz-
di circa 250, rappresentano un’appendice tera- zarono sostanze composte (composite). Le combi-
peutica all’opera sostanzialmente clinica, senza nazioni più complesse furono gli “antidoti”, im-
traccia di organica e sistematica trattazione in piegati per combattere malattie di presunta natura
senso farmacognostico, farmacoterapeutico o tos- velenosa. A tal proposito merita di essere ricorda-
sicologico. to Mitridate (132-63 a.C.) che, per timore di es-
In tale periodo iniziò pure la prima rudimentale sere avvelenato, preparò l’antidoto medicinale
sperimentazione scientifica dei tossici e dei medi- (mitridaticum), più tardi modificato da Androma-
camenti con l’intento di precisarne le azioni e di co, medico personale di Nerone, e chiamato tria-
aumentarne la possibilità d’impiego, come pure si ca. L’innovazione in questa miscela di 64 sostan-
cercò di accrescere ogni conoscenza che li riguar- ze era l’aggiunta di carne di vipera, considerata
dasse. Con l’arricchirsi del patrimonio farmaco- un eccellente rimedio contro ogni genere di vele-
gnostico, furono fatti i primi tentativi per un ordi- no. La triaca, o teriaca, verrà poi utilizzata fin

a b
Fig. 1.1 Ippocrate, il padre della medicina (a) e Galeno, il padre della farmacia (b)
Capitolo 1 • Introduzione 7

Fig. 1.2 Faccia anteriore di un campione di teriaca


veneziana (a); esame dei componenti della teriaca (b);
i componenti della teriaca durante i secoli XVI-XVIII, di-
sposti in gruppi terapeutici latini (c) c

quasi all’inizio del XIX secolo come tonico, sto- il padre della farmacologia, che descrive nel trattato
machico e sedativo dello stomaco(5) (Fig. 1.2). di De materia medica, in 5 libri (un sesto dedicato
Si arriva così al periodo dell’Impero romano in ai veleni ed agli antidoti, fu scoperto più tardi ed at-
cui insigni medici riunirono in opere scientifiche tribuito allo stesso Autore), le droghe medicinali al-
ogni conoscenza relativa ai medicamenti. Ricordia- lora conosciute e gli effetti ad esse attribuiti. De-
mo Pedanio Dioscoride di Anazarbo (I secolo d.C.), scrisse circa 600 piante officinali e farmaci di natu-
ra animale e minerale (caolino, mercurio), non più
(5)
La composizione della triaca subì nei secoli sostanziali secondo l’ordine alfabetico o in appendice alle ma-
modifiche sino a contenere più di 100 sostanze (quella Be- lattie, ma secondo un suo particolare ordine siste-
nedetta di Quercetano). Un po’ dovunque sorsero dispute matico. Le descrizioni sintetiche, ma ordinate e pre-
tra medici e speziali sull’esclusività nel prepararla e nel cise, dei medicamenti vegetali, animali o minerali
venderla. La preparazione della triaca, più tardi teriaca,
avveniva in Italia, ma anche in altri Paesi europei come
ed i commenti sulle applicazioni terapeutiche hanno
Francia e Germania, con cerimonie pubbliche: a Bologna fatto sì che quest’opera venisse adottata come testo
nel cortile dell’Archiginnasio; a Venezia la pesata dei sem- di farmacognosia in tutto il Medio Evo fino al Ri-
plici avveniva in presenza del popolo; a Genova in presen- nascimento. Dioscoride è oggi considerato il padre
za delle autorità; a Parigi solo la Societé de la Triaca della botanica medica.
(1750-1784), di cui facevano parte farmacisti che pagava-
no annualmente 600 franchi, poteva prepararla. La triaca è Aulo Cornelio Celso, detto il Cicerone dei me-
un esempio dell’ingenuità della gente nel credere in virtù dici (ma anche l’Ippocrate romano), nella sua opera
terapeutiche e nel fatto che il più fa meglio del meno. De medicina (o De re medica) raggruppa invece in
8 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

una vasta opera enciclopedica i medicamenti secon- liano l’Apostata, Alessandro di Tralles (525-605
do il loro effetto curativo ed elenca diverse formu- d.C.), Paolo di Egina (625-690 d.C.) ed altri si li-
lazioni da applicare o spalmare sulla parte ammala- mitarono a fare dei compendi, riassumendo le cono-
ta (impacchi, unguenti, estrazioni acquose di piante scenze medicamentose di Dioscoride e di Galeno.
medicinali). Di quest’opera (De artibus) ci è perve- Intanto in India compare il testo di medicina
nuto solo il libro De medicina. Plinio il naturalista Charakia samhita (120 d.C.), che tra l’altro riporta
(23-79 d.C.), un altro enciclopedista latino, dedica 8 oltre 500 droghe vegetali, animali e minerali e rela-
volumi della sua Naturalis historia (37 volumi in tive prescrizioni (più di 100 per la lebbra e circa al-
tutto) alle virtù terapeutiche delle piante. Le notizie trettante per la tisi), ed in Cina le opere di T’sang
riportate sono tante, ma senza approfondimento cri- Kung (180 d.C.), di Chang Chung-Ching (168
tico, per cui spesso la fantasia e la superstizione si d.C.) e di Hua T’o (190 d.C.), con annotazioni re-
confondono con la realtà. Ciò nonostante l’opera di lative a varie droghe medicinali, tra cui alcune usa-
Plinio è considerata più preziosa di quella di Celso te anche a scopo anestetico.
perché ricca di informazioni storiche e per la visio- Nel Medio Evo la medicina decade e ristagna.
ne panoramica che offre di tutto il sapere scientifico Le raggiunte acquisizioni sulle proprietà medica-
del suo tempo. Claudio Galeno (Fig. 1.1b), medico mentose e tossiche delle droghe sono trasmesse da
dei gladiatori a Pergamo (138-201 d.C.), nel suo un lato dai Padri della Chiesa, che nei monasteri
Methodus medendi prende in esame i medicamenti ricercano alacremente, ricopiano, traducono e com-
soltanto dal punto di vista della loro capacità curati- mentano i manoscritti antichi (Codici di Montecas-
va, classificandoli in ordine alfabetico, per cui, pur sino, Scuola di Tours, Chiostro di S. Gallo, Chio-
dando nozioni specifiche, resta sempre un’opera di stro di Bobbio presso Pavia, Benedetto Crupo del
farmacoterapia. Comunque Galeno è considerato a 700, Macer Floridus dell’800 ecc.) e coltivano nei
ragione il padre della farmacia in quanto nella sua loro chiostri(6) piante medicinali proprio come fa-
scuola si insegnò a redigere la ricetta medica se- cevano i romani nei loro giardini, e dall’altro dalla
guendo dei formalismi, alcuni dei quali ancor oggi Scuola Araba e Salernitana.
di uso comune. Inoltre, nel suo De simplicium me- Gli arabi, oltre ad essere bravi nell’arte della
dicamentorum temperamentis et facultatibus, opera guerra, seppero impadronirsi della cultura medica
in undici volumi, nella quale sono elencate 473 dro- greco-romana e fonderla con la propria e con quella
ghe vegetali, espone concetti fondamentali, quali indiana. Attraverso la Spagna diffusero in Europa
quello di medicamento semplice e di medicamento droghe vegetali (cannella, noce d’areca, noce mo-
composto, e la maniera di trasformare i primi nei se- scata, noce vomica, senna, tamarindo, canfora, man-
condi, cioè in preparazioni farmaceutiche (formula- na ecc.), nuove forme farmaceutiche (sciroppo, tin-
zioni) adatte alla somministrazione. Ancor oggi una ture) e preparazioni complesse che richiedevano, per
preparazione farmaceutica codificata da un testo uf- essere realizzate, locali adatti alla preparazione (far-
ficiale (ad es. la Farmacopea) s’indica con il termi- macie). Queste nozioni furono tramandate in opere
ne di galenica. sempre più complesse e dinamiche quali il Libro de-
Degli scrittori che si occuparono in questo perio- gli Alchimisti. Nel contempo crearono le prime Uni-
do di Materia Medica menzioniamo Scribonio Lar- versità mediche (Bagdad, 830); solo 3-4 secoli più
go, Autore di un ricettario farmacologico (Medica- tardi avremo Università mediche in Spagna (dicias-
mentorum compositiones). La sua opera, considera- sette), Francia (una) e Salerno (una). Dei medici ara-
ta la prima Farmacopea rimastaci, espone 242 rime- bi, che descrissero in maniera esatta ed oggettiva
di vegetali, 36 minerali e 26 animali. Riporta, tra droghe e piante medicinali rare, coltivate in appositi
l’altro, l’estrazione dell’oppio dal papavero e la pre- orti, ricordiamo: Isacco Giudeo, Avicenna, Averroè,
parazione dell’olio di ricino; questo terapeuta meri- Mesuè il giovane, Serapione e Jrn Batuta, un famo-
ta di essere ricordato anche per l’ammonimento so viaggiatore che lasciò documenti importanti per
deontologico che riporta nel suo scritto: perfino i la storia della farmacognosia.
nemici della patria hanno diritto alla sollecitazione La Scuola medica salernitana ebbe il grande
del medico. Areteo di Cappadocia (I sec. d.C.) nel- merito di assimilare la medicina araba e quella gre-
la sua opera descrive con chiarezza le malattie (in co-romana senza lasciarsi soppraffare dal mistico,
particolare le convulsioni tetaniche, la pleurite e la
lebbra) anche se non va oltre le conoscenze e le pra- (6)
Questa pratica di coltivare piante medicinali nei chiostri
tiche terapeutiche del suo tempo, limitate all’uso e nei giardini fu favorita e trasmessa ai popoli d’Europa
delle piante medicinali. Successivamente (IV-VII da un editto di Carlo Magno dell’812 (Capitulare de villis
sec. d.C.) Oribasio (326-403 d.C.), medico di Giu- et curtis imperialibus).
Capitolo 1 • Introduzione 9

dall’empirico e dall’eccessivo alchimismo di que- sì al XIII secolo in cui Federico II vieta nell’Italia
ste dottrine. Le sue origini sono oscure; forse nel meridionale al medico di preparare medicamenti,
IX sec. esisteva un’Accademia di medici che svi- fissa i regolamenti (editto di Melfi del 1240) per l’a-
luppandosi si trasformò in Scuola (verso il 1050) pertura delle farmacie e favorisce la diffusione dei
prima e Università per medici e farmacisti (1231) primi codici o ricettari o Farmacopee, quali ad es.
dopo, ad opera di Federico II. In quest’epoca Sa- quello di Nicolò Mirepso di Alessandria. Subito do-
lerno, come centro di cultura e di erudizione scien- po disposizioni legislative e speciali statuti furono
tifica, si meritò il titolo di Civitas hippocratica. adottati ovunque in Europa (secoli XIII-XIV) e furo-
Opere importanti per la storia della farmacognosia no dettate norme sia per la professione del farmaci-
ed appartenenti alla Scuola salernitana sono: il Re- sta, sia per l’insegnamento delle piante medicinali
gimen sanitatis, l’Antidotarium di Nicolao Preposi- (Statuto dell’Arte degli Speziali a Venezia nel 1258
to, il Liber de semplici medicina di Matteo Platea- ed a Firenze nel 1300). Molte farmacie pubbliche
rio, che descrive tutte le droghe usate dalla Scuola appaiono in tutta Europa (a Napoli nel 1241, a Trier
salernitana e l’Alphida, un vocabolario di droghe e nel 1264, a Schweidnitz nel 1264, a Munster nel
di malattie (1318 citazioni di cui 645 dedicate alle 1267 ecc.) e l’arte degli speziali si avvia ad essere
droghe vegetali, animali e minerali). nettamente distinta da quella dei medici.
In questo periodo o di lì a poco nasce la figura del Nel Rinascimento le piante medicinali hanno
Lettore dei semplici, di colui cioè che elencava ed una notevole importanza perché rappresentano il
illustrava in senso generico i medicamenti forniti principale mezzo terapeutico per la cura delle ma-
dalla natura. Con la cattedra della Lectura simpli- lattie. I medici di questo periodo umanistico-rina-
cium si costituisce un pur limitato insegnamento di scimentale si rendono conto che, oltre a conoscere
Farmacologia e farmacognosia. Dato che in tale pe- le proprietà terapeutiche delle piante, era per loro
riodo la maggior parte dei medicamenti apparteneva importante anche identificare le piante e le even-
al regno vegetale, lo studio dei semplici è sostanzial- tuali sofisticazioni. Questa nuova tendenza trova
mente botanico. Intanto le arti sanitarie continuavano nell’invenzione della stampa a caratteri mobili un
ad essere esercitate dal medico in quanto le disposi- aiuto inaspettato con la pubblicazione di codici far-
zioni legislative in materia non distinguevano il me- maceutici, alcuni non ufficiali quali i Compendi, i
dico dal farmacista o speziale. Ma il florido com- Dispensari, gli Antidotari (come quello di Bologna
mercio delle Repubbliche Marinare con l’Oriente ar- del 1574) ed i Tesori aromatariorum ed apotheca-
ricchisce enormemente il numero delle droghe e spe- riorum, altri ufficiali quali il Ricettario dei Dottori
zie usate in medicina, per cui il medico si ritrova dell’Arte e di Medicina del Collegio Fiorentino del
sempre più in difficoltà nel riconoscere, confeziona- 1492, detto Ricettario Fiorentino (la prima Farma-
re, approvvigionarsi di tali droghe. Inoltre i procedi- copea Italiana), la Farmacopea Romana del 1583,
menti estrattivi e le preparazioni erano di una tale la Farmacopea Ferrarese del 1595, la Farmaco-
complessità che andavano oltre le competenze del pea di Barcellona del 1535 (Concordia Pharma-
medico pratico, per cui si avvertiva la necessità di copolarum Barcinonensium), il Ricettario di No-
avere dei preparatori specializzati in materia. Tale rimberga del 1546, la Farmacopea di Saragozza
necessità era già stata avvertita dagli arabi che, parti- del 1553, quella di Anversa del 1560, quella di
colarmente inclini alle ricerche chimiche, avevano Metz del 1561, quella di Vienna del 1570, quella di
acquisito larga competenza nella preparazione di Augusta del 1572, il Codex Medicamentarius di
complesse preparazioni farmaceutiche ed avevano Parigi del 1590; la Farmacopea Londinese appa-
formato i primi farmacisti e dato luogo alle prime rirà nel 1618 e quella di Basilea nel 1771.
farmacie(7), ove si preparavano e si vendevano i me- Particolare importanza rivestono poi le opere
dicamenti. È tra il 1100 ed il 1200 che in Italia si Paragranum e Paramirum del medico svizzero
diffondono le prime farmacie private (nelle corti dei Paracelso (1493-1541), detto il “Lutero della me-
principi e nei chiostri delle ricche confraternite) e poi dicina”. Costui diffonde l’uso dei medicamenti chi-
anche pubbliche, senza che tuttavia esistessero di- mici (zolfo, mercurio, piombo, arsenico, zinco, an-
sposizioni legislative al riguardo. Nella preparazione timonio), sostiene che la droga non è un’entità te-
dei farmaci si seguivano gli Antidotari ed i Dispen- rapeutica inscindibile e dimostra che essa agisce
sari, che funzionavano da Farmacopee. Si arriva co- per una quinta essenza o principio attivo, che può
essere estratto ed usato come e meglio della stessa
droga (spagirici furono detti i principi chimici
(7)
Le prime farmacie comparvero a Bagdad tra il 699 ed il estratti e preparazioni spagiriche quelle con cui si
765. ottenevano i detti). Paracelso preferì alla droga
10 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

l’uso dei principi chimici e di estratti (tinture, de- ta nel 1544 ampliata, commentata ed aggiornata.
cotti, essenze) ed introdusse la distillazione e l’e- L’opera del Mattioli fu ben presto dichiarata testo
strazione. Disgraziatamente introdusse anche il ufficiale per la cattedra di Lectura simplicium in
concetto di signatura (piante aventi forma e colori quasi tutte le università europee. Sono poi da ricor-
di determinati organi devono servire per la loro dare Leonhard Fuchs, uno dei padri della botanica
stessa cura) che gli procurò solo guai ed offuscò moderna (1501-1566), che nell’opera Historia stir-
l’importanza della droga. In questo periodo vengo- pium propone una nuova nomenclatura vegetale;
no anche tradotte opere di Autori del mondo classi- Charles de L’Ecluse (1525-1609) e John Gerard
co come Aristotele (IV sec. a.C.), Teofrasto (IV (1545-1624) che contribuiscono alla conoscenza
sec. a.C.), Plinio il Vecchio (I sec. d.C.), Galeno (II delle piante con le loro opere Rariorum plantarum
sec. d.C.), Dioscoride (I sec. d.C.), testi arabi di historia e General historie of plantes rispettiva-
Mesuè (857) e di Avicenna (980-1037) e quelli di mente. Nel sec. XVII, detto delle Accademie, ed in
Autori medioevali che avevano approfondito la quello XVIII, detto della ricerca sistematica, si pro-
materia medica ed in particolare l’impiego delle cede all’identificazione di nuove piante, si applica-
piante medicinali. Queste opere rinascimentali non no metodi sperimentali per la ricerca di nuovi far-
si limitano a riportare la traduzione dei testi greci e maci naturali e si divulgano testi vecchi e nuovi. In
latini, ma si arricchiscono di commenti, a volte questo periodo vengono pubblicate importanti ope-
analitici, da parte di medici dell’epoca. L’esempio re botaniche come Methodus plantarum nova di
più noto è dato dall’opera Commentarii in libros John Ray (1628-1704), un dizionario medico di
Dioscoridis del senese Pietro Andrea Mattioli Robert James (1703-1776) in cui le piante trovano
(1500-1577) che appare a Venezia per la prima vol- ampio spazio, ed altre, riportate nella Tabella 1.1.

Tabella 1.1 Opere di farmacognosia risalenti ai secoli XVI-XVIII


Autore Opera Commento
Leonhard Thurneisser Descriptio Tavole botaniche assieme a carte astrologiche
(1531-1596) ed annotazioni in greco ed ebraico
Ulisse Aldrovandi Dendrologia Opera enciclopedica e critica. Interessante è il costante
(1522-1605) richiamo all’osservazione dei fenomeni naturali
Andrea Cesalpino De plantis Opera in 6 volumi che descrive 1300 piante.
(1524-1603) Nel primo volume espone una classificazione tassonomica
basata sulla struttura degli organi di fruttificazione, ripresa
poi da Linneo che lo definì primus verus systematicus
dedicandogli il genere Caesalpinie
Mathias de Lobel Cones stirpium Raccolta di 2000 piante con un indice in sette lingue
(1538-1616)
Prospero Alpino De plantis Aegypti Piante medicinali in uso in Egitto, e prime descrizioni
(1553-1616) del caffè, della banana e del baobab
Emanuel Sweerts Florilegium Opera che raffigura 110 piante tra cui i tulipani, la fritillaria,
(1552-1612) i gigli, il girasole. Linneo gli dedicò il genere Swertia
Jean Bauhin Historia plantarum Opera enciclopedica che tratta circa 6000 piante.
(1541-1613) A lui Linneo dedicò il genere Banhinia
Robert Morison Praeludia botanica Classificazione delle piante del Giardino di Blois in base
(1620-1683) alla forma dei frutti e dei semi (proposta dal Cesalpino)
Historia plantarum Illustrazione di 6000 piante
Marcello Malpighi Anatome plantarum I tessuti vegetali sono studiati con l’ausilio del microscopio
(1627-1694)
Charles Plumier Description des plantes Descrizione di piante sconosciute in Europa
(1646-1706) de l’Amerique
Joseph Pitton de Tournefort Voyage du Levant Relazione su 355 nuove piante illustrate con cura
(1656-1708)
Hendrik A. Van Reede Hortus malabaricus Opera in 12 volumi che descrive la flora delle Indie
(1636-1691)
Stephen Hales Statical essays Testo di fisiologia vegetale
(1677-1761)
Capitolo 1 • Introduzione 11

Con Linneo la botanica chiude definitivamente già confezionati dall’industria. Il fatto è che i prin-
con il passato. Carl von Linnè, naturalista svedese cipi attivi, una volta ottenuti puri e preparati in for-
(1707-1770), è il più profondo conoscitore delle ma stabile dall’industria hanno, rispetto alle dro-
piante in questo periodo. Il suo grande merito è l’a- ghe ed alle loro preparazioni, una maggiore costan-
vere individuato nei caratteri degli organi di ripro- za d’azione, in dipendenza di una migliore conser-
duzione delle piante il criterio per poter procedere vazione, preparazione e confezione; offrono inoltre
alla loro classificazione. Il sistema di classificazio- la possibilità di stabilire un più esatto rapporto tra
ne da lui proposto, il Systema plantarum è tuttora dose ed attività desiderata e sono sempre disponi-
largamento adottato. bili. Un’altra ragione per la quale le specialità me-
Verso la fine del 1700 e l’inizio del 1800 scom- dicinali sostituiscono sempre di più i semplici va ri-
pare definitivamente la dizione Lectura simplicium cercata nella pigrizia, sempre maggiore, e nella
e ad essa si sostituisce l’insegnamento della Mate- cultura del medico: sempre più specialistica e set-
ria medica, nome più appropriato per esprimere il toriale, quest’ultimo infatti trova più pratico pre-
rinnovato contenuto della disciplina. scrivere una specialità medicinale che elaborare
Compare per la prima volta il termine farmaco- una preparazione magistrale, con precise istruzioni
gnosia e studiosi europei (Guibourt, Fluckiger, per il farmacista preparatore ed il paziente. L’indu-
Tschirch, ecc) ed americani (Lloyd) danno nuovo stria, per ovvie ragioni, dà più affidamento nella
impeto allo studio delle piante medicinali. preparazione dei medicamenti ed è più attenta nel
Nella prima metà dell’800 si scoprono e si isola- segnalare il corretto dosaggio ed eventuali effetti
no molti dei principali costituenti attivi delle droghe: collaterali del prodotto immesso in commercio.
la morfina nel 1806 (o nel 1803 secondo altri), la Inoltre, con lo sviluppo della sintesi chimica si am-
stricnina nel 1817, la chinina e la caffeina nel 1820, plia la possibilità di avere a disposizione nuove (e
la nicotina nel 1828, l’atropina nel 1833, la cocaina sempre più attive) molecole di interesse medico.
nel 1855, la digitalina (una miscela di glicosidi car- Se però da una parte si riconoscono i benefici
dioattivi) nel 1868, l’efedrina(8) nel 1887. Nel 1889 si prodotti dai farmaci preconfezionati, dall’altra si
determina e si ottiene per sintesi il primo alcaloide, la denunciano con sempre maggior frequenza i danni
coniina. Oggi i principali componenti delle droghe di che questi provocano e viene coniato il termine di
più comune uso sono stati identificati e di molti sono malattia iatrogena per indicare stati patologici so-
note anche le vie biosintetiche. Fino al 1930, o anche stenuti da medicamenti(9).
dopo, le droghe verranno ancora usate sotto forma di Ad ogni modo, malgrado la diffusione dei pro-
preparazioni (tinture, sciroppi) elaborate in farmacia. dotti chimici di sintesi, le droghe non sono del tut-
Ma in questo periodo si fanno anche i primi tentativi to dimenticate in Italia, grazie anche alla Scuola
per ottenere farmaci di sintesi e prende origine lo svi- messinese di farmacognosia di Antonio Imbesi ed
luppo dell’industria farmaceutica che, a partire dalla Anna De Pasquale e di quella senese di Italo Tad-
seconda metà del XX secolo, s’impadronisce dei me- dei, ed all’opera di valorosi maestri tra i quali Se-
dicamenti e produce vari tipi di medicine in quantità rafino Dezani, Autore di un Trattato di farmaco-
enorme: le specialità farmaceutiche, vendute con un gnosia (1919), Leonardo Donatelli, Autore di un
nome di fantasia che si accompagna al nome comune Trattato di Farmacologia (1958), nel quale i medi-
(così la cimetidina, nome comune di un farmaco an- camenti naturali trovano ampia collocazione e Pie-
tiulcera, venduto con il nome di Tagamet). tro Benigni, Autore assieme a Capra e Cattorini
Oggi in farmacia vengono dispensati anche altri di un Trattato sulle Piante Medicinali (1962).
tipi di medicinali, come i generici (o equivalenti),
farmaci di cui è scaduto il brevetto (e che quindi pos-
sono essere copiati da altre ditte farmaceutiche), i ga-
lenici, che possono essere preconfezionati, ed i magi-
strali (magister è il medico che formula la ricetta). (9)
La progressiva crescita delle malattie iatrogene viene
Da questo momento le droghe vengono messe da alcuni attribuita all’automedicazione e da altri al dila-
da parte perché sostituite da prodotti puri, forniti gare dei prodotti di sintesi che, sempre più diversi da
quelli naturali, vengono con difficoltà, secondo alcuni,
neutralizzati con i consueti processi metabolici ed elimi-
nati. Comunque, nonostante la crescita delle malattie ia-
trogene, i farmaci preconfezionati sono molto sicuri se si
(8)
Nel 2700 a.C. era noto in Cina un rimedio dal nome valuta la frequenza con cui compaiono gli effetti indesi-
Huang, il cui principio attivo è stato riconosciuto nell’efe- derati e tossici e la si confronta con la loro enorme diffu-
drina. sione.
12 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

botanici rappresentano un punto di partenza, ma


La farmacognosia oggi non certo un punto di arrivo. D’altra parte la far-
macognosia non può essere considerata espressio-
A partire dalla seconda metà del XX secolo le spe-
ne della chimica estrattiva, anche se questa disci-
cialità medicinali hanno lentamente, ma progressi-
plina oggi si occupa, tra l’altro, della identificazio-
vamente, sostituito le droghe vegetali. Quest’even-
ne dei principi attivi e della titolazione e standar-
to ha influenzato, naturalmente, il contenuto del- dizzazione dei prodotti finiti. Né la farmacognosia
l’insegnamento della farmacognosia. può essere identificata con la farmacologia per
Di fatto, nell’immediato dopoguerra, le farma- quanto essa si avvalga di metodiche e tecniche ben
cie custodivano ancora un numero piuttosto ampio note in campo farmacologico per definire le pro-
di droghe vegetali che venivano utilizzate per la prietà biologiche delle droghe vegetali. La farma-
preparazione di tisane, estratti e tinture. Il medico cologia sperimentale consente la valutazione biolo-
era in grado di prescrivere preparazioni magistrali gica della droga, premessa necessaria per un’appli-
ed il farmacista, con competenza e perizia, prepa- cazione terapeutica della stessa, ma non per questo
rava in farmacia questi medicinali semplici, aven- la farmacognosia deve essere considerata una ap-
do cura di utilizzare droghe di ottima qualità. La pendice della farmacologia. Indubbiamente la far-
capacità di identificazione delle droghe e di ricono- macognosia non è autonoma nelle sue possibilità di
scerne la bontà erano quindi elementi essenziali sviluppo, lo è invece nella sua finalità. Ed è per
che il farmacista approfondiva durante il corso di questo che è considerata altamente specialistica ed
farmacognosia. Intanto i prodotti farmaceutici con- in grado di integrare e completare la preparazione
tenenti composti puri di sintesi con sempre mag- “sanitaria” del farmacista (e del medico).
giore frequenza cominciavano ad entrare nell’uso Oggi la farmacognosia, oltre al suo contenuto
corrente al posto delle droghe o degli estratti grez- culturale specifico, cioè istruire al riconoscimento
zi. Si stava verificando quello che ha poi messo in delle droghe ed alla valutazione della qualità di
crisi la professione del farmacista. queste, ha come fondamentale compito pratico
La preparazione del medicamento si trasferiva quello di indicare il reale valore terapeutico delle
così dalla farmacia all’industria farmaceutica (pro- droghe, mentre come compito scientifico ha quello
duzione) con la conseguenza che il farmacista ma- di accertarne la composizione chimica, l’attività
nipolava sempre di meno il prodotto naturale. Stan- biologica e la tossicità.
do così le cose per il farmacista divenne ben presto Lo studio anatomico delle droghe conserva, co-
superfluo riconoscere le droghe da un punto di vi- munque, la sua importanza in farmacognosia e l’e-
sta botanico; contemporaneamente l’insegnamento same microscopico è un utile mezzo per individua-
di farmacognosia veniva ridimensionato fino a re sofisticazioni ed adulterazioni. A volte è suffi-
scomparire quasi completamente nelle Facoltà di ciente individuare al microscopio un elemento dia-
Farmacia e prima ancora in quelle di Medicina. Il gnostico per essere sicuri della genuinità della dro-
medico, non avendo più la capacità di ricettare i ga: questo è il caso della forma dei peli nelle foglie
semplici, ed il farmacista, non avendo più la possi- di digitale o nel seme di noce vomica, dei cristalli
bilità di approntare le preparazioni galeniche, en- di ossalato di calcio nella belladonna (giusquiamo
trambi lasciarono scivolare nel più banale empiri- o stramonio), dei granuli di aleurone disfatti nel
smo l’uso terapeutico delle droghe. frutto di anice sottoposto a distillazione.
L’aspetto terapeutico delle droghe vegetali è sta- Di enorme importanza è anche lo studio fisiolo-
to, dopo un periodo di oblio, ripreso dagli erboristi, gico della pianta che consente di migliorare lo svi-
il cui merito è stato quello di aver salvato la cultura luppo e la crescita delle piante coltivate e di conse-
dei semplici e di averla potenziata non appena si è guenza la produzione di principi attivi. Indagini del
configurato un ritorno al prodotto naturale. genere hanno consentito di migliorare il contenuto
Oggi le droghe sono ricomparse in Farmacia e in alcaloidi nella china, di esaltare l’aroma della
nel contempo è ritornata la necessità di riconoscer- cannella con la scelta di un terreno sabbioso o di
le, provarne la qualità terapeutica, scoprirne le so- scegliere il periodo più adatto per la raccolta di de-
fisticazioni e le contaminazioni. È ritornato anche terminate droghe.
l’insegnamento di farmacognosia nelle Facoltà di Lo standard di qualità delle droghe oggi viene
Farmacia, questa volta come disciplina completa- migliorato con l’impiego di tecniche agronomiche
mente autonoma. È però una notevole limitazione avanzate che consentono tra l’altro un migliora-
concettuale il voler trattare oggi la farmacognosia mento genetico delle piante ed una maggiore resi-
alla stregua di una botanica farmaceutica: gli aspetti stenza di queste agli agenti patogeni.
Capitolo 1 • Introduzione 13

La conoscenza della composizione chimica del- contro ad alterazioni o inattivazioni, sapere che le
la droga è un’altra tappa fondamentale in campo droghe devono avere le caratteristiche riportate
farmacognostico. dalla FU e corrispondere ai saggi indicati, cono-
Gli antichi consideravano la droga un tutto in- scere infine le preparazioni fitofarmaceutiche da
scindibile. Paracelso (XVI secolo) fu il primo a ri- poter effettuare in Farmacia.
tenere che la droga possedesse sostanze (quinte es- Infine, le indicazioni di massima, le controindi-
senze) ad azione analoga a quella della droga stessa. cazioni relative, la posologia e la opportuna via di
Per decenni si è attribuito ad un solo componente somministrazione sono aspetti che devono essere
l’azione della droga, ma poi si è visto che le sostan- ben chiari a chi consiglia le droghe vegetali.
ze presenti in una droga sono diverse ed interagi- Più si approfondiscono i quadri sintomatici che
scono tra di loro ed il loro effetto farmacologico ta- si possono avere a causa di dosi elevate e ripetute
lora si attenua, talora si potenzia, comunque si mo- di droghe vegetali, la maniera come le manifesta-
difica. Pertanto oggi si ritiene che più che un singo- zioni insorgono e si evolvono e la loro frequenza,
lo componente è il pool di sostanze presenti nella più si evitano complicazioni di ogni genere, da
droga che è responsabile dell’azione di questa. quelle più banali (allergie, mal di testa, nausea, vo-
Così oggi sappiamo che l’azione sedativa del- mito) a quelle più serie (disturbi cardiocircolatori o
l’oppio non è ascritta alla sola morfina che l’azione a carico del fegato o del rene).
spasmolitica della belladonna non è attribuibile alla
sola atropina.
Per questo non basta caratterizzare i componen- La ricerca farmacognostica
ti più abbondanti, o più attivi (questo dice poco cir-
ca la qualità terapeutica della droga); è necessario La ricerca farmacognostica richiede competenze
dare un quadro il più possibile completo (un’im- specifiche in aree culturali diverse tra loro: etno-
pronta digitale) circa la composizione chimica del- botanica, fitochimica, biologia vegetale, biochimi-
la droga. Così pure è di estremo interesse conosce- ca, farmacologia.
re le vie biosintetiche che portano alla formazione Lo studio di una droga vegetale prevede, per-
dei principi attivi e questo per avere la possibilità tanto, più fasi (Tabella 1.2): è ovvio che la possibi-
di incrementare e soprattutto stabilizzare la loro lità di scoprire effetti farmacologici interessanti è
presenza nel vegetale che fornisce la droga. più elevata quando le droghe studiate vengono usa-
Comunque le conoscenze sull’efficacia e sulla te da secoli dalla medicina tradizionale che ha già
sicurezza delle droghe medicinali hanno una im- fatto una selezione.
portanza fondamentale. Le droghe vegetali non La farmacognosia persegue anche altri obiettivi
sono tutte innocue. Alcune hanno una ristretta zo- come ad es. la ricerca in natura di nuovi composti di
na di maneggevolezza e possono provocare effet- interesse biologico. Se si pensa che solo il 10% cir-
ti collaterali di una certa gravità se somministrate ca delle piante è stato studiato in tal senso, la pos-
a dosi piuttosto alte e per un certo periodo di tem- sibilità di scoprire nuove sostanze utili in terapia è
po. Altre sono più sicure perché ad azione più
blanda e prive o quasi di effetti collaterali. Le pri-
me devono essere necessariamente prescritte dal
medico, a dosi terapeutiche e per brevissimi pe- Tabella 1.2 Studio delle droghe vegetali
riodi, le seconde possono essere consigliate anche • Osservazione sul campo degli usi medicinali delle dro-
dal farmacista e pertanto rientrare nei prodotti da ghe presso la popolazione indigena
banco (OTC). • Screening farmacologico di estratti grezzi
La farmacognosia, anche se marginalmente, de-
ve occuparsi anche delle preparazioni fitofarma- • Frazionamento, pilotato da saggi biologici, degli estrat-
ti grezzi
ceutiche di più largo uso e più idonee (la forma mi-
gliore e più stabile) per la somministrazione di una • Isolamento e determinazione strutturale dei compo-
nenti responsabili dell’attività biologica
droga vegetale come tale o sotto forma di estratto
grezzo o purificato. La maggior parte delle droghe • Valutazione della tossicità, a breve ed a lungo termine,
vegetali è sottoposta a manipolazioni (semplici o degli estratti purificati e delle sostanze isolate allo sta-
to puro
complesse) allo scopo di adattarle meglio alla via
di somministrazione. È anche importante conosce- • Valutazione delle attività farmacologiche e determina-
re le norme di buona conservazione delle droghe, zione del meccanismo d’azione
questo per evitare che le stesse possano andare in- • Studi clinici
14 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

abbastanza alta. In questo caso la selezione delle Ma non sempre la sintesi o la produzione in vitro
piante da studiare viene fatta con un criterio diverso di molecole naturali sono realizzabili e spesso la
da quello etnobotanico o etnofarmacologico: si sta- complessità dei processi di lavorazione, la scarsa re-
bilisce il tipo di composto da scoprire (ad es. un al- sa o l’incostanza dei risultati rendono questi meto-
caloide con una determinata struttura di base) e si se- di scarsamente remunerativi per l’industria farma-
lezionano le piante che, trattate con adatti reagenti ceutica. In questi casi una valida alternativa è l’e-
chimici, dimostrano di contenere strutture apparte- misintesi a partire da molecole presenti in quantità
nenti a quella classe chimica. significative in droghe vegetali.
Il rapporto che intercorre tra etnobotanica e L’esempio più significativo al riguardo è quel-
medicina è di importanza fondamentale. Allo stato lo degli ormoni steroidei che vengono prodotti per
attuale, una grande quantità di farmaci origina da emisintesi adoperando materie prime di origine
sostanze presenti in piante tropicali, ed il futuro del- animale e vegetale:
la ricerca farmaceutica dipende anche fortemente – la diosgenina, che si ottiene dai tuberi di alcune
dalle conoscenze che si hanno su tali piante. Basti specie di Dioscorea (D. composita, D. mexica-
pensare che alcuni centri internazionali, come ad es. na, D. deltoidea, D. nipponica, D. floribunda).
il National Cancer Institute americano, hanno iden- Sono piante rampicanti che crescono nei climi
tificato numerose piante tropicali potenzialmente in tropicali e presentano foglie cordate con apice ri-
grado di curare il cancro ed isolato numerosi com- curvo. Il contenuto in diosgenina è di circa il 5%
posti antitumorali (Tabella 1.3). nei tuberi di quattro anni ed aumenta con l’età
Ma la ricerca farmacognostica, oggi, comprende della pianta. I tuberi vengono triturati e messi a
anche studi inerenti la biosintesi dei composti biolo- fermentare per aumentare la resa in diosgenina;
gicamente attivi, la selezione di piante capaci di pro- – l’ecogenina si ottiene per fermentazione dal ma-
durre quantità significative e soprattutto costanti di teriale di scarto delle foglie di Agave sisalana,
principi attivi e la emisintesi o la produzione in vi- adoperate per la produzione delle fibre di sisal.
tro di prodotti naturali. Un aspetto molto importan- L’agave è una pianta succulenta con foglie sot-
te a questo riguardo è l’utilizzo di sostanze naturali tili, ricche di fibre, lunghe oltre 1 m, che sono
come materie prime per l’emisintesi di farmaci. adoperate per corde, sacchi ecc. L’ecogenina è
Alcune specie di Artemisia vengono ad es. col- adoperata per la sintesi di glucocorticoidi e mi-
tivate con l’intento di estrarre l’artemisinina da uti- neralcorticoidi, per la presenza di un gruppo che-
lizzare come antimalarico o come substrato per l’e- tonico nell’anello C, che con mezzi chimici o mi-
misintesi di antimalarici più sicuri e più efficaci. Co- crobiologici viene spostato in posizione 11;
munque le difficoltà legate alla coltivazione delle – la solasodina, un alcaloide analogo alla diosge-
piante medicinali ed all’estrazione e purificazione nina con un atomo di azoto nell’anello F. Si ot-
dei principi attivi, siano essi di origine animale o ve- tiene in forma glicosidica dai frutti di Solanum
getale, hanno indirizzato gli sforzi dei ricercatori al- laciniatum e S. khasianum e dalle foglie di S. la-
la riproduzione per sintesi o alla produzione in vi- ciniatum ed S. aviculare;
tro di principi attivi di interesse terapeutico; così og- – lo stigmasterolo, che costituisce il 12-25% del-
gi sono prodotti per sintesi la papaverina, la tubo- la frazione insaponificabile dell’olio di semi di
curarina ecc. e da colture fungine o batteriche ven- soia, ed è il prodotto di partenza per l’emisinte-
gono ottenuti antibiotici ed ormoni quali l’insulina. si del progesterone;

Tabella 1.3 Alcune sostanze ad attività antitumorale isolate da piante


Pianta PA naturale Per emisintesi
Camptotheca acuminata Camptotecine
Cephalotaxus spp. Cefalotossine
Colchicum autumnale Colchicina
Cucurbitaceae spp. Curbitacine
Podophyllum spp. Podofillotossina Etoposide
Taxus baccata Tassolo Docetaxel
Tabebuia impetiginosa (Lapaco) Lapacolo 3-allyl-β-lapachone
Vinca rosea (Catharanthus roseus) Vincristina Vindesina
Vinblastina Vinorelbina
PA, principio attivo
Capitolo 1 • Introduzione 15

– il sitosterolo, oltre che dall’olio di semi di soia Balick MJ, Cox PA (1996) Plants, people, and culture.
si può ottenere da altri oli quali l’olio di mais; The science of ethnobotany. Scientific American Li-
è un analogo dello stigmasterolo privo di dop- brary, New York
pio legame nella catena laterale e ciò rende più Benigni R, Capra C, Cattorini PE (1962) Piante Medi-
cinali. Chimica, Farmacologia e Terapia. Inverni
difficile la sua degradazione che viene effettua-
Della Beffa, Milano
ta con metodi microbiologici. Il sitosterolo vie- Capasso F, Donatelli L (1982) Farmacognosia. Le dro-
ne adoperato per la sintesi di ormoni sessuali e ghe della F.U. Piccin, Padova
del farmaco diuretico spironolattone; Capasso F, Grandolini G, Izzo AA (2006) Fitoterapia.
– la bile bovina, gli acidi biliari e il grasso di la- Impiego razionale delle droghe vegetali. Springer-
na, che contiene circa il 30% di colesterolo, ven- Verlag Italia, Milano
gono adoperati come materie prime per la pro- Colapinto L, Annetta A (2008) Il progresso terapeutico.
duzione di ormoni steroidei. Dalla tavoletta sumerica alla medicina molecolare.
Per emisintesi si ottengono l’antitumorale tas- Aboca Museum Ed., Sansepolcro
solo (a partire dalla 10-desacetilbaccatina III) ed al- Dezani S, Guidetti E (1953) Trattato di farmacognosia,
cuni pesticidi. 2a Ed. UTET, Torino
Etkin NL (1988) Etnopharmacology: biobehavioral ap-
Un altro importante aspetto dell’impiego di prin-
proaches in the anthropological study of indigenous
cipi attivi naturali come materie prime per la pro- medicines. Ann Rev Anthropol 17:23-42
duzione di farmaci è quello di modificare strutture Farnsworth NR (1988) Screening plants for new medi-
farmacologicamente attive per aumentarne l’effica- cines. Chapter 9 in Biodiversity, ed. E.O. Wilson. Na-
cia e/o la selettività o ridurne la tossicità. È questo tional Academy Press, Washington, D.C.
il caso della N, N-diallilbisnortossiferina (alcuronio), Giarelli G (2005) Medicine non convenzionali e plurali-
adoperata in chirurgia come rilassante muscolare di smo sanitario. Franco Angeli, Milano
breve durata, che si ottiene per emisintesi dalla tos- Hideji Itokawa et al (2008) Plant-derived natural product
siferina, rispetto alla quale presenta una maggiore research aimed at new drug discovery. J Nat Med
stabilità; degli alcaloidi della vinca ad attività anti- 62:263-386
Howells LM, Manson MM (2005) Prospects for plant-
tumorale e dei derivati degli alcaloidi della Clavi-
derived chemopreventive agents exhibiting multiple
ceps purpurea quali la metilergometrina, che ha mechanisms of action anti-cancer agents. Medicinal
un’azione ossitocica più prolungata e più potente Chemistry 5:201-213
dell’ergometrina, suo precursore naturale, e la me- Koelbing HM (1989) Storia della terapia medica. Ciba-
tisergide, ottenuta per metilazione della lisergide, an- Geigy Edizioni, Verbania
tagonista della serotonina ed adoperata nel tratta- Latronico N (1956) La medicina degli antichi. U. Hoe-
mento dell’emicrania. pli, Milano
Prance GT (1991) What is ethnobotany today? J Ethno-
pharmacol 32:209-216
Samuelson G (2003) Farmacognosia. Farmaci di origine
Bibliografia essenziale naturale. Ed EMSI, Roma
Singh VK, Govil JN, Singh G (2002) Recent progress in
Aiazzi Mancini M, Donatelli L (1958) Trattato di Far- medicinal plants, Vol I: Ethnomedicine and Pharma-
macologia. Vallardi F – Casa Ed. Libraria, Milano cognosy. Sci Tech Publishing LLC, Houston, TX
Capitolo PRINCIPI ATTIVI
2

Lo studio della biogenesi dei principi attivi è fon- CO2 +H2 O


damentale in farmacognosia perché aiuta a chiari- fotosintesi
re (i) i meccanismi che consentono la formazione Carboidrati Antrachinoni Tannini
dei principi attivi, (ii) i rapporti che intercorrono tra Acetato
la sintesi dei principi attivi e quella dei normali co- Acilpolimalonato Acido scikimico
stituenti cellulari, (iii) il ruolo fisiologico dei prin- Lipidi
cipi attivi ed infine (iv) le relazioni filogenetiche tra Antrachinoni
i diversi vegetali (la presenza di principi attivi in Flavonoidi Aminoacidi aromatici
specie vegetali diverse può fornire un’indicazione Acido mevalonico Terpeni
più attendibile sulle affinità morfologiche per quan-
to concerne una comune storia “ancestrale”, rispet- Steroidi
Fenilpropani
to alle analogie che possono essere frutto di una
evoluzione convergente). Aminoacidi Alcaloidi

L’esatta conoscenza delle vie metaboliche e dei


Proteine
fattori che modulano la formazione dei principi at- Peptidi
Glicosidi cianogenetici
tivi è essenziale quando si cerca di migliorarne (in-
crementare, rendere costante) il contenuto in una Fig. 2.1 Biogenesi dei principi attivi. I carboidrati sono i
pianta. primi prodotti che derivano dalla fotosintesi. I flavonoidi
sono sintetizzati attraverso una combinazione di due vie
È ormai noto che i diversi organismi viventi uti- biosintetiche: acilpolimalonato ed acido scikimico. Gli an-
lizzano per i loro processi vitali un numero piutto- trachinoni possono essere sintetizzati sia attraverso l’acil-
sto limitato di sostanze: carboidrati, lipidi, proteine, polimalonato (Poligonaceae, Ramnaceae) che l’acido sciki-
acidi nucleici, coenzimi, vitamine ecc. La biosinte- mico (Rubiaceae, Gesneriaceae). Gli alcaloidi si formano a
si e la degradazione di queste sostanze, indispensa- partire dagli aminoacidi: comunque terpeni e steroidi
spesso vengono inglobati nello scheletro terminale di un
bili per lo sviluppo ed il funzionamento delle strut- alcaloide (F. Capasso e G. Grandolini, 1999)
ture biologiche, costituiscono il metabolismo pri-
mario. Esempi di metabolismo primario sono la
degradazione anaerobica ed aerobica del glucosio,
la sintesi degli acidi nucleici e delle proteine. di solito ubiquitari, sono sintetizzati in un organo
Il metabolismo primario o essenziale è abba- ben preciso (per lo più nelle radici) e si accumula-
stanza simile in tutte le forme viventi, dai batteri al- no in un organo che può essere diverso da quello
le piante all’uomo, e le sostanze che si formano rap- deputato alla loro sintesi: gli alcaloidi tropanici, ad
presentano i metaboliti primari. I vegetali però so- es., sono sintetizzati nelle radici, ma si accumula-
no spesso capaci di sintetizzare una grande varietà no nelle foglie (Fig. 2.2).
di altre sostanze, alcune semplici, altre alquanto Nel metabolismo secondario si possono distin-
complesse da un punto di vista chimico. La biosin- guere due fasi: una prima fase che appartiene al me-
tesi di tali sostanze, che avviene attraverso vie me- tabolismo primario ed una seconda che utilizza un
taboliche che utilizzano prodotti intermedi del me- prodotto intermedio del metabolismo primario per
tabolismo primario (Fig. 2.1), costituisce il meta- sintetizzare, attraverso diverse vie metaboliche, me-
bolismo secondario e le sostanze che si formano taboliti secondari spesso diversi da specie a specie.
costituiscono i metaboliti secondari. Questi sono La prima fase, quella comune al metabolismo pri-
prodotti in quantità significative dalle piante, sono mario, è oggi ben nota. Meno conosciuta, sotto certi
F. Capasso et al. (eds.), Farmacognosia
© Springer-Verlag Italia 2011
18 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

Fig. 2.2 Sintesi ed


accumulo di alca-
loidi tropanici in
una solanacea.
via indotta
via costitutiva

aspetti, è invece la seconda fase, quella che porta al- Tabella 2.1 Relazioni biosintetiche tra prodotti interme-
la formazione di metaboliti secondari quali alcaloi- di del metabolismo primario e struttura chimica di meta-
boliti secondari
di, saponine, tannini, antrachinoni, flavonoidi, fenoli
ecc. L’impiego di precursori con elementi marcati ha Prodotti Metaboliti secondari Droga
intermedi (struttura chimica)
consentito, in alcuni casi, di stabilire delle correla-
zioni tra prodotti intermedi del metabolismo prima- Aceto acetato Tropanica Belladonna
rio e metaboliti secondari, come anche di accertare Coca
Antrachinonica Senna
che uno stesso prodotto intermedio può essere uti-
Acido mevalonico Steroidea Digitale
lizzato dalla pianta per la sintesi di metaboliti se- Terpenica
condari molto diversi (Tabella 2.1). Aspartato Piridinica Noce betel
I prodotti intermedi del metabolismo primario
a-Chetoglutarato Tropanica Belladonna
sono sintetizzati e metabolizzati dalla cellula vege- Coca
tale. In parte però vengono anche accumulati sotto Pirrolidinica Tabacco
forma di polimeri (grassi, proteine, polisaccaridi) e Fenilalanina Fenolica
continuamente trasformati in prodotti più semplici; Tropanica Belladonna
pertanto la loro presenza nella pianta è esigua. Co- Coca
munque, se per una qualsiasi ragione (fattori am- Lisina Piperidinica
bientali soprattutto) il metabolismo primario subi- Tirosina Isochinolinica Oppio
sce un rallentamento, questo può causare un accu- Triptofano Chinolinica China
mulo intracellulare di un prodotto intermedio. In alcuni casi i metaboliti secondari originano da specifiche vie
Quest’accumulo può provocare una reazione della biosintetiche prive di connessioni con il metabolismo primario
Capitolo 2 • Principi attivi 19

cellula vegetale che consiste nel trasformare il pro- Prima di concludere ci sembra interessante se-
dotto accumulatosi (attraverso reazioni spontanee o gnalare il fatto che alcuni principi attivi come mor-
catalizzate da sistemi enzimatici) in uno più inno- fina, codeina e ouabaina, considerati fino a qualche
cuo, chiamato metabolita secondario. L’accumulo anno fa di esclusiva origine vegetale, sono stati ri-
di un prodotto intermedio in una cellula può avve- trovati, anche se in tracce, nell’uomo. La presenza
nire sostanzialmente per due ragioni: per un’inibi- di morfina e codeina aumenta nei tessuti e liquidi
zione enzimatica e/o per una imperfezione biochi- organici in seguito alla somministrazione di alcol,
mica della cellula (un sistema enzimatico diviene mentre quella di ouabaina aumenta nel miocardio
aspecifico e pertanto trasforma un substrato diver- in seguito ad una disfunzione del ventricolo sinistro.
so da quello prestabilito). I metaboliti secondari si Recente è poi la scoperta nell’uomo di recetto-
formano quindi in conseguenza di un difetto meta- ri specifici per i cannabinoidi e di cannabinoidi en-
bolico o di una imperfezione biochimica della cel- dogeni (anandamide).
lula. Comunque c’è chi sostiene che i metaboliti se-
condari sono prodotti normalmente dalle piante, so-
lo che in determinate circostanze le quantità sono
talmente esigue da renderne difficile la determina- Fattori che influenzano il contenuto
zione. Inoltre, a parte la via metabolica costitutiva, e la qualità dei principi attivi
che porterebbe alla formazione di quantità fisiolo-
giche di metaboliti secondari, ne esisterebbe una in- Il contenuto in principi attivi di una pianta medici-
dotta che, attivata da stimoli esterni, porterebbe in nale può variare sensibilmente e può anche mancare
alcuni casi alla formazione di quantità esagerate di del tutto. Al contrario, è improbabile che nelle piante
metaboliti secondari (Fig. 2.2). Questo è quanto si i metaboliti primari siano presenti in quantità mini-
può oggi ipotizzare in attesa che si chiarisca il ruo- me, tali da non garantire il funzionamento delle
lo fisiologico di queste sostanze. Allo stato attuale strutture biologiche, o che siano addirittura assenti.
si sa che: gli oli essenziali facilitano la cicatrizza- Questo, se da una parte impedisce di stabilire un pa-
zione delle ferite, regolano la traspirazione e si rallelismo tra metaboliti primari e secondari, dall’al-
comportano da sostanze di riserva; gli alcaloidi re- tra lascia chiaramente intendere che il contenuto in
golano la crescita e rappresentano una riserva di principi attivi di una droga non è affatto costante, ma
azoto per la pianta; i tannini difendono i vegetali da soggetto a variazioni anche significative (Tabella 2.2).
infezioni di funghi del genere Verticillium e che al- I fattori che influenzano il contenuto in princi-
cuni fenoli e naftochinoni (iuglone) conferiscono pi attivi di una droga sono numerosi: alcuni dipen-
particolari vantaggi nella competizione tra specie dono dalla pianta che fornisce la droga (fattori ge-
vegetali in un preciso ambiente. netici o endogeni), altri dall’ambiente (fattori eco-
In uno stesso vegetale coesistono, dunque, me- logici o esogeni e fattori biotici) nel quale la pianta
taboliti primari, prodotti intermedi e metaboliti se- si sviluppa, altri ancora riguardano la raccolta, la
condari: sono questi ultimi quelli più interessanti da preparazione e la conservazione della droga stessa;
un punto di vista farmacologico, tanto da essere co- quelli relativi alla droga verranno illustrati in un
munemente chiamati principi attivi. capitolo a parte.

Tabella 2.2 Esempi di variabilità nel contenuto in principi attivi


Droga Pianta PA Contenuto
%
Altea Althaea officinalis Mucillagini 5-9
Amamelide Hamamelis virginiana Tannini 1-8
Belladonna Atropa belladonna Alcaloidi 0,3-1
Carciofo Cynara scolimus Flavonoidi 0,05-1
China Cinchona succirubra Chinina 9-12
Liquirizia Glycyrrhiza glabra Glicirrizina 1-24
Mandorla amara Prunus amygdalus Amigdalina 0,1-8,5
Menta Mentha piperita Olio essenziale 0,5-4
Oppio Papaver somniferum var. album Morfina 7-20
Salice Salix alba Salicilati 1-10
Senna Cassia angustifolia Sennosidi 1,5-3,2
Uva ursina Arctostaphylos uva-ursi Chinoni 1-6
PA, principio attivo
20 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

Fattori endogeni minato scopo si ottengono linee pure selezionate.


Per selezione genealogica è stato così possibile rad-
Per anni si è detto che le piante appartenenti alla doppiare il contenuto in morfina nel Papaver som-
stessa specie botanica contengono gli stessi prin- niferum var. album (dal 10% al 18-20%) e decu-
cipi attivi, e si è creduto che i caratteri morfologi- plicare quello in alcaloidi negli sclerozi di segale
ci fossero l’espressione di determinate sostanze cornuta (dallo 0,8-1,5% al 10-15%). Analoghi ri-
chimiche. I progressi raggiunti nel campo della chi- sultati sono stati ottenuti selezionando piante con-
mica estrattiva hanno poi evidenziato che molte tenenti oli essenziali. È stato anche possibile sele-
piante superiori, sebbene morfologicamente somi- zionare una determinata classe di composti (ad es.
glianti, contengono (o producono) principi attivi i glucosidi nella digitale).
completamente differenti (chemiotipi). Le piante L’ibridazione consiste nell’incrociare varietà
che producono l’essenza di eucalipto sono ad es. della stessa specie (specifica) o di specie vicine (in-
morfologicamente identiche; ciò nonostante i ca- terspecifica). Gli ibridi che si ottengono sono più re-
ratteri organolettici dell’essenza risultano diversi sistenti ai parassiti, più vigorosi e quindi più facil-
da pianta a pianta. Le piante che producono il ben- mente coltivabili. Ad es. la Mentha piperita, ibrido
zoino del Siam (Styrax siamense Rordorf., S. ben- tra M. viridis e M. aquatica, produce un’essenza di
zoides Craib), il quale contiene acido benzoico, non qualità migliore, ed anche più abbondante, delle
si distinguono affatto per caratteri botanici dalla specie di partenza. I “lavandini”, ibridi tra Lavan-
pianta che produce il benzoino di Sumatra (S. ben- dula officinalis e L. latifolia, forniscono una quan-
zoin Driand), il quale contiene acido cinnamico in- tità maggiore di essenza rispetto alle specie geni-
sieme all’acido benzoico. La canape dell’India, trici. Ibridi ottenuti tra Cinchona pubescens e C.
ugualmente, non si distingue dalla canape europea ledgeriana forniscono cortecce con un tenore più
che per la sua enorme produzione di resina, e la elevato in alcaloidi (11%) rispetto alle specie di par-
mandorla amara dalla mandorla dolce soltanto per tenza (3-4% e 5,1% rispettivamente).
mezzo dell’amigdalina. Così pure la Duboisia myo- Il contenuto in principi attivi di una pianta può
poroides, che vegeta nel Nord dell’Australia, pro- anche essere migliorato modificando il numero di
duce soprattutto scopolamina, mentre quella che cromosomi (mutazione genomica) o la struttura di
vegeta nel Sud del Paese contiene in prevalenza un cromosoma (mutazione cromosomica). La pri-
iosciamina. Ciò avviene anche per molte altre ma (m. genomica) consiste nella moltiplicazione del
piante officinali. numero cromosomico (poliplodia) che si trova nel-
Queste differenze fisiologiche e biochimiche la pianta diploide. La poliplodia si provoca immer-
vengono oggi sfruttate per migliorare le piante me- gendo i semi in soluzioni diluite di colchicina o trat-
dicinali, attraverso la selezione di varietà che pro- tandoli con il calore. Nelle piante poliploidi gli or-
ducono un tenore costante in principi attivi. gani (fiori, frutti, foglie ecc.) sono nettamente più
Il miglioramento può essere fatto innanzitutto grandi ed è stato constatato anche un aumento si-
agendo sui fattori endogeni (intrinseci o genetici) gnificativo di alcuni principi attivi quali alcaloidi
delle piante, cioè sul loro genoma. (nella belladonna, lobelia, china ecc.) ed essenze,
La selezione massale e genealogica, l’ibrida- ma non di altri quali gli eterosidi.
zione e le mutazioni sono alcune delle tecniche che Le piante poliploidi sono, secondo alcuni, me-
oggi vengono impiegate a detti scopi. no resistenti all’attacco di parassiti, scarsamente
La selezione massale si pratica utilizzando i se- adattabili al clima e presentano una minore fe-
mi di piante che possiedono i caratteri desiderati in condità; questo, comunque, non sempre è un
modo da avere una coltura d’élite. Questa selezio- aspetto negativo. La segale tetraploide, infatti, a
ne, ripetuta nel corso degli anni, consente di evita- differenza di quella diploide, è più facilmente pa-
re la degenerazione della varietà selezionata. rassitata da Claviceps purpurea con conseguente
La selezione genealogica consiste nell’utilizza- maggiore produzione di sclerozi e quindi di alca-
re un individuo particolare e di seguirne la discen- loidi.
denza attraverso generazioni. Se l’individuo di Comunque si può conservare il numero dei cro-
partenza è omozigote e autogamo (cioè autofe- mosomi, ma modificare uno o più geni (mutazioni
condante) si ha una linea pura, cioè stabile e quin- geniche) mediante raggi X, raggi ultravioletti, rag-
di non migliorabile. Se invece l’individuo di par- gi gamma o utilizzando sostanze chimiche (iprite,
tenza è eterozigote si otterrà una prima linea ete- etilmetansulfonato). Con mutazioni geniche si so-
rogenea. Seminando ogni volta i semi di individui no ad es. ottenuti ottimi risultati nella produzione
dotati di alcune caratteristiche utili per un deter- di antibiotici (Tabella 2.3).
Capitolo 2 • Principi attivi 21

Tabella 2.3 Produzione di penicillina dal ceppo Penicillium Sostanziali differenze possono essere poi deter-
crysogenum sottoposto a selezione e mutazione genica minate dalla latitudine. Spostandosi dai climi più
Tipo di ceppo Unità di caldi a quelli più freddi la presenza di acidi grassi
penicillina/ml insaturi aumenta. Il cardo mariano coltivato nel me-
Ceppo primitivo 50 ridione è più ricco di acido oleico, mentre quello
Ceppo selezionato 250 coltivato nel settentrione è più ricco di acido lino-
Ceppo irradiato con raggi X 500
leico. Così pure le piante tropicali contengono qua-
Ceppo esposto a raggi ultravioletti 1000
si esclusivamente acidi grassi saturi (olio di palma,
burro di cacao), quelle subtropicali una maggiore
percentuale di acidi grassi insaturi (olio di oliva,
arachide o mandorle = acido oleico) e quelle tem-
Fattori esogeni perate acidi grassi con un grado maggiore di insa-
turazione (cotone, girasole = acido linoleico) men-
È ovvio che la pianta medicinale deve essere in- tre quelle che vegetano in climi freddi presentano
nanzitutto capace di sintetizzare determinati prin- il massimo contenuto in acidi grassi insaturi (lino
cipi attivi, ma è anche vero che le caratteristiche = acido linolenico). Così pure nelle regioni setten-
dell’ambiente (clima, latitudine ed altitudine, tipo trionali le piante contengono una maggiore quantità
di terreno ecc.) ne influenzano lo sviluppo e la ca- di alcaloidi rispetto a quelle che vegetano in am-
pacità di sintetizzare metaboliti secondari. bienti meridionali. Viceversa, in zone calde, come
Le condizioni climatiche possono, infatti, agi- in presenza di radiazione intensa, si ha una ridu-
re sullo sviluppo della pianta, sulla fioritura e sul- zione del contenuto di piretrine nel piretro di Dal-
la maturazione dei frutti, ma anche condizionare la mazia (Chrysanthemum cinerariaefolium).
disponibilità dei metaboliti indispensabili per la Per quanto riguarda l’altitudine, si osserva che
biosintesi dei principi attivi. Numerose ricerche in alta montagna aumentano le sostanze amare nel-
hanno ad es. dimostrato che la luce influenza la la genziana; così pure aumentano gli steroidi nelle
produzione dei principi attivi di una pianta. Lo Dioscoree, la solasodina nei frutti di Solanum laci-
stramonio proveniente da piante esposte al sole niatum ed i principi attivi della valeriana; diminui-
contiene un titolo di scopolamina 3-4 volte supe- scono invece gli azuleni nelle artemisie (Artemisia
riore rispetto a quello ottenuto da piante tenute al- absinthium), gli alcaloidi nell’aconito (Aconitum
l’ombra. Lo stesso dicasi per la belladonna. Al napellus) e nella lobelia (Lobelia inflata) e gli oli
contrario l’achillea è più ricca in olio se proviene essenziali nel timo e nella menta.
da piante mantenute all’ombra. Simili variazioni si Nelle aree umide e piovose le piante possono
verificano anche per altre droghe che contengono perdere in parte la capacità di accumulare princi-
un olio essenziale. I glicosidi digitalici sono poi pi attivi. Le ombrellifere, ad es., perdono in par-
presenti in maggiori quantità nelle foglie di Digi- te il loro aroma, le solanacee presentano un più
talis purpurea di pomeriggio piuttosto che duran- basso contenuto in alcaloidi e le scrofulariacee,
te la notte; lo stesso dicasi per gli alcaloidi iso- apocinacee o ranuncolacee quello in glucosidi.
chinolinici del papavero da oppio e per quelli pre- Una spiegazione potrebbe essere quella di una
senti nella corteccia di Cinchona succirubra. perdita di sostanze solubili in acqua attraverso i
Anche la temperatura esercita un’influenza si- tessuti epidermici delle parti aeree della pianta.
gnificativa sul contenuto in principi attivi. Un clima Anche la carenza di acqua limita l’accumulo di oli
freddo, nel periodo primaverile, rallenta l’accumu- essenziali. La pianta in ambiente arido tende ad
lo di oli essenziali nella lavanda ed in altre droghe ossidare i componenti dell’olio; i prodotti del-
essenziere, ma aumenta la presenza di bisabolossi- l’ossidazione, influenzando i fenomeni osmotici
do nella camomilla comune (Matricaria chamomil- cellulari, riducono la traspirazione conferendo co-
la). Decorsi stagionali caldi favoriscono invece l’ac- sì alla pianta una maggiore resistenza alla siccità.
cumulo di silibina nel cardo mariano (Silybum ma- Anche la tessitura ed il pH del terreno in-
rianum) e di alcaloidi tropanici nella belladonna fluenzano la produzione di principi attivi. L’altea
(Atropa belladonna), mentre inibiscono quello di aci- se proviene da piante cresciute su terreni sabbio-
do g-linolenico nei semi di Oenothera lamarckiana. si contiene più mucillagini; la saponaria e la tus-
Quest’ultimo esempio ci fa anche comprendere che silago sono più attive se le piante fornitrici vege-
semi provenienti da aree geografiche calde possono tano su terreni argilloso-calcarei; la valeriana è
essere qualitativamente più scadenti se paragonati meno attiva se la pianta cresce in terreni paludo-
con quelli provenienti da regioni fredde. si. Anche le piante che producono oli essenziali
22 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

trovano nel terreno sabbioso il substrato ideale. anche la cicuta, droghe molto tossiche nei Paesi
Glycyrrhiza glabra si adatta invece a terreni a fal- mediterranei, sono praticamente innocue o poco
da alta e salmastri, mentre Coriandrum sativum tossiche se provengono da Paesi freddi. La can-
non tollera i terreni argillosi. La Tabella 2.4 riporta nella dello Sri Lanka prodotta in zone diverse pre-
l’influenza del terreno su alcune piante medicinali senta caratteristiche molto differenti ed il frassino
ed aromatiche. non è in grado di produrre la manna in Paesi di-
Per quanto riguarda il pH si sa ad es. che versi da quelli mediterranei. È logico quindi pen-
Anthemis nobilis sopporta bene terreni a pH alca- sare che al di là delle capacità intrinseche, la pian-
lino e Papaver somniferum var. album non tollera ta per continuare a produrre principi attivi deve
i terreni acidi come del resto la lavanda non tollera crescere in un ambiente favorevole per clima e na-
quelli alcalini. tura del terreno: più questi requisiti si avvicinano
Anche gli elementi nutritivi del terreno influen- all’habitat naturale più la pianta conserva le sue
zano lo sviluppo della pianta ed il suo biochimismo. caratteristiche iniziali.
Si è infatti osservato che l’eccesso di azoto riduce Comunque, non bisogna trascurare il fatto che le
la presenza di principi attivi nella liquirizia e nella piante vegetano il più delle volte le une accanto al-
camomilla (i capolini sono piccoli e di modesto va- le altre e questo può influenzare, entro certi limiti,
lore commerciale); al contrario l’azoto favorisce la germinazione del seme, lo sviluppo delle foglie o
nella valeriana (Valeriana officinalis) e nella gen- del fiore, la maturazione del frutto ed in definitiva
ziana (Gentiana lutea) lo sviluppo di organi epigei la crescita stessa delle piante (fattori biotici). Alcuni
a svantaggio di quelli ipogei. Importante è poi il studi dimostrano che può verificarsi anche una re-
rapporto azoto/potassio per le specie azuleniche e ciproca influenza sul contenuto in principi attivi del-
la presenza di sodio, il cui eccesso danneggia la le piante medicinali. Lo stramonio ad es. presenta un
qualità dell’olio di lavanda in quanto incrementa il titolo maggiore di alcaloidi (+ 20-30%) se proviene
contenuto in canfora. Il fosforo infine sembra gio- da piante (Datura stramonium) coltivate in presen-
vare alla Digitalis, visto che risulta più ricca in glu- za di lupino; al contrario, la presenza di Mentha pi-
cosidi; al contrario riduce la produzione di olio da perita riduce del 50-60% il contenuto normale de-
parte di Lavandula officinalis. gli alcaloidi. Così pure Atropa belladonna è favo-
È facile dunque immaginare che una pianta, al revolmente influenzata dalla vicinanza di piante di
di fuori del proprio habitat, può perdere quasi assenzio (gli alcaloidi nelle foglie risultano aumen-
completamente la capacità di sintetizzare deter- tati del 20-50%).
minati principi attivi; di conseguenza, la droga che Arnica montana invece è addirittura incapace di
ne deriva può risultare inattiva. Così l’aconito, ma svilupparsi in colture singole. Esiste poi, per mol-
te specie, la difficoltà di germinare e di crescere in
terreni ricchi di residui vegetali di altre specie. Il
terreno in cui cresce il noce si rende ad es. inospi-
Tabella 2.4 Tipo di terreno e produzione di principi attivi tale per molte specie, per l’accumulo nell’ambien-
Pianta Terreno Principio(i) te circostante di iuglone, una sostanza naftochino-
attivo(i) nica prodotta dal noce che impedisce la vegetazio-
Althaea Argilloso Mucillagini ↓ ne ad altre piante.
officinalis Sabbioso Mucillagini ↑
Mentha spp. Sabbioso Olio essenziale ↑
Paludoso Olio essenziale ↓
o argilloso Colture cellulari e produzione di principi
Salvia Sabbioso Olio essenziale ↑
officinalis Paludoso Olio essenziale ↓
attivi
o argilloso
Valeriana Paludoso Valepotriati ↓ L’uso di cellule vegetali incubate in vitro ha avuto
officinalis un enorme impulso nel 1950, quando fu dimostra-
Datura Calcareo Alcaloidi tropanici ↑ to che la cellula vegetale indifferenziata è in grado
stramonium di generare un organismo completo.
Hamamelis Siliceo Tannini ↑ Le colture di cellule vegetali in vitro consen-
virginiana tono di migliorare e proteggere (conservare) spe-
Digitalis Siliceo Glicosidi ↑ cie vegetali esistenti, di creare specie del tutto
purpurea nuove e di studiare vie biosintetiche che condu-
↑ aumento; ↓ diminuzione cono alla formazione di principi attivi. Le coltu-
Capitolo 2 • Principi attivi 23

re in vitro sono utilizzate anche per la produzio- Importante è poi la composizione del terreno (o
ne di principi attivi. Le cellule che danno i mi- liquido) di coltura; questo deve contenere, in op-
gliori risultati sono quelle giovani in attiva proli- portune concentrazioni, sali (CaCl2, MgSO4,
ferazione provenienti dal cambio o dal mesofillo KH2PO4, FeSO4, MnSO4, ZnSO4, KI, CoCl2,
vascolare, dal periciclo di riserva, dall’endo- CuSO4, Na2 MoO2 ecc.), azoto (citrato di ammo-
sperma del seme e dall’apice meristematico. Le nio), tracce di elementi, una sorgente di carbonio or-
cellule, anche se prelevate da tessuti differenzia- ganico (saccarosio), vitamine (tiamina) e fitormo-
ti, si sviluppano in ammassi amorfi (calli) che ni o regolatori della crescita quali auxine (acido 3-
possono essere mantenuti in vitro come tali (in- indolacetico), giberelline, citochinine (chinetina),
differenziati) oppure indotti a rigenerare piante o acido abscissico, etilene (Tabella 2.5). La presenza
organi. di auxine e citochinine nel terreno di coltura è di
La sterilizzazione del materiale da incubare è particolare importanza per la crescita delle cellule
una operazione preliminare, essenziale, che viene e lo sviluppo della pianta (Fig. 2.3).
fatta immergendo il materiale biologico di parten- Altri fattori che condizionano la crescita in vi-
za (foglie, semi ecc.) prima in alcol al 70-95% per tro di cellule vegetali, e quindi la produzione di
pochi minuti, poi in ipoclorito di sodio al 2% (ad- principi attivi, sono la temperatura (quella ottima-
dizionato di qualche goccia di un agente detergen- le è compresa tra i 25 °C ed i 30 °C), la luce e l’os-
te) per trenta minuti, quindi lavando ripetutamen- sigeno. La lampada fluorescente è un’ottima fon-
te con acqua sterile. Il materiale biologico (espian- te di luce; comunque, qualsiasi sorgente di luce di
to), una volta sterilizzato, viene posto su terreni cui è possibile controllare l’intensità e la lunghez-
solidi o liquidi. Colture su terreni solidi (agarizza- za d’onda può essere utile allo scopo. È noto che i
ti) possono aversi sia con espianti multicellulari raggi ultravioletti e quelli blu inibiscono la cresci-
che con singole cellule; ottimi risultati si hanno ta cellulare mentre i raggi rossi possono inibire o
quando le cellule, piuttosto che sulla superficie del favorire la crescita cellulare in funzione della spe-
terreno, sono disposte all’interno del terreno stes- cie vegetale presa in esame (dalla quale proviene
so. I terreni liquidi, al contrario di quelli solidi, fa- l’espianto).
cilitano gli scambi gassosi e nutritivi e consento- Così pure, colture tenute in completa oscurità
no una maggiore frammentazione del callo in pic- limitano la crescita cellulare e producono una mi-
coli aggregati o addirittura in cellule singole. Le nore quantità di principi attivi rispetto ad analo-
tecniche di coltura liquide sono diverse (coltura su ghe colture esposte periodicamente alla luce. Co-
terreno liquido stazionario, ad immersione perio- munque, il continuo trasferimento delle cellule in
dica, ad immersione permanente) e si adattano a terreno fresco, necessario per il loro manteni-
scopi sperimentali differenti. mento, causa una progressiva alterazione del cor-
La coltura, sia che venga fatta in terreni solidi redo cromosomico ed una perdita del potenziale
che liquidi, richiede, almeno inizialmente, un nu- morfogenetico delle cellule stesse. Questo pone il
mero minimo (critico) di cellule altrimenti queste problema della stabilizzazione delle cellule vege-
non riescono a dividersi e muoiono. tali da utilizzare per colture in vitro. Una tecnica

Tabella 2.5 Azione dei fitormoni su alcuni processi fisiologici


Azione
Fitormone
Stimolante Inibente
Auxine Allungamento germogli Caduta foglie e frutti
Crescita radici e frutti
Giberelline Crescita pianta
Sviluppo foglie e frutti
Germinazione semi
Citochinine Espansione foglie Senescenza foglie
Sviluppo gemme
Acido abscissico Caduta foglie e frutti Sviluppo gemme
Germinazione semi
Etilene Maturazione frutti Divisione cellulare
Sviluppo gemme ascellari
24 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

a b c d

I 2,0 4,0 0,1 3,0


Ch 0,03 2,56 – 1,0
Fig. 2.3 Esempio di crescita cellulare e sviluppo della pianta in presenza di ormoni. Variando opportunamente la con-
centrazione di indolacetico (I) e chinetina (Ch) nel terreno di coltura si ottiene la crescita delle cellule di tabacco come cal-
lo indifferenziato (a) oppure la differenziazione in foglie (b), radici (c) e dell’intera pianta (d)

che consente la conservazione a lungo termine di te, potrebbero dar luogo, in condizioni sperimen-
una linea cellulare è il congelamento in azoto li- tali adatte, alla formazione di nuove sostanze bio-
quido a –196 °C (Tabella 2.6). logicamente attive.
Risultati soddisfacenti si hanno anche con un Ad ogni modo, i principi attivi che si forma-
lento raffreddamento (– 2 °C al minuto) ed un ve- no si accumulano nel terreno di coltura dal qua-
loce congelamento; in queste condizioni il 70% del- le si estraggono (mediante un sistema continuo di
le cellule conserva la capacità a riprodursi. pompaggio se il mezzo è liquido) e si purifica-
Per produrre quantità significative di principi no. I principi attivi possono però accumularsi an-
attivi si è cercato di modificare la composizione dei che all’interno della cellula vegetale; in questo
terreni di coltura, di differenziare la crescita cellu- caso bisogna prima operare una rottura (mecca-
lare e la produzione dei metaboliti secondari, di uti- nica, enzimatica) della parete cellulare e poi pro-
lizzare linee cellulari selezionate ed espianti di ra- cedere all’estrazione e purificazione dei principi
dici di piante differenziate. Si è cercato anche di attivi.
sfruttare l’attività di enzimi molto selettivi. Ciò no-
nostante risulta ancora difficile produrre quantità
considerevoli (dell’ordine di grammi) di principi Bibliografia essenziale
attivi. Comunque, le colture cellulari consentono
anche la produzione di sostanze del tutto nuove per Alpi A, Pupillo P, Rigano C (1992) Fisiologia delle pian-
le piante, come gli alcaloidi voafrina e pirecina, te. E di SES, Napoli
prodotti rispettivamente da cellule di Catharanthus Arens H, Borbe HO, Ulbrich B, Stockigt J (1982) De-
roseus e di Picralinia nitida ed i paniculidi, una tection of pericine, a new CNS-active indole alkaloid
nuova classe di sostanze. Questo lascia supporre from Picralimia nitida cell suspension culture. Plan-
che le cellule vegetali in coltura costituiscono una ta Medica 46:210-214
fonte di “geni dormienti” che, inattivi nelle pian- Bajaj YPS (1985) Regeneration of plants from cell su-
spensions frozen at –20, –70 and –190 °C. Physiolo-
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Capasso F, Grandolini G, Izzo AA (2006) Fitoterapia.
Tabella 2.6 Piante medicinali molto note che sono state Impiego razionale delle droghe vegetali. Springer-
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le sostanze naturali. Piccin, Padova
Flores HE, Hoy MW, Pickard JJ (1987) Secondary
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Rauvolfia serpentina 5:64-69
Capitolo 2 • Principi attivi 25

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Capitolo I DIVERSI CARATTERI
3 DELLE DROGHE VEGETALI

Le droghe di origine vegetale si possono suddivi- di acqua e di sostanze nutritive; sono munite di una
dere in organizzate e non organizzate: zona pilifera, che nella parte più esterna si estro-
flette dando luogo ai peli radicali. La radice può es-
r Radici sere: (a) a fittone, se assume uno sviluppo predo-
u Fusti: ipogei (rizomi, tuberi, minante e s’impianta perpendicolarmente al terre-
u bulbi) no; (b) fascicolata, se la radice primaria si atrofizza
u
u epigei (fusto in toto, e alla base del tronco si sviluppano numerose radi-
u legno, corteccia) ci secondarie; (c) tuberosa, se sviluppa in modo esa-
u Cortecce gerato il tessuto parenchimatico dando luogo a un
Organizzate w Erbe corpo ovoidale o conoidale (Fig. 3.1). Le radici pos-
u Foglie sono essere confuse con gli stoloni, fusti sotterra-
u Fiori e sommità fiorite nei muniti di gemme che riproducono ad una certa
u Frutti distanza dalla pianta madre nuovi individui. La ra-
u
u Semi dice presenta, dall’esterno all’interno: un’epider-
u Gemme mide munita di peli assorbenti; un parenchima cor-
u Peli ticale che può contenere cellule oleifere, canali se-
q Talli cretori, cellule mucillaginose ecc.; un endoderma;
un cilindro centrale, che comprende il periciclo e la
zona legnosa; il midollo. Questa struttura si con-
r Succhi serva tale nella maggior parte delle monocotiledo-
u Latici ni mentre nelle dicotiledoni la radice, con il pro-
u Oli fissi gredire dell’età, subisce dei cambiamenti che por-
u Oli eterei (essenziali o essenze) tano alla formazione di sughero, felloderma, nuovi
Non organizzate w Mucillagini vasi e nuovi fasci cribrosi.
u Gomme
u Resine ■ Fusti. Possono essere aerei e sotterranei. I pri-
u Balsami mi sono provvisti di clorofilla e portano il nome di
q Essudati cauli, se erbacei; di suffrutici, se legnosi solo alla
base; di fusto, se interamente legnosi. I secondi
(quelli sotteranei) sono privi di clorofilla e posso-
L’importanza dei caratteri morfologici delle no assumere una posizione dorso-ventrale (rizo-
droghe vegetali è diminuita da quando si possono ma), la forma di un corpo breve e carnoso (tube-
trovare in commercio droghe provenienti da piante ro) oppure trovarsi circondati da numerose foglie
coltivate con aspetti esterni che non corrispondono squamose (bulbo). I rizomi sono ricchi di materia-
esattamente a quelle descritte nelle vecchie Farma- le di riserva, necessario per lo sviluppo della pian-
copee. Comunque cercheremo di descrivere, per al- ta nel successivo periodo di vegetazione e sono mu-
cune, i caratteri generali. niti di germogli.

