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CICERONE : INTRODUZIONE, VITA

Gli anni in cui Cicerone vive sono complicati poiché sono


quelli delle GUERRE CIVILI e che vedono il passaggio
dalla guerra civile tra Mario e Silla fino a Cesare e
Ottaviano.

Cicerone è un homo novus infatti la sua famiglia non aveva


espresso fin a quel momento uomini politici, magistrati di
alto livello. Era nato ad Arpìno nel 106 da una famiglia di
rango equestre e fin da subito aveva iniziato il TIROCINIUM
FORI ovvero quella attività di addestramento che poi gli
avrebbe permesso di seguire la carriera di oratore. A 25
anni sostiene la sua prima causa, nella quale difende
Roscio dall'accusa di parricidio ( tradimento della patria) e
si scontra con Crisogono, liberto di Silla. Sono anni in cui la
figura di Silla è forte. Tuttavia Cicerone riesce a vincere
questa causa e decide di intraprendere un viaggio-studi in
Grecia, a Rodi dove potrà frequentare l'insegnamento di
Molone che gli permetterà di creare uno stile personale di
oratoria che si chiama stile RODIESE. Tornato a Roma ed
intrapreso il CORSUS HONORUM già nel 75 diventa
questore in Sicilia e il suo comportamento durante questi
anni è molto più corretto rispetto ai precedenti governatori.
Quando i siciliani decidono di tentare un processo contro
Gaio Verre, che era stato inoltre governatore dell'isola e
aveva compiuto una serie di crimini molto gravi nei
confronti di questa, decidono di chiamare Cicerone per
sostenere accusa contro Verre. Tuttavia riuscirà a farlo
condannare anche se poi se ne andrà in esilio.
È una causa particolare, poiché era in discussione la
formazione dei tribunali che avrebbero dovuto giudicare i
magistrati come Verre e ne erano esclusi i cavalieri.

La sua carriera continua diventando edile e poi pretore. In


questa fase Cicerone scrive la Pro Lege Manilia e difende
Pompeo(per difendere in un certo senso la Res Pubblica) .
Ci troviamo tra il 70 e il 65 a. C. Stessi anni in cui Pompeo
era stato console e successivamente inviato contro i pirati.

Nel 63 Cicerone diventa console, affronta la congiura di


Catilina e sono questi gli anni in cui il pensiero politico di
Cicerone matura un ideale importante : quello della
CONCORDIA ORDINUM. In questo periodo inoltre
Cicerone diventa uno dei personaggi più noti di Roma. Ma
nel 60 gli accordi del primo triumvirato ( Cesare, Pompeo e
Crasso) presentano un attacco a Cicerone che si era
schierato contro CLODIO ma questi nel 58 riesce a far
esiliare Cicerone con una legge che condanna all'esilio
chiunque abbia condannato un cittadino romano senza
permettere la PROVOCATIO AD POPULUM, ultimo appello
che il condannato poteva fare nei confronti del popolo.

Cicerone viene esiliato e rimarrà fuori da Roma per 1.5


anni. Rientra a Roma mentre sta crescendo la figura di
Cesare. Sono gli anni in cui Cesare è impegnato in Gallia
( intorno al 57) e in cui Cicerone cambia il suo pensiero
politico maturando un ideale diverso : IL CONSENSUS
OMNIUM BONORUM. Scrive orazioni importanti come la
Pro Milone dove difende Milone che aveva ucciso il rivale
CLODIO ma man man che Cesare torna dalla Gallia,
Cicerone si trova più nei margini della vita politica. Con la
Guerra civile tra Cesare e Pompeo combattuta tra il 49 e il
45, vediamo un Cicerone schierato con Pompeo. Alla fine
della guerra Cesare lo perdona ma ciò non permette di
riprendere quella che è la situazione politica.

Nel momento in cui Cesare viene ucciso e Marco Antonio


sta cercando di prendere l'eredità di Cesare, Cicerone si
schiera contro Antonio e lo attacca nelle orazioni
FILIPPICHE appoggiando Ottaviano. Quando nel 43
Ottaviano, Antonio e Lépido firmano il Secondo Triumvirato,
Cicerone viene inserito nelle liste di proscrizione ed ucciso
a Fórmia dove i sicari di Marco Antonio gli tagliano le mani.

