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Prologo

In origine vi era solo


oscurità e morte, poi...
Quasi 14 miliardi di anni fa, il Big Bang creò l'universo e con
esso creò i cristalli del potere, delle masse concentrate di
potere cosmico. I cristalli espansero il proprio potere nella
galassia, creando gli dei, le prime VERE forme di vita:
Thrmon, dio della saggezza
Atheiros, dio dell'equilibrio e
del caos
DIO, Dio della creazione
Non passò molti prima che gli dei creassero i primi pianeti e
le loro forme di vita, ma DIO non ne fu felice.
La sua Gelosia prese il sopravvento, perché avrebbe dovuto
condividere le proprie creazioni con i suoi dei gemelli?
Dio attaccò quindi i suoi fratelli, bandendoli dallo spazio
divino e costringendoli a vivere sulla terra come esseri del
creato.
Prese il controllo dei cristalli, e con essi creò un impero a
sua immagine, I tiktokers, una razza aliena al pianeta terra,
avida quanto il padrone e con aspetto antropomorfo.
Ma questo sarebbe stato un problema solo più avanti di
secoli. Più avanti nel tempo, in quello che una volta era
conosciuto come il continente africano, la scoperta dei
poteri scaturiti dai cristalli diede la scintilla per lo scoppio
della "Grande guerra africana".
Il più grande conflitto armato della storia, che portò alla
distruzione dell'intero continente e alla morte di oltre 1,5
miliardi di persone.
Dopo la guerra, i poteri dati dai cristalli vennero studiati a
fondo, ma quando la ricerca si interruppe il loro ricordo
scompari.
Siamo nell'anno 2378, l'umanità prospera nella sua era
d'oro, ma come sappiamo, le ere d'oro sono destinate a
finire in modo brutale.
Il 23 ottobre di questo anno, un enorme oggetto viene
individuato mentre si avvicina alla terra. E nonostante lo
sforzo di vari governi mondiali, l'oggetto che verrà poi
identificato come "il cristallo" si schianterà sullo stato di
Israele, uccidendo milioni di persone.
L'umanità non vedeva un tale massacro dalla grande guerra
africana, e questo scosse gli animi della popolazione che si
divise col tempo in città stato.
Come se questo non fosse abbastanza, la zona fu occupata
dopo poco dai tiktokers apparsi in seguito allo schianto
prendendo il nome di "Regno innominato".
Oggi il regno innominato ed il suo leader "Burx" , muove le
sue armate contro un mondo debole e diviso. L'unica
speranza di sopravvivenza dell'umanità contro questi alieni
è un gruppo di ribelli con l'intento di unificare il pianeta
sotto un'unica bandiera.
Capitolo 1: Alfa
” Malcontento della malvagità dell’uomo, Dio creò
un impero puro ed a sua immagine, tale impero
muoverà contro gli uomini durante il giorno
dell’eclissi terrestre.” – Racconti dei supremi

-30 ottobre 2378, sette giorni dopo lo schianto del cristallo

Si chiamava Iskander, questo era il nome che i suoi genitori gli


diedero. Era un ragazzo giovane, con capelli castani e lineamenti
delicati.
Erano passate diverse ore da quando La notizia dello schianto
raggiunse le sue orecchie, preoccupato per i suoi genitori;
entrambi archeologi in visita ad Israele, decise di andarli a cercare
il prima possibile.
Ad Avlore, ex Aleppo, le sirene continuavano a suonare mentre
alcune voci provenienti dai megafoni delle forze di evacuazione si
potevano udire persino all'interno della sua abitazione: "I cittadini
devono restare nelle proprie abitazioni, le forze di sicurezza
nazionale stanno lavorando per la vostra sicurezza".
Iskander stava preparando tutto per andare dai suoi genitori,
sperava solo che stessero bene.
Uscito di casa si accorse che la città era completamente deserta,
l'unica cosa a tenergli compagnia era il distante rumore delle
sirene, mentre dal cielo pioveva una polvere violastra e brillante.
Camminò per diversi minuti prima di raggiungere un avamposto
abbandonato delle forze di difesa nazionali. Quegli avamposti non
avrebbero dovuto essere abbandonati, l'esercito non aveva
aggiornato la popolazione sull'apertura dell'evacuazione, Iskander
capi subito che qualcosa non andava.
Si addentrò nell'avamposto e dopo qualche passo cominciò a
sentire un rumore, qualcuno stava combattendo non molto
lontano dalla sua posizione. Si avvicinò il più silenziosamente
possibile al rumore, e quello che vide gli trasmise un grande senso
di inquietudine, un soldato stava venendo divorato da una figura
antropomorfa dalla pelle nera e dalle grandi ali.
Dopo una leggera imprecazione Iskander iniziò a correre nel
tentativo di mettersi in salvo la vita, ma la creatura lo raggiunse
volando ad una velocità elevatissima.
Appena atterrata la creatura scrutò il corpo di Iskander come un
ingordo guarderebbe un banchetto prelibato, e probabilmente per
quella creatura non c’era alcuna differenza. Iskander sudava
freddo durante quegli attimi di terrore, la creatura aveva grandi
occhi rossi che sembravano paralizzare le proprie vittime
provocando un grande senso di inquietudine. La creatura emette
quello che sembrava essere un ruggito, anche se all’orecchio di
Iskander sembrava molto più simile al ticchettio di un orologio, e
dopo un paio di istanti caricò verso di lui.
Per Iskander sembrava essere la fine, ormai aveva iniziato a
maledire il momento in cui gli venne l’idea di uscire per cercare i
suoi genitori. Tuttavia la carica della creatura si fermò di colpo a
causa di un rombo lontano, non gli ci volle molto a capire che
qualcuno aveva appena sparato alla creatura abbattendola.
Si girò in direzione del suono e vide un uomo robusto e armato di
fucile che gli indicava di avvicinarsi.
Capitolo 2: Beta
Iskander aveva raggiunto l’uomo che fino a qualche
minuto prima lo aveva salvato dalla misteriosa creatura, a
vederlo da vicino era molto diverso da come se l'era
immaginato: Era completamente calvo anche se
sembrava avere più o meno la sua età, ed il fucile calibro
45 che stava impugnando era talmente modificato da
sembrare un’arma completamente diversa.
“Sei pazzo per caso? Che ci facevi in quella parte della
città completamente disarmato?” gli disse il ragazzo.”
Stavo cercando di andarmene, non sapevo che ci fossero
queste creature in giro” gli rispose Iskander prima di
continuare a camminare verso Sud per uscire dalla città.
Quando il ragazzo lo vide allontanarsi si mise a seguirlo
con passo svelto.” Hai problemi di gratitudine
evidentemente, ti ho appena salvato la vita”, disse.” E di
questo ti ringrazio”, rispose Iskander,” Ma non posso
permettermi di fermarmi vista la situazione”.
Il ragazzo continuava a seguirlo, probabilmente non aveva
un posto dove andare.” Mi chiamo Sgroscio comunque, è
il mio soprannome”, disse presentandosi in tono
amichevole.
” Mi chiamo Iskander, è il mio nome”, rispose Iskander
con tono quasi scherzoso,” Hai intenzione di seguirmi per
sempre?”.
Sgroscio annui con la testa,” Non ho di meglio da fare, e
comunque questa città è un inferno pieno di quegli
abomini”.
I due si incamminarono insieme per molti altri kilometri,
attraversando i resti di quella città ormai distrutta e
desolata, poi raggiunsero finalmente il confine con l’ex
Libano.
Tuttavia non sarebbe stato affatto facile passare oltre le
nuove città stato militarizzate che si erano formate al suo
posto.
Istengurd si stanziava dinanzi ai due ragazzi: era una città
imponente e macchinosa, con fumi che ricoprivano i cieli
e veicoli e truppe corazzate stanziate davanti ogni entrata
della città.

“Non preoccuparti di questa gente, ho molte amicizie


qui”, disse Sgroscio per rassicurare Iskander.
“Spero tu non stia mentendo, o non arriveremo
nemmeno a metà strada”, gli rispose quest’ultimo.
I due raggiunsero cosi l’entrata della città; Sgroscio salutò
una delle guardie porgendo la mano e mostrandogli
quello che sembrava essere un documento, Iskander
approfittò di quegli istanti per scrutare l’equipaggiamento
avanzato della guardia.
Aveva un’armatura in polimeri molto spessa e di colore
verdastro, l’elmo gli ricopriva parte del viso, mentre il
fucile era probabilmente un’arma ad energia, anche se
non ebbe il coraggio di accertarsene personalmente.
La guardia lasciò passare i due dopo alcuni brevi istanti,
lasciando un avvertimento ad entrambi. “fate attenzione
a non causare guai”, disse, ed entrambi annuirono
chinando il capo ed allontanandosi verso l’interno della
città.
“Quindi, era uno dei tuoi amici?”, chiese Iskander per
allentare la tensione. “Quello, scherzi? Tranquillo, i miei
amici sono molto più simpatici!”, rispose.
Camminarono per ancora qualche minuto e raggiunsero
quello che sembrava essere un negozio di alimenti,
l’aspetto non prometteva nulla di eccezionale...
“è qui, finalmente potremo riposare”, esclamò Sgroscio
prima di entrare, Iskander lo segui in silenzio.
Una volta entrati furono accolti da un gruppo di ragazzi
più o meno giovani e armati. “Hey Sgroscio, chi è questo
qui?”, chiese uno riferendosi a Iskander. “Uno apposto”,
rispose semplicemente Sgroscio alla domanda.
Iskander si presentò immediatamente spiegando a tutti il
motivo per cui stava viaggiando per tutto il continente,
uno dei ragazzi rimase quasi commosso dal racconto, e fu
proprio quel ragazzo ad accompagnare Iskander nella sua
stanza. “Dormirai qui per stanotte, cerca solo di non fare
troppo rumore, la mia stanza è qui accanto ed i muri sono
sottili”, gli disse prima di chiudere la porta.
Iskander non riusciva più a pensare ad altro che a
riposare, quasi 2 decine d’ore di viaggio l’avevano sfinito
sia fisicamente che mentalmente.
Moltissime domande si agitavano nella sua testa mentre
si distendeva nel materasso: “Da dove viene quel
cristallo?”, “I miei genitori sono ancora vivi?”, “Cos’era
quella creatura mostruosa?”.
Avrebbe sicuramente cercato risposte, ma per il
momento decise di farsi cullare dalle amorevoli braccia di
Morfeo.
Capitolo 3: Gamma
31 ottobre 2378, otto giorni dopo la caduta del cristallo
Nel punto d’impatto del cristallo una grande quantità di
energia venne sprigionata, l’onda d’urto fu quasi visibile
mentre un gigantesco flusso di energia si espandeva
attraverso di essa.
A distanza di pochi minuti ricopri la superficie del pianeta,
ma furono in pochissimi ad accorgersene pienamente,
quei pochissimi verranno in seguito chiamati “Portatori
del dono”.
Iskander stava dormendo beatamente quando tutto ciò
accadde, lui e tutto ciò che aveva attorno furono ricoperti
della stessa polvere violastra che fino a qualche ora prima
cadeva su Avlore, e questo provocò una tale reazione in
Iskander che persino il suo sogno ne venne avvolto.
Iskander vede una grande foresta buia; Non c'è sole, non
c'è alba; solo l'oscurità perpetua della notte. L'unica
illuminazione proviene da forcelle frastagliate di fulmini,
che intagliano un malvagio percorso attraverso nuvole
arrabbiate. Nella loro scia selvaggia il tuono squarcia il
cielo, scatenando un torrente di pioggia dura e fredda. La
tempesta sta arrivando e non c'è scampo. Gli occhi di
Iskander si aprirono di scatto, la furia primordiale del suo
incubo lo straziava... sveglio per la seconda notte di fila.
Giaceva immobile e tranquillo, rivolgendo la sua
attenzione verso l'interno per alleviare il battito del suo...
cuore. Un senso di calma si posò su di lui, lavando via il
suo irrazionale terrore... Stava sognando. Eppure sapeva
che doveva respingerlo. La tempesta che lo perseguitava
ogni volta che chiudeva gli occhi era più di un semplice
incubo. Evocato dagli angoli più profondi della sua mente,
la tempesta aveva un significato. Ma con le sue attuali
conoscenze, Iskander non riusciva a capire cosa stesse
cercando di dirgli il suo subconscio. Era un avvertimento?
Un ricordo dimenticato da tempo? Una visione del
futuro? Tutte e tre? Attento a non svegliare i ragazzi che
lo avevano ospitato, si alzò dal letto e andò a rinfrescarsi
gettandosi dell'acqua fresca in faccia. Intravedendo sé
stesso nello specchio, si fermò a studiare il suo riflesso.
Anche adesso che credeva di essersi svegliato e di essere
tornato alla realtà, aveva ancora problemi a riconciliare il
volto allo specchio con l'uomo che era stato prima.
Era sempre stato un ragazzo normale, ma adesso la
normalità era diventata fare di tutto per la propria
sopravvivenza.
Le pareti della casa crollarono di colpo lasciando Iskander
fluttuare nel buio più totale. Tutto ad un tratto vide una
luce distante, seguendola notò di essersi ritrovato
nuovamente a casa sua, più precisamente nella sua
stanza.
Sentiva i suoi genitori dialogare nella stanza accanto,
erano forse tornati a casa mentre era via? Spinto dalla
curiosità decise di andare a controllare, ma non erano i
suoi genitori ad aspettarlo.
Due uomini senza volto lo stavano guardando, e prima
che potesse dire qualcosa i due iniziarono a parlare
all’unisono. “Iskander di Avlore, sei stato scelto”, dissero.
“Scelto per cosa? Chi siete?”, rispose intimidito Iskander.
“Noi siamo Thrmon e Atheiros, dei di saggezza e
dell’equilibrio, tu salverai la razza umana dal suo peggior
nemico... Salverai la razza umana da Dio stesso”.
“Salvarla da Dio? Siete impazziti per caso? Sono un
semplice ragazzo, non sono nemmeno capace di usare
un’arma!”.
I due dei gemelli guardarono il soffitto della casa che
iniziava a crollare, ma prima che ciò accadesse dovevano
comunicare un ultimo dettaglio ad Iskander. “Capirai
molto presto come fare, per sopravvivere la razza umana
dovrà unirsi in un unico popolo”.
Prima che Iskander potesse fare un ulteriore domanda il
palazzo crollò ed Iskander si risvegliò urlando per via del
terrore, stavolta veramente.
Era stato un sogno? Non ne aveva idea, ma sembrava
molto, troppo realistico.
Spaventati per via delle urla Sgroscio ed alcuni ragazzi
entrarono nella stanza aprendo la porta con furia. “Che è
successo?”, chiese Sgroscio.
“Solo un brutto un sogno, scusate ragazzi”, rispose
Iskander prima che tutti tornassero a dormire.
Capitolo 4: Delta
1° novembre 2378, nove giorni dopo la caduta del cristallo