■ Radici. Sono organi prevalentemente sotterra- ■ Cortecce. Quelle utilizzate in campo farma-
nei, privi di clorofilla, di foglie e di gemme. Fissa- ceutico si ricavano da piante che hanno più anni di
no la pianta al suolo e permettono l’assorbimento vita. Si sviluppano esternamente al cambio e pre-
F. Capasso et al. (eds.), Farmacognosia
© Springer-Verlag Italia 2011
28 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

a b c

Fig. 3.1 Radici. Modificata da: Capasso F, Donatelli L (1982)

sentano una zona generatrice (fellogeno) che inter- lizzata ed in mezzo un tessuto lacunare, asimmetri-
namente produce il felloderma ed esternamente il co se presenta superiormente il tessuto a palizzata ed
sughero o sovero. La superficie esterna è rugosa e inferiormente il tessuto lacunoso. Nei riguardi delle
scabra, per il distacco di placche (ritidoma) di tes- nervature possono poi essere penninervie, pluriner-
suto di cellule morte. vie, palminervie ecc. Le foglie possono infine reca-
re peli e/o ghiandole, elementi diagnostici importanti
■ Erbe. Con questo nome si indicano le droghe co- per il riconoscimento della droga.
stituite dall’intera pianta erbacea (esclusi gli orga-
ni sotterranei). Si possono pertanto trovare foglie, ■ Fiori e sommità fiorite. Sono organi deputati
fiori e frutti, i cui caratteri morfologici sono descritti alla riproduzione. Sostenuti da un peduncolo o
qui di seguito. gambo (se privi si dicono sessili), risultano formati
da un ricettacolo (o talamo) sul quale si inserisco-
■ Foglie. Si chiamano monofilli se sono aeree, svi- no il perianzio, il gineceo e l’androceo. Il ricetta-
luppate e contengono clorofilla, catafilli se sono ri- colo è uno slargamento del peduncolo e può pre-
dotte in squame e/o sotterranee. Di norma presenta- sentarsi convesso, piano o concavo. Il perianzio è
no una base, un picciolo ed un lembo: se le parti del la parte più esterna del fiore (se manca il fiore si
lembo sono riunite le foglie si definiscono semplici; dice nudo): può essere formato da strutture eguali
se sono distinte, ma legate tra di loro da un rachide ed allora si dicono tepali (questi formano il peri-
comune, si chiamano composte. Queste ultime sono gonio) oppure si distinguono in sepali all’esterno
pennate se le foglioline sono disposte lungo il rachi- (si tratta di foglioline verdi che nell’insieme for-
de come la barba di una penna; palmate se sono di- mano il calice) ed in petali all’interno (foglioline
vergenti a partire dall’estremità del peziolo comune. bianche o colorate che nell’insieme formano la co-
La base delle foglie è in genere ridotta; talora è svi- rolla). Il calice può presentarsi a forma di tubo, se
luppata (foglie inguainanti) oppure porta delle ap- i sepali sono saldati tra di loro (in questo caso il fio-
pendici (stipole). Il picciolo può mancare; in questo re si dice gamosepalo) oppure può essere dato da
caso le foglie sono sessili. Il lembo può essere: inte- sepali liberi, divisi tra di loro (dialipetalo). L’an-
ro, crenato, dentato, seghettato, lobato ecc. Gli sto- droceo (organo maschile) è dato da più stami rap-
mi possono trovarsi su di una sola faccia (foglie co- presentati da un filamento con base slargata ed una
riacee) oppure su entrambe (foglie molli). Il tessuto estremità libera rigonfiata e colorata (antera) con-
delle foglie si chiama mesofillo: è simmetrico se pre- tenente granuli di polline. Il gineceo (organo fem-
senta superiormente ed inferiormente un tessuto a pa- minile) è dato da uno o più pistilli a forma di cla-
Capitolo 3 • I diversi caratteri delle droghe vegetali 29

Fig. 3.2 Fiori. Modificata da: Capasso F, Donatelli L (1982)

va, di cui la parte inferiore, rigonfia, è detta ova- ■ Gemme. Si tratta di foglie rudimentali attaccate
rio (contenente gli ovuli), la parte intermedia stilo ad un piccolo caule rudimentale e protette esterna-
e quella superiore slargata stigma. I fiori si dicono mente da foglioline trasformate in scaglie protettri-
diclamidati, se hanno calice e corolla; monoclami- ci (perule). Possono essere apicali (se sono all’apice
dati, se hanno soltanto il calice o soltanto la co- del fusto o dei rami) e ascellari, se sono all’ascella
rolla; aclamidati, se sono privi di calice e corolla. delle foglie. Le prime provvedono all’accrescimen-
Si dicono poi ermafroditi se hanno contempora- to della pianta, le seconde alla ramificazione.
neamente androceo e gineceo; unisessuali, se han-
no l’androceo o il gineceo; sterili, se privi di an- ■ Peli. Sono degli annessi epidermici, uni- o plu-
droceo e gineceo. I fiori possono infine trovarsi ricellulari, protettori o secretori. In genere i peli ve-
isolati (terminali al fusto ed ai rami oppure ascel- getali presentano una estremità progressivamente
lari alle foglie) o riuniti in infiorescenze pedicilla- acuminata, mentre l’altra, quella d’impianto, si pre-
te, se hanno peduncolo, o sessili, se sono prive di senta slargata. I peli protettori, deputati alla prote-
peduncolo (Fig. 3.2). zione del vegetale, formati da cellulosa, presenta-
no un aspetto filiforme; i peli secretori, invece, so-
■ Frutti. Rappresentano la trasformazione dell’o- no formati da un peduncolo ed una capocchia
vario dopo l’avvenuta fecondazione e successiva rotondeggiante, uni- o pluricellulari.
maturazione. Constano di un pericarpo che rac-
chiude uno o più semi. Il pericarpo consta di 3 par- ■ Talli. Sono corpi vegetali non differenziati in ra-
ti: esocarpo o epicarpo (che deriva dall’epidermide dici, fusto, foglie ecc. Ne esistono di unicellulari e
esterna dell’ovario), mesocarpo (che deriva dal pa- di pluricellulari: questi ultimi pure assumendo forme
renchima dell’ovario), endocarpo (che deriva dal- diverse presentano sempre lo stesso tipo di tessuto.
l’epidermide interna dell’ovario). L’esocarpo è
provvisto di cuticola resistente o di peli o di aculei; ■ Succhi. Liquidi acquosi presenti nelle cellule,
talora è lignificato. Il mesocarpo è polposo o suc- nei parenchimi acquiferi e nelle lacune intercellu-
coso nei frutti carnosi, lignificato nei secchi. L’en- lari. Si ricavano per spremitura o torchiatura, pre-
docarpo può essere lignificato, cartilagineo o suc- ceduta da tagli o incisioni. Si presentano come li-
culento. I frutti si distinguono in carnosi, se le 3 par- quidi torbidi, variamente colorati; contengono sali
ti del pericarpo sono distinte tra di loro; viceversa e diverse sostanze organiche. Poco stabili, vengo-
si dicono secchi. Gli uni e gli altri si classificano di- no commercializzati dopo essere stati essiccati e
versamente come riportato in Figura 3.3. stabilizzati.

■ Semi. Rappresentano la trasformazione degli ■ Latici. Liquidi acquosi lattescenti, biancastri,


ovuli dopo l’avvenuta fecondazione. Constano di un presenti nei tubi laticiferi, dai quali fuoriescono
guscio e di una mandorla. Il guscio è consistente, co- spontaneamente per rottura o per incisione. All’aria
lorato, liscio o rivestito di peli, spine, aculei. La man- si rapprendono imbrunendo. Contengono sali mine-
dorla è formata da un albume e da un embrione. rali, alcaloidi, tannini, gomme, grassi, resine ecc.
30 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

Fig. 3.3 Frutti. Modificata da: Capasso F, Donatelli L


(1982)

■ Oli fissi. Liquidi oleosi incolori o colorati, un- gono mescolanze di idrocarburi, alcoli, aldeidi e
tuosi al tatto, insolubili in acqua, non volatilizzabi- chetoni.
li, che lasciano sulla carta una macchia permanen-
te untuosa, solubili in solventi organici (etere etili- ■ Mucillagini. Si tratta di polisaccaridi com-
co o di petrolio, cloroformio ecc.). Sono costituiti plessi, elaborati fisiologicamente per trasforma-
da acidi grassi monocarbossilici, esterificati con gli- zione dell’amido endocellulare e della cellulosa
cerolo. Col tempo irrancidiscono. Si ottengono per delle membrane cellulari. Si sciolgono in acqua
spremitura o torchiatura oppure per estrazione con dando luogo a soluzioni colloidali viscose. Si
adatti solventi. estraggono con acqua calda o bollente. In genere
si commercializzano le droghe che le contengono
■ Oli eterei (essenziali o essenze). Liquidi un- e non gli estratti che si ricavano da esse in quan-
tuosi al tatto, di odore gradevole, che non lasciano to poco stabili.
una macchia persistente su carta, volatili, solubili in
solventi organici (etanolo, etere etilico o di petrolio, ■ Gomme. Si tratta di polisaccaridi complessi
cloroformio ecc.). Si ritrovano in cellule, lacune, non presenti normalmente nella pianta, ma elabo-
peli, ghiandole e poi nei diversi tessuti della pianta rati patologicamente in seguito a lesioni, punture
(legno, frutto, seme, radici ecc.). Si ottengono per di insetti ed ingiurie varie, per trasformazione del-
spremitura e soprattutto per distillazione. Conten- la cellulosa delle pareti cellulari. Riversandosi al-
Capitolo 3 • I diversi caratteri delle droghe vegetali 31

l’esterno le gomme si rapprendono all’aria ostruen- mente volatili e distillabili. Se contengono gli aci-
do eventuali lesioni ed impedendo la fuoriuscita di di benzoico e cinnamico o uno di questi sono par-
linfa e l’ingresso di parassiti. Essudano sponta- zialmente solubili in acqua.
neamente oppure se ne provoca la formazione per
mezzo di incisioni, decorticazioni o altri tipi di in- ■ Essudati. Prodotti patologici riversati all’ester-
sulti. In commercio si trovano sotto forma di so- no in seguito a lesioni, ferite o punture di insetti.
stanze solide, traslucide, dure, friabili, solubili in Quelli che essudano spontaneamente si rapprendo-
acqua fredda. no all’aria mentre quelli che fuoriescono per inci-
sioni o altro si raccolgono ancora fluidi e si essic-
■ Resine. Si tratta di elaborati fisiologici di com- cano. Alcuni contengono alcoli polivalenti come ad
plessa struttura chimica, secreti all’esterno oppure es. la mannite.
presenti in cavità interne (idioblasti, dotti e ghian-
dole schizogene). Vengono prodotte da particolari
cellule assieme a terpeni, oli volatili ed esteri che le
mantengono fluide, in maniera da potersi riversare Bibliografia essenziale
all’esterno in caso di lesioni e a contatto dell’aria li-
berare le sostanze volatili e rapprendersi proteg-
Capasso F, Donatelli L (1982) Farmacognosia. Le dro-
gendo e cicatrizzando le lesioni. In commercio si ghe delle FUI VIII. Piccin, Padova
presentano allo stato solido o semisolido, rammolli- Capasso R, Borrelli F, Longo R, Capasso F (2007) Far-
scono al calore e bruciano con fiamma fuligginosa. macognosia applicata. Controllo di qualità delle dro-
ghe vegetali. Springer-Verlag Italia, Milano
■ Balsami. Miscele omogenee di resine ed oli es- Rost TL, Barbour MG, Stocking CR, Murphy TM (2009)
senziali, con caratteri di entrambi e quindi parzial- Biologia delle piante. Zanichelli, Bologna
Capitolo PREPARAZIONE E CONSERVAZIONE
4 DELLE DROGHE VEGETALI

Il contenuto in principi attivi di una droga dipende tener presente sono numerosi; ad es., le radici di
non solo dalle condizioni individuali della pianta e piante annuali devono essere raccolte prima della
dall’ambiente nel quale cresce, ma anche dal modo fioritura, per quelle di piante bienni la raccolta
in cui essa viene raccolta, preparata e conservata. deve essere fatta in autunno e nell’inverno suc-
Da queste ultime operazioni dipendono la qualità cessivo al primo anno di vita (per impedire che il
ed il valore commerciale della droga. nuovo periodo vegetativo le impoverisca in prin-
cipi attivi), infine le radici di piante perenni si
raccolgono nell’autunno e nell’inverno successi-
vi al secondo anno di vita (altea, genziana, liqui-
Tempo di raccolta rizia ecc.). I rizomi ed i tuberi vengono raccolti
sempre nell’autunno o nell’inverno del secondo o
Le piante medicinali, o le loro parti, devono essere terzo anno di vita (calamo, aconito ecc.), prima
raccolte nell’epoca più opportuna (tempo balsami- che inizi la nuova epoca di vegetazione. Anche i
co), quando cioè contengono la massima quantità bulbi vengono raccolti in autunno (scilla), per
di principi attivi. Questo è importante da un punto mezzo di coltelli piuttosto larghi o di opportune
di vista terapeutico, ma anche da un punto di vista vanghe, avendo cura di non romperli. I legni si
commerciale perché il prezzo delle droghe è diret- raccolgono in autunno, dopo la caduta delle fo-
tamente proporzionale al loro contenuto in princi- glie, o in inverno, prima che si sviluppino le
pi attivi. Quest’epoca dipende dal tipo di pianta (er- gemme. Le cortecce si raccolgono in primavera,
bacea o legnosa, annua o perenne), dalle parti del- quando il cambio produce cellule parenchimatose
la pianta da raccogliere (fiori, radici, frutti ecc.) e tenere che ne facilitano l’asportazione. Le foglie
dalle condizioni climatiche e di terreno. si raccolgono quando i fiori si sono appena for-
Il raccoglitore di piante spontanee deve saper mati; la belladonna però si raccoglie in agosto,
organizzare la raccolta in modo da non estirpare quando i fiori sono ben sbocciati. Così pure le fo-
tutti gli individui della stessa specie e questo per glie di Laminaceae si raccolgono all’epoca della
non esaurire le risorse della flora medicinale fioritura. Le foglie si raccolgono avendo cura di
spontanea. Nella Tabella 4.1 sono riportati i pe- scegliere quelle intere, non corrose da insetti o
riodi più opportuni per la raccolta delle singole attaccate da funghi, di un bel colore verde, in una
parti della pianta. Comunque gli accorgimenti da giornata asciutta, 2-3 ore dopo il levar del sole.

Tabella 4.1 Tempo balsamico per la raccolta delle diverse parti (organi) della pianta
Organi Periodo
Radice, tubero, rizoma, bulbo Autunno (prima della caduta delle foglie)
Primavera (prima della gemmazione)
Fusto (legno) Inverno (prima dello sviluppo delle gemme)
Corteccia Autunno-primavera
Gemma Primavera
Fiore Primavera-estate
Foglia Primavera
Frutto Estate-autunno
Seme Estate-autunno

F. Capasso et al. (eds.), Farmacognosia


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34 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

Le erbe in genere si raccolgono quando sono Nella maggior parte dei casi però le droghe
fiorite, liberandole dai fusti troppo grossi o dai ra- vengono conservate, per averle a disposizione in
mi o dalle foglie ingiallite o attaccate da insetti. Ta- ogni periodo dell’anno. Appena raccolte, le diverse
lune erbe però vengono raccolte prima della fiori- parti della pianta sono ricche in acqua (Tabella 4.2)
tura della pianta. e questa, essenziale per le attività della cellula vi-
I fiori e le infiorescenze si raccolgono quando vente, risulta dannosa quando le cellule cessano
sono completamente sbocciati, però la camomilla, di vivere. Infatti, negli organi divelti, grazie alla
l’arnica, la farfara ed altre è preferibile raccoglierle presenza di acqua, permangono per lungo tempo
quando sono in bottone. La raccolta dei fiori ri- delle attività enzimatiche (ossidazioni, idrolisi
chiede una certa cura (i fiori vanno raccolti ad uno ecc.) che concorrono all’alterazione morfologica
ad uno e non devono essere compressi perché si al- e chimica degli organi stessi (fenomeni autoliti-
tera facilmente il colore); inoltre deve essere fatta ci). La sottrazione di acqua è il sistema più ido-
nei giorni di buon tempo, nelle prime ore del matti- neo per impedire (o ridurre) i processi enzimatici
no, quando la rugiada è completamente evaporata. che alterano le droghe durante la loro conserva-
I frutti carnosi si raccolgono all’epoca della loro zione, depauperandole tra l’altro in principi attivi.
completa maturità, o in un periodo molto prossimo, Pertanto, il mezzo più sicuro e comune per la
se si tratta di frutti il cui succo, a completa matura- conservazione delle droghe, senza che queste per-
zione, diviene così viscoso da non potersi estrarre dano la maggior parte dei loro principi attivi, è
(lamponi, more, ribes ecc.). Gli aranci amari, i l’essiccazione. Questa è tanto più efficace quanto
limoni ed altri frutti (cotogne) si raccolgono im- più è rapida ed omogenea; inoltre, deve essere ef-
maturi. fettuata a temperatura non molto elevata. In gene-
I frutti deiscenti si raccolgono quando sono ma- re viene fatta in locali adatti (essiccatoi), ben ae-
turi, ma prima che si dissecchino (papavero). I frut- rati, dove il materiale vegetale è protetto sia dai
ti indeiscenti si raccolgono prima della loro com- raggi solari che dall’aria umida. Negli essiccatoi
pleta maturazione. si possono collocare dei graticci sovrapposti,
I semi dei frutti carnosi si raccolgono prima avendo cura di lasciare una distanza conveniente
della maturità del pericarpo (zucca) perché a com- tra l’uno e l’altro per la circolazione dell’aria. Le
pleta maturazione del frutto i semi possono alte- droghe vengono distribuite (disposte) su di essi
rarsi per fermentazione oppure marciscono. I semi in strati poco spessi e rivoltate con una certa fre-
dei frutti secchi (ricino, senape) devono essere rac- quenza. Particolare cura richiedono le radici ed i
colti solo quando i frutti sono completamente ma- rizomi voluminosi, che vanno tagliati a fette o a
turi; però per i frutti deiscenti, che a maturità si pezzi prima di essiccarli, e le squame dei bulbi
aprono lasciando cadere i loro semi, è il caso che (scilla) che si tagliano longitudinalmente in fette.
questi siano raccolti prima che avvenga l’apertura Nell’essiccare le foglie e le erbe la cura principa-
del frutto. le deve essere la conservazione del colore verde.
Anche i fiori vanno essiccati con cura, cercando
di non far perdere loro il colore.
Mondatura ed essiccamento L’essiccatoio è preferibile per le piante aromati-
che, perché una temperatura troppo alta causa la
Una volta raccolte, le parti della pianta che inte- perdita (volatilizzazione) di notevoli quantità di
ressano vengono mondate, cioè private di residui, oli essenziali. Per gli organi carnosi, per lo più
di parti guaste o estranee. Così le radici vengono ac- molli e ricchi di acqua (tuberi, bulbi, rizomi ecc.)
curatamente pulite della terra che le copre e lavate,
quindi si separano dai residui dei fusti e dalle radi-
chette o radici avventizie. Lo stesso dicasi per gli
Tabella 4.2 Contenuto in acqua di alcune parti della
altri organi sotterranei (tuberi, bulbi, rizomi). Così pianta
pure le foglie si separano dal picciolo ed i fiori si
Organo Contenuto % in acqua
privano del peduncolo, separando spesso il calice
dal ricettacolo, i petali dalle unghiette. Erba 60-70
Foglia 60-70
Le droghe che vengono utilizzate allo stato fre- Radice 60-70
sco non richiedono altre operazioni e quindi posso- Frutto 90
no essere senz’altro assoggettate alle operazioni Corteccia 40
necessarie all’ottenimento di determinate forme Legno 45
medicamentose (tinture madri). Seme 5-10
Capitolo 4 • Preparazione e conservazione delle droghe vegetali 35

a b
Fig. 4.1 a Dispositivo di alimentazione automatica del nastro trasportatore dell’essiccatoio. b Essiccatoio ad aria calda
(45-50 °C) entro il quale scorre il nastro trasportatore con la droga fresca (C. Sessa)

si preferiscono invece le stufe. Nelle stufe la tempe- umidità, non riprendono la loro attività con conse-
ratura può essere elevata al grado voluto, l’aria vi si guente alterazione chimica e morfologica della dro-
rinnova automaticamente ed il processo di essicca- ga nel tempo (invecchiamento). L’umidità può sen-
zione è indipendente dalle condizioni meteorologi- za dubbio causare una ripresa delle attività enzi-
che. La temperatura iniziale della stufa deve essere matiche. Per questo si consiglia di tenere le droghe
di 20-25 °C, per innalzarla più tardi a 50-60 °C. in luoghi asciutti, in contenitori ben chiusi ed even-
Queste temperature, oltre a facilitare la disidrata- tualmente muniti di un doppio fondo, sul quale si
zione delle droghe (la % di acqua che rimane non pone una sostanza igroscopica che serve a mante-
supera il 5%), operano anche una parziale steriliz- nere nello spazio chiuso del contenitore una sec-
zazione in quanto consentono la morte di molti lie- chezza che permetta la conservazione della droga
viti e batteri non sporigeni. per 1-2 anni (calce sodata ecc.).
Oggigiorno si utilizzano anche degli essiccatoi L’umidità favorisce anche lo sviluppo di muffe
ad aria calda, muniti di un nastro trasportatore e batteri che contribuiscono, con le loro azioni fer-
(Fig. 4.1). mentative, ad alterare la droga, impartendo a que-
Comunque, dal tipo di essiccamento può di- sta anche un odore sgradevole. Con il passare del
pendere la bontà della droga: una disidratazione tempo le droghe divengono poi preda degli insetti,
rapida altera ad es. il colore delle foglie e dei fiori; specie quelle ricche di sostanze di riserva (rizomi,
una disidratazione lenta e protratta nel tempo è in- tuberi, radici ecc.). È difficile, dunque, sottrarre le
vece causa di colorito nerastro o bruno della droga droghe all’azione deleteria del tempo che, oltre ad
e del suo odore sgradevole. Così pure ad una tem- alterare la morfologia, modifica i principi attivi fi-
peratura piuttosto alta la droga diviene estrema- no a renderli inattivi.
mente fragile. Per fare in modo che le droghe conservino la
Quando i componenti chimici di una droga so- loro attività iniziale è possibile stabilizzarle, inatti-
no sensibili al calore si opera una disidratazione a vando in modo irreversibile gli enzimi in esse pre-
bassa temperatura. La droga viene in questi casi senti. Quest’operazione, possibile solo se i princi-
congelata rapidamente tra i –20 °C ed i –40 °C, e pi attivi sono termostabili e non di natura enzima-
sottoposta a vuoto spinto (liofilizzazione). Il mate- tica, consiste nell’esporre in autoclave, alla pres-
riale disidratato in questo modo si presenta spu- sione di 1/4 di atmosfera, la droga fresca a vapori
gnoso e facilmente idratabile. di acqua, alcol o acetone, per pochi minuti, alla
temperatura di 105-110 °C. Se l’operazione è ben
fatta non si verifica la fuoriuscita di succo cellula-
Stabilizzazione re dai tessuti vegetali. Dopo stabilizzazione, la
droga si essicca in stufa. Si ottiene così una droga
L’essiccamento delle droghe non è certo sufficien- priva di enzimi nella quale i principi attivi si con-
te a bloccare le attività enzimatiche: queste riman- servano nel medesimo stato nel quale si trovavano
gono allo stato di quiescenza fino a che, per il ri- al momento della raccolta. Questa procedura è
pristino delle condizioni ottimali di temperatura ed però poco praticata.
36 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

esterni, fisici (luce e calore), chimici (ossigeno at-


Sterilizzazione mosferico ed umidità) e biologici (insetti, muffe).
Bisogna poi avere l’accortezza di conservare le dro-
Le droghe, al momento della raccolta, sono tutte in- ghe sensibili alla luce in contenitori che non per-
quinate da microrganismi. Una foglia può contene- mettono il passaggio dei raggi luminosi (vasi di cre-
re da 700 a 2,5 milioni di batteri per grammo; quan- ta o terracotta); quelle sensibili all’umidità (altea,
tità maggiori si trovano nelle foglie rivestite di pe- verbasco, papaveraccio) in recipienti ermeticamen-
li e soprattutto negli organi sotterranei. Le droghe te chiusi e quelle sensibili al calore in contenitori
possono essere sterilizzate con ossido di etilene; esi- posti lontano da fonti di calore (termosifoni, stufe
ste però il rischio che questa sostanza possa (a) in- ecc.). I fiori, in particolare, devono essere conser-
teragire con sostanze presenti nella droga dando vati con cura per evitare che assorbano umidità che
luogo a composti tossici, (b) ridurre il contenuto in ne favorisce l’ammuffimento e determina altera-
principi attivi di una droga (belladonna) e/o (c) mo- zioni di colore che rendono le droghe invendibili. I
dificare la viscosità delle mucillagini. Nel caso poi locali, poi, devono essere freschi, asciutti e ben ae-
che l’ossido di etilene venga adsorbito, si rende ne- rati. Inoltre, sia nei locali che nei contenitori sa-
cessario far trascorrere un certo periodo di tempo rebbe opportuno sistemare sostanze insetticide ed
prima che la droga possa essere utilizzata. igroscopiche (calce sodata).
Un’altra tecnica di sterilizzazione è l’esposizio- Così facendo, si riduce il rischio che la droga
ne della droga ai raggi gamma. L’inconveniente cambi colore, odore, sapore e consistenza e mostri
della “gammatura” è però quello di causare una ri- tarlature e muffe. Il colore cambia per l’esposizio-
duzione del titolo in principi attivi. ne della droga alla luce (diretta o diffusa) ed all’u-
Comunque, il problema non è tanto quello della midità. La luce altera soprattutto le foglie e le som-
carica batterica presente in una droga quanto quello mità (erbe) che decolorano rapidamente ed ingialli-
di assicurare l’assenza di microrganismi patogeni o scono in modo più o meno intenso, dando alla dro-
indesiderati e di limitare il numero degli enterobat- ga un aspetto decisamente scadente. La luce altera
teri, sia nei prodotti naturali (droghe) che in quelli anche i fiori e droghe quali, ad es., zafferano e can-
ottenuti per estrazione (tintura, infuso ecc.). È per- nella; quest’ultima, se alterata, presenta delle mac-
tanto opportuno che le operazioni di raccolta e con- chioline rossastre. L’odore, a causa del calore e
servazione delle droghe (e dei prodotti di estrazio- dell’umidità, può diventare sgradevole, come nel
ne) seguano le più elementari norme di igiene. Inol- caso dell’altea, o ammoniacale, come nel caso del-
tre più che la sterilizzazione è importante che le la segale cornuta, o sapere di muffa. L’umidità al-
droghe presentino una carica microbica accettabile tera sostanzialmente la consistenza della droga; ra-
(Tabella 4.3) e siano prive di tossine cancerogene dici, rizomi, bulbi, tuberi, legni, cortecce e semi
ed epatotossiche (aflatossine). rammolliscono facilmente se conservati in ambien-
te non completamente asciutto. La tarlatura, infine,
viene provocata dagli insetti presenti all’interno del
Conservazione contenitore utilizzato per conservare la droga. Per
tutte queste ragioni è indispensabile un controllo
Le droghe per non alterarsi devono essere conser- periodico, per verificare lo stato di conservazione
vate in luogo ben asciutto ed al riparo da agenti delle droghe.
Ad ogni modo una droga, anche se ben conser-
vata, è destinata a perdere la propria attività con il
Tabella 4.3 Carica microbica: valori limite tollerati passare del tempo e questo perché, nonostante la di-
Microrganismo Limitia sidratazione, nella droga permangono piccole quan-
Batteri aerobi < 103-104 tità di acqua. Pertanto gli enzimi seguitano, anche
Lieviti e muffe <102 se in minima parte, a indurre fenomeni autolitici
Enterobatteri < 102 con conseguente degradazione dei principi attivi.
Escherichia coli n.r. Ciò porta ad una progressiva “alterazione biologi-
Salmonella n.r. ca” della droga con perdita di principi attivi. Una
Pseudomonas aeruginosa n.r. idonea conservazione quindi non evita, ma ritarda
Staphylococcus aureus n.r.
solamente l’invecchiamento e quindi la perdita di
a
attività della droga. Per tale ragione le droghe, seb-
valori (UFC) riferiti ad 1 g di droga
n.r., non rilevabile bene essiccate, devono essere rinnovate periodica-
(F. Capasso e G. Grandolini, 1999) mente, di regola ogni anno.
Capitolo 4 • Preparazione e conservazione delle droghe vegetali 37

Dezani S, Guidetti E (1953) Trattato di Farmacognnosia,


Bibliografia essenziale 2a Ed., UTET, Torino
Eskinazi D (1999) Botanical Medicine. Efficacy, Quality
Bonati A (1992) Industry and the conservation of medi- Assurance, and Regulation. Mary Ann Liebert Inc.
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Press, Cambridge, pp 141-145 term storage of raw plant materials. In: Eskinazi D
Capasso F, Donatelli L (1982) Farmacognosia. Le dro- (ed) Botanical medicine. Mary Ann Liebert Inc.,
ghe della farmacopea, 8ª ed. Piccin, Padova Larchmont, pp 139-142
Capasso F, Grandolini G, Izzo AA (2006) Fitoterapia. Sangiorgi E, Minelli E, Crescini G, Garzanti S (2007) Fito-
Impiego razionale delle droghe vegetali. Springer- terapia. Principi di Fitoterapia Clinica, Tradizionale,
Verlag Italia, Milano Energetica, Moderna. Casa Ed. Ambrosiana, Milano
Capitolo CONTROLLO DI QUALITÀ
5 DELLE DROGHE VEGETALI

Il controllo di qualità delle droghe vegetali riveste un – presenza nella droga di parti della pianta con
grande interesse, sia dal punto di vista scientifico che minor contenuto o prive di principi attivi;
da quello economico e legislativo, per il sempre più – invecchiamento eccessivo della droga;
vasto impiego delle piante medicinali ed è indub- – cattiva conservazione;
biamente il dato più importante per definire l’affi- – presenza di chemiotipi, che vengono confusi
dabilità di una droga utilizzata nella pratica terapeu- con la specie richiesta.
tica. In questi ultimi anni, inoltre, il commercio del- Per tutti questi motivi si rende indispensabile, oltre
le droghe vegetali è stato notevolmente incrementato all’esame morfologico, il controllo delle caratteri-
mediante importazioni da Paesi dell’Europa orienta- stiche chimico-fisiche e farmacodinamiche delle
le, dell’Asia e dell’Africa, Paesi carenti di norme di droghe poste in commercio.
controllo relative all’inquinamento ambientale e al- La legislazione italiana ha recepito tale neces-
l’uso nelle colture di pesticidi e diserbanti. sità e la circolare del 18 luglio 2002, n. 3, del Mi-
Le autorità sanitarie dei diversi Paesi, attraverso nistero della Salute – Applicazione della procedu-
le Farmacopee, indicano oltre ai saggi di identifi- ra di notifica di etichetta di cui all’art. 7 del de-
cazione, i requisiti minimi di qualità cui deve ri- creto legislativo n. 111/1992, ai prodotti a base di
spondere qualunque sostanza che venga adoperata piante e derivati aventi finalità salutistiche – pre-
come tale o che entri a far parte di preparazioni im- vede che “il campo di applicazione dell’art. 7 del
piegate a scopo terapeutico, sia in preparazioni ma- decreto legislativo è esteso anche ai prodotti con-
gistrali (cioè preparate estemporaneamente dal far- tenenti solo ingredienti erboristici che presentino
macista), che in preparazioni officinali (cioè otte- requisiti di composizione compatibili con una fi-
nute da industrie farmaceutiche). nalità di tipo salutistico. La procedura di notifica
Le specifiche riportate nelle Farmacopee per le di etichetta consente al Ministero della salute di
droghe vegetali, descritte nelle singole monogra- esaminarne la composizione e quindi anche di va-
fie, costituiscono quindi la norma per esercitare i lutare l’ammissibilità degli ingredienti in que-
controlli di qualità delle droghe stesse. Ma, anche stione di cui devono essere fornite schede tecniche
se le droghe vegetali riportate nelle Farmacopee (Tabella 5.1) o altra documentazione che ne atte-
dei diversi Paesi sono in continuo aumento, sono sti l’idoneità all’uso alimentare e, se del caso, la
sempre in numero limitato rispetto alla grande va- conformità alla farmacopea ufficiale”.
rietà di droghe presenti sul mercato erboristico. Nella Tabella 5.2 è riportato un esempio di scheda
Pertanto la legislazione sulle droghe vegetali, è delle analisi richieste nel controllo di qualità delle
ancora oggi molto carente ed in moltissimi casi le droghe vegetali e dei loro derivati.
droghe che si utilizzano non soddisfano i requisiti
chimico-fisici e farmacologici cui devono rispon-
dere per un corretto impiego terapeutico.
Talvolta, le droghe vegetali morfologicamente Esame dei caratteri organolettici
corrispondono alla descrizione farmacognostica, (odore, sapore)
ma non possiedono gli effetti terapeutici o salutisti-
ci attesi. Per le piante che contengono oli essenziali, l’o-
Ciò può essere causato da diversi fattori, quali: dore è un carattere distintivo fondamentale che
– raccolta della droga in periodo diverso dal tem- permette non solo di riconoscere la droga ma an-
po balsamico; che di avere delle indicazioni sullo stato di con-

F. Capasso et al. (eds.), Farmacognosia


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40 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

Tabella 5.1 Scheda tecnica


MINISTERO DELLA SALUTE
CIRCOLARE 18 luglio 2002, n. 3
(G.U. n. 188 del 12 agosto 2002)
Applicazione della procedura di notifica di etichetta di cui all'art. 7 del decreto legislativo n. 111/1992,
ai prodotti a base di piante e derivati aventi finalità salutistiche
Allegato 1
SCHEDA
Nome botanico: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Origine della pianta: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Provenienza della materia prima impiegata nel prodotto: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Parte della pianta utilizzata: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Tipo di preparazione utilizzata: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Costituenti attivi della pianta e titolo relativo: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Marker biologico: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Finalità fisiologiche e salutistiche: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Dati tossicologici: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Contaminanti: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Controindicazioni, avvertenze, interazioni: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Eventuali note particolari: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Tabella 5.2 Schema delle analisi da condurre per il controllo di qualità delle droghe vegetali
SCHEDA ANALISI N°
Prodotto: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Osservazioni sulla confezione: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Aspetto del prodotto: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
N° dei prelievi: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . N° dei campioni: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . G/campione: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Data . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Firma del prelevatore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
1) CONTROLLO MORFOLOGICO 2) CONTROLLO CHIMICO ANALITICO
SAGGI RISULTATI SIGLA SAGGI RISULTATI SIGLA
Aspetto ........... ........... Perdita in peso ........... ...........
Colore ........... ........... a temp. ambiente ........... ...........
Odore ........... ........... Perdita in peso a °C ........... ...........
Identità ........... ........... Reazioni identificazione ........... ...........
Caratteri microscopici ........... ........... Caratter. cromatografiche ........... ...........
Adulterazioni ........... ........... Titolo ........... ...........
Elementi estranei ........... ........... Saggi purezza ........... ...........
NOTE Ceneri ........... ...........
............................................................. Ceneri insolubili in HCl ........... ...........
............................................................. Residui pesticidi ........... ...........
............................................................. Metalli pesanti ........... ...........
3) CONTROLLO BIOLOGICO
SAGGI RISULTATI SIGLA
Carica Batterica ........... ...........
Attività biologica ........... ...........
SERVIZIO CONTROLLO QUALITÀ
APPROVATO  RESPINTO  SCADENZA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Data . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Firma . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Capitolo 5 • Controllo di qualità delle droghe vegetali 41

servazione. Infatti, nelle droghe mal essiccate o


troppo vecchie si avrà perdita o alterazione del- Esame microscopico
l’odore.
L’esame microscopico può dare un ulteriore con-
L’esame olfattivo potrà essere utile anche per il
tributo al riconoscimento delle droghe intere, ma è
riconoscimento di droghe non essenziere, ma con
indispensabile per il riconoscimento delle droghe
odore caratteristico (rabarbaro, seme santo, vale-
triturate o polverate dove è impossibile riconosce-
riana ecc.).
re e valutare elementi identificativi quali ad es. i
Per quanto concerne il sapore, molte droghe so-
margini fogliari, la forma dei semi ecc. L’esame mi-
no di sapore amaro (china, aloe, genziana, noce vo-
croscopico per le droghe intere viene effettuato, di
mica ecc.), altre di sapore dolce (liquirizia, stevia).
norma, su sezioni trasversali, previa inclusione in
Le droghe tanniche hanno sapore astringente, men-
paraffina e successiva colorazione per differenzia-
tre quelle che contengono saponine hanno sapore
re i diversi tessuti. Ad es., il cloruro di zinco ioda-
acre ed irritante.
to colora in blu-viola il legno ed in giallo-bruno la
cellulosa ed il sughero.
Per quanto concerne le droghe polverate, di
norma l’osservazione viene effettuata su un vetrino
Esame dei caratteri morfologici preparato estemporaneamente sospendendo la pol-
(aspetto, forma, colore) vere in una miscela in parti uguali di glicerolo-
acqua-alcol.
L’osservazione morfologica è mirata non solo alla Per una migliore osservazione può essere ese-
ricerca dei caratteri botanici identificativi della guita una chiarificazione, aggiungendo al vetrino
pianta ed in particolare della droga, ma anche di ele- alcune gocce di soluzione di cloralio idrato e ri-
menti di differenziazione rispetto ad altre specie scaldando lievemente.
dello stesso genere – ad es. nella radice di Urago- Per meglio evidenziare specifiche strutture pos-
ga ipecacuanha o Cephaelis ipecacuanha (anella- sono essere eseguite alcune semplici reazioni:
ta minore) (Rubiaceae) gli anelli sono meno di- – i granuli di amido si colorano in blu per aggiun-
stanziati e più marcati rispetto a Uragoga grana- ta di soluzione di iodio;
tensis o Cephaelis acuminata (anellata maggiore); – la cellulosa si colora in violetto con soluzione
le foglioline delle varie specie di Cassia (C. angu- iodurata di cloruro di zinco;
stifolia, C. acutifolia) (Leguminosae), sono diver- – le pareti cellulari lignificate si colorano in rosso
se per forma e dimensione; la disposizione dei si- per imbibizione con fluoroglucina ed aggiunta
stemi stellati, osservabile con una lente di ingran- di una goccia di acido cloridrico.
dimento, è sparsa in Rheum officinale, mentre è in L’osservazione microscopica consente di diffe-
forma di cerchio regolare in Rheum palmatum renziare droghe appartenenti alla stessa famiglia e
(Poligonaceae). contenenti gli stessi principi attivi. Ad es. al micro-
L’aspetto ed il colore, oltre ad indicare se si scopio è possibile differenziare le foglie di bella-
tratta di una droga organizzata (foglie, fiori, radici, donna, giusquiamo e stramonio:
cortecce, semi, erba) o non organizzata (gomme, – nella belladonna si osservano: epidermide con
resine, latici, succhi), possono mettere in evidenza cuticola striata, peli protettori pluricellulari
possibili alterazioni dovute al non completo essic- uniseriati con cuticola liscia e peli ghiandolari
camento, o troppo lunga conservazione. Infatti, se con capocchia pluricellulare e peduncolo uni-
la conservazione è troppo prolungata, le droghe cellulare o con capocchia unicellulare e pedun-
fragili si sbriciolano, i parenchimi clorofilliani in- colo pluricellulare, sabbia cristallina di ossala-
gialliscono, i fiori perdono il colore. to di calcio;
La presenza di insetti o muffe sarà indice di es- – nel giusquiamo: epidermide con cuticola liscia,
siccamento insufficiente o conservazione in am- peli protettori pluricellulari molto lunghi e pri-
bienti umidi. smi di ossalato di calcio;
Se la droga è polverata o triturata (il cosiddetto – nello stramonio: peli protettori con cuticola ver-
taglio tisana), come spesso viene posta in commer- rucosa e druse di ossalato di calcio.
cio per comodità dell’utilizzatore, l’esame morfo- L’osservazione microscopica può fornire utili
logico potrà dare limitate indicazioni e per identifi- informazioni anche nel caso di alcune droghe non
care la droga e le eventuali sofisticazioni, biso- organizzate. Ad es., nella gomma adragante si no-
gnerà ricorrere all’esame microscopico. tano residui cellulari e granuli di amido, nell’hashish
42 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

peli a cistoliti con punta ricurva, peli unicellulari Le ceneri totali, trattate con HCl, danno un resi-
conici e peli ghiandolari pluricellulari, sessili o pe- duo di ceneri acido-insolubili costituite general-
duncolati con peduncolo pluriseriato. mente da silice.

Analisi chimico-fisiche Viscosità

Determinazione dell’umidità La viscosità è un parametro molto importante


nella valutazione della qualità di alcune droghe
Con il termine umidità s’intende la quantità di ac- non organizzate, quali le gomme e le mucillagini
qua residua nelle droghe dopo l’essiccamento. È (Cap. 11), che nell’acqua formano sospensioni
questo un indice della buona conservazione delle colloidali. La viscosità è la resistenza allo scorri-
droghe, in quanto un elevato contenuto di acqua in- mento che incontra una massa di fluido in moto.
sieme ad una idonea temperatura dell’ambiente Essa dipende dalle forze di coesione delle mole-
(locali riscaldati, temperature estive), determinano cole del fluido, che impediscono il libero scorri-
l’attivazione degli enzimi e quindi la possibilità di mento dei vari strati.
alterazione dei principi attivi (idrolisi, ossidazione, La viscosità dei fluidi può essere misurata con
polimerizzazione ecc.) e la proliferazione di orga- diverse tecniche basate principalmente (i) sul tem-
nismi viventi (funghi, muffe, insetti). po di efflusso del fluido attraverso un capillare – il
Ci sono numerosi metodi per la determinazione tempo di efflusso di un volume noto, a pressione e
dell’umidità. Il metodo prescritto dalla Farmaco- temperatura costante, è tanto più lungo quanto
pea Europea (Ph. Eur.) è quello della determina- maggiore è la viscosità del fluido in esame – o (ii)
zione della perdita di acqua per essiccamento. Una sull’attrito che incontra un corpo in movimento in
quantità pesata di droga polverata, posta in capsula un fluido e che sarà proporzionale alla viscosità del
tarata, viene introdotta in stufa a 105 °C per alme- fluido in esame. Per la misura della viscosità asso-
no un’ora e quindi pesata per determinare la perdi- luta o dinamica è usato il centipoise (cP), corri-
ta di acqua durante l’essiccamento. Il procedimen- spondente al millipascal per secondo (mPa·s).
to viene ripetuto finché si ottiene un peso costante
in due pesate consecutive. Dalla riduzione di peso
si risale alla percentuale di umidità. Analisi dei principi attivi
Il valore può essere falsato dalla perdita di prin-
cipi attivi volatili nel caso di droghe contenenti es- La determinazione quali-quantitativa dei principi at-
senze, balsami, resine. tivi presenti nelle droghe vegetali viene compiuta es-
senzialmente mediante metodi analitici strumentali
altamente sensibili e specifici. Le tecniche più im-
Determinazione delle ceneri portanti nello studio delle sostanze naturali e nel
controllo di qualità delle droghe e dei loro derivati
La determinazione delle ceneri può essere impor- sono quelle cromatografiche e spettrometriche.
tante, non tanto per l’identificazione della droga,
quanto per riconoscere eventuali contaminazioni o
sofisticazioni con materiale inorganico. Saggi biologici
Una quantità pesata di droga viene posta in un
crogiuolo tarato e quindi mantenuta in muffola per I saggi biologici comprendono tutti quei test che
diverse ore. La temperatura della muffola viene gra- vengono eseguiti, sia in vivo che in vitro, su un mez-
dualmente innalzata fino a 800-1000 °C. Il residuo, zo biologico (animali, tessuti isolati, batteri); pos-
costituito da ossidi e carbonati dei metalli presenti sono dividersi in due categorie principali. Alla pri-
(Na, K, Ca, Mg ecc.) viene pesato e rimesso in ma appartengono i saggi di controllo, i saggi di ri-
muffola finché due pesate consecutive sono uguali. conoscimento delle droghe e i saggi che consentono
La percentuale di ceneri così ottenuta costituisce le di studiare l’attività delle droghe poco note. Alla se-
ceneri totali. Queste possono assumere un valore conda categoria appartengono i dosaggi biologici,
elevato nelle droghe con alto contenuto di ossalato cioè i saggi che si utilizzano per la titolazione dei
di calcio (ad es. rabarbaro cinese) o in presenza di principi attivi presenti in una droga o in una prepa-
sofisticazioni volontarie (ad es. lo zafferano mesco- razione farmaceutica mediante la misura della sua
lato a polvere di mattone). attività biologica.
Capitolo 5 • Controllo di qualità delle droghe vegetali 43

Saggi biologici di controllo zione della molecola che spesso non può essere
rilevata con analisi chimico-fisiche che la di-
I saggi biologici di controllo o di sicurezza com- struggerebbero.
prendono l’insieme dei saggi ai quali un prodotto Inoltre le droghe vegetali talvolta contengono
viene sottoposto al fine di escludere che possa ri- componenti con struttura molto simile, per cui è
sultare nocivo per l’uomo (ad es. il controllo mi- impossibile la loro differenziazione in un estratto
crobiologico) totale della droga, ma che presentano sostanziali
Alcuni di essi sono specifici per determinate ca- differenze quali-quantitative nell’attività biologica
tegorie di preparazioni farmaceutiche (come il con- (ad es. gli stereoisomeri ergometrina ed ergometri-
trollo di sterilità richiesto per i fili di sutura di uso nina, ergocristina ed ergocristinina ecc. nella Cla-
chirurgico, cotone e garze sterili, contenitori per viceps purpurea). Inoltre, numerose droghe adope-
sangue e derivati, colliri e pomate oftalmiche e tut- rate nella medicina tradizionale dei Paesi asiatici
te le preparazioni iniettabili per le quali è prescritto ed africani, i cui principi attivi non sono noti, ma-
inoltre il saggio per la verifica dell’assenza di piro- nifestano effetti terapeutici.
geni), o per determinate categorie di farmaci (sag- In tutti questi casi la determinazione quantitati-
gio per la verifica di tossicità anormale per eparina, va dei principi attivi viene effettuata mediante un
antibiotici, sieri, vaccini, immunoglobuline; ricerca dosaggio biologico, che permette di risalire alla
di sostanze ipotensive o dell’istamina per alcune concentrazione dei componenti terapeuticamente
categorie di antibiotici). utili, mediante la valutazione dell’attività biologica
osservata su di un tessuto, un organo o un organi-
smo vivente.
Saggi di attività L’attività di questi prodotti è espressa in unità
convenzionali (unità internazionali UI) e viene mi-
Questi saggi consentono di riconoscere una droga surata in paragone con una preparazione analoga a
vegetale o un suo derivato in base alla valutazione concentrazione nota (Standard Internazionale).
dell’attività osservata su colture di cellule, su tessu- I dosaggi biologici sono prescritti principal-
ti ed organi isolati o su un organismo vivente. L’at- mente per droghe di origine animale, ma possono
tività delle droghe vegetali viene studiata in vivo su- essere di grande utilità nella titolazione di droghe
gli animali da esperimento, osservando gli effetti della medicina tradizionale dei Paesi in via di svi-
provocati dalla somministrazione della droga in esa- luppo, delle quali, molto spesso, non è completa-
me o di un suo derivato, su una specifica funzione mente conosciuta la composizione quali-quantitati-
(ad es. attività analgesica, antipiretica, ipotensiva) o va dei principi attivi.
in vitro su organi isolati (ad es. attività cardiovasco- Esempi di dosaggi biologici sono:
lare su cuore isolato o strisce di aorta) o su cellule o – dosaggio microbiologico degli antibiotici: l’at-
frazioni cellulari (ad es. attività antiossidante su fra- tività di un antibiotico è valutata confrontando
zioni microsomiali; attività antitumorale su linee di l’alone di inibizione della crescita di microrga-
specifiche cellule tumorali). nismi sensibili prodotta da concentrazioni note
dell’antibiotico in esame con quello prodotto da
una sostanza di riferimento;
Dosaggi biologici – dosaggio della corticotropina: si determina la
deplezione di acido ascorbico dalle ghiandole
Non sempre i metodi chimico-fisici sono idonei per surrenali di ratti ipofisectomizzati, in paragone
la titolazione dei principi biologicamente attivi pre- ad uno standard internazionale di corticotropina
senti in una droga o in una preparazione farmaceu- di maiale purificata e liofilizzata;
tica. È questo il caso di numerosi prodotti biologi- – dosaggio dell’eparina: l’attività anticoagulante
ci, di estratti grezzi di droghe vegetali e, in genere, dell’eparina è determinata in vitro confrontando
di tutti quei prodotti la cui composizione chimica la capacità di ritardare la coagulazione del san-
non è ben definita. gue di montone citratato e ricalcificato, con
Diversi prodotti biologici, quali sieri, vaccini, quella di una preparazione standard di eparina
immunoglobuline, ormoni, enzimi, hanno una strut- ottenuta dalla mucosa intestinale di maiale;
tura complessa, spesso di natura polipeptidica. – dosaggio del vaccino tetanico: si confronta la do-
L’attività biologica è legata non solo alla natura se di vaccino necessaria per proteggere le cavie
ed al numero dei componenti, ma, principalmen- o i topi dagli effetti di una dose paralizzante di
te, alla sequenza aminoacidica ed alla configura- tossina tetanica inoculata per via sottocutanea,
44 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

con quella di uno standard, necessaria per otte- glie del tè o dell’eucalipto). Un accurato lavaggio
nere la stessa protezione; ed i metodi di estrazione ridurranno notevolmente
– dosaggio della calcitonina: si valuta, nel ratto, la presenza di inquinanti nella droga e nelle sue
la riduzione della calcemia in paragone ad uno preparazioni, per cui raramente si raggiungono li-
standard di calcitonina di salmone. velli superiori a quelli consentiti dalla FDA (Food
and Drug Administration) per gli alimenti.
Studi sperimentali hanno messo in evidenza che
Analisi tossicologiche (contaminanti) i metalli pesanti interferiscono con le tappe metabo-
liche che portano alla formazione dei principi attivi.
Pesticidi Ad es. nelle foglie di Datura stramonium sottoposte
ad inquinamento da cadmio, si ha un aumento di
Ai fini della Farmacopea è da considerare come pe- tropina ed una riduzione dei livelli di atropina con
sticida ogni sostanza destinata a distruggere, re- un chiaro effetto sui processi di esterificazione; nei
spingere o combattere le specie indesiderate di semi di Coriandrum sativum elevati livelli di cad-
piante e di animali che danneggiano o comunque in- mio determinano la scomparsa di alcuni componen-
terferiscono negativamente con la produzione, la ti l’essenza quali limonene e geraniolo.
trasformazione, la conservazione, il trasporto o il Il contenuto di metalli nelle droghe viene deter-
commercio di droghe vegetali. minato mediante spettrofotometria ad assorbimento
Per quanto concerne le analisi tossicologiche da atomico, previa digestione della sostanza organica.
eseguire nell’ambito dei controlli di qualità delle
droghe vegetali, il termine comprende anche le so-
stanze utilizzate come regolatori della crescita, esfo- Carica microbica
lianti, disseccanti e tutti quei composti che possono
essere applicati sulle colture, sia prima che dopo la Per quanto concerne la carica microbica, le droghe
raccolta, per proteggere le droghe dal deterioramen- vegetali, salvo poche eccezioni, devono rispettare i li-
to durante l’immagazzinamento ed il trasporto. miti previsti per le derrate alimentari o, se adoperate
Se non è diversamente indicato in monografia, per preparazioni farmaceutiche, quelli previsti dalla
la droga in esame deve soddisfare almeno i limiti Ph. Eur. per i prodotti non obbligatoriamente sterili.
indicati nella tabella riportata dalla Ph. Eur. o, in La Ph. Eur. prevede saggi microbiologici in
mancanza di monografie specifiche, i limiti previ- coltura per: Salmonella, Escherichia coli, Pseudo-
sti per gli alimenti. monas aeruginosa, Staphylococcus aureus. La ri-
cerca dei clostridi verrà effettuata solo per prepa-
razioni che prevedono condizioni di conservazio-
Metalli pesanti ne in anaerobiosi.

La contaminazione da metalli pesanti non è un


evento infrequente per quanto concerne le droghe Micotossine
vegetali. Infatti, la coltivazione in vicinanza di in-
dustrie o di strade ad intenso traffico veicolare, l’ir- I funghi filamentosi microscopici, comunemente
rigazione con acque inquinate da scarichi industriali noti come muffe, possono svilupparsi su droghe ve-
e/o l’uso di pesticidi contenenti rame possono de- getali, alimenti e mangimi e, in particolari condi-
terminare la presenza di elevati quantitativi di me- zioni, produrre numerosi metaboliti secondari. Tra
talli nelle droghe del commercio. questi, le micotossine rappresentano un gruppo di
Gli inquinanti più frequenti sono piombo e cad- circa cento sostanze chimicamente identificate che
mio, ma possono trovarsi anche mercurio, rame, possono esercitare un’azione tossica sull’uomo e
manganese. sugli animali d’allevamento, principalmente attra-
I quantitativi presenti sulla superficie della dro- verso l’ingestione di alimenti contaminati. L’im-
ga dipendono non solo dalla percentuale presente pianto e lo sviluppo delle muffe è influenzato da un
nell’ambiente, ma anche dalla vicinanza al suolo e ampio spettro di fattori chimici, fisici ed ambienta-
dalla struttura dei tessuti superficiali della droga li (temperatura, umidità ecc.) ed avviene su un nu-
stessa (le foglie di digitale che crescono a livello mero rilevante di prodotti di origine vegetale, qua-
del suolo e presentano una superficie fogliare ricca li cereali, semi oleaginosi, spezie.
di peli, avrà, a parità di inquinamento ambientale, Le micotossine (aflatossine, ocratossina, patuli-
una maggior percentuale di metalli rispetto alle fo- na, zeralenone) vengono determinate mediante TLC
Capitolo 5 • Controllo di qualità delle droghe vegetali 45

o HPLC. I valori massimi ammissibili previsti dal- Bauer HH, Christian GD, O’Reilly JE (1985) Analisi
la normativa CEE per le “piante infusionali o loro strumentale. Piccin, Padova
parti” sono di 5 μg/kg per le aflatossine B1 e di Capasso F, Gaginella TS, Grandolini G, Izzo AA (2003)
10 μg/kg per le aflatossine totali. Valori massimi Phytotherapy. A Quick Reference to Herbal Medici-
ne. Springer-Verlag, Berlin Heidelberg
di zeralenone (100 μg/kg, 20 μ negli alimenti per
Farmacopea Europea, VI ed (2008) Conseil de l’Europe,
l’infanzia), di patulina (50 μg/kg) e di ocratossina Strasbourg
(8 μg/kg, 0.5 μ negli alimenti per l’infanzia) sono Fifield FW, Kealey D (1995) Principles and practice of
previsti solo per gli alimenti. analytical chemistry, 4ª ed. Blackie Academic Pro-
fessional, London
Kirchner JG (1967) Thin-layer chromatography. Inter-
Radionuclidi science Publishers. John Wiley & Sons, New York
Le Hir (1981) Tecnica farmaceutica. Masson Italia,
Dopo l’incidente nel 1986 al reattore nucleare di Milano
Chernobyl, anche la contaminazione da sostanze ra- List PH, Schmidt PC (1989) I farmaci di origine vege-
dioattive è oggi oggetto di regolari indagini, specie tale, tecnologie di estrazione delle piante medicina-
per droghe provenienti dall’Est Europa. Comunque, li. Hoepli, Milano
Sandra P, Bicchi C (1987) Capillary gaschromatography
per i consumatori di infusi non esistono reali peri-
in essential oil analysis. Hüthig Verlag, Heidelberg
coli in quanto è stato accertato che solo una mini- Sarsunova M, Hanc O, Kakac B (1990) HPLC in Phar-
ma quantità di radionuclidi passa nell’infuso. macy and Biochemistry. Hüthig Verlag, Heidelberg
Schulz V, Hansel R, Blumenthal M, Tyler VE (2004) Ra-
tional Phytotherapy. A Reference Guide for Physi-
Bibliografia essenziale cians and Pharmacists, V Ed. Springer-Verlag, Ber-
lin Heidelberg
Amandola G, Terreni V (1986) Analisi chimica stru- Scott PM (1995) Mycotoxin methodology. Food Additi-
mentale e tecnica, 5ª ed. Masson Italia, Milano ves and Contaminants 12:395-403
Amorosa M (1998) Principi di tecnica farmaceutica. Li- Wittenberger W (1960) Tecniche del laboratorio di chi-
breria Universitaria L.Tinarelli, Bologna mica. C. Manfredi, Milano
Capitolo COLTIVAZIONE DELLE PIANTE MEDICINALI
6

Le droghe, come abbiamo già detto, possono otte- Spesso le coltivazioni vengono fatte in regioni
nersi sia da piante spontanee che coltivate. Può es- lontane dal Paese di origine: è questo il caso di
sere più conveniente ricavarle da piante spontanee Chrysanthemum cinerariaefolium, endemico lun-
quando i popolamenti naturali, abbondanti e densi go le coste dalmate (Jugoslavia) e coltivato in Afri-
(Ammi visnaga in Marocco, Matricaria in Unghe- ca (Kenia) ed estremo oriente (Giappone), o di
ria), interessano aree non impervie (facilmente ac- Cassia angustifolia, spontanea in Arabia e coltiva-
cessibili), quando la richiesta, modesta, non giusti- ta in India.
fica la coltivazione, quando la loro coltivazione è La raccolta di piante spontanee presenta, co-
difficile (Viscum album) e quando i costi non gra- munque, una serie di svantaggi per cui oggi si
vano eccessivamente sul prodotto finale; viceversa, preferisce una droga proveniente da una pianta
costi elevati e la difficoltà di recuperare piante coltivata piuttosto che spontanea (Tabella 6.1). La
spontanee, rendono la coltivazione una valida al- possibilità infatti di coltivare piante medicinali,
ternativa. Per queste ragioni le radici di Dioscorea riprodotte per clonazione e che siano state miglio-
sono raccolte quasi esclusivamente da piante spon- rate geneticamente, consente di ottenere del mate-
tanee mentre l’oppio si ottiene da piante coltivate. riale grezzo di qualità uniforme. Lo sviluppo poi
Comunque, se alcune piante medicinali si coltiva- di moderne tecniche di lavorazione e conserva-
no da secoli e/o da millenni (Papaver somniferum zione del materiale grezzo consente di garantire la
var. album, Erythroxilum coca, Cannabis sativa qualità del prodotto (droga) per un periodo di
ecc.), altre vengono, per una accresciuta richiesta, tempo più lungo.
coltivate solo da qualche decennio (Matricaria re- In Europa le più importanti aree di produzione
cutita, Calendula officinalis, Mentha piperita, La- sono localizzate in Ungheria, dove attualmente si
vandula officinalis, Hypericum perforatum, Panax coltivano oltre 20.000 ettari di piante officinali
ginseng ecc., Figg. 6.1 e 6.2). (soprattutto Matricaria chamomilla, Anethum gra-

Fig. 6.1 Coltivazione di Matricaria recutita in Egitto Fig. 6.2 Coltivazione di Calendula officinalis in Italia
(R. Longo) (Museo delle Erbe, Veroli)

F. Capasso et al. (eds.), Farmacognosia


© Springer-Verlag Italia 2011
48 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

Tabella 6.1 Droghe provenienti da piante spontanee o coltivate: vantaggi e svantaggi


Piante spontanee Piante coltivate
Disponibilità In diminuzione In aumento
Controllo di qualità Scarso Elevato
Identificazione botanica Non sempre attendibile Attendibile
Rifornimento Instabile Stabile
Resistenza ai parassiti Maggiore Minore*
Miglioramento genetico Non possibile Possibile
Manipolazione agronomica Non possibile Possibile
Manipolazione post-raccolta Non accurata ed immediata Immediata
Raccolta Manuale (più costosa) Meccanica (meno costosa)
Adulterazione Possibile Praticamente impossibile
* Un elevato numero di piante per unità di superficie consente una moltiplicazione dei parassiti e quindi una maggiore esposizione del-
le piante all’attacco di questi

veolens, Foeniculum vulgare, Carum carvi, Co- no le caratteristiche chimiche e botaniche delle
riandrum sativum, Lavandula officinalis, Salvia piante medicinali sono diverse e riguardano il mi-
officinalis, Pimpinella anisum, Majorana horten- glioramento genetico, le condizioni ambientali, le
sis, Mentha piperita). Coltivazioni di piante offici- tecniche di irrigazione e coltivazione ed il tratta-
nali si hanno anche in Olanda, Francia, Polonia, mento post-raccolta.
Germania e Spagna. Dei Paesi extraeuropei, le più Nel coltivare una pianta medicinale bisogna te-
significative aree di coltivazione si trovano in ner conto innanzitutto delle esigenze climatiche ed
Cina, Corea, India, Argentina, Brasile, Marocco edafiche, che, ovviamente, variano da specie a spe-
ed Egitto (Fig. 6.3). cie vegetale, e delle specifiche tecniche di coltiva-
In Italia le aziende agricole specializzate nella zione. Per ottenere una buona raccolta bisogna se-
coltivazione di piante medicinali sono talmente lezionare gli individui, cercando di utilizzare le
poche da soddisfare solo in minima parte la ri- specie e le razze che più si adattano alle condizioni
chiesta interna (l’85% del materiale erboristico climatiche del luogo scelto per la coltivazione e
utilizzato viene importato). Purtroppo la coltiva- che diano il maggior rendimento per unità di su-
zione delle piante medicinali è troppo spesso inte- perficie. Trattandosi di piante medicinali, il miglio-
sa come attività da svolgere nel rigido rispetto di ramento non consiste solo nel realizzare un raccol-
norme che escludono tecniche agronomiche che to più abbondante, ma di ottenere soprattutto un
prevedono l’impiego di concimi chimici e di anti- contenuto in principi attivi costante in modo da
parassitari di sintesi. Così pure è un luogo comu- avere un prodotto vegetale di qualità uniforme. Al-
ne la scelta di terreni “marginali”, poco fertili e l’uopo si cerca di migliorare il suolo con tratta-
per di più impervi, per la coltivazione di piante menti chimici opportuni, di modificare il pH e di
medicinali. apportare elementi nutritivi.
Questi atteggiamenti, assieme alla mancanza di Un importante fattore agrotecnologico è poi
approfondite conoscenze sulle piante da coltivare e l’acqua, un elemento che svolge un ruolo impor-
all’assenza di una filiera in grado di garantire il tante nella crescita e nello sviluppo delle piante.
collocamento del prodotto vegetale (droga) sul La mancanza di acqua solo in alcuni casi può fa-
mercato con trasparenza, ostacolano da noi la colti- vorire il contenuto in principi attivi di una pianta;
vazione intensiva di piante medicinali. Di conse- più in generale ha un effetto negativo. Sono di-
guenza si è costretti ad importare droghe vegetali verse le piante medicinali (Digitalis purpurea,
provenienti da coltivazioni non sempre condotte Atropa belladonna, Mentha piperita ecc.) che in
nel rispetto delle regole comunitarie. condizioni di carenza idrica rallentano notevol-
mente la produzione di metaboliti secondari. Co-
munque, anche il tipo di irrigazione può risultare
Aspetti agronomici dannoso per la pianta; così il metodo per asper-
sione è sconsigliabile per le piante aromatiche,
Una coltivazione appropriata, che fa ricorso a tec- quello a pioggia è dannoso in prossimità della fio-
niche agronomiche adeguate, può migliorare la ritura (papavero da oppio). In genere le tecniche
biomassa e quindi il contenuto in principi attivi di di irrigazione che non provocano dilavamento
una pianta. Le tecniche agronomiche che migliora- delle parti aeree della pianta sono meno dannose e
Capitolo 6 • Coltivazione delle piante medicinali 49

a b

c d

e f
Fig. 6.3 Coltivazione, raccolta e confezionamento del Panax ginseng in Corea: a raccolta dei semi; b semina;
c lavaggio con acqua delle radici; d essiccazione; e trattamento a vapore; f confezionamento (K. Ju Choi)

quindi da preferire; così pure è opportuno evitare pi attivi. Ad es. è possibile aumentare di circa due
irrigazioni in prossimità della raccolta, specie se volte la produzione di olio essenziale mediante ap-
si tratta di piante essenziere. plicazione di citochina sulle foglie di Mentha pipe-
Diversi sono poi i fitormoni che controllano la rita o di Salvia officinalis. Così pure è stato possi-
crescita della pianta e la sua reazione a fattori am- bile concentrare la tebaina nel Papaver bracteatum
bientali. Le conoscenze al riguardo hanno consen- una volta trattato con acido giberellico (GA); l’in-
tito di incrementare la produzione di alcuni princi- troduzione di GA nei semi di Solanum laciniatum
50 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

Tabella 6.2 Contenuto di diosgenina in rizomi di Costus sistenza delle piante agli stress ambientali, ai pa-
spicosus trattati con 2,4 D (10 ppm) e acetato di Na (50 ppm) rassiti ed agli altri patogeni.
dopo la raccolta
Sin dai tempi antichi l’uomo ha cercato di mi-
Ormoni Durata del trattamento Diosgenina gliorare la qualità e la produttività delle piante più
(ore) %
importanti, sia di interesse alimentare che medici-
Controllo – 1,56 nale. Gli strumenti per farlo consistevano nelle
2,4 D 24 2,19 procedure di selezione e di incrocio, acquisite gra-
48 3,36
60 3,19 zie all’osservazione ed all’esperienza. Queste pro-
Acetato di Na 48 3,79 cedure tradizionali, che si basano semplicemente
60 3,23 su incroci tra individui selezionati dei due sessi,
continuano ad essere l’approccio predominante,
anche se in questi ultimi anni si è cercato di mi-
gliorare la specie vegetale secondo procedure più
incrementa anche la formazione di metaboliti se- rigorose quali la micropropagazione, la fusione di
condari (solasodina). protoplasti e l’ingegneria genetica.
È anche noto che molti alcaloidi sono formati La tecnica della micropropagazione consente di
da tessuti giovani, in prima crescita; influenzando ottenere un gran numero di piante complete, con
lo sviluppo di questi con fitormoni s’incrementa la fenotipo uniforme, a partire da piccoli frammenti
produzione di sostanze alcaloidee. I fitormoni pos- di tessuto vegetale (ad es. meristema) mantenuti in
sono anche aumentare il contenuto di metaboliti se- coltura. Le piante di Cinchona e Digitalis sono ad
condari nel materiale vegetale dopo che questo sia es. riprodotte per micropropagazione, perché si ri-
stato raccolto. Così i rizomi di Costus spicosus pre- producono in tempi più brevi rispetto alla propaga-
sentano una maggiore quantità di diosgenina se in- zione per seme, non presentano caratteri agrono-
cubati con 2,4 D (acido 2,4-diclorofenossiacetico) mici diversi dagli individui di partenza e presenta-
o acetato di Na (Tabella 6.2). no un corredo chimico costante. La micropropaga-
La pianta può anche essere migliorata agendo zione consente anche l’eliminazione di virus e di
sul suo patrimonio ereditario, mediante selezione, altri patogeni.
ibridazione, mutazione o poliplodia. Una volta Se la riproduzione avviene a partire da proto-
migliorata, la pianta può essere facilmente molti- plasti (cellule prive di parete cellulare), il fenotipo
plicata con tecniche sia tradizionali che nuove finale esibisce qualche cambiamento. Questo feno-
(micropropagazione). meno, definito variazione somaclonale, è sfruttato
per migliorare la produttività delle specie vegetali e
soprattutto la loro resistenza agli erbicidi ed alle
Aspetti biotecnologici malattie.
Un vantaggio, per queste nuove tecniche, è da-
Tecniche analitiche altamente specifiche e sensibili to dal fatto che le cellule vegetali possono essere
come il RIA (radioimmuno assay) e l’ELISA (enzy- prelevate e sottoposte a manipolazione genetica.
me-linked immunosorbent assay) hanno consentito Più di recente, con l’avvento della tecnica del
in questi ultimi anni di individuare quantità anche DNA ricombinante, è stato possibile trasferire, sen-
minime di metaboliti secondari nelle piante. Il RIA, za incrocio, geni singoli da una pianta all’altra.
ad es., ha consentito di individuare nel Catha- Uno dei primi tentativi è stato quello di alcuni bio-
ranthus roseus quantità di vindolina pari a 110 fen- logi americani che sono riusciti a trasferire un gene
tomoli. Tali tecniche hanno indubbiamente facilita- da un fagiolo (leguminosa) al girasole (composi-
to la selezione di piante contenenti uno specifico ta). Il risultato finale è stato l’ottenimento di un
metabolita o una determinata composizione chimi- olio di girasole ad alto contenuto proteico. Risulta-
ca. Questo ha facilitato anche la ricerca di piante da ti significativi si sono poi avuti con l’inserimento
utilizzare al posto di altre ben note; ad es. il Sola- nelle piante di geni di origine batterica, che confe-
num laciniatum è stato utilizzato in sostituzione del- riscono, tra l’altro, la resistenza ai parassiti.
la Dioscorea mexicana, fornitrice di diosgenina, do- La tecnica che consente di ottenere piante tran-
po che il RIA ha messo in evidenza la presenza di sgeniche prevede diversi passaggi quali:
0,7 μg di solasodina in questa pianta. – l’isolamento del gene da trasferire, separandolo
Comunque la biotecnologia non ha consentito dal restante DNA;
solo di individuare e quantificare metaboliti secon- – l’inserimento del gene “passeggero” in un vet-
dari, ma anche di migliorare la produzione e la re- tore (plasmide batterico);
Capitolo 6 • Coltivazione delle piante medicinali 51

Tabella 6.3 Trasferimento di DNA in cellule vegetali


Tecnica Probabilità di riuscita Commento
Plasmidi Ti* Elevata La tecnica è facilmente riproducibile ma può essere applicata solo in piante
dicotiledoni
Protoplasti** Discreta L’introduzione di DNA libero in cellule vegetali è facilitata nel caso di
protoplasti. Infatti l’unica barriera esistente in queste cellule è la membrana
plasmatica che può essere attraversata dal polietilenglicole (il vettore più
usato per trasportare il DNA) o forata mediante impulsi a tensione elevata
(elettroforazione). La tecnica è applicabile solo in protoplasti vegetali che
possono rigenerarsi in pianta
Microproiettili Scarsa Piccole particelle di metallo (tungsteno, oro) del diametro di 1-2 micrometri,
rivestite di DNA, vengono sottoposte a sufficiente accelerazione, tale da
permettere la loro penetrazione attraverso i fori della parete cellulare. La
tecnica del “bombardamento di microproiettili” è semplice ma non consente
l’integrazione stabile dei costrutti
Microiniezione Discreta Il DNA può essere iniettato nella cellula vegetale ma per diverse ragioni la
microiniezione di DNA è inefficace. Comunque è praticabile solo in singole
cellule e richiede, naturalmente, una grande abilità
Liposomi*** Discreta Il DNA può essere incapsulato in liposomi. Questa tecnica è praticabile solo
in protoplasti vegetali che possono rigenerarsi in piante
* Plasmide, struttura circolare di DNA presente nei batteri ed in altri organismi (lieviti); porta geni non essenziali e si replica in maniera
indipendente dai cromosomi; ** Protoplasto, cellula vegetale che assume forma sferica in seguito alla rimozione della parete cellulare;
*** Liposoma, vescicola artificiale formata da un doppio strato lipidico con diametro variabile da 25 nm a 1 μm