CICERONE : LE OPERE
Cicerone fu un grande oratore e retore. Oratore poiché in
Senato che nel Foro, discusse e presentó discorsi
importanti. Conosciamo 58 orazioni di tutti i tipi. Nelle
orazioni si mostra competente Con una grande conoscenza
del diritto ( infatti più volte scriverà che tale conoscenza è
fondamentale per un oratore). Egli dimostra anche di
possedere un suo stile ed è quello rodiese maturato a Rodi,
anche se parte con uno stile Asiano. In queste orazioni si
presentano vari stili a seconda delle finalità che potevano
essere DOCÈRE ( INFORMARE), DELECTARE(
DILETTARE UDITORIO) e MOVERE( SUSCITARE
EMOZIONI).

Da retore scrisse numerosi trattati e dialoghi di vario tipo


(alcuni anche perduti) con grande interesse per
l’eloquenza. Tra il 45 e il 44 decide di dedicarsi alla filosofia
che viene visto come un farmaco alla delusione di una
Roma che non lo accetta più. Ma decide di dedicarsi alla
filosofia anche per divulgare, spiegare. Tant'è che si
sottolinea di lui il metodo dossografico ovvero di prendere
in considerazione tutte le opinioni e l'eclettismo filosofico
ovvero il fatto che Cicerone non aderisca ad un'unica
scuola ma cerchi di prendere spunti da varie dottrine. In
queste opere appare un Cicerone che non costruisce un
pensiero autonomo e non si basa su discussioni di tipo
metafisico. È un Cicerone che presenta maggiore interesse
per l’etica con una filosofia più concretizzata. Sono giunti
anche due dialoghi incompleti : il DE REPUBBLICA e il DE
LEGIBUS, nei quali affronta il problema dello Stato e del
diritto. È un Cicerone PRAGMATICO : che quando affronta
problemi politici prova ad utilizzare la sua esperienza
pratica rinunciando a delineare uno STATO IDEALE.

Abbiamo di Cicerone un epistolario : 864 lettere distribuite


in quattro raccolte, molte di queste reali e che hanno
grande valore come documenti storici.

CHI È CICERONE?
Cicerone è il prototipo del civis romanus : ritiene impegno
politico fondamentale e che in una fase particolare come
quella della crisi Della Res Pubblica sia importante
difendere lo Stato. Cicerone percepisce il sorgere di
estremismi, di una serie di fattori che rappresentano inizio
di questa crisi. PRENDE posizione rispetto a questo
esaltando la Res Pubblica, studiando la costituzione e
individuando le caratteristiche in quanto costituzione
MISTA. Riserva una posizione importante anche all’oratore
come uomo dotato non solo di competenze tecniche ma
anche vasta cultura unita all’integrità morale che può
rappresentare in certe situazioni l’ago della bilancia delle
decisione della politica della Res Pubblica.

Cicerone si associa questo ideale dell’humanitas : termine


che arriva da lontano attraverso il Circolo o ambiente
Scipionico. Per Cicerone humanitas è sì cultura ma anche
la capacità dell’uomo di stare con gli altri, di mettere la
propria intelligenza, cultura, ragione al servizio dell'impegno
civile. In tutto ciò Cicerone presta attenzione alla filosofia
ritenendo che sia fondamentale per costruire un nuovo tipo
di cittadino.

Cicerone passa per tre momenti in cui il suo pensiero


politico si sviluppa : inizialmente matura un ideale definito
CONCORDIA ORDINUM : siamo negli anni della congiura
di Catilina, Cicerone è convinto che un accordo tra
optimates e il ceto equestre possa garantire alla Res
Pubblica quella stabilità che effettivamente fino ad allora
era mancata. Questo accordo si realizza proprio negli anni
della congiura di Catilina e senza questo accordo forse non
sarebbe stato console Cicerone e nemmeno riuscito a
fermare questa congiura di Catilina. Negli anni dopo l'esilio
e quando torna a Roma rimandando tra l’altro deluso dal
comportamento degli optimates che avevano permesso a
CLODIO di farlo esiliare, Cicerone matura l'ideale del
CONSENSUS OMNIUM BONORUM cioè immagina che
non è più possibile solo un accordo tra optimates e ceto
equestre ma tutti i BONI CIVES (coloro che hanno una
integrità morale, hanno a cuore lo stato) dovrebbero unirsi
per difendere la Res Pubblica e questa visione la afferma
nella Pro Sestio.
Quando Cicerone scrive il DE REPUBBLICA ci parla anche
di un princeps( difficile immaginare che Cicerone
immaginasse quello che davvero accadde ovvero che uno
come Ottaviano riesca a prendere su di sé lo Stato.)
Cicerone guarda a uomini come Scipione l’Africano, dotati
di carisma, di una capacità di coordinare uno STATO, Ma
che fanno parte dell'ordinamento repubblicano.

