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Classi di concorso A29 - A30 (ex A031 - A032) - A53 E n l
Gruppo Editoriale Simone o

Elementi di musicologia

Entrato nell’uso corrente in Italia solo negli ultimi decenni del XX secolo, il termine musicologia
si rifà alla parola tedesca Musikwissenschaft (scienza della musica), usata per la prima volta da
J.B. Logier nel 1827. I più, tuttavia, fanno risalire la nascita della musicologia al 1885, anno in
cui Guido Adler pubblica, nella Rivista Trimestrale di Musicologia, l’articolo Estensione, metodo e
finalità della musicologia. La pubblicazione delinea, in maniera sistematica, il campo d’azione della
musicologia, che Adler suddivide in musicologia storica e musicologia sistematica: distinzione
tuttora riconosciuta dalla comunità scientifica.
La prima macroarea, ovvero, la musicologia storica, include discipline come la paleografia
musicale (vale a dire lo studio e l’interpretazione della notazione musicale nel passato), l’orga-
nologia (la storia degli strumenti musicali) nonché la storia delle opere, dei compositori, delle
forme, e delle teorie ed evidenzia come sia possibile indagare, dal punto di vista storico, qualsiasi
aspetto della musica.
La musicologia sistematica, invece, interessa le scienze dell’armonia, del ritmo, della melodia,
l’estetica, la pedagogia e la didattica musicali nonché gli studi carattere etnografico che hanno
dato vita alla musicologia comparata e, più tardi, all’etnomusicologia.
Nondimeno, la molteplicità delle angolazioni storiche da cui è possibile osservare il fenomeno
musicale vide prevalere gli studi di carattere storiografico, con l’eccezione di quanto avvenuto
in Ungheria dove, grazie al lavoro di ricerca sul repertorio popolare di compositori come Bartok
e Kodály, andò affermandosi una forte produzione etnomusicologica che, peraltro, non trovò
riscontro oltreoceano, dove nel secondo dopoguerra s’impose la cosiddetta Music Theory.
Quest’ultima, che ebbe in Allan Forte, Milton Babbit e David Lewin i principali assertori, si
caratterizzava per un approccio di tipo analitico volto a definire il funzionamento dell’oggetto
musicale e la formulazione di principi e metodologie d’indagine in una prospettiva astorica e
avalutativa. Un evidente squilibrio che solo a partire dagli anni Ottanta ha conosciuto una con-
vergenza e una parziale sovrapposizione delle due aree d’indagine.
Si e assistito, cosi, anche nel nostro Paese, a un’apertura contenutistica e metodologica della
musicologia storica verso nuove discipline come l’etnomusicologia e gli studi antropologici.
Giova sottolineare, per concludere, che il passare da un approccio (storico) all’altro (sistema-
tico) nonché la loro sovrapposizione, è anche funzione di fattori come gli orientamenti culturali
della società, le mutazioni che investono il panorama musicale ecc.
L’etnomusicologia fonde due discipline, la musicologia e l’etnografia, e ciò che connota l’ap-
proccio etnomusicologico rispetto a quello della musicologia pura è l’interesse per le dinamiche
sociali in cui si inserisce il fenomeno musicale osservato.
Le origini di questa disciplina possono farsi risalire al XVIII secolo, quando gli esploratori
coloniali cominciarono ad arricchire le loro cronache di trascrizioni sommarie di musiche non
occidentali, mentre i precursori dello studio folklorico effettuavano descrizioni di testi della
musica popolare europea.
L’etnomusicologo analizza la pratica musicale all’interno di una società e dei suoi componenti
per scoprirne le funzioni e le modalità di fruizione. Il suo interesse riguarda, quindi, gli aspetti
socio-culturali che connotano la condivisione del materiale sonoro.
Punti cardine di una ricerca etnomusicologica sono:
— lo studio dei repertori musicali;
— lo studio degli strumenti e delle tecniche di produzione del suono;
— lo studio dei testi verbali, la loro forma e il loro contenuto;
— i tratti stilistici.

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Il lavoro si svolge in più fasi: a una prima, la fase di ricerca, segue l’indagine socio-antropo-
logica, in cui l’attenzione si rivolge allo studio delle occasioni del fare musica, del ruolo sociale
del musicista, dei concetti e delle idee riguardanti la musica interne alla società.
L’attività dell’etnomusicologo non può prescindere dalla ricerca sul campo: momento impor-
tantissimo soprattutto nello studio di musiche di concezione e tradizione orale.
Altrettanto basilare e l’osservazione delle esibizioni, spontanee o su richiesta del ricercatore,
e la loro documentazione audiovisiva.
La fase ulteriore e quella dell’elaborazione dei dati raccolti sul campo: stadio in cui il ma-
teriale raccolto viene schedato e analizzato e che può essere propedeutica alla creazione e alla
divulgazione di testi. Il momento finale prevede, infatti, la produzione di una letteratura di carattere
più generale: manuali, trattati musicologici o antropologici, che spesso vanno oltre lo specifico
disciplinare rivelandosi utili nello studio di altre scienze umane.

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