– la replicazione del batterio. La replicazione


consente l’amplificazione del gene “passegge- Aspetti economici
ro” da trasferire;
– il trasferimento del vettore (plasmide) che vei- Secondo stime recenti le prescrizioni di prodotti er-
cola il gene nella cellula germinale di un’altra boristici (o fitoterapici) si aggirano intorno al 30%
specie vegetale che presenterà le caratteristiche nei Paesi industrializzati. In questi Paesi diverse so-
desiderate. stanze presenti in natura si utilizzano allo stato puro
Il primo vettore utilizzato per il trasferimento di (di sintesi o estrattive); inoltre numerosi estratti ve-
geni nelle cellule vegetali è stato il batterio Agro- getali vengono utilizzati in medicina a fronte di cir-
bacterium tumefaciens, che veicola il plasmide Ti ca 150 piante considerate utili in terapia.
(tumour inducing) capace di penetrare ed integrar- Gli estratti presentano dei vantaggi rispetto ai
si facilmente nel genoma della cellula vegetale. Il prodotti puri: contengono classi di sostanze che in-
plasmide Ti trasmette tumori nelle piante. La sosti- teragiscono tra di loro dando una risposta farmaco-
tuzione degli oncogeni T con il gene “passeggero” logica più complessa; presentano una biodisponibi-
da trasferire ha consentito l’ottenimento di un or- lità migliore rispetto al composto puro, per la pre-
ganismo vegetale con determinate caratteristiche senza (o formazione) di complessi o coniugati na-
(quelle desiderate). Un altro batterio che sembra turali; sono meno costosi dei prodotti puri. Gli
integrarsi facilmente con il genoma delle cellule estratti sono poi da preferire alla droga tal quale
vegetali è l’Agrobacterium rhizogenes. Questo bat- perché sono standardizzati, più stabili e meno in-
terio, denominato Ri (root inducing), rappresenta quinati ed inoltre possono essere concentrati per
un altro potenziale vettore. migliorare la risposta farmacologica.
In questi ultimi anni sono state sperimentate di- Naturalmente l’estratto vegetale deve soddisfa-
verse nuove tecniche per trasferire i geni desidera- re certi requisiti di sicurezza e di qualità, cioè deve
ti nelle cellule vegetali (Tabella 6.3) allo scopo di presentare una composizione chimica costante, es-
ottenere piante transgeniche. Alcune di queste tec- sere stabile e contenere contaminanti (botanici,
niche hanno già dato risultati significativi sia in chimici, batterici ecc.) entro limiti accettabili. Per
campo alimentare che farmaceutico. Nelle piante, migliorare questi requisiti è necessario ottimizzare
ad es., sono state prodotte sostanze terapeutiche co- le tecniche di produzione e di analisi delle droghe
me l’insulina e la sieroalbumina e sono allo studio vegetali. Innanzitutto le droghe, prima di essere
sistemi per incrementare la produzione di principi utilizzate, devono essere identificate botanicamen-
attivi nei vegetali. te e controllate per verificare l’assenza di specie o
52 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

varietà diverse da quelle richieste o parti della Nature Conservancy), CPG (Center for Plant Con-
pianta diverse da quelle comunemente utilizzate servation), TDWG (Taxonomic Databases Working
(contaminazioni botaniche); l’esame batteriologi- Group), e NAPRALERT (Natural Products Alert).
co deve inoltre definire la carica microbica e veri- NAPRALERT, in particolare, creata dal Prof. Farns-
ficare l’assenza di batteri patogeni. Superate queste worth presso l’Università dell’Illinois di Chicago,
analisi, il prodotto viene estratto e prima di essere seleziona i lavori scientifici di oltre 200 riviste in-
concentrato (o diluito per la preparazione dei pro- ternazionali e copre argomenti riguardanti i com-
dotti omeopatici) viene analizzato per l’assenza di ponenti chimici delle piante, estratti di animali e
contaminanti chimici (pesticidi, metalli pesanti, ra- microrganismi, la chimica e la farmacologia (speri-
dionuclidi) e per il suo contenuto in principi attivi, mentale e clinica) dei principi attivi. Esistono an-
rapportato ad altre sostanze presenti nella droga di che banche dati regionali come NAPRECA, fonda-
partenza. Conoscere la composizione chimica del- ta nel 1984 dal Prof. Dagne, che fornisce informa-
l’estratto è importante ai fini pratici. È noto che gli zioni sulle piante medicinali africane.
acidi valerianici ed i valepotriati sono i più impor- Queste banche dati oggi facilitano la ricerca in
tanti e caratteristici componenti degli estratti di Va- farmacognosia, accrescono le conoscenze sulle
leriana officinalis; mentre però i valepotriati sono piante medicinali ed avvicinano i diversi ricercatori
presenti anche in altre specie di Valeriana, gli acidi che operano in questo settore. C’è comunque da
valerianici sono presenti solo nella V. officinalis. sottolineare che scarseggiano ancora banche dati
L’obiettivo finale è comunque quello di prepa- sulla fitoterapia e sulla fitofarmacia. Per cui, per ot-
rare estratti standardizzati; pertanto è importante tenere informazioni più ampie su questi argomenti,
miscelare opportunamente i diversi lotti di mate- bisogna ricorrere a sistemi informatici non specifici
riale grezzo (droghe) per mantenere costante e del (Chemical Abstracts, Current Contents ecc.).
valore desiderato il titolo dell’estratto finale. Que- L’auspicio è che nel prossimo futuro, grazie an-
sto vale soprattutto quando il materiale vegetale che all’ampliamento della rete informatica, sia da-
proviene da piante spontanee. ta a chiunque la possibilità di accedere, con un
La necessità di preparare prodotti con determi- semplice collegamento online, all’argomento di
nate caratteristiche condiziona in maniera signifi- suo interesse.
cativa il mercato delle piante medicinali con riper-
cussioni economiche notevoli nei Paesi produttori
di piante medicinali. Protezione delle piante medicinali
A partire dall’inizio del XX secolo ad oggi circa la
Aspetti informatici metà delle foreste tropicali è stata distrutta, con un
ritmo in questi ultimi anni di circa 11 are per anno.
Il settore della farmacognosia è piuttosto vasto e Un’altra considerazione da fare è che soltanto il
questo ha spesso creato una certa difficoltà nel re- 5-10% delle piante identificate è stato studiato per
perire notizie attendibili sulle piante medicinali. le sue proprietà biologiche, spesso non in maniera
Anche la collaborazione tra i diversi ricercatori adeguata (disegno sperimentale discutibile e meto-
dell’area farmacognostica non è stata semplice per diche obsolete). Andando avanti di questo passo
cui l’industria erboristica non sempre è riuscita a c’è il rischio di distruggere nel giro di pochi anni
conoscere la pianta da privilegiare, il medico la piante mai studiate e che potrebbero risultare, in
esatta formulazione ed il farmacognosta la droga seguito ad uno studio accurato, utili nella cura di
da studiare. affezioni anche gravi.
Un fenomeno che sta caratterizzando la nostra È ben noto che la vincristina e la vinblastina,
epoca è senza dubbio la creazione di sistemi elet- alcaloidi scoperti nel Catharanthus roseus, sono
tronici per la diffusione in tempo reale di informa- efficaci in alcune forme di carcinomi e che la for-
zioni. Questa tecnologia è in piena evoluzione skolina, scoperta nel Coleus forskohlii, è un utile
e garantisce un sistema informativo sempre più farmaco nel trattamento dell’acne e di alcuni di-
veloce ed automatizzato. L’esistenza di banche da- sturbi cardiaci. Così pure studi approfonditi han-
ti online che coprono vasti settori delle scienze no permesso di caratterizzare nuove attività far-
mediche (Medline, Embase ecc.) ha ad es. facili- macologiche in piante ben note come l’attività
tato in questi ultimi anni la ricerca biomedica. An- immunostimolante nell’Arnica montana o nel-
che nel settore farmacognostico esistono banche l’Echinacea angustifolia o l’attività antitumorale
dati che coprono settori specifici come TNC (The nel Taxus brevifolia. Questi esempi aiutano a
Capitolo 6 • Coltivazione delle piante medicinali 53

comprendere come ancora oggi sia possibile tro- sciuto sostanze dotate di specifiche attività farma-
vare nelle piante sostanze dotate di sorprendenti cologiche come l’atropina, la digitalina o la reina.
proprietà farmacologiche. Il modo più razionale per conservare le piante
Nessuno sa quanti metaboliti secondari devo- è quello di proteggerle nel loro ambiente naturale
no essere ancora scoperti nelle piante: se una spe- con la creazione di aree protette (biodiversità). Un
cie vegetale contiene 10 diversi metaboliti secon- altro sistema di conservazione è rappresentanto
dari e se ognuno di questi viene sintetizzato attra- dalla creazione di giardini officinali o orti botani-
verso 10 vie biosintetiche, in questo vegetale la- ci. Questi approcci, anche se validi, presentano
vorano un centinaio di differenti enzimi. Questo ovviamente dei limiti in quanto si tratta comun-
valore raggiunge i 37 milioni se si considera il que di aree piuttosto ristrette.
numero di piante che attualmente vegetano sul Da alcuni anni sono state introdotte le banche
nostro pianeta. genetiche le quali, agevolmente e senza spese ec-
Queste sostanze (enzimi, metaboliti), elaborate cessive, consentono la conservazione di quantità
nel corso dei millenni, sono in qualche modo utili anche enormi di semi di ogni singola specie. Il se-
alle piante e forse anche all’uomo. Per questo è no- me garantisce tra l’altro la conservazione di varia-
stro dovere proteggere e consegnare ogni specie bilità intraspecifiche. La realizzazione di una ban-
vegetale, con il proprio potenziale biochimico, alle ca genetica è possibile quando sono disponibili
future generazioni. Se nei secoli scorsi i nostri avi quantità enormi di semi e quando questi possono
avessero distrutto piante come Atropa belladonna, essere essiccati e conservati per periodi di tempo
Digitalis purpurea, Cassia angustifolia e tante altre piuttosto lunghi. Comunque questa strada non è
ancora (Tabella 6.4) noi non avremmo mai cono- praticabile nei casi di propagazione vegetativa o

Tabella 6.4 Composti di origine vegetale usati in medicina


Composto Pianta Attività farmacologica
Iosciamina Atropa belladonna Parasimpaticolitica
Datura stramonium Parasimpaticolitica
Digossina Digitalis purpurea Cardiotonica
Agimalicina Catharanthus roseus Vasodilatatrice
Vincristina Catharanthus roseus Antitumorale
Vinblastina
Pilocarpina Pilocarpus jaborandi Parasimpaticomimetica
Efedrina Ephedra vulgaris Simpaticomimetica
Emetina Cephelis ipecacuanha Antiamebica
Ergometrina Claviceps purpurea Ossitocica
Ergotamina Claviceps purpurea Vasocostrittrice
Ergotossina Claviceps purpurea Vasodilatatrice
Vincamina Vinca minor Vasodilatatrice
Berberina Berberis vulgaris Antidiarroica
Silimarina Silybum marianum Antiepatotossica
Artemisina Artemisia annua Antimalarica
Podofillotossina Podophyllum peltatum Antitumorale
Camptotecina Camptotheca acuminata Antitumorale
Ipericina Hypericum perforatum Antivirale
Sennoside Cassia angustifolia Lassativa
Acemannano Aloe vera Immunostimolante
Astragalus membranaceus Immunostimolante
Indigotina Indigofera tinctoria Antisettica
Deguelina Tephrosia vogelii Pesticida
Rotenone Tephrosia vogelii Citotossica
Tefrasina Tephrosia vogelii Citotossica
Daidzeina Pueraria montana var. lobata Coronaro dilatatrice, rilassante muscolare
Prodel finidina Thynchosia minima Antibiotica
Tassolo Taxus brevifolia Antitumorale
Lindleina Rheum palmatum Antiflogistica
Aloe-emodina Rheum palmatum Antibatterica
Emodina Rheum palmatum Lassativa
Reina Rheum palmatum Lassativa
54 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

quando, nel caso di alberi, la propagazione attra- Botanical medicine. Mary Ann Liebert, Larchmont,
verso il seme è piuttosto difficile. pp 55-57
La micropropagazione, la criopreservazione e Loub WD, Farnsworth NR, Soejarto DD, Quinn ML (1985)
le colture cellulari in vitro sono altri mezzi che og- NAPRALERT: computer handling of natural product
research data. J Chem Inf Comput Sci 25:99-103
gi vengono utilizzati per evitare la scomparsa di
Pahlow M (1999) Healing Plants. Barron’s, New York
una specie vegetale. Probabilmente, nel prossimo Palevitch D (1992) Agronomy applied to medicinal plant
futuro la conservazione di determinati geni o di conservation. In: Akerele O, Heywood V, Synge H
campioni di DNA surgelati rappresenterà un siste- (eds) Conservation of medicinal plants. Cambridge
ma di conservazione ancora più semplice. University Press, Cambridge, pp 167-178
Schumacher HM (1992) Biotechnology in the production
and conservation of medicinal plants. In: Akerele O,
Heywood V, Synge H (eds) Conservation of medici-
Bibliografia essenziale nal plants. Cambridge University Press, Cambridge,
pp 179-198
Baerheim-Swendsen A (1984) Biogene Arzneistoffe - Synge H, Heywood V (1992) Information systems and
Heute noch oder heute wieder. In: Crygan FC (ed) Bio- databases for the conservation of medicinal plants. In:
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Basso F (1996) Le piante officinali per lo sviluppo di of medicinal plants. Cambridge University Press,
un’agronomia sostenibile. Annali Piante Officinali Cambridge, pp 147-164
3:14-23 Tanaka H, Shoyama Y (1998) Development of ELISA-
Catizone P, Marotti M, Toderi G, Tetenyi P (1986) Col- analysis methods for the quantification of bioactive
tivazione delle piante medicinali e aromatiche. Patron natural products in plants, phytomedicines and in hu-
Editore, Bologna, pp 18-23 mans or similar. Phytomedicine 5:397-415
Farnsworth NR (1999) Databases containing information Teuscher E (2006) Medicinal Spices. CRC Press,
pertaining to botanical medicine. In: Eskinazi D (ed) Stuttgart
Capitolo PREPARAZIONI CON DROGHE VEGETALI
7

È a tutti noto che il regno vegetale è stato da sem- so per caso, a seconda che sia necessaria un’inibi-
pre la fonte principale di rimedi contro le malat- zione enzimatica reversibile o irreversibile.
tie. Nel corso dei secoli si sono via via sviluppa- Pertanto per ogni droga si dovrà scegliere, caso
ti molti metodi per la preparazione di idonee for- per caso, il metodo di lavorazione più appropriato
me di somministrazione di droghe vegetali, attra- per ottenere la forma farmaceutica rispondente alle
verso numerose sperimentazioni ed anche errori. particolari esigenze terapeutiche.
Come tutti i prodotti medicinali, anche i rimedi È molto importante la scelta della formulazione
ottenibili dalle piante devono essere confeziona- perché questa deve essere mirata per lo scopo tera-
ti e presentati in determinate forme farmaceutiche peutico che si vuol raggiungere, in quanto prepara-
per ottenere da esse i migliori risultati sia per il zioni diverse di una stessa droga possono dar luogo
ristabilimento della salute che per il suo mante- ad azioni farmacologiche anche molto differenti. In
nimento. questo contesto anche la scelta delle parti della
Le droghe vegetali possono essere sommini- pianta da utilizzare è importante, come pure quella
strate come tali, cioè sotto forma di polveri, in di- della specie vegetale. Infine la scelta del tipo di
verse confezioni, oppure utilizzate per ottenere so- preparazione dovrebbe essere relazionata anche al-
luzioni estrattive con varie caratteristiche. Le di- le caratteristiche del paziente (età, sesso, eventuali
verse forme farmaceutiche ottenibili sono commer- patologie ecc.).
cializzate come specialità medicinali o galenici, of- Generalmente le droghe posseggono più pro-
ficinali o magistrali. I rimedi fitoterapici sono me- prietà medicamentose o salutari e pertanto ogni
dicinali a tutti gli effetti e pertanto devono sempre droga può essere impiegata nel trattamento di di-
possedere i requisiti di efficacia, innocuità e qualità versi disturbi. Esistono farmaci vegetali sia per il
per poter essere legalmente impiegati. trattamento di patologie serie che per curare distur-
Per una corretta preparazione delle forme far- bi lievi: generalmente quest’ultimo caso è quello
maceutiche fitoterapiche è di fondamentale impor- più frequente. Comunque è sempre consigliabile,
tanza conoscere la composizione quali-quantitativa come per tutti i farmaci, attenersi ai consigli del
della droga vegetale e le caratteristiche chimico-fi- medico o del farmacista.
siche dei componenti responsabili dell’attività tera- In fitoterapia, molto spesso, vengono utilizzate
peutica, soprattutto le caratteristiche di solubilità, miscele appropriate di più droghe, o di loro deriva-
per scegliere il più opportuno solvente di estrazio- ti, per ottenere soprattutto effetti sinergizzanti, ma
ne e poi anche la forma di somministrazione più anche correttivi sia delle caratteristiche organoletti-
appropriata per ottenere l’effetto desiderato e la che, sia di effetti secondari indesiderati. Spesso le
migliore biodisponibilità. miscele hanno lo scopo di ampliare il campo di
Inoltre è importante conoscere anche i compo- azione del preparato fitoterapico. Sono state fissate
nenti non attivi della droga perché questi, nel fito- delle Linee Guida generali per la preparazione di
complesso, possono interferire, in maniera più o miscele di droghe vegetali. Le associazioni devono
meno evidente, con le proprietà sia chimico-fisiche essere studiate anche in relazione alla forma far-
che biologiche dei principi attivi della droga stessa. maceutica. Si possono miscelare insieme droghe
Infine, per mantenere il fitocomplesso nella sua in- con indicazioni terapeutiche simili o complementa-
tegrità, cioè per evitare alterazioni dei principi atti- ri; a queste potranno essere aggiunte droghe corret-
vi, è necessario operare l’essiccamento o la stabi- tive delle caratteristiche organolettiche (sapore e
lizzazione della droga nella maniera più idonea ca- aspetto) del preparato.

F. Capasso et al. (eds.), Farmacognosia


© Springer-Verlag Italia 2011
56 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

Nelle specie per tisane, ad es., è consigliato usa- Le formule officinali possono essere preparate
re al massimo 5 droghe attive (che non dovranno estemporaneamente o, secondo le NBP, su scala ri-
risultare inferiori al 70-80% della miscela totale), dotta, cioè la quantità, compatibile con la stabilità
da 1 a 3 droghe come correttivi del sapore (al mas- del preparato stesso, ottenibile da una massa non
simo il 15% del totale) e 1 o 2 droghe come corret- più grande di 3000 grammi di formulato.
tivi dell’aspetto. Comunque è raccomandabile non Per quanto riguarda i prodotti a valenza salu-
usare mai più di 8 droghe diverse. tare, il farmacista può eseguire, senza ricetta me-
Per le altre forme farmaceutiche orali sono con- dica, preparazioni erboristiche che non contengano
sigliate miscele formate da 2-4 droghe attive e da droghe vegetali presenti nella lista ministeriale del-
1-2 droghe correttive del sapore quando ciò sia ri- le piante non ammesse negli integratori alimentari
tenuto necessario. Con 4-6 droghe si può quindi al- (Circ. Min. 25.11.2004, n. 2), non vantino in eti-
lestire una buona miscela, razionalmente progetta- chetta attività terapeutica e siano destinate solo ai
ta. Comunque, se si considera che ogni singola clienti della farmacia. Anche ad essi si applicano le
droga è paragonabile ad una complessa forma far- NBP (Nota Min. Sal. del 5.12.2002).
maceutica, quando si miscelano più droghe si do- Per preparare prodotti cosmetici (L. 713/86 e
vrà prestare molta attenzione ad evitare incompati- successive modificazioni), da vendere unicamente
bilità, di natura sia tecnologica che farmacologica, nella propria farmacia (non a terzi), è necessario
e ad usare quantità insufficienti della droga o delle soltanto inviare comunicazione al Ministero della
droghe attive (remedium cardinale). L’ideale sa- Salute ed alla Regione competente per territorio e
rebbe quello di utilizzare una sola droga. acquisire il parere di igienicità dell’ASL.
Nel laboratorio galenico vengono dunque ese-
guite preparazioni: a) magistrali, b) officinali c) per
Il laboratorio galenico e le Norme di Buona uso cosmetico, d) prodotti erboristici salutari.
Per garantire la qualità dei prodotti preparati nel
Preparazione (NBP) laboratorio galenico, il farmacista deve seguire le
Norme di Buona Preparazione dei medicamenti in
È qui opportuno precisare innanzitutto quali sono
farmacia (NBP).
le competenze del farmacista come preparatore di Tali norme, riportate nella FU XII, a pag. 1417,
prodotti per uso medicinale e per uso salutare. sono obbligatorie dal 1° gennaio 2004 per la cor-
Nell’area medicinale il farmacista può allestire retta preparazione dei medicamenti, per ottenere
in farmacia a) qualsiasi prodotto richiesto con ri- prodotti finali nei quali siano garantite l’efficacia,
cetta medica, nel rispetto della normativa vigente: la sicurezza e la qualità. Il sistema di controllo per
preparato o formula magistrale; b) senza ricetta me- garantire la qualità dei medicinali preparati in
dica soltanto i medicinali iscritti nella sezione Pre- farmacia, supporto imprescindibile all’efficacia ed
parazioni farmaceutiche specifiche della FU XII o alla sicurezza, è generalmente chiamato Sistema di
in una delle Farmacopee degli altri Stati dell’UE Assicurazione della Qualità (SAQ) e si basa es-
(preparato o formula officinale). Può eseguire inol- senzialmente su tre strumenti: responsabilità, pia-
tre le operazioni di dispensazione (punto 10 del- nificazione e documentazione delle attività.
l’allegato B della Tariffa Nazionale dei Medicinali Tutti questi strumenti sono dettagliatamente de-
del 1993 che, al punto 4, riporta gli onorari profes- scritti nelle NBP come anche i requisiti richiesti al
sionali per polveri composte e specie, cioè misce- personale addetto alla preparazione. Viene specifi-
lazione di droghe vegetali). cato che il responsabile di ciascuna preparazione è
Al farmacista non è consentito formulare auto- il farmacista e dalla sua capacità e specifica com-
nomamente un prodotto medicinale in quanto non petenza, oltre che dalla validità del SAQ predispo-
gli è attribuita dalla normativa vigente la capacità sto, dipende la qualità dei medicinali allestiti in far-
di assicurarne l’efficacia e la sicurezza e pertanto, macia.
per poter eseguire preparazioni medicinali, neces- Riteniamo necessario evidenziare alcuni punti
sita sempre di una fonte di legittimazione (ricetta salienti delle NBP.
medica per le formule magistrali; la Ph. Eur., o la Il punto 4, “Laboratorio e attrezzature”, è sta-
farmacopea di uno dei Paesi membri della UE per to inizialmente oggetto di preoccupazione da parte
le formule officinali). dei farmacisti, in quanto molte farmacie, special-
Le preparazioni magistrali sono formule per- mente quelle poste nei centri storici, nell’immi-
sonalizzate per uno specifico paziente, che posso- nenza dell’entrata in vigore delle NBP, hanno do-
no essere preparate solo estemporaneamente. vuto adeguare i locali rispetto alla normativa vi-
Capitolo 7 • Preparazioni con droghe vegetali 57

gente igienico-sanitaria, antincendi e sulla sicurez- 4) Apparecchio per il punto di fusione.


za sui luoghi di lavoro. Per questo motivo è stata 5) Alcolometro centesimale.
concessa una proroga e alcune disposizioni sono 6) Corredo di vetreria chimica comune e gradua-
state semplificate, con DM 18.11.2003, per le far- ta, sufficiente alla esecuzione delle prepara-
macie che non eseguono preparazioni sterili. Il la- zioni.
boratorio, in particolare, deve essere adeguato al ti- 7) Percolatore – Concentratore a vuoto(1).
po di preparazioni e all’entità dell’attività galenica 8) Incapsulatrice(2).
svolta. L’area destinata alle preparazioni deve es- 9) Comprimitrice(3).
sere separata o separabile; solo eccezionalmente, le 10) Sistema di aspirazione per polveri(4).
farmacie non munite di laboratorio possono ese- 11) Stampi o valve in plastica per ovuli e sup-
guire le preparazioni nell’orario di chiusura della poste(5).
farmacia. Oltre agli apparecchi elencati, le farmacie devo-
Il laboratorio deve avere pareti, soffitto e pa- no essere fornite di tutti gli apparecchi, utensili, ma-
vimento di materiale non poroso, resistente e non teriali, prodotti e reattivi adeguati al numero ed alla
sgretolabile, uniformemente ricoperto e privo di natura delle preparazioni abitualmente eseguite e di
parti che perdono il rivestimento, capace di sop- idonee apparecchiature per il loro controllo da ef-
portare acqua calda e detergenti. La pulizia dei lo- fettuare secondo le indicazioni della Farmacopea.
cali, dei piani di lavoro e delle attrezzature deve es- Il SAQ deve consentire di risalire alla responsa-
sere assicurata seguendo delle procedure scritte bilità dei soggetti coinvolti attraverso la documen-
predisposte ed aggiornate dal responsabile. tazione archiviata in farmacia e che riguarda i loca-
Le condizioni ambientali come l’illuminazione, li, le attrezzature, le materie prime, i preparati offi-
la temperatura, la ventilazione, l’umidità devono es- cinali e magistrali allestiti.
sere appropriate e controllate, per consentire la Molto rilevante ai fini della qualità delle pre-
corretta preparazione, conservazione delle materie parazioni allestite è la documentazione delle ma-
prime e dei medicinali e a tutela del personale im- terie prime, scritta o su sistema informatico, che
piegato. I locali devono essere protetti dall’infesta- deve essere rilasciata da un fornitore qualificato
zione da insetti e roditori, ricordando che le droghe (produttore o grossista, autorizzati ai sensi del
vegetali sono facilmente aggredibili e vanno in- D.L.vo 219/2006) che attesta per ogni sostanza la
contro a tarlatura. provenienza e il nome del produttore (qualora il
Le apparecchiature e gli utensili devono essere fornitore sia un rivenditore), il lotto di produzio-
almeno quelli previsti dalla Tabella n. 6 della FU vi- ne, la data limite di utilizzazione e/o di rititolazio-
gente, adeguati alla quantità e alla tipologia delle ne, l’indicazione dell’appartenenza allo stesso lot-
preparazioni abitualmente realizzate e conservati to di produzione di tutta la quantità di materia pri-
adeguatamente in un’apposita zona. Gli strumenti ma fornita; il certificato di analisi, datato e sot-
di misura devono essere periodicamente e regolar- toscritto dal responsabile di qualità del produt-
mente controllati e calibrati, oltre a quelli che sono tore, deve riportare la rispondenza ai requisiti di
gli obblighi di legge. farmacopea o alle specifiche di qualità del produt-
Nella Tabella n. 6 della FU XII, pag. 1349, sono tore, la data limite di utilizzazione e/o di rititola-
elencati: zione, le condizioni di conservazione e di manipo-
Apparecchi ed utensili obbligatori in farma- lazione, le eventuali impurezze presenti e la loro
cia (Art. 34, secondo comma e art. 44 del Regola- concentrazione.
mento per il Servizio Farmaceutico; R.D. 30 set- Il punto 6.4 della NBP, “Materie prime” ri-
tembre 1938, n. 1706). guarda in particolare (comma 4) le droghe vegetali
1) Bilancia sensibile a 1 mg della portata di al- che devono essere fornite alla farmacia in confe-
meno 500 g o in alternativa due distinte bilan-
ce, l’una sensibile a 1 mg della portata di al-
meno 50 g e l’altra sensibile a 0,50 g della por- (1)
Obbligatori per le farmacie che preparano estratti. De-
tata di almeno 2 kg. vono essere di materiale e dimensioni adeguate al volume
2) Bagnomaria o altra apparecchiatura idonea ad ed al carattere delle preparazioni da eseguire.
(2)
assicurare, nel riscaldamento, temperature fi- Obbligatoria per le farmacie che preparano capsule.
(3)
no a 100 °C. Obbligatoria per le farmacie che preparano compresse.
(4)
Obbligatorio per le farmacie che preparano compres-
3) Armadio frigorifero in grado di assicurare le se, capsule, tisane, o bustine.
corrette condizioni di conservazione, compre- (5)
Obbligatori per le farmacie che preparano supposte e/o
si i limiti di temperatura quando previsti. ovuli.
58 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

zione integra, recante in etichetta, anche altre infor- più utilizzato, se non dopo rititolazione presso un la-
mazioni rilevanti ai fini della qualità: boratorio accreditato. Anche questa è una novità del-
– denominazione della droga e nome botanico le NBP, perché, nel passato, la giurisprudenza ave-
della pianta secondo il nome scientifico della va affermato che la data di scadenza era prevista per
specie ufficialmente riconosciuto ed accettato i medicinali finiti e non per le materie prime.
dalle Farmacopee o da documenti scientifici La conservazione delle materie prime in far-
particolarmente qualificati, con eventuale indi- macia deve essere fatta seguendo le indicazioni del
cazione, in parentesi, dei sinonimi più utilizza- produttore; per le droghe e i preparati vegetali ri-
ti; chiede particolare attenzione, perché è noto come
– luogo di origine della droga; essi siano sensibili alla luce, al calore, all’ossigeno
– se ottenuta da pianta spontanea o coltivata; atmosferico, all’umidità ed ai microrganismi.
– data di raccolta, data di confezionamento e da- Le droghe vanno frequentemente controllate,
ta limite di utilizzazione; prendendo tutte le precauzioni per evitare cambia-
– forma di presentazione della droga (se polvere menti dei caratteri organolettici, della consistenza,
con indicazione del numero); ammuffimento e la tarlatura dovuta agli insetti.
– il titolo, che deve essere riferito al o ai princi- La corretta conservazione, responsabilità del
pi attivi o costituenti caratteristici o ad altri ca- farmacista, riguarda naturalmente anche i medici-
ratteri specifici, riportati nelle singole mono- nali finiti, per i quali in etichetta deve essere indi-
grafie. cata anche la data di scadenza.
Per le droghe vegetali sono infatti necessarie Qualora non si disponga di precise informazio-
maggiori informazioni, in quanto sono tanti i para- ni sulla stabilità del preparato, le NBP, per i prepa-
metri, legati all’origine e ai trattamenti subiti, che rati non sterili, stabiliscono come calcolare i limiti
influiscono sul contenuto in principi attivi e sulla di utilizzazione delle preparazioni allestite, conser-
qualità della droga. vate nelle condizioni che verranno indicate in eti-
È importante sottolineare che le NBP hanno in- chetta, e cioè, per le formulazioni solide, liquide
trodotto l’obbligo di conservare, tra la documenta- non acquose o con un contenuto alcolico non infe-
zione delle materie prime, il certificato di analisi, riore al 25 per cento “Non oltre il 25 per cento del
che riporta i risultati delle analisi eseguite su un più breve periodo di validità dei componenti utiliz-
campione del lotto a cui appartiene la sostanza ac- zati; tale periodo non può comunque superare i 6
quistata e permette al farmacista di comprendere se mesi”. Per tutte le altre formulazioni “Utilizzare en-
essa può essere accettata. “L’accettazione o il rifiuto tro 30 giorni dalla data di preparazione”. Questo
per l’utilizzazione” vengono dichiarate dal farma- limite deve essere ridotto o può essere superato solo
cista responsabile, con data e firma, sul certificato sulla base di specifiche conoscenze o adottando
di analisi. Riguardo alle materie prime vegetali è accorgimenti tecnici.
difficile per il farmacista eseguire i controlli al mo- L’etichettatura del medicinale finito dovrà ri-
mento dell’arrivo, decidere l’accettazione ed anche portare ulteriori informazioni, oltre a quanto già di-
valutare i dati del certificato di analisi per diversi sposto dall’art. 37 del Reg. Serv. Farm. del 1938,
motivi: le monografie presenti nella FU XII sono per garantire la corretta conservazione ed un im-
veramente poche, per cui il farmacista dovrebbe di- piego sicuro del prodotto da parte del paziente.
sporre di altre Farmacopee o almeno di testi accre- Secondo le NBP devono essere indicati in eti-
ditati; i preparati vegetali, che, come è noto, hanno chetta, chiaramente ed in modo facilmente leggi-
una composizione chimica complessa, possono es- bile ed indelebile:
sere stati titolati rispetto a componenti diversi del • nome, indirizzo e numero di telefono della far-
fitocomplesso e con metodiche diverse e quindi oc- macia;
corre conoscere piante, droghe e preparati vegetali • il nome del medico prescrittore, nel caso di pre-
in maniera approfondita per capire, leggendo il cer- parati magistrali e, se del caso, il nome del pa-
tificato di analisi, se il prodotto acquistato è ri- ziente, ove indicato;
spondente all’uso richiesto. Occorre pertanto ac- • l’indicazione che consente di risalire alla do-
quistare le materie prime vegetali solo da fornitori cumentazione;
autorizzati, specializzati e da tempo presenti nel set- • la data di preparazione e la data entro la qua-
tore e per il farmacista frequentare corsi di specia- le il medicinale deve essere utilizzato;
lizzazione ed aggiornamento. • il titolo della monografia nel caso di preparati
È stata anche introdotta la data limite di utiliz- officinali;
zazione, oltre la quale il prodotto non potrà essere • la quantità e/o il numero di dosi-forma;
Capitolo 7 • Preparazioni con droghe vegetali 59

• la composizione quali-quantitativa dei principi Operazioni di preparazione


attivi e qualitativa di tutti gli eccipienti impie-
gati; nel caso di preparazioni iniettabili la com- La precisione è il risultato di una sequenza di atti e
posizione quali-quantitativa completa. I com- di un atteggiamento che caratterizza ciascuno di es-
ponenti, incluse le droghe vegetali, devono es- si. Non vi sono preparazioni che richiedano mag-
sere indicati con la denominazione comune; giore precisione di altre, e la maggior parte degli er-
• altre indicazioni previste da leggi e regolamen- rori è dovuta alla insufficiente accuratezza delle
ti, dettagliate istruzioni e eventuali precauzioni operazioni eseguite, piuttosto che alla scarsa espe-
per il corretto uso e conservazione, l’indicazio- rienza o alle carenti conoscenze tecnico-scientifiche
ne ‘‘Tenere fuori dalla portata dei bambini” e, dell’operatore.
se del caso, le modalità di eliminazione dei con- Nessuna formulazione deve essere allestita
tenitori e del contenuto non utilizzato. In man- quando una parte anche minima di essa non è stata
canza di spazio, le indicazioni potranno essere ben compresa. Deve essere posta attenzione alle
riportate su un’etichetta aggiuntiva applicata caratteristiche chimico-fisiche di ciascun compo-
sul contenitore o, qualora ciò non fosse possi- nente, allo scopo di stabilire la più razionale tecni-
bile, fornite su un foglio opportunamente alle- ca di preparazione, prevedere le possibili interazio-
gato al contenitore stesso, anche ricorrendo al- ni, valutare la stabilità e la biodisponibilità del pro-
l’uso di pittogrammi. dotto finale.
Le NBP giustamente pongono attenzione anche Ciascun componente la formulazione deve es-
alla scelta del contenitore primario, che va a diretto sere utilizzato con cautela in modo da evitare per-
contatto col medicinale e pertanto, oltre a proteg- dite e contaminazioni crociate, per cui una volta
gerlo adeguatamente dagli agenti esogeni, non de- prelevata la quantità richiesta, il contenitore deve
ve dar luogo ad incompatibilità. Al momento del- essere rimosso dal piano di lavoro.
l’acquisto deve essere richiesto al fornitore il certi- Errori nel prelievo possono essere prevenuti
ficato di conformità ai requisiti della FU. Il conte- adottando un qualsiasi schema ripetitivo, che con-
nitore primario potrà essere sigillato se questo è pre- senta all’operatore di controllare le operazioni
feribile (ad es. blister, bustine termo-saldate ecc.) compiute, sia prima che dopo aver misurato i sin-
per mantenere la qualità; deve poter essere utiliz- goli componenti.
zato con facilità dal paziente, consentire agevol- Prima di iniziare la preparazione, il farmacista
mente e razionalmente il prelievo del medicinale, deve verificare che:
essere proporzionato al contenuto ed avere, se ne- – i materiali, gli utensili e le apparecchiature da
cessario, una chiusura a prova di bambino. utilizzare siano puliti, asciutti e sterilizzati, se
In farmacia dovrà essere conservata la docu- previsto;
mentazione scritta di tutte procedure adottate, in – ogni oggetto necessario sia disposto in ordine sul
particolare delle preparazioni magistrali ed offici- piano di lavoro e accessibile immediatamente;
nali, per evitare che il personale adibito possa svol- – sia pronto il contenitore appropriato per il pro-
gere le stesse operazioni secondo logiche soggetti- dotto finale;
ve. Lo scopo delle procedure scritte, come nelle – siano allontanati materie prime, apparecchiatu-
GMP dell’industria farmaceutica, è di individuare re, contenitori e documentazione riferibili ad al-
e tenere sotto controllo i punti critici del processo, tra preparazione o che comunque possano gene-
a garanzia della qualità e della riproducibilità del- rare confusione.
le specifiche del prodotto. In caso di interruzione il farmacista deve assi-
In ogni farmacia dovrà essere conservata scrit- curare che sia data ogni indicazione affinché lui
ta la procedura generale di ogni forma farmaceuti- stesso o altri possano riprendere senza incertezze le
ca eseguita, alla quale si può fare riferimento nella operazioni di preparazione.
procedura specifica di ogni preparazione magistra-
le. Per le preparazioni officinali si compila il foglio
di lavorazione. Le ricette relative alle preparazioni Controllo di qualità del preparato
richieste in farmacia si conservano seguendo le nor-
me per la spedizione delle ricette mediche ed il Co- Il controllo generale da eseguirsi sul preparato fi-
dice della privacy. In ogni caso attraverso la docu- nito comprende almeno:
mentazione conservata in farmacia si deve poter ri- – l’aspetto;
costruire la storia del medicinale a garanzia della – le caratteristiche organolettiche (colore, odore,
sua qualità e della sicurezza del paziente. sapore);
60 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

– le proprietà fisiche (omogeneità, consistenza, La FU XII, nella monografia generale “Droghe


trasparenza, ridispersibilità dell’eventuale sedi- vegetali”, riporta la seguente definizione:
mento, stabilità delle emulsioni ecc.); “Le droghe vegetali sono essenzialmente piante
– la quantità o il numero di dosi-forma da dispen- intere, frammentate o tagliate, parti di piante, alghe,
sare; funghi, licheni in uno stato non trattato, general-
– l’uniformità di massa delle forme farmaceuti- mente in forma essiccata, ma talvolta fresche. Sono
che a dose unica. anche considerati droghe vegetali alcuni essudati
I controlli analitici sul prodotto finito possono che non sono stati sottoposti ad uno specifico tratta-
essere omessi nella preparazione su scala ridotta, se mento. Le droghe vegetali vengono definite con pre-
ed in quanto il farmacista assicura personalmente e cisione dal nome scientifico botanico secondo il si-
continuamente la qualità e la quantità delle sostanze stema binominale (genere, specie, varietà e autore)”.
impiegate, la correttezza delle operazioni eseguite e Le parti di piante possono essere: radici, tube-
la corrispondenza alle procedure stabilite. ri, rizomi, cortecce, legni, gemme, foglie, sommità
fiorite, fiori, frutti, semi, gomme, gommoresine,
oleoresine e latici.
Preparazione della droga È opportuno ricordare qui che le droghe hanno
sempre una composizione complessa, infatti con-
Una terapia con rimedi naturali, cioè ottenuti da tengono: a) costituenti primari o essenziali; b) co-
piante medicinali, può avere successo solo se le sin- stituenti (metaboliti) secondari o anormali; c) so-
gole droghe vegetali sono state appropriatamente stanze inerti; d) sostanze di sostegno.
scelte, preparate ed impiegate. Certamente il meto- Per l’attività delle droghe e derivati rivestono
do più facile e pratico di utilizzo delle droghe ve- una grande importanza la raccolta, la loro prepa-
getali è quello dell’estrazione con acqua (tisane, in- razione e conservazione. Le droghe vegetali si ot-
fusi e decotti) dei principi attivi solubili, ma sicu- tengono da piante coltivate o selvatiche. La loro
ramente sono gli estratti titolati che garantiscono qualità è garantita da adeguate procedure di cam-
meglio l’efficacia della droga, oltre che la costan- pionamento, coltivazione, raccolta, essiccamento,
za e la riproducibilità della risposta terapeutica. frammentazione e condizioni di conservazione (FU
Le droghe vegetali, a seconda del preparato che XII pag. 831).
si vuol realizzare, possono essere utilizzate sia allo I vari metodi impiegati per la conservazione
stato fresco che allo stato secco. Quando non ven- possono essere classificati in due categorie.
ga altrimenti specificato, si intende allo stato secco. A) Metodi che provocano una temporanea ini-
La FU XII, nelle Prescrizioni generali, pag. 17, bizione enzimatica: a) essiccazione al sole ed al-
riporta: “Oltre a quanto previsto nella monografia l’aria libera; b) essiccazione all’ombra; c) essicca-
generale “Droghe vegetali” e nel capitolo 2.8 Me- zione con aria calda e secca; d) essiccazione con
todi di farmacognosia, le droghe vegetali devono: raggi infrarossi; e) essiccazione in stufa; f) liofiliz-
– contenere, quando non sia fissato un limite, non zazione; g) triturazione con sali e zuccheri (inibi-
più del 10 per cento di umidità (perdita all’es- tori enzimatici) e, infine, h) surgelamento, che
siccamento); mantiene inalterate le piante fresche fino al loro
– se importate, rispondere a quanto stabilito dal- uso, ma è un metodo non economico.
le relative vigenti norme comunitarie”. B) Metodi che provocano una denaturazione ir-
È opportuno ricordare che nel volume “Droghe reversibile degli enzimi (stabilizzazione): a) meto-
vegetali e preparazioni”, successivamente incor- do di Goris e Arnaud (vapor d’acqua a 105-120 °C);
porato nella FU, al punto 3 delle Avvertenze Ge- b) metodo Perrot-Goris (vapori di alcol sotto pres-
nerali, era riportato: “Devono essere di raccolta re- sione, in autoclave); c) metodo Petersen (due ore con
cente, di qualità scelta ed in perfetto stato di con- idrogeno solforato 1%); d) metodo Bourquelot (con
servazione”. alcol bollente, si ottengono alcolaturi stabilizzati).
La droga fresca viene usata più raramente, ad Le droghe, prima della loro utilizzazione, de-
es. per la preparazione delle tinture madri e dei vono essere identificate, controllate ed opportuna-
gemmoderivati; viene utilizzata anche nella prepa- mente preparate, cioè mondate e ridotte in pezzi di
razione di polpe, succhi e per l’ottenimento di oli grandezza adeguata o in polvere più o meno fine a
essenziali. L’impiego della droga fresca è molto li- seconda dell’uso.
mitato in quanto la presenza di acqua ostacola mol- L’identificazione delle droghe vegetali, secondo
ti processi di lavorazione industriale e ne limita e la FU XII, viene effettuata mediante le loro descri-
condiziona la conservazione. zioni macroscopiche, microscopiche e con qualun-
Capitolo 7 • Preparazioni con droghe vegetali 61

que altro saggio che possa essere richiesto (ad es., contenute in recipienti idonei all’uso farmaceutico,
cromatografia su strato sottile). mediante l’aggiunta di agenti disinfestanti volatili
I saggi previsti dalla FU XII, pag. 831, riguar- che, tra l’altro, dovevano essere compatibili con i
dano: elementi estranei, perdita all’essiccamento, procedimenti necessari alla preparazione delle for-
acqua, pesticidi, contaminazione microbica, ceneri me farmaceutiche derivate.
totali, ceneri insolubili in acido cloridrico, sostan- Il farmacista è responsabile della qualità dei
ze estraibili, indice di rigonfiamento, indice di ama- prodotti che impiega per effettuare le preparazio-
rezza, metalli pesanti, aflatossine, contaminazione ni e pertanto deve controllare i prodotti che ac-
radiottiva. Questi saggi sono descritti nel capitolo quista.
2.8 “Metodi generali di farmacognosia” a pag. 331. Il controllo di qualità sulle droghe da impie-
Secondo le Avvertenze riportate nella FU X, gare in preparazioni farmaceutiche può essere rias-
pag. 2406, non più presenti sia nella FU XI che nel- sunto nei seguenti punti:
la FU XII, ma che hanno sempre validità generale, 1) identità, tramite osservazione macroscopica e,
“le droghe vegetali devono essere fornite alla far- possibilmente, microscopica o mediante analisi
macia in confezione integra, recante in etichetta le cromatografica dei principali costituenti;
seguenti indicazioni: 2) impurezze estranee (inorganiche ed organiche
– nome ed indirizzo del produttore o del respon- ed eventuali sofisticazioni);
sabile della commercializzazione; 3) perdita di peso all’essiccazione;
– denominazione della droga e nome botanico del- 4) presenza di insetti;
la pianta secondo il nome scientifico della spe- 5) contaminazione batterica o fungina;
cie ufficialmente riconosciuto ed accettato dalle 6) contenuto (titolo) in principi attivi; meglio il do-
Farmacopee o da documenti scientifici partico- saggio del 70-80% dei componenti della pianta.
larmente qualificati, con eventuale indicazione, È importante comunque acquistare sempre dro-
in parentesi, dei sinonimi più utilizzati; ghe selezionate e garantite dal produttore e dal com-
– luogo di origine della droga; merciante e conservarle nelle condizioni ottimali,
– se ottenuta da pianta spontanea o coltivata; cioè in locali asciutti e ben aereati.
– data di raccolta, data di confezionamento e data Le droghe possono essere utilizzate come tali,
limite di utilizzazione (le droghe vegetali devo- ridotte in pezzi o in polvere con grado di finezza op-
no essere di raccolta recente; devono essere di portuno, o sottoposte a processi estrattivi. In que-
qualità scelta ed in perfetto stato di conserva- st’ultimo caso devono essere sottoposte a tratta-
zione. Di norma la raccolta va fatta: per le foglie menti preliminari, come ad es. la macerazione e la
a completo sviluppo, per le radici ed i rizomi du- digestione.
rante la fase di quiescenza della vegetazione, per
le cortecce ed i legni a completo sviluppo della
pianta, per i fiori ad antesi completa ed al sor- Forme farmaceutiche
gere del sole, per i frutti ed i semi a maturità);
– numero del lotto di lavorazione; Le forme farmaceutiche nelle quali vengono pre-
– forma di presentazione della droga (se polvere parati i medicinali fitoterapici sono numerose e pos-
con indicazione del numero). sono essere classificate in solide (polveri, capsule,
Devono essere fornite anche le informazioni re- compresse) e liquide (soluzioni estrattive) o, me-
lative a: glio, secondo il metodo di ottenimento:
– il titolo, che deve essere riferito al o ai principi a) per polverizzazione
attivi o costituenti caratteristici o ad altri carat- • polveri;
teri specifici, riportati nelle singole monografie b) per distillazione
o comunque utili, se richiesti, ai fini di un ido- • in corrente di vapore (essenze, idrolati, acque
neo impiego in terapia o in farmacia; coobate);
– la perdita all’essiccamento; quando non sia fis- • con alcol (alcolati);
sato un limite, le droghe vegetali non devono c) per estrazione (soluzioni estrattive)
contenere più del 10% di umidità; • con adatti solventi (tisane, infusi, decotti,
– i trattamenti fisici o chimico-fisici utilizzati per estratti, tinture);
la conservazione, anche durante la fase del tra- • con alcol (da droghe fresche: alcolaturi);
sporto e della distribuzione”. • con vini (vini medicinali);
Ricordiamo anche che la FU IX (Vol I, pag. 516) • con aceto (acetoliti);
consentiva la disinfestazione delle droghe secche, • con oli (oleoliti).
62 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

In definitiva lo scopo di tutti i procedimenti tec- Generalmente le polveri si ottengono per pol-
nologici estrattivi è quello di ottenere in forma più verizzazione della droga essiccata e devono poi es-
pura, e talvolta più concentrata, i principi attivi del- sere setacciate per avere un preparato con granulo-
la droga, in modo da ottenere un prodotto con una metria omogenea.
migliore biodisponibilità. In base alla consistenza, fibrosità e fragilità del-
Attualmente le forme più usate sono: le polve- la droga si adoperano opportuni metodi di polve-
ri, le soluzioni acquose, le soluzioni idroalcoliche, rizzazione.
i gemmoderivati, gli oli essenziali, le SIPF (so- La frantumazione, impiegata soprattutto per
spensioni integrali di pianta fresca), gli estratti corpi duri, viene effettuata con taglierine, macinini
secchi e gli estratti fluidi. Tutti questi preparati ga- a coltelli rotanti, frantumatoi a cilindri o a lame,
lenici possono essere allestiti in farmacia, ma è da grattugie rotanti.
rilevare che oggi molte preparazioni, quelle cosid- La triturazione, per polverizzare droghe erba-
dette “di base” (estratti, tinture, SIPF, oli essenzia- cee, gemme, bulbi, tuberi, utilizza omogenizzatori
li) sono più vantaggiosamente eseguite in stabili- a coltelli rotanti e taglierine di vario tipo.
menti industriali, dove è certamente più rigoroso il La polverizzazione vera e propria viene otte-
controllo di qualità a tutti i livelli ed il costo del nuta con vari tipi di mortaio e con molini di vario
prodotto finale è minore. Infatti vengono lavorati tipo: a coltelli (taglio), a martelli (urto e impatto),
grossi quantitativi di materiale impiegando tecni- a rulli (compressione), a cilindri (attrito), a palle (at-
che ed attrezzature tali da rendere tutte le opera- trito e impatto), a energia fluida (attrito e impatto).
zioni più economiche. Pertanto le farmacie oggi Inoltre polveri possono essere ottenute con la crio-
possono rifornirsi di preparati galenici di base frantumazione (a –70 °C con azoto liquido) o con
presso l’industria ed impiegarli per commercializ- l’atomizzazione (da estratti fluidi).
zarli come tali o per la preparazione di altre forme Nella Figura 7.1 sono rappresentati i meccani-
farmaceutiche. smi di polverizzazione e nella Figura 7.2 alcuni ti-
pi di molini. La Figura 7.3 mostra lo schema di un
atomizzatore.
Polveri Come già detto, le polveri ottenute devono es-
sere setacciate per avere materiale omogeneo: ciò
Come è noto, la prima e più semplice forma di som- è importante soprattutto per la mescolanza di pol-
ministrazione di una droga è la polvere, che può es- veri diverse.
sere semplice o composta a seconda che sia forma- Le polveri possono essere di varia grandezza. La
ta con una sola droga o con una mescolanza di pol- FU XII, pag. 363, riporta la classificazione granu-
veri ottenute da droghe diverse. La FU XII riporta lometrica delle polveri mediante setacciatura, uti-
le “polveri per applicazione cutanea” (pag. 897) e lizzando per la descrizione delle polveri i seguenti
le “polveri per uso orale” (pag. 898). termini:

Fig. 7.1 Meccanismi


di polverizzazione
Capitolo 7 • Preparazioni con droghe vegetali 63

Molino a cilindri Molino a martelli

Fig. 7.2 Alcuni tipi


Molino a coltelli Molino a palle di molini

40% in massa passa attraverso il setaccio numero


125.
Polvere molto fine: non meno del 95% in mas-
sa passa attraverso il setaccio numero 125 e non
più del 40% in massa passa attraverso il setaccio
numero 90.
Quando la polvere è caratterizzata da un singo-
lo numero di setaccio, salvo indicazione contraria,
non meno del 97% della polvere passa attraverso il
setaccio di quel numero. La Figura 7.4 rappresen-
ta due tipi di setacci.
La FU XII riporta anche, pag. 420, la classifi-
cazione delle polveri mediante finezza:
– polvere grossolana: μm <355;
Fig. 7.3 Schema di atomizzatore – polvere moderatamente sottile: μm 180-355;
– polvere sottile: μm 125-180;
– polvere molto sottile: μm ≤125.
Polvere grossolana: non meno del 95% in mas- Il grado di finezza più opportuno delle polveri
sa passa attraverso il setaccio numero 1400 e non è stabilito da tutte le Farmacopee ed è fondamen-
più del 40% in massa passa attraverso il setaccio tale non solo per gli impieghi diretti, ma anche per
numero 355. ottenere i migliori risultati nella preparazione del-
Polvere moderatamente fine: non meno del 95% le soluzioni estrattive.
in massa passa attraverso il setaccio numero 355 e Quando si usano preparazioni con più polveri,
non più del 40% in massa passa attraverso il setac- è importante raggiungere il massimo grado di
cio numero 180. omogeneità della miscela e per ottenere ciò è
Polvere fine: non meno del 95% in massa pas- necessario mescolare sempre polveri con lo stes-
sa attraverso il setaccio numero 180 e non più del so grado di finezza. Esistono in commercio molti
64 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

a b c
Fig. 7.4 Setacci (a, b) e vibrosetacciatore (c)

(es. lattosio) o con la stessa droga con titolo più


basso.
Nella Tabella 7.1 sono riportati alcuni esempi
di polveri titolate presenti nella Farmacopea X. La
titolazione del principio attivo viene effettuata
sempre con metodo chimico. Nella Tabella 7.2 so-
no riportate le droghe (polvere) e gli estratti sec-
chi che si trovano descritte nel capitolo “Materie
prime” delle Farmacopee XI e XII. Il loro nume-
ro aumenta considerevolmente considerando le
polveri, da estratti secchi e da droghe, presenti nel-
la Ph. Eur. VI e Supplementi (sono più di ottanta).
Usi delle polveri. Le polveri, che sono costituite
dal totum della droga vegetale, possono essere im-
piegate per uso interno (disperse in acqua, mesco-
late a miele, poste in capsule opercolate, compres-
se) o per uso esterno (incorporate in pomate).
Fig. 7.5 Miscelatore a V
Le capsule sono forme farmaceutiche che con-
tengono il medicinale in un contenitore costituito da
gelatina e che può essere molle o rigido.
tipi di miscelatori, anche semplici, che consento- Certamente il confezionamento delle polveri in
no di ottenere una miscela perfettamente omoge- capsule gelatinose opercolate (capsule rigide o
nea. La Figura 7.5 ne mostra un esemplare. opercoli), FU XII, pag. 886, è quello migliore, spe-
È oggi necessario conoscere il titolo in principi cie quando le caratteristiche organolettiche della
attivi delle polveri (pulveres titrati). polvere sono sgradevoli o quando il preparato è mu-
La titolazione delle polveri può essere effettua- cillaginoso o igroscopico.
ta con metodi chimici o biologici. Le capsule opercolate sono oggi tra le forme far-
Per raggiungere il titolo desiderato, le droghe maceutiche più diffuse, infatti sono facili da usare
molto attive sono mescolate con materiale inerte e possono essere anche rese gastroresistenti o a
Capitolo 7 • Preparazioni con droghe vegetali 65

Tabella 7.1 Polveri ed estratti secchi titolati della FU X


Denominazione FU X pag. Titolo in principi attivi
Aloe estr. secco titolato 521 19,0-21,0% Barbaloina
Belladonna polv. titolata 641 0,28-0,32% Iosciamina
Digitalis purpurea folium 1011 0,3% Digitossina
Frangola corteccia estr. secco titolato 1210 15,0-30,0% Glucofrangolina
Giusquiamo polv. titolata 1237 0,05-0,07% Iosciamina
Ipecacuana polv. titolata 1364 1,90-2,10% Emetina
Mirtillo nero estr. idroalc. secco ad alto titolo 1570 23,8-26,2% Antocianidina
Oppio polv. titolata 1639 9,5-10,5% Morfina anidra
Stramonio polv. titolata 1988 0,23-0,27% Iosciamina

Tabella 7.2 Estratti secchi e droghe nelle FU XI e FU XII (Materie prime)


Denominazione FU XI pag. FU XII pag.
Camomilla estr. idroalc. secco titolato 730 971
Carciofo estr. acquoso secco titolato 733 972
Cascara estr. acquoso secco 736
Cascara estr. secco 738
Mirtillo nero estr. idroalc. secco titolato 762
Oppio polvere titolata 769
Rabarbaro estr. secco 776 1000
Valeriana estr. idroalc. secco 792
Idraste rizoma 750
Ippocastano semi 754 984
Malva foglia 756

rilascio modificato. Possono inoltre essere confe- nella coltivazione e lavorazione delle droghe che al-
zionate in farmacia per realizzare preparazioni con legano il certificato analitico con il titolo del prodotto.
dosaggio preciso. Si trovano in commercio in otto Per la preparazione delle capsule occorre pesa-
differenti misure, indicate con numeri da 000 a 5. re le quantità di prodotto richiesto, procedere alla
Per i prodotti fitoterapici vengono generalmente setacciatura delle polveri ed alla loro miscelazione
usate le misure 0 (ml 0,68) e 1 (ml 0,50) (Fig. 7.6). prima di riempire gli opercoli. Per la setacciatura si
Le materie prime vegetali, droghe in polvere o impiegano i setacci, almeno 4, per definire la di-
estratti secchi (concentrato totale, atomizzato, granu- stribuzione percentuale delle polveri.
lato, liofilizzato) sono fornite da ditte specializzate La miscelazione delle polveri, che è una fase im-
portante perché da essa dipende la qualità finale del
prodotto e l’esatto dosaggio, viene effettuata con un
miscelatore che può essere un semplice cilindro di
vetro o un miscelatore meccanico o, addirittura, una
busta di plastica.
L’incapsulatrice può essere manuale, semiau-
tomatica o automatica. Normalmente la farmacia
dispone dell’apparecchio manuale o di quello se-
miautomatico (Fig. 7.7). Come già detto, per la pre-
parazione in farmacia di compresse, capsule, tisa-
ne o bustine è obbligatorio un sistema di aspira-
zione per polveri (FU XII, Tabella 6).
Sulle capsule preparate è sempre opportuno ese-
Fig. 7.6 Misura delle capsule guire i saggi della FU.
66 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

zione dei principi attivi e la loro diffusione dalle


cellule stesse.
Nella Figura 7.8 sono schematicamente riassunte
le tecniche di estrazione ed i preparati estrattivi otte-
nibili, utilizzando droga essiccata o droga fresca.
Particolare importanza riveste la scelta del sol-
vente di estrazione (menstruo), che:
• deve avere elevato potere solvente nei confron-
ti dei principi attivi da estrarre;
• deve essere scelto anche in base all’uso dell’e-
stratto;
• in caso di estratti idroalcolici o tinture madri de-
ve avere un corretto grado alcolico. Importante
è anche il tempo di contatto droga/solvente
(Tabella 7.3).
Viene ora descritta schematicamente la prepara-
zione delle più comuni soluzioni estrattive.

Infusi e decotti
La FU XII non riporta queste preparazioni liquide
estemporanee da droghe vegetali. Erano invece
presenti nella FU XI che riportava la seguente de-
scrizione
Gli Infusi (FU XI, pag. 616) sono “preparazio-
Fig. 7.7 Incapsulatrice semiautomatica
ni liquide ottenute estemporaneamente versando
sulle droghe, ridotte ad un grado conveniente di
suddivisione, dalle quali si vogliono estrarre i prin-
cipi attivi, acqua R alla temperatura di ebollizione
Soluzioni estrattive e lasciando poi a contatto con l’acqua stessa per
un tempo più o meno lungo. Dopo raffreddamento
Come è stato già ricordato, la droga deve essere pre- completo, filtrare attraverso ovatta o attraverso
parata prima di operare l’estrazione, riducendola ad garza, senza comprimere; portare il filtrato alla
un opportuno grado di finezza e poi umettandola o, massa prescritta con acqua R calda con la quale si
se del caso, sottoponendola alla macerazione. lava il residuo ed il filtro”.
Con ciò si facilita la penetrazione del solvente Talvolta può essere necessario aggiungere al-
nelle cellule vegetali e la conseguente solubilizza- l’acqua piccole quantità di sostanze acide o alcali-

Tabella 7.3 Preparazione di soluzioni estrattive


Estratto Droga Tempo di contatto Rapporto D/E*
Estratti fluidi Secca Fino ad esaurimento 1/1
Tinture Secca 2-8 gg 1/5-1/10
Enoliti Secca 10-15 gg 1/20
Acetoliti Secca 10-15 gg 1/10
Oleoliti Secca 5-15 gg oppure 1/10
Fresca 1-12 ore a 50 °C 1/10
TM Fresca 21 gg 1/10-1/20
MG Gemme 21 gg 1/20
Radichette
Germogli
Estratti glicolici Secca 21 gg oppure 1/1-1/2
Fresca 4-48 ore a 50 °C 1/4-1/5
* D, droga; E, estratto
Capitolo 7 • Preparazioni con droghe vegetali 67

r percolazione
a freddo w macerazione
q spremitura
TECNICHE DI ESTRAZIONE
r digestione
u
a caldo w infusione
u decozione
q distillazione

r fluidi (1:1)
DROGA ESSICCATA secondo consistenza w molli
q secchi

estratti
r acquosi
u
u idroalcolici
secondo concentrazione u alcolici
secondo solvente w eterei
u enoliti
u
r alcoliche u acetoliti
tinture w idroalcoliche q oleoliti
PREPARATI ESTRATTIVI (1:5-1:10) q eteree

r decotti
estrazione con acqua w infusi
q tisane

in corrente r
w
essenze (oli essenziali)
di vapore q idrolati
distillazione
r
con alcol w
q
alcolati

tinture madri (TM)


DROGA FRESCA a freddo
(alcolaturi)
estrazione alcolica
a caldo alcolaturi stabilizzati

PREPARATI ESTRATTIVI macerazione glicerica macerati glicerici


(gemmoderivati)

spremitura succhi

in corrente r oli essenziali


w
distillazione di vapore q idrolati

con alcol alcolati


Fig. 7.8 Tecniche di estrazione e preparati estrattivi

ne per facilitare l’estrazione dei principi attivi dal- Le successive edizioni della Farmacopea non
la droga. hanno riportato preparazione di infusi.
Generalmente si utilizzano le parti tenere e deli- I Decotti (FU XI, pag. 616) sono “preparazioni
cate (foglie, fiori, ramoscelli) delle piante, ma talvol- liquide ottenute estemporaneamente facendo bolli-
ta anche le radici quando è sconsigliabile applicare re in acqua le droghe opportunamente polverizza-
tecniche più drastiche (es. decozione). Si usano in ge- te, dalle quali si vogliono estrarre i principi attivi.
nere da 1 a 10 parti di droga per 100 parti di infuso. L’operazione corrispondente si chiama decozione
68 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

ed essa non si applica mai a droghe contenenti prin- • Le droghe di piccole dimensioni possono es-
cipi attivi volatili. Solitamente si impiegano cinque sere adoperate intere.
parti di droga per preparare 100 parti di decotto;
2) Miscelazione di droghe per tisane
nel caso di droghe contenenti alcaloidi, l’acqua vie-
• La miscela deve essere quanto più possibile
ne addizionata, per favorire l’estrazione, di una
omogenea
quantità di acido citrico R o acido cloridrico dilui-
• La miscela di droghe è generalmente costi-
to R approssimativamente corrispondente alla quan-
tuita da:
tità totale di alcaloidi contenuti nella droga”.
rimedio base
La decozione si applica solitamente a tessuti
sinergizzante
compatti, poco permeabili, privi di principi attivi
coadiuvante
volatili (legno, corteccia, radici, semi).
correttivo
Le successive Farmacopee non riportano alcuna
• È raccomandato di non utilizzare mai più di
preparazione di decotti.
I limiti della decozione sono dovuti al fatto che, otto diverse droghe vegetali
oltre alla distruzione dei principi attivi volatili, l’e- • Le specie riportate dal FN erano tutte com-
bollizione prolungata può produrre trasformazioni poste da 4-5 droghe.
irreversibili (ossidazioni, idratazioni, idrolisi, iso- La FU XII riporta la monografia generale (FU
merizzazioni) con formazione di prodotti farmaco- XII, pag. 839) “Piante per tisane” con la seguen-
logicamente inattivi o con attività diversa da quel- te definizione: “Le piante per tisane sono costitui-
la desiderata. te da una o più droghe vegetali destinate a prepa-
razioni acquose orali ottenute per decozione, infu-
sione o macerazione: La preparazione viene effet-
Tisane tuata immediatamente prima dell’uso. Le piante per
tisane vengono generalmente fornite in quantità
Nel Formulario Nazionale (FN), parte C “Galenici non ripartite in dosi od in sacchetti”.
tradizionali di derivazione magistrale”, le tisane Le piante utilizzate devono soddisfare le singo-
erano definite preparazioni acquose ottenute estem- le monografie di Farmacopea o la monografia ge-
poraneamente da una o più droghe vegetali e sono nerale Droghe vegetali (FU XII, pag. 831).
destinate ad essere somministrate per via orale, co- Vengono riportati qui due esempi di miscele per
me tali a fini terapeutici o come veicoli di altri me- tisane (Formulario Nazionale – galenici tradizionali).
dicamenti. Possono essere leggermente edulcorate
od aromatizzate e vanno, di preferenza, consumate
al momento. Miscela per tisana composta all’altea
Nel FN, parte C, erano riportate le monografie
di 16 specie (“Miscele per tisane”). Composizione. 100 g di miscela contengono:
Le specie sono miscele di droghe vegetali de- Altea radice g 30
stinate alla preparazione di tisane, suddivise in Timo erba g 25
frammenti di dimensioni adatte alla esecuzione Finocchio dolce frutti g 10
delle preparazioni, separati mediante setacci dalle Piantaggine foglie g 15
polveri fini, che vanno scartate. Liquirizia radice g 10
Lichene islandico tallo g 10
Fasi di preparazione della miscela per tisane Uso e posologia. Preparare la tisana al momento
dell’uso per infusione. Un cucchiaio (5 g circa) per
1) Setacciatura di droghe per miscele per tisane una tazza (250 g circa), 1-3 volte al giorno.
• Si utilizzano setacci classificati con un nume-
ro che indica la larghezza delle maglie (μm)
foglie, fiori, erbe: 5600 Miscela per tisana composta alla valeriana
foglie, fiori, erbe di consistenza
particolare o di spessore superiore Composizione. 100 g di miscela contengono:
a 300 μm: 4000 Valeriana radice g 40
radici, rizomi, cortecce, parti Luppolo g 20
legnose, frutti, semi: 4000 Melissa foglie g 15
• Dopo la setacciatura le polveri fini vanno Menta piperita foglie g 15
scartate Arancia amara corteccia g 10
Capitolo 7 • Preparazioni con droghe vegetali 69

Uso e posologia. Preparare la tisana al momento matica come: menta, melissa, verbena, finocchio,
dell’uso per infusione. Un cucchiaio (5 g circa) per anice ecc. Talvolta, per rendere la tisana più gradi-
una tazza (250 g circa), 1-3 volte al giorno. ta anche alla vista, si usa aggiungere anche una
Per la preparazione delle tisane è consigliabile droga capace di impartire al liquido una bella colo-
l’uso di 10-20 grammi di droga per un litro di tisa- razione: si avrà, ad es., un colore rosso con il
na, utilizzando acqua potabile; prima dell’assun- karkadé e con il rosolaccio, giallo con la calendula,
zione sono decantate o filtrate attraverso garza o arancio con i fiori di carcamo ecc.
ovatta. Rispetto ad infusi e decotti quindi le tisane Questi dettagli sono importanti per la buona
sono soluzioni estrattive più diluite, che possono riuscita del preparato, in modo che questa forma
essere assunte per via orale abitualmente anche più farmaceutica, indubbiamente “minore”, come talu-
volte al giorno; talvolta possono essere impiegate ni la chiamano, possa conservare il suo posto in te-
per uso topico per bagni ed impacchi. rapia nei casi di disturbi lievi e passeggeri.
Una preparazione di moda oggi è la tisana
espresso; questa viene realizzata con l’ausilio di
una caffettiera tipo “moka”. La droga, opportuna- Estratti
mente sminuzzata (taglio espresso), viene posta sul
filtro della caffettiera. Si procede quindi come per La FU XII, pag. 832, ne dà la seguente definizio-
la preparazione del caffè, avendo però cura di usa- ne: “sono preparazioni di consistenza liquida
re l’acqua e la droga nelle giuste proporzioni. Que- (estratti liquidi e tinture), semisolida (estratti mol-
ste saranno indicate dal farmacista, il quale dovrà li e oleoresine) o solida (estratti secchi), ottenute da
anche indicare al paziente il numero di tazze di “ti- droghe vegetali o da materiali di origine animale
sana espresso” da prendere nella giornata e per generalmente allo stato essiccato”.
quanto tempo. Poiché il materiale vegetale secco si In alcuni casi le materie da estrarre possono es-
rigonfia a contatto con l’acqua, si consiglia sempre sere sottoposte ad un trattamento preliminare, co-
di riempire il filtro della caffettiera fino a metà; me ad es. l’inattivazione degli enzimi, la tritura-
questo eviterà l’intasamento del filtro. In conclu- zione o la sgrassatura. Inoltre le sostanze indeside-
sione la tisana è ottenuta con un processo di perco- rate possono essere eliminate dopo l’estrazione. Se
lazione sotto pressione. nella fabbricazione di medicinali sono utilizzati
Le tisane oggi possono essere preparate, ancor estratti di origine animale, si applicano i requisiti
più semplicemente e rapidamente, ma anche so- del capitolo Sicurezza virale (FU XII, pag. 703).
prattutto con una maggior sicurezza di costanza La Farmacopea distingue diversi tipi di estratti.
nell’azione farmacologica, facendo assorbire gli Gli estratti titolati sono aggiustati, con una tol-
estratti fluidi su eccipienti inerti e facilmente idro- leranza accettabile, al contenuto definito dei com-
solubili, quali saccarosio, lattosio o maltodestrine. ponenti con attività terapeutica conosciuta; l’ag-
Al momento dell’uso è sufficiente che l’utilizzato- giustamento si può fare usando materiale inerte o
re disciolga il preparato in acqua calda per avere mescolando più lotti di estratti.
pronta una tisana di sicura composizione. Un altro Gli estratti quantificati sono aggiustati ad un
vantaggio di questa forma è la possibilità di una definito intervallo dei componenti e l’aggiusta-
lunga conservazione poiché i principi attivi si tro- mento si effettua mescolando più lotti di estratti.
vano allo stato secco. Gli estratti purificati derivano dai precedenti
Sempre allo scopo di semplificare la prepara- quando, durante la loro produzione, vengono ap-
zione delle tisane sono stati anche commercializ- plicate procedure di purificazione che portano ad un
zati recentemente dei preparati liquidi in fialoni, aumento delle proporzioni tipiche dei costituenti ri-
costituiti da estratti di droga in soluzione acquosa spetto ai valori attesi.
da diluire con acqua calda edulcorata al momento Altri tipi di estratti sono definiti essenzialmen-
dell’uso. te dalle loro specifiche e dal loro processo di pro-
Le piante oggi adoperate per la preparazione di duzione come, ad es., lo stato della droga vegetale
tisane sono circa 300 e vengono associate in base o del materiale di origine animale da estrarre, il sol-
alle loro proprietà terapeutiche. Si devono presen- vente e le condizioni di estrazione.
tare in una confezione pratica e piacevole ed even- Produzione degli estratti. La FU XII riporta
tualmente si dovrà aromatizzare in modo che la ti- che gli estratti sono preparati mediante metodi ap-
sana risulti gradevole per facilitare la somministra- propriati usando etanolo o altri solventi idonei.
zione ripetuta. Per una buona aromatizzazione è Nel corso delle diverse fasi del processo di pro-
necessario aggiungere alla miscela una droga aro- duzione possono essere aggiunti eccipienti adeguati,
70 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

allo scopo, ad es., di migliorare le qualità tecnolo- sempre coperto dal restante solvente di estrazione.
giche del prodotto, come l’omogeneità e la consi- Il residuo può essere pressato ed il liquido ottenu-
stenza. Si possono inoltre aggiungere appropriati to riunito al percolato. La percolazione viene scel-
stabilizzanti e conservanti antimicrobici. ta nei seguenti casi:
La FU XII riporta inoltre che il sovente organi- 1) droghe costose, dalle quali si vogliono estrar-
co recuperato dalla concentrazione degli estratti re tutti i principi attivi; 2) droghe non necessaria-
molli e secchi può essere riutilizzato purché le pro- mente costose, ma contenenti dei principi attivi par-
cedure di recupero siano controllate per assicurare ticolarmente ricercati; 3) droghe costituite da cor-
che i solventi soddisfino appropriati standard. tecce o radici poiché, essendo poco voluminose, ri-
La FU XI riportava due metodi di produzione: sultano facilmente lavorabili con tale sistema estrat-
la macerazione e la percolazione. tivo; 4) quando si voglia esaurire la droga per otte-
La macerazione consiste nel ridurre il mate- nere estratti fluidi, estratti molli, estratti secchi.
riale da estrarre in pezzi di grandezza appropria- La percolazione non può essere usata nei se-
ta, mescolare uniformemente con il solvente di guenti casi:
estrazione prescritto e lasciare a riposo, in un re- 1) droghe che contengono pectine e/o mucil-
cipiente chiuso, per un tempo appropriato. Il resi- lagini. In tal caso il solvente viene “catturato” da
duo viene separato dal solvente di estrazione e, se tali sostanze e la droga tende a rigonfiarsi sempre
necessario, pressato. In questo caso i due liquidi di più, impedendo al solvente di fluire corretta-
vengono riuniti. Talvolta la macerazione si utiliz- mente; 2) droghe che, anche se non hanno le so-
za come tecnica preventiva, prima della percola- stanze suddette, tendono lo stesso a rigonfiarsi
zione, per aumentare il tempo di contatto della molto; 3) droghe con poca sostanza vegetale, ov-
droga con il menstruo. La macerazione preventi- vero povere di fibre (mirra, aloe, propoli, benzoi-
va risulta particolarmente utile per le droghe co- no ecc.); esse si impaccherebbero subito, impe-
riacee e per principi attivi non molto solubili nel dendo al solvente di fluire; 4) se si vogliono pre-
solvente prescelto. parare degli estratti fluidi e la droga è, per sua na-
La percolazione consiste nel preparare la dro- tura, troppo voluminosa e non viene coperta dal-
ga ed umettarla, mescolandola uniformemente con la quantità di solvente che può essere usata (nel
una parte del solvente di estrazione prescritto e la- caso degli estratti fluidi non è consentito usare un
sciando a riposo per un tempo appropriato. Si tra- eccesso di solvente che andrebbe eliminato poi per
sferisce il tutto in un percolatore (Fig. 7.9) e, dopo evaporazione).
una macerazione preventiva, si lascia fluire lenta- Di norma la macerazione e la percolazione so-
mente (si devono poter contare le gocce) il perco- no seguite dalla concentrazione dei liquidi di estra-
lato, assicurandosi che il materiale da estrarre sia zione fino alla consistenza desiderata.

Fig. 7.9 Alcuni tipi


di percolatore
Capitolo 7 • Preparazioni con droghe vegetali 71

La concentrazione viene realizzata mediante 2) La macerazione ipobarica viene effettuata


procedimenti appropriati, generalmente a pressio- operando sotto vuoto, cioè in depressione.
ne ridotta e ad una temperatura alla quale l’altera- Il solvente evapora e si ricondensa continua-
zione dei costituenti è minima. Il residuo di solventi mente creando una circolazione che favorisce la
nell’estratto non deve superare i limiti prescritti. solvatazione dei principi attivi nella droga. È utile
L’apparecchio più comunemente utilizzato per ope- per composti facilmente ossidabili.
rare la concentrazione a pressione ridotta è il rota- 3) La turboestrazione, o estrazione a vortice,
vapor (Fig. 7.10). consiste nel rimescolamento con agitatori a paletta
Poiché la FU XII consente anche l’impiego di (da 8.000 a 17.000 g/m) per 5 minuti della droga
altri procedimenti, purché convalidati, si riportano sminuzzata, posta nel turboestrattore.
qui alcune tecniche alternative: Terminata l’operazione si lascia a riposo per 30
1) La macerazione dinamica si effettua in ma- minuti.
ceratori, dotati di agitatori a paletta o di un asse ec- Il metodo presenta i seguenti vantaggi: a) resa
centrico, collegati ad un motore elettrico. maggiore rispetto alla macerazione sia normale che
Alcune volte, per favorire la successiva estra- dinamica; b) tempi molto più brevi; c) minore di-
zione dei principi attivi, vengono aggiunti additivi: spersione di solvente.
• Acidificazione con HCl, acido citrico, lattico, Etichette. Secondo la FU XII l’etichetta indica:
tartarico (pH 4,5-5,5) per: – la droga vegetale o il materiale di origine ani-
alcaloidi, lattoni, antociani; male utilizzati;
• Alcalinizzazione con NaOH (pH 8-9) per: – se l’estratto è liquido, molle o secco o se si trat-
glicirrizina, ipericina; ta di tintura;
• Antiossidanti: acido ascorbico 0,1-0,2% sciolto – per gli estratti titolati, il contenuto dei costi-
nel solvente di estrazione per: tuenti con attività terapeutica nota;
iridoidi, flavonoidi solforati, depsidi (acido ro- – per gli estratti quantificati, il contenuto dei
smarinico). costituenti (markers) usati per la quantifica-
zione;
– il rapporto tra la quantità di materia prima e
l’estratto tal quale (estratto senza eccipienti);
– il solvente o i solventi usati per l’estrazione;
– se del caso, che sono state utilizzate droghe ve-
getali o materiali di origine animale freschi;
– se del caso, che l’estratto è “purificato”;
– il nome e la quantità di ogni eccipiente utiliz-
zato compresi gli stabilizzanti e i conservanti
antimicrobici;
– se del caso, la percentuale di residuo secco.