CICERONE ORATORE
Ricordiamo tre generi di oratoria :
DELIBERATIVA : quando i discorsi sono tenuti in senato o
nelle assemblee popolari e mirano a consigliare o
sconsigliare
GIUDIZIARIA : quando i discorsi sono pronunciati in
tribunale e che mirano ad accusare o difendere.
C'è un terzo genere di oratoria che però Cicerone non
pratica ed è quella EPIDITTICA che comprende discorsi di
elogio o biasimo che si tenevano in occasione dei funerali
di personaggi importanti.

Un'antica orazione ha una sua struttura che vede una parte


iniziale (EXORDIUM) dove si presenta il discorso e l'oratore
comincia a fare CAPTATIO BENEVOLENTIA ovvero cerca
di conquistare il suo uditorio, in questa parte lo stile ha
come fine principale il DELECTARE ovvero il compiacere
l’uditorio.
C'è poi la NARRATIO dove vengono ricostruiti le vicende
del processo di cui si sta parlando se si tratta di un discorso
di tipo giudiziario. Poi ARGUMENTATIO : la parte dove c'è
la dimostrazione, dove oratore deve dimostrare le proprie
tesi e elencare gli elementi a sostegno di ciò. Lo stile dal
DELECTARE passa al PROBARE, deve diventare più
convincente. Poi la PERORATIO dove oratore cerca di
riassumere ciò che ha detto e cerca di MOVÈRE ovvero
commuovere.
Ci potevano essere poi parte successive come la
REFUTATIO ovvero la confutazione delle tesi avverse.

Cicerone scrisse 180 orazioni, sono rielaborazione dei


discorsi pronunciati in tribunale o nel senato.
Rielaborazione perché quando si doveva pronunciare un
discorso il tempo era limitato per cui oratore aveva
necessità di riassumere le proprie argomentazioni. Inoltre,
tenere un discorso significava utilizzare una serie di
meccanismi legati al linguaggio non verbale : l’actio( la
rappresentazione dell’orazione) era una vera e propria
recita che l'oratore faceva. Ecco perché nel testo che
leggiamo dopo la rielaborazione e quello che fu realmente
pronunciato ci sono enormi differenze.

Cicerone inizia come oratore intorno all’80 a. C con la Pro


Roscio nella quale il suo è uno stile Asiano, barocco in cui
le figure retoriche appesantiscono il discorso, in cui ipotassi
è molto complessa. Sappiamo che Cicerone ebbe modo di
approfondire, tramite il suo viaggio a Rodi, quello che
diventa il suo stile peculiare ovvero quello rodiese : lontano
dagli eccessi dell’asianesimo ma anche lontano dalla
semplicità degli atticisti che Cicerone non gradiva.
LE ORAZIONI VERRINE O IN VERREM
Vengono scritte nel 70 a. C. Sono 3 discorsi : una
DIVINATIO IN QUINTUM CAECILIUM e due ACTIONES, la
seconda divisa in 5 discorsi veri e propri a seconda
dell'argomento e che non è stata mai pronunciata. Nel 70a.
C l’aristocratico Gaio Verre, che era stato governatore in
Sicilia, viene accusato dai siciliani di concussione ; Verre si
era arricchito a danno dei Siciliani. Nel 75 i siciliani avevano
apprezzato la correttezza di Cicerone e decidono di
affidargli la accusa. Anzitutto deve scrivere un discorso (
DIVINATIO IN QUINTUM CAECILIUM) per convincere i
giudici a far sì che lui sostenga questa accusa perché ci fu
un tentativo di far affidare questo incarico a QUINTO
CECILIO che era vicino a Verre. Scrive poi questa Actio in
VERREM dopo la quale Verre fugge nonostante fosse
difeso da Ortolo che era stato uno degli oratori più
importanti del tempo. Cicerone mette in atto una strategia :
fin dall'inizio attacca Verre, fa raccontare ai testimoni delle
malefatte di Verre, quindi fin da subito riesce a convincere i
giudici. Verre scappa, se ne andrà esilio nei pressi di
Marsiglia. Cicerone decide comunque di pubblicare la sua
seconda Actio fatta di 5 discorsi con uno stile vivace,
innovativo, con un periodare armonioso tipico di Cicerone.