La nebbia circondava Istengurd al mattino, i fumi delle


fabbriche si erano mescolati alla brina formatasi pochi
minuti dopo l’alba, appannando i vetri delle case.
Iskander e gli altri ragazzi stavano cercando provviste
nella zona riservata al mercato della città, sapevano di
non poter rimanere fermi per troppo a lungo in città, ma
all’improvviso vennero fermati da un ragazzo che stava
distribuendo il giornale.
Iskander ne prese uno e iniziò a leggerlo mentre seguiva
gli altri, raccontavano di notizie provenienti da tutto il
mondo, evidentemente con la caduta delle relazioni
diplomatiche anche internet aveva cessato di esistere.
Sembrava che la divisione dei territori in piccole città
stato non fosse un’esclusiva della sua zona, tutto il
mondo si stava isolando per via della paura, e sempre per
via della paura le varie città stato combattevano per
piccoli appezzamenti di terreno necessari alla loro
sopravvivenza.
Nel caos generale tuttavia, una nuova grande potenza si
stava espandendo. Questo “Regno Innominato” stava
guidando armate di strane creature dall’aspetto
antropomorfo contro ogni cosa si ponesse davanti al suo
dominio, i tiktokers, cosi li chiamavano.
Alla vista di tutte queste notizie Iskander senti il peso
della divisione umana. Fino a qualche mese prima la razza
umana aveva completato la colonizzazione del sistema
Solare con la costruzione della gigantesca metropoli di
Solar City su Urano, una gigantesca metropoli che
avrebbe ospitato oltre mezzo miliardo di abitanti.
Tutto ciò che aveva costruito la razza umana si stava
sgretolando su sé stesso e lui non voleva che accadesse.
Il suo gruppo aveva completato il giro di rifornimento
entro un paio di ore, stavano finalmente tornando a casa
quando notarono che una gigantesca nuvola nera si stava
avvicinando velocemente alle mura della città.
Iskander si fece prestare un binocolo meccanico da
Sgroscio per guardare meglio la nuvola sospetta, notò con
suo dispiacere che non era una nuvola, ma un’orda di
creature perfettamente uguali a quella che lo aveva
attaccato ad Avlore.
Le sirene d’allarme iniziarono a suonare in tutta la città, la
scena gli era fin troppo familiare...
Mentre le strade diventavano velocemente deserte si
accorse che tutti i membri del suo gruppo erano ancora lì,
pronti a combattere e armati con pistole leggere e fucili di
medio calibro.
Lui non era armato, ma non si sentiva affatto indifeso
contro la minaccia tiktokers.
“Che state facendo?”, chiese, “Non potete combattere
un’intera orda di quelle creature!”.
Effettivamente nessuno dei ragazzi disponeva di un
equipaggiamento sufficientemente avanzato da uscire
illeso in uno scontro di quel calibro, quindi a prima vista la
sua reazione poteva sembrare giustificata.
Uno di loro si avvicinò. “Mi chiamo Terrore comunque, e
sì, è il mio nome”.
I primi colpi vennero sparati nel lato esterno delle mura, i
veicoli corazzati stavano sparando con un cannone calibro
125 contro l’orda.
Migliaia di proiettili sì alzarono verso il cielo uccidendo
decine di quelle creature ogni volta che Iskander sbatteva
le palpebre, Terrore decise quindi di raggiungere il fronte
più vicino insieme al suo gruppo, Iskander li segui.
Tutti sapevano che nel caso in cui le difese non avessero
retto nulla avrebbe più impedito all’orda di massacrare la
popolazione inerme della città.
Raggiunsero una postazione della guardia di Istengurd
dopo appena qualche minuto di strada, ma erano tutti
troppo impegnati a sparare per dare peso alla loro
presenza.
Uno dei gruppi principali, formato da circa tremila
esemplari di quelle creature, si stava avvicinando
pericolosamente alle mura delle città.
Notando la situazione di pericolo Terrore fece qualcosa di
grandioso, lasciò cadere il proprio fucile a terra e con le
sue sole mani lanciò un’ondata di fiamme ardenti contro
l’orda, carbonizzandola per intero.
Tutti rimasero senza fiato vedendo un tale potere
scaturito da un singolo uomo, tutti meno i ragazzi che lo
accompagnavano.
L’avanzata nemica si fermò per qualche istante.
Iskander pensava ancora che il suo sogno del giorno
prima fosse un semplicissimo sogno, ma dopo quello
spettacolo aveva completamente cambiato idea.
Un’ufficiale di alto rango, un sergente probabilmente, si
avvicinò al gruppo.
“Hey voi, che ci fate qui? E cos'era quell’attacco? Avete
forse un’arma da qualche parte?”, li asserragliò di
domande per quasi un minuto mentre la battaglia
proseguiva, ma Terrore e gli altri ragazzi non lo
degnarono di una risposta concreta.
“Per il momento l’unica cosa che conta è salvare la città
da queste creature, vi spiegherà tutto il mio amico
appena avremo finito”, disse Sgroscio indicando Iskander.
Iskander non capiva per quale ragione avesse fatto una
cosa del genere, ma notando che il fucile non serviva più
a Terrore decise di prenderlo con sé nel caso avesse
dovuto lottare.
La Battaglia tuttavia sembrava essere finita, senza il corpo
principale dell’assedio infatti, l’orda sì disperse e si ritirò.
Adesso il peso delle spiegazioni pesava su Iskander, che
non aveva la minima idea di cosa fosse successo.
Decise di Condurre tutta la gente che poté in piazza per
realizzare un discorso sul momento.
Non aveva mai capito i politici, insomma, perché usare le
parole per condurre la gente invece di sporcarsi
direttamente le mani? Non è forse più veloce muovere
direttamente una roccia piuttosto che chiedere a
qualcun’altro di farlo?
Adesso però aveva capito, azioni di grosso calibro come
respingere un’invasione di quelle creature o gestire una
città non erano azioni semplici ed eseguibili da un solo
uomo o da un piccolo gruppo, erano azioni molto più
complesse per cui sarebbe stato necessario l’aiuto di
molte persone.
Esattamente come un politico infatti, Iskander si ritrovò in
piazza a dover discutere e dare spiegazioni su ciò che
accadeva.
La gente della città era spaventata ed attendeva ansiosa
una risposta per ogni loro domanda, Iskander non poteva
dargli tutto ciò che cercavano, ma poteva dargli un
obbiettivo da raggiungere mentre aspettavano la risposta.
“Alieni, ecco cosa sono. Oggi ho letto il giornale e pare
che queste creature provengano direttamente dal
cristallo che di recente si è schiantato su Gerusalemme.”,
Iskander prese un momento di respiro.
“Vengono qui per sterminarci e conquistare le nostre
terre, non avranno pietà di nessun uomo, e non solo degli
uomini: ma delle donne e pure dei bambini. Questa
guerra non sarà come tutte le altre, non possiamo
permetterci di perdere perché una sconfitta equivarrebbe
alla totale estinzione della nostra specie!”.
La gente sentendo queste parole fu presa dal panico, ma
Terrore riprese la loro attenzione prendendo possesso del
discorso.
“è vero che non possiamo permetterci di perdere, ed è
per questo che dobbiamo restare uniti. Oggi abbiamo
vinto e messo in fuga il nemico, ma se vogliamo vincere
l’intera guerra dobbiamo riunire la razza umana sotto
un’unica causa!”.
Alcuni degli uomini nella folla esultarono, scatenando una
specie di effetto domino sulla popolazione di Istengurd.
Nel giro di poche ore vennero costruiti e riempiti di
reclute centri di reclutamento improvvisati per tutta la
città, la guardia di Istengurd avrebbe organizzato i
reclutamenti con il supporto di Terrore, mentre Sgroscio
si sarebbe occupato di gestire la logistica insieme al
vecchio sindaco della città.
Era nata una ribellione quel giorno, ma Iskander aveva
bisogno di risposte da parte di tutti i membri del suo
nuovo gruppo.
Capitolo 5: Epsilon
3 novembre 2378
In città la gente si stava preparando per combattere al
meglio delle loro possibilità; alcuni si armarono, altri
portarono cibo e medicinali ai magazzini della nuova
guardia.
Vedendo tutto ciò Iskander fu fiero di ciò che lui ed i suoi
nuovi amici avevano fatto, ciò nonostante esigeva delle
risposte da Terrore.
Terrore lo aveva invitato nella sua stanza proprio per
discutere di tutto ciò.
“Prima di tutto, conosci le origini del cristallo?”, chiese
Terrore ad Iskander senza perdere tempo.
“In realtà no, conosco solo ciò che si dice in giro”, gli
rispose Iskander.

Terrore riprese subito il discorso. “Il Cristallo è molto più


antico di qualunque cosa tu possa immaginare, fu creato
insieme al big bang. Inoltre non ne esiste uno solo, i
cristalli sono sparsi per tutta la galassia”.
Iskander non riusciva a capire come facesse a sapere
tutto questo, a vederlo sembrava appena un ventenne.
“Ricordi qualcosa riguardo la grande guerra africana?”,
chiese Terrore.
“Si, pare che abbia fatto morire molta gente, e allora?”,
rispose Iskander.

Terrore era grondante di sudore, sembrava che fosse


agitato per qualche motivo.” La grande guerra africana
non si è limitata a far morire molta gente, furono alcuni
pezzi di cristallo a iniziare la guerra. Quei pezzi di cristallo
diedero poteri unici ad alcuni individui e l’avidità fece
scoppiare la guerra che distrusse la culla della civiltà
umana!”.

Iskander iniziò a sentirsi a disagio in quella situazione.


“Come fai a sapere tutte queste cose?”, chiese.
“Perché io ero lì, quasi 400 anni fa”, rispose Terrore
lasciando Iskander a bocca aperta per lo stupore.

“Com’è possibile?”, chiese Iskander.

Terrore non risponde immediatamente, “Una volta entrai


in contatto con un pezzo del cristallo, le chiamavamo
sfere al tempo. Mi fu donata da un certo Thrmon, credo
c’entri qualcosa anche se non ne posso essere sicuro. La
verità è che mi sono risvegliato non molto lontano
qualche tempo fa, e per qualche ragione conosco tutto di
quest’epoca e del nemico che dobbiamo affrontare”.

Iskander aiutò Terrore a calmarsi, “Allora dimmi, chi sono


questi alieni?”, gli chiese.
Terrore riprese fiato e si ricomponè. “Sono Araldi di Dio,
una razza parallela a quella umana... Ne esistono diverse
specie, quella che ci ha attaccato oggi era solo un’orda da
ricognizione di Mothmen, ma esistono anche orde
d’assedio formate da molti individui di diverse specie”.

Finalmente Iskander aveva capito per quale ragione una


tale catastrofe si era scatenata sull’umanità, Il Regno
innominato era molto più potente di quanto potesse
immaginare, e la nuova ribellione era l’unica speranza
della razza umana.

Passarono alcuni minuti di silenzio, poi un soldato della


nuova guardia entrò nella stanza prelevando entrambi i
ragazzi per organizzare il primo incontro tattico.

La sala della guerra era piena di ufficiali vecchi e nuovi,


tutti pronti per stabilire il primo obbiettivo dello sforzo
bellico.
Iskander non capiva quasi niente delle mappe e delle
simbologie adoperate su di esse, ma era sicuro che la
linea rossa delimitasse il territorio direttamente occupato
dal regno innominato.
Uno degli ufficiali si avvicinò ad Iskander chiedendo dei
suoi piani, e quest’ultimo rispose confermando
l’obbiettivo del suo viaggio.
“Sono sicuro che scopriremo di più sul nostro nemico
addentrandoci nel loro territorio, Quel cristallo
dev’essere direttamente collegato al loro arrivo sulla
terra.”, disse con aria fiera. Per un attimo pensò al suo
ipotetico arrivo a Gerusalemme, che cos’avrebbe trovato
oltre a cenere e morte? Meritava forse di sperare che i
suoi genitori fossero vivi mentre quelli altrui no?

La riunione tattica fini nel giro di appena un’ora, e lasciò


in Iskander un grande senso di vuoto. Terrore si avvicinò
insieme a Sgroscio e agli altri ragazzi. “Ho bisogno che tu
venga con me fino ad Erenor, pare che venga definita
come la città d’oro dell’apocalisse”.

“Città d’oro?”, chiese Iskander, “Perché dovremmo


andare in un posto del genere?”.
Sgroscio intervenne, “Perché quella città è l’attuale base
della gilda Andreiker, loro controllano gran parte dei
traffici commerciali tra le nuove città stato, e se c’è
qualcosa che può unire tutti... beh, è il denaro”.
Tutti si limitarono ad annuire, Iskander pensò che tutto
sommato fosse un buon piano e quindi decise di annuire
a sua volta.
“Va bene allora, ma come pensate di andarci? Dalle
mappe sembra trovarsi nei dintorni della vecchia Dubai, e
c’è un regno innominato a dividerci da quel posto”, disse.
Terrore si limitò a prendere dalle proprie tasche un
frammento cristallino di colore bluastro. “Questo ci
porterà ad Erenor in pochi istanti, ne sono sicuro
nonostante non sappia cosa sia”.

Tutti i presenti erano ancora confusi sul funzionamento


del frammento, ma Terrore gli aveva già dimostrato più
volte di sapere il fatto proprio.
Terrore tese la mano con il frammento puntandolo verso
il gruppo e dopo un battito di ciglia l’intero gruppo si
ritrovò ricoperto da una strana luce. In un battito di ciglia
si erano ritrovati in una città estremamente moderna e
luccicante.
I vetri splendenti dei palazzi ed il cielo limpido erano uno
spettacolo molto differente dai fumi delle fabbriche di
Istengurd e dai suoi palazzi decadenti, era chiaro a tutti
che in qualche modo erano arrivati ad Erenor.
Capitolo 6: Zeta
4 novembre 2378
Sgroscio rimase a bocca aperta quando riapri i propri
occhi, Il Burj Khalifa si stanziava dinanzi a lui.
Qualche anno prima aveva visitato il posto con la sua
famiglia, e non credeva certo di trovarlo esattamente
come lo ricordava.
Di fatto era strano che una città rimanesse uguale in
seguito alla propria divisione, specialmente una città
importante come l’ex Dubai.
Terrore guardò il vuoto per alcuni minuti, poi uno dei
ragazzi lo riprese,” Hey Terrore, adesso dove andiamo?”,
disse.
Terrore si limitò ad indicare il Burj Khalifa, con lo stupore
di tutti.
Il fragoroso rumore delle gigantesche file di automobili a
fusione rendeva quasi impossibile comunicare, Iskander
non credeva che avrebbe rivisto un traffico del genere
dato che già da poche settimane prima dello schianto del
cristallo le varie città stato stavano iniziando ad edificare
varie abitazioni sulle vecchie strade.
Il gruppo camminò per alcuni minuti in silenzio,
ammirando la città, poi Iskander notò di non conoscere i
nomi dei due ragazzi che lo stavano accompagnando
insieme a Sgroscio e Terrore.
“A proposito, voi due vorreste dirmi i vostri nomi?”,
chiese.
I due ragazzi, entrambi di carnagione scura, si guardarono
per qualche secondo, poi annuirono ed uno di loro si
presentò.
“Mi chiamo Samir, il mio amico silenzioso invece è Adil”.

Appena finita la discussione il gruppo arrivò all’entrata


principale del Burj Khalifa; all’entrata stanziava una
coppia di robot da guerra pesantemente armati,
decisamente troppa potenza di fuoco anche per la
protezione del gigantesco grattacielo.
“Identificatevi o apriremo il fuoco su di voi”, dissero
ripetute volte.
Terrore si limitò a dire il proprio nome e le guardie robot
li fecero passare.
Le mura interne dell’edificio erano luccicanti e
riflettevano i raggi solari provocando un leggero tepore
all’interno del palazzo, sembravano interamente fatte
d’oro per via del colore giallastro scuro della vernice.
Terrore si raggruppò con il resto della squadra chiamando
l’ascensore che li avrebbe portati al piano più alto
dell’edificio per poi mettere in guardia tutti.
“Dovete sapere che questa città non è mai stata famosa
per via dei suoi affari leciti. Se la dovessimo paragonare
ad una fogna l’uomo con cui stiamo per parlare è senza
alcun dubbio il re dei ratti”.