Estratti liquidi (fluidi)


Gli estratti liquidi, FU XII, pag. 833, “sono prepa-
razioni liquide, nelle quali, in generale, una parte
in massa o in volume è equivalente ad una parte in
massa della droga vegetale o del materiale di ori-
gine animale essiccate. Queste preparazioni ven-
gono aggiustate, se necessario, in modo da soddi-
sfare i requisiti per il contenuto di solvente e, se del
caso, dei costituenti”.
Gli estratti fluidi possono essere preparati con i
metodi sopra descritti utilizzando solo etanolo di
appropriata concentrazione oppure acqua o anche
per dissoluzione di un estratto secco o molle in uno
di questi stessi solventi, filtrando poi se necessario;
Fig. 7.10 Rotavapor qualunque sia il metodo di preparazione impiegato
72 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

Fig. 7.11 Schema del procedimento generale di preparazione degli estratti fluidi secondo la FU VIII (non riportato nel-
le successive edizioni della FU)

(Figg. 7.11-7.14) gli estratti ottenuti devono avere una La conservazione, particolarmente importante,
composizione comparabile. Lasciati a riposo, gli estrat- deve essere effettuata in un recipiente ben chiuso,
ti fluidi possono formare un leggero deposito che è ac- protetto dalla luce.
cettabile, a condizione, tuttavia, che la loro composi- L’etichetta deve indicare, oltre ai requisiti indi-
zione non venga modificata in maniera significativa. cati sopra: “se del caso, il contenuto di etanolo in
Gli estratti fluidi possono contenere appropria- per cento V/V nell’estratto finale”.
ti antimicrobici. La Tabella 7.4 mostra alcune caratteristiche
La FU XII prescrive i seguenti saggi: densità re- degli estratti fluidi riportati nelle ultime Farma-
lativa, contenuto di etanolo, metanolo e 2-propanolo, copee.
residuo secco.
Capitolo 7 • Preparazioni con droghe vegetali 73

Fig. 7.12 Schema del procedimento per l’ottenimento di estratti fluidi secondo la FU VII (proc. n. 2) (non riportato
nelle successive edizioni della FU)

Tabella 7.4 Estratti liquidi descritti nelle ultime FU*


Droga FU Alcol prescritto Caratteristiche dell’estratto liquido
X XI XII per l’estrazione grado residuo secco colore
(% v/v) alcolico (% p/p)
Belladonna foglie • • • 70 57-63 Verde scuro
China rossa • • 70 42-50 Rosso bruno
Genziana radice • • • 30 20-25 > 25 Giallo rossastro
Ipecacuana • • 70 55-61 Bruno
Rabarbaro • • • 60 48-54 non < 15 Giallo bruno
* Nelle FU precedenti alla XII gli “estratti liquidi” venivano indicati come “estratti fluidi”
74 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

Fig. 7.13 Schema del procedimento per la preparazione di estratti fluidi con percolazione frazionata secondo la FU
VII (proc. n. 3) (non riportato nelle successive edizioni della FU)

Estratti molli Estratti secchi


“Gli estratti molli sono preparazioni semisolide ot- Gli estratti secchi sono definiti dalla FU XII, pag.
tenute per evaporazione o parziale evaporazione del 833, “preparazioni solide ottenute per evaporazio-
solvente usato per l’estrazione” (FU XII, pag. 833). ne del solvente usato per la loro preparazione. Gli
Si impiegano solo etanolo di appropriata con- estratti secchi generalmente hanno una perdita al-
centrazione o acqua. Possono contenere appro- l’essiccamento non superiore al 5 per cento m/m,
priati antimicrobici. Si conservano al riparo dalla a meno che nella monografia sia prescritta una per-
luce. dita all’essiccamento con un limite diverso o un
I saggi della Farmacopea sono il residuo secco saggio per l’acqua”.
e i solventi residui. La FU riporta i seguenti saggi: acqua, perdita
Le FU XI e XII non riportano estratti molli, all’essiccamento e solventi. Gli estratti secchi de-
mentre la FU X riportava due estratti molli: bella- vono essere conservati in un recipiente ermetica-
donna, pag. 636, e poligala, pag. 1717. mente chiuso, protetto dalla luce.
Capitolo 7 • Preparazioni con droghe vegetali 75

Fig. 7.14 Schema del procedimento per l’ottenimento di estratti fluidi mediante acqua bollente secondo la FU VII (proc.
n. 4) (non riportato nelle successive edizioni della FU)

Gli estratti secchi possono essere preparati an- ad appropriata concentrazione per l’estrazione
che con altri metodi quali: della droga vegetale o del materiale di origine ani-
• nebulizzazione (atomizzazione) male, o disciogliendo un estratto molle o secco (che
• liofilizzazione è stato prodotto usando la stessa concentrazione di
e alla fine possono essere titolati e portati al titolo solvente di estrazione usato nella preparazione
prescritto per mezzo di sostanze inerti (lattosio, della tintura per estrazione diretta) della droga ve-
amido seccato). getale o del materiale di origine animale in etano-
Nella Tabella 7.5 sono riportati gli estratti sec- lo di appropriata concentrazione. Le tinture sono
chi iscritti nelle FU X, XI e XII. filtrate se necessario. Le tinture sono generalmen-
te limpide. Un piccolo sedimento può formarsi a ri-
Tinture poso ed è accettabile purché la composizione del-
la tintura non cambi significativamente”.
Le tinture (FU XII, pag. 834) “sono preparazioni Eccezionalmente una tintura può essere prepa-
liquide ottenute generalmente usando una parte di rata anche a partire da una droga allo stato fresco:
droga vegetale o di materiale animale e dieci par- la denominazione di una tale preparazione dovrà,
ti di solvente di estrazione o una parte di droga ve- però, precisarlo.
getale o materiale di origine animale e cinque par- La FU XII riporta dettagliatamente i metodi di
ti di solvente di estrazione. produzione delle tinture: produzione per macera-
Produzione. Le tinture sono prodotte per ma- zione, produzione per percolazione. L’aggiusta-
cerazione o per percolazione usando solo etanolo mento del titolo può essere effettuato, se necessa-
76 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

Tabella 7.5 Estratti secchi nelle ultime FU


Droga Tipo di estratto FU X FU XI FU XII Alcol da impiegare
nell’estrazione
(% v/v)
Aloe Acquoso • –
Belladonna foglie Idroalcolico • 70
Cascara Idroalcolico • • 60
Cascara Acquoso • • –
Frangola Idroalcolico • 50-80
Rabarbaro Idroalcolico • • • 60
Camomilla Idroalcolico • • • 70
Carciofo Idroalcolico • • • 75*
Valeriana Idroalcolico • • 70
Mirtillo nero Idroalcolico • • Metanolo
* La FU XII usa metanolo al 65-85% V/V R sulla droga intera (R, reagente)

Tabella 7.6 Tinture nella FU


Droga Alcol da impiegare FU VII FU VIII FU IX FU X FU XI FU XII*
(% v/v)
Genziana 60 •
Rabarbaro 60 • –
Belladonna 70 •
China 70 •
Strofanto 70 •
Noce vomica 70 •
Capsico 30 •
Lobelia 70 •
Valeriana 70 •
Ratania 70 • • •
Mirra 90 • •
* La FU XII non riporta tinture, ma soltanto, nel capitolo “Preparazioni farmaceutiche specifiche”, la “Soluzione gengivale di Mirra e Rata-
nia” che contiene il 50% m/m di Mirra tintura e il 50% m/m di Ratania tintura (pag. 1219)

rio, sia per aggiunta del solvente di estrazione di ti- una resina in soluzione in una essenza e/o olio gras-
tolo appropriato, sia per aggiunta di un’altra tintu- so. Si ottengono per evaporazione del o dei solventi
ra ottenuta dalla materia prima vegetale o animale usati per la loro fabbricazione”.
utilizzata per la preparazione. Questa monografia riguarda le oleoresine otte-
La FU XII, pag. 834, prescrive i seguenti sag- nute mediante estrazione, non quelle naturali.
gi: densità relativa, contenuto di etanolo, metanolo I saggi indicati dalla FU riguardano il contenu-
e 2-propanolo, residuo secco. to di acqua e solventi.
La conservazione deve essere effettuata in un Le oleoresine devono essere conservate in un re-
recipiente ben chiuso, protetto dalla luce. cipiente ermeticamente chiuso, protetto dalla luce.
L’etichetta deve indicare, oltre ai requisiti ri-
portati precedentemente: “– per tinture diverse dal-
le tinture titolate e quantificate, il rapporto fra ma- Alcolaturi
teria prima e liquido di estrazione o fra materia pri-
ma e tintura finale; – se del caso, il contenuto di Sono forme farmaceutiche non riportate nella FU
etanolo in per cento V/V nell’estratto finale”. XII, ottenute per macerazione con alcol di droghe
La Tabella 7.6 riporta le tinture iscritte nelle FU fresche. Si impiega quasi sempre alcol etilico a 95°
dalla VII edizione alla XII. in quanto la pianta fresca contiene sempre notevoli
quantità di acqua che diluisce l’alcol di estrazione.
Gli alcolaturi sono preparati per semplice ma-
Oleoresine cerazione di droghe fresche che perderebbero del
tutto o in parte i componenti attivi se sottoposte ad
La FU XII (pag. 834) dà la seguente definizione: essiccamento. Quelli di limone e di arancio vengo-
“Le oleoresine sono estratti semi-solidi composti da no ottenuti trattando le scorze con alcol di 80° nel
Capitolo 7 • Preparazioni con droghe vegetali 77

rapporto di 1:2, come indica la Farmacopea Fran- preparazione delle TM. Consiste nel preparare
cese (FE). Sono impiegati come correttivi e per pre- per spremitura il succo della droga che poi viene
parare gradevoli sciroppi per semplice mescolanza diluito con una uguale quantità in peso di alcol
con soluzioni zuccherine. di 86°. La TM ottenuta ha quindi un grado alco-
Alcolaturi stabilizzati. Si preparano estraendo lico di 43° ed una concentrazione in principi atti-
la pianta fresca con alcol bollente; in questo modo vi del 50%.
si ha la solubilizzazione della parte estrattiva e, al- Il grado alcolico delle TM (45°-65°) è inferio-
lo stesso tempo, con la denaturazione degli enzimi, re a quello delle tinture ottenute da droghe secche
anche la stabilizzazione dei principi attivi. La FF IX (in genere 60°; se il principio attivo è alcaloideo
riportava due alcolaturi stabilizzati, di limone (ci- 70°; per essenze e resine 80°). Anche il tempo di
tron) e d’arancia dolce (orange douce). conservazione è diverso: le TM hanno una validità
di 5 anni, mentre le altre soltanto di 2 anni. Inol-
tre le TM possiedono un’attività terapeutica
Tinture madri senz’altro superiore a quella delle tinture tradizio-
nali in quanto più ricche di principi attivi sia per-
Sono preparazioni liquide ottenute generalmente ché originano da un “totum vegetale” non sotto-
dalla macerazione della pianta fresca in alcol posto a trattamenti sia per la più lunga durata della
etilico. Possono essere considerate dei particolari macerazione.
alcolaturi. In taluni casi è necessario procedere alla corre-
La loro denominazione deriva dall’uso come zione dei contenuti che, secondo la FU, può esse-
materiale di partenza per la preparazione di pro- re effettuata sia aggiungendo il solvente di estra-
dotti medicinali omeopatici. Infatti sono riportate zione ad una concentrazione appropriata, sia ag-
nella monografia “Preparazioni omeopatiche” giungendo un’altra tintura madre per preparazio-
della FU XII, pag. 1330, che così le definisce: “Le ni omeopatiche del materiale vegetale o animale
tinture madri per preparazioni omeopatiche sono usato per la preparazione.
preparazioni liquide ottenute mediante l’azione La Farmacopea indica i seguenti saggi: densità
solvente di un appropriato veicolo su materie pri- relativa, etanolo, metanolo e 2-propanolo, residuo
me. Le materie prime generalmente fresche pos- secco e pesticidi.
sono essere anche essiccate. Esse possono essere È raccomandato di conservare al riparo dalla lu-
ottenute anche da succhi di piante con o senza ce. Può essere specificata una temperatura massi-
l’aggiunta di un veicolo. Per alcune preparazioni ma di conservazione.
il materiale da estrarre può subire un trattamento L’etichetta indica:
preliminare”. – che il prodotto è una tintura madre per prepara-
La tintura madre viene comunemente designata zioni omeopatiche (indicata come “TM” o “Ø”);
mediante i simboli “TM” o “Ø”. – il nome della materia prima usando il nome la-
Produzione. La FU XII riporta che “le tinture tino della Ph. Eur. quando esiste la monografia;
madri per preparazioni omeopatiche sono gene- – il metodo di preparazione;
ralmente preparate per macerazione, digestione, in- – la concentrazione dell’alcol o del solvente nel-
fusione, decozione, fermentazione o come descrit- la tintura finale in percentuale V/V;
to nella specifica monografia usando alcol con con- – il rapporto materia prima/tintura madre;
centrazione appropriata”. – se del caso, le condizioni di conservazione.
Si preparano generalmente con droghe fre- La FU XII nel capitolo “Preparazioni omeopa-
sche (rarissimamente con la droga secca) fornite tiche” (pag. 1327) descrive anche le droghe vege-
da piante raccolte nel loro habitat naturale (quin- tali per preparazioni omeopatiche e, in maniera det-
di raramente si utilizzano piante coltivate) e du- tagliata, i metodi di preparazione di materiali di par-
rante il tempo balsamico. La macerazione della tenza omeopatici e diluizioni.
droga viene effettuata dopo avere determinato il
contenuto di acqua (in stufa a 105 °C) impiegan-
do alcol di titolo appropriato (stabilito dalla FF, in Alcolati
genere 80°-95°) ed in quantità tale da avere alla
fine 10 p di TM da 1 p di droga, calcolata di- Si ottengono dalla distillazione su bagnomaria del
sidratata. La macerazione ha la durata precisa di macerato alcolico della droga, secca o fresca. Il pro-
3 settimane, poi si decanta e si filtra spremendo cedimento fornisce quindi un prodotto ricco di so-
il residuo. È noto anche un “metodo tedesco” di stanze volatili e solubili in alcol (oli essenziali).
78 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

La preparazione era riportata nella FU VI e ambiente. Questa soluzione-sospensione viene sot-


consisteva nella macerazione con alcol a 60° o a toposta ad un trattamento brevettato detto di “ultra-
90° per un tempo variabile da 1 a 4 giorni. pressione molecolare” che la trasforma in una mi-
Terminata la macerazione si filtra e si distilla a crosopensione stabile che costituisce la forma far-
bagnomaria. Gli alcolati devono essere conservati maceutica detta “sospensione integrale di pianta
in bottiglie ben chiuse di vetro scuro. fresca” o, più comunemente, “SIPF”.
Il preparato si somministra alla dose di 5 ml
diluiti in poca acqua. Questa diluizione ripristina
Enoliti l’attività enzimatica ed il preparato ha quindi tutto
quello che era contenuto nella pianta fresca, dagli
I vini medicinali sono dei particolari tipi di tinture ot- enzimi ai fitormoni, dagli oli essenziali alle vita-
tenute utilizzando vini come solventi di estrazione. mine.
Sono noti anche come tinture vinose. Si ottengono Con la SIPF il fitoterapeuta ha, per la prima
per macerazione (10-15 giorni) di droghe secche. volta, a disposizione un liquido con la stessa com-
S’impiegano i vini rossi per ottenere un prodotto ad posizione della pianta fresca, ottenuto senza opera-
azione astringente, i vini bianchi per preparare eno- zioni estrattive, essiccative ecc. e quindi senza de-
liti da droghe che contengono alcaloidi, che precipi- gradazioni enzimatiche. Anche i controlli analitici,
terebbero con i tannini dei vini rossi; infine i vini li- dimostrando l’identità di composizione con la
quorosi come il Marsala servono per l’estrazione del- pianta medicinale, hanno rilevato un contenuto in
le droghe contenenti forti quantità di resine. principi attivi superiore a quello di altri preparati
Oggi non sono molto usati perché di limitata tradizionali (tinture ecc.).
conservabilità. Le SIPF sono stabili e si conservano per almeno
3 anni. Si somministrano durante i pasti e si posso-
no prescrivere anche loro associazioni in ricette
Oleoliti magistrali, in cure personalizzate, che sono assai
apprezzate dal paziente.
Gli oli medicati sono preparazioni estrattive ottenu- Si commercializzano con certificato di analisi
te dalla digestione della droga opportunamente pre- che riporta le caratteristiche del preparato, il conte-
parata, con un olio vegetale, in genere olio di oliva, nuto in principi attivi, l’accertamento dell’assenza
oppure per spostamento, cioè estraendo prima le so- di metalli pesanti e pesticidi ecc.
stanze liposolubili con un idoneo solvente (etere di A causa del loro costo elevato, si usano soltanto
petrolio o altri), evaporando poi la soluzione e scio- per droghe con principi attivi molto delicati, poco
gliendo il residuo nell’olio, eliminando infine a solubili e pochissimo stabili. È chiaro che, per que-
b.m. le restanti tracce di solvente (preparazione del- ste droghe, solo le SIPF garantiscono la presenza del
l’olio di giusquiamo della FU VII, pag. 508). “totum”. Fino ad oggi sono state preparate e com-
Anche questa forma farmaceutica è oggi poco mercializzate solo 15 SIPF, cioè quelle di bianco-
usata per la sua instabilità. Possono comunque es- spino, bardana, carciofo, castagno d’India, equise-
sere preparati estratti oleosi, oltre che di giusquia- to, eucalipto, fuco, meliloto, melissa, olmaria, orti-
mo, anche di aconito, camomilla, calendula, ver- ca, passiflora, ribes nero, tarassaco, valeriana.
basco, iperico ecc.

Succhi vegetali
Sospensione integrale di pianta fresca (SIPF)
Un’altra forma di somministrazione che, pur es-
Questa forma farmaceutica si prepara trattando con sendo antica, ha avuto recentemente un rilancio è
azoto liquido (–196 °C) la pianta fresca entro 6-12 costituita dai succhi vegetali. Il loro rilancio si è ve-
ore (massimo 24 ore) dalla raccolta: si ha un ab- rificato dopo che i progressi tecnologici hanno con-
bassamento della temperatura a circa –50 °C con sentito di confezionarli in modo tale da garantire
blocco di tutte le attività enzimatiche. una lunga conservazione e, quindi, la commercia-
Sottoponendo a criofrantumazione questa pian- lizzazione di preparati industriali.
ta surgelata si ottiene una pasta omogenea che si I succhi sono, come è noto, preparati erboristici
tratta con alcol in modo da ottenere una concentra- di grande interesse terapeutico, ottenuti meccanica-
zione alcolica del 30% (in peso) per mantenere mente per pressione delle piante fresche, previa-
bloccata l’attività enzimatica anche a temperatura mente frammentate.
Capitolo 7 • Preparazioni con droghe vegetali 79

Sono costituiti dai liquidi presenti nei tessuti mente attivi che, con l’accrescimento della pianta,
vegetali e la definizione che ne è stata data di perdono le loro caratteristiche stimolanti di alcune
“piante bevibili” non è sbagliata perché essi con- attività del sistema reticolo-istocitario. Questi
servano tutte le proprietà caratteristiche della pian- composti sono ormoni vegetali, auxine, gibberel-
ta fresca. Il succo contiene, disciolte o sospese, di- line ecc.
verse classi di composti: carboidrati, acidi organici, I preparati adoperati nella gemmoterapia sono
sali minerali, aminoacidi, proteine e quei metaboli- detti gemmoderivati e sono riportati fin dal 1965
ti che rappresentano i principi attivi vegetali quali sulla FF che ne indica il metodo di preparazione.
glucosidi, alcaloidi, flavonoidi ecc. Questo metodo, in definitiva, è semplice: il ma-
Poiché tutto quello che è contenuto nella droga teriale, costituito da gemme, giovani getti, radi-
passa nel succo, si ha praticamente un estratto che è chette ecc. viene ripulito e poi essiccato in modo da
molto più completo di quello che si ottiene con l’im- determinarne il contenuto di acqua per poter fare i
piego di solventi. Se si considera poi che l’attività di trattamenti successivi con riferimento al peso sec-
una droga non è mai riconducibile ad un solo princi- co. Si fa poi macerare, per tre settimane, in una mi-
pio attivo, ma al complesso dei suoi componenti, si scela in parti uguali di glicerina e alcol. Il liquido
comprende facilmente l’importanza di poter assu- ottenuto, che è il “macerato glicerico”, viene com-
mere con il succo tutto ciò che viene elaborato nella mercializzato, per l’uso, dopo averlo diluito con
cellula vegetale. I migliori prodotti industriali sono una miscela di glicerina, alcol e acqua (in propor-
oggi commercializzati sotto vuoto, senza l’aggiunta zione di 9:3:2) in modo da avere, da 10 parti di ma-
di conservanti (o di coloranti) e vengono sommini- cerato, 100 parti di soluzione pronta all’uso, confe-
strati a cucchiai, più volte al giorno. zionata in flaconi contagocce di vetro scuro. Se ne
I succhi di preparazione industriale hanno sosti- impiegano 30-50 gocce tre volte al giorno, diluite
tuito quelli che si possono preparare, almeno con in poca acqua e mantenute per un po’ in bocca in
certe piante comuni, in farmacia, o in casa, con una modo da avere un primo assorbimento per via su-
centrifuga per alimenti, come il succo di carota, gi- blinguale; poi si ingerisce, generalmente a digiuno
nepro, crescione, ortica, aglio, carciofo. L’industria o a stomaco vuoto (come per gli altri preparati
fitoterapica ne prepara moltissimi e li garantisce omeopatici).
per genuinità e purezza. I succhi sono pertanto una I gemmoderivati permettono di ottenere risulta-
forma molto semplice di somministrazione delle ti terapeutici sicuri e documentati.
piante medicinali. Hanno il vantaggio rispetto alle
polveri di non aver subito l’essiccamento, capace
di provocare alterazioni di qualche componente. Essenze (oli essenziali)
La FU XII (pag. 834) specifica che quanto ripor-
Macerati glicerici (gemmoderivati) tato nella monografia si applica alle essenze che
costituiscono l’oggetto di singole monografie pre-
Questa forma farmaceutica era stata inserita nella senti nella Ph. Eur. L’autorità competente può de-
FU X nel capitolo “Preparazioni omeopatiche” a cidere di applicare la monografia anche ad altre
pag. 1759. La FU li definiva preparazioni liquide essenze.
ottenute da materie prime di origine vegetale o ani- Definizione. Le essenze, o oli essenziali, sono
male utilizzando glicerolo o una miscela di glice- “prodotti odorosi, generalmente di composizione
rolo e alcol di titolo appropriato o glicerolo e una complessa, ottenute a partire da materie prime ve-
soluzione di sodio cloruro a concentrazione ap- getali botanicamente definite, mediante distillazio-
propriata. ne a vapore, distillazione a secco o un appropria-
I macerati glicerici sono, come è noto, i prepa- to processo meccanico senza riscaldamento. Le es-
rati fondamentali della gemmoterapia ideata e stu- senze sono usualmente separate dalla fase acquo-
diata dal Prof. Georges Netien dell’Università di sa con un procedimento fisico che non influisce si-
Lione, negli anni ’50, e sviluppata dal medico gnificativamente sulla loro composizione”.
belga Paul Henry che, nel 1958, pubblicando un Le essenze sono costituite da miscele comples-
trattato di fitoembriologia, preconizzò l’uso di de- se di sostanze organiche, per lo più volatili, di co-
rivati vegetali embrionali in terapia. Henry, indi- stituzione chimica varia: idrocarburi (alifatici satu-
cando l’uso di giovani tessuti in fase di accresci- ri, aromatici, terpenici a catena aperta e chiusa, se-
mento, motivava la scelta con il fatto che solo squiterpenici), alcoli (aromatici o terpenici), acidi
questi tessuti contengono componenti particolar- (alifatici o aromatici), aldeidi e chetoni, esteri ed
80 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

eteri, fenoli, composti eterociclici vari, sostanze di quella ordinaria, più solubile in alcol, con mag-
azotate e solforate ecc. (vedi anche Cap. 14). gior potere antisettico e di più lunga conservazione
Sono contenute in diverse piante dove sono lo- (non ispessisce).
calizzate in particolari tessuti: fiori (arancio, la- La FU XII riporta infatti che le essenze possono
vanda, bergamotto), foglie (citronella, eucalipto, essere classificate commercialmente come deterpe-
lauro, melissa, menta), corteccia (cannella), legno nate, desesquiterpenate, rettificate o prive di “x”:
(sandalo, palissandro), rizoma (curcuma, zenzero), • essenza deterpenata è quella dalla quale sono
radici ecc. stati rimossi, parzialmente o totalmente, gli idro-
Per quanto riguarda la produzione, la FU de- carburi monoterpenici;
scrive: a) Distillazione a vapore, b) Distillazione a • essenza deterpenata e desesquiterpenata è quel-
secco e c) Procedimento meccanico. la dalla quale sono stati allontanati, parzialmente
Si ottengono ordinariamente mediante distilla- o totalmente, gli idrocarburi mono- e sesquiter-
zione in corrente di vapore. Possono essere ottenu- penici;
te anche per estrazione con solventi o per mezzo di • essenza rettificata è quella che è stata sottopo-
procedimenti meccanici idonei: sta ad una distillazione frazionata;
a) metodo per pressione (scorza dei frutti, ad es. • essenza priva di “x” è una essenza dalla quale
limone); sono stati rimossi, parzialmente o totalmente,
b) incisione (per oleoresine); uno o più costituenti.
c) infusione a freddo (a pressione ridotta); Gli oli essenziali sono presenti, sebbene in quan-
d) infusione a caldo (50-70 °C); tità molto diverse, in quasi tutte le piante. Le fami-
e) metodo pneumatico (con aria secca o CO2 e glie botaniche più ricche di essenze sono le Aste-
grasso); raceae, Lauraceae, Apiaceae, Rutaceae, Liliaceae,
f) estrazione con solventi volatili (esano, metilene Magnoliaceae, Cupressaceae e Pinaceae.
cloruro); La FU XII, a pag. 835, riporta diversi saggi re-
g) con gas supercritici (metodo industriale, CO2); lativi alle essenze, saggi generali (densità relativa,
h) estrazione per contatto con sostanze grasse indice di rifrazione, potere rotatorio, oli grassi ed
(enfleurage). essenze resinificate) e saggi supplementari (pun-
Le essenze possono essere suddivise in: to di solidificazione, indice di acidità, indice di pe-
– essenze preformate: sono le più numerose e so- rossidi, esteri estranei, residuo alla evaporazione,
no localizzate in parti diverse della pianta (ad es. acqua, solubilità in alcol).
nelle cellule epidermiche della faccia superiore La Farmacopea, nei “Metodi generali di farma-
delle foglie, dei sepali e dei petali: rosa, gelso- cognosia”, a pag. 325, riporta anche la determina-
mino o tuberosa; nei peli secretori: geranio; nel- zione delle essenze nelle droghe vegetali.
le ghiandole secretrici interne ecc.); Si effettua per distillazione in corrente di vapo-
– essenze non preformate: hanno origine da so- re d’acqua in un apparecchio speciale, nelle condi-
stanze più complesse che, al momento della di- zioni che vengono di seguito precisate. Il distillato
stillazione o della macerazione, si scindono per viene raccolto nel tubo graduato in presenza di xi-
idrolisi. Ad es., nelle foglie di lauroceraso, du- lene per fissare l’essenza, mentre la frazione ac-
rante la macerazione in acqua, l’enzima emul- quosa ritorna automaticamente nel pallone genera-
sina idrolizza il glucoside amigdalina liberan- tore di vapore.
do, oltre a glucosio, aldeide benzoica ed acido Apparecchiatura. L’apparecchiatura è costi-
cianidrico che sono i principi volatili della tuita dalle seguenti parti:
droga. (a) un pallone appropriato a fondo tondo, a col-
Le essenze sono sostanze volatili, lipofile, ge- lo corto ed estremità conica a smeriglio del diame-
neralmente liquide, poco solubili in acqua e solubi- tro interno, all’estremità più larga, di circa 29 mm;
li nei solventi organici; rifrangono la luce e sono ot- (b) un apparecchio di condensazione (Fig. 7.15), che
ticamente attive, alcune presentano alla luce UV un si adatta esattamente al collo del pallone, costituito
colore ed un grado di fluorescenza caratteristici. da diverse parti saldate tra loro, in vetro a debole di-
Generalmente hanno l’odore delle piante da cui latazione termica; il tappo a smeriglio K’ è cavo e fo-
si ottengono e, dopo la loro estrazione, spesso de- rato e la tubatura K, di 10 mm di diametro interno
vono essere purificate o meglio deterpenate per au- nella parte più larga del tubo smerigliato, ha un ori-
mentare il loro potere odoroso. L’eliminazione de- fizio del diametro di 1 mm circa che coincide con la
gli idrocarburi terpenici, poco odorosi, permette in- foratura del tappo; un rigonfiamento piriforme J del-
fatti di ottenere un’essenza 30-70 volte più odorosa la capacità di 3 ml; il tubo graduato JL è diviso in
Capitolo 7 • Preparazioni con droghe vegetali 81

randosi che gli orifizi coincidano. Scaldare il liqui-


do del pallone fino ad ebollizione e distillare alla ve-
locità di 2-3 ml per minuto se non è diversamente
prescritto. Per determinare la velocità di distillazio-
ne, abbassare il livello dell’acqua nell’apparecchio
per mezzo del rubinetto a tre vie, durante la distil-
lazione, in modo che il menisco si trovi nel tratto in-
feriore (a). Chiudere poi il rubinetto e cronometra-
re il tempo necessario per il riempimento del rigon-
fiamento fino al tratto superiore (b). Aprire quindi
il rubinetto e continuare la distillazione, modifican-
do il riscaldamento per regolare la velocità di di-
stillazione. Distillare per 30 min, sospendere il ri-
scaldamento e leggere, dopo almeno 10 min, il vo-
lume di xilene che si è raccolto nel tubo graduato.
Introdurre nel pallone la quantità di droga pre-
scritta e procedere alla distillazione in corrente di
vapore, con le stesse modalità sopra specificate, per
la durata e con la velocità indicate. Arrestare il ri-
scaldamento e dopo 10 min leggere il volume di li-
quido raccoltosi nel tubo graduato e sottrarre il vo-
lume dello xilene determinato in precedenza. La
differenza costituisce la quantità di essenza presente
nella massa esaminata del campione. Calcolare il ri-
sultato come millilitri per 100 g di droga.
Nel caso in cui l’essenza deve essere utilizzata per
altri procedimenti analitici, la miscela xilene-essenza
priva di acqua può essere recuperata come segue: to-
gliere il tappo K’ e introdurre 0,1 ml di una soluzio-
ne (1 g/l) di sodio fluoresceinato R e 0,5 ml di acqua
R. Abbassare il livello della miscela xilene-essenza
nella bolla L mediante il rubinetto a tre vie. Lascia-
Fig. 7.15 Apparecchio per la determinazione delle es- re a riposo per 5 min quindi lasciare colare la miscela
senze nelle droghe vegetali. Dimensioni in millimetri lentamente, esattamente fino al livello del rubinetto
R, reattivo M. Aprire il rubinetto in senso antiorario, in modo che
l’acqua possa colare dal tubo di comunicazione BM.
0,01 ml; il rigonfiamento L è a forma di bolla con Lavare quest’ultimo versando acetone R e quindi po-
una capacità di circa 2 ml; un rubinetto M a tre vie; co toluene R, nel tubo di riempimento N. Ruotare an-
la saldatura B è a un livello di 20 mm più alto del cora il rubinetto nello stesso senso per recuperare la
punto superiore della graduazione, (c) un apparato miscela xilene-essenza in un recipiente adatto.
idoneo di riscaldamento che permetta una regola- Conservazione delle essenze: in un recipiente
zione precisa, (d) un sostegno verticale, con anello ben riempito, ermeticamente chiuso, protetto dalla
orizzontale, rivestito di materiale isolante. luce.
Metodo. Utilizzare un apparecchio perfetta- L’etichetta indica:
mente pulito. Effettuare il dosaggio secondo la na- – il nome scientifico della materia prima vegeta-
tura della droga in esame. Introdurre nel pallone la le utilizzata;
quantità di liquido indicata per la distillazione in cor- – nei casi appropriati, il tipo e/o il chemotipo del-
rente di vapore e qualche frammento di pietra po- l’essenza;
rosa. Adattare al pallone l’apparecchio di conden- – dove appropriato, il metodo di produzione;
sazione. Introdurre acqua R attraverso il tubo di – dove appropriato, il nome e la concentrazione
riempimento N fino al livello B. Togliere il tappo K’ di ogni antiossidante aggiunto;
e introdurre la quantità prescritta di xilene R, utiliz- – dove appropriato, le addizionali fasi del pro-
zando una pipetta, appoggiando la punta al fondo cesso che non sono specificate sotto la Defini-
della tubatura K. Richiudere con il tappo K’ assicu- zione.
82 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

Le essenze riportate nella FU XII sono le se- Per la loro preparazione, consentita solo da al-
guenti: arancia amara, pag. 963; bergamotto, pag. cune farmacopee straniere, si “estingue” l’essenza
968; finocchio dolce, pag. 980; mandarino, pag. con una sostanza inerte, insolubile in acqua (talco,
986; niaouli, pag. 990. o altro materiale inerte) e si aggiunge a poco a po-
co, sotto agitazione, la quantità prescritta di acqua
Idrolati (acque distillate aromatiche) distillata. Si filtra più volte fino ad ottenere un li-
quido limpido e si aggiunge acqua fino al peso pre-
Sono soluzioni acquose, non iscritte nella FU XII, scritto. Per g 1 di essenza si impiegano g 10 di as-
ottenute per distillazione in corrente di vapore, in sorbente e 999 g di acqua.
genere di droghe fresche; esse contengono la mag- La solubilizzazione delle essenze nell’acqua
gior parte dei principi volatili presenti. può essere facilitata dalla aggiunta di agenti ten-
Questi principi volatili sono normalmente le es- sioattivi, come i Tweens.
senze o oli essenziali, che, sia pure in minima par- Le acque distillate e quelle aromatiche si usano
te, sono solubili in acqua; accanto alle essenze so- soprattutto come aromatizzanti nella preparazione
no presenti negli idrolati altre sostanze volatili, co- di altre forme farmaceutiche (sciroppi).
me acido acetico nell’acqua di rose, acido valeria-
nico nell’acqua di valeriana, acido cinnamico in Preparazioni a base sciropposa
quella di cannella, acido cianidrico in quella di lau-
roceraso. I principi volatili, normalmente, sono già Per completare questa trattazione sulle prepara-
preformati nella droga fresca; tuttavia, in alcuni ca- zioni fitoterapiche si ritiene opportuno aggiunge-
si, essi si formano solo dopo macerazione più o re anche alcune preparazioni a base sciropposa che
meno lunga nell’acqua che, provocando reazioni di sono oggi utilizzate anche come veicoli di forme
idrolisi, libera le sostanze volatili. farmaceutiche di origine vegetale. Gli sciroppi so-
Per tale motivo anche le acque distillate aroma- no la forma farmaceutica più adatta per bambini
tiche si dividono in due classi: ed anziani e per coloro che hanno difficoltà a de-
a) acque distillate a principi preformati: rosa, ti- glutire.
glio, fiori d’arancio, cannella, valeriana; Permettono di veicolare medicamenti di sapore
b) acque distillate a principi non preformati: acqua amaro, salino o comunque sgradevole.
di lauroceraso. Se a base di fruttosio, sorbitolo o ammonio gli-
Gli idrolati sono liquidi limpidi, ad eccezione di cerizzinato sono adatti anche per diabetici.
quello di cannella, di odore aromatico proprio, Gli sciroppi “d’erbe” comprendono:
molto pronunciato al momento della preparazione, a) concentrato di mele;
che tende ad attenuarsi col tempo. b) sciroppi aromatizzati;
Debbono essere conservate con cura, al riparo c) sciroppi medicati (con soluzioni estrattive).
dalla luce e dall’aria e rinnovate almeno una volta
all’anno; infatti tendono facilmente ad alterarsi, a) Concentrato di mele. Veicolo sciropposo com-
perdendo il loro odore, divenendo acide e dando pletamente naturale ottenuto dal succo dei frutti ma-
luogo a sviluppo di funghi e muffe. turi di Pyrus malus L. per concentrazione fino a
Il saggio più comune, da eseguire su un’acqua consistenza sciropposa.
distillata aromatica, è quello che serve a mettere in Caratteristiche
evidenza (saggio qualitativo) o a dosare (saggio Limpido, color giallo chiaro, leggermente aci-
quantitativo) l’essenza che essa contiene. dulo con odore e sapore di mela
Acque coobate. Sono acque ottenute per “coo- • densità 1,0465-1,0470
bazione” e cioè distillando un idrolato su altra • residuo secco totale 11-12%
quantità della stessa droga fresca: in tale maniera, • fruttosio 60-62 g/l
si può aumentare la concentrazione in principi vo- • glucosio 19-25 g/l
latili dell’acqua distillata aromatica. In realtà tale • saccarosio 18-21 g/l
operazione è oggi del tutto abbandonata e quando • ceneri totali 2-2,5%
si vogliano ottenere idrolati a più elevata concen- • potassio 1-1,2 g/l
trazione è conveniente partire, all’inizio della di-
stillazione, da una quantità più elevata di droga. Conservazione
Acque aromatizzate. Si ottengono non per di- A temperatura ambiente fermenta rapidamente
stillazione, ma aggiungendo l’essenza, in opportu- con evidenti alterazioni delle caratteristiche orga-
na quantità, ad acqua distillata. nolettiche, pertanto può essere conservato:
Capitolo 7 • Preparazioni con droghe vegetali 83

– in frigorifero tra 0 e 4 °C (per un anno) oppure Sezione C – “Galenici tradizionali di derivazione


– in ambiente fresco addizionato di nipagina 0,1- magistrale” – e possono essere preparati in farma-
0,15%. cia anche come multipli. Se ne riportano qui due
Non può essere addizionato di alcol etilico in come esempi.
concentrazione elevata (incompatibile) e la sua mi- Sciroppo di poligala e narceina
scelazione con estratti fluidi favorisce la fermenta- poligala estratto fluido 2,50 g
zione. narceina 0,05 g
veicolo sciropposo aromatizzato qb a 100 g
b) Sciroppi aromatizzati. Si usano per rendere più
gradevoli gli sciroppi, specie quelli medicati. Si pre- Sciroppo di rabarbaro
parano: rabarbaro estratto fluido 5 g
• con estratti fluidi di piante aromatiche (5%), co- veicolo sciropposo aromatizzato qb a 100 g
me menta, limone, cedro, arancio, mandarino,
cannella, finocchio; La FU XII, nel capitolo “Preparazioni Farma-
• con aggiunta di essenza naturale o ricostituita ceutiche Specifiche”, riporta, pag. 1196.
(0,01-0,05%) precedentemente sciolta nella mi-
nima quantità di etanolo; Ipecacuana sciroppo emetico
• con dispersione (e successiva filtrazione) di aro- ipecacuana estratto fluido 70 g
mi adsorbiti su talco (1,5%). acido cloridrico 2,5 ml
Esempi: glicerolo 100 ml
Sciroppo di arancio (USP XXI) saccarosio 500 g
arancio dolce tintura 50 ml acqua depurata qb a 1000 ml
acido citrico anidro 5 g Lo sciroppo emetico di ipecacuana, obbligato-
talco 15 g rio in Farmacia (tabella 2), soddisfa anche ai re-
saccarosio 820 g quisiti definiti nella monografia “Preparazioni li-
acqua depurata q. b. a 1000 ml quide per uso orale”, pag. 908.
Sciroppo di more
more di rovo 60 g
saccarosio 600 g Aromatizzazione e conservazione
acqua depurata 300 g delle preparazioni
Sciroppo di limone
limone tintura 25 g La presenza nella droga di sostanze amare e poco
acido citrico monoidrato 25 g palatabili rende indispensabile l’aromatizzazione
acqua depurata 25 g delle preparazioni per uso orale, in particolare le ti-
sciroppo semplice 925 g sane e le altre preparazioni liquide. Questa si effet-
tua addizionando al materiale da estrarre almeno il
c) Sciroppi medicati. Si possono ottenere con due 10-15% di una droga aromatica. Una droga spesso
diverse metodiche: usata come aromatizzante è la menta (si possono
1) Dissoluzione dei medicamenti nel veicolo sci- usare indifferentemente sia le foglie che le sommità
ropposo fiorite); lo stesso dicasi per la liquirizia (radice de-
I medicamenti molto solubili in acqua si posso- corticata), la melissa (foglie), la verbena odorosa,
no sciogliere direttamente nello sciroppo. Usando l’arancio dolce (scorza), l’anice verde (seme), il fi-
estratti fluidi o altri estratti vegetali occorre diluire nocchio (acheni), il limone (scorza). Per migliora-
o sciogliere preventivamente il materiale addizio- re l’aspetto si può aggiungere una droga capace di
nando alcol o glicerolo (10-20%) per evitare la pre- impartire alla preparazione estrattiva una qualche
cipitazione di parte del fitocomplesso. La soluzio- colorazione: si otterrà, ad es., una bella colorazio-
ne ottenuta si aggiunge poi allo sciroppo agitando. ne rossa con un po’ di karkadé o con il rosolaccio,
2) Dissoluzione dei medicamenti in acqua e suc- una colorazione arancione con i fiori di carcamo,
cessiva aggiunta di zucchero gialla con la calendula. Il gusto può anche essere
Questo metodo si applica normalmente alle ti- migliorato con l’aggiunta di dolcificanti naturali
sane, infusi e decotti ai quali si aggiunge lo zuc- (miele, zucchero di canna, melassa, malto, scirop-
chero, sempre sotto agitazione. po d’acero) o sintetici (saccarina, aspartame); nei
Alcuni sciroppi con principi attivi di origine pazienti obesi o diabetici si preferiscono gli edul-
vegetale erano riportati nel Formulario Nazionale coranti sintetici o polialcoli, come la mannite ed il
84 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

sorbitolo. Queste modalità di presentazione del


preparato sono importanti anche per una migliore Bibliografia essenziale
compliance del paziente.
Amorosa M (1998) Principi di tecnica farmaceutica, 5ª
Per quanto riguarda la conservazione delle pre- Ed. Libreria Universitaria L. Tinarelli, Bologna
parazioni farmaceutiche descritte, è da rilevare che Bettiol F (2003) Manuale delle preparazioni galeniche,
quelle estemporanee acquose (macerati, tisane, in- 3ª Ed. Tecniche Nuove, Milano
fusi, decotti) sono di limitatissima conservabilità Bettiol F, Vincieri FF (2009) Manuale delle preparazio-
(24 ore a temperatura ambiente, 3-4 giorni in frigo- ni erboristiche. Tecniche Nuove, Milano
rifero) perché costituiscono un ottimo terreno di Bisogno P, Piccinelli D (1997) Le Piante officinali. Pro-
coltura per batteri e muffe, in quanto, con l’ebolli- meteus, Roma
zione, vengono estratte anche sostanze zuccherine Brusa P, Germano A (2007) Prontuario pratico di gale-
e mucillaginose. Per gli sciroppi la FU X prevede- nica. Casa Ed. Ambrosiana, Milano
Capasso F, Borrelli F, Longo R, Capasso R (2007) Far-
va l’aggiunta di idonei conservanti.
macognosia applicata. Controllo di qualità delle dro-
Le soluzioni estrattive contenenti alcol (estratti ghe vegetali. Springer-Verlag Italia, Milano
fluidi, tinture, alcolati, alcolaturi, elisir) sono suffi- Capasso F, Grandolini G, Izzo AA (2006) Fitoterapia Im-
cientemente stabili, se ben conservate, ma in certe piego razionale delle droghe vegetali, 3ª Ed. Sprin-
condizioni possono alterarsi e allora presentano de- ger-Verlag Italia, Milano
gli intorbidamenti istantanei o nel tempo; ciò può Capasso F, Grandolini G, Pescitelli R (2008) La fitote-
dipendere da diverse cause: gradazione alcolica rapia in uno sguardo. Springer-Verlag Italia, Milano
non ottimale, impiego di un solvente (diluente) non Chiereghin P (2005) Fitoterapia per il Farmacista. Tec-
idoneo, presenza di principi attivi poco solubili (oli niche Nuove, Milano
essenziali, alcaloidi, composti a struttura steroidica Cimino V (2007) Laboratorio e preparazioni galeniche.
Editoriale Giornalidea, Milano
come i ruscosidi).
Colombo P, Catellani PL, Gazzaniga A, Menegatti E, Vi-
Poiché intorbidamenti e precipitazioni si eviden- dale E (2004) Principi di Tecnologie Farmaceutiche.
ziano facilmente quando la preparazione è compo- Casa Ed. Ambrosiana, Milano
sta, si consiglia di ridurre al minimo indispensabile Elias Y, Masline SR (1995) Healing herbal remedies,
le associazioni di più droghe o di estratti. Lynn Souberg Book, New York
In casi di scarsa solubilità dei principi attivi si ESCOP Monografie (2006) 2ª Ed. Planta Medica srl, Pi-
può ricorrere, nel corso dell’estrazione, per non per- strino di Citerna, Perugia
dere parte dell’attività farmacologica del preparato, Farmacopea Europea (2008) 6ª Ed. e Supplementi, Con-
all’aggiunta di cosolventi (glicerina, glicoli, sorbi- siglio d’Europa, Strasburgo
tolo ecc.), di tensioattivi (polisorbato 80, poliossie- Farmacopea Ufficiale della Repubblica Italiana, XII ed.
tilenderivati di gliceridi grassi ecc.) o di acidi orga- (2008) Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma
Keville K (1996) Herbs for Health and Healing. Rodale
nici (citrico, tartarico, lattico ecc.). Questi ultimi,
Press, Emmaus
variando il pH della preparazione, facilitano la so- Legrand G (1978) Manuel du préparateur en pharmacie,
lubilità degli alcaloidi; comunque i più usati sono i 8ª Ed. Masson, Parigi
tensioattivi non ionici perché sono efficaci in un List PH, Schmidt PC (1993) I farmaci di origine vege-
ampio intervallo di pH e sono ben tollerati, mentre i tale. Hoepli, Milano
meno adatti risultano essere i cosolventi perchè il Marchetti M, Minghetti P (2009) Legislazione farma-
loro effetto solubilizzante è spesso insufficiente. ceutica, 5ª Ed. Casa Ed. Ambrosiana, Milano
Infine le polveri semplici e composte possono Medicamenta (1991) VII ed. CoFa, Milano
perdere colore e odore e cambiare il titolo se con- Morelli I, Flamini G, Pistelli L (2005) Manuale dell’er-
servate in presenza di aria e umidità. borista. Tecniche Nuove, Milano
In conclusione è sempre necessario proteggere Pelle B (1994) Manuale del fitopreparatore. Erboristeria
Domani, Milano
tutte le preparazioni fitoterapiche dagli agenti ester- Ragazzi E (2006) Galenica pratica. Formulazione e tec-
ni fisici (luce, calore), chimici (aria, umidità) e mi- nologia. Libreria Cortina, Padova
crobiologici e quindi esse vanno conservate in luogo Ross AR (1999) Medicinal plants of the World. Ed. Hu-
asciutto e fresco, in recipienti idonei, meglio di vetro mana Press, Totowa, NJ
scuro, ben chiusi e al riparo della luce (vedi Cap. 4).
Capitolo ASPETTI INDUSTRIALI DEI PRODOTTI FITOTERAPICI
8

I fitoterapici sono rappresentati da una vasta gam- • identificazione botanica del materiale vegetali
ma di preparati che va dalle piante raccolte e usa- (analisi macro e microscopica della parte della
te come tali fino ai vari tipi di estratti. In alcuni pianta usata, ricerca dei sofisticanti comuni,
casi il loro utilizzo può esser fatto risalire a mil- presenza di altre piante come contaminanti);
lenni fa, specialmente in India ed in Cina, nazio- • origine del materiale vegetale (per ogni pianta
ni con un’antica cultura fitoterapica; ancora oggi, va indicata l’area di provenienza, che deve re-
si può affermare che, in termini globali (compre- stare costante nel tempo per evitare cambi di
si quindi i Paesi in via di sviluppo), è molto più composizione chimica legati a condizioni cli-
diffusa la medicina tradizionale che quella occi- matiche e di terreno);
dentale. • metodo di processo valido che non può essere
Inoltre, anche nei Paesi sviluppati (intendendo modificato;
soprattutto l’Europa, l’America del Nord ed il • metodo di analisi chimica valido sia per il ma-
Giappone) è oggi in atto, per svariati motivi, una teriale vegetale sia per l’estratto che ne deriva;
tendenza verso un sempre maggior utilizzo dei fi- • metodi di controllo del processo nelle varie fasi
toterapici. In alcuni casi (come ad es. in Germa- di lavorazione;
nia) questa tendenza s’innesta su una robusta • metodo di analisi valido per la ricerca di metal-
preesistente cultura di medicina tradizionale; in li pesanti, pesticidi, solventi residui;
altri si tratta di una scoperta, o meglio di una ri- • analisi microbiologica che deve accertare l’as-
scoperta. Ovviamente, le Autorità sanitarie dei va- senza di patogeni;
ri Paesi hanno sempre cercato e cercano tuttora di • metodo di analisi del prodotto finito e relativi
disciplinare la fitoterapia, nell’ottica di salvaguar- controlli di stabilità.
dare la salute pubblica, e se a volte si sono verifi- Per ogni pianta i metodi di analisi possono es-
cati dei vuoti legislativi, la tendenza a lungo ter- sere più o meno sofisticati a seconda che i principi
mine è sicuramente quella di un sempre maggior attivi siano conosciuti (o supposti conosciuti) o che
controllo del fitoterapico sotto tutti i suoi molte- nella pianta siano presenti più classi di principi at-
plici aspetti. tivi che agiscano sinergicamente. Quest’ultima è
Da questo punto di vista, un aspetto fondamen- una caratteristica peculiare delle piante ed è il van-
tale è sicuramente la standardizzazione del fitotera- taggio che spesso i derivati vegetali presentano ri-
pico: senza di essa, non ci può essere garanzia né spetto a prodotti puri naturali o di sintesi.
della sicurezza del prodotto né della riproducibilità
dei risultati sperimentali o terapeutici. Da sempre,
è all’ottenimento di questo risultato che tendono le Le esigenze del produttore
Farmacopee dei vari Paesi.
Gli aspetti pratici a cui deve porre attenzione il pro-
duttore, per ottenere un derivato vegetale standar-
Le esigenze dell’Autorità sanitaria dizzato, quindi riproducibile in termini di compo-
sizione chimica, sicurezza ed efficacia, e ottempe-
Sempre tenendo conto delle esigenze mirate al rante agli elementi del paragrafo precedente, sono
massimo controllo del fitoterapico in termini di si- i seguenti:
curezza e di riproducibilità, i principali elementi ri- • parte della pianta da usare;
chiedibili dall’Autorità sanitaria sono: • areale di raccolta;

F. Capasso et al. (eds.), Farmacognosia


© Springer-Verlag Italia 2011
86 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

• condizioni di essiccamento; ovviare surgelando il materiale a –25 °C prima del-


• condizioni di conservazione del materiale essic- la macinazione ed eventualmente mettendo poi il
cato; macinato a contatto con un solvente capace di im-
• scelta del materiale vegetale e analisi dei singo- mobilizzare o inattivare gli enzimi.
li lotti prima di procedere all’estrazione (piante La prima fase della macinazione è di solito uno
raccolte allo stato spontaneo vanno analizzate e sminuzzamento, che richiede macchine apposite
mescolate opportunamente in modo da ottenere che riducono il materiale in pezzi da 1 a 10 mm di
miscele omogenee); diametro. Successivamente il materiale è posto in
• analisi dei costituenti attivi e loro rapporti reci- un molino, di cui esistono vari tipi (vedi Cap. 7.0).
proci fissando i limiti di oscillazione; Il più comune è il molino a martelli: i martelli,
• ricerca preliminare di metalli pesanti e di pesti- sistemati radialmente, seguono la rotazione del
cidi; perno e rompono il materiale che è caricato dal-
• metodo di preparazione dell’estratto (solvente l’alto. Sulle pareti della camera c’è una griglia,
impiegato, condizioni di temperatura e processo che determina le dimensioni del macinato ricava-
di purificazione). to. Questo molino è adatto per materiale friabile,
I punti più delicati di tutto il processo sono le mentre il molino a coltelli è più adatto per foglie,
condizioni di raccolta e di essiccamento del mate- corteccia e radici ed il molino a dischi dentati per
riale vegetale: gli essiccamenti tradizionali delle semi e materiale presminuzzato. Con quest’ulti-
piante all’ombra o al sole si sono dimostrati dele- mo tipo di molino si possono ottenere polveri
teri per la conservazione dei principi attivi e per molto fini: le dimensioni delle particelle dipendo-
l’ottenimento di materiali di partenza standardiz- no dalla distanza fra i dischi e dalla loro velocità
zati. di rotazione relativa.
Inoltre le leggi di molti Paesi non consentono
più la raccolta industriale di piante allo stato spon-
taneo, per la salvaguardia degli ecosistemi; si deve Estrazione
quindi provvedere alla coltivazione delle piante,
dopo una selezione genetica, per una loro perfetta L’estrazione di principi attivi da droghe vegetali vie-
riproducibilità. Con la coltivazione sono risolvibili ne normalmente effettuata con solventi polari o
i problemi di disponibilità industriale ed i materia- apolari o miscele dei due (estrazione solido-liquido).
li vegetali possono essere essiccati nelle migliori Un caso particolare è l’estrazione con anidride car-
condizioni e nel periodo di massima produttività di bonica in condizioni ipercritiche, cioè a condizioni
principi attivi. particolari di temperatura e soprattutto di pressione
(alcune centinaia di atmosfere). Con questa tecnica
si possono ottenere estratti lipidosterolici il cui mag-
gior pregio è l’assenza di solventi residui.
Processo di lavorazione In generale, un’estrazione ottimale dipende dal-
la velocità di diffusione di una sostanza dalla parti-
Per effettuare le successive fasi di estrazione il ma- cella di macinato al solvente, dal tempo di contatto
teriale vegetale, secco o fresco, deve essere maci- e dalla velocità di passaggio del solvente attraverso
nato, cioè ridotto meccanicamente in particelle il il materiale. Le sostanze diffondono nel solvente o
più possibile omogenee e di piccole dimensioni: in perché le cellule vegetali sono rotte o per diffusio-
alcuni casi, fino a un diametro prossimo a 0,5 mm. ne attraverso membrane cellulari intatte; in ambe-
L’omogeneità è un parametro fondamentale, perché due i casi, il trattamento preparatorio del materiale
è quello che successivamente regola i parametri di vegetale con acqua o con solventi parzialmente ac-
estrazione e l’esaurimento uniforme del materiale quosi, che fanno rigonfiare le cellule provocandone
vegetale. o la rottura o l’aumento della permeabilità di mem-
brana, facilita il processo. Altri vantaggi di questo
pre-trattamento sono:
Macinazione • evitare l’improvviso rigonfiamento del materia-
le in un ambiente chiuso (l’estrattore), con un
La macinazione di materiale fresco è più proble- aumento di pressione che potrebbe ostacolare il
matica perché la rottura cellulare in presenza di ac- passaggio del solvente;
qua consente la liberazione di enzimi che normal- • assicurare l’umettazione uniforme del materiale,
mente degradano le sostanze da estrarre. Si può evitando la formazione di canali preferenziali
Capitolo 8 • Aspetti industriali dei prodotti fitoterapici 87

che potrebbero ridurre l’area di contatto del sol-


vente.
I procedimenti di estrazione possono essere
classificati in due gruppi principali:
• procedimenti in cui il materiale è posto nel sol-
vente a una determinata concentrazione e per
un determinato periodo, e quindi filtrato, spre-
muto o centrifugato (tinture, decotti, macerati);
• procedimenti in cui il materiale è estratto fino
ad esaurimento delle sostanze solubili nel sol-
vente scelto (estratti fluidi, molli, secchi).
Il primo tipo di procedimento è in pratica la ma-
cerazione, che può essere statica (pressoché abban-
donata industrialmente) o dinamica, e in cui si rag-
giunge un equilibrio fra estratto e materiale vegeta-
le, che dipende dal contenuto d’acqua, dalla gran- Fig. 8.2 Percolatori continui
dezza delle particelle, dal solvente usato e dal tem-
po di contatto.
Al raggiungimento dell’equilibrio l’estrazione
si ferma, quindi per esaurire completamente il ma- che applica a un sistema solido-liquido i razionali
teriale occorre effettuare un sufficiente numero di teorici che erano già stati definiti per i sistemi
estrazioni (ognuna delle quali è una macerazione), liquido-liquido. In alcuni di questi macchinari è il
calcolabile in modo matematico. materiale che è pompato contro il solvente, mentre
Il procedimento che porta all’esaurimento del in altri la controcorrente è relativa perché il mate-
materiale attraverso ripetute macerazioni si chiama riale è fermo e si muove il solvente: in pratica, in
percolazione, che può essere semplice o continua. ambedue i casi il materiale incontra continuamente
Nella percolazione semplice (Fig. 8.1), il materiale solvente fresco, in condizioni controllate di tempe-
è estratto con ripetuti contatti con solvente fresco. ratura, di pressione, di flusso e di tempi, in modo
Nella continua, si usano più percolatori in batteria da ottimizzare l’estrazione. La Figura 8.3 mostra
ed i percolati meno ricchi in sostanze estratte sono lo schema di funzionamento di uno fra i più diffusi
usati per estrarre materiale fresco (Fig. 8.2). Ov- tipi di estrattori, mentre la Figura 8.4 mostra un al-
viamente, con questa tecnica si ha un risparmio di tro tipo di estrattore nel suo aspetto esteriore in un
solvente. impianto industriale.
Un altro procedimento, il più usato industrial-
mente, è l’estrazione continua o controcorrente,

Ingresso
del solvente
Uscita
dell’estratto Scarico dei solidi

Fig. 8.1 Percolatori semplici Fig. 8.3 Estrattore a carosello


88 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

Fig. 8.4 Estrattore ad alta


pressione

Concentrazione
Dopo l’estrazione del materiale, le soluzioni risultanti
vanno concentrate se lo scopo è di ottenere estratti
fluidi o solidi, o parzialmente concentrate e poi sot-
toposte ad una controestrazione liquido-liquido per
isolare particolari prodotti o classi di molecole.
La concentrazione è effettuata con impianti che
consentono l’eliminazione del solvente a basse
temperature, in modo da non alterare la composi-
zione dell’estratto e non degradare i principi attivi.
Per grandi quantità di estratto sono normalmen-
te impiegati concentratori a pellicola in caduta o a
strato sottile rotante (Figg. 8.5 e 8.6). Per prodotti
particolarmente labili sono usati concentratori a
piatti che incrementano in modo considerevole la
superficie di evaporazione ed operano sotto vuoto.

Essiccazione e frazionamento
Sebbene ci siano ancora sul mercato numerosi
estratti in forma liquida o semisolida, oggi il metodo
preferito è essiccare l’estratto fino alla forma soli-
Fig. 8.5 Concentratore a pellicola in caduta da. Le ragioni principali sono la maggiore stabilità
Capitolo 8 • Aspetti industriali dei prodotti fitoterapici 89

Fig. 8.6 Concentratore ro-


tante a strato sottile

chimica, un minor rischio di contaminazione batte- se un tempo ci si poteva accontentare di una titola-
rica ed una maggior praticità di immagazzinaggio e zione su una molecola marker (il più delle volte
trasporto. Le tecniche di essiccazione impiegate con l’inespressa convinzione che si trattasse del-
comprendono la liofilizzazione e l’atomizzazione l’unico principio attivo), oggi si tende a titolare il
(vedi Fig. 7.3). prodotto fitoterapico su più molecole o classi di
Se invece lo scopo è di isolare dall’estratto una prodotti. Anche la sperimentazione clinica valuta
molecola o una classe di sostanze, si usano procedi- in maniera sempre più approfondita, anche attra-
menti di cristallizzazione, di passaggio su resine di verso studi di meta-analisi, l’efficacia terapeutica
adsorbimento o a scambio ionico, oppure si utilizza- dei fitoterapici; ovviamente, la meta-analisi è pos-
no processi cromatografici quali ad es. l’HPLC sibile solo se i prodotti sono molto ben caratteriz-
(High Pressure Liquid Cromatography) preparativo. zati (standardizzati) e fra loro confrontabili.
Per concludere, i prodotti fitoterapici, siano es-
si sostanze pure od estratti, devono soddisfare tutti
Considerazioni conclusive quei requisiti di qualità, costanza, stabilità, sterilità
e purezza come si conviene ad un prodotto destina-
Oggi i prodotti fitoterapici sono a livello mondiale to, in una forma o nell’altra, ad un uso terapeutico
in forte espansione sia a livello produttivo che di ri- in campo umano, sia acuto che cronico. La qualità
cerca. La recente scoperta di molecole di primaria dei prodotti, come più sopra mostrato, dipende in
importanza nella terapia oncologica, quali il tassolo primo luogo dalla qualità del materiale vegetale,
e alcuni derivati della camptotecina, hanno stimola- ma naturalmente anche dai solventi usati nella pre-
to a livello mondiale un nuovo interesse per i pro- parazione e dal procedimento impiegato.
dotti di origine vegetale e tutte le società multina-
zionali investono in modo rilevante nello screening.
Né del resto si ferma la ricerca sulle piante me-
dicinali già note. Anzi, i continui progressi, sia nei
Bibliografia essenziale
metodi di produzione che analitici sia nella ricerca Bartholome E (ed) (1972) Ullmann’s Enzyklopädie der
biologica, inducono ad approfondire sempre di più technischen Chemie. Verlag Chemie, Weinheim
lo studio dei principi attivi e dei meccanismi d’a- Bombardelli E (1991) Technologies for the processing of
zione; un corollario di questi studi è la tendenza a medicinal plants. In: Wijesekera ROB (ed) The me-
definire in maniera sempre più completa la compo- dicinal plant industry. CRC Press, Boca Raton, FL,
sizione chimica di un fitoterapico. In altre parole, pp 85-98
90 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

Bombardelli E, Bombardelli V (2005) Twenty years’ ex- Figlmüller JK (1955) The quantitative fundamentals of
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Capitolo LEGISLAZIONE SULLE PIANTE MEDICINALI
9 E SULL’USO DELLE DROGHE VEGETALI

Le piante officinali (piante medicinali e piante aro- pea e questo, oltre a costituire un rischio per la sa-
matiche) e le loro preparazioni negli ultimi decen- lute pubblica, ha rappresentato un ostacolo per la
ni hanno assunto in tutto il mondo sempre maggiore loro commercializzazione.
rilevanza sociale ed economica.
Attualmente, sotto l’aspetto normativo, in Ita- L’area medicinale, che rappresenta sicuramen-
lia, i prodotti a base di piante officinali possono es- te il settore più rilevante e delicato per la salute pub-
sere inquadrati in quattro settori principali: medici- blica, viene identificata come erboristeria medici-
nale, alimentare, cosmetico e salutare. nale o fitoterapia. Il termine “fitoterapia” è stato in-
Mentre la normativa dei prodotti inquadrabili trodotto dal medico francese Henri Leclerc (1870-
nell’area medicinale, alimentare e cosmetica negli 1955) e si è diffuso rapidamente a livello interna-
ultimi anni è stata aggiornata ed armonizzata con zionale col significato di scienza che si occupa del-
quella degli altri Paesi dell’Unione Europea, in se- l’impiego di medicamenti vegetali per la cura del-
guito al recepimento di numerose direttive euro- le malattie. La “fitoterapia” utilizza le droghe ve-
pee, il settore dell’erboristeria salutare, peculiarità getali come tali, da sole o in miscela, sotto forma
italiana, rimane ancorato a norme che risalgono ad di loro derivati o preparazioni farmaceutiche che
oltre 70 anni fa (legge 6 gennaio 1931, n. 99; R.D. sfruttano l’attività non di singoli principi attivi, ma
19 novembre 1931, n. 1793, modificato con R.D. del fitocomplesso. È stato chiarito dal D.L.vo 24
30 marzo 1933, n. 675 e R.D. 26 maggio 1932, n. aprile 2006, n. 219, che in Italia attua il Codice co-
722) ed è da tempo in attesa di una legge specifica munitario dei medicinali per uso umano, che il fi-
ed organica, al passo con i tempi, tanto più che tut- toterapico è “ogni medicinale che contiene esclusi-
tora manca una definizione giuridica di “prodotto vamente come sostanze attive una o più sostanze ve-
salutare” e di “prodotto erboristico”. getali o una o più preparazioni vegetali oppure una
Anche nel corso della corrente XVI legislatura, o più sostanze vegetali in associazione ad una o più
al Senato sono stati presentati diversi disegni di preparazioni vegetali”. Quindi la fitoterapia non è,
legge aventi per oggetto la regolamentazione del come spesso erroneamente molti credono, una me-
settore erboristico, ma sicuramente non si arriverà dicina alternativa: i fitoterapici, come tutti i medi-
alla promulgazione della legge. Solo in parte il pro- cinali, devono possedere i requisiti fondamentali di
blema è stato affrontato inquadrando i prodotti er- qualità, sicurezza ed efficacia, anche se dimostrar-
boristici per uso orale tra gli integratori alimentari, ne l’efficacia e la qualità per molti prodotti può ri-
regolamentati dal D.L.vo 21 maggio 2004, n. 169, sultare difficoltoso, soprattutto per problemi legati
“Attuazione della direttiva 2002/46/CE relativa alla loro standardizzazione e quindi alla riproduci-
agli integratori alimentari”. bilità degli effetti terapeutici.
In tutti i campi nei quali i prodotti a base vege-
tale trovano applicazione occorre sfatare presso il L’aumentata richiesta sul mercato internaziona-
pubblico l’errata convinzione che essi siano esenti le di piante officinali, per uso sia medicinale che
da rischi, perché l’origine naturale sicuramente non salutare, ha determinato l’esigenza di una normati-
garantisce l’innocuità ed anzi richiede rigorosi con- va sovranazionale allo scopo di favorire in tutto il
trolli per verificare la qualità delle materie prime. mondo il commercio di prodotti sicuri e l’impiego
È necessario poi ricordare che nel passato i pro- razionale di droghe vegetali e loro preparazioni.
dotti a base vegetale erano sottoposti a norme mol- Effettivamente, secondo i dati forniti dalla Or-
to diverse anche nell’ambito della comunità euro- ganizzazione di Cooperazione e Sviluppo delle Na-
F. Capasso et al. (eds.), Farmacognosia
© Springer-Verlag Italia 2011
92 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

zioni Unite (OCSE), la richiesta di piante medici- vere le ricerche sulla utilizzazione delle piante me-
nali è ormai da anni in costante aumento in tutto il dicinali, di provvedere ad una loro classificazione
mondo e interessa, per motivi diversi, sia i Paesi in- dal punto di vista terapeutico, di stabilire delle spe-
dustrializzati che quelli in via di sviluppo. Così, le cifiche internazionali di identità, purezza ed atti-
più importanti organizzazioni internazionali hanno vità dei prodotti a base di piante medicinali ed in
affrontato il problema elaborando delle Linee Guida particolare delle loro preparazioni galeniche.
per coordinare ed armonizzare le normative nazio- Così, nell’ottobre del 1978, è stato istituito il
nali, fino a pochi anni fa carenti ed eterogenee. Per- Comitato per la selezione e la specificazione delle
tanto riteniamo opportuno trattare l’argomento ini- piante medicinali. Il Comitato ha stilato un elenco
ziando dalle norme più generali. di 230 piante, tra le 12.000 inventariate, considera-
te le più usate nel mondo; di queste ha predisposto
le specificazioni richieste ed inoltre ha proposto
Normativa sovranazionale - OMS una denominazione internazionale per le relative
droghe vegetali e per le loro preparazioni galeni-
Un ruolo fondamentale nella promozione e nello che, che vengono indicate col nome botanico, in
sviluppo della normativa sovranazionale è stato latino, della pianta, seguito dal nome latino della
svolto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità parte della pianta utilizzata (droga). L’OMS ha an-
(OMS). che stabilito alcune importanti definizioni, prima
L’OMS, istituita nel 1948, opera nell’ambito tra tutte quella di Pianta medicinale. Pianta medi-
dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, non ha cinale è: ogni vegetale che contiene, in uno o più
potere vincolante nei confronti dei Paesi membri, dei suoi organi, sostanze che possono essere utiliz-
tuttavia le sue raccomandazioni e Linee Guida rap- zate a fini terapeutici o preventivi, o che sono pre-
presentano un importante riferimento per i legisla- cursori di emisintesi chemio-farmaceutiche (Pechi-
tori nazionali. no, 1980).
L’attività dell’OMS di promuovere lo studio L’attività dei centri OMS ha dato risultati sod-
delle piante medicinali, soprattutto di quelle impie- disfacenti soprattutto nel Sud-Est asiatico, grazie
gate nell’ambito della medicina tradizionale, è vol- anche all’applicazione del sistema informatico
ta essenzialmente a favorire l’uso razionale e scien- NAPRALERT dell’Università dell’Illinois. In Thai-
tifico delle droghe vegetali ed a standardizzare le landia è stato stilato un documento in favore della
loro preparazioni. Questo programma rientra nel- conservazione del patrimonio vegetale (biodiver-
l’ambito dell’obiettivo fondamentale dell’OMS, sità) e della valorizzazione della tradizione che può
esplicitato nel corso della famosa Conferenza di essere espresso dallo slogan “Saving lives by sa-
Alma Ata del 1978, riassunto nelle parole dello slo- ving plants”.
gan “Salute per tutti entro l’anno 2000”. Per rag- Tra i documenti di maggiore interesse, frutto del
giungere questo risultato, non si poteva prescinde- lavoro dei centri OMS, ricordiamo: Guidelines for
re dalla considerazione che gran parte della popo- the assessment of herbal medicines (Monaco1991)
lazione dei Paesi in via di sviluppo (circa l’80%) e Research guidelines for evaluating the safety and
non ha accesso ai farmaci della medicina ufficiale efficacy of herbal medicines (Manila, 1993).
scientifica per motivi economici, logistici e cultu- Queste Linee Guida sono rivolte, come racco-
rali e per questo ricorre ai rimedi della medicina mandazioni, alle autorità regolatorie di tutti i Paesi
tradizionale. Così l’OMS ha avviato il Programme per selezionare le piante dotate di efficacia e sicu-
on Traditional Medicines, volto allo studio di pro- rezza tali da essere utilizzate dai sistemi sanitari
blemi inerenti la coltivazione, l’identificazione, la nazionali, in particolare nei Paesi in via di svilup-
preparazione, la conservazione e l’utilizzazione po, nei quali le medicine naturali sono spesso le
delle piante della medicina tradizionale. Per la rea- uniche reperibili. Le Linee Guida del 1991 sono sta-
lizzazione del programma sono stati istituiti alcuni te aggiornate e ripubblicate nel 1996 (WHO, Tech-
centri collaboratori OMS, dei quali il primo fu fon- nical Report Series, n. 863, WHO Ginevra). Nello
dato a Roma nel 1979, presso l’Istituto Italo-Afri- stesso anno furono pubblicate anche le Linee Guida
cano. Le piante medicinali e la medicina tradizio- per la buona fabbricazione dei medicinali vegetali
nale hanno interessato anche i successivi program- (Annex 8 of WHO Technical Report Series, n. 863,
mi di Drug management and Policies. WHO Ginevra).
Nel corso della XXXI Assemblea Mondiale Le Linee Guida del 1993, sulla valutazione della
della Sanità, nel maggio 1978, veniva conferito al sicurezza e dell’efficacia delle medicine vegetali,
Direttore Generale dell’OMS l’incarico di promuo- hanno proposto dettagliati criteri per stabilire la
Capitolo 9 • Legislazione sulle piante medicinali e sull’uso delle droghe vegetali 93

qualità del materiale vegetale, per determinare la È noto infatti che i farmaci vegetali, per la com-
tossicità delle piante e per condurre studi farmaco- plessità e la variabilità della loro composizione chi-
logici, farmacodinamici e clinici. Nel 1998 l’OMS mica, presentano problemi di standardizzazione e
ha adottato le Linee Guida sull’uso appropriato dei di riproducibilità degli effetti biologici, dipendenti
medicinali vegetali (WHO Regional Office of the dalla loro stessa natura. Accanto ai vantaggi del fi-
Western Pacific, Manila, 1998), una rassegna sulla tocomplesso si sono subito evidenziati problemi le-
situazione regolatoria delle medicine vegetali nei gati alla qualità delle materie prime vegetali, in
vari Paesi del mondo (WHO/TRM/98.1, WHO Gi- particolare la presenza dei contaminanti (aflatossi-
nevra) ed ha pubblicato un importantissimo manua- ne, antiparassitari, metalli pesanti, radionuclidi
le per il controllo di qualità delle materie prime ve- ecc.), impurezze che potevano non essere contem-
getali, aggiornato nel 2004 dalle WHO Guidelines plate nelle monografie della Farmacopea Europea.
for assessing the safety and quality of herbal medi- Per contro moltissime droghe vegetali hanno un
cines with reference to contaminants and residues, impiego tradizionale consolidato ed hanno dimo-
che completa le specifiche di qualità fornite dalla strato validità terapeutica anche in assenza di studi
Farmacopea Internazionale per un limitato numero clinici specifici, pertanto per alcune formulazioni a
di droghe e piante medicinali. Dal 1999 L’OMS ha base di droghe vegetali di uso consolidato poteva
iniziato la pubblicazione di monografie, rivolte alle essere accettabile una procedura di autorizzazione
autorità regolatorie e a tutti gli operatori sanitari, re- ad hoc, semplificata e diversificata rispetto ai me-
canti informazioni riguardanti i saggi per i controlli dicinali di sintesi. Ricordiamo che, per questi me-
di qualità, aspetti farmacologici, forme farmaceuti- dicinali, il processo di armonizzazione delle proce-
che, usi terapeutici e bibliografia di riferimento. Le dure di AIC è stato attuato pienamente con l’istitu-
monografie sono state raccolte nel volume 1 (1999), zione della European Medicines Evaluation Agency
volume 2 (2001), volume 3 (2004). (EMEA), che è operativa dal 1° gennaio 1995 e ga-
rantisce l’uniformità e la qualità dei medicinali cir-
colanti nei Paesi dell’UE.
Normativa europea Per quanto concerne i farmaci vegetali, in ambi-
to comunitario si è manifestato un crescente interes-
Le Linee Guida dell’OMS hanno stimolato in tut- se, dovuto sia all’ampia diffusione di questo tipo di
to il mondo l’impegno scientifico nel campo delle medicinale, sia alla eterogeneità nei vari Paesi ri-
piante medicinali e nell’ambito dell’Unione Euro- guardo all’uso, requisiti tecnici, criteri di valutazione
pea (UE) hanno rappresentato un qualificato pun- e regime di dispensazione. Tutto questo rappresenta-
to di riferimento nel lungo cammino per l’integra- va un limite alla libera circolazione dei prodotti.
zione dei farmaci di origine vegetale nei sistemi eu- Il percorso di armonizzazione delle normative
ropei di autorizzazione all’immissione in com- sui medicinali di origine vegetale è stato molto
mercio (AIC). complesso, perché in ambito europeo alcuni Paesi,
Il tentativo di armonizzare a livello europeo la come la Germania, hanno da tempo una normativa
normativa riguardante l’AIC dei medicinali, com- specifica e ben articolata, mentre altri Paesi, tra i
presi quelli di origine vegetale, è iniziato con l’e- quali l’Italia, li hanno assoggettati alle norme gene-
manazione delle direttive CEE 65/65 e 75/318 e rali sui farmaci. In sede comunitaria sono state pre-
l’entrata in vigore, nel 1974, della Ph. Eur. se da tempo numerose iniziative che nel 2004 si so-
Nella direttiva base 65/65/CEE, all’art. 1 erano no concretizzate nell’emanazione di una normativa
enunciate le prime definizioni di medicinale, spe- europea specifica per le procedure di AIC dei far-
cialità medicinale, e sostanza: al punto 3, tra le so- maci vegetali tradizionali: la Direttiva 2004/24/CE.
stanze vengono prese in considerazione anche le Fin dal 1977, a Bruxelles, il Commitee for Pro-
sostanze di origine vegetale. Successivamente, la prietary Medicinal Products (CPMP) aveva istitui-
direttiva 75/318, ai fini della registrazione, già ri- to un gruppo di lavoro sulle specialità medicinali a
chiedeva standard differenziati per i medicinali a base di piante che ha adottato il termine herbal re-
base vegetale. L’applicazione della direttiva medies (HR) per tutti i prodotti medicinali aventi
75/318/CEE, però, avrebbe comunque determinato come ingredienti attivi droghe vegetali e/o prepara-
l’eliminazione dal mercato della maggior parte dei zioni. Il gruppo di lavoro propose l’applicazione di
farmaci vegetali, per l’inadempibilità pratica delle standard semplificati alla maggior parte dei prodot-
procedure richieste per l’allestimento del dossier, ti vegetali, riservando l’applicazione degli standard
quando i medicinali da registrare sono complesse richiesti dalla direttiva 75/318/CEE solo a quelli
miscele di derivati vegetali. dotati di rilevante attività biologica.
94 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