È un processo importante poiché si presenta in un


momento difficile per la Res Pubblica, in particolare si
poneva la questione della composizione dei tribunali, gli
aristocratici che dovevano giudicare dei funzionari spesso li
assolvevano ecco perché gli equites volevano prendere
parte a questi tribunali. Già nella prima Actio in VERREM
Cicerone ricorda tutto ciò agli giudici facendo notare che la
cosa si era diffusa non solo presso il popolo romano.

LE QUATTRO CATILINARIE
Nel 63 a. C da console della Res Pubblica è chiamato a
sventare un grande pericolo : la congiura di Catilina. Questi
era un nobile decaduto che aveva intenzione di sovvertire
lo Stato. Con i suoi congiurati aveva intenzione Di
eliminare le più alte cariche di Roma e prendere il controllo
della Res Pubblica con un programma orientato ai
populares tra i quali alcuni storici credono che ci fosse stato
Giulio Cesare. Catilina era riuscito a costruire un vero e
proprio esercito che tuttavia si dovrà scontrare con
l'esercito consolàre e in questa occasione morirà.
Cicerone viene a sapere di questa congiura per mezzo di
una donna ( FULVIA) che era l’amante di uno dei congiurati.
Inizialmente non ha prove precise nei confronti di Catilina(
che è un senatore). Decide però 8 novembre del 63 in una
riunione del senato convocato nel tempio di Giove Statore
di attaccare Catilina accusandolo in maniera chiara, cerca
di provocarlo perché poi Catilina possa venire fuori, cosa
che accadrà.

LA prima catilinaria è uno dei discorsi più riusciti di


Cicerone. Molto studiosi ricordano in particolare le due
PROSOPOPEE, I due momenti in cui immagina che delle
personificazioni tengano dei discorsi e la patria (Roma) che
nel primo caso rimprovera Catilina. Nella seconda
prosopopea immagina che la patria lo rimproveri per non
aver condannato a morte subito Catilina.
Catilina poi argomenta perché vuole che il pericolo sia
annullato. Catilina fugge e il giorno dopo Cicerone tiene un
altro discorso davanti al popolo dove annuncia la fuga di
Catilina che dipinge come una belva.
Sta cercando di convincere il popolo del grande pericolo e
come il suo operato è diventato importantissimo per la
salvezza dello Stato.
Ha ancora paura dei congiurati che in parte si trovano a
Roma ma ad un certo punto riuscirà a far arrestare una
buona parte di coloro che erano rimasti a Roma e
confiscare delle lettere con cui il progetto di Catilina viene
svelato. Nelle orazioni successive prima informa il popolo
della vittoria sui congiurati e poi nell'ultima ( il 5 dicembre in
senato) chiede la pena di morte. In questa orazione
Cicerone commette un errore in quanto non permette ai
CATILINARI la PROVOCATIO AD POPULUM e ciò gli
costerà l'esilio per mano di CLODIO.

PRO ARCHIA
L’anno successivo Cicerone scrive la Pro ARCHIA.
L'orazione ha una importanza sia dal punto di vista culturale
che politico. ARCHIA era un poeta, letterato di Taranto che
Lucullo aveva fatto diventare cittadino di Eraclea e che era
era sotto attacco di Pompeo. Dietro le accuse ad ARCHIA
c'è forse il personaggio di Pompeo e inimicizia tra Lucullo e
Pompeo. ARCHIA era stato un maestro di Cicerone ed era
stato accusato di usurpare la cittadinanza romana. È
l'occasione per Cicerone di lasciarsi andare in un discorso
in cui viene esaltata la poesia che e la cultura come valori
fondamentali per ogni città. È un'orazione in cui Cicerone
ricostruisce i rapporti di ARCHIA e lo fa con grande
maestria anche per quanto riguarda l'organizzazione del
periodo. In ARCHIA Cicerone rivede l'importanza della
cultura che da sempre indicava come fondamentale per l’
uomo.

PRO SESTIO
Nel 56 scrive la Pro Sestio nella quale difende Publio Sestio
Che era stato accusato di violenza. È una fase particolare
della storia della res pubblica poiché Per Roma si
affrontavano le bande armate di CLODIO e Milóne.
Cicerone riesce a salvare Sestio sostenendo la tesi che il
ricorso a mezzi illegali era necessario per salvare le
istituzioni minacciate dai Populares. In questa orazione
viene esplicitato da Cicerone questo ideale del
CONSENSUS OMNIUM BONORUM con cui è convinto che
tutti i BONI CIVES (coloro che hanno una integrità morale,
hanno a cuore lo stato) dovrebbero unirsi per difendere la
Res Pubblica. Questi BONI sono tanti, di tutti i livelli sociali.