L’ascensore sali per un numero incalcolabile di piani, poi


le porte si aprirono ed un robot li esortò a seguirlo fino ad
un ufficio.
Ad una scrivania sedeva un uomo estremamente robusto
e dall’aspetto amichevole, indossava un giubbotto in pelle
ed un paio di occhiali da sole.
“Alla fine sei tornato, amico mio!”, disse l’uomo con
calma esultanza.
Terrore sembrava conoscere quell’individuo meglio di
chiunque latro. “Tagliamo i convenevoli Thomas, abbiamo
un favore da chiederti”, tagliò corto Terrore.
Thomas non alzò lo sguardo, concentrato com’era sui
documenti che stava compilando, la sua voce tuttavia si
fece più rauca di colpo.
“Adesso hai assunto il comando della squadra?" gli
chiese. ” Cosa vi serve?”
Iskander stava guardando in silenzio la discussione,
sembrava che i due avessero distrutto qualunque sorta di
rapporto avessero avuto in passato.
Terrore presentò una mappa a Thomas.
“Queste sono le tue rotte commerciali, gran parte del
denaro di tutto il mondo passa da questa città o
sbaglio?”.
Thomas alzò lo sguardo su di lui, facendolo trasalire.
“Sembra di sì, e quindi? Siete venuti per chiedermi un
prestito?”, disse.
Iskander intervenne.” Siamo venuti a chiederti aiuto per
unire le città stato”.

Thomas fu sorpreso dal coraggio del ragazzo.” Capisco,


quindi volete il mio appoggio per via della posizione di
rilievo della mia città”, concluse.” vi farò sapere, intanto
vi concederò di alloggiare in città”.
Il gruppo fu scortato fuori dall’edificio, non gli rimaneva
altro da fare che aspettare la conferma del re dei ratti.
“Cosa faremo se dovesse rifiutare?" Chiese Sgroscio.
Terrore fermò il passo per qualche istante.” Se lo farà,
dovrò chiudere questa vecchia ferita con le mie mani”.

All'interno delle ombre del suo letto, Iskander teneva gli


occhi aperti a semplici fessure. Due occhi ovali luminosi
sembravano espandersi e brillare come due stelle quando
chiudeva gli occhi.
"Dormi bene, piccolo furfante", disse la voce, sembrava
essere quella di una donna nonostante gli sembrasse
familiare. “Domani avrai bisogno di tutte le tue forze".
La voce se n'era andata, chiudendo la porta con un forte
tonfo.
Gli tornò in mente il modo in cui lo chiamava sua madre
Jessica al mattino e di come lo trattasse al mattino, come
un principe.
Suo padre era un uomo molto più ferreo, aveva sempre
desiderato che Iskander seguisse le sue orme nel migliore
dei modi.
C'erano così tante cose da imparare. Erenor era un posto
così
diverso da Avlore che la mente di Iskander vorticava con
una nuova conoscenza al pensiero di trovarsi in un posto
del genere.
Erenor, la città d’oro circondata dal deserto arabico.
Terrore, ormai divenuto una sorta di stratega per il
gruppo, Aveva spiegato la situazione prima di andare a
dormire: il loro mortale Nemico, i Tiktokers , erano sulla
terra da centinaia di anni, a tenere il pianeta sotto
osservazione per organizzare l’attuale attacco.
Spesso prendevano l’aspetto di creature soprannaturali:
Mothman, Mostro di Grafton, Wendigo... erano tutti
Tiktokers mandati in ricognizione.
La Charm Company utilizzò questo segreto per tenere
sotto scacco i governi mondiali e arricchirsi. Nonostante
tutto, Ora i Tiktokers stavano invadendo il pianeta, e
neanche tutto il denaro del mondo avrebbe potuto
salvare la compagnia dalla furia di questo impero alieno.
Eppure, aveva detto, questa apparizione conteneva il
pericolo più mortale. Perché il suo capo, Thomas Lerim,
aveva una grande influenza su tutto il pianeta adesso che
controllava i commerci, e farselo nemico o amico avrebbe
potuto fare la differenza tra la vita e la morte della loro
causa.
“Un uomo popolare suscita la gelosia dei potenti”, aveva
detto Terrore.
Iskander stava sognando una caverna in mezzo al deserto,
persone silenziose tutt'intorno a lui muovendosi nella
fioca luce dei globi luminosi che aveva immaginato prima.
Lì era solenne e come una cattedrale mentre ascoltava un
debole suono: il gocciolare dell'acqua.
Anche mentre si trovava ancora nel sogno, Iskander
sapeva che lo avrebbe ricordato al suo risveglio. Lui
ricordava sempre i sogni che erano previsioni, come
aveva già fatto. Il sogno era svanito.
Iskander si svegliò nel calore del suo letto, pensando e
ricollegando i suoi pensieri ancora una volta.
Al sorgere del sole si affacciò dalla finestra della sua
stanza da letto, ammirando uno degli spettacoli più belli
che i suoi giovani occhi potessero immaginare, Il deserto
arabo: Volute sopra la sabbia, piccoli granelli che calavano
lentamente a terra illuminati dai raggi solari.
Lo spettacolo fu talmente affascinante che rimase come
incollato alla finestra per alcuni istanti, poi qualcuno
bussò alla porta.
“Iskander, dobbiamo andare, pare che Thomas abbia
deciso”.
Era Adil a parlare, era raro sentire la sua voce,
specialmente al mattino.
Appena usciti dal palazzo tuttavia, Thomas li stava già
aspettando.
“Ah, finalmente!”, disse, “Abbiamo un accordo da
siglare!”.

“Quali sono le tue condizioni?”, chiese Iskander.


Il re dei ratti sogghignò per qualche istante, poi parlò
nuovamente.
“Questi alieni stanno eliminando molti dei nostri clienti,
ed i miei droidi da guerra non basterebbero per
combattere da solo contro questa minaccia”, disse ad alta
voce.
“Vi aiuteremo, ma voglio che non vi immischiate nei miei
affari... privati”.
Era prevedibile che avrebbe risposto per profitto, ciò
nonostante il gruppo accettò di buon grado la sua offerta.
Prima ancora che potessero stringersi la mano una flotta
di astronavi Tiktokers appari sopra la città.
Erano navi Enormi rispetto agli standard umani. Il metallo
di cui erano fatte era vivo e pulsante, di un colore scuro
come la notte e apparentemente molto spesso.
Le navi iniziarono a bombardare a tappeto la città,
lasciando I droidi da guerra completamente impotenti e
vulnerabili.
Era un attacco a sorpresa, qualunque fosse la mente
bellica dietro le armate del regno innominato sapeva
decisamente il fatto suo.
Tutti si prepararono alla battaglia, contro un nemico cosi
soverchiante l’obbiettivo sarebbe stato sopravvivere.
Capitolo 7: Eta

Il Barone Cavallaris Nero stava con gli occhi bassi nella


camera imperiale delle udienze, all’interno
dell’ammiraglia da guerra Uvinar.
Dando occhiate di nascosto, il barone aveva studiato la
stanza dalle pareti metalliche ai suoi occupanti: i
Mothmen che si preparavano alla battaglia, I Gronks , le
guardie Shaller.
Stava aspettando il delegato mandato sulla nave dal suo
padrone Burx (Signore del regno innominato e araldo di
Dio).
Accartocciato intorno alle mura, lì a suo agio sotto le
sanguinose bandiere di battaglia che erano l'unica
decorazione della stanza.
Voci risuonarono dalla destra della camera, echeggiando
da un acuto richiamo: “Fate largo! Fate largo all’emissario
Imperiale!”.
L'emissario Shaddam uscì dal corridoio nella camera delle
udienze seguita dalla sua scorta.
Raggiunse il trono di teschi di Cavallaris, ignorando il
barone per qualche istante, apparentemente ignorando
ogni persona nella stanza.
Il Barone scoprì che sarebbe stato suo dovere intervenire
per primo, e studiò l’emissario cercando un indizio sullo
scopo di questa udienza.
L’emissario si alzò in bilico, in attesa - una figura snella ed
elegante in un'uniforme militare con finiture in oro. Il suo
viso magro e gli occhi freddi ricordavano al barone il Duca
di Teergaden.b, sua vecchia conoscenza morta da tempo.
Aveva lo stesso sguardo di Burx.
Ma il Signore del regno innominato aveva le squame
viola, non nere, e la maggior parte di quelle squame era
nascosta da un Eban, un vestito tradizionale del popolo
Shaller, ed un elmo con stemma imperiale in oro sulla
testa.
Non era raro per i militari delle razze alte (ovvero le razze
dominanti nell’impero) vestirsi in modo appariscente
durante gli incontri importanti.
L’emissario stava guardando il trono. Era una sedia
massiccia scolpita da un unico pezzo di quarzo-blu-verde
attraversato da striature di fuoco giallo, un classico nelle
ammiraglie imperiali.
Il barone smise di tentennare vedendolo cosi incuriosito.
La presenza dell’Emissario poteva voler dire solo guai per
la sua nave, sperava che fosse un messaggio del suo
signore Burx , e non del Dio imperatore in persona.
“Mi dica, Emissario Shaddam”, disse. “cosa la porta qui?”.

L’emissario ripose il proprio sguardo sul Barone.


“Il nostro potente signore Burx ha un messaggio per lei”,
rispose. Cavallaris fece un respiro di sollievo.
“E dunque mi dica, emissario, quale sarebbe il
messaggio?”.
Shaddam indicò una città nella mappa organica della
gigantesca nave.
“Degli indigeni stanno organizzando le loro forze per
respingerci, con la tecnologia di cui dispongono ed il
nostro numero ridotto di truppe rischieremmo di perdere
il cristallo nel caso in cui dovessero riuscire nel loro
intento”.

Cavallaris sembrò quasi irritato quando ricevette la


notizia, erano mesi che stava organizzando l’espansione
imperiale sul pianeta Natale di questi “umani”. Ed ora un
paio di individui indigeni rischiavano di rovinare la sua
carriera insieme al suo intero piano.
“Sono sempre stato uno dei migliori fedeli dell’impero,
puoi dire al nostro padrone che mi occuperò
personalmente della minaccia nemica con le mie navi da
guerra”.
L’emissario Shaddam annui con un leggero sogghigno e si
ritirò nella sua nave, poi si diresse dal suo padrone sul
pianeta Marte, un ammasso di roccia e polvere secondo
gli archivi, ma un grande segreto sembrava nascondersi
sotto quel sottile strato di polvere e roccia.

La flotta d’assedio di Cavallaris tracciò la rotta e le sue


navi organiche raggiunsero i cieli della città segnata
dall’emissario, Erenor.
I bombardamenti iniziarono, doveva eliminare la minaccia
ad ogni costo, ne andava del suo onore.
“Per Il Dio imperatore”, urlò prima di guidare le sue
truppe verso la città assediata.
L’esercito era sovreccitato, le razze basse ed alte si
unirono nel più grande schieramento tiktokers che la
razza umana ebbe visto fino a quel momento.
Centinaia di migliaia di creature di diverse specie: Gronk
in prima linea, Mothmen in avanscoperta e Shaller in
retroguardia.
Le armate iniziarono ad avanzare, il rumore perpetuo
della loro marcia iniziò a confondersi con il
bombardamento delle astronavi e le urla dei nemici
vennero soffocate dai misericordiosi colpi letali che
concedevano al nemico.
Capitolo 8: Theta
5 novembre 2378

I plotoni d'invasione tiktokers si tennero a debita distanza


dalla città durante la discesa dell'ammiraglia Uvinar. Il
motivo divenne evidente quando la prima pioggia di
proiettili in Devanite si abbatté dal cielo sul fianco della
formazione cittadina, formando un cratere nel pendio e
trasformando la sabbia in vetro incrinato e sfrigolante. I
pochi ricognitori e tiratori scelti della milizia di Erenor che
avevano strisciato fino alla cima del pendio e che non
erano stati disintegrati dalla furia dell'ammiraglia furono
costretti a ritirarsi all'interno della città. Iskander avverti
l'ondata di calore investirgli il viso, che fu costretto a
coprirsi col braccio. L'aria bruciante puzzava di ozono e
zolfo anche attraverso il filtro della maschera che Thomas
gli aveva dato. La pioggia cremisi delle cannonate
nemiche incombeva sui droidi da guerra e sui soldati in
difesa della città, accompagnata dalle sfere luminose che
guidavano i missili sganciati intorno alla città. Lo scopo
dell'invasione era sicuramente distruggere ogni forma di
resistenza, contro un nemico cosi spietato Iskander si
chiese quanto avrebbero potuto resistere prima che la
città fosse distrutta. "Siamo in posizione!", gridò Samir
nell'orecchio di Iskander. Quest'ultimo riusciva a
malapena a sentire le sue parole sopra il fragore dei
bombardamenti nemici che distruggevano le fortificazioni
circostanti. Iskander scorse una squadra di soldati ritirarsi
verso un crinale poco distante. "Mantenete le righe!",
urlò loro.
Se si fosse sbagliato - se l'artiglieria nemica avesse
polverizzato le formazioni in difesa della città senza
toccare gli edifici interni- sarebbero morti tutti e la
battaglia sarebbe stata persa prima di riuscire a fuggire.
Un attimo dopo, però, il fuoco cessò. Samir alzò lo
sguardo al cielo e sorrise, l'aria infuocata gli bruciava i peli
del naso. La sagoma oscura dell'ammiraglia era scesa
sotto le nuvole ormai, e si stagliava contro il sole lontano
e soffuso del tramonto, cosi vicino che potevano scorgere
le scaglie bioniche del suo ventre metallico.
Fu in quel momento che le armate iniziarono a muovere
contro di loro, la loro marcia era tale che per i primi
istanti i soldati nelle trincee scavate nella sabbia
scambiarono i loro passi per un terremoto.
Thomas osservava l’assalto dalla sua postazione in cima al
gigantesco grattacielo che era il Burj khalifa, stringendo il
suo binocolo meccanico contro il vento crescente. Poche
centinaia di metri sotto di lui si stava consumando la
battaglia per il controllo delle trincee esterne. I caccia
leggeri nemici sembravano creature in tutto e per tutto,
erano poco più grandi di un mothman ma estremamente
più veloci ed armate meglio, ed attaccavano i soldati
asserragliati intorno alle loro posizioni fortificate e quegli
sciagurati che tentavano di ritirarsi.

Le forze della milizia locale si erano divise in tre linee


sommarie tra i tiktokers ed il Burj khalifa. La più esterna
consisteva di qualche decina di soldati e droidi da guerra
organizzati in squadre d’attacco e appostati dietro massi e
trincee scavate nella sabbia, dove l’ambiente forniva un
minimo di riparo. Quella linea non avrebbe resistito a
lungo, ma le sue imboscate avrebbero almeno rallentato
l’avanzata nemica.
Le linea centrale, poco prima dell’interno della città, si era
rinchiusa in uno stretto fosso che Terrore ed il suo gruppo
avevano scavato in una frattura naturale al confine.
Iskander sperava che quella trincea li avrebbe protetti da
dai bombardamenti nemici; inoltre, era abbastanza vicina
alla città da costringere i tiktokers ad affrontare le difese
personalmente.
La terza linea difensiva, la più interna, era concentrata
intorno al Burj khalifa. Ricordava sia nella forma che nella
funzione la difesa che i ribelli avevano eretto intorno alle
mura di Istengurd poco tempo prima, aveva funzionato
bene allora, e lo avrebbe fatto anche adesso.
In sostanza si trattava di un complesso e ben organizzato
sistema di difesa, basato su due vantaggi in possesso alla
ribellione.
Il terreno avrebbe offerto un riparo agli alleati ed avrebbe
rallentato l’avanzata nemica o quantomeno lo avrebbe
esposto al fuoco ribelle. Se tuttavia il regno innominato, i
tiktokers, avessero deciso di aprire nuovamente il fuoco
con l’ammiraglia, le sorti dello scontro si sarebbero
ribaltate in un attimo.
Nessun vantaggio cambiava il fatto che i ribelli fossero in
inferiorità numerica o che gli “Shaller” che il nemico
aveva schierato fossero più addestrati, equipaggiati e
fisicamente predisposti per affrontare quel tipo di
battaglia.