Nello stesso periodo anche il CPMP, allo scopo La volontà del legislatore comunitario pertanto
di evitare la scomparsa dal mercato europeo di mi- era di inquadrare gli herbal remedies tra i medici-
gliaia di prodotti, propose di concedere un’AIC nali, come ha confermato anche la sentenza della
provvisoria ai prodotti che non contenessero so- Corte Europea di Giustizia del 28 ottobre 1992, che
stanze vegetali pericolose e fossero destinati al trat- afferma che un prodotto vegetale, raccomandato o
tamento sintomatico delle patologie minori, di- descritto con attività profilattica o terapeutica, deve
spensabili senza obbligo di prescrizione medica. essere considerato un prodotto medicinale, anche
Emergeva comunque sempre più la necessità di se viene generalmente utilizzato in campo alimen-
un inquadramento normativo completo e specifico tare e non sono stati ancora dimostrati effetti tera-
per gli herbal remedies e di questa esigenza si rese peutici. Ancora una volta, però, non venivano ri-
interprete il Parlamento Europeo che, con la risolu- solti i problemi riguardo alle modalità di AIC, con-
zione del 16 ottobre 1987, auspicava, da parte del- nessi con la particolare natura dei prodotti vegetali.
la Commissione, l’elaborazione di una regolamen- Nel 1995 la risoluzione del Consiglio dell’Unione
tazione comunitaria della produzione e del consu- Europea n. 95/C 350/05 del 20 dicembre 1995 ri-
mo delle piante medicinali e dei loro preparati, badiva le note considerazioni sui rischi per la salu-
conforme ai principi generali delle direttive sulle te derivanti dalla composizione e dall’utilizzazione
specialità medicinali. La risoluzione invitava la dei medicinali fitoterapici, invitando la Commis-
Commissione a favorire l’uso scientificamente do- sione a studiare i problemi connessi con l’uso delle
cumentato dei farmaci naturali, promuovendo an- piante medicinali e delle loro preparazioni, anche
che la preparazione universitaria degli operatori sa- in linea con le raccomandazioni dell’OMS.
nitari in questo particolare settore. La stessa risolu- Così nel 1996 la Commissione Europea ha pro-
zione auspicava tuttavia che le piante medicinali, mosso studi sul mercato dei medicinali di origine
dotate di blanda attività farmacologica, fossero in- vegetale allo scopo di tutelare la salute dei consu-
serite in un apposito elenco ed escluse dalla più ri- matori a livello di produzione, distribuzione e ven-
gida disciplina sulle specialità medicinali. dita. In questa fase è stata molto importante l’atti-
Nel 1989 la Commissione delle Comunità Euro- vità della Ph. Eur. di revisione delle monografie di
pee, nel documento The Rules Governing Medici- droghe vegetali e preparazioni ed anche gli studi di
nal Products in the European Community, vol. III, numerose organizzazioni nazionali e sovranaziona-
Guidelines on the Quality, Safety and Efficacy of li che si occupano di fitoterapia.
Medicinal Products for Human Use, ha stabilito le Particolarmente rilevante è stato l’apporto del-
definizioni di droghe vegetali (vegetable drugs), ri- l’European Scientific Cooperative on Phytotherapy
medi o medicinali vegetali (herbal remedies o her- (ESCOP). L’ESCOP, costituita nel 1989, è una so-
bal medicines), preparati da droghe vegetali (vege- cietà alla quale fanno capo le più importanti as-
table drugs preparations) e ha fornito le modalità di sociazioni nazionali di diversi Paesi europei che
applicazione della parte 1 dell’annesso alla Diretti- si occupano di piante medicinali e fitoterapia.
va 75/318/CEE, riguardo alla qualità delle materie L’ESCOP promuove studi nel campo delle fitome-
prime e dei prodotti finiti di origine vegetale. Nelle dicine di cui ha dato anche la definizione: Prodotti
Linee Guida, anche per gli herbal remedies, si ri- medicinali contenenti come principi attivi solo
chiede il controllo qualitativo e quantitativo dei piante, parti di piante o materiali vegetali o loro
componenti, la descrizione dei metodi di prepara- combinazioni sia allo stato grezzo che lavorato,
zione, il controllo degli intermedi, del prodotto fini- definizione che è stata poi adottata da altre orga-
to e le prove di stabilità. Deve essere specificata an- nizzazioni nazionali ed internazionali.
che l’origine della pianta, la droga vegetale, accer- Per favorire l’armonizzazione dei criteri di va-
tata l’eventuale presenza di contaminanti e, nel caso lutazione dei farmaci vegetali e l’emanazione di
non fossero conosciute le sostanze responsabili del- una normativa comune, l’ESCOP ha organizzato
l’attività terapeutica, deve essere tipizzato il prodot- numerosi simposi internazionali e soprattutto ha
to per garantirne la qualità; la produzione deve av- elaborato circa sessanta monografie di piante e dro-
venire seguendo le norme di buona fabbricazione, ghe vegetali e ha proposto l’istituzione di un siste-
Good Manufacturing Practices (GMP). ma per la segnalazione di reazioni avverse correla-
Sempre nello stesso anno la direttiva 89/341/ te all’uso di prodotti vegetali.
CEE ribadiva però l’applicazione degli stessi stan- Nel gennaio 1997 è stata pubblicata, a cura del-
dard di qualità, sicurezza ed efficacia previsti dalle l’UE, la Notice to Applicants (NTA), linea guida
direttive 65/65/CEE e 75/318/CEE per tutti i far- rivolta ai richiedenti per istruire il dossier di regi-
maci di origine naturale, compresi i galenici. strazione dei medicinali: anche in questo documento
Capitolo 9 • Legislazione sulle piante medicinali e sull’uso delle droghe vegetali 95

i requisiti richiesti per i farmaci vegetali sono es- nico della direttiva 2001/83/CE ed ha meglio pun-
senzialmente gli stessi dei farmaci di sintesi, salvo tualizzato, al punto 4, i requisiti scientifici e tecni-
alcune informazioni aggiuntive, ad es. sull’origine ci che consentono di valutare la qualità, la sicurez-
della materia prima (area geografica di provenien- za e l’efficacia dei “medicinali a base di erbe”.
za della droga vegetale, descrizione macroscopica Per i medicinali a base di erbe dettagliate infor-
e microscopica, ricerca di componenti tossici e/o mazioni devono essere fornite dal richiedente ri-
adulteranti ecc.). guardo alla nomenclatura della sostanza o del pre-
Era sempre più evidente, quindi, la necessità di parato a base di erbe, indicando eventuali solventi
operare una completa revisione delle procedure di di estrazione, la forma fisica, la descrizione dei
registrazione dei farmaci vegetali e così, nel 1997, componenti con riconosciute proprietà terapeutiche
nell’ambito dell’EMEA, è stato istituito l’Emea’s o dei marcatori (formula molecolare, massa mole-
ad hoc working group on herbal medicinal pro- colare relativa, formula di struttura, compresa la
ducts (HMPWG), composto da esperti e rappresen- stereochimica relativa e assoluta) e di eventuali al-
tanti delle più importanti organizzazioni comunita- tri componenti.
rie del settore, come l’ESCOP, l’EFPIA (European Per documentare la sezione sul fabbricante, oc-
Federation Pharmaceutical Industries Associa- corre fornire nome, indirizzo e responsabilità di
tion), l’AESGP (Association Européenne des Spe- ciascun fornitore, appaltatori compresi, di tutti i si-
cialités Grand Public), l’EHPM (European Herbal ti di produzione o impianti di cui si propone la par-
Products Manufactures), nonché del Parlamento tecipazione alla fabbricazione, alla raccolta e alle
Europeo e della Ph. Eur. prove sulla sostanza o sul preparato a base di erbe.
Il gruppo di lavoro dal 1997 al settembre 2004 Il richiedente deve fornire informazioni adeguate
ha elaborato nuove Linee Guida rivolte sia alle dit- sulla produzione e la raccolta della pianta, compre-
te produttrici che alle autorità regolatorie, rispetti- si il luogo d’origine e le condizioni di coltivazione,
vamente per richiedere e concedere le AIC per gli raccolta, essiccazione e conservazione, che noto-
herbal medicinal products, stabilire specifici crite- riamente influenzano la qualità delle piante e delle
ri per la valutazione dei loro requisiti di qualità, si- droghe. Occorre poi fornire un breve riassunto del-
curezza ed efficacia, che tengano conto pienamen- lo sviluppo delle sostanze e dei preparati a base di
te delle peculiarità dei fitoterapici e possano facili- erbe, tenendo conto delle vie di somministrazione e
tare l’accesso dei farmaci vegetali alla procedura d’uso proposte. Se opportuno vengono discussi i
europea di mutuo riconoscimento. risultati del confronto tra la composizione fitochi-
L’HMPWG aveva anche previsto l’elaborazio- mica della o delle sostanze o dei preparati a base di
ne di monografie specifiche per ogni pianta e/o erbe usati nei dati bibliografici di supporto e quelle
preparazione, al fine di valutare su base bibliogra- contenute come sostanze attive nel medicinale ve-
fica l’efficacia e la sicurezza dei fitoterapici di uso getale oggetto della domanda.
tradizionale, ponendo così le basi per l’attuazione Devono essere fornite le specificazioni delle
della direttiva 2004/24/CE. materie prime vegetali presenti e indicate le proce-
In data 6 novembre 2001 era stata emanata la dure analitiche utilizzate per le prove su di esse e
direttiva 2001/83/CE del Parlamento Europeo e del le informazioni sulla convalida delle procedure
Consiglio, recante un Codice comunitario dei me- analitiche.
dicinali per uso umano. Il Codice comunitario abro- Occorre fornire una descrizione dei lotti e dei
ga le precedenti direttive in materia e riunisce e risultati delle analisi sui lotti per la/e sostanza/e ed
coordina in un unico testo, ai fini di razionalità e eventualmente il/i preparato/i a base di erbe, inclu-
chiarezza, l’insieme delle disposizioni vigenti sui si quelle delle sostanze presenti in farmacopea.
medicinali per uso umano, comprese quelle riguar- Infine è necessario presentare un breve riassun-
danti l’autorizzazione all’immissione in commer- to che descriva lo sviluppo del medicinale a base di
cio. Nell’Allegato I sono specificate le norme e i erbe, tenendo conto delle vie di somministrazione e
protocolli analitici, tossico-farmacologici e clinici d’uso proposti. Se del caso, vengono discussi i ri-
da applicare ai medicinali. sultati del confronto tra la composizione fitochimi-
Il Codice comunitario però non ha recepito le ca dei prodotti usati nei dati bibliografici di sup-
numerose proposte sull’AIC dei medicinali vegeta- porto e il medicinale vegetale della domanda.
li e pertanto la normativa restava inadeguata. Solo Il quadro giuridico modificato dalla direttiva
la direttiva 2003/63/CE della Commissione ha te- 2003/63/CE si dimostrava però ancora inadeguato
nuto conto della peculiarità di alcune categorie di per molti prodotti a base vegetale in uso da tempo
“medicinali particolari”, sostituendo l’allegato tec- in alcuni Paesi dell’Unione Europea, per i quali la
96 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

lunga tradizione di impiego a scopo medicinale rie prove chimico-fisiche, biologiche e microbio-
può ridurre la necessità dell’esecuzione di nuove logiche e i prodotti dovranno soddisfare le norme
sperimentazioni precliniche e cliniche. di qualità contenute nelle monografie della Ph. Eur.
Era ormai evidente che le differenze nella rego- o in quelle della Farmacopea di uno Stato mem-
lamentazione di questi prodotti, ancora esistenti tra bro. La qualità farmaceutica non sufficientemente
i singoli Stati membri, comportassero un ostacolo dimostrata è causa di rifiuto della registrazione, in
negli scambi nel settore dei medicinali tradizionali quanto il prodotto può risultare non adeguatamen-
all’interno della Comunità, distorsioni della con- te sicuro. Saranno tenute in debito conto, per il ri-
correnza tra i fabbricanti e rischi per la salute pub- lascio dell’AIC, ogni autorizzazione già ottenuta
blica, poiché qualità, sicurezza ed efficacia non dal richiedente in uno Stato membro o in un Paese
sempre erano garantite. Allo scopo di risolvere terzo o eventuali decisioni di rifiuto, le cui moti-
questi annosi problemi il Parlamento Europeo ed il vazioni, per trasparenza, dovranno essere indicate
Consiglio dell’Unione Europea hanno adottato la nella domanda. Il periodo di impiego tradizionale
direttiva 2004/24/CE che istituisce una procedura del medicinale si intende soddisfatto anche se il
di “registrazione fondata sull’impiego tradizionale”, prodotto è stato commercializzato in assenza di
da applicare ai “medicinali vegetali tradizionali” una specifica autorizzazione e si applica a prodot-
quando non sia possibile ottenere un’AIC semplifi- ti corrispondenti in principi attivi, con analoghe
cata ai sensi della direttiva 2001/83/CE. indicazioni, concentrazione e posologia equivalen-
I medicinali vegetali tradizionali sono conce- te, somministrati per una stessa o simile via di
piti come medicinali di automedicazione, sommi- somministrazione.
nistrabili solo per uso orale, esterno o inalatorio, in Sul fronte della tutela della sicurezza dei pa-
una determinata concentrazione o posologia, per i zienti riteniamo che essa sia garantita anche da una
quali è trascorso il periodo di impiego tradizionale, corretta informazione attraverso l’etichettatura ed
cioè un prodotto di analoga composizione e dosag- il foglio illustrativo.
gio è impiegato da oltre 30 anni, di cui almeno Oltre la normativa generale presente nel Codice
quindici nell’ambito dei Paesi dell’Unione Euro- comunitario dei medicinali per uso umano, specifi-
pea. Durante questo periodo il prodotto deve aver che indicazioni sono obbligatorie per i medicinali
dimostrato di non essere nocivo nelle condizioni vegetali tradizionali nell’etichetta e nel foglio illu-
d’uso indicate e i suoi effetti farmacologici o la sua strativo, in particolare la dicitura “il prodotto è un
efficacia devono risultare verosimili in base alla medicinale vegetale d’uso tradizionale da utilizzare
composizione dichiarata e all’impiego di lunga da- per una o più indicazioni specifiche fondate esclu-
ta. L’AIC sarà rilasciata dall’autorità competente sivamente sull’impiego di lunga data” e “l’utilizza-
dello Stato membro interessato a richiedenti stabi- tore dovrebbe consultare un medico o un operatore
liti nella Comunità Europea: in questo modo sarà sanitario qualificato nel caso di persistenza dei sin-
più facile ispezionare i siti produttivi delle aziende tomi durante l’impiego del medicinale in questione
a cui è stata rilasciata l’autorizzazione alla produ- o qualora insorgano effetti collaterali negativi non
zione. riportati nel foglietto illustrativo”.
La richiesta di AIC dovrà riportare, oltre ai dati In questo modo si richiama l’attenzione dell’u-
del produttore e al riassunto delle caratteristiche tilizzatore sulla necessità di attenersi alle modalità
del prodotto, la descrizione dei metodi di controllo d’uso approvate e alla possibilità che insorgano
usati dal produttore, i risultati delle prove farma- reazioni indesiderate anche con medicinali di origi-
ceutiche (chimico-fisiche, biologiche o microbiolo- ne naturale.
giche) comprovanti la qualità, la documentazione Gli Stati membri potranno richiedere che l’eti-
bibliografica o le certificazioni di esperti compro- chettatura ed il foglietto illustrativo indichino an-
vanti il periodo di impiego tradizionale, la rassegna che il tipo di impiego tradizionale approvato, per
bibliografica dei dati inerenti la sicurezza e la re- maggiore chiarezza degli utilizzatori.
lazione dell’esperto. È ammessa la presenza di vi- Con la direttiva 2004/24/CE presso l’EMEA è
tamine e sali minerali di sicurezza ben documenta- stato istituito un Comitato dei medicinali vegetali
ta, purché la loro azione, per l’indicazione propo- (HMPC), incaricato di esaminare le questioni scien-
sta, sia secondaria rispetto a quella dei componenti tifiche relative ai farmaci e alle sostanze vegetali. Il
vegetali. Comitato è formato da un membro effettivo ed un
Poiché la qualità di un medicinale non è garan- supplente nominato da ciascuno Stato membro, per
tita dal suo impiego tradizionale, non sono con- un mandato di tre anni rinnovabile, e fino ad un
cesse deroghe all’obbligo di effettuare le necessa- massimo di cinque membri esperti cooptati.
Capitolo 9 • Legislazione sulle piante medicinali e sull’uso delle droghe vegetali 97

Uno dei compiti più importanti assegnati dalla Una così ampia definizione di medicinale come
direttiva 2004/24/CE allo HMPC, che dal settem- sostanza o associazione di sostanze che può inter-
bre 2004 prosegue l’attività dello HMPWG, è la ferire con le funzioni fisiologiche o metaboliche
redazione delle monografie comunitarie per i pro- dell’organismo, fa prevedere una possibile sovrap-
dotti di origine vegetale, indispensabili per l’armo- posizione con altre categorie merceologiche, già
nizzazione dei requisiti in materia di qualità, sicu- regolamentate dalla normativa comunitaria.
rezza ed efficacia dei medicinali di origine vegeta- Proprio allo scopo di limitare la presenza sul
le. Queste monografie, importanti per le richieste mercato comunitario dei prodotti borderline, anco-
di AIC semplificate basate sull’impiego ben noto e ra numerosi tra quelli a base vegetale, a garanzia
soprattutto sull’uso tradizionale, sono fondamenta- della salute pubblica, la direttiva 2004/27 enuncia
li nel processo di armonizzazione dello status dei all’art.2, c.2, il principio della prevalenza della nor-
farmaci vegetali in Europa. Il Comitato avrà anche mativa farmaceutica su quella di altri prodotti qua-
il compito di redigere un elenco comunitario di li alimenti, integratori alimentari, biocidi o cosme-
droghe vegetali i cui requisiti consentono l’accesso tici: “In caso di dubbio, se un prodotto, tenuto con-
all’ AIC fondata sull’impiego tradizionale. to dell’insieme delle sue caratteristiche, può rien-
Il Comitato ha inoltre revisionato ed aggiornato trare contemporaneamente nella definizione di
numerose importantissime Linee Guida sugli aspet- “medicinale” e nella definizione di un prodotto di-
ti più rilevanti per la qualità, efficacia e sicurezza sciplinato da un’altra normativa comunitaria, si
dei medicinali vegetali, documenti consultabili nel applicano le disposizioni della presente direttiva”.
sito www.emea.eu.int. Solo se un prodotto rientra chiaramente nelle
Nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, definizioni di categorie già regolamentate dalla
in data 30 aprile 2004, oltre alla direttiva 2004/24, normativa comunitaria non si applica la normativa
è stata pubblicata la direttiva 2004/27/CE, che mo- farmaceutica, sicuramente più rigorosa.
difica la direttiva 2001/83/CE, Codice comunitario L’insieme delle disposizioni e definizioni in-
dei medicinali per uso umano. La direttiva 2004/27 trodotte dalle direttive 2004/24 e 2004/27 induce a
include, all’art.1, una nuova, più ampia definizione concludere che ogni sostanza vegetale di cui sia
di medicinale. documentabile un uso medicinale per un periodo
Medicinale è: prolungato debba essere inquadrata tra i medicina-
a) ogni sostanza o associazione di sostanze pre- li e non tra gli alimenti. È prevedibile che le mo-
sentata come avente proprietà curative o profi- difiche al Codice comunitario dei medicinali per
lattiche delle malattie umane; o uso umano, introdotte dalle direttive 2004/24 e
b) ogni sostanza o associazione di sostanze che 2004/27/CE, insieme alle Linee Guida e alle mo-
possa essere utilizzata sull’uomo o sommini- nografie elaborate dall’EMEA, contribuiranno a
strata all’uomo allo scopo di ripristinare, cor- sviluppare il settore dell’erboristeria medicinale e
reggere o modificare funzioni fisiologiche, eser- favoriranno la presenza sul mercato di un maggior
citando un’azione farmacologica, immunologi- numero di prodotti sicuri e di qualità più elevata.
ca o metabolica, ovvero di stabilire una dia- La normativa dovrà ancora essere implementata,
gnosi medica. come è previsto, per avere dei riferimenti certi nel
Questa definizione fa riferimento alle sole ma- tracciare una linea di demarcazione tra il settore
lattie umane in quanto i medicinali veterinari sono alimentare e l’area medicinale; se sarà corretta-
definiti nella direttiva 2004/28/CE. La nuova defi- mente applicata scompariranno dal mercato quei
nizione in primo luogo conferma l’importanza del- prodotti non adeguatamente controllati che ancora
la presentazione e quindi dei caratteri estrinseci del espongono a rischi, anche gravi, la salute dei cit-
prodotto (indicazioni, finalità d’impiego e pro- tadini europei. In definitiva l’Unione Europea sta
prietà vantate nell’etichettatura, foglietto illustrati- elaborando una normativa comunitaria che, in li-
vo ed eventuale messaggio pubblicitario) ai fini del nea con le raccomandazioni dell’OMS, dovrebbe
suo inquadramento normativo. Come già prevede- favorire l’uso razionale dei farmaci vegetali, che
va la direttiva 65/65, a tutela del pubblico, se un saranno caratterizzati e valutati in maniera ade-
prodotto vanta attività terapeutica deve essere sot- guata alla loro natura. L’armonizzazione delle
toposto alla normativa farmaceutica per quanto ri- normative nazionali permetterà, anche per i far-
guarda la produzione, l’AIC, etichettatura e foglio maci vegetali, la libera circolazione nell’UE di un
illustrativo, pubblicità, commercio all’ingrosso e maggior numero di prodotti vegetali più sicuri,
fornitura al pubblico, farmacovigilanza, fino alla con vantaggio sia per i produttori che per la salute
distruzione del prodotto come rifiuto. dei cittadini.
98 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

approvate dalla Kommission E, sono state inserite


Precedenti iniziative legislative in alcuni nella Farmacopea Tedesca. Nel Formulario Nazio-
Paesi dell’Unione Europea nale tedesco sono state inserite formulazioni sem-
plici e composte e preparazioni a base di droghe
Germania. La Germania, insieme alla Francia, è vegetali che possono essere preparate sia dal far-
un Paese leader nel settore della fitoterapia in macista in farmacia che come galenici officinali
quanto lo studio e l’uso delle piante officinali fan- dall’industria, con una procedura di registrazione
no parte della tradizione e della cultura del popolo semplificata.
tedesco. Nel 1976 è stata emanata l’Arzneimittelge- Le monografie elaborate dalla Kommission E so-
setz, legge che imponeva dal 1° gennaio 1978 l’a- no state di fondamentale importanza nella revisione
deguamento della normativa nazionale sulla regi- dei medicinali in commercio in Germania: circa
strazione dei farmaci a quella europea. Tuttavia, 148.000 prodotti, dei quali la metà erano herbal re-
per evitare che la maggior parte dei medicinali ve- medies. Nel 1991 solo 115 HR erano stati autorizza-
getali, largamente utilizzati in Germania, scompa- ti come specialità medicinali, mentre circa 25.000
risse dal mercato, fu concessa una proroga di 12 prodotti erano stati esentati dalla registrazione da
anni all’autorizzazione dei prodotti già in commer- parte del Ministero della Sanità e, in conformità al-
cio. In considerazione che, dal 1° gennaio 1990, l’art. 4 della direttiva CEE 65/65/CEE, potevano es-
tutti i farmaci in commercio avrebbero dovuto ave- sere autorizzati sulla base delle monografie della
re i requisiti previsti dalla normativa europea, fu Kommission E. Nell’agosto 1994 le Autorità Federa-
istituita presso il Ministero della Sanità la Kommis- li hanno emanato una nuova legge che stabiliva cri-
sion E, costituita da 24 esperti del settore naturale, teri più specifici riguardo agli ingredienti attivi. Dei
medici, chimici e farmacologi, allo scopo di racco- fitoterapici in commercio poco più di 5.000 sono
gliere e valutare la documentazione esistente sui stati autorizzati con procedura individuale. I fitote-
prodotti fitoterapici ai fini di una loro registrazione rapici, considerati privi di rischio per l’uomo e che
e introduzione sul mercato. presentano i requisiti previsti dalle monografie della
Il lavoro della Kommission E si è concretizzato Kommission E, possono essere autorizzati alla ven-
nella elaborazione di circa 300 monografie, che in dita con una procedura standardizzata ad hoc e de-
Italia sono state pubblicate e commentate negli an- vono riportare in etichetta la dicitura “impiegato tra-
ni 1994-1996 da Rocco Longo col nome “Le Mo- dizionalmente”. La Germania ha perciò anticipato la
nografie Tedesche”, raccolte in quattro volumi a attuale normativa comunitaria.
fogli mobili. Ogni monografia è dedicata ad una
singola droga e riporta: denominazione, costituzio- Francia. Anche in Francia la fitoterapia ha una
ne, proprietà farmacologiche, farmacocinetica, tos- lunga tradizione ed i medicinali a base vegetale so-
sicologia, indicazioni, controindicazioni, effetti in- no da tempo sottoposti ad una disciplina specifica.
desiderati, interazioni con altre sostanze, posologia In base all’art. L. 601 del vigente Code de la Santé
e modalità di impiego. Publique (CSP) tutti i medicinali a base vegetale
Le monografie in Germania sono state dappri- fabbricati industrialmente, prima della commercia-
ma pubblicate in stesura provvisoria su diverse ri- lizzazione o anche della loro distribuzione a titolo
viste specializzate del settore e, dopo tre mesi, con gratuito, devono ottenere l’autorisation de mise sur
eventuali modifiche, sulla Gazzetta Ufficiale Fede- le marché (AMM), sulla base di un dossier rispon-
rale (Bundesanzeiger), acquisendo così valore le- dente alle disposizioni degli artt. R. 5128 - R. 5136
gale. Le monografie, continuamente aggiornate, del CSP. Per i medicinali a base di piante, il cui uso
rappresentano anche un utile strumento pratico, di è ben noto, è sufficiente la presentazione di un dos-
facile consultazione, per medici, farmacisti e per sier abbreviato (art. 5133 del CSP), cioè non è ne-
tutti coloro che si interessano di fitoterapia. cessario allegare alla domanda la documentazione
Le monografie di droghe le cui indicazioni tera- farmacologica e clinica.
peutiche non sono sufficientemente documentate Fin dal 1990 il Ministère des Affaires Sociales
recano la dizione “non essendo dimostrata l’atti- et de la Solidarité aveva pubblicato un “Avviso ai
vità della droga per le indicazioni proposte, non fabbricanti”, un’estesa guida che permetteva di ot-
può esserne sostenuto l’impiego terapeutico”. tenere la registrazione semplificata per medicinali
Queste sono state incluse in un elenco negativo di ottenuti da 174 droghe vegetali di consolidato uso
droghe il cui uso non è consigliato, anche se non tradizionale, specificate in un allegato.
vietato. Le monografie di piante e droghe vegetali Anche in Francia quindi è stato possibile, se-
con standard qualitativi e quantitativi ben definiti, guendo la procedura illustrata, mantenere in com-
Capitolo 9 • Legislazione sulle piante medicinali e sull’uso delle droghe vegetali 99

mercio medicinali impiegati tradizionalmente per i destinées à la consommation humaine”, che svi-
quali non era disponibile un’adeguata documenta- luppa delle argomentazioni utili per affrontare un
zione scientifica. Si tratta comunque di prodotti re- problema molto attuale: individuare precisi para-
gistrati con indicazioni per l’uso codificate e la cui metri per distinguere i medicinali vegetali dagli
qualità è controllata per confronto del profilo cro- integratori alimentari a base vegetale e garantire a
matografico del prodotto finito (come indicato nel- questi ultimi una qualità non inferiore a quella ri-
le Linee Guida europee del 1989). chiesta per i medicinali.
I farmaci vegetali innovativi, cioè o a base di
nuove droghe o risultati da nuovi impieghi terapeu- Regno Unito. I prodotti a base di piante officinali
tici di droghe note, richiedono sempre la presenta- nel Regno Unito sono disponibili al pubblico attra-
zione di un dossier completo, in linea con le diret- verso varie vie: le farmacie, i negozi di alimenti sa-
tive comunitarie generali sui medicinali. lutari, i supermercati e per corrispondenza.
Nel 1998, a cura del Ministère de l’Emploi et de Alcuni prodotti sono semplicemente droghe ve-
la Solidarité – Agence du Médicament è stato pub- getali essiccate vendute sfuse, altri sono presentati
blicato il volume “Les médicaments à base de come formulazioni preconfezionate destinate all’u-
plantes”, allo scopo di aiutare i richiedenti ad ela- so esterno o all’uso interno e possono contenere
borare i dossiers per i medicinali a base di piante di miscele di 4 o 5 droghe.
uso ben noto, cioè quei dossiers “abbreviati”, nei La maggior parte dei prodotti a base vegetale è
quali può essere omessa la parte dei saggi farmaco- commercializzata come integratori alimentari ed è
logici, tossicologici e clinici, ai sensi dell’art. R sottoposta alla legislazione degli alimenti da parte
5133 del CSP. Il volume è suddiviso in cinque ca- del Ministry of Agriculture, Fisheries and Foods
pitoli e quattro allegati. Il capitolo I riporta le defi- (MAFF). Diverse droghe vegetali e loro derivati
nizioni e le caratteristiche dei medicinali a base di sono registrati come specialità medicinali.
droghe vegetali di uso ben noto, con le relative pre- Esiste poi una categoria di prodotti di difficile
parazioni, indicazioni terapeutiche, specificazioni collocazione in quanto, pur non essendo presentati
richieste per l’AMM; il capitolo II, specifica la do- con proprietà terapeutiche, possono possederle e
cumentazione necessaria per l’allestimento del nonostante ciò vengono commercializzati come
dossier; il capitolo III riporta le associazioni di dro- alimenti: per queste loro caratteristiche vengono
ghe vegetali considerate razionali in Francia e i detti prodotti border line.
principi per associare le droghe. Altre eventuali as- Le norme che regolano l’immissione in com-
sociazioni saranno esaminate caso per caso. Il ca- mercio dei farmaci vegetali sono le stesse dei far-
pitolo IV è dedicato ai lassativi vegetali, riporta maci di sintesi. Sono però escluse dalla registrazio-
una classificazione delle droghe lassative e delle ne le piante officinali di libera vendita, incluse in
loro possibili associazioni, posologia e condizioni uno speciale elenco, che siano state sottoposte solo
di impiego. Il capitolo V riporta le categorie tera- a trattamenti meccanici e confezionate col solo no-
peutiche e una lista di termini per esprimere le in- me botanico, destinate ad essere usate entro dosag-
dicazioni terapeutiche, secondo l’uso tradizionale, gi prestabiliti e solo per alcune vie di somministra-
dei medicinali a base di piante. zione. Alcune piante e droghe possono essere ven-
I quattro allegati, Annexe I, II, III e IV, sono li- dute solo dal farmacista e altre ancora dispensate
ste di droghe vegetali, di facile consultazione. dal farmacista solo con prescrizione medica. In se-
I: riporta circa 90 droghe vegetali con indica- guito al Medicines Act del 1968 gli HR furono as-
zioni terapeutiche e dati tossicologici; II: è una lista similati agli altri farmaci, ai fini della registrazione,
di indicazioni terapeutiche distinte in informazioni ma dal settembre 1971 fu concesso un periodo di
per i sanitari e informazioni per il pubblico; III: li- autorizzazione provvisoria (Product licence of Ri-
sta di droghe raggruppate per categoria terapeutica; ght) ai prodotti già in commercio. Lo stesso Medi-
IV: riporta dettagliate informazioni ai sanitari ed al cines Act permetteva agli Herbal practitioners di
pubblico sui lassativi vegetali. esercitare la loro attività “paramedica” anche nel-
Questo sistema facilita le aziende produttrici e l’ambito del Servizio Sanitario Nazionale. Con al-
al tempo stesso tutela i consumatori. cuni importanti documenti (MO 1977 SI 2130; MO
Molto interessante è il documento pubblicato 1983 SI 1212; MO 1984 SI 796) sono state però
dall’Agence Francaise de la Securité Sanitaire stabilite delle restrizioni alla vendita e alla fornitu-
des Aliments nel febbraio 2003 dal titolo “Démar- ra degli HR da parte dei practitioners.
che d’évaluation de la sécurité e de l’allégation Tutti i medicinali, e quindi anche quelli a base
des denrées alimentaires contenant des plantes vegetale, nel Regno Unito possono avere diversi
100 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

regimi di fornitura: a) solo in farmacia (Pharmacy Status, con riferimenti normativi sia nella legislazio-
only), medicinali che per motivi di sicurezza ri- ne inglese che di altri Paesi europei. La sezione
chiedono la supervisione di un farmacista; b) pro- Regulatory Status si riferisce all’impiego della droga
dotti che richiedono la prescrizione e il controllo di in campo farmaceutico ed anche alimentare, con ri-
un medico (Prescription Only Medicines); c) pro- ferimento agli Stati Uniti ed al Consiglio d’Europa.
dotti di libera vendita che rientrano nella General Ogni monografia è corredata anche da riferi-
Sale List e possono essere venduti anche al di fuo- menti alle altre Farmacopee e da un’ampia biblio-
ri della farmacia e nei distributori automatici. Nel- grafia e infine dalle Regulatory guidelines from
la General Sale List è inclusa anche una serie di other EC countries, informazioni su riferimenti
droghe vegetali la cui sicurezza d’impiego è garan- normativi, usi, dosaggi, eventuali controindicazioni
tita dall’ottenimento di una Product Licence; le della droga in altri Paesi dell’Unione Europea.
confezioni sono corredate di foglio illustrativo che
dà indicazioni per un uso sintomatico.
In seguito alla revisione degli HR nel Regno La situazione in Italia
Unito, per adeguamento alla direttiva 75/318, nel
1991 erano stati approvati 600 HR per i quali sicu- In Italia dal luglio 2006 è in vigore il D.L.vo 24
rezza ed efficacia sono stati riconosciuti sulla base aprile 2006, n. 219, che attua il Codice comunita-
della bibliografia esistente. Le autorità regolatorie rio dei medicinali per uso umano, rappresentato dal-
furono d’accordo di accettare le attestazioni di effi- la direttiva 2001/83/CE con le modificazioni intro-
cacia su base bibliografica per HR destinati all’uso dotte dalle citate direttive 2004/24 e 2004/27/CE.
nelle patologie minori. In etichetta dovevano reca- Il D.L.vo 219/2006 riporta quindi tra le defini-
re l’indicazione è un rimedio vegetale tradizionale zioni quelle di: medicinale vegetale, sostanze vege-
per alleviare i sintomi di … e se i sintomi persisto- tali, preparati vegetali e medicinale vegetale tradi-
no consulta il tuo medico. zionale. I medicinali a base vegetale, a seconda
L’autorità regolatoria britannica (Licensing Autho- delle caratteristiche delle materie prime vegetali,
rity) considerò però non conveniente rilasciare l’au- della presentazione, delle dosi, della via di sommi-
torizzazione in maniera semplificata per gli HR in- nistrazione e della documentazione prodotta dal ri-
dicati per patologie più serie, per i quali reputò ne- chiedente potranno accedere ad una delle procedu-
cessaria l’esecuzione di studi clinici controllati. re di AIC comunitarie. È sicuramente a garanzia
Dal gennaio 1995 è entrato in vigore il Regola- dei cittadini che anche in Italia sia ormai applicabi-
mento 1994 SI 3144 che recepisce la legislazione le la procedura di AIC ad hoc per i prodotti di uso
europea introducendo le nuove procedure di AIC, tradizionale che saranno così inquadrati nell’area
la normativa sull’etichettatura, il foglietto illustra- medicinale anziché in quella alimentare, dove, in
tivo e la farmacovigilanza. applicazione del D.L.vo 169/2004, è sufficiente la
Attualmente, prima della commercializzazione, notifica dell’etichetta al Ministero della Salute, ba-
tutti i nuovi prodotti a base vegetale, registrati co- sata sul principio del silenzio-assenso. I medicinali
me medicinali, sono valutati dalla Medicines Con- che ai fini della fornitura al pubblico saranno clas-
trol Agency per sicurezza, qualità ed efficacia, se- sificati “senza obbligo di prescrizione medica” po-
condo la legislazione britannica ed europea. tranno essere venduti anche al di fuori della farma-
Nel Regno Unito esiste la British Herbal Phar- cia, nelle parafarmacie e nei “corner” della grande
macopoeia (BHP) che è stata revisionata e pubbli- distribuzione organizzata, con la presenza di un
cata nel 1990 e nel 1992 è stata integrata dal Briti- farmacista. È stato precisato dal D.L.vo 274/2007,
sh Herbal Compendium (BHC), ripubblicato nel che modifica il D.L.vo 219/2006, che il farmacista
1997, un manuale che fornisce dettagliate informa- è responsabile della gestione e della dispensazione
zioni tecniche sulle piante medicinali per le quali dei medicinali nel punto vendita, anche della loro
gli standard di qualità sono definiti nella BHP. Il corretta conservazione nel magazzino e della far-
BHC è stato pubblicato a cura della British Herbal macovigilanza, aspetti fondamentali anche per i
Medicine Association, fondata fin dal 1964 per prodotti a base vegetale.
promuovere lo studio e l’uso delle piante medici- Nei prossimi anni dovrà essere fatta maggior
nali nel Regno Unito. chiarezza nel settore erboristico, in particolare è già
Il BHC è particolarmente interessante perché previsto che il Ministero della Salute detti specifi-
ogni monografia, oltre a riportare le informazioni che indicazioni volte a stabilire una linea di demar-
scientifiche sulla droga (composizione chimica e cazione tra alimenti, medicinali vegetali tradizio-
aspetti farmacologici) ha una parte, Regulatory nali e altri prodotti oggetto di direttive comunitarie.
Capitolo 9 • Legislazione sulle piante medicinali e sull’uso delle droghe vegetali 101

sione medica, semmai consigliano di consultare li-


Normative extraeuropee bri e pubblicazioni di medicina naturale. L’etichet-
tatura di un prodotto solo con il nome comune pre-
Stati Uniti. Anche negli Stati Uniti, come nei Pae-
senta alcuni seri inconvenienti, insieme alla man-
si europei, nel corso degli ultimi decenni si è veri-
canza di informazioni sull’utilizzazione. I nomi po-
ficato un sempre maggior interesse per i prodotti polari delle piante sono numerosi ed anche inesatti.
naturali di origine vegetale. La legislazione vigen- L’American Society of Pharmacognosy ha rac-
te negli Stati Uniti per i prodotti di origine vegeta- comandato alla FDA che, oltre al nome scientifico
le è però attualmente inadeguata per la tutela della della pianta, l’etichetta indichi anche la droga, e ri-
salute. Dal 1962, in seguito ai Drug Amendments al porti tutte le informazioni utili alla sua identifica-
Federal Food Drug and Cosmetic Act del 1938, zione e caratterizzazione.
per tutti i farmaci commercializzati negli Stati Uniti Dal 1994, in seguito all’emanazione del Dietary
doveva essere dimostrata la sicurezza e l’efficacia. Supplement Health and Education Act (DSHEA),
Cominciò così un immane lavoro di revisione di la maggior parte degli HR è venduta nei negozi ali-
tutti i medicinali in commercio da parte della Food mentari, designata come dietary supplements. Se-
and Drug Administration (FDA) che si avvalse del- condo l’intento del legislatore il DSHEA ha garan-
l’opera della Division of Medical Sciences of the tito la disponibilità dei prodotti sul mercato fornen-
National Academy of Sciences. Nel 1990 furono do ai consumatori almeno alcune informazioni sui
pubblicati i risultati di uno studio condotto dalla benefici del prodotto e sulle precauzioni d’uso.
FDA sui farmaci da banco (OTC), nell’ambito del
quale furono esaminati molti HR. Canada. La legislazione delle piante officinali in
I risultati furono piuttosto deludenti. Per la Canada ha avuto interessanti sviluppi. Nel 1984 la
maggior parte degli HR e delle droghe vegetali im- Health Branch Protection nominò un comitato per
piegate tradizionalmente non fu possibile docu- lo studio della classificazione dei prodotti vegetali
mentare adeguatamente l’attività terapeutica o la che, nel 1986, codificò una nuova classe di rimedi
loro sicurezza risultò insufficiente. chiamati Folklore medicines. Questa include i pro-
Anche la FDA, al pari delle autorità regolatorie dotti a base di droghe vegetali di comprovata sicu-
europee, si trovò di fronte al problema che l’appli- rezza, la cui efficacia non necessariamente deve es-
cazione ai prodotti vegetali della legislazione sui sere dimostrata con gli stessi metodi standardizzati
medicinali avrebbe determinato la scomparsa dal per gli altri farmaci. La Health Branch Protection
mercato di migliaia di prodotti conosciuti ed usati stabilì che, per la registrazione di prodotti a base
tradizionalmente. Inoltre le industrie farmaceutiche vegetale, potevano essere presentate referenze di
avevano scarso interesse a finanziare costosi studi lavori scientifici e informazioni attinte dalle Far-
clinici su vecchi prodotti a base di droghe vegetali, macopee. L’etichettatura segue la normativa gene-
perciò la sicurezza e l’efficacia della maggior parte rale sui medicinali per informare il consumatore
degli HR rimase non dimostrata. La FDA ha mante- sull’uso terapeutico del prodotto e sulla posologia.
nuto per un certo tempo una lista di sostanze “Ge-
nerally Recognized as Safe”, meglio nota come
GRAS list. Compaiono in questo elenco circa 250 Farmacopee e piante medicinali
piante, principalmente usate come additivi nell’in-
dustria alimentare. Le droghe incluse nella GRAS li- È noto che, fino alla fine del XIX secolo, la prepa-
st possono essere usate anche a scopo terapeutico, razione dei medicinali veniva effettuata in farmacia,
ma ciò non significa che la FDA le approvi per tale seguendo le indicazioni delle Farmacopee e le pre-
uso. Di conseguenza, praticamente tutti gli HR sono scrizioni del medico. Successivamente, dall’inizio
stati allontanati dalle farmacie e dalla supervisione del XX secolo, i principi attivi puri di origine vege-
del farmacista e sono finiti nei negozi di alimenti tale o di sintesi hanno sostituito i prodotti naturali,
salutari e venduti come droghe, tisane, prodotti nu- droghe vegetali e loro derivati, ed è così nata l’in-
trizionali, integratori alimentari, etichettati solo col dustria farmaceutica che ha iniziato la produzione di
nome del prodotto. Sul contenitore, nel foglietto il- quasi tutti i medicinali, sotto forma di specialità.
lustrativo o nelle informazioni che accompagnano il Per seguire questa evoluzione del farmaco, an-
prodotto non deve apparire nessuna dichiarazione di che le Farmacopee hanno rielaborato la loro impo-
attività terapeutica. I venditori generalmente evitano stazione trasformandosi, da raccolte di ricette e di
di dare informazioni sull’uso del prodotto per non metodi di preparazione di medicamenti, in codici
incorrere nel reato di esercizio abusivo della profes- di qualità delle sostanze medicamentose. Oggi con
102 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

il termine Farmacopea s’intende un rigoroso ma- li e non, sono descritte le diverse sostanze, la mag-
nuale tecnico, con valenza quasi sempre legale gior parte di origine vegetale, usate come medica-
(FU), un Codice merceologico di farmaci, ecci- menti e le relative formulazioni insieme alle opera-
pienti, veicolanti ed additivi di uso farmaceutico, zioni generali dell’arte farmaceutica.
che include anche la descrizione delle metodiche L’ultima edizione della FU, quella attualmente
analitiche. Questa trasformazione non può però es- vigente, è la dodicesima (2008), entrata in vigore il
sere interpretata soltanto con la produzione e diffu- 31 marzo 2009. In questo volume, come anche nella
sione delle specialità medicinali; altre motivazioni, precedente XI edizione del 2002, sono in realtà ri-
soprattutto di carattere scientifico, devono essere portate poche piante medicinali e come “materie pri-
prese in considerazione. Infatti oggi, con lo scopo me” (essenze, estratti), rispetto al numero di piante
di una sempre maggior tutela della salute pubblica, presenti nelle precedenti edizioni. Ciò però è facil-
qualsiasi prodotto per uso medicinale deve posse- mente spiegabile tenendo conto che nella Ph. Eur.,
dere, come è stato già ricordato, tre requisiti fonda- che è testo di riferimento per tutti gli europei, sono
mentali: sicurezza d’impiego (innocuità), qualità riportate monografie di tutte le piante, droghe e deri-
ed efficacia terapeutica. vati di uso più comune.
Nel campo delle droghe vegetali, purtroppo, la Infatti l’ultima edizione della Ph. Eur., la VI del
difficoltà a stabilire con sicurezza, con metodi ri- 2008 ed i suoi tre supplementi, elenca circa 220
producibili, la composizione quali-quantitativa piante medicinali e loro derivati.
delle piante e dei loro derivati, le difficoltà della Nella prefazione della FU XII viene riportato
loro stabilizzazione, conservazione e standardiz- che “… Per i Paesi dell’Unione Europea la “far-
zazione, hanno allontanato questi medicinali dalle macopea di riferimento” è costituita dai testi in vi-
Farmacopee. gore della Ph. Eur. e delle eventuali farmacopeee
Oggi questo gap è stato superato con l’utilizza- nazionali; questi ultimi sono infatti, nella UE, nor-
zione delle moderne tecnologie analitiche, chimi- me sopranazionali.
che, chimico-fisiche e spettroscopiche, con le qua- Per quanto riguarda il nostro Paese, la VI edi-
li è possibile riconoscere la presenza anche di ppm zione della Ph. Eur. e supplementi (pubblicata e re-
di sostanze chimiche, principi attivi, e di dosarle. cepita in inglese e francese ed in vigore dal 1 gen-
Così, ad es., le varie tecniche cromatografiche, la naio 2008) insieme alla presente XII ed. della FU
risonanza magnetica nucleare, la spettrometria di costituiscono, oggi, la Farmacepea Ufficiale della
massa permettono un controllo preciso sia dei pro- Repubblica Italiana”.
dotti originari che delle preparazioni e la loro stan- Viene inoltre specificato che l’obbligo di deten-
dardizzazione accurata. Possono essere ricono- zione in farmacia, sia essa ospedaliera che aperta al
sciute e dosate eventuali sostanze inquinanti, tos- pubblico, è limitato alla sola FU XII. Ne consegue
siche o indesiderate (pesticidi, metalli pesanti che il farmacista che esplica un’attività preparato-
ecc.). In conclusione si possono avere oggi a di- ria deve provvedere alla acquisizione dei testi eu-
sposizione prodotti di elevata qualità anche in ropei necessari per una corretta esecuzione delle
campo erboristico. preparazioni stesse.
Si è quindi passati da un uso empirico ad un uso
scientifico delle piante medicinali con la codifica
della loro qualità. Questa situazione, insieme ad al-
tre motivazioni, ha ridestato in tutto il mondo l’in- Bibliografia essenziale
teresse per l’utilizzazione di rimedi vegetali, so-
prattutto per la cura di disturbi lievi e passeggeri, Capasso F, Borrelli F, Castaldo S, Grandolini G (2006)
così le Farmacopee di questi ultimi anni hanno re- Fitofarmaceuticavigilanza. Vigilanza sulla sicurez-
cepito questa tendenza e, conseguentemente, rein- za dei prodotti fitoterapici. Springer-Verlag Italia,
trodotto molte piante medicinali e droghe vegetali. Milano
Ci sembrava necessaria questa introduzione Capasso F, Grandolini G, Izzo AA (2006) Fitoterapia.
per comprendere l’aumento, anche se talvolta con- Impiego razionale delle droghe vegetali. Springer-
Verlag Italia, Milano
tenuto, della presenza delle piante e droghe medi-
Bodeker C, Ong C, Grundy C et al (2005) WHO Global
cinali nelle ultime edizioni della nostra Farmaco- Atlas of traditional, complementary and alternative
pea e nelle Farmacopee di altri Paesi europei ed medicine. WHO Kobe Centre, Japan
extraeuropei. Brinckmann JA, Lindenmaier MP (2004) Herbal Drugs
La prima edizione della FU italiana è del 1892; and Phytopharmaceuticals. Wichtl Max (Ed),
in questo testo, come negli altri dell’epoca, ufficia- MedPharm, Stuttgart
Capitolo 9 • Legislazione sulle piante medicinali e sull’uso delle droghe vegetali 103

Foster S, Tyler VE (1998) Tyler’s Honest Herbal. The in medicina, alimentazione, erboristeria e cosmetica.
Haworth Herbal Press, New York Tecniche Nuove, Milano
Galeffi C (1996) Le piante officinali in farmacia ed er- Silvestrini B (1997) Le Piante officinali. Prometeus, Mi-
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l’impiego razionale dei farmaci vegetali. Acta Phyto- latorie. Cronache farmaceutiche, XLII, 119
ther 3:124-129 The Rules Governing Medicinal Products in the Euro-
Monti L, Tabusso G, Galante MA (1999) Farmaci vege- pean Community, vol. III, Guidelines on the Quality,
tali: problemi scientifici e regolatori. Acta Phytother safety and Efficacy of Medicinal Products form Hu-
1:2-10 man Use (Official Publication EC, Luxembourg
Nicoletti M, Salvatore G (1998) Piante officinali e medi- 1989)
cinali: guida alla normativa. Studio Edizioni, Milano Weiss RF (1996) Trattato di fitoterapia. Byokyma Edi-
Silano M, Silano V (2006) Prodotti di origine vegetale tore, Ed. APORIE, Roma
PARTE SPECIALE
Capitolo CLASSIFICAZIONE DELLE DROGHE VEGETALI
10

In ragione della multidisciplinarietà della farmaco- Seguendo questa classificazione si trovano, in


gnosia non esiste una classificazione che possa tenere uno stesso gruppo, droghe con principi attivi e con
presente, contemporaneamente, l’aspetto morfologi- attività farmacologica più diversi: ad es., tra le fo-
co, chimico analitico e farmaco-terapeutico delle dro- glie noi troviamo la digitale a glicosidi cardiocine-
ghe vegetali. Negli attuali trattati di farmacognosia, tici, il tè ed il caffè ad alcaloidi xantinici e ad azio-
secondo il bagaglio culturale dell’Autore e delle fi- ne psicoanalettica; l’uva ursina ad eterosidi fenoli-
nalità da perseguire, vengono seguiti sistemi di clas- ci ad azione disinfettante delle vie urinarie; la bel-
sificazione diversi, nessuno dei quali risponde pie- ladonna, il giusquiano e lo stramonio ad alcaloidi
namente al complesso delle finalità della disciplina, tropanici ad azione parasimpaticolitica; la senna
in quanto, in ogni caso, le droghe saranno ripartite contenente glucosidi antrachinonici ad azione las-
secondo una particolare, limitata, visuale. sativa ecc.
Si possono, infatti, riscontrare le seguenti clas- Questa classificazione può essere utile quando
sificazioni, ciascuna delle quali presenta dei van- si debbano esaminare, in un controllo di qualità, i
taggi che possono essere utili nello studio di alcuni, caratteri morfologici che permettono di identificare
settoriali, aspetti della farmacognosia (morfologi- una data droga e di differenziarla da altre droghe o
co, chimico-analitico, farmacoterapeutico). da sofisticazioni costituite da un organo analogo,
ma appartenente a vegetali differenti.
• Classificazione in ordine alfabetico delle dro-
ghe, elencate secondo la denominazione botani- • Classificazione chimica. Le droghe vengono
ca binomiale linneana, o secondo il nome co- raggruppate in base alla struttura chimica dei
mune della pianta da cui si ottiene la droga. principali costituenti in esse contenuti: droghe
Questa classificazione, che è seguita nelle Far- ad alcaloidi, ad eterosidi, a terpeni, a tannini, ad
macopee, o nelle enciclopedie o nei dizionari, essenze, a lipidi ecc. Ogni gruppo può essere, a
può essere utile quando si vogliono notizie im- sua volta, suddiviso in sottogruppi, ad es. dro-
mediate su una specifica droga. ghe ad alcaloidi a nucleo tropanico, a nucleo
isochinolinico, a nucleo fenantrenico, a nucleo
• Classificazione botanica, o tassonomica, che rag- indolico, a nucleo piridinico; glicosidi digitali-
gruppa le droghe secondo la classificazione che ci, glicosidi antrachinonici ecc.
viene fatta, in base alle caratteristiche morfologi-
che delle piante da cui esse si ottengono. • Classificazione farmacologica, in base alla qua-
le le droghe sono raggruppate secondo l’attività
• Classificazione morfologica, che suddivide le biologica dei loro principali costituenti ed even-
droghe in base alla parte di pianta utilizzata: dro- tualmente ripartite in sottogruppi secondo la co-
ghe organizzate, costituite da specifiche parti stituzione chimica dei loro principi attivi.
della pianta (organi) – talli, radici, fusti sotterra-
nei e fusti aerei, corteccia, legni, gemme, foglie, La classificazione oggi più diffusa è quella se-
fiori, erbe, sommità fiorite, frutti, semi –, o da guita in questo testo, una classificazione prevalen-
formazioni specifiche o da contenuti cellulari – temente chimica, con riferimenti farmacologici e
kamala, licopodio, luppolino, amidi ecc. –; dro- terapeutici, per una migliore comprensione dei
ghe non organizzate – succhi, essudati, latici, contenuti e delle finalità di una disciplina comples-
gomme, resine, essenze, grassi (burri ed oli) ecc. sa qual è la farmacognosia.
F. Capasso et al. (eds.), Farmacognosia
© Springer-Verlag Italia 2011
108 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

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Capitolo DROGHE CONTENENTI CARBOIDRATI
11

La biomassa vegetale è costituita principalmente da I monosaccaridi più importanti nel regno vege-
carboidrati che nelle piante hanno una funzione pla- tale sono:
stica oltre che energetica. Pentosi. Il ribosio è un costituente dell’RNA e per-
Nelle piante l’elemento strutturale fondamenta- tanto è ubiquitario.
le è la cellulosa, che è il principale componente dei D-xilosio ed L-arabinosio sono presenti nelle emi-
fusti legnosi, delle fibre e della maggior parte delle cellulose, nelle pectine, nelle gomme e nelle mu-
pareti cellulari. cillagini. Inoltre si trovano nella catena zuccherina
L’amido, che è il primo prodotto visibile della di vari glicosidi.
fotosintesi clorofilliana, rappresenta il mezzo con Esosi. D-glucosio, D-galattosio e D-mannosio so-
cui le piante conservano l’energia solare sotto forma no ubiquitari.
di energia chimica e costituisce la principale fonte di Il glucosio si trova libero in molti frutti (uva,
carbonio e di energia per le piante e per gli animali. ecc.) e sotto forma di polimero nella cellulosa, nel-
Inoltre i carboidrati ed alcuni loro derivati sono l’amido e nei glucani. Inoltre è presente nella catena
molecole ad elevato interesse biologico, cioè costi- zuccherina di molti glicosidi. Anche il D-galattosio
tuiscono dei principi attivi che rendono alcuni ve- si trova nei glicosidi: insieme al mannosio e al glu-
getali particolarmente interessanti per la loro utiliz- cosio forma polimeri presenti ad es. nelle Fabaceae
zazione in campo farmaceutico. (mannani, glucomannani e galattomannani).
I carboidrati, o glucidi, sono composti ternari, Il D-fruttosio si trova nei frutti, sia in forma li-
costituiti da carbonio, idrogeno ed ossigeno, di for- bera che legato al glucosio per formare il saccaro-
mula generale CnH2nOn. sio. In forma polimerica costituisce l’inulina, pre-
I glucidi possono essere divisi in tre gruppi: sente in diverse Asteraceae (Fig. 11.1).
– monosaccaridi, molecole monomeriche; Diversi monosaccaridi e loro derivati sono am-
– oligosaccaridi, molecole costituite da poche unità piamente utilizzati in terapia. Tra questi ricordiamo:
di monosaccaridi legate con legame glicosidico; D-glucosio. Si ottiene per idrolisi acida o enzima-
– polisaccaridi, polimeri ad alto peso molecolare tica dell’amido. La miscela ottenuta viene filtrata,
di monosaccaridi e loro derivati. decolorata con carbone attivo e concentrata. Il glu-
cosio viene quindi purificato per cristallizzazione.
La soluzione isotonica di glucosio (5,6%) è utiliz-
Monosaccaridi zata nella nutrizione parenterale per apportare un’a-
deguata quantità di acqua e calorie e rappresenta un
I monosaccaridi sono derivati aldeidici o chetonici ottimo substrato energetico. La soluzione ipertoni-
di alcoli polivalenti. Possono contenere da 3 a 9 ato- ca (dal 15 al 50%) ha effetto diuretico. In tecnica
mi di carbonio, ma i termini più importanti sono i farmaceutica viene utilizzato come eccipiente e
pentosi (C5H10O5) e gli esosi (C6H12O6). correttivo del sapore.
Tutti i monosaccaridi possiedono diversi (n) D-fruttosio. Si ottiene per idrolisi dell’inulina a bas-
atomi di carbonio asimmetrici: quindi, per ogni sa temperatura. È più dolce del glucosio e viene uti-
formula bruta, esistono 2n stereoisomeri che diffe- lizzato nella nutrizione parenterale dei diabetici e
riscono per l’attività biologica. La maggior parte nelle intolleranze al glucosio.
dei monosaccaridi naturali appartiene alla serie D, Sorbitolo. È un polialcol che si trova in alcune alghe
anche se vi sono alcune eccezioni come L-ramno- e nei frutti di diverse Rosaceae. Si ottiene per ridu-
sio, L-arabinosio, L-fucosio. zione catalitica o elettrolitica del D-glucosio. Viene
F. Capasso et al. (eds.), Farmacognosia
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110 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

Carboidrati con 3 atomi di carbonio (triosi) Carboidrati con 5 atomi di carbonio (pentosi)

D-gliceraldeide diidrossiacetone

D-ribosio

Carboidrati con 6 atomi di carbonio (esosi) Polialcoli

D-glucosio D-galattosio D-fruttosio D-sorbitolo D-mannitolo


Fig. 11.1 Strutture dei principali monosaccaridi

utilizzato come lassativo (30 ml di una soluzione al alla famiglia della Apideae. Le api traggono il miele
70%) e, mescolato con carbone attivo, nel trattamento dai succhi dolci dei fiori e delle gemme: questo net-
degli avvelenamenti e sovradosaggi da farmaci. tare viene succhiato grazie ad una proboscide par-
La soluzione dal 5 al 10% ha le stesse indicazio- ticolare (ligula) e trasformato dall’animale nel trat-
ni della soluzione glucosata e viene anche utilizzata to digerente; quindi viene espulso per servire da nu-
come veicolo per somministrazioni terapeutiche. trimento ai membri della colonia (che consiste di
È ampiamente utilizzato nell’industria alimen- 10.000-50.000 individui) nella cattiva stagione. In
tare perchè molto solubile, igroscopico e non sog- Farmacia si distinguono due qualità principali di
getto a degradazione microbica. miele: miele comune e miele depurato. Il miele co-
mune (naturale, grezzo o vergine) si presenta sci-
ropposo, ma col tempo diviene alquanto solido,
Droghe contenenti monosaccaridi e loro opaco e granuloso, oppure si rapprende in un mag-
derivati ma cristallino bianco. Abbiamo anche del miele per-
fettamente liquido e trasparente; la consistenza di-
I prodotti delle api: miele, propoli, pappa reale, pende da diversi fattori: epoca della raccolta, luo-
polline go di provenienza, tipo di flora ecc. Il colore è bian-
co-giallognolo, ma in commercio possiamo trova-
Miele re delle varietà di miele colorato in arancione, ver-
de e marrone scuro. L’odore è aromatico, caratteri-
Il miele è il prodotto di elaborazione di diverse spe- stico, il sapore è dolce. È solubile in acqua, latte, tè
cie di api (Apis mellifera L, A. ligustica, A. fascia- e nell’alcol. La composizione del miele comune va-
ta, A. cecropia ecc.), insetti imenotteri appartenenti ria, secondo la provenienza e soprattutto secondo le
Capitolo 11 • Droghe contenenti carboidrati 111

sostanze (nettare, polline di fiori diversi) di cui si Propoli


sono nutrite le api produttrici. In genere contiene il
18-25% di acqua, il 65-80% di zuccheri e piccole Il propoli è un materiale appiccicoso elaborato dal-
quantità di sostanze proteiche, flavonoidi, acidi [for- le api a partire dalle sostanze resinose che rivesto-
mico, malico, caffeico e derivati (CAPE)], cera, gra- no i germogli, le foglie e le cortecce di varie spe-
nuli di polline ecc. Gli zuccheri sono rappresentati da cie di alberi (betulla, pioppo, ontano, pino, ippoca-
destrosio per il 34%, levulosio per il 39% e saccaro- stano, salice ecc.); il colore varia dal giallo al verde-
sio per l’1-10%. Il miele depurato è quello sottopo- bruno; l’odore è aromatico e ricorda un pò la vani-
sto a chiarificazione allo scopo di allontanare i gra- glia e la cannella; il sapore è aspro, amarognolo.
nuli di polline, i residui di cera e le sostanze albumi- Propoli deriverebbe da pros = avanti e polis =
noidi che può contenere e che ne faciliterebbero città, in riferimento al fatto che questo materiale
l’alterazione. Si presenta di densità diversa, secondo viene depositato all’ingresso dell’alveare per re-
i vari metodi di depurazione (caolino, argilla); in ge- stringerne il passaggio , ostacolando così l’ingres-
nere è un liquido sciropposo di colore giallo-bruno. so di eventuali predatori. Le api si servono del pro-
Il miele può essere adulterato o addirittura sofi- poli anche per altri scopi: cementare la cella del-
sticato con prodotti quali saccarosio, destrina, ami- l’alveare, mummificare il corpo di insetti che in-
do, glucosio da melassa o da amido, e con sostanze trodottisi nell’alveare vengono uccisi dalle api, im-
minerali. L’aggiunta di queste sostanze si svela fa- pedire la germinazione di semi introdotti acciden-
cilmente con un attento esame, in quanto: talmente nell’alveare. La raccolta del propoli av-
(i) il dosaggio di saccarosio prima e dopo idrolisi viene periodicamente e coincide con la pulizia del-
del prodotto con acido cloridrico non può su- le arnie. La produzione annuale non supera in ge-
perare l’11%; nere i 300 g. Per staccare facilmente il propoli dal-
(ii) la presenza di destrina si svela trattando il le griglie del telaio lo si lascia raffreddare in modo
miele con acqua fredda: il filtrato si colora in che assuma una consistenza vitrea: sarà quindi suf-
rosso con lo iodio. Così pure 1 g di miele di- ficiente un colpo per consentirne il distacco. Il pro-
luito con un eguale volume di acqua, precipita poli era ben noto agli antichi. Gli egiziani lo usa-
con l’aggiunta di 5 volumi di alcool assoluto; vano per mummificare i cadaveri, i romani per cu-
(iii) la presenza di glucosio si svela se una soluzio- rare le ferite. Nel Medio Evo e nei secoli a segui-
ne di 1 g di miele in 4 ml di acqua dà un preci- te, il propoli verrà utilizzato per trattare le infiam-
pitato bianco con nitrato d’argento (da melas- mazioni della bocca, le ulcere e gli stati febbrili.
sa) oppure con cloruro di bario (da amido); La composizione chimica del propoli varia in
(iv) il dosaggio delle ceneri se supera lo 0,4% del funzione della provenienza. In genere contiene re-
prodotto svela l’aggiunta di minerali. sine e balsami (50% circa), costituiti da terpeni,
Il miele è un alimento di notevole importanza gomme, oli essenziali; cere (30-40%); acidi grassi
poiché risulta composto, in buona parte, da zuc- quali palmitico, oleico, lignocerico, stearico ecc.;
chero invertito (deriva dall’idrolisi del saccarosio). olio essenziale (0,5-10%); polline (5%); flavonoidi
Nella medicina popolare si utilizza come blando (circa il 3%), tra cui flavoni (crisina ecc.), flavano-
lassativo (in età pediatrica) e come emolliente ed li (galangina ,quercetina ecc.), flavonoli (pinocem-
espettorante nel trattamento locale di affezioni del brina ecc.), flavononoli (pinobanksina ecc.); acidi
cavo orale [si consiglia una accurata detersione e di- organici quali acido caffeico, ferulico, miristico,
sinfezione della bocca prima di applicazioni topi- benzoico, cinnamico; aminoacidi (circa il 18%)
che di miele (su lingua e/o gengive) o meglio an- quali acido glutamico ed aspartico, lisina, leucina,
cora di miele rosato (miele depurato p 20, petali di istidina, arginina, alanina, ecc; oligoelementi (1%),
rose rosse p 4, acqua bollente q.b.)] e delle prime tra cui calcio, fosforo, magnesio, rame, ferro, zin-
vie aeree (tosse, raucedine ecc). Di recente è stato co; vitamine, in particolare quelle del gruppo B (tia-
osservato che può svolgere un ruolo cardioprotet- mina o B1, cianocobalamina o B12, acido pantote-
tivo (impedisce la formazione di ROS) e favorire la nico o B5, riboflavina o B2) e poi biotina (Vit. H)
guarigione di ferite (incrementa la formazione di e niacina (Vit. PP). Contiene inoltre eugenolo, va-
collagene e di tessuto granulomatoso). Il miele si nillina, cumarina ecc.
adopera anche come edulcorante di tisane e sci- Studi piuttosto recenti hanno attribuito al pro-
roppi, come veicolo di elettuari e come eccipiente poli proprietà antiflogistiche, spasmolitiche, anti-
di caramelle e pastiglie. Comunque, il suo princi- settiche ed antimicotiche, cicatrizzanti ed immu-
pale uso è come dolcificante ed aromatizzante nel- nomodulanti. Utilizzato nelle affezioni cutanee
le industrie dolciarie ed alimentari. facilita la cicatrizzazione perché incrementa la
112 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

formazione di tessuto granulomatoso ed accelera vermiforme) ed una superficie liscia o granulosa.


il riformarsi di nuove cellule epiteliali. I principa- Ogni granulo presenta una cellula con due nuclei e
li responsabili di queste proprietà farmacologiche due membrane, una esterna (esina) ed un’altra inter-
sono i flavonoidi (galangina, pinocembrina) e gli na di cellulosa (endina); tra le due membrane si può
acidi organici (derivati dell’acido caffeico tra cui formare una sacca d’aria che rende più leggero il gra-
il CAPE). Al CAPE vengono in particolare attri- nulo di polline. I granuli di polline si formano nelle
buite proprietà antiflogistiche, antibatteriche ed antere degli stami (sacche polliniche), raggiungono lo
antitumorali. Il propoli può causare dermatite in stimma del fiore e sviluppano un “budello” pollini-
soggetti esposti a fenomeni allergici. Oggi il pro- co, grazie al quale si ha la copulazione dei nuclei.
poli si utilizza per combattere affezioni del cavo I componenti chimici del polline variano con la
orale e delle prime vie aeree, sottoforma di spray, provenienza. In genere sono presenti proteine (30-
collutori, caramelle. 35%), carboidrati (35-50%), lipidi (3-5%) e poi vita-
mine, enzimi, proteine, aminoacidi, flavonoidi, caro-
tenoidi, ecc: più o meno gli stessi della pappa reale. Il
Pappa reale potenziale nutritivo del polline viene assimilato dalle
api, grazie alla loro capacità di rompere le membrane
È una particolare sostanza, ad elevata attività ener- cellulari polliniche resistenti agli agenti chimici. Per-
getica, prodotta dalle api per nutrire le larve nei pri- ché anche l’uomo possa assimilare i principi attivi
mi giorni di vita e l’ape regina per tutta la vita. Gra- del polline è stata messa a punto una tecnica estratti-
zie a questo particolare nutrimento l’ape regina si va capace di frantumare le membrane cellulari, la-
differenzia da tutte le altre api per le enormi di- sciando inalterate le proprietà nutrizionali del polline.
mensioni e per la longevità: vive in media 5 anni Al polline si attribuiscono proprietà stimolanti l’ap-
mentre le api operaie solo 5 settimane. Si tratta di petito. Può essere causa di gravi affezioni respiratorie
una emulsione semifluida di sapore acidulo-asprigno (rinite o febbre da fieno) e congiuntivite.
composto di acqua (65% circa), zuccheri (15% cir-
ca), lipidi (4,5%) ed altre sostanze (per il 13%) tra
cui proteine, aminoacidi, vitamine (A, B, C, D, E), Manna
oligoelementi, enzimi, fosfolipidi, ormoni ecc.
La pappa reale si altera facilmente se non op- È l’essudato zuccherino che si ottiene per incisio-
portunamente conservata. La tecnica più idonea, ne o per puntura di insetti (Cicada orni) dalla cor-
che assicura la stabilità nel tempo, è la liofilizza- teccia di Fraxinus ornus (Oleaceae), una pianta
zione, che consiste in un rapido congelamento se- molto diffusa nell’area mediterranea. Le incisioni
guito da un trattamento sotto vuoto. In questo mo- vengono praticate dall’epoca della fioritura alla fi-
do i componenti della pappa reale conservano inal- ne dell’estate. Un albero produce mediamente 500
terate le proprietà nutritizie e salutistiche fino al g di essudato in un anno.
momento in cui l’aggiunta di una bevanda acquosa La manna è formata da frammenti irregolari di
la riporta in soluzione. colore bianco denominati manna “cannellata, in la-
Alla pappa reale si ricorre nei casi di inappeten- crime o in sorte”. La prima è la più pregiata e si pre-
za, malnutrizione, gravidanza, allattamento, stress, senta in cannelli lunghi fino a 20 cm e viene raccolta
anoressia, periodi di convalescenza ecc. ponendo sotto le incisioni dei pezzi di canna; la man-
Per rispondere nel modo più adeguato alle dif- na in lacrime cola lungo il tronco e si presenta in for-
ferenti esigenze nutrizionali, il prodotto è presente mazioni coniche di 10-15 cm di lunghezza; la manna
in Farmacia, da solo o in associazione con altre so- in sorte si raccoglie alla fine dell’estate quando il
stanze (polline, estratto di fegato ecc.), in diverse succo non condensa rapidamente e cade per terra;
forme. Il prodotto liofilizzato e sotto vuoto è quel- quest’ultima è formata da frammenti di colore gialla-
lo più diffuso. stro e spesso è mescolata a corpi estranei (Fig. 11.2).
La manna contiene D-mannitolo ( 60-80%), D-
glucosio, D-fruttosio e oligosaccaridi.
Polline La manna è utilizzata in pediatria, come lassati-
vo ad azione osmotica, sciolta in acqua o nel latte a
Si presenta come una polvere fine (da pollen = fior dosi comprese tra i 5 e i 20 g.
di farina) costituita di minutissimi granuli di colore Il D-mannitolo è un polialcol contenuto oltre
giallognolo, oppure di un rosso scuro. I granuli di pol- che nella manna anche nel tallo di diverse specie di
line possono avere forme diverse (sferica, poliedrica, Laminaria. Il mannitolo è utilizzato nella profilas-
Capitolo 11 • Droghe contenenti carboidrati 113

Polisaccaridi
I polisaccaridi sono macromolecole ottenute, attra-
verso la formazione di legami glicosidici, da mole-
cole di monosaccaridi e loro derivati.
Vengono divisi in omopolisaccaridi, costituiti
da un solo tipo di monosaccaride ed eteropolisac-
caridi, formati da monosaccaridi diversi e da loro
derivati. Il legame glicosidico si forma per elimi-
nazione di una molecola di acqua tra il gruppo
emiacetalico di una molecola e un ossidrile di
un’altra molecola.
Negli organismi vegetali possono avere funzio-
Fig. 11.2 Manna ni energetiche (polisaccaridi di riserva) e funzioni
plastiche (costituenti della parete cellulare).

si e nel trattamento dell’insufficienza renale acuta Destrani


(come diuretico), per diminuire la pressione intra-
cranica e quella intraoculare. Iniettato per via en- I destrani sono miscele di polisaccaridi con peso mo-
dovenosa (soluzione acquosa al 20%), viene elimi- lecolare compreso tra poche migliaia a diversi mi-
nato rapidamente con le urine e provoca una rimo- lioni di daltons, costituiti da catene di unità di α-D-
zio di liquidi per effetto osmotico. Si utilizza anche glucosio, legate con legame 1-6 e che presentano
come lassativo (nei bambini, alla dose di 1 g per brevi ramificazioni attraverso legami 1-2, 1-3, 1-4.
anno di età sciolto in acqua o nel latte). L’azione dell’enzima destrano-sucrasi, presente
in diversi batteri, trasforma il saccarosio in una
massa gommosa che costituisce il destrano grezzo.
Oligosaccaridi Questo è sottoposto a parziale idrolisi acida ed a
frazionamento, per dare il prodotto con il peso mo-
Questi zuccheri sono costituiti da 2, 3 o 4 mole- lecolare desiderato.
cole di monosaccaridi legate con legame glicosi- Il prodotto clinicamente utile ha un basso grado
dico. Il legame si forma per eliminazione di una di ramificazione ed un peso molecolare compreso
molecola di H2O tra il gruppo emiacetalico di un tra 10.000 e 100.000 daltons. Il destrano è usato
monosaccaride e un ossidrile di un altro mono- come sostitutivo del plasma nel trattamento dello
saccaride (Tabella 11.1). shock da emorragie o da scottature gravi.

Tabella 11.1 Oligosaccaridi


Nome Monosaccaridi Legame Fonte
Disaccaridi
Saccarosio Glucosio-fruttosio 1-2α Zucchero di canna
Maltosio Glucosio-glucosio 1-4α Idrolisi dell’amido
Genziobiosio Glucoso-glucoso 1-6β Radice di genziana
Lattosio Galattosio-glucosio 1-4β Raro nei vegetali
Cellobiosio Glucosio-glucosio 1-4β Cellulosa
Rutinosio Ramnosio-glucosio 1-6α Glicosidi flavonoidici
Scillobiosio Glucosio-ramnosio 1-3β Bulbo di scilla
Trisaccaridi
Genzianosio Glucosio-glucosio-fruttosio Radice di genziana
Planteosio Glucosio-fruttosio-galattoso Semi di psillio
Raffinosio Galattosio-glucosio-fruttosio Semi diversi
Ramninosio Ramnosio-ramnosio-galattosio Rhamnus infectoria
Tetrasaccaridi
Stachiosio Galattoso-galattosio-glucosio-fruttosio Stachys tuberifera;
molti semi
114 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

Inoltre il destrano può formare polimeri insolu- gli anelli concentrici spesso visibili al microscopio.
bili (Sephadex), che vengono utilizzati per purifi- L’amido è insolubile in acqua e forma a caldo una
care e separare composti mediante tecniche croma- soluzione colloidale che si colora in blu in presen-
tografiche. za di iodio.
Composizione. L’amido è costituito da due po-
lisaccaridi, l’amilosio e l’amilopectina, che costi-
Amidi tuisce circa l’80% della maggioranza degli amidi.
L’amilosio è formato da catene lineari di α -D-
L’amido è il primo prodotto visibile della fotosin- glucosio legate con legame 1,4- α -glicosidico. È
tesi clorofilliana e, sotto forma di amido seconda- solubile in acqua, ma forma soluzioni instabili ed è
rio, viene accumulato dal vegetale negli organi di responsabile della colorazione blu con iodio. L’a-
riserva (radici, modificazioni di fusti, semi). milopectina è un polisaccaride ramificato costitui-
Si presenta sotto forma di masse irregolari an- to da molecole di α -D-glucosio legate con legame
golate o di polvere bianca ed è costituito da granu- 1,4-α-glicosidico. I punti di ramificazione sono for-
li che, osservati al microscopio, permettono di mati mediante legami 1,6-α-glicosidici (Fig. 11.4).
identificare gli amidi di diversa origine (Fig. 11.3). Usi. L’amido è utilizzato in tecnica farmaceutica
I granuli infatti possono essere semplici o com- come eccipiente e nella preparazione di polveri
posti, cioè formati dall’aggregazione di granuli aspersorie. La soluzione acquosa colloidale (sal-
semplici. Il punto iniziale di formazione del granu- da d’amido) è stata utilizzata come protettivo nel-
lo nel leucoplasto è segnato dall’ilo, che può esse- le infiammazioni gastriche e nel trattamento del-
re più o meno centrale. Intorno all’ilo si sovrap- l’avvelenamento da iodio. Sottoposto a vari trat-
pongono strati successivi di amido che formano de- tamenti chimici ( acetilazioni, idrossilazioni, este-

a b

c d

Fig. 11.3 Granuli di amido: a frumento; b mais; c riso; d patata


Capitolo 11 • Droghe contenenti carboidrati 115

Amilosio

Amilopectina
Fig. 11.4 Composizione dell’amido

rificazioni ecc.) fornisce dei prodotti utilizzati Amido di riso. Si ottiene dalle cariossidi di Oryza
nell’industria alimentare, tessile, degli adesivi e sativa (Fam. Graminaceae) che contengono circa
della carta. l’85% di amido. Queste vengono immerse in una
La Ph. Eur. considera officinali (sostanze per soluzione di idrossido di sodio allo 0,4%, finchè il
uso farmaceutico) l’amido di frumento, di riso, di chicco è disintegrato. Il materiale viene quindi ma-
mais e di patata. cinato e portato in sospensione da cui l’amido vie-
Amido di frumento. Si ottiene dalle cariossidi di Tri- ne separato per centrifugazione.
ticum sativum (Fam. Graminaceae), che vengono Al microscopio si presenta in forma di granuli
ridotte in farina. La farina si lascia a macerare con poliedrici, molto piccoli e con ilo puntiforme, per lo
H2O e quindi si filtra. L’amido è separato per cen- più riuniti a formare granuli composti (Fig. 11.3 c).
trifugazione, essiccato e ridotto in polvere. Amido di patata. Si ottiene dai tuberi di Solanum
Al microscopio l’amido di frumento si presenta tuberosum (Fam. Solanaceae). Le patate vengono
sotto forma di granuli semplici di forma discoidale, lavate e ridotte in polpa. La polpa viene macerata
alcuni con ilo centrale, altri globosi più piccoli con acqua ed il liquido lattiginoso che contiene ami-
(Fig. 11.3 a). do, proteine solubili e sali minerali viene setaccia-
Amido di mais. Si ottiene dalle cariossidi di Zea to. L’amido viene separato per centrifugazione. Al
mays (Fam. Graminaceae). I chicchi vengono im- microscopio si presenta sotto forma di granuli ovoi-
mersi in una soluzione allo 0,2% di acido solfori- dali, piriformi, con ilo eccentrico e striature marcate
co per almeno due giorni, quindi il materiale viene (Fig. 11.3 d).
disintegrato dai mulini. Gli embrioni oleaginosi
vengono separati e utilizzati per la preparazione del-
l’olio che costituisce un’importante fonte di vita- Gomme e mucillagini
mine. L’amido ed il glutine vengono separati dal
materiale fibroso presente e poiché il glutine è più Gomme e mucillagini sono polisaccaridi comples-
leggero dell’amido, la miscela di amido e glutine si la cui distinzione non è di facile definizione; una
viene sottoposta a ripetute centrifugazioni per se- distinzione viene fatta in base al loro comporta-
parare i due componenti. Al microscopio l’amido di mento in acqua in quanto le gomme sono general-
mais si presenta sotto forma di granuli poligonali, mente abbastanza solubili dando luogo a gel, solu-
con angoli smussati, di dimensioni uniformi , con zioni gelatinose, mentre le mucillagini non si sciol-
ilo a forma di fessura raggiata (Fig. 11.3 b). gono, ma rigonfiano dando luogo a masse viscose.
116 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

Generalmente vengono definiti “gomme” gli


essudati viscosi che si formano nella pianta, talvol- a
ta (gomma arabica) in risposta a un fatto traumati-
co (ad es. un’incisione fatta sul tronco) e “mucilla-
gini” dei normali costituenti cellulari localizzati in
cellule mucillaginose che si trovano frequentemen-
te nel tegumento del seme. Le mucillagini si trova-
no principalmente nelle Malvaceae, nelle Fabaceae b
e nelle Cactaceae, dove hanno l’importante fun-
zione di trattenere l’acqua ed inoltre giocano un
ruolo nella germinazione dei semi.
Oggi si tende a sostituire i termini gomma e
mucillagine con uno più generale come “idrocol-
loidi vegetali”.
Questi composti sono polimeri di monosaccari-
di e loro derivati ed hanno una struttura piuttosto
complessa e non sempre del tutto nota. Anche la re-
lazione tra la struttura dell’idrocolloide e le sue
proprietà non è sempre chiara.
I polisaccaridi che costituiscono gli idrocolloidi
possono essere di tre tipi:
– polisaccaridi acidi la cui acidità è dovuta alla
presenza di acidi uronici;
– polisaccaridi acidi la cui acidità è dovuta alla
presenza di gruppi solforici. Questo tipo non è
presente nelle piante superiori, ma è largamente
diffuso nelle alghe;
– polisaccaridi neutri che generalmente sono glu- Fig. 11.5 Acacia senegal L.: ramo con foglie e fiori (a) e
comannani e galattomannani e si trovano fre- frutto (b)
quentemente nei semi.