PRO MILONE
Nel 52 scrive la Pro Milone in cui difende Milone che aveva
ucciso CLODIO. È un Cicerone che fallisce, come racconta
Plutarco non riesce a pronunciare il discorso e Milóne verrà
condannato. Successivamente Cicerone riscrive e pubblica
questa orazione che diventa un capolavoro con uno stile
equilibrato e con argomentazioni precise.
PHILIPPICAE
Sono 18 Orazioni, 4 perdute che Cicerone scrive tra il 44 e
il 43 a. C. Sono un attacco violento a Marco Antonio. Nel
titolo si riangaccia a Demostene che era diventato un
modello comportamentale perché Le PHILIPPICAE erano
state le orazioni con cui Demostene si era scagliato contro
Filippo di Macedonia in nome della libertà. È ciò che
Cicerone cerca di fare, egli difenda la Res Pubblica da
Marco Antonio. Questi discorsi hanno un incipit molto
leggero : nella prima PHILIPPICA cerca di riportare Antonio
al senato. Questi reagisce attacandolo violentemente per
cui si arriva alla rottura. Dalla 2nd FILIPPICA Cicerone
attacca Antonio anche sul piano personale. È un Cicerone
vicino ad Ottaviano poiché crede che possa essere il male
minore, possa ripermettere al senato quell’equilibrio che
aveva perso. Non risparmia anche nei confronti dei senatori
una serie di attacchi perché erano stati troppo deboli e non
avevano fatto nulla per impedire che il potere dei privati
prendesse il sopravvento.

LO STILE
Cicerone ha un'evoluzione, passa dallo stile Asiano a quello
rodiese, molto più equilibrato, armonioso con un periodo
che pur quando scende nell’ipotassi è sempre molto
organizzato, isocolìa ( uguaglianza delle singole parti).
Figure retoriche non eccessive. Le clausole ( parole che
completano ogni frase) e che hanno un certo tipo di
musicalità. Nel periodo di Cicerone c'è l’ipotassi ( ci sono
subordinate). Da notare la presenza di connettivi che
sviluppano il discorso. Presenti anche i discorsi indiretti
LE OPERE RETORICHE
Cicerone fu un vero e proprio intellettuale, fu un grande
oratore, uno straordinario divulgatore di filosofia e fu anche
un teorico dell’eloquenza. Cicerone si dedica dopo il 55 a.
C. Un paio di anni prima aveva anche scritto un'opera di
contenuto retorico: IL DE INVENTIONE. Solo a partire dalla
metà del primo secolo che il suo studio si stabilizza. In
particolare il De Oratore, il Brutus e l’Orator vengono
considerate le opere piu importanti. La retorica per
Cicerone è uno studio importante per dare all’oratore la
possibilità di parlare in pubblico. Ma è anche soprattutto
politica : non vede distinzione tra Orator e uomo politico.
Quando si sofferma nelle sue opere sulla formazione dell ‘
oratore dice delle cose che vanno riferite all'uomo politico
che deve impegnarsi per la collettività come lui fece.
Cicerone è anche uno studioso dell’eloquenza nella misura
in cui riprende le grandi personalità greche dell’oratoria
attica del 5 sec, si ispirerà a Demostene e arriverà a creare
una storia dell’eloquenza romana.
Cicerone utilizza il dialogo, le opere più importanti vedono
un dialogo che è costruito a metà strada tra quello
Platonico ed Aristotelico. Un dialogo che vede la
costruzione di scenari verosimili, dove vengono
contrapposte le opinioni e in questo si avvicina ad Aristotele
quando i suoi personaggi fanno lunghi riferimenti sulle
proprie esperienze. È un dialogo dove viene fuori
l'eclettismo ovvero la capacità di prendere elementi da tutte
le dottrine per la costruzione di una argomentazione.

DE ORATORE
Scritta nel 55 a. C in tre libri, ha per argomento il modo di
essere dell’oratore, l'atteggiamento dell’oratore. È un
dialogo che presenta un'ambientazione precisa : è
ambientato nel 91 a.C nella villa di Tuscolo di Crasso,
periodo dove Roma è alla vigilia delle GUERRE civili, del
conflitto tra Mario e Silla.