L’orda di tiktokers sembrava stendersi sulla periferia della


città come un manto di neve grigiastra, interrotto
soltanto dalle chiazze colorate che erano il sangue ed i
proiettili ad energia della battaglia.
Dietro di loro incombevano due gigantesche entità dalla
forma vagamente insettoide che il binocolo di Thomas
rappresentava come figure giallastre.
Erano delle creature mostruose e armate fino ai denti con
cannoni e placche metalliche, erano dei corazzati Gigan.
I ribelli avevano meno soldati, meno veicoli e nessun
appoggio aereo. Non avevano alcun luogo in cui rifugiarsi,
eccezion fatta per la città stessa. Con ogni probabilità
quella battaglia si sarebbe trasformata in un massacro.
Nonostante ciò, Iskander scopri di non avere paura
nemmeno per i suoi compagni.
C’erano modi molto peggiori per morire che combattendo
per proteggere la propria specie.
“L’orda sta arrivando”, lo informò Samir.
I due si trovavano in un edificio distrutto tra la prima e la
seconda linea di difesa.
Era la prima volta che i ribelli si opponevano cosi
apertamente alle forze d’invasione tiktokers, ed era
anche la prima volta in cui gli era stato necessario
organizzare una rigida gerarchia comunicativa.
Thomas aveva preferito comandare la guarnigione di
droidi e miliziani dalla cima del suo grattacielo, studiando
in tempo reale le mappe olografiche per trasmettere
ordini alle truppe sul campo.
Samir, Iskander ed il resto del gruppo conoscevano bene
il nemico che stavano affrontando e decisero di
presentarsi in prima linea per guadagnare tempo mentre
Thomas preparava la sua “Sorpresa”.

“Come ce la stiamo cavando?”, domandò Iskander.


“Per adesso?”, sbuffò Samir. “Sappiamo cosa dobbiamo
fare, richiedimelo a battaglia finita”.

Iskander grugni e tornò ad osservare il fronte.


I tiktokers sferrarono il primo colpo. Decine di caccia
sganciarono le loro ultime bombe sulla prima linea, erano
ordigni abbastanza piccoli da non distruggere le
fortificazioni ma abbastanza potenti da squarciare
corazze e carne delle truppe trincerate.
L’orda caricò sulla prima linea difensiva prima ancora che
si fosse disperso l’eco delle esplosioni. Soltanto
l’avanguardia corse verso la sommità; Iskander suppose
che stessero mettendo alla prova le difese della città.
Lampi rossi, probabilmente armi ad energia di cui la
fanteria nemica era dotata, sfiorarono il fianco della
montagna si sabbia mentre la linea centrale tentava di
supportare la difesa della prima trincea.
Dopo pochi minuti di scontri la trincea cadde in mano
nemica, senza lasciare alcun superstite nonostante le
innumerevoli vittime tra le loro fila.
La carica dell’orda prosegui sotto il fuoco ribelle,
sembrava che niente riuscisse a fermarla, fino a quando
Terrore non utilizzò nuovamente i suoi poteri.
Una montagna di fuoco si erse investendo centinaia di
quelle creature e bloccando momentaneamente la strada
alla loro avanzata.
Era allo stremo delle sue forze, ma questo suo grande
sforzo avrebbe almeno fatto guadagnare tempo ai civili e
alla retroguardia per l’evacuazione della città.
I feriti riempivano il rudimentale ospedale da campo che
Adil aveva organizzato insieme ad una squadra di medici
del posto, ma non erano così tanti da compromettere
l’efficacia combattiva delle difese. Iskander non ne fu
sorpreso quando indietreggiò alle linee alleate. Gli scontri
di quel tipo non potevano lasciare molti feriti data la loro
brutalità.
I soldati ribelli all’esterno della città si stringevano intorno
alle mura. Le raffiche di proiettili e laser – il fuoco si
soppressione nemico- sfrecciarono sopra la testa di
Iskander mentre raggiungeva la seconda linea difensiva.
Ogni tanto qualche soldato rispondeva al fuoco o
comunicava la posizione dei nemici al tiratore scelto più
vicino. L’artiglieria antiaerea scrutava il cielo, attaccando
qualunque caccia osasse avvicinarsi alla città. Terrore
sapeva che la batteria di artiglieria della milizia erano a
corto di missili, ma aveva ordinato di non risparmiare
sulle munizioni.
Molti dei soldati erano stati presi dal panico durante i
bombardamenti, ma dopo i primi scontri a fuoco si erano
rifatti audaci.
Sembrava che le difese fossero in grado di reggere per il
momento.
Capitolo 9: Iota
Il barone Cavallaris Nero si ritrovò con un’avanzata
bloccata dopo il momento di vantaggio iniziale.
Le vittime tra i membri dell’esercito imperiale
aumentarono vertiginosamente in seguito alla comparsa di
un muro di fiamme sul campo di battaglia.
Conosceva bene quel tipo di potere, solitamente era un
dono che veniva concesso solo dal Dio imperatore, ma era
impossibile che avesse concesso il potere ad i suoi nemici.
Com’era possibile che esistessero portatori del dono di una
razza inferiore come quella umana?
Cavallaris ordinò alle sue truppe di continuare l’avanzata
utilizzando i corazzati Gigan sulle retrovie, se la battaglia
fosse in qualche modo finita con una vittoria degli umani
ribelli... Allora sarebbe stata la fine per la sua carriera e
per la sua vita.
Cavallaris usci dalla trincea che avevano da poco occupato
guidando le proprie armate sotto il fuoco nemico.
Indossava la propria armatura, nera come la notte e
costruita utilizzando la coriacea pelle dei Gronk che tempo
prima si erano ribellati alla sua occupazione sul sistema di
Proxima.
Uno dei proiettili nemici lo prese in pieno petto durante la
carica, ma la sua spessa corazza impedì che il colpo
infliggesse qualunque danno consistente.
Gli scontri proseguirono per diverse decine di minuti
prima che le fiamme si estinguessero e le truppe umane si
ritirassero.
Solo due umani rimasero sul posto, due giovani esemplari,
uno dei quali aveva una peluria di colore molto simile
all’oro.
Cavallaris ordinò alle sue truppe di fermarsi, sapeva che
non erano in grado di comprendere la gloriosa lingua
dell’impero Zuril, quindi fece un’eccezione e sintetizzò la
loro lingua.
“Ho saputo che ci chiamate tiktokers, un nome alquanto
bizzarro. Noi siamo L’impero Zuril, discendenti della
volontà del Dio imperatore”, la sua voce era rauca e lenta
per via dello sforzo nel sintetizzare la lingua umana,
”Siamo disposti a concedervi una resa, la vostra specie
potrebbe continuare a vivere sotto il nostro dominio”.
I due ragazzi, ovvero Iskander e Terrore, rimasero sorpresi
nel vedere che il nemico non li stava attaccando, ed ancor
più sorpresi che parlasse la loro lingua.
Terrore aveva chiesto ad Iskander di rimanere con lui dato
che era quasi sicuro riguardo il dono del ragazzo.
"Non prendo ordini da te, Cavallaris", disse Terrore.
«Nella cittadella lo farai», rispose il barone.
Iskander era stato attentamente rivolto lontano dal
confronto tra i due durante l'intera conversazione, con gli
occhi sul massiccio leader nemico. All'improvviso sentì
una mano sulla suaspalla mentre uno dei soldati cercava
di tirarlo fuori dalla trincea. Venne trascinato a forza in
una postazione poco dietro mentre Terrore indossava una
machera che portava in una tasca del suo lungo vestito.
Gli occhi di Cavallaris Nero si spalancarono per lo shock
quando vide la sua inconfondibile maschera rossa e blu,
pare che in qualche modo conoscesse Terrore.
Ansimò per un attimo, poi gridò: "Guerrieri! Uccideteli
tutti!".
Iskander colpì con il piede, dando un calcio laterale al
petto del soldato imperiale che lo aveva afferrato per la
spalla, facendo indietreggiare l‘alieno. Allo stesso tempo,
Terrore si era lanciato contro i guerrieri di Cavallaris, una
spada di fiamme si era materializzata nella sua mano. I
soldati imperiali ordinari sarebbero stati abbattuti prima
ancora che potessero estrarre le armi, ma la Guardia
Imperiale che scortava Cavallaris non fu abbattuta così
facilmente.
La prima guardia fermò la sua carica e parò il primo colpo
con un bastone elettrico, il metallo resiliente della sua
arma deviò l’energia della spada verso il lato in modo da
scolpire una profonda cicatrice nel terreno.
Il secondo soldato si buttò nella mischia, costringendo
Terrore a fare un passo indietro per gestire il loro attacco
coordinato.
Un po' più lontano, Iskander ed uno shaller erano a loro
volta impegnati in un combattimento ravvicinato,
entrambi disarmati mentre lottavano negli stretti confini
della trincea.
Un corno da guerra Imperiale iniziò a suonare sul campo
di battaglia, innescato da uno dei nemici che adesso
stavano caricando nuovamente sulle posizioni ribelli.
Iskander era terrorizzato in quel momento , doveva
aiutare Terrore e sconfiggere il nemico che stava
caricando verso di lui.
Preso dalla paura, Iskander spinse la mano, con il palmo
in su, in direzione del nemico.
Non sapeva perchè lo aveva fatto, gli era venuto naturale,
ma sembrava aver funzionato.
Lo shaller che fino a poco prima lo aveva minacciato fu
spinto da una forza sovrumana ed invisibile, si trovava
adesso a terra privo di sensi.
"Uno in meno" gridò in preda all'‘euforia, precipitandosi
verso Terrore. Una delle guardie che stava combattendo
contro Terrore si interruppe e cercò di tagliare la strada
ad Iskander. Il ragazzo si raccolse e replicò lo stesso
movimento di prima, stringendo ancora più forte il palmo
della mano verso l‘alto.
La guardia reagì alla mossa inaspettata troppo
lentamente, il suo bastone elettrico mancò Iskander di
pochi centimetri.
Le tecniche difensive di quelle guardie erano senza
dubbio efficaci contro le fiamme di Terrore, ma contro la
telecinesi di Iskander risultarono totalmente inefficaci.
In pochi istanti entrambe le guardie furono spazzate via
dallo stesso potere che fino a poco prima aveva spazzato
via un soldato shaller, adesso Cavallaris avrebbe dovuto
affrontare da solo i due umani per proteggere l’onore
imperiale.
“Avete combattuto bene, umani, ma il vostro dominio su
queste terre finirà oggi”, gridò loro mentre la battaglia
proseguiva intorno.
I ribelli, ormai allo stremo delle forze, stavano facendo
decollare le ultime navette d’evacuazione dalla città,
intimando Terrore ed Iskander a fuggire con loro.
Cavallaris non poteva permettere che scappassero dopo
aver ucciso alcuni tra i migliori servi del Dio imperatore
sotto il suo comando.
Fece comparire dal nulla una lancia e la utilizzò per
attaccare i due ragazzi.
”Deve essere il suo potere”, pensò Iskander mentre
iniziava ad indietreggiare, sbagliandosi.
Il Barone utilizzò un potere quasi identico a quello di
Iskander per atterrare entrambi i ragazzi ed uccidere i
ribelli nelle vicinanze.
Terrore lanciò una potente ondata di fiamme contro
Cavallaris, ma quest’ultimo utilizzò lo stesso potere di
Terrore.
Le due fiamme opposte si scontrarono, ma dopo appena
qualche istante quella di Cavallaris ebbe la meglio,
facendo crollare un palazzo in rovina sopra i due ragazzi.

La battaglia era finita.


Capitolo 10: Kappa
Iskander non riuscì a distinguere il sogno dalla realtà per
un periodo di tempo imprecisato.
Istintivamente, coglieva le differenze; sapeva che era
fondamentale distinguere l’uno dall’altra, cosi come
sapeva che erano in gioco la sua vita e quella di molti altri.
I fatti cui cercava di aggrapparsi, tuttavia, sembravano
delicati come piume.
Rischiavano di sfaldarsi al suo tocco e i ricordi che tentava
di scartare come un brutto incubo gli erano rimasti
impressi nella memoria.
Ma c’erano alcune verità di cui poteva essere ancora
sicuro.
Giaceva sul pavimento ruvido e sabbioso di Erenor,
probabilmente sotto le macerie di qualche palazzo
crollato, perdendo e riprendendo i sensi continuamente.
La città era caduta: aveva combattuto gli invasori
imperiali con i suoi compagni, ma avevano perso.
Non era sicuro della morte dei suoi compagni, invece.
Aveva visto il corpo di Terrore, ricordava le scene di un
massacro -un corazzato Gigan che schiacciava Adil, una
staffa elettrica che folgorava Sgroscio- ma erano vere
anche quelle?
Iskander ricordò di un alieno in armatura nera che non
erano riusciti ad uccidere.
Il Barone Cavallaris Nero.
Pian piano riuscì a scrollarsi di dosso le macerie che
pesavano sulla sua schiena, il cadavere di Terrore era
avvolto intorno a lui, probabilmente era solo grazie a
questo che era sopravvissuto.
Non ricordava di essersi mai sentito cosi nei suoi sogni,
ragion per cui decise di alzarsi in piedi. Barcollò e per
poco non cadde, ma riuscì a camminare. Il petto gli
pesava, ma dalla bocca usciva solo aria rovente. Gli
dolevano le costole nel punto in cui il braccio di Terrore
era rimasto schiacciato sotto il suo corpo.
Iskander percorse una strada deserta per mettere alla
prova il suo senso dell’equilibrio, probabilmente le
armate nemiche stavano avanzando dentro la città in quel
momento.
Trovò una bruciatura lasciata prima dall’ondata di fiamme
rilasciate dal barone.
Cavallaris esisteva veramente.
Iskander si appoggiò ad una parete. ”Resta sveglio”, si
disse. ”Se perdi ancora i sensi, è finita”.
Gli invasori avevano assediato la zona di atterraggio poco
prima che venisse ricoperto dalle macerie. Iskander si
sforzò di capire in quale direzione stessero andando, ma
lo sforzo lo disorientò.
Alzò nuovamente lo sguardo e vide Samir, anche lui stava
andando verso la zona di atterraggio, probabilmente era
rimasto indietro per coprire la ritirata.
Iskander tentò di chiamarlo, ma riuscì soltanto al secondo
tentativo.
“Dobbiamo andare via da qui”, disse Samir.
Aveva gli occhi gonfi e arrossati, la giacca incrostata di
sangue e sabbia.
Sotto il mento e sulla gola la pelle aveva assunto un
colorito rossastro di un ematoma recente, Iskander intuì
che qualcosa aveva tentato di strangolarlo.
Iskander lo fissò e attese. Sembrava che anche lui fosse
uscito da un incubo come il suo, il che lo portò a chiedersi
se fosse davvero sveglio.
“Riesci a camminare?”, gli domandò in tono frustrato e
impaziente al tempo stesso. ” Dobbiamo andare via”.
Iskander allungò una mano per prendergli la spalla, ma
Samir gli afferrò il polso, e quando apri bocca lo fece con
voce rauca e dolorante. ”Si” , si limitò a biascicare.
I due raggiunsero la zona di atterraggio, una sola nave era
ancora integra, le altre erano tutte in fiamme o erano già
decollate verso il punto di incontro.
All’interno della nave vi era un fucile d‘ordinanza,
Iskander lo raccolse senza pensarci due volte; Non che
servisse a qualcosa viste le sue condizioni, ma averlo gli
dava senso di sicurezza.
Iskander mise i comandi automatici per il punto di
incontro e decollò.
Controllò le letture come se si aspettasse che il nemico li
stesse ancora seguendo, quindi si guardò intorno
temendo di trovarsi circondato da assaltatori nemici a
bordo della navetta.
Il suo corpo accettò il fatto che fossero in salvo solo dopo
un lunghissimo momento.
Faceva ancora fatica a credere a ciò che aveva intorno
tuttavia.
Lui era vivo.
Terrore era morto.
Erenor era stata conquistata dal nemico.
Iskander si appoggiò allo schienale del sedile, notando
che Samir aveva perso i sensi per la stanchezza, e
tremando in quella navetta fresca mentre cercava di
aggrapparsi a quel poco di energia che gli era rimasta, alla
fine si arrese e chiuse gli occhi desiderando di svegliarsi
da quell’incubo.