Gomma arabica. È un essudato gommoso che si ot-


tiene dalla corteccia dei rami e del tronco di diver-
se specie di Acacia (Fam. Leguminosae). Le specie
di Acacia commercialmente più importanti si trova-
no nel Sudan e nell’Africa occidentale, anche se più
di 500 specie sono diffuse in vaste zone dell’Africa,
in Australia e nell’America centrale. Acacia senegal
L. Willdenow (Fig. 11.5), un piccolo albero (4-6 m)
che vive in condizioni climatiche sfavorevoli (scar-
sa umidità, temperatura elevata), produce la gomma
di qualità migliore, denominata dalla Ph. Eur. Aca-
ciae gummi (Fig. 11.6) Questa si forma, a livello del-
la corteccia, negli alberi di 6-7 anni di età e si rac-
coglie in lacune derivate dalla dissoluzione delle cel- Fig. 11.6 Acaciae gummi
lule parenchimatiche. La produzione è massima nel-
la stagione secca, dopo la caduta delle foglie.
La gomma fuoriesce talvolta spontaneamente, La gomma polverizzata, osservata al microsco-
più spesso per incisioni praticate sulla corteccia ed pio, presenta dei frammenti irregolari, lucidi, tra-
ha l’aspetto di globuli sferoidali, ovali o reniformi, sparenti. Sono visibili soltanto tracce di amido e
di colore bianco-giallastro. Viene raccolta a mano e tessuti vegetali.
ripulita dai frammenti di corteccia e da altre impu- Composizione. La gomma arabica è costituita prin-
rità, quindi lasciata ad asciugare al sole per diverse cipalmente da sali neutri, o debolmente acidi, del-
settimane. l’acido arabico con il calcio, il magnesio ed il po-
Capitolo 11 • Droghe contenenti carboidrati 117

tassio. L’idrolisi totale della molecola libera i mo-


nosaccaridi costituenti: D-galattosio, L-arabinosio,
L-ramnosio e l’acido D-glucuronico. La struttura
del polisaccaride è molto complessa e non com-
pletamente chiarita; inoltre varia, oltre che con la
specie di Acacia da cui proviene la droga, con la sua
origine geografica e con il periodo di raccolta.
Proprietà ed usi. La gomma arabica è solubile in
due volte il suo peso di acqua.Generalmente le so-
luzioni sono debolmente acide ed il pH è compre-
so tra 4 e 5. A concentrazioni inferiori al 40-50% la
soluzione presenta una viscosità molto bassa. In- Fig. 11.7 Astragalus gummifer Labill. (da: “Dragante” “Di-
fatti, alla concentrazione del 10% la viscosità è sol- scorsi ne’ sei libri di Pedacio Dioscoride...” di P.A. Mattioli -
tanto di 17 cP. La viscosità delle dispersioni di gom- Venezia 1744)
ma arabica diventa di circa 900 cP (centipoise ov-
vero un centesimo di Poise) alla concentrazione del
La Ph. Eur. VI, definisce gomma adragante
40%. La viscosità aumenta all’aumentare del pH,
(Tragacantha) l’essudato gommoso, essiccato al-
fino ad un massimo a pH compreso tra il 5 ed il 7 l’aria, che fuoriesce naturalmente o per incisione
e diminuisce per aggiunta di elettroliti. dal caule e dai rami di Astragalus gummifer Labil-
La gomma arabica, per le sue proprietà emol- lardiere (Fig. 11.7) e di alcune altre specie del ge-
lienti, è utilizzata in diversi preparati per la tosse e nere Astragalus dell’Asia occidentale.
per proteggere la gola. Inoltre è stata anche utiliz- Le piante che producono questa gomma sono ge-
zata nella preparazione di pasti dietetici, ad es. per neralmente dei frutici spinosi che vivono nelle zone
diabetici e come agente addensante. La sua più im- montuose (1000-3000 m di altitudine) comprese tra
portante utilizzazione tuttavia è come stabilizzante la Turchia e la Russia. Le qualità migliori di adra-
delle emulsioni olio-acqua. gante provengono dall’Iran e dal Kurdistan turco.
La gomma arabica viene anche utilizzata per La gomma fuoriesce spontaneamente o per inci-
preparare integratori alimentari a base di vitamine sione ed essuda immediatamente dalla pianta. In al-
liposolubili. cune zone la fuoriuscita della gomma viene facilita-
ta bruciando le estremità dei rami. Il processo di
Gomma adragante. È un essudato gommoso di formazione della gomma si chiama gommosi e con-
alcune specie del genere Astragalus (Fam. Legumi- siste in una graduale trasformazione delle pareti cel-
nosae), genere che comprende circa 1600 specie. lulari del midollo e dei raggi midollari. La gomma

Fig. 11.8 Gomma adragante di


Persia
118 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

(Fig. 11.8) assorbe acqua e si spinge verso l’esterno di uronici è di circa 40% e il grado di acetilazione
fuoriuscendo immediatamente dopo la lesione. La è di circa l’8%.
gomma si presenta in strisce vermiformi lunghe cir- Proprietà ed usi. La gomma karaya assorbe rapi-
ca 3 cm e larghe 1 cm e viene generalmente raccol- damente acqua e forma delle soluzioni colloidali vi-
ta al secondo anno di vita della pianta. scose. La viscosità di una soluzione all’1% è di cir-
Composizione. La gomma grezza è costituita da una ca 3.300 cP. La viscosità presenta un massimo a pH
miscela di sali di un polisaccaride acido (bassorina), 8,5 e diminuisce all’aumentare della temperatura e
di un polisaccaride neutro (tragacantina) e da piccole per aggiunta di acidi o di elettroliti.
quantità di un glicoside. Nella gomma si trovano an- La gomma è utilizzata come lassativo; a tale sco-
che piccole quantità di amido, cellulosa e materiale po può anche essere associata a solfato di magnesio
proteico. La bassorina costituisce il componente o ad ossido di magnesio. È controindicata in caso di
principale (60-70%) ed è insolubile nell’acqua; la stenosi pilorica e nelle alterazioni della motilità del
tragacantina è solubile nell’acqua e nelle miscele ac- colon. Viene anche utilizzata nel trattamento dell’o-
qua-alcol. L’idrolisi della gomma con acidi minera- besità e viene aggiunta nei pasti a basso contenuto
li libera acido D-galatturonico, L-arabinosio, D-xi- calorico perché dà senso di sazietà e nella prepara-
losio, L-fucosio e D-galattosio. Il carattere acido del- zione di paste e polveri fissative dentarie.
la gomma dipende dalla presenza dell’acido galat-
turonico. La bassorina contiene inoltre circa il 5,4% Gomma carrubba. Si ottiene dai semi di Cerato-
di gruppi metossilici. Le gomme con un maggiore nia siliqua (Fam. Cesalpinaceae), un albero sempre
contenuto di gruppi metossilici e di bassorina for- verde originario delle zone orientali del Mediterra-
niscono le mucillagini più viscose. neo. La pianta ha foglie composte e fiori piccoli rag-
Proprietà ed usi. La proprietà più importante della gruppati in racemi ascellari. Il frutto (carrubba) è un
gomma adragante è l’elevata viscosità delle sue so- legume contenente da 12 a 16 semi tondeggianti,
luzioni. Una soluzione all’1% presenta una visco- schiacciati, separati da setti polposi. Il peso costan-
sità di circa 3400 cP. Rispetto ad altre gomme la te dei semi ne ha giustificato nell’antichità l’uso co-
gomma adragante presenta una viscosità abbastan- me unità di peso (1 carat = 200 mg). L’importanza
za stabile anche a pH inferiore a 5. della carrubba nell’alimentazione dell’uomo e degli
La gomma adragante è un ottimo agente emul- animali è nota da millenni. La pianta è stata intro-
sionante perché aumenta la viscosità della fase ac- dotta dagli arabi in Italia, in Spagna e nel Nord Afri-
quosa e diminuisce la tensione superficiale all’in- ca e oggi viene coltivata in tutte le regioni del mon-
terfacia olio-acqua nelle emulsioni. do dove il clima è favorevole al suo sviluppo.
La gomma adragante è utilizzata in farmacia I semi presentano un tegumento duro, di colore
come sospendente per polveri insolubili o legante marrone, ed un endosperma semitrasparente che
in pillole e compresse. circonda l’embrione che è di colore giallastro. La
gomma è costituita dall’endosperma e si ricava se-
Gomma karaya. È prodotta da Sterculia urens, o parando quest’ultimo dall’embrione e dal tegumen-
da Sterculia tomentosa (Fam. Sterculiaceae), albe- to. La qualità della droga dipende dalla più o meno
ri che crescono nelle zone montuose dell’India. An- completa separazione dell’endosperma dalle altre
che altre specie di Sterculia che vivono in Africa parti del seme.
producono questa gomma. La gomma fuoriesce Il mesocarpo del frutto disidratato costituisce la
spontaneamente, o per incisione, dalla corteccia dei farina di carrubba.
rami e del tronco. La droga si presenta in masse ir- Composizione. La gomma è una polvere bianca co-
regolari translucide di colore beige o bianco rosa- stituita da galattomannani (88%), pentosani (3-4%),
to. Il prodotto commerciale è generalmente polve- proteine (5-6%), cellulosa (1-4%) e ceneri (1%). Il ga-
rato. Questa gomma è debolmente solubile in ac- lattomannano è un polimero in cui le unità di man-
qua, ma si rigonfia fino a raggiungere un volume nosio sono legate con legame 1-4 α o β-glicosidico.
molto maggiore di quello iniziale. Ha un odore spic- Per ogni 4 o 5 unità di mannosio si trova una unità di
cato di acido acetico. galattosio legata con legame 1-6. Il rapporto manno-
Composizione. La gomma è un polisaccaride com- sio-galattosio sembra variare in funzione dell’habitat
plesso ad alto peso molecolare (circa 9.500.000 dal- e dello stadio di sviluppo della pianta di provenienza.
tons), caratterizzato da un notevole contenuto di I cotiledoni contengono C-glicosil-flavoni.
gruppi acetilici. Per idrolisi acida si liberano acido La polpa del frutto è povera di proteine e lipidi,
D-galatturonico, acido D-glucuronico, acido aceti- ma contiene zuccheri semplici (40-40%) e tannini
co, D-galattosio e L-ramnosio. Il contenuto di aci- condensati.
Capitolo 11 • Droghe contenenti carboidrati 119

Proprietà ed usi. La gomma carrubba è parzialmen-


te solubile in acqua fredda, più solubile in acqua cal- a
da e dà, per raffreddamento, una soluzione pseudo b
plastica ad alta viscosità che è stabile entro larghi in-
tervalli di pH e per aggiunta di elettroliti. Una solu-
zione all’1% ha una viscosità di 3.500 cP.
La gomma carrubba presenta numerose utiliz-
zazioni nell’industria farmaceutica, alimentare, co-
smetica, tessile e della carta.

Gomma guar. È costituita dall’endosperma del se-


me di Cyamopsis tetragonolobus (L.) Taub. (Fam.
Leguminosae), una pianta erbacea annua coltivata
in India, Pakistan, Texas ed America centrale. La
gomma si ottiene separando l’albume dall’embrio-
ne e dal tegumento del seme.
Composizione. La gomma è costituita da galatto-
mannano (78-80%), acqua (10-13%), proteine (4-
5%), fibre grezze (1,5-2,0%), ceneri (0,5-0,9%),
grassi (0,5-0,75%) e contiene tracce di ferro.
Proprietà ed usi. È una polvere bianca che in ac-
qua si idrata rapidamente formando soluzioni ad al-
ta viscosità. La viscosità non è influenzata dal pH
e rimane costante in un intervallo di pH compreso
tra 1,0 e 10,5. Fig. 11.9 Althaea officinalis L.: (a) ramo con foglie; (b) fiori
La gomma guar è definita una “fibra dietetica” e radice
perché interferisce con il metabolismo di glucidi e
lipidi. Probabilmente influenza l’assorbimento di
glucidi della dieta e pertanto viene utilizzata in pa- Al microscopio, la radice polverizzata presenta,
sti per diabetici. Inoltre abbassa i livelli di coleste- tra l’altro, granuli di amido di forma e dimensioni
rolo e di LDL. La somministrazione protratta de- diverse, con ilo centrale, fibre liberiane, cellule mu-
termina però disturbi intestinali. cillaginose e druse di ossalato di calcio (Fig. 11.10).
La gomma viene anche utilizzata per diminuire Componenti principali. La radice di altea contiene
l’appetito negli obesi. È ampiamente usata nell’in- una mucillagine (fino al 20%) che, per idrolisi, li-
dustria farmaceutica, alimentare, tessile e della carta. bera ramnosio, arabinosio, galattosio, glucosio ed
acido galatturonico.
Altea. La droga è costituita dalle radici di Althaea Sono anche presenti amido, pectine, zuccheri e
officinalis L. (Fam. Malvaceae) (Fig. 11.9), una circa il 2% di asparagina, l’amide dell’acido aspar-
pianta erbacea ad elevato contenuto di mucillagine tico.
nella radice, nelle foglie e nei fiori. È una pianta Proprietà ed usi. L’altea ha un’azione emolliente e
spontanea diffusa in tutta l’Europa e nel nord del- protettiva sulla mucosa orale, gastrica ed intestinale.
l’Asia. Il fusto raggiunge un’altezza di circa 1 me- Viene utilizzata sotto forma di decotto. I fiori e
tro e porta foglie piuttosto grandi, violacee, alter- le foglie, che contengono la stessa mucillagine pre-
ne, ovali, lobate. Il fusto e le foglie sono ricoperte sente nelle radici, vengono utilizzati, sempre come
da una fitta peluria ed hanno un aspetto vellutato, emollienti, sotto forma d’infuso.
biancastro. I fiori, bianco-rosati, sono raggruppati
all’ascella delle foglie. Il frutto è un poliachenio. Lino. La droga è costituita dai semi di Linum usi-
Le radici vengono raccolte in autunno, lavate, li- tatissimum L. (Fam. Linaceae).
berate delle radichette, decorticate ed essiccate a È un’erba annua, alta circa 80 cm (Fig. 11.11),
circa 40 °C. con foglie alterne sottili. Il fusto nella parte termi-
Descrizione della droga. Le radici si presentano in nale è ramificato in sottili rami che terminano con
pezzi lunghi fino a 20 cm, di diametro di circa 2 cm. piccoli fiori solitari blu o bianchi. Il frutto è una ca-
La superficie è percorsa da solchi e presenta le ci- psula globosa. I semi sono ovali, appiattiti di colo-
catrici delle radici secondarie. re bruno (Fig. 11.12).
120 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

1
2 3

4
5

Fig. 11.10 Radice di altea al microscopio:


1 amido; 2 fibre liberiane; 3 legno; 4 raggi
midollari; 5 frammento di vaso; 6 pori;
7 druse di ossalato di calcio; 8 cellule mu-
8 cillaginose

Fig. 11.11 Linum usitatissimum L.: pianta Fig. 11.12 Linum usitatissimum L.: semi

Descrizione della droga. I semi sono piccoli: 4-6 Componenti principali. I semi di lino contengono
mm di lunghezza, 2-2,5 mm di larghezza e circa una mucillagine (circa il 5%) che per idrolisi pro-
1mm di spessore; nell’acqua rigonfiano e diventa- duce galattosio, ramnosio, arabinosio ed acido ga-
no viscidi perché si ricoprono di mucillagine. latturonico. Nel tegumento si trovano glicosidi de-
Al microscopio i semi polverati presentano cel- gli esteri metilici degli acidi p-cumarico e caffei-
lule pigmentate e cellule sclerosate del tegumento, co. I protidi sono abbondanti (20-25%). I lipidi rap-
frammenti dei cotiledoni e dell’albume, con cellule presentano dal 30 al 40% e sono costituiti soprat-
poligonali ripiene di olio e di granuli di aleurone. tutto da trigliceridi degli acidi linolenico (fino al
Capitolo 11 • Droghe contenenti carboidrati 121

50%), linoleico (25%), oleico (10-18%) e da mi- I semi sono ovali (1,5 × 3,5 mm), lisci, lucen-
nori quantità di acidi grassi saturi (5-10%). È pre- ti, di colore rosso-beige; la superficie convessa è
sente anche una piccola quantità di un glicoside chiaramente carenata e presenta una macchia mar-
cianogenetico che si decompone in acido cianidri- rone che si estende per un quarto della lunghezza
co, glucosio e acetone. complessiva del seme. Il tegumento del seme, ri-
Usi. I semi sono utilizzati sotto forma d’infuso co- dotto in polvere, presenta cellule ricche di mucil-
me emollienti e protettivi. I semi macinati costitui- lagine e cellule tendenti al marrone; il seme con-
scono la farina di lino che viene usata per catapla- tiene anche albume, nel quale sono immersi granuli
smi emollienti ed antinfiammatori. L’olio è dotato di aleurone e goccioline di olio, e granuli di ami-
di proprietà vitaminiche (vitamina F). Nell’industria do. Sia il seme (Fig. 11.14 a) che il solo tegumen-
è usato per le vernici e le pitture. to (o cuticola) (Fig. 11.14 b) si rigonfiano a con-
tatto dell’acqua: l’indice di rigonfiamento è non
meno di 9 per il seme e non meno di 40 per il te-
Psillio gumento.
Lo psillio (= piantaggine, psillio indiano, psillio Lo psillio è un termine usato indifferentemente per
biondo o ispagula) è costituito dai semi di Plan- indicare il seme, il tegumento ed anche la pianta.
tago ovata Forsk (= P. ispaghula Roxb.), (Fam. Lo psillio contiene quantità significative di mu-
Plantaginaceae), pianta spontanea in India, Paki- cillagine (circa il 30%); inoltre triterpeni, aucubina,
stan e Stati Uniti d’America. Si tratta di una pian- steroli, lipidi, proteine, ecc. La mucillagine è per
ta erbacea annua, con stelo ramificato, con foglie l’85% un polisaccaride solubile rappresentato da D-
lanceolate, dentate e pubescenti, con fiori bianchi xilosio; la struttura di base è uno xilano con legami
raggruppati in spighe cilindriche e con frutti ca- 1→3 e 1→4 irregolarmente distribuiti nel polimero.
psulari deiscenti recanti due logge che racchiudo- I monosaccaridi identificati nella catena principale
no un solo seme (Fig. 11.13). sono D-xilosio, L-arabinosio e α−D-galatturonil –

b
Fig. 11.13 Plantago ovata: pianta Fig. 11.14 Psillio: semi (a) e cuticola (b)
122 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

(1→2) – L-ramnosio. Oltre agli xilani è presente nel- riormente a normalizzare il transito intestinale del-
lo psillio cellulosa, sia nel seme che nel tegumento. la massa fecale (vedi Fig. 11.16).
Lo psillio possiede un effetto lassativo che di- Lo psillio provoca anche una riduzione dell’iper-
pende dalla sua capacità di richiamare liquidi nel lu- glicemia postprandiale (si ipotizza che l’aumentata
me intestinale e di gonfiarsi: l’effetto bulk forming viscosità intraluminale causata dallo psillio riduca
che ne deriva rende morbide le feci e stimola la pe- l’assorbimento dello zucchero) ed abbassa i livelli
ristalsi (Fig. 11.15). Una volta somministrato per ematici di colesterolo e di LDL proprio come i ga-
os, lo psillio viene solo parzialmente digerito nel lu- lattomannani e le pectine. In quest’ultimo caso lo
me del primo tratto dell’intestino, dato che i com- psillio incrementa la eliminazione degli acidi biliari
ponenti polisaccaridici dello psillio sono resistenti e del colesterolo con le feci e quindi ne riduce l’as-
all’idrolisi operata dagli enzimi digestivi. Giunti nel sorbimento; inoltre, gli AGCC prodotti dalla flora
lume del colon, i polisaccaridi subiscono una fer- batterica residente inibiscono la sintesi epatica di co-
mentazione, ad opera della flora batterica residen- lesterolo e questo riduce ulteriormente il tasso di co-
te, con conseguente formazione di AGCC (acidi lesterolo circolante.
grassi a catena corta) e gas (idrogeno, diossido di La FDA ha da alcuni anni approvato l’uso dello
carbonio). Gli AGCC abbassano il pH del lume del psillio come lassativo di massa e la Commissione
colon e favoriscono lo sviluppo di una flora batte- E tedesca riporta che lo psillio può esere utile nei
rica acidofila a scapito di specie batteriche ad azio- casi di costipazione cronica e nei casi di emorroidi
ne putrefattiva. A parte l’azione antiputrefattiva, gli e ragadi anali. Lo psillio è considerato utile anche
AGCC rappresentano un substrato ottimale per le nei casi in cui si richiede un’evacuazione non for-
cellule della mucosa colica che si rinnovano facil- zata (in gravidanza, negli anziani, dopo interventi
mente (azione trofica). chirurgici al colon-retto).
Una caratteristica dello psillio è poi quella di mi- La dose consigliata è di 3-5 g da prendere 1-2
gliorare il peso e la consistenza della massa fecale volte nella giornata; la dose è decisamente ridotta
sia nella stipsi che nella diarrea, contribuendo ulte- nei casi in cui lo psillio è associato ad altri prodot-

Fig. 11.15 Stimolazione della


peristalsi da parte del conte-
nuto intestinale

Fig. 11.16 Lo psillio nella diar-


rea e nella stipsi
Capitolo 11 • Droghe contenenti carboidrati 123

ti ad azione lassativa oppure quando è richiesta la Composizione. L’agar è una miscela di due frazio-
normalizzazione delle funzioni intestinali piuttosto ni, agarosio e agaropectina. L’agarosio è una mo-
che un vero e proprio effetto lassativo. lecola lineare costituita da unità di β-D-galattosio
Lo psillio è controindicato nei casi di stenosi parzialmente metilate e di 3,6 anidro α-L-galatto-
pilorica, di ostruzione intestinale (fecalomi), di ri- sio, unite con legami alternati 1-3, 1-4.
stagno delle feci, e va consigliato con cautela in L’agaropectina è composta da agarosio con per-
caso di megacolon (perché altera la motilità del co- centuali variabili di acido solforico, acido galattu-
lon) ed in pazienti trattati con ipocolesterolemiz- ronico ed acido piruvico.
zanti (ne potenzia l’azione). Le proporzioni della miscela, costituita anche
da polisaccaridi a struttura intermedia tra i due
principali, varia profondamente a seconda della
Polisaccaridi delle alghe specie da cui la droga deriva.
Le alghe rosse e brune contengono polisaccaridi Proprietà ed usi. Nell’acqua fredda l’agar assorbe
con proprietà addensanti e gelificanti, sono inoltre acqua e si rigonfia, mentre nell’acqua calda si scio-
fonte di sali di potassio e di iodio e contengono mol- glie e, per raffreddamento, forma un gel elastico e
ti metaboliti secondari ad alto potenziale terapeuti- resistente. Non è tossico, è indigeribile, non fer-
co; la loro utilizzazione, sia in campo alimentare menta e può essere utilizzato come lassativo (mec-
che terapeutico, risale, almeno nei Paesi orientali, canico) perché aumenta la massa e l’idratazione
a 3000 anni a.C. delle feci. Viene anche utilizzato per la preparazio-
ne di agenti gastroprotettivi. È inoltre utilizzato nel-
le industrie alimentari e come medium in colture
Alghe rosse cellulari in vitro.
Le alghe rosse, caratterizzate dalla presenza di un
pigmento rosso, la ficoeritrina, contengono poli- Carragenina. La carragenina (carrageen), è otte-
saccaridi solforati che si accumulano nelle pareti nuta da varie Rodophyceae delle famiglie delle Gi-
cellulari o negli spazi intercellulari. gartinaceae, delle Solieraceae, delle Hypneaceae e
delle Furcellariaceae, dopo trattamento con acqua
Agar. L’agar è costituito da polisaccaridi ottenuti da calda e precipitazione con etanolo, metanolo, 2-pro-
diverse specie di Rodoficeae, appartenenti soprat- panolo o potassio cloruro. Deve contenere non me-
tutto al genere Gelidium. Si prepara per trattamen- no del 15% e non più del 40% di zolfo, espresso co-
to delle alghe con acqua bollente; l’estratto viene fil- me solfato.
trato a caldo, concentrato ed essiccato. L’agar si pre- Composizione. La carragenina è costituita da una
senta sotto forma di strisce o di scaglie traslucide, catena lineare di D-galattosio, legato con legami al-
bianco-giallastre (Fig. 11.17), ed esiste in commer- ternati 1-3, 1-4 e che presenta gruppi fosforici sul
cio in diverse qualità, di cui la più importante è l’a- carbonio 2, 4 o 6. Nella catena si trovano anche
gar del Giappone che si ricava da Gelidium corneum unità di 3,6-anidrogalattosio.
e da G. cartilagineum, alghe tipiche del litorale La carragenina presenta strutture diverse a se-
giapponese che crescono anche lungo i litorali del- conda della specie da cui si ottiene [si estrae so-
la California. prattuto da Chondrus crispus, una piccola alga ma-
rina, con un tallo ramificato (Fig. 11.18), diffusa
sulle coste dell’oceano Atlantico, ma anche da al-
tre rodoficee (Gigartina, Ahenfeltia, Gymnogon-
grus, Eucheuma ecc.)]. La capacità di formare gel
e le proprietà di questo gel dipendono dalla struttu-
ra del polisaccaride.
Usi. I carragenani vengono utilizzati nella prepara-
zione di paste, creme ed emulsioni per applicazio-
ni diagnostiche e terapeutiche: nella protezione
della mucosa in proctologia, nel trattamento della
costipazione, nelle diete dimagranti. Trovano anche
ampia utilizzazione nell’industria cosmetica ed in
Fig. 11.17 Agar quella alimentare.
124 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

Vengono inoltre usati nella preparazione di prodot-


ti cosmetici e parafarmaceutici.
L’alginato di calcio è utilizzato per bende e gar-
ze emostatiche.

Pectine
Le sostanze pectiche sono componenti strutturali
delle cellule vegetali e sono localizzate prevalen-
temente nella lamella mediana della parete cellu-
lare. Si trovano principalmente nei frutti e nelle
piante erbacee dove conferiscono una certa rigidità
ai tessuti e sembrano giocare un ruolo nel control-
a lo dei movimenti dell’acqua e dei fluidi durante la
crescita della piante. Le sostanze pectiche sono po-
limeri dell’acido poligalatturonico che si differen-
ziano per il grado di metilazione dei gruppi car-
bossilici dell’acido.
Possono essere distinte in:
– acidi pectici: quasi privi di gruppi metilici;
– acidi pectinici: parzialmente metilati;
– pectine: solubili in acqua, con più alto grado di
metilazione.
Estrazione. Le sostanze pectiche vengono estratte
b dalla polpa dei frutti, principalmente dai residui del-
la lavorazione degli agrumi e delle mele. Il mate-
Fig. 11.18 Chondrus crispus: pianta (a) e ramo (b) riale viene sottoposto ad ebollizione per inattivare
gli enzimi e viene quindi trattato con soluzione aci-
da a caldo. L’estratto, contenente le sostanze pecti-
Alginati che, viene filtrato, privato dell’amido per tratta-
mento con amilasi, e trattato con propanolo nel qua-
L’acido alginico è una miscela di acidi poliuronici le le sostanze pectiche sono insolubili. Il precipita-
ottenuta da diverse alghe Feoficeae; Laminaria spp. to viene filtrato, lavato ed asciugato. Le condizio-
(Laminariaceae), Macrocystis pyrifera (Lessonia- ni di estrazione (temperatura, pH, durata del tratta-
ceae), Fucus serratus e F.vesiculosus (Fulaceae). mento acido) condizionano il grado di metilazione
Composizione. L’acido alginico è un polimero li- (DM) del prodotto, che però può essere successi-
neare dell’acido D-mannuronico e dell’acido L-gu- vamente demetilato.
luronico, legati con legame 1-4b. La proporzione tra Composizione. Alcune pectine sono costituite da
i due acidi varia al variare della specie da cui l’a- unità di α -D- acido galatturonico legate con lega-
cido alginico è stato ottenuto. Gli alginati sono sa- me 1-4. Queste pectine, altamente metilate, sono
li di sodio, calcio o magnesio. piuttosto rare.
Proprietà ed usi. L’acido alginico è insolubile nel- La maggior parte sono invece costituite da cate-
l’acqua. I sali di sodio e magnesio sono invece so- ne di acido α- D-galatturonico interrotte, più o me-
lubili e formano soluzioni viscose che, a bassa con- no regolarmente, da unità di α-L-ramnosio, legate,
centrazione, mostrano un comportamento pseudo- con legame 1-2. In molti casi, sul C-4 del ramnosio
plastico. La viscosità della soluzione è stabile en- sono presenti oligosaccaridi costituiti da arabinosio
tro un largo intervallo di pH (4-10). Il pH inferio- e galattosio.
re a 4 o l’aggiunta di ioni polivalenti (calcio), por- Proprietà. Le proprietà delle sostanze pectiche di-
ta alla formazione di un gel elastico. pendono dal peso molecolare e dal grado di meti-
Gli alginati sono utilizzati nelle patologie dige- lazione. La caratteristica principale delle sostanze
stive e vengono incorporati in preparazioni antiaci- pectiche è quella di formare soluzioni colloidali che
de. L’acidità dello stomaco libera l’acido alginico gelificano in presenza di adeguate quantità di zuc-
che forma un gel protettivo sulla mucosa gastrica. cheri e acidi.
Capitolo 11 • Droghe contenenti carboidrati 125

Usi. Le sostanze pectiche sono ampiamente usate Iftikhar F, Arshad M, Rasheed F et al (2010) Effects of
nella preparazione di prodotti farmaceutici per for- acacia honey on wound healing in various rat models.
mare soluzioni viscose che regolarizzano il tempo Phytother Res 24:583-586
di transito intestinale. Vengono anche utilizzate nel Jackson BP, Snowdon DW (1990) Atlas of microscopy
of medicinal plants, culinary herbs and spices. Belha-
trattamento sintomatico del vomito e della diarrea
ven Press, London
nei bambini. Insieme alla cellulosa e alla lignina Khalili B, Bardana EJ Jr, Yunginger JW (2003) Psyllium-
fanno parte delle cosiddette “fibre alimentari”, che associated anaphylaxis and death: a case report and
possono essere usate in dietetica per prevenire l’o- review of the literature. Ann Allergy Asthma Immu-
besità e regolarizzare la funzionalità dell’apparato nol 91:579-584
gastrointestinale. Inoltre agiscono efficacemente Libèrio SA, Pereira AL, Araùjo MJ et al (2009) The po-
nel controllo dei livelli ematici del colesterolo. tential use of propolis as a cariostatic agent and its
Vengono anche utilizzate nell’industria alimentare actions on mutans group streptococci. J Ethnophar-
come gelificanti e stabilizzanti. macol 125:1-9
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Capitolo DROGHE CONTENENTI LIPIDI
12

Con il termine di lipidi si intende un’ampia classe tivi delle membrane non cloroplastiche, la fosfati-
di composti, con caratteristiche chimiche eteroge- dilcolina è il più importante sia quantitativamente
nee, accomunati dalla proprietà di essere solubili che dal punto di vista metabolico. Altri componen-
in solventi non polari e di essere insolubili in ac- ti delle membrane sono gli steroli, detti fitosteroli,
qua. Dal punto di vista dell’interesse biologico si per distinguerli da quelli di origine animale, pre-
possono classificare in composti semplici come gli senti come liberi o derivati di acidi grassi e zuc-
acidi grassi e gli steroli, ed in quelli complessi cheri (esteri e glicosidi). Le cere usualmente sono
quali gli esteri degli acidi grassi (trigliceridi, cere, componenti delle parti esterne, epidermide, delle
glicerofosfolipidi e sterolo-esteri) e i derivati N- foglie e dei frutti, con la funzione di prevenire le
acilati della sfingosina (ad es. sfingomielina, uno perdite d’acqua. Nelle piante i trigliceridi sono lo-
sfingo-fosfolipide). Una posizione centrale nel- calizzati principalmente nei semi, mentre negli
l’articolata famiglia dei lipidi è occupata dagli aci- animali si concentrano nel tessuto adiposo. La fun-
di grassi, catene carboniose in genere a numero zione primaria è la riserva energetica, ma hanno
pari di atomi di carbonio, con un’estremità metili- enorme importanza economica, in quanto sono
ca ed una carbossilica. Gli acidi grassi in natura sfruttati dall’industria alimentare, farmaceutica,
sono presenti in tracce in forma libera, mentre la cosmetica ecc.
loro forma naturale è quella esterificata con glice- Di natura lipidica, in quanto sostanze biologica-
rolo (trigliceridi), alcoli a lunga catena (cere), ste- mente derivate da acidi grassi insaturi, sono anche
roli ed aminoalcoli (ad es. sfingosina). Le formule le prostaglandine e sostanze ad esse assimilabili.
di struttura di trigliceridi ed altri lipidi complessi Le prostaglandine sono considerate essenzialmente
sono riportati in Fig. 12.1. di origine animale, ma strutture ad esse correlabili
I fosfolipidi sono i costituenti principali delle (ad es. l’acido jasmonico) si riscontrano anche nel
membrane cellulari e nelle piante; accanto a que- regno vegetale.
sti, si ritrovano anche dei galattolipidi, tipici della La biosintesi degli acidi grassi inizia con la car-
membrana dei cloroplasti. Fra i fosfolipidi costitu- bossilazione dell’acetil-CoA a malonil-CoA e coin-
volge diversi sistemi enzimatici, che nelle piante
sono localizzati nel cloroplasto. Enzimi desaturasi
permettono l’introduzione dei doppi legami nella
catena dell’acido grasso. I triglicerdi sono formati
per reazione di acil-CoA con glicerolo-3-fosfato
per mezzo di aciltransferasi. Gli alcoli a lunga ca-
tena derivano probabilmente dalla stessa via bio-
sintetica degli acidi grassi.

Oli e grassi
Oli e grassi sono esteri di acidi grassi con glicerolo
(mono-, di- e trigliceridi o acilgliceroli). Gli acidi
Fig. 12.1 I lipidi di deposito e di membrana presenti in grassi che esterificano i tre gruppi ossidrilici pos-
natura. P, fosforo sono essere a catena satura o insatura, con uno o
F. Capasso et al. (eds.), Farmacognosia
© Springer-Verlag Italia 2011
128 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

più doppi legami. Nella nomenclatura abbreviata, fugazione o estrazione con solvente. La pressione
due numeri separati da due punti seguono la lettera può avvenire a freddo fornendo gli oli “vergini” o
C. Il numero davanti alla punteggiatura indica la a caldo. Quello che resta del seme dopo l’estrazio-
lunghezza della catena, il numero che segue indica ne dell’olio viene riutilizzato per l’alimentazione
il numero dei doppi legami. Nei vegetali gli acidi dei bovini. La produzione degli oli serve soprattut-
grassi più rappresentati sono quelli a catena di 16- to per l’alimentazione ma anche per l’industria far-
18 atomi di carbonio; gli acidi grassi a catena più maceutica, quella di vernici, lubrificanti, saponi e
corta o più lunga, da C20 in su, sono molto rari. La colori. L’industria farmaceutica impiega gli oli e
presenza e il numero dei doppi legami influiscono grassi per le proprietà emollienti, come veicoli nel-
sulle caratteristiche dei trigliceridi: a temperatura le preparazioni farmaceutiche o come agenti della
ambiente, quelli composti da acidi grassi saturi so- nutrizione parenterale. Taluni hanno un impiego
no solidi (grassi), quelli dove dominano gli acidi medicamentoso vero e proprio come, ad es., l’olio
grassi insaturi sono liquidi (oli). di ricino.

Esempi di acidi grassi saturi


C 10:0 Acido decanoico Acido caprico Saggi chimici per il controllo di qualità
C 12:0 Acido dodecanoico Acido laurico
C 14:0 Acido tetradecanoico Acido miristico Diversi saggi sono disponibili per determinare l’i-
C 16:0 Acido esadecanoico Acido palmitico dentità, la qualità e la purezza degli oli e grassi.
C 18:0 Acido octadecanoico Acido stearico L’indice di acidità indica l’ammontare di acidi
C 20:0 Acido eicosanoico Acido arachidico grassi liberi presenti nell’olio o grasso, misura il
C 22:0 Acido docosanoico Acido beenico numero di mg di KOH necessario per neutralizzare
C 24:0 Acido tetracosanoico Acido lignocerico gli acidi grassi liberi in 1 g di sostanza e serve per
C 26:0 Acido esacosanoico Acido cerotico stabilire il grado di irrancidimento. L’indice di sa-
ponificazione misura il numero di mg di KOH ne-
Esempi di acidi grassi insaturi cessari per neutralizzare gli acidi grassi liberi e per
C 18:1 Acido idrolizzare gli esteri contenuti in 1 g di sostanza.
9-octadecanoico Acido oleico L’indice di esterificazione si ottiene per differenza
C 18:2 Acido 9, degli indici di saponificazione ed acidità. L’indice
12-octadecadienoico Acido linoleico ω-6 di iodio fornisce una valutazione del grado di insa-
C 18:3 Acido 9, 12, turazione e misura il numero di grammi di iodio
15-octadecatrienoico Acido α-linolenico ω-3 consumati per 100 g di sostanza. L’indice di peros-
C 18:3 Acido 6, 9, sidi è il numero che esprime in termini di millie-
12-octadecatrienoico Acido γ-linolenico ω-6 quivalenti di ossigeno attivo, la quantità di perossi-
C 20:4 Acido 5, 8, 11, di in 1000 g di sostanza. Altre costanti fisiche qua-
14-eicosatetraenoico Acido arachidonico ω-6 li il punto di fusione, l’indice di rifrazione e la gra-
C 22:1 Acido 13-docosaenoico Acido erucico vità specifica sono usate per il controllo di qualità.
I requisiti degli oli riportati nelle Farmacopee, olio
di arachide, mandorle dolci, oliva e ricino, sono
Impieghi elencati in Tabella 12.1. Ad esclusione dell’olio di
ricino, gli altri oli quando sono utilizzati per prepa-
In generale gli oli e grassi vegetali si ottengono dai razioni iniettabili devono avere indice di acidità
semi, ma possono derivare dal pericarpo del frutto minore di 0,5, indice di perossidi minore di 5 e il
(oliva), per pressione con presse idrauliche, centri- contenuto di acqua minore dello 0,3%.

Tabella 12.1 Le caratteristiche analitiche degli oli secondo la FU e altre Farmacopee


Olio Indice di acidità Indice di perossidi Indice di iodio Indice di saponificazione
Arachide < 0,6 <5 86-106 188-196
Mandorle < 1,5 < 12 99-103 183-208
Oliva <2 < 15 79-88 185-196
Ricino <2 <5 82-90 176-187
Cocco 7-11 250-264
Fegato di merluzzo 155-180 180-190
Capitolo 12 • Droghe contenenti lipidi 129

Oli vegetali varia notevolmente in funzione del luogo di colti-


vazione, ma contiene principalmente gliceridi del-
L’olio di cocco si ottiene per pressione dall’endo- l’acido oleico (65-85%).
sperma del frutto di Cocos nucifera L. (Fam. Pal- L’olio di oliva contiene anche un gran numero
mae), pianta largamente distribuita ai tropici. L’o- di composti di diversa natura: steroli, alcoli e acidi
lio, semisolido a 20 °C, contiene 80-85% di glice- terpenici, tocoferoli in quantità inferiore a quella
ridi saturi, principalmente acido laurico e miristico, presente in molti oli di semi, e una miscela di com-
ma anche acidi grassi a media catena quali acido posti polari a struttura fenolica (componenti mino-
caprilico (C8:0) e caprico (C10:0). L’alta propor- ri polari: CMP). I CMP sono costituiti da acidi fe-
zione di gliceridi di acidi grassi a catena media ren- nolici (caffeico, cumarico, siringico, p-idrossiben-
de l’olio più facilmente digeribile e suggerito per la zoico, vanillico, gentisico, protocatechico ecc.), ti-
terapia nutrizionale enterale o per soggetti con pro- rosolo e idrossitirosolo, liberi o esterificati a for-
blemi di assorbimento dei grassi. mare strutture secoiridoidi quali oleuropeina, ligu-
L’olio di mandorle si ottiene per pressione dai stroside e sostanze analoghe (Fig. 12.2). La quan-
semi di Prunus amygdalus Batsch (Fam. Rosa- tità di CMP nell’olio, 200-500 mg/l, dipende da di-
ceae), una specie che esiste in due varietà, dulcis e versi fattori (cultivar, grado di maturazione delle
amara. La presenza di amigdalina, un glicoside olive, metodo di pressione e stato di conservazione
cianogenetico di sapore amaro, distingue le due va- dell’olio) ed è molto elevata nell’olio extra-vergi-
rietà. La pianta è nativa dell’Asia Minore ma è col- ne. La componente fenolica dell’olio contribuisce
tivata e naturalizzata nelle regioni tropicali e a cli- al caratteristico aroma e sapore; inoltre, è indice
ma mite. L’olio di mandorle viene prodotto da am- della qualità dell’olio e, grazie alle proprietà an-
bedue le varietà, coltivate in Sicilia, Spagna, Fran- tiossidanti, concorre alla stabilità all’ossidazione.
cia e Africa del nord. L’eliminazione dell’amigda- Infatti si è vista una correlazione negativa fra con-
lina si ottiene per macerazione delle mandorle in
acqua, in modo da indurre l’idrolisi della sostanza.
La mandorla dolce (2-3 cm di lunghezza) ha un
HO
apice arrotondato ed uno appuntito, la testa sottile
di color bruno cinnamomo, che si rimuove per la-
vaggio in acqua calda. La mandorla amara ha le HO OH idrossitirosolo
stesse caratteristiche, ma è di dimensioni più pic-
cole (1,5-2 cm). Il seme ha due cotiledoni piano-
convessi, una piumetta ed una radichetta. La pre-
senza delle mandorle amare in campioni di man- HO OH tirosolo
dorle dolci si evidenzia con il saggio del picrato di
sodio per i glicosidi cianogenetici. L’olio di man-
dorle contiene gliceridi di acidi oleico (77%), lino-
HO
leico (17%) e altri acidi. È usato in tecnica farma-
ceutica, per la formulazione di cosmetici e nell’in-
O COOCH3
dustria alimentare. Per via orale può essere un HO O
H
blando lassativo alla dose di 30-50 ml.
L’olio di oliva si ottiene dal frutto maturo di oleuropeina
Olea europaea L. (Fam. Oleaceae). L’olivo è dif- O
fusamente coltivato nei Paesi mediterranei e attual-
mente anche nel sud-ovest degli Stati Uniti e in al- O — Glu
tre regioni sub-tropicali. Ci sono parecchie varietà
a cui è dovuta la grande variabilità di dimensione,
colore, contenuto e composizione dell’olio. La O O COOCH3
HO
qualità dell’olio di oliva presente sul mercato di- H
pende dal metodo di fabbricazione: quello di qua-
lità superiore (extra-vergine) è ottenuto per debole ligustroside
O
pressione a freddo dei frutti raccolti a mano, dopo
averli privati dell’endocarpo. Se i frutti sono la-
sciati fermentare si ottiene un’olio con un alto gra- O — Glu

do di acidità. La composizione dell’olio di oliva Fig. 12.2 Composti minori polari dell’olio di oliva
130 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

tenuto di CMP e accumulo di perossidi nel tempo. Cenni storici


Il composto che maggiormente contribuisce alla
I semi di ricino sono citati nel papiro di Ebers e l’olio
stabilità dell’olio sembra essere l’idrossitirosolo. veniva usato nel mondo greco-romano come com-
Il saggio per la presenza di olio di arachide, co- bustibile e come purgante. Durante il Medio Evo la
tone e sesamo deve essere negativo. L’olio di oliva pianta del ricino verrà coltivata in Europa e il suo olio
ha principalmente un uso alimentare, ma viene pro- utilizzato per curare le malattie della pelle. Caduto in
dotto anche per la fabbricazione dei saponi e per disuso, verrà riutilizzato come purgante verso la metà
del XVIII secolo.
preparazioni farmaceutiche iniettabili.
L’olio di ricino si ottiene dai semi di Ricinus
communis L. (Fam. Euphorbiaceae) (Fig. 12.3). Nei
climi temperati la pianta è annua, mentre nei climi un rafe che termina nella calaza leggermente rial-
tropicali può raggiungere i 15 m d’altezza. I frutti zata. Per produrre l’olio la testa viene triturata fra
sono capsule triloculari spinose che contengono un rulli e separata dall’endosperma oleoso da cui la
seme per loculo. La dimensione (8-15 mm di lun- frazione lipidica viene pressata, a freddo per uso
ghzza; 4-7 mm di larghezza) e il colore (dal grigio medicinale, a caldo per ottenere un olio più sca-
al bruno) del seme possono differire in maniera dente per uso industriale. L’olio di ricino contiene
non indifferente; sono ellissoidali, schiacciati, la te- principalmente gliceridi dell’acido ricinoleico, un
sta è dura, marmorizzata. Ad una delle estremità è acido insaturo e idrossilato. L’azione purgante è
presente una caruncola giallastra, da dove si diparte dovuta alla liberazione dell’acido ricinoleico ad
opera delle lipasi nel duodeno.
Inoltre i semi contengono delle proteine glicosi-
late molto tossiche, dette ricine e un alcaloide non
particolarmente tossico, la ricinina, con struttura
analoga alla nicotina.
L’olio di ricino era usato come purgante, prima
di interventi chirurgici o nei casi di intossicazioni
alimentari (5-15 ml nei bambini e 15-60 ml per l’a-
dulto). L’impiego dell’olio di ricino oggi è princi-
palmente industriale per la fabbricazione di saponi,
vernici, e per l’estrazione dell’acido undecilenico,
una sostanza antifungina e usata come conservante
in cosmetologia. Comunque, di recente è stato os-
servato che l’olio di ricino (capsule da 0,9 ml, tre
volte al giorno per 4 settimane) può essere utile
nell’osteoartrite (risulta meno attivo del diclofenac,
a ma più sicuro).
L’olio di arachide si ottiene per pressione dai
semi di Arachis hypogaea L. (Fam. Fabaceae), una
pianta coltivata in Africa tropicale, Brasile, India,
America del sud e Australia. I frutti maturano nel
terreno da cui sono raccolti e i semi sgusciati mec-
canicamente. L’olio di arachide contiene trigliceridi
di acido oleico, linoleico, arachidico, stearico e aci-
di C22 e C24. È uno dei maggiori adulteranti del-
l’olio di oliva. Si usa nell’industria alimentare e co-
me veicolo di farmaci per iniezioni intramuscolari.
L’olio di semi di soia viene prodotto dai semi
di Glycine max L. Merr (Fam. Fabaceae), una
pianta importante come fonte di cibo e foraggio.
L’Italia è fra i maggiori produttori europei, ma la
coltivazione maggioritaria nel mondo è negli Stati
Uniti. I semi contengono 35% di carboidrati, fino a
b 50% di proteine e il 20% di olio. L’olio ha un alto
Fig. 12.3 Ricinus communis: a pianta intera e b semi contenuto di acidi grassi insaturi (25-56% di acido
Capitolo 12 • Droghe contenenti lipidi 131

linoleico e 27-60% di acido oleico) per cui è una nelle zone costiere del Mediterraneo e dell’Atlanti-
fra le maggiori materie prime dell’industria della co. È coltivata in Gran Bretagna per la raccolta dei
margarina, ottenuta per idrogenazione dei grassi in- semi che contengono una quantità considerevole di
saturi. La frazione non saponificabile contiene un olio (25%) ricco in acidi grassi insaturi, tra cui l’a-
alto contenuto di steroli vegetali, stigmasterolo e cido γ-linolenico (C18 6, 9, 12-triene). L’olio si ot-
sitosterolo, substrati per la sintesi chimica degli or- tiene per pressione a freddo. È usato per le formu-
moni steroidei. L’importanza economica dell’olio lazioni in cosmetica e negli articoli da toeletta; ha
di soia è dovuta anche alla presenza di lecitina, un inoltre un interesse perché sembra prevenire le ru-
integratore alimentare che possiede attività ipoco- ghe e mantenere l’elasticità della pelle. Ne viene
lesterolemica e antilipidemica. Anche le proteine suggerito l’impiego nel trattamento delle forme di
di soia sono usate in sostituzione delle proteine eczema atopico e per il trattamento dei dolori pre-
animali nelle diete di soggetti con metabolismo li- mestruali (la prostaglandina E2 in questa situazione
pidico alterato (ipercolesterolemie). potrebbe essere deficitaria). Gli effetti benefici del-
L’olio di semi di lino è ottenuto dai semi di l’olio di enagra potrebbero essere relazionati alla
Linum usitatissimum L. (Fam. Linaceae), una pian- possibilità di fornire il precursore delle prostaglan-
ta che cresce nei climi temperati e tropicali. L’olio dine in quei soggetti deficitari del sistema di con-
ha un alto contenuto di acidi grassi insaturi, in par- versione (Δ6-desaturasi) da acido linoleico ad aci-
ticolare l’acido α-linolenico (52%) che lo rende do γ-linolenico. Il dosaggio dell’olio di enagra di-
non adatto per l’uso alimentare. Se esposto all’aria pende dalla patologia da trattare: per l’eczema ato-
si ossida facilmente formando una massa bruna so- pico si consiglia 6-8 g per l’adulto e 2-4 g per il
lida, proprietà che viene sfruttata nella preparazio- bambino. Per i dolori premestruali e nella mastal-
ne delle pitture. I semi di lino sono anche utilizzati gia si consiglia una dose giornaliera di 3-4 g. Que-
per il contenuto in fibre (vedi mucillagini). ste dosi sono calcolate su un contenuto standardiz-
L’olio di mais è ottenuto dall’embrione dei semi zato di acido γ-linolenico dell’8%. Potrebbero esse-
di Zea mays L. (Fam. Poaceae); talvolta prende an- re necessari lunghi trattamenti (3 mesi) prima che
che il nome di olio di germe di grano. Gli embrioni venga osservato un effetto.
sono separati per flottazione dai semi durante il pro- Altre sorgenti che possono fornire l’acido γ-lino-
cesso per ottenere la farina, liberati dal glutine e lenico sono l’olio di semi di borraggine (Borago
sottoposti a pressione a caldo. L’olio viene poi chia- officinalis L.), di Ribes nigrum L. e R. rubrum L.
rificato, per filtrazione e sedimentazione. Si elimina
l’eccesso di acidi grassi liberi e si sterilizza. È co- Attività farmacologica. L’acido γ-linolenico e
stituito da gliceridi di acido linoleico (30-60%) e l’acido diomogammalinolenico sono precursori
oleico (19-50%). Ha un uso alimentare ed entra fra delle prostaglandine PGE2 (proinfiammatoria) e
gli ingredienti della nutrizione parenterale. Quando PGE1 (antinfiammatoria e antiaggregante). L’inte-
idrogenato diventa componente delle margarine. grazione alimentare con acido γ-linolenico condu-
L’olio di enagra si ottiene dai semi di Oenothera ce ad una modifica del rapporto diomogammalino-
biennis L. (Fam. Ogranaceae) (Fig. 12.4), una pian- lenico/arachidonico a favore del primo. La desatu-
ta originaria dell’America del nord, ma che cresce razione dell’acido diomogammalinolenico ad acido
arachidonico, precursore della PGE2, è piuttosto
lenta nell’uomo e rappresenta il passaggio limitan-
te. Inoltre i livelli di acido γ-linolenico dipendono
dalla conversione di acido linolenico facilmente sa-
turabile. Questa conversione sembra essere defici-
taria in situazioni quale diabete, eczema atopico,
sindrome premestruale. L’integrazione con acido γ-
linolenico bypassa le reazioni limitanti, con il ri-
sultato di modificare il rapporto PGE2/PGE1 a fa-
vore di quest’ultima.
Eczema atopico: in questa patologia si osserva
una ridotta Δ6-desaturazione di natura congenita ed
elevati livelli del precursore acido linolenico. In
studi in doppio cieco e randomizzati la sommini-
Fig. 12.4 Oenothera biennis: particolare della pianta strazione di acido γ-linolenico ha migliorato signi-
(E. Bosisio) ficativamente la sintomatologia. Esistono peraltro
132 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

alcune controversie circa i benefici della sommini- dride carbonica per evitare l’ossidazione dell’olio.
strazione di acido γ-linolenico, in quanto non tutti Successivamente l’olio viene portato a temperature
gli studi sono concordi con questi risultati. sotto zero per separare la stearina che precipita e
Mastalgia ciclica e non ciclica e sindrome viene allontanata per decantazione e filtrazione. Il
premestruale: la PGE1 modula l’azione della pro- contenuto di vitamine è aggiustato per miscelazio-
lattina. Bassi livelli di PGE1 sembrano responsabi- ne con oli a livelli maggiori o minori di vitamine.
li dell’eccessiva azione periferica della prolattina e L’olio di fegato per uso medicinale deve contenere
bassi livelli di acido γ-linolenico sono stati riscon- non meno di 600 Unità di vitamina A e non meno
trati nella sindrome premestruale. Al trattamento di 85 Unità di vitamina D. L’interesse terapeutico
con acido γ-linolenico risponde meglio la mastal- dell’olio di fegato di merluzzo e di altri oli di pesce
gia ciclica rispetto alla aciclica. Invece ci sono dati dipende dall’alta percentuale di gliceridi di acidi
controversi sull’efficacia del trattamento nella sin- grassi insaturi (85%) fra cui sono presenti quelli
drome premestruale. della serie ω-3: acido eicosapentaenoico (C20:5),
Neuropatia diabetica: il diabete si associa ad acido docosaesaenoico (C22:6) e acido docosapen-
una ridotta capacità di desaturare gli acidi grassi taenoico (C22:5). Le proprietà medicinali dell’olio
essenziali e ciò condurrebbe ad anomalia della di fegato dipendono oltre che dalla presenza delle
membrana neuronale. Studi sull’animale e sull’uo- vitamine, dall’effetto ipotrigliceridemizzante e an-
mo hanno dimostrato un miglioramento della neu- tiaggregante piastrinico degli acidi grassi ω-3.
ropatia dopo trattamento con acido γ-linolenico.

Grassi e oli animali Cere


Le cere sono esteri di acidi grassi con alcoli prima-
Il burro di cacao si ottiene dai semi di Theobroma
ri a lunga catena. Si distinguono dai grassi (trigli-
cacao L. (Fam. Sterculiaceae), come sottoprodotto
ceridi) in quanto si saponificano solo con alcali in
della preparazione del cacao. I semi sono fatti fer-
ambiente alcolico, mentre i grassi si possono idro-
mentare e successivamente tostati e la frazione li-
lizzare anche in ambiente acquoso. Questa diffe-
pidica è ottenuta per pressione a caldo. Contiene
renza viene sfruttata per evidenziare la presenza di
essenzialmente trigliceridi di acidi stearico, palmi-
adulteranti. Nelle piante, le cere si trovano superfi-
tico, arachidico, oleico. Si usa come base per sup-
cialmente per proteggere l’epidermide di foglie,
poste e nelle pomate per le labbra.
frutti e fusti dall’evaporazione dell’acqua. Esempio
Il lardo è grasso animale ottenuto dall’addome
di cere di origine vegetale sono la cera di carnauba
del maiale per trattamento con acqua a 57 °C. Con-
e l’olio di jojoba. Alcuni possono anche essere di
tiene circa il 40% di gliceridi saturi (acido palmiti-
origine animale, ad es. la cera d’api, lo spermaceti
co, miristico e stearico) e il 60% di gliceridi insatu-
e la lanolina. La Tabella 12.2 riporta le caratteristi-
ri (acido oleico). Irrancidisce facilmente e quindi si
che analitiche richieste dalla FU e altre Farmacopee.
usa di rado come base per unguenti.
Le cere sono impiegate in Farmacia e in cosme-
L’olio di fegato di merluzzo viene estratto dal
tica per la preparazione di unguenti e creme. Indu-
fegato del merluzzo Gadus callarias e altre specie
strialmente sono usate per rivestimenti protettivi,
di Gadus. Questi pesci vivono nelle acque del
nei lucidi da scarpe e nelle cere per automobili.
Nord Atlantico; Norvegia e Islanda sono i maggio-
ri produttori della materia prima. Il fegato viene Cera di carnauba. Si ottiene dalle foglie di Co-
prelevato dal pesce con l’accortezza di escludere pernicia prunifera (Mueller) H.E. Moore [Coper-
la cistifellea, e trattato a vapore in ambiente di ani- nicia cerifera (Arruda da Camara) Martius] (Fam.

Tabella 12.2 Le caratteristiche analitiche delle cere secondo la FU ed altre Farmacopee


Cera Indice di acidità Indice di esterificazione Indice di saponificazione Indice di iodio
Cera d’api gialla 17-22 70-80 87-102 8-11
Cera d’api bianca 17-24 70-80 87-104 –
Lanolina anidra <1 – 90-105 18-32
Lanolina idrata < 0,8 – 67-79 –
Spermaceti <1 – 115-135 <8
Carnauba 4-7 – 10-14
Capitolo 12 • Droghe contenenti lipidi 133

Arecaceae), una palma del Brasile e Argentina. È Lanolina. È la sostanza “grassa” che si ottiene dal-
costituita essenzialmente da miricil cerotato. Si usa la lana di pecora. Nella forma idrata contiene il
nella manifattura delle candele e per lucidi del pel- 25% di acqua, è di colore bianchiccio-giallo palli-
lame e dei mobili. Si può usare in sostituzione del- do, è costituita da esteri del colesterolo, lanostero-
la cera d’api in cosmetica. lo, alcoli alifatici a lunga catena, insaturi e ramifi-
Olio di jojoba. È una cera liquida a temperatura am- cati e loro esteri con acidi grassi (7-41 atomi di car-
biente che si ottiene per pressione dai semi di Sim- bonio). La lanolina anidra viene ottenuta per sbian-
mondsia chinensis (Link) Scheider (Fam. Buxa- camento e disidratazione. È usata come base nelle
ceae), arbusto nativo del Messico e Stati Uniti del pomate e negli unguenti per applicazione topica di
sud-ovest. La composizione è molto simile a quella farmaci. Possiede inoltre proprietà emollienti.
della cera di capodoglio ed è una miscela di esteri di
acido (Z)-11-eicosaenoico [20:1(n-9)], acido (Z)-13-
docosaenoico [22:1(n-9)] e (Z)-11-eicosen-1-olo e Prostaglandine, eicosanoidi e sostanze affini
(Z)-13-docosen-1-olo. Per idrogenazione si ottiene Le prostaglandine e composti ad esse correlati, noti
una cera cristallina con le caratteristiche dello sper- con il termine di eicosanoidi, derivano dall’ossida-
maceti. È molto usato in cosmetica come emolliente. zione degli acidi grassi polinsaturi (AGP) a 20 atomi
Spermaceti. La cera naturale, ora non disponibile, di carbonio: acido diomo-γ-linolenico (C20:3, acido
si otteneva da una cavità della testa del capodoglio, 8,11,14-eicosatrienoico), acido arachidonico (C20:4,
mammifero dell’Oceano Indiano, Pacifico e Atlan- acido 8, 11, 14, 17-eicosatetraenoico) e acido 5, 8,
tico, oggi specie protetta. Viene sostituita dall’olio 11, 14, 17-eicosapentaenoico (C20:5). Le prosta-
di Jojoba idrogenato o con la cera preparata per glandine sono analoghi di un composto non naturale
sintesi di esteri cetilici (alcoli C14-C18 con acidi che prende il nome di acido prostanoico (Fig. 12.5).
grassi saturi C14-C18). Nei mammiferi gli eicosanoidi sono sintetizzati
Cera d’api. Ne esistono di due tipi, la cera bianca attraverso due principali vie ossidative (Fig. 12.6) che
e la cera gialla. Quella gialla si ottiene liquefacen- utilizzano ossigeno molecolare come co-substrato:
do in acqua calda il favo delle api dopo aver ri-
mosso il miele; una volta raffreddato, lo si filtra e
lo si fa solidificare in stampi. È costituita essen-
zialmente da miricil palmitato (80%) e da acido COOH
cerotico (15%). Si utilizza come agente indurente,
per le candele e in cosmetica. La cera bianca si
prepara da quella gialla per sbiancamento al sole
o chimicamente e si usa per la preparazione di
unguenti. Fig. 12.5 Formula di struttura dell’acido prostanoico

Fig. 12.6 Le vie metaboliche della ciclossigenasi e della lipossigenasi


134 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

Fig. 12.7 Metaboliti della ciclossigenasi

la via della ciclossigenasi e quella della lipossige- In generale, prostaglandine ed eicosanoidi sono
nasi. L’acido grasso liberato dai fosfolipidi di distribuiti prevalentemente nei vertebrati superiori,
membrana ad opera di una fosfolipasi, viene tra- anche se la loro presenza è stata descritta in anima-
sformato in prostaglandine, trombossano e prosta- li inferiori, funghi, batteri, alghe e piante.
ciclina dal complesso enzimatico ciclossigenasi
(Fig. 12.7). Oppure è il precursore di leucotrieni, li- Metabolismo di AGP nelle piante
possine ed idrossiacidi, quando diventa substrato
della lipossigenasi (Fig. 12.8). Prostaglandine nelle piante. Alcune pubblicazioni
La nomenclatura delle prostaglandine usa le riportano la presenza di prostaglandine nelle piante
lettere dell’alfabeto A-I per distinguere le varie anche se a livelli molto piccoli. PGF2a e prostaglan-
strutture (Fig. 12.9); a loro volta la classificazione dine della serie A e B sono state riscontrate in Phar-
primaria si differenzia ulteriormente in tre serie bitis nil, Kalanchoe blossfeldiana v. Poelln e in al-
identificate con il suffisso 1, 2 e 3 a seconda del cune specie di Allium. L’attendibilità dei metodi
numero di doppi legami presenti nelle catene late- analitici per l’identificazione delle prostaglandine è
rali R1 e R2 della molecola. Le prostaglandine de- un grosso problema e per alcune pubblicazioni al ri-
rivate dall’acido arachidonico sono della serie 2. guardo, che risalgono a tempi non recenti, le meto-
Le altre serie, 1 e 3, derivano rispettivamente dagli dologie analitiche non sono convincenti. Rimango-
acidi C20:3 e C20:5. Nell’uomo, essendo l’acido no inoltre da definire due questioni che riguardano
arachidonico dominante, sono preponderanti le la biosintesi: quale sia il precursore e quale la via
prostaglandine della serie 2; nei pesci sono di metabolica. Gli acidi grassi precursori a 20 atomi di
maggiore rilevanza i composti della serie 3 in carbonio sono molto rari e a livelli molto bassi nel-
quanto l’acido grasso dominante nelle specie ac- le piante, se si escludono muschi e felci che conten-
quatiche è il C20:5. gono alte concentrazioni di acido arachidonico.
Capitolo 12 • Droghe contenenti lipidi 135

COOH

5-LOX 15-LOX

12-LOX
OOH COOH
COOH

COOH OOH
5-HPETE
15-HPETE
HOO

5-HETE LTA4

12-HPETE 15-HETE

LEUCOTRIENI

12-HETE
Fig. 12.8 Metaboliti della lipossigenasi

A B C Non ci sono a tutt’oggi evidenze circa la presenza


O O O del complesso ciclossigenasi nelle piante. Omoge-
R1 R1 R1 nati di Allium cepa, L. Allium sativum L. e Allium
porrum L. trasformano in vitro l’acido arachidonico
in prostaglandine e trombossano. Tuttavia l’approc-
R2 R2 R2
cio sperimentale non consente di concludere che il
complesso enzimatico ciclossigenasi sia presente in
D E F queste piante. D’altra parte la lipossigenasi isolata
OH O OH dai semi di soia è in grado di sintetizzare l’anello ci-
R1 R1 R1 clopentano tipico dei prostanoidi.
La via metabolica della lipossigenasi. Le lipossi-
R2 R2 R2 genasi sono una classe di enzimi che catalizzano
O OH OH l’ossidazione di AGP con formazione dei corri-
spondenti idroperossidi (Fig. 12.10) e sono ubiqui-
I tarie. Nelle piante superiori i principali substrati
R1 delle lipossigenasi sono l’acido linoleico (C18:2) e
G, H TXA
α-linolenico (C18:3) che possono essere ossidati
R1 O R1
O in posizione 9 o 13 formando rispettivamente il 9-
O idroperossido e il 13-idroperossido. Gli idroperos-
O R2 O R2 sidi sono altamente instabili e sono successiva-
R2 mente metabolizzati attraverso due processi cata-
OH lizzati dall’enzima idroperossido-liasi (1); dagli
Fig. 12.9 Struttura degli anelli delle prostaglandine e del enzimi idroperossido-deidrasi e allene ossido
trombossano ciclasi (2).
136 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

R CH CH CH2CH CH R'
O2
Lipossigenasi

R C CH CH CH CH R'

OOH
ACIDO LINOLENICO

Lipossigenasi

13-idroperossi-linolenico

Lipossigenasi

O
H

O H COOH
traumatina

Fig. 12.10 Metaboliti delle lipossigenasi nelle piante

Quando interviene (1), la catena dell’acido gras- Acido linolenico


so si spezza a livello del gruppo idroperossido dando
luogo a un ω-chetoacido e a un’aldeide. I prodotti Lipossigenasi
della reazione sul 13-idroperossido sono un’aldeide Allene ossido ciclasi
a 6 atomi di carbonio e l’acido 12-cheto-cis-9-dode-
cenoico. Quest’ultimo isomerizza nel composto più
stabile l’acido 12-cheto-trans-10-dodecenoico, noto
con il nome di traumatina che può essere ossidata COOH
per via non enzimatica ad acido traumatico. Sia la
traumatina che l’acido traumatico sono sintetizzati Acido 12-chetofitodienoico
in circostanze particolari come risposta della pianta O
Riduzione
alle ferite per stimolare la riproduzione cellulare.
β-ossidazione

Analoghi delle PGs nelle piante. Dagli idroperos-


sidi per azione di (2) si formano composti con un
anello ciclopentano che richiama la struttura pro- COOH
stanoide. Fra queste la più nota è l’acido jasmonico
(Fig. 12.11). Si forma dal 13-idroperossido, per ri-
duzione e β-ossidazione del metabolita intermedio, O
l’acido 12-cheto-fitodienoico, (12-cheto-PDA, da Fig. 12.11 Metabolismo dell’acido jasmonico
phytodienoic acid = PDA). L’acido jasmonico e il
suo metilestere giocano un ruolo importante nei
meccanismi di difesa della pianta verso le ferite e
l’attacco degli organismi patogeni. Attraverso la
Capitolo 12 • Droghe contenenti lipidi 137

grado di introdurre nuovi doppi legami tra il doppio


COOH legame in posizione 9 nell’acido oleico e l’estremità
metilica della molecola. Essi sono tuttavia capaci di
introdurre nuovi doppi legami tra l’estremità carbos-
silica ed il doppio legame ad essa più vicino. Poiché
O OH tale porzione della molecola rimane immodificata
nel corso del metabolismo, si è introdotto il criterio
Fig. 12.12 Formula di struttura dell’acido cromomorico
di classificare gli acidi grassi come appartenenti a
serie metaboliche definite dalla distanza tra il metile
ed il doppio legame ad esso più vicino: la serie ω 9
stessa via metabolica si formano l’acido cromomo- (o n-9) o dell’acido oleico, la serie ω 6 (o n-6) o del-
rico (Fig. 12.12) ed altri composti a 18 atomi di l’acido linoleico (AL) e la serie ω 3 (o n-3) o dell’a-
carbonio con anello ciclopentano insaturo, isolati cido α-linolenico (ALA). Gli acidi grassi essenziali
dalle parti aeree di Chromolaena morii e C. cha- AL e ALA vengono sintetizzati nel mondo vegetale
slae (Fam. Asteraceae). Non si sa se questi compo- e trasferiti al mondo animale attraverso la catena ali-
sti sono tipici di queste specie e non se ne conosco- mentare (consumo di vegetali o di animali erbivori).
no le funzioni fisiologiche. Nei tessuti degli organismi animali si trovano, oltre
ad AL e ALA, anche i loro prodotti di ulteriore tra-
sformazione, composti a 20 e 22 atomi di carbonio e
Aspetti nutrizionali e farmacologici dei lipidi a 4 o più doppi legami. Tali acidi grassi altamente
insaturi si trovano esclusivamente nel mondo ani-
Pur rimandando a pubblicazioni specializzate la male. Tra i derivati dall’AL, il principale (sia quanti-
trattazione di chimica e biochimica degli acidi gras- tativamente che dal punto di vista dell’importanza
si, si ritiene utile fornire qualche informazione ge- biologica) è l’acido arachidonico (AA, 20:4 Δ5, 8,
nerale per una migliore trattazione del loro ruolo 11, 14 n-6), mentre tra i derivati dall’ALA troviamo
biologico e della loro importanza nutrizionale. gli acidi eicosapentaenoico (EPA, 20:5 Δ5, 8, 11, 14,
Vengono distinti per lunghezza di catena, in ge- 17 n-3) e docosaesaenoico (DHA, Δ4, 7, 10, 13, 16,
nere a numero pari di atomi di carbonio, e per la 19, 22:6 n-3). AA, EPA e DHA si formano dai ri-
presenza o meno di doppi legami. I più comuni in spettivi precursori a 18 atomi di carbonio attraverso
natura e nella nostra alimentazione hanno tra 14 e reazioni di allungamento (catalizzate da elongasi) e
18 atomi di carbonio, mentre acidi grassi con più di di desaturazione (desaturasi), a livello del sistema
20 atomi di carbonio sono in genere meno rappre- reticolo endoplasmico di moltissimi tipi cellulari,
sentati (con qualche eccezione). Gli acidi grassi si ma prevalentemente nel fegato (Fig. 12.13). È suffi-
possono distinguere sulla base della presenza o me- ciente ricordare in questa sede che:
no di doppi legami in: saturi, monoinsaturi e polin- 1) le conversioni dei precursori ai prodotti, nelle
saturi (due o più doppi legami). I doppi legami con- due serie, sono indipendenti;
tigui nella catena carboniosa sono separati da un 2) le reazioni limitanti della conversione totale
ponte metilenico e la loro posizione viene indicata sono quelle di desaturazione (Δ6 e Δ5) e sono
contando gli atomi di carbonio a partire dall’estre- anche influenzate da fattori nutrizionali ed
mità carbossilica. Esempi tipici delle varie categorie endocrini;
di acidi grassi sono: tra i saturi il palmitico (16:0) e 3) la desaturazione in Δ4 nella sintesi dei polinsa-
lo stearico (18:0); tra i monoinsaturi l’oleico (18:1 turi a 22 atomi di carbonio (DHA) richiede una
Δ9); tra i polinsaturi, il linoleico (AL, 18:2 Δ9, 12) cooperazione tra reticolo endoplasmico e peros-
e l’α-linolenico (ALA, 18:3 Δ9, 12, 15). sisomi;
Mentre gli acidi grassi saturi e monoinsaturi pos- 4) vi è competizione tra le due serie metaboliche
sono venire sintetizzati negli organismi animali, a per gli stessi enzimi, e pertanto uno sbilancia-
partire da acetato, e pertanto essi non sono nutrizio- mento nel rapporto AL/ALA, più che una varia-
nalmente essenziali, gli acidi grassi polinsaturi zione assoluta dell’apporto di un singolo com-
(AGP) AL e ALA non possono venir sintetizzati nel ponente provoca un diverso accumulo dei pro-
nostro organismo (acidi grassi essenziali). Tale con- dotti finali delle due serie.
dizione, unitamente alla importanza delle funzioni Come conseguenza della competizione di acidi
biologiche da essi direttamente o indirettamente grassi insaturi delle diverse serie per gli stessi enzi-
svolte, li rende composti essenziali da un punto di mi, si verifica che nella carenza totale di acidi gras-
vista nutrizionale. Gli animali infatti non sono in si essenziali, l’acido oleico, che normalmente non
138 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

Fig. 12.13 Conversione metabolica degli acidi grassi polinsaturi: PGs = prostaglandine; LT = leucotrieni

viene ulteriormente convertito, si converte ad acido nei grassi di suini e nel pollame, anche in rapporto a
eicosatrienoico (20:3 n-9), normalmente pressoché recenti cambiamenti nella preparazione di mangimi.
assente nell’organismo. L’accumulo di 20:3 n-9 asso- Il mondo vegetale contiene quantità apprezzabili di
ciato alla riduzione di AA per mancato apporto del acidi grassi essenziali in quanto essi vengono sinte-
precursore, porta ad aumento del rapporto 20:3 tizzati nelle piante. Acidi grassi saturi possono tutta-
n-9/20:4 n-6, che viene pertanto considerato un indi- via essere presenti anche nel mondo vegetale, so-
ce biochimico della carenza di acidi grassi essenziali. prattutto in piante tropicali (cocco, palma).
L’acido oleico, il più abbondante monoinsaturo
in natura, è tipicamente presente nell’olio di oliva,
Lipidi e alimentazione ma è ben rappresentato anche in altre fonti vegeta-
li (colza e girasole, varietà ad alto contenuto acido
L’assunzione di oli e grassi vegetali e animali at- oleico) e animali (pollame, suino).
traverso la dieta rappresenta la fonte di energia più Per quanto riguarda le fonti di acidi grassi, l’a-
consistente. Il rapporto fra apporto di grassi animali spetto nutrizionalmente più rilevante concerne gli
e vegetali cambia a seconda dei diversi Paesi, ma acidi polinsaturi. La crescente evidenza che questi
nei Paesi occidentali i grassi vegetali sono circa un svolgono importanti azioni favorevoli in vari si-
terzo della energia introdotta. stemi biologici, con un ruolo diversificato per i
Gli acidi grassi saturi sono prevalentemente, ma vari composti, ha infatti sollecitato i ricercatori a
non esclusivamente, presenti nel mondo animale. In definire gli apporti ottimali (e pertanto non solo
particolare i grassi di animali ruminanti (bovini) so- minimi) dei singoli acidi polinsaturi per garantire
no particolarmente ricchi di saturi, così come i deri- lo stato di salute, ed i nutrizionisti a ricercare le
vati dal latte di tali mammiferi. Tuttavia quantità ap- fonti alimentari più consone per garantire apporti
prezzabili di polinsaturi (ad es. AL) sono presenti adeguati.
Capitolo 12 • Droghe contenenti lipidi 139

Fig. 12.14 Composizione percentuale in acidi grassi dei lipidi animali e vegetali

In questi ultimi anni si è infatti chiarito che un conseguenza di un arricchimento dei mangimi con
apporto ottimale di AGP si fonda su un bilancio AGP, in particolare AL. La composizione degli aci-
corretto tra AGP ω-6 e ω-3, e tra AGP a 18 atomi di di grassi di vari tipi di grassi ed oli alimentari, vege-
carbonio (AL e ALA) e AGP a 20 e 22 atomi di tali ed animali, è riportata sia nella Fig. 12.14 che
carbonio (AA, EPA e DHA). È convinzione ormai nella Tabella 12.3. Il contenuto in saturi è compreso
generalmente accettata che l’alimentazione umana, tra il valore del 6% (olio di colza) fino al 77% del
specialmente nel mondo occidentale, si è progres- grasso di cocco, mentre tra gli oli naturali, l’oliva
sivamente modificata, soprattutto negli ultimi due presenta il massimo contenuto in monoinsaturi (con
secoli, non solo per l’incremento del consumo tota- l’eccezione della variante di cartamo ad alto oleico).
le di grassi e tra questi, di acidi grassi saturi, ma an- Altri polinsaturi si trovano, tra gli oli vegetali, nel
che, per quanto riguarda i polinsaturi, per un au- cartamo, girasole e mais, e tra i grassi animali, il pol-
mento dell’apporto di acidi ω 6 con progressiva ri- lo contiene oltre il 20% di polinsaturi. Tuttavia, gran
duzione degli ω-3.