Nel primo libro interviene Lucio Licinio Crasso, il quale è il


portavoce della tesi ciceroniana secondo cui l'oratore deve
avere una grande conoscenza che non faccia solo
riferimento alla legge ma anche letteraria, filosofica, storica
oltre che qualità morali. Marco Antonio obietta che
ORATORE nasce attraverso la pratica, nasce
dall’improvvisazione
Nel secondo libro Antonio prende in considerazione
INVENTIO(capacità di cercare idee utili per le
argomentazioni) , DISPOSITIO( tecnica che permetteva di
organizzare singoli parti del discorso) E
MEMORIA(permetteva di ricordare ed ottenere il discorso)
In questo secondo libro Cesare Strabone sottolinea anche
l'umorismo, fondamentale per ottenere le simpatie degli
ascoltatori.

Nel terzo libro chiude il discorso Crasso, il quale parla della


elocutio(stile), dell’actio(capacità di pronunciare il discorso)
e conclude affermando nuovamente il suo ideale di
eloquenza in cui non può non esserci cultura e filosofia.

ORÀTOR
Nel 46 Cicerone scrive una lettera a Bruto nella quale
delinea la figura ideale del perfetto oratore. Questa figura
viene costruita attraverso la capacità dell’Oratore di
adattarsi al contesto, di adattare il suo discorso in base
all'obiettivo del discorso stesso. Emerge la dottrina dei tria
genera dicendi ( I tre stili) : il genere tenue legato
all'obiettivo di informare ( DOCÈRE) e che è quello delle
cause di diritto civile. Il genere intermedio in cui l'oratore
deve DELECTARE ( attrarre il pubblico) e che serve per
dibattiti penali. L’ultimo ha lo scopo di commuovere.
( MOVÈRE).

BRUTUS
Sempre nel 46 Cicerone scrive un altro dialogo dedicato a
Bruto che vede tra i personaggi lui stesso, il fratello Quinto
e Pomponio Attico, amico di lui. Il Brutus è la storia
dell’eloquenza che parte dagli oratori greci del 5 sec e
arriva a quelli latini fino all'epoca di Cicerone. Rivolta a
Bruto perché era diventato uno dei più importanti
rappresentati dell’atticismo e il Brutus è un attacco
all’atticismo. Cicerone non condivideva la linearità, la
semplicità e pur essendo lontano dagli eccessi
dell’asianesimo cercò di adeguare le caratteristiche di
queste due tendenze in uno stile che poi diventerà suo
È che viene definito rodiese. Cicerone dimostra anche
come la sapienzia dell’oratore può portarlo ad allontarsi
dagli schemi prefissati e verso una scelta che può variare a
seconda delle esigenze del discorso. Cicerone, facendo
riferimento ad un perfetto oratore ha nella mente l'ideale di
Socrate e di Demostene ( quello di un oratore in cui la
cultura è fondamentale).
Cicerone fu un grande divulgatore, riuscì a dare una
sistemazione completa a quello che divenne un patrimonio
di conoscenze, una sistemazione non solo teorica ma che
si basa anche sull'esperienza che Cicerone stesso aveva
maturato.

L’EPISTOLARIO
Le lettere di Cicerone che abbiamo cominciano con il 68 a.
C, è ancora un personaggio in ascesa. Sono un corpo
consistente ( oltre 900 lettere). 16 libri sono rivolti ai suoi
familiari ed altri 16 ad Attico( uno degli amici di Cicerone).
Abbiamo anche tre libri di lettere AD QUINTUM FRATREM
E DUE AD MARCUM BRUTUM. Questo epistolario non era
inizialmente pensato per la pubblicazione. Tuttavia alcune
di queste lettere sono talmente curate da farci pensare che
Cicerone volesse per essere maggiore diffusione, ma
generalmente sono qualcosa di personale. Cicerone
racconta di Roma, di se stesso, della situazione politica.
Quando queste lettere vennero pubblicate da Attico, lo fece
per assicurarsi il favore di Ottaviano. A questa
pubblicazione contribuisce anche Tirone che fu amico e
segretario di Cicerone. Rappresentano un documento unico
sia dal punto di vista della storia romana ma anche per
capire la personalità di Cicerone. Non dobbiamo vederlo
come un monumento, come qualcosa di bello ideale in
quanto egli così come altri personaggi importantissimi
erano dotati di molte sfaccettature. Durante l’umanesimo la
lettura di alcune lettere di Cicerone deluse anche quelli che
lo vedevano come un campione assoluto in quanto viene
fuori l’uomo con tutte le sue debolezze, fragilità.

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