Cavallaris guardò la nave fuggire dal campo di battaglia


mentre le sue legioni occupavano una città ormai
abbandonata.
Erenor era caduta ed era adesso sotto controllo
imperiale, ma il nemico era fuggito e avrebbe potuto
ancora essere una minaccia per le armate Zuril.
Dalle navette d’evacuazione la città forniva uno
spettacolo tanto triste quanto rassicurante.
Gli edifici erano in fiamme e l’orda del così detto impero
Zuril si riversava nelle strade festeggiando la vittoria ed
inneggiando al Dio imperatore, tuttavia la popolazione
era ancora viva.
Dalla massa delle navette di trasporto in fuga era
possibile vedere la scena.
Tutti i ribelli, Thomas compreso, sapevano che senza la
città d’oro sarebbe stato molto più difficile unificare
l’umanità, ma i sopravvissuti avrebbero potuto unirsi alla
ribellione di Istengurd ed organizzare la ripresa della città.
Capitolo 11: Lambda
8 novembre 2378
Le immagini della battaglia si rincorrevano ancora nella
mente di Iskander: Le orde di alieni che attaccavano le
trincee; i compagni che avevano lottato al suo fianco
durante quella strenua resistenza; il palazzo che gli
crollava addosso.
Ricordava il ronzio dei motori della navetta, la vibrazione
che gli scuoteva le interiora immobili.
Iskander ricordava quei momenti perché era più facile che
pensare al dolore.
Adesso Iskander sedeva sulle lenzuola spiegazzate di un
lettino scomodo in una caverna illuminata da globi
azzurrini.
Tremava come una foglia: sopra i pantaloni indossava
unicamente una fascia intorno al petto, nessuno si era
curato di togliergli il fucile, che infatti si trovava su un
mobile lì accanto, per tanto ipotizzò di non essere finito in
mani nemiche.
Dei frammenti di vetro gli avevano mancato il polmone
sinistro per un soffio, perforando la carne e sporcandosi
di sangue.
Qualcuno lo aveva medicato, ma non aveva avuto
abbastanza premura da rimuovere le scaglie di vetro dal
tavolo.
Una ragazza a lui sconosciuta si avvicinò.
Era vestita con abiti rudimentali; indossava un velo
bluastro che gli copriva il volto ed una tuta di protezione
ambientale con il simbolo della Charm Company
stampato sul petto.
“Finalmente ti sei svegliato”, disse in tono ironico,
”Stavamo iniziando a pensare di averti perso”.
La voce sembrava familiare all’orecchio di Iskander, era
quasi sicuro che fosse la voce del sogno che aveva fatto
tempo prima, anche se non poteva esserne certo visto il
suo stato confusionale.
Iskander prese un largo respiro prima di risponderle, la
stanchezza si faceva ancora sentire.
“Posso chiederti chi sei?”, le chiese, ”O almeno, posso
sapere che posto è questo?”.

La ragazza si mosse accanto ad uno dei globi,


disattivandolo.
“Mi chiamo Farah, sono una nomade del deserto”,
rispose alle insistenti domande di Iskander, “Abbiamo
trovato la tua nave poco distante da qui, insieme a te ed
al tuo amico”.
Iskander ricordò solo in quel momento di essere scappato
in compagnia di Samir.
“Sta bene?”, le chiese.
Farah fece un sospiro.
“Si, ma ora dovrei visitarti”, gli disse con aria seccata.
Iskander si guardò attorno, cercando altri pazienti o
medici, ma non vi era niente se non rocce all’interno di
quella caverna.
Ipotizzò ancora per qualche istante di stare sognando, poi
la voce di Samir interruppe le sue riflessioni.
“Amico mio! Quindi sei vivo anche tu!”, urlò con forza
Samir.
“Si, sai dove sono gli altri? “.
Samir pensò per qualche istante prima di rispondere.
“Mi hanno contattato poche ore fa, le navette hanno
raggiunto Istengurd senza intoppi”.
Iskander fu sollevato dalla notizia, la morte di un
combattente ed un Leader come Terrore era già stata un
duro colpo per l’umanità.
Mentre Farah eseguiva alcuni semplici controlli ad
Iskander tornarono in mente i suoi genitori, Se fossero
stati ancora vivi, se avessero in qualche modo trovato un
modo di sopravvivere tra gli alieni e l’impatto del
cristallo... Allora la guerra che aveva scatenato avrebbe
avuto un senso anche se stesso.
Farah rilasciò Iskander dopo pochi minuti, aiutandolo ad
uscire dalla caverna.
Proprio di fronte all’uscita, coperta dal telo che limitava la
visuale dall’interno della caverna, vi era un’infinità di
tende sparse nel deserto circostante.
La maggior parte delle tende erano montate nel deserto
pietroso, non in quello sabbioso, dove sarebbe stato più
difficile vivere a causa della sabbia.
Farah accompagnò sia Iskander che Samir fino ad una
tenda presidiata da uomini armati di lance.
Gli disse che al suo interno si trovava il capo della tribù, e
gli disse che avrebbero dovuto togliersi le scarpe in segno
di rispetto.
Entrambi accontentarono la sua richiesta, non avrebbe
avuto alcun senso essere sopravvissuti se fossero stati
rispediti a morire nel deserto.
L’anziano li invitò a sedersi.
“Prego, sedetevi”, intanto stava versando una bevanda
molto simile al tè.
Iskander guidò la conversazione.
“Immagino che non ci abbia invitato solo per bere un tè”,
disse rompendo il silenzio.
Una lampada era poggiata sul tavolo, la fiammella al suo
interno illuminava l’interno della tenda di un rosso
cremisi.
“Immagini bene, giovane Iskander”, rispose l’anziano, “Ho
un favore da chiedervi, in cambio ripareremo la vostra
nave”.
«Ci dica allora, dobbiamo riunirci ai nostri compagni il
prima possibile».

“Sappiamo già cosa vi è successo ed Erenor, ed abbiamo


deciso di supportare la vostra campagna contro questi...
alieni”.

Iskander sentì come un leggero dolore al petto.


«è una bellissima notizia», disse respirando
affannosamente.
“Lo sarebbe se riuscissimo a sopravvivere”, replicò
l’anziano, “Qualcuno ha attaccato il nostro vecchio campo
diverse lune fa, anche con le armi e le tecnologie che
abbiamo acquistato dalla Charm non siamo riusciti a
difenderci”.
«L’impero Zuril vi ha attaccato?».

“L’impero Zuril? Quindi è così che si chiamano?”, disse


l’anziano con aria preoccupata, “No... ad attaccarci sono
stati degli umani, hanno preso le nostre provviste e rapito
le nostre donne per poi dileguarsi nel mare di Dune che è
il deserto”.
Samir ebbe la prima reazione seria da quando Iskander si
era risvegliato, banditi e criminali non avrebbero mai
attaccato una tribù cosi ben difesa, tanto meno sarebbero
riusciti a sopraffarla.
“Abbiamo mandato una squadra dei nostri migliori
guerrieri a cercarli, ma nessuno ha fatto ritorno”.
«Volete ingaggiarci per trovarli, dico bene?».

“Esattamente”, tagliò corto l’anziano, “Tu hai dei poteri,


giusto? Magari riuscirai dove i miei guerrieri hanno
fallito”.
Iskander e Samir annuirono con la testa per accettare,
anche se fossero stati dei semplici banditi avrebbero
comunque potuto raggiungere Istengurd con la navetta
riparata, per di più vi era la possibilità che altri si unissero
alla ribellione.
“Un ultima cosa”, disse l’anziano.
Farah entrò nella tenda.
“Mia figlia verrà con voi”.
Capitolo 12: Mi
8 novembre 2241

Quarantasette anni standard prima del Dominio di


Cavallaris sui settori di Kepler e Teergaden.
Teergaden.b non era altro che un mondo embrionale nei
settori sperduti dell’impero, popolato da rettili senzienti
che hanno espresso così poca tolleranza per gli estranei
come per loro stessi, i così detti “reptili”.
Decenni dopo il pianeta avrebbe avuto un ruolo da
svolgere negli eventi galattici, il suo picco di rilevanza.
Ma in quegli anni formativi che presagivano l'ineluttabile
scivolata dell’impero nella decadenza e nel tumulto,
Teergaden.b era diventato un punto di interesse per
xenobiologi e cartografi provenienti da ogni confine
imperiale. Avrebbe potuto sfuggire all'attenzione di
Cavallaris, ma ai suoi occhi i mondi remoti tendevano ad
avere una sorta di fascino speciale.
Inoltre il suo Maestro, Burx aveva scoperto qualcosa di
speciale su quel pianeta.
Era stata da poco ritrovata una gigantesca statua in
rovina, talmente grande da non essere paragonabile
nemmeno alle colossali statue del pianeta capitale
Proxima.
Ai tempi il pianeta era sotto il controllo del duca Sardaun,
suo caro amico.
I due avevano fatto conoscenza nelle incantevoli
accademie belliche imperiali, ma al contrario del duca,
che aveva represso le ribellioni dei Reptili contro l’impero,
Cavallaris non aveva dimostrato alcun successo durante le
sue campagne se non una piccola vittoria contro dei pirati
spaziali.
Burx, il suo maestro, aveva tuttavia scelto lui come
membro dei Baroni per via della sua straordinaria fedeltà
al credo imperiale.

Mentre la sua nave personale raggiungeva la superficie di


quel miserabile pianeta si accorse del sito di scavi.
Migliaia di civili avevano circondato la zona in attesa di
risposte, come poteva essere possibile una cosa del
genere? Una statua talmente grande poteva comparire
dal nulla?
La navette atterrò, e Cavallaris poggiò il piede destro sulla
superficie sabbiosa di Teergaden.b , era la prima volta che
toccava la sabbia; la sua consistenza morbida e granulosa
inspirava nella mente di Cavallaris una sorta di disagio.
“Odio questa roba”, borbottò tra sé mentre raggiungeva il
sito degli scavi.
Un soldato Shaller gli aprì il cancello che lo avrebbe
portato al relitto.
Ciò che vide superava le sue aspettative, Era una statua in
marmo, non certo reperibile facilmente in un pianeta
desertico.
Il marmo era per natura predisposto a formarsi
esclusivamente nei pianeti terresti, e a quei tempi l’unico
pianeta terrestre dell’impero era proprio Proxima.
Le sue dimensioni colossali per di più, lasciavano pensare
che a costruirla fosse stata un’entità estremamente
potente.
Iniziò a studiare la statua con i propri occhi, ma poi una
mano si poggiò sulla sua spalla.
Era il duca Sardaun.
“Barone Cavallaris, vedo che è arrivato prima del
previsto”, gli disse il duca.
Cavallaris si limitò ad annuire con un’espressione di gioia
impressa sul suo volto.
L’ultima volta che si erano visti di persona si trovavano
ancora nell’accademia del pianeta capitale, rispondendo a
noiosi quiz e pregando il Dio imperatore per il diritto
divino di guidare le armate imperiali.
Era molto felice di questa rimpatriata tra amici, ma quel
giorno avevano entrambi un dovere. Quel giorno
Dovevano scoprire l’origine di quella statua.
Prima che potessero cominciare uno studio approfondito,
tuttavia, una potente luce squarciò il cielo.
Contro ogni previsione, quella era una manifestazione del
Dio imperatore.
La proiezione di quest’ultimo poggiò la mano sulla
superficie, recitando un discorso degno della sua
posizione nella galassia.
“Io sono Dio, re di tutti i re e creatore di ogni cosa.
Ammirate voi Zuril il mio creato, poiché una statua non
può che esser polvere dinanzi ad esso.”
La terra di Teergaden.b cominciò a diventare rigogliosa ,
foreste e mari ricoprirono la superficie non abitata del
pianeta nel giro di pochi istanti.
Dinanzi ad una tale manifestazione tutti gli abitanti si
inchinarono iniziando a pregare.
Mentre il pianeta stava rinascendo sotto nuove spoglie la
statua iniziò a cadere in briciole sotto gli occhi di
Cavallaris e Sardaun.
Era ovviamente opera dell’imperatore, e per questo
Cavallaris divenne sospettoso su ciò che era accaduto.
Se tale era il suo desiderio, perché Burx lo aveva spedito
in quel luogo negli estremi confini imperiali?
Il Dio imperatore scese infine sul pianeta sotto spoglie di
Burx, raggiungendo Sardaun ed uccidendolo davanti gli
occhi di Cavallaris.
“Perché lo avete fatto”, disse quest’ultimo tentando di
sopprimere ogni forma di reazione contro il Dio
imperatore.
«Il duca Sardaun si è macchiato di eresia organizzando gli
scavi che hanno rivelato all’impero una delle creazioni dei
miei gemelli», rispose Dio con voce tuonante.
Cavallaris era terrorizzato in quel momento, una sola
mossa falsa e avrebbe potuto perdere tutto.
«Non temere, figlio mio, non verrai punito per il peccato
altrui», concluse l’imperatore.
Quando Cavallaris alzò il capo era già tutto finito, del
corpo di Sardaun non rimaneva che polvere.
Questo ricordo rimbalzava nella mente di Cavallaris
mentre sedeva sul suo trono analizzando le mappe di
conquista della terra.
Non avrebbe commesso lo stesso errore che molto tempo
prima aveva commesso il duca Sardaun, e avrebbe reso
grande la causa imperiale anche su quel sistema che
rappresentava la minaccia degli dei gemelli.
Eppure un senso di inquietudine e terrore continuava ad
attraversare la sua mente, un senso di inquietudine che
non riusciva a togliersi da ormai troppo tempo, quello
dovuto alla perdita di un suo caro amico.
I ribelli che lo avevano sfidato ad Erenor dovevano
morire.
Capitolo 13: Ni
10 novembre 2378
Il dieci del mese di novembre Iskander raggiunse quella
che sembrava essere la tana degli aggressori, a prima
vista fu incredulo nel trovare un’antichissima piramide.
Fuori dalla sabbia ormai non vi era altro che la punta, e
non avevano ancora trovato una minima traccia dei
guerrieri scomparsi.
Farah si inginocchiò raccogliendo un po' di sabbia con le
proprie mani.
“Che fai?”, chiese Iskander incuriosito.
Lei non mosse un solo muscolo e lasciò cadere i granelli di
sabbia tra le sue dita, quando ogni singolo granello era
finalmente caduto gli rispose.
“Questa sabbia è troppo compatta rispetto al solito,
probabilmente c’è un qualche tipo di entrata nelle
vicinanze”.
Samir si guardò intorno confuso.
“Io non vedo altro che sabbia e rocce”, disse.
Farah fece qualche passo, puntando un analizzatore verso
il terreno, poi si riaccovacciò.
“Le apparenze ingannano spesso nel deserto”, disse
mentre tirava una botola ricoperta dalla sabbia.
All’interno non si vedeva nulla se non una gigantesca
rampa di scale illuminata ogni tanto dalla casualità di
qualche raggio solare che in qualche modo trapassava la
roccia levigata della gigantesca piramide.
Si sentiva uno sgradevole odore di umido, Samir intuì che
potesse anche essere dovuto ai cadaveri sepolti in quel
luogo.
Le piramidi scoperte in Arabia appena qualche anno
prima, infatti, si distinguevano per essere state usate
come tombe per la gente comune.
Continuarono a scendere verso il fondo, seguendo le
scale.
Ad ogni passo il buio si faceva sempre più presente e, ad
un certo punto, furono costretti ad accendere delle torce
che la tribù gli aveva affidato per ogni emergenza.
Raggiunsero il fondo dopo appena una decina di minuti di
camminata.
Un gigantesco portone di metallo, non certo tipico del
posto, gli bloccava la strada per l’interno della necropoli,
su di esso era scritto un messaggio.
« Abbandona la paura prima di entrare, poiché all’interno
deve esserci solo pace ».
Che fosse o meno un avviso, quel portone bloccava
ancora la strada.
Tutti si misero a cercare un'entrata secondaria o un
interruttore per aprire quella porta, ma non sembrava
esserci nulla.
Ancora una volta fu Farah a trovare un modo per entrare,
una fessura in cui era presenta una sorta di leva.
La tirò, ed il cancello si aprì con un rumore tuonante.