Fonti di acidi grassi polinsaturi Tabella 12.3 Livelli di acido linoleico, di α-linolenico e
rapporti ω-6/ω-3 in oli e grassi
Abbondanti fonti di acidi grassi polinsaturi (AGP) AL ALA ω-6/ω-3 Oli e grassi
sono tipicamente rappresentate da oli vegetali ed 1,8 0,2 9 Olio di cocco
in particolare dagli oli di semi (mais, girasole, car- 3,2 0,7 4,6 Burro
tamo, soia, cotone, vinacciolo), in cui i polinsaturi 9,4 0,3 31,3 Olio di palma
3,7 0,2 18,5 Grasso di bue
totali AL + ALA possono superare il 50% degli aci- 10,7 1,1 9,7 Lardo
di grassi, in genere con grande prevalenza di AL. 19,5 2 9,7 Grasso di pollo
In alcuni oli vegetali si possono trovare concentra- 53,2 7,8 6,8 Olio di soia
zioni apprezzabili anche di acidi grassi ω-3 (ALA), 10 1 10 Olio di oliva
come nel caso degli oli di soia e di colza (varietà 32,5 0,5 65 Olio di arachidi
60,5 1,5 40 Olio di mais
senza acido erucico), garantendo pertanto un ap- 67,2 0,8 84 Olio di girasole
porto più equilibrato tra ω-6 ed ω-3. 78 0,1 780 Olio di cartamo
Quantità apprezzabili di AGP si trovano nel pol- 9,8 0,2 49 Olio di cartamo (alto oleico)
lame e nei grassi di suino (ad es. lardo) anche in 20 9,8 2 Canola (colza)
140 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

parte degli oli vegetali contiene un eccesso di AL ad una minore tendenza delle piastrine ad aggre-
con rapporti ω-6/ω-3 di gran lunga superiori a 10, gare e ad altre modificazioni favorevoli. Tuttavia,
considerato un valore limite massimo per le qualità ricerche più recenti hanno valutato in modo più
nutrizionali di un grasso. Gli oli di colza, soia ed oli- conservativo il fabbisogno di AL, che non do-
va presentano un rapporto bilanciato ω-6/ω-3. vrebbe superare il 4-5% delle calorie, aumentan-
do invece il consumo di acidi grassi ω-3, sia
AGP a lunga catena. AGP a 20 e 22 atomi di car- ALA, intorno all’1% delle calorie, che degli acidi
bonio si trovano esclusivamente nel mondo animale. ω-3 a lunga catena (EPA e DHA), con quantità
L’acido arachidonico (20:4 n-6), il più abbondante corrispondenti a 1-2 g/die.
AGP a 20 C nel mondo animale, è contenuto seletti-
vamente in molecole fosfolipidiche, e si trova per- Acido α-linolenico. Le fonti di ALA sono limitate,
tanto in organi ad alto contenuto in fosfolipidi, qua- come emerge dalla tabella delle composizioni di oli
li il tuorlo d’uovo, il fegato, il cervello, dove però le e grassi animali e vegetali. Tuttavia, in aggiunta ad
concentrazioni raggiunte non superano in genere i alcuni oli (ad es. colza e cartamo) che ne contengo-
100 mg/100 g di tessuto. Più abbondanti sono le fon- no quantità apprezzabili, fonti aggiuntive sono le
ti di AGP a lunga catena della serie n-3 (EPA e parti verdi di varie verdure (spinaci, lattuga ecc.)
DHA). I pesci soprattutto di mari freddi e ad alto ed i legumi, in cui l’ALA raggiunge concentrazioni
contenuto in grassi ne contengono quantità dell’or- elevate (fino al 50%) del sia pur modesto contenu-
dine del grammo o più/100 g di pesce, raggiungendo to in lipidi totali (0,2-0,4% del peso fresco nelle
livelli dell’ordine di decine di grammi/100 ml negli verdure, 3-6% nei legumi).
oli da essi ottenuti.
Acidi grassi e malattia arterosclerotica. Una dieta
ricca in acidi grassi saturi aumenta il rischio di ma-
Proprietà biologiche degli acidi grassi polinsaturi lattia arteriosclerotica e sue complicazioni, mentre
acidi grassi monoinsaturi (ad es. l’acido oleico) e po-
Dal lontano momento della loro scoperta, all’inizio linsaturi hanno un effetto ipocolesterolemizzante. A
degli anni ’30, a tutt’oggi grandi progressi si sono causa di ciò si consiglia un apporto in grassi che non
realizzati nelle conoscenze sul metabolismo e sulle superi il 30% delle calorie totali e che i grassi saturi
funzioni biologiche degli AGP, tanto che sarebbe siano il 10% delle calorie/giorno. L’effetto favore-
impossibile trattarli in modo adeguato in questo vole dell’assunzione di olio di oliva sull’incidenza
breve capitolo. dell’arteriosclerosi sembra essere associato non solo
È sufficiente, in questa sede, elencare varie atti- all’azione ipocolesterolemica dell’acido oleico, ben-
vità attribuite ai diversi composti. sì anche alla presenza delle sostanze fenoliche. Infat-
ti si è osservato che queste ultime riducono l’ossida-
Acido linoleico. È il più abbondante AGP in natu- bilità delle lipoproteine a bassa densità, diminuisco-
ra ed il più studiato fino ad un decennio fa. La sua no l’aggregazione piastrinica e la produzione di ei-
carenza provoca nell’animale e nell’uomo (pochi cosanoidi e leucotrieni da parte dei leucociti.
casi osservati) rallentamento dell’accrescimento, L’osservazione, al termine degli anni ’70, che in
alterazioni in vari organi (cute, fegato, sistemi ri- popolazioni con forte consumo di pesce, quali gli
produttivi), e la comparsa del tipico marker bio- eschimesi, la mortalità per patologia cardiovasco-
chimico di carenza, l’innalzamento del rapporto lare fosse molto bassa, ha stimolato una gran mole
20:3 n-9/20:4 n-6 nei lipidi plasmatici e tissutali. di studi sui fattori protettivi nel pesce. Gli acidi n-3
Un apporto alimentare di almeno l’1% delle calo- EPA e DHA rappresentano la componente più atti-
rie è richiesto per prevenire la carenza, ma si va- va esplicando una serie di azioni su vari tipi di cel-
luta che il fabbisogno adeguato sia nell’ordine del lule e in vari sistemi biologici, che possono essere
3% delle calorie, con valori superiori, fino al 5%, riassunte nella Tabella 12.4.
in gravidanza, durante l’allattamento, e nell’in- Gli effetti biologici degli ω-3 vengono in parte
fanzia. Studi che iniziarono negli anni ’60 hanno attribuiti alla modulazione della cascata degli ei-
dimostrato che un incremento del consumo di AL cosanoidi (minore formazione di metaboliti dell’a-
al di sopra del 5% e fino al 10% delle calorie, so- cido arachidonico, produzione di eicosanoidi me-
prattutto se associato al contenimento del consumo no attivi), ma sono state documentate anche azioni
di grassi saturi, provoca una riduzione della cole- a livello delle funzionalità di membrana (canali io-
sterolemia, importante fattore di rischio per la nici, enzimi di membrana ecc.), di processi meta-
patologia aterosclerotica. Questo si associa anche bolici (attività perossisomiali, sintesi e cataboli-
Capitolo 12 • Droghe contenenti lipidi 141

Tabella 12.4 Principali azioni biologiche degli acidi Palmaceae). Serenoa in onore a Sereno Watson, bo-
grassi ω-3 tanico del Connecticut; repens, cioè che striscia, ri-
• Sistema circolatorio ferito al rizoma; Sabal è il nome indigeno della pian-
– Attività antiaritmica ta; serrulata, cioè seghettata, riferito alle foglie.
– Vasodilatazione Habitat. Florida, Alabama, Luisiana. Vegeta nei
– Riduzione della pressione arteriosa
– Attività antiaggregante piastrinica
terreni sabbiosi subtropicali e nel meridione degli
– Riduzione dei trigliceridi plasmatici Stati Uniti fino al Messico.
• Sviluppo e funzione del sistema nervoso centrale Descrizione della pianta. Si tratta di una palma na-
(in particolare della funzione visiva) na alta circa 2 m con uno scapo ramoso avvolto in
• Attività antinfiammatoria una guaina fibrosa. Le foglie sono coriacee, pic-
• Attività di modulazione immunitaria
ciolate, profondamente incise e munite di aculei
lungo i bordi. I fiori, di colore bianco, sono picco-
li e riuniti in spadice. Il frutto è una bacca nerastra
smo lipoproteico) e dell’espressione di proteine all’interno si trova un seme ellissoidale fatto di tes-
(riduzione della espressione di interleuchine ed al- suto bianco translucido (Fig. 12.15).
tre citochine ecc.). Parti usate. Frutto.
Raccolta e preparazione della droga. Il frutto
EPA e DHA possono essere introdotti mediante as- viene raccolto quando è maturo, cioè quando il
sunzione di pesce: si ritiene che, se consumato 2-3 suo colore passa dal rossastro al nerastro. L’es-
volte la settimana, questo alimento fornisca un ap- siccamento avviene in stufa ad una temperatura di
porto ottimale di tali composti. Ultimamente sono 45-50 °C.
disponibili preparazioni farmaceutiche arricchite in Descrizione della droga. La serenoa fa pensare,
EPA e DHA (trigliceridi o esteri etilici), cosi come per dimensioni (2-3 cm di diametro) ed aspetto
prodotti commerciali integrati con tali acidi grassi (ovoidale), ad una oliva nera raggrinzita. Presen-
(uova, pasta, pane ecc.), da utilizzare da parte di ta un pericarpo a parete sottile con un epicarpo ne-
coloro che non gradiscono il pesce. ro ed un endocarpo marrone. Ha un sapore prima
dolciastro e poi pungente e sgradevole. Il frutto di
Acidi grassi e patologia diabetica. Alla patologia
diabetica si accompagnano complicanze di tipo
neurologico e vascolare: iperaggregabilità delle
piastrine, aumento della viscosità del sangue, ac-
cresciuta adesività degli eritrociti. L’etiopatogenesi
della neuropatia periferica nel paziente diabetico
sembra coinvolgere una irrorazione deficitaria per
un danno ipossico provocato da un ispessimento
della parete vasale e da una insufficiente produzio-
ne di prostanoidi vasodilatatori, per carenza del-
l’enzima Δ6-desaturasi. Questo enzima rappresenta
una tappa critica nella conversione di acidi grassi
polinsaturi in γ-linolenico (GLA), EPA e DHA,
precursori delle prostaglandine della serie 3, vaso- a
dilatanti e antiaggreganti. Sulla base di queste os-
servazioni, l’integrazione dietetica con acidi grassi
delle serie ω-6 e ω-3 ha effetti favorevoli al ripri-
stino della funzione motoria e sensoria.

Droghe di interesse farmaceutico


per il loro contenuto lipidico
Serenoa
È data dai frutti di Serenoa repens (Bartram) Small b
[Sabal serrulata (Michaut) Nutall et Schultes] (Fam. Fig. 12.15 a Serenoa repens pianta e b frutti
142 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

Ipertrofia prostatica benigna (IPB) lipido-sterolico di serenoa contenente l’80-90% di


acidi grassi. Alcuni consigliano anche la droga in
È un ingrossamento della ghiandola prostatica che
può rendere difficile la minzione. È frequente negli polvere (0,5-1g/die).
uomini con l’avanzare dell’età ed è probabilmente Effetti collaterali, tossicità. Studi post-marketing
legata alle variazioni di testosterone. I primi sintomi indicano che la serenoa è ben tollerata. Occasio-
si hanno quando il soggetto ha difficoltà nell’urina- nalmente causa disturbi gastrointestinali (stipsi,
re. Successivamente la minzione si avverte come in- diarrea).
completa e si ha necessità di urinare spesso e di not-
te. La diagnosi si esegue palpando la prostata subi-
to davanti al retto (esplorazione rettale), misurando
le dimensioni della prostata con una ecografia e ri- Pruno africano
velando il tasso ematico dell’antigene prostatico
specifico (test del PSA). Se non ci sono complicazio- È dato dalla corteccia di Pygeum africanum
ni (ritenzione urinaria, sangue nelle urine, infezione
(Fig. 12.16) Hook o Prunus africana (Fam. Rosa-
delle vie urinarie) l’IPB non richiede alcun tratta-
mento; viceversa si ricorre alla finasteride (per ri- ceae), un albero sempreverde che cresce spontaneo
durre il volume della prostata) ed agli α-bloccanti
(per rilasciare alcuni muscoli della prostata e facili-
tare il passaggio dell’urina). Dei fitoterapici la Com-
missione E tedesca consiglia la serenoa, l’ortica ed i
semi di zucca.

S. repens può essere confuso con quello di Sabal


palmetto, detta “palma cavolo” che non è offici-
nale.
Componenti principali. Lipidi; polisaccaridi (28,2%)
ad alto peso molecolare; flavonoidi (rutina, iso-
quercitrina, kaempferolo ecc.); un olio essenziale
(1,5%); acidi organici; fitosteroli (β-fitosterolo,
camposterolo, stigmasterolo ecc.) ecc. I processi
di essiccamento e conservazione provocano una
idrolisi parziale dei gliceridi con formazione di
acidi grassi liberi e glicerina. I polisaccaridi, i gli-
ceridi e gli steroli sembrano essere i responsabili
dell’azione della serenoa nella ipertrofia prostatica
benigna.
Proprietà ed impiego terapeutico. Studi condotti in a
vitro su cellule epiteliali prostatiche mostrano che
la serenoa inibisce la conversione del testosterone
in diidrotestosterone, il metabolita responsabile
dell’ingrossamento della ghiandola prostatica; inol-
tre la serenoa impedisce al diidrotestosterone di le-
garsi al suo recettore ed ostacola la proliferazione
di linee prostatiche tumorali. Questi meccanismi so-
no per alcuni di scarso rilievo clinico; ciò nono-
stante alcune revisioni sistematiche riferiscono che
la serenoa allevia i segni ed i sintomi della ipertro-
fia prostatica benigna (dolore nella minzione, flus-
so urinario ridotto, nicturia, disuria ecc.). La sere-
noa risulta comunque meno attiva dei farmaci pro-
statici convenzionali (finasteride, antagonisti α-
adrenergici), ma è meglio tollerata, non altera la
funzione sessuale e non modifica il PSA (antigene
ematico specifico per la prostata). Nella maggior b
parte degli studi clinici è stato utilizzato un estratto Fig. 12.16 Pygeum africanum a pianta e b corteccia
Capitolo 12 • Droghe contenenti lipidi 143

nelle regioni montuose (1000-2500 m) e piovose Bosisio E (1988) Prostaglandins and prostaglandin-like
dell’Africa occidentale (Ghana, Cameroun), Afri- compounds in plants. Pharmacol Res Commun
ca orientale (Etiopia, Kenia, Uganda, Congo), Ma- 20:99-103
dagascar e Sud Africa (Angola, Zambia, Zim- Bruni U, Cortesi N, Fiorino P (1994) Influence of agri-
cultural techniques, cultivar and area of origin on
babwe). Il tronco è eretto, alto 30 m e più, ricoperto
characteristics of virgin olive oil and on the levels of
di una corteccia striata longitudinalmente, di colo- some of its minor components. Science and Techni-
re che va dal rosso al bruno scuro. I rami sono pen- ques 53:28-34
duli; le foglie opache o lucide, coriacee, di forma Galli C, Marangoni F (1997) Recent advances in the bio-
ovale (lunghe 15 cm e larghe 5 cm), munite di pic- logy of n-6 fatty acids. Nutrition 13:978-985
ciolo rosa o rosso; i fiori, di un colore bianco-cre- Gardner HW (1991) Recent investigations into lipoxy-
ma, sono piccoli e riuniti in grappoli penduli; i frut- genase pathway of plants. Biochim Biophys Acta
ti sono acheni coriacei, di un colore rosso o rosso 1084:221-239
scuro (a maturazione). Gerber GS, Fitzpatrick JM (2004) The role of a lipido-
La corteccia di P. africanum è stata utilizzata fin sterolic extract of Serenoa repens in the management
dai tempi antichi in Africa per curare problemi uri- of lower urinary tract symptoms associated with be-
nign prostatic hyperplasia. BJU Int 94:338-344
nari (dolori della vescica, disturbi legati alla min-
Gordon AE, Shaughnessy AF (2003) Saw palmetto for
zione). prostate disorders. Am Fam Physician 67:1281-1283
Il pruno africano contiene sostanze lipidiche Grechkin AN (1995) Clavulones and tert-hydroxycyclo-
(acidi grassi come palmitico, linoleico, oleico, stea- pentenone fatty acids: occurrence, physiolological ac-
rico, beenico, miristico ecc.), steroli, sostanze ter- tivity and problem of biogenetic origin. J Lipid Me-
peniche (acido ursolico, idrossiursolico, oleanolico diat Cell Signal 11:205-218
ecc.), alcoli ed eteri dell’acido ferulico, acido abie- Medhi B, Kishore K, Singh U, Seth SD (2009) Compa-
tico, docosanolo, ecc. rative clinical trial of castor oil and diclofenac sodium
La droga deve la sua attività soprattutto alla fra- in patients with osteoarthritis. Phytother Res 23:
zione lipidica, oltre che ai fitosteroli ed all’acido 1469-1473
Pygeum africanum for benign hyperplasia (2002) Coch-
abietico. Queste sostanze interfericono con lo svi-
rane Database syst. Rev CD 001044
luppo della IPB. L’acido abietico e i triterpeni (aci- Quiles MT, Arbós MA, Fraga A et al (2010) Antiproli-
do ursolico ed oleanoico) potrebbero invece essere ferative and apoptotic effects of the herbal agent Py-
responsabili dell’attività antiedemigena. geum africanum on cultured prostate stromal cells
Una recente revisione degli studi clinici, relati- from patients with benign prostatic hyperplasia
vi a 2262 pazienti, mostra che il pruno africano, sot- (BPH). Prostate 1044-1053
to forma di capsule molli contenenti lo 0,5% di n- Samuelsson B, Ramwell PW, Paoletti R et al (eds) (1976-
docosanolo, allevia i sintomi associati all’IPB lie- 1991) Advances in prostaglandin, thromboxane and
ve e moderata. La dose consigliata è di 100 mg per leukotriene research, vol. 1-21. Raven Press, New York
os per 6-8 settimane. Il prodotto è ben tollerato; ra- Sirtori CR, Lovati MR, Manzoni C et al (1995) Soy and
ramente causa lievi effetti gastrointestinali. cholesterol reduction: clinical experience. J Nutr
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Sugano M (1992) Plant lipids and health. In: Boba S et
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Bent S, Kane C, Shinohara K et al (2006) Saw palmetto extracted from olive oil prevent oxidation ol low den-
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Berra B, Caruso D, Cortesi N et al (1995) Antioxidant Paoletti R et al (eds) Oxidative processes and an-
properties of minor polar components of olive oil tioxidants. Raven Press, New York, pp 199-206
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LDL. La Rivista Italiana Delle Sostanze Grasse treatment of category-III prostatitis/chronic pelvic
7:285-288 pain syndrome. Curr Urol Rep 6:290-295
Capitolo AMINOACIDI, PEPTIDI ED ENZIMI
13

(L.) DL, che agisce in modo specifico sui linfociti


Aminoacidi T. Le proprietà mitotiche di alcune lectine possono
essere utilizzate per differenziare le cellule norma-
Gli aminoacidi presenti nelle piante sono circa 300, li da quelle tumorali. Alcune lectine sono piuttosto
ma soltanto una ventina viene utilizzata per dar luo- tossiche se date per via parenterale in quanto non
go a peptidi, proteine e più in generale a sistemi en- vengono distrutte dagli enzimi del tratto gastroin-
zimatici necessari per catalizzare le reazioni bio- testinale; questo è il caso della abrina, presente nei
chimiche che avvengono nei vegetali. Alcuni ami- semi di Abrus precatorius L., o della ricina, pre-
noacidi sono anche dei precursori di metaboliti sente nei semi di Ricinus communis L. L’intossica-
secondari come gli alcaloidi, i glicosidi isotiocianati zione si manifesta dopo 2-3 ore dalla ingestione con
ed i glicosidi cianogenetici, che verranno trattati a vomito, diarrea emorragica e shock. Altre lectine
parte. Un certo interesse viene anche attribuito al- presentano invece interessanti proprietà farmaco-
le lectine, altri composti naturali che derivano da- logiche; è questo il caso delle viscotossine e delle
gli aminoacidi. lectine presenti nel Viscum album.

Lectine Vischio bianco


Le lectine [dal latino lego, legere (lectum), legge- È dato dalle foglie e dai rami di Viscum album L.
re, scegliere] sono proteine e/o glicoproteine capa- (V. vulgare) Perk (Fam. Loranthaceae). Viscum, ri-
ci di legarsi ad un determinato zucchero sulla mem- ferito alla sostanza appiccicaticcia che si ricava dai
brana cellulare, in un modo specifico e reversibile, frutti; album, per il colore bianco dei frutti; vulga-
senza svolgere attività enzimatica. Le lectine si tro- re, perché comune. Il vischio è stato utilizzato fin
vano nelle piante, nel tuorlo d’uovo, in numerosi or- dai tempi antichi come ipotensivo, spasmolitico ed
ganismi marini e nei mammiferi. Nelle piante su- antitumorale; comunque i primi studi scientifici ri-
periori le lectine sono localizzate nei semi: si for- salgono alla seconda metà del XIX secolo, in se-
mano durante la maturazione e scompaiono con la guito alla iscrizione di questa droga nella 1a Far-
germinazione. I semi di piante appartenenti alla fa- macopea Tedesca del 1872.
miglia delle Fabaceae ne sono particolarmente ric- Habitat. Europa, dal mare alle colline, Africa set-
chi. Molte lectine hanno la capacità di agglutinare tentrionale, Asia.
globuli rossi; alcune mostrano un’azione più spe- Descrizione della pianta. Suffrutice sempreverde
cifica mentre altre si comportano in modo aspeci- di 30-40 cm, ramificato, con foglie sessili, oppo-
fico in quanto agglutinano eritrociti di più gruppi ste, coriacee e fiori dioici, tetrameri, di circa 2 mm,
sanguigni. Ad es., una lectina presente nei semi di di un verde-giallastro, riuniti in gruppi di 3-5
lima (Phaseolus lunatus L.) agglutina in modo spe- all’apice dei peduncoli in ombrelle. Il frutto è una
cifico gli eritrociti del gruppo sanguigno A. Grazie bacca globosa, gelatinosa, semitrasparente, somi-
alle proprietà agglutinanti le lectine vengono uti- gliante ad una perla (Fig. 13.1). È una pianta emi-
lizzate nella diagnosi dei gruppi sanguigni. Un’al- parassita fornita di speciali radici (gli austori) che
tra proprietà delle lectine è quella di stimolare la mi- penetrano nel legno degli alberi ospiti: vive su
tosi nei linfociti: è questo il caso della concanava- diverse piante come melo e pioppo (ssp. Platy-
lina A, presente nei semi di Canavalia ensiformis spermum, vischio delle latifoglie), abete bianco
F. Capasso et al. (eds.), Farmacognosia
© Springer-Verlag Italia 2011
146 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

(ssp. abietis, vischio dell’abete), pino, larice ed di estratto liquido (1:1 in 25% di alcol) 3 volte al
abete (ssp. laxum, vischio del pino). Non va con- giorno o 0,5 ml di tintura (1:5 in 45%). Si consiglia
fuso con V. cruciatum (presenta bacche rosse) e anche un succo ricavato per spremitura da piante di
nemmeno con Castanea vesca, detta vischio quer- 2 anni lasciato fermentare per 4-6 settimane in pre-
cino (presenta bacche gialle). senza di Lactobacillus plantarum e diluito alla fine
Parti usate. Parte epigea della pianta (foglie e ra- in modo da avere una soluzione al 10%. La fer-
metti). mentazione riduce significativamente la tossicità
Raccolta e preparazione della droga. La raccolta si del prodotto.
effettua prima che si formino i frutti. Foglie e rami La British Herbal Pharmacopoeia riporta le se-
si essicano, dopo che sono stati separati, ad una guenti dosi standard di Viscum album (da sommi-
temperatura di 40-50 °C. nistrare 3 volte al giorno):
Descrizione della droga. Le foglie, opposte e prive • Foglie essiccate: 2-6 g (o in infuso)
di picciolo, larghe 1-2 cm e lunghe 4-5 cm, sono di • Tintura (1:5) (alcol 45%): 1-3 ml
colore verde scuro, coriacee, a margine intero, di • Estratto fluido (1:1) (alcol 25%): 0,5 m
forma lanceolato-spatolata, con tre nervature cen- • Estratto acquoso essiccato (4:1): 100-250 mg
trali molto evidenti. I rami o virgulti sono dicoto- Effetti collaterali, tossicità. Il vischio può provocare
mi ed hanno una corteccia di colore verde-grigia- leggera piressia, mal di testa ed una lieve leucocito-
stro, sottile ed elastica. si, ma anche ipotensione ortostatica, rigonfiamento
Componenti principali. Lectine; polisaccaridi (vi- dei linfonodi ed aumento della pressione intracrani-
scotossine); alcaloidi, terpenoidi (amirina ecc.); ca se si prolunga nel tempo la terapia e si ricorre a
flavonoidi (quercitina ecc.) e flavoni; amine (ace- dosi elevate. È preferibile assumerlo solo dietro con-
tilcolina, istamina ecc.); acidi grassi; acidi organi- siglio medico. Inoltre non deve essere somministra-
ci (ferulico, caffeico ecc.). I principali componenti to a pazienti in terapia con farmaci cardiaci e con far-
responsabili delle azioni farmacologiche del vischio maci che agiscono sulla coagulazione del sangue.
sono le amine, le lectine ed i flavonoidi.
Proprietà ed impiego terapeutico. L’effetto ipoten-
sivo del vischio è stato studiato in diverse specie ani-
mali ed attribuito alla presenza nella droga di ace-
tilcolina, tiramina, acido γ-aminobutirrico e di fla-
voni. L’intimo meccanismo non è stato ancora
chiarito, ma si sospetta che avvenga attraverso una
stimolazione del parasimpatico ed una inibizione del
centro vasomotore. Del vischio sono state studiate
anche le azioni immunostimolanti e citotossiche (an-
titumorale) ed è stato osservato che preparati di vi-
schio stimolano la fagocitosi e più in generale la ri-
sposta immunitaria umorale e cellulare; inoltre sti-
molano la sintesi di mediatori dell’infiammazione
(TNF-α, IL-1, IL-6) con conseguente ridotta vitalità
delle cellule tumorali e maggiore sensibilità di que-
sta verso il processo apoptotico. Queste azioni ven-
gono attribuite in gran parte alla presenza di lectine
e di polisaccaridi presenti nei preparati finali. Nu-
merosi trials clinici hanno valutato di recente la ef-
ficacia del vischio in pazienti con tumori localizza-
ti in organi e tessuti diversi (colon, stomaco, pol-
mone, rene ecc.). Purtroppo questi studi non sono
stati condotti con rigore scientifico e quindi, pur mo-
strando risultati positivi, non consentono di trarre
conclusioni sulla reale efficacia del vischio come an-
titumorale. Ciò nonostante la Commissione E tede-
sca lo consiglia come terapia palliativa in quanto mi-
gliora la qualità della vita del paziente. La dose con-
sigliata è di 2-6 g di droga essiccata oppure 1-3 ml Fig. 13.1 Viscum album: ramo con foglie e frutti (R. Longo)
Capitolo 13 • Aminoacidi, peptidi ed enzimi 147

– correggere le insufficienze digestive determina-


Enzimi di origine vegetale te da ridotta secrezione del pancreas esocrino
(ad es. fibrosi cistica);
Gli enzimi sono dei particolari composti di natura – lisare trombi vascolari attivando la fibrinolisi;
proteica che possono essere localizzati in diversi – facilitare la cicatrizzazione di ferite ed ulcere
organuli cellulari (lisosomi, ribosomi, mitocondri, torpide per solubilizzazione del materiale ne-
reticolo endoplasmatico ecc.) o diffusi in forma so- crotico;
lubile nel citoplasma. Hanno la capacità di cata- – prevenire le aderenze peritoneali e la formazio-
lizzare, in maniera altamente specifica, reazioni di ne di briglie cicatriziali;
vario tipo, indispensabili per la sopravvivenza de- – trattare stati infiammatori;
gli organismi viventi, modulandone la velocità e – trattare alcune forme leucemiche.
l’intensità. Nei tessuti gli enzimi agiscono coordi-
La maggior parte degli enzimi adoperati nel-
natamente, accelerando in maniera controllata la
l’industria è di origine batterica o fungina. Solo al-
sequenza dei vari passaggi delle reazioni chimiche,
cuni vengono ricavati da piante superiori o tessuti
il cui insieme costituisce il metabolismo degli
animali, ed in quest’ultimo caso sono ottenuti co-
esseri viventi.
me sottoprodotti della macellazione.
Strutturalmente gli enzimi sono costituiti da
Per la produzione di enzimi da microrganismi
aminoacidi legati tra loro con legame peptidico e di-
possono essere adoperate tecniche di colture in su-
sposti secondo una sequenza che è definita a livel-
perficie o, molto più comunemente, di colture som-
lo genico e che determina la funzione dell’enzima.
merse in fermentatore.
Oltre alla componente proteica, molti enzimi, per
poter espletare la loro funzione, richiedono la pre-
senza di una parte non proteica (cofattore) che può Misura dell’attività enzimatica
essere costituita da ioni metallici o molecole orga-
niche a basso peso molecolare; queste ultime, quan- L’attività enzimatica viene espressa in unità e la
do sono legate alla parte proteica con legami cova- Enzyme Commission of International Union of Bio-
lenti o legami di coordinazione, prendono il nome chemistry (IUB) ha definito una unità enzimatica
di gruppi prostetici. (UE) come la quantità di enzima necessaria per tra-
I coenzimi sono molecole organiche, derivate sformare una micromole di substrato in un minuto,
principalmente da vitamine del gruppo B, che par- a 25 °C ed in condizioni ottimali di concentrazione
tecipano al processo catalitico insieme all’enzima. di substrato e di pH. Il numero di unità di attività en-
Il complesso proteina-cofattore o coenzima è chia- zimatica presenti in 1 mg di preparazione enzimati-
mato oloenzima, mentre la sola parte proteica pren- ca rappresenta l’attività specifica dell’enzima.
de il nome di apoenzima. Successivamente, dalla stessa IUB è stato rac-
Anche se un sempre più vasto numero di pato- comandato l’uso di una nuova unità di attività en-
logie viene attribuito alla carenza di un qualche en- zimatica denominata katal (kat) definita come
zima specifico, l’impiego in terapia degli enzimi è l’attività enzimatica che catalizza la trasforma-
molto limitato, in quanto la mancanza di un enzi- zione di una mole di substrato in 1 secondo. Un
ma raramente può essere ovviata dalla sommini- kat è uguale a 63.107 U. Poiché l’attività di un
strazione dello stesso: ciò a causa sia del fatto che katal è troppo elevata per i comuni usi industria-
gli enzimi per agire devono essere incorporati in li, di norma l’attività è espressa in microkatal
particolari strutture od organuli delle cellule in cui (mkat) e nanokatal (nkat) che determinano rispet-
difficilmente riescono a penetrare se somministra- tivamente la trasformazione di una micromole o di
ti per via sistemica, sia per la natura stessa dell’en- una nanomole di substrato in un secondo (Ph. Eur.,
zima. Infatti, essendo di natura proteica, gli enzimi, IV ed. 2003).
somministrati per via orale, possono essere inatti-
vati dall’acidità del succo gastrico o dagli enzimi
presenti nel tratto gastrointestinale. Se sommini- Amilasi
strati per via parenterale possono indurre reazioni
antigeniche con manifestazioni allergiche o con for- Enzimi capaci di catalizzare la depolimerizzazione
mazione di anticorpi specifici che ne determinano dell’amido e del glicogeno, sono molto diffusi in
l’inattivazione. natura e possono essere ottenuti da cereali trasfor-
In terapia gli enzimi vengono adoperati princi- mati in malto, pancreas di bovini e suini, colture
palmente per: batteriche o fungine.
148 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

In base al legame glucosidico che idrolizzano,


vengono divisi in α-amilasi, β-amilasi e glucoami- Enzimi proteolitici
lasi.
Le α-amilasi, dette anche endoamilasi in quan-
Bromelaina
to scindono la macromolecola nella parte mediana,
La bromelaina è costituita da una miscela di enzi-
idrolizzano il legame α-D-1-4-glucosidico in ma-
mi proteolitici presenti nel fusto e nei frutti maturi
niera casuale dando luogo a destrine contenenti le-
ed immaturi di Ananas comosus (L.) Merr. (Fam.
gami 1-6 glucosidici (come nel caso dell’idrolisi
Bromeliaceae). Industrialmente viene prodotta per
dell’amilopectina, componente ramificato dell’a-
pressione in appositi mulini dei fusti maturi e pri-
mido), oligosaccaridi e monosaccaridi. Sono pre-
vi di foglie, prelevati dopo la raccolta dei frutti. Dal
senti nella saliva umana (ptialina), nel pancreas dei
succo, per filtrazione e successiva purificazione con
mammiferi, nel malto di orzo, e sono prodotte da
acetone, si ottiene l’enzima.
colture di Bacillus subtilis amyloliquefaciens e sac-
È una polvere di colore beige scuro, scarsamente
charolyticus, Aspergillus candidus, Aspergillus ory-
solubile in acqua, che in 1 mg deve contenere 2500
zae, Pseudomonas saccharophyla.
unità Rorer o 3,75 unità FIP.
Le α-amilasi sono dei metallo-enzimi che richie-
Una unità Rorer di attività proteasica è la quan-
dono un atomo di calcio legato saldamente ad ogni
tità di enzima che idrolizza un substrato standard
molecola proteica per una ottimale attività e stabilità.
Le β-amilasi, presenti praticamente solo nei ve- di caseina a pH 7 ed a 25 °C in modo da determi-
getali, idrolizzano il legame α-D-1-4-glucosidico nare un aumento dell’assorbanza a 280 nm di
solo all’estremità non riducente della catena glu- 0,00001/min.
cosidica, per cui sono dette anche esoamilasi, at- Una unità FIP di attività di bromelaina corri-
taccano il substrato all’inizio della catena e stacca- sponde alla quantità di preparazione standard che
no due molecole di glucosio sotto forma di β-mal- idrolizza un substrato di caseina ad una velocità ini-
tosio. Le β-amilasi si ottengono dal malto di orzo, ziale tale che la quantità di peptide, non precipita-
semi di soia, patate dolci, grano, segale. bile con uno specifico reattivo precipitante le pro-
Le glucoamilasi, o isoamilasi, sono degli enzi- teine, liberato in un minuto, dà a 275 nm la stessa
mi deramificatori, in quanto scindono i legami sia assorbanza di 1 mole di tirosina.
α-D-1-4 che α-D-1-6 glucosidici nel punto di ra- La bromelaina è adoperata per il trattamento lo-
mificazione delle molecole polisaccaridiche. Ini- cale o sistemico di flogosi ed edemi dovuti in par-
zialmente identificati in diversi microrganismi, so- ticolare a traumi, interventi chirurgici o processi
no presenti anche in tessuti animali, specie nel fe- tromboembolici.
gato. Industrialmente si ottengono principalmente
da Rhizopus spp., Aspergillus niger, Saccharomy- Ficina
ces diastaticus e Clostridium acetobutyricum.
Altri enzimi capaci di scindere il legame α-D- È un enzima che si ottiene dal latice di diverse spe-
1-6-glucosidico sono gli R-enzimi [α-D-(1-4)(1-6)- cie del genere Ficus, in particolare Ficus carica, F.
glucan 6-glucanoidrolasi] che si ritrovano in diver- insipida Wild. e F. glabrata L. (Fam. Moraceae).
si tessuti vegetali e vengono estratti principalmen- Il latice viene ottenuto per incisione del tronco; vie-
te da Vicia faba e da cereali non germinati; le ne quindi filtrato e sottoposto a concentrazione si-
amilo-(1-6)-glucosidasi, ottenute dai muscoli sche- no ad ottenere una polvere fortemente irritante, di
letrici e le isoamilasi [α-D-(1-4)(1-6)-glucan 6- colore bruno ed odore acre. La ficina, come la pa-
glucanohydrolasi], simili agli R-enzimi, vengono paina, ha un tio-gruppo libero che è essenziale per
isolate da funghi e lieviti. l’attività proteolitica. Si ricorda poi che il frutto ed
Gli enzimi amilolitici vengono adoperati in te- i semi di Ficus possono essere utilizzati nel tratta-
rapia per la pre-digestione dei glucidi e, associati ad mento sintomatico della stipsi.
altri enzimi digestivi, nella ridotta secrezione di sa-
liva, ipochilia gastrica o intestinale, insufficienza Papaina
pancreatica e nelle insufficienze digestive per ga-
stroresezione. La papaina è ottenuta dal latice dei frutti imma-
Le amilasi trovano impiego nell’industria ali- turi di Carica papaya L. (Fam. Caricaceae). Il
mentare (preparazione del pane, birra), per la pro- pericarpo del frutto viene inciso superficialmente
duzione di glucosio e nella fabbricazione di carta e ed il latice viene fatto colare in contenitori nei qua-
tessuti. li è coagulato per agitazione. Il latice è essiccato
Capitolo 13 • Aminoacidi, peptidi ed enzimi 149

alla temperatura di 50-55 °C sino a contenere cir- Brunton L, Chabner B, Knollman B (2011) Goodman
ca il 5-8% di acqua. È una polvere granulare o and Gilman’s. The Pharmacological Basis of Thera-
amorfa di colore bianco o grigiastro, parzialmen- peutics, XII Ed., New York, USA
te solubile in acqua, con odore caratteristico. Devlin TM (1992) Textbook of biochemistry. Wiley-Liss,
New York
Secondo la Farmacopea Statunitense (USP), la
Farmacopea Europea, VI Ed. (2008)
papaina deve contenere non meno di 6000 UE Farmacopea Ufficiale della Repubblica Italiana, XII ed.
per mg. (2008) Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma
La papaina è in realtà una miscela di enzimi pro- Goodman & Gilman (1997) Le basi farmacologiche del-
teolitici, costituita principalmente da papaina e chi- la terapia. McGraw-Hill Libri Italia, Milano
mopapaina, che idrolizza specialmente polipeptidi Kienle GS, Berrino F, Bussing A et al (2003) Mistletoe
contenenti aminoacidi basici, leucina e glicina. È in cancer. A systematic review on controlled clinical
adoperata nelle insufficienze digestive e per ri- trials. Eur J Med Res 8:109-119
muovere i depositi proteici dalla superficie delle Kirchberger I, Weetzel D, Finger T (2004) Development
lenti a contatto. and validation of an instrument to measure the effects
La chimopapaina differisce dalla papaina per la of a mistletoe preparation on quality of life of can-
cer patients: the Life Quality Lection-53 (LQL-53)
mobilità elettroforetica, la solubilità e la specificità
Questionnaire. Qual Life Res 13:463-479
per il substrato. Viene adoperata per la chemionu- Kleeberg UR, Suciu S, Brocker EB et al (2004) Final re-
cleolisi (asportazione del nucleo polposo dei dischi sults of the EORTC 18871/DKG 80-1 randomised
intervertebrali prolassati), per il trattamento delle phase III trial: rIFN-γ versus Iscador M® versus ob-
ernie dei dischi intervertebrali lombari, in quanto at- servation after surgery in melanoma patients with
tacca la frazione proteoglicanica del nucleo polpo- either high-risk primary (thickness > 3 mm) or regio-
so, senza ledere il collagene. La dose raccomanda- nal lymph node metastasis. Eur J Cancer 40:390-402
ta è di 3-5 nkatal per disco, con un massimo di 10 Lotz-Winter H (1990) On the pharmacology of brome-
nkatal per soggetto. laine: an update with special regard to animal studies
on dose-dependent effects. Planta Med 56:249-253
Parfitt K (1999) Martindale-The Complete drug referen-
ce, 32nd ed. Pharmaceutical Press, London
Bibliografia essenziale Pazur JH (1965) Enzymes in synthesis and hydrolysis of
starch. In: Whistler RL, Paschall EF (eds) Starch: che-
Braun JM, Blackwell CC, Weir DM, Beuth J (2003) Cy- mistry and technology. Academic Press, New York
tokine release of whole blood from adult female do- Piao BK, Wang YX, Xie GR et al (2004) Impact of com-
nors challenged with mistletoe lectin-1 standardised plementary mistletoe extract treatment on quality of
mistletoe extract and E. Coli endotoxin or phy- life in breast, ovarian and non-small cell lung cancer
tohaemagglutinin (PHA). Anticancer Res 23:1349- patients. A prospective randomized controlled clini-
1352 cal trial. Anticancer Res 24:303-310
Capitolo TERPENI
14

I terpeni, o terpenoidi, sono composti presenti so- tenso, componenti principali degli oli essenziali,
prattutto nelle piante aromatiche, cioè ricche di oli sono responsabili del sapore e della fragranza di
essenziali. Derivano dalla condensazione di unità molte piante aromatiche; la loro principale fun-
isopenteniliche a 5 atomi di carbonio, strettamente zione consiste nella facilitazione dell’impollina-
correlate all’isoprene: per questo sono denominati zione e nella protezione da insetti e da infezioni
anche isoprenoidi. Le unità isopreniche risultano microbiche. L’utilizzo in campo terapeutico è li-
legate in modo testa-coda nella struttura terpenoi- mitato alla preparazione di balsami, antisettici,
dica e a seconda del numero di queste unità si par- amari, spasmolitici, sedativi. In campo farmaceu-
la di monoterpeni (2 unità), sesquiterpeni (tre unità), tico si utilizzano anche per migliorare l’odore ed
diterpeni (quattro unità), triterpeni (sei unità), te- il sapore dei medicamenti, mentre in campo ali-
traterpeni o carotenoidi (otto unità). L’isoprene de- mentare si usano per aromatizzare il cibo e rendere
riva dall’acetato attraverso la via dell’acido meva- questo più appetibile e digeribile. Un vasto cam-
lonico, il quale, prima di prendere parte a reazioni po di applicazione è rappresentato poi dalla pro-
biosintetiche, viene trasformato in isopentenil pi- fumeria.
rofosfato, che rappresenta l’isoprene “attivo”, cioè
il nucleo di base presente nelle strutture terpeniche.
A parte i terpenoidi, in natura esistono altri com-
Cenni storici
posti detti meroterpenoidi, formati da unità iso-
preniche ed unità non isopreniche. Meroterpenoidi Le piante aromatiche, ricche in oli essenziali, sono
sono ad es. gli alcaloidi della segale cornuta, la chi- state usate fin dai tempi antichi per le loro proprietà
antibatteriche e per conferire aroma e sapore al cibo.
nina, i cannabinoidi, i tocoferoli (vitamina E), i fil- Nell’antico Egitto con le piante aromatiche si imbal-
lochinoni (vitamina K). samavano i cadaveri per arrestare la crescita batteri-
I terpenoidi, di cui sono state isolate circa 20.000 ca e prevenire l’imputridimento. Ippocrate, conside-
strutture, comprendono il gruppo più vasto di pro- rato il padre della medicina, prescriveva suffumigi
dotti naturali presenti nelle piante, dove sembrano con piante aromatiche. Le proprietà farmacologiche
delle piante aromatiche sono in parte attribuite agli
svolgere un ruolo importante nelle interazioni pian- oli essenziali, indicati per la prima volta con il termi-
ta-pianta, pianta-animale e pianta-microrganismo. ne “quinta essenza” da Paracelso nel XVI secolo. La
Sono note: strutture “regolari”, presenti negli oli es- maggior parte delle piante aromatiche è usata per la
senziali; strutture “irregolari”, che partecipano alla preparazione di infusi (menta, arancio ecc.) e di for-
me officinali e/o magistrali. Diverse piante aromati-
formazione delle piretrine e alla composizione di al-
che vengono anche utilizzate per preparare oli es-
cuni oli essenziali delle Asteraceae; strutture cicliz- senziali di interesse terapeutico (come antisettici per
zate in metilciclopentani (iridoidi). uso esterno) oppure per aromatizzare medicinali per
In campo umano trovano applicazione come uso orale. Comunque, a partire dalla seconda metà
agenti terapeutici in diversi tipi di patologie del- del XX secolo, gli oli essenziali sono stati utilizzati so-
prattutto in profumeria, cosmetica e nel settore ali-
l’apparato respiratorio, gastrointestinale e nervoso. mentare per aromatizzare dolci, salse, salumi, prodot-
I monoterpeni, di cui sono note più di mille ti caseari, bevande ed altro. Da alcuni anni i compo-
strutture, sono stati isolati quasi tutti da piante su- nenti degli oli essenziali vengono utilizzati per la sin-
periori (Asteraceae, Lauraceae, Lamiaceae, Gentia- tesi di sostanze per uso farmaceutico, di vitamine e di
naceae, Scrofulariaceae ecc.), ma si trovano anche sostanze profumate (vedi ad es. il safrolo, estratto da
specie di Cinnamomum ed utilizzato per sintetizzare
in organismi marini e, occasionalmente, in secreti l’eliotropina, sostanza impiegata in profumeria).
di insetti. Queste sostanze volatili e di odore in-
F. Capasso et al. (eds.), Farmacognosia
© Springer-Verlag Italia 2011
152 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

I monoterpeni possono essere classificati in ba- lo, presente nei semi di diverse specie di Gossypium.
se al loro grado di ossidazione in idrocarburi (li- Un gruppo di sesquiterpeni è caratterizzato dalla pre-
monene, pinene), alcoli (geraniolo, linalolo e men- senza di un g-lattone. Ai sesquiterpeni appartengo-
tolo), aldeidi (citrale e citronellale), chetoni (tujo- no anche gli azuleni, composti instabili di colore blu.
ne, canfora e mentone), eteri (eucaliptolo) e fenoli Oltre che nelle piante superiori i sesquiterpeni sono
(timolo e carvacrolo). L’isomeria ottica è una ca- presenti negli organismi marini, nei microrganismi e
ratteristica comune ed alcuni composti come il car- negli insetti; diverse micotossine sono di natura se-
vone possono essere presenti in più di una forma ot- squiterpenica (ipomeamarone, tricoteceni).
ticamente attiva. Un discreto numero di monoter- I terpeni sono presenti in tutte le droghe che con-
peni è stato rinvenuto nelle piante non solo allo tengono oli essenziali.
stato libero, ma anche in forma di glicosidi (ad es.
geranil glucoside).
I diterpeni, a parte quelli triciclici presenti nel Essenze o oli essenziali
tasso, raramente trovano applicazione in campo te-
rapeutico nonostante siano dotati di proprietà far- Sono prodotti volatili di composizione chimica
macologiche: si veda ad es. la forskolina (Coleus complessa, presenti in più di 17.000 piante appar-
forskolii) con proprietà antipertensive; la prostrati- tenenti ad un numero limitato di famiglie: Apia-
na (Homalanthus mutans) con proprietà antiretrovi- ceae, Asteraceae, Cupressaceae, Lamiaceae, Lau-
rali; il tanshinone ed il miltirone (Salvia miltiorrhi- raceae, Myrtaceae, Piperaceae, Poaceae, Ruta-
za) interessanti nel trattamento di disturbi cardiaci ceae, Zingiberaceae. Nella stessa pianta l’olio
e dell’alcolismo; il boriatriolo (Sideritis mugronen- essenziale può avere una composizione diversa a
sis) con proprietà analgesiche ed antiflogistiche, op- seconda dell’organo in cui è localizzato. Ad es.
pure lo stevioside (Stevia rebaudiana), con proprietà l’olio di cannella, che si ricava dalla corteccia del
dolcificanti. Alcuni diterpeni sono invece dei potenti tronco e dei rami di Cinnamomum zeylanicum L.,
veleni e le specie vegetali che li contengono sono contiene il 65-75% di aldeide cinnamica, quello
pericolose sia per l’uomo che per gli animali, come che si ricava dalle foglie contiene il 90% circa di
ad es. alcune Ericaceae, Euphorbiaceae e Thyme- eugenolo e quello che si ottiene dalla corteccia
laceae che contengono esteri del forbolo (Croton delle radici contiene prevalentemente canfora.
flavens) ed alcune Asteraceae che contengono car- Così pure, nel caso dell’arancio amaro (Citrus au-
bossiatractiloside (Atractylis gummifera) ed alcune rantium L., ssp. aurantium), il pericarpo del frut-
piante del genere Rhododendron. Altri, come la sal- to si utilizza per preparare l’essenza di arancio
vinorina (Salvia divinorum), si comportano da allu- amaro (essenza di Bigarade), i fiori per produrre
cinogeni. Il ruolo fisiologico dei diterpeni non è del l’essenza di neroli, e le foglie, i ramoscelli ed i
tutto noto. A parte le gibberelline, che stimolano la piccoli frutti per ottenere, per distillazione in cor-
crescita, alcuni sembrano svolgere un ruolo protet- rente di vapore, il petitgrain oil: questi tre oli es-
tivo contro i predatori mentre altri, essendo dei co- senziali presentano una diversa composizione chi-
stituenti dei rivestimenti del fogliame, potrebbero li- mica. Possono esistere poi, per la stessa pianta, dei
mitare la perdita di acqua. chemiotipi diversi associati ad una diversa com-
I triterpeni, di cui sono note più di 4000 strut- posizione dell’olio essenziale: del timo (Thymus
ture, sono composti a 30 atomi di carbonio che ori- vulgaris L.), ad es., si conoscono 7 chemiotipi dif-
ginano dalla ciclizzazione dell’epossidiidrosquale- ferenti a seconda del composto dominante (timo-
ne o direttamente, anche se raramente, dallo squa- lo, carvacrolo, linalolo, terpineolo, geraniolo, tuja-
lene. Presentano una omogeneità strutturale tra di nolo, cineolo). Così pure di Pimenta racemosa
loro e con gli altri steroidi considerati dei triterpe- (Miller) J. Moore, var. racemosa, si conoscono tre
ni tetraciclici, dai quali è possibile differenziarli sol- chemiotipi: un tipo clove, ricco in eugenolo (36%)
tanto considerando la biosintesi. I triterpeni trova- e cavicolo, un tipo lemon, ricco in geraniale (40%)
no applicazione come agenti terapeutici in diversi e nerale (30%) ed un tipo anis, ricco in metileu-
tipi di patologie dell’apparato respiratorio, ga- genolo (48%) ed estragolo (37%).
strointestinale e nervoso. La composizione dell’olio essenziale può poi
I sesquiterpeni, assieme ai monoterpeni, sono variare in funzione del ciclo vegetativo [nel co-
dei comuni costituenti degli oli essenziali e pertanto riandolo (Coriandrum sativum L.), ad es., la quan-
possono contribuire alle proprietà farmacologiche at- tità di linalolo è più alta del 50% nel frutto matu-
tribuite a questi prodotti, come nel caso del bisabo- ro che in quello immaturo] ed è influenzata da fat-
lolo, presente nell’olio di camomilla, o del gossipo- tori ambientali come la temperatura, l’umidità e la
Capitolo 14 • Terpeni 153

Tabella 14.1 Influenza dei fattori ambientali sulla com- durata del giorno (Tabella 14.1). Questo avviene
posizione dell’olio essenziale: alcuni esempi soprattutto in quelle piante i cui organi di deposito
Mentha piperita L. Giornate lunghe e notti umide in- (ad es. i tricomi ghiandolari delle Lamiaceae) sono
crementano la produzione di olio di superficiali. Quando questi organi sono più profon-
menta ed i livelli di mentofurano. Al di la composizione dell’olio essenziale è più co-
contrario notti fredde incrementano
la formazione di mentolo
stante. È inoltre influenzata dalle tecniche di colti-
vazione, dalla composizione del terreno (presenza
Laurus nobilis L. Le foglie esposte a sud contengono
una maggiore quantità di olio ri-
di Na, P e K) e dal metodo di preparazione (duran-
spetto a quelle esposte al nord te la distillazione in corrente di vapore, ad es., l’ac-
Citrus spp. La quantità di olio è tanto maggiore
qua, l’acidità e la temperatura possono indurre rea-
quanto più alta è la temperatura del zioni di idrolisi, isomerizzazione, racemizzazione,
luogo ossidazione, modificando la composizione chimica
iniziale dell’olio). Gli oli essenziali si ottengono
mediante distillazione semplice o in corrente di
vapore, o mediante procedimenti di spremitura
meccanica o per estrazione con solventi opportuni
Aromaterapia
(vedi Cap. 7).
È una pratica che sfrutta le proprietà salutistiche e Alcuni oli essenziali non possono essere uti-
terapeutiche delle piante aromatiche e degli oli es- lizzati allo stato naturale (come ottenuti dal mate-
senziali. Il termine “aromaterapia” venne coniato nel
1928 dal francese René-Maurice Gattefossé; il suo riale vegetale), in quanto contengono sostanze di
interesse per gli oli essenziali ed il loro impiego in odore non gradevole o composti che risultano ir-
medicina fu tale da indurlo nel 1937 a scrivere un ritanti per la pelle. In questo caso devono essere
libro su questo argomento dal titolo Aromathéra- purificati tramite la tecnica della distillazione fra-
pie: le huiles essentielles hormones végétales. Co-
zionata che consente di isolare una singola so-
munque l’uso di piante aromatiche per ottenere
benefici sia fisici che psichici è molto antico. I cine- stanza chimica da una miscela. Spesso le essenze
si furono i primi a scoprire le proprietà salutistiche vengono deterpenate: questo perché i monoterpe-
delle piante aromatiche; inoltre usavano bruciare ni sono irritanti per la cute e sono particolarmen-
incenso per creare armonia ed equilibrio tra il cor- te instabili in quanto vanno incontro a processi di
po, la mente e l’ambiente. Gli egiziani, molto pro-
babilmente, praticavano una rudimentale estrazio-
ossidazione e di polimerizzazione con conseguenti
ne di oli essenziali che utilizzavano per curare ma- variazioni delle caratteristiche organolettiche del
lattie, temprare il corpo, imbalsamare cadaveri ed prodotto. Le essenze deterpenate hanno general-
inoltre per ottenere buoni auspici durante le ceri- mente un maggior potere battericida ed una mag-
monie religiose. Ad Heliopolis era in uso, ad es., bru- giore stabilità chimica.
ciare un miscuglio di erbe aromatiche (Kiphi) in
onore di Ra, il dio del sole, affinché egli facesse sor-
Dal punto di vista quantitativo i livelli di olio es-
gere il sole anche il giorno seguente. Le virtù delle senziale sono sempre piuttosto bassi, spesso anche
piante aromatiche erano note anche agli antichi al di sotto dell’1%.
greci e romani che le utilizzavano per risolvere so- Gli oli essenziali hanno carattere lipofilo, sono
prattutto affezioni respiratorie. Presso costoro era poco solubili in acqua, solubili in solventi organi-
in uso una preparazione a base di mirra ed olio fis-
so (Megaleion) che serviva come profumo e per cu- ci; generalmente sono liquidi a temperatura am-
rare infiammazioni cutanee e ferite. Con il persiano biente, ma non mancano esempi di oli essenziali
Avicenna, nell’XI secolo, e con l’abate tedesco Ilde- solidi a temperatura ambiente (canfora); rifrango-
gardo, nel XII secolo, si ottengono i primi oli es- no la luce e sono otticamente attivi. Alcuni pre-
senziali tra cui quello di lavanda. A Paracelso sem- sentano alla luce UV un colore e un grado di fluo-
bra che si debba il termine “essenza” e lo studio
accurato delle piante aromatiche come medicine. rescenza caratteristici.
Durante il XX secolo le conoscenze dei componen- Le famiglie botaniche comprendenti piante ad
ti degli oli essenziali verranno sfruttate per creare alto contenuto in oli essenziali sono: Asteraceae
farmaci di sintesi. Gli oli essenziali sono dei princi- (camomilla), Lauraceae (canfora), Apiaceae (anice
pi attivi puri, pertanto devono essere utilizzati con verde), Rutaceae (limone), Liliaceae (aglio), Ma-
estrema prudenza: non devono essere applicati
sulla cute come tali ma diluiti; possono causare gnoliaceae (anice stellato), Cupressaceae (gine-
reazioni allergiche; sono sconsigliati durante la gra- pro) e Pinaceae (pino).
vidanza, in soggetti asmatici ed epilettici e nei L’origine biochimica delle essenze dipende dal-
bambini; non tutti gli oli essenziali sono adatti per la loro struttura: gli idrocarburi hanno origine dal
l’uso in aromaterapia; non vanno presi interna-
metabolismo dei carboidrati tramite processi di
mente; sono infiammabili.
ossidazione, riduzione, idratazione ecc., mentre i
154 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

terpeni contengono la struttura di base dell’isopre- ti non solo in alcune infezioni respiratorie e
ne (C5H8); altri composti possono derivare dagli renali (polmoni e reni sono gli organi mag-
aminoacidi. giormente coinvolti nei processi di elimina-
Le funzioni biologiche che vengono riconosciu- zione degli oli essenziali; a livello respirato-
te agli oli essenziali, pur rimanendo piuttosto oscu- rio gli oli essenziali svolgono anche un’azio-
re, riguarderebbero in particolare la possibilità di ne espettorante ed analettica), bensì anche nel
interazione pianta-pianta o anche pianta-animale controllare le infezioni da Helicobacter pylo-
(sia in senso positivo come l’attrazione per le spe- ri e nel prevenire la placca dentaria ed infe-
cie impollinatrici, sia in senso negativo come pro- zioni del cavo orale. Il meccanismo con il
tezione contro agenti infestanti). È stato ipotizzato quale gli oli essenziali inibiscono i microrga-
anche un ruolo degli oli essenziali nella rimargina- nismi è, almeno in parte, dovuto alla loro
zione delle ferite o come agenti nutritizi di riserva: idrofobicità che consente loro di penetrare
certamente non sono da considerarsi prodotti di ri- nello strato lipidico della membrana cellula-
fiuto della pianta. re, renderla più permeabile e quindi esposta
L’attività farmacologica dell’olio essenziale non alla perdita di sostanze vitali per la cellula
deve essere confusa con quella della pianta di pro- batterica. Il deterioramento dei sistemi enzi-
venienza. Ad es. l’olio essenziale di rosmarino è un matici della cellula batterica potrebbe essere
agente antibatterico mentre la pianta si usa tradi- un altro meccanismo. Composti come timo-
zionalmente sotto forma di infuso nelle dispepsie, lo, carvacrolo, citrale, geraniolo e linalolo so-
per le sue proprietà spasmolitiche e coleretiche, ri- no dei potenti antisettici, più attivi (da 5 a 20
conducibili probabilmente alla presenza di fenoli. volte) del fenolo. Le dosi richieste per l’atti-
Inoltre, mentre è semplice definire la farmacologia vità antibatterica sono generalmente basse
di un monoterpene o di un sesquiterpene isolato e e quelle determinate in esperimenti in vitro
purificato, è complicato, se non impossibile, fare lo sono quelle indicate per l’uso esterno.
stesso per un olio essenziale, che è una miscela di (ii) azione antivirale: alcuni oli essenziali, come
più sostanze. Le potenziali azioni farmacologiche quelli di artemisia (Artemisia arborescens),
fondamentali degli oli essenziali sono qui di segui- melissa (Melissa officinalis), menta (Mentha
to schematizzate: piperita), eucalipto (Eucaliptus globulus), di
(i) azione antibatterica: numerosi studi indica- Santolina insularis e di Lippia junelliana e tur-
no che diversi oli essenziali (di timo, origa- binate, si sono dimostrati efficaci nell’ostaco-
no, santoreggia, cannella ecc.) si comportano lare le infezioni da Herpes simplex (di tipo I e
come agenti antibatterici nei confronti di di- II). Le infezioni da Herpes sono piuttosto co-
versi microrganismi (Listeria, Salmonella, muni e mostrano una certa resistenza nei con-
Shigella, Bacillus, Escherichia ecc.), anche di fronti di antivirali di sintesi (aciclovir). Pertan-
quelli resistenti ai classici antibiotici: Pseu- to gli oli essenziali potrebbero rappresentare
domonas aeruginosa, Klebsiellae e Steno- una valida alternativa ai farmaci antivirali di
trophomonas maltophilia, resistenti agli ami- sintesi, anche perché meno tossici. L’olio es-
noglicosidi; Staphylococcus aureus, resisten- senziale inattiva direttamente le particelle vira-
te alla meticillina; Enterococci, resistenti ai li, prevenendo l’assorbimento di queste da par-
glicopeptidi; ecc. Alcuni oli essenziali sono te della cellula ospite; inoltre è in grado di ini-
anche attivi contro funghi, responsabili di bire la glicosilazione dei polipeptidi virali.
micosi e lieviti (Candida). Molti agenti anti- (iii) azione antiossidante: diversi oli essenziali (di
batterici oggi in uso in ambito ospedaliero, ol- basilico, cannella, noce moscata, origano, ti-
tre ad avere una limitata azione, possono dan- mo, chiodi di garofano, melaleuca, menta, me-
neggiare la cute delle mani, principale veico- lissa, salvia, achillea) manifestano azione an-
lo di patogeni, e modificare la microflora tiossidante in diversi test sperimentali, grazie
batterica, incrementando il rischio di tra- alla presenza in essi di sostanze quali timolo,
smissione di microrganismi patogeni. Alcuni carvacrolo, nerale, geraniale, citronellale, ter-
studi riferiscono che l’uso di preparati conte- pinene e 1,8-cineolo. Pertanto, come potenziali
nenti l’olio essenziale di tè non causa pro- antiossidanti naturali, gli oli essenziali potreb-
blemi dermatologici, non modifica la flora bero entrare nella composizione di integratori
batterica presente sulla cute ed è efficace alimentari da utilizzare sia nella prevenzione
contro microrganismi resistenti agli antibio- dello stress ossidativo che di molte malattie
tici. Gli oli essenziali potrebbero essere usa- degenerative.
Capitolo 14 • Terpeni 155

(iv) azione transdermica: la cute è una via di som- mostrato che alcuni monoterpeni ed alcune so-
ministrazione per molti farmaci che assunti stanze fenoliche (miristicina, citrale, timochi-
per os non sono assorbiti o non superano la none, limonene, mircene) presenti negli oli es-
barriera gastrica. Il problema però è superare senziali di Miristica fragrans, Nigella sativa,
lo strato corneo, cioè lo strato più esterno del Citrus aurantium, Foeniculum vulgare mani-
mantello cutaneo. Gli oli essenziali (di basili- festano l’attività chemiopreventiva e chemio-
co, niaouli, eucalipto, chenopodio ecc.) ed al- terapica in modelli sperimentali di carcinoma.
cuni componenti (mentolo, cineolo, limonene Anche i composti sulfurei volatili dell’olio es-
ecc.) allo stato puro, da soli o addizionati ad senziale d’aglio (diallilsulfide, diallildisulfide
acidi grassi (acido oleico), incrementano la ecc.) rappresentano un potenziale gruppo di
permeabilità cutanea facilitando il trasporto di agenti chemiopreventivi e chemioterapici.
componenti attivi dall’esterno all’interno del- (vii) azione antitrombotica: la trombosi è in gene-
l’organismo. Quest’azione potrebbe essere re associata all’attivazione delle piastrine ed al
sfruttata in tecnica farmaceutica per la prepa- release di eicosanoidi che aggravano lo stato
razione di farmaci per uso topico. Inoltre, gra- trombotico. Gli antiaggreganti in uso sono ef-
zie all’elevato potere di penetrazione, gli oli es- ficaci, ma presentano diversi effetti indeside-
senziali incrementano il flusso sanguigno nei rati: erosione gastrica (aspirina), agranulocito-
capillari, promuovono una sensazione di calo- si (ticlopidina), complicazioni emorragiche.
re e provocano una lieve anestesia. Per queste Per queste ragioni sono stati studiati alcuni oli
ragioni gli oli essenziali sono presenti in lini- essenziali giungendo alla caratterizzazione del-
menti, creme ed unguenti utilizzabili nei casi l’azione antiaggregante dell’olio di Lavandula
di distorsione, strappi e dolori articolari. Per hybrida, Allium cepa ed A. sativum. L’ampio
via interna si comportano invece da irritanti; potenziale terapeutico di questi prodotti e la lo-
incrementano la motilità delle cellule epitelia- ro disponibilità sul mercato porta spesso ad una
li dei bronchi e quindi entrano nei preparati autoprescrizione, che può risultare pericolosa.
espettoranti; inoltre stimolano la diuresi. Mentre è poco nota la tossicità cronica degli oli
(v) azione spasmolitica: diversi studi eseguiti in essenziali, al contrario sono ben note le conseguen-
vitro hanno mostrato che alcuni oli essenziali ze di una intossicazione acuta legata all’introduzio-
(di angelica, basilico, camomilla, menta, timo, ne di dosi massive di essenze, come ad es. essenze
chiodi di garofano) riducono le contrazioni contenenti tujone (assenzio, salvia), sostanza que-
dell’ileo isolato di cavia o della catena tra- sta che ha un effetto neurotossico ed anche aborti-
cheale. L’ipotesi formulata è che quest’azio- vo per il suo tropismo nei confronti delle cellule
ne sia riconducibile ad una inibizione dei ca- muscolari uterine. Possono verificarsi in soggetti
nali del calcio. Ad ogni modo questi risultati predisposti anche manifestazioni allergiche in con-
lasciano ipotizzare un impiego degli oli es- seguenza della somministrazione di oli essenziali.
senziali come spasmolitici. Comunque gli oli In linea generale i bambini, i soggetti anziani e le
essenziali stimolano la secrezione gastrica, donne in gravidanza richiedono particolare cautela
facilitano la digestione e possono risultare in quanto le essenze, comunque vengano sommini-
utili nella dispepsia e migliorare l’insonnia ed strate, possono raggiungere per via sistemica una
il nervosismo che spesso accompagnano una molteplicità di organi, esercitando di conseguenza
cattiva digestione. diversi effetti dannosi.
(vi) azione antitumorale: è ben noto che gli oli es-
senziali ed i monoterpeni esercitano attività
chemioterapica in diversi modelli di tumori
sperimentali. La loro azione si basa essenzial- Droghe che contengono prevalentemente
mente su due approcci: chemioprevenzione e oli essenziali
chemioterapia. La chemioprevenzione riguar-
da la fase iniziale della carcinogenesi e cioè la Le droghe che contengono oli essenziali sono tal-
prevenzione della interazione carcinogeno/ mente tante da non poter esser tutte trattate in un
DNA, grazie alla induzione degli enzimi del- testo che sostanzialmente prende in esame quelle
la fase I e II che detossificano il carcinogeno. più usate in farmacia e nell’industria farmaceutica.
La chemioterapia riguarda la fase di promo- Pertanto tratteremo quelle di maggiore interesse far-
zione e cioè inibizione della proliferazione maceutico, riportando per alcune il relativo poten-
della cellula tumorale. Diversi studi hanno ziale di tossicità.
156 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

Anice comune o verde lanceolate e fiori isolati, bianco-giallastri o rosati. I


frutti legnosi, composti da 6-11 follicoli disposti a
La droga è data dai frutti di Pimpinella anisum L. stella (Fig. 14.1b) intorno ad un asse centrale detto
(Fam. Apiaceae), pianta erbacea annua tipica delle columella, hanno una composizione chimica molto
regioni mediterranee (Spagna, Italia, Balcani, Tur- simile a quella dei frutti di P. anisum, oltre ad olio
chia, Nord Africa), con foglie pennato-composte, a grasso e acidi organici e l’impiego è lo stesso.
lobi dentati, cordiformi alla base, trifidi all’apice, a
divisioni lineari. Il frutto, chiamato impropriamen-
te “seme” (Fig. 14.1a), è un diachene, ovoide o pi- Finocchio
riforme, di colore giallo-verdastro (3-5 × 3 mm).
Contiene polisaccaridi, lipidi (15-20%), flavonoidi, La droga è data dai frutti di Foeniculum vulgare
un glucoside dell’acido idrossibenzoico ed un olio Miller var. vulgare (Fam. Apiaceae), pianta erba-
essenziale il cui costituente principale è l’anetolo cea perenne originaria delle regioni mediterranee
(80-95%), oltre a linalolo (0,1-1,5%), estragolo (0,5- (Fig. 14.2). Alta 80-100 cm, presenta un fusto ra-
6%), anisaldeide (0,1-3,5%), a-terpineolo (0,1- mificato, verdastro, lucido, pieno, con foglie di un
1,5%) ed idrocarburi monoterpenici (< 1%). All’a- verde-blu scuro divise in lacinie filiformi, munite
nice si attribuiscono proprietà estrogene, attività
questa attribuita allo stilbene, una sostanza che si
forma dall’anetolo per dimerizzazione. Usato a lun-
go come carminativo, spasmolitico, galattogeno ed
espettorante, viene oggi raccomandato dalla Com-
missione E tedesca per il trattamento di disturbi ga-
strointestinali (flatulenza, eruttazioni, cattiva dige-
stione, gonfiore epigastrico) ed inoltre (per os o per
inalazione) come mucolitico, in presenza di un ec-
cesso di muco nell’albero respiratorio. Si presta par-
ticolarmente all’uso pediatrico. Per distillazione in
corrente di vapore dei frutti maturi ed essiccati
(FF) si ottiene l’olio essenziale di anice, usato co-
me aromatizzante nell’industria farmaceutica, dei
profumi (dentifrici, acqua da toilette) ed in quella li-
quoristica (anisetta). La conservazione della droga
è piuttosto difficile in quanto la concentrazione del-
l’olio essenziale diminuisce rapidamente con la con-
servazione (1% per mese). Ben noto è anche l’ani-
ce stellato (badiana o anice della Cina), dato dai
frutti di Illicium verum Hooker (Fam. Illiaceae),
pianta originaria dell’estremo Oriente (Cina, Viet-
nam). Si tratta di un piccolo albero sempreverde
(4-5 m), di aspetto piramidale, con foglie intere,
a

a b b
Fig. 14.1 Pimpinella anisum (a) e Illicium verum (b): frutti Fig. 14.2 Foeniculum vulgare: pianta (a) e semi (b)
Capitolo 14 • Terpeni 157

di guaina molto sviluppata e fiori gialli, piccoli,


raccolti in ombrelle terminali. I frutti sono dei dia-
cheni glabri, cilindrico-affusolati, striati; si raccol-
gono quando il loro colore passa dal verde scuro
al giallo. La droga contiene un olio essenziale (var.
dolce) composto per l’80% e più da anetolo, per
l’1-5% da estragolo (metilcavicolo) e da fencone
(< 5%). Sono inoltre presenti furanocumarine e di-
versi idrocarburi terpenici (α-pinene, α-fellandre-
ne, limonene). Nell’olio della varietà amara si tro-
va il 50-80% di anetolo, il 3-20% di estragolo e fi-
no al 24% di fencone. Il finocchio è una fonte
naturale di anetolo. Si utilizza nei casi di dispepsia
proprio come l’anice. La radice di F. vulgare vie-
ne tradizionalmente utilizzata (come infuso) per
aumentare la diuresi.
Apiaceae che trovano gli stessi usi di P. anisum
e F. vulgare in campo fitoterapico sono: Anethum
graveoleus L. (aneto), Carum carvi L. (cumino),
Coriandrum sativum L. (coriandolo) e Apium gra-
veolens L. (sedano). Anche il prezzemolo [radici,
foglie e frutti di Petroselinum crispum (Mill) A. W.
Hill.] possiede proprietà diuretiche.

a
Camomilla comune
La droga è costituita dai capolini di Matricaria
recutita L. o Chamomilla recutita L. Rauschert
(Fam. Asteraceae). Matricaria, dal latino matrix =
utero, per la sua azione emmenagoga; chamomilla,
da cama› = sul suolo e mÉlon = mela, per l’odore
di alcune specie che assomiglia a quello della me-
la renetta; recutita significa mozzata.
Pianta nota, insieme alla camomilla romana, fin
dall’antichità e sfruttata a scopo medico dai tempi
di Dioscoride e Plinio. b
Habitat. Cresce spontanea nei luoghi erbosi, dalla Fig. 14.3 Chamomilla recutita: pianta (a) e fiori (b)
pianura alla collina, in Europa centro-meridionale
e Asia Minore. È coltivata in Europa, America del
nord e Australia.
Descrizione della pianta. Pianta erbacea annua colte in maggio-luglio, disposte su telai in strati
eretta, alta 30-50 cm, con caule glabro, scanalato, sottili ed essiccate in luogo ombroso e ben aerato o
ramificato, con foglie isolate, brevemente picciola- in essiccatoi. In commercio i capolini possono es-
te, bi e tri-pennatosette in lacinie sottilissime. Le sere accompagnati da peduncoli, frammenti di fo-
infiorescenze presentano capolini di 10-17 mm di glie e di cauli. Va consevata in recipienti ben chiu-
diametro, formati da un ricettacolo cavo con nu- si, al riparo dalla luce e dall’aria.
merosi fiori ermafroditi tubulari gialli circondati da Descrizione della droga. Capolini di forma conica,
12-20 fiori femminili ligulati bianchi (Fig. 14.3). I giallastri, fragili, di odore aromatico e sapore ama-
frutti sono rappresentati da piccoli acheni (1 mm), rognolo. Ciascun capolino porta un residuo del pe-
gialli o bruni, senza pappo, contenenti un seme. duncolo (1-2 cm), un involucro di 12-17 brattee di-
Parti usate. Sommità fiorite. sposte in 3-4 serie, glabre, un ricettacolo nudo, cioè
Raccolta, preparazione e conservazione della dro- privo di pagliette e peli all’esterno e cavo all’inter-
ga. Le infiorescenze ben sviluppate vengono rac- no, recante alla base una corona di una quindicina
158 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

circa di fiori ligulati bianchi (2 × 10 mm), e su tutto nell’industria cosmetica. L’attività antinfiammato-
il ricettacolo serie concentriche di fiori tubulari ria viene ascritta al camazulene e all’a-bisabololo,
gialli (lunghezza 2,5 mm). Odore caratteristico, for- mentre l’attività spasmolitica si ritiene legata alla
temente aromatico, sapore amarognolo. componente idrofila (apigenina e altri flavonoidi).
La FU X prescriveva un contenuto minimo di 4 Da citare inoltre l’effetto protettivo esercitato dal-
ml/kg di olio essenziale. La FU XII riporta l’estratto l’a-bisabololo nei confronti dell’ulcera gastrica, ol-
idroalcolico secco titolato di camomilla comune che tre a proprietà antibatteriche e fungicide.
contiene non meno dell’1-2% di apigenina totale. Effetti collaterali, tossicità. Sono stati segnalati
Esame microscopico della droga. In sezione tra- rari casi di allergia: l’uso è sconsigliato nei sog-
sversa le squame dell’involucro della camomilla getti con ipersensibilità individuale alle Astera-
comune presentano, tra due epidermidi sprovvi- ceae. Sembrano essere le cumarine gli agenti re-
ste di peli, un mesofillo con al centro un fascio sponsabili di fotodermatiti conseguenti all’uso
vascolare; nel ricettacolo si notano canali secreto- della droga.
ri ripieni di goccioline oleose. Nella stessa sezio-
ne, la ligula mostra sotto l’epidermide superiore,
un mesofillo lacunoso a cellule irregolari attraver- Camomilla romana
sato da vasi, con presenza di druse di ossalato di
calcio e una epidermide inferiore ricca di ghian- La droga è data dai capolini di Anthemis nobilis L.
dole. La polvere della camomilla comune contie- (Fam. Asteraceae). Il nome deriva dal greco e si-
ne numerosi granuli di polline spinosi, frammenti gnifica pianta ricca di fiori di particolare pregio
di corolle con epidermide a cellule papillose e (Anthemis da ¿nãemon = fiorellino, e nobilis, per
ghiandole, frammenti di squame, frammenti di ri- le sue proprietà medicinali).
cettacolo con canali secretori. Habitat. Cresce su prati sabbiosi e secchi nelle zo-
Componenti principali. La droga contiene 0,25-1% ne europee occidentali e meridionali; ampiamente
di olio essenziale, composto principalmente da bisa- coltivata in Europa e Nord America.
bololo con i suoi ossidi e azuleni come matricina e Descrizione della pianta. Pianta erbacea perenne,
camazulene. Contiene anche flavonoidi come ad es. prostrata o ascendente, alta 15-40 cm, con caule
apigenina-7-glucoside (presente soprattutto nei fiori peloso, ramificato, di aspetto cespuglioso, con fo-
ligulati), luteolina, quercitrina e cumarine (Fig. 14.4). glie isolate o alterne, bi- e tri- pennatosette in laci-
Proprietà ed impiego terapeutico. La camomilla nie più brevi, ma più fitte di quelle della camomil-
viene utilizzata sia per uso interno come spasmoliti- la comune, vellutate per la presenza di peli. I fiori
co nei disturbi gastrointestinali, sia per uso esterno sono quasi tutti ligulati, bianchi, inseriti su un
per il trattamento di infiammazioni della cute e del ricettacolo pieno: i capolini che costituiscono la
cavo orale, oltre che come emolliente e protettivo droga sono sferici (diametro 8-20 mm), con l’invo-
lucro ridotto a 2-3 ordini di brattee embricate. I
frutti sono acheni giallo-verdastri, lunghi meno di
1 mm e molto sottili (Fig. 14.5).
a H Parti usate. Capolini.
HO

b OH
HO O

OH O
Fig. 14.4 Alcuni componenti della camomilla comune:
a-bisabololo (a) e apigenina (b) Fig. 14.5 Anthemis nobilis: pianta
Capitolo 14 • Terpeni 159

Raccolta, preparazione e conservazione della dro- La droga è rappresentata dai fiori raccolti prima
ga. I capolini fioriti vengono raccolti da giugno a della schiusa, formati da calici tubulari, di colore
settembre, stesi su telai ed essiccati all’ombra o in bluastro e petali fortemente raggrinziti, saldati a for-
essiccatoi ad aria secca. I fiori essiccati vengono mare un tubo di colore grigio-blu: il profumo è in-
conservati al fresco, in recipienti chiusi, al riparo tensamente aromatico. La droga contiene l’1-3% di
da luce ed umidità. olio essenziale, costituito in maggioranza di mono-
Descrizione della droga. I capolini, di colore bianco- terpeni: il 35-55% di acetato di linalile, il 30-40% di
giallognolo, si differenziano da quelli della camo- linalolo (Fig. 14.7) e poi cineolo, canfora, limonene.
milla comune in quanto: hanno forma emisferica;
sono più grandi (diametro da 0,8 a 2 cm); il residuo
del peduncolo è peloso; l’involucro è costituito da
2-3 serie di brattee embricate, pelose, allungate; il
ricettacolo, meno conico, è internamente pieno ed
esternamente provvisto di pagliette scariose; i fiori
ligulati bianchi occupano quasi tutta la convessità
del ricettacolo. Odore aromatico, diverso da quello
della camomilla comune, sapore amarognolo.
Esame microscopico della droga. A parte la pre-
senza di pagliette e di palee, la camomilla romana
presenta peli tettori uniseriati sui peduncoli, squa-
me e pagliette. La polvere mostra rari granuli polli-
nici, sferici, spinosi e frammenti di ligule con epi-
dermide a cellule papillose e con ghiandole.
Componenti principali. Polifenoli, come derivati
dell’acido cinnamico, caffeico, ferulico; cumarine
e flavonoidi (apigenina, quercitrina, luteolina), oltre
all’olio essenziale (0,6-1%), composto per l’85% da
esteri dell’acido angelico, tiglico, crotonico ecc. Gli
altri componenti sono monoterpeni (cineolo, pinene)
e sesquiterpeni del tipo degli azuleni.
La FU X prevedeva un contenuto minimo in
olio essenziale di 7 ml/kg.
Proprietà ed impiego terapeutico. Lo spettro di a
attività è sovrapponibile a quello della camomilla
comune, almeno per le proprietà spasmolitica e
antinfiammatoria.
Gli infusi di camomilla vengono utilizzati an-
che come sedativi nei disturbi del sonno: tale effet-
to potrebbe essere correlato alla presenza non solo
di flavonoidi, ma anche di sostanze benzodiazepi-
nosimili.
b
Effetti collaterali, tossicità. Non sono noti effetti
tossici alle dosi terapeutiche. Fig. 14.6 Lavandula angustifolia: pianta (a) e fiori (b)

Lavanda H3C OH

La lavanda è data dai fiori di Lavandula angustifo-


lia Miller (Fam. Lamiaceae), un suffruttice alto cir-
ca 50-80 cm, a fusto eretto non ramificato, con fo-
glie lineari, sessili, coriacee e fiori disposti in verti- C
cilli a formare una pseudospiga lungamente pedun- H3C CH3
colata (Fig. 14.6). Cresce nelle regioni mediterra-
nee, ma anche in Nord Africa e negli Stati Uniti. Fig. 14.7 Formula di struttura del linalolo
160 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

Contiene inoltre il 5-10% di tannini, derivati cuma-


rinici, fitosteroli e flavonoidi. La lavanda, per la sua
blanda azione sedativa e spasmolitica, viene utiliz-
zata negli stati di agitazione accompagnati da irrita-
bilità gastrica e disturbi intestinali.