Non arrivarono a fare più di qualche passo prima di


incontrare un uomo in abiti sacerdotali misti di varie
religioni.
Dalle loro spalle diversi uomini arrivarono di colpo,
prendendoli alla sprovvista e colpendoli di soppiatto con
quelle che sembravano dei semplici tubi d’acciaio,
facendogli perdere i sensi.
Iskander si ritrovò a terra, venendo trascinato dagli stessi
uomini che lo avevano aggredito.
Nonostante la sua vista fosse offuscata e confusa, riuscì a
vedere un rogo utilizzato di recente.
Riprese pienamente conoscenza solo qualche minuto più
tardi, mentre si trovava legato insieme ai suoi compagni
sullo stesso rogo.
Uno degli uomini si disegnò una mezza luna in fronte
utilizzando il sangue presente dentro un recipiente.
“Che Dio benedica questo sacrificio e ci perdoni per
esserci macchiati di eresia”, fece per iniziare quella che
sembrava una messa contorta.
Ormai erano anni che le religioni erano state bandite in
pubblico, motivo per cui Iskander non aveva mai visto
nulla del genere.
Mentre cercava di dimenarsi, Iskander notò che Samir si
era svegliato e stava tagliando la corda con un coltello che
aveva portato dentro le scarpe.
Uno di loro si avvicinò con in mano una torcia, ma
Iskander usò i suoi poteri per farlo inciampare e
guadagnare un po' di tempo.
“Che poteri strepitosi”, disse uno di loro mentre aiutava il
suo compagno atterrato, “Sacrificarvi al Dio imperatore
non sarà facile come con i guerrieri di prima”.
Farah non aveva ancora ripreso conoscenza quando Samir
tagliò la corda e liberò tutti, motivo per cui lui stesso fu
costretto a reggerla mentre Iskander teneva occupati i
cultisti con i suoi poteri, ma uno di loro parlò.
“Noi siamo i puristi, grazie ai nostri sforzi la razza umana
otterrà il perdono del Dio imperatore, perché non riuscite
a capirlo?”, disse mentre impugnava una lancia identica a
quelle delle guardie della tribù nomade.
Tutti evitarono di parlare in quel momento
I cultisti caricarono in massa contro Iskander, che si trovò
in difficoltà quasi immediatamente, pur riuscendo a
mantenerli distanti.
“Svegliati”, urlò Samir mentre tentava di far rinsavire
Farah.
Farah si risvegliò di colpo, e vedendo le armi poggiate
poco vicino le prese e le distribuì velocemente a tutti.
Persino Iskander fu lieto di poter sparare nuovamente
nonostante le sue scarse abilità da tiratore scelto.
Sotto i proiettili dei fucili lo scontro si ribaltò in pochi
istanti, e Farah riuscì a scappare insieme agli altri verso le
scale.
I cultisti cadevano a decine in quel bagno di sangue, ma
nonostante tutto nessuno si fermò a compiangere i propri
compagni.
Mentre inneggiavano al Dio imperatore, stavolta in una
lingua comprensibile all’orecchio umano, continuarono
ad inseguirli imperterriti.
Fu a quel punto che Samir ebbe l’idea di far crollare
l’entrata con una raffica di colpi ben piazzati in una lastra
di pietra pericolante.
Il tetto, le mura e persino i pavimenti iniziarono a crollare
come un castello di carte.
I ragazzi iniziarono a correre verso l’uscita, per fortuna
ormai non troppo lontana, riuscendo a scampare per un
soffio al crollo totale dell’antico edificio.
“Adesso anche gli umani hanno deciso di tradirci”,
imprecò Iskander con un respiro affannoso.
“Pare di sì”, rispose Farah, “ma avete fatto un ottimo
lavoro, mio padre aveva regione sulle vostre abilità”.
Samir era incredibilmente silenzioso, doveva recuperare
parecchio fiato per via dello sforzo.
Non persero molto tempo tuttavia, dovevano
assolutamente ricevere notizie dalla ribellione, e
dovevano assolutamente tornare ad Istengurd dai propri
compagni.
Capitolo 14: Xi
14 novembre 2378
Adil era tornato ad Istengurd insieme a tutti i compagni
che erano riusciti a fuggire dall’assedio di Erenor.
Erano passati diversi giorni dalla battaglia, ed i
sopravvissuti erano riusciti ad organizzarsi insieme alle
altre città del medio oriente ancora libere, formando la
neonata federazione solare.
Sarebbe stato impossibile per i ribelli arrivare a questo
risultato, ma non per Thomas Lerim data la sua alta
influenza con i leader politici delle città stato.
Adil si trovava adesso in una sala per gli interrogatori,
buia e cementata.
Il suo scopo era interrogare un soldato della federazione
accusato di tradimento.
“Non dire nulla, ascolta con la massima attenzione”,
disse.
“Tu mi capisci? Sei in pericolo, lo sai.
Puoi vedere gli strumenti contro il muro in fondo. Ma non
guardarli. Guarda me”.
L'oratore sostenne gli occhi fissi dell'uomo con i suoi, che
erano di un grigio intenso e non battevano le palpebre.
“Ti ho portato qui in seguito alla testimonianza di coloro
che ti conoscono” disse.
“Sono venuti da me e io sono tenuto ad ascoltare. Le loro
parole sono state registrate. Li puoi vedere sul tavolo,
quei volumi lì. No, non guardarli neanche. Guardami. Tu
hai paura. Se lasci che ti faccia cambiare idea, sarà la tua
fine, quindi ti chiederò di ricordare che sei un essere
umano, un padrone delle tue passioni. Quando ti farò una
domanda, dovrai rispondere, e se non dici la verità, lo
saprò, è il mio potere del resto. La verità è tutto ciò che
desidero. Hai ancora una possibilità, quindi tienila.
Tienila. Stringila. Non deviare mai da essa. Capisci quello
che ti sto dicendo?”.
L'uomo davanti a lui cercò di fare come gli era stato
ordinato.
Cercò di sostenere lo sguardo del suo interrogatore, per
evitare che le sue mani tremassero in modo
incontrollabile, e questo era difficile.
Sembrava malato, puzzava.
Due giorni in una cella, ascoltando le urla che filtravano
dai livelli sottostanti, avrebbero fatto questo a chiunque.
Non poteva rispondere.
Le sue labbra incrostate si contrassero, ma le parole non
vennero fuori.
Rabbrividì, si contrasse, le dita si flettevano, incapace di
fare ciò che gli veniva chiesto.
Il suo interrogatore aspettò. Era abituato ad aspettare.
Aveva supervisionato un migliaio di sessioni ad Istengurd,
anche se di solito si trattava di reclutamenti, dare a
questa un po' più di tempo non sarebbe stato niente di
speciale.
Si appoggiò allo schienale della sua sedia di legno
pregiato, unì le mani e appoggiò il mento sull'apice delle
dita corazzate.
«Mi capisci?» chiese di nuovo.
L'uomo davanti a lui cercò di rispondere di nuovo.
Il suo viso era cinereo, proprio come tutti i visi dei soldati
della nuova federazione provenienti da Istengurd: il
pallore di una vita vissuta sotto la cortina ininterrotta di
nubi velenose.
«Io...» tentò.
"Io...", L'interrogante aspettò.
Una spessa armatura in polimeri copriva quasi
completamente il suo corpo, bordata d'argento all'orlo.
I suoi capelli erano pettinati all'indietro, cerati fino a
ottenere un'alta lucentezza.
Aveva il naso adunco, la mascella affilata come la spada
che teneva nel fodero.
Qualcosa di vagamente rettile indugiava su quei
lineamenti, qualcosa di asciutto, paziente e ineluttabile.
Sul suo petto giaceva l'unico distintivo formale del suo
ufficio: una medaglia d’oro dell’alto comando della
federazione, modellata in ferro e appuntata all'orlo del
mantello.
Era un piccolo oggetto, una sciocchezza, appena più
grande di un amuleto, ma quella medaglia rappresentava
il terrore, duramente guadagnato nel corso del suo
servizio militare, prima come soldato della milizia, poi
come ribelle ed infine come eroe della terra contro gli
invasori Zuril.
l'accusato era legato e non poteva distogliere lo sguardo
da lui, per quanto ci provasse.
Era quello a tenerlo sveglio, più degli strumenti che
pendevano sul muro macchiato di ruggine, più dell'odore
di sangue vecchio che saliva dal pavimento d'acciaio, più
dei lacci graffiati di pelle sintetica che lo tenevano stretto
sulla sua sedia di metallo.
Adil si sporse in avanti, lasciando vedere al soldato dei
guanti chirurgici lucidi.
Allungò la mano fino alla cintura ed estrasse una pistola
calibro 44 a canna lunga.
L'impugnatura era intarsiata d'avorio.
Tirò fuori pigramente il cilindro, osservò i proiettili
annidati all'interno, quindi la rimise al proprio posto.

Premette la punta del muso contro la tempia del suo


soggetto, osservando un piccolo sussulto mentre l'acciaio
freddo si posava sulla carne calda.
“Non vorrei essere costretto ad usarla”, gli disse a bassa
voce Adil.
“Non desidero farti del male. Perché dovrei?
Il regno dell'Imperatore, per quanto infinito, deve essere
sconfitto.
Sei giovane, sei di salute invalicabile. Puoi servire, se vivi.
Un altro paio di mani. Questa è la più grande gloria nella
federazione solare: la fatica di innumerevoli paia di mani
che si uniscono in un solo grande sforzo”.
L'uomo stava tremando, una sottile linea di bava che si
raccoglieva all'angolo della sua bocca.
"E non sprecherei le mie munizioni, se dovessi scegliere",
continuò Adil.
“Un solo proiettile vale più di quanto accumulerai mai. Le
munizioni sono fabbricate nelle nostre fabbriche da mani
esperte, capaci di scoprire e preservare le cose di un'altra
epoca, per quanto recente.
E quindi, pensaci: sceglierei di usarlo su di te, e causare
un piccolo danno a questa cosa inestimabile, o preferirei
che tu vivessi e mi dicessi tutto quello che sai,
permettendomi di riporre l’arma? “ .
L'uomo cercò di non guardare la pistola in quei pochi
attimi.
Non poteva incontrare lo sguardo di Adil, e così fissò in
preda al panico la coccarda, sbattendo le palpebre per
scacciare le lacrime, cercando di controllare i suoi brividi.
"Ve... ve l'avevo detto..." iniziò.
Adil annuì, incoraggiante.
“Sì, l'hai fatto. Mi hai parlato del falso angelo, l’angelo
oscuro.
Allora ho pensato che potessimo arrivare alla verità,
quindi ti ho lasciato parlare.
Ma la tua paura ti ha reso muto e siamo stati costretti a
ricominciare.
Forse tutto quello che mi hai detto era una bugia.
Vedi, ci sono abituato. Nelle mie ore di servizio sento una
bugia uscire da ogni diverso paio di labbra.
Le bugie sono per me come lacrime: trasparenti e di
breve durata.
Se mi menti di nuovo, lo percepirò ed il tuo sangue si
mischierà a quello dei nostri nemici.
Quindi parla. Parla adesso!”.
Il soldato, in preda alla disperazione, guardò Adil con gli
occhi in lacrime.
“È vero, signore, vero. Non so niente di questi... crimini di
cui mi accusate, so solo che ci ha detto che dobbiamo
armarci contro l'oscurità che incombe su di noi, perché
nessun altro salverà la nostra specie se non noi stessi''.
“Non importa” interruppe immediatamente Adil.
“Io sto facendo qualcosa.
vorrei fare di più, ma non posso senza la tua
collaborazione''.
Strofinò le mani per alleggerire la tensione.
''Dove ti trovavi quando Terrore è stato sconfitto?'',
chiese ancora Adil.
''Me l'ha già chiesto, signore, mi trovavo nella pista di
atterraggio per fare evacuare i civili”.
''Io non...” La paura tornò.
“Non conosco il nome del punto esatto. E Non posso
portarvi lì per via degli Zuril”.
Gli occhi grigi di Adil si strinsero leggermente.
“Anche supponendo che tu non sappia niente, chi credi
che sia stato a tradirci in città? ” disse.
“Io non lo so” tagliò corto l’uomo.
Adil fece un sospiro rassegnato.
“Non hai mentito, riesco a sentirlo, ma tutte le prove
portano a te...”.
Adil richiamò delle guardie cittadine all’interno della sala
delle interrogazioni, e fece scortare ad una cella
l’accusato mentre pensava all’interrogatorio.
Se non era stato lui a vendere informazioni al nemico, chi
poteva averlo fatto al suo posto?
L’interrogatorio nella sua mente si interruppe di colpo
quando una notizia giunse alla sua radio, una nave da
trasporto di manifattura umana era appena arrivata in
città.
Si precipitò immediatamente al punto di atterraggio
insieme ad un manipolo di soldati di guardia.
La nave era malconcia ed i segni di una recente
riparazione si notavano su tutto lo scafo.
Quando la nave atterrò decine di individui uscirono da
essa, vestiti con obsoleti abiti da sopravvivenza distribuiti
dalla Charm Company qualche anno prima dello schianto.
Tra di loro si distinguevano due individui estremamente
familiari agli occhi di Adil: Iskander e Samir.
I due si trovarono immediatamente accolti da Sgroscio,
diventato nuovo capo delle milizie in seguito alla morte di
Terrore, che alla loro vista non poté trattenere un
sussulto di gioia.
“Non ci credo, siete vivi!” urlò.
“Non certo per merito tuo” disse Samir, “chi è tutta
questa gente?”
Adil li aveva raggiunti durante la conversazione, ma al
contrario di Sgroscio sembrava deluso.
“Immagino che non sia sopravvissuto nessun altro...”
Entrambi annuirono in silenzio, cercando di evitare lo
sguardo di Adil.
“Capisco...” concluse, “Ad ogni modo abbiamo molto di
cui parlare, siamo alla ricerca del traditore che ci ha
venduto ad Erenor”
Iskander e gli altri si riunirono e si incamminarono verso il
nuovo quartier generale della federazione, il palazzo che
una volta era il municipio fortificato di Istengurd.
Uno stemma rappresentante il sole ricopriva le mura della
gigantesca struttura insieme alle luci che illuminavano
l’entrata.
Un’alta rampa di scale separava l’ingresso dagli uffici e
dalle caserme che fornivano soggiorno alla guarnigione di
Istengurd.
Iskander non fu sorpreso del risultato ottenuto dalla
diplomazia di Thomas, tuttavia Terrore aveva cercato di
metterlo in guardia su di lui.
Si chiedeva solo quando avrebbe potuto incontrare il
nuovo presidente.
Capitolo 15: Omicron
Il barone Cavallaris trovò l’emissario Shaddam solo nella
stanza d'angolo alla quale una guardia lo aveva diretto.
Si sentiva il rumore dei soldati che installavano
apparecchiature di comunicazione in una stanza
adiacente, ma quel posto era abbastanza tranquillo.
“Avrebbe dovuto dirmi prima della sua visita, sono certo
che avrei potuto organizzare un’accoglienza degna di un
emissario imperiale”, disse Cavallaris.

“Non ne dubito, barone, ma la mia non è una visita di


piacere” esclamò l’emissario, stanco di sentire le scuse di
Cavallaris.
“Sia gli altri baroni che il Dio imperatore richiedono delle
spiegazioni sulla federazione solare.
Ogni secondo che perdiamo discutendo, i nostri
coraggiosi militari perdono la propria vita contro degli
indigeni inferiori”
Lo sguardo dell’emissario si abbassò per qualche istante,
scrutando il terreno come se si aspettasse di ricevere
risposte da esso.
“L’alto comando non ha nulla di cui preoccuparsi” rispose
il barone.
“La questione della federazione solare è sotto il mio pieno
controllo grazie ad una talpa, il fatto che le pietose città
stato si siano unite servirà solo ad eliminare il problema
della ribellione in un singolo colpo”.
Le sue mani si strinsero leggermente sulle spalle
dell’emissario.
“Ho visto la furia dell’imperatore abbattersi sui potenti e
sui traditori con la stessa tenacia, le assicuro che non ho
intenzione di fallire”.
L’emissario alzò nuovamente il proprio sguardo,
spostando le mani del barone con un leggero schiaffo.
“In ogni caso mi aspetto di vedere la nostra arma
pienamente operativa per il giorno dell’eclissi terrestre”
disse, poi lasciò la stanza per tornare alla sua nave.
Cavallaris rimase nella stanza per diversi minuti,
ammirando la propria flotta intorno all’atmosfera del
pianeta.
Le sue navi stavano costruendo l‘esoscheletro della super
arma che avrebbe messo fine alle ostilità.
Lui stesso non aveva molti dati sul progetto, ma era a
conoscenza del funzionamento principale, sterminare la
razza umana.
Aveva ricevuto ordini diretti dall’imperatore prima
dell’inizio della campagna sul sistema solare: scortare gli
ingegneri ed i loro materiali, iniziare l’invasione e
proteggere il cristallo che si era schiantato su quel
pianeta.
Gli aveva assicurato, tuttavia, che l’uso di tale arma
sarebbe stato solamente l’ultima risorsa.
Che fosse vero o meno, a Cavallaris non importava.
Cosa poteva essere lo sterminio di una singola specie nei
piani dell’intero impero?
Aveva molti morti sulla propria coscienza, compagni che
aveva tradito o perso in battaglia.
Campagna dopo campagna, battaglia dopo battaglia, i
morti aumentavano, ma la sua fede nel Dio imperatore
rimaneva costante.

Al termine di quel ciclo di pensieri che rimbombava nella


sua testa, decise di tornare al ponte di comando della
propria ammiraglia.
Mappe del sistema solare comparivano e venivano
tratteggiate in continuazione sui monitor, le colonie
umane nei pianeti esterni alla terra erano state
conquistate tutte ad eccezione di una...
”Solar City” disse un ufficiale notando la particolare
attenzione nei confronti della mappa.
“Quella città disgustosa è il loro avamposto principale su
Urano”.
“Com’è possibile che sia ancora in grado di opporre
resistenza alla flotta? Sarebbe dovuta cadere per prima
vista la sua posizione esterna”, chiese Cavallaris
guardando le linee segnate sul fronte di terra.

L’ufficiale mosse diversi comandi nella console che gli era


stata assegnata, poi l’ologramma zumò su alcune
minuscole navi da guerra di manifattura metallica, il loro
aspetto ricordava molto lo stile delle città umane.
“Quelle non sono navi Zuril, e non appartengono
nemmeno al Baronato di Trappist”, precisò l’ufficiale.
Cavallaris si avvicinò per osservare le strane navi.
“Non mi sembra una flotta imponente, cosa ci
trattiene?”, chiese.

Prima ancora che l’ufficiale riuscisse a rispondergli, le navi


si distorsero nell’ologramma per poi scomparire.
L’ufficiale tentò di ritrovare la figura della flottiglia umana
nelle mappe, non riuscendo.
“Stavo per dirglielo, signore” disse, ”Sono alquanto
sfuggenti e precisi”.
Normalmente Cavallaris sarebbe andato su tutte le furie
al pensiero di una flottiglia sfuggente, tuttavia quella
volta mantenne la calma, dopotutto Urano non era il suo
obbiettivo.
“Capisco, mantenete gli sforzi costanti, quando
arriveranno i rinforzi li travolgeremo” disse all’ufficiale, ”E
accelerate le azioni per il piano eclissi terrestre”.
L’ufficiale ripeté per filo e per segno ciò che Cavallaris gli
aveva detto ad una piccola radio.
Le legioni imperiali stavano combattendo su quel pianeta
eretico da più tempo di quanto fosse previsto, era
evidente che il tempo avrebbe dato un vantaggio al
nemico, ma Cavallaris sapeva che non ne rimaneva molto.
Capitolo 16: Pi
15 novembre 2378
Iskander stava aspettando da diverse ore di incontrare
Thomas Lerim, la burocrazia della neonata federazione si
faceva sentire già in quel momento.
Si trovava in un alloggio per soldati ancora non utilizzato,
in compagnia di Adil, le mura di marmo riflettevano le luci
artificiali create dalle lampade.
“è stato veloce ed indolore spero” disse Adil rompendo il
silenzio.
“A cosa ti riferisci?” chiese Iskander.
“Alla morte di un mio amico, Terrore era venuto con noi
per aiutarti” rispose Adil in tono calmo e distaccato.
Per qualche istante i loro sguardi si incrociarono ed
Iskander iniziò ad essere sospettoso, per quanto
temprato dalla guerra, nemmeno Adil avrebbe dovuto
reagire in modo tanto pacato alla morte di un proprio
compagno.
“Il suo corpo mi ha protetto dalle macerie di un palazzo,
quando mi sono risvegliato ero confuso e ferito, ma vivo”,
gli disse.
“Capisco, eroe fino alla fine...” la voce di Adil si fece tutto
ad un tratto stridula, per poi riprendere vigore, “è ora che
tu sappia una cosa, noi non siamo come te”.
Adil strinse le proprie mani appoggiando le punte di
entrambi gli indici sulla propria fronte, il suo sguardo si
fece sofferente.
“Cosa intendi dire? Non siete umani?” chiese Iskander
incuriosito.
“Lo siamo” rispose senza perdere tempo Adil, “Ma non
veniamo da quest’era”.
Adil alzò il proprio sguardo nuovamente, puntando un
libro poggiato su di uno scaffale.
“Prendilo” disse ad Iskander, e quest’ultimo lo prese.
Era un vecchio libro, risalente a quasi duecento anni
prima, era di carta del resto.
Iskander aprì il libro scorrendo tra le varie pagine, ma non
trovò altro che vecchie mappe di quella che pensava fosse
l’Africa.
“Quella è la nostra casa, abbiamo tutti preso parte alla
grande guerra africana, quasi quattrocento anni fa”
concluse Adil.
Iskander era sorpreso, ma non riusciva, per quanto
volesse, ad esprimere il proprio stupore.
“Com’è possibile?” si limitò.
“Atheiros e Thrmon, gli dei gemelli ci hanno concesso
nuova vita e poteri per assistere la razza umana in questa
buia era” rispose Adil.
In quel momento, tuttavia, un ufficiale entrò nella stanza
agitando la propria tessera identificativa.
“Il presidente non si trova qui, temiamo che qualcuno
l’abbia rapito” disse sottovoce l’ufficiale intimando gli
altri a mantenere la calma, “è molto probabile che siano
stati i puristi, o dei gruppi a loro correlati”.
Iskander, che fino a poco prima stava cercando di
elaborare la verità esposta da Adil, si voltò di scatto
riuscendo appena a trattenere un grido di rabbia.
“Hanno persino infiltrati tra le nostre fila?”, disse prima di
dirigersi nell’ufficio di Thomas.
Quando l’ufficiale lo fece entrare vennero a riaffiorare i
ricordi del suo vecchio ufficio ad Erenor, quella volta non
era andata bene, e neanche adesso.
Ispezionarono la stanza in cerca di qualche indizio
rilevante, ma l’unica cosa che trovarono fu un messaggio
sul monitor della presidenza.
“Shaddam”.
Non c’era altro, un indizio marginale e senza significato gli
impediva di raggiungere la verità sulla scomparsa di
Thomas.
Nel terminale era tuttavia presente anche un video
rappresentante un bambino.
Si trovava in un posto buio o comunque non abbastanza
illuminato da poter distinguere il suo volto.
“Che sia un monito da parte dei puristi?” chiese Adil.
“Non credo” rispose Iskander “Ho già combattuto con
loro una volta, non fanno prigionieri per così tanto
tempo”.
L’ufficiale si avvicinò per guardare meglio l’immagine
oscurata del bambino, riconoscendo la figura.
“è il figlio del presidente”, disse.
Nessuno dei due sapeva che Thomas avesse un figlio, e
questo cambiava totalmente le carte in tavola.
“Potrebbe averci tradito” ipotizzò subito Adil riferendosi
con l’ufficiale, “Ci sono operazioni attualmente in corso?”.
L’ufficiale accennò con la testa, per poi esporre degli
schemi ad entrambi.
“Tra poche ore inizierà l’offensiva araba per assicurare il
controllo di Israele e Palestina”, disse.
Iskander ripensò ai suoi genitori, era da molto che non
rivolgeva i propri pensieri al motivo per cui aveva iniziato
il viaggio, e questa era la sua occasione per raggiungere i
suoi scopi.
“Dia ordine alle truppe di non attaccare fino al mio arrivo,
potrebbe essere una trappola” ordinò Iskander
all’ufficiale.
Quest’ultimo si limitò ad eseguire l’ordine mentre Adil
seguiva Iskander fuori dalla stanza.
Capitolo 17: Rho
Il barone Cavallaris Nero si trovava su di un trasporto
leggero che aveva deciso di usare come base operativa,
da poco era atterrato per assicurarsi di ricevere il
traditore.
L’emissario Shaddam avanzò nella stanza seguito da un
mothman dalle scarse dimensioni, il capitano della sua
guardia personale.
Oltre la soglia, altri militari si muovevano, aggiornando le
mappe del fronte che lentamente si facevano sempre più
piccole.
Il barone si voltò, guardando Shaddam che si toccava i
capelli in un gesto di saluto.
“Ancora qui, emissario? Pensavo che i membri della verità
imperiale avessero meno tempo libero” borbottò il
barone.
Shaddam studiò la maschera cupa che si disegnava sul
volto malvagio di Cavallaris, oltre che i suoi occhi di un
color rosso sangue.
“Questa volta sono qui per assistere alla premiazione
della nostra spia, non per criticare le vostre sconfitte”,
rispose con tono fermo l’emissario.
Il barone puntò gli occhi sul capitano delle guardie.
“Prima di tutto, allora, dov’è il traditore che mi ha
consegnato le chiavi della vittoria e la testa di quel
fastidioso umano con poteri di fuoco?” disse, “devo
consegnargli il suo premio”.
Il capitano delle guardie fece un mezzo giro su sé stesso e
fece un gesto alle guardie stanziate fuori dalla stanza, vi
fu un po' di trambusto, poi Thomas varcò la soglia.
I suoi movimenti erano rigidi e tesi, si fermò obbedendo
ad un gesto del capitano, restò immobile guardando il
barone oltre lo spazio vuoto.
“Ah... il presidente Lerim” disse Cavallaris.
«Mio signore barone» si limitò Thomas facendo un
leggero inchino.
Cavallaris fece cenno con la testa e Thomas si rialzò.
“Ci avete consegnato le informazioni che ci erano
necessarie, a quanto ho inteso” disse.
«La mia metà del patto, mio signore».
Il Barone fissò gli occhi spenti e seriosi di Thomas.
“Il patto rispettato alla lettera, eh? Ed io...” sputò fuori le
parole, “Che cosa avevo promesso in cambio?”.
Gli occhi spenti di Thomas si riaccesero di rabbia, ma la
sua reazione rimase calma e pacata.
«Voi lo sapete molto bene, mio signore» disse.
Seguirono attimi di silenzio, sentì il silenzio gravargli
insopportabilmente nella mente, il tradimento si leggeva
in ogni parola stentata del barone, in ogni suo gesto.
“Davvero?” disse il barone.
«Avevate promesso...» esitò qualche attimo, «di liberare
mio figlio Daniel dalla sua agonia».
Cavallaris annuì, seguito dallo sguardo compiaciuto
dell’emissario Shaddam.
“Oh sì, adesso ricordo tutto, l’ho promesso, è stato
proprio grazie a questo che abbiamo superato il decreto
imperiale sugli standard diplomatici” il suo volto si
contrasse in un’espressione divertita, “Bene allora, Il
barone Cavallaris Nero mantiene sempre le sue
promesse, vi garantii che lo avrei liberato dalla sua agonia
e che avrei permesso di raggiungerlo, e cosi sarà”.
Il barone fece un rapido gesto ad una delle sue guardie,
gli occhi della guardia divennero vitrei per qualche
istante, coperti dal casco standard utilizzato dai soldati
imperiali, i suoi movimenti divennero simili a quelli di un
felino, la lama del suo coltello scintillava come un artiglio
mentre si piantava nella schiena di Thomas.
Il corpo di Thomas si irrigidì, mentre continuava a fissare il
barone.
“Ora puoi raggiungerla” esclamò il barone.
Thomas rimase in piedi, ondeggiando, le sue labbra
tremavano mentre imprecava contro il Dio imperatore
per farsi beffa degli alieni nella stanza.
«Che i miei simili possano uccidervi dal primo all’ultimo»
disse.
Si abbatté al suolo, senza piegarsi o afflosciarsi.
Durante gli ultimi istanti della sua vita, Thomas pensò alla
miriade di errori che aveva commesso ed alle centinaia di
possibili soluzioni mancate, poi ricordò di quando Terrore
gli portò Iskander ad Erenor.
«Quindi era lui» pensò, non avendo la forza di parlare,
per poi morire come un fiore lasciato in un deserto
sabbioso.
Cavallaris guardò la guardia che ripuliva il pugnale con
uno straccio, una tunica rossa e rovinata raccolta chissà
dove.
“Ci ha veramente consegnato le informazioni?” domandò.
“Si, mio signore” disse il capitano.
“E allora portale qui!” esclamò il barone.
Il capitano delle guardie obbedì e si voltò verso il soldato
per farsi passare la scheda contenente i dati.
Cavallaris guardò ancora il cadavere di Thomas a terra,
era caduto tutto ad un pezzo, più come un albero
abbattuto che come un uomo ucciso.
“Il re dei ratti...Non ho mai avuto fiducia nei traditori,
neanche in quelli che ho creato io stesso” pensò tra sé e
sé mentre i soldati gli passavano i dati.
L’emissario guardò con aria disgustata il cadavere di
Thomas mentre le guardie lo gettavano via per lasciarlo a
marcire nel deserto circostante.
“Bene, barone, adesso che ha finito di giocare ha
intenzione di utilizzare i dati militari del nemico o ha
bisogno di un incentivo anche per quello?” disse.
Il barone guardò Shaddam dritto negli occhi per poi
inserire la scheda dei dati in un primitivo lettore umano
che i soldati dal fronte gli avevano donato.
La stanza fu ricoperta di mappe e grafici rappresentanti le
possibili tattiche del fronte, ed il barone si accorse subito
che nessuna di esse comprendeva l’utilizzo dell’arsenale
aero-spaziale.
“Potrebbe ancora essere una trappola” esclamò
l’emissario.
Il barone annuì.
“Forse, ma lasci che sia io ad occuparmene”.
Shaddam annuì a sua volta e alzò il proprio braccio sulla
fronte per emulare il saluto imperiale e ripetere la
preghiera che la verità imperiale gli aveva fatto imparare
a memoria.
“Che la luce dell’imperatore ci guidi durante la nostra
crociata” disse mentre usciva dal trasporto.
Il capitano delle guardie si avvicinò al barone.
“Mio signore, non aspetto che un vostro ordine per
sferrare l’attacco finale alla sciocca unione dei nostri
nemici”.
Cavallaris si alzò dal proprio trono, avvicinandosi a passo
lento verso il capitano.
“Non attaccheremo” esclamò a voce alta, in modo che
fosse udibile a tutti i presenti.
“Mio signore, se non attaccheremo la verità imperiale
farà di tutto per screditarvi agli occhi del Dio imperatore”,
disse il capitano chinando il capo e poggiando la propria
arma sul terreno per sorreggersi.
Il barone stese in silenzio per qualche istante, poi poggiò
la propria mano sulla spalla del capitano.
“Non mi piace il modo in cui l’emissario dell’imperatore ci
aiuta, ma ho piena fiducia nell’impero e nell’imperatore,
fidatevi di me ancora una volta e vi assicuro che
torneremo a casa da eroi”.
Quelle parole risuonarono per diversi minuti nelle teste
dei soldati, nessuno di loro aveva mai preso in
considerazione l’idea di tornare nel proprio pianeta.
In quella stanza vi erano soldati provenienti da ogni
angolo dell’impero, ed ognuno di loro aveva lasciato
qualcosa di caro ad aspettarlo per servire la causa
imperiale.
Un tale spirito del dovere doveva essere mantenuto, ed
era proprio questo il piano di Cavallaris per assicurarsi sia
la sopravvivenza delle armate imperiali che la loro lealtà.
Tutti tornarono ai propri posti subito dopo, ispirati dalla
volontà del barone e speranzosi di tornare nelle proprie
case con la benedizione dell’imperatore.
Capitolo 18: Sigma
Nelle ultime settimane Iskander si era sentito umano
molto meno del solito.
Lo scoppio dell’invasione aliena sui domini umani gli
aveva lasciato una cicatrice indelebile nell’anima.
In questo breve lasso di tempo aveva dimenticato persino
il motivo per cui aveva preso parte al conflitto, ovvero
trovare i suoi genitori.
Tutti questi pensieri continuavano a suonargli nella testa
mentre i convogli militari della federazione
raggiungevano il fronte contro la minaccia Zuril in Israele.
I suoi nuovi compagni lo avevano seguito per assicurarsi
che l’offensiva umana avesse successo, ma tutti iniziarono
a chiedersi che senso avesse la vittoria quando si
accorsero della desolazione che ricopriva le zone limitrofe
al fronte.
La terra era bruciata, di un nero pece su cui non
traspariva nemmeno la luce del sole.
Le piante erano state bruciate prima dallo schianto del
cristallo e poi dalle cannonate di entrambe le parti.
“Non è un bello spettacolo” disse un soldato mentre
bisbigliava ad un altro, ignaro che il silenzio all’interno del
trasporto facesse trasparire chiaro il messaggio delle sue
parole.
Adil, Sgroscio, Samir e persino Farah si trovavano inoltre
sul trasporto insieme ad Iskander, chi per ripagare un
debito e chi per finire ciò che aveva iniziato.
Passarono diverse ore di viaggio prima di arrivare al
distaccamento locale delle forze di difesa umane.
La loro base era protetta da un complesso sistema di
trincee e batterie di artiglieria mista, il che secondo
l’occhio di Adil doveva essere il motivo per cui non erano
ancora stati spazzati via.
Un eco di spari proveniva da una distanza neanche troppo
lunga, seguito da rumori metallici e piccole scosse.
Il convoglio si aggregò alle truppe presenti sul posto,
cercando di stabilire un perimetro interno da usare come
quartier generale per l’attacco.
Quando Iskander scese dal trasporto si sentì quasi
mancare per un attimo, poi guardò dinanzi a sé
rimanendo stupito.
In ogni posto in cui era stato i segni della guerra si erano
fatti presenti, in un modo o in un altro, ma quello era un
paesaggio che andava oltre ogni cosa potesse
immaginare.
Il cristallo era di dimensioni estremamente superiori a
quanto potesse aver immaginato, anche se a distanza di
alcuni chilometri era difficile vederne la fine, mentre una
gigantesca fortezza di stile molto simile alle navi Zuril lo
ricopriva quasi interamente.
Fulmini viola si intrecciavano nel cielo in un macabro
spettacolo di morte.
Samir diede un colpetto sulla spalla di Iskander, in tono
scherzoso.
“Quella cosa è l’origine del problema? Allora vediamo di
distruggerla prima che sia lei a distruggere noi” disse.
Iskander fece un leggero sorriso, ma non disse nulla, poi si
diresse verso Adil, che intanto stava già iniziando ad
organizzare i soldati nelle trincee.
“Ancora nessuna notizia dal presidente” disse Adil appena
vide Iskander, salendo un gradino sa cui poteva vedere le
linee nemiche.
“Dobbiamo considerare la peggiore delle ipotesi” rispose
Iskander.
Adil si abbassò, schivando per poco un proiettile vagante
sparato dai nemici distanti.
“Vale anche per i tuoi genitori? Considereresti forse
valida la peggiore delle ipotesi?”, disse.
Ancora una volta Iskander rimase affascinato dal modo di
capovolgere le idee di Adil.
“Forse no, ma pensarci adesso non serve a nulla”, gli disse
prima che Farah lo raggiungesse.
Lei non era mai stata un tipo di molte parole, ed aveva
accompagnato Iskander solamente durante la sua
permanenza nel deserto.
Furono proprio questi dettagli a far crescere in Iskander
una certa curiosità sulle sue motivazioni.
“Quindi... perché sei qui?” le chiese.
Lei fece una faccia tanto perplessa quanto seria.
“Dove dovrei essere se non qui a difendere la mia
specie?” rispose.
ΞΠCΦCLΩPΞDΦΔ ΦMPΞRΦΔLΞ
єиςιςℓσρє∂ια ιмρєяιαℓє