Melissa
La melissa è data dalle foglie di Melissa officinalis
L. (Fam. Lamiaceae). Melissa, dal nome greco del-
l’insetto (ape) che la impollina. È detta volgarmen-
te “erba limoncina” o anche “citronella”.
Habitat. Cresce spontanea nei luoghi umidi e om-
brosi dell’Asia occidentale, Africa settentrionale ed
Europa meridionale, comune anche in Italia.
Descrizione della pianta. Pianta erbacea perenne
dall’intenso odore di limone, alta circa 70-100 cm,
con fusto eretto, ramificato, con foglie picciolate, op-
poste, di forma ovale-allargata, lucide sulla pagina
superiore, glauche sull’inferiore (Fig. 14.8). All’a-
scella delle foglie superiori si trovano piccoli fascet-
ti brevemente peduncolati di 3-5 fiori, con brattee
ovali-lanceolate e calice tubuloso-campanulato, con
corolla bianco-rosea. La pianta presenta tre tipi di
peli: 1) i più grandi (2-3 mm) radi, setolosi, visibili a a
occhio nudo sui piccioli, sulle lamine fogliari e sui
calici; 2) i medi lunghi circa 1 mm, sono piuttosto ra-
di e visibili con una lente; 3) i più piccoli, fitti su tut-
ta la superficie della foglia, visibili solo al microsco-
pio. Il frutto è rappresentato da un tetrachenio.
Parti usate. Foglie.
Raccolta, preparazione e conservazione della droga.
Le foglie vengono raccolte alla fine di aprile o in b
maggio, cioè prima della fioritura, che va da giugno
alla fine dell’estate. Si fanno essiccare rapidamente Fig. 14.8 Melissa officinalis: pianta (a) e foglie (b)
all’aria e all’ombra. La droga deve essere conservata
in recipienti ben chiusi, al riparo dalla luce e dall’u-
midità e rinnovata ogni anno. pluricellulari, lunghi, a parete robusta e isolatamen-
Descrizione della droga. Le foglie, di forma ovale- te peli ghiandolari con peduncolo a 1-3 cellule a ca-
allargata (3-5 × 6-8 cm), con picciolo lungo in media pocchia, oltre a peli ghiandolari con base unicellu-
3-5 cm, hanno lamina sottile, leggermente rugosa, lare e apici larghi e arrotondati, formati da 8 cellule.
margine crenato con 10-20 grandi denti, pagina su- Gli stomi presenti principalmente sulla faccia infe-
periore di colore verde scuro con peli e quella infe- riore della foglia sono di tipo diacitico.
riore glabra, di colore verde più chiaro, con nervatu- Componenti principali. Le foglie contengono un
re sporgenti. Una volta seccate sono leggerissime e olio essenziale, composto da monoterpeni (> 60%)
di odore molto meno intenso rispetto a quelle fre- quali citronellale 30-40% e citrale (Fig. 14.9), oltre a
sche. Per il riconoscimento possono essere sufficien- sesquiterpeni (> 35%) quali β-cariofillene e germa-
ti i peli, visibili anche a occhio nudo e piuttosto radi. crene D. Altri componenti sono acido rosmarinico,
Esame microscopico della droga. Le cellule dell’e- caffeico e clorogenico e diversi flavonoidi. La droga
pidermide della faccia superiore hanno pareti ondu- officinale deve contenere almeno lo 0,5% di olio
late-sinuose, quelle della faccia inferiore hanno si- essenziale.
nuosità più marcate. Oltre a peli conici, corti, ap- Proprietà ed impiego terapeutico. Trova impiego
puntiti, piccoli, a cuticola liscia, sono presenti peli nei disturbi del sonno, nei disturbi gastrici di origine
Capitolo 14 • Terpeni 161

a CH3 b CH3

CHO OHC

H3C CH3 C
H3C CH3

Fig. 14.9 Formula di struttura del citronellale (a) e del ci-


trale (geraniale) (b) a

psicosomatica, nelle nevrosi, per la sua attività se-


dativa e spasmolitica, legata probabilmente ai ter-
peni. Per le proprietà antivirali, attribuite a sostan-
ze polifenoliche presenti nella droga, la melissa è
presente in preparati antierpetici.
A Parigi nel XVII secolo si usava come sedati-
vo l’“acqua di melissa dei Carmelitani”, preparata
associando alla melissa altre droghe vegetali.
Effetti collaterali, tossicità. Gli effetti secondari do-
vuti all’uso di questa droga sono trascurabili. È op- b
portuno comunque controllare la funzionalità tiroi-
dea perché è stato segnalato il rischio di un’azione Fig. 14.10 Mentha piperita: pianta (a), fiori e foglie (b)
inibitoria a livello ipofisario sulla secrezione di TSH,
probabilmente ad opera dell’acido rosmarinico.
pregiato se contiene elevate quantità di mentolo
(non meno del 50%) ed un basso livello di mento-
Menta
ne (responsabile dell’odore aspro dell’olio).
La droga è data dalle foglie di Mentha piperita L. Alla menta si attribuiscono proprietà spasmoli-
(Fig. 14.10). Huds (= Mentha officinalis Sol.) (Fam. tiche, antiflogistiche, antivirali ed antitumorali. La
Labiatae), considerata un ibrido fra M. acquatica L. Commissione E tedesca raccomanda la menta nella
e M. spicata L. Si tratta di una pianta erbacea pe- dispepsia, nei casi di spasmi intestinali e delle vie
renne spontanea in Europa. Presenta un caule dirit- biliari e l’olio di menta nei casi di coliche epatiche,
to, alto 50-100 cm, ramificato; i rami portano fo- nella sindrome dell’intestino irritabile e negli stati
glie opposte ovato-oblunghe, brevemente picciola- infiammatori delle prime vie aeree. La sommini-
te, acute all’apice, arrotondate alla base, a bordo strazione rettale di olio di menta, fatta prima della
seghettato-dentato. I fiori sono rossi, piccoli, riuni- colonscopia, riduce la frequenza degli spasmi della
ti in spicastri terminali. Le foglie devono essere rac- muscolatura intestinale rendendo del tutto inutile la
colte durante la fioritura ed essiccate a 42 °C. Ben somministrazione di spasmolitici di sintesi per via
conservate mantengono il loro caratteristico odore endovenosa. I componenti attivi della menta bloc-
forte, penetrante; il sapore è particolare, piccante. cano i canali del calcio ed inibiscono il release di ei-
La droga contiene lipidi (acido palmitico, linolei- cosanoidi (PGs e LTs). La menta è una droga abba-
co, linolenico), tocoferoli, acido ascorbico, minerali stanza sicura. Gli effetti indesiderati sono rari; quel-
(K, Ca, Mg, Fe, Mn, Zn, Cu, Cr, Se), flavonoidi li che più di frequente si sono manifestati nel corso
(12%), acido salicilico (< 0,2 mg/kg) ed un olio di studi clinici sono: disturbi gastrointestinali (nau-
essenziale (non meno di 12 ml/kg) i cui principa- sea, vomito, bruciori di stomaco) e disturbi visivi.
li componenti sono: mentolo (53-60%), mentone La menta è controindicata in pazienti con ostruzio-
(25-32%), isomentone (2-8%), 1,8-cineolo o euca- ni biliari (calcoli epatici), disturbi epatici, reflusso
liptolo (5-13%). L’olio essenziale di menta è più gastroesofageo e calcoli renali.
162 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

Eucalipto Habitat. Originario dell’Australia, viene coltivato


nelle zone sub-tropicali e mediterranee, compresa
L’eucalipto è dato dalle foglie di Eucalyptus globu- l’Italia.
lus Labill. (Fam. Myrtaceae): il nome deriva da eu Descrizione della pianta. Albero alto fino a 60 m
+ caluptw, ben + coperto, perché i fiori in boccio nelle zone di origine, fino a 20-30 m in Italia, di ra-
sono coperti dal lembo del calice che poi cade co- pida crescita, sempreverde, con corteccia grigio-
me un coperchio; globulus, globoso, per la forma rossastra o bruno-giallastra, desquamante sponta-
del frutto. neamente, con legno molto duro, con giovani rami
quadrangolari, recanti foglie opposte, sessili, ovali,
biancastre, cerose, con rami adulti rotondeggianti,
recanti foglie alterne, picciolate, falciformi, di un
verde-lucido, coriacee, con fiori solitari, ascellari e
di colore glauco, costituiti da una formazione a
trottola o ad urna, con frutto a capsula legnosa qua-
drangolare, aprentesi con 4 fenditure a croce che
lasciano uscire numerosi e minuti semi (Fig. 14.11).
Parti usate. Foglie falciformi e peduncolate dei ra-
mi adulti.
Raccolta, preparazione e conservazione della dro-
ga. Le foglie vengono raccolte in estate o in autun-
no e poi seccate al sole. Si conservano in recipien-
ti ben chiusi per non più di un anno.
Descrizione della droga. Foglie a lamina intera,
falciformi (2,5-4 × 10-30 cm), con apice appuntito,
con picciolo contorto, con margine intero, di colo-
re verde grigiastro, con punteggiature traslucide
(dovute alle ghiandole contenenti l’essenza), con
nervatura pennata a nervo mediano pronunciato e
nervi laterali numerosi e poco evidenti che a 1-2
mm dal margine si anastomizzano in un cordonci-
no parallelo al margine stesso. L’odore è aromati-
co, balsamico, canforico; il sapore è appena amaro
e resinoso.
Dalle foglie secche o fresche si ottiene, per di-
stillazione in corrente di vapore, l’essenza di euca-
a
lipto, liquido incolore o giallognolo o verdastro, a
reazione neutra, di odore gradevole, di sapore fre-
sco, aromatico e pungente. All’aria si ispessisce as-
sumendo una colorazione bruna e col tempo forma
un sedimento, per cui va conservata in flaconi ben
chiusi, pieni ed in luogo fresco.
Esame microscopico della droga. In sezione tra-
sversa si osserva: 1) epidermide della faccia supe-
riore a cellule poligonali con qualche stoma del ti-
b po delle ranuncolacee; 2) tessuto a palizzata a 2-4
file di cellule con druse di ossalato di calcio e con
grosse ghiandole contenenti essenza; 3) epidermide
della faccia inferiore come quella superiore, ma più
ricca in stomi.
La polvere presenta: druse di ossalato di calcio,
frammenti di epidermide con stomi; frammenti di
tessuto spugnoso.
Componenti principali. L’olio essenziale (0,5-2,5%)
c ha come componente principale (70-85%) l’1,8-
Fig. 14.11 Eucaliptus globulus: pianta (a), foglie (b) e frut- cineolo o eucaliptolo (Fig. 14.12) oltre ad altri
to (c) (intero ed in sezione) composti terpenici (pinene, canfene, eucaliptene,
Capitolo 14 • Terpeni 163

CH3

Fig. 14.12 Formula di struttura dell’eucaliptolo

azulene ecc.), aldeidi (valerianica, butirrica, caproi-


ca ecc.), tannini, resine, pectine, acido gallico, feru-
lico, caffeico, ossalato di calcio ecc.
Secondo la FU l’olio essenziale deve contenere a
almeno il 70% di eucaliptolo.
Proprietà ed impiego terapeutico. Qualunque sia
la via di somministrazione, dopo l’assorbimento,
l’olio essenziale viene eliminato per via polmona-
re, dove esercita un’azione antisettica, balsamica
ed espettorante (soprattutto secretolitica, ma anche
secretomotoria). Per questo l’eucalipto viene uti-
lizzato nelle malattie da raffreddamento e nelle
bronchiti sotto forma di tisane e di inalazioni, sci- b
roppi, caramelle. L’eucaliptolo è preferibile all’olio Fig. 14.13 Rosmarinus officinalis: pianta (a) e foglie (b)
essenziale perché quest’ultimo contiene sostanze
irritanti per le mucose delle vie respiratorie (aldei-
de butirrica, aldeide valerica, aldeide caproica
ecc.). L’eucaliptolo entra anche nella composizione la pagina superiore è lucida. I fiori, di colore az-
di unguenti antireumatici oltre che balsamici (FU zurro-violetto, sono riuniti in spicastri ascellari. La
XII). È stata dimostrata anche un’attività antibatte- droga contiene un olio volatile, costituito da α- e
rica dell’eucaliptolo nei confronti di diversi tipi di β-pinene, canfene, limonene, cineolo, borneolo,
microrganismi. canfora, oltre a flavonoidi e fenoli, come acido
Effetti collaterali, tossicità. Si deve tener presente caffeico e clorogenico. Il rosmarino è dotato di
che l’essenza di eucalipto determina a livello epa- proprietà spasmolitiche, antibatteriche, antiossi-
tico un incremento della velocità di metabolizza- danti, epatoprotettrici e viene utilizzato oltre che
zione, che può modificare l’azione di farmaci as- nelle forme dispeptiche, per i suoi effetti stoma-
sunti contemporaneamente. L’olio di eucalipto chici, anche nelle affezioni delle vie respiratorie.
usato per via esterna non è tossico, mentre ingeri-
to, non diluito opportunamente, può causare di-
sturbi gastrointestinali (nausea, vomito e diarrea). Salvia
L’uso nei bambini non è privo di rischi, specie in È data dalle foglie di Salvia officinalis L. (Fam.
concomitanza di stati febbrili, per la possibilità di
Labiatae/Lamiaceae). Salvia, dal latino salvare =
convulsioni.
guarire, da cui il detto Cur murietur homo, cui sal-
via crescit in horto, per le numerose virtù curati-
Rosmarino ve che gli antichi le attribuivano. Secondo altri dal
greco swzw-swo© = conservo e bio© = vita, per
Il rosmarino è rappresentato dalle foglie e dalle lo stesso motivo; officinalis, delle officine farma-
sommità fiorite di Rosmarinus officinalis L. (Fam. ceutiche. Si tratta di un suffrutice alto 70-90 cm
Lamiaceae), arbusto cespuglioso sempreverde, ti- (Fig. 14.14), spontaneo in tutta l’Europa meridio-
pico dell’area mediterranea (Fig. 14.13). Sui rami nale. Di portamento cespuglioso, presenta fusti er-
esili con corteccia grigiastra si inseriscono le fo- bacei eretti, quadrangolari nelle parti apicali, fo-
glie sessili, opposte, lineari, coriacee, con la pagi- glie opposte, picciolate, ellittiche, biancastre infe-
na inferiore opaca per la presenza di peli, mentre riormente per la presenza di peli. I fiori, blu-violacei
164 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

H O

β-tujone
Fig. 14.15 Formula di struttura del β-tujone

che, legate alla presenza di terpeni e di flavonoidi, può


essere impiegata, in associazione con altre droghe, nel
trattamento sintomatico di diversi disturbi digestivi. È
inoltre utile nelle infezioni erpetiche ricorrenti (ap-
plicata localmente). La Commissione E tedesca ri-
porta che gli estratti alcolici di salvia e l’olio essen-
ziale sono controindicati in gravidanza e che il loro
uso prolungato può causare convulsioni epilettiche.

Cumino
È dato dai frutti di Carum carvi L. (sin. Apium car-
vi L., Sesali carum L.), (Fam. Apiaceae/Umbellife-
rae), pianta erbacea bienne o perenne, originaria
delle zone temperate dell’Asia, ed ora ampiamen-
Fig. 14.14 Salvia officinalis: pianta
te distribuita in Europa centro-settentrionale, Sibe-
ria, regioni del Caucaso, Mongolia, Marocco, Nord
sono da 3 a 6 per verticillo; il frutto è un tetra- America, Nuova Zelanda ed alcuni Paesi del Sud
chenio ovoidale. Le foglie si raccolgono prima America. Alta dai 30 cm ad 1 m presenta: un fusto
della fioritura, essiccate e conservate in recipien- esile, ramificato alla base, glabro, scanalato longi-
ti a chiusura ermetica. L’odore è aromatico, il sa- tudinalmente; foglie alterne, suddivise in lacinie
pore amaro, aromatico. strette, picciolate quelle inferiori, sessili quelle
La salvia contiene un olio essenziale (8-25 ml/kg), superiori; fiori piccoli, di colore bianco o rosa pal-
flavonoidi (1-3%), acidi fenolici (rosmarinico), tri- lido, disposti in ombrelle. Il frutto è un achenio gri-
terpeni (acido ursolico, acido oleanolico e derivati) gio-marrone, glabro, generalmente incurvato, lun-
ecc. L’olio essenziale è caratterizzato dalla presenza go 3-7 mm e largo 1-2 mm, con 5 prominenti ner-
di α- e β-tujone (fino al 60%) (Fig.14.15), canfora vature che conferiscono al frutto tagliato in sezione
(4,5-24,5%), cineolo (5,5-13%), umulene (0,5-12%) trasversa la forma di un pentagono irregolare (Fig.
ecc. La FU riporta che la droga essiccata deve con- 14.16). I frutti si raccolgono quando assumono un
tenere non meno di 15 ml/kg di essenza. La salvia era colore marrone, si essiccano ad una temperatura
tenuta in grande considerazione dagli antichi. Ippo- non superiore ai 35 °C e si conservano in ambien-
crate ne raccomandava l’impiego sotto forma di ca- ti asciutti, l’odore è molto aromatico, il sapore pic-
taplasmi per detergere le piaghe; per Dioscoride la cante. In commercio si possono trovare anche i frut-
salvia era un buon diuretico ed un ottimo emmena- ti di C. capticum L (cumino indiano); che conten-
gogo. La Scuola Medica Salernitana la chiamava Sal- gono una essenza ad elevato titolo di timolo (circa
via salvatrix, per le sue molteplici proprietà medica- il 40%) ed i frutti di Cuminum cimynum, dai quali
mentose. La salvia per le sue proprietà antisettiche, si ottiene una essenza, costituita da aldeide cumi-
dovute all’olio essenziale, ed antiossidanti, dovute nica (35% circa), che viene utilizzata soprattutto
all’acido rosmarinico, viene ancora utilizzata sotto nella preparazione di bevande alcoliche (Kummel).
forma di collutori nel trattamento di flogosi del cavo Nel cumino è presente un olio essenziale (3-8%);
orale e della gola, mentre per le proprietà spasmoliti- gli acidi fenilcarbossilici (circa lo 0,35%) tra cui
Capitolo 14 • Terpeni 165

patogeni. Questa selettività dell’azione antibatteri-


ca svolta dall’olio di cumino merita ovviamente di
essere approfondita.
Il cumino viene in genere associato alla menta
e ad altre droghe come nel caso della preparazione
Iberogast®. Il cumino è considerato sicuro se as-
sunto quando necessario, alle dosi consigliate e per
periodi brevi.
Il cumino viene utilizzato sotto forma di infuso
(1-5 g in 150 ml). Per gli adulti la dose giornaliera
è di 1,5-6 g; per i bambini di 1-4 anni: 1-2 g al gior-
a no; per i bambini al di sotto di 1 anno: 0,5-1 g al
giorno. Del cumino si utilizza anche l’olio essen-
ziale (5-6 ggt al giorno) da solo o in associazione
con l’olio di menta, di finocchio o di anice, oppure
un estratto idroalcolico (in associazione con la ca-
momilla) alla dose di 50-100 mg/die.

Cardamomo
b
È dato dai frutti di Elettaria cardamomum (L.) Ma-
Fig. 14.16 Carum carvi: pianta (a) e frutti (b) ton (Fam. Zingiberaceae) (sin. Amomum racemo-
sum Lemk.), una pianta erbacea (rizomatosa) pe-
renne, spontanea in India (sulle coste del Malabar
il clorogenico, il 4-caffeoilchinico, il 3-caffeoil- e nelle foreste ombrose ed umide di Travancore e
chinico e gli acidi cumaroilchinico e feruloilchi- Madhura tra i 700 ed i 1500 m) ed oggi coltivata
nico; i flavonoidi (circa lo 0,4%); ecc. L’essenza in India, Sri Lanka, Guatemala, Tanzania, Mada-
contiene soprattutto carvone (dal 50 all’80%), re- gascar e Nuova Guinea. (Elettaria, da elettari, no-
sponsabile dell’aroma del cumino, e limonene (fi- me indigeno della pianta nel Malabar; cardamo-
no al 49%): questi due componenti possono da so- mum, dal greco nomadrac = nasturzio, perché il
li rappresentare il 90-98% del contenuto totale di cardamomo ha un odore che ricorda il nasturzio).
olio essenziale. Degli altri componenti ricordiamo: Amomum, dall’indiano hamuma, odoroso; race-
mircene, α-fellandrene, p-cimene, β-cariofillene, mosum, per le infiorescenze a grappolo. La pianta
cis- e trans-diidrocarvone e terpinolene; per la Ph. presenta uno stelo, di 2-3 m, dato dalle guaine del-
Eur. la droga deve contenere non meno di 30 ml/kg le foglie. I fiori sono riuniti in grappoli di 4 e pre-
di olio essenziale ed il contenuto di carvone deve sentano un colore bianco-verdastro. I frutti, di co-
essere del 50% circa. lore verde e lunghi 6-20 mm, sono capsule trilo-
Il cumino stimola la secrezione salivare, del suc- culari arrotondate e contengono numerosi semi
co gastrico e della bile. Possiede anche azioni spa- bruni molto profumati (Fig. 14.17). I frutti si rac-
smolitiche ed antibatteriche. Questi effetti sulle colgono in ottobre-dicembre ed i semi si essicca-
funzioni secretive e motorie del digerente, dovuti al no esponendoli al sole per 1-2 settimane. Diversi
carvone, hanno favorito l’impiego di questa droga testi riportano due varietà (grande e piccolo) e
nell’inappetenza e soprattutto nelle dispepsie di di- quattro tipi (verde, bianco, rossastro e nero) di car-
versa natura. Studi piuttosto recenti mostrano che damomo. Quello piccolo e di colore verde o bian-
l’olio essenziale di cumino è molto attivo nell’ini- co rappresenta il vero cardamomo; quello rosso il
bire selettivamente la crescita di un numero di mi- grande cardamomo e quello nero con chiazze il car-
crorganismi della flora intestinale potenzialmente damomo tripide. Il cardamomo ha un odore che
patogeni (Candida albicans, Clostridium spp., Bac- rassomiglia alla canfora ed un sapore aromatico,
teroides fragilis). A differenza dell’olio di cumino, lievemente pungente. La droga del commercio de-
quelli di finocchio (Foeniculum vulgare dulce), ve contenere non meno del 4% di olio essenziale.
menta (Mentha arvensis e M. piperita) ed anice Nel cardamomo è presente un olio essenziale
(Illicium verum) si sono rivelati egualmente attivi (3,0-7,5%); acido idrossicinnamico e derivati; ami-
sia sui componenti patogeni che su quelli non do (20-45%); un olio fisso (1-4%), steroli (β-sito-
166 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

tenere preparati da utilizzare nei casi di digestione


difficile e nel meteorismo. Del cardamomo è stato
utilizzato anche l’olio, che applicato sulle palpebre
sembra che ne allevi l’infiammazione. La Medici-
na Tradizionale Cinese (MTC) utilizza, tra l’altro,
il frutto di cardamomo (Alpinia oxyphylla) in asso-
ciazione con le radici di Dioscorea oppositae e di
Lindera strychifoliae (il preparato si chiama Suo
quan wan) nel controllo della ipersalivazione.
Il cardamomo viene utilizzato come tale oppu-
a re sotto forma di decotto, estratto fluido e tintura.
Le dosi sono di 15-30 grani/die (ogni grano corri-
sponde a 0,0648 g) di semi ridotti in polvere o più
semplicemente 0,6-1g/die di droga, 5-30gtt/die di
estratto fluido o un “sorso” (5-10gtt) di tintura.
Dopo lo zafferano e la vaniglia, il cardamomo
è la spezia più costosa: per questo viene chiamato
Queen of spices, mentre il King of spices è il pepe
nero.

b Resine e derivati
Fig. 14.17 Elettaria cardamomum: pianta (particolare) (a),
frutti e semi (b) Le resine sono costituite da una miscela di più so-
stanze [terpeni, composti alifatici ed aromatici, re-
seni (prodotti di ossidazione dei politerpeni)]; si
presentano in massa amorfa (o pastosa) che ram-
sterolo) ecc. L’olio essenziale è presente sia nel frut- mollisce con l’aumentare del calore. Insolubili in
to che nei semi (4-10%). I principali componenti del- acqua, rappresentano il residuo della distillazione di
l’essenza sono: α-terpinil acetato (28-50%), 1-8 ci- una oleoresina. Le oleo-resine sono miscele di re-
neolo (20-35%), sabinene (3-5%), limonene (2-14%), sine ed oli essenziali, di consistenza molle o
mentone (fino al 6%), linalil acetato (1,6-7,7%), semiliquida, particolarmente abbondanti nelle
linalolo (0,4-3,7%), β-fellandrene (3%), β-terpineolo Conifere (trementina) ed in alcune Dicotiledoni
(0,7-2,1%) e poi α-terpineol, α-pinene, mircene, (Pistachia spp., Canarium luzonicum, Copaifere
geraniolo, nerolo, borneolo ecc. spp. ecc.). Le gommo-resine sono miscele di so-
Il cardamomo stimola la secrezione biliare e stanze resinose e gomme (ad es. la gommagutta,
protegge la mucosa gastrica da insulti di vario tipo. l’essudato di Garcinia hanburyi) e le oleo-gommo-
Inoltre manifesta una discreta attività antiflogistica, resine miscele di resine, gomme e composti volatili.
La frazione resinosa di questi prodotti è rappresen-
antiproliferativa e pro-apoptotica, incrementa l’at-
tata da triterpeni (gommo-resine ed oleo-gommo-
tività dell’enzima antiossidante glutatione-S-tran-
resine) e da diterpeni e sesquiterpeni (oleo-resine).
sferasi e simultaneamente riduce i livelli della pe-
Si tratta di prodotti di secrezione della pianta
rossidazione lipidica in animali (topi albini) tratta-
(fanno eccezione la gomma lacca, prodotto di se-
ti con una sostanza carcinogena. Alla luce di queste crezione di un insetto, e l’ambra, concrezione del-
nuove acquisizioni è stato ipotizzato un potenziale l’intestino del capodoglio), dalla quale trasudano
impiego del cardamomo nella chemioprevenzione spontaneamente (sono presenti nei peli ghiandola-
del cancro colon-retto. ri, nelle cavità e nei dotti schizolisigeni) o in seguito
Nei sistemi di medicina ayurvedici ed unani il a lesioni provocate dall’uomo: la sostanza secreta
cardamomo si utilizza per fare gargarismi nei casi è in genere liquida, ma si trasforma gradualmente
di mal di denti ed arrossamento delle gengive. in una massa vischiosa, semisolida, in seguito a pro-
Inoltre la droga viene utilizzata nelle affezioni epa- cessi di polimerizzazione ed ossidazione dei com-
tiche, nella gonorrea e nei casi di calcoli renali (as- posti terpenici ed aromatici. Si classificano in base
sociata ai semi di melone). Il cardamomo viene al tipo di vegetale (o animale) da cui si formano, in
inoltre associato a diverse droghe vegetali per ot- base alla struttura chimica dei loro componenti (ter-
Capitolo 14 • Terpeni 167

peni, fenoli ecc.) ed in base alle caratteristiche fisi- li e miele (800 g), è efficace nel guarire ferite pu-
che (durezza, solubilità in solventi organici ecc.). rulenti, mentre una pasta dentifricia contenente
Le resine e derivati si utilizzano soprattutto per mirra (Paradontex) utilizzata tre volte al giorno per
la preparazione di vernici (gommalacca), suppel- 21 giorni non produce alcun vantaggio in soggetti
lettili (ambra) e prodotti di bellezza (saponi, pro- con gengivite e placca dentaria. Un tempo si uti-
fumi). Alcune vengono comunque utilizzate nel lizzava il vino mirroso per alleviare il dolore di qua-
settore farmaceutico per le loro proprietà analge- lunque genere. L’apostolo Marco (capitolo 15, vv.
siche (mirra). 21-33) riferisce che a Cristo poco prima di essere
crocifisso fu offerto da alcune donne, tra cui Mad-
dalena, vinum murratum per alleviargli la sofferen-
Mirra za della crocifissione. Matteo invece (capitolo 27,
vv. 29-40) parla di vinum cum falle mistum, cioè vi-
È una oleoresina che si ricava incidendo la corteccia no misto a bile. Apicius riporta che presso i roma-
di Commiphora molmol Engler (Fam. Burseraceae), ni c’era l’abitudine di offrire un vinum (pozione
un piccolo albero spinoso che cresce spontaneo in composta da più ingredienti) per alleviare le pene
Somalia, Etiopia, Kenia ed Arabia (Fig. 14.18). dei condannati a morte. Nonostante ne fosse igno-
Commiphora, deriva dal greco e significa “che rato il meccanismo d’azione, l’uso del vino mirro-
produce gomma”, mentre il termine mirra deriva so come analgesico è giunto sino ai giorni nostri
dall’arabo murr, o dal semitico mor, che significa (Medicamenta, VI edizione, 1965). Oggi sappiamo
amaro. La mirra contiene sesquiterpeni (furanoen- che la mirra contiene dei sesquiterpeni ad azione
desma-1,3-diene, curzarene ecc.), un olio volatile, analgesica che agiscono sugli stessi recettori degli
resine (25-40%), gomme (60% circa) ecc. La mir- oppiacei. Oltre all’azione morfino-simile, i sesqui-
ra possiede proprietà astringenti ed analgesiche. Co- terpeni curzarene, furanodiene e furaneudesma-
me astringente si utilizza da sola (tintura di mirra) 1,3-diene provocherebbero anche un blocco selet-
o in associazione [tintura di mirra (50%) e di rata- tivo e reversibile dei canali del sodio che si tradu-
nia (50%) FU XII] nei casi di infiammazione del ce in un effetto anestetico locale. Alla mirra, grazie
cavo orale e faringeo (gargarismi o pennellature). alla presenza di altri sesquiterpeni (furanodiene-6-
Come analgesico è stata utilizzata nei casi di cefa- 1, metossifuranoguaia-9ene-8-1), vengono attribui-
lea e di dolori di diversa origine in alcuni Paesi afri- te anche proprietà antibatteriche e antinfiammato-
cani. In campo clinico è stato osservato che una pa- rie. La mirra è considerata sicura; ciononostante se
sta composta da mirra (50 mg), mescolata a propo- ne sconsiglia l’uso in gravidanza (olio di mirra), du-
rante l’allattamento, in pediatria e in pazienti con
problemi epatici. Inoltre la presenza di eugenolo
può indurre una inibizione dei sistemi microsomiali
epatici con conseguente aumento della tossicità di
quei farmaci che vengono metabolizzati a livello
epatico. Comunque, nonostante siano scarsi gli stu-
di clinici, la Commissione E tedesca raccomanda la
tintura di mirra (al 20%) e la polvere dentale (al
10%) nelle infiammazioni del cavo orale. In com-
mercio si possono trovare mirre di diversa prove-
nienza, come la mirra africana (C. abyssinica) e la
mirra indiana (C. mukul), quest’ultima ad azione
a ipocolesterolemizzante.

Balsami
I balsami sono liquidi vischiosi di consistenza sci-
ropposa. Detti anche oleoresine, si distinguono dal-
le resine per il loro maggiore contenuto in oli es-
senziali (20-30%) che rende questi prodotti fluidi.
b
Sono in genere semiliquidi, ma esposti all’aria
Fig. 14.18 Myrrha commiphora: pianta (a) e resina (b) finiscono per indurirsi. I balsami sono anch’essi
168 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

prodotti di secrezione delle piante da cui fuorie- I principali componenti (60-65%) sono esteri del-
scono in seguito ad incisioni (che interessano tutto l’acido cinnamico (benzil cinnamato – cinnameina
lo spessore della corteccia del tronco) o di eventi – cinnamil cinnamato – striracina) e benzoico, (ben-
traumatici. I balsami contengono elevate quantità di zil benzoato); sono presenti anche resine (25-30%),
acido cinnamico o benzoico o entrambi, o esteri di acido cinnamico libero, tracce di vaniglia, un alcol
questi acidi; si tratta di sostanze che possiedono (peruviolo).
proprietà antisettiche e disinfettanti. I balsami ven- Il balsamo del Perù è un componente di un-
gono usati sia per via interna, come disinfettanti guenti e pomate ad azione antisettica. Per la sua
delle vie urinarie e contro le bronchiti croniche ed proprietà astringente si utilizza poi in preparati an-
altre affezioni delle vie respiratorie (balsamo del tiemorroidari. Somministrato per os è poco tollera-
Tolù e del Perù), che per via esterna, dato che go- to dal tratto gastrointestinale.
dono di pronunciate proprietà antiparassitarie (scab- Il balsamo del Tolù (Tolù, piccola città della
bia) ed antimicotiche. Colombia) si ricava da Myroxylon balsamun (L)
Oggi i balsami (del Perù, del Tolù, Copaive, Horms var. balsamum (Fam. Fabaceae), legumi-
Storace, di Gurjun, del Canada ecc.) trovano sem- nosa del Venezuela e della Colombia. M. balsa-
pre minore applicazione in campo medico per la mum si differenzia da M. pereirae perché ramifica
loro instabilità. a notevole altezza e per la grandezza delle foglie e
Il balsamo del Perù si ricava da Myroxylon bal- dei frutti (10-12 cm di lunghezza). La raccolta del
samum (L.) Harms var. pereirae (Fam. Fabaceae), balsamo si effettua dopo aver praticato incisioni a
leguminosa dell’America centrale, frequente so- forma di V sulla corteccia del tronco. Il balsamo
prattutto lungo le coste di El Salvador. Myroxylon, del Tolù si presenta come un liquido sciropposo,
dal greco m‡ron = olio odoroso e x‡lon = legno: quasi trasparente, di colore giallo, di odore di vani-
legno odoroso, per il balsamo che da esso stilla. È glia e di benzoino, di sapore aromatico, debolmen-
un albero alto circa 25 m che si ramifica già a 2-3 m te acre. Con il passare del tempo il balsamo solidi-
dal suolo. I rami sono muniti di foglie composte, a fica gradualmente; secco ha aspetto resinoso, fria-
foglioline ovali; i fiori sono disposti in grappoli bile, colore rosso-bruno. È solubile in alcol e in al-
ascellari ed il frutto è un legume lungo da 6 a 8 cm, tri solventi organici. La soluzione alcolica si colora
rigonfio all’apice ed appuntito e percorso longitudi- in verde con percloruro di ferro.
nalmente da una sporgenza a guisa di cresta. Il balsamo del Tolù contiene il 75-80% di esteri
Il balsamo del Perù, nonostante fosse ben noto dell’acido cinnamico con alcoli resinosi, il 20-25%
alle primitive popolazioni del centro e del sud di acidi balsamici liberi, tracce di vanillina. Il bal-
America, fu introdotto in Europa solo verso la metà samo del Tolù è sofisticato con colofonia, trementi-
del 1500. Il nome deriva dal fatto che veniva na e resina. Si utilizza come antisettico, espettoran-
esportato dal porto di Lima in Perù. Il balsamo non te e balsamico in preparati per la gola ed i bronchi
preesiste negli alberi sani; la sua formazione è di e per aromatizzare sciroppi medicinali, chewing
origine patologica. Si segnano sull’albero delle gum, confetture e profumi. I preparati per la gola
striscie di corteccia, che vengono battute con un (pastiglie, caramelle ecc.) sono trattenuti in bocca
bastone. Dopo una settimana le parti danneggiate per 5-15 minuti mentre si disciolgono. Il balsamo
della corteccia si staccano ed il balsamo inizia a co- del Tolù, oltre ad agire come antisettico, facilita la
lare. L’essudazione del balsamo può arrestarsi do- salivazione per il suo aroma. L’aumentata saliva-
po alcuni giorni per cui la parte traumatizzata vie- zione promuove il riflesso di deglutizione riducen-
ne scottata con una torcia; nel giro di pochi giorni do lo stimolo della tosse.
il balsamo ricomincia a defluire in abbondanza. La
raccolta del balsamo dura tutto l’anno anche se è
più indicata durante la stagione secca (dicembre- Iridoidi
aprile).
Il balsamo del Perù si presenta come un liquido Gli iridoidi sono dei monoterpeni caratterizzati da
sciropposo di colore marrone, di odore simile a un anello del tipo ciclopentanotetraidropirano, noto
quello della vaniglia, di sapore amaro, acre. Non anche come iridano. Di questo gruppo fanno parte
appiccica e non si dissecca all’aria. Dà una soluzio- anche i secoiridoidi, composti che presentano un’a-
ne limpida con alcol (aggiunto in ugual peso) men- pertura dell’anello ciclopentanico tra C-7 e C-8.
tre con solfuro di carbonio (tre parti di balsamo ed Gli iridoidi ed i secoiridoidi noti sono circa 500: di
una parte di solfuro di carbonio) mescolato con ac- questi più di 300 sono iridoidi glicosidici, più di 100
qua impartisce a questa miscela una reazione acida. secoiridoidi glicosidici e più di 100 iridoidi non gli-
Capitolo 14 • Terpeni 169

cosidici. Il termine iridoide deriva dalle formiche del


genere Iridomyrmex: da queste furono isolati com-
posti coinvolti nei meccanismi di difesa dell’inset-
to (iridodiale, iridomirmecina e composti correlati).
Queste sostanze sono presenti anche nelle piante ga-
mopetale. La maggior parte degli iridoidi glicosidi-
ci sono glucosidi; solo alcuni presentano nella por-
zione zuccherina della molecola un oligosaccaride
(ramnoside). Gli iridoidi non glicosidici possono es-
sere alcaloidi, composti policiclici (plumericina) o
poliesteri (valepotriati), mentre i secoiridoidi non
glicosidici sono rari (Olea spp.).
Lo studio dell’origine biosintetica degli iridoi-
di fu stimolato dal ruolo chiave svolto dalla seco-
loganina nella biosintesi degli alcaloidi recanti una
struttura monoterpenoidica. Gli iridoidi originano
dall’isopentenil difosfato via 10-idrossi geraniolo.
Questo composto si ossida e per ciclizzazione si
forma l’anello ciclopentanico.
La estrazione di questi composti è piuttosto de-
licata per la loro instabilità, che spiega il colore scu- a
ro che ha luogo subito dopo la raccolta della parte
della pianta che contiene iridoidi. L’importanza te-
rapeutica degli iridoidi e dei secoiridoidi è piutto-
sto limitata. Alcuni (valepotriati) manifestano un ef-
fetto sedativo, altri (aucubina, verbenalina, logali-
na) un marcato effetto antiflogistico se applicati
localmente (per os sono poco attivi), altri ancora
hanno un sapore amaro (gentiopicrina).

Valeriana
È data dalle radici e dal rizoma di Valeriana offici-
nalis L. (= V. sylvestris Black Dool.) (Fam. Vale- b
rianaceae). Valeriana dal latino valere = star bene Fig. 14.19 Valeriana officinalis: ramo con foglie e fiori (a)
riferito alle virtù terapeutiche della pianta; offici- e ceppo radicale (b)
nalis, da impiegare nell’officina farmaceutica; syl-
vestris = selvatica, per il fatto che cresce spontanea
un po’ ovunque. L’uso della pianta sembra risalire emana un gradevole profumo etereo, che non ha
già ai tempi dei greci e dei latini. nulla a che vedere con l’odore della droga secca.
Habitat. Cresce spontanea nei luoghi umidi e om- Greci e latini chiamavano questa pianta phu e Dio-
brosi, dal mare alla montagna, in Europa centro-set- scoride e Plinio la descrivevano come una specie di
tentrionale e Asia del nord. È estesamente coltiva- cardo selvatico.
ta nei Paesi europei e in Giappone. Parti usate. Radici e rizoma formanti il ceppo ra-
Descrizione della pianta. Pianta erbacea perenne, dicale.
con rizoma verticale piuttosto breve e tozzo Raccolta e preparazione della droga. La raccolta
(1 × 4-6 cm), con stoloni e radici fascicolate, con viene fatta in aprile, prima dell’inizio del periodo
caule eretto (80-200 cm), cilindrico, cavo, solcato, vegetativo, oppure in agosto-settembre, da piante al
ramificato, con foglie opposte, impari pennate, lan- 2º-3º anno di vita. I ceppi radicali, una volta sradi-
ceolate (o ovate), a margine dentato (o intero), con cati, vengono mondati delle parti aeree, lavati ed es-
fiori a corimbo terminale e con frutti rappresentati siccati in locali aerati o in essiccatoi ad aria calda.
da un achenio dotato di un pappo piumoso conte- Nel rizoma le cellule che contengono l’olio essen-
nente un solo seme (Fig. 14.19). La pianta fiorita ziale sono localizzate nell’ipoderma, costituito da
170 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

cellule grandi con pareti sottili, per cui la droga va ranale, valeranone). Inoltre contiene una miscela di
trattata con cura ed essiccata ad una temperatura iridoidi noti come valepotriati, presenti nella droga
non superiore a 40 °C. La droga una volta essicca- fresca e in quella essiccata a temperatura inferiore
ta viene custodita in recipienti ben chiusi, al riparo a 40 °C. La droga contiene anche tracce di alcaloi-
dall’umidità e dalla luce. di (pirril-α-metilchetone e valerianina).
Descrizione della droga. Ceppo radicale (Fig. 14.19b) Per la FU la droga deve contenere non meno del
costituito da un rizoma di forma conico-ovoidale, 15% di sostanza estrattiva. Per la Ph. Eur. la dro-
cavo, di colore bruno, con striature longitudinali; le ga essiccata deve contenere non meno di 5 ml/kg
radici sono numerose, sottili, ramificate, di forma ci- di olio essenziale mentre quella tagliata ne deve
lindro-conica, di colore marrone, lunghe 8-10 cm. contenere non meno di 3 ml/kg e non meno dello
Possono essere presenti degli stoloni che sono sot- 0,17% di acidi sesquiterpenici, espressi come aci-
tili come le radici, ma cavi e portano nodi e squame. do valerenico.
La radice fresca è inodore, ma durante l’essicamen- Proprietà ed impiego terapeutico. La valeriana vie-
to si liberano acidi come butirrico, valerianico, iso- ne comunemente utilizzata come sedativo nei di-
butirrico, isovalerianico e capronico, che imparti- sturbi del sonno e negli stati di agitazione. Co-
scono alla droga un odore nauseante. Il sapore è aro- munque in questi ultimi anni la valeriana è stata
matico, dapprima dolciastro, poi amarognolo. estensivamente studiata per caratterizzare meglio
Esame microscopico della droga. Le radici in se- sia l’azione farmacologica che i componenti che ne
zione trasversa, dalla periferia al centro, presentano: sono responsabili. Circa il meccanismo d’azione ci
epidermide con peli tettori conici unicellulari; ipo- sono buone ragioni per ritenere che la valeriana
derma a cellule poligonali contenenti tannino o agisca sul GABA stimolandone la sintesi ed il
oleoresina; ampio parenchima corticale a cellule po- release ed inibendone il re-uptake ed il cataboli-
ligonali con granuli semplici o composti di amido; smo. Alcuni trials clinici mostrano poi che la va-
endoderma a cellule rettangolari ricche di oleoresi- leriana è efficace nell’insonnia e nell’ansia. Uno di
ne; nel cilindro centrale un sottile strato di paren- questi riporta anche una eguale efficacia della va-
chima amilifero circonda la zona del libro; cambio leriana e dell’oxazepam nel migliorare la qualità
festonato, esile, a cellule schiacciate; legno a cellu- del sonno. Altri trials mostrano invece una scarsa
le più grosse con raggi e fasci vascolari; midollo a efficacia della valeriana. Dall’analisi di questi
cellule poliedriche e con sclereidi rettangolari. Il ri- trials si evince comunque che un trattamento pro-
zoma in sezione trasversale è costituito dagli stessi lungato, e non singole somministrazioni, risulta ef-
tessuti della radice, ma la presenza di numerosi fa- ficace e quindi costituisce un utile approccio tera-
sci legnosi che originano dalle radici ne rende più peutico. Oggi si ritiene poi che la valeriana si com-
complessa la struttura ed il midollo centrale, volu- porti da ansiolitico e antidepressivo, ma non da
minoso, comprende delle lacune. sedativo e miorilassante.
La polvere presenta: granuli di amido (3-20 μm), Effetti collaterali, tossicità. La valeriana può cau-
scleridi rettangolari, frammenti di epidermide con pe- sare, a dosi eccessive e per un uso prolungato, emi-
li conici, unicellulari, frammenti di parenchima. crania, insonnia, eccitabilità, diminuzione della fre-
Componenti principali. L’olio essenziale (0,3-0,7%) quenza cardiaca, aumento della pressione, diminu-
contiene isovalerato di bornile, acetato e formiato zione della secrezione renale. I valepotriati sem-
di bornile, acido valerenico e acetossivalerenico brano essere citotossici a causa del potere alchilante
(Fig. 14.20) e sesquiterpenoidi (β-cariofillene, vale- del gruppo epossidico: quest’effetto però non si ma-
nifesta se la droga viene assunta per via orale in
quanto nel tratto gastroenterico vengono demoliti a
R prodotti non epossidici. I valepotriati col tempo si
H
decompongono; pertanto una tintura di valeriana
conservata per 1-2 mesi è meno tossica di una ap-
pena preparata.

Arpagofito
COOH
È dato dalle radici secondarie (tuberi) di Harpa-
Fig. 14.20 Struttura chimica dell’acido valerenico (R=H) gophytum procumbens e H. zeyheri (Fam. Pedalia-
e dell’acido acetossivalerenico (R=OCOCH3) ceae). Harpagophytum deriva dal greco e significa
Capitolo 14 • Terpeni 171

uncino, gancio, in riferimento all’aspetto delle ra-


dici. H. procumbens comprende due sottospecie:
procumbens (Purch) de Candolle e transvaalense
Ihlanfeld e Hartmann. H. zeyheri ne comprende 3:
schiffii Ihlanfeld e Hartmann, sublobatum (Engler)
Ihlanfeld e Hartmann e zeyheri Decaisne.
Habitat. Sud Africa, Namibia, Botswana, Angola,
Zambia, Mozambico.
Descrizione della pianta. H. procumbens è una pianta
perenne, rampicante, tuberosa, alta 1,5-2 m. I cauli
originano da un tubero primario (o madre): da questo
si sviluppano delle radici lunghe 25 cm e larghe 6 cm
circa che danno a loro volta tuberi secondari e nuo-
ve radici (secondarie) che occupano un’area circola-
re di 1,5 m (Fig. 14.21). Le foglie sono opposte, lo- a
bate e di un colore blu-verde. I fiori sono isolati e di
un colore lilla che tende al rosa. I frutti, legnosi, lun-
ghi circa 15 cm, sono provvisti di escrescenze simi-
li ad uncini, da cui il nome artiglio del diavolo: con-
tengono numerosi semi neri.
Parti usate. Radici secondarie.
Raccolta e preparazione della droga. Le radici, rac-
colte quando i tuberi secondari raggiungono le giuste
dimensioni, vengono tagliate a rotelle e immediata-
mente essiccate in stufa a circa 50 °C. La presenza di
radici primarie rappresenta una sofisticazione.
Descrizione della droga. La droga si presenta in
dischi, di 2-6 cm di diametro e dello spessore di
circa 5 mm, di colore bianco-grigiastro, circonda-
ti da un sughero il cui colore può variare dal gri-
gio-giallognolo al bruno. La frattura della droga è
molto dura e liscia.
Componenti principali. Glicosidi iridoidi (1,3-3%)
quali arpagoside, procumbide, arpagide e 8-para-
cumaroil-arpagide; flavonoidi (kaempferolo, luteo-
lina ecc.); acidi organici (clorogenico, caffeico,
cinnamico ecc.); triterpeni e poi fitosteroli, acteo-
side, arpagochinone ecc.
b
Proprietà ed impiego terapeutico. All’arpagofito so-
no state attribuite diverse proprietà: antiflogistiche, Fig. 14.21 Harpagophytum procumbens: pianta (a), radi-
antireumatiche, analgesiche, spasmolitiche, ipogli- ce e frutto (b)
cemiche, digestive. Di queste soltanto le proprietà an-
tiflogistiche ed analgesiche sono state approfondite
in questi ultimi anni utilizzando modelli sperimen- mentali si rileva comunque che l’ambiente gastrico
tali più appropriati, come l’artrite da adiuvante, l’e- inattiva l’arpagofito. Gli studi clinici evidenziano che
dema da carragenina ed i crampi addominali da aci- l’arpagofito allevia il dolore, riduce l’infiammazio-
do acetico. I risultati della maggior parte degli studi ne muscolare e migliora la mobilità delle articola-
sperimentali concordano nel ritenere l’arpagofito at- zioni in pazienti con patologie artritiche, dolori mu-
tivo quanto l’aspirina e l’indometacina. Comunque, scolari e tendinite. Dagli studi clinici si evince poi
studi rivolti a chiarire il meccanismo d’azione mo- che la dose giornaliera di arpagofito deve corrispon-
strano che l’arpagofito inibisce la lipossigenasi e dere a non meno di 60 mg di arpagoside se si vuole
quindi la formazione di leucotrieni, al contrario dei ottenere una risposta terapeutica soddisfacente.
farmaci aspirino-simili che inibiscono la ciclossige- Effetti collaterali, tossicità. L’arpagofito è una dro-
nasi e quindi le prostaglandine. Dagli studi speri- ga sicura, raramente provoca lievi disturbi ga-
172 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

strointestinali (flatulenza, dispepsia, diarrea). Poi- ca, G. punctata, G. purpurea). Secondo la Ph. Eur.
ché inibisce gli enzimi del citocromo P450, depu- IV e la Commissione E tedesca, la droga (Gentia-
tati al metabolismo dei farmaci, si sconsiglia l’uso nae radix) deve avere un indice di amarezza non in-
contemporaneo di farmaci antipertensivi, anticoa- feriore a 10.000.
gulanti o antidiabetici. Inoltre è da vietare l’uso del- La genziana stimola le papille gustative e au-
l’arpagofito in gravidanza, nei diabetici ed in pa- menta il flusso di saliva e le secrezioni dello sto-
zienti con ulcere gastro-duodenali. maco per azione riflessa. Studi effettuati sui cani
hanno dimostrato un aumento (fino al 30%) della
secrezione acida gastrica, mentre altri studi effet-
Genziana tuati sulle pecore hanno evidenziato un aumento
nella secrezione di enzimi digestivi. Le proprietà
È data dalla radice essiccata di Gentiana lutea L. amare della droga sono responsabili di tale attività.
(Fam. Gentianaceae), un’erba perenne alta 1 m con L’amarezza della droga è attribuita principalmente
foglie larghe, ellittiche e decussate e grandi fiori all’amarogentina (che ha un indice di amarezza di
gialli (Fig. 14.22). La pianta cresce nelle aree mon- 58.000.000) ed al gentiopicroside, che ha un indi-
tuose dell’Europa centrale e meridionale. La radi- ce di amarezza di 12.000 (ma è presente in quan-
ce, che può essere lunga oltre 1 m, è raccolta da tità molto maggiore). Amaroswerina e amaropani-
piante di 2-5 anni. La genziana contiene iridoidi na hanno rispettivamente un indice di amarezza di
(principi amari), come il gentiopicroside (3,5-10%) 58.000.000 e 20.000.000. La genziana possiede
ed in misura minore amarogentina (0,01-0,5%), anche proprietà coleretiche, che potrebbero coa-
amaroswerina (0,03-0,1%), amaropanina (0,02- diuvare le proprietà digestive della droga; inoltre
0,2%), gentiobiosio (0,08-0,12%) e swertiamarina; aumenta la secrezione bronchiale.
inoltre sono presenti il gentianosio (un trisaccaride L’uso della genziana come eupeptico e stimolan-
amaro) e l’alcaloide gentianina (0,6-0,8%). I prin- te dell’appetito è molto diffuso, specialmente tra gli
cipi amari amaroswerina e amaropanina sono ca- anziani. La genziana viene raccomandata dalla Com-
ratteristici di altre specie di Gentiana (G. pannoni- missione E tedesca per i disturbi dispeptici, per la
perdita dell’appetito, per contrastare il senso di pie-
nezza e per il trattamento della flatulenza. Gli Auto-
ri di una revisione sistematica hanno evidenziato, tra
l’altro, l’esistenza di uno studio clinico randomizza-
to. Questo studio riporta che la genziana (da sola o
in associazione a boldo, cascara e rabarbaro), som-
ministrata per un periodo di 28 giorni a 359 pazien-
ti con disturbi funzionali lievi o moderati, era supe-
riore al placebo nel ridurre i sintomi dispeptici e nel
contrastare la riduzione di appetito. Gli Autori di un
altro studio non controllato hanno altresì dimostrato
che un estratto di genziana (equivalente a 0,2 g di
droga) stimolava la secrezione acida gastrica e lo
svuotamento della colecisti.
La genziana è considerata una droga sicura. Dal-
l’analisi degli studi clinici non emergono effetti col-
laterali di rilievo. La Commissione E tedesca riporta
che la genziana (come tutte le droghe amare) può
causare occasionalmente mal di testa in persone
particolarmente suscettibili ed è controindicata in
pazienti con ulcera gastrica e duodenale (la gen-
ziana, infatti, stimola la secrezione acida gastrica).
Si ritiene, inoltre, che la genziana sia controindica-
ta in individui ipertesi, sebbene non esistano basi
scientifiche che confermino questa asserzione.
La Commissione E tedesca raccomanda una
dose giornaliera di 2-4 g di droga secca. Le prepa-
Fig. 14.22 Gentiana lutea: pianta razioni indicate sono la tintura (1-3 g) e l’estratto
Capitolo 14 • Terpeni 173

fluido (2-4 g). La Ph. Eur. VI riporta la monogra- colore che si forma, come lo squalene, dalla con-
fia relativa alla tintura di genziana (Gentianae densazione di due molecole di geranil-difosfato. La
tinctura), che si prepara da una parte di droga smi- sequenza di reazioni che porta alla formazione dei
nuzzata e 5 parti di etanolo (70% V/V). Il valore carotenoidi viene catalizzata dall’enzima fitoene
amaricante minimo è 1000. La FU XII, invece, ri- sintetasi, isolato dai cloroplasti di Capsicum. Le
porta la monografia relativa all’estratto fluido proprietà biologiche dei carotenoidi possono esse-
(Gentianae extractum fluidum). L’estratto si pre- re così riassunte:
para dalla droga polverizzata per trattamento con (i) i carotenoidi, in particolare il β-carotene, vengo-
alcol al 30% (V/V). no degradati nel lume intestinale a retinolo (vi-
In alcuni studi clinici non controllati è stato tamina A), utile per gli occhi e la cute (una ca-
dimostrato che una dose di 0,2 g di droga secca renza di vitamina A causa xeroftalmia ed iper-
è in grado di aumentare la secrezione acida gastrica. cheratosi). Il β-carotene è presente nelle carote,
nei meloni cantalupo, nei broccoli, negli spina-
ci e poi in uova, fegato, pesce e olio di palma.
Olivo (ii) studi epidemiologici lasciano intendere che
esiste una stretta relazione tra consumo di frut-
Si tratta di un albero (Olea europea L., Fam. Pede- ta e verdura contenenti carotene e bassa inci-
liaceae) sempreverde originario dell’Asia Minore. denza di tumori. Studi sperimentali e clinici
Considerato dagli antichi sacro a Minerva, è alto
8-10 m e presenta un tronco grigio e foglie lanceo-
late, coriacee, di un color verde cupo superiormente
e bianco-argento inferiormente. I fiori sono riuniti
in grappoli biancastri. Il frutto è una drupa ovale,
con polpa ricca di olio (Fig. 14.23). Le foglie con-
tengono glicosidi secoiridoidi (oleuropeina e pro-
dotti correlati), sostanze ad attività vasodilatatrice
e antiossidante. Decotti ottenuti con le foglie es-
siccate ed estratti di foglie contenenti il 20% di
oleuropeina sono ritenuti utili nei casi di iperten-
sione, gotta e reumatismi. La Commissione E te-
desca pur riportando che le foglie di O. europea
possiedono proprietà ipotensive e coronarodilata-
trici, non raccomanda il loro impiego nell’iperten-
sione. Anche la corteccia essiccata di O. europea
viene utilizzata dalla medicina popolare sotto for-
ma di decotto come febbrifugo ed antinevralgico.
L’uso dell’olivo non provoca effetti indesiderati, né
si conoscono controindicazioni.

a
Carotenoidi
I carotenoidi comprendono numerosi tetraterpenoi-
di, composti a 40 atomi di carbonio, con un siste-
ma di doppi legami e due anelli terminali alle due
estremità della catena carboniosa. Il nome è stato lo-
ro attribuito in seguito alla scoperta del β-carotene
nelle carote (Daucus carota). Si tratta di pigmenti
gialli e rossi, ma anche verdi, che agendo nelle pian-
te come collettori di energia luminosa svolgono un
ruolo importante nel processo di fotosintesi. Si sud-
dividono in caroteni e xantofille: i primi sono idro-
b
carburi, i secondi dei derivati idrossilati. Tutti i ca-
rotenoidi derivano dal fitoene, un idrocarburo in- Fig. 14.23 Olea europea: pianta (a), foglie e frutti (b)
174 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

mostrano però che non c’è alcuna relazione tra Capsicum appartengono anche C. annuum, var. lon-
incidenza di cancro e livelli plasmatici di β-ca- gum e dulcis (il comune peperone dolce), C. tetra-
rotene. Anche se resta ancora da chiarire il ruo- gonum, C. oblongum, C. acuminatum ed altre spe-
lo preventivo del carotene nel cancro ed in al- cie e varietà utilizzate per scopi alimentari. Capsi-
tre patologie cardiache, rimangono evidenti i cum, dal latino capsa = scatola, perché i semi sono
benefici di una dieta ricca di frutta e verdura. chiusi come in una scatola oppure dal greco χαπτώ
(iii) i carotenoidi incrementano i livelli di glutatio- = mordo, perché dal sapore pungente; frutescens a
ne ed inibiscono l’ossidazione del DNA e delle cespuglio; minimum perché piccolo di dimensioni;
LDL e la perossidazione lipidica. È stato in par- fastigiatum, con i rami ritti contro il fusto. Origina-
ticolare dimostrato che il licopene, un isomero rio del Messico e dell’America del sud (Brasile, Perù
aciclico del β-carotene, può essere utile nel ecc.) fu introdotto in Europa nel sec XVI dagli spa-
prevenire alcuni tumori, soprattutto il cancro al- gnoli e diffusamente coltivato nelle regioni tropica-
la prostata. Il licopene è presente soprattutto nel li e subtropicali. Si tratta di un arbusto perenne alto
pomodoro, ma anche nell’anguria, nella papaia, circa 1 m, con fusto glabro, ramificato, con foglie
nel pompelmo e nella pera gialla. L’olio d’oli- alterne (o isolate) a lamina intera e fiori giallastri o
va e i trigliceridi a catena media facilitano l’as- di un colore grigio. Il frutto è una bacca allungata
sorbimento del licopene che viene tanto più as- (lunga 2-3 cm) e leggermente ricurva all’apice, di
sorbito quanto più il pomodoro è cotto (ragù > colore rosso bruno (Fig. 14.24). Con l’essiccamento
sugo semplice > pomodoro crudo).
(iv) i carotenoidi interferiscono con i processi di fo-
tosensibilizzazione e pertanto sono utilizzati nel
trattamento della fotosensibilizzazione legata
alla porfiria e dermatite di origine fototossica
(orticaria, lupus eritematoso, fotosensibilizza-
zione da farmaci). Questi prodotti (β-carotene,
cantaxantine) vengono dati per os ; sono contro-
indicati in caso di glaucoma e malattia retinica.
(v) i carotenoidi, opportunamente utilizzati, colo-
rano la cute sulla quale vengono spalmati, ma
non proteggono dai raggi UV. Pertanto entrano
nella composizione di preparati abbronzanti.
(vi) i carotenoidi, in particolare luteina e xantina
(presenti nei cereali, rosso d’uovo, broccoli, le-
gumi, lattuga, kiwi, mango, arancia), preven-
gono il rischio di cataratta e di degenerazione
della macula.
I carotenoidi sono disponibili in due forme: co-
me microcristalli sospesi in un olio vegetale o come
polvere da disperdere in acqua (o atomizzati in una
emulsione olio/acqua). Questi coloranti naturali so-
no utilizzati come tali nel settore farmaceutico ed ali-
mentare (il codice identificativo è 160: β-carotene =
E160a; licopene 160d; xantofille = E161 ecc.).
a
I carotenoidi sono presenti, oltre che nella frut-
ta e nella verdura, in alcune droghe vegetali, quali
peperoncino e zafferano.

Capsico (peperoncino)
Noto anche come peperoncino rosso o della Cajen-
na, è il frutto essiccato di Capsicum frutescens L.
b
(= C. minimum (Mill.) Roxb, C. fastigiatum, Bluma
o C. baccatum) (Fam. Solanaceae). Al genere Fig. 14.24 Capsicum annuum: pianta (a) e frutti (b)
Capitolo 14 • Terpeni 175

(al sole o a temperature di circa 40 °C) la superficie ferano; secondo Ovidio la pianta prende il nome da
esterna del pericarpo si presenta lucida e rugosa al Crocus, amato dalla giovane Smilax e cambiato per
tatto mentre quella interna è opaca. All’interno il disperazione in fiore; autumnalis perché fiorisce in
frutto presenta due logge che contengono numerosi autunno; officinalis, delle officine farmaceutiche.
semi appiattiti e giallognoli. Usato come correttivo dei sapori nella pratica culi-
Il capsico presenta un odore lieve, caratteristico naria, allo zafferano è stata di recente attribuita
ed un sapore forte, piccante. Contiene capsaicinoi- un’azione antidepressiva.
di (circa l’1,5%), tra cui la capsaicina, un olio vola- Habitat. Originario dell’Asia occidentale, Siria ed
tile (0,17-1,25%), caroteni, vitamine B2, A e C), aci- Iran, è ampiamente coltivato in alcune regioni ita-
di malonico e citrico, un olio fisso (8-18%) ecc. Se- liane quali Abruzzo, Calabria, Sicilia, Sardegna.
condo la FU XI il frutto maturo essiccato di C. Descrizione della pianta. Pianta erbacea alta circa
frutescens deve contenere non meno dello 0,4% di 20 cm, con un bulbo rivestito di tuniche fibrose bru-
capsaicinoidi, calcolati come capsaicina. La capsai- ne e foglie lineari, acute, recanti una striscia bian-
cina agisce su alcuni recettori (detti dei vanilloidi) ca nella pagina inferiore. I fiori sono solitari, vio-
localizzati sulle fibre sensoriali gastriche attivando- lacei, a forma di bulbo allungato, con tre stami e tre
li prima (questo causa un rilascio di sostanze algo- stimmi (Fig. 14.25).
gene tra cui la sostanza P) e poi desensibilizzando- Parti usate. Stimmi.
li (il prolungato release di sostanze algogene de- Raccolta e preparazione della droga. I fiori si rac-
sensibilizza le fibre sensoriali determinando una colgono al mattino, quindi si separano gli stimmi
ridotta percezione del dolore). La desensibilizza- che si lasciano essiccare ad una temperatura di
zione dei recettori per i vanilloidi rappresenta un 35 °C. Una temperatura più alta conferisce alla
promettente approccio terapeutico per il controllo
dei dolori muscolari (per os) e reumatici (per appo-
sizione) e per quello epigastrico in pazienti con
dispepsia funzionale. Inoltre, studi sperimentali ed
epidemiologici suggeriscono che l’assunzione di
capsico può ridurre o prevenire l’ulcera gastro-
duodenale. La dose di capsico consigliata è di
2,5 g/die (si consigliano capsule di gelatina per vei-
colare la droga in polvere). Il capsico si utilizza an-
che sotto forma di pomata (2,5%) e di tintura. L’u-
so continuo di capsico può alterare la motilità inte-
stinale (provocando diarrea e coliche addominali) e
causare problemi respiratori (reazioni allergiche in
persone allergiche e frequenti colpi di tosse). La ca-
psaicina aumenta la biodisponibilità della teofillina,
se assunta contemporaneamente, e provoca la tosse
in pazienti in trattamento con ACE inibitori.
L’uso analgesico di preparazioni contenenti ca-
psaicina è noto da anni. In Cina si usava strofinare
estratti di capsico sullo scroto degli eunuchi prima a
della castrazione. L’unguento che contiene estratti o
tintura di capsico è usato esternamente per combat-
tere dolori come lombaggini e la nevralgia post-er-
petica. La capsaicina, somministrata invece come
aerosol, raggiunge la mucosa nasale ed esercita ef-
fetti positivi sulla rinite vasomotoria.

Zafferano
È dato dagli stimmi di Crocus sativus L. [= C. of-
ficinalis Pers., C. autumnalis Smith. (Fam. Irida- b
ceae)]. Crocus dal greco ceoco© o ceocon = zaf- Fig. 14.25 Crocus sativus: pianta (a) e stimmi (b)
176 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

droga una colorazione di un azzurro intenso o ne- nei Paesi orientali, la più importante applicazione
rastra mentre una temperatura più bassa favorisce dello zafferano riguarda la depressione. Studi clini-
la formazione di muffe. Per ottenere un chilo- ci piuttosto recenti hanno mostrato un’efficacia del-
grammo di droga essiccata occorrono circa 90.000 lo zafferano nella depressione lieve e moderata,
fiori. equiparabile a quella di antidepressivi etici (imipra-
Descrizione della droga. Si presenta come una mina, fluoxetina). Per gli studi clinici i ricercatori si
massa di filamenti flessibili, untuosi al tatto, di sono avvalsi di un estratto idroalcolico di zafferano,
colore rosso mattone i più grossi, gialli i più pic- titolato in termini di safranale. In uno studio clinico
coli, corrispondenti ai residui dello stilo. Gli stim- è stato anche utilizzato un estratto di petali di C. sa-
mi sono tubulari, lunghi 2-4 cm se secchi; gli sti- tivus ed il risultato è stato equiparato a quello otte-
li sono lunghi 5 mm. La presenza di fili bianco- nuto con estratti di stimmi di C. sativus. Visto il co-
giallini indica la presenza di residui dello stilo. Lo sto elevato degli stimmi, questo risultato, se confer-
zafferano ha un odore particolare e sapore amaro mato su di un numero più ampio di pazienti,
ed aromatico; masticato tinge di giallo la saliva. potrebbe essere di enorme interesse clinico e prati-
Lo zafferano, per il suo altissimo costo, viene di co. Negli studi clinici sono state utilizzate capsule
frequente adulterato. Per la Ph. Eur. la droga ri- contenenti 15 mg di estratto idroalcolico secco di
scaldata con idrato di potassio non deve svilup- zafferano, equivalenti a 0,3 mg di safranale. La do-
pare ammoniaca; inoltre una parte di zafferano in se giornaliera è stata di 30 mg (2 capsule) e la dura-
polvere deve colorare di giallo 500.000 parti di ta del trattamento è stata di 6 settimane. L’estratto è
acqua. stato preparato esaurendo 120 g di droga in 1800 ml
Componenti principali. Carotenoidi quali crocetina di etanolo (all’80%) a 35-40 °C ed infine portando
e crocina; un eteroside amaro, la picrocrocina (cir- a secco l’estratto.
ca il 4%); un olio essenziale (0,4-1,3%) che con- Effetti collaterali, tossicità. Lo zafferano può causa-
tiene principalmente safranale, oltre a cineolo e pi- re, in un ristretto numero di pazienti, disturbi lievi e
nene; inoltre licopene e zeaxantina; vitamine del momentanei quali mal di testa, nausea, perdita di ap-
gruppo B; gomme; ecc. Crocina, crocetina e safra- petito e dolore gastrico. La Commissione E tedesca
nale sono considerati i principali responsabili del- riferisce che dosi di 5-10 g (molto elevate e non com-
l’azione biologica dello zafferano, ma non si può parabili con quelle terapeutiche) provocano aborto ed
escludere un’azione sinergica tra questi composti ed emorragie diffuse. L’estratto di petali è molto meno
altri presenti nella droga. tossico perché non contiene alcaloidi e saponine. Lo
Proprietà ed impiego terapeutico. Citato anche zafferano è controindicato in gravidanza. Non sono
da Omero, presso gli antichi lo zafferano vantava riportate interazioni con farmaci etici.
proprietà spasmolitiche, digestive, emmenagoghe,
espettoranti, diaforetiche, antitumorali, ansiolitiche,
ipnotiche ed antidepressive. Molti di questi impie- Curcuminoidi e gingeroli
ghi sono stati scientificamente convalidati. Studi re-
centi hanno ad es. mostrato che lo zafferano migliora Si tratta di composti (curcuminoidi, gingeroli) co-
la memoria e l’apprendimento di topi e ratti. Lo stes- lorati (presenti nella curcuma) e pungenti (zenzero)
so effetto provocano la crocina e la crocetina. Inol- diffusi in diverse specie appartenenti alla famiglia
tre la crocina migliora il flusso sanguigno nella re- delle Zingiberaceae. In questi ultimi anni diversi
tina lasciando ipotizzare un impiego di questa so- studi hanno delucidato le proprietà biologiche del-
stanza nei disordini neurovegetativi e nella dege- lo zenzero e della curcuma ed il loro impiego in
nerazione della macula. Diversi studi hanno poi mo- campo clinico.
strato che lo zafferano ed i suoi componenti attivi
(crocina e derivati) prevengono la formazione di tu-
mori. I meccanismi ipotizzati sono diversi: inibi- Zenzero
zione della proliferazione cellulare, induzione del-
l’apoptosi, inibizione della sintesi degli acidi nu- È dato dal rizoma di Zingiber officinale Roscoe
cleici intracellulari, inibizione dei radicali liberi. (Fam. Zingiberaceae). Zingiber dall’indiano zen-
Questi dati giustificano l’uso dello zafferano come gibil o zingibi; officinale, in riferimento all’impie-
antitumorale e chemiopreventivo nei Paesi orienta- go della droga nell’officina farmaceutica.
li. Di recente è stata anche mostrata una proprietà Habitat. India. Oggi viene coltivato in alcuni Pae-
afrodisiaca dello zafferano e della crocina, ed una lo- si asiatici, in Australia, Giamaica e nelle regioni tro-
ro interazione con il sistema oppioide. Comunque, picali dell’Africa.
Capitolo 14 • Terpeni 177

Descrizione della pianta. Pianta erbacea perenne, un olio essenziale (1-3%), i cui componenti princi-
voluminosa, con rizoma ramificato, caule (pseudo- pali sono β-bisabolene, zingiberene, geraniolo, ne-
caule) alto circa un metro, cavo, con foglie basali rale ecc.; capsaicina; diterpeni; ecc. Lo zingerone,
inguainanti, lanceolate le superiori, lunghe 10-20 cm uno dei componenti dell’oleoresina è stato il primo
e peduncoli fiorali con fitte infiorescenze (Fig. 14.26). componente dello zenzero ad essere determinato
Parti usate. Rizomi chimicamente.
Raccolta e preparazione della droga. La droga si Proprietà ed impiego terapeutico. Lo zenzero è un
raccoglie in autunno-inverno e si essicca rapida- comune condimento nei Paesi asiatici ed anche un
mente ad una temperatura di circa 50 °C. rimedio contro i disturbi gastrointestinali. In anni
Descrizione della droga. Il rizoma è lungo 4-13 cm recenti è stato osservato che lo zenzero ed i suoi
e largo 1-2 cm. Si presenta compresso sui lati e re- componenti attivi (gingerolo, shogaoli, galanolat-
ca 3-4 lobi (prolungamenti) appiattiti, ottusi alle tone) bloccano a livello gastrico i recettori 5-HT3
estremità e lunghi 1-3 cm. In commercio si trova lo della serotonina (implicati nella genesi del vomi-
zenzero bianco (decorticato), quello nero o bruno to) e di conseguenza riducono la possibilità che il
(munito di corteccia) e quello grigio-biancastro. segnale emetico dallo stomaco arrivi a livello cen-
Presenta una frattura fibrosa e granulare, odore aro- trale (cervello). Nel contempo, il blocco dei recet-
matico e sapore caldo, pungente. tori serotoninergici gastroenterici causa un au-
Componenti principali. Una oleoresina che contie- mento del release di Ach con conseguente aumen-
ne gingeroli (3%) e prodotti omologhi (shogaoli) ol- to della motilità gastrica. Lo zenzero protegge poi
tre a gingedioli, metilgingedioli ed i loro diacetati; la mucosa gastrica da insulti provocati dai farmaci
aspirino-simili o dall’alcol e riduce i livelli emati-
ci di colesterolo (impedendone la sintesi, ma anche
l’assorbimento intestinale). Gli studi clinici ed al-
cune revisioni sistematiche raccomandano lo zen-
zero nel vomito gravidico, ma non in quello po-
stoperatorio o cinetosico (da movimento). La Com-
missione E tedesca consiglia 2-4 g/die di droga
essiccata. La dose di zenzero utilizzata in alcuni
studi clinici è di 1 g/die di droga, mentre in altri è
di 300-600 mg/die di un estratto acetonico (rap-
porto droga:solvente 10-20:1).
Effetti collaterali, tossicità. Gli studi clinici mo-
strano che gli effetti indesiderati dello zenzero so-
no sovrapponibili a quelli del placebo; pertanto la
droga è da considerarsi sicura.

Curcuma
È data dal rizoma di Curcuma longa L. (= C. do-
mestica Val.) (Fam. Zingiberaceae). Curcuma, dal
sanscrito Kum-Kuma o dall’indiano Kur-Kum; lon-
a ga, per la forma dei rizomi. Si tratta di una pianta
erbacea alta circa 1 m, con un rizoma verticale dal
quale partono inferiormente numerose radichette e
superiormente 5-10 foglie lunghe anche un metro,
picciolate e con un lembo ellittico o oblungo ed
acuminato alla sommità. Le foglie contornano una
infiorescenza a spiga formata da piccoli fiori gial-
li o bianchi. Il frutto è una capsula, divisa interna-
mente in 3 logge contenenti diversi semi piuttosto
piccoli. Originaria dell’Asia meridionale (India,
b
Pakistan, Malesia) è oggi presente nella maggior
Fig. 14.26 Zingiber officinale: pianta (a) e radice (b) parte dei Paesi tropicali. I rizomi si raccolgono
178 Farmacognosia • Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali

quando le parti aeree sono secche, si privano di ra- dimetossicurcumina e bisdemetossicurcumina. Se-
dici, si essiccano ulteriormente al sole e meccani- condo la Commissione E tedesca la droga deve
camente si mondano eliminando scaglie e strati su- contenere non meno del 3% di curcuminoidi, cal-
perficiali della corteccia. La droga del commercio colati come curcumina, e non meno del 3% di olio
si presenta in pezzi cilindrici, ingrossati al centro, essenziale.
affusolati alle estremità, con evidenti cicatrici dei La curcuma è largamente usata in estremo
getti delle foglie. Il colore è giallo, la frattura è net- oriente (India, Cina, Malesia ecc.) come rimedio
ta, l’odore aromatico ed il sapore caldo e alquanto nelle epatopatie e come diuretico; inoltre si usa co-
amaro (Fig. 14.27). me colorante e come condimento (entra nella com-
La droga proviene per l’80% dall’India ed in posizione del curry, un tipo di salsa usata anche
particolare dagli stati di Andhra Pradesh, Tamil in Inghilterra). In Europa fu introdotta dagli olan-
Nadu e Orissa. Contiene curcuminoidi (fino all’8%), desi i quali la importarono dalle loro colonie delle
sostanze colorate di giallo, strutturalmente corre- Indie orientali. Nel 1905 fu iscritta nella Farma-
late al fenilpropano (più precisamente al diarilep- copea Olandese e circa vent’anni dopo compar-
tano), un olio essenziale (4,2-14%) composto di vero i primi studi farmacologici e clinici. Di re-
monoterpeni (curcumene), sequiterpeni (bisabo-