Secondo l’emanato imperiale del 25 dicembre 2377, ogni


cittadino imperiale dovrà portare con sé il sacro testo
della conoscenza, l’enciclopedia imperiale.
Inoltre, sempre secondo l’emanato, l’enciclopedia dovrà
essere suddivisa in 5 parti: Storia dell’impero, lista delle
altre fazioni, Razze imperiali senzienti, Baroni attuali e
sociologia imperiale.
Storia dell’impero
creazione dell’impero

L'impero Zuril prende il suo nome dal suo fondatore, Zuril


Emprio, in quello che potrebbe essere riconosciuto come
il primo giorno dell’anno uno del sacro calendario
gregoriano.
Zuril fondò l’impero su Proxima, dopo la sua
trasformazione in avatar del Dio imperatore e la
rivelazione della grandezza della sua razza, gli Shaller.
Dopo una lunga guerra d’unificazione, perdurata oltre
300 anni, il Dio imperatore concesse al popolo di Proxima
il viaggio spaziale per unire altre razze alla causa
imperiale.
Il Dio imperatore creò le gigantesche creature che
tutt’oggi le armate imperiale utilizzano per viaggiare
nell’oscurità che divide le stelle.
Fu a quel punto che Zuril venne a conoscenza dell’origine,
ovvero la dimora del Dio imperatore ed il punto d’origine
di ogni cosa.
conquiste

Nel giro di poche decine di anni L’impero unì ai propri


domini i sistemi di Centaurus, patria dei gronks, e Gliese,
patria dei mothmen .
Con il supporto diretto del Dio imperatore, dei gruppi di
ricognizione mothmen si introdussero nel sistema Solus,
detto “solare” dalla popolazione locale, e riferirono il
comando imperiale dello stato primitivo della sua
popolazione.
Ciò nonostante, il Dio imperatore insistette per
risparmiare i suoi abitanti fino ai giorni nostri.
Nell’anno 1989 si combatterono le prime e fallimentari
spedizioni militari nel sistema di Trappist.
La popolazione del sistema continuò a combattere per
decenni sfruttando l’ambiente favorevole dei propri
pianeti e attaccando le armate imperiali con ferocia e
repentini attacchi di guerriglia.
Nonostante gli sforzi di numerosi eroi della causa
imperiale, La guerra cessò solo con l’annessione di
Trappist ai domini imperiali secondo le condizioni del loro
leader.
Nell'anno 2108, Il neo avatar Burx iniziò l’ultima crociata
contro i sistemi di Teergaden e Kepler, che si arresero
dopo i primi scontri contro l’impero grazie agli sforzi del
Duca planetario Sardaun, in seguito diventato un
traditore ed ucciso dal barone Cavallaris Nero.
Dopo la guerra vennero distribuite le conquiste millenarie
tra i migliori fedeli che l’impero avesse da offrire, i Baroni
dell’imperatore.
Lista delle altre fazioni
Baronato di Trappist: Il Baronato di Trappist
affonda le sue radici nel proprio sistema natale da molto
prima che l’impero scoprisse il viaggio spaziale. Il loro
vantaggio tecnologico all’epoca gli concesse una serie di
vittorie contro le soverchianti armate imperiali, e la
concessione di una posizione di rilievo e di semi-
indipendenza all’interno dell’impero.
Umani: Gli umani sono esseri abominevoli ed
estremamente primitivi che abitano il sistema solare, la
loro società è divisa in nazioni obsolete che si contendono
quello che hanno da offrire i loro pietosi pianeti.
Nonostante L’impero abbia condotto diverse operazioni
all’interno dei loro territori, non sembrano capaci di
costituire una grave minaccia per il grande impero Zuril.
Reptili’a maxi: La Reptili’a maxi è una milizia
volontaria che ostacola le operazioni imperiali nel sistema
di Teergaden, nonostante i numeri irrisori e la tecnologia
obsoleta che utilizzano durante i loro attacchi, sono stati
responsabili di diverse vittime tra le forze imperiali.
Culto dei puristi: Questi individui umani agiscono
nell’ombra in onore del Dio imperatore, sono stati di
estremo aiuto durante le operazioni militari nel sistema
solare grazie alle loro basi sepolte sparse nel loro pianeta
natale.
Razze imperiali
L’impero è formato da due tipi di razze, le razze alte e le
razze basse.
Le razze, elevate dal Dio imperatore a dominatori e
conquistatori, governano sulle razze basse, che invece
vengono sfruttate allo scopo di mandare avanti l’impero
con la loro mano d’opera.
Razze alte:
Serafini: Sono una razza rara ed esteticamente molto
simile agli umani. La loro pelle è di un nero pece, mentre i
loro muscoli sono estremamente sviluppati. In media ogni
esemplare è alto quasi tre metri, e si dice che vengano
direttamente dall’origine.
Cilty: Originari del sistema di Trappist, si
contraddistinguono per via dei loro numerosi tentacoli,
sparpagliati su tutto il corpo. Usano i tentacoli per
difendersi ed eventualmente afferrare oggetti lontani.
Nonostante quanto si possa pensare, sono esseri bipedi,
ed utilizzano sia braccia che gambe per azioni comuni e
semplici come la scrittura.
Shaller: Gli Shaller, originari del sistema capitale di
Proxima, sono la razza più diffusa dell’impero, nonché la
prima ad averne fatto parte. Sono anch’essi umanoidi, ma
la loro pelle è predisposta alla crescita di aculei velenosi
che usano per difendersi.
Razze basse:
Gronks: Al singolare detti “Gronk”, sono una razza
sottomessa dall’impero durante il primo periodo di
conquiste spaziali. Originari di Centaurus, sono
quadrupedi senzienti dalla muscolatura estremamente
sviluppata.
Mothmen: Al singolare detti “Mothman”, sono spesso
utilizzati dal comando imperiale come ricognitori grazie
alla loro abilità di volare.
Il loro pianeta natale è Gliese, unico pianeta abitabile nel
suo sistema solare.
Reptili: Originari di Teergaden.b, questa razza è una
delle più abili nella caccia grazie ai loro sensi
estremamente sviluppati e alle tecniche a lungo
tramandate dalle loro tribù native.
I Baroni
I Baroni sono i vassalli dell’imperatore, ad ogni barone
viene concessa una parte dell’impero da governare
secondo le leggi imperiali ed un potere enorme concesso
direttamente dal Dio imperatore. Questo, tuttavia, non
vale per il sistema capitale di Proxima, in quanto un
dominio non diretto del Dio imperatore sarebbe un atto
di eresia.
Attualmente i baroni sono solo in quattro:
Cavallaris Nero: Sovrano di Teergaden e Kepler, è un
Serafino dalle dimensioni straordinarie, conosciuto per
aver guidato le armate imperiali nella riconquista di
Teergaden ed aver ucciso il duca traditore Sardaun.
Il suo potere è la capacità di replicare il potere da
combattimento altrui.
Efest Lefkò: Signore di Centaurus, è uno Shaller di
media taglia diventato un acclamato eroe del suo popolo
per aver unificato i clan del suo sistema. Il suo potere è la
creazione. Grazie a lui ed al suo mondo forgia,
Centaurus.a , vengono prodotti gli equipaggiamenti delle
armate Zuril.
Plution Gian: Conosciuto anche come PLUTΦΩΠ
GΦΔΠ, ovvero “Il Terrore Mortale”, è il sovrano del
baronato di Trappist. Fa parte della razza dei Cilty, una
razza natia del luogo, stessa razza dell’avatar Burx.
Nonostante la sua antica faida con l’impero, si è rivelato
essere uno dei più fedeli e potenti servi del Dio
imperatore. Il suo potere è la capacità di far perdere il
senno della ragione ai suoi avversari.
Grond Muil’ze: Sovrano di Gliese, è un Mothman
dalle sembianze più grandi del normale, si
contraddistingue per via della luce proveniente
costantemente dal suo volto.
Questo barone è famoso per aver affrontato in un duello
testa a testa l’avatar del Dio imperatore ed esserne uscito
vivo. Inoltre fu assegnato ad una missione di spionaggio
estremamente fruttuosa nel sistema solare.
Il suo potere è l’estrema velocità, che gli permette di
combattere anche contro decine di avversari
contemporaneamente.

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